Le cronache di Narnia: Il
viaggio del veliero è il film del 2010 diretto
da Michael Apted e con protagonisti nel
cast Ben Barnes, Georgie Henley, Skandar Keynes,
Tilda Swinton, William Moseley e Anne
Poppewell.
La trama: Peter e Susan sono in
Asia con i genitori, mentre Edmund e Lucy si trovano a dover
passare un periodo a Cambridge con l’odioso e supponente cugino
Eustace. Un giorno, dopo una lite, vengono risucchiati con lui di
nuovo a Narnia, dove incontrano di nuovo i loro amici, a cominciare
dal principe Caspian e dal topino moschettiere Reepicheep, mentre
il cugino rimane stravolto da quel mondo per lui folle in cui si
trova.
Stavolta bisogna contrastare
mercanti di schiavi, ma anche un male che arriva da un’isola
misteriosa, che farà confrontare tutti, Edmund e Lucy in testa, con
le loro paure e i loro desideri più segreti. Ma anche per loro è
arrivato il momento di dire poi addio a Narnia, non prima di aver
salutato Aslan, mentre Eustace ha scoperto un nuovo mondo, fatto di
fantasia, al quale rimarrà fedele.
Le Cronache di Narnia: il Viaggio del Veliero, il film
Terzo capitolo di Narnia che si
sviluppa su due piani, da un lato esaltando l’avventura, con
suggestioni che vanno dalle Mille e una notte ai romanzi di
avventura marinaresca passando per le leggende nordiche e le fiabe,
dall’altro racconta un viaggio interiore, nelle paure ma anche
nella capacità di cambiare e di ritrovare il sense of wonder e la
fantasia che la vita vorrebbe soffocare, fin da quando si è
giovani, all’epoca di Cs. Lewis come oggi.
Il terzo capitolo della saga di
Narnia è uscito anche in 3D ma per fortuna risulta godibilissimo
anche in formato normale, non sacrificando tutta la trama allo
strabordare dallo schermo delle immagini, rischio ormai concreto di
un modo reinventato dal passato di fare cinema che vorrebbe
comandare ormai nel genere fantastico. Infatti ci si trova di
fronte ad un’avventura capace di appassionare, ben equilibrata tra
azione e introspezione, avventura e viaggio dentro di sé, mentre
Narnia prende l’aspetto ormai del luogo perduto dell’infanzia,
dell’Isola che non c’è, con un finale di stacco definitivo dagli
amici e dai luoghi struggente come ogni addio che si rispetti.
La ricerca di sé, il miglioramento
non dimenticando la dimensione spirituale, il non dimenticare i
sogni dell’età giovane anche se inevitabilmente bisogna crescere e
distaccarsene, sono i temi fondanti di un film che coniuga, ancora
di più che i primi due capitoli, effetti speciali ad un’atmosfera
vintage, dal gusto dell’avventura vecchio stampo ai curiosi titoli
di coda che animano i vecchi libri illustrati per ragazzi.
Una storia rivolta quindi non solo
ai giovanissimi, anzi più vicina ai gusti di un pubblico più
adulto, che ha voglia e nostalgia di sognare e che può trovare un
alter ego in Eustace, scettico capace di meravigliarsi e
sciogliersi di fronte alla fantasia. Probabile che se ci saranno
prossimi capitoli sarà lui l’eroe della vicenda, come avviene nei
romanzi, ma per ora tutto si conclude su una spiaggia da sogno,
dove ogni protagonista va per la sua strada e incontro ad un
destino che comunque non teme.
Le cronache di Narnia: Il
principe Caspian è il film fantasy del 2008 diretto
da Andrew Adamson con protagonisti nel cast Ben
Barnes, Georgie Henley, Skandar Keynes, William Moseley, Anna
Popplewell,
Sergio Castellitto e Pierfrancesco Favino.
Anno: 2008
Regia: Andrew Adamson
Cast: Ben Barnes, Georgie Henley, Skandar Keynes, William
Moseley, Anna Popplewell, Sergio Castellitto, Pierfrancesco Favino.
Le cronache di Narnia: Il principe Caspian, la trama
I quattro fratelli Pevensie, Peter, Edmund, Susan e Lucy,
vivono a Londra, è passato un anno dalla loro avventura a Narnia,
ma, durante un bombardamento che li ha portati a rifugiarsi nella
metropolitana, vengono risucchiati di nuovo nel mondo di Narnia,
dove sono passati secoli e secoli.
Oggi dominano i Telmarini, stirpe
di principi non sempre buoni e giusti e il giovane principe
Caspian, che potrebbe riportare pace e prosperità, è costretto a
nascondersi e a fuggire perché il perfido zio lord Miraz vuole
ucciderlo. I ragazzi aiuteranno il loro nuovo amico nel suo
intento, riconquistandosi onori e riconoscimento in un mondo in cui
ormai sono venerati da oltre mille anni come gli eroi delle
leggende. Aslan non c’è più, ma forse è sempre con loro.
Le cronache di Narnia: Il principe Caspian, l’analisi
Un secondo capitolo più cupo del precedente, che mescola
suggestioni shakesperiane ad intrighi di corte, introducendo nuovi
personaggi, anche non solo legati solo al momento, come il giovane
principe Caspian, interpretato dall’emergente Ben Barnes, che torna
poi anche nel terzo capitolo.
Il tema della religiosità sparisce
di fronte all’avventura, al gusto dell’intrigo, alla dualità tra
realtà e fiaba, alle battaglie, sempre molto simili a quelle de Il
signore degli anelli ma per ragioni di target decisamente meno
cruente nei loro effetti devastanti: Adamson lima alcuni difetti e
lungaggini del primo capitolo, ottenendo un film decisamente più
piacevole, capace di interessare i più giovani ma di piacere anche
agli adulti, che notano comunque i riferimenti letterari e
avventurosi.
Stavolta è il gusto dell’avventura ad avere il sopravvento,
in una storia che fa da tramite tra un primo capitolo e i
successivi, e che spesso potrebbe essere l’anello debole di una
saga (come in fondo è successo sia a L’impero colpisce ancora che a
Le due torri) ma che funziona come insieme, risultando godibile
anche per chi non ha visto il primo capitolo. Di nuovo efficace
come la fantasia irrompe in un contesto realistico, lontano dal
mondo dei giovani occidentali ma purtroppo simile a certe realtà in
giro per il mondo dove si vive ancora oggi sotto le bombe e le
guerre, ed interessante il tema del diverso scorrimento del tempo
tra i due mondi, capace di esaltare a Narnia gli eroi provenienti
da un’altra dimensione, diventati nel frattempo leggenda.
Tra castelli degni del miglior
romanzo gotico, battaglie, effetti speciali efficaci ma che non
distruggono il gusto di narrare, avventura, meritano una menzione i
due interpreti nostrani, un Sergio Castellitto
cattivo che sembra uscito dal Medio Evo reale, e un
Pierfrancesco Favino efficace ma dubbioso braccio
destro pronto alla redenzione. Di nuovo un’avventura fantasy che
non dimentica di strizzare l’occhio sia alla cultura alta che
all’intrattenimento, con un risultato equilibrato tra le due
esigenze e superiore a quello del primo film, cosa che non è di
tutti.
Le cronache di Narnia: Il
leone, la strega e l’armadio è il film del 2005
diretto da Andrew Adamson e con protagonisti
nel cast James Mc Avoy, Tilda Swinton, Georgie Henley, Skandar Keynes,
William Moseley, Anna Popplewell, Jim Broadbent, Liam
Neeson e Omar Sharif (voce di Aslan in inglese e in
italiano).
Le cronache di Narnia: Il leone,
la strega e l’armadio, la trama
Gran Bretagna 1940: i quattro
fratelli Peter, Edmund, Susan e Lucy devono lasciare Londra, come
tanti altri bambini, e andare a vivere come sfollati nella casa di
campagna di un eccentrico professore. Un giorno Lucy scopre in una
stanza un vecchio armadio, e nascondendoci dentro si trova
catapultata nel mondo di Narnia, terra oppressa da una crudele
regina, in cui vengono catapultati anche sua sorella e i suoi
fratelli. Con l’aiuto del saggio leone Aslan e delle creature
presenti a Narnia, tra animali parlanti, centauri e fauni,
riusciranno a sconfiggere la regina e a diventare loro stessi re e
regine, governando per anni e anni con saggezza… finché non
troveranno un giorno la strada dell’armadio, ritrovandosi
bambini.
Le cronache di Narnia: Il leone,
la strega e l’armadio, il film
La saga di Narnia, scritta da
CS Lewis, amico personale di
Tolkien e professore ad Oxford, è considerata un classico della
letteratura britannica per bambini e ragazzi, anche se forse può
sembrare oggi un po’ datata a causa della forte presenza del
messaggio religioso come sottinteso alla vicenda, vista come
metafora della Redenzione prima che come avventura fantasy in un
universo da fiaba parallelo.
Andrew Adamson
adatta il primo romanzo di Narnia, cercando di rendere la vicenda
più snella dalle implicazioni religiose, concedendo spazio alla
spettacolarità degli effetti speciali che non soverchiano però la
trama, costruendo un’avventura che non raggiunge i livelli di
successo di Harry Potter e de Il signore degli anelli , ma che
rappresenta comunque una buona alternativa, anche se forse più
datata, con la partenza di tutto in un’epoca storica in cui si
riconoscono i nonni dei giovani spettatori che dovrebbero essere il
target del film.
Con una partenza reale in una
sequenza particolarmente riuscita a poco fantasy di un
bombardamento che rievoca la sanguinosa Battaglia d’Inghilterra, il
mondo di Narnia che irrompe da un armadio presenta in pieno un
delizioso sense of wonder di fiaba, secondo la migliore tradizione
favolistica anglosassone che fa entrare la fantasia dalle cose di
tutti i giorni.
Le cronache di Narnia primo
capitolo al cinema comunque funziona, con una sequenza tra le più
angoscianti tra quelle viste nel cinema di genere negli anni,
quella della morte sacrificale di Aslan (emblema, secondo l’autore,
di Gesù Cristo) e con un paio di battaglie debitrici a Il signore
degli anelli, senza contare il tema tipicamente da fiaba del tempo
che scorre in modo diverso qui sulla Terra e là a Narnia, dove si
può crescere e essere adulti per poi scoprire che sono passate
poche decine di minuti.
Un film fantasy non solo per
ragazzi, ma anche per chi è stato ragazzo qualche anno fa, e che ha
letto i romanzi di CS Lewis: il risultato
complessivo non è niente male, un blockbuster che però è debitore
alla letteratura e ad una visione più intellettuale del genere
fantasy.
La regista e sceneggiatrice
Greta Gerwig è attualmente impegnata
con la stagione dei premi, in vista degli
Oscar che si svolgeranno il 10 marzo dove il suo film
Barbie è candidato a 8 Oscar, di
cui quello per lei stessa nella categoria Miglior sceneggiatura
originale. Una volta conclusosi questo periodo, però, Gerwig avrà
da occuparsi dei due film di Le Cronache di
Narnia che realizzerà per Netflix. L’anno
scorso la regista aveva dichiarato di essere
“adeguatamente spaventata“ dall’idea di adattare i
romanzi sacri di C.S. Lewis, ma all’epoca ha anche
osservato: “Penso che quando ho paura sia sempre un buon segno.
Forse quando smetterò di avere paura, sarà come dire: ‘Forse non
dovrei farlo’. No, ne sono terrorizzata. È straordinario. Ed è
emozionante“.
Ora, nella sua nuova intervista alla
rivista Time, Gerwig ha rivelato di aver
completato una bozza della sceneggiatura prima ancora che
iniziassero le riprese di Barbie. “Sapere che avevo
gettato le basi per ‘Narnia’ e che volevo tornarci, probabilmente è
qualcosa che mi sono imposta psicologicamente“, ha detto la
Gerwig. “Perché so che la cosa giusta, per me comunque, è
continuare a fare film. Qualunque cosa accada, buona o cattiva,
devi continuare ad andare avanti. Non mi stupisce mai che qualcuno
ti dia dei soldi per fare un film“. La Gerwig ha poi
sottolineato di aver voluto fare i film di Narnia perché attratta
dalla qualità “euforicamente onirica” della scrittura di
Lewis.
“È legato al folklore e alle
storie di fate dell’Inghilterra, ma è una combinazione di
tradizioni diverse“, ha detto. “Da bambino, accetti tutto:
sei in questa terra di Narnia, ci sono i fauni e poi arriva Babbo
Natale. Non ti viene nemmeno in mente che non sia schematico. Mi
interessa abbracciare il paradosso dei mondi creati da Lewis,
perché è questo che li rende così avvincenti”. Proseguono
dunque i lavori sui due film, con le riprese che dovrebbero
svolgersi già nel 2024. Ad oggi non si hanno informazioni
riguardanti il cast ma è possibile che degli annunci a riguardo
verranno fatti nei prossimi mesi.
Le Cronache di Narnia arriva su Netflix
Nel 2018 Netflix aveva firmato un accordo pluriennale con la
The C.S. Lewis Company per poter sviluppare film e
serie televisive basati su tutti e sette i romanzi di
Narnia. “È meraviglioso sapere che le persone di tutto
il mondo non vedono l’ora di vedere di più su Narnia e che i
progressi nella tecnologia di produzione e distribuzione ci hanno
permesso di far riprendere vita alle avventure di Narnia portandole
tutto il mondo“, aveva dichiarato Douglas
Gresham, figliastro di Lewis. Ad ora sono stati annunciati
solo i due film affidati a Greta Gerwig, ma gli accordi originali
prevedono anche una serie televisiva,
quindi potrebbe esserci altro in serbo per il futuro.
Ad ottobre del 2018 Netflix aveva annunciato un accordo
pluriennale con The C.S. Lewis Company per lo sviluppo di film e
serie tv basati sull’amata saga fantasy di C.S. Lewis
Le cronache di Narnia. Da allora, però,
non ci sono stati più aggiornamenti sul progetto.
Adesso, in una lunga intervista
diffusa su
YouTube nelle ultime ore, è stato Douglas
Gresham, figlio adottivo di Lewis e produttore della saga
cinematografica basata su Le cronache di
Narnia, ha parlato proprio dell’ambizioso progetto
affidato al colosso dello streaming. Gresham, che è stato
confermato come produttore anche dei futuri adattamenti, ha
spiegato:
“Da quando abbiamo stretto
l’accordo con Netflix nell’ottobre del 2018, non abbiamo più avuto
notizie da parte loro. Sono un po’ preoccupato sinceramente… ho
come la sensazione che non accadrà davvero. Mi piacerebbe che fosse
qualcosa a episodi. Con i film hai a disposizione al massimo due
ore per cercare di metterci dentro un intero libro, ed è sempre
difficile farlo nel modo più giusto. Vorrei che questo nuovo
progetto fosse il più fedele possibile al materiale originale e con
la formula della serie o della miniserie sarebbe possibile adattare
la saga per intero, in ogni suo dettaglio e sfumatura.”
La saga de Le cronache
di Narnia è già stata adattata per il grande schermo
tra il 2005 e il 2010, con gli adattamenti de Il leone,
la strega e l’armadio (2005) e Il
principe Caspian (2008), entrambi diretti da Andrew
Adamson, e con Il viaggio del
veliero diretto da Michael Apted (2010).
Sulla base di un accordo pluriennale
con The C.S. Lewis Company, Netflix darà vita alle
incredibili storie ambientate nell’universo di Narnia con nuovi
film e serie TV disponibili in esclusiva per gli utenti di tutto il
mondo.
I titoli generati da questa
collaborazione saranno produzioni originali Netflix, Mark Gordon di
Entertainment One (eOne), Douglas Gresham e Vincent Sieber saranno
produttori esecutivi delle serie e produttori dei film. In totale,
i romanzi della serie Le cronache di
Narnia hanno venduto oltre 100 milioni di copie
e sono stati tradotti in più di 47 lingue in tutto il mondo. Per la
prima volta, grazie a questo accordo, i diritti dei sette libri che
compongono la saga sono proprietà di una sola compagnia.
«Le splendide storie di C.S.
Lewis hanno conquistato il cuore di generazioni di lettori in tutto
il mondo», ha affermato Ted Sarandos, Chief
Content Officer di Netflix. «Intere famiglie si sono
innamorate di personaggi come Aslan e dell’intero universo di
Narnia, siamo molto emozionati perché Netflix diventerà la loro
casa nei prossimi anni».
«È meraviglioso sapere che il
pubblico di tutto il mondo potrà scoprire nuovi aspetti del mondo
di Narnia. Le nuove tecnologie di produzione e distribuzione
avanzata ci consentiranno di far vivere ancora una volta le
avventure dei protagonisti in tutto il mondo», ha osservato
Douglas Gresham, figlio adottivo di C.S. Lewis.
«Netflix rappresenta il medium migliore per questo progetto,
non vedo l’ora di lavorare con loro per realizzarlo».
«Narnia rappresenta un fenomeno
raro, una storia che supera i confini geografici, amata da diverse
generazioni», ha affermato Mark Gordon,
Presidente e Chief Content Officer, Film & Television di eOne.
«eOne ed io siamo emozionati di poter collaborare con la C.S.
Lewis Company e con Netflix, che trasformeranno l’universo di
Narnia in film e serie TV. Non potremmo essere più felici di
iniziare a lavorare su queste nuove produzioni».
Dopo mesi di silenzio
sul franchise tratto dai romanzi di C.S. Lewis, il
sito Narnia Web comunica che David
Magee, sceneggiatore di Vita di
Pi, ha ultimato lo script di Le Cronache
di Narnia la Sedia d’Argento, quarto capitolo
cinematografico della serie.
Ricordiamo che i film
precedentemente realizzati erano basati rispettivamente su
Il leone, la strega e l’armadio; Il principe
Caspian e Il viaggio del
veliero. Speriamo che questo quarto adattamento abbia
più fortuna sia da un punto di vista artistico che da un punto di
vista economico.
La Sedia d’Argento
è il quarto libro nella saga di Narnia ed è ambientato a Narnia
decenni dopo gli eventi del terzo libro. Re Caspian cerca l’aiuto
di Aslan per cercare di salvare il Principe Rilian, figlio ed erede
di Caspian. Aslan decide quindi di coinvolgere due studenti,
Eustace Scrubb (Will Poulter nel
Viaggio del Veliero) e Jill Poole.
Sarà Joe Johnston,
regista di Captain America Il Primo Vendicatore, a
dirigere Le Cronache di Narnia La Sedia
d’Argento, prossimo capitolo della serie di film basati
sulla raccolta di romanzi di C.S. Lewis che però
vedrà il franchise ripartire da zero.
Il progetto segnerà il punto zero di
un nuovo franchise che ripartirà da zero. Alla sceneggiatura ha
lavorato David Magee, autore di La
Vita di Pi e Neverland – Un sogno per la
vita. Il film sarà distribuito da Sony e eOne.
Il Leone, la Strega e
l’Armadio e il Principe
Caspian sono stati distribuiti dalla Disney nel 2005
e nel 2009, Il Viaggio del Veliero dalla
Fox nel 2010, per un incasso totale di 1,6 miliardi.
La Sedia d’Argento
è il quarto libro nella saga di Narnia ed è ambientato a Narnia
decenni dopo gli eventi del terzo libro. Re Caspian cerca l’aiuto
di Aslan per cercare di salvare il Principe Rilian, figlio ed erede
di Caspian. Aslan decide quindi di coinvolgere due studenti,
Eustace Scrubb (Will Poulter nel
Viaggio del Veliero) e Jill Poole.
Sono diversi mesi che non
ci sono novità in merito a Le Cronache di Narnia La
Sedia d’Argento, il quarto film del franchise tratto
dai romanzi di C.S. Lewis. Adesso Deadline annuncia che la TriStar
Picturess, la Mark Gordon Company, la C.S. Lewis Company
e Entertainment One (eOne) sono a lavoro insieme per portare sul
grande schermo La Sedia d’Argento.
Il progetto segnerà il punto zero di
un nuovo franchise che ripartirà da zero. Alla sceneggiatura ha
lavorato David Magee, autore di La
Vita di Pi e Neverland – Un sogno per la
vita. Il film sarà distribuito da Sony e eOne.
Il Leone, la Strega e
l’Armadio e il Principe
Caspian sono stati distribuiti dalla Disney nel 2005
e nel 2009, Il Viaggio del Veliero dalla
Fox nel 2010, per un incasso totale di 1,6 miliardi.
La Sedia d’Argento
è il quarto libro nella saga di Narnia ed è ambientato a Narnia
decenni dopo gli eventi del terzo libro. Re Caspian cerca l’aiuto
di Aslan per cercare di salvare il Principe Rilian, figlio ed erede
di Caspian. Aslan decide quindi di coinvolgere due studenti,
Eustace Scrubb (Will Poulter nel
Viaggio del Veliero) e Jill Poole.
Sarà basato su
La Sedia d’Argento, quarto libro della
saga scritta da C S Lewis e avrà probabilmente lo
stesso titolo, e sarà il quarto film tratto dalla serie letteraria
Le Cronache di Narnia. A dare l’annuncio della messa in
cantiere del progetto è stata con un comunicato la The Mark Gordon
Company, contattata dalla C.S. Lewis Company.
Nel comunicato di
Mark Gordon si legge: “Come molti lettori,
grandi e piccoli, sanno, io sono un grande fan di C.S. Lewin e del
suao bellissimo e allegorico mondo di Narnia. Queste fantastiche
storie ispirano passione nel mondo reale in tantissimi fan
devoti in tutto il mondo. E così mentre ci prepariamo a portare sul
grande schermo il prossimo libro, siamo onorati e eccitati di
contribuire alla straordinaria eredità di Narnia.”
Douglas Gresham,
pronipote di C.S. Lewis ha dichiarato: “Ho
grande rispetto per il lavoro di Mark Gordon e e sono fiducioso che
insieme potremmo portare la bellezza e la magia, che Narnia ha
portato nei cuori di chi ha letto La Sedia d’Argento, sullo
schermo. Non vedo l’ora di tornare a Narnia, questa volta con Mark
Gordon e la sua squadra”.Gordon e Gresham produrranno il film
con Vincent Sieber, il presidente della base di
Los Angeles della C.S. Lewis Company, che come detto lavorerà con
la Mark Gordon Company sullo sviluppo della sceneggiatura.
Anche le parole di Sieber sono state
di stima verso Gordon e di grandi aspettative per questo quarto
adattamento cinematografico dei romanzi di Lewis.
Ricordiamo che i film
precedentemente realizzati erano basati rispettivamente su Il
leone, la strega e l’armadio; Il principe Caspian e Il viaggio del
veliero. Speriamo che questo quarto adattamento abbia più fortuna
sia da un punto di vista artistico che da un punto di vista
economico.
Dopo il successo senza precedenti di
Barbie,Greta Gerwig è pronta
a spalancare le porte del suo adattamento de Le Cronache di
Narnia. Una serie di grandi nomi sono stati confermati per
un film, oltre a un’ampia distribuzione IMAX pianificata da
Netflix, lo studio che ha ideato il progetto.
Anche se i fan possono pensare a tutte le teorie che vogliono su
quali libri saranno adattati, lo sapremo con certezza solo quando
il film uscirà. Nel frattempo, il produttore Mark
Johnson, che ha creato non solo i film di Narnia, ma anche
film come Good Morning, Vietnam, Galaxy Quest, The Holdovers e
altri, ha finalmente dato ai fan un’anteprima “affascinante” del
prossimo progetto.
“Sono affascinato. Prima di
tutto, sono un suo grandissimo fan, quindi non vedo l’ora di
vederlo”, ha dichiarato Johnson in una nuova intervista con
Deadline. Tuttavia, il produttore è rimasto a bocca chiusa
sul progetto. Johnson è tra i produttori che hanno prodotto la
trilogia originale, “Il leone, la strega e
l’armadio” (2005), “Il principe Caspian”
(2008) e “Il viaggio del veliero” (2010), che
hanno incantato gli spettatori di tutto il mondo. Ha inoltre
condiviso il suo entusiasmo affermando di avere piena fiducia nel
regista per realizzare qualcosa di molto diverso dai film
originali.
Ha dichiarato: “Non so quanto
sia segreto tutto questo, non lo so, ma non sono competitivo al
riguardo. Non vedo l’ora di vederlo, perché qualsiasi cosa [Gerwig]
farà sarà davvero bella e, ne sono sicuro, radicalmente diversa da
quello che abbiamo fatto noi”.
Sebbene i dettagli della trama siano
scarsi, le speculazioni su quale libro verrà adattato sono numerose
per ogni casting. I film sono un adattamento della saga di
C. S. Lewis, composta da sette libri, mentre si
vocifera che stia adattando Il nipote del mago, che funge da
prequel e illustra le origini di Narnia. Sembra che la Gerwig possa
trarre ispirazione da uno qualsiasi di questi, come ha anticipato
Johnson: “Non riesco a capire bene cosa stia facendo. Sta
facendo Il leone, la strega e l’armadio, che ovviamente abbiamo
fatto anni fa, o qualcos’altro. O è una combinazione di
entrambi”.
Greta Gerwig è
attualmente impegnata nel casting del film, dato che ultimamente
riceviamo continue notizie sul cast. Il cast include
Carey Mulligan, collaboratrice
abituale di Gerwig, che interpreterà la madre di uno dei giovani
protagonisti del film, Digory. Daniel Craig, James
Bond in persona, interpreterà lo zio di Digory, e la
pluripremiata Meryl Streep darà la voce al leone,
Aslan il Grande, mentre la star di Barbie Emma Mackey vestirà i panni magici della
Strega Bianca.
Sarà un
complesso progetto multicanale quello sviluppato dalla
Lionsgate che adatterà contemporaneamente i romanzi fantasy
deLe Cronache dell’Assassino del Re
di Patrick Rothfussper il
cinema, la televisione e il mondo dei videogame.
Le Cronache, incentrate sul
personaggio del leggendario e potente mago Kvothe, sono
composte da una trilogia di romanzi – i primi due titoli sono
Il nome del vento e La paura del
saggio mentre il terzo capitolo deve ancora uscire –
e da tre novelle. La Lionsgate spera così di replicare il
successo di Peter Jackson con Tolkien e della
serie Game of Thrones della HBO per
quanto riguarda il piccolo schermo.
Le cronache dei morti viventi è diretto
da George Romero con
protagonista Michelle Morgan, Joshua Closè, Shawn
Roberts e Joe Dinicol.
Sinossi
Un gruppo di ragazzi, intenti a girare un film horror indipendente,
si ritrovano coinvolti inevitabilmente in una situazione che sta
sconvolgendo gli Stati Uniti: i morti tornano in vita, e
Jason(Closè), decide di filmare il caos e la violenza che esplodono
durante il loro cammino.
Analisi
A due anni di distanza dalla Terra dei morti viventi,
Romero, dedito al (sotto)genere degli zombi -da egli stesso
promulgato- torna ad inscenare soggetti che proliferano di morti
viventi. Ma l’ingegnosità del regista sembra inesauribile, e il
quinto capitolo della saga degli zombi, prende una piega del tutto
nuova, inserendosi direttamente nella linea che da Cannibal
Holocaust porta a Cloverfield, passando per The Blair witch
project e REC.
Un filone che mira ad unire la
tecnica documentaristica al genere horror, e che con le possibilità
del digitale, si sviluppa all’insegna della sperimentazione di
nuove situazioni. Ed è in questo contesto che Romero rinnova il
genere zombi movie, mettendo in scena momenti del tutto inediti e
mai banali, confermando l’acume e la creatività che gli
appartengono e la consapevolezza dei meccanismi del cinema
dell’orrore.
Regista versatile come pochi,
Ridley Scott ha nei
decenni dato vita a importantissimi film di diverso genere. Uno di
quelli per cui è più ricordato, oltre alla fantascienza, è il
colossal storico. Rientrano in questo titoli come Il gladiatore, I duellanti,
Robin Hood e Exodus – Dei e re. Un altro
suo acclamato lungometraggio di questo genere è anche
Le crociate – Kingdom of Heaven, da lui
diretto nel 2005. Un’opera in cui Scott ha nuovamente dato prova di
tutta la sua grandezza, dando vita ad un’ossessiva cura per le
immagini e per la ricostruzione storica e scenografica.
Un desiderio di grandezza che ha
portato il film a superare le tre ore di durata, poi ridotte e a
due e venti per la versione cinematografica. Il film che Scott
vuole che sia ricordato è però proprio la Director’sCut, all’interno della quale sono naturalmente presenti
più scene ma anche più elementi utili al racconto e al suo cuore
tematico. Tra impressionanti scene di battaglia e momenti più
intimi e delicati, il film si configura così un ricco ritratto di
eventi storici attualizzati a tematiche particolarmente
contemporanee come il neocolonialismo, lo scontro tra civiltà, il
rapporto tra comunità cristiana e mussulmana, il rifiuto degli
estremismi e, naturalmente, anche le ripercussioni post 11
settembre 2001.
Le crociate – Kingdom of
Heaven si affermò dunque come un film a suo modo anche
controverso. Pur non replicando il successo di Il
gladiatore, questo è da molti ritenuto un titolo
particolarmente più importante e profondo, accuratezza storica o
meno. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà
certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità
relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti
possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama e al cast di attori.
Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
Le crociate – Kingdom of
Heaven: la trama del film
Ambientato nella Francia del 1184,
il film ha per protagonista Baliano di Ibelin, un
maniscalco francese ricercato per omicidio. Nel tentativo di
nascondersi ed evitare una condanna, egli si imbatte nel padre
Goffredo, cavaliere diretto in Terra Santa, dove
si trovano i suoi possedimenti. Nel viaggio verso Gerusalemme,
tuttavia, i due si trovano attaccati dai gendarmi francesi e
Goffredo rimane ferito a morte. Prima di morire, tuttavia, egli fa
pronunciare a suo figlio il giuramento del Cavaliere. Baliano si
ritrova così insignito di tale titolo, che comporta anche il dovere
di difendere il re di Gerusalemme. Giunto in Terra Santa, Baliano
si unisce dunque alla crociata contro Saladino,
intenzionato a dimostrare come la guerra religiosa sia risolvibile
senza violenza.
Le crociate – Kingdom of
Heaven: il cast del film
Per il suo colossal, Scott si è
avvalso di numerosi attori di grande fama internazionale. Il primo
tra questi, nei panni del protagonista Baliano, è l’attore
Orlando Bloom. Egli,
che aveva da poco terminato le riprese di Troy, era
inizialmente restìo a recitare in un altro film storico. Si
convinse solo quando seppe che il regista sarebbe stato Scott. Per
assumere il ruolo di Baliano, egli si è poi allenato nell’uso della
spada ed ha anche guadagnato diversi chili di muscoli per risultare
più imponente. Nei panni della fascinosa principessa di
Gerusalemme, Sibilla, vi è invece l’attrice Eva Green, mentre
Liam Neeson è Goffredo,
padre di Baliano. L’attore, che non sapeva nulla delle crociate,
iniziò a studiarle dopo aver ottenuto il ruolo.
Nel film vi è poi il premio Oscar
Jeremy Irons nei panni
del conte Tiberias, personaggio ispirato a Raimondo III di Tripoli,
mentre Saladino è impersonato dall’attore siriano Ghassan
Massoud. Sono poi presenti anche David Thewlis nei panni
del cavaliere ospitaliere e Marton Csokas in
quelli di Guido di Lusignano. Brendan Gleeson è il sanguinario
Rinaldo di Chatillon, mentre Ian Glen, noto
per il ruolo di Jorah Mormont in Il Trono di Sapde,
interpreta qui Riccardo I d’Inghilterra. Edward Norton è stato
brevemente considerato per il ruolo di Guido, ma dopo aver letto la
sceneggiatura ha fatto pressioni per il ruolo di Re Baldovino. Egli
risulta però irriconoscibile, poiché ha il volto sfigurato e
coperto da una maschera.
Le crociate – Kingdom of
Heaven: la vera storia e le differenze con il film
Come anticipato, nel dar vita al suo
film Scott ha cercato di essere quanto più accurato e fedele
possibile ai veri personaggi ed eventi qui raccontati. Nonostante
ciò, diversi sono gli elementi romanzi e che si discostano dalla
realtà storica. Ad esempio, il personaggio di Baliano è
probabilmente quello più soggetto a modifiche dell’intero film. Il
suo effettivo coinvolgimento nella difesa di Gerusalemme contro
Saladino fu marginale, ma egli era un vero cavaliere piuttosto che
il fabbro omicida mostrato nel film. Si racconta invece in modo
accurato il suo probabile viaggio dall’Europa, descrivendo le sue
interazioni diplomatiche con il leader saraceno, Saladino.
Quest’ultimo personaggio, invece, è
rappresentato in modo molto fedele alla realtà storica, tanto nelle
azioni quanto nelle sue idee. Tale ritratto ha infatti entusiasmato
la comunità araba. Parte importante del film sono poi le
rappresentazioni dei combattimenti medievali. In questi il film si
dimostra estremamente accurato: armi, armature e equipaggiamento
d’assedio sono ricreati con un’attenzione particolarmente acuta ai
dettagli, mentre le scene di battaglia campale e d’assedio sono
accurate nella rappresentazione della brutalità. I principi
medievali della cavalleria sono ben rappresentati e danno agli
spettatori un’eccellente percezione di come funzionava il sistema
europeo.
Le crociate – Kingdom of
Heaven: il trailer e dove vedere il film in streaming e in
TV
È possibile vedere o rivedere il
film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari
piattaforme streaming presenti oggi in rete. Le
crociate – Kingdom of Heaven è infatti disponibile
nel catalogo di Rakuten TV, Netflix, Infinity e Amazon Prime Video. Per vederlo, in base
alla piattaforma scelta, basterà iscriversi o noleggiare il singolo
film. Si avrà così modo di poter fruire di questo per una comoda
visione casalinga. È bene notare che in caso di solo noleggio, il
titolo sarà a disposizione per un determinato limite temporale,
entro cui bisognerà effettuare la visione. Il film sarà inoltre
trasmesso in televisione il giorno mercoledì 21 settembre alle ore
21:00 sul canale Iris.
Il
finale di Le cose non
dette di Gabriele
Muccino non offre una risoluzione netta né
consolatoria. Al contrario, chiude il racconto esattamente nel
punto in cui la maggior parte dei film sceglierebbe di “spiegare”,
confermando la natura profondamente emotiva e irrisolta
dell’opera.
Muccino costruisce tutto il film come una lunga accumulazione di
silenzi, omissioni, frasi mai pronunciate. Il finale non fa
eccezione: non chiarisce, ma cristallizza. E proprio in questa sospensione
risiede il suo senso più profondo.
Cosa accade davvero nel
finale
Nell’ultima parte del film, i personaggi arrivano a un momento di
verità potenziale. Tutto è pronto perché le parole vengano
finalmente dette: le colpe, i rimpianti, i desideri repressi.
Eppure, ancora una volta, qualcosa si arresta.
Non c’è una grande esplosione emotiva, non c’è una confessione
totale. C’è piuttosto un confronto trattenuto, fatto di sguardi,
esitazioni, frasi interrotte. Il film si chiude prima che la comunicazione diventi
completa, lasciando lo spettatore in una zona di ambiguità
emotiva.
Questo non è un limite narrativo, ma una scelta precisa:
Le cose non dette non
racconta la liberazione attraverso la parola, bensì il peso di ciò
che resta impronunciabile.
Il silenzio conclusivo non è vuoto. È carico di tutto ciò che non è
stato detto nel corso del film. Muccino suggerisce che alcune
verità, una volta taciute troppo a lungo, non possono più essere pronunciate senza
distruggere ciò che resta.
Nel finale, i personaggi sembrano intuire questa consapevolezza:
parlare significherebbe cambiare radicalmente il loro equilibrio
precario. Tacere, invece, permette di sopravvivere, anche se a caro
prezzo. È una scelta di conservazione, non di crescita.
A
differenza di altri film del regista, dove l’esplosione emotiva
arriva in modo violento e catartico, Le cose non dette sceglie una strada più
trattenuta, quasi dolorosamente composta. È un Muccino più maturo,
meno interessato allo sfogo e più alla persistenza del dolore.
Il finale non promette redenzione, ma continuità. I personaggi non
sono “salvati”, né condannati: restano sospesi in una vita che va
avanti, portandosi dietro ciò che non è stato risolto.
In questo senso, il titolo del film trova la sua piena
realizzazione proprio negli ultimi minuti.
Le cose non dette come
destino emotivo
Il messaggio finale del film è amaro ma lucido: non tutte le
relazioni falliscono per mancanza d’amore. Alcune si consumano
perché le parole arrivano troppo tardi, o perché non arrivano
affatto.
Muccino suggerisce che
le cose non dette non scompaiono, ma si sedimentano,
diventando parte dell’identità dei personaggi. Il finale non chiude
una ferita: la mostra nella sua forma definitiva.
Ed è proprio per questo che resta addosso allo spettatore. Non
perché spiega, ma perché riconosce una verità scomoda: a volte, il silenzio
è l’unico epilogo possibile.
Le cose non
dette lasciano spesso un senso di vuoto. E a volte
aprono un abisso, da cui riemergere può diventare difficile. Perché
ciò che scegliamo di non dire può ritorcersi contro di noi, anche
quando crea l’illusione – momentanea – di essere al sicuro.
Le cose non dette è il titolo del nuovo
film di Gabriele Muccino, che torna a lavorare con
attori a lui affini come Claudio Santamaria, Stefano Accorsi e Carolina Crescentini. Accanto a volti di cui
conosce già espressioni, sfumature e inclinazioni artistiche, entra
per la prima volta nel suo cinema Miriam Leone, alla sua prima collaborazione
con il regista. Il film è tratto dal romanzo Siracusa di
Delia Ephron, sorella di Nora Ephron, che firma la
sceneggiatura insieme a Muccino. La pellicola arriva nelle sale
italiane dal 29 gennaio, mentre intanto continua a registrare
ottimi riscontri la pièce teatrale A casa tutti bene,
tratta dall’omonimo suo film.
Le cose non
dette, la trama
Carlo ed Elisa sono una coppia che,
almeno in apparenza, sembra solida. Lui è un professore
universitario di filosofia alla Sapienza, lei una giornalista di
Vanity Fair Italia. I primi anni di matrimonio scorrono all’insegna
della complicità, della passione, di un amore che sembra
sufficiente a tutto. Poi qualcosa si incrina. Carlo non riesce a
scrivere il libro a cui lavora da tempo, e la difficoltà di avere
un figlio rompe quell’equilibrio che sembrava intoccabile. È in
questo momento di fragilità che Carlo, durante una cena abituale
con Elisa e con la coppia di amici Paolo e Anna, incrocia lo
sguardo di Blu, una giovane cameriera. Scopre in seguito che è una
sua studentessa, affascinata dalle sue lezioni e da lui. Da lì
prende forma una relazione extraconiugale che Carlo vive come una
via di fuga, fino a maturare l’idea di lasciare Elisa, con cui
crede di non avere più nulla da condividere. È invece Elisa –
inconsapevole di quanto stia accadendo – a tentare un ultimo gesto
di salvezza: organizza un viaggio a Tangeri, in Marocco. Ma una
volta arrivati, il non detto – accumulato, stratificato – è
destinato a bruciare tutto.
Le cose non
dette è a tutti gli effetti un film di Gabriele
Muccino. Dialogo dopo dialogo, scena dopo scena, l’impronta
del regista cosparge la storia sin dal primo ciak girato.
Il suo timbro è presente, sia nel melodramma che avvolge i
personaggi, sia nel ritmo compassato, schizofrenico e
furioso che li accompagna nei cambi di registro (si passa,
a un certo punto, anche al thriller), mentre si muovono tra Roma e
Tangeri. Muccino vuole continuare ad approfondire – quasi come
fosse una missione, un compito che gli arriva dall’alto – le
storture umane. Le fragilità, i dubbi, le paure, le debolezze più
nascoste, i segreti che, nel suo esperire la vita, riescono a
modellarlo e influenzarlo senza che neppure se ne accorga. Perché
ognuno di noi non è né integro né immacolato, ma conserva dentro di
sé malesseri, desideri a volte peccaminosi, sogni che potrebbero
far male all’altro.
Questa volta il regista ce ne
racconta gli aspetti mettendo al centro le omissioni. Quelle verità
che non diciamo per timore che possano creare un danno ma che, come
nel caso di Carlo, avrebbero potuto salvare un intero matrimonio.
Perché se Carlo, quando al ristorante dove va spesso a mangiare con
Elisa, Anna e Paolo, avesse detto che conosceva Blu, che era sua
allieva, con molta probabilità il loro rapporto non si sarebbe
trasformato in adulterio. E invece, in fondo, a Carlo conveniva non
dirlo: era più semplice rimanere in quella zona d’ombra dove
rifugiarsi. Finché il sole non si è abbattuto, ed era talmente
forte da incendiare la sua relazione.
Una Miriam Leone formidabile
Tra urla, isterismi e sguardi persi
– con il personaggio di Carolina Crescentini che richiama
inevitabilmente quello di Ginevra – Muccino si ostina a
rimanere sui primi piani dei volti dei suoi protagonisti,
ricorrendo talvolta a dolly zoom non sempre riusciti, inseriti nei
momenti di massima tensione, quando il disorientamento interiore
prende il sopravvento. Il film diventa una girandola di personaggi
sull’orlo del collasso: Carlo soffocato dal senso di colpa, Paolo
intrappolato in un matrimonio che lo consuma, Anna schiacciata
dalla depressione. L’unica presenza davvero misurata è quella di
Miriam Leone: il suo lavoro è infatti tutto in
sottrazione. Elisa appare stoica, composta, apparentemente
imperturbabile.
Ma quella forza è una maschera, una
difesa, una scappatoia per non guardare in faccia la realtà e un
crollo emotivo che soccombe come una minaccia. È uno dei personaggi
più riusciti del racconto, insieme a Margherita Pantaleo, la figlia
tredicenne di Paolo e Anna, che incarna con precisione la
vulnerabilità e l’imprevedibilità dell’adolescenza. Le
cose non dette è un film che nel complesso funziona,
pur con qualche virtuosismo di troppo e alcune scene
sovraccaricate. A tratti la storia è stata compressa oltre il
necessario, meritando un respiro maggiore. Ma una certezza rimane:
Gabriele Muccino sa raccontare i sentimenti e le relazioni umane. E
noi, alla fine, finiamo sempre per riconoscerci. Anche quando non
vogliamo ammetterlo.
All’inizio di quest’anno, A Knight of the Seven Kingdom ha
infuso nuova linfa vitale a Westeros, tessendo una storia brutale
ma al tempo stesso divertente e intima di un cavaliere
errante che si caccia nei guai con alcuni Targaryen. La prospettiva esterna ha mostrato agli
spettatori com’era la vita di una persona comune nel regno, anche
se il protagonista Dunk ha trovato un importante alleato nel
piccolo Egg, il cui vero nome è Aegon Targaryen.
Un altro Aegon, questa volta di
diverse generazioni precedenti, tornerà su HBO con l’inizio della
terza stagione di
House of the Dragon, e i fan di Game
of Thrones si ritroveranno presto a ricordare
Westeros in una dimensione ben più grandiosa. A differenza di
A Knight of the Seven Kingdom,
House of the Dragon presenta una vasta gamma di
personaggi, molti dei quali ambiscono a conquistare il Trono di
Spade, oltre a location remote e un budget considerevole,
necessario quando la storia include battaglie navali e draghi.
Nonostante il contrasto, i fan di
Westeros non vedranno l’ora di immergersi nuovamente in
quell’atmosfera; dopotutto, la seconda stagione si è conclusa con
diversi colpi di scena. La terza stagione dovrà
affrontarli, preparando al contempo il terreno per la
quarta e ultima stagione. Tenendo presente questo,
ecco 10 cose importanti da
ricordare in vista della première della terza stagione, il
21 giugno su HBO
Max.
La Triarchia e i Verdi
Nella seconda stagione, i
Verdi hanno raggiunto il punto di rottura con il blocco navale dei
Neri, che impedivano alle navi cariche di cibo e altri rifornimenti
di raggiungere Approdo del Re. Jason Lannister, rappresentante del
Consiglio dei Verdi (da non confondere con il suo gemello identico,
Tyland, che si trova in un’altra zona della mappa), cerca
un’alleanza con la Triarchia, una flotta di navi provenienti da tre
delle Città Libere.
L’aiuto della Triarchia è
corrisposto in cambio di un cospicuo pagamento in oro, ed è
subordinato alla vittoria di Jason sulla formidabile ammiraglia
Sharako Lohar in un incontro di lotta nel fango.
Alla fine della seconda stagione,
abbiamo visto le navi posizionarsi per la Battaglia della Gola
(Gullet), che sappiamo già sarà l’evento principale che darà il via
alla terza stagione. Lo showrunner di House of the Dragon,
Ryan Condal, l’ha anticipata come uno degli
episodi più folli della storia della televisione.
I Semi di Drago e i Neri
Il fatto che a Westeros
ci fossero più draghi in volo che Targaryen disponibili a
cavalcarli è diventato un punto cruciale della trama nella seconda
stagione, con Rhaenyra che si mette alla ricerca di chiunque avesse
“sangue di drago” per offrire loro la possibilità di
cavalcarne uno. Dopo aver (letteralmente) eliminato almeno un
nobile che si era separato dalla stirpe, si rivolge invece alla
vasta schiera di bastardi Targaryen presenti nel regno. Alla fine
della ricerca, emergono altri tre cavalieri di draghi: Ulf White
(che cavalca Silverwing), Hugh Hammer (Vermithor) e Addam di Hull
(Seasmoke).
Alla fine della seconda stagione,
Aemond, della fazione Verde, che cavalca Vhagar, il drago più
grande e feroce di Westeros, si rende conto di quanto la sua
fazione sia in inferiorità numerica. E’ talmente furioso e
spaventato da incendiare immediatamente un villaggio fedele a
Rhaenyra per reazione.
Rhaena e il drago selvaggio
Rhaenyra affida a Rhaena,
la figlia adolescente di Daemon, il compito di fare da tata/madre
surrogata ai suoi tre figli minori, quando questi vengono
allontanati da Roccia del Drago per motivi di sicurezza. Rhaena
preferirebbe di gran lunga partecipare attivamente alla Danza dei
Draghi, ma è praticamente inutile senza un drago tutto suo.
Altrettanto risentita e determinata, decide di inseguire un drago
selvaggio avvistato nelle vaste distese della Valle. Alla fine
della seconda stagione, finalmente lo trova.
Sebbene la grande Battaglia della
Gola della terza stagione si combatterà in mare, c’è ancora una
furiosa guerra terrestre, alimentata dai draghi, da affrontare.
Nella seconda stagione, ne abbiamo avuto un primo assaggio a
Riposo del Corvo, che si è rivelata devastante per
entrambe le fazioni. La principessa Rhaenys e il suo drago muoiono
in quella battaglia; Re Aegon perde il suo drago e si salva a
malapena.
Dopo aver assistito a tutto ciò,
Cole si rende conto per la prima volta di quanto sia futile tutto
ciò che aveva vissuto fino a quel momento: “I draghi danzano e
gli uomini sono come polvere sotto i loro piedi… ora marciamo verso
il nostro annientamento.” La sua lotta continua, ma ora è
pervasa da un’aura di sventura ancora più forte.
Due visioni importanti
Nel corso della seconda
stagione, Daemon ha trascorso il suo tempo seminando il caos nelle
Terre dei Fiumi e subendo gli effetti destabilizzanti del castello
infestato di Harrenhal e di Alys Rivers, la strega che lo abita.
Fortunatamente per il Team Nero, non solo è riuscito a radunare
tutti gli eserciti, ma ha anche compreso l’importanza di sostenere
Rhaenyra piuttosto che cercare di impadronirsi del Trono di
Spade.
Questa rivelazione gli è giunta
grazie alla sua visione del futuro, così come predetto dal primo
sovrano Targaryen, Aegon il Conquistatore: il “Cantico dei Cantici”
che comprende gli Estranei e l’ascesa di Daenerys Targaryen, come
visto in Game of Thrones.
Anche la regina Helaena Targaryen,
moglie di re Aegon (che è anche uno dei suoi fratelli), era
presente nella visione di Daemon. «Sai cosa devi fare», gli dice in
quella visione. Questo strano avvicinamento tra le fazioni Nera e
Verde continua ad Approdo del Re, dove Helaena informa un altro dei
suoi fratelli, Aemond, che non volerà con il suo drago in battaglia
insieme a lui.
Gli rivela anche di sapere che le
ferite di Aegon sul campo di battaglia sono colpa sua. Inoltre,
«Aegon tornerà re… e tu sarai morto. Sarai inghiottito dall’Occhio
degli Dei e non verrai mai più stato visto». È un piccolo assaggio
per i fan di House of the Dragon su cui
riflettere, anche se, come abbiamo visto in passato, la serie è
nota per prendersi delle libertà con il materiale originale di
George R.R. Martin.
Il viaggio di Larys e Aegon
Dopo gli eventi di Riposo
del Corvo, Aegon viene riportato ad Approdo del Re gravemente
ferito. Ma un pericolo ancora maggiore lo attende nella Fortezza
Rossa, dove Aemond farà di tutto per impedire al fratello di
guarire e tornare sul Trono di Spade.
Ser Larys Strong, l’astuto “Maestro
dei Sussurri” di Aegon, usa il suo potere di persuasione per
convincerlo a fuggire da Approdo del Re e a nascondersi a Braavos
finché la Danza dei Draghi non si sarà placata. Come abbiamo visto
alla fine della seconda stagione, sono riusciti a dileguarsi senza
essere scoperti, ma sicuramente non passerà molto tempo prima che
la loro assenza venga scoperta.
Il Serpente Marino e i suoi
figli
Per anni, Lord Corlys si è
rifiutato di riconoscere Alyn e Addam di Hull come suoi figli,
persino dopo che sua moglie, Rhaenys – presumibilmente la ragione
principale per cui voleva tenere segreta la sua prole illegittima –
lo aveva incoraggiato a fare il primo passo.
Gli eventi della seconda stagione
suggeriscono che potrebbe esserci un ammorbidimento tra Corlys e
Addam, che assume una nuova importanza per i Neri quando diventa un
cavaliere di draghi. Ma Alyn, ancora profondamente amareggiato, non
è disposto ad accettare Corlys come figura paterna. Per fortuna di
Rhaenyra, però, Alyn è ancora disposto a mettere a frutto le sue
notevoli abilità marinare come primo ufficiale di Corlys, il che
significa che i due dovranno prima o poi avere un’altra
conversazione sul loro rapporto.
Dov’è finito Lord Otto
Hightower?
A metà della seconda
stagione, il maestro della manipolazione ed ex Primo Cavaliere del
Re è stato estromesso dalla sua influente posizione ad Approdo del
Re. E’ stato richiamato in seguito, ma non ricompare mai più. Dove
si trova? Alla fine della Seconda Stagione lo abbiamo visto
rinchiuso in una progione sconosciuta.
Nonostante tutto, tra Rhaenyra e
Alicent permangono ancora frammenti di intesa. Nel finale della
seconda stagione, Alicent fa una visita audace a Roccia del Drago –
riecheggiando la precedente incursione furtiva di Rhaenyra ad
Approdo del Re – con una proposta sconvolgente: avrebbe fatto in
modo che Rhaenyra potesse conquistare Approdo del Re e rivendicare
il Trono di Spade nel modo più pacifico possibile, con le porte
aperte e in assenza di Aemond e Vhagar.
Acconsente persino quando Rhaenyra
le fa notare che Aegon avrebbe dovuto morire come parte di questo
piano. Un piano geniale! Certo, i fan di House of the
Dragon sanno che non andrà mai tutto liscio – troppe
cose sono già in moto – ma almeno le ex migliori amiche ci hanno
provato.
C’è un montaggio frenetico alla
fine della seconda stagione che mostra vari eserciti in movimento.
I Lannister si dirigono verso le Terre dei Fiumi, verso Harrenhal.
Gli Hightower si avvicinano all’Altopiano, con Daeron Targaryen (il
figlio minore di Alicent, che non abbiamo ancora incontrato in
House of the Dragon) che fa volare il suo
drago, Tessarion, sopra le loro teste. Ci sono anche i Lupi
d’Inverno – un esercito di “2.000 barbe grigie” che hanno promesso
aiuto a Rhaenyra nella première della seconda stagione – che
avanzano dal gelido nord.
Aggiungete a questo le flotte
rivali che si preparano per la Battaglia della Gola e più draghi
che si uniscono alla lotta di quanti ne abbiamo mai visti prima
sullo schermo. Morte, distruzione e intrighi degni del franchise
culmineranno sicuramente nel ritorno di House of the
Dragon su HBO Max dal 21 giugno.
Arriverà il 13 aprile con
Satine FilmLe cose che verranno –
L’Avenir, film di Mia
Hansen-Løve con protagonista Isabelle
Huppert.
Di seguito il trailer del film
presentato a Berlino 2016 dove ha vinto
l‘Orso d’Argento.
Sulle note di Deep Peace, nella
struggente interpretazione di Donovan, ecco le prime immagini del
film Le cose che verranno-l’ Avenir,
della regista Mia Hansen-Løve, dove una magnifica
Isabelle Huppert ci regala la toccante e
coinvolgente interpretazione di Nathalie, una professoressa di
filosofia costretta da varie vicissitudini, a prendere in mano la
propria vita e a costruirsi un futuro migliore. Interpretazione che
è valsa alla Huppert il premio come Miglior Attrice dell’ Anno ai
prestigiosi Critics Choice Award di Londra e che, insieme alla
vittoria del Golden Globe e alla candidatura all’Oscar, la consacra
come una delle attrici più straordinarie del panorama
cinematografico mondiale. Le cose che
verranno-L’Avenir uscirà in Sala il 13 aprile con
Satine Film.
Le cose che verranno
– L’Avenir recensione del film di Mia
Hansen-Løve
La fine di un amore è sempre a suo
modo una tragedia. Il cinema ha affrontato il tema del divorzio
sotto innumerevoli sfumature, da grandi classici del cinema come
Kramer vs. Kramer,
Io e Annie e La guerra dei Roses fino a un dramma
puro come Storia
di un matrimonio, un’opera sci-fi come
Eternal Sunshine of the Spotless Mind o ad una commedia
come 500 giorni insieme. Una delle opere più struggenti e
realistiche a riguardo, oltre a quelle qui citate, è anche
Le cose che non ti ho detto, scritto e diretto nel
2018 da William Nicholson.
Sceneggiatore due volte candidato
all’Oscar e celebre per aver scritto film come Viaggio in
Inghilterra,
Il gladiatore,
Les Misérable e Unbroken,
Nicholson ha con quest’opera dato vita alla sua seconda regia di un
lungometraggio, mosso dalla volontà di raccontare una storia
estremamente personale. Il film è infatti ispirato all’opera
teatrale da lui stesso scritta, The Retreat for Moscow, a
sua volta basata sul matrimonio dei genitori dello scrittore,
separatisi dopo 33 anni insieme. Nicholson riflette dunque su
quella vicenda e sull’impatto che ebbe in lui all’epoca e che ha
tutt’ora.
Allo stesso modo, egli esplora i due
genitori alla ricerca delle rispettive motivazioni, giungendo così
a dar voce ad un film fortemente emotivo in quanto profondamente
sincero nel mostrare i percorsi che la vita porta ad intraprendere.
In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali
curiosità relative a Le cose che non ti ho detto.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama, al
cast di attori e al suo finale.
Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
La trama di Le cose che non
ti ho detto
Protagonisti del film sono i coniugi
Grace ed Edward. I due sono
sposati da 29 anni e la loro vita nella cittadina inglese di
Seaford trascorre tranquilla in una casa in prossimità del mare tra
oggetti accumulati negli anni, tra cui moltissimi libri. Entrambi
in pensione, lei si occupa della stesura di un’antologia di poesie,
mentre lui è ossessionato dall’attendibilità delle pubblicazioni su
Wikipedia. Quando il figlio, Jamie, va a far loro
visita per il weekend, il padre gli rivela l’intenzione di lasciare
la madre per un’altra donna che lo rende felice e libero di essere
sé stesso.
Edward fa così i bagagli e va via,
nonostante Grace non voglia accettare la cosa. Caduta in
depressione, la donna si sente persa senza Edward nella sua piccola
cittadina costiera e spera sempre di vederlo rientrare un giorno in
casa con le sue valigie. Jamie, dal canto suo, cerca di aiutare la
madre a ripartire da zero e a mettersi alla ricerca della sua
serenità. I tre faranno i conti con gli ostacoli che la vita pone
durante il cammino e che dovranno saper affrontare per tornare ad
essere felici, ognuno a modo suo.
Il cast del film e la location dove
si sono svolte le riprese
Nel ruolo del figlio Jamie, invece,
vi è Josh O’Connor, affermatosi recentemente grazie
alla serie The
Crown e ai film La
chimera e Challengers.
Per quanto riguarda la location dove si sono svolte le riprese,
queste è proprio Seaford, cittadina della contea
dell’East Sussex, in Inghilterra.
In passato la città disponeva di spiagge eccellenti, alimentate
dalla deriva dei litorali che spostavano costantemente la sabbia
lungo la costa da ovest a est. Ancora oggi è conosciuta
principalmente per la sua vita costiera.
Il finale del film: ecco come si
conclude il racconto
Nel corso del film, dunque, i tre
personaggi principali di Le cose che non ti ho
detto si scontrano con la necessità di ripartire con le
proprie vite, ognuno a modo proprio. Al momento del finale, dunque,
la storia è tutt’altro che conclusa, perché lì dove termina il film
ha invece inizio qualcosa di nuovo per Grace, Andrew e Jamie.
Proprio la voce di quest’ultimo conclude la pellicola recitando un
poema scritto per i suoi genitori, in cui li ringrazia per ciò che
rappresentano per lui, chiedendo però anche loro di “lasciarlo
andare” affinché egli possa ora costruire il proprio percorso di
vita.
Come riportato dallo stesso sceneggiatore
e regista: “Le ultime parole di Le cose che non ti
ho detto sono pronunciate dal giovane, dal ragazzo, che in
un certo senso sono io. Sono: Lasciatemi andare. Niente è finito.
La madre è sola, incerta su cosa le riserverà la vita. Il
personaggio del padre sta diventando, finalmente e tardivamente, la
persona che ha sempre voluto essere. E il figlio chiede di essere
liberato, per poter crescere oltre l’infanzia. Così è stato. Così
è”, riflettendo dunque sulla propria reale vicenda con i
genitori e ciò che la loro separazione ha significato per lui.
Il trailer di Le cose che
non ti ho detto e dove vedere il film in streaming e in
TV
È possibile fruire di Le
cose che non ti ho detto grazie alla sua presenza su
alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV,
Apple
TV, Now e Prime Video. Per vederlo, una volta
scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo
film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film
è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 5
luglio alle ore 21:20 sul canale
Rai 3.
Noto principalmente per le sue
abilità di scrittura, non solo come sceneggiatore de Il
Gladiatore, lo script che lo ha reso celebre
e con cui guadagnò una nomination all’Oscar (lo stesso era accaduto
con Viaggio in Inghilterra) ma anche, tra
gli altri di Nell,Il primo cavaliere ed
Elizabeth – The Golden Age,
William Nicholson torna ora nella doppia veste di
regista e sceneggiatore con Le cose che non ti ho
detto – titolo originale Hope
Gap – disponibile in digitale dal 29 maggio.
Le cose che non ti ho
dettoriannoda un filo
Grace, Annette Bening, e Edward, Bill Nighy, sono sposati da 29 anni. Edward è
un insegnante di storia e Grace sta lavorando a un’antologia di
poesie. Il figlio Jamie, Josh O’Connor, è ormai grande e vive
per conto proprio. Quando torna a casa per il weekend, il padre gli
comunica che vuole lasciare Grace e lo invita a restare vicino alla
madre per qualche giorno. Quando Edward parla alla moglie della sua
decisione, la donna non la accetta e dopo vani tentativi di
trattenere il marito, cade in una profonda crisi. Il film segue le
vicende dei tre protagonisti, mostrando come ciascuno affronti
questa rottura.
Si tratta, come ha dichiarato lo
stesso Nicholson, di approfondire una tematica che
lo ha sempre interessato, ovvero la coesistenza degli opposti,
amore e dolore, in una relazione. L’aveva già affrontata con
Viaggio in Inghilterra, diretto da
Richard Attemborough, dove la coppia costituita da
Antony Hopkins e Debra Winger si
trovava ad affrontare la malattia e la morte di lei. Nicholson
sembra proprio voler riannodare quel filo. Gli ingredienti sono, in
fondo, gli stessi: amore, morte – qui è quella di un matrimonio –
dolore, la poesia che porta un po’ di sollievo e gli sconfinati
paesaggi d’Inghilterra a fare da cornice.
L’importanza della
scrittura di William Nicholson
Nicholson riesce
con una precisione chirurgica di scrittura e una capacità di
approfondimento psicologico non comune a far entrare lo spettatore
nelle pieghe di questo rapporto, alla prova di un momento così
difficile come quello della separazione.
Non è solo il rapporto di coppia ad
essere sotto la lente del regista, ma quello fra i tre componenti
del nucleo familiare. I punti di vista di Jamie, Grace e Edward si
alternano, segnalati dalle loro voci off. Il regista mostra
l’evoluzione dell’amore in tutte le sue fasi, compresa quella della
sua fine. In questa si concentra sui sentimenti contrastanti che la
dominano, esemplificandoli perfettamente.
Il divorzio è visto nelle sue
conseguenze più devastanti, come una ferita profonda, paragonabile
a quelle che provocano la morte. Il dolore è immenso, ma si fa
strada nei personaggi come nello spettatore anche un senso di
liberazione, non solo per Edward, che forse aspettava da tanto
questo momento, ma anche, paradossalmente, per Grace, che non lo
voleva e restava con tutte le sue forze aggrappata
all’esistente.
Annette Bening e gli altri
interpreti
Grace è una donna forte, di
carattere, che si è innamorata di un ideale di uomo, più che del
vero marito. Una donna che combatte ostinatamente contro una realtà
che non si conforma al suo volere e desidera con tutta sé stessa
tenere in piedi un matrimonio che considera sacro, anche se da
molti anni non è più felice. Un personaggio complesso, che Annette Bening interpreta magistralmente,
tratteggiandone con abilità le molte sfaccettature, mentre
attraversa le varie fasi della vicenda: dalla negazione del
problema, al vero e proprio lutto per la fine del matrimonio, alla
rabbia, alla grinta che le servirà per ripartire. Il suo
personaggio è anche portatore dell’elemento poetico che lenisce in
qualche modo il dolore. Chi meglio dei poeti, in fondo, ha
scandagliato l’amore in tutte le sue fasi? E chi meglio di loro può
aiutare a superarne i momenti più bui?
Bill Nighy dà al personaggio di Edward – un
uomo mite, che potrebbe perfino infastidire con la sua passività –
un’umanità fragile e misurata, aprendo allo spettatore le porte del
mondo interiore di questo personaggio chiuso e riservato, che ha
sofferto in silenzio e con estrema misura vive anche questa
circostanza. Josh O’Connor interpreta con
covinzione il figlio Jamie, che suo malgrado è chiamato a fare da
ago della bilancia, a parteggiare per l’uno o per l’altro. In
realtà, vede le due figure di riferimento della sua vita in crisi e
vuole solo aiutarle.
Il paesaggio, l’altro
protagonista de Le cose che non ti ho detto
Le cose che non ti ho
detto è anche un viaggio alla scoperta della natura
del Sussex, una vera e propria protagonista del
film. L’ambientazione è Seaford, una cittadina affacciata
sull’estuario di un fiume, a ridosso delle Seven Sisters: sette
colline di roccia che si gettano nel mare formando scogliere
bianche – suggestive quanto le più famose scogliere di Dover.
Il regista si avvicina a questi
luoghi con sguardo intenso e poetico. Sono per lui, nato nel
Sussex, evidentemente luoghi del cuore. Ma sa inserirli nella
narrazione non solo per compiacere l’occhio dello spettatore e
incuriosirlo, o a dargli sollievo all’interno di una vicenda così
emotivamente densa, bensì dando loro un valore fortemente
simbolico. Parte da lì
e costruisce tutto un mondo intorno
a quelle scogliere, che portano con sé la storia di questa famiglia
e costituiscono di per sé la perfetta espressione della coesistenza
degli estremi: accanto a ogni ripida scogliera c’è una valle,
l’acqua del fiume che scorre sempre nello stesso letto si mescola
proprio lì a quella del mare, aprendosi alla libertà.
HopeGap (nome di fantasia) è proprio a una di
quelle valli. È il luogo in cui sono trascorsi i momenti felici
dell’infanzia di Jamie e del matrimonio dei suoi. Lì torna Grace a
interrogarsi sulla sua insoddisfacente relazione col marito e poi
tornerà in preda al dolore più profondo, dopo essere stata
lasciata. Su quelle colline passeggia Jamie per scaricare la
tensione. Lì la protagonista comincia a sentire, nonostante il
dolore, quella sensazione di libertà, di liberazione, che è il
cuore del film. È proprio questa, in effetti, la sensazione che
quegli ampi spazi danno allo spettatore.
Con Le cose che non ti
ho detto il regista non vuole commuovere con un melò
straziante, anzi accompagna i protagonisti e lo spettatore verso un
benefico rinnovamento. Verso il piacere di scoprire quanto è
liberatorio mollare e verso la possibilità di immaginare quanta
vita – forse finalmente felice – ci sarà dopo.
Ecco il trailer di Le
cose che non ti ho detto, il nuovo film di
William Nicholson, con Annette Bening,
Bill Nighy e Josh O’ Connor.
LE COSE CHE NON TI HO
DETTO, secondo lungometraggio del regista e sceneggiatore
William Nicholson, sarà disponibile dal 29
maggio (distribuito da Vision Distribution e
Cloud 9) sulle maggiori piattaforme digitali:
SKY PRIMAFILA PREMIERE –APPLE
TV – CHILI – GOOGLE PLAY – INFINITY – TIMVISION – RAKUTEN
TV – CG ENTERTAINMENT.
LE COSE CHE NON TI HO
DETTO è un racconto intimo ed emozionante basato su una
vicenda autobiografica del regista. In questo film si racconta in
modo diretto e senza falsi sentimentalismi la separazione tra due
genitori e l’impatto emotivo che questo evento scatena sui
componenti della famiglia. È una storia di dolore e separazione, ma
anche di crescita e di consapevolezza, una storia in cui ci
possiamo riconoscere, perché appartiene a molti di noi.
Il cast vanta la presenza di
Annette Bening, quattro volte candidata al Premio
OscarÒ: e vincitrice di due Golden Globe per “La diva Julia –
Being Julia” e “I ragazzi stanno bene”, l’attore
inglese Bill Nighy (Love Actually – L’amore
davvero, I Pirati dei Caraibi, Harry Potter e i
Doni della Morte), e Josh O’ Connor (La
terra di Dio, The Program).
SINOSSI
Grace (Annette
Bening)ed Edward (Bill
Nighy), sposati da 29 anni, vivono una vita tranquilla
nella città costiera di Seaford, Inghilterra, in una casa piena di
libri e oggetti accumulati.Quando il figlio Jamie
(Josh O’Connor) va a trovarli per il
fine settimana, Edward lo informa che ha deciso di lasciare sua
madre Grace. Grace non accetta la decisione di Edward
e cade in una depressione profonda. Sarà Jamie attraverso la sua
vicinanza a risvegliare in lei l’attitudine alla felicità e a una
nuova possibilità di vita. In questa storia non ci
sono cattivi ma solo persone reali, che hanno vissuto per troppo
tempo trascinando dietro di sé vecchi errori e ora ne stanno
pagando le conseguenze. Non ci sono risposte
immediate né percorsi semplici che portino ad una
soluzione. Un marito, una moglie e il loro figlio
sono costretti ad affrontare verità dure, e ripartendo da quelle
verità, sono costretti a plasmare nuovamente le loro vite.
LE COSE CHE NON TI HO
DETTO, secondo lungometraggio del regista e sceneggiatore
William Nicholson, sarà disponibile dal 29
maggio (distribuito da Vision Distribution e
Cloud 9) sulle maggiori piattaforme digitali:
SKY PRIMAFILA PREMIERE –APPLE
TV – CHILI – GOOGLE PLAY – INFINITY – TIMVISION – RAKUTEN
TV – CG ENTERTAINMENT.
LE COSE CHE NON TI HO
DETTO è un racconto intimo ed emozionante basato su una
vicenda autobiografica del regista. In questo film si racconta in
modo diretto e senza falsi sentimentalismi la separazione tra due
genitori e l’impatto emotivo che questo evento scatena sui
componenti della famiglia. È una storia di dolore e separazione, ma
anche di crescita e di consapevolezza, una storia in cui ci
possiamo riconoscere, perché appartiene a molti di noi.
Il cast vanta la presenza di
Annette Bening, quattro volte
candidata al Premio OscarÒ: e vincitrice di due Golden Globe per
“La diva Julia – Being Julia” e “I ragazzi stanno
bene”, l’attore inglese Bill Nighy (Love Actually – L’amore
davvero, I Pirati dei Caraibi, Harry Potter e i
Doni della Morte), e Josh O’ Connor (La
terra di Dio, The Program).
SINOSSI
Grace (Annette
Bening)ed Edward (Bill Nighy),
sposati da 29 anni, vivono una vita tranquilla nella città costiera
di Seaford, Inghilterra, in una casa piena di libri e oggetti
accumulati.
Quando il figlio Jamie
(Josh O’Connor) va a trovarli per il
fine settimana, Edward lo informa che ha deciso di lasciare sua
madre Grace.
Grace non accetta la decisione
di Edward e cade in una depressione profonda. Sarà Jamie attraverso
la sua vicinanza a risvegliare in lei l’attitudine alla felicità e
a una nuova possibilità di vita.
In questa storia non ci sono
cattivi ma solo persone reali, che hanno vissuto per troppo tempo
trascinando dietro di sé vecchi errori e ora ne stanno pagando le
conseguenze.
Non ci sono risposte immediate
né percorsi semplici che portino ad una soluzione.
Un marito, una moglie e il loro
figlio sono costretti ad affrontare verità dure, e ripartendo da
quelle verità, sono costretti a plasmare nuovamente le loro
vite.
Agostino
Ferrente e Giovanni Piperno – anche
produttori con Antonella Di Nocera – presentano Le cose
belle: documentario che racconta Enzo, Fabio, Adele e
Silvana, adolescenti nel 1999, e adulti 13 anni dopo, in una Napoli
difficile, ma in cui resistere si può, nonostante tutto. Una città
emblema di un paese e di tutte le periferie. Il film è stato visto
alle Giornate degli Autori a Venezia, poi modificato perché, spiega
Ferrente: “Racconta 13 anni di vita, perciò abbiamo sempre
cercato di aggiornarlo”. E’ figlio di un primo documentario,
Intervista a mia madre, che comprendeva la parte
relativa al ’99, girato per Rai Tre e trasmesso all’epoca in prima
serata.
Assenti Silvana e Adele, ci sono
invece Enzo e Fabio, che commentano così:
Enzo: “Il film ha realizzato il
mio sogno: prima cantavo con mio padre, oggi da solo. Ora lavoro io
al suo posto, sto imparando anche a suonare la chitarra, questa per
me è una cosa bella”.
Fabio: “Mi piace rivivere il mio
passato perché così, ora che ho una figlia, posso insegnarle a non
fare i miei stessi errori. Ho avuto una vita difficile, anche per
questo mi fa sempre piacere rivedere i miei bei momenti da
piccolo”.
Come avete
lavorato?
A.F.: “Normalmente il
documentario di creazione si rifà a quello antropologico, col mito
del regista che non interviene sulla realtà. Noi facciamo il
contrario, interveniamo per modificarla, non ci limitiamo a
raccontarla. Ad esempio, abbiamo spinto Enzo a rincontrare Fabio.
Ma ciò che è successo dopo è la verità. Usiamo artifici narrativi,
ricostruiamo con il linguaggio della fiction, ove necessario, il
tipo di emozione di cui ci siamo innamorati nel conoscere i
personaggi”.
Con quali
obiettivi?
A.F.: “Speriamo che questo
lavoro esprima concetti che vanno oltre il territorio in cui è
ambientato. Non abbiamo inseguito la spazzatura o i casi tragici
presenti a Napoli e al sud (ma anche nelle periferie di Torino o
Roma si trova certa omologazione). Volevamo restituire
l’impressione che abbiamo avuto, raccontare i fiori che nascono tra
le rovine, nonostante un disagio effettivo. Questi ragazzi, pur
potendo fare altre scelte, hanno resistito, sono lì a lavorare
dignitosamente. Questa è la loro bellezza.”
Antonella Di Nocera: “L’altra
parola chiave è responsabilità: non si parla spesso delle
responsabilità degli adulti verso i ragazzi, sono quelle che
producono la realtà, ed è ciò che abbiamo voluto affermare.
”
Perché raccontare ancora
Enzo, Fabio, Silvana e Adele?
Giovanni Piperno: “Nel ’99 la
messa in onda c’imponeva tempi stretti e gran parte del tempo fu
utilizzato per il casting. Due settimane per approfondire le vite
dei ragazzi ci sono sembrate troppo poche. Ci era rimasta la voglia
di tornare. Dopo 10 anni siamo riusciti a trovare un finanziamento
della Regione Campania per continuare a girare.”
Com’era Napoli dopo 13
anni?
G.P.: “Indubbiamente, quando
siamo tornati la città era piena d’immondizia, mentre nel ’99 era
una città che sperava in un rilancio. Tornare è stato doloroso, ma
evitiamo l’idea che “prima era meglio”, perché nella catastrofe ci
sono anche dei passi avanti. Il fatalismo era nel dna dei nostri
protagonisti, ma oggi molte cose belle continuano ad esserci,
nonostante tutto.”
Dal 26 giugno in 10 copie, ma sarà
proiettato anche presso arene e scuole.
1999: Adele,
Silvana, Enzo e Fabio. Quattro adolescenti napoletani si raccontano
davanti alle telecamere. Come tutti alla loro età, hanno sogni, ma
anche situazioni familiari ed economiche difficili. Tredici anni
dopo, gli stessi ragazzi sono adulti disillusi e forse rassegnati,
in una città lasciata a sé stessa. Un lavoro precario, o una
famiglia da reggere sulle proprie spalle, o un dolore difficile da
sopportare: un futuro fin troppo prevedibile è ora il presente. Ma
non hanno perso il coraggio e la dignità con cui affrontano la
vita, cercando nella quotidianità le cose belle.
Questo documentario di
Agostino Ferrente e Giovanni
Piperno prosegue Intervista a mia
madre (1999), in cui i registi avevano filmato i
quattro ragazzi e la Napoli dell’epoca, problematica ma in
fermento. Da qui è tratto il materiale relativo al ’99 presente nel
film. Amalgamandolo con quello sull’oggi, in un montaggio efficace,
tra digitale e super 8, si ottiene questo piccolo gioiello,
apprezzato a Venezia, poi in vari festival, anche internazionali –
tra i riconoscimenti ottenuti, Nastro d’Argento speciale e premio
al miglior documentario a Taormina.
Forte l’impatto dei protagonisti e
delle loro storie: storie di vera e propria resistenza in un
contesto tra i più duri, scelte difficili come quella di una vita
onesta, quella di assumersi le proprie responsabilità, anche se il
lavoro manca, anche se soluzioni più semplici sono a portata di
mano.
Il tema di Le cose
belle, non è solo Napoli, è universale: la fine
dell’adolescenza e il passaggio all’età adulta, la caduta dei sogni
che lascia il posto a un disincantato realismo, è qualcosa che
tutti in qualche modo conoscono. In particolare, chi è stato
adolescente all’epoca dei protagonisti e oggi, come loro, è
adulto.
Perché negli ultimi tredici anni non
solo Napoli, ma l’Italia ha offerto sempre meno ai giovani, non ha
investito sul futuro. Il film sa raccontare il passaggio da fine
anni ’90 – in cui, già alle spalle i goderecci anni ’80, con la
consapevolezza di tempi più cupi, c’era però voglia di
ricominciare, e per il futuro, ancora moderato ottimismo – ad oggi,
al paese dei problemi irrisolti, apparentemente senza prospettive,
in crisi.
Mostra però, a partire dai
protagonisti, “le cose belle” che comunque ci sono, anche se
potrebbe sembrare il contrario, come la forza di tornare a
determinare sé stessi, magari riprendendo le proprie passioni,
anche se con aspettative ridimensionate.
Una sicura regia dà un taglio
preciso al materiale, restituisce uno sguardo personale,
potenziando e non indebolendo l’efficacia documentaristica del
lavoro. La Napoli dei cumuli di spazzatura, o da cronaca nera resta
sullo sfondo. In primo piano, scritte sui muri e una periferia
vitale, pur nelle sue contraddizioni.
Dopo questo non vorrete mai più
vedere Cinquanta sfumature di grigio, o
non vorrete vedere mai più un classico Disney, a seconda delle
reazioni. Resta il fatto che le fan-art pubblicate da Cosmopolitan.com lasciano il segno e vogliamo
condividerle con voi.
Si sa che spesso il set è galeotto e
lo sanno bene alcuni dei protagonisti dei prodotti seriali più
amati della tv. Di seguito potete vedere alcune delle coppie
televisive che lo sono (o lo sono state) anche nella vita
reale!
“Cime tempestose” è diventato un successo
globale ancora prima che il dibattito si placasse. Con 82 milioni
di dollari nel weekend di apertura e un ottimo 84% di gradimento
del pubblico su Rotten Tomatoes, l’adattamento diretto da
Emerald Fennell ha
conquistato il box office.
Eppure, parallelamente agli incassi, il film è stato travolto da
polemiche: dal casting di Margot Robbie e Jacob Elordi fino alle
radicali modifiche al romanzo di Cime tempestose di Emily Brontë.
Ecco una timeline completa delle controversie che hanno
accompagnato il film.
L’annuncio del casting: l’età di Catherine e l’identità di
Heathcliff
Le
prime critiche esplodono all’inizio del 2024, quando Robbie ed
Elordi vengono annunciati come Catherine Earnshaw e Heathcliff.
Per quanto riguarda Catherine, i lettori più fedeli al testo hanno
subito sottolineato che nel romanzo la protagonista ha circa 15
anni quando diventa la “regina della campagna” e muore prima dei
20. Robbie, pur apprezzata, è significativamente più grande del
personaggio.
Ma la polemica più intensa riguarda Heathcliff. Nel romanzo, il
personaggio viene descritto come “dark-skinned gipsy”, “little
Lascar”, con origini potenzialmente asiatiche o indiane. Per molti
fan, il ruolo avrebbe dovuto essere affidato a un attore di
colore.
Elordi ha difeso la scelta, spiegando che si tratta della visione
artistica di Fennell e che il suo compito è “servire la verità
della sceneggiatura”. Tuttavia, il dibattito sull’aderenza etnica
al testo resta uno dei punti più divisivi.
La chimica tra Robbie ed Elordi: metodo o oltre?
Margot Robbie e Jacob Elordi in Cime tempestose. Immagine tratta
dal trailer del film.
Durante le riprese e il tour promozionale, emergono racconti che
alimentano ulteriori speculazioni. Elordi avrebbe scritto a Robbie
una lettera d’amore “dal punto di vista di Heathcliff” e riempito
la sua stanza di rose.
Robbie ha ammesso di essersi sentita quasi “codependent” dal
collega durante le riprese, descrivendo l’esperienza come intensa e
destabilizzante. Elordi ha parlato apertamente di una sorta di
“ossessione artistica”.
Le dichiarazioni hanno scatenato commenti online, soprattutto
considerando che Robbie è sposata con il produttore Tom Ackerley.
Per alcuni si è trattato di puro metodo attoriale; per altri, la
linea tra interpretazione e realtà sembrava troppo sottile.
Le modifiche alla trama: una rivoluzione strutturale
La scelta più controversa riguarda però l’adattamento stesso. Nel
romanzo originale, la morte di Catherine avviene relativamente
presto, e l’intera seconda metà del libro esplora le conseguenze
generazionali del dolore e dell’ossessione di Heathcliff. Nel film
di Fennell, invece, la morte di Cathy viene spostata alla fine,
eliminando di fatto tutta la seconda parte della narrazione.
Questa decisione cambia radicalmente il senso dell’opera:
Scompare la struttura a doppio
narratore.
Nelly Dean perde la sua
ambiguità.
Edgar e Nelly assumono tratti
più marcatamente antagonisti.
La storia diventa un dramma
romantico più lineare, meno cupo e meno stratificato.
Molti critici hanno accusato il film di aver semplificato un testo
complesso, trasformando una tragedia psicologica e generazionale in
una storia di amanti ostacolati da terzi.
La difesa di Emerald Fennell: “È una versione, non il libro”
Cortesia Warner Bros Discovery
Fennell ha risposto alle critiche con chiarezza: non sta cercando
di “fare il romanzo”, ma una sua interpretazione personale.
Ha dichiarato di essersi ispirata alla versione che ricordava di
aver letto a 14 anni — una versione filtrata dalla memoria e dalle
emozioni adolescenziali. “È Cime tempestose, ma non lo è”, ha ammesso. Anche
Robbie, produttrice del film, ha sottolineato di non aver letto il
romanzo prima della sceneggiatura, ribadendo che il film è
l’esperienza emotiva di Fennell, non una trasposizione fedele.
Dibattito o tradimento?
Non è la prima volta che Cime
tempestose viene adattato: esistono decine di versioni, tra
cui miniserie, opere liriche e reinterpretazioni ambientate in
contesti completamente diversi. Eppure, questa versione ha acceso
un confronto particolarmente acceso tra puristi del testo e
sostenitori della libertà autoriale.
La questione centrale è sempre la stessa: un classico deve essere
rispettato nella forma o può essere rielaborato radicalmente? Nel
caso di Cime
tempestose (2026), la risposta sembra dividere profondamente
pubblico e critica.
Il successo al botteghino dimostra che l’interesse è altissimo. Ma
resta il dubbio: questa reinterpretazione arricchisce l’eredità del
romanzo o la snatura?Il dibattito, come la storia di Cathy e
Heathcliff, sembra destinato a non spegnersi facilmente.
Dopo Vivà la
libertà, Roberto Andò torna al
cinema con Le Confessioni, con un cast
internazionale capitanato da Toni Servillo. Al fianco dell’attore
italiano ci sono anche Daniel Auteuil,Connie Nielsen,Pierfrancesco Favino,Marie-Josée Croze e Moritz Bleibtreu.
Di seguito il teaser trailer del
film prossimamente al cinema:
Di seguito la sinossi ufficiale:
Siamo in Germania, in un albergo
di lusso dove sta per riunirsi un G8 dei ministri dell’economia
pronto ad adottare una manovra segreta che avrà conseguenze molto
pesanti per alcuni paesi. Con gli uomini di governo, ci sono anche
il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Daniel Roché, e
tre ospiti: una celebre scrittrice di libri per bambini, una rock
star e un monaco italiano, Roberto Salus.
Accade però un fatto tragico e
inatteso e la riunione deve essere sospesa. In un clima di dubbio e
di paura, i ministri e il monaco ingaggiano una sfida sempre più
serrata intorno al segreto. I ministri sospettano infatti che
Salus, attraverso la confessione di uno di loro, sia riuscito a
sapere della terribile manovra che stanno per varare, e lo
sollecitano in tutti i modi a dire quello che sa.
Ma le cose non vanno così lisce:
mentre il monaco – un uomo paradossale e spiazzante, per molti
aspetti inafferrabile – si fa custode inamovibile del segreto della
confessione, gli uomini di potere, assaliti da rimorsi e
incertezze, iniziano a vacillare.
Ecco il primo video ufficiale di Le
Confessioni, il nuovo film di Roberto Andò con Toni Servillo protagonista. Di seguito la clip
dal titolo “Lei
è in pericolo, padre“:
Di seguito la sinossi ufficiale:
Siamo in Germania, in un albergo
di lusso dove sta per riunirsi un G8 dei ministri dell’economia
pronto ad adottare una manovra segreta che avrà conseguenze molto
pesanti per alcuni paesi. Con gli uomini di governo, ci sono anche
il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Daniel Roché, e
tre ospiti: una celebre scrittrice di libri per bambini, una rock
star e un monaco italiano, Roberto Salus.
Accade però un fatto tragico e
inatteso e la riunione deve essere sospesa. In un clima di dubbio e
di paura, i ministri e il monaco ingaggiano una sfida sempre più
serrata intorno al segreto. I ministri sospettano infatti che
Salus, attraverso la confessione di uno di loro, sia riuscito a
sapere della terribile manovra che stanno per varare, e lo
sollecitano in tutti i modi a dire quello che sa.
Ma le cose non vanno così lisce:
mentre il monaco – un uomo paradossale e spiazzante, per molti
aspetti inafferrabile – si fa custode inamovibile del segreto della
confessione, gli uomini di potere, assaliti da rimorsi e
incertezze, iniziano a vacillare.
Le Colline Hanno gli
Occhi è il film cult di Wes Craven del 1977. Nel 1977 un
semi-esordiente regista statunitense di nome
Wes Craven firma il suo secondo lungometraggio dopo lo
scandaloso L’ultima casa a sinistra del 1972: si tratta
del cult Le colline hanno gli occhi(The hills
have eyes).
La trama de Le colline hanno gli occhi
La trama del film è sommariamente
semplice e lineare, e si colloca nel solco della tradizione horror:
una tranquilla famiglia media americana sfacciatamente WASP
intraprende un viaggio in camper attraverso il deserto della
California per raggiungere la meta delle loro vacanze. Ma bastano
un banale guasto al motore e una tappa forzata in mezzo al nulla
per scatenare l’inferno e la tragedia: diventano il bersaglio di una
famiglia di cannibali geneticamente modificati dagli esperimenti
nucleari condotti nella zona dal governo degli Stati Uniti e tenuti
segreti per anni. Lo scopo della famiglia è quello di sopravvivere
alla brutalità dei loro disgustosi carnefici.
Il film horror di Wes Craven
Le colline hanno gli
occhi, nel momento della sua uscita, cavalcò le polemiche
che avevano seguito l’opera prima di Craven. Entrambe le pellicole
possono essere inserite di diritto in quel sottogenere horror che è
considerato lo splatter. Nato nell’ambito dell’exploitation, il
gore (o splatter, è indifferente N.d.A.) si afferma soprattutto
negli anni ottanta, nonostante la sua nascita possa essere
collocata già negli anni sessanta con le opere di G.Romero o
Herschell Gordon Lewis (La notte dei morti viventi; Blood
Feast); in un’epoca in cui l’importanza per l’aspetto
fisico e la bellezza si spingevano fino all’eccesso dell’edonismo,
lo splatter rappresenta la debolezza del corpo umano mostrando
senza troppe esitazioni o pudori squartamenti, sventramenti e vari
ed eventuali spargimenti di sangue.
Oltretutto, Le colline
hanno gli occhi rientra a pieno merito nel filone del New
Horror, a sua volta sottoinsieme di quel generale movimento di
fermento rivoluzionario e creativo noto come New Hollywood che ha
portato ad affacciarsi, sulla scena degli anni settanta, registi di
culto del calibro di
Steven Spielberg, Francis Ford Coppola,
Martin Scorsese e tanti altri grandi nomi della
cinematografia a stelle e strisce. L’alto tasso di emoglobina
presente nel film e i suoi eccessi sanguinolenti e truculenti
servono come pretesto per scuotere le coscienze sociali degli
americani atrofizzati nel loro perbenismo: ricordiamoci che, negli
anni settanta, l’America era ancora coinvolta nel sanguinoso
conflitto del Vietnam che ha portato milioni di morti e una
generazione completamente spezzata.
Nella pellicola, il nemico è
“altro”, fuori da noi: un po’ come accadeva nei B-movies
Sci-Fi degli anni ‘50 il nemico veniva direttamente dallo
spazio profondo e remoto. Oppure come nei film western, dove il
nemico è sempre l’indiano occupante. Nel film di Wes
Craven è come se l’anima puramente Wasp dell’America
profonda avesse fatto chapeau di fronte a millenni di sopraffazione
nei confronti di tutto ciò che era catalogato come “diverso”. Qui
gli aguzzini cannibali sono sì mutanti, ma un tempo erano esseri
umani: come per il maestro Alfred Hitchcock,
l’orrore anche qui è nel quotidiano, viene non dagli spazi
intergalattici remoti ma dal sottosuolo dello sperduto deserto
californiano.
Nella sua trama lineare, ma
intervallata da efficaci colpi di scena che creano tensione nello
spettatore, la pellicola segue quasi pedissequamente la trama di
una fiaba riletta però con lo sguardo di un survival
horror: i personaggi protagonisti, i “buoni”, intraprendono un
viaggio durante il quale si trovano costretti ad affrontare
pericoli mostruosi e prove terrificanti, incarnati dai “cattivi”,
fino al finale con il tanto agognato “lieto fine”; e c’è
addirittura una sorta di “aiutante” (il vecchio Fred) che cerca di
metterli in guardia sui pericoli che incombono nel deserto. Lo
scontro tra razionale e irrazionale si risolve in un confronto
all’ultimo sangue, dove la vittoria della famiglia Carter è sancita
dal loro uso della violenza contro la violenza sanguinaria e cieca
dei loro aguzzini.
Parlando di cannibali non si può
non pensare a tutto quel filone del gore italiano che, sempre nei
“favolosi” anni settanta, ha regalato al cinema cult underground
pellicole come quelle di Mario Bava,
Dario Argento, Lucio Fulci, Umberto Lenzi, Joe D’Amato
e Ruggero Deodato con il celebre Cannibal
Holocaust, film del 1979 che ha influenzato molte
generazioni di cinefili indipendenti.
De Le colline hanno gli
occhi Wes Craven stesso girò un seguito nel 1985,
ribadendo quella sua propensione al tema del doppio: come nel
titolo, gli occhi sono due, come i sequel realizzati e come le
famiglie protagoniste, quella vittima da una parte e la carnefice
dall’altra. Due sono, poi, altri due paia d’occhi: quelli di Pluto
(uno dei membri dell’allegra famigliola cannibale) che si
sovrappongono ai nostri tramite un’abile inquadratura in soggettiva
che fa riflettere sul significato stesso del cinema,
identificandoci come voyeur letali e silenziosi. Oltre al sequel,
annoveriamo un remake dallo stesso titolo girato nel 2006 e curato,
in fase di produzione, dallo stesso Craven ma girato dal francese
Alexandre Aja (nuovo re del torture porn) e un
trascurabile sequel del remake datato 2007.
Insomma, vedere Le colline
hanno gli occhi nella sua prima e inimitabile versione del
1977 crea l’illusione di assistere a un incontro tra le
atmosfere “seventies” dell’action, car crashDuel e le perversioni gore del miglior
Mario Bava in stato di grazia.