Il film 28 anni dopo – Il
Tempio delle Ossa (leggi
qui la recensione) della regista di The Marvels,Nia DaCosta, arriverà oggi in formato digitale,
seguito da 4K UHD SteelBook, Blu-ray e DVD il 21 aprile. In vista
del rilascio in home video, IGN ha ora condiviso una scena tagliata
che mostra le conseguenze della conversazione tra il dottor Kelson
(Ralph
Fiennes) e Sir Jimmy Crystal (Jack
O’Connell).
Nella versione cinematografica,
Crystal si avvicina a Kelson dopo che Jimmy Ink lo ha visto ballare
con
l’alfa infetto noto come Sampson e minaccia di uccidere l’ex
medico se non finge di essere “Il Vecchio Caprone” nel tentativo di
mettere in riga i seguaci di Jimmy. Kelson accetta, ma in questa
versione estesa della scena, vediamo Crystal scappare come un
codardo quando vede Sampson avvicinarsi in lontananza.
28 anni dopo – Il Tempio
delle Ossa non è stato un gran successo al botteghino,
nonostante le recensioni positive e il consenso generale tra i fan
sul fatto che il sequel fosse un miglioramento rispetto al film
precedente di Danny Boyle.
L’ultimo capitolo della trilogia sembra però confermato, con il
finale di The Bone Temple che prepara il terreno per il
terzo film reintroducendo Jim, interpretato da Cillian Murphy, già protagonista del
film originale 28 giorni dopo. Intanto, ecco qui di
seguito la breve scena rimossa dal film visto al cinema.
Di ritorno allo studio che gli ha
dato la grande occasione, Dan Trachtenberg sta
valutando anche un possibile ritorno a
Cloverfield. Dopo aver ottenuto il primo successo
nel mondo degli spot pubblicitari e dei cortometraggi, in
particolare con il suo adattamento di Portal, Trachtenberg
ha debuttato come regista con 10
Cloverfield Lane, il secondo capitolo della trilogia
fantascientifica prodotta da J.J. Abrams. Negli
anni successivi, il regista ha ottenuto ulteriori riconoscimenti
per aver contribuito al lancio della serie The
Boys di Prime Video come regista e produttore esecutivo
del suo episodio pilota, oltre che per aver diretto gli ultimi tre
capitoli della saga Predator.
Ora, in un’intervista con Ash Crossan di
ScreenRant per discutere dell’uscita in home video di
Predator: Badlands, Trachtenberg ha
condiviso le sue riflessioni su un potenziale ritorno a
Cloverfield
dopo aver firmato il suo primo contratto con la Paramount. Il
regista ha chiarito che il ritorno al franchise “non è stato il
motivo per tornare” alla Paramount, ma ha lasciato intendere
che “potrebbe fare” un altro film della serie di
fantascienza, essendo “rimasto in contatto con i ragazzi della
Bad Robot e J.J.” nei 10 anni trascorsi dal suo film.
“È stato quasi come: “Oh mio
Dio, aspetta, quando stavamo parlando di varie cose, è venuto fuori
e io ho detto: ‘Oh sì, aspetta un attimo. L’ho già fatto. Potrei,
forse’”. Quindi forse, e sicuramente sono rimasto in contatto con i
ragazzi della Bad Robot e J.J. [Abrams], e abbiamo sicuramente
discusso di varie cose nel corso degli anni, non legate a
Cloverfield”, sono le parole esatte del regista.
Con tre film attualmente usciti e
un quarto in programma dalla fine del 2022, la serie
Cloverfield si distingue per aver coinvolto un
regista diverso per ogni capitolo. Matt Reeves,
ora noto per il film The
Batman, ha diretto il
film originale del 2008 e ha ricoperto il ruolo di produttore
esecutivo nei capitoli successivi, mentre Julius
Onah ha diretto
The Cloverfield Paradox del 2018. Il prossimo film
sarà diretto da Babak Anvari, autore di Hallow
Road.
Sebbene la serie sia nota per le
sue storie autonome, Abrams ha già accennato alla possibilità di
collegare i film di Cloverfield, includendo una
potenziale collaborazione tra Michelle, interpretata da
Mary Elizabeth Winstead, e
Ava, interpretata da Gugu Mbatha-Raw. Trachtenberg
ha anche espresso in precedenza il suo interesse a realizzare un
sequel diretto di 10 Cloverfield Lane, indicando
che il quarto film in fase di sviluppo sarà il seguito diretto
dell’originale di Reeves.
Ora che è tornato alla Paramount,
la porta è sicuramente aperta per Trachtenberg per realizzare un
nuovo film di questa serie come parte del suo contratto triennale.
Il suo debutto alla regia nel 2016 rimane il capitolo più acclamato
della serie, e il regista ha già indicato la sua intenzione di
sviluppare sia storie originali che di approfondire la proprietà
intellettuale dello studio, anche se non ha rivelato su quale di
queste ultime abbia messo gli occhi.
Nella giornata di ieri è arrivata
la notizia della scomparsa, a 95 anni, dell’attore premio
Oscar Robert Duvall. Molte le celebrità
di Hollywood che stanno ora rendendo omaggio all’iconico interprete
di molti dei più importanti film della storia, a partire
da Al
Pacino e Robert De Niro. “È stato un onore
aver lavorato con Robert Duvall”, ha dichiarato Pacino.
“Era un attore nato, come si suol dire, e il suo legame con la
recitazione, la sua comprensione e il suo talento fenomenale
saranno sempre ricordati. Mi mancherà”. “Dio benedica
Bobby”, ha invece scritto De Niro. “Spero di poter vivere
fino a 95 anni. Che riposi in pace”.
Pacino ha recitato al fianco di
Duvall in “Il padrino” e “Il padrino – Parte II”.
Pacino interpretava l’erede della famiglia mafiosa dei Corleone,
Michael, mentre Duvall appariva nei panni di Tom Hagen, il suo
avvocato e fidato consigliere. Pur non apparendo mai nella stessa
scena di Duvall, anche De Niro ha recitato in “Il padrino –
Parte II” nei panni del giovane Vito Corleone. Oltre ai due
attori, anche Viola Davis ha scritto su Threads che è stato
un “onore” recitare al fianco di Duvall nel thriller del
2018 “Widows”.
“Ero in soggezione”, ha
aggiunto Davis, “Sono sempre stata in soggezione davanti alle
tue imponenti interpretazioni di uomini che erano allo stesso tempo
silenziosi e dominanti nella loro umanità. Eri un gigante…
un’icona… ‘Apocalypse Now’, ‘Il padrino’, ‘Il buio oltre la siepe’,
‘Tender Mercies’, ‘L’apostolo’, ‘Lonesome Dove’… ecc… La grandezza
non muore mai. Rimane… come un dono. Riposa in pace, signore. Il
tuo nome sarà ricordato… Che gli angeli ti accompagnino nel tuo
riposo eterno“.
Anche Adam Sandler, che ha recitato al fianco di
Duvall nel film drammatico sportivo del 2022 “Hustle”, ha ricordato
Duvall su Instagram. Ha scritto: “Era un uomo fantastico con
cui parlare e ridere. Lo amavo tantissimo. Lo amavamo tutti. Ha
recitato in tanti film leggendari tra cui scegliere. Guardateli
quando potete. Porgiamo le nostre condoglianze a sua moglie
Luciana, a tutta la sua famiglia e ai suoi amici”.
Infine, anche il
regista Francis Ford Coppola, che ha diretto
Duvall in ben sette film, ha reso omaggio all’attore. “Che
duro colpo apprendere della scomparsa di Robert Duvall”, ha
scritto Coppola su Instagram. “Un attore così
grande e una figura così fondamentale per la American Zoetrope sin
dai suoi esordi: ‘Non torno a casa stasera’, ‘La conversazione’,
‘Il padrino’, ‘Il padrino – Parte II’, ‘Apocalypse Now’, ‘L’uomo
che fuggì dal futuro, ‘Assassination Tango’.”
Il Signore degli Anelli: The Hunt for Gollum uscirà
nelle sale tra meno di due anni e i dettagli sul film stanno
lentamente venendo alla luce. Questo nuovo capitolo de sarà diretto
da Andy Serkis, che riprenderà anche il ruolo di
Gollum. Il film entrerà in produzione quest’anno, con il ritorno di
alcuni nomi familiari. Uno dei membri principali del cast è Sir
Ian McKellen, che riprende il ruolo di
Gandalf, affiancato da Elijah Wood nei panni di Frodo Baggins.
Dall’annuncio del film, ci sono state speculazioni su chi altro
potrebbe tornare, con alcuni che hanno espresso interesse a
riprendere i propri ruoli. Con l’avvicinarsi dell’inizio delle
riprese,
sono poi stati rivelati ulteriori dettagli sulla trama.
In una recente intervista al Times, McKellen ha
però anticipato cosa ci aspetta in questo film fantasy di prossima
uscita. Secondo l’attore, il film è pensato per chi “ama Il
Signore degli Anelli” e ripropone la trama avventurosa della
saga con alcuni volti noti, suggerendo il possibile ritorno di
Aragorn. “Non sono nella posizione di dirlo, ma la
sceneggiatura è pensata per piacere a chi ama Il Signore degli
Anelli. È una storia d’avventura, con Aragorn che cerca di trovare
Gollum e Gandalf che dirige le operazioni da dietro le
quinte”.
Al momento, tuttavia, non è stato
confermato se Viggo Mortensen riprenderà il suo
ruolo. La sceneggiatrice Philippa Boyens ha detto
che sono interessati a far tornare l’attore, ma che la
partecipazione di Mortensen “dipenderà completamente dal fatto
che la sceneggiatura lo colpisca”. Recenti rumor, in realtà,
riportavano che sarebbe in corso
un casting per trovare un nuovo e più giovane interprete per la
parte, dato che la vicenda si svolge prima degli eventi della
trilogia originale. La notizia non è al momento confermata, ma dato
che Aragorn avrà grande importanza nel film, ci si può aspettare
aggiornamenti nei prossimi mesi.
Il mondo costruito da Tolkien ne
Il Signore degli Anelli è vasto e comprensivo, con
molte storie lasciate in sospeso attraverso la Prima, la Seconda e
la Terza Era. Descrivendo la regia del prossimo film come “un
sogno che si avvera“, Andy Serkis ha rivelato che il progetto è
quello di raccontare le storie non sfruttate di questo mondo.
“Abbiamo iniziato a parlarne circa otto mesi fa“, ha
ricordato l’attore. “Dicevano: ‘Andy vogliamo davvero
rinvigorire la Terra di Mezzo. Ci sono così tante storie nuove che
vogliamo coinvolgere“.
Dato che Gollum incontra la sua
fine tra le fiamme del Monte Fato verso la fine de Il ritorno del Re, è lecito aspettarsi che il film si
svolgerà prima di quegli eventi, idealmente anche prima che Frodo
intraprenda il suo viaggio. Questo suggerisce che personaggi
iconici come Aragorn, Boromir,
Gandalf e Legolas potrebbero
tornare in qualche modo, come suggerisce Serkis. Viggo Mortensen, che ha interpretato Aragorn
nella trilogia originale, si è
detto interessato se la trama è quella giusta, e anche Ian McKellen è detto
pronto a riprendere il personaggio di Gandalf.
Il personale del Brontë
Parsonage Museum, con sede nella vera casa della famiglia
Brontë a Howarth, ha assistito giovedì alla proiezione di “Cime
Tempestose” di Emerald Fennell,
organizzata dalla Warner Bros. Nonostante le controverse modifiche
apportate al film rispetto al romanzo – tra cui la rappresentazione
di Heathcliff come un uomo bianco e la presenza di elementi più
apertamente sessuali – l’accoglienza è stata ampiamente
positiva.
“Non siamo stati coinvolti
nella realizzazione del film”, ha dichiarato Rebecca
Yorke (tramite The Guardian), direttrice del
museo e della Brontë Society, “ma Emerald Fennell è stata
ospite del nostro festival di scrittura femminile Brontë a
settembre, dove ha parlato con eloquenza di Cime Tempestose e della sua personale
opinione. Qualsiasi nuova interpretazione probabilmente piacerà più
a un pubblico che a un altro e susciterà un acceso
dibattito.”
“Ad alcuni potrebbero non
piacere [i cambiamenti]”, ha detto Sue, del reparto di
apprendimento, “ma è un film emozionante da guardare di per
sé”, mentre Diane, responsabile della divulgazione, ha
commentato: “È fedele? No. È per i puristi? No. È una
divertente rivisitazione del romanzo? Sì!”. Il Guardian
riporta anche le speranze dello staff che il film incoraggi le
persone a leggere il libro, il che significa che saranno esposte ai
diversi temi del materiale originale.
In un’intervista con ScreenRant,
Emerald Fennell ha spiegato
perché diversi personaggi sono stati tagliati da “Cime
Tempestose”, dicendo: “Cathy e Heathcliff, credo
che quelli di noi che amano il libro, pensino che sia questo il
punto”. In linea con ciò, Ruth, coordinatrice dell’esperienza
dei visitatori del Brontë Museum, ha affermato che il film dimostra
“alcune verità essenziali sul libro e sul rapporto tra
Heathcliff e Cathy”.
Anche Mia, responsabile del
coinvolgimento digitale, ha commentato: “Sembra davvero un
incubo”. Inoltre, la più recente biografa di Brontë, la
Dott.ssa Claire O’Callaghan, ha assistito alla
prima proiezione pubblica del film a Leeds venerdì e lo ha elogiato
come “davvero rinfrescante” perché “non c’è alcun
tentativo di fedeltà all’originale. Se fosse più un dramma d’epoca,
la gente potrebbe rimanerne più turbata. Ma questo è così lontano
da quello, ed è così esagerato“.
“Interpretazioni brillanti. C’è
molto divertimento, così come intensità e tragedia“, ha detto
anche O’Callaghan. Naturalmente, non tutti coloro che hanno
recensito il film la pensano allo stesso modo. I critici sono
divisi sulla chimica tra Margot Robbie e Jacob Elordi e sulle loro
interpretazioni rispettivamente di Cathy e Heathcliff, così come
sui temi che l’adattamento sceglie di affrontare.
La casa in cui Emily, Charlotte e
Anne Brontë scrissero i loro famosi romanzi – e dove Emily morì
all’età di 30 anni nel 1848, un anno dopo aver pubblicato Cime
tempestose – fu acquistata da Sir James Roberts nel 1928 e donata
alla Brontë Society. Le reazioni positive dello staff e degli
esperti delle Brontë Society potrebbero sorprendere, visto quanto
Fennell si allontana dal materiale originale, ma stanno apprezzando
il film tanto quanto sembra già fare il pubblico.
Alcuni fan hanno criticato questo
terzo capitolo per avere una trama troppo simile ai primi due film
di Avatar, ma altri hanno respinto questa critica,
citando i malvagi Na’vi come il clan Mangkwan e un arco narrativo
più profondo per Miles Quaritch (Stephen Lang). Il
terzo film introduce anche Oona Chaplin nel ruolo
di Varang, capo del popolo Ash.
Al momento della stesura di questo
articolo, dopo nove weekend completi al botteghino, Avatar:
Fuoco e Cenere ha incassato 1,4 milioni di dollari al
botteghino globale. Circa 396 milioni di dollari provengono dagli
incassi nazionali, mentre oltre 1 miliardo di dollari proviene dal
box office internazionale. Si tratta di uno dei pochi film ad aver
mai incassato oltre 1 miliardo di dollari solo dai mercati
internazionali.
Sebbene si tratti di un totale
impressionante, è comunque destinato a rimanere indietro di oltre
800 milioni di dollari rispetto al suo immediato predecessore al
botteghino e di circa 1,5 miliardi di dollari rispetto al film
originale, che è stato riproposto più volte. Avatar – La
via dell’acqua ha incassato oltre 2,3 miliardi di dollari
a livello globale, mentre Avatar ha incassato quasi 3 miliardi di
dollari.
Avatar: Fuoco e
Cenere ha un budget di circa 400 milioni di dollari e,
tenendo conto del marketing e della ripartizione dei biglietti, il
film aveva bisogno di quasi 1 miliardo di dollari per raggiungere
il pareggio. Ha sicuramente realizzato un profitto, ma forse non
tanto quanto avrebbe voluto la Disney. Al momento, non resta che
attendere un annuncio ufficiale sul futuro della saga.
Quando uscirà il quarto film di Avatar?
L’uscita di Avatar
4 è attualmente prevista per il 21 dicembre 2029. Questo
dà a James Cameron quattro anni di tempo per finire le riprese del
film e ottenere gli effetti speciali di alto livello che i fan di
Avatar si aspettano. Cameron ha però espresso dubbi sul fatto che
un quarto film sarebbe stato realizzato se il terzo non avesse
avuto successo, ma sicuramente 1,4 miliardi di dollari sono
sufficienti per garantire un’altra uscita. Cameron ha anche detto
che deve trovare un modo per rendere i film più economici, il che
consentirebbe un maggiore margine di manovra al botteghino, grazie
a un budget inferiore.
Jacob Elordi e Alison Oliver
hanno offerto le loro interpretazioni di una delle scene più
discutibili del nuovo “Cime
Tempestose”.
Come sappiamo, quando Cathy decide
di interrompere la usa relazione clandestina con Heathcliffe, lui
comincia a corteggiare insistentemente Isabella, per ripicca, tanto
che alla fine i due si sposano, contro ogni buonsenso e contro la
volontà di chiunque. Ma l’ossessione di Heathcliff per Cathy
significa che questo matrimonio era destinato al fallimento fin
dall’inizio. Verso la fine del film, la governante Nelly Dean
(Hong Chau) fa visita a Isabella e Heathcliff a
Cime Tempestose e trova il posto in preda al
caos, con Isabella incatenata al camino con un collare da cane.
“È stata davvero divertente quella scena”, ha detto Elordi
a Entertainment Weekly.
I cani sono un motivo ricorrente
nel romanzo di Cime Tempestose, sia nella loro versione
naturale, in quanto attaccano violentemente le persone in diverse
occasioni, sia nella loro versione figurata, in quanto spesso i
personaggi vengono paragonati a cani. Il film ne sceglie una
lettura diversa, forse più pruriginosa e moderna, e la racchiude in
quella scena. “Penso che Emerald abbia in un certo senso preso
l’uccisione del cane e queste parti davvero oscure del romanzo e le
abbia inserite in questa scena“, ha continuato Elordi.
“Isabella e Heathcliff sono completamente fuori di testa.
Vivono in una specie di inferno, capisci?“
Ma soprattutto, Heathcliff vive
nell’infelicità perché non può stare con Cathy e le sue azioni non
attirano la sua attenzione come vorrebbe. “Per lui, è un
inferno autogenerato. È il momento in cui la sua ossessione si
trasforma in qualcos’altro – in una disperazione rabbiosa – e perde
ogni parvenza di compostezza“, dice Elordi. “E non
funziona più, e lo scherzo è finito, il che significa che è reale,
capisci? E devono affrontarlo.“
Dal punto di vista di Isabella,
Alison Oliver ha descritto dettagliatamente lo
stato d’animo del suo personaggio nella stessa intervista.
“Perché [Isabella] è in realtà una persona piuttosto repressa,
e poiché è stata così infantilizzata, tutto ciò che viene represso,
quando viene fuori, è disordinato e disorganizzato”, ha
ricordato Oliver in precedenza. “E si trova in un posto
completamente sconosciuto, strano, diverso. Gran parte di questo è
dovuto semplicemente al caos del nuovo posto in cui si
trova.”
La rappresentazione di Isabella
come apparentemente in qualche modo felice di questa dinamica
relazionale con Heathcliff è
un’altra deviazione dal romanzo in Cime Tempestose del
2026, che The Guardian critica, affermando che “Fennell prende
alla leggera la crudeltà [di Heathcliff] nei suoi confronti
dipingendo Isabella come una sottomessa consenziente e
sorridente”. Isabella alla fine fugge dal matrimonio violento
del libro e dà alla luce un figlio.
Isabella è anche la sorella di
Edgar nel romanzo, invece che la sua pupilla come nel film. È stato
chiarito che questo adattamento di Cime
Tempestose non è affatto fedele al materiale originale, e
Fennell esplora una diversa iterazione di Isabella e di come
affronta il suo matrimonio con Heathcliff. La storia è sempre molto
cupa e prende molte svolte selvagge prima di giungere alla
fine.
Eternity
costringe Joan a scegliere tra il suo primo amore e il marito di
una vita, ponendo le basi per la morale finale del film.
Eternity propone una prospettiva originale sull’aldilà, in
cui le persone possono scegliere dove trascorrere la propria
esistenza eterna — e con chi. Questo complica la situazione di
Joan, poiché i suoi due mariti defunti competono per il suo
affetto.
Il film ruota attorno alla
decisione che Joan deve prendere: ricongiungersi con il suo primo
marito, Luke, morto da tempo, oppure restare con il compagno di una
vita, Larry. La narrazione non dipinge nessuno dei due come
malvagio o perfetto, rafforzando così i temi legati all’amore e
alla passione.
Joan sceglie Larry o Luke in
Eternity?
Eternity si fonda sulla
scelta che Joan deve compiere riguardo a quale marito accompagnare
nell’aldilà — e, sebbene inizialmente sembri orientata verso Luke,
alla fine decide per Larry. Dopo essere morta serenamente poco
tempo dopo il marito, Joan si ricongiunge con Larry e cerca di
adattarsi alla nuova realtà.
La situazione si complica con la
presenza di Luke, il suo primo marito, caduto durante la Guerra di
Corea. Luke ha atteso per decenni di riunirsi a lei, e così
entrambi gli uomini cercano di convincerla a condividere con loro
la rispettiva eternità.
Quando Joan, frustrata, è sul punto
di ignorarli entrambi, Larry comprende che l’aspetto che Joan
assume nell’aldilà riflette i momenti più felici della sua vita — e
che lei appare come quando stava con Luke. Questo spinge Larry a
ritirarsi dalla competizione, permettendo a Joan di scegliere
un’eternità con Luke.
Il film pone una domanda centrale:
l’intensità del primo amore vale più di un amore duraturo? Sebbene
inizialmente Luke e Joan siano felici insieme, col tempo Joan
inizia a sentirsi distante e a sentire la mancanza di Larry. Alla
fine, Luke accetta con riluttanza la realtà e la aiuta a
fuggire.
Pur esistendo tra Luke e Joan un
legame profondo che non scomparirà mai del tutto, nel terzo atto
del film è chiaro che il vero amore di Joan è Larry. Si chiederà
sempre cosa sarebbe accaduto se Luke non fosse morto in guerra, ma
non può negare la felicità autentica trovata con Larry.
Come funziona l’aldilà in
Eternity
L’aldilà in Eternity si
basa su una scelta consapevole. Ogni persona che muore viene
accolta con l’opportunità di decidere dove trascorrere il resto
dell’eternità. Spettacoli dimostrativi e “venditori” cercano di
convincere i nuovi arrivati a scegliere una determinata
destinazione, senza che emerga una gerarchia divina evidente.
Il film fa più volte riferimento,
in chiave ironica, all’assenza di una divinità identificabile.
L’aldilà è rappresentato come una sorta di burocrazia, con regole
precise da seguire. Con il progredire della storia, si scopre che
persino i dipendenti dell’aldilà sono anime comuni, non angeli o
demoni.
Coloro che non hanno ancora scelto
la propria eternità o che hanno trovato uno scopo nell’aiutare gli
altri rimangono in uno spazio liminale tra le varie possibilità.
Questo è il caso di Anna, che rivela a Larry di provenire da una
vita difficile ma di aver trovato significato nel suo ruolo di
coordinatrice dell’aldilà.
Chi desidera restare in quello
spazio deve assumere un incarico. È ciò che accade a Larry quando
crede che Joan abbia scelto Luke: prende il posto di barista
lasciato vacante da Luke. Deciso a non trascorrere un’eternità
senza Joan, Larry sceglie di restare indietro per offrire ascolto
alle anime smarrite.
La scelta dell’eternità dovrebbe
essere definitiva. Tuttavia, Joan e Larry scoprono che tentare di
fuggire può far precipitare nel vuoto assoluto, descritto come la
cosa più vicina all’inferno in quell’universo. Il fatto che Joan sia
disposta a correre questo rischio pur di ricongiungersi con Larry
testimonia la profondità del suo amore.
Il vero significato di
Eternity
Al centro di Eternity vi è
la differenza tra la passione giovanile e l’amore duraturo. Joan si
lascia inizialmente travolgere dallo sguardo di Luke ed è felice di
rivederlo, ma nel tempo emerge una mancanza di vera sintonia. Luke
è dinamico e attivo in un modo che Joan non condivide, e le
differenze diventano sempre più evidenti.
Pur continuando ad amarsi a un
certo livello, entrambi riconoscono che la loro relazione è stata
idealizzata proprio perché si è interrotta prematuramente. Non
hanno avuto l’opportunità di crescere e cambiare insieme. Questo
conferisce al loro amore un tono nostalgico e agrodolce.
Al contrario, Joan e Larry
discutono spesso, ma tra loro esiste una complicità profonda.
Ridono insieme, condividono la quotidianità, si conoscono nei
dettagli: Larry sa quale musica ama Joan, nota i cambiamenti nei
suoi capelli ed è diretto con lei come nessun altro. È il suo
partner in ogni senso.
Il film mostra anche i lati
frustranti di Larry, ma evidenzia come sia lui a rendere Joan
davvero felice. Il loro amore ha attraversato tragedie, gioie e
momenti di routine. Non è solo la passione a unirli, ma una
relazione costruita nel tempo.
Questa è la morale finale di
Eternity: Larry è disposto a rischiare persino la propria
esistenza per trascorrere un’eternità semplice e serena con Joan.
Non scelgono una montagna, una spiaggia o una meta esotica, ma un
sobborgo simile a quello in cui hanno cresciuto una famiglia e
invecchiato insieme.
È una conclusione dolce che spiega
perché Joan scelga Larry. Luke rappresenta l’amore giovane
idealizzato, ma è diventato per lei più un’idea che una persona.
Larry, con tutti i suoi difetti, è l’uomo reale che conosce e ama.
Un nucleo emotivo sincero che permette a Eternity di
chiudere con efficacia una storia potenzialmente complessa.
Missione Shelter, film diretto da Ric Roman
Waugh in uscita nelle sale italiane il 18 febbraio 2026 e
distribuito da 01 Distribution, è una produzione
internazionale tra Stati Uniti e Gran Bretagna che unisce azione e
thriller. La sceneggiatura è firmata da Ward
Parry, mentre la fotografia è curata da Martin
Ahlgren. Le musiche di David Buckley
accompagnano l’azione con tonalità cupe e pulsanti. Il film è
interpretato da un cast guidato da Jason Statham, affiancato da Bill
Nighy, Naomi Ackie, Harriet
Walter, Daniel Mays, Billy
Clements, Bronson Webb, Bally
Gill e Bodhi Rae Breathnach. Il progetto
è prodotto da Black Bear International,
CineMachine Media Works, Punch Palace
Productions, RVK Studios e
Stampede Ventures.
Le riprese si sono svolte tra il
Regno Unito e altre location europee. Il film è stato realizzato in
lingua inglese e distribuito sul mercato italiano il 18 febbraio
2026.
La trama di Missione Shelter
Mason è un uomo solitario che vive
volontariamente recluso su una remota isola scozzese, lontano da
qualsiasi contatto stabile con il mondo esterno. La sua esistenza è
scandita da rituali essenziali e da un silenzio carico di passato,
scelto come rifugio dopo eventi che hanno segnato profondamente la
sua vita. Durante una violenta tempesta, Mason scorge tra le onde
una ragazzina in grave pericolo. Senza esitazione, affronta il mare
in burrasca e riesce a salvarla, portandola al riparo nella sua
abitazione isolata. La presenza della ragazzina sull’isola non
passa inosservata: forze oscure legate al suo passato iniziano a
stringere il cerchio, trasformando l’isolamento di Mason in una
trappola.
Costretto a uscire dalla propria
zona di sicurezza, l’uomo si ritrova a fare i conti con nemici
determinati e con un passato turbolento che credeva di essersi
lasciato alle spalle. Mentre il pericolo si avvicina, Mason
organizza la difesa dell’isola sfruttando la conoscenza del
territorio e le risorse a sua disposizione. Ma la permanenza si
rivela ben presto una soluzione impraticabile.La lotta per
proteggere la ragazzina diventa così un confronto diretto con le
proprie colpe e con le ferite mai rimarginate. In un crescendo di
tensione, tra inseguimenti, scontri e decisioni estreme, quella che
nasce come una missione di salvataggio si trasforma in un viaggio
di redenzione e sopravvivenza fino all’ultimo respiro, in cui la
difesa dell’altro diventa l’unica via possibile per ritrovare se
stessi.
Missione Shelter: Ric Roman Waugh
e il cinema muscolare
Non c’è alcun dubbio. Con
Missione ShelterRic Roman Waugh
si conferma accentratore di riferimento delle figure cardine di un
certo tipo di cinema muscolare. Dopo Dwayne Johnson e Gerard Butler anche Jason Statham si è unito allo speciale
roaster del regista ed ex stuntman statunitense. Il quale, come il
Chad Stahelski di John
Wick, fa invece parte di quella lista di uomini
d’azione che hanno da tempo deciso di scavalcare il campo e
accomodarsi in cabina di regia.
Un abitudinario quindi. Come
abitudinaria, del resto, è la condizione di autoimposta solitudine
o nascondiglio sociale cui il protagonista di Missione
Shelter è sistematicamente relegato da alcune produzioni a
questa parte. Malcelato nelle campagne e nei cantieri degli ultimi
progetti firmati da David Ayer (The
Beekeper, A Working Man) e oggi costretto
in una non precisata isola scozzese dimenticata da Dio. Battuta da
venti, maree e interessata dal saltuario approssimarsi di una
bagnarola carica di rifornimenti.
Abitudine è dunque la parola chiave
del film. O forse frustrante reiterazione di cliché, se volessimo
abbandonare ogni maniera. Insomma la sensazione di posare lo
sguardo su paradigmi e strutture narrative ampiamente abusati dal
cinema action-pop post 2000. Sfruttati, sul modello della
produzione in serie, per dare vita a copie di copie di copie dalla
crescita esponenziale.
Missione Shelter,
in sostanza, non è che l’ennesima declinazione del medesimo
linguaggio. Di frasi dette e ridette, stropicciate, alterate, ma
ormai riconducibili a schemi non tanto riconoscibili, quanto
ricalcati senza sforzo o creatività alcuna. Un agglomerato di spazi
da riattraversare allo sfinimento (case isolate, discoteche, moli
portuali), stereotipi da rimasticare (un protagonista dal fosco
passato, governi più o meno onesti e boss più o meno corrotti) e
reference codificate (dal Léon di Luc
Besson ai vari Jason Bourne e John
Wick). Ulteriormente appannato dalla messa in scena di uno
Statham davvero fin troppo serioso, quasi
inconsapevole del triste riciclaggio del suo volto e corpo o forse,
a peggiorare la situazione, deciso a prestarsi al gioco con
condiscendenza.
Dracula – L’amore perduto di
Luc Besson è una reinterpretazione del classico
romanzo horror di Bram Stoker che presenta il
vampiro protagonista più come una figura gotica malinconica che
come una minaccia soprannaturale. Non è il primo film a esplorare
l’umanità dietro il mostro, ma Besson si spinge oltre la
maggior parte degli adattamenti, raccontando il suo arco narrativo
come una tragedia di amore perduto e redenzione negata.
Sebbene il film segua a grandi
linee la trama originale, si concede numerose libertà nella
rappresentazione della ricerca di Dracula per ricongiungersi con
l’amata perduta, reinventando molti personaggi ed elementi classici
al servizio di una riflessione tematica su come il dolore possa
trasformare una persona in un mostro.
Perché Dracula si lascia
uccidere
Il climax del film vede il vampiro
permettere al sacerdote senza nome di ucciderlo, ponendo fine alla
sua maledizione e impedendo la corruzione di Mina. Uno dei temi
centrali del film è la rappresentazione della maledizione come
un’afflizione scatenata da Dio. La trasformazione di Dracula ha
inizio con il suo violento rifiuto della divinità.
In principio, la maledizione sembra
limitarsi all’impossibilità di morire. Se per altri l’immortalità
potrebbe essere una benedizione, per il principe dal cuore spezzato
rappresenta la condanna a non poter mai ricongiungersi con la sua
sposa. In seguito, egli riesce a trasmettere la maledizione alle
sue vittime, trasformandole in agenti mostruosi al suo servizio in
tutto il mondo.
Quando comprende che Mina è la
reincarnazione del suo amore passato, Dracula decide di
trasmetterle la maledizione affinché possano restare insieme per
sempre. Tuttavia, ciò la corromperebbe gradualmente, proprio come è
accaduto a lui e agli altri soggiogati. È la pazienza e la
compassione del sacerdote a convincerlo a riflettere sulle
conseguenze di quel destino.
Per questo Dracula sceglie di
lasciarsi colpire a morte. Il gesto non serve soltanto a spezzare
la maledizione, ma anche, apparentemente, a salvare l’anima del
vampiro. Gli ultimi momenti del film suggeriscono che Dracula trovi
finalmente pace dopo essersi assicurato che la donna amata possa
vivere la propria vita.
Chi sopravvive
all’assalto finale di Dracula
L’assalto al castello di Dracula si
rivela disastroso per molti degli uomini coinvolti: il vampiro e i
suoi gargoyle fanno rapidamente strage di decine di miliziani. Tra
le vittime più rilevanti (oltre allo stesso Dracula) vi è Henry
Spencer, equivalente cinematografico di Arthur Holmwood.
Tuttavia, il resto del cast
principale sopravvive. Il sacerdote senza nome porta a termine la
sua missione; il dottor Dumont sopravvive allo scontro con i
gargoyle; e Jonathan Harker viene nuovamente risparmiato dal
signore dei vampiri, come segno di gratitudine per avergli
involontariamente rivelato l’esistenza di Mina.
La sorpresa maggiore del finale è
la sopravvivenza di Mina, che nel corso della storia ha imparato ad
amare Dracula. Sebbene fosse stata morsa dopo aver riscoperto la
sua vita passata, gli effetti del morso vengono annullati con la
morte del vampiro. Ciò suggerisce che Mina vivrà il resto della sua
vita come essere umano, portando il lutto per l’amore perduto.
Un altro gruppo significativo di
sopravvissuti è rappresentato dai gargoyle al servizio di Dracula.
Presenti nel castello per tutto il film, partecipano alla battaglia
finale e resistono in gran parte alla milizia radunata dal
sacerdote. Dopo la morte di Dracula, si scopre che sono in realtà
bambini.
Questo dettaglio solleva
interrogativi più ampi sul mondo dopo la caduta del vampiro. È più
volte suggerito che Dracula abbia agenti sparsi in tutto il mondo,
ora forse liberati dal suo controllo. Resta però da capire se
abbiano semplicemente riacquistato la loro umanità o se siano
tornati alla loro età originaria, morendo di conseguenza.
Quanto è fedele il
Dracula del 2026 al materiale originale?
Dracula si prende
numerose libertà rispetto al romanzo originale di
Dracula di Bram Stoker, anche se non è il
primo adattamento cinematografico a farlo. Le conversazioni
iniziali tra Dracula e Jonathan hanno una certa base nel libro, ma
il film appare maggiormente interessato alla dimensione romantica
tragica resa popolare da Bram Stoker’s
Dracula di Coppola.
Entrambi questi adattamenti
reinventano Mina come reincarnazione dell’amore perduto del Conte,
aggiungendo una dimensione di empatia a un personaggio altrimenti
fortemente mostruoso. Tuttavia, Bram Stoker’s
Dracula continua a rappresentare il protagonista come
una creatura che massacra numerosi innocenti.
Anche il romanzo originale riflette
questa impostazione. Dracula – L’amore
perduto sceglie invece una strada diversa,
ritraendo Dracula come una figura molto più tragica. Sebbene il
numero delle sue vittime sia elevato, la maggior parte degli
omicidi diretti scaturisce da momenti di furia piuttosto che da una
freddezza sistematica.
Il
Dracula di Luc Besson è
interessato a una versione del personaggio autenticamente devastata
dal dolore, che si scaglia non solo contro gli altri ma anche
contro Dio. Il film trasforma pienamente la vicenda in una tragedia
gotica più che in un racconto horror puro, diversamente da altri
adattamenti recenti come Nosferatu.
Un’ulteriore modifica significativa
riguarda i personaggi che affrontano il vampiro. Van Helsing è
assente e sostituito nella narrazione dal sacerdote senza nome.
Dumont funge da equivalente di John Seward, mentre Maria, moglie
corrotta di Henry Spencer, rappresenta una reinterpretazione di
Lucy Westenra come agente di Dracula.
Dracula è, in
ultima analisi, la storia di un uomo incapace di accettare il
proprio lutto e andare avanti — in senso letterale.
Accecato dall’ira contro un Dio che non ha salvato sua moglie,
Dracula rinnega il divino e viene maledetto. È significativo che la
morte della sua amata sia stata causata accidentalmente proprio da
lui.
Nel tentativo di salvarla da un
gruppo di soldati che l’avevano assalita, il principe scaglia la
spada contro l’ultimo aggressore. La lama attraversa il nemico e
trafigge anche Elisabeta, uccidendola. Come altri suoi scoppi d’ira
nel corso dei secoli, tutto nasce dalla sua furia.
Per quanto Dracula attribuisca a
Dio il dolore che lo affligge e che si diffonde nel mondo, egli è
in gran parte responsabile della propria sofferenza. Il film
racconta di un uomo che deve accettare la perdita invece di
combatterla. Così facendo, salva Mina dalla dannazione e redime in
parte il proprio spirito.
Anche Mina è costretta ad
affrontare il lutto, ma il film suggerisce che riuscirà a farlo
senza trasformarsi in un mostro. Vi è l’implicazione silenziosa che
non tornerà da Jonathan nonostante la morte di Dracula. È un
epilogo cupo, ma conferisce alla storia una sfumatura
autenticamente agrodolce.
Diretto da Chris
Nelson, il comedy thriller “whodunit”
Reunion tenta di emulare il successo di
Knives Out –Cena con
Delitto, ma non riesce pienamente nell’intento a
causa di una certa mancanza di sicurezza nella scrittura,
soprattutto nella prima metà del film. Tuttavia, la rivelazione
dell’identità dell’assassino nella parte finale riesce a far
correre un brivido lungo la schiena, grazie a una costruzione
ingegnosa.
Realizzare un buon “whodunit”
dipende dalla capacità di celare con abilità le intenzioni del
colpevole, così da creare un colpo di scena davvero coinvolgente e
imprevedibile. In questo caso, purtroppo, l’attenzione dello
spettatore rende l’identità dell’assassino in parte prevedibile.
Ciononostante, analizziamo la trama e scopriamo gli eventi che
conducono alla morte dell’ospite, Mathew.
Attenzione – seguono
Spoiler su Reunion
Il riassunto della trama e
sinossi
Il film si apre con Evan che
aspetta nella sua auto della polizia l’amico Ray. I due sono
invitati alla festa di reunion organizzata dal loro compagno di
liceo, Mathew. Mathew proviene da una famiglia benestante e, con il
tempo, è diventato ancora più ricco e famoso. Quando Ray impedisce
a Evan di giocare con il telefono, un’auto li supera ad alta
velocità. Ray dice a Evan di inseguirla e fermarla perché, in
quanto poliziotto, è suo dovere farlo.
Più tardi, quando Evan vede la
conducente, si rende conto che si tratta di Jasmine, una loro ex
compagna di liceo, anche lei diretta a casa di Mathew. Nel
frattempo arriva anche Ray, che la riconosce dai tempi della
scuola. Insieme si dirigono verso la villa di Mathew, dove
incontrano altri amici del passato, come Megan, Amanda e Vivian.
Mathew presenta a tutti sua moglie Lisa tramite una
videochiamata.
Quali eventi imbarazzanti
avvengono alla festa?
Evan cerca di avvicinarsi a
Jasmine, che a sua volta trova in lui l’unica persona con cui
condividere il momento, dato che molte delle sue ex compagne sono
ormai sposate o incinte. Non avendo interessi in comune con loro,
passa la maggior parte del tempo con Evan.
Nel frattempo, Ray e Megan iniziano
a litigare fino a sfociare in una vera e propria rissa. Megan era
l’ex di Ray e, quando lui la vede in atteggiamenti intimi con
Mathew, si ingelosisce. Così provoca uno scontro che porta Megan,
furiosa, ad allontanarsi dalla pista. Evan rimprovera Ray,
facendogli notare che è stato lui a iniziare.
Successivamente, una donna
misteriosa si avvicina a Evan dicendogli che al liceo lui era “uno
dei bravi ragazzi” e che quindi è al sicuro, ma deve assicurarsi di
divertirsi per ciò che accadrà più tardi. Poco dopo, la stessa
donna si presenta davanti a tutti come Vivian.
Vivian racconta che ai tempi del
liceo tutti pensavano che non avrebbe combinato nulla nella vita,
ma ora si considera una donna di successo (per lei, indossare
scarpe da 62 dollari equivale al successo). È evidente che è troppo
ubriaca per controllare le emozioni. Arriva persino a maledire
Mathew, ricordando come lui la prendesse in giro per il suo aspetto
e le affibbiasse soprannomi offensivi.
Che cosa accade a
Mathew?
Nel momento clou della festa,
improvvisamente salta la corrente. Mathew porta Evan con sé per
riattivarla. Più tardi mostra a Evan il costume da orso che intende
indossare durante la festa. Si avvicina una tempesta e tutti gli
invitati se ne vanno, tranne Evan, Ray, Jasmine, Amanda, Vivian e
il loro ex insegnante di storia, Theodore Buckley.
La mattina seguente, Jasmine trova
il corpo senza vita di Mathew nel suo letto e inizia a urlare
disperata. Gli altri accorrono, e Amanda punta subito il dito
contro Vivian, che si è comportata in modo strano fin dal suo
arrivo. Presto tutti iniziano ad accusarsi a vicenda, finché Evan
prende in mano la situazione e invita tutti a mantenere la calma.
Il telefono fisso non funziona e non c’è segnale a causa della
tempesta della notte precedente. Evan decide quindi di restare in
casa finché la linea non tornerà attiva, così da poter chiamare
aiuto.
Qual è il ruolo di Amanda
nell’omicidio?
Evan e Ray tornano nella stanza di
Mathew per chiudere la finestra rimasta aperta. Notano dei fori di
proiettile nell’armadio. Poco dopo, Evan trova il corpo di Megan
all’esterno della casa. Per scoprire l’assassino, sostiene che
bisogna prima trovare l’arma. Nel frattempo, Amanda viene sorpresa
mentre tenta di distruggere una videocassetta.
Si scopre che la videocassetta
contiene registrazioni fatte in passato dallo stesso Mathew. Tutti
pensano che Amanda abbia un valido movente per ucciderlo. Tuttavia,
lei spiega di essere stata ricattata: qualcuno le aveva ordinato di
interrompere la corrente a un certo punto della festa,
promettendole informazioni sulla cassetta in cambio.
Nel frattempo, Jasmine scopre che
Mathew aveva truffato molte persone che gli avevano affidato i
propri risparmi, tra cui Theodore Buckley. Anche lui, quindi,
avrebbe un motivo per ucciderlo. Jasmine, inoltre, è lì come
inviata della sua agenzia per indagare sul caso Mathew. In
sostanza, diverse persone hanno valide ragioni per volerlo
morto.
Anche Evan aveva un motivo
personale: al liceo era un promettente atleta, ma prima di una
partita cruciale Mathew lo placcò così duramente da compromettere
la sua carriera sportiva. Oggi Mathew è un uomo di successo, mentre
Evan è soltanto un poliziotto che fatica ad arrivare a fine mese.
Nonostante ciò, nessuno sembra avere davvero il coraggio di
ucciderlo.
La spiegazione del finale
di Reunion: chi è l’assassino?
Nel finale, Evan trova una scarpa
di Ray che combacia con l’impronta rinvenuta fuori casa; in
precedenza, anche gli orecchini di Megan erano stati trovati nella
tasca di Ray. Ray sostiene di voler proteggere Megan, convinto che,
per quanto possa odiarla, non sarebbe mai capace di uccidere
Mathew. Non riuscendo però a spiegare la presenza della scarpa, e
dato che Jasmine era stata aggredita la notte precedente, tutti
decidono di consegnarlo alla polizia. Nel frattempo, la linea
telefonica è tornata attiva e anche Lisa è rientrata a casa insieme
agli agenti.
Improvvisamente, Ray afferra la
pistola di un poliziotto e costringe tutti a sedersi, dichiarando
di aver capito chi ha realmente ucciso Mathew. Spiega che, durante
il blackout provocato da Amanda, Lisa è tornata di nascosto a casa
e si è nascosta finché non ha affrontato il marito. Mathew stava
per indossare il costume da orso quando Lisa gli ha sparato.
Successivamente, trova Megan nell’armadio: dopo il litigio con Ray,
Megan si era nascosta lì in attesa di un momento intimo con Mathew
e aveva assistito alla scena.
Ma perché ucciderlo? Ray rivela che
Lisa aveva un complice: Evan. I due avevano una relazione e avevano
pianificato l’omicidio per impossessarsi del denaro e fuggire
insieme. Evan aveva preso le scarpe di Ray, le aveva indossate per
depistare le indagini e aveva nascosto il corpo di Megan nel
bagagliaio di un’auto. Entrambi avevano motivazioni personali.
Nel finale, Evan afferma di aver
finalmente avuto l’occasione di “diventare qualcuno”. Probabilmente
sono stati gelosia e rancore a spingerlo a pianificare l’omicidio:
si è sempre sentito privato della carriera che avrebbe potuto
avere, e ha sempre creduto di meritare la stessa vita di Mathew.
Quanto a Lisa, le sue motivazioni restano meno chiare, ma sembrano
legate allo stile di vita del marito, che potrebbe averla spinta a
compiere un gesto così estremo.
“Se non riesci a distinguere il
falso dal vero, è davvero falso?” Questa potente battuta
racchiude il tema intriso di conflitto di classe al centro di
The Art of Sarah, l’ultima proposta K-drama di
Netflix. La serie in otto episodi segue una donna
disposta a tutto pur di fuggire dall’inferno della classe lavoratrice e ascendere
all’élite. Racconto non lineare di vendetta, disuguaglianza sociale
e potere dell’identità performativa, The Art of Sarah tiene lo
spettatore con il fiato sospeso fino all’ultimo.
The Art of Sarah
si apre con il ritrovamento di un cadavere nelle fogne di Seoul. Il
detective Park Mu-gyeong (Lee Joon-huk di
Love Scout), nostro
personaggio-surrogato, è determinato professionalmente a fare luce
su quello che sembra un omicidio. Tuttavia, più lui e la sua
squadra indagano, meno sembrano capire. Inizialmente verificano
l’identità della vittima grazie a un tatuaggio alla caviglia e a
una borsa unica nel suo genere. Entrambi gli indizi conducono a
Sarah Kim (Shin Hye-sun di Dear
Hyeri), membro dell’alta società di Seoul che ha
appena celebrato il lancio coreano del marchio di borse di lusso
Boudoir.
Tuttavia, cercando di capire chi
potesse volere Sarah Kim morta, Mu-gyeong scopre rapidamente che la
donna aveva segreti—anzi, che l’intera sua identità era costruita
su di essi. Poi, a metà serie, Sarah Kim entra viva e vegeta nella
stazione di polizia, deviando completamente il caso. Analizziamo i
colpi di scena che conducono al grande finale di The Art of
Sarah.
Chi è Mok
Ga-hui?
La donna che conosciamo come Sarah
Kim non è nata con quel nome. Attraverso una serie di
flashback—raccontati dalle testimonianze delle vittime delle sue
numerose truffe e dalla stessa Sarah—scopriamo che la sua persona è
stata creata da una donna della classe lavoratrice di nome Mok
Ga-hui, commessa al Samwol Department Store. Qui vendeva borse di
lusso agli ultraricchi, venendo sedotta dallo status elevato che
quelle borse rappresentavano.
Ga-hui sogna una vita migliore, in
cui possa permettersi una borsa di lusso. Ma una notte tutto va
storto: durante una pausa bagno in un turno estenuante, il negozio
viene svaligiato. Sebbene disponga di molte meno risorse rispetto a
Choi Chae-u (Bae Jong-ok), la chaebol che gestisce il grande
magazzino, è Ga-hui a pagarne il prezzo. Non perde il lavoro, ma le
viene imposto di risarcire il valore delle borse rubate: un debito
di 50 milioni di won (circa 34.650 dollari).
In difficoltà, Ga-hui si rivolge al
mercato dell’usato di borse di lusso per saldare il debito. Ruba i
badge identificativi di altri dipendenti per partecipare al maggior
numero possibile di vendite riservate al personale, acquistando
borse a prezzo scontato per poi rivenderle con profitto online. Per
finanziare l’operazione su larga scala, prende in prestito denaro
da un usuraio.
Ma questi sistemi non sono pensati
per essere sfruttati dalla classe lavoratrice, e le falle vengono
presto chiuse. Il grande magazzino impone un limite agli acquisti
per persona, e Ga-hui non riesce più a pagare gli interessi del
prestito. Gli usurai la costringono fisicamente a firmare un nuovo
prestito a un tasso d’interesse molto più alto, invece di
permetterle di restituire il capitale. Intanto la polizia indaga
sulla rivenditrice di borse nota come “Cheongdam Queen” (dal
quartiere benestante di Cheongdam, simbolo dello shopping di
lusso), che si spaccia per varie influencer ricche.
Convinta di non avere via d’uscita,
Ga-hui scrive un biglietto d’addio e si getta da un ponte in un
bacino idrico. Mok Ga-hui viene dichiarata morta nel 2018 e usurai
e polizia smettono di cercarla.
Cortesia di Netflix
Chi è Kim
Eun-jae?
Ma Ga-hui sopravvive ed emerge
dall’acqua determinata a vivere e a ottenere lo status e il potere
economico di coloro che hanno causato la sua sofferenza. Rinasce
come Kim Eun-jae e trova lavoro in un locale per hostess, dove
viene pagata per intrattenere uomini. Lì individua il suo prossimo
obiettivo: Hong Seong-sin (Jung Jin-young di Queen of Tears).
Seong-sin è un ricco usuraio
affetto da insufficienza renale terminale. Eun-jae gli propone un
accordo: gli donerà un rene in cambio del matrimonio e di 500
milioni di won (circa 346.000 dollari). Lui accetta. Poiché i
coniugi devono attendere un anno prima di poter effettuare una
donazione d’organo, Eun-jae si trasferisce nella sua casa.
Durante quell’anno, Seong-sin le
insegna le regole del mondo dei ricchi e tra i due nasce un
autentico affetto. Tuttavia Eun-jae porta avanti un’altra truffa:
manipola Kang Ji-hwon (Kim Jae-won di Hierarchy), un affascinante
lavoratore di un host bar, facendolo innamorare di lei. Insinua che
Seong-sin sia un marito abusante e che lei abbia bisogno di
protezione. Si incontrano di nascosto per appuntamenti clandestini
a base di tteokbokki per Seoul. Presto Ji-hwon farebbe qualsiasi
cosa per lei.
Nel frattempo Eun-jae prepara il
terreno per il lancio del marchio di borse Boudoir. Racconta alle
donne facoltose di una maison utilizzata esclusivamente dalle
famiglie reali europee nell’ultimo secolo e intenzionata a entrare
nel mercato coreano. Si presenta come responsabile regionale del
brand e fa sì che Ji-hwon e i colleghi promuovano Boudoir alle loro
clienti.
Ma servono fondi iniziali. Convince
Ji-hwon ad accoltellare Seong-sin, salvo poi frapporsi all’ultimo
istante per salvare il marito. Il gesto la porta in ospedale, ma le
garantisce la totale fiducia e devozione di Seong-sin, che decide
di lasciarle l’intera fortuna.
Scopriamo però che Eun-jae non ha
truffato Seong-sin solo per il denaro. L’ha fatto per il ruolo che
lui ha avuto nel suo momento più oscuro: Seong-sin possiede la
società di usurai che, quando lei era Mok Ga-hui, l’aveva
intrappolata in un debito senza via d’uscita, spingendola al
suicidio. Il suo piano era dargli la speranza di un nuovo rene per
poi sottrarglielo all’ultimo.
Quando Eun-jae scompare prima del
trapianto, Seong-sin ordina ai suoi uomini di ucciderla, salvo poi
revocare l’ordine. “Non ho perso nulla. Sono stato io ad accettare
di farmi ingannare fin dall’inizio, quindi dov’è la truffa?”, dice
dal letto d’ospedale. Colpita da questa inattesa misericordia,
Eun-jae decide di donargli davvero il rene. Dopo la guarigione,
sradica il pino da 500 milioni di won nel suo giardino e scompare
di nuovo. Quando il mondo la rivedrà, sarà Sarah Kim, pronta a
costruire Boudoir da zero.
Cortesia di Netflix
Chi è Kim Mi-jeong e
perché Sarah Kim la uccide?
Kim Mi-jeong è l’artigiana dietro
le borse Boudoir che avrebbero reso Sarah Kim milionaria. Dopo
essersi reinventata come Sarah Kim, nata in America e laureata a
Oxford, la protagonista aveva bisogno di qualcuno che producesse
concretamente le borse. Trova Mi-jeong, una fuggitiva che lavora in
condizioni simili a uno sweatshop in un laboratorio di
contraffazione. Senza documenti per un impiego regolare, Mi-jeong
realizza borse false vendute nei mercati di Seoul—ed è estremamente
talentuosa.
Reclutata da Sarah Kim, anche
Mi-jeong assapora la vita dell’élite e ne vuole di più. Dopo aver
impersonato con successo Sarah Kim come cliente in varie boutique
di lusso, elabora un piano per ucciderla e prenderne il posto. Si
fa lo stesso tatuaggio alla caviglia e fa in modo che entrambe
indossino lo stesso abito “unico” alla festa di lancio di
Boudoir.
Quando Mi-jeong tenta di ucciderla,
Sarah ha la meglio. Mi-jeong batte la testa contro l’angolo di un
tavolo e Sarah capisce che è l’occasione per eliminare
definitivamente quella minaccia. Alla festa conclude un accordo con
Choi Chae-u per aprire Boudoir nel Samwol Department Store e fa
trasportare l’inventario—Mi-jeong incosciente nascosta in una cassa
inclusa—al negozio.
Lì, sfruttando la conoscenza della
struttura acquisita quando era Mok Ga-hui, Sarah si libera di lei:
la getta nel condotto dei rifiuti e poi nelle fogne. Sarebbe stato
il piano perfetto, se Mi-jeong fosse già morta. Ferita, si
risveglia e riesce a strisciare fino a una scala fognaria, ma muore
prima di essere trovata. È abbastanza, però, perché il crimine
venga scoperto.
La spiegazione del finale
di The Art of Sarah
Il detective Park Mu-gyeong riesce
a ricostruire tutto, ma senza prove concrete la sua teoria non vale
nulla. Può probabilmente dimostrare che Kim Mi-jeong aveva
pianificato di uccidere Sarah Kim, ma non che Sarah Kim abbia
ucciso lei. Mu-gyeong vuole che emerga la verità; Sarah vuole che
Boudoir sopravviva a ogni costo. Boudoir è il sogno che l’ha tenuta
in vita quando stava letteralmente annegando: lo status
meticolosamente costruito e conquistato che ha anteposto a
tutto.
Per proteggere il marchio, Sarah
comprende che la sua migliore possibilità è fingere di essere
Mi-jeong e confessare l’omicidio di Sarah Kim. Poiché Sarah Kim non
è una persona reale e Mi-jeong era senza documenti, è impossibile
stabilire chi sia chi. Senza una “vera” Sarah Kim da incriminare
come truffatrice, Boudoir potrà sopravvivere.
Il detective Park deve scegliere
tra dire la verità rischiando di lasciare libera un’assassina o
sostenere una menzogna che porterà alla probabile incarcerazione
della colpevole. Opta per la seconda strada, e la strategia
funziona per Sarah. Fingendosi Mi-jeong, viene dichiarata colpevole
dell’omicidio di Sarah Kim e condannata a dieci anni di carcere. In
prigione riceve la visita del detective, nel frattempo promosso per
aver “risolto” il caso. Le racconta che Boudoir prospera anche
senza di lei, e Sarah sembra soddisfatta.
Prima di separarsi, Park le chiede
il suo nome. Kim Mi-jeong? Sarah Kim? Kim Eun-jae? Mok Ga-hui? Lei
sorride e resta in silenzio. Più di qualunque nome, la sua identità
era Boudoir. È per questo che ha fatto di tutto per preservarne la
legittimità: perché rappresenta la sua legittimità nell’élite, una
vittoria su chi sosteneva che non potesse costruirsela da sola. E
se lei può essere legittima, allora forse lo status di chi nasce
nell’élite non significa nulla. La sua vittoria filosofica valeva
più della libertà, più della ricchezza, più di qualsiasi nome.
Finora di Lanterns abbiamo visto solo un’immagine
ufficiale e pochi secondi di filmati tratti da un trailer
promozionale di HBO
Max. Non sappiamo ancora quale minaccia dovranno affrontare Hal
Jordan e John Stewart, né come saranno i loro costumi da Lanterne
Verdi. La serie dovrebbe essere piuttosto realistica, il che
significa che probabilmente non sarà l’avventura cosmica che alcuni
fan sperano. C’è anche una buona probabilità che
Lanterns segni l’unica apparizione di Hal nella
DCU, dato che l’attore Kyle
Chandler avrebbe firmato solo per questa serie.
A meno che Hal non diventi il
malvagio Parallax, la scelta di un sessantenne come protagonista
era un chiaro indizio fin dall’inizio che la DC Studios intende
concentrarsi su John come principale Lanterna Verde di questo mondo
condiviso. In ogni caso, oggi è stato svelato il primo logo
ufficiale di Lanterns (lo si può vedere qui), che
appare piuttosto simile e coerente con quelli di Superman e
Supergirl. Come ci si poteva aspettare, la
rivelazione del logo ha alimentato le speculazioni su un possibile
e imminente trailer.
La serie dovrebbe debuttare alla
fine dell’estate, quindi non sarebbe male pubblicare presto
un’anteprima per alimentare l’entusiasmo dei fan. Parlando della
serie a gennaio, Chandler ha dichiarato: “Non mi sono mai
divertito così tanto a girare qualcosa come in questo caso. Le
persone che ci hanno lavorato sono state assolutamente
meravigliose, dal primo all’ultimo. Non potrei mai lodare
abbastanza Chris Mundy, i produttori e il team della DC”.
L’episodio finale della terza
stagione di Tell Me Lies, disponibile su Disney+, sarà l’ultimo in assoluto,
secondo quanto ha annunciato la showrunner Meaghan Oppenheimer.
Oppenheimer ha
pubblicato su Instagram: “Dopo tre fantastiche stagioni di Tell
Me Lies, l’episodio di stasera sarà il finale della serie. Questo è
sempre stato il finale che io e il mio team di sceneggiatori
avevamo in mente e ne siamo incredibilmente orgogliosi. La vostra
incredibile risposta a questa stagione ci ha ispirato a esplorare
se ci fosse un altro modo organico per continuare la storia, ma
alla fine abbiamo sentito che aveva raggiunto la sua conclusione
naturale. Il mio obiettivo principale è sempre stato quello di
proteggere la qualità della serie e offrirvi la migliore esperienza
possibile.”
Intervistata da Deadline,
Oppenheimer ha dichiarato: “Nessuno di noi sapeva con certezza
cosa sarebbe successo, ma tutti ci siamo immersi sapendo che questa
avrebbe potuto essere la fine.”
Nella serie, Lucy e Stephen sono
una coppia tira e molla la cui relazione si trasforma in una serie
di oscuri segreti e manipolazioni. I loro amici, Bree, Pippa,
Diana, Wrigley ed Evan si ritrovano intrappolati nel fuoco
incrociato, mentre affrontano le loro relazioni caotiche e spesso
complicate.
Riguardo al finale della serie, Van
Patten ha detto a Deadline: “È stato agrodolce. Penso che sia
così bello e raro che siamo riusciti a fare questo per tre
stagioni. Siamo stati davvero fortunati che tutti abbiano amato la
serie e siamo riusciti ad andare avanti, ed è stato fantastico.
Siamo riusciti ad avere un inizio, una parte centrale e una
fine”.
È morto Frederick
Wiseman, regista e documentarista statunitense, figura
centrale del cinema del reale contemporaneo. Nato il 1° gennaio
1930 a Boston, Massachusetts, Wiseman ha sviluppato nel corso di
oltre cinque decenni un corpus filmico ampio e coerente,
caratterizzato da un approccio osservativo rigoroso e da un’analisi
sistematica delle istituzioni sociali.
Dopo la laurea alla Williams
College e gli studi in giurisprudenza alla Yale Law School, Wiseman
ha insegnato diritto prima di dedicarsi al cinema. Il suo esordio
alla regia, Titicut Follies (1967), documentario
ambientato in un ospedale psichiatrico giudiziario del
Massachusetts, suscitò un ampio dibattito pubblico e fu oggetto di
restrizioni legali per diversi anni. L’opera segnò l’inizio di un
metodo basato su riprese prolungate, assenza di voce narrante,
rifiuto di interviste frontali e montaggio strutturato come
principale strumento interpretativo.
Nel corso della carriera, Wiseman
ha realizzato numerosi film dedicati a istituzioni pubbliche e
private, tra cui scuole, ospedali, tribunali, forze dell’ordine,
musei e compagnie artistiche. Titoli come High School
(1968), Welfare (1975), Public Housing (1997),
Domestic Violence (2001), La Danse – Le Ballet de
l’Opéra de Paris (2009), Ex Libris: The New York Public Library (2017) e
City Hall (2020) hanno consolidato la sua reputazione
internazionale. I suoi lavori, spesso di lunga durata, sono stati
presentati in festival quali la Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica di Venezia,
che nel 2014 gli assegnò il Leone d’Oro alla carriera, e il
Festival di Cannes.
Frederick Wiseman
ha operato principalmente come produttore indipendente, attraverso
la propria casa di produzione Zipporah Films, mantenendo il
controllo creativo su tutte le fasi della lavorazione, inclusi
riprese, suono e montaggio. Il suo stile è stato frequentemente
associato al cosiddetto “direct cinema”, pur distinguendosi per una
costruzione narrativa articolata e per l’attenzione alla dimensione
strutturale delle organizzazioni osservate.
Nel corso della carriera ha
ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui l’Honorary
Academy Award nel 2016 per il contributo al cinema
documentario. L’opera di Frederick
Wiseman rappresenta un riferimento stabile per lo studio
del documentario contemporaneo e dell’analisi audiovisiva delle
istituzioni.
Dato che Spider-Man:
Brand New Day è uno dei film più attesi
dell’anno, non sorprende che continuino a circolare voci su cosa
riserverà il futuro all’Uomo Ragno quando tornerà nell’MCU
quest’estate. La Marvel Studios e la Sony Pictures
sono riuscite in qualche modo a mantenere segreti i nomi degli
attori che interpreteranno personaggi come Boomerang e Tarantula.
Tenendo presente questo, non è da escludere che anche altri nomi
siano stati tenuti segreti con successo.
Secondo una voce diffusa dallo
scoop @Majestic_ucm, la star di Le terrificanti
avventure di Sabrina e TwistersKiernan Shipka interpreterà Gwen Stacy in
Spider-Man: Brand New Day.
Sebbene consigliamo di prendere questa notizia con le pinze, non è
la prima volta che si sente il nome di Gwen associato al film. In
precedenza, si diceva che Sadie Sink avrebbe interpretato il personaggio
e, per quel che vale, alcuni altri scoop semi-affidabili sui social
media hanno confermato questa affermazione.
Nei fumetti, Peter Parker ha
incontrato Gwen quando entrambi erano studenti universitari alla
Empire State University. All’inizio non andavano d’accordo, ma alla
fine è sbocciato l’amore e Gwen è diventata rapidamente il grande
amore della vita di Spider-Man. Tragicamente, è stata poi rapita e
uccisa dal Green Goblin (anche se il tentativo di Peter di salvarla
potrebbe aver contribuito alla sua morte). Sebbene l’Uomo Ragno
abbia continuato a frequentare e poi sposare Mary Jane Watson, Gwen
è tipicamente descritta come l’unico vero amore di Spider-Man.
Secondo questa voce su
Spider-Man: Brand New Day, la Gwen di Shipka
sarebbe stata avvistata in una lavanderia a gettoni nello stesso
edificio in cui vive Peter. Come già detto, non prenderemmo questa
notizia troppo sul serio, ma ora sarebbe un buon momento per
introdurre questo personaggio nell’MCU. Ad ogni modo, non resta che
aspettare un primo trailer del film, che potrebbe fornire maggiori
dettagli e svelare qualche altro segreto del lungometraggio.
Quello che sappiamo
su Spider-Man: Brand New Day
Ad oggi, una sinossi generica di
Spider-Man: Brand New Day è emersa in rete, anche se
non è chiaro quanto sia accurata.
Dopo gli eventi di Doomsday,
Peter Parker è determinato a condurre una vita normale e a
concentrarsi sul college, allontanandosi dalle sue responsabilità
di Spider-Man. Tuttavia, la pace è di breve durata quando emerge
una nuova minaccia mortale, che mette in pericolo i suoi amici e
costringe Peter a riconsiderare la sua promessa. Con la posta in
gioco più alta che mai, Peter torna a malincuore alla sua identità
di Spider-Man e si ritrova a dover collaborare con un improbabile
alleato per proteggere coloro che ama.
L’improbabile alleato potrebbe
dunque essere il The Punisher di Jon Bernthal –
recentemente annunciato come parte del film – in una situazione
già vista in precedenti film Marvel dove gli eroi si vedono
inizialmente come antagonisti l’uno dell’altro salvo poi allearsi
contro la vera minaccia di turno.
Di certo c’è che il film condivide
il titolo con un’epoca narrativa controversa, che ha visto la
Marvel Comics dare all’arrampicamuri un nuovo
inizio, ponendo però fine al suo matrimonio con Mary Jane Watson e
rendendo di nuovo segreta la sua identità. In quel periodo ha
dovuto affrontare molti nuovi sinistri nemici ed era circondato da
un cast di supporto rinnovato, tra cui un resuscitato Harry
Osborn.
Il film è stato recentemente
posticipato di una settimana dal 24 luglio 2026 al 31 luglio 2026.
Destin Daniel Cretton, regista di Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, dirigerà il
film da una sceneggiatura di Chris McKenna ed Erik Sommers.
Tom Holland guida un cast che include
anche Zendaya, Jacob Batalon,Mark Ruffalo, Sadie Sink e Liza Colón-Zayas
e Jon Bernthal. Michael Mando è
stato confermato mentre per ora è solo un rumors il coinvolgimento
di
Charlie Cox.
Spider-Man: Brand New
Day uscirà nelle sale il 31 luglio 2026.
Adria Arjona,
protagonista di Andor e Hit Man, è da tempo una delle
preferite dai fan per interpretare la nuova Wonder
Woman della DCU, e sembra che James Gunn, co-CEO della DC Studios, sia dello
stesso parere. Secondo DeuxMoi, Arjona è la “scelta numero
uno” di Gunn per interpretare la prossima versione
cinematografica di Diana nel film attualmente in fase di sviluppo
scritto dalla sceneggiatrice di Supergirl,Ana
Nogueira (per quanto ne sappiamo, non è stato ancora
scelto alcun regista).
DeuxMoi è noto principalmente per
condividere gossip sulle celebrità, ma l’account ha pubblicato
alcune anticipazioni relative al cinema che in passato si sono
rivelate accurate. Ha ad esempio menzionato per primo che
Barry Keoghan era stato preso in
considerazione per il ruolo di Joker in The
Batman di Matt Reeves e che
Lady
Gaga era in lizza per Harley Quinn nel sequel di
Joker, quindi potrebbe esserci del vero in questa
notizia.
Per quanto riguarda Gunn, ecco cosa
ha detto l’anno scorso riguardo alla possibilità di scritturare
Adria Arjona per il ruolo di Diana. “Seguo Adria su Instagram,
ma tutti hanno detto: ‘Lui l’ha seguita, quindi lei sarà Wonder
Woman. A proposito, sarebbe una Wonder Woman fantastica’”.
Gunn ha continuato: “Ha recitato in un film che ho girato sette
anni fa. Siamo amici e ci conosciamo da allora. L’ho seguita
allora, non l’ho seguita solo adesso”.
Naturalmente, anche se Gunn sta
prendendo in considerazione Arjona per il ruolo di Wonder Woman,
non c’è nulla che indichi che lei sia effettivamente in trattativa
o che alla fine otterrà la parte, anche se l’attrice sembra
interessata a vestire i panni dell’iconica eroina amazzone. Mentre
firmava autografi alla premiere di Un film Minecraft a
Città del Messico lo scorso anno, ad Arjona è stato invece
chiesto del “rumor” secondo cui lei potrebbe essere in lizza per
interpretare Wonder Woman. L’attrice ha alzato le
spalle, prima di indicare il suo telefono e chiedere ai fan di
continuare a sostenere la cosa, confermando così il suo interesse
per la parte.
Russell Crowe ha condiviso le sue riflessioni
sul perché la sua collaborazione con Ridley Scott (ad oggi l’ultima dei due)
nel 2010 abbia deluso il pubblico cinematografico. Dopo una serie
di progetti all’inizio degli anni 2000, tra cui il successo
Il gladiatore (2000), Crowe e Scott si sono riuniti
per Robin Hood (2010), un altro film storico epico. Questo
film, tuttavia, che racconta la storia delle origini del
leggendario personaggio, non ha avuto successo né tra la critica né
tra il pubblico.
Ora, in un nuovo post su X, Crowe ha
fornito la sua versione del perché Robin Hood non abbia
raggiunto gli stessi livelli di successo di film come Il
gladiatore. Secondo la star, dalla versione distribuita nelle
sale sono stati tagliati 17 minuti, con il risultato che il film ha
perso gran parte della sua forza emotiva. “Il montaggio del
regista è il film che tutti pensavamo di distribuire”, scrive
Russell Crowe in risposta a un post di Cinema
Tweets che celebra il film.
“Tuttavia, 17 minuti sono stati
tagliati per la versione cinematografica. Un minuto è molto tempo
sullo schermo. Immaginate uno dei vostri film preferiti con 17
minuti delle scene più emozionanti tagliate… guardate il montaggio
del regista”. In una successiva risposta a un altro utente,
Crowe conferma che un aspetto del film di Ridley
Scott, ovvero l’idea che il nome Robin Hood sia tramandato
di generazione in generazione come titolo, era in realtà una sua
idea.
Egli menziona anche che il film era
stato concepito come una storia delle origini “da raccontare in
3 parti”, suggerendo che lui e Scott potessero avere in
programma diversi sequel. “Questa era l’idea”, dice
Russell Crowe nella sua risposta. “[Una storia delle origini]
Da raccontare in 3 parti. Quando ho iniziato ad approfondire RH, ho
trovato la storia e le sue radici nella mitologia del Greene Man
profondamente interessanti. La storia di Robin è durata centinaia
di anni, come? È stata mia idea mostrare che Robin Hood era un
titolo, tramandato, non un solo uomo”.
La versione director’s cut senza
tagli di Robin Hood è oggi disponibile per l’acquisto in
formato digitale presso i principali rivenditori, tra cui Apple
TV e Amazon, ed è inclusa anche nelle copie fisiche
contrassegnate. Con una durata di 156 minuti, la versione senza
censura presenta scene di battaglia estese e un maggiore sviluppo
del personaggio di Marion (Cate Blanchett). Forse questa
versione avrebbe avuto un impatto migliore, incassando ben più dei
321 milioni (a fronte di un budget di 200) che il film distribuito
ha raccolto.
Max Payne del 2008,
diretto da John
Moore, noto per film come Omen – Il presagio e Die Hard –
Un buon giorno per morire, porta sul grande schermo il
celebre videogioco omonimo per PC e console. La pellicola si
inserisce in un periodo compreso tra il 2005 e il 2010, durante il
quale
numerose trasposizioni videoludiche cercavano di conquistare il
pubblico cinematografico, spesso con risultati altalenanti. Moore
affronta il progetto con una visione intensa e stilizzata, cercando
di rendere giustizia alla narrazione noir e al tono dark del gioco
originale, concentrandosi sulla vendetta e sul trauma personale del
protagonista.
Il
film appartiene al genere action thriller, con una forte componente
noir e una trama centrata sulla vendetta e la corruzione. La storia
segue Max Payne, detective tormentato dalla morte della famiglia,
immerso in un mondo urbano crudo e violento. La particolarità
principale della trasposizione cinematografica è l’uso degli
effetti speciali per riprodurre fedelmente il celebre “bullet time”
del videogioco, con sequenze rallentate e coreografie di
combattimento estremamente stilizzate, che mirano a ricreare
l’esperienza interattiva e visiva che aveva reso il gioco un cult
per gli appassionati.
Oltre agli effetti
visivi, il film cerca di approfondire il lato psicologico del
protagonista, mettendo in scena il suo dolore, la sua ossessione
per la giustizia e la lotta contro la criminalità organizzata. La
combinazione di azione frenetica e dramma personale definisce il
tono della pellicola e ne distingue il ritmo rispetto ad altri film
ispirati a videogiochi dello stesso periodo. Nel resto
dell’articolo si proporrà un’analisi dettagliata del finale di
Max Payne, spiegandone
la risoluzione narrativa e come il film chiuda l’arco del
protagonista.
La trama di Max Payne
Max
Payne (Mark
Wahlberg) è un detective della NYPD, tormentato dal
brutale assassinio della moglie e della figlia, di cui non sono
stati ancora individuati i colpevoli. Il poliziotto è determinato a
vendicarsi per il terribile duplice omicidio, purtroppo però
risalire ai responsabili dell’efferato gesto sembra essere davvero
un’impresa impossibile: la faccenda, infatti, avvolta totalmente
nel mistero, è stata già archiviata tra i casi irrisolti. Ma
l’omicidio di un’avvenente ragazza russa, Natasha
Sax (Olga
Kurylenko), con cui Max si è intrattenuto proprio la
sera dell’assassinio, offre importanti indizi per intraprendere una
nuova pista, piena di enigmi e di intrighi.
Il nuovo caso viene affidato ad un
ex compagno di Payne, Alex
Balder (Donal Logue), che si trova
però a sospettare proprio di Max, poiché durante l’ispezione sul
corpo della giovane russa, viene rinvenuto il suo distintivo. La
situazione si complica poi sempre di più: gli affari interni
infatti ritengono Payne colpevole anche dell’omicidio della sua
famiglia e a questo punto a Max non rimane altro da fare che
condurre in segreto le sue indagini. Ma non sarà solo nella sua
corsa contro il tempo: la sorella di Natasha, Mona
Sax (Mila
Kunis), accorrerà in aiuto del tormentato poliziotto,
determinata come lui a vendicare la misteriosa morte della
sorella.
La spiegazione del finale del
film
Nel
terzo atto di Max Payne, il detective tormentato
raggiunge il culmine della sua indagine, scoprendo finalmente il
legame tra la morte della sua famiglia e la produzione del
pericoloso farmaco Valkyr. Dopo aver affrontato Jack
Lupino nel suo magazzino, Max sembra sopraffatto, ma
l’intervento di B.B., capo della sicurezza di
Aesir, uccide Lupino, ribaltando temporaneamente la situazione. Max
viene però poi catturato e portato ai moli della città, dove B.B.
si rivela come vero assassino della famiglia Payne e tenta di
eliminarlo fingendo un suicidio in acqua. La tensione narrativa è
al massimo, con Max sospeso tra la morte certa e la possibilità di
vendetta.
Max riesce però a liberarsi dall’acqua gelida e, per contrastare
l’ipotermia, assume il farmaco Valkyr che lo rende quasi
invincibile ma provoca intense allucinazioni. In questa condizione
affronta l’ultimo ostacolo: B.B. all’interno della sede dell’Aesir
Corporation. Con l’aiuto di Mona, Max supera le guardie e, dopo un
violento scontro sul tetto, uccide B.B., ottenendo finalmente
vendetta per la morte della moglie e della figlia. Il terzo atto si
chiude con Max a terra, esausto ma vivo, mentre il sole fa capolino
tra le nuvole e le autorità circondano la scena, sancendo la fine
della sua odissea personale.
Il finale mette in luce il tema della giustizia personale e della
vendetta, mostrando Max che affronta e sconfigge chi ha distrutto
la sua vita. Le allucinazioni indotte dal Valkyr rappresentano
metaforicamente il suo dolore e la confusione interiore,
trasformando la violenza in un percorso di catarsi. La vittoria di
Max non è solo fisica, ma anche morale, poiché riesce a proteggere
l’innocenza rimasta e a portare alla luce le responsabilità di
Aesir, chiudendo così il cerchio di inganni e corruzione che ha
guidato la sua missione.
La risoluzione del conflitto centrale conferma il tema della
resilienza e della determinazione personale. Max sopravvive
nonostante la manipolazione, il tradimento e gli effetti devastanti
del farmaco. La partecipazione di Mona e la presenza delle figure
di supporto durante il confronto finale enfatizzano il valore della
collaborazione e della fiducia, contrapponendosi all’avidità e alla
corruzione dei nemici. Il film lega così la violenza al senso di
giustizia, sottolineando che la vendetta può essere strumento di
chiusura emotiva e catarsi psicologica, chiudendo simbolicamente il
trauma subito dal protagonista.
Il messaggio finale del
film invita a riflettere su giustizia, vendetta e memoria dei
propri cari. Max, pur segnato dalle perdite e dagli orrori
affrontati, emerge con nuova consapevolezza e forza interiore. La
scena post-credits lascia intravedere un futuro potenziale di
collaborazione con Mona e un rinnovato impegno verso la lotta
contro corruzione e crimine. La pellicola sottolinea che il dolore
e il lutto possono essere trasformati in determinazione, e che
affrontare le proprie paure e fantasmi interiori è essenziale per
trovare pace e completare un percorso di redenzione personale.
Il
film Memory
(leggi
qui la recensione) del 2022, diretto da Martin
Campbell, si inserisce nella consolidata filmografia
action-thriller del regista, noto per titoli iconici come
GoldenEye e
Casino Royale, ma anche
per Lanterna Verde.
Campbell affronta qui un remake americano del film belga
De Zaak Alzheimer, diretto
da Erik Van Looy, a sua volta tratto dal romanzo
omonimo di Jef Geeraerts. La pellicola mescola
suspense e azione, esplorando le sfide morali e psicologiche di un
killer professionista che inizia a perdere il controllo della
propria memoria, con un approccio che bilancia tensione e
introspezione.
Per Liam Neeson, protagonista del film,
Memory rappresenta un ritorno ai ruoli da action
hero in età matura, proseguendo la scia di successi come Non-Stop, Io vi troverò e L’uomo sul treno –The
Commuter. Il suo personaggio combina abilità letali e
fragilità umana, mostrando un uomo in conflitto con se stesso e le
proprie scelte. Rispetto ad altre interpretazioni action recenti,
Neeson dà profondità al ruolo, aggiungendo strati di vulnerabilità
e riflessione morale a un formato altrimenti incentrato sul ritmo e
sul pericolo costante.
Il film si distingue
anche per la sua struttura narrativa tesa, con continui colpi di
scena e la ricerca di giustizia personale che si intreccia a
dilemmi etici. L’azione non è fine a sé stessa ma funziona da
catalizzatore per esplorare memoria, lealtà e responsabilità. Nel
resto dell’articolo si proporrà un approfondimento con la
spiegazione del finale, evidenziando come le scelte del
protagonista chiudano il racconto e contemporaneamente lascino
spazio a riflessioni sul tema della memoria e della coscienza
morale.
La trama di Memory
Il film vede
protagonista Alex Lewis (Liam
Neeson), sicario ormai prossimo al ritiro, viene chiamato a
svolgere un’ultima missione. Ma quando scopre che il bersaglio è
una giovane ragazza, rifiuta di portare a termine l’incarico e si
rivolta contro la malvagia organizzazione che l’ha assoldato. Il
suo cammino di vendetta lo porta fino ai vertici del gruppo
criminale, capeggiato dall’affascinante magnate immobiliare di El
Paso Davana Sealman (Monica
Bellucci) e dal figlio, che tengono in pugno le vite
di molti ragazzi innocenti. Per salvare la pelle dovrà quindi dare
loro la caccia e ucciderli prima che siano loro a farlo. Nel
frattempo, è braccato anche dall’FBI, che nella persona
dell’agente Vincent Serra (Guy
Pearce) è già sulle sue tracce.
La spiegazione del finale del
film
Nel
terzo atto di Memory, Alex Lewis decide di
affrontare direttamente Davana Sealman dopo aver scoperto il
coinvolgimento del figlio Randy negli abusi su Beatriz. Dopo aver
ucciso Mauricio e William Borden, Alex si dirige verso la penthouse
di Davana, affrontando una pesante sorveglianza di poliziotti
corrotti. Durante l’infiltrazione, la sua memoria peggiora e
dimentica il perno della pistola, venendo colpito e immobilizzato
da Detective Danny Mora, complice di Davana. Nonostante ciò, Alex
riesce a sopravvivere e a recuperare la registrazione incriminante,
preparandosi a consegnarla alle autorità, mostrando la sua
determinazione nonostante il declino cognitivo e il pericolo
costante che lo circonda.
Dopo l’intervento della polizia, Alex invia il flash drive a
Vincent Serra e agli altri agenti coinvolti, assicurandosi che le
prove del crimine di Davana siano al sicuro. Anche se viene
temporaneamente catturato in ospedale, riesce a proteggere il
contenuto della registrazione fino a che le autorità la recuperano.
Nel momento culminante, Alex, ormai esausto e consapevole della sua
malattia, compie il gesto finale di consegnare le prove
direttamente a Vincent, prima di essere colpito mortalmente,
chiudendo così il suo arco narrativo con un atto di sacrificio e
giustizia personale.
Il finale evidenzia la centralità dei temi del film, in particolare
la lotta contro la memoria in declino e la ricerca di giustizia in
un mondo corrotto. La determinazione di Alex a proteggere i più
vulnerabili, nonostante la sua malattia e il pericolo mortale,
mostra come la responsabilità morale e la perseveranza possano
prevalere sulle debolezze umane. Ogni sua azione rispecchia il
conflitto tra il bisogno di proteggere la verità e le limitazioni
fisiche e cognitive che la malattia impone, chiudendo il racconto
con coerenza emotiva e narrativa.
La sequenza finale mostra anche come il film esplori il tema della
memoria come strumento di identità e giustizia. La progressiva
perdita di ricordi di Alex non impedisce di lasciare una traccia
duratura del suo impegno etico, dimostrando che l’integrità
personale può sopravvivere anche quando le capacità cognitive
cedono. La risoluzione delle vicende criminali con la morte di
Davana e la scoperta del video incriminante completa l’arco di
tensione e suspense, confermando come la memoria, pur fragile,
possa essere utilizzata come leva per ottenere verità e
responsabilità.
Il film lascia così un
messaggio chiaro sulla resilienza e il senso di giustizia
individuale, enfatizzando il valore delle azioni anche di fronte
alla malattia e alla vulnerabilità. Memory sottolinea l’importanza
della protezione dei più deboli, della responsabilità morale e
della perseveranza, suggerendo che anche nei momenti più difficili,
il coraggio e l’integrità possono fare la differenza. La chiusura
delle vicende criminali e il sacrificio finale di Alex rafforzano
l’idea che la memoria e la coscienza morale sono strumenti
fondamentali per affrontare le ingiustizie della società.
Scritto e diretto da Robert
Olsen e Dan Berk, Non
siamo soli è un
film horror fantascientifico della Paramount, la cui trama
ruota attorno a una coppia, Harry (Jake Lacy) e
Ruth (Maika
Monroe), che incontra una forza sinistra mentre
percorre un sentiero remoto nel Pacifico nord-occidentale. Nascosta
nella fitta foresta, l’entità malvagia cerca di far loro del male.
Inoltre, si scopre che l’entità è quasi invincibile e può assumere
le sembianze di qualsiasi essere umano o animale. In questo
articolo, andiamo allora alla scoperta del suo finale, tra
descrizione e spiegazione.
La trama di Non siamo
soli
Il film inizia con una meteora
apparentemente normale che cade sulla Terra. Tuttavia, la scena
successiva dimostra che non si tratta di una meteora normale. Una
sostanza scura che sembra essere uscita dalla meteora attacca un
cervo con una delle corna rotta. La telecamera si allontana da
loro, ma sentiamo l’urlo dell’animale. La scena successiva mostra
Harry e Ruth mentre si dirigono verso il Red Ridge Trail a
Portland. Da tutti gli indizi, sembrano felici, anche se Ruth
sembra avere delle riserve sul sentiero. Harry le assicura che
andrà tutto bene, sostenendo che è meno pericoloso del surf,
un’attività che Ruth ama.
In seguito diventa evidente che
Harry ha un secondo fine nel portare la sua ragazza in quel luogo
pittoresco. Porta Ruth infatti su una scogliera che si affaccia
sull’Oceano Pacifico e le chiede di sposarlo. In risposta, lei ha
però un grave attacco di panico trovandosi completamente colta alla
sprovvista e così risponde di no alla proposta. Anche se sembra che
Ruth e Harry abbiano avuto quella conversazione, è passato un po’
di tempo da allora, e Harry sembra aver presunto che Ruth abbia
cambiato opinione al riguardo. Tuttavia, non è così, anche se Ruth
ama chiaramente Harry.
Quest’ultimo crede che il rifiuto
derivi dall’esperienza di Ruth con il matrimonio dei suoi genitori,
che apparentemente era piuttosto instabile. Anche se lei lo nega
con veemenza, in seguito si scopre che Harry aveva ragione. Ruth
cerca allora di chiamare il suo terapeuta, ma interrompe la linea
prima di parlare con lui. Dopo la proposta fallita, le cose tra
loro si complicano improvvisamente. Discutono su quanto la
separazione dei suoi genitori abbia influito su Ruth, così come sui
suoi problemi di impegno. Al mattino, le emozioni si sono placate e
Harry e Ruth ora conversano in modo molto più cordiale.
Ruth va in bagno ma trova qualcosa
che la fa urlare. Quando torna, sembra che ci sia qualcosa di
strano in lei. Improvvisamente dice a Harry che ha commesso un
errore non accettando la sua proposta e gli chiede di chiederle di
nuovo di sposarlo. Harry e Ruth tornano poi nello stesso posto di
prima e, quando Harry le chiede di nuovo di sposarlo, Ruth accetta.
Tuttavia, proprio mentre stanno per abbracciarsi, Ruth spinge Harry
giù dalla scogliera e lui cade per almeno cento metri,
apparentemente morendo. Ruth cerca quindi di allontanarsi dal
cadavere di Harry, ma inciampa su un tronco e si ferisce alla
testa.
La spiegazione del finale del
film
Quando i due protagonisti decidono
di fare un viaggio zaino in spalla nel Pacifico nord-occidentale, è
lecito supporre che non pensassero che un’entità aliena li avrebbe
perseguitati. Anche se inizialmente sembra che abbia replicato
Ruth, soprattutto quando lei spinge Harry giù dalla scogliera, in
seguito si scopre che è vero il contrario. Dopo essere inciampata
sul tronco e essersi ferita, Ruth viene trovata da una coppia di
anziani, che si rendono conto che la giovane donna è in difficoltà
e la portano al loro campeggio. All’improvviso, Harry ricompare
però senza un graffio e uccide la coppia di anziani con un artiglio
metallico che spunta dal suo dito indice.
Il vero Harry è infatti stato
ucciso da questa replica. Ruth ha trovato il suo corpo quando è
andata a fare i suoi bisogni. Ha quindi cercato l’occasione per
uccidere la replica, e la proposta le ha fornito l’opportunità
perfetta. Quello che non sapeva era che l’entità è immortale. È
interessante notare che, quando l’entità cerca di uccidere Ruth,
scopre però di non poterlo fare. Ha copiato Harry fino al suo DNA e
ai suoi pensieri e poiché lui amava Ruth, l’entità ha ereditato
anche questi sentimenti. L’amore è un’esperienza sconosciuta per
l’entità. Sebbene inizialmente sembri sconcertata dall’esperienza,
presto scopre di volerne ancora.
L’alieno guida quindi Ruth alla
spiaggia dove ha lasciato la sua astronave e la invita ad andare
con lui, offrendole di mostrarle altre stelle e pianeti. In
risposta, Ruth pugnala la replica e si precipita verso l’oceano.
L’alieno cerca di catturarla e la sua ferita sanguinante attira
l’attenzione degli squali nell’acqua. Tuttavia, nemmeno l’attacco
di uno squalo uccide l’entità. Cattura di nuovo Ruth e questa volta
sceglie di trasformarsi in lei. Sfortunatamente per l’entità,
quando si trasforma in un altro essere, ne riceve tutti i poteri e
le debolezze. Nel caso di Ruth, l’entità riceve la sua ansia. Ruth
se ne rende conto e usa questa conoscenza per sconfiggere la
creatura extraterrestre.
L’alieno è morto?
No, l’alieno non è morto. Ruth ha
la meglio su di lui costringendolo ad avere un attacco di panico.
Lui cerca di trovare le pillole di Ruth, ma lei ha già preso
l’ultima. Mentre le emozioni torrenziali di Ruth travolgono
l’entità, questa implora pietà. Così, Ruth procede a spaccargli la
testa. Successivamente, trova la strada per tornare alla macchina.
Mentre si allontana dalla foresta, la radio passa improvvisamente
dalla musica di David Bowie alla voce dell’entità.
Quando Ruth ha lasciato la caverna, le ferite dell’entità avevano
già iniziato a rimarginarsi. A questo punto, è completamente
guarita. Avverte quindi una Ruth disperata che non può scappare da
lei o da ciò che sta per arrivare.
Perché c’è una pioggia di
meteoriti alla fine?
Mentre Ruth cerca di allontanarsi
il più possibile dalla montagna, sullo sfondo si verifica quella
che sembra una pioggia di meteoriti. All’inizio del film, l’entità
dice a Ruth di essere una ricognitrice, quindi possiamo supporre
che faccia parte di una forza più grande. Il finale rafforza allora
l’idea che queste entità siano venute sulla Terra come invasori.
Questo è ciò che l’alieno originale probabilmente implica quando
avverte Ruth di ciò che sta per accadere.
Considerando quanto siano quasi
indistruttibili e impossibili da individuare, il futuro
dell’umanità sembra piuttosto compromesso. Ruth prova tre modi
diversi per uccidere l’alieno, ma nessuno di essi ha successo. Al
contrario, l’entità uccide gli esseri umani con estrema facilità.
Quindi sembra che il mondo abbia davanti a sé uno scenario simile a
quello de L’invasione degli ultracorpi, con l’umanità
completamente sostituita dagli invasori alieni. Per quanto riguarda
Ruth, non sappiamo cosa le accadrà, ma senz’altro la sua lotta
includerà uno scontro personale contro uno di questi alieni.
Con Kelly Rowland
e Method Man (Cliff “Method Man” Smith) nei ruoli
di Leah e Jarrett, Relationship Goals
racconta la storia di una produttrice televisiva, Leah Caldwell,
che sta per diventare la prima donna a dirigere il programma
mattutino più seguito di New York.
Tuttavia, quando il suo ex
fidanzato Jarrett Roy entra in competizione per la stessa
posizione, Leah va su tutte le furie. Le cose si complicano quando
Leah e Jarrett continuano a scontrarsi mentre cercano entrambi di
ottenere l’incarico.
Che cos’è Relationship Goals?
Jarrett propone un’idea per il
progetto di San Valentino e suggerisce di intervistare l’autore di
un popolare libro di autoaiuto intitolato Relationship
Goals. Il loro capo, Dan, chiede a Leah e Jarrett di produrre
un’intervista condotta dall’amica di Leah e anchor del
telegiornale, Brenda.
Leah e Jarrett, però, hanno
difficoltà a lavorare insieme. Jarrett sostiene di essere cambiato
dopo aver letto il libro, ma Leah si rifiuta di credergli. Nel
frattempo, l’altra amica di Leah, Tresse, fatica a trovare l’amore,
continuando a uscire con uomini che la deludono.
Come fa Jarrett a riconquistare
Leah?
Dan cerca di far legare Leah e
Jarrett dopo il lavoro e li organizza per un’uscita a bere qualcosa
insieme. I due finiscono a Tulsa per incontrare il pastore Michael
Todd, autore di Relationship Goals. Brenda lo intervista
in diretta televisiva mentre Leah e Jarrett suggeriscono le
domande.
I consigli di Michael e di sua
moglie aiutano molte persone, tra cui Tresse e la stessa Brenda.
Leah si sente tradita quando le sue amiche lodano il libro.
Più tardi, quella sera, Jarrett
porta Leah a una funzione di lode e adorazione che la commuove
profondamente. A causa del maltempo, i due restano bloccati a
Tulsa. Decidono quindi di tornare a New York in auto, continuando a
battibeccare durante il viaggio.
Cosa succede alle amiche
di Leah, Brenda e Tresse?
Tresse presenta lo stagista gay del
suo ufficio come il suo fidanzato. Sua madre capisce subito che sta
mentendo e le dice di essere fiera di sé stessa. Tresse capisce
così che non ha bisogno di una relazione per sentirsi meglio con sé
stessa.
Nel frattempo, Brenda dice al suo
compagno convivente, Ayden, che si sono adagiati troppo nella loro
vita insieme senza sposarsi. Si trasferisce fuori dall’appartamento
condiviso e rifiuta di avere rapporti con lui finché non saranno
sposati.
Tresse esce con diversi uomini e
cerca qualcuno disposto a prendersi il tempo per conoscerla davvero
prima di andare a letto con lei. Quando Ayden non si fa più
sentire, Brenda lo lascia definitivamente e si trasferisce per
conto suo. Leah e Tresse portano Brenda fuori per una serata tra
amiche.
Leah si rende conto dei suoi
sentimenti per Jarrett?
Leah e Jarrett continuano ad avere
difficoltà a lavorare insieme. Dan dà loro la possibilità di
dimettersi, insinuando che l’altro otterrà la posizione se uno dei
due rinuncia. Il montatore dell’intervista fa notare quanto siano
entrambi difficili da gestire e chiede un po’ di tempo per
completare il lavoro. Questo offre a Leah e Jarrett l’occasione di
avvicinarsi. L’intervista viene pubblicata e riceve ottime reazioni
online. I due festeggiano bevendo qualcosa insieme.
Finiscono a letto, ma la mattina
seguente Leah si pente e allontana Jarrett, incapace di credere
davvero che sia cambiato. Per dimostrarle di essere diverso,
Jarrett decide di dimettersi.
Come finisce Relationship
Goals?
La posizione viene infine assegnata
a Leah, ma lei non prova alcuna soddisfazione con Jarrett ormai
fuori dai giochi. Le sue amiche le fanno capire che prova ancora
dei sentimenti per lui e la convincono a fermarlo prima che se ne
vada. Leah corre all’aeroporto, lo ferma e gli confessa i suoi
sentimenti. I due si baciano e decidono di tornare insieme.
Ayden si scusa con Brenda e le
chiede di riprovarci. Le fa la proposta di matrimonio e i due si
sposano. Il film si conclude con Jarrett e Leah che tornano a casa
dal matrimonio di Brenda, cantando insieme la loro canzone
preferita.
Netflix ha lanciato una nuova serie da guardare in
binge watching. Composta da 9 episodi, questa serie imperdibile è
l’adattamento di un romanzo acclamato, pieno di passione, amore
proibito e romanticismo che diventa un’ossessione.
La nuova serie di Netflix
Il Museo dell’Innocenza è uscita venerdì
13 febbraio, giusto in tempo per San Valentino. La serie drammatica
romantica è ambientata nella Istanbul degli anni ’70, dove un uomo
ricco di nome Kemal si innamora perdutamente di una bellissima
ragazza di nome Füsun, che incontra un giorno entrando in un
negozio.
Ciò che si dipana è una storia
d’amore appassionata che si trasforma in un’ossessione per tutta la
vita per Kemal, che si fissa così tanto su Füsun da collezionare
ogni suo oggetto su cui riesce a mettere le mani, compresi oggetti
insignificanti come i mozziconi di sigaretta. Descrivendo gli
estremi dell’ossessione di Kemal, Il Museo
dell’Innocenza è una storia d’amore fuori controllo,
simile al nuovo film Cime Tempestose.
Il Museo
dell’Innocenza è un adattamento del celebre romanzo
omonimo, scritto da Orhan Pamuk. La storia
attraversa decenni e attraversa diversi cambiamenti culturali in
Turchia, mentre Kemal fa di tutto tranne che scrollarsi di dosso i
suoi sentimenti per Füsun. La loro storia d’amore destinata a
fallire consuma Kemal nella serie, che raffigura il sottile confine
tra una sana adorazione e un’ossessione tossica, persino
inquietante.
Perché guardare Il
Museo dell’Innocenza
Lontano da una commedia romantica
tradizionale o nostalgica, questa serie offre uno sguardo complesso
su come l’amore possa creare felicità ma anche trasformarsi in una
forza autodistruttiva.
È morto Robert Duvall, uno degli attori più amati e
versatili della storia del cinema. La notizia della sua scomparsa —
avvenuta il 15 febbraio 2026 all’età di 95
anni — è stata confermata da Deadline e
riportata da più testate internazionali.
Nato il 5 gennaio
1931 a San Diego, California, Duvall ha costruito una
carriera lunga oltre sette decenni, distinguendosi per l’intensità,
la profondità e il realismo delle sue interpretazioni.
La sua presenza sul grande schermo
e in televisione ha segnato alcuni dei momenti più memorabili della
storia del cinema moderno. Tra i ruoli che lo hanno consacrato al
pubblico mondiale vi sono Tom Hagen nella saga de
Il Padrino, l’enigmatico colonnello Kurtz in
Apocalypse Now, e performance indimenticabili in film come
Network, The Great Santini, Lonesome
Dove e Tender Mercies, per il quale ha vinto
l’Academy Award come miglior attore
protagonista.
Duvall non era solo un interprete
straordinario, ma anche un narratore profondo delle complessità
umane, capace di incarnare personaggi con una rara autenticità
emotiva. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi
riconoscimenti, tra cui BAFTA, Golden Globe, Emmy e SAG Award,
consacrandolo tra i grandi del cinema internazionale.
La sua eredità artistica resterà
impressa per generazioni: dalla potenza drammatica alla sottile
poesia dei suoi ruoli, Duvall ha saputo toccare pubblico e colleghi
con una forza rara. Il suo lavoro continuerà a vivere nei film che
hanno segnato la storia del cinema e nei cuori di chi lo ha
ammirato.
La serie drammatica turca di
Netflix, Il Museo
dell’Innocenza, basata sull’omonimo romanzo del
premio Nobel Orhan Pamuk e ambientata nella Istanbul degli anni
’70, ruota attorno alla disperazione e alla devozione di un giovane
uomo. Kemal Basmacı, il figlio più giovane di una famiglia
proprietaria di un’azienda tessile d’esportazione, era innamorato
di Sibel, appartenente alla ricca borghesia di cui anche Kemal
faceva parte.
Gli anni ’70 furono caratterizzati
da uno scontro tra stili di vita occidentali e conservatori, e
persone come Kemal e Sibel erano orgogliose della loro mentalità
occidentale. Avevano avuto rapporti prima del matrimonio; Sibel era
convinta che si sarebbero sposati, quindi “andare fino in fondo”
era per lei una dimostrazione di fiducia totale. Kemal era felice
con lei, almeno finché non incontrò la sua lontana cugina, Fusun.
Non erano parenti di sangue, e Fusun e la sua famiglia non erano
benestanti come Kemal. Per via della loro posizione sociale non
venivano invitati a ricevimenti eleganti, ma questo cambiò quando
Kemal si ossessionò per la diciottenne.
Kemal aveva trent’anni quando
incontrò Fusun; la trovava di una bellezza mozzafiato e fu attratto
dalla sua innocenza. Iniziarono presto a incontrarsi
nell’appartamento secondario di lui, dove vivevano la loro
relazione senza pensieri. Tuttavia, tutto cambiò drasticamente dopo
il fidanzamento ufficiale di Kemal con Sibel. Fusun prese le
distanze, lasciando Kemal depresso e malinconico.
Di seguito analizziamo
nel dettaglio il finale di Il Museo dell’Innocenza
– Attenzione: spoiler
La morte di Fusun è stata un
suicidio?
Dopo aver inseguito Fusun per otto
anni, Kemal stava finalmente per sposarla. Dalla rottura del
fidanzamento con Sibel (che aveva cercato di sopportarlo il più
possibile) al divorzio di Fusun dal marito Feridun, entrambi
avevano attraversato molte difficoltà. Kemal era felice che Fusun
avesse finalmente compreso che erano destinati a stare insieme.
Ma Kemal era così concentrato sul
“premio” da non cogliere la tristezza negli occhi di Fusun. Sua
madre gli aveva detto che c’era qualcosa di misterioso in lei, ma
lui non vi aveva dato peso. Fusun aveva chiesto di non avere
rapporti fisici prima del matrimonio e sperava di viaggiare in
Europa prima delle nozze. Kemal era disposto a concederle
tutto.
Durante le pratiche per passaporto
e visto, Fusun si rese conto di quanto fosse complicato per
“persone come lei”, prive di influenza o capitale sociale. Si sentì
umiliata quando le chiesero se fosse disoccupata. Le fu ricordato
che non poteva viaggiare all’estero senza qualcuno come Kemal al
suo fianco. Decise di rinunciare, ma Kemal usò le sue conoscenze
per ottenere il visto.
La prima sera di viaggio si
fermarono in un hotel. Fusun, splendida in un elegante abito rosso,
lasciò Kemal senza fiato. Lui le chiese ufficialmente di fidanzarsi
e le infilò un anello al dito. Più tardi passarono la notte
insieme.
Il mattino seguente, Kemal trovò
Fusun seduta vicino a un campo di girasoli. Era infastidita dal
fatto che lui la chiamasse “ragazzina”: temeva che la vedesse
ancora come la giovane commessa vulnerabile di un tempo. Amava
Kemal per ciò che aveva fatto per lei, ma aveva anche capito che
era proprio lui la ragione per cui non aveva potuto vivere
liberamente.
Il suo sogno era
diventare attrice. Kemal le disse con leggerezza che un giorno
sarebbe successo, ma lei sapeva che non era vero. Era stato proprio
lui a sabotare la sua carriera, influenzando il marito-regista
affinché non la scegliesse per un film finanziato da Kemal
stesso.
La discussione degenerò. Fusun,
ferita e furiosa, accusò Kemal di averle distrutto la vita. Quando
lui insinuò che fosse troppo insicura per fare qualcosa senza un
uomo potente accanto, lei si sentì profondamente umiliata. Chiese
di guidare lei.
Accelerò fino a 150 km/h; nel
tentativo di evitare un cane, l’auto si schiantò contro un albero
in un campo di girasoli. Kemal fu salvato, ma Fusun morì sul
colpo.
Non è chiaro se sia stato un
suicidio deliberato. Non sembrava voler colpire l’albero
intenzionalmente, ma era travolta da rabbia e delusione. Forse una
parte di lei voleva porre fine alla propria sofferenza. La sua
vita, già complessa per via della sua origine sociale nella
Istanbul degli anni ’70, era diventata ancora più complicata con
l’ossessione di Kemal.
Temeva di diventare come Belkıs,
donna affascinante ammirata nei salotti mondani ma mai considerata
degna di matrimonio. Voleva indipendenza, ma sapeva che Kemal
l’avrebbe seguita ovunque. Non voleva vivere come un’estensione
della sua volontà. Forse la morte fu, consapevolmente o meno,
l’unica via di fuga.
Cosa simboleggia il campo di
girasoli?
La prima volta che fecero l’amore,
Fusun disse che, chiudendo gli occhi, immaginava un campo di
girasoli: simbolo di gioia e felicità. Nel finale, però, nemmeno la
vista reale dei girasoli riesce a lenire la sua frustrazione.
Il campo rappresenta il passare del
tempo. Fusun non era più la ragazza di un tempo; i suoi sogni erano
cambiati. Kemal, invece, era rimasto ancorato al passato. Quando
l’auto travolge i girasoli, è come se anche la gioia della loro
relazione venisse distrutta.
Qual è il significato
degli orecchini?
Nel finale, Fusun chiede a Kemal se
abbia notato gli orecchini che indossa. Sono quelli persi anni
prima nel suo appartamento. Lui non li riconosce.
Per lei è la prova che Kemal la
desidera fisicamente ma non la vede davvero. Aveva sperato di
sorprenderlo indossandoli; la sua indifferenza la ferisce
profondamente.
Dopo l’incidente, Kemal trova gli
orecchini nella sua stanza e comprende troppo tardi il loro valore
simbolico. Forse si chiede se, prestando più attenzione, le cose
sarebbero andate diversamente.
Perché Kemal costruisce il
museo?
Dopo la morte di Fusun, Kemal
viaggia in Europa e rimane colpito dai piccoli musei che raccontano
storie personali. Decide che gli oggetti raccolti negli anni —
oltre quattromila mozziconi di sigaretta fumati da Fusun, la sua
spazzola, piccoli oggetti sottratti dalla sua casa — possono
raccontare la loro storia.
Costruisce un museo che non solo
conserva il ricordo di lei, ma gli permette di vivere circondato
dalla sua presenza. In un certo senso, la morte di Fusun lo libera
dall’angoscia di perderla: ora lei è fissata per sempre nel
passato, immutabile, “sua” come gli oggetti esposti.
Chiede a Orhan Pamuk di scrivere la
sua storia con sincerità. Trent’anni dopo, incontra Sibel a Milano:
lei è sposata e madre di due figlie. Non parlano molto, ma è
evidente che entrambi ricordano ciò che è stato.
Nella scena finale, Orhan riceve la
notizia che Kemal è morto d’infarto a 62 anni, nella sua stanza al
Grand Hotel di Milano, stringendo una fotografia in bianco e nero
di Fusun. Aveva chiesto che si dicesse ai lettori che aveva vissuto
una vita felice.
Forse era vero. O forse era
un’illusione a cui aveva scelto di credere con tutte le sue
forze.
Sebbene abbia detto addio al
franchise più di un decennio fa, Daniel Radcliffe potrebbe essere pronto a
rivisitare uno dei suoi film più iconici.
Harry Potter e la pietra
filosofale è stato il film che ha segnato la svolta di
Radcliffe come attore e il suo secondo ruolo cinematografico in
assoluto, guidando il cast nei panni del giovane mago protagonista
per il quale si profetizzava che avrebbe sconfitto il malvagio Lord
Voldemort. Daniel Radcliffe avrebbe ripreso il
ruolo per i restanti sette adattamenti della serie di romanzi di
J.K. Rowling, prima di cimentarsi sia a teatro che
al cinema, con ruoli che vanno da Equus a La
città perduta.
Ora, in un’intervista con Liam Crowley di
ScreenRant per discutere della commedia sportiva della NBC
The Fall and Rise of Reggie Dinkins,
Daniel Radcliffe ha espresso il suo parere
sull’imminente 25° anniversario di Harry Potter e la
pietra filosofale. Il due volte candidato agli Emmy
ha esordito dicendo che “continuerà a vivere” per
l’anniversario del film, spiegando anche alla sua co-protagonista
nell’intervista, Tracy Morgan, che ci sarà
“una sorta di celebrazione” per il film.
Detto questo, Radcliffe ha espresso
di essere “molto, molto felice che tutti possano rivedere i
film” a partire da La pietra
filosofale e di ritenere che la riedizione al cinema
sarà un’esperienza “davvero fantastica” per i fan della
saga. Ha anche accennato che “forse guarderò di nuovo il primo
film quest’anno“, ma ha anche subito ammonito: “Ne
dubito“, al che Morgan ha spiegato che “non gli piace
guardare [le sue] cose” e ha suggerito alla sua
co-protagonista che una rivisitazione “potrebbe suscitare
nostalgia“:
Daniel Radcliffe:
Forse ora che sono molto più vecchio. Non lo guardavo mai
perché ero troppo giovane. L’ho trovato un po’ imbarazzante, ma ora
lo guarderei e penserei: “Oh, ero un bambino carino”. Va bene.
Forse rivedrò il primo prima o poi.
Tracy Morgan:
Bravo, tesoro.
Nei 15 anni trascorsi dall’uscita
dell’ultimo film principale, Radcliffe e il resto dei suoi
co-protagonisti di Harry Potter hanno condiviso
esperienze diverse ripensando al franchise. Daniel Radcliffe e Rupert
Grint sono diventati entrambi noti per essersi cimentati
in film più legati al genere, tra cui la commedia drammatica
surrealista Swiss Army Man, la serie
comica antologica Miracle Workers e l’horror-thriller di Apple
TVServant.
Emma Watson,
d’altra parte, ha iniziato a dividere il suo tempo tra progetti
indipendenti e film mainstream, tra cui il remake live-action de
La Bella e la Bestia della Disney e
l’adattamento di Piccole Donne di
Greta Gerwig. Watson ha anche rivolto
la sua attenzione maggiormente al mondo della moda, dopo essersi
presa una pausa dalla recitazione dopo essersi sentita “un po’
intrappolata” dalla professione, ma ha espresso il desiderio
di riprendere a recitare quando si presenterà il progetto
giusto.
Daniel Radcliffe ha similmente parlato nel
corso degli anni dell’incapacità di alcuni di separarlo dal
franchise di Harry Potter, nonostante
abbia affrontato progetti completamente diversi come la commedia
horror Horns. Tuttavia, proprio come detto sopra, è sempre rimasto
orgoglioso della sua esperienza con la serie, sebbene deluso dai
commenti transfobici della Rowling e dai dubbi espressi sul suo
ritorno per un nuovo film.
Daniel Radcliffe è noto soprattutto per il suo
ruolo nei film di Harry Potter, ma da quando ha
lasciato la saga ha interpretato ruoli bizzarri di ogni tipo.
Il finale di In viaggio con Joe ruota interamente attorno
alla riconciliazione tra Joe e BJ dopo che si erano separati a
causa delle loro diverse opinioni su come funziona il mondo. Ma
perché avevano deciso di prendere strade diverse in primo
luogo?
Dopo il diploma, BJ, influenzato
dai suoi amici bianchi, voleva andare con loro alla Pepperdine
University in California. Brian, invece, desiderava che suo figlio
frequentasse il Morehouse College in Georgia, così da entrare in
contatto con la cultura e la storia afroamericana mentre inseguiva
i suoi sogni. Sapendo di non riuscire a far ragionare BJ, Brian
chiese consiglio a Madea.
Madea convinse Joe a portare BJ in
un viaggio attraverso il paese e, con il pretesto di accompagnarlo
al college da lui scelto, istruirlo sull’importanza di conoscere
ciò che la propria comunità ha vissuto in passato. Perché, se non
sai da dove vieni, come puoi capire quale strada prendere per il
futuro? Brian non era entusiasta dell’idea, ma quando Madea prende
una decisione, Brian, Joe e BJ non hanno altra scelta che
eseguire.
Joe e BJ partono per il viaggio, e
le cose procedono più o meno come ci si può aspettare quando due
persone di generazioni così diverse vengono costrette a stare
insieme. Tuttavia, dopo una sosta in un bordello, dove BJ decide di
salvare una prostituta di nome Destiny dallo sfruttamento, il loro
conflitto raggiunge il punto di ebollizione. Come riescono infine a
riconciliarsi? Scopriamolo.
BJ e Joe si separano
BJ e Joe si scontrano
costantemente per le loro visioni del mondo. Anche se BJ non cambia
posizione, in genere non contesta apertamente ogni commento
politicamente scorretto di Joe. Salvare Destiny è la prima
decisione davvero altruista che BJ prende attivamente, e
probabilmente sente che, se non si difende mentre Joe lo rimprovera
per non aver lasciato Destiny al suo destino, non avrà mai alcun
controllo sulla propria vita.
Joe sa che BJ ha fatto la cosa
giusta salvando Destiny, ma è troppo orgoglioso per cedere davanti
al suo “nipote woke”. Inizia quindi ad attaccare l’intera
generazione di BJ e a lanciare frecciatine personali. BJ non si
tira indietro, e questo porta Joe a esagerare: abbandona BJ e
Destiny su un’autostrada nel mezzo del nulla.
Prima di separarsi, BJ peggiora la
situazione dicendo che era stato gentile con il nonno solo perché
Brian gli aveva detto che Joe stava morendo. Quando scopre che non
soffre di alcuna malattia terminale, BJ si sente ancora più
tradito. Anche Joe, in fondo, rimane amareggiato: realizza di
essere una persona talmente sgradevole che suo figlio ha dovuto
inventare una bugia spudorata per convincere il nipote a partire
con lui.
Joe va in un bar a bere per
dimenticare, mentre BJ contatta Brian usando il telefono di
Destiny. Non riescono a parlare a lungo, ma Brian capisce cosa è
successo e chiama suo padre, ordinandogli di fare pace e portare BJ
al college. Joe, furioso con il nipote e con il figlio, riattacca e
continua a bere. A Brian non resta che usare le sue risorse per
rintracciare il figlio.
BJ e Joe si riuniscono
BJ e Destiny passano la
notte in un hotel, e lei non nasconde quanto apprezzi il suo gesto
cavalleresco. Il giorno seguente, però, Destiny spiega a BJ tutto
ciò che aveva ignorato della storia afroamericana solo perché era
stato il nonno politicamente scorretto a parlargliene.
Poco a poco, BJ comprende che tutti
i luoghi in cui Joe aveva fatto tappa avevano una grande rilevanza
per la cultura nera. Pensava che, grazie alla scuola, ai social
media e al rispetto di pratiche ecologiche, fosse superiore alle
generazioni precedenti. Ma quando Destiny gli fornisce il contesto
storico di quei luoghi, capisce di essere stato lui l’ignorante,
rendendosi impermeabile alla conoscenza pur avendola davanti agli
occhi.
Joe ha una rivelazione simile? Non
proprio. Sa di amare suo nipote, ma non fino a che punto, finché
non sente una gang iraniana intenzionata a punire BJ per aver
portato via “la loro proprietà”, Destiny. Se Joe avesse davvero
disprezzato il nipote, avrebbe lasciato che se la vedesse da solo.
Invece, dopo che Brian gli comunica la posizione dei ragazzi, corre
in loro soccorso, dimostrando quanto tenga a BJ.
Forse teme anche la reazione di
Brian e Madea se sapessero che non ha fatto nulla per salvare un
membro della famiglia. In ogni caso, Joe arriva prima della gang e
i tre riprendono il viaggio. Purtroppo vengono avvistati, dando
inizio a un intenso inseguimento in auto.
BJ e Joe si riconciliano
Nel finale, la gang circonda Joe,
BJ e Destiny e apre il fuoco, chiedendo che Destiny venga
consegnata. Joe risponde sparando, ma si rende conto di non avere
abbastanza munizioni per resistere. Suggerisce allora a BJ di
lasciare andare Destiny, così almeno potranno salvarsi.
BJ rifiuta e tenta di convincere i
gangster con un discorso appassionato sulla necessità di spezzare
il ciclo di abusi legato alla tratta di esseri umani e
sull’importanza di smantellare il patriarcato invece di perpetuarlo
con metodi così violenti. Per un attimo sembra che le sue parole
abbiano effetto.
In realtà, i criminali si ritirano
perché Brian è arrivato con la polizia locale e l’FBI per
arrestarli. Brian è scioccato dagli eventi del viaggio, ma è felice
di vedere che BJ ha imparato l’importanza di affermare la propria
identità nera in un contesto sociale che spesso spinge le minoranze
a diluire ciò che le rende uniche.
Brian è anche entusiasta quando BJ
decide di andare al Morehouse invece che a Pepperdine. Tuttavia,
quando BJ annuncia di voler completare il viaggio con Joe e
Destiny, Brian si oppone, temendo che senza controllo BJ possa
“perdersi” come sua madre Debrah.
BJ però resta fermo nella sua
decisione: sa di avere ancora molto da imparare dal nonno prima di
iniziare il college. Scegliendo di continuare con Joe, evita di
regredire come persona e come uomo nero, non lasciando che
l’iperprotezione del padre ostacoli la sua crescita.
Brian è preoccupato, ma accetta di
lasciargli tracciare la propria strada, consapevole che ciò che
conta è che suo figlio conosca la storia e la cultura
afroamericana, indipendentemente dal modo in cui sceglie di
farlo.
È facile leggere questa scena come
un messaggio secondo cui le generazioni più anziane, pur
problematiche, hanno molto da insegnare ai giovani. Ma forse il
film suggerisce qualcosa di più sfumato: ogni generazione ha
vissuto secondo le regole del proprio tempo e, per diventare
persone complete, dovremmo apprendere dalle esperienze di chi ci ha
preceduto — soprattutto di coloro che hanno fatto la storia —
lasciando però da parte pregiudizi e pratiche ormai superate.
Almeno, questa è una possibile interpretazione del finale.
Tyler Perry
continua a dominare lo streaming, con il suo ultimo film che sta
diventando subito un successo: In viaggio con
Joe.
Perry continua a scrivere, dirigere
e produrre una varietà di serie TV e film per Netflix, tra cui i recenti Finding
Joy (2025) di Tyler Perry, Beauty in
Black (2024-2025), Divorced Sistas
(2025), Madea’s Destination Wedding (2025) e
Straw (2025), tra molti altri. Gli ascolti
continuano a essere elevati per la maggior parte di questi film, e
la sua ultima uscita, In viaggio con Joe
(che nel titolo USA mantiene il nome del suo creatore,
Tyler Perry’s Joe’s College Road Trip)
non fa eccezione.
Dopo la sua uscita il 13 febbraio,
In viaggio con Joe è attualmente il film
numero uno su Netflix negli Stati Uniti e costeggia il podio nella
classifica italiana.
La trama di
In viaggio con Joe
Scritto, diretto, prodotto e
interpretato da Perry, il film segue Joe, il fratello di Madea,
mentre intraprende un viaggio on the road con il nipote B.J. Questo
è il primo film del franchise più ampio di Madea a mettere Joe al
centro dell’attenzione, e la decisione sembra essere stata accolta
con favore dagli abbonati Netflix.
Successo di pubblico ma non di
critica
Perry interpreta sia Madea che Joe
in In viaggio con Joe, con Jermaine
Harris che interpreta B.J. Amber Reign, Bethany Anne Lind e Jeremy
Gimenez che recitano nel film, che segna il quattordicesimo
capitolo dell’universo di Madea.
L’ultimo film di Perry sta
evidentemente riscuotendo successo tra il pubblico generale, ma non
c’è ancora un chiaro consenso da parte della critica. Per la
maggior parte, i film di Perry, compresi quelli del franchise di
Madea, non riscuotono molto successo tra la
critica. Le recensioni negative, ad esempio, hanno fatto sì che il
film ottenesse solo il 53% di punteggio su Rotten Tomatoes.
Al momento della stesura
di In viaggio con Joe, su Rotten Tomatoes
sono presenti solo quattro recensioni, il che non è sufficiente per
ottenere un punteggio. Tuttavia, è possibile che questo film possa
avere un successo migliore rispetto agli altri progetti recenti di
Perry, dato che tre recensioni su quattro sono “fresche”, mentre
una è stata definita “pessima”.
Non è insolito che le nuove uscite
di Perry raggiungano la vetta delle classifiche Netflix, ma la vera
prova del successo del film con il pubblico arriverà nei giorni e
nelle settimane a venire. Se In viaggio con
Joe di Tyler Perry riuscirà a
rimanere un punto di forza nella top 10 di Netflix, ciò garantirà
sicuramente future collaborazioni tra il creatore e lo
streamer.
Prime Video ha svelato, nell’ambito della 76ª
edizione del Festival del Cinema di Berlino, la data di uscita de
La casa degli spiriti, il primo
adattamento seriale in lingua spagnola del celebre romanzo di
Isabel Allende, che debutterà a livello globale il
29 aprile, in oltre 240 Paesi e territori nel mondo.
Basata sul romanzo di
Isabel Allende, acclamato a livello
internazionale, La casa degli spiriti è una saga familiare in otto
episodi che abbraccia mezzo secolo, incentrata su tre generazioni
di donne – Clara, Blanca e Alba – in un paese sudamericano
conservatore plasmato dalla lotta di classe, dai tumulti politici e
dalla magia.
1 di 3
Cortesia di Prime
Video
Cortesia di Prime
Video
Cortesia di Prime
Video
La casa degli spiriti vede
Alfonso Herrera (Rebel Moon) nei
panni di Esteban Trueba, insieme a Nicole Wallace
(È colpa nostra?) e Dolores Fonzi
(Belén) che interpretano Clara del Valle in
diverse fasi della sua vita. Il cast include, tra gli altri, anche
Fernanda Castillo (The Lord of the
Skies) nel ruolo di Férula, Aline
Kuppenheim (Una donna fantastica) in
quello di Nivea del Valle, Eduard Fernández
(La pelle che abito) nella parte di Severo del
Valle, Sara Becker (La bambina che
raccontava i film) e Fernanda Urrejola
(Cry Macho – Ritorno a casa) nel ruolo di Blanca,
Rochi Hernández come Alba (30 Nights
with my Ex), Juan Pablo Raba
(News of a Kidnapping) nella parte di Tío
Marcos, Pablo Macaya (Due vite
parallele) e Nicolás Contreras
(Baby Bandito) in quella di Pedro
Tercero.
Isabel Allende, Eva
Longoria e Courtney Saladino sono executive producer della
serie insieme agli showrunner Francisca Alegría
(The Cow Who Sang a Song Into the
Future), Fernanda Urrejola
(Cry Macho – Ritorno a casa), e
Andrés Wood (News of a
Kidnapping).
La serie è prodotta da FilmNation
Entertainment, la società pluripremiata agli Oscar che ha
realizzato Anora e Conclave, con
il supporto di Fabula, casa di produzione cilena premio Oscar
(A Memoria Infinita, Una donna
fantastica)
MUBI ha
diffuso le prime immagini ufficiali di Teenage Sex and Death at Camp Miasma, il
nuovo atteso lungometraggio scritto e diretto da Jane Schoenbrun, già
autrice di I Saw the TV
Glow e We’re All Going to
the World’s Fair. Il progetto conferma la collaborazione tra
la regista e il distributore globale, che ha finanziato il film e
ne curerà la distribuzione in numerosi territori, tra cui Italia,
Nord America, Regno Unito, Germania, Spagna e Australia.
Protagoniste del film sono Hannah
Einbinder, vincitrice dell’Emmy per la serie
Hacks, e
Gillian Anderson,
celebre per The X-Files e
Sex Education. Il
cast include anche Amanda Fix, Arthur Conti, Eva Victor,
Zach Cherry, Sarah Sherman, Patrick Fischler, Dylan Baker, Jasmin
Savoy Brown, Kevin McDonald, Quintessa Swindell e Jack
Haven.
Il film è prodotto da Plan B, mentre The Match Factory gestirà le
vendite internazionali nei territori non coperti direttamente da
MUBI.
Un meta-slasher tra identità e ossessione
Teenage Sex and Death at Camp
Miasma è il terzo lungometraggio di Schoenbrun e prosegue il
suo percorso artistico legato all’horror queer e ai temi
dell’identità trans. Dopo anni di sequel stanchi e di un pubblico
ormai disilluso, il franchise slasher immaginario “Camp Miasma”
viene affidato a una giovane regista determinata a rilanciarlo.
Quando la cineasta decide di incontrare la protagonista del film
originale — un’attrice reclusa e avvolta nel mistero — le due donne
precipitano in un vortice in cui finzione e realtà si confondono.
Il racconto si trasforma così in un universo sanguinoso e
allucinato dove desiderio, paura e delirio si intrecciano,
rielaborando i codici dello slasher classico in chiave
metacinematografica.
Il progetto arriva dopo il successo di I Saw the TV Glow, presentato al Sundance 2024
e poi alla Berlinale, al Festival di San Sebastián e
al SXSW, ottenendo diverse nomination agli Independent Spirit
Awards 2025, tra cui Miglior Regia e Miglior Film. Con questo nuovo
lavoro, Schoenbrun sembra voler spingere ancora oltre il dialogo
tra cultura pop, trauma e costruzione dell’identità.
Al momento non è stata comunicata una data di uscita ufficiale, ma
la diffusione delle prime immagini conferma che la distribuzione
internazionale è già in fase avanzata.