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Harry Potter: foto dal set rivelano il Platano Picchiatore, la Serra di Erbologia e altro ancora

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La serie TV Harry Potter della HBO debutterà il prossimo anno con la sua prima stagione, basata su La pietra filosofale. Si prevede che la produzione dello show durerà per gran parte del decennio e varie parti della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts sono state costruite nel Regno Unito. Nuove foto condivise sui social media rivelano ora parte dell’iconico Platano Picchiatore (qui le foto), così come la bellissima Serra di Erbologia (qui le foto). Vediamo anche i terreni del castello con le mascotte di Hogwarts (qui le foto), ciascuna raffigurata sotto forma di siepe (vivente?).

È incredibile vedere come questi piccoli angoli del mondo magico siano stati costruiti da zero, ed è chiaro che si tratterà di una produzione HBO estremamente costosa. Tuttavia, i guadagni derivanti dalla pubblicità, dallo streaming e dal merchandising che la Warner Bros. otterrà nei prossimi 10 anni o più dovrebbero renderlo un investimento molto redditizio. Infine, vediamo un cottage che è un po’ più difficile da identificare (qui le foto). Le ipotesi attuali vanno dalla casa d’infanzia di Harry alla casa di Nicolas Flamel, e persino al luogo in cui la famiglia Dursley si rifugia dalla valanga di lettere provenienti da Hogwarts.

Non pensiamo che sia la capanna di Hagrid, poiché non sembra trovarsi nei terreni della scuola. Dov’è il castello? Beh, anche se il Regno Unito ne ospita molti, come il suo predecessore, Hogwarts prenderà vita grazie agli effetti speciali. Lox Pratt, che interpreta Draco Malfoy, recentemente ha dichiarato a The Hollywood Reporter: “Il set nel suo complesso è assolutamente fantastico. Non riesco a paragonarlo in alcun modo a [Il signore delle] mosche perché è completamente diverso. È letteralmente come paragonare le mele alle arance [ed] è così diverso dal correre in giro per la Malesia a torso nudo! Ma è fantastico”.

Cosa sappiamo della serie HBO su Harry Potter

La prima stagione sarà tratta dal romanzo La pietra filosofale e abbiamo già visto alcuni altri momenti chiave del romanzo d’esordio di J.K. Rowling essere trasposti sullo schermo. La prima stagione di Harry Potter dovrebbe essere girata fino alla primavera del 2026, mentre la seconda stagione entrerà in produzione pochi mesi dopo. Ogni libro dovrebbe costituire una singola stagione, il che significa che avremo sette stagioni nell’arco di quasi un decennio.

HBO descrive la serie come un “adattamento fedele” della serie di libri della Rowling. “Esplorando ogni angolo del mondo magico, ogni stagione porterà ‘Harry Potter’ e le sue incredibili avventure a un pubblico nuovo ed esistente”, secondo la descrizione ufficiale. Le riprese dovrebbero avere inizio nel corso dell’estate 2025, per una messa in onda prevista per il 2026.

La serie è scritta e prodotta da Francesca Gardiner, che ricopre anche il ruolo di showrunner. Mark Mylod sarà il produttore esecutivo e dirigerà diversi episodi della serie per HBO in collaborazione con Brontë Film and TV e Warner Bros. Television. La serie è prodotta da Rowling, Neil Blair e Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e David Heyman di Heyday Films.

Come già annunciato, Dominic McLaughlin interpreterà Harry, Arabella Stanton sarà Hermione e Alastair Stout sarà Ron. Il cast principale include John Lithgow nel ruolo di Albus Silente, Janet McTeer nel ruolo di Minerva McGranitt, Paapa Essiedu nel ruolo di Severus Piton, Nick Frost nel ruolo di Rubeus Hagrid, Katherine Parkinson nel ruolo di Molly Weasley, Lox Pratt nel ruolo di Draco Malfoy, Johnny Flynn nel ruolo di Lucius Malfoy, Leo Earley nel ruolo di Seamus Finnigan, Alessia Leoni nel ruolo di Parvati Patil, Sienna Moosah nel ruolo di Lavender Brown, Bertie Carvel nel ruolo di Cornelius Fudge, Bel Powley nel ruolo di Petunia Dursley e Daniel Rigby nel ruolo di Vernon Dursley.

Si avranno poi Rory Wilmot nel ruolo di Neville Paciock, Amos Kitson nel ruolo di Dudley Dursley, Louise Brealey nel ruolo di Madama Rolanda Hooch e Anton Lesser nel ruolo di Garrick Ollivander. Ci sono poi i fratelli di Ron: Tristan Harland interpreterà Fred Weasley, Gabriel Harland George Weasley, Ruari Spooner Percy Weasley e Gracie Cochrane Ginny Weasley.

La serie debutterà nel 2027 su HBO e HBO Max (ove disponibile) ed è guidata dalla showrunner e sceneggiatrice Francesca Gardiner (“Queste oscure materie”, “Killing Eve”) e dal regista Mark Mylod (“Succession”). Gardiner e Mylod sono produttori esecutivi insieme all’autrice della serie J.K. Rowling, Neil Blair e Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e David Heyman di Heyday Films. La serie di “Harry Potter” è prodotta da HBO in collaborazione con Brontë Film and TV e Warner Bros. Television.

Isabela Merced reciterà nel film “The House of the Dead”, tratto dal videogioco omonimo

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Isabela Merced, protagonista di The Last of Us, Superman e Alien: Romulus, è stata scelta per interpretare il ruolo principale nell’adattamento cinematografico della famosa serie di videogiochi Sega The House of the Dead. Come anticipato qualche tempo fa, il progetto è in buone mani grazie allo sceneggiatore e regista Paul W.S. Anderson, che ha già ottenuto grandi successi sul grande schermo con la serie Resident Evil, altro classico dedicato agli zombie.

Pubblicato per la prima volta nel 1997, The House of the Dead era uno sparatutto horror dal ritmo serrato con una premessa innovativa incentrata su zombie e creature. Tra le innovazioni c’era la possibilità per i nemici non morti di correre, un’idea che ha ispirato film come quello di Zack SnyderL’alba dei morti viventi, e World War Z diretto da Marc Forster. È infatti stato The House of the Dead a trasformare per la prima volta i mangia-carne da goffi zombi in creature veloci e agili.

Nel gioco arcade, i giocatori assumono il ruolo di agenti dell’AMS, un’agenzia governativa incaricata di sventare le cospirazioni di organizzazioni che minacciano il mondo. Il titolo deriva dall’agenzia per cui lavorano, perché la loro aspettativa di vita è breve. Anderson sarà il produttore insieme al suo partner di Resident Evil Jeremy Bolt, Toru Nakahara di Sega e Dmitri M. Johnson di Story Kitchen, Michael Lawrence Goldberg e Timothy I. Stevenson. Isabela Merced sarà invece anche produttrice esecutiva.

Il film è stato descritto come “una priorità assoluta per Sega” dopo il successo di Sonic – Il film, con l’idea di renderlo il più coinvolgente possibile e con una storia che si svolge in tempo reale, ma con una “nuova interpretazione” del franchise. Anderson ha dichiarato: “The House of the Dead è un gioco che amo da molti anni e sono entusiasta di portarlo sul grande schermo con un talento così straordinario come Isabela al centro della scena. Lo consideriamo l’inizio di un franchise di punta che potrà esplorare il ricco mondo e la tradizione che Sega ha creato in tutta una serie di film”.

Nakahara ha aggiunto: “Lavorare con Isabela è un’opportunità entusiasmante, poiché incarna perfettamente il personaggio dell’eroina, apportando energia dinamica alla produzione. Ci impegniamo a creare un’esperienza visivamente sorprendente e coinvolgente, introducendo attori avvincenti e creature terrificanti che daranno vita all’universo di House of the Dead sul grande schermo. Grazie alla nostra profonda conoscenza degli adattamenti dei videogiochi, siamo ansiosi di offrire un viaggio cinematografico elettrizzante ai fan della serie”.

Story Kitchen ha invece commentato: “Siamo entusiasti di riunire Isabela, Paul, Jeremy e Sega, insieme ai nostri partner di Rocket Science e CAA Media Finance. È un gruppo potente che si riunisce per una proprietà davvero iconica”.

Isabela Merced ha recentemente interpretato Hawkgirl in Superman del regista James Gunn e riprenderà il ruolo nel prossimo Man of Tomorrow. Ha inoltre recitato nella seconda stagione di The Last of Us e tornerà per la terza stagione, ed è anche nota per il successo della 20th Century Studios Alien: Romulus. La vedremo prossimamente nei film Psyche e Ibelin.

Quel grande tradimento in A Knight of the Seven Kingdoms ha enormi conseguenze in Game of Thrones

A Knight of the Seven Kingdoms ha appena introdotto uno dei momenti più significativi – e apparentemente minori – dell’intero universo di Game of Thrones. Con l’arrivo di Steffon e Raymun Fossoway, la serie prequel mette in scena una scelta che, pur sembrando limitata al destino di pochi personaggi, avrà ripercussioni profonde e durature nella storia di Westeros.

La Casa Fossoway non gode della fama di Stark o Lannister, ma occupa comunque un posto ben preciso nel mondo creato da George R. R. Martin. I Fossoway vengono citati più volte in A Song of Ice and Fire e partecipano a diversi snodi cruciali dei conflitti raccontati in Game of Thrones. Ed è proprio A Knight of the Seven Kingdoms a mostrarci l’evento fondativo che divide per sempre questa casata.

Il tradimento di Steffon Fossoway e la nascita di una frattura storica

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Nel quarto episodio della serie, durante il Trial of Seven, Ser Steffon Fossoway giura inizialmente fedeltà a Ser Duncan the Tall, salvo poi tradirlo all’ultimo momento schierandosi con il principe Aerion Targaryen. Un gesto che rappresenta un colpo durissimo per Dunk, costretto a cercare in extremis un nuovo combattente per completare il suo schieramento.

È in questo frangente che entra in gioco Raymun Fossoway, cugino e scudiero di Steffon, che chiede di essere nominato cavaliere per poter combattere al fianco di Dunk. La scelta di Raymun non è solo un atto di lealtà personale, ma una presa di posizione morale netta contro il tradimento appena consumato.

Quello che sembra un conflitto interno limitato a un singolo duello, in realtà segna la spaccatura definitiva della Casa Fossoway. Come raccontato già nella novella The Hedge Knight, Raymun decide di distinguersi simbolicamente dal cugino, dipingendo di verde il suo scudo e dando origine al ramo dei Fossoway dalla mela verde, in contrapposizione a quello tradizionale della mela rossa.

Le conseguenze del tradimento nella linea temporale di Game of Thrones

Più di un secolo dopo, durante gli eventi di Game of Thrones, questa divisione è ancora viva. I Fossoway di Cider Hall continuano a portare il vessillo della mela rossa, mentre i discendenti di Raymun risiedono a New Barrel, sotto lo stendardo della mela verde. Due rami distinti della stessa famiglia, nati da un singolo atto di tradimento avvenuto ai tempi di Dunk ed Egg.

Entrambe le fazioni restano fedeli a Casa Tyrell, ma dopo la morte di Robert Baratheon finiscono per sostenere prima Renly e poi Stannis, discendenti diretti dell’uomo che aveva nominato cavaliere Raymun Fossoway. Un dettaglio che chiude simbolicamente il cerchio e rafforza il senso di continuità storica tra il prequel e la serie madre.

A Knight of the Seven Kingdoms dimostra così ancora una volta come le scelte individuali, anche le più intime, possano plasmare il destino delle casate per generazioni. Il tradimento di Steffon Fossoway non è solo un momento drammatico dell’episodio 4, ma una tessera fondamentale del grande mosaico narrativo di Game of Thrones, ed è proprio questo livello di profondità a rendere il prequel così affascinante per i fan di Westeros.

Fallout 3 promette di risolvere il problema più evidente della seconda stagione

La serie Fallout di Prime Video ha dimostrato fin dall’inizio di saper bilanciare il grande affresco politico della Zona Contaminata con un racconto più intimo e umano. La prima stagione aveva trovato il suo cuore emotivo nel rapporto tra Lucy MacLean e Maximus, mentre la seconda ha scelto consapevolmente di separarli, puntando sulla crescita individuale dei personaggi. Una scelta narrativa interessante, ma anche uno dei punti più discussi dai fan.

Ora, però, tutto lascia pensare che Fallout – Stagione 3 sia pronta a correggere proprio questa decisione. Il finale della seconda stagione suggerisce chiaramente che la riunione tra Lucy e Maximus non sarà temporanea, ma rappresenterà la base da cui ripartire.

Lucy e Maximus di nuovo insieme in Fallout 3

Nel corso della seconda stagione, Lucy prosegue la sua ricerca sulla vera eredità di Vault-Tec, mentre Maximus inizia a mettere in discussione il suo ruolo e la sua fede nella Confraternita d’Acciaio. I due percorrono strade parallele, emotivamente forti ma volutamente distanti, fino a un ricongiungimento finale che risulta tanto potente quanto tardivo.

La scena conclusiva della stagione 2, con Lucy che esce sulla Strip deserta di New Vegas dopo aver distrutto il sistema di controllo mentale del padre e si ritrova faccia a faccia con Maximus, chiude simbolicamente questo arco. È un momento che unisce finalmente percorsi narrativi rimasti separati troppo a lungo, e che apre a una terza stagione in cui quella distanza non sembra più necessaria.

Con entrambi i personaggi ormai consapevoli della posta in gioco globale del Wasteland, ha senso che Fallout 3 li mostri fianco a fianco fin dall’inizio, forse diretti verso nuove aree come il Colorado, già evocato nel finale.

Cosa aspettarsi dalla loro storia nella stagione 3

La riunione di Lucy e Maximus permette alla serie di tornare a concentrarsi su un conflitto più ampio, senza rinunciare alla dimensione emotiva. Da una parte incombe la minaccia di Caesar’s Legion alle porte di New Vegas, dall’altra la New California Republic si prepara allo scontro. In questo contesto, Lucy deve ancora fare i conti con il trauma legato a suo padre e con i suoi misteriosi legami con l’Enclave, mentre Maximus evolve definitivamente da soldato obbediente a figura morale più autonoma.

A rendere il quadro ancora più ambizioso è la scena post-credit della stagione 2, che anticipa l’arrivo di Liberty Prime Alpha, una delle icone più devastanti dell’universo Fallout. Un segnale chiaro che la terza stagione non avrà paura di alzare ulteriormente la posta in gioco.

Il tassello mancante: il destino del Ghoul

Nonostante la riunione di Lucy e Maximus rappresenti un passo nella giusta direzione, resta un nodo narrativo fondamentale: il Ghoul, interpretato da Walton Goggins. Il suo viaggio personale, rilanciato dalla scoperta di una cartolina che punta al Colorado e dalla speranza che la sua famiglia possa essere ancora viva, lo porta inizialmente lontano dagli altri due protagonisti.

Il rischio, per Fallout 3, è quello di mantenere ancora una volta separate le linee narrative. Eppure, la chimica tra Lucy, Maximus e il Ghoul è uno degli elementi più riusciti della serie. Lucy, in particolare, funziona come ponte morale tra l’idealismo di Maximus e il cinismo del Ghoul, ed è proprio da questa dinamica che la serie potrebbe trarre la sua forza maggiore.

Se la terza stagione riuscirà a tenere Lucy e Maximus uniti fin dall’inizio, trovando allo stesso tempo il modo di reintegrare il Ghoul nello stesso arco narrativo, Fallout potrebbe davvero consegnare la sua stagione più solida e completa.

Il futuro del nuovo spin-off di Game of Thrones è promettente: lo showrunner guarda oltre la stagione 2

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Il futuro di A Knight of the Seven Kingdoms appare più che mai solido. Lo showrunner Ira Parker ha infatti lasciato intendere che la serie potrebbe proseguire ben oltre la stagione 2, aprendo la strada al completamento dell’arco narrativo di Dunk ed Egg. Attualmente in onda settimanalmente la domenica su HBO, la serie rappresenta il secondo spin-off ufficiale dell’universo di Game of Thrones, dopo House of the Dragon.

A differenza delle precedenti produzioni ambientate a Westeros, incentrate su grandi casate e giochi di potere, A Knight of the Seven Kingdoms adotta uno sguardo più intimo e terreno, seguendo le avventure del cavaliere errante Ser Duncan the Tall e del suo giovane scudiero Egg. Un cambio di prospettiva che sta convincendo pubblico e critica, anche grazie alle interpretazioni di Peter Claffey, Dexter Sol Ansell, Bertie Carvel, Daniel Ings, Finn Bennett e Shaun Thomas.

Le parole dello showrunner sul futuro della serie

In un’intervista rilasciata a GQ, Parker ha parlato apertamente dei piani a lungo termine, sottolineando quanto materiale narrativo ci sia ancora da esplorare. La prima stagione adatta la novella The Hedge Knight, mentre la seconda – già entrata ufficialmente in produzione – porterà sullo schermo The Sworn Sword. L’obiettivo dichiarato del team creativo è arrivare, con il via libera di HBO, anche a The Mystery Knight, completando così la trilogia letteraria di George R. R. Martin dedicata a Dunk ed Egg.

Parker ha spiegato che la serie ama suggerire, senza anticipare troppo, l’evoluzione futura dei personaggi, mostrando la crescita di Egg da ragazzo a principe e, potenzialmente, a re. Tuttavia, l’approccio resta volutamente concentrato sul “qui e ora”, su storie autoconclusive e radicate nei conflitti umani, più che sulle grandi manovre politiche.

La fiducia di HBO nel progetto è già evidente: la stagione 2 è stata confermata mesi prima del debutto della serie, un segnale raro e significativo. Anche i numeri sembrano premiare questa scelta, con ottimi riscontri critici e un gradimento del pubblico in costante crescita episodio dopo episodio.

Se il trend positivo dovesse continuare, l’ipotesi di una stagione 3 non appare più come un semplice desiderio creativo, ma come una prospettiva concreta. E per i fan di Westeros, significherebbe vedere finalmente adattato l’intero arco narrativo di Dunk ed Egg, uno dei più amati e “umani” dell’universo di Game of Thrones.

Scream 7: il trailer del Super Bowl!

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Scream 7: il trailer del Super Bowl!

La Paramount ha anticipato il Super Bowl pubblicando online lo spot del Big Game di Scream 7 con quasi una settimana di anticipo. Della durata di meno di un minuto, contiene alcune nuove scene di Ghostface, Sidney (Neve Campbell) e altri personaggi. Ma gran parte del filmato è costituito da frammenti riciclati del trailer originale di Scream 7.

Con Scream 7 in uscita nei cinema il 27 febbraio, la Paramount ha sfruttato lo spot televisivo per informare i fan che la serie sta per tornare e che i biglietti saranno in vendita il giorno dopo il Super Bowl, oggi, 9 febbraio. Lo spot è stato ora trasmesso come parte della copertura pre-calcio d’inizio.

La trama di Scream 7

Quando un nuovo assassino mascherato da Ghostface semina il terrore nella tranquilla cittadina dove Sidney Prescott (Neve Campbell) ha ricostruito la sua vita, i suoi incubi più profondi diventano realtà: la prossima vittima designata è sua figlia (Isabel May). Decisa a proteggere ciò che ama, Sidney dovrà riaprire le porte del suo passato e affrontare, una volta per tutte, l’orrore che pensava di aver lasciato alle spalle.

Il film Rogue Squadron di Star Wars riceve aggiornamenti dallo sceneggiatore

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Annunciato nel 2020, il film Rogue Squadron di Star Wars incentrato sui piloti di caccia doveva essere diretto dalla regista di Wonder Woman (2017), Patty Jenkins, ma secondo alcune notizie del 2023 il film sarebbe stato accantonato. In una recente intervista con Polygon, lo sceneggiatore Matthew Robinson ha però parlato molto bene della sua esperienza di lavoro con Jenkins alla sceneggiatura del film, rivelando di non essere sicuro dello stato attuale del film.

Robinson riconosce anche che questo è un periodo di grandi cambiamenti per la Lucasfilm e che non è chiaro come andranno le cose per loro in termini di film distribuiti nelle sale. “Mi sono divertito molto a scriverla. Patty Jenkins è una delle mie artiste preferite al mondo. Penso che sia assolutamente brillante. Abbiamo lavorato molto bene insieme. Al momento non so cosa Lucasfilm voglia farne. Sono in una fase di grande cambiamento dopo l’uscita di Kathleen [Kennedy] e chissà cosa riserva loro il futuro dal punto di vista cinematografico”.

Robinson ha continuato l’intervista rivelando alcuni nuovi dettagli su Rogue Squadron, condividendo che, grazie al legame personale di Jenkins con l’aviazione, il film avrebbe approfondito davvero cosa significa essere un pilota di caccia nel mondo di Star Wars. Anche se non sa cosa succederà al film, spera che alla fine vedrà la luce: “È stato molto emozionante scriverlo, e soprattutto lavorare con Patty, che ne ha fatto una storia molto personale. Era un film incentrato sui piloti di caccia. Suo padre era un pilota di caccia”.

Era una cosa molto personale per lei, e stavamo cercando di raccontare una storia davvero fantastica sui piloti di caccia e sui piloti dello Squadrone Rogue nell’universo di Star Wars. Penso che abbiamo fatto un ottimo lavoro e spero davvero che un giorno potremo vedere una versione di quel film“. Dopo 14 anni come presidente della Lucasfilm, il mese scorso è stato reso noto che Kathleen Kennedy avrebbe lasciato la carica. Dave Filoni, il creatore di serie come The Clone Wars, The Bad Batch e Ahsoka, prenderà il suo posto come presidente e direttore creativo, con Lywen Brennan come co-presidente. A quel punto si saprà quali progetti del franchise verranno effettivamente realizzati.

LEGGI ANCHE: Rogue Squadron: Patty Jenkins è ancora al lavoro sul film di Star Wars

Michael: Lionsgate diffonde il nuovo trailer al Super Bowl

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Michael: Lionsgate diffonde il nuovo trailer al Super Bowl

Sebbene Lionsgate non sia solitamente attiva durante il Super Bowl, lo studio ha fatto di tutto per promuovere il prossimo film biografico su Michael Jackson, riservandogli anche un posto al Big Game. Invece di aspettare la partita per pubblicarlo, Lionsgate ha pubblicato online il trailer ufficiale di Michael il lunedì precedente.

Il trailer include numerose nuove immagini di Jaafar Jackson (il nipote di Michael Jackson nella vita reale) nei panni dell’icona musicale. Sulle note di “Don’t Stop ‘til You Get Enough” all’inizio, “Billie Jean” diventa la canzone scelta per la seconda parte. Il trailer sottolinea anche la sua ascesa alla fama e i rapporti familiari. Michael arriverà nei cinema il 24 aprile.

Nel cast del film Jaafar Jackson, Nia Long, Juliano Krue Valdi, Colman Domingo, Miles Teller.

La trama ufficiale di Michael

Michael è la rappresentazione cinematografica della vita e dell’eredità di uno degli artisti più influenti che il mondo abbia mai conosciuto. Il film racconta la storia della vita di Michael Jackson al di là della musica, ripercorrendo il suo percorso dalla scoperta del suo straordinario talento come leader dei Jackson Five, fino a diventare un artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato una ricerca incessante per diventare il più grande performer del mondo. Mettendo in risalto sia la sua vita fuori dal palcoscenico che alcune delle performance più iconiche della sua prima carriera da solista, il film offre al pubblico un posto in prima fila per vedere Michael Jackson come mai prima d’ora. È qui che inizia la sua storia.

Michael vede protagonisti Jaafar Jackson al suo debutto cinematografico, Nia Long (Empire, la serie The Best Man), Laura Harrier (BlacKkKlansman, Spider-Man: Homecoming) e Juliano Krue Valdi (The Loud House, Arco), con Miles Teller (Top Gun: Maverick, Whiplash) e Colman Domingo (Sing Sing, Rustin), due volte candidato all’Oscar. Diretto da Antoine Fuqua, pluripremiato regista di Training Day, Olympus Has Fallen e della serie The Equalizer, con una sceneggiatura del tre volte candidato all’Oscar John Logan (Il gladiatore, The Aviator), il film è prodotto dal vincitore dell’Oscar Graham King (The Departed, Bohemian Rhapsody), John Branca (produttore esecutivo di This Is It, Thriller 40) e John McClain (produttore esecutivo di This Is It, Michael Jackson Live at Wembley July 16, 1988).

L’ultima missione: Project Hail Mary, il trailer finale del film con Ryan Gosling

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Ryan Gosling incontra il suo migliore amico alieno mentre affrontano una posta in gioco di vita o di morte nel trailer finale di L’ultima missione: Project Hail Mary.

Il prossimo film di fantascienza, basato sull’omonimo romanzo di Andy Weir, vede Gosling interpretare Ryland Grace, un insegnante di scienze di liceo inviato nello spazio in missione per garantire il futuro dell’umanità. L’adattamento è diretto da Phil Lord e Christopher Miller, scritto da Drew Goddard, e vede la partecipazione anche di Sandra Hüller, Lionel Boyce, Ken Leung, Milana Vayntrub, Priya Kansara e James Ortiz.

La trama di L’ultima missione: Project Hail Mary

L’insegnante di scienze Ryland Grace (Ryan Gosling) si sveglia su un’astronave lontano da casa anni luce e senza alcun ricordo di chi sia o di come sia arrivato lì. Con il riaffiorare della sua memoria, torna alla luce lo scopo della sua missione: risolvere l’enigma della misteriosa sostanza che sta causando il collasso del Sole. Dovrà fare affidamento sia sulle sue conoscenze scientifiche che sulle sue capacità di pensare fuori dagli schemi per salvare dall’estinzione la vita sulla Terra… ma un’inaspettata amicizia gli farà capire che non è solo in questa impresa.

L’ultima missione: Project Hail Mary – COrtesia di SONY

Lavoreremo da grandi: spiegazione del finale e del suo significato

Il finale di Lavoreremo da grandi, diretto e interpretato da Antonio Albanese insieme a Giuseppe Battiston, è volutamente sobrio, anti-retorico e profondamente coerente con il percorso emotivo del film. Non c’è una risoluzione spettacolare né una “vittoria” nel senso classico del termine: c’è invece una presa di coscienza, piccola ma definitiva, che ridefinisce il senso stesso del titolo.

Di seguito trovi la spiegazione del finale, senza forzature interpretative, ma leggendo i segnali che il film dissemina con attenzione lungo tutto il racconto.

Cosa succede nel finale di Lavoreremo da grandi

Negli ultimi minuti del film, i due protagonisti arrivano a un punto di stallo che non è narrativo, ma esistenziale. Il lavoro tanto inseguito, promesso, rimandato, non arriva nella forma sperata – o meglio, non arriva come soluzione salvifica. Le condizioni restano fragili, precarie, imperfette. Eppure qualcosa è cambiato.

Il momento chiave del finale non è legato a un contratto firmato o a un successo professionale, ma a una scelta consapevole: i personaggi smettono di misurare il proprio valore esclusivamente attraverso lo sguardo degli altri, delle istituzioni o del “sistema”. È una rinuncia apparente, che in realtà è una conquista.

Il film si chiude su una situazione aperta, ma non irrisolta: i protagonisti non “ce l’hanno fatta” nel senso tradizionale, ma hanno smesso di inseguire un’idea tossica di successo.

Il vero significato del titolo nel finale

Lavoreremo da grandi film

Nel finale, Lavoreremo da grandi (la nostra recensione) smette di essere una promessa futura e diventa una domanda sul presente. “Da grandi” non è più una condizione che verrà concessa dall’esterno, ma qualcosa che coincide con la capacità di assumersi la responsabilità delle proprie scelte, anche quando non portano a un riconoscimento immediato.

Il film suggerisce che “diventare grandi” non significa:

  • ottenere un lavoro stabile,

  • raggiungere uno status sociale,

  • rispondere alle aspettative altrui.

Significa invece smettere di rimandare la propria vita in attesa di una legittimazione. Ed è questo passaggio, silenzioso ma potentissimo, a chiudere il film.

Perché il finale rifiuta una soluzione consolatoria

Lavoreremo da grandi Recensione 2026
Cortesia di IMDb

Antonio Albanese costruisce un finale che rifiuta il riscatto facile, perché sarebbe in contraddizione con tutto ciò che il film racconta. Un lieto fine tradizionale avrebbe trasformato una riflessione sociale in una favola edificante, svuotandola di senso.

La scelta di chiudere su una stabilità imperfetta, quasi fragile, restituisce invece una verità molto più onesta: nel mondo raccontato dal film, la dignità non coincide con il successo, ma con la lucidità di guardare la realtà senza auto-inganni.

È un finale che può lasciare un senso di amarezza, ma è proprio quell’amarezza a renderlo autentico.

Il rapporto tra i due protagonisti nel finale

Il legame tra i personaggi interpretati da Albanese e Battiston trova nel finale la sua forma definitiva. Non c’è più bisogno di illusioni condivise o di promesse auto-assolutorie. Quello che resta è una solidarietà adulta, non più basata sul “quando andrà meglio”, ma sul “così com’è”.

Questo rapporto diventa il vero approdo del film: non il lavoro, non la riuscita, ma la possibilità di non sentirsi soli nel fallimento.

In conclusione: come va interpretato il finale

Il finale di Lavoreremo da grandi non va letto come una sconfitta, ma come una liberazione silenziosa. I protagonisti non ottengono ciò che il sistema promette, ma smettono di farsi definire da quella promessa.

È un finale che non chiude, ma ridimensiona. Che non premia, ma chiarisce. E che lascia allo spettatore una domanda aperta, forse la più importante del film: quanto della nostra vita stiamo rimandando in attesa di diventare “grandi”?

Jumpers – Un salto tra gli animali: lo spot del film Disney/Pixar al Super Bowl

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Disney e Pixar hanno sfruttato il Super Bowl per promuovere l’imminente uscita del loro prossimo film d’animazione originale, Jumpers – Un salto tra gli animali (Hoppers in originale) che uscirà nelle sale il 6 marzo. Lo spot di 30 secondi è andato in onda subito prima dell’inno nazionale e ha mostrato ulteriori scorci della storia incentrata sugli animali.

Il cast di Jumpers – Un salto tra gli animali include le voci della nuova arrivata Piper Curda nel ruolo di Mabel, dell’ex membro del Saturday Night Live Bobby Moynihan nel ruolo di un castoro di nome King George e del vincitore dell’Emmy Jon Hamm nel ruolo dell’avido sindaco della città. Ora, il primo trailer ci porta a fare la conoscenza di Mabel mentre entra alla Beaverton University e scopre una tecnologia rivoluzionaria che trasforma la mente umana in un castoro robotico realistico.

Mabel usa quindi la tecnologia per trasferire la sua mente in un castoro e inizia a comunicare con vari animali, tra cui uccelli, altri castori e orsi. Tuttavia, dopo essere intervenuta per impedire che un castoro pigro venisse mangiato da un orso, Mabel scopre che questa tecnologia non deve essere utilizzata per sconvolgere l’ordine naturale, il che la porta a interrompere la comunicazione con gli scienziati che l’hanno inventata.

Cosa aspettarsi da Jumpers – Un salto tra gli animali

La cosa più sorprendente del trailer di Jumpers – Un salto tra gli animali è quanto la sua premessa sia simile a quella di Avatar. Il paragone è così evidente che persino Mabel, la coraggiosa protagonista del film, quasi rompe la quarta parete ammettendo apertamente: “Ragazzi, questo è come Avatar, con grande disappunto degli scienziati sulla difensiva che rifiutano di riconoscere la realtà.

Proprio come Avatar, anche Jumpers – Un salto tra gli animali affronterà temi legati all’ambientalismo. Anche se non compare nel teaser trailer, il film presenta inoltre un personaggio cattivo, il sindaco, doppiato da Hamm, che sta guidando un progetto di costruzione di un’autostrada che causerà danni alla radura. C’è dunque da aspettarsi che Mabel e gli altri animali selvatici lo prenderanno di mira e cercheranno di impedire la costruzione dell’autostrada.

Dafne Keen risponde alla richiesta dei fan di sostituire Hugh Jackman nel ruolo di Wolverine nell’MCU

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La Saga del Multiverso sta volgendo al termine, ma il Marvel Cinematic Universe è già impegnato nello sviluppo del reboot degli X-Men per il dopo Fase 6. La timeline del franchise si sta infatti avvicinando al momento in cui i famosi mutanti saranno finalmente sotto i riflettori, con un film loro dedicato attualmente in lavorazione presso i Marvel Studios. Nel mentre, in una nuova intervista con Comic Book Movie, all’interprete di Laura Kinney/X-23, Dafne Keen, è stato chiesto cosa ne pensa del fatto che i fan che vorrebbero vederla assumere il ruolo di Wolverine in futuro.

L’attrice ha risposto: “Sì, significa molto per me. Penso sempre che sia davvero speciale che qualcosa che abbiamo realizzato 10 anni fa abbia ancora un impatto”. Keen ha poi continuato: “So di amare profondamente quel personaggio. E significa molto per me che così tante persone lo amino quanto me. È davvero speciale sapere che ciò che hai creato ha un significato”. L’attrice, come noto, ha interpretato per la prima volta questo ruolo in Logan – The Wolverine di James Mangold, uno dei suoi ruoli di maggiore successo a Hollywood.

Dopo il suo ritorno nel film Deadpool & Wolverine del 2024, Keen ha spiegato perché ha ripreso il ruolo: “Penso che ciò che abbiamo creato abbia davvero significato qualcosa. Ed è fantastico continuare a ricevere questo riconoscimento. Penso anche che sia molto importante entrare in contatto con le persone“. L’attrice ritiene che ”ogni volta che sento che una mia interpretazione ha fatto provare qualcosa a qualcuno, mi sento molto connessa. E penso che sia bellissimo. Tante persone ne sono entusiaste. E sono molto felice ogni volta che qualcuno vuole parlarne“.

Cosa sappiamo del reboot degli X-Men 

Kevin Feige della Marvel ha confermato che lo studio sta lavorando al reboot di X-Men con il regista di Thunderbolts* Jake Schreier alla guida del film. Quando Disney e 20th Century Fox si sono fuse nel 2019, i personaggi di X-Men sono diventati disponibili per il Marvel Cinematic Universe. Alcuni degli attori che hanno recitato nei film della Fox riprenderanno i loro ruoli nel prossimo film Avengers: Doomsday, che uscirà il 18 dicembre 2026.

Charles Xavier, il leader degli X-Men, noto anche come Professor X, è stato interpretato da Patrick Stewart nei film live-action. Riprenderà il suo ruolo in Doomsday, che dovrebbe concludere la saga dei personaggi, insieme a Ian McKellen (Magneto), Alan Cumming (Nightcrawler), Rebecca Romijn (Mystica), James Marsden (Ciclope) e Channing Tatum (Gambit).

Secondo quanto riferito, il casting ufficiale dovrebbe iniziare molto presto (se non è già iniziato) e personaggi del calibro di Harris Dickinson, Margaret Qualley, Elle Fanning e Julia Butters sarebbero nel mirino dello studio (secondo quanto riferito, erano in lizza per interpretare Cyclope, Rogue e Kitty Pryde, ma non sappiamo se sia ancora così), insieme alla star di Alien: Romulus David Jonsson e Trinity Bliss, che potrebbero essere in lizza per interpretare Jubilee. Altri nomi che sono emersi nelle voci di corridoio includono Hunter Schafer (Mystica), Ayo Edebiri (Tempesta) e Javier Bardem (Mr. Sinister).

Riguardo al progetto Kevin Feige ha dichiarato di avere un “piano decennale” per la saga dei mutanti. “Penso che lo vedrete continuare nei nostri prossimi film con alcuni personaggi degli X-Men che potreste riconoscere. Subito dopo, l’intera storia di Secret Wars ci condurrà davvero in una nuova era dei mutanti Ancora una volta, è uno di quei sogni che diventano realtà. Finalmente abbiamo di nuovo gli X-Men“.

Lavoreremo da grandi: il film di Antonio Albanese è basato su una storia vera?

Con Lavoreremo da grandi, Antonio Albanese torna al cinema con un progetto che unisce regia e interpretazione, affiancato da Giuseppe Battiston. In linea con una filmografia che da anni riflette sul lavoro, sulla dignità individuale e sulle contraddizioni del presente, il film si inserisce nel solco del cinema italiano contemporaneo più attento al sociale, ponendo una domanda centrale: è una storia vera?

La risposta breve è no, Lavoreremo da grandi (la nostra recensione) non è l’adattamento diretto di una singola storia reale. Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo. Il film nasce infatti da un’osservazione profonda della realtà italiana, trasformata in racconto cinematografico attraverso una scrittura che attinge a esperienze diffuse, riconoscibili e, per molti versi, collettive.

Non una storia vera, ma una verità sociale

Lavoreremo da grandi non racconta un fatto di cronaca specifico né la biografia di persone realmente esistite. Tuttavia, è fortemente ispirato a dinamiche reali, in particolare a quelle legate al mondo del lavoro contemporaneo, alla precarietà, al bisogno di riconoscimento e alla difficoltà di “diventare grandi” in un sistema che spesso non offre appigli solidi.

Il titolo stesso gioca su un’ambiguità semantica potente: “lavoreremo” come promessa futura, “da grandi” come traguardo che sembra sempre rimandato. Un’idea che rispecchia una condizione molto diffusa, soprattutto in Italia, dove il lavoro non è solo mezzo di sostentamento, ma identità, status e misura del valore personale.

Il cinema di Albanese tra finzione e realtà

Lavoreremo da grandi film

Il film si inserisce perfettamente nella poetica di Antonio Albanese, da sempre interessato a personaggi che vivono ai margini del sistema, spesso schiacciati da meccanismi più grandi di loro. Come già accaduto in altre sue opere, la dimensione narrativa nasce dalla somma di storie vere, ascoltate, osservate, interiorizzate e poi rielaborate in chiave cinematografica.

In questo senso, Lavoreremo da grandi può essere definito un film verosimile, più che “vero”: ogni situazione, ogni conflitto, ogni dialogo sembra plausibile perché affonda le radici in esperienze che lo spettatore riconosce come autentiche, anche se mai accadute esattamente in quella forma.

Il ruolo di Giuseppe Battiston

La presenza di Giuseppe Battiston rafforza ulteriormente questa dimensione realistica. Attore capace di incarnare con naturalezza fragilità, ironia e umanità, Battiston contribuisce a costruire un racconto che evita la caricatura e punta invece a una rappresentazione empatica e credibile dei personaggi. Il rapporto tra i protagonisti diventa così il cuore emotivo del film, più importante del singolo evento narrativo.

Una storia “vera” perché condivisa

Alla domanda “Lavoreremo da grandi è basato su una storia vera?”, la risposta più onesta è quindi questa: non racconta una storia vera, ma racconta una verità vera. È un film che parla di lavoro, aspettative, fallimenti e speranze attraverso una finzione che funziona proprio perché è costruita su fondamenta reali.

Ed è probabilmente questa la sua forza: non chiedere allo spettatore di credere a un fatto realmente accaduto, ma di riconoscersi in una condizione che, in forme diverse, riguarda molti. Un cinema che non documenta, ma interpreta. E che, proprio per questo, riesce a colpire nel segno.

Supergirl, il nuovo spot dal… Puppy Bowl!

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Supergirl, il nuovo spot dal… Puppy Bowl!

I DC Studios hanno svelato un nuovo look di Supergirl. Dopo il suo debutto al pubblico dell’Universo DC in Superman del 2025, Kara Zor-El sarà la prossima kryptoniana ad avere un film tutto suo, insieme al prossimo progetto solista di Milly Alcock, in arrivo quest’estate. All’evento Puppy Bowl di quest’anno, i DC Studios hanno presentato un nuovo look di Supergirl, in vista dell’uscita del film nelle sale cinematografiche tra pochi mesi.

Il nuovo filmato offre un altro sguardo alla distruzione di Krypton, ma anche ai primi giorni di Krypto da cucciolo.

Non è la prima volta che i DC Studios utilizzano un film DCU al Puppy Bowl, dato che il film di Superman è stato messo in risalto all’evento l’anno scorso con Gunn e il suo cane, Ozu. Non è ancora stato rivelato quando uscirà il prossimo trailer completo del film.

Il film di Supergirl è stato diretto da Craig Gillespie, mentre Ana Nogueira ha scritto la sceneggiatura, basata sul fumetto Supergirl: Woman of Tomorrow di Tom King e Bilquis Evely. Il film vede anche la partecipazione di Eve Ridley nei panni di Ruthye Marye Knoll e Matthias Schoenaerts in quelli di Krem of the Yellow.

Il capitolo DCU vedrà anche il ritorno di Jason Momoa nel mondo DC, ma questa volta nei panni di Lobo, dopo aver interpretato Aquaman nella timeline cinematografica del DCEU. Anche David Corenswet riprenderà il ruolo di Superman nel film.

The Beauty 1×06: il promo di “Beautiful Patient Zero” anticipa una rivelazione sconvolgente

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È stato pubblicato il promo ufficiale di The Beauty 1×06, intitolato “Beautiful Patient Zero”, e tutto suggerisce che il sesto episodio rappresenterà un momento di svolta per l’intera prima stagione. La serie ideata da Ryan Murphy insieme a Matthew Hodgson continua a spingersi sempre più a fondo nel suo immaginario disturbante, preparando il terreno a una rivelazione destinata ad avere conseguenze enormi.

L’episodio, scritto dagli stessi Murphy e Hodgson e diretto da Michael Uppendahl, ruota attorno a una scoperta cruciale: un team di scienziati si imbatte in un segreto capace di cambiare radicalmente la loro comprensione di ciò che sta accadendo. Il promo lascia intendere che non si tratti solo di una scoperta scientifica, ma di qualcosa che mette in discussione i confini etici, morali e persino umani su cui si regge la serie.

Cosa suggerisce il promo di The Beauty 1×06

Le immagini di “Beautiful Patient Zero” trasmettono un’atmosfera sempre più tesa e claustrofobica, con personaggi visibilmente scossi da ciò che stanno per affrontare. Il titolo stesso dell’episodio suggerisce l’introduzione di un’origine, di un punto zero da cui tutto ha avuto inizio, aprendo interrogativi inquietanti sul vero prezzo della “bellezza” al centro del racconto.

Questo episodio sembra destinato a segnare un prima e un dopo nella narrazione, portando The Beauty verso territori ancora più oscuri e provocatori. Con il sesto capitolo, la serie appare pronta a oltrepassare una soglia narrativa importante, rendendo sempre più chiaro che le scelte compiute dai protagonisti avranno ripercussioni impossibili da controllare.

The Beauty prosegue così la sua costruzione lenta ma implacabile, avvicinandosi a quello che si preannuncia come il cuore più disturbante della stagione 1.

A Knight of the Seven Kingdoms 1×05: il promo anticipa svolte decisive nel prequel di Game of Thrones

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È stato rilasciato il promo ufficiale di A Knight of the Seven Kingdoms 1×05, e l’episodio sembra destinato a rappresentare uno snodo cruciale nella prima stagione del prequel di Game of Thrones. La serie HBO continua a costruire il suo racconto con un ritmo misurato ma denso di tensione, avvicinando Dunk ed Egg a eventi destinati ad avere un peso storico nell’universo di Westeros.

Dopo gli sviluppi degli episodi precedenti, il quinto capitolo promette conseguenze concrete: alleanze messe alla prova, scelte morali sempre più complesse e un senso di pericolo che inizia a farsi tangibile. Il tono del promo lascia intendere che la storia stia entrando nella sua fase più matura.

Cosa mostra il promo di A Knight of the Seven Kingdoms 1×05

Il filmato suggerisce un episodio caratterizzato da:

  • un aumento della tensione politica e personale,

  • nuove prove per il rapporto tra Dunk ed Egg,

  • un contesto che richiama sempre più da vicino le dinamiche che i fan di Game of Thrones conoscono bene.

Il prequel continua così a distinguersi per un approccio più intimo e umano rispetto alla serie madre, concentrandosi sul viaggio dei personaggi piuttosto che sulle grandi battaglie. Proprio per questo, ogni decisione mostrata nel promo sembra avere un peso specifico maggiore, preparando il terreno agli eventi futuri.

A Knight of the Seven Kingdoms conferma episodio dopo episodio la volontà di espandere il mito di Westeros senza replicare pedissequamente le formule del passato, e l’episodio 5 potrebbe segnare un punto di non ritorno per i protagonisti.

La serie è disponibile su HBO, e il nuovo episodio promette di rafforzare ulteriormente il legame tra questo racconto e l’eredità narrativa di Game of Thrones.

The Pitt 2×06: il promo di “12:00 P.M.” anticipa l’episodio più teso della stagione

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È stato diffuso il promo ufficiale di The Pitt 2×06, intitolato “12:00 P.M.”, e tutto lascia pensare a uno degli episodi più intensi della seconda stagione. La serie medical drama di Max continua a spingere sull’acceleratore, concentrandosi sul tempo reale, sulla pressione costante e sulle conseguenze emotive delle decisioni prese sotto stress.

Il titolo dell’episodio non è casuale: mezzogiorno segna un punto di rottura nella giornata dell’ospedale, con un sovraccarico di emergenze che mette a dura prova medici e personale sanitario. Il promo suggerisce una situazione fuori controllo, in cui ogni scelta può fare la differenza tra la vita e la morte.

Cosa anticipa il promo di The Pitt 2×06

Nel breve filmato, la tensione cresce minuto dopo minuto:

  • l’afflusso di pazienti aumenta improvvisamente,

  • il personale è costretto a prendere decisioni immediate,

  • il confine tra professionalità e coinvolgimento emotivo diventa sempre più sottile.

Al centro dell’episodio torna il personaggio interpretato da Noah Wyle, alle prese con una gestione dell’emergenza che sembra superare ogni protocollo. Il ritmo serrato e la regia claustrofobica, già marchio di fabbrica della serie, promettono un episodio costruito tutto sulla pressione del tempo e sull’impatto psicologico del lavoro in corsia.

“12:00 P.M.” si preannuncia quindi come un capitolo chiave di The Pitt, destinato a spingere i personaggi oltre i propri limiti e a ridefinire gli equilibri della seconda stagione.

Disclosure Day: lo spot tv del film, di Steven Spielberg

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Disclosure Day: lo spot tv del film, di Steven Spielberg

Steven Spielberg tornerà alla fantascienza quest’anno con un’opera originale, Disclosure Day. Il trailer è stato trasmesso durante l’ultima pausa pubblicitaria prima del calcio d’inizio, in vista dell’uscita prevista per il 12 giugno.

Lo spot completo di Disclosure Day del Super Bowl, della durata di un minuto, è disponibile online e mostrato qui sopra, e si concentra sui personaggi di Josh O’Connor ed Emily Blunt, prima di concludersi con un’inquadratura di un oggetto volante non identificato che emerge tra le nuvole.

Dalla storia personale di The Fabelmans all’adattamento del musical di Broadway West Side Story, la maggior parte dei film diretti da Steven Spielberg negli ultimi 15 anni non appartengono al genere fantascientifico o horror, il che ha creato ancora più aspettative per il suo ritorno a questi generi.

Oltre a O’Connor e Blunt, il cast stellare di Disclosure Day include Colman Domingo, Colin Firth, Eve Hewson e Wyatt Russell. La sceneggiatura è stata scritta da David Koepp, che ha già lavorato con Spielberg in Jurassic Park, Il mondo perduto: Jurassic Park, La guerra dei mondi e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo.

Il film uscirà nelle sale il 12 giugno e ha la particolarità di essere un blockbuster originale in un’estate ricca di film di franchise. Nonostante non faccia parte di un IP esistente, Disclosure Day ha già generato un notevole clamore. La nuova immagine di O’Connor e Blunt si aggiunge a ciò con uno sguardo allettante su ciò che verrà, preservando al contempo il mistero che rende il film una prospettiva così intrigante.

Chicago PD 13×13: il promo anticipa il ritorno della serie con un evento crossover

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Dopo una breve pausa, Chicago P.D. è pronta a tornare in onda con un episodio chiave della tredicesima stagione. NBC ha pubblicato il promo ufficiale di Chicago PD 13×13, confermando che l’episodio 13 andrà in onda il 4 marzo e sarà parte di uno speciale evento crossover che promette di alzare ulteriormente la tensione narrativa.

La stagione 13 ha già mostrato un forte focus sui conflitti interni dell’Intelligence Unit e sulle conseguenze emotive delle scelte dei protagonisti. Il ritorno con un crossover lascia intendere un’escalation degli eventi, con casi più ampi e pericolosi che superano i confini di una singola unità.

Cosa anticipa il promo di Chicago PD 13×13

Il promo, breve ma intenso, suggerisce che l’episodio sarà caratterizzato da:

  • un’indagine ad alto rischio,

  • una minaccia che richiede collaborazione tra più squadre,

  • decisioni difficili che potrebbero avere ripercussioni a lungo termine.

Come da tradizione dell’universo One Chicago, il crossover sembra destinato a intrecciare le storyline di Chicago PD con quelle delle altre serie del franchise, aumentando la posta in gioco sia sul piano operativo sia su quello personale per i personaggi principali.

Al centro dell’azione tornerà l’Intelligence guidata da Hank Voight, chiamata a fronteggiare una situazione che metterà alla prova le alleanze e la tenuta del gruppo. Il tono del promo lascia intendere che l’episodio non sarà solo un capitolo di transizione, ma uno snodo importante della stagione.

L’episodio 13 di Chicago PD segnerà quindi il ritorno ufficiale della serie il 4 marzo su NBC, dando il via a una nuova fase della stagione 13 all’insegna dell’azione e delle connessioni narrative su larga scala.

The Mandalorian and Grogu, lo spot tv presentato al Big Game

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The Mandalorian and Grogu, lo spot tv presentato al Big Game

Lucasfilm ha fatto il suo grande ritorno al Super Bowl con lo spot televisivo di The Mandalorian and Grogu. Primo film di Star Wars ad essere presente al Big Game dai tempi di Solo: A Star Wars Story del 2018, il sequel di The Mandalorian di Jon Favreau arriverà in esclusiva al cinema il 22 maggio.

Lo spot televisivo mostra Din Djarin (Pedro Pascal) e Grogu su una slitta trainata dai Tauntaun. Include una voce fuori campo di Sam Elliott, con uno stile generale che richiama i classici spot pubblicitari della birra mostrati al Super Bowl. Sembra probabile che il filmato sia stato realizzato appositamente per il Big Game e non sia effettivamente presente in The Mandalorian and Grogu.

The Mandalorian & Grogu è stato annunciato per la prima volta a gennaio 2024 come il prossimo film di “Star Wars” in fase di sviluppo, e la sua uscita nelle sale è prevista per il 20 maggio 2026. Oltre al personaggio mascherato di Pascal, il Mandaloriano, e al suo adorabile aiutante Grogu (meglio conosciuto come Baby Yoda), il cast include anche Sigourney Weaver nel ruolo di una pilota da caccia, Jeremy Allen White in quello del figlio di Jabba the Hutt e Jonny Coyne in quello di un signore della guerra imperiale.

La prima breve sinossi del film recita: “Erede della Forza nella galassia e compagno adorabile del Mandaloriano, Grogu ha conquistato il mondo con il suo fascino malizioso e accattivante fin dal suo debutto”, si legge. “Presto saranno disponibili prodotti a tema Grogu per tutti i canali, categorie e fasce d’età: la tempesta Grogu sta per scatenarsi!”

Le avventure di Cliff Booth: il primo trailer dal Super Bowl

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Le avventure di Cliff Booth: il primo trailer dal Super Bowl

Con una svolta sorprendente, Netflix ha diffuso a sorpresa un trailer per il prossimo sequel di C’era una volta a… Hollywood di David Fincher e Brad Pitt, dopo Cliff Booth. Questo è il primo sguardo a Le avventure di Cliff Booth, confermando che “arriverà presto”. Il trailer è censurato per il lancio del Super Bowl, nascondendo nudità, parolacce e altro.

Il cast di Le avventure di Cliff Booth

Il cast include Brad Pitt, Carla Gugino, Yahya Abdul-Mateen II, Elizabeth Debicki, Scott Caan, Barry Livingston, JB Tadena, Corey Fogelmanis e Karren Karagulian. Il film è stato scritto da Quentin Tarantino, che avrebbe poi deciso di lasciare alla regia per concentrarsi sul suo prossimo e apparentemente ultimo film, di cui però non si hanno ancora notizie. In ogni caso, Le avventure di Cliff Booth permetterà a Pitt di riprendere il ruolo grazie al quale ha vinto il premio Oscar come Miglior attore non protagonista, riunendolo anche a David Fincher, con cui ha girato già diversi film in precedenza, da Seven a Il curioso caso di Benjamin Button.​​​​​​​

Secondo quanto riportato da Variety a ottobre, Netflix stava considerando un lancio estivo 2026 per il film, ma la pellicola non compare ancora nel calendario ufficiale Netflix per quell’anno. La trama dovrebbe comunque svolgersi qualche anno dopo gli eventi di C’era una volta a… Hollywood, con Erik Messerschmidt alla direzione della fotografia al posto di Robert Richardson.

Minions & Monsters, il primo sguardo al terzo film dei Minions

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Illumination non poteva lasciarsi sfuggire il Super Bowl senza portare i Minions alla festa. E infatti ha scelto il Big Game per diffondere la prima occhiata ufficiale al terzo film dei Minions, confermando che il titolo effettivo è Minions & Monsters. Durante il Big Game è stato mostrato solo un teaser, invitando il pubblico a guardare il trailer completo online. E potete vederlo qui.

Super Mario Galaxy – Il film: il trailer del Super Bowl

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Super Mario Galaxy – Il film: il trailer del Super Bowl

Il sequel di Super Mario Bros. – il film di Illumination arriverà presto, il 1° aprile. Lo studio ha portato gli iconici personaggi Nintendo al Super Bowl per promuovere Super Mario Galaxy – Il film e posizionarlo come uno dei film più attesi dell’anno. Il teaser del Super Bowl mostra Yoshi con Baby Mario e Baby Luigi.

Cosa sappiamo su Super Mario Galaxy – Il film

Super Mario Galaxy – Il Film è una pellicola d’animazione basata sul mondo di Super Mario Bros., ed è il sequel di Super Mario Bros. Il Film che nel 2023 ha incassato più di 1,3 miliardi di dollari in tutto il mondo. Sia il film del 2023 che Super Mario Galaxy – Il Film sono prodotti da Chris Meledandri di Illumination e Shigeru Miyamoto di Nintendo.

Il film sarà co-finanziato da Universal Pictures e Nintendo, e distribuito in tutto il mondo da Universal Pictures.

Aaron Horvath e Michael Jelenic tornano a dirigere Super Mario Galaxy – Il Film, dalla sceneggiatura di Matthew Fogel, con la colonna sonora composta da Brian Tyler, come nel primo film.

Il cast confermato vede il ritorno di Chris Pratt nei panni di Mario, Charlie Day come Luigi, Anya Taylor-Joy nel ruolo della Principessa Peach e Jack Black nei panni di Bowser.

  • Mario: è il protagonista del film, un idraulico italo-americano paffuto e baffuto vestito di rosso. È ottimista, positivo e determinato, ma anche impulsivo e testardo. Doppiato da Chris Pratt.
  • Luigi: è il fratello gemello minore di Mario. Simile a suo fratello, ma più magro, alto e fifone, veste di verde. Doppiato da Charlie Day.
  • Principessa Peach: è la sovrana del Regno dei Funghi. Doppiata da Anya Taylor-Joy
  • Bowser: è lo spietato re dei Koopa, tartarughe antropomorfe. Rispetto ai suoi sudditi, è gigantesco, ha il guscio pieno di aculei, le corna e la capacità di sputare fiamme. Doppiato da Jack Black.
  • Toad: è un membro dell’omonima specie di uomini-fungo. Doppiato da Keegan-Michael Key.
  • Kamek il Magikoopa: è un potente stregone Koopa, mentore e braccio destro di Bowser. Doppiato da Kevin Michael Richardson.
  • Principessa Rosalinda: una ragazza che vive nello spazio e si occupa degli Sfavillotti, piccole creature simili a stelle. Doppiata da Brie Larson.
  • Bowser Junior: il figlio di Bowser alla ricerca del padre. Doppiato da Benny Safdie.

Il Film arriverà nelle sale italiane il 1° aprile 2026 distribuito da Universal.

Spider-Man: Brand New Day riceve una recensione entusiasta dal boss di Sony

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Dopo una lunga assenza dal Marvel Cinematic Universe, lo Spider-Man di Tom Holland è pronto a tornare quest’estate con Spider-Man: Brand New Day. Il film segna il rientro ufficiale di Peter Parker nella Fase 6 del MCU, proprio mentre la saga si avvicina ai prossimi capitoli degli Avengers. E, a giudicare dalle prime reazioni interne, l’attesa potrebbe essere ampiamente ripagata.

In un’intervista rilasciata a Variety, il CEO di Sony Pictures, Tom Rothman, ha espresso un entusiasmo fuori dal comune per il progetto, nonostante non abbia ancora visto un montaggio completo del film, le cui riprese principali si sono concluse a dicembre 2025.

Le parole di Tom Rothman: “Uno Spider-Man sorprendente e straordinario”

Rothman ha chiarito di aver visionato tutti i dailies, dichiarando che Brand New Day sarà “uno dei film più sorprendenti e riusciti”, non solo come capitolo Marvel ma come film in senso assoluto. Un plauso particolare è stato rivolto al regista Destin Daniel Cretton, già apprezzato per Shang-Chi, che secondo Rothman avrebbe svolto “un lavoro tremendo, davvero eccezionale”.

Interrogato sulla possibilità che questo possa essere l’ultimo film di Holland nei panni dell’Uomo Ragno, il CEO di Sony ha glissato con una battuta: “La prossima volta che sentite Tom, chiedetelo a lui!”. Al momento, infatti, non ci sono indicazioni ufficiali che Brand New Day rappresenti l’addio definitivo dell’attore al personaggio.

Misteri, ritorni e il ruolo chiave nella Fase 6

Spider-Man: Brand New Day

La trama di Spider-Man: Brand New Day resta avvolta nel massimo riserbo. Tra i punti interrogativi più discussi ci sono il ruolo di Sadie Sink, il coinvolgimento di Hulk e Punisher e il modo in cui queste presenze si inseriranno nell’arco narrativo complessivo. Il film avrà inoltre un peso strategico importante: sarà l’ultimo standalone del MCU prima di Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars.

Il cast includerà anche Michael Mando, di ritorno nei panni di Mac Gargan alias Scorpion, e Marvin Jones III, al debutto nel MCU come Lonnie Lincoln/Tombstone, personaggio che aveva già doppiato in Spider-Man: Into the Spider-Verse.

Con l’entusiasmo dichiarato dai vertici Sony e un livello di segretezza così alto, Spider-Man: Brand New Day si candida a essere uno dei film Marvel più attesi e potenzialmente sorprendenti degli ultimi anni.

La star di Stranger Things rivela quale personaggio Marvel vorrebbe interpretare dopo anni di fancasting

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Dopo anni di ipotesi e fancasting da parte dei fan, Caleb McLaughlin ha finalmente detto la sua: l’attore di Stranger Things ha rivelato che gli piacerebbe interpretare Miles Morales nel Marvel Cinematic Universe. Una dichiarazione che riaccende l’entusiasmo dei fan Marvel, che da tempo lo indicano come uno dei volti ideali per lo Spider-Man di nuova generazione.

McLaughlin, noto per il ruolo di Lucas Sinclair nella serie Netflix Stranger Things, ha parlato del personaggio in un’intervista a Variety, spiegando che interpretare Miles Morales sarebbe per lui “un onore”. L’attore ha sottolineato il profondo rispetto che nutre per il personaggio e per il significato che porta con sé, ben oltre la singola interpretazione.

Miles Morales come simbolo culturale e generazionale

Secondo McLaughlin, Miles rappresenta qualcosa di più grande di chiunque lo interpreti. Essere cresciuto a New York, proprio come il personaggio, e aver visto l’impatto dello Spider-Verse lo ha fatto sentire ancora più vicino a quella storia. Un legame emotivo che, a suo dire, spiega perché il giovane Spider-Man riesca a parlare a un pubblico così ampio e trasversale.

Il fancasting che lo vede protagonista circola almeno dal 2018, anno di uscita di Spider-Man: Into the Spider-Verse. La somiglianza fisica con il personaggio e le origini newyorkesi hanno contribuito a rafforzare l’idea che McLaughlin potesse essere una scelta naturale per un eventuale debutto live-action di Miles nel MCU.

Creato dallo sceneggiatore Brian Michael Bendis e dalla disegnatrice Sara Pichelli, Miles Morales ha esordito nel 2011 in Ultimate Fallout #4, per poi ottenere una sua serie dedicata. Il vero salto nella cultura pop è arrivato però con il successo di Spider-Man: Into the Spider-Verse, vincitore dell’Oscar e punto di svolta per la popolarità del personaggio.

Il futuro di Miles Morales tra cinema e attesa

Il successo del primo film ha dato vita a un vero e proprio universo narrativo, proseguito con Spider-Man: Across the Spider-Verse e con il videogioco Marvel’s Spider-Man: Miles Morales. Un terzo capitolo animato, Spider-Man: Beyond the Spider-Verse, è attualmente in sviluppo, ma la data di uscita continua a slittare: al momento è fissata al 18 giugno 2027, anche se molti fan temono un ulteriore rinvio.

Nel frattempo, le parole di Caleb McLaughlin alimentano il dibattito su un possibile futuro di Miles Morales nel live-action Marvel. Un’ipotesi che, se dovesse concretizzarsi, segnerebbe un passaggio importante per il personaggio e per la rappresentazione all’interno del MCU.

FOTO DI COPERTINA: Caleb McLaughlin arriva alla 54ª edizione degli NAACP Image Awards, tenutasi al Pasadena Civic Auditorium il 25 febbraio 2023 a Pasadena, Los Angeles, California, Stati Uniti. — Foto di Image Press Agency via DepositPhotos.com

Finalmente ABC spiega perché Bailey non ha mai funzionato davvero in The Rookie

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A quasi cinque anni dalla sua introduzione, ABC ha finalmente chiarito perché Bailey Nune non è mai sembrata del tutto integrata nel cast principale di The Rookie. Nella stagione 8 della serie creata da Alexi Hawley, già ricca di eventi fin dai primi episodi del ciclo 2025–2026, il nodo narrativo legato a Bailey viene affrontato in modo diretto e sorprendentemente lucido.

La nuova stagione si è aperta con un’operazione internazionale e ha continuato a sviluppare importanti cambiamenti per diversi personaggi: Grey ha intrapreso un nuovo percorso professionale, Bradford e Chen hanno consolidato il loro ruolo (e il loro rapporto), mentre Celina, Lopez, Nyla ed Evers hanno portato avanti archi narrativi ben definiti. In questo contesto, però, la serie ha posto un’attenzione particolare sulla relazione tra Nolan e Bailey, facendo emergere una frattura che covava da tempo.

Nolan verbalizza il vero problema di Bailey

Nel quinto episodio della stagione 8, intitolato The Network, John Nolan arriva finalmente a dire ad alta voce ciò che molti spettatori hanno percepito per anni. Dopo il viaggio di nozze a Praga, la coppia si trova davanti a una scelta cruciale: Bailey vuole trasferirsi a Washington DC per lavoro, mentre Nolan rifiuta l’idea di abbandonare la sua vita e la sua carriera a Los Angeles.

Durante il confronto finale, Nolan individua il vero nodo della questione: Bailey ha sempre avuto un’irrefrenabile inclinazione al cambiamento. Nel corso della serie è stata vigile del fuoco, soldatessa, paramedica, istruttrice di capoeira e molto altro. Una versatilità che, sul piano personale, la rende affascinante e dinamica, ma che sul piano narrativo ha finito per renderla instabile e difficile da collocare.

A differenza degli altri personaggi, legati a una crescita professionale chiara e coerente all’interno del Mid-Wilshire PD, Bailey è sempre rimasta ai margini del racconto. Spesso la sua presenza nelle storyline più importanti è sembrata giustificata solo dal suo legame con Nolan, interpretato da Nathan Fillion, piuttosto che da un ruolo organico nel mondo della serie.

La stagione 8 potrebbe ora trasformare questa crisi in un punto di svolta, “radicando” finalmente Bailey e dandole una funzione narrativa più solida. Se così fosse, The Rookie riuscirebbe non solo a spiegare un problema storico della serie, ma anche a correggerlo, dando nuovo equilibrio a uno dei suoi personaggi più discussi.

Paul Thomas Anderson ha appena blindato la sua prima vittoria agli Oscar con il Directors Guild of America Awards

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L’Academy può iniziare seriamente a incidere il nome di Paul Thomas Anderson su una statuetta. Dopo una carriera costellata di capolavori come Boogie Nights, Magnolia e Il petroliere, il regista arrivava a questa awards season con un dato quasi beffardo: 0 vittorie su 11 nomination agli Oscar. Ma Una battaglia dopo l’altra  sembra destinato a cambiare definitivamente la storia.

Dalla sua première, il film ha dominato la stagione dei premi, soprattutto sul fronte della regia. L’ultimo tassello decisivo è arrivato con la vittoria di Anderson agli Directors Guild of America Awards 2025, dove ha conquistato il premio per l’Outstanding Directorial Achievement in Theatrical Feature Film. Un riconoscimento che, storicamente, rappresenta uno dei più affidabili indicatori per l’Oscar alla Miglior Regia.

La vittoria ai DGA rafforza il suo status di favorito assoluto

Leonardo DiCaprio in Una battaglia dopo l'altra (2025)
Foto di Photo Courtesy Warner Bros. Pictures – © Warner Bros. Pictures

I numeri parlano chiaro. Dal 1948, anno di nascita del premio DGA, solo otto volte il vincitore del sindacato dei registi non ha poi trionfato agli Oscar. Un’eventuale sconfitta di Anderson lo renderebbe appena il nono caso nella storia, uno scenario che oggi appare altamente improbabile.

A rafforzare ulteriormente la sua posizione c’è una combinazione rarissima ma potentissima: Anderson ha già vinto il premio equivalente alla Miglior Regia sia ai Golden Globe Awards sia ai Critics’ Choice Awards, oltre al DGA. Nelle 32 stagioni in cui questi tre riconoscimenti hanno incoronato lo stesso regista, 14 su 16 sono poi culminate con l’Oscar. Anderson è ora il 17° a riuscirci.

Una corsa agli Oscar ormai segnata?

Una battaglia dopo l'altra

La concorrenza non mancava: registi come Ryan Coogler e Chloé Zhao avevano ancora la possibilità di rimescolare le carte proprio ai DGA, ma il loro mancato successo ha di fatto cristallizzato la gerarchia della corsa. Resta ancora il passaggio ai BAFTA, unico vero potenziale elemento di sorpresa, ma potrebbe arrivare troppo tardi per ribaltare il destino.

Con una narrativa da “vittoria attesa da anni”, un film dato tra i favoriti anche per Miglior Film e una sweep quasi completa tra i principali precursori, tutti gli indizi portano verso il primo Oscar di Paul Thomas Anderson. Una consacrazione che, a questo punto, sembra solo una formalità.

Paul Thomas Anderson si aggiudica il DGA Awards 2026 e la strada verso l’Oscar si spiana

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Il regista di Una battaglia dopo l’altra, Paul Thomas Anderson, ha vinto il primo premio alla 78a edizione annuale dei DGA Awards.

Il DGA Award per la miglior regia in un film per il cinema è da tempo uno dei più affidabili indicatori dell’assegnazione dell’Oscar alla migliore regia, il che rende la cerimonia uno degli appuntamenti più seguiti della stagione per la corsa all’Academy Award.

Nel suo discorso di ringraziamento, Anderson ha dedicato gran parte del tempo a rendere omaggio al defunto aiuto regista Adam Somner, scomparso nel 2024.

Per quanto riguarda la TV, The Pitt ha vinto il premio per la migliore serie drammatica, grazie alla regista Amanda Marsalis per l’episodio “6:00 PM”. Ha persino superato il produttore esecutivo di The Pitt John Wells, anch’egli candidato. Nella categoria commedia, Seth Rogen ed Evan Goldberg hanno vinto per l’episodio “The Oner” di The Studio, che gli era valso anche un Emmy per la miglior regia lo scorso settembre.

Goldberg e Rogen hanno dedicato la vittoria a Catherine O’Hara. “Siamo cresciuti in Canada e lei è ed è stata il nostro idolo fin da bambini”, ha detto Goldberg. “Ha dimostrato che si poteva essere un genio assoluto e la persona più gentile del mondo”.

Fin dalla sua nascita, la DGA ha pronosticato correttamente il vincitore dell’Oscar per la miglior regia in tutti i casi tranne otto. La divergenza più recente si è verificata nel 2019, quando Sam Mendes ha vinto il DGA Award per il film epico di guerra 1917, ma ha perso l’Oscar contro Bong Joon Ho per il dramma sudcoreano Parasite, che si era aggiudicato anche il premio come miglior film. L’anno scorso, Sean Baker ha vinto il massimo riconoscimento del DGA per Anora, che ha poi vinto quattro Academy Awards, tra cui miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura originale e miglior montaggio.

Quando si tratta della più ampia corsa al miglior film, la storia del DGA sottolinea l’importanza vitale di una nomination. Solo due film, A spasso con Daisy (1989) e CODA (2022), hanno vinto l’Oscar per il miglior film senza ricevere una nomination al DGA.

Alla vigilia della serata, l’epico film d’azione di Paul Thomas Anderson aveva accumulato 35 premi della critica e delle associazioni per il miglior film, tra cui una rara vittoria di tutti e quattro i principali premi della critica: National Board of Review, Los Angeles Film Critics Association, New York Film Critics Circle e National Society of Film Critics. Solo quattro film nella storia hanno raggiunto questo traguardo: “Schindler’s List” (1993), “L.A. “Confidential” (1997), “The Social Network” (2010) e ora, l’ultimo di Anderson.

Oltre ai premi competitivi, la DGA ha conferito due riconoscimenti speciali per il contributo esemplare alla gilda e al settore. Il regista associato e direttore di scena David Charles ha ricevuto il Franklin J. Schaffner Achievement Award, in riconoscimento dello straordinario servizio reso sia alla professione che alla DGA. Il primo assistente alla regia commerciale Gregory G. McCollum riceverà il Frank Capra Achievement Award, assegnato in riconoscimento di notevoli traguardi nella carriera e del servizio eccezionale alla gilda.

Il presidente della DGA, Christopher Nolan, ha aperto la cerimonia e ha continuato a essere oggetto di battute ricorrenti tra presentatori e vincitori, che hanno sottolineato come “President Nolan” suonasse molto meglio rispetto all’altro Presidente. (“È bello dire ‘Presidente’ e avere qualcosa di bello dopo”, ha scherzato Del Toro a un certo punto.)

Ecco i vincitori dei DGA Awards 2026

PREMIO ALLA REGIA IN UN FILM CINEMATOGRAFICO

Direttore di produzione: Will Weiske
Primo aiuto regista: Adam Somner
Secondo aiuto regista: Trevor Tavares, Ian Stone
Secondo aiuto regista: Dominic Pacitti, Rafael Sanz-Jimenez
Secondo aiuto regista aggiuntivo: Nuekellar Hardy, Chunning Chang, Kit Conners, Kasia Trojak, Tyler Young

ESORDIO CINEMATOGRAFICO

  • Charlie Polinger, “The Plague” (Independent Film Company)

DOCUMENTARIO

  • Mstyslav Chernov, “2000 Meters to Andriivka” (PBS)

SERIE DRAMMATICA

  • Amanda Marsalis, The Pitt, “6:00 P.M.” (HBO Max)

Responsabile di produzione: Michelle Lankwarden
Primo aiuto regia: Eric Tignini
Secondo aiuto regia: Kevin Zelman
Secondo aiuto regia: Nicole Jones, Rebecca Rogers, Chloe Huckins
Secondo aiuto regia aggiuntivo: Michelle Akeley

SERIE COMMEDIA

  • Seth Rogen ed Evan Goldberg, The Studio, “The Oner” (Apple TV+)

Responsabile di produzione: Shawn Dyrdahl
Primo aiuto regia: Donald Murphy
Secondo aiuto regia: Peter Dress

SERIE MINIMA E ANTOLOGICA

  • Shannon Murphy, Dying for Sex, “It’s Not That Serious” (FX su Hulu)

Responsabile di produzione: Francesca M. Mannix
Primo aiuto regia: Julie A. Bloom
Secondo aiuto regia: Findlay Ward Zotter
Secondo aiuto regia Aiuto regia: Kristin Dombroski, Laura E. Rizer

FILM PER LA TELEVISIONE

  • Stephen Chbosky, “Nonnas” (Netflix)

Responsabile di produzione: Pamela Hirsch, Kara Doherty
Primo aiuto regia: Chris Surgent
Secondo aiuto regia: Takahide Kawakami
Secondo aiuto regia: Cary Lee
Responsabile location: Tatiana Forster

VARIETY

  • Liz Patrick, “SNL50: The Anniversary Special” (NBC)

Regia associata: Michael Mancini, Michael Poole, Laura Ouziel Mack, Janine DeVito, Amy Mancini, Dan Dome
Direttori di scena: Gena Rositano, Chris Kelly, Eddie Valk, Peter Epstein, Karen Tasch Weiss, Steve Bautista, Joey Despenzero, Frank Fernandez, Doug Fogel, Jeffry Gitter, Cyndi Owgang, Elise Reaves, Niclana Tolmasoff, Leslie Williams

SPORT

  • Matthew Gangl, World Series 2025 – Gara 7 – Los Angeles Dodgers contro Toronto Blue Jays (Fox Sports)

Regia associata: Larry Lancaster, Aaron Stojkov, Bryan Colucci
Direttore di scena: Dominick Tringali, Dan Frank

REALITY / QUIZ E GIOCHI

  • Mike Sweeney, Conan O’Brien Must Go, “Austria” (HBO Max)

Regia associata: Jason Chillemi

SERIE DI DOCUMENTARI / NOTIZIE

  • Rebecca Miller, Mr. Scorsese, “All This Filming Isn’t Healthy” (Apple TV+)

SPOT

  • Kim Gehrig (Somesuch)

Sam Raimi svela il suo più grande rimpianto Marvel (e come sta cercando di rimediare)

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Quando si parla di cinema supereroistico, Sam Raimi è una figura centrale di Hollywood. Dopo aver segnato un’epoca con la trilogia originale di Spider-Man, il regista ha lasciato il suo segno anche nel Marvel Cinematic Universe, dirigendo Doctor Strange nel Multiverso della Follia nel 2022. Proprio su quel film, però, Raimi ha recentemente ammesso di portarsi dietro un importante rimpianto.

In un’intervista rilasciata a Total Film, il regista ha spiegato di non aver sfruttato appieno il talento di Rachel McAdams, tornata nel MCU nei panni di Christine Palmer, anche attraverso una variante multiversale. Raimi ha raccontato di aver compreso solo col tempo quanto l’attrice fosse stata sottoutilizzata: un errore che si è promesso di non ripetere.

Il rimpianto su Doctor Strange e la “riparazione” con Send Help

Raimi ha elogiato apertamente McAdams, definendola “la persona perfetta” per il ruolo grazie al suo talento e alla sua naturale empatia sullo schermo. Proprio per questo, ha ammesso che l’esperienza su Doctor Strange nel Multiverso della Follia gli ha lasciato l’amaro in bocca: la consapevolezza di non averle dato abbastanza spazio narrativo.

La promessa fatta a sé stesso ha trovato una risposta concreta in Send Help, il nuovo film di Raimi ora nelle sale, in cui McAdams recita accanto a Dylan O’Brien. Secondo il regista, il pubblico sarà sorpreso nel vederla affrontare un territorio inedito, lontano dai ruoli più rassicuranti che ha interpretato in passato, aprendo anche a sfumature più oscure e inaspettate.

Il futuro di Doctor Strange nel MCU

Doctor Strange nel Multiverso della Follia Illuminati

Nonostante Doctor Strange nel Multiverso della Follia abbia incassato circa 955 milioni di dollari al box office mondiale, un terzo capitolo non è ancora stato ufficialmente annunciato dai Marvel Studios. Con la Fase 6 del MCU ancora in pieno sviluppo, è probabile che un eventuale Doctor Strange 3 arrivi solo dopo la conclusione della Multiverse Saga.

Nel frattempo, il personaggio di Stephen Strange tornerà presto sul grande schermo: Benedict Cumberbatch è infatti confermato in Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars, con i Russo Brothers nuovamente alla regia. Le riprese del capitolo finale della Fase 6 dovrebbero iniziare quest’estate, riportando Strange al centro degli eventi chiave del MCU.

Un easter egg su Jon Snow trasforma A Knight of the Seven Kingdoms in un vero successore di Game of Thrones

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Uno degli elementi che ha reso Game of Thrones un fenomeno globale è la sua capacità di intrecciare epoche lontane della storia di Westeros in un unico, coerente mosaico narrativo. A Knight of the Seven Kingdoms dimostra di aver ereditato pienamente questa lezione, grazie a un sottile Easter egg legato a Jon Snow che rafforza il legame con la serie madre e con l’universo creato da George R. R. Martin.

Il riferimento emerge nel terzo episodio della stagione, intitolato The Squire, che segna il giro di boa della serie e introduce uno dei collegamenti più significativi con la mitologia di Westeros. Un dettaglio apparentemente marginale, ma destinato a pesare enormemente sul piano del lore.

La profezia nel mercato e il destino di Dunk ed Egg

Durante una passeggiata al mercato, Dunk ed Egg vengono fermati da una veggente. La donna predice a Dunk un futuro di grande successo, “più ricco di un Lannister”, una frase volutamente vaga. Ma è la profezia rivolta a Egg a cambiare completamente il tono della scena: il ragazzo, secondo la veggente, diventerà re e morirà “in un fuoco ardente”, lasciando che i vermi si nutrano delle sue ceneri.

Gli spettatori meno esperti potrebbero archiviare la scena come semplice colore folkloristico, ma per i lettori dei racconti di Dunk ed Egg il riferimento è chiarissimo. La profezia allude alla Tragica Notte di Summerhall, uno degli eventi più oscuri e cruciali della storia dei Targaryen, destinato a segnare la fine di Egg — futuro re Aegon V — e dello stesso Dunk.

Summerhall, Rhaegar e il legame diretto con Jon Snow

Il vero colpo di genio sta però nel motivo che porta i Targaryen a riunirsi a Summerhall. Lì si celebra la futura nascita di un discendente reale: Rhaegar Targaryen. È proprio Rhaegar Targaryen a essere rivelato in Game of Thrones come il padre di Jon Snow, trasformando quell’evento lontano nel tempo in un nodo fondamentale della sua origine.

In questo modo A Knight of the Seven Kingdoms non si limita a raccontare una storia autonoma, ma si inserisce con precisione chirurgica nel canone della saga, dimostrando che la serie è molto più di uno spin-off. Un’eredità narrativa che conferma la volontà di HBO di trattare Westeros come un universo stratificato, dove ogni dettaglio può avere conseguenze secoli dopo.

La serie è attualmente disponibile su HBO Max, e con questo episodio ribadisce di essere una degna erede di Game of Thrones, capace di parlare sia ai nuovi spettatori sia ai fan più attenti al dettaglio.