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Le Cronache di Narnia: il Viaggio del Veliero

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Le Cronache di Narnia: il Viaggio del Veliero

Le cronache di Narnia: Il viaggio del veliero è il film del 2010 diretto da Michael Apted e con protagonisti nel cast Ben Barnes, Georgie Henley, Skandar Keynes, Tilda Swinton, William Moseley e Anne Poppewell.

La trama: Peter e Susan sono in Asia con i genitori, mentre Edmund e Lucy si trovano a dover passare un periodo a Cambridge con l’odioso e supponente cugino Eustace. Un giorno, dopo una lite, vengono risucchiati con lui di nuovo a Narnia, dove incontrano di nuovo i loro amici, a cominciare dal principe Caspian e dal topino moschettiere Reepicheep, mentre il cugino rimane stravolto da quel mondo per lui folle in cui si trova.

Stavolta bisogna contrastare mercanti di schiavi, ma anche un male che arriva da un’isola misteriosa, che farà confrontare tutti, Edmund e Lucy in testa, con le loro paure e i loro desideri più segreti. Ma anche per loro è arrivato il momento di dire poi addio a Narnia, non prima di aver salutato Aslan, mentre Eustace ha scoperto un nuovo mondo, fatto di fantasia, al quale rimarrà fedele.

Le Cronache di Narnia: il Viaggio del Veliero, il film

Le Cronache di Narnia: il Viaggio del Veliero

Terzo capitolo di Narnia che si sviluppa su due piani, da un lato esaltando l’avventura, con suggestioni che vanno dalle Mille e una notte ai romanzi di avventura marinaresca passando per le leggende nordiche e le fiabe, dall’altro racconta un viaggio interiore, nelle paure ma anche nella capacità di cambiare e di ritrovare il sense of wonder e la fantasia che la vita vorrebbe soffocare, fin da quando si è giovani, all’epoca di Cs. Lewis come oggi.

Il terzo capitolo della saga di Narnia è uscito anche in 3D ma per fortuna risulta godibilissimo anche in formato normale, non sacrificando tutta la trama allo strabordare dallo schermo delle immagini, rischio ormai concreto di un modo reinventato dal passato di fare cinema che vorrebbe comandare ormai nel genere fantastico. Infatti ci si trova di fronte ad un’avventura capace di appassionare, ben equilibrata tra azione e introspezione, avventura e viaggio dentro di sé, mentre Narnia prende l’aspetto ormai del luogo perduto dell’infanzia, dell’Isola che non c’è, con un finale di stacco definitivo dagli amici e dai luoghi struggente come ogni addio che si rispetti.

La ricerca di sé, il miglioramento non dimenticando la dimensione spirituale, il non dimenticare i sogni dell’età giovane anche se inevitabilmente bisogna crescere e distaccarsene, sono i temi fondanti di un film che coniuga, ancora di più che i primi due capitoli, effetti speciali ad un’atmosfera vintage, dal gusto dell’avventura vecchio stampo ai curiosi titoli di coda che animano i vecchi libri illustrati per ragazzi.

Una storia rivolta quindi non solo ai giovanissimi, anzi più vicina ai gusti di un pubblico più adulto, che ha voglia e nostalgia di sognare e che può trovare un alter ego in Eustace, scettico capace di meravigliarsi e sciogliersi di fronte alla fantasia. Probabile che se ci saranno prossimi capitoli sarà lui l’eroe della vicenda, come avviene nei romanzi, ma per ora tutto si conclude su una spiaggia da sogno, dove ogni protagonista va per la sua strada e incontro ad un destino che comunque non teme.

Le cronache di Narnia: Il principe Caspian

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Le cronache di Narnia: Il principe Caspian

Le cronache di Narnia: Il principe Caspian è il film fantasy del 2008 diretto da Andrew Adamson con protagonisti nel cast Ben Barnes, Georgie Henley, Skandar Keynes, William Moseley, Anna Popplewell, Sergio Castellitto e Pierfrancesco Favino.

  • Anno: 2008
  • Regia: Andrew Adamson
  • Cast: Ben Barnes, Georgie Henley, Skandar Keynes, William Moseley, Anna Popplewell, Sergio Castellitto, Pierfrancesco Favino

Le cronache di Narnia: Il principe Caspian, la trama

Le cronache di Narnia: Il principe CaspianI quattro fratelli Pevensie, Peter, Edmund, Susan e Lucy, vivono a Londra, è passato un anno dalla loro avventura a Narnia, ma, durante un bombardamento che li ha portati a rifugiarsi nella metropolitana, vengono risucchiati di nuovo nel mondo di Narnia, dove sono passati secoli e secoli.

Oggi dominano i Telmarini, stirpe di principi non sempre buoni e giusti e il giovane principe Caspian, che potrebbe riportare pace e prosperità, è costretto a nascondersi e a fuggire perché il perfido zio lord Miraz vuole ucciderlo. I ragazzi aiuteranno il loro nuovo amico nel suo intento, riconquistandosi onori e riconoscimento in un mondo in cui ormai sono venerati da oltre mille anni come gli eroi delle leggende. Aslan non c’è più, ma forse è sempre con loro.

Le cronache di Narnia: Il principe Caspian, l’analisi

Un secondo capitolo più cupo del precedente, che mescola suggestioni shakesperiane ad intrighi di corte, introducendo nuovi personaggi, anche non solo legati solo al momento, come il giovane principe Caspian, interpretato dall’emergente Ben Barnes, che torna poi anche nel terzo capitolo.

Il tema della religiosità sparisce di fronte all’avventura, al gusto dell’intrigo, alla dualità tra realtà e fiaba, alle battaglie, sempre molto simili a quelle de Il signore degli anelli ma per ragioni di target decisamente meno cruente nei loro effetti devastanti: Adamson lima alcuni difetti e lungaggini del primo capitolo, ottenendo un film decisamente più piacevole, capace di interessare i più giovani ma di piacere anche agli adulti, che notano comunque i riferimenti letterari e avventurosi.

Le cronache di Narnia: Il principe CaspianStavolta è il gusto dell’avventura ad avere il sopravvento, in una storia che fa da tramite tra un primo capitolo e i successivi, e che spesso potrebbe essere l’anello debole di una saga (come in fondo è successo sia a L’impero colpisce ancora che a Le due torri) ma che funziona come insieme, risultando godibile anche per chi non ha visto il primo capitolo. Di nuovo efficace come la fantasia irrompe in un contesto realistico, lontano dal mondo dei giovani occidentali ma purtroppo simile a certe realtà in giro per il mondo dove si vive ancora oggi sotto le bombe e le guerre, ed interessante il tema del diverso scorrimento del tempo tra i due mondi, capace di esaltare a Narnia gli eroi provenienti da un’altra dimensione, diventati nel frattempo leggenda.

Tra castelli degni del miglior romanzo gotico, battaglie, effetti speciali efficaci ma che non distruggono il gusto di narrare, avventura, meritano una menzione i due interpreti nostrani, un Sergio Castellitto cattivo che sembra uscito dal Medio Evo reale, e un Pierfrancesco Favino efficace ma dubbioso braccio destro pronto alla redenzione. Di nuovo un’avventura fantasy che non dimentica di strizzare l’occhio sia alla cultura alta che all’intrattenimento, con un risultato equilibrato tra le due esigenze e superiore a quello del primo film, cosa che non è di tutti.

Le cronache di Narnia: Il leone, la strega e l’armadio

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Le cronache di Narnia: Il leone, la strega e l’armadio

Le cronache di Narnia: Il leone, la strega e l’armadio è il film del 2005 diretto da Andrew Adamson e con protagonisti nel cast James Mc Avoy, Tilda Swinton, Georgie Henley, Skandar Keynes, William Moseley, Anna Popplewell, Jim Broadbent, Liam Neeson e Omar Sharif (voce di Aslan in inglese e in italiano).

Le cronache di Narnia: Il leone, la strega e l’armadio, la trama

Gran Bretagna 1940: i quattro fratelli Peter, Edmund, Susan e Lucy devono lasciare Londra, come tanti altri bambini, e andare a vivere come sfollati nella casa di campagna di un eccentrico professore. Un giorno Lucy scopre in una stanza un vecchio armadio, e nascondendoci dentro si trova catapultata nel mondo di Narnia, terra oppressa da una crudele regina, in cui vengono catapultati anche sua sorella e i suoi fratelli. Con l’aiuto del saggio leone Aslan e delle creature presenti a Narnia, tra animali parlanti, centauri e fauni, riusciranno a sconfiggere la regina e a diventare loro stessi re e regine, governando per anni e anni con saggezza… finché non troveranno un giorno la strada dell’armadio, ritrovandosi bambini.

Le cronache di Narnia: Il leone, la strega e l’armadio, il film

Le cronache di Narnia: Il leone, la strega e l'armadio

La saga di Narnia, scritta da CS Lewis, amico personale di Tolkien e professore ad Oxford, è considerata un classico della letteratura britannica per bambini e ragazzi, anche se forse può sembrare oggi un po’ datata a causa della forte presenza del messaggio religioso come sottinteso alla vicenda, vista come metafora della Redenzione prima che come avventura fantasy in un universo da fiaba parallelo.

Andrew Adamson adatta il primo romanzo di Narnia, cercando di rendere la vicenda più snella dalle implicazioni religiose, concedendo spazio alla spettacolarità degli effetti speciali che non soverchiano però la trama, costruendo un’avventura che non raggiunge i livelli di successo di Harry Potter e de Il signore degli anelli , ma che rappresenta comunque una buona alternativa, anche se forse più datata, con la partenza di tutto in un’epoca storica in cui si riconoscono i nonni dei giovani spettatori che dovrebbero essere il target del film.

Con una partenza reale in una sequenza particolarmente riuscita a poco fantasy di un bombardamento che rievoca la sanguinosa Battaglia d’Inghilterra, il mondo di Narnia che irrompe da un armadio presenta in pieno un delizioso sense of wonder di fiaba, secondo la migliore tradizione favolistica anglosassone che fa entrare la fantasia dalle cose di tutti i giorni.

Le cronache di Narnia primo capitolo al cinema comunque funziona, con una sequenza tra le più angoscianti tra quelle viste nel cinema di genere negli anni, quella della morte sacrificale di Aslan (emblema, secondo l’autore, di Gesù Cristo) e con un paio di battaglie debitrici a Il signore degli anelli, senza contare il tema tipicamente da fiaba del tempo che scorre in modo diverso qui sulla Terra e là a Narnia, dove si può crescere e essere adulti per poi scoprire che sono passate poche decine di minuti.

Un film fantasy non solo per ragazzi, ma anche per chi è stato ragazzo qualche anno fa, e che ha letto i romanzi di CS Lewis: il risultato complessivo non è niente male, un blockbuster che però è debitore alla letteratura e ad una visione più intellettuale del genere fantasy.

Le Cronache di Narnia: Greta Gerwig fornisce aggiornamenti sui film

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La regista e sceneggiatrice Greta Gerwig è attualmente impegnata con la stagione dei premi, in vista degli Oscar che si svolgeranno il 10 marzo dove il suo film Barbie è candidato a 8 Oscar, di cui quello per lei stessa nella categoria Miglior sceneggiatura originale. Una volta conclusosi questo periodo, però, Gerwig avrà da occuparsi dei due film di Le Cronache di Narnia che realizzerà per Netflix. L’anno scorso la regista aveva dichiarato di essere adeguatamente spaventata dall’idea di adattare i romanzi sacri di C.S. Lewis, ma all’epoca ha anche osservato: “Penso che quando ho paura sia sempre un buon segno. Forse quando smetterò di avere paura, sarà come dire: ‘Forse non dovrei farlo’. No, ne sono terrorizzata. È straordinario. Ed è emozionante“.

Ora, nella sua nuova intervista alla rivista Time, Gerwig ha rivelato di aver completato una bozza della sceneggiatura prima ancora che iniziassero le riprese di Barbie. “Sapere che avevo gettato le basi per ‘Narnia’ e che volevo tornarci, probabilmente è qualcosa che mi sono imposta psicologicamente“, ha detto la Gerwig. “Perché so che la cosa giusta, per me comunque, è continuare a fare film. Qualunque cosa accada, buona o cattiva, devi continuare ad andare avanti. Non mi stupisce mai che qualcuno ti dia dei soldi per fare un film“. La Gerwig ha poi sottolineato di aver voluto fare i film di Narnia perché attratta dalla qualità “euforicamente onirica” della scrittura di Lewis.

È legato al folklore e alle storie di fate dell’Inghilterra, ma è una combinazione di tradizioni diverse“, ha detto. “Da bambino, accetti tutto: sei in questa terra di Narnia, ci sono i fauni e poi arriva Babbo Natale. Non ti viene nemmeno in mente che non sia schematico. Mi interessa abbracciare il paradosso dei mondi creati da Lewis, perché è questo che li rende così avvincenti”. Proseguono dunque i lavori sui due film, con le riprese che dovrebbero svolgersi già nel 2024. Ad oggi non si hanno informazioni riguardanti il cast ma è possibile che degli annunci a riguardo verranno fatti nei prossimi mesi.

Le Cronache di Narnia arriva su Netflix

Nel 2018 Netflix aveva firmato un accordo pluriennale con la The C.S. Lewis Company per poter sviluppare film e serie televisive basati su tutti e sette i romanzi di Narnia. “È meraviglioso sapere che le persone di tutto il mondo non vedono l’ora di vedere di più su Narnia e che i progressi nella tecnologia di produzione e distribuzione ci hanno permesso di far riprendere vita alle avventure di Narnia portandole tutto il mondo“, aveva dichiarato Douglas Gresham, figliastro di Lewis. Ad ora sono stati annunciati solo i due film affidati a Greta Gerwig, ma gli accordi originali prevedono anche una serie televisiva, quindi potrebbe esserci altro in serbo per il futuro.

Le Cronache di Narnia: che fine ha fatto il progetto Netflix?

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Le Cronache di Narnia: che fine ha fatto il progetto Netflix?

Ad ottobre del 2018 Netflix aveva annunciato un accordo pluriennale con The C.S. Lewis Company per lo sviluppo di film e serie tv basati sull’amata saga fantasy di C.S. Lewis Le cronache di Narnia. Da allora, però, non ci sono stati più aggiornamenti sul progetto.

Adesso, in una lunga intervista diffusa su YouTube nelle ultime ore, è stato Douglas Gresham, figlio adottivo di Lewis e produttore della saga cinematografica basata su Le cronache di Narnia, ha parlato proprio dell’ambizioso progetto affidato al colosso dello streaming. Gresham, che è stato confermato come produttore anche dei futuri adattamenti, ha spiegato:

“Da quando abbiamo stretto l’accordo con Netflix nell’ottobre del 2018, non abbiamo più avuto notizie da parte loro. Sono un po’ preoccupato sinceramente… ho come la sensazione che non accadrà davvero. Mi piacerebbe che fosse qualcosa a episodi. Con i film hai a disposizione al massimo due ore per cercare di metterci dentro un intero libro, ed è sempre difficile farlo nel modo più giusto. Vorrei che questo nuovo progetto fosse il più fedele possibile al materiale originale e con la formula della serie o della miniserie sarebbe possibile adattare la saga per intero, in ogni suo dettaglio e sfumatura.”

La saga de Le cronache di Narnia è già stata adattata per il grande schermo tra il 2005 e il 2010, con gli adattamenti de Il leone, la strega e l’armadio (2005) e Il principe Caspian (2008), entrambi diretti da Andrew Adamson, e con Il viaggio del veliero diretto da Michael Apted (2010).

LEGGI ANCHE – Le cronache di Narnia: Netflix svilupperà film e serie tv

Sulla base di un accordo pluriennale con The C.S. Lewis Company, Netflix darà vita alle incredibili storie ambientate nell’universo di Narnia con nuovi film e serie TV disponibili in esclusiva per gli utenti di tutto il mondo.

I titoli generati da questa collaborazione saranno produzioni originali Netflix, Mark Gordon di Entertainment One (eOne), Douglas Gresham e Vincent Sieber saranno produttori esecutivi delle serie e produttori dei film. In totale, i romanzi della serie Le cronache di Narnia hanno venduto oltre 100 milioni di copie e sono stati tradotti in più di 47 lingue in tutto il mondo. Per la prima volta, grazie a questo accordo, i diritti dei sette libri che compongono la saga sono proprietà di una sola compagnia.

«Le splendide storie di C.S. Lewis hanno conquistato il cuore di generazioni di lettori in tutto il mondo», ha affermato Ted Sarandos, Chief Content Officer di Netflix. «Intere famiglie si sono innamorate di personaggi come Aslan e dell’intero universo di Narnia, siamo molto emozionati perché Netflix diventerà la loro casa nei prossimi anni».

«È meraviglioso sapere che il pubblico di tutto il mondo potrà scoprire nuovi aspetti del mondo di Narnia. Le nuove tecnologie di produzione e distribuzione avanzata ci consentiranno di far vivere ancora una volta le avventure dei protagonisti in tutto il mondo», ha osservato Douglas Gresham, figlio adottivo di C.S. Lewis. «Netflix rappresenta il medium migliore per questo progetto, non vedo l’ora di lavorare con loro per realizzarlo».

«Narnia rappresenta un fenomeno raro, una storia che supera i confini geografici, amata da diverse generazioni», ha affermato Mark Gordon, Presidente e Chief Content Officer, Film & Television di eOne. «eOne ed io siamo emozionati di poter collaborare con la C.S. Lewis Company e con Netflix, che trasformeranno l’universo di Narnia in film e serie TV. Non potremmo essere più felici di iniziare a lavorare su queste nuove produzioni».

Le Cronache di Narnia la Sedia d’Argento: pronta la sceneggiatura

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Le Cronache di Narnia la Sedia d’ArgentoDopo mesi di silenzio sul franchise tratto dai romanzi di C.S. Lewis, il sito Narnia Web comunica che David Magee, sceneggiatore di Vita di Pi, ha ultimato lo script di Le Cronache di Narnia la Sedia d’Argento, quarto capitolo cinematografico della serie.

Ricordiamo che i film precedentemente realizzati erano basati rispettivamente su Il leone, la strega e l’armadio; Il principe Caspian e Il viaggio del veliero. Speriamo che questo quarto adattamento abbia più fortuna sia da un punto di vista artistico che da un punto di vista economico.

La Sedia d’Argento è il quarto libro nella saga di Narnia ed è ambientato a Narnia decenni dopo gli eventi del terzo libro. Re Caspian cerca l’aiuto di Aslan per cercare di salvare il Principe Rilian, figlio ed erede di Caspian. Aslan decide quindi di coinvolgere due studenti, Eustace Scrubb (Will Poulter nel Viaggio del Veliero) e Jill Poole.

Le Cronache di Narnia La Sedia d’Argento: il regista di Captain America per il film

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Sarà Joe Johnston, regista di Captain America Il Primo Vendicatore, a dirigere Le Cronache di Narnia La Sedia d’Argento, prossimo capitolo della serie di film basati sulla raccolta di romanzi di C.S. Lewis che però vedrà il franchise ripartire da zero.

L’annuncio è stato dato in esclusiva da Variety.

Il progetto segnerà il punto zero di un nuovo franchise che ripartirà da zero. Alla sceneggiatura ha lavorato David Magee, autore di La Vita di Pi e Neverland – Un sogno per la vita. Il film sarà distribuito da Sony e eOne.

Le Cronache di Narnia la Sedia d’Argento: pronta la sceneggiatura

Il Leone, la Strega e l’Armadio e il Principe Caspian sono stati distribuiti dalla Disney nel 2005 e nel 2009, Il Viaggio del Veliero dalla Fox nel 2010, per un incasso totale di 1,6 miliardi.

La Sedia d’Argento è il quarto libro nella saga di Narnia ed è ambientato a Narnia decenni dopo gli eventi del terzo libro. Re Caspian cerca l’aiuto di Aslan per cercare di salvare il Principe Rilian, figlio ed erede di Caspian. Aslan decide quindi di coinvolgere due studenti, Eustace Scrubb (Will Poulter nel Viaggio del Veliero) e Jill Poole.

Le Cronache di Narnia La Sedia d’Argento: il franchise riparte da zero

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Le Cronache di Narnia La Sedia d'ArgentoSono diversi mesi che non ci sono novità in merito a Le Cronache di Narnia La Sedia d’Argento, il quarto film del franchise tratto dai romanzi di C.S. Lewis. Adesso Deadline annuncia che la TriStar Picturess, la Mark Gordon Company, la C.S. Lewis Company e Entertainment One (eOne) sono a lavoro insieme per portare sul grande schermo La Sedia d’Argento.

Il progetto segnerà il punto zero di un nuovo franchise che ripartirà da zero. Alla sceneggiatura ha lavorato David Magee, autore di La Vita di Pi e Neverland – Un sogno per la vita. Il film sarà distribuito da Sony e eOne.

Le Cronache di Narnia la Sedia d’Argento: pronta la sceneggiatura

Il Leone, la Strega e l’Armadio e il Principe Caspian sono stati distribuiti dalla Disney nel 2005 e nel 2009, Il Viaggio del Veliero dalla Fox nel 2010, per un incasso totale di 1,6 miliardi.

La Sedia d’Argento è il quarto libro nella saga di Narnia ed è ambientato a Narnia decenni dopo gli eventi del terzo libro. Re Caspian cerca l’aiuto di Aslan per cercare di salvare il Principe Rilian, figlio ed erede di Caspian. Aslan decide quindi di coinvolgere due studenti, Eustace Scrubb (Will Poulter nel Viaggio del Veliero) e Jill Poole.

Fonte: CS

Le Cronache di Narnia in sviluppo il quarto film su La sedia d’argento

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le cronache di narniaSarà basato su La Sedia d’Argento, quarto libro della saga scritta da C S Lewis e avrà probabilmente lo stesso titolo, e sarà il quarto film tratto dalla serie letteraria Le Cronache di Narnia. A dare l’annuncio della messa in cantiere del progetto è stata con un comunicato la The Mark Gordon Company, contattata dalla C.S. Lewis Company.

le cronache di narnia la sedia d'argentoNel comunicato di Mark Gordon si legge: “Come molti lettori, grandi e piccoli, sanno, io sono un grande fan di C.S. Lewin e del suao bellissimo e allegorico mondo di Narnia. Queste fantastiche storie ispirano passione nel mondo reale in tantissimi fan devoti in tutto il mondo. E così mentre ci prepariamo a portare sul grande schermo il prossimo libro, siamo onorati e eccitati di contribuire alla straordinaria eredità di Narnia.”

Douglas Gresham, pronipote di C.S. Lewis ha dichiarato: “Ho grande rispetto per il lavoro di Mark Gordon e e sono fiducioso che insieme potremmo portare la bellezza e la magia, che Narnia ha portato nei cuori di chi ha letto La Sedia d’Argento, sullo schermo. Non vedo l’ora di tornare a Narnia, questa volta con Mark Gordon e la sua squadra”.Gordon e Gresham produrranno il film con Vincent Sieber, il presidente della base di Los Angeles della C.S. Lewis Company, che come detto lavorerà con la Mark Gordon Company sullo sviluppo della sceneggiatura.

Anche le parole di Sieber sono state di stima verso Gordon e di grandi aspettative per questo quarto adattamento cinematografico dei romanzi di Lewis.

Ricordiamo che i film precedentemente realizzati erano basati rispettivamente su Il leone, la strega e l’armadio; Il principe Caspian e Il viaggio del veliero. Speriamo che questo quarto adattamento abbia più fortuna sia da un punto di vista artistico che da un punto di vista economico.

Fonte: CS

Le Cronache di Narnia di Greta Gerwig sarà “radicalmente diverso” dai film precedenti

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Dopo il successo senza precedenti di Barbie, Greta Gerwig è pronta a spalancare le porte del suo adattamento de Le Cronache di Narnia. Una serie di grandi nomi sono stati confermati per un film, oltre a un’ampia distribuzione IMAX pianificata da Netflix, lo studio che ha ideato il progetto. Anche se i fan possono pensare a tutte le teorie che vogliono su quali libri saranno adattati, lo sapremo con certezza solo quando il film uscirà. Nel frattempo, il produttore Mark Johnson, che ha creato non solo i film di Narnia, ma anche film come Good Morning, Vietnam, Galaxy Quest, The Holdovers e altri, ha finalmente dato ai fan un’anteprima “affascinante” del prossimo progetto.

“Sono affascinato. Prima di tutto, sono un suo grandissimo fan, quindi non vedo l’ora di vederlo”, ha dichiarato Johnson in una nuova intervista con Deadline. Tuttavia, il produttore è rimasto a bocca chiusa sul progetto. Johnson è tra i produttori che hanno prodotto la trilogia originale, “Il leone, la strega e l’armadio” (2005), “Il principe Caspian” (2008) e “Il viaggio del veliero” (2010), che hanno incantato gli spettatori di tutto il mondo. Ha inoltre condiviso il suo entusiasmo affermando di avere piena fiducia nel regista per realizzare qualcosa di molto diverso dai film originali.

Ha dichiarato: “Non so quanto sia segreto tutto questo, non lo so, ma non sono competitivo al riguardo. Non vedo l’ora di vederlo, perché qualsiasi cosa [Gerwig] farà sarà davvero bella e, ne sono sicuro, radicalmente diversa da quello che abbiamo fatto noi”.

Sebbene i dettagli della trama siano scarsi, le speculazioni su quale libro verrà adattato sono numerose per ogni casting. I film sono un adattamento della saga di C. S. Lewis, composta da sette libri, mentre si vocifera che stia adattando Il nipote del mago, che funge da prequel e illustra le origini di Narnia. Sembra che la Gerwig possa trarre ispirazione da uno qualsiasi di questi, come ha anticipato Johnson: “Non riesco a capire bene cosa stia facendo. Sta facendo Il leone, la strega e l’armadio, che ovviamente abbiamo fatto anni fa, o qualcos’altro. O è una combinazione di entrambi”.

Greta Gerwig è attualmente impegnata nel casting del film, dato che ultimamente riceviamo continue notizie sul cast. Il cast include Carey Mulligan, collaboratrice abituale di Gerwig, che interpreterà la madre di uno dei giovani protagonisti del film, Digory. Daniel Craig, James Bond in persona, interpreterà lo zio di Digory, e la pluripremiata Meryl Streep darà la voce al leone, Aslan il Grande, mentre la star di Barbie Emma Mackey vestirà i panni magici della Strega Bianca.

Le Cronache dell’Assassino del Re adattate da Lionsgate

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Le Cronache dell’Assassino del Re adattate da Lionsgate

Sarà un complesso progetto multicanale quello sviluppato dalla Lionsgate che adatterà contemporaneamente i romanzi fantasy de Le Cronache dell’Assassino del Re di Patrick Rothfuss per il cinema, la televisione e il mondo dei videogame.

Le Cronache, incentrate sul personaggio del leggendario e potente mago Kvothe, sono composte da una trilogia di romanzi – i primi due titoli sono Il nome del vento e La paura del saggio mentre il terzo capitolo deve ancora uscire – e da tre novelle. La Lionsgate spera così di replicare il successo di Peter Jackson con Tolkien e della serie Game of Thrones della HBO per quanto riguarda il piccolo schermo.

Fonte: The Hollywood Reporter

Le cronache dei morti viventi di George Romero

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Le cronache dei morti viventi di George Romero

Le cronache dei morti viventi è diretto da George Romero con protagonista Michelle Morgan, Joshua Closè, Shawn Roberts e Joe Dinicol.

 

Sinossi
Un gruppo di ragazzi, intenti a girare un film horror indipendente, si ritrovano coinvolti inevitabilmente in una situazione che sta sconvolgendo gli Stati Uniti: i morti tornano in vita, e Jason(Closè), decide di filmare il caos e la violenza che esplodono durante il loro cammino.

Analisi

Le cronache dei morti viventi A due anni di distanza dalla Terra dei morti viventi, Romero, dedito al (sotto)genere degli zombi -da egli stesso promulgato- torna ad inscenare soggetti che proliferano di morti viventi. Ma l’ingegnosità del regista sembra inesauribile, e il quinto capitolo della saga degli zombi, prende una piega del tutto nuova, inserendosi direttamente nella linea che da Cannibal Holocaust porta a Cloverfield, passando per  The Blair witch project  e REC.

Un filone che mira ad unire la tecnica documentaristica al genere horror, e che con le possibilità del digitale, si sviluppa all’insegna della sperimentazione di nuove situazioni. Ed è in questo contesto che Romero rinnova il genere zombi movie, mettendo in scena momenti del tutto inediti e mai banali, confermando l’acume e la creatività che gli appartengono e la consapevolezza dei meccanismi del cinema dell’orrore.

Le crociate: trama, cast e curiosità sul film di Ridley Scott

Le crociate: trama, cast e curiosità sul film di Ridley Scott

Regista versatile come pochi, Ridley Scott ha nei decenni dato vita a importantissimi film di diverso genere. Uno di quelli per cui è più ricordato, oltre alla fantascienza, è il colossal storico. Rientrano in questo titoli come Il gladiatore, I duellanti, Robin Hood e Exodus – Dei e re. Un altro suo acclamato lungometraggio di questo genere è anche Le crociate – Kingdom of Heaven, da lui diretto nel 2005. Un’opera in cui Scott ha nuovamente dato prova di tutta la sua grandezza, dando vita ad un’ossessiva cura per le immagini e per la ricostruzione storica e scenografica.

Un desiderio di grandezza che ha portato il film a superare le tre ore di durata, poi ridotte e a due e venti per la versione cinematografica. Il film che Scott vuole che sia ricordato è però proprio la Director’s Cut, all’interno della quale sono naturalmente presenti più scene ma anche più elementi utili al racconto e al suo cuore tematico. Tra impressionanti scene di battaglia e momenti più intimi e delicati, il film si configura così un ricco ritratto di eventi storici attualizzati a tematiche particolarmente contemporanee come il neocolonialismo, lo scontro tra civiltà, il rapporto tra comunità cristiana e mussulmana, il rifiuto degli estremismi e, naturalmente, anche le ripercussioni post 11 settembre 2001.

Le crociate – Kingdom of Heaven si affermò dunque come un film a suo modo anche controverso. Pur non replicando il successo di Il gladiatore, questo è da molti ritenuto un titolo particolarmente più importante e profondo, accuratezza storica o meno. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Le crociate – Kingdom of Heaven: la trama del film

Ambientato nella Francia del 1184, il film ha per protagonista Baliano di Ibelin, un maniscalco francese ricercato per omicidio. Nel tentativo di nascondersi ed evitare una condanna, egli si imbatte nel padre Goffredo, cavaliere diretto in Terra Santa, dove si trovano i suoi possedimenti. Nel viaggio verso Gerusalemme, tuttavia, i due si trovano attaccati dai gendarmi francesi e Goffredo rimane ferito a morte. Prima di morire, tuttavia, egli fa pronunciare a suo figlio il giuramento del Cavaliere. Baliano si ritrova così insignito di tale titolo, che comporta anche il dovere di difendere il re di Gerusalemme. Giunto in Terra Santa, Baliano si unisce dunque alla crociata contro Saladino, intenzionato a dimostrare come la guerra religiosa sia risolvibile senza violenza.

Le crociate – Kingdom of Heaven: il cast del film

Per il suo colossal, Scott si è avvalso di numerosi attori di grande fama internazionale. Il primo tra questi, nei panni del protagonista Baliano, è l’attore Orlando Bloom. Egli, che aveva da poco terminato le riprese di Troy, era inizialmente restìo a recitare in un altro film storico. Si convinse solo quando seppe che il regista sarebbe stato Scott. Per assumere il ruolo di Baliano, egli si è poi allenato nell’uso della spada ed ha anche guadagnato diversi chili di muscoli per risultare più imponente. Nei panni della fascinosa principessa di Gerusalemme, Sibilla, vi è invece l’attrice Eva Green, mentre Liam Neeson è Goffredo, padre di Baliano. L’attore, che non sapeva nulla delle crociate, iniziò a studiarle dopo aver ottenuto il ruolo.

Nel film vi è poi il premio Oscar Jeremy Irons nei panni del conte Tiberias, personaggio ispirato a Raimondo III di Tripoli, mentre Saladino è impersonato dall’attore siriano Ghassan Massoud. Sono poi presenti anche David Thewlis nei panni del cavaliere ospitaliere e Marton Csokas in quelli di Guido di Lusignano. Brendan Gleeson è il sanguinario Rinaldo di Chatillon, mentre Ian Glen, noto per il ruolo di Jorah Mormont in Il Trono di Sapde, interpreta qui Riccardo I d’Inghilterra. Edward Norton è stato brevemente considerato per il ruolo di Guido, ma dopo aver letto la sceneggiatura ha fatto pressioni per il ruolo di Re Baldovino. Egli risulta però irriconoscibile, poiché ha il volto sfigurato e coperto da una maschera.

Le crociate - Kingdom of Heaven cast

Le crociate – Kingdom of Heaven: la vera storia e le differenze con il film

Come anticipato, nel dar vita al suo film Scott ha cercato di essere quanto più accurato e fedele possibile ai veri personaggi ed eventi qui raccontati. Nonostante ciò, diversi sono gli elementi romanzi e che si discostano dalla realtà storica. Ad esempio, il personaggio di Baliano è probabilmente quello più soggetto a modifiche dell’intero film. Il suo effettivo coinvolgimento nella difesa di Gerusalemme contro Saladino fu marginale, ma egli era un vero cavaliere piuttosto che il fabbro omicida mostrato nel film. Si racconta invece in modo accurato il suo probabile viaggio dall’Europa, descrivendo le sue interazioni diplomatiche con il leader saraceno, Saladino.

Quest’ultimo personaggio, invece, è rappresentato in modo molto fedele alla realtà storica, tanto nelle azioni quanto nelle sue idee. Tale ritratto ha infatti entusiasmato la comunità araba. Parte importante del film sono poi le rappresentazioni dei combattimenti medievali. In questi il film si dimostra estremamente accurato: armi, armature e equipaggiamento d’assedio sono ricreati con un’attenzione particolarmente acuta ai dettagli, mentre le scene di battaglia campale e d’assedio sono accurate nella rappresentazione della brutalità. I principi medievali della cavalleria sono ben rappresentati e danno agli spettatori un’eccellente percezione di come funzionava il sistema europeo.

Le crociate – Kingdom of Heaven: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile vedere o rivedere il film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Le crociate – Kingdom of Heaven è infatti disponibile nel catalogo di Rakuten TV, Netflix, Infinity e Amazon Prime Video. Per vederlo, in base alla piattaforma scelta, basterà iscriversi o noleggiare il singolo film. Si avrà così modo di poter fruire di questo per una comoda visione casalinga. È bene notare che in caso di solo noleggio, il titolo sarà a disposizione per un determinato limite temporale, entro cui bisognerà effettuare la visione. Il film sarà inoltre trasmesso in televisione il giorno mercoledì 21 settembre alle ore 21:00 sul canale Iris.

Fonte: IMDb, KoHvsHistory

 

Le cose non dette: spiegazione del finale del film di Gabriele Muccino

Il finale di Le cose non dette di Gabriele Muccino non offre una risoluzione netta né consolatoria. Al contrario, chiude il racconto esattamente nel punto in cui la maggior parte dei film sceglierebbe di “spiegare”, confermando la natura profondamente emotiva e irrisolta dell’opera.

Muccino costruisce tutto il film come una lunga accumulazione di silenzi, omissioni, frasi mai pronunciate. Il finale non fa eccezione: non chiarisce, ma cristallizza. E proprio in questa sospensione risiede il suo senso più profondo.

Cosa accade davvero nel finale

Nell’ultima parte del film, i personaggi arrivano a un momento di verità potenziale. Tutto è pronto perché le parole vengano finalmente dette: le colpe, i rimpianti, i desideri repressi. Eppure, ancora una volta, qualcosa si arresta.

Non c’è una grande esplosione emotiva, non c’è una confessione totale. C’è piuttosto un confronto trattenuto, fatto di sguardi, esitazioni, frasi interrotte. Il film si chiude prima che la comunicazione diventi completa, lasciando lo spettatore in una zona di ambiguità emotiva.

Questo non è un limite narrativo, ma una scelta precisa: Le cose non dette non racconta la liberazione attraverso la parola, bensì il peso di ciò che resta impronunciabile.

Il significato del silenzio finale

Le cose non dette film
© 01 Distribution

Il silenzio conclusivo non è vuoto. È carico di tutto ciò che non è stato detto nel corso del film. Muccino suggerisce che alcune verità, una volta taciute troppo a lungo, non possono più essere pronunciate senza distruggere ciò che resta.

Nel finale, i personaggi sembrano intuire questa consapevolezza: parlare significherebbe cambiare radicalmente il loro equilibrio precario. Tacere, invece, permette di sopravvivere, anche se a caro prezzo. È una scelta di conservazione, non di crescita.

Il film non giudica questa scelta. La osserva.

Un finale coerente con il cinema di Muccino

© 01 Distribution

A differenza di altri film del regista, dove l’esplosione emotiva arriva in modo violento e catartico, Le cose non dette sceglie una strada più trattenuta, quasi dolorosamente composta. È un Muccino più maturo, meno interessato allo sfogo e più alla persistenza del dolore.

Il finale non promette redenzione, ma continuità. I personaggi non sono “salvati”, né condannati: restano sospesi in una vita che va avanti, portandosi dietro ciò che non è stato risolto.

In questo senso, il titolo del film trova la sua piena realizzazione proprio negli ultimi minuti.

Le cose non dette come destino emotivo

Il messaggio finale del film è amaro ma lucido: non tutte le relazioni falliscono per mancanza d’amore. Alcune si consumano perché le parole arrivano troppo tardi, o perché non arrivano affatto.

Muccino suggerisce che le cose non dette non scompaiono, ma si sedimentano, diventando parte dell’identità dei personaggi. Il finale non chiude una ferita: la mostra nella sua forma definitiva.

Ed è proprio per questo che resta addosso allo spettatore. Non perché spiega, ma perché riconosce una verità scomoda: a volte, il silenzio è l’unico epilogo possibile.

Le cose non dette: recensione del film di Gabriele Muccino

Le cose non dette: recensione del film di Gabriele Muccino

Le cose non dette lasciano spesso un senso di vuoto. E a volte aprono un abisso, da cui riemergere può diventare difficile. Perché ciò che scegliamo di non dire può ritorcersi contro di noi, anche quando crea l’illusione – momentanea – di essere al sicuro. Le cose non dette è il titolo del nuovo film di Gabriele Muccino, che torna a lavorare con attori a lui affini come Claudio Santamaria, Stefano Accorsi e Carolina Crescentini. Accanto a volti di cui conosce già espressioni, sfumature e inclinazioni artistiche, entra per la prima volta nel suo cinema Miriam Leone, alla sua prima collaborazione con il regista. Il film è tratto dal romanzo Siracusa di Delia Ephron, sorella di Nora Ephron, che firma la sceneggiatura insieme a Muccino. La pellicola arriva nelle sale italiane dal 29 gennaio, mentre intanto continua a registrare ottimi riscontri la pièce teatrale A casa tutti bene, tratta dall’omonimo suo film.

Le cose non dette, la trama

Carlo ed Elisa sono una coppia che, almeno in apparenza, sembra solida. Lui è un professore universitario di filosofia alla Sapienza, lei una giornalista di Vanity Fair Italia. I primi anni di matrimonio scorrono all’insegna della complicità, della passione, di un amore che sembra sufficiente a tutto. Poi qualcosa si incrina. Carlo non riesce a scrivere il libro a cui lavora da tempo, e la difficoltà di avere un figlio rompe quell’equilibrio che sembrava intoccabile. È in questo momento di fragilità che Carlo, durante una cena abituale con Elisa e con la coppia di amici Paolo e Anna, incrocia lo sguardo di Blu, una giovane cameriera. Scopre in seguito che è una sua studentessa, affascinata dalle sue lezioni e da lui. Da lì prende forma una relazione extraconiugale che Carlo vive come una via di fuga, fino a maturare l’idea di lasciare Elisa, con cui crede di non avere più nulla da condividere. È invece Elisa – inconsapevole di quanto stia accadendo – a tentare un ultimo gesto di salvezza: organizza un viaggio a Tangeri, in Marocco. Ma una volta arrivati, il non detto – accumulato, stratificato – è destinato a bruciare tutto.

Le cose non dette film
© 01 Distribution

Una storia che parla di noi

Le cose non dette è a tutti gli effetti un film di Gabriele Muccino. Dialogo dopo dialogo, scena dopo scena, l’impronta del regista cosparge la storia sin dal primo ciak girato. Il suo timbro è presente, sia nel melodramma che avvolge i personaggi, sia nel ritmo compassato, schizofrenico e furioso che li accompagna nei cambi di registro (si passa, a un certo punto, anche al thriller), mentre si muovono tra Roma e Tangeri. Muccino vuole continuare ad approfondire – quasi come fosse una missione, un compito che gli arriva dall’alto – le storture umane. Le fragilità, i dubbi, le paure, le debolezze più nascoste, i segreti che, nel suo esperire la vita, riescono a modellarlo e influenzarlo senza che neppure se ne accorga. Perché ognuno di noi non è né integro né immacolato, ma conserva dentro di sé malesseri, desideri a volte peccaminosi, sogni che potrebbero far male all’altro.

Questa volta il regista ce ne racconta gli aspetti mettendo al centro le omissioni. Quelle verità che non diciamo per timore che possano creare un danno ma che, come nel caso di Carlo, avrebbero potuto salvare un intero matrimonio. Perché se Carlo, quando al ristorante dove va spesso a mangiare con Elisa, Anna e Paolo, avesse detto che conosceva Blu, che era sua allieva, con molta probabilità il loro rapporto non si sarebbe trasformato in adulterio. E invece, in fondo, a Carlo conveniva non dirlo: era più semplice rimanere in quella zona d’ombra dove rifugiarsi. Finché il sole non si è abbattuto, ed era talmente forte da incendiare la sua relazione.

Una Miriam Leone formidabile

Tra urla, isterismi e sguardi persi – con il personaggio di Carolina Crescentini che richiama inevitabilmente quello di Ginevra – Muccino si ostina a rimanere sui primi piani dei volti dei suoi protagonisti, ricorrendo talvolta a dolly zoom non sempre riusciti, inseriti nei momenti di massima tensione, quando il disorientamento interiore prende il sopravvento. Il film diventa una girandola di personaggi sull’orlo del collasso: Carlo soffocato dal senso di colpa, Paolo intrappolato in un matrimonio che lo consuma, Anna schiacciata dalla depressione. L’unica presenza davvero misurata è quella di Miriam Leone: il suo lavoro è infatti tutto in sottrazione. Elisa appare stoica, composta, apparentemente imperturbabile.

Ma quella forza è una maschera, una difesa, una scappatoia per non guardare in faccia la realtà e un crollo emotivo che soccombe come una minaccia. È uno dei personaggi più riusciti del racconto, insieme a Margherita Pantaleo, la figlia tredicenne di Paolo e Anna, che incarna con precisione la vulnerabilità e l’imprevedibilità dell’adolescenza. Le cose non dette è un film che nel complesso funziona, pur con qualche virtuosismo di troppo e alcune scene sovraccaricate. A tratti la storia è stata compressa oltre il necessario, meritando un respiro maggiore. Ma una certezza rimane: Gabriele Muccino sa raccontare i sentimenti e le relazioni umane. E noi, alla fine, finiamo sempre per riconoscerci. Anche quando non vogliamo ammetterlo.

Le cose da ricordare prima della premiere di House of the Dragon – Stagione 3

All’inizio di quest’anno, A Knight of the Seven Kingdom ha infuso nuova linfa vitale a Westeros, tessendo una storia brutale ma al tempo stesso divertente e intima di un cavaliere errante che si caccia nei guai con alcuni Targaryen. La prospettiva esterna ha mostrato agli spettatori com’era la vita di una persona comune nel regno, anche se il protagonista Dunk ha trovato un importante alleato nel piccolo Egg, il cui vero nome è Aegon Targaryen.

Un altro Aegon, questa volta di diverse generazioni precedenti, tornerà su HBO con l’inizio della terza stagione di House of the Dragon, e i fan di Game of Thrones si ritroveranno presto a ricordare Westeros in una dimensione ben più grandiosa. A differenza di A Knight of the Seven Kingdom, House of the Dragon presenta una vasta gamma di personaggi, molti dei quali ambiscono a conquistare il Trono di Spade, oltre a location remote e un budget considerevole, necessario quando la storia include battaglie navali e draghi.

Nonostante il contrasto, i fan di Westeros non vedranno l’ora di immergersi nuovamente in quell’atmosfera; dopotutto, la seconda stagione si è conclusa con diversi colpi di scena. La terza stagione dovrà affrontarli, preparando al contempo il terreno per la quarta e ultima stagione. Tenendo presente questo, ecco 10 cose importanti da ricordare in vista della première della terza stagione, il 21 giugno su HBO Max.

La Triarchia e i Verdi

Nella seconda stagione, i Verdi hanno raggiunto il punto di rottura con il blocco navale dei Neri, che impedivano alle navi cariche di cibo e altri rifornimenti di raggiungere Approdo del Re. Jason Lannister, rappresentante del Consiglio dei Verdi (da non confondere con il suo gemello identico, Tyland, che si trova in un’altra zona della mappa), cerca un’alleanza con la Triarchia, una flotta di navi provenienti da tre delle Città Libere.

L’aiuto della Triarchia è corrisposto in cambio di un cospicuo pagamento in oro, ed è subordinato alla vittoria di Jason sulla formidabile ammiraglia Sharako Lohar in un incontro di lotta nel fango.

Alla fine della seconda stagione, abbiamo visto le navi posizionarsi per la Battaglia della Gola (Gullet), che sappiamo già sarà l’evento principale che darà il via alla terza stagione. Lo showrunner di House of the Dragon, Ryan Condal, l’ha anticipata come uno degli episodi più folli della storia della televisione.

I Semi di Drago e i Neri

Il fatto che a Westeros ci fossero più draghi in volo che Targaryen disponibili a cavalcarli è diventato un punto cruciale della trama nella seconda stagione, con Rhaenyra che si mette alla ricerca di chiunque avesse “sangue di drago” per offrire loro la possibilità di cavalcarne uno. Dopo aver (letteralmente) eliminato almeno un nobile che si era separato dalla stirpe, si rivolge invece alla vasta schiera di bastardi Targaryen presenti nel regno. Alla fine della ricerca, emergono altri tre cavalieri di draghi: Ulf White (che cavalca Silverwing), Hugh Hammer (Vermithor) e Addam di Hull (Seasmoke).

Alla fine della seconda stagione, Aemond, della fazione Verde, che cavalca Vhagar, il drago più grande e feroce di Westeros, si rende conto di quanto la sua fazione sia in inferiorità numerica. E’ talmente furioso e spaventato da incendiare immediatamente un villaggio fedele a Rhaenyra per reazione.

Rhaena e il drago selvaggio

house-of-the-dragon-season-2-episode-3-RhaenaRhaenyra affida a Rhaena, la figlia adolescente di Daemon, il compito di fare da tata/madre surrogata ai suoi tre figli minori, quando questi vengono allontanati da Roccia del Drago per motivi di sicurezza. Rhaena preferirebbe di gran lunga partecipare attivamente alla Danza dei Draghi, ma è praticamente inutile senza un drago tutto suo. Altrettanto risentita e determinata, decide di inseguire un drago selvaggio avvistato nelle vaste distese della Valle. Alla fine della seconda stagione, finalmente lo trova.

I rimpianti di Ser Criston Cole

Fabien Frankel in House of the Dragon - Stagione 3
Foto di Courtesy of HBO Max – © HBO Max

Sebbene la grande Battaglia della Gola della terza stagione si combatterà in mare, c’è ancora una furiosa guerra terrestre, alimentata dai draghi, da affrontare. Nella seconda stagione, ne abbiamo avuto un primo assaggio a Riposo del Corvo, che si è rivelata devastante per entrambe le fazioni. La principessa Rhaenys e il suo drago muoiono in quella battaglia; Re Aegon perde il suo drago e si salva a malapena.

Dopo aver assistito a tutto ciò, Cole si rende conto per la prima volta di quanto sia futile tutto ciò che aveva vissuto fino a quel momento: “I draghi danzano e gli uomini sono come polvere sotto i loro piedi… ora marciamo verso il nostro annientamento.” La sua lotta continua, ma ora è pervasa da un’aura di sventura ancora più forte.

Due visioni importanti

Nel corso della seconda stagione, Daemon ha trascorso il suo tempo seminando il caos nelle Terre dei Fiumi e subendo gli effetti destabilizzanti del castello infestato di Harrenhal e di Alys Rivers, la strega che lo abita. Fortunatamente per il Team Nero, non solo è riuscito a radunare tutti gli eserciti, ma ha anche compreso l’importanza di sostenere Rhaenyra piuttosto che cercare di impadronirsi del Trono di Spade.

Questa rivelazione gli è giunta grazie alla sua visione del futuro, così come predetto dal primo sovrano Targaryen, Aegon il Conquistatore: il “Cantico dei Cantici” che comprende gli Estranei e l’ascesa di Daenerys Targaryen, come visto in Game of Thrones.

Anche la regina Helaena Targaryen, moglie di re Aegon (che è anche uno dei suoi fratelli), era presente nella visione di Daemon. «Sai cosa devi fare», gli dice in quella visione. Questo strano avvicinamento tra le fazioni Nera e Verde continua ad Approdo del Re, dove Helaena informa un altro dei suoi fratelli, Aemond, che non volerà con il suo drago in battaglia insieme a lui.

Gli rivela anche di sapere che le ferite di Aegon sul campo di battaglia sono colpa sua. Inoltre, «Aegon tornerà re… e tu sarai morto. Sarai inghiottito dall’Occhio degli Dei e non verrai mai più stato visto». È un piccolo assaggio per i fan di House of the Dragon su cui riflettere, anche se, come abbiamo visto in passato, la serie è nota per prendersi delle libertà con il materiale originale di George R.R. Martin.

Il viaggio di Larys e Aegon

Dopo gli eventi di Riposo del Corvo, Aegon viene riportato ad Approdo del Re gravemente ferito. Ma un pericolo ancora maggiore lo attende nella Fortezza Rossa, dove Aemond farà di tutto per impedire al fratello di guarire e tornare sul Trono di Spade.

Ser Larys Strong, l’astuto “Maestro dei Sussurri” di Aegon, usa il suo potere di persuasione per convincerlo a fuggire da Approdo del Re e a nascondersi a Braavos finché la Danza dei Draghi non si sarà placata. Come abbiamo visto alla fine della seconda stagione, sono riusciti a dileguarsi senza essere scoperti, ma sicuramente non passerà molto tempo prima che la loro assenza venga scoperta.

Il Serpente Marino e i suoi figli

Per anni, Lord Corlys si è rifiutato di riconoscere Alyn e Addam di Hull come suoi figli, persino dopo che sua moglie, Rhaenys – presumibilmente la ragione principale per cui voleva tenere segreta la sua prole illegittima – lo aveva incoraggiato a fare il primo passo.

Gli eventi della seconda stagione suggeriscono che potrebbe esserci un ammorbidimento tra Corlys e Addam, che assume una nuova importanza per i Neri quando diventa un cavaliere di draghi. Ma Alyn, ancora profondamente amareggiato, non è disposto ad accettare Corlys come figura paterna. Per fortuna di Rhaenyra, però, Alyn è ancora disposto a mettere a frutto le sue notevoli abilità marinare come primo ufficiale di Corlys, il che significa che i due dovranno prima o poi avere un’altra conversazione sul loro rapporto.

Dov’è finito Lord Otto Hightower?

A metà della seconda stagione, il maestro della manipolazione ed ex Primo Cavaliere del Re è stato estromesso dalla sua influente posizione ad Approdo del Re. E’ stato richiamato in seguito, ma non ricompare mai più. Dove si trova? Alla fine della Seconda Stagione lo abbiamo visto rinchiuso in una progione sconosciuta.

L’offerta di pace di Alicent a Rhaenyra

Olivia Cooke in House of the Dragon - Stagione 3
Foto di Courtesy of HBO Max – © HBO Max

Nonostante tutto, tra Rhaenyra e Alicent permangono ancora frammenti di intesa. Nel finale della seconda stagione, Alicent fa una visita audace a Roccia del Drago – riecheggiando la precedente incursione furtiva di Rhaenyra ad Approdo del Re – con una proposta sconvolgente: avrebbe fatto in modo che Rhaenyra potesse conquistare Approdo del Re e rivendicare il Trono di Spade nel modo più pacifico possibile, con le porte aperte e in assenza di Aemond e Vhagar.

Acconsente persino quando Rhaenyra le fa notare che Aegon avrebbe dovuto morire come parte di questo piano. Un piano geniale! Certo, i fan di House of the Dragon sanno che non andrà mai tutto liscio – troppe cose sono già in moto – ma almeno le ex migliori amiche ci hanno provato.

E questi altri elementi chiave di House of the Dragon

James Norton in House of the Dragon - Stagione 3
Foto di Courtesy of HBO Max – © HBO Max

C’è un montaggio frenetico alla fine della seconda stagione che mostra vari eserciti in movimento. I Lannister si dirigono verso le Terre dei Fiumi, verso Harrenhal. Gli Hightower si avvicinano all’Altopiano, con Daeron Targaryen (il figlio minore di Alicent, che non abbiamo ancora incontrato in House of the Dragon) che fa volare il suo drago, Tessarion, sopra le loro teste. Ci sono anche i Lupi d’Inverno – un esercito di “2.000 barbe grigie” che hanno promesso aiuto a Rhaenyra nella première della seconda stagione – che avanzano dal gelido nord.

Aggiungete a questo le flotte rivali che si preparano per la Battaglia della Gola e più draghi che si uniscono alla lotta di quanti ne abbiamo mai visti prima sullo schermo. Morte, distruzione e intrighi degni del franchise culmineranno sicuramente nel ritorno di House of the Dragon su HBO Max dal 21 giugno.

Le cose che verranno – L’Avenir: al cinema il 13 aprile con Satine Film

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Arriverà il 13 aprile con Satine Film Le cose che verranno – L’Avenir, film di Mia Hansen-Løve con protagonista Isabelle Huppert.

Di seguito il trailer del film presentato a Berlino 2016 dove ha vinto l‘Orso d’Argento.

Sulle note di Deep Peace, nella struggente interpretazione di Donovan, ecco le prime immagini del film Le cose che verranno-l’ Avenir, della regista Mia Hansen-Løve, dove una magnifica Isabelle Huppert ci regala la toccante e coinvolgente interpretazione di Nathalie, una professoressa di filosofia costretta da varie vicissitudini, a prendere in mano la propria vita e a costruirsi un futuro migliore. Interpretazione che è valsa alla Huppert il premio come Miglior Attrice dell’ Anno ai prestigiosi Critics Choice Award di Londra e che, insieme alla vittoria del Golden Globe e alla candidatura all’Oscar, la consacra come una delle attrici più straordinarie del panorama cinematografico mondiale. Le cose che verranno-L’Avenir uscirà in Sala il 13 aprile con Satine Film.

Le cose che verranno – L’Avenir recensione del film di Mia Hansen-Løve

Le cose che non ti ho detto: dal cast al finale, tutte le curiosità sul film

La fine di un amore è sempre a suo modo una tragedia. Il cinema ha affrontato il tema del divorzio sotto innumerevoli sfumature, da grandi classici del cinema come Kramer vs. Kramer, Io e Annie e La guerra dei Roses fino a un dramma puro come Storia di un matrimonio, un’opera sci-fi come Eternal Sunshine of the Spotless Mind o ad una commedia come 500 giorni insieme. Una delle opere più struggenti e realistiche a riguardo, oltre a quelle qui citate, è anche Le cose che non ti ho detto, scritto e diretto nel 2018 da William Nicholson.

Sceneggiatore due volte candidato all’Oscar e celebre per aver scritto film come Viaggio in Inghilterra, Il gladiatore, Les Misérable e Unbroken, Nicholson ha con quest’opera dato vita alla sua seconda regia di un lungometraggio, mosso dalla volontà di raccontare una storia estremamente personale. Il film è infatti ispirato all’opera teatrale da lui stesso scritta, The Retreat for Moscow, a sua volta basata sul matrimonio dei genitori dello scrittore, separatisi dopo 33 anni insieme. Nicholson riflette dunque su quella vicenda e sull’impatto che ebbe in lui all’epoca e che ha tutt’ora.

Allo stesso modo, egli esplora i due genitori alla ricerca delle rispettive motivazioni, giungendo così a dar voce ad un film fortemente emotivo in quanto profondamente sincero nel mostrare i percorsi che la vita porta ad intraprendere. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a Le cose che non ti ho detto. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e al suo finale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Le cose che non ti ho detto cast

La trama di Le cose che non ti ho detto

Protagonisti del film sono i coniugi Grace ed Edward. I due sono sposati da 29 anni e la loro vita nella cittadina inglese di Seaford trascorre tranquilla in una casa in prossimità del mare tra oggetti accumulati negli anni, tra cui moltissimi libri. Entrambi in pensione, lei si occupa della stesura di un’antologia di poesie, mentre lui è ossessionato dall’attendibilità delle pubblicazioni su Wikipedia. Quando il figlio, Jamie, va a far loro visita per il weekend, il padre gli rivela l’intenzione di lasciare la madre per un’altra donna che lo rende felice e libero di essere sé stesso.

Edward fa così i bagagli e va via, nonostante Grace non voglia accettare la cosa. Caduta in depressione, la donna si sente persa senza Edward nella sua piccola cittadina costiera e spera sempre di vederlo rientrare un giorno in casa con le sue valigie. Jamie, dal canto suo, cerca di aiutare la madre a ripartire da zero e a mettersi alla ricerca della sua serenità. I tre faranno i conti con gli ostacoli che la vita pone durante il cammino e che dovranno saper affrontare per tornare ad essere felici, ognuno a modo suo.

Il cast del film e la location dove si sono svolte le riprese

Ad interpretare Grace, Edward e Jamie vi sono tre attori particolarmente celebri del panorama cinematografico mondiale. Nei panni di Grace si ritrova infatti la pluricandidata all’Oscar Annette Bening, celebre per film come American Beauty, I ragazzi stanno bene e Nyad – Oltre l’oceano. Nel ruolo di Edward vi è Bill Nighy, attore celebre per le saghe Underworld e Pirati dei Caraibi, ma anche per i film Love Actually – L’amore davvero e Living.

Nel ruolo del figlio Jamie, invece, vi è Josh O’Connor, affermatosi recentemente grazie alla serie The Crown e ai film La chimera e Challengers. Per quanto riguarda la location dove si sono svolte le riprese, queste è proprio Seaford, cittadina della contea dell’East Sussex, in Inghilterra. In passato la città disponeva di spiagge eccellenti, alimentate dalla deriva dei litorali che spostavano costantemente la sabbia lungo la costa da ovest a est. Ancora oggi è conosciuta principalmente per la sua vita costiera.

Le cose che non ti ho detto location

Il finale del film: ecco come si conclude il racconto

Nel corso del film, dunque, i tre personaggi principali di Le cose che non ti ho detto si scontrano con la necessità di ripartire con le proprie vite, ognuno a modo proprio. Al momento del finale, dunque, la storia è tutt’altro che conclusa, perché lì dove termina il film ha invece inizio qualcosa di nuovo per Grace, Andrew e Jamie. Proprio la voce di quest’ultimo conclude la pellicola recitando un poema scritto per i suoi genitori, in cui li ringrazia per ciò che rappresentano per lui, chiedendo però anche loro di “lasciarlo andare” affinché egli possa ora costruire il proprio percorso di vita.

Come riportato dallo stesso sceneggiatore e regista: “Le ultime parole di Le cose che non ti ho detto sono pronunciate dal giovane, dal ragazzo, che in un certo senso sono io. Sono: Lasciatemi andare. Niente è finito. La madre è sola, incerta su cosa le riserverà la vita. Il personaggio del padre sta diventando, finalmente e tardivamente, la persona che ha sempre voluto essere. E il figlio chiede di essere liberato, per poter crescere oltre l’infanzia. Così è stato. Così è”, riflettendo dunque sulla propria reale vicenda con i genitori e ciò che la loro separazione ha significato per lui.

Il trailer di Le cose che non ti ho detto e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Le cose che non ti ho detto grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Apple TV, Now e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 5 luglio alle ore 21:20 sul canale Rai 3.

Le cose che non ti ho detto, recensione del film con Annette Bening

Noto principalmente per le sue abilità di scrittura, non solo come sceneggiatore de Il Gladiatore, lo script che lo ha reso celebre e con cui guadagnò una nomination all’Oscar (lo stesso era accaduto con Viaggio in Inghilterra) ma anche, tra gli altri di  Nell, Il primo cavaliere ed Elizabeth –  The Golden Age, William Nicholson torna ora nella doppia veste di regista e sceneggiatore con Le cose che non ti ho detto – titolo originale Hope Gap – disponibile in digitale dal 29 maggio.

Le cose che non ti ho detto riannoda un filo

Grace, Annette Bening, e Edward, Bill Nighy, sono sposati da 29 anni. Edward è un insegnante di storia e Grace sta lavorando a un’antologia di poesie. Il figlio Jamie, Josh O’Connor, è ormai grande e vive per conto proprio. Quando torna a casa per il weekend, il padre gli comunica che vuole lasciare Grace e lo invita a restare vicino alla madre per qualche giorno. Quando Edward parla alla moglie della sua decisione, la donna non la accetta e dopo vani tentativi di trattenere il marito, cade in una profonda crisi. Il film segue le vicende dei tre protagonisti, mostrando come ciascuno affronti questa rottura.

Si tratta, come ha dichiarato lo stesso Nicholson, di approfondire una tematica che lo ha sempre interessato, ovvero la coesistenza degli opposti, amore e dolore, in una relazione. L’aveva già affrontata con Viaggio in Inghilterra, diretto da Richard Attemborough, dove la coppia costituita da Antony Hopkins e Debra Winger si trovava ad affrontare la malattia e la morte di lei. Nicholson sembra proprio voler riannodare quel filo. Gli ingredienti sono, in fondo, gli stessi: amore, morte – qui è quella di un matrimonio – dolore, la poesia che porta un po’ di sollievo e gli sconfinati paesaggi d’Inghilterra a fare da cornice.

L’importanza della scrittura di William Nicholson

Nicholson riesce con una precisione chirurgica di scrittura e una capacità di approfondimento psicologico non comune a far entrare lo spettatore nelle pieghe di questo rapporto, alla prova di un momento così difficile come quello della separazione.

Non è solo il rapporto di coppia ad essere sotto la lente del regista, ma quello fra i tre componenti del nucleo familiare. I punti di vista di Jamie, Grace e Edward si alternano, segnalati dalle loro voci off. Il regista mostra l’evoluzione dell’amore in tutte le sue fasi, compresa quella della sua fine. In questa si concentra sui sentimenti contrastanti che la dominano, esemplificandoli perfettamente.

Il divorzio è visto nelle sue conseguenze più devastanti, come una ferita profonda, paragonabile a quelle che provocano la morte. Il dolore è immenso, ma si fa strada nei personaggi come nello spettatore anche un senso di liberazione, non solo per Edward, che forse aspettava da tanto questo momento, ma anche, paradossalmente, per Grace, che non lo voleva e restava con tutte le sue forze aggrappata all’esistente.

Annette Bening e gli altri interpreti

Grace è una donna forte, di carattere, che si è innamorata di un ideale di uomo, più che del vero marito. Una donna che combatte ostinatamente contro una realtà che non si conforma al suo volere e desidera con tutta sé stessa tenere in piedi un matrimonio che considera sacro, anche se da molti anni non è più felice. Un personaggio complesso, che Annette Bening interpreta magistralmente, tratteggiandone con abilità le molte sfaccettature, mentre attraversa le varie fasi della vicenda: dalla negazione del problema, al vero e proprio lutto per la fine del matrimonio, alla rabbia, alla grinta che le servirà per ripartire. Il suo personaggio è anche portatore dell’elemento poetico che lenisce in qualche modo il dolore. Chi meglio dei poeti, in fondo, ha scandagliato l’amore in tutte le sue fasi? E chi meglio di loro può aiutare a superarne i momenti più bui?

Bill Nighy dà al personaggio di Edward – un uomo mite, che potrebbe perfino infastidire con la sua passività – un’umanità fragile e misurata, aprendo allo spettatore le porte del mondo interiore di questo personaggio chiuso e riservato, che ha sofferto in silenzio e con estrema misura vive anche questa circostanza. Josh O’Connor interpreta con covinzione il figlio Jamie, che suo malgrado è chiamato a fare da ago della bilancia, a parteggiare per l’uno o per l’altro. In realtà, vede le due figure di riferimento della sua vita in crisi e vuole solo aiutarle.

Il paesaggio, l’altro protagonista de Le cose che non ti ho detto

Le cose che non ti ho detto è anche un viaggio alla scoperta della natura del Sussex, una vera e propria protagonista del film. L’ambientazione è Seaford, una cittadina affacciata sull’estuario di un fiume, a ridosso delle Seven Sisters: sette colline di roccia che si gettano nel mare formando scogliere bianche – suggestive quanto le più famose scogliere di Dover.

Il regista si avvicina a questi luoghi con sguardo intenso e poetico. Sono per lui, nato nel Sussex, evidentemente luoghi del cuore. Ma sa inserirli nella narrazione non solo per compiacere l’occhio dello spettatore e incuriosirlo, o a dargli sollievo all’interno di una vicenda così emotivamente densa, bensì dando loro un valore fortemente simbolico. Parte da lì

e costruisce tutto un mondo intorno a quelle scogliere, che portano con sé la storia di questa famiglia e costituiscono di per sé la perfetta espressione della coesistenza degli estremi: accanto a ogni ripida scogliera c’è una valle, l’acqua del fiume che scorre sempre nello stesso letto si mescola proprio lì a quella del mare, aprendosi alla libertà.

Hope Gap (nome di fantasia) è proprio a una di quelle valli. È il luogo in cui sono trascorsi i momenti felici dell’infanzia di Jamie e del matrimonio dei suoi. Lì torna Grace a interrogarsi sulla sua insoddisfacente relazione col marito e poi tornerà in preda al dolore più profondo, dopo essere stata lasciata. Su quelle colline passeggia Jamie per scaricare la tensione. Lì la protagonista comincia a sentire, nonostante il dolore, quella sensazione di libertà, di liberazione, che è il cuore del film. È proprio questa, in effetti, la sensazione che quegli ampi spazi danno allo spettatore.

Con Le cose che non ti ho detto il regista non vuole commuovere con un melò straziante, anzi accompagna i protagonisti e lo spettatore verso un benefico rinnovamento. Verso il piacere di scoprire quanto è liberatorio mollare e verso la possibilità di immaginare quanta vita – forse finalmente felice – ci sarà dopo.

Le cose che non ti ho detto, il trailer del film

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Le cose che non ti ho detto, il trailer del film

Ecco il trailer di Le cose che non ti ho detto, il nuovo film di William Nicholson, con Annette Bening, Bill Nighy e Josh O’ Connor.

LE COSE CHE NON TI HO DETTO, secondo lungometraggio del regista e sceneggiatore William Nicholson, sarà disponibile dal 29 maggio (distribuito da Vision Distribution e Cloud 9) sulle maggiori piattaforme digitali: SKY PRIMAFILA PREMIERE –APPLE TV –  CHILI – GOOGLE PLAY – INFINITY – TIMVISION – RAKUTEN TV – CG ENTERTAINMENT.

LE COSE CHE NON TI HO DETTO è un racconto intimo ed emozionante basato su una vicenda autobiografica del regista. In questo film si racconta in modo diretto e senza falsi sentimentalismi la separazione tra due genitori e l’impatto emotivo che questo evento scatena sui componenti della famiglia. È una storia di dolore e separazione, ma anche di crescita e di consapevolezza, una storia in cui ci possiamo riconoscere, perché appartiene a molti di noi.

Il cast vanta la presenza di Annette Bening, quattro volte candidata al Premio OscarÒ: e vincitrice di due Golden Globe per “La diva Julia – Being Julia” e “I ragazzi stanno bene”, l’attore inglese Bill Nighy (Love Actually – L’amore davvero, I Pirati dei Caraibi, Harry Potter e i Doni della Morte), e Josh O’ Connor (La terra di Dio, The Program).

SINOSSI

Grace (Annette Bening) ed Edward (Bill Nighy), sposati da 29 anni, vivono una vita tranquilla nella città costiera di Seaford, Inghilterra, in una casa piena di libri e oggetti accumulati. Quando il figlio Jamie (Josh O’Connor) va a trovarli per il fine settimana, Edward lo informa che ha deciso di lasciare sua madre Grace. Grace non accetta la decisione di Edward e cade in una depressione profonda. Sarà Jamie attraverso la sua vicinanza a risvegliare in lei l’attitudine alla felicità e a una nuova possibilità di vita. In questa storia non ci sono cattivi ma solo persone reali, che hanno vissuto per troppo tempo trascinando dietro di sé vecchi errori e ora ne stanno pagando le conseguenze. Non ci sono risposte immediate né percorsi semplici che portino ad una soluzione. Un marito, una moglie e il loro figlio sono costretti ad affrontare verità dure, e ripartendo da quelle verità, sono costretti a plasmare nuovamente le loro vite.

Le cose che non ti ho detto dal 29 maggio in digitale

Le cose che non ti ho detto dal 29 maggio in digitale

LE COSE CHE NON TI HO DETTO, secondo lungometraggio del regista e sceneggiatore William Nicholson, sarà disponibile dal 29 maggio (distribuito da Vision Distribution e Cloud 9) sulle maggiori piattaforme digitali: SKY PRIMAFILA PREMIERE –APPLE TV –  CHILI – GOOGLE PLAY – INFINITY – TIMVISION – RAKUTEN TV – CG ENTERTAINMENT.

LE COSE CHE NON TI HO DETTO è un racconto intimo ed emozionante basato su una vicenda autobiografica del regista. In questo film si racconta in modo diretto e senza falsi sentimentalismi la separazione tra due genitori e l’impatto emotivo che questo evento scatena sui componenti della famiglia. È una storia di dolore e separazione, ma anche di crescita e di consapevolezza, una storia in cui ci possiamo riconoscere, perché appartiene a molti di noi.

Il cast vanta la presenza di Annette Bening, quattro volte candidata al Premio OscarÒ: e vincitrice di due Golden Globe per “La diva Julia – Being Julia” e “I ragazzi stanno bene”, l’attore inglese Bill Nighy (Love Actually – L’amore davvero, I Pirati dei Caraibi, Harry Potter e i Doni della Morte), e Josh O’ Connor (La terra di Dio, The Program).

SINOSSI

Grace (Annette Bening) ed Edward (Bill Nighy), sposati da 29 anni, vivono una vita tranquilla nella città costiera di Seaford, Inghilterra, in una casa piena di libri e oggetti accumulati.

Quando il figlio Jamie (Josh O’Connor) va a trovarli per il fine settimana, Edward lo informa che ha deciso di lasciare sua madre Grace.

Grace non accetta la decisione di Edward e cade in una depressione profonda. Sarà Jamie attraverso la sua vicinanza a risvegliare in lei l’attitudine alla felicità e a una nuova possibilità di vita.

In questa storia non ci sono cattivi ma solo persone reali, che hanno vissuto per troppo tempo trascinando dietro di sé vecchi errori e ora ne stanno pagando le conseguenze.

Non ci sono risposte immediate né percorsi semplici che portino ad una soluzione.

Un marito, una moglie e il loro figlio sono costretti ad affrontare verità dure, e ripartendo da quelle verità, sono costretti a plasmare nuovamente le loro vite.

Le cose belle: la conferenza stampa

Le cose belleAgostino Ferrente e Giovanni Piperno – anche produttori con Antonella Di Nocera – presentano Le cose belle: documentario che racconta Enzo, Fabio, Adele e Silvana, adolescenti nel 1999, e adulti 13 anni dopo, in una Napoli difficile, ma in cui resistere si può, nonostante tutto. Una città emblema di un paese e di tutte le periferie. Il film è stato visto alle Giornate degli Autori a Venezia, poi modificato perché, spiega Ferrente: “Racconta 13 anni di vita, perciò abbiamo sempre cercato di aggiornarlo”. E’ figlio di un primo documentario, Intervista a mia madre, che comprendeva la parte relativa al ’99, girato per Rai Tre e trasmesso all’epoca in prima serata.

Assenti Silvana e Adele, ci sono invece Enzo e Fabio, che commentano così:

Enzo: “Il film ha realizzato il mio sogno: prima cantavo con mio padre, oggi da solo. Ora lavoro io al suo posto, sto imparando anche a suonare la chitarra, questa per me è una cosa bella”.

Fabio: “Mi piace rivivere il mio passato perché così, ora che ho una figlia, posso insegnarle a non fare i miei stessi errori. Ho avuto una vita difficile, anche per questo mi fa sempre piacere rivedere i miei bei momenti da piccolo”.

Come avete lavorato?

A.F.: “Normalmente il documentario di creazione si rifà a quello antropologico, col mito del regista che non interviene sulla realtà. Noi facciamo il contrario, interveniamo per modificarla, non ci limitiamo a raccontarla. Ad esempio, abbiamo spinto Enzo a rincontrare Fabio. Ma ciò che è successo dopo è la verità. Usiamo artifici narrativi, ricostruiamo con il linguaggio della fiction, ove necessario, il tipo di emozione di cui ci siamo innamorati nel conoscere i personaggi”.

Con quali obiettivi?

A.F.: “Speriamo che questo lavoro esprima concetti che vanno oltre il territorio in cui è ambientato. Non abbiamo inseguito la spazzatura o i casi tragici presenti a Napoli e al sud (ma anche nelle periferie di Torino o Roma si trova certa omologazione). Volevamo restituire l’impressione che abbiamo avuto, raccontare i fiori che nascono tra le rovine, nonostante un disagio effettivo. Questi ragazzi, pur potendo fare altre scelte, hanno resistito, sono lì a lavorare dignitosamente. Questa è la loro bellezza.

Antonella Di Nocera: “L’altra parola chiave è responsabilità: non si parla spesso delle responsabilità degli adulti verso i ragazzi, sono quelle che producono la realtà, ed è ciò che abbiamo voluto affermare.

Perché raccontare ancora Enzo, Fabio, Silvana e Adele?

Giovanni Piperno: “Nel ’99 la messa in onda c’imponeva tempi stretti e gran parte del tempo fu utilizzato per il casting. Due settimane per approfondire le vite dei ragazzi ci sono sembrate troppo poche. Ci era rimasta la voglia di tornare. Dopo 10 anni siamo riusciti a trovare un finanziamento della Regione Campania per continuare a girare.

Com’era Napoli dopo 13 anni?

G.P.: “Indubbiamente, quando siamo tornati la città era piena d’immondizia, mentre nel ’99 era una città che sperava in un rilancio. Tornare è stato doloroso, ma evitiamo l’idea che “prima era meglio”, perché nella catastrofe ci sono anche dei passi avanti. Il fatalismo era nel dna dei nostri protagonisti, ma oggi molte cose belle continuano ad esserci, nonostante tutto.

Dal 26 giugno in 10 copie, ma sarà proiettato anche presso arene e scuole.

Le cose belle recensione del film di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno

Le cose belle1999: Adele, Silvana, Enzo e Fabio. Quattro adolescenti napoletani si raccontano davanti alle telecamere. Come tutti alla loro età, hanno sogni, ma anche situazioni familiari ed economiche difficili. Tredici anni dopo, gli stessi ragazzi sono adulti disillusi e forse rassegnati, in una città lasciata a sé stessa. Un lavoro precario, o una famiglia da reggere sulle proprie spalle, o un dolore difficile da sopportare: un futuro fin troppo prevedibile è ora il presente. Ma non hanno perso il coraggio e la dignità con cui affrontano la vita, cercando nella quotidianità le cose belle.

Questo documentario di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno prosegue Intervista a mia madre (1999), in cui i registi avevano filmato i quattro ragazzi e la Napoli dell’epoca, problematica ma in fermento. Da qui è tratto il materiale relativo al ’99 presente nel film. Amalgamandolo con quello sull’oggi, in un montaggio efficace, tra digitale e super 8, si ottiene questo piccolo gioiello, apprezzato a Venezia, poi in vari festival, anche internazionali – tra i riconoscimenti ottenuti, Nastro d’Argento speciale e premio al miglior documentario a Taormina.

Forte l’impatto dei protagonisti e delle loro storie: storie di vera e propria resistenza in un contesto tra i più duri, scelte difficili come quella di una vita onesta, quella di assumersi le proprie responsabilità, anche se il lavoro manca, anche se soluzioni più semplici sono a portata di mano.

Il tema di Le cose belle, non è solo Napoli, è universale: la fine dell’adolescenza e il passaggio all’età adulta, la caduta dei sogni che lascia il posto a un disincantato realismo, è qualcosa che tutti in qualche modo conoscono. In particolare, chi è stato adolescente all’epoca dei protagonisti e oggi, come loro, è adulto.

Perché negli ultimi tredici anni non solo Napoli, ma l’Italia ha offerto sempre meno ai giovani, non ha investito sul futuro. Il film sa raccontare il passaggio da fine anni ’90 – in cui, già alle spalle i goderecci anni ’80, con la consapevolezza di tempi più cupi, c’era però voglia di ricominciare, e per il futuro, ancora moderato ottimismo – ad oggi, al paese dei problemi irrisolti, apparentemente senza prospettive, in crisi.

Mostra però, a partire dai protagonisti, “le cose belle” che comunque ci sono, anche se potrebbe sembrare il contrario, come la forza di tornare a determinare sé stessi, magari riprendendo le proprie passioni, anche se con aspettative ridimensionate.

Una sicura regia dà un taglio preciso al materiale, restituisce uno sguardo personale, potenziando e non indebolendo l’efficacia documentaristica del lavoro. La Napoli dei cumuli di spazzatura, o da cronaca nera resta sullo sfondo. In primo piano, scritte sui muri e una periferia vitale, pur nelle sue contraddizioni.

Da cercare in una decina di sale, dal 26 giugno.

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Le controversie su “Cime tempestose” spiegate: una cronologia del dramma fino ad oggi

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“Cime tempestose” è diventato un successo globale ancora prima che il dibattito si placasse. Con 82 milioni di dollari nel weekend di apertura e un ottimo 84% di gradimento del pubblico su Rotten Tomatoes, l’adattamento diretto da Emerald Fennell ha conquistato il box office.

Eppure, parallelamente agli incassi, il film è stato travolto da polemiche: dal casting di Margot Robbie e Jacob Elordi fino alle radicali modifiche al romanzo di Cime tempestose di Emily Brontë.

Ecco una timeline completa delle controversie che hanno accompagnato il film.

L’annuncio del casting: l’età di Catherine e l’identità di Heathcliff

Cime tempestose

Le prime critiche esplodono all’inizio del 2024, quando Robbie ed Elordi vengono annunciati come Catherine Earnshaw e Heathcliff.

Per quanto riguarda Catherine, i lettori più fedeli al testo hanno subito sottolineato che nel romanzo la protagonista ha circa 15 anni quando diventa la “regina della campagna” e muore prima dei 20. Robbie, pur apprezzata, è significativamente più grande del personaggio.

Ma la polemica più intensa riguarda Heathcliff. Nel romanzo, il personaggio viene descritto come “dark-skinned gipsy”, “little Lascar”, con origini potenzialmente asiatiche o indiane. Per molti fan, il ruolo avrebbe dovuto essere affidato a un attore di colore.

Elordi ha difeso la scelta, spiegando che si tratta della visione artistica di Fennell e che il suo compito è “servire la verità della sceneggiatura”. Tuttavia, il dibattito sull’aderenza etnica al testo resta uno dei punti più divisivi.

La chimica tra Robbie ed Elordi: metodo o oltre?

Margot Robbie e Jacob Elordi in Cime tempestose
Margot Robbie e Jacob Elordi in Cime tempestose. Immagine tratta dal trailer del film.

Durante le riprese e il tour promozionale, emergono racconti che alimentano ulteriori speculazioni. Elordi avrebbe scritto a Robbie una lettera d’amore “dal punto di vista di Heathcliff” e riempito la sua stanza di rose.

Robbie ha ammesso di essersi sentita quasi “codependent” dal collega durante le riprese, descrivendo l’esperienza come intensa e destabilizzante. Elordi ha parlato apertamente di una sorta di “ossessione artistica”.

Le dichiarazioni hanno scatenato commenti online, soprattutto considerando che Robbie è sposata con il produttore Tom Ackerley. Per alcuni si è trattato di puro metodo attoriale; per altri, la linea tra interpretazione e realtà sembrava troppo sottile.

Le modifiche alla trama: una rivoluzione strutturale

La scelta più controversa riguarda però l’adattamento stesso. Nel romanzo originale, la morte di Catherine avviene relativamente presto, e l’intera seconda metà del libro esplora le conseguenze generazionali del dolore e dell’ossessione di Heathcliff. Nel film di Fennell, invece, la morte di Cathy viene spostata alla fine, eliminando di fatto tutta la seconda parte della narrazione.

Questa decisione cambia radicalmente il senso dell’opera:

  • Scompare la struttura a doppio narratore.

  • Nelly Dean perde la sua ambiguità.

  • Edgar e Nelly assumono tratti più marcatamente antagonisti.

  • La storia diventa un dramma romantico più lineare, meno cupo e meno stratificato.

Molti critici hanno accusato il film di aver semplificato un testo complesso, trasformando una tragedia psicologica e generazionale in una storia di amanti ostacolati da terzi.

La difesa di Emerald Fennell: “È una versione, non il libro”

Cortesia Warner Bros Discovery

Fennell ha risposto alle critiche con chiarezza: non sta cercando di “fare il romanzo”, ma una sua interpretazione personale.

Ha dichiarato di essersi ispirata alla versione che ricordava di aver letto a 14 anni — una versione filtrata dalla memoria e dalle emozioni adolescenziali. “È Cime tempestose, ma non lo è”, ha ammesso. Anche Robbie, produttrice del film, ha sottolineato di non aver letto il romanzo prima della sceneggiatura, ribadendo che il film è l’esperienza emotiva di Fennell, non una trasposizione fedele.

Dibattito o tradimento?

Non è la prima volta che Cime tempestose viene adattato: esistono decine di versioni, tra cui miniserie, opere liriche e reinterpretazioni ambientate in contesti completamente diversi. Eppure, questa versione ha acceso un confronto particolarmente acceso tra puristi del testo e sostenitori della libertà autoriale.

La questione centrale è sempre la stessa: un classico deve essere rispettato nella forma o può essere rielaborato radicalmente? Nel caso di Cime tempestose (2026), la risposta sembra dividere profondamente pubblico e critica.

Il successo al botteghino dimostra che l’interesse è altissimo. Ma resta il dubbio: questa reinterpretazione arricchisce l’eredità del romanzo o la snatura?Il dibattito, come la storia di Cathy e Heathcliff, sembra destinato a non spegnersi facilmente.

Le Confessioni: teaser trailer del film di Roberto Andò con Toni Servillo

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Dopo Vivà la libertà, Roberto Andò torna al cinema con Le Confessioni, con un cast internazionale capitanato da Toni Servillo. Al fianco dell’attore italiano ci sono anche Daniel Auteuil, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Marie-Josée Croze e
Moritz Bleibtreu.

Di seguito il teaser trailer del film prossimamente al cinema:

Di seguito la sinossi ufficiale:

Siamo in Germania, in un albergo di lusso dove sta per riunirsi un G8 dei ministri dell’economia pronto ad adottare una manovra segreta che avrà conseguenze molto pesanti per alcuni paesi. Con gli uomini di governo, ci sono anche il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Daniel Roché, e tre ospiti: una celebre scrittrice di libri per bambini, una rock star e un monaco italiano, Roberto Salus.

Accade però un fatto tragico e inatteso e la riunione deve essere sospesa. In un clima di dubbio e di paura, i ministri e il monaco ingaggiano una sfida sempre più serrata intorno al segreto. I ministri sospettano infatti che Salus, attraverso la confessione di uno di loro, sia riuscito a sapere della terribile manovra che stanno per varare, e lo sollecitano in tutti i modi a dire quello che sa.

Ma le cose non vanno così lisce: mentre il monaco – un uomo paradossale e spiazzante, per molti aspetti inafferrabile – si fa custode inamovibile del segreto della confessione, gli uomini di potere, assaliti da rimorsi e incertezze, iniziano a vacillare.Le Confessioni film 2016

Fonte

Le Confessioni: prima clip del film con Toni Servillo

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Le Confessioni: prima clip del film con Toni Servillo

Ecco il primo video ufficiale di Le Confessioni, il nuovo film di Roberto Andò con Toni Servillo protagonista. Di seguito la clip dal titolo “Lei è in pericolo, padre“:

Di seguito la sinossi ufficiale:

Siamo in Germania, in un albergo di lusso dove sta per riunirsi un G8 dei ministri dell’economia pronto ad adottare una manovra segreta che avrà conseguenze molto pesanti per alcuni paesi. Con gli uomini di governo, ci sono anche il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Daniel Roché, e tre ospiti: una celebre scrittrice di libri per bambini, una rock star e un monaco italiano, Roberto Salus.

Accade però un fatto tragico e inatteso e la riunione deve essere sospesa. In un clima di dubbio e di paura, i ministri e il monaco ingaggiano una sfida sempre più serrata intorno al segreto. I ministri sospettano infatti che Salus, attraverso la confessione di uno di loro, sia riuscito a sapere della terribile manovra che stanno per varare, e lo sollecitano in tutti i modi a dire quello che sa.

Ma le cose non vanno così lisce: mentre il monaco – un uomo paradossale e spiazzante, per molti aspetti inafferrabile – si fa custode inamovibile del segreto della confessione, gli uomini di potere, assaliti da rimorsi e incertezze, iniziano a vacillare.Le Confessioni film 2016

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Le colline hanno gli occhi: il film horror di Wes Craven

Le colline hanno gli occhi: il film horror di Wes Craven

Le Colline Hanno gli Occhi è il film cult di Wes Craven del 1977. Nel 1977 un semi-esordiente regista statunitense di nome Wes Craven firma il suo secondo lungometraggio dopo lo scandaloso L’ultima casa a sinistra del 1972: si tratta del cult Le colline hanno gli occhi (The hills have eyes).

La trama de Le colline hanno gli occhi

La trama del film è sommariamente semplice e lineare, e si colloca nel solco della tradizione horror: una tranquilla famiglia media americana sfacciatamente WASP intraprende un viaggio in camper attraverso il deserto della California per raggiungere la meta delle loro vacanze. Ma bastano un banale guasto al motore e una tappa forzata in mezzo al nulla per scatenare l’inferno e la tragedia: diventano il bersaglio di una famiglia di cannibali geneticamente modificati dagli esperimenti nucleari condotti nella zona dal governo degli Stati Uniti e tenuti segreti per anni. Lo scopo della famiglia è quello di sopravvivere alla brutalità dei loro disgustosi carnefici.

Il film horror di Wes Craven

Le colline hanno gli occhi, nel momento della sua uscita, cavalcò le polemiche che avevano seguito l’opera prima di Craven. Entrambe le pellicole possono essere inserite di diritto in quel sottogenere horror che è considerato lo splatter. Nato nell’ambito dell’exploitation, il gore (o splatter, è indifferente N.d.A.) si afferma soprattutto negli anni ottanta, nonostante la sua nascita possa essere collocata già negli anni sessanta con le opere di G.Romero o Herschell Gordon Lewis (La notte dei morti viventi; Blood Feast); in un’epoca in cui l’importanza per l’aspetto fisico e la bellezza si spingevano fino all’eccesso dell’edonismo, lo splatter rappresenta la debolezza del corpo umano mostrando senza troppe esitazioni o pudori squartamenti, sventramenti e vari ed eventuali spargimenti di sangue.

Oltretutto, Le colline hanno gli occhi rientra a pieno merito nel filone del New Horror, a sua volta sottoinsieme di quel generale movimento di fermento rivoluzionario e creativo noto come New Hollywood che ha portato ad affacciarsi, sulla scena degli anni settanta, registi di culto del calibro di Steven Spielberg, Francis Ford Coppola, Martin Scorsese e tanti altri grandi nomi della cinematografia a stelle e strisce. L’alto tasso di emoglobina presente nel film e i suoi eccessi sanguinolenti e truculenti servono come pretesto per scuotere le coscienze sociali degli americani atrofizzati nel loro perbenismo: ricordiamoci che, negli anni settanta, l’America era ancora coinvolta nel sanguinoso conflitto del Vietnam che ha portato milioni di morti e una generazione completamente spezzata.

Nella pellicola, il nemico è “altro”, fuori da noi: un po’ come accadeva nei B-movies Sci-Fi degli anni ‘50 il nemico veniva direttamente dallo spazio profondo e remoto. Oppure come nei film western, dove il nemico è sempre l’indiano occupante. Nel film di Wes Craven è come se l’anima puramente Wasp dell’America profonda avesse fatto chapeau di fronte a millenni di sopraffazione nei confronti di tutto ciò che era catalogato come “diverso”. Qui gli aguzzini cannibali sono sì mutanti, ma un tempo erano esseri umani: come per il maestro Alfred Hitchcock, l’orrore anche qui è nel quotidiano, viene non dagli spazi intergalattici remoti ma dal sottosuolo dello sperduto deserto californiano.

Nella sua trama lineare, ma intervallata da efficaci colpi di scena che creano tensione nello spettatore, la pellicola segue quasi pedissequamente la trama di una fiaba riletta però con lo sguardo di un survival horror: i personaggi protagonisti, i “buoni”, intraprendono un viaggio durante il quale si trovano costretti ad affrontare pericoli mostruosi e prove terrificanti, incarnati dai “cattivi”, fino al finale con il tanto agognato “lieto fine”; e c’è addirittura una sorta di “aiutante” (il vecchio Fred) che cerca di metterli in guardia sui pericoli che incombono nel deserto. Lo scontro tra razionale e irrazionale si risolve in un confronto all’ultimo sangue, dove la vittoria della famiglia Carter è sancita dal loro uso della violenza contro la violenza sanguinaria e cieca dei loro aguzzini.

Parlando di cannibali non si può non pensare a tutto quel filone del gore italiano che, sempre nei “favolosi” anni settanta, ha regalato al cinema cult underground pellicole come quelle di Mario Bava, Dario Argento, Lucio Fulci, Umberto Lenzi, Joe D’Amato e Ruggero Deodato con il celebre Cannibal Holocaust, film del 1979 che ha influenzato molte generazioni di cinefili indipendenti.

De Le colline hanno gli occhi Wes Craven stesso girò un seguito nel 1985, ribadendo quella sua propensione al tema del doppio: come nel titolo, gli occhi sono due, come i sequel realizzati e come le famiglie protagoniste, quella vittima da una parte e la carnefice dall’altra. Due sono, poi, altri due paia d’occhi: quelli di Pluto (uno dei membri dell’allegra famigliola cannibale) che si sovrappongono ai nostri tramite un’abile inquadratura in soggettiva che fa riflettere sul significato stesso del cinema, identificandoci come voyeur letali e silenziosi. Oltre al sequel, annoveriamo un remake dallo stesso titolo girato nel 2006 e curato, in fase di produzione, dallo stesso Craven ma girato dal francese Alexandre Aja (nuovo re del torture porn) e un trascurabile sequel del remake datato 2007.

Insomma, vedere Le colline hanno gli occhi nella sua prima e inimitabile versione del 1977  crea l’illusione di assistere a un incontro tra le atmosfere “seventies” dell’action, car crash  Duel e le perversioni gore del miglior Mario Bava in stato di grazia.