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Michelle Williams, Cillian Murphy e Daniel Craig nel prossimo film di Damien Chazelle

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Michelle Williams è l’ultima star ad unirsi al nuovo film drammatico ancora senza titolo di Damien Chazelle, con Cillian Murphy e Daniel Craig già confermati nel cast, come riportato da Deadline. Chazelle dirigerà il film, ne ha scritto la sceneggiatura e lo produrrà insieme a Olivia Hamilton sotto la loro etichetta Wild Chickens Productions. La Paramount Pictures distribuirà il film. Sebbene non sia ancora confermato, fonti interne affermano  – come già riportato in precedenza – che il film sarà ambientato in una prigione. La produzione dovrebbe iniziare entro la fine dell’anno.

Chazelle aveva valutato diversi progetti lo scorso anno, tra cui un film su Evel Knievel con Leonardo DiCaprio nel ruolo del protagonista. Alla fine quel film è stato accantonato, consentendo a Chazelle di dedicarsi al prison movie che stava sviluppando. Una volta che Murphy e Craig si sono impegnati a recitare nel film, Chazelle ha iniziato a corteggiare altre star per i ruoli secondari. Dopo il successo di film come Whiplash e La La Land, le star sono sempre incuriosite quando una delle sceneggiature di Chazelle arriva sul mercato e questo caso non ha fatto eccezione, con Williams che ha firmato per prendere parte al prossimo progetto del premio Oscar.

Michelle Williams ha appena vinto il Golden Globe come migliore attrice in una miniserie o film per la sua acclamata interpretazione in Dying For Sex. La sua performance le è valsa anche una nomination agli Emmy. Per quanto riguarda il cinema, la sua recente interpretazione romanzata della madre di Steven Spielberg in The Fabelmans (2022) le è valsa una nomination ai Golden Globe e la sua quinta nomination agli Oscar. Non resta a questo punto che scoprire quale sarà il suo ruolo in questo nuovo e ancora misterioso progetto.

Avengers: Doomsday, i fratelli Russo suggeriscono un significato più profondo per i “trailer”

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Con la pubblicazione online del teaser con protagonisti gli Wakandiani e i Fantastici Quattro, i quattro trailer di Avengers: Doomsday visti al cinema sono ora disponibile in rete, ma sembra che ci sia qualcosa di più di quanto sembri dietro questi filmati del prossimo film del Marvel Cinematic Universe. Il primo teaser, lo ricordiamo, ha rivelato il ritorno di Chris Evans nei panni di Steve Rogers, mentre il secondo ha mostrato Chris Hemsworth nei panni di Thor in preghiera. Il terzo teaser ha presentato il ritorno degli X-Men della Fox, mentre il quarto trailer si è concentrato, come già detto, sugli Wakandiani e sui Fantastici Quattro.

Su Instagram (qui il post), i fratelli Russo hanno ora suggerito un significato più profondo per questi quattro trailer di Avengers: Doomsday. Secondo i Russo, i filmati che i fan hanno visto non sono quello che sembrano, con i registi del film Avengers che hanno dichiarato: “Quello che avete visto nelle ultime quattro settimane… non sono teaser. Né trailer. Sono storie. Sono indizi...”. I Russo concludono il loro teaser dicendo ai fan di “prestare attenzione”.

Sin dal primo trailer di Avengers: Doomsday, i fan si sono chiesti se le immagini fossero realmente tratte dal film o se fossero state utilizzate per dare un’idea di dove si troverebbero i personaggi del cast di Avengers all’inizio del film. La cautela nel credere a ciò che viene mostrato sullo schermo è comprensibile, dato che i trailer dei film MCU sono stati montati in modo da mantenere alcuni elementi segreti o hanno mentito in passato.

Ad esempio, Hulk è stato mostrato in un trailer di Avengers: Infinity War per una scena in cui non è mai apparso. Allo stesso modo, il trailer di Spider-Man: No Way Home ha eliminato le versioni di Spider-Man interpretate da Andrew Garfield e Tobey Maguire da una scena di squadra. Ora, i fratelli Russo suggeriscono dunque che le immagini rilasciate finora sono storie e indizi, non trailer completi o teaser.

Pertanto, i teaser di Avengers: Doomsday potrebbero finire per influenzare le trame dei singoli personaggi, fungendo da introduzione ai loro archi narrativi ma non necessariamente al film nel suo complesso. Nell’ultimo trailer rilasciato, Namor e il suo popolo sembrano trovarsi a Talokan, che è però priva di acqua. Questo indizio potrebbe significare che le incursioni sono iniziate. Non resta che cercare di decifrare questi indizi, in attesa di nuovi materiali promozionali.

Cosa sappiamo di Avengers: Doomsday

Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars arriveranno in sala rispettivamente il 18 dicembre 2026, e il 17 dicembre 2027. Entrambi i film saranno diretti da Joe e Anthony Russo, che tornano anche nel MCU dopo aver diretto Captain America: The Winter Soldier, Captain America: Civil War, Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.

La sinossi ufficiale conferma il ritorno di Robert Downey Jr. all’interno dell’universo Marvel, questa volta nel ruolo di Doom. La trama resta però al momento sotto riserbo. Stephen McFeely e Michael Waldron risultano accreditati come sceneggiatori.

Il cast di Avengers: Doomsday è stato rivelato per la prima volta durante una diretta streaming a sorpresa della Marvel Studios, in cui diverse sedie hanno svelato il ritorno di numerosi attori. Una delle grandi novità è il ritorno di diversi attori degli X-Men dell’era Fox-Marvel.

Sono confermati nel cast del film (per ora): Paul Rudd (Ant-Man), Simu Liu (Shang-Chi), Tom Hiddleston (Loki), Lewis Pullman (Bob/Sentry), Florence Pugh (Yelena), Danny Ramirez (Falcon), Ian McKellen (Magneto), Sebastian Stan (Bucky), Winston Duke (M’Baku), Chris Hemsworth (Thor), Kelsey Grammer Bestia), James Marsden (Ciclope), Channing Tatum (Gambit), Wyatt Russell (U.S. Agent), Vanessa Kirby (Sue Storm), Rebecca Romijn (Mystica), Patrick Stewart (Professor X), Alan Cumming (Nightcrawler), Letitia Wright (Black Panther), Tenoch Huerta Mejia (Namor), Pedro Pascal (Reed Richards), Hannah John-Kamen (Ghost), Joseph Quinn (Johnny Storm), David Harbour (Red Guardian), Robert Downey Jr. (Dottor Destino), Ebon Moss-Bachrach (La Cosa), Anthony Mackie (Captain America) e Chris Evans (Captain America).

Il Mago del Cremlino– Le origini di Putin, il trailer italiano

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Il Mago del Cremlino– Le origini di Putin, il trailer italiano

Fulvio e Federica Lucisano, I Wonder Pictures, Rai Cinema e 01 Distribution presentano il trailer e il poster italiani de Il Mago del Cremlino– Le origini di Putin di Olivier Assayas (qui la nostra recensione in anteprima dal Festival di Venezia) con Paul Dano, Alicia Vikander, Tom Sturridge, Will Keen, con Jeffrey Wright e Jude Law, presentato in anteprima mondiale in Concorso alla 82° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e in uscita il 12 febbraio 2026 con 01 Distribution.

Russia, primi anni ’90. L’URSS è crollata. Nel caos di un Paese che cerca di ricostruirsi, Vadim Baranov, un giovane uomo dalla mente brillante sta per trovare la propria strada. Prima artista d’avanguardia, poi produttore di reality show, diventa consigliere ufficioso di un ex agente del KGB destinato a conquistare il potere assoluto: colui che presto sarà conosciuto come “lo Zar”, Vladimir Putin. Immerso nel cuore del sistema, Baranov diventa lo spin doctor della nuova Russia, modellandone discorsi, fantasie e percezioni. Ma c’è una figura che sfugge al suo controllo: Ksenia, donna libera e inafferrabile, che incarna la possibilità di fuga – lontano dall’influenza del potere e dal dominio politico.

Quindici anni dopo, ritiratosi nel silenzio, Baranov accetta di parlare. Ciò che rivela offusca i confini tra verità e finzione, fede e strategia e svela i segreti occulti del regime che ha contribuito a costruire. Il Mago del Cremlino– Le origini di Putin  è una discesa negli oscuri meandri del potere, un racconto in cui ogni parola è parte di un disegno.

Scritto dallo stesso Assayas con Emmanuel CarrèreIl mago del Cremlino – Le origini di Putin è un viaggio tra storia, politica, sociologia, suspense,  già definito  “un thriller avvincente”, “una riflessione sul fascino del potere”, “una storia che ci fa capire molto della Russia di oggi e non solo.”.

Il film è liberamente tratto dal romanzo “Il mago del Cremlino” di Giuliano da Empoli, pubblicato nel 2022 in Francia da © Editions Gallimard e in Italia da Mondadori.

Una produzione Curiosa Films e Gaumont, in coproduzione con France 2 Cinéma, Il Mago del Cremlino- le origini di Putin è un’esclusiva per l’Italia I Wonder Pictures e Italian International Film (Gruppo Lucisano) con Rai Cinema e sarà al cinema con 01 Distribution.

Prime Video e Warner Bros. Discovery siglano un accordo per la distribuzione di HBO Max in Italia, Germania e Austria

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Prime Video ha annunciato un nuovo accordo pluriennale con Warner Bros. Discovery (WBD) che renderà HBO Max disponibile per milioni di utenti in Europa. Grazie a questo accordo, da oggi, Prime Video distribuirà HBO Max in Italia, Germania e Austria. Come parte del progressivo rafforzamento globale tra Prime Video e Warner Bros. Discovery, l’accordo estenderà anche le collaborazioni attualmente esistenti a livello europeo in Francia, Spagna, Paesi Bassi, Svezia e Belgio.

HBO Max sarà disponibile come abbonamento aggiuntivo per i clienti Prime Video nei tre Paesi, offrendo accesso ad un catalogo di contenuti premium di WBD, tra cui HBO Originals, Max Originals, film Warner Bros. e titoli dell’universo DC, il tutto attraverso un’esperienza fluida e ormai familiare per gli utenti. I clienti potranno sottoscrivere un abbonamento a HBO Max in base alle proprie esigenze, scegliendo tra i piani Basic con pubblicità, Standard e Premium, oltre all’opzione aggiuntiva Sports.

Gli iscritti a Prime Video avranno un posto in prima fila per le migliori produzioni disponibili su HBO Max, tra cui l’ultimo epico capitolo della saga de Il Trono di Spade, A Knight of the Seven Kingdoms (19 gennaio), e il medical drama vincitore dell’Emmy Award, The Pitt. Una battaglia dopo l’altra, il film di Paul Thomas Anderson candidato agli Oscar e vincitore di 4 Golden Globes, farà il suo debutto in streaming al momento del lancio, mentre i fan della DC potranno “guardare in alto” per ammirare Superman o restare incollati allo schermo per Weapons e The Conjuring – Il rito finale, gli ultimi film horror della New Line Cinema, in arrivo prossimamente. Dalla magia dei film di Harry Potter a serie iconiche come Friends e The Big Bang Theory, HBO Max offre contenuti imperdibili per i fan (i contenuti disponibili su HBO Max potranno subire variazioni nel tempo).

Sarà inoltre disponibile un catalogo di alto livello di serie e film original HBO provenienti dalla Germania e dall’Italia. Tra le serie tedesche spiccano 4 Blocks Zero, prequel della popolare serie 4 Blocks, e l’heist drama Banksters. Le produzioni italiane includono la serie Melania Rea – oltre il caso, incentrata su questo scioccante caso di omicidio avvenuto nel 2011, Portobello di Marco Bellocchio, sul caso Enzo Tortora, accusato ingiustamente, e docuserie come Gina Lollobrigida: Diva Contesa e Saman – La verità nascosta, che esplora la lotta di una giovane donna per la libertà.

Anche produzioni locali come Wunderschöner della Warner Bros. Pictures Germania e i film italiani Nonostante con Valerio Mastandrea e Squali, il potente esordio alla regia di Daniele Barbiero con Lorenzo Zurzolo e James Franco, saranno disponibili su HBO Max nel 2026.

Con l’aggiunta del pacchetto Sport, inoltre, gli spettatori potranno assistere a imperdibili eventi sportivi come i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, l’Australian Open e il Roland Garros.

“Siamo molto felici di dare il benvenuto a HBO Max su Prime Video in Italia, Germania e Austria”, ha dichiarato Elisabetta Carruba, Director, Prime Video Channels, EMEA. “HBO è sinonimo di contenuti di altissima qualità; l’aggiunta di HBO Max come abbonamento aggiuntivo al nostro catalogo esistente di serie di livello mondiale, film di successo ed eventi sportivi in diretta è un passo importante nel nostro obiettivo di diventare la prima destinazione di intrattenimento per i nostri clienti”.

Qaisar Rafique, EVP, Head of Commercial Development, EMEA & APAC, Warner Bros. Discovery, ha dichiarato: “Il 2026 sarà un anno importante per HBO Max, che verrà lanciato in alcune delle più grandi economie mondiali. L’ampia portata di Prime Video ci aiuterà a intrattenere il maggior numero possibile di persone in questi nuovi mercati. Questa collaborazione è una riprova della qualità del nostro storytelling, dell’innegabile richiesta dei nostri contenuti pluripremiati da parte degli utenti e del fatto che HBO Max è la destinazione ideale per godersi momenti che non potreste vivere altrove”.

Questo accordo rafforza il rapporto globale di WBD con Prime Video. HBO Max è già disponibile come abbonamento aggiuntivo in Stati Uniti, Messico, Colombia, Francia, Spagna, Svezia, Paesi Bassi e Belgio. L’aggiunta di Germania, Austria e Italia sottolinea il valore dei contenuti di HBO Max e la forza della portata internazionale di Prime Video.

Monarch: Legacy of Monsters – Stagione 2, il trailer

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Monarch: Legacy of Monsters – Stagione 2, il trailer

Apple TV ha svelato un nuovo teaser trailer dell’attesissima seconda stagione di Monarch: Legacy of Monsters, la serie del Monsterverse con protagonisti Kurt Russell, Wyatt Russell, Anna Sawai, Kiersey Clemons, Ren Watabe, Mari Yamamoto, Joe Tippett e Anders Holm. La seconda stagione, composta da 10 episodi, debutterà il 27 febbraio 2026 con il primo episodio, seguito da un nuovo episodio ogni venerdì fino al 1º maggio.

Oltre a Kong, la seconda stagione vedrà la partecipazione di Godzilla e l’introduzione di un nuovo Titano: l’enigmatico Titan X, ora ufficialmente in libertà. Titan X non è solo un altro mostro, è un cataclisma vivente. Quando la sua enorme forma bioluminescente emerge dalla superficie dell’oceano, il mondo sembra trattenere il respiro. Nella nuova stagione di “Monarch: Legacy of Monsters”, Titan X è al centro del mistero: un’antica forza che emerge dalle profondità, il cui scopo è incerto, il cui potere è ineguagliabile, che incute timore e terrore in egual misura. Tra le guest star della seconda stagione figurano Takehiro Hira, Amber Midthunder, Curtiss Cook, Cliff Curtis, Dominique Tipper e Camilo Jiménez Varón.

La prima stagione di “Monarch: Legacy of Monsters” segue due fratelli determinati a scoprire il legame della loro famiglia con l’enigmatica organizzazione nota come Monarch. Gli indizi li conducono nel mondo dei mostri e, infine, sulle tracce dell’ufficiale dell’esercito Lee Shaw (interpretato da Kurt Russell e Wyatt Russell), in una storia che si svolge negli anni Cinquanta e mezzo secolo più tardi, quando ciò di cui Shaw è a conoscenza mette in pericolo la sopravvivenza stessa di Monarch.

La seconda stagione riprenderà con il destino di Monarch, e del mondo intero, in bilico. La saga porterà alla luce segreti sepolti che riuniranno eroi (e villain) sull’Isola del Teschio di Kong e in un nuovo, misterioso villaggio dove un Titano mitico emergerà dal mare. Le onde del passato si propagano nel presente, offuscando i legami tra famiglia, amici e nemici, mentre all’orizzonte incombe la minaccia di un evento titanico.

Prodotta da Legendary Television, “Monarch: Legacy of Monsters” è una serie prodotta esecutivamente da Joby Harold e Tory Tunnell di Safehouse Pictures, insieme a Chris Black, Jen Roskind, Matt Shakman, Andrew Colville e Lawrence Trilling, che dirige anche quattro episodi, oltre a Andrew Colville, che firma la sceneggiatura di due episodi e ricopre il ruolo di produttore esecutivo. Chris Black sarà lo showrunner della seconda stagione. Hiro Matsuoka e Takemasa Arita sono produttori esecutivi per conto della Toho Co., Ltd., proprietaria del personaggio di Godzilla.

Toho ha concesso in licenza i diritti a Legendary per “Monarch: Legacy of Monsters” come naturale estensione della loro collaborazione di lunga data legata al franchise cinematografico. Apple TV ha siglato un accordo pluri-serie con Legendary Entertainment, che include la seconda stagione di “Monarch: Legacy of Monsters” e diverse serie spin-off ambientate nello stesso universo narrativo. La prima stagione di “Monarch: Legacy of Monsters”, è disponibile in streaming su Apple TV.

Giuseppe Tornatore dirigerà The First Dollar, biopic sul fondatore della Bank of America e sostenitore della prima Hollywood

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Giuseppe Tornatore dirigerà The First Dollar, un film biografico sul fondatore della Bank of America, Amedeo Peter Giannini, che, oltre a essere stato un pioniere del sistema bancario moderno, sostenne l’emergente industria cinematografica di Hollywood.

Nato in una famiglia di immigrati italiani a San Jose, in California, Giannini fondò nel 1904 la Banca d’Italia a San Francisco, che in seguito divenne la Bank of America. Divenne noto per aver introdotto pratiche bancarie moderne come le filiali bancarie e i prestiti per la gente comune.

Giuseppe Tornatore girerà il film biografico su Giannini in inglese, con un cast di attori italiani e internazionali. Il film di alto livello è prodotto da RAI Cinema e Kavac Film, casa di produzione di Marco Bellocchio e di altri importanti registi italiani.

The First Dollar sarà il quarto lavoro in lingua inglese di Tornatore dopo La leggenda del pianista sull’oceano con Tim Roth, il thriller d’autore La migliore offerta con Donald Sutherland e La Corrispondenza del 2016 con Olga Kurylenko e Jeremy Irons. Più recentemente, Tornatore ha diretto il documentario Ennio, dedicato a Ennio Morricone e il docufilm Brunello: Il visionario Garbato, in uscita nel 2025, sul “re del cashmere” italiano Brunello Cucinelli.

Tornatore sta attualmente ultimando la sceneggiatura di The First Dollar, che approfondirà il modo in cui Giannini “ha rivoluzionato il sistema bancario mettendo il credito al servizio della gente comune: immigrati, lavoratori, donne e famiglie che in precedenza erano state escluse”, secondo i materiali promozionali.

“Ho accettato con entusiasmo la proposta dei produttori di riprendere un progetto a cui avevo lavorato qualche anno fa: la storia di Amadeo Peter Giannini, l’italiano che ha rivoluzionato il sistema bancario americano”, ha dichiarato Tornatore in una nota, definendo il soggetto del film biografico “una storia quasi leggendaria che sembra nata proprio per essere raccontata al cinema”.

2000 Metri Ad Andriivka: una clip esclusiva dal film

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2000 Metri Ad Andriivka: una clip esclusiva dal film

Ecco una clip esclusiva da 2000 Metri Ad Andriivka, seconda opera cinematografica del team vincitore del Premio Oscar® dietro il fenomeno internazionale 20 Days in Mariupol. Il regista Mstyslav Chernov, la produttrice e montatrice Michelle Mizner e la produttrice Raney Aronson-Rath tornano a documentare l’invasione russa dell’Ucraina, spostando questa volta l’obiettivo dal dramma dei civili alla vita (e alla morte) dei soldati in prima linea.

Sullo sfondo di una controffensiva che nel 2023 fatica a guadagnare terreno, Chernov e il collega dell’Associated Press, Alex Babenko, seguono un plotone ucraino incaricato di liberare il villaggio di Andriivka. Per farlo, devono percorrere 2.000 metri di foresta: un labirinto di trincee, mine e fortificazioni nemiche dove ogni centimetro è pagato con il sangue.

Attraverso un montaggio serrato che fonde riprese giornalistiche d’autore e i filmati crudi dell’esercito ucraino realizzate con l’ausilio di bodycam, helmet cam e droni, il film offre un’intimità inquietante. 2000 METRI AD ANDRIIVKA non è solo la cronaca di una battaglia emblematica — la più grande operazione militare in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale — ma una riflessione esistenziale su una guerra moderna che ha il sapore tragico dei conflitti del secolo scorso. Più i soldati avanzano, più emerge una consapevolezza devastante: per molti di loro, questo conflitto non avrà mai una fine.

2000 Metri Ad Andriivka esce nelle sale italiane il 19 gennaio 2026 distribuito da Wanted Cinema.

Ben – Rabbia Animale: il regista rivela il piano originale: un’altra creatura protagonista prima del “killer chimp”

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Secondo quanto riportato da ScreenRant in un’intervista esclusiva con il regista Johannes Roberts e parte del cast, Ben – Rabbia Animale — la nuova horror movie in uscita il 9 gennaio 2026 — avrebbe dovuto avere un concept leggermente diverso nelle fasi iniziali di sviluppo prima di approdare all’iconico “killer chimp” che ora lo caratterizza.

Nel corso della conversazione con la stampa, Roberts ha spiegato che l’idea iniziale per il film non era focalizzata sulla scimmia protagonista come l’elemento centrale della minaccia, ma prevedeva un altro animale; solo in seguito lo sviluppo narrativo e il tono selvaggio del progetto lo portarono a scegliere la strada del primate trasformato in pericolo estremo.

La visione di Johannes Roberts e il cambio di direzione nel progetto

Victoria Wyant and Johnny Sequoyah in Ben - Rabbia Animale (2025)

Johannes Roberts — noto per i suoi horror come 47 Meters Down e The Strangers: Prey at Night — ha descritto la genesi di Primate come il risultato di un desiderio di creare un thriller “man-versus-nature” particolarmente teso e imprevedibile. A differenza di molte creature feature, il regista ha voluto che il pubblico fosse messo di fronte a qualcosa non solo spaventoso, ma profondamente inquietante proprio perché così vicino alla nostra idea di animale domestico e familiare.

Questa direzione ha portato a un cambio di tono significativo rispetto al progetto originale, trasformandolo in un film in cui Ben, lo scimpanzé domestico di una famiglia in vacanza, diventa la fonte di un incubo sanguinario dopo essere stato morso da un animale infetto.

Cast e approccio alle performance

Nel cast figurano Johnny Sequoyah nel ruolo di Lucy e Troy Kotsur in quello di Adam, padre della protagonista e figura chiave nella dinamica familiare. Per adattare meglio il personaggio di Adam alla presenza di Kotsur, Roberts ha riscritto il ruolo trasformandolo in un personaggio sordo in comunicazione attraverso la lingua dei segni americana (ASL), integrandolo così in modo naturale nella storia senza renderlo un semplice elemento narrativo.

La scelta di un cast così eterogeneo riflette l’intenzione del regista di dare maggiore profondità ai personaggi e alle loro relazioni, anche in un contesto di puro horror.

Il tono finale del film e l’esperienza in sala

Primate è stato concepito per un’esperienza cinematografica intensa e visceralmente coinvolgente, con una forte enfasi sull’uso di effetti pratici e creature realizzate con tecniche tradizionali e performative per dare al primate una fisicità reale sullo schermo.

Il film ha raccolto reazioni positive nei primi weekend di proiezione, riuscendo a ritagliarsi un posto tra le nuove uscite horror più discusse di inizio 2026.

Avengers: Doomsday, i Fantastici Quattro arrivano nel Wakanda nel nuovo trailer

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I Fantastici Quattro sono trai protagonisti, naturalmente, del quarto teaser di Avengers: Doomsday, pubblicato online dopo essere stato proiettato prima delle proiezioni di Avatar: Fuoco e Cenere.

Il nuovo teaser inizia in modo serio e cupo, proprio come i trailer precedenti di Captain America, Thor e gli X-Men, ma poi presenta un momento umoristico quando la Cosa (Ebon Moss-Bachrach) si presenta a M’Baku (Winston Duke).

Shuri, interpretata da Letitia Wright, che ha assunto il ruolo di Black Panther dopo la morte di Chadwick Boseman in Black Panther: Wakanda Forever del 2022, torna con una narrazione intensa, dicendo: “Ho perso tutti quelli che contano per me. Un re ha i suoi doveri, preparare il nostro popolo per l’aldilà. Io ho i miei”. Oltre ad aver perso il fratello T’Challa nell’ultimo film, anche la madre di Shuri, la regina Ramonda (Angela Bassett), è morta quando il Wakanda è stato attaccato da Namor (Tenoch Huerta) e dal suo regno sottomarino Talokan.

GUARDA GLI ALTRI TEASER TRAILER QUI:

Namor, nel suo costume nero, fedele all’originale, e sua cugina Namora (Mabel Cadena) compaiono brevemente nel teaser. Dopo essere stati i cattivi di “Wakanda Forever”, sembra che i Talokan possano unire le forze con i Wakandani nella lotta contro il Dottor Destino di Robert Downey Jr., soprattutto se il destino del multiverso è in gioco. Gli appassionati di fumetti sanno anche che Sue Storm (Vanessa Kirby) dei Fantastici Quattro nei fumetti ha avuto una storia d’amore con Namor, il che potrebbe causare qualche problema al marito Reed Richards (Pedro Pascal) se i loro percorsi si incrociassero.

Pascal, Kirby e Joseph Quinn, che interpreta Johnny Storm, alias la Torcia Umana, non compaiono nel teaser, ma faranno parte del cast di Doomsday. La Cosa, interpretata da Moss-Bachrach, è l’unico membro dei Fantastici Quattro nel teaser e si presenta a M’Baku per chiudere il trailer.

È la prima volta che i Fantastici Quattro incontrano un personaggio dell’MCU dopo il loro debutto nel loro mondo alternativo degli anni ’60. I titoli di coda di Thunderbolts* avevano già anticipato l’ingresso dei Fantastici Quattro nel MCU, e ora potranno incontrare un cast completo di personaggi in Avengers: Doomsday.

Cosa sappiamo di Avengers: Doomsday

Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars arriveranno in sala rispettivamente il 18 dicembre 2026, e il 17 dicembre 2027. Entrambi i film saranno diretti da Joe e Anthony Russo, che tornano anche nel MCU dopo aver diretto Captain America: The Winter Soldier, Captain America: Civil War, Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.

La sinossi ufficiale conferma il ritorno di Robert Downey Jr. all’interno dell’universo Marvel, questa volta nel ruolo di Doom. La trama resta però al momento sotto riserbo. Stephen McFeely e Michael Waldron risultano accreditati come sceneggiatori.

Il cast di Avengers: Doomsday è stato rivelato per la prima volta durante una diretta streaming a sorpresa della Marvel Studios, in cui diverse sedie hanno svelato il ritorno di numerosi attori. Una delle grandi novità è il ritorno di diversi attori degli X-Men dell’era Fox-Marvel.

Sono confermati nel cast del film (per ora): Paul Rudd (Ant-Man), Simu Liu (Shang-Chi), Tom Hiddleston (Loki), Lewis Pullman (Bob/Sentry), Florence Pugh (Yelena), Danny Ramirez (Falcon), Ian McKellen (Magneto), Sebastian Stan (Bucky), Winston Duke (M’Baku), Chris Hemsworth (Thor), Kelsey Grammer Bestia), James Marsden (Ciclope), Channing Tatum (Gambit), Wyatt Russell (U.S. Agent), Vanessa Kirby (Sue Storm), Rebecca Romijn (Mystica), Patrick Stewart (Professor X), Alan Cumming (Nightcrawler), Letitia Wright (Black Panther), Tenoch Huerta Mejia (Namor), Pedro Pascal (Reed Richards), Hannah John-Kamen (Ghost), Joseph Quinn (Johnny Storm), David Harbour (Red Guardian), Robert Downey Jr. (Dottor Destino), Ebon Moss-Bachrach (La Cosa), Anthony Mackie (Captain America) e Chris Evans (Captain America).

11.22.63, spiegazione del finale: Jake impedisce l’assassinio di JFK?

Il finale di 11.22.63 continua a far discutere per il modo in cui chiude una storia costruita sul paradosso del viaggio nel tempo e sulle conseguenze delle scelte individuali. La miniserie, tratta dall’omonimo romanzo di 11/22/63 di Stephen King, segue Jake Epping nel suo tentativo di impedire l’assassinio di John F. Kennedy, mettendo però in chiaro, fino all’ultima scena, che il passato non può essere manipolato senza pagare un prezzo.

Cosa succede davvero nel finale

Dopo essere riuscito a impedire l’attentato a Dallas, Jake scopre che il mondo “salvato” è profondamente alterato. Il futuro che lo accoglie è instabile, segnato da catastrofi naturali, disordine sociale e un senso diffuso di decadenza. La serie chiarisce così uno dei suoi temi centrali: il tempo si oppone ai cambiamenti, e ogni intervento forzato genera conseguenze imprevedibili e spesso peggiori dell’evento che si voleva evitare.

Di fronte a questo scenario, Jake è costretto a una scelta radicale. Tornando indietro e annullando la sua missione, ripristina la linea temporale originale, accettando che l’assassinio di Kennedy faccia parte di un equilibrio storico doloroso ma necessario. È una resa solo apparente: il personaggio comprende che non tutto ciò che è tragico può o deve essere corretto.

Il significato della scelta finale di Jake

11.22.63 James Franco

Il vero cuore emotivo del finale non è politico, ma intimo. Rinunciando a cambiare la Storia, Jake rinuncia anche alla vita che aveva costruito nel passato, in particolare al suo amore per Sadie. Quando i due si incontrano di nuovo, ormai anziani, la serie chiude su una nota malinconica ma coerente: l’amore esiste anche se non può essere vissuto, e alcune connessioni sopravvivono al tempo, pur trasformandosi.

Questo epilogo riflette fedelmente lo spirito del romanzo di King, che usa il viaggio nel tempo come strumento per parlare di rimpianto, responsabilità e accettazione. La serie suggerisce che la maturità di Jake non sta nell’aver salvato il mondo, ma nell’aver capito quando fermarsi.

Un finale coerente con il messaggio della serie

11.22.63 si chiude quindi rifiutando la fantasia del controllo totale sul destino. Il passato è fragile, reattivo, quasi “vivo”, e ogni tentativo di riscriverlo porta a una perdita. Il finale ribadisce che le cicatrici della Storia fanno parte di ciò che siamo, e che il desiderio di correggerle può essere più distruttivo del dolore stesso.

È una conclusione amara ma lucida, che trasforma una storia di fantascienza in una riflessione umana sul limite, sul tempo e sulle scelte che definiscono una vita.

L’epoca d’oro dei K-drama coreani è finita

L’epoca d’oro dei K-drama coreani è finita

L’attuale età d’oro dei K-drama sta vivendo un momento paradossale. Da un lato, il successo globale delle serie sudcoreane non è mai stato così forte; dall’altro, secondo un’analisi rilanciata da ScreenRant, lo streaming – e in particolare Netflix – sta contribuendo a rendere sempre più difficile ritrovare e valorizzare i titoli che hanno definito questo periodo storico.

Negli ultimi anni, Netflix ha investito massicciamente nei K-drama, trasformandoli in un fenomeno internazionale e ampliandone il pubblico ben oltre i confini asiatici. Tuttavia, proprio l’enorme quantità di contenuti caricati sulla piattaforma rischia di offuscare le serie più significative, soprattutto quelle che non rientrano più nella spinta promozionale del momento.

Troppi titoli, poca memoria: il limite dello streaming

Il problema principale evidenziato riguarda la sovrabbondanza dell’offerta. I K-drama vengono lanciati con grande visibilità, ma spesso spariscono rapidamente dalle homepage e dagli algoritmi di raccomandazione, lasciando spazio alle nuove uscite. Questo meccanismo penalizza soprattutto le serie che hanno avuto un forte impatto culturale, ma che non vengono più sostenute attivamente dalla piattaforma.

A differenza dell’era televisiva tradizionale, in cui i titoli di successo restavano facilmente identificabili nel tempo, lo streaming tende a favorire un consumo rapido e immediato, rendendo più difficile per il pubblico scoprire o riscoprire i K-drama che hanno contribuito a definire il genere. Il risultato è una sorta di smemoratezza strutturale, in cui anche le serie più influenti rischiano di perdersi nel catalogo.

Questo fenomeno è particolarmente evidente proprio ora che il K-drama sta vivendo la sua massima espansione internazionale. L’accessibilità globale, che rappresenta il grande punto di forza di Netflix, si trasforma così anche in un limite: più contenuti significa meno contesto, meno gerarchia e meno percezione di ciò che ha davvero segnato un’epoca.

La questione solleva un interrogativo più ampio sul futuro della serialità coreana nello streaming: come preservare l’identità e il valore culturale di queste opere in un sistema pensato soprattutto per il continuo ricambio? Senza una maggiore cura editoriale, il rischio è che l’età d’oro dei K-drama venga ricordata solo come un flusso indistinto di titoli, invece che come una stagione creativa ricca di opere fondamentali.

Avatar 4 introdurrà un nuovo villain: James Cameron anticipa Bukowski

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Il mondo di Avatar è pronto ad accogliere un nuovo antagonista. Secondo quanto riportato da ScreenRant, James Cameron ha confermato che Avatar 4 introdurrà Bukowski, personaggio destinato a rappresentare una nuova minaccia all’interno della saga, ampliando ulteriormente il conflitto tra umani e Na’vi.

Dopo aver esplorato diverse sfaccettature dell’invasione umana su Pandora nei capitoli precedenti, Cameron sembra intenzionato a spostare il focus su un tipo di antagonismo diverso, più complesso e meno legato a una singola figura militare come accaduto in passato.

Chi è Bukowski e perché sarà centrale in Avatar 4

Bukowski viene descritto come un personaggio umano di alto profilo, destinato a incarnare una nuova fase dell’intervento terrestre su Pandora. Se i precedenti film hanno mostrato una violenza più diretta e brutale, Avatar 4 potrebbe invece concentrarsi su dinamiche di potere, controllo e sfruttamento ancora più sistemiche.

James Cameron ha lasciato intendere che Bukowski non sarà un villain monodimensionale, ma una figura capace di rappresentare l’evoluzione dell’antagonismo umano, andando oltre la semplice contrapposizione armata. Questo approccio si inserisce nella volontà del regista di rendere la saga sempre più stratificata sul piano politico e morale, mostrando come il conflitto non sia solo fisico, ma anche ideologico.

L’introduzione di Bukowski suggerisce inoltre che Avatar 4 potrebbe alzare ulteriormente la posta in gioco, mettendo i protagonisti di fronte a un nemico che agisce con strumenti diversi, forse più subdoli e difficili da combattere rispetto a quelli visti finora. Un cambio di passo che potrebbe ridefinire gli equilibri narrativi della saga in vista dei capitoli conclusivi.

Al momento non sono stati diffusi dettagli su chi interpreterà il personaggio né su quale sarà il suo ruolo preciso nella trama. Tuttavia, la conferma della sua presenza indica chiaramente che Avatar 4 non si limiterà a espandere l’universo visivo di Pandora, ma cercherà anche di rinnovare il conflitto centrale introducendo nuove prospettive e nuovi antagonisti.

Con l’arrivo di Bukowski, la saga di Avatar si prepara dunque a entrare in una fase più oscura e complessa, confermando l’ambizione di James Cameron di raccontare una storia sempre più ampia e articolata, capace di riflettere anche sulle contraddizioni del nostro mondo.

Qualcuno volò sul nido del cuculo: la spiegazione del finale del film

Torna al cinema dal 12 al 14 gennaio il film Qualcuno volò sul nido del cuculo, il quale possiede un finale ancora oggi tutt’altro che semplice, nonché uno dei più strazianti nella filmografia di Jack Nicholson. Il film del 1975 è tratto dall’omonimo romanzo di Ken Kesey e ha ricevuto recensioni estremamente positive grazie alla brillante gestione di un tema difficile da parte del regista Miloš Forman. Il film ha riscosso un enorme successo agli Academy Awards ed è diventato il secondo film in assoluto a vincere tutte e cinque le categorie principali (e la sua eredità è cresciuta nei decenni successivi, guadagnandosi anche un posto nella lista dei 100 migliori film dell’AFI).

Qualcuno volò sul nido del cuculo è stato un perfetto connubio di contenuti e realizzazione. Sebbene sia ricordato soprattutto per le interpretazioni di Nicholson e Louise Fletcher, il suo cast stellare era solo una parte dell’equazione. Randle McMurphy è stato uno dei ruoli migliori di Nicholson, ma il personaggio era solo un ingranaggio nella macchina che componeva la storia di Kesey. Mentre la trama superficiale della ribellione all’interno dell’istituzione era presente, l’intrigo alla base del film ribolliva sotto la superficie. La chiave per comprendere il film è attraverso la prospettiva e il simbolismo e in questo approfondimento andiamo dunque ad analizzare il suo finale.

Perché Capo uccide McMurphy

Dopo il tentativo di McMurphy di strangolare l’infermiera Ratched, il piantagrane del reparto diventa vittima della punizione finale del sistema e viene sottoposto a lobotomia. McMurphy alla fine perde e il film realizza molti dei suoi simboli più forti. McMurphy rappresenta la controcultura di fronte alle strutture sociali consolidate e la sua sconfitta lo rende un martire agli occhi di Capo. Quando si rende conto che il suo nuovo amico è stato sottoposto a lobotomia, egli soffoca McMurphy con un cuscino prima della sua grande fuga dal reparto.

Will Sampson e Jack Nicholson in Qualcuno volò sul nido del cuculo
Will Sampson e Jack Nicholson in Qualcuno volò sul nido del cuculo

Non c’è crudeltà nell’atto di Capo, che a modo suo libera McMurphy dalle catene che lo tengono prigioniero. Capo è poi ispirato a fuggire da McMurphy e, quando vede che il suo amico non può seguirlo, gli offre comunque la possibilità di fuggire. Oltre ad essere un finale straziante, mostra anche la filosofia finale della storia e racchiude l’idea che il sistema potrebbe essere imbattibile. I migliori film della New Wave americana sono altrettanto cupi e riescono a ispirare perché non hanno i tipici finali hollywoodiani.

Billy non è partito con McMurphy e Capo perché aveva paura delle conseguenze.

Sebbene il timido Billy Bibbet (Brad Dourif) trascorra la maggior parte del film dominato dalle personalità prepotenti degli altri, il personaggio più giovane del reparto è importante per la storia. Nonostante sia un caso volontario, Billy non è in grado di prendere decisioni da solo. La svolta decisiva di Brad Dourif nei panni di Billy Bibbit vede il personaggio trascorrere l’intero film minato dall’infermiera Ratched, che è la fonte dei suoi problemi. Il secondo problema di Billy è il rapporto che ha con la madre prepotente.

L’occhio onnipotente e vigile dell’infermiera Ratched alla fine porta alla sua rovina. Billy non se ne va alla fine del film perché ha troppa paura delle conseguenze, anche se non avrebbe subito alcuna punizione dato che è un caso volontario. A differenza di Capo e McMurphy, che sono stati internati dallo Stato, Billy può andarsene se vuole, ma è troppo terrorizzato dall’infermiera Ratched per opporsi a una sua direttiva. Billy è il simbolo di coloro che possono lasciare il sistema oppressivo ma hanno troppa paura di opporsi.

Louise Fletcher in Qualcuno volò sul nido del cuculo
Louise Fletcher in Qualcuno volò sul nido del cuculo

Perché la console per l’idroterapia è un simbolo importante

Il libro e il film Qualcuno volò sul nido del cuculo sono ricchi di simbolismo, anche se il film non è esplicito quanto la visione originale di Kesey. Una delle immagini più sottili di entrambe le versioni è la console per l’idroterapia, l’apparecchio che Capo alla fine usa per liberarsi dal reparto. Ci vuole tutto ciò che Capo ha per sollevare la console e lanciarla attraverso la finestra. Anche se sembra il metodo di fuga più conveniente, la storia dell’idroterapia le conferisce un valore simbolico.

L’idroterapia è uno dei trattamenti più innocui della medicina alternativa. C’è una storia di questa pratica utilizzata per trattare le condizioni di salute mentale nel XIX e XX secolo. Capo ricorda l’idea di McMurphy e la mette in pratica. Il trattamento è progettato per “liberare” i pazienti dalle loro afflizioni, e Capo lo usa ironicamente per liberarsi dal reparto, che è la fonte del suo dolore. Capo era in grado di fuggire fin dall’inizio, ma ci vuole l’arrivo di Randle P. McMurphy per insegnargli quanto è forte.

L’infermiera Ratched rappresenta lo status quo e le idee mainstream

Apparentemente la cattiva del film, la terrificante infermiera Ratched trascorre l’intera storia cercando modi sottili per torturare e punire i suoi pazienti. Sebbene sia solo uno strumento di un’istituzione più grande, sembra quasi che sia orgogliosa di essere il più rigida possibile. Il personaggio di Ratched è filtrato attraverso le prospettive degli uomini del reparto, e lei non agisce mai come la tiranna che sembra sempre essere. Sebbene sia una cattiva spregevole che non ottiene mai ciò che merita, è anche una figura simbolica di qualcosa di più grande di lei.

Qualcuno volò sul nido del cuculo parla tanto degli ospedali psichiatrici quanto della società, e l’infermiera Ratched rappresenta lo status quo. Lei incarna le idee mainstream che governano la vita americana, e il suo desiderio di plasmare gli uomini presumibilmente malati nel suo reparto è lo status quo che passa all’attacco. Personaggi come McMurphy non riescono ad adattarsi alla società di Ratched, che alla fine lo cambia in peggio. Per  Capo, i pregiudizi di Ratched derivano dal fatto che lui era un indigeno che esisteva al di fuori della sua visione di civiltà.

Jack Nicholson in Qualcuno volò sul nido del cuculo
Jack Nicholson in Qualcuno volò sul nido del cuculo

Le differenze tra il film e il libro

Il romanzo Qualcuno volò sul nido del cuculo di Ken Kesey è più cupo del già cupo film di Miloš Forman, con alcune differenze fondamentali. Il personaggio di Jack Nicholson è molto più centrale nel film che nel libro. Nel libro, Capo è il narratore e osserva il comportamento di McMurphy per raccontare la storia, mentre nel film Capo è più emarginato. Tuttavia, alla fine trova la sua voce. Inoltre, McMurphy era più esplicitamente problematico nel libro, addentrandosi in territori incredibilmente controversi come la pedofilia.

I lettori erano molto meno propensi a identificarsi con McMurphy nel libro, il che rendeva molto più severa la valutazione del sistema in generale e complicava il dramma del film tra ribellione e autorità. Il film è invece più ottimista, con Capo che alla fine fugge dall’ospedale. Nel libro, invece, Capo si limita a guardare dalla finestra un cane che corre inutilmente verso una strada, suggerendo la vulnerabilità dei pazienti nel mondo esterno dopo aver lasciato l’istituto.

Il vero significato del finale di Qualcuno volò sul nido del cuculo

Il finale di Qualcuno volò sul nido del cuculo è simbolico come il resto del film, poiché rivela essenzialmente che il Capo era il personaggio principale quando ha posto fine alle sofferenze di McMurphy. Sebbene l’idea di Kesey di paragonare la controcultura alle lotte dei popoli indigeni degli Stati Uniti fosse problematica, c’è un valore simbolico. Le riprese del reparto che torna alla normalità mostrano lo status quo che alla fine ha prevalso, ma le immagini dell’infermiera Ratched ferita dimostrano che è possibile sconfiggere il sistema. È un messaggio potente che continua a risuonare ancora oggi.

Landman 2×10: il promo di “Tragedy and Flies” anticipa un finale di stagione carico di tensione

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È online il promo ufficiale di Landman 2×10, episodio intitolato “Tragedy and Flies”, che segna il season finale della seconda stagione. Le immagini anticipano un capitolo conclusivo dominato dal caos e dalle conseguenze delle scelte fatte finora, con Tommy costretto a fare i conti con ciò che resta mentre si ricongiunge con Cooper in un momento decisivo.

Il promo suggerisce un clima di urgenza e disordine, coerente con il titolo dell’episodio: “Tragedy and Flies” evoca l’idea di un punto di non ritorno, dove le tensioni accumulate esplodono e le conseguenze diventano inevitabili. La seconda stagione ha progressivamente alzato la posta, mettendo i personaggi di fronte a decisioni sempre più rischiose; il finale sembra pronto a chiudere i conti aperti, lasciando poco spazio alle ambiguità.

“Tragedy and Flies”: ricongiungimenti, scelte e conseguenze

Al centro dell’episodio c’è il ricongiungimento tra Tommy e Cooper, che il promo presenta come un momento tanto necessario quanto carico di implicazioni. In mezzo al caos, la loro alleanza (o resa dei conti) appare cruciale per capire l’esito delle vicende che hanno attraversato l’intera stagione. Le immagini lasciano intravedere un confronto che non è solo operativo, ma anche emotivo: fare squadra diventa l’unica via possibile per affrontare le ripercussioni di quanto è accaduto.

Come da tradizione dei finali di Landman, il racconto sembra intrecciare pressione esterna e conflitti interiori. Il promo insiste su sguardi tesi, silenzi pesanti e decisioni prese sotto stress, suggerendo che il finale non offrirà soluzioni facili. Piuttosto, “Tragedy and Flies” promette di ridefinire gli equilibri e di preparare il terreno per ciò che verrà, qualunque forma assuma il futuro della serie.

Il season finale arriva dopo una stagione che ha esplorato il costo umano delle scelte, mostrando come ogni compromesso lasci un segno. In questo senso, il titolo dell’episodio sembra una dichiarazione d’intenti: le tragedie non passano inosservate, e ciò che resta continua a ronzare intorno ai personaggi, ricordando loro il prezzo pagato.

Il promo HD è già disponibile online e anticipa un episodio conclusivo teso, cupo e risolutivo, chiamato a tirare le somme di una stagione intensa. L’appuntamento con 2×10 “Tragedy and Flies” promette un finale all’altezza delle aspettative, capace di chiudere un ciclo lasciando un’impronta duratura.

Due Procuratori: trailer del nuovo film di Sergei Loznitsa, dal 12 febbraio al cinema

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Lucky Red ha diffuso il trailer ufficiali di Due Procuratori, il nuovo film del pluripremiato regista ucraino Sergei Loznitsa, che arriverà nelle sale italiane dal 12 febbraio. Dopo l’ottima accoglienza al Festival di Cannes, dove è stato presentato in concorso, il film si prepara a incontrare il pubblico italiano come uno dei titoli più attesi del cinema d’autore della stagione.

Ambientato nel 1937, nel pieno del terrore staliniano, Due Procuratori è ispirato a un racconto di Georgy Demidov, ex prigioniero politico sopravvissuto ai gulag sovietici. Loznitsa porta lo spettatore nel cuore oscuro dell’Unione Sovietica, costruendo un racconto di forte impegno civile, che utilizza il passato per interrogare il presente e riflettere sui meccanismi del potere totalitario.

Un thriller morale tra ideologia, giustizia e repressione

Il film ruota attorno a due figure speculari, incarnazioni opposte di uno stesso sistema. Da un lato c’è Aleksandr Kornev, giovane procuratore alle prime armi, idealista e profondamente convinto dei valori originari della Rivoluzione, interpretato da Aleksandr Kuznetsov. Dall’altro emerge la figura di un procuratore di regime, potente e spietato, che ha piegato quegli stessi ideali alla logica della repressione, interpretato da Alexander Filippenko e affiancato da Anatoli Bely.

La vicenda prende avvio quando una delle migliaia di lettere scritte da detenuti ingiustamente accusati riesce, contro ogni previsione, a sfuggire alla distruzione e ad arrivare sulla scrivania del giovane Kornev. Convinto che dietro quell’appello si nasconda un abuso, il procuratore cerca di incontrare il prigioniero, vittima di agenti corrotti dell’NKVD, la polizia segreta sovietica. La sua ostinata ricerca di giustizia lo condurrà fino a Mosca, negli uffici del Procuratore Generale, mettendolo di fronte a un sistema in cui burocrazia, paura e complicità si alimentano a vicenda.

Rigoroso nella messa in scena e attraversato da atmosfere kafkiane, Due Procuratori costruisce una tensione costante, quasi da thriller, che accompagna lo spettatore fino all’ultima sequenza. Loznitsa firma un’opera asciutta e implacabile, che racconta il sistematico annullamento dell’opposizione e la trasformazione della legge in strumento di terrore, mostrando come il regime finisca per rendere tutti sospetti e potenzialmente colpevoli.

Il film sarà inoltre presentato in anteprima al Trieste Film Festival, alla presenza del regista, prima dell’uscita ufficiale nelle sale. Con Due Procuratori, Sergei Loznitsa conferma ancora una volta il suo cinema di denuncia, capace di usare la Storia come specchio inquietante del nostro tempo.

Scooby-Doo: la riprese della serie Netflix inizieranno ad aprile!

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Dopo le prime indiscrezioni e voci su una serie live-action di Scooby-Doo! su Netflix emerse nel 2024, ora ci sono forti indicazioni che il progetto stia finalmente procedendo dietro le quinte. Secondo un nuovo rapporto, come riportato da DiscussingFilm, le riprese dovrebbero iniziare ad aprile.

La sinossi originale del progetto recita: “Durante la loro ultima estate al campo estivo, i vecchi amici Shaggy e Daphne vengono coinvolti in un mistero inquietante che ruota attorno a un cucciolo di alano smarrito che potrebbe essere stato testimone di un omicidio soprannaturale. Insieme alla pragmatica e scientifica Velma, originaria della città, e allo strano ma affascinante nuovo arrivato Freddy, i quattro si mettono alla ricerca della soluzione del caso che li sta trascinando in un incubo inquietante che minaccia di svelare tutti i loro segreti“.

Josh Appelbaum e Scott Rosenberg (From, Citadel della MGM) sono alla guida del progetto in qualità di sceneggiatori e showrunner. In un comunicato stampa del marzo 2025 che annunciava ufficialmente la serie, il vicepresidente delle serie sceneggiate di Netflix, Peter Friedlander, ha condiviso il suo entusiasmo, dicendo: “La Mystery, Inc. è tornata in attività! Siamo entusiasti di portare Scooby-Doo in televisione come serie live-action per la prima volta”.

L’amato franchise ha avuto un impatto innegabile sulla cultura pop: è ricco di temi universali sull’amicizia che generazioni di fan hanno abbracciato da tempo. Insieme alle potenti case di produzione Berlanti Productions e Midnight Radio, ci impegniamo a deliziare i fan di lunga data e ad aprire un mondo di avventure groovy per una nuova era di ragazzini ficcanaso”.

Il veterano dell’Arrowverse Greg Berlanti è il produttore esecutivo e ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Uno dei miei primi e preferiti lavori a Hollywood è stato quello di sedermi con Bill Hanna e Joe Barbera mentre firmavano le celle di animazione. Josh, Scott e tutti quelli di Midnight Radio hanno creato una storia che cattura il loro spirito straordinario e la loro geniale creazione. Siamo grati a loro e a tutti quelli della Warner e Netflix per la collaborazione che ha contribuito a dare vita a questa versione di Scooby-Doo!”.

Si prevede (ma non è confermato) che il cane protagonista sarà realizzato in CGI. Prossimamente dovrebbero invece essere annunciati i protagonisti dei quattro personaggi umani

George Clooney risponde a Quentin Tarantino: “Non mi piacciono le persone crudeli”

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Hollywood non è nuova alle faide, e l’ultima vede George Clooney che ha deciso di intervenire sui recenti commenti di Quentin Tarantino riguardanti gli attori Paul Dano, Owen Wilson e Matthew Lillard. Mentre riceveva il premio come miglior attore per la sua interpretazione in Jay Kelly agli AARP’s Movies for Grownups Awards, ha difeso i suoi colleghi attori: “A proposito, Paul Dano, Owen Wilson e Matthew Lillard, sarei onorato di lavorare con loro. Onorato”. Clooney ha poi descritto il film come “realizzato da persone che amano gli attori”.

Persone che conosco da tutta la vita… in realtà, la maggior parte di loro sono attori. Ho una grande affinità con loro e non mi piace vedere le persone essere crudeli. Viviamo in un’epoca crudele. Non c’è bisogno di aggiungerne altra”, è il suo riferimento non tanto velato al regista di Pulp Fiction.

I commenti di Clooney sono infatti arrivati dopo che il regista Tarantino ha definito Dano “l’attore più debole del SAG [il sindacato degli attori]”, ha poi commentato su Wilson affermando anche che “non lo sopporta” e ha anche affermato che non gli interessa Lillard come interprete. Tarantino ha anche lanciato frecciatine contro lo stesso George Clooney, che ha recitato in Dal tramonto all’alba, in cui recitava anche Tarantino e di cui era anche co-sceneggiatore.

Clooney ha quindi già in precedenza risposto ai commenti di Tarantino su di lui come attore in un’intervista a GQ, in cui ha affermato di essere “un po’ irritato da lui”, mentre Tarantino ha dichiarato che Clooney “non è una star del cinema”. L’attore è così solo l’ultimo di una lunga serie di personalità di Hollywood a criticare il regista per le sue affermazioni ingiustamente cattive.

One Piece – Stagione 2: un nuovo trailer mostra ulteriori personaggi!

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Il popolare adattamento live-action di One Piece di Netflix torna con la sua seconda stagione il 10 marzo (la serie è già stata rinnovata per una terza stagione) e la piattaforma di streaming ha ora pubblicato un trailer completo e alcune nuove immagini promozionali di “Into the Grand Line”. Le avventure di Monkey D. Rufy (Iñaki Godoy) e della sua ciurma continueranno dunque seguendo i Pirati di Cappello di Paglia mentre affrontano i loro avversari più letali sotto forma di una società segreta di assassini conosciuta come Baroque Works.

Il nuovo teaser presenta quindi Charithra Chandran nel ruolo di Miss Wednesday, Lera Abova nel ruolo di Miss All-Sunday, David Dastmalchian nel ruolo di Mr. 3, Camrus Johnson nel ruolo di Mr. 5, Jazzara Jaslyn nel ruolo di Miss Valentine, Daniel Lasker nel ruolo di Mr. 9 e Sophia Anne Caruso nel ruolo di Miss Goldenweek. Non resta dunque che attendere l’arrivo della nuova stagione per scoprire quali avventure aspettano questi personaggi nel grande racconto piratesco.

LEGGI ANCHE: One Piece – Stagione 1: la spiegazione del finale

Cosa aspettarsi dalla Stagione 2 di One Piece

L’epica avventura piratesca in alto mare di Netflix, One Piece, torna con la seconda stagione, scatenando avversari ancora più feroci e le missioni più pericolose mai viste. Rufy e i Cappelli di Paglia salpano alla volta della straordinaria Grand Line, un leggendario tratto di mare dove il pericolo e le meraviglie attendono ad ogni angolo. Mentre viaggiano attraverso questo regno imprevedibile alla ricerca del tesoro più grande del mondo, incontreranno isole bizzarre e una schiera di nuovi formidabili nemici.

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The Marvels, Nia DaCosta sul flop del film: “Tutti hanno fatto del loro meglio”

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The Marvels è arrivato nelle sale alla fine dello sciopero di Hollywood del 2023. Nonostante abbia ottenuto recensioni per lo più positive (è “Fresh” su Rotten Tomatoes con il 62%), il sequel di Captain Marvel è riuscito a incassare solo 206,1 milioni di dollari in tutto il mondo. Questo lo rende uno dei più grandi flop al botteghino della Marvel Studios, ed è ancora difficile capire cosa sia andato storto.

Dopo tutto, come ha potuto il seguito di un blockbuster da 1 miliardo di dollari e di serie acclamate dalla critica come WandaVision e Ms. Marvel deludere così tanto le aspettative? La regista Nia DaCosta è passata rapidamente a Hedda e 28 anni dopo – Il Tempio delle Ossa, e mentre promuoveva quest’ultimo film parlando con Deadline, ha riflettuto sulle difficoltà riscontrate da The Marvels.

È molto interessante, perché c’era così tanto clamore intorno alla macchina Marvel. – racconta la regista – Ma quando ci ripenso, tutti hanno fatto del loro meglio. Tutti cercavano di realizzare un grande film… e devo dire che sono davvero felice di avere questi rapporti. L’estate scorsa sono stata sul set di Avengers, è stato davvero divertente, ho rivisto i produttori, i Russo e alcuni dei miei amici che hanno recitato nel film. Quindi è stato davvero bello, nonostante tutto quello che è successo al botteghino e le recensioni, sapere che i rapporti sono così buoni”.

Guardando indietro, vedo che tutti hanno fatto del loro meglio e tutti hanno cercato di fare la cosa giusta, ed è così che stanno le cose”, ha concluso DaCosta. Nonostante le critiche ricevute per i risultati al botteghino di The Marvels, insieme al fatto che il film ha avuto un’accoglienza mista da parte della critica e dei fan, DaCosta ha dunque una visione positiva grazie alle relazioni durature che ne sono derivate. Questo include numerose persone che hanno lavorato ad Avengers: Doomsday insieme ai registi Joe e Anthony Russo.

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I commenti di DaCosta potrebbero inoltre fornire un indizio sui personaggi che appariranno nel cast di Avengers: Doomsday. Dato che dice di avere amici nel film, questi potrebbero includere Brie Larson nel ruolo di Captain Marvel/Carol Danvers, Iman Vellani nel ruolo di Ms. Marvel/Kamala Khan o Teyonnah Parris nel ruolo di Monica Rambeau. Al momento della stesura di questo articolo, nessuna di queste star ha confermato la propria partecipazione al film.

Indipendentemente dal suo insuccesso al botteghino, The Marvels ha contribuito a preparare il terreno per Avengers: Doomsday riportando Bestia/Hank McCoy (Kelsey Grammer) nell’MCU durante la scena post-credits, in cui Monica si sveglia in un altro universo. È stato poi confermato che Grammer riprenderà il ruolo nel prossimo film degli Avengers, che sarà incentrato principalmente sul multiverso e sulla presenza degli X-Men.

Send Help: trailer ufficiali del survival thriller prodotto da Sam Raimi

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20th Century Studios ha diffuso il nuovo trailer e il poster ufficiale di Send Help, il survival thriller dalla comicità horror diretto da Sam Raimi. Il film arriverà nei cinema italiani dal 29 gennaio, promettendo una miscela di tensione, ironia nera e messa in scena visionaria, cifra stilistica del regista di Spider-Man e La Casa.

Naufraghi su un’isola, tra sopravvivenza e rancori irrisolti

La storia segue due colleghi, interpretati da Rachel McAdams e Dylan O’Brien, unici sopravvissuti a un disastro aereo che li lascia naufraghi su un’isola deserta. Costretti a convivere in un ambiente ostile, i due devono mettere da parte vecchi rancori e trovare un equilibrio per resistere, mentre la lotta per la sopravvivenza diventa anche un confronto psicologico. Il trailer suggerisce un tono che alterna suspense serrata e momenti di humor macabro, con Raimi che gioca su ritmo, inquadrature e improvvise virate di tono.

Send Help è prodotto da Sam Raimi e Zainab Azizi, con JJ Hook come produttore esecutivo. La sceneggiatura è firmata da Damian Shannon e Mark Swift, mentre le musiche originali sono composte da Danny Elfman, collaborazione che rafforza l’identità horror del progetto.

Con questo film, Raimi torna a esplorare territori a lui congeniali, combinando meccaniche da survival con un approccio autoriale che privilegia l’esperienza sensoriale e il gioco con le aspettative dello spettatore. L’uscita italiana è fissata per il 29 gennaio, quando Send Help porterà in sala un racconto di sopravvivenza dove il pericolo non è solo l’isola, ma ciò che i protagonisti portano con sé.

Zoe Saldaña diventa l’attrice con il maggior incasso di tutti i tempi

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Zoe Saldaña ha superato il record di incassi al botteghino di un’altra star dell’MCU. La veterana attrice è attualmente al cinema con Avatar: Fuoco e Cenere, il film più visto al mondo in questo momento, in cui riprende il ruolo di Neytiri già interpretato in Avatar del 2009 e in Avatar: La via dell’acqua del 2022. Ad oggi, questo terzo capitolo ha incassato 1,23 miliardi di dollari in tutto il mondo dopo il suo quarto weekend nelle sale.

Questo porta il totale degli incassi di tutti i film con Saldaña a 16,8 miliardi di dollari, rendendola l’attrice con il maggior incasso di tutti i tempi. Scarlett Johansson, la precedente detentrice del record, ha un totale di 16,4 miliardi di dollari, dopo che l’uscita di Jurassic World – La rinascita la scorsa estate l’aveva portata al primo posto.

Se i loro totali fossero limitati solo ai film in cui gli attori interpretano un ruolo da protagonista o da coprotagonista, Saldaña sarebbe a 15,46 miliardi di dollari (da 33 film) e Johansson a 15,4 miliardi di dollari (da 36 film). Altri attori dell’MCU – Samuel L. Jackson, Robert Downey Jr. e Chris Pratt – occupano i tre posti successivi. Jackson, al terzo posto, ha incassato 14,6 miliardi di dollari con 70 film.

L’MCU ha chiaramente svolto un ruolo importante nel determinare gli attori con il maggior incasso del settore, con la Saldaña che ha recitato in cinque film e la Johansson in nove. Tuttavia, la prima delle due è la star con il maggior incasso perché può contare su più franchise. Avatar è uno dei principali, che ora comprende una trilogia cinematografica da 6 miliardi di dollari, con il terzo capitolo che continua a generare profitti.

Saldaña ha poi recitato anche in tre film di Star Trek, oltre che nel film campione d’incassi del 2003 Pirati dei Caraibi – La maledizione della prima luna, che ha incassato 654 milioni di dollari, oltre ai suoi numerosi ruoli da protagonista in film indipendenti. I due franchise principali che Johansson ha al suo attivo sono invece l’MCU e Jurassic World, uno dei quali la vede protagonista in un solo film. Pertanto, Saldaña ha una combinazione più forte per accumulare questo totale.

Si tratta dell’ennesimo traguardo in quello che è un periodo d’oro per l’attrice, che dallo scorso anno  è anche una premio Oscar grazie alla sua interpretazione in Emilia Pérez. Considerando che riprenderà il ruolo di Neytiri anche in Avatar 4 Avatar 5, il totale degli incassi dei suoi film è destinato a raggiungere vette ancora più alte, che potrebbero farla diventare semplicemente irraggiungibile dagli altri “sfidanti” a questo primato.

Jennifer Lawrence rompe il silenzio sul ritorno di Katniss nel nuovo prequel di Hunger Games

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Nonostante Jennifer Lawrence abbia una carriera illustre, che include una vittoria agli Oscar per Il lato positivo – Silver Linings Playbook, il suo ruolo più iconico è stato quello di Katniss Everdeen nella saga di Hunger Games, diventata una parte importante della sua carriera iniziale. L’attrice ha infatti interpretato l’eroina in quattro film dal 2012 al 2015. La sua ultima apparizione è stata nel 2015 in Il canto della rivolta – Parte 2, che ha anche concluso la storia di Katniss come leader chiave nella ribellione contro la dittatura del presidente Snow.

Ora, dopo le notizie che confermavano il ritorno di Jennifer Lawrence nella saga di Hunger Games nel prossimo prequel dal titolo L’alba sulla mietitura, la star ha finalmente rotto il silenzio a riguardo. Durante un’intervista con Josh Horowitz nel programma Happy, Sad, Confused, all’attrice che interpreta Katniss è stato chiesto se avesse incontrato il regista Francis Lawrence, e lei ha risposto: “Forse l’abbiamo già fatto”. Un attimo dopo, Horowitz ha accennato alle voci sul suo ritorno, che Lawrence sembra aver confermato dicendo: “Oh sì, è su Internet, vero?”.

L’attrice non ha aggiunto altro, ma la sua risposta è sembrata un modo per confermare la notizia, ormai di pubblico dominio.  Prima che i media confermassero il suo ritorno in Hunger Games – L’alba sulla mietitura, si ipotizzava che Lawrence, Josh Hutcherson e Woody Harrelson avrebbero ripreso i ruoli di Katniss, Peeta Mellark e Haymitch Abernathy, rispettivamente. Sebbene il prequel in uscita segua le vicende di Haymitch nei 50° Hunger Games, il libro contiene anche un epilogo in cui un Haymitch più anziano riflette sulla sua tragica vita.

Mentre il pubblico ipotizzava che i cameo sarebbero stati rivelati al momento dell’uscita del film nelle sale, è stata una sorpresa la conferma del ritorno di Lawrence e Hutcherson, che segna il loro ritorno a casa dopo oltre un decennio. Al momento della stesura di questo articolo, tuttavia, la ripresa di Harrelson nel ruolo di Haymitch non è stata confermata. Nel frattempo, Joseph Zada interpreterà il sedicenne vincitore del Distretto 12 nel prequel. Tra i nuovi membri del cast figurano anche McKenna Grace, Ben Wang, Elle Fanning e Maya Hawke. Ralph Fiennes interpreta la versione di mezza età del presidente Snow, mentre Francis Lawrence tornerà come regista.

LEGGI ANCHE: Come Jennifer Lawrence e Josh Hutcherson potrebbero tornare in Hunger Games – L’alba sulla mietitura

Rental Family – Nelle vite degli altri: intervista al protagonista Brendan Fraser

In uscita nelle sale il 15 gennaio, Rental Family – Nelle vite degli altri (leggi qui la nostra recensione) è il nuovo film diretto da Hikari, che porta sul grande schermo una storia unica ambientata nel Giappone contemporaneo, con un cast internazionale guidato dal premio Oscar Brendan Fraser. Il film esplora un insolito servizio di noleggio familiare, in cui attori vengono assunti per ricoprire ruoli di parenti o amici, traendo spunto da una realtà già presente in Giappone. In questa intervista esclusiva, Fraser ci racconta la sfida di recitare in due lingue, il rapporto con il suo personaggio e l’esperienza di immergersi nella cultura giapponese, offrendo uno sguardo intimo sul processo creativo e sul significato più profondo del film.

In Rental Family – Nelle vite degli altri parli sia inglese che giapponese. Quanto è stato difficile imparare e recitare le tue battute in due lingue senza perdere il tono emotivo della storia?

Il giapponese è una lingua difficile da imparare. Quindi, naturalmente, ho preso delle lezioni private. Per un paio di mesi sono stato uno studente mediocre. Quando sono arrivato a Tokyo per girare il film, quello che dovevo fare per interpretare il ruolo mi è sembrato chiaro solo quando ho iniziato a provare le scene con gli altri attori. Ho imparato più facilmente quando ho smesso di “recitare” e mi sono concentrato sul significato delle parole invece che sulla loro pronuncia. Alla fine, le emozioni, i sentimenti e il motivo per cui dici quello che dici, sono più importanti del come lo dici. La mia speranza era solo quella di sembrare a un madrelingua giapponese come un espatriato che ha vissuto a Tokyo per almeno sette o otto anni.

Nella tua carriera hai avuto grandi successi, hai vinto un Oscar, ma continui anche a dover affrontare numerosi ostacoli. Questo ti ha permesso di identificarti con il tuo personaggio?

Per Rental Family sono un attore che interpreta un attore, Phillip. Lui non è molto bravo, non recita Shakespeare, per capirci. È la mascotte di un’azienda produttrice di dentifricio, che per lui è stato un buon lavoro, gli ha permesso di avere un po’ di soldi in tasca e lo ha reso famoso su Internet per un po’. Forse non voleva quel tipo di attenzione, ma l’ha ottenuta che lo volesse o no. E poi è svanita nei successivi anni. Quindi, quando lo incontriamo, sì, recita in mediocri serie poliziesche prodotte in Corea e interpreta il ruolo del bianco di turno, se mai lo interpreta. Forse questo risuona in qualche modo con la mia carriera, ma non ho appositamente cercato un ruolo del genere. Quello che ho fatto è stato identificarmi con il suo bisogno di appartenenza e la sua capacità di andare d’accordo, di integrarsi, di fare del suo meglio per diventare uno del posto, per quanto possibile, perché, come gli dice il personaggio di Mari Yamamoto, tu sei uno straniero. Sarai sempre uno straniero. Potresti vivere qui per cento anni e comunque non capiresti. Avresti ancora più domande che risposte. E lui riconosce che è vero, con l’avvertenza che è disposto a provarci. In questo mi sono ritrovato molto.

Brendan Fraser in Rental Family
Brendan Fraser in Rental Family

Da un punto di vista europeo, questo concetto di agenzia che fornisce attori come familiari o amici sostitutivi per sconosciuti risulta piuttosto bizzarro. Qual è stato il tuo primo pensiero su questo concetto di business e, ovviamente, sull’accettare il ruolo?

Il titolo da solo ha attirato la mia attenzione. Cos’è una Rental Family, una famiglia a noleggio? Voglio dire, si può comprare una famiglia? Esiste un programma di leasing per acquistare una famiglia? Mi ha fatto venire voglia di saperne di più. Quindi, naturalmente, ho letto la sceneggiatura e sono rimasto deliziato da quanto fosse complessa, interessante, unica, ovvia e contraddittoria, e da come si distinguesse da gran parte del materiale che avevo visto. Sono d’accordo che per un europeo o un americano, l’idea di assumere un attore, un sostituto che faccia da membro della tua famiglia è piuttosto insolita. Ma poi ho incontrato Hikari. In Giappone, come mi ha spiegato lei, attualmente ci sono circa 300 aziende che gestiscono agenzie di noleggio familiari, e sono presenti dal 1980. Nel film si sottolinea anche che in Giappone i problemi di salute mentale sono stigmatizzati in una certa misura. Ed è sempre più facile sentirsi soli in luoghi così affollato come Tokyo, Berlino, Londra, New York o qualsiasi altra parte del mondo. Quindi, la soluzione alternativa alla classica terapia è quella di avere un surrogato, un attore che sostituisca il protagonista, e il fatto che sia tutto finzione è parte del motivo per cui sono in grado di farlo, perché sanno che non è reale. Ma c’è comunque qualcosa che li influenza e che è significativo per loro. Anche se è finzione. Questa idea mi piace. La trovo utile. E anche dal punto di vista drammatico, la premessa del film porta questa relazione un po’ oltre, permettendo al protagonista, Phillip, di sostituirsi al padre scomparso da tempo di una bambina, assunto per mantenere le apparenze di una famiglia con due genitori, in modo che lei possa superare l’esame di ammissione a una scuola prestigiosa. E questo solleva questioni etiche, questioni morali su cosa significhi non essere del tutto sinceri con un bambino, forse addirittura mentirgli spudoratamente. Questo dilemma è il punto in cui il film si colloca, tra la finzione e la realtà. È in quell’area che esploriamo che ripongo la mia fiducia in Hikari per guidare la storia. Personalmente, se fa del bene, non ci vedo nulla di male.

Nel film il tuo personaggio è un attore che dà speranza alle persone sole, proprio come tu hai ispirato un’intera generazione di spettatori con il tuo film. La mia domanda è: credi che stabilire questo tipo di connessione sia uno dei compiti dell’attore e, se sì, come cerchi di farlo?

Sì, credo che sia possibile attingere dalle proprie esperienze e utilizzarle in modo creativo. Se questo ti aiuta a svolgere il tuo lavoro di attore, allora è lecito farlo. E quello che non sai, lo inventi. Come forma d’arte, alla fine si tratta di raccontare una storia. Che sia vera o meno, è il risultato di ciò che provi quando esci dal cinema, è il motivo per cui li facciamo, il motivo per cui lo facciamo. So che l’intenzione più speranzosa di Hikari nel realizzare questo film era quella di colmare il divario, se possibile, se l’arte può farlo in questo mondo sempre più sintetizzato di connessioni false. In un mondo sempre più diviso, voleva creare un’opera che parlasse di autentiche connessioni umane e vedere se fosse possibile, e sostenerla con la premessa di un’azienda che invia i suoi talenti, attori e performer, a clienti che non sono stati in grado di affrontare la realtà per aiutarli… era questa l’intenzione del film.

Brendan Fraser nel film Rental Family
Brendan Fraser in Rental Family

È stato difficile trovare l’equilibrio tra dramma e commedia?

Lo è sempre. Ecco perché ci si affida a un regista. E Hikari ha un talento particolare in questo. Ne è valsa la pena. Non c’è nessun passo falso nella struttura. Ad esempio, quanto è stato bello alla fine quando i due “avvocati” arrivano per salvare Philip che è stato arrestato e poi compare anche il loro collega, che avevano appena abbandonato. Lui entra dalla porta, dopo aver avuto un ripensamento su ciò che era giusto fare, interpretando il ruolo di un detective. E i tre hanno così quel momento in cui si conoscono ma devono fingere di no, visto che stanno interpretando dei ruoli. È come se si puntassero il dito l’uno contro l’altro, come in quel meme di Spider-Man. Ogni pubblico che ho visto in quel momento ha reagito in modo così divertito ed è così incoraggiante per me perché ottenere quel tipo di risposta è un successo. Bisogna portare il pubblico in un viaggio. Bisogna stabilire delle premesse e poi trasportarlo e infine ripagarlo. E non si tratta di pirotecnica. Non si tratta di CGI. Non si tratta di trucchi, ma si tratta solo di recitazione. E c’è qualcosa di ancora più potente in questa possibilità che mi ricorda perché amo il mio lavoro.

Cosa ti manca di più dell’esperienza in Giappone?

Tutto. Vorrei tornarci presto. Mi ha fatto capire che, per quanto io possa sentirmi diverso in Giappone, per quello che sono, per la mia altezza, non ricordo di essermi mai sentito incluso in modo così autentico e genuino come durante il tempo che ho trascorso lì. Poi, quando eravamo lì per le riprese la fioritura dei ciliegi era in ritardo. Così abbiamo dovuto rinviare la scena che la prevedeva e quando la fioritura c’è stata abbiamo dovuto girare così in fretta per coglierla che non siamo riusciti a godercela. Quando abbiamo terminato le riprese tutti i fiori erano già spariti e questo mi ha reso malinconico, per quanto siano effimeri, temporanei, ma belli. Mi ha fatto venire voglia di tornare a vederli di nuovo, stavolta con più calma.

Se potessi assumere qualcuno per interpretare un ruolo nella tua vita, quale sarebbe?

È facile. Sono il quarto di quattro figli maschi. Quindi ho sempre desiderato avere una sorella e sarebbe questa la mia scelta.

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The Pitt 2: il trailer “This Season On” anticipa cambiamenti, ritorni e un 4 luglio fuori controllo

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HBO Max ha diffuso il trailer “This Season On” della Stagione 2 di The Pitt, offrendo un primo sguardo a ciò che attende i personaggi nelle prossime settimane. Il video promozionale si apre nel giorno dell’Independence Day, ma l’atmosfera è tutt’altro che festosa: al Pitt Hospital, il 4 luglio si trasforma rapidamente in una giornata carica di tensione, scelte delicate e imprevisti destinati a cambiare gli equilibri.

Dal trailer emerge subito uno degli snodi centrali della stagione: il dottor Robby incontra il suo sostituto in vista dell’imminente periodo di sabbatico. Un passaggio di testimone che non è solo operativo, ma anche emotivo, perché mette in discussione leadership, responsabilità e rapporti costruiti nel tempo. Parallelamente, il video anticipa il ritorno di un volto familiare, elemento che promette di riaprire dinamiche lasciate in sospeso e di aggiungere ulteriore complessità a un ambiente già sotto pressione.

Una stagione più ampia, tra emergenze e relazioni in evoluzione

“This Season On” suggerisce che la Stagione 2 di The Pitt punterà a espandere il respiro narrativo della serie, alternando grandi emergenze mediche a momenti più intimi, in cui i personaggi sono costretti a confrontarsi con i limiti personali e professionali. Le immagini mostrano un pronto soccorso messo a dura prova, con casi che si accumulano e decisioni che devono essere prese in pochi secondi, mentre fuori la città celebra una festa che, per chi lavora all’interno dell’ospedale, non esiste.

Il trailer per le “settimane a venire” lascia intravedere nuove linee di conflitto, legate sia alla gestione del reparto sia alle conseguenze delle scelte fatte nella première. Il tema del cambiamento sembra centrale: nuovi ruoli, vecchi ritorni e un equilibrio che va continuamente ridefinito, episodio dopo episodio.

HBO Max accompagna il trailer ricordando che la première della Stagione 2 è già disponibile in streaming, invitando gli spettatori a seguire l’evoluzione di una serie che ha saputo distinguersi per il suo approccio realistico e teso al racconto del lavoro in corsia. Se il 4 luglio segna l’inizio simbolico della stagione, “This Season On” chiarisce che The Pitt è pronto a spingere ancora più in là il proprio racconto, mettendo i personaggi di fronte a prove che non riguardano solo la medicina, ma anche identità e responsabilità.

School Spirits 3: il trailer ufficiale anticipa nuovi misteri e verità inquietanti

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È online il trailer ufficiale della Stagione 3 di School Spirits, che promette di rilanciare l’atmosfera mystery soprannaturale della serie con nuovi enigmi, alleanze instabili e rivelazioni destinate a cambiare le regole del gioco. Dopo i colpi di scena delle stagioni precedenti, il ritorno a Split River High sembra più oscuro e imprevedibile che mai.

Il trailer mostra una stagione più ambiziosa sul piano narrativo, con una tensione che cresce fin dalle prime immagini. Le linee tra mondo dei vivi e aldilà appaiono sempre più sottili, mentre i protagonisti sono costretti a confrontarsi con verità rimaste sepolte e con scelte che potrebbero avere conseguenze irreversibili.

Nuove domande, vecchi segreti e un equilibrio sempre più fragile

La Stagione 3 sembra spingere School Spirits verso un territorio più maturo, dove l’indagine soprannaturale si intreccia con temi di identità, colpa e appartenenza. Il trailer suggerisce che alcune certezze costruite finora verranno messe in discussione: chi può davvero fidarsi di chi? E soprattutto, quali segreti di Split River High devono ancora emergere?

Le immagini anticipano dinamiche di gruppo in evoluzione, con rapporti che si ridefiniscono e nuove minacce che incombono dall’interno. L’elemento mystery resta centrale, ma appare affiancato da un maggiore focus sulle relazioni emotive e sulle scelte individuali, che potrebbero spostare gli equilibri tra i personaggi.

Senza svelare troppo, il trailer lascia intendere che la Stagione 3 affronterà direttamente le conseguenze degli eventi passati, evitando facili reset. Il senso di urgenza è palpabile: ogni indizio sembra portare a una verità più grande, mentre il confine tra giustizia e vendetta diventa sempre più sfumato.

Con questo nuovo capitolo, School Spirits punta a consolidare la propria identità come teen mystery soprannaturale capace di unire suspense e introspezione. Il trailer ufficiale è un invito chiaro ai fan: prepararsi a una stagione in cui nulla è come sembra e ogni risposta apre nuove domande.

Grey’s Anatomy 22×08: il promo di “Heavy on Me” anticipa tensioni emotive e scelte difficili

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È stato diffuso il promo ufficiale HD di Grey’s Anatomy 22×08, episodio intitolato “Heavy on Me”, che promette di riportare la serie su un terreno fortemente emotivo, mettendo i personaggi di fronte a decisioni complesse e conseguenze personali sempre più pesanti.

Dal promo emerge un clima di pressione crescente all’interno del Grey Sloan Memorial Hospital. I casi medici sembrano intrecciarsi con conflitti personali irrisolti, mentre il peso delle responsabilità professionali inizia a farsi sentire in modo più marcato sui protagonisti. Il titolo “Heavy on Me” suggerisce proprio questo: il carico emotivo e morale che ciascun medico è costretto a portare, spesso in silenzio.

“Heavy on Me”: quando il lavoro diventa un peso personale

L’episodio 22×08 sembra voler esplorare il confine sempre più sottile tra vita privata e corsia, uno dei temi storici di Grey’s Anatomy. Il promo lascia intravedere momenti di confronto, sguardi carichi di significato e decisioni che potrebbero avere ripercussioni durature sugli equilibri del gruppo.

Come spesso accade nella serie, il caso clinico della settimana appare destinato a fungere da specchio emotivo per i medici coinvolti, costringendoli a fare i conti con paure, sensi di colpa e scelte rimandate. L’atmosfera suggerita dal promo è più introspettiva che spettacolare, puntando su dialoghi e relazioni piuttosto che su colpi di scena improvvisi.

All’interno della ventiduesima stagione, “Heavy on Me” arriva in un momento cruciale, dopo episodi che hanno già messo alla prova la tenuta emotiva dei personaggi. Questo nuovo capitolo potrebbe quindi rappresentare uno snodo importante, capace di ridefinire alcune dinamiche e aprire la strada a sviluppi futuri.

Il promo HD anticipa un episodio intenso, fedele allo spirito della serie: Grey’s Anatomy continua a raccontare la medicina come un lavoro che salva vite, ma che lascia segni profondi in chi lo esercita. “Heavy on Me” sembra pronto a ricordarlo ancora una volta.

Damson Idris interpreterà il prossimo Black Panther dell’MCU? Tutto quello che ha detto e le potenziali prove

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Le speculazioni sul futuro di Black Panther tornano a intensificarsi dopo alcune recenti dichiarazioni di Damson Idris, che hanno riacceso l’attenzione dei fan su un possibile ingresso dell’attore nel Marvel Cinematic Universe. Senza conferme ufficiali, le parole di Idris e alcuni indizi emersi negli ultimi mesi hanno però contribuito ad alimentare l’ipotesi di un suo coinvolgimento in un prossimo capitolo della saga.

Dopo Black Panther: Wakanda Forever, i Marvel Studios non hanno ancora annunciato dettagli concreti sul futuro del franchise, ma è noto che la ricerca di nuove figure chiave sia centrale per l’evoluzione narrativa di Wakanda. In questo contesto, il nome di Idris è tornato ciclicamente tra quelli più discussi, soprattutto per il suo profilo artistico e per la crescente popolarità internazionale.

Le parole di Damson Idris e gli indizi che fanno discutere

Black Panther film 2018

Interrogato sulle voci che lo vorrebbero nel cast di Black Panther, Idris ha scelto una linea prudente, evitando smentite nette ma anche conferme esplicite. Un atteggiamento che, nel linguaggio tipico dell’industria Marvel, viene spesso interpretato come una risposta studiata, utile a non violare accordi di riservatezza. L’attore ha riconosciuto l’affetto dei fan e l’interesse verso il franchise, senza però entrare nei dettagli di eventuali trattative.

A rendere il quadro più intrigante sono alcuni indizi indiretti: dalle interazioni social dell’attore a precedenti dichiarazioni in cui Idris ha espresso il desiderio di entrare in universi narrativi di grande respiro. Elementi che, pur non costituendo prove concrete, si inseriscono in una dinamica ben nota ai fan Marvel, abituati a leggere tra le righe prima degli annunci ufficiali.

L’eventuale casting di Damson Idris potrebbe rappresentare una scelta strategica per il futuro di Black Panther, introducendo un volto capace di portare nuova energia al franchise senza tradirne l’identità. Che si tratti di un nuovo personaggio o di una figura legata all’eredità di Wakanda, al momento resta tutto nel campo delle ipotesi.

In assenza di conferme da parte dei Marvel Studios, le dichiarazioni di Idris non fanno che alimentare l’attesa. Se il franchise è destinato a espandersi con nuovi protagonisti e nuove prospettive, il nome di Damson Idris rimane uno di quelli da tenere d’occhio nei prossimi mesi.

Damson Idris arriva alla 55ª edizione degli NAACP Image Awards. Foto di Image Press Agency via DepositPhotos.com

Avengers: Doomsday, un’altra star degli X-Men sarebbe coinvolta nel film

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Avengers: Doomsday vedrà il ritorno degli X-Men della Fox, dato che diversi attori riprenderanno i loro ruoli nella serie Marvel Cinematic Universe. Mentre dunque gli eroi della timeline MCU condivideranno finalmente lo schermo con gli iconici mutanti, sembra che ci possa essere anche un altro ex membro degli X-Men – ad ora non annunciato – che tornerà per la storia.

Durante una nuova intervista al podcast Power of X-Men, il famoso scrittore di fumetti Marvel e X-Men Chris Claremont ha infatti reagito al teaser di Avengers: Doomsday con il ritorno dei mutanti. Tuttavia, durante questa chiacchierata, ha detto: “La cosa che trovo più meravigliosa è che stanno riportando il cast originale, inclusa Famke”. È importante ricordare che questa non è la prima volta che Claremont ha rivelato dettagli sui nuovi film degli Avengers che si sono poi rivelati veri.

Nell’aprile 2025, lo scrittore di fumetti aveva infatti rivelato che Chris Evans sarebbe tornato nel franchise e nel dicembre 2025 è effettivamente stato rivelato che Evans sarebbe effettivamente tornato in Avengers: Doomsday nei panni di Steve Rogers. Al momento della pubblicazione di questo articolo, la Marvel Studios non ha però ancora commentato la dichiarazione di Claremont riguardo a Famke Janssen, interprete di Jean Grey nei film degli X-Men.

La Janssen, in precedenza, ha smentito che tornerà in tali panni per il prossimo film dell’MCU. Parlando con Grant Hermanns di ScreenRant nell’ottobre 2025, l’attrice della trilogia degli X-Men aveva infatti affermato di non avere idea della trama di Avengers: Doomsday, dichiarando: “Ad essere sincera, non conosco bene la trama, quindi non ne sono sicura. Non è il mio mondo, non è mai stato il mio mondo, davvero, tutto quel mondo dei fumetti. Ormai dovrei saperlo, ci sono dentro da abbastanza tempo. Ma sono davvero entusiasta di vedere quando uscirà. Proprio come tutti gli altri, scoprirò quali sono le trame e come è andata a finire”.

Vale la pena tenere presente che è molto comune che gli attori Marvel debbano negare il loro coinvolgimento prima dell’uscita di un film, soprattutto quando sono vincolati da accordi di riservatezza. Ecco perché non sarebbe affatto sorprendente se la Jean di Janssen fosse in realtà una delle tante sorprese nel cast di Avengers: Doomsday.

Kevin Feige della Marvel Studios ha anche confermato al CinemaCon nel 2025 che ci sono ancora molti attori e personaggi che devono essere annunciati per la Fase 6, e Jean potrebbe facilmente essere uno di questi. Dato che la trama di Avengers: Doomsday è tenuta segreta, ciò giustificherebbe il motivo per cui la partecipazione di Janssen sarebbe un grande segreto.

Cosa sappiamo di Avengers: Doomsday

Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars arriveranno in sala rispettivamente il 18 dicembre 2026, e il 17 dicembre 2027. Entrambi i film saranno diretti da Joe e Anthony Russo, che tornano anche nel MCU dopo aver diretto Captain America: The Winter Soldier, Captain America: Civil War, Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.

La sinossi ufficiale conferma il ritorno di Robert Downey Jr. all’interno dell’universo Marvel, questa volta nel ruolo di Doom. La trama resta però al momento sotto riserbo. Stephen McFeely e Michael Waldron risultano accreditati come sceneggiatori.

Il cast di Avengers: Doomsday è stato rivelato per la prima volta durante una diretta streaming a sorpresa della Marvel Studios, in cui diverse sedie hanno svelato il ritorno di numerosi attori. Una delle grandi novità è il ritorno di diversi attori degli X-Men dell’era Fox-Marvel.

Sono confermati nel cast del film (per ora): Paul Rudd (Ant-Man), Simu Liu (Shang-Chi), Tom Hiddleston (Loki), Lewis Pullman (Bob/Sentry), Florence Pugh (Yelena), Danny Ramirez (Falcon), Ian McKellen (Magneto), Sebastian Stan (Bucky), Winston Duke (M’Baku), Chris Hemsworth (Thor), Kelsey Grammer Bestia), James Marsden (Ciclope), Channing Tatum (Gambit), Wyatt Russell (U.S. Agent), Vanessa Kirby (Sue Storm), Rebecca Romijn (Mystica), Patrick Stewart (Professor X), Alan Cumming (Nightcrawler), Letitia Wright (Black Panther), Tenoch Huerta Mejia (Namor), Pedro Pascal (Reed Richards), Hannah John-Kamen (Ghost), Joseph Quinn (Johnny Storm), David Harbour (Red Guardian), Robert Downey Jr. (Dottor Destino), Ebon Moss-Bachrach (La Cosa), Anthony Mackie (Captain America) e Chris Evans (Captain America).

La mummia: il trailer del reboot horror firmato Lee Cronin

La mummia: il trailer del reboot horror firmato Lee Cronin

Una delle saghe horror più iconiche sta per tornare alla ribalta: La mummia, di cui è ora arrivato il primo trailer. Come si ricorderà, dopo il fallimento del reboot di Tom Cruise nel dare vita a un nuovo universo interconnesso, i piani per una nuova versione della serie non si sono concretizzati fino alla metà del 2024, quando il regista di La casa – Il risveglio del male Lee Cronin è stato scelto per scrivere e dirigere una rivisitazione autonoma per Blumhouse e New Line Cinema.

Dopo un anno di sviluppo tranquillo, il film, la cui uscita è prevista per il 17 aprile, ha iniziato a prendere slancio all’inizio del 2025, quando Jack Reynor di The Perfect Couple e Laia Costa di La Ruota del Tempo sono stati scelti per guidare il cast. Questo si è poi ampliato con l’aggiunta di Verónica Falcón, May Calamawy di Moon Knight, May Elghety e Natalie Grace, con le riprese che si sono svolte da marzo a giugno. Ora, la New Line Cinema ha dunque svelato il primo trailer di La mummia.

Il video offre uno sguardo sull’ultimo colpo di scena della serie horror, in cui una famiglia si trova ad affrontare una figura non morta legata alla storia dell’antico Egitto, mentre accenna anche al mistero che circonda la scomparsa di una ragazzina. Sebbene i 63 secondi di durata del trailer abbiano permesso alla Blumhouse e alla New Line Cinema di mantenere gran parte del segreto, il filmato offre sicuramente molti indizi su ciò che ci aspetta nel film.

Per cominciare, Cronin ha realizzato ancora una volta un film incentrato su una famiglia che si trova ad affrontare forze malvagie che minacciano di distruggerla, come già aveva fatto con il suo debutto alla regia con Hole – L’abisso e con il suo successo di critica e pubblico La casa – Il risveglio del male.

Il nuovo film La mummia, tuttavia, prende una svolta importante rispetto ai suoi film precedenti e alla serie stessa, rendendo apparentemente protagonista una bambina. Come si vede nel trailer, la figlia del personaggio di Reynor, Katie, scompare per otto anni e viene poi ritrovata nel sarcofago che viene aperto nel filmato, anche se apparentemente con alcune deformazioni fisiche.

Tuttavia, dato che i dettagli ufficiali della trama del film suggeriscono che il ritorno a casa di Katie diventa un “incubo vivente” per la famiglia, si potrebbe spiegare che la maledizione che incontrano è simile a quella dei Deadites in La casa – Il risveglio del male, con qualche antica entità egizia che possiede i vari personaggi. Questo spiegherebbe perché nel film diversi di loro sembrano ferirsi, e uno sembra essere gettato fuori da una finestra da una figura invisibile.

Uno degli altri grandi cambiamenti che La mummia sta chiaramente apportando rispetto ai suoi predecessori è l’adozione di un’estetica più cruenta. Tra una figura non specificata che si strappa la pelle, Katie che viene vista brevemente con il sangue che le esce dalla bocca e altri personaggi con il sangue sul viso, Cronin sembra voler seguire una strada di horror corporeo che sarebbe molto più viscerale e soddisferebbe il suo desiderio di realizzare la versione più spaventosa della serie mai vista finora.

A Quiet Place – Un posto tranquillo: la spiegazione del finale del film

L’avvincente film horror di John Krasinski, A Quiet Place (qui la recensione), racconta la lotta di una famiglia per sopravvivere in un mondo pieno di mostri che cacciano grazie al suono. Lee (Krasinski) ed Evelyn (Emily Blunt) comunicano con i loro figli Marcus (Noah Jupe) e Regan (Millicent Simmonds) usando il linguaggio dei segni, camminano a piedi nudi e hanno costruito con cura la loro vita intorno al silenzio. Nel frattempo, Lee sta facendo tutto il possibile per scoprire di più sulle creature che li danno la caccia, e il finale del film svela un segreto che potrebbe salvarli tutti. La vita silenziosa della famiglia è resa complicata dal fatto che Evelyn è incinta e i bambini sono notoriamente incapaci di stare zitti.

Nel tentativo di garantire la sicurezza di tutti durante il parto e i primi anni di vita del bambino, la famiglia ha costruito un rifugio sotterraneo insonorizzato e una culla simile a una bara dotata di una bombola di gas e una maschera, in modo che il bambino possa respirare mentre si trova nella culla insonorizzata. Nonostante i loro piani ben congegnati, però, Evelyn entra in travaglio con due settimane di anticipo e le creature attaccano la casa nel momento peggiore possibile. Ecco una descrizione dettagliata di cosa sono esattamente questi nemici mortali e di come finisce A Quiet Place.

Cosa sono i mostri di A Quiet Place?

È implicito, anche se non viene mai detto direttamente, che i mostri in A Quiet Place siano alieni. Lee ha una collezione di ritagli di giornale relativi alle loro origini, e tra questi c’è una storia su una meteora caduta nel New Mexico. Altri ritagli di giornale si riferiscono alle creature come “angeli oscuri” o “angeli della morte”, il che suggerisce che siano caduti dal cielo per punire l’umanità. Krasinski ha descritto il loro arrivo come “rilasciare dei lupi in un asilo nido… non avevamo alcuna possibilità contro queste creature”. Dagli appunti raccolti da Lee sappiamo che ci sono almeno tre mostri nella zona circostante la casa.

A Quiet Place film

Il sequel A Quiet Place II e in seguito anche il prequel A Quiet Place – Giorno 1 (leggi qui la nostra recensione) hanno poi confermato che si tratta di alieni arrivati sulla terra, anche se sono ancora molti i misteri riguardo le origini di queste creature. Ad ogni modo, all’inizio del film i mostri sono visibili solo come un insieme sfocato di arti, ma con il proseguire del film riusciamo a vederli meglio in tutta la loro orribile gloria. Hanno la pelle pallida, si muovono molto velocemente e hanno zampe anteriori allungate. La loro caratteristica più sorprendente, tuttavia, è la testa, che si apre in sezioni per esporre un orecchio gigante.

Il loro udito è estremamente sensibile in ogni momento, consentendo loro di sentire potenziali prede da grandi distanze, e quando raggiungono la fonte del rumore aprono la testa per massimizzare ulteriormente l’udito e individuare la preda. La pelle di queste creature è estremamente resistente, rendendole praticamente invulnerabili, ma c’è un modo per ucciderle. Quando le loro orecchie sono aperte e le placche di pelle corazzata sulla testa sono separate, si crea un punto debole. La scoperta di questa debolezza è fondamentale per il finale del film.

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La spiegazione del finale di A Quiet Place 

La famiglia di A Quiet Place aveva un vantaggio quando i mostri hanno invaso la loro casa: dato che Regan è sorda, tutta la famiglia conosceva già bene la lingua dei segni. Lee ha anche trascorso un anno cercando di riparare l’apparecchio acustico di Regan utilizzando un manuale e tutti i pezzi di ricambio che è riuscito a trovare, ma senza ottenere grandi risultati. Tuttavia, anche se l’apparecchio acustico che le dà all’inizio del film non migliora effettivamente il suo udito, si rivela comunque salvifico.

Ogni volta che le creature cercano di usare il loro super udito intorno a Regan, il suo apparecchio acustico crea un feedback che provoca un dolore immenso sia a lei che a loro. Quando un mostro mette alle strette i membri sopravvissuti della famiglia (Lee si sacrifica per dare ai suoi figli la possibilità di fuggire) nel seminterrato della casa, Regan avvicina l’apparecchio acustico alla radio per amplificare il segnale, disorientando e facendo infuriare la creatura. Mentre è indebolito, Evelyn gli spara alla testa con un fucile, riuscendo finalmente a ucciderlo.

CAS A quiet place: un posto tranquillo

Il rumore dello sparo attira gli altri due mostri verso la casa, ma questa volta Regan ed Evelyn sono preparate. Regan alza il volume della radio, mentre Evelyn carica il fucile, e qui finisce il film: in una situazione pericolosa, ma con una nota di ottimismo. Naturalmente, questo fa sorgere la domanda sul perché il governo e l’esercito non abbiano mai pensato di usare dispositivi sonori per indebolire le creature con l’udito super sviluppato, ma non vediamo molto di ciò che accade nel mondo esterno. Forse altri hanno trovato la stessa soluzione e l’umanità alla fine riuscirà a riprendersi il proprio pianeta.

In che modo A Quiet Place prepara il sequel A Quiet Place II

Il finale di A Quiet Place conduce perfettamente al sequel A Quiet Place II, che espande il mondo creato nel primo film. Quando Evelyn e i suoi figli Regan, Marcus e il suo bambino sopravvivono, è chiaro che la battaglia è solo all’inizio, poiché si trovano in una situazione peggiore rispetto all’inizio della storia, dato che stanno piangendo la perdita del marito e padre Lee. Allo stesso tempo, però, hanno scoperto il punto debole di questi alieni e possono sfruttare la cosa per dar vita ad una resistenza e ribaltare le sorti dell’umanità. In A Quiet Place II, Regan diventa quindi un personaggio ancora più importante, come suggerito dal finale del primo film.

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Essendo non udente, si rende conto che le creature non amano i feedback audio ad alta frequenza e usa questa conoscenza per proteggere la sua famiglia. Man mano che il suo personaggio viene approfondito e le vengono assegnati compiti più importanti nel sequel, Regan diventa una vera e propria protagonista. È compassionevole e premurosa come Evelyn e condivide anche la grinta e la capacità di adattarsi a circostanze terribili e spaventose della madre. Resta ora da attendere A Quiet Place 3 per scoprire come si concluderà la vicenda e lo scontro con gli alieni.

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