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GOAT: Sogna in grande, il nuovo trailer ufficiale

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GOAT: Sogna in grande, il nuovo trailer ufficiale

Sony Pictures Animation, lo studio di Spider-Man: Across the Spider-Verse, insieme agli artisti di KPop Demon Hunters, presenta GOAT: Sogna in grande, una commedia d’azione originale ambientata in un mondo interamente popolato da animali. Will, una piccola capra con grandi sogni, all’improvviso ha l’occasione di entrare nella lega professionistica di “ruggiball”, uno sport ad alto tasso di adrenalina, dominato dagli animali più veloci e feroci del pianeta. I suoi nuovi compagni non sono esattamente entusiasti all’idea di avere una capretta in squadra, ma Will è deciso a rivoluzionare le regole del gioco e dimostrare, una volta per tutte, che anche i “piccoli” sanno lasciare il segno.

Agata Christian – Delitto sulle nevi : la recensione del nuovo film con Christian De Sica

Agata Christian – Delitto sulle nevi è il nuovo film diretto da Eros Puglielli, in uscita nelle sale italiane il 5 febbraio. Il film unisce elementi del giallo investigativo e della commedia ed è ambientato tra le montagne della Valle d’Aosta, dove si sviluppa una vicenda incentrata su un omicidio avvenuto all’interno di un contesto isolato. Protagonista della storia è Christian Agata, criminologo noto per i suoi metodi poco convenzionali, interpretato da Christian De Sica. Accanto a lui, un cast corale che comprende Lillo Petrolo, Paolo Calabresi, Chiara Francini, Ilaria Spada, Marco Marzocca, Enzo Paci, Sara Croce, Giorgio Colangeli e Tony Effe.

La trama di Agata Christian – Delitto sulle nevi

Christian Agata, criminologo di fama nazionale, viene invitato a trascorrere un fine settimana in Valle d’Aosta come ospite della famiglia Cullman, imprenditori che hanno costruito la propria fortuna nel settore dei giochi da tavolo. L’incontro è organizzato in occasione del lancio di una nuova edizione di Crime Castle, prodotto simbolo dell’azienda, e riunisce nella residenza montana diversi membri della famiglia e figure legate agli affari del gruppo.

©J.Guidi

Durante la serata inaugurale, il patriarca Carlo Cullman annuncia la decisione di bloccare la vendita della società a una start-up concorrente, Shothouse, facendo emergere tensioni e conflitti interni. La mattina seguente, Carlo Cullman viene trovato morto all’interno della villa, ucciso da un colpo d’arma da fuoco. Una valanga isola la residenza, impedendo ogni contatto con l’esterno.

Christian Agata prende parte alle indagini insieme al brigadiere Gianni Cuozzo, poliziotto trasferito temporaneamente in zona. Nel corso dell’inchiesta, i presenti vengono coinvolti in una rete di sospetti e rivelazioni, mentre l’isolamento forzato e i rapporti familiari complicano la ricostruzione degli eventi e l’individuazione del responsabile.

Reiterare una formula stanca

Per accorgersi dello stato in cui versa la commedia italiana generalista è sufficiente recarsi in una delle catene multisala del Paese e osservare i più o meno corposi minuti di pubblicità e trailer che preludono all’inizio di un film. Nel momento in cui stiamo scrivendo l’offerta comica di prossima uscita è contraddistinta dal nuovo film con Antonio Albanese (Lavoreremo da grandi) e da Un bel giorno, pellicola che vedrà il ritorno del duo Fabio De LuigiVirginia Raffaele dopo Tre di troppo del 2023. Il tutto mentre l’ambiente sala ancora gode degli introiti di Buen Camino e si appresta ad accogliere l’ultima “fatica” di Eros Puglielli con Christian De Sica, Lillo Petrolo, Maccio Capatonda e tanti altri.

Tralasciando per un secondo ogni questione relativa al botteghino, dominato in queste ultime settimane dal solito, incontrastato Checco Zalone, la sensazione dominante è insomma quella di vivere un vero e proprio loop del genere. Che di anno in anno, di stagione in stagione ripropone gli stessi identici volti (e fin qui nulla di particolarmente bizzarro) all’interno però di film che sembrano l’uno la copia carbone del precedente (a partire, solitamente, da un già mediocre autografo originale). Senza peraltro godere della componente “culturale” e di tradizione che ha per anni funto da paracadute per la lunga serie dei classici (e spesso scadenti) cinepanettoni.

©J.Guidi

A fronte di un ritratto di questo tipo, certo ben poco lusinghiero, Agata Christian – Delitto sulle nevi (di cui sopra) sembrava tuttavia avere le carte in regola per regalare un paio d’ore di evasione. Per distrarci cioè dal marasma del trito e ritrito e, pur nella caciara, donarci qualche momento di satira e leggerezza. Anche considerato il momentaneo ritorno in auge del giallo e di quegli stilemi e atmosfere che Netfix, Rian Johnson e Daniel Craig hanno recentemente (anche se periodicamente) riportato al centro dell’attenzione. Spiace dunque dover ammettere che il potenziale è rimasto su carta.

Un cluedo fiacco e ben poco divertente

Il film di Puglielli, che avrebbe potuto offrici una rilettura molto più che scanzonata di toni, ambienti e adorabili cliché di un genere fondamentale per la storia del nostro cinema, ha infatti il sapore, amaro, di una grandissima occasione sprecata. Non tanto a livello di gestione dell’intreccio, a tratti sconclusionato sì, ma tutto sommato gradevole in alcuni suoi frangenti e ricercati plot-twist. Quanto piuttosto a livello più viscerale e comico, a livello identitario. Colpevole, purtroppo, di abbandonarsi a una scrittura fiacca della stragrande maggioranza delle “battute” e a una stancante ripetitività di situazioni e gag tutt’altro che illuminate.

Il cluedo con Christian De Sica, in parole povere, è un gioco al ribasso. Che gira su se stesso all’infinito, reitera, urla e schiamazza. E che ha perfino l’ardire di paventare l’inesistente simpatia dei suoi personaggi. Sprecando, ed è questo forse il peggior difetto imputabile al film, il talento di Petrolo, Capatonda, Calabresi e Francini in un andirivieni situazionale che si trascina stremato e stremante per 90 minuti al limite del punitivo.

Lavoreremo da grandi, recensione dell’ultimo film di Antonio Albanese

Antonio Albanese torna al cinema con Lavoreremo da grandi, in uscita il 5 febbraio, con una commedia che mescola ironia, delicatezza e riflessione sociale. La storia segue tre amici di lunga data: Beppe (Giuseppe Battiston), Umberto (Antonio Albanese) e Gigi (Nicola Rignanese). Beppe è un idraulico riservato che vive ancora con la madre e non ha mai conosciuto l’amore; Umberto è un musicista che ha fallito sia sul piano professionale sia in quello sentimentale; Gigi, invece, ha appena scoperto di essere stato escluso dal testamento della zia, che lo manteneva. I tre si preparano ad accogliere Toni (Niccolò Ferrero), il figlio di Umberto, di ritorno dal carcere. Giovane sveglio e intraprendente, Toni vive sempre al limite della legalità, entrando ed uscendo dalla prigione con frequenza.

Quello che sarebbe dovuto essere un momento di festa si trasforma in un fragile intervallo di calma e divertimento, sospeso tra tensione, affetto e leggerezza. Questo equilibrio viene però bruscamente spezzato da un incidente: tornando a casa dopo una serata al bar del paese, i quattro urtano qualcosa, dando inizio a una serie di disavventure – ora comiche, ora imprevedibilmente drammatiche.

La provincia come teatro naturale

La scelta della provincia non è mai casuale per Albanese, che ha frequentato a lungo i paesini del Lago d’Orta. Le piazze, le strade e i ritmi quotidiani diventano parte integrante della narrazione, dove la follia dei personaggi sembra quasi normale e i piccoli drammi di ogni giorno assumono autenticità e poesia. In città, la stessa storia avrebbe perso parte del suo calore: qui, tra ambienti familiari e dettagli quotidiani, le dinamiche tra amici si sviluppano con naturalezza, e le fragilità dei protagonisti emergono in modo chiaro e credibile.

Personaggi e umorismo calibrato

L’umorismo del film nasce dalla profondità dei personaggi e dai loro fallimenti, mai esagerati ma sempre umani. Beppe, interpretato da Giuseppe Battiston, è ingenuo e riflessivo; Umberto si muove tra matrimoni naufragati e sogni infranti; Gigi affronta delusioni e piccole beffe, come l’eredità della zia composta solo da parrucche e trucchi, con un silenzio che sa essere incredibilmente comico. Toni, invece, porta tensione e imprevedibilità, alimentando il senso di comicità della vicenda. Albanese dirige con cura ogni gesto, sguardo e movimento, calibrando l’umorismo anche negli spazi ristretti della casa di Umberto, cuore della storia. Il risultato è un ritmo leggero e raffinato, che alterna diversi linguaggi cinematografici e variazioni narrative senza mai forzare la risata.

Lavoreremo da grandi: mascolinità fragile e amicizia sincera

Il film propone una mascolinità insolita: imperfetta, vulnerabile, ma capace di empatia e affetto. I protagonisti non brillano per talento o successo, ma affrontano la vita con autenticità e ironia. L’amicizia diventa il vero motore della storia, e l’arrivo di Toni mette in luce le loro debolezze e i piccoli desideri nascosti. Il titolo, Lavoreremo da grandi, si trasforma così in una metafora di pazienza e possibilità, un invito a non perdere la fiducia nella costruzione di qualcosa di nuovo.

Lavoro, quotidianità e delicatezza narrativa

Pur non essendo un film sul lavoro, il tema attraversa la vita dei protagonisti: Umberto alle prese con fallimenti professionali, Gigi che a sessant’anni, forse, “lavorerà da grande” e Beppe è un idraulico con una scarsa clientela. Albanese racconta queste situazioni con leggerezza, combinando ironia e sottile osservazione sociale, senza trasformare la commedia in un dramma morale. Il risultato è una commedia che alterna sorrisi a riflessioni, mostrando come la vita di tutti i giorni possa essere fonte di comicità, comprensione e piccole conquiste.

Cinema italiano in movimento

Lavoreremo da grandi arriva in un periodo di vivacità per il cinema italiano, che sperimenta e rinnova la commedia con nuove voci e linguaggi. Albanese conferma la sua capacità di rinnovarsi, evitando di riciclare vecchi personaggi e proponendo sfumature di umorismo più profonde e autentiche. Il film celebra inoltre il piacere di vedere storie sul grande schermo, ricordando quanto la sala cinematografica resti il luogo ideale per condividere emozioni, risate e momenti di intimità collettiva.

Lavoreremo da grandi: una commedia dal cuore grande

Con Lavoreremo da grandi, Albanese realizza una commedia capace di far sorridere, bilanciando leggerezza, tenerezza e introspezione. Pur con un ritmo altalenante e alcune situazioni prevedibili, il film offre momenti di genuina ironia e delicatezza. La provincia si trasforma in un teatro naturale per una storia di amicizia, affetti e piccole rivincite quotidiane. Dal 5 febbraio, in oltre 300 cinema italiani, sarà possibile immergersi in un racconto profondamente umano, che invita a sorridere delle fragilità e delle imperfezioni della vita.

Mio fratello è un vichingo – The Last Viking: il trailer del film dal 26 marzo al cinema

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Dopo l’accoglienza entusiastica all’ultima Mostra d’arte cinematografica di Venezia, dove ha conquistato pubblico e critica con una lunga standing ovation, Mio fratello è un vichingo – The Last Viking si prepara ad arrivare nelle sale italiane come uno dei titoli europei più attesi della stagione. Distribuita da Plaion Pictures e nei cinema dal 26 marzo, l’irresistibile commedia si presenta con il poster ufficiale e il trailer italiano.

Scritto e diretto dal regista danese Anders Thomas Jensen (Le mele di Adamo), il film vede protagonista Mads Mikkelsen (Un altro giro, la serie Hannibal) accanto a Nikolaj Lie Kaas (Frankenstein di Guillermo del Toro), interpreti di una dark comedy davvero sorprendente. Ironico, spiazzante, profondo e commovente, Mio fratello è un vichingo – The Last Viking è un viaggio tra identità, memoria e legami di sangue.

Anker esce di prigione dopo quindici anni per una rapina il cui bottino è stato sepolto dal fratello Manfred. Il problema? Manfred soffre di un disturbo della personalità ed è convinto di essere nientemeno che John Lennon.  I due fratelli intraprendono così un viaggio imprevedibile alla ricerca del denaro – e inevitabilmente di sé stessi – in un racconto che alterna umorismo, scene brillanti, malinconia e improvvisi momenti di tenerezza.

Volevo raccontare una storia sull’identità e su quanto siamo più di un’unica definizione – dichiara Anders Thomas Jensen – Siamo il risultato di come ci vedono gli altri, ma anche di chi vorremmo essere. Se accettiamo di contenere molte versioni di noi stessi, forse diventiamo più indulgenti, più liberi. E anche più capaci di amare.

Dopo il passaggio a Venezia, il messaggio poetico del film ha già rapito il cuore degli spettatori in Danimarca, dove il film ha stabilito un record registrando in poche settimane oltre 700.000 spettatori, risultando il film di Jensen più visto di sempre. In equilibrio tra una comicità intelligente e una potente carica emotiva, Mio fratello è un vichingo – The Last Viking tratteggia personaggi fragili con uno sguardo ironico e profondamente umano, con tutta la grazia per cui la penna di Jensen è ormai nota. Premio Oscar® per il cortometraggio Election Night, Jensen è infatti anche famoso per il suo lavoro di sceneggiatore al servizio di altri grandi registi. Tra questi, ha firmato molti dei lungometraggi di Susanne Bier, incluso In un mondo migliore, eletto miglior film straniero agli Oscar del 2011.

A dare vita agli irresistibili personaggi delineati da Jensen è un cast di grandi attori capitanato da Mads Mikkelsen, che regala un’interpretazione formidabile nei panni di Manfred, un uomo con disturbi mentali dovuti a un’infanzia difficile, condivisa con suo fratello Anker (Nikolaj Lie Kaas). I due attori tornano a collaborare con Jensen dopo essere apparsi in tutti i precedenti lungometraggi del regista, dimostrando una chimica esplosiva in ogni momento condiviso dai due fratelli protagonisti, che tra vicissitudini dal ritmo esilarante e vertiginoso, tenteranno di ricostruire un legame perduto ormai da tempo.

Accanto a Mikkelsen e Lie Kaas, il film vanta un cast corale e sorprendente, tra cui Sofie Gråbøl, Bodil Jørgensen e Lars Brygmann.

Prodotto da Zentropa, Mio fratello è un vichingo – The Last Viking arriverà nelle sale italiane dal 26 marzo grazie a Plaion Pictures.

Your Friends & Neighbors – Stagione 2, il trailer, le prime immagini e il rinnovo per la terza stagione

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In vista del debutto della seconda stagione di Your Friends & Neighbors, Apple TV ha annunciato che la dramedy di successo è stata rinnovata per una terza stagione e ha condiviso un nuovo teaser trailer che offre un primo assaggio della seconda stagione in arrivo. Con Jon Hamm come protagonista e produttore esecutivo e ideata da Jonathan Tropper, la seconda stagione farà il suo debutto il 3 aprile su Apple TV con il primo episodio dei dieci totali, seguito da un nuovo episodio ogni settimana fino al 5 giugno.

Il trailer di Your Friends & Neighbors – Stagione 2

Nella seconda stagione, Andrew Cooper (Hamm) raddoppia la sua vita di improbabile ladro di quartiere, fino all’arrivo di un nuovo vicino che minaccia di svelare i suoi segreti e mettere a rischio la sua famiglia.

Il candidato agli Emmy James Marsden si unisce al cast della seconda stagione guidato da Hamm, con Amanda Peet, Olivia Munn, Hoon Lee, Mark Tallman, Lena Hall, Aimee Carrero, Eunice Bae, Isabel Gravitt e Donovan Colan.

Prodotta da Apple Studios, “Your Friends & Neighbors” è nata da un’idea dell’autore di best seller Tropper, che ricopre il ruolo di showrunner, regista e produttore esecutivo per Tropper Ink, nell’ambito del suo accordo generale con Apple TV. Oltre a recitare, Hamm è produttore esecutivo insieme a Connie Tavel, Craig Gillespie, Jamie Rosengard, Lori Keith Douglas e Stephanie Laing, che dirige sei episodi.

Sullivan’s Crossing, guida al cast e ai personaggi della serie

Sullivan’s Crossing, guida al cast e ai personaggi della serie

Ispirata a una serie di romanzi di Robyn Carr, Sullivan’s Crossing è un drama romantico che bilancia storie quotidiane cariche di tensione con relazioni moderne, ambientate in una piccola città al confine tra Canada e Stati Uniti.

La serie inizia quando Maggie Sullivan (Morgan Kohan) subisce un duro colpo alla sua carriera a Boston. La neurochirurga decide di lasciare la città e tornare al campeggio gestito da suo padre per ritrovare se stessa. Tuttavia, lei e suo padre (Scott Patterson) sono estranei l’uno all’altra da quando Maggie era adolescente.

Il tentativo di Maggie di aggrapparsi alla sua vita a Boston mentre cerca di costruirne una nuova al Crossing alimenta gran parte del conflitto della prima stagione. Con l’arrivo della terza stagione, però, il cast corale di Sullivan’s Crossing si è ampliato e la serie è diventata un racconto che esplora tutte le forme di amore e di relazioni.

Morgan Kohan nel ruolo di Maggie Sullivan

Attrice: Morgan Kohan è nata a Summerland, nella Columbia Britannica. Sebbene abbia iniziato a lavorare professionalmente nel 2014 e abbia frequentato un college di arti performative, il suo grande successo è arrivato solo nel 2019 con la serie Hallmark When Hope Calls. Kohan è diventata una presenza costante in produzioni televisive girate in Canada. Prima di ottenere il ruolo da protagonista per Hallmark, è apparsa come guest star in serie di fantascienza, mystery e persino drammi per adolescenti.

Personaggio: Maggie Sullivan, interpretata da Kohan, è al centro dell’ensemble di Sullivan’s Crossing. Ha lavorato duramente per diventare neurochirurga fin dall’adolescenza, ma vivere a Sullivan’s Crossing la aiuta a capire che esistono altri modi per esercitare la medicina e aiutare le persone. Le sue relazioni rappresentano una parte fondamentale della serie: si riavvicina al padre, fa pace con persone del suo passato e scopre nuovi sentimenti per qualcuno nella sua città natale. È il viaggio di Maggie che la serie segue fin dall’inizio.

Scott Patterson nel ruolo di Harry “Sully” Sullivan

Attore: Sebbene Scott Patterson sia nato a Philadelphia, in Pennsylvania, è cresciuto nel New Jersey. Prima di dedicarsi seriamente alla recitazione, Patterson ha perseguito una carriera nel baseball. Il suo grande successo arriva nel 2000 con Gilmore Girls. Da allora, nonostante numerosi ruoli prima e dopo, è diventato noto per interpretare figure paterne burbere e scorbutiche. Anche se ha iniziato la carriera nel cinema, negli anni ha lavorato in egual misura tra film e televisione.

Personaggio: Sully è un uomo un po’ ruvido, ma dal cuore grande. Quando Maggie e Sully si ritrovano, lei lo vede come il padre che l’ha abbandonata, ma riconosce anche la lealtà che riesce a ispirare in chi lo circonda. Sully gestisce Sullivan’s Crossing, un campeggio tramandato nella sua famiglia. Anche se fatica a mantenerlo a galla, considera il luogo come un’eredità familiare e tratta la terra e i suoi abitanti originari con il rispetto che meritano.

Chad Michael Murray nel ruolo di Cal Jones

Attore: Nato e cresciuto a Buffalo, New York, in una famiglia numerosa, Chad Michael Murray partecipò a un concorso di moda a Orlando, in Florida, nel 1999. Dopo aver ottenuto un agente, si trasferì in California e iniziò a lavorare come modello prima di entrare nel mondo della recitazione nel 2000. Il suo primo ruolo di rilievo fu quello di Tristan in Gilmore Girls, seguito da altri ruoli sulla stessa rete. Il vero successo arrivò con One Tree Hill, dove ebbe anche l’opportunità di passare alla regia e alla scrittura. Da allora, Murray è apparso in numerosi film e serie TV.

Personaggio: All’inizio della serie, Cal Jones è un personaggio avvolto nel mistero. Vive a Sullivan’s Crossing e aiuta dove può, ma l’ex avvocato sta in realtà cercando di lasciarsi alle spalle un passato tragico, proprio come molte delle persone attratte dal Crossing.

È sempre presente per i Sullivan, che si tratti di aiutare con le riparazioni, ritrovare campeggiatori dispersi o salvare il campeggio dalla vendita. Cal è subito attratto da Maggie, anche se lei è già impegnata in una relazione stabile quando si incontrano per la prima volta.

Tom Jackson nel ruolo di Frank Cranebear

Attore: Tom Jackson è nato nella riserva One Arrow, in Saskatchewan, da madre Cree e padre inglese. Le sue origini sono diventate una parte importante dei ruoli che interpreta nella televisione e nel cinema canadesi. Ha iniziato a recitare professionalmente negli anni ’80, mentre negli anni ’90 ha intrapreso anche una carriera come cantante folk. Il suo grande successo arriva con il programma per bambini Shining Time Station, ma oggi è probabilmente più conosciuto per il suo ruolo nel drama canadese North of 60. Nonostante sia un attore molto prolifico, la maggior parte dei suoi ruoli televisivi sono apparizioni singole.

Personaggio: Frank Cranebear è il più vecchio amico di Sully e lo aiuta a gestire Sullivan’s Crossing. Non è solo un amico, ma anche il suo sponsor negli Alcolisti Anonimi. Di solito è rilassato di fronte ai problemi del Crossing, ma prende molto sul serio le sue responsabilità come sponsor. Frank è anche profondamente orgoglioso delle sue origini. Si è allontanato dalla famiglia dopo aver scoperto che avevano venduto gli abiti cerimoniali di sua madre dopo la sua morte, sentendosi tradito. È una persona disponibile e indulgente, ma sa anche serbare rancore.

Andrea Menard nel ruolo di Edna Cranebear

Attrice: Andrea Menard è un’altra attrice canadese con origini delle Prime Nazioni in Sullivan’s Crossing. Ha discendenza Métis, integrata anche nel suo personaggio. Menard è inoltre una talentuosa cantante jazz e scrittrice. Il suo grande successo arriva nel 1998 con il monologo teatrale The Velvet Devil, scritto e interpretato da lei stessa, poi adattato in un film per la TV. Ha lavorato soprattutto in televisione, apparendo in diverse serie procedurali canadesi prima di entrare nel cast di Sullivan’s Crossing.

Personaggio: Edna Cranebear gestisce l’Outpost ed è spesso la voce della ragione a Sullivan’s Crossing. Incoraggia chi le sta a cuore a risolvere i problemi parlando apertamente. Vuole che Frank affronti i suoi sentimenti con i familiari e che Sully e Maggie discutano finalmente del loro passato. È una sostenitrice delle soluzioni semplici prima di complicare inutilmente le cose. La sua compassione e il suo spirito pratico la rendono il vero cuore pulsante della serie.

Personaggi e cast di supporto di Sullivan’s Crossing

Oltre ai personaggi principali che vivono e lavorano a Sullivan’s Crossing, ci sono molti altri abitanti della cittadina che arricchiscono le storyline e le relazioni.

Lindura nel ruolo di Sydney Shandon: Sydney è la più vecchia amica di Maggie in città. Ex modella, aiuta il fratello a gestire un ristorante e spesso si prende cura del nipote.

Reid Price nel ruolo di Rob Shandon: Fratello di Sydney, Rob gestisce un ristorante locale che era il sogno della sua defunta moglie. Dopo la sua morte, fatica a creare un legame con il figlio piccolo.

Amalia Williamson nel ruolo di Lola Gunderson: Inizialmente, Lola è un’antagonista per Maggie. Le due sono cresciute insieme e Maggie ha spesso visto Lola come una sua sostituta, dato che Sully aveva aiutato lei e sua madre dopo una tragedia familiare.

Dakota Taylor nel ruolo di Rafe Vadas: Rafe è uno dei vigili del fuoco locali. È amichevole con Maggie e Cal, ma è anche il principale interesse amoroso di Sydney e ha difficoltà a fidarsi di lei.

Lynda Boyd nel ruolo di Phoebe Lancaster: Phoebe è la madre di Maggie, che si è trasferita a Boston con la figlia dopo il divorzio da Sully. È ricca e vuole il meglio per Maggie, ma non sempre comprende la semplicità della vita al Crossing.

Peter Outerbridge nel ruolo di Walter Lancaster: Walter è il patrigno di Maggie ed è un neurochirurgo rispettato. Maggie lo ammirava e voleva seguire le sue orme, ma il loro rapporto si è complicato quando lui è rimasto coinvolto in uno scandalo.

Allan Hawco nel ruolo di Andrew Matthews: Andrew è un medico stimato a Boston ed è il fidanzato di Maggie all’inizio della serie. Non comprende il legame di Maggie con Sullivan’s Crossing e si dimostra una persona molto gelosa.

Kate Vernon nel ruolo di Helen Culver: Helen Culver entra nella serie nella terza stagione come ospite che affitta una delle baite del Crossing per un soggiorno prolungato. Scrittrice, diventa il primo vero interesse amoroso di Sully nella serie.

Joel Ouellette nel ruolo di Jacob Cranebear: Jacob si unisce a Sullivan’s Crossing nella terza stagione come cugino più giovane di Frank Cranebear. La sua presenza arricchisce il passato di Frank e lo rende anche un nuovo interesse amoroso per Lola.

Daredevil: Rinascita – Stagione 2: i Funko Pop rispondono a una domanda sul nuovo costume nero

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Mancano poco meno di due mesi alla premiere su Disney+ della seconda stagione di Daredevil: Rinascita, e oggi sono stati messi in vendita online i primi prodotti dedicati alla serie. Come potete vedere in questo post di X, sono stati lanciati due Funko Pop che raffigurano il costume nero aggiornato dell’Uomo senza paura. Abbiamo visto per la prima volta questo nuovo look da duro del vigilante nelle foto dal set pubblicate lo scorso anno, ma i fan hanno subito notato che il costume sembrava diverso da una scena all’altra.

Alla fine, è stato dedotto che il costume nero è quello rosso indossato da Matt Murdock nella prima stagione di Daredevil: Rinascita. Semplicemente, è stato semplicemente dipinto di nero, con il rosso che è però riemerso nel tempo (questo spiega anche come sia stato aggiunto il classico logo “DD”). Ora, grazie a Funko, è stato confermato che la versione nera e rossa è il look “danneggiato in battaglia” di Daredevil. È un design molto interessante e rende il Pop ancora più affascinante.

Le parole di Charlie Cox sulla Stagione 2 di Daredevil: Rinascita

Non voglio esagerare, ma penso che sia una delle migliori sceneggiature che abbiamo mai avuto in questa serie”, ha detto Charlie Cox della seconda stagione lo scorso anno. “Sono sicuro che lo dicono tutti. L’altro giorno ho mandato un messaggio allo showrunner, Dario, dicendogli: ‘Ovviamente siamo ancora a metà delle riprese, ma devi davvero congratularti per quello che hai messo insieme’”. “Ha fatto qualcosa che mi entusiasma molto, ovvero ha dato spessore a personaggi che nella versione precedente della serie venivano spesso trascurati”, ha aggiunto l’attore. “Quindi sembra molto più un ensemble di quanto non sia mai stato”.

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La trama e il cast di Daredevil: Rinascita

In Daredevil: Rinascita della Marvel Television, Matt Murdock (Charlie Cox), un avvocato cieco con capacità straordinarie, lotta per ottenere giustizia nel suo vivace studio legale, mentre l’ex boss mafioso Wilson Fisk (Vincent D’Onofrio) persegue le sue iniziative politiche a New York. Quando le loro identità passate iniziano a emergere, entrambi gli uomini si ritrovano inevitabilmente su una rotta di collisione. Entrambi torneranno nella Stagione 2.

La serie vede la partecipazione anche di Margarita Levieva, Deborah Ann Woll, Elden Henson, Zabryna Guevara, Nikki James, Genneya Walton, Arty Froushan, Clark Johnson, Michael Gandolfini, con Ayelet Zurer e Jon Bernthal. Dario Scardapane è lo showrunner.

La prima stagione è disponibile su Disney+.

Sullivan’s Crossing – Stagione 3, spiegazione del finale: il passato di Maggie torna a perseguitarla

Il finale di Sullivan’s Crossing – Stagione 3 ha offerto il consueto dramma romantico e una rivelazione scioccante che ha portato a un finale con cliffhanger. La trama in cui Glenn minacciava di sviluppare il terreno e distruggere l’attività del Crossing si era già risolta alcuni episodi prima, lasciando spazio agli ultimi due episodi della stagione 3 per concentrarsi sul dramma sentimentale e sul problema di salute di Edna.

Oltre al solito melodramma romantico, la storia della terza stagione di Sullivan’s Crossing ha dedicato molto tempo ai problemi di salute di Edna. Negli ultimi episodi stava lentamente perdendo la vista e, negli ultimi due episodi – andati in onda consecutivamente in Canada – riceve una diagnosi sconvolgente da Maggie: ha un tumore al cervello. È benigno, ma senza un intervento chirurgico rischioso, che potrebbe anche ucciderla, rimarrebbe cieca e andrebbe incontro ad altre complicazioni.

Dopo un iniziale rifiuto, Edna alla fine cede e accetta di sottoporsi all’operazione, ma a una sola condizione: che sia Maggie a eseguirla. Nonostante i suoi dubbi, Maggie accetta e, anche se durante l’intervento c’è un momento molto delicato, l’operazione ha successo. Nell’episodio finale della terza stagione di Sullivan’s Crossing, Edna è in via di guarigione ed è finalmente serena nella sua vita semplice con Frank. Sullivan’s Crossing è stato rinnovato per una quarta stagione all’inizio di giugno 2025.

Altrove, l’intervento chirurgico crea problemi tra Maggie e Cal. Cal vede quanto per Maggie sia importante tornare in sala operatoria e inizia a temere che, col tempo, possa rimpiangere di aver scelto di restare a Timberlake con lui invece di seguire la sua carriera di neurochirurga. Maggie però capisce che può continuare a esercitare la professione medica e stare comunque con Cal, perché in fondo è questo ciò che desidera davvero.

Proprio quando sembra che possano avere un lieto fine, il finale si chiude con un colpo di scena scioccante che promette guai per la quarta stagione. Liam, una vecchia fiamma che Maggie aveva descritto come “un flirt estivo”, si presenta alla festa di inaugurazione del ristorante di Rob e sgancia la bomba: è il marito di Maggie. Cal è comprensibilmente sconvolto, Maggie è inorridita, ed è così che la stagione si conclude.

Perché Maggie non ha detto a Cal di essere sposata con Liam

La domanda principale lasciata dal finale della terza stagione di Sullivan’s Crossing è ovviamente perché Maggie non abbia detto a Cal di essere sposata con Liam. Inoltre, viene da chiedersi perché nessun altro sembrasse saperlo, visto che nessuno ne ha mai parlato nelle tre stagioni precedenti. Ci si aspetterebbe almeno che suo padre lo avesse menzionato durante la storyline del fidanzamento con Andrew nella stagione 2, ma non è successo, il che suggerisce che nemmeno lui ne fosse a conoscenza.

Questo potrebbe spiegare perché Maggie abbia tenuto nascosta l’esistenza di Liam a Cal: forse non sapeva nemmeno, o non ricordava, di essere stata sposata con lui. Maggie aveva detto che Liam era stato solo un flirt estivo. È possibile che il loro matrimonio sia stato il risultato di una notte folle a Las Vegas che lei non ricorda (anche se non sembra proprio da Maggie).

Un’altra possibilità è che si sia trattato di un errore breve che lei credeva fosse stato annullato. In ogni caso, Maggie sembrava tanto sorpresa quanto Cal quando Liam si è presentato dichiarando di essere suo marito, quindi chiaramente non era qualcuno che si aspettava di rivedere nella sua vita.

Chi si prenderà cura del Crossing con Sully via

Con un colpo di scena sorprendente, Sully annuncia che partirà con Helen per il suo lungo viaggio in Irlanda. Aveva rimandato a lungo, ma quando lei si presenta alla sua porta per dirgli che deve lasciarsi alle spalle il passato e vivere, lui capisce che ha ragione. Maggie è comprensibilmente sorpresa, dato che Sully non ha praticamente mai lasciato il Crossing.

Non è chiaro se Sully sarà assente per una parte della quarta stagione, se la prossima stagione si dividerà tra Timberlake e l’Irlanda, oppure se ci sarà un salto temporale e la storia riprenderà dopo il suo ritorno. Considerando la rivelazione su Liam, è improbabile che la nuova stagione inizi con un salto temporale, quindi Sully probabilmente resterà lontano dal Crossing per un po’.

La decisione di Sully di lasciare il Crossing nelle mani di altri dimostra quanto sia cresciuto nel corso delle ultime stagioni.

Il tempismo però non è dei migliori, visto che Edna si sta ancora riprendendo dall’operazione al cervello e Frank la sta aiutando durante la convalescenza. Maggie decide infine di restare a Timberlake e può sicuramente dare una mano, ma Sully non lo sapeva al momento della partenza. Anche questo sottolinea quanto Sully sia maturato nel corso delle stagioni.

Rafe e Sydney si lasceranno?

Il finale della terza stagione di Sullivan’s Crossing lascia un grande punto interrogativo sulla relazione tra Sydney e Rafe. Sydney non vuole mai sposarsi, mentre Rafe sì, e la loro ultima scena insieme li vede parlare della necessità di sedersi e discuterne il giorno seguente. L’espressione sul volto di Rafe suggerisce che abbia deciso di chiudere la relazione, consapevole del fatto che desiderano cose diverse.

Se dovessero lasciarsi, probabilmente i fan non ne sarebbero troppo dispiaciuti, dato che la loro relazione è stata una fonte costante di fastidio per molti. Rafe e Sydney non sono mai stati una buona coppia, soprattutto a causa di Sydney. La sua natura incostante e la sua immaturità hanno creato continue tensioni, e lei ha ancora molta strada da fare per crescere. A questo punto, una rottura sarebbe probabilmente la scelta migliore.

Perché Edna aveva davvero paura dell’operazione

Un’altra storyline importante degli ultimi episodi riguarda la cecità di Edna e la successiva diagnosi di tumore al cervello. Era terrorizzata e Frank distrutto, ed è per questo che sembrava così strano che rifiutasse l’intervento. La sua spiegazione era che, se qualcosa fosse andato storto durante l’operazione rischiosa e lei fosse morta o rimasta in stato vegetativo, Frank non sarebbe stato in grado di sopportarlo.

Questa motivazione però non aveva molto senso, dato che era chiaro che senza l’intervento sarebbe rimasta cieca per il resto della vita e avrebbe potuto avere altre gravi complicazioni. Scegliere un declino lento e certo invece di un’operazione rischiosa ma potenzialmente salvifica era una decisione dettata dalle emozioni, non dalla logica. Non sembrava una scelta da Edna, solitamente pragmatica e pratica, ma in realtà non è sorprendente.

Nelle stagioni precedenti, Edna ha dimostrato di avere paura di invecchiare e, presumibilmente, della morte. Quando ha iniziato a manifestare i sintomi della menopausa, l’ha presa molto male, arrivando inizialmente a far finta che non stesse succedendo nulla pur di non affrontare la propria mortalità. Con la morte che la fissava in faccia, il processo decisionale razionale di Edna si è semplicemente bloccato.

Il significato del finale della stagione 3 di Sullivan’s Crossing

Il tema generale di Sullivan’s Crossing, incluso il finale della terza stagione, è scoprire chi si è davvero e scegliere il proprio percorso nella vita. Questo tema emerge in tutte le principali storyline del finale. Rafe e Sydney, a quanto pare, non sono disposti a compromettere chi sono e ciò che vogliono dal futuro l’uno per l’altra, una decisione che Rafe, almeno, non avrebbe preso in passato.

Maggie capisce finalmente che ciò che desidera davvero non è necessariamente essere una neurochirurga, ma semplicemente essere un medico e aiutare le persone. Questa presa di coscienza le fa capire che può avere entrambi i suoi amori a Timberlake: Cal e la medicina. Può continuare ad aiutare gli altri senza dover sacrificare la sua relazione, mettendo finalmente fine a un dilemma durato tre stagioni.

Sully sceglie di lasciarsi alle spalle la paura di trovare di nuovo l’amore e di andare incontro al futuro con Helen. Helen, dal canto suo, si espone emotivamente presentandosi alla porta di Sully per chiedergli di partire con lei, rendendosi vulnerabile e mettendo tutte le carte in tavola. Lo stesso fa Rob, che finalmente chiede a Jane di essere ufficialmente la sua ragazza, un enorme passo avanti nel suo percorso di guarigione dopo la morte della moglie.

Come il finale della stagione 3 prepara la stagione 4

Il finale della terza stagione di Sullivan’s Crossing prepara diverse storyline per la stagione 4. Ovviamente, la più importante è il colpo di scena sconvolgente dell’arrivo di Liam a Timberlake, con l’annuncio di essere il marito di Maggie. Questo creerà sicuramente molta tensione tra lei e Cal, e potrebbe persino portarli a lasciarsi. Apre anche la possibilità di un triangolo amoroso, anche se sarebbe ripetitivo farlo subito dopo aver risolto quello con Andrew.

Naturalmente, continueranno anche le altre storie romantiche: la possibile rottura tra Rafe e Sydney, la storia d’amore tra Sully e Helen, Rob e Jane che vanno avanti più forti che mai, e forse anche Lola e Jacob, che potrebbero iniziare una relazione a distanza. La terza stagione ha introdotto molte nuove relazioni, e la quarta stagione di Sullivan’s Crossing è destinata a portarle avanti.

Avengers: Doomsday, una rumor spiega come l’universo degli X-Men sia collegato ai film della Fox

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Dare un senso all’universo degli X-Men della 20th Century Fox è quasi impossibile. I film prequel hanno fatto salti da un decennio all’altro senza che i protagonisti invecchiassero di più di un anno o due, e mentre X-Men: Giorni di un futuro passato avrebbe dovuto riscrivere il futuro e correggere le peggiori decisioni creative di X-Men – Conflitto finale, Logan – The Wolverine ha finito per dipingere un quadro cupo del destino della squadra.

Aggiungete il franchise di Deadpool al mix e il tutto diventa ancora più complicato. Deadpool & Wolverine ha cercato di risolvere la questione introducendo una variante di Wolverine molto simile, ma non abbiamo ancora idea di come siano gli X-Men su Terra-10005. Colosso e Testata Mutante Negasonica fanno parte della squadra, ma secondo Deadpool 2, lo sono anche mutanti dell’era prequel come il Professor X di James McAvoy.

Ora, in Avengers: Doomsday, torneremo nell’universo degli X-Men, ma apparentemente non quello dei film precedenti (e questo potrebbe includere il mondo che Deadpool e Logan ora chiamano casa). Recentemente, Alex Perez di The Cosmic Circus ha infatti condiviso una vignetta (la si può vedere qui) tratta da Ultimatum, apparentemente in riferimento ai recenti commenti di Sir Ian McKellen sulle azioni di Magneto nel prossimo film degli Avengers.

Approfondendo in seguito la sua vaga anticipazione, Perez ha scritto: “In Doomsday, l’universo degli X-Men che vedremo nel film è un universo variante in cui si sono verificati eventi simili a quelli della trilogia originale e Giorni di un futuro passato, solo per rendere più semplice la comprensione al pubblico che non ha voglia di fare troppi compiti a casa”. “La novità è che questo universo esiste come utopia per gli esseri umani e i mutanti. Ma viene da chiedersi… cosa è successo esattamente prima che questa utopia potesse esistere? Quali sacrifici sono stati necessari per il bene superiore? E questa domanda è il motivo generale di Doomsday”.

Non solo per Magneto, ma anche per Sam, i suoi Avengers, i Thunderbolts*, i Wakandans, gli X-Men, i Fantastici Quattro, Steve Rogers, Thor, Loki, la TVA, le varianti che vediamo in questo film e, soprattutto, Doom”, ha continuato Perez. “Cosa saresti disposto a sacrificare per ottenere ciò che desideri? Per avere successo? Per salvare le persone che ami? La tua morale? Le tue convinzioni? I tuoi poteri? La tua mortalità? La tua vita?” Ci sono infinite realtà nel Multiverso, e sembra che la casa degli X-Men vedrà alcuni volti familiari in nuovi ambienti (e costumi). Quindi, quelli di voi che sperano in un seguito diretto dei film della 20th Century Fox potrebbero rimanere delusi.

A Royal Winter: le location da sogno del film

A Royal Winter: le location da sogno del film

A Royal Winter, un affascinante film romantico che ha conquistato i cuori degli spettatori di Netflix questa settimana, è stato girato principalmente nella pittoresca cittadella di Sighisoara, situata nel distretto di Mureș, in Romania. Questa splendida fortezza medievale non è solo uno sfondo; infonde vita alla storia con le sue strade acciottolate e la sua storia vibrante. Passeggiando per gli stretti vicoli di Sighisoara, è facile capire perché i registi siano attratti da questo luogo incantevole.

La cittadella stessa è intrisa di leggende e tradizioni, notoriamente nota per essere il luogo di nascita di Vlad l’Impalatore – sì, quel Vlad! Ma al di là del suo oscuro passato si cela un’innegabile bellezza che si presta perfettamente a narrazioni fiabesche come A Royal Winter. Il film racconta una commovente storia d’amore ambientata in questo scenario mozzafiato.

Immaginate scene in cui i personaggi passeggiano mano nella mano lungo antiche mura o condividono momenti intimi sotto alberi secolari. L’atmosfera creata dall’architettura e dal paesaggio di Sighisoara esalta ogni slancio emotivo del film. Sembra che ogni pietra abbia assistito a innumerevoli storie dispiegate nel tempo.

Prodotto da Hallmark Channel insieme a Brad Krevoy Television e Motion Picture Corporation of America (MPCA), A Royal Winter dimostra come le location possano elevare la narrazione. Mentre molti film si affidano a set elaborati o effetti speciali, questa produzione ha abbracciato l’autenticità scegliendo location reali ricche di personalità.

Per i fan desiderosi di esplorare personalmente questi luoghi delle riprese, visitare Sighisoara offre più di una semplice nostalgia per gli spettatori: offre un’esperienza immersiva in un mondo in cui il romanticismo fiorisce tra lo splendore storico. Che stiate passeggiando per i mercati locali o sorseggiando un caffè in pittoreschi caffè immersi nel fascino medievale, troverete echi delle vostre scene preferite in ogni angolo.

Quindi, la prossima volta che guardate A Royal Winter, prendetevi un momento per apprezzare non solo le interpretazioni degli attori, ma anche quanto sia splendidamente intrecciato il loro viaggio con una delle città più affascinanti d’Europa.

A Royal Winter: l’amore regale che sta stregando Netflix

A Royal Winter: l’amore regale che sta stregando Netflix

Netflix ha quello che fa per te. Il dramma natalizio, A Royal Winter, disponibile su Netflix e in Top 10 al momento in cui scriviamo, è un film perfetto per chi ama le storie d’amore romantiche e coinvolgenti. Il film TV Hallmark del 2017, con Merritt Patterson (Ravenswood), Jack Donnelly (Atlantis) e Samantha Bond (Downton Abbey), segue una giovane donna americana che incrocia un principe durante una vacanza last minute in Europa.

Il classico film natalizio Hallmark, A Royal Winter è ambientato in un pittoresco villaggio europeo e racconta l’affascinante storia d’amore di una ragazza di provincia che incontra un principe in incognito. Come tutti i film Hallmark, gli spettatori sanno esattamente cosa aspettarsi: conflitti facilmente risolvibili e un pizzico di drammaticità sufficiente a garantire un finale commovente.

La storia di A Royal Winter

La storia segue la storia di Maggie Marks, una neolaureata americana che si reca in Europa per una vacanza. Lì, si ritrova immersa in una fiaba vera e propria, quando un incontro casuale con un affascinante abitante del posto porta a qualcosa di più.

La sinossi continua: “Tuttavia, le cose si complicano quando scopre che l’abitante del posto è in realtà un principe che sta per essere incoronato Re, e la cui madre è fermamente contraria alla storia d’amore del figlio reale con il turista.”

Cosa hanno detto gli spettatori di A Royal Winter?

Sebbene il film abbia ottenuto solo il 54% di recensioni su Rotten Tomatoes, gli spettatori hanno elogiato la storia d’amore come una visione piacevole e affascinante.

Una persona ha scritto in una recensione online: “Questo è stato un film molto piacevole! Una storia d’amore ben recitata e ben scritta. Personaggi davvero credibili e scenari incantevoli”, mentre un altro ha descritto il film come “da vedere assolutamente”.

Un terzo spettatore ha paragonato il film ad altre produzioni Hallmark, scrivendo: “Potrebbe non essere impeccabile o un capolavoro, ma per me è uno dei migliori film natalizi Hallmark tra un gruppo molto eterogeneo e uno dei migliori che mescolano Natale e regalità.”

Chi fa parte del cast di A Royal Winter?

Merritt Patterson, che non è nuova ai film per la TV di Hallmark, avendo recitato in Chateau Christmas, Gingerbread Miracle e altri, guida il cast nel ruolo di Maggie. Gli spettatori potrebbero anche riconoscere l’attrice per i suoi ruoli in Ravenswood, The Royals e The Art of More.

Merritt è affiancata da Jack Donnelly (Atlantis, House of Anubis) nel ruolo del Principe Adriano, Samantha Bond (The Marlow Murder Club, Outnumbered) nel ruolo di Beatrice, Rhea Bailey (The Bill, Coronation Street) nel ruolo di Sarah e Christopher Bowen (Castles, On Chesil Beach) in quello di Wickford.

Meryl Streep sarà Joni Mitchell nel film biografico diretto da Cameron Crowe

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Cameron Crowe non dirige un film da oltre dieci anni, dai tempi di Sotto il cielo delle Hawaii (2015), ma la situazione è destinata a cambiare molto presto. Il regista è infatti pronto a tornare dietro la macchina da presa con un biopic dedicato a Joni Mitchell, le cui riprese dovrebbero partire entro la fine dell’anno. Nel frattempo è stato svelato anche il nome dell’attrice che interpreterà la cantante nella fase più matura della sua carriera. Si tratta di Meryl Streep, che entra ufficialmente nel cast del film.

L’attrice premio Oscar non appare in un lungometraggio dal 2021, quando ha avuto un ruolo di supporto in Don’t Look Up, dedicandosi negli ultimi anni soprattutto alla televisione con Only Murders in the Building. La rivedremo però quest’anno ad aprile sul grande schermo in Il diavolo veste Prada 2.

La conferma del casting del biopic di Crowe è invece arrivata da Clive Davis, che durante il suo tradizionale party pre-Grammy a Los Angeles ha citato Streep presentando Joni Mitchell, annunciando che sarà lei a interpretarla nel film di Crowe (come riportato da Rolling Stone). Contattato dalla rivista, il regista si è limitato a rimandare proprio alle dichiarazioni di Davis, di fatto confermando la notizia. Resta invece non ufficiale, almeno per ora, l’indiscrezione secondo cui Anya Taylor-Joy interpreterà la Mitchell più giovane.

Il biopic rappresenta un progetto estremamente personale per Crowe, ex giornalista di Rolling Stone negli anni ’70, che intervistò Joni Mitchell nel 1979 e da allora ha mantenuto con lei un rapporto di profonda amicizia, arrivando persino a lavorare come suo assistente negli ultimi anni. I due collaborano alla sceneggiatura da circa tre anni e il film viene descritto come “non un biopic tradizionale”.

Tra gli anni ’80 e i primi 2000, Crowe è stato uno degli autori più influenti del cinema americano, firmando titoli come Non per soldi… ma per amore, Singles, Jerry Maguire, Quasi famosi e Vanilla Sky. La sua carriera ha poi subito una battuta d’arresto con Elizabethtown, La mia zita è uno zoo e il già citato Sotto il cielo delle Hawaii, portandolo a un lungo allontanamento da Hollywood. In quel periodo aveva anche tentato di sviluppare un biopic su Marvin Gaye, poi naufragato per problemi di casting e budget.

Ora, però, Crowe è pronto a tornare con il suo primo film in oltre undici anni, e tutto lascia pensare che questo ritratto di Joni Mitchell possa essere uno dei lavori più intimi e significativi della sua carriera. La partecipazione di Meryl Streep è inoltre un ulteriore segnale di buon auspicio, che permette di aspettarsi una nuova grande interpretazione dell’attrice.

A Knight Of The Seven Kingdoms: spiegazione dell’albero genealogico della famiglia Targaryen

La collocazione temporale di A Knight of the Seven Kingdoms si situa nel mezzo delle precedenti serie HBO, svolgendosi circa 80 anni dopo House of the Dragon e approssimativamente 90 anni prima degli eventi di Game of Thrones. Di conseguenza, i membri della famiglia Targaryen si trovano in una posizione scoraggiante: gli ultimi draghi sono recentemente scomparsi dopo la Danza dei Draghi e la perdita del Trono di Spade incombe all’orizzonte.

Tuttavia, durante A Knight of the Seven Kingdoms sono ancora presenti molti Targaryen, e uno di loro diventerà persino un personaggio chiave in Game of Thrones. Poiché il complesso albero genealogico dei Targaryen può risultare piuttosto confuso, di seguito ecco una panoramica di tutti i loro nomi, titoli e relazioni reciproche durante A Knight of the Seven Kingdoms, raccolti in un unico posto.

Re Daeron II Targaryen

  • Padre di Maekar, Baelor, Aerys e Rhaegel

Il sovrano seduto sul Trono di Spade durante A Knight of the Seven Kingdoms è Re Daeron II Targaryen. Daeron “il Buono” Targaryen è il dodicesimo re Targaryen di Westeros, il cui regno è ricordato soprattutto per aver portato Dorne nei Sette Regni in modo pacifico. Daeron II è il pronipote della regina Rhaenyra di House of the Dragon.

Daeron è figlio del defunto Re Aegon IV Targaryen e della sorella-moglie Naera Targaryen. Sua sorella di sangue è la Principessa Daenerys, mentre tra i suoi fratellastri figurano Brynden Rivers, Daemon Blackfyre e Aegor Rivers. Re Daeron II ha quattro figli maschi — Baelor, Aerys, Rhaegel e Maekar — e diversi nipoti, tra cui i sei figli di Maekar, i due figli di Baelor e i tre figli di Rhaegel.

Baelor “Spezzalance” Targaryen

  • Figlio maggiore di Re Daeron II, fratello maggiore di Maekar e padre di Baelor

Durante la prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms, il Principe di Roccia del Drago, Primo Cavaliere del Re ed erede al Trono di Spade è Baelor “Spezzalance” Targaryen, il figlio maggiore di Daeron. Nei libri di George R.R. Martin, Baelor ha i capelli scuri ereditati da sua madre Myriah Martell, invece dei caratteristici capelli argentei dei Targaryen, ed è noto per la sua rispettabilità, le sue abilità guerriere e il suo senso dell’onore.

Baelor è il fratello maggiore di Maekar, Aerys e Rhaegel, ed è zio di Aerion, Daeron, Aemon e Aegon in A Knight of the Seven Kingdoms. Interpretato dall’attore Bertie Carvel nel prequel di Game of Thrones, Baelor è sposato con Lady Jena Dondarrion ed è padre dei loro due figli, Valarr e Matarys Targaryen.

Aerys Targaryen

  • Secondo figlio di Re Daeron II, fratello minore di Baelor e maggiore di Maekar

Il secondo figlio di Re Daeron II è Aerys Targaryen, più giovane di Baelor e più anziano di Maekar e Rhaegel. Ha un notevole interesse per profezie, magia e per la possibilità che i draghi dei Targaryen possano tornare. Sebbene Aerys sia sposato con Aelinor Penrose, la coppia non ha figli.

Rhaegel Targaryen

  • Terzo figlio di Re Daeron II, fratello minore di Baelor e Aerys, maggiore di Maekar

Il terzo figlio di Re Daeron II Targaryen è il Principe Rhaegel Targaryen. È il più misterioso tra i figli di Daeron, con numerose accuse che lo descrivono come “folle” e cagionevole di salute. Oltre a essere il fratello minore di Baelor e Aerys e il fratello maggiore di Maekar, Rhaegel è sposato con Lady Alys Arryn ed è padre dei gemelli Aelor e Aelora, e di Daenora Targaryen.

Maekar Targaryen

  • Quarto figlio di Re Daeron II, fratello minore di Baelor, padre di Daeron, Aerion, Aemon e Aegon

Il quarto e più giovane figlio di Re Daeron II Targaryen e Myriah Martell è il Principe Maekar Targaryen, interpretato in A Knight of the Seven Kingdoms da Sam Spruell. Conosciuto per la sua durezza, impazienza e forza come guerriero, governa come Principe di Summerhall. Maekar è padre di Daeron, Aerion, Aemon, Aegon, Daella e Rhae Targaryen, ed è il fratello minore di Baelor, Aerys e Rhaegel.

In A Knight of the Seven Kingdoms, Maekar è particolarmente irritabile perché due dei suoi figli, Daeron e Aegon, sono scomparsi. L’episodio 3 rivela che Aegon è in realtà arrivato nella Valle di Ashford, agendo segretamente come scudiero di Ser Duncan l’Alto.

Daeron “l’Ubriaco” Targaryen

  • Figlio maggiore del Principe Maekar, fratello maggiore di Aerion, Aemon e Aegon

Il figlio maggiore del Principe Maekar Targaryen e di Dyanna Dayne è il Principe Daeron “l’Ubriaco” Targaryen, interpretato dall’attore Henry Ashton (My Lady Jane) in A Knight of the Seven Kingdoms. Daeron spicca nella storia di Westeros per essere uno dei rari “sognatori di draghi” di Game of Thrones, un Targaryen dotato di sogni profetici.

Spesso assorbito dalle sue visioni, Daeron non ama il combattimento con la spada come i suoi fratelli. Nell’episodio 1 di A Knight of the Seven Kingdoms, viene rivelato che Maekar gli ha ordinato di partecipare al torneo, ma Daeron non arriva nella Valle di Ashford come previsto. È il fratello maggiore di Aerion, Aemon, Aegon, Daella e Rhae, ed è cugino di Valarr e Matarys.

Aerion “Fiamma Chiara” Targaryen

  • Secondo figlio del Principe Maekar Targaryen

Aerion “Fiamma Chiara” Targaryen è il secondogenito del Principe Maekar, fratello minore di Daeron e maggiore di Aemon e Aegon. Interpretato da Finn Bennett (True Detective stagione 4), Aerion è ricordato per la sua crudeltà, arroganza e ferocia in combattimento. In seguito, diventa anche un esempio significativo della follia che affligge Casa Targaryen.

Nell’episodio 3 di A Knight of the Seven Kingdoms, la crudeltà di Aerion viene mostrata quando trafigge deliberatamente con la lancia il collo del cavallo del suo avversario. Più tardi, Aerion aggredisce la burattinaia Tanselle, spezzandole pubblicamente le dita per aver rappresentato sul palco la sconfitta di un drago.

Aemon Targaryen

  • Terzo figlio del Principe Maekar, fratello di Daeron, Aerion e Aegon

Uno dei personaggi più amati di Game of Thrones ritorna in un’epoca diversa come uomo molto più giovane. Destinato a diventare Maester Aemon Targaryen in Game of Thrones, qui è il giovane Principe Aemon Targaryen in A Knight of the Seven Kingdoms, terzogenito del Principe Maekar, fratello minore di Daeron e Aerion e maggiore di Aegon.

In A Knight of the Seven Kingdoms, Aemon, che ha circa 20 anni, ha già trascorso quasi un decennio alla Cittadella per diventare maestro. È lì che si trova durante la prima stagione, mentre i suoi fratelli partecipano al Torneo di Ashford.

Aegon “Egg” Targaryen

  • Figlio minore del Principe Maekar, nipote di Re Daeron II, fratello minore di Daeron, Aerion e Aemon

Il quarto e più giovane figlio del Principe Maekar Targaryen, nipote di Re Daeron II, nipote di Baelor e fratello minore di Daeron, Aerion e Aemon è il Principe Aegon “Egg” Targaryen (Dexter Sol Ansell). Aegon è il bisnonno di Daenerys Targaryen di Game of Thrones.

Durante A Knight of the Seven Kingdoms, Aegon è un ragazzino portato al Torneo di Ashford, a cui il fratello maggiore Daeron rade la testa prima che fugga segretamente e incontri Ser Duncan l’Alto, di cui diventa scudiero. La sua vera identità viene scoperta nell’episodio 3, quando ordina alla Guardia Reale di non fare del male a Dunk dopo l’attacco del cavaliere al Principe Aerion.

Brynden Rivers

  • Fratellastro di Re Daeron II, zio dei Principi Baelor e Maekar

Un altro importante membro esteso di Casa Targaryen in questo periodo dell’universo di Game of Thrones è Brynden “Sangue di corvo” Rivers. È il figlio bastardo del defunto Re Aegon IV Targaryen, fratellastro di Re Daeron II e zio dei Principi Baelor, Aerys, Rhaegel e Maekar.

Poiché Brynden rimane fedele a Re Daeron II durante la Prima Ribellione Blackfyre, Sangue di corvo ottiene grande potere e autorità a Westeros. In seguito, diventa celebre nella lore del franchise come la vera identità del Corvo con Tre Occhi, apparendo sia in Game of Thrones sia in House of the Dragon.

Daella Targaryen

  • Figlia maggiore del Principe Maekar, sorella di Daeron, Aerion, Aemon e Aegon

Sebbene si sappia poco della sua storia, Daella Targaryen è un membro della famiglia Targaryen durante A Knight of the Seven Kingdoms come quarta figlia del Principe Maekar. È la sorella minore di Daeron, Aerion e Aemon, e la sorella maggiore di Aegon e Rhae.

Rhae Targaryen

  • Figlia minore del Principe Maekar, sorella minore di Daeron, Aerion, Aemon, Aegon e Daella

La figlia più giovane del Principe Maekar Targaryen è la Principessa Rhae Targaryen. È l’unica figlia di Maekar più giovane di Aegon, ed è quindi estremamente giovane durante gli eventi di A Knight of the Seven Kingdoms. Come Daella, anche della vita di Rhae si conosce molto poco.

Valarr Targaryen

  • Figlio maggiore del Principe Baelor, nipote di Re Daeron II, cugino di Daeron, Aerion, Aemon e Aegon

Un altro membro chiave di Casa Targaryen durante A Knight of the Seven Kingdoms è il Principe Valarr, figlio maggiore del Principe Baelor, nipote di Re Daeron II e secondo in linea di successione al Trono di Spade. Come suo padre, Valarr è un Targaryen dai capelli scuri e un abile combattente, ma il suo status gli impedisce di affrontare avversari pericolosi durante il Torneo di Ashford.

Valarr è il fratello maggiore di Matarys e cugino di Daeron, Aerion, Aemon ed Egg, ed è sposato con Kiera di Tyrosh.

Matarys Targaryen

  • Figlio minore del Principe Baelor e fratello di Valarr

Il secondo figlio del Principe Baelor e di Jena Dondarrion è il Principe Matarys Targaryen, terzo in linea di successione al Trono di Spade durante la prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms. Matarys è il fratello minore di Valarr e cugino di Daeron, Aerion, Aemon e Aegon.

Adam Driver confermato in Heat 2, il sequel di Michael Mann

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Adam Driver confermato in Heat 2, il sequel di Michael Mann

Un’indiscrezione che circolava già dal 2023 trova ora una conferma sostanziale: Adam Driver farà parte del cast di Heat 2, il sequel diretto da Michael Mann. La notizia emerge indirettamente da un articolo di Deadline dedicato al prossimo film di Nancy Meyers, nel quale si specifica che Driver ha rinunciato al ruolo da protagonista nella rom-com perché attualmente “impegnato” proprio con il sequel di Heat – La sfida.

La sua partecipazione al progetto di Mann appare quindi ormai certa e lo vedrà affiancare un cast di primo piano che include già Leonardo DiCaprio e Christian Bale. Driver aveva già collaborato con il regista in Ferrari ed è stato, secondo le ricostruzioni, il primo attore a cui Mann ha offerto un ruolo nel sequel, entrato in sviluppo tra il 2021 e il 2022.

Basato sul romanzo scritto dallo stesso Mann, Heat 2 avrà una struttura a doppia linea temporale: da un lato racconterà il passato dei personaggi di Neil McCauley e Vincent Hanna (interpretati nel film originale da Robert De Niro e Al Pacino), dall’altro seguirà nuove rapine su scala globale ambientate dopo gli eventi della celebre sparatoria finale del primo film.

L’inizio delle riprese è attualmente previsto per agosto, e tra i nomi già accostati al progetto figura anche Stephen Graham, mentre nelle ultime settimane continua a circolare con insistenza quello di Austin Butler. Ulteriori annunci di casting sono attesi a breve.

A sostenere il film saranno Amazon/MGM, subentrati dopo che Warner Bros. ha rinunciato ai diritti a causa delle richieste economiche di Mann, che avrebbe spinto per un budget superiore ai 150 milioni di dollari. Un investimento importante per un regista che, a 82 anni, ha dedicato gli ultimi anni a costruire con estrema attenzione questo ambizioso progetto, concepito come un ibrido tra prequel e sequel.

Secondo quanto riportato, Mann è coinvolto in ogni fase creativa e la sceneggiatura viene descritta come “densa” e “operistica”. Colpisce inoltre una scelta tecnica controcorrente: nonostante sia stato uno dei pionieri del cinema digitale, il regista ha rivelato che Heat 2 verrà girato in pellicola, esattamente come il film originale del 1995. Un ritorno al celluloide che sembra perfettamente coerente con l’idea di riportare Heat alle sue radici.

Nancy Meyers torna a dirigere un film con un cast pieno di star!

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Nancy Meyers torna a dirigere un film con un cast pieno di star!

Nancy Meyers torna dopo 11 anni con una commedia stellare guidata da Penélope Cruz, Kieran Culkin e Jude Law; la data di uscita è fissata per Natale 2027. La donna il cui nome è sinonimo del genere da lei creato – lungometraggi patinati, ambiziosi e sentiti con grandi star – scriverà e dirigerà una nuova commedia senza titolo per la Warner Bros., la cui uscita è prevista per Natale 2027.

Il progetto vedrà protagonisti Penélope Cruz, Kieran Culkin, Jude Law, Emma Mackey e Owen Wilson. Sebbene la trama del film sia attualmente segreta, Variety conferma che si tratta di una versione di “Paris Paramount“, il progetto che Meyers ha avviato per Netflix nella primavera del 2023. “Il film parla di un gruppo di persone che realizzano un film e della magia e del mistero di ciò che facciamo”, aveva precedentemente spiegato Meyers su Instagram.

Secondo quanto riferito, le trattative con Netflix si sono interrotte quando il budget del film è salito a 150 milioni di dollari, la piattaforma di streaming si è rifiutata di cedere oltre i 130 milioni di dollari. Inizialmente, il ruolo principale era stato affidato a Scarlett Johansson, una delle attrici più pagate del settore. Lei ha però poi dato precedenza a L’esorcista di Mike Flanagan alla Universal, ma rimane in attività alla Warner Bros. con un ruolo nel prossimo Batman Parte II di Matt Reeves.

Con tutti quegli zeri di budget, i dirigenti della Warner Bros. Motion Picture Group, Pam Abdy e Mike DeLuca, hanno raggiunto un accordo per resuscitare la sceneggiatura della Meyers e offrirla al pubblico affamato del suo fascino inconfondibile. Nancy Meyers produrrà il progetto con Ilona Herzberg. Diana Pokorny sarà la produttrice esecutiva.

I film della Meyers hanno incassato oltre 1 miliardo di dollari al botteghino mondiale, con titoli come Quello che le donne vogliono, Tutto può succedere, L’amore non va in vacanza, È complicato e la saga de Il padre della sposa. Fu candidata all’Oscar per la migliore sceneggiatura originale nel 1981 per il film rivelazione di Goldie Hawn Il soldato Benjamin. Un remake della sua commedia con Diane Keaton, Baby Boom, è attualmente in lavorazione presso Amazon MGM, diretto da Michael Showalter.

Christopher Nolan, Presidente della DGA, esprime “notevoli preoccupazioni” per l’acquisizione di Warner Bros da parte di Netflix

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Christopher Nolan esprime “notevoli preoccupazioni” riguardo all’accordo tra Warner Bros. e Netflix dopo la fine della sua partnership quasi ventennale con lo studio. Nolan ha girato 10 film con Warner Bros. dal 2002 al 2020 prima di passare, a causa di disaccordi con la strategia di distribuzione simultanea dello studio nelle sale e su HBO Max nel 2021, alla Universal Pictures per Oppenheimer e il suo prossimo film, L’Odissea.

Nel dicembre 2025, un’onda d’urto epocale ha investito Hollywood quando Netflix ha annunciato un accordo per l’acquisizione di Warner Bros., incluso HBO Max, segnalando un ulteriore consolidamento nello streaming e sollevando preoccupazioni sul futuro a lungo termine del cinema. Nonostante la Paramount stia perseguendo un’offerta ostile per lo studio, si prevede che l’accordo si concluda nel 2026-2027 dopo l’approvazione delle autorità competenti.

Ora, nella sua prima intervista con Variety da quando è stato eletto presidente della Directors Guild of America (DGA), Nolan ha espresso “preoccupazioni molto, molto significative” riguardo all’assorbimento di Warner Bros. in Netflix:

Siamo molto, molto preoccupati su come tutto questo accadrà. Credo che sia un momento molto preoccupante per l’industria. La perdita di un grande studio è un duro colpo.

La DGA non ha ancora preso una posizione formale sul proposto accordo Netflix-Warner Bros., ma ha tenuto colloqui sia con il servizio di streaming che con Paramount, che sta preparando un’offerta ostile per lo studio. “Siamo interessati a saperne di più sui dettagli di come gestiranno queste cose”, afferma Nolan.

In risposta alle preoccupazioni sul futuro delle sale cinematografiche, il co-CEO di Netflix, Ted Sarandos, si è impegnato a mantenere una finestra di distribuzione di 45 giorni, sebbene la DGA abbia spinto per 60 giorni. Allo stesso tempo, David Ellison, CEO di Paramount Skydance, ha dichiarato che avrebbe preservato le finestre di distribuzione “sane e tradizionali” e aumentato il programma cinematografico dello studio unificato a 30 film all’anno.

Tuttavia, Nolan ha sottolineato che le finestre di distribuzione cinematografica non sono la preoccupazione principale:

Ci sono voci incoraggianti, ma non sono la stessa cosa degli impegni. La finestra di distribuzione cinematografica diventa una sorta di simbolo facilmente comprensibile per capire se la Warner Bros. sarà gestita come distributore cinematografico o se verrà integrata come servizio di streaming. Ma la realtà è che le questioni relative alla televisione e allo streaming sono molto più importanti per i nostri membri.

Oltre alla possibile assorbimento di Warner Bros. da parte di Netflix, il sindacato DGA sta anche affrontando la forte perdita di posti di lavoro e il rapido progresso dell’intelligenza artificiale, questioni che Nolan ha mostrato di comprendere con sicurezza, avvertendo che i cambiamenti tecnologici non dovrebbero essere usati come pretesto per indebolire i lavoratori:

Dobbiamo analizzare come i nuovi modelli abbiano creato questa discrepanza tra – francamente – il livello di produzione e la spesa complessiva del consumatore. È del tutto inaccettabile.

Christopher Nolan ha anche commentato la proposta del presidente Donald Trump di tassare al 100% i film prodotti all’estero e il calo dei posti di lavoro DGA dovuto a un calo della produzione nazionale, che non è dovuto principalmente alla concorrenza estera:

Non so come funzionerebbe un sistema tariffario. Devo dire che da quando il presidente Trump ha iniziato a diffondere queste idee, c’è un dibattito molto più serio da parte degli studios su come migliorare la situazione negli Stati Uniti – per essere completamente sinceri. Dal nostro punto di vista, si desidera un rimborso federale cumulabile del 25%, cumulabile con i rimborsi statali, per essere competitivi rispetto ad altri Paesi del mondo che stanno sottraendo produzione agli Stati Uniti grazie agli ottimi incentivi che offrono.

Se si considera la spesa complessiva del consumatore per i media, l’intrattenimento e il nostro lavoro, è estremamente stabile. Ma stiamo assistendo a un calo del 35-40% dell’occupazione per i nostri iscritti. Come si conciliano queste cose? Cosa sta succedendo agli investimenti? Perché non reinvestiamo nel consumatore? Perché il consumatore è investito nel nostro lavoro e lo apprezza moltissimo.

Ci saranno sempre alti e bassi nel livello di produzione. Questo è ovvio. È una realtà con cui fare i conti. Ma credo che stiamo assistendo a una discrepanza troppo grande tra il livello di investimento del consumatore e il modo in cui questo viene trasmesso ai nostri iscritti in termini di opportunità di lavoro.

Christopher Nolan ha anche affrontato il rischio di ulteriori perdite di posti di lavoro legate all’intelligenza artificiale, poiché il recente accordo tra Disney e OpenAI, che consente agli utenti di Sora di sperimentare con i suoi personaggi iconici, non ha fatto che aumentare tali preoccupazioni. Per la DGA, l’intelligenza artificiale solleva anche preoccupazioni circa la preservazione dell’integrità della visione creativa di un regista:

Lo considero un aspetto positivo in termini di definizione del principio di licenza. Ma finché non vedremo come questo verrà distribuito ai membri di tutti e tre i sindacati – cosa che, al momento, non sappiamo – è allora che queste aziende avranno il supporto delle corporazioni, quando avranno dimostrato come i creatori trarranno vantaggio da questo tipo di opportunità di licenza.

Bisogna avere voce in capitolo su come questo strumento viene utilizzato. Ci sono innumerevoli questioni legate al controllo del nostro lavoro e a come potrebbe essere manipolato attraverso l’intelligenza artificiale.

Highlander: un video dal set mostra una scena d’azione con Henry Cavill e Jeremy Irons

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Henry Cavill continua la sua carriera di star dei film d’azione, dato che l’attore britannico sta attualmente lavorando al suo prossimo grande progetto. Anche se l’ex protagonista di Superman ha concluso la sua esperienza con il famoso supereroe della DC, l’attore sarà presto protagonista di una nuova amata serie. Con il reboot di Highlander attualmente in fase di riprese, UnBoxPHD ha condiviso un nuovo video dal set del film (lo si può vedere qui), rivelando un primo sguardo al personaggio titolare interpretato da Cavill e alla sua reunion con il suo co-protagonista della DCEU, Jeremy Irons.

Il video dal set di Highlander è ambientato fuori dalla Torre di Londra, dove si vede il personaggio di Cavill su una moto. Il filmato mostra anche Cavill che cammina per le strade e sembra essere investito da un’auto. Nel film Highlander, Jeremy Irons interpreta il malvagio leader dei Watchers, ma nel film di Cavill ci sarà un’altra reunion del DCEU. Il protagonista di L’uomo d’acciaio si riunirà con Russell Crowe, che ha interpretato Jor-El, il padre di Superman, nel film del 2013.

Crowe interpreterà Juan Sánchez-Villalobos Ramírez, una figura mentore per Connor MacLeod di Cavill. Chad Stahelski è invece alla regia di Highlander, basato su una sceneggiatura di Kerry Williamson e Mike Finch. Il cast sta anche mettendo in scena una reunion del Marvel Cinematic Universe tra Dave Bautista e Karen Gillan di Guardiani della Galassia, che hanno interpretato rispettivamente Drax e Nebula nella trilogia di supereroi di James Gunn.

Drew McIntyre, lottatore della WWE, è invece stato scelto per interpretare Angus MacLeod, il fratello di Connor. Anche Siobhán Cullen, Jun Jong-seo, Nassim Lyes e Kevin McKidd hanno ottenuto un ruolo in Highlander, insieme a Marisa Abela e Djimon Hounsou.

GUARDA ANCHE: Henry Cavill condivide il first look di Highlander!

Frozen 3 ottiene promettenti aggiornamenti, tre anni dopo l’annuncio ufficiale del sequel Disney

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Dopo una la lunga attesa, arrivano aggiornamenti entusiasmanti per Frozen 3. Su Instagram (qui il post), Josh Gad, la voce di Olaf, è  infatti stato visto mentre teneva in mano un peluche del suo amato personaggio e faceva il numero tre con le dita. È affiancato da Lee, Correy e dalla produttrice Christina Chen mentre stanno in piedi davanti ai disegni di Olaf su una lavagna bianca. La didascalia di Gad recita: “La terza volta è sempre quella buona”, seguita da un’emoji di un pupazzo di neve e “È ora di costruire un altro pupazzo di neve. #frozen3”.

Sebbene la Disney non abbia annunciato ufficialmente che la produzione di Frozen 3 sia in corso, la foto di Gad con i registi e il produttore è un segnale promettente di progressi significativi. L’inizio delle riprese, o il fatto che siano imminenti, fa ben sperare che l’atteso sequel possa rispettare la data di uscita prevista per la fine del 2027. Ciò è particolarmente importante dopo che il sequel cinematografico della Disney è stato rinviato dalla data originaria del 25 novembre 2026.

L’aggiornamento arriva pochi mesi dopo le notizie relative ai contratti da record firmati da Josh Gad, Kristen Bell e Idina Menzel per Frozen 3 e Frozen 4. Ciascuno di loro guadagnerà 60 milioni di dollari tra i due film, la cifra più alta mai ricevuta da un doppiatore nella storia dell’animazione. Bell e Menzel riprenderanno i rispettivi ruoli delle sorelle Elsa e Anna, mentre Jonathan Groff tornerà a doppiare Kristoff.

Tutti i dettagli sulla trama di Frozen 3 rimangono segreti, ma c’è la possibilità che questo cambi più avanti nel 2026, specialmente intorno al Giorno del Ringraziamento, quando mancherà un anno all’uscita del sequel. Le teorie dei fan sulla trama includono il ritorno di Hans (Santino Fontana), lo sviluppo dei poteri di Anna, la nascita dei figli di Anna e Kristoff e l’interesse romantico di Elsa, tutti elementi che potrebbero essere ripresi anche nel quarto film.

Indipendentemente dalla trama, le aspettative al botteghino sono già alte, soprattutto considerando che i suoi predecessori sono film Disney che hanno incassato più di 1 miliardo di dollari in tutto il mondo. Dopo il dominio di Frozen II – Il segreto di Arendelle durante il Giorno del Ringraziamento del 2019, la Disney ha avuto diverse delusioni finanziarie in questo periodo dell’anno, ma la situazione è cambiata grazie ai risultati redditizi di Oceania 2 e Zootropolis 2Frozen 3 potrebbe senz’altro unirsi all’elenco dei grandi successi.

Sam Raimi ritratta la sua ferma posizione su Spider-Man 4: “Potrebbe arrivare il giorno”

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Sam Raimi ha recentemente smentito ogni speranza dei fan di un suo possibile ritorno in un film di Spider-Man, ma potrebbe aver cambiato idea. Raimi, che ha diretto la trilogia originale di Spider-Man con Tobey Maguire, ha rivelato in un’intervista rilasciata all’inizio di questa settimana ad AP Entertainment che gli piacerebbe molto girare un altro film sull’Arrampicamuri. Ha affermato che sarebbe più che felice di riunirsi a Maguire per un quarto film.

Il regista ha ulteriormente approfondito le sue precedenti dichiarazioni sul fatto di non voler fare un altro film di Spider-Man. Ha spiegato che al momento non è il momento per lui di intervenire e realizzare un altro capitolo della trilogia originale. Raimi ha affermato di apprezzare la direzione intrapresa dall’MCU con l’interpretazione del supereroe di Tom Holland e il suo coinvolgimento con gli Avengers. Di conseguenza, non voleva interferire con il franchise perché stanno facendo un ottimo lavoro e non vorrebbe intromettersi.

Sam Raimi ha anche allentato la presa sul suo fermo rifiuto. Ha aggiunto che, sebbene non accadrà a breve, non è impossibile e non si rifiuterebbe mai di farlo se i tempi fossero maturi. Ha anche detto quanto gli sia piaciuto lavorare con il cast originale e che gli piacerebbe molto farlo di nuovo.

Al momento, la Marvel sta riscuotendo molto successo con il suo Spider-Man, dove è coinvolto con gli Avengers e gli altri supereroi. Quindi non credo abbia senso in questo momento interrompere quel grande successo che stanno avendo solo per permettermi di fare un altro film. Ma mi piacerebbe molto. E il giorno potrebbe arrivare.

Dopo la trilogia originale, Maguire ha sorpreso i fan unendosi al cast di Spider-Man: No Way Home dell’MCU nel 2021. Non è l’unico dei film originali di Spider-Man ad unirsi all’MCU. Raimi ha anche diretto Doctor Strange in the Multiverse of Madness nel 2022. Si vocifera anche che potrebbe tornare ancora una volta per un potenziale terzo film di Doctor Strange (questa è solo una voce e non è stata confermata da nessuno).

Stranger Things: Tales from ’85, il primo trailer è on-line!

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Stranger Things: Tales from ’85, il primo trailer è on-line!

A Knight of the Seven Kingdoms: qual è il legame tra Egg e Daenerys Targaryen di Game of Thrones?

A Knight of the Seven Kingdoms presenta il colpo di scena: lo scudiero di Dunk, Egg, è segretamente un altro Targaryen. In che modo questo nuovo personaggio di Game of Thrones si collega a Daenerys? Sebbene ci siano diverse famiglie importanti nel mondo di Game of Thrones, i Targaryen sono costantemente al centro della storia. Questo è iniziato con Daenerys nella serie originale della HBO e ora si è esteso a entrambi gli spin-off.

A Knight of the Seven Kingdoms, come House of the Dragon, è ambientato in un’epoca in cui i Targaryen sono i sovrani indiscussi di Westeros. Ambientata 80 anni dopo House of the Dragon e circa 90 anni prima di Game of Thrones, la storia di Dunk si svolge durante il regno di Re Daeron II Targaryen, nonno di Egg.

L’albero genealogico della famiglia Targaryen è sempre complicato, ma per quanto riguarda Rhaenyra, Egg e Daenerys, si tratta di una linea familiare diretta. Tuttavia, ciò che è interessante di questo specifico ramo dell’albero genealogico della famiglia Targaryen è che era molto improbabile che Egg, e quindi Daenerys, governassero mai Westeros.

Egg è il bisnonno di Daenerys Targaryen ne Il Trono di Spade

Egg, un cavaliere dei Sette Regni, è destinato a diventare Re Aegon V Targaryen, ed è il bisnonno della regina Daenerys Targaryen. Il figlio di Egg, Re Jaeherys II Targaryen, è il padre di Re Aerys II Targaryen ne Il Trono di Spade, il “Re Folle”, che viene ucciso da Jaime Lannister e gli succede Re Robert Baratheon.

L’albero genealogico Targaryen tra Aegon V e Daenerys I
Re Relazione con Daenerys
Aegon V Targaryen (Egg) Bisnonno
Jaeherys II Targaryen Nonno
Aerys II Targaryen Padre
Daenerys I Targaryen

Il Re Folle è il padre di Daenerys, quindi la linea di demarcazione tra Egg e la regina Targaryen de Il Trono di Spade è netta. La cosa interessante è che, all’inizio di A Knight of the Seven Kingdoms, Egg viene rimosso più volte dalla successione.

Il padre di Egg, Maekar, è il quarto figlio di Re Daeron II Targaryen, e Egg è anche il quarto figlio di Maekar. Daenerys era la figlia più giovane di Re Aerys, quindi ognuno di questi sovrani è arrivato al trono attraverso una serie di sanguinose disgrazie Targaryen.

La parentela tra Rhaenyra Targaryen e Egg, da A Knight of the Seven Kingdoms

Attenzione! Potenziali spoiler per le prossime stagioni di House of the Dragon!

In House of the Dragon, Rhaenyra Targaryen e suo fratello Aegon dividono i Targaryen a metà mentre entrambi combattono per il Trono di Spade. Detto fatto (anche se è piuttosto complicato), è la linea di Rhaenyra a vincere. Questo rende Egg un discendente diretto di Rhaenyra, essendo il suo pronipote. Partendo da Rhaenyra, abbiamo Viserys II, Aegon IV, Daeron II, Maekar I e, infine, Aegon V (Egg).

L’albero genealogico Targaryen tra Rhaenyra I e Aegon V
Rhaenyra I Targaryen Trisnonna
Viserys II Targaryen Bisnonno due volte
Aegon IV Targaryen Bisnonno
Daeron II Targaryen Nonno
Maekar I Targaryen Padre
Aegon V Targaryen (Egg)

Se si vuole tenere il passo con le generazioni, Rhaenyra è la trisavola di Daenerys. Per quanto possa essere confuso, non si può negare che gli alberi genealogici meticolosamente costruiti da George R.R. Martin siano tutti parte di ciò che rende il franchise di Game of Thrones, incluso Un cavaliere dei sette regni, così fenomenale.

A Knight of the Seven Kingdoms: chi è Egg? La spiegazione della sua identità

Egg è uno dei personaggi principali di A Knight of the Seven Kingdoms, e la sua vera identità ha un legame affascinante con Game of Thrones. La storia di A Knight of the Seven Kingdoms ha debuttato nel gennaio 2026 ed è già stata rinnovata per una seconda stagione da HBO. La serie è lo spin-off più recente di Game of Thrones dopo House of the Dragon.

Lo show, un po’ come House of the Dragon, riporta il franchise ai suoi antichi fasti dopo le reazioni divisive al finale di Game of Thrones. Ci riesce riducendo la portata del racconto: da draghi, magia e Estranei si passa a una storia più leggera e incentrata sui personaggi, basata sulla raccolta di novelle di George R. R. Martin, Tales of Dunk and Egg (I racconti di Dunk e Egg).

Di conseguenza, le differenze tra A Knight of the Seven Kingdoms e Game of Thrones risultano piuttosto evidenti, nonostante l’ambientazione condivisa. Uno dei principali elementi di distinzione è il fatto che la prima si concentri esclusivamente su due personaggi, invece che su una moltitudine di membri delle grandi casate di Westeros: Ser Duncan l’Alto, noto anche come Dunk, ed Egg.

Per quanto riguarda Egg, interpretato da Dexter Sol Ansell, la sua vera identità è particolarmente intrigante e presenta forti collegamenti con Game of Thrones, House of the Dragon e con il più ampio mondo di Westeros.

Egg di A Knight of the Seven Kingdoms è in realtà Aegon Targaryen

In A Knight of the Seven Kingdoms, Egg svolge il ruolo di scudiero di Dunk, anche se la sua vera identità è ancora più interessante. Egg è in realtà Aegon Targaryen, il quarto figlio del principe Maekar Targaryen, a sua volta figlio del re Daeron II Targaryen. Quest’ultimo è il re all’inizio di A Knight of the Seven Kingdoms, prima che il trono passi infine a Maekar stesso.

Aegon Targaryen viene cresciuto come principe prima di diventare lo scudiero conosciuto semplicemente come “Egg”. Questo soprannome deriva dalla pronuncia del nome Aegon nell’universo di Game of Thrones (“Egg-on”), e suo fratello maggiore iniziò a chiamarlo Egg fin da quando era piccolo.

In A Knight of the Seven Kingdoms, Egg non rivela subito di essere un membro di Casa Targaryen: la verità emerge solo nell’episodio 3. Quando Aerion si scaglia contro Tanselle nell’episodio 3 per aver mancato di rispetto alla sua famiglia durante lo spettacolo di burattini, Dunk tenta di fermarlo. Prima che Aerion possa vendicarsi su Dunk, Egg interviene, confermando di essere il fratello minore di Aerion.

Perché Egg nasconde la sua vera identità

Il motivo per cui Aegon Targaryen nasconde la propria identità e usa il nome Egg è legato a uno degli elementi centrali della trama della prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms. La stagione ruota attorno a un torneo ad Ashford Meadow, dove Aegon avrebbe dovuto fare da scudiero a suo fratello maggiore, Daeron.

Tuttavia, nei libri Tales of Dunk and Egg di G.R.R.M., viene rivelato che Daeron non aveva alcun desiderio di partecipare al torneo. Di conseguenza, Daeron fugge portando con sé Aegon. Quest’ultimo si rasa la testa per evitare che qualcuno riconosca i suoi tratti tipici dei Targaryen, dettaglio che Aerion sottolinea quando si riunisce a Egg nell’episodio 3.

Prima che Egg riveli la sua vera identità di Targaryen nell’episodio 3 di A Knight of the Seven Kingdoms, ci sono diversi indizi che suggeriscono il suo segreto. Ad esempio, nell’episodio 2 Egg appare visibilmente preoccupato quando vede arrivare i membri della famiglia Targaryen per il torneo. Anche il suo linguaggio e la sua conoscenza della storia dei Sette Regni sono più adatti a un reale che a un ragazzo di umili origini.

Le sezioni successive di questo articolo spiegano cosa accade a Dunk ed Egg nelle novelle di GRRM, oltre ai loro destini nell’universo di Game of Thrones.

Cosa succede a Egg durante le sue avventure con Dunk

La prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms adatta la novella The Hedge Knight, che segue Dunk durante il torneo con Egg al suo fianco come scudiero. Dopo il torneo, nella novella, Egg supplica suo padre Maekar di permettergli di continuare a servire Dunk come scudiero. Maekar accetta con riluttanza, dando il via alle ulteriori avventure di Dunk ed Egg.

Successivamente, Dunk ed Egg viaggiano in varie regioni di Westeros, tra cui Dorne e Oldtown. La seconda grande storia, The Sworn Sword, verrà adattata nella seconda stagione di A Knight of the Seven Kingdoms e vede Dunk ed Egg coinvolti in una disputa sulla proprietà di un fiume nel Reach.

Durante The Sworn Sword, i due incontrano i Blackfyre, un gruppo di discendenti illegittimi di Aegon IV Targaryen, legittimati dal re sul letto di morte. Questo evento porta alla Seconda Ribellione Blackfyre contro il Trono di Spade, e Dunk ed Egg finiscono per trovarsi al centro del conflitto.

Se A Knight of the Seven Kingdoms dovesse continuare con una terza stagione, con ogni probabilità adatterebbe The Mystery Knight, che vedrebbe Dunk ed Egg coinvolti in un altro torneo. La storia include anche alcuni nomi di rilievo dell’universo di Game of Thrones, come Stark e Frey.

Come Egg diventa re e cosa sappiamo sul regno di Aegon V

Alla fine, una volta terminati gli anni da scudiero, Aegon diventa uno dei tanti re Targaryen dell’universo di Game of Thrones. Ci riesce nonostante sia il quarto figlio di Maekar I, motivo per cui Aegon V viene ricordato come “l’Improbabile”. Il fratello maggiore Daeron muore a causa di una malattia, mentre il secondogenito, Aerion, diventa tristemente famoso per la sua crudeltà e follia.

Nella sua follia, Aerion beve una coppa di altofuoco, convinto che lo trasformerà in un drago. Alla morte di Maekar I, restano dunque solo Aemon, ormai maestro, e Aegon. Viene convocato un Grande Consiglio per decidere il nuovo re, durante il quale Aemon insiste affinché Aegon sieda sul Trono di Spade. È così che Egg diventa Aegon V Targaryen.

Il regno di Aegon è noto per l’impegno del re a favore del popolino di Westeros. Questo provoca malcontento tra altri lord, ma Aegon riesce a reprimere diverse ribellioni, inclusa la Quarta Ribellione Blackfyre, durante il suo periodo sul trono.

Verso la fine del suo regno, Aegon ritiene di aver bisogno del potere che un tempo i draghi conferivano a Casa Targaryen per convincere gli altri lord a sostenere i suoi piani a favore del popolino. Purtroppo, i tentativi di Aegon V di far schiudere delle uova di drago portano alla tragedia di Summerhall, un incendio che uccide lui, il suo figlio maggiore e Ser Duncan l’Alto.

In che modo e quando Game of Thrones ha fatto riferimento a Egg

Considerato il ruolo importante che Egg avrà in A Knight of the Seven Kingdoms, è naturale chiedersi come sia stato citato in Game of Thrones. Egg viene menzionato più volte, in particolare da Aemon Targaryen, suo fratello e maestro dei Guardiani della Notte.

Nella prima stagione di Game of Thrones, mentre Jon Snow valuta l’idea di disertare i Guardiani della Notte per aiutare la sua famiglia, Aemon rivela di essere Aemon Targaryen e racconta che suo fratello Aegon divenne re dopo che lui rifiutò il trono. Nella quinta stagione di Game of Thrones, Aemon si ammala di demenza.

Sul letto di morte, Aemon dice: «Egg, ho sognato di essere vecchio». Questa frase dimostra come la sua mente confusa torni ai giorni della giovinezza trascorsi con Aegon, come suggerisce il soprannome che gli aveva dato. Dopo che A Knight of the Seven Kingdoms approfondirà la storia di Egg, questi riferimenti in Game of Thrones risulteranno probabilmente ancora più emozionanti.

A Knight Of The Seven Kingdoms, episodio 3: la spiegazione di QUEL colpo di scena

L’episodio 3 di A Knight of the Seven Kingdoms è stato finora il più emozionante, con la rivelazione finale che Egg è in realtà il principe Aegon Targaryen. Nei due episodi precedenti dello spin-off di Game of Thrones, avevamo appreso che due dei figli del principe Maekar, Daemon e Aegon, non erano arrivati al torneo di Ashford Meadow quando previsto, scatenando una certa agitazione tra i Targaryen. Nonostante ciò, lo spettacolo doveva continuare e il torneo è iniziato ufficialmente nell’episodio 2 senza di loro.

Mentre tutto questo accadeva, Ser Duncan l’Alto è stato ufficialmente riconosciuto come cavaliere nientemeno che dal principe Baelor Targaryen, erede al Trono di Spade. Tuttavia, Dunk non era ancora del tutto pronto per la giostra. Doveva prima decorare il suo scudo con un emblema unico e procurarsi un’armatura. Dunk chiese a Tanselle — una burattinaia dorniana per la quale provava una certa infatuazione — di dipingere sul suo scudo un olmo sotto una stella cadente. Tanselle accettò.

Questo diventa un dettaglio fondamentale nell’episodio 3 di A Knight of the Seven Kingdoms, poiché è proprio la missione di Egg di recuperare lo scudo appena dipinto a portare alla scoperta della sua vera identità. Poi c’è l’affetto di Dunk per Tanselle, che lo spinge ad agire in modo sconsiderato e a cacciarsi in enormi guai. Ma di questo parleremo più avanti. Per prima cosa, entriamo nel grande segreto targaryen di Egg.

La spiegazione della vera identità di Egg in A Knight of the Seven Kingdoms

Il finale dell’episodio 3 di A Knight of the Seven Kingdoms vede Dunk attaccare il principe Aerion Targaryen per difendere Tanselle. Naturalmente, un crimine del genere commesso davanti a decine di testimoni dovrebbe concludersi con una rapida esecuzione, ma Egg interviene per salvare la situazione. Ordina agli uomini della Guardia Reale di lasciare andare Dunk, e loro obbediscono. Quando Egg chiama Aerion “fratello”, tutto diventa chiaro. Egg è il principe Aegon Targaryen, il figlio scomparso del principe Maekar e nipote del re Daeron II Targaryen.

Nel corso dei primi episodi di A Knight of the Seven Kingdoms c’erano stati diversi indizi che suggerivano un legame tra Egg e i Targaryen. È piuttosto evidente che non sia di umili origini come finge, dato che il suo accento e il suo atteggiamento generale differiscono notevolmente da quelli di Dunk. Egg ha inoltre fatto di tutto per evitare di essere notato dai principi Targaryen e sembrava provare un forte risentimento verso Aerion in particolare. Ora sappiamo perché.

Egg incontra Ser Robyn Rhysling

Ora che abbiamo affrontato la più grande rivelazione dell’episodio 3 di A Knight of the Seven Kingdoms, torniamo all’inizio di questo capitolo. Egg è determinato a essere un buon scudiero e ad aiutare Dunk a vincere. Così prende il cavallo e la lancia di Dunk e si allontana per addestrare il destriero e fare pratica con il proprio ruolo. È in quel momento che Egg viene avvicinato da Ser Robyn Rhysling.

Ser Rhysling è duro come pochi. A Knight of the Seven Kingdoms utilizza uno dei suoi flashback per spiegare come Rhysling abbia perso un occhio, ed è una storia piuttosto brutale. Nonostante ciò, il cavaliere si dimostra gentile con Egg. Rhysling appare sullo schermo solo per pochi istanti, ma l’episodio 3 di A Knight of the Seven Kingdoms lascia pochi dubbi sul fatto che questo personaggio avrà un ruolo più importante in futuro.

Il legame tra Dunk ed Egg continua a crescere

A Knight of the Seven KingdomsDopo il ritorno di Egg dall’incontro con Ser Robyn Rhysling, Dunk appare un po’ turbato. Nel corso di A Knight of the Seven Kingdoms, Dunk ha cercato di essere severo con il suo scudiero, ma finisce sempre per cedere alla gentilezza. È esattamente ciò che vediamo nell’episodio 3. Si tratta di una sequenza piuttosto tenera, in cui Dunk insegna incoraggiando Egg a cucire una toppa su un indumento e poi preparano insieme il pranzo.

In pochi giorni, Dunk ed Egg sono diventati incredibilmente legati. Questo rende naturalmente la vera identità di Egg ancora più complicata. Dunk non ha idea che il ragazzo a cui si è affezionato (e che minaccia spesso) sia in realtà un principe. Inoltre, A Knight of the Seven Kingdoms suggerisce che Egg non abbia mai sperimentato prima un legame così stretto e un’attenzione sincera come quella che Dunk gli riserva.

La spiegazione dell’offerta di Plummer a Dunk

Alla fine dell’episodio 3 di A Knight of the Seven Kingdoms, Dunk non ha ancora avuto l’opportunità di partecipare a una giostra. I primi turni sono riservati esclusivamente a cavalieri e lord di alto rango, mentre i cavalieri erranti devono attendere per sfidare in seguito. Tra un paio di giorni, Dunk potrà scegliere quale avversario affrontare. Tuttavia, prima che quel momento arrivi, Dunk viene avvicinato da Plummer, il Maestro dei Giochi.

Plummer spiega a Dunk che il lord di Ashford si è spinto troppo oltre nell’organizzare il torneo e sta cercando un modo per recuperare parte del denaro speso. Plummer spera che Dunk accetti di affrontare il figlio maggiore di Ashford, Ser Androw, un cavaliere noto per la sua abilità nelle giostre.

Data la reputazione di Ser Androw, molti spettatori scommetteranno sulla sua vittoria. Lord Ashford vuole invece scommettere contro suo figlio e ordinargli di perdere apposta. Dunk è il cavaliere perfetto per questo compito per diversi motivi: non solo è imponente, ma nessuno degli spettatori lo ha mai visto giostrare prima, quindi una sua vittoria non desterebbe sospetti. Inoltre, Dunk è povero, quindi è più probabile che accetti la farsa.

Sebbene Dunk non abbia ancora dato una risposta a Plummer, ha espresso il suo disagio all’idea di ottenere una vittoria falsa. È ansioso di dimostrare il proprio valore, e una giostra truccata andrebbe contro la sua coscienza. Naturalmente, probabilmente ormai non ha più importanza. Plummer non avrà alcuna utilità per un cavaliere destinato con ogni probabilità a morire.

Dunk attacca il principe Aerion per difendere Tanselle

A Knight of the Seven Kingdoms stava preparando il terreno per il momento di Dunk nelle giostre, ma l’episodio 3 introduce una complicazione. Nei due episodi precedenti, è diventato evidente che Dunk prova dei sentimenti per Tanselle Too-Tall (anche se non è troppo alta per lui). Ma anche se non fosse stato così, probabilmente avrebbe agito in modo altrettanto impulsivo dopo aver visto il principe Aerion spezzare le dita a una giovane donna.

Lo spettacolo di burattini di Tanselle mostrava un cavaliere che sconfiggeva un enorme drago, cosa che ha fatto infuriare Aerion. Il principe lo ha interpretato come un attacco simbolico ai Targaryen (ironicamente, visto che è proprio colpa dei Targaryen se i draghi si sono estinti). Dopo che Egg avverte Dunk di quanto sta accadendo, il cavaliere si lancia in sua difesa. Strappa il principe dal palco e lo colpisce con pugni e calci prima che la Guardia Reale riesca a fermarlo.

È solo grazie a Egg se Dunk non viene ucciso alla fine di A Knight of the Seven Kingdoms, e questo porta il cavaliere a scoprire la verità sul suo scudiero. Tuttavia, questi eventi sono destinati a essere solo l’inizio dei problemi di Dunk. Egg può essere intervenuto questa volta, ma è improbabile che l’attacco al principe Aerion resti impunito. Naturalmente, per scoprire cosa accadrà bisognerà attendere l’episodio 4 di A Knight of the Seven Kingdoms.

Moulin Rouge! torna al cinema in occasione del suo 25° anniversario

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Arrivano al cinema le celebrazioni di Moulin Rouge!, nuovo titolo della stagione NEXO STUDIOS BACK TO CULT, la rassegna dedicata ai film che hanno definito epoche, linguaggi e generazioni.

Il visionario film diretto da Baz Luhrmann (Romeo + Giulietta di William Shakespeare, Australia, Il grande Gatsby ed Elvis) tornerà al cinema dal 9 all’11 marzo 2026. Uscito nel 2001 e interpretato da Nicole Kidman ed Ewan McGregor, Moulin Rouge! è molto più di un musical: è un’opera-manifesto che ha ridefinito il genere, fondendo in modo audace immaginario pop, montaggio ipercinetico e rivisitazioni musicali che attraversano epoche e stili. L’elenco delle sale sarà presto disponibile su nexostudios.it e le prevendite apriranno a partire dal 13 febbraio.

La trama di Moulin Rouge!

Ambientato nella Parigi bohémien di fine Ottocento, Moulin Rouge! mette in scena la storia d’amore tra il giovane aspirante scrittore Christian e l’étoile del Moulin Rouge, Satine, in un universo febbrile e teatrale, dove personaggi storici e di fantasia – tra cui Henri de Toulouse-Lautrec – convivono in una narrazione travolgente, sospesa tra sogno e tragedia. Al centro del racconto, le quattro parole che ne costituiscono l’anima e il messaggio universale: Libertà, Bellezza, Verità e Amore. Un inno all’arte come atto assoluto, alla passione come forza rivoluzionaria, alla possibilità di amare senza compromessi.

Presentato in concorso al Festival di Cannes, Moulin Rouge! ha segnato una svolta epocale nella storia del cinema, contribuendo alla rinascita del musical cinematografico e influenzando profondamente l’estetica degli anni successivi. Ha ottenuto due Premi Oscar per Scenografia e Costumi, diventando un riferimento imprescindibile per immaginario, stile e linguaggio.

Il ritorno in sala rappresenta un’occasione unica per riscoprire sul grande schermo tutta la forza visiva e sonora di un’opera pensata per essere vissuta collettivamente, in un’esperienza immersiva che esalta musica, colore ed emozione.

A chiudere la stagione di questa prima parte dell’anno sarà un altro titolo che sarà presto annunciato. Con questa selezione, la seconda stagione di BACK TO CULT conferma la volontà di Nexo Studios di riportare in sala opere che hanno cambiato il modo di vedere, vivere e ricordare il cinema. Un’occasione unica per rivivere tre titoli entrati a pieno titolo nel patrimonio della cultura visiva internazionale.

La rassegna Nexo Studios Back to Cult è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Studios in partnership con MYmovies e con i media partner Radio Deejay e ArteSettima.

Osgood Perkins torna con un nuovo horror, Keeper – L’Eletta. Ecco il trailer

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Dal 12 marzo al cinema distribuito da Be Water, Keeper – L’eletta è il nuovo film di Osgood Perkins, di cui oggi vi proponiamo il trailer.

In una baita isolata, Liz e Malcolm si godono il loro weekend fuori porta. Ma presenze inquietanti e un legame oscuro con la foresta iniziano a emergere. Le visioni si moltiplicano, la realtà vacilla e il rifugio si trasforma in un incubo di manipolazione, destino e mostruosa eredità.

Dopo il successo mondiale di Longlegs e l’acclamato adattamento di The Monkey, il nuovo viaggio nel male di Osgood Perkins con Tatiana Maslany e Rossif Sutherland.

Rachel McAdams e Dylan O’Brien raccontano la loro esperienza al limite sul set di Send Help

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Rachel McAdams e Dylan O’Brien guidano il cast di Send Help, il nuovo film diretto da Sam Raimi, nelle sale italiane dal 29 gennaio con 20th Century Studios. Survival thriller con venature di comicità horror, il film segna il ritorno di Raimi a un territorio narrativo che mescola tensione, ironia e improvvisi scarti verso l’oscurità. Accanto ai due protagonisti, il progetto può contare su una squadra consolidata: la sceneggiatura è firmata da Damian Shannon e Mark Swift, le musiche originali sono di Danny Elfman, mentre la produzione è affidata allo stesso Raimi insieme a Zainab Azizi, con JJ Hook come produttore esecutivo.

La storia di Send Help

La storia prende avvio da un disastro aereo: due colleghi, un uomo e una donna legati da un passato professionale non privo di attriti, si ritrovano unici sopravvissuti e naufraghi su un’isola deserta. L’isolamento forzato li costringe a confrontarsi non solo con un ambiente ostile, ma anche con i rancori accumulati nel tempo. La lotta per la sopravvivenza diventa così anche una resa dei conti emotiva, in cui le dinamiche di potere, le ambizioni personali e le fragilità emergono senza filtri.

Rachel McAdams, candidata all’Oscar, interpreta Linda, un personaggio che sin dalle prime battute appare affabile, quasi rassicurante, ma che nel corso del film rivela sfumature sempre più ambigue. L’attrice ha spiegato di aver lavorato fin dall’inizio su questa doppia natura: «Volevo che Linda fosse amabile, ma che avesse anche un elemento imbarazzante che potesse camminare in parallelo. Così che poi, man mano che la storia si sviluppava, c’era questa possibilità di oscillare tra la sanità mentale e la follia, villain contro eroe».

Questa oscillazione è uno dei motori drammaturgici del film. Raimi costruisce un percorso in cui le certezze dello spettatore vengono progressivamente erose, e il confine tra vittima e carnefice si fa sempre più sottile. McAdams sottolinea quanto l’idea di instabilità sia centrale nell’esperienza narrativa: «Adoro quella sensazione di budella che si torcono quando pensi di essere atterrato su un terreno solido, e poi la terra ti viene meno sotto ai piedi». Secondo l’attrice, Send Help contiene diversi momenti in cui sia il pubblico sia i personaggi provano questa vertigine. Il finale, in particolare, lascia una traccia ambivalente: «È come sulle montagne russe. Sei felice per lei, ma in fondo sai cosa questo vuol dire per gli altri personaggi e sei incerto se essere davvero felice o meno».

Cortesia Cristiana Caimmi & Co

“Mai confondere la gentilezza per debolezza”

Uno dei temi chiave del film è riassunto in una battuta destinata a restare: “Mai confondere la gentilezza per debolezza”. McAdams racconta di aver amato pronunciarla, mentre Dylan O’Brien ricorda con ironia il contesto in cui è stata girata la scena: «Mentre io ero a terra nella sabbia!». Al di là dell’aneddoto, per l’attore il cuore del film risiede proprio nelle dinamiche di potere. «Le dinamiche nel luogo di lavoro sono universali e reali», osserva, «ma il film le estremizza nel modo che avete visto».

O’Brien si dice attratto da storie capaci di portare situazioni quotidiane verso esiti imprevedibili. «Il film si muove in territori talmente diversi, tocca temi talmente diffusi che è difficile da prevedere. Da spettatore sono fan di questo tipo di storie; da attore adoro metterle in scena perché si aprono davvero tantissime strade per le interpretazioni». Il suo personaggio attraversa un arco narrativo che parte da una dimensione realistica per spingersi verso un’escalation sempre più estrema, pur restando ancorato a una coerenza emotiva.

La commistione tra horror e commedia è un altro elemento distintivo. Per O’Brien, la sfida più stimolante è stata affrontare con serietà assoluta situazioni al limite dell’assurdo: «È molto divertente mettere in scena sul serio tutto quello che succede». L’attore parla di un’esperienza quasi da sogno nel condividere il set con Raimi e McAdams, sottolineando la libertà creativa che deriva da un registro così ibrido.

McAdams, dal canto suo, ricorda anche l’aspetto più avventuroso della lavorazione: «Abbiamo viaggiato su tantissimi set, su spiagge private e posti splendidi, pensando che era il nostro lavoro». Un privilegio che, scherza l’attrice, «non ce lo perdoneranno».

Cortesia 20th Century Studios

Sul piano fisico, Send Help ha richiesto una preparazione significativa, soprattutto per le sequenze d’azione. Tra le più complesse, una scena di lotta con un cinghiale e diverse riprese subacquee. «Volevamo che fosse realistica ma doveva essere estremamente coreografata», spiega McAdams, «così che potesse sembrare realistica ma anche sicura da realizzare».

O’Brien evidenzia la natura quasi coreutica di quelle scene: «Non era una lotta normale. Doveva essere ferale, ma non c’era vero contatto fisico. Dovevamo apparire disperati ma non farci male». Il lavoro è stato preparato per settimane prima delle riprese, studiando ogni movimento nei dettagli, tenendo conto della sicurezza, dell’effetto finale e delle protesi utilizzate. «Dovevamo essere davvero molto precisi», conclude l’attore.

Le scene in acqua si sono rivelate altrettanto impegnative. McAdams racconta di aver girato in una vasca e di essersi sottoposta a un intenso allenamento per trattenere il respiro e mantenere gli occhi aperti sott’acqua. «Non capisci quanto possono essere difficili queste scene fino a che non ti ci trovi dentro», ammette. L’esperienza le ha fatto maturare un nuovo rispetto per questo tipo di sequenze, spesso date per scontate sul grande schermo.

Con Send Help, Sam Raimi firma un’opera che intreccia suspense, ironia e una progressiva discesa nell’oscurità, affidandosi a due interpreti capaci di restituire tutte le sfumature emotive di una storia di sopravvivenza che è anche, e soprattutto, un confronto spietato tra esseri umani.

Motorvalley: i protagonisti e gli autori raccontano la nuova serie italiana Netflix

Presentata in conferenza stampa, Motorvalley si prepara a scaldare i motori in vista dell’arrivo su Netflix dal 10 febbraio. Dopo aver partecipato all’incontro, in questo articolo riportiamo le dichiarazioni rilasciate dal cast e dagli autori della nuova serie, che hanno raccontato genesi, temi e ambizioni del progetto. Tra riflessioni sui personaggi, confronti inevitabili con Veloce come il vento e considerazioni sul contributo produttivo di Netflix, emerge il ritratto di una serie che punta a coniugare adrenalina, realismo e una precisa idea di cinema di genere italiano.

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La trama di Motorvalley

Arturo (Luca Argentero), Elena (Giulia Michelini) e Blu (Caterina Forza) hanno perso quasi tutto nella loro vita, ma una cosa li accende ancora: l’amore per le auto e l’adrenalina. Elena, rampolla della Dionisi, proprietaria di una famosa scuderia, deve riconquistare un ruolo nell’impresa di famiglia, ora nelle mani del fratello; assolda Blu, giovane testa calda con un’attrazione fatale per la velocità, e Arturo, ex pilota leggendario ritiratosi dopo un tragico incidente, per allenarla. Ognuno di loro ha un motivo per correre più veloce degli altri. Motorvalley è la storia del loro viaggio attraverso una delle gare automobilistiche più appassionanti: Il Campionato Italiano Gran Turismo (GT) dove le auto e le corse non sono solo una passione da condividere ma anche una ragione di vita, o di morte.

Caterina Forza e Luca Argentero in Motor Valley
Caterina Forza e Luca Argentero in Motor Valley. Cr. Enrico Bellinghieri/Netflix © 2026

Gli attori parlano del rapporto con i personaggi e il film Veloce come il vento

Apre la conferenza stampa proprio Luca Argentero: “come tante storie di sport, anche in Motorvalley si parla di sconfitti che hanno qualcosa da riconquistare. Così è il nostro trio di protagonisti, che formano una squadra insolita che solo insieme può trovare la forza di rialzare la testa”. “È stato un lavoro molto bello, – ha poi aggiunto l’attore, concentrandosi sul proprio personaggio – perché di solito mi confronto con personaggi “puliti”, mentre questo ha dei lati negativi in più, anche se in fin dei conti è un buono, per cui mi sono divertito a lavorare su questo equilibrio”.

Insomma, ero felice di fare qualcosa di diverso, – continua Argentero – di allontanarmi un po’ dalla visione rassicurante che la serie Doc – Nelle tue mani ha dato di me e a cui continuo ad essere immensamente grato. Mi interessava però provare a poggiare per un po’ il camice e fare qualcosa di diverso. E l’ho fatto con la convinzione che tra il mio personaggio e quello di Stefano Accorsi in Veloce come il vento non ci sono punti di contatto se non il loro essere ex piloti che diventano mentori. Ma lui aveva costruito un personaggio molto più caratterizzato. Poi, più che a quel modello, ci siamo rivolti a Million Dollar Baby e al ruolo di Clint Eastwood in quel film”.

Il microfono passa poi alla giovane Caterina Forza, che a sua volta racconta della sua esperienza sul set. “Non avrei mai pensato di avvicinarmi ad un mondo di questo genere, anche se non ne ero estranea”, racconta. “Sono stata fortunata perché non ho dovuto costruire il personaggio da sola, tutti mi hanno aiutato, dai registi alla troupe. Abbiamo lavorato in particolare sul passato di Blu, andando a scavare nei suoi drammi. La sfida di questo personaggio è quella di riuscire a farsi accettare, quindi dovevamo capire da cosa partiva questo suo desiderio”.

Riguardo ad un possibile paragone con il personaggio interpretato da Matilda de Angelis in Veloce come il vento, l’attrice non ha dubbi: “Sono molto fan di quel film e di Matilda. La nostra serie è però un progetto con un’idea originale. Questo mi ha permesso di ispirarmi a lei e al suo personaggio, certo, ma anche di trovare degli elementi di originalità e lavorare su quelli. Così, non ho avvertito mai il peso del confronto”.

Il contributo di Netflix

Veloce come il vento è un film di dieci anni fa”. – afferma Matteo Rovere, produttore e regista dei primi due episodi della serie. Mi era rimasto sottopelle e trovo che il territorio dell’Emilia Romagna abbia delle caratteristiche uniche. Personalmente, come autore cerco di andare a trovare dei luoghi in cui è presente l’epicità, in cui il pericolo è all’ordine del giorno. In questo senso la Motorvalley è una sorta di terra di mezzo, dove tutto è possibile”.

Io credo negli aspetti analogici dell’action. Mi piace che l’azione sia graffiata, realistica, che ti permetta di sentire la puzza di benzina, l’attrito delle ruote sull’asfalto. L’aver girato sui luoghi reali in cui è ambientata la storia ha quindi favorito questa possibilità di restituire un maggior realismo”. Opportunità ottenuta, come racconta Rovere anche grazie al coinvolgimento di Netflix nella produzione della serie. “Netflix ci ha dato una grande mano. In questa serie le automobili volano, le cose prendono fuoco e tutta questa magia siamo riusciti ad ottenerla perché abbiamo avuto il loro sostegno”.

Con questa libertà, spero di aver dato agli spettatori momenti di divertimento ma anche di riflessione. Abbiamo infatti voluto raccogliere l’eredità di Veloce come il vento ma anche di tanto cinema di genere italiano che ci ha formato”. Aggiunge poi Rovere: “Con Netflix avevamo già lavorato – L’isola delle rose, Supersex, Maschi veri – e anche stavolta non ci sono stati mai momenti di criticità dove ho sentito di essere stato forzato verso certe scelte. Anzi, c’è sempre stata la volontà di raggiungere uno stesso obiettivo insieme”.

Luca Argentero in Motor Valley
Luca Argentero in Motor Valley. Cr. Lucia Iuorio/Netflix © 2025

Una serie che sfida l’industria e il pubblico italiani

Dopo aver parlato del contributo di Netflix, Rovere si concentra sugli obiettivi avuti insieme agli altri due ideatori della serie, Francesca Manieri e Gianluca Bernardini. “L’elemento ipercinetico mi è proprio – spiega Rovere – L’idea di poter calare lo spettatore in un ambito seriale incentrato su un contesto adrenalinico, che possa solleticare più sensi. Non sono del parere che ci sia una scissione tra scrittura e messa in scena, deve invece esserci un proseguimento armonico. La velocità è quindi stato un tema sin dall’inizio, i protagonisti hanno un preciso rapporto – anche problematico – con la velocità. Da qui ci apriamo a parlare anche di controllo, di come lo si tiene in pista e nella vita.

Nel voler raccontare tutto ciò però non abbiamo mai condotto un’analisi precisa del target. – spiega poi Rovere – Sapevamo solo di voler lavorare su una storia veloce, action. Personalmente avevo anche voglia di sfidare un po’ l’industria italiana, il comparto che lavora e che spesso non ha occasione di mostrare tutte le loro capacità. Volevamo dare questa possibilità con qualcosa di nuovo e l’idea di poter contare su tutto questo mi ha motivato. Poi, parlando di target, spero che la serie possa piacere a giovani e a meno giovani”.

Il rapporto con la competizione

Ai tre attori protagonisti viene infine chiesto il loro rapporto con la competizione. “Io sono la persona meno competitiva sul lavoro che esista. – afferma Argentero – Lo sono invece sullo sport, quello sì, ma sul lavoro non la sento e non la vivo”. Dello stesso parere è anche Michelini, che afferma: Michelini: “penso basti guardarsi dentro per capire che non c’è bisogno di entrare in competizione con qualcuno sul lavoro. Anche io sono però stata competitiva nello sport e soprattutto nei giochi da tavolo”. Si unisce a loro anche Forza: “per il mio vissuto, neanche io sono competitiva nel mio lavoro. Ma è l’unica cosa in cui non lo sono, perché in tutti gli altri campi della vita invece lo sono molto”.

Una seconda stagione all’orizzonte

Chiude poi la conferenza stampa Rovere, chiamato a rispondere alla domanda se ci si può aspettare di vedere una seconda stagione di Motorvalley. “Un seguito? Ci speriamo, è possibile, ma per adesso ci godiamo i risultati di questa prima stagione”.

Michael: il trailer internazionale del biopic sul Re del Pop

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Michael: il trailer internazionale del biopic sul Re del Pop

Il Re del Pop sta per riconquistare il suo trono sul grande schermo. La Lionsgate ha pubblicato un nuovo trailer di Michael, l’attesissimo film biografico che ripercorre il percorso di Michael Jackson dagli esordi con i Jackson 5 alla sua ascesa a superstar mondiale. Il film mira a catturare sia lo spettacolo che le contraddizioni dell’artista che è diventato noto come il Re del Pop.

A interpretare il ruolo principale è Jaafar Jackson, nipote di Michael, alla sua prima grande interpretazione cinematografica. Il progetto è diretto da Antoine Fuqua (“Training Day”, “The Equalizer”) da una sceneggiatura di John Logan (“Il Gladiatore”, “Rango”). Fuqua ha espresso grande fiducia nell’interpretazione del suo protagonista. “Ma soprattutto, è Jaafar che incarna Michael”, ha detto Fuqua a People. “Va oltre la somiglianza fisica. È lo spirito di Michael che si manifesta in modo magico. Bisogna viverlo per crederci.”

Il film presenta un cast corale con Colman Domingo nel ruolo del patriarca Joe Jackson, Nia Long in quello della matriarca Katherine Jackson, Miles Teller in quello dell’avvocato dello spettacolo John Branca e Laura Harrier in quello della produttrice musicale Suzanne de Passe. Include anche Kat Graham nel ruolo di Diana Ross e Larenz Tate in quello del fondatore della Motown Berry Gordy. I fratelli di Jackson sono interpretati da Jamal R. Henderson nel ruolo di Jermaine, Tre’ Horton in quello di Marlon, Rhyan Hill in quello di Tito, Joseph David-Jones in quello di Jackie e Jessica Sula in quello di La Toya.

La trama di Michael

Michael è la rappresentazione cinematografica della vita e dell’eredità di uno degli artisti più influenti che il mondo abbia mai conosciuto. Il film racconta la storia della vita di Michael Jackson al di là della musica, ripercorrendo il suo percorso dalla scoperta del suo straordinario talento come leader dei Jackson Five, fino a diventare un artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato una ricerca incessante per diventare il più grande performer del mondo.

Mettendo in risalto sia la sua vita fuori dal palcoscenico che alcune delle performance più iconiche della sua prima carriera da solista, il film offre al pubblico un posto in prima fila per vedere Michael Jackson come mai prima d’ora. È qui che inizia la sua storia. Michael vede protagonisti Jaafar Jackson al suo debutto cinematografico, Nia Long (Empire, la serie The Best Man), Laura Harrier (BlacKkKlansman, Spider-Man: Homecoming) e Juliano Krue Valdi (The Loud House, Arco), con Miles Teller (Top Gun: Maverick, Whiplash) e Colman Domingo (Sing Sing, Rustin), due volte candidato all’Oscar®.

Wonder Man: anche Simon, dopo Kamala, potrebbe essere un mutante nel MCU?

Lo showrunner di Wonder Man, Andrew Guest, ha rotto il silenzio sulla natura dei poteri di Simon Williams, se si tratta di un mutante dopo il suo debutto nel Marvel Cinematic Universe. La nuovissima serie Disney+ Wonder Man è incentrata su Simon, un attore desideroso di ottenere il ruolo principale in un remake di Wonder Man. Anche se l’intera stagione è stata pubblicata, rimangono diversi interrogativi, tra cui il futuro di Simon e Trevor Slattery nell’MCU e se Simon sia un mutante dopo aver mostrato i suoi poteri.

Durante un’intervista con The Direct, Guest ha parlato apertamente del potenziale status di mutante di Simon. Lo showrunner ha spiegato che lui e il resto dei produttori hanno discusso di questo argomento durante la pre-produzione, ma hanno concluso che non era necessario affrontarlo nella serie. Invece, vuole “lasciare la decisione a chi pone questo tipo di domande sui mutanti”.

Quando gli è stato chiesto se avesse personalmente una risposta alla questione dei mutanti, Guest ha risposto affermativamente, pur non essendo disposto a parlarne pubblicamente. “È un’ottima domanda, ne abbiamo discusso. Abbiamo deciso di non rispondere. Lascio la parola a chi si pone questo tipo di domande sui mutanti.”

A proposito di mutanti, Guest ha menzionato gli X-Men nell’intervista, parlando delle origini dei poteri di Simon, che dovevano “servire… al suo personaggio“. Lo showrunner ha avuto l’impressione che i poteri dei primi film degli X-Men “sembrassero così psicologici“, e voleva che fossero presenti anche in Wonder Man.

Per tutta la serie, Simon è oppresso dai suoi poteri, il che è l’opposto di ciò che molti individui con superpoteri provano nei film Marvel. “Simon sentiva come se gli fosse successo qualcosa, piuttosto che qualcosa di cui era entusiasta o che voleva persino scoprire”, ha spiegato Guest.

Inquadrando il legame di Simon con i suoi poteri in questo modo, e non rivelando come li abbia ottenuti, si contribuisce a dare forma alla narrazione dell’intero arco narrativo.

“Quindi una delle cose che volevamo fare era assicurarci che i poteri di Simon Williams fossero funzionali al suo personaggio. E io, ripensando a quel primo film degli X-Men, e a come quei poteri, per tutti quegli adolescenti, fossero così psicologici. Sembravano legati a tutti questi cambiamenti di vita che attraversiamo. E Simon sentiva che erano una parte di lui che gli era in qualche modo capitata, piuttosto che qualcosa per cui era, A, entusiasta o, B, che voleva persino conoscere, come se non provasse alcuna curiosità al riguardo. Sono solo un ostacolo e questo ci ha aiutato a raccontare la storia che stavamo cercando di raccontare su Simon.

Quindi volevo assicurarmi di non creare quel tipo di primo momento in cui vede i superpoteri da bambino, come avremmo potuto fare. Cerchiamo di aggirare la cosa e di raccontarla attraverso una lente un po’ diversa. E volevo assicurarmi che, quando si trattava di questi poteri, non fossero ciò che Simon rappresentava.”

La Disney ha acquisito i diritti sui personaggi degli X-Men (così come sui Fantastici Quattro e Deadpool) quando ha ufficialmente acquistato la 20th Century Fox nel 2019. Negli ultimi anni, l’MCU ha iniziato a introdurre gradualmente il concetto di mutanti nei suoi film e nelle sue serie TV.

Nel corso degli anni sono usciti oltre una dozzina di film sugli X-Men, tra cui X-Men, Wolverine – L’immortale, X-Men: Giorni di un futuro passato e The New Mutants. Hugh Jackman, Ian McKellen, Patrick Stewart, Halle Berry, Jennifer Lawrence, James McAvoy, Kelsey Grammer, Alan Cumming e Taylor Kitsch sono solo alcuni dei tanti attori che hanno interpretato i personaggi iconici di questo franchise.

Con i personaggi ora formalmente sotto la supervisione della Disney, la società di Topolino sta sviluppando il proprio film sugli X-Men che entrerà ufficialmente a far parte dell’MCU. Jake Schreier è a bordo per dirigere dopo aver diretto Thunderbolts.

Il reboot uscirà poco dopo Avengers: Secret Wars, che arriverà nelle sale a dicembre 2027, anche se una data di uscita specifica non è ancora stata annunciata.

A questo punto, Guest lascia che siano i poteri forti a decidere se Simon sia effettivamente un mutante e se apparirà in un film degli X-Men. I commenti dello showrunner non forniscono una risposta definitiva, quindi i fan non possono che continuare a speculare sul futuro di Simon e sul suo status di mutante nell’MCU.

Wonder Man è disponibile in streaming su Disney+.

Dipartimento per il Controllo Danni: la cronologia completa nel MCU

Il Dipartimento per il Controllo Danni è gradualmente diventato uno dei più importanti elementi di tessuto connettivo dell’MCU. Dopo il crollo dello SHIELD nell’MCU, il DODC è di fatto intervenuto come principale risposta governativa a tutti i superumani, alieni, individui potenziati e potenti artefatti.

Presente in progetti come la prima trilogia di Spider-Man dell’MCU, Ms. Marvel, She-Hulk: Attorney at Law, Secret Invasion e, più recentemente, la nuova serie Marvel acclamata dalla critica Wonder Man, il DODC si è trasformato da una semplice squadra di pulizia a un’importante organizzazione di controllo. Ecco la nostra analisi completa della cronologia MCU per il Dipartimento per il Controllo Danni (e le previsioni per il suo futuro).

Il Dipartimento per il Controllo Danni debutta come una branca dello SHIELD

Il Dipartimento per il Controllo Danni è entrato per la prima volta nel canone dell’MCU attraverso un fumetto Marvel ambientato poco dopo Iron Man del 2008. A quel tempo, il DODC non era indipendente, ma operava invece come una branca specializzata dello SHIELD.

Sebbene la loro prima missione nota riguardasse la bonifica dei rottami della battaglia di Iron Man con Obadiah Stane a Los Angeles, si può immaginare che la branca esistesse già prima.

Dopo la Battaglia di New York del 2012, il DODC diventa un’organizzazione ufficiale

La Battaglia di New York del 2012 ha rimodellato definitivamente il Dipartimento per il Controllo Danni. Dopo l’invasione dei Chitauri in The Avengers, il DODC si è separato dallo SHIELD ed è diventato una joint venture tra il governo degli Stati Uniti e le Stark Industries.

Nel 2016, il Dipartimento del Controllo Danni aveva assunto il controllo di tutte le attività di bonifica e contenimento della tecnologia aliena, come visto in Spider-Man: Homecoming. Tuttavia, il sequestro dei contratti di recupero dei Chitauri portò direttamente Adrian Toomes a diventare l’Avvoltoio e il suo mercato clandestino di armi nel 2016. Il Dipartimento del Controllo Danni guidò anche le operazioni di bonifica dopo la rapina al bancomat di Spider-Man con criminali che utilizzavano le armi Chitauri modificate dell’Avvoltoio.

Anche in Avengers: Infinity War del 2018, il Dipartimento del Controllo Danni recuperò il braccio mozzato di Cull Obsidian dopo la battaglia degli Avengers con l’Ordine Nero a New York.

Nel 2024, Spider-Man viene arrestato dal Dipartimento del Controllo Danni

Ms Marvel Damage ControlLa spettacolare espansione del Dipartimento del Controllo Danni oltre la bonifica si è vista nel 2024 con Spider-Man: No Way Home.

In seguito alla rivelazione pubblica da parte di Mysterio dell’identità segreta di Spider-Man in Far From Home, l’agente Cleary del DODC arrestò e interrogò Peter Parker, trattando un Vendicatore adolescente come un sospettato criminale in seguito alla Battaglia di Londra e ai precedenti scontri di Spider-Man.

Di conseguenza, fu dimostrato che il DODC era diventato il principale braccio operativo del governo per gli individui potenziati, sorvegliando attivamente i superumani e cercando di prevenire nuove crisi contenendo le minacce percepite.

Nel 2025, il DODC incontra She-Hulk e Ms. Marvel

Nel 2025, la Divisione Controllo Danni aveva diverse indagini in corso. In Ms. Marvel, gli agenti usarono droni Stark e cannoni sonici nel tentativo di catturare Kamala Khan, trattando un’eroina adolescente come una pericolosa anomalia.

Tuttavia, l’operazione nel New Jersey fu mal gestita dall’agente Sadie Deever, con conseguente cattiva pubblicità per il DODC, che fu infine costretto a ritirarsi e porre fine alle sue operazioni dopo che Ms. Marvel reagì e fu protetta dalla sua comunità.

Un approccio simile è stato visto in She-Hulk: Attorney at Law. Ancora una volta, il DODC si affidò alla tecnologia Stark per arrestare She-Hulk interpretata da Jennifer Walters, rafforzando la loro evoluzione come forza di soppressione sovrumana. She-Hulk e Ms. Marvel presentarono anche la prigione di massima sicurezza del DODC, una struttura ad alta tecnologia per superumani e altre potenti minacce (come l’Abominio di Emil Blonsky) che rivaleggiava con la superprigione Raft, apparsa per la prima volta in Captain America: Civil War.

Nel 2026, gli Skrull si infiltrano nel Dipartimento di Controllo Danni e il caso Simon Williams

Nel 2026, la serie Marvel Secret Invasion ha visto degli Skrull mutaforma infiltrarsi nel Dipartimento di Controllo Danni impersonando degli agenti, riuscendo a rubare il braccio del Cacciatore d’Ossidiana dell’Ordine Nero (che il Dipartimento di Controllo Danni ha recuperato durante gli eventi di Avengers: Infinity War).

Più avanti nel 2026, la nuovissima serie Marvel Wonder Man vede il ritorno dell’agente Cleary nell’MCU. Allo stesso modo, è confermato che il Dipartimento di Controllo Danni sta affrontando tagli al budget, con la loro costosa prigione di massima sicurezza piena solo a metà.

Questo spinge l’agente Cleary a essere creativo nelle sue indagini sull’attore in difficoltà Simon Williams e sui suoi presunti superpoteri segreti. Dopo aver stretto un accordo con Trevor Slattery per collaborare con il Dipartimento di Controllo Danni, avvicinarsi a Simon e valutare il suo potenziale di minaccia,

Simon non è stato arrestato nonostante abbia perso il controllo dei suoi poteri nel finale di Wonder Man. Questo perché Trevor si è assunto la responsabilità del danno fingendosi nuovamente pubblicamente il Mandarino (il che significa che Cleary è stato comunque arrestato). Tuttavia, l’agente Cleary alla fine ha riesaminato il set cinematografico distrutto da Williams, scoprendo l’energia ionica persistente che era stata lasciata sul posto.

Il Dipartimento di Controllo Danni è pronto ad affrontare i mutanti

X-Men '97 Marvel StudiosNelle scene finali di Wonder Man, è suggerito dall’agente Clearly, Simon Williams potrebbe rappresentare una minaccia importante o una risorsa importante per il DODC, il che suggerisce che l’organizzazione potrebbe finire per stringere un accordo con Williams nel futuro dell’MCU.

Oltre a ciò, vale la pena notare che i sentimenti anti-superpotenza e la preoccupazione pubblica stanno crescendo nell’MCU, apparentemente preparando Terra-616 all’emergere dei mutanti e degli X-Men che sappiamo essere in arrivo dopo la fine della Saga del Multiverso.

Considerando il modo in cui hanno gestito individui come Ms. Marvel e Simon Williams, si può immaginare che il DODC sarà probabilmente in prima linea nella risposta del governo al “problema mutanti”, forse ottenendo anche maggiori risorse. Di conseguenza, è probabile che il Dipartimento per il Controllo dei Danni non scomparirà presto nel futuro dell’MCU.

Tutti gli episodi di Wonder Man sono disponibili in streaming su Disney+.