Home Blog Pagina 96

Avengers: Doomsday, Chris Hemsworth commenta il ritorno a sorpresa di Chris Evans

0

Il ritorno inatteso di Steve Rogers in Avengers: Doomsday continua a far parlare, soprattutto dopo le prime reazioni arrivate dal cast storico del Marvel Cinematic Universe. A commentare il momento che ha spiazzato i fan è stato Chris Hemsworth, che ha condiviso il suo entusiasmo per il rientro in scena del Capitano interpretato da Chris Evans.

Il nuovo film Marvel sarà uno dei capitoli conclusivi della Multiverse Saga e vedrà gli Avengers affrontare una minaccia senza precedenti: Doctor Doom. Dopo il teaser rilasciato nel dicembre 2025, che ha confermato ufficialmente il ritorno di Steve Rogers, l’attenzione si è spostata sulle reazioni dei protagonisti storici, a partire proprio da Hemsworth.

Le parole di Chris Hemsworth sul ritorno di Steve Rogers

Steve Rogers in Avengers: doomsday

Durante un’intervista a GamesRadar+ per promuovere Crime 101, Hemsworth ha raccontato il suo punto di vista sul momento rivelato nel teaser. L’attore ha definito la scena “davvero fantastica”, soffermandosi in particolare sull’ingresso in moto di Steve Rogers, reso ancora più efficace dal fatto che nessuno sapesse del suo coinvolgimento nel film. Un’apparizione improvvisa che, secondo Hemsworth, ha colpito anche per un curioso parallelismo tra vita reale e finzione, legato alla recente paternità di Evans.

Il primo teaser di Avengers: Doomsday ha mostrato infatti Steve Rogers tornare in azione, lasciando volutamente nell’ombra le circostanze del suo rientro. Le immagini suggeriscono però un ruolo tutt’altro che marginale per l’ex Captain America, elemento che ha immediatamente acceso le speculazioni dei fan.

Thor, Steve e il peso degli Avengers originali

Un secondo mini-trailer ha invece puntato i riflettori su Thor, ritratto in un momento di grande tensione mentre invoca la forza del padre Odino prima di affrontare una nuova minaccia. Il focus iniziale sui membri originali degli Avengers lascia intendere che Steve Rogers e Thor avranno un peso centrale nello scontro contro Doctor Doom, interpretato da Robert Downey Jr. in un sorprendente passaggio da eroe a villain.

Il legame tra Thor e Steve, costruito fin dai primi film del MCU e suggellato dalla celebre scena di Mjölnir, rende il loro possibile ricongiungimento uno degli aspetti più attesi. Resta però l’incognita narrativa legata al finale di Avengers: Endgame, quando Steve aveva scelto di tornare indietro nel tempo per vivere con Peggy Carter.

A rafforzare l’importanza del personaggio è arrivata anche una dichiarazione dei Anthony Russo e Joe Russo, che hanno spiegato come la figura di Steve Rogers sia centrale non solo per gli Avengers, ma per l’intera costruzione narrativa del MCU. Non a caso, i due registi hanno già firmato alcuni dei capitoli più significativi dedicati a Captain America.

Con i dettagli della trama ancora top secret e un trailer completo atteso nei prossimi mesi, Avengers: Doomsday continua a costruire aspettative. Al momento è confermata la presenza di tre dei sei Avengers originali del film del 2012, mentre il ritorno di altri volti storici resta ancora in dubbio. L’uscita nelle sale è fissata per il 18 dicembre 2026.

High Potential alza la posta: il promo dell’episodio 2×13 anticipa una svolta decisiva

0

Il promo del tredicesimo episodio della seconda stagione di High Potential lascia intuire che la serie sta per affrontare uno dei momenti più delicati del suo percorso narrativo. Dopo settimane di casi sempre più complessi, l’indagine al centro della 2×13 sembra spingere i personaggi oltre la loro zona di comfort, mettendo in discussione certezze e dinamiche ormai consolidate.

Senza svelare troppo, il trailer suggerisce un episodio ad alta tensione, in cui le capacità fuori dal comune di Morgan tornano a essere decisive, ma anche potenzialmente pericolose se portate all’estremo. L’atmosfera appare più cupa del solito, segnale che la serie sta preparando il terreno per un finale di stagione tutt’altro che prevedibile.

Un caso che mette alla prova Morgan e la squadra

Nel promo si percepisce chiaramente come il nuovo caso non sia soltanto un enigma da risolvere, ma un banco di prova emotivo e professionale. Morgan, interpretata da Kaitlin Olson, sembra trovarsi di fronte a una situazione in cui l’intuito e l’eccezionale capacità di osservazione rischiano di entrare in conflitto con le regole e con la fiducia del team.

Le immagini mostrano una squadra sotto pressione, costretta a reagire rapidamente a sviluppi imprevisti, mentre il confine tra metodo non convenzionale e rischio personale diventa sempre più sottile. È un passaggio che conferma la volontà della serie di andare oltre il semplice procedural, puntando su un’evoluzione più profonda dei personaggi.

Con la seconda stagione ormai vicina alla sua fase conclusiva, High Potential sembra pronta a rilanciare la posta in gioco, preparando uno snodo narrativo che potrebbe avere conseguenze durature. Il promo della 2×13 non offre risposte, ma una promessa chiara: nulla resterà esattamente com’era prima.

Scrubs torna a Sacred Heart: JD e Turk di nuovo fianco a fianco nel promo del revival

0

Il primo promo del revival di Scrubs segna un ritorno che punta dritto al cuore dei fan storici. A distanza di anni dall’ultima apparizione insieme, JD e Turk tornano a “lavarsi le mani” uno accanto all’altro, dimostrando che, anche se la medicina è cambiata e le nuove generazioni di specializzandi sono molto diverse, una cosa è rimasta intatta: la loro amicizia.

Il revival, strutturato come una serie comedy da 30 minuti, riporta lo spettatore tra i corridoi del Sacred Heart Hospital, mescolando umorismo, nostalgia e uno sguardo aggiornato sul mondo sanitario contemporaneo. Il promo anticipa un tono familiare ma non statico, capace di parlare sia a chi ha seguito Scrubs fin dall’inizio sia a un pubblico nuovo.

Un equilibrio tra nostalgia e nuove dinamiche

Nel promo emerge chiaramente l’idea alla base del revival: il mondo intorno a JD e Turk è cambiato, ma il loro legame ha superato la prova del tempo. I due protagonisti si ritrovano ad affrontare una realtà medica trasformata, tra nuovi metodi, nuovi tirocinanti e un ospedale che non è più quello di una volta. A fare da collante resta però quella “bromance” che ha reso Scrubs una delle sitcom più amate degli anni Duemila.

Accanto ai personaggi storici, il revival promette anche volti nuovi, pronti a muoversi tra le corsie del Sacred Heart portando conflitti generazionali, situazioni inedite e qualche sorpresa narrativa. Il tono, come suggerisce il promo, rimane leggero e ironico, ma non rinuncia al cuore emotivo che ha sempre contraddistinto la serie.

Il cast originale guida il ritorno di Scrubs

Il revival vede il ritorno di Zach Braff nel ruolo di John Dorian, Donald Faison nei panni di Christopher Turk e Sarah Chalke nel ruolo di Elliot Reid. La loro presenza conferma la volontà di mantenere una forte continuità con la serie originale, senza limitarsi a un’operazione puramente nostalgica.

Il promo lascia intendere che il revival non sarà solo un omaggio al passato, ma un tentativo di raccontare cosa significa oggi lavorare in ospedale, mantenendo quello sguardo ironico e umano che ha reso Scrubs un cult. Tra risate, momenti di cuore e inevitabili cambiamenti, il Sacred Heart è pronto ad accogliere una nuova fase della sua storia.

Halstead e Upton tornano ufficialmente nel trailer del crossover di One Chicago del 2026

0

Il primo trailer ufficiale del crossover One Chicago 2026 ha già acceso l’entusiasmo dei fan, promettendo un evento ancora più intenso rispetto allo scorso anno. A distanza di dodici mesi dal ritorno della tradizione NBC, Chicago Fire, Chicago P.D. e Chicago Med tornano a intrecciare le loro storie in un unico grande racconto corale. Ma questa volta, a rendere il crossover davvero speciale, sono due presenze che nessuno si aspettava più di rivedere insieme.

Un ritorno che cambia il peso emotivo del crossover

NBC ha diffuso il trailer tramite TVPromos, mostrando una sequenza serrata di immagini cariche di tensione: esplosioni, soccorsi estremi e squadre costrette a collaborare in condizioni limite. Tra le scene più spettacolari spicca anche Herrmann coinvolto in una violenta deflagrazione, segnale che l’evento non risparmierà nessuno. Tuttavia, il momento che ha davvero catturato l’attenzione del pubblico è un altro: il ritorno a Chicago di Jay Halstead e Hailey Upton, due ex membri dell’Intelligence Unit che hanno segnato profondamente la storia di Chicago P.D.

Il crossover del 2025 aveva puntato soprattutto sull’azione, raccontando la collaborazione tra Firehouse 51, l’Intelligence e il Gaffney Medical Center dopo l’esplosione di un edificio cittadino. Era stato un modo efficace per riallineare le serie dopo numerosi cambi di cast. L’edizione 2026, invece, sembra voler giocare su una leva diversa: il peso emotivo di personaggi familiari e di relazioni rimaste in sospeso.

Halstead e Upton: una ferita narrativa ancora aperta

L’uscita di scena di Jesse Lee Soffer nei panni di Jay Halstead e la successiva conclusione del percorso di Hailey Upton avevano lasciato una parte consistente del pubblico profondamente insoddisfatta. La gestione della loro relazione, sia professionale che personale, aveva generato forti critiche, culminate in una separazione raccontata in modo brusco e poco risolutivo. Il trailer del crossover 2026 suggerisce che tra i due non ci sia stata alcuna reale riconciliazione nell’anno trascorso lontano dall’Intelligence, anche se alcune battute lasciano spazio all’ambiguità.

Proprio per questo, riportare insieme Halstead e Upton offre a NBC e alla Wolf Entertainment l’occasione di rimettere mano a una storyline che molti fan considerano incompleta. Non è detto che questo ritorno si traduca in una presenza stabile: Tracy Spiridakos è infatti pronta a debuttare con una nuova serie su USA Network, rendendo improbabile un rientro a lungo termine del personaggio di Upton. Eppure, anche una partecipazione limitata basta a riaprire possibilità narrative che fino a poco tempo fa sembravano definitivamente chiuse.

In attesa della messa in onda del crossover, una cosa appare chiara: One Chicago punta ancora una volta a unire spettacolo e continuità emotiva, dimostrando che certi legami, anche quando sembrano spezzati, possono tornare a contare nel momento più inaspettato.

Il futuro di Robert House in Fallout rivelato dallo showrunner dopo il finale della seconda stagione

0

Dopo il finale della seconda stagione di Fallout, la showrunner Geneva Robertson-Dworet ha confermato che il personaggio di Robert House, interpretato da Justin Theroux, avrà ancora un ruolo centrale nelle prossime stagioni della serie. Le sue dichiarazioni chiariscono che la storia di House non è affatto conclusa e che il suo legame con Cooper Howard, alias il Ghoul, resta uno degli snodi narrativi più importanti dell’universo televisivo tratto dal celebre videogioco.

Nel finale della stagione 2, Robert House riappare in forma digitalizzata e viene trasferito all’interno di un Pip-Boy indossato dal Ghoul, interpretato da Walton Goggins, mentre quest’ultimo si dirige verso il vault in cui spera di ritrovare la propria famiglia. Dopo aver scoperto che i suoi cari sembrano essere finiti in Colorado, Cooper abbandona il dispositivo e prosegue il viaggio, mostrando per la prima volta dopo secoli un barlume di speranza. House, però, non scompare davvero: quando Ella Purnell (Lucy MacLean) e Aaron Moten (Maximus) si trovano nel suo attico, il magnate ricompare sugli schermi, lasciando intendere che il suo arco narrativo è tutt’altro che concluso.

In un’intervista rilasciata a Nerdist, Robertson-Dworet ha spiegato che c’è ancora molto da raccontare sul passato condiviso tra House e Cooper. Lo showrunner ha sottolineato come House sia profondamente affascinato dal Ghoul e confuso dal fatto che il suo algoritmo continui a indicare Cooper come una figura chiave per il destino del mondo. Un mistero che, secondo la creatrice della serie, verrà esplorato ulteriormente, anche grazie alla forte chimica in scena tra Goggins e Theroux, definita “esilarante e incredibile”.

Il fugace ritorno di House sugli schermi del suo attico nel finale rappresenta dunque un segnale chiaro: molte domande sulla sua forma digitalizzata e sui suoi piani restano aperte. Nonostante il viaggio del Ghoul lo stia portando lontano da New Vegas, una nuova riunione tra i due personaggi nel presente appare sempre più probabile, soprattutto alla luce delle dichiarazioni dello showrunner.

C’è spazio anche per approfondire il passato, nei flashback ambientati prima delle bombe. Nel finale della seconda stagione, House chiama Cooper poco prima del suo arresto, assicurandogli di non essere responsabile di ciò che sta per accadere. Le linee temporali passate e presenti hanno ormai chiarito che l’Enclave è il vero grande antagonista della serie, costringendo entrambi i personaggi a scelte difficili che potrebbero aver contribuito agli eventi catastrofici che hanno cambiato il mondo.

Con la terza stagione all’orizzonte, Fallout potrebbe ampliare ulteriormente le interazioni di House anche con altri personaggi chiave, mentre nel presente si profila una guerra su larga scala tra fazioni come la New California Republic e la Caesar’s Legion. E, come sempre, Robert House sembra avere un’agenda tutta sua, destinata a intrecciarsi con l’idea che la Wasteland stessa sia il vero esperimento, più ancora dei vault.

The Social Network: la spiegazione del finale del film

The Social Network: la spiegazione del finale del film

Il finale di The Social Network (leggi qui la recensione) conclude le sue molteplici trame sulla nascita di Facebook e lascia Mark Zuckerberg (Jesse Eisenberg) instabile come all’inizio. Il film di David Fincher del 2010 racconta una storia romanzata della creazione di Facebook basata sul romanzo non fiction di Ben Mezrich The Accidental Billionaires. Il racconto si concentra sulle poche relazioni che Mark crea e distrugge nel suo tentativo di distinguersi dagli altri brillanti studenti di Harvard creando Facebook. Il film termina poi con un cliffhanger apparentemente irrilevante, che evidenzia però come i sentimenti di Mark non siano cambiati nonostante gli eventi importanti che alterano la sua vita.

In effetti, The Social Network termina con una nota strana, con una collaboratrice di Mark che prevede correttamente come andranno le cose per lui in entrambe le cause legali contro di lui, piuttosto che vedere i risultati. Questo suggerisce che la storia al centro del film riguarda forse più tutte quelle persone che Mark allontana nella sua ricerca dello sviluppo di Facebook che non la crescita dell’azienda. Gli eventi principali mostrati nel film non seguono necessariamente le tappe fondamentali della piattaforma, ma si rivelano invece catalizzatori delle molteplici rotture di Mark. Il finale risolve così brillantemente gli archi narrativi, fornendo al contempo un messaggio di monito.

La conversazione tra Mark e Marilyn rivela il messaggio del film

Anziché concludersi con il processo, il finale di The Social Network è determinato dalla fine della giornata, subito dopo una conversazione schietta tra Mark e una collaboratrice al secondo anno del suo team legale, Marilyn Delpy. Prevedendo che il team di Mark finirà per proporgli un accordo transattivo che Mark dovrebbe accettare, Marilyn rivela essenzialmente al pubblico ciò che accadrà, fornendo la conclusione della storia. Tuttavia, il consiglio dato da Marilyn subito dopo la rivelazione emotiva di Eduardo Saverin sulla diluizione delle sue azioni mostra come il film non sia tanto incentrato sulla creazione di Facebook, quanto piuttosto sull’amicizia tra Mark ed Eduardo che finisce per essere distrutta da essa.

The Social Network film Aaron Sorkin
Joseph Mazzello, Jesse Eisenberg, Andrew Garfield e Patrick Mapel in The Social Network. Foto di Merrick Morton – © 2010 Columbia TriStar Marketing Group, Inc. All Rights Reserved.

A parte la scena iniziale di The Social Network con il brutale rifiuto di Erica Albright, Eduardo è sempre al fianco di Mark, sostenendo persino l’idea di Facemash e aiutandolo a realizzarla, nonostante creda che le conseguenze saranno per lo più negative. La deposizione finale di Eduardo racconta però il momento in cui la sua amicizia con Mark è finita, quando ha smesso di dare al suo amico il beneficio del dubbio perché era stato deluso da lui. Il fatto che la giornata si concluda con una deposizione che descrive in dettaglio il tradimento di Mark nei confronti di Wardo e il successivo disincanto di Mark nei confronti di Sean Parker dimostra come The Social Network si sia concentrato sui due personaggi reali, con Mark che alla fine del film rimane solo.

 

Il congelamento del conto da parte di Eduardo è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso nella sua amicizia con Mark

L’amicizia tra Mark ed Eduardo ha subito molti colpi nel corso di The Social Network, ma non avrebbe mai potuto sopravvivere alla decisione impulsiva di Eduardo di chiudere il conto bancario che aveva creato per sostenere Facebook. Sebbene l’azione avventata fosse un ultimo tentativo di farsi ascoltare da Mark, che aveva preferito i suggerimenti di Sean Parker a quelli di Eduardo, avrebbe potuto danneggiare profondamente Facebook, spingendo Mark a ricorrere a uno stratagemma che alla fine ha diluito le azioni di Eduardo dal 34% allo 0,03%. La fine dell’amicizia tra Eduardo e Mark non avrebbe potuto essere più esplosiva, ma è stata accennata furtivamente in tutto il film.

Mark ed Eduardo non hanno mai ammesso apertamente la loro rivalità, ma sono stati introdotti dettagli sottili che la suggerivano, diventando sempre più evidenti man mano che il film procede. Wardo che condivideva la notizia dei suoi progressi con il Phoenix è stato accolto due volte dai commenti disinvolti di Mark, che si congratulava con lui ma allo stesso tempo ricordava a Eduardo che probabilmente non sarebbe stato accettato. I tentativi di Mark di deviare dal piano di espansione di Eduardo per Facebook e di utilizzare i suggerimenti di Sean hanno portato allo stesso modo al licenziamento sprezzante di Sean da parte di Eduardo. Tutto ciò ha contribuito a creare una frattura nella loro amicizia, fino a quando il loro rapporto è imploso con la difficile prova della diluizione delle azioni.

I problemi di Sean con la polizia hanno dimostrato che alla fine la sfiducia di Eduardo era fondata

Il finale di The Social Network ha dato ragione sia a Mark che a Eduardo nelle loro valutazioni opposte su Sean. Mark era così affascinato dalle grandi idee di Sean che decise di trasferire l’azienda a Palo Alto senza nemmeno dormirci sopra, causando la più grande frattura nella sua amicizia con Eduardo. Questo avvenne dopo che la loro amicizia era già stata messa alla prova dal suo rifiuto di condividere la lettera di diffida dei fratelli Winklevoss. Tuttavia, anche la valutazione iniziale di Eduardo su Sean si rivelò corretta dopo che Sean iniziò a riversare gli stessi sospetti di Case Equity su Eduardo, quando la sua festa fu interrotta dalla polizia che trovò della droga, portando all’arresto di Sean.

In effetti, Eduardo aveva capito le storie avvincenti e il fascino di Sean, non era d’accordo sui piani di espansione di Facebook, ma non aveva mai perso la lucidità di vederlo come una carta jolly, a causa del suo fascino ma anche della sua inaffidabilità. Il suo arresto e le sue scuse riguardo alla festa hanno finalmente mostrato a Mark ciò che Eduardo aveva sempre visto in Sean: la sua essenziale inaffidabilità. Anche se i piani di Sean alla fine hanno portato al successo di Facebook, il suo arresto ha dimostrato inequivocabilmente a Mark che non poteva davvero fidarsi di Sean come faceva con Wardo, perché era fondamentalmente una carta jolly in tutti i sensi.

Il finale di The Social Network mostra che i fratelli Winklevoss non ottengono ciò che volevano

La vera storia dei Winklevoss è diversa da quella raccontata in The Social Network, ma anche nella versione romanzata alla fine non riescono a vincere davvero. La motivazione principale che ha spinto Cameron e Tyler Winklevoss a contattare Harvard, accusare Mark di aver rubato la loro idea di Harvard Connection con TheFacebook e inviare la lettera di diffida era quella di far sapere agli altri studenti che l’idea era stata loro per primi. Sebbene il finale riveli che i fratelli Winklevoss hanno ottenuto 65 milioni di dollari dall’accordo, evidenzia anche come abbiano firmato un accordo di riservatezza, che essenzialmente impedirebbe loro di parlare della vicenda. Questo rende i loro obiettivi iniziali irraggiungibili, poiché ciò che volevano originariamente era il riconoscimento, non il denaro.

The Social Network film

The Social Network finisce come è iniziato per Mark: con lui escluso nonostante il suo successo

The Social Network finisce dunque come è iniziato per quanto riguarda i sentimenti di Mark. Da Erica a Wardo, egli viene ciclicamente abbandonato da qualcuno che teneva a lui, anche se il successo di Facebook lo ha portato ai massimi livelli in altri aspetti della sua vita. Anche se la valutazione di Marilyn secondo cui lui non è “uno stronzo, ma solo uno che si sforza di esserlo” mirava ad attenuare il colpo, Mark si ritrova comunque completamente solo e senza persone care, a causa delle sue azioni sproporzionate o ingannevoli che hanno distrutto le sue relazioni più strette. Il finale potrebbe affermare quanto Mark sia ricco e di successo, ma lui continua ad aggiornare febbrilmente la pagina Facebook di Erica per vedere se ha accettato la sua richiesta di amicizia, vedendosi escluso dalle sue precedenti relazioni umane.

Cosa significa davvero il finale di The Social Network

The Social Network si apre infatti con la valutazione feroce di Erica Albright su Mark, provocata dai commenti offensivi di lui. Tuttavia, i suoi tentativi di entrare in contatto con lei nonostante lo scontro epico all’inizio di The Social Network suggeriscono che potrebbe aver creduto alla valutazione di Erica. Ogni volta che Mark le si avvicinava, non si scusava mai per il suo comportamento passato, ma cercava invece di entrare in contatto con Erica in ogni modo possibile. Nel finale, Mark che aggiorna freneticamente la pagina dopo averle inviato una richiesta di amicizia su Facebook esemplifica perfettamente che, nonostante il suo successo oggettivo, teme che le affermazioni di lei possano essere vere.

Mentre Mark ignora ripetutamente il desiderio di Erica di non avere nulla a che fare con lui, le sue parole all’inizio del film gli risuonano nella mente, portandolo a ripensarci anche mentre dice a Marilyn che “non è un cattivo ragazzo”. I continui tentativi falliti di Mark di essere accettato da Erica suggeriscono che lei potrebbe ancora ignorarlo, ma il pubblico non lo sa con certezza, poiché il film finisce prima di sapere se lei accetterà o meno la sua amicizia online. Questo evidenzia ancora di più come il finale sospeso di The Social Network significhi che Mark sta ancora cercando di essere accettato da Erica, spaventato dal fatto che la sua valutazione su di lui possa essere vera.

Crime 101 – La Strada del Crimine: le prime reazioni al film sono on line

0

Il nuovo thriller di Chris Hemsworth, Crime 101 – La Strada del Crimine, è stato acclamato dalla critica come il primo grande film dell’anno. Nel film, che vanta un cast stellare, l’attore interpreta un ladro di gioielli che cerca di raggirare le forze dell’ordine, tra cui il detective Lou Lubesnick (Mark Ruffalo), quando è in cerca del suo premio più grande, ma la broker assicurativa Sharon Colvin (Halle Berry) crea un imprevisto ostacolo al piano.

Crime 101 – La Strada del Crimine non arriverà nelle sale prima del 13 febbraio, ma i critici hanno già iniziato a condividere le loro reazioni al film sui social media e le prime recensioni sono estremamente positive.

JoBlo si è spinto fino a definire Crime 101 – La Strada del Crimine il “primo GRANDE film del 2026” e ha un “finale MOLTO soddisfacente”. Hanno aggiunto che è stata una decisione intelligente da parte di Amazon MGM Studios distribuire il film nelle sale piuttosto che renderlo un’esclusiva streaming.

Tom Chatalbash ha elogiato la sceneggiatura “scritta in modo serrato“, che include diversi “personaggi avvincenti“, e ha paragonato Crime 101 a film come Heat, Drive e Collateral. “Avete un vincitore vecchio stile!” ha esclamato.

Matt Neglia ha affermato che Crime 101 ha “tutti gli elementi” che un buon film poliziesco dovrebbe avere, come “inseguimenti in auto, rapine, scontri tesi, un rigido codice etico, ladri dal cuore d’oro, un cattivo imprevedibile” e “persone perbene” che finiscono in “circostanze difficili”. Sebbene l’inizio del film sia “un po’ traballante”, la situazione cambia rapidamente e il pubblico finirà per sperare che i personaggi trovino la “pace interiore”.

Erik Davis ha affermato che l’industria cinematografica non produce più film come Crime 101. Il film è ricco di “momenti d’azione esplosivi” e include messaggi su “invecchiare, impegnarsi e lottare per ciò che ci si è guadagnati“. Ha anche paragonato Crime 101 a Heat – La sfida, Out of Sight e Thief, definendolo un “preferito per l’inizio del 2026“.

Nel frattempo, l’autore di bestseller Don Winslow, autore del racconto su cui si basa Crime 101, ha condiviso i suoi elogi per l’adattamento, facendo ancora una volta paragoni con Heat – La sfida e Collateral, così come con The Town e The Departed.

Winslow ha scritto libri come Savages, The Force, la serie di Neal Carey, la trilogia del Cartello e molti altri. Finora, un paio delle sue storie sono state adattate per il grande e il piccolo schermo, tra cui Savages e The Death and Life of Bobby Z, e altre sono in arrivo, tra cui City on Fire dalla serie di Danny Ryan.

Oltre a Hemsworth, Ruffalo e Berry, Crime 101 – La Strada del Crimine vede la partecipazione di Barry Keoghan, Monica Barbaro, Corey Hawkins, Jennifer Jason Leigh, Nick Nolte, Tate Donovan, Devon Bostick, Payman Maadi, Babak Tafti, Deborah Hedwall, Paul Adelstein, Drew Powell, Matthew Del Negro e John Douglas.

La star della Marvel Hemsworth non è solo l’attore principale di Crime 101, ma è anche uno dei produttori insieme a Bart Layton, Tim Bevan, Eric Fellner, Derrin Schlesinger, Dimitri Doganis, Shane Salerno e Ben Grayson. Il vincitore del BAFTA Layton ha anche diretto il film e ne ha scritto la sceneggiatura.

Crime 101 – La Strada del Crimine uscirà nelle sale italiane il 12 febbraio 2026.

A Beautiful Mind: le differenze tra il film e la storia vera

A Beautiful Mind: le differenze tra il film e la storia vera

Il film A Beautiful Mind racconta la storia vera del matematico John Nash, premio Nobel per l’economia, noto per i suoi contributi pionieristici alla teoria dei giochi. Diretto da Ron Howard e interpretato da Russell Crowe nel ruolo di Nash, il film si concentra sul suo periodo come studente dotato a Princeton e su come sia caduto in una spirale da incubo dopo aver lavorato come crittografo per la CIA. Approfondisce anche il rapporto difficile che Nash aveva con sua moglie Alicia, interpretata da Jennifer Connelly. Scritta da Akiva Goldsman, la sceneggiatura del film è stata adattata dall’acclamata biografia omonima di Sylvia Nasar del 1998.

Il film biografico è stato nominato per otto Oscar e ne ha vinti quattro, tra cui quello per il miglior film. Howard è stato nominato miglior regista, la Connelly ha vinto il premio come miglior attrice non protagonista e Goldsman ha portato a casa l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale. Con la sceneggiatura che esplora le difficoltà di Nash con la salute mentale, A Beautiful Mind si è facilmente guadagnato un posto tra i migliori film sui geni tormentati. Per motivi di libertà creativa, tuttavia, la personalità asociale di Nash e la diagnosi di schizofrenia sono piene di inesattezze fattuali, e il film è stato criticato per tutto ciò che cambia e omette dalla storia vera.

LEGGI ANCHE: A Beautiful Mind: 10 cose che non sai sul film

John Nash non vedeva persone immaginarie

Dopo aver saputo di essere affetto da schizofrenia, si scopre che John Nash parlava con persone che esistevano solo nella sua immaginazione. Tra queste c’erano il suo compagno di stanza a Princeton, Charles, la nipote di Charles, Marcee, e il minaccioso funzionario del Dipartimento della Difesa William Parcher. Tuttavia, questo elemento allucinatorio è eccessivamente drammatizzato in A Beautiful Mind. “Il modo in cui il film descrive il dottor Nash che vede e conversa con ‘persone’ realistiche non corrisponde all’esperienza della maggior parte delle persone affette da schizofrenia”, ha dichiarato il professore di psichiatria Steve Lamberti alla ABC News. Il dottor Tim Johnson ha aggiunto che gli schizofrenici con allucinazioni visive tendono a vedere figure distorte o “caricaturali”, al contrario della rappresentazione realistica mostrata in A Beautiful Mind.

a beautiful mind

La cerimonia delle penne a Princeton non è mai avvenuta

Ciò che rende A Beautiful Mind uno dei migliori film con Russell Crowe è l’empatia e la sfumatura con cui l’attore interpreta Nash. Ad esempio, nella scena in cui i professori di matematica dell’Università di Princeton presentano ritualmente le loro penne a un Nash anziano, le espressioni cariche di emozione di Crowe sono degne di lode. Ma un evento del genere non ha mai avuto luogo. Il sito web ufficiale della Biblioteca dell’Università di Princeton afferma che “non esiste alcuna usanza del genere” e che la scena è stata “completamente inventata a Hollywood”. Tuttavia, il sito web riconosce l’importanza della scena in quanto simboleggia l’accettazione e il riconoscimento di Nash da parte dei suoi colleghi matematici per i suoi successi.

John Nash non ha assunto farmaci dal 1970 in poi

In A Beautiful Mind, John Nash rifiuta di assumere farmaci per la sua schizofrenia dopo alcune esperienze da incubo. Ma in una scena ambientata nel 1994, dice: “Prendo i farmaci più recenti”. Questa è un’altra differenza tra il film e la storia vera, poiché la biografia di Sylvia Nasar sostiene che Nash abbia smesso di assumere farmaci nel 1970. Sebbene Ron Howard abbia realizzato film storicamente accurati, come Apollo 13, A Beautiful Mind vacilla a causa di tali inesattezze. Nel commento al DVD del film, Howard giustifica la libertà creativa presa con i farmaci come una decisione volta a garantire che il film non venga interpretato erroneamente come se suggerisse che le persone affette da schizofrenia non abbiano mai bisogno di farmaci.

Il discorso di accettazione del Premio Nobel non è mai avvenuto

John Nash e i suoi colleghi teorici dei giochi John Harsanyi e Reinhard Selten hanno ricevuto collettivamente il Premio Nobel per l’Economia nel 1994. In una delle scene più drammatiche di A Beautiful Mind, Nash tiene un discorso commovente in cui dedica il suo Nobel alla moglie. Questo momento è stato persino parodiato e ha ispirato una delle teorie sul film Sto pensando di finirla qui. Tuttavia, contrariamente a quanto mostrato in A Beautiful Mind, il vero John Nash non ha mai tenuto un discorso dopo aver ricevuto il premio. Il filmato originale conservato dal New York Times mostra Nash mentre riceve il premio a Stoccolma e si inchina davanti al pubblico che lo applaude.

Ed Harris e Russell Crowe in A Beautiful Mind

 

 

Il Wheeler Laboratory del MIT è fittizio

Dopo aver conseguito il dottorato a Princeton, Nash accetta un posto come docente al MIT. Sebbene questo punto della trama sia in linea con la vera storia dietro A Beautiful Mind, la sua facoltà al MIT è una creazione fittizia. La versione cinematografica di Nash viene assegnata al prestigioso Wheeler Laboratory del MIT, dove può dedicarsi alla ricerca matematica. Tuttavia, come ha dichiarato il professor Isadore M. Singer al MIT News, “Non esiste e non è mai esistito alcun laboratorio Wheeler al MIT”. In realtà, il vero John Nash fu invitato all’università come docente C.L.E Moore, un titolo professionale offerto dal dipartimento di matematica del MIT ai dottori di ricerca con potenziale nella ricerca matematica.

John Nash probabilmente ha avuto esperienze omosessuali

Sebbene John Nash e Sylvia Nasar affermino che egli non fosse gay, il libro A Beautiful Mind fa riferimento ad alcuni incontri omosessuali. Secondo Slate, Nasar ha scritto che Nash ha tentato di “provarci” con un amico maschio arrampicandosi nel suo letto mentre dormiva. Allo stesso modo, Nasar afferma che Nash potrebbe aver provato “qualcosa di molto simile all’amore” per il collega matematico John Milnor. L’articolo di Slate menziona anche che Nash baciò sulla bocca un altro amico di nome Donald Newman, anche se Newman non ricambiò il gesto. Il libro di Nasar menziona un’altra esperienza di “attrazione reciproca” con un uomo. L’adattamento omette i sentimenti complicati di Nash per altri uomini.

A Beautiful Mind tralascia il divorzio di Alicia e John Nash nel 1963

Una delle peggiori inesattezze nei film biografici è l’aggiunta di scenari commoventi al posto delle tristi realtà. Questo accade in A Beautiful Mind con la rappresentazione di Alicia Nash come parte costante della vita di John Nash, ignorando il loro divorzio. La vera Alicia era un’aspirante fisica, ma rinunciò ai suoi obiettivi professionali per sostenere il marito e divenne una sostenitrice della salute mentale. Sposatisi nel 1957, la coppia divorziò nel 1963. Slate riferisce che Nash continuò a vivere con la sua allora ex moglie come “pensionante”. I due si risposarono nel 2001, poco prima dell’uscita del film. Quindi, la presenza di Alicia in scene come la cerimonia del Nobel non sarebbe potuta accadere.

Jennifer Connelly A Beautiful Mind

 

John Nash ha avuto un figlio con un’altra donna

John e Alicia Nash hanno avuto un figlio nel 1959, battezzato John Charles Martin Nash. Tuttavia, alcuni anni prima del matrimonio, il venticinquenne Nash ha avuto un figlio con un’infermiera di Boston di nome Eleanor Stier. Lei ha dato alla luce un figlio di Nash chiamato John David Stier nel 1953, ma Nash si è rifiutato di prendersi cura sia del bambino che della madre. Secondo Slate, John David fu dato in affidamento e la Stier dovette assumere un avvocato nel 1956 per ottenere da Nash il pagamento degli alimenti. Nonostante i 17 anni di separazione, Nash e John David continuarono a comunicare tramite lettere e occasionalmente si incontravano di persona.

John Nash non sventò alcun complotto sovietico

Quando viene assunto dall’immaginario funzionario del Pentagono William Parcher in A Beautiful Mind, John Nash usa le sue abilità matematiche per decifrare i codici sovietici. Con questo lavoro sotto copertura svolto nella sua immaginazione, Nash diventa paranoico pensando che le spie sovietiche lo stiano cercando. Allontanandosi dalle visioni allucinatorie di Nash, la vera storia suggerisce che Nash si dedicò effettivamente a lavori legati alla difesa e alla sicurezza nazionale. Ma, come affermato dal Guardian, non era direttamente legato al Pentagono, bensì lavorava come consulente per la RAND Corporation, un think tank senza scopo di lucro che si occupa di ricerca sulla sicurezza nazionale e riceve finanziamenti dal governo degli Stati Uniti.

A Beautiful Mind non include tutto il lavoro rivoluzionario di John Nash

A Beautiful Mind introduce il pubblico all’equilibrio di Nash, l’aggiunta rivoluzionaria alla teoria dei giochi che ha consacrato Nash come un visionario della matematica. Il premio Nobel ha però ideato anche molti altri concetti matematici che non è stato possibile incorporare nel film. Se i suoi contributi alla teoria dei giochi gli sono valsi il Premio Nobel, ha anche vinto il Premio Abel, un prestigioso riconoscimento matematico, per i suoi contributi nel campo delle equazioni differenziali parziali. L’omissione degli altri lavori di Nash dal film ha però senso, dato che il gergo matematico di queste teorie potrebbe non essere stato facilmente comprensibile per il pubblico, ma impedisce al film di raccontare tutta la vera storia.

Survive: la spiegazione del finale del film

Survive: la spiegazione del finale del film

Diretto da Frederic Jardin, il thriller di sopravvivenza Survive vede come protagonista Andreas Pietschmann, famoso per il suo ruolo nella serie di successo Dark di Netflix. Il film segue Tom e la sua famiglia in quella che doveva essere una rilassante vacanza in mezzo all’oceano. La famiglia è composta da Tom, sua moglie Julia, la loro figlia adolescente Cassie e il loro giovane figlio Ben, di cui stanno festeggiando il compleanno.

Ma la loro tranquilla vacanza prende una piega scioccante quando l’oceano scompare inspiegabilmente, lasciandoli bloccati in un paesaggio surreale e desolato. Di fronte a questo inimmaginabile disastro naturale, la famiglia deve fare affidamento sulla propria resilienza e ingegnosità per sopravvivere fino a quando il mondo non inizierà a guarire. Come affronteranno questa bizzarra catastrofe? Immergiamoci nella loro lotta per la sopravvivenza, andando alla scoperta del finale del film.

La trama di Survive 

Survive si apre con Tom e la sua famiglia che si godono il tempo insieme in mezzo all’oceano. Julia, che ha voglia di nuotare, decide di avventurarsi in acqua senza avvisare nessuno. Nel frattempo, Tom insegna a Ben a pescare e Cassie, ignara di ciò che la circonda, ascolta musica con le cuffie. Dopo aver galleggiato e remato per un po’, Julia comincia a percepire che qualcosa non va. Che si tratti di un cambiamento di temperatura o di qualcosa che le passa accanto, si rende presto conto di non essere in grado di nuotare.

Julia grida aiuto, ma avendo nuotato lontano dalla barca, la sua voce non viene sentita. Alla fine, Tom sente le sue grida e si rende conto che sta annegando. Manovra rapidamente la barca verso di lei e riesce a salvarla. Quella sera, la famiglia festeggia insieme il compleanno di Ben. Durante una videochiamata con Adam, il fidanzato di Cassie, Cassie nota qualcosa di strano: un forte temporale e nuvole scure che circondano la città. La connessione di rete si interrompe, lasciandoli inquieti. Poco dopo, Ben avvista numerose balene che circondano la barca, uno spettacolo sorprendente che stupisce persino Tom, oceanografo di professione.

Survive 2024 cast

Come fanno Tom e la sua famiglia a finire sulla terraferma?

Tom e la sua famiglia si ritrovano così sulla terraferma dopo una serie di disastri sempre più gravi. Tutto inizia quando la loro barca viene colpita da quello che Tom presume essere una balena. Mentre esamina i danni, Tom subisce una profonda ferita alla spalla causata dalle pale della barca. La ferita, unita alla sua inquietante sensazione di avere qualcosa alle spalle, turba il gruppo. Nel frattempo, Julia cerca di chiamare i soccorsi via radio, mentre Tom rassicura tutti dicendo che si trovano su una rotta marittima e che i soccorsi dovrebbero arrivare a breve.

La situazione prende una piega drammatica quando Tom nota quelli che sembrano essere meteoriti che cadono dal cielo. Spinto da un senso di urgenza, cerca di allontanare la barca. Tuttavia, il motore si guasta. Osservando più da vicino, Tom si rende conto che non si tratta di meteore, ma di satelliti che si schiantano sulla Terra, lasciando intendere una potenziale catastrofe globale. Questa rivelazione aggiunge un ulteriore livello di confusione e paura alla loro già difficile situazione. Quella notte, la loro prova si intensifica quando la barca affronta una violenta tempesta.

La mattina seguente, la famiglia assiste a un fenomeno impensabile: la loro barca è inspiegabilmente arenata sulla terraferma. Con loro grande stupore, l’oceano è scomparso completamente, lasciandoli circondati da una terra arida dove un tempo scorreva l’acqua. Il loro arrivo sulla terraferma sembra essere il risultato di un catastrofico cambiamento ambientale, forse innescato dalla caduta dei satelliti. Questi eventi potrebbero significare una calamità più ampia che sconvolge i sistemi naturali. La decisione di Tom di rimanere sulla barca e i suoi tentativi di sfuggire al pericolo li portano inavvertitamente a questo risultato surreale e disorientante.

Cosa succede a Tom?

Tom scopre che i poli magnetici della Terra si sono invertiti, causando lo scorrimento dell’oceano sulla terraferma. Questa scoperta spiega la scomparsa delle acque e il naufragio della loro barca. Usando la radio, Tom entra in contatto con Nao, un subacqueo che conferma la sua teoria e avverte che i poli potrebbero invertirsi nuovamente entro una settimana. Ciò causerebbe probabilmente una turbolenza catastrofica. Rendendosi conto che la loro barca non può resistere a un tale caos, Tom decide di unirsi alla nave da immersione di Nao per motivi di sicurezza.

Tuttavia, la nave può ospitare solo altre due persone. Sacrificandosi, Tom e Julia decidono di mandare i loro figli, Cassie e Ben, con Nao. Mentre la famiglia si prepara a lasciare la barca, si avvicina uno sconosciuto. Scambiandolo per un altro sopravvissuto, Tom gli offre dell’acqua in un gesto di compassione. Lo sconosciuto, tuttavia, tradisce questa gentilezza, uccidendo brutalmente Tom e attaccando la famiglia. Questo scioccante atto di violenza distrugge la loro fragile speranza e costringe Julia a una lotta disperata per la sopravvivenza.

Julia, spinta dall’istinto di proteggere i suoi figli, uccide il cane dello sconosciuto. Nel frattempo, Cassie spara un razzo di segnalazione contro l’aggressore, respingendolo temporaneamente. La famiglia fugge dalla barca, cercando rifugio nel paesaggio desolato. Più tardi quella notte, lo sconosciuto ritorna per attaccare Cassie. Julia, dimostrando straordinaria resilienza e coraggio, lo pugnala ripetutamente, garantendo la sicurezza dei suoi figli.

Survive 2024 finale

Come fa Julia a separarsi da Ben e Cassie?

Julia e i suoi figli affrontano un pericolo incessante mentre fuggono da uno sciame di granchi predatori emersi dopo la scomparsa dell’oceano. In cerca di rifugio, trascorrono la notte in cima a un container mentre i granchi massacrano i sopravvissuti intrappolati sotto. Questa prova rafforza la determinazione di Julia a proteggere i suoi figli a qualsiasi costo. La mattina seguente, Nao le rivela che i granchi sono artropodi provenienti dagli abissi, spinti in superficie e che attaccano gli esseri umani a causa della mancanza di cibo.

Nao segnala la loro vicinanza lanciando un razzo di segnalazione, offrendo un barlume di speranza. Tuttavia, per raggiungerlo, la famiglia deve attraversare una pericolosa fenditura. Il terreno instabile rappresenta un rischio significativo, ma Julia insiste affinché proseguano, sapendo che la nave per immersioni profonde è la loro migliore possibilità di sopravvivenza. Mentre percorrono il sentiero insidioso, una pietra instabile provoca un crollo. Agendo d’istinto, Julia spinge Cassie e Ben in salvo, rimanendo bloccata sul lato opposto della fenditura.

Rendendosi conto che non c’è modo per lei di attraversare e che la barca di Nao può ospitare solo due persone, Julia compie il sacrificio estremo. Esorta Ben e Cassie a raggiungere rapidamente Nao, assicurando loro che troverà un modo per uscire e li raggiungerà più tardi. In realtà, Julia sa che sta dicendo addio. La sua decisione riflette il suo amore incondizionato e il suo istinto materno di dare la priorità alla sopravvivenza dei suoi figli rispetto alla propria.

La spiegazione del finale di Survive: in che modo il legame familiare aiuta la famiglia a sopravvivere alla catastrofe?

Il rifiuto di Cassie di abbandonare sua madre diventa il punto di svolta nella loro sopravvivenza. Lei torna coraggiosamente alla fenditura, rischiando la propria vita per aiutare Julia a fuggire. Julia sta per essere attaccata dagli artropodi quando la determinazione e la prontezza di spirito di Cassie la salvano. Insieme riescono a salire a bordo della barca di Nao, sfuggendo per un soffio allo sciame. Tragicamente, Nao soccombe agli artropodi, ma questa perdita permette alla famiglia di utilizzare la barca per la propria sopravvivenza.

Una volta a bordo, Julia, Cassie e Ben si preparano al caos causato dal nuovo ribaltamento dei poli. Legati saldamente, resistono agli attacchi incessanti degli artropodi fuori dalla barca mentre l’oceano comincia a ritirarsi. La turbolenza è intensa, ma la resilienza e l’unità della famiglia consentono loro di sopravvivere. Dopo quella che sembra una lotta senza fine, si ritrovano al sicuro in mare vicino a una città. La sopravvivenza della famiglia è radicata nel loro legame indissolubile e nei reciproci sacrifici.

La decisione presa in precedenza da Julia di rischiare la vita per i suoi figli è un esempio di coraggio e altruismo. Cassie rispecchia il coraggio della madre salvando Julia, assicurando che la loro famiglia rimanga unita. La loro capacità di rimanere uniti, adattarsi rapidamente e sostenersi a vicenda li aiuta in ultima analisi a superare sia i disastri naturali che gli attacchi incessanti degli artropodi. Alla fine, Julia abbraccia i suoi figli, sollevata e grata per la loro sopravvivenza. Il viaggio della famiglia sottolinea il potere dell’amore, del sacrificio e della perseveranza nel superare anche le difficoltà più insormontabili.

Kevin Feige non dovrebbe dimettersi dalla carica di presidente dei Marvel Studios “a breve”

0

Non sembra che Kevin Feige abbia intenzione di appendere gli speroni al chiodo tanto presto. Nel suo articolo sulla nomina di Josh D’Amaro, presidente di Disney Experiences, come CEO e successore di Bob Iger e Dana Walden come Presidente e Direttore Creativo, Deadline osserva: “Il futuro di Feige in azienda è sempre un argomento di cui la città ama parlare. Detto questo, gli addetti ai lavori non si aspettano cambiamenti a breve, dato che Feige è concentrato sull’uscita del prossimo film degli Avengers a dicembre e sul rilancio del franchise degli X-Men”.

Lo stesso Feige non ha mai dato alcuna indicazione di un suo possibile intento di dimettersi dalla carica di Presidente dei Marvel Studios, ma le voci si rincorrono dall’anno scorso. Da tempo si chiedevano le dimissioni di Feige, anche all’apice del successo e della popolarità dell’MCU, ma anche alcuni fan di lunga data del franchise hanno iniziato a perdere fiducia nella sua capacità di guidare la nave.

Feige è ancora il produttore cinematografico con i maggiori incassi di tutti i tempi e i progetti a cui ha partecipato hanno totalizzato un incasso complessivo al botteghino mondiale di oltre 31 miliardi di dollari. Tuttavia, gli ultimi film dei Marvel Studios – a parte Deadpool e Wolverine – hanno avuto un rendimento inferiore alle aspettative, ricevendo anche recensioni per lo più negative dalla critica. I Fantastici Quattro: Primi Passi è stato accolto in modo piuttosto positivo, ma non è stato il grande successo che lo studio sperava.

Avengers: Doomsday sarà quasi certamente un enorme successo al botteghino e potrebbe finire per segnare un altro punto di svolta per il franchise. Ciononostante, è difficile contestare la percezione che l’MCU non sia più il colosso di successo che era una volta, e molti credono che sia giunto il momento per Feige di dare a qualcun altro l’opportunità di rimettere le cose in carreggiata.

Pensi che Feige dovrebbe dimettersi dalla carica di presidente dei Marvel Studios o sei disposto ad aspettare e vedere come si evolveranno Doomsday e la Mutant Saga?

Cosa sappiamo di Avengers: Doomsday

Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars arriveranno in sala rispettivamente il 18 dicembre 2026, e il 17 dicembre 2027. Entrambi i film saranno diretti da Joe e Anthony Russo, che tornano anche nel MCU dopo aver diretto Captain America: The Winter Soldier, Captain America: Civil War, Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.

La sinossi ufficiale conferma il ritorno di Robert Downey Jr. all’interno dell’universo Marvel, questa volta nel ruolo di Doom. La trama resta però al momento sotto riserbo. Stephen McFeely e Michael Waldron risultano accreditati come sceneggiatori.

Il cast di Avengers: Doomsday è stato rivelato per la prima volta durante una diretta streaming a sorpresa della Marvel Studios, in cui diverse sedie hanno svelato il ritorno di numerosi attori. Una delle grandi novità è il ritorno di diversi attori degli X-Men dell’era Fox-Marvel.

Sono confermati nel cast del film (per ora): Paul Rudd (Ant-Man), Simu Liu (Shang-Chi), Tom Hiddleston (Loki), Lewis Pullman (Bob/Sentry), Florence Pugh (Yelena), Danny Ramirez (Falcon), Ian McKellen (Magneto), Sebastian Stan (Bucky), Winston Duke (M’Baku), Chris Hemsworth (Thor), Kelsey Grammer Bestia), James Marsden (Ciclope), Channing Tatum (Gambit), Wyatt Russell (U.S. Agent), Vanessa Kirby (Sue Storm), Rebecca Romijn (Mystica), Patrick Stewart (Professor X), Alan Cumming (Nightcrawler), Letitia Wright (Black Panther), Tenoch Huerta Mejia (Namor), Pedro Pascal (Reed Richards), Hannah John-Kamen (Ghost), Joseph Quinn (Johnny Storm), David Harbour (Red Guardian), Robert Downey Jr. (Dottor Destino), Ebon Moss-Bachrach (La Cosa), Anthony Mackie (Captain America) e Chris Evans (Captain America).

Animal Kingdom: le 6 stagioni classificate dalla peggiore alla migliore

Con sei stagioni all’attivo, Animal Kingdom è una delle serie più sottovalutate dell’ultimo decennio. Basata sull’omonimo film australiano del 2010, Animal Kingdom ha debuttato su TNT nel 2016, concludendo la sua straordinaria corsa nel 2022. Seguendo le vicende di Joshua “J” Cody, un diciassettenne che, dopo la morte della madre, va a vivere con la sua famiglia allargata coinvolta in un impero criminale da cui era stato a lungo separato, Animal Kingdom è un crime drama avvincente, ricco di colpi di scena e svolte narrative lungo tutte le sue sei stagioni.

Stagione 5 – Uscita nel 2021

In quasi ogni serie esiste almeno una stagione che non riesce a reggere il confronto con le altre, e per Animal Kingdom quella stagione è la quinta. Questo non significa affatto che la stagione 5 sia negativa, ma dopo il potente finale della quarta stagione, risulta inevitabilmente un po’ deludente in confronto. La linea narrativa ambientata nel presente fatica a riprendersi dalla morte di Smurf, e i flashback utilizzati per mantenere vivo il personaggio non risultano altrettanto coinvolgenti rispetto all’uso più efficace che ne era stato fatto nella stagione 4.

Il resto dei personaggi, però, continua a brillare nella quinta stagione, soprattutto J, Pope e Craig Cody (interpretato da Ben Robson). Sebbene l’assenza di Smurf si faccia sentire nella qualità complessiva, gli sceneggiatori fanno un ottimo lavoro nel mostrare la famiglia Cody senza una matriarca e nel raccontare i loro tentativi di andare avanti dopo la sua morte. Naturalmente, la violenza e la lotta per il potere all’interno della famiglia aumentano progressivamente, preparando in modo solido il terreno per la sesta e ultima stagione.

Stagione 6 – Uscita nel 2022

La sesta e ultima stagione di Animal Kingdom aveva il compito di chiudere la serie in modo soddisfacente e rispettoso di tutto ciò che era stato costruito in precedenza. Per la maggior parte, riesce pienamente nell’intento, e alcune delle morti che avvengono in Animal Kingdom stagione 6 possono risultare davvero scioccanti. La serie continua ad avere qualche difficoltà quando ricorre ai flashback per raccontare il passato dei Cody di decenni prima, ma tutto ciò che riguarda il presente è di altissimo livello.

Dopo aver passato le prime cinque stagioni a fuggire dal proprio passato, nella sesta stagione questo inizia finalmente a raggiungere i membri della famiglia Cody, quando un cold case viene riaperto e li spinge sempre più lontani gli uni dagli altri. Pope è sempre stato uno dei personaggi più affascinanti di Animal Kingdom, e nell’ultima stagione splende in modo particolare, con Shawn Hatosy che offre una delle migliori interpretazioni della sua carriera. La violenza e i tradimenti che definiscono la serie raggiungono qui il loro punto culminante.

Stagione 4 – Uscita nel 2019

C’è moltissimo da apprezzare nella quarta stagione di Animal Kingdom, ed è la stagione che vede la morte di Smurf, probabilmente il personaggio più importante dell’intera serie fino a quel momento. Si tratta di un evento scioccante che avviene nel penultimo episodio, dando retroattivamente un senso più chiaro alla struttura dell’intera stagione. Seguire l’evoluzione continua di J e il modo in cui decide di uccidere Smurf sia per vendetta sia come mossa di potere rappresenta uno degli archi narrativi migliori dello show.

Il problema principale della stagione 4 è l’uso massiccio dei flashback, che da qui in poi diventano una presenza costante nella serie. Animal Kingdom aveva già utilizzato flashback in precedenza, ma in questa stagione decide di esplorare la vita di Smurf da giovane, mostrando la sua ascesa, il consolidamento del suo potere e la sua capacità di manipolare chi le sta intorno per tornaconto personale. Sebbene l’idea sia intrigante, l’abbondanza di flashback talvolta rallenta il ritmo della narrazione presente, anche se resta comunque interessante vedere il passato di Smurf prendere forma.

Stagione 3 – Uscita nel 2018

Sebbene le ultime tre stagioni di Animal Kingdom raccontino storie di grande qualità e offrano ottima televisione, sono le prime tre stagioni a distinguersi come le più forti. La stagione 3 si colloca subito davanti alla quarta per qualità e livello di tensione. La serie aveva trovato la sua identità nella stagione 2, permettendo alla terza di diventare un viaggio adrenalinico dall’inizio alla fine, soprattutto con Smurf in prigione e J a gestire gli affari di famiglia in sua assenza.

È nella stagione 3 che J inizia davvero ad affermarsi all’interno della famiglia e anche al di fuori di essa, un percorso che culminerà con l’eliminazione di Smurf verso la fine della stagione 4. La sua discesa verso il ruolo di antagonista è qualcosa di speciale ed è uno degli aspetti migliori dell’intera serie, e prende forma proprio in questa stagione. La famiglia lo ha cambiato rispetto a com’era nella prima stagione, un destino che, in fondo, tocca chiunque entri nella loro orbita.

Stagione 1 – Uscita nel 2016

La stagione che ha dato inizio a tutto resta ancora una delle migliori di Animal Kingdom. La prima stagione aveva molto da costruire: le relazioni tra i personaggi e il coinvolgimento del pubblico in una famiglia criminale che, a prima vista, è difficile sostenere o giustificare. Naturalmente, nel corso della stagione (e dell’intera serie) i personaggi mostrano lati diversi di sé, rendendo l’esordio di Animal Kingdom appagante fin dai primi episodi.

Dopo il pilot, la stagione si prende il tempo necessario per costruire il mondo narrativo e stabilire le poste in gioco per ciò che sarebbe arrivato nelle sei stagioni successive. Superata questa fase iniziale, Animal Kingdom decolla davvero, aumentando progressivamente violenza e intensità. È un piacere rivedere come tutto è iniziato e rendersi conto di quanto fosse già solida quella prima stagione. L’ingresso di J nella famiglia Cody e la scoperta di ciò che realmente rappresentano restano ancora oggi potentissimi, quasi dieci anni dopo.

Stagione 2 – Uscita nel 2017

La seconda stagione di Animal Kingdom prende tutto ciò che aveva reso grande la prima e lo amplifica in un modo che solo i migliori seguiti sanno fare. Tutto è più grande: la posta in gioco, i tradimenti e i tentativi dei personaggi di afferrare anche solo un frammento di potere all’interno della famiglia. I Cody iniziano a incrinarsi in modi che non si erano visti nella prima stagione, dando l’impressione dell’inizio di una lenta fine, mentre tutto comincia a sgretolarsi.

Anche al di fuori del contesto di Animal Kingdom, la seconda stagione è semplicemente una delle migliori stagioni di un crime drama degli ultimi anni, capace di raggiungere vette simili a quelle di serie come Breaking Bad o Sons of Anarchy. Uno dei punti di forza principali è la maggiore complessità data a Smurf come leader della famiglia Cody: quando lei inizia a vacillare, anche il resto della famiglia crolla. È una stagione straordinaria, che non rallenta mai e che rende la stagione 2 la migliore in assoluto di Animal Kingdom.

Animal Kingdom: i dieci migliori episodi della serie disponibile su Netflix

Animal Kingdom di TNT si è ritagliato una reputazione come drama intenso e crudo, capace di brillare grazie ad antieroi complessi e a una trama imprevedibile ma sempre credibile. Anche anni dopo il finale, i fan non riescono a resistere alla tentazione di tornare nel mondo caotico di Smurf Cody (Ellen Barkin) e della sua spietata famiglia. Da J (Finn Cole) a Pope (Shawn Hatosy), la serie ha offerto uno studio teso e coinvolgente su lealtà e corruzione.

Pur non avendo mai raggiunto lo stesso prestigio di altri crime drama della sua epoca, Animal Kingdom resta una gemma sottovalutata che merita molto più riconoscimento. Per chi si chiede perché l’impero criminale dei Cody continui ad affascinare i fan a distanza di anni, questi episodi catturano perfettamente il cuore anarchico della serie, la sua ambiguità morale e una narrazione esplosiva.

Launch (Stagione 5, Episodio 13)

Il penultimo finale esplosivo di Animal Kingdom regala a ogni fratello Cody un momento decisivo.

Il finale della quinta stagione, “Launch”, dimostra che Animal Kingdom è ancora capace di scioccare il pubblico anche dopo molti anni. Con Smurf fuori dai giochi, i Cody sono più frammentati che mai, ma l’episodio li costringe a fare fronte comune — o almeno a fingere di farlo. L’ambizione glaciale di J si scontra con il dolore di Pope, mentre Craig (Ben Robson) e Deran (Jake Weary) lottano per tenere a galla la famiglia.

È un episodio carico di caos emotivo e precisione brutale. Il regista Nicholas Copus cattura la tensione di una famiglia che implode mentre cerca di apparire invincibile. Ogni scena sottolinea la vittoria vuota di sopravvivere senza Smurf, rendendo “Launch” un punto di svolta fondamentale per Animal Kingdom e per tutti coloro che gravitano attorno ai Cody.

Alla fine, i Cody sono in piedi, ma più spezzati che mai: una sintesi perfetta del decadimento morale della serie e del suo rifiuto di concedere una vera redenzione a chiunque.

You Will Be Gutted (Stagione 2, Episodio 12)

L’arresto di Smurf getta i Cody nel caos e cementa la brutale gerarchia familiare.

“You Will Be Gutted” è l’episodio che lacera definitivamente i già fragili legami della famiglia Cody. Quando Smurf viene finalmente arrestata, il suo impero resta senza guida e ogni membro della famiglia si affanna per colmare il vuoto di potere. J, Deran e Craig si dimostrano impreparati alle conseguenze, mentre Pope compie l’infame rapina di sei banche in un solo giorno.

Qui Animal Kingdom è al massimo del suo caos, in uno stile quasi da Sons of Anarchy, operistico e violento. L’equilibrio tra strategia criminale e implosione emotiva è affilatissimo, mentre la Smurf di Ellen Barkin continua a giocare sul lungo periodo anche dal carcere, nonostante una paura silenziosa. La sua manipolazione di J mostra fino a che punto è disposta a spingersi pur di mantenere il controllo.

“You Will Be Gutted” definisce i temi centrali dell’intera serie, dimostrando che il potere dei Cody non nasce dall’unità, ma dalla sopravvivenza. L’intensità dell’episodio e i tradimenti familiari spiegano perché Animal Kingdom resti una delle saghe crime più sottovalutate della televisione.

Judas Kiss (Stagione 1, Episodio 9)

Il primo grande tradimento dei Cody getta le basi per l’eredità oscura della serie.

Prima che l’impero di Smurf iniziasse a sgretolarsi, “Judas Kiss” mostrava quanto fosse fragile il suo controllo. Questo episodio chiave della prima stagione trascina J ancora più a fondo nella rete di bugie della famiglia, mentre una rapina dei Cody finisce nel sangue e la fiducia diventa una moneta che nessuno può permettersi.

La tensione tra Pope e Baz (Scott Speedman) raggiunge il punto di rottura, rivelando crepe destinate a definire il cuore morale della serie. Con l’ambizione di Baz in crescita e l’instabilità di Pope sempre più evidente, la natura manipolatoria di Smurf diventa impossibile da ignorare. Ellen Barkin è pura elettricità: fredda, autoritaria e ipnotica.

“Judas Kiss” resta una delle ore più emblematiche di Animal Kingdom, perché stabilisce il tradimento come la vera eredità della famiglia Cody. Ogni lotta di potere e doppio gioco successivo nasce qui. Inoltre, la rapina impeccabile alla base militare nelle scene iniziali rimane uno dei momenti migliori della serie.

Cry Havoc (Stagione 2, Episodio 6)

La violenta rappresaglia dei Cody ridefinisce ciò che la famiglia è disposta a fare per sopravvivere.

“Cry Havoc” è l’episodio in cui Animal Kingdom abbraccia completamente la sua identità spietata. Quando l’impero di Smurf viene attaccato, i Cody rispondono con un’efficienza brutale. L’episodio si trasforma in uno scontro teso e ricco d’azione che mette a nudo la capacità di violenza di ogni fratello e il prezzo emotivo che ne deriva.

L’imprevedibilità glaciale di Pope domina l’episodio, con Shawn Hatosy che offre una delle sue interpretazioni migliori. La regia cattura sia l’adrenalina della rappresaglia in stile rapina sia le conseguenze emotive che seguono. Il suo impatto è enorme: tutte le stagioni di Animal Kingdom portano in qualche modo le cicatrici di “Cry Havoc”.

Questo episodio cristallizza tutto ciò che la serie sa fare meglio: realismo concreto unito a un’intensità cinematografica. “Cry Havoc” dimostra che, per quanto i Cody possano sprofondare nell’oscurità, il loro legame familiare — per quanto distorto — li riporta sempre nel fuoco.

What Have You Done (Stagione 1, Episodio 10)

Il finale della prima stagione stabilisce il tono di ogni tradimento futuro.

“What Have You Done” chiude la stagione d’esordio di Animal Kingdom con una miscela brutale di lutto e controllo. Dopo che le azioni di Baz degenerano e la polizia si avvicina, Smurf interviene per ristabilire l’ordine a modo suo, dimostrando per la prima volta quanto sia pronta a sacrificare chiunque pur di proteggere il suo trono.

Qui il senso morale di J viene messo alla prova per la prima volta nell’arco delle sei stagioni, con l’interpretazione misurata di Finn Cole che contrasta nettamente con la ferocia di Barkin. Le scene finali, tese e cariche di tradimento, pongono le basi emotive per le cinque stagioni successive.

Con “What Have You Done”, Animal Kingdom trova davvero la sua identità, trasformando i Cody da semplici ladri in qualcosa di mitico: una dinastia criminale disfunzionale e apparentemente inarrestabile. Ogni scelta successiva sembra un’eco dell’eredità gelida di Smurf.

Jackpot (Stagione 3, Episodio 11)

Una rapina ad altissimo rischio spinge i Cody al punto di rottura.

“Jackpot” offre tutto ciò che i fan amano di Animal Kingdom: tensione insostenibile, regia spettacolare e drammi familiari mascherati da lavoro di squadra. Quando i Cody mettono a segno una delle loro rapine più grandi, diventa chiaro che non stanno rubando solo per i soldi, ma per tenere unita la famiglia.

Le sequenze d’azione sono cinematografiche, un esempio perfetto di come un crime thriller televisivo possa competere con i blockbuster, ma è la componente emotiva a rubare la scena. Il senso di colpa di Pope, la sconsideratezza di Craig e il crescente distacco di J si scontrano in uno degli episodi visivamente più potenti della serie.

“Jackpot” rappresenta Animal Kingdom al massimo della tensione, perché bilancia perfettamente adrenalina e tragedia. Anche quando i Cody vincono, perdono qualcosa di essenziale. È l’episodio che dimostra che la serie non parla solo di crimine, ma di come il crimine corrompa tutto ciò che tocca.

Fubar (Stagione 6, Episodio 13)

Il finale di serie porta la saga dei Cody a una conclusione brutale e poetica.

Come in molti crime drama e thriller, i momenti finali sono tra i più memorabili, e “Fubar” chiude Animal Kingdom con un’intensità che solo questa serie poteva raggiungere. L’ultimo colpo dei Cody è un cerchio che si chiude: sconsiderato, audace e intriso di tradimento.

Quando scorrono i titoli di coda dell’ultimo episodio di questo sottovalutato crime drama degli anni 2010, nessuno ne esce illeso. L’interpretazione di Finn Cole nei panni di J raggiunge qui il suo apice, rivelando quanto l’influenza di Smurf sia ancora presente. Il ritmo dell’episodio, unito ai richiami emotivi alle stagioni precedenti, rende “Fubar” devastante e al tempo stesso appagante.

Mentre l’impero dei Cody brucia, “Fubar” racchiude tutti i temi centrali di Animal Kingdom in una conclusione amara ma chiarissima: il crimine paga, ma la famiglia costa tutto. È una fine inquietante e perfetta per uno dei drama televisivi più ingiustamente sottovalutati.

Betrayal (Stagione 2, Episodio 13)

La vendetta di Smurf rimodella per sempre la famiglia Cody.

In “Betrayal”, Smurf fa ciò che solo Smurf sa fare: colpire chi l’ha tradita con una precisione spietata. La sua vendetta calcolata contro chi l’ha ostacolata la consacra come una delle matriarche più temibili della televisione.

Ellen Barkin domina ogni scena, offrendo una performance gelida e magnetica allo stesso tempo. L’emozione grezza e la violenza scioccante dell’episodio segnano un punto di non ritorno: Animal Kingdom non è più solo una storia di crimine, ma una storia di potere.

“Betrayal” definisce la serie mostrando Smurf al massimo della sua pericolosità e genialità. Il futuro della famiglia viene sigillato qui, e da questo momento in poi ogni Cody vive sotto il peso del suo controllo. L’episodio si chiude anche con uno dei migliori cliffhanger della serie, impresa non da poco considerando quanto TNT li abbia sempre usati con maestria.

Ghosts (Stagione 4, Episodio 12)

L’atto finale sconvolgente di Smurf cambia tutto.

“Ghosts” è un episodio devastante e indimenticabile che ridefinisce Animal Kingdom. La morte di Smurf, e il fatto che scelga di andarsene alle sue condizioni, segna la fine di un’era e l’inizio del caos. L’interpretazione di Ellen Barkin è impressionante, capace di fondere vulnerabilità e sfida nel canto del cigno del personaggio.

È senza dubbio uno degli episodi più emotivi dell’intera serie. Mostra come ogni Cody reagisca in modo diverso: la devastazione di Pope (interpretato magistralmente da Shawn Hatosy), il distacco glaciale di J e la confusione di Craig sottolineano quanto Smurf fosse il cuore pulsante dello show.

“Ghosts” dimostra che Animal Kingdom non è mai stato solo una storia di crimini, ma della matriarca che teneva tutto insieme. Senza Smurf, la famiglia si disgrega e la serie entra nel suo capitolo più pericoloso. La narrazione compie un salto nel buio, ma è proprio l’eleganza con cui viene eseguito a rendere “Ghosts” televisione di altissimo livello.

Ambo (Stagione 4, Episodio 8)

Un’ora straziante che mostra i Cody nel loro lato più umano e più spietato.

“Ambo” è forse l’episodio più rappresentativo di Animal Kingdom, perché racchiude tutto ciò che ha reso la serie così avvincente: intensità, tragedia e l’illusione del controllo. Quando una rapina va tragicamente storta, i Cody sono costretti ad affrontare conseguenze che non possono risolvere a colpi di pistola.

Regia e interpretazioni sono straordinarie, soprattutto quella di Shawn Hatosy, il cui Pope raggiunge livelli emotivi strazianti. Il senso di angoscia è palpabile, e ogni decisione sembra in grado di distruggere la famiglia dall’interno.

Tra tutti gli episodi di Animal Kingdom, “Ambo” distilla meglio di chiunque altro l’essenza della serie, spogliando il crimine di ogni fascino e lasciando solo una disperazione umana e cruda. È l’episodio che dimostra come i Cody siano i loro peggiori nemici e spiega perché i fan non riescano ancora a smettere di guardare la loro caduta.

Chiwetel Ejiofor torna a collaborare con Mike Flanagan per L’Esorcista

0

Dopo il suo lavoro su The Life of Chuck di Mike Flanagan, Chiwetel Ejiofor tornerà a lavorare con il regista per la prossima iterazione de L’Esorcista, unendosi alle già annunciate Scarlett Johansson, Jacobi Jupe e Diane Lane.

Il film scritto da Flanagan è una storia completamente nuova nel franchise, e non un sequel di L’esorcista – Il credente del 2023. Flanagan è produttore e regista tramite la sua casa di produzione Red Room Pictures. Alexandra Magistro sarà anche produttrice esecutiva per Red Room Pictures. David Robinson produce per Morgan Creek Entertainment. Jason Blum e Ryan Turek sono rispettivamente produttore e produttore esecutivo per Blumhouse-Atomic Monster.

Ejiofor è stato candidato all’Oscar come miglior attore e ha vinto un BAFTA per la sua interpretazione in 12 anni schiavo. Ha recitato anche in Doctor Strange, The Martian, I Figli degli Uomini, American Gangster, Inside Man e Love Actually – L’amore davvero. I suoi lavori più recenti includono The Old Guard 2 per Netflix, Bridget Jones: Mad About the Boy e Venom: The Last Dance di Marvel e Sony.

Lo vedremo prossimamente in Children of Blood and Bone della Paramount e in The Backrooms della A24. Chiwetel Ejiofor ha debuttato alla regia con The Boy Who Harnessed the Wind, presentato in anteprima su Netflix. Il suo secondo film da regista, Rob Peace, da lui scritto, diretto e interpretato, è stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival e ha ricevuto una nomination al NAACP Image Award. Il suo lavoro sul palcoscenico e sul grande schermo gli è valso un Olivier Award, nomination agli Emmy e ai Golden Globe e un CBE per i servizi resi al teatro.

Se il nostro amore svanisse stanotte, spiegazione del finale: il film ha un lieto fine?

Se il nostro amore svanisse stanotte è il remake di un film e di un romanzo giapponesi con un titolo più lungo che, in sostanza, significa la stessa cosa. Il film è una storia triste che parla di una ragazza delle superiori che ogni giorno si sveglia avendo dimenticato i ricordi del giorno precedente. Quando un ragazzo della sua classe le chiede di uscire per togliere di dosso delle prepotenze a un suo amico, lei decide di dire di sì, perché così può provare qualcosa di nuovo, per una volta. Come prevedibile, le vite di Seo-Yoon e Jae-Won cambiano per sempre, ma avranno davvero il loro lieto fine?

La prima metà del film è composta soprattutto da ricordi felici che i ragazzi costruiscono insieme per poi custodirli. Tranne che lei non può davvero custodirli: non riesce nemmeno a ricordarli. Seo-Yoon, però, riesce a tenere segreta la sua amnesia anterograda fino al giorno in cui Jae-Won ne è testimone in tempo reale. Invece di arrabbiarsi, il ragazzo è rapido nel dirle di dimenticare tutto e di andare avanti così com’è, proponendole di “ingannare” insieme la versione di lei del giorno dopo. Il loro piano funzionerà? Per quanto tempo, e cosa succede alla fine del film? Scopriamolo.

Cosa succede quando Seo-Yoon dimentica Jae-Won?

La prima volta che qualcosa va davvero storto è quando Seo-Yoon si addormenta sull’autobus dopo uno splendido appuntamento con Jae-Won. Quando si sveglia, ha già dimenticato tutto e non sa chi sia la persona seduta accanto a lei. Jae-Won prova a seguirla quando lei, nel panico, sale su un altro autobus, ma è in quel momento che lo vediamo per la prima volta stringersi il petto e piegarsi in due, rendendo chiaro che non sta bene.

Se il nostro amore svanisse stanotte è un film molto estetico, che racconta una dolce storia d’amore tra un ragazzo e una ragazza, ma non entra davvero nei dettagli più negativi. Non scopriamo mai cosa non va nel cuore di Jae-Won: sappiamo solo che si tratta di un difetto che ha dalla nascita. Questo lo mette già di per sé in grave pericolo. A ciò si aggiunge il fatto che sua madre è morta non molto tempo prima, rendendo suo padre il personaggio più triste del film. Non so come riesca a sorridere nonostante tutto quel dolore; al suo posto, io mi sarei sicuramente sgretolata. In ogni caso, a questo punto abbiamo già un indizio sul fatto che Jae-Won morirà, anche se non sappiamo ancora come si arriverà a quel finale.

Senza dirle nulla del suo cuore, Jae-Won chiede a Seo-Yoon di non scrivere nei suoi diari che lui è a conoscenza della sua perdita di memoria. Non sta solo cercando di semplificarle la vita: questo gli offre anche una scusa per non dirle mai che c’è qualcosa che non va in lui. Almeno per un po’, possono entrambi fingere che tutto sia normale. Se Seo-Yoon avesse annotato quel ricordo, avrebbe potuto sentirsi troppo in colpa per trattare Jae-Won allo stesso modo e si sarebbe allontanata, sapendo che lui era consapevole della sua condizione. Un classico difetto delle storie in cui una delle due parti chiede all’altra di non innamorarsi davvero. Il “finto” fidanzamento è divertente finché uno sta morendo e l’altra non ha alcuna memoria per mantenere vivo quell’amore “finto”.

Perché Seo-Yoon non riesce a ricordare?

Il film non spiega una parte cruciale della storia, qualcosa che ormai siamo abituati a conoscere. Se qualcuno soffre di una condizione come la perdita di memoria, non dovremmo sapere cosa l’ha causata? Questo film, però, sovverte le aspettative e spera che non siamo troppo curiosi riguardo alle due principali ragioni della nostra tristezza: cosa non va nel cuore di Jae-Won e perché Seo-Yoon non riesce a ricordare.

Tutto ciò che sappiamo è che lei ha avuto un incidente quando era più giovane. Cosa sia successo quel giorno non lo scopriremo mai, ma non è questo il punto della storia. Qualunque cosa sia accaduta ha danneggiato il suo ipotalamo al punto da causarle l’amnesia. Può guarire? A quanto pare sì, perché alla fine del film Seo-Yoon inizia a ricordare le sue giornate e sembra stare meglio. Se solo questo fosse successo mentre Jae-Won era ancora vivo… ma allora avremmo avuto un finale quasi felice.

Seo-Yoon ha infranto anche lei una regola?

Quando si mettono insieme, Seo-Yoon impone a Jae-Won tre regole: la prima è mantenere comunicazioni brevi, la seconda è parlarsi solo dopo la scuola, e la terza — la più importante — è assicurarsi di non sviluppare sentimenti reali l’uno per l’altra. Ovviamente Jae-Won infrange questa regola piuttosto presto, ma Seo-Yoon può davvero infrangerla se non riesce nemmeno a ricordarsi di lui?

La risposta è sì e no. Il film si intitola Se il nostro amore svanisse stanotte, il che significa che Seo-Yoon si è sicuramente innamorata di Jae-Won. Ma come può essere successo, se non può creare veri ricordi con lui? Jae-Won le dice che il corpo ricorda anche quando la mente non lo fa. È per questo che, anche quando la sua migliore amica Ji-Min cancella tutte le voci di diario su Jae-Won ed elimina la sua esistenza dai ricordi di Seo-Yoon, lei continua a disegnarlo. Non sa chi sia, ma il suo ricordo accende in lei una sensazione di familiarità.

Allo stesso modo, quando Jae-Won muore, Seo-Yoon non riesce a ricordarlo come essere umano, come un ricordo concreto; tutto ciò che sa è che piange al pensiero della sua morte. Questo significa che ha infranto la regola: ricorda l’amore, anche se non ricorda la persona.

Seo-Yoon ricorda Jae-Won?

Nel finale di Se il nostro amore svanisse stanotte, Seo-Yoon inizia a recuperare piccoli ricordi, come quando dice ai suoi genitori che la notte precedente è riuscita ad addormentarsi senza problemi. È un progresso enorme per lei e significa che è sulla strada della guarigione, anche se forse non sarà completa. Tuttavia, mentre sta migliorando, Seo-Yoon si ricorda di tutto ciò che ha vissuto con Jae-Won quando Ji-Min le restituisce i ricordi che aveva conservato in una scatola. Probabilmente sapeva che prima o poi avrebbe voluto ridarglieli.

La spiaggia, la sala giochi, la pioggia: tutto è legato a quel ragazzo. Per quanto faccia male, Ji-Min non riesce nemmeno a immaginare di mantenere la promessa fatta a Jae-Won, perché Seo-Yoon merita di ricordare. Alla fine, le restituisce tutto ciò di cui ha bisogno per ricordarlo di nuovo.

Inoltre, sembra che entrambi avessero una certa consapevolezza del fatto che l’altro stesse male. In un flashback vediamo Seo-Yoon scrivere il nome di Jae-Won nel reparto di cardiologia dell’ospedale, quando entrambi erano lì, e Jae-Won l’aveva vista in quel momento, molto prima che si conoscessero davvero. Mi chiedo se questo significhi che lui sapesse della sua condizione e abbia comunque scelto di stare con lei, o abbia accettato proprio per questo motivo.

Alla fine, due persone che non si aspettavano di poter vivere una vita piena hanno avuto la possibilità di sperimentare qualcosa di raro, puro e bellissimo. Seo-Yoon mantiene persino la promessa fatta a Jae-Won di tornare sulla spiaggia. Ma così come la felicità non può durare per sempre, anche il dolore deve prima o poi trovare una fine. Alla fine, Seo-Yoon decide di ricordare Jae-Won poco alla volta, mentre lui inizia a svanire dalla memoria di tutti gli altri. La storia di Jae-Won e Seo-Yoon potrebbe anche essere considerata felice, ma il finale è particolarmente triste perché non hanno nemmeno potuto dirsi addio. Sarebbe stato un ricordo troppo doloroso da rivivere, quindi forse è andata così per una buona ragione.

Il film gioca una sorta di “reverse Uno”, un po’ come My Sister’s Keeper. Non farò spoiler, ma fa qualcosa di inaspettato in una storia già straziante, colpendoci ancora più duramente. Sapevamo già che tutto era triste perché Seo-Yoon non riusciva a ricordare, ma quel problema viene risolto prima ancora che questa storia inizi davvero. Ciò che accade a Jae-Won, invece, arriva come una curva improvvisa, perché inizialmente pensiamo solo che sia una persona estremamente gentile, motivo per cui aiuta il compagno di banco e fa amicizia con Seo-Yoon. Ma la verità è che, se non lo avessimo visto stringersi il petto quella volta, la sua morte ci avrebbe colpiti completamente alla sprovvista.

È un lieto fine?

Alcuni lo definirebbero un lieto fine perché Seo-Yoon recupera i suoi ricordi, ma è allo stesso tempo una benedizione e una maledizione, considerando che l’unica persona con cui vorrebbe creare nuovi ricordi se n’è andata per sempre. Forse è una fortuna che abbia tutto scritto e che il suo corpo lo ricordi così perfettamente, tanto da non perdere mai la capacità di disegnarlo in modo impeccabile. Ma resta un finale triste, che ci lascia devastati per entrambi i protagonisti, che avrebbero potuto avere qualcosa di davvero meraviglioso.

Il diavolo veste Prada: 10 momenti che non sono invecchiati bene

Il diavolo veste Prada: 10 momenti che non sono invecchiati bene

Il diavolo veste Prada è uscito quindici anni fa e, con esso, parole come alta moda, atri di marmo e ceruleo sono entrate rapidamente nel vocabolario degli spettatori. Se un tempo il film veniva considerato una storia di emancipazione, oggi il pubblico moderno ne dà una lettura diversa: Andrea “Andy” Sachs, interpretata da Anne Hathaway, viene catapultata nel mondo spietato della moda solo per essere maltrattata e sfruttata da Miranda Priesley / Meryl Streep.

Il diavolo veste Prada non merita di essere definito un classico moderno perché non supera la prova del tempo. La verità è che il film ha tentato di glorificare la hustle culture e di promuovere standard di bellezza irrealistici che oggi non reggono più a un’analisi critica. E ora Miranda e Andy torneranno presto al cinema in Il Diavolo Veste Prada 2Mentre aspettiamo di vederle tornare sul grande schermo con lo stesso umorismo tagliente ma con un approccio alla vita e al lavoro adeguato ai tempi, ecco i 10 momenti del film che non sono invecchiati bene.

L’atteggiamento snob di Andy

Andy è un’aspirante giornalista che finisce a fare un colloquio da Runway quasi controvoglia. È evidente che nutre un disprezzo profondo per l’industria della moda e preferirebbe di gran lunga occuparsi di reportage d’inchiesta. Nella fase precedente al colloquio, Emily le dice che “un interesse per la moda è fondamentale” per lavorare a Runway. Andy reagisce con sufficienza, come una critica altezzosa.

Andy manca chiaramente di rispetto per la moda e per chi si appassiona ai più piccoli dettagli di abiti e accessori. Questo può risultare sconcertante per gli spettatori di oggi, dal momento che i neolaureati si sentirebbero fortunati anche solo a essere presi in considerazione da una pubblicazione prestigiosa senza esperienza. Il modo in cui Andy sminuisce l’importanza dell’industria della moda appare semplicemente ignorante agli occhi del pubblico moderno.

Bassa paga e pretese elevate

Nel corso del film, Andy cresce fino a diventare una persona di cui il suo capo, Miranda Priestly, va fiera. Tuttavia, non abbastanza da ricompensarla con uno stipendio adeguato. Gli orari di lavoro di Andy sono massacranti e la paga pessima. Suo padre arriva persino a prestarle dei soldi perché non vuole che resti indietro con l’affitto.

Uno degli aspetti più inquietanti del film è vedere Andy sgobbare per ore senza alcuna garanzia di una retribuzione dignitosa. L’unico lato positivo è che lavorare per Runway apre molte porte, ma nemmeno questo basta a compensare il suo misero stipendio.

Vivere al di sopra delle proprie possibilità

Le commedie romantiche possono anche cavarsela con cliché irrealistici, ma alla lunga invecchiano male. Il diavolo veste Prada vuole far credere agli spettatori che due persone possano permettersi di convivere in un appartamento a New York quando una è ancora in cerca di lavoro e l’altra è uno chef alle prime armi.

Anche ammettendo che il padre di Andy le paghi l’affitto almeno una volta, resta la domanda: chi paga quello di Nate? E come fa a permettersi di mettere 8 dollari di formaggio Jarlsberg sul pane tostato? Il film è uscito nel 2006, ma già allora Andy e Nate vivevano chiaramente al di sopra delle loro possibilità.

Andy sopporta il sessismo casuale di Nate

Il fidanzato di Andy, Nate, ha un’opinione non richiesta e poco informata sul lavoro di lei. Sminuisce costantemente ciò che fa, rimproverandola per essersi allontanata da amici e famiglia per concentrarsi su “scarpe, camicie, giacche e cinture”. Nate ignora completamente tutto il duro lavoro che il ruolo di Andy comporta, considerandolo frivolo.

Per gli spettatori di oggi, queste reazioni inadeguate alla carriera di Andy risultano disturbanti. Ancora più doloroso è il fatto che Andy non cerchi mai di correggere il suo fidanzato. Nel migliore dei casi ignora queste microaggressioni; nel peggiore, le trova persino divertenti.

Il comportamento condiscendente di Emily

Emily prende in giro Andy dal primo momento in cui la vede, dicendo che le Risorse Umane le hanno fatto uno scherzo fissandole un colloquio a Runway. È un conto pensare che una candidata non abbia il profilo giusto, un altro è sabotare le sue possibilità definendola “un disastro completo e totale” davanti al capo.

Andy diventa spesso bersaglio del disprezzo della collega, cosa che la porta inevitabilmente a sviluppare problemi di autostima. Un comportamento del genere, che dovrebbe essere classificato come bullismo sul lavoro, non ha posto in un ambiente professionale e risulta difficile da guardare.

Tutto quel body shaming

È altrettanto ingiusto che Nigel faccia sentire Andy in colpa per aver mangiato una zuppa di mais a pranzo. I suoi commenti la spingono ad adottare abitudini alimentari dannose, a partire dal negarsi persino un toast al formaggio.

Runway è un luogo pericoloso per l’immagine di sé di Andy — e di chiunque altro, del resto. Le affermazioni di Emily sul non mangiare nulla e sul nutrirsi di un cubetto di formaggio nei momenti di maggiore debolezza vengono presentate come divertenti, quando in realtà descrivono pratiche pericolose che non dovrebbero essere incoraggiate. Con l’inclusività che sta diventando sempre più centrale nell’alta moda, le abitudini alimentari malsane non dovrebbero più essere glamourizzate.

Un reparto HR inefficace

Con un reparto Risorse Umane apparentemente inefficace a Runway, Andy e i suoi colleghi sono costantemente in conflitto. Emily e un’altra collega, Serena, parlano alle spalle di Andy; termini offensivi come “sporche, stanche e pancione” vengono usati per descrivere le modelle ai provini.

Gli alti livelli di conflitto irrisolto e l’abuso di potere che avvengono dietro le porte chiuse di Runway dimostrano quanto un HR efficace sia fondamentale per un ambiente di lavoro sano e sereno.

La frase simbolo

La citazione “un milione di ragazze ucciderebbe per questo lavoro” viene pronunciata per la prima volta da Emily alla fine del suo discorso di due minuti su quanto lavorare per Miranda sia un’enorme opportunità. Andy la sente anche da Irv Ravitz, l’uomo più potente della Elias-Clark.

La verità è che queste parole servivano a giustificare lo sfruttamento diffuso a Runway. Andy era tenuta a seguire alla lettera i diktat di una cultura tossica perché, a quanto pare, c’erano un milione di altre persone in fila pronte a sperimentare lo stesso burnout.

Nate impedisce a Andy di raggiungere il suo potenziale

Il film potrebbe aver fatto sembrare Miranda il diavolo, quando in realtà il vero antagonista era Nate. Per incompetenza e paura di essere abbandonato, Nate ha impedito ad Andy di raggiungere il suo vero potenziale. Le sue insicurezze erano evidenti già la sera prima che Andy iniziasse a lavorare, durante una cena con gli amici. È stato il meno entusiasta quando Andy ha annunciato di aver ottenuto un lavoro a Runway, mascherando la gelosia con la battuta: «Aspetta, hai trovato lavoro in una rivista di moda? Era un colloquio telefonico?»

Da lì in poi, Nate ha reagito in modo passivo-aggressivo a ogni ambizione di Andy, negandole affetto e spingendola a mollare tutto in nome della libertà. Gli spettatori non hanno dimenticato il suo capriccio quando Andy non è potuta andare alla sua festa di compleanno perché coinvolta in un’emergenza lavorativa.

Donne costrette a camminare in punta di piedi attorno agli ego maschili

Analizzando il film a fondo, diventa chiaro che i veri “diavoli” nel mondo di Runway erano gli uomini della Elias-Clark, gli ex mariti di Miranda e il fidanzato poco solidale di Andy. L’atteggiamento duro di Miranda era una maschera, il risultato di una vita passata a dover aggirare gli ego maschili. Sebbene non ci siano scuse per la cultura lavorativa spietata che ha creato, la sua personalità da “tipo A” può essere facilmente attribuita al suo rifiuto di compiacere gli ego maschili.

Sì, Miranda dice cose che superano il limite, ma allo stesso tempo era stanca di essere demonizzata per aver inseguito i propri sogni e ancora più stanca di vedere pochi uomini concentrare il potere nelle loro mani. Miranda potrà anche non essere un personaggio simpatico, ma non merita l’odio che riceve.

Le 10 battute più iconiche de Il Diavolo Veste Prada

Le 10 battute più iconiche de Il Diavolo Veste Prada

Il Diavolo Veste Prada è un film iconico che, dalla sua uscita nel 2006, continua a reggere il confronto con il tempo come un classico indimenticabile. Da quando il film è arrivato nelle sale, citiamo continuamente le battute più esilaranti di Miranda Priestly, ammiriamo la moda mozzafiato e odiamo profondamente il fidanzato di Andy, incapace di sostenere le sue ambizioni professionali.

Il diavolo veste Prada ruota attorno ad Andy (Anne Hathaway), una neolaureata alla Northwestern che sostiene un colloquio per un lavoro a Runway Magazine, nonostante non sappia nemmeno scrivere “Gabbana” e non abbia mai sentito parlare dell’unica e inimitabile Miranda Priestly (personaggio ispirato alla direttrice di Vogue, Anna Wintour, interpretata in modo impeccabile da Meryl Streep). Hathaway e Streep sono semplicemente perfette nei loro ruoli e insieme danno vita a un vero capolavoro che farebbe sorridere persino Miranda. E ora Miranda e Andy torneranno presto al cinema in Il Diavolo Veste Prada 2Mentre aspettiamo di vederle tornare sul grande schermo, diamo uno sguardo alle citazioni più “rivoluzionarie” di Prada.

«I dettagli della tua incompetenza non mi interessano.»

Questa è una delle primissime battute pronunciate dalla “Signora Dragone” e definisce perfettamente il personaggio di Streep come una donna che non ha tempo per nulla che sia meno della perfezione scintillante. La frase viene quasi borbottata da Priestly mentre attraversa i corridoi lucidi insieme alla sua assistente Emily (interpretata in modo esilarante da Emily Blunt).

Se qualcosa (o qualcuno) è anche solo minimamente imperfetto, Miranda non ha il minimo interesse. Pragmatica e determinata, la Regina delle Nevi non ha energie da sprecare per addolcire la pillola o tenerti per mano durante l’orario di lavoro. L’incompetenza la annoia! O fai le cose per bene, oppure vai a lavorare a TV Guide… la scelta è tua.

«È TUTTO.»

Questa frase viene ripetuta più volte da Priestly nel corso del film, con un tono talmente freddo e distaccato da farti venire i brividi lungo la schiena (e intanto congelarti l’anima).

Miranda la usa quando una conversazione è finita, perché non è abbastanza interessante per lei o semplicemente perché non ha tempo di ascoltarti parlare all’infinito dei club universitari a cui appartenevi. Non le importa nulla della cittadina sperduta da cui vieni o di chi frequenti. A Miranda Priestly interessa solo la moda. Lavorando per lei, c’è una sola cosa da fare: il tuo lavoro. Tutto qui.

«C’è qualche motivo per cui il mio caffè non è qui? È morta o qualcosa del genere?»

Miranda pronuncia questa battuta, sinceramente confusa dal fatto che il suo caffè non sia dove dovrebbe essere: nella sua mano gelida. Le piace il caffè extra-extra caldo, perché in fondo è praticamente un drago che sputa fuoco (e lo intendiamo come un complimento, non come un insulto).

Daenerys Targaryen dovrebbe probabilmente farsi da parte, perché Miranda Priestly è la vera Regina dei Draghi. Secondo Miranda, l’unica scusa valida per non portarle il caffè in orario è essere morti in un fosso. Anche in quel caso, però, la tua morte improvvisa sarebbe comunque un fastidioso inconveniente. Come osa qualcuno morire durante la sua (griffatissima) sorveglianza?

«Per favore, annoia qualcun altro con le tue domande…»

La maggior parte dei capi educati dice qualcosa come: “Se hai domande, chiedi pure”. Non Miranda. Assolutamente no. Miranda non vuole domande. Vuole risposte.

Non possiamo fare a meno di ammirare la sua capacità di essere così diretta e schietta, insieme al suo totale rifiuto di girare intorno alle cose con i dipendenti. In pratica, se non hai tutte le risposte, secondo lei non dovresti lavorare per lei. Come già detto, non accetta nulla di meno della perfezione assoluta.

«Oh, scusa tanto, hai qualche impegno precedente? Una qualche convention di gonne orrende?»

Questa battuta viene pronunciata in modo esilarante dal personaggio di Emily Blunt quando Andy le dice che è occupata. Come Miranda, anche Emily è il tipo di persona che non ha tempo per addolcire i toni o fingere gentilezza. Come afferma brillantemente Nigel (Stanley Tucci), l’industria della moda non ha nulla a che fare con ciò che hai dentro.

Conta solo l’aspetto esteriore, e se questo lascia a desiderare mentre lavori per la più grande rivista di moda del mondo, puoi star certo che qualcuno te lo farà notare. Per quanto crudele possa sembrare la battuta di Emily, è comunque meglio della finta gentilezza seguita dal parlare alle spalle.

«Oh, per favore, è solo… non so, una pioggerellina…»
(Tuoni e fulmini esplodono fuori mentre infuria una tempesta)

Miranda dice questa frase mentre tormenta Andy affinché le trovi un volo per permetterle di assistere al saggio di danza delle figlie. Insiste sul fatto che debba esserci un modo per volare, nonostante fuori sembri scoppiato quasi un uragano e la maggior parte dei voli sia cancellata.

Non può essere così grave, insiste, è solo una pioggerellina. Non esiste tempesta abbastanza grande da impedire a Miranda Priestly di ottenere ciò che vuole. È pur sempre Miranda Priestly! Se chiede un volo, lo avrà. Se fallisci nel darle esattamente quello che chiede, la colpa è tua, non del maltempo. Il “brutto tempo” è solo una scusa patetica ai suoi occhi.

«Mi sono detta: vai avanti. Rischia. Assumi la ragazza grassa e sveglia.»

Questa battuta viene pronunciata dalla stessa Miranda quando rimprovera Andy, con una voce bassissima che la rende ancora più terrificante, per averla delusa ancora una volta. La parte più divertente (e deprimente) è che Andy, alias Anne Hathaway, non è affatto grassa. Per una persona comune è perfettamente sana e snella, ma nel mondo della moda — dove non devi mangiare assolutamente nulla (se non un cubetto di formaggio quando stai per svenire) — Andy è considerata “grassa”.

Durante la scena del pranzo in mensa, Andy chiede a Nigel se qualcuno lì “mangi” davvero. Sembrano addirittura scandalizzati quando lei fa colazione con un bagel alla cipolla! È piuttosto triste, ma anche una rappresentazione abbastanza realistica del mondo della moda.

«Prego, muoviti pure a un ritmo glaciale, sai quanto questo mi entusiasmi.»

Con Miranda, tutto deve essere veloce. Con Miranda, tutto deve arrivare quindici minuti prima dell’orario che lei stessa ha indicato. Se non ti muovi alla velocità di Flash mentre lavori con la Regina delle Nevi, allora ti stai muovendo a un ritmo glaciale — e questo la entusiasma da morire (il sarcasmo qui è palpabile).

Pronuncia questa battuta durante una scena in cui rivela ad Andy informazioni piuttosto personali sul suo recente divorzio. Andy cerca di mostrarsi comprensiva, ma Miranda non vuole la sua pietà. Quando Andy le chiede se può fare qualcosa per lei, Miranda risponde: «Il tuo lavoro». È per questo che Andy è lì, e deve ricordarselo.

«FIORI… PER LA PRIMAVERA? RIVOLUZIONARIO.»

Se le tue idee sono banali e prive di immaginazione artistica, Miranda non esiterà a fartelo notare. Il sarcasmo di questa battuta meriterebbe un premio per l’interpretazione impassibile che Streep offre con naturalezza, ed è per questo che è così iconica.

Se il tuo lavoro non è rivoluzionario a ogni passo, perché dovresti sprecare il tempo di Miranda? A lei interessa solo una moda che trasudi genialità innovativa. La sua onestà è ammirevole… anche se, allo stesso tempo, ci sentiamo fortunati a non averla come capo.

«TUTTI VOGLIONO ESSERE NOI»

Andy: «E se io non volessi vivere come vivi tu?»
Miranda: «Oh, non essere ridicola, Andrea. Tutti vogliono questo. Tutti vogliono essere noi.»

Questa è una delle ultime battute pronunciate da Miranda Priestly. Arriva durante la scena in cui spiega ad Andy che, a volte, per andare avanti nella vita o arrivare in cima, bisogna fare cose considerate poco etiche o poco gentili.

Secondo Miranda, il mondo è crudele e, per sopravvivere, bisogna saper giocare bene la partita. Lei ha lavorato duramente per arrivare dove si trova, indipendentemente da quanti “cari amici” abbia dovuto schiacciare lungo il cammino. Mette sempre se stessa al primo posto e, qualunque sia il giudizio sulle sue scelte morali, è impossibile non rispettarla e ammirarla per i suoi sforzi.

Love Me Love Me: il cast presenta il film a Roma

Love Me Love Me: il cast presenta il film a Roma

Dal successo su Wattpad all’adattamento cinematografico: Love Me Love Me si prepara a incontrare il suo pubblico in una nuova forma, pronta a parlare (ancora) di amore, amicizia e fragilità. Il film sarà disponibile dal 13 febbraio in streaming su Amazon Prime Video e oggi, durante la conferenza stampa alla Casa del Cinema, il cast e il regista hanno raccontato l’emozione dietro un progetto nato dalla passione dei lettori e cresciuto fino a diventare un film.

Alla conferenza erano presenti gli attori Mia Jenkins (June White), Pepe Barroso Silva (James Hunter) e Luca Melucci (Will Cooper), insieme al regista Roger Kumble, che ha guidato la trasposizione sullo schermo dell’universo creato da Stefania S., autrice del romanzo.

Emozioni, casting e spirito di squadra

Uno dei momenti più autentici della conferenza è arrivato quando agli attori è stato chiesto come avessero reagito alla notizia del casting. Le risposte hanno restituito un entusiasmo sincero, senza filtri. Luca Melucci ha raccontato di essersi commosso, travolto da un’emozione “incredibile”; anche Mia Jenkins ha parlato di una reazione simile, dicendo che per lei “è stato lo stesso”: felicissima, emozionata, “molto contenta di far parte di un progetto incredibile”. Pepe Barroso Silva, invece, ha sottolineato un aspetto che chiunque lavori nel settore conosce bene: spesso non si ottiene nessuna risposta, si resta in attesa. Questa volta, però, la risposta positiva è arrivata, e per lui è stato “emozionante”.

Quando si è passati agli aneddoti dal set, la sensazione comune è stata chiara: la produzione ha creato un clima raro, leggero, quasi familiare. Gli attori hanno sottolineato come Armando Pizzuti, casting director, abbia messo insieme “un cast davvero ottimo”, e come l’ambiente fosse talmente positivo da far sembrare le riprese reali e non artificiose. Mia Jenkins ha raccontato che sul set si è creata “un’atmosfera meravigliosa”, resa tale da tanti momenti divertenti e dalla forte complicità.

Love Me Love Me – cast – Credits ©Simone Tadiello. Da sinistra in alto_Michelangelo Vizzini, Madior Fall_Luca Melucci_Pepe Barroso Silva_Vanessa Donghi_Mia Jenkins_Andrea Guo

Roger Kumble e l’Italia: un desiderio diventato realtà

Molto interessante anche il racconto del regista Roger Kumble, che ha spiegato quanto lavorare in Italia fosse, per lui, più di una semplice scelta di produzione. Ha ricordato che anni fa lavorava in un videostore dove esisteva un reparto dedicato al cinema italiano: proprio lì è nata una fascinazione che col tempo si è trasformata in desiderio concreto. Girare qui, con una troupe italiana, è stato per lui “un onore”, e ha definito la crew italiana “le persone migliori”, sottolineando lo spirito di collaborazione italiano e il valore del lavoro di squadra.

Kumble ha anche parlato del rapporto con l’autrice, spiegando di aver trovato in Stefania S. “un’ottima partner”: un confronto creativo che ha reso possibile portare sullo schermo personaggi già amatissimi dai lettori. “È stato un onore dare vita a questi personaggi”, ha dichiarato, ribadendo la gratitudine per un’autrice che “conosce molto bene anche il linguaggio del cinema”.

Internazionalità e ambientazione: un melting pot di esperienze

Un altro passaggio importante ha riguardato il respiro internazionale del progetto: attori italiani e stranieri, un regista americano e una lavorazione in Italia. Melucci ha sottolineato l’orgoglio e l’accoglienza del contesto italiano. Jenkins ha parlato con entusiasmo dell’Italia e di Roma come di “un posto incredibile”, ricordando anche le scene girate a Milano. Barroso Silva, invece, ha evidenziato quanto Italia e Spagna siano simili, e come questo lo abbia aiutato a sentirsi subito a suo agio. L’attore ha ricordato anche la bellezza dell’esperienza: un cast internazionale che ha avuto la possibilità di vivere nella capitale italiana.

Kumble ha poi aggiunto un dettaglio interessante sull’ambientazione: nel libro la storia si svolge a Venice, in California, ma nel film ha scelto di puntare su una scuola internazionale in Italia, per costruire un’idea più universale e condivisa, non legata solo all’identità americana. Un vero crocevia di esperienze comuni, con un focus più sui conflitti emotivi e sulle relazioni che su una specifica appartenenza culturale.

Love Me Love Me recensione
Cortesia Prime Video

Love Me Love Me: personaggi e interpretazione

Inevitabile anche il riferimento ai paragoni con icone del passato: James Hunter e l’ombra di James Dean. Barroso Silva ha risposto con decisione: non voleva farsi condizionare da altri ruoli o archetipi cinematografici, ma restare fedele al James del libro. Si è affidato al regista, e ha sottolineato quanto Kumble abbia reso tutto più semplice e naturale.

Dal canto suo, il regista ha ribadito la centralità della “verità del personaggio”: passare dall’azione alla contemplazione significa cercare autenticità, reazioni oneste, un approccio pulito. E per farlo servono attori capaci di ascoltare e restituire emozioni reali, senza “copiarle” da altre reference cinematografiche.

A una domanda su quale generazione racconti Love Me Love Me, Melucci ha risposto spostando il punto di vista: non è un film “di una generazione”, ma un film che parla al presente attraverso temi universali. Amore, amicizia, salute mentale: elementi che attraversano età e contesti, e che possono far sentire chiunque coinvolto.

Sequel e futuro: la speranza del cast (e del fandom)

Ultima domanda, inevitabile: ci sarà un sequel? La risposta è stata unanime: lo sperano tutti. Barroso Silva, in particolare, ha invitato il pubblico a vedere il film più volte, perché è anche così che un progetto può crescere e continuare. In fondo Love Me Love Me è il primo di una serie di romanzi; nasce da un fandom e a quel fandom torna, chiedendo di continuare a sostenerlo anche in questa nuova forma.

Infine, un pensiero è stato rivolto all’origine di tutto: Stefania S., presente in sala, ha raccontato di non aspettarsi che la storia prendesse questa piega. Aveva iniziato a pubblicare su Wattpad senza pressione, quasi per necessità creativa, e si è ritrovata con un universo narrativo capace di diventare film. Il suo ringraziamento più grande è andato ai lettori: è da lì che tutto è cominciato, ed è grazie a loro se le sue creazioni continuano a prendere vita.

He Read Deep Into The Night: Peter Greenaway e Stefano Bessoni insieme per Bakemono Lab

0

He Read Deep Into The Night è un progetto editoriale che si muove tra cinema, scrittura e illustrazione, raccoglie 500 racconti di Peter Greenaway con illustrazioni di Stefano Bessoni.

Tanti racconti brevi, molto brevi, di Greenaway. Racconti assurdi, idee per film mai realizzati, appunti entomologici su un’umanità afflitta dal disagio esistenziale e in preda delle ossessioni. Le storie sono accompagnate dalle illustrazioni di Bessoni. Testo e disegni si intrecciano in un gioco di elementi per il lettore, aprendo una riflessione sul campo di battaglia tra parola e immagine.

Il progetto completo prevede 5 libri, ognuno con 100 racconti e oltre 30 illustrazioni, di formato 17 x 24 cm, da 120 pagine per ogni libro, con copertina rigida. Il primo libro He Read Deep Into The Night uscirà in Italia a marzo 2026 con Bakemono Lab [www.bakemonolab.it].

“Negli ultimi cinquant’anni ho raccolto i miei racconti. Si tratta invariabilmente di riflessioni nate da fascinazioni che non hanno mai trovato casa altrove. Spesso sono stati scritti come provocazioni, o idee per film mai realizzati, per progetti incompiuti, suggestioni per dipinti, per il teatro, per mostre o semplicemente considerazioni a sé stanti. Fin dai miei esordi nel cinema ho scritto racconti brevi, anzi molto brevi: a volte due o tre frasi, magari un paragrafo.

Sono arrivato a quasi un migliaio di storie e ho la netta sensazione che non smetteranno di aumentare. Alcune hanno trovato la loro strada nei miei primi cortometraggi – storie raccontate direttamente alla cinepresa in H is for House e Vertical Features Remake –, altre sono diventate l’ossatura stessa di un film, come nel caso di Dear Phone. Questi racconti si riversano anche, in modo stravagante, nelle tre ore enciclopediche di The Falls.”, racconta  Peter Greenaway.

Cortesia di Stefano Bessoni – Work in progress

“Si sono moltiplicati nel tempo, arrivando a toccare quasi tutto ciò che mi interessa. Alcuni soggetti tornano con insistenza: pittori e dipinti, uccelli e storia naturale, anatomia, Roma e i Romani, i Paesi Bassi e gli olandesi. Ricorrono Darwin, Rembrandt ed Enrico VIII. E le storie sulle storie sono infinite. The Cook, The Thief, His Wife and Her Lover è incentrato sulle portate servite durante una cena, mentre un’altra sceneggiatura immagina un vecchio che scrive un centinaio di storie sulle torri di una città – una struttura che mi permette di parlare di morte, perdita, arroganza umana, invecchiamento, mortalità ed eutanasia. Non so ancora se tutto questo approderà mai al cinema. Insieme all’artista, pittore e illustratore Stefano Bessoni, presento oggi una raccolta di questi racconti, accompagnati dai suoi disegni. E così, abbiamo iniziato.”

Stefano Bessoni, regista, illustrato, animatore, racconta: “Nel corso degli anni, oltre a guardare e dissezionare ogni opera di Greenaway con un atteggiamento patologico, ho spesso pensato a quelle piccole narrazioni grottesche e spiazzanti, che avevo incontrato per caso tanto tempo fa, dove persone con fissazioni peculiari, zoologi e strambi scienziati, degni dell’Enciclopedia delle Scienze Anomale che sognava Raymond Queneau, si mostrano in tutta la loro testardaggine e fragilità. Sono racconti che fanno pensare a Jorge Luis Borges e Italo Calvino, ma anche, per lo spirito affine, a quelli di Juan Rodolfo Wilcock, surreali, assurdi, colmi di paradossi esistenziali. A volte ho fantasticato di lavorarci, di fare ritratti di quei personaggi che in fondo mi assomigliano tanto, ma è sempre rimasta una fantasia audace, che non ho mai avuto il coraggio di realizzare. Durante i primi scambi di idee per impostare il progetto, sono rimasto molto colpito nel sentire Peter parlare del campo di battaglia tra immagine e testo. Lui sostiene, e io concordo, che il testo ha una libertà che l’immagine non può avere. L’immagine invece tende a fissare un’idea che la parola scritta non ha. Un’immagine stimolata da un testo è diversa per chiunque legga quel testo. Un’immagine da sola non ha questo vantaggio. Per questo motivo, ho deciso di concentrarmi sui protagonisti delle brevi narrazioni, figure che portano nel profondo della loro anima disagi esistenziali, ossessioni, sogni paradossali e di aggiungere alcuni elementi presenti nel testo, senza ambientazioni o contesti specifici. Non volevo cadere in una mera narrazione illustrata, ma trasformare testo, immagini ed elementi grafici in un gioco per il lettore, in modo che possa fantasticare con i pezzi a disposizione, sviluppando un’idea personale. E proprio per non rischiare, credo che molte storie debbano rimanere senza immagini, conservando tutto il mistero evocativo che solo la parola scritta può suggerire.”

He Read Deep Into The Night uscirà in Italia a marzo 2026 con Bakemono Lab [www.bakemonolab.it].

He Read Deep Into The Night – COVER – Cortesia Bakemono Lab

Matchbox: le prime immagini del film Apple con John Cena

0
Matchbox: le prime immagini del film Apple con John Cena

John Cena si prepara per una nuova serie cinematografica dedicata alle auto nelle prime immagini di Matchbox. Nell’ambito della presentazione della programmazione cinematografica e televisiva per il 2026, Apple TV ha svelato le prime immagini del film, che mostrano il protagonista interpretato da Cena mentre corre in una strada piena di auto, insieme ai suoi amici che entrano in un edificio in una scena che ricorda la serie Fast & Furious e una scena ricca di azione che coinvolge diversi tipi di veicoli. Lo streamer ha anche annunciato che il film farà il suo debutto mondiale il 9 ottobre.

Matchbox è il terzo film della Mattel Films ad adattare una delle proprietà iconiche dell’azienda di giocattoli, che ha avuto inizio con il grande successo Barbie. In particolare, è uno dei due progetti dello studio che usciranno nel 2026, con il film d’azione con Cena in uscita il 9 ottobre, preceduto dal reboot di Masters of the Universe, in lavorazione da tempo, che arriverà nelle sale il 5 giugno.

Matchbox film 2026
John Cena in Matchbox. Cortesia di Apple

Inoltre, Matchbox sembra voler mantenere viva la serie di successi di Apple TV nella sua partnership con Skydance. Dopo un inizio altalenante con l’avventura animata Luck e la commedia drammatica biografica The Greatest Beer Run Ever, lo streamer ha ottenuto un grande successo con le uscite consecutive di The Family Plan, con Mark Wahlberg, e The Gorge, di Scott Derrickson, che hanno entrambi stabilito un nuovo record per il più grande lancio di un film originale di Apple TV.

Sebbene possano sembrare un po’ generiche, le immagini stesse offrono anche una buona anticipazione di ciò che ci aspetta da Matchbox. Per cominciare, il regista Sam Hargrave sembra mantenere il suo approccio pratico all’azione, come dimostra la scena in cui vari veicoli sfrecciano lungo un’autostrada. Questo rende il film il perfetto sostituto di Fast & Furious per Cena dopo l’apparente scomparsa del suo personaggio in Fast X.

L’altra cosa che le immagini di Matchbox sembrano stabilire sul film è che si tratta più di un approccio ispirato al franchise Mattel. Il marchio di giocattoli non si è mai espanso nella narrazione originale come ha fatto in passato il marchio Hot Wheels, dando così a Hargrave e alla sua coppia di sceneggiatori, David Coggeshall e Jonathan Tropper, carta bianca per dargli vita sullo schermo. Con la suddetta scena sull’autostrada che mostra una buona varietà di veicoli in azione, proprio come la varietà dei giocattoli, e un cast stellare alle spalle, sarà interessante vedere quanto Matchbox risuonerà in coloro che sono cresciuti con il marchio Mattel.

Matchbox film
Cortesia di Apple

Il bene comune: ecco il trailer del nuovo film di e con Rocco Papaleo

0

Disponibile il trailer di Il Bene Comune, il nuovo film di e con Rocco Papaleo, con protagoniste Claudia Pandolfi, Teresa Saponangelo, Vanessa Scalera, Andrea Fuorto, Livia Ferri, Rosanna Sparapano. Al cinema dal 12 marzo distribuito da PiperFilm.

Una guida turistica e un’attrice di “insuccesso” accompagnano quattro detenute sul massiccio del Pollino, alla ricerca del secolare Pino Loricato, simbolo di resilienza. Il cammino diventa presto un viaggio di trasformazione, fatto di incontri e cambiamenti, scandito da una musica che prende forma passo dopo passo, fino a diventare una voce collettiva capace di tenere insieme corpi, emozioni e storie diverse.

In una natura dura e bellissima, attraversata da una solidarietà inattesa, emergono frammenti di vite complesse, ferite ancora aperte e il bisogno profondo di essere viste e ascoltate. Parlare, cantare, dare un nome a ciò che si è vissuto diventa un modo per sciogliere tensioni e ritrovare un senso di appartenenza, almeno finché un evento improvviso non rimette tutto in discussione. Perché, a volte, raccontarsi è già un primo passo verso qualcosa di più grande.

Spider-Man: Sam Raimi rivela la sua scena preferita

0
Spider-Man: Sam Raimi rivela la sua scena preferita

Il primo Spider-Man è uscito nel 2002 e definirlo un punto di svolta per i film sui supereroi sarebbe riduttivo. Blade e X-Men avevano gettato le basi, ma l’interpretazione di Sam Raimi dell’uomo ragno ha inaugurato una nuova era per i film tratti dai fumetti. Il regista ha poi proseguito con gli ormai classici Spider-Man 2 e Spider-Man 3, un film che ha ricevuto una risposta leggermente più tiepida da parte dei fan (non è un segreto che Raimi sia stato costretto a includere Venom, un cattivo che non amava particolarmente).

Tuttavia, i primi due hanno stabilito lo standard di riferimento per i film con Peter Parker, e sia la serie The Amazing Spider-Man che la trilogia della Marvel Studios sono state giudicate insufficienti da alcuni fan, ma non da tutti. Durante una recente intervista per il suo nuovo film Send Help, a Raimi è stato chiesto delle iconiche scene di Spider-Man che si lancia con la ragnatela nei suoi film e ha rivelato una sorprendente preferita.

La mia scena preferita di Toby che si lancia, grazie alla sua interpretazione e alla CGI, ai grandi artisti che ci hanno lavorato, è la prima volta che prova a lanciarsi. Non proprio la sua prima volta, ma la volta in cui deve usarla per consegnare il criminale alla giustizia”, racconta il regista. “Quindi deve, di notte, arrampicarsi su un edificio e mettere in pratica al massimo le poche prove che ha fatto finora, senza successo”, ha continuato Raimi. “La sua vita e la cattura del cattivo dipendono da questo”. Il regista si riferisce a Spider-Man, nel suo costume da wrestler, che entra in azione per consegnare alla giustizia l’assassino dello zio Ben.

LEGGI ANCHE: Sam Raimi ritratta la sua ferma posizione su Spider-Man 4: “Potrebbe arrivare il giorno”

Bridgerton – Stagione 4 ha debuttato con 39.7 milioni di visualizzazioni in 4 giorni

0

Bridgerton – Stagione 4 ha debuttato con 39,7 milioni di visualizzazioni nei primi quattro giorni di streaming, diventando il titolo più visto su Netflix nella settimana dal 27 gennaio al 1° febbraio.

Si tratta di un calo del 12% rispetto all’uscita della terza stagione nel 2024, che aveva ottenuto il miglior debutto di sempre per la serie con 45,1 milioni di visualizzazioni, ma comunque un risultato generalmente positivo per il dramma ambientato nell’era Regency. La terza stagione è rimasta per 11 settimane nella Top 10 di Netflix e rimane la nona serie in lingua inglese più popolare di sempre per la piBridgerton – Stagione 4attaforma di streaming, con 106 milioni di visualizzazioni nei primi 91 giorni, quindi la quarta stagione ha ancora mesi per continuare a far crescere il suo pubblico.

L’uscita della quarta stagione ha anche riportato i fan alle vecchie stagioni di Bridgerton; La prima stagione è tornata in classifica al numero 10 con 2,7 milioni di visualizzazioni, con la terza leggermente più avanti, all’ottavo posto, anch’essa con 2,7 milioni di visualizzazioni. Tra le due, al numero 9, si è piazzata un’altra delle serie più popolari di Netflix: la quinta stagione di “Stranger Things”, che ha debuttato il giorno del Ringraziamento e ha pubblicato il suo finale il giorno di Capodanno.

LEGGI ANCHE:

Al secondo posto, dopo Bridgerton, la quarta stagione si è piazzata “His & Hers”, che ha raggiunto la sua quarta settimana in classifica con 11 milioni di visualizzazioni. Segue “Finding Her Edge”, che ha raggiunto 6,7 milioni di visualizzazioni nella sua seconda settimana. Al numero 4 si è piazzata “Skyscraper Live”, la scalata in solitaria del Taipei 101 a Taiwan di Alex Honnold, che ha raggiunto 5,3 milioni di visualizzazioni nella sua seconda settimana.

Lo speciale comico di Mike Epps “Delusional” ha debuttato al quinto posto con 3,8 milioni di visualizzazioni nei primi tre giorni di streaming, mentre “Free Bert” di Bert Kreischer si è piazzato al sesto posto con 3,7 milioni di visualizzazioni nella seconda settimana. “Seven Dials – I quadranti di Agatha Christie” ha chiuso la sua terza settimana in classifica al settimo posto con 3 milioni di visualizzazioni.

Vedi la Top 10 Netflix dal 26 gennaio al 1° febbraio qui sotto, iniziando con serie e film in lingua inglese e proseguendo con serie e film in altre lingue.

Finding Her Edge rinnovato per la seconda stagione da Netflix

0
Finding Her Edge rinnovato per la seconda stagione da Netflix

Netflix ha ordinato una seconda stagione della serie YA Finding Her Edge, basata sul libro di Jennifer Iacopelli. La serie è rimasta nella Top 10 della TV inglese di Netflix sin dalla sua uscita il 22 gennaio, salendo al terzo posto questa settimana, secondo la piattaforma di streaming. Ha raggiunto la top 10 in 81 paesi con oltre 12 milioni di visualizzazioni, afferma Netflix.

La serie segue le tre sorelle Russo, eredi di una dinastia di pattinatori artistici in difficoltà. Nella prima stagione, la sorella di mezzo, la diciassettenne Adriana (Madelyn Keys), si allena per i Campionati del Mondo con il nuovo compagno Brayden (Cale Ambrozic), mentre nutre ancora sentimenti per il suo primo amore ed ex compagno, Freddie (Olly Atkins). La sua vita si complica quando lei e Brayden fingono di essere una coppia fuori dal ghiaccio per ottenere una sponsorizzazione e mantenere a galla la pista di pattinaggio dei Russo, in difficoltà finanziarie.

“Ho deciso di realizzare una serie sull’amore, con personaggi che affrontano un percorso particolarmente difficile nella loro vita e nel loro sport”, ha dichiarato lo showrunner Jeff Norton. “È un vero dono poter lavorare con un cast così talentuoso per estendere il percorso di questi personaggi nella seconda stagione, con il supporto di Netflix e WildBrain. Sono certo che i fan saranno entusiasti di approfondire i due triangoli amorosi che sono alla base della nostra serie: quello romantico e quello familiare. Ci saranno molti drammi sia dentro che fuori dal ghiaccio”.

Nel cast figurano anche Harmon Walsh (Gossip Girl, I misteri di Murdoch), Alexandra Beaton (Overcompensating, La ragazza più fortunata del mondo), Meredith Forlenza (Law & Order Toronto: Criminal Intent, Blindspot), Alice Malakhov (Anna With an E, Reverse 1999), Niko Ceci (Mi sono svegliato un vampiro, Odd Squad) e Millie Davis (The Umbrella Academy, Wonder).

“Sono al settimo cielo per l’accoglienza che Finding Her Edge ha ricevuto dagli spettatori di tutto il mondo”, ha detto Iacopelli. “Vedere il mio libro prendere vita e vedere il mondo innamorarsi dei miei personaggi è stato un sogno che si è avverato, e ora che questo sogno continua con una seconda stagione, non vedo l’ora che il pubblico scopra cosa riserva il futuro ad Adriana, Brayden, Freddie e al resto del Team Russo.”

Norton è produttore esecutivo con Josh Scherba, Stephanie Betts e Angela Boudreault per WildBrain. Shamim Sarif (You, The Way Home) e Jacqueline Pepall (Horrible Histories, Goldie’s Oldies) sono alla regia. Shelley Scarrow è capo sceneggiatrice (Wynonna Earp, Degrassi: The Next Generation), insieme agli autori Sabrina Sherif (The Summer I Turned Pretty, Wild Cards), Norton e Jacqueline Pepall.

Cime Tempestose, le prime reazioni: l’intesa tra Margot Robbie e Jacob Elordi è “di tutt’altro livello” in un “film da brivido che conquista il pubblico”

0

Cime tempestose di Emerald Fennell è stato presentato alla stampa cinematografica americana in vista dell’uscita del 13 febbraio, e le prime reazioni definiscono questa torbida storia letteraria un “film da brivido che conquista il pubblico” “destinato a essere un enorme successo per la Warner Bros.”

La critica Courtney Howard ha pubblicato una recensione entusiastica su X, definendo l’ultimo film di Fennell “un nuovo classico di livello divino”. “Inebriante, trascendente, stuzzicante, ammaliante, lussurioso, ipnotico”, ha scritto Howard. “Cattura sapientemente il dolore e l’essenza mozzafiato del desiderio. La fotografia di [Linus] Sandgren, ammaliante. La scenografia di [Suzie] Davies, sublime.”

Anche Jazz Tangacy, caporedattrice di Variety, ha elogiato il film su X. Ha definito Cime Tempestose una “storia contorta e bollente” e ha elogiato l’alchimia tra le star Margot Robbie e Jacob Elordi definendola “di un altro livello di HOT!”.

“Solo Emerald poteva prendere un classico, capovolgerlo, farti innamorare completamente e poi distruggerti completamente l’anima”, ha scritto. “Uno squisito spettacolo di maestria artigianale che mi ha lasciato con l’acquolina in bocca per i costumi, la fotografia e la scenografia. Ne sono ossessivamente innamorata.”

Lo scrittore di intrattenimento Scott Menzel aveva fiutato il successo al botteghino per Cime tempestose. Ha scritto su X che il dramma erotico è “destinato a essere un enorme successo per la Warner Bros.” e consacrerà il regista Fennell come “uno dei registi più richiesti al momento”.

“Un’opera d’arte visiva mozzafiato, il film sembra destinato a essere uno dei principali contendenti ai premi, in particolare per la fotografia, i costumi, la scenografia e la colonna sonora”, ha scritto Menzel. “E se pensavate già che Jacob Elordi sarebbe stato il prossimo grande successo dopo ‘Euphoria’, ‘Saltburn’ e ‘Frankenstein’, aspettate di vederlo qui. La tensione sessuale e la chimica tra Margot Robbie ed Elordi sono così intense che si possono praticamente tagliare con un coltello”.

Anche Anne Thompson, redattrice di IndieWire, ha previsto un successo commerciale per Cime tempestose. Ha scritto su X: “‘Cime Tempestose’ avrà un grande successo al botteghino e schizzerà alle stelle. È un film travolgente e strabiliante che piacerà al pubblico. Sia Jacob Elordi che Margot Robbie ne usciranno vincitori. Il pubblico si innamorerà delle immagini sgargianti e della regia sfrenata di Emerald Fennell. Tutto è GRANDE”.

Cortesia Warner Bros Discovery

Basato sul romanzo del 1847 di Emily Brontë, il film racconta la deliziosa e proibita storia d’amore tra Cathy (Robbie), una ricca patrizia del XIX secolo, e Heathcliff (Elordi), un affascinante paria dell’alta società che, dopo che Cathy ha giurato il suo cuore a un altro, torna a Cime Tempestose per combattere per il suo amore. Una trama molto diversa da quello che è il romanzo originale ma che sicuramente si adatta meglio alla trasposizione cinematografica. Oltre a Robbie ed Elordi, il film vede la partecipazione di Hong Chau, Alison Oliver, Shazad Latif, Martin Clunes ed Ewan Mitchell. Il film presenta anche musiche originali della superstar del pop Charli xcx.

Cime tempestose è stato il primo, e il più celebre, adattamento cinematografico del maestro William Wyler nel 1939, con Merle Oberon e Laurence Olivier nei ruoli principali. Nel 2011, la regista di Fish Tank Andrea Arnold ha diretto un’altra versione con Kaya Scodelario e James Howson. C’era anche una versione del 1970 con Anna Calder-Marshall e Timothy Dalton, un adattamento del 1992 con Juliette Binoche e Ralph Fiennes e una miniserie della ITV con Charlotte Riley e Tom Hardy.

Fennell si è autoproclamata una superfan del materiale originale, e a settembre, durante un panel al Brontë Women’s Writing Festival in Inghilterra, ha dichiarato che sarebbe stata “furiosa” se non fosse stata lei a dirigere Cime Tempestose nell’era moderna. Ha aggiunto che vuole che la sua versione faccia provare al pubblico le stesse sensazioni che ha provato lei leggendo Cime Tempestose per la prima volta.

“Volevo creare qualcosa che mi facesse provare le stesse sensazioni che ho provato quando l’ho letto per la prima volta, il che significa che è una risposta emotiva a qualcosa”, ha detto Fennell. “È, tipo, primordiale, sessuale.”

L’uscita nelle sale italiane è prevista per il 13 febbraio 2026.

Avengers: Doomsday, un rumor suggerisce il motivo dello scontro tra Avengers e X-Men

0

Avengers: Doomsday si preannuncia come il più grande film della serie MCU mai realizzato, con gli Avengers, gli X-Men, i Fantastici Quattro e Spider-Man pronti a condividere lo schermo mentre combattono contro il Dottor Destino interpretato da Robert Downey Jr.. Una combinazione di rumor online e commenti di un paio di star del film hanno poi confermato che ci sarà uno scontro tra gli Avengers e gli X-Men, con la prima famiglia di supereroi della Marvel che si unirà alla mischia.

Ora, potremmo avere qualche indizio su ciò che porterà gli eroi a combattere l’uno contro l’altro. Secondo l’insider @MyTimeToShineH, “In Avengers: Doomsday, gli X-Men hanno subito molte incursioni, quindi quando gli Avengers e i Fantastici Quattro arrivano nel loro universo per cercare di aiutarli, pensano che siano venuti per distruggerli, ed è per questo che combattono”.

Si tratta di una classica trama da supereroi. Gli eroi si incontrano, combattono e alla fine mettono da parte le loro differenze per affrontare una minaccia molto più grande. Presumiamo che questo possa essere il piano per Avengers: Doomsday, e la dinamica tra queste due squadre promette di essere affascinante per i fan che da tempo sognano di vederli condividere lo schermo. Quest’ultima indiscrezione potrebbe anche spiegare l’assenza di mutanti, come Jean Grey e Tempesta, i quali se hanno dovuto respingere diverse Incursioni, potrebbero essersi sacrificati nel farlo.

LEGGI ANCHE: Avengers: Doomsday, una rumor spiega come l’universo degli X-Men sia collegato ai film della Fox

Cosa sappiamo di Avengers: Doomsday

Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars arriveranno in sala rispettivamente il 18 dicembre 2026, e il 17 dicembre 2027. Entrambi i film saranno diretti da Joe e Anthony Russo, che tornano anche nel MCU dopo aver diretto Captain America: The Winter Soldier, Captain America: Civil War, Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.

La sinossi ufficiale conferma il ritorno di Robert Downey Jr. all’interno dell’universo Marvel, questa volta nel ruolo di Doom. La trama resta però al momento sotto riserbo. Stephen McFeely e Michael Waldron risultano accreditati come sceneggiatori.

Il cast di Avengers: Doomsday è stato rivelato per la prima volta durante una diretta streaming a sorpresa della Marvel Studios, in cui diverse sedie hanno svelato il ritorno di numerosi attori. Una delle grandi novità è il ritorno di diversi attori degli X-Men dell’era Fox-Marvel.

Sono confermati nel cast del film (per ora): Paul Rudd (Ant-Man), Simu Liu (Shang-Chi), Tom Hiddleston (Loki), Lewis Pullman (Bob/Sentry), Florence Pugh (Yelena), Danny Ramirez (Falcon), Ian McKellen (Magneto), Sebastian Stan (Bucky), Winston Duke (M’Baku), Chris Hemsworth (Thor), Kelsey Grammer Bestia), James Marsden (Ciclope), Channing Tatum (Gambit), Wyatt Russell (U.S. Agent), Vanessa Kirby (Sue Storm), Rebecca Romijn (Mystica), Patrick Stewart (Professor X), Alan Cumming (Nightcrawler), Letitia Wright (Black Panther), Tenoch Huerta Mejia (Namor), Pedro Pascal (Reed Richards), Hannah John-Kamen (Ghost), Joseph Quinn (Johnny Storm), David Harbour (Red Guardian), Robert Downey Jr. (Dottor Destino), Ebon Moss-Bachrach (La Cosa), Anthony Mackie (Captain America) e Chris Evans (Captain America).

Cape Fear: Javier Bardem è Max Cady nella prima immagine della serie Apple TV+

0

Hollywood continua a tornare su proprietà intellettuali già note, e l’ultimo esempio è Cape Fear, nuova serie remake ispirata ai film del 1962 e del 1991. Il progetto vedrà Javier Bardem nel ruolo di Max Cady, con Amy Adams e Patrick Wilson nel cast nei panni della coppia presa di mira dal protagonista. Apple TV+ ha annunciato che la serie debutterà a livello globale venerdì 5 giugno 2026, con il rilascio dei primi due episodi. I successivi saranno disponibili con cadenza settimanale ogni venerdì. Contestualmente sono state diffuse anche le prime immagini ufficiali della serie, che mostrano Bardem, Adams e Wilson.

Amy Adams in Cape Fear
Amy Adams in Cape Fear. Cortesia di Apple

La storia è basata sul romanzo The Executioners di John D. MacDonald e segue le vicende di un avvocato perseguitato dal criminale Max Cady dopo la sua scarcerazione. Il materiale originale era già stato adattato per il cinema nel 1962 e poi nel 1991, in quest’ultimo caso con la regia di Martin Scorsese, versione rimasta celebre anche per le sue numerose citazioni nella cultura pop. Il personaggio di Max Cady è stato interpretato in passato da Robert Mitchum e Robert De Niro, e ora toccherà a Bardem offrirne una nuova incarnazione.

L’attore spagnolo è noto per ruoli di forte intensità, tra cui quello in Non è un paese per vecchi e in Skyfall. Già in precedenza le foto trapelate dal set davano un’idea piuttosto minacciosa del Max Cady di Bardem, che questa foto ufficiale sembra confermare come una versione molto pericolosa. La serie sarà composta da 10 episodi ed è affidata come showrunner a Nick Antosca, creatore di titoli come The Act e A Friend of the Family. Tra i produttori figurano anche lo stesso Martin Scorsese e Steven Spielberg, a conferma dell’alto profilo del progetto.

Patrick Wilson in Cape Fear
Patrick Wilson in Cape Fear. Cortesia di Apple

LEGGI ANCHE: Cape Fear: Patrick Wilson rivela come la serie andrà “oltre” il film di Martin Scorsese

Fallout – Stagione 3: conferma, cast, trama e tutto quello che sappiamo

La terza stagione di Fallout è ufficialmente in arrivo e, nonostante manchi ancora del tempo al debutto, esistono già molte informazioni concrete su cosa aspettarsi dal prossimo capitolo della serie tratta dall’iconico videogioco.

La stagione 2 si apre con Lucy e il Ghoul in viaggio attraverso il Wasteland verso New Vegas, mentre Maximus dà inizio a una vera e propria frattura interna alla Brotherhood of Steel prima di fuggire con il manufatto a fusione fredda. In parallelo, nella linea temporale del passato, Cooper Howard scopre nuovi e inquietanti segreti legati a Vault-Tec, al coinvolgimento della moglie Barbara e al ruolo reale di Robert House.

Con il finale della seconda stagione, l’attenzione si è inevitabilmente spostata su ciò che Prime Video ha in serbo per Fallout – stagione 3.

Fallout è stato rinnovato per la terza stagione da Prime Video

Prime Video ha ufficialmente rinnovato Fallout per una terza stagione nel maggio 2025, ben sette mesi prima ancora del debutto della stagione 2. Dopo il successo di pubblico e critica della prima stagione, il rinnovo anticipato non è arrivato come una sorpresa, ma la conferma così precoce sottolinea la grande fiducia di Amazon nel progetto.

Anche se Prime Video non ha diffuso dati di visualizzazione dettagliati per la seconda stagione, Amazon ha comunicato (tramite Deadline) che Fallout è diventata la sesta stagione più vista di sempre sulla piattaforma. Dal punto di vista critico, la stagione 2 ha persino migliorato i risultati della prima: 97% su Rotten Tomatoes dalla critica e 96% dal pubblico, numeri che consolidano la serie come uno dei titoli di punta del catalogo.

Le riprese della terza stagione di Fallout dovrebbero iniziare nel maggio 2026

Grazie al rinnovo anticipato, Fallout – stagione 3 ha potuto avviare la fase produttiva senza attendere la messa in onda completa della stagione precedente. Secondo le prime indiscrezioni, le riprese dovrebbero iniziare nell’estate del 2026, con una partenza prevista a maggio, come riportato da GameSpot.

Nonostante i ritardi che avevano colpito la produzione della stagione 2 a causa degli incendi di Los Angeles nel 2025, la serie è riuscita comunque a debuttare entro la fine dell’anno. Seguendo questo ritmo accelerato, la terza stagione potrebbe mantenere la cadenza annuale, con un’uscita ipotizzata per la fine del 2027.

Dettagli sul cast della terza stagione di Fallout

Il cast principale della stagione 2 ha continuato a ruotare attorno ai tre personaggi centrali introdotti fin dall’inizio della serie: Lucy (Ella Purnell), Maximus (Aaron Moten) e il Ghoul / Cooper Howard (Walton Goggins). Tutti e tre resteranno figure cardine anche nella stagione 3, sebbene le loro condizioni e alleanze siano profondamente mutate rispetto all’inizio della seconda stagione.

Tra le new entry della stagione 2, il personaggio interpretato da Macaulay Culkin, ora a capo della Legione come nuovo Caesar, sembra destinato ad assumere un ruolo ancora più rilevante nel prossimo capitolo. Anche Justin Theroux dovrebbe tornare nei panni di Robert House, soprattutto considerando l’approfondimento annunciato sul passato di Cooper Howard nella linea temporale precedente alla guerra.

Resta aperta la possibilità di rivedere Johnny Pemberton, con Thaddeus che potrebbe completare la sua trasformazione in Centaur. Allo stesso modo, non è escluso il ritorno del super mutante interpretato da Ron Perlman, così come dei personaggi legati ai Vault, tra cui Norm, Chet e Steph.

Dettagli sulla trama della terza stagione di Fallout

Il finale della seconda stagione ha chiarito definitivamente che l’Enclave rappresenta il vero antagonista della serie. In Fallout – Stagione 3, il ruolo dell’organizzazione come mente occulta dietro gli eventi principali dovrebbe emergere in entrambe le linee temporali.

Steph invia un messaggio diretto all’Enclave per avviare la misteriosa “Phase 2”, lasciando intendere che un piano su larga scala sia già in movimento. Hank è coinvolto direttamente in queste manovre, anche se non sarà più lo stesso dopo che Lucy gli ha impiantato un dispositivo di controllo mentale. Prima della cancellazione della memoria, Hank rivela di aver rilasciato nel Wasteland diversi soggetti su cui aveva testato i chip, ma il loro scopo rimane ignoto — un dettaglio che sembra destinato a diventare centrale nella trama della stagione 3.

Accanto alla minaccia dell’Enclave, la guerra sarà un tema dominante. Lucy e Maximus si riuniscono nel finale della stagione 2, ma entrambi contribuiscono all’escalation dei conflitti: la guerra civile all’interno della Brotherhood of Steel è ormai iniziata, mentre la Legione di Caesar si prepara allo scontro diretto con la NCR a New Vegas.

Nel frattempo, il Ghoul lascia Vegas e si dirige verso il Colorado. Il ritrovamento di una cartolina lasciata dalla moglie Barbara — con la conferma che lei e Janey sono sopravvissute — fornisce a Cooper Howard una nuova speranza e inaugura un ulteriore viaggio attraverso il Wasteland.

Quante stagioni di Fallout ci saranno?

Il futuro di Fallout oltre la terza stagione non è stato ancora definito ufficialmente. Tuttavia, considerando l’enorme quantità di lore e worldbuilding del franchise videoludico, il materiale per proseguire non manca.

Aaron Moten ha suggerito che la serie potrebbe svilupparsi su cinque o sei stagioni complessive, uno scenario plausibile finché ascolti e accoglienza continueranno a sostenere il progetto. Parallelamente, Prime Video sta già espandendo l’universo con Fallout Shelter, un reality competition ambientato in un Vault-Tec ispirato alla serie, in cui i concorrenti metteranno alla prova le proprie capacità di sopravvivenza.

In attesa della stagione 3, Fallout conferma così la volontà di diventare un universo seriale duraturo, capace di evolversi ben oltre le sue origini videoludiche.

Fallout – Stagione 2, spiegazione del finale e cosa significa davvero quella scena dopo i titoli di coda

La seconda stagione di Fallout si chiude con un episodio densissimo, che non si limita a tirare le fila delle storyline principali ma rilancia l’intero universo narrativo verso una scala più ampia e più ambiziosa. Se la prima stagione aveva il compito di introdurre personaggi, fazioni e tono, il finale della seconda stagione segna un vero punto di non ritorno, allargando il racconto ben oltre quanto visto nel 2024.

Le riunioni tra i protagonisti – come Lucy MacLean e Maximus – convivono con nuove separazioni, mentre personaggi rimasti ai margini fino a questo momento emergono improvvisamente come figure chiave. Il Wasteland non è più soltanto uno spazio di sopravvivenza: diventa un campo di battaglia ideologico, politico e militare.

Steph Harper è davvero la moglie di Hank MacLean?

Una delle rivelazioni più destabilizzanti del finale riguarda Overseer Steph Harper, recentemente nominata a capo del Vault 32. Dopo aver scavato nel suo passato nell’episodio precedente, la serie svela nel finale che Steph è in realtà la moglie di Hank MacLean.

La rivelazione riscrive retroattivamente anche la prima stagione. All’epoca, Hank e Steph sembravano appartenere a epoche e percorsi di vita diversi, entrambi coinvolti in relazioni apparentemente stabili. Prima della caduta delle bombe, però, i due si incontrano a Las Vegas e, travolti dall’impulso, si sposano in fretta. La separazione arriva con la stasi criogenica: Hank viene risvegliato molto prima della moglie, dando origine a una nuova vita e a un nuovo legame sentimentale.

Il colpo di scena non è solo romantico o melodrammatico: introduce una frattura morale che pesa sull’intero arco di Hank, sospeso tra identità passate e manipolazioni presenti.

La marcia della Legione verso New Vegas e la guerra inevitabile

Il finale sposta l’attenzione anche su uno dei fronti più esplosivi del futuro di Fallout: la Legione. Il personaggio interpretato da Macaulay Culkin assume il comando quando scopre che non esiste un vero successore di Caesar. La sua auto-incoronazione, con tanto di corona simbolica, segna la nascita di una nuova leadership e l’inizio di una marcia ostile verso New Vegas.

Parallelamente, Maximus affronta un branco di Deathclaw, solo per vedere il conflitto interrompersi dall’arrivo della New California Republic. Il contrasto visivo e ideologico è netto: la NCR è pesantemente armata, moderna, organizzata; la Legione combatte ancora con armi manuali, affidandosi alla brutalità e al numero.

Lo scontro tra le due fazioni appare ormai inevitabile, e la serie suggerisce che la prossima guerra nel Wasteland sarà più vasta e sanguinosa di qualsiasi cosa vista finora.

Perché Hank MacLean cancella la propria mente nel finale

Il confronto finale tra Hank e Lucy è uno dei momenti più tesi della stagione. Hank tenta inizialmente di impiantare un chip di controllo nella figlia, rendendola docile e obbediente. L’intervento del Ghoul – che lo ferisce e consegna a Lucy un’arma – ribalta la situazione.

Lucy decide di usare lo stesso impianto su Hank, intenzionata a estorcergli finalmente la verità. Ma Hank rivela un’ultima arma: un controller integrato nella sua armatura. Prima che Lucy possa ottenere tutte le risposte, Hank attiva il dispositivo e cancella la propria memoria, rimanendo però fedele ai suoi veri padroni.

È una scelta estrema che definisce il personaggio: meglio l’oblio che il tradimento. Un gesto che trasforma Hank da antagonista ambiguo a simbolo della manipolazione sistemica al centro di Fallout.

Il vero nemico di Fallout: l’Enclave

Se Vault-Tec è sempre stata la faccia pubblica del male, la seconda stagione chiarisce definitivamente chi muove i fili: l’Enclave. È questa organizzazione a controllare i vertici di Vault-Tec, a sviluppare il Forced Evolutionary Virus che ha generato Deathclaw e super mutanti, e a commissionare i chip di controllo mentale perfezionati da Hank.

Il finale stabilisce l’Enclave come villain strutturale della serie: non una singola fazione o un leader carismatico, ma un sistema di potere capace di influenzare eventi su scala globale. Anche la figura di Robert House, pur imponente, appare ridimensionata di fronte a questa rivelazione.

Il destino di Robert House e il significato di “Signal Lost”

Robert House, un tempo l’uomo più ricco e potente del mondo, sopravvive alla guerra solo come coscienza digitale. Dopo essere stato riattivato dal Ghoul, tenta di garantirsi una nuova forma di mobilità costringendolo a trasportarlo tramite un Pip-Boy.

Quando il Ghoul raggiunge i propri obiettivi, però, abbandona il dispositivo e prosegue da solo. House rimane apparentemente intrappolato… ma solo in apparenza. Quando Maximus e Lucy arrivano nel suo attico e lo schermo segnala “Signal Lost”, c’è un istante in cui House riappare brevemente, suggerendo che la sua esistenza come dato gli consente di muoversi senza limiti fisici. House non è sconfitto: è semplicemente altrove.

La nuova direzione del Ghoul e il viaggio verso il Colorado

Il percorso emotivo più intimo del finale appartiene al Ghoul. Dopo due secoli di ricerca, Cooper Howard raggiunge finalmente i criocontenitori dove sperava di ritrovare la moglie Barbara e la figlia Janey. Ma le capsule sono vuote.

La scoperta di una cartolina con scritto “Greetings from Colorado” e una nota manoscritta della moglie – “Colorado was a good idea” – ribalta la disperazione in determinazione. Il Ghoul comprende che la sua famiglia è sopravvissuta e che il suo viaggio non è finito.

Il Wasteland, per lui, smette di essere solo un luogo di violenza e diventa una mappa della speranza, per quanto fragile.

La scena post-credit e la nuova minaccia della Brotherhood of Steel

Dopo i titoli di coda, Fallout introduce uno degli elementi più inquietanti del suo futuro. La Brotherhood of Steel, assente per buona parte della seconda metà della stagione, ritorna in una breve ma decisiva scena.

Quintus riceve ciò che resta delle forze della Brotherhood e dichiara di non voler più unire l’ordine, ma di diventare un distruttore. Subito dopo, svela un progetto: Liberty Prime Alpha, un’enorme armatura meccanizzata, molto più grande e potente delle tradizionali Power Armor.

Il messaggio è chiaro: la Brotherhood non sarà più una forza di equilibrio, ma una nuova minaccia totale pronta a ridisegnare il Wasteland con la forza.

Fallout è già pronto per la stagione 3

La conferma ufficiale della terza stagione rende il finale della seconda ancora più significativo. Nessuna delle storyline introdotte viene chiusa: tutte vengono rilanciate. Lucy, Maximus, il Ghoul, l’Enclave, la Legione, la Brotherhood e Robert House sono ora pedine di un gioco molto più grande.

Fallout dimostra di non voler essere solo un adattamento videoludico riuscito, ma una saga televisiva capace di crescere in complessità, ambizione e identità. Il Wasteland è più vasto che mai — e il peggio, probabilmente, deve ancora arrivare.

Mayday: prima immagine del film Apple con Ryan Reynolds e Kenneth Branagh

0

Ryan Reynolds e Kenneth Branagh recitano insieme in un nuovo film Apple TV (che sarà distribuito in esclusiva sulla piattaforma di streaming) intitolato Mayday, di cui è stata appena rivelata una prima immagine. Il film d’azione di prossima uscita è incentrato su un soldato che non ha altra scelta che effettuare un atterraggio di fortuna con il suo aereo nella natura selvaggia della Russia durante una missione andata male. La foto mostra i personaggi interpretati da Branagh e Reynolds distesi sul terreno innevato, con le giacche sgualcite tirate su fino alla testa e espressioni di dolore sui volti.

I co-protagonisti di Branagh e Reynolds nel film sono Maria Bakalova, Marcin Dorociński, Lovell Adams-Gray, Clark Johnson, Alex Mallari Jr., Louis Cancelmi e Alex Ozerov. Alla regia ci sono invece Jonathan Goldstein e John Francis Daley, che hanno diretto e scritto insieme diversi film, tra cui Dungeons & Dragons – L’onore dei ladri e Game Night. Hanno anche co-sceneggiato Spider-Man: Homecoming (il primo film solista di Tom Holland nei panni di Spider-Man nell’MCU) e Come ammazzare il capo… e vivere felici.

Oltre a recitare nel film, Reynolds è anche produttore insieme a Goldstein, Daley, David Ellison, Dana Goldberg, Don Granger, Ashley Fox, Johnny Pariseau e Patrick Gooing. L’attore non è nuovo ad Apple TV, avendo recitato al fianco di Will Ferrell nel film natalizio Spirited – Magia di Natale, che è uno dei film più visti sulla piattaforma di streaming e attualmente detiene un punteggio del 70% su Rotten Tomatoes. Per quanto riguarda Branagh, invece, egli si è negli ultimi anni distinto per i film Belfast (premiato agli Oscar, Oppenheimer e la trilogia dedicata al personaggio di Hercule Poirot.

Apple TV presenta l’imperdibile lineup 2026: serie originali, film evento e sport dal vivo

0

In occasione dell’Apple TV Press Day di martedì 3 febbraio a Los Angeles, è stata svelata un’anteprima esclusiva dell’attesissima programmazione Apple TV del 2026, che mette in mostra nuove e avvincenti serie – sia inedite, che di ritorno – film originali e un’ampia offerta di sport dal vivo, tra cui Formula 1, Major League Soccer e Friday Night Baseball, tutti pronti al debutto nel corso dell’anno. L’evento ha visto la partecipazione di alcune delle più grandi star e degli storyteller più celebri di oggi, con una conversazione speciale tra Eddy Cue, Senior Vice President of Services di Apple, e Stefano Domenicali, Presidente e CEO della Formula 1, dedicata al debutto dell’entusiasmante stagione di F1 2026 su Apple TV.

Con una programmazione ricca di titoli molto attesi, Apple TV lancerà nuove produzioni originali ogni settimana nel 2026, oltre a nuove stagioni di serie amatissime, tra cui la quarta stagione di Ted Lasso, in arrivo quest’estate. Durante l’Apple TV Press Day è stato presentato un nuovo, sensazionale trailer della seconda stagione della serie di successo Monarch: Legacy of Monsters, insieme ai teaser delle serie: “Imperfect Women – Le mie amiche del cuore”, con Elisabeth Moss, Kerry Washington e Kate Mara; “Margo ha problemi di soldi”, firmata da David E. Kelley e interpretata da Elle Fanning e Michelle Pfeiffer; “Lucky”, una nuova miniserie con protagonista Anya Taylor-Joy. Apple TV ha inoltre condiviso le prime immagini di “Cape Fear”, “Widow’s Bay” e “Maximum Pleasure Guaranteed” e ha presentato una clip inedita della prossima stagione di “L’ultima cosa che mi ha detto”.

I protagonisti e i creatori dei pluripremiati Apple Originals di successo “Pluribus”, “Shrinking”, “Your Friends & Neighbors” e “Sugar” sono saliti sul palco per raccontare cosa riserva il futuro alle loro serie di punta.

Sull’onda del record stabilito dal blockbuster “F1: Il film”, che ha ottenuto quattro nomination agli Oscar, inclusa quella per Miglior Film, le star dei film Apple Original  “Outcome”, “The Dink”, “Mayday”, “Matchbox The Movie” e “Way of the Warrior Kid” hanno presentato un primo sguardo esclusivo ai loro progetti, tutti in uscita nel 2026.

Dopo l’incredibile successo di “F1: Il film”, il film sportivo con il maggior incasso di tutti i tempi, Cue e Domenicali hanno discusso del nuovo ruolo di Apple TV come partner ufficiale per la trasmissione negli Stati Uniti della stagione 2026. Il campionato automobilistico si aggiunge all’offerta sportiva già presente dedicata a Major League Soccer e Major League Baseball, con tutte le partite di MLS e Friday Night Baseball ora disponibili con un abbonamento Apple TV. vLa programmazione in espansione di Apple TV per il 2026, con molti altri titoli originali che verranno annunciati prossimamente, include:

Shrinking (Stagione 3)

“Shrinking” continua a essere uno dei casi più solidi del comedy-drama contemporaneo: parte da un’idea semplice (un terapeuta che smette di filtrare ciò che pensa) e la trasforma in un racconto sul lutto, sulle relazioni e sulla responsabilità emotiva. La terza stagione spinge ancora di più sulla tenerezza che nasce dal caos: le scelte di Jimmy non sono mai “giuste” in modo pulito, ma diventano umane proprio perché sbagliate, impulsive, spesso dolorose.

Apple ha ribadito l’impianto produttivo e creativo di alto profilo (Lawrence/Goldstein/Segel) e l’allargamento del mondo della serie con guest e new entry che promettono nuove dinamiche, senza snaturare il cuore del racconto: l’idea che guarire non significhi “aggiustarsi”, ma imparare a stare dentro le proprie fratture. La stagione 3 è già partita a fine gennaio 2026, confermando il ruolo della serie come “ancora” del catalogo.

Eternity

“Eternity” sembra costruito per colpire proprio dove il rom-com contemporaneo è più fragile: il bisogno di leggerezza, e la paura di essere superficiali. L’idea dell’aldilà come “settimana di scelta” (dove trascorrere l’eternità) è un dispositivo narrativo potente perché trasforma l’amore in un dilemma metafisico, ma anche estremamente concreto: restare con chi ti ha accompagnato nella vita o tornare a ciò che ti ha definito all’inizio.

Il cast (Elizabeth Olsen, Miles Teller, Callum Turner) mette al centro una triangolazione emotiva che non punta solo al tifo da “team”, ma alla domanda più scomoda: quanto di noi è decisione, e quanto è nostalgia? L’uscita indicata è 13 febbraio.

L’ultima cosa che mi ha detto (Stagione 2)

La seconda stagione riparte da un gancio narrativo perfetto per una serie che vive di assenze: Owen ricompare dopo cinque anni, e il ritorno non è una soluzione, ma un’accelerazione del pericolo. Il cuore della storia resta il nucleo familiare ricomposto (Hannah e Bailey) e la fatica di proteggere un legame mentre il passato si rimette in moto.

Il tono punta a un thriller domestico che non ha bisogno di “grandi colpi” continui: funziona quando ti fa sentire che ogni scelta ha un prezzo e che la verità, anche quando arriva, non consola. Uscita: 20 febbraio.

Monarch: Legacy of Monsters (Stagione 2)

La seconda stagione alza la posta in modo esplicito: non solo mostri, ma mitologia. Il ritorno nell’universo Monsterverse si muove tra linee temporali, segreti sepolti e una posta in gioco globale, con un immaginario che prova a tenere insieme avventura, cospirazione e “sense of wonder”. Il teaser/trailer ha puntato forte su un nuovo Titano (Titan X) e sulla promessa di un’espansione di mondo che passa da Skull Island a nuovi luoghi e nuove minacce.

Il rischio, per una serie del genere, è sempre lo stesso: diventare solo “lore”. Ma quando Monarch funziona, lo fa perché usa la scala gigantesca per parlare di fragilità umane (famiglia, identità, colpa). Uscita: 27 febbraio, con episodi settimanali fino a inizio maggio.

Imperfect Women – Le mie amiche del cuore

Qui Apple spinge su un thriller psicologico “da personaggi” più che da meccanismo: un crimine che rompe un’amicizia decennale e costringe a guardare la verità non come rivelazione finale, ma come corrosione progressiva. Il tema non è solo “chi è stato”, ma cosa siamo disposti a nascondere pur di mantenere intatta l’immagine che gli altri hanno di noi.

Con Elisabeth Moss e Kerry Washington (anche produttrici esecutive) e un impianto corale ricco, “Imperfect Women” sembra puntare su senso di colpa, compromessi e punizione emotiva: ingredienti perfetti per una serie che vuole essere discussa episodio dopo episodio. Uscita: 18 marzo.

For All Mankind (Stagione 5)

For All Mankind” continua a fare ciò che la distingue: usare l’ucronia non come gioco di stile, ma come lente politica e culturale. La quinta stagione riparte dopo l’evento Goldilocks e porta Marte verso una fase “colonia”, cioè verso il punto in cui la fantascienza diventa diritto, ordine, conflitto sociale. Se il Pianeta Rosso smette di essere frontiera e diventa casa, allora arrivano inevitabilmente gerarchie, pretese, tensioni tra chi vive lì e chi comanda da lontano.

È una serie che non ha paura di ragionare sulle conseguenze: non basta arrivare nello spazio, bisogna capire che cosa ci portiamo dietro. Uscita: 27 marzo.

Your Friends & Neighbors (Stagione 2)

Jon Hamm al centro di una dramedy che lavora su un’idea irresistibile: quando l’apparenza del benessere è una maschera, la criminalità può diventare (quasi) un gesto di sopravvivenza. La seconda stagione spinge il protagonista più a fondo nella sua “seconda vita”, e introduce la minaccia perfetta: un nuovo vicino che può far saltare tutto.

Quello che interessa qui non è il furto in sé, ma il cortocircuito morale: rubare a chi “ha tutto” sembra facile da giustificare, finché non scopri che dietro quelle case ci sono segreti più violenti di te. Uscita: 3 aprile.

Outcome

Una dark comedy che mette in scena Hollywood come luogo di identità frantumate: il divo amato dal pubblico che viene ricattato e deve affrontare ciò che ha rimosso. Jonah Hill scrive/dirige e si ritaglia un ruolo, mentre Keanu Reeves e Cameron Diaz guidano un cast volutamente “pop” per un racconto che promette di essere più amaro che glamour.

Il potenziale sta tutto nel tono: se “Outcome” riesce a far ridere senza assolvere, e a colpire senza fare prediche, può diventare uno di quei film Apple che si giocano tra intrattenimento e riflessione. Uscita: 10 aprile.

Margo ha problemi di soldi

Il titolo dice già tutto: precarietà, maternità, sopravvivenza. Ma la chiave interessante è l’equilibrio tra commedia e dramma familiare, con una protagonista che deve reinventarsi mentre il mondo le chiede prestazioni impossibili (economiche, emotive, sociali). Il coinvolgimento di David E. Kelley e A24 segnala un’ambizione “da prestige”, mentre il cast (Elle Fanning, Michelle Pfeiffer, Nicole Kidman) è pensato per rendere la serie un appuntamento.

È uno di quei progetti che possono funzionare perché parlano del presente senza trasformarlo in slogan: la povertà (o la paura di essa) come condizione mentale prima ancora che materiale. Uscita: 15 aprile.

Criminal Record (Stagione 2)

La nuova stagione entra in un territorio ad alta tensione: protesta politica, violenza, morte di un giovane e una protagonista consumata dal senso di colpa. Qui il thriller non è solo “caccia al killer”, ma confronto con i lati opachi dell’istituzione: intelligence, compromessi, accordi pericolosi.

Se la prima stagione lavorava sul dubbio e sulla manipolazione, la seconda sembra voler alzare la posta etica: quanto sei disposto a sporcarti per ottenere giustizia, e quando smetti di essere diverso da ciò che combatti? Uscita: 22 aprile.

Widow’s Bay

Una cittadina su un’isola, niente Wi-Fi, superstizioni e turismo come ultima speranza economica: “Widow’s Bay” prende un’ambientazione quasi da favola americana e ci innesta horror e commedia di personaggi. È un mix delicato: deve farti sorridere dei limiti del sindaco (Matthew Rhys) e, nello stesso tempo, convincerti che la maledizione può essere reale — o almeno “reale abbastanza” da determinare scelte e paure.

Sembra il classico progetto che può sorprendere se tiene insieme atmosfera e ritmo: non serve spiegare tutto, serve farti sentire che l’isola respira e guarda chi arriva. Uscita: 29 aprile.

Maximum Pleasure Guaranteed

Tatiana Maslany in un thriller con venature da black comedy: ricatti, omicidi e… calcio giovanile. Il contrasto è programmatico e dice molto della direzione Apple: storie “di genere” che non rinunciano al quotidiano, anzi lo usano come detonatore. Una madre divorziata che pensa di aver assistito a un crimine e avvia un’indagine personale mentre la sua vita privata crolla: il punto è capire se la paranoia è fuga o lucidità.

Il titolo, volutamente provocatorio, sembra promettere una discesa nel lato oscuro dell’idea di “normalità”. Uscita: 20 maggio.

Cape Fear

Miniserie-evento, qui la parola “stellare” non è marketing: Javier Bardem e Amy Adams davanti alla camera, Scorsese e Spielberg tra i produttori esecutivi. La storia riprende l’ossatura di “Cape Fear”: un criminale che torna libero e punta alla vendetta contro chi lo ha fatto condannare. È materiale che vive di tensione morale: la giustizia che diventa colpa, il passato che ritorna come punizione.

La sfida è fare qualcosa che non sembri solo un’operazione di prestigio: se la serie trova un punto di vista contemporaneo (sul sistema, sul potere, sul concetto di “meritarsi” una condanna), può essere uno dei titoli di punta dell’anno. Uscita: 5 giugno.

Sugar (Stagione 2)

Colin Farrell torna nei panni di John Sugar, detective privato cinefilo (e già questo, su Cinefilos, è un dettaglio che pesa). La seconda stagione promette un nuovo caso e una cospirazione “a scala cittadina”, ma soprattutto rilancia la domanda etica: fin dove ti spingi per fare la cosa giusta? È una frase che, nei noir migliori, suona sempre come condanna.

Interessante anche la scelta di rinnovare il cast: è un modo per far percepire ogni stagione come un nuovo film, mantenendo però un protagonista che funge da bussola emotiva. Uscita: 19 giugno.

Lucky

Anya Taylor-Joy protagonista e produttrice: “Lucky” ha la forma della fuga, ma il sapore della fatalità. Una rapina che va storta, l’FBI alle calcagna, un boss criminale e una protagonista che deve sopravvivere usando l’unica cosa che conosce: l’arte della truffa. È un thriller che può diventare un character study se non si limita all’azione, e se usa la corsa come strumento per svelare chi è davvero Lucky quando non può più controllare la narrazione.

Il legame con Reese’s Book Club indica anche il posizionamento: racconto pop, sì, ma con ambizione emotiva. Uscita: 15 luglio.

The Dink

Commedia estiva con pickleball come campo di battaglia generazionale: un ex prodigio del tennis costretto a reinventarsi e, soprattutto, a fare i conti con il giudizio del padre. La premessa sembra leggera, ma il tema è classico: identità costruita sul successo, e panico quando il corpo (o il tempo) ti toglie ciò che eri.

Con Jake Johnson ed Ed Harris, “The Dink” può essere quella comedy che funziona perché sotto la risata c’è un dolore riconoscibile. Uscita: 24 luglio.

Mayday

Ryan Reynolds e Kenneth Branagh in una commedia d’azione in piena Guerra Fredda: missione fallita, pilota bloccato dietro le linee nemiche e un ex KGB che diventa alleato improbabile. Qui la promessa è quella del “buddy movie” travestito da spy thriller: ritmo, battute, ma anche un legame che nasce dal riconoscersi nell’altro quando tutto è ostile.

Se la scrittura regge l’equilibrio tra parodia e tensione, “Mayday” può diventare uno di quei film da grande pubblico che Apple usa per allargare la base. Uscita: 4 settembre.

Ted Lasso (Stagione 4)

Il ritorno più “pop” del pacchetto: Ted torna a Richmond, ma la nuova sfida è allenare una squadra femminile di seconda divisione. È una scelta intelligente perché evita la ripetizione e riporta la serie alla sua essenza: non vincere, ma imparare a credere. Il cuore di “Ted Lasso” non è il calcio, è la capacità di trasformare un ambiente tossico in uno spazio di crescita (anche quando fa male).

L’uscita è indicata in estate: un posizionamento perfetto per una serie che vive di comunità e che, ciclicamente, diventa “comfort viewing” collettivo.

Matchbox The Movie

Action-adventure “globale” (viaggi, inseguimenti, CIA, amici d’infanzia) che usa l’IP Mattel come trampolino, non come vincolo. Sam Hargrave alla regia promette fisicità e set piece; John Cena guida un cast che spinge sul divertimento, ma con una struttura da caccia internazionale.

È il tipico titolo che punta a essere serata-evento: semplice da vendere, facile da condividere, ad alto tasso di intrattenimento. Uscita: 9 ottobre.

Way of the Warrior Kid

Chris Pratt e un romanzo di Jocko Willink come base: un racconto di formazione che parla di bullismo, disciplina e coraggio, evitando (si spera) la retorica motivazionale facile. La premessa è efficace perché sposta l’eroismo dal combattimento al percorso: imparare a reggere la vergogna, l’insicurezza, il sentirsi “in ritardo”.

Se la regia di McG non schiaccia tutto sul tono da “movie per famiglie” e lascia spazio alla vulnerabilità del protagonista, può essere uno dei film Apple più trasversali dell’anno. Uscita: 20 novembre.

Sport dal vivo su Apple TV nel 2026

L’inserimento (e la valorizzazione) della sottoscrizione sportiva non è più un esperimento: è un pilastro di posizionamento. L’idea di Apple TV come “appuntamento” passa anche da lì: MLS e Friday Night Baseball già strutturano una routine, e l’arrivo della Formula 1 (stagione 2026 negli USA) viene raccontato come un salto di scala, anche simbolico. È una mossa che parla di ambizione e di identità: non solo serie e film, ma “eventi” in diretta che creano abitudine e fedeltà.