Dopo anni di silenzio e incertezze, arrivano nuovi aggiornamenti
su Taboo, la serie cult con TomHardy che dal 2017 attende una seconda stagione. A
riaccendere le speranze dei fan è StevenKnight, creatore dello show, che ha fornito un
aggiornamento concreto sul futuro della serie.
Ambientata nella Londra del XIX secolo, Taboo ha conquistato
pubblico e critica grazie al suo tono cupo, alla mitologia
esoterica e all’interpretazione magnetica di Tom
Hardy nei panni di James Keziah Delaney. Nonostante il
successo, la stagione2 è rimasta
a lungo bloccata da impegni paralleli e priorità produttive.
Steven Knight: “La storia è pronta, dipende tutto da unl
momento giusto”
In una recente intervista, StevenKnight ha confermato che la seconda
stagione di Taboo è ancora nei piani, chiarendo però che il
progetto non è mai stato cancellato ufficialmente. Il principale
ostacolo, secondo lo sceneggiatore, è sempre stato l’allineamento
delle agende, in particolare quella di Tom Hardy, coinvolto negli
ultimi anni in numerosi progetti cinematografici e seriali.
Knight ha spiegato che la storia per la stagione 2 esiste già,
segno che l’universo narrativo di Taboo non è stato abbandonato.
L’idea è quella di proseguire il viaggio di Delaney dopo il finale
aperto della prima stagione, che lo vedeva dirigersi verso nuove
terre e nuovi conflitti, lasciando intendere un’espansione
geografica e tematica della serie.
Il creatore ha anche sottolineato come Taboo sia sempre stata
pensata come una storia a lungo respiro, non come una miniserie
autoconclusiva. Tuttavia, il ritorno dello show richiede le
condizioni giuste, sia creative che produttive, per non tradire
l’identità forte e ambiziosa che ha reso la serie così amata.
L’aggiornamento arriva in un momento particolare per Knight,
reduce dal successo di altri progetti televisivi e cinematografici,
e mentre Tom Hardy continua a essere una delle figure più richieste
di Hollywood. Questo rende il ritorno di Taboo complesso, ma non
impossibile.
Per ora non esiste una data ufficiale né una finestra di
produzione, ma le parole di Knight confermano che la stagione 2 non
è un sogno irrealizzabile. Per i fan, è la notizia più
incoraggiante degli ultimi anni: Taboo non è finita, è
semplicemente in attesa del momento giusto per tornare.
L’adattamento Netflix di PeopleWeMeetonVacation apporterà importanti cambiamenti
alle location rispetto al romanzo originale di Emily Henry. A
spiegarne i motivi sono stati BaderBader, BlythBlyth e HenryHenry (insieme a Haley Haley) in una recente
intervista, chiarendo come il passaggio dal libro allo schermo
richieda inevitabilmente adattamenti strutturali.
Il film, atteso su Netflix, porterà sullo
schermo la storia di Poppy e Alex, mantenendo intatto il cuore
emotivo del romanzo, ma riorganizzando alcuni viaggi e
ambientazioni per ragioni narrative, produttive e visive.
Dalla pagina allo schermo: perché alcune ambientazioni
cambiano
Nel romanzo di EmilyHenry, le vacanze
rappresentano molto più di semplici spostamenti geografici: sono
stati emotivi, tappe della crescita dei personaggi e momenti chiave
della loro relazione. Secondo i produttori, proprio questa funzione
simbolica ha reso possibile modificare alcune location senza
tradire lo spirito dell’opera.
Nel film, alcune destinazioni verranno accorpate o sostituite
per:
rendere il racconto più fluido sul piano cinematografico
evitare una struttura troppo episodica
valorizzare ambientazioni che funzionino meglio
visivamente
Gli autori hanno sottolineato che l’obiettivo non è la fedeltà
letterale, ma la fedeltà emotiva: ogni luogo scelto deve restituire
lo stesso impatto che il romanzo produce sul lettore.
Un altro fattore determinante è stato il ritmo narrativo. Sullo
schermo, spiegano gli sceneggiatori, il continuo cambio di location
rischiava di frammentare la storia d’amore tra i protagonisti.
Concentrando alcune vacanze o rielaborandone l’ambientazione, il
film può approfondire meglio i momenti chiave del rapporto tra
Poppy e Alex.
Infine, non mancano le motivazioni pratiche: logistica, budget e
tempistiche di produzione hanno influenzato la scelta delle
location finali, come accade spesso negli adattamenti
cinematografici e televisivi.
Nonostante i cambiamenti, il team creativo ha ribadito che
People We Meet on Vacation resterà fedele ai temi centrali
del romanzo: amicizia, tempo, rimpianti e seconde possibilità. Le
nuove ambientazioni non servono a riscrivere la storia, ma a
trasporla in un linguaggio visivo più efficace, capace di parlare
sia ai lettori del libro sia a un pubblico completamente nuovo.
Con Netflix sempre più impegnata negli adattamenti romance di
successo, PeopleWeMeetonVacation si prepara a essere una delle trasposizioni più
attese, pronta a dimostrare che cambiare scenario non significa
cambiare anima.
Una nuova teoria dei fan sta facendo discutere il pubblico
Marvel e riguarda Avengers: Doomsday, Robert Downey Jr. e un riferimento
musicale che non passa inosservato: Black Sabbath. Secondo questa
lettura, il ritorno simbolico di Iron Man nel film potrebbe essere
legato proprio all’iconica band heavy metal, suggerendo un
significato più profondo sul destino del personaggio e sull’eredità
lasciata nel Marvel Cinematic Universe.
La teoria nasce dall’attenzione ai dettagli e ai rimandi
tematici che Marvel Studios ama
disseminare nei suoi progetti più ambiziosi, soprattutto quando si
parla di film evento destinati a ridefinire il franchise.
Il legame tra Iron Man, Black Sabbath e il tema del “doom”
Al centro della teoria c’è il concetto di “doom”, parola chiave
del titolo Avengers:
Doomsday e termine fortemente associato
all’immaginario dei Black Sabbath, pionieri del doom e heavy metal.
Non è un collegamento casuale per i fan: Tony
Stark / Iron Man è sempre stato accompagnato da un’identità
musicale precisa, fin dal primo Iron Man
del 2008, che si apriva con Back in Black degli AC/DC.
Secondo questa interpretazione,
Avengers:
Doomsday potrebbe riprendere quella
tradizione, ma con un tono più oscuro e definitivo. I Black
Sabbath, con testi e atmosfere che ruotano attorno a fine del
mondo, colpa e destino inevitabile, rappresenterebbero la chiave
simbolica perfetta per raccontare l’ultima eco dell’eredità di Iron
Man all’interno di una storia dominata da minacce cosmiche e
collassi temporali.
La teoria non suggerisce necessariamente un ritorno fisico di
TonyStark, la cui morte in Avengers: Endgame resta uno
dei momenti più iconici del cinema Marvel, ma piuttosto una
presenza tematica o spirituale. Un’eredità che continua a
influenzare gli Avengers anche dopo la sua scomparsa, magari
attraverso tecnologia, messaggi postumi o scelte narrative che
richiamano direttamente il suo sacrificio.
In questo senso, l’accostamento ai Black Sabbath diventa
metaforico: come la loro musica ha definito un genere, Iron Man ha
definito l’MCU. Entrambi rappresentano un inizio e una fine, un
punto di origine che torna a farsi sentire quando il mondo è di
nuovo sull’orlo della distruzione.
Se Avengers: Doomsday punta davvero a
essere un crocevia di universi, personaggi e timeline, il richiamo
a TonyStark potrebbe servire a chiudere un
cerchio narrativo, ricordando al pubblico da dove tutto è
cominciato. E farlo attraverso un riferimento musicale così potente
sarebbe perfettamente in linea con l’identità del personaggio.
Al momento si tratta solo di una teoria, ma come spesso accade
con Marvel, sono proprio questi dettagli a trasformarsi in indizi
concreti. Se Iron Man tornerà a farsi “sentire” in Avengers:
Doomsday, i fan sono convinti che non sarà per caso, e che la
colonna sonora potrebbe avere molto da dire.
L’universo di Fallout ha riportato al centro
dell’attenzione il fascino del post-apocalittico: mondi devastati,
società ricostruite su nuove regole, ironia nera e critica al
potere. Se hai apprezzato la serie PrimeVideo, queste sono alcune delle migliori serie
post-apocalittiche che esplorano temi simili, ciascuna con una
propria identità narrativa.
The Last of Us
Come Fallout, anche TheLastofUs racconta la sopravvivenza dopo il collasso, ma lo fa
con un tono molto più intimo e drammatico. Il mondo è distrutto da
una pandemia fungina, ma il vero centro del racconto è l’umanità
che resiste tra perdita, colpa e affetti. Dove Fallout usa la
satira e l’eccesso, TheLastof us
punta sull’emozione e sul legame tra i personaggi.
Silo
Silo
condivide con Fallout l’idea di una società chiusa e regolata da
verità parziali. Gli esseri umani vivono sottoterra, convinti che
il mondo esterno sia inabitabile, ma il sistema che li protegge
potrebbe essere anche ciò che li imprigiona. È una serie che lavora
sul mistero e sulla paranoia istituzionale, proprio come i Vault
della saga Fallout.
Station Eleven
Qui il post-apocalittico diventa riflessione culturale. Dopo una
pandemia devastante, Station Eleven racconta un mondo che cerca di
ricostruirsi attraverso l’arte, la memoria e il racconto. Meno
azione, più contemplazione, ma la stessa domanda di fondo: cosa
resta dell’umanità quando il mondo che conoscevamo scompare?
Snowpiercer
In Snowpiercer l’apocalisse climatica ha congelato il pianeta,
costringendo gli ultimi sopravvissuti a vivere su un treno in corsa
perpetua. Come in Fallout, la sopravvivenza è gerarchica e
violenta, e la lotta di classe è al centro del racconto. Ogni
vagone è un micro-mondo, ogni regola è imposta dall’alto.
È la serie che ha definito il genere per oltre un decennio. Al
di là degli zombie, The Walking Dead parla di comunità che
nascono e collassano, di leader corrotti e di scelte morali
estreme. Se Fallout osserva il caos con sarcasmo, The Walking Dead
lo affronta con brutalità e realismo emotivo.
See
Ambientata in un futuro in cui l’umanità ha perso la vista, See
costruisce un mondo post-apocalittico basato su nuove mitologie e
nuovi equilibri di potere. Come in Fallout, la civiltà è tornata
tribale, ma le reliquie del passato continuano a influenzare il
presente, spesso in modo distruttivo.
12 Monkeys
12 Monkeys unisce post-apocalisse e viaggi nel tempo, esplorando
un futuro devastato da un virus e il tentativo disperato di
riscrivere la storia. Come Fallout, la serie riflette su destino,
ciclicità e responsabilità umana, mostrando come il collasso non
sia mai un evento isolato, ma una catena di scelte.
Perché Fallout si inserisce perfettamente in questa
tradizione
Tutte queste serie dimostrano che il post-apocalittico non parla
solo della fine del mondo, ma del modo in cui l’uomo reagisce
quando il sistema crolla. Fallout si distingue per il suo tono
grottesco e satirico, ma condivide con questi titoli una visione
comune: il vero pericolo non è l’apocalisse, bensì ciò che
sopravvive di noi dopo.
A distanza di anni dal discusso finale di Game of Thrones, Kit Harington è tornato a parlare della
petizione virale che chiedeva di riscrivere l’ottava e ultima
stagione della serie. Un’iniziativa che, all’epoca, raccolse
milioni di firme online e che l’attore ha definito “genuinamente
irritante”, spiegando perché quel tipo di reazione lo colpì nel
profondo.
Harington, volto iconico di Jon Snow, ha raccontato di aver
vissuto quella ondata di proteste come una mancanza di rispetto
verso il lavoro svolto da cast e troupe dopo anni di impegno
totale. Non una semplice critica narrativa, ma un gesto che metteva
in discussione l’intero percorso creativo della serie.
“Un atto di mancanza di rispetto”: la
reazione di Kit Harington
Secondo Harington, la petizione non era solo l’espressione di un
dissenso legittimo sul finale, ma una richiesta che negava il
valore del lavoro di centinaia di persone coinvolte nella
produzione. L’attore ha sottolineato come l’ottava stagione sia
stata realizzata con sforzi enormi, spesso in condizioni estreme, e
come l’idea di “rifare tutto” apparisse ingiusta nei confronti di
chi aveva dato anni della propria vita alla serie.
Pur riconoscendo che Game of Thrones abbia sempre diviso il
pubblico e che il dibattito faccia parte della natura stessa di una
grande opera popolare, Harington ha chiarito che c’è una differenza
tra criticare una scelta creativa e pretendere che un’opera venga
cancellata o riscritta per soddisfare le aspettative di una parte
dei fan.
Le sue parole si inseriscono in un discorso più ampio sul
rapporto tra creatori e pubblico nell’era dei social media, dove il
successo globale di una serie può trasformarsi rapidamente in
pressione collettiva sugli autori. In questo caso, la richiesta di
riscrivere la stagione finale è diventata uno dei simboli più
evidenti di questo fenomeno.
Nonostante le polemiche, Game of Thrones resta una delle serie
più influenti della storia della televisione, capace di segnare
un’epoca e di alimentare ancora oggi discussioni accese. Per
Harington, però, il messaggio è chiaro: si può non amare un finale,
ma non si può ignorare il lavoro e la dedizione che lo hanno reso
possibile.
L’episodio 9 della seconda stagione di Landman rappresenta un punto di non
ritorno per la serie. Il penultimo capitolo non si limita a
preparare il terreno per il finale, ma fa esplodere simultaneamente
le due linee narrative più delicate: le conseguenze umane del mondo
del petrolio e la lotta di potere all’interno di M-Tex. È un
episodio durissimo, che mostra per la prima volta il costo reale
delle scelte fatte finora, sia sul piano personale che su quello
industriale.
Dopo le rivelazioni sull’offshore rig e sul piano di Cami e
Gallino nell’episodio 8, Landman smette di suggerire il pericolo e
lo mette in scena. Il risultato è un finale di episodio che scuote
tutti i personaggi principali e rende inevitabile uno scontro
totale nel season finale.
L’aggressione ad Ariana: chi l’ha attaccata e perché
Il momento più scioccante dell’episodio è senza dubbio
l’aggressione e il tentato stupro ai danni di Ariana. La scena,
ambientata nel vicolo dietro il Patch Café, è costruita senza
sensazionalismo ma con una lucidità che rende l’evento ancora più
disturbante. L’aggressore è Johnny, lo stesso uomo che aveva già
molestato Ariana verbalmente nel corso della stagione e che lei
aveva fatto cacciare dal locale dopo essersi difesa.
Johnny non è un antagonista improvviso: è il prodotto coerente
di un ambiente che Landman descrive fin dall’inizio come tossico,
maschilista e violento, soprattutto nei confronti delle donne e
delle minoranze. Il suo attacco è motivato da una miscela di
vendetta personale, razzismo e senso di impunità. Johnny insulta
Ariana con epiteti razzisti, la accusa di essere un’immigrata
irregolare e reagisce con violenza quando lei si difende di nuovo.
Il tentato stupro non è un’escalation casuale, ma la conseguenza
diretta di un uomo che non accetta di essere stato fermato.
Cooper interviene: gesto eroico o
condanna annunciata?
L’intervento di Cooper salva Ariana, ma apre un nuovo problema
narrativo enorme. Cooper non si limita a fermare Johnny: continua a
colpirlo anche dopo che la minaccia è neutralizzata e pronuncia
parole che fanno temere il peggio, dichiarando apertamente di
volerlo uccidere. È un momento che mette in crisi la figura di
Cooper come “giusto” della serie, trasformandolo in qualcuno che
agisce oltre il limite della legittima difesa.
Il dettaglio più importante è la presenza delle telecamere di
sicurezza che inquadrano l’intero vicolo. Con la polizia allertata
da Barney, il filmato diventa un’arma narrativa potentissima.
Johnny andrà quasi certamente incontro a accuse di aggressione e
tentato stupro, ma Cooper rischia imputazioni per aggressione
aggravata, oltre a una possibile causa civile. Landman suggerisce
due vie d’uscita: l’intervento di Tommy e Cami per insabbiare la
vicenda con il peso economico di M-Tex, oppure la sparizione
“casuale” dei nastri di sorveglianza. In entrambi i casi, la serie
ribadisce il suo tema centrale: la giustizia non è mai uguale per
tutti.
Cami licenzia Tommy: cosa significa davvero per M-Tex
Parallelamente al dramma umano, l’episodio segna un terremoto
aziendale. Durante il party di lancio dell’offshore rig, Cami
licenzia Tommy come presidente di M-Tex. La motivazione è chiara e
spietata: Tommy non crede nel wildcatting estremo che ha reso Monty
miliardario, mentre Cami vuole spingersi ancora oltre, anche a
costo di rischi enormi.
Questa decisione non è solo un cambio di ruolo, ma una
dichiarazione ideologica. Cami sceglie l’azzardo contro la
prudenza, il mito dell’espansione infinita contro l’esperienza sul
campo. Tuttavia, l’episodio lascia volutamente ambigua la posizione
futura di Tommy. È improbabile che venga estromesso del tutto: Cami
può non fidarsi del suo istinto conservativo, ma sa che Tommy è
insostituibile come landman, risolutore di problemi e conoscitore
del territorio. La sua estromissione dalla presidenza è una
punizione politica, non una rottura definitiva.
Le conseguenze tematiche dell’episodio 9: violenza, potere e
responsabilità
Il finale dell’episodio 9 di Landman funziona perché unisce le
due anime della serie. L’aggressione ad Ariana mostra il lato più
brutale e quotidiano del mondo raccontato, mentre il licenziamento
di Tommy espone la violenza strutturale del potere economico. In
entrambi i casi, la serie pone la stessa domanda: chi paga davvero
il prezzo delle decisioni prese ai vertici?
Ariana paga per aver osato difendersi. Cooper rischia di pagare
per aver fatto la cosa giusta nel modo sbagliato. Tommy paga per
aver messo in discussione un sistema fondato sul rischio cieco.
Cami, per ora, non paga nulla — ed è proprio questo a rendere il
finale di stagione così carico di tensione.
Perché questo finale prepara uno scontro inevitabile
L’episodio 9 non risolve nulla, ma stringe tutti i nodi. Cooper
è in pericolo legale, Ariana è segnata da un trauma che cambierà il
suo percorso, Tommy è politicamente indebolito e Cami ha ormai
scelto una strada senza ritorno. Il season finale dovrà decidere se
Landman è una storia di compromessi o di resa dei conti.
Una cosa è certa: dopo questo episodio, nessun personaggio può più
fingere che il prezzo del petrolio non sia umano.
La sua verità
(His & Hers), la miniserie thriller in sei episodi disponibile
su Netflix, è un giallo psicologico che gioca con le
percezioni, la memoria e i legami spezzati del passato.
La sua verità, basato sull’omonimo romanzo di Alice
Feeney del 2020, vede Tessa Thompson nei panni di Anna Andrews, una
conduttrice televisiva che si reca nella sua città natale,
Dahlonega, in Georgia, per seguire il caso di una donna brutalmente
assassinata. Una volta arrivata sulla scena del crimine, scopre che
il suo ex marito, Jack Harper (Jon
Bernthal), è il detective incaricato del caso.
La serie segue Anna Andrews, giornalista di cronaca, e il suo ex
marito Jack Harper, detective, mentre si ritrovano coinvolti in una
serie di omicidi brutali nella loro cittadina natale di Dahlonega,
Georgia. Tutti gli omicidi sembrano collegati a una cerchia di
amiche di Anna dai tempi del liceo, ma la verità dietro quei
crimini è molto più profonda e personale di quanto chiunque
immaginasse.
Man mano che la serie procede, gli spettatori scoprono che sia
Anna che Jack sono collegati ai crimini. Secondo la descrizione
dello show, l’ex coppia “compete per risolvere un caso di omicidio
in cui ciascuno crede che l’altro sia il principale sospettato”. La
serie limitata è arrivata su Netflix l’8 gennaio.
Sia Jack che Anna sono costretti ad affrontare i loro passati
tormentati e i segreti sepolti per arrivare alla verità, ma come in
ogni vero giallo, le cose non sono sempre come sembrano. Oltre a
Thompson e Bernthal, la serie vede anche Sunita Mani nel ruolo di
Priya, Crystal Fox nel ruolo di Alice, Pablo Schreiber nel ruolo di
Richard, Rebecca Rittenhouse nel ruolo di Lexy, Marin Ireland nel
ruolo di Zoe, Chris Bauer nel ruolo di Clyde, Jamie Tisdale nel
ruolo di Rachel e Poppy Liu nel ruolo di Helen.
Ecco tutto quello che c’è da sapere sul finale di La sua
verità, compreso il movente dell’assassino.
Sebbene La sua verità sembri inizialmente riguardare un
unico omicidio, la città di Dahlonega viene sconvolta quando tre
donne vengono brutalmente uccise. Il primo crimine, che spinge Anna
a tornare a casa, è la morte raccapricciante di Rachel, ex compagna
di liceo di Anna che aveva una relazione con Jack.
Mentre Jack e Anna indagano sull’omicidio, rimangono scioccati
quando un’altra ex amica di Anna, Helen, viene brutalmente
assassinata nel suo ufficio. Anche la terza amica del liceo, Zoe,
che è anche la sorella di Jack, viene trovata morta.
Anna e Jack mettono insieme i pezzi e scoprono che tutti e tre i
crimini sono collegati dai messaggi inquietanti lasciati sui corpi
delle vittime e dallo stesso braccialetto dell’amicizia attaccato a
ciascuna di esse. Sia Anna che Jack diventano rapidamente
sospettati a causa delle loro complicate relazioni con ciascuna
delle vittime, ma alla fine sembra che Anna sia effettivamente la
prossima persona in pericolo.
Tuttavia, il finale prende una piega scioccante quando viene
rivelato che Anna non ha mai dovuto temere per la sua vita, perché
sua madre anziana, Alice, era la persona dietro tutti gli
omicidi.
Contemporaneamente agli omicidi, un incidente traumatico del
passato di Anna riemerge come possibile movente. Da adolescente,
Anna era molto amica di Rachel, Zoe ed Helen e invitò tutte e tre,
insieme all’outsider Catherine Kelly (Astrid Rotenberry), alla sua
festa di compleanno per i 16 anni.
Sfortunatamente, la festa è diventata tutt’altro che festosa
quando Rachel, Zoe ed Helen hanno attirato Anna e Catherine nel
bosco con l’intenzione di aggredirle sessualmente. Mentre Anna
veniva aggredita, Catherine è riuscita a scappare.
Sebbene Anna abbia tenuto segreto per anni il violento
incidente, sua madre ha poi scoperto cosa era successo alla figlia.
Alice alla fine rivela di aver pianificato meticolosamente tutti
gli omicidi delle donne per vendicarsi di ciò che avevano fatto ad
Anna tanti anni prima.
Nel suo atto finale di vendetta, Alice incastra Catherine, che
ha cambiato nome in Lexy ed è diventata un’irriconoscibile
conduttrice televisiva, per gli omicidi prima di essere uccisa dal
partner di Jack e non poter mai raccontare la vera storia.
La commedia romantica
NetflixPeople we meet on vacation – Un amore in
vacanza racconta una storia di amicizia, scoperta di
sé e un legame fatidico che cambia la vita. Il film ruota attorno a
Poppy e Alex, migliori amici sin dai tempi del college. I due hanno
stretto un patto per tutta la vita: andare in vacanza insieme ogni
estate, indipendentemente da ciò che accade nelle loro vite.
Sebbene riescano a mantenere vivo e sano questo patto per diversi
anni, le cose tra i due inevitabilmente prendono una brutta
piega.
Tuttavia, non tutto è perduto,
poiché i due amici ormai estraniati ritrovano la strada per tornare
insieme per un altro viaggio, ma il futuro della loro relazione è
in bilico. La storia, raccontata con una narrazione non lineare,
oscilla tra l’epoca d’oro dell’amicizia tra Poppy e Alex e le
devastanti conseguenze della loro separazione. Così, quando la
storia arriva al suo confronto culminante, il destino del legame
tra i due diventa più instabile che mai.
Cosa succede in People
we meet on vacation – Un amore in vacanza
Sebbene sia Alex che Poppy
provengano dalla stessa piccola città di Linfield, nell’Ohio, le
loro strade non si incrociano fino a quando non sono già ben
avviati nella loro carriera universitaria. Dato che entrambi hanno
in programma di trascorrere le vacanze estive con le loro famiglie,
finiscono inevitabilmente per condividere un viaggio in auto.
Sebbene la destinazione dei due sia la stessa, le loro personalità
non potrebbero essere più diverse. Poppy, sempre pronta
all’avventura, ha un innato senso del caos che manca al rigido
Alex. Tuttavia, nonostante le loro differenze superficiali, i due
finiscono per legare nel corso del viaggio, che devia dal programma
in più di un modo. Di conseguenza, quando arriva l’estate
successiva, Alex e Poppy sono diventati migliori amici e hanno
programmato un altro viaggio insieme, questa volta una vacanza in
campeggio nei boschi.
Dato che il viaggio dovrebbe
servire a tirare su il morale ad Alex, la cui relazione con la
fidanzata Sarah è appena finita, Poppy lo incoraggia a rinunciare
all’itinerario e ad adottare un approccio più rilassato alla
vacanza. Di conseguenza, i due finiscono per fare festa con un
gruppo eterogeneo, godendosi la natura, avventure occasionali e
alcune manovre rischiose. Un memorabile tentativo di fare il bagno
nudi vale al dottorando il soprannome di “Vacation Alex”, che
denota il suo lato selvaggio emerso durante il viaggio. Inoltre,
dopo che Poppy ha lanciato l’idea di abbandonare l’università per
iniziare uno stage presso una rivista di viaggi di New York, i due
decidono anche di fare un patto: trascorrere insieme le vacanze
estive per gli anni a venire. Così, negli anni che seguono, i due
amici continuano a ritrovarsi almeno per una settimana ogni estate
per fare una vacanza insieme. Durante questo periodo, Alex rimane
invischiato nella sua relazione altalenante con la sua ragazza,
Sarah, mentre Poppy ha le sue relazioni sentimentali, nessuna delle
quali sembra durare troppo a lungo.
Con ogni nuova vacanza, l’amicizia
tra Poppy e Alex diventa sempre più profonda. Tra una visita
turistica e l’altra e fingendo di essere sposini per ottenere
dessert gratuiti, anche i sentimenti del duo l’uno per l’altra
iniziano a crescere. Un momento cruciale nella loro relazione si
verifica durante quella che avrebbe dovuto essere una vacanza epica
insieme, quando Alex annulla una vacanza tutto compreso in Norvegia
per prendersi cura di Poppy, che si è ammalata improvvisamente.
Tuttavia, la loro relazione, altrimenti facile, subisce un duro
colpo durante il loro viaggio in Toscana, Italia. Mentre una cosa
dopo l’altra va storta, una tensione indefinita causa un forte
attrito nella relazione tra i due. Di conseguenza, finiscono per
allontanarsi, diventando completamente estranei nel giro di pochi
anni. Questa amicizia incrinata finisce per avere un effetto
negativo sulla vita professionale di Poppy, che entra in una fase
di stallo nella sua scrittura, incapace di inventare articoli
affascinanti sulle vacanze ora che è stata relegata a viaggiatrice
solitaria per sempre.
Tuttavia, un’opportunità si
presenta quando Poppy riceve una telefonata da David, il fratello
di Alex. A quanto pare, il primo sta per sposarsi con la sua
fidanzata, Nam, e vuole che la giovane scrittrice partecipi al suo
matrimonio. Inizialmente, lei è riluttante a rispondere
positivamente all’invito di David, dato che le cose tra lei e suo
fratello sono piuttosto imbarazzanti. Infatti, un incarico di
lavoro nello stesso fine settimana la porterà a Santorini, il che
le fornisce una scusa perfetta per saltare l’evento. Tuttavia, in
una conversazione telefonica affrettata con Alex, Poppy finisce per
dirgli che sarà al matrimonio. A quanto pare, la scrittrice ha
bisogno di chiudere questa storia più disperatamente di quanto
pensasse. Per lo stesso motivo, finisce per muovere alcune leve
alla rivista R+R e riesce a spostare il suo incarico a Barcellona,
permettendole di partecipare al matrimonio. Inevitabilmente, quando
la sua strada incrocia nuovamente quella di Alex, riaffiorano
vecchie ferite e sentimenti irrisolti.
Nel finale di People
we meet on vacation – Un amore in vacanza Alex e
Poppy finiranno insieme?
La relazione tra Alex e Poppy
diventa un punto di intrigo sin dall’inizio delle loro vite. Dopo
un anno di amicizia, quando vanno in vacanza insieme per la prima
volta, i genitori di Poppy hanno già dei sospetti sulla natura del
loro legame. Quindi, non è insolito che le persone pensino che il
loro legame possa andare oltre il platonico quando li incontrano
per la prima volta. Tuttavia, per molto tempo, la loro dinamica
rimane completamente platonica. Anche quando si trovano in
situazioni tipiche, come trovare un solo letto in un motel o
fingere di essere una coppia nei bar e nei caffè, non superano mai
i limiti della loro relazione strettamente amichevole. Tuttavia,
nonostante la loro riluttanza ad affrontarlo, tra loro rimane un
certo grado di chimica e tensione romantica. Ciò è evidente nelle
altre intimità platoniche che condividono, così come nei loro
precedenti negativi nelle rispettive vite sentimentali.
Tuttavia, tutto questo cambia in
Toscana. Una serie di eventi porta a un quasi bacio, che danneggia
in modo incommensurabile il legame tra i due. Poppy rimane
riluttante a esplorare la realtà dietro al bacio che non c’è mai
stato, il che spinge Alex ad allontanarsi ulteriormente da lei.
Infatti, finisce per chiedere alla sua ragazza, Sarah, di sposarlo
la stessa mattina in cui decide di porre fine alla loro tradizione
di vacanze insieme. Questo porta i due a prendere strade
divergenti, entrando in una fase di assenza di contatti che dura
quasi due anni. Questo fino a quando il matrimonio di David li
riporta inevitabilmente nella stessa città. Quando si incontrano
all’aeroporto, la loro riunione ha un inizio rapido e precoce.
Mentre Alex si offre di riparare l’aria condizionata rotta della
sua camera d’albergo e finisce per farsi male alla schiena, i due
trovano il tempo per ricordare il loro passato e tornare in qualche
modo sulla stessa lunghezza d’onda. Tuttavia, è solo durante la
cena di prova di David che Alex e Poppy affrontano finalmente
l’argomento scottante della loro relazione.
Grazie a David, Poppy ha saputo
della fine definitiva della relazione tra Alex e Sarah. Di
conseguenza, non può fare a meno di chiedersi se sia lei la causa
della loro separazione. Inoltre, desidera disperatamente tornare a
come erano le cose tra lei e il suo migliore amico prima che la
Toscana rovinasse tutto. Tuttavia, nel confronto che segue, Alex
rivela qualcosa che risponde a entrambe le preoccupazioni di Poppy.
Il motivo per cui non è riuscito a far funzionare le cose con Sarah
era proprio l’altra donna, perché in fondo lei è l’unica di cui si
sia mai innamorato. Inoltre, è lo stesso motivo per cui non ha
potuto permettere che le cose tornassero come erano prima della
Toscana. Inizialmente, la rivelazione colpisce Poppy come un treno
in corsa, portandola a provare sensi di colpa per aver rovinato la
loro amicizia. Tuttavia, la verità rimane che Alex non è del tutto
solo nei suoi sentimenti.
Anche se non ha mai voluto
ammetterlo, Poppy è stata innamorata del suo migliore amico,
probabilmente da sempre. Tuttavia, la sua insicurezza di essere
troppo difficile da gestire le ha impedito di cercare qualcosa di
romantico nella loro dinamica. Naturalmente, questo confronto sotto
la pioggia porta i due amici ad agire finalmente in base ai propri
sentimenti e a passare la notte insieme. Anche così, la mattina
dopo le cose tra loro non sono magicamente risolte. Questo diventa
evidente quando Alex cerca di parlare del loro futuro al
ricevimento di David, ma Poppy diventa di nuovo evasiva e insicura.
Non è un segreto che i due siano persone completamente diverse, con
desideri e aspirazioni contrastanti. Mentre Alex ama la sua città
natale e vuole costruirsi una vita lì, Poppy è uno spirito libero
che si sente intrappolata a Linfield. Si è costruita una vita fatta
di continui viaggi e pochi ritorni a casa.
Pertanto, è difficile per la
scrittrice di viaggi immaginare un futuro in cui metterebbe radici
con una relazione seria. Tuttavia, Alex non può fare a meno di
sentirsi rifiutato dalla sua riluttanza a discutere del loro
futuro. Anche se sa che l’amore tra loro è reale, sa anche che non
possono costruire una vita insieme senza impegno, cosa che il suo
migliore amico ha sempre temuto. Di conseguenza, finisce per
andarsene, affermando che i due non potrebbero mai avere un futuro
insieme. Tuttavia, una volta tornata a New York nel suo
appartamento triste e solitario, Poppy prende una decisione. Alla
fine, torna a casa a Linfield e insegue Alex per dimostrargli che è
pronta a impegnarsi, rifiutandosi di lasciare che i suoi dubbi e le
sue insicurezze la trattengano ancora. Forse non sa tutto ciò che
vuole dalla vita, ma sa che vuole Alex al suo fianco. Alla fine, la
coppia si riunisce, dando inizio a una bellissima relazione.
Alex e Poppy rimangono a
Linfield?
Uno dei punti di contesa nella
relazione tra Alex e Poppy deriva dalla differenza nel loro
approccio al futuro. Mentre la scrittrice di viaggi desidera la
libertà e l’eccitazione di non avere legami, il primo si sente
molto più a suo agio in una situazione stabile. In poche parole,
Poppy è alla ricerca eterna di vacanze emozionanti, mentre Alex ama
avere un posto dove tornare alla fine di un viaggio che gli cambia
la vita. Tuttavia, nonostante le loro differenze, nessuno dei due è
veramente soddisfatto all’estremo opposto della scala. Anche se
Alex desidera comfort e affidabilità nella sua vita, vuole anche
avventura e novità, che può trovare solo al di fuori della sua
piccola città natale. Allo stesso modo, la perpetua ricerca di
emozioni forti da parte di Poppy l’ha resa instabile, al punto che
non riesce più a godersi lo scopo della sua vita.
Invece di nuove e affascinanti
esperienze, ogni vacanza è diventata un peso solitario e ogni
ritorno a casa è un promemoria del suo deprimente isolamento.
Sebbene visitare posti nuovi e incontrare persone nuove abbia i
suoi vantaggi, rende anche impossibile per Poppy stringere
relazioni significative e durature. Una volta tornata a New York
dal matrimonio di Davis, giunge alla stessa conclusione. Per lo
stesso motivo, finisce per dimettersi dalla R+R, desiderosa di
iniziare un nuovo capitolo della sua vita. Fortunatamente, non
dovrà affrontare da sola questo futuro scoraggiante dalle infinite
possibilità. Lei e Alex finiscono per trasferirsi insieme a New
York, dove iniziano insieme un nuovo capitolo della loro vita. Alla
fine, invece che a Linfield, la coppia si incontra a metà strada,
costruendo insieme una casa affidabile a New York e continuando a
inseguire nuove emozionanti avventure.
Cosa è successo tra Alex e Poppy
in Toscana?
Nel corso dell’amicizia tra Alex e
Poppy, alcune delle loro vacanze insieme diventano punti di
riferimento importanti nella loro vita e nella loro dinamica
interpersonale. Il loro viaggio a Sqaumish è importante perché
sancisce il loro patto, mentre la Norvegia segna uno sviluppo
commovente nella loro relazione. Tuttavia, la Toscana, l’ultimo
viaggio che fanno insieme prima della loro separazione, si rivela
il più influente di tutti. Questo viaggio è stato il primo in cui
Poppy e Alex hanno deciso di portare con sé i loro rispettivi
partner. Naturalmente, questo cambia la dinamica dei loro “io
vacanzieri”, aggiungendo attriti scomodi e imbarazzanti tra loro.
Tuttavia, l’incidente decisivo avviene dopo che Poppy ha avuto un
breve allarme gravidanza.
Invece di dirlo al suo ragazzo,
Trey, Poppy si rivolge alla sua migliore amica per trovare conforto
e aiuto nell’affrontare la situazione. All’inizio tutto va
abbastanza liscio, poiché Alex la aiuta a procurarsi un test di
gravidanza e aspetta con lei il risultato. Dopo che il test risulta
negativo, Poppy è sollevata e sopraffatta dall’altalena emotiva che
ha appena vissuto. Di conseguenza, con le emozioni a fior di pelle,
finisce per cercare di baciare la sua migliore amica. Di
conseguenza, la tensione a lungo ignorata nella loro amicizia viene
finalmente alla luce. Nonostante ciò, Poppy continua ad avere paura
di esaminare le conseguenze del quasi bacio, insistendo che si è
trattato solo di un errore. Questo fa infuriare Alex, che non può
più ignorare la realtà dei suoi sentimenti per l’amica. Di
conseguenza, nel tentativo di allontanarsi da lei, finisce per
chiedere a Sarah di sposarlo. Questo porta a una lite che allontana
i due amici per molti mesi a venire.
Dopo
oltre trent’anni di
carriera, Adam
Sandler non ha alcuna intenzione di
rallentare. L’attore e produttore hollywoodiano ha ricevuto il
Career Achievement
Award agli AARP’s
Movies for Grownups Awards e, durante il suo discorso, ha
parlato apertamente di invecchiamento, ambizioni e futuro creativo,
rassicurando fan e addetti ai lavori sul fatto che il meglio – o
quantomeno molto altro – deve ancora arrivare.
Negli ultimi mesi l’attenzione intorno a Sandler è tornata alta
grazie all’uscita del suo nuovo film Jay
Kelly, che ha riacceso il dibattito su
quale direzione prenderà la sua carriera nei prossimi anni. Proprio
per rispondere a queste domande, l’attore ha scherzato – ma non
troppo – sul tempo che sente ancora di avere davanti: secondo
Sandler, restano “60, 70 anni… forse 80, magari 90” prima di
fermarsi. Abbastanza, ha promesso, per realizzare almeno altri 50 film,
aggiungendo con la consueta ironia che almeno la metà saranno buoni.
La carriera di Adam Sandler è iniziata nei primi anni ’90 con
Saturday Night
Live, dove è rimasto per cinque stagioni
prima di diventare uno dei volti più riconoscibili della commedia
cinematografica americana. Film come Billy Madison, Big Daddy e The
Wedding Singer lo hanno consacrato come star globale,
costruendo un immaginario fatto di personaggi sopra le righe ma
immediatamente riconoscibili.
Nel 1999 Sandler ha fondato Happy Madison
Productions, la casa di produzione con cui
ha dato vita a molti dei suoi titoli più popolari, da
Happy Gilmore a
Anger Management fino a
50 volte il primo bacio.
Parallelamente, negli anni ha saputo sorprendere pubblico e critica
con interpretazioni
drammatiche di grande spessore, ottenendo elogi per film
come Punch-Drunk Love e
Uncut Gems.
Di recente, Sandler è tornato anche a uno dei suoi ruoli più amati
con Happy Gilmore
2, mentre è attualmente impegnato sul set di
Roommates accanto a
Natasha Lyonne e Nick Kroll. In Jay Kelly, dove
recita insieme a George Clooney,
interpreta Ron Sukenick in un film che ha diviso la critica, ma che
vanta comunque un 77% su
Rotten Tomatoes.
Premiato per l’impatto
duraturo della sua carriera, Adam Sandler appare oggi come un
artista pienamente consapevole del proprio percorso. Se davvero
realizzerà altri 50 film, una cosa è certa: Hollywood non ha ancora visto l’ultimo atto
della sua storia.
Sono sempre di più gli anime che
trovano spazio sul grande schermo, tra nuove produzioni e
riproposizioni di grandi classici. Solo negli ultimi mesi abbiamo
infatti potuto vedere al cinema titoli come Tokyo
Godfather,
Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba – Il Castello
dell’Infinitoe Chainsaw Man – Il Film: La Storia di Reze.
Il primo anime del 2026 a calcare gli schermi è
invece Memories, che sarà nelle sale italiane
solo il 12, 13 e 14 gennaio.
Il merito è ancora una volta della collana
Animagine, nata dalla collaborazione tra
Dynit e Adler Entertainment, che
porta al cinema gli anime del presente e del passato.
L’occasione è il trentesimo
anniversario del film, uscito nei cinema giapponesi nel 1995
(inizialmente era previsto in sala a novembre 2025). Una ricorrenza
che permette così di riscoprire un gioiello anomalo, ma ugualmente
affascinante. Sua prima particolarità è l’essere composto da tre
episodi tratti da tre brevi storie a fumetti di Katsuhiro
Otomo. Ogni racconto è inoltre diretto da un regista
diverso: Magnetic Rose da Koji
Morimoto, Stink Bomb da Tensai
Okamura e Cannon Fodder dallo stesso
Katsuhiro Otomo, che solo pochi anni prima aveva
rivoluzionato l’animazione giapponese con Akira.
La trama di Memories
Memories è un film d’animazione
composto da tre episodi. Nel primo, due astronauti cercano
l’origine di un misterioso segnale di emergenza da loro captato,
per ritrovarsi in uno strano mondo creato dai ricordi di una donna;
nel secondo, un giovane chimico si trasforma per un tragico errore
in una mortale arma biologica diretta verso la città di Tokio; nel
terzo, una non identificata cittadina è disseminata di cannoni, che
continuano a sparare verso un imprecisato e lontano nemico.
Un’immagine dell’episodio Stink Bomb in Memories
Tre episodi di attualità
Tre episodi, si diceva, resi
scollegati tra loro non solo dalle storie autonome, ma anche dal
fatto che ognuno possiede un proprio registro e un proprio stile
d’animazione. Magnetic Rose è un racconto di
fantascienza con evidenti richiami a 2001: Odissea nello spazio, tra esistenzialismo e
traumi del passato; Stink Bomb ha invece toni
parodistici e irriverenti e rappresenta le conseguenze
dell’utilizzo di una micidiale arma batteriologica; Cannon
Fodder, infine, è una distopia steam punk animata in un unico
piano sequenza, tecnica che lo rende il più affascinante dei tre
episodi.
Ci si ritrova così davanti a tre
declinazioni di un certo senso di straniamento a cui sono
condannati i protagonisti. Nell’assumere il loro punto di vista, si
viene così catapultati in drammatici racconti famigliari e nella
pericolosità dell’abbandonarsi alla nostalgia (Magnetic
Rose), in una satira che critica il militarismo e mette in
guardia dalla realizzazione di armi che possono sfuggire al
controllo umano (Stink Bomb) e in un indottrinamento che
mette in guardia da un nemico la cui esistenza non è neanche certa
(Cannon Fodder).
Temi che, nonostante i registi di
Memories abbiano esplorato ormai 30 anni,
dimostrano il loro essere ancora attuali e richiamano dunque a
precisi scenari del nostro quotidiano. Mentre però il primo
dei è probabilmente il più visivamente affascinante, tra ambienti
decadenti e un uso espressionista del colore, e il secondo quello
meno riuscito dei tre, è Cannon Fodder ad
offrire i maggiori elementi d’interesse. Tra le soluzioni visive
messe in scena per dar vita al piano sequenza che lo compone,
un’animazione grezza, un’estetica steampunk e un sonoro avvolgente,
è quello che ha più elementi per risultare memorabile, qualora non
fosse bastato il solo argomento trattato.
Un’immagine dell’episodio Cannon Fodder in Memories
La sensazione di qualcosa di incompiuto
Nonostante gli indubbi elementi di
pregio fin qui riportati, però, gli episodi
di Memories lasciano anche una
sensazione di incompiutezza. Tutti e tre i racconti, a modo loro,
sembrano non riuscire ad esprimere appieno il loro potenziale,
dilatando fin troppo le loro premesse, proponendo spunti
affascinanti ma senza svilupparli adeguatamente. Stink
Bomb, ad esempio, dura all’incirca 40 minuti e per buona parte
è un continuo ripetersi di gag e scenari simili tra loro. Dispiace
che il suo minutaggio non sia stato ridotto in favore
di Cannon Fodder, che invece dura all’incirca una
ventina di minuti.
Proprio quest’ultimo episodio,
sebbene concepito per non avere grandi risvolti narrativi, lascia
la sensazione che un maggior approfondimento di certe dinamiche, di
certe condizioni e dei suoi retroscena, avrebbero potuto renderlo
anche più affascinante e tematicamente forte di quanto lo sia così
com’è. Memories potrebbe dunque lasciare
insoddisfatti sotto questi punti di vista, ma come esperienza
visiva riesce a colmare queste mancanze, accostandosi ai grandi
anime del passato che hanno spianato la strada ai titoli venuti in
seguito.
Diretto da David S. Goyer, già
sceneggiatore dei capitoli precedenti, Blade:
Trinity introduce nuovi personaggi, nuove dinamiche di
gruppo e un antagonista dal forte valore simbolico come Dracula,
qui ribattezzato Drake. L’ingresso dei Nightstalkers e di figure
come Hannibal King e Abigail Whistler sposta l’asse del racconto
verso una dimensione più corale, stemperando la solitudine e la
cupezza esistenziale che avevano caratterizzato Blade come antieroe
urbano e notturno. Anche il tono risente di questa scelta: l’ironia
diventa più esplicita, l’azione più patinata, e l’horror lascia
spesso spazio a una spettacolarità più vicina al linguaggio del
blockbuster.
In questo senso, Blade:
Trinity si distingue anche da molti altri cinecomic
Marvel coevi e successivi,
collocandosi in una zona di confine tra il fumetto dark per adulti
e l’intrattenimento supereroistico più accessibile. Meno gotico e
ossessivo dei predecessori, ma anche meno “pulito” e rassicurante
rispetto ad altri adattamenti Marvel dell’epoca, il film chiude la
trilogia con un equilibrio instabile, che riflette le
trasformazioni del genere in quegli anni. Nel resto dell’articolo
analizzeremo nel dettaglio il finale del film, spiegandone il
significato e il modo in cui Blade: Trinity tenta
di dare una conclusione definitiva alla saga del Daywalker.
Al centro della vicenda del terzo
film c’è la ricerca da parte delle forze dell’ordine del cacciatore
di vampiri Blade. Questi è infatti accusato di
aver ucciso un umano “familiare”, ovvero soggiogato alla volontà di
un vampiro. Arrestato, si ritrova coinvolto in un’operazione che
comprende ben presto essere una messa in scena. Gli agenti che lo
hanno preso in custodia, infatti, si rivelano a loro volta essere
di “familiari”. Proprio quando sembra essere spacciato, Blade viene
però salvato da Hannibal King e Abigail
Whistler, la figlia del suo defunto mentore
Abraham.
Da loro Blade apprende che è in
atto un’operazione di riesumazione che potrebbe potenzialmente
portare all’estinzione dell’umanità. Un gruppo di vampiri,
capitanati dalla spietata Danica Talos, hanno
infatti ritrovato nel deserto siriano l’antica tomba di
Dracula, il primo della loro specie. Una volta
riesumato, questi sarà in grado di condurre i vampiri verso il loro
perfezionamento, permettendogli di poter sopravvivere al luce del
sole e liberarsi delle debolezze che li limitano. Per Blade ha così
inizio la caccia più importante della sua vita.
La spiegazione del finale del
film
Il
terzo atto di Blade: Trinity si apre con la resa
dei conti tra Blade, i Nightstalkers sopravvissuti e i vampiri
guidati da Drake. Blade, Abigail e Hannibal King affrontano una
situazione disperata: la base dei Nightstalkers è stata devastata,
e molti compagni sono catturati o uccisi. L’azione si concentra
sull’assalto ai vampiri, la liberazione dei prigionieri e
l’utilizzo strategico delle nuove armi, tra cui la freccia Daystar.
La tensione cresce fino all’incontro finale tra Blade e Drake,
culminando in uno scontro fisico che determina il destino della
specie vampirica e stabilisce le regole del confronto decisivo.
Durante lo scontro finale, Blade e Drake combattono corpo a corpo
in uno scontro drammatico che mette in luce la superiorità fisica
di Drake e la determinazione di Blade. Abigail utilizza la freccia
Daystar come arma definitiva, ma Drake riesce a bloccarla,
generando un momento di massima suspense. Blade sfrutta la
distrazione per infilzare Drake con l’arma sperimentale, scatenando
una reazione chimica che diffonde il virus letale nell’aria. Questo
atto finale elimina Danica e i vampiri alleati di Drake, mentre
Drake stesso, ferito mortalmente, si riconcilia con Blade prima di
trasformarsi temporaneamente in lui, permettendogli di
sopravvivere.
Il film si chiude con Blade che sopravvive allo scontro finale
grazie al sacrificio e alla strategia dei Nightstalkers. Drake,
morente, riconosce Blade come il futuro della specie vampirica,
mentre il virus Daystar completa la sua missione, sterminando i
vampiri sopravvissuti. L’epilogo mostra un corpo che ritorna
apparentemente normale all’autopsia, sottolineando la tensione tra
l’umano e il sovrannaturale. Questa conclusione unisce azione,
horror e un elemento quasi tragico, chiudendo la trilogia con un
finale che rispetta il tono dark del franchise ma apre una
riflessione sul destino di Blade e il peso della sua eredità.
Il finale assume significato profondo se letto in chiave tematica:
Blade non è solo un cacciatore, ma l’anello di congiunzione tra
umani e vampiri. La lotta contro Drake rappresenta il confronto con
la propria identità e il proprio destino, così come la
responsabilità morale che accompagna il potere. Il virus Daystar
non è solo uno strumento di distruzione, ma un simbolo di giustizia
radicale, capace di riequilibrare un mondo corrotto. In questo
senso, il film conclude la trilogia confermando i temi del
sacrificio, della solitudine dell’eroe e del conflitto tra umanità
e mostruosità, ponendo Blade al centro di un equilibrio
instabile.
Allo stesso tempo, il terzo film prepara lo spettatore alla
conclusione della saga introducendo nuovi alleati, armi innovative
e la figura di Drake come vampiro originario. L’ingresso dei
Nightstalkers e della freccia Daystar amplia l’universo narrativo e
anticipa il finale epico, mostrando come Blade possa operare in
squadra senza perdere la sua centralità. La trasformazione finale
di Drake in Blade sottolinea il legame tra passato e futuro della
specie, suggerendo cicli di potere e responsabilità che travalicano
la singola battaglia. In questo modo, il film costruisce un climax
che unisce azione, horror e riflessione morale, chiudendo il
racconto con coerenza e tensione narrativa.
Fast & Furious – Solo parti originali del
2009 rappresenta un vero punto di svolta per la
saga, segnando il ritorno di Vin
Diesel e Paul
Walker dopo il distacco di alcuni anni. A differenza
dei precedenti capitoli, incentrati principalmente su corse
clandestine e rapine ad alta velocità, questo film riprende le
dinamiche della famiglia Toretto, approfondendo i legami tra i
personaggi principali e introducendo una narrativa più corale. La
storia combina azione adrenalinica e suspense investigativa,
ponendo l’accento non solo sulle spettacolari scene
automobilistiche, ma anche sulle tensioni morali e sulle rivalità
personali all’interno della comunità criminale.
Dal punto di vista stilistico, il film mantiene l’iconica estetica
delle corse e delle modifiche automobilistiche, ma aggiunge un
ritmo più strutturato e una sceneggiatura che alterna sequenze di
inseguimenti spettacolari a momenti di introspezione e dialoghi
carichi di emotività. La regia viene qui nuovamente affidata a
Justin Lin, che avrebbe poi diretto anche i
successivi Fast & Furious
5 e Fast & Furious
6. Il regista originario di Taiwan ha così garantito al
film la giusta dose di adrenalina che caratterizza la saga.
Rispetto agli altri
film della saga, il tono di Fast & Furious – Solo parti
originali del 2009 è dunque più drammatico e maturo, pur
senza rinunciare alla spettacolarità e all’umorismo tipici della
serie. La rivalità tra Dom e Brian si intensifica, ma viene
bilanciata dalla collaborazione e dalla tensione narrativa, che
mantengono alta la posta in gioco. Nel resto dell’articolo, verrà
analizzato il finale del film, spiegandone il significato e come
questo capitolo non solo conclude le dinamiche aperte nei
precedenti episodi, ma stabilisce le basi per il futuro della saga,
aprendo nuove strade narrative per Dom, Brian e la loro
famiglia.
La trama di Fast & Furious – Solo parti
originali
Con Fast & Furious – Solo
parti originali si torna al cuore della saga,
rappresentato dal duo Brian O’Conner e
Dominic Toretto. I due, anni dopo il loro
incontro, si ritrovano lo malgrado a dover nuovamente fare squadra.
La loro missione stavolta è quella di indagare sul trafficante noto
con il nome di “Braga“. L’obiettivo è quello di
smascherare i suoi traffici e consegnarlo alla giustizia. Per
Toretto, però, la cosa è ben più personale. Egli ha infatti visto
morire la sua compagna per mano di uno degli scagnozzi del
criminale, ed ha giurato vendetta. Dominic mette dunque subito in
chiaro con Brian che non si fermerà finché non vedrà gli assassini
di lei puniti come si deve.
Ma il poliziotto è a sua volta
determinato a provare la sua fedeltà alle forze dell’ordine, e come
Dominic desidera porre fine ai crimini di Braga. Per riuscire ad
avvicinarsi a questi e alla sua banda, Dominic, Brian e il resto
del gruppo dovranno riuscire ad infiltrarsi nel giro del criminale.
Grazie ad un informatore segreto, questo diventerà presto
possibile. Partecipando ad una gara indetta da Gisele
Yashar, hanno infatti modo di farsi notare grazie alla
loro maestria al volante. Ciò li porta ad entrare nelle grazie di
Braga, dove Dominic e Brian possono trovare ulteriori prove dei
crimini del trafficante. I due troveranno poi nella bella Gisele
un’inaspettata alleata.
La spiegazione del finale del
film
Il
terzo atto si concentra sulla resa dei conti tra Dominic Toretto,
Brian O’Conner e la rete criminale di Arturo Braga. Dopo aver
scoperto che Letty è stata uccisa da Fenix, Dom organizza una serie
di mosse strategiche per fermare i trafficanti, sfruttando
inseguimenti ad alta tensione, esplosioni e la sua abilità alla
guida. Brian collabora con Dom per infiltrarsi nella rete e
recuperare l’ingente carico di droga, usando tattiche intelligenti
e rischiose. L’azione culmina in un pericoloso attraversamento dei
tunnel tra Messico e Stati Uniti, dove l’abilità dei protagonisti
viene messa alla prova fino al limite.
La
risoluzione del racconto avviene con il confronto diretto tra Dom e
Fenix e l’arresto di Braga. Dom utilizza il suo veicolo per
neutralizzare Fenix, salvando gli alleati e recuperando il
controllo della situazione. Brian e Dom riescono a consegnare Braga
alle autorità grazie alla collaborazione con Gisele e al tempismo
perfetto degli inseguimenti. Il film chiude il conflitto centrale
con Dom catturato e condannato, ma non sconfitto: la sua comunità
rimane unita e il piano per la vendetta e la giustizia si completa,
conferendo al finale un tono di suspense mista a soddisfazione
narrativa.
Il finale assume significato anche sul piano tematico, perché mette
in evidenza la dualità tra lealtà familiare e giustizia legale. Dom
accetta la prigionia pur di proteggere i suoi cari e rispettare le
regole del suo codice morale. La collaborazione tra lui e Brian
sottolinea l’evoluzione dei personaggi, passando da rivali a
partner affidabili. Gli inseguimenti e le strategie non sono solo
spettacolo, ma strumenti per mostrare fiducia reciproca, sacrificio
e resilienza. In questo modo, il finale riflette i temi centrali
della saga: famiglia, lealtà e la tensione tra leggi ufficiali e
giustizia personale.
Inoltre, la conclusione rafforza l’idea che le azioni dei
protagonisti abbiano conseguenze durature, legando il passato e il
presente della saga. La cattura di Dom e la sua condanna servono a
dare peso emotivo agli eventi, mentre la rete di alleati e la
cooperazione con Brian prefigurano il futuro della squadra. Il film
mostra che, pur allontanandosi dalle regole, il gruppo può
affrontare minacce maggiori con strategia e fiducia reciproca.
Questo finale chiude il capitolo con tensione e soddisfazione,
completando l’arco narrativo e preparando il terreno per episodi
successivi.
Infine, Fast & Furious – Solo parti originali
prepara gli spettatori al resto della saga introducendo nuovi
alleati e nemici, consolidando le dinamiche tra Dom e Brian e
mostrando come le scelte individuali influenzino l’intera comunità.
La cattura e la condanna di Dom, insieme alla lealtà della sua
famiglia, anticipano i futuri conflitti e la necessità di
collaborazione in episodi successivi. L’equilibrio tra azione
estrema e tensione narrativa personale crea una base solida per i
film successivi, suggerendo che la saga continuerà a esplorare temi
di fiducia, vendetta e sacrificio, senza mai perdere il suo DNA
spettacolare.
Il rapporto Pelican è un
thriller politico tratto dall’omonimo romanzo di John
Grisham, noto per i suoi racconti legali ricchi di
suspense e intrighi (da cui sono stati tratti film come La giuria e Il cliente). Il film mantiene la struttura tipica
dell’autore, intrecciando mistero, investigazione e tensione
legale, e porta sullo schermo una trama avvincente che ruota
attorno alla giornalista Darby Shaw e alla sua scoperta di una
cospirazione legata all’omicidio di due giudici della Corte Suprema
degli Stati Uniti. La trasposizione cinematografica enfatizza
suspense e ritmo narrativo, mescolando elementi di thriller
giudiziario con investigazione giornalistica.
Appartenente al genere del
thriller politico-legale, il film combina indagine, tensione e
intrighi istituzionali, creando un’atmosfera di costante sospetto e
pericolo. La regia mette in risalto l’urgenza della scoperta e la
vulnerabilità della protagonista, mentre la sceneggiatura alterna
momenti di alta tensione a sequenze più riflessive, in cui emergono
le implicazioni morali e sociali della cospirazione. Gli
inseguimenti e le ricerche di prove diventano strumenti per
approfondire il tema della verità e del coraggio individuale di
fronte a potenti interessi politici.
Il film affronta temi
universali come il potere, la corruzione, la responsabilità e il
ruolo del giornalismo nel rivelare ingiustizie e minacce all’ordine
costituzionale. La protagonista incarna la lotta per la verità e il
senso di giustizia, mostrando come l’individuo possa influire sugli
equilibri di potere. Nel resto dell’articolo verrà analizzato il
finale del film, spiegandone il significato, le implicazioni dei
temi trattati e come la conclusione risolve la tensione narrativa,
offrendo al contempo una riflessione sui valori morali e civili al
centro della storia.
La trama di Il rapporto
Pelican
La storia si apre sulla misteriosa
uccisione di due giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti
d’America. Il primo di questi è Rosenberg, ucciso
con un colpo di pistola nella sua stanza, mentre il secondo è
Jensen, soffocato mentre era in un cinema a luci
rosse. Coinvolta in questi due casi, la giovane studentessa di
legge Darby Shaw (Julia Roberts)
segue con interesse la vicenda insieme al suo insegnante e amante
Thomas Callahan, collaboratore di uno dei due
giudici morti. Darby inizia così a fare alcune ricerche per proprio
conto nella speranza di trovare qualcosa che accomuni i due
omicidi. Lavorando duramente e con grande passione, scopre infine
quel qualcosa.
Dalle informazioni ottenute scrive
così quello che in breve diventa famoso come il Rapporto Pelican.
L’aver passato ciò che sa all’FBI, però, la pongono in serio
pericolo. Nel tentativo di non finire nel mirino degli assassini,
si rivolge al giornalista del Washington Herald Gray
Grantham (Denzel Washington), a
cui rivela i particolari del complotto scoperto. Insieme
cercheranno di far arrivare il Rapporto fino ai vertici della
sicurezza nazionale, andando però incontro a numerosi pericoli che
coinvolgeranno tanto loro quanti coloro con cui entrano in
contatto. Difendere la giustizia e la verità sarà dunque un lavoro
tanto pericoloso quanto necessario.
La spiegazione del finale del
film
Il
terzo atto de Il rapporto Pelican accelera
bruscamente il ritmo, concentrandosi sulla fuga di Darby Shaw e
sulla definitiva emersione della verità. Dopo essere scampata a un
agguato e aver compreso la portata della cospirazione, Darby trova
in Gray Grantham un alleato decisivo. I due ricostruiscono con
precisione il movente degli omicidi, collegandoli agli interessi
petroliferi di Victor Mattiece. Tra inseguimenti, attentati e
continui cambi di rifugio, il film costruisce una tensione
costante, trasformando l’indagine teorica della protagonista in una
corsa contro il tempo per sopravvivere e rendere pubbliche le prove
decisive.
La
risoluzione narrativa avviene quando Darby e Grantham recuperano i
documenti e la registrazione che confermano il coinvolgimento
diretto di Mattiece negli omicidi dei giudici. Rifugiatisi nella
redazione del Washington
Herald, i due consegnano il materiale alla stampa, ribaltando
gli equilibri di potere che fino a quel momento avevano protetto i
responsabili. Il racconto si chiude con l’intervento delle
istituzioni federali, l’incriminazione di Mattiece e dei suoi
collaboratori e l’isolamento politico del presidente. Darby viene
infine messa sotto protezione, mentre la verità trova finalmente
spazio nell’opinione pubblica.
Dal punto di vista tematico, il finale porta a compimento la
riflessione del film sul rapporto tra verità e potere. La
diffusione del “rapporto Pelican” dimostra come un’analisi lucida e
documentata possa incrinare sistemi apparentemente intoccabili. Il
film sottolinea il ruolo cruciale del giornalismo investigativo
come contrappeso alle pressioni politiche ed economiche, mostrando
come la verità abbia bisogno di intermediari coraggiosi per
emergere. La scelta di affidare la conclusione alla pubblicazione
dell’inchiesta rafforza l’idea che la giustizia non passi solo dai
tribunali, ma anche dall’informazione libera.
Il destino di Darby Shaw completa il percorso della protagonista,
trasformandola da studentessa idealista a figura simbolica di
resistenza civile. Il fatto che venga costretta a scomparire, pur
avendo avuto ragione, evidenzia il prezzo personale della verità in
un sistema corrotto. Allo stesso tempo, il sorriso finale di Darby
mentre ascolta Grantham suggerisce una vittoria morale, seppur
incompleta. Il film evita un lieto fine consolatorio, preferendo
una conclusione amara ma coerente, che ribadisce come la giustizia
sia spesso fragile e costantemente minacciata dal potere.
Ciò che Il
rapporto Pelican lascia allo spettatore come insegnamento
è una forte ammonizione sulla vigilanza democratica. Il film invita
a non sottovalutare l’impatto delle decisioni politiche ed
economiche sull’ambiente, sulla giustizia e sulle vite individuali.
Sottolinea inoltre l’importanza del pensiero critico, del coraggio
civile e della responsabilità personale, mostrando come anche un
singolo individuo possa innescare un cambiamento significativo. In
definitiva, il messaggio morale del film è chiaro: la verità può
essere pericolosa, ma resta l’unico strumento autentico per
contrastare l’abuso di potere.
Altri approfondimenti su film tratti dalle opere di John
Grisham
Una di
famiglia è un adattamento piuttosto fedele
dell’omonimo romanzo di Freida McFadden, anche se
presenta alcune modifiche specifiche pensate per adattare la storia
al grande schermo. Diretto da Paul Feig, Una di
famiglia è l’ultimo film ricco di colpi di scena
del regista di A Simple Favor.
Entrambe le versioni si concentrano
su Millie, domestica della famiglia Winchester, sulla sua relazione
con il marito e sulla rete di piani pericolosi che ne deriva. Il
finale di Una di
famiglia è molto coerente con quello del libro,
con un epilogo simile nei suoi elementi fondamentali. Tuttavia,
esistono alcune differenze significative che mostrano come Feig
abbia reso la storia più viscerale e cinematografica.
Nel libro Enzo collabora davvero
con Millie
Nel romanzo su cui si
basa Una di
famiglia, Enzo svolge un ruolo simile ma più rilevante
rispetto al film, a dimostrazione di come l’adattamento
cinematografico sia rimasto fedele alla trama pur snellendo alcuni
elementi per rendere la narrazione più compatta. In entrambe le
versioni, Enzo è il giardiniere della famiglia Winchester.
Consapevole del lato oscuro di Andrew, cerca di mettere in guardia
Millie.
Nel libro, le sue intenzioni sono
molto più chiare fin dall’inizio. Sebbene entrambi i personaggi
maschili raccontino di aver perso una sorella a causa di “uomini
come Andrew”, nel film Enzo resta soprattutto un osservatore. Nel
romanzo, invece, cerca attivamente di aiutare Millie e, alla fine,
organizza anche il suo colloquio per un nuovo lavoro come domestica
presso un’altra famiglia.
Nel libro Nina ed Enzo hanno una
relazione
Nel film il rapporto tra
Nina ed Enzo è solo accennato come potenzialmente romantico, mentre
nel libro è molto più esplicito. La loro relazione occupa uno
spazio maggiore nella narrazione e diventa anche sessuale. È
addirittura Enzo a convincere Nina a tornare indietro per salvare
Millie invece di Cecilia. Tuttavia, Enzo non accompagna Nina in
California e rimane sulla East Coast.
Questo sottolinea il ruolo
ridimensionato di Enzo nel film rispetto al libro. Nel romanzo è
una figura molto più attiva: diventa amico di Millie e respinge
persino alcune sue avances. La scelta del film permette di
mantenere l’attenzione su Millie e Nina ed elimina la possibile
complicazione della relazione sentimentale tra Nina ed Enzo.
Nina accusa Millie di taccheggio
invece che di furto d’auto
Un chiaro esempio di come
Una di
famiglia trasformi alcuni eventi del libro
rendendoli più cinematografici è la scena in cui Millie viene
accusata ingiustamente di furto. Nel romanzo, Millie viene seguita
in un supermercato perché Nina ha fatto una segnalazione anonima
accusandola di taccheggio.
Nel film, la scena è molto più
drammatica. Dopo aver chiesto a Millie di usare la sua auto per
fare la spesa, Nina denuncia la macchina come rubata, facendo
arrestare Millie. È un momento molto più intenso, che isola
ulteriormente la protagonista e offre ad Andrew l’occasione
perfetta per “salvarla” e attirarla ancora di più nella sua
rete.
Evelyn è più presente nel film
rispetto al libro
Una delle correnti più
oscure del film è rappresentata da Evelyn, la madre di Andrew.
Elizabeth Perkins le conferisce un perfezionismo glaciale,
ampliando leggermente il ruolo rispetto al libro. Nel romanzo,
Evelyn è una presenza costante ma distante, che incombe sulle
azioni di Andrew senza apparire direttamente. Compare solo nei
flashback e al funerale del figlio.
Il film, invece, la porta nel
presente, permettendole di umiliare verbalmente Nina e di viziare
apertamente Andrew. L’interpretazione di Perkins dona al
personaggio un lato ancora più inquietante, con la scena finale che
suggerisce come Evelyn sospetti di Nina e Millie. Nel libro si
scopre anche che Andrew si strappava i denti, motivo per cui Evelyn
gli ha insegnato che il sorriso è un privilegio.
Cambia il motivo per cui Nina
viene punita
In entrambe le versioni
della storia, Millie e Andrew iniziano rapidamente una relazione,
assecondando i piani di Nina. Tuttavia, non passa molto tempo prima
che Millie faccia qualcosa che fa infuriare Andrew, portandolo a
rinchiuderla in soffitta. Nel libro, il motivo è la lettura di
libri che Andrew le aveva proibito.
Nel film, invece, Millie viene
sorpresa da Enzo e fa cadere alcune porcellane della famiglia
Winchester. Furioso perché Millie non pulisce subito i cocci,
Andrew la costringe a tagliarsi ripetutamente con i frammenti. È
una scena molto più brutale, che rende la porcellana di famiglia un
elemento simbolicamente più importante nella versione
cinematografica.
Le punizioni inflitte a Millie e
Andrew sono diverse
Sebbene Millie e Andrew
subiscano entrambi torture nello stesso punto della trama, le
modalità sono molto diverse tra libro e film. Nel romanzo, Millie
viene costretta a tenere un libro pesante appoggiato sull’addome. È
una punizione crudele, ma visivamente molto meno violenta rispetto
alla scena del film in cui Millie si incide lo stomaco.
Andrew viene torturato in modo
brutale in entrambe le versioni, costretto a strapparsi un dente
con una pinza. Nel film, però, la sua sofferenza è amplificata
dalla distruzione delle porcellane di famiglia e dalla minaccia di
essere bruciato vivo. Nel libro, invece, è costretto a infliggersi
da solo una punizione umiliante utilizzando il libro.
Andrew muore in modo diverso nel
film e nel libro
Nel romanzo, Andrew non
riesce mai a fuggire dalla soffitta: Millie lo lascia lì a morire
di disidratazione. Quando Nina arriva per aiutare Millie, Andrew è
già morto. Questo finale contrasta nettamente con quello del film,
in cui l’arrivo di Nina permette ad Andrew di fuggire e di
attaccare entrambe le donne.
Il finale cinematografico, più
violento e adrenalinico, si conclude con Nina che attira Andrew
vicino a una balaustra e Millie che lo spinge nel vuoto, causandone
la morte. Questo rende l’uccisione un atto di autodifesa condiviso
dalle due donne, anziché l’omicidio più premeditato mostrato nel
libro.
Nel libro il parente di Kathleen è
il padre, nel film è la sorella
In entrambe le versioni
di Una di
famiglia, un agente di polizia appare sospettoso
riguardo alle circostanze della morte di Andrew. In seguito si
scopre che è legato all’ex fidanzata di Andrew, Kathleen, il che
suggerisce che conosca la vera natura dell’uomo. Tuttavia, il tipo
di legame cambia tra libro e film.
Nel romanzo si tratta del padre di
Kathleen, un detective deciso a trovare un modo per incastrare
Andrew. Nel film, invece, è la sorella a riconoscere il
collegamento e ad archiviare rapidamente il caso. Questa modifica
rafforza il tema della solidarietà femminile in Una di
famiglia, che risulta centrale nel finale della
versione cinematografica.
Tre anni dopo che il film vincitore
dell’Oscar Godzilla Minus One ha affascinato il pubblico,
è stata confermata la data di uscita del suo sequel,
Godzilla Minus Zero. la Toho ha annunciato
con un post Instagram che il sequel uscirà il
6 novembre 2026. Il film amplierà l’epica saga dei
mostri e sarà a tutti gli effetti il seguito diretto dell’acclamato
primo film. Il film, scritto e diretto da Takashi
Yamazaki, vedrà protagonisti Minami
Hamabe, Ryûnosuke Kamiki e Miou
Tanaka.
Al momento sono disponibili pochi
dettagli sul prossimo Godzilla Minus Zero. Il
primo film era ambientato nel Giappone del secondo dopoguerra e si
concentrava su Koichi, un pilota (Kamiki) che lotta con il senso di
colpa del sopravvissuto dopo aver abbandonato la sua missione. Il
film segue il suo viaggio verso la redenzione mentre aiuta il suo
paese a combattere Godzilla.
Godzilla Minus One
è poi diventato un successo inaspettato quando è uscito nel 2023.
Il film aveva un budget modesto di 15 milioni di dollari. Tuttavia,
ha incassato 113 milioni di dollari in tutto il mondo, superando le
aspettative di molti. Il film sui mostri ha anche vinto un Oscar
per i migliori effetti visivi, diventando il primo film della serie
Godzilla a ricevere il prestigioso premio nei suoi 70 anni di
storia. Ha ottenuto un ampio consenso dalla critica
ed è stato persino elogiato da Christopher
Nolan.
Il regista Yamazaki, che tornerà
per Godzilla Minus Zero, ha espresso umilmente la
sua gratitudine durante il discorso di ringraziamento agli Oscar.
Ha aggiunto che non si aspettava nemmeno di essere nominato,
figuriamoci di vincere il premio. Ha paragonato l’esperienza alla
sensazione di Rocky Balboa che viene accettato dai suoi colleghi
come un pari. La vittoria dell’Oscar è stato un risultato enorme
per il film, specialmente considerando che i suoi effetti speciali
sono stati realizzati con un budget notevolmente più inferiore
rispetto a quello dei blockbuster statunitensi.
Una di
famiglia è ricco di colpi di scena e svolte
improvvise, con l’intero film che cambia marcia nel momento in cui
viene rivelata la vera motivazione di Nina nell’assumere Millie.
Basato sull’omonimo romanzo di Freida McFadden,
Una di
famiglia segue Millie, interpretata da Sydney Sweeney, una giovane donna disperata
che accetta un lavoro come domestica per Nina e Andrew.
All’inizio Nina viene presentata
come l’antagonista e Millie si ritrova ad avvicinarsi sempre di più
ad Andrew, ma la verità è molto più complessa e cupa. Da qui
nascono molti dei colpi di scena più efficaci del film, incluso uno
che mette in evidenza il tema centrale della storia.
Nonostante il primo atto
del film dipinga Nina sotto una luce estremamente negativa, col
procedere della storia diventa chiaro che è tutt’altro che la vera
villain. Sebbene sia crudele con Millie e appaia instabile, si
scopre che il suo comportamento è una messinscena studiata per
ingannare Andrew e il resto del mondo.
Andrew si rivela infatti una
persona controllante e violenta, un maniaco del controllo abituato
a “punire” le sue partner sentimentali quando non soddisfano i suoi
standard impossibili. Nina ha vissuto per anni sotto il suo
dominio, e persino il suo presunto tentativo di uccidere la figlia
e il successivo ricovero in un ospedale psichiatrico risultano
essere stati segretamente orchestrati da Andrew.
L’unica vera motivazione di Nina in
The Housemaid è fuggire dalla morsa di Andrew
insieme a Cece. Nina ragiona sul fatto che, trovando la donna
giusta capace di attirare l’attenzione del marito, Andrew si
sarebbe invaghito di lei lasciandola finalmente in pace. È per
questo che Nina tratta Millie in modo così crudele: il suo
comportamento serve a spingere Andrew a decidere di “salvare” la
nuova dipendente.
Si tratta di una motivazione
tragica, ma che non redime completamente Nina. Rimane il fatto che
abbia deliberatamente messo Millie in una situazione terribile,
sperando che il suo passato — una condanna per omicidio — la
rendesse disposta a eliminare Andrew una volta rivelata la sua vera
natura. Questo conferisce a Nina una storia di fondo comprensibile,
ma anche una spietatezza che trova piena realizzazione nel
finale.
La natura crudele di
Andrew non viene mai spiegata del tutto, ma il film offre alcuni
indizi tematici e narrativi sul suo comportamento. All’interno
della storia, il suo carattere sembra derivare in parte dalla
madre, che fa spesso commenti pungenti rivelando una forte tendenza
al perfezionismo.
I suoi ripetuti riferimenti alle
“conseguenze” suggeriscono che possa aver inflitto al figlio
punizioni altrettanto brutali, instillando in lui un’ossessione per
la perfezione che poi si manifesta nel trattamento abusivo delle
sue partner. È un’interpretazione cupa, ma coerente con quanto
mostrato sulla famiglia di Andrew.
Il lato oscuro di Andrew rafforza
anche il tema centrale del film sugli abusi nelle relazioni.
All’esterno appare come l’uomo ideale, mentre nasconde un nucleo
profondamente violento che cerca in ogni modo di tenere lontano
dagli occhi del pubblico. Nel corso del film emergono indizi che
suggeriscono come non sia la prima volta che agisce così, e che
esistano molte persone simili a lui.
Al cuore di The
Housemaid c’è una riflessione su come le persone potenti
riescano a mantenere il controllo sugli altri, sfruttando bellezza,
status sociale e ricchezza. Tutti questi elementi si traducono in
potere, che diventa terrificante quando finisce nelle mani di un
abusante. La natura di Andrew rappresenta una corruzione profonda e
duratura che alberga in certi individui.
Perché Nina voleva assumere
Millie
Il motivo per cui Nina
sceglie Millie come domestica è legato direttamente al passato
tormentato della ragazza. Millie è una giovane donna intelligente
la cui vita viene sconvolta quando assiste a una violenza sessuale
ai danni di un’altra studentessa. Nel tentativo di intervenire,
reagisce d’istinto contro l’aggressore, uccidendolo
accidentalmente.
In seguito, Millie paragona quel
ragazzo ad Andrew, notando come il suo status familiare, l’aspetto
fisico e la ricchezza abbiano portato la scuola a non credere alle
sue accuse. Nemmeno la ragazza aggredita prende le sue difese, e
Millie finisce per trascorrere quasi dieci anni in prigione per
omicidio, venendo emarginata anche dalla sua famiglia.
Questo rende Millie perfetta per il
piano di Nina per due ragioni. Da un lato, Nina sa che Millie sarà
abbastanza disperata da accettare il lavoro pur di rispettare la
libertà vigilata ed evitare di tornare in carcere. Dall’altro, è
convinta che Millie possieda l’istinto necessario per reagire e
combattere, ipotesi che si rivelerà corretta nel climax del
film.
Una di
famiglia è un thriller ricco di svolte narrative, che
indulge nell’umorismo nero e nella durezza tipica del genere, ma dà
il meglio di sé quando mette in luce le difficoltà che le donne
possono affrontare all’interno di relazioni abusive. Un elemento
ricorrente del film è il fatto che nessuno riesce a vedere Andrew
per ciò che è realmente.
È benvoluto nella comunità,
popolare tra i genitori della scuola e apparentemente in confidenza
con la polizia. Andrew incarna il privilegio tossico: affascinante,
crudele e dotato di una straordinaria capacità di mentire anche
davanti all’evidenza. Non ha mai perso e tenta sempre di piegare le
situazioni a proprio vantaggio.
Andrew rappresenta ogni cattivo
fidanzato o marito violento che il mondo ha scelto di credere,
lasciando madri single come Nina o giovani vulnerabili come Millie
in balia della sua crudeltà. Il film suggerisce chiaramente che lo
stesso schema si è ripetuto nelle sue relazioni precedenti e in
altre dinamiche simili.
Il messaggio finale del film è che
le donne possono sconfiggere questo sistema collaborando tra loro.
Quando Nina e Millie finalmente si alleano, riescono a sconfiggere
Andrew. Riescono anche a evitare conseguenze legali grazie a
un’agente di polizia donna, la cui sorella aveva avuto una
relazione con Andrew e conosceva il suo lato oscuro.
Persino il finale, in cui Millie
sembra prepararsi ad affrontare un altro marito violento, può
essere interpretato come la presa di coscienza di Nina e Millie:
qualcosa deve essere fatto. Una di
famiglia racconta come le donne possano abbattere
un sistema dominato da un patriarcato crudele e come, per
riuscirci, debbano necessariamente agire insieme.
Con Hugh Jackman che, secondo le aspettative,
dovrebbe continuare a interpretare Wolverine nel MCU anche dopo Avengers:
Secret Wars, vale la pena soffermarsi sulle storie che
potrebbero essere raccontate con protagonista il mutante dagli
artigli.
Marvel Studios ha intenzione di
rilanciare gli X-Men
dopo Avengers:
Secret Wars, ma continuano a circolare voci secondo
cui Hugh Jackman resterà comunque il Wolverine del
Marvel Cinematic Universe, un personaggio che interpreta per la
prima volta nel lontano 2000.
Al momento non c’è nulla di
ufficiale, ma la scelta avrebbe perfettamente senso.
Deadpool & Wolverine
ha dimostrato chiaramente che Jackman è un richiamo per il pubblico
ben più forte di qualunque altro attore potrebbe raccoglierne
l’eredità. La sua popolarità è destinata a crescere ulteriormente
dopo Avengers: Doomsday, e sembra
evidente che né Kevin Feige né la maggior parte dei fan siano
pronti a dirgli addio.
Indipendentemente da ciò che
riserverà il futuro, abbiamo raccolto alcune storie dei fumetti che
ci piacerebbe vedere adattate o utilizzate come principale fonte di
ispirazione per Wolverine — e, più nello specifico, per la versione
di Jackman — in vista di quella che viene già definita la “Mutant
Saga”.
Le possibilità per Wolverine nel
MCU sono molte e affascinanti. Di seguito, alcune possibilità.
Enemy Of The State
Dopo essere stato
sottoposto al lavaggio del cervello da parte dell’HYDRA, Logan
viene inviato in una serie di missioni che lo vedono dare la caccia
ad altri supereroi e, tragicamente, arrivare persino a uccidere un
compagno degli X-Men, Northstar. Quando riesce finalmente a
riprendere il controllo di sé, Wolverine si lancia in una feroce
vendetta: usa un Sentinel per sterminare un gruppo di ninja e
affronta l’apparente invincibile Gorgon in uno scontro epico e
sanguinoso.
Deadpool & Wolverine ha
riacceso l’interesse per Logan, ma resta comunque un personaggio
che il pubblico ha visto moltissimo al cinema. Proprio per questo,
scatenarlo nel MCU e farlo incrociare con figure come Captain
America o i Fantastici Quattro renderebbe il suo ritorno un evento
imperdibile, offrendo a Jackman materiale ben più sostanzioso
rispetto alle brevi interazioni di squadra previste nei prossimi
film degli Avengers.
Mister X
Mister X è un ricco uomo
d’affari con una vera e propria dipendenza dall’omicidio, che si
incide una cicatrice sul corpo per ogni vita che prende. Da questo
punto di vista, ricorda non poco Victor Zsasz, storico villain di
Batman.
Wolverine entra in contatto con lui
durante un torneo clandestino di combattimento a Madripoor, al
quale Logan è costretto a partecipare. Mister X scopre presto di
essere anch’egli un mutante, dotato dell’abilità di prevedere
psichicamente la prossima mossa dei suoi avversari. Dopo essere
inizialmente messo alle corde, Wolverine esplode in una furia
berserker per fermarlo una volta per tutte.
L’ambientazione di Madripoor e il
torneo — con ogni probabilità ricchi di volti noti —
rappresenterebbero uno sfondo ideale per un progetto del genere,
soprattutto dopo la fugace introduzione dell’isola in The Falcon and The Winter
Soldier. Potrebbe essere questo il punto di ripartenza
della storia di Wolverine nel MCU.
Savage Wolverine
Savage Wolverine,
scritto e disegnato da Frank Cho, vede Logan bloccato nella Terra
Selvaggia, una location iconica Marvel che il MCU non ha ancora
esplorato. Qui combatte dinosauri e creature mutate, trovando
un’alleata improbabile in Shanna the She-Devil.
La particolarità della storia sta
nel fatto che, anziché sviluppare una classica relazione romantica,
Wolverine e Shanna finiscono per sopportarsi a malapena, dando vita
a una dinamica divertente e originale, perfetta per il grande
schermo. Si tratta di un racconto avventuroso e pulp, con una
rilettura interessante del personaggio, che offrirebbe a Marvel
Studios un’ottima base di partenza.
La Terra Selvaggia permetterebbe
inoltre di mostrare Wolverine all’opera contro nemici mostruosi,
mettendo in risalto tutta la sua potenza quando gli artigli entrano
in gioco. Una storia adattabile a diverse epoche e un modo ideale
per introdurre finalmente questo luogo nel MCU. E sì, dovrebbe
essere vietato ai minori.
Get Mystique
Mystica è stata una
presenza centrale praticamente in tutti i film sugli X-Men prodotti
da Fox, e molti fan ne hanno ormai avuto abbastanza. Ciò non toglie
che il MCU abbia ancora margine per reinventare il personaggio.
Perché allora non darle un ruolo di
supporto in un futuro progetto dedicato a Wolverine? In Get
Mystique, Logan dà la caccia alla mutaforma dalla pelle blu
dopo che questa ha tradito gli X-Men. La storia alterna il
presente, fatto di continui giochi di astuzia tra i due, a
flashback ambientati negli anni Venti.
In quel periodo, Wolverine e
Mystica si lanciano in una serie di rapine in stile Bonnie e Clyde
nel Kansas. Sarebbe un modo sorprendentemente efficace e divertente
per esplorare il passato di entrambi i personaggi in un’epoca mai
davvero approfondita dal MCU.
Wolverine & Kitty Pryde
In passato, alla Fox si era
parlato di uno spin-off dedicato a Kitty Pryde, poi abbandonato
dopo la fusione con Disney. Un film che affianchi Shadowcat a
Wolverine, nel ruolo di mentore e figura paterna, offrirebbe a
Marvel Studios l’occasione perfetta per valorizzare uno dei
personaggi femminili più forti dei fumetti.
Quando Kitty segue il padre a
Tokyo, convinta che sia vittima delle pressioni della Yakuza,
Wolverine parte alla sua ricerca. Scopre però che la ragazza è
stata manipolata mentalmente da Ogun, uno dei samurai che in
passato aveva addestrato lui stesso. Approfondire il rapporto tra
Logan e Kitty darebbe vita a un film di Wolverine fresco e diverso
dal solito.
Kitty, oggi nota soprattutto come
Kate, è uno dei personaggi più amati degli X-Men, e tutto lascia
pensare che abbia un futuro brillante nel MCU. Senza dimenticare
che l’esistenza di Ogun è già stata accennata proprio in The
Falcon and The Winter Soldier.
Nitro
Nei fumetti, gli X-Men
decisero di restare fuori dalla guerra civile tra superumani, ma
Wolverine non poté ignorare la tragedia di Stamford, nel
Connecticut, dove l’esplosione causata da Nitro uccise sessanta
bambini in una scuola elementare e circa seicento persone nel
quartiere circostante. Logan si mise quindi sulle tracce del
responsabile.
Nel MCU abbiamo già avuto Civil
War, ma Nitro potrebbe essere reimmaginato come un mutante
responsabile di una catastrofe simile, magari ai danni di un
giovane gruppo di eroi mutanti. Wolverine dà il meglio di sé quando
dà la caccia a un nemico, e questa storia offre enormi
potenzialità.
È un racconto che si adatterebbe
perfettamente al Wolverine di Jackman, permettendo anche di
esplorare temi legati alla sua immortalità che James Mangold non
aveva spazio per approfondire in Logan del 2017.
Wolverine And The X-Men
I film sugli X-Men prodotti
da 20th Century Fox hanno raramente osato davvero, tanto che
Magneto finiva per essere il villain in ogni capitolo. Nel MCU ci
si augura un approccio più audace, che potrebbe includere un
temporaneo addio a Professor X.
X-Men ’97 ha dimostrato
quanto possa funzionare vedere personaggi come Ciclope o Magneto
alla guida della squadra. Ma perché non Wolverine? Se alla fine
fosse l’unico mutante proveniente dal Multiverso rimasto sulla
nuova Sacra Linea Temporale — o semplicemente il più anziano del
gruppo — potrebbe assumere il ruolo di leader o, ancora meglio, di
preside.
Nei fumetti di Wolverine and
the X-Men, Logan prende il posto di Professor X dopo la
divisione della squadra. È un ruolo che lo mette alla prova e che
offrirebbe a Jackman una dinamica completamente nuova da esplorare
dopo tanti anni nei panni del personaggio.
All-New, All-Different
Wolverine
Dopo la morte di Logan, è
X-23 a raccoglierne l’eredità come All-New Wolverine. Seguire il
percorso di Laura, clone di Wolverine, mentre si adatta a quel
ruolo è stato uno degli aspetti più interessanti dei fumetti, che
nel 2015 hanno introdotto anche altre “sorelle” clonate.
Una di loro, Gabby, diventa persino
la spalla di Laura, e questo è un elemento che meriterebbe di
essere esplorato al cinema. Dafne Keen dovrebbe ovviamente tornare nel ruolo,
con il Wolverine di Jackman come mentore.
Questo permetterebbe all’attore di
passare gradualmente a una posizione più defilata, introducendo al
tempo stesso una Wolverine giovane e completamente diversa da
quelle viste finora sullo schermo. Un personaggio in cui il
pubblico sarebbe già emotivamente coinvolto, visto che la sua
storia è iniziata nel lontano Logan del 2017.
Lo Château de La Messardière,
immerso in 32 acri di pini marittimi, cipressi e gelsomini, fa
parte di Airelles Collection, un gruppo di hotel a cinque stelle di
proprietà di Stephane Courbit, fondatore e presidente del Banijay
Group (“Survivor”, “Peaky Blinders“). HBO non ha
rilasciato dichiarazioni.
Le suite della lussuosa struttura
costano dai 3.000 agli 8.000 dollari (e oltre) a notte e l’hotel
include una spa, accesso alla spiaggia con trasferimento in
Rolls-Royce, ristoranti, attività sportive e un campo estivo per
bambini.
Le riprese della quarta
stagione inizieranno a fine aprile e proseguiranno fino
alla fine di ottobre. Come per le altre stagioni, questa non verrà
girata interamente in un’unica proprietà, poiché White è meticoloso
nel creare sfondi unici che combinano diverse location. Pertanto,
lo Château de La Messardière è uno dei diversi luoghi che
ospiteranno la produzione HBO. La storia si svolgerà lungo
la Costa Azzurra, con alcune scene girate anche in un
hotel di Parigi.
La trama rimane strettamente
riservata – a parte la conferma di HBO che seguirà ancora una volta
un gruppo di ospiti e dipendenti dell’hotel per una settimana – ma
alcune fonti affermano che il Festival di Cannes potrebbe essere parte
della trama. Considerando che la serie sarà girata in Riviera
durante il festival, che si terrà dal 13 al 26 maggio, sembra
certamente plausibile.
Alexander Ludwig
(“Earth Abides”, “Vikings”) e AJ Michalka (The
Goldbergs, Super 8″) sono i primi nuovi membri del cast annunciati
per la serie. Finora, solo tre membri del cast sono apparsi in più
di una stagione: Jennifer Coolidge, che ha
interpretato Tanya McQuoid nelle stagioni 1 e 2; Natasha
Rothwell, che ha interpretato Belinda Lindsey nelle
stagioni 1 e 3; e Jon Gries, che ha interpretato
Greg Hunt in tutte e tre le stagioni.
La terza stagione ambientata in
Thailandia, che ha visto anche la partecipazione di
Walton Goggins, Michelle Monaghan, Carrie
Coon, Sam
Rockwell, Jason Isaacs, Parker Posey, Aimee Lou Wood, Sam
Nivola e Patrick Schwarzenegger, ha
ottenuto otto nomination agli Emmy per la migliore recitazione.
L’elenco è un elenco dei candidati
ai premi del 2026, ma include una grande sorpresa: l’inclusione del
successo horror di Zach Cregger, che ha ricevuto
ottime recensioni, Weapons, che non era mai apparso in nessuna
delle precedenti liste dei premi per il miglior film prima di oggi.
Proviene anche dalla Warner Bros, che – con Una Battaglia
dopo l’Altra, I
Peccatori e il suo accordo di distribuzione per
F1 di
Apple – ha quattro dei 10 candidati.
In un mondo in cui la vendita
WBD-Netflix in sospeso era già stata completata, quella
stessa società avrebbe sei dei Big 10, contando Frankenstein e Train
Dreams di Netflix.
Tra i film fissi della stagione dei
premi non presenti nelle finali del PGA ci sono Wicked
– Parte 2, Jay Kelly, Avatar: Fuoco e Cenere –
i primi due della saga erano stati nominati –
Springsteen: Liberami dal nulla e
qualsiasi film in lingua straniera diverso dal norvegese
Sentimental
Value, che non è stato incluso nelle nomination
agli Actor Awards dei SAG o ai DGA e non è idoneo ai WGA. Quindi
questo è stato un po’ un sollievo per Neon per quel film al suo
debutto a Cannes.
Il premio Zanuck del PGA è
sicuramente una categoria di riferimento per gli Oscar e si è
allineato con il vincitore del premio Oscar per il miglior film per
17 degli ultimi 22 anni. L’anno scorso ha seguito l’esempio, quando
la Producers Guild ha assegnato il suo premio ad Anora di Sean
Baker.
La Producers Guild ha annunciato le sue nomination per le
categorie Sport, Bambini, Cortometraggi e Documentari, nonché i
finalisti dell’Innovation Award a dicembre. Tra i premiati alla
carriera del 2026 figurano Amy Pascal (David O.
Selznick Achievement Award), Mara Brock Akil
(Norman Lear Achievement Award) e Jason
Blum (Milestone Award).
I vincitori saranno celebrati alla 37a edizione dei PGA Awards
il 28 febbraio al Fairmont Century Plaza di Los Angeles.
Ecco i candidati ai PGA Awards 2026:
Darryl
F. Zanuck Award for Outstanding Producer of Theatrical Motion
Pictures
Bugonia –
Nominees: Ed Guiney, Andrew Lowe, Yorgos Lanthimos, Emma
Stone, Lars Knudsen
F1 – Nominees:
TBD
Frankenstein –
Nominees: Guillermo Del Toro, J. Miles Dale, Scott Stuber
Hamnet – Nominees: Liza Marshall, Pippa Harris, Sam
Mendes, Steven Spielberg, Nicolas Gonda
Sono passati sette anni da quando i
Marvel Studios hanno annunciato che
Mahershala Ali avrebbe interpretato il
cacciatore di vampiri protagonista di un nuovo film di
Blade nell’MCU
e, dopo numerosi ritardi e battute d’arresto, sembra che lo studio
abbia rinunciato a portare il reboot sullo schermo.
Abbiamo ricevuto la deludente
notizia che il progetto era stato rimosso dal catalogo Marvel nel
2024, ma è seguita una notizia secondo cui il film era solo in
attesa a tempo indeterminato, e siamo stati portati a credere che
Blade fosse stato semplicemente rimandato (di nuovo) e che alla
fine sarebbe andato avanti.
Tuttavia, durante l’episodio di
The Hot Mic di questa settimana, Jeff
Sneider ha affermato di aver sentito dire che il reboot di
Blade è ormai “morto”, ma il piano è che Ali faccia il suo debutto
nell’MCU come personaggio nel film Midnight
Sons.
Ad Ali è stato chiesto dello stato
del film durante un’intervista sul red carpet della première di
Jurassic
World – La Rinascita dello scorso anno, e sebbene
abbia chiarito di essere ancora più che disposto a vestire i panni
del Daywalker, la palla è ormai nel campo dello studio. “Chiama
la Marvel”, ha detto l’attore a Variety. “Sono pronto.
Fagli sapere che sono pronto.”
Ali ha aggiunto qualcosa in più a
THR: “Mi piacerebbe molto vedere Blade; vedremo, non so a che
punto sia la Marvel in questo momento. Sto solo cercando la
prossima grande parte, davvero.”
L’ultima volta che ne abbiamo
sentito parlare, l’ultima bozza di Eric Pearson –
il sesto sceneggiatore ad essere stato assegnato al progetto dopo
Michael Green, Stacy Osei-Kuffour, Michael Starrbury, Beau DeMayo e
Nic Pizzolatto – aveva “finalmente soddisfatto tutti i soggetti
coinvolti”, ma chiaramente non era così.
A quanto pare, il vero motivo per
cui Blade è stato nuovamente rinviato è che la Marvel sta dando
priorità alle storie del Multiverso in vista di Avengers: Doomsday e
Secret Wars. Quindi, potrebbe non essere una
questione di difficoltà da parte dello studio nel “far bene” Blade,
ma semplicemente di un cattivo tempismo per il debutto del
Daywalker di Ali nel MCU.
Ci sono state anche voci secondo
cui la risposta positiva all’apparizione di Wesley Snipes in
Deadpool e Wolverine potrebbe aver spinto lo studio a cambiare
rotta e a decidere di trasformare il reboot in una storia del
Multiverso che potrebbe includere entrambe le interpretazioni del
Daywalker.
Qualunque sia il caso, Feige ha
assicurato ai fan che la Marvel è “impegnata” a vedere Blade
concretizzarsi poco dopo l’ultimo rinvio.
“Siamo impegnati con Blade.
Amiamo il personaggio. Amiamo l’interpretazione che ne ha dato
Mahershala. E state tranquilli: ogni volta che cambiamo direzione
con un progetto, o stiamo ancora cercando di capire come inserirlo
nei nostri programmi, lo facciamo sapere al pubblico. Siete tutti
aggiornati su cosa sta succedendo. Ma posso dirvi che il
personaggio arriverà davvero nell’MCU.”
Sembra che Feige manterrà la sua
promessa di portare almeno Blade di Ali nell’MCU, e c’è sempre la
possibilità che il personaggio ottenga un suo film da solista dopo
Midnight Sons.
Uscito nel 1993, Un mondo perfetto occupa una
posizione centrale e particolarmente significativa nella
filmografia di Clint
Eastwood regista. Arrivato dopo Glispietati, che ne aveva consacrato definitivamente
l’autorevolezza autoriale, il film mostra un Eastwood interessato a
un cinema più intimo e malinconico, capace di interrogarsi sul mito
americano e sui suoi fallimenti. Qui Eastwood rinuncia quasi del
tutto all’azione spettacolare per concentrarsi su personaggi
fragili e contraddittori, confermando la sua evoluzione verso un
cinema morale, riflessivo e profondamente umano.
Dal punto di vista del genere, Un mondo perfetto
si colloca tra il road movie e il crime drama, assumendo però
progressivamente i contorni di una tragedia moderna. La fuga del
detenuto evaso interpretato da Kevin
Costner e il viaggio attraverso il Texas diventano il
pretesto per raccontare un’America periferica, fatta di strade
polverose, famiglie spezzate e istituzioni incapaci di proteggere
davvero i più deboli. Eastwood utilizza i codici del thriller per
smontarli dall’interno, trasformando l’inseguimento in un percorso
emotivo e morale.
Al centro del film
emergono temi ricorrenti nel cinema eastwoodiano: l’infanzia
negata, il rapporto tra legge e giustizia, la figura paterna come
assenza o trauma irrisolto. Il legame che si crea tra il fuggitivo
e il bambino rapito assume una dimensione simbolica, rivelando un
desiderio impossibile di riscatto e di innocenza. Un mondo
perfetto riflette sulla fine delle illusioni e sulla
violenza insita nei sistemi di controllo, preparando il terreno per
un finale amaro e profondamente coerente, di cui nel resto
dell’articolo verrà proposta una spiegazione approfondita.
La trama di Un mondo
perfetto
Protagonista della storia è il
detenuto Butch Haynes, il quale insieme a Terry Pugh riesce ad
evadere dalla sua prigione e intraprendere una spericolata fuga
verso la libertà. Riusciti ad arrivare in città, i due si mettono
in cerca di un’auto con cui potersi allontanare più rapidamente.
Prima di ciò, si introducono però in un appartamento in cerca di un
nascondiglio. Qui tentano di opporsi alle resistenze della donna lì
residente, decidendo però poi di fuggire portando via con sé il
figlio di questa. Il bambino ha 8 anni e si chiama Philip, e si
ritrova ora catapultato in una situazione impensabile, costretto a
seguire come ostaggio i due criminali.
Butch però inizia a sviluppare un
certo legame con il piccolo, decidendo di salvaguardarlo dalla
follia del socio Terry. Nel frattempo, sulle loro tracce si pone il
Texas Ranger Red Garnett, pressato dai piani alti per una rapida
conclusione del caso, poiché manca pochissimo alla visita ufficiale
a Dallas del presidente Kennedy. Aiutato dal federale Bobby Lee e
dalla criminologa Sally Gerber, questi intraprende così la ricerca
del bambino rapito. Philip, dal canto suo, vive la cosa come una
grande avventura, libero di fuggire dalle rigide regole della madre
e ritrovando in Butch il padre mai avuto. Per l’uomo, a sua volta,
Philip appare sempre più come un figlio da proteggere.
La spiegazione del finale del
film
Nel terzo atto di Un mondo
perfetto la fuga di Butch e Phillip giunge a una svolta
definitiva quando l’incontro con la famiglia del contadino Mack
interrompe il fragile equilibrio costruito lungo il viaggio. La
violenza domestica a cui assiste riattiva in Butch i traumi della
propria infanzia, spingendolo a una reazione impulsiva e brutale.
Il tentativo di uccidere Mack viene fermato proprio da Phillip, che
spara a Butch per impedirgli di oltrepassare un punto di non
ritorno. È un gesto doloroso ma necessario, che segna la fine
dell’illusione di una possibile fuga.
Ferito e ormai braccato, Butch
raggiunge il campo dove viene circondato dai Texas Rangers guidati
da Red Garnett. Il confronto finale assume toni intimi e tragici,
lontani da qualsiasi spettacolarizzazione: Butch chiede a Phillip
di tornare dalla madre, mantenendo la promessa fatta e rinunciando
definitivamente a sé stesso. Il ritorno del bambino verso
l’abbraccio materno sembra aprire uno spiraglio di salvezza, ma un
errore fatale spezza ogni possibilità di risoluzione pacifica. Un
colpo di fucile improvviso uccide Butch, chiudendo il film in modo
secco e profondamente amaro.
Il finale trova il suo senso più
profondo nel percorso morale compiuto dai personaggi. La morte di
Butch non è una punizione, ma la conseguenza di un sistema che non
ammette redenzione e che continua a rispondere alla complessità con
la violenza. Eastwood mostra come la legge, incarnata
dall’istituzione e dai suoi automatismi, fallisca nel riconoscere
il cambiamento umano. Butch muore dopo aver compiuto l’unica scelta
giusta della sua vita, proteggendo Phillip anche a costo della
propria esistenza.
Allo stesso tempo, il personaggio
di Red Garnett trova nel finale la propria dolorosa presa di
coscienza. Il suo passato errore di giudizio, che ha contribuito a
trasformare Butch in ciò che temeva, riaffiora con forza nel
momento della tragedia. L’impossibilità di salvare Butch diventa la
prova definitiva del fallimento di un’idea repressiva di giustizia.
Un mondo perfetto si chiude così come una riflessione sulla
responsabilità individuale e istituzionale, mostrando come le
scelte degli adulti segnino in modo irreversibile il destino dei
più fragili.
In termini di valori umani, il film
lascia allo spettatore un messaggio di straordinaria lucidità e
compassione. Un mondo perfetto afferma che la vera
educazione morale non nasce dall’imposizione, ma dall’esempio,
dall’ascolto e dalla possibilità di scegliere. Il legame tra Butch
e Phillip, pur nato nella violenza, si trasforma in un atto d’amore
autentico, capace di generare consapevolezza. Eastwood ci ricorda
che l’innocenza non va protetta con le armi, ma con la
responsabilità, e che ogni occasione mancata di comprensione ha un
costo umano irreparabile.
Harry Potter e il Principe
Mezzosangue (leggi
qui la recensione) ha un finale fantastico che utilizza
brillanti colpi di scena e decisioni dei personaggi per tenere il
pubblico con il fiato sospeso, introducendo al contempo diverse
nuove idee che renderanno il finale imminente ancora più
emozionante. È il primo film della serie a
introdurre il concetto di Horcrux, che gioca un ruolo fondamentale nella
missione di Harry, Ron ed
Hermione per sconfiggere Lord Voldemort e portare la pace nel mondo
magico. Il principe mezzosangue vede il trio d’oro
affrontare queste idee per la prima volta, mantenendo quel classico
fascino dei film di Harry
Potter.
La conclusione del film è inoltre
diventata iconica per via della morte del professore più potente di
Hogwarts, Albus Silente, ma ci sono molti altri dettagli
che rendono questo finale molto più potente rispetto ai precedenti
capitoli della saga. È pieno di
colpi di scena scioccanti e rivelazioni tanto attese che
ridefiniscono completamente la storia, inclusi alcuni momenti molto
importanti per personaggi come Piton,
Draco e lo stesso Harry. I momenti finali di
questo film sovvertono completamente le aspettative e aumentano la
posta in gioco, creando un’atmosfera cupa che si mantiene per tutta
la durata dell’emozionante finale in due parti. Niente è più lo
stesso dopo Il principe mezzosangue, ma ci sono diversi
dettagli che possono facilmente sfuggire.
Che cos’è un Horcrux? La
spiegazione delle loro origini
La parola
“Horcrux” viene menzionata più volte in
Harry Potter e il Principe Mezzosangue, ma in
realtà si sa molto poco di questi oscuri artefatti. Il finale
scioccante del film rivela che Regulus Black ha
scoperto il segreto degli Horcrux di Voldemort, ma poco altro viene
spiegato sul segreto stesso. Come indicato nei libri originali (e
accennato nei ricordi di Lumacorno nel film), la creazione di un
Horcrux richiede un’immensa quantità di magia oscura e permette a
chi lo usa di staccare un pezzo della propria anima e nasconderlo
all’interno di un oggetto specifico. Almeno finché l’Horcrux è
vivo, chi lo usa non può essere veramente ucciso, anche se il suo
corpo fisico viene distrutto in modo irreparabile.
I ricordi di Lumacorno rivelano che
Tom Riddle una volta progettò di creare sette Horcrux per rendersi
veramente immortale. Basterebbe che esistesse anche solo uno di
questi Horcrux perché Voldemort rimanesse in vita e, sebbene il suo
professore lo avesse messo in guardia, Silente ritiene che
Voldemort sia probabilmente riuscito nel suo intento. Esistono
diverse teorie sulla creazione degli Horcrux, ma tutto ciò che si
sa è che per riuscirci è necessario compiere un atto indicibilmente
oscuro, cosa di cui Voldemort sarebbe senza dubbio capace. Alla
fine del film, Silente rivela che due Horcrux sono già stati
distrutti: il diario di Tom Riddle (da Harry) e l’anello di Marvolo
Gaunt (da Silente con la spada di Grifondoro).
Perché il medaglione di Salazar
Serpeverde era un falso
Il culmine di Harry Potter
e il Principe Mezzosangue vede Harry e Silente
allontanarsi da Hogwarts alla ricerca di un potenziale Horcrux, che
presto identificano come il medaglione di Salazar
Serpeverde. I due combattono contro uno sciame di Inferi
non morti per recuperare il medaglione, ma una volta che Harry lo
riporta a Hogwarts, una nota nascosta al suo interno rivela che si
tratta di un falso. Il medaglione di Serpeverde è diverso dagli
altri Horcrux, data la sua complessa storia e proprietà, ma il
biglietto all’interno del falso rivela che è stato preso dal suo
nascondiglio molti anni fa da R.A.B. (Regulus Arcturus
Black, che una volta aveva cercato di distruggere la
collana vera dopo aver capito i piani oscuri di Voldemort).
Questo pone immediatamente le basi
per la prossima missione di Harry, poiché egli sa che il vero
medaglione di Serpeverde è ancora là fuori da qualche parte e che,
senza distruggerlo, sconfiggere Voldemort sarebbe impossibile. È
questa dolorosa consapevolezza, insieme alla sua precedente
conversazione con Silente, che spinge Harry ad agire e mette
insieme i pezzi per la fase finale di questa eterna battaglia
contro Voldemort. La scoperta degli Horcrux di Voldemort (e la
consapevolezza di quanto siano pericolosamente nascosti) è un vero
punto di svolta per Harry e i suoi amici, dimostrando che la loro
battaglia finale contro il Signore Oscuro sarà molto più difficile
e complessa di quanto avessero previsto.
Perché Draco è diventato un
Mangiamorte?
Lord Voldemort è
il mago oscuro più pericoloso del mondo, quindi quando Harry e i
suoi amici scoprono che Draco Malfoy ha seguito
l’esempio dei suoi genitori e si è unito a lui, rimangono
comprensibilmente scioccati. All’inizio sembra un enorme
cambiamento per il personaggio: è sempre stato un problema, ma
unirsi a Voldemort e ai Mangiamorte è un passo enorme nel suo
percorso. Ron ed Hermione inizialmente esitano a credere che abbia
fatto questo passo, ma le sue azioni nella Stanza delle Necessità
dimostrano chiaramente il contrario. Fin dalla sua introduzione,
Draco ha sempre rispettato la sua famiglia e le sue convinzioni, ma
ora è proprio la pressione familiare che lo ha costretto a unirsi
alla causa di Voldemort.
Il padre di Draco è sempre stato
orgoglioso del suo status di Mangiamorte e, sebbene non sia sempre
stato una risorsa incredibilmente utile per Lord Voldemort, gli è
rimasto fedele senza esitazione. Lucius Malfoy è
un personaggio più anziano della saga di Harry Potter, quindi ha
avuto molta esperienza con Voldemort e i suoi seguaci nel corso
degli anni. Draco ha visto con i propri occhi quanto Voldemort sia
influente e potente, e ora che il suo potere sta crescendo, Draco
sente che l’unica opzione possibile è quella di unirsi alla causa.
Il suo personaggio subisce una serie di importanti sviluppi e
trasformazioni nei film successivi, quindi questo è un passo
estremamente importante per la sua svolta verso il lato oscuro.
Fin dall’inizio del primo film, è
stato chiaro che Harry e Voldemort dovranno combattere l’uno contro
l’altro in futuro. Il loro rapporto è così lungo e complesso che
nessuno dei due può vivere mentre l’altro sopravvive, esattamente
come aveva profetizzato la professoressa Cooman anni prima. Anche
se la profezia di Trelawney contro Voldemort non fosse vera, è
innegabile che il suo istinto fosse giusto e che Harry debba essere
colui che sconfiggerà il suo nemico. Ora, grazie a Silente, Harry
sa che la distruzione dei suoi sette Horcrux è l’unico modo
possibile per sconfiggere Voldemort una volta per tutte.
Naturalmente, Hermione e Ron sono al suo fianco.
Sanno (o almeno sospettano) che il
medaglione di Serpeverde è là fuori, e che ci sono altri artefatti
che devono essere distrutti insieme ad esso. Ora che Silente non
c’è più, spetterà a loro trovare questi oggetti scavando nel
passato di Tom Riddle ed estraendo quelli che hanno un valore
speciale per lui. Il medaglione sembra il punto di partenza più
logico, ma ora che sanno del diario e dell’anello, gli amici hanno
un’idea abbastanza chiara di ciò che stanno cercando. Il
Principe Mezzosangue è ben lungi dall’essere la fine delle
avventure di Harry, Ron ed Hermione: in realtà, è solo
l’inizio.
Perché Piton ha ucciso
Silente?
Piton e
Silente hanno un passato tragico nei film di
Harry Potter, ma il loro complesso rapporto
raggiunge un climax emotivo alla fine de Il Principe
Mezzosangue. Quando Draco Malfoy si trova
incapace di uccidere il suo preside, il professor Severus Piton
prende il controllo della situazione e uccide Silente con le sue
mani. È un momento davvero scioccante e solo nei film successivi le
motivazioni di Piton diventano del tutto chiare. È solo in Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 2
che si scopre che Piton ha ucciso Silente su ordine di
quest’ultimo, sapendo che la sua vita stava volgendo al termine e
volendo risparmiare Draco da questo atto.
La vera fedeltà di Piton è stata un
mistero sin dai tempi de La
Pietra Filosofale e, sebbene Albus gli abbia sempre dato
fiducia in ogni circostanza, lo stesso non si può dire degli altri
personaggi. Piton sarà anche stato il più grande eroe di
Serpeverde, ma la sua attività di spionaggio sotto copertura per
conto di Silente lo ha costretto a commettere diversi crimini
pericolosi. Silente voleva morire per mano di Piton perché sapeva
che era l’unico modo per far sì che il suo fidato amico fosse
accettato da Lord Voldemort come vero Mangiamorte.
Questo scioccante omicidio è un momento cruciale nella storia di
Piton e, sebbene sia difficile perdonarlo per averlo effettivamente
compiuto, è esattamente ciò che Silente voleva.
Togo – Una grande amicizia racconta la straordinaria
storia vera dell’eroe canino che nel 1925 trasportò un siero a
Nome, in Alaska, ma quanto del film originale Disney+ è realmente vero e quanto è
stato inventato o esagerato per il grande schermo? Diretto dal
cineasta Ericson Core, ex direttore della
fotografia, che ha al suo attivo anche il remake di Point Break del 2015 e il dramma ispiratore
Invincible sui Philadelphia Eagles, il film vede
Willem Dafoe nei panni del vero musher
Leonhard Seppala e segue la sua muta di cani
mentre intraprende l’eroica missione di soccorso.
A seguito di un’epidemia di
difterite nella città isolata di Nome, le autorità locali hanno
infatti scelto Seppala per guidare la missione di raccolta degli
antitossici e riportarli in Alaska. Il viaggio richiedeva di
completare un percorso di 600 miglia da solo, un compito
incredibilmente impegnativo, dato che il suo cane guida,
Togo, aveva 12 anni. Alla fine, fu implementato un
sistema a staffetta per aiutare ad alleviare gli effetti del
viaggio sulla squadra di Seppala, e una grande argomentazione di
questo film è che Balto, il cane che è stato
celebrato come l’eroe della corsa al siero per quasi un secolo, e
la sua fama non sono altro che il risultato di fortuna e buona
sorte.
Detto questo, un’altra parte
importante del film è dedicata al rapporto altalenante di Seppala
con il cucciolo protagonista. In questo senso, Togo – Una
grande amicizia è un film sorprendentemente dolce e
spirituale su due compagni che stanno per concludere il loro
viaggio insieme. Ecco allora la vera storia dietro tutti gli
elementi di questo film – prima, durante e dopo la corsa del siero
del 1925 – e quanto invece del film Disney+ è stato romanzato.
Togo da cucciolo
Come descritto in Togo –
Una grande amicizia, il cane protagonista ha avuto
un’infanzia molto malaticcia e ha richiesto cure e attenzioni
eccessive da parte della moglie di Seppala,
Constance (interpretata da Julianne
Nicholson). In qualità di allevatore e corridore
professionista di cani, il rapporto di Seppala con i cani con cui
lavorava era esattamente questo: strettamente professionale. Detto
questo, il cane piuttosto piccolo, oltre ad essere costantemente
malato e ad avere una famigerata serie di comportamenti scorretti
da cucciolo, era più che altro un fastidio.
Quindi, al fine di migliorare il
branco di cani che stava addestrando per le competizioni, è vero
che Seppala diede via Togo a un vicino quando il cucciolo aveva sei
mesi. Sorprendentemente, anche la seconda parte di questa trama era
vera. Apparentemente stanco della vita domestica dopo solo poche
settimane, il cane protagonista fuggì dalla sua nuova casa e corse
per diversi chilometri fino al canile di Seppala. E Togo non solo
fuggì, ma, come si vede nel film, saltò attraverso una finestra di
vetro chiusa per tornare dal suo proprietario originale.
Questo folle livello di dedizione
contribuì a dare al cane il suo nome, che si ispirava
all’ammiraglio e eroe navale giapponese Tōgō
Heihachirō, nonché al suo posto in prima linea nella
squadra di Seppala. Una volta lì, Togo guidò la squadra del suo
musher alla vittoria all’All Alaska Sweepstakes durante il secondo
tentativo di Seppala nel 1915, battendo di due ore il secondo
classificato e esperto corridore Scotty Allan.
Questa prima vittoria è raffigurata nel film come un flashback, ma
Seppala vinse l’All Alaska Sweepstakes anche nei due anni
successivi, nel 1916 e nel 1917.
La corsa del siero del 1925
La situazione che ha ispirato il
film di Disney+, la corsa del siero del 1925,
era invece grave proprio come viene descritta nel film.
Nell’inverno del 1924-1925, un’epidemia di difterite minacciava
Nome; l’unico medico della città, Curtis Welch
(interpretato da Richard Dormer), diagnosticò
finalmente la causa della morte di quattro bambini e distribuì
rapidamente le uniche antitossine disponibili in città, che però
erano scadute e quindi inefficaci. Welch ordinò immediatamente
altre antitossine al commissario sanitario di Juneau, ma il porto
era stato chiuso per l’inverno prima che la spedizione
arrivasse.
Temendo che la malattia potesse
colpire i 3000 nativi della zona circostante, inviò telegrammi alle
altre principali città dell’Alaska (nel film, è il personaggio di
Christopher Heyerdahl, il sindaco George Maynard,
a farlo) e al Servizio sanitario pubblico degli Stati Uniti a
Washington D.C. chiedendo aiuto. Nonostante la quarantena, più di
20 persone erano state diagnosticate con la malattia e molte altre
erano a rischio. Sfortunatamente, all’epoca il volo era una
tecnologia relativamente nuova e il servizio postale aereo durante
la rigida stagione invernale era stato testato solo in misura
limitata.
Così i leader della città decisero
rapidamente di eleggere Seppala, l’immigrato norvegese e conducente
di slitte trainate da cani, per guidare la spedizione in solitaria
per raccogliere e riportare gli antitossici a Nome. Come descritto
nel film, le condizioni meteorologiche non erano favorevoli alla
missione. Durante tutto il viaggio, la temperatura era di circa
-1°C con venti fortissimi che facevano percepire una temperatura di
-30°C. Tuttavia, Togo e la squadra di Seppala non hanno dovuto
affrontare da soli queste condizioni estreme.
Quando gli antitossici arrivarono a
Nome, quasi 20 squadre di cani da slitta, composte da oltre 100
cani, avevano fatto la loro parte nel consegnare le medicine lungo
i 674 miglia che separano Nenana, in Alaska, da Nome. Detto questo,
Togo guidò la carica per la maggior parte del viaggio; lui e la
squadra di cani da slitta di Seppala, come dicono i titoli di coda
del film, percorsero oltre 250 miglia. Togo si è anche occupato di
alcune delle parti più pericolose del viaggio.
Guardando Togo – Una grande
amicizia, sarebbe facile attribuire alcune delle sequenze
più intense o drammatiche durante il trasporto del siero al
tentativo di Hollywood di amplificare l’emozione della storia. Ma
non è vero. Nella vita reale, dopo aver attraversato il Norton
Sound in rapida rottura, Togo saltò da solo sulla riva e quasi da
solo tirò la slitta a terra. Ancora una volta, questo è realmente
accaduto.
Ma una volta che Seppala e la sua
squadra hanno superato l’ultimo ostacolo importante e scalato i
5.000 piedi del Little McKinley Mountain, hanno completato la loro
parte del viaggio. Da lì, Seppala ha consegnato le 300.240 unità di
siero alla squadra di Charlie Olson che, a sua
volta, le ha consegnate a Gunnar Kaasen, il quale
ha completato l’ultima parte del viaggio con Balto alla guida della
squadra.
Cosa accadde dopo
Come si vede in Togo – Una
grande amicizia, Balto fu il cane che ottenne la maggior
parte del merito per il trasporto del siero, invece del cane guida
di Seppala. Nello stesso anno, a Balto fu dedicata una statua
commemorativa a Central Park e, oltre mezzo secolo dopo, gli fu
dedicato anche un film d’animazione. Sebbene la fama più che
meritata di Togo fosse stata in gran parte messa sotto silenzio,
Seppala, Togo e una squadra di cani intrapresero un tour della
vittoria negli Stati Uniti continentali, facendo varie tappe a
Seattle, in California e a New York City.
Apparvero anche in una campagna
pubblicitaria delle sigarette Lucky Stripes e su una figurina da
collezione di gomme da masticare. Purtroppo, mentre il film
Togo – Una grande amicizia di Disney+ si conclude con una nota
felice, con il cane e il musher che vivono insieme il resto dei
loro giorni, questa è una delle poche cose che il film sbaglia.
Nella vita reale, Seppala e sua moglie diedero poi via Togo alla
collega musher Elizabeth Ricker, che viveva nel
Maine.
La decisione, però, nasconde un
desiderio di serenità per Togo. Leonhard Seppala, infatti, decise
che voleva che Togo vivesse il resto della sua vita in tutta
comodità. Salutò così l’amato cane e lo affidò alla sua collega
Ricker. “Fu un addio triste in una fredda e grigia mattina di
marzo”, ricordò Seppala, “Togo alzò una zampetta sul mio
ginocchio come per chiedermi perché non lo avessi portato con me.
Non ho mai avuto un cane migliore di Togo. La sua resistenza,
lealtà e intelligenza erano insuperabili. Togo è stato il miglior
cane che abbia mai percorso la pista dell’Alaska“.
È poi vero che prima di morire, nel
1929, Togo ha avuto dei cuccioli. Elizabeth Ricker e Leonhard
Seppala hanno poi fondato un allevamento al Poland Spring Resort
(gestito dalla famiglia di suo marito) per allevare cani da slitta
Seppala. Ancora oggi, i musher e i proprietari di husky cercano di
risalire al lignaggio dei loro cani fino a Togo.
La serie storica di Steven
Knight A Thousand Blows,
la cui seconda stagione è disponibile su Disney+, trasporta gli
spettatori nella Londra degli anni Ottanta dell’Ottocento, dove il
mondo sotterraneo della boxe pulsa con forza. Quando l’aspirante
domatore di leoni giamaicano Hezekiah Moscow e il suo amico Alec
Munroe arrivano nell’East End della città, finiscono
inevitabilmente per entrare in contatto con la nascente scena
pugilistica locale. Di conseguenza, le loro strade si incrociano
con quelle dei fratelli Goodson, Henry — meglio conosciuto come
Sugar — ed Edward, detto Treacle,
che gestiscono un ring clandestino di combattimenti a mani nude in
quella parte di Londra.
Tuttavia, la rivalità nascente tra
Hezekiah e Sugar viene bruscamente messa in pausa quando Mary Carr,
la Regina della banda tutta al femminile dei Forty Elephants, si
rende conto di poter sfruttare l’aiuto del pugile giamaicano per
mettere in atto il suo ambizioso colpo. Nel frattempo, il maggiore
dei fratelli Goodson intravede una nuova e brillante opportunità
per far avanzare il proprio nome nel mondo della boxe. Considerato
il rapporto unico della serie con la storia reale e con personaggi
realmente esistiti, le radici storiche di Sugar
offrono un’origine particolarmente interessante.
Henry “Sugar” Goodson è ispirato a
un vero pugile dilettante londinese
A Thousand
Blows attinge ampiamente alla storia nella creazione
dei suoi personaggi. Di conseguenza, molti dei protagonisti
principali — da Hezekiah Moscow e Mary Carr fino allo stesso Henry
“Sugar” Goodson — risultano essere controparti televisive di
persone realmente esistite. Nato a Brick Lane, Londra, nel 1856,
Henry Goodson si fece un nome come pugile
dilettante all’inizio degli anni Ottanta dell’Ottocento. Era uno di
tredici figli — anche se non il primogenito — e trovò lavoro alle
dipendenze del fratello nell’azienda di famiglia fondata dal padre.
Nel 1876 si sposò con Ann, dalla quale ebbe diversi figli, tra cui
tre maschi: James, Joseph ed Edward.
A Thousand Blows
Verso la fine del decennio, Goodson
iniziò ad avvicinarsi seriamente all’allenamento pugilistico prima
di salire sul ring con il soprannome di “Sugar”. Con l’arrivo degli
anni Ottanta, incontri di allenamento e match ufficiali gli
permisero di costruirsi una reputazione nel mondo della boxe,
gareggiando al fianco di contemporanei come Denny Harrington, Jack
Hicks, Alec Munroe e altri ancora. Nel 1881 divenne inoltre
responsabile del pub Blue Coat Boy in Dorset Street, dopo
che Punch Lewis vi aveva aperto un salone dedicato alla boxe.
Conosciuto soprattutto per la corporatura compatta e per un occhio
menomato, Goodson ebbe una carriera dilettantistica relativamente
modesta. È quindi evidente che, sebbene Henry “Sugar” Goodson sia
stato davvero un pugile londinese degli anni Ottanta
dell’Ottocento, la sua rappresentazione sullo schermo
rimane una versione drammatizzata — e a tratti romanzata —
dell’uomo reale.
La serie si prende ampie libertà
con l’identità storica di Goodson, aggiungendo o sottraendo
dettagli per creare un personaggio dinamico e sfaccettato. Rafforza
il legame tra Sugar e la sua passione per la boxe, trasformandolo
in un percorso visivo e in una metafora dell’arco narrativo del
personaggio. Inoltre, lo show inventa relazioni tra Sugar e altri
personaggi ispirati alla storia. In particolare, la rivalità con
Hezekiah Moscow — un pugile che non affrontò mai realmente — e la
relazione sentimentale con Mary Carr rappresentano le più
significative invenzioni narrative. In definitiva, queste
deviazioni dalla realtà storica trasformano Sugar in un personaggio
in gran parte fittizio, semplicemente ispirato all’omonimo
pugile.
Sugar Goodson aggiunge un realismo
crudo alla storia
Per gran parte della serie, Sugar
Goodson mantiene un ruolo parzialmente antagonista. Il suo passato
complesso lo spinge a cercare una rivalità con Hezekiah Moscow, il
nuovo pugile in città. L’ossessione per questa competizione diventa
un tratto distintivo del personaggio. Di conseguenza, quando
Hezekiah si unisce a Peggy Bettinson e Lord Lonsdale al London
Boxing Club, dall’altra parte della città, Sugar e il suo stile
brutale a mani nude diventano un efficace contrappunto narrativo al
protagonista. In questo modo, Sugar, il suo stile di combattimento
e la sua carriera finiscono per rappresentare la divisione di
classe dell’epoca a Londra e il modo in cui questa si manifestava
negli ambienti dell’intrattenimento.
La prima stagione di A
Thousand Blows lascia la maggior parte dei
protagonisti in diversi stadi di distruzione personale. I fratelli
Goodson sembrano aver rovinato se stessi e il loro rapporto, mentre
Mary Carr ha perso il controllo dei Forty Elephants, ritrovandosi
completamente sola. Allo stesso modo, il promettente pugile
giamaicano Hezekiah Moscow perde il suo compagno più fidato e viene
bandito dalla scena pugilistica del West End londinese. Di
conseguenza, con l’arrivo della
seconda stagione, questi personaggi hanno molto meno da perdere
e molto di più da dimostrare.
Fin da subito, Mary raduna le sue
truppe disperse per mettere a segno un colpo di portata enorme.
Tuttavia, una partnership esterna con la mesmerista Sophie Lyons
minaccia di diventare la sua rovina. Nel frattempo, un Hezekiah
nostalgico e inquieto trova l’occasione della vita quando un
principe in linea di successione al trono si rivolge a lui in cerca
di un mentore. Quanto a Sugar e Treacle, i due si ritrovano con le
spalle al muro e devono combattere per uscirne, se vogliono
preservare le strade di Wapping. ATTENZIONE:
SPOILER!
A Thousand Blows –
Stagione 2, il riassunto
Dopo il bando di Hezekiah Moscow
dal West End, il pugile non ha altra scelta che combattere nei ring
clandestini dei moli di Wapping. Una notte, tornando da uno di
questi incontri, nota Sugar Goodson ridotto allo stremo,
abbandonato nelle strade fradice di pioggia. Nonostante il loro
passato burrascoso, decide di aiutarlo portandolo da suo fratello
Treacle al pub Blue Coat Boy. Poco dopo, Mary Carr arriva
al pub con Alice e alcune vecchie alleate, scegliendo quel locale
anonimo come sede del suo “regno” nel tentativo di convincere le
donne a unirsi di nuovo a lei. Allo stesso modo, si rivolge a
Sugar, spronandolo a disintossicarsi e insistendo sul fatto che ha
bisogno di lui per un lavoro importante. La natura di questo lavoro
diventa chiara il giorno seguente, quando arriva la notizia del
brutale omicidio di Indigo Jeremy, il re degli Elephants.
Si scopre così che Mary aveva
orchestrato l’intera operazione con l’aiuto di Hezekiah, il mimo
mascherato, che ha vendicato la morte di Alec uccidendo Indigo.
Purtroppo, nonostante il travestimento, i testimoni riescono a
capire che l’assassino era un uomo nero. Questo porta
inevitabilmente il resto degli Elephants, guidati da un Bull
assetato di vendetta, a Wapping. I Goodson, però, si rifiutano di
consegnare Hezekiah. Lo scontro degenera in una violenta
colluttazione, durante la quale la giovane figlia di Treacle, Rose,
viene colpita da un proiettile. Quando Sugar uccide Bull per
rappresaglia, Mary può finalmente proclamarsi nuova Regina degli
Elephants. In seguito, la moglie di Treacle, Marianne, porta via i
figli — compresa Rose, in fase di recupero — mentre il primogenito
Thomas decide di restare con il padre e prendere in mano gli affari
di famiglia.
Parallelamente, Victoria Davies
riesce a convincere Hezekiah ad allenare il principe Albert Victor,
secondo in linea di successione al trono, in vista del suo debutto
sul ring del West End. La disponibilità del principe a cedergli la
piantagione di zucchero a Morant Bay, in Giamaica, è un forte
incentivo. Nonostante le iniziali frizioni, i due finiscono per
lavorare bene insieme. Intanto, Mary riunisce nuovamente i Forty
Elephants e presenta il suo nuovo piano: collaborare con Sophie
Lyons, una mesmerista di New York, incaricata di recuperare un
dipinto di grande valore per un magnate del petrolio. Il furto,
però, non sarà semplice: Graften custodisce il Caravaggio Marta
e Maria Maddalena in una cassaforte insieme al resto della sua
collezione. Sophie ha quindi bisogno che Mary organizzi una truffa
tale da costringerlo a esporre le opere.
Nel frattempo, un’indagine di
polizia legata a un anarchico francese porta l’attenzione
dell’ispettore Murtagh su Wapping. Sebbene l’anarchico muoia nello
scontro tra i Goodson e i Jeremy, una scorta di dinamite rimane
nascosta nel quartiere. Ossessionato dall’idea che Mary possa
usarla a suo vantaggio, Murtagh decide di procurarsi una talpa.
Treacle diventa così una persona d’interesse per l’omicidio di una
prostituta trovata morta ai moli. Murtagh sfrutta la situazione per
ricattare Sugar e costringerlo a spiare Mary. È solo questione di tempo prima che lei scopra il
tradimento, soprattutto quando la sua vita viene messa in pericolo
più volte. Nel frattempo, un’ulteriore pugnalata alle spalle si
profila all’orizzonte: Sophie tenta di convincere Alice a tradire i
Forty Elephants.
Finale della stagione 2:
Alice tradisce Mary? Che fine fa il Caravaggio?
Sophie Lyons inizia a instillare il
seme della slealtà in Alice Diamond proprio mentre muore la madre
di Mary, Jane. Nonostante il loro rapporto complesso, la perdita
colpisce profondamente la Regina dei Forty Elephants, che si defila
nella fase preparatoria del colpo. Mary affida quindi ad Alice
l’organizzazione della messinscena a casa Graften. Il piano procede
come previsto, con solo qualche improvvisazione: Alice si spaccia
per la figlia di un magnate delle spedizioni, Silas Drake,
inducendo i Graften a organizzare un ballo di Natale. Il Caravaggio
viene così tirato fuori dalla cassaforte ed esposto nella villa. A
quel punto, basta una dimostrazione di mesmerismo di Sophie per
distrarre gli ospiti e permettere il furto.
Il caos esplode quando Mary decide
di intervenire per salvare una ragazza del coro da un’aggressione.
Nonostante ciò, grazie a qualche pistola estratta al momento
giusto, le donne riescono a fuggire con il dipinto. Una volta al
rifugio, però, emerge la vera minaccia: Sophie non ha alcuna
intenzione di rispettare l’accordo e vuole scappare con il quadro,
lasciando i Forty Elephants a mani vuote. La vera sorpresa arriva
quando Alice estrae la sua arma e aiuta Sophie. Le due sottraggono
il dipinto a Mary e fuggono nella notte. Durante il tragitto verso
la stazione, Sophie invita Alice a New York, ma lei rifiuta, prende
la sua parte e torna a Wapping per regolare i conti.
Il tradimento di Alice sembra
inizialmente devastante. Era sempre rimasta fedele a Mary, anche
dopo colpi falliti. Tuttavia, tutto si chiarisce quando Sophie
arriva in America e consegna il dipinto al cliente: il presunto
Caravaggio è in realtà un ritratto di Mary Carr, dipinto da
Frederic, amico di Graften. Alice aveva tradito Sophie, non Mary,
sfruttando la sua avidità per assicurare sia il dipinto sia il
pagamento ai Forty Elephants. In seguito, Mary decide di lasciare
Londra, ancora troppo pericolosa per lei, e premia la lealtà di
Alice nominandola nuova Regina dei Forty Elephants.
Treacle ha ucciso la donna ai
moli? È innocente?
Murtagh riesce ad avvicinarsi a
Mary grazie alla collaborazione segreta con Sugar. Entrambi i
fratelli Goodson sono all’inizio della stagione in condizioni
disperate. Dopo il violento scontro, Treacle soffre di gravi
problemi fisici e mentali; la moglie Marianne lo lascia, portando
via i figli. Murtagh convince Sugar che Treacle è il principale
sospettato dell’omicidio di una prostituta trovata ai moli, usando
prove manipolate per incastrarlo. Treacle, afflitto da vuoti di
memoria, non sa nemmeno se sia coinvolto. Senza prove per
scagionarlo, Sugar accetta di lavorare per Murtagh pur di salvare
il fratello. Alla fine, però, scoprono che Murtagh ha falsificato
la cronologia del caso: la donna era vittima di un’altra serie di
omicidi.
Fin dall’inizio, Hezekiah sogna di
lasciare Londra e tornare in Giamaica. Accetta l’offerta del
principe Albert: allenarlo in cambio della piantagione di zucchero
a Morant Bay. Albert vince il suo incontro e mantiene la promessa,
ma va oltre, usando la sua influenza per far revocare il bando di
Hezekiah dal West End. Hezekiah torna così a combattere, ma
comprende quanto questa accettazione sia fragile e condizionata.
Sfida quindi il pugile americano Nathaniel Washington, che dopo la
sconfitta gli propone di trasferirsi a New York, dove potrebbe
trovare una comunità nera più solidale e una vera possibilità di
riscatto. Hezekiah decide di cedere la terra giamaicana alla
famiglia di Alec e di inseguire il suo sogno trasferendosi a New
York insieme a Mary.
Che fine fa Murtagh? Sugar
muore?
Murtagh diventa una minaccia per
tutti: per i Goodson, per Mary e per Hezekiah. Tuttavia, si crea
un’alleanza contro di lui, grazie anche a Jack Mac, legato
all’anarchico francese Duval, che fornisce la dinamite. Quando
Murtagh tenta di arrestare Treacle per usarlo come leva contro
Mary, Sugar mette in atto il piano finale. Mentre Mary fugge e
Hezekiah e Lao affrontano i rinforzi, Sugar fa esplodere la
dinamite, eliminando Murtagh. Ferito solo lievemente a un braccio,
Sugar sopravvive. Alla fine, i fratelli corrompono l’agente Brenner
affinché l’omicidio venga archiviato come un incidente con
esplosivo avvenuto durante un’indagine di polizia.
La finestra di lancio della seconda
stagione di Ahsokasembra
essere stata rivelata dopo le voci secondo cui lo show sarebbe
stato ritardato. La Disney aveva precedentemente confermato la
seconda stagione per gennaio 2024, ma le informazioni concrete sul
suo ritorno sono rimaste scarse. Le voci sul suo ritardo hanno
iniziato a circolare quando non è stato inserito nelle pubblicità
di Disney+ relative ai prossimi
show originali in uscita nel 2026.
Ora, però, Disney+ ha svelato una nuova sezione
sulla sua piattaforma di streaming intitolata “Prossimamente
nel 2026”, elencando discretamente Ahsoka nella categoria. Questa è la prima
potenziale conferma fornita dal servizio di streaming che la
seconda stagione arriverà entro la fine dell’anno. Tuttavia, non è
stata rivelata una finestra di uscita più concreta, il che
significa che potrebbe arrivare in qualsiasi momento nel corso dei
prossimi 12 mesi.
La fine della stagione 1 ha visto
il personaggio principale con Noti, insieme a Sabine e Huyang, dopo
aver ucciso Morgan. Nel frattempo, Ezra Bridger si ricongiunge con
Hera Syndulla dopo una lunga separazione, mentre Baylan continua il
suo viaggio dopo aver trovato le statue degli dei Mortis. Questi
sviluppi multiforme saranno fondamentali per definire come si
svolgerà la stagione 2.
Mentre Zack
Snyder, regista di L’Uomo d’Acciaio e Batman v Superman: Dawn of Justice, continua a
condividere foto in bianco e nero del suo periodo nella DCEU sul
suo account Instagram creato di recente, l’ultima immagine
condivisa (la
si può vedere qui) mostra un Ben Affleck mai visto prima nei panni di
Batman in versione “Knightmare”.
“Bruce Wayne, in fuga in un
futuro distrutto, braccato dai Parademoni e da chi sapete voi. Un
mondo perduto. Un’ultima scommessa. Un’unica possibilità per
rimandare indietro Flash e resettare tutto. Da Zack Snyder’s Justice League: la
linea temporale da incubo in cui la speranza è quasi estinta”,
ha scritto il regista nella didascalia del suo post.
Il Cavaliere Oscuro interpretato da
Affleck è apparso, come noto, insieme a diversi altri personaggi,
tra cui Deathstroke (Joe Manganiello),
Cyborg (Ray Fisher) e
Joker (Jared
Leto), nella scena post-crediti della versione
director’s cut di Justice League di Snyder. Questa trama
sarebbe continuata se Snyder avesse avuto l’opportunità di tornare
alla regia di un sequel, cosa che purtroppo non è avvenuta.
I fedeli sostenitori di
#RestoreTheSnyderVerse hanno creduto che ci potesse essere
qualcosa di significativo nel fatto che Snyder avesse iniziato a
condividere queste foto e continuano a sperare che il regista torni
dietro la macchina da presa per un altro film basato sui fumetti DC
Comics. Ma a questo punto, c’è da ritenere che non ci sia molto di
più del semplice fatto che Snyder abbia condiviso alcuni dei suoi
lavori preferiti sul suo nuovo account Instagram.
James
Gunn e Zack Snyder sono in contatto
da quando è stata annunciata la notizia del rilancio del DCEU come
DCU, ma le possibilità che quest’ultimo torni
all’ovile sembrano piuttosto scarse. Tuttavia, il fatto che Gunn e
il co-CEO della DC Studios Peter Safran
continueranno a sviluppare progetti Elseworlds significa che una
speranza, per quanto debole, di vedere altri progetti dello
Snyderverse esista.
La seconda stagione di
Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo sta
dimostrando che Disney+ sta adattando in modo
significativo Il Mare dei Mostri, molto
meglio del film del 2013. Pur non attenendosi rigidamente a tutto
ciò che è presente nel secondo romanzo di Rick Riordan, i
cambiamenti apportati finora sono stati sorprendenti,
rafforzando lo sviluppo dei personaggi e supportando meglio gli
archi narrativi a lungo termine della serie.
A questo proposito, alcuni dei
cambiamenti più importanti che vediamo nella nuova stagione di
Percy Jackson, episodio 6, ruotano attorno a
Polifemo e all’inclusione di Luke Castellan durante l’incontro
sull’isola per recuperare il Vello d’Oro. Pertanto, entrambi questi
cambiamenti chiave nella seconda stagione di Percy
Jackson contribuiscono a riformulare in meglio il finale
de Il Mare dei Mostri.
Polifemo è molto più intimidatorio
nella seconda stagione di Percy Jackson
Nel romanzo, Polifemo è descritto
come pericoloso, ma ottuso e facilmente ingannabile. In
Il Mare dei Mostri, veniva spesso
superato in astuzia, in omaggio a Odisseo, che ingannò il ciclope
nell’Odissea di Omero affermando di chiamarsi
“Nessuno” prima di accecarlo, impedendo ai fratelli di Polifemo di
accorrere in suo aiuto.
Tuttavia, la seconda stagione di
Percy Jackson presenta il colpo di scena che Polifemo ha imparato,
dal momento che nella serie è molto più intelligente di quanto
vediamo nel libro originale de Il Mare dei Mostri. Questo
rende il conflitto molto più coinvolgente sullo schermo, a
differenza dei ciclopi ripetutamente ingannati da Grover prima del
suo scontro con Percy e Tyson.
La presenza di Luke
sull’isola
Il cambiamento ancora più grande è
l’inclusione di Luke sull’isola nella seconda stagione di Percy
Jackson. Un’ispirata differenza rispetto al libro: Luke arriva
durante il caos con Polifemo, invece di intercettare gli eroi più
avanti a Miami, dopo che hanno già recuperato il Vello d’Oro.
Di conseguenza, la tensione aumenta
ulteriormente mentre Luke cerca di mettere al sicuro il Vello per
Crono, anche nel mezzo del suo conflitto, grazie alla sua passata
lealtà verso Annabeth.
Anche prima di questo nuovo
episodio, la natura conflittuale di Luke era stata ampiamente
evidenziata in questa stagione, reinventando il personaggio come un
antagonista più tragico e complicato, anche prima di quanto lo
vediamo nell’intera serie di libri di Percy Jackson e gli dei
dell’Olimpo (rendendolo di fatto un personaggio complessivamente
molto più dinamico).
Allo stesso modo, il cambiamento
diventa ancora più significativo quando Percy è costretto a dare a
Luke il Vello d’Oro per curare Annabeth dopo che Polifemo l’ha
ferita, non potendo farlo da solo perché era ancora intrappolato
nella grotta del ciclope. Dovendo scegliere tra salvare il Campo
Mezzosangue o salvare Annabeth, Percy sceglie Annabeth.
Questa decisione evidenzia
perfettamente il difetto fatale di Percy, l’intensa lealtà
personale, a un livello ancora più elevato di quanto vediamo nel
libro originale, soprattutto dopo che Luke se ne va con Annabeth e
il Vello.
Insieme, questi cambiamenti rendono
sicuramente Il Mare dei Mostri più coerente con la narrazione
generale dell’intera serie. Di conseguenza, sarà molto emozionante
vedere cos’altro c’è di nuovo e cosa deve ancora succedere negli
ultimi due episodi della seconda stagione di Percy Jackson, e anche
come questo prelude agli eventi della terza stagione di
Percy Jackson (La maledizione dei
Titani).
È ora di riempire i bicchieri: sta
per iniziare una nuova stagione di “Nettare
degli dei”, l’odissea enologica intorno al mondo di cui oggi
Apple
TV ha presentato l’avvincente trailer. Ambientata nel mondo ad
alta tensione della gastronomia e dei vini pregiati, la dramedy
multilingue franco-giapponese – prodotta da Legendary Entertainment
e interpretata da Fleur Geffrier e Tomohisa Yamashita e vincitrice
dell’International Emmy Award come miglior serie drammatica – è
tratta dall’omonimo manga giapponese bestseller del New York Times.
La seconda stagione, composta da otto episodi, farà il suo debutto
il 21 gennaio con il primo episodio, seguito da un episodio
settimanale fino all’11 marzo.
Nella seconda stagione di “Nettare
degli dei”, Camille (Geffrier) e Issei (Yamashita) affrontano
ancora una volta una sfida quasi impossibile: scoprire l’origine
del vino più pregiato del mondo, un mistero così profondo che
nemmeno il loro leggendario padre, Alexandre Léger, è riuscito a
risolvere. Quella che inizia come una ricerca dell’eredità, diventa
una ricerca della verità che attraversa continenti e secoli,
portando alla luce storie dimenticate, rivalità nascoste e segreti
sepolti da generazioni. Mentre la ricerca li spinge ai confini del
mondo e negli angoli più oscuri di se stessi, Camille e Issei
devono decidere quanto sono disposti a sacrificare. La risposta
potrebbe distruggere il loro legame di fratelli o distruggere
entrambi.
Fin dal suo debutto, “Nettare degli
dei” ha ricevuto un ampio consenso da parte della critica e del
pubblico di tutto il mondo, ottenendo rapidamente il punteggio
massimo da parte della critica e la valutazione Certified Fresh su
Rotten Tomatoes. Questo “dramma insolito, elegante ed estremamente
divertente” è stato salutato come una “gemma nascosta”, una
serie “tesa, elegante e assolutamente divertente”, “scioccante e
ipnotica” ed “emozionante da guardare”.
Prodotta da Legendary
Entertainment, “Nettare degli dei” è realizzata da Les Productions
Dynamic in collaborazione con 22H22 e Adline Entertainment. La
serie, prodotta da Klaus Zimmermann e diretta da Oded Ruskin, è
ispirata alla serie manga giapponese bestseller del New York Times,
creata e scritta dal pluripremiato Tadashi Agi, con illustrazioni
di Shu Okimoto e pubblicata da KODANSHA Ltd.
Nelle ultime due settimane, diversi
giornalisti hanno alimentato le speculazioni condividendo dettagli
sul casting di
Man of Tomorrow per un personaggio che assomiglia
molto a Wonder Woman, e sembra che James Gunn –
nonostante abbia smentito la cosa – sia davvero alla ricerca di
un’attrice che interpreti una nuova versione dell’iconica guerriera
amazzone per il suo sequel di Superman.
Durante la puntata di questa
settimana di The Hot Mic, Jeff
Sneider ha confermato la recente affermazione del
co-conduttore John Rocha secondo cui la nuova
Wonder Woman della DCU sarà effettivamente introdotta in
Man of Tomorrow e che Gunn ha
incontrato un numero imprecisato di attrici potenzialmente adatte a
vestire i panni di Diana prima della fine dell’anno.
Secondo le ultime indiscrezioni,
Gunn sta “valutando tutte le giovani attriciemergenti
per il nuovo ruolo femminile principale in Man of Tomorrow”, e
chiunque otterrà la parte dovrà essere “alta, sui vent’anni e
avere abilità di combattimento”. È inoltre in fase di sviluppo
un film dedicato a Wonder Woman, ma sembra che Gunn abbia
intenzione di seguire l’esempio del regista di Batman v Superman: Dawn of
Justice, Zack Snyder,
consentendo al pubblico di familiarizzare con il personaggio in un
contesto di squadra.
Al momento non è ancora stato
assunto un regista per il film Wonder Woman della
DCU, ma c’è una sceneggiatrice che non è nuova al franchise di
Gunn. Ana Nogueira, che ha scritto la
sceneggiatura di Supergirl con
Milly Alcock,
in uscita quest’estate, è stata scelta per scrivere la
sceneggiatura del reboot di Diana. Sebbene la protagonista non sia
ancora stata scelta, è apparsa brevemente nel Capitolo 1 della DCU:
“Dei e Mostri” attraverso l’animazione di
Creature Commandos. Al momento,
attrici che hanno espresso interesse per il ruolo principale
includono Melissa Barrera, Frida Gustavsson e Adria
Arjona.
Tutto quello che sappiamo su Man of
Tomorrow
Le riprese principali di
Man of Tomorrow dovrebbero iniziare nella primavera
del 2026, con una data di uscita fissata per il 9 luglio
2027. David Corenswet riprenderà il ruolo nel sequel
al fianco di Lex Luthor, interpretato da
Nicholas Hoult, poiché i due si alleeranno contro
questo nuovo nemico, come ha dichiarato il regista.
James
Gunn ha infatti affermato: “È una storia in cui Lex Luthor
e Superman devono collaborare in
una certa misura contro una minaccia molto, molto più grande. È più
complicato di così, ma questa è una parte importante. È tanto un
film su Lex quanto un film su Superman. Mi è piaciuto molto
lavorare con Nicholas Hoult. Purtroppo mi identifico con il
personaggio di Lex. Volevo davvero creare qualcosa di straordinario
con loro due. Adoro la sceneggiatura”.
Gunn annunciato
Man of Tomorrow sui
social media il 3 settembre. Nel suo annuncio, lo sceneggiatore
e regista ha incluso un’immagine tratta dal fumetto in cui Superman
è in piedi accanto a Lex Luthor nella sua Warsuit. Nei fumetti DC,
Lex crea la tuta per eguagliare la forza e le abilità di Superman.
Mentre l’immagine teaser suggeriva che Lex e Superman sarebbero
stati di nuovo in contrasto, ora sembra che Lex userà la sua
Warsuit per poter essere allo stesso livello di Superman per
qualsiasi grande minaccia si presenti loro.
Al momento, è confermata la
presenza della Lois Lane di Rachel Brosnahan. Il co-CEO della DC Studios
ha risposto a un fan su Threads all’inizio di settembre 2025 che
Lois avrà un “ruolo importante”. Il villain del film
sarà Brainiac, interpretato
da Lars Eidinger.
Il film è stato in precedenza
descritto come un secondo capitolo della “Saga di Superman”. Ad
oggi, Gunn ha affermato unicamente che “Superman conduce
direttamente a Peacemaker; va notato che questo è per adulti, non
per bambini, ma Superman conduce a questo show e poi abbiamo
l’ambientazione di tutto il resto della DCU nella seconda stagione
di Peacemaker, è incredibilmente importante”.