C’è il fascino del giallo britannico classico, quello fatto di campagne nebbiose, segreti di provincia, depistaggi e personaggi eccentrici. Ma c’è anche una trovata decisamente più insolita: a indagare su un omicidio sono delle pecore. È questa l’idea alla base di Pecore sotto copertura, il nuovo film di Kyle Balda tratto dal bestseller Three Bags Full di Leonie Swann, in uscita il 7 maggio.
Un mix tra favola per famiglie e murder mystery in stile Agatha Christie, che fonde live action e CGI e può contare su un cast guidato da Hugh Jackman insieme a Emma Thompson, Nicholas Braun, Nicholas Galitzine, Molly Gordon e Hong Chau. Durante la conferenza stampa internazionale, gli interpreti hanno raccontato il cuore del progetto: un film che usa il mistero e l’umorismo per parlare di crescita, identità e legami.
“Un incrocio tra Babe e Knives Out”
A convincere Hugh Jackman ad accettare il ruolo di George, il pastore al centro della storia, è stata soprattutto la sceneggiatura firmata da Craig Mazin. «Quando mi hanno mandato il copione – racconta l’attore – mi hanno detto che sarebbe stato qualcosa di totalmente diverso, una sorta di incrocio tra Babe e Knives Out. E leggendo ho capito che era vero. Mi è piaciuto tantissimo per il suo cuore».
Nel film George vive isolato nella campagna inglese di Denbrook, più a suo agio con il gregge che con gli esseri umani. Conosce ogni pecora per nome, ne comprende il carattere e ogni sera legge loro romanzi gialli ad alta voce, convinto che non possano capirlo. Quando però viene trovato morto, saranno proprio gli animali a iniziare un’indagine parallela per scoprire l’assassino.
Per Jackman il film parla soprattutto di crescita personale: «È una storia sul diventare adulti e sul confronto con le cose difficili della vita. Cresciamo continuamente, anche da grandi. Ogni personaggio scopre chi è davvero e chi potrebbe diventare». L’attore descrive George come «uno che ama davvero le sue pecore, sono la sua cosa preferita al mondo. Le capisce meglio degli esseri umani. E soprattutto non ha un cellulare che squilla continuamente!».
Le pecore detective e il percorso di Lily
A guidare l’indagine del gregge è Lily, la pecora più brillante e intuitiva. Nella versione originale ha la voce di Julia Louis-Dreyfus, che ha raccontato con entusiasmo il personaggio. «Interpreto una pecora, non l’avevo mai fatto prima e ho sempre voluto farlo!» scherza l’attrice. «Lily è una specie di intellettuale: grazie agli insegnamenti del suo pastore ha sviluppato conoscenze che usa per risolvere il crimine».
Ma il personaggio, spiega Louis-Dreyfus, non si limita all’investigazione: «È anche un percorso di crescita. Lily entra in contatto con realtà nuove, comprende meglio chi la circonda e cambia davvero nel corso della storia». Anche gli altri personaggi affrontano un’evoluzione personale. Nicholas Braun racconta il suo Tim, il poliziotto locale: «È l’unico agente del paese, un lavoro che si tramanda nella sua famiglia da generazioni. Nessuno gli dà credito, ma alla fine trova fiducia in sé stesso».
Secondo Molly Gordon, sotto la struttura da giallo si nasconde un messaggio molto chiaro: «La vita è un regalo. Era da tempo che non vedevo un film capace di dirlo così».
Un giallo british tra humor e dramedy
L’atmosfera del film richiama apertamente i classici mystery inglesi, ma con un tono più leggero e familiare. Omicidi, segreti e sospetti convivono con il punto di vista ironico e sorprendentemente umano del gregge.
Chris O’Dowd, che presta la voce alla pecora Moppie, ha apprezzato proprio questo equilibrio: «Il film racconta come ogni membro del branco abbia un ruolo preciso, ma lo fa dentro un mistero ambientato nella campagna inglese. È una combinazione irresistibile».
L’attore rivela anche uno dei momenti più curiosi del lavoro di doppiaggio: «All’inizio non sai bene che voce fare. Sai solo che sei una pecora, quindi ho provato persino a belare mentre parlavo. Ma il regista mi ha fermato subito: “Evitiamolo, tutti sanno che non sei una pecora!”».
Recitare con pecore inesistenti
Gran parte del lavoro sul set ha richiesto immaginazione, soprattutto nelle scene con gli animali creati in CGI. Molly Gordon ricorda il suo primo giorno di riprese: «Mi hanno portata alle cinque del mattino in cima a una collina e mi hanno piazzato davanti un cartonato che avrebbe dovuto rappresentare Lily. È un’esperienza stranissima. Poi però guardi il film finito e sembra tutto reale».
Hugh Jackman ha avuto un approccio leggermente diverso grazie all’utilizzo di pupazzi animati sul set: «Lavoravo con un burattinaio che muoveva la testa della pecora. Era qualcosa di molto vicino a ciò che poi si vede nel film. E recitare con una marionetta è meraviglioso, perché dopo un po’ inizi davvero a crederci».
L’attore ha anche paragonato l’esperienza ai suoi precedenti lavori nei cinecomic: «Sui set Marvel spesso reciti guardando palline da tennis usate come riferimento. Qui invece sembrava davvero di avere una pecora davanti».
Per chi ha lavorato solo al doppiaggio, invece, tutto si è basato sulla fiducia nei confronti del team creativo. «Devi affidarti completamente agli animatori e al regista», spiega Julia Louis-Dreyfus. «Tu registri in uno studio, senza vedere davvero come apparirà il personaggio. È un enorme lavoro di immaginazione».
Con il suo mix di mistero, commedia e sentimento, Pecore sotto copertura prova così a riportare sul grande schermo il fascino del whodunit britannico in una forma nuova e accessibile a tutte le età. E, come promette Hugh Jackman, «si esce dal cinema con il sorriso».













































Il mondo dei casinò è da
sempre un terreno fertile per raccontare dinamiche di potere, ma
questa serie sembra voler andare oltre la classica narrazione
gangsteristica. La Las Vegas contemporanea è descritta come
“modernizzata ma ancora pericolosa”, suggerendo un ecosistema in
cui le minacce non sono più solo fisiche, ma sistemiche:
competizione globale, investimenti, reputazione.


















