Phil Lord e
Chris Miller sono molto impegnati in questo
momento. Mentre preparano le riprese dello spin off di
Star
Wars dedicato a Han Solo, sono
infatti ancora coinvolti nei film sui mattoncini LEGO di cui hanno
diretto il capostipite: The LEGO
Movie.
Parlando di LEGO Batman
Il Film, i due registi hanno raccontato a Collider che
il regista del film, Chris McKay, conosce
ampiamente il Crociato di Gotham e che non poteva essere una scelta
migliore per la regia di questo ambizioso e divertente
progetto:
Miller: Chris McKay, il
regista, è un vero appassionato di Batman e conosce roba veramente
arcaica come dettagli risalenti ad un fumetto del 1972, e cose
simili.
Lord: Ha un enorme tatuaggio di
Catwoman sul suo avambraccio.
I registi hanno poi continuato
dichiarando che il film tiene presente tutto il passato pop di
Batman, fumetti, film, serie d’animazione.
Miller: È pieno zeppo di roba
per appassionati di Batman. Sono solo 90 minuti di Easter
Egg.
Lord: Rende davvero onore ai
fumetti. Così come a tutto il trascorso del personaggio fino a
Batman v
Superman.
In merito a LEGO Batman Il Film,
Arnett ha dichiarato: “La Batcaverna è meglio di quanto
ricordassi. Ma mi piace molto anche scoprire cosa vuol dire essere
Batman e combattere il crimine giorno per giorno. Mi diverte
davvero molto il fatto che Batman dorma oltre l’orario della
sveglia, lo umanizza in qualche modo”.
Nel cast vocale di LEGO
Batman – Il Film ci saranno Will
Arnett (che doppierà il Cavaliere Oscuro),
Michael Cera (Robin), Rosario Dawson (Batgirl), Zach Galifianakis (The Joker), Mariah
Carey (Gordon) e Ralph Fiennes (Alfred Pennyworth). Lo spin-off
del successo del 2014 The Lego Movie, sarà diretto dal
supervisore all’animazione Chris McKay. La
sceneggiatura è stata scritta da Seth
Grahame-Smith, creatore di Abraham Lincoln:
Vampire Hunter. A produrre il film, insieme a
Dan Lin, saranno Phil Lord e
Chris Miller, registi di The Lego
Movie (attualmente occupati nella realizzazione di
una versione animata di Spider-Man per la
Sony).
In merito a LEGO Batman Il Film,
Arnett ha dichiarato: “La Batcaverna è meglio di quanto
ricordassi. Ma mi piace molto anche scoprire cosa vuol dire essere
Batman e combattere il crimine giorno per giorno. Mi diverte
davvero molto il fatto che Batman dorma oltre l’orario della
sveglia, lo umanizza in qualche modo”.
Nel cast vocale di LEGO
Batman – Il Film ci saranno Will
Arnett (che doppierà il Cavaliere Oscuro),
Michael Cera (Robin), Rosario Dawson (Batgirl), Zach Galifianakis (The Joker), Mariah
Carey (Gordon) e Ralph Fiennes (Alfred Pennyworth). Lo spin-off
del successo del 2014 The Lego Movie, sarà diretto dal
supervisore all’animazione Chris McKay. La
sceneggiatura è stata scritta da Seth
Grahame-Smith, creatore di Abraham Lincoln:
Vampire Hunter. A produrre il film, insieme a
Dan Lin, saranno Phil Lord e
Chris Miller, registi di The Lego
Movie (attualmente occupati nella realizzazione di
una versione animata di Spider-Man per la
Sony).
In attesa di vedere finalmente sul
grande schermo il tanto atteso LEGO Batman il
Film e di poter godere finalmente delle nuove irriverenti
avventure rappresentate grazie al coloratissimo universo fatto di
mattoncini, Warner
Bros Animation ha reso noto un nuovo poster
nel quale compaiono, al fianco
dell’Uomo-Pipistrello, anche Robin e Batgirl.
In merito a LEGO Batman Il Film,
Arnett ha dichiarato: “La Batcaverna è meglio di quanto
ricordassi. Ma mi piace molto anche scoprire cosa vuol dire essere
Batman e combattere il crimine giorno per giorno. Mi diverte
davvero molto il fatto che Batman dorma oltre l’orario della
sveglia, lo umanizza in qualche modo”.
Nel cast vocale di LEGO
Batman – Il Film ci saranno Will
Arnett (che doppierà il Cavaliere Oscuro),
Michael Cera (Robin), Rosario Dawson (Batgirl), Zach Galifianakis (The Joker), Mariah
Carey (Gordon) e Ralph Fiennes (Alfred Pennyworth). Lo spin-off
del successo del 2014 The Lego Movie, sarà diretto dal
supervisore all’animazione Chris McKay. La
sceneggiatura è stata scritta da Seth
Grahame-Smith, creatore di Abraham Lincoln:
Vampire Hunter. A produrre il film, insieme a
Dan Lin, saranno Phil Lord e
Chris Miller, registi di The Lego
Movie (attualmente occupati nella realizzazione di
una versione animata di Spider-Man per la
Sony).
Dai creatori di
The Lego Movie”arriva dal
25 maggio in Digital Download e dal 7 giugno in DVD, ULTRA HD
BLU-RAY e BLU-RAY, LEGO BATMAN l’avventura più
divertente dell’anno, distribuita da Warner Bros.
Entertainment Italia.
In questo
film d’animazione irriverente e spassoso diretto da Chris McKay e
basato sull’universo di Batman ma in versione Lego, Claudio Santamaria (Lo chiamavano Jeeg Robot, Romanzo
Criminale, Casino Royale) presta la voce a Bruce Wayne,
Alessandro Sperduti (I Medici – Masters of Florence, Com’è
bello far l’amore) è Robin, Geppi Cucciari (Grande, grosso
e Verdone, Belli dentro) è Barbara Gordon e Roberto Pedicini è
Alfred.
SINOSSI – LEGO Batman
Grandi cambiamenti fervono a
Gotham, e se Batman vuole salvare la città dalla scalata ostile del
Joker, deve abbandonare il suo spirito di giustiziere solitario, e
cercare la collaborazione degli altri e forse imparare a prendersi
un po’ meno sul serio.
La prima impressione che si evince
da LEGION è una semplice e chiara considerazione:
il genere apocalittico non pare proprio voler tramontare. Dopo i
vari titoli che si sono occupati di scenari della medesima
fattispecie, come il recentissimo The
Book of Eli(da noi tradotto maldestramente
CODICE GENESI), il cinema Hollywoodiano
sembra non volersi fermare a sfornare film di questa
caricatura.
Ma dietro a tanta perseveranza in
genere dovrebbe esserci quantomeno un riscontro sul mercato, o
(sarebbe la cosa migliore) un avvicendarsi di opere di una certa
levatura artistica. Se nel film precedentemente citato dei
Fratelli Hughes almeno si poteva riscontrare il
loro indubbio talento e la bravura di certi attori protagonisti, in
questo caso ahimè siamo di fronte a, vale la pena di dirlo, un
totale disastro per l’appunto apocalittico. Sin dall’inizio appare
chiaro il limite registico che introduce una seppur buona
interpretazione di
Paul Bettany. Nel deserto del Mojave uno
squallido ristorante diventa l’epicentro del giudizio finale per la
Terra; Los Angeles, 23 dicembre. Dio si è stancato delle malefatte
umane e ha sguinzagliato sulla Terra una legione di angeli per
portare l’Apocalisse. L’arcangelo Michael, però, non è d’accordo e
vuole salvare l’umanità. Nonostante il buon presupposto, del
tutto ottimistico che l’uomo merita di essere salvato, il film a
stento decolla.
Questo fallimento è dovuto a molti
aspetti. In primis senza alcun dubbio, la mancata costruzione di
una vera e propria climax d’assedio. Infatti, la vicenda ruota
tutta intorno ad un’area di servizio nel deserto, dove vive Bob
Hanson (Dennis
Quaid), proprietario di un ristorante isolato, Charlie
(Adrianne Palicki), la bella cameriera del
ristorante, prossima al parto del nuovo messia, Sandra e Howard
(Kate
Walsh e Jon Tenney) e alla loro figlia adolescente
Audrey (Willa Holland), capitati lì inseguito alla
rottura della proprio autovettura e bloccati in attesa che il
figlio di Bob, Jeep (Lucas Black), ripari la loro
automobile. Mentre in casi esemplari come GLI
UCCELLI del maestro Hitchcock,
il film faceva leva su un carico di tensione che culminava con una
insostenibilità dovuta appunto alla costruzione di una climax
d’assedio elevatissima, in questo caso il film è ingabbiato in un
forzato tentativo di moralizzare il prossimo e perde di vista gli
aspetti fondamentali che rendono un film di questo tipo
(in)sostenibile. Poi si vanno ad aggiungere la poca originalità del
pretesto, ossia proteggere il parto di un bambino che dovrebbe
rappresentare l’unico baluardo di un’umanità ormai allo sbando, e
la poca credibilità del tentativo retorico del mezzo
cinematografico. Peccato perché i presupposti per un buon
film almeno nella base di partenza c’erano tutti.
Nuoce gravemente a
LEGION anche una precaria regia che amalgama
malamente le varie vicissitudini che accompagnano i personaggi.
Alcune note positive si possono riscontrare nell’efficace
scelta iniziale di utilizzare la comunicazione come primo segnale
di isolamento, la comparsa di un’insolita vecchietta che da il via
alle danze, e la scena del bambino che da un punto di vista
spettacolare sono di grande effetto. In ultimo la volontà di
rifarsi all’iconografia rinascimentale dei due arcangeli tipica dei
dipinti di quel periodo. In definitiva,
LEGION è un film molto debole che rasenta il
ridicolo in alcune scene lasciando poco margine ad una riflessione
di altro genere.
Il successo
galattico (è il caso di dirlo) di Guardiani della
Galassia ha espanso il Cinematic Marvel Universe oltre i confini
terrestri, e adesso anche la Warner Bros vuole fare lo stesso.
Sembra infatti che la WB stia pensando ad un adattamento di
Legion of Superheroes, serie a fumetti
della DC che ha già intrapreso la strada verso il grande schermo.
La Warner avrebbe già assunto degli sceneggiatori che avranno il
compito di trasformare le tavole a fumetti in una sceneggiatura che
diventerà, nel caso il lavoro dovesse essere soddisfacente, un
film.
Ricordiamo che la WB/DC ha in
cantiere una serie di film dei quali si conoscono le date d’uscita
e nient’altro. Legion of Superheroes
potrebbe essere uno dei titoli che andrà a riempire una delle date
annunciate tempo fa.
La Legione dei Super-Eroi
(Legion of Superheroes) è un gruppo di
supereroi dell’universo a fumetti DC Comics.
Le avventure della Legione sono
ambientate circa mille anni nel futuro rispetto al presente della
loro pubblicazione cartacea: ai tempi delle prime apparizioni del
team, creato nel 1958 da Otto Binder, Mort Weisinger e Al plastino
sulle pagine di Adventure Comics (Vol. 1) n. 247, lo sfondo era
quello del XXX secolo; oggi, del XXXI. Questo peculiare setting
caratterizza fortemente il serial della Legione, che a livello
tematico non trae ispirazione dal solo genere della narrativa
supereroica. I viaggi nel tempo, le battaglie spaziali, le sfide
con minacce provenienti dai limiti inesplorati dell’universo, sono
i punti focali della serie che sono anche tipici della
fantascienza, genere di riferimento cui rende omaggio.
Amici squattrinati, scommesse
ippiche, partite di carte, fumo e donne oggetto. Con il suo film
d’esordio, dal titolo Leggende Metropolitane,
Stefano Meloncelli – regista di oltre 200 videoclip
musicali di artisti della scena rap e trap (tra cui Gué
Pequeno e Vacca) – accompagna il pubblico tra l’inettitudine e la
nefandezza delle strade dimenticate delle periferie lombarde,
quelle “fuori Milano”, dove le favole non hanno morale.
Il film, prodotto da James Dean
Movie in collaborazione con SNOBLAB A.C. e con Portorico MNGMT &
Provincia Kartel, è disponibile dal 1° marzo sulla
piattaforma streaming Prime
Video.
Leggende Metropolitane Trama
Sandro, Chico e Gigi sono tre amici
perdigiorno che faticano a relazionarsi con il mondo esterno e a
riscattarsi socialmente: Sandro (Mattia Travaini)
è un impiegato comunale rude e sempre nervoso, Chico
(Fabrizio Marchegiani) è un bidello che tutti
credono muto ma in realtà è solo incompreso, e Gigi (Diego
Paul Galtieri), invece, è un falso invalido, pigro e
svogliato, un parassita sociale di cui le uniche certezze sono che
“non è ricco, non è astemio e non ha fretta”. A questo trio si
affiancano poi Giusy (Chiara Pollicino), una
giovane donna in cerca di una relazione amorosa stabile, e Tini
(Papa K Mensah), un colto ed elegante spacciatore
extracomunitario.
Convinti di aver ricevuto la
“soffiata del secolo” da Mario (Edoardo Costa), un
miliardario generoso e misterioso, i tre amici decidono di
scommettere una piccola somma su un cavallo che credono sicuro.
Tuttavia, quando la scommessa va male, ritornano da Mario sperando
di avere una spiegazione e un’altra opportunità. Invece, Mario
affida loro un compito insolito: trovare Marietto, il figlio di
ventisette anni scomparso da giorni.
Leggende metropolitane In foto (da sinistra a destra) gli attori
Mattia Travaini, Diego Paul Galtieri e Fabrizio
Marchegiani.
Una “favola” senza morale
“Voglio raccontarvi una favola
urbana perché questo mondo ha bisogno di eroi, di sentimenti e di
storie da raccontare”. È con questa frase che si apre
Leggende Metropolitane, un film che si propone di essere
una favola urbana ma che di fiabesco, in realtà, ha davvero
poco e nulla, tantomeno gli eroi. Fin dalle prime scene,
infatti, Meloncelli trasporta il pubblico tra le strade di una
delle tante degradate periferie del nord Italia, evocata da
suggestivi primi piani e campi lunghissimi che ne enfatizzano la
bellezza e la solitudine.
Anche la narrazione, con tono comico
e irriverente, si impegna a mostrare ed esaltare l’essenza più
dolceamara e nefanda di una realtà trascurata, che fatica a stare
al passo col mondo esterno. Quella di Leggende
Metropolitane è, dunque, una storia tanto semplice
quanto grottesca, in cui verosimiglianza e assurdità
convivono per raccontare non solo i vizi e i cliché della
periferia e di chi la abita, ma anche e soprattutto
l’esasperante “sopravvivenza” di chi si trova ai margini della
società.
Leggende Metropolitane | In foto (da sinistra a destra) gli attori
Mattia Travaini e Edoardo Costa.
Un velo di amatorialità
Nonostante il titolo possa suggerire
un’atmosfera quasi fantastica, in Leggende Metropolitane,
Meloncelli sceglie di utilizzare il mezzo cinematografico come una
piccola finestra sulla realtà, proponendo un
racconto realistico e dettagliato sulla “classe sociale degli
ultimi”, degli emarginati, di coloro che non riescono (né tentano)
di riscattarsi socialmente.
Pur offrendo momenti grossolanamente
divertenti e richiamando il paradigma della commedia all’italiana,
Leggende Metropolitanenon riesce a superare
completamente quel limitante velo di “amatorialità”,
lasciando una sensazione di incompiutezza nell’esplorare a fondo le
emozioni e le esperienze dei suoi personaggi (a dir poco
macchiettistici e unidimensionali), oltre che alla loro visione del
mondo.
Il network TNT ha rilasciato il
primo trailer dell’annunciata nuova serie tv The
Legends, che vede protagonista attori del calibro di
Sean Bean.
Bean interpreta Martin Odum, un agente
segreto che lavora per la Deep Cover Operations ( DCO) divisione
dell’FBI. Martin ha la straordinaria capacità di trasformarsi in
una persona completamente diversa per ogni lavoro da infiltrato. Ma
lui comincia a mettere in discussione la propria identità quando un
misterioso sconosciuto gli fa capire che in realtà non è l’uomo che
crede di essere. Lo show è basato su un romanzo del premiato
scrittore Robert
Littell. Legends è
prodotto da Fox 21, e vede coinvolto come produttori
esecutivi, Howard Gordon e Alexander
Cary di Homeland, e
Brad Turner di 24.
Showrunner è invece David
Wilcox di Fringe.
Il
finale di Legends chiude la lunga operazione sotto
copertura raccontata nella serie Netflix con un misto di trionfo e
inquietudine. Dopo sei episodi costruiti sulla tensione
psicologica, sulle identità false e sul rischio costante di essere
scoperti, la missione contro le organizzazioni criminali guidate da
Carter e Hakan arriva finalmente al punto di rottura. Ma come
spesso accade nei migliori thriller britannici, la vittoria
operativa non coincide mai davvero con una liberazione personale.
Anzi, l’episodio finale suggerisce che il vero prezzo della
missione non sia stato pagato durante gli inseguimenti o gli scambi
di droga, ma nel lento deterioramento emotivo dei protagonisti.
La
serie creata da Neil Forsyth evita
infatti il classico finale celebrativo da crime drama. Pur
mostrando l’arresto dei trafficanti e il successo dell’operazione,
Legends lascia addosso una
sensazione più amara, quasi malinconica. L’ultima scena di Guy,
apparentemente semplice, diventa allora il vero cuore del racconto:
non importa quanto efficace sia stata la missione, perché alcune
identità costruite per sopravvivere non possono più essere
completamente abbandonate. È qui che la serie smette di parlare
soltanto di droga e infiltrazioni e diventa una riflessione sul
trauma, sulla paranoia e sulla perdita definitiva della
normalità.
Come il team riesce finalmente a
incastrare Carter e Hakan ma rischia di morire durante l’ultima
operazione
Nel sesto episodio tutto precipita rapidamente. Carter scopre che
Eddie era un informatore dopo aver collegato la morte del figlio
agli eventi recenti dell’operazione. È il momento in cui l’intera
rete costruita dai Legends inizia a sgretolarsi. Bailey e una
squadra armata tentano di intervenire nel magazzino di Carter, ma
arrivano troppo tardi: il criminale riesce a fuggire e avverte
immediatamente Hakan del tradimento. Da quel momento, la missione
non è più soltanto un’operazione sotto copertura, ma una corsa
disperata contro il tempo.
La serie costruisce molto bene il senso di paranoia crescente. Guy
viene temporaneamente allontanato dall’operazione perché i turchi
non si fidano più di lui dopo il caso Eddie, mentre Don prova a
proteggere il team sospendendolo dal servizio. Ma è proprio questa
sospensione a rivelare uno degli aspetti più importanti della
serie: Guy non riesce più a vivere come una persona normale. Anche
quando prova a tornare alla quotidianità con sua moglie Sophie e la
figlia, resta costantemente in allerta. La scena allo zoo è
fondamentale perché mostra come il personaggio non sappia più
separare la vita reale dalla copertura. Quando un membro della gang
lo riconosce, Guy è costretto a continuare a recitare anche davanti
alla sua famiglia.
Nel frattempo, il governo britannico decide di chiudere il
programma Legends per ragioni politiche e finanziarie, sullo sfondo
della fine dell’era Thatcher. È un dettaglio importante perché
mostra come lo Stato utilizzi questi agenti finché risultano utili,
salvo poi abbandonarli nel momento più delicato. Blake riesce a
ottenere soltanto un ultimo tentativo per chiudere l’operazione,
senza nuovi uomini né risorse aggiuntive.
L’ultima missione porta Don, Guy, Kate e Bailey nei Paesi Bassi per
recuperare due tonnellate di eroina destinate al Regno Unito. La
traversata in mare, colpita da una violenta tempesta, assume quasi
un valore simbolico: il gruppo sta attraversando il punto di non
ritorno. È durante questo momento che Don racconta il suo passato
sotto copertura tra gli hooligan calcistici e rivela la vera natura
del lavoro dei Legends. Anche anni dopo la fine della missione,
qualcuno lo ha rintracciato e accoltellato. Le identità costruite
non spariscono mai davvero.
Alla fine il gruppo riesce ad arrivare al luogo dello scambio a
Londra, dove Carter, Hakan e Aziz credono di poter eliminare Guy e
Mylonas una volta concluso l’affare. È qui che scatta il blitz
finale: l’unità armata irrompe nell’edificio e arresta tutti i
membri delle organizzazioni criminali. Carter viene quindi
catturato davvero, insieme ai suoi alleati, mentre la registrazione
ottenuta da Guy fornisce le prove decisive per la condanna.
L’ultima scena di Guy rivela il
vero trauma di Legends: sotto copertura non si torna mai davvero
normali
Cortesia di Netflix
Anche se l’operazione si conclude con successo, Legends evita accuratamente il
trionfalismo. La scena della conferenza stampa è quasi ironica: i
politici posano davanti alle tonnellate di eroina sequestrate,
trasformando il successo operativo in propaganda istituzionale,
mentre i veri protagonisti restano nell’ombra. È una scelta molto
coerente con il tono della serie, che ha sempre raccontato gli
agenti come strumenti sacrificabili di un sistema più grande.
Il momento davvero importante arriva dopo. Kate, Bailey ed Erin
cercano di festeggiare con un drink, tentando di recuperare una
normalità che però appare già fragile. Guy invece torna a casa
dalla moglie e dalla figlia, ma il finale suggerisce immediatamente
che qualcosa dentro di lui è ormai cambiato per sempre. Quando
sente un rumore fuori dalla finestra e osserva l’esterno con
sospetto dietro le tende, capiamo che Don aveva ragione: le
“legends”, le identità costruite sotto copertura, continuano a
vivere dentro chi le ha interpretate.
È
un finale molto più psicologico che narrativo. Carter è stato
arrestato, l’eroina è stata sequestrata e la missione è
ufficialmente conclusa, ma la serie lascia intendere che il vero
conflitto non fosse esterno. Legends parla infatti di uomini e donne costretti a
vivere così a lungo nella finzione da non riuscire più a
liberarsene. Guy non teme soltanto vendette criminali; teme il
fatto di non sapere più chi sia davvero.
La scelta di chiudere il racconto con questo stato di allerta
permanente trasforma il finale in qualcosa di molto più amaro di un
semplice thriller poliziesco. La missione è riuscita, ma il prezzo
umano resta irreversibile.
Perché il finale di Legends
riflette il vero costo umano delle operazioni sotto copertura
raccontate nella storia reale
Il finale assume ancora più forza se collegato alla vera storia che
ha ispirato la serie. Legends è infatti basata su un reale programma sotto
copertura britannico che portò al sequestro di oltre 12 tonnellate
di eroina negli anni Novanta. I cartelli finali ricordano proprio
questo dato, insieme al valore economico superiore al miliardo di
sterline delle droghe intercettate. Ma la serie sembra molto più
interessata al costo psicologico che ai numeri dell’operazione.
Neil Forsyth utilizza il crime drama per raccontare qualcosa di
profondamente umano: l’erosione dell’identità. In questo senso, il
finale richiama molti thriller britannici contemporanei che mettono
al centro non l’azione, ma le conseguenze emotive del lavoro
investigativo. La differenza è che Legends porta questo concetto all’estremo, mostrando
agenti che hanno trascorso oltre dieci anni fingendo di essere
qualcun altro.
Ed è probabilmente questa la ragione per cui l’ultima immagine di
Guy funziona così bene. Non serve un colpo di scena finale o una
morte improvvisa. Basta un uomo dietro una tenda che guarda fuori
nel buio, incapace di abbassare davvero la guardia. In quel
momento, Legends
chiarisce definitivamente il proprio messaggio: certe missioni
finiscono sulla carta, ma continuano a vivere per sempre dentro chi
le ha attraversate.
Dopo la prima foto arriva anche il
trailer di Legends of
Tomorrow, la nuova serie targata The CW/Warner
Bros e spin-off di Arrow
e The
Flash che vedrà protagonisti Arthur Darvill (Rip Hunter),
Ciara Renee (Hawkgirl), Victor Garber (Martin Stein), Brandon Routh
(Ray Palmer/The Atom), Wentworth Miller (Leonard Snart/Captain
Cold), e Dominic Purcell (Mick Rory/Heat Wave).
Il network americano The
CW ha appena annunciato che Stephanie
Corneliussen entrerà a far arte del cast
di Legends of Tomorrow nel ruolo
di Valentina Vostok, noto villain dell’universo DC, per un
certo numero di episodi.
Valentina è descritta come un
fisico sovietico, bella e dotata, che è disposta a tutto per
difendere la sua Madre Patria.
Quando il gruppo di protagonisti la
incontra ai margini della Guerra Fredda, viene sospettata di
lavorare per Vandal Savage (Casper
Crump).
Manca ancora un po’ al debutto di
Legends of Tomorrow, l’annunciata nuova
serie The CW basata su noti personaggi dell’universo
DC Comics, ma oggi finalmente arrivano molti
dettagli su Booster Gold, Hawkman e la trama dello
show.
A rivelare e chiarire alcuni punti
ci ha pensato lo showrunner Phil
Klemmer, che su Booster Gol ha
rivelato: “Mi piacerebbe anticiparvi un possibile arrivo
di Booster ma potreste dover aspettare molto a lungo, almeno nel
nostro show. Forse Booster sta venendo preparato per cose più
grandi”.
Su Hawkman: “Avrete
un quadro più chiaro della storia della sua origine e potrete
vederla. I fan dei fumetti riconosceranno molti elementi. E’
probabilmente una delle storie più fedeli che abbiamo
raccontato”.
Inoltre alcuni
personaggi manterranno segrete le loro identità
Rip(Arthur Darvill) utilizzerà le armi
del periodo in cui si trova. White Canary (Caity
Lotz) non dovrebbe avere problemi, mentre Ray
(Brandon Routh), Captain Cold
(Wentworth Miller) e Heat Wave
(Dominic Purcell) potrebbero affrontare qualche
difficoltà. In fine Professor Zoom e Reverse
Flash potrebbero apparire nelle puntate.
Arriva direttamente dagli la prima
foto ufficiale di Legends Of
Tomorrow, la nuova serie targata The CW/Warner Bros e
spin-off di Arrow
e The
Flash che vedrà protagonisti Arthur Darvill (Rip Hunter),
Ciara Renee (Hawkgirl), Victor Garber (Martin Stein), Brandon Routh
(Ray Palmer/The Atom), Wentworth Miller (Leonard Snart/Captain
Cold), e Dominic Purcell (Mick Rory/Heat Wave).
Come molti di voi sapranno sono iniziate le riprese
di Legends of Tomorrow, l’annunciata
nuova serie televisiva targata DC/The CW e oggi la
DC entertainment ha diffuso la prima foto di due
attesi personaggi, Hawkman e Hawkgirl:
Continua il casting
di Legends of Tomorrow, l’attesa
nuova serie televisiva targata The CW/DC Entertainment. Ebbene oggi
arriva la notizia che l’attore Peter Francis James
è entrato a far parte del cast per interpretare il ruolo ricorrente
del Dr. Aldo Boardman.
Il personaggio secondo le prime
indiscrezioni apparirà nella puntata crossover di
Arrow per poi proseguire la sua storyline
in Legends of Tomorrow.
Il personaggio è descritto come un
professore presso St. Roch University, San Rocco che ha dedicato la
sua vita alla ricerca di Chayara (Hawkgirl) e Prince Khufu
(Hawkman) e il legame con Vandal Savage. Il professore fa
parte del team che tenta di combattere quest’ultimo.
Cresce l’attesa per l’arrivo in
onda dell’annunciato spin-off Legends of
Tomorrow, dall’universo The CW di Arrow
e The
Flash. Ebbene nell’attesa oggi vi segnaliamo la video
intervista a due interpreti, Caity Lotz e Ciara
Renée:
Vi ricordiamo che Legends of Tomorrow vedrà protagonisti Arthur
Darvill (Rip Hunter), Ciara Renee (Hawkgirl), Victor Garber (Martin
Stein), Brandon Routh (Ray Palmer/The Atom), Wentworth Miller
(Leonard Snart/Captain Cold), e Dominic Purcell (Mick Rory/Heat
Wave).
Manca ancora molto alla messa in
onda dell’annunciato spin-off Legends of
Tomorrow, dall’universo televisiva di The
Flash e Arrow,
ma oggi a parlare dello show targato The CW sono i
protagonisti.
Jay Jackson è un ex atleta del liceo che lavora come
meccanico e poi viene coinvolto.
Ciara Renee è Hawkgirl:
Quello che hanno fatto è unire varie storie su di lei,
scopriremo un po’ sulle sue origini.
Captain Cold,
interpretato da Wentworth Miller, è già apparso in
The Flash, qual è la differenza per il
tuo personaggio in un nuovo show e in un nuovo mondo:
Penso che sia un eroe contro un gruppo di cattivi, hai
bisogno dello Ying – Yang per raccontare la storia.
Vi ricordiamo
che Legends of Tomorrow vedrà
protagonisti Arthur Darvill (Rip Hunter), Ciara Renee
(Hawkgirl), Victor Garber (Martin Stein), Brandon Routh (Ray
Palmer/The Atom), Wentworth Miller (Leonard Snart/Captain Cold),
e Dominic Purcell (Mick Rory/Heat Wave).
Continuano le riprese
di Legends of Tomorrow, l’attesa
nuova serie targata The CW/DC Entertainment e legata all’universo
di Arrow
e The
Flash. Ecco il cast a lavoro sul set:
Mentre cresce l’attesa di vederli
all’evento Warner Bros al Comic Con 2015, oggi
grazie a EW possiamo rivelarvi questo nuovo spettacolare concept
art di Legends Of Tomorrow, la nuova
serie che vede protagonisti Firestorm, The
Flash e The Atom:
Dopo il lungo promo e la prima immagine ufficiale ecco una nuova
featurette di Legends of
Tomorrow, l’annunciato spin-off di Arrow/The
Flash e nuovo show targato The CW/WB/DC Comics:
Legends of
Tomorrow vedrà protagonisti Arthur Darvill (Rip
Hunter), Ciara Renee (Hawkgirl), Victor Garber (Martin Stein),
Brandon Routh (Ray Palmer/The Atom), Wentworth Miller (Leonard
Snart/Captain Cold), e Dominic Purcell (Mick Rory/Heat
Wave).
Continua a cresce il casting
di Legends of Tomorrow, l’annunciata
nuova serie basata sull’universo DC e targata The CW. Ebbene oggi
da EW arriva la conferma che
l’attore Falk Hentschel interpreterà
Hawkman.
Per chi non conosce il supereroe
Carter Hall è l’ultima reincarnazione di un principe egiziano che è
destinato a reincarnarsi nel tempo assieme alla sua anima gemella
Kendra Saunders (Ciara Renéé). Carter ha la possibilità di
utilizzare i poteri del Dio Falco Horus, che lo rende un guerriero
alato conosciuto come Hawkman.
Il personaggio come gran parte del
cast principale apparirà nell’episodio crossover tra The
Flash, Arrow
e Legends of Tomorrow.
Legends of
Tomorrow vedrà protagonisti Arthur Darvill (Rip
Hunter), Ciara Renee (Hawkgirl), Victor Garber (Martin Stein),
Brandon Routh (Ray Palmer/The Atom), Wentworth Miller (Leonard
Snart/Captain Cold), e Dominic Purcell (Mick Rory/Heat
Wave).
Continua il casting
di Legends of Tomorrow, l’annunciata
nuova serie targata The CW e basata sull’universo fumettistico
della DC Comics. Ebbene oggi arriva la conferma che
l’attore Casper Crump interpreterà
nello show Vanda Savage.
Vandal Savage è descritto come un
furfante che ha trascorso gli ultimi sei mila anni in giro come una
malattia virale che ha attraversato la storia e manipolato despoti
e dittatori verso il male. Come Hawkman il personaggio farà il suo
debutto nell’episodio croosover con The
Flash e Arrow.
Legends of
Tomorrow è una delle prossime serie più attese della
nuova stagione e oggi una delle protagonista, l’attrice
Caity Lotz ha parlato della serie che sarà
trasmessa dal network americano The CW. L’attrice ha rivelato che
no sarà Canary ma l’alte ego Sara Lance:
“Sarà grande. All’inizio
non sapevo come sarebbe stato ma ho detto ‘voglio farlo, mi fido di
voi ragazzi.’ E quando stavamo girando il trailer, mi hanno
rivelato alcune delle cose che sarebbero successe nello show e mi
sono detto ‘Questo è il modo più brillante di raccontare questa
storia – non che io pensavo che sarebbe non sarebbe stato
bello … ma sai alcune volte si pensa, non mi immaginavo… ma sta
venendo davvero divertente e mi piace girare, e penso che piacerà
molto alla gente”
È online il trailer di
Legend of the Knight, il documentario
diretto da Brett Culp che mostra l’influenza avuta
dal personaggio di Batman nella vita di tante persone comuni. Il
film non si concentra tanto sull’eroe mascherato, ma sull’impatto
che ha avuto la narrazione eroica sul mondo e sulla cultura
popolare. La pellicola è stata finanziata grazie a IndieGoGo
e Kickstarter ed è ora possibile guardarne il trailer:
L’obbiettivo, non dichiarato, è
quello di ispirare tutti coloro che amano Batman a incarnarne lo
spirito. impegnarsi nel mondo, fare la differenza.
Legends of the Knight è un documentario
che potrebbe interessare tanti ammiratori del supereroe
Dc.
Tra
thriller criminale, tensione psicologica e dramma umano, Legends è rapidamente diventata una delle
serie Netflix più discusse del momento. Creata da
Neil Forsyth e
guidata da Steve
Coogan, la serie racconta un’operazione
segreta avvenuta nel Regno Unito negli anni Novanta, quando un
gruppo di agenti della dogana britannica venne infiltrato nei più
pericolosi cartelli della droga del paese. Il risultato è una
narrazione tesa e immersiva che gioca continuamente sul confine tra
identità reale e identità costruita, trasformando il lavoro sotto
copertura in qualcosa di molto più devastante di una semplice
missione.
Ma
ciò che rende Legends
particolarmente affascinante è il fatto che la serie non nasce da
una fantasia originale. Dietro le sue atmosfere da crime drama si
nasconde infatti una vera operazione antidroga che portò al
sequestro di oltre 12 tonnellate di eroina e coinvolse agenti
costretti a vivere per anni sotto falsa identità. La serie, però,
non si limita a ricostruire gli eventi: li comprime, li fonde e li
rielabora per trasformarli in un racconto televisivo più compatto e
drammaticamente efficace. Ed è proprio qui che nasce la domanda
centrale: quanto c’è di vero in Legends e cosa è stato modificato rispetto alla
realtà?
La vera operazione segreta
britannica che ha ispirato Legends e perché cambiò la guerra contro
l’eroina negli anni Novanta
Sì, Legends è realmente
ispirata a una storia vera. La serie prende spunto da una vasta
operazione sotto copertura avviata nei primi anni Novanta da HM
Customs, l’agenzia doganale britannica, in risposta all’enorme
crescita del traffico di eroina nel Regno Unito. A differenza di
molte altre operazioni antidroga dell’epoca, questa non venne
costruita attraverso la polizia tradizionale, ma direttamente
reclutando agenti interni disposti a sparire dalla propria vita
quotidiana per assumere nuove identità e infiltrarsi nelle
organizzazioni criminali. Era un piano estremamente rischioso,
basato non soltanto sulla capacità investigativa, ma sulla
trasformazione totale degli individui coinvolti.
La serie riesce a restituire bene proprio questo aspetto: il lavoro
sotto copertura non era un incarico temporaneo, ma una progressiva
cancellazione della vita precedente. Gli agenti dovevano costruire
documenti falsi, nuove relazioni, credibilità criminale e una
presenza costante all’interno delle reti del narcotraffico. Secondo
quanto raccontato dallo stesso Neil Forsyth, molti degli uomini
coinvolti pensavano inizialmente di poter separare la missione
dalla propria vita privata, salvo poi scoprire che il confine
diventava sempre più fragile. È qui che Legends smette di essere soltanto un thriller
criminale e diventa una riflessione sulla perdita dell’identità:
più gli agenti riuscivano a essere convincenti, più rischiavano di
non riuscire più a tornare indietro.
La vera operazione ebbe risultati enormi. Grazie al programma
furono sequestrate oltre 12 tonnellate di eroina, con un valore
stimato superiore a un miliardo di sterline. Tuttavia, la serie
suggerisce anche qualcosa che spesso viene lasciato fuori dai
racconti celebrativi delle operazioni sotto copertura: il costo
psicologico. Alcuni agenti passarono oltre dieci anni vivendo in
una realtà costruita artificialmente, e l’impatto sulle famiglie fu
devastante. In questo senso, Legends sembra più interessata alle conseguenze umane
della menzogna permanente che all’azione poliziesca in sé.
Perché molti personaggi di
Legends non esistono davvero ma rappresentano persone reali
coinvolte nell’operazione
Cortesia di Netflix
Uno degli aspetti più interessanti della serie riguarda proprio i
personaggi. Legends
utilizza nomi, volti e dinamiche che sembrano estremamente
realistici, ma non tutti gli agenti mostrati sullo schermo sono
realmente esistiti. Neil Forsyth ha spiegato di aver scelto una
strada precisa: condensare più persone reali in singoli personaggi
di finzione, mantenendo però intatto lo spirito degli eventi
realmente accaduti. Una scelta narrativa necessaria, soprattutto
considerando che la storia vera coinvolgeva decine di figure
operative e anni di missioni clandestine.
L’unico personaggio direttamente tratto da una persona reale è Guy
Stanton, interpretato da Tom Burke. Stanton è
realmente esistito ed è anche coautore del libro The Betrayer: How An Undercover Unit
Infiltrated The Global Drug Trade, da cui la serie trae
ispirazione. Forsyth lo ha definito “straordinario”, sottolineando
come la sua esperienza personale sia stata fondamentale per
costruire il cuore emotivo della serie. È infatti il personaggio
che si spinge più a fondo nel mondo criminale e quello attraverso
cui lo spettatore percepisce maggiormente il deterioramento
psicologico provocato dalla doppia vita.
Gli altri protagonisti, invece, sono costruzioni ibride. Don,
interpretato da Steve Coogan, non è
una persona realmente esistita, ma nasce dalla fusione di più
agenti che Forsyth ha intervistato. Lo stesso vale per Bailey, Kate
ed Erin, personaggi che rappresentano differenti tipologie di
agenti coinvolti nell’operazione: chi proveniva da ambienti
popolari, chi lavorava dietro le quinte nella costruzione delle
identità false, chi viveva il conflitto morale dell’infiltrazione.
È una soluzione che permette alla serie di mantenere autenticità
emotiva senza restare imprigionata nella cronaca pura.
Questo approccio rivela anche qualcosa di più profondo sul modo in
cui oggi vengono raccontate le “storie vere” in televisione.
Legends non cerca la
precisione documentaristica assoluta, ma una verità emotiva e
psicologica. I personaggi non devono essere copie perfette di
individui reali; devono incarnare ciò che quell’esperienza
significò per le persone coinvolte.
Come Legends trasforma una vera
storia criminale in un thriller psicologico sull’identità e sulla
menzogna
Cortesia di Netflix
Ciò che distingue Legends da molti altri crime drama contemporanei è
proprio il modo in cui utilizza la realtà come punto di partenza
per costruire qualcosa di più universale. La serie non è soltanto
il racconto di un’operazione antidroga riuscita, ma una riflessione
sulla performance sociale, sulla costruzione dell’identità e sulla
corrosione interiore provocata dalla menzogna continua. In questo
senso, l’eredità del thriller britannico più realistico si mescola
a un approccio quasi esistenziale, dove il vero pericolo non è
soltanto essere scoperti dai criminali, ma perdere definitivamente
sé stessi.
Non sorprende allora che Neil Forsyth abbia scelto di semplificare
e comprimere molti eventi reali. La sua priorità non sembra essere
il procedural dettagliato, ma la trasformazione di una storia
frammentaria e complessa in un’esperienza narrativa compatta e
immersiva. Ed è probabilmente questa la ragione per cui
Legends funziona così
bene: pur modificando alcuni elementi reali, conserva intatta la
sensazione di paranoia, pressione e alienazione vissuta dagli
agenti coinvolti.
La serie si inserisce anche nel crescente filone delle produzioni
Netflix che reinterpretano fatti realmente accaduti attraverso una
lente più emotiva e psicologica, seguendo una linea già vista in
titoli crime contemporanei e thriller basati su eventi reali. Ma
Legends riesce a
distinguersi perché evita la spettacolarizzazione eccessiva e punta
invece sul lento deterioramento umano dei suoi protagonisti. È lì
che la serie trova la sua vera forza: non nella droga, nelle armi o
negli arresti, ma nel prezzo invisibile che certe operazioni
finiscono per chiedere a chi le vive.
Guarda il promo promo ufficiale
di Legends 2, l’atteso secondo ciclo
di episodio della serie di successo con protagonista Sean Bean e
trasmessa dal network americano TNT.
Si intitolerà
Iconoclast, Legends 1×08,
l’ottavo episodio della prima stagione della serie televisiva
Legends, che andrà in onda sul network americano TNT e con
protagonista l’attore Sean Bean.
In Legends 1×08 il
giornalista Sebastian Egan decide di
esonerare Hani Jabril, lasciando così
a Martin la possibilità ed il tempo di
riuscire a trovare il vero assassino del
principe Abdullah; il DCO è
costretto a seguire delle piste alternative per portare avanti
quest’indagine e così facendo Martin si
espone ad un pericolo che mai prima d’ora aveva corso.
Si intitolerà
Quicksand, Legends 1×07, la settima puntata
della prima stagione della serie televisiva prodotta dal network
americano TNT.
In Legends
1×07, Martin ritorna
al DCO dopo gli eventi
di Houston e si ritrova a lavorare su un
nuovo caso: qualcuno ha tentato di assassinare un principe saudita
in vacanza a Los Angeles e le indagini
porteranno Martin e Rice ad
una bellissima e carismatica attivista, Hani
Jabril, le cui ragioni sono giuste, ma la donna deciderà
di oltrepassare il confine della giustizia ed uccidere per farle
valere?
Si intitolerà Rogue, Legends 1×05, la quinta
puntata della prima stagione della serie televisiva trasmessa dal
network TNT.
In Legends
1×05, Martin viene congedato dopo il suo
confronto con The Colonel ed inizia ad
indagare sul suo passato e sull’affermazione di The
Stranger sul fatto cheMartin
Odum sia una leggenda; le sue indagini lo portano ad
un misterioso contrabbandiere
di Houston di nome Kyle
Dobson, che potrebbe avere le risposte alle sue domande ed
assume l’identità di un fuorilegge di nome Len
Barlow per avvicinarsi all’uomo.