Il
film ispirato a OutRun
continua a prendere forma. Il progetto, annunciato all’inizio
dell’anno, vedrà la collaborazione tra Michael Bay
e Sydney
Sweeney, ed è ora tornato a far parlare
di sé grazie a un aggiornamento incoraggiante arrivato direttamente
dal produttore Brad
Fuller.
In
una recente intervista rilasciata a ComicBook, Fuller ha confermato
che il progetto è attualmente nelle fasi iniziali di sviluppo e che
lui e Bay ne hanno discusso proprio di recente. «Siamo agli inizi.
Poco prima della tua chiamata stavo dicendo a Bay che dovevo
riattaccare per occuparmi di questa cosa», ha dichiarato il
produttore, lasciando intendere che il film è tutt’altro che
accantonato.
Fuller ha poi spiegato cosa abbia spinto Bay verso OutRun, ricordando le origini del
videogioco Sega degli anni ’80 e sottolineando come il regista
abbia sempre desiderato realizzare un vero e proprio film di guida.
Un entusiasmo condiviso anche da Sydney Sweeney, che non sarà solo
protagonista, ma anche produttrice del film. Secondo Fuller,
l’attrice è una vera “gearhead”, appassionata di auto e meccanica,
e questa caratteristica avrebbe contribuito a renderla perfetta per
il progetto. «Lei lavora davvero sulle sue auto. Non è una posa.
Penso che lei e Michael stiano iniziando a capire la direzione
giusta per la sceneggiatura», ha aggiunto.
L’aggiornamento arriva in un momento di parziale riscatto per
Sweeney al botteghino. Dopo una serie di risultati deludenti, tra
cui Eden,
Americana e
Christy, l’attrice ha
ritrovato un po’ di slancio con il thriller The
Housemaid, che ha ottenuto un buon
riscontro critico e ha incassato circa 26 milioni di dollari a
livello globale, superando di gran lunga i risultati combinati dei
suoi altri film del 2025.
Brad Fuller, noto anche per aver prodotto franchise come A Quiet
Place e The Purge,
ha parlato del progetto OutRun mentre promuoveva Anaconda,
diretto da Tom Gormican
e interpretato da Jack
Black e Paul
Rudd.
Dopo il successo recente di numerosi adattamenti videoludici al
cinema, OutRun potrebbe
inserirsi in un filone particolarmente favorevole, offrendo a
Michael Bay l’occasione di tornare alla sua azione ipercinetica e a
Sydney Sweeney una nuova opportunità di rilancio sul grande
schermo.
Netflix ha iniziato a scaldare
i motori per il 2026, anticipando un gennaio particolarmente ricco
con un nuovo video promozionale dal taglio surreale e
“mind-bending”. Il colosso dello streaming, che ha di fatto
inaugurato l’era moderna delle serie on demand, resta uno dei
principali protagonisti nella competizione per l’attenzione degli
abbonati, anche mentre si prepara a salutare una delle sue saghe
più iconiche come Stranger Things.
Condiviso su X, il video mostra una giovane donna che sale su un
autobus e vede la propria realtà progressivamente invasa dalle
immagini delle grandi serie Netflix. Tra le produzioni citate
spiccano Bridgerton, la versione
live-action di Avatar: The Last Airbender e
One
Piece, simboli di un catalogo che
continua a puntare su IP forti e riconoscibili.
Il tono del video vira poi verso il metafisico quando la
protagonista incontra una cartomante interpretata da
Teyana
Taylor, che sembra guidarla — e
metaforicamente guidare lo spettatore — attraverso le molteplici
realtà narrative dell’universo Netflix. Un espediente visivo che
suggerisce come le storie della piattaforma siano ormai parte
integrante dell’immaginario collettivo.
Il messaggio è chiaro: il gennaio 2026 sarà un momento chiave per
Netflix, con il ritorno di alcune delle sue serie più popolari
degli ultimi anni. In un panorama sempre più affollato, lo streamer
punta su continuità, riconoscibilità e spettacolarità, ribadendo il
proprio ruolo centrale nello streaming globale.
Il
ritorno di Chris
Evans nel Marvel Cinematic Universe nei panni
di Steve Rogers è ormai ufficiale. Il primo trailer di
Avengers: Doomsday
ha infatti confermato la presenza dell’attore nel cast, smentendo
definitivamente le precedenti dichiarazioni con cui Evans aveva
negato un suo coinvolgimento nel progetto.
Il
teaser suggerisce inoltre sviluppi narrativi di grande rilievo:
Steve Rogers e Hayley Atwell (Peggy
Carter) avrebbero avuto un figlio, mentre il Captain America di
Evans sembra aver definitivamente messo da parte il costume visto
in Avengers: Endgame.
Elementi che delineano il ruolo che il personaggio potrebbe avere
in Avengers: Doomsday e
che, soprattutto, riaccendono l’attenzione su un progetto mai
realizzato: un Captain America 4
con Evans protagonista.
Dopo Endgame, in cui
Steve Rogers rimane nel passato cedendo scudo e identità a Sam
Wilson, interpretato da Anthony Mackie,
sembrava che l’arco narrativo del personaggio fosse definitivamente
concluso. Eppure, nel 2021, alcune indiscrezioni avevano parlato di
trattative tra Marvel ed Evans per un ritorno in un film solista,
notizia che l’attore aveva pubblicamente smentito. Solo anni dopo è
emerso che l’idea fosse reale: secondo quanto riportato, Marvel
aveva tentato di sviluppare un film incentrato su Steve Rogers e
Peggy Carter, senza però riuscire a definire una storia solida.
Nel frattempo, il franchise ha comunque proseguito il suo corso con
Captain America: Brave New
World, affidando il ruolo principale al Sam
Wilson di Mackie. Il ritorno di Evans in Avengers: Doomsday apre però nuove
possibilità. Da un lato, il film potrebbe integrare alcuni elementi
del progetto mai realizzato, mostrando scorci della vita di Steve e
Peggy lontano dai riflettori degli Avengers. Dall’altro, il suo
rientro potrebbe fungere da ponte per un vero e proprio
Captain America
4 con Evans, ambientato tra Doomsday e Secret Wars.
In entrambi i casi, il Marvel Cinematic Universe sembra finalmente
pronto a recuperare una storyline rimasta per anni nel cassetto,
trasformando il ritorno di Steve Rogers non in una semplice
operazione nostalgia, ma in un tassello narrativo capace di dare
nuova profondità al personaggio.
Disney ha raggiunto
nel 2025 un risultato che mancava da anni: superare la soglia dei
6 miliardi di dollari di
incassi globali in un solo anno. È la prima volta che
accade dal 2019, prima della pandemia, e un dato che certifica la
forza dello studio in un mercato ancora profondamente segnato dai
cambiamenti post-COVID.
Il
traguardo è stato consolidato anche grazie all’andamento di
Avatar: Fuoco e
Cenere, che ha raggiunto quota
450 milioni di
dollari a livello mondiale. Nel dettaglio, Disney ha
incassato 2,3 miliardi di
dollari nel mercato domestico e 3,65 miliardi di dollari a livello
internazionale negli ultimi dodici mesi, tornando su
livelli che non toccava dal periodo compreso tra il 2016 e il
2019.
A
trainare il risultato sono stati soprattutto i titoli
family-friendly e le IP storiche. Zootopia 2 e
Lilo &
Stitch hanno entrambi superato il
miliardo di
dollari, dimostrando ancora una volta la capacità dello
studio di attrarre un pubblico ampio grazie a franchise
consolidati. Anche il Marvel Cinematic Universe ha
contribuito in modo significativo, nonostante la cosiddetta
“superhero fatigue” e la concorrenza di un DC
Universe rinnovato.
Tra i film Disney con i maggiori incassi del 2025 (finora)
figurano:
Alle spalle di Disney si colloca Warner
Bros., che nel 2025 ha totalizzato
4,3 miliardi di
dollari grazie a una straordinaria sequenza di sette film
consecutivi con debutti sopra i 40 milioni di dollari. Un risultato
importante, ma insufficiente per contendere allo studio di Burbank
la leadership annuale.
Il quadro che emerge è chiaro: il pubblico continua a premiare
sequel, remake e IP già note, mentre i progetti originali faticano
a imporsi. Anche Disney, infatti, ha incontrato difficoltà con
titoli originali come Elio,
confermando una tendenza che attraversa l’intera industria.
Guardando al futuro, lo studio punterà ancora su grandi franchise,
ma ha in arrivo anche un nuovo film originale Pixar,
Hoppers. In
cantiere ci sono inoltre Toy
Story 5, Moana,
Spider-Man: Brand New Day,
Avengers: Doomsday e Star
Wars: The Mandalorian and Grogu,
titoli che potrebbero consentire a Disney di mantenere — o
addirittura superare — i livelli di incasso pre-pandemia.
Netflix ha finalmente pubblicato il trailer
completo della
quarta stagione di Bridgerton, che questa volta sposta i
riflettori su Benedict Bridgerton, interpretato da
Luke Thompson, pronto a diventare il protagonista
di una storia d’amore dal sapore fiabesco.
Rilasciato il giorno di Natale da
Netflix, il trailer mostra Benedict alle prese con la ricerca di
una misteriosa dama conosciuta durante un esclusivo ballo in
maschera. Ad aprire il filmato è ancora una volta la voce di Lady
Whistledown, mentre l’attenzione si concentra sul secondo figlio
maschio della famiglia Bridgerton. Lady Violet, come da tradizione,
lo incalza affinché trovi moglie, proprio mentre l’alta società si
prepara all’evento più atteso della stagione.
Il racconto cambia poi prospettiva
e introduce Sophie Baek, una giovane domestica interpretata da
Yerin Ha, che sogna di partecipare allo stesso ballo in maschera.
Tra costumi sontuosi e volti celati, Sophie riesce ad attirare
l’attenzione del più ambito scapolo di Londra: Benedict. Da quel
momento, la stagione sembra promettere una delle storie più
romantiche e “cenerentolesche” mai raccontate nella serie, tra
identità segrete, desideri proibiti e il consueto sguardo ironico
sull’alta società dell’epoca.
La quarta stagione di Bridgerton
si prepara così a rinnovare la formula del successo, puntando su un
amore impossibile che potrebbe conquistare ancora una volta il
pubblico globale.
Dopo Le due torri, il finale de Il Signore
degli Anelli – Il ritorno del re conclude la storia di
Frodo e dell’Unico Anello in modo appropriatamente drammatico e
malinconico. Nel terzo film della trilogia de Il Signore
degli Anelli di Peter Jackson, Gandalf, Aragorn e
il resto degli eroi della Terra di Mezzo sconfiggono Sauron a Minas
Tirith e poi marciano verso la Porta Nera. Questa mossa dà a Frodo
e Sam il tempo di raggiungere il Monte Fato con l’Anello ed evitare
che gli eserciti di Mordor blocchino loro la strada. Il risultato è
considerato da molti uno dei migliori film di tutti i tempi.
Non sarebbe mai stato semplice
concludere una serie cinematografica che nella sua versione
teatrale copre in totale quasi 9,5 ore di proiezione, ma Il
Signore degli Anelli – Il ritorno del re è stato un film
da record, vincitore di 11 Oscar, che ha dato un addio appropriato
ai suoi personaggi e ha chiuso la storia de “La guerra
dell’Anello”. Uno dei temi alla base del racconto è il profondo
costo che i personaggi devono pagare per proteggere le persone e i
luoghi che amano e come saranno cambiati per sempre nonostante la
vittoria. Il lungo finale del film mostra dunque come il viaggio
abbia influenzato gli eroi.
Sauron e l’Unico Anello vengono
distrutti
Dopo tre film di viaggio verso
Mordor, il terzo atto de Il ritorno del re vede Frodo e Sam
raggiungere il Monte Fato. È in quel momento, quando l’Anello è al
massimo del suo potere, che finalmente sopraffà Frodo e riesce a
corrompere lo hobbit. Il pubblico ha visto Frodo lottare per
liberare se stesso e il mondo dall’Unico Anello, diventando ogni
giorno più debole, ma riuscendo comunque a evitare di soccombere ad
esso. Il fatto che lo sopraffaccia nel momento finale mostra quanto
fosse enorme il peso che gravava sul giovane hobbit durante
l’intero viaggio.
Questo è il momento in cui la serie
chiude il cerchio. In Le due torri, Frodo ha
salvato Gollum e Gollum ha aiutato Frodo a distruggere l’Anello. È
appropriato che i due personaggi più strettamente legati all’Anello
siano quelli che lo hanno in mano e che ne determinano la
distruzione alla fine del film. La distruzione dell’Unico Anello da
parte di Gollum e Frodo illustra l’idea che anche le persone più
piccole del mondo possono avere un impatto enorme su di esso. In un
mondo pieno di re, maghi ed elfi, due hobbit decidono il destino
della Terra di Mezzo.
Aragorn viene incoronato re di
Gondor e sposa Arwen
Aragorn ha trascorso la serie
evitando il suo destino di diventare re di Gondor. Il sangue dei re
scorre nelle sue vene, ma lui lo vede come la debolezza di Isildur,
che non è stato in grado di distruggere l’Anello in primo luogo. In
Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re,
Aragorn è spinto ad accettare la sua corona. Quando accetta il suo
dovere, il potere e l’influenza di Aragorn raggiungono nuovi
livelli. La fine della sua storia è un classico finale epico, in
cui l’eroe solitario diventa re. La sua sola presenza alla Porta
Nera è sufficiente a far sentire vulnerabile un male grande come
Sauron.
Dopo la distruzione dell’Anello, il
racconto si sposta alla cerimonia di incoronazione di Aragorn, alla
quale partecipano tutti i personaggi principali dei film. Per la
prima volta nella serie, c’è una scena di giubilo senza alcuna
ombra di oscurità che la avvolge. Aragorn ha trascorso la serie
evitando il suo destino e il finale del film mostra quali cose
meravigliose possono accadere quando qualcuno decide di diventare
ciò che era destinato a essere. Inoltre, Elrond dà finalmente la
sua benedizione ad Arwen e Aragorn, permettendo loro di
sposarsi.
Gli Hobbit tornano nella Contea e
riprendono le loro vite
I quattro hobbit principali de
Il Signore degli Anelli tornano da Mordor alla
Contea dopo un viaggio lungo e fortunatamente privo di incidenti.
All’arrivo nella Contea, gli altri hobbit non possono fare a meno
di notare che il quartetto sembra più regale e ricco rispetto alla
loro partenza. Il messaggio è chiaro: il loro viaggio li ha
cambiati profondamente, mentre la loro casa e le persone a loro più
care sono rimaste sostanzialmente le stesse e ignare dei pericoli
che hanno evitato per un soffio.
Per molto tempo gli hobbit sono
stati fuori dal loro ambiente, ma ora che sono tornati si ritrovano
di nuovo “fuori posto”. Le cose che prima li preoccupavano non
sembrano più avere tanta importanza. I membri della Compagnia si
comportano in modo diverso dopo il loro viaggio e Sam si avvicina a
una donna con cui prima non avrebbe mai parlato. Gli hobbit ora
sono diversi, più saggi e più coraggiosi. Sono anche consapevoli
dell’esistenza di un mondo più vasto al di fuori della sicurezza
della Contea.
Frodo parte per le Terre
Imperiture con Gandalf e Bilbo
Mentre Il Signore degli
Anelli – Il ritorno del re volge al termine, Frodo rivela
il “Libro Rosso di Westmarch”. Questo libro è un elemento centrale
della serie. J.R.R. Tolkien ha creato le sue
storie basandosi sull’idea di tradurre un tomo dimenticato noto
come “Il Libro Rosso di Westmarch” che conteneva le storie del
Signore degli Anelli. Includere il libro è un modo elegante per
alludere all’idea originale di Tolkien per Il Signore degli
Anelli, che i fan di lunga data riconosceranno
immediatamente. È anche un simbolo di come Frodo stia consegnando
le sue storie a qualcun altro.
Frodo parla di cosa significhi
andare avanti quando gli altri non possono seguirti. È uno sguardo
commovente su come il peso che ha portato sulle spalle durante
tutta la serie di film abbia avuto un impatto maggiore su di lui
rispetto a chiunque altro nella Terra di Mezzo. Ha portato a
termine la sua missione e realizzato un destino che nessun altro
era in grado di realizzare, ma il prezzo da pagare è stato quello
di non poter più far parte della Terra di Mezzo. Frodo salva la
Terra di Mezzo per tutti a costo di salvare se stesso. C’è solo un
posto dove può guarire, ed è nelle Terre Imperiture, dove Frodo può
vivere in pace.
Sauron è davvero morto?
Nonostante l’Unico Anello sia stato
distrutto, Sauron non muore realmente ne Il Signore degli
Anelli – Il ritorno del re. Essendo un essere immortale,
la sua anima e la sua mente continuano a vivere in qualche forma di
esistenza, ma è stato privato del potere che gli avrebbe permesso
di riprendere forma o di fare qualcosa al mondo. Quindi, in
sostanza, non potrà mai essere distrutto definitivamente, ma è
talmente lontano da non rappresentare più una minaccia per la
popolazione rimanente della Terra di Mezzo.
Sebbene non sia canonico rispetto
ai film o ai libri, la seconda stagione di Gli Anelli del
Potere di Amazon Prime offre un assaggio di come sarebbe
un Sauron sconfitto dopo la distruzione della sua forma fisica in
alcuni flashback alla fine della Prima Era. Se non fosse stato per
la quantità di anima e di essere che ha riversato nella creazione
dell’Unico Anello, avrebbe potuto tornare in una forma simile, ma
ha investito così tanto di sé nella creazione di questo oggetto.
Dopo la distruzione dell’anello, Sauron è praticamente nulla.
In che modo il finale de
Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re
differisce dal libro
Dei tre film de Il Signore
degli Anelli, Il Signore degli Anelli – Il ritorno
del re è quello che presenta più cambiamenti rispetto al
libro. Nei romanzi di Tolkien, ogni volume è diviso in due libri.
Il terzo volume divide i suoi libri tra gli eventi che circondano
Minas Tirith e gli eventi che seguono Frodo e Sam a Mordor.
Inoltre, c’è molta più narrazione dopo la distruzione dell’Unico
Anello, che mostra come ciascuno dei personaggi torni alla propria
vita.
La differenza più nota tra il libro
e il film è il capitolo intitolato “La pulizia della Contea”, in
cui gli hobbit tornano a casa e la trovano sotto il controllo di
dei malviventi. Scoprono che il capo dei malviventi non è altro che
Saruman, che ha giurato vendetta contro gli hobbit per aver
contribuito a sconfiggerlo a Isengard. Gli hobbit radunano la città
e sconfiggono Saruman, e mentre Frodo chiede che il mago sia
lasciato andare senza subire danni, Saruman viene pugnalato alle
spalle da Grima Vermilinguo.
Inoltre, il libro approfondisce il
viaggio di ritorno degli hobbit da Minas Tirith, offre maggiori
dettagli sulla storia d’amore tra Faramir ed Éowyn e spiega in modo
più dettagliato i sentimenti di Frodo al momento della sua partenza
dalla Terra di Mezzo. Il libro offre un’analisi più approfondita
delle relazioni interpersonali e delle emozioni di ciascuno dei
personaggi riguardo a ciò che è accaduto, in particolare di Frodo e
Sam.
Cosa succede a ciascun personaggio
principale dopo la conclusione del film
Visto che la maggior parte dei
personaggi sopravvive alla Guerra dell’Anello, essi continuano la
loro vita dopo gli eventi del film. Il Signore degli Anelli
– Il ritorno del re di Peter Jackson
fornisce alcune informazioni sul futuro dei personaggi, ma nei
libri ci sono molte più informazioni. Il messaggio principale dei
film è che Frodo Baggins è ancora tormentato dagli effetti
dell’Unico Anello e non riesce a trovare gioia nella Terra di
Mezzo. Frodo può viaggiare verso le Terre Imperiture perché era il
portatore dell’anello, ma la sua storia non finisce qui.
Frodo: Viaggia
verso le Terre Imperiture e vive i suoi giorni in pace, guarendo
dalla sua esperienza con l’Unico Anello.
Sam: Sposa Rosie
Cotton, diventa sindaco della Contea e alla fine parte per le Terre
Imperiture dopo la morte di sua moglie.
Merry: Sposa
Estella Bolger, diventa Maestro di Buckland, alla fine muore e
viene sepolto da Aragorn a Gondor.
Pipino: sposa
Diamond di Long Cleeve, ha un figlio di nome Faramir Took e alla
fine torna a Gondor per i suoi ultimi giorni, dove viene sepolto
accanto a Merry.
Gandalf: torna a
Valinor e ritorna alla sua forma di Maiar, avendo compiuto il suo
scopo nella Terra di Mezzo.
Aragorn: Riunisce
il Regno di Gondor in un’epoca di prosperità, dando alla luce il
suo erede, Eldarion, che diventa re dopo di lui.
Legolas:
Intraprende molti viaggi con Gimli, lavora per ripristinare le
foreste della Terra di Mezzo dopo la guerra e alla fine parte per
le Terre Imperiture.
Gimli: Fonda un
nuovo insediamento nanico dietro il Fosso di Helm nelle Caverne
Scintillanti, poi diventa il primo nano a partire per le Terre
Imperiture.
Faramir: Diventa
Principe di Ithilien, diventando uno dei nobili di più alto rango
di Aragorn. Lui ed Éowyn si sposano e hanno dei figli.
Éowyn: sposa
Faramir e ha un figlio e un nipote con lui.
Éomer: incoronato
Re di Rohan, giura fedeltà e amicizia a Gondor e aiuta la Terra di
Mezzo in una nuova era di prosperità.
Elrond: Lascia la
Terra di Mezzo con gli altri portatori dell’anello, salpando verso
le Terre Imperiture.
Arwen: Sposa
Aragorn, vivendo i suoi giorni come regina di Gondor e morendo di
crepacuore poco dopo la sua scomparsa.
Galadriel: Salpa
con Elrond verso le Terre Imperiture, tornando finalmente da dove
era venuta.
Il vero significato del finale di
Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re
La conclusione de Il
Signore degli Anelli – Il ritorno del re non è solo la
fine di un film, ma la fine di una saga. Dopo innumerevoli lotte,
Frodo e la Compagnia hanno adempiuto al giuramento, dimostrando i
meriti dell’amicizia e del cameratismo. Nonostante la sconfitta di
Sauron, il finale della trilogia non è tutto rose e fiori. Uno dei
temi principali del Signore degli Anelli di Jackson è che la magia
sta abbandonando la Terra di Mezzo, sia quella malvagia che quella
buona. Frodo è riuscito a impedire che il mondo diventasse oscuro
sotto il dominio di Sauron, ma sta comunque cambiando e anche Frodo
dovrà lasciare la Terra di Mezzo.
La fine de Il Signore degli
Anelli – Il ritorno del re è dunque intrisa di questa
malinconia. L’avventura è finita per gli hobbit, e questo significa
un ritorno a una vita semplice. Personaggi come i portatori
dell’Anello e il mago Gandalf devono salpare per trovare la pace.
Per il resto del popolo della Terra di Mezzo, le loro vite sono
state restituite loro e, per la prima volta dopo molti anni,
possono rivolgersi felicemente alle loro famiglie, come fa Sam, e
dire: “Beh, sono tornato”.
In
Italia Una poltrona per due è diventato, nel corso
degli anni, molto più di una semplice
commedia: è un vero e proprio rito natalizio. La sua messa in
onda televisiva, puntuale durante le festività, ha contribuito a
trasformarlo in un appuntamento fisso per generazioni di
spettatori, capace di unire pubblico trasversale e memoria
collettiva. Un caso quasi unico, soprattutto se si considera che il
film, negli Stati Uniti, non è legato in modo così indissolubile
all’immaginario
cinematografico del Natale, ma viene da noi percepito come
parte integrante delle festività, al pari di altri grandi
classici.
Uscito nel 1983 e diretto da John Landis,
Una poltrona per due è una commedia brillante che
mescola satira sociale, umorismo slapstick e meccanismi da film “a
incastro”, giocando con lo scambio di ruoli e con l’idea
dell’esperimento sociale portato all’estremo. Landis, reduce dal
successo di The Blues
Brothers e Animal
House, utilizza la struttura della commedia per affondare il
colpo contro il capitalismo aggressivo, il darwinismo sociale e
l’arroganza delle élite economiche, confermando la sua capacità di
usare il genere come veicolo di critica, senza mai rinunciare al
ritmo e all’intrattenimento.
Il cast è uno dei grandi
punti di forza del film: Eddie Murphy,
all’apice della sua ascesa, e Dan Aykroyd, in
un ruolo di progressiva decostruzione del privilegio, formano una
coppia perfettamente bilanciata, affiancata da una memorabile
Jamie Lee
Curtis e dai glaciali fratelli Duke, incarnazione di
un potere cinico e irresponsabile. Al centro del racconto emergono
temi come il caso contro il merito, la costruzione artificiale del
successo e la fragilità dell’identità sociale, elementi che hanno
contribuito alla longevità del film ben oltre il suo contesto
storico. Nel resto dell’articolo entreremo nel dettaglio del
finale, proponendo una spiegazione della sua risoluzione narrativa
e del significato simbolico che chiude questa commedia
apparentemente leggera, ma tutt’altro che superficiale.
La trama di Una poltrona per due
Protagonista del film è
Louis Winthorpe III, un agente di cambio di grande
successo. La sua vita trascorre tranquilla tra il lavoro, le
partite di tennis al circolo e le serate con la fidanzata. Il
lavoro di broker presso la società Duke & Duke gli permette infatti
di godere di tutto ciò. Al contrario, Billie Ray
Valentine è invece uno straccione, che mendica elemosina
per strada. Le vite dei due si incrociano casualmente, quando
Billie Ray viene arrestato a causa di un equivoco: in seguito ad
uno scontro fortuito, Louis crede di essere aggredito dallo stesso
e spaventato chiede l’intervento dei poliziotti. L’episodio
alimenta uno scambio di opinioni tra i proprietari della società
finanziaria per la quale lavora Louis, i fratelli
Mortimer e RandolphDuke, favolosamente ricchi quanto avari.
Questi, infatti, sono in disaccordo
sulle motivazioni che spingono un uomo alla criminalità; da una
parte Mortimer sostiene che alcune persone siano geneticamente
predisposte alla delinquenza o al successo dalla nascita, mentre il
fratello Randolph è invece convinto che sia l’ambiente nel quale si
vive a determinare l’agire e le abitudini di un individuo. Per
verificare le proprie posizioni i Duke decidono di fare un
esperimento: pongono Billie Ray Valentine in una posizione
privilegiata, e fanno invece arrestare Louis, il quale perde così
tutto ciò che ha ottenuto nella vita. Louis e Billie si
ritroveranno così catapultati in ruoli che non gli appartengono.
Dovranno entrambi faticare molto per potersi affermare e
conquistare ciò che gli spetta.
La spiegazione del finale del
film
Il
terzo atto di Una poltrona per due coincide con il
passaggio definitivo dalla farsa allo scontro frontale. Dopo aver
scoperto di essere cavie di un cinico esperimento, Louis Winthorpe
e Billy Ray Valentine uniscono le forze e costruiscono una vendetta
che passa attraverso le stesse regole del sistema che li ha
distrutti. Il piano sul treno, con lo scambio del rapporto agricolo
e l’umiliazione di Beeks, ha toni da commedia pura, ma prepara una
resa dei conti lucida e metodica, spostando l’azione nel cuore
simbolico del capitalismo americano: la Borsa.
La
sequenza ambientata sul floor delle contrattazioni a New York
rappresenta la risoluzione narrativa del film. I fratelli Duke,
convinti di possedere informazioni privilegiate, si espongono
finanziariamente fino all’autodistruzione, mentre Winthorpe e
Valentine sfruttano le dinamiche speculative contro di loro. Il
ribaltamento è totale: chi controllava il gioco ne diventa vittima,
chi era stato umiliato ne padroneggia le regole. Il film si chiude
con la bancarotta pubblica dei Duke, ridotti all’impotenza, e con
l’immagine finale dei protagonisti finalmente liberi, lontani dal
mondo che li aveva definiti.
La spiegazione del finale passa dalla perfetta coerenza con il tema
centrale del film: la costruzione artificiale del successo. Landis
mostra come la ricchezza dei Duke non sia frutto di superiorità
morale o intellettuale, ma di accesso al potere e alle
informazioni. Quando Winthorpe e Valentine ottengono gli stessi
strumenti, il sistema si rivela fragile e manipolabile. Il colpo di
scena non è tanto economico quanto ideologico: il capitalismo che i
Duke difendono crolla nel momento stesso in cui qualcuno ne applica
le regole con maggiore intelligenza e meno arroganza.
Il finale porta così a compimento anche il discorso su natura e
cultura che attraversa tutto il film. Valentine dimostra di poter
eccellere nel mondo dell’alta finanza, Winthorpe di sopravvivere
fuori dai privilegi, smontando l’assunto su cui si basava la
scommessa iniziale. Il denaro cambia di mano, ma soprattutto cambia
di significato: non è più strumento di dominio, bensì di riscatto.
La restituzione simbolica del dollaro della scommessa suggella
l’inversione dei ruoli, trasformando l’umiliazione subita in una
vittoria morale prima ancora che materiale.
Ciò che Una
poltrona per due lascia allo spettatore è un messaggio
sorprendentemente amaro sotto la superficie della commedia. Il film
suggerisce che il sistema economico non premia il merito, ma chi sa
manipolarne le logiche, e che le disuguaglianze sono spesso il
risultato di decisioni arbitrarie. Il lieto fine non cancella
questa critica, ma la rende più incisiva, mostrando come la vera
anomalia non sia l’ascesa dei protagonisti, bensì il potere
incontrastato di chi, come i Duke, ha sempre giocato senza
conseguenze.
Uno sguardo dal cielo (The Preacher’s Wife, 1996) è il remake moderno
de La
moglie del vescovo del 1947, classico natalizio diretto da
Henry Koster, a sua volta tratto dall’omonimo
romanzo di Robert Nathan. Il film degli
anni ’90 – diretto da Penny Marshall –
riprende l’impianto
fantastico e spirituale dell’originale, aggiornandolo al
contesto contemporaneo e spostando il baricentro su una comunità
afroamericana. Al centro resta l’idea di un angelo inviato sulla
Terra per rimettere ordine non solo in una chiesa in difficoltà, ma
anche nei rapporti umani di chi la anima.
Il
cast è uno degli elementi che hanno contribuito al successo del
film. Denzel Washington interpreta l’angelo Dudley
con carisma, ironia e una naturalezza che stempera il lato
soprannaturale in un registro caldo e quotidiano. Al suo fianco,
Whitney Houston veste i panni della moglie del
pastore, offrendo una prova intensa e luminosa, arricchita da
numeri musicali che diventano parte integrante del racconto.
Completano il quadro Courtney B. Vance e un cast
corale che restituisce credibilità e vitalità alla comunità
rappresentata.
Dal punto di vista del
genere, Uno sguardo dal cielo è una
commedia romantica a sfondo fantastico, attraversata da
elementi musicali e da una forte componente spirituale. Il tono è
leggero ma non superficiale, e affronta temi come la fede, la crisi
di coppia, il senso di comunità e il valore della solidarietà.
Proprio per questa combinazione di calore umano, speranza e magia,
il film è diventato una visione ideale per il periodo natalizio.
Nel resto dell’articolo verrà proposta una spiegazione del finale e
dei temi che esso porta a compimento.
La trama di Uno sguardo dal cielo
La vicenda si svolge a New York,
dove il sacerdote metodista Henry Biggs, dopo aver
sempre svolto con passione il proprio lavoro, attraversa un momento
di crisi in cui pensa di non essere più in grado di andare incontro
ai problemi che gli pongono la sua comunità e la sua famiglia, la
moglie Julia, il figlio piccolo, la madre di lei.
All’improvviso, però, arriva Dudley, un angelo di
colore, che a poco a poco si installa a casa sua e gli annuncia di
volerlo aiutare a superare le difficoltà. Il problema è che Dudley,
nonostante sia molto generoso, attua degli interventi che spesso
finiscono con il creare più confusione di prima.
Le cose, dunque, finiscono con il
peggiorare ed Henry cade in piena crisi. Come se non bastasse, da
un lato si trova a dover fronteggiare il perfido speculatore
Joe, che ha acquistato la proprietà della chiesa e
vuole demolirla per costruirci un complesso più grande con servizi
vari; dall’altro vede Julia frequentare piacevolmente Dudley, col
quale esce la sera, va al night e ritrova il gusto di cantare, cosa
che ormai faceva solo in chiesa alle funzioni del marito. Dinanzi a
tutto ciò, Henry deciderà che è giunto il momento di sistemare le
cose.
La spiegazione del finale del
film
Nel
terzo atto di Uno sguardo dal cielo il racconto si
concentra sulla ricomposizione delle fratture emotive e spirituali
che attraversano la famiglia Biggs. Henry, ormai consapevole di
aver trascurato Julia e Jeremiah, affronta il momento decisivo:
scegliere se cedere alle pressioni dell’imprenditore Hamilton o
difendere la sua chiesa e la comunità che rappresenta.
Parallelamente, Dudley prende atto dei propri sentimenti per Julia
e comprende che il suo compito non è sostituirsi a Henry, ma
rimetterlo al centro della sua famiglia e della sua fede. La
tensione emotiva culmina alla vigilia di Natale, quando tutto
sembra pronto per un cambiamento profondo.
La
risoluzione arriva durante il saggio natalizio e la funzione in
chiesa, che diventano il cuore simbolico del film. Henry ritrova la
forza di credere nel proprio ruolo di pastore e marito, respingendo
definitivamente le lusinghe di Hamilton e riaffermando il valore
spirituale del luogo sacro. Dudley, consapevole di aver completato
la sua missione, si prepara a scomparire in silenzio. Il dono
dell’albero di Natale, decorato con un angelo che lo raffigura,
suggella il suo passaggio terreno. Con un ultimo atto di grazia,
cancella la memoria di sé da tutti, lasciando la famiglia Biggs
finalmente unita e rinnovata.
Il finale assume così un significato profondamente tematico: Dudley
non è mai stato una soluzione esterna ai problemi di Henry, ma un
catalizzatore. La sua presenza serve a far emergere ciò che già
esisteva, ma era stato dimenticato: l’amore, la responsabilità e la
fede. La perdita della memoria collettiva sottolinea che i miracoli
non sono fatti per essere celebrati, bensì interiorizzati. L’angelo
non deve essere ricordato come individuo, perché il suo vero
successo risiede nel cambiamento duraturo che ha prodotto nelle
persone, ora capaci di camminare con le proprie forze.
In questo senso, il fatto che solo Jeremiah riesca a ricordare
Dudley non è casuale. Il film ribadisce che lo sguardo puro
dell’infanzia è l’unico ancora aperto al mistero e alla grazia. Il
bambino rappresenta una fede non contaminata dal cinismo adulto,
capace di riconoscere l’eccezionale senza bisogno di prove.
Attraverso Jeremiah, il film suggerisce che la dimensione
spirituale non scompare davvero, ma resta accessibile a chi sa
guardare con semplicità. È un finale che privilegia il non detto e
affida allo spettatore il compito di coglierne la portata
simbolica.
Ciò che Uno
sguardo dal cielo lascia come messaggio è l’idea che la
salvezza non arrivi mai dall’esterno in modo definitivo, ma passi
attraverso una riscoperta delle priorità essenziali. Famiglia,
comunità e fede sono valori che richiedono attenzione costante, non
interventi miracolosi. Il Natale diventa così non solo uno sfondo
narrativo, ma una metafora di rinascita interiore. Il film invita a
rallentare, ad ascoltare e a riconnettersi con ciò che conta
davvero, ricordandoci che anche gli angeli, quando servono, sanno
farsi da parte.
La prima stagione di Pluribus
si conclude non solo con alcune rivelazioni intriganti sugli
“Altri”, ma anche mettendo in evidenza come Carol sia finalmente
sulla strada giusta.
Prima che Manousos si presenti alla
sua porta nel finale della serie fantascientifica di Apple
TV, Carol sembra diventare sempre più compiacente. La sua
solitudine ha la meglio su di lei e inizia a sentire la mancanza di
Zosia. Per questo motivo, nel finale, sorprendentemente si schiera
dalla parte degli Altri invece di rimanere fedele alle sue
precedenti convinzioni ostili nei loro confronti e concordare con
la visione del mondo di Manousos.
Abbandona persino Manousos,
convinta di comprendere gli Altri meglio di lui. Tuttavia, dopo
aver finalmente trascorso un po’ di tempo da sola con Zosia, si
rende conto di essersi sbagliata sugli Altri.
Perché Carol torna da Manousos
nel finale di Pluribus
Manousos ha viaggiato dal Paraguay
per incontrare Carol perché credeva che fosse l’unica dalla sua
parte. Con sua grande delusione, Carol sembra aver cambiato idea
sugli Altri prima che lui la raggiungesse. Viene persino a sapere
tutto della sua relazione con Zosia e capisce che lei è innamorata
di lei.
Carol inizialmente cerca di
negarlo. Tuttavia, quando alla fine deve scegliere tra Zosia e
Manousos, sceglie la prima. In seguito, Zosia e Carol trascorrono
molto tempo insieme e, per una volta, Carol si sente di nuovo
felice.
Con suo grande disappunto, la sua
felicità è di breve durata, poiché Zosia le rivela che hanno
trovato un modo per “infettarla” utilizzando i suoi ovuli
congelati.
Carol in precedenza si sentiva al
sicuro con gli Altri perché le era stato detto che avrebbero dovuto
estrarre il suo DNA dal midollo osseo per trovare un modo per
infettarla. Poiché l’estrazione del midollo osseo è una procedura
invasiva, non potevano farlo senza il suo consenso.
Dopo aver parlato con Zosia, Carol
capisce che hanno trovato una soluzione alternativa e che presto
saranno in grado di infettarla. Questo la aiuta a capire che gli
Altri sono guidati da un solido “imperativo di diffusione”. Il
loro unico scopo è diffondere l’infezione.
Dopo aver ricevuto il segnale
alieno da un pianeta lontano chiamato Kepler 22b, gli Altri sperano
anche di diffonderlo in altre parti dell’universo e condividere il
loro “dono” trasmettendolo nello spazio.
Poiché questa consapevolezza le
dimostra che Zosia non la ama davvero e che stava frequentando lei
solo per convincerla a unirsi a loro, Carol esce dal suo torpore e
torna a unire le forze con Manousos.
Perché Carol torna con una
bomba atomica
In una sequenza iniziale
dell’episodio 3 di Pluribus, Carol discute scherzosamente con uno
degli Altri se sarebbero disposti a darle una bomba atomica. Con
sua sorpresa, accettano di farlo. Questo dimostra che la
sopravvivenza individuale è in fondo alla lista delle priorità
degli Altri. Se si dovessero definire le loro priorità,
probabilmente sarebbero le seguenti:
Diffondere l’infezione.
Accontentare gli individui immuni.
Garantire la propria sopravvivenza individuale.
Pluribus conclude la
discussione di Carol sulla bomba atomica dell’episodio iniziale
quando lei torna a casa con una bomba atomica. Questo dimostra che
finalmente capisce che gli Altri non sono affatto umani. Non hanno
la capacità di amare e non hanno nemmeno l’istinto umano
fondamentale di garantire la propria sopravvivenza individuale.
Poiché sono programmati solo per diffondere il loro “dono”, non
sono affatto umani.
Anche la loro gentilezza è solo
un’arma che permette loro di convincere i “sopravvissuti” immuni
che hanno buone intenzioni. Quando Carol se ne rende conto, capisce
che Manousos aveva ragione quando diceva che sarebbe stato meglio
ucciderli tutti piuttosto che lasciare che diffondessero
l’infezione.
La frequenza radio 8613,0 kHz
spiegata: come Manousos la usa contro gli “Altri”
Manousos era già all’avanguardia
anche nei primi episodi della serie fantascientifica di Vince
Gilligan per Apple TV, quando ha esaminato tutte le frequenze
radio. Ha scoperto che una frequenza specifica, 8613,0 kHz, era
attiva e trasmetteva un segnale di qualche tipo. Non sembra
rendersi conto del significato del segnale, ma capisce che è
collegato all’“invasione”.
Sebbene Pluribus non riveli
molto sul segnale radio, è difficile non credere che in qualche
modo mantenga le persone infette nel loro stato mentale di
alveare.
Il virus RNA che si diffonde
principalmente attraverso la saliva umana nell’episodio 1 di
Pluribus non è l’unica cosa che rende gli Altri parte della
coscienza collettiva. Sembra servire semplicemente come hardware
per essa. Una volta “installato” nel corpo, il segnale radio funge
da software che sincronizza le menti individuali in una rete
cognitiva condivisa, nota anche come mente alveare.
Il segnale radio che Manousos
scopre sul canale 8613,0 kHz è ciò che mantiene gli Altri
ipnotizzati e uniti. Per questo motivo, qualsiasi suono
improvviso e di disturbo, come l’urlo di Manousos, “disconnette”
temporaneamente gli Altri dal “software”.
Come Carol e Manousos possono
invertire l’apocalisse della felicità
Manousos scopre abilmente ciò che
sembra guidare la mente collettiva. Tuttavia, verso la fine della
stagione, fatica a trovare un modo per saperne di più sui segnali
radio e su come funzionano. Pluribus ha già stabilito che
Carol ha una fervida immaginazione come autrice di narrativa.
Quando ha chiamato e ha cercato di trovare un modo per curare gli
“Altri”, ha quasi finito per ottenere da Zosia la verità su come
invertire la pandemia.
Ora che ha accettato di collaborare
con Manousos e ha anche una scadenza prima che gli Altri trovino un
modo per infettarla, metterà a frutto le sue capacità di
ragionamento.
Non passerà molto tempo prima che i
due personaggi si rendano conto del collegamento tra il segnale
radio e la mente collettiva. Una volta capito, dovranno trovare un
modo per fermare il segnale, che probabilmente viene trasmesso da
qualche parte sulla Terra, dato che una radio è riuscita a
captarlo. Se troveranno un modo per interrompere il segnale,
potrebbero riuscire a sbarazzarsi del software che guida la mente
collettiva.
In parole povere, nei termini di
Severance, devono trovare un modo per
reintegrare gli Altri liberandoli dal segnale che li tiene
ipnotizzati.
Come la stagione 1 di Pluribus
prepara la stagione 2
La stagione 1 di Pluribus
sfiora appena la superficie della sua scala narrativa. La stagione
1, per la maggior parte, funge da viaggio di trasformazione per
Carol, che oscilla tra l’accettazione della nuova normalità e la
consapevolezza che gli Altri non sono più umani. Con il suo ritmo
lento e l’attento sviluppo dei personaggi, la stagione 1 di
Pluribus induce anche gli spettatori a chiedersi per chi
tifare prima di consacrare Carol e Manousos come eroi.
Vince Gilligan ha confermato
(tramite Esquire) di avere un piano di 4 stagioni per
Pluribus.
Ora che Carol sa che gli Altri
stanno lavorando a un modo per infettarla, correrà contro il tempo
per trovare una cura. Sembra probabile che anche Diabaté alla fine
capirà tutto ciò che non va negli Altri e si unirà a Carol e
Manousos. Dato che gli Altri in Pluribus pensano con un
unico cervello combinato, potrebbero trovare una nuova soluzione
per fermare gli eroi senza danneggiarli fisicamente nella seconda
stagione.
Si spera che, dopo il finale
avvincente della prima stagione, la seconda stagione di
Pluribus non tarderà ad arrivare.
Diretto da Ariel Winograd, Eroi
Cercasi (A Time For Bravery) di Netflix, originariamente intitolato “La Hora
De Los Valientes”, racconta la storia di un’insolita collaborazione
tra uno psicanalista di nome Mariano Silverstein e un agente di
polizia di nome Diaz, che riescono a superare in astuzia un’intera
rete di intelligence nella loro ricerca della giustizia. Sebbene
Diaz sia uno dei poliziotti più talentuosi della sua generazione,
al momento è depresso, apparentemente a causa dell’infedeltà della
sua compagna. Per risolvere il problema, i suoi superiori gli hanno
assegnato uno psicoterapeuta che sta attualmente svolgendo servizi
sociali per riottenere la licenza. Questa improbabile coppia
dovrebbe pattugliare le strade e fare qualche domanda in giro, ma
finisce invece per combattere una cospirazione nazionale.
Man mano che la storia procede,
Silverstein si rende conto che il lavoro è molto più complesso di
quanto sembri e, con diversi elementi malvagi che operano
all’interno del sistema, non ha altra scelta che adattarsi alla sua
nuova vita fatta di violenza e astuzia. A tal fine, questa commedia
messicana fonde la terapia con l’azione, e la coppia di
protagonisti trova sollievo in entrambe. SPOILER IN ARRIVO.
La trama di Eroi Cercasi (A
Time For Bravery)
Eroi Cercasi (A Time For
Bravery) si apre con l’omicidio a sangue freddo di due uomini
che sembrano lavorare per un’organizzazione criminale di alto
profilo. Il giorno seguente, alla polizia arriva una denuncia di
scomparsa per i due uomini e il commissario assegna il caso a Diaz,
il suo agente più talentuoso. Tuttavia, Diaz non è al meglio della
forma ultimamente, soprattutto a causa della recente scoperta
dell’infedeltà di sua moglie. Per evitare che questo influenzi le
sue capacità investigative, il commissario decide di coinvolgere
uno psicoanalista per una terapia occupazionale. Entra in scena
Mariano Silverstein, un famoso psicoanalista che ha perso la
licenza a causa del suo coinvolgimento in un incidente stradale.
Attualmente impegnato in lavori socialmente utili, non ha altra
scelta che accettare il lavoro e diventare il partner di Diaz per
un breve periodo.
Silverstein e Diaz hanno un
rapporto relativamente tranquillo, con il primo che svela in
dettaglio i problemi psicologici del secondo. Tuttavia, le cose
prendono una piega inaspettata quando Silverstein invita il
poliziotto a cena e Diaz sospetta immediatamente che Diana, la
compagna di Silverstein, lo tradisca. Quando Diaz sta per tirare
fuori la pistola, Diana ammette che ha ragione e Silverstein rimane
sconvolto. A quel punto, i due uomini escono per la notte, vivendo
in un motel, prima di riprendere le indagini il giorno seguente.
Diaz crede che i due uomini stessero usando veicoli rubati e presto
cattura il ladro, costringendolo a rivelare il nome del suo
committente. L’uomo, Sosa, si rivela essere lui stesso un agente
segreto sotto copertura e, nel caos, sia Silverstein che Diaz
vengono portati all’ufficio.
Qui si scopre che il capo del
sindacato dall’inizio del film è Gerardo Solares, che è anche un
agente di alto profilo dell’FBI. Dopo aver rapidamente inventato
bugie sul coinvolgimento di Diaz nei crimini, manda via Silverstein
e procede a torturare Diaz nelle camere riservate. Solares,
proprietario della falsa compagnia di trasporti nota come Camarasa,
ha in mente di rubare l’uranio dalla riserva nazionale e venderlo
sul mercato nero. Mentre manda un agente di nome Barrera a
sbarazzarsi silenziosamente di Silverstein, il piano fallisce.
Quest’ultimo arriva alla verità, intrufolandosi nell’agenzia e poi
arrampicandosi attraverso le finestre per affrontare Solares.
Tuttavia, viene immediatamente catturato e si unisce a Diaz,
preparando il terreno per la resa dei conti finale.
Il finale di Eroi Cercasi (A
Time For Bravery): Silverstein lascerà la psichiatria? Diaz
entrerà a far parte dell’agenzia?
Alla fine di “A Time For Bravery”,
Silverstein e Diaz vincono contro Solares e decidono di entrare a
far parte di un’agenzia di sicurezza internazionale, lasciandosi
potenzialmente alle spalle le loro attuali carriere. Per Diaz,
questo significa lasciare la polizia e mettere il suo talento al
servizio della sicurezza globale. Per Silverstein, invece, le cose
sono molto più complicate, poiché è completamente nuovo al mondo
delle armi, dello spionaggio e dell’intelligence di alto livello.
Tuttavia, la sua intelligenza, unita alla sua tenacia, lo rendono
perfetto per questo lavoro, e anche gli scout internazionali lo
riconoscono. Anche se non ci viene mai data una risposta esplicita,
Silverstein mostra un reale interesse nell’imparare il
combattimento e le tecniche più raffinate del mondo della
sicurezza. Soprattutto, questo significa una collaborazione
continua con il suo nuovo migliore amico, Diaz, rendendo l’offerta
ancora più allettante.
Mentre Diaz si riprende dal trauma
emotivo causato dall’infedeltà della moglie all’inizio del film, il
suo rapporto con Silverstein si basa su fondamenta più solide.
Soprattutto, entrambi condividono la passione per la giustizia e si
rifiutano di piegarsi quando si tratta di fare la cosa giusta.
Questo significa anche salvarsi la vita a vicenda nei momenti di
bisogno, e mentre Silverstein lo fa in senso letterale, il
contributo di Diaz è più simbolico. Fin dall’inizio, abbiamo visto
Silverstein descrivere il suo lavoro in modo negativo, poiché, pur
essendo appassionato degli altri, non riesce a trovare un
equilibrio tra vita lavorativa e vita privata come psicoanalista, e
questo compromette attivamente la qualità della sua vita. D’altra
parte, fingere di essere un poliziotto e intrufolarsi in una
struttura dei servizi segreti è forse la cosa più emozionante che
abbia mai provato, e un lavoro nella sicurezza internazionale
promette anche di preservare e alimentare quella sensazione.
Tuttavia, c’è anche un lato comico
nelle prospettive di Silverstein di entrare a far parte
dell’organizzazione, poiché gli scout, dopo aver sentito parlare
delle sue valorose imprese, quasi sospettano che sia una spia di
un’altra nazione. È interessante notare che anche Diaz ha dei dubbi
al riguardo, insieme alla partner di Silverstein, Diana. Dato che
l’ex psichiatra sembra padroneggiare le arti marziali e il tiro con
la pistola in rapida successione, e mette in ginocchio anche un
gigante dell’intelligence come Solares, il sospetto non è del tutto
infondato. Tuttavia, alla fine, Silverstein conferma di non essere
una spia, ma aggiunge anche che questo potrebbe cambiare in futuro.
Ciò conferma indirettamente che entrerà a far parte dell’agenzia di
sicurezza, anche se ciò significa tuffarsi a capofitto in uno stile
di vita completamente nuovo. Tuttavia, con Diaz al suo fianco,
probabilmente avrà molte nuove avventure davanti a sé.
Solares viene arrestato? Cosa
succede all’uranio?
Mentre Eroi Cercasi (A Time For
Bravery) si conclude con Silverstein e Diaz che hanno la
meglio su Solares, la vittoria stessa è stata duramente
conquistata. Anche se inizialmente il destino di Silverstein e Diaz
sembra segnato, l’arrivo dei colleghi di Diaz cambia le carte in
tavola. Alla fine, questo si trasforma in una battaglia tra le
forze di polizia oneste e i funzionari corrotti della rete di
intelligence. I primi hanno il vantaggio di essere preparati,
mentre Sosa e compagni non sanno nemmeno cosa li abbia colpiti
prima di finire per perdere. Questo è particolarmente evidente nel
caso di Solares, che diventa essenzialmente un prigioniero per
tutta la saga finale. Mentre Diaz e compagni entrano nelle camere
dell’uranio, Silverstein ha il compito di sorvegliare Solares, e la
loro sottile dinamica viene alla luce.
In un certo senso, Silverstein e
Solares rappresentano gli opposti dello spettro, poiché mentre uno
sta appena familiarizzando con la giustizia penale, l’altro è ai
vertici del sistema ed è all’origine della sua corruzione. Il loro
scambio finale è appropriatamente verbale, con Solares che cerca
disperatamente di portare Silverstein dalla sua parte. Prima usa la
forza bruta, minacciando di rovinare la vita dell’ex psicoanalista
con le sue conoscenze. Quando questo non funziona, Solares cerca di
convincerlo a diventare potente. Tuttavia, nessuna delle due
strategie funziona, poiché Silverstein ha una visione molto
particolare della giustizia, che lo porta a cercare quasi
ingenuamente la gentilezza di fronte alla malvagità.
È proprio la bontà innata di
Silverstein che convince Diaz che è portato per il lavoro di
intelligence, poiché in un mare di forze oscure e corrotte,
Silverstein può distinguersi come una figura brillante ed empatica.
Tuttavia, ciò non significa che non abbia un talento per l’azione,
come vediamo quando la squadra di Solares sfugge brevemente al
controllo di Diaz e fugge con il camion contenente l’uranio. Non
avendo modo di raggiungere il camion, Diaz chiede a Silverstein di
abbatterlo, consapevole del rischio di fuoriuscita dell’uranio o,
peggio, di provocare un’esplosione. Con una mossa a sorpresa,
Silverstein si rivela questa volta un tiratore provetto e mette
fuori uso il camion senza uccidere l’autista o danneggiare
l’uranio. Alla fine, Solares viene arrestato e con lui cade uno dei
principali protagonisti del traffico illegale di armi.
L’agente Sosa e Barrera sono
morti? Cosa succede alla Divisione Affari Speciali?
Sebbene Solares venga arrestato,
egli è solo un uomo in un sistema di corruzione molto più ampio, di
cui fanno parte molti, compreso il supervisore di Diaz. A tal fine,
lo scontro finale coinvolge anche l’agente Sosa, che è il braccio
forte dell’operazione di commercio illegale. Inizialmente, ha il
compito di recuperare l’uranio nella scatola, ma viene messo alle
strette da Ugarte, uno dei colleghi di Diaz. Tuttavia, le cose
volgono rapidamente a suo favore, poiché riesce a strappare la
pistola dalle mani di Ugarte e a sparargli alla spalla. Prima che
possa sferrare il colpo finale, però, Diaz colpisce Sosa con un
colpo preciso, uccidendolo all’istante. Questa scena funziona su
due livelli, poiché non solo ripaga la dimostrazione di abilità nel
tiro di Diaz all’inizio dell’episodio, ma conclude anche la sua
dinamica con Sosa, che è stata particolarmente tormentata.
Con Sosa morto, rimane solo un
importante conto in sospeso nell’organizzazione criminale di
Solares, ovvero Barrera. Incaricato di uccidere Silverstein, è il
primo a rimanere scioccato dal cambiamento di opinione e
dall’abilità fisica di quest’ultimo. Barrera viene sconfitto quasi
all’istante, imbavagliato, legato e poi infilato in un’auto. Mentre
Silverstein ha intenzione di tenere Barrera lì fino a quando non
potrà avvisare le autorità in modo sicuro, il piano sfugge presto
al suo controllo. In una scena comica, scopriamo che l’auto in cui
è stato rinchiuso Barrera è stata rimossa perché parcheggiata in un
posto illegale. Dato che lui è ancora all’interno e probabilmente
sta soffocando, questo aggiunge un’ambiguità comica ma anche cupa
al suo destino. Tuttavia, è più probabile che venga catturato
qualche tempo dopo e arrestato come complice nel caso del furto di
uranio.
Dato che Solares viene presentato
come il capo della Divisione Affari Speciali, si può affermare con
certezza che l’intero dipartimento era probabilmente coinvolto nel
sindacato corrotto. Allo stesso modo, l’arresto di Solares segna il
crollo della divisione, con l’ufficio intelligence che
probabilmente avvierà un’indagine completa sui suoi sistemi. Ciò è
confermato dall’arrivo di un ufficiale di alto livello, che elogia
Diaz e la sua squadra invece di punirli per insubordinazione. In
questo modo, non solo Silverstein, Diaz e compagni sopravvivono, ma
svolgono anche un ruolo attivo nel miglioramento del sistema.
Mentre la decisione di Silverstein di unirsi alla nuova agenzia è
ancora in sospeso, Diaz è già pronto a riformare la giustizia
penale da zero, il che rappresenta la conclusione perfetta del suo
arco narrativo.
Tommy Shelby,
interpretato da Cillian Murphy, è tornato nel caos di
Birmingham nel prossimo film di NetflixPeaky
Blinders: The Immortal Man. Netflix ha infatti
pubblicato un trailer che mostra il ritorno di Murphy nei panni
dell’iconico e tormentato personaggio di Tommy Shelby nel caos e
nella rovina che caratterizzano il mondo di Peaky
Blinders.
Il trailer mostra Tommy che vaga
nella sua vecchia tenuta con un telefono minaccioso in sottofondo,
mentre la voce narrante dice: “Che fine ha fatto Tommy Shelby,
il famoso gangster zingaro?”. Il riferimento è all’ultima
stagione di Peaky Blinders, quando Tommy è
sfuggito ancora una volta alla morte, ma si è ritrovato
completamente solo nonostante facesse parte di una famiglia
forte.
Tommy sembrava aver chiuso con gli
affari a Birmingham dopo gli eventi della sesta stagione, andata in
onda nel 2022, poiché ha dovuto affrontare una battaglia contro il
fascismo, la perdita della zia Polly e un’esperienza simbolica di
pre-morte per il personaggio di Murphy.
Ora, Peaky
Blinders: The Immortal Man sarà ambientato durante la
seconda guerra mondiale nel 1940, riportando Tommy dal suo esilio e
costringendolo a confrontarsi con il suo passato, proteggere la sua
eredità e fermare le nuove pericolose minacce, mentre il destino
suo e della sua famiglia è in bilico. Barry Keoghan si unirà al cast insieme a
Rebecca Ferguson, nota per Dune e Silo, e Stephen Graham, noto per
Adolescence, che era già presente nella serie.
L’ideatore Steven Knight
ha dichiarato che la nuova aggiunta al franchise, Peaky
Blinders: The Immortal Man, sembra “la fine di un
romanzo” e potrebbe potenzialmente significare la fine della storia
di Tommy Shelby, dato che Murphy ha affermato che questa sarà la
sua ultima interpretazione del cupo e tenebroso Tommy Shelby.
Peaky Blinders è
ancora oggi una serie molto apprezzata e ha un impressionante
punteggio Rotten Tomatoes del 93%. La serie originale era un dramma
poliziesco crudo che seguiva la famigerata famiglia Shelby mentre
costruiva un impero criminale combattendo contro bande rivali,
personaggi politici e un ispettore di polizia inviato direttamente
da Winston Churchill. Con l’esperienza di guerra di Tommy, il
film riaprirà sicuramente vecchie ferite mentre lui affronta
ancora una volta i suoi demoni.
Peaky Blinders: The
Immortal Man Man uscirà su Netflix venerdì 20 marzo
2026.
L’attore di
Rogue One: A Star Wars Story, Mads
Mikkelsen ha parlato con sincerità dell’esperienza di
girare il film con una sceneggiatura incompleta. Nel film,
Mikkelsen interpreta Galen Erso, il padre di Jyn Erso (Felicity
Jones). È anche il brillante scienziato che crea la
tecnologia del superlaser della Morte Nera e inserisce un difetto
fatale segreto nell’arma imperiale.
Nonostante sia stato un successo al
botteghino con oltre 1 miliardo di dollari incassati in tutto il
mondo, oltre ad essere ampiamente considerato uno dei migliori film
di Star
Wars di tutti i tempi, Rogue One ha subito
molti cambiamenti dietro le quinte. Tra questi, la sceneggiatura è
stata modificata mentre il film era ancora in fase di riprese.
Parlando con Variety, Mads Mikkelsen ha infatti sottolineato come la
sceneggiatura fosse “sorprendentemente incompleta” per un
film di un franchise importante. “Continuava a cambiare e si
sarebbe potuto pensare che fosse già finita. Non credo che abbiano
mai bloccato una bozza. Penso che abbiano continuato a lavorarci e
improvvisato, tornando indietro e rigirando alcune scene, per poi
tornare con un’idea migliore, che è abbastanza accettabile per un
personaggio come il mio”.
“Avevo la mia missione, sapevo
qual era, ma era ovviamente complicato per i due giovani eroi non
sapere esattamente cosa stavano portando in una stanza piena di
bagagli. Ma penso che alla fine sia venuto fuori un film davvero
bello”. Mads Mikkelsen ha anche parlato delle riprese della
scena emotiva della morte di Galen, in cui si ricongiunge con Jyn
nei suoi ultimi momenti.
“È stata una giornata brutale,
anzi, direi giorni, perché c’erano molti cambiamenti nella trama.
Abbiamo fatto avanti e indietro, e pioveva. Quando si usa la
pioggia artificiale, è quasi impossibile farlo in una scena lunga
senza avere acqua gelida. Quindi ero lì disteso, congelandomi a
morte, cercando di tenere gli occhi aperti mentre guardavo mia
figlia e le recitavo questo piccolo discorso. È stata una battaglia
in salita, diciamo così”.
ABC
ha diffuso il trailer ufficiale di The Pitt – stagione
2, il medical drama con Noah
Wyle che continua a esplorare le sfide professionali e
personali del personale medico dell’ospedale universitario più
caotico del Paese. Il video offre un primo sguardo ai nuovi
episodi, promettendo una stagione più intensa, emotiva e ricca di
casi limite.
Nel
trailer, il Dr. Wyle e il suo team si trovano di fronte a una serie
di emergenze sempre più complesse: tra incidenti di massa, pazienti
difficili da trattare e procedure ad alto rischio, la pressione
sulle corsie del Pitt è più alta che mai. Le immagini suggeriscono
anche nuove fratture interne, rivalità in crescita e decisioni
etiche che metteranno a dura prova il personale ospedaliero.
La
stagione 2 sembra inoltre voler approfondire ulteriormente le
relazioni tra i protagonisti, spingendo i personaggi verso percorsi
di crescita (o crisi) mentre cercano di bilanciare la tensione
quotidiana con la loro vita privata. Nel trailer si intravedono
momenti di forte impatto emotivo, accanto al tono realistico e
frenetico che ha definito il successo della serie.
The
Pitt si conferma uno dei medical drama più solidi
attualmente in circolazione, grazie alla presenza di Noah Wyle —
amatissimo dal pubblico fin dai tempi di E.R. — e a un ritmo narrativo che unisce
realismo e suspense. La seconda stagione debutterà prossimamente su
ABC negli Stati Uniti e successivamente su Hulu.
ABC
ha rilasciato il trailer ufficiale di The Rookie – stagione
8, offrendo un primo sguardo ai nuovi episodi della
serie con Nathan Fillion nei panni dell’agente
John Nolan. Il video anticipa un capitolo più oscuro e
imprevedibile, ricco di inseguimenti, sparatorie e nuovi avversari
che metteranno alla prova tanto i veterani quanto le nuove reclute
del Dipartimento di Polizia di Los Angeles.
Il
trailer mostra Nolan alle prese con un’escalation di casi complessi
che coinvolgono gang violente, minacce interne e operazioni sotto
copertura. Parallelamente, la squadra si ritrova a fare i conti con
nuove dinamiche personali, mentre i rapporti tra i protagonisti
vengono messi sotto pressione da scelte difficili e responsabilità
crescenti. Le immagini promettono inoltre momenti emotivi più
intensi, soprattutto dopo gli eventi drammatici della stagione
precedente.
The
Rookie continua a essere uno dei procedural più seguiti
del network grazie all’equilibrio tra azione, humour e storyline
personali. La stagione 8 sembra intenzionata ad alzare
ulteriormente la posta, ampliando i rischi, il ritmo e la posta
emotiva delle indagini.
La nuova stagione debutterà prossimamente su ABC negli Stati Uniti,
con l’uscita in streaming su Hulu a seguire.
Stranger Things continua a riscrivere la
storia dello streaming. A poche settimane dall’uscita del
Volume 2, la
stagione 5 ha già infranto un record assoluto: secondo i nuovi
dati Nielsen, la serie ha totalizzato 8,46 miliardi di minuti di visualizzazione
nella settimana del debutto (24–30 novembre). È il più alto numero
settimanale mai registrato per qualsiasi titolo in streaming,
superando di oltre 1
miliardo il precedente primato—che apparteneva alla stessa
serie con la stagione 4 (7,2 miliardi nel 2022).
Volume 1, composto da quattro episodi e pubblicato il 26
novembre, ha rapidamente conquistato il primo posto delle
classifiche Netflix. Nielsen precisa che il 57% delle
visualizzazioni totali deriva proprio dagli episodi della stagione
5, Volume 1, nonostante i report non separino le stagioni
all’interno delle stesse metriche.
Il traguardo è ancora più notevole se si considerano le condizioni
del debutto: la stagione 4 era arrivata con sette episodi e una release alle
3am ET di un venerdì, mentre la stagione 5 ha esordito
alle 8pm ET di un
mercoledì con appena quattro episodi. Un
orario sicuramente più favorevole, ma con un’offerta di contenuti
quasi dimezzata. Nonostante ciò, il nuovo record è arrivato
senza neanche una
settimana completa di disponibilità, mentre la stagione 4
aveva beneficiato dell’intero ciclo settimanale.
La strategia di Netflix di lanciare i nuovi episodi durante la
settimana del Thanksgiving ha dunque pagato—e potrebbe continuare a
farlo con le prossime uscite festive:
Volume 2 (episodi 5–7) arriva il
25 dicembre alle 8pm
ET
Volume 3 (episodio 8) chiuderà la serie il
31 dicembre alle 8pm
ET
Il finale del Volume 1 ha già scatenato teorie e attese altissime:
Will Byers (Noah
Schnapp) rivela nuovi poteri collegati alla mente alveare di
Vecna,
Kali/Eight (Linnea Berthelsen) torna dopo la stagione 2, e Vecna
rapisce Derek Turnbow (Jake Connelly) insieme agli altri bambini
nel suo mirino. Tra cliffhanger irrisolti e un hype accumulato
negli anni, i prossimi episodi potrebbero superare nuovamente i
record appena stabiliti.
Stranger Things si
conferma così non solo un fenomeno culturale globale, ma il titolo
di punta della storia dello streaming moderno.
FX ha pubblicato il trailer ufficiale di
The Beauty, la
nuova serie thriller-sci-fi che vede nel cast Ashton Kutcher, Rebecca Hall ed Evan
Peters. Il video introduce un racconto cupo e
inquietante ambientato in un mondo dell’alta moda sconvolto da
misteriose morti e da un virus in grado di trasformare gli esseri
umani in versioni fisicamente “perfette”… a un prezzo
devastante.
Nel trailer vediamo gli agenti dell’FBI Cooper Madsen (Evan
Peters) e Jordan Bennett (Rebecca Hall)
impegnati a indagare su un’ondata di omicidi che porta lentamente
alla scoperta di The
Corporation, l’oscura organizzazione guidata dal
miliardario interpretato da Ashton Kutcher, creatore di un farmaco segreto
chiamato proprio “The Beauty”. Le immagini mostrano un’atmosfera
carica di tensione, un’estetica elegante e disturbante e una serie
di sequenze che promettono un’indagine internazionale ricca di
colpi di scena.
Il trailer anticipa anche la presenza di Anthony
Ramos nei panni di un sicario letale assoldato per proteggere l’impero di
Kutcher, mentre la storia seguirà un’epidemia in rapida diffusione
e un crescendo di paranoia globale. FX presenta la serie come un
mystery ad alta tensione che unisce thriller investigativo, critica
sociale e body-horror.
The
Beauty debutterà prossimamente su FX e in streaming
su Hulu negli Stati Uniti. In Italia su star di Disney+.
Prime Video ha pubblicato il trailer
“This Season On”
di Fallout – stagione 2,
offrendo un’anteprima esplosiva dei nuovi episodi della serie
tratta dall’iconico franchise videoludico Bethesda. Il video
raccoglie sequenze inedite tratte dall’intera stagione, mostrando
un mondo post-apocalittico ancora più vasto, brutale e
imprevedibile di quanto visto nel capitolo precedente.
Il
trailer conferma il ritorno dei protagonisti Lucy (Ella Purnell), Maximus (Aaron Moten) e The Ghoul
(Walton Goggins), ciascuno immerso in un
percorso personale sempre più complesso. Le immagini mostrano nuove
fazioni, creature mutate, ambientazioni irradiate e conflitti che
espandono ulteriormente la mitologia della serie. Lo stile visivo
rimane fedele alle atmosfere dei videogiochi, con un mix di satira,
violenza, humour nero e critica sociale che ha contribuito al
successo della prima stagione.
Le sequenze anticipate sembrano inoltre suggerire una maggiore
esplorazione della Fratellanza d’Acciaio, un ruolo più centrale per
The Ghoul e nuovi indizi sul passato di Vault-Tec. Non mancano
nuove location iconiche, armature potenziate, misteri e un
escalation di tensione che promette una stagione più grande, più
oscura e più ambiziosa.
Confermato anche il tono irriverente e distruttivo che ha reso
Fallout una delle serie di streaming più
apprezzate dell’anno. La
stagione 2 arriverà su Prime Video nei prossimi mesi, con una
data ufficiale ancora da annunciare.
ABC
ha pubblicato il trailer ufficiale di High
Potential 2×08, il nuovo episodio della serie con
Kaitlin Olson,
rivelando un capitolo che promette tensione, umorismo e nuove
dinamiche investigative per la protagonista Morgan. La
comedy-crime, remake americano del format francese HPI – Haut Potentiel Intellectuel,
continua a crescere in popolarità grazie alla performance brillante
di Olson e al mix unico di intuizioni geniali e caos personale che
definisce il personaggio.
Nel trailer del nuovo episodio, Morgan si ritrova coinvolta in un
caso che sembra più complesso del previsto, costringendola a usare
— e spesso superare — i limiti delle sue capacità intuitive. Le
immagini anticipano una serie di momenti divertenti, incomprensioni
con la squadra e intuizioni fulminanti, mentre la protagonista
continua a bilanciare la vita familiare con il suo ruolo sempre più
centrale nelle indagini.
La
stagione 2 di High
Potential sta mettendo in luce non solo il talento comico
di Kaitlin Olson, ma anche la crescita del cast di contorno, con
dinamiche più profonde tra Morgan, il detective Karadec (Daniel
Sunjata) e il resto della squadra. L’episodio 2×08 sembra destinato
ad approfondire ulteriormente questi rapporti, mentre il caso della
settimana porta con sé complicazioni personali e professionali.
Il trailer si chiude con un montaggio rapido di scene ad alta
tensione, lasciando intuire che il nuovo episodio avrà un ritmo
serrato e momenti emotivi significativi. Gli spettatori possono
aspettarsi colpi di scena, nuove deduzioni brillanti e il tono
irriverente che ha reso High Potential uno dei titoli più
apprezzati della stagione televisiva.
L’episodio High Potential
2×08 andrà in onda a breve su ABC (e successivamente in
streaming su Hulu negli Stati Uniti).
A
poche ore dall’uscita di Stranger Things 5 – Volume
2 su Netflix, i fan stanno rivedendo gli episodi alla
ricerca di indizi e dettagli nascosti. Tra le osservazioni più
discusse c’è un tratto distintivo di Mike Wheeler: il personaggio
interpretato da Finn Wolfhard tende a ripetere le sue battute
due volte, spesso con tono crescente. Un’abitudine che per molti
sarebbe legata alla psicologia del personaggio, ma che l’attore ora
chiarisce definitivamente.
Intervistato da Decider,
Wolfhard rivela che la ripetizione non nasce da una
caratterizzazione spontanea, ma da una scelta degli showrunner Matt
e Ross Duffer. Secondo l’attore, i Duffer usano questo espediente
di scrittura per sottolineare concetti chiave e guidare
l’attenzione dello spettatore: «È una cosa dei Duffer. Non li ho
mai sentiti parlare così nella vita reale, ma l’hanno inserita nei
copioni per evidenziare quanto qualcosa sia importante.»
Wolfhard racconta che tutto è nato da una scena della prima
stagione in cui, ripetendo una battuta, riuscì a rendere il momento
particolarmente credibile. I Duffer notarono quell’effetto e
decisero di trasformarlo in un tratto distintivo di Mike: «L’ho
fatto una volta e loro hanno pensato: “È credibile”. Così hanno
continuato a inserirlo. È diventato un marchio del
personaggio.»
Sui social, i fan hanno già creato compilazioni dei momenti più
iconici del “doppio Mike”, come «What’s wrong with you? What is
wrong with you?!», «Will is alive. Will is alive!» e «Right, El?
Right, El?!». C’è chi ha teorizzato che la ripetitività derivi dal
ruolo di Mike come figlio di mezzo, ma Wolfhard conferma che si
tratta soprattutto di un espediente narrativo utile a enfatizzare
le informazioni cruciali.
Il fenomeno dimostra ancora una volta quanto Stranger Things, fin dal 2016, sia
diventata una serie analizzata in ogni minimo dettaglio da un
pubblico estremamente appassionato. Con un cast che comprende anche
Millie Bobby Brown, Noah
Schnapp, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin, Sadie
Sink, Natalia Dyer, Joe Keery, Maya Hawke, Cara Buono, Winona
Ryder, David Harbour, Jamie Campbell Bower e Paul
Reiser, la serie continua a essere un evento culturale
globale.
Dopo il colpo di scena del mid-season finale, che ha visto Will
scoprire un potere simile a quello di Eleven, il gruppo dovrà
elaborare un piano per fermare Vecna
una volta per tutte. E chissà se, nel farlo, Mike ci regalerà un
ultimo momento di “dialogo doppio” da aggiungere alla lista.
Sono passati più di tre anni dall’uscita dell’ultima stagione di
Russian Doll, ma
Natasha Lyonne ha le idee chiarissime su come dovrebbe
evolversi la serie—sempre che Netflix dia il via libera. Intervistata da
The Hollywood Reporter, la
co-creatrice, produttrice, regista e interprete di Nadia Vulvokov
ha spiegato che, per una possibile stagione 3, il suo modello di
riferimento sarebbe David
Lynch e il percorso creativo di Twin Peaks.
Lyonne ha dichiarato di voler seguire esattamente la struttura
lynchiana: prima un progetto nello stile di Fire Walk With Me, poi un ritorno alla serie
sul modello di Twin Peaks: The
Return. Un approccio che suggerisce una forte componente
autoriale, un tono più sperimentale e una possibile espansione
narrativa anche al di fuori del formato episodico. «Sono
determinata a farlo in stile Lynch» ha detto, aggiungendo che
l’idea è “in arrivo, in corso”, anche se non sa ancora quando
proporrà ufficialmente il progetto a Netflix.
Prima di potersi dedicare a Russian Doll 3, però, Lyonne deve completare diversi
altri impegni professionali, tra cui numerosi script in scadenza e
la scrittura di un memoir—sulla quale scherza, chiedendosi se le
sarà davvero permesso di “farla franca”. Per questo motivo, la
finestra temporale per la nuova stagione è completamente aperta:
potrebbe arrivare “tra due anni, dieci, venti o trentacinque”, dice
l’attrice, ironizzando sul desiderio di “caricare la propria
coscienza nel cloud mantenendo integrità dei dati”.
Il riferimento a David Lynch non è casuale. Twin Peaks, cancellata negli anni ’90 dopo due
stagioni, tornò 25 anni più tardi con Twin Peaks: The Return, accolto
entusiasticamente da pubblico e critica. Prima del revival, Lynch
aveva diretto anche il prequel Fire Walk With Me, che però incassò poco al box office.
Il successo del ritorno nel 2017 ha consolidato lo status
dell’opera come pietra miliare della televisione contemporanea. Lo
stesso Lynch aveva accennato a un’ipotetica quarta stagione, poi
mai realizzata, prima della sua scomparsa nel 2025.
Se Lyonne dovesse davvero emulare quel percorso, è possibile che
Russian Doll possa
ricevere—oltre a una terza stagione—anche un film che faccia da ponte tra
capitoli diversi della storia, come suggerito dal suo riferimento
diretto a Fire Walk With
Me.
Russian Doll ha già
raccolto un consenso quasi unanime, con un punteggio del 97% su
Rotten Tomatoes e diverse nomination agli Emmy, tra cui fotografia,
costumi contemporanei e scenografia.
Lyonne conferma comunque di voler tornare nel mondo della serie:
l’idea per la stagione 3 esiste, è su Final Draft e aspetta
soltanto il momento giusto per essere presentata. Come sempre, sarà
Netflix a decidere il destino finale di Russian Doll.
Star Trek: Strange New
Worlds regala ai fan un annuncio a sorpresa: il finale
della stagione 5 — che sarà anche l’episodio conclusivo della serie
— introdurrà due personaggi iconici dell’Universo Trek. CBS Studios
e Paramount+ hanno infatti confermato che il Dr.
Leonard “Bones” McCoy e Hikaru Sulu appariranno nell’ultimo
episodio, interpretati rispettivamente da Thomas Jane e Kai Murakami.
La
produzione della quinta e ultima stagione si è appena conclusa a
Toronto, con debutto previsto su Paramount+ nel 2027. Prima del
gran finale, però, gli spettatori potranno vedere altre due
stagioni: la quarta, già completata e attesa nel 2026, e la quinta,
composta da 6 episodi, che chiuderà la storia del Capitano
Christopher Pike (Anson Mount) e dell’equipaggio della USS
Enterprise.
Thomas Jane, candidato ai Golden Globe e noto per titoli come
The Thin Red Line,
The Mist,
Boogie Nights,
Deep Blue Sea e per aver
interpretato Frank Castle nel Punisher del 2004, raccoglie l’eredità lasciata da
DeForest Kelley nella serie originale e da Karl
Urban nei film di J.J. Abrams. Un casting di grande profilo
che, secondo molti, potrebbe suggerire un coinvolgimento futuro
dell’attore in altri progetti Trek, incluso il possibile spinoff
Star Trek: Year One,
dedicato al primo anno del Capitano Kirk al comando
dell’Enterprise.
A
interpretare Sulu sarà invece Kai Murakami, attore giapponese al
suo debutto televisivo, con esperienza nella Royal Shakespeare
Company e nel performance capture di videogiochi come
Assassin’s Creed Shadows e
Rise of the Ronin.
Murakami segue le orme di George Takei — che rese iconico il
personaggio nella serie originale — e di John Cho, che lo ha
interpretato nei reboot cinematografici.
L’apparizione di Bones e Sulu nel finale sembra destinata a segnare
la transizione narrativa verso il passaggio di consegne tra Pike e
James T. Kirk (Paul Wesley). È possibile che il finale mostri il
nuovo equipaggio dell’Enterprise già in formazione, oppure che la
serie scelga volutamente di saltare parte del canon tradizionale
per accompagnare visivamente l’arrivo dell’era Kirk.
Qualunque sia la direzione, l’ingresso di due figure così
fondamentali nella mitologia di Star Trek aggiunge attesa al percorso conclusivo della
serie. Con la stagione 4 in arrivo nel 2026 e la 5 nel 2027, ci
vorrà ancora tempo prima di vedere Thomas Jane e Kai Murakami sul
ponte dell’Enterprise — ma la rotta verso il finale è già
tracciata.
Il trailer della quarta stagione di
Dark
Winds della AMC rivela la data di uscita e il ruolo di
Titus Welliver. Basata sui romanzi Leaphorn & Chee di Tony
Hillerman, la serie AMC segue le vicende dei due agenti della
polizia tribale Navajo, Joe Leaphorn (Zahn McClarnon) e Jim Chee
(Kiowa Gordon) che, insieme a Bernadette Manuelito (Jessica
Matten), indagano sui misteri che si celano dietro i crimini
violenti commessi nel sud-ovest degli Stati Uniti negli anni
’70.
Ora, AMC ha pubblicato
un nuovo trailer della stagione 4 di Dark
Winds, che segue le indagini sulla scomparsa di una
ragazza Navajo di 16 anni di Los Angeles, che è “in
pericolo”. Il trailer rivela anche il ruolo di Titus Welliver
nei panni di Dominic McNair, uno spietato boss della criminalità di
Los Angeles che pronuncia la frase: “Se quella ragazza parla,
tutta la faccenda verrà a galla”. Guarda il trailer qui
sotto:
Creata da Graham Roland e prodotta
da George R. R. Martin e dal compianto Robert Redford, Dark Winds segue le
vicende di tre agenti della polizia tribale Navajo – Joe Leaphorn,
Jim Chee e Bernadette Manuelito – nei Four Corners del sud-ovest
americano negli anni ’70.
Tuttavia, Dark Winds – stagione 4 è la prima a spostare
l’ambientazione a Los Angeles, concentrandosi sulla ricerca di una
ragazza Navajo scomparsa, che porta Leaphorn, Chee e Manuelito
fuori dalla Nazione Navajo e nel crudo mondo della malavita per
salvarla da un killer ossessivo legato alla criminalità
organizzata.
Oltre a Zahn McClarnon, Kiowa
Gordon e Jessica Matten, il cast di Dark Winds include anche
Deanna Allison, Natalie Benally, Andersen Kee e Wade Adakai in
ruoli ricorrenti. Oltre a Titus Welliver, i nuovi membri del cast
della quarta stagione includono Isabel DeRoy-Olson nel ruolo di
Billie Tsosie, Chaske Spencer nel ruolo di Sonny, Luke Barnett nel
ruolo dell’agente speciale dell’FBI Toby Shaw e Franka Potente nel
ruolo di Irene Vaggan.
Parlando con TV Insider, lo showrunner John Wirth ha anticipato il
nuovo grande cattivo della quarta stagione, che non è Dominic
McNair interpretato da Titus Welliver, ma Irene Vaggan (Franka
Potente), dicendo:
È una specie di
sociopatica e psicopatica, e anche se [Joe] ha avuto a che fare con
alcuni individui poco raccomandabili nel corso degli anni come
agente di polizia tribale Navajo, non credo che abbia mai
incontrato una persona del genere. Quindi lei lo sta
sorprendendo.
Non dirò se si tratta di
una rottura definitiva o meno, ma è sicuramente qualcosa che lo ha
spinto ad andare sulle montagne per riflettere e considerare la sua
vita, le sue scelte, ciò che gli è successo di recente e ciò che
potrebbe accadere in futuro. All’inizio della quarta stagione,
Leaphorn sta cercando di ritrovare il suo equilibrio e di attingere
ad alcuni dei modi di vivere più tradizionali dei Navajo che
potrebbe aver perso di vista nel corso del tempo.
La quarta stagione di Dark
Winds debutterà negli USA il 15 febbraio su AMC e AMC+.
Il bizzarro film natalizio del 2024
con Jack Black, Dear
Santa, racconta una storia di desideri esauditi con
un colpo di scena finale talmente sconcertante da minare la
coerenza della logica interna del racconto. All’inizio del film
Paramount+, il tono viene stabilito
immediatamente: un giovane ragazzo di nome Liam ascolta i suoi
genitori litigare in un’altra stanza. Mentre il padre vuole dire a
Liam che Babbo Natale non esiste, la madre non vuole distruggere
quell’illusione. Liam scrive una lettera, ma il bambino, affetto da
dislessia, scrive “Satan” invece di “Santa”.
Quando arriva Satana, inizialmente
finge di essere Babbo Natale e dice a Liam che ha diritto a tre
desideri. Il ragazzo capisce presto che il Vecchio Barbuto non è
altro che un demone che cerca di ottenere l’anima di un essere
umano. All’inizio Liam è scettico, ma alla fine stringe una forte
amicizia con il personaggio principale. Dopo che Liam ha espresso
tutti e tre i desideri, i due scoprono che l’esito atteso – Satana
che prende l’anima di Liam – non è ciò che accadrà davvero,
portando a un sorprendente colpo di scena che ha diviso il
pubblico.
Il fratello di Liam viene
riportato in vita in Dear Santa?
La sequenza del mattino di
Natale potrebbe essere un sogno
Dear Santa
stabilisce all’inizio del film che l’unica regola dei desideri è
che il Satana di Jack Black non può cambiare il passato.
Tuttavia, il finale sovverte completamente questa regola,
suggerendo che il fratello di Liam, Spencer, possa essere riportato
in vita, proprio ciò che Liam aveva chiesto nella sua lettera a
Babbo Natale. Tecnicamente, Spencer potrebbe essere riportato in
vita nel presente anche se è morto in passato: un modo per piegare
la regola senza infrangerla del tutto.
In definitiva, questa parte del
finale è lasciata all’interpretazione del pubblico, dato che il
film fornisce pochissimi indizi sul fatto che la scena stia
realmente avvenendo nella realtà.
Tuttavia, il finale ambiguo di
Dear Santa crea più problemi di quanti ne
risolva. La mattina di Natale, i genitori di Liam non ricordano la
morte del figlio, mentre Liam e Gibby ricordano ciò che è successo.
Spencer, inoltre, sembra ignaro della propria morte e si
infastidisce per l’atteggiamento eccessivamente sdolcinato di Liam.
L’unica interpretazione del finale che non rovina completamente il
film è che il ritorno in vita di Spencer sia solo un sogno.
Una sequenza onirica finale
spiegherebbe le evidenti incongruenze e rimuoverebbe le spiacevoli
implicazioni di riportare in vita un bambino come miracolo
natalizio. La seconda metà del film si concentra molto sul lutto e
sull’elaborazione della perdita. Per questo, Dear Santa
lascia l’amaro in bocca suggerendo che la morte possa essere
annullata se qualcuno è abbastanza altruista o lo desidera con
sufficiente intensità. In definitiva, anche questa parte del finale
è lasciata all’interpretazione dello spettatore, poiché il film
offre pochi indizi sul fatto che la scena stia realmente accadendo.
Alcuni spettatori hanno persino ipotizzato che l’anima di Liam sia
stata presa e che l’intera sequenza del mattino di Natale si svolga
all’Inferno, dato il tono inquietante della scena.
Perché Satana non prende l’anima
di Liam
Asmodeus non riesce a
corrompere abbastanza Liam per Satana
Dopo aver espresso il suo primo
desiderio, Liam scopre di aver inconsapevolmente stretto un patto
faustiano. Otterrà i desideri del suo cuore attraverso tre
desideri, ma Satana prenderà la sua anima in seguito. Per questo,
Liam crede di essere sotto l’influenza di Satana per gran parte del
film.
Tuttavia, la conversazione tra
l’Asmodeus di Jack
Black (ovvero il falso Satana) e il vero Satana rivela
che l’accordo non funziona esattamente così. Esiste una clausola
fondamentale: la persona deve essere corruttibile affinché Satana
possa prendere la sua anima. I desideri servono a far emergere i
lati egoisti, crudeli, vendicativi e lussuriosi dell’individuo.
Il personaggio di Jack Black, però,
non riesce a manipolare Liam, che esprime desideri per lo più puri
e altruisti, mettendo gli altri prima di sé. Fortunatamente per
Liam, ma sfortunatamente per Asmodeus, Satana decide che non vale
la pena prendere la sua anima perché è troppo puro di cuore. Il re
dell’Inferno dice anche ad Asmodeus che non tutti possono essere
demoni e lo licenzia.
La vera identità di Satana in
Dear Santa spiegata
Il Satana di Jack Black è
in realtà un semi-demone di nome Asmodeus
Uno dei momenti più
divertenti di Dear Santa è quando il Satana di Jack Black
finge di essere Babbo Natale dopo aver capito che Liam è dislessico
e che la lettera era destinata a Santa. È il primo indizio che il
personaggio non è completamente malvagio. Il momento diventa ancora
più divertente col senno di poi, quando si scopre che Jack Black
non interpreta Satana. In realtà, interpreta un semi-demone di nome
Asmodeus che finge di essere Satana, il quale a sua volta finge di
essere Babbo Natale. Questo livello meta aggiunge ulteriore
umorismo a una situazione già bizzarra.
Jack Black e Ben
Stiller si riuniscono: il primo interpreta Asmodeus, un
semi-demone che sogna di scalare le gerarchie infernali, mentre il
secondo interpreta il vero Satana. Asmodeus non ha ancora
guadagnato le sue corna, quindi indossa quelle finte quando visita
Liam. In definitiva, Liam e Asmodeus sono pensati come specchi
l’uno dell’altro. Entrambi vogliono sentirsi parte delle rispettive
comunità, ma non riescono a capire come essere “normali”. Alla
fine, entrambi stanno meglio restando fedeli a se stessi invece di
cercare di adattarsi a un modello imposto.
Cosa desidera Liam in Dear
Santa
La maggior parte dei
desideri di Liam ha un intento altruistico
Il presupposto di Dear
Santa è che Liam ottenga tre desideri dal personaggio di Jack
Black, con l’unica regola che il demone non può cambiare il
passato. Questi sono i tre desideri di Liam:
Desidera che Emma gli dia una possibilità.
Desidera che Satana sistemi i denti di Gibby.
Desidera che i suoi genitori restino insieme in un matrimonio
felice e appagante.
Liam esprime rapidamente il primo
desiderio, ma rimanda gli altri due quando si rende conto delle
conseguenze di esprimerli tutti. Tuttavia, alla fine cede perché
non sopporta più le cose negative che accadono intorno a lui. In
definitiva, Liam non esprime mai il suo vero desiderio a causa
dell’unica regola. Nella sua lettera a Babbo Natale aveva scritto
che voleva riavere suo fratello, l’unica cosa che desidera più di
ogni altra. Alla fine di Dear Santa, Asmodeus realizza
quel desiderio originale in un colpo di scena che sfida ogni logica
del film.
Perché Liam continua a scrivere
lettere a Babbo Natale
Liam vuole rendere felice
sua madre scrivendo una lettera
All’inizio di Dear Santa,
Liam dice chiaramente al suo migliore amico Gibby che non crede
all’esistenza di Babbo Natale. Questo, però, non gli impedisce di
continuare a scrivergli. In definitiva, le sue lettere non sono un
atto di fede, ma una fonte di conforto per sua madre. Prima della
morte di Spencer, Molly Turner era ossessionata dal Natale.
Nonostante sia cresciuto e abbia superato la leggenda, Liam
continua a fingere di credere a Babbo Natale per rendere felice sua
madre.
Purtroppo, questo evidenzia la
disfunzione della famiglia Turner dopo la morte di Spencer. Nessuno
dei personaggi sembra ben adattato, e tutti elaborano il lutto in
modi altrettanto improduttivi. Liam crede che le emozioni dei suoi
genitori siano una sua responsabilità, cosa che emerge chiaramente
anche nel suo terzo desiderio. Controlla costantemente lo stato
emotivo dei genitori, anche se un bambino non dovrebbe mai doversi
prendere cura dei propri genitori in questo modo.
Il vero significato del finale di
Dear Santa
Non tutto nel mondo può
essere cambiato
Il messaggio centrale
dell’arco narrativo di Liam, di quello di Asmodeus e di Dear
Santa nel suo complesso (almeno fino al colpo di scena finale)
è quello della Preghiera della Serenità. Il film vuole che il
pubblico comprenda, insieme ai personaggi, che la serenità nasce
dal riconoscere la differenza tra ciò che può e ciò che non può
essere cambiato. Asmodeus e Liam non possono cambiare gli elementi
fondamentali che li rendono ciò che sono; altrimenti, non sarebbero
più se stessi. Devono quindi imparare ad accettarsi e ad amarsi per
quello che sono.
I genitori di Liam non possono
cambiare il fatto di aver perso il figlio, quindi devono
riconoscere la perdita e intraprendere un percorso di elaborazione
del lutto. Purtroppo, la scena finale in cui Spencer torna in vita
mina il messaggio centrale di Dear Santa, una scelta che
non è stata apprezzata dalla maggior parte degli spettatori. Quasi
conviene fingere che la sequenza del mattino di Natale non esista,
dal momento che non possiamo cambiarla.
Disney+ inaugura il 2026 con
un mese ricchissimo di novità tra serie originali, stagioni attese
e documentari National Geographic. Dal thriller FX The Beauty alla serie MarvelWonder Man, passando per la seconda stagione di
A Thousand Blows e i nuovi
episodi di Tell Me Lies,
fino alla spettacolare avventura globale Dal Polo Sud al Polo Nord con Will
Smith: gennaio si apre con titoli per tutti i gusti. Ecco
tutto ciò che arriverà in streaming nel corso del mese, secondo
quanto riportato nella newsletter ufficiale Disney+
Le principali novità del
mese
THE BEAUTY — Dal 22
gennaio
Il nuovo thriller FX porta gli spettatori nel mondo dell’alta moda
sconvolto da misteriose morti che coinvolgono top model
internazionali. A indagare ci sono gli agenti dell’FBI interpretati
da Evan
Peters e Rebecca Hall, sulle tracce di un pericoloso
virus capace di trasformare le persone in esseri fisicamente
perfetti… a un prezzo terrificante. Sullo sfondo, un miliardario
tecnologico (Ashton Kutcher) disposto a tutto pur di
proteggere il suo impero e un sicario letale (Anthony Ramos) pronto a eliminare
chiunque si frapponga ai suoi piani.
WONDER MAN — Dal 28
gennaio
La serie Marvel Television segue Simon Williams, aspirante attore
che tenta di far decollare la sua carriera quando scopre che il
leggendario regista Von Kovak sta preparando un remake di Wonder Man. L’incontro con Trevor
Slattery complica ulteriormente le cose, tra satira del mondo dello
spettacolo, imprevisti e ambizioni in collisione.
A THOUSAND BLOWS –
Stagione 2 — Dal 9 gennaio
Ispirata a fatti reali nella Londra del 1880, la seconda stagione
segue il ritorno di Mary Carr, determinata a riunire i Quaranta
Elefanti e riconquistare il suo regno criminale. Alleanze,
tradimenti e lotte di potere segnano nuovi confronti nei bassifondi
di Wapping, mentre i personaggi affrontano vecchi demoni e nuovi
nemici.
TELL ME LIES – Stagione 3
— Dal 13 gennaio
La relazione tossica tra Lucy (Grace Van Patten) e Stephen (Jackson
White) torna al centro della terza stagione. I due cercano di
ricominciare, ma segreti irrisolti e scandali universitari
riemergono minacciando amici, reputazioni e quel fragile equilibrio
appena riconquistato.
DAL POLO SUD AL POLO NORD
CON WILL SMITH — Dal 14 gennaio
Realizzata in cinque anni, la serie National Geographic segue Will
Smith in un viaggio di 100 giorni attraverso i sette continenti.
Dall’Antartide all’Amazzonia, dall’Himalaya ai deserti africani,
l’attore affronta sfide estreme, partecipa a scoperte scientifiche
e si immerge nelle culture locali accompagnato da esperti ed
esploratori. Un’avventura visiva di grande impatto, tra scienza e
racconti umani.
Gli altri titoli in
arrivo a gennaio
Oltre alle uscite principali, il catalogo si arricchisce con
numerose novità:
Ecco l’intervista a Shih
Ching Tsou, sceneggiatrice, produttrice e regista al suo
debutto (in solitaria) di La mia famiglia a
Taipei. Il film è nelle sale italiane dal 22 dicembre
distribuito da I Wonder Pictures.
Dopo aver
co-diretto Take Out con il premio Oscar Sean
Baker e prodotto con lui titoli come Red Rocket e
The Florida Project, Shih-Ching Tsou firma il suo debutto
alla regia in solitaria con un racconto intimo e urbano, un dramma
familiare che intreccia tradizione e modernità, scritto
insieme allo stesso Sean Baker, che ha anche prodotto il film e ne
ha curato il montaggio.
Con un linguaggio
visivo luminoso e una profonda empatia verso tutti i suoi
personaggi, Tsou racconta il ritorno di una famiglia in una città
che è insieme luogo di memoria e di rinascita, una Taipei frenetica
e piena di luci e colori, filtrata dallo sguardo innocente della
tenera protagonista I-Jing, che ha appena 5 anni ed esplora questa
nuova vita cittadina con curiosità e meraviglia. Finché il nonno
non le proibisce di usare la sua mano sinistra, perché la considera
malvagia. Un divieto che avrà conseguenze inaspettate.
LA MIA
FAMIGLIA A TAIPEI aveva già attirato l’attenzione di pubblico
e critica in occasione dell’anteprima mondiale al Festival di Cannes, dove aveva ricevuto il
prestigioso premio della Fondazione GAN ed è stato accolto con grande
calore anche alla Festa del Cinema di Roma,
raccogliendo elogi sia dagli spettatori che dalla stampa
presente.
LA MIA
FAMIGLIA A TAIPEI è nelle sale italiane dal 22
dicembre distribuito da I Wonder Pictures in
collaborazione con Unipol Biografilm Collection e WISE
Pictures.
Gloria!
(qui
la recensione) di Margherita Vicario si
inserisce nel panorama del cinema italiano come un’opera ibrida e
sorprendente, capace di fondere il film in costume con il
musical contemporaneo e il racconto di emancipazione femminile.
Ambientato in un istituto musicale femminile nella Venezia di fine
Settecento, il film affronta temi come la libertà creativa, il
talento represso, la sorellanza e il rapporto tra arte e potere. La
musica diventa linguaggio politico e strumento di ribellione, in un
racconto che dialoga apertamente con il presente pur muovendosi in
una cornice storica.
Con Gloria!, Margherita Vicario
compie un passaggio decisivo nel suo percorso artistico, dopo
essersi affermata come attrice e musicista e aver sviluppato una
forte identità autoriale anche come cantautrice e regista di
videoclip. Il film rappresenta la sintesi delle sue anime creative:
cinema, musica pop, sperimentazione visiva e attenzione ai temi
sociali. La regia mostra una chiara consapevolezza stilistica,
capace di giocare con l’anacronismo, con il ritmo musicale e con
una messa in scena energica che rompe i confini del racconto in
costume tradizionale.
Il cast corale
contribuisce in modo determinante alla riuscita del film, con
giovani interpreti che danno corpo e voce alle protagoniste,
affiancate da volti noti del cinema italiano in ruoli di supporto.
Gloria! ha ottenuto un notevole riscontro di
pubblico, distinguendosi come uno dei casi cinematografici
dell’anno, e ha raccolto importanti riconoscimenti in ambito
festivaliero e nei principali premi nazionali, soprattutto per la
musica, la regia e l’originalità del progetto. Il film è inoltre
ispirato ad alcune storie vere: nel resto dell’articolo
approfondiremo proprio le vicende reali che hanno dato origine al
racconto.
Galatéa Bellugi in Gloria!
La trama di Gloria!
Veneto, 1800.
Teresa, soprannominata “la muta”, lavora come
domestica al Sant’Ignazio, un decrepito istituto musicale per
educande. L’imminente visita del nuovo Papa, Pio
VII, getta l’istituto in fermento e, mentre il maestro del
coro fatica a comporre qualcosa per l’occasione, Teresa in un
ripostiglio scopre uno strumento musicale di nuova invenzione: il
pianoforte. Comincia così a suonarlo insieme ad altre quattro
ragazze della scuola. Con l’avvicinarsi della visita del Papa,
emergeranno però tra le ragazze conflitti, segreti e un
irrefrenabile desiderio di far sentire la propria voce.
La storia vera dietro il film
Il
film Gloria! prende spunto da una dimensione
storica realmente esistita, sebbene poco nota: la presenza, in
Italia tra il XV e il XVIII secolo, di orfanotrofi e istituti
musicali dove vivevano e si formavano donne musiciste di grande
talento. Una delle realtà più documentate è l’Ospedale della Pietà
a Venezia, un orfanotrofio, convento e scuola di musica dove, già
dal Seicento, le ragazze abbandonate venivano allevate, istruite e
avviate alla musica. Queste istituzioni creavano ensemble
interamente femminili, cori e orchestre che si esibivano
regolarmente, attirando visitatori e curiosi da tutta Europa e
fungendo da centri di eccellenza musicale.
Antonio Vivaldi è tra le figure storiche più
associate a questo fenomeno: come maestro di violino all’Ospedale
della Pietà, dal 1703 per oltre trent’anni scrisse un grande numero
di concerti, cantate e opere destinate proprio alle musiciste
dell’istituto, contribuendo a far conoscere la loro arte e abilità.
Tra le allieve più celebri vi furono Anna Maria della
Pietà, violinista virtuosa, e Chiara della
Pietà, violinista, cantante e insegnante, che rimasero per
tutta la vita legate all’istituto. Anna Maria, in particolare, fu
protagonista di un ruolo di rilievo, eseguendo e influenzando
materialmente l’esecuzione di molte opere di Vivaldi.
Paolo Rossi in Gloria!
Fonti musicologiche suggeriscono che queste donne non fossero meri
esecutori ma possibili co‑creatrici e interpreti attive: le
partiture e i diari conservati mostrano come alcune composizioni
fossero adattate alle loro capacità e personalità musicali, e come
alcune allieve insegnassero a loro volta alle compagne. La musica
d’insieme nelle istituzioni veneziane non era solo pratica
performativa, ma un laboratorio di idee, in cui competenze e
talento venivano coltivati in un contesto ostacolato dalle
convenzioni sociali dell’epoca.
Nonostante queste musiciste fossero apprezzate e celebri nei loro
ambienti, la loro opera è stata storicamente sottovalutata o
perduta: molte composizioni non sono sopravvissute o non hanno mai
avuto attribuzioni chiare, e la memoria di artiste come Anna Maria,
Chiara o Santa della Pietà rischiava di scomparire. Il film di
Vicario si appropria di questo vuoto storico per immaginare le voci
e i desideri di centinaia di donne che, pur avendo talento e
contributi significativi, non poterono affermarsi appieno nel
panorama storico‑musicale tradizionale.
Questa ricostruzione storica, pur romanzata e contestualizzata
nella Venezia di inizio Ottocento, restituisce una testimonianza
ampia della difficoltà di riconoscere e tramandare l’eredità delle
musiciste donne. Le istituzioni come l’Ospedale della Pietà furono
eccezionali nel dare alle ragazze un’istruzione musicale di alto
livello, ma la loro influenza è spesso filtrata attraverso nomi
maschili come quello di Vivaldi. Gloria! si
propone così come un omaggio narrativo a figure reali e spesso
dimenticate, riscoprendo un patrimonio di storie vere che ancora
oggi stimola ricerca e interesse musicologico.
A differenza degli altri due film
della serie Il Signore degli Anelli di Peter Jackson, Il
Signore degli Anelli –Le due
torri termina con un vero e proprio colpo di scena. Il
secondo film vede i membri della Compagnia affrontare le proprie
prove e uscirne vittoriosi, o almeno più vicini ai propri
obiettivi. Sam e Frodo continuano il loro viaggio verso Mordor, ma
ora sono accompagnati dall’inaffidabile Sméagol. Pippin e Merry
sfuggono agli Uruk-hai e incontrano Barbalbero, mentre Aragorn,
Gimli e Legolas si ricongiungono con Gandalf il Bianco, tornato in
vita. I diversi gruppi della Compagnia trascorrono il film separati
gli uni dagli altri.
Viene poi introdotto il regno di
Rohan e i Rohirrim, che includono personaggi come Théoden, Éomer ed
Éowyn, che diventano tutti figure importanti al fianco di un
Gandalf ritrovato in Il Signore degli Anelli
–Le due torri e nel terzo film
della serie, Il ritorno del re. Probabilmente uno
dei migliori film della trilogia, più ricco di azione rispetto al
primo, questo secondo capitolo si conclude con la vittoria delle
forze del bene ma, allo stesso tempo, prepara il terreno per il
capitolo finale in cui gli eroi della Terra di Mezzo dovranno
affrontare il male incarnato da Sauron in persona.
La battaglia del Fosso di Helm si
conclude con la vittoria di Rohan
La battaglia del Fosso di Helm ne
Il Signore degli Anelli –Le due
torri è una delle battaglie più significative della storia
del cinema. Le probabilità non sono a favore dei difensori, che
devono affrontare 10.000 Uruk-hai, discendenti ibridi degli Uruk. I
temi della speranza e del coraggio di fronte a terribili difficoltà
permeano gran parte della storia di Aragorn, Gimli e Legolas. Anche
Legolas ha un momento di dubbio prima della battaglia. Non è il
primo film a mostrare un gruppo di difensori disperati prima di una
battaglia, ma l’atmosfera che Jackson crea con la luce blu scuro e
la pioggia torrenziale crea una vera sensazione di
disperazione.
Gli Uruk-hai nel film di Jackson
sono sorprendentemente violenti per un film classificato PG-13,
quindi quando Aragorn guida i guerrieri rimasti in un’ultima
carica, il pubblico capisce che questa potrebbe essere la loro
fine. La battaglia ne Il Signore degli Anelli
–Le due torri sembra quasi persa
fino a quando Aragorn ricorda la promessa angelica e profetica di
Gandalf. I difensori devono resistere fino all’ultimo momento prima
che arrivi la loro salvezza. C’è un forte simbolismo religioso nel
fatto che le persone buone abbiano fede fino alla fine. Il coraggio
di fronte all’odio cieco è il motivo per cui la battaglia è una
vittoria, anche con pesanti perdite.
Isengard e Saruman vengono
sconfitti dagli Ent
Dopo essere sfuggiti agli Uruk-hai,
gli hobbit trascorrono la parte centrale de Il Signore
degli Anelli –Le due
torri parlando con un Ent di nome Barbalbero. Alla
fine convincono gli Ent a vendicare i loro fratelli distrutti e ad
assalire Isengard. Merry e Pippin hanno trascorso la maggior parte
del primo film come non attori, partecipando solo in parte
all’azione. Alla fine del secondo film, implorano gli altri di
combattere per la Terra di Mezzo. Merry e Pippin sono stati
coinvolti per caso negli eventi de Il Signore degli
Anelli, quindi il loro abbracciare la responsabilità è più
eroico perché non era mai stato richiesto.
In un altro dei cambiamenti
rispetto al finale del libro Il Signore degli Anelli
–Le due torri, Pippin ha persino un
momento di genialità quando inganna Treebeard facendolo camminare
verso Isengard, in modo che possa vedere con i propri occhi la
foresta di Fangorn disboscata. Merry e Pippin passano dall’essere
hobbit infantili e maldestri a leader e rivoluzionari, pur
mantenendo la loro caratteristica sensibilità umoristica. Il
saccheggio di Isengard vede Saruman sconfitto proprio dalla foresta
che aveva usato per accrescere il proprio potere. È un ironico
scherzo del destino e una vittoria simbolica del mondo naturale
sull’industria.
Sam e Frodo fuggono da Osgiliath e
sono ispirati a continuare il loro viaggio
Sam e Frodo continuano il loro
viaggio verso Mordor ne Il Signore degli Anelli
–Le due torri e, dopo un incontro
con Gollum, che si rivela chiamarsi Sméagol, lo portano con loro.
Quando Frodo incontra Faramir, la volontà manipolatrice dell’Anello
si manifesta in tutta la sua forza. Per la prima volta, Frodo
reagisce violentemente quando gli viene sottratto l’Anello. La
reazione di Frodo costituisce un punto importante a metà della
storia. Anche se Frodo si sta avvicinando al suo obiettivo, non è
completamente immune agli effetti dannosi di ciò che porta con sé,
che potrebbero ancora consumarlo.
La difficile decisione di Faramir
di lasciar andare Frodo e Sam dopo aver compreso il loro viaggio è
un altro esempio importante del perché non ci si può
necessariamente fidare degli uomini con l’Anello e perché solo
Frodo può portare l’Unico Anello. Durante la loro fuga da
Osgiliath, Sam incoraggia Frodo ad andare avanti. Questo finale
mostra un cambiamento nel rapporto tra i due, poiché nella prima
metà del viaggio è Frodo a guidare il cammino, ma più si avvicinano
a Mordor, più Frodo fa affidamento sulla forza d’animo di Sam. Le
due torri ha posto le basi affinché Sam diventi la forza più
importante che spinge Frodo ad andare avanti.
Come il finale del film Il
Signore degli Anelli –Le due torri
cambia il libro
La narrazione de Il Signore
degli Anelli –Le due torri è
significativamente diversa tra il libro e il film. Per cominciare,
il libro è diviso in due volumi, uno che segue gli eventi a Rohan,
mentre l’altro segue Frodo e Sam. Il film li unisce, immaginando
come potrebbero essersi svolti in sequenza. A Rohan, la battaglia
del Fosso di Helm si svolge in modo simile a come è descritta nel
libro, anche se è una parte molto breve del testo. Tuttavia, una
differenza importante è che gli elfi di Lothlórien non arrivano al
Fosso di Helm nel racconto di Tolkien.
Dopo il Fosso di Helm nel libro,
Théoden, Gandalf, Aragorn e compagnia si recano a Isengard per
trattare con Saruman, sperando di convincerlo ad arrendersi. Nella
scena, Saruman cerca di ingannare Théoden un’ultima volta, ma il re
di Rohan ha la meglio. Gandalf offre a Saruman l’opportunità di
arrendersi e di unirsi nuovamente alla loro causa, ma il Mago
Bianco è troppo orgoglioso per accettare. Gandalf frantuma il
bastone di Saruman e lo lascia a Isengard con Barbalbero a guardia
della torre. Una variante diversa di questa scena si trova in una
scena tagliata de Il ritorno del re, ma Saruman viene ucciso da
Wormtongue.
Per quanto riguarda Frodo e Sam,
gran parte della loro storia dal libro Il Signore degli
Anelli –Le due torri viene
riportata nel film Il Signore degli Anelli – Il ritorno del
re. La loro parte del libro Le due torri
termina con Cirith Ungol e Shelob, mentre ciò accade a metà del
film Il ritorno del re. Nel film, vengono portati
con Faramir a Osgiliath, aggiungendo una sequenza d’azione con i
Nazgûl che non esiste nella versione di Tolkien.
Uno
Rosso (qui
la recensione) unisce azione, commedia, fantasia e spirito
natalizio in una storia che racconta il rapimento e il salvataggio
di Babbo Natale, con un messaggio commovente che fa da sfondo a
tutte le scene d’azione. Diretto da Jake Kasdan,
Uno Rosso vede
Dwayne Johnson nei panni di Callum Drift, capo
dell’Enforcement Logistics and Fortification (ELF) del Polo Nord e
quindi responsabile della sicurezza di Babbo Natale (J.K.
Simmons). Il giorno in cui Callum presenta la sua
richiesta di andare in pensione dopo Natale, Babbo Natale viene
rapito e Callum è determinato a trovarlo, ma non può farlo da
solo.
Con l’aiuto di Zoe (Lucy
Liu), capo della Mythological Oversight and
Restoration Authority (MORA), Callum fa squadra con Jack O’Malley
(Chris
Evans), un hacker mercenario con molti problemi
personali, soprattutto con suo figlio Dylan. Insieme, Callum e Jake
scoprono che dietro il rapimento di Babbo Natale c’è Gryla
(Kiernan
Shipka), la strega dell’inverno, che ha in mente di
porre fine al Natale e al Polo Nord. Con l’aiuto di un alleato
inaspettato, Callum e Jake trovano Babbo Natale e salvano il
Natale, il Polo Nord e il mondo intero, giusto in tempo per le
festività.
Come viene salvato Babbo Natale in
Uno Rosso
La vigilia di Natale, subito dopo
che Callum ha lasciato Babbo Natale da solo, una squadra di agenti
segreti guidata da una donna misteriosa irrompe al Polo Nord e
rapisce Babbo Natale. Con l’aiuto di mezzi di trasporto terrestri e
aerei, la squadra depista Callum e riesce a fuggire con Babbo
Natale. Come scopre Zoe, Jack è solo l’ultimo anello di una catena
che porta al rapitore, quindi lui e Callum si recano ad Aruba per
affrontare il mediatore che ha assunto Jack. Il mediatore, Ted
(Nick Kroll), rivela di lavorare per Gryla.
Callum sospetta che Gryla stia
lavorando con il fratello estraniato di Babbo Natale, Krampus
(Kristofer Hivju), e così lui e Jack vanno a
trovarlo. Si scopre che Krampus è il creatore della Lista dei
Cattivi ed è anche l’ex amante di Gryla, ma nonostante tutto ciò,
non è coinvolto nel rapimento di Babbo Natale. Dopo che Gryla
intrappola Jack e Dylan in uno dei suoi globi di neve magici, Zoe
trova Jack grazie al localizzatore che gli ha messo addosso, e lei
e Callum scoprono che Babbo Natale non ha mai lasciato il Polo Nord
e che la tana di Gryla si trova sotto il Polo Nord.
Mentre Callum e Zoe salvano Jack,
Dylan, la signora Claus (Bonnie Hunt) e il resto
del personale imprigionato del Polo Nord, Gryla e i suoi figli
fuggono con Babbo Natale. Sono pronti a mettere in atto il loro
piano, ma hanno bisogno dei poteri di Babbo Natale per guidare la
slitta. Fortunatamente, Callum e Jack la fermano e la combattono
mentre Babbo Natale rimane incosciente, e quando lei si trasforma
di nuovo in un troll, Krampus arriva con dei rinforzi.
Durante la lotta, Babbo Natale si
riprende e li aiuta a sconfiggere Gryla, facendo anche pace con suo
fratello. Con Gryla che non rappresenta più una minaccia, tutta la
squadra del Polo Nord si affretta a preparare tutto per il Natale,
e Babbo Natale invita Jack e Dylan a unirsi a loro. Non solo Babbo
Natale, il Polo Nord e il Natale sono stati salvati, ma Babbo
Natale ha anche l’opportunità di sistemare il suo rapporto con
Krampus.
La spiegazione del piano di Gryla
e la sua sconfitta in Uno Rosso
Gryla non è solo la strega
dell’inverno, ma anche un troll molto antico che può assumere le
sembianze di chiunque desideri. Gryla ha anche molti, molti figli,
tutti mutaforma, il che rende più facile per tutti loro infiltrarsi
al Polo Nord (uno di loro ha persino finto di essere la signora
Claus per cercare di fuorviare Callum, ma ha commesso un grave
errore parlando di biscotti). Gryla è molto potente, tanto da poter
rintracciare chiunque pronunci il suo nome e mandare i suoi
scagnozzi a dargli la caccia, come fa quando Jack pronuncia il suo
nome ad Aruba.
Ciò che Gryla vuole è sbarazzarsi
di tutti quelli che sono sulla lista dei cattivi e imprigionarli
per sempre, e per farlo ha bisogno di un artefatto magico e di una
macchina che si trova nel vecchio laboratorio di Babbo Natale sotto
il Polo Nord. Tale artefatto è il “glaskafig”, un globo di neve
magico che imprigiona chiunque lo tocchi, ma poiché la lista dei
cattivi è molto lunga, lei usa una macchina per duplicare i
giocattoli nel vecchio laboratorio di Babbo Natale per creare
migliaia di questi globi di neve magici. Il passo successivo del
piano di Gryla è quello di consegnare i globi di neve a tutte le
persone sulla lista dei cattivi usando la slitta di Babbo
Natale.
Il motivo per cui Gryla ha un forte
desiderio di sbarazzarsi delle persone sulla lista dei cattivi
nonostante sia un troll e una strega non viene spiegato, quindi si
presume semplicemente che sia malvagia. Come spiegato sopra, Gryla
viene fermata da Jack e Callum, che la gettano giù dalla slitta, ma
lei ritorna per combatterli nella sua vera forma di troll gigante.
Krampus arriva e la attacca prima di cercare di ragionare con lei,
ma lei lo attacca a sua volta.
Solo quando Babbo Natale si
riprende e riacquista i suoi poteri magici chiama le sue renne per
attaccare Gryla, facendola cadere nella pozza di globi di neve
magici che lei stessa ha creato, intrappolandola così in uno di
essi. Zoe prende il globo di neve in cui è intrappolata Gryla, che
sarà custodito al sicuro dalla MORA.
Perché Callum voleva andare in
pensione (e perché ha deciso di restare)
Come accennato in precedenza,
Callum si sta preparando ad andare in pensione dal suo lavoro al
Polo Nord dopo secoli passati al servizio di Babbo Natale. Callum
ha un rapporto molto stretto e speciale con Babbo Natale e la
signora Claus, e il motivo non viene rivelato fino alla fine di
Uno Rosso, con Callum che durante tutto il film si
limita a dire che ha “perso la testa”. Ciò che viene menzionato in
tutto il film è l’aumento dei comportamenti scorretti nel mondo,
che ha portato a un allungamento della lista dei bambini cattivi.
Alla fine, durante il periodo natalizio, Callum osserva Jack e
Dylan che condividono questa esperienza insieme, con Jack che
ritrova il suo stupore.
Jack era stato a lungo nella lista
dei cattivi, il che lo aveva reso bersaglio del piano di Gryla, ma
l’intera esperienza del salvataggio di Babbo Natale, il
miglioramento del suo rapporto con Dylan e la corsa natalizia con
Babbo Natale provocano in lui un cambiamento radicale. Callum vede
Jack come un bambino di nuovo, ed è proprio questo che aveva perso:
la capacità di vedere il bene e la meraviglia nelle persone, che
era una conseguenza della sua disillusione per l’aumento dei
comportamenti negativi nel mondo. Rendendosi conto che c’è ancora
del bene e della speranza nel mondo, Callum decide di rimanere con
Babbo Natale.
Come Jack ha salvato se stesso e
Dylan in Uno Rosso
Parallelamente al salvataggio di
Babbo Natale, c’è la storia di Jack e di suo figlio Dylan. Jack
dice a Callum che non è mai stato sposato con la madre di Dylan, ma
questo non significa che non abbia delle responsabilità come padre.
Tuttavia, Jack fatica a essere un padre, figuriamoci uno buono, e
non riesce a instaurare un vero legame con Dylan, tanto che
quest’ultimo non sa come parlargli. Sapendo che rapire Dylan
fermerà la missione di Callum e Jack di trovarla, Gryla manda una
palla di neve a Dylan e una a Jack, ma è il primo a trovarla.
Pensando che fosse una sorta di
regalo per scusarsi di non aver partecipato al suo evento
scolastico, Dylan chiama Jack arrabbiato e gli mostra la palla di
neve, finendo per rimanere intrappolato al suo interno e portato
nella tana di Gryla. Jack prende la palla di neve che gli è stata
inviata per poter stare con Dylan, e le loro palle di neve vengono
poste una accanto all’altra. Dylan e Jack hanno una conversazione
sincera sul loro rapporto, che li ammorbidisce e li rende più
gentili, riscattandoli e cancellandoli dalla lista dei cattivi.
Questo fa rompere le loro palle di neve, e loro si riuniscono a
Callum e Zoe nella missione di salvataggio.
uno rosso film
Il vero significato di Uno
Rosso spiegato
Al di là di tutte le scene d’azione
e i momenti divertenti, Uno Rosso è una storia
sulla famiglia e sui diversi tipi di famiglie. La più evidente è la
storia di Jack e Dylan, che purtroppo hanno dovuto vivere
l’esperienza di essere imprigionati in una palla di neve per poter
trascorrere del tempo di qualità insieme e aprirsi l’uno all’altro.
C’è anche il rapporto conflittuale tra Babbo Natale e Krampus, che
sono completamente opposti quando si tratta del Natale e di chi e
come dovrebbe essere ricompensato per le proprie buone o cattive
azioni.
Sebbene Uno Rosso
non entri nei dettagli del rapporto tra Babbo Natale e Krampus,
almeno i due si riconoscono a vicenda dopo aver sconfitto Gryla,
che è il loro modo di fare ammenda. Anche la storia di Callum è una
storia di famiglia, poiché la sua famiglia è composta dai suoi
colleghi ELF, dai Claus e praticamente da tutti quelli che vivono
al Polo Nord. Non si sa cosa avrebbe fatto Callum dopo il
pensionamento, ma sicuramente si sarebbe sentito piuttosto solo.
Jack ha anche imparato che non deve isolarsi e bruciare i ponti, e
che è sicuro aprirsi alle persone e alle nuove esperienze.
Come Uno Rosso
prepara il terreno per un sequel
Nonostante abbia dato a ogni
personaggio principale un finale soddisfacente, Uno
Rosso lascia la porta leggermente aperta per un sequel.
Anche se Gryla è stata sconfitta, alla fine è una troll e una
potente strega, quindi è difficile credere che rimarrà nella sua
palla di neve al MORA fino alla fine dei tempi – inoltre, ha
sicuramente ancora molti altri figli che possono pianificare il suo
salvataggio e la sua fuga. Ci sono anche Callum e Jack, una squadra
improbabile ma molto efficace grazie ai loro talenti e abilità
combinati.
Quindi potrebbero intraprendere
insieme altre missioni a tema natalizio per la MORA, e non
necessariamente per Natale. Il Polo Nord può anche affrontare molti
altri problemi e sfide oltre al rapimento di Babbo Natale. Molte
cose possono andare storte in un luogo grande, affollato e
importante come il Polo Nord, soprattutto una volta iniziata la
stagione delle feste. C’è anche la grande domanda su cosa faranno
tutti una volta finito il Natale, il che renderebbe interessante un
sequel di Uno Rosso.
Eagle Pictures ha
diffuso il trailer italiano ufficiale di Melania,
il documentario che vede protagonista la first lady statunitense,
consorte di Donald Trump, che accompagna lo
spettatore dietro le quinte della rielezione del marito. Il film
arriva il 30 gennaio 2026.
Melania, il nuovo
film di Amazon MGM Studios, apre una finestra senza precedenti sui
venti giorni che precedono l’Inaugurazione Presidenziale del 2025,
raccontati per la prima volta attraverso lo sguardo diretto della
First Lady.
Un viaggio intimo e riservato
dentro il mondo di Melania Trump, mentre si occupa dei preparativi
per l’insediamento, affronta le complessità della transizione alla
Casa Bianca e accompagna la sua famiglia nel ritorno nella
Capitale. Grazie a materiali esclusivi, il film svela riunioni
decisive, conversazioni private e ambienti mai mostrati prima,
restituendo il ritratto di una donna che si prepara a ricoprire
nuovamente uno dei ruoli più potenti e simbolici del pianeta.
Credits – Regine Mahaux – Amazon MGM Studios
Dichiarazione di Melania
Trump
«La storia prende forma nei
venti giorni che precedono l’Inaugurazione Presidenziale degli
Stati Uniti. Per la prima volta, il pubblico di tutto il mondo è
invitato al cinema per assistere a questo momento cruciale: uno
sguardo privato e senza filtri mentre attraverso famiglia, lavoro e
filantropia nel mio straordinario percorso verso il ruolo di First
Lady degli Stati Uniti d’America.»
Dopo che è stato visto al cinema
prima di Avatar: Fuoco e Cenere (ed
essere anche trapelato online), la Marvel ha ufficialmente pubblicato
online il primo teaser trailer di Avengers:
Doomsday, che vede il ritorno di Capitan
America interpretato da Chris Evans in un colpo di scena inaspettato
che sicuramente susciterà qualche polemica.
Nel teaser, Steve Rogers viene
anche visto con un bambino in braccio, dettaglio che avrà
sicuramente un peso nella storia del film. Il trailer non include
alcun dialogo, quindi si presume che la madre sia Peggy
(Hayley Atwell), dato che il
personaggio di Evans viene visto tornare a casa loro, come mostrato
in Avengers: Endgame del 2019. Il filmato si
conclude poi con lo slogan: “Steve Rogers tornerà in Avengers: Doomsday”.
Avengers: Doomsday
I registi Joe e
Anthony Russo hanno parlato del ritorno di Evans
nei panni di Captain America, affermando: “Il personaggio che
ha cambiato le nostre vite. La storia che ci ha riuniti tutti qui.
Si sarebbe sempre tornati a questo...”. Contestualmente alla
pubblicazione del teaser, è stato diffuso anche un primo poster
ufficiale del film, che semplicemente mostra la A degli Avengers ma
con i colori che rimandano a Dottor Destino.
La sinossi ufficiale conferma il ritorno di
Robert Downey Jr. all’interno dell’universo
Marvel, questa volta nel ruolo di Doom. La trama resta però al
momento sotto riserbo. Stephen McFeely e
Michael Waldron risultano accreditati come
sceneggiatori.
Il cast di Avengers: Doomsday è stato rivelato per
la prima volta durante una diretta streaming a sorpresa della
Marvel Studios, in cui diverse sedie hanno svelato il ritorno di
numerosi attori. Una delle grandi novità è il ritorno di diversi
attori degli X-Men
dell’era Fox-Marvel.