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La battaglia legale da 400 milioni di dollari tra Justin Baldoni e Blake Lively si conclude improvvisamente

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Dopo quasi un anno di cause legali reciproche, parte della battaglia legale post It Ends With Us tra Blake Lively e Justin Baldoni è giunta al termine. Già autori dell’adattamento cinematografico del controverso romanzo di Colleen Hoover, Baldoni e Lively hanno lavorato insieme al successo al botteghino del 2024, diventando oggetto di discussioni scandalistiche a causa delle voci e delle notizie che circolavano sui loro conflitti sul set e sul minimo coinvolgimento del regista/produttore nella promozione del film.

La situazione è esplosa quando Lively ha presentato una denuncia contro Baldoni per aver reso il set di It Ends With Us un ambiente di lavoro tossico, e sono emerse notizie secondo cui il regista avrebbe assunto un team di PR per danneggiare la sua immagine pubblica.

Ciò si è trasformato in una serie di cause legali e denunce tra i due, tra cui molestie sessuali contro Baldoni, cause per diffamazione contro Lively e The New York Times e citazioni in giudizio per far testimoniare Taylor Swift e Perez Hilton, tra gli altri, sul loro coinvolgimento nella produzione.

Come riportato per la prima volta da PEOPLE, la controquerela per diffamazione da 400 milioni di dollari intentata da Baldoni contro Lively e Ryan Reynolds è stata archiviata dal giudice della Corte Distrettuale degli Stati Uniti Lewis Liman. La sentenza è stata favorevole a questi ultimi dopo che il regista di It Ends With Us e la sua società di produzione, Wayfarer Studios, non sono riusciti a presentare ulteriori denunce modificate prima della scadenza fissata dal giudice dopo che il caso era stato archiviato a giugno.

Nel documento della causa, Lively sarebbe stata l’unica a rispondere alla richiesta del giudice a entrambe le parti di chiudere completamente il caso. Oltre alla sconfitta legale del regista, il giudice ha accolto la richiesta di Lively che Baldoni coprisse le sue spese legali, e al momento della stesura di questo articolo, il regista di It Ends With Us non ha esercitato il suo diritto di appellarsi contro la sentenza.

Nei 10 mesi trascorsi da quando Lively ha presentato la sua denuncia iniziale contro Baldoni, il regista ha agito in difesa nelle varie battaglie legali contro la sua co-protagonista. Oltre al già citato rigetto della sua causa per diffamazione contro la Lively, poiché quest’ultima era protetta da una legge della California relativa alle sue accuse di molestie, la causa da 250 milioni di dollari intentata da Baldoni contro The New York Times è stata respinta, mentre è stato anche abbandonato dalla sua agenzia di talenti, la WME, e allontanato da vari altri attori.

La Lively, che ha ottenuto il sostegno esplicito di numerosi importanti personaggi di Hollywood, tra cui Hoover, alcuni membri del cast di It Ends With Us e la Sony, non ha ottenuto finora una vittoria totale. La causa dell’attrice contro l’esperto di pubbliche relazioni Jed Wallace, che secondo lei avrebbe partecipato alla presunta campagna diffamatoria contro di lei, è stata respinta senza pregiudizio, poiché il giudice ha ritenuto che la star non avesse fornito prove sufficientemente definitive per citare in giudizio Wallace.

Con la causa principale di Lively contro Baldoni che andrà in giudizio nel marzo 2026, la sua ultima vittoria contro il regista di It Ends With Us continua a essere un colpo più dannoso per la carriera di quest’ultimo che per quella della prima. Lively ha già diversi altri progetti in varie fasi di sviluppo, tra cui la commedia romantica d’azione The Survival List, che la riunisce con i produttori della Simple Favor franchise Lionsgate, mentre Baldoni non ha ancora in programma nessuna impresa importante.

La Battaglia di Hacksaw Ridge: uscita al cinema a Febbraio

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La Battaglia di Hacksaw Ridge: uscita al cinema a Febbraio

Il film LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE, che segna il ritorno alla regia del Premio Oscar  Mel Gibson (Braveheart – Cuore impavido; La passione di Cristo), interpretato da Andrew Garfield (The Amazing Spider Man; Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo; The Social Network) , Vince Vaughn (Into the wild – Nelle terre selvagge; True Detective) e  i talentuosi attori australiani Sam Worthington (Avatar, Terminator Salvation), Teresa Palmer (Point Break; Codice 999), Luke Bracey (Point Break; G.I. Joe – La vendetta) e Hugo Weaving  (Matrix – Il Signore degli Anelli) ha ricevuto 3 candidature ai prossimi Golden Globe:

  • Miglior Film Drammatico
  • Miglior Regia (Mel Gibson)
  • Miglior Attore in un film Drammatico (Andrew Garfield)

E ha vinto DUE importanti premi ai Critics’Choise Awards:

  • Miglior Film d’Azione
  • Miglior Attore in un Film d’Azione (Andrew Garfield)

 La Battaglia di Hacksaw Ridge: recensione del film con Andrew Garfield

La Battaglia di Hacksaw RidgeLa Battaglia di Hacksaw Ridge presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Venezia e accolta con grande entusiasmo dalla critica, è ambientata nella Seconda Guerra Mondiale  ed è basata sulla vita di Desmond T. Doss, un medico e primo obiettore di coscienza ad aver ricevuto la medaglia d’Onore del Congresso Degli Stati Uniti per aver salvato decine di soldati durante la battaglia di Okinawa.

LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE sarà distribuito dalla Eagle Pictures a partire dal 9 febbraio 2017 in collaborazione con Leone Film Group.

Sinossi:

Il Premio Oscar Mel Gibson dirige un film epico sulla storia vera del medico dell’esercito americano, Desmond T. Doss (Andrew Garfield). L’uomo, un obiettore di coscienza che rifiutava l’uso delle armi, fu insignito della Medaglia d’Onore dal Presidente Harry S.Truman per aver salvato da solo con le proprie forze più di 75 compagni durante la brutale battaglia di Okinawa nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

La battaglia di Hacksaw Ridge: recensione del film di Mel Gibson #Venezia73

Alcune vite non sono come le altre. Non lo sono quelle degli uomini che scelgono di vivere da eroi, non lo sono quelle che ha deciso di raccontare Mel Gibson nella sua carriera da regista. Partendo da Braveheart, passando per La Passione di Cristo, lo statunitense si è sempre più focalizzato sui percorsi formativi di giovani uomini che si trasformano da comuni a straordinari. Non fa eccezione quest’ultimo La battaglia di Hacksaw Ridge dove il protagonista Desmond Doss, uomo realmente esistito, si arruola nell’esercito come obiettore di coscienza. Si rifiuta quindi di portare, toccare ed usare armi durante i conflitti e decide di dare il suo contributo al suo paese esclusivamente come soccorritore. Una scelta folle che non tutti capiscono ma che alla fine viene acclamata ed incensata. Proprio questo scarto è quello che interessa al regista che divide il film nettamente in due parti. La prima, quella della quotidianità del futuro eroe, e la seconda, quella dell’ascesa fino alla santificazione.

La battaglia di Hacksaw Ridge di Mel Gibson: trailer ufficiale

La battaglia di Hacksaw Ridge film

Purtroppo però i due segmenti non si equivalgono qualitativamente. Infatti la grande forza del film risiede esclusivamente nella narrazione del conflitto a fuoco dove proprio il personaggio principale viene messo in secondo piano. Le scene di guerra sono girate magistralmente e raccolgono tutta l’attenzione dello spettatore, cosa che non riesce a fare il carisma del personaggio di Doss che è del tutto assente durante tutta la presa di coscienza dei suoi mezzi.

L’estetica che Gibson sfacciatamente ostenta, i continui riferimenti alla Bibbia e le simmetrie tra la sua esistenza e quella di un santo non riescono comunque a far creare la giusta empatia con il protagonista che rimane schiacciato sotto i più interessanti elementi di contorno. Serviva una scrittura più realistica e caratterizzante piuttosto che quella ricoperta di retorica e classicismo che si ritrova ad interpretare un Andrew Garfield assolutamente fuori contesto. Non c’è dubbio che di questi tempi l’intento di un film del genere fosse anche quello di mandare un messaggio simbolico sotto forma di parabola, ma se un po’ del sangue, della polvere, delle viscere che si vedono nel combattimento fossero state usate anche per restituire un sentore di umanità al personaggio principale il risultato finale sarebbe stato veramente notevole.

La battaglia di Hacksaw Ridge: la straziante storia vera dietro al film con Andrew Garfield

Aprendosi con l’impressionante scena dei volti insanguinati e dei corpi flaccidi, La battaglia Hacksaw Ridge, che vede Andrew Garfield nel ruolo di protagonista, è stato applaudito per il suo realismo e per il rifiuto di evitare i dettagli orribili della Seconda Guerra Mondiale. Le sequenze al rallentatore che mostrano giovani uomini che combattono per la loro vita, ma che poi perdono, sono completamente prive di espressioni nazionalistiche che erano presenti all’epoca. Al contrario, rappresentano semplicemente la dura realtà del campo di battaglia.

Questa macabra rappresentazione dell’uccisione amplifica le convinzioni del protagonista Desmond Doss, obiettore di coscienza alla violenza. Come ha giustamente riassunto durante il suo processo prima di andare in guerra: “Mentre tutti gli altri tolgono vite, io le salvo”. La Battaglia di Hacksaw Ridge è un film che rende onore alla vera storia di Desmond Doss e alla sua esperienza in zona di guerra come medico. Con Andrew Garfield che interpreta magistralmente il coraggioso Doss, il film mette in luce la vita di un eroe che ha dimostrato che prendere le armi non è l’unico modo per servire il proprio Paese. Sebbene il produttore Bill Mechanic e il regista Mel Gibson si siano presi un paio di libertà creative con la vita personale di Doss, hanno seguito da vicino le sue azioni durante la guerra, così come le immagini grottesche per cui il film è famoso.

Il personaggio di Andrew Garfield in “Hacksaw Ridge” è molto religioso

La battaglia di Hacksaw Ridge si basa sulle vicende storiche del soldato Desmond Doss, che nell’aprile del 1945 si recò sul campo di battaglia della scarpata di Maeda, soprannominata “Hacksaw Ridge” a causa dello strapiombo, armato solo della sua Bibbia e della sua fede religiosa. La battaglia di Okinawa vedeva contrapposti gli Stati Uniti e il Giappone e la missione intrapresa dalla squadra di Doss era considerata una condanna a morte. Con l’area fortificata da una rete di micidiali mitragliatrici e trappole esplosive, alla squadra di Doss fu ordinato di ritirarsi. Rifiutandosi di abbandonare i suoi compagni caduti, Doss tornò ripetutamente sotto il fuoco della grandine per salvare da solo un altro soldato ferito, il tutto cantando “Signore, ti prego, aiutami a prenderne un altro”. Alla fine, si ritenne che avesse salvato circa 75 uomini, anche se lui dice che erano 50 mentre la sua squadra sostiene che erano 100, quindi la differenza fu divisa.

Prima della battaglia di Okinawa aveva prestato servizio come medico a Guam e nelle Filippine, ma furono le sue prove a Hacksaw Ridge a fargli guadagnare la fama. L’esercito giapponese era noto per aver preso di mira specificamente anche i medici, il che aumentò la posta in gioco e il pericolo per Doss. Finì per essere ferito da schegge e poi per rompersi un braccio a causa del fuoco avversario, prima di non poter più aiutare i suoi compagni feriti.

Il 12 ottobre 1945, Doss fu il primo obiettore di coscienza a ricevere la Medaglia d’Onore. L’unico figlio di Doss, Desmond Jr. ha commentato in un’intervista a People che le cicatrici della guerra non hanno mai lasciato la sua famiglia: “La guerra non è mai finita, ed è stata la stessa cosa con mio padre. È continuata e continua, e anche dopo la sua morte continua ancora adesso con questo film”. Ma si sente confortato dal fatto che le azioni coraggiose di suo padre hanno avuto un impatto su tante vite.

“Recentemente ho visto su Facebook che qualcuno ha scritto che il proprio nonno non sarebbe vivo senza che mio padre lo avesse salvato. Quindi c’è un legame”, racconta a People. “Ti scatta qualcosa dentro al pensiero che una persona a te vicina abbia fatto una tale differenza nella vita delle persone. È molto commovente”.

Il vero Desmond Doss non voleva un film su Hacksaw Ridge

Dopo aver ricevuto la Medaglia d’Onore, molti registi e autori speranzosi si avvicinarono a Doss, ma lui rifiutò continuamente perché nessuno di loro accettò la sua unica richiesta: dire la verità. Quando Hacksaw Ridge fu prodotto nel 2016, erano passati 10 anni dalla morte di Doss, che quindi non poté vedere il prodotto finale. Tuttavia, suo figlio descrive la fedeltà di Mechanic e Gibson alla realtà cruda della guerra e ai principi di Doss come “notevole”.

Il film si è preso un paio di libertà creative riguardo alla vita familiare e coniugale di Doss. In risposta a questa deviazione, Mechanic afferma, durante la stessa intervista citata, che “se sei schiavo dei fatti completi, allora non stai facendo un film che sia avvincente”. Dato che il film è stato sia lodato che criticato per il suo realismo, si può dire che queste deviazioni non hanno compromesso l’integrità della storia e sono servite soprattutto a umanizzare ulteriormente Doss sullo schermo.

La battaglia di Hacksaw Ridge si prende delle libertà creative

La battaglia di Hacksaw Ridge

Sia la famiglia che il matrimonio di Doss sono stati oggetto di un’interpretazione creativa. L’inizio del film si concentra sulla vita domestica di Doss, in particolare su un incidente in cui ferisce gravemente il fratello (Nathaniel Buzolic) con un mattone. C’è un momento teso ma illuminante in cui Doss rimane affascinato da un poster incorniciato dei Dieci Comandamenti, in particolare dalla frase “Non uccidere”. Questo è tratto da un evento reale della vita di Doss, dove il suo impegno verso la Chiesa e la religione inizia con l’essere rapito dai Dieci Comandamenti. Tuttavia, una scena particolare che è stata modificata è quella del litigio tra la madre (Rachel Griffiths) e il padre (Hugo Weaving).

In Hacksaw Ridge, Doss si frappone tra i due e strappa una pistola dalle mani del padre, che era un veterano di guerra affetto da alcolismo e depressione dovuta a PTSD. Tuttavia, nella vita reale, questo scontro era avvenuto tra lo zio di Doss e suo padre. Ci sono stati anche cambiamenti cronologici negli eventi del matrimonio di Doss con Dorothy (Teresa Palmer). Nella vita reale, Doss e Dorothy si sono sposati prima che lui partisse per il servizio, mentre nel film Doss non si è sposato perché gli è stato negato il lasciapassare ed è stato messo in cella.

Doss preferì etichettarsi come “cooperatore di coscienza” invece che come “obiettore di coscienza”, poiché era disposto a prestare servizio nell’esercito, ma non a portare le armi. Questo fatto scatenò grandi polemiche tra i suoi commilitoni e i suoi superiori durante l’addestramento, come viene rappresentato nel film. Era costantemente oggetto di scherno e maltrattamenti fisici per le sue convinzioni, e i suoi superiori cercarono effettivamente di congedarlo con l’accusa di non essere mentalmente idoneo al servizio. La maggior parte di questi maltrattamenti fu inflitta dal personaggio del tutto fittizio di Smitty (Luke Bracey). Sebbene non vi sia alcuna traccia dell’esistenza di Smitty, egli era più che altro un’incarnazione del gruppo di soldati che deridevano Doss. Superando le difficoltà sul campo di battaglia e al di fuori di esso, l’eroismo di Doss risiede nella sua dedizione alle proprie convinzioni e nel coraggio di agire di conseguenza. La sua storia ispiratrice è stata portata in vita dalle talentuose capacità recitative di Garfield e dalle terrificanti scenografie e trucchi presenti nel potente Hacksaw Ridge.

 

La battaglia di Hacksaw Ridge: la spiegazione del finale

La battaglia di Hacksaw Ridge: la spiegazione del finale

Il finale di La battaglia di Hacksaw Ridge è un brillante culmine della storia della Seconda Guerra Mondiale, ma alcune domande rimangono dopo i titoli di coda. La battaglia di Hacksaw Ridge è stato diretto da Mel Gibson e vede Andrew Garfield nei panni del medico da campo Desmond Doss. Gran parte della prima metà del film si concentra sulla vita precedente di Doss, dal corteggiamento di sua moglie Dorothy alla sua infanzia travagliata insieme al fratello, alla madre e al padre, veterano della Prima Guerra Mondiale affetto da disturbo da stress post-traumatico. Durante le prime fasi della vita di Desmond vengono delineati i temi principali della storia, ovvero le credenze religiose di Desmond e il suo voto di non uccidere nessuno.

Questa impostazione rende ancora più significativa la sua arruolamento nell’esercito statunitense durante la Seconda guerra mondiale, poiché vengono descritte in dettaglio le sue difficoltà nell’arrivare al fronte come obiettore di coscienza. Alla fine, Desmond Doss si ritrova a Hacksaw Ridge durante la battaglia di Okinawa, con il finale del film che consolida la storia di Doss come un racconto commovente di coraggio, eroismo e perseveranza che lascia ancora alcune domande nella mente dopo la fine di La battaglia di Hacksaw Ridge.

Cosa succede nel finale di Hacksaw Ridge

La battaglia di Hacksaw Ridge film

Desmond Doss rimane indietro per salvare vite umane

La storia vera di Desmond Doss e Hacksaw Ridge si conclude con la seconda e la terza grande battaglia che hanno coinvolto il luogo che dà il titolo al film durante la Seconda guerra mondiale. All’inizio del film, viene mostrata una sequenza di battaglia in cui i soldati americani conquistano Hacksaw Ridge ai giapponesi. In seguito, i giapponesi lanciano una controffensiva che costringe gli americani a ritirarsi da Hacksaw Ridge, tutti tranne Doss. Il finale di Hacksaw Ridge include quindi questo massacro da parte dell’esercito giapponese, la dedizione di Doss a rimanere da solo sulla cresta per salvare la vita dei feriti e la conseguente offensiva dell’esercito americano, che conquista Hacksaw Ridge una volta per tutte.CorrelatiDove guardare Hacksaw RidgeHacksaw Ridge, un film avvincente e commovente sul vero eroe di guerra pacifista Desmond Doss, può essere visto su varie piattaforme di streaming e noleggio.Di Emma Wagner31 marzo 2025

Il punto cruciale della storia di Desmond nel finale di Hacksaw Ridge ruota attorno alla sua incredibile decisione di rimanere su Hacksaw per tutta la notte, nel mezzo di un attacco dell’artiglieria americana e delle incursioni dei soldati giapponesi, al fine di salvare la vita dei feriti rimasti durante la battaglia del giorno precedente. Doss riesce a salvare una vita dopo l’altra, soccorrendo 75 soldati, compresi alcuni giapponesi, che erano stati dati per morti. Nel finale di Hacksaw Ridge, la conoscenza di Desmond dei tunnel utilizzati dai soldati giapponesi permette un contrattacco che vince la battaglia e contribuisce direttamente alla fine dell’invasione del Giappone.

Cosa accadde a Desmond Doss dopo la battaglia di Okinawa

La battaglia di Hacksaw Ridge cast

Ricevette la Medaglia d’Onore e sposò Dorothy

Alla fine di La battaglia di Hacksaw Ridge, il film descrive cosa accadde a Desmond dopo la fine della guerra. Dopo aver salvato da solo i 75 uomini sopra Hacksaw Ridge e il successivo assalto americano, Desmond fu ferito da una granata. L’ultima scena di La battaglia di Hacksaw Ridge mostra Doss che viene calato da Hacksaw con in mano la Bibbia che Dorothy gli aveva dato all’inizio del film. Viene spiegato che Doss ricevette la Medaglia d’Onore dal presidente Harry S. Truman dopo la fine della seconda guerra mondiale e che alla fine riuscì a sposare Dorothy, cosa che non era stata possibile durante la prigionia militare raccontata nel film.

Desmond ha vissuto con Dorothy nella loro casa negli Stati Uniti fino alla morte di lei, avvenuta nel 1991. Lui stesso è vissuto fino al 2006, quando è tragicamente scomparso dopo essere stato ricoverato in ospedale per difficoltà respiratorie. La battaglia di Hacksaw Ridge si conclude con alcune immagini del vero Desmond Doss, che racconta le sue esperienze sul campo di battaglia che dà il titolo al film.

Perché la battaglia di Hacksaw Ridge pose fine all’invasione del Giappone

La battaglia di Hacksaw Ridge

A Okinawa erano in corso diverse battaglie

Una cosa che il finale di La battaglia di Hacksaw Ridge non chiarisce del tutto è perché la battaglia pose fine all’invasione alleata del Giappone. Il motivo è che Hacksaw Ridge era semplicemente parte della più ampia battaglia di Okinawa. Mentre la battaglia di Hacksaw Ridge era in corso, la parte settentrionale di Okinawa veniva invasa. Contemporaneamente, era in corso un’enorme battaglia navale, e tutte e tre queste azioni portarono alla vittoria degli Alleati in Giappone. Questa fu l’ultima grande battaglia del Pacifico nella seconda guerra mondiale prima che le bombe atomiche fossero sganciate su Nagasaki e Hiroshima, costringendo l’esercito giapponese alla resa.

Mentre era in corso la battaglia di Hacksaw Ridge, la parte settentrionale di Okinawa veniva invasa.

La conquista di Hacksaw Ridge fu determinante per la vittoria nella più ampia battaglia di Okinawa. In questo modo, le forze alleate ottennero un punto d’appoggio per la prevista invasione del Giappone continentale. Tuttavia, lo sviluppo della bomba atomica portò alla resa del Giappone, il che significa che la guerra finì solo pochi mesi dopo la conquista di Hacksaw Ridge.

Desmond ha davvero calciato una granata?

Diverse persone hanno assistito a questa impresa durante la battaglia reale

Uno degli aspetti più incredibili del finale di La battaglia di Hacksaw Ridge è quando Desmond Doss calcia una granata lontano dai suoi uomini dopo averla colpita in volo. Nonostante questa sospensione dell’incredulità, questo è realmente accaduto nella vita reale. Come esplorato da History vs. Hollywood, diverse persone hanno assistito a Doss che calciava una granata lontano dai suoi compagni. L’esplosione della granata ha causato la ferita di Doss, con schegge conficcate nella gamba. Indipendentemente da ciò, l’incredibile impresa è uno dei momenti di vera accuratezza nel finale di La battaglia di Hacksaw Ridge.

Perché il comandante giapponese si è suicidato

È un rituale tradizionale dei samurai

Un altro elemento inspiegabile del finale di La battaglia di Hacksaw Ridge è il suicidio del comandante giapponese, la cui risposta deriva dall’antica cultura giapponese. Il suicidio di un comandante alla fine di una battaglia persa deriva dal rituale giapponese del Seppuku. Il Seppuku ebbe origine con gli antichi samurai giapponesi come mezzo rituale di morte, inteso a portare onore al soldato piuttosto che cadere nelle mani del nemico. Questo rituale fu utilizzato da molti durante la seconda guerra mondiale come mezzo per garantire onore ai comandanti e alle loro famiglie di fronte alla sconfitta.

Perché gli uomini di Desmond hanno aspettato che pregasse

Lo rispettavano per aver mantenuto le sue convinzioni e aver salvato soldati durante la notte

Indubbiamente, uno degli aspetti più commoventi del finale di La battaglia di Hacksaw Ridge è stato il fatto che gli uomini del plotone di Desmond hanno aspettato che pregasse prima di prendere Hacksaw Ridge. La ragione di ciò deriva dalle credenze religiose di Desmond. Desmond è stato cresciuto come cristiano avventista del settimo giorno, il che significa che osserva il sabato, il settimo giorno di riposo, dedicato alla preghiera e al riposo nel nome di Dio. Una delle credenze più criticate di Doss durante la guerra era che desiderava osservare il sabato e dedicare un giorno al riposo e alla preghiera anche durante la guerra.Correlati“È perfetto”: il film contro la guerra di Andrew Garfield acclamato dagli esperti della Seconda guerra mondiale, 7 anni dopoLo storico della Seconda guerra mondiale James Holland elogia il film contro la guerra di Andrew Garfield del 2016, Hacksaw Ridge, analizzando le sequenze di battaglia del film.Di Hannah Gearan15 giugno 2023

Alla fine del film, però, gli uomini che avevano criticato e deriso Desmond per questo suo credo, gli rimasero accanto. Dopo aver visto ciò che Desmond aveva fatto la notte prima a Hacksaw Ridge, gli uomini sospendono l’attacco a Hacksaw Ridge in onore del sabato di Desmond. La squadra aspetta che Desmond preghi prima di iniziare l’attacco, cosa che è avvenuta anche nella vita reale.

Cosa ha cambiato il finale di La battaglia di Hacksaw Ridge sulla vita reale di Desmond

Solo alcune cose della sua vita dopo la battaglia sono state modificate

Mentre il film apporta alcune modifiche evidenti alla vera storia di Desmond Doss, il finale di La battaglia di Hacksaw Ridge omette anche alcuni dettagli. In primo luogo, il film menziona solo che Desmond è stato insignito della Medaglia d’Onore per il suo servizio, mentre in realtà Desmond è stato decorato più di una volta. In realtà, Desmond ha ricevuto anche il Purple Heart per le ferite riportate nella battaglia di Okinawa e la Bronze Star Medal per il suo servizio. In secondo luogo, il film menziona la morte di Dorothy nel 1991, ma non menziona che Desmond si è risposato due anni dopo, né che ha avuto un figlio con Dorothy.

Altri dettagli minori della vita postbellica di Desmond sono che soffriva di tubercolosi, che gli causò il collasso di un polmone. Desmond era anche chiamato regolarmente con il soprannome di “Wonderman of Okinawa” per la sua condotta miracolosa a Hacksaw Ridge. Pertanto, il finale di La battaglia di Hacksaw Ridge non cambia molto della vita reale di Desmond, ma piuttosto tralascia alcuni aspetti per rendere la narrazione più drammatica.

Il vero significato del finale di Hacksaw Ridge

Esplora il potere della fiducia in se stessi e qualcosa di più

Il vero significato del finale di La battaglia di Hacksaw Ridge è semplicemente quello di non giudicare mai qualcuno in base alle sue convinzioni. Durante tutto il film La battaglia di Hacksaw Ridge, Desmond viene ridicolizzato, maltrattato, deriso e ignorato per la sua riluttanza a uccidere e a portare le armi. Questo lo porta ad essere etichettato come codardo da tutti i suoi commilitoni, prima di dimostrare di essere più coraggioso e audace di quanto chiunque avesse mai immaginato. Questo coraggio deriva dalle convinzioni di Desmond e dalla sua volontà di salvare vite umane piuttosto che toglierle.

Questo rende il finale di La battaglia di Hacksaw Ridge molto più profondo dal punto di vista emotivo, con l’esplorazione di questi temi elevati che fanno sembrare la vera storia di Desmond Doss più una finzione che un fatto reale. Tuttavia, gran parte della storia del film è basata sulla realtà, con il vero significato del finale del film che risuona a un livello senza precedenti. Dai temi dell’amore, della religione, delle convinzioni e della guerra affrontati dal film, il finale di Hacksaw Ridge ci insegna a non giudicare qualcuno in base alle sue convinzioni, poiché sono state proprio queste a spingere Desmond Doss a diventare un vero eroe della Seconda Guerra Mondiale.

Come è stato accolto il finale di Hacksaw Ridge

Il film e il suo finale hanno avuto un grande successo di pubblico

Data l’immensa brutalità della scelta di Mel Gibson di rappresentare la violenza della guerra in La battaglia di Hacksaw Ridge, il film avrebbe potuto allontanare gran parte del pubblico, ma è stata un’esperienza emotivamente potente che è stata incredibilmente ben accolta sia dalla critica che dal pubblico, con un enorme riconoscimento per l’immenso talento di Andrew Garfield nei panni di Desmond Doss, che ha reso giustizia all’uomo al centro della storia.

La battaglia di Hacksaw Ridge ha ricevuto sei nomination agli Oscar: Miglior film, Miglior regista (Mel Gibson), Miglior attore (Andrew Garfield), Miglior montaggio, Miglior missaggio sonoro e Miglior montaggio sonoro, vincendo per il montaggio e il missaggio sonoro.

Oltre al fatto che l’intero film è forte dall’inizio alla fine, le scene finali di La battaglia di Hacksaw Ridge sono considerate da molti tra i momenti più intensi dell’intero film, poiché le convinzioni e le scelte di Desmond Doss culminano nel suo atto eroico e ispiratore di salvare quante più vite possibile. Il finale riassume perfettamente la tesi dell’intero film e il pubblico ha risposto bene, rendendo La battaglia di Hacksaw Ridge uno dei migliori film del 2016.

La battaglia di Hacksaw Ridge: il trailer italiano del film di Mel Gibson

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La Eagle Pictures ha pubblicato il nuovo trailer di La battaglia di Hacksaw Ridge, il nuovo film di Mel Gibson presentato all’ultimo Festival di Venezia.

La battaglia di Hacksaw Ridge – il trailer italiano

Il film La battaglia di Hacksaw Ridge, che segna il ritorno alla regia del Premio Oscar  Mel Gibson (Braveheart – Cuore impavido; La passione di Cristo), interpretato da Andrew Garfield (The Amazing Spider Man; Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo; The Social Network) , Vince Vaughn (Into the wild – Nelle terre selvagge; True Detective) e  i talentuosi attori australiani Sam Worthington (Avatar, Terminator Salvation), Teresa Palmer (Point Break; Codice 999), Luke Bracey (Point Break; G.I. Joe – La vendetta) e Hugo Weaving  (Matrix – Il Signore degli Anelli) ha ricevuto 3 candidature ai prossimi Golden Globe:

  • Miglior Film Drammatico
  • Miglior Regia (Mel Gibson)
  • Miglior Attore in un film Drammatico (Andrew Garfield)

E ha vinto DUE importanti premi ai Critics’Choise Awards:

  • Miglior Film d’Azione
  • Miglior Attore in un Film d’Azione (Andrew Garfield)

 La Battaglia di Hacksaw Ridge: recensione del film con Andrew Garfield

La Battaglia di Hacksaw RidgeLa Battaglia di Hacksaw Ridge presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Venezia e accolta con grande entusiasmo dalla critica, è ambientata nella Seconda Guerra Mondiale  ed è basata sulla vita di Desmond T. Doss, un medico e primo obiettore di coscienza ad aver ricevuto la medaglia d’Onore del Congresso Degli Stati Uniti per aver salvato decine di soldati durante la battaglia di Okinawa.

La battaglia di Hacksaw Ridge sarà distribuito dalla Eagle Pictures a partire dal 9 febbraio 2017 in collaborazione con Leone Film Group.

Sinossi:

Il Premio Oscar Mel Gibson dirige un film epico sulla storia vera del medico dell’esercito americano, Desmond T. Doss (Andrew Garfield). L’uomo, un obiettore di coscienza che rifiutava l’uso delle armi, fu insignito della Medaglia d’Onore dal Presidente Harry S.Truman per aver salvato da solo con le proprie forze più di 75 compagni durante la brutale battaglia di Okinawa nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

La battaglia di Hacksaw Ridge: il film, le curiosità e la vera storia dietro al film

Esistono innumerevoli storie, più o meno note, che si possono raccontare sulla Seconda Guerra Mondiale, offrendo punti di vista sempre nuovi di tale traumatico evento. Per il suo ritorno dietro la macchina da presa, il premio Oscar Mel Gibson ha deciso di raccontare quello di Desmond Doss, primo obiettore di coscienza a ricevere la medaglia d’onore, nel film intitolato La battaglia di Hacksaw Ridge (qui la recensione).

Acclamato dalla critica, che l’ha definito un glorioso film di guerra devoto ai valori fondanti dell’umanità, il film si è rivelato anche un grande successo di pubblico. A fronte di un budget di 40 milioni, l’incasso globale si è infatti assestato intorno ai 175 milioni di dollari. Il film ha inoltre guadagnato sei nomination al premio Oscar, tra cui miglior film, miglior regia e miglio attore protagonista.

Nella rappresentazione della vera storia di Desmond, nonostante alcuni “tradimenti” attuati per fini cinematografici, gli autori si sono assicurati di essere il più accurati possibile. Rendere onore al soldato, come anche ai valori da lui espressi, era per loro il compito più importante. Di seguito, dopo una breve panoramica sulla trama e sul cast, si riporteranno dunque alcune delle principali differenze tra il film e la storia vera.

La trama e il cast di La battaglia di Hacksaw Ridge

Il film si svolge nel corso del 1942. Il giovane Desmond Doss decide di arruolarsi nell’esercito come soccorritore militare. Durante l’addestramento fin da subito eccelle nelle prove fisiche ma al momento di imbracciare le armi, si rifiuta, intenzionato a rimanere fedele ai propri principi pacifici. Ciò lo porta inevitabilmente ad essere guardato con sospetto e disprezzo dai suoi commilitoni. Al momento di partire per la guerra, Doss e il suo plotone vengono condotti alla Battaglia di Okinawa per aiutare la divisione incaricata di sorvegliare la scarpata di Maeda, detta “Hacksaw Ridge”. È qui, in mezzo alla brutalità della guerra, che Doss dimostrerà a tutti il proprio immenso valore.

Per dar volto al celebre soldato, è stato scelto l’attore Andrew Garfield, che ha così avuto modo di dar prova della sua maturità e del suo talento. Per la sua interpretazione, l’attore ha ricevuto la sua prima nomination all’Oscar come miglior attore. Il riconoscimento più grande, tuttavia, sono state le lodi del figlio di Doss, il quale ha ringraziato con commozione l’attore per l’accuratezza con cui ha dato vita sul grande schermo a suo padre. Garfield, infatti, si è preparato facendo lunghe ricerche su Doss e il suo pensiero, cercando di poter riportare sul grande schermo tutta la sua personalità. Allo stesso tempo, si è anche dovuto allenare duramente per poter reggere gli sforzi previsti dalle scene più complesse.

Nel cast sono presenti anche gli attori Hugo Weaving, nel ruolo del padre di Doss, Vince Vaughn, in quelli del sergente Howell, Sam Worthington, in quelli del capitano Glover, e Teresa Palmer nei panni di Dorothy Schutte, moglie di Doss. Nei piani originali anche Gibson avrebbe dovuto comparire sullo schermo, ricoprendo il ruolo del sergente Howell. Egli preferì però rinunciare alla parte così da potersi concentrare meglio sulla regia del film, che considerava incentrato su un vero supereroe senza calzamaglia.

La battaglia di Hacksaw Ridge cast

La battaglia di Hacksaw Ridge: la vera storia dietro al film

Nato in Virginia nel 1919, Desmond Doss non hai mai realmente avuto l’aspetto del tipico soldato da guerra. Come rappresentato nel film, egli era infatti gracile e con un carattere particolarmente pacato. La sua più nota caratteristica è tuttavia quella di non aver mai imbracciato un’arma. Appartenente alla Chiesa Avventista del Settimo Giorno, Doss rifiutava categoricamente la violenza e, come mostra anche il film, considerava il comandamento “non uccidere” il più importante dei dieci. Tale presa di posizione portò realmente Doss a subire attacchi verbali e fisici dai suoi commilitoni, i quali lo vedevano come l’anello debole del gruppo.

Il film di Gibson esplora dunque in maniera piuttosto fedele l’origine delle convinzioni del soldato. Le differenze principali tra il film e la vicenda reale riguardano infatti il rapporto di Doss con l’amata moglie Dorothy. Nella pellicola, i due si incontrano in ospedale, dove lei lavorava come infermiera. Nella realtà, i due si conobbero in chiesa, per poi sposarsi nel 1942 e dare alla luce l’unico figlio nel 1946. Il film di Gibson, inoltre, accentua per fini drammatici il difficile rapporto tra Doss e suo padre. Per necessità, dovuta ai ristretti tempi cinematografici, si è inoltre preferito evitare il periodo della vita di Doss in cui prestò servizio come medico a Guam e nelle Filippine.

Questo avvenne prima della battaglia di Okinawa, che è ovviamente il culmine tanto del film quanto della carriera del soldato. Ad oggi non è stato ancora stabilito quanti uomini Doss abbia effettivamente salvato in quell’occasione. Egli affermò che erano circa cinquanta, ma i suoi compagni sostennero che si trattava di almeno il doppio. Per il film, Gibson trovò una via di mezzo stabilendo il numero a 75. Il film è poi preciso nell’indicare la data in cui a Doss fu consegnata dal presidente Truman la medaglia d’onore, il 12 ottobre del 1945. In quello stesso periodo Doss riportò delle ferite che lo costrinsero a congedarsi dall’esercito. Visse in tranquillità, insieme a sua moglie, fino al 2006, anno della sua morte.

La battaglia di Hacksaw Ridge: dove vederlo in streaming e in TV

Per gli appassionati del film, o per chi desidera vederlo per la prima volta, sarà possibile fruirne grazie alla sua presenza nel catalogo di alcune delle principali piattaforme streaming oggi disponibili. La battaglia di Hacksaw Ridge è infatti presente su Chili Cinema, Rakuten TV, Infinity, Tim Vision, Apple iTunes e Netflix. Su quest’ultima, il film è attualmente al 4° posto nella Top 10 dei film più visti in Italia. In base alla piattaforma scelta, ad ogni modo, sarà possibile noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale al catalogo. In questo modo sarà poi possibile fruire del titolo in tutta comodità e al meglio della qualità video.

Fonte: IMDb, History vs Hollywood

La Battaglia di Hacksaw Ridge in streaming su NOW TV: 10 curiosità sul ritorno al cinema di Mel Gibson

Dopo aver segnato il ritorno trionfale alla regia di Mel Gibson, è disponibile in streaming senza contratto su NOW TV La Battaglia di Hacksaw Ridge, basato sull’incredibile vicenda di Desmond T. Doss. Di seguito 10 curiosità dalla produzione del film.

Presentato nel Fuori Concorso durante la 73° Mostra d’arte internazionale del cinema di Venezia, La Battaglia di Hacksaw Ridge è stato uno dei film protagonisti della scorsa stagione cinematografica a Hollywood, ed è ora disponibile in streaming senza contratto su NOW TV.

Il film segna il ritorno alla regia di Mel Gibson, che si era preso una lunghissima pausa dopo “Apocalypto”, la sua ultima fatica dietro la macchina da presa, datata 2006. Presentato al Lido, il film è arrivato fino al Dolby Theatre, durante la Notte degli Oscar 2017, dove ha portato a casa due premi (Miglior Montaggio e Miglior Missaggio Sonoro) su sei nomination (Miglior Film, Miglior Regia, Miglior attore protagonista Andrew Garfield e Miglior Montaggio Sonoro).

Il film racconta la storia vera di Desmond T. Doss, obiettore di coscienza per motivi religiosi e figlio di un veterano della Prima Guerra Mondiale, che decide di arruolarsi. Dopo l’ addestramento, viene designato come soccorritore nella cruenta battaglia di Okinawa. Senza mai impugnare un’arma, Doss dimostrerà a tutti di essere un eroe, salvando la vita a 75 uomini e diventando il primo obiettore insignito della Medaglia d’Onore del Congresso, la più alta onorificenza militare Americana.

La battaglia di Hacksaw RidgeLa storia che racconta il film è ormai nota a tutti, ma di seguito vi raccontiamo dieci piccoli segreti e curiosità relative alla sua produzione e ai suoi protagonisti.

  • Stando a quanto ha dichiarato il regista Mel Gibson, il figlio di Desmond T. Doss, Desmond Jr., ha partecipato a una proiezione e si è commosso di fronte all’accurata interpretazione di Andrew Garfield di suo padre.
  • In molti hanno provato a “comprare” questa storia di eroismo per il cinema. Hal D. Wallis negli anni ’50 aveva provato ad acquistare i diritti della storia di Doss per farne un film con protagonista Audie Murphy. Tuttavia Doss si è sempre rifiutato di concedere i diritti della sua storia per evitare che se ne facesse un tipico film di Hollywood.
  • Mel Gibson ha dichiarato che le scene di battaglia sono state influenzate dagli incubi che aveva durante l’infanzia, quando suo padre, Hutton Gibson, veterano della Seconda Guerra Mondiale che prestò servizio a Guadalcanal, nel Pacifico, gli raccontava gli orrori a cui assistette come storie della buonanotte.
  • Le riprese del film sono durate in tutto 59 giorni, con 19 giorni dedicati soltanto alle scene della battaglia. Si tratta del ritorno alla regia di Mel Gibson dopo dieci anni esatti. Il suo ultimo film era infatti stato “Apocalypto”, del 2006.
  • La sequenza del campo di battaglia, supervisionata da Mic Rodgers, stunt double di Mel Gibson per molti anni, è stata girata in un terreno molto piccolo, 100 metri quadrati di una cascina vicino Sidney in Australia. I camion del fumo hanno circondato tutto il perimetro del set, per evitare che qualsiasi elemento del paesaggio che non fosse adatto a un campo di battaglia di Okinawa, durante la Seconda Guerra Mondiale, comparisse nelle inquadrature.
  • Il film venne presentato al Festival di Venezia del 2016 e durante la serata della premier, ebbe un’accoglienza trionfale, una standing ovation di 9 minuti e 48 secondi, cronometrata dallo stesso regista presente in sala.
  • Quando Dorothy dà a Desmond una bibbia, prima che lui parta per il campo di addestramento, il segnalibro nel testo sacro segna il libro di Samuele 1,17. Si tratta del passo del Vecchio Testamento che racconta dello scontro tra Davide e Golia. L’episodio biblico ha molto a che fare con la vicenda di Desmond Doss, si possono fare molti parallelismi.
  • Il film segna il debutto sul grande schermo di Milo Gibson, figlio di Mel. SI tratta della prima collaborazione tra padre e figlio.
  • Teresa Palmer, che nel film interpreta Dorothy, voleva così tanto la parte che ha sostenuto il provino registrando un video con il suo iPhone, inviando la registrazione a Gibson. Non ha ricevuto nessuna risposta per tre mesi, fino a che il regista non l’ha chiamata per dirle, via Skype, che si era guadagnata il ruolo.
  • James Horner doveva comporre la Colonna Sonora del film. Aveva già lavorato con Gibson in “L’uomo senza volto” (1993), “Braveheart – Cuore impavido” (1995) e “Apocalypto” (2006). Purtroppo Horner è morto prematuramente e non ha potuto completare il lavoro. Gibson ha così assunto John Debney, che aveva lavorato con lui nel 2004, ne La Passione di Cristo. Tuttavia il lavoro compiuto dal compositore venne bocciato, e alla fine, la colonna sonora del film è stata firmata da Rupert Gregson-Williams.

Oltre a Andrew Garfield, nel ruolo di Doss, e a Teresa Palmer, in quello di Dorothy sua moglie, nel cast del film ci sono altri volti molto noti del panorama cinematografico hollywoodiano tra cui Vince Vaughn, Sam Worthington e Hugo Weaving. La Battaglia di Hacksaw Ridge è disponibile in streaming senza contratto su NOW TV.

La Battaglia dei Sessi: Trailer del film con Emma Stone

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La Battaglia dei Sessi: Trailer del film con Emma Stone

Guarda il trailer ufficiale di La Battaglia dei Sessi, il nuovo film di Valerie Faris & Jonathan Dayton (Little Miss Sunshine) con protagonisti Emma Stone e Steve Carell

Nel cast del fllm anche Andrea Riseborough, Sarah Silverman, Bill Pullman, Alan Cumming, Elisabeth Shue, Austin Stowell e Natalie Morales.

In La Battaglia dei Sessi nel 1973 la TV americana trasmise uno degli eventi sportivi più attesi di tutti i tempi,  con un seguito di 90 milioni di spettatori in tutto il mondo: una partita di tennis  fra la campionessa del mondo Billie Jean King (Emma Stone) e l’ex campione e scommettitore seriale Bobby Riggs (Steve Carell).

La Battaglia dei SessiL’evento, denominato LA BATTAGLIA DEI SESSI, ebbe una grande risonanza in un periodo caratterizzato dalla rivoluzione sessuale e della nascita del movimento per i diritti delle donne. Ma i due campioni rivali, King e Riggs, fuori dal campo, erano  impegnati a combattere battaglie  personali  ben più complesse.  King, donna estremamente riservata, non ambiva solo a ottenere l’uguaglianza fra i sessi, ma anche a comprendere la propria identità sessuale nell’ambito della sua amicizia con Marilyn Barnett (Andrea Riseborough).  Riggs invece, che incarna una delle prime grandi celebrità mediatiche auto prodotte,  lottava segretamente contro il vizio del gioco d’azzardo, di cui la sua famiglia e  sua moglie Priscilla (Elisabeth Shue) avevano fatto le spese. Insieme,  Billie e Bobby offrirono uno spettacolo culturale che diede vita ovunque a grandi dibattiti, lasciando un segno permanente.

La Battaglia dei Sessi: recensione del film con Emma Stone

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La Battaglia dei Sessi: recensione del film con Emma Stone

Nel cuore dello scandalo Weinstein, del sessismo ai più alti livelli del potere mondiale (leggi Casa Bianca) delle differenze ancora fortemente radicate nella società tra uomini e donne, arriva al cinema La Battaglia dei Sessi, film che ruba il suo titolo al match di tennis che racconta, con protagonisti il passato e il presente del genere umano, fatti carne e ossa in Billie Jean King e Bobby Riggs. Alla regia c’è la coppia di Ruby Sparks, Jonathan Dayton e Valerie Faris. Al timore, invece, Emma Stone e Steve Carell.

La Battaglia dei Sessi la trama

Il film racconta il leggendario incontro sportivo tra la campionessa di tennis Billie Jean King e lo sfidante Bobby Riggs, passato alla storia come La battaglia dei sessi. 1973, l’attempato Riggs (Steve Carell) sfila ancora sul campo, principalmente grazie alle doti di intrattenitore, affascina i media e il pubblico presente, e lancia dichiarazioni maschiliste, che non può rimangiare. Secondo lui le donne sono inferiori, non possono giocare a tennis “altrimenti chi raccatterebbe le palle?”. Dichiarazioni pesanti che non vanno a genio a Billie Jean King (Emma Stone), campionessa ventinovenne, paladina della lotta contro il sessismo, che sta già portando avanti una lotta personale per ottenere la parità di salario tra tennisti maschi e femmine. Le annota, raccoglie la sfida e dà al suo avversario appuntamento a Huston. Il resto è storia (della tv, dello sport, della lotta alla parità di diritti).

La preparazione alla sfida, rumorosa per l’uno, riservata per l’altra, è un momento che segna la storia, forse ancora di più del match stesso, soprattutto nel momento in cui il film scavalca la macchina da presa dell’epoca ed entra nell’intimo dei personaggi.

Il film si affaccia nella vita privata dei protagonisti

La Battaglia dei SessiRiggs era in crisi con la ricca moglie, disposto solo davanti a lei a gettare la maschera di saltinbanco per mostrare il suo volto fondamentalmente debole e spaventato, dedito al gioco d’azzardo, spaesato. Billie Jean attraversava un momento ancora più delicato: stava finalmente esplorando la sua vera sessualità, un’esperienza che ancora di più, negli anni a venire, l’ha resa paladina del femminismo e della lotta per la parità dei sessi, ancora oggi molto lontana dall’essersi realizzata, anche se dietro una confezione accettabile.

Certo, oggi saltimbanchi come Riggs non sono più accettati dai benpensanti, ma sono ancora moltissimi i Jack Kramer, (interpretato da Bill Pullman e co-fondatore dell’Association of Tennis Professionals), persone che abitano il potere come fosse una seconda pelle, ciechi ai tempi che cambiano, alle verità che si mostrano nella loro più violenta urgenza, convinti di poter fare il buono e cattivo tempo senza alcun bisogno di chiedere per favore.

Questo aspetto è lasciato un po’ al caso dai registi che invece, naturalmente, come da titolo, si concentrano sulla storia di Billie Jean, per la cui interpretazione la Stone ha realizzato non solo un ottimo lavoro di mimesi, ma ha anche offerto un’approfondita resa emotiva di quella che era la battaglia privata, prima ancora che pubblica, di una donna che ha fatto la storia.

La vera battaglia è tra Stone e Carell

Jonathan Dayton e Valerie Faris adottano un linguaggio leggero e delicato, senza mai affondare le mani nel torbido, senza giocare a rete, come si direbbe nel tennis. Il risultato è un tema molto pesante, terribilmente attuale, raccontato con toni leggeri, settati sulla performance di Steve Carell, che a sua volta deve vedersela con la giovane Emma Stone, fresca di Oscar.

La Battaglia dei Sessi, capitando casualmente in un memento storico perfetto, mette sotto i riflettori un tema che nel film non è affrontato con abbastanza coraggio, pecca che viene perdonata soltanto perché la vera lotta, amichevole e che finisce in pareggio, è quella tra i due straordinari interpreti.

La battaglia dei sessi: la trama, il cast e la storia vera dietro al film

Più volte il tennis è stato protagonista al cinema, specialmente in casi recenti come con il film Borg McEnroe. Sport particolarmente avvincente, questo vanta infatti scontri entrati nella storia tanto per il loro valore culturale quanto per quello simbolico. Uno di questi è proprio quello rappresentato nel film La battaglia dei sessi, diretto nel 2017 da Jonathan Dayton e Valerie Faris. Al centro della trama vi è la celebre partita avvenuta nel 1973 tra i campioni Bobby Riggs e Billie Jean King. Uno scontro entrato negli annali per la sua importanza circa i discorsi sulla parità di genere.

Scritto dalla sceneggiatrice premio Oscar Simon Beaufoy, il film punta così a raccontare i retroscena dietro il celebre incontro, evidenziando la sua importanza al di là del tennis. Dopo essere stato presentato al Telluride Film Festival, il titolo ha iniziato a raccogliere consensi da parte della critica, che ha in particolare elogiato l’interpretazione dei due attori protagonisti. Nonostante ciò, il film si rivelò uno scottante insuccesso al box office. A fronte di un budget di circa 25 milioni di dollari, il film arrivò ad incassarne solo 18 in tutto il mondo. Un risultato nettamente al di sotto delle aspettative, considerando il potenziale della pellicola.

Al di là dello scarso successo economico, il film contribuì a riportare alla luce una storia particolarmente importante e sempre attuale. La battaglia dei sessi si è infatti inserito in una serie di discorsi sulla parità di genere, tematica sempre più centrale nella società odierna. Il film vanta inoltre diverse curiosità, sia per quanto riguarda quelle legate al cast quanto per quelle relative al rapporto con la vera storia dietro al lungometraggio. Vederlo o rivederlo è una buona occasione per scoprire qualcosa di più su uno dei grandi incontri sportivi della storia.

La battaglia dei sessi: la trama del film

È il 1973 e il tennis è uno degli sport più seguiti e popolari del momento. Merito anche di campioni come Bobby Riggs e la giovane Billie Jean King. Il primo, anche se di mezz’età, continua a macinare successi, rivelandosi un grande intrattenitore. I media e il pubblico lo adorano e lui si gode la propria popolarità con fare provocatorio. La King, invece, è molto più riservata e devota alla pratica dello sport tanto amato. La giovane campionessa è però anche una devota guerriera nella lotta contro il sessismo. A far entrare in competizione i due sono infine alcune provocatorie battute di Riggs sul ruolo della donna sul campo di tennis. Egli è infatti sicuro che nessuna tennista potrebbe mai batterlo, e sfida le campionesse del momento a provarci.

È così che nasce lo scontro con la King, la quale inizialmente rifiuta di prestarsi al suo gioco, ma accetta non sopportando più l’arroganza del rivale. I due iniziano così a prepararsi per la grande sfida. Più si avvicina l’incontro, però, più la pressione si fa alta. Lo stress, inevitabilmente, inizia a ripercuotersi anche sulla vita privata di Billie Jean. La giovane si trova infatti in piena crisi di identità, divisa tra il marito e un nuovo amore verso una donna appena conosciuta. Un tale segreto, se rivelato, potrebbe compromettere la sua carriera. Battere Riggs, per lei, diventa allora l’unico modo per dimostrare che le donne meritano pari trattamenti, poiché perfettamente pari all’uomo.

La battaglia dei sessi cast

La battaglia dei sessi: il cast del film

Per dar vita ai personaggi principali del film, la produzione si assicurò la partecipazione di due tra i principali attori del momento. Ad interpretare Billie Jean King è infatti la premio Oscar Emma Stone. Questa al momento di girare il film aveva 28 anni, uno in meno rispetto a quanti ne aveva la King all’epoca dell’incontro. Per poterle assomigliare di più, però, oltre a sfoggiare un’inedita capigliatura la Stone si impegnò per guadagnare circa 6 chili di muscoli. Inoltre, praticò il tennis per diversi mesi, al fine di poter recitare senza l’utilizzo di controfigure le scene previste a riguardo. In origine, però, l’attrice stava rischiando di perdere il ruolo a causa di altri impegni. Fortunatamente, riuscì infine a liberarsi e recitare nel film.

Ad opporsi a lei nei panni di Bobby Riggs vi è invece Steve Carell. L’attore aveva dato prova di grandi capacità drammatiche negli anni precedenti grazie a film come Foxcatcher e La grande scommessa. Egli venne così scelto per dar vita al carismatico tennista, vero e proprio mattatore del film. Come la Stone, anche Carell aveva al momento delle riprese quasi la stessa età che Riggs aveva al momento dell’incontro. Anche l’attore, inoltre, venne affiancato da un giocatore professionista per poter imparare a praticare lo sport nel modo più corretto e credibile. Lodato per la sua interpretazione, Carell venne poi candidato al Golden Globe come miglior attore protagonista.

Accanto a loro si ritrovano poi anche altri noti nomi di Hollywood. Questi sono Andrea Riseborough, nei panni di Marilyn Bernett, amante della King, Sarah Silverman in quelli di Gladys Heldman, fondatrice della rivista World Tennis, e Alan Cumming, nei panni dello stilista Ted Tinling. Jessica McNamee interpreta invece Margaret Court, altra nota tennista dell’epoca, mentre Bill Pulman è il tennista Jack Kramer. Infine John C. McGinley, celebre per aver interpretato il personaggio del dottor Cox nella serie Scrubs, appare qui nei panni di Herb, uno degli amici più stretti di Riggs.

La battaglia dei sessi: la vera storia dietro al film

Nel riproporre sul grande schermo lo scontro tra Billie Jean King e Bobby Riggs, la sceneggiatrice del film si assicurò di essere il più fedele possibile al reale svolgersi degli eventi. È così che, anche se in forma romanzata, è possibile ritrovare nel film quanto realmente accaduto. È vero infatti che prima di sfidare la King, Riggs ebbe modo di confrontarsi con la tennista Margaret Court. Questa venne sconfitta dall’uomo, il quale uso quella vittoria per vantarsi della sua superiorità. Fu solo in seguito alla sconfitta della collega che la King accettò di scontrarsi con Riggs. Questi aveva infatti proposto sin da subito un incontro alla King, che aveva però rifiutato. Pur di dimostrare che le affermazioni dell’avversario erano errate, si dimostrò infine disponibile a dar vita all’incontro.

Anche quanto riportato nel film circa le affermazioni sulle donne fatte da Riggs è vero. Il tennista era infatti noto per le sue battute molto poco corrette nei confronti dell’altro sesso, e ciò portò al suo desiderio di dimostrare che quanto diceva era vero. Sfortunatamente per lui, l’incontro con la King dimostrò la netta superiorità di questa, che ebbe così modo di rivendicare il valore delle donne nel tennis e nella società. Riggs e la King ammisero comunque di non essersi mai realmente odiati, ma anzi rimasero amici dopo il loro scontro. Tra i due nacque infatti un legame di profondo rispetto, e i loro contatti proseguirono fino alla scomparsa di lui. Nel realizzare il film, inoltre, è bene notare che molta dell’accuratezza circa gli eventi è data dal coinvolgimento della vera Billie Jean King, dichiaratasi soddisfatta dalla realisticità con cui il film ritrae la sua storia.

La battaglia dei sessi: il trailer e dove vedere il film in streaming

Per gli appassionati del film, o per chi desidera vederlo per la prima volta, sarà possibile fruirne grazie alla sua presenza nel catalogo di alcune delle principali piattaforme streaming oggi disponibili. La battaglia dei sessi è infatti presente su Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Infinity, Apple iTunes, Amazon Prime Video, e Tim Vision. In base alla piattaforma scelta, sarà possibile noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale al catalogo. In questo modo sarà poi possibile fruire del titolo in tutta comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre in programma in televisione per giovedì 8 ottobre alle ore 21:20 sul canale Rai 3.

Fonte: IMDb, HistoryvsHollywood

La battaglia degli imperi – Dragon Blade: il trailer italiano

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La battaglia degli imperi – Dragon Blade: il trailer italiano

Ecco il trailer di La battaglia degli imperi – Dragon Blade, film diretto da Daniel Lee con protagonisti Jackie Chan, John Cusack e Adrien Brody. Il film arriverà nelle nostre sale il 30 giugno:

https://www.youtube.com/watch?v=OfZxdKPck7I&feature=youtu.be

Diretta da Daniel Lee, La battaglia degli imperi – Dragon Blade, che arriva in Italia dal 30 giugno grazie a Minerva Pictures, distribuita da Microcinema, è una pellicola epica, e rappresenta una nuova pietra miliare nella carriera di Jackie Chan, star internazionale che qui non è solo protagonista e coreografo delle scene d’azione, ma anche produttore. Sulla scena con lui due interpreti d’eccezione, il popolare attore hollywoodiano John Cusack e il premio Oscar Adrien Brody.

Il film, con una produzione imponente, può essere annoverato accanto a grandi film epici apprezzati dal pubblico di tutto il mondo, come Il Gladiatore, Troy e 300; sono stati necessari, infatti, sette anni per la realizzazione di Dragon Blade, girato con un budget record di 65 milioni di dollari, e una troupe composta da oltre 700 membri di nazionalità differenti, basti pensare che sul set si parlavano ben dieci lingue diverse; l’intero cast, inoltre, ha percorso da est a ovest più di 3.200 km attraverso gli immensi territori della Cina. Il film infatti, ispirato ad eventi storici realmente accaduti, è ambientato proprio nelle pianure cinesi durante l’era della Dinastia Han occidentale e dell’Impero Romano. Jackie Chan (nel 2010, protagonista, nei panni di Mr. Han, del successo internazionale Karate Kid – La leggenda continua) in occasione del lancio internazionale del film, ha sottolineato la bravura nella recitazione e l’intraprendenza dei suoi due colleghi americani sul set. Mentre Adrien Brody (che ricordiamo essere stato il più giovane artista a ricevere nel 2003 il premio Oscar come migliore attore protagonista per il suo ruolo ne Il pianista – The Pianist), grande appassionato sin da bambino di film di arti marziali, ha dichiarato che “fare un film con Jackie Chan, è un sogno che si realizza”, John Cusack (fra le sue numerose interpretazioni di successo annoveriamo quelle de Il Cacciatore di donne in cui è protagonista insieme a Nicolas Cage, e del film d’azione 2012) ha confermato quanto sia stato bellissimo lavorare con colui che rappresenta un’icona in America, aggiungendo di essere rimasto affascinato oltre che dalle note doti di stuntman di Jackie Chan anche dalla sua incredibile creatività e abilità manuale.
I tre colossi del cinema internazionale, impegnati nell’epica battaglia ai confini dell’Impero Romano, ci danno appuntamento dal 30 giugno al cinema.La battaglia degli imperi

Sinossi: Siamo nelle pianure cinesi di duemila anni fa, una misteriosa legione di soldati galoppa lungo la Via della Seta. Armature elaborate, elmi dalle criniere rosse, armi e formazioni in battaglia mai viste prima in quei territori: sono i soldati della legione romana condotta dal generale Lucio (interpretato dal candidato al Golden Globe® John Cusack), diretti verso est per proteggere Publio, figlio più giovane del Console Crasso, dal fratello malvagio Tiberio (il premo Oscar® Adrien Brody) assassino del padre e reo di aver accecato Publio.

Dopo essersi persi nel deserto, arrivano ai Cancelli delle oche selvatiche, dove Lucio combatte contro Huo An (Jackie Chan), il comandante della squadra che protegge la Via della Seta nella regione occidentale. I due, entrambi accusati ingiustamente di tradimento, iniziano a provare un reciproco rispetto. Così, Huo An concede ai romani esausti riparo da una pericolosa tempesta di sabbia. In cambio, la legione di Lucio aiuta gli uomini di Huo An a terminare i lavori di riparazione dei Cancelli delle oche selvatiche.
Quando Tiberio li raggiunge con un esercito enorme, esige da Huo An che gli vengano consegnati Lucio e Publio, altrimenti le sue armate annetteranno la Cina. Per proteggere il suo Paese e per discolparsi dall’accusa di tradimento, Huo An riunisce i guerrieri di 36 nazioni di etnie diverse per combattere insieme Tiberio in una battaglia epica: La battaglia degli imperi – Dragon Blade.

La Batmobile originale della serie TV torna in vendita [FOTO]

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La Batmobile originale della serie TV torna in vendita [FOTO]

Se avete perso la possibilità di acquistare la Batmobile originale del 1966 durante una famosa asta nel 2013, avete adesso una seconda chance. La Lincoln Futura del 1955 ispirata e customizzata per assomigliare in tutto e per tutto alla Batmobile della serie televisiva è di nuovo in vendita, alla modica cifra di 5 milioni di dollari.

Si tratta della macchina originale comprata da Ford per solo 1 dollaro dal meccanico leggendario George Barris, che l’ha successivamente trasformata nella Batmobile più famosa del piccolo schermo in soli 15 giorni, con un budget di 15000 dollari. Eccola in tutto il suo splendore in una serie di scatti.

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La Bare: trailer del debutto alla regia di Joe Manganiello

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La Bare: trailer del debutto alla regia di Joe Manganiello

Dopo aver interpretato Big Dick Richie in Magic Mike, Joe Manganiello ha così amato il mondo degli streepteaser maschili da farci un documentario. Si intitola La Bare e indaga la storia vera dietro un mondo per i più sconosciuto.

Ecco il trailer:

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MCon La Bare avevo in qualche navigato in acque inesplorate e inciampato su un isola non registrata su alcuna mappa … il mondo completamente frainteso dell’intrattenimento maschile – ha dichiarato Joe Manganiello – Con Magic Mike abbiamo grattato la superficie, con La Bare ho avuto l’opportunità di sondare la profondità di questo mondo strano e provocatorio nascosto dagli sguardi … Posso dire onestamente che questo era l’ultimo soggetto che avevo immaginato per il mio debutto da regista, ma sono qui, a mostrare al pubblico questa affascinante e inesplorata subcultura al pubblico.”

La Bare uscirà al cinema il 27 giugno, ma dubitiamo che arriverà da noi in Italia.

Fonte

La Bare: poster del debutto alla regia di Joe Manganiello

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Dopo aver interpretato Big Dick Richie in Magic Mike, Joe Manganiello ha così amato il mondo degli streepteaser maschili da farci un documentario. Si intitola La Bare e indaga la storia vera dietro un mondo per i più sconosciuto.

Dopo avervi mostrato il trailer, ecco il poster ufficiale:

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Con La Bare avevo in qualche navigato in acque inesplorate e inciampato su un isola non registrata sualcuna mappa … il mondo completamente fraintesodell’intrattenimento maschile – ha dichiarato Joe Manganiello – Con Magic Mike abbiamo grattato la superficie, con La Bare ho avuto l’opportunità di sondare la profondità di questo mondo strano e provocatorio nascosto dagli sguardi … Posso dire onestamente che questo era l’ultimo soggetto che avevo immaginato per il mio debutto da regista, ma sono qui, a mostrare al pubblico questa affascinante e inesplorata subcultura al pubblico.”

La Bare uscirà al cinema il 27 giugno, ma dubitiamo che arriverà da noi in Italia.

La Barbie di Margot Robbie viene bandita da Barbieland in una nuova sinossi del film

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L’attesissimo film Barbie, terzo lungometraggio da regista per Greta Gerwig, ha recentemente ottenuto una nuova sinossi, anticipando almeno un paio di nuovi dettagli sull’imminente progetto e sulle avventure della bambola titolare. La nuova breve sinossi recita infatti: “Una bambola che vive a Barbieland viene espulsa perché non è abbastanza perfetta e parte per un’avventura nel mondo reale“. Mentre sono stati già rilasciati un teaser trailer e diverse foto del film, questo è il primo dettaglio della trama pubblicizzato che coinvolge la “perfezione” di Barbie.

Il livello di segretezza di cui questa produzione si è vantata sembra essere voluto. Con una bambola iconica come Barbie, una regista d’essai come la Gerwig e l’attrice nota per aver interpretato ruoli spigolosi, le speculazioni sullo stile e sul contenuto del film si sono scatenate sin da subito, ma Robbie ha insistito sul fatto che il film dimostrerà che tutte le ipotesi sono sbagliate, dicendo “il nostro obiettivo è dire, ‘Qualunque cosa tu stia pensando, ti daremo qualcosa di completamente diverso – la cosa che non sapevi di volere’.

Barbie presenta un cast ricco di stelle, che potrebbero essere un grande incentivo per il pubblico. Margot Robbie compare nel ruolo principale insieme a Ryan Gosling nel ruolo di Ken. Ci sono poi America Ferrera, Simu Liu nei panni di un altro Ken, Kate McKinnon, Ariana Greenblatt, Alexandra Shipp, Emma Mackey, Kingsley Ben-Adir. Secondo quanto riferito, Issa Rae interpreterà un’altra Barbie, ma vi sono anche Michael Cera, Rhea Perlman, Will Ferrell come CEO di Mattel e Ncuti Gatwa come un altro Ken. Il film arriverà al cinema dal 20 luglio.

Fonte: CBR

La Bande Des Jotas di Marjane Satrapi

La Bande Des Jotas di Marjane Satrapi

Presentato Fuori Concorso alla settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, il nuovo film di Marjane Satrapi, regista del sorprendente Persepolis, si colloca sin da subito in un universo “alieno” da quello festivaliero.

Quello che rende La Bande Des Jotas un unicum è il mettere lo spettatore davanti ad una situazione così surreale che, una volta usciti dalla sala, non si può far a meno di urlare “al genio”, per la bravura della Satrapi non solo in quanto regista, sceneggiatrice e costumista, ma soprattutto in quanto attrice.

Nei panni della protagonista senza nome, Marjane Satrapi, approfitta con grande abilità di uno scambio casuale (o forse no) di valigie, per mettersi a capo di un trio improbabile e guidarlo senza alcuna difficoltà a commettere una serie di omicidi ‘on the road’, motivati da una presunta ‘leggittima difesa’ riguardo la quale gli altri due personaggi non si danno la pena di indagare, accettando senza alcuna difficoltà di essere i sicari di una donna della quale non conoscono neanche il nome, in cambio di vitto e alloggio.

Quasi fosse un racconto in fase di scrittura, il film trova il suo motivo di esistere nelle parole della “femme”, che disegnano non solo la mappa del viaggio del trio, ma anche la serie di situazioni assurde che si creano quasi dal nulla, come se lo spazio dell’inquadratura fosse una tela bianca, pronta a diventare qualsiasi cosa.

Il fatto che la regista e la protagonista coincidano nella stessa persona non  è  un caso poiché, di fatto, siamo davanti ad un ‘making of’, dove personaggi e persone coincidono alla perfezione : i due improvvisati sicari sono realmente gli attori-marionetta della regista, che disegna per loro gli spazi destinati ad azioni che non hanno in sè alcuna motivazione, se non quella di essere scritte nel copione, tanto che viene da pensare che il film si sarebbe tranquillamente potuto svolgere in un’unica stanza o su un palco scenico.

La Bande Des Jotas in sé non presenta particolari meriti tecnici, “solo” un personaggio fortissimo , dialoghi riusciti perfettamente e quel gusto per il grottesco che non guasta: il necessario per assicurarsi che un film sia memorabile. In sostanza la Satrapi realizza una pellicola estremamente originale, ma, probabilmente, fruibile a pieno solo da una fascia ristretta di pubblico.

La Banda di Aldo Giovanni e Giacomo presenta il loro nuovo film

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La squadra formata da Aldo Giovanni e Giacomo è scesa in campo al Cinema Adriano a Roma per presentare l’ottavo film insieme, La BANDA dei BABBI NATALE.

La banda del Gobbo: recensione del film di Umberto Lenzi

La banda del Gobbo è il film del 1977 diretto da Umberto Lenzi con protagonisti Tomas Milian, Isa Danieli, Pino Colizzi, Mario Piave, Sal Borgese, Solvi Stubing, Jimmy il Fenomeno

Trama: Il Gobbo Vincenzo Marazzi è il mattatore assoluto della pellicola: dopo una lunga latitanza in Corsica torna finalmente a Roma dal fratello Sergio, detto “er Monnezza”, meccanico e ladruncolo di bassa lega che ammira il fratello che vorrebbe imitare nelle imprese e nei gesti criminali. Il Gobbo cerca i suoi vecchi compari per organizzare una rapina ad un furgone portavalori; ma la sua banda lo tradisce e il bandito rischia di restare ucciso in una sparatoria. Sopravvissuto, giura vendetta: stavolta è tornato non per accontentarsi, ma per prendersi tutto, Roma intera se necessario.

Dopo che il cinema western, fino a quel momento genere molto in voga in Italia e maneggiato con cura e partecipazione, aveva ormai lanciato il suo ultimo “canto del cigno” intorno al 1975, verso la fine degli anni ’70 si assi ste ad una vera e propria invasione programmata delle sale cinematografiche da parte di un genere talmente particolare che può essere definito come la risposta italiana al noir americano: è il poliziottesco, accusato dai detrattori di essere un genere destrorso, maschilista e dai contenuti spesso simili e politicizzati, mentre in realtà esso si rivela una vera e propria fonte di successi inaspettati che portano l’industria del cinema ad una ulteriore fioritura.

Umberto Lenzi, uno dei “Guru” del genere, l’autore di tanti cult, realizza nel 1977 un film destinato ad entrare nella (mini)storia del cinema di genere: gira La Banda del Gobbo dove, grazie al talento creativo del suo attore Tomas Milian, presenta per la prima volta (in veste ufficiale) i personaggi del Gobbo e “der Monnezza”, malavitosi entrambi, uno cinico, spietato, una vera mente criminale; l’altro, un innocuo ladruncolo dal cuore d’oro, ricettatore di auto e meccanico part- time quando non aiuta il fratello al quale vorrebbe somigliare. Il personaggio del malavitoso gobbo Vincenzo Marazzi era già comparso nel precedente lavoro del regista (Roma a mano armata) dove però si chiamava Moretto ed era un piccolo e losco abitante del sottobosco romano che ostacolava le indagini dell’inflessibile “commissario di ferro” interpretato da Maurizio Merli; a cambiare non è solo il cognome, ma pure la gobba che si sposta da sinistra a destra.

La pellicola, pur non essendo tecnicamente un capolavoro e collocandosi tra quelle di minor impatto uscite in quel periodo, in realtà riscuote da subito un enorme successo al botteghino, diventando in breve tempo una pietra miliare del genere: il pubblico apprezza soprattutto la commistione tra il classico thriller “all’americana” (sulla scia di tanti immortali Heist Movie o Noir) e la commedia più diretta e spietata, evidenziata dai dialoghi dei due personaggi principali (scritti direttamente da Milian stesso) che lanciano l’attore cubano nell’Empireo delle icone pop che hanno segnato l’epoca.

Oltre alla suggestiva ambientazione nei bassifondi urbani della Roma fine anni ’70, il ritmo serrato e concitato scandito da rapine a mano armata, truffe, furti, vendette, sparatorie e inseguimenti, personaggi immortali e iconografici dotati di un sadico cinismo corrosivo, un altro valore aggiunto della pellicola è la colonna sonora composta da Franco Micalizzi, che, oltre a sottolineare alla perfezione i momenti di tensione narrativa del film, riesce pure ad usare le canzoni immortali e pop del cantautore Antonello Venditti per sottolineare l’animo fortemente romano della pellicola.

La banda dei Babbi Natale: tutto quello che c’è da sapere sul film

Aldo, Giovanni e Giacomo sono generalmente riconosciuti come tra i più popolari e apprezzati comici attivi nel panorama cinematografico, teatrale e televisivo italiano. La loro comicità, perfettamente calibrata sulle differenze che li caratterizzano, è sempre fonte di gag e situazioni particolarmente divertente e molte di esse fanno oggi parte dell’immaginario culturale del nostro paese. Affermatisi al cinema grazie a commedie come Tre uomini e una gamba, Così è la vita o Chiedimi se sono felice, negli ultimi anni sono tornati alla ribalta grazie a film di successo come Odio l’estate e Il grande giorno. Prima di questi, hanno però vissuto un periodo meno felice, intervallato però da La banda dei Babbi Natale.

Il film, diretto da Paolo Genovese, autore di Perfetti sconosciuti che proprio con questo film ha debuttato in solitaria alla regia, è infatti arrivato dopo l’insuccesso di Il cosmo sul comò e quello ancor più grave di Fuga da Reuma Park. In questa commedia natalizia, capace di incassare ben 21 milioni di euro al box office, i tre comici sono protagonisti di un racconto più strutturato e ragionato, che offre momenti di grande divertimento senza però dimenticare mai l’importanza delle emozioni. Ancora oggi è indicato come uno dei loro film più riusciti, che pur non raggiungendo le vette dei loro primi lungometraggi possiede tutti gli ingredienti che rendono tanto amato il trio.

Il film fu un tale successo da generare anche un remake tedesco, intitolato Weihnachts-Männer, diretto nel 2015 la televisione da Franziska Meyer Price. Insomma, si tratta di un titolo perfetto da riscoprire in questo periodo dell’anno, per concedersi risate e quella calda sensazione di buonumore tipica di queste festività. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama di La banda dei Babbi Natale

Protagonisti del film sono Aldo, Giovanni e Giacomo, tre amici inseparabili che hanno formato una squadra di bocce, i The Charlatans. Aldo, sebbene sia un ottimo cuoco, è un fannullone mantenuto dalla sua fidanzata Monica e spende il poco denaro che ha alle corse dei cavalli. Quando per pagare un debito di gioco arriva a vendere un prezioso oggetto appartenente alla nonna della compagna, questa lo caccia via. È costretto allora a trasferirsi da Giacomo, chirurgo ormai vedovo da tempo, che non riesce però a dimenticare sua moglie Aurora. Giovanni, infine, è un veterinario sposato con Marta, ma in procinto di convolare a nozze con la sua amante.

Mentre cercano di risolvere i rispettivi problemi, i tre apparentemente innoqui amici sorprendono tutti quando nella notte di Natale vengono inaspettatamente arrestati in un appartamento nel quale sembra stia avvenendo una rapina. In questura ad aspettarli c’è il commissario Irene Bestetti, che li accusa di far parte della famigerata Banda dei Babbi Natale, che nell’ultima settimana ha già svuotato otto case. Loro naturalmente dicono di essere innocenti e provano a spiegare come si sono ritrovati lì proprio in quel momento. Ha così inizio una buffa, surreale ma coinvolgente storia attraverso cui scoprire di più su di loro e le rispettive vite.

La banda dei Babbi Natale

Il cast di attori di La banda dei Babbi Natale

Ad interpretare i tre protagonisti, naturalmente, vi è il trio composto da Aldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti. Nel ruolo del commissario Irene Besteti vi è invece l’attrice Angela Finocchiaro, mentre Silvana Fallisi, moglie nella realtà di Baglio, è Monica. Recitano poi nel film Lucia Ocone nel ruolo di Marta, moglie di Giovanni, mentre Antonia Liskova è Veronica, l’amante svizzera di lui. Giorgio Colangeli interpreta il padre di Veronica, mentre Maria Maionchi è la madre di Marta, nonché suocera di Giovanni. Completano il cast Giovanni Esposito nel ruolo di Benemerita e Sara D’Amario in quello della dottoressa Elisa Fizzoni.

La colonna sonora di La banda dei Babbi Natale

Aldo, Giovanni e Giacomo, cercando una colonna sonora che valorizzasse i momenti più significativi del film, hanno potuto contare sull’aiuto di un’artista del calibro di Mina, da anni dichiarati loro ammiratrice. La cantante ha dunque inciso un EP intitolato Piccola strenna, i cui quattro brani sono appunto le canzoni che accompagnano la commedia. Mele Kalikimaka, solare canzone hawaiana scoperta da Giacomo, il cui titolo significa proprio “Buon Natale” in lingua hawaiana, apre l’album, composto da 4 brani di stampo natalizio, e il film. Della colonna sonora fanno parte anche i brani “Pencil Full of Lead” di Paolo Nutini e “La mia realtà” di Giulio Casale, con quest’ultimo pezzo accompagna i titoli di coda.

Il trailer di La banda dei Babbi Natale e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di La banda dei Babbi Natale grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Infinity+ e Paramount+. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 20 dicembre alle ore 21:20 sul canale Italia 1.

La Banda dei Babbi Natale: recensione del film

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La Banda dei Babbi Natale: recensione del film

Tre uomini mascherati da Babbo Natale vengono sorpresi da una volante della polizia appesi alla parete di un palazzo durante la vigilia di Natale; vengono condotti in questura, dove il commissario di turno cerca di farsi raccontare, tra premesse e parentesi varie, le loro ragioni. Questa è la premessa di La banda dei Babbi Natale, prossimo film del trio comico di Aldo Giovanni e Giacomo al cinema dal 17 dicembre. Sebbene la storia sia piuttosto banale e non si possa parlare certo di grande innovazione, il film diretto da Paolo Genovese e scritto a dodici mani dal trio più Bariletti Bertacca e Preda, spicca nel panorama cinematografico natalizio per brio e simpatia.

La banda dei Babbi Natale punta tutto, com’è giusto, sul trio comico per eccellenza, che per tecnica e risultato arriva a toccare vertici di comicità fondati sulla parola e sulla messa in scena che una volta si vedevano solo nel grande teatro di qualità, e che la cinematografia contemporanea ci ha diseducati a vedere al cinema.

La Banda dei Babbi Natale, il film

Sulla scia dei tre mattatori ruota un cast eccezionale di donne, e pochi uomini, che tengono testa senza cedere il passo ai protagonisti, ma prendendosi la scena in divertenti e convincenti dialoghi; ai limiti del grottesco la partecipazione di Mara Maionchi al film, nel ruolo eccessivo della suocera di Giovanni, bigamo in difficoltà, diviso tra due famiglie e senza apparente via di scampo. Ma la prima donna in mezzo ai tre uomini è senza dubbio il commissario Angela Finocchiaro, la splendida attrice reduce dallo stra-successo di Benvenuti al Sud, torna in questa commedia natalizia in un ruolo che sintetizza in una sola persona il poliziotto buono e quello cattivo, sempre con la solita diligente leggerezza nella recitazione e la consueta misura nei gesti che piace tanto al suo affezionato pubblico. Interessante anche la presenza di diversi caratteri che ancora una volta fanno pensare al teatro che conta: Massimo Popolizzo nel ruolo del rigattiere imbroglione e Giorgio Colangeli in quello del suocero possessivo e minaccioso.

Oltre al grande cast, la storia risulta interessante soprattutto per la struttura frammentata che riconduce i vari racconti dei singoli personaggi che inevitabilmente si intrecciano alla conclusione e alla spiegazione finale, che forse si ci aspettava più eclatante o meno scontata ma che è in linea con i principi del film che mostrano un’umanità in difficoltà, che sgomita per rimanere a galla senza mai perdere di vista l’autoironia e un po’ di sano cinismo che si concretizza nella citazione di Churcill nel finale. I nostri non si fanno mancare neanche le citazione del grande cinema, e laddove la parodia di Matrix risulta eccessiva, senza dubbio le citazioni da Il Grande Lebowski e da Le Iene sono momenti davvero esilaranti a dimostrazione di uomini di spettacolo che conoscono il loro mestiere ma anche quello degli altri, riuscendo a sviluppare un discorso artistico personale sempre molto valido.

Impossibile non menzionare la colonna sonora eseguita addirittura da Mina, che impreziosisce un film bello, per famiglie, esattamente il genere di commedia che si vedrebbe a Natale, senza paura di incappare un commedie ridanciane e scollacciate, che si tiene sempre sul film del buon gusto e che pur sfociando in piccole parentesi surreali mantiene visibile la firma del trio. Aldo Giovanni e Giacomo, seppure non sono ancora ritornati alle altezze toccate con le primissime pellicole offrono un bello spettacolo, un film leggero, dal quale non si ci aspetta null’altro che passare un po’ di tempo in compagnia a (sor)ridere con intelligenza.

La Banda degli Onesti: recensione del film con Totò e Peppino

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La Banda degli Onesti: recensione del film con Totò e Peppino

Metti l’esilarante e affiatata coppia Totò e Peppino, aggiungici una spalla simpatica e buffa come Giacomo Furia, il tutto contestualizzato nell’Italia degli ingenui, onesti e squattrinati, e otterrai La Banda degli onesti. Scritto dalla coppia Age & Scarpelli, questo film datato 1956 è diretto da Camillo Mastrocinque, regista che ha firmato 64 film, tra cui diversi lungometraggi con la coppia Totò-Peppino, o anche uno solo dei due, e Walter Chiari. Lavorando con autentici geni della comicità, Mastrocinque limitava molto il suo intervento sul set, lasciando carta bianca alla spontaneità degli attori protagonisti.

La trama di un’Italia ingenua ma vera

Metti insieme l’esilarante coppia Totò e Peppino, aggiungi una spalla irresistibile come Giacomo Furia, colloca il tutto in un’Italia popolata di ingenui e onesti squattrinati, ed ecco La banda degli onesti. Il film racconta di Antonio Buonocore (Totò), portiere romano dal cuore buono che, per caso, entra in possesso di un set di cliché e carta filigranata rubati alla Banca d’Italia. Invece di distruggere il materiale, come promesso a un moribondo, decide di usarlo per stampare banconote false, coinvolgendo il tipografo Lo Turco (Peppino De Filippo) e il pittore Cardone (Giacomo Furia). I tre, animati più dal bisogno che dal crimine, si improvvisano falsari in una serie di gag irresistibili e di situazioni al limite del paradossale. Quando però Buonocore scopre che il figlio, giovane finanziere, sta indagando proprio su quelle banconote, la commedia sfocia in un’irresistibile ironia morale.

Totò e Peppino, maestri della comicità e del carattere italiano

Diretto da Camillo Mastrocinque, che lascia grande libertà d’improvvisazione ai suoi attori, il film è un perfetto esempio di equilibrio tra comicità surreale e critica sociale. La coppia Totò–Peppino funziona come un orologio comico: Totò con la sua mimica e i suoi giochi linguistici costruisce un’umanità buffa e tragica, mentre Peppino, con la sua bonaria rigidità, ne è il contrappunto ideale. Le scene cult – dalla prima stampa della banconota alle riunioni notturne della “banda” – restano modelli di ritmo comico e di scrittura cinematografica.

Age & Scarpelli firmano una sceneggiatura che nasconde, dietro la farsa, una riflessione sull’onestà come valore relativo in un Paese dove la povertà spinge a compromessi. L’Italia che emerge è quella dei piccoli sogni, delle illusioni di riscatto, delle tentazioni morali, raccontata con un’ironia che oggi conserva intatta la sua forza.

Un inno all’onestà e alla commedia di costume

La banda degli onesti non è solo un film comico, ma un ritratto sociale di un’Italia sospesa tra miseria e dignità, che ride dei propri limiti per non soccombere ad essi. La regia di Mastrocinque, apparentemente semplice, lascia parlare gli attori e il linguaggio popolare, mentre la fotografia e l’ambientazione romana restituiscono il tono realistico e affettuoso del Paese di quegli anni.  Rivederlo oggi significa riscoprire un cinema capace di far riflettere con il sorriso, dove la risata non cancella la malinconia ma la sublima.

La Banda Baader-Meinhof: il gruppo terroristico che stravolse la Germania

La Banda Baader-Meinhof è un film del 2008 diretto da Uli Edel con protagonisti Martina Gedeck, Moritz Bleibtreu, Johanna Wokaleck, Nadja Uhl, Stipe Erceg e Alexandra Maria Lara.

In La Banda Baader-Meinhof Corre l’anno 1968 quando la Germania Ovest si appresta a ricevere la visita diplomatica dello Scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi. A coloro che accolgono festosamente per le strade l’importante ospite si mescolano gruppi nutriti di studenti i quali contestano pacificamente la politica totalitaria e filo-imperialista dello Scià. Ne scaturisce una sommossa istigata da ambigui facinorosi a cui le forze dell’ordine assistono volontariamente inermi sino a quando decidono di intervenire manganellando gli studenti indifesi. L’episodio di riprovevole violenza ha il suo culmine nell’omicidio di Benno Ohnesorg, dimostrante disarmato freddato con un colpo di pistola.

E’ da questo cruciale avvenimento che la giornalista di sinistra e filo-anarchica Ulrike Meinhof (Martina Gedeck) inizierà un calvario interiore che la condurrà inesorabilmente ad incrociare la strada della lotta armata. Fondamentale sarà l’incontro con Grudun Ensslin (Johanna Wokalek) e sopratutto Andreas Baader (Moritz Bleibtreu) due irrequieti rivoluzionari desiderosi di una guida ideologica finalizzata alla guerriglia urbana. Il nemico è l’imperialismo americano e di conseguenza il capitalismo dilagante e opprimente della società occidentale. La banda Baader-Meinhof, così come verrà presentata dai media, inizierà un’escalation di violenza che avrà come obiettivo prima le varie sedi diplomatiche statunitensi quindi le banche ed infine esponenti di spicco dell’establishment tedesco. Per anni la Germania occidentale sarà terrorizzata da questo gruppo armato che però troverà, in parte dell’opinione pubblica, anche non pochi sostenitori della loro paventata lotta di classe e anti-capitalista.

La Banda Baader-Meinhof: il gruppo terroristico che stravolse la Germania degli anni ’70

Uli Edel dirige questo appassionato film nel 2008 tornando ad affrontare un’impegnata tematica politico-sociale dopo quasi 31 anni, ossia da quel suo celebre quanto discusso Christiane F. Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino.

In La banda Baader-Meinhof Edel ricostruisce con puntiglio e fedeltà l’intera parabola storica che ha visto la genesi, l’affermazione e quindi la fine del gruppo terroristico di estrema sinistra che ha tenuto in scacco le autorità federali tedesche per quasi tutti gli anni ’70. Un film retto da una sceneggiatura importante e robusta in cui il regista alterna con sapienza ed efficacia sequenze di fiction con altre di carattere documentaristico, il tutto guidato da un montaggio brillante e coinvolgente che agevola non poco il ritmo narrativo.

Il film La Banda Baader-Meinhof Edel presenta la storia di questo gruppo armato con impeccabile completezza e approfondendo vari aspetti e punti di vista. Non solo la fredda cronaca di ciò che avvenne ma anche e soprattutto il travaglio interiore che portò l’ideologa della banda, la giornalista “borghese” Ulrike Meinhof, ad abbandonare tutti i suoi legami affettivi e intellettuali con il mondo civile in nome di un completo asservimento alla causa rivoluzionaria.

La Banda Baader-MeinhofIl film di Edel si fa apprezzare soprattutto per la capacità di mostrare ogni sfaccettatura ed ogni angolatura del fenomeno terroristico. Rispetto a molti film italiani che recentemente hanno raccontato il terrorismo di casa nostra, in La banda Baader-Meinhof lo spettatore non cade nella tentazione di essere adescato dai giovani protagonisti in quanto di essi si mostra senza remore la spietata violenza, ma al contempo si cerca di presentarne anche i lati umani.

La Banda Baader-Meinhof, un film vero quindi, asciutto ma coinvolgente, mai retorico o populista e ben che meno giustizialista. Un film che racconta e dipinge un quadro quanto mai esaustivo di un fenomeno storico recente e che merita di essere conosciuto lontano dagli echi emotivi di quei tumultuosi anni settanta. A rendere il film coinvolgente e credibile sono anche e soprattutto le eccellenti interpretazioni in cui compare anche il sempre ottimo Bruno Ganz che qui smette le ali di angelo custode per vestire i freddi panni di un poliziotto scrupoloso.

Ma su tutti ci preme sottolineare l’interpretazione straordinaria di Martina Gedeck la quale esprime con una capacità sorprendente la mutazione fisica e intellettuale di una donna normale, madre tenera e affettuosa, che gradualmente si tramuta in fredda ideologa di morte sino al tragico finale in cui cade vittima delle sue stesse angosce e sensi di colpa.

La banda Baader-Meinhof è un bellissimo film, l’ennesima riprova della buona salute in cui versa il cinema tedesco contemporaneo. Un cinema che in questi ultimi dieci anni ha sopravanzato di gran lunga gli altri paesi europei. Interpreti ineccepibili, sceneggiature ben fatte e registi in grado di miscelare il tutto con un ottimo montaggio e una fotografia di qualità. Ma soprattutto il patrimonio di un popolo che sta avendo il coraggio e l’intelligenza di guardarsi indietro senza vincoli ideologici e morali.

La bambola assassina: il teaser trailer ufficiale

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La bambola assassina: il teaser trailer ufficiale

Ecco il Teaser Trailer ufficiale italiano de La bambola assassina che sarà nelle sale cinematografiche da mercoledì 19 giugno, distribuito in anteprima mondiale da Midnight Factory, etichetta horror di proprietà di Koch Media.

Countdown già innescato, quindi, per l’arrivo di Chucky, la bambola icona horror più spietata della storia del cinema. Il film, targato MGM e realizzato dai produttori di IT, è il reboot dell’omonima pellicola di successo uscita in Italia nel 1989 e arricchita da nuovi spaventosi elementi.

Sinossi: Karen (Aubrey Plaza), una mamma single, regala a suo figlio Andy (Gabriel Bateman) una bambola “Buddi” per il suo compleanno, ignara della sua natura sinistra.

La bambola assassina, Child’s Play in originale, è diretto da Lars Klevberg (Polaroid) da una sceneggiatura di Tyler Burton Smith (Kung Fury 2). I protagonisti saranno Aubrey Plaza, Brian Tyree Henry e Gabriel Bateman. Il film uscirà nelle sale il 21 giugno.

Uscito nelle sale il 9 novembre 1988, ha come personaggio principale una bambola di nome Chucky, all’interno della quale un serial-killer ha riversato la propria anima in punto di morte; il suo scopo è quello di rientrare in un corpo umano, precisamente il corpo della prima persona alla quale ha rivelato la sua vera identità, ed in breve tempo, altrimenti rimarrà intrappolato per sempre nel pupazzo. Per tale obiettivo dovrà scegliere Andy, un bambino che riceve la bambola come regalo di compleanno.

La bambola assassina: il primo trailer italiano

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La bambola assassina: il primo trailer italiano

Ecco il terrificante trailer ufficiale italiano de La bambola assassina”. La curiosità di fan e pubblico sul reboot più atteso del cinema horror sarà in parte appagata da queste spaventose nuove immagini.  Chucky, la bambola più spietata della storia del cinema, sta per tornare. Il film sarà nelle sale cinematografiche da mercoledì 19 giugno, distribuito in anteprima mondiale da Midnight Factory, etichetta horror di Koch Media.

La bambola assassina, first look

Realizzato dai produttori di IT e diretto da Lars Klevberg (Polaroid) è un prodotto targato Orion Pictures Corporation, società MGM. Chucky è molto più di un giocattolo…è il tuo migliore amico.

La bambola assassina: il poster è una “minaccia” a Toy Story?

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La bambola assassina: il poster è una “minaccia” a Toy Story?

Il nuovo teaser poster de La Bambola Assassina sembra rievocare un preciso franchise che vedremo tornare al cinema la prossima estate. Si tratta di Toy Story della Pixar, che arriverà il 27 giugno con il suo quarto capitolo.

L’uscita del nuovo poster del remake del classico horror ci riporta alla mente il teaser poster di Toy Story 4 che ci mostrava il nuovo Woody, lo sceriffo protagonista. Solo che in questo caso, sullo stesso sfondo, vediamo una mano di pezza abbandonata accanto a un cappello da cowboy e una gambetta in jeans e scarpette rosse che esce di scena.

A confermare l’accostamento è stato anche Mark Hamill, che sarà la voce di Chucky per il film in originale. Ecco invece di seguito il poster de La Bambola Assassina:

I due franchise erano già stati accostati tempo fan, ovviamente a causa del fatto che in maniera molto diversa sono entrambi ambientati nel mondo dei giocattoli, grazie a un video mash-up in cui Toy Story diventava un vero e proprio horror. A questo link potete vedere il video.

Chucky, la bambola più spietata della storia del cinema, sta per tornare. Il film sarà nelle sale cinematografiche da mercoledì 19 giugno, distribuito in anteprima mondiale da Midnight Factory, etichetta horror di Koch Media.

La bambola assassina, first look

Realizzato dai produttori di IT e diretto da Lars Klevberg (Polaroid) è un prodotto targato Orion Pictures Corporation, società MGM. Chucky è molto più di un giocattolo…è il tuo migliore amico.

La bambola assassina: il first look ufficiale

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La bambola assassina: il first look ufficiale

Ecco la prima attesissima immagine del nuovo look di Chucky, l’icona horror più spietata della storia del cinema. La Bambola assassina, reboot della pellicola cult del 1989, sarà nelle sale cinematografiche da mercoledì 19 giugno, distribuito in anteprima mondiale da Midnight Factory, etichetta horror di proprietà di Koch Media. Il film, realizzato dai produttori di IT, è diretto da Lars Klevberg (Polaroid) e targato Orion Pictures Corporation, società MGM.

Chucky è molto più di un giocattolo…è il tuo migliore amico.

La bambola assassina che sarà nelle sale cinematografiche da mercoledì 19 giugno, distribuito in anteprima mondiale da Midnight Factory, etichetta horror di proprietà di Koch Media.

Countdown già innescato, quindi, per l’arrivo di Chucky, la bambola icona horror più spietata della storia del cinema. Il film, targato MGM e realizzato dai produttori di IT, è il reboot dell’omonima pellicola di successo uscita in Italia nel 1989 e arricchita da nuovi spaventosi elementi.

Sinossi: Karen (Aubrey Plaza), una mamma single, regala a suo figlio Andy (Gabriel Bateman) una bambola “Buddi” per il suo compleanno, ignara della sua natura sinistra.

La bambola assassina, Child’s Play in originale, è diretto da Lars Klevberg (Polaroid) da una sceneggiatura di Tyler Burton Smith (Kung Fury 2). I protagonisti saranno Aubrey Plaza, Brian Tyree Henry e Gabriel Bateman. Il film uscirà nelle sale il 21 giugno.

Uscito nelle sale il 9 novembre 1988, ha come personaggio principale una bambola di nome Chucky, all’interno della quale un serial-killer ha riversato la propria anima in punto di morte; il suo scopo è quello di rientrare in un corpo umano, precisamente il corpo della prima persona alla quale ha rivelato la sua vera identità, ed in breve tempo, altrimenti rimarrà intrappolato per sempre nel pupazzo. Per tale obiettivo dovrà scegliere Andy, un bambino che riceve la bambola come regalo di compleanno.

La bambola assassina: il teaser trailer ufficiale

La bambola assassina: dopo Woody, anche Slinky di Toy Story vittima del poster

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Dopo lo Sceriffo Woody, anche il cagnolino a molla Slinky, trai protagonisti del franchise di Toy Story, è stato vittima di uno dei poster de La Bambola Assassina. Di seguito, i resti del giocattolo sono vengono crudelmente arrostiti dalla mano del temibile Chucky!

Chucky, la bambola più spietata della storia del cinema, sta per tornare. Il film sarà nelle sale cinematografiche da mercoledì 19 giugno, distribuito in anteprima mondiale da Midnight Factory, etichetta horror di Koch Media.

La bambola assassina, first look

Realizzato dai produttori di IT e diretto da Lars Klevberg (Polaroid) è un prodotto targato Orion Pictures Corporation, società MGM. Chucky è molto più di un giocattolo…è il tuo migliore amico.

La bambola assassina, annunciato il trailer e la data d’uscita

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La bambola assassina, annunciato il trailer e la data d’uscita

Arriverà tra pochi mesi il reboot de La bambola assassina, il film horror culto che torna in una nuova veste, presentato un teaser che ne annuncia la data d’uscita e il trailer. In una finta pubblicità di giocattoli della finta Kaslan Corporation, Tim Matheson appare come l’amministratore delegato della compagnia di giocattoli, Henry Kaslan, in una presentazione video che menziona una rivoluzionaria nuova bambola compagna creata dall’azienda con un annuncio globale in programma per questo venerdì, 8 febbraio.

“È più di un semplice giocattolo, è un migliore amico”, dichiara Kaslan in merito al nuovo e rivoluzionario gioco. Le riprese principali del prossimo reboot sono iniziate lo scorso settembre a Vancouver e si sono concluse a novembre. La bambola assassina, Child’s Play in originale, è diretto da Lars Klevberg (Polaroid) da una sceneggiatura di Tyler Burton Smith (Kung Fury 2). I protagonisti saranno Aubrey Plaza, Brian Tyree Henry e Gabriel Bateman. Il film uscirà nelle sale il 21 giugno.

Uscito nelle sale il 9 novembre 1988, ha come personaggio principale una bambola di nome Chucky, all’interno della quale un serial-killer ha riversato la propria anima in punto di morte; il suo scopo è quello di rientrare in un corpo umano, precisamente il corpo della prima persona alla quale ha rivelato la sua vera identità, ed in breve tempo, altrimenti rimarrà intrappolato per sempre nel pupazzo. Per tale obiettivo dovrà scegliere Andy, un bambino che riceve la bambola come regalo di compleanno.