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The Night Agent – Stagione 3: cast e guida ai personaggi

The Night Agent – Stagione 3: cast e guida ai personaggi

The Night Agent torna con la terza stagione e riporta al centro dell’azione Gabriel Basso nei panni di Peter Sutherland. La nuova stagione, creata da Shawn Ryan, promette una cospirazione ancora più ampia e pericolosa, con vecchi alleati, nuovi nemici e un’area morale sempre più grigia.

Dopo essersi infilato nella rete del Broker nella stagione 2, Peter dovrà ora affrontarne le conseguenze, cercando di distruggere il sistema che ha contribuito – seppur indirettamente – a rafforzare.

Gabriel Basso è Peter Sutherland: l’agente tra le ombre

The Night Agent - Stagione 3

Gabriel Basso torna come protagonista assoluto della serie. Ex agente FBI, Peter è ormai un membro operativo di Night Action, l’agenzia segreta di controspionaggio al centro della storia.

Dopo aver sventato attacchi terroristici e complotti politici, nella terza stagione Peter è determinato a smascherare il Broker, l’enigmatico intermediario dell’intelligence che ha manipolato eventi cruciali nel finale precedente.

La nuova stagione lo pone davanti a un conflitto interiore: fino a che punto è disposto a spingersi per rimediare agli errori del passato?

Genesis Rodriguez è Isabel De Leon: la giornalista che rischia tutto

Genesis Rodriguez Isabel De Leon in The Night Agent

Tra i nuovi ingressi spicca Genesis Rodriguez nel ruolo di Isabel De Leon, una giornalista determinata a smascherare i segreti dell’élite economica.

Quando incrocia il cammino di Peter, Isabel è già sulle tracce di uno scoop esplosivo. La sua inchiesta, però, la trascinerà in un intrigo internazionale che potrebbe costarle la vita.

Fola Evans-Akingbola è Chelsea Arrington: sicurezza e lealtà

Fola Evans-Akingbola nel ruolo di Chelsea Arrington in The Night Agent

Fola Evans-Akingbola riprende il ruolo di Chelsea Arrington, introdotta nella prima stagione. Dopo essere stata membro dei Servizi Segreti, nella stagione 3 assume il ruolo di responsabile della sicurezza della First Family.

La sua posizione la mette in una zona delicata tra fedeltà istituzionale e verità nascoste, soprattutto quando emergono collegamenti tra il Presidente e il Broker.

Louis Herthum è Jacob Monroe, il Broker

Louis Herthum nel ruolo di Jacob Monroe in The Night Agent

Louis Herthum interpreta Jacob Monroe, noto come “The Broker”. Introdotto nella stagione 2, è il burattinaio dietro operazioni di intelligence clandestine e manipolazioni politiche.

Nella stagione 3, Peter è deciso a scoprire la sua vera identità e a distruggerne l’influenza. Ma il Broker sembra sempre un passo avanti.

Ward Horton è il Presidente Richard Hagan

Ward Horton nel ruolo di Richard Hagan in The Night Agent

Ward Horton torna come Richard Hagan, il neo-eletto Presidente degli Stati Uniti. La sua vittoria elettorale è stata indirettamente favorita dal Broker, rendendolo – consapevolmente o meno – parte di un sistema corrotto.

Il potere politico e la vulnerabilità personale si intrecciano in un arco narrativo che potrebbe ridefinire la leadership americana all’interno della serie.

Jennifer Morrison è Jenny Hagan, la First Lady

Jennifer Morrison nel ruolo di Jenny Hagan in The Night Agent

Novità della stagione è Jennifer Morrison nei panni di Jenny Hagan, moglie del Presidente. Apparentemente madre premurosa e First Lady amata dall’opinione pubblica, Jenny potrebbe nascondere segreti inattesi.

In The Night Agent, nulla è mai come sembra, e anche la figura più rassicurante può celare ambiguità.

Il cast secondario della stagione 3

Tornano anche:

  • Amanda Warren come Catherine Weaver, supervisore di Peter a Night Action.

  • Suraj Sharma nel ruolo di Jay Batra, analista finanziario che scopre per caso una cospirazione globale.

  • Albert Jones come il vice direttore FBI Aidan Mosley.

  • David Lyons nel ruolo di Adam, nuovo partner operativo di Peter.

  • Stephen Moyer nei panni del misterioso assassino noto come “The Father”.

Con una miscela di volti familiari e nuovi ingressi, The Night Agent stagione 3 amplia ulteriormente il proprio universo narrativo, spingendo Peter Sutherland in un conflitto sempre più personale e politico.

La serie conferma così la sua capacità di rinnovarsi stagione dopo stagione, mantenendo alta la tensione tra intrigo governativo, azione e dilemmi morali.

The Night Agent – Stagione 2, la spiegazione del finale: cosa succede a Peter e cosa aspettarsi dalla stagione 3

Il finale della seconda stagione di The Night Agent di Netflix chiude una minaccia globale ma apre scenari ancora più pericolosi per Peter Sutherland. L’episodio conclusivo, “Buyer’s Remorse”, non si limita a risolvere l’attacco al Palazzo dell’ONU: ribalta gli equilibri politici e morali della serie, preparando il terreno per una stagione 3 potenzialmente esplosiva.

Peter (Gabriel Basso) guida il blitz contro Markus per recuperare le ultime bombole di gas K.X., l’arma chimica sviluppata nel programma governativo Foxglove. L’operazione riesce, ma il costo personale è altissimo: dopo uno scontro teso, Peter uccide Markus e recupera l’ultimo contenitore, chiudendo la minaccia immediata.

Ma il vero punto di svolta arriva subito dopo.

Perché Catherine vuole che Peter lavori sotto copertura per Monroe

Dopo aver rubato un file riservato dell’ONU per conto dell’enigmatico broker Jacob Monroe (Louis Herthum), Peter si consegna a Night Action, pronto a pagare per le sue azioni. È consapevole di aver stretto un patto col diavolo pur di salvare Rose.

La sua superiore, Catherine Weaver (Amanda Warren), però, vede un’opportunità: trasformare l’errore di Peter in un’arma. Gli propone un accordo segreto — infiltrarsi nell’organizzazione di Monroe come talpa per scoprire il suo legame con il Presidente eletto.

Il piano è rischiosissimo e avverrà senza l’approvazione ufficiale di Night Action. Se fallissero, le conseguenze sarebbero devastanti. Ma Catherine teme che Monroe, avendo sostenuto la campagna di Richard Hagan (Ward Horton), possa avere accesso a informazioni classificate da vendere al miglior offerente.

Come Peter ha contribuito all’elezione del nuovo Presidente

Jennifer Morrison nel ruolo di Jenny Hagan in The Night Agent

Il file rubato da Peter collegava il candidato Knox al programma Foxglove e alla vendita di armi chimiche a Viktor Bala. Monroe ha usato quel dossier per costringere Knox a ritirarsi dalla corsa, garantendo così la vittoria a Hagan.

In pratica, senza volerlo, Peter ha aiutato Monroe a “costruire” un Presidente. Questo rende ancora più urgente la sua missione sotto copertura: rimediare al danno fatto e impedire che la Casa Bianca diventi uno strumento nelle mani del broker.

La stagione 3 promette dunque uno scontro diretto tra Night Action e il potere esecutivo stesso.

Perché Catherine non si è mai fidata davvero di Peter

The Night Agent

Il rapporto tra Catherine e Peter è stato segnato fin dall’inizio da diffidenza. Solo nel finale emerge la vera ragione: il padre di Peter era un traditore, e Catherine fu tra gli agenti che contribuirono a smascherarlo. L’indagine costò anche la vita a un suo partner.

Questo passato spiega la freddezza iniziale e rende il percorso di fiducia ancora più significativo. Peter, consapevole del peso dell’eredità familiare, sceglie di affrontare le conseguenze delle proprie azioni invece di fuggire.

Peter e Rose: è davvero finita?

The Night Agent serie tv recensione

Il finale sembra chiudere definitivamente la relazione tra Peter e Rose (Luciane Buchanan). Lui le dice addio mentre viene preso in custodia, convinto che lei debba restare lontana dalla sua vita pericolosa.

Rose, tornata al lavoro con ADverse, decide di concentrarsi sulla propria carriera. Eppure, con Peter ora infiltrato nell’organizzazione di Monroe, è difficile immaginare che le loro strade non si incrocino di nuovo nella stagione 3.

La dinamica “will they / won’t they” resta aperta.

Che fine fanno Noor e Javad

Noor (Arienne Mandi) ottiene finalmente asilo negli Stati Uniti insieme alla madre. Il suo percorso, segnato dalla perdita del fratello e da pressioni estreme all’interno dell’ambasciata iraniana, si chiude con una nota dolceamara.

Javad (Keon Alexander), invece, viene incastrato dall’ambasciatore Abbas grazie alle prove delle sue interazioni con Noor. Arrestato, sarà probabilmente rimpatriato in Iran per affrontare conseguenze severe.

Come il finale prepara la stagione 3

La minaccia del gas K.X. è stata neutralizzata, ma la vera battaglia deve ancora iniziare. Monroe ha dimostrato di poter manipolare elezioni e vendere informazioni sensibili senza scrupoli.

Con Peter infiltrato nella sua rete e un Presidente potenzialmente sotto influenza, la stagione 3 potrebbe vedere Night Action combattere non solo contro criminali internazionali, ma contro il cuore stesso del potere americano.

Se la seconda stagione era una corsa contro il tempo per evitare un attacco chimico, la terza si prospetta come una guerra silenziosa per il controllo dell’intelligence globale.

Bad Bunny protagonista di Porto Rico, Javier Bardem, Edward Norton e Viggo Mortensen nel cast

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Il rapper vincitore di un Grammy, René “Residente” Pérez Joglar farà il suo debutto alla regia di un lungometraggio con un progetto profondamente personale, un vero e proprio omaggio alla sua Puerto Rico. A interpretare il ruolo principale ci sarà Bad Bunny. Il film, come riportato da Deadline, è intitolato Porto Rico ed è descritto come un epico western caraibico e dramma storico, con un cast di supporto di alto livello composto da Viggo Mortensen, Edward Norton e Javier Bardem. Alejandro G. Iñárritu figura come produttore esecutivo del progetto.

La sceneggiatura è stata scritta a quattro mani da Joglar e dal premio Oscar Alexander Dinelaris (Birdman), e racconta la vita del rivoluzionario portoricano José Maldonado Román. La storia, ambientata nella seconda metà del XIX secolo, segue Maldonado Román mentre guida un gruppo di ex detenuti nella lotta contro il dominio coloniale, tentando di affermare l’identità nazionale di Porto Rico.

Secondo le fonti, Bardem, originario della Spagna, sarà affiancato da Norton e Mortensen in ruoli legati ai rispettivi paesi d’origine. Entrambi — Norton e Mortensen, che ha vissuto a lungo in Argentina — parlano fluentemente lo spagnolo. Il film, inoltre, è descritto come fortemente ispirato da grandi classici come Il Padrino e Gangs of New York.

Per Bad Bunny, reduce dalla celebre esibizione al Super Bowl, si tratta del suo primo ruolo da protagonista in un lungometraggio. Il musicista ha già esperienza cinematografica con piccoli ruoli in Fast & Furious 9 e Bullet Train, oltre a parti di supporto in Un tipo imprevedibile 2 e Caught Stealing.

Star Wars: Steven Soderbergh rivela la sua frustrazione per la cancellazione di The Hunt for Ben Solo

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Dopo la campagna lanciata dai fan lo scorso anno per il film Star Wars: The Hunt for Ben Solo, mai realizzato, Steven Soderbergh assicura di essere altrettanto frustrato per questo sequel cancellato. Il regista premio Oscar ha dichiarato che “pensava che i prossimi due anni della sua vita sarebbero stati dedicati alla realizzazione di un film di Star Wars”, come ha rivelato in una recente intervista sul fatto che la Disney abbia rinunciato al progetto, nonostante la Lucasfilm fosse d’accordo.

Non è stata una sorpresa che fosse frustrata”, ha detto a BKMag riguardo alla reazione di Kathleen Kennedy. “Eravamo tutti frustrati. Sapete, sono stati due anni e mezzo di lavoro gratuito per me, Adam e Rebecca Blunt. Quando Adam e io abbiamo discusso della possibilità che lui ne parlasse pubblicamente, gli ho detto: ‘Senti, non fare commenti o speculazioni sul perché. Dì solo cosa è successo, perché tutto quello che sappiamo è quello che è successo’. Il motivo dichiarato era: ‘Non pensiamo che Ben Solo possa essere vivo’. E questo è tutto quello che ci è stato detto. Quindi non c’è niente da fare, sai, se non andare avanti“.

Soderbergh ha continuato: “E come ho scritto, avevo già realizzato il film nella mia testa, e mi dispiaceva che nessun altro avrebbe potuto vederlo. Pensavo che la conversazione sarebbe stata strettamente pratica: dove andranno, quanto costerà? E avevo una risposta davvero buona per questo. Ma non si è mai arrivati a quel punto. È pazzesco. Siamo tutti molto delusi”.

Figlio di Han Solo e Leia Organa, nonché nipote di Anakin Skywalker, Ben (Driver) è apparso nella trilogia sequel di Star Wars nei panni del malvagio Kylo Ren. Sebbene il personaggio abbia un arco di redenzione prima della sua morte in L’ascesa di Skywalker (2019), Driver e Soderbergh ritenevano che Ben avesse delle questioni in sospeso da risolvere. Nella sua intervista di addio alla Lucasfilm, Kathleen Kennedy ha detto a Deadline che The Hunt for Ben Solo è “in secondo piano”, aggiungendo che la sceneggiatura di Scott Burnsera semplicemente fantastic” e che “tutto è possibile se qualcuno è disposto a correre il rischio”.

Rental Family – Nelle vite degli altri: recensione del film con Brendan Fraser – #RoFF20

Le agenzie che in Giappone offrono un servizio di interpreti chiamati ad impersonare parenti, amici o via dicendo per chi ne è privo sono oltre 300, come dichiarato dalla regista Hikari, che su questa realtà ha basato il suo film Rental Family – Nelle vite degli altri, presentato alla Festa del Cinema di Roma – dove lo abbiamo visto in anteprima – e che segna il ritorno di Brendan Fraser ad un ruolo da protagonista dopo quello che gli è valso l’Oscar, The Whale. Come si diceva, il film si basa dunque su una realtà ampiamente diffusa ormai da decenni e che dice molto su certe derive dell’umanità sviluppatesi in questo tempo.

Prende così forma, dopo lunghe ricerche condotte dalla regista – qui al suo secondo lungometraggio dopo 37 seconds – un racconto profondamente radicato nel nostro contemporaneo, che esplora una precisa realtà facendone lo spunto di partenza per una riflessione universale sui rapporti umani, sul loro valore e la loro fragilità. Il risultato è un film delicato e dal gran cuore, che permette inoltre a Fraser di aggiungere alla sua carriera un altro personaggio a cui è facile affezionarsi.

La trama di Rental Family

Phillip (Brendan Fraser), un attore americano a Tokyo, fatica a trovare la sua vocazione fino a quando, un bel giorno, si trova ad accettare un ruolo particolare, oltreché moralmente complicato: per un’agenzia di “parenti a noleggio”, interpretare questa o quell’altra controfigura familiare per degli sconosciuti. Man mano, addentrandosi nel piccolo mondo di ciascun cliente, sente in sé crescere sentimenti fin troppo genuini, che progressivamente confondono la finzione con la realtà.

Brendan Fraser in Rental Family
Brendan Fraser in Rental Family

Soli, ma insieme

Il Giappone, uno dei paesi nel quale le percentuali di persone che si dichiarano sole e/o alienate sono tra le più alte. Una realtà come quella dell’affitto di persone-surrogati non poteva dunque che svilupparsi qui (ma con i tempi che corrono non è difficile credere che in futuro possa essere esportata). Una solitudine percepita non solo da chi vi è nato e cresciuto ma anche da chi arriva dall’esterno. È il caso di Phillip, un personaggio che la regista descrive con grande precisione sin da subito come un uomo in un contesto in cui non riesce del tutto ad inserirsi.

È più alto della media, ingombrante, tagliato fuori e posto ai margini (della società e dell’inquadratura). Nel osservarlo muoversi con difficoltà tra le strade di Tokyo viene immediato accostarlo al Bob di Bill Murray protagonista di Lost in Translation. Le somiglianze tra i due personaggi sono molteplici: entrambi attori in declino, si trovano a Tokyo per girare uno spot di dubbio gusto (anche se Phillip ha scelto poi di rimanervi) e si ritrovano incastrati tra bilanci sulla loro vita e i sentimenti soffocati.

Attraverso gli occhi grandi e curiosi di Fraser, andiamo dunque alla scoperta di questa realtà tanto assurda quanto ormai radicata nel reale. Una realtà germogliata sul fertile terreno della crescente solitudine e fattasi largo tra un sempre crescente numero di persone che non riesce ad interesse veri legami umani o ad accettare il proprio posto nel mondo. Per fare un altro accostamento cinematografico, Phillip è ciò che l’OS1 Samantha è in Lei di Spike Jonze. Fortunatamente, qui il surrogato è ancora umano, cosa che permette la formazione di legami che si potrebbe ancora definire più autentici.

Brendan Fraser nel film Rental Family
Brendan Fraser in Rental Family

All’interno di Rental Family ritroviamo così un’umanità variegata, che porta in più occasioni a pensare come ogni personaggio meriterebbe un proprio film a parte (in particolare la collega di Phillip, interpretata dalla brava Mari Yakamoto), che ci racconti la sua storia e i legami con quelle degli altri. Uno spunto suggerito a più riprese dall’osservazione che il protagonista fa di ciò che accade negli appartamenti di fronte al suo. Un essere “soli ma insieme” che da sempre ci lega, anche se inconsapevolmente.

Rental Family è un delicato elogio ai rapporti umani

Didascalico? Forse. Ricattatorio? Il rischio c’era, ma non si verifica. Hikari riesce a portare avanti quella sobrietà e delicatezza di cui un film di questo genere hanno bisogno, trovando nella semplicità e nella sobrietà le chiavi vincenti. Ci riesce anche affidandosi pienamente a Brendan Fraser, che interpreta un ruolo per il quale – data la sua storia lavorativa – si rivela ideale. Come accennato, i suoi grandi occhi trasmettono tutta l’emotività di Phillip, uomo buono ma ferito, e l’attore offre un’altra dimostrazione della sua bravura.

Così facendo, tra il fingersi marito, amico e soprattutto padre della piccola Mia (uno dei due ruoli più importanti per lui), il protagonista e la regista dietro di lui ci conducono attraverso una storia che alterna momenti di grande umorismo (alcune scene suscitano autentiche risate) ad altri profondamente toccanti (impreziositi da alcune battute che restano impresse nel cuore), invitando e contribuendo alla riflessione sempre più urgente – in questo mondo iperconnesso ma solitario – sull’importanza di rapporti reali, anche quando costruiti su bugie bianche.

Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint trovano “surreale” l’idea del reboot di “Harry Potter”

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Dopo 25 anni, Daniel Radcliffe è ancora in contatto con i suoi compagni di Hogwarts, mentre una nuova generazione di giovani attori prende il posto nella saga di Harry Potter. Il due volte candidato agli Emmy ha recentemente rivelato di aver parlato con i suoi colleghi della saga, Emma Watson e Rupert Grint, di “quanto sia surreale vedere persone che iniziano quel viaggio, dopo tutti questi anni” nell’adattamento televisivo della HBO dei libri di J.K. Rowling.

Radcliffe ha detto che, sebbene il trio non abbia avuto “molti contatti specifici riguardo alla serie”, stanno tutti vivendo la stessa esperienza vedendo Dominic McLaughlin interpretare il ruolo di Harry, con Alastair Stout nei panni di Ron Weasley e Arabella Stanton in quelli di Hermione Granger.

È una di quelle situazioni in cui penso che tutti sappiamo come si sentono gli altri, perché anche noi proviamo la stessa cosa”, ha detto a People. “Abbiamo tutti detto che basta vedere le foto di questi bambini per volerli abbracciare. È l’impulso che penso proviamo tutti, principalmente”. Radcliffe e Grint hanno rivelato in precedenza di aver scritto delle lettere ai loro successori sullo schermo. Insieme alla Watson, hanno recitato in tutti gli otto film originali di Harry Potter, usciti dal 2001 al 2011.

Cosa sappiamo della serie HBO su Harry Potter

La prima stagione sarà tratta dal romanzo La pietra filosofale e abbiamo già visto alcuni altri momenti chiave del romanzo d’esordio di J.K. Rowling essere trasposti sullo schermo. La prima stagione di Harry Potter dovrebbe essere girata fino alla primavera del 2026, mentre la seconda stagione entrerà in produzione pochi mesi dopo. Ogni libro dovrebbe costituire una singola stagione, il che significa che avremo sette stagioni nell’arco di quasi un decennio.

HBO descrive la serie come un “adattamento fedele” della serie di libri della Rowling. “Esplorando ogni angolo del mondo magico, ogni stagione porterà ‘Harry Potter’ e le sue incredibili avventure a un pubblico nuovo ed esistente”, secondo la descrizione ufficiale. Le riprese dovrebbero avere inizio nel corso dell’estate 2025, per una messa in onda prevista per il 2026.

La serie è scritta e prodotta da Francesca Gardiner, che ricopre anche il ruolo di showrunner. Mark Mylod sarà il produttore esecutivo e dirigerà diversi episodi della serie per HBO in collaborazione con Brontë Film and TV e Warner Bros. Television. La serie è prodotta da Rowling, Neil Blair e Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e David Heyman di Heyday Films.

Come già annunciato, Dominic McLaughlin interpreterà Harry, Arabella Stanton sarà Hermione e Alastair Stout sarà Ron. Il cast principale include John Lithgow nel ruolo di Albus Silente, Janet McTeer nel ruolo di Minerva McGranitt, Paapa Essiedu nel ruolo di Severus Piton, Nick Frost nel ruolo di Rubeus Hagrid, Katherine Parkinson nel ruolo di Molly Weasley, Lox Pratt nel ruolo di Draco Malfoy, Johnny Flynn nel ruolo di Lucius Malfoy, Leo Earley nel ruolo di Seamus Finnigan, Alessia Leoni nel ruolo di Parvati Patil, Sienna Moosah nel ruolo di Lavender Brown, Bertie Carvel nel ruolo di Cornelius Fudge, Bel Powley nel ruolo di Petunia Dursley e Daniel Rigby nel ruolo di Vernon Dursley.

Si avranno poi Rory Wilmot nel ruolo di Neville Paciock, Amos Kitson nel ruolo di Dudley Dursley, Louise Brealey nel ruolo di Madama Rolanda Hooch e Anton Lesser nel ruolo di Garrick Ollivander. Ci sono poi i fratelli di Ron: Tristan Harland interpreterà Fred Weasley, Gabriel Harland George Weasley, Ruari Spooner Percy Weasley e Gracie Cochrane Ginny Weasley.

La serie debutterà nel 2027 su HBO e HBO Max (ove disponibile) ed è guidata dalla showrunner e sceneggiatrice Francesca Gardiner (“Queste oscure materie”, “Killing Eve”) e dal regista Mark Mylod (“Succession”). Gardiner e Mylod sono produttori esecutivi insieme all’autrice della serie J.K. Rowling, Neil Blair e Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e David Heyman di Heyday Films. La serie di “Harry Potter” è prodotta da HBO in collaborazione con Brontë Film and TV e Warner Bros. Television.

Scream 7 cambierà per sempre l’eredità della saga in un modo inaspettato

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Scream 7 è già uno dei film horror più attesi del 2026, ma sta anche ridefinendo l’identità stessa del franchise in un modo che pochi avevano previsto. Il nuovo capitolo riporta al centro della storia la storica Final Girl, Neve Campbell, ma lo fa con una scelta narrativa che potrebbe cambiare per sempre la legacy della saga.

Dopo l’uscita di scena di Melissa Barrera e Jenna Ortega, il progetto è stato completamente ristrutturato: niente più focus su Sam e Tara Carpenter, ma un ritorno alle origini con Sidney Prescott protagonista. Solo che questa volta Sidney non è più sola.

Addio (quasi) al meta-horror: la rottura con la tradizione

Fin dal 1996, la saga creata da Kevin Williamson ha costruito la propria identità su un elemento distintivo: il meta-commento. Ogni capitolo ha giocato con le regole dell’horror, prendendo di mira sequel, remake, reboot e perfino i “legacy sequel”.

Scream 2 ironizzava sui seguiti, Scream (2022) sui requel, mentre i capitoli più recenti riflettevano sulle dinamiche del fandom e della cultura pop contemporanea. Questo meccanismo metacinematografico è diventato il marchio di fabbrica del franchise.

Eppure, secondo quanto dichiarato dallo stesso Williamson, il meta-commento non sarà il fulcro di Scream 7. Il film darà priorità alla dimensione familiare e all’eredità personale di Sidney, spostando l’attenzione dalla riflessione sul genere alla tragedia intima.

Non significa che il meta scomparirà del tutto, ma il fatto che non sia più centrale rappresenta una rottura significativa con trent’anni di tradizione.

Sidney madre: una nuova posta in gioco

Neve Campbell in Scream 7

La grande novità è che Sidney ora ha una famiglia. Il nuovo Ghostface prenderà di mira sua figlia adolescente, Tatum (interpretata da Isabel May), mettendo a rischio l’intero nucleo familiare.

Questo cambio di prospettiva modifica radicalmente le dinamiche della saga: non più giovani sopravvissuti che imparano le regole dell’horror, ma una madre che deve proteggere i propri figli dal passato che torna a perseguitarla.

È un ribaltamento potente, ma anche rischioso. Sidney aveva già ottenuto un finale coerente e sereno nei capitoli precedenti. Riportarla al centro della carneficina significa rimettere in discussione quella chiusura.

Il ritorno dei morti e il rischio nostalgia

Scream 7 (2026)

Ad aumentare le perplessità c’è la conferma del ritorno di personaggi morti come Stu, Dewey e Roman. In passato la saga aveva giustificato il ritorno di Billy (Skeet Ulrich) come allucinazione, ma ora resta da capire quale sarà la spiegazione narrativa.

Se gestita male, questa scelta potrebbe trasformarsi in puro fan service; se invece sarà integrata con coerenza, potrebbe aggiungere un ulteriore livello tematico legato al peso del passato.

Un capitolo che riscrive la saga

Scream 7 nasce come un film di rottura: ristrutturato dopo cambi di cast importanti, con un salto temporale necessario per giustificare la nuova fase della vita di Sidney, e con una minore enfasi sul meta-commento.

È una scommessa. E proprio per questo potrebbe rappresentare il capitolo più divisivo dell’intera saga.

Se funzionerà, segnerà l’evoluzione definitiva del franchise da satira dell’horror a dramma familiare con maschera e coltello. Se fallirà, rischierà di incrinare l’eredità costruita in quasi trent’anni.

La vera domanda è: Scream può sopravvivere senza il suo cuore metacinematografico?

The Bear finirà con la stagione 5? Jamie Lee Curtis lascia intendere l’epilogo della serie

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The Bear potrebbe concludersi con la quinta stagione. A suggerirlo è stata Jamie Lee Curtis, che in un recente post su Instagram ha annunciato di aver terminato le riprese dei suoi episodi parlando apertamente del “completare la storia di questa straordinaria famiglia”.

Un’espressione che molti hanno interpretato come un chiaro indizio sul destino della serie FX, premiata con 21 Primetime Emmy e diventata uno dei titoli più influenti della televisione contemporanea.

“Completare la storia di questa famiglia”: un indizio definitivo?

Nel post condiviso online, Curtis – che interpreta Donna Berzatto, madre di Carmy e Natalie – ha scritto: “FINISHED STRONG! … completing the story of this extraordinary family that we have all fallen in love with.” Parole che sembrano andare oltre un semplice wrap di stagione.

Creata da Christopher Storer, la serie segue Carmy Berzatto (interpretato da Jeremy Allen White) nel suo percorso alla guida della paninoteca di famiglia e poi nel mondo dell’alta cucina. Con il tempo, The Bear è diventata molto più di una serie sul cibo: è un racconto intenso su trauma, ambizione e legami familiari.

La quinta stagione è già stata confermata, ma finora il futuro oltre quel capitolo era rimasto incerto.

Il successo del cast potrebbe influire sul finale

Negli ultimi anni, il cast principale ha visto crescere rapidamente la propria carriera. Ebon Moss-Bachrach è entrato nel Marvel Cinematic Universe nel ruolo di Ben Grimm/La Cosa ed è atteso in Avengers: Doomsday, mentre Ayo Edebiri ha consolidato la sua presenza tra cinema e televisione.

Anche White, dopo il successo in The Bear, ha collezionato ruoli importanti al cinema, rendendo plausibile che il team creativo voglia chiudere la serie nel momento di massima forza, evitando un prolungamento artificiale.

In un panorama televisivo sempre più competitivo, sapere quando concludere una storia è diventato cruciale. E le parole di Jamie Lee Curtis sembrano indicare che la squadra guidata da Christopher Storer abbia scelto di farlo nel modo giusto.

Se la stagione 5 sarà davvero l’ultima, The Bear potrebbe salutare il pubblico lasciando un’eredità solida e coerente, senza tradire la propria identità. Tutte le stagioni della serie sono attualmente disponibili in streaming su Hulu e Disney+.

Sonic 4: trovata la doppiatrice di Amy Rose!

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Sonic 4: trovata la doppiatrice di Amy Rose!

Sonic 4 della Paramount Pictures ha trovato la sua Amy Rose. Come si ricorderà, il terzo film della serie uscito nel 2024 (qui la recensione) e incentrato sull’introduzione di Shadow the Hedgehog, presenta una scena a metà dei titoli di coda che anticipa il ruolo di Amy Rose nel prossimo sequel. In questa scena, Sonic viene inseguito da un esercito di Metal Sonic, quando improvvisamente appare Amy Rose e lo salva. Tuttavia, lei non parla in questa scena, dunque non si sapeva chi avrebbe doppiato il personaggio. Ora, però, è arrivata anche questa notizia.

Mercoledì The Hollywood Reporter ha infatti rivelato che Kristen Bell si unirà al cast stellare e darà la voce ad Amy Rose nel prossimo capitolo della serie di film tratti dal videogioco Sega. L’adattamento cinematografico delle avventure di Sonic e dei suoi amici vede anche la partecipazione di Idris Elba, James Marsden e Jim Carrey; si prevede che la maggior parte del cast tornerà, insieme a Jeff Fowler, il regista dei primi tre film.

Bell è perfettamente in grado di interpretare questo ruolo, grazie alla sua esperienza di doppiatrice nell’amata serie Frozen, in cui offre una performance vivace ed emozionante nei panni della principessa Anna. La star nominata agli Emmy ha inoltre prestato la sua voce a molti altri progetti di animazione, mentre è anche nota per i suoi ruoli in The Good Place e Veronica Mars, e recentemente ha riscosso un ulteriore successo con Nobody Wants This.

Leggi anche: Sonic The Hedgehog 4: data di uscita, cast, trama e tutto quello che sappiamo

Brie Larson protagonista di Skeletons, horror prodotto da J.J. Abrams

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Il nuovo film horror con mostri di Brie Larson e J.J. Abrams ha ottenuto un contratto milionario e un titolo ufficiale prima dell’inizio delle riprese. Secondo Deadline, il nuovo film horror si intitolerà Skeletons, avrà Larson come protagonista e sarà prodotto da Abrams. Il rapporto rivela che la Sony Pictures sta finalizzando l’acquisto per un accordo di distribuzione mondiale, del valore di circa 25 milioni di dollari. La società ha battuto altri studi che contendevano i diritti di distribuzione nazionale. Le riprese di Skeletons inizieranno quest’estate.

Basato su un racconto breve di Philip Fracassi, Skeletons racconta la storia di un ragazzino che scopre che i suoi genitori nascondono un pericoloso segreto su sua madre, interpretata da Larson. Il figlio e il padre nella storia devono ancora essere scelti. JT Mollner, noto soprattutto per il suo adattamento di The Long Walk, sarà il regista, mentre Brian Duffield, autore della sceneggiatura del film di sopravvivenza Whalefall, di prossima uscita, sarà lo sceneggiatore.

Il film, che prima di cambiare titolo in Skeletons si chiamava Fail-Safe, è prodotto dalla Bad Robot Productions di Abrams, insieme a Infrared e Assemble Media. Accanto ad Abrams, alla produzione partecipano Drew Simon, Jon Cohen e Jack Heller, mentre Larson, Fracassi, Caitlin de Lisser-Ellen e Brian Duffield sono i produttori esecutivi.

Gli ultimi film e programmi televisivi di Brie Larson hanno avuto grande risonanza, dalla sua recente apparizione come Francie Fak nella quarta stagione di The Bear, al ruolo di doppiatrice di Rosalina nel film di prossima uscita Super Mario Galaxy – Il film. Oltre all’adattamento del videogioco e a Skeletons, il suo altro ruolo imminente è quello di protagonista nel film commedia Close Personal Friends.

Per quanto riguarda Abrams, negli ultimi anni ha lavorato come produttore in vari progetti, gli ultimi dei quali sono The Blue Angels e Elizabeth Taylor: The Lost Tapes, entrambi del 2024. Tra i suoi prossimi film figurano la produzione del film di fantascienza Flowervale Street, con Anne Hathaway ed Ewan McGregor, e la sceneggiatura e la regia del film di fantascienza fantasy The Great Beyond con Glen Powell e Jenna Ortega.

Per quanto riguarda Skeletons, l’alto prezzo pagato dalla Sony per i diritti del film dimostra la grande fiducia riposta nel progetto. Non solo i nomi di Brie Larson e Abrams sono una grande attrazione, ma il film stesso offre una dinamica familiare coinvolgente che sarà impressa nelle trappole di un film sulle creature. I dettagli esatti rimangono poco chiari, ma il personaggio di Larson sarà al centro della trama.

Spider-Man: Brand New Day, una promo art alimenta le teorie sui Sinistri Sei

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All’inizio di questa settimana, alcune immagini promozionali, che sono state poi rimosse, hanno scatenato discussioni su Tarantola, Boomerang e Scorpion e sui loro potenziali ruoli nell’attesissimo film MCU, Spider-Man: Brand New Day. Sebbene la validità delle immagini non sia stata confermata ufficialmente, la presenza di questi iconici supercattivi ha portato i fan a credere che il film potrebbe riunire una nuova versione dei Sinistri Sei.

I Sinistri Sei erano una squadra di cattivi originariamente creata dal Dottor Octopus nel tentativo di sconfiggere Spider-Man. Il gruppo originale comprendeva Doc Ock, Avvoltoio, Electro, Kraven il Cacciatore, Mysterio e Sandman. Anche se i tre cattivi presenti nel banner trapelato non facevano parte della formazione originale, la squadra era nota per cambiare continuamente i suoi membri. Quindi, una versione alternativa dei Sinistri Sei per Spider-Man: Brand New Day non sarebbe poi così sorprendente.

Dopo la fuga di notizie, i fan si sono precipitati su Reddit per elaborare teorie sulla possibilità che ci fosse un nuovo gruppo di villain e su cosa avrebbe significato per l’MCU. La maggior parte degli utenti sarebbe entusiasta dell’introduzione della squadra in Spider-Man: Brand New Day. Molti hanno infatti affermato che uno scontro tra Peter Parker e il gruppo sarebbe perfetto per il film in uscita e per il futuro del franchise in generale. Al momento, tuttavia, non resta che attendere novità a riguardo.

Quello che sappiamo su Spider-Man: Brand New Day

Ad oggi, una sinossi generica di Spider-Man: Brand New Day è emersa in rete, anche se non è chiaro quanto sia accurata.

Dopo gli eventi di Doomsday, Peter Parker è determinato a condurre una vita normale e a concentrarsi sul college, allontanandosi dalle sue responsabilità di Spider-Man. Tuttavia, la pace è di breve durata quando emerge una nuova minaccia mortale, che mette in pericolo i suoi amici e costringe Peter a riconsiderare la sua promessa. Con la posta in gioco più alta che mai, Peter torna a malincuore alla sua identità di Spider-Man e si ritrova a dover collaborare con un improbabile alleato per proteggere coloro che ama.

L’improbabile alleato potrebbe dunque essere il The Punisher di Jon Bernthal recentemente annunciato come parte del film – in una situazione già vista in precedenti film Marvel dove gli eroi si vedono inizialmente come antagonisti l’uno dell’altro salvo poi allearsi contro la vera minaccia di turno.

Di certo c’è che il film condivide il titolo con un’epoca narrativa controversa, che ha visto la Marvel Comics dare all’arrampicamuri un nuovo inizio, ponendo però fine al suo matrimonio con Mary Jane Watson e rendendo di nuovo segreta la sua identità. In quel periodo ha dovuto affrontare molti nuovi sinistri nemici ed era circondato da un cast di supporto rinnovato, tra cui un resuscitato Harry Osborn.

Il film è stato recentemente posticipato di una settimana dal 24 luglio 2026 al 31 luglio 2026. Destin Daniel Cretton, regista di Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, dirigerà il film da una sceneggiatura di Chris McKenna ed Erik Sommers. Tom Holland guida un cast che include anche Zendaya, Jacob Batalon, Mark Ruffalo, Sadie Sink e Liza Colón-Zayas e Jon Bernthal. Michael Mando è stato confermato mentre per ora è solo un rumors il coinvolgimento di Charlie Cox.

Spider-Man: Brand New Day uscirà nelle sale il 31 luglio 2026.

Respect: le differenze tra il film e la storia vera di Aretha Franklin

Con Respect, la sceneggiatrice Tracey Scott Wilson e la regista Liesl Tommy hanno fatto un lavoro ammirevole condensando vent’anni della tumultuosa vita della Regina del Soul, Aretha Franklin, in sole due ore e mezza. Grazie a un’impressionante ricerca e all’affascinante interpretazione di Jennifer Hudson nei panni dell’icona, il film regala agli spettatori una serie dei suoi momenti più significativi. Ci si ritrova in studio mentre Franklin trova il ritmo giusto per il suo successo rivoluzionario, “I’ll Never Love a Man (The Way That I Love You)”.

Ci si ritrova in prima fila mentre fa esplodere il Madison Square Garden con “Respect”. Ci si ritrova nel backstage mentre si prepara a registrare il suo storico album dal vivo, Amazing Grace. Tutti i momenti salienti della sua carriera sono presenti… ma naturalmente ci sono alcuni momenti nel film che si discostano dalla realtà. Le linee temporali sono distorte, i personaggi sono condensati e vengono raccontate piccole bugie per il bene della finzione cinematografica. In questo approfondimento andiamo allora a dividere la realtà dalla finzione e a scoprire la vera storia dietro Respect.

Il padre del primo figlio di Franklin rimane un mistero

Respect si apre con la Franklin di 10 anni (interpretata da Skye Dakota Turner) che viene svegliata dal letto e condotta al piano di sotto per cantare a una festa organizzata da suo padre, il reverendo C.L. Franklin, il cosiddetto “uomo dalla voce da un milione di dollari” i cui sermoni infuocati lo avevano reso una celebrità a Detroit. Ospiti come Duke Ellington, Ella Fitzgerald, Art Tatum e Sam Cooke bevono, fumano, imprecano e in generale scatenano il finimondo mentre la bambina si esibisce per il loro divertimento. La scena mette in luce il talento precoce di Franklin, ma allude anche al mondo degli adulti in cui è cresciuta.

(Ray Charles, che conosceva bene la dissolutezza, descriveva il ministero itinerante del reverendo Franklin come un “circo del sesso”). Più tardi, durante un’altra festa, Franklin viene svegliata da un uomo adulto che entra nella sua stanza e le offre di diventare il suo “fidanzato”. Attraverso una serie di flashback, si capisce che Franklin è stata violentata, rimanendo incinta. In realtà, Franklin ha dato alla luce il suo primo figlio quando aveva 12 anni. Chiamato Clarence, suo padre non è mai stato identificato con certezza. Per anni sono circolate voci secondo cui il responsabile fosse un amico adulto di famiglia, un’accusa che la famiglia ha ripetutamente negato. La cantante stessa non ha mai rivelato pubblicamente il nome del padre di suo figlio.

Ma nel suo libro di memorie del 1999, From These Roots, ha detto che era un ragazzo che aveva incontrato in una pista di pattinaggio locale. (Lei lo chiama solo “Romeo”). Il giornalista David Ritz, coautore delle memorie di Franklin e autore anche di una biografia non autorizzata sulla cantante pubblicata nel 2014, ha scritto che il padre di Clarence era un compagno di classe di Franklin di nome Donald. La situazione si è ulteriormente complicata quando, dopo la sua morte, è emerso un testamento, presumibilmente scritto a mano da Franklin. Il documento indica come padre di Clarence tale Edward Jordan Sr., un altro ragazzo del posto con cui lei aveva avuto il suo secondo figlio, Edward, nato quando Franklin aveva 15 anni. Tuttavia, la veridicità del testamento è oggetto di dibattito.

Jennifer Hudson in Respect

Le registrazioni della Franklin per la Columbia non furono i suoi primi dischi.

Respect considera giustamente il contratto della Franklin con la Columbia Records nel 1960 come una svolta cruciale nella sua vita e nella sua carriera. Ma è interessante notare che la diciottenne aveva già all’attivo diverse registrazioni quando firmò con il colosso musicale. Nel 1956, quando Franklin aveva 14 anni, fu registrata mentre cantava dal vivo nella New Bethel Baptist Church di suo padre a Detroit dall’etichetta indipendente locale J-V-B Records. Il suo singolo di debutto fu una versione straordinariamente potente di “Never Grow Old” (con “You Grow Closer” sul lato B), in cui Franklin si accompagnava al pianoforte.

Nel corso della sua carriera avrebbe riproposto più volte questo inno, in particolare come brano di chiusura del suo storico album live del 1972, Amazing Grace. La J-V-B pubblicò un secondo singolo tratto da queste registrazioni dal vivo, una versione doppia di “Precious Lord”, nel 1959. Questi quattro brani, più la versione di Franklin di “There Is a Fountain Filled with Blood”, furono inclusi anche nella compilation della J-V-B del 1956, Spirituals. Jennifer Hudson interpreta “There Is a Fountain Filled with Blood” in Respect mentre è in piedi sul pulpito di suo padre, forse un sottile riferimento a questa fase della sua carriera.

Dinah Washington non ha effettivamente ribaltato un tavolo dopo che Franklin ha cantato una delle sue canzoni più famose in un nightclub

Mary J. Blige fa un’apparizione memorabile in Respect nei panni della cantante Dinah Washington, la cui serie di successi jazz degli anni ’50 l’ha resa una delle artiste discografiche di colore più popolari dell’epoca. Il rapporto di Franklin con Washington risale alla sua infanzia a Detroit, quando “Miss D” era spesso ospite alle feste organizzate da suo padre. Quando Franklin scopre che la sua vecchia amica di famiglia è tra il pubblico di uno dei suoi concerti in un club di New York, decide di onorarla con una versione della sua canzone più famosa, “Unforgettable”. Purtroppo, il suo tentativo di omaggio fallisce miseramente. Washington presume che la giovane cantante stia cercando di metterla in imbarazzo e ribalta il tavolo in preda alla rabbia.

Stronza, non cantare mai le canzoni della Regina quando la Regina è proprio davanti a te!”, urla alla mortificata Franklin. La scena avvincente è basata in gran parte sulla verità, ma Franklin non fu la destinataria dello sfogo di Washington. Si basa su un incidente realmente accaduto quando Washington assistette a un concerto di un’altra cantante emergente, Etta James, che osò eseguire una delle canzoni di Washington davanti a lei. Franklin e Washington erano leggermente più cordiali, ma le cose non erano sempre facili tra loro. Nel suo libro Respect, David Ritz descrive in dettaglio uno dei primi spettacoli di Franklin a Detroit, quando Washington le fece visita nel backstage e criticò il suo camerino disordinato. “Aretha risentì profondamente per quelle osservazioni e pensò che Dinah si comportasse come una diva”, ha scritto.

Franklin sposò il marito Ted White all’inizio della sua carriera discografica, non dopo anni di album fallimentari

Come nel film, Franklin incontrò davvero il suo primo marito, un uomo d’affari di Detroit di nome Ted White (interpretato da Marlon Wayans), a una delle feste a casa di suo padre. Tuttavia, questo breve incontro avvenne nel 1954, quando Franklin era solo un’adolescente, e non alla vigilia del suo contratto con la Columbia Records nel 1960. In seguito avrebbe ricordato che White arrivò a casa sua con Dinah Washington, che si ubriacò troppo e dovette essere portata via alla fine della serata. Il film continua a giocare con la cronologia della loro relazione, facendo sembrare che i due si siano messi insieme quando la sua carriera discografica era già ben avviata, a metà degli anni ’60. In realtà, la loro relazione iniziò nel 1961, l’anno in cui lei pubblicò il suo primo album.

Nel giro di pochi mesi si sposarono e poco dopo lui divenne il suo manager. Una delle sue prime azioni fu quella di convincere Franklin a licenziare il produttore della Columbia John H. Hammond (interpretato nel film da Tate Donovan) dopo il suo secondo album, The Electrifying Aretha Franklin. Definito “protettore”, ‘imbroglione’ e “uno degli operatori più scaltri di Detroit” da alcuni amici di Franklin, White era notoriamente controllante nei confronti della carriera della moglie. Sul grande schermo, White è presentato come emotivamente violento nei confronti di Franklin e spesso aggressivo. Questa caratterizzazione è confermata da un numero inquietante di resoconti presenti nelle biografie e nei profili. La relazione tumultuosa terminò nel 1969. Secondo il biografo Mark Bego, dopo quella data i due si parlarono solo due volte.

Jennifer Hudson nel film Respect

Il produttore Jerry Wexler non ha soprannominato Franklin “la Regina del Soul”.

Mentre Franklin raggiunge la celebrità in Respect, il produttore della Atlantic Records Jerry Wexler si presenta davanti a una schiera di telecamere e la dichiara “la Regina del Soul”. La scena suggerisce che sia stato lui a coniare l’iconico titolo onorifico, ma in realtà il titolo è stato coniato da una coppia di disc jockey di Chicago. Quando Franklin iniziò il suo concerto al Regal Theater nell’aprile del 1967, i DJ Pervis “the Blues Man” Spann ed E. Rodney Jones salirono sul palco per inscenare una finta incoronazione della “Regina del Soul”, completa di corona tempestata di gioielli. “Ero felicissima ed emozionata”, avrebbe ricordato Franklin. “Da allora i giornalisti e la gente hanno iniziato a usare questo termine”.

Franklin duettò con Cissy Houston in “Ain’t No Way” e non con sua sorella Carolyn

Respect omette diverse figure chiave della vita e della carriera di Franklin. Tra queste ci sono Tom Dowd e Arif Mardin, due guru dello studio dai molti talenti, il cui lavoro di produzione, arrangiamento e ingegneria fu fondamentale per gli anni d’oro della Franklin alla Atlantic Records alla fine degli anni Sessanta. Ma forse l’assenza più evidente è quella delle Sweet Inspirations, il leggendario gruppo R&B che ha cantato come corista in molti dei successi della Franklin e in innumerevoli tour. Il gruppo era guidato da Cissy Houston (madre di Whitney), che ha prestato la sua splendida voce da contralto alla ballata di Franklin “Ain’t No Way”.

Quel momento è stato uno dei più importanti della carriera di Houston, ma nel film è la sorella di Franklin, Carolyn (che, ad essere onesti, ha scritto la canzone), a cantare l’elegante contro melodia. Vale la pena notare che Houston ha indirettamente ispirato una delle registrazioni più amate di Franklin. Durante una pausa nella sessione di registrazione di Aretha Now del 1968, le Inspirations iniziarono a scherzare su una versione di “I Say a Little Prayer” di Burt Bacharach, che era stata recentemente registrata dalla cugina di Houston, Dionne Warwick. A Franklin piacque ciò che sentì e il gruppo elaborò un arrangiamento sul momento.

Franklin non rifiutò un brano esclusivo dei Beatles, ma non ne approfittò nemmeno

Verso la fine del film, Franklin e Wexler hanno una discussione tesa su quali canzoni lei dovrebbe affrontare durante una sessione imminente. Il produttore le ricorda che i Beatles hanno inviato un demo di un nuovo brano da valutare, offrendole la possibilità di registrarlo per prima. Anche se non viene nominato nel film, il brano era il soulful e moderno inno “Let It Be”, che Franklin rifiuta a causa dei suoi presunti toni cattolici. “Sono battista”, dice indignata a Wexler nella scena. In realtà, Franklin registrò “Let It Be”, che Wexler avrebbe affermato (in modo piuttosto dubbio) essere stata scritta appositamente per lei. Ma ci volle un po’ di persuasione. “Ha resistito per oltre un anno”, ha scritto nelle sue memorie, Rhythm and the Blues.

respect

Forse si è convinta dopo aver appreso che il nome “Mother Mary” citato nella canzone non era un riferimento biblico, ma un tributo lirico alla defunta madre di Paul McCartney, Mary. In ogni caso, la versione di Franklin finì per apparire nell’album This Girl’s Love with You nel gennaio 1970, anticipando di quasi due mesi quella dei Beatles. Ma, curiosamente, lei decise di non pubblicare il brano inedito di Lennon-McCartney come singolo, scegliendo invece un’altra cover dei Beatles per l’album, “Eleanor Rigby”.

A questo punto, i Beatles stavano diventando irrequieti. “Paul e John sapevano di avere un successo [e] si erano stancati di aspettarla”, ha detto Wexler a David Ritz. Pubblicarono la loro versione come singolo a marzo, che raggiunse rapidamente la vetta delle classifiche e segnò per sempre la canzone come loro. Wexler definì “Let It Be” di Franklin ‘magnifica’, dicendo al biografo David Ritz: “Avrebbe potuto essere un’altra delle sue canzoni più famose, ma la sua indecisione le costò cara”.

Il padre non le fece un discorso motivazionale prima di registrare il suo leggendario live set Amazing Grace

Il film culmina con Franklin che si riconnette alle sue radici musicali attraverso una serie di incendiarie esibizioni gospel alla New Temple Missionary Baptist di Los Angeles, immortalate nel suo fondamentale album live del 1972 Amazing Grace. In Respect, si tratta di una riunione sia con il suo padre celeste che con quello terreno, mentre lei e il reverendo C.L. Franklin condividono un momento commovente poco prima dell’inizio dello spettacolo. “Mi hai insegnato tutte le canzoni che canto oggi”, ammette in lacrime a suo padre. Purtroppo, questa dolce riconciliazione prima dello spettacolo non ha mai avuto luogo.

Il reverendo C.L. Franklin è arrivato il secondo giorno del concerto, giusto in tempo per registrare le sue osservazioni per il doppio disco. Secondo il direttore musicale, il reverendo James Cleveland, Franklin si era completamente dimenticata di invitare suo padre fino all’ultimo minuto. Tuttavia, dal pulpito ha rivolto alcune parole gentili a sua figlia. “Questa musica mi ha riportato indietro nel tempo, nel salotto di casa mia, quando lei aveva sei o sette anni”, disse alla congregazione. “Stavo per scoppiare in lacrime. Parlate di commozione, ma non solo perché Aretha è mia figlia: Aretha è semplicemente una cantante straordinaria”.

The Chronicles of Riddick: la spiegazione del finale del film

The Chronicles of Riddick: la spiegazione del finale del film

The Chronicles of Riddick (leggi qui la recensione) del 2004, diretto da David Twohy, rappresenta l’ambizioso ampliamento dell’universo narrativo introdotto con Pitch Black. Twohy, già autore di thriller come Il fuggitivo in veste di sceneggiatore e regista di opere di genere ad alta tensione, abbandona qui l’impianto survival essenziale del primo capitolo per costruire un affresco fantascientifico di respiro epico. Il film segna un netto cambio di scala, passando da un racconto claustrofobico ambientato su un pianeta ostile a una space opera popolata da eserciti, imperi e profezie.

Il genere si sposta verso la fantascienza epica con forti componenti action e suggestioni fantasy. Al centro rimane Richard B. Riddick, antieroe carismatico e letale interpretato da Vin Diesel, che da fuggitivo solitario si trova coinvolto in un conflitto interplanetario contro i Necromonger, setta militarista votata alla conquista e alla conversione forzata dei popoli. Le tematiche si ampliano includendo destino, identità e potere, con l’introduzione delle origini furiane del protagonista e di una dimensione quasi mitologica che ridefinisce la sua figura all’interno della saga.

All’interno della trilogia dedicata a Riddick, il film occupa una posizione centrale e sperimentale. Se Pitch Black costruiva il mito attraverso l’essenzialità e il terzo capitolo Riddick avrebbe poi recuperato quell’impostazione più intima, The Chronicles of Riddick tenta la via dell’espansione narrativa e produttiva, trasformando il personaggio in fulcro di un universo più ampio e stratificato. Questa scelta divide pubblico e critica, ma consolida l’iconografia del protagonista come figura tragica e predestinata. Nel resto dell’articolo si proporrà un approfondimento con spiegazione del finale, analizzando come l’esito della storia ridefinisca il destino di Riddick.

La trama di The Chronicles of Riddick

Il film segue le vicende di Richard B. Riddick (Vin Diesel), un fuggitivo che si è nascosto su un pianeta deserto, almeno all’apparenza. Dopo aver recuperato un’astronave, raggiungere il pianeta Helion Prime, dove tutti lo vogliono morto e dove vive l’unica persona che era a conoscenza del suo nascondiglio e che, quindi, lo ha tradito: l’Imam (Keith David). Questi gli confessa di aver rivelato il suo segreto alla saggia Aereon (Judi Dench), che lo cerca disperatamente da tempo per parlargli di un’importante profezia. Lui sarebbe infatti l’ultimo superstite della specie dei furyani e l’unico guerriero in grado di salvare l’umanità dall’armata dei Necromonger, guidati da Lord Marshal (Colm Feore).

Proprio quella notte gli invasori distruggono il pianeta Helion Prime, uccidendo anche l’Imam, che voleva solo difendere la sua famiglia. Ora Riddick ha una ragione in più per combatterli. Quando Lord Marshal lo vede in azione, resta molto affascinato dal suo talento di guerriero, tanto da farlo rapire per scoprire la sua vera identità. Sulla sua nave lo fa analizzare dai suoi scienziati Quasi-Morti entrando nella sua mente, scoprendo così che si tratta di un furyano. Conoscendo la profezia, il malvagio capo dei Necromonger ordina ai suoi soldati di ucciderlo, ma Riddick è pronto a difendersi e a portare a compimento quanto previsto per lui.

La spiegazione del finale del film

Nel terzo atto di The Chronicles of Riddick, l’azione si concentra sulla battaglia finale tra Riddick e i Necromonger. Dopo essere sopravvissuto all’inferno di Crematoria e alla cattura di Toombs, Riddick guida i prigionieri verso l’uscita, affrontando sia le guardie che le forze Necromonger. La lotta è totale e caotica, culminando in un confronto diretto con Commander Vaako. Nonostante il caos e le perdite tra prigionieri e nemici, Riddick riesce a sopravvivere, seppur ferito, e si prepara alla resa dei conti con Lord Marshal, leader supremo dei Necromonger, dando inizio allo scontro decisivo.

Durante l’infiltrazione della nave ammiraglia dei Necromonger, Riddick sfida apertamente Lord Marshal. La battaglia tra i due è intensa e segnata dai poteri sovrumani del nemico, che sembrano insormontabili. Tuttavia, il sacrificio di Kyra, che trafigge il Lord Marshal con una lancia e viene uccisa, permette a Riddick di ottenere la vittoria. Il Lord Marshal cade e la supremazia dei Necromonger viene ribaltata, portando Riddick a emergere come nuovo leader della setta. Il film si chiude con Riddick circondato da nemici e alleati inginocchiati, simbolo della sua definitiva affermazione.

Alexa Davalos The Chronicles of Riddick

Il finale porta a compimento i temi della predestinazione e della sopravvivenza che permeano il film. Riddick, come ultimo Furyan, affronta un destino scritto dalla profezia e dalla distruzione di Furya, confrontandosi con chi ha devastato il suo mondo e la sua gente. La sua capacità di sopravvivere, adattarsi e vincere contro nemici apparentemente invincibili consolida l’archetipo dell’eroe tragico e predestinato, capace di trasformare le circostanze avverse in potere e riscatto personale. La profezia diventa realtà senza tradire la moralità ambigua del protagonista.

La conclusione sottolinea anche il tema della leadership conquistata attraverso il coraggio e la resilienza. Riddick non solo sopravvive, ma impone il suo comando su una civiltà guerrafondaia, incarnando il concetto di leader emergente dal caos. La morte del Lord Marshal e il sacrificio di Kyra mostrano come la vittoria richieda inevitabilmente perdite e dolore, consolidando l’idea che il potere autentico non deriva dalla mera forza fisica, ma dalla strategia, dall’intelligenza e dalla capacità di ispirare rispetto persino tra i propri nemici.

Il film lascia lo spettatore con un senso di compimento e catarsi. Riddick emerge come figura di forza e resilienza, simbolo della sopravvivenza e della rivendicazione della propria identità. La sua ascesa a leader dei Necromonger comunica valori di coraggio, determinazione e giustizia, anche in un contesto crudele e spietato. Il messaggio centrale riguarda la capacità di forgiare il proprio destino e affrontare le sfide più estreme con astuzia e integrità, rendendo la conclusione della trilogia epica un trionfo della resilienza individuale e del riscatto personale.

Il socio: la spiegazione del finale del film

Il socio: la spiegazione del finale del film

Il socio del 1993, diretto da Sydney Pollack, è l’adattamento cinematografico del bestseller omonimo di John Grisham, autore che negli anni Novanta ha ridefinito il legal thriller contemporaneo. Pollack, già regista di opere come Tootsie e La mia Africa, affronta qui un racconto ad alta tensione ambientato nel mondo degli studi legali d’élite, costruendo una narrazione compatta e progressivamente claustrofobica. Il film si inserisce nel filone dei thriller giudiziari di quegli anni, caratterizzati da intrecci complessi, poteri occulti e protagonisti costretti a muoversi in un sistema dominato da compromessi morali.

Il genere è quello del legal thriller con forti componenti drammatiche e cospirazioniste. La storia segue un giovane e brillante avvocato che entra in uno studio legale apparentemente prestigioso, per poi scoprire una rete di attività criminali legate alla criminalità organizzata. Temi come l’ambizione, la corruzione, la manipolazione del potere e il conflitto tra etica personale e successo professionale costituiscono l’ossatura del racconto. Pollack privilegia un tono teso e realistico, evitando eccessi spettacolari e concentrandosi sull’evoluzione psicologica del protagonista e sulla crescente sensazione di trappola.

Per Tom Cruise, Il socio rappresenta una tappa significativa nella costruzione della sua immagine di protagonista carismatico alle prese con sistemi opachi e ostili. Dopo ruoli iconici negli anni Ottanta e primi Novanta, Cruise consolida qui la figura dell’uomo brillante ma vulnerabile, costretto a mettere in discussione le proprie certezze. Il film si colloca tra le interpretazioni più mature della sua carriera iniziale, anticipando scelte successive orientate verso thriller e drammi ad alta tensione. Nel resto dell’articolo si proporrà un approfondimento con spiegazione del finale, analizzandone la portata narrativa e tematica.

Il socio cast

La trama di Il socio

Protagonista del film è Mitch McDeere, un ambizioso giovane appena laureato in legge a pieni voti ad Harvard. Dopo tanti sacrifici, egli viene contattato da un piccolo ma facoltoso studio legale, il Bendini, Lambert & Loke, che gli propone un posto da associato. Mitch ha infatti tutti i requisiti in regola per entrare a far parte del team e le condizioni offerte sono talmente allettanti che Mitch e la sua giovane moglie Abby non tardano a trasferirsi nella tranquilla Memphis. Il giovane si tuffa così a capofitto nel lavoro, sotto la supervisione di un socio più anziano, Avery Tolar, ma qualcosa di strano inizia ben presto ad avvenire. Mitch, infatti, si accorge che ci sono strani misteri in quello studio.

Un paio di soci muoiono in un incidente misterioso e alcune parcelle piuttosto ambigue iniziano a girare tra le scrivanie. Le sue intuizioni vengono poi confermate dall’FBI, che lo contatta per svelagli che si trova in grave pericolo a lavorare in quello studio. Tutte le aspettative di Mitch crollano rapidamente e perfino la sua amata moglie, esasperata dagli eventi, decide di abbandonarlo. Quello che doveva essere l’inizio di un sogno si trasforma in un incubo sempre più complesso. Mitch, incastrato tra FBI, la mafia e la sua società, decide di cominciare le sue indagini alla ricerca della verità.

La spiegazione del finale del film

Nel terzo atto de Il socio, Mitch comprende che l’unico modo per uscire vivo dalla rete di Bendini, Lambert & Locke è giocare su più tavoli con estrema lucidità. Dopo la fuga del fratello Ray e l’inseguimento nelle strade di Memphis, riesce a neutralizzare DeVasher e a guadagnare tempo prezioso. A quel punto affronta direttamente i Morolto, presentandosi come un professionista leale che ha scoperto le irregolarità contabili interne allo studio. Propone di consegnare all’FBI le prove della sovrafatturazione, garantendo però la tutela del segreto professionale sui loro affari criminali.

L’accordo con la famiglia mafiosa ribalta i rapporti di forza. Ottenuta la loro protezione, Mitch consegna ai federali la documentazione necessaria per costruire un caso RICO contro i vertici dello studio legale. L’FBI resta irritato per non aver ottenuto informazioni dirette sui Morolto, ma deve riconoscere l’efficacia dell’operazione. Lo studio viene travolto dalle accuse e i soci senior sono destinati al carcere. Il film si chiude con Mitch e Abby che lasciano Memphis e tornano a Boston con la loro vecchia auto, scegliendo una vita più sobria e autonoma.

Questo finale completa il percorso tematico legato all’integrità personale in un sistema corrotto. Mitch rifiuta sia la totale sottomissione al crimine organizzato sia la dipendenza dall’FBI, costruendo una terza via fondata sull’interpretazione rigorosa della legge. Utilizza le regole del diritto societario e penale per smantellare la struttura che lo aveva intrappolato, senza violare il principio del privilegio tra avvocato e cliente. La sua vittoria non è spettacolare ma strategica, basata su intelligenza giuridica e controllo delle informazioni.

La scelta di non consegnare i Morolto alla giustizia può apparire ambigua, ma ribadisce la centralità dell’etica professionale nel racconto. Mitch salva la propria coscienza e la propria carriera rispettando il perimetro della legalità, pur muovendosi in un contesto dominato dal compromesso. Il confronto finale con l’FBI evidenzia come anche le istituzioni possano perseguire obiettivi utilitaristici. In questo equilibrio instabile, il protagonista riafferma la propria autonomia morale, sottraendosi a ogni forma di ricatto e riaffermando il valore della responsabilità individuale.

Il messaggio conclusivo del film riguarda il prezzo dell’ambizione e il significato autentico del successo. Mitch comprende che prestigio, denaro e status sociale non compensano la perdita di libertà e integrità. Il ritorno a Boston con Abby simboleggia un nuovo inizio fondato su scelte consapevoli e relazioni autentiche. La storia suggerisce che la vera affermazione professionale coincide con la coerenza ai propri principi, anche quando ciò comporta rinunce materiali. In un mondo dominato da poteri occulti, la lucidità e la competenza diventano strumenti di emancipazione.

Altri approfondimenti su film tratti dalle opere di John Grisham

House of the Dragon 3: HBO conferma ufficialmente il mese di uscita

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House of the Dragon tornerà ufficialmente a giugno 2026. La conferma arriva direttamente da HBO, che ha annunciato il mese di debutto della terza stagione poco prima del rilascio del primo teaser trailer.

Attraverso l’account ufficiale della serie è stato pubblicato il messaggio: “From fire comes darkness. #HOTD Season 3. TEASER TOMORROW.” Il nuovo poster dedicato a Emma D’Arcy nei panni di Rhaenyra Targaryen riporta chiaramente la scritta: “June | HBO Max, confermando così la finestra estiva.

La guerra dei Targaryen entra nel vivo

Creata per la televisione da Ryan J. Condal e basata sui libri di George R. R. Martin, la serie racconta la Danza dei Draghi, la sanguinosa guerra civile che divide Casa Targaryen.

Dopo una seconda stagione che ha ulteriormente costruito le tensioni politiche e personali, la terza è attesa per dare finalmente spazio alle grandi battaglie. Il finale della stagione 2 ha infatti messo in moto eventi che non possono più essere rimandati.

Tra i momenti più attesi c’è la Battaglia del Gullet, uno degli scontri più spettacolari e devastanti della saga, che dovrebbe aprire la nuova stagione con un set piece di enorme portata.

Un universo sempre più espanso

L’annuncio arriva mentre è in onda A Knight of the Seven Kingdoms, il secondo prequel ambientato nell’universo di Game of Thrones, anch’esso accolto positivamente dalla critica.

Con un punteggio dell’87% su Rotten Tomatoes e due Primetime Emmy già conquistati, House of the Dragon si conferma uno dei pilastri della strategia seriale di HBO. Il poster della nuova stagione, con Rhaenyra seduta sul Trono di Spade circondata da braci e cenere, ribadisce il tema centrale della serie: l’orgoglio dei Targaryen porterà distruzione e perdite devastanti.

L’uscita a giugno 2026 mantiene il ritmo biennale adottato finora (2022, 2024, 2026) e lascia intuire che la quarta e ultima stagione – già pianificata – potrebbe arrivare nell’estate 2028.

Nel frattempo, le prime due stagioni sono disponibili in streaming su HBO Max, mentre il teaser della terza stagione è atteso a brevissimo.

La Mummia di Lee Cronin svela il nuovo trailer ufficiale

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La Mummia di Lee Cronin svela il nuovo trailer ufficiale

La Mummia  (The Mummy) torna al cinema in una nuova e inquietante versione firmata da Lee Cronin, e il nuovo trailer appena rilasciato promette un approccio radicalmente diverso rispetto al passato.

Il regista di Evil Dead Rise porta il classico mostro Universal in territori decisamente più oscuri e viscerali, puntando su un horror puro, claustrofobico e psicologico. Dimenticate l’avventura spettacolare degli anni Duemila: questa volta la Mummia torna a essere una presenza antica, maledetta e profondamente disturbante.

Un ritorno alle origini horror del mito

Il trailer suggerisce un’atmosfera tesa e opprimente, con ambientazioni archeologiche soffocanti, rituali proibiti e un male che si insinua lentamente nella mente dei protagonisti. La storia ruota attorno a un gruppo di ricercatori che, durante uno scavo in Medio Oriente, riporta alla luce un sarcofago sigillato da millenni.

Quello che sembrava un ritrovamento storico si trasforma presto in un incubo. Strani eventi, visioni e morti inspiegabili segnano il risveglio di una forza antica che non cerca solo vendetta, ma qualcosa di più oscuro e personale.

Cronin sembra voler riscoprire la dimensione più gotica e sacrale del mito, restituendo alla Mummia la sua natura di creatura maledetta legata a culti, sacrifici e poteri ultraterreni.

Un tassello chiave per il nuovo corso dei mostri Universal

Con The Mummy (2026), Universal prova ancora una volta a rilanciare il proprio universo dei mostri classici, ma con una strategia diversa: meno universo condiviso e più identità autoriale.

L’operazione ricorda l’approccio adottato per The Invisible Man, puntando su un forte taglio registico e su un horror contemporaneo che possa dialogare con il pubblico moderno senza perdere il fascino del mito originale.

Il trailer lascia intravedere sequenze disturbanti, un uso marcato del sonoro e un’estetica sporca e rituale che potrebbe riportare il franchise alle sue radici più inquietanti.

Se le promesse saranno mantenute, The Mummy di Lee Cronin potrebbe rappresentare uno dei ritorni horror più attesi del 2026.

Spider-Man: Brand New Day, la sinossi conferma un salto temporale e anticipa la nuova sfida di Peter Parker

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Spider-Man: Brand New Day entra ufficialmente nel vivo. Nuovi dettagli sulla trama del prossimo capitolo del Marvel Cinematic Universe con protagonista Tom Holland sono stati finalmente svelati, a pochi mesi dall’uscita del film.

A diffondere le prime informazioni è stata la libreria americana Barnes & Noble, che ha pubblicato la scheda del volume ufficiale Spider-Man: Brand New Day – The Art of the Movie di Jess Harrold. Oltre ad anticipare i contenuti del libro dedicato al dietro le quinte, la descrizione include anche la prima sinossi ufficiale del film.

Un salto temporale di quattro anni e un nuovo inizio per l’eroe Marvel

Secondo quanto riportato, sono passati quattro anni dall’ultima volta che abbiamo visto l’Uomo Ragno sul grande schermo. Peter Parker, almeno ufficialmente, “non esiste più”, ma Spider-Man è ormai al massimo della sua forma, impegnato a proteggere New York City come eroe anonimo.

La situazione sembra sotto controllo finché una misteriosa scia di crimini non trascina l’Arrampicamuri in una rete molto più grande e complessa di quanto abbia mai affrontato. Questa volta, però, non basteranno agilità e forza fisica: Spider-Man dovrà essere pronto ad affrontare anche le conseguenze del suo passato.

Il riferimento è inevitabile agli eventi che hanno segnato l’ultimo capitolo della saga con Holland, lasciando Peter isolato e dimenticato dal mondo. Brand New Day sembra dunque voler esplorare le implicazioni emotive e narrative di quella scelta, portando il personaggio verso una nuova maturità.

Il film si colloca prima di Avengers: Doomsday?

Il salto temporale di alcuni anni coincide con quanto già emerso durante le riprese del 2025. Le foto dal set avevano suggerito che la storia si svolgesse in un punto preciso della timeline del MCU.

In particolare, tutto lascia pensare che il film sia ambientato prima degli eventi di Avengers: Doomsday, capitolo chiave della Fase 6 dell’universo Marvel. Una scelta strategica che potrebbe consentire a Spider-Man di ritagliarsi uno spazio narrativo autonomo, prima di essere nuovamente coinvolto negli equilibri più ampi dei Vendicatori.

Parallelamente, il libro The Art of the Movie promette di mostrare il lavoro creativo dietro la realizzazione del film: concept art iniziali, design dei personaggi, ambientazioni e costumi, offrendo uno sguardo approfondito sulla costruzione visiva del nuovo capitolo.

Con un Peter Parker ormai “cancellato” dal mondo ma uno Spider-Man più esperto e determinato che mai, Brand New Day si prepara a segnare un punto di svolta per il personaggio nel Marvel Cinematic Universe. La vera domanda ora è una sola: quale sarà il prezzo da pagare per questo nuovo inizio?

Creatives: una clip con protagonista Luca Ward

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Creatives: una clip con protagonista Luca Ward

Ecco una clip da CREATIVES, la nuova serie tratta da una storia VERA che arriverà su PRIME VIDEO, APPLE TV, GOOGLE TV in ULTRA HD. Si tratta della prima produzione targata SEVEN STARS, la nuova casa di produzione che fa il suo debutto proprio con questa serie.

La clip tratta dalla serie vede protagonista Luca Ward:

Sei episodi, di circa 45 minuti ciascuno, per raccontare la biografia di un organismo pulsante e vivo: il progetto ambizioso di giovani coraggiosi che si sono messi in gioco, hanno rischiato, hanno voluto imprimere nella loro società i valori che hanno insegnato loro a crescere e a diventare donne e uomini. Una storia vera, non filtrata, non edulcorata. Una storia italiana, ma universale.

Perché ovunque ci sono giovani che lottano per qualcosa di più di un mero posto di lavoro. E ovunque c’è bisogno di esempi che, anche cadendo, insegnano a volare.

CREATIVES sarà disponibile a partire dal 20 febbraio 2026 in ULTRA HD su PRIME VIDEO, APPLE TV, GOOGLE TV in ULTRA HD.

Creatives – la serie

Nel cuore di una provincia che sembra troppo stretta per contenere certi sogni, un manipolo di giovani fonda un’agenzia diversa da tutte le altre. Un luogo vivo, pieno di energia e di visione, dove si lavora con passione, si cresce per legami. Si sbaglia. Si cambia. Ci si rialza.

In poco tempo, questa squadra supera i 150 dipendenti, diventando un esempio nazionale di un nuovo modo di fare impresa, abbattendo gerarchie, costruendo un modello fondato su una sola, radicale convinzione: prima vengono le persone.

A guidarli c’è un giovane idealista, che mescola l’irruenza del punk con l’etica profonda dei suoi cartoni animati giapponesi preferiti. Accanto a lui, un gruppo di volti diversi, ognuno con una storia da raccontare.

Ma quando tutto sembra prendere il volo, arriva la caduta. La pandemia spazza via sicurezze e slanci. I clienti si fermano. Lo stato tace. Le promesse si rompono. Chi ha costruito tutto a suon di sacrifici si rifiuta di mollare. Si ostina a salvare ogni singola persona, come se ognuno fosse parte di un’unica famiglia. Ma l’amore, a volte, non basta. Eppure, anche nella sconfitta, resta qualcosa che non può essere cancellato: l’esempio.

CREATIVES è la storia vera di un gruppo che ha creduto fino in fondo che il lavoro potesse essere un atto creativo, affettivo, di necessario cambiamento. È il racconto di chi ha provato a cambiare le regole e ne ha pagato il prezzo. È una serie sulla forza dell’ossessione, sulla bellezza dell’errore, sull’umanità che resiste anche quando tutto crolla.

Attitudini: Nessuna di Sophie Chiarello è il ‘Documentario dell’anno’ 2026

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Va a Attitudini: Nessuna di Sophie Chiarello, viaggio nella storia personale e nell’avventura professionale di Aldo, Giovanni e Giacomo, il Nastro d’Argento per il ‘Documentario dell’anno’ 2026 che premia, ormai tradizionalmente, il significato particolare di un film che abbia lasciato il segno non solo per la qualità del racconto ma anche per la capacità di mettere a fuoco un tema o un ritratto speciale.

 “Una scelta che – si legge nella motivazione – premia con Attitudini: Nessuna un racconto che festeggia, in questo caso non solo un personaggio particolare, ma un trio di protagonisti molto amati che non hanno mai tradito, nel loro rapporto anche personale, né uno stile inimitabile, né  il loro pubblico, ma soprattutto il valore di un’amicizia e di una sintonia  dalla quale nasce anche un grande successo”.

Attitudini: Nessuna, il doc

È una produzione Agidi Due in associazione con Medusa Film, Indigo Film e Driadi e una distribuzione Medusa Film. Sophie Chiarello accompagna Aldo, Giovanni e Giacomo in un ritorno alle origini che diventa anche il racconto del destino che li ha resi leggenda della comicità italiana. Dopo la calorosa accoglienza da parte della stampa, un successo premiato anche dal pubblico essendo, secondo i comunicati ufficiali, “il documentario più visto di questa stagione cinematografica e il secondo miglior risultato tra i documentari usciti nelle sale italiane negli ultimi tre anni, dopo lo straordinario Ennio di Giuseppe Tornatore, dedicato al maestro Morricone”.

A Sophie Chiarello, regista e sceneggiatrice del film, il Nastro d’Argento sarà consegnato nel corso della premiazione prevista a Roma nei primi giorni di marzo, insieme ai Premi speciali e, ovviamente, ai vincitori delle due sezioni del palmarès: con il ‘Cinema del Reale’ i Documentari dedicati a ‘Cinema, Spettacolo, Cultura’ e la selezione speciale dedicata quest’anno alla ‘Musica’.

La Selezione ufficiale

Annunciata oggi, comprende, intanto, tutti i documentari in corsa per entrare nelle ‘cinquine’ finaliste, una quarantina di titoli scelti tra i 195 documentari visionati editi nel 2025 e proposti entro il 31 dicembre scorso dai Festival più importanti o nelle rassegne specializzate, e in qualche caso, usciti in sala e/o trasmessi poi su reti o piattaforme televisive.  Una selezione che nasce dalla visione di oltre 100 documentari dedicati soprattutto al Cinema del Reale, 75 su Cinema, Spettacolo, Cultura, con un’attenzione speciale alla Musica, grande protagonista dell’anno dopo le edizioni dedicate all’Arte e allo Sport, in una selezione speciale di alcuni titoli tra i più significativi e originali proposti nel corso dell’anno.

In selezione 2025 per il Cinema del Reale un panorama ricco di temi, storie e personaggi, particolarmente attento all’attualità ma non solo. I 15 titoli del Cinema del Reale, in ordine  alfabetico sono: Agnus Dei di Massimiliano Camaiti, Articolo 1 di Luca Bianchini, Canone effimero di Gianluca e Massimiliano De Serio, Dom di Massimiliano Battistella, Figlio di Giano di Luigi Grispello, Film di Stato di Roland Sejko, Il quieto vivere di Gianluca Matarrese, La verità migliore di Lorenza Indovina, Mothers di Alice Tomassini, Quaranta anni senza Giancarlo Siani di Filippo Soldi e ancora, San Damiano di Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes, Sciatunostro di Leandro Picarella, She di Parsifal Reparato, Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi e Toni, mio padre di Anna Negri.

Tra Cinema, Spettacolo, Cultura, un’attenzione speciale alla memoria, ma non solo, con questi 15 titoli: Bobò – La voce del silenzio di Pippo Delbono, Ellroy vs L.A. di Francesco Zippel, Elvira Notari. Oltre il silenzio di Valerio Ciriaci, Ferdinando Scianna – Il fotografo dell’ombra di Roberto Andò, La grande paura di Hitler. Processo all’arte degenerata di Simona Risi, La nostra magnifica ossessione di Marco Spagnoli, Le mille luci di Antonello Falqui di Fabrizio Corallo, Libero sempre comunque mai di Alessio Maria Federici, Looking for Nivola di Peter Marcias, Manara di Valentina Zanella, Oltre il confine: le immagini di Mimmo e Francesco Jodice di Matteo Parisini, Pirandello – Il gigante innamorato di Costanza Quatriglio, Roberto Rossellini – Più di una vita di Ilaria De Laurentiis, Andrea Paolo Massara, Raffaele Brunetti, Sergio e Mirta, un matrimonio in 8mm di Fabrizio Laurenti e Stile Alberto di Michele Masneri e Antongiulio Panizzi.

Infine nella Selezione speciale, dedicata dopo Arte e Sport, alla Musica, Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco di Cristiana Mainardi, Nel blu dipinti di rosso di Stefano Di Polito, Nino. 18 giorni  di Toni D’Angelo, Piero Pelù. Rumore dentro di Francesco Fei, Pino di Francesco Lettieri e Rino Gaetano – Sempre più blu di Giorgio Verdelli.

La selezione ufficiale

È firmata dal Direttivo Nazionale dei Giornalisti Cinematografici Italiani che ha appena concluso il suo mandato (e si prepara ora ad un nuovo triennio, rinnovato nella composizione), Laura Delli Colli (Presidente), Fulvia Caprara (Vicepresidente), Oscar Cosulich, Susanna Rotunno, Paolo Sommaruga, Stefania Ulivi e Maurizio di Rienzo, in particolare per il coordinamento delle proposte visionate.

Il Nastro della Legalità 2026 

È stato già consegnato al  film Giulio Regeni – Tutto il male del mondo: così proprio il Direttivo che ha appena concluso il mandato ha inaugurato l’80.mo anno dei Nastri d’Argento consegnandolo al regista Simone Manetti, agli autori Emanuele Cava e Matteo Billi e ai produttori Ganesh e Fandango, rendendo omaggio anche ai genitori – Paola Deffendi e Claudio Regeni – del ricercatore italiano torturato e assassinato in Egitto, e alla tenacia dell’avvocata Alessandra Ballerini che li affianca da dieci anni nella battaglia per la giustizia e i diritti civili.

Ecco, di seguito (in ordine alfabetico) tutti i titoli tra i quali saranno annunciati nei prossimi giorni le ‘cinquine’ finaliste e i vincitori.

LA SELEZIONE UFFICIALE 2026

CINEMA DEL REALE

  • Agnus Dei di Massimiliano Camaiti
  • Articolo 1 di Luca Bianchini
  • Canone effimero di Gianluca e Massimiliano De Serio
  • Dom di Massimiliano Battistella
  • Figlio di Giano di Luigi Grispello
  • Film di Stato di Roland Sejko
  • Il quieto vivere di Gianluca Matarrese
  • La verità migliore di Lorenza Indovina
  • Mothers di Alice Tomassini
  • Quaranta anni senza Giancarlo Siani di Filippo Soldi
  • San Damiano di Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes
  • Sciatunostro di Leandro Picarella
  • She di Parsifal Reparato
  • Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi
  • Toni, mio padre di Anna Negri

CINEMA, SPETTACOLO, CULTURA

  • Bobò – La voce del silenzio di Pippo Delbono
  • Ellroy vs L.A. di Francesco Zippel
  • Elvira Notari. Oltre il silenzio di Valerio Ciriaci
  • Ferdinando Scianna – Il fotografo dell’ombra di Roberto Andò
  • La grande paura di Hitler. Processo all’arte degenerata di Simona Risi
  • La nostra magnifica ossessione di Marco Spagnoli
  • Le mille luci di Antonello Falqui di Fabrizio Corallo
  • Libero sempre comunque mai di Alessio Maria Federici
  • Looking for Nivola di Peter Marcias
  • Manara di Valentina Zanella
  • Oltre il confine: le immagini di Mimmo e Francesco Jodice di Matteo Parisini
  • Pirandello – Il gigante innamorato di Costanza Quatriglio
  • Roberto Rossellini – Più di una vita di Ilaria De Laurentiis, Andrea Paolo Massara, Raffaele Brunetti
  • Sergio e Mirta, un matrimonio in 8mm di Fabrizio Laurenti
  • Stile Alberto di Michele Masneri e Antongiulio Panizzi

MUSICA (selezione speciale)

  • Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco di Cristiana Mainardi
  • Nel blu dipinti di rosso di Stefano Di Polito
  • Nino. 18 giorni di Toni D’Angelo
  • Piero Pelù. Rumore dentro di Francesco Fei
  • Pino di Francesco Lettieri
  • Rino Gaetano – Sempre più blu di Giorgio Verdelli

Non aprite quella porta: Glen Powell rivela se è disposto a interpretare Leatherface nel reboot

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All’inizio di questo mese è stato annunciato che A24 ha acquisito i diritti dell’iconica saga horror The Texas Chainsaw Massacre, in Italia nota come Non aprite quella porta. Lo studio intende iniziare con una serie TV, ma anche un film è in fase di sviluppo. Glen Powell, protagonista di Top Gun: Maverick e The Running Man, sarà il produttore esecutivo insieme a Dan Cohen attraverso la sua Barnstorm. JT Mollner, che ha diretto Strange Darling e scritto The Long Walk, dirigerà la serie TV, ma non è coinvolto nel film in programma.

A24 ha già attirato un impressionante gruppo di talenti dietro la macchina da presa, ma cosa succederà davanti ad essa? Si è parlato molto della possibilità che Glen Powell assuma un ruolo da protagonista, e lui non sta del tutto scartando l’idea. “Non aprite quella porta è, secondo me, uno dei film horror più brillanti”, ha affermato in un’intervista. “Ha definito il genere ed è stato davvero parte integrante di quell’epoca. A24 è un posto che sta davvero realizzando cose speciali”.

Abbiamo appena parlato con i detentori dei diritti. JT Mollner e alcuni altri creativi coinvolti nel progetto sono davvero entusiasti di ciò che stiamo facendo. Hanno una visione molto forte. Tutti quelli che ne fanno parte ci tengono davvero. Io ci tengo, tutti ci tengono”. “So che faremo qualcosa di davvero speciale, quindi mi sento molto ottimista”, ha continuato Glen Powell.

“È stato un processo lungo, ma so che ci aspetta qualcosa di davvero divertente. [Interpreterò Leatherface?] Non si può mai sapere, ma per ora penso che sarà probabilmente solo qualcosa che Barnstorm produrrà, ma sicuramente sarò molto coinvolto”. Anche se al momento non sembra che Powell abbia alcuna intenzione di recitare in Non aprite quella porta, molte cose potrebbero cambiare man mano che il progetto prende forma.

IGOR. L’eroe romantico del calcio: il trailer del film

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IGOR. L’eroe romantico del calcio: il trailer del film

Ecco il trailer di IGOR. L’eroe romantico del calcio, diretto da Luca Dal Canto e con la sceneggiatura di Luca Dal Canto, Alberto Battocchi e Anita Galvano, che sarà distribuito da Piano B Distribuzioni in cinema selezionati con una serie di proiezioni speciali da fine marzo che saranno comunicate prossimamente.

IGOR. L’eroe romantico del calcio racconta la vita del campione – segnata dalla tenacia e dall’umiltà, dagli insegnamenti della famiglia, dalla voglia di lottare e di vincere, nonostante tutto e tutti – e contemporaneamente delinea l’Italia pre-smartphone e social, fatta di immagini in diretta, di “90esimo Minuto”, di radioline, di carta stampata e di campagne-acquisti seguite sulle sdraio in riva al mare.

Cosa racconta IGOR. L’eroe romantico del calcio

Il documentario è incentrato sulla figura di Igor Protti. Riminese, bomber di provincia, Igor Protti è un campione di dedizione e professionalità, l’unico giocatore che è riuscito a vincere quattro volte la classifica capo-cannonieri in tre categorie differenti (in Serie A nel 1995-96, in serie B nel 2002-2003 e in serie C nel 2000-2001 e nel 2001-2002).

Oltre a ripercorrere la carriera di Protti fino al suo addio al calcio nel 22 maggio 2005, il documentario è arricchito da interventi di grandi campioni e allenatori in voga in quegli anni e vicini alla sua figura – tra cui Giuseppe Signori, Fabio Galante, Sandro Tovalieri, Walter Mazzarri, Cristiano Lucarelli, Giorgio Chiellini, assieme a giornalisti e sociologi – e da filmati di repertorio.

IGOR. L’eroe romantico del calcio ci riporta in un passato in cui il calcio delle “bandiere”, dei campioni sporchi di fango, delle figurine scambiate di nascosto sotto il banco, degli stadi pieni la domenica, faceva sognare adulti e ragazzini di tutta Italia. Di quegli anni ci restano i nomi indimenticabili dei campioni, moderni eroi romantici, che hanno segnato un’epoca e che hanno fatto la storia del calcio. Uno su tutti, proprio Igor Protti.

Il film The Last Ronin delle Tartarughe Ninja ottiene un incoraggiante aggiornamento

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Il progetto della Paramount di realizzare un adattamento live-action vietato ai minori delle Tartarughe Ninja, intitolato The Last Ronin, ha ricevuto un aggiornamento positivo dopo che il progetto era stato messo in stand-by lo scorso anno.

Il film, basato sul fumetto più cupo, con Michelangelo come ultima tartaruga sopravvissuta, ha sollevato interrogativi sul suo futuro dopo mesi senza aggiornamenti. Parlando con Entertainment Weekly, il co-creatore Kevin Eastman ha detto che il film non è stato abbandonato. “Non credo che il film sia stato cancellato”, sono le parole di Eastman. “Penso che sia solo ritardato… Credo che verrà realizzato”.

La Paramount ha annunciato questo progetto live-action come adattamento del fumetto The Last Ronin, promettendo di seguire l’ultimo sopravvissuto Michelangelo alla ricerca di vendetta dopo la morte dei suoi fratelli. Il suo obiettivo è eliminare il loro assassino, il nipote di Shredder. La trama è significativamente più cupa rispetto alla maggior parte dei film della serie, rivolgendosi a un pubblico più adulto che era fan delle storie originali.

La mancanza di aggiornamenti ha fatto seguito al successo e alla rinnovata attenzione per Teenage Mutant Ninja Turtles – Caos Mutante del 2023, diretto da Jeff Rowe e Kyler Spears e scritto e prodotto da Seth Rogen ed Evan Goldberg. Lo studio sta ampliando quel film con un sequel in programma, mentre questo film live-action più cupo è in sospeso.

C’è però un interesse continuo per questa versione, dato che la trama di The Last Ronin si espande nei fumetti. Eastman e Tom Waltz stanno sviluppando ulteriori puntate, e questo conferisce al franchise una base ancora più ampia, suggerendo che questa storia rimane una priorità.

A differenza dei precedenti adattamenti live-action, come la trilogia del 1990-1993 e le versioni reboot del 2014-2016, The Last Ronin sarà la prima uscita della serie classificata come vietata ai minori. Sebbene i fumetti originali degli anni ’80 fossero più cupi, i film recenti si sono tradizionalmente rivolti a un pubblico più giovane con versioni più adatte alle famiglie. Questo tono più cupo richiama il confronto con adattamenti di fumetti per adulti come Logan, Joker e Deadpool.

E a differenza della maggior parte delle versioni di questa storia e di questi personaggi, The Last Ronin è ambientato in una linea temporale distopica futura in cui le Tartarughe hanno già perso, e invece di una tradizionale avventura di squadra, Michelangelo opera da solo a New York City. Lo stato del progetto arriva in un momento in cui il franchise delle Tartarughe Ninja sta cambiando a seguito della fusione tra Skydance e Paramount.

Eastman riconosce che la serie è in un periodo di transizione, e questo è solitamente un momento in cui gli studi rivalutano i progetti in corso e i piani di distribuzione. Poiché Eastman è co-creatore delle Tartarughe Ninja e rimane strettamente coinvolto nei progetti del franchise, i suoi commenti hanno un grande peso per i fan che seguono questo nuovo adattamento. Anche se non si tratta di un annuncio ufficiale, gli aggiornamenti da parte di uno dei creatori di solito segnalano se ci sono ancora progetti attivi come questo.

Bridgerton – Stagione 4: Netflix ha sbagliato un dettaglio che “rovina” la storia

Bridgerton di Netflix è tornata a far parlare di sé con l’uscita della quarta stagione e della sua nuova storia d’amore, questa volta incentrata su Benedict Bridgerton. Le reazioni alla nuova stagione sono state contrastanti, soprattutto per come si è concluso il finale della prima parte.

Ciò nonostante, i fan attendono con impazienza il prossimo capitolo della quarta stagione, e Netflix ha anche soffiato sul fuoco con un nuovo trailer per la seconda parte della quarta stagione di Bridgerton, in uscita il 26 febbraio 2026.

Il nuovo trailer accenna a un percorso particolarmente tumultuoso per Benedict, che potrebbe imboccare la strada, a lui familiare, che lo porterà a diventare un “libertino pentito”, ed è proprio qui che si nasconde il problema della serie.

Bridgerton di Netflix ha un grosso problema con i “libertini” e Benedict è la nuova vittima

All’inizio della quarta stagione, Bridgerton presenta Benedict come il nuovo libertino della serie. Tuttavia, il problema è che questo cambiamento nel suo personaggio sembra arrivare dal nulla. Certo, Benedict era uno spirito libero, preferiva coltivare i suoi interessi artistici piuttosto che quelli amorosi, e persino sperimentare.

Ma non è mai sembrato un libertino insensibile, tanto meno uno che chiederebbe a qualcuno di essere la sua amante. Fino alla quarta stagione, sembrava esserci un’aria sprezzante, impertinente, seppur pura di cuore, attorno a Benedict, che da allora è stata completamente abbandonata, solo per creare più conflitti e forzare un arco narrativo del personaggio, quando in realtà la trama di Cenerentola avrebbe potuto essere sufficiente.

Certo, il personaggio di Benedict nei libri è molto peggiore, il che fa sembrare persino la versione di Netflix molto più gradevole al confronto. Tuttavia, questo non cambia il fatto che si tratti di una storia che Bridgerton ha già raccontato tre volte, e probabilmente tre volte di troppo.

Bridgerton è ossessionata dai libertini

Nel primissimo episodio della quarta stagione di Bridgerton, Lady Penwood commenta le voci di comportamenti libertini che circondano Benedict. Poi prosegue affermando che “i libertini rinsaviti sono i mariti migliori”. A parte la validità di questa affermazione, non c’è nulla di intrinsecamente sbagliato nell’uso di questa trama da parte di Bridgerton, poiché prepara il terreno per una redenzione davvero positiva.

Se non fosse che Bridgerton l’ha già fatto con Simon, poi con Anthony, e poi ancora con Colin, e ora anche Benedict si unisce alla lista dei “libertini rinsaviti”. Era una novità e divertente con Simon e Daphne, e funzionava anche con Anthony, che era un libertino affermato. Detto questo, il cliché ha iniziato a stancare all’inizio della terza stagione, quando Colin è tornato inspiegabilmente un Casanova dopo i suoi viaggi in Europa.

A questo punto, sembra che Bridgerton sia un po’ troppo ossessionata dai libertini e dal fatto che le sue protagoniste femminili li “aggiustino“. È un tropo vecchio, privo di fantasia e inizia a dare l’impressione che la serie non abbia altre storie diverse da raccontare con i suoi protagonisti maschili.

Detto questo, con Eloise, Hyacinth e Gregory in arrivo, c’è ancora speranza che le prossime stagioni facciano qualcosa di diverso. Nel frattempo, Bridgerton – Stagione 4 Parte 2 arriverà presto, così come il grande arco di riforma di Benedict, si compirà.

Walton Goggins con Chloë Grace Moretz nel nuovo action Mister

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La star di Fallout, Walton Goggins, sarà la co-protagonista di un nuovo film d’azione intitolato Mister, insieme a Chloë Grace Moretz.

Goggins sostituirà Josh Brolin, che ha abbandonato il progetto per problemi di programmazione. Questa non è l’unica produzione a cui l’attore lavorerà nel 2026. Dopo Mister, tornerà su Prime Video per la terza stagione di Fallout.

Secondo Deadline, Goggins e Moretz sono stati scritturati per Mister, un film d’azione e commedia diretto da Wade Eastwood, che in precedenza ha lavorato come coordinatore degli stunt in diversi film di Mission: Impossible, Jumanji: The Next Level e Men in Black: International. La produzione inizierà a marzo a Madrid, in Spagna.

Oltre a recitare nel film, Goggins è anche produttore insieme a Nicki Cortese, Basil Iwanyk, Erica Lee, Wayne Marc Godfrey, Chase Vergari, Ibrahim Mohammed, Eric Handler, Will Flynn e Sophie Meyer. Cortese e Nick Inglis hanno co-scritto la sceneggiatura.

Di cosa parla Mister con Walton Goggins?

In Mister, la star veterana interpreta un personaggio costretto a combattere contro diversi sicari, tra cui persone che conosce, come il suo migliore amico e persino alcuni ex. Si appoggia alla figlia da cui è separato, interpretata da Moretz, per uscire da questa situazione precaria. Lungo il percorso, padre e figlia cercano di ricucire il loro rapporto.

In una dichiarazione, Iwanyk ha affermato (tramite Deadline) che Walton e Moretz sono la “coppia perfetta” per catturare “il cuore e l’umorismo” di Mister, che presenterà “alcune delle sequenze d’azione più ambiziose e incredibilmente divertenti” dell’anno.

Walton e Chloë sono la coppia perfetta per catturare il cuore e l’umorismo di Mister, offrendo al contempo alcune delle sequenze d’azione più ambiziose e incredibilmente divertenti che il pubblico vedrà sullo schermo quest’anno.

La Valanga: al via le riprese del film sulla tragedia di Rigopiano

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Sono partite le riprese de La Valanga, il film che racconta la tragedia di Rigopiano. Diretto da Elisa Amoruso, con Andrea Lattanzi, Maria Chiara Giannetta, Edoardo Pesce, Barbara Chichiarelli, il film scritto da Leonardo Fasoli e prodotto da CAMFILM, è in arrivo prossimamente solo su Netflix.

Cosa racconta La Valanga

18 Gennaio 2017. Un elegante albergo di montagna, circondato dalla neve, diventa il teatro di una tragedia inattesa: una valanga travolge l’hotel Rigopiano, nel cuore dell’Abruzzo, intrappolando 40 persone, tra ospiti e personale, sotto tonnellate di neve. Mentre i sopravvissuti lottano per la loro vita fra le macerie, fuori dall’albergo comincia una corsa contro il tempo per portarli in salvo.

Nel cast del film, che verrà girato tra Abruzzo, Lazio e Alto Adige, anche Lorenzo Aloi, Carlotta Gamba, Mario Sgueglia, Pierluigi Gigante, Lorenzo Tamburrino, Selene Caramazza, Francesco Di Leva.

I credits di La Valanga

  • Data di uscita: prossimamente solo su Netflix
  • Regia di Elisa Amoruso
  • Una produzione CAMFILM
  • Autore del soggetto e della sceneggiatura: Leonardo Fasoli
  • Cast: Andrea Lattanzi, Maria Chiara Giannetta, Edoardo Pesce, Barbara Chichiarelli, Lorenzo Aloi, Carlotta Gamba, Mario Sgueglia, Pierluigi Gigante, Lorenzo Tamburrino, Selene Caramazza, Francesco Di Leva
  • Prodotto da Pietro Valsecchi e Camilla Nesbitt

Hannah Montana: Disney annuncia uno speciale dopo 17 anni

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Hannah Montana: Disney annuncia uno speciale dopo 17 anni

La Disney annuncia il ritorno di un altro classico dell’infanzia, Hannah Montana. Miley Cyrus ha annunciato il suo ritorno alle sue radici bionde per la prima volta in 17 anni.

Cyrus e Disney hanno pubblicato un teaser per annunciare il loro ritorno in uno speciale per il 20° anniversario dell’iconica Hannah Montana. Lo speciale debutterà su Disney+ il 24 marzo, 17 anni dopo che Miley Stewart ha detto addio alla popstar e Cyrus ha abbracciato la sua nuova identità lontano dai riflettori Disney.

Cyrus ha dichiarato:

“Hannah Montana sarà sempre parte di ciò che sono. Quello che è iniziato come uno show televisivo è diventato un’esperienza condivisa che ha plasmato la mia vita e quella di tantissimi fan, e sarò sempre grata per questo legame. Il fatto che significhi ancora così tanto per le persone dopo tutti questi anni è qualcosa di cui sono molto orgogliosa. Questo “Hannahversary” è il mio modo di celebrare e ringraziare i fan che mi sono stati accanto per 20 anni.”

Lo speciale sarà girato dal vivo davanti a un pubblico in studio e mostrerà interviste con Miley Cyrus, e sarà presentato da Alex Cooper, mentre Miley Cyrus mostrerà filmati inediti e i set dello show. Mostrerà come Hannah Montana è stata creata e come è diventata uno dei personaggi più iconici della cultura pop. Disney ha anche dichiarato: “Ci saranno anche alcune *note* familiari che torneranno alla ribalta…”

Anche Ayo Davis, presidente di Disney Branded Television, ha rilasciato una dichiarazione in merito al prossimo speciale, che uscirà esattamente due decenni dopo la fine dell’iconica serie:

“Hannah Montana ha aperto le porte a così tanti fan che hanno potuto sognare in grande, cantare a squarciagola e accettare ogni lato di sé, ed è per questo che la sua eredità continua a brillare attraverso le generazioni. Collaborare con Miley per questo speciale è un sogno e vogliamo che sia una lettera d’amore ai fan, che rimangono appassionati oggi come lo erano quando la serie ha debuttato quasi 20 anni fa.”

Disney ha rivelato che l’intero catalogo di Hannah Montana è stato trasmesso in streaming per oltre mezzo miliardo di ore in tutto il mondo su Disney+ e che sarà disponibile uno streaming non-stop dedicato con tutte e quattro le stagioni di Hannah Montana, Hannah Montana: The Movie e Hannah Montana and Miley Cyrus: The Best of Both Worlds Concert.

Lo speciale per il 20° anniversario di Hannah Montana debutterà su Disney+ il 24 marzo.

The Mandalorian and Grogu: LEGO svela sei nuovi set per il film

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The Mandalorian and Grogu: LEGO svela sei nuovi set per il film

È un grande giorno per i fan di una galassia lontana lontana, poiché LEGO ha ufficialmente svelato sei nuovi set per The Mandalorian and Grogu, proprio mentre Star Wars ha recentemente pubblicato il secondo trailer ufficiale del film in uscita.

Naturalmente, Star Wars è noto per la sua narrazione tanto quanto per il suo merchandising, quindi non sorprende che, con l’avvicinarsi del debutto sul grande schermo di Star Wars: The Mandalorian and Grogu – e del primo ritorno di Star Wars al cinema in sette anni – LEGO stia alzando la posta. I sei nuovi kit di Star Wars saranno prodotti in aggiunta ad altri cinque set a tema che sono stati svelati all’inizio di questo mese all’evento Star Wars: Most Wanted.

I sei nuovi set, con prezzi compresi tra $ 39,99 e $ 149,99, includono la seconda iconica nave Razor Crest di Din Djarin, un X-Wing della Nuova Repubblica e una versione aggiornata di Grogu, con tutti gli ultimi adorabili accessori del giovane sensibile alla Forza. Ogni set uscirà ufficialmente ad aprile, appena un mese prima dell’uscita cinematografica di The Mandalorian e Grogu.

Ecco i sei nuovi set LEGO di Star Wars: The Mandalorian and Grogu:

  • Set LEGO Star Wars The Razor Crest™ (in uscita il 26 aprile 2026)

Dopo la tragica perdita della sua amata nave Razor Crest nella seconda stagione di The Mandalorian, sembrava che Din Djarin sarebbe stato costretto a trovare un’altra nave. Sebbene abbia viaggiato per un po’ su un velocissimo Naboo N-1 Starfighter, il Razor Crest è tornato in The Mandalorian and Grogu ed è pronto per essere costruito con un nuovo set di mattoncini LEGO.

Al prezzo di 149,99 dollari e disponibile per il preordine su LEGO.com (limitato a tre unità per acquirente), il nuovo LEGO Razor Crest include un totale di 930 pezzi e cinque minifigure a tema cinematografico, tra cui il Mandaloriano titolare, il suo trovatello Grogu, il nuovo alleato e preferito di Star Wars Rebels Garazeb Orrelios, il Colonnello Ward di Sigourney Weaver e uno stormtrooper Imperial Remnant.

  • Set LEGO Star Wars Grogu (Apprendista Mandaloriano) (in arrivo il 26 aprile 2026)

Il set LEGO Star Wars Grogu (Apprendista Mandaloriano) è ora disponibile per il preordine su LEGO.com e Walmart.com. Al prezzo di 129,99 dollari, il set riprogettato è composto da 1200 pezzi e includerà la potente corazza Beskar di Grogu, il suo biscotto blu preferito, la sua nuova borsa e una targhetta informativa. Una volta costruito, il corpo di Grogu sarà regolabile grazie alla testa azionata da una leva e alle orecchie snodabili.

  • Set Astronave LEGO Star Wars Anzellan (in arrivo il 26 aprile 2026)

Il set Astronave Anzellan da 701 pezzi è il sogno di ogni costruttore di astronavi. Al prezzo di 74,99 dollari e disponibile per il preordine su LEGO.com, questo set vanta una rampa e una cabina di pilotaggio funzionanti, perfette per giocare con le minifigure di Grogu e Anzellan incluse. I bambini possono anche dare libero sfogo alla loro immaginazione con gli attrezzi e il banco da lavoro della nave, o concedersi una pausa rilassante con uno dei biscotti blu preferiti di Grogu. L’astronave Anzellan è disponibile per il preordine.

  • Set LEGO Star Wars New Republic X-Wing Starfighter™ (in uscita il 1° aprile 2026)

In passato sono usciti molti set LEGO X-Wing Starfighter, ma i collezionisti vorranno sicuramente questo ultimo modello ispirato ai Mandaloriani e a Grogu. Al prezzo di 69,99 dollari per 558 pezzi, questo X-Wing mette in mostra i migliori e più brillanti membri della Nuova Repubblica mentre danno la caccia all’incombente Residuo Imperiale. Gioca con il Colonnello Ward di Sigourney Weaver, il Capitano Carson Teva, il preferito dai Mandaloriani, e una nuovissima minifigure astromeccanica.

  • Set LEGO Star Wars AT-RT™ Attack (in uscita il 26 aprile 2026)

Gli Imperiali saranno anche dispersi, ma questo non significa che abbiano smesso di combattere. Mando e Grogu affronteranno alcune delle loro sfide più impegnative in The Mandalorian and Grogu, tra cui, a quanto pare, pilotare un Walker AT-RT imperiale contro un’imponente torre difensiva armata. Il nuovo set, che include un totale di 297 pezzi al prezzo di 44,99 dollari, include tre minifigure e un Walker AT-RT snodabile (e cavalcabile) dotato di shooter. Questo set non è disponibile per il preordine.

  • LEGO Star Wars The Mandalorian and Grogu: Set Alleati e Cattivi (in uscita il 26 aprile 2026)

Infine, ma non meno importante, date un’occhiata all’ultimo pacchetto BrickHeadz LEGO a tema Star Wars, dove potrete assemblare Din Djarin, Grogu, il Colonnello Ward, un Anzellan e uno Stormtrooper imperiale. Il set è composto da 661 pezzi, ha un prezzo di 39,99 dollari e sarà disponibile per l’acquisto a fine aprile.

Star Wars: The Mandalorian and Grogu uscirà nei cinema il 22 maggio 2026.

Baywatch: nel reboot torna David Chokachi nei panni di Cody Madison

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Il reboot di Baywatch della Fox riporterà in vita la star della serie originale David Chokachi. L’attore riprenderà il ruolo di Cody Madison nella versione Fox, dove apparirà al fianco del protagonista Stephen Amell, recentemente annunciato. Amell interpreterà Hobie Buchanon, figlio del leggendario bagnino Mitch Buchanon della serie originale.

Secondo la descrizione ufficiale del personaggio, Cody ora gestisce “The Shoreline, il bar-grill non ufficiale di Baywatch, e indossa ancora i pantaloncini rossi per i turni occasionali in cui salva vite. È un mentore e un amico, offre una seconda casa ai suoi colleghi bagnini… e offre sempre ali di pollo gratis dopo un salvataggio importante“.

Chokachi ha recitato in Baywatch a partire dalla sesta stagione, rimanendoci fino alla nona. Ha recitato anche in serie come “Witchblade” su TNT e nel dramma surfistico di Noggin “Beyond the Break”. Tra i suoi film figurano “Atlantic Rim”, “Psycho Beach Party” e “Soul Surfer”.

Baywatch è stato ordinato da Fox per la stagione 2026-2027 a settembre 2025, con un ordine di 12 episodi. Fox ospiterà un casting aperto per la serie il 18 febbraio, con l’inizio delle riprese previsto per questa primavera a Los Angeles.

Matt Nix è lo showrunner e produttore esecutivo del reboot, insieme a McG, Michael Berk, Greg Bonann, Doug Schwartz, Dante Di Loreto e Mike Horowitz. McG dirigerà anche il primo episodio della serie. La serie è coprodotta da Fox Entertainment e Fremantle.

Al suo apice, Baywatch è stata la serie più vista al mondo, trasmessa in oltre 200 paesi. Il cast includeva David Hasselhoff nel ruolo del capo bagnino Mitch Buchannon e ha contribuito a lanciare la carriera di attori come Pamela Anderson, Jason Momoa, Yasmine Bleeth e Carmen Electra. La serie ha anche generato lo spin-off di breve durata, Baywatch Nights, ed è stata riproposta come film con Dwayne “The Rock” Johnson e Zac Efron nel 2017.

Hollywood vs AI: Netflix, Warner Bros, Disney e Paramount contro i video di Seedance 2.0

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Cinque giorni fa, la Motion Picture Association ha denunciato il nuovissimo generatore di video basato sull’intelligenza artificiale, Seedance 2.0, accusandolo di aver scatenato un’ondata di violazioni del copyright in un solo giorno dal suo lancio. La mobilitazione di tutta Hollywood sembra sia vicina.

ByteDance, la società cinese proprietaria di TikTok, ha affermato che il modello rappresenta un “sostanziale salto di qualità” rispetto alla versione precedente. I video generati dal servizio – in particolare uno di Tom Cruise e Brad Pitt che litigano su un tetto – sono diventati virali sulle piattaforme dei social media.

In seguito a questa azione della Motion Picture Association, sono state numerose le realtà di Hollywood che hanno mosso accuse, perplessità e anche minacce di causa a ByteDance e a Seedance 2.0, proprio a seguito della viralizzazione di video generati con la AI che si appropriano di PI appartenenti a terzi.

Warner Bros. Discovery, Disney e Paramount hanno denunciato la violazione del copyright ai proprietari di TikTok, ByteDance, per i video generati dall’intelligenza artificiale di Darth Vader, dell’universo Marvel e di Tom Cruise.

A questo proposito, il responsabile legale di WBD, Wayne M. Smith, ha parlato in modo molto personale con John Rogovin, Global General Counsel di ByteDance, in una lettera di diffida inviata martedì.

“Considerando la sua storia con Warner Bros., comprende l’importanza e il valore delle opere protette da copyright di Warner Bros. Discovery, inclusi i famosi personaggi protetti da copyright come Superman e Batman, che ha dedicato gran parte della sua carriera a proteggere”, ha detto Smith all’uomo che ha mantenuto il suo incarico fino alle dimissioni nel 2022, subito dopo la fusione tra WB e Discovery da parte di David Zaslav. “Questi personaggi sono la linfa vitale dell’azienda”.

A seguito dell’utilizzo senza permesso di PI come Stranger Things e KPop Demon Hunter, anche Netflix ha minacciato ByteDance di “un’azione legale immediata”, unendosi ad altri che hanno condannato l’azienda per aver consentito la violazione del copyright tramite il suo servizio di intelligenza artificiale Seedance 2.0.

Inoltre, SAG-AFTRA condanna ByteDance, il proprietario cinese di TikTok, per aver rilasciato un nuovo modello video che ha consentito una diffusa violazione del copyright online. Anche il presidente della SAG-AFTRA, Sean Astin, è tra coloro la cui immagine è stata utilizzata nei video generati dal modello Seedance 2.0. Nel video, appare nel ruolo di Samwise Gamgee de “Il Signore degli Anelli”, mentre dice: “Signor Frodo, perché non portiamo le Aquile direttamente al Monte Fato?”. 

Seedance 2.0 sembra segnare un notevole passo avanti rispetto ai precedenti generatori video basati sull’intelligenza artificiale, poiché riesce a mixare video e audio in modo relativamente fluido utilizzando solo pochi prompt. Quindi la minaccia rappresentata da questo nuovo sistema sembra sempre più spaventosa e reale.

Al momento si aspettano le risposte dei proprietari di Tik Tok.

Mckenna Grace nel ruolo di Daphne nella serie live-action di Netflix Scooby-Doo

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Mckenna Grace si unirà alla serie live-action Scooby-Doo di Netflix, secondo quanto appreso da Variety. Grace interpreterà la giovane Daphne Blake nella serie, che approfondirà il modo in cui la banda della Mystery Inc. si è incontrata per la prima volta.

Netflix ha acquisito la serie per otto episodi a marzo 2025. La sinossi ufficiale della serie la descrive come una rivisitazione moderna del popolare cartone animato. “Durante la loro ultima estate al campeggio, i vecchi amici Shaggy e Daphne (Grace) si ritrovano coinvolti in un inquietante mistero che circonda un solitario cucciolo di alano smarrito che potrebbe essere stato testimone di un omicidio soprannaturale”, si legge nella sinossi. “Insieme alla pragmatica e scientifica cittadina, Velma, e allo strano, ma sempre affascinante nuovo arrivato, Freddy, si mettono in viaggio per risolvere il caso che li sta trascinando in un incubo inquietante che minaccia di svelare tutti i loro segreti.”

Il ruolo segna il ritorno di Grace a interpretare Daphne Blake. Ha doppiato la versione giovane del personaggio nel film d’animazione “Scoob!” del 2020. Avrebbe dovuto riprendere il ruolo nel prequel “Scoob! Holiday Haunt”, ma il film è stato cancellato dalla Warner Bros. Discovery per motivi di budget. Grace ha anche interpretato la versione giovane di personaggi principali in serie come la serie Netflix Le terrificanti avventure di Sabrina e in film come Captain Marvel e Tonya.

Grace ha ricevuto una nomination agli Emmy nel 2021 come miglior attrice ospite in una serie drammatica per il suo lavoro nella serie di successo di Hulu The Handmaid’s Tale. In televisione, è nota anche per il suo lavoro in “Febbre d’amore”, “The Haunting of Hill House”, “Young Sheldon” e “Designated Survivor”. Al cinema, ha recitato in progetti come “Gifted”, “Ghostbusters: Afterlife” e “Ghostbusters: Frozen Empire” e “Five Night’s a Freddy’s 2”.

Josh Appelbaum e Scott Rosenberg sono sceneggiatori e showrunner e saranno anche produttori esecutivi insieme ad André Nemec e Jeff Pinkner per la loro Midnight Radio. Greg Berlanti, Sarah Schechter e Leigh London Redman saranno produttori esecutivi tramite Berlanti Productions. La Warner Bros. Television produrrà. Berlanti Productions ha attualmente un accordo globale con WBTV, con lo studio che controlla i diritti sui personaggi di Hanna-Barbera.

Questo non sarà il primo progetto live-action di Scooby-Doo ad arrivare sul grande schermo. Il più famoso, “Scooby-Doo”, uscito nel 2002, vedeva protagonisti Freddie Prinze Jr., Sarah Michelle Gellar, Matthew Lillard e Linda Cardellini, con Neil Fanning che prestava la voce a Scooby. Il film è stato un successo al botteghino, incassando oltre 250 milioni di dollari in tutto il mondo. Un sequel con lo stesso cast, “Scooby-Doo: Mostri scatenati”, è uscito nel 2004 e ha incassato oltre 180 milioni di dollari. Sono stati realizzati anche il film TV live-action “Scooby-Doo! Il mistero ha inizio” e il suo sequel, usciti nel 2009 e nel 2010.

Nel corso degli anni, Scooby-Doo ha prodotto anche una vasta gamma di progetti animati, a partire dalla serie originale alla fine degli anni ’60. Nel corso degli anni si sono susseguite diverse incarnazioni, che spaziano in diverse serie animate e film.