Prima di addentrarci nella
recensione di Five Nights at Freddy’s
bisogna fare una doverosa premessa che, nel visionare il risultato
di ciò che è il prodotto finale, gioca un ruolo molto importante.
Questo perché il film,
basato sull’omonima serie multimediale horror
creata da Scott Cawthon nel 2014, è stato pensato
– o potremmo dire ha subito una specifica operazione di montaggio e
tagli – per un pubblico eterogeneo, ma in particolare per essere
accessibile a uno spettatore abbastanza giovane che, nello spirito
commerciale, è quello che contribuisce a decretanrne il
successo.
Dovendo dunque calcolare come
sarebbe stato classificato Five Nights at
Freddy’s, e per evitare di incorrere a divieti
limitanti, la regista del film Emma Tammi, pur attingendo a piene
mani dal videogioco, ne ha dovuto ridurre di molto l’aspetto gore e
splatter tanto che, come vedremo, le sequenze disturbanti sono
davvero ridotte al minimo. Dopo aver cambiato numerosi registi, e
dopo essere stato rimandato più volte, con persino una revisione
del copione, Five Nights at Freddy’s –
prodotto da Blumhouse Productions – e scritto
dalla stessa regista insieme a Scott Cawthon e Seth Cuddeback, esce
nelle sale italiane dal 2 novembre, con
un’anteprima speciale il giorno di Halloween.
Five Nights at Freddy’s, la
trama
In Five Nights at Freddy’s il
protagonista che deve sopravvivere agli animatroni impazziti è il
giocatore, che è guardia nottura del Freddy Fazbear’s Pizza. È lui
stesso a essere in pericolo continuamente, e dover stare sempre
allerta per non essere ucciso dai “dolci e teneri” pupazzi giganti.
Nel film, il gamer diventa Mike (Josh
Hutcherson), un ragazzo che da anni ha degli incubi
riguardanti il fratello rapito. Mike ha anche una sorella, Abby
(Piper Rubio), con la quale non ha grandi rapporti
a causa del suo scarso interagire con gli altri, ma della quale si
deve prendere cura. I problemi del giovane però non sono
circoscritti all’ambinto familiare poiché il suo trauma passato e
la sua irascibilità li riversa anche sul lavoro, tanto da essere
più volte licenziato. L’ultima occasione che gli si presenta è
quella di diventare guardiano notturno del Freddy Fazbear’s Pizza.
Il suo compito è semplice: sorvegliare il locale abbandonato e fare
in modo che nessuno entri al suo interno. Le prime notti scorrono
tranquille, fino a quando una sera non si presenta ai cancelli
l’agente di polizia Vanessa, la quale rammenta a Mike di stare
molto attento che tutto fili liscio in quelle ore di sorveglianza.
Alla fine, però, sarà proprio grazie alla ragazza che scoprirà che
nel Freddy Fazbear’s Pizza si cela un macabro mistero che coinvolge
i pupazzi animatroni, e niente è come sembra… neanche i loro
sorrisi.
Dentro il Freddy Fazbear’s
Pizza
Fra le note di merito di
Five Nights at Freddy’s, di cui subito
dobbiamo far menzione, c’è il lavoro svolto sulla scenografia. Per
chi ama l’atmosfera vintage anni ’80 delle sale giochi con i
flipper, gli arcade, le piscine di palline e le luci al neon ad
incorniciarne gli angoli, ritroverà nel film una quanto più
maniacale ricostruzione di questi luoghi di divertimento magici. È
chiaro che il comparto tecnico-artistico abbia voluto impegnarsi al
massimo per poter restituire sia ai cultori del videogioco che ai
neofiti il giusto senso di inquietudine e mistero, affinché questi
potessero essere presenti e attenti fino all’epilogo, ma
soprattutto coinvolti a pieno nel racconto.
La stessa dedizione si riscontra
negli animatroni, veri protagonisti del film che, rispetto alla
loro controparte giocata, oltre a essere realmente costruiti a mano
– e dunque avendo una certa impattante fisicità – sono anche molto
più sinistri: in base alle loro momentanee intenzioni, infatti, le
loro espressioni cambiano, esattamente come i loro occhi, alquanto
espressivi. Questa, per chi si approccia alla storia per la prima
volta, è una caratteristica chiave nella risoluzione del mistero
che giace nel Freddy Fazbear’s Pizza. Mentre per chi già ne conosce
il background, si potrà dilettare a capire come questo venga
elaborato nel film. Ed è forse nella doppia esperienza di
Five Nights at Freddy’s che risiede la
sua carta vincente: che lo spettatore conosca o meno l’universo,
Emma Tammi riesce a rendere il racconto godibile e fruibile per
tutti, aggiungendo per ogni spettatore un elemento che possa
avvicinarlo e interessando, evitando di fargli dare tutta la trama
per scontata.
Cosa invece non va?
Ma come in ogni passaggio da un
medium all’altro anche Five Nights at
Freddy’s ha i suoi difetti e le sue sfumature
negative. Negli ultimi tempi sono stati tanti i videogiochi ad
essere stati trasposti sul piccolo e grande schermo, basti pensare
per esempio a The Last
of Us, Mortal Kombat o Super
Mario Bros. Ognuno con la sua mitologia che, in bene o in
male, la contropoarte filmica o seriale ha dovuto sostenere.
Sappiamo bene che non è semplice soddisfare gusti e aspettative del
pubblico, soprattutto se questo è assiduo giocatore, e può capitare
che nel trasformarlo in materia cinematografica qualcosa si
dimentichi, oppure alcune soluzioni narrative non siano
propriamente comprensibili. Lo stesso accade con Five
Nights at Freddy’s: se da una parte possiamo
apprezzare l’approfondimento (psicologico e caratteriale) che viene
dato al personaggio di Mike – molto esaustivo – con annessi e
connessi problemi relazionali e familiari, dall’altra parte questa
stessa scelta ha provocato dei buchi interni verso la
conclusione.
Intanto la componente onirica che
gradualmente si fa spazio nella storia non è molto chiara e l’atto
conclusivo non aiuta a comprenderne l’importanza; il personaggio di
Vanessa poi, che compare come aiutante di Mike diventandone parte
fondamentale del film, ha una risoluzione poco definita nel finale;
anche come facciano gli animatroni a essere collegati a dei disegni
affissi sulle pareti rimane un punto interrogativo non
indifferente. Se non fosse che sono legati al senso stesso dei
pupazzi, queste omissioni – o potremmo anche dire non date
spiegazioni – potrebbero non essere un problema, ma nell’economia
generale del film erano un dato necessario su cui fare più
attenzione nella stesura dello script per non fargli avere delle
falle. Nonostante queste incrinature, Five Nights at
Freddy’s resta un prodotto che svolge la sua funzione
di intrattenimento. Qualcuno indubbiamente storcerà il naso ai
prevedibili e scolastici jumpscare dell’horror o alla mancanza di
una forte componente gore e splatter, ma ricordiamo che la
pellicola è stata pensata per abbracciare una vasta platea di
spettatori, quindi in quest’ottica tale decisione ha senso.
Possiamo concludere dicendo che Five Nights at
Freddy’s è un horror movie da guardare senza troppe
pretese, con inserti visivi e narrativi tutto sommato funzionali
per trascorrere un paio d’ore in sala fra divertimento e un pizzico
di sana e innocua paura.
Cinefilos.it offre
la possibilità di vedere al cinema, gratis, LA GUERRA DEL
TIBURTINO III in uscita nelle sale, per Fandango
Distribuzione, il prossimo giovedì 2 novembre.
Ecco le città in cui sarà possibile
partecipare alle proiezioni:
ROMA
CINEMA LUX
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
CINEMA GREENWICH
martedì 31 ottobre – 10 biglietti per lo spettacolo delle
h. 16,45 e 5 biglietti per quello delle h. 19,00 acui sarà
presente il cast del film
mercoledì 1 novembre – 10 biglietti per lo
spettacolo delle h. 16,45 e 5 biglietti per quello delle h. 19,00
acui sarà presente il cast del film
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
CINEMA TIBUR
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
QUATTRO FONTANE
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
GIULIO CESARE
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
TORINO
CINEMA NAZIONALE
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
BOLOGNA
CINEMA LUMIERE
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
MILANO
ANTEO PALAZZO DEL CINEMA
Venerdì 3 novembre – 10 biglietti
Sabato 4 novembre – 10 biglietti
Domenica 5 novembre – 10 biglietti
Per prenotare il proprio biglietto
sarà necessario accedere alla piattaforma di gestione dove si potrà
inserire esclusivamente il proprio nome e cognome ed il proprio
indirizzo email e scegliere la sala e il giorno in cui si
richiedono i biglietti. Qui il link alla
piattaforma.
I biglietti potranno essere ritirati direttamente alla cassa dei
cinema presentando la email di conferma ricevuta unitamente ad un
documento di identità.
C’è un’enorme quantità di
entusiasmo attorno alla prossima serie
TV Alien di FX , in particolare perché al
timone è stato ingaggiato Noah
Hawley. Dopotutto, ha dimostrato di essere un talento eccezionale
nel regno televisivo, guidando successi
comeFargo
e l’adattamento della Marvel ComicsLegion.
Poco o nulla è stato rivelato sulla serie
TV Alien da quando è stato annunciato per
la prima volta, anche se sappiamo che sarà ambientato sulla Terra
in un futuro non troppo lontano. Parlando all’Austin Film Festival,
Hawley ha approfondito la sua decisione di portare gli Xenomorfi
sul nostro pianeta e ha rivelato un momento specifico nel franchise
del grande schermo che ha condizionato il suo approccio nel
raccontare questa storia.
“Guarda, un film di due
ore, puoi impostarlo e poi la questione è semplicemente:
‘Sopravviveranno?’ Ma se stai realizzando una serie,
“Sopravviveranno?”, non puoi sostenerla,” dice
parlando di cambiare il modo in cui normalmente pensiamo
ad Alien per adattarlo meglio a un formato episodico.
“Anche se hai il 60% del miglior horror d’azione
televisivo, hai comunque il 40% di ‘Di cosa stiamo
parlando?'”
“Ho avuto alcune
conversazioni all’inizio con Peter Rice, che dirigeva tutta la
televisione alla Fox e poi i primi due anni alla Disney, dove era
come, ‘Il problema con Alien è che è sempre intrappolato in
un’astronave, intrappolato in una prigione. E se non fosse stato
quello?'”
“Qual è questo momento
sulla Terra, dal punto di vista tecnologico? E dove
siamo?” Hawkey ha detto di portare gli iconici alieni
sulla Terra. “E la domanda che la fantascienza tende
sempre a porre è: l’umanità merita di sopravvivere? Quindi sembra
una domanda davvero interessante da continuare a
esplorare.”
Questo è senza dubbio un approccio
avvincente, soprattutto perché l’idea di un gruppo di eroi che
viene uccisi uno dopo l’altro per la durata di un’intera serie,
sebbene possa sembrare una premessa che suona divertente
sulla carta, non sembra sostenibile per una serie televisiva
settimanale.
Per quanto riguarda il momento
dall’originale Alien
che guida la sua visione, Hawley ha individuato il momento in cui
Ash di Ian Holm si rivela essere un
androide. Ha aggiunto: “E poi imita sempre il ciclo
di vita della creatura, giusto? Che è uovo, lento, Facehugger,
inizia a diventare più veloce – capisci cosa intendo? E,
naturalmente, è fantastico per un film horror” costruire in quel
modo. Così ho trovato un modo per innovare quella struttura e
giocarci.”
Dopo le
notizia su Lanterns
arrivano altri aggiornamenti sulla DC Studios che rivelano la
possibilità che lo studios sia attualmente in procinto di
sviluppare una serie TV incentrata su The
Question.
Nei fumetti, The
Question è Vic Sage, il vigilante protettore di Hub City.
È un grande artista marziale, detective e un giornalista
investigativo nella sua identità civile. La maschera che indossa
per mascherare il suo volto è fatta di un materiale sperimentale
chiamato pseudoderma. Più tardi, quando Sage morirà di cancro ai
polmoni, addestrerà Renee Montoya come suo successore e lei alla
fine lo sostituì. Al momento non sappiamo quale versione del
personaggio vedremo nel DCU.
Quante serie sono state annunciate
dalla DC Studios?
Se confermato The
Question si aggiunge alle serie tv precedentemente
annunciate e in ordine di uscita sono The Penguin,
Creature Commandos, Waller, Paradise
Lost, Lanterns e
Booster Gold.
Oltre agli ultimi aggiornamenti su
Lanterns oggi sono arrivati nuovi
aggiornamenti su Superman:
Legacy, il film che ad oggi sarà il primo
vero titolo del nuovo corso della DCU e che dovrebbe rispettare la pianificazione
che lo colloca in uscita nelle sale nel 2025.
Mentre si vocifera che lo sciopero
del sindacato degli attori potrebbe presto concludersi in seguito
ad un accordo con i produttori dell’industria cinematografica, oggi
arrivano notizia sulla ricerca che James
Gunn dovrà riprendere per trovare il suo Lex Luthor. La ricerca
riprenderà presumibilmente dopo lo sciopero con Gunn alla ricerca
di un attore sulla trentina che sembra in grado di affrontare in
punta di piedi l’Uomo d’Acciaio.
Nonostante un po’ di confusione
attorno a questi piani di riavvio, inizia a sembrare un momento
entusiasmante per ogni fan della DC Comics, qualcosa che ormai non
accade da un po’! Se la fine dello scioperò è imminente
aspettiamoci tante notizia sul cast entro la fine dell’anno, fino
ad allora toccherà aspettare!
Superman: Legacy, tutto
quello che sappiamo sul film
Superman: Legacy,
scritto e diretto da James Gunn, non
sarà un’altra storia sulle origini, ma il Clark Kent che
incontriamo per la prima volta qui sarà un “giovane reporter” a
Metropolis. Si prevede che abbia già incontrato Lois Lane e,
potenzialmente, i suoi compagni eroi (Gunn ha detto che
esistono già in questo mondo e che l’Uomo di domani non è il primo
metaumano del DCU). Il casting,
come già detto, ha portato alla scelta degli attori David Corenswet
e Rachel
Brosnahan come Clark Kent/Superman e Lois Lane.
Il film è stato anche descritto come
una “storia
delle origini sul posto di lavoro“, suggerendo che una
buona parte del film si concentrerà sull’identità civile di
Superman, Clark Kent, che è un giornalista del Daily Planet.
Secondo quanto riferito, Gunn ha consegnato la prima bozza della
sua sceneggiatura prima dello sciopero degli sceneggiatori, ma ciò
non significa che la produzione non subirà alcun impatto in
futuro.
“Superman: Legacy è il vero
fondamento della nostra visione creativa per l’Universo
DC. Non solo Superman è una parte iconica della tradizione DC,
ma è anche uno dei personaggi preferiti dai lettori di fumetti,
dagli spettatori dei film precedenti e dai fan di tutto il
mondo”, ha detto Gunn durante l’annuncio della lista DCU. “Non vedo
l’ora di presentare la nostra versione di Superman, che il pubblico
potrà seguire e conoscere attraverso film, film d’animazione e
giochi”. Superman:
Legacy uscirà nelle sale l’11 luglio 2025.
Siamo tutti ansiosi di sapere chi
interpreterà i Fantastici Quattro del
Marvel Cinematic Universe, ma se lo
sciopero SAG-AFTRA non terminerà nessun attore potrà essere
annunciato. Tuttavia, oggi abbiamo alcune notizie intriganti
pubblicate su The Cosmic
Circus ; il sito ha appreso che il titolo provvisorio
del riavvio è “Blue Moon”. Titolo che
suggerisce come questo vengono utilizzati per i casting e per
mantenere segreto un progetto.
Spesso però questi titolo in
passato hanno rappresentato un significato che si legava poi alla
trama di un film e, in altre occasioni, addirittura battute private
dietro le quinte. La cosa interessante di questo titolo
“Blue Moon” è che ha legami con le
avventure dei fumetti della Prima Famiglia della Marvel.
Nella pagina, l’area blu della Luna
(a volte conosciuta come il “lato blu della Luna) era un ambiente
artificiale, simile alla Terra, nel cratere Luther. L’area blu fu
esplorata per la prima volta dai Fantastici
Quattro che scoprirono che l’area conteneva
le rovine di una città aliena e la Cittadella di Uatu
l’Osservatore. I Fantastici
Quattro potrebbe essere un film adatto per
introdurre la versione live-action della versione di Jeffrey Wright del personaggio
di What If…?
Il sito ha anche confermato con
fonti che il piano dei Marvel Studios è che “la Prima
Famiglia faccia il suo debutto in grande stile iniziando con una
grande avventura cosmica”. Si prevede che Galactus sarà
ancora il grande cattivo dei Fantastici
Quattro, anche se non sappiamo se apparirà Silver
Surfer.
È stato precedentemente riferito
che Norrin Radd sarà al centro di una “Presentazione speciale”,
anche se si dice che sia arrivata a un “punto morto” mentre il
regista Matt Shakman continua lavorare per comprendere il tipo di
storia al centro del reboot.
Secondo gli ultimi rumors sembra
che
Vanessa Kirby e Joseph Quinn siano i nomi più papabili
per interpretare la Donna Invisibile e la Torcia Umana. Per quanto
riguarda il leader della squadra, si dice che Adam Driver (Star
Wars), Jake Gyllenhaal (Spider-Man: Far
From Home ) e
Matt Smith (Morbius) siano in lizza per
interpretare Mister Fantastic.
Si suppone che Antonio Banderas
rimanga trai papabili per interpretare Galactus, mentre Ebon Moss-Bachrach potrebbe finire per
interpretare un Herald senza nome. Shakman ha lavorato sia
con il co-sceneggiatore di
Avatar: The Way of Water Josh Friedman che con Cam Squires
di WandaVisionsu una bozza della sceneggiatura di I Fantastici Quattro.
L’uscita del film è attualmente prevista nelle sale il 2 maggio
2025.
Marvel Studios hanno
diffuso una clip e uno spot tv inedito dal film The Marvels
l’attesissimo film che segnerà il ritorno in azione di Carol
Danvers alias Captain Marvel che deve
farsi carico del peso di un universo destabilizzato.
Lo spot televisivo è di particolare interesse in quanto inizia
con un avvertimento terribile e profetico di Thanos. Dar-Benn di Zaw Ashton è il successore
dell’eredità del Titano Pazzo?
Nel film Marvel StudiosThe
Marvels, Carol Danvers alias Captain
Marvel deve farsi
carico del peso di un universo destabilizzato. Quando i suoi
compiti la portano in un wormhole anomalo collegato a un
rivoluzionario Kree, i suoi poteri si intrecciano con quelli della
sua super fan di Jersey City Kamala Khan, alias Ms. Marvel, e con quelli
della nipote di Carol, il capitano Monica Rambeau, diventata ora
un’astronauta S.A.B.E.R.. Insieme, questo improbabile trio deve
fare squadra e imparare a lavorare in sinergia per salvare
l’universo come “The Marvels”.
Tutto ciò che sappiamo su The Marvels
The
Marvels, il sequel con protagonista il premio
Oscar Brie
Larson, sarà sceneggiato da Megan McDonnell,
sceneggiatrice dell’acclamata serie WandaVision.
Sfortunatamente, Anna
Boden e Ryan Fleck, registi del
primo film, non torneranno dietro la macchina da presa: il sequel,
infatti, sarà diretto da Nia DaCosta, regista
di Candyman.
Nel cast ci saranno anche Iman Vellani(Ms.
Marvel) e Teyonah Parris (Monica
Rambeau, già apparsa in WandaVision). L’attrice Zawe
Ashton, invece, interpreterà il villain principale. Il
film arriverà in sala il 8novembre
2023.
Gli scioperi WGA e SAG-AFTRA
quest’anno hanno portato a notevoli ritardi per innumerevoli
progetti che molti di noi aspettano con ansia. Dopotutto, questi
film e programmi TV non possono essere realizzati senza chi quei
film li scrive e le star di talento che danno vita a quelle pagine
scritte! Speriamo che gli studi facciano la cosa giusta per i
membri della SAG dopo aver raggiunto un nuovo accordo con la
WGA.
Quando si tratta dei tre
film di Star
Wars annunciati a Londra lo scorso aprile, tuttavia, tutti
i segnali indicano che il sequel guidato da Daisy Ridley sarà il primo
film che Lucasfilm riuscirà a produrre.
Secondo StarWarsNews.net, la
speranza ora è che Steven Knight finisca la sua
ultima bozza della sceneggiatura entro la fine di questo
mese/Giorno del Ringraziamento.
Quindi, entro Natale, la
sceneggiatura dovrebbe essere nelle mani dei dirigenti della
Lucasfilm. Il sito mette in dubbio che le riprese potrebbero
effettivamente iniziare a Londra già nel prossimo aprile e
suggerisce che una data di inizio plausibile potrebbe essere
databile per agosto/settembre di quest’anno.
Ora, riguardo a quel titolo
film. Recentemente si è diffusa la voce online che potrebbe
intitolarsiStar
Wars: A New Beginning Sappiamo che molti di
voi si sono fatti beffe di un sottotitolo dal suono così generico,
ma il sito spiega che “Lucasfilm non ha ancora deciso
un titolo per il film e per ora è più concentrata sulla
realizzazione della storia vera e propria.”
Tuttavia, il sito non penza che
A New Beginning sia del tutto fuori questione, quindi potrebbe
essere stato scritto su una lavagna da qualche parte nel quartier
generale della Lucasfilm! Per quanto riguarda il resto dei
piani di Star
Wars dello studio, James Mangold è stato
assunto dallo studio per raccontare la storia dei primi
Jedi migliaia di anni nel passato.
Un altro film, questa volta di Dave Filoni, è
ambientato nella stessa sequenza temporale di The
Mandalorian
per un
evento crossover che dovrebbe mettere il Grand’Ammiraglio
Thrawn al centro dell’attenzione. Poi c’è questo progetto Rey, un
film che ci riporta alla trilogia sequel per una storia ambientata
15 anni dopo gli eventi di L’Ascesa di Skywalker.
La regista Marvel Sharmeen Obaid-Chinoy sarà
al timone del film
e, come notato, Daisy Ridley riprenderà il ruolo di Rey, ora
una Maestra Jedi che cerca di creare un nuovo Ordine
Jedi mentre tenta di combattere le forze oscure che
insorgono per fermarla.
Mentre Superman:
Legacy è ancora previsto per essere
rilasciato nel 2025, è probabile che l’intera lista DCU a breve sarà riprogrammata per via dei
numerosi ritardi accumulati per via degli scioperi in corso a
Hollywood.
Il lavoro su tutti questi progetti imminenti è stato interrotto a
causa degli scioperi della WGA (James
Gunn è stato in grado di adempiere ai suoi doveri di
regista nel riavvio di Superman, ma né lui né nessun
altro ha potuto scrivere nulla) e, per come stanno le cose, gli
attori sono ancora impossibilitati a tornare al lavoro.
Sembra essere in vista la fine
dello sciopero SAG-AFTRA nei prossimi giorni, il che significa che
dovremmo iniziare a ricevere nuovamente notizie sul casting prima
della fine dell’anno. Nel frattempo, la pagina Reddit
r/DCEULeaks ha condiviso nuove informazioni sul DCU che
sostengono provengano da una fonte “verificata”.
Secondo i moderatori della pagina,
lo showrunner di
Ozark Chris Mundy (che è stato anche
scrittore e produttore di Criminal
Minds) è stato scelto come showrunner dello show
televisivo Lanterns. Sono
state apportate anche alcune lievi modifiche poiché il piano ora è
che Hal Jordan sia più vecchio di John Stewart,
con quest’ultimo probabilmente sui vent’anni. In precedenza, l’idea
era che avessero la stessa età.
Recentemente abbiamo sentito che
Channing Tatum potrebbe essere in corsa per
interpretare Hal. La prima Lanterna Verde che incontreremo,
tuttavia, sarà Guy Gardner di Nathan Fillion in Superman:
Legacy.
A luglio, circolava una voce
secondo cui Channing Tatum potrebbe essere il protagonista
di un prossimo progetto DCU, e Jeff Sneider ha
ipotizzato che potrebbe essere proprio la serie Lanterns. Nell’episodio
di questa settimana del podcast Hot Mic, il co-conduttore di
Sneider, John Rocha, ha detto di aver sentito che alla Warner Bros.
“piaceva l’idea” di Tatum nel ruolo di Hal Jordan. Questo
è ovviamente lontano da qualsiasi tipo di conferma che l’attore di
Free Guy sia in trattative per questo particolare
personaggio, ma, se è davvero pronto per un ruolo in DC, sembra una
forte possibilità.
La serie Max Green
Lanternha subito
numerosi cambiamenti da quando è stata annunciata per la prima
volta. Lo spettacolo originariamente doveva svolgersi in più
periodi di tempo, con Finn Wittrock nel ruolo di
Guy Gardner per l’ambientazione degli anni ’80 e Jeremy Irvine nel ruolo di Alan Scott negli
anni ’40. Saranno presenti anche Simon Baz,
Jessica Cruz e una nuova Lanterna aliena chiamata
Bree Jarta. Si diceva che l’ex attore de Il
trono di Spade (Game of
Thrones)Tobias Menzies fosse in
trattative per interpretare Thaal Sinestro, ma questo non
è mai stato confermato. Tuttavia, questa premessa è stata
successivamente modificata, con l’attenzione spostata su
Jordan e John Stewart (*Wittrock e Irvine non sono
legati al progetto). Per quanto ne sappiamo, Lee Toland Krieger,
che ha diretto il pilot di Superman e
Lois per The CW, è ancora a bordo per dirigere i
primi due episodi.
Five
Nights at Freddy’s ha stabilito il record al
botteghino per la più grande giornata di apertura di un adattamento
di un videogioco live-action, incassando 39,5 milioni di dollari
nel primo giorno di uscita (inclusi 10,3 milioni di dollari dalle
anteprime del giovedì sera). Ovviamente, The
Super Mario Bros. Movie supera queste cifre,
ma è un adattamento animato.
Five
Nights at Freddy’s è destinato a diventare il
titolo con il fine settimana di apertura più alto per Blumhouse,
battendo il precedente record del remake di
Halloween del 2018 di 76,2 milioni di dollari. Il
film incasserà 78 milioni di dollari durante il primo fine
settimana di uscita in Nord America; con un budget di produzione
previsto di 20 milioni di dollari è già uno dei titoli più
redditizi dell’anno. Five
Nights at Freddy’s incasserà altri 50
milioni di dollari al botteghino globale, portando il suo incasso
mondiale a poco meno di 130 milioni di dollari.
Si è
spento all’età di 54 anni l’attore Matthew
Perry e la sua scomparsa ci ha lasciato senza parole.
L’intramontabile Chandler Bing di Friends, morto
a 54 anni il 29 ottobre 2023 nella sua abitazione a Los Angeles, ha
lasciato qualcosa di se stesso nel cuore di moltissimi. In queste
ore sono molti i messaggi di affetto e di cordoglio per la sua
scomparsa. Da Hollywood al Canada dove anche il premier
canadese Justin Trudeau ha comunicato il
suo dolore per la morte di Perry, le star e tutti i fan
di Friends
ricordano ora dopo ora il grande attore. Eccone alcuni davvero
toccanti.
“Eravamo una gang già da molto
tempo. Siamo cresciuti tutti insieme andando a Formosa, ridendo
costantemente. Matt ha scherzato con delle ragazze al bar. Ci siamo
sempre divertiti e ci siamo sostenuti a vicenda. Ci trovavi sempre
tutti insieme in uno stand a parlare nella nostra lingua inventata.
E sì, Matt ha sempre avuto un grande senso dell’umorismo. Matt e io
avevamo un appuntamento ed era il giorno di San Valentino. Voleva
prenotare in un ristorante a Malibu ma non poteva, quindi mio padre
ha preso la prenotazione per lui. Siamo andati e lui ha parlato
dell’indole comunicativa irlandese di mio padre per gran parte
della notte. La nostra amicizia durava da molto tempo. Una vita
davvero. So che molti stanno soffrendo, specialmente la nostra
piccola banda. Mancherà a molti e sicuramente a noi. Potrei essere
più poetica o dire le cose meglio, ma in questo momento prevalgono
lo choc e la tristezza”
Il premier canadese Justin
Trudeau
“La scomparsa di Matthew Perry è
scioccante e triste. Non dimenticherò mai i giochi che facevamo nel
cortile della scuola, e so che le persone in tutto il mondo non
dimenticheranno mai la gioia che portava loro. Grazie per tutte le
risate, Matthew. Eri amato e ci mancherai”.
“Il tuo libro ha toccato così profondamente il mio cuore. Riposa
in pace… sappi che hai portato amore”
Morgan
Fairchild
“Ho il cuore spezzato per la morte prematura di mio “figlio”
(nella serie Friends, ndr), Matthew Perry. La perdita di
un giovane attore così brillante è uno shock. Invio affetto e
condoglianze ai suoi amici e alla sua famiglia, in particolare a
suo padre, John Bennett Perry, con cui ho lavorato su Flamingo Road
e Falcon Crest”.
“Il mio più vecchio amico. Tutti noi abbiamo amato Matthew
Perry, e io in particolare. Ogni giorno. Lo amavo
incondizionatamente. E lui me. E io sono a pezzi. Con il cuore
spezzato. Sogni d’oro Matty. Sogni d’oro”.
Il messaggio del network NBC
“Siamo incredibilmente addolorati per la scomparsa troppo presto
di Matthew Perry. Ha portato tanta gioia a centinaia di milioni di
persone in tutto il mondo con i suoi tempi comici perfetti e la sua
arguzia. La sua eredità vivrà attraverso innumerevoli
generazioni”
Roma brucia ancora e ancora, anche
in Suburraeterna, il sequel della serie Netflix che espande il suo franchise. Dopo gli eventi
finali che hanno portato alla morte di Aureliano (Alessandro
Borghi) Spadino e la famiglia Anacleti hanno altri
problemi. La serie è composta da otto episodi prodotti da Cattleya – parte di ITV Studios – e debutterà
il 14 novembre in tutti i Paesi su Netflix. Presentati in anteprima
alla Festa del Cinema di Roma, i nuovi episodi di
Suburraeterna verranno anche proiettavi al Lucca Comics il
2 novembre con Giacomo Ferrara in sala.
La serie è scritta da Ezio Abbate e
Fabrizio Bettelli, che ricoprono anche il ruolo di Head Writers,
Andrea Nobile, Camilla Buizza, Marco Sani e Giulia Forgione.
Ciro D’Emilio è alla regia dei primi quattro
episodi, mentre Alessandro Tonda degli ultimi
quattro.
Suburraeterna, la
trama
Roma, 2011. Il governo rischia di
cadere, il Vaticano è in crisi e le piazze della città sono
letteralmente date alle fiamme. A Roma Cinaglia (Filippo
Nigro) ha raccolto l’eredità di Samurai e, insieme a
Badali (Emmanuele Aita), continua a gestire gli affari criminali
della città, con l’aiuto di Adelaide (Paola Sotgiu) e Angelica
(Carlotta Antonelli), rimaste a capo degli Anacleti, e di Nadia
(Federica Sabatini), che le aiuta a gestire le piazze di Ostia. Ma
c’è chi questo sistema non lo accetta più. Nuovi protagonisti
scenderanno in campo, stravolgendo gli equilibri di Roma: inizia
così una rivoluzione che, dalla Chiesa al
Campidoglio e fino alle spiagge di Ostia, si espande velocemente
per cancellare tutto ciò che rappresenta il passato.
Spadino (Giacomo
Ferrara) sarà dunque costretto a tornare a casa, per evitare che la
sua famiglia venga messa in pericolo insieme a tutto il resto, e a
cercare nuovi alleati, anche laddove non avrebbe mai pensato di
trovarli. Ma la guerra è guerra e in palio c’è il controllo di
Roma. Ancora una volta la capitale diventa protagonista di un gioco
di potere tra Stato e Chiesa molto più grande di lei. Le
scorribande, la polizia, i manganelli, Roma brucia come non lo hai
mai fatto in Suburra, ma questa volta lo fa un modo
diverso. Nei primi due episodi di Suburraeterna si pongono
le basi per una nuova guerra di potere e supremazia delle piazze di
tutta Roma e Ostia. Dalla morte di Aureliano sono passati tre anni
e gli Anacleti sono a capo di tutto e questa supremazia sta stretta
alla famiglia di Damiano Luciani (il nuovo marito di Angelica).
Il nuovo a Roma non esiste
Nel frattempo, Amedeo Cinaglia tesse
la sua rete fatta di promesse e di accordi tra ricchi e potenti: il
suo più grande alleato è un sacerdote della Curia che come lui ha
aspirazione a puntare in alto. Entrambi con motivazioni diverse
sfruttano a loro vantaggio la guerra tra clan che si è venuta a
creare tra gli Anacleti da una parte e i Bonatesta – con Ercole
(Aliosha Massine) – e i Luciani – Giulia, Cesare, Damiano e
Angelica – dall’altra. Più guerre su più fronti: la guerra che si
combatte per strada per il commercio della droga, la guerra ai
piani alti per la costruzione dello stadio, il
nuovo Colosseo. Parte dal basso ma inevitabilmente l’atto
coraggioso della famiglia Luciani smuove gli interessi di tutte le
pedine in gioco.
Collega il gioco-forza tra Stato e
Chiesa dove tutti si fanno paladini contro la violenza,
mascherandosi da benefattori, ma sotto la maschera cercano di
portare acqua al proprio mulino. Dopo aver preso il controllo
grazie al famoso dossier di Samurai, Amedeo
Ciniglia si è fatto largo nei piani alti. Ha aperto una
cooperativa per la manutenzione del verde pubblico che è una
copertura per le sue attività criminali. Dopo l’attacco sovversivo
alla famiglia Anacleti sarà costretto a trovare qualcuno di ancora
più potente che gli guardi le spalle. Sarà proprio la guerra a
riportare Spadino a Roma, quella guerra che tanto
lui voleva fare tre anni prima ma che gli ha visto morire Aureliano
tra le braccia. Alberto Anacleti si è così traferito in Germania
dove vive la sua vita apparentemente sereno. La morte della madre
Adelaide scatenerà in lui sentimenti contrastanti che lui stesso
non riesce a controllare: restare a Roma e combattere anche questa
guerra o tornare alla vita di tutti i giorni dal suo nuovo
compagno?
La vendetta
Nei tre anni dopo la morte di
Aureliano e la partenza di Alberto, Angelica è rimasta sotto il
tetto degli Anacleti, più per obbligo che per volontà. Questo non
ha fatto altro che aumentare il forte senso di
vendetta verso quella famiglia che l’ha sempre
odiata. Il suo rancore si tramuta in vendetta quando sarà proprio
lei ad uccidere Adelaide, dando così inizio alla guerra tra le
famiglie. Suburraeterna nasce proprio dalla vendetta: la
stessa Nadia, una volta perso l’amore della sua vita cerca in tutti
i modi di tenere vivo almeno il suo ricordo. La collana appesa al
collo e i tatuaggi, l’enorme foto di Aureliano nella palestra di
Ostia: Nadia adesso gestisce gli affari con un’ombra e un peso nel
cuore che fino a questo momento le hanno permesso di andare avanti,
ma quanto durerà?
Dopo il passaggio nella sezione
parallela della Festa del Cinema
di Roma Alice nella città, The New
Toy di James
Huth si prepara ad arrivare nei cinema italiani il 1
novembre. La commedia, già un successo in Francia, è un remake del
celebre film del 1976 scritto e diretto da Francis Veber
Professione…giocattolo
in cui, guadagnandosi da vivere come guardiano notturno in un
grande magazzino, un uomo che vive con la sua famiglia in un
complesso residenziale alla periferia di Parigi diventa un
“giocattolo” umano quando al figlio dell’uomo più ricco di Francia
viene chiesto di scegliere il suo regalo di compleanno.
Un remake con una propria
identità
The New Toy è un
adattamento molto più riuscito del precedente remake americano del
1982, considerato un flop. Ciò è dovuto in gran parte al fatto che
James Huth e la sua abituale co-sceneggiatrice,
Sonja Shillito, non hanno esitato a prendere le
distanze dal materiale di partenza, in particolare iniettando una
carica emotiva senza precedenti – che a volte sfiora il
sentimentalismo – nella storia. Una storia, va sottolineato, che in
origine era molto cinica.
Ma le linee narrative principali
rimangono le stesse: che senso ha cercare di aggiustare ciò che non
è rotto? Sono soprattutto i numerosi cambiamenti apportati al ruolo
del protagonista a fare la differenza. Il protagonista
Samy (Jamel Debbouze), sotto lo
sguardo sempre più esasperato della moglie incinta, operaia e
militante, accetta un lavoro come guardiano notturno in un grande
magazzino di Philippe Étienne (Daniel
Auteuil), un magnate che possiede quasi mezza Francia.
Durante una visita privata, l’unico figlio di Philippe,
Alexandre (Simon Faliu), mette
gli occhi su Samy: le buffonate della guardia lo divertono, così il
re bambino chiede che Samy venga “comprato” per lui. Il padre è
d’accordo e lo stesso fa il protagonista, che si trova a corto di
soldi. Mentre nell’originale l’uomo giocattolo interpretato da
Pierre Richard era un giornalista disoccupato, qui
diventa un piccolo truffatore di un quartiere residenziale di
periferia, chiamato dalla fidanzata incinta a trovare un vero
lavoro. Questo permette al regista James Huth di
rafforzare il contrasto tra il background operaio di
Samy e il gigantesco castello che scopre quando
diventa il giocattolo di Alexandre.
Un uomo-giocattolo per un re
bambino
Così, Samy diventa
un uomo-oggetto, o meglio, un uomo-giocattolo. Potete immaginare
cosa succede dopo, in quello che si configura come uno snodo
narrativo abbastanza prevedibile, ma comunque divertente e non
privo di spunti di riflessione, a partire dalla nozione stessa di
denaro. In un’epoca in cui la classe media sta scomparendo e il
divario tra ultra-ricchi e ultra-poveri si sta allargando,
The New Toy sfrutta abilmente i contesti
contrastanti da cui provengono i suoi personaggi.
La differenza di classe questa volta
assume la forma di un ritratto tra due famiglie di estrazione
completamente opposta: una, fredda e altolocata, in cui le
preoccupazioni finanziarie non esistono in alcun modo e in cui i
rapporti umani sono di ghiaccio; l’altra, modesta e calorosa, che
vive in un complesso residenziale e propugna principi di
solidarietà. The New Toy è molto meno crudele
del suo illustre predecessore. Affidandosi alla personalità comica
di Jamel Debbouze, spesso molto divertente nel
ruolo del guardiano notturno che accetta con riluttanza le ingenti
somme che gli vengono offerte per fare da giocattolo umano al re
bambino (Simon Faliu), il regista modula un tono
diverso. In questo senso, Debbouze e
Daniel Auteuil, che si cala nei panni di
quest’uomo troppo ricco che potrebbe trovare un modo per
avvicinarsi gradualmente al figlio, formano un binomio che funziona
decisamente bene.
The New Toy: un omaggio tenero a un
classico della commedia
Grande cura è stata dedicata alle
scenografie e agli oggetti di scena di The New
Toy, per dare all’insieme un’atmosfera fiabesca, in cui
non c’è bisogno di una chiave nostalgica per entrarvi. Questa nuova
versione di James Huth è stata adattata ai nostri
tempi, ed è quindi un po’ più incisiva, un po’ più appariscente e
un po’ più sfacciata dell’originale, pur rimanendo scrupolosamente
fedele ad esso. Inoltre, come dicevamo, c’è la piacevole sorpresa
di questo nuovo tandem Jamel Debbouze-Daniel
Auteuil, che fa rivivere il duo formato quarantasei anni
fa da Pierre Richard e Michel
Bouquet, senza dimenticarli, in un omaggio sentito che,
pur non raggiungendo gli stessi livelli di iconicità, è divertente,
tenero, stravagante e anche commovente.
Chi butteresti dalla torre, mamma o
papà? È questa, semplificato al massimo, la domanda irrisolvibile
posta agli spettatori dal film Dall’alto di una fretta
torre, opera prima di Francesco
Frangipane, regista che vanta però alle spalle una lunga
carriera teatrale. Questo suo primo lungometraggio è infatti tratto
proprio da un testo da lui già portato sul palcoscenico nel 2015,
scritto da Filippo Gili che assume per questo
adattamento il ruolo di sceneggiatore. I due con lo spettacolo
teatrale prima e con questo progetto cinematografico ora, si
interrogano dunque sui grandi temi universali come la vita e la
morte, il destino e il libero arbitrio.
Presentato nella sezione
Grand Public della Festa del Cinema di
Roma, il film, data la sua domanda di partenza, si
presenta dunque come una vera e propria tragedia moderna che si
fonda sugli archetipi di quella greca, interrogandosi su questioni
grandi ma calandole in un contesto intimo, famigliare, da cui far
trasparire ancor di più la gravità e la complessità di ciò su cui
il regista vuole si rifletta. L’adattamento di Dall’alto di una
fredda torre riesce però solo in parte a portare a termine
tale obiettivo, rimanendo talvolta troppo sospeso in una dimensione
di simboli e metafore che allontanano il film da una più completa
sviscerazione dei temi trattati.
La trama di Dall’alto di una fredda torre
Dall’alto di una fredda
torre propone dunque una situazione in cui la normalità
di una famiglia composta dal padre Giovanni
(Giorgio Colangeli), dalla
madre Michela (Anna
Bonaiuto) e dai figli gemelli omozigoti
Elena (Vanessa Scalera)
e Antonio (Edoardo
Pesce), viene spezzata da una terribile scoperta: entrambi
i genitori sono gravemente malati. Potrebbero essere salvati
entrambi da una donazione dei due figli, ma sfortunatamente solo
uno dei due è compatibile. Pertanto, solo uno dei due genitori può
essere salvato. Ai due figli spetterà dunque decidere se
comunicarglielo e, soprattutto, decidere chi tenere in vita. Una
scelta che li obbligherà a fare i conti con il loro passato e che
porterà a galla i più feroci istinti.
L’impossibilità di una decisione
Sin dalle sue premesse di base (una
malattia rara sviluppata dai due genitori, la compatibilità di solo
uno dei due figli alla donazione), Dall’alto di una fredda
torre chiede allo spettatore di non focalizzarsi sugli aspetti
straordinari del racconto quanto sulle domande che costringe a
porsi e sulle risposte che occorre darsi. Il film vuole affrontare
l’angoscioso dilemma se sia giusto o no incidere sul destino degli
altri, se sia lecito sostituirsi al fato, ponendo i protagonisti di
fronte alla facoltà e responsabilità, di dover decidere se far
vivere o far morire un uomo, con tutte le questioni morali e
sociali che ne conseguono.
Questioni che vengono dunque poste
attraverso una situazione in cui può essere facile immedesimarsi e
che proprio per questo punta a catturare e tenere lo spettatore
incollato alla ricerca di una risposta. Risposta che, per quanto il
regista tenti davvero di trovare, non sembra poterci essere.
Viviamo allora attraverso i volti e i corpi degli attori la
drammaticità di questa situazione, che già con la sua premessa pone
in crisi dimostrando quanto possa essere arduo se non impossibile
prendere decisioni di natura etica, specialmente se ci si trova a
scontrarsi poi con contesti che per loro natura spingono invece a
prenderle, queste decisioni.
Un film evasivo
Ciò che colpisce di Dall’alto di
una fredda torre e della regia di Frangipane, è il modo in cui
si cerca di non ripudiare la provenienza teatrale, ma anzi di
esaltarla per far sì che anche attraverso di essa si possa evincere
la natura smarrita dei protagonisti. Una famiglia in tutto e per
tutto simmetrica che si spezza però nel momento in cui viene a
mancare quell’elemento doppio che avrebbe potuto riequilibrare il
tutto (ovvero la compatibilità di uno solo dei due figli). Il
regista gioca allora con questi equilibri e vi riesce anche grazie
ad un quartetto di attori ben affiatati. Vanessa
Scalera, che aveva già interpretato Elena nello spettacolo
teatrale, spicca in particolare su tutti.
Eppure, nonostante queste note di
merito, Dall’alto di una fredda torre, specialmente nel
momento in cui si avvicina alle sue battute finali, dimostra di non
riuscire ad offrire non tanto una risposta – appunto, forse
impossibile – quanto una più completa trattazione delle tematiche
sollevate con questo racconto. Sono tanti i conflitti che animano
il film ma forse proprio perché tanti sono i punti vista si ha la
sensazione che non tutti riescano ad offrire quanto avrebbero
potuto dire sull’argomento. Si giunge così ai titoli di coda con
più incertezze di quelle che si aveva prima della visione, ma
probabilmente non nel senso che regista e sceneggiatore
intendevano.
Il finale della seconda stagione di
The
White Lotus è stato un gran finale per la miniserie
drammatica e comica di Mike White, e il secondo capitolo
dell’antologia si è concluso con la morte di un personaggio amato,
tra gli altri momenti scioccanti che meritano ulteriori
spiegazioni. Il ritorno nel 2022 di The White Lotus ha visto protagonisti
turisti e gente del posto in Sicilia piuttosto che alle Hawaii.
Tuttavia, la serie di successo della HBO ha continuato a esplorare
temi come la corruzione, la ricchezza e i privilegi, anche se con
una maggiore attenzione agli scandali sessuali. Il messaggio
centrale della seconda stagione di The White Lotus è che il
denaro e la cattiva condotta sessuale possono avere conseguenze
fatali.
Mentre il tema del primo volume era
le insidie del denaro e del potere, The White Lotus
stagione 2 pone il denaro e il sesso come motivo principale,
con le relazioni dei ricchi vacanzieri siciliani che hanno vari
effetti trionfali o tragici sui loro finali. Il finale ha visto la
morte di un importante personaggio di White Lotus, il
fiorire di nuove storie d’amore e abbastanza note criptiche e
rivelazioni scioccanti da raccogliere il plauso del pubblico e
della critica, oltre al rinnovo per una terza stagione da parte
della HBO. Tuttavia, l’episodio 7 della seconda stagione di The
White Lotus spiega alcune delle conclusioni della trama meglio
di altre.
Cosa succede nel finale della
seconda stagione di The White Lotus
Il finale della seconda stagione di
The White Lotus è arrivato con l’episodio 7,
“Arrivederci”, che ha visto la conclusione dei quattro archi
narrativi principali. Ethan (Will Sharpe) e Cameron (Theo James)
arrivano alle mani dopo che Harper (Aubrey
Plaza) divulga le avance di Cameron. Se non fosse stato per
l’intervento di un passante, Ethan avrebbe probabilmente annegato
il suo ex compagno di college. Invece, dopo essersi calmato, Ethan
si confida con Daphne (Meghann Fahy). I due poi se ne vanno
insieme, forse per avere un incontro appassionato.
Anche se non viene rivelato se
Daphne ed Ethan facciano sesso, quando Ethan e Harper tornano ad
avere rapporti intimi prima della fine dell’episodio, c’è una
passione riaccesa nel loro fare l’amore. Nonostante la loro vacanza
in Sicilia sia stata piuttosto movimentata, Ethan e Harper sono
ancora insieme alla fine della seconda stagione di The White
Lotus, così come Daphne e Cameron. Anche se questo lieto
fine ha sorpreso alcuni, ciò che ha scioccato gli spettatori è
stata la morte di un personaggio incredibilmente popolare di The
White Lotus: Tanya, interpretata da Jennifer Coolidge.
Tanya è morta nel finale
della seconda stagione di The White Lotus dopo aver
affrontato Quentin (Tom Hollander) riguardo a Greg (Jon Gries).
Questa è stata l’unica trama della seconda stagione che ha avuto un
seguito
dalla prima stagione di The White Lotus. Tanya è caduta
da una barca ed è morta, ma non prima di aver sparato a Quentin e
ai suoi soci. Il corpo di Tanya viene scoperto da Daphne, che
rimane inorridita. Nel frattempo, Albie (Adam DiMarco), Dom
(Michael Imperioli) e Bert (F. Murray Abraham) non hanno avuto il
ritorno in Italia che si aspettavano.
Infine, ma non meno scioccante, è
stata rivelata l’intera portata degli intrighi di Lucia (Simona
Tobasco). Sebbene nessuna di queste conclusioni sia risultata
insoddisfacente, ci sono diversi elementi del finale della
seconda stagione di The White Lotus che non sono stati
spiegati chiaramente nell’episodio stesso, ma che sono facili
da analizzare e rendono il finale molto più soddisfacente una volta
compresi appieno, poiché rivelano i temi centrali della serie
antologica della HBO.
Greg stava davvero ingannando
Tanya sin dalla prima stagione di White Lotus?
I sentimenti di Greg per Tanya
erano sempre stati falsi
The White Lotus stagione 2
finale ha spiegato che i sospetti di Tanya su suo marito Greg erano
fondati. I due si sono conosciuti nella prima stagione di The
White Lotus e si sono sposati poco dopo. Greg si è comportato
in modo sospetto per tutta la seconda stagione di The White
Lotus, rispondendo a telefonate segrete e poi lasciando a metà
la vacanza che aveva insistito per fare da soli. Prima del finale
della seconda stagione di The White Lotus, Tanya ha
confermato la teoria principale secondo cui Greg era il cowboy di
cui Quentin si era innamorata anni prima, e che Greg e Quentin
stavano progettando di uccidere Tanya per i suoi soldi.
Mentre Greg sembrava sinceramente
affezionato a Tanya nella prima stagione di The White Lotus,
le sue azioni con Quentin indicano che lei era una truffa a lungo
termine. Greg non era ricco quando è andato al resort White Lotus
alle Hawaii, quindi probabilmente ha scelto Tanya come bersaglio,
sperando che fosse facile da sedurre, sposare e divorziare
rapidamente per prendere i suoi soldi. Tuttavia, Tanya ha fatto
firmare a Greg un accordo prematrimoniale, quindi lui ha dovuto
collaborare con Quentin per trovare una scappatoia per ottenere i
suoi milioni. Ciò significava ucciderla in mare e lasciare Tanya
con Portia in Sicilia per avere un alibi.
Dato che Tanya è morta nel
finale della seconda stagione di The White Lotus dopo
essere scivolata e annegata, Greg potrebbe ereditare i suoi
soldi. Tuttavia, la polizia sarà in grado di risalire a Greg
attraverso Quentin e i suoi complici, comprese le loro telefonate
segrete per pianificare l’omicidio di Tanya. Se così fosse, Greg
non finirebbe per ottenere la sua fortuna. Tuttavia, non è chiaro
chi erediterebbe la sua ricchezza, dato che Tanya non sembra avere
parenti. Una possibilità avanzata online dagli spettatori è che la
sua assistente Portia potrebbe finire per ottenere il denaro dopo
il finale della seconda stagione di The White Lotus.
Perché Tanya doveva morire nel
finale della seconda stagione di The White Lotus
La morte del personaggio di
Jennifer Coolidge ha reso il finale della seconda stagione di The
White Lotus più d’impatto
Dato che Tanya era un personaggio
amato e ricorrente di White Lotus e che la cospirazione di
Greg e Quentin per ucciderla era diventata evidente alla fine della
seconda stagione di The White Lotus, sembrava che sarebbe
sopravvissuta alla sua vacanza in Sicilia, soprattutto dopo aver
sparato e ucciso i cospiratori. Tuttavia, The White Lotus le
ha riservato un finale da opera lirica, degno di una diva
drammatica. Il creatore Mike White ha rivelato nel segmento
“Inside the Episode” della seconda stagione di The White
Lotus che Tanya sarebbe morta nella seconda stagione,
poiché nella prima stagione aveva osservato che l’unica esperienza
importante che non aveva ancora vissuto era la morte. L’episodio 7
della seconda stagione di
The White Lotus le ha
regalato un finale grandioso, permettendole di uccidere i suoi
potenziali assassini. Tanya era un bersaglio facile per Quentin e i
suoi amici, ma ha capito il piano di Quentin e Greg dopo che Portia
l’ha chiamata per confermare i suoi sospetti. È stato inaspettato
che Tanya prendesse la pistola e sparasse a quasi tutti gli uomini
sullo yacht, e ancora di più che morisse per un suo errore. Anche
se sarebbe stato emozionante per Tanya tornare per la terza
stagione di The White Lotus, ha avuto un finale
appropriato.
Ethan e Daphne hanno davvero
avuto una relazione sull’isola?
Rimane ambiguo se Ethan e
Daphne abbiano tradito Cameron e Harper
Mentre Ethan ha tentato di uccidere
Cameron quasi annegandolo nel finale della seconda stagione di
The White Lotus, sia i Sullivan che gli Spiller sono
sopravvissuti alla loro vacanza, così come i loro rispettivi
matrimoni, anche se potrebbero esserci state più infedeltà di
quelle mostrate sullo schermo. Ethan era furioso perché Cameron
aveva sedotto sua moglie Harper, ma il personaggio di Aubrey Plaza
ha insistito sul fatto che Harper e Cameron si erano solo
baciati.
È ancora del tutto possibile che
Cameron e Harper abbiano fatto sesso prima che Ethan arrivasse
nella stanza d’albergo, ma Daphne insegna a Ethan che non ha
importanza. Cameron e Daphne possono anche giocare
troppi giochi l’uno con l’altro, ma Ethan capisce che
deve accettare un pizzico di mistero per accettare la relazione di
Harper. Ethan riesce a lasciar andare la relazione tra Harper e
Cameron facendo finalmente sesso con sua moglie, e il finale della
seconda stagione di The White Lotus suggerisce che ciò è
stato possibile solo perché lui stesso ha avuto un incontro
sessuale.
Quando Ethan confida a Daphne i
suoi timori che sia successo qualcosa tra Harper e Cameron, Daphne
porta Ethan su un’isola appartata. Sebbene The White Lotus
non riveli cosa sia successo tra loro, Ethan e Daphne
probabilmente hanno avuto un rapporto intimo. Affinché la mente
di Ethan cambiasse completamente, sembra che abbia avuto una
relazione con la moglie di Cameron, Daphne, nel finale della
seconda stagione di The White Lotus, il che dà a Ethan la
tranquillità e allo stesso tempo gli permette di vendicarsi di
Cameron.
Il finale della seconda
stagione di The White Lotus suggerisce che Cameron sa che il figlio
di Daphne non è suo
Le relazioni extraconiugali non
sono una novità per Cameron e Daphne
Daphne e Cameron sono entrambi a
conoscenza delle relazioni extraconiugali dell’altro, ma si
rifiutano di parlarne. Daphne ammette persino a Harper di avere una
relazione di lunga data con il suo personal trainer, e poi
Daphne lascia intendere che suo figlio con Cameron è stato
concepito da lui. Daphne descrive il trainer come biondo con
gli occhi azzurri, e quando “accidentalmente” mostra a
Harper una foto di suo figlio, lui ha le stesse caratteristiche
fisiche. Si presume che Cameron non ne fosse a conoscenza, ma un
momento nel finale della seconda stagione di The White Lotus
suggerisce il contrario.
Quando Daphne chiama suo figlio,
lui continua a chiedere “papà”, mentre il personaggio di
Theo James in White Lotus, Cameron, ignora le sue chiamate
mentre si guarda allo specchio. Cameron alla fine cede, ma deve
trasformare il suo cipiglio risentito in un sorriso finto prima di
uscire dal bagno. Daphne accetta le numerose relazioni
extraconiugali di Cameron avendo lei stessa una relazione, quindi
Cameron sembra essere consapevole che questo ha portato alla
nascita di un figlio che non è suo. Tuttavia, deve accettare il
figlio illegittimo di lei come suo, indicando che entrambi
accettano a malincuore le conseguenze delle loro decisioni e del
loro stile di vita.
Sì, Lucia ha ingannato Albie
per tutto il tempo, ma lui ha scoperto di Dom?
Albie non scopre mai perché
Lucia era all’hotel nella seconda stagione di The White
Lotus
Una delle conclusioni meno
scioccanti della seconda stagione di The White Lotus è la
relazione tra Lucia e Albie. Sebbene Lucia abbia iniziato a
soggiornare in hotel perché il padre di Albie, Dom, la pagava per
fare sesso, l’ingenuo Albie pensava sinceramente che Lucia fosse
interessata a lui. Lucia ha recitato bene la sua parte, facendo
credere ad Albie che la loro relazione potesse andare oltre una
semplice relazione transazionale in Sicilia. Alla fine, Lucia ha
persino convinto Albie a darle 50.000 euro per pagare Alessio, che
lei sosteneva essere il suo protettore.
Il finale della seconda stagione di
The White Lotus rivela tutta la portata della truffa
perpetrata da Lucia ai danni di Albie e che lei non era l’unica
coinvolta nella truffa. Lucia lascia rapidamente l’hotel dopo che
Albie le ha dato i soldi, dimostrando in seguito che Alessio era
solo un amico di Lucia coinvolto nel complotto. Albie accetta la
sua sconfitta e ammette a Dom che continuerà a essere un bersaglio
facile che si innamora di donne ferite, ma Dom non confessa mai di
essere stato lui a ingaggiare Lucia.
Dato che Dom stava cercando di
dimostrare di essere cambiato durante il viaggio, non ammette ad
Albie di aver avuto una relazione con Lucia, perché ciò potrebbe
compromettere i progressi che sta facendo con la madre di Albie,
Abby (doppiata da Laura
Dern).
Il vero significato del finale
della seconda stagione di The White Lotus
La seconda stagione di The
White Lotus cristallizza i suoi temi di denaro, sesso e
manipolazione
The White Lotus Il finale
della seconda stagione ha spiegato il potere che deriva dal sesso e
come la gelosia, l’avidità e le manipolazioni ad esso associate
influenzano la vita dell’élite ricca. La seconda stagione di
The White Lotus posiziona il sesso come un gioco
pericoloso, da cui pochi escono migliori di prima.
Probabilmente Albie non si farà più ingannare da una prostituta, ma
continuerà a essere facilmente manipolato dalle donne. Dom
continuerà a “cercare” di cambiare, ma non ha fatto progressi reali
durante il viaggio in Italia della seconda stagione di The White
Lotus, il che indica che continuerà a soccombere ai suoi
desideri mentre viene salvato dalle bugie e dal denaro.
Il rapporto tra Ethan e Harper è
stato rafforzato dal fatto di aver finalmente affrontato il
problema della loro mancanza di sesso, con la gelosia delle
relazioni extraconiugali che ha riacceso la scintilla nel loro
matrimonio. Tuttavia, il finale della seconda stagione di The
White Lotus indica che la gelosia come motivo trainante di una
vita sessuale più attiva non è salutare, dato che il rapporto tra
Daphne e Cameron sta per esplodere. Per Portia e Albie, la loro
ingenuità ha portato a una significativa manipolazione, ma entrambi
ora si rendono conto che stanno meglio insieme.
Sono state Mia e Lucia a finire in
cima e ad avere i migliori risultati nel finale della seconda
stagione di The White Lotus, poiché entrambe erano
completamente sicure della loro sessualità e hanno sfruttato
l’innocenza e le vulnerabilità degli altri per ottenere ciò che
volevano, compresa la sicurezza finanziaria e lavorativa.
Il finale della prima stagione di
The White Lotus ha posizionato gli abitanti hawaiani e i dipendenti
del resort come coloro che sono stati sfruttati dai ricchi ospiti,
mentre il finale della seconda stagione vede trionfare gli abitanti
del luogo, che usano il sesso per manipolare finanziariamente gli
ospiti e continuare a vivere meglio di prima.
Come il regista della seconda
stagione di The White Lotus analizza il finale
Mike White voleva che la
seconda stagione di The White Lotus avesse un tono
operistico
Il creatore Mike White ha
felicemente espresso le sue opinioni sul finale della seconda
stagione di The White Lotus, oltre a discutere la sua
preoccupazione riguardo alle teorie dei fan (tramite The Ringer). Il creatore della serie ha spiegato che
c’era il timore che le persone indovinassero correttamente cosa
sarebbe successo nel finale della seconda stagione, ma ha anche
apprezzato alcune delle teorie più ridicole. White ha
osservato:
Il 95% delle teorie
avanzate dalla gente mi ha fatto pensare: “Sarebbe uno shock!”. Ma
non c’è modo che ciò risulti meritato o giustificato… Sarebbe uno
shock, ma non sarebbe soddisfacente, non credo.
Per quanto riguarda il vero finale
della seconda stagione di The White Lotus, White spiega
che è come un’opera. Il creatore ha rivelato:
Sai già come andrà a
finire, ma c’è un certo piacere nel guardare il destino
inesorabile.
Questo spiega diverse decisioni
creative prese da Mike White durante la creazione della seconda
stagione di The White Lotus. Ad esempio, nella scena
iniziale è stato detto al pubblico che ci sarebbero state diverse
morti. White ha anche spiegato la decisione di realizzare l’ultima
scena della seconda stagione di The
White Lotus con Mia e Lucia. Mike White ha osservato:
Mi piacciono perché sanno
quello che vogliono e sono anche lì per aiutarsi a vicenda. Si
incoraggiano a vicenda, si sostengono a vicenda… Confrontatele con
Tanya e Portia, dove c’è tutto questo senso di colpa e proiezione,
e inoltre vivono in una sorta di nebbia.
Cosa aspettarsi dalla terza
stagione di The White Lotus
Un personaggio della prima
stagione sta tornando
The White Lotus La fine
della seconda stagione non ha spiegato nulla di ciò che ci si può
aspettare dalla terza stagione, anche se questo era prevedibile
dato che la serie è un’antologia. Tuttavia,The White Lotus La terza stagione è stata confermata e
attualmente è prevista per il 2025. Il creatore Mike White ha
fornito alcune anticipazioni sui suoi obiettivi per la prossima
stagione, ammettendo che mentre la prima stagione era incentrata
sul denaro e la seconda sul sesso, il tema della terza stagione
potrebbe essere la morte e la spiritualità.
Al momento non c’è una data di
uscita confermata per la terza stagione di The White Lotus,
ma è attualmente in produzione.
Sono stati rivelati anche diversi
The White Lotus season 3 character details. Al momento,
non ci sono collegamenti chiari con i personaggi della seconda
stagione, a parte il ritorno di Natasha Rothwell nel ruolo di
Belinda. Non si sa come i nuovi episodi riprenderanno dal
finale della seconda stagione di The White Lotus (o se lo
faranno), anche se la nuova location è la Thailandia. Di seguito è
disponibile la guida completa di Screen Rant su tutto ciò che si sa
finora sulla terza stagione di The White Lotus.
Come il finale della seconda
stagione di The White Lotus si confronta con quello della prima
stagione
La seconda stagione si è
concentrata meno sulla famiglia e più sul sesso
Entrambe le stagioni di The
White Lotus offrono la stessa idea di trovarsi in paradiso ma
rendersi conto che qualcosa manca o non va. Tuttavia, le due
stagioni hanno temi diversi, che portano a due finali molto
diversi. Entrambe le stagioni hanno visto tradimenti, relazioni
extraconiugali e omicidi, ma ciò che è degno di nota è che la
prima stagione si è concentrata principalmente sulle famiglie in
vacanza e sulle loro relazioni, il che l’ha resa un po’ più
coinvolgente e tragica, mentre i personaggi della seconda stagione
sembravano un po’ meno legati tra loro.
Un’altra grande differenza tra i
due finali è che la prima stagione era impostata in modo che
chiunque potesse morire, il che ha contribuito a creare un finale a
sorpresa.
Tuttavia, la seconda stagione non
ha lasciato molti interrogativi, anche se l’ultima morte ha
comunque scioccato gli spettatori. La prima stagione ha offerto uno
sguardo realistico sulle famiglie e sulle loro relazioni
interrotte, mentre la seconda stagione ha separato le famiglie e si
è concentrata maggiormente sulle relazioni sessuali con tradimenti
e vendette.
I critici hanno però valutato
entrambe le stagioni in modo abbastanza simile. Metacritic
mostra che la media delle recensioni è 82 per la prima stagione e
81 per la seconda. Tuttavia, sembra che i fan siano divisi sulle
due stagioni. È stato creato un thread su
Reddit specificamente per sostenere che la prima stagione fosse
superiore alla seconda, con molti utenti di Reddit che hanno
definito la prima stagione un “capolavoro” e la seconda difficile
da seguire. La cosa più importante che i fan hanno notato sulle due
stagioni è che le relazioni sessuali nella seconda stagione di
White Lotus non sono mai state all’altezza del dramma
familiare.
Come è stato accolto il finale
della seconda stagione di White Lotus
I critici hanno elogiato la
seconda stagione come migliore della prima
La seconda stagione di Whilte
Lotus ha ottenuto un punteggio migliore su Rotten Tomatoes
rispetto alla prima, con il 94% di Certified Fresh, superiore al
90% della prima stagione. Anche il punteggio del pubblico è stato
alto, pari al 75%. Tuttavia, molti membri del pubblico del sito
sembrano preferire la prima stagione. Un recensore di
Rotten Tomatoes ha scritto: “Non è all’altezza della prima
stagione, secondo me, ma è comunque fantastica. Non mi è piaciuto
il finale…”
Per quanto riguarda il motivo
dell’antipatia per il finale della seconda stagione, un intero
thread su
Reddit ha discusso il finale. Una delle principali lamentele
riguardava la morte di Tanya, con l’autore del post che scriveva:
“Non capisco perché abbiano dovuto uccidere Tanya… che senso ha
dopo che ha capito tutto, ha lottato per la sua vita e ha vinto…
non ha senso per me che sia morta gettandosi in acqua… Voglio dire,
avrebbe potuto rimanere sulla barca fino all’arrivo della
polizia.” Tuttavia, @MissBluePants ha spiegato perché questo
era perfetto:
Nel “dietro le quinte dell’episodio” Mike White la definisce
“una morte stupida”. – “Mi ha fatto ridere pensare che avrebbe
eliminato tutta questa cricca di assassini e che, dopo averlo fatto
con successo, sarebbe morta in modo così stupido. Mi è sembrato
proprio tipico di Tanya”.
Detto questo, molti fan hanno
ritenuto che il finale della seconda stagione diThe
White Lotusavesse concluso tutto alla perfezione:
l’utente di Redditkt2gsgsaha scritto: “Tutto nella seconda stagione è
stato come un miglioramento rispetto alla prima. La posta in gioco
era molto più alta, le scenografie erano più grandi, i personaggi
erano più spigolosi e il risultato è stato eccellente sotto ogni
punto di vista.”
Thriller dai tratti
fantascientifici, Bodies è la nuova serie Netflix scritta e diretta da Paul
Tomalin e basata sull’omonima graphic novel della DC
Vertigo. La serie, formata da una sola stagione di otto episodi,
ognuno da circa 50 minuti, è avvolta in un perenne velo di mistero.
Il cast presenta figure già note nel panorama cinematografico anche
internazionale: Jacob Fortun-Lloyd (La
regina degli scacchi) qui interpreta il detective Charles
Whiteman, mentre Kyle Soller (Anna
Karenina,
Fury) è nei panni del detective Hillinghead. L’attore
Stephan Graham (Pirati
dei caraibi: la vendetta di Salazar,
Rocketman) è nel ruolo del comandante Mannix.
Bodies: il corpo del passato, del
presente e del futuro
Luglio 2023: durante una
manifestazione a Whitechapel, Londra, la detective Shahara Hassan
trova un cadavere a Longarvest Lane. Il cadavere ha una ferita da
arma da sparo in corrispondenza di un occhio. Il corpo, non
identificato, ha fatto altre apparizioni nella storia: nel 1890,
nel 1941 e ritornerà nel futuro, nel 2053.
Sono quattro i detective che nelle
rispettive epoche storiche cercano di risolvere il caso, senza
arrivare a smascherare il colpevole.
Se il primo episodio di
Bodies si concentra maggiormente sul presente e
sui casi passati, diventa fondamentale in un secondo momento la
narrazione attraverso gli occhi del detective Maplewood nel 2053.
La società ha subito in questo periodo storico un cambiamento
radicale rispetto al passato: ciò è dovuto ad un misterioso
attacco, avvenuto il 14 luglio del 2023, che porterà alla morte di
centinaia di migliaia di persone ed all’instaurazione del nuovo
governo di stampo totalitario, con il comandante Mannix al
potere.
Le vite dei quattro detective,
apparentemente legati solo dalla scoperta di un corpo, finiranno
per intrecciarsi indissolubilmente, creando una realtà in cui il
tempo viene piegato ai voleri di un uomo, in un perenne paradosso
temporale.
Un loop temporale che
sorprende il pubblico
Pian piano che si prosegue con la
visione attraverso i vari episodi, sarà subito chiara allo
spettatore la particolare complessità che caratterizza questa
serie. Già da qui non si può che elogiare la bravura nella
sceneggiatura e nella realizzazione: talvolta, quando si punta a
dare vita ad un qualcosa di così complicato, si potrebbero
tralasciare alcuni elementi creando così dei controsensi nella
trama. Qui, nonostante i vari salti temporali, si garantisce allo
spettatore un quadro completo e credibile degli avvenimenti.
Ad ogni modo,
Bodies presenta tanti piccoli elementi che
potrebbero non essere colti subito in una prima visione:
sicuramente in un rewhatch si noteranno tanti particolari con cui
si rimette più facilmente insieme tutti i pezzi del puzzle.
Nonostante la trama si svolga in
quattro periodi storici differenti, vengono mantenuti in tutti gli
episodi degli elementi di collegamento: un esempio sono le indagini
di Shahara sui detective del 1890 e 1941. Altro particolare tecnico
utilizzato come ponte tra presente e passato è lo split screen:
questo permette allo spettatore la visione in contemporanea di due
periodi storici, per poi effettuare il passaggio verso le vicende
nel passato, presente o futuro.
Ad alleggerire le vicende
contribuiscono anche le storie personali dei singoli detective: la
relazione clandestina tra Hillinghead ed il giornalista nel 1890,
il rapporto forte che si instaura tra la bambina Ester ed il
detective Whiteman, le tante attenzioni che Shahara dedica ad
Elias, incolpato dell’assassinio dell’uomo nel vicolo, ed il
rapporto tra Maplewood e lo scienziato De Foe.
Bodies: predestinazione o libera
scelta?
La libera scelta non esiste, è un’illusione.
Un altro tema attorno al quale si
sviluppa tutta la narrazione di Bodies è la
predestinazione: per quanto si cerchi di modificare il passato,
questo sembra essere ormai marchiato nella pietra. Non sembra
essere possibile modificare le scelte di una persona: ciò è almeno
quello che il professore Gabriel De Foe spiega alla detective
Maplewood. Le nostre scelte non sono realmente nostre, ma dipendono
da tante variabili esterne che influenzano il nostro giudizio.
Ad ogni modo nel finale
effettivamente si riescono a fare dei cambiamenti nel passato: non
tutto sembra essere già scritto. Ma allora sorge spontaneo
chiedersi quanto delle nostre scelte dipende da noi e quanto
dipende dall’universo?
Un elemento che si può analizzare
che rende molto la contrapposizione predestinazione/ libera scelta
sono gli amori e le relazioni che si sviluppano durante la
narrazione. Nel finale, senza fare spoiler, le piccole modifiche
attuate nel passato non permetterebbero al detective Hillinghead di
conoscere il giornalista di cui si innamora, ed allo stesso modo il
detective Whiteman non avrebbe avuto l’occasione di conoscere la
piccola Ester. Ma l’Universo, o magari il loro affetto sopito, fa
si che l’amore e l’affetto trovino il modo di germogliare
ugualmente tra questi personaggi.
Un’interessante rappresentazione
dei viaggi nel tempo
Già nei primi episodi di
Bodies il professore De Foe spiega durante una
lezione universitaria la teoria dei viaggi nel tempo. Si tratta di
una rappresentazione molto originale di questo fenomeno
fantascientifico: secondo le parole di De Foe, un corpo, nel
viaggiare nel tempo, si duplica, creando delle versioni alternative
di sé nel passato o nel futuro. Questa teoria ricorda molto la
clonazione: si crea un clone del soggetto che viene catapultato
nell’epoca designata.
È morto ad appena 54 anni
Matthew Perry, l’attore che ha dato corpo e volto
a Chandler Bing di Friends. L’attore, nella sua
casa di Los Angeles, è stato trovato privo di sensi dai primi
soccorritori che non sono stati in grado di rianimarlo. Si aspetta
di conoscere le cause della morte.
Perry ha ottenuto il riconoscimento
internazionale per il ruolo di Chandler in
Friends, andato in onda per 10 stagioni dal 1994
al 2004. L’attore ha ricevuto una nomination ai Primetime Emmy nel
2002 per la sua interpretazione nell’amata sitcom.
Perry ha fatto il suo debutto
televisivo nel 1979 in un episodio di 240-Robert. Avrebbe
continuato a interpretare ruoli in serie di medio successo negli
USA come Not Necessarily the News (1983),
Charles in Charge (1985), Silver
Spoons (1986), Just the Ten of Us (1988)
e Highway to Heaven (1988). Matthew
Perry è stato poi un personaggio regolare della serie
Boys Will be Boys, presentata per la prima volta
nel 1987 e andata in onda per una stagione.
Nel 1989 ha avuto un ruolo
ricorrente in Growing Pains e poi è stato il turno
di Sydney. Ha avuto dei piccoli ruoli da guest in Who’s the
Boss? (1990), Beverly Hills, 90210 (1991)
e Dream On (1992). Nel 1994 arriva la sua grande
occasione quando è stato scelto per il ruolo di Chandler
Bing in Friends. Altri crediti televisivi
di Matthew Perry includono Caroline in the
City (1995), Ally McBeal (2002),
The West Wing (2003) e Scrubs
(2004).
Nonostante l’enorme successo di
Friends, nel corso della quale ha avuto
diversi problemi di salute legati alle sue dipendenze, e alcuni
ruoli ricorrenti in serie di successo come Mr.
Sunshine e The Good Wife, non è mai più
tornato ai successi della sit-com che lo ha lanciato.
Nel 2014, Matthew
Perry ha recitato come guest star in Cougar
Town, riunendosi sullo schermo con la sua co-protagonista
Friends Courteney Cox. L’anno successivo, Perry ha
partecipato a Web Therapy, sul set del quale ha ritrovato un’altra
star di Friends, Lisa Kudrow.
La regista Shira
Piven sceglie la Festa del Cinema di Roma
per l’anteprima mondiale del suo The
Performance, tratto da un racconto di Arthur Miller,
pubblicato per la prima volta sulla rivista The New Yorker e
adattato appositamente da Shira Piven stessa con
JoshSalzberg. Regista di teatro,
poi di cinema, attrice e produttrice al suo terzo film, Piven parla
di arte e talento, nel 1937, mentre in Europa le smanie di potere e
grandezza di Hitler crescono di giorno in giorno. La regista affida
a suo fratello
Jeremy Piven – Mr
Selfridge, Entourage – il
ruolo del protagonista. Gli affianca Robert
Carlyle e confida sul potere trascinante delle
esibizioni di un gruppo di ballerini professionisti di tip tap, che
si fanno attori.
La trama di The
Performance
Harold May, Jeremy
Piven, è un talentuosissimo ballerino di tip tap
nell’America degli anni Trenta. E’ un ebreo americano. Dopo tanti
sacrifici, finalmente riesce, con la sua compagnia, a farsi
scritturare per una tournée in Europa. In una delle date nel
Vecchio Continente, riceve da un certo Damien Fugler,
Robert Carlyle, una proposta troppo allettante per
potervi rinunciare: una grossa somma di denaro per un’esibizione a
Berlino. È il 1937. Fugler non sa che May è ebreo. May e la
compagnia non sanno che dovranno esibirsi davanti ad Hitler in
persona. Danzare e tenere fede alla propria vocazione, al proprio
talento, o seguire le proprie radici? Ascoltare la voce
dell’ambizione o quella dell’etica e della prudenza? May e i suoi
compagni saranno messi a dura prova.
Un personaggio e il suo conflitto
interiore
The
Performance rappresenta molto bene la dissociazione
di Harold May, dilaniato psicologicamente. Ironia della sorte,
proprio lui viene assoldato per “rappresentare la Germania sul
palcoscenico mondiale”, ora che c’è Hitler. Al tempo stesso,
gli viene offerta quella che sembra a tutti gli effetti l’occasione
della vita. Ecco dunque un protagonista, Jeremy
Piven, che – nonostante dei capelli di un biondo
effettivamente improbabile come naturale – riesce in un compito non
facile. Inconsciamente May vuole forse essere scoperto, per non
doversi più nascondere, ma di fronte alla compagnia appare calmo e
padrone di sé. Desidera quel riconoscimento che ha sempre saputo di
meritare. Successo, denaro, apprezzamento. Dall’altra parte, lo
animano rabbia, paura, anche l’umiliazione di esibirsi davanti e
per dei gerarchi nazisti, per Hitler.
Robert Carlyle in The
Performance
Con Piven, Robert
Carlyle in un duplice registro: viscido gerarca da un
lato, amante dell’arte e del divertimento dall’altro. Un uomo
doppio e infido, cui Carlyle dà corpo con l’estro che abbiamo
imparato a conoscere da
Trainspotting in poi.
Il ballo in The
Performance
Il terzo lavoro di Shira Piven ha un
andamento coinvolgente, non annoia, grazie a una buona dose di
azione e anche di tensione. Tiene viva l’attenzione dello
spettatore. Il ballo non è né di circostanza, né un riempitivo. È
la quintessenza di un uomo, Harold è fatto per ballare. Il ritmo
dei tacchi accompagna tutta la sua vita. Le sequenze di ballo sanno
essere potenti ed hanno diverse valenze. L’esibizione può essere
momento di svago e divertimento, di allegria, ma ballare può
diventare anche un atto profondamente drammatico, perfino
commovente. Il merito va anche a un gruppo di ballerini davvero
talentuosi, che diventano attori, alcuni con esiti molto
convincenti, in particolare il giovane Isaac Gryn,
nel ruolo di Paul. Nella compagnia, accanto al protagonista, vi
sono anche Maimie McCoy, Carol, Adam
Garcia, Benny.
Un film coinvolgente e visivamente
vario
Visivamente, The
Performance è vario, grazie alla presenza di sequenze
in Super8 e in bianco e nero, che contribuiscono a creare atmosfere
d’epoca. Ciò conferisce vivacità al film. Si tratta di un film su
ebrei e nazismo e il tema, certo, non è nuovo. La sua forza è nella
coesistenza degli opposti – divertimento e spettacolo da un lato,
violenza e morte dall’altro – nello sberleffo che, a modo suo,
l’arte fa a una politica malata. Il ritmo trascinante della musica
e l’abilità dei ballerini – attori fanno il resto, lasciando il
pubblico con la voglia di ballare.
I primi due episodi della
nuova stagione di
Mare fuori, la serie dei record coprodotta da Rai e
Picomedia, sono stati presentati in anteprima nel
programma della ventunesima edizione di Alice nella città e
della diciottesima edizione della Festa del
Cinema di Roma.
Il red carpet con i protagonisti
della serie è iniziato a partire dalle ore 17.45 all’Auditorium
Parco della Musica Ennio Morricone. Ecco tutte le foto dei
protagonisti sul red carpet!
Alle ore 20.45, il cast sarà
sul red carpet di Alice nella città all’Auditorium
Conciliazione: per l’occasione via della Conciliazione sarà
chiusa al traffico, come è stato nelle precedenti edizioni per
Angelina Jolie, Johnny Depp e Russell Crowe, per consentire ai tanti fan
in attesa di poter vedere da vicino i loro beniamini.
Nella quarta stagione di “Mare
fuori” i protagonisti si trovano metaforicamente a navigare in
mare aperto. Rosa, Carmine, Mimmo, Kubra, Dobermann, Cucciolo e
Micciarella vivono tutti la consapevolezza di non essere più
attaccati all’àncora salvifica della famiglia. Sono soli, spinti
dalla corrente verso il largo. Ora devono vincere ogni giorno le
loro più intime paure per affrontare la vita. Al loro fianco non
c’è più l’amore incondizionato della famiglia, ma quello degli
amici con cui scelgono di navigare. A contrastare questo racconto
ci sono Pino, Edoardo, Cardiotrap, Giulia e Silvia che, nel bene e
nel male, vivono ancora il peso dei legami familiari capaci di
condizionare la loro vita. È il momento di crescere e questo
significa capire chi si vuole diventare e cosa si desidera essere.
Ormai la maggior parte dei detenuti è maggiorenne. Il cambiamento è
inevitabile, ma la crescita personale è una scelta che richiede
coraggio. Bisogna decidere in che modo e verso dove orientare la
propria vita, il proprio viaggio. Chi non lo fa permette ad altri
di farlo per lui. La libertà non è solo fuori dal carcere, è anche
una conquista interiore dettata dal coraggio di scegliere. La
durezza della nuova direttrice forza i ragazzi a una scelta
necessaria: ribellarsi per la propria autodeterminazione. Lo
scontro fra il mondo degli adulti e quello dei ragazzi è
inevitabile per capire chi si è, chi si vuole diventare e trovare
la voce per dirlo.
La quarta stagione di “Mare Fuori”,
con la regia di Ivan Silvestrini, è una coproduzione Rai Fiction –
Picomedia, prodotto da Roberto Sessa da un’idea originale di
Cristiana Farina, scritta con Maurizio Careddu.
Questa mattina
Zerocalcare, il fumettista italiano più amato e
famoso, anche al di fuori dei confini del territorio nazionale, ha
pubblicato sui suoi social l’annuncio secondo il quale non
parteciperà al Lucca Comics & Games 2023 perché la fiera ha
il patrocinio dell’Ufficio Culturale dell’Ambasciata Israeliana in
Italia.
Senza troppi giri di parole:
Purtroppo il patrocinio dell’ambasciata israeliana su Lucca Comics
per me rappresenta un problema.
In questo momento in cui a Gaza sono incastrate due milioni di
persone che non sanno nemmeno se saranno vive il giorno dopo, dopo
oltre 6000 morti civili, uomini donne e bambini affamati e ridotti
allo stremo in attesa del prossimo bombardamento o di un’invasione
di terra, mentre politici sbraitano in TV che a Gaza non esistono
civili e che Gaza dev’essere distrutta, mentre anche le Nazioni
Unite chiedono un cessate il fuoco -il minimo davvero- che viene
sprezzantemente rifiutato, per me venire a festeggiare lì dentro
rappresenta un corto circuito che non riesco a gestire.
Mi dispiace nei confronti della casa editrice, dei lettori e delle
lettrici che hanno speso denaro per treni e alloggi magari per
venire apposta, e anche per me stesso, perché Lucca per me è sempre
stato un gigantesco accollo ma anche un momento di calore e di
incontro.
Lo so che quello sul manifesto è solo un simbolo, ma quel simbolo
per molte persone a me care rappresenta in questo momento la paura
di non vedere il sole sorgere domattina, le macerie sotto cui sono
sepolti i propri cari, la minaccia di morire intrappolati in quel
carcere a cielo aperto dove tanti ragazzi e ragazze sono nati e
cresciuti senza essere mai potuti uscire.
Sono stato a Gaza diversi anni fa, conosco persone che ancora ci
vivono e persone che ci sono andate per costruire progetti di
solidarietà, di sport, di hip hop e di writing. Quando queste
persone mi chiedono com’è possibile che una manifestazione
culturale di questa importanza non si interroghi sull’opportunità
di collaborare con la rappresentanza di un governo che sta
perpetrando crimini di guerra in spregio del diritto
internazionale, io onestamente non riesco a fornire una
spiegazione. Non riesco nemmeno a dire loro del mio dispiacere di
non esserci e di quanto questa cosa mi laceri, se lo paragono
all’angoscia che sento nelle loro voci.
Non è una gara di radicalità, e da parte mia non c’è nessuna
lezione o giudizio morale verso chi andrà a Lucca e lo farà nel
modo che ritiene più opportuno, soprattutto non è una contestazione
alla presenza dei due autori del poster Asaf e Tomer Hanuka, che
spero riusciranno ad esserci e che si sentiranno a casa, perché non
ho mai pensato che i popoli e gli individui coincidessero coi loro
governi. Spero che un giorno ci possano essere anche i fumettisti
palestinesi che al momento non possono lasciare il loro
paese.
A seguito di questa dichiarazione, l’organizzazione della fiera ha
risposto con questo comunicato che, pur risultando conciliante con
la posizione di Zerocalcare, difende le sue
scelte:
Lucca Comics & Games è da sempre un
luogo sicuro per le differenze. Fin dall’inizio stiamo seguendo il
dibattito in atto sul patrocinio ricevuto in primavera dall’Ufficio
Culturale dell’Ambasciata Israeliana in Italia. Questo patrocinio –
non oneroso – è stato ricevuto, come molti dei patrocini che in
questi anni hanno affiancato il festival, per riconoscere il valore
del nostro programma culturale. Questa attribuzione istituzionale
deriva da un lavoro durato quasi un anno, un progetto che ha
coinvolto due artisti noti e apprezzati in Italia e nel mondo, come
Asaf e Tomer Hanuka, ai quali Lucca ha dedicato una mostra e ha
affidato l’immagine di un’edizione imperniata sul tema
Together, all’insegna
della condivisione di quei valori che da sempre ci guidano:
rispetto, comunità, inclusione e
partecipazione.
Rispettiamo le scelte personali,
rispettiamo le opinioni di tutti e da sempre abbiamo l’ambizione di
essere il luogo dove è possibile stare insieme nelle differenze.
Crediamo nelle persone e nella capacità di dimostrare che la
cittadinanza attiva della comunità di Lucca Comics & Games può
essere migliore di quello che le sta attorno. Ci adoperiamo sempre
per garantire questa libertà, per dare spazio al dialogo su tanti
temi diversi tra cui anche quelli di questa cogente attualità, come
già previsto nel nostro programma. Un lavoro per dare a tutti gli
appassionati, che rendono unica una manifestazione nata dal basso
come la nostra, la certezza che questa manifestazione non dimentica
le sue radici e la sua missione.
Abbiamo riflettuto molto sulla
possibilità di rinunciare al patrocinio, ma abbiamo ritenuto che
sarebbe un atto poco responsabile nei confronti non solo delle
istituzioni e delle realtà appartenenti al nostro ecosistema, ma
anche per tutti i partecipanti. Lucca Comics & Games mette da
sempre al centro solo ed esclusivamente l’opera intellettuale e
creativa, le persone: il nostro lavoro, il nostro percorso
valoriale, e la nostra storia parlano per noi. Il claim di
quest’anno – Together – nasce nel solco del Becoming
Human del 2019, di Hope nel 2022, e di quelle stelle
che siamo tornati a vedere nel 2021 dopo un altro momento
drammatico che abbiamo affrontato e superato insieme.
Negli ultimi anni l’attore Nicolas Cage ha
partecipato ad alcuni film che gli hanno permesso di guadagnare
nuova popolarità dopo un periodo ricco di opere poco riuscite.
Titoli come USS
Indianapolis,211 – Rapina in corso e
2030 – Fuga per il
futuro hanno infatti rappresentato il fondo della carriera
del premio Oscar. Oltre a questi, un altro film molto poco
apprezzato ma imperdibile per i fan dei B-Movie
dell’attore è Primal, un thriller
d’azione del 2019 scritto da Richard Leder e
diretto da Nick Powell, meglio noto come stuntman
del cinema ma già regista anche di Outcast – L’ultimo
templare, altro film con Cage protagonista.
Primal prevede il
coinvolgimento di animali noti per essere dei letali predatori, i
quali sono resi ancor più pericolosi in quanto confinati su una
nave merci insieme ai protagonisti umani. Il film si configura così
come un bizzarro incrocio tra titoli come Snaks on Plane e
il recente Beast. Ci si concentra dunque molto sugli
istinti primitivi degli animali ma anche degli umani coinvolti, nel
tentativo di offrire intrattenimento e forte tensione. Come
anticipato, però, il film è stato accolto in maniera tutt’altro che
positiva, aggiungendosi alla lunga serie di insuccessi
cinematografici di Cage.
Anche questa tipologia di film trova
però i propri fan e Primal è così diventato un titolo
particolarmente ricercato, apprezzato anche per il suo essere così
sgangerato e ricco di elementi improbabilmente messi insieme. Prima
di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile
approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama e al
cast di attori. Infine, si elencheranno anche le
principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
Primal: la trama del film
Protagonista del film è
Frank Walsh, un cacciatore di animali rari della
giungla amazzonica che, dopo aver catturato le bestie, le rivende
agli zoo. Il bracconiere si ritrova ora su un mercantile greco con
il suo bagaglio dall’Amazzonia, che comprende un rarissimo giaguaro
bianco. Sulla nave viaggia però anche un pericoloso criminale
politico di nome Richard Loffler, che viene
trasportato per essere estradato negli USA. L’uomo, non potendo
essere condotto negli Stati Uniti via aereo si trova dunque su
quella stessa nave, cosa che rende nervosi tutti gli altri
passeggeri.
A controllare il suo stato di salute
vi è la dottoressa Ellen Taylor, la quale mal
sopporta in particolare l’arroganza di Walsh. Quando due giorni
dopo la partenza, il terrorista riesce però a fuggire, liberando
tutti gli animali imprigionati da Frank, quest’ultimo e la
dottoressa si trovano a dover unire le loro forze. Mentre le bestie
seminano caos e tensione sulla nave, il cacciatore dovrà decidere
infatti se diventare l’eroe della situazione e dare la caccia a una
nuova specie, l’essere umano. Con il pericoloso giaguaro bianco a
piede libero, però, la situazione è resa ancor più rischiosa.
Primal: il cast del film e altre curiosità
Come anticipato, protagonista del
film nei panni del cacciatore Frank Walsh vi è il premio Oscar
Nicolas Cage,
il quale si è qui cimentato con un ulteriore lungometraggio
d’azione, genere da lui prediletto in questi ultimi anni. Accanto a
lui, nel ruolo della dottoressa Ellen Taylor vi è l’attrice
FamkeJanssen, celebre per aver interpretato Jean
Grey alias Fenice nella prima trilogia di film dedicati agli
X-Men. Kevin Durand, che invece
in X-Men le origini: Wolverine è stato Blob, interpreta
qui il pericoloso criminale Richard Loffler. Fanno parte del cast
anche LaMonica Garrett nei panni di John Ringer e
Michael Imperioli in quelli di Paul Freed.
La sceneggiatura di Primal
circolava ad Hollywood già dal 1995 ma ci sono voluti 24 anni prima
che si riuscisse a farla divenire un film. Inizialmente i
produttori volevano che il titolo fosse Persona non grata,
ma poiché questo era un titolo difficile da vendere all’estero
decisero di cambiarlo in Primal. Girato a Puerto Rico, il
film subì alcuni ritardi nelle riprese per via di un uragano che
colpì la zona e che costrinse la produzione a fermarsi per un certo
periodo di tempo. Infine, è interessante notare che ilnome della
nave, Mimer, deriva dalla mitologia norrena “Mimir” che è una
figura rinomata per la sua conoscenza e saggezza. La nave Mimer è
inoltre una vera nave di proprietà di Godby Shipping situata nelle
Isole Åland (una parte autonoma della Finlandia).
Primal: il trailer e dove
vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di
Primal grazie alla sua presenza su alcune
delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete.
Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV,
Chili Cinema, Google Play e Amazon Prime Video. Per vederlo, una
volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il
singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così
modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità
video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
lunedì 26 settembre alle ore
21:20 sul canale Rai 4.
Halloween si avvicina e le
piattaforme streaming aggiungono al loro catalogo nuovi film
horror, per soddisfare la domanda degli spettatori. Proprio in
questo contesto è arrivato su Dark Harvest,
tratto da un romanzo di Norman Partridge e diretto
da David Slade, autore di successi passati come
Hard Candy e 30 giorni di buio, oltre che del terzo
capitolo della saga di Twilight, Eclipse.
L’adattamento di Dark Harvest si presenta come una
classica leggenda di Halloween trasformata in film: in una
cittadina in cui prolifera il male, ogni Halloween i giovani devono
uccidere un mostro che emerge dai campi di grano. Una sorta di
The Purge, dove tutti i ragazzi scendono in strada
per uccidere impunemente la bestia. C’è massima violenza, morti
cruente e gruppi di adolescenti pronti a morire uccidendo: la
ricetta perfetta per Halloween, pur con difetti importanti
nell’esecuzione.
Dark Harvest, la
trama
In una città maledetta del Midwest,
il raccolto annuale si trasforma in una brutale battaglia per la
sopravvivenza. La notte di Halloween del 1963, Sawtooth
Jack, un mostro leggendario e terrificante, emerge dai
campi di grano e minaccia i giovani della città. Ma i ragazzi
vengono avvertiti e si preparano a dare la caccia al mostro e a
ucciderlo, prima che raggiunga la chiesa del villaggio e passi la
mezzanotte. Il ragazzo che finisce per uccidere Jack Sawtooth
diventa l’eroe della città e lui e la sua famiglia vengono
ricompensati con una fantastica casa per i genitori e una Corvette
per permettere al ragazzo di uscire e vedere il mondo, possibilità
inedita all’interno di questa comunità chiusa in se stessa. Questa
volta, però, c’è un problema. Richie, il fratello
dell’ultimo vincitore, vuole partecipare alla Corsa, cosa che non
gli è permessa perché le altre famiglie devono avere la possibilità
di vincere il premio. Ma il nostro protagonista è determinato a
uccidere il mostro, cosa che avrà conseguenze terribili e porterà
alla luce segreti a lungo nascosti.
Un approccio suggestivo
Questo approccio originale, in cui i
ragazzi sono incaricati di dare la caccia al mostro, è il punto di
forza di un film che ricorda il The Purge di
Blumhouse Productions. Tre giorni prima di Halloween, i ragazzi
vengono chiusi nelle loro stanze, senza cibo né bevande, in modo da
essere poco più che bestie selvagge quando si tratta di affrontare
Jack Sawtooth. Questo porta a sequenze piuttosto
violente, in quanto i ragazzi non hanno il controllo di se stessi e
si attaccano l’un l’altro o saccheggiano i negozi di alimentari
della città.
David Slade e lo
sceneggiatore/produttore Michael
Gilio affrontano in maniera suggestiva temi cliché
del cinema horror come la città maledetta, la leggenda
terrificante, la città da cui non si può uscire, la realtà nascosta
dagli adulti e la sottomissione collettiva a “ciò che deve
essere fatto”, cosa che viene sottolineata dal contesto
temporale della storia, gli anni ’60, in cui il sogno americano era
qualcosa a cui aspirare, ma sempre all’interno di un quadro
ordinato. Per questo c’è anche una critica al maschilismo e al
razzismo, personificata anche dal personaggio dell’unica ragazza
(di colore) che vuole prendere parte alla Corsa e che sarà il
principale sostegno di Richie nella sua missione. Il tutto senza
dimenticare il fenomeno delle bande giovanili, così tipico
dell’epoca, che viene rispecchiato alla perfezione.
Tra coming-of-age e leggenda spettrale
Dark Harvest mette
in scena una cultura di addestramento dei giovani alla violenza,
riflessa nella sfilza di uccisioni implacabili disseminate lungo il
film. È qui che gli elementi del coming-of-age prosperano e non
hanno bisogno di ulteriori sviluppi: il tragico messaggio alla base
della Corsa è che ogni famiglia sceglie di mandare i propri figli
verso la morte potenziale per fare progressi nella società. Sono
costretti a crescere e a fare cose che nessun adolescente dovrebbe
fare.
Dark Harvest parte
da premesse interessanti, proponendo un’interpretazione tutto
sommato originale di un tema ben noto, ideale per una visione nel
weekend di Halloween. Tuttavia, fatica a bilanciare la trama
della Corsa con alcune spiegazioni coerenti sul background della
storia e dei suoi personaggi, non riuscendo a nascondere il suo
basso budget e le sue pretese di essere qualcosa di più di quello
che è. Con forte attinenza al materiale narrativo,
Slade e Gilio non si allontanano
dalle regole di base dell'”infestazione annuale”. Le rivelazioni
della trama non sorprenderanno nessuno e i personaggi poco
tratteggiati rendono gli eventi raccontati per lo più
dimenticabili. Ciononostante, il film è realizzato in modo
intelligente e ottiene risultati sufficienti con il gore,
l’ambientazione di Halloween e il suo mostro, il che potrebbe
rendere per un certo tipo di pubblico Dark
Harvest una scelta adatta per questa stagione.
“Dopo giorni e notti di un
lavoro e di una fatica incredibili, riuscii a scoprire la causa
della generazione e della vita… anzi, di più ancora, divenni io
stesso capace di dare animazione alla materia
morta.” Era l’inizio del XIX secolo quando una
giovane inglese di nome Mary Shelley scriveva
queste parole, un po’ per gioco, dando alla luce una delle opere
che ha incantato, estasiato e influenzato migliaia di artisti per
più di un secolo. Tra questi anche il famoso regista Çağan
Irmak (Mio padre e mio figlio, Se mi
dimentico sussurra) che, con il sostegno di Netflix, riporta
sullo schermo il grande e cupo classico di Shelley,
Frankestein, rielaborato in chiave ottomana.
La serie – composta da 8
episodi di circa 50 minuti – vede protagonisti gli attori
Taner Ölmez, Erkan Kolçak Köstendil, Sifanur Gül, Bülent Sakrak,
Devrim Yakut, Durul Bazan, Aram Dildar, Macit Koper, Engin Benli e
Sennur Nogaylar.
Trama di Yaratilan – La creatura
L’epica storia di Yaratilan
è ambientata nella Instanbul dei primi anni del
Novecento, durante il declino dell’Impero Ottomano.
Il protagonista è Ziya (Taner Ölmez): un giovane
determinato, brillante e ribelle che, dopo aver osservato per anni
suo padre, un grande e talentuoso dottore di Bursa, capisce di
poter dare una svolta alla scienza della medicina e alla
vita umana. Ziya vuole diventare uno straordinario medico,
in grado non solo di curare orribili malattie infettive… ma anche
capace di ridare la vita. Dunque, mosso da questo
irrefrenabile desiderio e consapevole dell’esistenza dell’antico
Libro della Resurrezione, parte per Istanbul per studiare
medicina. Qui incontra Ihsan (Erkan Kolçak
Köstendil), un eccentrico e ambizioso professore, espulso dalla
scuola, con cui condivide genio e follia. È così che
destini di Ziya e Ihsan, da quel momento, restano
indissolubilmente legati tra la vita e la
morte.
Cosa c’è dopo la morte?
La storia, sviluppata nel corso
degli episodi come un racconto ad
incastro, segue due linee narrative e temporali che
giocano – grazie a continue analessi e intrecci –
con le vite dei due protagonisti. Irmak realizza, quindi, una trama
così completa e ricca di dettagli (persino
riguardo ai personaggi minori) che a tratti sembra perdere
il fulcro della storia e il suo messaggio.
Yaratilan eredita dal classico originale gli stessi
profondi e controversi temi che possono essere
riassunti nella fatidica domanda esistenziale: “Cosa
c’è dopo la morte?”. Ed è lo stesso Ziya ad
anticiparcelo nel primo episodio, affermando: “Gli
uomini temono i demoni ma non temono la morte, perché di
quest’ultima ne conoscono l’esistenza. A terrorizzarli è la
possibilità che un giorno i demoni inizino a parlare,
rivelando loro che non c’è assolutamente nulla dopo la
morte.”
Ziya cerca ossessivamente le
risposte a questa domanda facendo del Libro della
Resurrezione di Shahram Amir il suo unico credo di
vita. Coinvolgendo violentemente Ihsan, il giovane sfida
Dio e la vita costruendo una “macchina delle seconde
possibilità”. Ma il prezzo da pagare per fingersi Dio e voler
fregare la morte è davvero alto: pur resuscitando egoisticamente
Ihsan, rendendolo così un essere mostruoso, Ziya finisce
per essere l’unico vero ignobile mostro della storia. Un
uomo così accecato dalla superbia e della paura per l’ignoto che,
mentre crede di aver ricreato la vita, dà origine ad un effetto
domino di morte e sofferenza.
«Chi leggerà questa
storia, penserà che la sua morale è che la scienza avrà conseguenze
terribili e devastanti per l’umanità. Ma so per certo, io che sono
l’ultimo a raccontarla, che non è così. Perché la colpa non
è della scienza ma dell’arroganza». – Yaratilan
La diversità è ricchezza
Accanto al tema della morte e della
resurrezione, Irmak aggiunge un altro tema universale, quello
della diversità personificato dal
professore Ihsan. Un uomo incompreso e generoso
che, sia prima che dopo la sua “rinascita” in mostro,
viene allontanato e isolato dal resto delle persone a causa del suo
“essere diverso”. Si contano sul palmo di una mano le persone che,
durante il racconto, scelgono di andare al di là dei
pregiudizi e del suo aspetto spaventoso. Poche persone,
diverse e sole a loro volta, che scoprono e abbracciano il
suo profondo e buon animo.
Non sorprende poi così tanto che
anche la serialità turca si sia inserita nella lunga lista di
prodotti audiovisivi ispirati al mito di Frankestein. In fondo,
negli ultimi anni la Turchia è alla continua sperimentazione di
quei prodotti chiave – come lo sono stati, per esempio,
Parasite e Squid Game per il Sud Corea – che possano spalancare
le porte del successo internazionale. Ma riadattare un
classico, per di più tanto amato e celebrato, non
sempre risulta essere la strada più facile.
Yaratilan, infatti, per
quanto intrattenga e incuriosisca lo spettatore dall’inizio alla
fine, non riesce ad apportare nulla di realmente originale ad una
storia che ha già girato il mondo intero nelle vesti più disparate.
Irmak scrive e dirige, dunque, un oscuro dramma in costume
che – con un po’ più di audacia e incisione e
privilegiando la forma cinematografica piuttosto che
quella seriale – avrebbe potuto guadagnarsi un posto in classifica
tra i migliori prodotti netflixiani del Medio Oriente.
Yaratilan poteva essere LA
creatura, ma finisce per essere solo una delle tante.
Il film del 1976 Rocky
è una delle più celebri pellicole della storia del cinema, un
classico intramontabile del genere sportivo capace di vincere
l’Oscar come miglior film e lanciare la carriera del suo attore e
sceneggiatore Sylvester
Stallone. Il successo fu tale che i produttori
decisero poi di dar vita ad un sequel nel 1979, Rocky II, il quale fu
poi seguito nel 1982 da Rocky III. La saga
sembrava concludersi così, ma solo tre anni dopo è arrivato
Rocky IV, ancora
scritto, diretto ed interpretato da Stallone, seguito poi nel 1990
da Rocky V. Ci sono poi voluti
16 anni prima di rivedere il personaggio al cinema conRocky Balboa.
Come noto, Stallone aveva
inizialmente intenzione di far morire il personaggio alla fine del
quinto film. Questo finale venne però poi cambiato e ciò ha
permesso all’iconico pugile del cinema di tornare sul grande
schermo ancora una volta. Stallone è tornato alla regia della saga,
dopo aver ceduto il ruolo per il quinto film aJohn G.
Avildsen, già regista del primo film. Con questo nuovo
capitolo, l’idea era di dare un degno finale a Rocky, mostrando
però anche come non sia mai troppo tardi per dimostrare qualcosa di
nuovo a sé stessi, lottando per ottenerlo. Rocky Balboa,
in un certo senso, riporta il personaggio lì da dove era partito,
ponendolo però dinanzi a nuove sfide.
Rocky, come noto, è poi apparso come
personaggio secondario anche negli spin-off Creed e Creed II,
ma è Rocky Balboa a fornire davvero l’ultimo epico saluto
del personaggio ai suoi fan. Ecco allora che questo si configura
davvero come un titolo imperdibile, da vedere o rivedere. Prima di
intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile
approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama e
al cast di attori. Infine, si elencheranno anche
le principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
La trama di Rocky
Balboa
Dopo che la moglie
Adriana è morta a causa di un tumore, la vita di
Rocky Balboa è cambiata drasticamente. L’ex pugile
ha ora aperto un ristorante, chiamato “Adrian’s”, dove tiene
compagnia ai clienti raccontando le sue storie sul pugilato. Così
le sue giornate trascorrono tra i racconti dei suoi trionfi sul
ring e le visite nostalgiche al cimitero a trovare la sua amata.
Quando un giorno in TV viene proposta una simulazione di un
incontro di boxe fra Mason “The Line” Dixon,
campione del mondo in carica, e Rocky, con quest’ultimo dato per
vincente, l’ex pugile riceve poi realmente una sfida da parte di
Dixon, il quale vuole ovviamente dimostrare che la simulazione si
sbaglia ed è lui il numero uno.
Rocky si trova allora davanti a un
dilemma: da una parte desidera tornare sul ring a combattere,
nonostante il suo stato di salute, dall’altra parte vorrebbe
ascoltare il consiglio del figlio Robert e del
cognato Paulie e continuare a gestire in
tranquillità il ristorante di famiglia. In questa situazione, la
mancanza della moglie Adriana, che lo ha sempre sostenuto e
consigliato, si fa sentire ancora più profondamente.
Quando, pur se ormai sessantenne, Rocky ottiene dalla commissione
medica il benestare per poter tornare sul ring, l’ex campione
prende quello come un segno e inizia un durissimo percorso di
allenamento con il suo amico Duke, con l’obiettivo
di salire sul ring un ultima volta e vincere i propri dolori
dell’anima.
Il cast di Rocky
Balboa
Ad interpretare Rocky Balboa,
naturalmente, c’è ancora una volta Sylvester Stallone, rimessosi in
forma per poter eseguire personalmente le scene degli incontri.
Antonio Tarver interpreta Mason Dixon. Per
interpretare il personaggio, Stallone voleva un vero pugile, così
la parte andò a Tarver, l’allora campione dei pesi mediomassimi.
Impegnato nelle prove già cinque settimane prima dell’inizio delle
riprese, il mancino Tarver dovette prendere circa 10 chili per
passare dalla condizione di peso mediomassimo a quella di peso
massimo. L’attore Burt Young, invece, riprende il
ruolo di Paulie Pennino, mentre Tony Burton
ritorna nel ruolo di Tony “Duke” Evers, amico di Rocky ed ex
allenatore e manager di Apollo Creed. Il pugile Mike
Tyson interpretò sé stesso nel film con un cameo.
L’attore Milo
Ventimiglia interpreta Robert Balboa Jr. che, ormai
adulto, vive all’ombra del padre. Per la parte era stato
considerato Sage Stallone,
figlio di Sylvester, che aveva già interpretato il ruolo in
Rocky V. Stallone raccontò di avere cambiato idea perché
temeva che la gente vedesse nei conflitti tra Rocky e il suo erede
un possibile parallelismo nel suo rapporto con il suo decisamente
meno famoso figlio. Geraldine Hughes interpreta
invece Marie, una madre single che da adolescente aveva imprecato
contro Rocky, dopo che lui l’aveva accompagnata a casa e salvata da
un futuro di delinquenza giovanile. James Francis Kelly
III, infine, interpreta Steps, il figlio di Marie che
instaura un legame con Rocky.
Il trailer di Rocky Balboa
e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di
Rocky Balboa grazie alla sua presenza su
alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten
TV, Chili Cinema, Google Play, Apple
TV e Prime Video. Per vederlo, una volta
scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo
film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il
film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato
28 ottobre alle ore 21:25 sul canale
Rete 4.
A partire dalla scorsa
edizione, la Festa del Cinema di Roma è
stata ufficialmente riconosciuta come Festival Competitivo dalla
FIAPF (Fédération Internationale des Associations de Producteurs de
Films).
A seguire, tutti i
riconoscimenti assegnati oggi, sabato 28 ottobre, nel corso della
cerimonia di premiazione che si è svolta alle ore 17.00 presso la
Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio
Morricone.
CONCORSO
PROGRESSIVE CINEMA
Una giuria presieduta
dall’attore, regista e produttore Gael Garcia
Bernal e composta dalla regista britannica Sarah Gavron,
dal regista, sceneggiatore e poeta finlandese Mikko Myllylahti,
dall’attore e regista francese Melvil Poupaud e dall’attrice e
regista italiana Jasmine Trinca, ha assegnato i seguenti
riconoscimenti ai film del Concorso Progressive Cinema:
– Miglior
Film: PEDÁGIO (TOLL)
di Carolina Markowicz
– Gran Premio della
Giuria: UROTCITE NA BLAGA (BLAGA’S
LESSONS) di Stephan Komandarev
Una giuria presieduta dal
cineasta Paolo Virzì e composta dalla produttrice e distributrice
francese Adeline Fontan Tessaur e la drammaturga e sceneggiatrice
Abi Morgan ha assegnato il Premio Miglior Opera Prima BNL BNP
Paribas (scelta fra i titoli delle sezioni Concorso Progressive
Cinema, Freestyle e Grand Public), al film:
Sono state inoltre
assegnate due Menzioni Speciali Miglior Opera Prima BNL BNP Paribas
ai film
C’È ANCORA DOMANI di Paola Cortellesi e AVANT QUE LES FLAMMES
NE S’ETEIGNENT (AFTER THE FIRE) di Mehdi Fikri.
MIGLIOR COMMEDIA – PREMIO
“UGO TOGNAZZI”
Una giuria presieduta
dall’attrice francese Philippine Leroy-Beaulieu e composta dal
regista e sceneggiatore italiano Alessandro Aronadio e la
sceneggiatrice italiana Lisa Nur Sultan ha assegnato il Premio “Ugo
Tognazzi” alla Miglior commedia (scelta fra i titoli delle sezioni
Concorso Progressive Cinema, Freestyle e Grand Public), al
film:
– JULES di Marc
Turtletaub
È stata inoltre
assegnata la Menzione Speciale del Premio “Ugo Tognazzi”
ad ASTA KAMMA AUGUST e HERBERT
NORDRUM per Hypnosen (The Hypnosis).
PREMIO DEL PUBBLICO
Tra i film del Concorso
Progressive Cinema, gli spettatori hanno assegnato il Premio del
Pubblico al film:
Il pubblico della
proiezione ufficiale e della prima replica di un film ha espresso
il voto utilizzando l’APP ufficiale della Festa del Cinema “Rome
Film Fest” e attraverso il sito www.romacinemafest.it.
PREMIO SIAE CINEMA
Lo scorso maggio è stato
lanciato il bando per il Premio SIAE Cinema che va al progetto con
la migliore sceneggiatura – scritta da uno sceneggiatore o una
sceneggiatrice under 35 di nazionalità italiana o residente
stabilmente in Italia – per la realizzazione di un’opera prima o
seconda. Il riconoscimento del valore di 150 mila euro è destinato
alla produzione italiana che realizzerà il film tratto dalla
sceneggiatura vincitrice. I progetti sono stati valutati da una
giuria composta dallo sceneggiatore Nicola Guaglianone, il
produttore cinematografico Carlo Cresto-Dina e il compositore Pivio
che ha premiato:
– IL PRIMO
FIGLIO di Mara Fondacaro
***
I PREMI ASSEGNATI DURANTE
LA DICIOTTESIMA EDIZIONE
Nei giorni scorsi sono
stati assegnati i seguenti riconoscimenti:
– Premio alla Carriera
a ISABELLA ROSSELLINI
– Premio alla Carriera
a SHIGERU UMEBAYASHI
– Premio Progressive alla
Carriera a HALEY BENNETT
– Premio Progressive alla
Carriera a CAMILA MORRONE
Fra i premi
collaterali:
– Premio FS a LA
NOSTRA MONUMENT VALLEY di Alberto Crespi e Steve Della Casa
assegnato dal Gruppo FS Italiane
– Premio “Il viaggio in
Italia” a L’IMPERO DELLA NATURA. UNA NOTTE AL PARCO DEL
COLOSSEO di Luca Lancise e Marco Gentili patrocinato dal
Ministero del Turismo ed Enit – Agenzia nazionale del turismo
La Regione Lazio ha assegnato il
premio “Lazio Terra di Cinema” a JULIETTE BINOCHE
Carolina Markovicz
porta nella sezione Progressive Cinema della
Festa del Cinema di Roma il suo nuovo lavoro,
Pedágio. Sceglie ancora Maeve
Jinkings, con cui aveva già lavorato nel suo
lungometraggio d’esordio, Charcoal nel 2022. Lì, la
regista aveva confezionato un lavoro crudo, in cui la vita di una
famiglia contadina, povera ma tranquilla, veniva sconvolta
dall’arrivo di un boss della droga in cerca di un nascondiglio. In
Pedágio, una trama da crime story si
intreccia con il percorso di un ragazzo che vuole affermare la
propria identità in un paese pieno di contraddizioni.
La trama di Pedágio
Suellen, Maeve
Jinkings, vive a Cubatão, São Paulo, con il figlio
diciassettenne Antonio, detto Tiquinho, Kauan
Alvarenga. Lavora al casello dell’autostrada e conduce una
vita grama, ma dignitosa. Da qualche tempo frequenta stabilmente
Araudo, Thomás Aquino. É molto angosciata perché
Tiquinho è omosessuale e lei non riesce ad accettarlo. Preferirebbe
che il figlio nascondesse le proprie inclinazioni, che la
imbarazzano. Il ragazzo invece, non intende rinunciare a mostrare
liberamente la propria indole. Ama le dive del jazz e gira video
pieni di luci, in cui mima il loro canto e si veste di rosa. Poi li
posta su internet. Per cercare di risolvere quello che per lei è un
“problema”, Suellen iscrive il figlio a un seminario di
riconversione sessuale che promette miracoli.
Le contraddizioni del Brasile in
Pedágio
Quello mostrato dalla regista di
Pedagio è un Brasile pieno di
contraddizioni. Una terra di verde e foresta, ma anche di
inquinamento, fabbriche e autostrada – i grossi tubi, le ciminiere
fumanti campeggiano in molte inquadrature. Una donna che manda
avanti la casa e cresce il figlio in maniera umile, ma onesta –
Suellen ci tiene a vivere onestamente – che però è disposta a tutto
purché Antonio abbandoni le proprie tendenze omosessuali. Dunque,
onestà da una parte, affari sporchi dall’altra. La fede religiosa,
cattolica, di cui l’America Latina è intrisa, che qui sconfina
nella superstizione e nel fanatismo. L’ipocrisia delle apparenze
contro la ferocia della realtà.
Uno stile eclettico e il
lato umoristico dell’assurdo
Per raccontarle, Markovicz mette
insieme il realismo, con la durezza di un mondo a volte spietato, e
l’ironia grottesca e surreale, il dramma realistico e la crime
story. Un insieme di registri che è croce e delizia del film.
Inizialmente disorienta e può allontanare lo spettatore, specie
quello meno incline agli esperimenti. Si rivela, infine, efficace
per raccontare alcune derive della società e smascherarne assurdità
e ipocrisia. Alleggerisce, poi, la crudezza del realismo. Ecco
allora, la parte dedicata al seminario sulla riconversione
sessuale, con un pastore, Isac Graça, che vuole
somigliare a Gesù, ed ha delle tesi a dir poco creative. Il tutto
risulta esilarante quanto, appunto, surreale: dalla messa in scena,
ai dialoghi, ai gesti. Al netto del disorientamento, si tratta di
un modo per mettere alla berlina certa ipocrisia cattolica e talune
tesi, che ancora considerano l’omosessualità una malattia da curare
ad ogni costo.
Pedágio, un inno alla
libertà
Il film, però, oltre che cercare, e
infine trovare, un difficile equilibrio tra le proprie anime, si
regge sull’interpretazione di Kauan
Alvarenga e la figura di Antonio, un ragazzo che, in
una realtà spesso falsa e ipocrita, dove apparenza non fa rima con
sostanza, sembra riportare un po’ di buon senso e normalità. È un
giovane con la testa sulle spalle, va a scuola, si preoccupa che la
madre non frequenti uomini poco raccomandabili. Porta, certo, anche
il suo estro, i suoi colori, le luci pastello, i vestiti
sgargianti, le canzoni delle dive del jazz. Dice però, in questo
modo, chiaro e forte, che vuole poter essere sé stesso. Lo afferma
con sicurezza, in modo assertivo e tranquillo. Lo sostiene il
giovane interprete con una prova d’attore mai sguaiata, ma sempre
consapevole e calibrata, nella quale si percepiscono orgoglio e
fierezza. Pedágio è un lavoro in cui
convivono momenti esilaranti accanto ad altri, in un certo modo
poetici e potenti. Un inno alla libertà e al tempo stesso uno
spaccato aspro di mondi spesso poco conosciuti.
Night Shyamalan
firma l’horror-thriller Bussano alla porta, in prima tv lunedì
30 ottobre alle 21.15 su Sky Cinema Uno (e alle 21.45 anche su Sky
Cinema Halloween), in streaming su NOW e disponibile on
demand. Su Sky il film sarà disponibile on demand
anche in 4K.
Tratto dal bestseller americano
The Cabin at the End of the World (La casa alla fine del
mondo) di Paul Tremblay, il filmBussano
alla porta è interpretato da Dave Bautista, il vincitore del Tony Award e
candidato all’Emmy Jonathan Groff, Ben
Aldridge, la candidata al BAFTA Nikki
Amuka-Bird, l’esordiente Kristen Cui,
Abby Quinn e Rupert Grint. La sceneggiatura è di M.
Night Shyamalan e Steve Desmond & Michael
Sherman.
La trama di Bussano alla
porta
Mentre sono in vacanza in uno
chalet isolato, una bambina e i suoi genitori vengono presi in
ostaggio da quattro sconosciuti armati che chiedono alla famiglia
di fare una scelta impossibile per evitare l’apocalisse. Con un
accesso limitato al mondo esterno, la famiglia deve decidere in
cosa crede prima che tutto sia perduto.
La pellicola fa parte anche della
programmazione del canale SKY CINEMA HALLOWEEN (canale
303)che, per celebrare la festa più spaventosa
dell’anno, si accenderà dal 21 al 31 ottobre su Sky e
NOW, con oltre 70 titoli “da paura” che spaziano nei
generi: avventure a tinte dark, titoli per tutta la famiglia e
horror. Tra i titoli proposti anche le prime tv DAMPYR e HALLOWEEN
ENDS.
Five Nights at Freddy’s ha fatto registrare la più
grande apertura nel weekend che precede Halloween di sempre. Il
film della Universal/Blumhouse ha messo a segno un giovedì sera in
stile Oppenheimer
da 10,3 milioni di dollari e ora punta a un venerdì da 34 milioni
di dollari per finire con un’enorme apertura da 68 milioni di
dollari.
La strategia fa parte di quel
lancio dinamico che lo studios ha migliorato dai precedenti film
come Halloween
Ends (40 milioni) dimostrando che i fan vogliono
vederlo in una sala cinematografica. La media delle sale negli USA
è di ben 18,5.000 dollari da 3.675 sale. Di seguito un po’ di
numeri della storia recente:
Il più grande weekend di apertura per
un film horror da inizio anno, superandoScream VI(44,4
milioni di dollari)
Terza apertura più grande di sempre per un
film di un videogioco, dietro
Super Mario Bros (146,3
milioni di dollari) e Sonic
the Hedgehog 2
(72 milioni di dollari)
Seconda apertura per Blumhouse, dopo
Halloween
del 2018 (76,2 milioni di dollari)
Maggiore apertura per un film del fine
settimana di Halloween, battendo
Il Gatto con gli Stivali
(34 milioni di dollari)
È anche la diciannovesima volta che un film
della Blumhouse arriva al primo posto e porterà il box office
nazionale dell’etichetta di genere a oltre 3 miliardi di
dollari.
Il secondo più grande debutto
cinematografico giornaliero, dopo
Black Widow di
Disney+ (80,3 milioni di
dollari).
Black Beare BlockFilm,
le nuove società di produzione dell’ex capo della Miramax,
Bill Block, sono pronte a riscaldare ancora di più
il mercato AFMoggi con l’annuncio del film d’azioneLevon’s Trade, che avrà come
protagonista Jason Statham (franchiseFast & Furious) e sarà diretto
da David
Ayer(Suicide
Squad) e si baserà su una sceneggiatura
adattata daSylvester Stallone(Creed).
Il progetto rappresenta la prima
sceneggiatura di Sylvester Stallone dai tempi diRambo: Last Bloodnel
2019 e Creed
IInel 2018. La star del grande schermo,
notoriamente nominato all’Oscar per la sua sceneggiatura
di Rocky
nel 1977, ha adattato Levon’s
Trade dal romanzo omonimo dell’autore di
fumetti Chuck Dixon. Il libro è il primo
degli undici della popolare serie thriller di Levon
Cade. La Balboa Productions di
Sylvester Stallone aveva precedentemente
sviluppato il progetto come una serie TV.
Il film ripercorrerà il modo in cui
Levon Cade (Jason
Statham) ha lasciato la sua “professione” alle spalle
per andare a lavorare nell’edilizia. Vuole vivere una vita semplice
ed essere un buon padre per sua figlia. Ma quando la figlia
adolescente del suo capo, Jenny, scompare, lui è chiamato a
impiegare nuovamente le abilità che lo hanno reso una figura
leggendaria nell’oscuro mondo delle operazioni segrete. La sua
caccia allo studente universitario scomparso lo porta nel cuore di
una sinistra cospirazione criminale che crea una reazione a catena
che minaccerà il suo nuovo modo di vivere.
La squadra sta programmando le riprese
per marzo 2024 a Londra.David Ayer e Chris
Long (che ha collaborato con Statham e Block anche nel
prossimo film d’azione The
Beekeeper) produrranno per Cedar Park
Entertainment, insieme a Jason Statham per Punch Palace
Productions (The
Beekeeper), Sylvester Stallone per Balboa Productions,
John Friedberg (Ferrari ) per
Black. Bear e Bill Block (
franchise di
Halloween di David Gordon Green ) per
BlockFilm. Jason Statham è stato coinvolto nel progetto
prima dello sciopero.
Il produttore Bill
Block, che con una mossa scioccante ha lasciato la Miramax
all’inizio di questo mese, ha dichiarato: “Sono entusiasta di
riunirmi con alcuni dei miei partner più talentuosi e di lunga data
in Levon’s Trade. Ho lavorato per la
prima volta con David Ayer su Fury ed
è stato subito chiaro che è un regista al top della sua
capacità. Jason e io abbiamo lavorato insieme su numerosi film
e più recentemente abbiamo collaborato tutti e tre su The
Beekeeper. Il commercio di Levon sarà
un altro spettacolare film d’azione e sono fiducioso che abbiamo
messo insieme il dream team per portare il primo romanzo di questa
celebre serie sul grande schermo”.
Martin Scorsese non ha incluso un intervallo
nel suo film epico di 206 minuti,
Killers of the Flower Moon. Ma ciò
non ha impedito a una manciata di cinema in tutto il mondo di
inserirne uno, con intervalli che vanno dai sei minuti ai 15
minuti.
Venerdì mattina, due catene di cinema
europee e un teatro indipendente ad Amsterdam hanno venduto i
biglietti per le proiezioni di
Killers of the Flower Moon con una
pausa di intervallo violando accordo pregressi. Un portavoce di
UCI Cinemas, una catena di dicnema con sedi in
Germania, Italia, Portogallo e Brasile, ha
confermato che tutte le sue quasi 80 sale – ad eccezione degli
schermi Imax a Porta di Roma, Orio e Campi Bisenzio – avevano
incluso un “intervallo di sei minuti verso la metà del
film”.
Anche Vue, una catena di teatri con
sede nel Regno Unito, e un cinema di Amsterdam chiamato The Movies
Haarlemmerdijk offrivano proiezioni con una pausa, secondo i loro
siti web.
A livello nazionale, The Lyric, un
teatro a Fort Collins, Colorado, ha proiettato il dramma storico
con un intervallo fino al 26 ottobre. Tuttavia, hanno eliminato
l’intervallo dopo aver avuto problemi con la Paramount, il
distributore del film,
e Apple Original Films,
produttore del film. Secondo una fonte della catena le
società hanno contattato le sale che hanno violato il loro
contratto invitandoli a ripristinare la proiezione del film come
originariamente previsto.
Per essere chiari, solo una piccola
parte delle oltre circa 10.000 sale in tutto il mondo che
proiettano “Killers
of the Flower Moon” hanno incluso un intervallo, ma
non è passato inosservato. Thelma Schoonmaker, montatrice del film
e collaboratrice di lunga data di Scorsese, ha dichiarato a The
Standard: “Capisco che qualcuno lo sta spezzando con un
intervallo che non è giusto. Questa è una violazione, quindi devo
scoprirlo.
Anche se Martin Scorsese non ha affrontato direttamente
la questione sull’intervallo (o la sua mancanza), ha difeso la
lunga durata di
Killers of the Flower Moon in un’intervista
con l’Hindustan Times, dicendo: “La gente dice che sono tre
ore, ma andiamo, puoi farlo”. siediti davanti alla TV e guarda
qualcosa per cinque ore.
Altri analisti concordano con la
posizione di Martin Scorsese.“Se Scorsese
non avesse voluto che ci fosse un intervallo, penso che questo
dovrebbe essere almeno il modo principale in cui le persone possono
vederlo“, afferma Shawn Robbins, capo analista di Boxoffice
Pro. “Detto questo, è stato un film lungo. E penso
che se c’è abbastanza domanda là fuori, e soprattutto se ciò
significa una differenza nell’aiutare qualcuno a prendere la
decisione di andare a comprare un biglietto, piuttosto che non
andare a vedere il film, allora forse c’è un argomento economico e
pratico per almeno un’opzione limitata.”