In vista della première al Toronto
International Film Festival 2025 di settembre, Lionsgate ha
presentato il trailer ufficiale completo di Good
Fortune, il prossimo debutto alla regia di
Aziz Ansari.
Oltre alla regia, Ansari ha scritto
il film. Ha anche lavorato come produttore insieme ad Anthony
Katagas (12 anni schiavo; Amsterdam) e Alan Yang (Master of None;
Parks and Recreation).
La data della première al TIFF non è
stata ancora annunciata formalmente, ma il programma dovrebbe
essere disponibile il 12 agosto. Il 50° TIFF annuale si terrà dal 4
al 14 settembre.
Cosa sappiamo di Good Fortune?
In Good Fortune,
Keanu Reeves interpreta un “angelo custode
a basso costo” ben intenzionato ma poco qualificato di nome
Gabriel, che chiede alla sua capa Martha (Sandra
Oh) di affidargli “incarichi più significativi” (scopriamo
più tardi che il suo compito è quello di tenere lontane dal
pericolo le persone che mandano messaggi mentre guidano). Martha
gli dice che per salvare un’anima perduta, deve trovare un’anima
perduta, ed è qui che entra in gioco Arj, interpretato da
Aziz Ansari.
Arj fa lavoretti per un ricco
mondano di nome Jeff (Seth
Rogen), e Gabriel decide di provare a convincere il
suo nuovo protetto che essere ricco come Jeff non risolverebbe
tutti i suoi problemi scambiando le vite dei due uomini.
Sfortunatamente per Gabriel, avere una quantità esagerata di denaro
finisce per rendere Arj davvero felice, e l’angelo perde le ali ed
è costretto a vivere come un essere umano.
La Lionsgate ha presentato il primo
filmato di Good Fortune durante il CinemaCon dello
scorso anno, e in quell’occasione Ansari ha spiegato di voler
realizzare una commedia dopo aver recentemente lavorato a progetti
drammatici.
“I film ci permettono di vivere
la vita nei panni di qualcun altro. Se riesci a scrivere di cose
che tutti affrontano e di cui nessuno parla, sei sulla buona
strada”, ha detto l’ex attore di Parks and Recreation ai
presenti. “Questo film parla di ciò che molte persone stanno
facendo: lottare.”
Good Fortune segna
il debutto alla regia di Aziz Ansari, che è anche
produttore esecutivo insieme a Jonathan McCoy,
Christopher Woodrow e Connor
DiGregorio. Il film uscirà nelle sale cinematografiche
statunitensi il 17 ottobre.
Venerdì al Comic-Con di San Diego i
fan hanno affollato il panel dedicato a Gen
V in occasione del lancio, da parte di Prime Video, del trailer ufficiale
dell’attesissima seconda stagione dell’acclamata serie spin-off
ambientata nel mondo di The
Boys, serie vincitrice agli Emmy. Questa stagione
di Gen
Vpresenta eventi chiave e rivelazioni che influiranno sul
capitolo finale di The
Boys. I primi tre episodi debutteranno il 17 settembre in
esclusiva su Prime Video in oltre 240 Paesi e territori nel
mondo.
L’attesissima seconda stagione
I componenti del cast Jaz Sinclair,
Maddie Phillips, London Thor, Derek Luh, Hamish Linklater e lo
showrunner Michele Fazekas hanno partecipato a questo emozionante
panel moderato da P.J. Byrne, uno degli attori più amati del
franchise.
Il panel si è aperto con un saluto a
sorpresa da parte di uno dei componenti dei The Seven ed ex
studente della Godolkin University, The Deep, interpretato da Chace
Crawford, che torna come guest star nella seconda stagione di
Gen V.
Il trailer ufficiale della seconda
stagione anticipa entusiasmanti sviluppi per i personaggi più amati
dai fan, sorprendenti cameo dall’universo di The Boys,
l’ingresso di Ethan Slater (Wicked) nel ruolo fisso di
Thomas Godolkin e altre rivelazioni inaspettate.
Sean Patrick Thomas (Till – Il
coraggio di una madre), che interpreta Polarity, entra a far
parte del cast fisso per la prossima stagione.
Slater è noto soprattutto per aver
interpretato ‘Boq’ nel film premio Oscar Wicked, ottenendo
una nomination ai SAG e una nomination ai Tony per il ruolo da
protagonisra in SpongeBob SquarePants a Broadway. Ha
ottenuto consensi anche per Spamalot – Il musical e
apparirà prossimamente in Gen V e in Elsbeth
della CBS.
Nella seconda stagione, la scuola è
ricominciata. Mentre il resto dell’America si adatta al pugno di
ferro di Patriota, alla Godolkin University il nuovo, misterioso
preside presenta un programma che promette di rendere gli studenti
più forti che mai. Cate e Sam sono eroine acclamate, mentre Marie,
Jordan ed Emma tornano a malincuore al college, oppresse da mesi di
traumi e perdite. Ma feste e lezioni sono difficili da gestire con
la guerra che infuria tra Umani e Supereroi, sia dentro sia fuori
dal campus. Il gruppo viene a conoscenza di un programma segreto
che risale alla fondazione della Godolkin University e che
potrebbe avere implicazioni più grandi di quanto pensino. E, in
qualche modo, Marie ne è coinvolta.
La seconda stagione vede nel cast
Jaz Sinclair nel ruolo di Marie Moreau, Lizze Broadway nei panni di
Emma Meyer, Maddie Phillips interpreta Cate Dunlap, London Thor è
Jordan Li, Derek Luh nel ruolo di Jordan Li, Asa Germann è Sam
Riordan, Sean Patrick Thomas nei panni di Polarity e Hamish
Linklater interpreta Dean Cipher.
Michele Fazekas è showrunner ed
executive producer. Inoltre, Eric Kripke, Seth
Rogen, Evan Goldberg, James Weaver, Neal H. Moritz, Pavun
Shetty, Ken Levin, Jason Netter, Garth Ennis, Darick Robertson,
Michaela Starr, Ori Marmur, Thomas Schnauz, Steve Boyum e Brant
Engelstein sono executive producer. Loreli Alanís, Gabriel Garcia e
Jessica Chou sono co-executive producers. La serie è prodotta da
Sony Pictures Television e Amazon MGM Studios, in associazione con
Kripke Enterprises, Point Grey Pictures e Original Film.
Gran parte di
Terra-828 de I
Fantastici Quattro: Gli Inizi è stata realizzata
con effetti speciali, e siamo sicuri che ricorderete le foto dal
set che mostravano una versione “reale” della
Cosa.
Il personaggio è stato realizzato
con effetti visivi (a differenza dei film dei Fantastici Quattro
del 2005 e del 2007), ma questa controfigura è stata utilizzata sul
set per fornire al cast e agli artisti degli effetti visivi del
materiale di riferimento di cui avevano tanto bisogno. Ora sappiamo
chi indossava il costume, e non era
Ebon Moss-Bachrach.
L’attore e wrestler professionista
Richard Summers-Calvert ha confermato di essere
stato il Ben Grimm ne I
Fantastici Quattro: Gli Inizi, condividendo al
contempo nuove foto del dietro le quinte dal set del reboot. Potete
dare un’occhiata più da vicino a Summers-Calvert nei panni della
Cosa nel post di Instagram qui sotto.
Nel frattempo, i Marvel Studios hanno pubblicato una
nuova scena eliminata da I
Fantastici Quattro: Gli Inizi che mostra Ben
Grimm in un programma di appuntamenti. I trailer trapelati dal D23
e dal Comic-Con includevano una prima versione di questa sequenza
tratta da filmati di prova, che è stata chiaramente girata per
davvero in seguito.
Durante il fine settimana, molti fan
hanno discusso dell’omissione di diverse scene dai trailer e dalle
foto dal set del reboot. Tuttavia, questo è abbastanza normale per
un film dell’MCU, e sembra che gran parte di questo materiale
(inclusa la scena della cena della domenica sera qui sotto) sia
stato girato esclusivamente per la promozione.
Nella
nostra recensione abbiamo scritto: “I Fantastici
Quattro: Gli Inizi conferma ciò che già si pensava in
seguito alla diffusione dei materiali promozionali: è un progetto
ben pensato, ben diretto, che sa dosare l’intimità e l’azione, che
grazie ai suoi variegati protagonisti si rivolge ad un pubblico
ampio, dai più giovani fino ai padri e alle madri.”.
Il film Marvel Studios I
Fantastici Quattro: Gli Inizi introduce la prima
famiglia Marvel composta da Reed Richards/Mister Fantastic
(Pedro
Pascal), Sue Storm/Donna Invisibile (Vanessa
Kirby), Johnny Storm/Torcia Umana (Joseph
Quinn) e Ben Grimm/la Cosa (Ebon
Moss-Bachrach) alle prese con la sfida più difficile
mai affrontata. Costretti a bilanciare il loro ruolo di eroi con la
forza del loro legame familiare, i protagonisti devono difendere la
Terra da una vorace divinità spaziale chiamata Galactus
(Ralph Ineson) e dal suo enigmatico Araldo, Silver
Surfer (Julia Garner). E se il piano di Galactus
di divorare l’intero pianeta e tutti i suoi abitanti non fosse già
abbastanza terribile, la situazione diventa all’improvviso una
questione molto personale.
Il film è interpretato anche da
Paul Walter Hauser, Natasha Lyonne e Sarah
Niles. I
Fantastici Quattro: Gli Inizi è diretto da
Matt Shakman e prodotto da Kevin Feige, mentre Louis D’Esposito, Grant
Curtis e Tim Lewis sono gli executive producer.
Dal 4 al 9 agosto
la città di Narni (TR) ospiterà la trentunesima edizione di
Narni. Le vie del cinema, la Rassegna di cinema restaurato,
diretta da Alberto Crespi e organizzata per iniziativa del
Comune di Narni con la collaborazione del Centro
Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale,Cineteca di Bologna, Unidis e con la Scuola
Internazionale di Comics di Roma.
Da più di trent’anni
numerosissimi appassionati e appassionate si ritrovano a Narni
Scalo per ammirare film classici del cinema italiano proiettati su
grande schermo, in copie restaurate, con una qualità di visione
ormai inusitata in un’epoca in cui la fruizione del cinema passa
sempre di più attraverso mezzi “moderni” come la tv casalinga –
grazie alla presenza delle piattaforme – o addirittura il telefono
cellulare.
Domenica 3 agosto
si terrà il concerto di apertura delle Vie Del Cinema con il
Briccialdi Sax Quartet: un’esperienza immersiva nelle
colonne sonore attraverso le musiche di grandi compositori come
Morricone, Rota, Piazzolla, Gershwin, H. Mancini eseguite da una
formazione cameristica composta da soli sassofoni, che prevede
la partecipazione di alcuni tra i migliori allievi del
Conservatorio statale di musica “Giulio Briccialdi” di Terni.
IL CINEMA RESTAURATO È
PROTAGONISTA.
Anche quest’edizione
proporrà una ricca selezione di film di recente recupero proiettati
ogni sera a partire dalle ore 21.00 sul grande schermo allestito
nel Parco pubblico “Bruno Donatelli” di Narni, a ingresso
gratuito (fino a esaurimento posti).
Prosegue il rapporto
forte e produttivo con la Cineteca Nazionale, che si occupa
della conservazione e del restauro dei film italiani all’interno
del Centro Sperimentale di Cinematografia.
I cinque restauri della
Cineteca che verranno proiettati quest’anno propongono un giusto
equilibrio fra maestri riconosciuti e titoli da riscoprire:
La Notte di Michelangelo Antonioni fa parte
della cosiddetta “trilogia dell’incomunicabilità”, con tre grandi
divi come Monica Vitti, Jeanne Moreau e Marcello Mastroianni;
Il giovedì è uno dei capolavori di Dino Risi,
grande autore della commedia all’italiana; La Visita
di Antonio Pietrangeli, scritto tra gli altri da Ettore
Scola, è un bellissimo ritratto di donna con una strepitosa
interpretazione di Sandra Milo; con Le ore dell’amore
continua invece la riscoperta di un regista che Narni ha già
incontrato in anni recenti, Luciano Salce; e infine
Questi fantasmi è un’incursione nel cinema del sommo
drammaturgo e attore Eduardo De Filippo.
Quest’anno Narni, come
già accaduto in passato, propone anche un film straniero. Per
rendere il dovuto omaggio a un genio assoluto come David
Lynch, scomparso nel gennaio del 2025, verrà proiettato il
meraviglioso Una storia vera nella copia restaurata
(e riportata nei cinema) dalla Cineteca di Bologna.
IL PROGRAMMA COMPLETO
CON GLI OSPITI DELLE SERATE
Si parte lunedì 4
agosto con la serata dedicata al ricordo di David Lynch,
scomparso all’inizio del 2025, con la proiezione del film A
straight story – Una storia vera (1999) presentato dal
regista e sceneggiatore Stefano Reali e da Matteo
Marino, fondatore di davidlynch.it, autore del libro I
segreti di David Lynch.
Martedì 5 agosto a
introdurre La visita (1964) di Antonio Pietrangeli
sarà Piera DeTassis, giornalista e critica cinematografica
italiana, nonché curatrice del libro Antonio Pietrangeli. Il
regista che amava le donne.
Si prosegue mercoledì 6 agosto con la proiezione di
Questi Fantasmi (1954) di Eduardo De Filippo,
presentato al pubblico da Sergio Bruno, Responsabile
dell’Area preservazione e restauro del CSC – Cineteca Nazionale e
la curatrice del fondo De Filippo, Maria Procino.
Giovedì 7 agosto
verrà proiettato il film Le ore dell’amore (1963) di
Luciano Salce. A discuterne sarà il figlio del regista, Emanuele
Salce.
A presentare La
Notte (1961) di Michelangelo Antonioni venerdì 8
agosto sarà Luciano Tovoli, direttore della fotografia che
ha più volte lavorato con il regista.
TORNA PER I PIÙ PICCOLI LA
RASSEGNA DEL CINEMA ANIMATO.
La rassegna parallela
alla classica selezione di pellicole restaurate proporrà ogni sera
su grande schermo a partire dalle ore 21.00, in un’ala laterale del
Parco pubblico “Bruno Donatelli”, una selezione di film
animati dedicati ai più piccini. Saranno proposti: Minions (2015) diretto da Pierre Coffin e
Kyle Balda, Inside Out, diretto da Pete Docter e Ronnie del
Carmen, The LEGO movie (2014), diretto da Phil
Lord and Christofer Miller, Happy Feet (2006),
diretto da George Miller,
Wonka (2023) diretto da da Paul
King, Ralph Spaccainternet, (2018) diretto da Rich
Moore e Phil Johnston.
Ogni sera sono inoltre
previste attività e laboratori per bambine e bambini a
cura di Roberta
Rossi (Bobbina)
NARNI E LA MUSICA: UN
CONCERTO PER INAUGURARE LE VIE DEL CINEMA 2025
In apertura a Narni.
Le Vie del Cinema 2025, il 3 agosto si terrà un concerto
imperdibile con il Briccialdi Sax Quartet, formazione
composta da alcuni tra i migliori allievi del Conservatorio Statale
di Musica “Giulio Briccialdi” di Terni: Marco Mari (sax
soprano/contralto), Jacopo Cento (sax contralto), Samuele
Giuliobello (sax tenore) e Giacomo Pieri (sax baritono).
Il quartetto,
interamente formato da sassofoni, spazia tra diversi repertori
e stili, dal classico al jazz fino alle musiche etniche,
interpretando con versatilità e energia le colonne sonore che hanno
segnato la storia del cinema. Il programma propone un
affascinante viaggio musicale tra le opere di grandi
compositori come Morricone, Rota, Piazzolla, Gershwin e Henry
Mancini, evocando atmosfere che dialogano perfettamente con le
immagini sul grande schermo.
Un appuntamento che
celebra il connubio tra musica e cinema, affidato al talento
emergente di una giovane realtà artistica d’eccellenza.
NARNI. LE VIE DEL
CINEMA E L’ECOSOSTENIBILITÀ.
Anche per l’edizione 2025
l’organizzazione di Narni. Le vie del cinema ha ideato una
rassegna all’insegna del rispetto dell’ambiente e della promozione
attiva dell’ecosostenibilità. È per questo motivo che ha ottenuto a
conclusione della rassegna del 2023 un certificato dall’Agenzia
Regionale per la Protezione Ambientale dell’Umbria che attesta
l’impegno sostenuto in questo senso: i criteri alla base della
manifestazione hanno come punto fermo l’idea di
sostenibilità ambientale creando il minor impatto ambientale
possibile, promuovendo l’utilizzo di un parco naturalistico.
Verranno adottati una serie di accorgimenti, tra cui: utilizzo di
strutture in acciaio smontabili e riutilizzabili; impianti
elettrici allestiti ad hoc e smontabili al termine della
manifestazione e riutilizzabili di anno in anno; per veicolare la
rassegna, l’uso della carta stampata sarà ridotta al minimo, e solo
ed esclusivamente per esigenze legate alla necessità di
comunicazione istituzionale. Invece della carta si lavora con
inviti digitali, app dell’evento, codici QR, agende on line. In
aggiunta ogni anno all’interno del luogo di svolgimento della
rassegna vengono piantati nuovi alberi per azzerare le poche
emissioni di anidride carbonica prodotta.
Viene promossa la
mobilità lenta per raggiungere i luoghi della manifestazione e
l’uso di piatti, bicchieri e posate riciclabili e biodegradabili
presso il punto di ristoro, che proporrà prodotti locali al fine
della promozione delle aziende del territorio e quindi con impatto
minimo dovuto ai trasporti.
LA SCUOLA
INTERNAZIONALE DI COMICS RACCONTA LE VIE DEL CINEMA PER L’EDIZIONE
2025
Anche quest’anno, per la
quarta edizione consecutiva, Le vie del Cinema rinnova la
collaborazione con la Scuola Internazionale di Comics di
Roma, coinvolgendo attivamente studenti e studentesse nella
realizzazione dell’identità visiva della manifestazione.
La rassegna
cinematografica si pone l’obiettivo di sensibilizzare il
pubblico alla fruizione di pellicole storiche italiane
proposte in versione restaurata durante l’annuale
appuntamento organizzato nel Comune di Narni a partire dal
1995.
Il progetto, che coinvolge le classi più avanzate dei corsi di
Graphic Design e Illustrazione coordinate
dai docenti Franco Marconi e Sandro
Mattioli, si arricchisce quindi di un prestigio e di un valore
ancora più profondi. Lavorando in
sinergia e unendo competenze e linguaggi, gli studenti e le
studentesse hanno prodotto tutti i contenuti di comunicazione e
promozione dell’evento, dalla locandina ufficiale al materiale
grafico coordinato, ideato sia per i supporti cartacei che per
quelli digitali.
Insieme a una serie di
ritratti dei registi e alle rielaborazioni artistiche
delle locandine dei film proposti nel programma della
manifestazione, sono state realizzate alcune illustrazioni
originali utilizzate per il merchandising ufficiale dell’evento
e per la promozione della rassegna animata dedicata al pubblico dei
più giovani.
ARTE E RIGENERAZIONE
URBANA PER LA CITTÀ DI NARNI
Con il progetto delle
opere murali, eseguite dall’artista David Pompili, per ripercorrere
Le vie del cinema dal 1995 ad oggi attraverso la
rappresentazione di figure iconiche del cinema italiano, si
sancisce nuovamente il rapporto tra Narni Scalo e la settima
arte.
Le immagini che traggono
ispirazione dalla manifestazione nel corso degli anni creano un
museo a cielo aperto, portando visitatori e visitatrici alla
ricerca e alla scoperta dei volti del cinema che colorano le vie
della città.
Lo stile di Pompili si
distingue per un linguaggio visivo che fonde le suggestioni della
pop art con l’energia della street art contemporanea. L’uso deciso
del colore, applicato su immagini in scala di grigio, crea un
contrasto visivo di forte impatto, pensato per dialogare
direttamente con il territorio di Narni Scalo e la sua identità
industriale e post-industriale. Un incontro tra materia e visione
artistica che vuole essere messaggio: l’arte come strumento di
rigenerazione e nuova narrazione del paesaggio urbano
Il brutale mondo di Mortal
Kombat potrebbe presto trasformarsi in un universo
cinematografico molto più ampio. Con Mortal
Kombat 2 in arrivo, il produttore Todd
Garner ha confermato che il sequel è ben lungi dall’essere
il capitolo finale del franchise.
In una recente intervista con lo
YouTuber FutureBoyWho2, Garner ha rivelato che il team
creativo ha grandi progetti per il futuro. “Speriamo che questa
non sia la fine”, ha detto. “Non si tratta di un film una
tantum. Speriamo che sia solo l’inizio.” Garner ha anticipato
importanti sviluppi per personaggi come Scorpion e
Bi-Han, che torneranno nei panni di Noob Saibot nel
prossimo film. Ha anche rassicurato i fan che momenti iconici, come
quello in cui Kano ottiene finalmente il suo caratteristico occhio
metallico, sono in arrivo.
Sebbene il futuro della serie
dipenda dall’esito del prossimo film, Garner ha chiarito che la
porta è aperta a ulteriori sviluppi. “Se questo film avrà
successo, avremo l’opportunità di realizzare sequel, spin-off e
l’opportunità di introdurre nuovi personaggi, continuando a
sviluppare quelli che i fan già conoscono e amano.”
Potenziali sequel, spin-off
e nuove aggiunte al roster potrebbero contribuire a
plasmare un universo di Mortal Kombat più ampio e
in continua evoluzione. E pur non confermando l’apparizione del
personaggio in Mortal Kombat II, Garner ha lasciato
intendere che il franchise ha grandi progetti per
Rain.
Da New Line Cinema arriva l’ultimo
capitolo ad alto rischio del franchise di videogiochi di successo
in tutta la sua brutale gloria, Mortal Kombat
II.
I Fantastici
Quattro: Gli Inizi (qui la recensione) segna il
debutto della Prima Famiglia Marvel nel nuovo universo
alternativo Terra‑828, come anche l’inizio della Fase 6 dell’MCU. Nonostante il film presenti
una battaglia epica contro Galactus, una potente
introduzione a Franklin Richards e una regia visivamente
distintiva, lascia una serie di interrogativi non risolti. Questi
dubbi non solo alimentano il dibattito fra i fan, ma creano anche
il terreno narrativo ideale per l’atteso Avengers:
Doomsday. Le domande spaziano da connessioni familiari
fino ai misteri del multiverso, introducendo questioni che solo il
prosieguo dell’universo cinematografico potrà chiarire. Scopriamole
tutte in questo approfondimento!
Nel film, il legame tra Ben
Grimm/La Cosa (Ebon
Moss-Bachrach) e Rachel Rozman (Natasha
Lyonne) appare carico di tensione e affidamento
reciproco. Pur ispirandosi ai fumetti, dove Ben è legato però ad
Alicia Masters, il film introduce Rachel come un
personaggio nuovo e seducente. L’attrazione tra i due è evidente,
anche se La Cosa si trattiene
dall’esporsi, convinto di non poter piacere a nessuno dato il suo
aspetto. Verso il finale del film, però, egli va da Rachel
dicendole di averla voluta vedere prima dello scontro con Galactus.
Non c’è un seguito a questo momento, per cui per il momento non
sappiamo se tra i due nascerà finalmente qualcosa.
Nel film Sue Storm
(Vanessa
Kirby) accenna alla figura assente del padre suo e del
fratello Johnny (Joseph
Quinn), evocando mistero e un velo di abbandono. Nel
materiale originale a fumetti, Franklin Storm è un
personaggio complesso, mente scientifica dietro la Future Foundation. Il film non chiarisce se sia vivo, il
suo ruolo nella loro vita o eventuali motivazioni della sua
sparizione. Di certo, il figlio di Sue e Reed
(Pedro
Pascal) viene chiamato in suo onore, segno che il legame
tra lui e i figli era forte. Sarebbe però interessante scoprire
qualcosa in più su di lui, un po’ come avvenuto per il padre di
Tony
Stark.
Il film è ambientato su Terra‑828,
un universo alternativo con estetica anni ’60. Nel finale del film,
il gruppo è ancora su questo mondo ma Sappiamo che la
scena post-credits di Thunderbolts*
vede i protagonisti di quel film assistere all’arrivo sulla Terra
dell’astronave dei Fantastici Quattro. È possibile pensare che
stiano inseguendo Dottor Destino, il quale in seguito allo scontro
con Sue Storm potrebbe aver rapito Franklin e averlo portato con sé
nell’universo dove vivono i personaggi che abbiamo fino ad oggi
conosciuto. Il loro spostarsi porta a chiedersi se rivedremo mai
Terra-828 e se i Fantastici Quattro torneranno lì una volta
sconfitto Destino.
Sue Storm (Vanessa Kirby) e Franklin Richards in I
Fantastici Quattro: Gli Inizi
Sue è presentata incinta di
Franklin, ma il film per ora non chiarisce se in futuro ci sarà
l’intenzione di aver un secondo figlio come nei fumetti, cosa che
porta alla nascita di Valeria Richards. Non
sappiamo se il loro destino familiare nel MCU includerà quindi un
altro bambino: si tratta di una scelta narrativa ancora oscura, ma
le potenzialità per inserimenti futuri esistono. Questo
interrogativo apre per adesso riflessioni sulle dinamiche familiari
e su come l’arrivo di nuovi componenti influenzerà i rapporti
dentro il team.
Quando Dottor Destino ha preso il
potere in Latveria?
Un’immagine di Latveria in L’Invincibile Iron Man Vol.
3
Nel Summit della Future Foundation,
il seggio del paese Latveria è vuoto, suggerendo che il sovrano
Victor von Doom potrebbe controllare direttamente
il paese o non essere ancora divenuto il comandante. Il posto
potrebbe essere ruolo in quanto vacante. È un dettaglio molto
importante che suggerisce un futuro coinvolgimento narrativo per
questo paese inventato, ma per ora resta il mistero attorno alla
sua ascesa e al suo ruolo in Terra‑828.
Norrin Radd (Silver Surfer) esiste
in questo universo?
Il Silver Surfer di Norrin Radd in I Fantastici 4 e Silver
Surfer
Julia Garner
interpreta la versione Silver Surfer di
Shalla‑Bal, non quella di Norrin
Radd. Una scelta che devia dai fumetti classici. Non
sappiamo se in Terra‑828 esista o sia mai esistito Norrin Radd,
oppure se il ruolo del Surfer sia affidato esclusivamente a questa
figura alternativa. È probabile che il più celebre dei Silver
Surfer possa essere introdotto in futuro, facendo anche ritornare
in scena Shalla-Bal, che al termine del film si sacrifica per
sconfiggere Galactus finendo con lui in un indefinito punto
dell’universo.
Dopo il climax finale,
Galactus (Ralph Ineson) viene
respinto e spedito in un altrove, lontano dalla Terra. Tuttavia il
film non spiega se il suo destino sia definitivo o se ritornerà
come minaccia cosmica. Non sappiamo dove sia andato, quali universi
visiterà e se preparerà un contrattacco. In ogni caso, questo modo
di farlo uscire di scena lascia pensare che la sua sconfitta sia
solo temporanea e lascia quindi aperta la possibilità che possa
tornare con una potenza ancora maggiore.
Il prologo menziona una “crisi
spaziale” globale, ma il film non ne fornisce origine, cause o
conseguenze dettagliate. Ci viene mostrata l’emergenza, ma manca il
contesto di chi abbia innescato la crisi, se sia parte di una
minaccia più ampia o solo evento circoscritto. Resta quindi un
mistero narrativo che potrebbe però diventare chiave per sviluppi
futuri nella saga cosmica dell’MCU.
Quali altri poteri possiede
Franklin Richards?
Alla fine Franklin Richards manifesta capacità
straordinarie: resuscita sua madre, il che suggerisce un controllo
sulla realtà. Ma il film non chiarisce fino a che punto possa
estendere i suoi poteri: manipolazione quantistica, viaggi
interdimensionali, creazione di universi? Il suo potenziale rimane
enigmatico, pronto probabilmente a esplodere in Avengers:
Doomsday. Il suo ruolo cosmico resta una delle più
grandi attese narrative del futuro MCU, ma di certo Franklin è già
così uno dei personaggi più potenti di tutto l’MCU.
Quali sono i piani di Victor von
Doom con Franklin?
Nella scena mid-credits, una figura
incappucciata – ovvero Dottor Destino – osserva
Franklin da vicino. Non sappiamo se vuole usarlo come arma o
catalizzarlo per alterare il multiverso. Le motivazioni dietro il
suo interesse rimangono oscure, ma suggeriscono manipolazioni
cosmiche: il potere di Franklin potrebbe essere cruciale per i
piani futuri di Doom e delle incursioni universali. Questa
incertezza apre la strada alla guerra tra il villan e gli Avengers
che vedremo in Avengers:
Doomsdaye Avengers:
Secret Wars.
I Fantastici Quattro: Gli
Inizi (qui
la nostra recensione) è stato accolto come un eroe al
botteghino; l’ultima avventura supereroistica della Marvel ha incassato 100 milioni di
dollari all’estero e 218 milioni di dollari a livello globale.
Queste vendite di biglietti sono di
poco superiori a quelle del lancio internazionale di
Superman,
che ha incassato 95 milioni di dollari debuttando in 78 mercati
all’inizio di luglio. Tuttavia, Superman ha
avuto un debutto globale (di poco) più ampio, con 220 milioni di
dollari. I Fantastici Quattro: Gli Inizi è
arrivato in 52 mercati, con Messico (12 milioni di dollari), Regno
Unito (10,8 milioni di dollari), Francia (5,7 milioni di dollari) e
Brasile (5,1 milioni di dollari) come i territori con gli incassi
più alti. Il film ha fallito in Cina con 4,5 milioni di dollari, il
che non sorprende visto che il Paese è stato ostile alla maggior
parte dei film di supereroi negli ultimi anni. Ma persino
Superman, più
riconoscibile ma ultra-patriottico, è riuscito a incassare 6,6
milioni di dollari al suo debutto in Cina.
Diretto da Matt
Shakman, I Fantastici Quattro: Gli Inizi
segue il quartetto di supereroi composto Reed
Richards (Pedro
Pascal), Sue
Storm (Vanessa
Kirby), Johnny
Storm (Joseph
Quinn) e Ben
Grimm (Ebon
Moss-Bachrach) mentre proteggono il loro mondo da un
essere cosmico che divora pianeti. Le ottime recensioni e il
passaparola positivo dovrebbero favorire il film al botteghino
nelle prossime settimane. Questa accoglienza iniziale è
incoraggiante per Disney e Marvel, che da tempo si sono distinte
come le più affidabili case di produzione di successi di Hollywood,
ma che recentemente hanno faticato a mantenere la costanza
commerciale. Sebbene Deadpool & Wolverine
dello scorso anno sia stato un enorme successo da miliardi di
dollari, i due precedenti film dello studio quest’anno,Captain America: Brave New
World
di febbraio eThunderbolts*
di maggio, hanno entrambi perso denaro a fronte dei loro budget di
180 milioni di dollari. Altri tre film ad alto budget hanno
raggiunto importanti traguardi al botteghino, con
Superman
e
F1
che hanno raggiunto i 500 milioni di dollari eJurassic
World – La Rinascita
che ha superato i 700 milioni di dollari in tutto il mondo nel fine
settimana.
L’attrice Vanessa Kirby, interprete di Sue
Storm, ha espresso il suo interesse nel portare l’alter
ego oscuro della Donna Invisibile nell’MCU dopo I
Fantastici Quattro: Gli inizi (qui
la nostra recensione). In un’intervista con Variety, Kirby ha infatti
rivelato che “muore dalla voglia di interpretare Malice”.
L’attrice trova affascinante il retroscena di Sue Storm e ritiene
che gli aspetti più oscuri della tradizione fumettistica della
Donna Invisibile dovrebbero essere esplorati nell’MCU. Uno di
questi dettagli è la vera portata dei poteri di Sue Storm, che
potrebbe trasformare in un’arma divenendo la cattiva
Malice. Di seguito, ecco l’intera dichiarazione di
Vanessa Kirby:
“Non vedo l’ora di interpretare
Malice. Ha un passato davvero difficile. Ha perso sua madre in un
incidente stradale. Suo padre ha cercato di salvarla, ma non ci è
riuscito. È poi caduto in una spirale di alcolismo, è finito in
prigione per aver ucciso uno strozzino e poi è morto. Sue ha dovuto
diventare una madre per Johnny. Erano orfani. Hanno dovuto lottare
per sopravvivere. Quello che mi è piaciuto di lei è che ha scelto
una strada intrinsecamente positiva. Ha scelto di mantenere il
cuore aperto e di rimanere calorosa. La Future Foundation, per me, non era un nobile atto
politico, ma mi sembrava che fosse nella natura di Sue”.
“C’era una battuta in una scena
che non c’è più con Uomo Talpa, che adoro. Sono così entusiasta
all’idea che potremmo fare di più con lui se dovessimo continuare
con questo progetto, perché Paul [Walter Hauser] è fantastico. Ma
in quella scena lei diceva qualcosa del tipo: “Potrei farti venire
un aneurisma in due secondi, se volessi”. Nei fumetti, Sue usa
spesso questa minaccia: “Potrei creare un campo di forza nel tuo
cervello e farti venire un aneurisma. Potrei inserire una bolla
d’aria dentro di te e ucciderti in un istante“. Questi poteri sono
anche molto letali e molto pericolosi“.
“Ma questi quattro hanno scelto
di unire la comunità globale e di essere una forza del bene. Ma
potrebbero anche scegliere di essere una forza del male. Adoro il
concetto di scelta, non solo: ”Oh, siamo supereroi, ecco chi
siamo”.Lei ha preso questa decisione, ma con un semplice
tocco delle dita potrebbe essere letale. Mi è sembrato così reale
che qualcuno che cerca di essere una forza del bene abbia anche la
capacità, come tutti noi, di essere luce e oscurità”.
“Mi dispiace, sono una fan
sfegatata di Sue. C’era qualcosa di così allegorico in lei. Si
chiamava Invisible Girl. Poi arriva Psycho-Man e sconvolge tutto, e
lei si confronta con il suo lato oscuro in Malice. Torna e cambia
il suo nome in Invisible Woman. Quindi si trasforma da ragazza a
donna. C’è qualcosa nell’affrontare le parti più difficili di sé
stessi in Malice che mi è sembrato estremamente toccante. Spero
davvero che un giorno mi sarà permesso di essere Malice per
lei“, conclude Vanessa Kirby.
Nei fumetti Marvel,
Malice è il lato oscuro che si risveglia in Sue
Storm quando viene spinta al limite emotivo. Malice è guidata dalla
rabbia, ma la sua trasformazione può anche essere attivata da una
forza esterna. In entrambi i casi, riflette le frustrazioni
represse di Sue. Come dice lei stessa nella sua prima apparizione,
Sue Storm si stanca del suo aspetto innocente e sfoga tutta la sua
rabbia repressa. Il successo di critica e commerciale di I
Fantastici Quattro: Gli Inizi apre indubbiamente le porte
a un approfondimento della tradizione fumettistica di ciascun
membro del team. I precedenti film dei Fantastici Quattro non hanno
avuto successo, il che ha portato a rivisitare più volte le origini
dei personaggi.
Ora, nell’MCU, le future storie dei
Fantastici Quattro potrebbero approfondire, ad esempio, il
personaggio di Malice di Sue Storm e gli esperimenti più
discutibili di Reed Richards. L’interpretazione di Sue Storm da
parte di Vanessa Kirby è notevolmente più intensa ed
emotivamente complessa rispetto alle rappresentazioni passate. La
sua Donna Invisibile è visibilmente indurita dai sacrifici che ha
già compiuto, compreso quello di salvare Franklin Richards nel finale di I
Fantastici Quattro: Gli Inizi. Questa caratterizzazione
rende l’idea di una trasformazione in Malice molto più plausibile
all’interno dell’MCU.
È stato pubblicato un nuovo trailer
di IT:
Welcome to Derry dopo un panel al San Diego Comic-Con,
che anticipa una forza sinistra e demoniaca nella piccola città,
che potrebbe essere presente oltre a Pennywise. Ancora una volta, vediamo
pochissimo del clown assassino interpretato da Bill Skarsgård, il che potrebbe indicare che
il suo tempo sullo schermo sarà piuttosto limitato. Oppure HBO
Max sta semplicemente cercando di mantenere segreto l’iconico
mostro e il suo ruolo nella storia (assicurando così molte sorprese
agli appassionati dell’horror).
Cosa sappiamo di IT: Welcome to Derry
La serie, prodotta dalla Warner
Bros. Television e sviluppata per la televisione dai registi
Andy Muschietti e Barbara
Muschietti (IT,
The
Flash) e Jason Fuchs (Wonder
Woman), debutterà su HBO e sarà disponibile in streaming in
Italia grazie a Sky. Muschietti dirigerà quattro episodi della
serie di nove episodi. Bill Skarsgård ha descritto IT: Welcome to Derry come
“piuttosto hardcore” e ha ammesso di aver avuto qualche esitazione
nel riprendere quello che è diventato forse il suo ruolo più
iconico.
“In un certo senso, mi sentivo
come se avessi chiuso con quel personaggio. Era anche perché stavo
girando [Nosferatu], stavo interpretando Orlock e, per me, era come
se fosse ‘l’ultimo chiodo nella bara dei miei ruoli da
mostro’“, ha spiegato. ”Quindi mi sentivo come se avessi
chiuso con quella parte e volessi fare cose diverse. Naturalmente,
anche la cosa di Pennywise mi ha definito in modo piuttosto netto.
Pensavo: ‘Quello è il me stesso ventiseienne’. Non sono più un
ragazzo giovane“.
“Poi le cose sono cambiate.
Barbara e Andy, i Muschietti, lo stanno realizzando. Li adoro. Sono
amici molto cari. Anzi, sono come una famiglia. Sono il padrino di
suo figlio. Quindi li adoro, e ho pensato: ‘Va bene, riportiamolo
in vita’”. Skarsgård ha aggiunto: “È stato divertente. Mi
è piaciuto più di quanto pensassi, in realtà. Ci sono parti in cui
abbiamo potuto esplorare lati di Pennywise che non avevamo mai
visto, ed è divertente. Mi sono ricordato quanto mi è piaciuto
lavorare con Andy, e ci divertiamo molto insieme. Penso che ci
siano alcune cose interessanti che non abbiamo ancora visto e che
spero il pubblico apprezzerà e si divertirà a guardare“.
Ambientato nell’universo di
IT di Stephen King, IT: Welcome to
Derry è basato sul romanzo e amplia la visione creata dal
regista Andy Muschietti nei film
IT – PARTE 1 e IT – PARTE
2. Il cast è guidato da Taylour Paige,
Jovan Adepo, Chris Chalk,
James Remar, Stephen Rider,
Madeleine Stowe, Rudy Mancuso e
Bill Skarsgård. È stato anche confermato che
IT: Welcome to Derry sarà trasmesso per la prima
volta questo ottobre, il che significa che dovremmo tornare a Derry
in tempo per Halloween.
Il primo filmato della commedia
live-action Coyote vs. Acme, in uscita
prossimamente, è stato proiettato al San Diego Comic-Con, offrendo
un assaggio di ciò che il film ha da offrire. Con John Cena e Will Forte alla guida di un cast umano di
talento, il film vedrà attori e attrici interagire con personaggi
animati in CGI alla Chi ha incastrato RogerRabbit?.Durante il panel dedicato al film nella Hall H del
Comic-Con, il team dietro Coyote vs. Acme ha anche
confermato la data di uscita nelle sale, fissata per il 28
agosto 2026.
Originariamente destinato a essere
accantonato per sempre a causa di un’agevolazione fiscale di 30
milioni di dollari per la Warner Bros., le proteste del pubblico e
le pressioni dei suoi creatori e del cast hanno contribuito a dare
nuova vita al film e a garantirgli un’ampia distribuzione nelle
sale. Al Comic-Con, il pubblico della Hall H ha dunque ora avuto la
fortuna di vedere alcune scene del film. La clip iniziale mostra
Willy Coyote che ricorda tutte le ferite subite a
causa dei prodotti difettosi della Acme, mentre viene attirato da
uno spot pubblicitario con protagonista l’avvocato Kevin Avery,
interpretato da Will Forte, e incontra Avery nel suo ufficio,
che prontamente fa saltare in aria involontariamente.
A metà del panel, sono stati
proiettati sei minuti di filmati che mostravano Avery e Willy in
un’aula di tribunale (con Luis Guzman nel ruolo
del giudice) che si confrontavano con Buddy Crane (John
Cena), l’avvocato dalla parlantina sciolta della Acme.
Dopo che Crane ha pronunciato un’apertura pulita, Avery balbetta
invece una risposta imbarazzante. Il filmato passa poi allo stesso
Avery in una stanza d’albergo, dove riceve una misteriosa
telefonata da qualcuno che esordisce con “Come va, doc?”.
Il chiamante, che non rivela il suo nome ad Avery, afferma di avere
prove che potrebbero mettere fine alla Acme una volta per
tutte.
Cosa aspettarsi da Coyote Vs. Acme
Il filmato del Comic-con chiarisce
dunque che c’è una commedia di livello superiore in gioco oltre
alla tipica comicità slapstick dei Looney Tunes.
Piccoli dettagli come “Hurt” di Johnny
Cash in sottofondo mentre Willy ricorda le vecchie ferite
e la conclusione compiacente di John
Cena “Dio benedica le truppe” al termine del suo discorso di
apertura indicano che ci sarà molto da godere per chi ama la
commedia più intelligente.
L’altra grande novità è la
rivelazione di un altro iconico personaggio dei Looney Tunes, che
indica che la narrazione potrebbe essere molto più ampia di quanto
si pensasse inizialmente. La voce “misteriosa” è ovviamente quella
di Bugs Bunny, e il filmato lo presenta come uno
dei protagonisti del film, aprendo dunque la porta all’apparizione
di altri classici dei Looney Tunes (Foghorn Leghorn è già apparso
nelle immagini promozionali). Non resta ora che attendere un primo
trailer, in attesa dell’uscita in sala del film.
La maggior parte degli appassionati
di cinecomic si è chiesta come la prima stagione di Peacemaker di
James
Gunn si sarebbe inserita nel nuovo DCU, inaugurato con Superman. Secondo lo
stesso Gunn, Peacemaker – Stagione 2 dovrebbe
rispondere a questa domanda, e il breve trailer uscito al Comic-Con
lo fa sicuramente.
Dopo aver introdotto il concetto di
universi multipli o “tascabili” in Superman, Peacemaker –
Stagione 2 sembra pronta a buttarsi a capofitto nell’idea.
Tanta azione da supereroi, risate fuori dagli schemi e,
naturalmente, più Eagly sono in arrivo per la seconda stagione di
quello che potrebbe essere un capitolo fondamentale del nascente
DCU.
“Peacemaker esplora la storia
del personaggio che John
Cena riprende all’indomani del film del 2021 del produttore
esecutivo James Gunn, Suicide Squad – un uomo irresistibilmente
vanaglorioso che crede nella pace ad ogni costo, non importa quante
persone debba uccidere per ottenerla!”, è stato poi riferito.
I dettagli precisi sulla trama della seconda stagione sono ancora
per lo più nascosti, ma sappiamo che Frank Grillo riprenderà il ruolo di Rick Flag
Sr. e cercherà di vendicarsi per l’uccisione da parte di Peacemaker
di suo figlio Rick Jr. (Joel
Kinnaman) avvenuta in The Suicide Squad.
Arriva in
prima TV su Sky CinemaMaria,
il film di Pablo Larraín con Angelina
Jolie nel ruolo della Divina Callas, in
onda lunedì 28 luglio alle 21:15 su Sky Cinema Uno, in
streaming su NOW e disponibile on
demand. Su Sky il film sarà disponibile on demand
anche in 4K.
Presentato in concorso alla 81ª Mostra
Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di
Venezia 2024, Maria offre
uno sguardo personale e commovente sugli ultimi giorni della vita
della più grande cantante lirica di tutti i tempi, Maria Callas.
Ambientato a Parigi nel 1977, il film si concentra sugli ultimi
anni tormentati della sua vita a Parigi dove la leggendaria
cantante lirica vive in solitudine, lontana dal suo pubblico, dalla
sua arte e dagli affetti più cari.
Diretto da Pablo
Larraín e sceneggiato da Steven Knight,
Maria è il terzo tassello, dopo
Jakie e Spencer, della cosiddetta “trilogia”
di Larraín, che esplora figure femminili iconiche e complesse in
momenti cruciali della loro vita, spesso al culmine o al declino
della loro fama.
Il cast, oltre ad
Angelina Jolie, include Pierfrancesco Favino,
Alba Rohrwacher e
Valeria Golino.
Maria è un film Fremantle prodotto da
Lorenzo Mieli per The Apartment Pictures, una società del gruppo
Fremantle, Juan de Dios Larraín per Fabula Pictures, e Jonas
Dornbach per Komplizen Film, un’esclusiva per l’Italia Rai
Cinema.
La trama di
Maria
MARIA, il film
sul mondo dell’opera lirica diretto dall’acclamato regista Pablo
Larraín presenta l’attrice premio Oscar® Angelina Jolie nei panni
di Maria Callas, una delle figure più emblematiche del 20° secolo.
La trama segue le vicende della rinomata soprano di origine greca
durante il suo soggiorno a Parigi, città in cui si rifugia dopo una
vita pubblica costellata di eventi emozionanti e tumultuosi. MARIA
ripercorre gli ultimi giorni della ‘Divina’ assorta in una profonda
riflessione sulla propria vita e identità.
Dopo
averci svelato le ricerche fatte un nuovo video condiviso
durante le riprese di Avengers: Doomsday anticipa alcuni
elementi che potrebbero essere importanti per il viaggio del Dottor
Destino nell’universo cinematografico Marvel. Dopo oltre un decennio nei
panni di Iron Man, Robert Downey Jr. sarà il
protagonista del cast di Avengers: Doomsday nei panni di un
nuovo personaggio, il Dottor Destino. Finora non si sa molto sui
piani del cattivo per l’MCU.
Tuttavia, dovrebbero coinvolgere
personaggi provenienti da tutta la storia live-action della Marvel,
dato che gli X-Men originali della Fox sono pronti a unirsi
agli eroi dell’MCU nella storia di Avengers: Doomsday, con
Avengers: Secret Wars che, secondo
alcune indiscrezioni, includerebbe ancora più personaggi del
multiverso. Lo stesso Downey potrebbe far parte di questi
personaggi del multiverso in molti modi, magari interpretando
Doctor Doom e Iron Man nei
prossimi film dell’MCU.
Su Instagram, Robert Downey
Jr.ha condiviso un nuovo video che include un paio di
questioni interessanti tratte dai fumetti Marvel mentre
Avengers: Doomsday continua le riprese.
Sebbene il filmato non riveli alcun
dettaglio sul costume che Downey indosserà in Avengers: Doomsday,
né mostri altri membri del cast o location del film, ci sono due
fumetti che spiccano. Uno di questi è un numero di Secret Wars,
l’evento che ispira il film MCU del 2027, mentre l’altro vede
Doctor Doom e Iron Man combattere.
Cosa significa l’ispirazione
fumettistica di Robert Downey Jr.
Con il segreto che circonda la
trama di Avengers: Doomsday, ogni nuovo video e ogni
anticipazione condivisa da Robert Downey Jr. e dalle altre star
dell’MCU potrebbero rivelarsi preziosi per comprendere meglio
cosa ci riserva il film. Per quanto riguarda il fumetto Secret Wars
che appare nel video, non c’è molto su cui speculare. Mostra Downey
mentre fa ricerche sul suo nuovo personaggio.
Dopotutto, Doctor Doom è il cattivo
principale dell’evento Secret Wars, dove diventa God Emperor
Doom e governa Battleworld, un pianeta patchwork composto da
diversi luoghi Marvel con personaggi provenienti da tutto il
multiverso. È lecito supporre che qualcosa del genere accadrà in
Avengers: Secret Wars del 2027.
Per quanto riguarda l’altro fumetto
Marvel nel video di RDJ, è qui che le cose si fanno interessanti.
Iron Man: Legacy of Doom è una trama che mette direttamente l’uno
contro l’altro entrambi i personaggi di Downey nell’MCU. In esso,
Iron Man inizialmente aiuta il Dottor Destino mentre vanno
all’inferno alla ricerca di Mefisto, che è appena entrato
a far parte dell’MCU in Ironheart. Poi, Destino tradisce Iron Man.
Il nuovo video aggiunge
benzina sul fuoco.
Considerando il recente debutto di
Mefisto nell’MCU e come è avvenuto in Ironheart, una
serie direttamente collegata all’eredità di Tony Stark, il fumetto condiviso da Downey è
piuttosto interessante. Ci sono state molte voci su come Downey
potrebbe interpretare sia Iron Man che Doctor Doom in Avengers:
Doomsday. Il nuovo video aggiunge benzina sul fuoco.
È difficile pensare a un anime più
folle o di maggior successo di Dan Da Dan
quest’anno. La storia di Yukinobu Tatsu su una
ragazza con poteri psichici e la sua amicizia con un ragazzo
ossessionato dagli alieni ci ha portato in luoghi assurdi nella
prima stagione.
I primi 11 episodi da soli hanno
racchiuso di tutto, dai testicoli mancanti e una storia d’amore con
un manichino al mostro di Loch Ness e una storia di fantasmi
straziante. Cosa ci riserva quindi il dodicesimo e ultimo episodio
della prima stagione? Let’s Go to the Cursed House è meno folle di
quanto ci si potrebbe aspettare, concentrandosi più sullo sviluppo
dei personaggi chiave che sulle minacce demoniache o aliene.
Ma anche quelle ci sono,
ovviamente, e vengono alla ribalta solo alla fine, in un
cliffhanger a sorpresa che continuerà nella seconda stagione, già
confermata. Vediamo come andrà a finire.
Spiegazione del finale della
prima stagione di Dan Da Dan
L’episodio inizia con Okarun e Momo
Ayase che supplicano Seiko Ayase, la nonna di quest’ultima, di
lasciare Hana nella casa della famiglia Ayase.
Hana è un modello anatomico che si
è innamorato di un altro modello posseduto di nome Taro. Il piano è
che Taro continui a lavorare nel laboratorio di chimica come ha
sempre fatto, sgattaiolando fuori di notte per andare a trovare
Hana in quello che Seiko chiama “l’hotel per modelli anatomici
arrapati”.
Mentre si discute di questo, Turbo
Granny attacca Jiji, l’amica di Momo, perché è una maneki-neko (una
bambola giapponese a forma di gatto) posseduta, quindi è sempre
irritabile.
È solo un altro giorno nella vita
di Momo e Okarun. Tranne che… con Jiji sempre intorno, Okarun sta
diventando sempre più geloso del legame che Momo ha con il suo
amico d’infanzia. I due fanno gli sciocchi per conquistare Momo,
mentre Okarun, in particolare, si rende ridicolo.
È allora che Momo rivela che ha
intenzione di dormire a casa di Jiji per aiutare a scacciare
qualsiasi entità malvagia abbia recentemente fatto ammalare i suoi
genitori. Il lavoro potrebbe richiedere un po’ di tempo e la casa
della sua famiglia si trova in una località termale di montagna
piuttosto lontana.
A questo punto Okarun esplode di
gelosia, ma si scopre che Momo aveva sempre avuto intenzione di
invitarlo perché “non so se ce la posso fare senza di te”. Cogli il
messaggio, Okarun. Lei ci sta!
Passiamo poi alla scuola, dove
quattro studenti si sono intrufolati dopo l’orario di chiusura per
giocare con una tavola Ouija. Ma invece di ripetere il caos
scolastico che abbiamo visto qualche episodio fa, i ragazzi vengono
sorpresi da Taro che corre verso di loro a tutta velocità,
disperato di andarsene e di ricongiungersi con Hana a casa degli
Ayase.
In modo piuttosto drammatico, Taro
sfonda una finestra e corre per le strade fino a quando un camion
lo investe improvvisamente, frantumando la bambola in pezzi molto
più piccoli, ma ancora sensibili.
Momo rimane fuori con Hana per
tenerle compagnia mentre aspetta Taro, ma si addormenta prima che
lui riesca a ricomporre la bambola e a tornare a casa. Passiamo
alla mattina seguente, dove i modelli si abbracciano e una musica
romantica si diffonde mentre Momo si pulisce la bava dal viso.
Dopo questo inizio casuale ma
divertente, tipicamente anticonformista, parte la sigla e
ritroviamo Momo, Okarun e Jiji sul treno, che giocano a Old Maid
mentre aspettano di arrivare a casa di Jiji.
Jiji e Momo legano ancora di più
grazie ai dolci che compravano insieme da una signora anziana
quando erano bambini, provocando ancora di più Okarun.
Concentrarsi sul testicolo mancante
non aiuta a lungo – “Nut, nut, nut, nut!” – quindi cerca invece di
superare Jiji con la sua conoscenza degli alieni e dei criptidi. Il
piano fallisce quando Jiji si appassiona davvero a tutte quelle
cose strane e chiama Okarun suo ‘amico’. È difficile odiare un
ragazzo dopo una cosa del genere, soprattutto quando “è così
gentile, dannazione”.
La città termale sembra pittoresca
e bellissima, se non fosse per tutti gli inquietanti abitanti che
sorridono ai nostri beniamini dai recessi bui delle loro case. I
bambini però non se ne accorgono, perché sono troppo occupati a
cercare di salire non uno, ma due rampe di scale apparentemente
infinite. Jiji le sale di corsa, urlando, mentre Momo e Okarun si
trascinano su come meglio possono.
Una volta arrivati in cima, Momo
non vede alcuna aura strana o qualcosa di insolito a casa di Jiji.
Altri medium avevano precedentemente affermato che la sua casa era
“la cosa più malvagia che esistesse”, il che significa che forse
oggi i fantasmi si stanno nascondendo. È probabile, dato che
un’altra figura inquietante li sta già osservando da vicino dagli
alberi vicini.
Momo però è stanca di aspettare,
quindi va a dare un’occhiata a una delle sorgenti termali locali,
dando ai ragazzi la possibilità di legare senza di lei. Gli spiriti
saranno comunque molto più attivi al calar della notte.
Jiji incoraggia Okarun a giocare a
calcio e, come prevedibile, lui è negato. Ma Jiji è paziente e
rassicura questo ragazzino goffo dicendogli che non fa niente se
inciampa. Meno rassicurante è il fatto che Jiji improvvisamente gli
faccia una domanda spinosa: “Allora, sei innamorato di Momo?”.
Sì, Okarun non era così paranoico
come sembrava, perché a quanto pare anche Jiji è interessato
a lei. I due iniziano a competere tra loro, sostenendo di amare
Momo più di tutti, perché è quello che tendono a fare i ragazzi
immaturi, anche se Momo non ha ancora confessato il suo amore a
nessuno dei due.
Momo, però, non ha idea di cosa
stia succedendo. È troppo occupata a rilassarsi alle terme,
completamente ignara degli abitanti del posto che la osservano da
vicino. Passa un po’ di tempo e Momo decide di uscire prima che il
calore dell’acqua le dia le vertigini e le faccia girare la
testa.
È allora che nota che le pareti
sono più alte di quanto ci si aspetterebbe da una sorgente termale
all’aperto, ostruendo la bella vista. O forse nascondono
deliberatamente ciò che accade qui all’esterno?
Una porta si apre improvvisamente e
quattro uomini dall’aspetto strano si avvicinano all’acqua,
mormorando che Momo è “la cosa più carina che abbiano mai
visto”.
All’inizio lei non vuole andarsene
perché non vuole mostrarsi a loro, anche se si tratta di una sauna
comune mista. Ma poi Momo si rende conto che gli uomini sono
disgustosi predatori che vogliono farle del male. I loro occhi
luccicanti sono un chiaro segno che c’è qualcosa che non va.
Il problema, però, è che Momo si
sente stordita dall’acqua calda e, nelle sue condizioni, teme che i
suoi poteri psichici non siano abbastanza forti per respingere gli
uomini. Prima che possa difendersi, il capo del gruppo afferra Momo
e la spinge sott’acqua, cercando di affogare la sensitiva
preferita da tutti.
Nel frattempo, i ragazzi non si
rendono conto di ciò che sta succedendo a Momo. Sono troppo
occupati a litigare per lei, finché Okarun non nota improvvisamente
qualcosa di strano nella casa di Jiji. Si scopre che è più grande
all’interno che all’esterno. Come il TARDIS del Dottore, ma al
contrario.
Jiji indaga con un martello,
abbattendo una parete cava che nasconde una stanza segreta. La casa
è in affitto, ma lui è troppo preoccupato per i suoi genitori
malati per preoccuparsene. All’interno, strati su strati di
strani amuleti di carta rivestono l’intera stanza, mentre uno
strano vento li fa frusciare dall’interno.
Cosa significa questo
cliffhanger spettrale per la seconda stagione di Dan Da
Da?
È a questo punto che finisce il
finale della prima stagione di Dan Da Dan, con i
soliti titoli di coda e Turbo Granny che usa un asciugacapelli.
Per quanto riguarda i finali,
questo non è particolarmente emozionante. Sembra solo il solito
colpo di scena a cui i fan sono abituati alla fine della maggior
parte degli episodi. L’escalation qui è più uno sviluppo emotivo
tra Okarun e Jiji che un’azione epica.
Questo non significa che i fan non
possano aspettarsi grandi cose dalla seconda stagione di Dan Da
Dan.
Come già sanno i lettori del manga
di Yukinobu Tatsu, questo è solo l’inizio dell’arco narrativo
della Casa Maledetta, che promette di essere il capitolo più
intenso della storia.
Senza spoilerare troppo, basti
sapere che la divinità serpentina Jiji menzionata in precedenza, il
Tsuchinoko, continuerà a giocare un ruolo importante nel futuro del
villaggio, così come nel suo passato, in cui i sacrifici umani
conducono i nostri eroi su un percorso terrificante.
Dovrete aspettare fino al luglio
2025 per saperne di più, perché è allora che la serie tornerà con
la seconda stagione. Oppure potete semplicemente leggere il manga
in anticipo, se non vi dispiace spoilerarvi la storia. Anche
conoscendo il materiale originale, non sarete preparati alla follia
di questo arco narrativo quando prenderà vita sullo schermo.
In uscita il 19 dicembre 2025,
Avatar: Fuoco
e Cenere – il terzo capitolo della saga – vedrà
Jake Sully (Sam
Worthington), Neytiri (Zoe
Saldaña) e il resto della loro famiglia affrontare un
mondo sempre più pericoloso. Nel frattempo,
Quaritch (Stephen Lang) recluta
una nuova minaccia Na’vi per la sua causa: il Popolo della Cenere.
Dopo aver riportato la
descrizione del trailer, una serie di poster forniti da
Empire offre ora una visione completa del
misterioso Popolo della Cenere. Guidati da Varang,
interpretata da Oona Chaplin, i Na’vi del Fuoco
non vivono in armonia con la natura, ma si equipaggiano per la
guerra in ogni modo possibile.
La prima copertina mostra Varang su uno sfondo
infuocato, mentre guida il suo popolo alla guerra. Mostra
un’immagine a figura intera di Varang, che sembra indossare abiti
leggeri e decorativi dipinti di guerra rossi. La seconda mostra il volto di Varang in tutti i
dettagli, mentre fissa minacciosamente chi la guarda. La serie
Avatar ha generalmente presentato i Na’vi come un
popolo dal cuore buono e amante della natura, che non esita mai a
proteggere i propri simili. Al contrario, gli umani sono violenti,
avidi e non disposti a permettere ai Na’vi di vivere semplicemente
in pace. Avatar: Fuoco
e Cenere cambierà questa situazione con l’introduzione
di Varang.
Il primo sguardo a Varang la mostra
quindi come un comandante inquietante, che sta in piedi davanti a
un muro di fuoco mentre è ricoperta di cicatrici simili a
protuberanze. Lei guida un clan di guerrieri, che indossano pitture
facciali simili a teschi, portano armi umane e sembrano rifiutare
gran parte dei vestiti. Per molti versi, il Popolo della Cenere è
estremamente intimidatorio. Il design dei personaggi è
impressionante, ma suggerisce anche la qualità che contraddistingue
i film di Avatar, ovvero la grafica. Ogni personaggio è
estremamente dettagliato e Varang è particolarmente
impressionante.
Cosa possiamo aspettarci da Varang
in Avatar: Fuoco e Cenere?
Dopo aver presentato Miles
Quaritch (Stephen Lang) come il cattivo
principale nei due precedenti film di Avatar, il terzo
capitolo mette al centro della storia un’antagonista Na’vi.
Quaritch continuerà a svolgere sicuramente un ruolo importante in
Avatar: Fuoco
e Cenere, ma anche Varang è destinata ad avere un
ruolo di primo piano. Finora, la saga si è concentrata
principalmente sul conflitto tra i Na’vi e Quaritch e gli umani
della RDA di Avatar, e mentre questo continuerà, ora ci sarà anche
un conflitto tra i clan Na’vi.
La descrizione del trailer anticipa
già che questo scontro sarà radicato in credenze diverse, con
Varang che schernisce gli altri personaggi riguardo alla loro dea.
Sebbene la villain non sembri molto diversa dagli altri Na’vi, lei
e il Popolo della Cenere sono destinati a essere diversi da
qualsiasi altro membro della specie aliena mostrato finora.
Probabilmente diventerà uno dei personaggi più potenti della saga e
minaccerà la sopravvivenza di Jake Sully (Sam
Worthington), Neytiri (Zoe
Saldaña) e della loro famiglia.
La prima avventura di Indiana Jones in I predatori dell’arca perduta è
un classico del genere azione-avventura, ma il finale della storia
ha anche un significato più profondo. Dal suo debutto nel 1981, la
popolarità del film ha portato alla realizzazione di quattro sequel
e il suo protagonista è diventato una delle figure più iconiche
della cultura popolare. Seguendo l’archeologo avventuriero Indiana
Jones nel suo tentativo di recuperare l’Arca dell’Alleanza
perduta per impedire che finisca nelle mani dei nazisti, I
predatori dell’arca perduta è un capolavoro cinematografico di
intrattenimento narrativo.
Il film presenta una serie di
momenti iconici quasi quanto lo stesso Indiana Jones. Momenti come
l’indimenticabile scena iniziale del film hanno lasciato un segno
indelebile nella cultura popolare, essendo stati da allora
parodiati in quasi tutti i modi immaginabili. Altri momenti, come
quello in cui Indiana Jones spara al spadaccino, sono invece
diventati sinonimo della natura incrollabile e intraprendente del
personaggio, contribuendo in modo significativo alla sua rilevanza
duratura per un pubblico che abbraccia più generazioni.
Forse però nessun momento di Indiana
Jones è iconico quanto il finale di I predatori dell’arca
perduta, in cui l’arca titolare viene aperta e il suo potere
liberato. La scena si conclude con una dimostrazione di potere
soprannaturale che ha messo alla prova i limiti degli effetti
visivi dell’epoca e che parla anche dei complessi temi sociali e
culturali del film. Sebbene il film possa essere un’avventura
divertente e piacevole in superficie, non esita a esaminare una
serie di temi più profondi e interessanti.
Harrison Ford e Karen Allen in I predatori
dell’arca perduta
Cosa è successo all’Arca alla fine
di I predatori dell’arca perduta
Nelle scene finali del film, i
nazisti decidono di aprire l’Arca nel deserto, dando vita al finale
mozzafiato che conosciamo. Indiana Jones e Marion Ravenwood
riescono a sopravvivere all’apertura dell’Arca, ma vengono lasciati
soli con essa nel deserto. Il film fa poi un salto in avanti di
alcune settimane per mostrare Jones e il suo collega, Marcus
Brody, che discutono con i funzionari del governo riguardo
all’Arca, i quali intendono studiare l’Arca. Tuttavia, i momenti
finali del film mostrano che in realtà è stata collocata in una
cassa anonima e nascosta in un colossale magazzino pieno di
numerose altre casse identiche.
Come Indiana Jones è sopravvissuto
al viaggio in sottomarino
Considerata da molti una piccola
incongruenza nella trama del film, la questione di come Indy sia
sopravvissuto al viaggio sul sottomarino tedesco in I predatori
dell’arca perduta è in realtà relativamente semplice. Come rivelato
nel romanzo tratto dal film, Jones è sopravvissuto usando la sua
frusta per agganciarsi al periscopio del sottomarino, poi si è
staccato e ha nuotato dietro al veicolo mentre questo attraccava
nel nascondiglio nazista. Tuttavia, la storia aggiunge ulteriori
dettagli su come ciò sia stato possibile.
Gli U-Boot tedeschi dell’epoca si
immergevano completamente solo quando si preparavano ad attaccare
le navi nemiche. Questo perché utilizzavano principalmente motori
diesel, che richiedevano una fornitura di ossigeno per funzionare,
il che significa che è perfettamente plausibile che il sottomarino
abbia viaggiato lungo la superficie dell’acqua. Il viaggio
probabilmente non è stato piacevole per Indiana Jones, ma non si
tratta della falla nella trama che si è a lungo supposto.
Harrison Ford in I predatori dell’arca perduta
Come ha fatto l’Arca a uccidere i
nazisti e chi erano gli spiriti?
Uno dei momenti più famosi della
saga di Indiana Jones è proprio la scena finale di questo primo
film. Tuttavia, a causa della natura relativamente improvvisa della
fine dei nazisti, i dettagli del potere soprannaturale dell’Arca
non vengono esplorati a fondo. Ciò è intenzionale, poiché il potere
dell’Arca è mostrato come il potere di Dio, ed è proprio la
mancanza di comprensione e di rispetto per questo potere da parte
dei nazisti a causarne la morte. Ciò è dimostrato dalla
sopravvivenza di Jones e Ravenwood, che mostrano il giusto rispetto
per l’Arca non guardandola.
Gli spiriti che emergono dall’Arca
sono invece impliciti come angeli. Apparendo per la prima volta
dall’interno dell’Arca dopo che è stata aperta, gli spiriti hanno
inizialmente un aspetto tradizionalmente angelico prima di
trasformarsi in qualcosa di più sinistro e letale, uccidendo tutti
i nazisti presenti al rituale. Tuttavia, poiché sono un’estensione
del potere dell’Arca, I predatori dell’arca perduta non
descrive esplicitamente la loro natura.
Perché l’Arca dell’Alleanza è stata
nascosta
L’ultima scena è dunque ambientata
nel magazzino in cui l’arca è nascosta dal governo degli Stati
Uniti. In seguito, in Indiana Jones e il regno del teschio di
cristallo, si scopre che si tratta dell’Hangar 51, un deposito
governativo in cui sono conservati importanti reperti di natura
soprannaturale o extraterrestre. Il motivo per cui l’Arca è stata
nascosta viene rivelato solo in modo implicito: il suo potere si è
dimostrato incredibilmente pericoloso e deve essere studiato dai
“migliori esperti”. L’Arca viene quindi portata nel magazzino
proprio per tenerla al sicuro da coloro che vorrebbero sfruttarne
il potere per i propri fini.
Una scena di I predatori dell’arca perduta
I predatori dell’arca perduta parla
della contrapposizione tra scienza e religione
La rappresentazione del potere
tangibile di Dio in I predatori dell’arca perduta conferisce
alla serie un tono soprannaturale (oltre ad aver dato vita a
un’interessante teoria su Indiana Jones che diventerebbe un
angelo). Tuttavia, il film stesso si concentra principalmente
sull’equilibrio tra scienza e religione e sull’intersezione tra le
due. La scienza del film è l’archeologia di Jones, la scienza della
storia. Poiché la trama riguarda la ricerca e la scoperta di uno
dei più importanti manufatti religiosi esistenti, Jones si trova ad
affrontare una crisi di fede: è costretto a mettere da parte le sue
convinzioni scientifiche e ad affidarsi al potere dell’intangibile
per sopravvivere.
Nel corso del film, Indiana Jones
viene messo alla prova sia nella sua conoscenza del passato e del
folklore, sia nella sua capacità di rispettare le cose che non
capisce. È solo superando queste prove che Indiana Jones capisce
che non deve toccare l’Arca, dimostrando che la conoscenza senza
fede non gli sarebbe stata sufficiente. Riconciliando la
contrapposizione tra scienza e religione, Indiana Jones si afferma
come un eroe degno di nota, mentre altri sono stati rovinati dal
loro trattamento sconsiderato delle forze che hanno scelto di non
cercare di comprendere appieno.
Il vero significato del finale di
I predatori dell’arca perduta
Il vero significato del finale di
I predatori dell’arca perduta è quindi una dichiarazione sul
potere. L’Arca rappresenta un potere al di là della portata
dell’uomo comune e, nel tentativo di sfruttarlo, i personaggi
coinvolti si trovano in grave pericolo. Tuttavia, il rispetto di
Indiana Jones per quel potere e il suo rifiuto di tentare di
distorcerlo per i propri fini è ciò che lo rende il vero eroe del
film. La sete di potere dei nazisti si rivela la loro rovina, che
rappresenta l’abuso di potere. Il governo degli Stati Uniti che
prende l’Arca e la nasconde tra i numerosi manufatti dei film di
Indiana Jones rappresenta il controllo, o l’uso appropriato del
potere. Indiana Jones stesso rappresenta la persona comune, e I
predatori dell’arca perduta lo vede accettare che il potere non è
per lui.
Sebbene il suo messaggio specifico
sia lasciato relativamente aperto all’interpretazione, il finale di
I predatori dell’arca perduta sembra essere un avvertimento.
Implica che i tentativi di impossessarsi dell’imprevedibile o
dell’incontrollabile sono sempre destinati a fallire e che la linea
di condotta più appropriata è quella di rispettare il fatto che
certe cose vanno oltre la comprensione umana. Questo fa sì che il
finale di I predatori dell’arca perduta assuma una nota leggermente
più sinistra, ma poiché il film descrive Dio come dotato di un
potere tangibile sulla Terra, è forse la nota giusta con cui
concludere il film.
Sebbene Wash Me in the River
(il cui titolo originale è in realtà Savage Salvation) sia
un film d’azione incentrato sulla vendetta, è anche una storia
d’amore. Quasi metà della durata del film è infatti dedicata
all’esplorazione della relazione tra Shelby John (Jack
Huston) e Ruby Red (Willa Fitzgerald), due
individui tormentati che lottano contro la loro dipendenza da
oppioidi prima della morte di lei e della ricerca di vendetta da
parte di lui. Quindi, sebbene la vendetta sia un motivo importante
nel film, non è l’unico. In questo approfondimento andiamo dunque
ad esplorare il suo finale!
La trama di Wash Me in the
River
Non ci vengono mai fornite le
ragioni esatte per cui Shelby John e Ruby Red hanno cercato rifugio
nella dipendenza da oppioidi. All’inizio del film, sono già
tossicodipendenti e lottano con la presenza costante della loro
dipendenza nelle loro vite. Il film si apre inoltre con l’omicidio
in stile esecuzione di un uomo che più tardi scopriremo chiamarsi
Elvis. La storia poi torna indietro di un mese. Lo sceriffo
locale, Mike Church (Robert
De Niro), visita la scena dove l’ultima vittima della
dipendenza da oppioidi è morta per overdose. Si lamenta di ciò che
è diventata la sua comunità negli ultimi anni e di come le cose
siano peggiorate rispetto a quando era giovane.
La scena cambia e ci viene
presentato Shelby John, che sta tornando a casa in moto. Lungo la
strada, acquista un anello di plastica da un distributore
automatico. Una volta a casa, chiede a Ruby Red di sposarlo,
promettendole che in futuro le comprerà un anello con un diamante.
Lei, euforica, liquida il suo disagio, affermando di essere
perfettamente felice di ciò che ha ricevuto. Tuttavia, la loro
festa degenera presto nell’uso di droghe e apprendiamo quindi
semplicemente che entrambi fanno uso di droghe da tempo e si
ritrovano intrappolati in quella vita.
Quando Ruby Red riprende conoscenza,
decide però di smettere completamente di drogarsi. Ora che sono
fidanzati, crede fermamente che debbano cambiare prima di essere
pronti a voltare pagina nella loro vita. Convince così Shelby John
a unirsi a lei, anche se lui la avverte che i prossimi giorni
saranno un incubo. Le cose infatti peggiorano prima di migliorare.
Ma durante tutto il processo, si sostengono a vicenda, riuscendo
alla fine a superare la loro dipendenza e dando il via a
cambiamenti positivi. La ragazza inizia a fare volontariato nella
chiesa locale e trova lavoro in un negozio dell’usato.
Shelby John, invece, cerca di
risparmiare abbastanza soldi per comprare un anello di diamanti
alla sua promessa sposa. All’inizio le cose vanno alla perfezione
per i due, ma poi l’uomo noto come Elvis si rende conto che Shelby
John ha smesso di comprare la sua droga e lo affronta. Capendo cosa
è successo, convince Ruby Red che Shelby John ha infranto la
promessa che le aveva fatto e ha ricominciato a drogarsi,
spingendola a farsi un’iniezione di eroina e a morire per
overdose.
Ritenendo responsabili Elvis e
coloro che gli hanno fornito la droga, Shelby John prende dunque di
mira sistematicamente l’organizzazione e dà vita alla sua personale
vendetta eliminando i suoi leader uno ad uno fino ad arrivare al
vertice. Non può infatti tollerare di aver perso la donna della sua
vita proprio nel momento in cui entrambi si stavano impegnando per
rimediare al loro passato. Nel frattempo, lo sceriffo Church, che
ha perso suo figlio a causa della droga, è solidale con Shelby John
e spera di catturarlo prima che vada troppo oltre.
John Malkovich, Willa Fitzgerald e Jack Houston in Wash Me in the
River
Chi c’è dietro il traffico di
droga?
Prima della ricomparsa di Elvis
nelle loro vite, Shelby John e Ruby Red stavano bene. Partecipano
anche alla festa di compleanno del nipote di lei, dove la sua
famiglia accoglie il suo promesso sposo. Il cognato di Ruby Red,
Peter (John
Malkovich), offre persino un lavoro al ragazzo. Anche se
inizialmente la madre di Ruby Red sembra scettica, non si oppone
attivamente alla relazione della figlia con Shelby John. La
speranza dei due di una vita insieme crolla però dunque dopo la
morte della ragazza. Anche se Ruby Red è morta per overdose di
eroina, non l’avrebbe mai presa se Elvis non le avesse mentito.
Poco dopo la morte della ragazza, John tende un agguato a Elvis
nella sua stessa casa.
Costringe la moglie e i figli
dell’uomo ad andarsene prima di torturarlo per ottenere il nome del
suo fornitore. Elvis inizialmente cerca di rimanere in silenzio, ma
la sua resistenza non dura a lungo, poiché Shelby John gli spara
con una pistola sparachiodi. Elvis rivela quindi che si rifornisce
da un uomo di nome Darius prima che Shelby John gli
conficchi diversi chiodi nella testa. Al contrario, Darius si
rivela molto accomodante. L’uomo capisce subito che solo la verità
potrà tirarlo fuori vivo dalla situazione in cui si trova quando
incontra Shelby John. Il suo complice non è altrettanto
intelligente e viene colpito alle ginocchia.
Darius dice quindi a Shelby John che
riceve la droga da un uomo chiamato Coyote, spingendolo così
ad attaccare il covo di Coyote e uccidere tutti i suoi uomini.
Quando Shelby John affronta il Coyote, arriva però lo sceriffo. Il
defunto figlio di Church, Maken, e Shelby John giocavano
entrambi nella squadra del liceo, quindi Church vede Shelby John
come un figlio e lo implora di arrendersi. E sembra che lui stia
per farlo quando però uno dei soci del Coyote spara contro di loro
e ferisce gravemente il partner di Church. Shelby John
prontamente uccide il socio, mentre Church uccide il
Coyote.
John Malkovich in Wash Me in the River
Prima di morire, Coyote chiama però
qualcuno. Quando Shelby John gli prende il telefono e compone il
numero, sente il messaggio di benvenuto registrato di una società
chiamata Wild Cat Tracking. Confuso, chiede a Coyote di cosa si
tratti, ma l’altro uomo si rifiuta di rispondere. Dopo che Church
ha portato il suo partner in ospedale, Shelby John rintraccia il
numero fino al capo del traffico di droga nella sua comunità, e si
scopre che non è altro che Peter, cognato di Ruby Red attraverso
sua sorella Darlene.
A quanto pare, anni fa un uomo si
era rivolto a Peter per consegnargli la sua merce. L’esperienza
iniziale aveva entusiasmato Peter, che aveva rilevato l’attività.
Da allora, ha avvelenato la sua stessa comunità, rovinandola
dall’interno. Dopo la grande rivelazione che Peter è quindi
responsabile dell’inondazione della loro comunità con farmaci
oppioidi, Shelby John lo raggiunge e gli mostra un ago ordinandogli
di usarlo su se stesso, rendendo chiara la sua intenzione di
uccidere Peter nello stesso modo in cui è morta Ruby Red. Peter
rifiuta però con veemenza, dichiarando di non essere un
tossicodipendente.
Peter riesce poi a sparare a Shelby,
ma lo ferisce solamente. I due uomini lottano poi disperatamente
fino a quando Shelby John ha la meglio sull’altro uomo e gli
inietta l’oppiaceo, uccidendolo. Se non altro, questo ha portato
alla comunità una tregua temporanea dalla droga. Probabilmente
qualcuno occuperà il posto lasciato vuoto da Peter in futuro,
perché è nella natura delle cose, ma per ora le persone che vivono
nella zona possono godersi un momento di pace.
Robert De Niro e Jack Huston in Wash Me in the River
La spiegazione del finale di
Wash Me in the River: lo sceriffo Church arresta Shelby
John?
Nei momenti finali del film, Shelby
John viene battezzato nel fiume, mantenendo la promessa fatta alla
sua ragazza morta. Vediamo Church che lo aspetta sulla riva del
fiume. Quando ha intrapreso quel percorso, era abbastanza sicuro
che sarebbe morto prima o poi, senza considerare la possibilità di
sopravvivere dopo che tutto fosse finito. E probabilmente non aveva
alcun problema al riguardo. Il suo dolore e il suo desiderio di
vendetta erano incommensurabili e lui si è lasciato controllare da
essi.
Shelby John voleva arrendersi a
Church quando quest’ultimo lo raggiunse, ma poi il partner dello
sceriffo è stato colpito da un proiettile e lo sceriffo dovette
battere in ritirata. Questo fece credere a Shelby John di avere
l’approvazione di Dio per ciò che aveva fatto. Tuttavia, le leggi
umane funzionano in modo diverso. Dopotutto, ha ucciso diverse
persone e, indipendentemente da chi fossero, la legge del paese non
permetterà a qualcuno di farla franca dopo aver commesso diversi
omicidi. Quindi, con ogni probabilità, Church arresta Shelby John.
Ma questo è necessario affinché egli possa portare avanti il
proprio percorso e redimersi.
Papillon è il film del 1973
diretto da Franklin J. Schaffner, entrato di diritto nella
storia del cinema grazie alla sua potente narrazione, alla
straordinaria ambientazione e alle indimenticabili interpretazioni
di Steve McQueen e Dustin Hoffman. Considerato uno dei grandi classici del
cinema carcerario e d’avventura, il film ha saputo unire spettacolo
e introspezione in un racconto teso, drammatico e profondamente
umano. Ambientato nella Guyana francese degli anni ’30,
Papillon racconta la storia di un uomo ingiustamente
condannato che non smette mai di lottare per la propria libertà,
affrontando privazioni estreme, isolamento e soprusi con
determinazione incrollabile.
Il film è tratto dall’omonimo libro
autobiografico di Henri Charrière, ex galeotto francese che
pubblicò nel 1969 un romanzo-memoria destinato a diventare un
bestseller mondiale. Charrière, soprannominato “Papillon” per il
tatuaggio a forma di farfalla sul petto, racconta nel libro i suoi
anni di prigionia nel famigerato penitenziario dell’Isola del
Diavolo e i numerosi tentativi di evasione. La veridicità del
racconto è stata più volte messa in discussione, e alcuni studiosi
ritengono che Charrière abbia unito alla propria esperienza episodi
vissuti da altri detenuti. Ciò non toglie però forza alla
narrazione, che resta un emblema di resilienza e speranza.
Papillon ha rappresentato un
momento cruciale nella carriera dei suoi due protagonisti. Steve McQueen, nei panni del protagonista Henri, offre
una delle interpretazioni più intense della sua carriera,
esprimendo rabbia, fragilità e tenacia con straordinaria efficacia.
Al suo fianco, Dustin Hoffman nel ruolo dell’intellettuale falsario
Louis Dega, mostra una sensibilità sottile e misurata, in forte
contrasto con la fisicità del compagno di cella. La coppia funziona
alla perfezione, regalando al film una dinamica umana che resta
impressa. Nel resto dell’articolo approfondiremo la storia vera che
ha ispirato il film e il modo in cui questa è stata trasposta sul
grande schermo.
Dustin Hoffman e Steve McQueen in Papillon
La trama di Papillon
Nel 1930, a Parigi, il piccolo
criminale francese Henri Charrière (Steve
McQueen) viene arrestato per un omicidio. Nonostante
affermi disperatamente di essere stato incastrato, viene condannato
all’ergastolo e ai lavori forzati e trasferito in quello che senza
dubbio è il peggior sistema carcerario del tempo, ossia la brutale
e disumana colonia penale sull’isola del Diavolo, lungo la costa
della Guyana francese. Prima di giungere al penitenziario, durante
un penoso viaggio in nave, fa la conoscenza del noto falsario
Louis Dega (Dustin
Hoffman).
In lui Henri trova un prezioso
alleato che finanzierà, in cambio di protezione, il progetto che è
deciso a mettere in atto a tutti i costi: quello di fuggire
dall’inferno in cui ingiustamente è costretto a vivere.
Fra i due nasce una forte intesa e insieme fanno esperienza degli
orrori della prigione, sottoposti a lavori forzati massacranti ai
quali difficile è sopravvivere. Fra soprusi, violenze e torture, il
desiderio di libertà li accompagna sempre. Il tentativo d’evasione
costerà loro anni di isolamento e punizioni terribili, ma niente
impedirà a Papillon di tentare l’impossibile.
La storia vera dietro il film
Henri Charrière è stato un criminale
francese diventato celebre proprio grazie al suo libro
autobiografico Papillon, pubblicato nel 1969. Nato ad
Ardèche nel 1906, Charrière visse una giovinezza turbolenta e venne
condannato nel 1931 all’ergastolo per l’omicidio di un macellaio di
nome Roland Legrand, il quale prima di morire in ospedale
avrebbe pronunciato il nome “Papillon”. Charrière ha però sempre
sostenuto la propria innocenza, affermando di essere stato
incastrato. La sentenza lo portò poi in uno dei luoghi più temuti
del sistema penitenziario francese: la colonia penale della Guyana
francese, che comprendeva anche l’infame Isola del
Diavolo.
Durante i suoi anni di detenzione,
Charrière avrebbe tentato numerose evasioni, la prima delle quali
appena un anno dopo il suo arrivo, nel 1933. Il suo spirito ribelle
e la sua determinazione a riconquistare la libertà lo resero una
figura leggendaria tra i prigionieri. L’episodio più noto, e su cui
si concentra gran parte del film Papillon, è quello della
sua fuga finale dall’Isola del Diavolo, che avvenne nel 1944, dopo
tredici anni di reclusione. Secondo il racconto di Charrière,
riuscì a costruire una zattera di noci di cocco e, sfruttando le
correnti marine, raggiunse la costa venezuelana, da dove non poteva
essere estradato e dove trovò dunque finalmente la libertà.
Dustin Hoffman e Steve McQueen nel film Papillon
Qui intraprese una propria attività,
aprendo un ristorante di buon successo. Il terremoto del 1967 però
distrusse il locale, e tale evento spinse Charrière a scrivere la
propria autobiografia, narrante le proprie evasioni. Quanto viene
in essa raccontato è stato più volte oggetto di dibattiti circa la
sua veridicità. L’autore ha però sempre insistito nel dire che ciò
che narra è vero per la maggior parte. In ogni caso, il libro ebbe
un successo straordinario, vendendo milioni di copie in tutto il
mondo. A colpire il pubblico non fu solo il racconto di prigionia e
sopravvivenza, ma la forza morale e l’incrollabile determinazione
del protagonista. Tuttavia, nel corso degli anni, diversi storici e
giornalisti hanno sollevato dubbi sull’autenticità del
racconto.
Alcuni episodi sembrano troppo
romanzati o simili ad altre testimonianze di ex detenuti. Inoltre,
è stato ipotizzato che Charrière abbia arricchito la propria storia
personale con elementi tratti dalle vite di altri prigionieri
incontrati in Guyana, unendo quindi fatti reali ad altri appresi o
reinventati. Alla fine, con il passare del tempo, le gesta di
Papillon, vere o non vere che sia, sono diventate talmente celebri
da essere entrate a far parte dell’immaginario comune. Il film del
1973, pur seguendo a grandi linee la narrazione del libro, si
prende poi diverse libertà narrative.
Alcune delle fughe raccontate nel
film – compresa quella dall’ospedale e la sequenza ambientata nel
villaggio indigeno – non trovano riscontro diretto nella realtà
documentata. Anche il personaggio di Louis Dega, interpretato da
Hoffman, sembra essere una fusione di più figure realmente
conosciute da Charrière. Inoltre, il film accentua la relazione di
amicizia tra i due protagonisti per aumentare la carica emotiva e
drammatica della narrazione. Nonostante queste differenze,
Papillon rimane una potente rappresentazione cinematografica
della lotta per la libertà, ispirata a una figura realmente
esistita che, al di là delle imprecisioni storiche, ha saputo
trasformare la propria esperienza in un inno indimenticabile alla
resistenza umana.
The
Sandman è giunto al termine, il finale della seconda stagione
offre una conclusione decisamente definitiva alla storia.
Morfeo sarà anche morto, ma Sogno degli Eterni continua, e il
co-creatore Allan Heinberg non esclude del tutto
la possibilità di una terza stagione.
Con il suo regno in pericolo di
distruzione per mano delle Parche, alias le Furie, alias le
Eumenidi,
Morfeo decide infine di dare la vita per salvare il Sogno, con
la Morte che afferra la mano del fratello in un lampo di luce.
Quando Daniel Hall, il primo bambino concepito nelle Terre del
Sogno, raggiunge l’età adulta per ricoprire il ruolo di nuovo
Signore del Sogno, scopriamo che il personaggio è interpretato da
Jacob Anderson (Il Trono di Spade, Intervista col
Vampiro).
“A questo punto non
posso che essere grato“, dice Heinberg a Variety. “Se
tornassero domani e dicessero: ‘Facciamo una terza stagione’, la
farei subito. Scriverei questa serie finché me lo permettessero.
Questa serie sembra come tutte le serie TV, come se si potesse fare
qualsiasi cosa. Si può scrivere di qualsiasi cosa nel contesto di
“The Sandman”, in modi divertenti, romantici e spaventosi. È questa
cosa che Neil ha creato per raccontare ogni sorta di storie. Quindi
è stato un sogno creativo per me, e sono molto dispiaciuto di
vederlo andare, perché non riesco a immaginare nient’altro che
abbia la stessa varietà di questa serie: regni immaginari e periodi
storici. E questa serie è stata istruttiva per me, sotto ogni punto
di vista, come lo sono tutte le serie, ma questa volta ancora di
più. E non posso credere che Netflix ci abbia permesso di realizzarla.“
L’episodio finale include
effettivamente una scena post-credit, ma non è tanto
un’anticipazione di ciò che verrà, quanto una riflessione sull’arco
narrativo di Morfeo nel corso della serie.
La sequenza mostra le Eumenidi
tornate nel loro regno, intente a leggere la seguente “brutta
poesia” da un biscotto della fortuna: “Fiori raccolti al
mattino; Pomeriggio, sbocciano; Sono ancora appassiti la sera; Puoi
essere me quando non ci sarò più“.
“Nei fumetti, è ambientato alla
fine di The Kindly Ones [la nona raccolta di numeri], prima della
veglia funebre, del funerale e di tutte le storie che seguono The
Kindly Ones”, racconta Heinberg a EW. “Mi è piaciuto molto
e ho deciso di spostarlo alla fine, dopo la veglia funebre. In
quell’ultima scena in cui Daniel incontra la sua famiglia per la
prima volta, e Lucien vede che c’è un sorriso sul suo volto e sa
che andrà tutto bene, tagliare direttamente al Parco sembrava
indebolire un po’ quel momento.
Abbiamo discusso se eliminarlo
del tutto o meno. Alla fine, ho voluto davvero salvarlo perché ne
sono un grande fan. Non credo di aver aggiunto nulla. Credo che sia
esattamente quello che era scritto nel fumetto. Netflix è stata
molto generosa e ha accettato di farne una scena post-credit, anche
se, come sapete, il rapporto di Netflix con i titoli di coda e il
rapporto del pubblico con i titoli di coda sono piuttosto
complessi. Quindi non è stata un’impresa da poco per loro, ma ce
l’hanno fatta.”
Foto di Ed Miller – Crediti Netflix
La trama di The Sandman Stagione 2
Una sinossi aggiornata recita:
“Dopo un fatidico ricongiungimento con la sua famiglia, Sogno
degli Eterni (Tom Sturridge) deve affrontare una
decisione impossibile dopo l’altra mentre cerca di salvare se
stesso, il suo regno e il mondo della veglia dalle epiche
conseguenze delle sue malefatte passate. Per fare ammenda, Sogno
deve confrontarsi con amici e nemici di lunga data, divinità,
mostri e mortali. Ma il cammino verso il perdono è pieno di colpi
di scena inaspettati, e la vera assoluzione potrebbe costargli
tutto. Basata sull’amata e pluripremiata serie di fumetti DC, la
seconda stagione di “The Sandman” racconterà l’arco narrativo di
Sogno per intero fino alla sua emozionante conclusione”.
La seconda stagione vede
protagonisti Tom Sturridge, Kirby Howell-Baptiste, Mason
Alexander Park, Donna Preston, Esmé Creed-Miles, Adrian Lester, Barry
Sloane, Patton Oswalt, Vivienne Acheampong, Gwendoline Christie,
Jenna Coleman, Ferdinand Kingsley, Stephen Fry, Asim Chaudhry,
Sanjeev Bhaskar, Razane Jammal, Ruairi O’Connor, Freddie Fox, Clive
Russell, Laurence O’Fuarain, Ann Skelly, Douglas Booth, Jack
Gleeson, Indya Moore e Steve Coogan.
Si è parlato molto del costume
pratico indossato dall’attore di
GalactusRalph Ineson sul set di I
Fantastici Quattro: Gli Inizi, e ora ne abbiamo
una prima occhiata. La star di Nosferatu ha
condiviso su Instagram alcune
foto del suo periodo sul set, un’esperienza solitaria per l’attore,
visto che ha girato le sue scene senza il resto del cast del
reboot.
Questo costume è una straordinaria
creazione reale, praticamente identica a quella che abbiamo visto
nel film stesso. I fan hanno elogiato all’unanimità
l’interpretazione del MCU del Divoratore di Mondi, e la
speranza è che possa tornare in qualche modo in un film futuro.
Parlando con The Hollywood
Reporter all’inizio di questa settimana, Ineson ha dichiarato:
“C’è molto da esplorare nella tradizione, ed è un personaggio
importante in tutto l’universo. Ma sarei una delle ultime persone a
sapere se riporteranno Galactus in vita. È una decisione che spetta
a Kevin [Feige] e ai grandi nomi, ma ovviamente mi piacerebbe
tornare e essere ancora un po’ Galactus”.
Gli è stato anche chiesto di
indossare il costume di Galactus e dei vantaggi derivanti dalla
possibilità di indossare qualcosa di più di una semplice tuta per
il motion capture.
“Sapevo che i supereroi
indossano costumi da supereroe, quindi ho subito pensato che
sarebbe stato pratico, senza rendermi conto di quanto fosse un
pensiero ingenuo. Non mi rendevo conto di quanto sia raro provare a
realizzare qualcosa di simile a Galactus in modo pratico”, ha
rivelato Ineson. “Ma fin da quando ho incontrato Matt per la
prima volta, me ne ha parlato come se mi avessero costruito un
costume per interpretare il personaggio in modo pratico”.
“È un grande dono per un attore
poter fare questo, e anche se ho fatto anche un po’ di motion
capture, la maggior parte del mio lavoro era pratico e in
costume”, ha aggiunto. “Quindi ti senti davvero dentro la
parte quando indossi quel kit.”
“Per il potere di
Grayskull…” All’inizio di questa settimana, Amazon MGM ha
svelato il logo ufficiale del film live-action Masters of the Universe,
che Cinefilos.it ha riportato qui, e includeva anche una nuova
versione del tema della serie animata anni ’80, in vista della
presentazione dello studio al SDCC, e alcune foto dell’esposizione MOTU del Con sono
state ora condivise online.
Purtroppo non c’è traccia di alcun
personaggio del film, ma abbiamo un primo sguardo alla Spada del
Potere di He-Man (Nicholas Galitzine), alias la
Spada di Grayskull, e al Bastone della Morte a forma di testa di
ariete, simbolo di Skeletor (Jared
Leto).
La spada è una parte importante
della tradizione MOTU, ed è stata donata al Principe Adam dalla
Strega per trasformarsi nel muscoloso protettore di Eternia.
La versione live-action della
classica serie animata vedrà protagonista Nicholas
Galitzine, ma anche la partecipazione di Morena Baccarin nel ruolo della
Strega, e di James Purefoy e Charlotte
Riley nei ruoli dei genitori di Adam, Re Randor e la
Regina Marlena, insieme ad Alison Brie (GLOW, Community)
nel ruolo del braccio destro di Skeletor, Evil-Lyn, Idris Elba (Thor, Luther) in quello di
Man-At-Arms e Jared Leto (Morbius, Blade Runner 2049) in quello di Skeletor
stesso. Nel frattempo, Sam C. Wilson (House of the Dragon) interpreterà Trap
Jaw, con Kojo Attah (The Beekeeper) nei panni di
Tri-Klops e Jon Xue Zhang (Eternals) nei panni di Ram-Man.
Dopo numerose false partenze,
Netflix era pronta a sviluppare un lungometraggio
tratto dall’amata serie animata già nel 2022, ma all’inizio di
quest’anno abbiamo saputo che anche l’ultimo tentativo di far
decollare il progetto era fallito.
Tuttavia, in seguito avremmo appreso
che Amazon/MGM Studios aveva acquisito il film, con il regista di
Bumblebee, Travis Knight, in trattative
per la regia. L’uscita del film è ora prevista per il 5 giugno
2026. Chris Butler ha riscritto la sceneggiatura
da una bozza iniziale di David Callaham
(Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli). In
precedenza, la regia era stata affidata ai fratelli Nee (La
città perduta).
Todd Black, Jason Blumenthal e Steve
Tisch saranno i produttori, insieme a DeVon Franklin.
Masters of the Universe arriverà nelle sale il 5
giugno 2026.
Nel film, Lex Luthor rivela al mondo
che i genitori di Superman lo hanno mandato sulla
Terra per conquistare il pianeta e creare un harem. Sfruttando il
suo disprezzo per supereroi amati come l’Uomo d’Acciaio, il geloso Peacemaker appare in un talk show per
criticare i Supereroi.
In queste foto è presente anche
Cleavis Thornwaite, interpretato da Michael Ian
Black, un personaggio che Gunn ha confermato tornerà nella
seconda stagione di Peacemaker.
Si prevede che la serie includa una
componente Multiverso, con Peacemaker del DCU che visita un mondo in cui è considerato un
eroe amato (è improbabile che il DCEU prenda parte alla storia).
Vedremo anche diversi volti noti del film di Superman.
“Vediamo molti personaggi
diversi di Superman, [tra cui] Isabela [Merced], Nathan [Fillion] e
Sean [Gunn], e poi vedremo un sacco di altri personaggi più avanti
nella stagione, provenienti da altre parti del DCU e da
Superman”, ha detto Gunn in una recente intervista.
“Potrebbe anche esserci un cameo davvero, davvero, davvero
importante verso la fine della serie.”
È molto probabile che si riferisca
al Superman di David Corenswet, anche se il fatto che Lex
Luthor sia rinchiuso a Belle Reve apre sicuramente le porte
all’apparizione di Nicholas Hoult.
Un nuovo trailer per la seconda
stagione di Peacemaker dovrebbe uscire nelle prossime ore, mentre
ci aspettiamo anche alcuni aggiornamenti sul DCU da Gunn.
La serie Netflix
Untamed è ambientata nel cuore del Parco
Nazionale di Yosemite, circondato da una vegetazione
lussureggiante e montagne granitiche. Tuttavia, anche lì l’attività
criminale umana alza la testa. Per questo motivo, l’agente del
National Park Service Kyle Turner, insieme alla sua squadra di
ranger, ha una grande responsabilità: coprire ogni angolo del parco
e far luce sui segreti che nasconde. La serie ruota attorno a una
donna morta che misteriosamente finisce nel parco. Man mano che
Kyle prosegue le indagini, altri casi vengono alla luce,
spingendolo al limite. Attraverso queste storie individuali, la
serie si interroga su come la copertura della natura selvaggia
influenzi le persone e le loro azioni. SPOILER IN ARRIVO.
Untamed è ispirato a una storia di
fantasia ambientata in un contesto reale
Sebbene Untamed sia un’opera di
fantasia ideata dagli sceneggiatori Elle e Mark L. Smith, trova
alcuni punti di contatto con la realtà. In un’intervista a Variety, Mark ha spiegato il suo
obiettivo con la serie, affermando: “Tutti pensano allo Yosemite
come a un luogo bellissimo, con panorami mozzafiato e paesaggi
meravigliosi, ma noi abbiamo cercato di mettere in luce i pericoli
che si nascondono dietro”. Il motore della narrazione è l’indagine
sulla morte di una donna senza nome, che muore sulla cima della
famosa scogliera El Capitan del parco, prima di cadere e rimanere
impigliata nella corda di due alpinisti. Questa è la prima scena
della serie e le tragiche circostanze della vittima danno il tono
alla storia.
Alcuni eventi simili circondano El
Capitan nella vita reale. La scogliera è una scalata iconica nota
per attirare alpinisti da tutto il mondo, ma presenta anche dei
rischi. Secondo quanto riferito, tra il 1905 e il 2018 sono state
registrate oltre trenta vittime, la maggior parte delle quali erano
scalatori caduti durante la scalata. Anche il punto panoramico in
cima alla scogliera, noto come Taft Point, è stato teatro di alcuni
incidenti, come quello del 2018, in cui una coppia è
caduta mentre scattava un selfie. Tuttavia, non sembrano
esserci casi che presentino parallelismi diretti con la morte di
Jane Doe nella storia, il che ribadisce la sua natura fittizia.
Alla fine, si scopre che la vittima
è stata colpita prima di fuggire attraverso i boschi, il che alla
fine ha portato alla sua morte. Sebbene il colpo di scena finale
della storia, ovvero la rivelazione dell’identità del misterioso
tiratore, sia molto probabilmente parte della trama romanzata, il
Parco Nazionale è stato teatro di tragedie simili. Un possibile
antecedente è la morte di
Patricia Hicks, i cui resti sono stati scoperti nel Summit
Meadow dello Yosemite tra il 1983 e il 1985. Gli investigatori del
caso, Kim Tucker e Don Coelho, non sono riusciti a identificarla
per decenni, fino a quando il figlio di Turner, Cullen, non ha
trovato una corrispondenza del DNA. Sebbene il processo abbia una
traiettoria simile a quella di Jane Doe, insieme al nome del capo
investigatore che ricorda vagamente quello del protagonista, il
resto del caso è significativamente diverso, il che rende
improbabile un’ispirazione diretta.
Untamed attinge alla storia di
Yosemite per immaginare una banda di trafficanti di droga
Man mano che Kyle Turner
approfondisce le sue ricerche alla ricerca della verità, si rende
presto conto che sono in gioco forze più grandi. In particolare,
una banda di trafficanti di droga sembra operare dalle profondità
del parco, utilizzando le miniere d’oro abbandonate come passaggi
segreti. Sebbene l’intera trama sia frutto di fantasia, si basa su
alcune conoscenze geografiche reali della regione. Il Parco
Nazionale di Yosemite è stato al centro di una corsa all’oro
avvenuta nel 1800, quando numerosi minatori si precipitarono nella
zona per segnare i propri territori. Nel 1979, questo portò alla
creazione della
The Golden Crown Mine, la miniera più famosa del parco. Da
allora è diventata parte del complesso noto come Yosemite Ghost
Mines: una rete di passaggi sotterranei e tronchi di legno che
potrebbero aver ispirato il complesso minerario descritto nella
narrazione.
Tuttavia, l’idea che i passaggi
sotterranei siano utilizzati per il trasporto di droga dentro e
fuori il Parco Nazionale di Yosemite sembra non avere alcun legame
con la realtà. Sebbene il parco abbia una storia di presunto
traffico di droga, questa è più incentrata sulla possibile vendita
di droga da parte dei dipendenti del concessionario del parco. Ciò
segna una divergenza rispetto alla visione di Untamed sul business
della droga, dove viene rivelato che il parco ospita un intero
sindacato che si avvale di una conoscenza approfondita della
geografia del parco e utilizza abusivi come corrieri per lo spaccio
di droga. Tuttavia, l’idea dei tunnel per il contrabbando è ben
nota, sia nella realtà che nella cultura popolare. Pertanto,
sebbene la banda di trafficanti della serie sia una creazione
fittizia, è probabile che sia ispirata alle attività di bande reali
e integrata nell’ambientazione della storia.
La tragedia personale di Kyle
aggiunge peso alla storia
Un altro punto determinante della
narrazione è il mistero che circonda la scomparsa di Sean
Sanderson, un caso che Kyle Turner ha preso in carico molti anni
fa. Con il passare del tempo, diventa evidente che il caso è legato
a una tragedia personale del protagonista. Proprio come il resto
della storia, sia il caso della persona misteriosa che quello di
Sean Sanderson sono probabilmente frutto di fantasia. Tuttavia, il
Parco Nazionale di Yosemite è stato teatro di alcuni incidenti
importanti che potrebbero aver ispirato gli sceneggiatori, come il
famigerato caso di
Cary Stayner, condannato il 27 agosto 2002 per tre omicidi con
circostanze aggravanti e un capo d’accusa di rapimento. Due delle
sue vittime erano minorenni, il che corrisponde vagamente al caso
descritto in “Untamed”.
Questi casi segnano una svolta
radicale nella vita del protagonista, contribuendo al suo
cambiamento di comportamento e alla sua apparente perdita di scopo
nella vita. In tal senso, risolvere il caso della Jane Doe assume
un’importanza ancora maggiore, poiché diventa il suo mezzo di
autoaffermazione. Quando viene a conoscenza della vera storia della
vittima e del suo passato di persona scomparsa prima della morte,
le implicazioni reali del caso finalmente prendono forma.
Secondo quanto riferito, il National Center for Missing &
Exploited Children ha assistito nella ricerca di quasi trentamila
bambini solo nel 2024, il 91% dei quali è riuscito a tornare a
casa. Tuttavia, per il restante 9% e molti altri, il futuro rimane
cupo.
Untamed, serie
Netflix
creata da Mark L. Smith ed Elle Smith, ruota
attorno a Kyle Turner, un agente dei servizi investigativi del
National Parks Service incaricato di indagare su un misterioso e
brutale omicidio avvenuto nel Parco Nazionale di Yosemite. Mentre
cerca la verità e dà la caccia al responsabile dell’omicidio, Kyle
si trova ad affrontare non solo gli oscuri segreti del parco, ma
anche il proprio passato. Ad accompagnarlo nella sua ricerca della
verità c’è una ranger alle prime armi di nome Naya Vasquez, che non
ha familiarità con la fauna selvatica dello Yosemite. In questa
serie thriller poliziesca, la vasta natura selvaggia del Parco
Nazionale di Yosemite gioca un ruolo fondamentale nella narrazione,
fungendo da personaggio aggiuntivo.
I luoghi delle riprese di
Untamed
Secondo quanto riferito, Untamed è
stato girato interamente nella Columbia Britannica, principalmente
nella Greater Vancouver e a Squamish. Le riprese principali della
prima stagione della serie ricca di suspense si sono svolte tra
giugno 2024 e la fine di settembre dello stesso anno. Sam
Neill, che interpreta Paul Souter, ha ricordato i giorni
trascorsi sul set con l’avvicinarsi della prima della serie,
affermando: “È sempre divertente essere scoperti. Con i miei
colleghi attori e amici. Un cast adorabile che lavora su una
sceneggiatura fantastica. Inoltre ci sono altri amici che passano a
trovarci, in tour. Come Tim Minchin. C’è sempre qualcosa da fare.
Ora, non sto promuovendo quel negozio di erba, così come non
promuovo gli impermeabili per cani. È solo un po’ della vita che
abbiamo vissuto in quel periodo”.
Sebbene ambientato principalmente
nel Parco Nazionale di Yosemite in California, le riprese di
“Untamed” si sono svolte in gran parte nella Greater Vancouver,
nota anche come Metro Vancouver, nella Columbia Britannica. Il
North Shore Studios, al 555 di Brooksbank Avenue nella città di
North Vancouver, è stato utilizzato come location principale per le
riprese. Precedentemente noto come Lions Gate Studios, questa
struttura completamente attrezzata è una delle più importanti del
paese. Affacciato sull’Ironworker’s Memorial Bridge, vanta oltre
otto studi di registrazione di oltre 120.000 piedi quadrati,
tecnici esperti, oltre 80.000 piedi quadrati di uffici
appositamente costruiti con arredi ben progettati, un programma a
rifiuti zero e infrastrutture che supportano la creazione di una
vasta gamma di film e spettacoli. È quindi logico che il team del
film con Eric
Bana abbia scelto questo complesso come location per le
riprese.
Alcune scene sono state girate
anche al Murdo Frazer Park, un pittoresco parco per famiglie
situato al 3092 di Paisley Road, nella città. Inoltre, la troupe ha
girato diverse scene al Mount Seymour, nell’omonimo parco
provinciale nel distretto di North Vancouver. Adagiata tra il fiume
Fraser e le Golden Ears, nella parte nord-orientale dell’area
metropolitana, Maple Ridge è anche una delle location di “Untamed”.
Il team ha probabilmente attraversato diversi luoghi di questa
splendida città per dipingere la tela visiva della serie
poliziesca.
A circa 30 minuti a ovest di Maple
Ridge, gran parte delle riprese sono state effettuate a Port Moody
e dintorni. Per alcuni giorni nell’agosto 2024, la troupe ha
allestito il set proprio tra Henry Street, Hope Street e William
Street. Secondo quanto riferito, la zona è stata trasformata in un
set affollato, con oltre 12 semirimorchi, una piattaforma aerea,
unità di catering e l’energia dei talentuosi membri del cast e
della troupe, tra cui attori, registi, cameraman, assistenti di
produzione, scenografi e designer. Numerose scene che mostrano le
indagini nel Parco Nazionale di Yosemite sono state effettivamente
girate al Chip Kerr Park al 2995 di Hope Street. Inoltre, una
vecchia proprietà in affitto al 3002 di Henry Street è stata
temporaneamente ribattezzata Casa Bueno in California, abbellita
con graffiti dipinti dal reparto artistico all’ingresso.
Squamish, Columbia Britannica
Ai fini delle riprese, il team di
produzione di “Untamed” ha scelto anche Squamish, un pittoresco
comune situato tra Vancouver e Whistler. Situata a circa due
chilometri a sud della comunità, al 36800 Highway 99, la famosa
Sea-to-Sky Gondola è stata uno dei luoghi delle riprese della
serie. A circa 885 metri sul livello del mare, la funivia offre una
vista mozzafiato sull’Howe Sound, sulle rigogliose foreste costiere
e sulle maestose montagne. Oltre a Squamish, la troupe sembra
essersi avventurata 60 km a nord per girare alcune scene a
Whistler.
Alien:
Earth debutterà tra poche settimane e i fan ora hanno
un’idea più chiara di cosa aspettarsi dal personaggio di Kirsh
interpretato da Timothy Olyphant grazie a un teaser
inquietante. La prossima aggiunta alla fortunata serie
fantascientifica/horror di Ridley Scott è la serie TV Alien: Earth, che vedrà un gruppo di soldati
tattici e robot-umani ibridi affrontare le terrificanti creature
all’interno di un’astronave precipitata.
L’attore candidato all’Emmy
Timothy Olyphant interpreterà Kirsh, il mentore del
protagonista di Alien: Earth. Anche se i trailer non hanno
rivelato molto sul suo personaggio, i fan ora sanno che non devono
fidarsi di lui grazie al
teaser presentato al San Diego Comic-Con durante il panel dedicato
a Alien: Earth. Quando il cast ha discusso dei propri
personaggi, Timothy Olyphant ha detto che “non si
fida” di Kirsh e che “sente che c’è qualcosa sotto”
con il personaggio.
Cosa significa il teaser di
Timothy Olyphant su Kirsh
Già dai trailer di Alien:
Earth, Kirsh sembra un personaggio affascinante. Potrebbe non
apparire a lungo sullo schermo, ma il suo aspetto e i suoi modi
sorprendenti attirano immediatamente l’attenzione.
Noah
Hawley aveva già descritto Kirsh come un personaggio che vive
“in quello spazio tra l’eroe e il cattivo” in un’intervista
a
EW, quindi sapevamo che era un personaggio discutibile.
Tuttavia, il fatto che lo stesso attore non si fidi di Kirsh la
dice lunga. Se Timothy Olyphant non si fida nemmeno del proprio
personaggio, allora il pubblico dovrebbe davvero stare in guardia
quando si tratta del mentore e allenatore sintetico di
Wendy.CorrelatiLa nuova serie fantascientifica di Timothy Olyphant
sembra superare il suo film horror di 28 anni fa in un aspetto
importanteÈ stato pubblicato il trailer ufficiale della serie
fantascientifica di Timothy Olyphant, Alien: Earth, che sembra più
intensa del suo film horror più iconico.8
Inoltre, la dichiarazione di
Timothy Olyphant ci ricorda che la serie TV ha fatto di tutto per
catturare la tensione dei film della serie Alien. Il
franchise di Alien riguarda tanto la sfiducia nei confronti degli
esseri umani quanto la paura degli Xenomorfi. Molti personaggi dei
film si sono dimostrati inaffidabili e moralmente discutibili, e i
loro tradimenti sono sempre dolorosi. Pertanto, sembra appropriato
che la serie TV Alien abbia una sua versione di questo tipo di
personaggio.
Star Trek: Starfleet Academy svela le prime immagini
che rivelano i segreti della prossima serie Star Trek in
arrivo su Paramount+. Prodotto da Alex Kurtzman e
Noga Landau, Starfleet Academy vede protagonisti la
vincitrice dell’Oscar Holly Hunter e il candidato
all’Oscar Paul Giamatti, che guidano un nuovo cast di
giovani attori e diversi personaggi storici di Star
Trek.
In vista del panel dedicato a
Star Trek al San Diego Comic-Con Hall H, Entertainment Weekly ha pubblicato una dozzina di
immagini in anteprima che mostrano Star Trek: Starfleet
Academy, con il suo cast eclettico e i suoi set, i più
grandi mai realizzati per Star Trek. Mentre i nomi dei
personaggi, le specie e i dettagli di Starfleet Academy
saranno svelati al Hall H, le immagini offrono molti anticipazioni
allettanti per i fan di Star Trek. Date un’occhiata qui
sotto:
Cosa rivelano le nuove immagini di Star Trek: Starfleet
Academy sulla serie in arrivo
Starfleet Academy dovrebbe debuttare nel 2026 su
Paramount+
Ambientato alla fine del 32°
secolo, dopo la
fine di Star Trek: Discovery, Star Trek: Starfleet
Academy introduce una nuova generazione di giovani eroi che
“stanno affrontando molte sfide in questo momento e sono la
nostra speranza per il futuro”, afferma Noga Landau. Il
giovane cast include Sandro Rosta (personaggio POV della Starfleet
Academy), Karim Diané (che interpreta un Klingon), Kerrice Brooks,
George Hawkins, Bella Shepard e Zoë Steiner (che sembra essere una
Betazoide).
Tra gli intriganti easter egg e
indizi presenti nelle prime immagini di Starfleet Academy c’è Gina
Yashere, che interpreta un possibile ibrido tra un Klingon e un
Jem-Hadar. Alex Kurtzman suggerisce su EW che “alcuni dei nostri
personaggi principali sono specie ibride Klingon”, tra cui forse il
misterioso cattivo interpretato da Paul Giamatti, e che fanno parte della
Starfleet Academy.Tawny Newsome di Star Trek: Lower Decks è uno
degli sceneggiatori di Star Trek: Starfleet Academy.
Tra i personaggi di Star
Trek che appariranno in Starfleet Academy sono stati
confermati Robert Picardo nei panni del Dottore di Star Trek:
Voyager, Mary Wiseman, Oded Fehr e Tig Notaro di Star Trek:
Discovery.
Tatiana Maslany di She-Hulk:
Attorney at Law interpreta anche un altro personaggio
misterioso, che potrebbe essere la madre di uno dei cadetti
della Starfleet Academy.
The Walking Dead: Daryl Dixon annuncia la data di
uscita della terza stagione con un trailer ufficiale che anticipa
il motivo per cui Daryl (Norman Reedus) e Carol (Melissa
McBride) non possono tornare a casa. Daryl Dixon – stagione 3 vedrà la coppia protagonista
dello spin-off attraversare il tunnel sotto la Manica per
raggiungere l’Inghilterra, nel tentativo di tornare a casa.
Tuttavia, la prossima stagione di sei episodi li porterà in Spagna
durante il loro viaggio di ritorno in America, dando vita a
un’altra avventura in Europa con nuovi volti e pericoli. Non si sa
molto della trama che si svilupperà al di fuori della location
principale.
Ora, The Walking
Dead ha pubblicato un nuovo trailer della terza
stagione di Daryl Dixon, confermando la data di arrivo dei
nuovi episodi. Il trailer mostra Daryl e Carol in Spagna mentre in
una città spagnola è in corso una festa. Poi rivela un attacco
notturno da parte di un branco di zombie, molti dei quali in
fiamme. Altre scene includono una carovana di zombie guidata da un
uomo a cavallo, Carol vicina a un nuovo personaggio interpretato
da Eduardo Noriega e Daryl che combatte contro qualcuno con una
maschera.
Alla fine del trailer, Daryl e
Carol guardano qualcosa in fiamme fuori campo, mentre Daryl
racconta che qualcuno che conosceva gli aveva detto di
“scommettere sulla speranza.” Questo fa eco a qualcosa
che Isabelle (Clémence Poésy) gli aveva detto quando era ancora
viva. Il trailer termina confermando la data di uscita, domenica 7
settembre su AMC e AMC+. Guarda il trailer completo qui sotto:
La popolare serie The Walking Dead di AMC continua con
The Walking Dead: Daryl Dixon, e lo spin-off di
successo ha già ottenuto il rinnovo per la terza stagione.
Riprendendo la storia alcuni anni dopo la fine della serie
originale Walking Dead, Daryl Dixon segue l’omonimo
personaggio mentre viaggia in Europa e si ritrova accidentalmente
al centro di una lotta di potere che dimostra ancora una volta che
gli zombie sono l’ultimo dei suoi problemi. Continuando la tendenza
della serie di spin-off incentrati sui personaggi, Daryl
Dixon funziona così bene grazie alla forza del personaggio e
alla performance di
Norman Reedus.
La prima stagione di Daryl Dixon ha semplicemente
preparato il terreno per ciò che sarebbe successo nella seconda, e
lo spin-off ha finalmente riunito il duo più forte della serie.
Sottotitolata The Book of Carol, la seconda stagione di
Daryl Dixon ha portato anche Carol Peletier oltreoceano,
riunendo ancora una volta la squadra definitiva di The Walking
Dead. Con varie fazioni ancora in conflitto in Francia e Daryl
e Carol bloccati nel mezzo di un conflitto più grande di loro, AMC
ha preparato il terreno affinché la terza stagione di The Walking Dead: Daryl
Dixon sia l’avventura più emozionante dalla conclusione
della serie originale.
Ultime notizie su The Walking
Dead: Daryl Dixon – Stagione 3
Conclusi le riprese della terza
stagione dello spin-off
Sebbene le notizie siano state
scarse dopo la raffica iniziale di informazioni, l’ultimo
aggiornamento conferma che le riprese della terza stagione di
The Walking Dead: Daryl Dixon sono terminate. Annunciato
dall’account Instagram ufficiale di Walking Dead, l’acclamato spin-off ha terminato le
riprese della terza stagione solo pochi mesi dopo il finale della
seconda stagione, nel novembre 2024. Per commemorare
l’occasione, l’account ha condiviso una foto del ciak e uno scatto
dietro le quinte di due zombie ricoperti di radici viscide. La data
di uscita rimane ancora sconosciuta, ma la stagione potrebbe
arrivare prima del previsto.
The Walking Dead: Daryl Dixon –
stagione 3 è confermata
AMC ha ordinato la terza
stagione prima della premiere della seconda
I fan non hanno dovuto aspettare
molto per conoscere il destino di The Walking Dead: Daryl
Dixon stagione 3, poiché è stato annunciato al San Diego
Comic-Con 2024 che AMC aveva ordinato altri episodi. Insieme
all’annuncio, è stato rivelato che Carol e Daryl sarebbero
andati in Spagna nella prossima stagione e che le riprese
sarebbero iniziate prima della fine dell’estate 2024. Fedeli alla
parola data, le riprese della terza stagione di Daryl
Dixon sono iniziate all’inizio di settembre 2024 e si sono
concluse nelle prime settimane del 2025.
Norman Reedus ha anche accennato alla
possibilità di una quarta stagione al San Diego Comic-Con.
The Walking Dead: Daryl Dixon
Stagione 3 – Dettagli sul cast
Daryl e Carol sono di nuovo
insieme
Insieme all’annuncio che la terza
stagione avrebbe portato la serie in Spagna, è stato anche
confermato che Norman Reedus e Melissa McBride avrebbero
ripreso i loro ruoli. Naturalmente, il dinamico duo formato da
Daryl e Carol è un must assoluto per la terza stagione di Daryl
Dixon, ma il resto del cast piuttosto numeroso della serie è
meno certo. Con la coppia che lascia la Francia, è possibile che
saranno gli unici due membri del cast a tornare nella terza
stagione, anche se nulla è ancora certo.
Il cast di The Walking Dead:
Daryl Dixon stagione 3 si è già ampliato con
l‘aggiunta di Eduardo Noriega, Óscar Jaenada e Alexandra
Masangkay come personaggi fissi della serie. Non si sa nulla
dei ruoli che interpreteranno, ma a loro si aggiungono Candela
Saitta e Hugo Arbués, che appariranno anche in ruoli ricorrenti.
Apparso nella prima puntata della terza stagione durante la breve
sosta di Daryl e Carol in Inghilterra, Stephen Merchant è stato
scritturato per interpretare un ruolo ancora senza nome.
Dettagli della trama di The Walking Dead: Daryl Dixon
– Stagione 3
Daryl e Carol lasciano la Francia
Con i due diretti verso ovest, è logico che Daryl e Carol
cercheranno di tornare negli Stati Uniti
Sebbene i dettagli esatti della trama della prossima avventura
di The Walking Dead: Daryl Dixon rimangano ancora
sconosciuti,
il finale della seconda stagione, insieme ad altre informazioni
sulla terza stagione, dipingono un quadro interessante. È già stato
rivelato che Daryl e Carol si fermeranno in Inghilterra prima di
arrivare in Spagna, che è la location principale della stagione.
Cosa succederà in Inghilterra resta da vedere, ma una grande città
come Londra presenta ogni sorta di potenziali pericoli.
Con i due diretti verso ovest, è logico che Daryl e Carol
cercheranno di tornare negli Stati Uniti, anche se il loro percorso
sarà senza dubbio intralciato da conflitti. Se Daryl si è imbattuto
in un alveare di drammi umani in Francia, è prevedibile che lui e
Carol troveranno ogni sorta di guai anche in Spagna e in
Inghilterra. Tuttavia, fino a quando non saranno rivelati ulteriori
dettagli, la terza stagione di The Walking Dead: Daryl Dixon
rimane un mistero.
Trailer di The Walking Dead: Daryl Dixon – Stagione
3
Il trailer della terza stagione
dello spin-off di The Walking Dead con Norman Reedus, che promette
un’atmosfera quasi western per i nuovi episodi. È stato anche
rivelato che la quarta stagione è già in produzione e che sarà
l’ultima della serie.
La star di Dexter: ResurrectionDavid
Dastmalchian potrebbe aver appena incrociato Dexter Morgan, ma il nuovo cattivo della serie ha
anticipato un importante colpo di scena. Secondo sequel della serie
e continuazione di Dexter: New Blood del 2021, l’ultimo capitolo della saga
vede l’antieroe interpretato da
Michael C. Hall coinvolto in unasocietà segreta di
serial killer.
Nel quarto episodio della nuova
serie, Dastmalchian viene presentato come il tranquillo e modesto
Gareth, alias il Gemini Killer. Altri membri della società
includono Lady Vengeance interpretata da Krysten
Ritter, il Tattoo Collector interpretato da Neil
Patrick Harris e Rapunzel interpretato da Eric
Stonestreet.
Durante il panel dedicato a
Dexter: Resurrection al San Diego Comic-Con, Dastmalchian
ha suggerito che il suo personaggio finirà per rappresentare una
sfida inaspettata per Dexter. Ha anche accennato a un colpo di
scena che non vede l’ora che il pubblico scopra. Ecco i suoi
commenti:
[Gareth presenta] sfide
meravigliose per Dexter stesso… Non vedo l’ora che voi scopriate il
colpo di scena.
Cosa significano i commenti
di David Dastmalchian per il Gemini Killer
Il nuovo antagonista di
Dexter potrebbe essere il primo a scoprire il suo
segreto
Essendo il più silenzioso e
riservato della società di serial killer del miliardario Leon
Prater, il pubblico non ha saputo molto del Gemini Killer
interpretato da Dastmalchian. Tuttavia, le ultime dichiarazioni di
Dastmalchian suggeriscono che il suo personaggio va ben oltre il
suo persistente bisogno di uccidere.
La forma che assumerà questo colpo
di scena deve ancora essere rivelata, anche se la sfida che
Gareth presenta potrebbe essere la scoperta finale dell’identità di
Dexter. Dato che Dexter è stato invitato alla riunione di
Prater fingendo di essere il defunto Ronald “Red” Schmidt, Gareth,
interpretato da Dastmalchian, potrebbe essere destinato a scoprire
la verità.
Il personaggio di Dastmalchian è
probabilmente già sospettoso nei confronti dei suoi compagni
assassini, e questo sospetto non potrà che aumentare una volta che
il Collezionista di Tatuaggi interpretato da Harris
scomparirà.
Dato che Gareth è già stato
presentato come il membro più distaccato della società di Prater,
il personaggio di Dastmalchian è probabilmente già sospettoso nei
confronti dei suoi compagni assassini, e questo sospetto non potrà
che aumentare una volta che il collezionista di tatuaggi di Harris
scomparirà. Per molti versi, il ruolo di Gareth in Dexter:
Resurrection potrebbe potenzialmente riecheggiare quello di
Doakes interpretato da Erik King nella serie originale.
Monster Island è
un film horror drammatico che racconta la storia di un soldato
giapponese presumibilmente traditore di nome Saito e di un soldato
britannico di nome Bronson, entrambi prigionieri di guerra su una
nave giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale. I due uomini si
ritrovano bloccati su un’isola isolata, dove un mostro letale
chiamato Orang Ikan intende ucciderli. La narrazione affronta i
temi della violenza, dell’identità dei mostri, dell’amicizia di
fronte alle avversità, del coraggio e della sopravvivenza. Man mano
che la trama si avvicina alla conclusione, Saito e Bronson si
rendono conto di trovarsi in una posizione pericolosa e cercano di
superare i propri limiti fisici e mentali per sopravvivere
all’attacco di Orang Ikan. SPOILER IN ARRIVO.
La trama di Monster Island
La narrazione inizia ad Arian Maru
nel 1944, con due prigionieri di guerra su una “nave infernale”,
una nave utilizzata dalle forze giapponesi per torturare e
trasportare i prigionieri di guerra durante la seconda guerra
mondiale. Il cosiddetto prigioniero traditore, Saito, e un
prigioniero inglese, Bronson, fuggono dalla nave infernale grazie a
un feroce attacco con siluri da parte delle forze alleate. I due
uomini nuotano verso un’isola isolata, senza conoscersi e legati da
una catena ai piedi. Cominciano a sentire che una strana entità li
sta seguendo dall’acqua e Saito salva Bronson dalla creatura prima
che lo attacchi.
Quando Saito tenta di uccidersi
(harakiri), Bronson lo ferma e gli salva la vita. Nonostante
appartengano a fazioni opposte in guerra e non capiscano una parola
della lingua dell’altro, i due uomini iniziano sorprendentemente a
stringere un legame, accendendo un fuoco e mangiando granchi
arrostiti. Bronson inizia a chiedersi perché Saito sia stato
imprigionato dal suo stesso popolo. I due si tagliano le catene e
si rendono conto che la misteriosa entità di prima li sta ancora
seguendo. Quando vedono altri due soldati giapponesi scortare un
prigioniero sull’isola, Saito fa cenno a Bronson di nascondersi.
Gli altri due soldati sopravvissuti all’attacco con il siluro
stringono amicizia con Saito, ma alla fine si rendono conto che è
un prigioniero traditore e cercano di giustiziarlo.
Mentre stanno per uccidere Saito,
sentono un suono gutturale, che secondo l’altro prigioniero tenuto
dai due soldati è il verso di un mostro chiamato “Orang Ikan”. Uno
dei due si addentra nella foresta per saperne di più, ma viene
brutalmente ucciso da Orang Ikan, che gli recide la testa. Bronson
interviene e trafigge l’altro soldato che tiene prigioniero Saito.
Mentre Orang Ikan li insegue, i due improbabili amici iniziano a
correre per salvarsi la vita, addentrandosi sempre più nel cuore
dell’isola. Saito salva ancora una volta Bronson dalla creatura e i
due rotolano giù da una collina nel tentativo di sfuggire al mostro
furioso. All’alba, i due uomini si risvegliano in punti diversi
dell’isola e cercano non solo di ritrovarsi, ma anche di salvarsi
dalla furia di Orang Ikan, che è deciso a distruggere tutto.
Finale di Monster Island: come
sopravvive Saito? Perché non uccide Orang Ikan?
Dopo aver recuperato una bomba da
un aereo da combattimento alleato precipitato, Saito e Bronson
trovano una grotta all’interno dell’isola che ospita l’uovo di
Orang Ikan, che contiene il suo bambino non ancora nato. Mentre
avvicinano l’arma all’uovo, vengono attaccati dal mostro, che cerca
di salvare il suo bambino. Saito salva Bronson pugnalando Orang
Ikan alla schiena, ma non prima che questi ferisca gravemente il
soldato britannico. Il soldato giapponese spara a Orang Ikan
nell’occhio e poi spara all’uovo, uccidendo la creatura non ancora
nata. Bronson si rende conto di essere ferito in modo irreversibile
e chiede al suo amico di abbandonarlo e di salvarsi la vita.
In un ultimo atto di sacrificio,
Bronson fa esplodere la bomba all’interno della caverna,
permettendo a Saito di attraversare a nuoto l’acqua. Tuttavia,
Saito si rende conto che Orang Ikan è ancora vivo e sta venendo a
ucciderlo. Corre verso la spiaggia e aspetta il momento della resa
dei conti. Quando il mostro raggiunge la riva, Saito emerge dal
terreno, dopo essersi nascosto sotto la sabbia. Con un atto
coraggioso, affronta Orang Ikan da solo e lo squarcia con una
katana (spada), facendolo cadere a terra. Tuttavia, decide di non
uccidere il mostro, scegliendo invece di lasciarlo andare. Orang
Ikan fugge grato, ringraziando Saito a modo suo.
Saito si avvicina alla riva e cerca
di sparare dei razzi per vedere se qualcuno viene in suo soccorso.
Tuttavia, la pistola non spara, lasciandolo ancora più isolato
sull’isola. Un anno dopo, nel 1945, Saito viene salvato da una nave
americana chiamata “USS Fletcher”, che presumibilmente lo ha
trovato in difficoltà. Si può anche supporre che, grazie alle sue
capacità di sopravvivenza e alla sua natura intraprendente, Saito
sia riuscito a sopravvivere sull’isola, nonostante tutte le
difficoltà. Grazie alle sue esperienze, probabilmente ha trovato la
volontà di vivere di nuovo e di lottare per la sua vita, nonostante
fosse solo su un’isola isolata. Saito respira liberamente a bordo
della nave che lo ha salvato e continua a vivere la sua vita.
Per quanto riguarda i motivi per
cui non ha ucciso Orang Ikan, ha capito che Orang Ikan stava
semplicemente cercando di salvare suo figlio dal pericolo e non
aveva intenzione di uccidere nessuno a caso. Considerava gli esseri
umani una minaccia per la sua isola e per la sicurezza della sua
specie. In una scena cruciale prima dell’incidente nella grotta,
Saito vede un Orang Ikan morto, ucciso da un soldato, e capisce
che, come gli esseri umani, anche gli Orang Ikan volevano lottare
per sopravvivere. Probabilmente a causa dei suoi forti valori
religiosi e del senso di giustizia legato alla cultura samurai, ha
scelto di non uccidere un altro essere vivente che non era violento
senza motivo.
Orang Ikan è vivo? Ucciderà di
nuovo delle persone?
Orang Ikan cerca di uccidere Saito,
Bronson e tutti gli altri esseri umani con cui entra in contatto.
Il suo obiettivo principale dietro la brutalità è quello di
proteggere il suo piccolo non ancora nato, e non un atto casuale di
distruzione. Alla fine della narrazione, si scopre che il mostro è
ancora vivo e si è ripreso dalle ferite, in attesa di attaccare
qualsiasi altro essere umano che metta piede sull’isola che chiama
casa. Dopo essere stato risparmiato da Saito, Orang Ikan è
presumibilmente riuscito a guarire dalle ferite riportate durante
la lotta contro Bronson e Saito, tornando ad essere una creatura
potente.
In quanto predatore al vertice
della catena alimentare, Orang Ikan ha sfruttato il suo vantaggio
evolutivo per riprendersi e diventare nuovamente una minaccia. Si
può tranquillamente presumere che il mostro ucciderà altre persone
in futuro se oseranno entrare nell’isola. Nonostante abbia perso il
suo piccolo, Orang Ikan probabilmente cercherà di dar vita a un
altro figlio e continuare la sua stirpe. Per proteggere il suo
piccolo, tornerà sicuramente a uccidere esseri umani. L’isola
ostile rende inoltre impossibile la sopravvivenza di Orang Ikan
senza uccidere. In una scena cruciale all’inizio della narrazione,
un coccodrillo cerca di attaccare brutalmente il mostro, ma Orang
Ikan lo fa a pezzi.
L’isola è ancora un luogo molto
ostile e probabilmente rimarrà tale, costringendo Orang Ikan a
sopravvivere con la violenza. Se gli esseri umani capissero i
propri limiti e dimostrassero di non essere una minaccia,
probabilmente otterrebbero pietà dalla creatura, ma è altamente
improbabile, e il mostro non smetterà certamente di vedere
l’umanità come una minaccia, il che porterà solo ad altri omicidi.
Il principio evoluzionistico darwiniano della “sopravvivenza del
più forte” porterà Orang Ikan a compiere atti di violenza contro
gli altri e causerà la morte di molte altre persone, nonostante sia
stato risparmiato dall’atto di gentilezza e misericordia di
Saito.
Perché Saito ha detto che Bronson
era suo amico?
Saito e Brosnan sono due individui
estremamente diversi che diventano compagni improbabili sull’isola
misteriosa. Inizialmente cercano di uccidersi a vicenda, ma sono
legati da una catena che unisce i loro piedi. Saito salva Bronson
dall’essere ucciso da Orang Ikan e in seguito il soldato britannico
impedisce al suo compagno di spararsi in un atto di harakiri
(suicidio d’onore nella cultura giapponese, legato alla moralità
dei guerrieri samurai). Quando i due si rendono conto di non essere
nemici, iniziano a stringere un legame che trascende le barriere
linguistiche e politiche in tempo di guerra.
Saito cucina dei granchi per
Bronson, che offre delle sigarette al suo nuovo amico, il quale
però rifiuta di fumare. Si tagliano a vicenda le maglie della
catena e poi intraprendono una pericolosa avventura per combattere
Orang Ikan. Dopo che Bronson sacrifica la propria vita per salvare
il suo nuovo amico nella caverna, Saito sopravvive e, un anno dopo,
si ritrova a bordo della USS Fletcher. Un traduttore assunto da un
ufficiale statunitense chiede a Saito di Bronson. L’ufficiale della
marina statunitense offre una sigaretta a Saito, che inizia a
guardare l’isola. Grazie alle sigarette, la sua mente torna ai bei
ricordi che ha condiviso con il suo improbabile compagno
britannico. Ricorda che Bronson amava le sigarette e accetta quella
offerta dall’ufficiale.
Nonostante non sia un fumatore,
come stabilito in precedenza nel film, continua a fumare la
sigaretta, presumibilmente per onorare la memoria del suo amico.
Comincia a ricordare ogni momento significativo trascorso con
l’uomo britannico e si rende conto che non erano solo due uomini
che cercavano di sopravvivere a un calvario, ma amici che si
capivano nonostante non parlassero la stessa lingua e
rappresentassero schieramenti opposti nella Seconda Guerra
Mondiale. Nel momento più toccante del film, Saito descrive
emotivamente Bronson come un “amico”, dimostrando che l’amicizia e
il legame umano autentico possono nascere anche di fronte alla
morte e alla guerra. L’amicizia tra i due uomini è il nucleo
emotivo della narrazione ambientata in tempo di guerra, che rende
il film più attuale e significativo.