Attore, regista, sceneggiatore e
produttore di grande fama e successo, Edward Norton ha portato in apertura
alla Festa del Cinema di Roma
2019, quattordicesima edizione, il suo
Motherless Brooklyn (che esce in Italia
con il sottotitolo “I segreti di una città”). Presenta
alla conferenza stampa, insieme a Gugu
Mbatha-Raw, Norton ha spiegato che ha letto la prima
volta il romanzo da cui è tratto il film, Brooklyn senza
madre (Motherless Brooklyn) di Jonathan
Lethem, 20 anni fa, quando debuttò alla regia con il
delizioso Tentazioni d’amore.
“Sono un attore avido – ha
dichiarato Norton per spiegare la sua caparbietà a voler portare al
cinema quella storia – ho visto un buon ruolo per me. Non sono
così comuni e ho voluto continuare a lavorarci. Il personaggio è
memorabile, e una volta deciso di aprire il testo anche alla città,
inglobando la New York degli anni ’50, è stato tutto molto
complesso. È una città che amo, ci vivo da 30 anni, ma ci sono
anche tante cose che non funzionano. Ho fuso il romanzo, il
personaggio e questo aspetto della storia, il risultato è stato
complicato da gestire.”
Accanto a Norton, che interpreta un
investigatore con la sindrome di Tourette,
Mbatha-Raw interpreta una donna completamente
fuori dagli schemi del cinema di quegli anni, una donna di colore,
laureata in legge che si oppone alle forze politiche che usurpano
la città.
“Mi sono innamorata subito della sceneggiatura, non avevo mai
letto prima un noir, e questa storia era così profonda e
articolata. Il mio personaggio sfida i cliché, in particolare in
riferimento alle donne nei film degli anni ’50. Non è una
casalinga, ma nemmeno una femme fatale o una cantante di jazz, è
un’attivista ed è istruita, è un’avvocato. È contro ogni
stereotipo, e poi lavorare con Edward e sviluppare questi
personaggi è stata una danza, delicata e tenera. Man mano che i due
personaggi cominciavano a conoscersi, il loro rapporto si
trasforma, non è subito qualcosa di sentimentale, ma all’inizio
capiscono che entrambi possono essere d’aiuto all’altro.”
Un altro aspetto molto interessante
del personaggio, è che, come sottolinea lo stesso Norton, nel
genere noir “di solito le donne sono parte della corruzione, e
in queste storie le persone sono ciniche, in questo caso invece i
personaggi sono tutti anticonvenzionali”, come lo è il suo
investigatore.
Edward Norton ha
interpretato spesso personaggi con delle malattie o dei disagi, ma
più precisamente questa è la prima volta che mette in scena un vero
e proprio malato: “È la prima volta che mi approccio a un
personaggio con un disagio reale. E quando lo fai, devi essere
rispettoso, studiare, può servire incontrare persone che la
malattia ce l’hanno davvero. La particolarità della sindrome di
Tourette è che ha delle caratteristiche molto diverse da una
persona all’altra. Io ho mescolato diverse caratteristiche
riscontrate, per cercare di rendere il personaggio vicino quello
che mi piaceva.”
Motherless
Brooklyn sembra fotografare anche la contemporaneità
statunitense, e il regista e protagonista non va troppo per il
sottile, in questo caso: “Non voglio girarci troppo intorno,
conoscete già la risposta. Se vedete una metafora politica nel
film, probabilmente c’è. Tutti coloro che credono nella democrazia
hanno investito sul concetto che il popolo debba avere il potere,
ma ci sono sempre delle forze, non solo negli USA, che si
oppongono.”
E sugli eventuali ‘superpoteri’ o
vantaggi che la patologia può dare al personaggio che interpreta,
Norton rimane molto lucido: “Penso che nel film si possa vedere
che il personaggio ha, non dei vantaggi, ma delle caratteristiche
che gli facilitano il lavoro. A volte penso che quello che è più
interessante dei personaggi che soffrono di un particolare disturbo
non è tanto nel raccontare il disturbo o la sindrome ma è far
emergere la qualità del personaggio stesso. La sua lotta quotidiana
è legata al suo disturbo, però è passivo, si autodefinisce come un
malato. Ma quando incontra un’altra persona che lotta come lui la
sua lotta personale, si rende conto che le difficoltà non sono una
scusa per essere passivo. Questo mi piace perché molte storie noir
sono ciniche e oscure, ma il nostro tempo non ha bisogno di
cinismo.”