Il 14
febbraio, in occasione di San Valentino, Lucky Red porta
sul grande schermo Ghost di Jerry
Zucker in versione restaurata 4K per un evento speciale di
un solo giorno. Uscito nel 1990, Ghost è diventato nel
tempo un cult, una storia capace di raccontare l’amore come
esperienza che persiste oltre la perdita e continua a manifestarsi
anche nell’assenza.
La storia di Sam
e Molly, interpretati da Patrick Swayze e
Demi
Moore, attraversa il confine tra visibile e
invisibile, mettendo in scena un legame in cui la mancanza, il
ricordo e la memoria si trasformano in una presenza concreta, quasi
tangibile, che abita i luoghi, i gesti e il tempo.
Nel giorno in cui
si celebra l’amore, l’uscita al cinema di Ghost è l’opportunità per
(ri)vivere sul grande schermo un racconto senza tempo, capace di
unire romanticismo e mistero, in una serata speciale dedicata agli
innamorati di tutte le età. Un solo giorno. Un grande
amore. Un film eterno.
La trama di
Ghost
Ghost, uno dei
film più romantici nella storia del cinema, e vincitore di due
premi Oscar®, arriva al cinema in 4K. Sam (Patrick
Swayze), sotto forma di fantasma, scopre che la sua
morte non è stata solo la conseguenza di una rapina casuale finita
male. Per aiutarlo a rimettersi in contatto con l’amore della sua
vita, Molly (Demi Moore), e risolvere il caso del
suo stesso omicidio, assume una sensitiva così scettica (il premio
Oscar® Whoopi Goldberg) da dubitare delle sue stesse
capacità. Con la memorabile colonna sonora di Maurice Jarre e la
sceneggiatura straziante e spesso irriverente di Bruce Joel Rubin,
il film è un classico assolutamente unico.
Sky
Cinema presenta in prima TV Una Pallottola Spuntata, la nuovissima action
comedy che rinnova e celebra con ironia la celebre saga degli anni
90, in arrivo lunedì 2 febbraio alle 21:15
su Sky Cinema Uno, in streaming su
NOW e disponibile on demand. Su Sky il film
sarà disponibile on demand anche in 4K.
Diretto da
Akiva Schaffer, il film vede protagonista
Liam
Neeson nel ruolo del tenente Frank
Drebin Jr., figlio del leggendario detective
protagonista della trilogia originale, alle prese con una nuova
indagine parodistica che mischia inseguimenti assurdi, gag visive e
un’irriverente miscela di situazioni comiche che rendono omaggio ai
classici.
Accanto a Neeson,
il cast comprende volti noti e nuove presenze, come Pamela
Anderson nei panni di Beth Davenport e Paul
Walter Hauser come il capitano Ed Hocken Jr.;
inoltre, non mancano camei e sorprese che arricchiscono il film di
ulteriori momenti di ironia e citazioni, nel pieno spirito della
saga.
Una
pallottola spuntata si presenta come un reboot che
celebra la saga originale, con gag esagerate, riferimenti
meta-cinematografici e momenti di comicità pura che attraversano le
situazioni più improbabili. Il film mantiene intatta la struttura
comica tipica dei predecessori e la aggiorna con un approccio
contemporaneo, giocando con la nostalgia degli spettatori ma
offrendo anche nuove sorprese in perfetto stile slapstick.
SINOSSI Liam Neeson raccoglie l’eredità
dell’indimenticabile Leslie Nielsen in un film che ripropone la
sfrenata comicità della celebre saga. Dopo aver sventato una
rapina, l’indagine su un caso di presunto suicidio conduce Frank
Drebin Jr. sulle tracce di Richard Cane, magnate della
tecnologia che ha escogitato un piano criminoso per riportare
l’umanità a uno stadio primordiale.
Nel
panorama sempre più affollato delle piattaforme streaming,
Apple
TV si è ritagliata negli anni una
reputazione precisa: pochi titoli, ma di altissima qualità. Una
strategia che ha permesso al servizio di distinguersi dalla
concorrenza, pur restando lontano dal dominio assoluto del mercato.
Ora, però, un importante adattamento fantasy potrebbe rappresentare
il tassello mancante.
Dopo una fase iniziale guidata da Netflix e Hulu, la “guerra dello streaming” si è
evoluta rapidamente. Il pubblico, sempre più selettivo, tende oggi
a spostarsi verso piattaforme percepite come più curate sul piano
creativo. Apple TV+ rientra pienamente in questa categoria, ma
finora ha mostrato una lacuna evidente in un genere chiave: il
fantasy.
Il fantasy è l’unico
grande vuoto nel catalogo di Apple TV
Apple TV+ ha costruito la propria identità su produzioni forti in
quasi ogni genere. La fantascienza è il suo punto di forza, con
serie come Foundation e For All Mankind. La comedy ha trovato
grande successo con Ted Lasso e Shrinking, mentre il
crime e il thriller sono rappresentati da titoli solidi come
Slow
Horses e Black
Bird. Anche il dramma e l’horror hanno trovato spazio con
produzioni ambiziose e riconoscibili.
Il fantasy, però, è rimasto ai margini. L’unico titolo realmente
assimilabile al genere è Schmigadoon!, una commedia musicale con elementi
surreali, lontana però dall’epica fantasy che domina l’immaginario
popolare contemporaneo. Ed è proprio qui che entra in gioco
l’acquisizione dei diritti dell’universo letterario
Cosmere, creato
da Brandon
Sanderson.
Tra le opere più ambiziose dell’autore spicca The Stormlight
Archive, una saga high fantasy ambientata
sul pianeta Roshar, un mondo radicalmente diverso dalla Terra,
modellato da tempeste costanti e da un ecosistema alieno. La serie
letteraria è nota per il suo world-building estremamente complesso,
i sistemi di magia rigorosamente strutturati e un cast corale di
personaggi profondamente stratificati.
L’adattamento televisivo di The Stormlight Archive rappresenterebbe una sfida
enorme, soprattutto dal punto di vista produttivo e visivo.
Tuttavia, Apple TV+ ha già dimostrato di essere disposta a
investire tempo e risorse su progetti ambiziosi, evitando
scorciatoie. Se la piattaforma applicherà allo Stormlight Archive
lo stesso approccio riservato alle sue serie di punta, potrebbe
finalmente colmare il vuoto fantasy nel suo catalogo.
Con una saga di questo
calibro, Apple TV+ non si limiterebbe a entrare nel fantasy:
potrebbe ridefinire il proprio ruolo nello streaming, diventando un
punto di riferimento anche per l’epica ad alto budget.
Con
l’espansione dell’universo di Avatar, la saga di
James Cameron è
diventata un mondo stratificato di popoli, culture e tradizioni
Na’vi. Ogni elemento visivo – dagli abiti ai tatuaggi, dai gioielli
ai colori rituali – è frutto di un lavoro minuzioso. Eppure,
proprio mentre Avatar: Fuoco e
Cenere introduce nuove tribù e nuovi costumi, uno
dei dettagli più significativi rischia di passare inosservato anche
agli occhi dei fan più attenti.
Il
segreto è semplice: osservare i colli dei Na’vi.
Quasi ogni morte importante nella saga di Avatar viene ricordata attraverso un tributo
silenzioso ma costante: il passaggio di un monile appartenuto a una
persona scomparsa. Una tradizione che affonda le sue radici già nel
primo film, in una scena tagliata dalla versione cinematografica.
In quel frammento, ambientato nella scuola fondata da Grace
Augustine, emerge il legame tra la scienziata e Sylwanin, la
sorella maggiore di Neytiri. Dopo l’uccisione di Sylwanin da parte
della RDA, Grace continua a indossare il suo pendente anche nel
corpo Na’vi, trasformandolo in un simbolo di memoria e colpa.
Questa eredità simbolica prosegue nei film successivi. Kiri porta
con sé il monile di Grace, mentre Jake Sully,
nel finale di Avatar,
indossa il collare cerimoniale di Tsu’tey dopo la sua morte. Gesti
silenziosi, mai sottolineati a parole, ma centrali nella
costruzione emotiva della saga.
Ed è proprio Avatar: Fuoco e
Cenere a rendere questo dettaglio ancora più potente.
All’inizio del film, Neytiri indossa al collo il monile del figlio
Neteyam, morto in La Via Dell’acqua. È un segno di lutto
quasi invisibile, nascosto tra pitture rituali e abiti funebri, ma
carico di significato. Quel collare diventa il peso fisico del
dolore, della rabbia e del senso di perdita che accompagneranno
Neytiri per gran parte del film.
Non a caso, nel finale, Neytiri appare senza quel monile: il
gioiello appartiene ormai allo spirito di Neteyam nell’aldilà
Na’vi. Un passaggio che racconta, senza una sola battuta di
dialogo, l’elaborazione del lutto e la trasformazione del dolore in
forza.
Un dettaglio minuscolo,
ma capace di dimostrare ancora una volta quanto la mitologia di
Avatar sia costruita
anche – e soprattutto – nei silenzi.
Il
finale di Le cose non
dette di Gabriele
Muccino non offre una risoluzione netta né
consolatoria. Al contrario, chiude il racconto esattamente nel
punto in cui la maggior parte dei film sceglierebbe di “spiegare”,
confermando la natura profondamente emotiva e irrisolta
dell’opera.
Muccino costruisce tutto il film come una lunga accumulazione di
silenzi, omissioni, frasi mai pronunciate. Il finale non fa
eccezione: non chiarisce, ma cristallizza. E proprio in questa sospensione
risiede il suo senso più profondo.
Cosa accade davvero nel
finale
Nell’ultima parte del film, i personaggi arrivano a un momento di
verità potenziale. Tutto è pronto perché le parole vengano
finalmente dette: le colpe, i rimpianti, i desideri repressi.
Eppure, ancora una volta, qualcosa si arresta.
Non c’è una grande esplosione emotiva, non c’è una confessione
totale. C’è piuttosto un confronto trattenuto, fatto di sguardi,
esitazioni, frasi interrotte. Il film si chiude prima che la comunicazione diventi
completa, lasciando lo spettatore in una zona di ambiguità
emotiva.
Questo non è un limite narrativo, ma una scelta precisa:
Le cose non dette non
racconta la liberazione attraverso la parola, bensì il peso di ciò
che resta impronunciabile.
Il silenzio conclusivo non è vuoto. È carico di tutto ciò che non è
stato detto nel corso del film. Muccino suggerisce che alcune
verità, una volta taciute troppo a lungo, non possono più essere pronunciate senza
distruggere ciò che resta.
Nel finale, i personaggi sembrano intuire questa consapevolezza:
parlare significherebbe cambiare radicalmente il loro equilibrio
precario. Tacere, invece, permette di sopravvivere, anche se a caro
prezzo. È una scelta di conservazione, non di crescita.
A
differenza di altri film del regista, dove l’esplosione emotiva
arriva in modo violento e catartico, Le cose non dette sceglie una strada più
trattenuta, quasi dolorosamente composta. È un Muccino più maturo,
meno interessato allo sfogo e più alla persistenza del dolore.
Il finale non promette redenzione, ma continuità. I personaggi non
sono “salvati”, né condannati: restano sospesi in una vita che va
avanti, portandosi dietro ciò che non è stato risolto.
In questo senso, il titolo del film trova la sua piena
realizzazione proprio negli ultimi minuti.
Le cose non dette come
destino emotivo
Il messaggio finale del film è amaro ma lucido: non tutte le
relazioni falliscono per mancanza d’amore. Alcune si consumano
perché le parole arrivano troppo tardi, o perché non arrivano
affatto.
Muccino suggerisce che
le cose non dette non scompaiono, ma si sedimentano,
diventando parte dell’identità dei personaggi. Il finale non chiude
una ferita: la mostra nella sua forma definitiva.
Ed è proprio per questo che resta addosso allo spettatore. Non
perché spiega, ma perché riconosce una verità scomoda: a volte, il silenzio
è l’unico epilogo possibile.
Il
finale della prima stagione di Inverso – The
Peripheral (la
nostra recensione) è costruito come un vero nodo narrativo, in
cui linee temporali, alleanze politiche e sacrifici personali si
intrecciano senza offrire una chiusura rassicurante. Prime Video sceglie consapevolmente
l’ambiguità, preparando il terreno a una seconda stagione che
promette di essere ancora più complessa e conflittuale.
Al
centro di tutto c’è Flynne Fisher (Chloë Grace
Moretz), schiacciata tra tre forze letali: il Research
Institute guidato da Cherise Nuland, il potere criminale dei Klept
di Lev Zubov e l’ombra incombente del Jackpot, l’apocalisse che
incombe sulla sua linea temporale del 2032. Nel finale, Flynne
smette di reagire e passa finalmente all’attacco.
Perché Cherise vuole
uccidere Flynne
Il
finale chiarisce definitivamente le motivazioni di Cherise Nuland.
La leader del Research Institute scopre che i dati rubati da Aelita
West non sono semplicemente archiviati in un sistema, ma
incorporati nel DNA di
Flynne, sotto forma di batteri impiantati nel suo corpo.
Quelle informazioni riguardano un’arma cruciale: un impianto
neurale capace di modificare il comportamento umano.
Se questi dati venissero resi pubblici, l’intero equilibrio tra
Research Institute, Klept e Met crollerebbe. Per questo Cherise
valuta l’opzione più estrema: anticipare il Jackpot nella linea temporale di
Flynne, facendo esplodere il silo di
Clanton County e distruggendo sia Flynne sia i dati. È una scelta
che Cherise aveva sempre evitato, perché quella timeline era un
laboratorio per studiare come prevenire l’apocalisse. Ma una volta
scoperto dove si trovano i dati, l’eliminazione di Flynne diventa
per lei una necessità assoluta.
Il piano di Flynne e la
nascita di una nuova timeline
La vera svolta del finale sta nel piano di Flynne. Accettando di
non poter “vincere” nel senso tradizionale, decide di
resettare la
partita, come suggerito metaforicamente da Conner.
Infiltrandosi nelle strutture del Research Institute, Flynne crea
una nuova stub
timeline, una diramazione ulteriore della sua stessa
realtà, e distrugge il dispositivo che permetterebbe a Cherise di
accedervi.
Questo significa che ora esistono due versioni del 2032:
– quella originale, ancora sotto la minaccia del Research
Institute
– una nuova, isolata, in cui Cherise non può intervenire
direttamente
Per salvare la sua famiglia e Clanton County, Flynne compie però il
sacrificio più estremo.
Sì e no. La Flynne che abbiamo seguito per tutta la stagione viene
uccisa da Conner, in modo da convincere Cherise che i dati sono
andati perduti e che non c’è più motivo di scatenare il Jackpot. Ma
subito dopo, vediamo Flynne risvegliarsi nel futuro, in un corpo
periferico, accanto all’ispettore Ainsley Lowbeer.
Questa Flynne proviene dalla nuova stub timeline: è una copia autentica, con gli
stessi ricordi e la stessa coscienza, ma non è tecnicamente la
stessa persona che è morta. Il finale gioca apertamente con il
concetto di identità e continuità: Flynne ha salvato il mondo, ma
al prezzo di cancellare sé stessa.
Aelita, i Neoprim e la
verità sul futuro
Il ritorno di Aelita West nel finale svela un altro livello di
orrore. Gli impianti neurali del futuro non servono solo a
proteggere dagli effetti del Jackpot, ma anche a
cancellare selettivamente
i ricordi. È così che il Klept ha “stabilizzato” il mondo:
eliminando milioni di persone e poi rimuovendo la memoria
collettiva del massacro.
Questa rivelazione spiega il passato frammentato di Wilf e
introduce implicitamente i Neoprim, una fazione ribelle pronta a distruggere
l’ordine imposto da Research Institute, Klept e Met. Aelita vuole i
dati nella testa di Flynne per ribaltare il sistema, preparando il
terreno a un conflitto su scala globale.
Nonostante l’enorme posta in gioco, il finale trova spazio anche
per le dinamiche emotive. Il legame tra Flynne e Wilf si conferma
autentico, non un effetto collaterale della tecnologia aptica. Allo
stesso tempo, è evidente che Tommy Constantine prova ancora
sentimenti per Flynne, nonostante la sua relazione ufficiale.
Secondo Lowbeer, nella timeline originale Flynne e Tommy erano
sposati. Ora però quella storia non può più esistere nello stesso
modo. Il triangolo resta irrisolto, riflettendo l’idea centrale
della serie: ogni scelta crea una frattura irreversibile.
Il crollo dell’equilibrio
tra Research Institute, Klept e Met
La scena post-credit annuncia apertamente la guerra. Il Klept, già
in conflitto con il Research Institute, ordina a Lev Zubov di
“cauterizzare la ferita”, ovvero eliminare Wilf, Flynne e tutti i
collegamenti con le stub timeline. Allo stesso tempo, il Met,
guidato da Lowbeer, trama contro entrambe le fazioni.
Il fragile equilibrio che reggeva il futuro è ormai compromesso.
Non esiste più un potere dominante, solo alleanze temporanee
destinate a rompersi.
Il significato del finale
di The Peripheral
Il finale della prima stagione di Inverso – The Peripheral
parla di controllo,
memoria e sacrificio. Flynne salva il mondo non diventando
un’eroina vittoriosa, ma accettando di smettere di esistere nella
forma che conosceva. La serie suggerisce che il vero conflitto non
è tra passato e futuro, ma tra chi decide cosa ricordare e chi
viene condannato all’oblio.
Con due timeline attive, una protagonista “morta ma viva” e una
guerra imminente tra poteri globali, Inverso – The
Peripheral chiude la sua prima stagione non con una risposta,
ma con una promessa: il prezzo per fermare il Jackpot non è ancora
stato pagato fino in fondo.
Il finale della prima
stagione prepara direttamente la stagione 2
La
battuta finale dell’episodio, con l’ispettore Ainsley
Lowbeer che chiede a Flynne se è pronta a
“mettersi al lavoro”, non è solo una chiusura elegante, ma un
chiaro ponte narrativo verso la seconda stagione di
The
Peripheral.
Nonostante Flynne sia riuscita a salvare la stub del 2032 originale
dal Jackpot anticipato, la minaccia di Cherise Nuland è tutt’altro che
neutralizzata. Il Research Institute conserva ancora la capacità di
aprire nuove linee temporali e continua a portare avanti il suo
progetto più inquietante: l’installazione di impianti neurali di aggiustamento
comportamentale sull’intera popolazione del futuro. Un
piano che rappresenta una minaccia diretta non solo per la libertà
individuale, ma per la memoria stessa dell’umanità.
Se Flynne dovesse inoltre scoprire da Wilf l’intera verità su come
il Research Institute ha manipolato i suoi ricordi attraverso la
tecnologia, la sua lotta contro Cherise diventerebbe ancora più
personale. A quel punto, non si tratterebbe più soltanto di salvare
una timeline, ma di smascherare un sistema fondato sulla
cancellazione selettiva della coscienza.
La nuova stub creata da Flynne è al riparo dall’influenza diretta
di Cherise, ma le cause
del Jackpot restano intatte. Per fermare davvero
l’apocalisse, Flynne dovrà accedere ai dati nascosti nel suo DNA.
Ed è qui che il conflitto si intensifica: quelle informazioni sono
desiderate dal Research Institute, dal Klept di Lev Zubov e anche
da Aelita West. Tutti vogliono ciò che Flynne custodisce dentro di
sé.
Il problema è che il possesso di questi dati sta avendo
effetti degenerativi sul
suo corpo. La stagione 2 metterà quindi Flynne davanti a
una scelta drammatica: bilanciare la propria sopravvivenza fisica
con la necessità di cambiare il passato e il futuro, mentre diventa
il bersaglio di poteri sempre più aggressivi.
Il “mettersi al lavoro” evocato da Lowbeer non è una promessa di
azione eroica, ma l’inizio di una guerra fredda temporale, in cui
ogni decisione potrebbe accelerare o fermare la fine del mondo.
Perché The Peripheral non
avrà una seconda stagione
Nonostante il finale della prima stagione di Inverso – The Peripheral fosse chiaramente
costruito per aprire nuovi archi narrativi, una seconda stagione non vedrà mai la
luce. Prime Video
ha infatti deciso di cancellare ufficialmente la
serie, interrompendo lo sviluppo dopo una sola
stagione.
La
decisione è arrivata nonostante l’ambizione del progetto e la
volontà degli autori di espandere l’universo narrativo ispirato ai
romanzi di William Gibson. Il finale, con la guerra imminente tra
Research Institute, Klept e Met, la duplice esistenza di Flynne e
il mistero ancora irrisolto del Jackpot, resta quindi
un punto di sospensione
definitivo, non l’inizio di un nuovo capitolo.
Questa cancellazione cambia inevitabilmente la lettura del finale.
Il sacrificio di Flynne non è più l’atto inaugurale di una lunga
battaglia, ma diventa il gesto conclusivo di una storia incompiuta, in cui
la protagonista riesce a salvare una singola linea temporale senza
poter davvero cambiare il sistema che ha generato l’apocalisse.
In questo senso, The Peripheral si chiude
come un racconto profondamente coerente con i suoi temi: il
futuro resta frammentato, il potere rimane nelle mani di pochi e
ogni tentativo di riscrivere la realtà ha un costo altissimo.
L’assenza di una seconda stagione trasforma l’ultimo sguardo tra
Flynne e Lowbeer non in una promessa, ma in una domanda lasciata aperta, destinata
a non trovare risposta.
Un finale amaro, ma perfettamente in linea con la visione
pessimista e lucida della serie.
Creata da Luca
Bernabei, la serie Sandokan
rilegge in chiave moderna il mito della Tigre della Malesia,
trasformando una classica storia d’avventura in un racconto di
identità, appartenenza e liberazione. Il finale della prima
stagione chiude l’arco narrativo dell’eroe e, allo stesso tempo,
apre prospettive molto più ampie sul futuro della saga.
Dopo aver vissuto per anni come pirata, interessato solo al bottino
e alla sopravvivenza, Sandokan (Can
Yaman) è costretto dagli eventi a confrontarsi con le
proprie origini e con una responsabilità collettiva che va oltre il
saccheggio. Il suo percorso culmina in una scelta definitiva:
smettere di essere solo un fuorilegge e diventare un leader.
Sandokan diventa il capo
guerriero dei Dayak e libera gli schiavi
Nel finale, Sandokan accetta pienamente la propria eredità e viene
riconosciuto come capo
guerriero della tribù Dayak. Non si tratta solo di un
titolo simbolico: il suo primo atto da leader è l’assalto
all’isola-miniera del Sultano di Brunei, dove centinaia di membri
della tribù e altri prigionieri vengono sfruttati come schiavi.
Questa scelta segna una svolta netta rispetto al passato. In
precedenza, Sandokan aveva esitato a liberare gli schiavi per paura
delle ritorsioni collettive. Ora comprende che il cambiamento non
può avvenire con compromessi o azioni isolate, ma colpendo
direttamente il potere al vertice. La liberazione degli schiavi non
è solo una vittoria militare, ma un atto fondativo del suo nuovo
ruolo.
La caduta del Sultano e
la nascita della Tigre della Malesia
L’attacco al palazzo del Sultano è anche una resa dei conti
personale. È stato il sovrano, tramite i suoi assassini, a causare
la morte della donna che Sandokan credeva sua madre. La battaglia
finale unisce quindi vendetta privata e giustizia collettiva.
Durante lo scontro, la ribellione si estende anche agli schiavi del
Sultano, che colgono l’occasione per ribellarsi. Questo dettaglio è
cruciale: il potere del tiranno crolla non solo per mano di
Sandokan, ma perché il sistema che lo sosteneva si disintegra
dall’interno. Sandokan incarna così la Tigre della Malesia non come
semplice guerriero invincibile, ma come catalizzatore di una
rivolta più ampia.
Sandokan e Marianna: si
ritrovano davvero?
Il finale chiarisce anche il destino della relazione tra Sandokan e
Marianna. Dopo una stagione segnata da diffidenza, rapimento e
alleanze forzate, Marianna compie una scelta autonoma e
consapevole: schierarsi definitivamente dalla parte di
Sandokan.
Il suo intervento è decisivo nel salvargli la vita e nello
smascherare il piano di James Brooke. La loro riunione non è solo
romantica, ma simbolica: Marianna rompe con il mondo coloniale da
cui proviene e decide di condividere il destino di Sandokan,
diventando parte dell’equipaggio e della sua nuova visione.
Il tradimento di Brooke e
il suo nuovo potere
James Brooke si rivela uno degli antagonisti più ambigui della
serie. Il suo tradimento non nasce solo dall’ambizione politica, ma
da una frustrazione personale profonda, legata alle proprie origini
e al rifiuto subito dall’élite coloniale britannica.
Nel finale, Brooke ottiene il potere diventando Raja e abolendo
formalmente la schiavitù, un gesto che suggerisce una complessità
morale non banale. Tuttavia, il suo desiderio di controllare
Marianna e la sua disponibilità a manipolare la legge per fini
personali lo pongono in netto contrasto con Sandokan. La serie
suggerisce chiaramente che il conflitto tra i due è tutt’altro che
concluso.
Mompracem e il futuro di
Sandokan
Le ultime scene introducono Mompracem, l’isola leggendaria e invisibile alle
mappe. È qui che Sandokan intende condurre il suo popolo e la sua
ciurma, costruendo una nuova base lontana dallo sguardo dell’Impero
britannico.
Mompracem non è solo un rifugio strategico, ma un luogo dal valore
quasi mitologico, in sintonia con la spiritualità dei Dayak. La
scelta di dirigersi verso un’isola “che non esiste” suggella il
passaggio definitivo di Sandokan dalla storia alla leggenda e
prepara il terreno per una seconda stagione incentrata sullo
scontro inevitabile con Brooke.
Il significato del finale
di Sandokan
Il finale di Sandokan
racconta la nascita di un leader che unisce vendetta, giustizia e
responsabilità. Sandokan non combatte più solo per sé stesso, ma
per un popolo. Allo stesso tempo, la serie rifiuta una conclusione
definitiva: il potere coloniale non è sconfitto, il nemico è ancora
in piedi e la libertà conquistata va difesa.
Diventare il capo della tribù non è il punto d’arrivo, ma l’inizio
di un percorso più complesso. La Tigre della Malesia è pronta a
ruggire ancora.
Il
finale di I Magnifici
Sette chiude il racconto riportandolo alla sua dimensione
più archetipica: il western come mito fondativo, dove la giustizia
non coincide con la legge e il sacrificio diventa l’unico modo per
riequilibrare un mondo corrotto. Il film di Antoine Fuqua con
Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke e Vincent D’Onofrio rilegge il
classico del 1960 (e, a sua volta, I sette samurai) trasformando l’ultima battaglia di Rose
Creek in una resa dei conti morale, più che in un semplice scontro
armato.
La battaglia finale di Rose
Creek e la caduta di Bartholomew Bogue
L’assalto finale alla cittadina è costruito come una trappola: i
Sette trasformano Rose Creek in un campo di guerra, sfruttando la
conoscenza del territorio e le competenze individuali per
compensare l’enorme superiorità numerica degli uomini di Bogue. Non
è una difesa eroica nel senso classico, ma una strategia disperata
che accetta fin dall’inizio l’idea del sacrificio.
La morte di Bartholomew Bogue per mano di Sam Chisolm non è solo
l’eliminazione del villain. Nel momento in cui Chisolm gli spara,
il film rivela il vero legame tra i due: Bogue è l’uomo
responsabile del massacro della famiglia di Chisolm. La vendetta
privata si sovrappone così alla giustizia collettiva, rendendo il
colpo finale inevitabile e, allo stesso tempo, moralmente
ambiguo.
Il sacrificio dei Sette e
il prezzo della libertà
Il finale è segnato dalla morte di diversi membri del gruppo, un
elemento fondamentale per comprendere il senso dell’opera. I Sette
non combattono per diventare eroi celebrati, ma per permettere a
Rose Creek di sopravvivere. La loro scomparsa serve a ricordare che
la libertà ha un costo e che, nel mondo raccontato dal film, non
esiste una vittoria “pulita”.
Il western di Fuqua rifiuta l’idea di un lieto fine consolatorio:
la città è salva, ma è costruita letteralmente sopra i corpi di chi
l’ha difesa. Questo rafforza la dimensione mitica del racconto,
dove gli eroi sono destinati a svanire una volta compiuta la loro
funzione.
Il ruolo di Sam Chisolm
dopo la vittoria
Sam Chisolm sopravvive allo scontro, ma il finale chiarisce che la
sua missione personale è conclusa. Uccidendo Bogue, Chisolm non
solo vendica la propria famiglia, ma si libera di un passato che lo
teneva ancorato alla violenza. Tuttavia, non resta a Rose Creek:
come molti pistoleri del western classico, è un uomo di passaggio,
incapace di integrarsi in una comunità stabile.
La sua partenza suggerisce che la pace conquistata non gli
appartiene davvero. Chisolm è stato lo strumento necessario per
ristabilire l’equilibrio, ma non può beneficiarne.
Emma Cullen e la memoria
dei caduti
Il personaggio di Emma Cullen assume un ruolo centrale nel finale.
È lei a garantire che il sacrificio dei Sette non venga
dimenticato. La sua decisione di ricordarli come eroi, piuttosto
che come mercenari, trasforma la loro morte in leggenda.
In questo senso, il finale lavora sulla costruzione del mito: la
verità storica è meno importante del significato simbolico. I Sette
diventano un racconto tramandato, una storia necessaria per dare
senso alla rinascita della città.
Il significato del finale
de I Magnifici Sette
Il finale del film afferma che la giustizia, nel West (e per
estensione nel mondo), non è mai gratuita. Richiede sacrificio,
compromessi morali e, spesso, la rinuncia a una vita normale.
I Magnifici Sette non
celebra la violenza, ma la presenta come un male necessario in un
contesto in cui la legge è corrotta e il potere è concentrato nelle
mani di pochi.
Fuqua chiude il film ribadendo una verità tipica del genere
western: gli eroi non costruiscono il futuro, lo rendono soltanto
possibile. Saranno altri, come gli abitanti di Rose Creek, a
doverlo vivere.
Il
finale di Anatomia di una caduta lascia lo
spettatore in uno stato di incertezza profonda. Sandra viene
assolta, ma la verità sulla morte di Samuel resta deliberatamente
ambigua. Il film di Justine Triet non offre una soluzione chiara al
mistero, scegliendo invece di interrogare il concetto stesso di
verità, memoria e responsabilità all’interno di una relazione
complessa.
Dopo la morte sospetta del marito Samuel, Sandra Voyter diventa la
principale indiziata. La sua linea difensiva si fonda sull’ipotesi
del suicidio, una possibilità che inizialmente nemmeno lei sembra
trovare convincente. L’unico testimone potenzialmente decisivo è il
figlio Daniel, cieco, la cui testimonianza diventa il perno emotivo
e narrativo dell’intero processo.
Daniel ha mentito per
proteggere sua madre?
Uno degli aspetti più inquietanti del finale riguarda proprio
Daniel. Nel corso del processo, il ragazzo modifica più volte la
sua versione dei fatti. Inizialmente afferma di aver sentito una
conversazione tranquilla tra i genitori mentre si trovava vicino
alla rimessa. Successivamente, dopo una ricostruzione acustica che
indebolisce la sua versione, sposta la sua posizione all’interno
della casa. Infine, introduce il dettaglio decisivo del presunto
tentativo di suicidio di Samuel, collegato al vomito e all’aspirina
ingerita dal cane Snoop.
Ogni cambiamento sembra avvenire in risposta a prove che mettono
Sandra in difficoltà, alimentando il sospetto che Daniel stia
inconsciamente – o consapevolmente – adattando i suoi ricordi per
proteggerla. La sua testimonianza è plausibile, ma la sua
instabilità, il conflitto d’interessi e il suo comportamento
ambiguo rendono impossibile stabilire se stia dicendo tutta la
verità.
Samuel stava incastrando
Sandra prima di morire?
Un altro elemento chiave è la registrazione audio della lite tra
Sandra e Samuel. È una delle prove più pesanti contro di lei,
soprattutto perché inizialmente nega l’esistenza di gravi tensioni
domestiche. Tuttavia, il fatto stesso che Samuel abbia registrato
la discussione solleva interrogativi inquietanti.
Se Samuel stava davvero contemplando il suicidio, la registrazione
potrebbe essere stata pensata come una forma di accusa postuma,
capace di distruggere la reputazione professionale e personale di
Sandra. Le sue parole, pur contenendo frustrazioni autentiche,
potrebbero essere state amplificate dalla consapevolezza di essere
registrato. Il film suggerisce questa possibilità senza mai
confermarla, lasciando aperta l’ipotesi di una manipolazione
emotiva estrema.
Perché Sandra non è
felice dopo l’assoluzione
Dopo il verdetto, Sandra appare smarrita. Dice al suo avvocato
Vincent che “vincere dovrebbe avere una ricompensa”, ma lei non la
sente. Se è innocente, è solo ora che deve affrontare davvero
l’idea del suicidio del marito, una possibilità che aveva sempre
respinto. Se invece è colpevole, allora dovrà convivere con una
menzogna permanente, soprattutto nei confronti di Daniel.
In entrambi i casi, la distanza emotiva tra madre e figlio resta.
Anche se la testimonianza di Daniel l’ha salvata, entrambi sanno
che, per un periodo, lui ha seriamente considerato la possibilità
che lei fosse responsabile della morte del padre. Questa frattura
non può essere sanata da una sentenza.
Perché nessuna prova è
davvero conclusiva
Il film mostra come ogni prova possa essere interpretata in modi
opposti. Le analisi forensi suggeriscono un colpo prima della
caduta, ma la dinamica dell’omicidio appare fisicamente
improbabile. La rimessa presenta segni compatibili con entrambe le
versioni. La testimonianza di Daniel è emotivamente potente ma
strutturalmente fragile.
Triet costruisce così un mosaico di verità parziali, dove nessuna
teoria riesce a spiegare tutto. La memoria è fallibile, la
percezione soggettiva e il contesto emotivo altera ogni ricordo.
Anche lo spettatore, pur avendo più informazioni degli inquirenti,
non può arrivare a una certezza definitiva.
Il significato
dell’ultima scena con Sandra e il cane
Il film si chiude con Sandra accanto a Snoop, il cane. Non con
Daniel. È una scelta significativa: il cane rappresenta un amore
incondizionato, privo di giudizio. Sandra è salva, ma profondamente
sola. Allo stesso tempo, Snoop può essere letto come una proiezione
di Daniel: fedele, presente, ma silenzioso.
È
un finale che suggerisce una possibile riconciliazione futura, ma
non la garantisce. Il legame esiste ancora, ma richiederà tempo,
forse una vita intera, per essere ricostruito.
Cosa ha detto Justine
Triet sulla colpevolezza di Sandra
Justine Triet ha dichiarato di non voler mai chiarire se Sandra sia
colpevole o innocente. Per la regista, il cuore del film è il
dubbio. Ha ammesso che Sandra potrebbe non aver ucciso Samuel, ma
aver contribuito al suo suicidio in modo indiretto. Una
responsabilità morale, non penale.
Il film, secondo Triet, non chiede allo spettatore di risolvere un
enigma, ma di confrontarsi con la complessità delle relazioni umane
e con il peso delle accuse, anche quando non portano a una
condanna.
Il vero senso del finale
di Anatomy of a Fall
Anatomia di una caduta non parla davvero di un processo
per omicidio, ma di cosa accade a una famiglia quando la sua
intimità viene sezionata, giudicata e ridotta a prove. Che Sandra
sia colpevole o innocente è, in fondo, secondario. Ciò che conta è
che nessuno – né il tribunale, né Daniel, né lo spettatore – potrà
mai conoscere tutta la verità.
Il film funziona proprio perché rifiuta una risposta definitiva.
Come in Inception, la domanda resta aperta perché non
è la risposta a dare senso alla storia, ma le conseguenze del
dubbio. Sandra e Daniel tornano alla loro vita, ma porteranno per
sempre con sé un’ombra che nessuna sentenza potrà cancellare.
Nick Frost ha rivelato i passaggi bizzarri che
ha seguito per ottenere il ruolo di Rubeus Hagrid
nel prossimo reboot televisivo di Harry
Potter della HBO. Frost ha infatti spiegato
in un’intervista al Guardian che prima
dell’audizione ha guardato tutti e otto i film originali di
Harry Potter con la sua famiglia ogni Natale.
Anche se guardare più volte il materiale originale ed essere un fan
della serie non è molto sorprendente, a giudicare dall’enorme
seguito della saga, Frost ha portato tutto questo a un nuovo
livello. Ha infatti rivelato di aver scritto il nome di Hagrid
circa 7.000 volte.
L’attore ha detto che il motivo per
cui ha scritto il nome del personaggio così tante volte è stato
perché glielo ha suggerito la sua compagna. La sera prima
dell’audizione, ha deciso di “manifestare” se stesso ottenendo il
ruolo nell’universo. Così, ha scritto Hagrid migliaia di volte
mentre rivedeva i film originali, e ha funzionato. Certo, è stato
probabilmente il talento dell’attore a fargli ottenere il ruolo, ma
la sua storia lo rende ancora più interessante.
“Ho visto tutti i film. Li
guardiamo tutti insieme come famiglia ogni anno a Natale. Iniziamo
il 20 dicembre e finiamo una settimana e mezzo dopo. Prima che
fossi scelto per interpretare Hagrid, la mia compagna mi ha
suggerito di provare a manifestarlo. Così, lo scorso Natale, ho
guardato tutti i film uno dopo l’altro sul canale Sky Harry Potter,
mentre scrivevo la parola “Hagrid” 7.000 volte”.
Sebbene Frost abbia conquistato i
responsabili del casting per il reboot della HBO, diverse persone
erano scettiche, tra cui il regista di Harry Potter e la pietra filosofale e Harry Potter e la camera dei segreti,
Chris Columbus. Il regista ha espresso sentimenti
contrastanti sulla serie in uscita durante un’apparizione al
podcast The Rest Is Entertainment. Ha convenuto che
l’attore fosse perfetto per la parte, ma era perplesso sul motivo
per cui la rete si fosse presa la briga di rifare Harry
Potter se così tante cose sarebbero rimaste uguali.
Sebbene molti fan abbiano ignorato
i commenti di Columbus, egli ha sollevato un punto piuttosto valido
riguardo alla serie nel suo complesso e non ai suoi attori. Il
remake di Harry Potter della HBO manterrà molti
degli stessi elementi, tra cui l’assunzione di Warwick
Davis per riprendere il ruolo del professor Filius
Vitious. Anche se non è intrinsecamente una cosa negativa, Columbus
ha affermato che tutte queste somiglianze vanificano lo scopo di un
remake, che dovrebbe essere qualcosa di nuovo e offrire al pubblico
qualcosa che non ha ancora visto. Tuttavia, per avere certezza di
cosa cambierà e cosa rimarrà uguale, non resta che attendere dei
primi trailer della serie.
Cosa sappiamo della serie HBO
su Harry Potter
La prima stagione sarà tratta dal
romanzo La pietra filosofale e abbiamo già visto alcuni
altri momenti chiave del romanzo d’esordio di J.K. Rowling essere
trasposti sullo schermo. La prima stagione di Harry
Potter dovrebbe essere girata fino alla
primavera del 2026, mentre la seconda stagione entrerà in
produzione pochi mesi dopo. Ogni libro dovrebbe costituire una
singola stagione, il che significa che avremo sette stagioni
nell’arco di quasi un decennio.
HBO descrive la serie come un
“adattamento fedele” della serie di libri della Rowling.
“Esplorando ogni angolo del mondo magico, ogni stagione porterà
‘Harry Potter’ e le sue incredibili avventure a un pubblico nuovo
ed esistente”, secondo la descrizione ufficiale. Le riprese
dovrebbero avere inizio nel corso dell’estate 2025, per una messa
in onda prevista per il 2026.
La serie è scritta e prodotta da
Francesca Gardiner, che ricopre anche il ruolo di
showrunner. Mark Mylod sarà il produttore
esecutivo e dirigerà diversi episodi della serie per HBO in
collaborazione con Brontë Film and TV e Warner Bros. Television. La
serie è prodotta da Rowling, Neil Blair e
Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e
David Heyman di Heyday Films.
Come già annunciato,
Dominic McLaughlin interpreterà Harry,
Arabella Stanton sarà Hermione e Alastair
Stout sarà Ron. Il cast principale include John
Lithgow nel ruolo di Albus Silente, Janet
McTeer nel ruolo di Minerva McGranitt, Paapa
Essiedu nel ruolo di Severus Piton, Nick
Frost nel ruolo di Rubeus Hagrid, Katherine
Parkinson nel ruolo di Molly Weasley, Lox
Pratt nel ruolo di Draco Malfoy, Johnny
Flynn nel ruolo di Lucius Malfoy, Leo
Earley nel ruolo di Seamus Finnigan, Alessia
Leoni nel ruolo di Parvati Patil, Sienna
Moosah nel ruolo di Lavender Brown, Bertie
Carvel nel ruolo di Cornelius Fudge, Bel
Powley nel ruolo di Petunia Dursley e Daniel
Rigby nel ruolo di Vernon Dursley.
Si avranno poi Rory
Wilmot nel ruolo di Neville Paciock, Amos
Kitson nel ruolo di Dudley Dursley, Louise
Brealey nel ruolo di Madama Rolanda Hooch e Anton
Lesser nel ruolo di Garrick Ollivander. Ci sono poi i
fratelli di Ron: Tristan Harland interpreterà Fred
Weasley, Gabriel Harland George Weasley,
Ruari Spooner Percy Weasley e Gracie
Cochrane Ginny Weasley.
La serie debutterà nel 2027 su HBO
e HBO
Max (ove disponibile) ed è guidata dalla showrunner e
sceneggiatrice Francesca Gardiner (“Queste oscure materie”,
“Killing Eve”) e dal regista Mark Mylod (“Succession”). Gardiner e Mylod sono produttori
esecutivi insieme all’autrice della serie J.K. Rowling, Neil Blair
e Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e David Heyman di Heyday
Films. La serie di “Harry Potter” è prodotta da HBO in
collaborazione con Brontë Film and TV e Warner Bros.
Television.
Con
I
Peccatori, Ryan Coogler firma un racconto
vampiresco profondamente diverso dal canone classico: ambientato
nel Sud degli Stati Uniti durante l’era delle leggi Jim Crow, il
film intreccia horror, storia e identità culturale, trasformando il
mito del vampiro in una metafora politica e sociale. I gemelli
Smoke e Stack, interpretati entrambi da Michael B.
Jordan, tornano nella loro città natale con il sogno di
ricominciare, solo per ritrovarsi a combattere una minaccia
soprannaturale che affonda le radici in un passato ancora più
oscuro.
Se
la passion per I Peccatori ti travolge,
esistono però diversi film in costume che hanno già esplorato il
vampirismo come strumento per raccontare epoche, conflitti e
ossessioni. Ecco otto film
vampireschi in costume perfetti per entrare nel mood prima
dell’uscita del film di Coogler.
Van Helsing (2004): il
monster movie gotico in chiave action
Diretto da Stephen Sommers, Van Helsing
è un concentrato di immaginario gotico e spettacolo puro.
Ambientato nell’Europa dell’Ottocento, il film rilegge i mostri
classici Universal in chiave iper-cinetica. Pur lontano dal tono di
Sinners, condivide
l’idea del mito riletto attraverso un linguaggio moderno e pop.
Salem’s Lot (2024): il
vampiro nella provincia americana
L’ultima trasposizione del romanzo di Stephen King, Salem’s
Lot, ambienta il suo incubo negli anni
’70, ma mantiene una forte impronta da racconto d’epoca. Come
I Peccatori, utilizza
una comunità chiusa e apparentemente ordinaria per mostrare come il
male possa insinuarsi lentamente e divorare tutto dall’interno.
Intervista col Vampiro
(1994): l’immortalità come condanna storica
Il film di Neil Jordan Intervista col
Vampiro attraversa secoli di storia americana ed europea,
raccontando il vampirismo come una maledizione esistenziale. Il
legame con I Peccatori
sta nell’uso del passato per riflettere su identità, colpa e
memoria.
Byzantium (2012):
vampirismo e marginalità
Cortesia OFFICINE UBU
Ancora Neil Jordan firma Byzantium,
un racconto intimo e tragico su due vampiri in fuga attraverso i
secoli. Il film dialoga con Sinners per la sua attenzione ai temi dell’oppressione
e dell’esclusione, declinati però attraverso una prospettiva
femminile.
The Last Voyage of the
Demeter (2023): Dracula come horror di sopravvivenza
Con The Last Voyage of the
Demeter, il mito di Dracula diventa un
survival claustrofobico ambientato in mare aperto. Proprio come
Sinners, il film prende
un frammento di mito classico e lo trasforma in un racconto di
assedio e resistenza.
Shadow of the Vampire
(2000): arte, ossessione e vampirismo
Questo gioiello metacinematografico, Shadow of the
Vampire, immagina che l’attore Max Schreck
fosse davvero un vampiro durante le riprese di Nosferatu. Un film che riflette su
creazione artistica e sacrificio, temi che riecheggiano anche nella
centralità della musica in Sinners.
Bram Stoker’s Dracula
(1992): l’epica romantica del vampiro
L’adattamento di Francis Ford Coppola, Bram Stoker’s
Dracula, resta una delle più potenti
incarnazioni cinematografiche del vampiro come figura tragica e
romantica. La sua dimensione storica e sensoriale lo rende un
tassello fondamentale del cinema vampiresco in costume.
Nosferatu (2024): il
ritorno del vampiro come incubo primordiale
Con Nosferatu, Robert
Eggers riporta il vampiro alle sue origini più disturbanti.
Ambientato nell’Ottocento, il film fonde desiderio, morte e peste
in un racconto che, come Sinners, utilizza il passato per parlare di paure
profondamente contemporanee.
Il bello dei film Avengers della
Marvel Studios è sempre stato
vedere personaggi diversi provenienti da tutto l’MCU riunirsi nello
stesso spazio. Questo dicembre, Avengers:
Doomsday farà un ulteriore passo avanti quando
gli eroi più forti di Terra-616 incontreranno gli X-Men
della 20th Century Fox. Con Kevin Feige e i fratelli Russo al posto di Bryan
Singer, Simon Kinberg e Lauren
Shuler Donner, queste varianti saranno molto più in linea
con le loro controparti dei fumetti. Ciò è evidente dal nuovo look
di Ciclope nel terzo teaser.
L’anteprima ha mostrato anche il
Professor X e Magneto condividere un momento di tenerezza nella
X-Mansion. Riguardo al film, si vocifera che gli Avengers e i
Fantastici Quattro inizialmente combatteranno contro gli X-Men
prima di allearsi per combattere le Sentinelle controllate da
Dottor Destino. Ora, l’insider Daniel Richtman ha rivelato quale
mutante è l’MVP (Most
Valuable Player, il giocatore di maggior valore) di
Avengers: Doomsday.
“Ho sentito che Magneto è l’MVP
di Avengers: Doomsday”, ha scritto su X, suggerendo che
il ruolo del Maestro del Magnetismo in questo film sarà molto più
importante di quanto abbiamo visto finora. Naturalmente, i lettori
di fumetti sono ben consapevoli dell’epicità che ne deriva quando
Magneto combatte questi enormi robot. Non resta allora che
attendere ulteriori materiali promozionali per poter avere altri
assaggi di ciò che ci aspetta nel film e, magari, del ruolo che
avrà proprio il Magneto di Ian
McKellen.
La sinossi ufficiale conferma il ritorno di
Robert Downey Jr. all’interno dell’universo
Marvel, questa volta nel ruolo di Doom. La trama resta però al
momento sotto riserbo. Stephen McFeely e
Michael Waldron risultano accreditati come
sceneggiatori.
Il cast di Avengers: Doomsday è stato rivelato per
la prima volta durante una diretta streaming a sorpresa della
Marvel Studios, in cui diverse sedie hanno svelato il ritorno di
numerosi attori. Una delle grandi novità è il ritorno di diversi
attori degli X-Men dell’era Fox-Marvel.
Ambientato nel Mississippi del 1932,
I peccatori (Sinners)
utilizza il linguaggio del film vampiresco per raccontare qualcosa
di molto più terreno: il potere della musica, dell’amore e
dell’identità in un mondo attraversato da violenza, razzismo e
sopraffazione. Il finale del film porta queste tematiche al punto
di massima tensione, ribaltando le aspettative su chi siano i veri
mostri e su cosa significhi davvero sopravvivere.
La
notte al juke joint fondato dai fratelli Smoke e Stack
(Michael B. Jordan) diventa un
crocevia simbolico: quasi tutti i personaggi muoiono, ma le loro
morti non hanno lo stesso peso morale. Il film è meno interessato
alla conta dei cadaveri che al significato delle scelte compiute,
soprattutto da Smoke, Sammie e da chi, come Stack e Mary, è
destinato a vivere oltre la fine.
Perché Remmick vuole Sammie
e il significato della musica
La
rivelazione centrale del film riguarda la vera motivazione di
Remmick. Il vampiro non è attratto dal juke joint per sete di
sangue o dominio territoriale, ma dalla musica di Sammie. Il
ragazzo possiede una capacità rara: suonare in modo così autentico
da connettere spiriti di epoche diverse, superando il tempo e la
morte.
Remmick desidera questa connessione per ritrovare i suoi cari
perduti e ricostruire una “tribù” che trascenda le fratture
storiche. È una motivazione sorprendentemente umana, che rende il
personaggio tragico più che puramente malvagio. La sua offerta –
risparmiare tutti in cambio di Sammie – chiarisce che per lui la
musica è un ponte spirituale, non un semplice talento.
I veri antagonisti di
I peccatori non sono i vampiri
Il film chiarisce definitivamente la sua posizione quando, dopo la
morte di Remmick, la minaccia non svanisce ma cambia volto. Il
ritorno della milizia razzista guidata da Hogwood, affiliata al Ku
Klux Klan, sposta il conflitto su un piano apertamente politico e
storico.
La violenza cieca dei clan non è mitigata da alcuna motivazione
emotiva o spirituale. È odio puro, e proprio per questo
I
peccatori la presenta come più mostruosa di qualsiasi
vampiro. Persino Remmick, immigrato irlandese perseguitato nei
secoli, appare capace di empatia verso la comunità afroamericana,
mentre Hogwood e i suoi uomini rappresentano un male radicato e
sistemico.
Il destino di Smoke e la
pace dopo la violenza
Smoke sopravvive allo scontro con i vampiri, ma sceglie
consapevolmente di restare indietro per affrontare il vero
pericolo: il KKK. La sua decisione non è eroica in senso classico,
ma necessaria. Uccidere i membri della milizia significa impedire
che l’odio ottenga ciò che vuole dal caos della notte.
Ferito mortalmente, Smoke ha una visione finale in cui incontra
Annie e la figlia mai nata. Il dettaglio del ciondolo protettivo
tolto prima dello scontro suggerisce che Smoke abbia accettato la
possibilità della morte. Il fatto che Annie lo chiami con il suo
vero nome, Elijah, indica una riconciliazione totale: Smoke muore,
ma finalmente in pace, avendo protetto Sammie e scelto che mondo
lasciare dietro di sé.
Sammie è il personaggio che attraversa il film sospeso tra due
mondi. Il padre e Smoke lo mettono in guardia: la musica attira il
male. Ma il film dimostra che è anche ciò che gli permette di
essere visto, riconosciuto, amato.
La musica di Sammie non è ambizione personale, ma identità.
Attraverso di essa costruisce legami, cresce come uomo e attraversa
il tempo. Il finale mostra una carriera lunga e significativa,
confermando che rinunciare alla musica avrebbe significato
rinunciare a se stesso. Per questo Sammie definisce quella notte
“il giorno più bello della sua vita”, nonostante l’orrore: è il
momento in cui ha compreso chi è.
Stack e Mary: una
sopravvivenza che apre al futuro
La prima scena post-credit rivela che Stack e Mary sono ancora vivi
negli anni ’90. La regola vampirica stabilita dal film è chiara: la
morte di Remmick non spezza la maledizione. I due sopravvivono
perché si nascondono fino all’alba, adattandosi a una nuova
esistenza immortale.
La loro ricomparsa non è solo un gancio narrativo per un possibile
sequel, ma un commento tematico. Stack e Mary hanno accettato ciò
che sono diventati. Vivono apertamente la loro relazione, si
muovono nel mondo moderno con sicurezza, dimostrando che
l’adattamento può assumere forme molto diverse da quelle di
Sammie.
I peccatori utilizza il mito del vampiro come metafora
delle comunità emarginate e della lotta per uno spazio proprio in
un mondo ostile. Remmick crede sinceramente che chiunque possa
entrare nella sua “tribù”, ma questa assimilazione cancella
identità e legami preesistenti. Il film non offre risposte
semplici: sopravvivere può significare diventare qualcosa che non
si voleva essere.
Alla fine, ciò che resta è l’amore. L’amore romantico, familiare,
artistico. È l’unica forza che permette ai personaggi di non essere
completamente divorati dalla violenza che li circonda. In I
peccatori, vincere non significa restare vivi, ma scegliere
cosa vale la pena salvare quando tutto il resto brucia.
L’adattamento live-action di
Dragon Trainer dello scorso anno ha superato
le aspettative al botteghino, incassando la ragguardevole cifra di
636 milioni di dollari in tutto il mondo. Un sequel è stato
annunciato prima della sua uscita e il cast del film continua ad
ampliarsi.
The Hollywood Reporter
(tramite Toonado.com) ha confermato che Phil
Dunster, star di Ted
Lasso, è entrato a far parte del cast per il
ruolo di Eret, un personaggio del film d’animazione del 2014
descritto come “l’arrogante, vanitoso e autoproclamato ‘il
miglior cacciatore di draghi vivente'”.
Kit Harington, di Game of Thrones, ha prestato la
voce a Eret nel film d’animazione DreamWorks del 2014. Non è chiaro
se sia stato contattato per riprendere il ruolo, ma Dunster sembra
perfetto per il personaggio.
Dean DeBlois,
co-creatore del franchise animato, torna come sceneggiatore,
regista e produttore esecutivo. Oltre a Ted
Lasso, Dunster è noto per il suo lavoro in
The Devil’s Hour e Strike Back.
Prossimamente reciterà al fianco di Steve Carell nella serie comica
Rooster di Bill
Lawrence e Matt Tarses per HBO.
Ambientato cinque anni dopo il
primo film, Dragon
Trainer 2 riunisce i vichinghi e i draghi mentre
vivono in armonia a Berk, divertendosi nelle corse nei cieli.
Durante uno dei loro giochi di volo, Hiccup e Sdentato incontrano
un branco di draghi selvaggi guidati da un misterioso Cavaliere dei
Draghi e, ancora una volta, si ritrovano a combattere per mantenere
la pace nel loro regno.
Parlando dei suoi piani per il
sequel la scorsa estate, DeBlois ha detto: “Al momento è molto
amorfo. Credo che ci sia qualcosa nel secondo film d’animazione che
la maggior parte dei fan preferisce della trilogia, e voglio
mantenere questa aspirazione. [Dragon Trainer 2] è stato come il nostro
L’Impero colpisce ancora, dove tutto è diventato più grande e più
vasto.”
“I personaggi diventano più
ricchi e anche le cose diventano più spaventose. Detto questo, ho
ancora dei rimpianti – aver scritto e diretto il secondo film – che
mi piacerebbe affrontare nella versione live-action”, ha
continuato il regista. “Quindi, non dobbiamo necessariamente
colorare all’interno delle linee [per quanto riguarda la storia e
la trama originali], ma al momento è un’esplorazione. Sto
letteralmente scrivendo la sceneggiatura proprio ora.”
L’uscita nelle sale di Dragon Trainer 2 è prevista per l’11
giugno 2027.
La
seconda stagione di The Pitt
si prepara a entrare in una fase ancora più critica. HBO
Max ha diffuso il promo
ufficiale dell’episodio 5, intitolato “11:00 A.M.”, in onda la prossima settimana sulla piattaforma, e
le immagini lasciano intendere che la pressione sul Pittsburgh
Trauma Medical Center sia tutt’altro che rientrata.
Dopo gli eventi degli ultimi episodi, segnati dal code black e da
un sovraccarico di pazienti senza precedenti, il nuovo episodio
sembra spostare l’attenzione sulle conseguenze a medio termine
dell’emergenza. Il titolo stesso, “11:00 A.M.”, suggerisce una scansione temporale
precisa, quasi ossessiva, che rafforza l’idea di una corsa contro
il tempo in cui ogni decisione può avere ripercussioni
irreversibili.
Il
promo mostra medici e specializzandi al limite, costretti a fare
scelte rapide in un contesto che non concede tregua. Le tensioni
personali, già emerse con forza nei precedenti episodi, sembrano
intrecciarsi sempre di più con i casi clinici, rendendo difficile
distinguere tra errori umani e responsabilità sistemiche. In
particolare, alcune brevi inquadrature suggeriscono che le fratture
interne allo staff potrebbero esplodere proprio nel momento meno
opportuno.
Un episodio di svolta
dopo il code black
L’episodio 5 appare costruito come un punto di svolta per la
stagione. Se il code black ha rappresentato l’apice dell’emergenza,
“11:00 A.M.” sembra
concentrarsi su ciò che accade quando l’adrenalina cala e restano
solo stanchezza, frustrazione e conflitti irrisolti. Il promo
accenna a nuovi casi complessi, ma soprattutto mette in primo piano
lo stress emotivo dei protagonisti, suggerendo che non tutti
riusciranno a reggere il peso della situazione.
La scelta di ambientare l’episodio attorno a un orario preciso
rafforza l’idea di una narrazione più compatta e claustrofobica, in
linea con il tono realistico che HBO Max sta
imponendo alla serie. The
Pitt continua così a distinguersi nel panorama dei medical
drama, puntando meno sull’eroismo e più sulle conseguenze
psicologiche del lavoro in prima linea.
Con “11:00 A.M.”, la
stagione 2 promette quindi di alzare ulteriormente l’asticella,
preparando il terreno per sviluppi che potrebbero ridefinire gli
equilibri all’interno del PTMC e segnare in modo decisivo il
percorso dei suoi personaggi principali.
Il
medical drama più longevo della TV americana è pronto a tornare.
Grey’s
Anatomy ha svelato il promo ufficiale dell’episodio 11 della
stagione 22, che segnerà la ripresa degli episodi inediti
dopo la pausa.
L’episodio 22×11 andrà in onda il 26 febbraio negli Stati Uniti su
ABC e, come
anticipano le prime immagini, riporterà al centro le tensioni
emotive e professionali che stanno attraversando il Grey Sloan
Memorial Hospital.
22×11 andrà in onda il
26 febbraio negli Stati Uniti
Il
promo suggerisce nuove sfide mediche ad alta intensità e dinamiche
personali sempre più complesse per i protagonisti, in una stagione
che continua a puntare sull’equilibrio tra casi clinici estremi e
intrecci relazionali. Il ritorno della serie promette quindi di
rilanciare i conflitti lasciati in sospeso e di preparare il
terreno per sviluppi cruciali nella seconda metà della
stagione.
Qualche anno fa, circolavano voci
su attori come Bob Odenkirk e Courteney
Cox che potevano apparire in un cameo in Wonder
Man. Ovviamente non è successo, e non sappiamo se
siano mai stati contattati, ma Josh Gad (Frozen) e
Joe Pantoliano (Daredevil) finiscono per
interpretare versioni romanzate di loro stessi.
Il primo è un rivale di lunga data
di Trevor Slattery, presumibilmente responsabile
dell’espulsione del “Mandarino” da una serie TV in cui recitavano
insieme, intitolata South Shore Hospital. Per un
innegabile esilarante scherzo del destino, il finale ha rivelato
che “Joey Pantoliano” ha preso il ruolo di Trevor in Wonder Man
dopo la sua prigionia.
Appare anche Josh
Gad, che interpreta una versione esagerata di se stesso
che esegue un remix EDM della canzone di Frozen, “In
Summer“, in un nightclub e in seguito fa amicizia con Doorman
prima di scomparire nella Dimensione della Forza Oscura, per non
essere mai più visto.
Parlando con Entertainment
Weekly, lo showrunner di Wonder Man,
Andrew Guest, ha confermato che il ruolo di
Pantoliano era stato originariamente scritto senza un attore
specifico in mente.
“Avevamo una lista di attori
caratteristi tra i migliori in circolazione, forse non nomi noti,
ma c’era un tale amore da parte di ogni persona alla Marvel per così tante di queste
persone che hanno significato così tanto per così tanti di
noi”, ha spiegato Guest. “E Joey si è distinto tra tutti
ed è stata la prima persona a cui abbiamo fatto una
chiamata.”
“La cosa meravigliosa di lui è
che ha così tanto da dire sulla [recitazione e Hollywood]”, ha
continuato lo sceneggiatore. “Ha scritto diversi libri. Ti
parla a lungo di recitazione, dei suoi pensieri sul perché ha
iniziato a lavorare in questo mondo e da dove nasce il suo amore
per questo mestiere. E abbiamo messo tutto questo nella
sceneggiatura, ed è davvero incredibile.”
Josh Gad, d’altra
parte, è sempre stato quello che il team creativo di Wonder Man
voleva per quel memorabile quarto episodio. “Josh è stata la
prima persona a cui l’abbiamo chiesto”, ha confermato Guest.
“E una volta che ha detto di sì, abbiamo potuto scrivere la
sceneggiatura appositamente per lui. E lui si è buttato a
capofitto. È stato molto divertente lavorare con lui sul
set.”
Il regista Destin Daniel
Cretton ha aggiunto: “Ovviamente, è molto divertente
ed è un po’ un’icona Disney. Poter prendere qualcuno del genere,
noto per essere così affascinante, meravigliosamente dolce e
solidale, e farlo interpretare un po’ come un alter ego… per molti
versi, in questo episodio interpreta un po’ il diavolo.”
“Ha preso qualcuno che era
molto felice della sua vita, che era molto contento di dove si
trovava, e ha piantato questo seme di potere, tipo, ‘Sei meglio di
così’. Ha piantato questo seme che crea una specie di mostro che
finisce in una situazione molto tragica. Ma poiché è Josh Gad, è
davvero divertente e molto piacevole da guardare.”
È già stato confermato che,
se Wonder Man 2 dovesse avere luogo, scopriremo cosa ne è stato
di Gad. Per quanto riguarda Doorman, con una storia di origini e un
set di poteri non molto diversi da quelli di Tyrone Johnson di
Cloak & Dagger, è difficile non chiedersi
se Cloak potrebbe essere colui che trova la star di Frozen.
Tutti gli otto episodi di
Wonder Man sono ora disponibili in
streaming su Disney+.
Una delle star emergenti più
importanti del 2025 ha rapidamente abbandonato un film in uscita a
seguito delle polemiche suscitate dall’annuncio della sua
partecipazione al cast.Si tratta Odessa A’zion,
diventata una delle star più seguite di quest’anno grazie alla sua
interpretazione nel film Marty
Supreme, candidato all’Oscar come miglior film nel
2026. Successivamente, è stato annunciato che A’zion avrebbe
partecipato al prossimo adattamento cinematografico del romanzo
Deep Cuts di Holly Brickley,
prodotto dalla A24.
Il progetto è stato però
immediatamente bersagliato da accuse di whitewashing nei confronti
del personaggio interpretato da A’zion, Zoe Gutierrez, che è per
metà messicana e per metà ebrea. Così, il 29 gennaio, A’zion ha
abbandonato Deep Cuts. In una serie di post sulla
sua storia Instagram, l’attrice ha commentato di
essere d’accordo con le critiche, dicendo: “Sono con TUTTI voi
e NON farò questo film”. Spiega che era “così entusiasta
che ha semplicemente detto sì”, essendo una fan della storia,
ma senza aver avuto la possibilità di valutare attentamente se
interpretare o meno il personaggio.
“Sono stata così impegnata con
altri lavori che stavo cercando di ritagliarmi del tempo per
rileggerlo, vorrei aver trovato quel tempo prima e aver notato il
suo nome. È tutto ciò che viene menzionato nella
sceneggiatura“, dice A’zion. Continua ringraziando le persone
e dice anche che non ha letto il libro e che inizialmente aveva
fatto il provino per un altro personaggio: “Per me è molto
importante raccontarvi come sono andate le cose: ho fatto il
provino per Percy, ma mi è stato offerto il ruolo di Zoe e ho
accettato immediatamente! Sono così arrabbiata, ragazzi, non avevo
letto il libro e avrei dovuto prestare maggiore attenzione a tutti
gli aspetti di Zoe prima di accettare… e ora che so quello che
so??? Fan**o! ME NE VADO”.
A’zion conclude dicendo: “Non
prenderei mai il ruolo di qualcun altro che è destinato a farlo.
[…] Non vedo l’ora di scoprire chi sarà”.
Deep Cuts sarà
diretto da Sean Durkin, con Drew
Starkey e Cailee Spaeny, che hanno già
sostituito Austin Butler e Saoirse
Ronan nei ruoli principali, a causa di conflitti di
programmazione con i due precedenti candidati all’Oscar. La storia
segue una relazione pluriennale tra due ventenni, alimentata
dall’ossessione per la musica, che ha inizio nel 2000. Deep
Cuts ripercorre questo periodo mentre i protagonisti fanno
i conti con l’ambizione e l’identità in una storia di formazione
unica nel suo genere.
Ne avevamo sentito parlare per la
prima volta nel 2023, ma da allora gli aggiornamenti sono stati
rari e sporadici. Ora, Deadline riporta che Amazon Prime Video sta procedendo con
un adattamento in otto episodi dell’acclamata serie Image Comics
del 2013 Sex Criminals, di Matt
Fraction e Chip Zdarsky.
Kumail Nanjiani
(Eternals),
Emily V. Gordon (The Big Sick) e Tze
Chun (Gremlins: Secrets of the Mogwai) sono a bordo come
co-creatori della serie. Nanjiani dovrebbe anche recitare in un
ruolo non ancora reso noto.
“Sex Criminals è esattamente il
tipo di cosa a cui Winter Coat mira a dare vita: storie d’amore in
luoghi strani”, hanno detto Gordon e Nanjiani. “Dal
momento in cui LuckyChap ci ha portato il fumetto di Matt e Chip,
sapevamo di voler portare questi personaggi sullo schermo e siamo
entusiasti di farlo insieme a Tze Chun e Prime Video.”
Chun ha aggiunto: “Sono un fan
di Sex Criminals di Matt Fraction e Chip Zdarsky fin da quando il
primo numero è uscito. Questo è il mio progetto dei sogni da oltre
un decennio e co-creare questa serie con Emily e Kumail è stato uno
dei momenti più importanti della mia carriera. Siamo entusiasti di
dare vita a questa serie con i nostri incredibili partner Lucky
Chap e Prime Video”.
Sex
Criminals, uno dei fumetti più vietati e contestati
negli Stati Uniti, è incentrato su una bibliotecaria di nome Suze e
un attore di nome Jon che si incontrano a una festa e finiscono per
andare a letto insieme. “Più tardi, rimangono scioccati nello
scoprire di avere in comune la capacità di congelare il tempo
quando raggiungono l’orgasmo. Man mano che la loro relazione si
sviluppa e le loro storie sessuali vengono esplorate, decidono di
rapinare la banca dove lavora Jon per salvare la biblioteca di
Suze, in pericolo”.
La sinossi ufficiale della serie
recita: “Sex Criminals è incentrata su Suze, una ragazza
normale con un’abilità straordinaria: quando fa sesso, ferma il
tempo. Una notte incontra Jon, che ha lo stesso dono. E così fanno
quello che farebbe qualsiasi altra coppia che fa sesso e ferma il
tempo: rapinano banche”.
Un precedente adattamento della
serie vincitrice del premio Eisner era in lavorazione alla
Universal nel 2015, ma i piani sono andati in fumo.
“Sex Criminals è audace,
esilarante e incredibilmente originale, con al centro una storia
d’amore che sembra allo stesso tempo profondamente umana e del
tutto inaspettata”, ha affermato Peter Friedlander,
responsabile globale della televisione presso Amazon MGM Studios.
“Emily, Kumail e Tze hanno portato un’interpretazione fresca ed
emotivamente radicata a questa incredibile proprietà. Con i nostri
collaboratori di LuckyChap, Winter Coat Films e i creatori di
fumetti Matt Fraction e Chip Zdarsky, siamo entusiasti di portare
questo mondo indimenticabile e i suoi personaggi al nostro pubblico
globale di Prime Video”.
È passato poco più di un anno e
mezzo da quando
The Acolyte ha debuttato su Disney+, e rimane l’unica serie TV di
Star
Wars ad
essere stata “ufficialmente” cancellata dalla Lucasfilm.
L’intenzione era quella di esplorare l’era dell’Alta Repubblica, il
periodo della storia di questa galassia lontana lontana ambientato
prima degli eventi de La minaccia fantasma. La Lucasfilm ha
pubblicato diversi libri e fumetti su quel periodo, ottenendo un
successo alterno. Tuttavia, se la seconda stagione fosse stata
realizzata, The Acolyte avrebbe finalmente
raccontato la storia di Darth Plagueis, il Signore dei Sith che
alla fine diventa il maestro dell’Imperatore Palpatine.
L’iconico cattivo è stato
anticipato nel finale, con Qimir/Lo Straniero che sembrava essere
il suo apprendista prima che il giovane Sheev Palpatine entrasse in
scena. The HoloFiles ha infatti ora rivelato alcuni nuovi estratti
dal libro The Art of The Acolyte di Kristin
Baver, in uscita il mese prossimo, confermando che l’elmo
dello Straniero è stato deliberatamente progettato pensando ai
Cavalieri di Ren della trilogia sequel e a
Kylo Ren.
“Il leggero volant sul retro
dell’elmo, un elemento di design che risale all’influenza samurai
del franchise e che è apparso per la prima volta nel design di
Vader, suggerisce un legame tra lo Straniero e l’antagonista
mascherato della trilogia sequel di Star Wars, Kylo Ren, un’idea
che gli sceneggiatori hanno preso dal design”, spiega il
creatore di creature Nick Tyrel. Il sito ha anche
condiviso alcuni commenti approfonditi della showrunner di
The AcolyteLeslye Headland, che
ha suggerito che “Ren” potrebbe essere parte del nome di Qimir.
“Sembrava prefigurare un
possibile collegamento con i Cavalieri di Ren con la forma di Kylo
Ren su cui abbiamo optato”, ha osservato. “Abbiamo
semplicemente iniziato ad andare in quella direzione. Era nel
design del personaggio, oltre al fatto che sapevamo che avremmo
introdotto Darth Plagueis, che alla fine avrebbe avuto Palpatine
come suo apprendista”. “Seguendo la Regola dei Due, un
precetto che limitava i Sith a solo due in un dato momento, un
maestro e un apprendista, un modo per mantenerla è che lo Straniero
sia il primo Cavaliere di Ren, parte di una cultura adiacente ai
Sith che sappiamo sopravvivere alla fine”.
“E dato che non gli diamo mai
un nome”, ha aggiunto Headland, “non si sa: ha un nome e
poi il suo cognome è Ren? È il Ren originale? È un buon modo per
accennarlo senza rivelare troppe informazioni”. Star
Wars, come noto, ha stabilito che può esserci un solo
maestro Sith e un solo apprendista Sith alla volta. Mettendo
insieme ciò che viene detto qui con le notizie precedenti, sembra
probabile che Qimir non fosse l’apprendista di Plagueis e che il
cattivo tenesse d’occhio questo utilizzatore della Forza Oscura
che, con Osha al suo fianco, forma i Cavalieri di Ren. Oppure lo
Straniero ha tradito il suo Maestro allontanandosi da lui.
È un peccato che questi siano vuoti
che i fan devono colmare da soli, ma questo è diventato un elemento
fondamentale della Lucasfilm di proprietà della Disney (il ritorno
di Palpatine, ad esempio, è stato descritto in dettaglio solo in un
romanzo tratto da L’ascesa di Skywalker).
Purtroppo, ad oggi resta confermata la cancellazione della serie,
quindi alcuni dettagli di The
Acolyte potranno trovare spiegazione solo grazie a
pubblicazioni come quelle di The Art of The Acolyte.
Le riprese di
Spider-Man: Brand New Day si sono concluse il
mese scorso e, mentre nei prossimi mesi sono previste alcune
riprese aggiuntive, alcuni gadget della troupe stanno già facendo
il giro dei social media. Caratterizzati da un nuovo look oscuro
dell’uomo ragno, la felpa con cappuccio (la si può vedere qui) è
accompagnata da una lettera scritta a mano dal protagonista
Tom Holland.
“Alla nostra incredibile
troupe”, scrive l’attore. “Innanzitutto, sono molto triste
che questa esperienza stia volgendo al termine. È stato un lavoro
duro e impegnativo, ma lavorare con voi ogni giorno è stata una
grande gioia. Grazie per aver reso questa esperienza di riprese la
più creativa, appagante e divertente che io abbia mai avuto.
Il vostro duro lavoro, la vostra dedizione, il vostro talento e
la vostra gentilezza sono stati un vero piacere e non potrò mai
ringraziarvi abbastanza. Mi è piaciuto molto ridere con voi e spero
di poterlo fare ancora molte volte”.
“Questo film non sarebbe
neanche lontanamente quello che sarà senza di voi”, ha
continuato Holland. “Quindi grazie dal profondo del cuore e ci
vediamo la prossima volta. Con affetto, Tom”. È un messaggio
commovente, che dimostra quanto l’attore sia stato coinvolto nella
realizzazione di Spider-Man: Brand New Day.
L’attore ha infatti dichiarato in alcune interviste di essere stato
più coinvolto nel processo creativo questa volta, in modo da poter
dare ai fan ciò che desiderano. Viene però a questo punto lecito
chiedersi se questo look “nero” dell’Uomo Ragno sulla felpa possa
essere un’anticipazione del fatto che nel film il protagonista
indosserà anche il celebre costume nero.
Quello che sappiamo
su Spider-Man: Brand New Day
Ad oggi, una sinossi generica di
Spider-Man: Brand New Day è emersa in rete, anche se
non è chiaro quanto sia accurata.
Dopo gli eventi di Doomsday,
Peter Parker è determinato a condurre una vita normale e a
concentrarsi sul college, allontanandosi dalle sue responsabilità
di Spider-Man. Tuttavia, la pace è di breve durata quando emerge
una nuova minaccia mortale, che mette in pericolo i suoi amici e
costringe Peter a riconsiderare la sua promessa. Con la posta in
gioco più alta che mai, Peter torna a malincuore alla sua identità
di Spider-Man e si ritrova a dover collaborare con un improbabile
alleato per proteggere coloro che ama.
L’improbabile alleato potrebbe
dunque essere il The Punisher di Jon Bernthal –
recentemente annunciato come parte del film – in una situazione
già vista in precedenti film Marvel dove gli eroi si vedono
inizialmente come antagonisti l’uno dell’altro salvo poi allearsi
contro la vera minaccia di turno.
Di certo c’è che il film condivide
il titolo con un’epoca narrativa controversa, che ha visto la
Marvel Comics dare all’arrampicamuri un nuovo
inizio, ponendo però fine al suo matrimonio con Mary Jane Watson e
rendendo di nuovo segreta la sua identità. In quel periodo ha
dovuto affrontare molti nuovi sinistri nemici ed era circondato da
un cast di supporto rinnovato, tra cui un resuscitato Harry
Osborn.
Il film è stato recentemente
posticipato di una settimana dal 24 luglio 2026 al 31 luglio 2026.
Destin Daniel Cretton, regista di Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, dirigerà il
film da una sceneggiatura di Chris McKenna ed Erik Sommers.
Tom Holland guida un cast che include
anche Zendaya, Jacob Batalon,Mark Ruffalo, Sadie Sink e Liza Colón-Zayas
e Jon Bernthal. Michael Mando è
stato confermato mentre per ora è solo un rumors il coinvolgimento
di
Charlie Cox.
Spider-Man: Brand New
Day uscirà nelle sale il 31 luglio 2026.
I colpi di scena più importanti di
Send
Help mettono in evidenza quanto possa essere
spietata la apparentemente mite Linda Liddle. Il film di
Sam Raimi segue Linda e il suo capo
aggressivamente crudele, Bradley, quando diventano gli unici
sopravvissuti a un incidente aereo in mare.
La sopravvivenza su un’isola remota
è possibile solo grazie alle capacità di sopravvivenza di Linda, e
il continuo cambiamento degli equilibri di potere tra i due è al
centro della narrazione. Con il progredire del film, Linda si
rivela una figura straordinariamente spietata. Questo si inserisce
nella visione oscura del film su un tema potenzialmente edificante,
che presenta Linda come un’anti-eroina estrema, disposta ad
adottare misure drastiche pur di sopravvivere.
Il grande segreto di Linda in
Send Help cambia il film
Uno dei grandi colpi di scena di
Send
Help, rivelato nel climax, svela che dall’altro
lato dell’isola esiste in realtà una casa moderna, ricca e
perfettamente conservata. Questo spiega perché Linda sia riuscita a
rimanere molto più serena rispetto a Bradley. Per gran parte del
film, l’addestramento alla sopravvivenza di Linda le garantisce un
vantaggio cruciale sul viziato Bradley.
Tuttavia, alcuni dei suoi maggiori
vantaggi derivano dalla scoperta della casa di un ricco
proprietario sull’altro lato dell’isola. È lì che Linda “trova” un
coltello e si spiega come riesca a preparare pasti impeccabili con
apparente facilità. Analogamente al privilegio di classe di
Bradley, anche Linda ottiene potere grazie a una fortunata
coincidenza.
Il fatto che avesse accesso a una
cucina cambia completamente il significato delle creazioni
culinarie di Linda, soprattutto in contrasto con la disperazione di
Bradley mentre cerca cibo. Questo rafforza uno dei temi più sottili
del film, che mette in luce il lato oscuro di Linda e quanto
facilmente riesca a inserirsi in quel mondo privilegiato dal quale,
in passato, era sempre rimasta esclusa.
Cortesia Cristiana Caimmi & Co
Il segreto oscuro di Linda
anticipa il destino finale di Bradley
Per gran parte del film, Send
Help presenta Linda come una donna ambiziosa ma innocente:
oppressa, impacciata, ma gentile. Uno dei momenti di svolta che
suggerisce il suo lato più oscuro arriva con la rivelazione che
Linda è una vedova. Ubriacandosi con Bradley sull’isola, racconta
il destino di suo marito.
Linda spiega che il marito era un
forte bevitore e una “brutta persona”, lasciando intendere che
fosse almeno emotivamente crudele, se non fisicamente violento.
Secondo Linda, dopo un litigio particolarmente violento, invece di
nascondergli le chiavi dell’auto come faceva di solito, gli permise
di guidare ubriaco.
L’uomo morì in un incidente,
lasciando Linda piena di sensi di colpa. Il film utilizza questo
momento per evidenziare quanto Linda possa essere subdolamente
manipolatrice. Questo anticipa la sua capacità di ingannare Bradley
nel finale, lasciandogli sfogare insulti mentre brandisce
inconsapevolmente un fucile scarico. Grazie a ciò, Linda ottiene un
vantaggio decisivo e lo uccide.
Perché Linda prende quella
decisione letale
Sebbene l’uccisione di Bradley da
parte di Linda possa essere interpretata come autodifesa, la sua
precedente decisione di uccidere la fidanzata di lui, Zuri, e
l’innocente capitano della barca la dipinge sotto una luce molto
diversa. Verso la fine del secondo atto del film, dopo che sono
passate settimane nella narrazione, Linda rimane sconvolta nel
vedere arrivare Zuri insieme a un capitano locale.
Zuri ha continuato a cercare
Bradley anche dopo che era stato dato per morto. Ricorda persino
Linda per nome, in netto contrasto con l’atteggiamento sprezzante
che persone come Bradley avevano sempre avuto nei suoi confronti.
Tutto ciò dipinge Zuri come una persona sinceramente buona,
rendendo la decisione di Linda di ucciderla per mantenere il
proprio potere su Bradley ancora più crudele.
Cortesia Cristiana Caimmi & Co
Inizialmente viene suggerito che
Linda abbia lasciato che i due cadessero da una scogliera,
conducendoli intenzionalmente lungo un sentiero pericoloso che lei
conosce bene. Tuttavia, una rivelazione tardiva mostra che Linda
aveva in realtà attaccato il capitano, uccidendolo mentre cercava
di salvare Zuri, in modo da eliminare entrambi.
Sebbene questo la lasci tormentata
dal senso di colpa, l’atto rappresenta la piena manifestazione del
lato oscuro del personaggio, che il film aveva anticipato fino a
quel momento. È il primo gesto veramente feroce di Linda e rivela
che la figura apparentemente simpatica è in realtà molto più
pericolosa di quanto sembri.
La scena finale di Send
Help è crudele, cupa e perfetta
Le scene finali di Send
Help presentano Linda come la vincitrice assoluta della
storia. Dopo aver ucciso Zuri, il capitano e Bradley, Linda viene
infine ritrovata come “l’unica sopravvissuta” sull’isola.
Nascondendo con successo le proprie azioni, si reinventa come
simbolo di sopravvivenza, diventando un’ossessione mediatica.
Questo la porta a essere promossa
nell’azienda, apparentemente prendendo il posto di Bradley, e a
scrivere diversi libri di auto-aiuto che sostengono l’idea che
bisogna “salvare se stessi” invece di aspettare aiuto. È una
rivelazione dura, soprattutto se si interpreta ciò che accade
sull’isola come un atto di autodeterminazione.
Nel frattempo, Linda si è
completamente arresa alle lusinghe dell’alta società, arrivando
persino a praticare il golf. Se prima criticava Bradley per aver
favorito i suoi amici golfisti e il film usava il golf come simbolo
del privilegio, ora Linda lo uccide proprio con una mazza da golf e
sviluppa lei stessa una passione per questo sport.
Sconfiggendo Bradley, Linda diventa
esattamente il tipo di persona di cui si lamentava. L’ultima
inquadratura la mostra vittoriosa, mentre guida verso il tramonto
in un’auto di lusso con il suo uccellino domestico. È un finale
tagliente che si inserisce perfettamente nei temi di fondo del
film.
Il vero significato di Send
Help
Cortesia Cristiana Caimmi & Co
Al centro di Send Help c’è
una versione distorta del racconto di sopravvivenza, sia in
relazione al contesto sociale contemporaneo sia all’ambiente
naturale. In entrambi i casi, i tentativi di Linda di essere
gentile e discreta la rendono più isolata e presa di mira.
Solo quando Linda inizia a essere
aggressiva nei confronti di Bradley riesce ad affermarsi e a
imporsi, ottenendo il suo rispetto. Anche se lui continua a
detestarla, è costretto a riconoscerla non solo come una pari, ma
come una superiore.
È questa versione di Linda che
riesce a rispondere a tono a Bradley e persino a spingerlo a
salvarle la vita. Tuttavia, lo stesso senso di controllo la porta
ad adottare tattiche sempre più dure. Già dopo una sola settimana
sull’isola, mente a Bradley sulla possibilità di essere avvistati.
Ama il potere che esercita su un’altra persona.
Linda lo paragona persino al suo
uccellino domestico, chiuso in una gabbia a sua discrezione.
Diventa un’assassina per mantenere questo status quo. Ed è proprio
così che vince anche nella vita: “prende il controllo” mentendo,
combattendo e uccidendo. Come racconta al pubblico, nessuno le ha
mai reso la vita più facile: ha dovuto “aiutare” se stessa.
Il film applica letteralmente il
motto del reality Survivor tanto amato da Linda: per
sopravvivere bisogna superare e resistere più degli altri. In un
altro film, le sue azioni l’avrebbero resa una villain. Ma nel
mondo spietato del business moderno che permea Send Help,
anche sull’isola, questo fa di Linda una vincitrice.
The Beatles – A Four-Film
Cinematic Event è pronto a scatenarsi con una serie di
immagini in anteprima. Le immagini rivelano i membri dell’iconica
rock band britannica come sono ritratti nell’ambiziosa biografia in
quattro parti dei Beatles di prossima uscita.
Tramite Instagram, il Liverpool
Institute for Performing Arts (LIPA) ha condiviso delle cartoline
(si possono vedere qui) che rivelano un
primo sguardo al cast. Secondo la didascalia del post: “Ci sono
state date delle cartoline esclusive che promuovono i nuovi film
sui Beatles! […] Le abbiamo nascoste in giro per il LIPA e vogliamo
che gli studenti le trovino”.
Mentre il post originale mostrava
solo l’immagine di
Paul Mescal nei panni di Paul
McCartney, gli studenti del LIPA hanno rapidamente trovato
e condiviso le immagini delle altre tre cartoline (si possono vedere qui), che
mostrano Harris Dickinson nei panni di
John Lennon, Joseph Quinn nei panni di
George Harrison e
Barry Keoghan nei panni di Ringo
Starr.
Queste immagini mostrano le
trasformazioni a volte estreme del cast. Mentre Joseph Quinn non è
nuovo a acconciature elaborate d’epoca grazie al suo ruolo di Eddie
Munson, metallaro nella quarta stagione di Stranger Things, lo stesso non si può
dire per tutti i suoi colleghi. Anche Barry Keoghan è in qualche modo riconoscibile,
dato che il taglio di capelli alla Ringo che sfoggia non è del
tutto dissimile da quello che aveva nel film Eternals del Marvel Cinematic Universe del
2021.
Tuttavia, la star di
Babygirl Harris Dickinson appare completamente diverso nei
panni di John Lennon, la cui caratteristica chioma è molto diversa
dai capelli corti che l’attore emergente ha sfoggiato nella maggior
parte dei suoi progetti precedenti. Mentre Dickinson potrebbe
sembrare il più diverso dal suo tipico personaggio sullo schermo,
la trasformazione di Paul Mescal lo rende il più simile al suo
personaggio. Nell’immagine di anteprima, Mescal incarna più o meno
completamente Paul McCartney, il che evidenzia quanto sia in grado
di evocare un personaggio completamente diverso dai suoi ruoli
precedenti.
John Rambo è
pronto a tornare sul grande schermo. Il nuovo film del franchise,
concepito come prequel e
storia delle origini, ha ufficialmente avviato le riprese,
come confermato da Lionsgate.
La produzione è partita in Thailandia e, insieme all’inizio dei
lavori, è stato svelato anche il primo poster ufficiale.
Il
film, intitolato semplicemente John Rambo,
vedrà Noah
Centineo nei panni del celebre personaggio
reso iconico da Sylvester Stallone
a partire da First Blood (1982). Il
racconto sarà ambientato durante i primi anni di
Rambo, seguendone l’esperienza nella guerra del Vietnam, prima degli eventi
della saga cinematografica.
Alla regia c’è Jalmari
Helander, autore di Sisu, mentre la sceneggiatura è firmata dal duo
Rory Haines
e Sohrab
Noshirvani.
I
dettagli sui loro ruoli non sono ancora stati rivelati, ma
l’ampliamento del cast conferma l’ambizione del progetto.
Le parole del regista: “Un Rambo crudo, essenziale e reale”
In occasione dell’avvio delle riprese, Helander ha condiviso una
dichiarazione particolarmente personale:
“Avevo undici anni quando vidi First Blood per la prima volta, e cambiò la mia vita.
Rambo non era solo un film: è cresciuto con me ed è stato
determinante nel mio desiderio di diventare regista.”
Il regista ha poi anticipato il tono del film:
“Questo è un Rambo spogliato di tutto, crudo e reale. Una storia di
sopravvivenza, resistenza e innocenza perduta. È un onore dare
forma a questo nuovo capitolo con profondo rispetto per il
personaggio e la sua eredità.”
Un franchise da oltre 800 milioni di dollari
La saga di Rambo
conta finora cinque
film, a partire dal cult del 1982 ispirato al romanzo
First Blood di
David
Morrell. Dopo la trilogia anni ’80, Stallone
è tornato nel ruolo nel 2008 con Rambo e nel 2019 con Last Blood. Complessivamente, il franchise ha superato
gli 800 milioni di
dollari al box office globale.
Resta da chiarire quanto
il nuovo prequel attingerà direttamente dal romanzo originale, ma
l’obiettivo appare chiaro: raccontare l’origine del mito, prima che John Rambo
diventasse una leggenda del cinema action.
Sono arrivate le prime reazioni al
controverso adattamento di Emerald Fennell di
Cime
tempestose. La nuova versione del classico romanzo
gotico di Emily Brontë dallo stesso titolo vede
Margot Robbie nei panni di Catherine Earnshaw
e Jacob Elordi in quelli di Heathcliff, la cui
relazione profondamente appassionata viene compromessa per sempre
quando Cathy sposa il ricco Edgar Linton (Shazad
Latif). Heathcliff decide quindi di vendicarsi delle
famiglie aristocratiche delle brughiere dello Yorkshire.
I trailer di Cime tempestose hanno suscitato
polemiche a causa dei loro elementi sessualizzati, mentre la scelta
di Robbie ed Elordi come protagonisti è stata criticata sin dal
momento dell’annuncio. Tuttavia, ora, le prime reazioni condivise
sui social media sono state positive. Le tre principali recensioni
pubblicate finora sottolineano l’intesa tra i due protagonisti, la
trama intensa e il design opulento.
Meredit Loftus di
Collider elogia la “splendida scenografia e i costumi” del
film, nonché la “musica roboante di Charli XCX”, che
servono a illustrare la “passione + ossessione della torrida
storia d’amore di Catherine e Heathcliff”. La conduttrice
televisiva Maude Garrett, in modo ancora più
memorabile, definisce Cime tempestose
“perfezione assoluta”, elogiando la sua rappresentazione
del desiderio dei personaggi.
Jazz Tangcay di
Variety definisce invece il film una “storia rovente e
contorta”, grazie alla “chimica e alla tensione
sessuale” tra Robbie ed Elordi e alla capacità di Fennell di
“prendere un classico, capovolgerlo, farti cadere completamente
nella lussuria e poi distruggere completamente la tua anima”.
Primi pareri che certamente aumentano le aspettative nei confronti
del film, per cui non resta ora che attendere l’arrivo di
recensioni più complete per poter avere pareri più precisi sul
film.
La trama e il cast di Cime tempestose
La storia di Cime
tempestose segue Catherine e Heathcliff mentre vivono il
loro amore proibito e distruttivo nelle brughiere dello Yorkshire.
Questo sarà l’undicesimo adattamento della tragica storia d’amore
gotica, l’ultimo dei quali è stato il film della BBC Radio 3 del
2011 con Kaya Scodelario e James
Howson. Charli XCX ha composto la colonna
sonora del film, pubblicando recentemente una canzone intitolata
“House” in collaborazione con l’ex membro dei Velvet
Underground, John Cale.
Oltre a Margot
Robbie nei panni di Catherine Earnshaw e Jacob Elordi in quelli di Heathcliff,
l’adattamento del romanzo vede anche la partecipazione di
Shazad Latif nel ruolo di Edgar Linton,
Alison Oliver nel ruolo di Isabella Linton,
Hong Chau nel ruolo di Nelly Dean,
Charlotte Mellington nel ruolo della giovane
Catherine, Owen Cooper nel ruolo del giovane
Heathcliff e Vy Nguyen nel ruolo della giovane
Nelly.
L’uscita nelle sale è prevista per
il 13 febbraio 2026.
Dopo il code black
che ha chiuso l’episodio precedente, The
Pitt torna con una puntata che riesce a
bilanciare perfettamente emergenze mediche ad alta tensione e
sviluppo dei personaggi. L’episodio 4 della seconda stagione si
svolge in un contesto già al limite: l’ospedale vicino è fuori uso,
il Pittsburgh Trauma Medical Center viene travolto da nuovi
pazienti e, come se non bastasse, è il giorno del 4 luglio. Il caos
diventa la cornice ideale per far emergere crepe, rivalità e
fragilità personali.
La
puntata lavora meno sull’effetto shock e più sulla
pressione
psicologica, mostrando come ogni medico reagisca in modo
diverso a una giornata che sembra non finire mai.
Il caso finale e la
paziente di Langdon: perché la sua eruzione cutanea è così
preoccupante
Il
finale dell’episodio introduce un elemento narrativo destinato a
diventare centrale: una paziente già vista in passato torna in
ospedale con un’eruzione cutanea rapida e dolorosa. Il dettaglio
chiave non è tanto la diagnosi – ancora ignota – quanto la reazione
di Langdon,
visibilmente più teso del solito.
Donnie ipotizza una possibile infezione da MRSA, ma Langdon lascia intendere
che la situazione potrebbe essere ancora più grave. La serie
sceglie consapevolmente l’ambiguità: i sintomi sono generici, le
possibilità molteplici, e proprio questa incertezza alimenta la
tensione. È chiaro che questo caso diventerà il fulcro
dell’episodio successivo, trasformandosi probabilmente in un test
decisivo per Langdon.
Santos contro Whitaker:
frustrazione, gelosia e senso di fallimento
Il cuore emotivo dell’episodio è però il conflitto tra
Dr. Santos e
Dr. Whitaker.
Dopo che Whitaker individua un posterior STEMI salvando la vita a un paziente,
Santos lo apostrofa con un soprannome sprezzante, “Fuckleberry”.
Un’uscita che sorprende, soprattutto considerando che i due
convivono dalla fine della prima stagione.
Il motivo emerge chiaramente: Santos sta vivendo una serie di
fallimenti professionali. In pochi episodi ha commesso tre errori
significativi – un sospetto infondato di abuso, un infarto mancato,
un disturbo alimentare individuato da un’altra collega. Per un
personaggio competitivo e ambizioso come lei, l’idea di essere
“superata” dagli altri è intollerabile.
La sua rabbia non è diretta solo a Whitaker, ma è il sintomo di una
crisi di identità
professionale che potrebbe avere conseguenze pesanti nel
prosieguo della stagione, sia sul piano umano che clinico.
Robby, Langdon e
Al-Hashimi: una miccia sempre più corta
Il rapporto tra Dr.
Robby e Dr.
Langdon continua a deteriorarsi. Nonostante l’emergenza,
Robby tiene Langdon relegato all’infermeria, lontano dal pronto
soccorso, segno che il rancore per il furto di medicinali è
tutt’altro che superato.
La svolta arriva con Dr.
Al-Hashimi, che decide di riportare Langdon in prima
linea, ignorando le direttive di Robby. È una scelta che cambia gli
equilibri: ora i due dovranno lavorare fianco a fianco, costretti
ad affrontare un conflitto che la serie sta preparando con cura fin
dall’inizio della stagione.
Javadi e la doppia vita
social: leggerezza che racconta il presente
Uno dei momenti più leggeri dell’episodio riguarda
Victoria Javadi.
Langdon scopre che la collega è una celebrità sui social,
conosciuta come Dr. J, e
che pubblica video ironici e utili sul lavoro in ospedale. È una
parentesi quasi comica, ma anche una riflessione sottile su come la
medicina moderna conviva ormai con la comunicazione digitale e la
costruzione dell’immagine pubblica.
Nuovi amori e solitudini:
Whitaker e McKay
Sul fronte sentimentale, l’episodio semina più che raccogliere.
Whitaker viene associato ad Amy, già vista nella prima stagione, ma insiste sul
fatto che si tratti solo di amicizia. La sua reticenza suggerisce
un legame emotivo irrisolto, ancora segnato da lutti e sensi di
colpa.
Più diretta invece Dr.
McKay, che accetta l’invito di Brian, un ex paziente,
dando il via a una possibile relazione. Una scelta che racconta il
bisogno di normalità e contatto umano in un ambiente che divora
energie e affetti.
Gli errori degli
specializzandi: Ogilvie sull’orlo del disastro
Tra i nuovi interni, Ogilvie incarna il pericolo dell’eccesso di
sicurezza. Nel tentativo di dimostrare il proprio valore, rimuove
un frammento di vetro dal dorso di un paziente senza consultare i
superiori, causando una grave emergenza. Il gesto, spiegato poi da
Robby, dimostra quanto la competenza medica non possa prescindere
dall’esperienza e dal lavoro di squadra.
Un episodio di
transizione che prepara il terreno
L’episodio 4 di
The Pitt non cerca il
colpo di scena a tutti i costi, ma lavora in profondità sui
personaggi. Tra rivalità, errori, attrazioni e tensioni irrisolte,
la serie costruisce un mosaico umano sempre più complesso. Il
code black non è
solo un evento narrativo, ma una metafora: quando il sistema è
sotto pressione, emergono le crepe. E al PTMC, quelle crepe stanno
diventando sempre più evidenti.
Ben – Rabbia Animale è un film assolutamente
brutale, in cui gran parte del cast non sopravvive fino
alla fine della notte. Il film horror si concentra su un
piccolo gruppo di amici riuniti in una remota casa alle Hawaii,
dove tutto sembra andare bene finché lo scimpanzé adottato dalla
famiglia non diventa feroce. Fin dalla prima scena,
Ben – Rabbia
Animale si distingue per una
rappresentazione della violenza feroce e senza compromessi.
Tuttavia, il film non si limita a
omicidi compiuti da una scimmia e a immagini raccapriccianti. Alla
base dell’intera storia c’è un tema ricorrente: l’unità tra le
persone rappresenta la migliore possibilità di difesa contro gli
orrori della natura. Anche di fronte alla perdita e alla paura,
Ben – Rabbia Animale sottolinea come sia
necessario restare uniti per affrontare minacce di grande portata.
Il film è al cinema dal 29 gennaio con Eagle
Pictures.
Ben viene spinto in uno stato di
furia a causa di un’infezione da rabbia, che spiega perché la
scimmia apparentemente docile si abbandoni a una vera e propria
furia omicida. All’inizio di Ben – Rabbia
Animale, Ben viene presentato come un membro felice e
sano della famiglia, adottato quando era uno scimpanzé nell’ambito
di un esperimento linguistico condotto da Lucy ed Erin insieme alla
loro madre, ormai defunta.
Successivamente si scopre che una
mangusta infetta dalla rabbia ha attaccato Ben. Sebbene lo
scimpanzé sia riuscito a uccidere l’animale durante lo scontro,
emerge che un morso al braccio lo ha contagiato con la stessa
malattia. Purtroppo, la famiglia non si rende conto di quanto
accaduto in tempo per salvare Ben, e l’animale finisce per essere
completamente consumato dall’infezione.
Questo introduce una delle domande
più interessanti del film, dato che la famiglia osserva come la
rabbia sia quasi sconosciuta alle Hawaii. Eppure, una mangusta
infetta è riuscita comunque a raggiungere l’isola e a vivere allo
stato selvatico. Ciò potrebbe suggerire che anche altra fauna
locale sia stata contagiata, con il rischio di una diffusione della
rabbia ad altri animali.
Ben – Rabbia Animale si conclude con la morte di
gran parte del cast in modo estremamente brutale
Ben – Rabbia
Animale si conferma un film di una brutalità
assoluta, con la maggior parte del cast che muore in modo
particolarmente violento. Nel film compaiono nove personaggi umani
principali, e solo tre di loro sono ancora vivi durante i titoli di
coda finali. Il tono cruento viene stabilito fin da subito, con il
veterinario locale che si vede strappare via il volto.
Dopo che Erin viene morsa da Ben,
gli adolescenti (Lucy, Hannah, Kate e Nick) riescono a prendere le
distanze dallo scimpanzé nascondendosi nella piscina. Ben non è in
grado di nuotare, ma può muoversi lungo il perimetro esterno della
vasca. Questo porta alla morte di Nick, che tenta di spingere Ben
giù dalla scogliera, ma viene invece trascinato con sé.
I tentativi di Kate e Lucy di
raggiungere un telefono finiscono tragicamente quando Ben raggiunge
Kate e la massacra colpendola con una pietra. Nel frattempo, Hannah
sembra quasi riuscire a scappare, ma finisce nell’auto sbagliata e
viene fatta a pezzi. L’auto appartiene a Drew e Brad, due uomini
che speravano di rimorchiare le ragazze, ma che vengono uccisi da
Ben al loro posto.
Alla fine, solo Lucy, Erin
e il loro padre Adam sopravvivono al film. Sebbene tutti e
tre riportino gravi ferite nel corso della storia, riescono a
collaborare e a ferire progressivamente Ben, fino a quando il suo
ultimo assalto lo espone all’impalamento su una sedia rotta accanto
alla piscina.
Ben – Rabbia
Animale è un film cruento che non si tira indietro
davanti alla brutalità delle uccisioni, soprattutto nel caso di
Drew, a cui lo scimpanzé strappa la mandibola. Questo contribuisce
al tono horror retrò del film, che funziona come un classico
slasher, trovando modi creativi e spietati per eliminare i giovani
personaggi.
Ben – Rabbia
Animale è un film cupo che non evita l’orrore
generato dalla trasformazione di Ben, ma allo stesso tempo non
perde di vista i suoi temi legati alla famiglia. Al centro della
storia c’è il rapporto teso tra Lucy e la sua famiglia. Dopo essere
andata al college e aver stretto nuove amicizie, Lucy inizia il
film piuttosto distante da Erin e Adam.
Nel corso della vicenda, questi
legami vengono messi alla prova dalla furia omicida di Ben. Lucy fa
tutto il possibile per proteggere Erin dal Ben corrotto e rischia
ripetutamente la propria vita nel tentativo di portarla in
ospedale. Erin ricambia nel climax finale, quando il suo intervento
distrae Ben prima che possa uccidere Lucy, immobilizzata.
Allo stesso modo, entrambe le
ragazze sono frustrate dal comportamento del padre, il cui lavoro
letterario lo ha progressivamente allontanato dalla famiglia. Adam
è talmente distaccato dalla situazione che torna a casa solo dopo
che la maggior parte delle persone presenti è già stata uccisa.
Tuttavia, il suo ritorno è fondamentale, poiché gli consente di
aiutare a proteggere le figlie.
La vera tragedia di
Ben – Rabbia Animale risiede nel modo in cui
una realtà brutale può frantumare i rapporti umani. La frattura
nella famiglia di Lucy sembra essere stata innescata dalla recente
morte della madre, un dettaglio sottile che rende la trasformazione
di Ben ancora più dolorosa. Nato come esperimento e diventato parte
della famiglia, la regressione di Ben in una bestia feroce rende
vano tutto il lavoro svolto con lui.
Nel frattempo, la breve possibilità
di fuga di Hannah viene compromessa dal fatto che salga da sola
sull’auto sbagliata, forse pronta ad abbandonare gli altri al loro
destino. Di conseguenza, si ritrova senza aiuto quando Ben la mette
all’angolo. Al contrario, la famiglia centrale resta unita e riesce
infine a sopravvivere.
Questo riflette il tema di fondo
del film, lo scontro tra “uomo e natura”, in cui chiunque entri in
contatto con il primate è costretto a confrontarsi con il suo
potenziale distruttivo. Persino la morte di Kate è causata dal
fatto che Lucy distoglie lo sguardo nel momento sbagliato,
lasciandola sola in un istante cruciale. Da soli, si muore. Chi
resta unito, invece, in Ben – Rabbia
Animale sopravvive.
Wonder
Man è disponibile su Disney+ con tutti e otto gli episodi e
le prime reazioni allo show sembrano positive. Saranno gli ascolti
a decidere se la storia continuerà o meno. Tuttavia, nulla
impedisce a Simon Williams e Trevor Slattery di apparire altrove
(similmente a come Ms. Marvel è apparsa in seguito in
The Marvels).
Avengers: Doomsday non
sembra molto probabile, ma Wonder
Man ha consacrato Simon come uno degli
esseri più potenti del mondo. Questo potrebbe non lasciargli altra
scelta che farsi avanti e aiutare a combattere il Dottor Destino in
Avengers: Secret
Wars.
Il tempo ci dirà la verità, ma lo
showrunner di Wonder
Man, Andrew Guest, ha ora
confermato di avere alcune idee per una possibile seconda stagione.
“Se ne avessimo l’opportunità, ho riflettuto su cosa potrebbe
succedere a Simon Williams”, ha detto a The Direct. “Una
delle cose che è successa mentre ci avvicinavamo alla fine delle
riprese del finale è che un giorno Yahya si è rivolto a me e mi ha
detto: ‘Quindi, Simon non può più recitare’. E io: ‘Di cosa stai
parlando?’. E lui: ‘Beh, il Dipartimento di Controllo dei Danni sa
che ha dei superpoteri’.”
“Quindi ho pensato: ‘Sì, quindi
il Dipartimento di Controllo dei Danni lo sa. Ma forse non vogliono
farlo sapere a tutti. Forse c’è un accordo da trovare tra Simon e
il Dipartimento di Controllo dei Danni, in cui c’è un piccolo
compromesso in corso'”, ha aggiunto Guest. “Potremmo
trovare una soluzione. Potremmo far quadrare il cerchio, se ne
avessimo l’opportunità.”
C’è qualcosa da dire sul fatto che
Simon continui a recitare mentre, come Trevor prima di lui, non ha
altra scelta che lavorare per il Dipartimento di Controllo dei
Danni. Lo metterebbe in una situazione difficile e potrebbe portare
la star di Wonder
Man a rivelarsi un individuo dotato di
superpoteri. C’è anche un filo conduttore persistente che Guest ha
promesso verrà risolto se la seconda stagione di Wonder Man
diventasse realtà. “Libereremo anche Josh Gad. Farà il Doorman
in una seconda stagione, lo prometto.”
Wonder
Man segue l’aspirante attore di Hollywood Simon
Williams, che sta lottando per far decollare la sua carriera.
Durante un incontro casuale con Trevor Slattery, un attore i cui
ruoli più importanti potrebbero essere ormai alle spalle, Simon
scopre che il leggendario regista Von Kovak sta rifacendo il film
di supereroi “Wonder Man”.
Questi due attori, agli antipodi
delle loro carriere, perseguono ostinatamente ruoli che cambiano la
vita in questo film, mentre il pubblico dà uno sguardo dietro le
quinte dell’industria dell’intrattenimento.
Tutti gli otto episodi di Wonder
Man sono ora disponibili in streaming su Disney+.
Diretto da Heo
Myeong-haeng, The Roundup: Punishment è
il quarto capitolo della serie di film “The Roundup”. È il
sequel di The Roundup: No Way Out. Dopo la sua anteprima alla
Berlinale, è uscito nelle sale ed è
diventato uno dei film coreani di maggior incasso dell’anno. Il
protagonista è sempre Ma Dong-seok, diventato
famoso dopo la sua interpretazione in “Train
to Busan”. Ora è uno degli attori sudcoreani di maggior
successo e una delle star d’azione più riconoscibili a livello
globale. In questo nuovo film della serie scritto da San-ho
Oh, The Roundup: Punishment, il
protagonista interpretato da Dong-seok è alla ricerca di Baek
Chang-ki, il capo di un’organizzazione di gioco d’azzardo
online.
La trama di The Roundup:
Punishment
Ambientato nel 2018, The
Roundup: Punishment inizia con un evento nelle Filippine.
Jo Sung-jae (Baek Seung-hwan), un giovane
lavoratore appena adolescente, corre per la città alla disperata
ricerca di aiuto, seguito da pochi uomini. Lungo la strada,
incrociano la polizia locale. Prima che la polizia possa arrestare
i teppisti, Baek Chang-gi (Lee Dong-hwi) arriva
sul posto, taglia la gola ai poliziotti e poi accoltella a morte
Sung-Jae. Si scopre che Sung-jae lavorava per l’organizzazione di
gioco d’azzardo online di Chang-gi che sfruttava i propri
lavoratori. Poiché Sung-jae ha osato fuggire, Chang-gi lo ha
ucciso. Prima di gestire questa truffa, Chang-gi era un ufficiale
delle forze speciali coreane.
Chang Dong-cheol, un giovane genio
dell’informatica e amministratore delegato di un’azienda del
settore delle criptovalute, è l’amministratore dell’organizzazione
di gioco d’azzardo online di Chang-gi. Dice a Chang-gi di chiudere
il casinò concorrente e di ottenere il controllo dei suoi membri.
In cambio, offre di aumentare le quote di Chang-gi nella società.
Così, Chang-gi fa irruzione nei server dell’azienda rivale. Porta
la sua banda a fare irruzione nei loro locali e li picchia a morte.
Tuttavia, Dong-cheol non mantiene la sua promessa e cerca di
ingannare Chang-gi per fargli fare qualcosa di più per lui. Poiché
Chang-gi si sente tradito, decide di recarsi in Corea del Sud per
affrontare Chang faccia a faccia.
L’indagine di Ma Seok-do
Il detective Ma Seok-do (Ma
Dong-seok), tenente della squadra investigativa della
polizia metropolitana di Seul, indaga su un caso di riciclaggio di
denaro online, che lo porta a Sung-jae. Dopo che la sua squadra fa
irruzione nella casa di Sung-jae, scopre che Sung-jae è morto. La
madre di Sung-jae (Bae Hae-sun) non riesce a
credere che suo figlio sia un criminale. Chiede a Seok-do di
trovare l’assassino di suo figlio. Poco dopo, si toglie la vita. La
squadra di Seok-do inizia a esaminare i dettagli dell’app di gioco
d’azzardo. Han Ji-soo (Lee Joo-bin) della squadra
investigativa informatica si rende conto che sul telefono di
Sung-jae c’erano dei dati di backup. Ma quando ha cercato di
accedervi, qualcuno li ha cancellati dal cloud.
Ji-soo guida la squadra di polizia
alla scoperta dell’Emperor’s Casino, che impiegava Jo Sung-jae. Le
loro ulteriori indagini li conducono a Choi Yu-seong (Bae
Jae-won), che riciclava denaro per Chang-gi. Dato che si
tratta di reati legati al gioco d’azzardo, Seok-do contatta Jang
Yi-soo (Chang Dong-cheol), che gestisce una sala
giochi. Seok-do chiede a Yi-soo di informarli sui meccanismi
interni del settore. Yi-soo rivela che l’organizzazione di Chang-gi
spera di monopolizzare il settore del gioco d’azzardo online. Ecco
perché ha anche rilevato l’attività di gioco d’azzardo di
Yi-soo.
Il sanguinoso caos di
Chang-gi
Sotto false identità, Yi-soo e una
poliziotta convincono uno dei tirapiedi di Chang-gi a vendere loro
la proposta dell’attività di Chang-gi. Con il loro aiuto, i
poliziotti arrestano questo tirapiedi, che rivela dettagli cruciali
sulle operazioni finanziarie di Chang-gi. Quando l’aereo di
Chang-gi atterra in Corea del Sud, Seok-do e la sua squadra
arrestano Yu-seong. Chang-gi incontra Dong-cheol nella sua villa
per ottenere la sua meritata parte. Dong-cheol rivela il suo piano
per la QM Holdings, un sistema di criptovaluta con il presidente
Kwon (Hyun Bong-sik) come leader. Ritarda la
consegna di quanto dovuto a Chang-gi e sostiene che la sua nuova
impresa è più vantaggiosa per tutti.
In seguito, Chang-gi supervisiona
un incontro tra Ko Jae-hyuk e un rappresentante dell’exchange. Alla
fine, uccide Ko Jae-hyuk e costringe il rappresentante ad accettare
la sua tangente. Poco dopo, si infiltra nell’ufficio di polizia e
uccide brutalmente Yu-seong. Dong-cheol, preoccupato dal
comportamento sconsiderato di Chang-gi, ordina a Kwon di ucciderlo.
Più tardi, Seok-do e il suo braccio destro si infiltrano in un
evento della QM Holdings e si imbattono in Chang-gi e nei suoi
soci. Ne nasce una lotta brutale in cui Chang-gi ferisce una donna
innocente. In pochi istanti, Chang-gi riesce a fuggire. Tuttavia,
questo li porta a rendersi conto di una possibile connessione tra
la QM Holdings e le operazioni del casinò di Chang-gi.
La spiegazione del finale di
The Roundup: Punishment
Chang-gi sfugge a Seok-do subito
dopo aver ucciso Yu-seong mentre era in custodia della polizia.
Inoltre, Seok-do e la sua squadra non ottengono alcun risultato
concreto. Quindi, il capo della polizia decide di trasferire il
caso a un’altra squadra. Determinato a catturare Chang-gi, Seok-do
chiede al commissario dell’agenzia di polizia di lasciargli
proseguire le indagini. Dopo la sua approvazione, la squadra di
Seok-do decide di utilizzare le informazioni privilegiate di Yi-soo
per la loro nuova missione. Creano un finto casinò per indurre la
squadra di Chang-gi a fare irruzione. Con l’aiuto della polizia
nazionale filippina, la squadra di Seok-do fa irruzione nel server
del casinò di Chang-gi e stabilisce con certezza una connessione
tra esso e la QM Holdings.
La squadra di Chang-gi se ne rende
conto e decide di spegnere il sistema. Quindi, ingaggia una lotta
con la banda del presidente Kwon e la sconfigge. Chang-gi si
rivolta contro Kwon e uccide Dong-cheol per impossessarsi della sua
chiave di amministratore. Prende i dati del server dalla villa di
Dong-cheol e ne lascia una parte a Kwon. La polizia raggiunge la
villa solo dopo che Chang-gi è fuggito all’aeroporto. Dopo che la
sua squadra ha arrestato gli uomini di Kwon, Seok-do si reca
all’aeroporto. Seok-do ingaggia un’intensa lotta con Chang-gi e il
suo socio. Li picchia entrambi e arresta Chang-gi. Inoltre, con
l’arresto di Kwon e dei suoi uomini, Seok-do mantiene la promessa
fatta alla madre di Sung-jae. Lui e la sua squadra le rendono
omaggio.
Il finale di Shark
2 – L’abisso dimostra ancora una volta che i
megalodonti non possono competere con il predatore al vertice della
catena alimentare noto come Jason Statham. Il film riprende la storia
alcuni anni dopo il finale dell’originale
Shark – Il primo squalo, con Jonas e il suo team Mana
One che intraprendono un’altra spedizione nella Fossa delle
Marianne, solo per trovarsi nei guai con tre megalodonti e scoprire
una base mineraria illegale sul fondo. Dopo essere rimasti bloccati
e essere riusciti a fuggire utilizzando uno dei sommergibili della
base, scoprono che un’esplosione ha aperto un varco nello strato
termoclinico della Fossa, consentendo ai Meg – e ad altre creature
– di fuggire.
Il finale del sequel vede
l’equipaggio impegnato in una corsa contro il tempo per proteggere
i turisti sulla vicina Fun Island, oltre che per uccidere i mostri
fuggiti dalla Fossa. Devono anche schivare i mercenari assoldati
dalla cattiva Driscoli (Sienna Guillory), che
vuole zittirli dopo che hanno scoperto la sua base. Inutile dire
che i mostri fuggiti mangiano la maggior parte dei cattivi, mentre
Statham e il suo equipaggio si occupano delle bestie, tranne una.
Celebrano poi la loro vittoria con un drink sulla spiaggia, sapendo
però che probabilmente dovranno affrontare altri Meg nel prossimo
futuro.
Perché Jonas uccide due Meg ma il
terzo Meg sopravvive
All’inizio di Shark
2 – L’abisso, viene rivelato che anni prima, il team
Mana One aveva trovato un cucciolo di Megalodonte che avevano
chiamato Haiqi e allevato in cattività. In realtà, è la fuga di
Haiqi che costringe Jonas e la sua squadra a entrare nella Fossa,
dando il via alla storia. Sotto scoprono altri due squali giganti,
tra cui uno che Jonas definisce il “più grande” Megalodonte mai
visto. Questo trio di Meg causa infiniti problemi e mangia un
discreto numero di turisti a Fun Island prima che Jonas riesca a
fermare il buffet. Per distrarre i Megalodonti dal loro cibo, Jonas
salta su una moto d’acqua e li allontana dall’isola.
Ha anche armato alcuni arpioni con
esplosivi e uccide uno dei Meg colpendo alla testa, che esplode
immediatamente. Lo squalo più grande è più fastidioso per il povero
Jonas, ma nel finale usa una pala dell’elicottero e la sbatte
nell’acqua per attirare la sua attenzione, prima di usare la pala
per colpire il mostro che sta caricando al cervello. Alle vicende
partecipa anche Jiuming, lo zio di Meiying, che aveva addestrato
Haiqi a non attaccare usando uno speciale clicker. Dopo che Jonas
ha ucciso gli altri due Megalodonti, Haiqi torna all’attacco. Si
lancia direttamente contro Jiuming, ma anche se sembra che il
clicker non funzioni, il segnale le arriva e lei si allontana
all’ultimo secondo. Haiqi poi nuota via verso destinazioni
sconosciute.
La spiegazione del piano segreto
degli antagonisti
Shark
2 – L’abisso aggiunge una trama dei cattivi per
rendere le cose più interessanti, con l’investitrice di Mana One
Driscoli che usa la ricerca del team come copertura per i suoi veri
obiettivi. Ha stabilito una base sul fondo della Fossa per poter
estrarre un minerale raro che si trova solo lì e che vale miliardi.
L’operazione è supervisionata da Montes, un mercenario che nutre un
rancore personale nei confronti di Jonas per averlo fatto finire in
prigione durante una precedente operazione. La scoperta di questa
segreta operazione mineraria da parte dell’equipaggio della Mana
One non faceva parte del piano di Driscoli, che ordina quindi a
Montes e alla sua talpa all’interno del gruppo di metterli a
tacere.
La talpa viene infine rivelata
essere Jess, che ha sabotato il sottomarino di soccorso. Jess ha
anche una relazione sentimentale con Montes, e l’unico motivo che
dà a Jonas per il suo tradimento è il denaro in gioco. Il karma fa
il suo corso nel caso di Jess, poiché quando i Meg fuggono dalla
Fossa, lei si avvicina un po’ troppo a una finestra “a prova di
Meg”, che viene rapidamente distrutta quando un Megalodonte la
sfonda e la divora. Per chi ha visto il trailer di Shark 2
– L’abisso, questa morte “schiacciante” era già stata
spoilerata, tuttavia.
Altre creature sono fuggite dalla
Fossa?
Oltre ai tre Megalodonti che
seguono Jonas e gli altri attraverso lo strato termoclinico rotto,
anche altre bestie fuggono dal fondo. La prima è un calamaro
gigante, che raggiunge Fun Island e inizia a mangiare i turisti.
Mentre Jonas è impegnato con i Megalodonti, spetta a Jiuming
occuparsi del calamaro, anche se in questo caso riceve aiuto da un
Meg affamato. Anche alcune lucertole anfibie mangia-uomini
raggiungono la costa di Fun Island e si rivelano sorprendentemente
utili nel decimare i mercenari che danno la caccia a Jonas e
compagni. Catturano anche la cattiva, Driscoli, mentre cerca di
fuggire con l’elicottero. Una combinazione di esplosivi e colpi di
arma da fuoco ha però la meglio su queste lucertole.
Shark 2 –
L’abisso anticipa la gravidanza di Haiqi, preparando
Shark 3
Jiuming alla fine deduce che Haiqi
è fuggita dalla prigionia ed era così ansiosa di tornare alla Fossa
perché era la stagione degli amori, e l’equipaggio ha quindi modo
di vedere Haiqi diventare molto amichevole con gli altri Meg. Nella
scena finale, Jonas e Jiuming discutono della possibilità che Haiqi
sia incinta e che presto potrebbero avere altri Meg di cui
occuparsi. Decidono che questo è un problema da affrontare un altro
giorno e decidono semplicemente di festeggiare la loro vittoria e
ubriacarsi.
Sebbene Shark 2 –
L’abisso non lo confermi, Haiqi è probabilmente incinta e
il mondo dovrà presto fare i conti con altri Megalodonti che
nuotano nei dintorni. Non solo, è probabile che altre creature
siano fuggite dalla Fossa, con i libri successivi della serie
dell’autore Steve Alten che presentano creature
acquatiche come il Liopleurodon o il Kronosaurus. Con lo strato che
separa il mondo dalla Fossa ormai lacerato, Shark
3 avrà molte altre minacce con cui Jonas dovrà fare i
conti.
In che modo il finale di
Shark 2 – L’abisso differisce dal libro
Sebbene il romanzo di Alten The
Trench presenti somiglianze superficiali con il film
Shark 2 – L’abisso, le loro storie si svolgono in
modo molto diverso. Il punto in comune più evidente è la fuga del
Megalodonte dalla prigionia per potersi accoppiare, ma a parte i
personaggi di Jonas interpretato da Statham e Mac interpretato da
Cliff Curtis, altri personaggi importanti del
libro come la moglie di Jonas, Terry, o il magnate dell’energia
Benedict Singer sono assenti. C’è anche una sottotrama chiave del
libro che coinvolge un Kronosaurus che attacca i sottomarini, che
non è presente nel sequel del film.
Il finale del romanzo si svolge
nella Fossa stessa, dove Jonas salva sua moglie da un laboratorio
sottomarino. Riescono a fuggire dal laboratorio prima che venga
distrutto, ma Jonas teme che il suo ricorrente incubo di morire
nella Fossa stia per avverarsi, poiché un Kronosaurus distrugge
quasi la loro capsula di salvataggio. Con un colpo di scena
inaspettato, Angel the Meg – la versione del libro di Haiqi –
attacca e uccide il mostro, permettendo alla coppia di fuggire. Il
libro si conclude con Angel che dà poi alla luce due figli maschi,
preparando il terreno per il terzo romanzo Primal
Waters.