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La La Land: 10 cose che non sai sul film

La La Land: 10 cose che non sai sul film

La La Land è quel film che ha riportato il genere musical a grandi fasti, omaggiando i film che hanno fatto la storia del cinema e trasportando la struttura del genere ai giorni nostri, con un occhio al passato e uno al futuro. Questo film è stato ben accolto sia dal pubblico e dalla critica, sia grazie ad un talentuoso e lungimirante Damien Chazelle, sia grazie all’interpretazione della coppia Emma Stone Ryan Gosling. Ecco, allora, dieci cose da sapere su La La Land.

La La Land film

la la land

1. Solo 30 minuti per girare la scena del tramonto su Hollywood. La crew del film ha avuto una finestra della durata di una sola mezz’ora (secondo Linus Sandgren, direttore della fotografia, esattamente tra le 7:20 e le 7:50 di sera) entro due giorni per girare la sequenza del crepuscolo a Hollywood Hills. Secondo Damien Chazelle, Emma Stone e Ryan Goslilng gestivano cinque riprese in due giorni, dove dopo ogni ripresa, sarebbero tornati al punto di partenza con gli assistenti che gli asciugavano il sudore prima di ricominciare a ballare. La quarta ripresa effettuata è la sequenza che si vede nel film.

2. La sequenza di apertura è stata girata con alte temperature. Basti pensare che per Another Day of Sun i ballerini hanno girato con circa 109 gradi F (ovvero circa 43 gradi centigradi) in solo due giorni. Ogni artista aveva due costumi di ricambio conservati nelle macchine, con cui si sono cambiati durante le riprese. Per massimizzare il tempo di ripresa, la coreografa Mandy Moore ha iniziato le prove a maggio 2015 nel parcheggio dietro gli uffici della produzione. La sequenza è stata mappata con auto modello in miniatura e post-it. Durante le riprese, per evitare di intralciare le inquadrature, Moore si era nascosta sotto una macchina in modo da poter dare indicazioni ai ballerini.

3. Hanno conosciuto la moglie di Gene Kelly. Prima di iniziare le riprese, Chazelle, Gosgling e Stone hanno fatto visita alla vedova dell’attore e ballerino, avendo la possibilità di ammirare molti dei cimeli dei suoi film, come la copia rilegata in cuoio di Cantando sotto la pioggia (1952).

La La Land Streaming

4. Il film è disponibile in streaming digitale. Chi volesse vedere o rivedere La La Land, è possibile farlo grazie alla sua presenza sulle varie piattaforme di streaming digitale come Rakuten Tv, Chili, Google Play, iTunes e Tim Vision.

La La Land Oscar

5. Ha ricevuto 14 nomination agli Oscar. Il film ha avuto un numero di candidature pari a Eva contro Eva (1950) e Titanic (1997), portando a casa le statuette nelle categorie Miglior regista, Miglior attrice protagonista, Miglior fotografia, Miglior scenografia, Migliore colonna sonora, Migliore canzone originale a City of Stars.

6. Aveva quasi vinto un altro premio. Il film riuscì quasi ad aggiudicarsi l’Oscar per il Miglior film, grazie ad una gaffe di Warren Beatty e Faye Dunaway che assegnarono il premio a La La Land, senza aver effettuato il cambio busta, quando in realtà il film vincitore era Moonlight.

La La Land cast

la la land

7. Ryan Goslilng ha imparato la musica a memoria. Secondo il compositore Justin Hurwitz, tutte le esibizioni per pianoforte nel film sono state registrate per la prima volta dal pianista Randy Kerber durante la pre-produzione. Gosling ha poi trascorso due ore al giorno, per sei giorni alla settimana, a prendere lezioni di pianoforte, imparando tutta la musica. Durante le riprese, l’attore è stato in grado di suonare tutte le sequenze viste nel film senza l’uso di mani altrui o di effetti in CGI.

8. Emma Stone ha cantato live con l’uso di un auricolare. L’attrice ha eseguito Audition (The Fools Who Dream) dal vivo. Il compositore Justin Hurwitz si trovava in un’altra stanza, suonando il pianoforte per farle da base. Il regista ha detto che ciò è stato fatto affinché l’attrice avesse un maggior controllo sulla scena.

9. Ci sarebbero dovuti essere altri attori nei ruoli dei protagonisti. In principio, per i ruoli di Mia e Sebastian erano stati considerati Miles Teller ed Emma Watson. In seguito, si preferì Ryan Goslilng, mentre la Watson si ritirò per interpretare Belle in La bella e la bestia (2017), spianando la strada ad Emma Stone.

La La Land frasi

10. Frasi iconiche per un film iconico. La La Land è un film destinato a rimanere nell’immaginario collettivo non solo visivamente, ma anche grazie alle sue indimentabili frasi. Ecco qualche esempio:

  • È questo il sogno! Ogni volta nuovo di zecca, ogni sera! Ed è molto esaltante! (Sebastian Wilder)
  • Resti aggrappato al passato, ma il jazz parla di futuro. (Keith)
  • Ti ho sentito suonare, ti volevo… (Mia Dolan)
  • “Non è strano che continuiamo a incontrarci?” “Forse vuol dire qualcosa.” “Non penso.” “Sì, in effetti.” (Mia Dolan e Sebastian Wilder)

Fonti: IMDb,

La la Land vince anche ai Cinema Audio Society Awards

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La la Land vince anche ai Cinema Audio Society Awards

La la Land ha trionfato anche alla 53esima edizione dei Cinema Audio Society Awards, l’evento che premia il comparto sonoro dei migliori film dell’anno. 

Il musical diretto da Damien Chazelle è favorito alla corsa agli Oscar 2017 non solo per le principali categorie artistiche, tra cui migliore attrice e regia, praticamente già in tasca a Emma Stone e Chazelle stesso, ma anche nelle categorie tecniche legate al suono, al montaggio e probabilmente a scenografia e costumi.

Di seguito tutti i vincitori

Motion Picture – Live Action
“La La Land”
Production Mixer: Steven Morrow, CAS
Re-recording Mixer: Andy Nelson, CAS
Re-recording Mixer: Ai-Ling Lee
Scoring Mixer: Nicholai Baxter
ADR Mixer: David Betancourt
Foley Mixer: James Ashwill

Motion Picture – Animated
Finding Dory
Original Dialogue Mixer: Doc Kane, CAS
Re-recording Mixer: Nathan Nance
Re-recording Mixer: Michael Semanick, CAS
Scoring Mixer: Thomas Vicari, CAS
Foley Mixer: Scott Curtis

Motion Picture – Documentary
“The Music of Strangers: Yo-Yo Ma and The Silk Road Ensemble”
Production Mixer: Dimitri Tisseyre
Production Mixer: Dennis Hamlin
Re-recording Mixer: Peter Horner

Television Movie or Miniseries
“The People v. O.J. Simpson: American Crime Story”
Production Mixer: John Bauman
Re-recording Mixer: Joe Earle, CAS
Re-recording Mixer: Doug Andham, CAS
ADR Mixer: Judah Getz
Foley Mixer: John Guentner

Television Series – 1 Hour
Game of Thrones” — “Battle of the Bastards”
Production Mixer: Ronan Hill, CAS
Re-recording Mixer: Onnalee Blank, CAS
Re-recording Mixer: Mathew Waters, CAS
ADR Mixer: Richard Dyer, CAS
Foley Mixer: Brett Voss, CAS

Television Series – 1/2 Hour
“Modern Family” — “The Storm”
Production Mixer: Stephen A. Tibbo, CAS
Re-recording Mixer: Dean Okrand, CAS
Re-recording Mixer: Brian R. Harman, CAS

Television Non-Fiction, Variety or Music Series or Specials
“Grease Live!”
Production Mixer: J. Mark King
Music Mixer: Bill Dawes
Playback and SFX Mixer: Eric Johnston
Protools Playback Music Mixer: Pablo Mungula

Outstanding Product – Production
CEDAR DNS2 Dynamic Noise Suppression Unit

Outstanding Product – Post-Production
McDSP Plug-ins SA-2 Dialog Processor

CAS Student Recognition Award
Sam Wenrui Fan, Chapman University

Filmmaker Award
Jon Favreau

Leggi la nostra recensione di La la Land

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Oscar 2017: le nomination della 89ª edizione

La la Land in streaming su NOW TV: sei segreti tecnici del film di Damien Chazelle

Vero e proprio fenomeno dell’ultima stagione cinematografica e protagonista, insieme a Moonlight, dell’Oscar-Gate, La la Land di Damien Chazelle è disponibile in streaming senza contratto su NOW TV.

Ha aperto tra gli applausi, le lacrime e le ovazioni la 73° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia e si è imposto da subito per le musiche travolgenti, l’omaggio al cinema classico, la bravura degli attori e il comparto tecnico del film assolutamente di prim’ordine. Al suo secondo film, Damien Chazelle ha confermato di essere una vera e propria promessa a Hollywood, dopo aver trafitto i cuori degli spettatori con Whiplash.

Del film si conosce quasi tutto, dettagli, particolari, curiosità, che hanno contribuito a creare il mito di un musical che promette di essere senza tempo, soprattutto grazie a Emma Stone e Ryan Gosling, che interpretano Mia e Sebastian, due sognatori innamorati disposti a tutto pur di realizzarsi.

Record di vittorie ai Golden Globes 2017, con una percentuale del 100% di statuette portate a casa e anche grande protagonista agli Oscar 2017, dove ha portato a casa i premi musicali, il riconoscimento alla fotografia, alla regia e ovviamente alla migliore attrice protagonista.

Ma ci sono alcuni dettagli tecnici del film che forse nemmeno i fan più accaniti conoscono. Ecco alcuni segreti tecnici sulla realizzazione di La la Land, che potete rivedere on demand su NOW TV.

la la land

  • Il finto piano-sequenza

La sequenza di aperture con il logo CinemaScope sembra un lungo piano sequenza di sei minuti, ma in realtà si tratta di tre riprese connesse.

  • Suonare dal vivo

Stando a quanto dichiarato dal compositore Justin Hurwitz, tutte le esecuzioni al pianoforte sono state prima registrate da Randy Kerber, un pianista professionista, durante la pre-produzione. Ryan Gosling ha passato due ore al giorno, sei giorni a settimana, a seguire lezioni di pianoforte per imparare a suonare quelle musiche. Per l’inizio delle riprese, Gosling era in grado di eseguire tutte le musiche al piano nelle scene del film, senza l’utilizzo di controfigure o CGI. La cosa buffa è che nella vita reale Gosling suona la chitarra e ha dovuto imparare a suonare il piano, mentre Jon Legend, che nel film interpreta il suo compagno di banda, che nella vita reale suona il piano, ha dovuto imparare a suonare la chitarra per il film.

  • Cantare dal vivo

Emma Stone ha cantato “Audition (The Fools Who Dreams)” dal vivo. Ha deciso lei quando scivolare dal dialogo al canto. Non c’era una versione preregistrata della traccia con cui fare un playback. Justin Hurwitz, il compositore della canzone, era in un’altra stanza a suonare per Emma, nelle sue orecchie. Il regista Damien Chazell ha detto che la decisione di girare la scena così era stata presa per dare all’attrice il controllo della scena. Emma Stone ha girato la scena in cui canta “Audition” nove volte, Chazelle ha montato nel film la seconda registrazione.

  • Improvvisazione

La battuta di Sebastian “Questa è L.A., adorano ogni cosa ma non apprezzano nulla” (that’s L.A. They worship everything and they value nothing) è stata una improvvisazione di Ryan Gosling che aveva sentito questa frase dalla compagna, Eva Mendes, che l’aveva pronunciata come una battuta.

  • A caccia della luce

La troupe aveva una finestra di tempo molto limitata, di 30 minuti (secondo il direttore della fotografia, Linus Sandgren, era il tempo tra le 19.20 e le 19.50), nell’arco di due giorni, per girare la scena di ballo alla luce viola del tramonto sulle colline di Hollywood. Stando a quanto dichiarato da Damien Chazelle, Emma Stone e Ryan Gosling hanno realizzato cinque ciak buoni, e dopo ogni ripresa, cominciavano dall’inizio con gli assistenti che si asciugavano il sudore prima di ricominciare la sequenza di danza. Quella che vediamo nel film è la quarta ripresa.

  • La pellicola

La la Land è il primo film a vincere il premio Oscar alla migliore fotografia (nel 2017 a Linus Sandgren) per un film completamente girato in pellicola, dai tempi di “Inception” di Christopher Nolan non accadeva. Era il 2010 e il direttore della fotografia premiato fu Wally Pfister.

Oltre a raccontare di folli e sognatori, dunque, La la Land è stato anche fatto da sognatori e folli che hanno lavorato e sperimentato, costruendo una storia semplice nell’intreccio ma impreziosita da virtuosismi, impegno, talento e tantissima passione per il cinema di ieri e di domani. Il film ha catturato l’attenzione del pubblico e della critica e si può vedere e rivedere, adesso, su NOW TV.

La la Land fa la storia degli Oscar: la reazione di Damien Chazelle

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Con 14 nomination, La la Land entra nell’Olimpo dei premi Oscar al fianco di Titanic e Eva contro Eva, entrambe pellicole che hanno ricevuto lo stesso numero di nomination agli Academy Awards.

Tutte le nomination agli Oscar 2017

Di fronte a un tale riconoscimento, il regista Damien Chazelle, 32 anni, si sente a dir poco lusingato. “Quando si parla di questi film, questa cosa che sta succedendo mi fa girare la testa ancora di più. Sono a dir poco senza parole – ha dichiarato Chazelle a Variety in call da Pechino, dove sta promuovendo il film – La cosa che posso dire senza sembrare un maniaco è che questo significa che è stato riconosciuto il lavoro di tante persone che si sono messe insieme per realizzare il film e per me significa tutto. Ho visto di persona quanto lavoro e investimento, e notti insonni hanno portato a questo film. Sono pieno di gratitudine.”

La la Land: il musical dedicato ai folli e ai sognatori

Ricordiamo che il record di Oscar conquistati da un solo film è detenuto da Titanic, a pari merito con Il Signore degli Anelli Il Ritorno del Re. Entrambi i film hanno conquistato 11 statuette, con la differenza che per Il Ritorno del Re si è trattato di una percentuale di successo del 100% date le 11 nomination.

La la Land potrebbe davvero fare la storia del cinema e dell’Academy conquistando il maggior numero di statuette nelle categorie più prestigiose.

CORRELATI:

Il film ha aperto la 73esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e si candida a essere uno dei protagonisti della prossima stagione dei premi.

La la Land è un musical a metà tra dramma e commedia che segue la storia di Sebastian (Gosling) e Mia (Stone), che stanno insieme grazie alla loro passione comune per la musica. Ma appena il successo bussa alla loro porta devono fare i conti con il sottile tessuto che tiene insieme il loro amore.

Diretto da Damien Chazelle (che ha anche curato la sceneggiatura), il film arriverà nei cinema USA il 15 luglio 2016. Nel cast figura anche il premio Oscar JK Simmons, alla sua seconda collaborazione con Chazelle dopo Whiplash, per il quale ha ricevuto l’Oscar come Miglior Attore Non Protagonista. Completano il cast Finn Wittrock, Sonoya Mizuno, Rosemarie DeWitt, Josh Pence e Jason Fuchs.

La La Land recensione del film

La la Land è il miglior film per i New York Film Critics 2016

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La la Land è il miglior film per i New York Film Critics 2016

È La la Land di Damien Chazelle a portarsi a casa il riconoscimento al migliori film nell’ambito dei New York Film Critics 2016. Il film conquista il premio più ambito ma è seguito a ruota da Moonlight, che vince invece per regia, fotografia e attore non protagonista. A seguire Manchester By the Sea, per cui sono stati premiati gli splendidi attori, Michelle Williams e Casey Affleck, e la sceneggiatura di Kenneth Lonergan.

Ecco la lista completa dei vincitori:

New York Film Critics 2016 i vincitori

Best Film: “La La Land”

Best Director: Barry Jenkins for “Moonlight”

Best Screenplay: Kenneth Lonergan for “Manchester by the Sea”

Best Actress: Isabelle Huppert for both “Elle” and “Things to Come”

Best Actor: Casey Affleck, “Manchester By The Sea”

Best Supporting Actress: Michelle Williams for both “Manchester by the Sea” and “Certain Women”

Best Supporting Actor: Mahershala Ali, “Moonlight”

Best Cinematography: James Laxton for “Moonlight”

Best Non-fiction Film:  “O.J.: Made in America”

Best Foreign Language Film: “Toni Erdmann”

Best Animated Feature: “Zootopia”

Best First Film: “The Edge of Seventeen” and “Krisha”

Special Awards: Thelma Schoonmaker and Julie Dash’s “Daughters of the Dust’ 25th Anniversary Restoration

La La Land: un nuovo trascinante trailer

Fonte: IndieWire

La Kryptonite nella borsa: recensione del film di Ivan Cotroneo

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La Kryptonite nella borsa: recensione del film di Ivan Cotroneo

Acclamatissimo al Festival Internazionale del Film di Roma, La Kryptonite nella borsa, esordio dietro la macchina da presa di Ivan Cotroneo, arriva al cinema forte del successo festivaliero e della buona accoglienza della critica.

La Kryptonite nella borsa, la trama

In La Kryptonite nella borsa tutte le famiglie hanno dei segreti, alcuni fanno più ridere di altri, con questo sottotitolo si presenta questo film, colorato affresco di una Napoli degli anni ’70in cui una donna scopre un tradimento e cade in una c profonda depressione, un marito cerca di insegnare al figlio il senso della vita continuando ad uccidere pulcini involontariamente, e lo stesso bambino trova rifugio nella compagnia di un amica immaginario, un Superman napoletano, che gli insegnerà il valore di essere sempre fedeli a se stessi.

Cotroneo parte dal suo omonimo libro e racconta con grande leggerezza e spiccata vena comica una storia che poteva anche essere drammatica ma che, grazie anche ad un ottimo cast, ci accompagna con ironia e qualche volta grasse risate ad un epilogo poetico. Fulcro della storia è Peppino, interpretato dall’esordiente Luigi Catani, un bambino molto dolce e sensibile travolto dagli eventi e dai compagni bulli, che però non rinuncia al suo essere diverso dagli altri, aiutato anche da una famiglia stramba in cui la madre (Valeria Golino), scoperti i tradimenti del marito (Luca Zingaretti), si rifugia in un silenzio assurdo e inspiegabile, e lo stesso padre cerca di sostenere il figlio dopo la scomparsa del cugino, Gennaro (Vincenzo Nemolato), personaggi strambo che andava in giro travestito da super eroe. Gennaro però riappare a Peppino ogni volta che c’è qualcosa che non va aiutandolo a sopravvivere in un mondo che non capisce molto bene.

La grandissima abilità di Cotroneo, e solo un regista napoletano poteva riuscirci, è quella di dare a Napoli un aspetto di sicurezza e di romantica familiarità immersa com’è nei colori sgargianti degli abiti anni ’70, tutti troppo colorati, troppo corti e troppo stretti, ma estremamente originali e diversi gli uni dagli altri. E forse è proprio questo il messaggio che La Kryptonite nella borsa vuole dare, e cioè la ricchezza nella diversità e nella possibilità di essere indipendente da quello che gli altri pensano e dicono.

Controneo conduce i suoi attori in maniera classica, con qualche guizzo di regia che impreziosisce il film. Una pellicola che si lascia guardare con piacere e che sicuramente sarà apprezzata da molti. Nel film anche Cristiana Capotondi e Libero de Rienzo.

La Kryptonite nella borsa: dal 4 aprile in DVD, Blu Ray e download digitale

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Esce in edizione homevideo, distribuito da 01 Distribution, La kryptonite nella borsa, esordio alla regia dello scrittore e sceneggiatore Ivan Cotroneo.

La kryptonite nella borsa – trailer

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La kryptonite nella borsa – trailer

Peppino ha sette anni, e vive in quella che oggi verrebbe definita una famiglia disfunzionale. Ma siccome siamo a Napoli, nel 1973, la sua agli occhi del mondo è solo una famiglia un po’ scombinata. Quando la madre Rosaria va in depressione dopo avere scoperto che il marito la tradisce usando come alcova la Fiat 850 azzurro avion, Peppino viene adottato dai suoi zii ventenni che lo conducono in giro per la Swingin’ Naples, tra feste in scantinati, collettivi femministi, comunità greche che ballano in piazza, molte nudità, sigarette di contrabbando, qualche acido e parecchio alcool.

La Justice League uccide gli eroi Marvel nel poster cinese

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La Justice League uccide gli eroi Marvel nel poster cinese

La Cina è senz’altro una grandissima fan di cinecomic e della Justice League, considerato che il poster del film di Zack Snyder è stato modificato (senza neanche troppa cura), per inserire dei dettagli decisamente macabri.

Come si può vedere di seguito, il poster in questione raffigura i membri della Lega della Giustizia che uccidono i personaggi Marvel: Thor decapitato da Batman; Deadpool infilzato da Aquaman; Wolverine trafitto da Wonder Woman; Captain America schiacciato da Flash; Ant-Man stritolato da Superman; pezzi di Iron Man sparsi in giro.

Chiaramente il poster non è ufficiale e tuttavia è comparso in Cina in diversi cinema, ed è stato anche mandato in onda dal sito di video hosting, iQiyi, e da una app di vendita di biglietti on line della più grande catena di cinema della Cina, la Wanda Cinema.

È chiaro che la Warner Bros non è responsabile di questo poster né del suo utilizzo improprio, dal momento che questa realtà sta utilizzando un fan-poster come fosse ufficiale.

Anche se adesso i poster sono stati rimossi, ne resta traccia in rete e Warner Bros, DC Films e iQiyi non hanno rilasciato dichiarazioni in merito.

Peccato per gli accaniti fan cinesi che Justice League non abbia nemmeno intaccato il bottino al box office accumulato da The Avengers!

Justice League: il trailer finale

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Justice League – recensione

Justice League è stato diretto da Zack Snyder, mentre Joss Whedon è entrato nella produzione solo a fine lavoro. Nel film vedremo protagonista Henry Cavill come Superman, Ben Affleck come Batman, Gal Gadot come Wonder Woman, Ezra Miller come Flash, Jason Momoa come Aquaman, e Ray Fisher come Cyborg. Nel cast confermati anche: Amber Heard, Amy Adams, Jesse Eisenberg, Willem Dafoe, J.K. Simmons e Jeremy Irons. I produttori esecutivi del film sono Wesley CollerGoeff Johns e Ben Affleck stesso.

La Justice League di James Gunn ha già 2 membri confermati

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La Justice League di James Gunn ha già 2 membri confermati

Con il nuovo universo cinematografico DC guidato da James Gunn che continua a prendere forma, emergono già alcuni elementi fondamentali destinati a definire il futuro del franchise. Tra questi, uno dei più rilevanti riguarda la futura Justice League, la squadra simbolo della DC, che nel DCU sembra avere già due membri chiave

Secondo il co-responsabile di DC Studios, James Gunn, il DCU rappresenta un reboot completo dell’intero universo DC, comprendendo film, serie TV e videogiochi. L’obiettivo è creare continuità narrativa tra i diversi progetti, utilizzando gli stessi attori per gli stessi ruoli su piattaforme differenti. In questo contesto, la scelta dei personaggi diventa cruciale, soprattutto per un gruppo centrale come la Justice League of America (JLA), storicamente la squadra più importante dei fumetti DC.

La formazione classica include eroi iconici come Batman, Superman e Wonder Woman, insieme ad altri protagonisti di rilievo. Ora che il DCU sta iniziando a svilupparsi con i suoi primi progetti, è il momento di capire chi entrerà a far parte della futura formazione della Justice League e quali personaggi devono ancora essere introdotti.

Superman sarà centrale nella Justice League del DCU

Superman vola

Il primo nome è senza dubbio Superman. Il personaggio è stato protagonista del primo lungometraggio ufficiale del DCU, uscito nel 2025, con David Corenswet nel ruolo di Clark Kent.

Il film ha stabilito che Superman è l’eroe più potente della Terra e possiede già le caratteristiche per guidare la Justice League. Tuttavia, senza il resto della squadra, questo Superman è al momento una sorta di “one-man show”.

John Stewart sarà il Lanterna Verde di questa Justice League

Lanterns 2026
Lanterns – Aaron Pierre e Kyle Chandler nella prima foto della serie – Cortesia di Max

Un altro membro destinato a un ruolo centrale è John Stewart. La serie Lanterns, in arrivo su HBO, sarà il primo nuovo progetto live-action del DCU completamente inedito.

La serie, descritta come un thriller dai toni oscuri, seguirà due Lanterna Verde: Hal Jordan (Kyle Chandler) e John Stewart (Aaron Pierre). Sebbene Hal Jordan sia il Lanterna Verde originale dei fumetti e tradizionalmente associato alla Justice League, sembra che nel DCU sarà John Stewart a ricoprire il ruolo più rilevante nel futuro del franchise.

Il personaggio è già stato confermato anche nel film Superman: Man of Tomorrow, accanto a Superman, rafforzando l’idea di una sua futura presenza nella Justice League.

La Justice Gang potrebbe entrare nella Justice League

SUPERMAN – Copyright: © 2025 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved. TM & © DC – Photo Credit: Courtesy of Warner Bros. Pictures – Caption: (From L-R) NATHAN FILLION as Guy Gardner, ISABELA MERCED as Hawkgirl and EDI GATHEGI as Mr. Terrific in DC Studios’ and Warner Bros. Pictures’ “SUPERMAN,” a Warner Bros. Pictures release.

Nel film Superman è stata introdotta la Justice Gang, una squadra di eroi guidata da Guy Gardner (Nathan Fillion), composta anche da Hawkgirl (Isabela Merced) e Mr. Terrific (Edi Gathegi).

Nei fumetti, Guy Gardner è stato talvolta membro della Justice League, ma nel DCU sembra improbabile che assuma quel ruolo. Diverso il discorso per Hawkgirl e Mr. Terrific, entrambi già appartenuti alla Justice League in versioni precedenti, inclusa la DC Animated Universe, dove Hawkgirl era una fondatrice del team.

L’introduzione precoce della Justice Gang suggerisce che il gruppo potrebbe avere un collegamento futuro con la JLA, anche se non è ancora chiaro in quale forma. Potrebbero entrare nella squadra ufficiale oppure la formazione potrebbe essere ampliata o modificata.

Nel finale di Superman, anche Metamorpho (Anthony Carrigan) si unisce alla Justice Gang, diventando potenzialmente un ulteriore candidato per il futuro team.

Alcuni membri storici devono ancora arrivare

Oltre a Superman e Lanterna Verde, mancano ancora diversi membri storici della squadra. La formazione originale dei fumetti includeva spesso Superman, Batman, Wonder Woman, Lanterna Verde, Aquaman, Guardiano di Marte e Flash.

Il DCU ha già confermato progetti per Batman, che debutterà in The Brave and the Bold, e per Wonder Woman, protagonista di un film dedicato. Tuttavia, altri personaggi non hanno ancora progetti ufficialmente annunciati.

Jason Momoa, che ha interpretato Aquaman nel precedente universo, tornerà nel DCU nel ruolo di Lobo, con debutto previsto nel film dedicato a Supergirl. A seconda delle scelte creative di Gunn, anche Lobo o Supergirl potrebbero avere un ruolo futuro nella Justice League.

Gunn, che in passato ha diretto la trilogia dei Guardiani della Galassia per il MCU, è noto per aver modificato profondamente le formazioni dei team nei suoi film. Per ora, il DCU sta ancora costruendo le fondamenta, quindi la composizione finale della Justice League rimane aperta.

La Justice League celebra il giorno dell’Indipendenza del Messico

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L’account Instagram Warner Bros. Cine ha condiviso un’immagine di Gal Gadot, Jason Momoa e Ezra Miller, ovvero la metà del cast di Justice League, per celebrare il giorno dell’Indipendenza del Messico.

Ecco i tre attori, che interpretano rispettivamente Wonder Woman, Aquaman e Flash, nella foto.

Justice League: trailer del film dal Comic-Con 2017

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Ecco il primo trailer di Justice League dal Comic Con

Justice League sarà diretto da Joss Whedon, che ha sostituito alla fine della produzione Zack Snyder, ed è previsto per il 10 novembre 2017. Nel film vedremo protagonista Henry Cavill come SupermanBen Affleck come Batman, Gal Gadot come Wonder Woman, Ezra Miller come Flash, Jason Momoa come Aquaman, e Ray Fisher come Cyborg. Nel cast confermati anche: Amber Heard, Amy Adams, Jesse Eisenberg, Willem Dafoe, J.K. Simmons e Jeremy Irons. I produttori esecutivi del film sono Wesley CollerGoeff Johns e Ben Affleck stesso.

La Jalousie: recensione del film di Philippe Garrel – Venezia 70

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Philippe Garrel, in concorso alla 70esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, racconta la gelosia. Il film è appunto La Jalousie e ad accompagnarci per mano in questa storia intima e in parte biografica c’è Louis Garrel, figlio d’arte e protagonista anni fa del The Dreamers di Bernardo Bertolucci .

Il protagonista, un giovane attore povero in canna, vive con la sua compagna, una donna molto affascinante, anche lei attrice ma al momento senza lavoro, ed ha una figlia molto spiritosa che continua a vedere, nonostante il fatto che non frequenti più la madre della piccola, che viva con la bambina in un appartamento da sola.

Un bianco e nero senza particolare sfumature fotografiche ci racconta una storia semplice d’amore e di sentimenti, che punta lo sguardo più che sulla gelosia, sulla fugacità dei sentimenti che caratterizza i protagonisti. L’amore viene ritratto in maniera intensa e fugace, la nascita dell’amore è immediata, improvvisa e gioiosamente coinvolgente, mentre la fine dell’amore è allo stesso modo rapida ma viene proposta come se non ci fosse alcuna remora, alcun sentimento di tristezza, come un dato di fatto, come una cosa che finisce e basta, senza lasciare traccia. E la gelosia che ne scaturisce non è dettata dall’amore e dal desiderio dell’altra persona, ma dal fastidio che la persona persa possa “appartenere” a qualcun altro.

Spicca nel grigiore fotografico ed emotivo dei personaggi la piccola attrice che interpreta la figlia del protagonista: con spontaneità e grande talento la giovane attrice disegna un ritratto di bambina come non ne esistono, dando un tocco di freschezza al film e ritagliandosi per sè i momenti migliori dell’intera storia.

La Hasbro fa sempre più cinema

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Dopo Battleship la Hasbro prende accordi per Trasformer 4 ma anche Monopoli e Micronauts. Secondo quanto ha annunciato Brian Goldner, Chief Executive Officer della Hasbro, dopo Battleship,

La guida di Brad Pitt in F1 – Il Film è stata approvata da uno dei più grandi piloti di Formula 1 di tutti i tempi

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Il regista di F1 – Il Film Joseph Kosinski rivela che uno dei più grandi piloti di Formula Uno della storia ha approvato la guida reale di Brad Pitt nel film. Successore dell’acclamato Top Gun: Maverick (2022) di Kosinski, il prossimo blockbuster Apple vede Pitt nei panni di Sonny Hayes, un ex pilota di Formula Uno che esce dal pensionamento per collaborare con un ambizioso pilota più giovane di nome Joshua Pearce (Damson Idris). Come mostrato nei trailer di F1 – Il film, Pitt guida in gran parte del film su veri circuiti di Formula 1.

Durante una recente intervista con The Hollywood Reporter, Kosinski ha parlato della guida di Pitt e Idris in F1 – Il film, rivelando che il leggendario pilota di Formula 1 Lewis Hamilton ha approvato personalmente le loro acrobazie. Sebbene il regista ammetta che è stato “snervante” vedere Pitt e Idris guidare a velocità così elevate, spiega che l’approvazione di Hamilton e l’allenamento dei due attori sono stati sufficienti a convincerlo delle loro capacità. Ecco il commento di Kosinski:

“Ci sono state sicuramente molte discussioni con le compagnie di assicurazione. La cosa positiva per me è che sia Brad che Damson hanno dimostrato di essere piloti incredibili. Sono molto abili al volante. Sono stati approvati dallo stesso Lewis Hamilton. Quindi, per quanto sia snervante vederli guidare a queste velocità, avevo fiducia nelle loro capacità e nel team che li circondava”.

Cosa significa questo per F1 – Il film

F1 film 2025
F1 – il film foto dal trailer – Cortesia di Warner Bros

Lewis Hamilton ha svolto un ruolo chiave

Lewis Hamilton ha vinto sette titoli mondiali di F1, eguagliando l’ex pilota di F1 Michael Schumacher. Questo, oltre agli altri riconoscimenti ottenuti in questo sport, lo rende chiaramente una delle voci più autorevoli nel mondo della Formula Uno. Oltre ad essere un pilota affermato, Hamilton è anche produttore di F1 – Il film e ha partecipato all’addestramento di Pitt e Idris per le loro apparizioni in auto da corsa reali. La partecipazione di Hamilton al film è in linea con il recente approccio di Kosinski alla ripresa delle scene d’azione.

Le recensioni di Top Gun: Maverick sono state entusiastiche da parte della critica, e uno dei motivi principali è stata proprio l’azione. Tom Cruise e il resto del cast hanno trascorso centinaia di ore volando su veri jet da combattimento per il film, aggiungendo un tocco di autenticità inconfondibile a ciò che è finito sullo schermo. Kosinski ha adottato lo stesso approccio con F1: The Movie, e l’intenzione è chiaramente quella di offrire un’azione che sembri pratica e reale. Finora, le prime recensioni del nuovo film sono state per lo più positive, suggerendo che questo approccio ha funzionato ancora una volta.

Nella sua recensione di F1: The Movie per Cinefilos.it, Gianmaria Cataldo ha assegnato al film un punteggio di 3.5 su 5, elogiando le gare, che definisce “girate in modo magistrale”.

La guerra di domani: trailer italiano del film con Chris Pratt

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La guerra di domani: trailer italiano del film con Chris Pratt

Amazon ha diffuso il trailer italiano di La guerra di domani (The Tomorrow War), il film che vede protagonisti Chris Pratt, Yvonne Strahovski, J.K. Simmons, Betty Gilpin, Sam Richardson, Edwin Hodge, Jasmine Mathews, Ryan Kiera Armstrong, Keith Powers.

Diretto da Chris McKay e scritto da Zach Dean La guerra di domani (The Tomorrow War) è prodotto da David Ellison, Dana Goldberg, Don Granger, Jules Daly, David Goyer, Adam Kolbrenner. Executive Producer sono Rob Cowan, Chris Pratt, Brian Oliver, Bradley J. Fischer.

In La guerra di domani (The Tomorrow War), il mondo rimane sotto shock quando un gruppo di viaggiatori nel tempo arriva dal 2051 per portare un messaggio urgente: di lì a trent’anni la razza umana sarà sul punto di perdere una guerra globale contro una letale specie aliena. L’unica speranza per sopravvivere è che soldati e civili del presente vengano trasportati nel futuro e si uniscano alla battaglia. Tra le reclute c’è l’insegnate di liceo e padre di famiglia Dan Forester (Pratt). Determinato a salvare il mondo per la sua giovane figlia, Dan si unisce a una brillante scienziata (Yvonne Strahovski) e al padre da cui si era allontanato (J.K. Simmons) nella disperata impresa di riscrivere il destino del pianeta.

La guerra di domani: le prime foto del film con Chris Pratt

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La guerra di domani: le prime foto del film con Chris Pratt

Amazon Studios ha diffuso le prime immagini del film La guerra di domani arriva il teaser trailer! Da Amazon Studios, in arrivo in esclusiva su Prime Video in tutto il mondo il 2 luglio 2021. Protagonisti sono Chris Pratt, Yvonne Strahovski, J.K. Simmons, Betty Gilpin, Sam Richardson, Edwin Hodge, Jasmine Mathews, Ryan Kiera Armstrong, Keith Powers

Diretto da Chris McKay e scritto da Zach Dean La guerra di domani (The Tomorrow War) è prodotto da David Ellison, Dana Goldberg, Don Granger, Jules Daly, David Goyer, Adam Kolbrenner. Executive Producer sono Rob Cowan, Chris Pratt, Brian Oliver, Bradley J. Fischer.

In La guerra di domani (The Tomorrow War), il mondo rimane sotto shock quando un gruppo di viaggiatori nel tempo arriva dal 2051 per portare un messaggio urgente: di lì a trent’anni la razza umana sarà sul punto di perdere una guerra globale contro una letale specie aliena. L’unica speranza per sopravvivere è che soldati e civili del presente vengano trasportati nel futuro e si uniscano alla battaglia. Tra le reclute c’è l’insegnate di liceo e padre di famiglia Dan Forester (Pratt). Determinato a salvare il mondo per la sua giovane figlia, Dan si unisce a una brillante scienziata (Yvonne Strahovski) e al padre da cui si era allontanato (J.K. Simmons) nella disperata impresa di riscrivere il destino del pianeta.

La guerra di domani: la spiegazione del finale del film

La guerra di domani: la spiegazione del finale del film

Nel film d’azione fantascientifico di Amazon Prime diretto da , La guerra di domani, Chris Pratt interpreta l’ex soldato Dan Forester che si ritrova nuovamente in combattimento quando viene inviato nel futuro per combattere un esercito spietato di alieni che minaccia di sterminare l’umanità. Solo quando Dan incontra la versione futura di sua figlia, Muri (Yvonne Strahovski), capisce che lei non aveva intenzione di salvare il futuro, ma di cambiarlo. Quando arriva il momento di Dan di essere inviato nel futuro, scopre inoltre che Muri è a capo del reparto di ricerca dell’esercito e ha un piano per fermare gli alieni – chiamati “Whitespikes” per la loro capacità di sparare spuntoni letali in combattimento – creando una tossina che li disintegra. Ma anche se c’è ancora una possibilità di salvare l’umanità, l’unico modo per farlo è assicurarsi che questa guerra apocalittica non abbia mai luogo.

Il piano di Muri per il futuro

I soldati che hanno viaggiato indietro nel tempo per reclutare persone dal 2022 per la guerra hanno affermato di aver bisogno di combattenti per vincere la guerra e poter così iniziare a ricostruire la civiltà. Tuttavia, la verità è che Muri sapeva già a quel punto che la guerra era persa e che la sua intenzione non era mai stata quella di salvare ciò che restava dell’umanità nel suo mondo. Il vero piano, e la vera causa per cui tutti i soldati arruolati stavano combattendo, era semplicemente quello di guadagnare tempo sufficiente per creare una tossina in grado di uccidere la femmina Whitespike, in modo che la tossina potesse poi essere inviata indietro nel tempo per impedire ai Whitespike di invadere il pianeta. Muri dice a Dan che lei e tutte le altre persone nel 2051 stanno vivendo di “tempo preso in prestito” e che quel tempo è stato pagato a caro prezzo con il sangue.

Muri sembra essere l’unica a conoscere il vero piano, perché il morale delle truppe ancora in vita nel 2051 sarebbe senza dubbio compromesso se sapessero che non c’è alcuna speranza per loro se non quella di vedere la loro linea temporale cancellata. Tuttavia, ai combattenti reclutati negli anni 2020 non è mai stata detta una bugia vera e propria. È stato detto loro che dovevano combattere per salvare i propri figli e nipoti, e i loro sacrifici hanno permesso a Muri di guadagnare tempo sufficiente per creare la tossina e inviarla indietro nel tempo. In questo senso, è riuscita a salvare non solo i pochissimi figli e nipoti ancora in vita nella sua linea temporale, ma anche i miliardi di persone che erano già state uccise, cancellando il loro futuro apocalittico e offrendo loro uno migliore.

Yvonne Strahovski e Keith Powers in La guerra di domani
Yvonne Strahovski e Keith Powers in La guerra di domani. Foto di Frank Masi/Courtesy of Amazon Studios – © 2021 Paramount Pictures. All Rights Reserved.

Da dove vengono gli alieni

Nella linea temporale originale di La guerra di domani, gli alieni apparvero improvvisamente nella Russia settentrionale nel 2048 e da lì si diffusero rapidamente in tutto il mondo, riducendo la popolazione a sole 500.000 persone nel giro di tre anni. Si presumeva che i Whitespikes fossero altamente avanzati e intelligenti e che avessero fatto atterrare le loro navi sulla Terra in modo così furtivo che nessun satellite o sistema radar era in grado di rilevarli. Tuttavia, questo non corrisponde a ciò che si vede dei Whitespikes in La guerra di domani: essi non usano armi o tecnologia e sopraffanno gli umani con la forza bruta e il numero piuttosto che con la strategia e l’astuzia. Quando Dan e il resto della squadra finalmente trovano la nave dei Whitespikes in Russia, questa strana contraddizione viene spiegata.

I Whitespikes non sono una razza intelligente, ma armi biologiche trasportate come carico da una specie aliena di intelligenza superiore e dall’aspetto leggermente più umanoide. Gli alieni sembrano essere coloni intergalattici che utilizzavano i Whitespikes come mezzo per eliminare le forme di vita esistenti sui pianeti al fine di trasferirsi e stabilire la propria specie su quei pianeti. Sfortunatamente per questi alieni (e per l’umanità), finirono per schiantarsi accidentalmente sulla Terra. Martin (Seth Schenall), l’antico studente di Dan ossessionato dai vulcani, spiega che la cenere sugli artigli dei Whitespikes proviene dall’eruzione del 946 d.C. del monte Paektu, nota come l’eruzione del millennio, che fu così potente da spargere cenere fino alla Russia settentrionale. Ciò significa che gli alieni si sono schiantati sulla Terra più di mille anni fa e che da allora i Whitespikes sono rimasti dormienti nel ghiaccio.

La comparsa dei Whitespikes è il risultato del cambiamento climatico e dello scioglimento delle calotte polari, che nel 2048 hanno portato alla luce la nave precipitata nella Russia settentrionale. I Whitespikes (a differenza degli alieni che pilotavano la nave) erano stati conservati in un avanzato contenitore criogenico che aveva permesso loro di sopravvivere, ma quando il ghiaccio si è sciolto potrebbero essere stati disturbati dai predatori che si sono avventurati nella nave o dallo spostamento della nave stessa. Quando alcuni Whitespikes vengono iniettati con la tossina e muoiono, il rumore della loro morte è sufficiente a svegliare gli altri, quindi presumibilmente qualcosa di simile è accaduto nella linea temporale originale. Raggiungendo i Whitespikes in anticipo, distruggendo la colonia a bordo della nave e uccidendo la regina, Dan cancella il futuro apocalittico dalla linea temporale e rende possibile un futuro migliore.

Edwin Hodge, Chris Pratt, Sam Richardson e Alexis Louder in La guerra di domani
Edwin Hodge, Chris Pratt, Sam Richardson e Alexis Louder in La guerra di domani. Foto di Frank Masi/Courtesy of Amazon Studios – © 2021 Paramount Pictures. All Rights Reserved.

Il finale di La guerra di domani crea un paradosso?

Il finale di La guerra di domani crea un classico problema legato al viaggio nel tempo noto come paradosso del nonno. Il nome si basa sull’esempio di una persona che viaggia indietro nel tempo per uccidere il proprio nonno, il che impedirebbe loro di nascere e quindi impedirebbe loro di tornare indietro nel tempo per commettere l’omicidio, il che significa che il nonno sopravvivrebbe, il che significa che sarebbero nati dopo tutto e sarebbero in grado di viaggiare indietro nel tempo per ucciderlo, ecc. All’inizio sembra che i reclutatori del futuro che compaiono in La guerra di domani stiano prendendo provvedimenti per evitare il paradosso del nonno. C’è una regola secondo cui solo le persone che si sa essere morte prima del 2051 vengono arruolate per la guerra. Anche se non è esplicitamente dichiarato, avrebbe senso che evitassero anche di arruolare persone destinate ad avere un altro figlio, per garantire che quei bambini nascessero comunque.

La rivelazione del vero piano di Muri e il cambiamento della linea temporale da parte di Dan mandano però all’aria tutto questo e creano un nuovo problema. Poiché la linea temporale apocalittica è stata cancellata, la sequenza originale di eventi che ha portato all’invio dei soldati indietro nel tempo per avvertire del disastro imminente non avrà più luogo. Cancellando le circostanze che hanno portato alla guerra, Dan ha anche cancellato le circostanze che hanno portato alla creazione della tossina Whitespike e alla sua stessa preconoscenza dell’attacco alieno. La guerra di domani evita saggiamente di sollevare la questione di questo paradosso o delle altre complessità del viaggio teorico, e tratta invece la sconfitta preventiva dei Whitespikes da parte di Dan come una vittoria diretta. Tuttavia, è una domanda che potrebbe tormentare gli spettatori dopo la fine del film.

Dan morirà ancora tra sette anni?

Nella linea temporale originale, Dan ed Emmy (Betty Gilpin) si separano quando Muri ha 12 anni e divorziano quando lei ne ha 14, e Dan muore poi in un incidente d’auto nel 2030, quando Muri ha solo 16 anni. Anche se la Muri più grande non entra nei dettagli del perché Dan abbia lasciato la sua famiglia, i semi della linea temporale originale sono seminati nella sequenza iniziale di La guerra di domani. Dan perde un lavoro che desiderava disperatamente e si sfoga prendendo a calci una delle ruote del suo bidone della spazzatura, rivelando un carattere che potrebbe rivelarsi letale per il suo matrimonio. Ha anche un rapporto molto difficile con suo padre, James Forester (J.K. Simmons), che lo ha abbandonato quando era bambino. Sebbene Dan sembri essere un buon marito e un padre amorevole nel 2022, le sue frustrazioni professionali e i suoi problemi irrisolti potrebbero essersi aggravati nel tempo, creando le circostanze che hanno portato al suo divorzio e, alla fine, alla sua morte.

Chris Pratt in La guerra di domani
Chris Pratt in La guerra di domani. Foto di Frank Masi/Courtesy of Amazon Studios – © 2021 Paramount Pictures. All Rights Reserved.

Ora che Dan è stato avvertito delle circostanze originali della sua morte e ha sperimentato in prima persona la dolorosa perdita di sua figlia nel futuro, sembra improbabile che le cose si svolgano allo stesso modo di prima. Dopotutto, ora è riconosciuto come un eroe e salvatore della Terra e, alla fine di La guerra di domani, ha iniziato a ricostruire il rapporto con suo padre. Poiché è morto in seguito a un incidente stradale, piuttosto che a causa di un cancro o di una malattia ereditaria, anche il più piccolo cambiamento al suo futuro potrebbe garantire che l’incidente stradale non avvenga mai e che lui abbia invece la possibilità di vivere una lunga vita. Lo stesso vale per gli altri coscritti sopravvissuti alla guerra, poiché a tutti è stata comunicata la data e le circostanze della loro morte e quindi possono evitarle, se possibile.

Il vero significato del finale di La guerra di domani

La guerra di domani è in gran parte, e a volte esplicitamente, un’allegoria dell’impatto del cambiamento climatico sui figli e sui nipoti della generazione attuale. Nel suo messaggio di apertura al popolo del 2022, il tenente Hart dice che stanno chiedendo ai loro genitori e nonni di agire ora per salvarli. E quando Dan arriva nel 2051, diventa chiaro che a questo punto è già troppo tardi per salvare l’umanità; nulla di ciò che fanno nel 2051 può impedire la loro estinzione, perché avrebbero dovuto agire decenni fa. Mentre molte persone degli anni 2020 sono disposte ad agire, altre protestano contro la leva obbligatoria sostenendo che la guerra del 2051 non è la loro guerra e quindi non dovrebbero occuparsene. Il legame tra lo scioglimento delle calotte polari e il rilascio dei Whitespikes eleva questo sottotesto a testo.

Questo significato più ampio della storia si intreccia anche con il dramma familiare di La guerra di domani. Proprio come Muri e gli altri sopravvissuti nel 2051 hanno chiesto aiuto, il rapporto di Dan con suo padre inizia a guarire solo quando lui riesce a lasciarsi alle spalle il dolore del passato e a chiedere aiuto a James. Dopo aver distrutto i Whitespikes, padre e figlio tornano a casa e James incontra sua nipote per la prima volta. Questa scena finale riassume il messaggio del resto del film: sarà troppo tardi per cambiare le cose nel futuro, ma non è ancora troppo tardi.

La guerra di domani, il primo trailer del film Prime Video

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La guerra di domani, il primo trailer del film Prime Video

Protagonisti sono Chris Pratt, Yvonne Strahovski, J.K. Simmons, Betty Gilpin, Sam Richardson, Edwin Hodge, Jasmine Mathews, Ryan Kiera Armstrong, Keith Powers.

Diretto da Chris McKay e scritto da Zach Dean La guerra di domani (The Tomorrow War) è prodotto da David Ellison, Dana Goldberg, Don Granger, Jules Daly, David Goyer, Adam Kolbrenner. Executive Producer sono Rob Cowan, Chris Pratt, Brian Oliver, Bradley J. Fischer.

In La guerra di domani (The Tomorrow War), il mondo rimane sotto shock quando un gruppo di viaggiatori nel tempo arriva dal 2051 per portare un messaggio urgente: di lì a trent’anni la razza umana sarà sul punto di perdere una guerra globale contro una letale specie aliena. L’unica speranza per sopravvivere è che soldati e civili del presente vengano trasportati nel futuro e si uniscano alla battaglia. Tra le reclute c’è l’insegnate di liceo e padre di famiglia Dan Forester (Pratt). Determinato a salvare il mondo per la sua giovane figlia, Dan si unisce a una brillante scienziata (Yvonne Strahovski) e al padre da cui si era allontanato (J.K. Simmons) nella disperata impresa di riscrivere il destino del pianeta.

La guerra del Tiburtino III gratis al cinema con Cinefilos

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La guerra del Tiburtino III gratis al cinema con Cinefilos

Cinefilos.it offre la possibilità di vedere al cinema, gratis, LA GUERRA DEL TIBURTINO III in uscita nelle sale, per Fandango Distribuzione, il prossimo giovedì 2 novembre.

Ecco le città in cui sarà possibile partecipare alle proiezioni:

ROMA 
 
CINEMA LUX
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
 
CINEMA GREENWICH
martedì 31 ottobre – 10 biglietti per lo spettacolo delle h. 16,45 e 5 biglietti per quello delle h. 19,00 a cui sarà presente il cast del film
mercoledì 1 novembre – 10 biglietti per lo spettacolo delle h. 16,45 e 5 biglietti per quello delle h. 19,00 a cui sarà presente il cast del film
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
 
CINEMA TIBUR
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
QUATTRO FONTANE
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
GIULIO CESARE
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
TORINO
 
CINEMA NAZIONALE
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
BOLOGNA
 
CINEMA LUMIERE
giovedì 2 novembre – 10 biglietti
venerdì 3 novembre – 10 biglietti
sabato 4 novembre – 10 biglietti
domenica 5 novembre – 10 biglietti
MILANO
ANTEO PALAZZO DEL CINEMA
Venerdì 3 novembre – 10 biglietti
Sabato 4 novembre – 10 biglietti
Domenica 5 novembre – 10 biglietti

Per prenotare il proprio biglietto sarà necessario accedere alla piattaforma di gestione dove si potrà inserire esclusivamente il proprio nome e cognome ed il proprio indirizzo email e scegliere la sala e il giorno in cui si richiedono i biglietti. Qui il link alla piattaforma.

I biglietti potranno essere ritirati direttamente alla cassa dei cinema presentando la email di conferma ricevuta unitamente ad un documento di identità.

Guarda il trailer di La guerra del Tiburtino III

La guerra del Tiburtino III gratis a Catania e Palermo con Cinefilos

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Cinefilos.it offre la possibilità di vedere al cinema, gratis, LA GUERRA DEL TIBURTINO III in sala con Fandango Distribuzione.

Le sale disponibili sono quelle del Planet di CATANIA e del Planet di PALERMO.

I biglietti saranno validi per il primo spettacolo serale da giovedì 9 novembre a mercoledì 15 novembre e potranno essere richiesti inviando una email a[email protected].

Guarda il trailer di La guerra del Tiburtino III

La Guerra dei Roses: in arrivo il sequel

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La Guerra dei RosesAlex McAulay è al lavoro su War of the Roses: The Children, il romanzo seguito de La Guerra dei Roses e dal quale verrà realizzato un sequel del celebre film del 1989 con protagonisti Michael Douglas e Kathleen Turner.

Il romanzo segue le vite dei figli di Jonathan e Barbara Roses dopo il divorzio.

Fonte: Variety

 

 

La guerra dei mondi: trama, cast, trailer e dove vederla

La guerra dei mondi: trama, cast, trailer e dove vederla

La guerra dei mondi (The War of the Worlds) è la miniserie tv britannica diretta da Craig Viveiros, tratta dall’omonimo romanzo di H. G. Wells. La serie è composta da tre puntate andate in onda nel 2019. Questo è l’ennesimo adattamento del romanzo che vi ricordiamo ha avuto anche un adattamento al cinema per mano di Steven Spielberg con protagonista Tom Cruise.

La guerra dei mondi: dove vederla in streaming

La guerra dei mondi in streaming è disponibile sul servizio streaming di Sky, NOW TV. In chiaro in Italia ha debuttato dall’11 al 18 ottobre su La EFFE.

La guerra dei mondi: la trama e il cast

Ambientata nell’Inghilterra edoardiana, la miniserie segue George e la sua amante Amy iniziare una vita insieme nel disprezzo della società britannica, lontano dalla moglie di George. L’improvvisa caduta di asteroidi che si riveleranno essere macchine da guerra marziane interromperà bruscamente il loro desiderio di vivere una vita tranquilla.

A guidare il cast della nuova serie ci sarà il vincitore del Golden Globe e protagonista di Hereditary e In Treatment, Gabriel Byrne assieme alla candidata all’Oscar Elizabeth McGovern (C’era una volta in America; Downton Abbey). Nel cast anche Léa Drucker (Jusqu’à la garde; Le Bureau des légendes), Natasha Little (Press; Silent Witness), Daisy Edgar Jones (Cold Feet; Silent Witness), Stéphane Caillard (Genius, Marseille), Adel Bencherif (The Prophet) e Guillaume Gouix (The Returned) sono gli altri attori che saranno protagonisti della serie scritta e creata dal vincitore del premio BAFTA Howard Overman (Misfits, Crazyhead, Merlin). Gilles Coulier (De Dag, Cargo, The Natives) sarà il regista dei primi quattro episodi mentre Richard Clark (Innocent, Versailles) è stato annunciato come regista per gli episodi dal quinto all’ottavo. Completano il team creativo il direttore della fotografia David Williamson (De Dag, Cargo, Flemish Heaven), lo scenografo Richard Bullock (Les Misérables, Peaky Blinders), il costumista Jo Slater (Wanderlust, I, Daniel Blake) e Hair & Makeup Designer Melanie Lenihan (Butterfly, Peaky Blinders, Marcella).

Questa nuova versione, dopo gli illustri precedenti di Steven Spielberg e Orson Welles, sarà prodotta da Howard Overman con Julian Murphy (Demons, Merlin) e Johnny Capps (Merlin, Crazyhead) per Urban Myth Films. La Guerra dei Mondi sarà composta da 8 episodi da un’ora, e verrà trasmessa nel 2019 sui canali FOX di oltre 50 Paesi fra Europa e Africa. La Guerra dei Mondi racconta il primo contatto extraterrestre grazie all’intercettazione di una trasmissione proveniente da un’altra galassia: è la prova definitiva dell’esistenza di vita intelligente fuori dal pianeta Terra. Mentre l’umanità attende l’evolversi degli eventi, lo scenario diventa presto catastrofico. La Terra viene pian piano invasa dagli alieni e la razza umana rischia lo sterminio.

La guerra dei mondi: trama, cast e differenze con il libro

La guerra dei mondi: trama, cast e differenze con il libro

Da sempre appassionato di fantascienza, il regista Steven Spielberg è tornato a raccontare della presenza aliena sulla terra con il film La guerra dei mondi, distribuito in sala nel 2005. Su sceneggiatura del fidato David Koepp, questo è la trasposizione dell’omonimo, e famosissimo, romanzo di H. G. Wells, pubblicato a puntate nel 1897, e già divenuto film nel 1953 (qui la recensione). Consapevole della notorietà della storia, il regista si assicurò che nessuna notizia riguardante il film divenisse pubblica prima del tempo. Ciò permise di rendere l’atmosfera, e soprattutto l’aspetto degli alieni, un vero e proprio mistero, risoltosi soltanto con l’arrivo in sala del titolo.

Interpretato da Tom Cruise, il quale aveva giù lavorato precedentemente con Spielberg per Minority Report, il film vanta una grande cura negli effetti speciali, vero cuore del film. Questi, sotto l’attenta supervisione del regista, risultarono particolarmente stupefacenti, e il team di realizzatori ottenne anche una nomination al premio Oscar. Particolarmente favorevole fu anche il giudizio del pubblico, che accorse a vedere il film al momento della sua uscita. Con un budget attestato intorno ai 132 milioni di dollari, La guerra dei mondi arrivò a guadagnarne circa 603 in tutto il mondo, classificandosi come il quarto film più visto dell’anno.

Particolare elemento di attrattiva sono ovviamente gli alieni presenti nel film. Questi, in realtà, appaiono in forma diretta soltanto in poche scene. Molto più presenti sono i mezzi grazie a cui si muovono, chiamati Tripodi. Questi vennero realizzati con un aspetto che il regista ha definito “elegante”, e ispirato alle forme di vita acquatiche. Il suo obiettivo era di rendere talmente tanto affascinanti e minacciose queste macchine, che gli spettatori si sarebbero interessati più ad esse che non agli alieni al loro interno. Il risultato fu proprio quello sperato, e ancora oggi questi esemplari sono ben presenti nella memoria di chi ha apprezzato il film.

La guerra dei mondi: la trama del film

Protagonista del film è Ray Ferrier, operaio portuale divorziato e intento a dividersi tra il lavoro e la cura dei suoi due figli, Rachel e Robbie. Questi vengono a trovarlo un weekend al mese, ed è proprio durante questo che Ray si accorge che qualcosa non va. Nel cielo si è infatti formata una grande nube, dalla quale si scagliano una serie di impressionanti fulmini. Questi sembrano colpire il suolo senza apparenti danni. Riunitosi nel centro cittadino insieme al resto della popolazione, Ray cerca di capire cosa stia succedendo, preoccupato anche dalla presenza dei figli. Improvvisamente, da sotto il suolo un imponente macchina robotica si erge nella città. Le sue intenzioni diventano chiare nel momento in cui inizia a sterminare i presenti, seminando il terrore.

Riuscito a sfuggire, Ray torna rapidamente a casa e presi i figli inizia una disperata fuga senza meta. Il panico generatosi è però fonte di ostacoli, e così l’uomo si vedrà costretto a proteggere i figli tanto dagli alieni quanto dagli altri umani. Consapevole di trovarsi in una situazione disperata, in una vera e propria invasione aliena, Ray sembra non avere altre possibilità che scappare. Ma ciò non sarà sempre una possibilità percorribile, e rispondere all’attacco sarà l’unico modo di poter recuperare la pace persa. Mentre tenta di studiare le pericolose macchine, alla ricerca di un punto debole, Ray dovrà però fare i conti anche con il suo ruolo di genitore, e con i nascenti conflitti con i propri figli.

https://www.cinefilos.it/personaggi/dakota-fanning-film-twilight-instagram-394446

La guerra dei mondi: il cast del film

Fu proprio Tom Cruise a proporre a Spielberg l’idea per il film. L’attore desiderava infatti lavorare nuovamente con il regista e gli suggerì tre storie da poter adattare sul grande schermo. Il regista scelse tra queste La guerra dei mondi, affascinato dai temi e dal potenziale. Cruise ricoprì così il ruolo del protagonista, e si preparò studiando il genere fantascientifico attraverso noti film e romanzi. Ciò lo aiutò a calarsi ulteriormente nell’atmosfera generale, da lui descritta come particolarmente cupa. Il film si è poi rivelato l’ennesimo grande successo per lui, ed è stato il suo sesto titolo consecutivo a superare i 100 milioni di dollari di incassi, nonché il tredicesimo in tutta la sua carriera.

Per il ruolo di Rachel, la figlia del protagonista, Spielberg scelse l’attrice Dakota Fanning, conosciuta grazie alla serie fantascientifica Taken, da lui prodotta. Grazie a questo ruolo l’attrice ebbe modo di affermarsi ulteriormente, ottenendo un altro grande successo cinematografico. L’attore Justin Chatwin, noto anche per il film Dragonball Evolution, ricopre invece il ruolo di Robbie, l’altro figlio del protagonista. Il premio Oscar Tim Robbins interpreta invece Harlan Ogilvy, un ex guidatore di ambulanze che dà riparo a Ray e i suoi figli. L’uomo, però, rivelerà un profondo desiderio di vendetta contro gli alieni, colpevoli di aver ucciso la sua famiglia. L’attrice Miranda Otto, infine, ricopre il ruolo di Mary Ann Ferrier, ex moglie di Ray. L’interprete è particolarmente nota per il personaggio di Éowyn nella trilogia di Il Signore degli Anelli.

La guerra dei mondi: le differenze con il libro

Nell’adattare il celebre romanzo di fantascienza, Spielberg richiese agli sceneggiatori di mantenere l’idea di base ma di tralasciare tutti quei dettagli ritenuti stereotipati o datati. Koepp, dunque, diede vita a degli inevitabili tradimenti nei confronti del testo letterario. Innanzitutto, egli decise di servirsi di una voce narrante, un personaggio esterno agli eventi che potesse aprire e concludere il film. All’interno di questo egli costruì una storia di resistenza incarnata dal padre Ray e dai due suoi figli. Per Spielberg, questo elemento si rivelò fondamentale. Non solo, infatti, egli vi ritrovava elementi della sua vita privata, ma anche quelle insicurezze che si potevano ritrovare nel popolo americano in seguito agli attentati dell’11 settembre 2001.

Allo stesso modo, però, si evitò di ricorrere all’espediente dell’arrivo degli alieni tramite astronave. Spielberg e Koepp decisero di scostarsi da questo elemento del romanzo preferendo una trovata più innovativa, che è poi quella riscontrabile nel film. Le stesse modalità con cui gli alieni conquistano la terra differiscono dal libro al film, come anche le motivazioni a riguardo. Centrale è stata poi la decisione di evitare una serie di elementi eccessivamente riportati al cinema, come la distruzione di monumenti storici da parte degli alieni. Oltre a ciò, alcuni eventi sono stati ovviamente ridotti o condensati, così da poter narrare quanto più possibile di quanto descritto nel libro.

A cambiare è la stessa ambientazione. Tra il libro e il film passa infatti più di un secolo, e per questo vennero adottate particolari soluzioni. Lo sceneggiatore, infatti, mantenne la contemporaneità del nuovo millennio con tutte le sue caratteristiche, ma costringendo i personaggi a muoversi in un contesto sprovvisto di energie elettrice e sistemi di comunicazione li riportò praticamente all’Ottocento. Per quanto riguarda il finale, invece, si operarono decise differenze rispetto al romanzo. Spielberg però ammise di non essere rimasto soddisfatto da questo, poiché pur tentando altre strade non riuscì a trovare un modo migliore per terminare la storia.

La guerra dei mondi: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

Per gli appassionati del film, o per chi desidera vederlo per la prima volta, sarà possibile fruirne grazie alla sua presenza nel catalogo di alcune delle principali piattaforme streaming oggi disponibili. La guerra dei mondi è infatti presente su Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Tim Vision e Amazon Prime Video. In base alla piattaforma scelta, sarà possibile noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale al catalogo. In questo modo sarà poi possibile fruire del titolo in tutta comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre in programma in televisione per lunedì 28 agosto alle ore 21:00 sul canale 20 Mediaset.

Fonte: IMDb

La guerra dei mondi: recensione del film con Gene Barry

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La guerra dei mondi è il film culto di fantascienza del 1953 diretto da Byron Haskin con Gene Barry, Ann Robinson, Les Treyman e Robert Cornthwaine

  • Anno: 1953
  • Regia: Byron Haskin
  • Cast: Gene Barry, Ann Robinson, Les Treyman, Robert Cornthwaine

La guerra dei mondiIspirato all’omonimo romanzo di H.G. Wells, la Guerra dei Mondi è un classico del cinema di fantascienza anni ’50, diretto da Byron Haskin. Quando un misterioso meteorite si schianta in una zona di campagna nei pressi di Los Angeles, l’iniziale stupore e curiosità del ritrovamento muta rapidamente in terrore: l’umanità si ritroverà a dover fronteggiare un nemico terribile e spietato, una razza aliena determinata a conquistare la terra.

A differenza del racconto originale da cui è tratto, ambientato alla fine del XIX secolo, la storia si svolge nel 1953. Parlare di questo film  significa inevitabilmente richiamare alla memoria la famosa trasmissione radiofonica che Orson Welles mandò in onda nel 1938 quando, organizzando uno degli scherzi più azzardati e riusciti di sempre, gettò nel panico gran parte della popolazione americana facendo credere che degli extraterrestri fossero sbarcati sulla terra; Le coscienze del popolo americano di quegli anni così critici, funestate dalle tensioni della Guerra Fredda, furono profondamente turbate da un falso allarme così ben congeniato, tanto che ci vollero mesi affinchè le acque si calmassero.

La guerra dei mondi

Quindici anni dopo, l’uscita della pellicola di Haskin fu accompagnata (beneficiata, se vogliamo) da un carico di fortissime suggestioni angosciose, prova lampante che la preoccupazione nei confronti di una possibile invasione ignota non si era affatto sopita. Ad accrescere la curiosità, una massiccia campagna promozionale attirò la gente al cinema, in un periodo in cui il genere fantascientifico stava diffondendosi in ogni campo; giocando abilmente sul senso di colpa religioso, su questioni etiche che coinvolgono il rapporto tra Dio e l’uomo, il film fa apparire l’invasione come una sorta di punizione meritata, un castigo divino che solo di rado cede il passo a possibili cause tipiche di un semplice film di genere.

La guerra dei mondiLa splendida fotografia in La guerra dei mondi, esaltando in maniera quasi esagerata la brillantezza dei colori, caratterizza in modo suggestivo le terribili navicelle aliene,  avvalendosi delle meraviglie di un technicolor protagonista di ogni scena;  numerosissime le idee e le trovate artigianali, che donano alla pellicola un realismo sorprendente, riscontrabile soprattutto nelle forme dei piccoli veicoli guidati dai marziani che, nonostante un design che oggi potrebbe apparire goffo ed ingenuo, sono animati ed orchestrati perfettamente da una regia altamente spettacolarizzante ma allo stesso tempo attenta alle emozioni più intime dei personaggi.

Parlando di difetti riscontrabili in La guerra dei mondi, l’unico appunto che si possa fare ad un classico del genere potrebbe riguardare una certa ingenuità, ma forse è più il caso di parlare di genuinità, tipica dell’epoca in cui venne girato, da un sentimentalismo troppo semplificato per poter essere del tutto digeribile al giorno d’oggi, fino ad una plateale redenzione finale che non incontrerà il gusto di tutti. Una piccola menzione merita il finale di questa storia, da sempre oggetto di discussione, che tuttora non cessa di sollevare dibattiti e confronti tra chi lo definisce geniale, innovativo e non scontato e chi invece lo taccia di vera e propria “buffonata”.

La guerra dei mondi resta quindi una visione irrinunciabile per gli appassionati del genere, una chicca che, sotto molti aspetti, ha brillantemente superato la prova del tempo, meritando, che piaccia o no, lo status di “cult” assoluto.

La guerra dei fiori rossi: il film Zhang Yuan

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La guerra dei fiori rossi: il film Zhang Yuan

La guerra dei fiori rossi, prodotto nel 2006 e distribuito in Italia nel gennaio 2007 dall’Istituto Luce, è il secondo film di Zhang Yuan dopo diciassette anni, prodotto nel 1999. Tratto dall’omonimo romanzo semi-autobiografico di Zhang Shuo, è stato co-prodotto dalla cinese Beijing Century Good-Tidings Cultural Development Company e dall’italiana Downtown Pictures, e girato in Cina e in parte anche in Italia.

Yuan ci offre ancora una volta una prospettiva diversa della Cina comunista, da un’angolatura critica e costruttivamente polemica. In questo lungometraggio Yuan lo fa puntando tutto sui bambini, sui quali la allora neonata dittatura comunista cinese (siamo nel ’49) gettava le basi per il futuro. Nel piccolo ribelle Qiang (nome completo Fang Quiangqiang) – lasciato piangente dal padre in un convitto, che si oppone con la propria capricciosa innocenza inconsapevolmente a un neonato regime che ne vuole subito annullare l’identità e soffocare il pensiero – si incarnano i desideri odierni di ribellione di un popolo contro una dittatura ormai anacronistica e che nasconde dietro una stanca bandiera rossa un capitalismo selvaggio.

La guerra dei fiori rossi, la trama

La Repubblica comunista cinese è stata da poco fondata e punta all’omologazione del suo popolo, partendo dalle scuole e dai convitti, dove si plasmano i cittadini fedeli e ossequianti di domani. In uno dei tanti convitti che punta alla formazione totalitarista dei bambini, c’è Qiang, di soli 4 anni; il bimbo sfugge alle regole impostegli dalle maestre, non ci sta a rispettare ordine e disciplina estenuanti, che impongono perfino i ritmi dei bisogni fisiologici.

Questa sua ribellione all’ordine ha però un prezzo: oltre alle continue punizioni degli insegnanti e gli scarsi risultati scolastici, Qiang paga il proprio innocente anti-conformismo con la solitudine e l’emarginazione da parte degli altri bambini.

La guerra dei fiori rossi, il film

L’idea è apprezzabile, sebbene La guerra dei fiori rossi dopo una mezz’ora di sorrisi strappati da quei simpatici e paffuti bambini, cominci un po’ a stancare ed apparire ripetitivo; forse qualche cambio di ambientazione di tanto in tanto e qualche nuovo evento di rottura avrebbe reso tale pellicola un capolavoro. Il finale ha comunque un alto potenziale simbolico.

Nella sua carriera, Zhang Yuan si è dedicato soprattutto a spot pubblicitari e clip per MTV, in particolare quelli della rock-star cinese Cui Jian, che interpreta se stesso in Beijing Zazhong. Dopo La guerra dei fiori rossi ha prodotto Space Guy nel 2010, film d’Animazione non ancora giunto in Italia.

Quanto al piccolo protagonista Fang Quiangqiang, è stato interpretato da Dong Bowen, il quale due anni dopo ha fatto parte del cast di Ma wen de zhan zheng di Chun Yu. La guerra dei fiori rossi è stato presentato nella sezione World Cinema al Sundance Film Festival e nella sezione Panorama al Festival di Berlino, dove ha vinto il premio C.I.C.A.E.

La Guarimba International Film Festival: dal 7 al 12 Agosto

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La Guarimba International Film Festival: dal 7 al 12 Agosto

Un’edizione sicuramente ridotta quella de La Guarimba International Film Festival – ad Amantea (CS), in Calabria, dal 7 al 12 agosto –, che rispetta le linee guida date dall’emergenza sanitaria ma che non dimentica la propria terra e le connessioni con gli altri mondi, seppure quest’anno prettamente virtuali.

«Abbiamo da subito rifiutato l’idea di un festival online– commenta l’ideatore Giulio Vita –. Un festival non è un posto dove si vedono i film e basta. È un luogo di incontro, un rito pagano che ha bisogno della nostra presenza fisica. Un festival online non è un festival, soprattutto non è La Guarimba, perché noi siamo, prima di ogni cosa, una comunità che si ritrova ogni anno ad Amantea con la missione di riportare il cinema alla gente e la gente al cinema. Sarà una edizione diversa, in un comune recentemente sciolto per mafia, ma ci auguriamo sia anche un’occasione per riflettere sull’ossessione per gli eventi di massa. Speriamo finalmente si capisca l’importanza che hanno le piccole Guarimba in giro per il mondo, che illuminano i paesi senza cinema ricordandoci quanto sia bello sedersi insieme e confrontarsi in modo orizzontale».

Un’VIII edizione che celebra il ritorno al rito del cinema, regalando proiezioni sotto le stelle al pubblico di Amantea, e al tempo stesso contribuisce al miglioramento dell’offerta turistica con un evento di richiamo per i giovani provenienti da tutta la regione e a muovere l’economica locale: «Vogliamo essere parte della soluzione» sottolinea Giulio Vita.

«Come Festival siamo riusciti a gestire i tagli economici e non ci tiriamo indietro – continua Vita –. Abbiamo tagliato e rimodulato alcuni contenuti extra, garantendo i compensi a tutto lo staff, fermamente convinti che gli operatori culturali meritano dignità».

La Guarimba International Film Festival 2020 sarà realizzata grazie al sostegno del MiBACT, dell’Ambasciata de Gli Stati Uniti, Ambasciata della Germania, Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, dalla Rappresentanza del Governo delle Fiandre in Italia e dal Forum Austriaco di Cultura Roma, segno di una significativa cooperazione internazionale e principale obiettivo del Festival, quello di veicolare la cultura per promuovere valori di democrazia partecipativa, integrazione e accessibilità.

Un importante contributo per la realizzazione dell’evento sono gli sponsor: GIPHY Arts, G-Technology, che garantisce i dischi rigidi per archiviare e usare il materiale video; Fichi Marano e Grafiche Calabria. Quest’ ultime due aziende calabresi che hanno deciso di scommettere nel festival anche in questo particolare momento storico.

I numeri dell’edizione 2020 di La Guarimba International Film Festival

Ideato nel 2012 da Giulio Vita e Sara Fratini, La Guarimba, che in venezuelano significa “posto sicuro”, in 7 anni ha registrato circa 25mila spettatori. L’edizione 2020, prevede in 6 giornate ben 160 cortometraggi provenienti da 54 paesi diversi che rappresentano tutti i continenti, selezionati tra i 1160 iscritti e divisi in 6 categorie: Fiction, Animazione, Documentario, Film Sperimentali, Videoclip e il programma La Grotta dei Piccoli, un festival nel festival dedicato ai piccoli spettatori realizzato in collaborazione con UNICEF Italia

Quest’anno La Guarimba torna alle sue radici, al rito del cinema come atto sociale e di condivisione. Sono annullati i concerti, i pranzi sociali e le conferenze che invece verranno trasferite online. Spazio quindi alla formazione con ben 5 webinar completamente gratuite che accoglieranno fino a un massimo di 100 iscritti. La prima, Fundraising For Documentaries, è fissata il 6 giugno.

A cura della regista americana Anayansi Prado e realizzata in collaborazione con l’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, American Film Showcase e University of California, la webinar Fundraising For Documentaries propone al pubblico de La Guarimba, ai professionisti e alle nuove generazioni di registi, una masterclass incentrata sul finanziamento di un documentario, in linea con una delle vocazioni del festival: sostenere e promuovere il cinema indipendente.

La Guarimba International Film Festival 2020: Il programma

Una selezione accurata quella di Sara Fratini, Giulio Vita, Alex Spagnolo, Marta Miquel, Jacinta Agten, Valeria Werasinghe & Sam Morrill, programmatori de La Guarimba e quest’anno anche giuria ufficiale del Festival, con 160 corti in concorso, ognuno proveniente da un Paese diverso. Una scelta che punta a raccogliere visioni e stili diversi, differenze linguistiche e socio culturali con lo scopo di aprire riflessioni sul mondo.

Sono 20 i corti della categoria Fiction, 10 quelli di Animazione e 10 del Documentario, tutti generi da sempre in competizione al festival, caposaldo del programma, che puntano a rappresentare il meglio delle nuove proposte audiovisive del panorama mondiale. Nel programma anche la sezione Video Musicali con 10 videoclip in concorso. Una categoria nata nel 2016 per dare dignità a questa forma narrativa, da sempre sottovalutata all’interno dell’industria dell’audiovisivo, a livello culturale e finanziario. Per la categoria Insomnia (Film Sperimentali) con 5 corti in concorso dal 2018 continua a manifestarsi la voglia de La Guarimba di ampliare gli spazi di fruizione cinematografica: un contenitore di linguaggi inediti e proposte coraggiose.

Uno sguardo sempre attento sui grandi temi del presente con una programmazione fuori concorso:

per MigrArti saranno 3 i corti dedicati agli italiani di seconda generazione; con Americania, sezione curata da Sam Morrill, verranno presentati 6 corti ambientati a New York, alcuni di questi anteprime mondiali girate durante il lockdown. Infine la sezione speciale Karmala, denso programma a cura di Keba Danso che vuole dare visibilità al cinema dell’Africa Sub-Sahariana. Karmala quest’anno renderà omaggio al regista, compositore e attore senegalese Djibril Diop Mambéty, noto per il suo distinto stile surrealista e la sua affascinante interpretazione di temi come la politica, il potere, la ricchezza e le condizioni sociali in Africa.

La Guarimba ha previsto anche un festival per i piccoli spettatori con La Grotta dei Piccoli, una programmazione di 100 corti animati realizzata insieme ad UNICEF Italia ideata per avvicinare i bambini e i ragazzi al mondo del cinema. All’interno de La Grotta dei Piccoli anche una selezione speciale a tema ambientalista ispirata al progetto di sostenibilità de La Guarimba Cambur per spiegare ai più piccoli il delicato rapporto tra uomo e natura.

Come ogni anno è stata realizzata anche Artists for La Guarimba, la mostra online e offline curata da Sara Fratini, che seleziona 15 illustratori internazionali ai quali è chiesto di realizzare una locandina che promuovi la nuova edizione del festival attraverso la propria personale interpretazione della scimmia guarimbera, simbolo e portavoce dell’iniziativa.

La locandina ufficiale, realizzata come sempre da Mikel Murillo, è nata per sensibilizzare il pubblico alla crisi ambientale, tematica molto cara al festival, che dal 2018 porta avanti il progetto Cambur, anima ecologica de La Guarimba. Nel delicato momento in cui tutti ci troviamo, l’immagine di Murillo conferma la missione del festival, sempre più convinto del potere che la cultura e il cinema hanno nelle trasformazioni che vorremmo vedere nel mondo.

Gli artisti coinvolti nella mostra sono Mikel Murillo (Spagna), Aicha El Beloui (Marocco), Yeye Weller (Germania), Valeria Weerasinghe (Italia), Federico Manzone (Italia), Ramón Amorós (Argentina), Meredith Jensen (Stati Uniti),  Juan Molinet (Argentina), Andra Badea (Romania), Bistra Masseva (Bulgaria), Konrad Czernik (Polonia) Helena Bonastre (Spagna), Gizenth (Colombia), Sara Cifuentes (Colombia), Raman Djafari (Germania).

La Guarimba Social: il contest di GIPHY Arts

Da sempre attenta ad una comunicazione virale, La Guarimba lo scorso anno ha creato un canale su Giphy Arts, la piattaforma americana più grande al mondo per la creazione di GIF animate. Con le proprie realizzazioni il Festival ha ottenuto più di 400 milioni di visualizzazioni tanto da attirare l’attenzione di Giphy Arts che ha voluto finanziare un contest per la Miglior Gif della Guarimba Film Festival 2020 con un premio di ben 500 dollari.

La Guarimba International Film Festival: ad Amantea dal 7 all’11 Agosto

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È un appuntamento ricco di esperienze quello con la terza edizione de La Guarimba International Film Festival, in programma dal 7 all’11 Agosto presso il Parco Naturale La Grotta ad Amantea, nel Cosentino.

https://youtu.be/LNfDx0cUASg

Diretto dall’italo-venezuelano Giulio Vita, il festival presenterà – in un suggestivo cinema all’aperto – una selezione ufficiale di 45 cortometraggi provenienti da tutto il mondo, che concorreranno in tre diverse sezioni: Fiction, Animazione e Documentario.
La giuria sarà composta dal documentarista Tomas Sheridan, dal curatore di Vimeo Sam Morrill e da El Tornillo De Klaus, collettivo spagnolo formato da Pablo Cristóbal, Alicia V. Palacios Thomas e Carlos Cristóbal.

Fuori dalla selezione ufficiale saranno presentate le opere in concorso per il premio “Calabria in Corto“, una particolare sezione istituita per la prima volta quest’anno, con l’intento di promuovere la creazione artistica locale e l’immagine della Calabria oltre i confini della regione.

Spazio anche ad altre forme d’arte: nell’ambito della terza edizione del festival, sarà infatti allestita la mostra Artists For La Guarimba, a cura di Sara Fratini, che raccoglie 30 versioni della locandina del festival, realizzate da altrettanti illustratori internazionali.

Da non perdere infine la prima conferenza europea di Vimeo On Demand, organizzata nell’ambito del festival la sera dell’8 Agosto.
La Guarimba International Film Festival prosegue il suo percorso in maniera assolutamente indipendente, nel teatro del piccolo centro calabrese che ospiterà per l’occasione artisti da ogni parte della Terra.

La manifestazione, nata nel 2013 partendo praticamente da zero e senza il sostegno delle istituzioni, si riafferma come una grande realtà internazionale, che attinge dal senso più popolare dell’arte: la condivisione, nel proposito di riportare il cinema alla gente e la gente al cinema.

La Grazia: trailer ufficiale del nuovo film di Paolo Sorrentino

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La Grazia: trailer ufficiale del nuovo film di Paolo Sorrentino

È stato diffuso oggi il trailer ufficiale di La Grazia, il nuovo film di Paolo Sorrentino, che segna il ritorno al cinema del regista Premio Oscar con un’opera dichiaratamente politica, morale e profondamente intimista. Il film arriverà nelle sale italiane dal 15 gennaio 2026, distribuito da PiperFilm.

Al centro del racconto c’è Mariano De Santis, Presidente della Repubblica alla fine del suo mandato, interpretato da Toni Servillo, premiato con la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile a Venezia 82. Accanto a lui Anna Ferzetti, in un cast che si muove con precisione chirurgica dentro uno dei territori più delicati del cinema di Sorrentino: quello della responsabilità individuale quando si incrocia con il potere.

Il trailer restituisce fin da subito il tono del film: misurato, teso, attraversato da silenzi e sguardi più che da dichiarazioni esplicite. Mariano De Santis è un Presidente vedovo, cattolico, padre di una figlia – Dorotea, giurista come lui – e soprattutto un uomo che si avvicina alla fine del proprio incarico in un clima di apparente immobilità istituzionale. Proprio in questo spazio sospeso emergono due richieste di grazia, destinate a trasformarsi in autentici dilemmi morali.

Un Presidente immaginario per interrogare il potere reale

Come chiarito dalla produzione, non esiste alcun riferimento a Presidenti realmente esistiti: Mariano De Santis è una figura completamente immaginaria, costruita da Sorrentino per esplorare il peso della discrezionalità presidenziale. La grazia, nel film, non è un atto simbolico né un automatismo giuridico, ma una scelta che mette in crisi il confine tra diritto, coscienza e vita privata.

Il trailer suggerisce come le decisioni istituzionali del Presidente si intreccino in modo sempre più inestricabile con la sua esperienza personale, portando il personaggio a confrontarsi con il dubbio, con la fede e con il sospetto. Non si tratta di un film sul potere in senso astratto, ma su chi lo esercita quando non può più nascondersi dietro il ruolo.

La Grazia è prodotto da The Apartment (Gruppo Fremantle) in associazione con Numero 10 e PiperFilm, in collaborazione con Netflix. I diritti internazionali sono detenuti da MUBI, mentre le vendite mondiali sono curate da The Match Factory.

Dal trailer emerge un film che promette di non offrire risposte semplici, ma di chiedere allo spettatore uno sguardo attento, responsabile, persino paziente. Esattamente come il suo Presidente.

La Grazia: recensione del film di Paolo Sorrentino – Venezia 82

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La Grazia: recensione del film di Paolo Sorrentino – Venezia 82

Cos’è la grazia? Terrence Malick in The Tree of Life la intendeva come una condizione spirituale che si contrapponeva alla legge dura dell’uomo, i giuristi invece parlano di “grazia” in caso di “un atto di clemenza individuale concesso dal Presidente della Repubblica”, per Paolo Sorrentino, potrebbe essere una via di mezzo tra uno stato di leggerezza e compiutezza emotiva e la capacità altrui di mettere fine alla sofferenza di un altro. La Grazia è l’ultimo film di Paolo Sorrentino che apre Venezia 82 e ne inaugura anche il Concorso.

Con Toni Servillo a servire ancora una volta da protagonista, il regista napoletano trova una rotondità di racconto e di esposizione di pensiero per immagini che aveva smarrito con il suo recente Parthenope, tornando finalmente a fuoco sulla rappresentazione di un’età particolare, in cui la passione per la vita si spegne, mentre la vita continua.

Cosa racconta La Grazia?

Toni Servillo in La grazia (2025)
Foto di Andrea Pirrello

La storia è quello di Mariano De Santis, irreprensibile e stimato giurista, divenuto Presidente della Repubblica Italiana. Il film lo accompagna negli ultimi sei mesi del suo mandato, mentre fa i conti da una parte con un dubbio che lo attanaglia da 40 anni e che riguarda la defunta e amatissima moglie Aurora, e con sua figlia, anche lei giurista e sua collaboratrice, che cerca di scuoterlo dal suo torpore, e dall’altra con la firma di una legge in favore dell’eutanasia e con una decisione da prendere in merito a due richieste di Grazia.

Paolo Sorrentino parte con cautela, proprio come il suo protagonista, per poi spingere a fondo: nella prima parte scalda i motori e olia gli ingranaggi, basandosi su una scrittura molto presente, formale, didascalica, a tratti invadente, che influisce anche sulla recitazione quasi salmodiante dei suoi attori. Questa esigenza di porre i pezzi sulla scacchiera appesantisce il ritmo del film che però nella seconda parte si scioglie, si apre a un Sorrentino molto autentico e schietto, profondamente emotivo, quando il suo protagonista si mette sulle tracce di una leggerezza perduta (forse mai posseduta per davvero).

Non c’è spazio per il mistero

Anna Ferzetti in La grazia (2025)
Foto di Andrea Pirrello

La riflessione nel film si concentra sulla ricerca della verità quando i punti di vista sono diversi e tutti con una loro ragione. Nella scrittura e nell’esposizione, il film abbraccia la complessità della sua premessa, avventurandosi solo nel finale liberatorio alla lusinga di una risoluzione. Il mistero, l’insoluto non trovano spazio nel film e forse questo sguardo così nitido lo ha reso un po’ meno affascinante, ma va bene così, il Sorrentino a fuoco, legato alla narrazione, con il suo sguardo privilegiato sulle persone e sui luoghi, l’eleganza della messa in scena e la bellezza nitida e splendente delle sue immagini, è quello che preferiamo.

Il film di Sorrentino è una commedia piena di momenti esilaranti, di interpretazioni deliziose (su tutte la splendida Cocò di Milvia Marigliano, ma anche Anna Ferzetti al suo migliore ruolo in carriera), di freddure e di momenti che stemperano la tragicità della vita con cruda verità e grande acume.

L’acquisizione di senso nella perdita di gravità

Ma La Grazia è anche un dramma senile, che si crogiola nella densità delle sue parole, offrendo una riflessione attenta sull’acquisizione di senso nella perdita di gravità, sia letterale che figurata, una corsa verso il raggiungimento della leggerezza. È questa “la grazia” del titolo? Una condizione di leggerezza che Mariano acquisisce nonostante la sua natura radicata alla ricerca della verità, così fondamentale eppure così complicata da ottenere. Oppure è la capacità di sollevare qualcuno da uno stato di sofferenza e attesa? Lo strumento del Presidente della Repubblica per porre fine al periodo di detenzione o il potere di “staccare la spina” a chi vive una vita che più vita non è?

Il regista sceglie di dare una risposta precisa nella splendida inquadratura conclusiva, in cui un Mariano De Santis ritrova se stesso e il senso delle cose, una nuova consapevolezza di sé e della percezione del suo corpo in uno spazio vuoto eppure pieno di possibilità.

La Grazia: Paolo Sorrentino spiega perché Mariano De Santis [SPOILER](e dove trovare la risposta definitiva)

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In una recente intervista, Paolo Sorrentino è tornato su uno dei passaggi più ambigui e discussi di La Grazia, chiarendo il senso profondo della decisione presa dal presidente Mariano De Santis: la negazione della grazia all’uomo che ha ucciso la moglie affetta da Alzheimer.

Secondo Sorrentino, la grazia è per sua natura una facoltà discrezionale del Presidente della Repubblica, e proprio questa discrezionalità apre lo spazio al dubbio morale. Nel film, De Santis non si limita a valutare il caso sul piano giuridico o istituzionale, ma compie una scelta che nasce da una valutazione più intima e radicale: non crede alle parole della persona che chiede la grazia.

Il punto centrale, spiega il regista, è l’amore. Mariano De Santis non è convinto che l’uomo amasse davvero la moglie. Anzi, sospetta che dietro il gesto e dietro il racconto fornito possano esserci secondi fini, motivazioni non dichiarate che rendono inautentica la richiesta di perdono. È su questa frattura, più morale che legale, che si fonda la decisione del presidente.

Toni Servillo and Anna Ferzetti in La grazia (2025)

Tuttavia, La Grazia (la nostra recensione) non fornisce una risposta esplicita allo spettatore. Sorrentino chiarisce che il film non intende guidare il pubblico verso una verità univoca, ma lasciare spazio all’interpretazione. Ed è qui che emerge un dettaglio fondamentale, spesso ignorato.

Il regista rivela infatti che la chiave per comprendere se Mariano De Santis abbia avuto ragione si trova nelle didascalie finali, nei titoli di coda. Un’informazione apparentemente marginale, che molti spettatori rischiano di perdere alzandosi prima della fine, ma che assume un valore decisivo nella lettura dell’intera scelta presidenziale.

Chi resta fino all’ultimo, suggerisce Sorrentino, può intuire che forse il presidente ha visto giusto. Non una certezza gridata, ma una traccia silenziosa, coerente con un cinema che affida allo spettatore il compito di completare il senso delle immagini e delle decisioni.

In questo modo, La Grazia sposta il conflitto dal gesto estremo al giudizio su chi lo compie, lasciando aperta una domanda scomoda: si può concedere il perdono quando l’amore che lo giustifica appare falso?