Alcuni giorni fa è stato il
compleanno di Idris
Elba e il regista e sceneggiatore di The Suicide
Squad, James
Gunn, ha colto l’occasione per condividere un
dettaglio alquanto interessante in merito al coinvolgimento
dell’attore nel progetto. Attraverso il suo account
Twitter, infatti, Gunn ha fatto una rivelazione decisamente
sorprendente in merito a Bloodsport, il
personaggio che Elba interpreterà nell’atteso cinecomic.
Come molti ricorderanno, all’inizio
era stato riferito che Elba era in trattative per unirsi al cast
del film e andare a sostituire Will Smith nei panni di
Deadshot. Soltanto in seguito è stato confermato
che la star di Luther avrebbe interpretato un personaggio
completamente diverso, anche se non è mai stato rivelato quali
fossero i reali piani della Warner Bros. e se il ritorno di Floyd
Lawton fosse mai stato realmente preso in considerazione.
Indipendentemente da ciò, James
Gunn ha affermato quanto segue: “Raramente scrivo
ruoli per attori che non ho mai incontrato, ma ho fatto esattamente
questo per Idris
Elba in The Suicide Squad e non potrei essere più
felice di averlo fatto. Sei andato oltre le mie aspettative sia
come attore sia come essere umano. Non vedo l’ora che la gente ti
veda nei panni di Bloodsport.”
È interessante che il regista abbia
scritto specificamente Bloodsport per Idris Elba,
e sarebbe interessante scoprire se originariamente aveva
pianificato di averlo come Deadshot o se quello era il personaggio
a cui aveva sempre pensato per l’attore. Ad ogni modo, sarà molto
divertente vedere cosa porterà l’attore al DCEU grazie al suo
comprovato talento.
In una recente intervista, Christopher Nolan ha spiegato lo strano modo
in cui ha girato una delle sue inquadrature preferite di Tenet.
Tra i film più attesi dell’anno, Tenet è finalmente uscito nelle sale americane il
3 Settembre (in Italia è uscito il 26 Agosto) dopo alcuni rinvii
dovuti alla pandemia di Coronavirus. Il film, a metà tra action e
sci-fi, vede protagonisti, tra gli altri,
John David Washington, Robert
Pattinson e Elizabeth
Debicki. Sebbene abbia fortemente diviso la critica,
il film
ha già superato i 100 milioni di dollari al box office
mondiale.
Tenet
è indubbiamente sulla buona strada per diventare un altro dei
classici di Nolan, dal momento che le sue strabilianti regole circa
i viaggio nel tempo e la fisica hanno lasciato molti spettatori
scioccati e perplessi. Anche il modo in cui è stato girato il film
mostra quanto siano davvero uniche e rivoluzionarie le capacità
registiche di Christopher Nolan, soprattutto perché non è
stato utilizzato alcun green screen durante la produzione. Durante
la produzione, Nolan ha persino fatto saltare in aria un vero
aereo, con l’obiettivo di regalare agli spettatori un’esperienza
ancora più coinvolgente e credibile, evidenziando così la sua
totale dedizione nei confronti dell’esperienza
cinematografica.
Di recente, Christopher Nolan ha rivelato come ha girato
una delle sue inquadrature preferite di Tenet in un’intervista con
il podcast di
CinemaBlend. Ha spiegato che, nonostante l’inquadratura non
fosse relativa ad una parte essenziale del film, è stata comunque
molto complicata da realizzare e che non avrebbe mai avuto il
coraggio di portarla a termine se non avesse avuto un’esperienza
adeguata con le telecamere IMAX.
L’esperienza con le cineprese IMAX
è tornata utile a Nolan sul set di Tenet
“Una delle mie inquadrature
preferite nel film, che non è niente di speciale, è quella sulla
prua della nave con le onde che si infrangono al contrario. Eravamo
su questo rompighiaccio quando pensammo: ‘Proviamo a piazzare la
cinepresa lì fuori, attaccandola allo scafo”. Hoyte, il direttore
della fotografia, e Ryan, il nostro capo macchinista, trovarono un
piccolo oblò a prua e costruirono un binario per far scivolare la
cinepresa all’esterno e usare una specie di bastone per tenerla
ferma rivolta verso il basso.”
“È stata (ride)… è
stata un’inquadratura molto complessa da realizzare, ma sono cose
che non avremmo mai osato fare quando abbiamo cominciato a usare
quelle cineprese IMAX per Il Cavaliere Oscuro. Semplicemente, con
il tempo e l’esperienza, finisci per utilizzarle come ogni altra
cinepresa, ed è stato liberatorio.”
Alan Grant e
Ian Malcolm torneranno insieme in Jurassic
World: Dominion e così Sam Neil e
Jeff Goldblum sono impegnati nelle riprese del
film. Ma per celebrare la loro reunion, le due icone hanno
registrato dei video in cui si lanciano in un duetto jazz. Ecco di
seguito i video:
Shazam
2 – il cui titolo ufficiale sarà Shazam! Fury of the Gods – sarebbe dovuto
arrivare nelle sale ad Aprile 2022, ma è stato successivamente
posticipato a Novembre dello stesso anno a causa del COVID-19. Si
sa ancora molto poco su cosa aspettarsi dal sequel, anche se è
stato confermato il ritorno del cast originale e del regista
David F. Sandberg, incluso quello dello
sceneggiatore Henry Gayden.
In una recente intervista con
Dan Fogler’s 4D Xperience, il
protagonista
Zachary Levi ha parlato della nuova data di
uscita del sequel e del possibile inizio delle riprese: “Hanno
annunciato il sequel subito dopo il primo film. Sapevano che
saremmo andati bene al botteghino ed erano soddisfatti già così.
Stanno lavorando al sequel già da parecchio tempo, con una certa
costanza, e l’idea è quella di iniziare a girare nella prima parte
dell’anno prossimo. Il Covid ha reso tutto incerto, ma dobbiamo
darci una mossa. I piccoli protagonisti crescono in
fretta.”
In origine, Shazam! Fury
of the Gods doveva essere girato in contemporanea a
Black
Adam, ma ad oggi non sappiamo se effettivamente sarà
ancora così. Sempre nel corso della medesima intervista, Levi ha
anche parlato di un possibile testa a testa con l’anti-eroe
interpretato da
Dwayne Johnson: “Non è una cosa che dipende da me
e non ne ho idea. The Rock vive su un pianeta tutto suo. Fa quello
che vuole. Vedremo come andrà. Nei fumetti Black
Adam e Captain Marvel – il mio vero nome – sono
come lo yin e lo yang. Sono identici.”
Tutto quello che c’è da sapere su
Shazam!
Shazam!è
uscito nelle sale ad aprile 2019. Nel cast Zachary
Levi, Asher Angel, Mark
Strong, Jack Dylan Grazer, Grace Fulton, Faithe Herman, Ian
Chen, Jovan Armand, Cooper Andrews, Marta
Milans e Djimon
Hounsou.
Abbiamo tutti un supereroe dentro di
noi, ci vuole solo un po’ di magia per tirarlo fuori. Nel caso di
Billy Batson, basterà gridare una sola parola – SHAZAM! – affinché
questo ragazzo adottato di 14 anni si trasformi nel Supereroe per
gentile concessione di un antico mago. Ancora bambino all’interno
di un corpo divino, Shazam si diverte nella versione adulta di se
stesso facendo ciò che qualsiasi adolescente farebbe con i
superpoteri: divertirsi! Volare? Vedere a raggi X? Saltare i
compiti a scuola? Shazam vuole testare i limiti delle sue capacità
con la gioiosa imprudenza di un bambino, ma dovrà padroneggiare
rapidamente questi poteri per combattere le forze mortali del male
controllate dal Dr. Thaddeus Sivana.
Guardiani della Galassia Vol. 2 presentava un
certo numero di cattivi, ma il personaggio di Ayesha interpretato
da Elizabeth Debicki era innegabilmente
memorabile. Inseguendo la squadra per quasi tutto il sequel, alla
fine è apparsa in una delle tante scene post-credits, decisa a
vendicarsi. Fu proprio per questo motivo che decise di creare
“Adam”, un personaggio meglio conosciuto dai fan dei fumetti come
Adam Warlock.
La speranza è che Ayesha faccia
parte di Guardiani della Galassia Vol. 3 e pare che
anche la stessa Debicki abbia voglia di tornare ad interpretare il
personaggio. In una recente intervista con
ComicBook in occasione della promozione di Tenet, infatti,
Elizabeth Debicki ha dichiarato le sarebbe
piacerebbe tornare nei panni dell’essere artificiale nell’Universo
Cinematografico Marvel.
“Lo vorrei. Adoro Ayesha. Mi è
davvero piaciuto interpretarla e mi è davvero piaciuto fare quel
film e lavorare con il cast e con James
Gunn. Mi sono divertita tantissimo. Spero di poterla
interpretare ancora. A volte mi capita di pensare al tuo trono
d’oro, al suo vestito d’oro… che sono lì che aspettano, da qualche
parte dietro le quinte. Mi piacerebbe molto tornare ad
interpretarla, anche solo per un secondo.”
Anche se il suo ruolo sarebbe
probabilmente di supporto, sarebbe comunque fantastico vedere
Ayesha tornare in azione, perché c’è chiaramente ancora molto da
raccontare sul personaggio, in particolare dopo che ha giocato un
ruolo chiave nella creazione di “Adam”. Per ora non ci resta che
attendere: sappiamo che James
Gunn ha ultimato la sceneggiatura di Guardiani della Galassia Vol. 3,
quindi è probabile che prima o poi sapremo se ci sarà ancora spazio
per Ayesha sul grande schermo.
A causa della pandemia di Covid-19,
l’avvio della Fase 4 del MCU è stato
ufficialmente rinviato, e adesso i fan non vedono l’ora di scoprire
cosa ha in serbo per loro l’universo condiviso dopo l’uscita di
Avengers:
Endgame e la conclusione della Saga dell’Infinito. Insieme al ritorno di
alcuni personaggi ormai noti, il pubblico non vede l’ora di
scoprire i nuovi personaggi che debutteranno nell’universo proprio
a partire da questa quarta fase, che si tratti di film o di serie
tv.
Tra i progetti più attesi della Fase
4 c’è ovviamente il film dedicato a Gli Eterni, la cui
usciti è stato purtroppo posticipata al 2021 (sarebbe dovuto
arrivare nelle sale a Novembre). Nonostante la campagna marketing
della pellicola non sia ancora ufficialmente partita, negli ultimi
mesi diverse star coinvolte nel cinecomic hanno parlato del film e
di cosa i fan dovranno aspettarsi dalla storia, senza chiaramente
anticipare nulla di troppo “spoileroso”.
Di recente, attraverso una serie di
tweet, è stato Kumail Nanjiani – che nel film interpreterà
Kingo – ad anticipare qualcosina in relazione all’atteso film
dedicato ai personaggi creati da Jack Kirby. Come
la maggior parte dei fan, anche l’attore non vede l’ora che i
Marvel Studios rilascino il primo
trailer ufficiale del film, ma ovviamente neanche lui sa con
precisione quando ciò avverrà. Nanjiani ha poi anticipato che il
film sarà davvero “eccitante” e che l’attesa verrà
assolutamente ricompensata.
Gli Eterni sarà un film “epico
ed elettrizante” secondo Kumail Nanjiani
“Prometto che il film varrà
l’attesa”, ha scritto l’attore via
Twitter. “È il progetto più eccitante, divertente, epico,
elettrizzante, esilarante e commovente a cui abbia mai preso parte.
Ed è enorme. La portata del film è diversa da qualsiasi cosa io
abbia mai visto. Ogni volta che mi muovevo per le mie riprese,
rimanevo sbalordito dai set ogni giorno”.Secondo quanto riferito, le riprese de Gli Eterni sono
ufficialmente terminate. Il film è attualmente in fase di
post-produzione.
Gli Eterni, diretto
da Chloe Zhao, vedrà nel cast Angelina
Jolie (Thena), Richard
Madden (Ikaris), Kit
Harington (Black Knight), Kumail
Nanjiani (Kingo), Lauren
Ridloff (Makkari), Brian Tyree
Henry (Phastos), Salma
Hayek (Ajak), Lia
McHugh (Sprite), Gemma
Chan (Sersi) e Don
Lee (Gilgamesh). La sceneggiatura è stata scritta
da Matthew e Ryan
Firpo, mentre l’uscita nelle sale è stata fissata al 12
Febbraio 2021.
Secondo gli ultimi aggiornamenti, il
cinecomic includerà nel MCU gli esseri superpotenti e quasi
immortali conosciuti dai lettori come Eterni e i mostruosi
Devianti, creati da esseri cosmici conosciuti come Celestiali. Le
fonti hanno inoltre rivelato a The Hollywood Reporter che un
aspetto della storia riguarderà la storia d’amore tra Ikaris, un
uomo alimentato dall’energia cosmica, e Sersi, eroina che ama
muoversi tra gli umani.
Il nome di John Nania potrebbe
istintivamente non dirvi nulla, ma sappiate che si tratta dello
stuntman che opera da controfigura a Sebastian Stan, il Bucky Barnes del MCU, che negli ultimi anni ha
contribuito al lavoro dell’attore sul set dei film dell’universo
condiviso. Di recente Nania è stato ospite di uno dei podcast
di The Screen
Forum e ha parlato non soltanto del suo futuro in qualità di
stuntman ma anche di quello del personaggio interpretato da
Stan.
Avendo lavorato anche sul set
dell’attesa serie The Falcon and The Winter Soldier, Nania
sembra essersi fatto un’idea di ciò che i Marvel Studios avrebbero
in serbo per il futuro del Soldato d’Inverno, e ha condiviso le sue
idee proprio durante l’intervista: “Ci sono ancora un bel po’
di cose che mi aspettano e che voglio fare. Non credo che la storia
del Soldato d’Inverno nell’Universo Cinematografico Marvel si sia
conclusa. Ha ancora molto da fare e non vedo l’ora di farne
parte.”
Successivamente, Nania ha elogiato
il cast della serie Disney+, la cui produzione è stata
ritardata a causa della pandemia di Covid-19, anticipando che i fan
dovranno aspettarsi delle scene d’azione davvero epiche:
“Anthony Mackie, Sebastian Stan, Emily VanCamp, Daniel Brühl,
ho visto questi ragazzi recitare e sono dei veri professionisti.
Quando lavori con loro capisci perché questi personaggi sono così
fantastici e grazie a questo show li vedremo sotto una luce
totalmente differente.”
Lo stuntman di Sebastian Stan
promette epiche scene d’azione nella serie su Bucky Barnes e Sam
Wilson
“Per quanto riguarda l’azione,
ho preso parte ad alcune cose piuttosto ambiziose in passato, ma
questa, davvero, potrebbe essere il progetto più ambizioso a cui
abbia mai lavorato”. Le parole di Nania lasciano presagire una
serie ad alto tasso adrenalinico. La speranza è che i Marvel Studios possano portare a termine i lavori su
The Falcon and The Winter Soldier il prima
possibile. La serie, inizialmente prevista per quest’estate,
dovrebbe ora debuttare sul servizio di streaming in
autunno.
Ricordiamo che la serie si svolgerà
dopo gli aventi narrati in Avengers:
Endgame, in cui Sam e Bucky sono tornati in
vita dopo essere rimasti vittima dello “schiocco delle dita” di
Thanos, pronti ad aiutare gli altri Vendicatori a
sconfiggere il Titano Pazzo ed il suo esercito.
The Falcon and The Winter Soldier sarà
composta da 6 episodi della durata di un’ora ciascuno. Al momento
la serie non è stata rinnovata per una seconda stagione.
Presentato alle Giornate degli
Autori 2020, in occasione della 77° Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica di Venezia, Spaccapietre è il
nuovo film di Gianluca e Massimiliano De Serio.
Nel video anche i protagonisti Salvatore Esposito e
Ludovico Carrino.
SPACCAPIETRE,
il nuovo film dei fratelliGianluca
eMassimiliano De Serio,
che sarà in sala – distribuito da La Sarraz Distribuzione –
dal 7 settembre, in contemporanea al passaggio al
Lido, dove sarà l’unico film italiano in concorso alle Giornate
degli Autori.
Uno straordinario e inedito Salvatore
Esposito interpreta Giuseppe, spaccapietre che dopo un
grave incidente sul lavoro è disoccupato. Suo figlio Antò sogna di
fare l’archeologo e fantastica sull’occhio vitreo del padre, come
se fosse il segno di un superpotere. Sono rimasti soli da quando
Angela, madre e moglie adorata, è morta per un malore mentre era al
lavoro nei campi. Senza più una casa, costretto a chiedere lavoro e
asilo in una tendopoli insieme ad altri braccianti stagionali,
Giuseppe ha ancora la forza di stringere a sé Antò, la sera, e
giocare a raccontarsi una storia. In questa storia irromperà Rosa,
una donna incontrata nei campi che le sopraffazioni del “padrone”
non hanno corrotto, e la cui umanità sarà per entrambi rifugio,
forza e ribellione.
«In Spaccapietre – spiegano
i registi – arte
e biografia personale si intrecciano inseparabilmente. La vicenda
al centro del film prende spunto da un fatto di cronaca di qualche
estate fa, la morte sul lavoro della bracciante pugliese Paola
Clemente, e dall’assurda coincidenza con la morte di nostra nonna
paterna, deceduta lavorando negli stessi campi nel 1958. E, come il
padre di Giuseppe nel film, anche nostro nonno paterno, prima di
partire per Torino negli anni ‘60, faceva lo “spaccapietre”. Il
film è innanzitutto il tentativo di riappropriarci di un’anima,
quella di nostra nonna mai conosciuta, attraverso la storia e il
corpo di un’altra donna. Ma è anche un film d’amore paterno in cui
affiorano puri i temi della morte, della violenza, della paura,
dell’amore, della vendetta».
Nel cast anche
Samuele Carrino, Licia Lanera, Antonella Carone, Giuseppe
Loconsole, Vito Signorile.
È l’unico italiano in concorso alla
Settimana della Critica 2020Non odiare, film d’esordio di Mauro
Mancini con Alessandro Gassmann e Sara Serraiocco, e l’Italia fa certamente
bella figura nell’ambito della prestigiosa selezione veneziana,
presentata nel corso della 77° edizione della Mostra.
Non Odiare, la trama
Cosa faresti se ti trovassi sul
luogo di un incidente e, potendo prestare un primo soccorso ad un
uomo gravemente ferito, scoprissi che si tratta di un simpatizzante
del nazismo? È quello che accade nei primissimo minuti del film, in
cui Simone Segre (cognome che rivela l’origine ebraica), chirurgo
professionista, assiste ad un incidente automobilistico. Si
precipita nell’auto incidentata e prova a fermare l’emorragia
dell’uomo incastrato nell’abitacolo, ma scoprendogli il petto e il
braccio scopre dei tatuaggi: la svastica sul cuore e il logo delle
SS sul polso. Simone lascia andare il laccio emostatico
improvvisato, lascia morire l’uomo, viene meno al giuramento di
Ippocrate. Proverà comunque ad espiare il proprio gesto, assumento
come domestica la figlia maggiore dell’uomo morto (e sepolto con
gli onori fascisti).
Opera prima a volte ingenua con spunti interessanti
Mauro Mancini
affronta un argomento non proprio nuovo ma con un approccio
originale, lo fa nell’approccio ai personaggi e in quello alle
dinamiche tra di essi, pur volando un po’ troppo a pelo d’acqua,
senza mai immergersi a pieno né nelle loro psicologie, né nelle
pieghe della trama che più di una volta sembrano sprecate e buttate
via, come un finale non troppo riuscito.
Tuttavia lo spunto più interessante
del film riguarda gli attori, il loro modo di mettere in scena i
personaggi e il modo in cui la scrittura tratta in maniera
originale gli stessi, perché mai rinchiusi in uno stereotipo o nel
già visto. Il ricco chirurgo ebreo è un single, non ha una
famiglia, una casa molto grande e l’apparente desiderio di
liberarsi da un’eredità paterna che sembra ingombrante. La giovane
protagonista invece sceglie di sacrificarsi per il fratelli,
abbandonato un’aspettativa di vita che le piaceva per provvedere a
loro dopo la morte del padre filo fascista, eppure, nonostante sia
chiaramente contraria all’approccio del padre alla vita e alla sua
ideologia, ne parla sempre con tenerezza. Il fratello mezzano, che
vuole a tutti i costi percorrere il sentiero paterno, invece, si
rivela quello che è, un ragazzino con tante idee confuse nella
testa, idee che non capisce davvero ma che segue ciecamente.
Lontano dall’odio, verso
un punto di contatto
Per tutti e tre questi personaggi ci
sono degli interpreti assolutamente superbi, con Gassmann e
Serraiocco che consegnano due interpretazioni molto delicate e
gentili e con il giovane Luka Zunic, vera e
propria rivelazione del film. Il suo volto dai tratti angelici, gli
occhi chiari e profondi, si scontrano con la rubidità che il suo
personaggio ostenta e che, in fondo, non gli appartiene.
Fedele al titolo dell’opera,
Non Odiare, Mancini mette in scena dei figli
orfani che cercano la redenzione e l’affermazione da parte dei
padri defunti. Occupano capi opposti di una linea retta, ma tutti
gli eventi e i comportamenti che assumono nel corso della vicenda
li portano ad avvicinarsi, a cercare gli uni negli altri, gli
elementi di similitudine e non quelli di contrasto, allontanandosi
così dall’odio.
Luca Guadagnino si
definisce fortunato durante l’intervista su Salvatore –
Shoemaker of Dreams, il documentario su Salvatore
Ferragamo che è stato presentato come proiezione speciale
durante Venezia 77.
Salvatore – Shoemaker of
Dreams, il docufilm diretto da Luca
Guadagnino alla 77. Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica di Venezia. Scritto da Dana Thomas e diretto da
Luca Guadagnino è prodotto da Francesco Melzi d’Eril e Gabriele
Moratti con Stella Savino come produttore esecutivo.
Sinossi:
L’appassionante storia umana, artistica e imprenditoriale di
Salvatore Ferragamo, dall’infanzia a Bonito, dove ha realizzato le
sue prime scarpe, al viaggio in America in cerca di fortuna, dalle
esperienze a Hollywood al ritorno in Italia, dal rischio del
fallimento alla rinascita nel suo laboratorio di Firenze fino alla
definitiva consacrazione. Carattere, istinto, genio, curiosità e
straordinaria intuizione: Salvatore – Shoemaker of Dreams
mostra il mistero e il fascino di una figura complessa, un’icona
della moda italiana e mondiale che non ha mai perso di vista
l’importanza dei legami famigliari. Il docufilm, con la voce
narrante di Michael Stuhlbarg, si avvale di immagini inedite e
testimonianze che vedono protagonisti, accanto ai membri della
famiglia Ferragamo, il regista Martin Scorsese, la costumista Deborah
Nadoolman Landis, e numerosi studiosi, docenti, stilisti,
giornalisti, critici di moda e cinematografici.
Il regista Luca Guadagnino dichiara: “Cosa è il genio? Come
nasce un sistema, che sia il cinema o la moda? E l’ossessione
furiosa di una ricerca costante di idee e creazione come si sposa
con la tradizione e i valori della famiglia? Salvatore Ferragamo
(1898-1960), protagonista e testimone del XX secolo è la risposta a
queste domande”.
È stata messa in rete una foto della
action figure ufficiale di Ajak, il personaggio di Salma
Hayek ne Gli
Eterni. La foto mostra chiaramente il costume del
personaggio che vedremo nel film al momento in fase di post
produzione. Ecco lo scatto di seguito:
Gli Eterni, diretto
da Chloe Zhao, vedrà nel cast Angelina
Jolie (Thena), Richard
Madden (Ikaris), Kit
Harington (Black Knight), Kumail
Nanjiani (Kingo), Lauren
Ridloff (Makkari), Brian Tyree
Henry (Phastos), Salma
Hayek (Ajak), Lia
McHugh (Sprite), Gemma
Chan (Sersi) e Don
Lee (Gilgamesh). La sceneggiatura è stata scritta
da Matthew e Ryan
Firpo, mentre l’uscita nelle sale è stata fissata al 12
febbraio 2021.
Secondo gli ultimi aggiornamenti, il
cinecomic includerà nel MCU gli esseri superpotenti e quasi
immortali conosciuti dai lettori come Eterni e i mostruosi
Devianti, creati da esseri cosmici conosciuti come Celestiali. Le
fonti hanno inoltre rivelato a The Hollywood Reporter che un
aspetto della storia riguarderà la storia d’amore tra Ikaris, un
uomo alimentato dall’energia cosmica, e Sersi, eroina che ama
muoversi tra gli umani.
Se l’aveste persa nell’intenso e
straziante Pieces of a woman, il concorso della
Mostra di Cinema di Venezia offre un’altra interessante occasione
di godere della bravura della star di questa edizione, la
britannica Vanessa Kirby. È sua la scintilla che accende
The World to Come di Mona Fastvold, adattamento
dell’omonimo racconto di Jim Shepard, qui anche sceneggiatore al
fianco di Ron Hansen (che al lido avevamo già conosciuto per
The Assassination of Jesse James by the Coward Robert
Ford, nel 2007).
È lei la bellissima e vitale Tallie,
che trasferitasi con il marito nella Contea di Schoharie scuote la
pigra quotidianità della coppia formata da Katherine Waterston (Abigail) e Casey Affleck (Dyer). Siamo nel 1856, e
all’epoca erano piccole famiglie contadine a popolare questo angolo
dello Stato di New York, sorta di coloni coraggiosi consacrati al
duro lavoro e poco altro. Come emerge sin dalle prime scene del
film e dalle pagine del diario della stoica Abigail, un costante
contrappunto che fa da io narrante – e da coscienza – all’intera
vicenda.
Parole ed emozioni
Il potere della scrittura è il primo
protagonista che incontriamo, strumento di fuga, libertà ed
emancipazione per donne costrette a un ruolo pericolosamente vicino
a quello di ogni altro strumento a disposizione del fattore. Una
porta aperta verso altri mondi, o altri alieni come lei.
Una porta spalancata ad accogliere la nuova amica, con la quale
subito si stabilisce un rapporto speciale che riempia il vuoto
delle loro vite. E che vediamo trasformarsi sotto i nostri occhi in
una storia romantica e contenuta, nella quale lo stesso desiderio
sembra cercare una sua forma espressiva.
Che non può esser solo quella delle
parole, che pure avvicinano le due donne, o delle emozioni, così
difficili da formalizzare. La comprensione profonda che si
stabilisce tra loro supera ogni codice e la passione, che a lungo
il film lascia sottintesa, traspare da piccoli gesti, sguardi,
sorrisi. Il risultato è una storia d’amore talmente soffusa e
intima da fagocitare l’intero sviluppo, che procede in maniera
volutamente diseguale.
Un amore difficile
Lento, placido,
inizialmente, quasi a seguire e sottolineare il rigido inverno che
fa da incipit al ‘mondo che è’. Immobile, poi, soppiantato dal
racconto e dal succedersi degli incontri tra Abigail e Tallie.
ugualmente statico per lunghi tratti. L’azione langue, sia sullo
schermo sia a livello narrativo, e tanto i ruoli quanto la crisi
non potrebbero definirsi senza la voce off ad accompagnarci.
E forse l’attenzione dello
spettatore sarebbe messa a più dura prova se non ci fossero degli
intermezzi a scaldare gli animi. Ovviamente siamo sempre dalle
parti di dramma e disperazione, vista la realtà che vivono i nostri
personaggi, nella quale persino Dio delude le aspettative
(figurarsi gli uomini, e le donne), ma con l’arrivo della bella
stagione le fughe delle due ci regalano scorci piacevoli e momenti
di aperta poesia.
La tragedia è inevitabile
Una volta scoperte le carte, ecco
l’accelerazione. Dichiaratasi ‘prigioniera dell’assenza’ della
compagna, è la silenziosa Abigail a proporre una vena ‘crime’
inaspettata. Ormai liberata dalla scoperta dei suoi sentimenti può
affrontare anche il marito, sfidare il ruolo impostole e azzardare
un sospetto nei confronti di un altro uomo. I mezzi a sua
disposizione però son sempre quelli della parola e della scrittura,
che tornano protagonisti in un finale ‘a sorpresa’ che lascia non
pochi rammarichi.
Non tanto per l’accenno alla parte
più turbolenta della passione amorosa, finalmente rivelata, quanto
per quello all’evoluzione del carattere di Abigail. Irriducibile e
armata di nuovo coraggio, pronta a sfidare convenzioni, mascolinità
varie e persino la realtà. Il lasciarci intuire una tale forza fa
parte dell’ondata con cui si conclude il film, un colpo di coda nel
quale sembrano concentrarsi e sfogarsi le emozioni tanto a lungo
compresse. E dopo il quale tutto sembra possibile. Sulla strada
verso il tanto promesso ‘mondo che verrà’.
Negli ultimi 12 anni, il MCU ha rivoluzionato lo
standard dei cinecomic. Se da un lato è facile sottolineare le
incredibili performance degli attori, le immagini straordinarie, le
scene d’azione epiche e il lavoro senza precedenti sulla
continuity, dall’altro ciò che distingue davvero
l’universo condiviso è il tono dei suoi film. La musica ha sempre
giocato un ruolo enorme nell’impostazione di questi toni, ed ecco
che
The Direct ha raccolto le migliori canzoni utilizzate nei film
del MCU:
Prima di vederli apparire sullo
schermo, sentiamo il sottile basso di “The Rubberband Man”
degli Spinners. È un momento tanto funky quanto perfetto, che
anticipa il viaggio attraverso la galassia di questi eroi in
procinto di incorrere in una serie (almeno all’apparenza)
indistricabile di problemi.
“Shoot to Thrill” – Iron Man 2 / The Avengers
Ovviamente, Iron Man è stato in
grado di infondere il proprio marchio anche nei temi musicali dei
film a lui dedicati. Molto spesso, gli AC/DC hanno rappresentato il
catalizzatore di quel marchio. Nel suo ingresso alla Stark Expo in
Iron
Man 2, Tony ha mostrato al mondo di che pasta è fatto
sulle note epiche di “Shoot to Thrill”.
La canzone è stata utilizzata anche
in
The Avengers, quando Tony
Stark è arrivato in ritardo – ma sempre in grande stile – al
primo incontro della squadra con Loki ad Amburgo.
“Opps” – Black Panther
Black
Panther è stato considerato un fenomeno culturale per
tutta una serie di ragioni, una delle quali è l’uso del genere
hip-hop per dare ancora più credibilità ad alcune incredibili
sequenze.
L’inclusione di “Opps” di
Kendrick Lamar nel mezzo di una scena di inseguimento in auto
piuttosto sorprendente, non ha fatto altro che aumentare l’energia
intrisa nell’intera sequenza. La colonna sonora del film,
vincitrice dell’Oscar, è uno dei tanti elementi che hanno
contribuito a dare vita a Wakanda e alla storia di T’Challa.
“Trouble Man” – Captain America: The Winter Soldier
Captain America: The Winter Soldier potrebbe essere
considerato il film più radicato nella realtà del MCU, e anche in
questo caso, la musica è al servizio della storia. Nella prima
scena del film, assistiamo all’incontro tra Steve Rogers e Sam
Wilson.
A fare da sottofondo a quel momento,
abbiamo la canzone “Trouble Man” di Marvin Gaye (con tanto
di riferimento al film omonimo). Quella stessa canzone viene
riprese nella scena finale, quando Cap è ormai sconfitto e
distrutto.
“Dear Mr. Fantasy” – Avengers: Endgame
In Avengers:
Endgame, i fratelli Russo non ci hanno risparmiato
le emozioni forti, e ciò non riguarda soltanto le tragiche morti di
alcuni degli eroi più amati, ma anche l’utilizzo della musica.
Dopo essere stati trascinati di
nuovo nella tristezza cementata da Avengers:
Infinity War, ascoltiamo le bellissime note di “Dear
Mr. Fantasy” mentre diamo il nostro primo sguardo a Tony
Stark, dopo lo schiocco delle dita di Thanos.
“O-O-H Child” – Guardians of the Galaxy Vol. 1
Il primo Guardiani della Galassia è il film che ha avuto un
impatto decisivo sull’uso della musica nei film dedicati ai
supereroi. Uno degli aspetti più importanti di come la musica è
stata utilizzata in questo film è rappresentato dal realismo.
Lo stereo dell’astronave Milano
giace tra le macerie mentre Peter Quill colpisce Ronin sulle note
di “O-O-H Child” dei Five Stairsteps. Sarebbe potuta
passare alla storia come una delle sequenze più imbarazzanti di
sempre, e invece, grazie alla visione di James
Gunn, quella canzone si adatta perfettamente al momento.
Father & Son – Guardians of the Galaxy Vol. 2
https://www.youtube.com/watch?v=_1gtbfuZaHg
Quando abbiamo appreso per la prima
volta che avremmo avuto un film del MCU con un procione parlante,
un albero articolato a malapena, Dave Bautista coperto di vernice e
uno degli attori di The Walking Dead dipinto di blu,
nessuno di noi sapeva davvero a cosa sarebbe andato incontro.
Anni dopo, Guardiani della Galassia Vol. 2 e la scena finale con
Rocket Racoon in lacrime, ci avrebbe regalato uno dei momento più
emozionanti dell’universo condiviso. “Father and Son” di
Cat Stevens risuona nella scena del funerale di Yondu insieme agli
altri Ravager, ed è senza dubbio una delle scene più sorprendenti
del MCU fino ad oggi.
“Brandy” – Guardians of the Galaxy Vol. 2
Prendere un’oscura canzone pop degli
anni ’70 come “Brandy” dei Looking Glass ed usarla come
una delle canzoni di un film di supereroi crivellato di alieni è
davvero una scelta ardua. Ma James Gunn riesce a far funzionare
sempre tutto quello che la sua mente iperattiva partorisce.
Guardiani della Galassia Vol. 2 è una grande storia
sulla famiglia e sul destino, e questa canzone non serve soltanto
da velata motivazione per l’antagonista e per il suo destino, ma
può anche essere cantata a squarciagola da Meridith Quill in una
straordinaria Ford Mustang di seconda generazione.
“Come and Get Your Love” –
Guardians of the Galaxy Vol. 1
Nessuno, nemmeno i fan dei fumetti,
sapevano cosa aspettarsi dal primo Guardiani della Galassia. E per i primi sei minuti e
diciotto secondi del film, sembrava di essere di fronte
all’ennesimo film ambientato nello spazio realizzato con un budget
elevato.
Poi, Chris Pratt si infila le cuffie di un vecchio
walkman… e sentiamo per la prima volta “Come and Get Your
Love” dei Redbones. Quella scena sarà destinata a cambiare la
nostra percezione del MCU per sempre…
“Back in Black” – Iron
Man/Spider-Man: Far From Home
Nessuno metterà mai in dubbio che
Iron Man sia stato un punto di svolta per tutti coloro
che amano i film di supereroi. Una volta che abbiamo sentito
“Back In Black” degli AC/DC in un film su un miliardario
che beve whisky in un Hum-v, abbiamo subito capito che sarebbe
stato un film speciale.
E proprio come la maggior parte
delle cose incredibili del MCU, anche questa canzone ha un
significato molto più profondo. L’abbiamo infatti sentita anche in
Spider-Man:
Far From Home, a sottolineare quanto sia stata importante
la relazione tra Tony Stark e Peter Parker.
“Immigrant Song” – Thor: Ragnarok
Questa canzone, quella scena con il
Dio del Tuono… quella battaglia finale in Thor:
Ragnarok… è tutto più che perfetto. Non c’è davvero
bisogno di spiegare perché “Immigrant Song” dei Led
Zeppelin sia senza dubbio il meglio che il MCU abbia da
offrire.
“It’s Been A Long, Long Time” – Avengers: Endgame
Non c’è dubbio che Steve Rogers sia
il cuore del MCU. 21 film e, per tutto il tempo, dal primo giorno
in cui l’abbiamo visto entrare in azione, tutto ciò che Cap voleva
era ballare con la sua amata Peggy. E dopo aver dato tutto quello
che poteva in nome del suo paese, Steve ottiene finalmente di poter
realizzare il suo desiderio. Nella scena finale che chiude la
Saga dell’Infinito, Cap fa suonare
“It’s Been A Long, Long Time” di Harry James. La
conclusione perfetta di uno degli archi narrativi più amati dai fan
dell’universo condiviso.
In occasione di una recente
intervista con PeopleTV’s Couch
Surfing, Jeff Goldblum ha parlato di Jurassic
World: Dominion, l’atteso nuovo capitolo della saga
dedicata ai dinosauri, le cui riprese sono nuovamente in corso dopo
lo stop causato dalla pandemia di Covid-19.
Proprio in merito alla pandemia e
all’emergenza sanitaria, l’attore ha lasciato intendere che alle
luce di quanto accaduto a livello mondiale sono state apportate una
serie di modifiche alla sceneggiatura: “Ci sono alcuni elementi
nel film che stiamo trovando particolarmente calzanti, ma altri che
toccano corde troppo sensibili che la produzione sta sistemando.
L’obiettivo è quello di renderli più giusti in riferimento all’oggi
e più adatti ai tempi che stiamo vivendo.”
Goldblum, che nel film tornerà a
vestire i panni del Dr. Ian Malcolm dopo
Jurassic Park, Il mondo perduto – Jurassic Park e un breve
cameo in Jurassic World – Il regno distrutto, ha poi parlato
brevemente del suo personaggio, sottolineando quanto sia sempre
stato rilevante: “Si dà il caso che il mio personaggio parli e
abbia sempre parlato di certe cose. Della fragilità
della nostra specie e di quanto sia necessaria la cooperazione
globale, di quanto sia necessario credere nella scienza e nel suo
fondamento etico, necessario per unirci nella fiducia e nella
connettività come famiglia, oltre che per raggiungere il nostro
potenziale e fare del bene da soli per questo glorioso pianeta
“.
Ridley Scott ha confermato di essere ancora al
lavoro su un nuovo film di Alien. Rilasciato nel 1979, il primo film del
franchise ha cambiato per sempre la storia del cinema grazie alla
sua combinazione di fantascienza e horror, e anche alla presenza
dell’iconica eroina femminile Ellen Ripley, interpretata da
Sigourney Weaver.
Dopo tre film senza il suo diretto
coinvolgimento (e un paio di spinoff appartenenti alla serie
Alien
vs. Predator), Scott è finalmente tornato ad occuparsi della
saga grazie al prequel Prometheus del 2012, un tentativo di espandere
la mitologia di Alien che è stato accolto con enorme scetticismo da
parte dei fan. Il film ha avuto anche un sequel, Alien:
Covenant del 2017, che ha incassato soltanto 240
milioni al box office mondiale e che – almeno apparentemente –
aveva congelato il franchise per sempre.
Nonostante quel film
sia stato bombardato tanto dalla critica quanto dal pubblico,
sembra che ci sia ancora speranza per altri film della saga di
Alien. Parlando con
Forbes, è stato proprio Ridley Scott a confermare di essere ancora al
lavoro su un altro film del franchise, senza però nascondere i suoi
dubbi in merito all’approccio da adottare con il nuovo film
rispetto alla proprietà in generale.
“Un nuovo film è in programma.
Con Prometheus e Covenant abbiamo provato a seguire
una nuova strada e a reinventarci. Qualora andassimo avanti con la
saga, non credo racconteremo una storia ambientata prima dei fatti
narrati in Prometheus. Ciò che è stato fatto è già sufficiente.
Adesso i fan si stanno facendo una serie di domande fondamentali:
Alien, il facehugger, il chestubster… è stato già detto tutto su di
loro o c’è ancora altro da raccontare? Noi continuiamo a chiedersi
se si dovrebbe ripartire da zero, e magari provare a conservare il
‘brand’ Alien solo in funzione del franchise. La domanda
fondamentale continuano ad essere questa.”
Alien: proseguire con i prequel o ripartire da zero?
Insomma, Ridley Scott sembra fortemente intenzionato a
far proseguire il franchise di Alien, anche se ciò dovesse significare far
ripartire la storia “da zero”. Nonostante Covenant
ha lasciato una porta aperta per un eventuale prosieguo, Scott
sembra essere consapevole che forse è arrivato il momento di
svecchiare in qualche modo il franchise, optando per nuove
soluzioni narrative. Sarà davvero così? Solo il tempo ce lo
dirà…
Tenet ha
incassato più di 100 milioni di dollari al box office mondiale,
tagliando il traguardo grazie alla release in Cina e negli Stati
Uniti della scorso settimana e superando di gran lunga le
aspettative. Il film, diretto da Christopher Nolan, avrebbe dovuto riportare il
pubblico in sala, ma al di là delle classiche speculazioni, nessuno
poteva davvero sapere se ciò sarebbe effettivamente accaduto.
La maggior parte dei cinema che
hanno riaperto in tutto il mondo seguono – giustamente – una serie
di politiche rigorose per cercare di contenere la diffusione del
Coronavirus, limitando drasticamente il numero di posti per ogni
singola proiezione. Tenet è
stato il primo grande blockbuster hollywoodiano ad essere
rilasciato dopo un’estate particolarmente triste che ha visto i
cinema costretti a rimanere chiusi a causa della pandemia.
Variety – via
Screen Rant – riferisce che il film ha raggiunto i 100 milioni
di dollari a livello internazionale questo fine settimana, e
sebbene questo non sarà sufficiente per salvare il botteghino, è
sicuramente un inizio promettente. La longevità è la chiave in
questi tempi incerti e, non essendoci molto altro in uscita, la
Warner Bros. può ancora sperare che il suo film abbia la capacità
di realizzare un profitto superiore al budget di 200 milioni di
dollari impiegato per la produzione del film.
Lo studio spera di superare almeno
la soglia dei 450 milioni di dollari in tutto il mondo: grazie
all’incasso internazionale di 100 milioni di dollari questo fine
settimana, sembra alquanto possibile che il film riesce a superare
quella soglia. Sempre lo scorso fine settimana, il film ha anche
incassato 20 milioni di dollari in Cina e sta lottando per il primo
posto al box office, un altro promettente indicatore del fatto che
Tenet prospererà
nonostante le precedenti incertezze circa la sua uscita in
sala.
A quanto pare, non sembra esserci
fine per la diatriba tra la Warner Bros. e Ray
Fisher in merito alla produzione di Justice
League. Dopo che l’interprete di Cyborg ha
pubblicamente accusato il regista Joss
Whedon di aver assunto un comportamento poco
professionale durante le riprese aggiuntive, la major ha
ufficialmente avviato un’indagine per provare la veridicità delle
pesanti affermazione dell’attore.
Alcuni giorni fa, Fisher ha
dichiarato sempre via Twitter
che la DC Films gli avrebbe fatto pressioni per cercare di non
coinvolgere Geoff Johns nelle sue affermazioni
(già comunque tirato in ballo dall’attore in merito alla vicenda
tramite alcuni tweet passati). Dopo le recenti dichiarazioni, la
Warner Bros. ha rilasciato un comunicato ufficiale per spiegare
meglio la vicenda, sottolineando che – in realtà – Fisher non
starebbe collaborando alle indagini.
Secondo quanto si legge nel
comunicato, l’interprete di Cyborg non avrebbe procurato delle
“prove credibili” dei presunti comportamenti “non
professionali” e non avrebbe voluto incontrare un investigatore
terzo. Così, subito dopo la diffusione del comunicato, Fisher è
tornato nuovamente all’attacco, smentendo – sempre via
Twitter – quanto affermato dalla major e postando una copia
della mail mandata al suo avvocato:
“Grazie a tutti per il supporto
e per aver notato il modo disperato e indiscriminato da parte della
Warner Bros. di mettermi in cattiva luce continuando a proteggere
chi ha il potere. Ho incontrato l’investigatore su Zoom il 26
Agosto. Ecco la mail che ho mandato al mio team e al sindacato
degli attori subito dopo.”
“Ho appena riattaccato con
l’investigatore. Ho dovuto concludere la chiamata prima di entrare
nel dettaglio. È chiaro che è stato ingaggiato dalla Warner Bros.
Pictures e non da Warner Media. Le sue conclusioni verranno
condivise unicamente con i legali della Warner Bros. Pictures.
Inoltre c’era un’altra persona in linea, come testimone, e noi non
lo sapevamo. Ho detto che avevo bisogno anche io di un’altra
persona in linea, per sicurezza. Ha cercato di farmi rimanere, ma
gli ho detto che avrei dovuto consultarmi con il mio team prima di
procedere.
Vi ricordiamo che
la Snyder
Cut di Justice
League uscirà nel 2021 sulla piattaforma
streaming di Warner Bros HBO
Max che è disponibile negli USA dall’Aprile scorso.
Attualmente non sappiamo se in Italia la versione debutterà su
qualche piattaforma streaming dato che HBO MAX non è disponibile
nel nostro paese. Ma sappiamo che HBO in Italia ha un accordo in
esclusiva con SKY, dunque potrebbe essere una valida teoria pensare
che in Italia il film possa essere programmato su SKY CINEMA o su
SKY ATLANTIC. Tuttavia, quest’ultima è solo una supposizione dunque
non ci resta che aspettare ulteriori notizie.
Il celebre regista e sceneggiatore
italiano, Dario Argento, festeggia oggi il suo
ottantesimo compleanno e, per l’occasione, Infinity propone una
selezione di alcuni titoli diretti dal re del brivido.
Tra i più amati capolavori di Dario
Argento, accompagnato dalla celebre colonna sonora dei
Goblin, Profondo Rosso segue le vicende
del pianista Marc, che è testimone dell’omicidio di Helga e vuole
scoprire chi l’ha uccisa, ma le persone in grado di aiutarlo a
risolvere il mistero vengono uccise una alla volta…
Con le musiche di Ennio Morricone e
interpretati da Asia Argento, sono disponibili su Infinity anche
Il Fantasma dell’Opera, tratto
dall’omonimo romanzo di Gaston Leroux, in cui il fantasma
dell’Opera si invaghisce della bella Christine ed esce dai
sotterranei del teatro; e La Sindrome di
Stendhal, in cui la poliziotta Anna Manni viene
rapita e stuprata dal serial killer al quale sta dando la caccia:
le conseguenze sulla sua personalità saranno devastanti.
Interpretato da Stefania
Rocca, Liam Cunningham e
Claudio Santamaria, Il
Cartaio segue le vicende di un misterioso e spietato
assassino che sfida le forze dell’ordine che gli danno la caccia.
Il killer si firma “Il Cartaio” per la sua mania per il gioco delle
carte.
Non ho
sonno racconta la storia del giovane Giacomo che,
traumatizzato in tenera età dall’assassinio della madre, indaga su
un serial killer che miete vittime seguendo un’inquietante
filastrocca ed è aiutato dall’ex commissario Ulisse Moretti.
In
Trauma, un giovane aiuta un’adolescente,
interpretata da Asia Argento, fuggita da una clinica dopo aver
assistito all’omicidio dei genitori, a trovare il killer prima che
uccida di nuovo…
Durante una recente intervista con
The
Movie Dweeb, Dan Fogler, interprete di Jacob
Kowalski nella saga di Animali Fantastici, ha
paralto della possibilità che altri personaggi del mondo di
Harry
Potter possano essere incorporati nel nuovo franchise,
come accaduto alla versione giovane di Silente interpretata da
Jude Law.
Tra i possibili personaggi, è stato
tirato in ballo anche Hagrid, il mezzogigante
guardiacaccia, nonché Custode delle Chiavi e dei Luoghi ad
Hogwarts, colui che rivela la verità sulla sua natura e
sull’esistenza del Mondo Magico ad Harry. A tal proposito,
Fogler ha detto: “Non sarebbe male un crossover con Hagrid.
Sarebbe interessante. È di questo che si parla in giro? Onestamente
non lo sapevo. Io ci ho sempre pensato, perché amo il personaggio.
Chi non ama Hagrid?”
A quel punto l’attore ha esposto la
sua teoria e parlato di come Hagrid potrebbe
essere inserito all’interno del franchise di Animali
Fantastici: “Magari la madre di Hagrid, Fridwulfa,
potrebbe andare da Newt e dirgli: ‘Questo è mio figlio, puoi
prenderti cura di lui?’. Ma Newt sarebbe un po’ troppo occupato.
Allora verrebbe da me, che potrei rispondere: ‘Va bene. Mi prenderò
cura di questo bambino gigante’.”
Parlando poi dell’atteso Animali
Fantastici 3, le cui riprese partiranno ufficialmente
il prossimo Ottobre dopo essere state rimandate a causa
dell’emergenza Covid-19, Fogler ha aggiunto brevemente: “Il mio
personaggio avrà sicuramente tanto da fare in questo nuovo film, e
ne sono felicissimo. Tutta la storia punterà alla Seconda Guerra
Mondiale.”
Animali Fantastici 3 risponderà ai
misteri insoluti del precedente episodio?
Al momento la data di uscita
di Animali
Fantastici 3 è ancora fissata per Novembre 2021:
non è chiaro se i continui ritardi nella produzione avranno effetti
anche sull’uscita in sala. I
crimini di Grindelwald si è concluso con
diversi cliffhanger, inclusa la rivelazione che
Credence Barebone (Ezra
Miller) è in realtà Aurelius Dumbledore, il fratello
perduto da tempo di Albus. Proprio per questo, i fan non vedono
l’ora di scoprire in che modo la trama del terzo film risponderà ai
misteri insoluti del precedente episodio.
Da quando i personaggi di Wanda e
Visione sono diventati ufficialmente una coppia nel MCU, i fan
hanno cominciato a chiedersi se i Marvel Studios avrebbero mai
introdotto nell’universo condiviso i loro due figli, Billy e Tommy.
In tal senso, le prime immagini ufficiali della serie WandaVision presenti all’interno dello
spot trasmesso in occasione dello scorso SuperBowl, potrebbero
aver rivelato più del dovuto sulla trama dello show.
Le immagini hanno confermato che, al
di là dell’ambientazione da sit-com anni ’50, la serie con Elizabeth
Olsen e Paul
Bettany omaggerà anche altri celebri classici
della tv americana. Inoltre, per una manciata di secondi, è
possibile vedere i personaggi di Wanda e Visione di fronte a due
culle: naturalmente, i fan hanno iniziato a speculare sulla
presenza dei loro gemelli (nonché futuri Vendicatori) all’interno
della serie.
È da tempo che ci parla del
possibile debutto di Wiccan e Speed nel MCU, e adesso un nuovo
rumor sembrerebbe confermare i piani dei Marvel Studios in
relazione ai due gemelli. Secondo quanto riportato da Jeremy Conrad
di
MCU Cosmic (via
The Direct), Wiccan e Speed appariranno in Doctor
Strange in the Multiverse of Madness insieme allo
Stregone Supremo e a Wanda Maximoff. Nello specifico, nel sequel
appariranno le versioni ormai adulte dei personaggi che vedremo in
WandaVision(che dovrebbero, comunque, apparire anche
nella serie).
Con Doctor Strange 2 la Marvel
preparerà il terreno per l’introduzione degli Young Avengers?
Naturalmente, non esiste ancora una
conferma ufficiale e per adesso si tratta di un puro e semplice
rumor. Tuttavia, è interessante notare come l’eventuale presenza
dei personaggi di Wiccan e Speed nel sequel di Doctor
Strange rappresenti un segnale forte – unito alla recente
voce circa la presenza di America Chavez nel film – della volontà
da parte dei Marvel Studios di preparare il terreno
all’introduzione degli Young Avengers sul grande
schermo. Inoltre, il fatto che in
WandaVision potrebbero apparire sia le versioni bambine
che le versioni adulte di Billy e Tommy sembra confermare che nella
serie assisteremo a numerosi viaggi nel tempo.
Annunciato ufficialmente questa
estate al Comic-Con di San Diego, Doctor
Strange 2 vedrà Benedict
Cumberbatch tornare nel ruolo di Stephen Strange.
Diretto da Sam Raimi, il sequel vedrà anche
Wanda Maximoff alias Scarlet Witch (Elizabeth
Olsen) assumere un ruolo da co-protagonista
dopo WandaVision.
Secondo Collider, la
produzione ha fatto già un passo in avanti assumendo lo
sceneggiatore Jade Bartlett. Il suo ruolo non
è stato ancora chiarito, visto che lo script dovrebbe essere
firmato da Derrickson in persona e quindi Bartlett dovrebbe
intervenire solo a limare il testo o magari a scrivere a quattro
mani con il regista.
È stato battuto il primo ciak di
Mission
Impossible 7 e Christopher McQuarrie,
regista che torna al franchise alla sua proficua collaborazione con
Tom Cruise ha condiviso, direttamente dal
set del film, una suggestiva immagine di quello che ci aspetta da
questa nuova avventura di Ethan Hunt.
Naturalmente stiamo parlando della
ripresa delle riprese (perdonate il gioco di parole) successiva al
lockdown e alla pausa forzata. Di seguito l’immagine molto
suggestiva dal set, che preannuncia grandi stunt per il nostro
inossidabile Tom Cruise.
Nei prossimi due capitoli della saga
di Mission Impossible, Tom
Cruise e Rebecca
Ferguson torneranno nei panni di Ethan Hunt e
Ilsa Faust. I due film vedranno coinvolti anche Shea
Whigham (Kong: Skull Island), Hayley
Atwell (Captain America: Il primo
vendicatore), Pom
Klementieff (Guardiani della Galassia)
e Esai
Morales (Ozark). Christopher
McQuarrie scriverà e dirigerà i film, che faranno il loro
debutto nelle sale americane rispettivamente il 19 novembre 2021 e
il 4 novembre 2022.
Black Widow dovrebbe
raccontare non soltanto delle origini di Natasha e del suo passato
primi di unirsi ai Vendicatori, ma dovrebbe servire anche come
passaggio di testimone per il personaggio di Yelena Belova
interpretato da Florence
Pugh, che dovrebbe diventare a tutti gli effetti la
nuova Vedova Nera. In attesa dell’arrivo del film nelle sale (si
spera il prossimo Novembre), è stata proprio Scarlett
Johansson ha rivelare in una recente intervista
con
Digital Spy come ha appreso dello scioccante destino di Black
Widow nell’ensemble movie del 2019.
“Kevin Feige mi ha chiamato e mi ha detto:
‘Guarda, ovviamente siamo in un momento in cui ci saranno grandi
sacrifici e grandi perdite’. Lo avevamo previsto tutti. Quindi non
sembrava una cosa fuori contesto o slegata dai personaggi”, ha
spiegato Johansson. “Per certi versi aveva senso per me, credo,
anche se ero comunque triste all’idea. Ma dopo aver riattaccato il
telefono ricordo di aver pensato, ‘Ok, immagino che toccherà a
me’.”
Scarlett Johansson sulla morte di
Nat in Endgame: “Mi ci è voluto un po’ per elaborare la
cosa”
“Mi ci è voluto un po’ per
elaborare la cosa”, ha concluso l’attrice. “È stata
certamente una notizia dolceamara, ma non è stato uno shock”.
Anche se Johansson era preparata a quello che sarebbe accaduto a
Nat, per i fan è stato comunque uno shock assistere al destino di
uno dei sei Vendicatori originali. Dopo la morte di Tony
Stark e Natasha Romanoff e il ritiro a vita privata di Steve
Rogers, i membri ancora attivi degli Avengers originali sono
soltanto tre: Thor, Hulk e Occhio di Falco. Tuttavia, con Clint
Barton che sta per consegnare il suo arco a Kate Bishop, Jane
Foster che si prepara a brandire il Mjolnir e l’arrivo di She-Hulk,
è probabile che i fan dovranno prepararsi a dire addio all’intera
formazione originale molto presto.
La regia di Black Widow è stata
affidata a Cate Shortland, seconda donna
(dopo Anna Boden di Captain
Marvel) a dirigere un titolo dell’universo
cinematografico Marvel, mentre la sceneggiatura è
stata riscritta nei mesi scorsi da Ned
Benson(The Disappearance of Eleanor
Rigby). Insieme a Scarlett
Johansson ci saranno anche David
Harbour, Florence
Pugh e Rachel
Weisz.
In Black Widow, quando sorgerà
una pericolosa cospirazione collegata al suo passato, Natasha
Romanoff dovrà fare i conti con il lato più oscuro delle sue
origini. Inseguita da una forza che non si fermerà davanti a nulla
pur di sconfiggerla, Natasha dovrà affrontare la sua storia in
qualità di spia e le relazioni interrotte lasciate in sospeso anni
prima che diventasse un membro degli Avengers.
Arriva domani, lunedì 7
settembre, alla Mostra Internazionale d’arte
cinematografica di Venezia, in concorso
nella selezione ufficiale Venezia
77,Never Gonna Snow Again, il
film diretto dai visionari e pluripremiati Malgorzata
Szumowska e Michal
Englert e interpretato da Alec
Utgoff, (attore ucraino naturalizzato inglese conosciuto a
Hollywood e dintorni per vari ruoli tra cui l’ultimo nella serie TV
Stranger Things) qui nei panni di un magico
massaggiatore del corpo e dell’anima.
Un massaggiatore entra nelle case e
nelle vite dei cittadini di un ricco quartiere residenziale, i cui
abitanti, a dispetto della loro ricchezza, trasudano tristezza
interiore e desiderio. Le mani del misterioso nuovo arrivato hanno
proprietà curative, i suoi occhi penetrano le loro anime. Alle loro
orecchie, il suo accento russo suona come una melodia del passato,
un ricordo di un’infanzia più sicura e protetta. Zhenia, questo è
il suo nome, cambierà le loro vite.
Never Gonna Snow
Again, che è già stato scelto come film per rappresentare
la Polonia ai prossimi Oscar 2021, sarà nelle sale italiane
prossimamente con I Wonder Pictures
Never Gonna Snow Again, la trama
Un massaggiatore dell’Est fa il suo ingresso
nella vita dei facoltosi abitanti di una comunità scialba e
inaccessibile, i quali, a dispetto della loro ricchezza, trasudano
tristezza interiore e desiderio. Le mani del misterioso nuovo
arrivato hanno proprietà curative, i suoi occhi penetrano le
loro anime. Alle loro orecchie, il suo accento russo suona come una
melodia del passato, un ricordo di un’infanzia più sicura e
protetta. Zhenia, questo è il suo nome, cambierà le loro
vite.
Il
commento del regista
La parola “neve” può assumere svariati
significati ed evocare molteplici emozioni. Se da un lato
può essere un elemento pervasivo e pericoloso, dall’altro
è fonte di sicurezza e conforto, una coperta che ci riporta
alle favole dell’infanzia. Oggi, viene associata alla distruzione
del clima del pianeta per mano dell’uomo e, di conseguenza, alla
sua lenta sparizione dalla nostra vita. I protagonisti sono
concentrati su un piccolo mondo rassicurante, che danno per
scontato. Tuttavia, dietro le apparenze, sono alla ricerca di una
dimensione più spirituale. I personaggi bramano il contatto,
l’intimità, il sesso, la comprensione, la libertà. Finanziariamente
ricchi e spiritualmente poveri, sono sopraffatti da una brama
inconscia. Proiettano le proprie fantasie su uno sconosciuto che,
dopo essere entrato nelle loro vite, agisce come uno specchio.
È difficile dire se questa esperienza sia reale o
un’illusione. La foresta magica nella quale si trovano con lo
sconosciuto è puramente frutto della loro immaginazione,
oppure esiste veramente? Il film è avvolto da un’aura di
mistero. Vorremmo incoraggiare il pubblico a riflettere sulle
condizioni attuali dell’Europa. Il nostro obiettivo
è suscitare una serie di domande, sottili, all’insegna
dell’umorismo, senza alcun preconcetto da parte nostra.
Nel mondo del cinema e delle serie
tv si fa sempre un distinguo tra gli attori americani e quelli
britannici. Grazie alla loro formazione teatrale, in genere si
tende a considerare gli attori inglesi come più completi o
semplicemente migliori. Ma è davvero così? A prescindere dai
giudizi personali, oggi vi parliamo di Tobias
Menzies uno degli attori inglese più apprezzati e famosi,
soprattutto negli ultimi anni.
Scopriamo insieme tutto
quello che c’è da sapere su Tobias Menzies, sulla sua
formazione e vita privata e sulla sua brillante carriera.
Tobias Menzies vita privata e
carriera
10. Nato il 7
marzo del 1974 nel quartiere di Hammersmith, a Londra, Tobias
Menzies è figlio di Gillian Simpson, un’insegnante e di Peter
Menzier, un produttore radiofonico della BBC. Insieme al fratello
minore Luke, frequenta la Perry Court Rudolf Steiner School a
Canterbury, nel Kent, dove viene formato seguendo il controverso
Steiner System.
La Steiner
Education prende il nome da Rudolf Steiner, fondatore
dell’antroposofia, detta
anche ‘scienza dello spirito’. La sua pedagogia spinge gli alunni a
sviluppare capacità intellettive, artistiche e pratiche in modo
unitario e completo. Gli insegnanti e le scuole che applicano
questa tipologia di insegnamento, creano curriculum di studi
completamente diversi da quelli delle scuole tradizionali che sono
invece legate alle direttive governative.
Nonostante l’antroposofia di Steiner sia stata declassata a
pseudo-scienza, le scuole che applicano il metodo Steiner sono
ancora molte e viste non esattamente di buon occhio.
9. Formatosi col
metodo Steiner, Tobias continua i suoi studi prima alla Frensham
Hights School vicino Farnham, nel Surrey e poi alla Deborah Moody’s
Years Out Drama Company. Nel 1994 si iscrive alla Royal
Academy of Dramatic Art, dove consegue la laurea quattro
anni più tardi, nel 1998. Durante i suoi anni di college, inoltre,
Tobiez Menzie partecipa al The Spontaneity Shop, un programma
teatrale d’improvvisazione comica.
Tobias Menzies film e serie
tv
8. La carriera di
Tobias Menzies comincia in televisione nel 1998 quanto viene scelto
per il cast della serie Casualty dove appare in un
arco di 11 episodi. Con il nuovo millennio, l’attore continua la
sua gavetta con i film per la tv Longitude (2000)
e Summer in the Suburbs (2000) e con una
comparsata nella famosa serie L’Ispettore Barnaby
(2000). Nello stesso anno, inoltre, partecipa alla realizzazione
del film per il grande schermo The Low Down,
diretto da Jamie Thraves.
7. Nei primi dieci
anni del nuovo millennio, Tobias partecipa a tantissimi progetti
sia per il cinema che per la televisione. Tra i più importanti
ricordiamo le serie tv I Saw You (2002),
Ultimate Force (2002), Rome
(2005-2007), Fairy Tales (2007),
Bonekickers – I segreti del tempo (2008),
Spooks (2009), Any Human Heart
(2010) e Law & Order: UK (2010) e i film per la tv
A very Social Secretary (2005),
Persuasion (2007) e The Relief of
Belsen (2007).
6. Negli stessi
anni lo vediamo sul grande schermo e in produzioni di grande
prestigio come Neverland – Un Sogno per la Vita
(2004), Casino
Royale (2006) ed Espiazione
(2007).
Quest’ultimo film, diretto da
Joe
Wright e tratto dall’omonimo romanzo di Ian
McEwan, racconta la storia di una famiglia alto borghese e
di un’accusa infondata che distrugge la vita di due sorelle. Siamo
nell’Inghilterra del 1935 quando, in un caldissimo giorno d’estate,
la piccola Briony Tallis (Saoirse
Ronan) coglie sua sorella Cecilia (Keira
Knightley) e Robbie Turner (James
McAvoy), figlio della serva, in atteggiamenti
compromettenti. Avendo da sempre una cotta per Robbie, Briony
fraintende i gesti del ragazzo, accusandolo di essere un maniaco
sessuale. Una lunga serie di fraintendimenti e faranno finire il
ragazzo in carcere e distruggeranno per sempre il rapporto tra le
due sorelle.
Tobias Menzies in Il Trono di
Spade
5. Col passare del
tempo la notorietà di Tobias cresce sia al cinema che in
televisione. Di questi anni sono i film Hysteria (2011),
Black Sea (2014), Una (2016) e
Underworld: Blood Wars (2016). Ma mentre la sua
carriera cinematografica si ferma, quella televisiva continua e
prospera sul piccolo schermo.
4. Dal 2011 Tobias
partecipa a tantissime serie tv come The Shadow
Line (2011), Eternal Law (2012),
The Thick of It (2012), Secret
State (2012), Getting On (2012), Black
Mirror (2013), Doctor Who (2013) e
Il Trono di
Spade (2013-2019).
Quest’ultima, tratta dall’omonima
saga fantasy letteraria di George R. R. Martin, è
una serie della HBO, creata da David
Benioff e D. B. Weiss. La serie
è ambientata in un mondo immaginario diviso in in due continenti,
quello Occidentale (Westeros) e quello Orientale (Essos). Il
continente Occidentale è quello più grande e civilizzato, dove
sorge anche la città capitale, detta Approdo del Re, e dove si
trova il Trono di Spade dei Sette Regni. Le
famiglie nobili più ricche e potenti del continente sono
costantemente in lotta per la conquista del trono, scatenando
guerre e improbabili alleanze.
Tobias Menzies in Il Trono
di Spade interpreta Lord Edmure
Tully, lord di Delta delle Acque e Lord Supremo del
Tridente, figlio ed erede del defunto Lord Hoster Tully, di Delta
delle Acque. Zio materno di Robb, Sansa, Arya, Bran, Rickon e Robin
Stark, Lord Edmure Tully ha combattuto al fianco di suo nipote Robb
durante la sua ascensione come Re nel Nord. [fonte:
Fandom]
Il Trono di
Spade è andato in onda dal 2011 al 2019 per un totale
di 8 stagioni e 73 episodi e
Tobias Menzies compare nella serie in un arco di 9
puntate, dalla 3×03 “Walk of Punishment” (2013)
alla 8×06 “The Iron Throne” (2019).
Tobias Menzies in Outlander
3. Grazie alla sua
presenza altalenante nel Trono di Spade, Tobias può dedicarsi anche
ad altri progetti. Il più importante è sicuramente Outlander, serie tv
ambientata in Scozia a cavallo di quasi due secoli.
Tratta dall’omonima saga letteraria
di Diana Gabaldon e creata da Ronald D.
Moore per la Starz, Outlander racconta
la storia di Claire Randall (Caitriona
Balfe), un’infermiera della seconda guerra mondiale,
di ritorno dal fronte insieme al marito Frank (Tobias
Menzies). La coppia, scampata alla guerra, decide di
partire per le Highland scozzesi per una seconda luna di miele.
Durante il loro soggiorno a Inverness, Claire fa visita alla
collina di Craigh na Dun dove, entrando in un cerchio
fatto di enormi massi, viene magicamente catapultata nella Scozia
del 1743.
La donna, sola e in un luogo a lei
completamente sconosciuto, incontra il capitano Jack Randall
(Tobias Menzies), un antenato di suo marito che,
abusando dei suoi poteri, tenta di violentarla. Fortunatamente
Claire viene tratta in salvo da Murtagh Fitzgibbons (Duncan
Lacroix) e condotta al clan dei MacKenzie a Castle Leoch.
Qui Claire fa la conoscenza di Jamie Fraser (Sam
Heughan), un giovane guerriero, forte e valoroso,
ricercato dalle Giubbe Rosse.
L’unica speranza per Claire di
ritornare nella sua epoca è quella di varcare di nuovo il cerchio
di Craigh na Dun ma, grazie alle sue doti d’infermiera,
viene costretta a rimanere al castello come guaritrice. Claire
dovrà dunque stare al gioco e guadagnarsi la fiducia dei suoi nuovi
protettori per poter un giorno tornare a casa.
Outlander, in onda
dal 2014 e ancora in corso d’opera, a oggi conta al suo attivo
5 stagioni e 67 episodi. Nella
serie Tobias Menzies interpreta due personaggi
molti diversi, Frank, il marito premuroso della
Claire del 1945 e il malvagio Jack Randall,
capitano violento e corrotto.
Tobias Menzies in The Crown
2. Dopo aver
partecipato alle serie Testimoni Silenziosi
(2014), The Honourable Woman (2014),
Catastrophe (2015-2017), The Night Manager (2016),
The Terror (2018) e al film tv King
Lear (2018), per Tobias arriva un nuovo esaltante progetto
televisivo. Nel 2019 viene scelto per partecipare alla fortunata
serie The
Crown, nel ruolo del Principe
Filippo, marito della Regina Elisabetta II
d’Inghilterra.
Creata da Peter
Morgan per Netflix, la serie The
Crown racconta la storia della Regina Elisabetta II, a
partire dal 1947 agli inizi del XXI secolo. Nella prima
stagione vengono raccontati i primi anni di
matrimonio tra Elisabetta e Filippo di Edimburgo
fino alla scoppio della crisid i Suez nel 1956. La seconda
stagione, invece, si concentra di più sulla politica e
sui mandati a primo ministro di Anthony Eden e
Harold MacMillan, ultimo dei quali rovinato dal
cosiddetto Scandalo
Profumo del 1963. In quell’anno, infatti, fu scoperta
la relazione segreta di John Profumo, l’allora segretario di Stato
per la guerra, con la modella Christine Keeler,
amante anche di una presunta spia sovietica. Lo scandalo mandò il
governo Macmillan a gambe all’aria e il ministro fu costretto a
dimettersi. Nella stessa stagione assistiamo anche alla nascita del
principe Edoardo.
La terza
stagione si concentra invece sull’elezione e poi sul
mandato del primo ministro Harold Wilson nel 1964.
Inoltre, viene raccontato, nello stesso periodo, il giubileo dei
primi venticinque anni del regno di Elisabetta II, ascesa al trono
nel 1977. La quarta
stagione, che sarà disponibile su Netflix dal 15
novembre 2020, racconterà degli eventi dal 1977, anno
dell‘incontro
tra Carlo e Lady Diana Spender, al 1990, anno delle
dimissione da primo ministro di Margaret
Thatcher.
Tobias Menzies in The
Crown interpreta il Principe Filippo a
partire dalla terza stagione in poi.
Segui Tobias Menzies sui
social
1. Per essere
sempre aggiornati sulla vita privata ma soprattutto sulla carriera
di Tobias Menzies, vi consigliamo di seguire il
suo account ufficiale Twitter e l’account
Instagram
ufficiale della serie The Crown targata
Netflix.
La pellicola è prodotta da
Sea Change Media (Casey Affleck, Whitaker Lader),
Killer Films (Pamela Koffler, Christine Vachon,
David Hinojosa, Ben Kuller) Hype Film (Ilya Stewart, Murad Osmann,
Pavel Buria), Charades (Carole Baraton, Pierre
Mazars, Yohann Comte), M.Y.R.A. Entertainment
(Margarethe Baillou), Yellow Bear Entertainment (Andrew Morrison),
Panasper Films e Ingenious Media.
The World to Come prende in
esame le vite di due donne comuni, che sono diventate figure sempre
più straordinarie ed eroiche nella mia vita. È un grande onore
essere riuscita a condividere la loro storia con il pubblico.
The World to Come, la trama
Verso la metà dell’Ottocento nel nord dello
stato di New York, Abigail si appresta a iniziare un nuovo anno
nella fattoria in cui vive con il marito Dyer. Mentre rifette
sull’anno che verrà, sfogliando le annotazioni del suo diario, si
percepisce il forte contrasto tra il comportamento pacato e stoico
della donna e le complesse emozioni che affiorano dalle pagine.
All’arrivo della primavera, Abigail incontra Tallie, donna
estroversa di straordinaria bellezza, appena trasferitasi con il
marito Finney in una fattoria nelle vicinanze. Le due provano a
stringere una relazione, riempendo un vuoto nelle loro vite di cui
non conoscevano l’esistenza.
Il film segue il crescere
dell’intimità e dell’appassionato attaccamento tra le due donne,
proprio mentre incominciano a comprendere di non avere alcun
modello a cui riferirsi per la condizione in cui si trovano. Mentre
i mariti fanno i conti con l’intensità del legame delle loro mogli,
tra i sentimenti feriti di Dyer e la gelosia vendicativa di Finney,
gli eventi culminano con la decisione di quest’ultimo di
allontanare Tallie, e la determinazione di Abigail a seguire la sua
anima gemella.
Con il suo esordio nella metà degli
anni Sessanta, Ettore
Scola si è da subito affermato come uno dei registi
più interessanti e originali del panorama cinematografico italiano.
Riconosciuto poi anche a livello internazionale, egli ha nel corso
della propria carriera realizzato alcuni dei più acclamati e
celebri di sempre, veri e propri gioielli che hanno portato in alto
il nome del cinema italiano nel mondo.
Grazie alle sue collaborazioni con
alcuni tra i più grandi interpreti italiani, Scola ha dato vita a
personaggi e storie indimenticabili, in bilico tra il nostalgico e
il grottesco. Veri e propri ritratti di un’Italia e di
un’italianità ancora oggi spesso attuali, in grado di raccontare
vizi e virtù di un popolo unico.
Ecco 10 cose che non sai di
Ettore Scola.
Parte delle cose che non sai sul
regista
Ettore Scola: i suoi film
10. Ha diretto celebri
lungometraggi. L’esordio del regista avviene con Se
permettete parliamo di donne (1964), poi seguito da apprezzati
titoli come Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico
misteriosamente scomparso in Africa? (1968), Dramma della
gelosia – Tutti i particolari in cronaca (1970), con
Marcello Mastroianni, e C’eravamo tanto
amati (1974), considerato uno dei suoi più belli. Si è poi
reso celebre con i film Brutti, sporchi e cattivi (1976),
Una giornata
particolare (1977), I nuovi mostri (1977), La
terrazza (1980), Ballando ballando (1983), La
famiglia (1987), con Vittorio Gassman, e
Splendor (1989). Negli ultimi anni ha poi diretto
Romanzo di un giovane povero (1995), con Isabella
Ferrari, Concorrenza sleale (2001), con
Sergio
Castellitto, e Gente di Roma (2003), con
Edoardo Leo. Nel 2013 il suo ultimo film
è Che strano chiamarsi
Federico, con Sergio
Rubini.
9. È stato sceneggiatore di
celebri film. Oltre ad aver poi scritto molti dei film da
lui anche diretti, Scola ha iniziato ben prima di diventare regista
una fervida attività da sceneggiatore, contribuendo alla scrittura
di alcuni dei film oggi annoverati come classici del cinema
italiano. Tra questi si annoverano Un americano a Roma
(1954), Accadde al commissariato (1954), Lo
scapolo (1955), I giorni più belli
(1956),Il conte Max (1957), Nata di
marzo (1958), Nel blu dipinto di blu (1959), Il
sorpasso (1962), La marcia su Roma (1962), I
mostri (1963), Il magnifico cornuto (1964) e Io
la conoscevo bene (1965).
8. Ha ricevuto importanti
riconoscimenti. Scola è ancora oggi uno dei registi più
premiati in Italia e all’estero. Un primo importante riconoscimento
da lui ottenuto è quello del Gran Premio al Festival
cinematografico internazionale di Mosca per il film C’eravamo
tanto amati, nel 1975. L’anno seguente vince invece la miglior
regia per Brutti, sporchi e cattivi al Festival di Cannes. Nel corso della sua
carriera, inoltre, Scola ha ricevuto ben tre David di Donatello
alla miglior regia, due alla miglior sceneggiatura e due per il
miglior film. Nel 2011, invece, gli è stato assegnato il David alla
carriera.
Ettore Scola agli Oscar
7. È stato candidato al
prestigioso premio. Il successo dei film di Scola è noto
anche all’estero, a tal punto che in quattro occasioni il regista è
stato candidato al premio Oscar per il miglior film straniero. La
prima fu nel 1978 per Una giornata particolare, e in
seguito per I nuovi mostri, Ballando ballando e
La famiglia. In tali occasioni ha sempre rappresentato
l’Italia, tranne che per Ballando ballando, dove
concorreva invece in rappresentanza dell’Algeria. Pur non vincendo
mai l’ambito premio, Scola ha avuto modo di portare il proprio
cinema nel mondo, venendo riconosciuto come uno dei maggiori autori
del nostro cinema.
Ettore Scola e Alberto Sordi
6. Era molto legato al
celebre attore. Scola conobbe il celebre attore Alberto
Sordi negli anni Cinquanta, iniziando a lavorare con
lui in radio. Ben presto, i due finiscono con il formare un
sodalizio artistico particolarmente fortunato, sfociato poi in
diverse collaborazioni cinematografiche. Scola dirige infatti Sordi
prima in Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico
misteriosamente scomparso in Africa?, e in seguito in alcuni
episodi di I nuovi mostri, La più bella serata della
mia vita e Romanzo di un giovane povero. Per Scola,
Sordi è sempre stato un modello eccezionale, inventore di alcuni
tra i più memorabili personaggi della nostra cinematografia.
Parte delle cose che non sai sul
regista
Ettore Scola: la moglie e le
figlie
5. Era sposato con una
sceneggiatrice. Nel corso della sua vita Scola è sempre
stato legato all’amata Gigliola Fantoni, anche lei
sceneggiatrice e regista. Non è noto l’anno di matrimonio dei due o
il modo in cui si siano conosciuti, ma il loro rapporto è stato
sempre particolarmente stretto. Al momento della scomparsa del
regista, poi, le parole più toccanti nel ricordarlo sono state
proprio quelle della moglie, che ancora oggi continua a portare in
alto il nome di uno dei più apprezzati e celebri registi del nostro
cinema.
4. Ha avuto due
figlie. Dal matrimonio con la Fantoni, Scola ebbe due
figlie, chiamate Paola e Silvia. Entrambe hanno poi a loro modo
seguito le orme del padre, collaborando con lui per alcune sue
opere in qualità di aiuto regista e sceneggiatrice. Le due hanno
poi anche realizzato anche un documentario dedicato al padre,
intitolato Ridendo e scherzando, dove si ripercorrono la
vita e le opere dell’autore. In seguito, hanno pubblicato anche un
libro di memorie dal titolo Chiamiamo il babbo. Ettore Scola,
una storia di famiglia.
Ettore Scola e la politica
3. Si è sempre interessato
di politica. Con le sue opere Scola ha spesso trattato
anche temi sociali e relativi alla vita politica, aspetti che da
sempre lo affascinavano e di cui si interessava in prima persona.
Egli, inoltre, non nascose mai le proprie simpatie politiche per i
partiti di sinistra, e il suo impegno politico lo portò infine, nel
1989, a far parte del governo ombra del Partito Comunista Italiano,
venendo delegato alla cura e alla gestione dei Beni Culturali.
Ettore Scola dirige C’eravamo
tanto amati
2. È considerato il suo
capolavoro. Nel 1974 Scola dirige C’eravamo tanto
amati, che si rivela uno dei maggiori successi di critica e
pubblico di quell’anno, e gli permette di essere considerato uno
tra i più grandi cineasti italiani di sempre. Il film è a metà tra
la commedia all’italiana e il cinema d’impegno sociale, e
ripercorre circa 30 anni di storia del nostro paese, con personaggi
e scene oggi divenute memorabili. Arricchito da un cast
comprendente alcuni tra i migliori attori di quel momento, il film
ricevette numerosi riconoscimenti, ed è ancora oggi indicato come
il capolavoro di Scola.
Ettore Scola: la morte e
l’età
1. Ettore Scola è nato a
Trevico, in Campania, il 10 maggio del 1931, ed è deceduto a Roma il
19 gennaio del 2016 a causa di un malore avuto nei giorni
precedenti. In seguito alla sua scomparsa, si sono tenuti numerosi
eventi in suo onore, che hanno permesso di scoprire o riscoprire
molto del suo cinema.
Miss
Marx è il secondo dei quattro film italiani in
concorso in questa strana e discussa edizione della Mostra
Internazionale di Cinema di Venezia. L’edizione del Covid, come
molti la definiscono, non senza qualche timore. Una edizione nella
quale il film di Susanna Nicchiarelli irrompe con una innegabile
forza e una inattesa freschezza. Come aveva fatto già nel 2017,
quando il suo Nico, 1988 – sugli ultimi anni di vita della
ex cantante dei Velvet Underground e musa di Andy Warhol – vinse il
Premio Orizzonti.
Con questo quarto lungometraggio,
la regista romana sembra continuare a giocare con l’immagine di
intellettuale “organico” (come si sarebbe detto una volta),
soprattutto ripensando al Cosmonauta del 2009 e al
La scoperta dell’alba del 2013, adattamento
cinematografico dell’omonimo romanzo di Walter Veltroni. Non un
cliché, ovviamente, né una etichetta, anche se la vicenda ruota
intorno alla figlia minore del filosofo teorico del comunismo, Karl
Marx. Una figura appassionata e coinvolgente, colta e volitiva come
non era comune vedere alla fine del secolo XIX. Una paladina ante
litteram dei diritti delle donne e dei lavoratori, che seguiamo
nella promozione di femminismo e socialismo, nella sua
partecipazione alle lotte operaie e per l’abolizione del lavoro
minorile. Ma anche la protagonista di una storia d’amore che oggi
definiremmo “tossica”, quella con il più leggero Edward Aveling, un
incontro capace di cambiare la sua vita per sempre.
A dare vita alla giovane Eleanor è
Romola Garai, che mancava all’appello dal
Suffragette del 2015 e che qualcuno ricorderà nel
Espiazione (Atonement) di Joe
Wright o nella miniserie BBC ispirata alla Emma di
Jane Austen. Ma attenzione a vedere anche qui una ‘organicità’ che
non c’è. L’interpretazione dell’ottima trentottenne e
l’impostazione data dalla Nicchiarelli alla sua biografia regalano
imprevisti schiocchi, quando non vere e proprie esplosioni di
colore e musica. Che non ci si aspetterebbe forse a far da colonna
sonora a una vicenda del genere, ma che non sorprenderanno i più
avvezzi allo stile della regista.
Miss Marx, musica e
libertà
Emblematica la prima scena,
inaspettatamente punk. Perfetta – ma lo scopriremo poi –
introduzione del personaggio: una Miss Marx coloratissima, tra
Woodstock e Desigual, che esplode nell’ultima
sequenza, liberatoria e a suo modo disperata. Momenti
contrappuntati da alcuni degli splendidi riarrangiamenti dei
torinesi Gatto ciliegia contro il Grande Freddo (gli stessi del
film precedente) e degli statunitensi Downtown Boys, su tutti
quelli de L’Internazionale e Dancing in the Dark.
E che tracciano un circolo, che nel suo chiudersi affida ai
pannelli conclusivi il racconto della fine della lotta di Eleanor.
Non solo politica, ovviamente. Purtroppo.
“Future is on our side” si
illudeva, e proclamava convinta la nostra antieroina, una
combattente, in grado di partire dalle teorie paterne per
scardinare le dinamiche di disuguaglianza tra uomini e donne,
superandole nella sua lotta per l’abolizione del lavoro minorile,
ma non abbastanza da gestire diversamente il suo rapporto con
Aveling. Un amore accettato con i suoi pro e i suoi contro, con una
consapevolezza rara per il tempo e la situazione, ulteriore
conferma della forza di una donna capace di lottare per quello che
voleva, anche se non esattamente per il proprio bene. Un elemento
imprescindibile nella caratterizzazione di una protagonista che
altrimenti sarebbe stata ben più piatta e polverosa e che sullo
schermo acquista invece corpo e unicità.
Il socialismo dal volto umano
L’universalità di una relazione
tanto contraddittoria e sofferta, fin troppo vicina a quelle di
tanti, la modernità di un rapporto fuori dagli schemi e dalle
convenzioni sociali, sono componenti fondamentali della vicenda.
Ancor più di quelli legati alla sfera pubblica, alla Eleanor
politica, la cui voce spicca di fronte a una platea di uomini
incapaci di emergere dallo sfondo. Una scelta anche visiva, oltre
che concettuale, della Nicchiarelli, determinata a capovolgere i
clichés del dramma in costume e dell’epoca. Anche a costo di
rivelare gli aspetti più esecrabili, fin troppo umani, di icone
sopravvissute alle ingiurie dei secoli e al crollo delle ideologie.
Facendo strabordare dalla cornice temporale un’ondata di umanità,
contraddizioni e sentimenti, che travolge tutto. Anche lei,
Miss
Marx, che in un finale alla C’era una volta in
America si appropria del piacere dell’amato ‘carnefice’ prima
della definitiva liberazione.
Sono disponibili le prime immagini
di Mank, il nuovo film di David
Fincher per Netflix. Proprio nelle scorse ore, Charles
Dance, ospite a Venezia 77, aveva parlato del film,
definendo Fincher un vero e proprio genio e informando che il film
era stato girato con le stesse lenti che Welles aveva usato per
Quarto Potere, visto che racconta proprio del
backstage di quel capolavoro.
1 di 6
Dopo aver lanciato brand del calibro
di House of Cards e Mindhunter,David Fincher torna a lavorare con
Netflix. Il regista dirigerà
Mank, un progetto dalla lunghissima gestazione per
lui, che racconta dell’uomo che ha condiviso con Orson
Welles il premio Oscar per la migliore sceneggiatura
originale di Quarto
Potere.
A interpretare lo sceneggiatore,
Herman J. Mankiewicz, ci sarà Gary
Oldman, mentre il film è stato scritto da
Howard Fincher il padre defunto di David.
Il film dovrebbe entrare in fase di
riprese il prossimo novembre a Los Angeles, e Fincher girerà in
bianco e nero. A produrre il film invece troviamo Ceán
Chaffin, frequente collaboratrice di Fincher, e
Douglas J. Urbanski che aveva già prodotto
L’ora più buia, film per il quale Oldman ha il
premio Oscar come migliore attore protagonista.
Mank doveva essere
il progetto a cui David Fincher voleva dedicarsi
dopo The Game del 1997, con Kevin
Spacey accreditato come protagonista, tuttavia la
produzione è stata rallentata a causa della decisione di Fincher di
girare in bianco e nero, proprio come Quarto Potere.
Mankiewicz è stato uno degli
sceneggiatori più noti e meglio pagati nei primi anni di Hollywood
e ha lavorato con Orson Welles per Quarto
Potere. Ex-corrispondente di Berlino per il Chicago
Tribune e critico teatrale del New York Times e del New Yorker,
Mankiewicz ha scritto alcuni dei film più importanti del suo
periodo, e sia lui che Welles hanno condiviso l’Oscar per la
migliore sceneggiatura originale per Quarto Potere
nel 1941. Altri film a cui ha lavorato durante la sua carriera
includono Il mago di Oz, L’uomo del mondo, Pranzo alle
otto, L’idolo delle folle e The Pride of St.
Louis.
Oldman ha appena recitato per
Netflix nel film diretto da Steven SoderberghThe Laundromat, il film drammatico che racconta lo
scandalo dei Panama Paper, insieme a un cast che
include Meryl Streep e Antonio
Banderas.
Sempre per Netflix,
David Fincher ha prodotto la raccolta di racconti
animati Love, Death & Robots.
Film da festival. Il parigino
Quentin Dupieux, alias Mr.Oizo per gli
appassionati di musica elettronica, è uno di quegli autori capace,
più di molti altri, di interpretare il senso di una manifestazione
cinematografica e di realizzare lungometraggi che rappresentano
guilty pleasure per gli appassionati di cinema
d’autore.
Mandibules, la
trama
Nel caso di
Mandibules, presentato fuori concorso alla 77esima
Mostra del Cinema di Venezia, la sua visione surreale e i suoi
concetti estremi, tuttavia molto semplici e immediati, si
materializzano sullo schermo nella rappresentazione di un insetto
gigante. Jean-Gab (David Marsais) e Manu
(Grégoire Ludig) , sempre alla ricerca di trovare
il modo di sopravvivere e di sbarcare il lunario, trovano
accidentalmente una mosca enorme nel bagagliaio di un’auto. Senza
scomporsi, dopo un attimo di perplessità, pensano di ammaestrarla
per poi farla esibire per guadagnare molti soldi.
Il film si gioca tutto fra il
rapporto fra i due e la loro “gallina dalle uova d’oro”. In questo
road movie surreale (Jean-Gab e Manu devono portare a termine una
missione) emerge la sincerità dell’amicizia che li lega e l’umanità
con cui trattano il mostro. Questi tre personaggi borderline
dimostrano di essere più vivi di tutti coloro che incontrano, e in
un certo senso ne escono vincenti. La loro esistenza, alla fine, è
fatta di espedienti, e ne sono totalmente consapevoli. In
Mandibules, Dupieux, utilizza il suo humor
dell’assurdo per mettere in scena situazioni paradossali mai
scontate, coincidenze e incontri casuali, in 77 minuti che si
rivelano la durata perfetta per evitare l’esagerazione.
Oltre ai due bravissimi
protagonisti, e alla mosca degna di un film scifi anni ’50, a
tenere la scena è Adèle Exarchoupoulos (La
vita di Adèle), nella parte di Agnes, una ragazza
impossibilitata a moderare il tono di voce a causa di un incidente
sugli sci. Sempre perché il mondo più reale è quello ai
confini.
In occasione della presentazione a
Venezia 77, ecco la nostra intervista a Romola
Garai e Susanna Nicchiarelli,
rispettivamente protagonista e regista di Miss
Marx.
Miss
Marx di Susanna Nicchiarelli con
protagonisti Romola Garai, Patrick Kennedy, John Gordon
Sinclair, Felicity Montagu, Karina Fernandez, Oliver
Chris, e Philip Gröning.
La storia di Eleanor mi ha dato
l’opportunità di esplorare temi incredibilmente contemporanei
in un contesto d’epoca, ma ho ritenuto necessario capovolgere i
clichés del dramma in costume. Ho cercato di sovvertire l’immagine
dell’eroina vittoriana e sostituirla con quella emblematica e
moderna di una donna che combatte sul fronte personale e pubblico.
Credo che la storia di Eleanor richieda di essere raccontata con
delicata ironia: la sua vita sentimentale fu assurda e tragica, i
suoi guai condivisibili anche per le donne di oggi. Ma questa
storia richiede anche un profondo rispetto: le battaglie di Eleanor
e dei suoi compagni risultano più che mai attuali e urgenti,
oggi come ieri.
Miss
Marx: la trama
Brillante, colta, libera e
appassionata, Eleanor è la figlia più piccola di Karl Marx: tra le
prime donne ad avvicinare i temi del femminismo e del socialismo,
partecipa alle lotte operaie, combatte per i diritti delle donne e
l’abolizione del lavoro minorile. Quando, nel 1883, incontra Edward
Aveling, la sua vita cambia per sempre, travolta da un amore
appassionato ma dal destino tragico.