Esaltare sempre di più
il lavoro che contribuisce alla promozione di un film: questo è lo
scopo del Trailers FilmFest. E su questa stessa linea
opera M74, la casa di post-produzione che da
sempre rivolge un’attenzione particolare ai nuovi talenti e alle
idee innovative.
Per questo sarà proprio
M74 lo sponsor dell’edizione 2025 del concorso
“Pitch Trailer, Idee di film da realizzare”, il premio che
offre la possibilità ad aspiranti registi, ma anche a
professionisti già nel settore, di raccontare il loro progetto
attraverso un trailer.
Realtà che si occupa di VFX e
post-produzione, M74 è stata fondata nel 2020 da
Monica Galantucci, CEO di questa factory in
continua evoluzione diventata in pochi anni una delle società
leader nel settore per visione, innovazione e ambizione
internazionale.
M74 metterà a
disposizione del vincitore del Pitch Trailer 1.500
euro in servizi utilizzabili per la post-produzione del progetto
una volta realizzato.
La scadenza per concorrere al premio
Pitch Trailer è fissata per il 15 ottobre
2025. Dopo quella data la direzione artistica, formata da
Francesca Sofia Allegra e Alessandro De
Simone, renderà noti i dieci finalisti, che saranno
presentati in una sessione unica nel corso del festival. Il
vincitore verrà votato da una giuria composta da tre figure di alto
profilo dell’industria del cinema italiano.
Le nuove immagini della seconda
stagione di One
Piece rivelano la versione live-action di
Loguetown, confermando una rappresentazione fedele
all’anime di questo importante luogo. La seconda stagione inizierà
con la conclusione della saga East Blue tratta dal manga creato da
Eiichiro Oda. Ciò significa che l’arco narrativo
di Loguetown aprirà la serie mentre Cappello di Paglia si prepara
ad entrare nella Grand Line.
Ora, IGN ha pubblicato nuove
immagini (si possono vedere qui) della
seconda stagione di One Piece, che mostrano dunque
luoghi importanti di Loguetown. Queste includono Rufy, Zoro, Nami,
Usop e Sanji in piedi nella piazza della città, così come il gruppo
alle prese con il carnevale di Buggy. Si può anche vedere Rufy che
guarda la piattaforma di legno dove Gol D. Roger è stato
giustiziato.
Cosa significano le nuove immagini
della seconda stagione di One Piece per il ritorno
della serie
La prima stagione di One
Piece si è conclusa confermando Loguetown come la prossima
grande location della serie. Ciò includeva una scena che confermava
il debutto di Smoker, un potente leader della Marina che governa
l’isola per scoraggiare i pirati dall’entrare nella Grand Line.
Rufy e la sua ciurma arriveranno lì per raccogliere provviste prima
del loro viaggio.
Proprio come nel manga e nell’anime,
sembra che i personaggi avranno tutti le loro trame individuali
mentre esplorano Loguetown. Questo include Rufy che cerca di
arrampicarsi in cima alla piattaforma dove Gol D. Roger ha tenuto
il suo discorso sul tesoro nascosto del titolo. È probabile che
anche le trame di tutti rimarranno le stesse.
Loguetown vedrà anche il ritorno di
Buggy, il pirata clown che Rufy ha combattuto e sconfitto nella
prima stagione. Se il suo arrivo rispecchierà il manga, allora si
rivelerà più minaccioso dell’ultima volta che è stato visto grazie
a un nuovo alleato. Per quanto riguarda il resto dell’avventura,
sembra che si svolgerà come nel materiale originale.
Il film Watch Dogs
ha ricevuto un aggiornamento interessante da una delle sue star,
che ha anticipato che il film sarà diverso dal gioco. Come noto, la
serie di Ubisoft sta facendo il salto dalla console al cinema,
guidata dal regista Mathieu Turi, con una storia
originale di Christie LeBlanc e Victoria
Bata, ambientata nello stesso universo del gioco.
Ora, in un’intervista esclusiva con Liam
Crowley di ScreenRant, mentre promuoveva il suo film
Plainclothes, Blyth ha offerto un breve ma intrigante
aggiornamento sul film Watch Dogs. L’attore ha
infatti fatto luce su quanto il film sarà fedele ai giochi, sulle
recenti riprese aggiuntive e su com’è Sophie Wilde
come co-protagonista.
“Sarà fantastico. Siamo appena
tornati e abbiamo rifatto alcune riprese di recente, rendendolo
ancora migliore. È fantastico. Sophie Wilde è incredibile. Non è il
gioco. È molto diverso. Hanno fatto un lavoro fantastico nel
realizzare… Non voglio spoilerare troppo. Sto cercando di scegliere
con cura le parole, ma hanno fatto un lavoro fantastico nel
trasformare il gioco in un film”.
“Sembra davvero un film. Non
sembra che abbiano cercato di copiare e incollare il gioco sullo
schermo. Sembra una cosa a sé stante, e sembra l’inizio di un
esercizio di costruzione di un mondo”. I commenti di Tom Blyth
confermano due importanti sviluppi. Innanzitutto, che il film
Watch Dogs è stato recentemente sottoposto a
riprese aggiuntive, spesso segno di ritocchi da parte dello studio
o di modifiche alla trama, il che ha senso considerando che le
riprese sarebbero state completate alla fine del 2024.
In secondo luogo, e forse ancora più
importante, Blyth ha sottolineato che il film non sarà un
adattamento diretto del videogioco, uscito nel 2014. Piuttosto che
tentare una ricostruzione fedele del gioco originale, il film sarà
probabilmente ambientato nell’universo del videogioco, ma si
concentrerà su nuovi personaggi, ambientazioni e minacce. Inoltre,
il commento di Blyth sulla “costruzione del mondo” suggerisce un
universo cinematografico più ampio.
Quanti giochi sono il franchise di
Watch Dogs?
Il nucleo del gameplay di ogni gioco
di
Watch Dogs consiste nell’hackerare questo sistema per
ottenere un vantaggio sui nemici. I giocatori possono accedere al
ctOS e utilizzare vari dispositivi che li assistono nei
combattimenti, nella furtività o negli enigmi. Il primo
gioco è uscito nel 2014 ed è ambientato in una versione
romanzata dell’area di Chicago.
La storia segue la ricerca di
vendetta dell’hacker/vigilante Aiden Pearce dopo l’uccisione di sua
nipote. Watch Dogs 2 è uscito nel 2016 e ci ha portato
in una versione romanzata della baia di San Francisco. Il gioco
seguiva un hacker di nome Marcus Holloway che lavorava con il
gruppo di hacker clandestini DedSec per distruggere l’avanzato
sistema di sorveglianza della città. Il gioco più recente della
serie di videogiochi è
Watch Dogs: Legion, uscito nel 2020.
Questo gioco ci porta oltreoceano, in una Londra futuristica e
distopica.
La storia segue il sindacato di
hacker DedSec nel tentativo di ripulire il proprio nome dopo essere
stato incastrato per una serie di attentati terroristici. Ciò che
rende questo gioco particolarmente unico è che si può giocare nei
panni di chiunque si trovi in città. Ogni personaggio che
incontrate può unirsi alla vostra squadra, portando con sé una
storia, una personalità e delle abilità uniche.
Il regista di Predator:
Badlands, Dan Trachtenberg, risponde
alla domanda se il film riservi qualche sorpresa legata agli
Xenomorfi. Ultimo capitolo della saga di Predator dopo
Prey
(2022) dello stesso Trachtenberg, il film racconta la storia di un
giovane Yautja di nome Dek (Dimitrius
Schuster-Koloamatangi) alla ricerca del nemico definitivo
dopo essere stato rifiutato dal suo clan.
Una delle principali rivelazioni del
trailer di Predator: Badlands è che il film
avrà un importante crossover con la saga di Alien sotto forma di Thia (Elle Fanning), un androide della
Weyland-Yutani. Questo ha immediatamente sollevato domande sulla
possibile apparizione di uno Xenomorfo. In una recente intervista
con Empire, Trachtenberg ha però
messo fine a questa domanda, confermando che Predator:
Badlands non conterrà alcun Xenomorfo.
Secondo il regista, però,
l’inclusione di Weyland-Yutani avrà molto senso nella
trama. “Non ci sono Xenomorfi in questo film. Ma per me
questo lo rende più emozionante. Non stiamo coinvolgendo il
franchise di Alien solo per mettere insieme i personaggi. Ci sono
ottime ragioni organiche nella trama per la presenza di
Weyland-Yutani in questo film”.
Per quanto riguarda il ruolo di Thia
nella storia, Fanning anticipa che questo androide sarà diverso da
quelli che il pubblico conosce: “Thia è su Genna da un po’ di
tempo e vede cose che normalmente non vedrebbe. Sta assorbendo
tutte queste nuove informazioni ed è anche distrutta, quindi è
diventata molto diversa dagli altri synth”.
Cosa significa questo per Predator:
Badlands
L’apparizione di un androide
Weyland-Yutani è stato un elemento particolarmente interessante del
trailer di Predator: Badlands. Se il trailer
mostra un androide della serie Alien, si è pensato, allora
nel film finale potrebbero esserci altre sorprese crossover, tra
cui uno Xenomorfo.
Dalle dichiarazioni di Trachtenberg,
però, sembra che l’androide sarà l’unico crossover tra
Alien e Predator, almeno per ora. Entrambe le
saghe stanno vivendo un momento positivo, con Prey che ha ottenuto recensioni entusiastiche e
Alien:
Romulus (2024) che è stato un successo al botteghino.
Predator: Badlands potrebbe aprire la strada a un
crossover più grande in futuro.
In un futuro lontano, su un pianeta
remoto, un giovane Predator, espulso dal suo clan, trova un’alleata
inaspettata in Thia e intraprende un viaggio pericoloso alla
ricerca del suo nemico più acerrimo. Prossimo film d’azione
fantascientifico americano della serie Predator. È il settimo film
della serie principale e il nono dell’intera saga. Il film è
diretto da Dan Trachtenberg, che nel 2022 ha ravvivato il franchise
con il suo Prey.
I fan e i media lo hanno amato così tanto che si sono chiesti
perché non sia mai uscito nelle sale (ahimè, era l’era dello
streaming dell’ex CEO della Disney Bob Chapek).
Predator:
Badlands, co-sceneggiato da Trachtenberg e
Patrick Aison, e interpretato da Elle Fanning e Dimitrius
Schuster-Koloamatangi, uscirà ora esclusivamente nelle
sale il 7 novembre 2025, distribuito dalla 20th
Century Studios.
L’ultimo esempio è arrivato al
Florida Supercon 2025, dove Boyega ha condiviso come avrebbe
gestito le cose se fosse stato un produttore che supervisionava i
film. In particolare, tre cose: non avrebbe ucciso Han Solo o Luke
Skywalker; i nuovi personaggi avrebbero affrontato più sfide; e
avrebbe cercato storie come quelle di The Old Republic e
Force Unleashed per espandere l’universo.
Ecco le sue precise
parole: “Prima di tutto, non elimineremmo Han Solo, Luke
Skywalker e tutti questi personaggi. Non lo faremmo. La prima cosa
che faremmo sarebbe portare a termine la loro storia, portare a
termine la loro eredità. Creeremmo un bel momento per passare il
testimone”. John Boyega ha poi aggiunto: “Luke Skywalker
non scomparirebbe su una roccia. Assolutamente no. Stare lì in
piedi come se fosse un proiettore? Vorrei dare a quegli attori
molto, molto di più”.
Per quanto riguarda gli altri punti,
Boyega ha detto che i nuovi personaggi, tra cui il suo Finn, erano
“OP”, ovvero troppo potenti, in grado di afferrare oggetti e usarli
rapidamente, come lui e Rey, interpretata da Daisy Ridley, che sono stati in grado di
brandire una spada laser contro Kylo Ren. Per quanto riguarda l’uso
dei videogiochi The Old Republic e The Force
Unleashed, Boyega ha detto che vorrebbe “espandere il più
possibile l’universo di Star Wars, rispettando la
tradizione”.
John Boyega ribadisce il desiderio
di rifare il sequel di Star Wars
Boyega non è certo il primo a
esprimere il desiderio che i sequel di Star Wars avessero
preso una strada diversa. Anche l’attore Mark Hamill, interprete di Luke Skywalker, ha
espresso apertamente il
suo disaccordo con l’arco narrativo di Luke e con la storia che
ha dovuto inventare per giustificarlo. Poi ci sono i fan, che hanno
creato più di una petizione su Change.org per rimuovere i sequel
dal canone di Star Wars o per rifarli.
Prime Video ha diffuso oggi una clip di Hotel Costiera, la nuova serie Original italiana con
protagonista Jesse Williams (Your Place Or
Mine, Only Murders In The
Building, Broadway’s Take Me Out), qui anche nel
ruolo di executive producer. Nel ricco ensemble cast internazionale
Maria Chiara Giannetta, Jordan Alexandra, Antonio Gerardi, Sam
Haygarth, Tommaso Ragno, Amanda Campana, Pierpaolo Spollon,
Alejandra Onieva e Jean-Hugues Anglade. Tutti i sei episodi di
Hotel Costiera debutteranno dal 24 settembre in esclusiva
su Prime Video in Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania,
Turchia, Danimarca e Norvegia, e nei Paesi di lingua inglese – Gran
Bretagna, Irlanda, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova
Zelanda.
Hotel Costiera è una
serie internazionale action drama, piena di ironia, leggera e
coinvolgente, girata in inglese in Italia e diretta dal
premio Emmy Adam Bernstein e da Giacomo Martelli. La
serie, da un’idea di Luca Bernabei, è scritta da Elena
Bucaccio, Matthew Parkhill e Francesco
Arlanch e co-prodotta da Amazon MGM Studios e Luca Bernabei
per Lux Vide, una società del gruppo
Fremantle. e Francesco Arlanch e co-prodotta
da Amazon MGM Studios e Luca Bernabei per Lux Vide, una società del
gruppo Fremantle.
Una clip da Hotel Costiera
Con una trama avvincente dal ritmo
incalzante tra azione e commedia, Hotel Costiera racconta
la storia di Daniel De Luca, un ex marine americano di origini
italiane che torna in Italia, la terra della sua infanzia, per
lavorare come fixer in uno dei più lussuosi hotel del
mondo, situato sulla spettacolare costa di Positano. Oltre a
risolvere i problemi dei facoltosi ospiti dell’albergo, Daniel è
anche sulle tracce di Alice, una delle figlie del proprietario,
scomparsa un mese prima. Daniel deve fare tutto il possibile per
riportarla a casa, ma affrontare coloro che hanno rapito la ragazza
sarà una sfida più grande di qualsiasi problema Daniel abbia mai
affrontato.
Mark Ronson
dovrebbe riunirsi a Greta
Gerwig per comporre la colonna sonora del suo
adattamento de Le Cronache di Narnia su Netflix. La conferma arriva da Variety.
Ronson sta lavorando alle musiche
per l’attesissimo seguito di Barbie della regista.
Greta
Gerwig sta scrivendo e dirigendo il film fantasy
d’avventura, che a quanto pare segue la trama di Il nipote
del mago, il sesto romanzo della serie di C.S.
Lewis. Il cast dovrebbe includere Meryl Streep (che, guarda caso, è la
suocera di Ronson; il musicista è sposata con la figlia della
Streep, Grace Gummer), Daniel Craig, Emma Mackey e Carey Mulligan.
Ronson è stato in precedenza
produttore musicale esecutivo per Barbie di
Gerwig, per il quale ha co-scritto e co-prodotto cinque canzoni, ha
co-scritto la colonna sonora con Andrew Wyatt ed è
stato produttore esecutivo. La sua musica ha ottenuto nomination ai
Grammy, ai Golden Globe e agli Academy
Awards, tra gli altri riconoscimenti. Sta lavorando al progetto
Le Cronache di Narnia mentre sta lanciando il suo
libro di memorie “Night People: How to Be a DJ in ’90s New York
City”, uscito il 16 settembre negli USA. Il libro racconta le sue
giornate nei club di New York, raccontando la sua ascesa da
audiofilo a uno dei DJ più in voga della città.
Cosa sappiamo de Le
Cronache di Narnia di Greta
Gerwig per Netflix
La piattaforma di streaming aveva
annunciato per la prima volta l’intenzione di adattare i famosi
libri di C.S. Lewis nel 2018, con la regista di
Barbie che è stata coinvolta nel progetto nel 2020. Il
film di Greta
Gerwig su Narnia sembra adattare il sesto libro della
serie, “Il nipote del mago”, il quale si colloca però
prima di tutti gli altri per ordine cronologico. Il film dovrebbe
essere distribuito nell’autunno del 2026, potendo apparetemente
contare su una massiccia distribuzione in sala prima di approdare
sulla piattaforma Netflix.
Il cast è stato finora avvolto nel
mistero. Gli unici dettagli riportati includono Emma Mackey nel ruolo della Strega Bianca,
Daniel Craig in quello dello zio Andrew,
Carey Mulligan in trattative per interpretare
la madre di Digory e Meryl Streep che dovrebbe doppiare il leone
parlante Aslan.
Sebbene sia assente dalla timeline
del Marvel Cinematic Universe dal 2021,
Tom Holland si sta preparando a riprendere
finalmente il ruolo di Peter Parker nella Fase 6 con
Spider-Man: Brand New Day, mentre la Saga del Multiverso volge al termine.
Nonostante Holland
abbia recentemente subito un infortunio, secondo quanto
riportato domenica 21 settembre, la star britannica dovrebbe
riprendere le riprese tra un paio di giorni. Poiché le riprese
principali sono in corso già da un po’, stanno intanto finalmente
emergendo nuovi dettagli sul tanto atteso film sui supereroi.
Deadline riporta infatti che
Marvin Jones III è stato scritturato per
Spider-Man: Brand New Day
della Marvel Studios e Sony Pictures nel ruolo di Lonnie
Lincoln, alias Tombstone. Anche se Sony e
Marvel non hanno ancora commentato il casting, l’attore ha già
doppiato il cattivo in
Spider-Man: Un nuovo universo, e il film MCU segnerà così
il suo debutto dal vivo. Jones non è nuovo all’interpretazione di
cattivi dei fumetti, avendo già interpretato Tobias Whale della DC
Comics nella serie TV Black Lightning della CW, che è
entrata a far parte dell’Arrowverse nella terza stagione.
La star si unisce così a diversi
nuovi membri del cast MCU di questo episodio, tra cui Sadie Sink, Liza Colón-Zayas
e Tramell Tillman. Con la sua aggiunta al cast di
Spider-Man: Brand New Day, è evidente che il film
sta cercando di espandere la mitologia di Spider-Man con cattivi
che non sono così importanti come Green Goblin o Doctor Octopus.
Non è stato ancora determinato se Tombstone sarà l’antagonista
principale, dato che anche Michael Mando tornerà nei panni di Mac
Gargan, meglio conosciuto come Scorpion.
È tuttavia degno di nota il fatto
che abbiano riportato lo stesso attore che ha doppiato Lincoln
nella serie animata Spider-Verse per la sua incarnazione
live-action. Ciò non significa che si tratti di un crossover tra
l’MCU e lo Spider-Verse, ma piuttosto che Jones sta semplicemente
interpretando una sua variante. In ogni caso, sarà interessante
scoprire come verrà adattato questo particolare antagonista
dall’aspetto piuttosto iconico.
Ad oggi, una sinossi generica di
Spider-Man: Brand New Day è emersa all’inizio di
quest’anno, anche se non è chiaro quanto sia accurata.
Dopo gli eventi di Doomsday,
Peter Parker è determinato a condurre una vita normale e a
concentrarsi sul college, allontanandosi dalle sue responsabilità
di Spider-Man. Tuttavia, la pace è di breve durata quando emerge
una nuova minaccia mortale, che mette in pericolo i suoi amici e
costringe Peter a riconsiderare la sua promessa. Con la posta in
gioco più alta che mai, Peter torna a malincuore alla sua identità
di Spider-Man e si ritrova a dover collaborare con un improbabile
alleato per proteggere coloro che ama.
L’improbabile alleato potrebbe
dunque essere il The Punisher di Jon Bernthal –
recentemente annunciato come parte del film – in una situazione
già vista in precedenti film Marvel dove gli eroi si vedono
inizialmente come antagonisti l’uno dell’altro salvo poi allearsi
contro la vera minaccia di turno.
Di certo c’è che il film condivide
il titolo con un’epoca narrativa controversa, che ha visto la
Marvel Comics dare all’arrampicamuri un nuovo
inizio, ponendo però fine al suo matrimonio con Mary Jane Watson e
rendendo di nuovo segreta la sua identità. In quel periodo ha
dovuto affrontare molti nuovi sinistri nemici ed era circondato da
un cast di supporto rinnovato, tra cui un resuscitato Harry
Osborn.
Il film è stato recentemente
posticipato di una settimana dal 24 luglio 2026 al 31 luglio 2026.
Destin Daniel Cretton, regista di Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, dirigerà il
film da una sceneggiatura di Chris McKenna ed Erik Sommers.
Tom Holland guida un cast che include
anche Zendaya, Jacob Batalon,Mark Ruffalo, Sadie Sink e Liza Colón-Zayas
e Jon Bernthal. Michael Mando è
stato confermato mentre per ora è solo un rumors il coinvolgimento
di
Charlie Cox.
Spider-Man: Brand New
Day uscirà nelle sale il 31 luglio 2026.
Pure Imagination
Studios e Prime Universe Films hanno
acquisito i diritti esclusivi del marchio di monster truck
Bigfoot, con l’obiettivo di costruire un universo
cinematografico e televisivo attorno ad esso. Il lancio
multipiattaforma includerà un film live-action,
contenuti animati, videogiochi e prodotti di consumo pensati per
presentare Bigfoot a una nuova generazione.
Progettato dal pioniere dei monster
truck Bob Chandler e dalla sua Bigfoot
4X4, Inc., Bigfoot è ampiamente riconosciuto come il primo
monster truck al mondo. Chandler lo creò oltre 50 anni fa e nei
decenni successivi lo ha visto diventare un simbolo di potenza,
innovazione e ingegnosità americana, conquistando oltre 50
campionati mondiali, stabilendo decine di record mondiali e
catturando l’attenzione di milioni di persone attraverso eventi dal
vivo, merchandising e media.
Il film live-action su Bigfoot
esplorerà la vera storia di Chandler e le origini del fenomeno dei
monster truck, mescolando l’atmosfera americana degli anni ’80,
l’eroismo dei perdenti e l’azione adrenalinica per raccontare una
grande, divertente storia familiare, audace come il Bigfoot stesso.
Tra le produzioni animate, ci sarà una serie animata in 3D, rivolta
ai bambini dai 5 ai 9 anni. La serie è ambientata al Chandler
Ranch, dove Bigfoot e i suoi amici affrontano avventure di corse e
lezioni di vita. Oltre a nuovi videogiochi e contenuti digitali,
Pure Imagination e Prime Universe presenteranno anche nuovi
prodotti di consumo dedicati a Bigfoot, tra cui giocattoli,
abbigliamento, oggetti da collezione e prodotti lifestyle.
In una dichiarazione a Deadline, il
fondatore di Pure Imagination, Joshua Wexler, ha
dichiarato: “BIGFOOT è più di un monster truck: è un simbolo di
determinazione, inventiva e divertimento. Siamo orgogliosi di
collaborare con i Chandler per lanciare una nuova era che ruggisce
su schermi, console e scaffali dei negozi”.
Adrian Askarieh,
fondatore di Prime Universe Films, ha dichiarato: “Questo è un
progetto da sogno che dura da una vita. Il nostro obiettivo è
onorare l’eredità rivoluzionaria di Bob Chandler e portare BIGFOOT
a un pubblico globale completamente nuovo”.
“Quando ho costruito il primo
camion BIGFOOT nel mio garage 50 anni fa, non avevo idea che si
sarebbe trasformato in qualcosa di così grande, letteralmente e
figurativamente”, ha detto Chandler. “Vedere cosa ha in
mente Pure Imagination è allo stesso tempo commovente ed
emozionante. È incredibile pensare che BIGFOOT continuerà a
ispirare bambini, famiglie e fan di tutto il mondo con lo stesso
senso di divertimento e meraviglia che ha dato inizio a
tutto”.
The
Mandalorian & Grogu è stato annunciato per
la prima volta a gennaio 2024 come il prossimo film di “Star Wars”
in fase di sviluppo, e la sua uscita nelle sale è prevista
per il 20 maggio 2026. Oltre al personaggio mascherato di
Pascal, il Mandaloriano, e al suo adorabile aiutante Grogu (meglio
conosciuto come Baby Yoda), il cast include anche
Sigourney Weaver nel ruolo di una pilota da
caccia,
Jeremy Allen White in quello del figlio di Jabba the
Hutt e Jonny Coyne in quello di un signore della
guerra imperiale.
La prima breve sinossi del film
recita: “Erede della Forza nella galassia e compagno adorabile
del Mandaloriano, Grogu ha conquistato il mondo con il suo fascino
malizioso e accattivante fin dal suo debutto”, si legge.
“Presto saranno disponibili prodotti a tema Grogu per tutti i
canali, categorie e fasce d’età: la tempesta Grogu sta per
scatenarsi!”
Claudia Cardinale, leggenda del cinema
italiano e una delle figure più carismatiche e amate del grande
schermo, è scomparsa all’età di 87 anni.
Nata nel 1938 a Tunisi da genitori siciliani, Cardinale entrò nel
mondo del cinema dopo aver vinto, nel 1957, un concorso di bellezza
che le valse un viaggio alla Mostra
del Cinema di Venezia. Educata in francese e cresciuta in una
famiglia che parlava dialetto siciliano, all’inizio dovette farsi
doppiare nei suoi ruoli italiani. In quegli anni affrontò anche una
gravidanza segreta, da cui nacque il figlio Patrick, presentato per
alcuni anni come suo fratello minore.
Dopo i primi ruoli, il successo internazionale arrivò nel 1963 con
8½ di Federico Fellini e
Il Gattopardo di
Luchino Visconti. Nello stesso periodo partecipò a produzioni
hollywoodiane come La Pantera
Rosa di Blake Edwards e C’era una volta il
West di Sergio Leone (1968), diventando uno dei volti più
iconici del cinema mondiale.
Negli anni Settanta la sua carriera subì una battuta d’arresto dopo
la rottura con il produttore Franco Cristaldi e l’inizio della
relazione con il regista Pasquale Squitieri, da cui ebbe una
figlia. Nonostante le difficoltà, tornò in auge grazie a Franco
Zeffirelli, che la scelse per Gesù di Nazareth (1977), e continuò a lavorare con
registi europei come Werner Herzog e Marco Bellocchio. Indipendente
e anticonformista, Cardinale divenne famosa anche per il suo
carattere libero e la voce roca, tanto da ispirare nel 2022 il
libro Claudia Cardinale. The
Indomitable.
Negli ultimi decenni si era dedicata al teatro e aveva continuato a
recitare in varie lingue, apparendo in film e serie TV fino al
2020. Con la sua scomparsa, il cinema perde una delle sue
interpreti più eleganti e carismatiche, capace di attraversare
epoche e generi lasciando un’impronta indelebile.
Mamma Mia! Ci
risiamo è un film del 2018 scritto e diretto
da Ol Parker e, ovviamente, sequel
dell’incredibile successo di Mamma Mia! del 2008.
Come il suo predecessore il film ripropone le musiche del
gruppo svedese ABBA, sulle quali si basa parte della
trama. Tra volti vecchi e nuovi, il film vede nel cast
Amanda Seyfried,Lily
James, Christine Baranski,
Jessica Keenan Wynn,
Julie Walters,
Alexa Davies,
Pierce Brosnan, Jeremy Irvine, Colin Firth,
Hugh Skinner,Stellan Skarsgård, Josh Dylan, Dominic
Cooper, Andy García, Cher e Meryl Streep.
La trama di Mamma Mia! Ci
risiamo
A Kalokairi, Sophie prepara
l’inaugurazione del Bella Donna, nuovo hotel dedicato alla memoria
di sua madre Donna, morta un anno prima. Sam è l’unico dei suoi tre
padri presenti, mentre Harry e Bill sono trattenuti da impegni.
Sky, rientrato dagli Stati Uniti, propone a Sophie di trasferirsi
con lui, ma lei rifiuta per restare legata all’isola. Un uragano
distrugge l’allestimento, ma con l’incoraggiamento di Sam e l’aiuto
delle amiche Rosie e Tanya, Sophie non si arrende.
Parallelamente, i ricordi riportano
al 1979: la giovane Donna, dopo la laurea, viaggia in Europa e
conosce Harry, Bill e Sam, con cui vive momenti intensi che
preludono alla sua maternità. Nel presente, anche Harry e Bill
raggiungono Kalokairi, così come Sky, che rinuncia al lavoro per
amore. Durante la festa, Sophie scopre di essere incinta. A
sorpresa arriva la nonna Ruby, che ritrova l’amore perduto. Nove
mesi dopo, Sophie e Sky battezzano il figlio Donny, con Donna che
appare in visione.
Le curiosità su
Mamma Mia! Ci risiamo
L’album della colonna sonora
conteneva una cover di “The Day Before You Came” cantata da
Meryl Streep. Il brano fu registrato solo perché
era una delle canzoni degli ABBA preferite da Benny Andersson e
Richard Curtis e la Streep voleva cantarla, ma in realtà non è mai
stato inserito nel film poiché il testo è troppo specifico per
essere in linea con la storia.
A Dame Julie Walters è stato
concesso un giorno libero dalle riprese agli Shepperton Studios nel
novembre 2017 (durante la registrazione del numero di “Angel Eyes”)
per poter partecipare a una cerimonia di investitura a Buckingham
Palace, dove è stata nominata Dama Comandante dell’Ordine
dell’Impero Britannico dalla Regina Elisabetta II. Il cast e la
troupe si sono riuniti per sorprendere e dare il benvenuto a
Walters cantando “There Is Nothing Like a Dame” dal musical South
Pacific.
I produttori hanno discusso l’idea
di realizzare un terzo film. Amanda Seyfried ha dichiarato che
sarebbe a bordo per un altro film, ma si è chiesta se ci siano
abbastanza canzoni degli ABBA inutilizzate per una terza colonna
sonora. Julie Walters, che si è ritirata dalla recitazione, ha
affermato che un terzo film di Mamma Mia sarebbe la sua unica
ragione per uscire dal pensionamento.
Cher ha scelto personalmente Andy
Garcia per interpretare il personaggio di Fernando tra una serie di
attori selezionati.
Ha avuto il miglior weekend di
apertura al botteghino nella carriera di Meryl Streep, Amanda
Seyfried e Cher.
La rivelazione del gemello di Bill
Anderson, Kurt, è un riferimento alla battuta del primo film,
quando scopre di poter essere il padre di Sophie: “Non mi dirai
mica che hai una sorella gemella, vero?”
Sebbene non venga mai detto
esplicitamente, la storia lascia intendere che Cienfuegos non sia
solo l’amore perduto da tempo di Ruby, ma potrebbe anche essere il
padre di Donnas e, a sua volta, il nonno di Sofie.
Prima che Sophie entri in chiesa
per il battesimo della sua bambina, si sente una fisarmonica
suonare in sottofondo la canzone degli ABBA “Slipping Through My
Fingers”.
The
Northman (qui
la recensione) è il terzo film da regista di Robert
Eggers, ma è una storia vera e in che modo la storia
antica dei vichinghi e la mitologia norrena influenzano le
fondamenta del film? The Northman racconta la
storia di Amleth, un giovane principe vichingo.
Quando il padre di Amleth viene ucciso da Fjolnir,
lo zio di Amleth, questi giura vendetta contro l’usurpatore e
intraprende un viaggio che durerà tutta la vita per ottenere la sua
vendetta.
The Northman segue
il consueto stile di Eggers, combinando un’ambientazione d’epoca
con brividi psicologici. A differenza dei precedenti lavori del
regista,
The Witch e The
Lighthouse, è senza dubbio più accessibile e “mainstream”.
Detto questo, Eggers ha già inserito elementi di storie vere nei
suoi film, anche quando si è concentrato sui momenti più bizzarri
delle sue pellicole, e quindi The Northman è in
molti modi impostato per seguire questa fusione di eventi onirici
con la realtà.
Questi elementi sono così in linea
con lo stile caratteristico di Eggers da far sorgere la domanda se
The Northman sia una storia vera. Considerando che
molti degli elementi più strani del film sono legati alla storia
dei vichinghi e alla mitologia norrena, non è da escludere che sia
basato su eventi reali. Quindi, quanto sono legati alla storia
reale tutti questi elementi nell’ultima avventura vichinga di
Robert Eggers? Scopriamolo in questo approfondimento.
The Northman non è
direttamente basato su una storia vera
The Northman non è
direttamente basato su una storia vera, ma è stato scritto da
Robert Eggers e dal suo partner di sceneggiatura
per questo film, Sjon, ispirandosi a un mito e a
una fiaba dell’antico norvegese, piuttosto che essere tratto
direttamente dalla realtà. Questa fiaba era Vita Amlethi.
Vita Amlethi era una storia tramandata di generazione in
generazione oralmente, che non fu registrata ufficialmente fino al
1200 circa, come parte della vasta storia dei sovrani danesi e
della loro storia scritta da Saxo Grammaticus. Gli
elementi fondamentali della storia hanno fornito l’ispirazione per
il film, oltre che la base per altre famose storie nel corso della
storia, come l’Amleto di Shakespeare.
Amleth era una persona reale? La
spiegazione della leggenda scandinava
Vita Amlethi, la fiaba
norrena, si traduce in La vita di Amleth. Anche se Amleth
non è necessariamente basato su un personaggio storico reale, la
fiaba tramanda la leggenda del personaggio. Mentre la storia di
The Northman prende spunto da questa leggenda per
ispirare la sua trama, il personaggio principale di Amleth è quasi
direttamente tratto dalla fiaba norrena. In Vita Amlethi,
Amleth è un giovane principe vichingo che vive felicemente con suo
padre, Horwendil, e sua madre, Gerutha.
Il fratello di Horwendil, Fengo,
tuttavia, è spinto da un odio geloso nei confronti del re Horwendil
e lo uccide, prendendo Gerutha come sua moglie. Questo spinge
Amleth a una rabbia che durerà tutta la vita, giurando vendetta
contro suo zio per i crimini commessi contro la sua famiglia. Non è
chiaro se il personaggio di Amleth sia basato su eventi o persone
reali dell’epoca, ma in ogni caso è il modello del protagonista di
The Northman, interpretato da Alexander Skarsgard.
Chi era il re Aurvandill? Il mito e
il legame con Thor
Anche il re Horwendil di Vita
Amlethi è immerso nella mitologia, proprio come Amleth.
Horwendil è fortemente legato al re Aurvandill della Prose Edda, un
testo norreno scritto nel XIII secolo. Nella Prose Edda, Aurvandill
era un uomo che fu rapito dai Jotnar. Dopo il suo rapimento, Thor,
il dio nordico del tuono, li affronta e libera Aurvandill,
lasciando la scena con un’arma dei Jotnar conficcata nella testa.
Quando Thor stava riportando Aurvandill a casa sua trasportandolo
attraverso i fiumi Elivagar, il dito del piede di Aurvandill si
congelò.
Thor allora gli tolse il dito
congelato e lo lanciò nei cieli, formando la costellazione del Dito
di Aurvandill. La versione latinizzata di Aurvandill, nota come
Horwendillus o Horwendil, è quella che compare nella leggenda
nordica di Vita Amleth. Ciò significa che il padre di Amleth era
profondamente radicato sia nella leggenda che nella mitologia,
avendo legami non solo con Amleth e gli altri personaggi che
costituiscono la base di The Northman, ma anche
con antichi dei nordici come Thor.
Valchirie e Valhalla: l’aldilà
vichingo in The Northman
Uno degli elementi distintivi di
The Northman che collega il film alla realtà
attraverso la mitologia norrena è l’inclusione delle Valchirie e
del Valhalla. Nella mitologia norrena, le Valchirie erano un gruppo
di figure femminili responsabili di guidare gli spiriti dei soldati
nordici defunti nell’aldilà. Uno dei luoghi più importanti
dell’aldilà nella mitologia norrena è il Valhalla, una maestosa
sala situata ad Asgard e governata da Odino. Il Valhalla era
considerato un grande onore per un guerriero, che poteva
trascorrere i suoi giorni nell’aldilà nella sala di Odino, a
significare una morte onorevole in battaglia.
In The Northman,
Amleth ha diverse visioni delle Valchirie e del Valhalla. Alla fine
del film, mentre Amleth giace morente dopo aver vendicato suo zio
Fjolnir, ascende al Valhalla sul dorso di un cavallo alato,
cavalcato da una delle Valchirie. Questo antico mito norreno prende
vita nel film, con Amleth che muore gloriosamente nella lotta con
suo zio e ascende alla sala degli uccisi ad Asgard, trasportato lì
dalla stessa valchiria.
Come la veggente di Bjork si
inserisce nella mitologia norrena
In The Northman,
Eggers ha convinto la cantante e attrice islandese
Bjork a tornare a recitare per la prima volta dopo
quasi 20 anni. In questo modo, il film ha potuto includere nel film
un altro aspetto dell’antica mitologia norrena: una veggente. Nel
film, Amleth incontra una veggente, interpretata da Bjork, che
traccia il percorso del principe vichingo e gli dice come può
ottenere la vendetta su Fjolnir che tanto desidera. Il concetto di
veggente era noto in molte saghe islandesi, non dissimili da
Vita Amlethi, e l’esistenza di tali persone è stata
confermata da reperti archeologici.
Nell’antica mitologia e leggenda
norrena, le veggenti praticavano il Seid, una tecnica di estasi che
permetteva alle loro anime di viaggiare in mondi oltre il nostro
per ottenere informazioni. Utilizzando questa tecnica, le veggenti
erano in grado di predire il futuro e il destino di determinati
luoghi o persone. Per questo motivo, le veggenti godevano di uno
status elevato nelle società vichinghe ed erano trattate con grande
rispetto grazie alla loro capacità di prevedere il futuro. Il
concetto di veggente è uno dei miti nordici più importanti a cui si
allude in The Northman, con la sequenza che vede
Bjork tracciare la trama fin dall’inizio del film.
I berserker vichinghi nella vita
reale
Prima di una delle scene d’azione
principali di The Northman, una delle tante
battaglie del film, c’è una sequenza in cui Amleth partecipa a una
sorta di rituale insieme ad altri uomini della sua banda di
predoni. Questo rituale prevede che gli uomini indossino varie
pelli di animali, tra cui orsi e lupi, e imitino i movimenti e i
versi degli animali per tutta la notte fino all’alba, quando
attaccano un insediamento. Questo rituale dimostra che Amleth è un
berserker vichingo, una figura tratta dalla storia nordica. Nella
storia norrena, e anche germanica, i berserker erano orde di
guerrieri indisciplinati che adoravano Odino e che si diceva
combattessero in uno stato di furia simile alla trance, uccidendo a
volontà quando attaccavano gli insediamenti.
Si diceva che i berserker potessero
essere uditi arrivare grazie alla cacofonia di rumori che
producevano prima e durante la battaglia. La parola berserker
deriva dalle parole dell’antico norvegese che significano orso e
camicia, il che significa che molti berserker indossavano pelli
d’orso – così come pelli di lupo e di cinghiale – in battaglia. Le
leggende del mito nordico narrano che i berserker si trasformavano
in questi animali per vincere le battaglie al loro posto, con
rituali prima della battaglia che permettevano loro di farlo,
poiché “diventavano” i loro animali.
The Northman
presenta quindi i berserker vichinghi in modo abbastanza accurato
rispetto a quanto si conosce della storia reale. Come accennato,
nel film Amleth viene mostrato mentre “diventa” un orso emettendo
versi animali e comportandosi come una bestia, fino ad attaccare
spietatamente un insediamento e uccidere chiunque gli capiti a
tiro, continuando a emettere gli stessi versi. Sebbene il film non
arrivi al punto di mostrare Amleth trasformarsi fisicamente in un
animale, come probabilmente avveniva nelle tattiche intimidatorie
tramandate sui berserker nei tempi antichi, presenta Amleth e la
sua banda di predoni in modo accurato, così come la storia descrive
il comportamento dei berserker vichinghi.
La cronologia di The
Northman: quando è ambientato e quanto è accurato
All’inizio del film viene rivelato
che The Northman è ambientato nell’895 d.C. Il
film fa poi un salto temporale di durata imprecisata, mostrando
Amleth cresciuto da bambino a giovane adulto. Il salto temporale
non può essere stato superiore a 10-15 anni, il che significa che,
in base a ciò che si sa degli antichi vichinghi di quel periodo, il
film è abbastanza accurato nella sua rappresentazione. Ad esempio,
riprendendo l’ultimo punto sui berserker vichinghi, una delle
poesie norrene che narrano l’esistenza dei berserker risale al
periodo 872-930 d.C., durante il regno del re norvegese Harald I
Fairhair.
Sulla base di questo, si può
tranquillamente affermare che l’inclusione dei berserker vichinghi
in The Northman è storicamente accurata, poiché
rientra in questo arco temporale. Un altro elemento menzionato nel
film che fornisce una prova della sua accuratezza storica è il
regno dello stesso re Harald. Mentre il regno di Harald fornisce la
prova dell’esistenza dei berserker, il film menziona apertamente
che Fjolnir perse il regno che aveva rubato al padre di Amleth a
favore di Harald di Norvegia. Dato che il film è ambientato
all’inizio del 900, la cronologia coincide, poiché il regno storico
di Harald durò dall’872 al 930 d.C.
I vichinghi in Islanda: quanto è
accurata l’ambientazione di The Northman
La maggior parte di The
Northman è ambientata sull’isola d’Islanda, dove Fjolnir
decise di stabilirsi con la sua famiglia dopo aver perso il regno
di suo fratello a favore di Harald di Norvegia. Questo è un altro
aspetto del film in cui Eggers ha cercato di essere il più accurato
possibile nei confronti degli antichi vichinghi islandesi di
quell’epoca. Molti vichinghi nell’antichità si recarono in Islanda
per sfuggire alle numerose regole e normative di molti paesi
scandinavi dell’epoca. Si dice che uno dei primi vichinghi a
visitare l’Islanda, Hrafna-Floki, sia stato responsabile di aver
dato il nome all’isola.
Una volta stabilitisi in Islanda,
molti vichinghi costruivano case di torba, come mostrato in
The Northman. Le case di torba venivano costruite
sul terreno dell’isola, data la scarsità di alberi in Islanda
dovuta alla mancanza di lungimiranza dei primi coloni vichinghi.
Non solo le case di torba garantivano un isolamento molto maggiore
rispetto a quelle in pietra o legno, ma erano anche molto più
sostenibili grazie all’uso di materiali naturali. Il
film mostra che l’Islanda abitata dai vichinghi era costituita
in gran parte da questo tipo di edifici, aggiungendo autenticità
all’ambientazione storica.
Sebbene The
Northman, come
The Witch e The
Lighthouse, contenga molti elementi fantastici, una delle
cose che si possono dire di Eggers è la sua devozione
all’accuratezza storica. Come per le ambientazioni d’epoca dei
precedenti film di Eggers, l’autenticità storica di The
Northman era chiaramente qualcosa che Robert Eggers e la
sua troupe hanno cercato di ottenere. Sebbene il film non sia
basato direttamente su una storia vera, molti elementi del folklore
nordico, dell’antica mitologia norrena, del periodo storico e dei
luoghi, consentono al film di essere ricco di legittimità
storica.
La giuria, uscito nel 2003 e diretto da
Gary Fleder, porta sullo schermo l’omonimo romanzo
di John Grisham, adattandolo con alcune differenze
significative rispetto al testo originale. Se nel libro l’oggetto
della causa è un processo contro un’industria produttrice di
sigarette, nel film la vicenda viene traslata all’interno di
un’aula di tribunale in cui si discute la responsabilità delle armi
da fuoco. Questa scelta aggiorna e rende più attuale il conflitto,
mantenendo però intatta la tensione narrativa tipica dei legal
thriller tratti dalle opere di Grisham.
Il
film appartiene dunque al genere del courtroom drama, arricchito da elementi di
thriller e da un ritmo che alterna le manovre legali alle
strategie di manipolazione della giuria. Attraverso la regia
serrata e le interpretazioni intense di attori come John Cusack, Rachel Weisz, Gene Hackman e Dustin Hoffman, la storia mette in scena non
solo lo scontro tra avvocati, ma anche un vero e proprio gioco di
potere che si gioca nell’ombra, lontano dalla trasparenza della
legge. Ne risulta un racconto in cui la giustizia diventa un
terreno ambiguo, condizionato da denaro, influenze politiche e
interessi personali.
Tra i temi principali
emergono dunque la corruzione del sistema giudiziario, la
manipolazione dell’opinione pubblica e la sottile linea che separa
etica e vendetta. La pellicola riflette sulle fragilità di un
sistema che dovrebbe garantire equità, ma che si rivela vulnerabile
alle pressioni esterne. Al tempo stesso, mette al centro la
capacità di ribaltare gli equilibri di potere attraverso
l’intelligenza, l’astuzia e la determinazione personale. Nel resto
dell’articolo si analizzerà il finale del film, spiegandone il
significato e mostrando come esso dia compimento a questi temi
complessi.
La trama di La
giuria
La vicenda ha inizio a New Orleans,
quando un impiegato appena licenziato entra nel suo vecchio ufficio
sparando ai presenti per poi suicidarsi. Due anni dopo questa
tragedia, la vedova di una delle vittime decide di intentare causa
contro la società produttrice dell’arma usata dall’assassino,
colpevole per aver venduto la pistola con troppa facilità. Il
processo che ne consegue vede in ballo milioni di dollari e a
sostenere la moglie della vittima c’è Wendell
Rohr, avvocato vecchio stampo, mentre Rankin
Fitch, noto consulente per la composizione delle giurie
nei processi e qui impegnato nella difesa della società, non si fa
scrupoli a corrompere o minacciare la giuria per vincere.
Tra i giurati viene scelto anche
Nicholas Easter, un commesso il quale esprime in
più occasioni la sua contrarietà a far parte di quella giuria, ma
costretto ugualmente dal giudice a parteciparvi. Ben presto, la sua
presenza si rivelerà per Fitch essere un notevole ostacolo e
l’avvocato si troverà a dover indagare su quel misterioso uomo che,
nonostante abbia fatto di tutto per farsi escludere dalla
commissione, sembra in realtà dirigere i giochi dall’interno. Più
il processo va avanti, più Easter, Fitch e Rohr si troveranno
strettamente legati in modi inaspettati, che svelerano i limiti del
sistema giudiziario.
La spiegazione del finale del
film
Nel
terzo atto de La giuria, la tensione raggiunge il
culmine quando Fitch, convinto di poter comprare il verdetto,
decide di pagare i 15 milioni richiesti da Marlee. Intanto, grazie
alle informazioni recuperate da Doyle, scopre troppo tardi che Nick
e Marlee hanno un legame diretto con Gardner, la cittadina che in
passato aveva perso una causa simile contro i produttori di armi.
La loro azione non è dunque una mera truffa, ma una vendetta
pianificata con cura e radicata in una ferita personale. Nonostante
il sospetto, Fitch procede con il pagamento, ignaro che i due
stanno per ribaltare la partita.
Durante le deliberazioni, Nick convince i giurati a rivedere le
prove con attenzione, ribaltando la retorica del giurato Herrera,
schierato con la difesa. L’atteggiamento aggressivo di quest’ultimo
finisce per isolare i sostenitori di Vicksburg Firearms, aprendo la
strada a un verdetto clamoroso: la compagnia viene ritenuta
colpevole e condannata a pagare 111 milioni di dollari a Celeste
Wood. Alla fine del processo, Nick e Marlee si presentano da Fitch
con la prova del pagamento, minacciando di renderla pubblica se non
si ritirerà. Fitch, ormai sconfitto, scopre di essere stato
manipolato non per profitto personale, ma per un senso di giustizia
che va oltre il denaro.
La
spiegazione di questo finale risiede nella rivelazione delle vere
motivazioni di Nick e Marlee. Lungi dall’essere due semplici
truffatori, i protagonisti incarnano la voce di chi non ha avuto
giustizia, trasformando la corruzione del sistema in un’arma contro
se stessa. Il loro piano non punta a sovvertire il processo per
fini economici, ma a ridare dignità a chi era stato tradito in
passato dalla complicità tra grandi aziende e consulenti senza
scrupoli come Fitch.
In
questo senso, il verdetto finale non rappresenta soltanto la
vittoria di Celeste Wood, ma anche il riscatto morale dei
protagonisti e della comunità di Gardner. La giuria, influenzata
dal lavoro di Nick, non vota in base al denaro o alle
manipolazioni, ma seguendo il cuore e il senso di responsabilità
verso le vittime. La conclusione porta così a compimento i temi
centrali del film: la fragilità del sistema giudiziario, la
corruzione del potere e la possibilità di ribaltare le ingiustizie
attraverso l’intelligenza e la determinazione.
In ultima analisi,
La giuria ci lascia un messaggio forte: anche in
un sistema profondamente corrotto, la giustizia può emergere se
qualcuno è disposto a rischiare tutto per ripristinarne il valore.
Il film invita a riflettere sulla manipolabilità della legge e
sull’importanza di non cedere al cinismo, mostrando che la speranza
di un verdetto giusto risiede nella coscienza e nell’onestà delle
persone comuni.
Altri approfondimenti su film tratti dalle opere di John
Grishan
Il
film Sei giorni sette notti (1998), diretto da
Ivan Reitman, si colloca in una fase della
carriera del regista in cui, dopo i grandi successi degli anni ’80
come Ghostbusters e
I gemelli, si dedica a
una
commedia romantica che unisce
avventura e
azione. Pur non raggiungendo la popolarità dei suoi lavori
precedenti, l’opera dimostra la versatilità di Reitman e la sua
capacità di muoversi tra generi diversi, cercando sempre di
intrecciare intrattenimento e leggerezza con un tocco di umorismo
riconoscibile.
Dal
punto di vista del genere, dunque, Sei giorni sette
notti è una commedia romantica che si fonde con il
film d’avventura: la sopravvivenza su un’isola sperduta e le
difficoltà logistiche si mescolano a dinamiche sentimentali e
scontri caratteriali tra i due protagonisti. Questa combinazione
richiama in parte il modello delle screwball comedy, dove l’attrito
iniziale tra i personaggi diventa il terreno fertile per la nascita
di un legame più profondo, in un contesto però reso più esotico e
spettacolare.
I temi centrali del film
spaziano dalla resilienza e capacità di adattamento fino
all’imprevedibilità dei sentimenti, che emergono anche nelle
situazioni più estreme. L’incontro-scontro tra i protagonisti
diventa metafora del confronto con sé stessi, della rottura delle
certezze e della possibilità di costruire un nuovo equilibrio. Nel
prosieguo dell’articolo, ci soffermeremo sul finale della storia,
analizzandone il significato e spiegando come chiuda il percorso
narrativo e tematico dei personaggi.
Harrison Ford e Anne Heche in Sei giorni sette
notti
La trama di Sei
giorni sette notti
La nevrotica Robin
Monroe (Anne Heche) lavora come
giornalista per la rivista di moda Dazzle. La donna è fidanzata
con Frank Martin (David
Schwimmer), il quale ha organizzato una vacanza speciale
sull’isola tropicale di Makatea per chiederla in sposa. I due sono
portati a destinazione dal pilota Quinn
Harris (Harrison
Ford), il quale vive serenamente assieme alla sua
ragazza, la
procace Angelica (Jacqueline
Obradors). Il giorno dopo l’arrivo nell’arcipelago, Robin
riceve una chiamata dal suo capo: deve recarsi a Tahiti per un
servizio su un evento di moda.
Mentre Frank preferisce restare
sull’isola e aspettare il ritorno della fidanzata, la reporter
chiede a Quinn di accompagnarla col suo sgangherato aereo. Per loro
sfortuna durante il volo incappano in una violenta tormenta, che li
fa precipitare su un’isola deserta. Sprovvisti di una radio per
contattare i soccorsi e senza cibo, i due iniziano a litigare e a
punzecchiarsi, rivelando un’antipatia reciproca. Mentre cercano di
escogitare dei modi per sopravvivere sull’isola e per essere
ritrovati, i due iniziano però a conoscersi meglio, dovendo anche
fare affidamento l’uno sull’altro di fronte ai pericoli che li
attendono.
La spiegazione del finale del film
Nel
terzo atto di Sei giorni
sette notti Quinn e Robin, dopo aver riparato alla
meglio l’aereo incidentato, cercano di lasciare l’isola. Il piano
di fuga, però, viene interrotto dal ritorno dei pirati, che li
attaccano e feriscono Quinn. Nonostante il pericolo e l’emergenza,
i due riescono a decollare, e Robin, guidata dalle istruzioni del
pilota ormai privo di forze, riesce a portare l’aereo fino a
Makatea. L’atterraggio è rovinoso, ma avviene proprio davanti alla
comunità che li credeva morti, trasformando il loro ritorno in un
inatteso trionfo.
Dopo il salvataggio, la trama si concentra sul nodo sentimentale.
Robin visita Quinn in ospedale e confessa di provare qualcosa per
lui, ma Quinn respinge l’idea, convinto che le loro vite siano
troppo diverse. Nel frattempo, Frank ammette a Robin di averla
tradita con Angelica, e i due comprendono di non essere realmente
innamorati. La rottura è inevitabile e Robin restituisce l’anello
di fidanzamento. Quinn, sopraffatto dal rimorso di averla lasciata
andare, corre all’aeroporto per fermarla, ma crede di essere
arrivato troppo tardi. In realtà Robin è scesa dall’aereo e lo
incontra proprio lì, dove i due finalmente si dichiarano e si
riuniscono.
Anne Heche e Harrison Ford in Sei giorni sette notti
Il
finale porta a compimento i temi principali del film, mostrando
come la sopravvivenza e le difficoltà vissute abbiano fatto
emergere la verità sui rapporti sentimentali. Il legame tra Robin e
Quinn, nato da uno scontro iniziale e maturato nelle avversità, si
rivela più autentico della relazione comoda e rassicurante che
Robin aveva con Frank. La decisione di rompere con il fidanzato e
scegliere Quinn diventa quindi una presa di coscienza, frutto
dell’esperienza estrema che li ha messi alla prova.
Il
rifiuto iniziale di Quinn, seguito dal suo ripensamento, riflette
un altro tema centrale: la paura di cambiare vita e di abbracciare
l’imprevedibilità dell’amore. Il suo ritorno all’aeroporto segna la
rottura definitiva con il cinismo e l’ironia che lo hanno sempre
protetto, aprendo alla possibilità di una relazione sincera e
coinvolgente. Il film chiude così il cerchio: due personaggi
apparentemente incompatibili trovano proprio nelle difficoltà la
chiave per riconoscersi e scegliere un futuro comune.
In ultima analisi,
Sei giorni sette notti ci lascia il messaggio che
l’amore autentico nasce spesso fuori dai confini della quotidianità
e delle certezze, e che solo mettendosi alla prova si può capire
chi si è davvero e cosa si desidera. Attraverso la commistione di
avventura e commedia romantica, il film suggerisce che il destino
non è scritto ma va affrontato con coraggio, accettando il rischio
che comporta l’aprirsi a nuove possibilità.
Quello di Conan è
stato il primo grande personaggio a conferire popolarità
internazionale all’attore Arnold
Schwarzenegger. Questo è il protagonista di Conan
il barbaro, film di genere fantastico a lungo atteso dai fan e
che si concretizzò a seguito del successo di Guerre
Stellari, opera che dimostro l’esistenza di un forte interesse
verso racconti di questo genere, con ambientazioni fantastiche e
personaggi eroici. Conan il barbaro offre proprio tutto
ciò e cogliendo in pieno lo spirito del suo tempo si affermò poi
come un grande successo di critica e pubblico.
Il film fu dunque diretto nel 1982
da JohnMilius (regista
anche di Un mercoledì da leoni) e da quest’ultimo scritto
insieme ad Oliver Stone, che nel 1979 era divenuto
celebre per aver sceneggiato il film Fuga di mezzanotte,
con cui vinse il suo primo Oscar. Realizzare Conan il
barbaro fu però tutt’altro che semplice, sia per via di
problemi legati all’acquisto delle licenze, sia per via di alcune
modifiche da apportare ai personaggi. Conan, infatti, è basato su
di un omonimo personaggio dei fumetti, il quale però presenta
alcune differenze rispetto al Conan poi portato sul grande
schermo.
Il risultato fu però particolarmente
apprezzato, con particolari lodi per le ambientazioni, gli effetti
speciali e le interpretazioni dei protagonisti. Ancora oggi
Conan il barbaro è un classico, nonché trai più celebri
film di genere fantastico degli anni Ottanta. Prima di
intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile
approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama, al
cast di attori e al suo sequel.
Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
La trama di Conan il
barbaro: i fumetti e i libri da cui è tratto il film
Ambientato nella fantomatica Era
Hyboriana, la storia racconta di Conan, figlio di
un fabbro di una tribù del nord Europa, dove si tramanda l’arte
della lavorazione dell’acciaio per forgiare spade invincibili. La
vita di Conan viene stravolta quando un gruppo di predoni, con a
capo lo spietato Doom, distrugge il suo villaggio
e stermina tutti gli abitanti. Da loro rapito, Conan viene usato
come schiavo e costretto ai lavori forzati, sviluppando una forza
sovrumana. Crescendo, egli diventa dunque un guerriero formidabile,
chiamato a compiere gesta impossibili e covando un forte desiderio
di vendetta verso gli assassini dei suoi genitori e del suo
popolo.
Come anticipato, il personaggio di
Conan presente nel film è ispirato a quello omonimo ideato da
Robert Ervin Howard nel 1932 sulle pagine di
Weird Tales, come anche ai romanzi scritti da L.
Sprague de Camp e Lin Carter. Proprio
questi ultimi hanno consolidato nell’immaginario colletivo
l’immagine di Conan come un barbaro virile, armato di ascia e
sempre pronto a spaccare le teste dei suoi nemici. La versione
cinematografica del personaggio si discosta però molto dal Conan
letterario, il quale appare più selvaggio e forte, mentre quello
del film risulta più umano e, per certi aspetti, vittima degli
eventi.
Conan il barbaro: il cast del film
La scelta di Arnold
Schwarzenegger come protagonista nel ruolo di Conan fu
frutto della visione del film del 1977 Uomo d’acciaio da
parte dei produttori. Colpiti dal muscoloso corpo del bodybuilder
austriaco, questi decisero di offrirgli la parte, che
Schwarzenegger accettò subito, capendo che sarebbe stata una grande
occasione per farsi un nome nell’industria dell’intrattenimento.
Per interpretare Conan, egli si sottopose ad un duro regime di
allenamenti, che lo portarono a perdere peso e a definire meglio la
propria massa muscolare. Schwarzenegger ebbe poi modo di imparare
ad andare a cavallo, a scalare con la fune e a maneggiare la spada,
oggetto che conserva ancora oggi con sé.
Accanto a lui, Sandahl
Bergman interpreta invece il ruolo di Valeria, principale
personaggio femminile, la quale si afferma come un’Amazzone feroce
ma civilizzata. Per tale ruolo, l’attrice fu poi premiata con il
Golden Globe per la migliore attrice debuttante. James Earl
Jones, noto per essere stato la voce di Dart Fener e
quella di Mufasa, interpreta invece il villain Thulsa Doom, mentre
il celebre attore svedese Max von Sydow ricopre il
ruolo di Re Osric. I due furono scelti per la loro esperienza in
ambito recitativo, conferendo dunque più prestigio al progetto.
Completano il cast gli attori Ben Davidson nel
ruolo di Rexor e Gerry Lopez in quelli di
Subotai.
Il sequel e il remake di Conan il barbaro
Dato il successo del film, nel 1983
è stato realizzato Conan ildistruttore, un sequel stand-alone, ovvero a
sé stante, indipendente dunque da quanto avviene a livello
narrativo nel precedente. Cambia infatti del tutto il cast, fatta
eccezione per Schwarzenegger, che riprende il ruolo di Conan. Dopo
questo secondo film, c’era l’intenzione di realizzare un terzo
capitolo intitolato Conan il conquistatore. La popolarità
di Schwarzenegger e i molti progetti in cui era ormai coinvolto
resero però impossibile realizzare il film, che venne dunque
accantonato. Nel 2011, tuttavia, è stato realizzato un remake dal
titolo Conan the Barbarian,
dove ad interpretare il protagonista è l’attore Jason
Momoa.
Dove vedere Conan il barbaro
È possibile fruire di
Conan il barbaro grazie alla sua presenza
su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di
Disney+ e Amazon Prime Video. Per
vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà
noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video.
Rilasciati oggi il trailer ufficiale
e la key art di IT:
Welcome to Derry, l’attesissima serie drammatica
targata HBO e Sky Exclusive, prodotta da Warner Bros. Television e
ispirata a IT, il celebre romanzo del 1986 di Stephen King, maestro indiscusso dell’horror
contemporaneo. La serie in otto episodi, uno a settimana, debutterà
il 27 ottobre, in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW.
IT: Welcome to Derry è stata
sviluppata per la televisione dai registi Andy Muschietti e Barbara
Muschietti (“IT“,
“IT –
Capitolo Due“, “The
Flash”) e Jason Fuchs (“IT – Capitolo Due”, “Wonder Woman”,
“Argylle”). Andy Muschietti dirige diversi episodi della serie.
Ambientato nell’universo di “IT” di
Stephen King, IT: WELCOME TO DERRY è basato sul romanzo “IT” di
King ed espande la visione stabilita dal regista Andy Muschietti
nei lungometraggi “IT” e “IT – Capitolo Due”, due grandi
successi che hanno conquistato pubblico e critica con una storia
indimenticabile di paura, amicizia e coraggio.
Del cast della serie fanno parte
Taylour Paige, Jovan Adepo, Chris Chalk, James Remar,
Stephen Rider, Madeleine Stowe, Rudy Mancuso,
Bill Skarsgård.
La serie, prodotta da HBO e Warner
Bros. Television, è stata sviluppata per la televisione da Andy
Muschietti, Barbara Muschietti e Jason Fuchs. Andy Muschietti e
Barbara Muschietti (qui con la loro casa di produzione Double
Dream), Jason Fuchs, Brad Caleb Kane, David Coatsworth, Bill Skarsgård, Shelley Meals, Roy Lee e Dan
Lin sono i produttori esecutivi. Fuchs, che ha anche scritto la
sceneggiatura del primo episodio, e Kane sono gli showrunner del
progetto.
IT: Welcome to Derry dal 27 ottobre in
esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW.
La sinossi ufficiale del film
recita: “Un solitario Frankenstein si reca nella Chicago degli
anni ’30 per chiedere aiuto al Dr. Euphronius per crearsi una
compagna. I due rinvigoriscono una giovane donna assassinata e
nasce la Sposa. Lei è al di là di ciò che entrambi avevano
previsto, innescando una storia d’amore infiammabile, attirando
l’attenzione della polizia e un movimento sociale selvaggio e
radicale”.
Ispirato a “La moglie di
Frankenstein” di James Whale e al romanzo
Frankenstein di Mary Shelley del 1818,
The
Bride vede Buckley nel ruolo del protagonista, mentre
Bale interpreta il mostro di Frankenstein. Il cast include anche
Penélope Cruz nel ruolo di Myrna,
Annette Bening, Peter Sarsgaard, Julianne
Hough e
Jake Gyllenhaal.
Nell’aprile 2024, Maggie Gyllenhaal ha pubblicato
delle foto in anteprima, tra cui uno screen test del make up di
Bale. La troupe del film include il direttore della fotografia di
“Joker” Lawrence Sher, la costumista di
“Cenerentola” Sandy Powell e la scenografa di
“Elvis” Karen Murphy. The Bride è
il secondo lavoro da regista di Gyllenhaal, dopo La figlia
perduta del 2021, che ha ottenuto tre nomination agli
Oscar e ha visto protagonisti anche Buckley e Sarsgaard.
The Bride di
Gyllenhaal è uno dei numerosi film di Frankenstein
in arrivo, tra questi annoveriamo una versione Netflix diretta da Guillermo del
Toro con protagonista Jacob Elordi, nei panni del mostro
rianimato. Il film di Del Toro vede anche la partecipazione di
Oscar Isaac, Mia
Goth, Lars Mikkelsen, David Bradley, Christian Convery, Charles
Dance e Christoph Waltz.
La Warner Bros. distribuirà
La Sposa!
(The Bride) nei cinema e in Imax il
26 settembre, negli USA. In Italia il film arriverà il 5 marzo 2026
con il titolo La sposa.
Fox ha ufficialmente ordinato un
reboot di Baywatch, la leggendaria serie sui
bagnini, che andrà in onda durante la stagione televisiva
2026-2027.
Fox Entertainment e Fremantle
coprodurranno il reboot, che sarà composto da 12 episodi.
Matt Nix sarà showrunner e produttore esecutivo,
con Michael Berk, Greg Bonann, Dante Di Loreto e
Doug Schwartz come produttori esecutivi. Berk,
Bonnan e Schwartz sono stati i creatori della serie originale.
“Nella sua prima messa in onda,
‘Baywatch’ ha definito un’intera era della vita da spiaggia e ha
elevato i bagnini a uno status iconico. Ora, con i nostri partner
di Fremantle, questo colosso televisivo è pronto per un ritorno
moderno”, ha dichiarato Michael Thorn, Presidente di Fox
Television Network. “Insieme, Fox e Fremantle, insieme a Matt
Nix e al co-creatore originale Greg Bonann, porteranno il sogno
californiano a una nuova generazione di fan con storie inedite,
stelle nascenti e tutto lo spettacolo che rende il franchise di
“Baywatch” un successo globale.”
Fremantle ha iniziato a valutare
l’idea di un reboot della serie e dei suoi iconici costumi da bagno
rossi già nel 2018, con la Fox che si unirà al progetto nel 2024
con una sceneggiatura e un impegno per le penali. Al momento della
pubblicazione di questo articolo, non è stato ancora annunciato
alcun membro del cast per il reboot.
Baywatch ha
debuttato originariamente nel 1989 sulla NBC. È andato in onda per
una stagione su quella rete prima di passare alla syndication per
il resto delle sue 11 stagioni, durante le quali ha trasmesso quasi
250 episodi. È stato rinominato “Baywatch: Hawaii” per le sue
ultime due stagioni, poiché la produzione si è trasferita nello
stato insulare dalla California. Un film TV di reunion è andato in
onda su Fox nel 2003.
Al suo apice,
Baywatch è stata la serie più vista al mondo,
trasmessa in oltre 200 paesi. Il cast includeva David
Hasselhoff nel ruolo del capo bagnino Mitch Buchannon e ha
contribuito a lanciare la carriera di attori di star come
Pamela Anderson, Jason Momoa, Yasmine
Bleeth e Carmen Electra. La serie ha
anche dato vita allo spin-off di breve durata Baywatch
Nights, ed è stata riproposta come film con Dwayne
“The Rock” Johnson e Zac Efron nel
2017.
A prescindere dallo spettacolo vibrante, dalla tensione altissima,
dalla messa in scena precisa, quello che realmente rimane impresso
alla fine delle quindici puntate di questo medical procedural drama
è la sensazione che il mondo ti sia passato davanti in poche
ore.
The Pitt racconta
il mondo in poche ore
La forza primaria della serie creata e condotta da R. Scott
Gemmill sta nel riuscire a raccontare i maggiori problemi
del nostro presente inserendoli in questo microcosmo che si fa
puntata dopo puntata universo compiuto. Ma The Pitt non punta il dito dall’alto, non
adopera la retorica del pulito per dirci chi siamo e cosa non sta
funzionando nel nostro presente. Al contrario racconta i problemi e
le contraddizioni che oggi viviamo dal punto di vista dell’uomo
comune, facendole vivere sulla pelle del medico che lavora nel
pronto soccorso, dell’infermiera che deve accudire ogni tipo di
paziente, del paziente stesso che nel momento del bisogno espone i
suoi lati più fragili oppure oscuri. Insomma, quello di
The
Pitt è un universo circoscritto che riesce a farsi
metafora completa e verissima del nostro presente, mostrandolo in
tutta la sua umanità lacerata.
The Pitt – Cortesia Sky
Un normale giorno dentro
l’ER di un ospedale di Pittsburgh, dove ogni giorno non può mai
essere normale. Lo sa bene il responsabile del reparto Michael
“Robby” Robinavitch (Noah
Wyle), il quale si reca a lavoro nonostante sia
l’anniversario della morte del suo amico e mentore, il quale non è
sopravvissuto alla pandemia ed è deceduto proprio in una delle
stanze del reparto. Un ricordo doloroso, che ancora perseguita la
mente di Robby. Ma altro non si può fare che andare avanti, tentare
di salvare altre vite, aiutando il nuovo gruppo di interni al loro
primo giorno nel reparto a gestire una pressione fisica, emotiva e
psicologica che lui stesso non sempre riesce a sopportare…
Una visione da binge
Provate a vederlo in
binge-watching The Pitt. Non soltanto perché la
struttura narrativa lo vorrebbe, in quanto ogni episodio mette in
scena un’ora della vita (della morte) che scorre nel reparto.
Dovreste farlo soprattutto perché le ultime cinque, sei puntate
rappresentano un crescendo che raramente si è visto (esperito,
“vissuto”) con tale potenza da molto tempo a questa parte in uno
show televisivo.
Per quanto riguarda il
cast, tutto ovviamente gira intorno a Noah Wyle,
che offre una prestazione talmente sfaccettata e allo stesso tempo
carismatica da commuovere. Bisogna dire che l’attore è supportato
da un personaggio scritto magnificamente, il quale sa quando
parlare ma soprattutto quando tacere. Un uomo che tenta di
insegnare agli altri quello che lui stesso in fondo non riesce a
far proprio; vuole nascondere il suo trauma quando invita i giovani
colleghi ad aprirsi di fronte al dolore che il lavoro nonostante
tutto causa; non riesce a trattenere le lacrime ma non molla un
paziente, anche quando magari lo meriterebbero.
Un eroe del nostro tempo
Insomma Robinavitch è un
vero eroe proprio perché umanissimo, perfettibile e tutt’altro che
infallibile. E per questo rappresenta al meglio chi siamo oggi,
cosa possiamo essere al netto dei nostri limiti. Accanto a Wyle un
cast che nella sua quasi totale interezza si affaccia a un
produzione di rilievo, e che merita di essere accomunato in un
solenne applauso. Certo, qualche storia poteva essere chiusa in
maniera leggermente meno convenzionale, ma questo nulla toglie al
risultato finale.
The Pitt – Cortesia Sky
Scritto, diretto e
interpretato con una lucidità e una coerenza di intenti da fare
invidia alla stragrande maggioranza dei prodotti seriali
contemporanei, The Pitt è senza mezzi termini una delle serie da
non perdere nel 2025. Un tour de force psicologico e soprattutto
emotivo architettato per arrivare al cuore dello spettatore senza
adoperare alcuna scorciatoia. Lo show che vede creator R. Scott
Gemmill vuole intrattenere riflettendo con pienezza e verità sul
nostro presente, sui suoi dilemmi, i suoi dibattiti, le sue
battaglie ideologiche e purtroppo anche i suoi orrori. The Pitt lo
fa senza sotterfugi, senza addolcire la pillola ma senza neppure
renderla inutilmente sensazionalistica con momenti troppo crudi.
Insomma, una serie che possiede un equilibrio interno di fattura
elevatissima. Inutile consigliarla: va vista e basta.
Prime Video svela il trailer e la data di uscita
di Roast in Peace, il nuovo attesissimo comedy
show con il funerale più spietato e divertente mai visto prima,
disponibile in esclusiva su Prime Video dal 9 ottobre in 5
episodi.
Quattro celebrità “defunte” e sei
comici pronti a commemorarle a modo loro. L’obiettivo è uno:
individuare il comico più cattivo, quello che non si ferma neanche
di fronte alla morte. Stefano Rapone, Edoardo Ferrario,
Beatrice Arnera, Eleazaro Rossi, Corrado Nuzzo e
Maria Di Biase sono pronti ad “onorare” la memoria
di Selvaggia Lucarelli, Roberto Saviano, Elettra
Lamborghini e Francesco Totti. Uno
spietato funerale guidato da una officiante d’eccezione:
Michela Giraud.
Roast in Peace è prodotto da Stand By
Me in collaborazione con Prime Video e sarà disponibile in
esclusiva su Prime Video in Italia dal prossimo 9 ottobre.
All At Once, casa
di produzione italiana con sede a Bologna e partner produttivo del
distributore indipendente I Wonder Pictures, è lieta di celebrare
la selezione di 100 LITRI DI BIRRA,
l’irriverente birra-western di Teemu Nikki, come
candidato finlandese agli Oscar® 2026.
Coprodotto da All at
Once powered by the Culture Business –
insieme alla finlandese It’s Alive Films di Jani
Pösö – e uscito nei cinema a luglio scorso, 100 LITRI DI
BIRRA si è rapidamente affermato come uno dei titoli più
sorprendenti della stagione: in Finlandia è stato il film
più visto dell’anno, rimanendo per settimane nella top 5
del box office nazionale e raccogliendo oltre 230mila
spettatori; rapportando i numeri al mercato e alla
popolazione italiani, è un risultato equivalente a quello ottenuto
qui da noi da film-evento come Diamanti e
Follemente.
Un successo che non è sfuggito
oltre-oceano: la prestigiosa casa di produzione Hans
Bubby, fondata da Dennis Lehane
(Mystic River, Shutter Island, Gone Baby
Gone), ha infatti acquisito i diritti per un remake del film
in lingua inglese.
Secondo film di Nikki coprodotto da
All At Once – il primo è stato La morte è un problema dei
vivi nel 2023 – 100 LITRI DI BIRRA è in realtà
l’ennesima tappa di un rapporto professionale di lungo corso: sono
anni infatti che I Wonder Pictures distribuisce i film del regista
finlandese in Italia, portando al cinema e su piattaforma titoli
come Euthanizer (2017), Il cieco che non voleva vedere
Titanic (premio del pubblico alla 78° Mostra del Cinema di
Venezia) e la serie tv Fallo tutti i giorni – Sesso, potere e
competizione (premio Best Series al CanneSeries Television
Festival 2021).
Sono tanti i progetti in cantiere
visto il grande successo ottenuto in Finlandia. Teemu Nikki non è
il solo autore che il gruppo segue e distribuisce con continuità:
tra questi, si possono citare artisti come Radu
Jude, Werner Herzog e Kaouther
Ben Hania.
«Come I Wonder Pictures, siamo
abituati a distribuire film che concorrono agli Oscar o che
comunque sono selezionati agli Oscar dai rispettivi paesi, come
quest’anno è accaduto con La voce di Hind Rajab per la
Tunisia, Left-Handed Girl per Taiwan e Sound of
Falling per la Germania», commenta Andrea
Romeo, produttore e direttore editoriale di All At Once e
fondatore di I Wonder Pictures, «ma arrivarci non come
distributore, ma come produttore è una cosa del tutto diversa, un
risultato inaspettato che mi riempie di soddisfazione e che
festeggio. Sarà un’esperienza preziosa, che porteremo avanti grazie
ai tanti amici Oscar voters che presto Teemu andrà a incontrare in
giro per il mondo.»
La trama di 100 Litri
di birra
Taina (Pirjo Lonka)
e Pirkko (Elina Knihtilä), due sorelle stralunate,
vivono alla giornata, con poche idee e poche prospettive, ma con un
talento indiscutibile: il loro sahti – la tipica birra artigianale
che in Finlandia, per tradizione, accompagna ogni festa, matrimonio
o funerale – è spaziale. Quando promettono di prepararne ben 100
litri per un matrimonio in famiglia, si superano e producono il
lotto migliore di sempre, un sahti da 10, talmente buono che…
finiscono per berselo tutto da sole! Alle prese con gli enormi
postumi della sbornia, le due si troveranno coinvolte in una serie
di esilaranti disavventure, mentre cercano disperatamente di
procurarsi altra birra (con ogni mezzo necessario!), salvare il
matrimonio e riconquistare la loro reputazione di migliori birraie
del villaggio.
Dal visionario regista Luca
Guadagnino, After the Hunt: Dopo la
caccia è un avvincente dramma psicologico scritto da
Nora Garrett. Una professoressa universitaria (Julia
Roberts) si trova in un momento cruciale della sua
vita personale e professionale, quando una studentessa modello
(Ayo Edebiri) muove delle accuse verso uno dei
suoi colleghi (Andrew
Garfield) e un oscuro segreto del suo passato rischia
di venire alla luce.
Prodotto da Brian Grazer, Luca
Guadagnino, Jeb Brody e Allan Mandelbaum, scritto da Nora Garrett e
con le musiche di Trent Reznor & Atticus Ross, After the Hunt:
Dopo la caccia sarà nelle sale italiane dal 16 ottobre
distribuito da Eagle Pictures.
La trama di After the
Hunt: Dopo la caccia
Dal visionario regista Luca
Guadagnino, After the Hunt: Dopo la caccia è un avvincente
dramma psicologico scritto da Nora Garrett. Una professoressa
universitaria (Julia Roberts) si trova in un momento cruciale della
sua vita personale e professionale, quando una studentessa modello
(Ayo Edebiri) muove delle accuse verso uno dei suoi colleghi
(Andrew Garfield) e un oscuro segreto del suo passato rischia di
venire alla luce.
Dopo il grande successo delle
prime due stagioni, Blanca sta per tornare con nuovi episodi. La
fiction crime prodotta da Lux Vide per Rai 1, ispirata ai romanzi
di Patrizia Rinaldi, ha conquistato milioni di spettatori grazie
alla sua protagonista non vedente, interpretata da Maria
Chiara Giannetta, e al mix di investigazione, sensibilità
e innovazione tecnologica che caratterizza ogni caso.
La
terza stagione è tra le più attese del panorama televisivo
italiano: oltre a confermare il ritorno di personaggi amati dal
pubblico, promette nuove indagini, sviluppi nelle relazioni e colpi
di scena capaci di ampliare l’universo narrativo della serie. Gli
autori hanno già anticipato che verranno affrontati temi sociali
attuali, mantenendo al centro la crescita personale e professionale
di Blanca.
In
questo articolo scopriremo tutto ciò che c’è da sapere su
Blanca 3: la
data di uscita,
il cast completo
e le prime anticipazioni sulla trama, così da prepararci al meglio al ritorno
della detective più amata della TV italiana.
Le ultime notizie su
Blanca – Stagione 3
Foto di Virginia Bettoja
Ecco quando esce la terza stagione di Bianca
Da lunedì 29 settembre in prima
serata su Rai1 in onda, per sei serate, la nuova attesissima
Blanca – Stagione 3, la terza stagione di
Blanca, serie prodotta
da Lux Vide, società del gruppo Fremantle, in
collaborazione con Rai Fiction diretta
da Nicola Abbatangelo e scritta
da Mario Ruggeri e Alessandro
Sermoneta.
Il cast di Blanca –
Stagione 3
Nel
cast Maria
Chiara Giannetta, Giuseppe Zeno, Enzo Paci, Gualtiero Burzi,
Michela Cescon, Ugo Dighero, Federica
Cacciola e Sara Ciocca. Con loro, due new
entry: Domenico Diele e Matilde Gioli.
Blanca –
Stagione 3: trama
Nella terza
stagione vedremo Blanca diversa da come
l’abbiamo conosciuta. Lei, che si è sempre gettata nella vita a
corpo libero e senza rete di sicurezza, ora si trova in difficoltà,
rifiuta il futuro e ha deciso di bastare a se stessa. Ma la vita la
costringerà ad affrontare quel buio che mai prima d’ora le aveva
fatto così paura. Accanto a lei rivedremo i fedeli compagni di
avventura che abbiamo imparato a conoscere e ad amare: la
giovane Lucia, la fidata
amica Stella, il
padre Leone, amorevole e premuroso, il
Vicequestore Bacigalupo e
l’ispettore Liguori, che alla fine della
precedente stagione ha scelto un’altra donna al posto di Blanca,
anche se i sentimenti che prova per lei sono tutt’altro che
svaniti. E anche Blanca non riesce a ignorarli. . A sparigliare le
carte arriverà un nuovo
personaggio: Domenico, un contractor che
lavora per un’agenzia di sicurezza con base a Genova e che Blanca
incontra durante un’indagine.
Ognuna delle 6
puntate racconterà un caso, con un’ambientazione diversa scelta tra
i luoghi caratteristici di Genova, sempre con realismo e un pizzico
di commedia.
Midnight Factory,
etichetta di Plaion Pictures, è orgogliosa di annuncia, proprio
durante la celebrazione del suo 10^ anniversario, l’acquisizione
full rights di
Return to Silent Hill, che arriverà prossimamente
anche nei cinema italiani, e di rilasciare la versione italiana del
teaser poster per la gioia dei fan della saga e degli amanti del
mondo dell’orrore.
Si tratta del secondo film
live-action tratto dal celebre videogioco horror Silent Hill. Dopo
il successo del primo film, uscito nel 2006, Christophe Gans torna
alla regia di questo secondo capitolo del franchise, che vede un
cast di grande esperienza nel cinema horror: Jeremy Irvine (The
Reach – Caccia all’uomo, Baghead), Hannah Emily Anderson (What
Keeps You Alive, Saw: Legacy) e Robert Strange (Jack in the Box,
Marrowbone).
Return to Silent Hill segna il ritorno di una
delle saghe horror più iconiche e amate di sempre, riportando sul
grande schermo l’atmosfera disturbante e angosciante che ha reso
celebre il videogame originale. È una storia autonoma ed è basata
sull’acclamato Silent Hill 2, il secondo capitolo videoludico
uscito nel 2001 e conosciuto anche dai più giovani per il
riuscitissimo remake dello scorso anno. Il protagonista è James, un
uomo tormentato dal ricordo dell’amata Mary, che lo conduce
nuovamente tra le nebbie e le strade deserte di Silent Hill. Qui,
realtà e incubo si confondono in un viaggio che mette a nudo le
ossessioni più intime e i segreti più oscuri.
A incarnare l’incubo più
riconoscibile della saga è Pyramid Head, il mostro simbolo delle
colpe che non si possono cancellare. La sua presenza minacciosa,
rivelata anche in un particolare dettaglio nel teaser poster,
promette di amplificare la tensione in un racconto che unisce
fedeltà all’opera originale e nuova potenza visiva per il cinema.
Tra allucinazioni, creature mostruose e scenari che si trasformano
in labirinti della mente,
Return to Silent Hill invita lo spettatore a
un’esperienza che è al tempo stesso intima e terrificante.
Return to Silent
Hill promette di restare in equilibrio tra
psychological horror e creature design: quasi 15 anni dopo l’uscita
del primo film, Christophe Guns mette in campo vent’anni di
evoluzione tecnica e narrativa e un materiale ancora più ricco e
psicologicamente complesso, arricchendo i mondi di Silent Hill di
un orrore mai visto prima, che sicuramente non deluderà i fan più
esigenti.
Return to Silent
Hill sarà nei cinema prossimamente con Midnight
factory.
La trama di Return to Silent
Hill
Quando una lettera lo richiama a
Silent Hill alla ricerca del suo amore perduto, James ritrova una
città totalmente trasformata, abitata da mostri che lo portano a
dubitare della sua stessa sanità mentale.
Il nuovo film con Lily James, Swiped, racconta
la storia vera e fonte di ispirazione di Whitney Wolfe
Herd, l’imprenditrice di successo che da co-fondatrice del
sito di incontri Tinder è passata a creare la sua
attività inclusiva e orientata alle donne: Bumble.
Sebbene le recensioni di Swiped siano state
contrastanti, il film nel complesso riesce bene a rimanere fedele
alla storia vera.
Quando si tratta di film basati su
persone reali, è importante trovare un equilibrio efficace tra il
raccontare i fatti così come sono accaduti e il mantenere
l’intrattenimento per lo spettatore. Swiped riesce
in gran parte in questo intento, rimanendo fedele all’esperienza
personale di Whitney Wolfe Herd e arricchendo alcuni eventi con
nuovi personaggi e sottotrame.
Swiped rimane
fedele ai fatti della fondazione di Bumble
Sebbene Whitney Wolfe Herd sia
famosa soprattutto per il suo lavoro sul sito di incontri Bumble,
Swiped descrive in dettaglio gli anni che hanno preceduto la sua
carriera imprenditoriale, concentrandosi sul periodo in cui ha
lavorato per Tinder. Tutto questo è basato su fatti reali: Herd è
stata inizialmente assunta da Sean Rad per
lavorare come responsabile del marketing di Tinder, per poi essere
nominata co-fondatrice.
Durante gli anni trascorsi a Tinder,
Wolfe Herd è stata vittima di enormi discriminazioni sessiste,
misogine e pregiudizi per essere l’unica donna dirigente
dell’azienda. Questo alla fine l’ha costretta a dimettersi dopo che
le tensioni tra lei, Rad e un altro co-fondatore di nome Justin
Mateen sono diventate troppo pesanti da sopportare.
Swiped è
espressamente interessato a questo conflitto tra il desiderio di
cambiare il settore tecnologico e il dover subire i pregiudizi di
essere una donna in un ambiente dominato dagli uomini, e il film si
prende alcune libertà creative per far risaltare davvero questo
commento. Queste includono una manciata di personaggi originali,
che servono a enfatizzare questa divisione basata sul genere.
Le libertà creative prese con la
storia di Whitney Wolfe Herd
Wolfe Herd ha intentato una causa
contro Tinder dopo le sue dimissioni, citando comportamenti
“minacciosi e offensivi” come motivo principale della sua partenza.
Swiped non esita mai a mostrarlo in modo completo,
concentrandosi sul rapporto tossico tra Wolfe Herd e Mateen come
microcosmo della cultura “maschile alfa” dell’azienda nel suo
complesso.
Il film sorvola quindi sui dettagli
dei primi anni di Bumble, concentrandosi invece su ciò che ha
spinto Wolfe Herd a fare questo grande salto, tra cui la sua causa
contro Tinder, l’accordo extragiudiziale e l’accordo di
riservatezza, e lo scandalo che ne è derivato con il fondatore e
CEO di Badoo, Andrey Andreev. Swiped adotta un
approccio molto fattuale nei confronti di questa storia,
presentando tutto in modo obiettivo.
Ma mentre la rappresentazione dei
fatti aziendali in Swiped è molto autentica, il film non offre
sempre la stessa fedeltà alla vita personale di Wolfe Herd. Alcuni
dettagli sulle relazioni e sulla famiglia dell’imprenditrice sono
stati modificati, compreso il modo in cui ha conosciuto il suo
marito di lunga data, Michael Herd. In Swiped, i
due si scambiano uno sguardo in un bar.
Ma nella vita reale, Whitney e
Michael sono stati presentati da un amico comune durante una
vacanza sulla neve. Questo può sembrare un dettaglio
insignificante, ma ha uno scopo chiaro nella storia: l’attrazione
iniziale di Whitney per Michael al bar è ciò che spinge Wolfe Herd
a ideare la caratteristica chiave di Bumble, ovvero che siano
sempre le donne a fare la prima mossa. Forse nella realtà le cose
non sono andate proprio così, ma si tratta di un semplice
espediente narrativo che rende la trama più scorrevole e non altera
troppo la storia nel suo complesso.
Personaggi come Tisha di Myha’la
hanno uno scopo simile. Il personaggio immaginario esiste solo per
dare a Wolfe Herd un’alleata chiave in Tinder. Si tratta di una
tecnica utilizzata da molti grandi film biografici: i dettagli di
certe interazioni sono spesso molto meno importanti dello scopo che
servono nella storia. Ma in Swiped, potrebbe
esserci una ragione più specifica per il livello di ambiguità che
circonda la vita personale di Wolfe Herd durante gli anni di
Tinder.
Lily James in Swiped
Whitney Wolfe Herd non può ancora
parlare legalmente del suo accordo con Tinder
Come parte dell’accordo
extragiudiziale con Tinder, Whitney Wolfe Herd è stata costretta a
firmare un accordo di riservatezza che le impediva di parlare
pubblicamente dell’intero processo. Questo accordo è ancora in
vigore e i titoli di coda di Swiped chiariscono
che Wolfe Herd non ha partecipato alla realizzazione del film.
Si tratta di un dettaglio cruciale,
perché significa che il film può solo speculare su alcuni aspetti
della vita di Wolfe Herd, come la sua relazione con Mateen, il suo
matrimonio con Michael Herd e le sue esperienze personali nella
fondazione di Bumble. I titoli di coda precisano
addirittura che “alcuni personaggi, relazioni e incidenti sono
stati romanzati a fini drammatici”.
In quanto tale,
Swiped si presenta come un resoconto molto
obiettivo e informativo della formazione di Tinder e Bumble come
aziende, ma molto meno affidabile per quanto riguarda la vita
personale di Whitney Wolfe Herd durante quegli anni. Il film fa
persino uso del vero accordo di riservatezza di Wolfe Herd,
sfruttando le lacune nella storia per sviluppare i temi del
silenzio femminile e della tossicità maschile.
Il film
drammatico biografico Swiped, racconta la
storia vera di Whitney Wolfe Herd (interpretata da
Lily James), che ha conquistato il mondo degli
incontri online con Tinder e Bumble. Il film, disponibile su
Disney+,
segue il suo percorso da neolaureata desiderosa di cambiare il
mondo a donna travolta dalla cultura delle start-up dominate dagli
uomini. Sebbene il suo talento e la sua dedizione le abbiano
portato un enorme successo, il suo percorso è costellato di
ostacoli che la tormentano fino a quando non decide di prendere il
controllo della situazione e vivere la sua vita secondo le sue
regole. Raggiungere questo obiettivo è piuttosto difficile, ed è
proprio questo che rende il film così interessante.
La trama di
Swiped
Whitney Wolfe è una giovane laureata
che cerca di trovare investitori per la sua nuova start-up. Il
problema è che la sua start-up si concentra sul mettere in contatto
i volontari con i luoghi in cui sono necessari, e nessun tecnico è
interessato a questo. Preferiscono lanciare un nuovo gusto per una
bevanda analcolica. Le cose prendono una svolta quando incontra
Sean Rad, che sta lavorando ad alcune idee proprie. Il loro
incontro casuale porta a un altro incontro in cui Sean rimane
impressionato dalle capacità di marketing di Whitney e la assume
nella sua azienda. Si scopre che il team sta lavorando a un paio di
progetti, nessuno dei quali ha avuto successo finora.
Uno di questi progetti è un’app di
incontri, inizialmente chiamata Match Box, fino a quando Whitney
suggerisce di cambiarne il nome in Tinder. Da questo momento in
poi, le cose migliorano per l’azienda, poiché Whitney si dedica
completamente al lavoro, ricercando altre app di incontri per
individuarne i difetti e correndo per il campus della sua alma
mater per convincere le confraternite femminili e maschili a
registrarsi sull’app. Nel frattempo, inizia anche una relazione con
Justin Mateen, uno dei fondatori di Tinder, insieme a Sean.
All’inizio, la loro relazione sembra funzionare nonostante il
rapporto capo-dipendente.
Tuttavia, quando il lavoro di
Whitney viene riconosciuto e Rad annuncia che lei sarà accreditata
come co-fondatrice di Tinder, le cose tra lei e Justin iniziano ad
andare male. Lei rimane con il cuore spezzato quando Tinder riceve
un premio e lei non viene invitata sul palco perché non è stata
nominata come co-fondatrice. Rompe con Justin, ma in seguito si
accorge che lui sta spacciando le sue idee per proprie, che non
viene inclusa nelle riunioni e che viene lentamente emarginata
dall’azienda. Le cose peggiorano quando Justin continua a
molestarla tramite messaggi e a parlar male di lei davanti ai
colleghi, che iniziano a insultarla apertamente.
Whitney ne parla con Sean, ma lui
non solo non fa nulla, ma quando lei gli dice che non può lavorare
con Justin, lui stravolge le sue parole dicendo che lei si sta
dimettendo dal suo incarico. Lei fa causa a Tinder per
discriminazione sessuale e molestie, ma le viene consigliato di
raggiungere un accordo extragiudiziale per proteggere la sua
reputazione. Le viene anche chiesto di firmare un accordo di
riservatezza, il che significa che non può parlare di Tinder in
alcun modo. Questo si rivela controproducente perché mette il
potere della narrazione nelle mani dei suoi ex datori di lavoro.
Lei subisce odio online, riceve minacce di morte e si sente
alienata da tutti.
Alla fine, inizia a lavorare su
un’altra idea, ed è qui che entra in scena Andrey Andreev. Lo aveva
già incontrato a una festa, dove lui le aveva offerto il posto di
CMO della sua app di incontri Badoo. All’epoca, lei aveva speranze
e sogni per Tinder e non aveva accettato la sua offerta. Ma ora lui
è l’unico a credere pienamente nella sua idea. Lei gli dice che
vuole creare un’app per donne incentrata sulla gentilezza.
Tuttavia, lui le chiede di prendere questa idea di gentilezza per
le donne e di fare qualcosa al riguardo nel settore delle app di
incontri. Questo la porta a sviluppare l’idea di una nuova app e,
ancora una volta, ci mette tutto il suo impegno e la sua energia.
Ma questa volta è lei ad avere il controllo. O almeno, questo è ciò
che sembra all’inizio.
Cosa succede ad Andrey?
Quando Andrey Andrey si offre di
entrare in affari con Whitney, sembra essere l’esatto opposto degli
uomini con cui ha lavorato a Tinder. È solidale e incoraggiante e
rimane in secondo piano, lasciando che Whitney sia al centro della
scena. Nonostante sia l’azionista di maggioranza di Bumble, non
esercita alcuna restrizione inutile su Whitney, che ha completa
libertà creativa sull’app. Questo è uno dei motivi per cui lei è in
grado di rendere Bumble un’app più tollerante e inclusiva che mette
il controllo nelle mani delle donne. Nel corso degli anni, lui
diventa un buon collaboratore e amico.
Lily James in Swiped
Motivo per cui Whitney rimane
scioccata quando viene informata di un articolo che descrive in
dettaglio tutti i modi in cui lui ha incoraggiato un ambiente
tossico e misogino in Badoo. Jessica Powell, nominata CMO di Badoo
dopo che Whitney ha rifiutato l’offerta di Andrey, racconta ai
media il trauma che ha subito a causa della cultura lavorativa
tossica di Badoo. Whitney non riesce a capacitarsi del fatto che
Andrey, che lei conosce e apprezza per la sua cordialità e il suo
apparente femminismo, si sia lasciato andare a comportamenti
dissoluti e contorti, come quelli di cui lo accusa Powell.
Quando le viene chiesta una prima
dichiarazione, Whitney parla a favore del suo amico. In seguito, il
suo avvocato le consiglia di mantenere questa posizione. Tuttavia,
ciò è in contrasto con la sua ideologia di sostenere e difendere le
donne. Contraddice l’idea con cui ha avviato Bumble e la fa sentire
un’ipocrita. Ne parla con Andrey, ma lui sostiene che tutte le
accuse contro di lui sono false. Poi, all’evento in cui lancia un
nuovo capitolo di Bumble, lei parla apertamente del suo disgusto
per le accuse mosse contro Andrey e si schiera con le donne
piuttosto che perdonare il suo comportamento.
L’ultima immagine che abbiamo di
Andrey è quella di lui che se ne va mentre Whitney continua a
parlare contro di lui. Tuttavia, questo non significa che verrà
arrestato. Nella vita reale, nonostante tali accuse, non sono state
presentate accuse penali contro Andrey, che non è mai andato in
prigione. Tuttavia, ha finito per lasciare Bumble. Come mostrato
nel film, nella vita reale Andrey ha venduto la sua quota della
società al Blackstone Group in un accordo del valore di 3 miliardi
di dollari. Ciò significa che, anche se ha lasciato Whitney e
Bumble, ha guadagnato molti soldi.
Whitney rimane l’amministratore
delegato di Bumble?
Quando vengono rese pubbliche le
accuse contro Andre, l’avvocato di Whitney le consiglia di parlare
a suo favore. Questo perché sa che se Whitney si schierasse contro
di lui, perderebbe Bumble, dato che lui è l’azionista di
maggioranza dell’azienda. In seguito, quando Whitney condanna le
azioni di Andrey, sa che questo avrà un impatto negativo sull’app.
Come previsto, le azioni della società madre crollano, il che
significa che anche i giorni migliori di Bumble sono ormai alle
spalle. Andrey non permetterà che la situazione continui così.
Tuttavia, lei sceglie di non scendere a compromessi sulla sua
moralità e sui suoi ideali.
Lily James in Swiped
Ha già tollerato troppa tossicità da
parte di uomini che non si curavano di ciò che le stavano facendo
con le loro manipolazioni. Se essere fedele a se stessa significa
perdere Bumble, è pronta anche a questo. Il suo atteggiamento senza
rimpianti è amplificato dal fatto che la sua amica e collega Tisha
e suo marito Michael sostengono la sua decisione. Pochi giorni
dopo, Whitney riceve la visita di Matthew Slate del gruppo
Blackstone. Whitney lo riconosce da un breve incontro in cui sono
stati presentati l’uno all’altra a una festa. Lui le dice che
Andrey ha venduto loro Bumble e le sue app gemelle, tra cui Badoo.
Ciò significa che ci sarà un cambiamento significativo nella
gestione.
Whitney presume che, poiché sono
stati i suoi commenti a scatenare questo problema, Matthew sia lì
per chiederle di lasciare il suo posto di amministratore delegato.
Lei ribadisce di non avere alcun rimorso per aver mantenuto la
propria posizione e avverte Matthew che non si dimetterà da
amministratore delegato senza lottare. Tuttavia, Matthew le
assicura che non è lì per toglierle nulla. Infatti, considerando
tutto, soprattutto che Bumble e il suo successo sono frutto della
sua mente, lei è la persona perfetta per continuare a guidare
l’azienda, ma non è tutto.
Vuole anche che lei prenda sotto la
sua ala Badoo e Magic Lab, poiché nessun candidato è più
qualificato di lei. Whitney non deve pensarci due volte prima di
accettare l’offerta e, con una mossa che dimostra che è nata per
essere una leader, dice a Matthew di avere alcune idee. Il suo
entusiasmo e la sua determinazione lo impressionano, ma lui non è
sorpreso perché è proprio quello che si aspettava da lei. Così,
lascia le redini nelle sue mani e Whitney, ancora una volta, emerge
vincitrice in una situazione in cui sembrava che potesse perdere
tutto ciò per cui aveva lavorato così duramente, ancora una volta,
a causa di un uomo.
Familia di
Francesco Costabile (qui
la nostra recensione) è il film scelto per rappresentare
l’Italia nella corsa agli Oscar 2026 per il Miglior Film
Internazionale.
Il Comitato di Selezione istituito
dall’ANICA su incarico dell’Academy of Motion Picture Arts and
Sciences, e composto da Micaela Fusco, Alessandra Magliaro,
Gabriele Muccino, Olivia Musini, Simona Paggi, Federico Pontiggia,
Micaela Ramazzotti, Stefano Sardo, Vito Sinopoli, ha votato il film
di Francesco Costabile affinché rappresenti il nostro Paese alla
98° edizione degli Academy
Awards, nella selezione per la categoria International Feature
Film Award.
Familiaconcorrerà per la shortlist
che includerà i quindici migliori film internazionali selezionati
dall’Academy e che sarà resa nota 16 dicembre 2025. L’annuncio
delle nomination definitive è previsto per il 22 gennaio 2026,
mentre la cerimonia di consegna degli Oscars si terrà a Los Angeles
il 15 marzo 2026.
Familia segue
Vermiglio (2025, che non era arrivato a
nomination) e Io Capitano (2024, giunto in
cinquina) nella lunga lista di titoli italiani a cui viene affidato
l’onere e onore di rappresentare lo stato del cinema italiano nel
mondo occidentale.
The Silent Hour,
disponibile su Prime Video, racconta la
straziante storia di sopravvivenza in un edificio abbandonato dal
punto di vista di un detective di Boston a cui è stata
diagnosticata una perdita uditiva degenerativa. Dopo aver subito un
infortunio che gli ha cambiato la vita durante una missione,
Frank Shaw (Joel
Kinnaman) si trova ad affrontare un difficile
bivio nella sua vita mentre cerca di convivere con i suoi nuovi
problemi uditivi. Tuttavia, la sua vita viene ulteriormente
sconvolta quando viene coinvolto in una vasta cospirazione che
coinvolge una fotografa sorda di nome Ava,
testimone di un omicidio per strada. Di conseguenza, Frank deve
proteggerla mentre diversi mercenari cercano di farla tacere per
sempre.
Verso la fine del film, la trama
thriller ad alta tensione raggiunge il culmine quando i piani
di fuga di Frank e Ava vengono ostacolati da una figura familiare
che si rivela essere un traditore. Nel frattempo, Frank deve
scavare a fondo e trovare il modo di sfruttare i suoi problemi di
udito dopo che i suoi ausili meccanici si sono scaricati. A
peggiorare le cose, sono circondati da altri uomini che cercano di
dar loro la caccia. Tutto va particolarmente male quando i nemici
finalmente mettono le mani su Frank e Ava, la quale è la prima ad
essere messa a tacere. Tuttavia, Frank non lo vede come la fine,
trovando utile la sua intraprendenza interiore per cercare di
salvare Ava e organizzare una fuga finale.
La trama di The Silent
Hour
Frank Shaw è un
detective del dipartimento di polizia di Boston che lavora in
coppia con il suo amico di lunga data Doug Slater.
Nonostante viva da solo, il protagonista ama stare con sua figlia
Sam, aspirante cantante e suo punto di riferimento
emotivo. Un giorno, prima di partire per una missione di polizia,
Slater avverte Frank di mantenere la calma in determinate
situazioni. Quest’ultimo lo ignora mentre insegue un caposquadra
colpevole in un cantiere navale. La sua esuberanza lo porta a
sbattere contro un’auto vicina, causandogli problemi all’udito, che
peggiorano col tempo. Diversi mesi dopo, Frank utilizza degli
apparecchi acustici per svolgere normalmente il suo lavoro.
Sandra Mae Frank in The Silent Hour
Tuttavia, fatica ad accettare i suoi
nuovi problemi e riflette se sia il caso di andare in pensione.
Anche il suo rapporto con la figlia diventa teso. A seguito della
diagnosi, Frank impara la lingua dei segni. Quando nel quartiere si
verifica un doppio omicidio, Slater chiede a Frank di fare da
interprete per una testimone sorda di nome Ava
Fremont, che ha chiamato la stazione di polizia dicendo di
avere delle prove su quanto accaduto. Sebbene Ava sia riluttante a
parlare con un traduttore non professionista, decide di accettare
la richiesta di Frank, vedendo che soffre dei suoi stessi problemi.
Durante l’interrogatorio, Slater e Frank scoprono che Ava ha una
registrazione video di chi ha ucciso gli uomini per strada.
Mentre si aggira furtivamente nel
suo appartamento, il protagonista si rende anche conto che in
passato lei faceva uso di droghe. Lui e Slater lasciano
l’appartamento, leggermente sospettosi nei suoi confronti. A metà
strada dalla stazione, Frank si rende conto di aver lasciato il
telefono nell’appartamento e torna indietro per riprenderlo. Dopo
essere entrato nell’edificio, Frank è immediatamente preoccupato
dagli strani uomini che vede fuori dalla porta di Ava. Esce di
nascosto dall’uscita di sicurezza e si rende conto che Ava è tenuta
prigioniera da un gruppo di uomini che vogliono zittirla per le
informazioni che ha sull’omicidio.
Di conseguenza, irrompe
nell’appartamento e le salva la vita. I due iniziano quindi un
gioco al gatto e al topo con la banda di mercenari. Dopo diverse
prove, Frank giunge alla sconvolgente conclusione che le persone
che li perseguitano sono proprio degli agenti di polizia. Lui e Ava
riescono a mettere le mani sul telefono di uno dei malviventi e lo
usano per chiamare Slater e informarlo della loro situazione. Lui
li rassicura dicendo che sta arrivando per salvarli. Nel frattempo,
l’apparecchio acustico di Frank si scarica e sia lui che Ava sono
costretti a difendersi senza poter sentire nulla.
Il finale di The Silent
Hour: perché Slater si presenta da solo?
Durante l’atto finale, Frank e Ava
si sentono sollevati dopo aver informato Slater della loro precaria
situazione. Sono ancora più grati quando lui promette di
presentarsi con dei rinforzi, con l’intenzione di catturare i
poliziotti corrotti all’interno dell’edificio. Tuttavia, mentre
spiano dalle finestre, sono sorpresi dal fatto che Slater si
presenti da solo, armato solo della sua pistola. Preoccupato che
gli aggressori possano uccidere il suo amico, Frank si precipita
giù per il pozzo dell’ascensore con Ava, sperando di intercettarlo
prima che gli venga fatto del male.
All’insaputa del protagonista, il
suo amico di lunga data non è altro che un traditore e uno dei
motivi principali per cui lui e Ava si trovano nella situazione in
cui sono. Quindi, si presenta da solo, sapendo che aiuterà i
teppisti a catturare Frank e Ava. Poco dopo che i due raggiungono
l’atrio al piano terra, scoprono che Slater è stato messo alle
strette da Sal, uno degli scagnozzi sul libro paga. La situazione
costringe Frank a lasciare la pistola, perché Slater potrebbe farsi
male. Purtroppo, appena Sal disarma il protagonista, permette a
Slater di prendere la pistola, dimostrando che anche lui fa parte
del gruppo.
Il colpo è ancora più duro quando
Slater si scusa con Frank per essere arrivati a questo punto.
Successivamente, il resto dei teppisti circonda Frank e Ava e
inietta a quest’ultima delle droghe. Slater cerca quindi di
negoziare con Frank e di convincerlo a unirsi al gruppo come tutti
gli altri, poiché non desidera uccidere il protagonista a sangue
freddo. Frank accetta l’offerta, ma poi rinnega l’accordo, poiché
si tratta solo di uno stratagemma per coglierli di sorpresa.
Mark Strong in The Silent Hour
Cosa succede a Mason e alla sua
banda?
Il principale istigatore dei
poliziotti corrotti che danno la caccia a Frank e Ava è
Mason. Lui e la sua banda cercano di uccidere Ava
perché possiede prove incriminanti sull’omicidio. Ma, per la
maggior parte della narrazione, si ritrovano secondi nel catturare
i due personaggi centrali. Poco dopo essere sfuggito alle grinfie
della banda sostenendo di voler far parte del libro paga, Frank li
chiude nell’ascensore e va a salvare Ava, che ha assunto una dose
eccessiva di droga. Le inietta un farmaco che la aiuta a riprendere
conoscenza. Tuttavia, quest’ultima ha solo dieci minuti prima che
il farmaco perda il suo effetto.
Frank usa quindi la sua ingegnosità
per appiccare un incendio nell’appartamento, che invia un segnale
di fumo al resto della città. Di conseguenza, la banda di Mason se
ne va, temendo di essere catturata, poiché molti passanti si
radunano per le strade. Nel frattempo, Mason costringe Slater ad
aiutarlo a dare la caccia a Frank e Ava. I due si precipitano
nell’appartamento di Dante, un altro residente che ascolta musica
ad alto volume nella sua stanza, udibile anche all’esterno. A
questo punto, Mason non riesce a vedere chiaramente perché Frank e
Ava lo hanno cosparso di acetone.
Manda Slater nell’appartamento per
ucciderli al posto suo, mentre lui si dirige in un’altra parte
dell’appartamento. Usando gli altoparlanti della casa, Ava e Frank
stordiscono Slater con musica metal, che lo fa inciampare fuori
dall’appartamento e viene colpito da Mason. Muore e Frank trova il
suo cadavere mentre esce dalla casa. Quando Ava sviene, il
protagonista usa il suo corpo come esca per attirare Mason e
metterlo fuori combattimento con un colpo inferto con un oggetto
inanimato. Successivamente, Frank si precipita fuori
dall’appartamento, sperando di salvare Ava.
Joel Kinnaman e Sandra Mae Frank in The Silent Hour
Frank salva Ava nel finale?
Nei momenti finali del film, Frank,
sconvolto, consegna il corpo privo di sensi di Ava al personale
dell’ambulanza al piano di sotto. Questi iniziano a praticarle le
manovre di rianimazione, mentre la telecamera inquadra
l’espressione preoccupata del protagonista. Tuttavia, il suo
destino rimane un mistero, poiché la storia fa un salto nel futuro.
Frank finalmente assiste al saggio di sua figlia, dimostrando di
aver ascoltato il consiglio che Ava gli aveva dato in precedenza.
Si guarda intorno tra il pubblico e percepisce l’apprezzamento per
il canto di Sam, godendosi la sua esibizione attraverso le loro
reazioni.
Pochi minuti dopo, Ava entra dalla
porta e si siede accanto a Frank, a significare che è sopravvissuta
alla sua terribile esperienza con l’overdose. Le prende la mano,
mostrando il legame che hanno costruito l’uno con l’altra nel corso
della narrazione. Sebbene i due inizino la storia come estranei e
su posizioni leggermente diverse, il loro legame si rafforza alla
fine. Ava aiuta Frank con il suo problema di udito, poiché è una
delle poche persone in grado di comprendere le sue nuove
difficoltà. Inoltre, senza l’aiuto di quest’ultimo, Ava non sarebbe
sopravvissuta all’assalto all’edificio.
Pertanto, i due riescono a trovare
un senso di affinità reciproca che va oltre una normale relazione.
Non è chiaro se si tratti di un legame romantico o platonico.
Tuttavia, ciò che è importante è come sono riusciti ad aiutarsi a
vicenda attraverso diverse sfide. Inoltre, Frank ha accettato la
sua perdita dell’udito come parte della sua identità, cosa che non
avrebbe mai potuto fare senza il sostegno di Ava. Questo gli
permette di riconnettersi con sua figlia, la cosa più importante
della sua vita.
Michelle
Williams,
Katie Holmes,
Joshua Jackson, Mary Beth Peil, John Wesley Shipp,
Mary-Margaret Humes, Nina Repeta, Kerr Smith, Meredith Monroe e
Busy Philipps sono saliti sul palco del Richard
Rodgers Theater per leggere l’episodio pilota del 1998.
Lin-Manuel Miranda ha sostituito James Van
Der Beek, impossibilitato a partecipare per motivi di
salute.
La serata, narrata da Renée
Elise Goldsberry, aveva lo scopo di raccogliere fondi per
F Cancer e Van Der Beek, che sta lottando contro il cancro al
colon-retto. Prima e dopo la lettura del copione, Van Der
Beek è apparso sullo schermo tramite un videomessaggio,
commosso. “Non posso credere di non poter abbracciare i miei
compagni di cast”, ha detto nel primo video. “Volevo
salire su quel palco e ringraziare ogni singola persona in questo
teatro per essere qui stasera.”
Dopo la fine dell’episodio, Van Der
Beek è tornato sullo schermo. “Ora, nessuno sano di mente
farebbe mai un parallelo tra i due, ma una grande somiglianza tra
Dawson e il “Fantasma dell’Opera” è che entrambi si sono trovati di
fronte alla realtà che la donna che amavano amava veramente qualcun
altro, e le ha detto: ‘Vai da lui. Vai da lui ora prima che cambi
idea’. Solo uno ha dato origine a un meme con la faccia che
piange”, ha detto Van Der Beek. Ha poi presentato Norm Lewis
sul palco per eseguire “The Music of the Night”, dal famoso
musical.
Un’altra sorpresa della serata è
stata quando Steven Spielberg, l’eroe di Dawson
per tutta la serie, è apparso sullo schermo con un messaggio.
“Dawson, ce l’hai fatta. Forse un giorno avrò un armadio di
Dawson”, ha detto.
Alla fine della serata, Goldsberry
ha dato il permesso al pubblico di filmare e ha iniziato a cantare
la sigla, “I Don’t Want to Wait” di Paula Cole. È stata poi
raggiunta dal resto del cast e dalle figlie di Van Der Beek, che
hanno entrambe cantato delle strofe da sole. Sua moglie, Kimberly
Van Der Beek, e il resto dei suoi figli sono poi saliti sul palco.
(qui il video di Variety)
La reunion è stata un’idea di
Michelle Williams, ha detto la creatrice dello
show in esclusiva a Variety prima dell’evento. “Ha coinvolto
me, [suo marito e regista di “Hamilton”,] Thomas [Kail] e Greg
[Berlanti] per aiutarla. Da lì, altri si sono uniti al gruppo di
pianificazione. Jason Moore ha accettato di dirigere e siamo
partiti. Scegliere una data ha richiesto un po’ di tempo, ma tutta
la nostra famiglia di “Dawson’s Creek” era entusiasta di farlo e
molto accomodante e generosa con il suo tempo.”