Netflix
ha pubblicato un altro teaser di Dead Boy Detectives, la prossima serie fantasy
soprannaturale in live-action basata sui personaggi DC creati da
Neil Gaiman e Matt Wagner.
Il video serve a introdurre i
quattro membri chiave dell’agenzia Dead Boy
Detectives, tra cui George Rexstrew nel
ruolo di Edwin Payne e Jayden Revri nel ruolo di
Charles Rowland. Tutti gli otto episodi saranno disponibili in
streaming a partire dal 25 aprile.
Chi è coinvolto in Dead Boy Detectives?
Dead Boy
Detectives è scritta e prodotta esecutivamente da
Steve Yockey. La serie è interpretata anche da
Kassius Nelson nel ruolo di Crystal Palace,
Yuyu Kitamura nel ruolo di Niko, Jenn
Lyon nel ruolo di Esther, Briana Cuoco
nel ruolo di Jenny la macellaia, Ruth Connell nel
ruolo dell’infermiera notturna, Michael Beach nel
ruolo di Tragic Mick, Joshua Colley nel ruolo di
Monty e David Iacono nel ruolo di David il demone.
È prodotta a livello esecutivo da Jeremey Carver, Greg
Berlanti, Sarah Schechter, Lee Toland Krieger e David
Madden.
“Avete un fantasma fastidioso
che vi perseguita? Un demone vi ha rubato i ricordi più importanti?
Potreste voler chiamare i Dead Boy Detectives“, si legge nella
sinossi. “Vi presentiamo Edwin Payne e Charles Rowland, ‘il
cervello’ e ‘il braccio’ dietro l’agenzia Dead Boy Detectives.
Adolescenti nati a decenni di distanza l’uno dall’altro che si
ritrovano solo nella morte, Edwin e Charles sono migliori amici e
fantasmi… che risolvono misteri. Fanno di tutto per restare uniti,
anche per sfuggire a streghe malvagie, all’Inferno e alla Morte stessa. Con l’aiuto di una
chiaroveggente di nome Crystal e del suo amico Niko, riescono a
risolvere alcuni dei casi paranormali più misteriosi del regno
mortale“.
Il franchise di Mad
Max è pieno di momenti ricchi di azione, e questo
continuerà nel prossimo Furiosa: A Mad
Max Saga, che presenta una sequenza di 15 minuti.
Parlando con Total Film, la star di
Furiosa: A Mad
Max SagaAnya
Taylor-Joy ha rivelato che nel prossimo film
prequel c’è una sequenza di 15 minuti che ha richiesto alla troupe
più di 75 giorni per essere completata. La scena è stata chiamata
“Stairway to Nowhere” durante la produzione e Anya
Taylor-Joy la definisce di importanza cruciale
per il personaggio di Furiosa.
“Io e George abbiamo discusso a
lungo sul perché questo particolare set-piece fosse così
lungo“, ha detto Anya
Taylor-Joy. “È perché si vede un accumulo
di abilità nel corso di una battaglia, e questo è molto importante
per capire quanto Furiosa sia piena di risorse, ma anche la sua
grinta. È la sequenza più lunga che ognuno di noi abbia mai girato.
Il giorno in cui abbiamo finito, tutti hanno ricevuto un vino
‘Stairway To Nowhere’!“.
Furiosa: A Mad Max Saga, quello
che sappiamo sul film
InFuriosa: A Mad
Max SagaAnya Taylor-Joy
assume il ruolo che è stato di Charlize Theron
in Mad Max: Fury Road. La
sinossi ufficiale recita: mentre
il mondo va in rovina, la giovane Furiosa viene strappata dal Luogo
Verde delle Molte Madri, e cade nelle mani di una grande Orda di
Motociclisti guidata dal Signore della Guerra Dementus.
Attraversando le Terre Desolate, si imbattono nella Cittadella
presieduta da Immortan Joe. Mentre i due tiranni si battono per il
predominio, Furiosa deve sopravvivere a molte prove e mettere
insieme i mezzi per trovare la strada di casa.
Taylor-Joy ha rivelato che il film
è molto diverso da Fury
Road. Mentre quest’ultimo era un “road movie” che si
svolge in pochi giorni, questo nuovo film è invece descritto come
un racconto più “epico, che si svolgesu un
piùlungo periodo di tempo, e in un certo senso impari a
conoscere Furiosa meglio in questo modo“. Atteso da molti anni
e a lungo bloccato da una disputa legale tra Miller e la Warner
Bros. il film è ora in fase di post-produzione. Furiosa è
scritto, diretto e prodotto da George
Miller insieme al suo partner di produzione di lunga
data Doug Mitchell. Oltre a Taylor-Joy, nel film
ci sarà anche Chris Hemsworth nel
ruolo del villain. Furiosa
debutterà nelle sale il 24 maggio 2024.
Rebel Moon – Parte 2: La Sfregiatrice
(qui
la recensione) conclude una parte della storia proposta da
Zack Snyder, ma se pure i protagonisti hanno vinto
una battaglia, la guerra non è ancora finita. Questo secondo
capitolo – che si apre poco dopo il finale di Rebel Moon – Parte
1: Figlia del fuoco – è incentrato sulla preparazione
allo scontro tra i ribelli guidati da Kora
(Sofia
Boutella) e le truppe del risorto ammiraglio
Noble e sullo scontro effettivo su Veldt. Se
dunque la prima ora è essenzialmente più statica e contemplativa,
la seconda è invece un tripudio di scontri e combattimenti in puro
stile Zack Snyder. C’è dunque tempo sia per approfondire il passato
dei protagonisti che per gettare le basi per i futuri film di
questa saga.
Uno dei problemi di Rebel Moon – Parte
1: Figlia del fuoco è che la sezione del reclutamento
si muove così velocemente che i guerrieri assunti da Kora hanno a
malapena il tempo di svilupparsi. Rebel Moon – Parte 2: La Sfregiatrice dà più
respiro alla storia, mostrando i nuovi arrivati che abbracciano la
vita nel villaggio mentre si preparano alla battaglia che li
attende. Verso la meta del film, poi, Titus
(Djimon Hounsou)
insiste perché si parlino del loro passato prima di combattere
insieme.
Titus rivela di aver guidato i suoi
uomini alla ribellione contro l’Imperium, dopo aver messo in
discussione i loro tentativi di reprimere una ribellione sul
pianeta Sarawu. Titus fu poi costretto ad arrendersi, ma nonostante
avesse cercato di salvare i suoi uomini, questi furono tutti
giustiziati dall’Imperium come punizione. Titus rimane ossessionato
da questo evento, che lo spinge a combattere per il Veldt, anche se
sembra essere una causa persa.
Tarak (Staz
Nair) rivela invece di essere stato un principe del suo
mondo natale. Suo padre fu ucciso dall’Imperium per aver osato
chiedere di scendere a patti con loro. Ne seguì l’invasione del
pianeta di Tarak, che causo anche la morte di sua madre, mentre lui
fu costretto all’esilio per preservare la linea di sangue reale.
Tarak si sente in colpa per l’accaduto e sostiene di essere stato
privato della possibilità di difendere il suo pianeta. Difendendo
il Veldt, intende rimediare a questa situazione.
Il piccolo e pacifico villaggio di
pescatori di Nemesis (Doona Bae)
è invece stato spazzato via dalle forze dell’Imperium anni prima e
tutta la sua famiglia è stata uccisa. Si è quindi tagliata le
braccia e le ha sostituite con i guanti del suo antenato, la cui
“sete di sangue” fa sì che le sue spade si arroventino. Da allora,
vive per la vendetta, ma nel difendere Veldt, trova qualcosa per
cui vale la pena combattere di nuovo.
Millius
(Elise Duffy) ricorda invece come il suo mondo
agricolo sia stato conquistato dall’Imperium, costringendo il
pianeta a lavorare come schiavi. È qui che ha incontrato per la
prima volta Bloodaxe (Ray
Fisher), che con i suoi ribelli ha liberato il suo popolo.
Questa scena spiega ulteriormente perché Millius era così devoto a
Bloodaxe, mentre la lotta di Veldt ricorda loro cosa è successo al
loro pianeta.
Rebel Moon prende
spunto da film come I magnifici sette, dove parte del divertimento
consiste nel vedere gli eroi pianificare l’inevitabile resa dei
conti. Kora e gli altri sono più che disposti a morire combattendo
l’invasione, anche se nel finale Kora ha un momento di debolezza.
L’Imperium non può sparare sul villaggio senza distruggere il cibo
per il quale sono venuti, così Noble le propone un accordo: se Kora
si arrende e consegna il cibo, Noble e le sue forze se ne andranno
senza spargimento di sangue.
Questo mette alla prova la
determinazione di Kora, che ha accettato Veldt come sua casa. Kora
ora ha una famiglia e delle persone per cui vale la pena morire,
quindi accetta l’accordo di Noble e si arrende.
Gunnar (Michiel Huisman), però,
sa che non ci si può fidare dell’Ammiraglio, quindi toglie la
situazione dalle mani di Kora. Spara alla campana del villaggio,
dando vita alla lunga sequenza d’azione finale di Rebel Moon – Parte 2: La Sfregiatrice.
Naturalmente, se Kora si fosse semplicemente arresa, Noble
probabilmente avrebbe comunque raso al suolo il pianeta.
Jimmy salva la situazione durante
la battaglia finale di Rebel Moon – Parte 2: La sfregiatrice
JC-1435 (alias
“Jimmy”) è un androide da combattimento creato per salvare la
famiglia reale. Quando il Re è stato ucciso, Jimmy è rimasto senza
uno scopo, ma in Rebel Moon – Parte
1: Figlia del fuoco ha aiutato a sopraffare gli uomini
dell’Imperium rimasti sul Veldt quando sono diventati violenti.
L’aver tolto una vita pesa molto sull’androide, così Jimmy si isola
per tutta la durata di Rebel Moon – Parte 2: La Sfregiatrice ,
nonostante veda gli abitanti del villaggio prepararsi alla
battaglia. Parla anche con Kora dell’imminente resa dei conti, ma
sembra non volerne far parte.
Durante il finale della seconda
parte, i ribelli sono sul punto di perdere quando l’Imperium invia
un carro armato. Quando tutto sembra perduto, Jimmy appare
all’improvviso e usa le sue superiori capacità di combattimento per
uccidere decine di soldati prima di disattivare il carro armato. In
questo momento, Jimmy riacquista il senso di autostima e decide che
può ancora essere utile, nonostante ciò che la sua programmazione
originaria potrebbe affermare.
Rebel Moon – Parte 2: La Sfregiatrice ha
dimostrato che la sconfitta di Kora contro Noble nel primo episodio
le ha solo fatto guadagnare tempo. Pur essendo riuscita a uccidere
l’Ammiraglio, il suo corpo è stato recuperato dall’Imperium e
resuscitato. Noble torna quindi su Veldt in cerca di vendetta,
conservando la cicatrice che Kora gli ha fatto, onorato di essere
stato marchiato dalla “Sfregiatrice”. Sfortunatamente, Noble non ha
imparato alcuna lezione dal suo primo incontro con Kora.
La sua arroganza e la sua
convinzione della superiorità dell’Imperium portano alla sconfitta
delle sue forze e alla sua seconda – e definitiva – morte. Dopo un
prolungato combattimento con la spada nel Dreadnought in via di
distruzione, Kora intrappola il cattivo usando una porta prima di
decapitarlo. Questo avviene fuori dallo schermo, per mantenere
intatto il PG-13 (ma potremmo vedere qualcosa in più nella
director’s cut). Noble può essere sopravvissuto a Rebel Moon – Parte
1: Figlia del fuoco, ma la sua decapitazione in questo
film suggerisce che questa volta la sua fine è un po’ più
definitiva.
Nemesis e Gunnar muoiono nel finale
di Rebel Moon – Parte 2: La sfregiatrice
Nei film basati sulle missioni
suicide, come I Sette Samurai o Quella sporca
dozzina, è tradizione che la maggior parte del cast perisca
nel finale. Il finale di Rebel Moon – Parte 2: La Sfregiatrice è una
rinfrescante sovversione a questa tradizione, perché mentre le cose
sembrano andare sempre peggio durante la battaglia finale, la
maggior parte del cast di Rebel Moon sopravvive.
Purtroppo, la spadaccina Nemesis e Gunnar, l’amante di Kora, sono i
due personaggi principali che muoiono nel finale, sacrificandosi
per salvare gli altri.
Nel caso di Nemesis, stava
difendendo un gruppo di abitanti del villaggio mentre respingeva
un’ondata di spadaccini dell’Imperium. Nonostante abbia opposto una
strenua difesa, Nemesis viene sopraffatta da un soldato che le
sferra un colpo mortale durante il combattimento. Un ragazzino, con
cui Nemesis ha fatto amicizia sul Veldt, la conforta durante il suo
abbandonare la vita e la guerriera trova un po’ di pace dopo i
molti anni passati a cercare vendetta contro l’Imperium. Questo
ragazzo ricorda a Nemesis anche i suoi figli, uccisi durante un
attacco dell’Imperium in un villaggio non dissimile da Veldt.
Gunnar, invece, definito “il cuore”
di Veldt dagli abitanti del villaggio, non si risparmia nel cercare
di aiutare Kora a portare a termine la sua missione. Si recherà con
lei sulla Dreadnought, ma qui viene ferito a morte durante uno
scontro a fuoco con Noble. Gunnar sopravvive giusto il tempo di
dire a Kora che la ama e di vedere la flotta di resistenza di
Devra Bloodaxe (Cleopatra
Coleman) arrivare in tempo per aiutare il villaggio. Il
suo corpo viene poi cremato insieme a Nemesis.
Rebel Moon – Parte
1: Figlia del fuoco ha mantenuto vivo un certo mistero
sul passato di Kora, tra cui l’esatta sorte della principessa
Issa. Kora era stata incaricata di proteggere la
giovane principessa, considerata un essere divino in grado di
riportare in vita i morti. In un tragico flashback in Rebel Moon – Parte 2: La Sfregiatrice, Kora
spiega cosa è successo: il cattivo principale di Rebel
Moon, il Reggente Balisarius (Fra
Fee), ha attirato il Re (Cary Elwes), la
Regina (Rhian Rees) e Issa in
un’imboscata. Il Re e la Regina vengono pugnalati a morte, mentre
Balisarius costringe Kora a sparare a Issa per dimostrare la sua
fedeltà.
Prima che Kora prema il grilletto,
Issa dice “Ti perdono“, mentre la sua ferita da proiettile
si illumina di bianco prima di morire. Rebel Moon – Parte 2: La Sfregiatrice
sottolinea che l’assassinio della famiglia reale è il trauma
principale del passato di Kora, che ha tradito completamente Issa
per servire il suo malvagio padre adottivo, Balisarius. Tuttavia,
nel finale, Titus rivela che Issa è ancora viva, quindi Kora e gli
altri devono cercarla. Dato che la principessa Issa è una sorta di
essere elementale vivo in forma umana, la sua sopravvivenza ha
senso e la prossima missione sarà dunque trovarl e, per Kora,
ottenere la redenzione per la morte del Re e della Regina.
In che modo il finale prepara i
futuri film di Rebel Moon?
Zack Snyder ha
affermato di avere in mente una storia in grado di coprire ben sei
film e il finale di Rebel Moon – Parte 2: La Sfregiatrice di certo
lascia la porta aperta per ulteriori scontri e avventure. Dato che
la Principessa Issa è viva, si presume che nel terzo film Kora e i
suoi ribelli partano alla sua ricerca, permettendo così anche allo
spettatore di esplorare ulteriori mondi e luoghi di questo
universo. Quando la notizia della vittoria dei ribelli sul
Veldt si diffonderà, inoltre, ispirerà senza dubbio rivolte anche
su altri pianeti, oltre alla ricerca di vendetta da parte
dell’Imperium stesso.
Inoltre, il reggente Balisarius è
ancora in circolazione, quindi la resa dei conti tra Kora e il suo
tirannico padre adottivo è inevitabile. Il flashback di Balisarius
che massacra la famiglia reale rivela che è stato lui a far
ricadere la colpa su Kora, motivo per cui lei è ora ricercata.
Balisarius è il cattivo principale dell’universo di Rebel
Moon, quindi la saga non finirà finché non sarà sconfitto.
Tale momento, però, potrebbe ancora essere lontano nel tempo, visto
ciò che c’è da fare prima. Come i protagonisti ripetono nel finale:
To Find and to Fight. Trovare (prima) e combattere
(poi).
Il vero significato del finale di
Rebel Moon – Parte 2: La Sfregiatrice
L’arco narrativo di Kora nei primi
due capitoli di Rebel Moon prevede l’accettazione
di Veldt come sua nuova casa e il riconoscere che merita di
sentirsi amata. Decenni di combattimenti l’hanno resa insensibile
alla nozione di amore, ma diventando parte del villaggio e
innamorandosi di Gunnar, ha riabbracciato la sua umanità. Kora
impara a perdonare se stessa per il passato e per aver “ucciso”
Issa, e dimostra di essere più di una macchina da guerra per
l’Imperium salvando il suo nuovo mondo natale.
Lo stesso vale per tutti gli eroi di
Rebel Moon – Parte 2: La Sfregiatrice, la
maggior parte dei quali ha provato immensi sensi di colpa o
vergogna per le proprie azioni passate. Tutti rimangono e
combattono, nonostante la sconfitta certa. La cosa bella del finale
del sequel è che anche i ribelli non devono morire per ottenere la
redenzione. Gunnar e Nemesis fanno la loro fine, ma la maggior
parte dei ribelli vive per combattere un altro giorno e la loro
fede nella lotta per una giusta causa viene premiata.
Da quando Kevin Feige ha
annunciato un progetto basato sui mutanti al Comic-Con, i fan
non vedono l’ora di vedere un nuovo film sugli
X-Men ambientato nel MCU. Dopo un lento processo di
sviluppo attraverso le
fasi 4 e
5, il
nuovo film sugli
X-Men sembra abbia acquisito un nuovo slancio,
dato che i Marvel Studios avrebbe rilasciato una
sinossi del film.
La sinossi della storia del nuovo
film sugli X-Men sarà familiare ai fan
Un nuovo rapporto di Production
Weekly ha rivelato la sinossi ufficiale dei Marvel
Studios per il prossimo film sugli
X-Men recita: “L’allegra squadra di mutanti di
Charles Xavier ha il compito di proteggere un mondo che li odia e
li teme per le loro insolite sembianze e capacità“.
Diversi fan hanno trovato la
sinossi molto generica, in quanto richiama una storia di base degli
X-Men che molti conoscono. Tuttavia, considerando
che la logline non accenna a nessun dettaglio importante della
trama, è probabile che si tratti di una sinossi provvisoria.
Ora, l’imminente Deadpool &
Wolverine del 2024 dovrebbe fornire una base più
diretta per il film. Potrebbe introdurre altri mutanti del MCU
basati sulla Terra 616 oltre a Kamala Khan
e Namor.
I fan possono aspettarsi alcuni
aggiornamenti ufficiali sugli
X-Men al San Diego Comic-Con 2024, al quale si
ipotizza che la Marvel parteciperà. A proposito di notizie, un
nuovo rumor suggerisce che la data di uscita di
Avengers 5 non è stata ritardata come era stato
anticipato.
The synopsis for Marvel Studios’ live action
X-MEN
film has been revealed according to a new Production Weekly
report.
“Charles Xavier’s team of merry mutants is charged with the
mission of protecting a world that hates and fears them for their
unusual appearances and… pic.twitter.com/gf8PVQ1boG
Keanu Reeves è in trattative per entrare nel
cast del nuovo film di Ruben Östlund, The
Entertainment System Is Down.
Secondo Variety, Keanu Reeves è attualmente in trattative
per recitare in The Entertainment System Is Down, diretto da
Östlund.
Di cosa parla The Entertainment
System Is Down?
Sebbene i dettagli specifici della
trama non siano ancora stati resi noti, Östlund ha
dichiarato a Variety nel 2022 che il film “si svolge su un volo
a lungo raggio. Poco dopo il decollo, l’equipaggio del volo
comunica ai passeggeri che il sistema di intrattenimento è fuori
uso. Ora sono bloccati su un volo di 15 o 17 ore senza alcun
intrattenimento digitale. Non hanno gli schermi a cui siamo
abituati nel mondo contemporaneo. Si tratterà quindi di uno studio
su come gli esseri umani interagiscono in questo piccolo
laboratorio che è l’aereo. Si studierà il modo in cui gli esseri
umani moderni naufragano in queste circostanze”.
E ha aggiunto: “Rabbia aerea è
un termine che si usa quando un passeggero diventa così violento da
dover procedere a un atterraggio di emergenza di un volo. Ho letto
uno studio in merito e hanno scoperto che quando i passeggeri di
economy si imbarcano attraverso la business clause o la prima
classe, il rischio di media aumenta di quattro volte. È un dato
molto interessante, perché dice molto di una cosa vera: la
disuguaglianza ci provoca, la disuguaglianza ci rende frustrati. E
se vediamo che ci si confronta con la disuguaglianza, penso che
nella nostra società ci sia anche il rischio che questa provochi
delle collere“.
Ruben Östlund è
noto per The
Square del 2017 e Triangle
of Sadness del 2022, entrambi premiati con la Palma
d’Oro al Festival di Cannes. Ha diretto
anche The Guitar Mongoloid del 2004,
Involuntary del 2008, Play del
2011 e Force Majeure del 2014.
Sebbene i fan si siano entusiasmati
quando si è saputo che Martin Scorsese stava lavorando a un progetto
su Frank Sinatra, la figlia maggiore del
leggendario cantante non sembra condividere questa sensazione.
Nancy Sinatra, la
figlia maggiore di Frank, che è anche un’artista
affermata, ha recentemente utilizzato i social media per
condividere una frecciatina non troppo velata al progetto.
Sinatra ha ritwittato su Twitter un’immagine di
suo padre e di sua moglie, Ava Gardner, con la
didascalia del tweet originale che recitava: “Mi dispiace
Leo e JLaw, non sarete mai loro“.
Il tweet iniziale è un’evidente
frecciatina
alla notizia che
Leonardo DiCaprio e
Jennifer Lawrence sono stati scritturati per
interpretare rispettivamente Sinatra e la Gardner.
Con il retweet dell’immagine da parte di Nancy, sembra che anche
lei non sia affatto entusiasta del tentativo di Scorsese di
realizzare il film.
Martin Scorsese e la proprietà di
Sinatra hanno avuto una lunga storia di disaccordi
reciproci. Nel 2014, Scorsese voleva realizzare un biopic
sull’iconico cantante, ma fu bloccato dalla sua famiglia. Nel 2017,
Scorsese ha riflettuto sul tentativo e ha
detto che la famiglia non avrebbe accettato di fare un film che, a
suo dire, non avrebbe nascosto nulla della vita di Frank.
“Certe cose sono molto
difficili per una famiglia, e le capisco perfettamente“, ha
detto Scorsese. “Ma se si aspettano che lo
faccia io, non possono nascondere certe cose. Il problema è che
quell’uomo era così complesso. Tutti sono così complessi, ma
Sinatra in particolare“.
Progetto su Frank Sinatara è in
lavorazione, ma non ancora ufficiale
Secondo Variety, Martin Scorsese sta progettando di girare nel
prossimo futuro un biopic su Frank Sinatra con
Leonardo DiCaprio e
Jennifer Lawrence. Il progetto non è ancora stato
affidato a uno studio, anche se Variety riporta che la Sony sarebbe
essere l’attuale favorita.
Variety riporta anche che il film
potrebbe “incontrare qualche intoppo“, poiché la figlia di
Sinatra, Tina Sinatra, controlla il patrimonio del
defunto padre e non ha ancora dato il suo consenso al progetto.
Leonardo DiCaprio sarebbe stato scelto per
interpretare il leggendario cantante nel nuovo film di Martin Scorsese, mentre la
Jennifer Lawrence interpreterà la seconda moglie di
Sinatra, Ava Gardner. Al momento non sono
disponibili ulteriori dettagli sulla trama.
L’imminente serie Alien di
Noah
Hawley, targata FX, si è arricchita di un
nuovo cast: Deadline ha infatti reso noto che
Sandra Yi Sencindiver si è unita al progetto.
Il ruolo di Sandra Yi
Sencindiver nella prossima serie è descritto come un
membro anziano della Weyland-Yutani Corporation. La
Sencindiver apparirà in più episodi nel corso della prima stagione
e Deadline sottolinea che c’è spazio “per una crescita del
personaggio” in futuro.
Sencindiver si aggiunge a un cast
già ricco di star per la prossima serie. La serie Alien è
interpretata da Timothy Olyphant nel ruolo di
Kirsh, Sydney Chandler in quello della metaumana
Wendy, Alex Lawther nel ruolo del soldato CJ,
Kit Young in quello di Tootles, Samuel
Blenkin in quello di Boy Kavalier, Essie
Davis in quello di Dame Silvia, Adarsh
Gourav in quello di Slightly, David Rysdahl e Moe
Bar-El.
Deadline fa inoltre notare che la
serie, che è rimasta per lo più segreta, è ambientata circa 30 anni
prima degli eventi del primo film Alien:
Romulus e si svolgerà sulla Terra.
Cosa sappiamo della serie Alien di
FX?
Descritta come la prima storia di
Alien ambientata sulla Terra, la serie
Alien senza titolo è scritta e diretta da
Hawley.
Ulteriori dettagli sulla trama sono
ancora tenuti nascosti, ma secondo quanto riferito è stato
sviluppato come una storia prequel ambientata prima dei film
guidati da Sigourney Weaver. La serie è prodotta
esecutivamente da Hawley, Scott e Dana Gonzales,
con Chris Lowenstein alla produzione.
Hawley ha precedentemente
confermato che la serie esplorerà gli aspetti più terreni del
franchise. Il regista ha anche parlato dell’inclusione della
Weyland-Yutani – l’enorme corporazione che si trova in quasi tutti
i film di Alien – e di
come intende realizzare una serie che catturi l’aspetto horror e
d’azione del franchise di Alien ed
esplori altri temi stabiliti nel mondo.
La serie tv di Alien
Il cast completo della serie
Alien
comprende Sydney Chandler (Don’t Worry Darling),
Alex Lawther (Black Mirror, Andor), Samuel Blenkin (The Sandman,
Black Mirror), Kit Young (Shadow and Bone),
Essie Davis (Matrix Revolutions, Assassin’s
Creed) e Adarsh
Gourav (The White Tiger). Anche Timohty
Olyphant si è unito al cast come sintetizzatore, mentre il
ruolo di David Rysdahl non è stato reso noto.
In precedenza, Hawley ha dichiarato
a Vanity Fair che la serie è ambientata sulla Terra e tratterà i
temi della guerra di classe. “Le storie di alieni sono sempre
in trappola… Intrappolati in una prigione, intrappolati in
un’astronave. Ho pensato che sarebbe stato interessante aprirla un
po’, in modo che la posta in gioco “Cosa succede se non si riesce a
contenerla?” sia più immediata“. “
Oltre alla serie prequel, un nuovo
film di Alien del regista Fede
Alvarez, intitolato Alien:
Romulus, è in lavorazione presso i Disney/20th Century
Studios, con data di uscita nelle sale il 16 agosto 2024.
Mentre la serie televisiva sarà
ambientata prima degli eventi del primo film, il film di Alvarez
sarà ambientato tra gli eventi del film originale del 1979 diretto
da Ridley Scott e il suo sequel del 1986
diretto da James Cameron. Secondo Hawley, la
serie televisiva prequel di Alien debutterà “Alien serie tv”.
Il video mostra il cast principale
difendere la propria squadra come legittimo successore al Trono
di Spade, mentre la rivalità tra la Squadra Nera e la Squadra
Verde continua ad infiammarsi. Il debutto della prossima puntata è
previsto per il 16 giugno su HBO e Max.
Cosa aspettarsi dalla seconda stagione di House of the
Dragon?
“Westeros è sull’orlo di una
sanguinosa guerra civile con il Consiglio Verde e quello Nero che
combattono rispettivamente per Re Aegon e la Regina Rhaenyra.
Poiché ciascuna delle due fazioni ritiene di essere la legittima
sede del Trono di Spade, i trailer del Verde e del Nero riflettono
queste due prospettive in metà separate ma complementari della
stessa storia. Per il pubblico mondiale, ‘Tutti devono scegliere’
da che parte stare per Casa Targaryen, mentre il regno si frammenta
nella seconda stagione“, si legge nella sinossi.
La seconda stagione di House of The Dragon
In otto nuovi episodi, la seconda
stagione di House
of the Dragon vede nel cast i già protagonisti della
prima
Matt Smith,
Olivia Cooke,
Emma D’Arcy, Eve Best, Steve Toussaint, Fabien Frankel, Ewan
Mitchell, Tom Glynn-Carney, Sonoya Mizuno e
Rhys Ifans. Nei nuovi episodi tornano anche Harry Collett,
Bethany Antonia, Phoebe Campbell, Phia Saban, Jefferson Hall e
Matthew Needham.
New-entry nel cast della nuova
stagione: Abubakar Salim (sarà Alyn di Hull), Gayle Rankin (Alys
Rivers), Freddie Fox (Ser Gwayne Hightower), Simon Russell Beale
nei panni di Ser Simon Strong, Clinton Liberty nel ruolo di Addam
of Hull, Jamie Kenna che interpreterà Ser Alfred Broome, Kieran Bew
nei panni di Hugh, Tom Bennett in quelli di Ulf, Tom Taylor sarà
Lord Cregan Stark e Vincent Regan interpreterà invece Ser Rickard
Thorne.
I crediti della seconda stagione:
co-creatore e produttore esecutivo George R.R. Martin; co-creatore,
showrunner e produttore esecutivo Ryan Condal; produttori esecutivi
Sara Hess, Alan Taylor, Melissa Bernstein, Kevin de la Noy, Loni
Peristere, Vince Gerardis. Tratto dal bestseller di George R.R.
Martin “Fuoco e Sangue”.
I fan, ma anche quanti non abbiano
ancora mai visto la prima stagione o Il Trono di Spade e vogliano arrivare
preparati all’appuntamento di giugno, possono rivedere o recuperare
la prima stagione diHouse of the Dragon nonché tutte le
stagioni della serie dei record on demand su Sky e in streaming su
NOW.
Spider-Man: No Way Home ha subito diverse iterazioni,
le cui ragioni sono infinite. La pandemia è stata una delle
principali cause, così come le sfide poste dall’arruolamento di
tutti gli attori del passato del franchise di
Spider-Man.
Il ritorno di Michael Keaton nei panni di Adrian
Toomes, alias l’Avvoltoio, è stato scartato e
in precedenza abbiamo visto un concept art di Peter Parker
che visitava la casa di Toomes con Doctor Octopus, Green
Goblin ed Electro al seguito. Un altro pezzo mostrava
Spidey che sembrava fare squadra con l’adolescente, mentre abbiamo
anche visto alcune versioni diverse della sua tuta da volo
aggiornata.
Sembra che l’idea fosse che Toomes,
ora libero dalla prigione, lavorasse in uno sfasciacarrozze, ben
lontano dall’impero criminale che aveva creato rubando tutta la
tecnologia al Damage Control. Il cambiamento di circostanze si
riflette anche nelle ali che ha costruito utilizzando rottami
metallici.
Non sappiamo ancora perché o quando
l’Avvoltoio sia stato eliminato dalla sceneggiatura del film, anche
se la Sony Pictures lo ha riportato in Morbius per un cameo confuso e meglio
dimenticato, che è cambiato significativamente durante le
riprese.
È possibile che Toomes sia stato
inserito nella storia prima che Tobey Maguire e Andrew Garfield venissero arruolati, anche se
supponiamo che la Sony abbia insistito per poterlo utilizzare nella
prima uscita da solista del Vampiro Vivente Morbius . Date un’occhiata più da vicino al
rottamatore Avvoltoio di
Spider-Man: No Way Home nel post di Instagram qui
sotto.
Furiosa: A Mad
Max Saga arriverà nelle sale il mese prossimo e
Total Film ha rivelato un nuovo look di
Anya
Taylor-Joy (The New Mutants, Dune: Parte
Due) nei panni della versione più giovane della guerriera
delle terre desolate che abbiamo incontrato per la prima volta nel
capolavoro post-apocalittico di George Miller,
Mad
Max: Fury Road.
Il prequel inizia con Furiosa
che viene rapita dalla sua casa nel Luogo Verde delle
Molte Madri e viene coinvolta nella faida tra gli spietati signori
della guerra Dementus (Chris
Hemsworth) e Immortan Joe (Lachy
Hulme).
“Questa è senza dubbio l’odissea di una persona che viene portata via da
casa sua e trascorre il resto della sua vita cercando di tornare a
casa“, ha detto George Miller a EW in una
recente intervista. “Non voglio svelare troppo, ma il fatto è
che Furiosa, per sopravvivere come bambina in un mondo in extremis,
deve avere molte risorse innate“.
“Quello che è notevole è che
vediamo alcune persone sopportare [questi estremi] e comunque
emergere con un certo grado di magnificenza umana“, continua
il regista. “Altre ne sono schiacciate e si perdono per strada.
Così, dal comportamento della madre si può vedere il tipo di cose
che la figlia eredita nella storia. Penso che in un certo senso
siamo il prodotto dei nostri genitori e di quelli che sono venuti
prima. E come esseri umani prendiamo tutto quel materiale e
negoziamo il mondo. Credo che questa sia la storia di tutti noi, in
un modo o nell’altro. Ed è così anche in questa storia“.
Exclusive: George Miller’s epic return to
the Wasteland – Furiosa: A Mad Max Saga – is on the cover of the
upcoming issue of Total Film magazine!
The subscriber-exclusive cover is in the mail to subs now; the
newsstand cover (right) hits shelves on Thursday, 25 April!
pic.twitter.com/cbN39B8qmp
Furiosa: A Mad Max Saga, quello che sappiamo sul film
InFuriosa: A Mad
Max SagaAnya Taylor-Joy
assume il ruolo che è stato di Charlize Theron
in Mad Max: Fury Road. La
sinossi ufficiale recita: mentre
il mondo va in rovina, la giovane Furiosa viene strappata dal Luogo
Verde delle Molte Madri, e cade nelle mani di una grande Orda di
Motociclisti guidata dal Signore della Guerra Dementus.
Attraversando le Terre Desolate, si imbattono nella Cittadella
presieduta da Immortan Joe. Mentre i due tiranni si battono per il
predominio, Furiosa deve sopravvivere a molte prove e mettere
insieme i mezzi per trovare la strada di casa.
Taylor-Joy ha rivelato che il film
è molto diverso da Fury
Road. Mentre quest’ultimo era un “road movie” che si
svolge in pochi giorni, questo nuovo film è invece descritto come
un racconto più “epico, che si svolgesu un
piùlungo periodo di tempo, e in un certo senso impari a
conoscere Furiosa meglio in questo modo“. Atteso da molti anni
e a lungo bloccato da una disputa legale tra Miller e la Warner
Bros. il film è ora in fase di post-produzione. Furiosa è
scritto, diretto e prodotto da George
Miller insieme al suo partner di produzione di lunga
data Doug Mitchell. Oltre a Taylor-Joy, nel film
ci sarà anche Chris Hemsworth nel
ruolo del villain. Furiosa
debutterà nelle sale il 24 maggio 2024.
Gli aggiornamenti sul prossimo
remake live-action di Biancaneve sono
stati davvero scarsi da quando la Disney ha fatto debuttare la
prima immagine ufficiale di
Rachel Zegler (Shazam! Fury of the
Gods, Westside Story) nei panni della principessa e dei
suoi sette compagni in CGI, ma alcuni nuovi (presunti) dettagli
sulla trama stanno facendo il giro del web.
L’anno scorso sono state diffuse online alcune foto del set in
cui compariva un gruppo di attori in costume di dimensioni normali,
che hanno portato alcuni a ipotizzare che i classici Sette Nani
fossero stati sostituiti.
Secondo l’insider Daniel Richtman, questi
individui formeranno in realtà una squadra di “banditi”
messi insieme dal personaggio di Andrew Burnap,
Jonathan (che sostituisce il Principe), e
Biancaneve avrà
ancora i suoi sette piccoli alleati, anche se non saranno chiamati
Nani.
Daniel Richtman ha anche sentito dire che
Biancaneve sarà
“più indipendente e guiderà una ribellione contro la strega
cattiva” e che faranno “qualcosa di diverso” con
l’intero scenario della mela avvelenata (anche se non sa
esattamente cosa).
Per quanto riguarda la qualità del film stesso, ci sono notizie
contrastanti. A Daniel Richtman è stato detto che
i test-screening sono andati molto bene e che il film è
“fantastico“, il che contraddice quello che abbiamo
sentito, che è più simile a quanto segue:
I actually can refute this @DanielRPK
report. As I said months ago that it was in trouble before they
moved it back a year, it actually is testing poorly and those
involved don’t have much hope for it. The film is a mess and not
working despite reshoots.
#SnowWhitehttps://t.co/cPCsh1FDIE
Rachel Zegler ha commentato la foto ufficiale poco
dopo la sua pubblicazione online.
“Si tratta di una cosa iconica
a cui la gente tiene molto. Non voglio rovinare tutto per nessuno,
incluso me stesso. Gli sceneggiatori, Marc Webb e tutto il nostro
team di produzione. La storia è un po’ diversa. Siamo riusciti a
fare “Whistle While You Work“, il che mi ha reso davvero
felice ed eccitato. Ero davvero nervoso più che altro per
l’elemento tecnico. È uscita l’immagine del first look… e nel film
c’è molta CGI“.
“La maggior parte di quella
giornata l’ho trascorsa cantando a vuoto“, ha proseguito
Rachel Zegler. “Sono sicuro che anche voi sapete
come può essere. C’erano molti pupazzi e CGI in post-produzione. È
stato davvero intenso. Ci sono molti bloopers di me che lancio una
scopa e la lascio cadere a terra, perché a quanto pare è così che
si lanciano le cose ai personaggi in CGI. Ma è stato molto
divertente!“.
Chi altro reciterà nel film Disney Biancaneve?
Diretto da Marc
Webb di The
Amazing Spider-Man, Biancaneve
della Disney è un remake del film d’animazione del 1937 Biancaneve e i sette nani. Con una
sceneggiatura scritta da Greta
Gerwig e Erin Cressida Wilson, il film è interpretato
anche da Gal Gadot nel ruolo della Regina Cattiva,
Andrew Burnap nel ruolo di Jonathan, Ansu
Kabia nel ruolo del Cacciatore e Martin
Klebba nel ruolo di Brontolo.
Dopo essere stato ritardato a causa
dello sciopero della Screen Actors Guild-American Federation of
Television and Radio Artists (SAG-AFTRA), l’uscita di
Biancaneve
della Disney è attualmente prevista per il 21 marzo 2025. Questo
progetto fa parte della crescente lista della Disney di prossimi
progetti live-action, tra cui Moana,
Hercules, Lilo & Stitch e Bambi.
Il primo trailer di
Star Wars: The Acolyte può aver suscitato
reazioni contrastanti da parte di alcuni fan, ma tra
l’ambientazione della serie e l’impressionante cast, è difficile
non essere incuriositi dal primo progetto live-action di
Lucasfilm ambientato durante l’era dell’Alta
Repubblica.
Ambientato centinaia di anni prima
degli eventi de
La minaccia fantasma, ci aspettiamo che
The Acolyte riveli il ritorno dei
Sith e il motivo per cui abbiamo trovato i
Jedi in un tale senso di disordine all’inizio dei
prequel (potremmo anche incontrare il futuro Maestro
dell’Imperatore Palpatine).
Ora è stata rivelata un’altra
aggiunta alla serie. Intervistato da The Hot Mic, lo scooper
Jeff Sneider ha rivelato che David
Harewood, noto per aver interpretato Martian
Manhunter in Supergirl, si è unito a
Star Wars: The Acolyte in un piccolo ruolo
misterioso.
Alcuni fan probabilmente si
sbizzarriranno, ipotizzando che Harewood interpreti un qualsiasi
personaggio iconico di Star
Wars; tuttavia, il suo ruolo potrebbe essere
esattamente come viene descritto: un breve ruolo di supporto di un
attore che molti di voi riconosceranno!
David Harewood è
diventato un personaggio fisso dell’Arrowverse,
apparendo anche in serie come Arrow e The Flash. Tra
gli altri crediti figurano Doctor Who, Blood Diamond e Alan
Wake II.
“È una posizione,
essenzialmente, che qualcuno deve ricoprire o in cui deve
entrare“, ha detto la showrunner Leslye Headland a proposito
del significato del titolo di
Star Wars: The Acolyte. “Con i Sith sappiamo che
c’è un Maestro, sappiamo che c’è un Apprendista. Ma nel deep EU
[Universo Espanso], c’è il concetto di Accolito, che è sotto
l’Apprendista. Quindi è da lì che ho preso il titolo“. “È
una storia con diverse rivelazioni, nuovi indizi e nuove
informazioni a ogni episodio”, ha aggiunto. “Non è solo un mistero
da scoprire. Non è diverso da Bambola russa. È quasi come una
spirale: scava sempre più in profondità“.
Chi è il cast di Star
Wars: The Acolyte?
Star Wars: The Acolyte è scritto e prodotto
esecutivamente da Leslye Headland (Russian Doll), che sarà anche
showrunner. Insieme alla Stenberg ci sono Lee
Jung-jae (Squid
Game),
Dafne Keen (His Dark Materials), Rebecca
Henderson (Inventing Anna), Dean-Charles
Chapman (1917), Carrie-Anne Moss (The Matrix), Manny
Jacinto (The Good Place), Jodie Turner-Smith (After Yang),
Charlie Barnett (Russian Doll) e l’ex stao della
trilogia sequel di Star
Wars, Joonas Suotama, che interpreta un nuovo
personaggio sotto forma di maestro Jedi
Wookiee.
Tutto quello che sappiamo su Star Wars:The Acolyte
Star Wars:The Acolyte è l’annunciata
serie tv parte del franchise di Star Wars creata
da Leslye Headland. La serie tv è ambientato alla
fine dell’era dell’Alta Repubblica prima degli eventi dei
principali film di Star
Wars.
Star Wars:The Acolyte è ambientato
alla fine dell’era dell’Alta Repubblica in un mondo di “segreti
oscuri e poteri emergenti del lato oscuro”, circa 100 anni prima di
Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma (1999). Un’ex
Padawan si riunisce con il suo Maestro Jedi per indagare su una
serie di crimini, ma le forze che affrontano sono più sinistre di
quanto avessero mai previsto.
Nel cast della serie tv protagonisti sono
Amandla Stenberg come ex padawan, Lee
Jung-jae come Maestro Jedi, Manny Giacinto,
Dafne Keen come una giovane Jedi,
Jodie Turner-Smith, Rebecca Henderson
nei panni di Vernestra Rwoh, un cavaliere Jedi prodigio.
Charlie Barnett come un giovane Jedi,
Dean-Charles Chapman,
Carrie-Anne Moss come una Jedi,
Margherita Levieva, Joonas Suotamo nei panni di
Kelnacca, un maestro Jedi Wookiee.
Quando Zack Snyder
ha annunciato Batman v Superman: Dawn of Justice al
Comic-Con di San Diego del 2013, i fan della DC sono stati
felicissimi. Si cominciava a pensare che i personaggi non avrebbero
mai condiviso lo schermo, e quel sottotitolo – anche se non proprio
sottile – faceva anche pensare alla formazione della Justice
League.
Se a ciò si aggiunge il fatto che
Zack Snyder ha rivelato il film citando Il
ritorno del cavaliere oscuro di Frank Miller,
le cose si sono messe bene per il sequel dell’Uomo
d’acciaio. Parlando con Josh Horowitz, il regista ha
spiegato perché ha deciso di riunire Superman e
Batman sullo schermo piuttosto che andare avanti
con l’atteso seguito di Man of
Steel.
“Una volta che si parla del
fatto che Bruce Wayne esiste nello stesso mondo di Superman,
giusto? Allora si entra in un concetto di Batman. Devi concludere
questo pensiero“, ha spiegato Snyder. “Ora, L’uomo d’acciaio 2, se dovessi realizzarlo,
sai con Brainiac o qualsiasi cosa tu voglia fare, cosa che
certamente avrebbe potuto essere… e forse è così, lo tieni in
sospeso per un film, e questo è possibile“.
“Sentivo che avevo bisogno di
sapere qual era l’opinione di Bruce su questa cosa, come l’opinione
di Bruce sulla quasi distruzione del mondo. E dipende davvero da
quanto pensi che Batman sia importante in Trinità“. Per quanto
sia stato incredibile vedere queste due icone condividere lo
schermo – e farsi la guerra l’un l’altra -, molti fan si sono
soffermati su una scena in particolare: ci riferiamo, ovviamente,
alla famigerata sequenza “Martha!“.
Zack Snyder sulla famigerata scena di Batman v Superman
In questo caso, Il
Cavaliere Oscuro sta per sferrare un colpo mortale
all’Uomo del Domani quando quest’ultimo chiama sua madre,
Martha… lo stesso nome della madre morta di Bruce
Wayne. Batman cede al kryptoniano.
Ecco come Snyder razionalizza
quello che credeva sarebbe stato un momento “incredibile”
nel blockbuster del 2016. “Quando [lo sceneggiatore] Chris
Terrio e io ne stavamo parlando, lui mi ha detto: ‘Sai che le loro
madri hanno lo stesso nome’, e io ho pensato: ‘Oh, è pazzesco, non
ci avevo mai pensato’. E lui: “Sì, immagina che Batman
veda Superman come un alieno, un mostro, ma si renda conto che la
sua defunta madre ha lo stesso nome di questa cosa che lui
considera non umana. Questo lo farà andare fuori di testa”. E io ho
pensato: “Lo prenderà, è fantastico“”.
“Cos’altro potrebbe dire a
Batman, con in mano la lancia di Kryptonite che sta per conficcarsi
nel suo cuore – tipo, cosa dirà per convincerlo che il suo amore
per l’umanità è pari a quello di Batman? Voglio dire, davvero,
[Batman] potrebbe ucciderlo in un secondo, letteralmente in un
secondo, quindi è per questo che ho pensato: ‘Ok bene, deve tentare
qualsiasi cosa, ogni possibile trucco‘”. Ecco
l’intervista:
L’evento CinemaCon della scorsa
settimana ha mostrato molte immagini promozionali di Deadpool &
Wolverine dei Marvel Studios, ma è
passato un po’ di tempo dall’ultima volta che abbiamo visto il
Mercenario con la bocca larga (Ryan
Reynolds) e Logan (Hugh Jackman)
in azione dal vivo.
Ora, grazie a uno standee avvistato
in Giappone, possiamo dare un nuovo sguardo a Wade Wilson, mentre
Wolvie si erge minaccioso (praticamente la sua posizione abituale)
con gli artigli spuntati.
Purtroppo, l’iconico mutante non
indossa la sua maschera. Abbiamo visto parecchi artwork con il
cappuccio, ma non ci sorprenderebbe se la grande rivelazione di
Logan che indossa il suo costume completo e
accurato fosse conservata per il film.
A proposito, Jeff
Sneider ha detto di aver sentito che il film è stato
accolto “molto bene” durante i test-screening nell’ultimo
episodio di The Hot Mic. Probabilmente dovremo aspettare un po’ di
tempo per le prime reazioni della critica (le proiezioni stampa non
inizieranno prima dell’inizio di luglio), ma è comunque un inizio
positivo!
Deadpool &
Wolverine riunisce il protagonista Ryan Reynolds con Shawn Levy, regista di
Free Guy e The Adam Project, che ha firmato la regia
dell’atteso progetto. Hugh Jackman
uscirà finalmente dal suo pensionamento da supereroi per riprendere
il ruolo di Wolverine. Sebbene i dettagli
ufficiali della storia di Deadpool &
Wolverine, con protagonista Ryan Reynolds,
non siano infatti ancora stati rivelati, si presume che la trama
riguarderà il Multiverso. Il modo più semplice per i Marvel Studios di unire la
serie di film di Deadpool – l’unica parte del
franchise degli X-Men sopravvissuta all’acquisizione della Fox da
parte della Disney – è stabilire che i film di Reynolds si siano
svolti in un universo diverso.
Ciò preserva i film degli X-Men della Fox nel loro universo, consentendo al
contempo a Deadpool e Wolverine, di nuovo interpretato da Hugh Jackman,
viaggiare nell’universo principale dell’MCU. Nel film saranno poi presenti anche personaggi
presenti nei primi due film di Deadpool, come Colossus e
Testata Mutante Negasonica. Da tempo, però, si vocifera che anche
altri X-Men possano fare la loro
comparsa nel film, come anche alcuni altri supereroi della
Marvel comparsi sul
grande schermo nei primi anni Duemila, in particolare il Daredevil di Ben
Affleck.
Una voce recente afferma che anche
Liev Schreiber
sia presente riprendendo il suo ruolo Sabretooth. Di certo,
Morena Baccarin
(Vanessa), Karan Soni (Dopinder), Leslie
Uggams (Blind Al), Rob Delaney (Peter) e
Shioli Kutsuna (Yukio) torneranno tutti nei panni
dei rispettivi personaggi, e a loro si uniranno i nuovi arrivati in
franchising Emma Corrin (The
Crown) e Matthew
Macfadyen (Succession), i cui ruoli sono ancora segreti. Un
recente report afferma inoltre che la TVA di Loki, incluso l’agente
Mobius (Owen Wilson) e
Miss Minutes, saranno coinvolti nel film. Deadpool &
Wolverineuscirà nei cinema il 26 luglio
2024.
La nuova serie comica di
Greg Daniels e Michael Koman
nell’universo di The Office ha trovato le sue
prime due star: Domhnall Gleeson (The
Patient) e Sabrina Impacciatore (White
Lotus), che faranno parte di un cast. I dettagli
riguardanti i loro ruoli sono ancora tenuti nascosti. Lo studio
Universal Television ha rifiutato di commentare a Deadline, che ha diffuso la
notizia, oltre a confermare che il progetto rimane in fase di
sviluppo.
Come rivelato a gennaio, Daniels ha
aperto uno spazio di sviluppo per esplorare idee per una serie
sequel di The Office, vincitrice dell’Emmy.
Si dice che la futura nuova serie, che non è un riavvio, sia
ambientata in un nuovo ufficio con nuovi personaggi, ma viva nello
stesso mondo della serie mockumentary guidata da Steve Carell che segue i dipendenti
della filiale di Scranton, Pennsylvania, della fittizia Azienda
cartiera Dunder Mifflin. Daniels ha indicato che
una nuova iterazione di The Office potrebbe
seguire una troupe che realizza un documentario su un argomento
diverso.
I film degli
Avengers del Marvel Cinematic Universe
sono amatissimi dai fan, ma hanno anche avuto delle frange
“estremiste” di spettatori che hanno considerato controverse alcune
scene del franchise. Quali sono questi momenti criticati? Hanno
retto il trascorrere del tempo o sono ancora dei punti caldi del
grande racconto Marvel al cinema? Vediamoli
insieme.
La back-story di Wanda e Pietro
Maximoff
Dopo un’anticipazione
nella scena post-credits di Captain America: The Winter
Soldier,
Age of Ultron ha introdotto i gemelli Wanda e
Pietro Maximoff, meglio conosciuti nei fumetti come i
figli mutanti di Magneto, Scarlet Witch e
Quicksilver. I due personaggi sono stati
graditissime aggiunte al MCU, spettatori e critici che hanno
elogiato le performance di
Elizabeth Olsen e Aaron
Taylor-Johnson, tuttavia i gemelli hanno subito
importanti cambiamenti rispetto alle loro incarnazioni a fumetti,
uno inevitabile e l’altro perpetuando una tendenza dannosa nel film
industria.
Wanda e Pietro hanno visto le loro
identità ebraiche e rom cancellate in
Age of Ultron, solo Pietro è stato interpretato da un
attore ebreo e entrambi sono stati riscritti come membri del gruppo
terroristico Hydra, che in certo momento della Storia dei fumetti
si è sovrapposto ai nazisti. Mentre alcuni spettatori hanno
contestato questo aspetto, molti hanno ignorato questo cambiamento.
Il fatto che i Gemelli non fossero più mutanti era altrettanto
controverso, dal momento che i Marvel Studios non avevano i diritti
per collegarli agli X-Men, ma qualcuno si è lamentato di questa scelta
poiché un’origine più vaga avrebbe lasciato loro spazio per
ricollegarli, eventualmente, ai mutanti.
Le battute stile Tony Stark di
Ultron
Nei fumetti della Marvel,
Ultron è una delle più grandi minacce dei Vendicatori, e richiede
gli sforzi congiunti dell’intero team per essere fermato e mandare
a monte i suoi numerosi piani minacciosi per il mondo. Age
of Ultron ha reinventato il suo cattivo principale in
molti modi, incluso riconfigurandolo come una creazione di
Tony
Stark e Bruce Banner. Con questa
nuova origine è arrivato anche un cambiamento significativo nel suo
comportamento freddo e calcolatore.
Doppiato da
James Spader, Ultron dell’MCU è raffigurato come una
sorta di negativo di Tony Stark, condividendo il suo modo arguto di
parlare. Naturalmente, molti spettatori hanno accolto
favorevolmente questo cambiamento, dal momento che Ultron era
ancora una figura minacciosa nel film la cui nuova personalità lo
ha umanizzato e lo ha reso una versione unica del classico cattivo.
Altri, invece, hanno contestato il significativo allontanamento di
Ultron dal materiale originale e l’ennesimo personaggio sagace in
un film già pieno di eroi sarcastici.
Black Widow e la storia d’amore di
Hulk
Age of
Ultron divide gli spettatori anche con la sua
sottotrama romantica per Black Widow e
Bruce Banner. Nel corso del film, la Vedova Nera
ha il compito di tranquillizzare Hulk e farlo trasformare di nuovo
in Banner, in questo modo i due costruiscono gradualmente un legame
speciale che diventa una storia d’amore, ovviamente, condannata
alla fine. C’era il nucleo di una vera storia d’amore tra i due in
Age of Ultron, ma alcuni spettatori lo hanno comunque
contestato.
Coloro che erano avversi alla storia
d’amore tra Natasha e Bruce ritengono che la sottotrama sia stata
affrettata e sottosviluppata. Inoltre, Bruce
Banner aveva già una storia d’amore consolidata con
Betty Ross in L’incredibile Hulk,
rendendo la sottotrama ancora più fuori luogo.
La vedova nera si definisce un
“mostro”
La sua impossibilità di
avere figli è ciò che lei considera mostruoso. Forse il
momento più controverso in Age
of Ultron viene da una conversazione tra Black
Widow e Bruce Banner. Natasha spiega a
Bruce che la sua formazione e indottrinamento nel Programma Black
Widow includeva anche la sterilizzazione involontaria, riferendosi
a se stessa come un “mostro” apparentemente a causa della sua
infertilità. Il momento è stato ampiamente criticato perché
ritenuto estremamente riduttivo per il personaggio di Black
Widow, specialmente se combinato con la sua sottotrama
romantica venuta fuori dal nulla.
I critici della scena non necessariamente mettono in discussione il
fatto che la Vedova Nera sia triste per la sua impossibilità di
avere una famiglia, ma piuttosto che, di tutte le circostanze
orribili presenti nella sua storia come spia e assassina sovietica,
la sua incapacità di avere figli è ciò che considera
mostruosa.
Shuri e Bruce Banner discutono di
Visione
Infinity
War ha visto molti personaggi chiave del MCU
interagire per la prima volta, con una scena degna di nota che ha
coinvolto Bruce Banner, Visione e
Shuri. Mentre porta Visione nel Wakanda per
rimuovere la Gemma della Mente dalla sua testa in modo sicuro,
Banner nota la sottolinea del compito. Shuri scopre rapidamente un
metodo che, sebbene complesso e dispendioso in termini di tempo,
potrebbe essere il metodo giusto per rimuovere la Gemma della Mente
senza danneggiare la Visione.
Banner è sorpreso dalla facilità con
cui Shuri risolve l’enigma, al che lei scherza dicendogli:
“Sono sicura che hai fatto del tuo meglio”. L’arguzia di
Shuri è coerente con il modo in cui viene ritratta in
Black Panther del 2018: un super genio
sarcastico la cui sicurezza a volte diventa sfrontatezza (non molto
diversa da Tony Stark). Alcuni, tuttavia, hanno ritenuto che la
scena, in particolare la battuta, forse avesse messo inutilmente in
cattiva luce uno degli eroi originali degli Avengers, anche se
Shuri è canonicamente il più intelligente dei due.
Star-Lord attacca Thanos
Una delle scene più tese
di Infinity
War coinvolge un piccolo gruppo di Vendicatori e
Guardiani della Galassia che
escogitano un piano per rimuovere il Guanto dell’Infinito dalla
mano di Thanos. L’attacco coordinato funziona quasi, ma la
rivelazione che Thanos ha ucciso Gamora fa sì che Star-Lord si
scateni e lo attacchi, ostacolando i suoi alleati e permettendo al
Titano Pazzo di riconquistare il Guanto. Il momento è stato
estremamente frustrante per molti spettatori, considerando quanto
gli eroi erano arrivati vicini ad avere la meglio su Thanos.
Alcuni spettatori sostengono che il
momento sia stato un modo semplicistico per far fallire gli eroi,
mentre altri credono che la reazione di Star-Lord fosse coerente
con la sua caratterizzazione. Per questo secondo caso, l’amore
consolidato di Star-Lord per Gamora è la motivazione giustificabile
per la sua irruenza. Inoltre, Star-Lord ha una comprovata
esperienza di impulsività nei precedenti film di Guardiani
della Galassia.
Bruce Banner e Hulk diventano
“Smart Hulk”
Dopo il salto temporale
di cinque anni in Endgame,
viene rivelata una nuova forma per Bruce Banner:
Smart Hulk. Combinando i suoi due personaggi, Smart
Hulk ha l’intelligenza di Bruce Banner e la forza
di The Hulk, cosa che gli permette di utilizzare
tutte le sue abilità sia in battaglia che in fase di elaborazione
dei piani. Il nuovo personaggio di Smart Hulk è una delle tante
fonti di umorismo di Endgame e gli consente di
annullare l’uso omnicida delle Gemme dell’Infinito da parte di
Thanos poiché lui sopravvivere alle radiazioni gamma in questa sua
nuova forma.
L’introduzione di Smart
Hulk, tuttavia, ha diviso gli spettatori, anche per il suo
ruolo di comic-relief nella trama. Gran parte del fascino di Hulk e
Bruce Banner è la loro dualità e i tentativi di quest’ultimo di
riconciliarsi e controllare il primo. Smart Hulk
ha rimosso questo elemento del personaggio di Banner senza
accompagnare lo spettatore nel processo.
La trasformazione di Thor in “Bro
Thor”
Gli spettatori non erano
troppo soddisfatti dell’approccio radicalmente diverso di
Thor: Ragnarok in merito al
personaggio di Thor, ma Infinity
War, per fortuna, ha riportato la necessaria serietà
al personaggio. Dopo il salto temporale di cinque anni in Endgame,
tuttavia, Thor era ancora una volta una parodia di se stesso.
Endgame probabilmente porta la
commedia in stile Taika Waititi troppo oltre con
Thor, minando la buona volontà che lui e la sua parte dell’MCU
hanno costruito con gli spettatori sin dal suo debutto collettivo
in Thor del 2011. La traiettoria del personaggio
di Thor in Infinity War, che lo ha rimesso in
carreggiata, è stata discutibilmente offuscata per amore di risate
a buon mercato in Endgame,
cosa che alcuni fan di Thor di lunga data hanno contestato. Altri
hanno difeso – o almeno perdonato – “Bro Thor” considerato che era
ancora degno del Mjolnir e che il suo confronto finale con Thanos è
stato soddisfacente.
Il gruppo di eroine di Avengers:
Endgame
Nel finale ricco di azione
di Endgame,
quasi l’intero pantheon di eroi del MCU combatte contro Thanos e i
suoi scagnozzi per impedirgli di usare nuovamente le Gemme
dell’Infinito. In un momento notevole, tutte le eroine dell’MCU si
riuniscono per difendere Spider-Man (il custode temporaneo del
Guanto dell’Infinito). Il breve ma catartico momento ha soddisfatto
molti spettatori, mentre altri lo hanno criticato.
L’MCU ha gradualmente diversificato le sue proprietà e i suoi
personaggi nel corso degli anni, anche se Age of
Ultron e il più recente Moon Knight hanno
dimostrato che c’è ancora ampio margine di miglioramento. Questo
momento in Endgame ha evidenziato i progressi
compiuti dal franchise nel 2019, ma nonostante le sue buone
intenzioni, alcuni spettatori lo hanno criticato, ritenendolo
troppo sfacciato.
Steve Rogers consegna il suo scudo
a Sam Wilson
In una delle scene finali
di Endgame,Steve Rogers passa il suo scudo, e quindi il
titolo di Capitan America, a un successore: Sam
Wilson. Questo momento toccante ha chiuso l’arco narrativo
di Rogers nell’MCU e ha creato un futuro luminoso per un altro
amato eroe dell’MCU. Nel bene e nel male, ci sarebbero state
polemiche indipendentemente da chiunque Rogers avesse scelto come
suo successore, e molti spettatori pensavano che Bucky sarebbe
stata una scelta più appropriata, come erede di Steve.
Nei fumetti Marvel, sia
Bucky Barnes che Sam Wilson hanno
impugnato lo scudo nei panni di Capitan America in momenti diversi,
quindi Endgame avrebbe
comunque adattato liberamente il materiale originale con entrambi.
Se Bucky fosse stato scelto come prossimo Capitan America,
probabilmente ci sarebbe stata altrettanta divisione tra gli
spettatori che avrebbero desiderato vedere Sam Wilson succedere a
Steve Rogers. Entrambi gli eroi hanno un’amicizia consolidata con
Steve e le qualità necessarie per usare il suo scudo e guidare gli
Avengers al suo posto.
Dopo il grande successo di
Lo chiamavano Jeeg Robot, il regista Gabriele
Mainetti e lo sceneggiatore Nicola
Guaglianone si sono messi al lavoro per realizzare il loro
secondo lungometraggio insieme. Dopo ben sei anni di attesa e con
un budget di 13 milioni di euro, è così arrivato sul grande schermo
Freaks
Out (qui la recensione), ambientato a
Roma durante la Seconda guerra mondiale e con protagonisti un
gruppo di stravaganti “supereroi”. Mainetti ha descritto il film
come un’opera corale che porta avanti la ricerca formale che aveva
intrapreso con le sue opere precedenti, definendolo anche la
maggiore sfida affrontata sino ad oggi.
Potendo contare su un budget più
alto, Mainetti ha potuto sbizzarrirsi nel dar vita a grandi
ricostruzioni per i set dove girare, ma anche ad effetti speciali
particolarmente elaborati. Si è poi occupato anche delle musiche
del film insieme a Michele Braga e in generale
della produzione del film. Come noto, Freaks
Out sarebbe dovuto arrivare in sala nell’ottobre del
2020, ma per via della pandemia di Covid-19 è stato infine
distribuito esattamente un anno dopo, dopo essere però stato
presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Candidato
a 16 David di Donatello, ne ha poi vinti 6.
È stato dunque senza dubbio uno dei
grandi titoli italiani di quella stagione, oltre ad esere un’opera
decisamente non comune nella produzione nazionale. Grazie al suo
passaggio televisivo, è ora possibile rivederlo e scoprire nuovi
aspetti. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle
principali curiosità relative a Freaks
Out. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti
possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, al cast di attori e alle
location dove è stato girato. Infine, si
elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
Franz Rogowski e Anna Tenta in Freaks Out. Copyright: 01
Distribution.
La trama, il cast e il significato del titolo Freaks
Out
Nel film Matilde,
Cencio, Fulvio e
Mario sono come fratelli quando il dramma della
seconda guerra mondiale travolge Roma. Siamo nel ‘43, nel pieno del
conflitto, e la città eterna ospita il circo in cui lavorano.
Quando però Israel, il proprietario e loro padre
putativo, scompare nel tentativo di aprire una via di fuga per
tutti loro oltre oceano, i nostri quattro protagonisti si ritrovano
allo sbando. Senza qualcuno che li assista ma, soprattutto, senza
il circo, hanno smarrito la loro collocazione sociale e si sentono
solo dei fenomeni da baraccone, “a piede libero” in una città in
guerra. Ben presto, troveranno però un nuovo scopo.
Protagonista del film, nel ruolo di
Matilde, dotata del potere di produrre scariche elettriche capaci
di folgorare chiunque la tocchi, vi è l’attrice Aurora
Giovinazzo, precedentemente vista anche in
Immaturi e Anni da cane. Accanto a lei, ruolo di
Fulvio, “uomo bestia” affetto da ipertricosi, interamente ricoperto
di peli e dotato di forza sovrumana, vi è invece
Claudio Santamaria. Cencio, ragazzo albino capace di
controllare gli insetti, è interpretato da
Pietro
Castellitto, mentre Giancarlo Martini
è Mario, un nano con la capacità di controllare gli oggetti
metallici. Israel è interpretato invece da Giorgio
Tirabassi, mentre l’antagonista Franz è interpretato
dall’attore tedesco Franz Rogowski.
I personaggi del film, dunque, sono
tutti – in modo più o meno evidente che sia – dei freak,
ovvero dei diversi, degli esseri stravaganti, dotati in questo caso
caso anche di veri e propri poteri. Parlando di questo aspetto
durante la conferenza stampa di
presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia, Mainetti ha
dichiarato che: “Il titolo è nato perché “to freak out” in
inglese vuol dire “impazzire” e il nostro villain impazzisce; e poi
perché il Circo Mezzapiotta viene sventrato da un bombardamento e i
nostri freaks si trovano al di fuori del loro spazio sicuro,
dovendo fare i conti con la propria diversità e con il mondo,
quindi sono “out”.”
Claudio Santamaria, Giancarlo Martini,
Pietro Castellitto e Aurora Giovinazzo in Freaks Out. Copyright: 01
Distribution
Le location del film: ecco dove è stato girato
Il racconto proposto da Freaks
Out, dunque, è ambientato a Roma e
nelle sue campagne circostanti. Naturalmente, le riprese si sono
svolte effettivamente nella capitale e nei suoi dintorni, come la
città di Viterbo, ma anche in altre regioni quali
l’Abruzzo e la Calabria. Per
quanto riguarda Viterbo, dove sono ambientate le prime scene del
film, vi si ritrova piazza San Lorenzo, quartiere
medievale della città che rappresenta nel film in centro storico di
Roma. È qui che si colloca il circo Mezzapiotta dove si esibiscono
i protagonisti del racconto. Altri luoghi riconoscibili sono il
palazzo dei Papi e la sua loggia, ma anche la
cattedrale di San Lorenzo.
In Abruzzo sono
state effettuate le riprese successive al bombardamento iniziale,
che costringe i protagonisti a fuggire. Queste si sono svolte nel
paese di Castelnuovo, frazione di San Pio
delle Camere, in provincia di L’Aquila,
che ben si è prestato a tramutarsi in un luogo che ha pesantemente
subito i danni della guerra. Roma compare invece a
tutti gli effetti prima con un fotogramma dalla collina di
Montecucco (fosso di Papa Leone), area a sud-est della
capitale, e poi con alcune scene svolte nel parco
archeologicodel Colosseo.
Ci si sposta poi in viale
del Colle Oppio, al teatro di Marcello e
al rione Monti, in particolare via degli
Ibernesi e via Baccina, luoghi che i
protagonisti attraversano mentre cercano riparo dalla guerra.
Quando poi in Freaks
Out le loro strade si dividono, Matilde incontra due
nazisti sull’Isola Tiberina, all’altezza del
Ponte Fabricio, che collega l’isola con il ghetto
ebraico. Nel buio oltre il ponte si intravede la cupola della
sinagoga. Successivamente, si rifugia nella faggeta di
Soriano nel Cimino, dove incontra un gruppo di
partigiani.
I suoi amici Cencio, Fulvio e Mario
si sono invece uniti al sontuoso Zirkus Berlin. Questo è stato
allestito presso l’ottocentesco forte Bravetta,
situato nel quartiere gianicolense a Roma. A Camigliatello
Silano è invece stata allestita la stazione Tiburtina,
mentre il suggestivo tragitto del treno che trasporta in Germania
gli ebrei rastrellati e la battaglia finale si sono svolti sui
monti della Sila, in Calabria.
Per quanto riguarda tutti gli interni di Freaks
Out, invece, questi sono stati ricostruiti presso i
Videa Studios di via Livigno.
Il trailer di Freaks
Out e dove vederlo in streaming e in TV
È possibile fruire di Freaks
Out grazie alla sua presenza su alcune delle più
popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è
infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Apple
TV e Prime Video. Per vederlo, una volta
scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo
film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film
è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 19
aprile alle ore 21:20 sul canale
Rai 2.
L’heist movie è da sempre
un sottogenere particolarmente apprezzato al cinema. Attraverso il
racconto di spericolate rapine e della loro organizzazione
maniacale, si possono infatti dar luogo a racconti particolarmente
ricchi di tensione, dove in ogni momento la sfida tra successo e
fallimento è quantomai incerta. Film come Inside Man,
Heat – La sfida,
Oceans’ Eleven o Widows – Eredità
criminalesono solo alcuni dei titoli più celebri di
questo genere. Del 2018 è invece Nella tana dei
lupi, brutale film su un violento scontro tra rapinatori e
forze della legge, diretto dal regista Christian
Gudegast.
Qui al suo debutto alla regia dopo
essersi distinto per aver scritto le sceneggiature di Il
risolutore e Attacco al potere 2, egli cullava da
tempo l’idea per questo film, interessato a raccontare il rapporto
che si viene a generare tra bande criminali e i poliziotti che
danno loro la caccia. Gudegast ribalta però l’immagine che si ha di
questi due gruppi, offrendo un racconto che va al di là dei soliti
stereotipi per offrire una vicenda ricca di adrenalina, emozioni e
colpi di scena. Tante erano le sue idee su questa storia, che il
montaggio originale durava più di 160 minuti.
Affermatosi poi come un buon
successo, il film avrà quest’anno un sequel dal titolo
Den of Thieves 2: Pantera, che
stando a quanto riportato sarà ambientato in Europa e sarà basato
sulla tentata rapina di diamanti alla gioielleria Antwerp nel 2003.
In attesa di vedere questo seguito, in questo articolo,
approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a
Nella tana di lupi. Proseguendo qui nella lettura
sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, al cast di attori e alla
storia vera a cui si ispira. Infine, si
elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
A Los Angeles, la più famigerata
banda di rapinatori degli Stati Uniti guidata da Ray
Merrimen sta preparando il colpo del secolo ai danni
dell’inespugnabile Federal Reserve Bank. Si scontrano con la
tempratissima squadra speciale anticrimine capitanata da
“Big Nick” O’Brien, che sfrutta metodi non
convenzionali e spesso poco ortodossi per catturare i criminali più
pericolosi e sfuggenti. Ben presto, risulterà evidente che in
questa sorta di gioco del gatto e del topo dai ritmi serratissimi,
nessuno dei due schieramenti ha intenzione di agire in modo
convenzionale. Il loro scontro sarà dunque quantomai brutale.
L’attore Gerard Butler interpreta il detective Nick
“Big Nick” O’Brien, grintoso agente del dipartimento dello sceriffo
della contea di Los Angeles, deciso a sgominare la banda di
Merrimen. Per il ruolo, Butler ha dovuto ingrassare di 25-30 chili
in un breve periodo di tempo. Accanto a lui si ritrova
Pablo Schreiber nel ruolo di Ray Merrimen, un
veterano dei Marines della MARSOC, capo della banda e organizzatore
della rapina alla Federal Reserve Bank di Downtown Los Angeles,
mentre O’Shea Jackson Jr. ricopre il ruolo di
Donnie Wilson, ex-marine, barista e autista del gruppo di
rapinatori.
Curtis “50 Cent”
Jackson interpreta Enson Levoux, veterano dei Marines
MARSOC e membro della banda dei rapinatori. L’attrice
Meadow Williams interpreta Holly, mentre
Maurice Compte è il detective Benny “Borracho”
Magalon, mentre Brian Van Holt è invece il
detective Murph Connors, dell’Unità Crimini Importanti dello
sceriffo della contea di Los Angeles. Prima delle riprese, sono
stati organizzati due campi di addestramento separati per mettere
in forma i poliziotti e i rapinatori per i rispettivi ruoli, con
entrambi i gruppi che si allenavano separatamente per creare
un’atmosfera di rivalità.
Il film non è basato su una precisa
storia vera, ma trattando di rapine molti aspetti della trama e dei
personaggi sono stati pensati sulla base di alcuni eventi realmente
verificatisi e su personalità realmente esistenti. Il regista
Christian Gudegast ha rivelato di aver lavorato a
stretto contatto con i funzionari della Federal Reserve per capire
come si potesse fare irruzione in questa struttura altamente
protetta e mettere a segno un colpo con successo. Inoltre, sono
stati coinvolti nelle riprese anche consulenti dell’esercito e
della polizia di Los Angeles, oltre all’ex capo degli Hell’s
Angels, per garantire che il film fosse fedele alla realtà.
In un’altra intervista, però, il
regista ha rivelato che le rapine del film si basano vagamente su
degli eventi reali. I ladri del film sono ispirati alla
Hole in the Ground Gang, nota per aver compiuto
rapine di alto profilo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del
2000. Non sono mai stati catturati, ma i loro profili suggerivano
che, in base alle loro superlative abilità e competenze, facevano
tutti parte di un’unità militare, simile a quella del film. Altra
fonte d’ispirazione è stato il libro Where the Money Is: True
Tales from the Bank Robbery Capital of the World (Dove
sono i soldi: storie vere dalla capitale mondiale delle rapine in
banca), scritto da Bill Rehder.
In esso si riporta come Los Angeles
sia la prima città al mondo per rapine in banca. Nel solo 1992
vennero infatti rapinate ventotto banche in un solo giorno e la
metà delle banche rapinate in America durante gli anni Novanta
avevano sede in California. Cifre talmente elevate che si è
arrivati a stabilire come in quel periodo ogni 48 minuti veniva
rapinata una banca. Il regista si è dunque basato su queste
premesse per ambietare a Los Angeles il suo film e basarsi su
alcune delle rapine descritte da Rehder nel suo libro affinché
quanto mostrato nel film risultasse, come già detto, il più
realistico possibile.
Il trailer di Nella tana
dei lupi e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di Nella
tana dei lupi grazie alla sua presenza su alcune delle più
popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è
infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili
Cinema, Apple
TV, Tim Vision,
Infinit+ e Prime Video. Per vederlo,
una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare
il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà
così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità
video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
venerdì 19 aprile alle ore 21:20
sul canale Rai 4.
Rebel Moon – Parte 2: La Sfregiatrice è da
oggi disponibile su Netflix
e segna la conclusione (per ora) dell’epopea cinematografica di
Zack Snyder. Come noto, il regista
ha cercato di portare Rebel
Moon sullo schermo per anni: prima l’ha proposto come
un capitolo nell’universo di Star
Wars, poi l’ha rielaborato in una storia originale
nell’ambito di un nuovo accordo con Netflix.
L’anno scorso sono stati fatti i
primi passi in questo universo con Rebel Moon – Parte
1: Figlia del fuoco, in cui una giovane donna di nome
Kora (Sofia
Boutella) riunisce un gruppo di guerrieri provenienti
da tutta la galassia per difendere la piccola luna di Veldt dal
tirannico Motherworld.
Figlia del fuoco getta anche le basi per La sfregiatrice e per i futuri ingressi nel
mondo di Rebel
Moon: ecco tutto quello che dovete ricordare.
Rebel Moon – Parte 1: Figlia del
fuoco ha riunito un’improbabile banda di guerrieri
Rebel Moon
prende il via quando Veldt riceve la visita di una nave del Mondo
Madre. L’ammiraglio Atticus Noble (Ed
Skrein) è stato inviato per dare la caccia ai
rivoluzionari Darrian Bloodaxe (Ray Fisher) e a
sua sorella Devra (Cleopatra Coleman); si scopre
che uno degli abitanti di Veldt, Gunnar (Michiel
Huisman), aveva venduto le eccedenze di raccolto ai
Bloodaxe. Quando Noble chiede a Veldt di rifornire le sue forze di
grano, Kora decide di radunare dei guerrieri per difendere gli
abitanti del suo villaggio. Lei e Gunnar finiscono per imbattersi
nel contrabbandiere Kai (Charlie
Hunnam), che li aiuta a trovare un gruppo eclettico di
compagni, tra cui l’ex principe Tarak (Staz Nair), la letale
spadaccina Nemesis (Doona Bae) e l’ex generale del
Motherworld Titus (Djimon
Hounsou). Incontrano anche i Bloodaxes, con Darrian
che presta alcuni dei suoi uomini alla causa.
Kai ha però fatto il doppio gioco e
vende Kora e i suoi compagni a Noble, il che porta Gunnar a
ucciderlo e ad aiutare a liberare gli altri. Il combattimento che
ne consegue vede Darrian ucciso mentre abbatte una cannoniera del
Mondo Sotterraneo, mentre tutte le sue forze vengono decimate,
tranne un soldato solitario, Milius (E. Duffy),
che decide di unirsi a Kora e ai suoi amici. Kora apparentemente
uccide Noble, ma questi viene resuscitato dai sacerdoti del Mondo
Madre e portato al cospetto del reggente Balisarius (Fra
Fee), che chiede a Noble di stroncare la rivoluzione e di
riportare Kora al Mondo Madre viva.
La connessione di Kora con il
Mondo Madre viene esplorata in Rebel Moon –
Parte 1
Nel corso di
Figlia del fuoco, Kora rivela a Gunnar altri aspetti del suo
passato. Come la maggior parte dei guerrieri che recluta, il suo
pianeta è stato raso al suolo dal Mondo Madre. Balisarius la
risparmiò e la crebbe come una figlia, dandole il nome di
“Arthelais”. Si è addestrata come soldato, salendo di grado fino a
quando è stata scelta per diventare la guardia del corpo della
principessa Issa (Stella Grace Fitzgerald).
Issa avrebbe dovuto inaugurare
un’età d’oro di pace per l’universo, ma lei e il resto della sua
famiglia furono uccisi da un misterioso assassino. Kora è fuggita
dal Mondo Materno e si è schiantata sul Veldt, dove è stata accolta
dagli abitanti del villaggio, ma il Mondo Materno non l’ha mai
perdonata. Noble si riferisce a lei come alla “Sfregiatrice”, e la
seconda parte di Rebel Moon si propone di esplorare cosa
accadde esattamente il giorno in cui la famiglia reale fu
colpita.
Jimmy trova un nuovo scopo
Kora non è l’unico personaggio di
Rebel Moon legato alla famiglia reale. Quando Noble lascia un
piccolo contingente di soldati sul Veldt per mantenere la pace fino
al suo ritorno, questi attivano un “Jimmy” (Dustin
Ceithamer/Anthony
Hopkins), un cavaliere meccanico destinato a difendere
la classe dirigente del Mondo Madre. Jimmy e il resto delle sue
macchine, meglio conosciute come Mechanicas Miltarium, hanno smesso
di combattere dopo l’uccisione di Issa, poiché ritenevano di aver
perso il loro scopo.
Dopo aver incontrato un’abitante
del villaggio di nome Sam (Charlotte Maggi) e aver
notato la sua somiglianza con Issa, Jimmy finisce per sparare a uno
dei soldati del Mondo Madre che la minaccia. Nel trailer di
La sfregiatrice viene mostrato il suo ruolo
potenzialmente importante nel secondo capitolo, dove unisce le
forze con Kora e distrugge i soldati del Mondo Madre. La presenza
di Jimmy è sporadica in Figlia del Fuoco, anche se
l’imminente
extended cut potrebbe ampliare il suo ruolo e il suo nuovo
scopo di difendere il Veldt.
Rebel Moon – Parte 2: La Sfregiatrice si
preannuncia ancora più ricco di azione del suo predecessore, a
giudicare dal trailer. “La seconda parte è un film di
guerra“, ha dichiarato Snyder durante un’intervista a Entertainment
Weekly. “Sappiamo che Noble è vivo e che Belisarius gli ha
affidato il compito di trovare sua figlia e di riportargliela ad
ogni costo. Quindi la posta in gioco per il villaggio si è alzata
da ‘ehi, vogliamo un po’ del vostro grano’ a ‘state ospitando il
fuggitivo più ricercato nella storia della galassia’“.
La battaglia per Veldt è solo
l’inizio, perché Snyder ha in programma
un terzo film e altri ancora. “Se dovessimo andare avanti e
fare altri film, conosciamo l’obiettivo… Penso che in un mondo
ideale, avremmo sicuramente un arco più lungo di questo gigantesco
universo, e poi a quel punto sarei felice di passare la mano a
qualcun altro. Ma so cosa voglio fare“, ha dichiarato Snyder a
SFX Magazine.
L’universo di Rebel
Moon sta lentamente
iniziando a espandersi, con un fumetto prequel incentrato
sull’ascesa dei Bloodaxes a diventare rivoluzionari e un progetto
di videogioco in lavorazione. Il tempo, e l’accoglienza riservata a
La sfregiatrice, riveleranno se questa espansione
sboccerà o meno in un
universo fantascientifico in grado di rivaleggiare con Star Wars o Dune.
In una storia ispirata a una guerra
civile storica, gli eroi sono pochi. Nello spazio moralmente grigio
di Shōgun,
un luogo dove la corruzione si diffonde come un’erbaccia e assume
molte forme, chi è il protagonista? Se si ragiona per lo spazio che
assume in Shōgun,
la risposta è senza dubbio John Blackthorne. A lui
vengono dedicati lo spazio, la ragazza e un viaggio dell’eroe
atipico ma dettagliato – ed è l’uomo bianco che i media occidentali
apprezzano. L’adattamento di FX, realizzato da Justin
Marks e Rachel Kondo, sfuma i confini in
qualcosa di migliore. Il loro John Blackthorne non domina l’azione
e la sua frustrazione per la passività forzata porta a scelte
discutibili. Lord Yoshii Toranaga sembra un
personaggio naturale, ma più lo spettatore riesce a vedere la sua
mente segreta, meno si fida di lui.
In “Crimson Sky“,
penultimo episodio della serie, Shōgun
mette in chiaro una cosa: questa è sempre stata la storia
di Lady Toda Mariko. Come un tattico di qualità, la serie
è rimasta in equilibrio sul filo del rasoio per otto episodi prima
di scoprire la sua mano. La figura che completa il triumvirato di
Shōgun
smette di nascondersi nell’ombra. Nell’episodio
9, Mariko si appropria del suo potere accettando il decreto del
destino alle sue condizioni. Spoiler per la storia, ma la sua morte
straziante, sia una richiesta di giustizia che un sacrificio
protettivo (per non parlare di un’inevitabilità sovvertita),
definisce il futuro del suo paese per secoli. Nessun personaggio si
è rivelato più determinante per la forma dell’impeto drammatico di
Shōgun.
Mariko è Crimson Sky, una guerriera non più messa a tacere, il cui
finale spinge la serie verso il suo atto conclusivo con una
volatilità appropriata.
Mariko è la più grande arma di
Shōgun
Dopo che Shōgun
ha inflitto a Toranaga una serie di tragedie, la mossa più delicata
e pericolosa del maestro stratega ricade sul suo braccio destro.
Toranaga invia il suo vassallo più prezioso, il suo traduttore (il
ripetitore di parole altrui che ha anche il potere di plasmarle – a
proposito di temi!), a fare ciò che nessun altro potrebbe fare.
Mariko si infiltra nella roccaforte dei nemici e intimidisce con
intenzioni performative, e la sua morte unirà i resti sparsi del
paese. Si tratta di un esercito di una sola donna. Gioca il gioco
con una nobiltà che manca ai più alti signori del regno e a livelli
che questi uomini non possono nemmeno lontanamente comprendere.
Non dovrebbe essere una sorpresa,
dato che Mariko ha trascorso otto episodi come un’arma pronta per
questo scenario. Il suo cuore spezzato rivela le fondamenta di
Shōgun:
nobiltà contro corruzione, libero arbitrio contro destino, i
singolari effetti umani dell’inarrestabile evoluzione
socioeconomica della storia. Oltre a questo, le azioni della sua
famiglia lasciano che la trama si svolga. Suo padre era un
rivoluzionario che aveva rovesciato un sovrano tirannico. Altri
storici lo definirebbero un eroe. Ma la storia è troppo spesso
scritta dai vincitori, che hanno fatto sì che Akechi Jinsai
giustiziasse la sua famiglia e si togliesse la vita con il seppuku.
A distanza di 14 anni, la natura ciclica dell’avidità si è
ripresentata. I Reggenti non sono migliori, litigano per il potere
a spese delle persone che dovrebbero servire. Se Akechi Jinsai
vivesse, sarebbe spinto all’azione.
Prima d’ora, l’azione era proprio
ciò che Mariko non poteva fare. È una donna limitata a muoversi
all’interno di spazi attentamente monitorati. Mariko potrebbe
esercitare l’influenza sorprendentemente potente ma limitata che
possiede, ma è intrappolata nei confini dei giochi degli altri.
Questi sono i gruppi che soffrono mentre i leader decidono.
Traduttori, mogli, donne: a volte queste figure sono il potere
dietro il trono. Il più delle volte guidano le prime linee o non
rubano i riflettori della storia.
Mariko si riappropria del suo
potere attraverso le parole e i fatti in Shōgun.
Mariko ha detto saggiamente a
Toranaga che “una donna è semplicemente in guerra”, e lei ha
passato 14 anni a combattere. L’episodio 9 segna il momento in cui
la sua resistenza raggiunge l’apice. La figlia di Akechi Jinsai ha
ereditato la sua vena rivoluzionaria. Lady Ochiba (Fumi Nikaidō)
definisce la salva iniziale di Mariko “la sua vendetta”, e non è
falso, anche se Ochiba fraintende la sua vecchia amica. Presume che
Mariko abbia intenzione di far cadere Osaka con lei, in modo che
Mariko possa liberarsi dalla sua miseria e dal suo disonore
personale. È vero, ogni respiro di Mariko è pungente come quello di
chi vive con un vetro conficcato nel cuore; è stata messa alla
prova, testata e ricostruita dalla tragedia. Ma le sue motivazioni
non sono complicate dall’egoismo. Mariko servirà il suo signore per
un bene superiore, vendicherà l’ingiustizia commessa contro la sua
famiglia e darà la vita per proteggere gli innocenti. Rappresenta
il meglio dell’umanità. Shōgun onora la ricca vita interiore di Mariko e mette
al centro le sue tragedie senza sfruttare i suoi turbamenti.
Eppure, senza contraddirsi, il
viaggio di Mariko riguarda la libertà. È un atto di protesta, che
vuole seguire la sua famiglia nella morte. Nel flashback iniziale
dell’episodio 9, Mariko, incinta, li piange al punto da fuggire
nella neve. Suo marito Buntaro (Shinnosuke Abe) la costringe a
vivere invece di onorare i suoi desideri, ma per cosa vive Mariko?
Non può servire la sua famiglia e quindi non può servire se stessa.
Quando inizia la linea temporale di Shōgun, Mariko sembra senza
scopo. Servendo Toranaga, Mariko ricontestualizza e ridefinisce il
suo obiettivo: continuare la lotta del padre in suo nome,
attraverso il suo nome.
Nonostante le donne del periodo
Sengoku detengano un potere progressivo, le parole di Mariko sono
state il suo unico sfogo autonomo. Tutti obbediscono a una società
feudale, all’interno della quale Buntaro possiede Mariko. Mariko
manda in frantumi queste antiche convenzioni affermando la sua
volontà di fronte ai Reggenti senza pentimenti. Per la prima volta
da quando il padre l’ha data in sposa a Buntaro, ogni parola è
propria di Mariko, che dichiara: “Non sarò mai prigioniera, né
ostaggio, né confinata”. Il fatto che la sua dichiarazione faccia
parte di un piano, una performance a beneficio dei signori, non la
rende meno vera. Anche se suo padre è un traditore condannato,
Mariko tiene Osaka in pugno. La nobildonna famosa per la sua poesia
trasforma ogni parola in una lancia. Mariko si riappropria del suo
potere, che le calza a pennello come una lama forgiata, come si
conviene a una samurai che discende da guerrieri.
Nell’intervista esclusiva di
Collider con l’attrice Anna Sawai ha dichiarato:
“Mi piace quella scena perché la vediamo sotto una luce molto,
molto diversa. Le è permesso di dire tutte queste cose. Le è
permesso di ribellarsi a ciò che sta accadendo, ed è la prima volta
che la vediamo esprimersi e dare l’atteggiamento che doveva tenere
nascosto. Quindi non è stato troppo difficile da girare – è stato
più liberatorio“.
L’episodio 9 di ‘Shōgun’ rende
omaggio alla forza di Mariko
Quando Mariko avanza verso le porte
del castello, non importa quante frecce le piovano addosso, non
indietreggia mai. Mariko ha già passato la vita a evitare le
frecce, sia letteralmente che metaforicamente. La sua camminata è
il frutto di 14 anni di furia, strazio e sfida, misurati in
centimetri. La sua rabbia, equilibrata, snella e indomabile – per
la tragedia della sua famiglia, per il suo ruolo nella società e
per l’abuso di potere da parte del Consiglio – è al tempo stesso
polverizzante e catartica.
“Tutto ciò che prova
emotivamente quando è a terra, è vergogna”, ha aggiunto Sawai
durante l’intervista a Collider. “Viene da una famiglia in cui
è stata trattata con rispetto. C’è tutto quello che riguarda suo
padre, ma lei non è una serva – ed è un imbarazzo per lei non
essere in grado di servire il suo signore. Quindi la vediamo
affrontare questa situazione, ma fa tutto parte del
piano“.
L’episodio 9 dà forza a Mariko
attraverso l’onestà: mostrando ciò che è veramente capace di fare
all’interno di questa limitante ambientazione storica. In questo
modo si liberano emozioni e aspetti che Mariko ha tenuto sotto
controllo per tanto tempo. Gli spettatori possono dubitare della
sincerità di Toranaga, ma Mariko non sta ballando ingenuamente al
suo ritmo. La sua storia coinvolge gli uomini; il suo viaggio le
appartiene. Se Crimson Sky non potrebbe esistere senza Mariko,
allora Shōgun non sarebbe soddisfacente senza la donna ricca di
sfumature che ne alimenta il battito.
Shōgun è sempre stato incentrato
su Mariko
In un mondo più giusto di quello
descritto da Shōgun, Mariko merita di vivere. Non può “divorziare
da mio marito e mettersi con Blackthorne”, come ha detto Anna
Sawai. È straziante che una delle protagoniste di Shōgun,
specialmente se disegnata in modo empatico e appoggiata sulle
potenti spalle di Anna Sawai, non possa aggirare il destino per
l’ultima volta. Tuttavia, la prospettiva di Mariko differisce dalle
filosofie occidentali tradizionali. Per lei, l’ineluttabilità della
morte dà senso all’esistenza e il seppuku è una tradizione antica.
In un certo senso, è difficile definire “Crimson Sky” una
celebrazione della vita di Mariko, dato il suo inesorabile orrore,
ma l’episodio 9 è davvero così. È interamente incentrato su di lei
e sul momento (o sui momenti, in realtà) cruciale verso cui la
serie è stata costruita. L’episodio 9 svela tutti i suoi legami
prima di ricomporli nell’insieme essenziale che è Mariko, che si dà
il caso sia una forza della natura.
Se Mariko avesse fatto seppuku
prima dell’episodio 9, i leader corrotti del Giappone se ne
sarebbero a malapena accorti. L’essersi schierata contro la porta
del magazzino rimette l’autorità di Mariko nelle sue mani. La sua
morte sacrificale trascende qualsiasi nozione di sé – “se la
libertà è l’unica cosa per cui vivi”, disse una volta a
Blackthorne, “allora non sarai mai libero da te stesso” – e allo
stesso tempo realizza la sua protesta tanto attesa, questa volta
contro un altro crudele signore. Salva degli innocenti, soprattutto
altre donne. È così che può muoversi in questo mondo, e lo coglie.
Mariko ha avuto la sua vendetta.
Anche se Mariko è stata sia il ramo
senza foglie che il fiore che cade, non è più la prima. Le sue
azioni spezzano le sue catene e sciolgono decine – migliaia – di
legami altrui. Mariko serve il suo Paese, diventando uno dei pochi
personaggi di Shōgun che lavorano davvero per il miglioramento del
Giappone. Con il suo ultimo respiro, Mariko rivendica il suo
potere, il suo scopo su questa terra e la sua identità. Si fa
chiamare con il suo nome di nascita, “Akechi Mariko”. Mariko è
sempre stata il cuore della serie. Shōgun si trasforma nella sua
storia, ma non prima che lei la faccia sua per prima.
Dune
3 è diventato un sequel molto atteso dopo il modo in
cui è finito Dune: Parte
Due (qui
la nostra recensione). Mentre quest’ultimo continua a sbancare
i botteghini di tutto il mondo, il regista Denis
Villeneuve sta lavorando diligentemente al prossimo
capitolo. Di recente ha fornito un aggiornamento sui progressi di
Dune
3, attualmente in fase di pre-produzione.
In un incontro con il New York
Times, Denis Villeneuve ha risposto a tutte le
domande dei fan su Dune: Parte
Due. Ha anche parlato di Dune
3, confermando che sta scrivendo l’adattamento di
Dune
Messiah “proprio ora“.
Denis Villeneuve conferma che sta
scrivendo Dune 3
Alla domanda sull’equazione tra
Paul e Chani dopo il finale della seconda parte, che vedeva Chani
abbandonare Paul con rabbia, Villeneuve ha risposto: “Quella
rabbia è tremenda. Non voglio rivelare cosa farò con il terzo film.
So esattamente cosa fare. Lo sto scrivendo proprio ora. Ma c’è
molta carne al fuoco e sono molto eccitato per questa
decisione“.
La risposta di Villeneuve lascia
intendere che ci vorrà un po’ di tempo prima che Dune
3 arrivi nelle sale. Inoltre, è stato confermato che
il regista si occuperà dell’adattamento live-action del romanzo di
Annie Jacobsen, “Nuclear War: A
Scenario“, prima di Dune
3.
Dune 3 adatterà Dune Messiah di
Frank Herbert
In precedenza, parlando con la
rivista Time, Villeneuve ha confermato che Dune 3
sarà basato sul secondo romanzo della serie di Frank Herbert,
“Dune Messiah“. Il regista ha diviso il primo
romanzo in due metà per adattare i suoi due film su
Dune. Ma il terzo film di Dune coprirà
Dune Messiah nella sua interezza.
Nel film vedremo Timothée Chalamet nei panni di Paul Atreides,
Zendaya nei panni di Chani, Rebecca Ferguson nei panni di Lady Jessica,
Josh Brolin nei panni di Gurney Halleck,
Javier Bardem nei panni di Stilgar, Austin Butler nei panni di Feyd-Rautha,
Florence Pugh nei panni della Principessa
Irulan, Dave Bautista nei panni della Bestia. Rabban,
Léa
Seydoux nel ruolo di Lady Margot, Stellan Skarsgård nel ruolo del Barone e
Christopher Walken nel ruolo dell’Imperatore
Shaddam IV. Il film è attualmente disponibile a noleggio in
digitale e sarà disponibile per l’acquisto in 4K UHD, Blu-ray e DVD
il 14 maggio 2024.
Secondo
Deadline, il
pilot di Suits: L.A. ha accolto tre nuovi
membri del cast per il prossimo spin-off della popolare serie legal
drama Suits. Il candidato all’Emmy John
Amos (Good Times), Victoria Justice (Victorious) e
Kevin Weisman (Alias) sono stati scelti per ruoli
di guest-star.
Amos dovrebbe interpretare uno dei
clienti famosi del protagonista, mentre Justice vestirà i panni di
una star del cinema ambiziosa e sicura di sé di nome Dylan
Pryor. Per quanto riguarda Weisman, è previsto il ruolo di
Lester Thompson, un uomo intelligente e potente che è
abituato a fare a modo suo. È appena stato accusato di omicidio e
deve ascoltare gli altri per non finire in prigione.
Cosa aspettarsi da
Suits: L.A lo spin-off di Suits?
“Suits: L.A. è
incentrato su Ted Black, un ex procuratore federale di New York,
che si è reinventato rappresentante dei clienti più potenti di Los
Angeles“, si legge nella logline. “Il suo studio è in
crisi e per sopravvivere deve abbracciare un ruolo che ha
disprezzato per tutta la sua carriera. Ted è circondato da un
gruppo di personaggi che mettono alla prova la loro lealtà nei
confronti di Ted e tra di loro, mentre non possono fare a meno di
mescolare le loro vite personali e professionali. Tutto questo
avviene mentre si dipanano lentamente gli eventi di anni prima che
hanno portato Ted a lasciarsi alle spalle tutto e tutti quelli che
amava“.
La serie nasce dal creatore della
serie originale Aaron Korsh, che ne è produttore
esecutivo insieme a David Bartis, Doug Liman e Gene
Klein. Lo spin-off è interpretato da Stephen Amell nel ruolo di Ted Black,
Josh McDermitt nel ruolo di Stuart Lane,
Lex Scott Davis nel ruolo di Erica Rollins,
Troy Winbush nel ruolo di Kevin, Alice
Lee nel ruolo di Leah e Bryan Greenberg
nel ruolo di Rick Dodsen. L’episodio pilota è diretto e prodotto
esecutivamente da Victoria Mahoney (The Old Guard 2).
Il suo ritorno è stato confermato
dopo che i fan lo hanno visto di recente sul set dell’acclamata
comedy-drama a Chicago. Nell’episodio 4 della
seconda stagione, il Luca di Will Poulter è stato presentato come un
pasticcere di Copenhagen che aiuta Marcus (Lionel
Boyce) a sviluppare i dessert per il nuovo ristorante. In
seguito è stato rivelato che lui e Carmy hanno precedentemente
lavorato insieme per lo Chef Terry di Olivia Colman.
The Bear ottiene un rinnovo
anticipato per la quarta stagione
Mentre prosegue la produzione della
terza stagione di The
Bear è stato recentemente reso noto che FX ha
ufficialmente concesso alla serie drammatica di successo il rinnovo
per la quarta stagione. La notizia arriva dopo che lo show ha
recentemente ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui tre Golden
Globe e tre SAG Awards.
The
Bear è prodotta esecutivamente da Christopher Storer,
Joanna Calo, Hiro Murai, Nate Matteson e Josh Senior. La commedia
drammatica è interpretata da Jeremy
Allen White,, Edebiri, Ebon Moss-Bachrach, Abby Elliott, Lionel
Boyce, Liza Colón-Zayas, Edwin Lee Gibson e Matty
Matheson. Ulteriori dettagli sulla trama del terzo
capitolo e sui nuovi personaggi sono rimasti segreti. Edebiri
dovrebbe dirigere uno degli episodi della terza stagione, che
rappresenterà il suo debutto alla regia.
Rebel Moon – Parte 2: La
Sfregiatrice sbarca ufficialmente oggi, venerdì 19 aprile,
su Netflix. Il film, seconda parte dell’opera
spaziale diretta da Zack Snyder, rappresenta la
dodicesima pellicola del cineasta statunitense e prosegue nel
racconto dell’epica avventura intergalattica intrapresa dalla
protagonista Kora lo scorso 22 dicembre. Dopo il successo di
pubblico del precedente capitolo, che ha fatto registrare quasi 24
milioni di visualizzazioni su piattaforma a pochi giorni
dall’uscita (diventando subito il film più visto di
Netflix di quel periodo), la storia riprende con
Kora (Sofia Boutella)
nuovamente impegnata nella difesa del pianeta Veldt.
All’interno del cast, composto da
volti noti come quello di Sofia Boutella,
Charlie Hunnam,
Djimon Hounsou,
Ray Fisher, Jena Malone e
Michiel Huisman, trovano posto anche new entry di
un certo calibro; tra loro anche il grande Anthony Hopkins
nel ruolo di voce del robot guardiano. Co-scritto da Zack
Snyder in collaborazione con Kurt
Johnstad e Shay Hatten e musicato da
Tom Holkenborg, il film spera in un responso di
critica migliore di quello ottenuto da Rebel Moon – Parte 1: Figlia
del fuoco. Il quale, a fronte di qualche buon responso
da parte della stampa italiana, ha particolarmente deluso
oltreoceano, dove la percentuale di gradimento del 21% fatta
registrare su Rotten Tomatoes
pone di fatto un interrogativo: riusciranno Kora e compagni nella
duplice impresa di salvare la propria terra e rilanciare il
franchise?
La trama di Rebel Moon – Parte 2:
La Sfregiatrice
Sopravvissuti alla battaglia contro
l’ammiraglio Noble, Kora e i suoi compagni fanno ritorno su Veldt
per prepararsi ad un nuovo scontro con il Mondo Madre. Mentre il
nemico si avvicina, il villaggio inizia l’addestramento necessario
a prendere confidenza con la armi, mentre i ribelli provvedono a
organizzare la strategia difensiva. La guerra è ormai alle porte,
il destino della galassia in bilico. La speranza degli abitanti del
pianeta è riposta in un manipolo di guerrieri e nel loro desiderio
di rivalsa.
Rieccoci, a distanza di qualche
mese. Nuovamente su Netflix e nuovamente su Veldt;
a pochi giorni dall’intervista – rilasciata a Forbes dal solito ed
egocentrico Zack Snyder (“Apri gli occhi!” tuona
non a caso Atticus Noble durante lo scontro finale con Kora,
“Guardami!”) – con cui il regista americano ha confermato l’uscita
estiva (nonché la complessiva durata di 6 ore) delle director’s cut
dei primi due capitoli della sua nuova creatura sci-fi.
Parti, parti e ancora parti.
Segmenti di una poetica sempre più frammentata, di volta in volta
più estranea alle consuete dinamiche di fruizione e distribuzione
del prodotto-film. Una poetica oramai codificabile solo nei termini
di una continua e imprevedibile espansione, e di cui Rebel
Moon – specie nella frenesia assemblatrice di questi suoi
primi capitoli – rappresenta (per il momento) l’espressione ultima
e probabilmente più sregolata.
Rebel Moon – Parte 2: La
Sfregiatrice, storia ed epos
Rieccoci dunque al punto di
partenza. Di nuovo su Veldt per pianificarne la difesa. Di ritorno
sul pianeta Kurosawa già tratteggiato
nell’episodio precedente – e alle sue sfumature western, alle
spighe di grano “Scottiane” riprese al rallentatore.
Snyder riparte dal mash-up, dalle atmosfere di
Rebel Moon
– Parte 1: La figlia del fuoco; e su queste basi
organizza un discorso diegetico convenzionale e di completamento,
che all’unità di azione della vicenda e al suo equilibrio tra
stasi, strategia e battaglia associa il consueto occhio di bue
puntato sul passato più o meno recente del regista.
Riemergono dunque le ossessioni
superomistiche, riconoscibili tanto nella caratterizzazione dei
protagonisti – Kora, Titus, Tarak e i loro personalissimi
300 – quanto in quella del principale antagonista – il
crudele ammiraglio Noble che risorge cristologicamente e si
autoproclama “salvatore”. Riemerge (lo abbiamo detto) l’amore per
l’antichità classica, qui ripresa nella sabbia dell’arena
“gladiatoria” e nei complotti politici di nuove Idi di Marzo
intergalattiche. Riappare soprattutto l’ambivalenza del rapporto
con i concetti di origine e archetipo. Che, a fronte di un nemico
militare identificato con il nome di Mondo Madre, si sviscera però
in un confronto tra epos (quello tecno-starwarsiano e quello
agreste di Veldt) che individua nel – parziale – ritorno alla terra
un primo passo per la conquista della vittoria – in un mondo nel
quale, non a caso, la meccanica è innanzitutto relitto (la nave di
Kora) o razza in via d’estinzione (Jimmy).
Rebel Moon – Parte 2: La
Sfregiatrice, personaggi-icona
Piaccia o non piaccia Rebel
Moon – Parte 2: La sfregiatrice si pone insomma in
continuità con un’idea di cinema che gode forse di spunti più
teorici che narrativi. E che, all’interno di un percorso autoriale
che fin da principio ragiona principalmente “di rimandi”, sfrutta i
personaggi di turno del racconto come pedine/simboli di un
ipertesto per immagini.
Ben lo racconta, ad esempio, la
sequenza di comunione paesana in cui ai futuri eroi della
resistenza vengono consegnati doni/stendardi che in qualche modo li
ritraggono, che ne riassumono il valore; che ratificano la loro
presenza ed esistenza in quanto icone – significanti per ciò che
richiamano, non per ciò che sono. Così come artificiosa appare, di
contro, la parentesi di confessione che i medesimi personaggi si
ritagliano la notte prima dello scontro. Tentativo maldestro di
ampliamento del word building e frangente dunque fuori fuoco, sia
per contenuto che per messa in scena.
Rebel Moon – Parte 2: La
sfregiatrice, in attesa di un eventuale terzo capitolo di
cui il finale di questa pellicola sembra già aver tracciato le
coordinate, si attesta dunque, al netto di alcuni difetti, un’opera
estremamente coerente e divisiva. Specchio di un autore pomposo
che, lo si odi o lo si ami, prosegue dritto per la sua strada con
ammirevole menefreghismo.
Il Festival di Cannes 2024 ha
svelato il poster ufficiale di questa sua edizione 2024, dedicato
al leggendario regista giapponese Akira Kurosawa,
omaggiato qui con un’immagine presa dal suo film Rapsodia
in agosto. “Tutta la bellezza poetica, la magia
ipnotica e l’apparente semplicità del cinema emergono in questa
scena di Rapsodia in agosto, opera del grande maestro giapponese
Akira Kurosawa, all’epoca 81enne“, si riporta nel comunicato
rilasciato dal Festival di Cannes.
“In questo film, presentato
fuori concorso a Cannes nel 1991, una nonna vittima del
bombardamento di Nagasaki del 9 agosto 1945 trasmette ai nipoti e
al nipote americano, con tenerezza e contemplazione, la sua fede
nell’amore e nell’integrità come baluardo contro la guerra. Il
penultimo film del regista di Sanshiro Sugata, Rashomon, Sette
Samurai, Dersu Uzala e Dodes’ka-den ci ricorda l’importanza di
unirsi e di cercare l’armonia in tutte le cose“.
“Rispecchiando il cinema, questo
poster celebra la Settima Arte, con ingenuità e meraviglia. Perché
dà voce a tutti, permette l’emancipazione. Perché ricorda le
ferite, combatte l’oblio. Perché testimonia i pericoli, invita
all’unione. Perché lenisce i traumi, aiuta a riparare i vivi. In un
mondo fragile che si interroga costantemente sull’alterità, il
Festival di Cannes riafferma una convinzione: il cinema è un
santuario universale di espressione e condivisione. Un luogo dove
la nostra umanità è scritta tanto quanto la nostra libertà“,
conclude il comunicato.
Il poster ufficiale del 77° Festival
di Cannes è stato disegnato da Hartland Villa
(Lionel Avignon e Stefan de
Vivies) e sarà esposto nelle vie della città francese e
nei luoghi di proiezione per la durata del Festival, ovvero dal
14 al 25 maggio. Di seguito, ecco il poster in
formato verticale:
L’attesa sta per
terminare! Da oggi sono disponibili il trailer e il poster di
“Sei nell’anima”, il film tratto dalla storia di
Gianna Nannini,
prodotto da Indiana Production e diretto da Cinzia TH
Torrini, con protagonista Letizia Toni
nei panni dell’icona del rock femminile italiano, in arrivo solo su
Netflix
dal 2 maggio.
Un frammento della storia
di una delle voci più incisive e rinomate della nostra musica,
trent’anni raccontati partendo dall’infanzia, dalle radici della
sua vita e della sua carriera, fino alla consacrazione, passando da
una svolta che trancia di netto in due parti la vita di Gianna,
tanto da considerarla la sua vera nascita: l’anno 1983.
“Sei nell’anima”
accompagna il pubblico in un viaggio dentro la vita e la mente
creativa di una donna capace di plasmare emozioni con poesia e
musica. Un’artista unica, rivoluzionaria, fuori da qualsiasi schema
e definizione, alla continua ricerca di ispirazione, di
trasformazione, che ha fatto della musica e della libertà il suo
manifesto.
Fanno parte del cast del
film anche Selene Caramazza, Maurizio Lombardi, e Stefano Rossi
Giordani, con la partecipazione di Andrea Delogu che interpreta una
giovane Mara Maionchi.
“Sei nell’anima” è scritto
da Cinzia TH Torrini e Cosimo Calamini insieme a Donatella Diamanti
e alla stessa Gianna Nannini, ed è tratto da “Sei Nell’Anima –
Cazzi Miei”, autobiografia dell’artista pubblicata nel 2016, in
uscita in una nuova edizione speciale, edita da Mondadori, dal 23
aprile.
Giorgio
Moroder, compositore e produttore discografico, riceverà
il David alla Carriera nel corso della 69ª
edizione dei Premi David di Donatello. Il riconoscimento
sarà assegnato venerdì 3 maggio nell’ambito della cerimonia di
premiazione in diretta, in prima serata su Rai 1 dagli studi di
Cinecittà, con la conduzione di Carlo Conti e
Alessia Marcuzzi.
Pioniere della disco e
dell’elettronica, Giorgio Moroder, nato il 26 aprile 1940 a
Ortisei, è una delle grandi eccellenze italiane nel mondo, uno
straordinario artista noto a livello globale. Nel corso della sua
eccezionale carriera, Moroder ha firmato alcune delle colonne
sonore più iconiche della storia del cinema ricevendo tre Oscar®,
quattro Golden Globe e due Grammy Award per le musiche di Fuga
di mezzanotte di Alan Parker e Flashdance di Adrian
Lyne; la canzone “Flashdance… What a Feeling” e la composizione
strumentale “Love Theme” (entrambe in Flashdance); il brano
“Take My Breath Away”, successo planetario lanciato dal
film Top Gun di Tony Scott. Il lavoro di Moroder ha
contribuito a decretare la popolarità di numerosi altri memorabili
titoli, da American Gigolò di Paul Schrader
a Scarface di Brian De Palma, da La storia
infinita di Wolfgang Petersen (con Klaus Doldinger)
a Over the Top di Menahem Golan.
Negli anni, l’artista ha lavorato con alcuni grandi
nomi della storia della musica, fra i quali Barbra Streisand, Elton
John, Cher, David Bowie, ha scritto l’inno dei Giochi Olimpici di
Los Angeles 1984, Seul 1988 e Pechino 2008, e la hit “Un’estate
italiana” per i Mondiali di calcio 1990.
Nel 1984, Moroder ha prodotto una nuova versione
di Metropolis, l’immortale capolavoro di Fritz Lang,
colorizzata e ridotta nella durata, con una colonna sonora rock che
ha visto la partecipazione di musicisti come Freddy Mercury, Bonnie
Tyler e Pat Benatar.
Nel 1989, alla trentaquattresima edizione dei David di
Donatello, Moroder ha ricevuto la candidatura al premio per la
Migliore canzone originale per la colonna sonora
di Mamba di Mario Orfini.
L’artista altoatesino si è aggiudicato oltre cento
dischi d’oro e di platino e due ulteriori Grammy: uno per la
canzone “Carry On”, interpretata da Donna Summer, e uno per la
collaborazione nell’album “Random Access Memories” dei Daft Punk.
Nel 2004, Moroder è stato inserito nella “Dance Music Hall of
Fame”.
Tra i premi già annunciati della 69ª edizione dei
Premi David di Donatello, il Premio David alla Carriera a Milena
Vukotic, il David come Miglior Film Internazionale
ad Anatomie d’une chute (Anatomia di una caduta) di
Justine Triet, il David dello Spettatore a C’è ancora
domani di Paola Cortellesi, mentre il miglior
cortometraggio è The Meatseller di Margherita Giusti.
X-Men
’97 (qui
la recensione) ha ricevuto recensioni entusiastiche da parte
dei fan e della critica, e tutti gli indizi indicano che
attualmente è la migliore serie televisiva dei Marvel Studios (sia per quanto
riguarda i progetti live-action che quelli animati). Sappiamo che
la seconda stagione è in arrivo e, probabilmente, ci sarà anche una
terza. Inoltre, come ormai noto, è in cantiere
un film sugli X-Men in live-action. Alcuni
fan, però, si chiedono se ci sarà mai un film d’animazione dedicato
ai celebri mutanti, magari come conclusione per le vicende narrate
nella serie.
Inverse ha recentemente
incontrato i registi di X-Men
’97, Chase Conley, Emi
Yonemura e Jake Castorena e ha chiesto
loro se vorrebbero portare gli X-Men
sul grande schermo. “Prima di tutto, sarebbe un’occasione da
non perdere”, dice Conley. “Penso che sarebbe
assolutamente qualcosa che il pubblico vorrebbe vedere e di cui noi
vorremmo far parte“. Aggiunge che il vantaggio di un formato
episodico significa che il team creativo può realizzare “molte
serie di fumetti adattati“, ma riconosce che il budget di un
film consentirebbe loro di “fare il più possibile e di passare
molto tempo a lavorare su ogni inquadratura“.
“Con l’animazione, più tempo e
denaro abbiamo a disposizione, meglio sarà“, spiega Conley.
“È un dato di fatto“. Yonemura, nel frattempo, ha già
obiettivi ambiziosi per un potenziale film d’animazione sugli
X-Men. “Sembra che stiamo già realizzando animazioni ed eventi
di livello cinematografico. Ma solo per avere il budget e il tempo
necessari per farne un lungometraggio completo, e per fare un po’
quello che hanno fatto con Spider-Verse e il recente film
d’animazione delle Tartarughe“.
“Una delle nostre influenze è
stata l’animazione giapponese degli anni ’80 e ’90“, ha
continuato. “Akira. Ghost in the Shell. Quei livelli. È come
se: Ehi, volete darci i soldi e il budget per farlo per voi? Ma per
X-Men
’97? Volentieri“. Castorena ha concluso dicendo:
“Sette stagioni e un film. Andiamo! Se c’è l’amore e la
richiesta da parte del fandom, e la Marvel vuole lasciarcelo fare,
sarebbe fantastico portare questi X-Men, questi personaggi, questo
stile e questo lavoro sul grande schermo“.
La nuovissima serie X-Men
’97, composta da 10 episodi, è arrivata in streaming a
partire dal 20 marzo. La serie rivisita l’epoca iconica degli anni
‘90, con il gruppo di mutanti che usa i propri poteri straordinari
per proteggere un mondo che li odia e li teme, vengono messi alla
prova come mai prima d’ora, costretti ad affrontare un nuovo futuro
pericoloso e inaspettato.
Il cast delle voci nella versione
originale include Ray Chase (Ciclope),
Jennifer Hale (Jean Grey), Alison
Sealy-Smith (Tempesta), Cal Dodd
(Wolverine), JP Karliak nel ruolo di Morph,
Lenore Zann nel ruolo di Rogue, George
Buza nel ruolo di Bestia, AJ LoCascio
(Gambit), Holly Chou (Jubilee), Isaac
Robinson-Smith (Alfiere), Matthew
Waterson (Magneto) e Adrian Hough
(Nightcrawler).
Sembra di poter dire che la Corea
del Sud sta rapidamente conquistando l’industria
dell’intrattenimento. Con l’ascesa del K-pop, i K-drammi che
guadagnano popolarità sulle piattaforme di streaming e i
film coreani che vincono importanti premi
internazionali, qual è il prossimo passo?
Con successi internazionali come
Train to Busan,
The Handmaiden e
Parasite, solo per citarne alcuni, la Corea ha
dimostrato di essere una forza da non sottovalutare quando si
tratta di film. Il Paese continua a sfornare successi e, sebbene i
creatori coreani abbiano chiaramente un talento per generi
specifici come i thriller psicologici e i film di zombie, ci sono
molti fantastici film coreani di tutti i generi. Quindi, se siete
alla ricerca di un film coreano da guardare mentre navigate su
Netflix,
date un’occhiata a questi fantastici film coreani offerti dalla
piattaforma di streaming.
Love and Leashes
(2022) – Il dolore fa bene all’amore per due colleghi, i
quali decidono di stringere un rapporto contrattuale come compagni
in un gioco
Unlocked (2023) –
La vita di una donna viene stravolta dopo che un uomo pericoloso
entra in possesso del suo cellulare smarrito e lo usa per seguire
ogni sua mossa.
Jung_E (2023) –
In un futuro post apocalittico, una ricercatrice in un laboratorio
cerca di porre fine a una guerra civile clonando il cervello di
un’eroica combattente: sua madre, Jung E.
Kill Boksoon
(2023) – Al lavoro, è una rinomata assassina. A casa,
invece, è una normale mamma single di una ragazza adolescente.
Uccidere è facile. Il difficile è proprio fare il genitore.
Lucid Dream
(2017) – Dopo aver cercato il figlio rapito per tre anni,
un padre devastato tenta di rintracciare lo scomparso attraverso
l’uso della onironautica.
20th Century Girl’
(2022) – Nel 1999, Bo Ra, una brillante e positiva liceale
di 17 anni, riceve l’incarico di sorvegliare un compagno di scuola
per conto della sua migliore amica. Tuttavia, Bo Ra si ritrova
coinvolta nella sua prima storia d’amore.
High Society
(2018) – Un professore universitario candidato
all’Assemblea Nazionale e sua moglie, assistente del curatore di
una galleria d’arte, pensano di cambiare la loro etica per entrare
nell’alta società.
Sweet & Sour
(2021) – Una coppia cerca di far sopravvivere tra alti e
bassi una relazione a distanza, mentre si ritrova alle prese con le
sfide e le opportunità del mondo reale.
Night in Paradise
(2021) – Scappato sull’isola di Jeju dopo una brutale
tragedia, un assassino con le ore contate stringe un legame con una
donna: ma anche lei ha i suoi demoni da affrontare.
Time to Hunt
(2020) – Decisi a lasciare il loro mondo distopico per un
paradiso lontano, tre fuorilegge progettano una rapina, attirando
l’attenzione di un feroce assassino.
Space Sweepers
(2021) – La Terra? Deserta. L’utopia? Limitata. Nel 2092
per sopravvivere sarà necessario scambiare rifiuti spaziali e
un’umanoide per soldi.
Tune in for Love
(2019) – Durante la crisi monetaria asiatica del 1997, un
uomo e una donna si conoscono grazie a un programma radiofonico. I
due si innamorano, ma il tempo e le circostanze non sono dalla loro
parte.
Okja (2017) – Per 10 anni idilliaci, la
giovane Mija è stata custode e compagna di Okja sulle montagne
della Corea del Sud. Quando qualcuno tenta di separarli, la
ragazzina parte per una missione di salvataggio.
Psychokinesis
(2018) – Dopo aver bevuto dell’acqua da una sorgente di
montagna, un padre scopre di avere dei superpoteri e decide di
utilizzarli per aiutare sua figlia, che rischia di perdere tutto
ciò che ha.
The Drug King
(2018) – Negli anni 70, un piccolo contrabbandiere di
Busan entra nel traffico illecito di stupefacenti e fa grandi
affari con i clienti giapponesi, rimanendo vittima di una
disgustosa avidità.
#Alive (2020) –
Mentre in una città coreana orde di persone infette attendono la
prossima vittima, dentro il suo appartamento Joon-woo è rimasto
solo e all’angolo, ed inizia ben presto a perdere ogni
speranza.
Il film che ha sbancato il
botteghino nel 2023 con un incasso di oltre 1,4 miliardi di dollari
nel mondo e numero uno nella storia della Warner Bros. Pictures,
Barbie,
arriva in prima TV su Sky
domenica21 aprile alle 21:15su
Sky Cinema Uno, in streaming suNOWe disponibile on
demand.Su Sky il film sarà disponibile on
demand anche in 4K.
Barbie
(la
nostra recensione) è diretto da
Greta Gerwig
che firma anche la sceneggiatura del film insieme aNoah
Baumbach
ed è basato su “Barbie” di Mattel. Il film ha ottenuto il
premio Oscar per
la Miglior Canzone Originale
What
Was I Made For?
di Billie Eilish e
due Golden Globe
(Miglior Canzone Originale e Miglior risultato al Box
Office).
Barbie in streaming è disponibile sulle seguenti
piattaforme:
Vivere a Barbie Land significa
essere perfetti in un luogo perfetto. A meno che tu non stia
attraversando una crisi esistenziale. Oppure tu sia un Ken.
I protagonisti sono Margot Robbie e Ryan Gosling nei panni di Barbie e Ken.
Insieme a loro un cast stellare tra cui troviamo America Ferrera, Kate
McKinnon nel ruolo di Barbie Stramba, Will Ferrell in quello del CEO di Mattel,
SimuLiu, Michael
Cera nel ruolo di Allan (il migliore amico dei Ken) e
DuaLipa.
Barbie, domenica 21 aprile
in prima TV alle 21:15 su Sky Cinema Uno, in
streaming su NOW e disponibile on demand. Su Sky il film
sarà disponibile on demand anche in 4K per i
clienti Sky Q via satellite o Sky Glass con pacchetto Sky Cinema e
con servizio opzionale Sky HD 4K/Sky Ultra HD attivo.