Sono emersi nuovi aggiornamenti
sulla produzione del terzo capitolo della saga action con
protagonista Chris
Hemsworth. Secondo quanto riportato da
What’s On Netflix, le riprese di
Tyler Rake 3
dovrebbero iniziare a
giugno 2026 e concludersi il 9 ottobre dello stesso anno, segnando il
ritorno della popolare saga distribuita da Netflix.
A
differenza dei primi due film, girati tra Thailandia, India e
Praga, il nuovo capitolo avrà come principale base di produzione
Sydney, in
Australia. Alcune sequenze verranno inoltre realizzate
anche in Europa, anche se al momento non sono state rivelate le
città coinvolte. Curiosamente, Sydney era già stata presa in
considerazione come location principale per Tyler Rake
2, ma i piani furono modificati a causa
della pandemia di COVID-19.
Dietro la macchina da presa tornerà Sam
Hargrave, che ha diretto anche i primi due
capitoli della serie. Prima di passare alla regia, Hargrave ha
lavorato per oltre vent’anni come stunt coordinator in numerose
produzioni di successo, tra cui Deadpool
2 e diversi film della saga di Hunger
Games.
Alla produzione del progetto tornano anche Joe Russo e
Anthony
Russo, noti per aver diretto alcuni dei
capitoli più importanti del Marvel Cinematic
Universe, tra cui Avengers: Infinity
War e Avengers:
Endgame. Joe Russo sarà inoltre lo
sceneggiatore del film. La saga di Tyler Rake è basata sulla graphic novel Ciudad, scritta
dagli stessi fratelli Russo insieme ad Ande Parks.
La storia segue Tyler Rake, un ex membro delle forze speciali
australiane che svolge missioni estremamente rischiose in giro per
il mondo. Dopo il successo dei primi due capitoli — soprattutto del
secondo film, accolto molto positivamente dalla critica — Netflix
sembra intenzionata a espandere ulteriormente l’universo
narrativo.
Secondo alcune anticipazioni, anche Idris
Elba, Golshifteh
Farahani e Olga
Kurylenko, già presenti nel secondo film,
dovrebbero tornare nel nuovo capitolo, anche se il cast ufficiale
non è stato ancora confermato.
Oltre a Tyler
Rake 3, Netflix sta lavorando all’espansione del franchise
con nuovi progetti, tra cui lo spin-off cinematografico
Tygo e la serie televisiva Mercenary: An Extraction
Series. Al momento, però, non è stata ancora
annunciata una data di uscita ufficiale per il terzo film.
Alice Oseman ha finalmente dato ai fan qualche
indizio su quando arriverà il capitolo finale della storia di Nick
e Charlie sullo schermo. L’autrice della celebre graphic novel
Heartstopper
(leggi
qui la recensione della terza stagione) ha infatti rivelato che
il film conclusivo della serie Netflix, Heartstopper
Forever, non uscirà prima della
pubblicazione dell’ultimo volume della saga.
La
notizia è stata condivisa durante una sessione di domande e
risposte alla London Book
Fair, dove Alice Oseman ha
spiegato che per lei era fondamentale che il finale della storia
fosse prima vissuto nella sua forma originale, cioè nel libro. “Era
molto importante per me che il libro uscisse prima, così le persone
possono vivere la fine della storia sulla pagina”, ha dichiarato
l’autrice, ricordando che la serie televisiva è un adattamento
dell’opera cartacea e non il contrario.
Il
sesto e ultimo volume della saga, Heartstopper Volume
6, arriverà in formato paperback negli Stati Uniti
il 7 luglio 2026. Solo dopo quella data il
pubblico potrà aspettarsi l’uscita del film su Netflix, che
concluderà ufficialmente la storia iniziata come webcomic nel 2016
e diventata nel tempo un fenomeno globale.
Nonostante l’attesa, i lavori sul film sono ormai quasi terminati.
Oseman, che ha scritto anche la sceneggiatura del progetto, ha
spiegato che la produzione è nelle fasi finali di post-produzione,
con gli ultimi ritocchi agli effetti visivi e alle animazioni. Una
volta completati questi passaggi, il film verrà inviato per il
doppiaggio nelle varie lingue e per i controlli di qualità di
Netflix.
Alla regia del progetto c’è Wash
Westmoreland, mentre i protagonisti della
serie torneranno nei loro ruoli: Joe
Locke interpreterà ancora
Charlie Spring e Kit
Connor tornerà nei panni di Nick
Nelson. Anche se il resto del cast non è stato ancora
confermato ufficialmente, Netflix ha assicurato che nel film
rivedremo anche gli amici della coppia.
Secondo la sinossi diffusa dalla piattaforma, il film racconterà
l’ultima fase della relazione tra Nick e Charlie. Dopo
gli eventi della terza stagione della serie Heartstopper, i due
ragazzi sono più uniti che mai. Tuttavia, l’imminente partenza di
Nick per l’università e la crescente indipendenza di Charlie a
scuola metteranno alla prova la loro relazione, costringendoli ad
affrontare la prospettiva di una storia a distanza.
Con il film finale e
l’ultimo volume della graphic novel, Heartstopper
si prepara quindi a chiudere il cerchio di una delle storie
romantiche più amate degli ultimi anni. Per i fan, l’attesa sarà
ancora lunga, ma il finale sembra ormai sempre più vicino.
La Paramount Pictures ha incaricato
James Wan di dirigere il remake dell’acclamato
film sudcoreano The Gangster, The Cop, The Devil, con il
protagonista originale Don Lee (Ma Dong-seok)
coinvolto nel progetto. Brian Helgeland ha scritto
la bozza originale e sarà il produttore esecutivo, mentre
Shay Hatten scriverà la sceneggiatura.
Wan e Michael
Clear sono invece i produttori per Atomic Monster. Anche
Lee è poi produttore, tramite Big Punch Global, insieme a Sylvester Stallone e D. Matt
Geller, tramite Balboa Productions, Chris
Lee, tramite B&C Group, e Jang
Won-seok, CEO di BA Entertainment.
Il film originale, liberamente
ispirato ad un fatto reale, è stato proiettato al Festival di Cannes nel 2019. La storia ha
per protagonisti un serial killer, un criminale e un poliziotto.
Questi ultimi due finiranno per unire le loro forze nel tentativo
di smascherare il nemico comune. Questa alleanza verrà ovviamente
messa continuamente a dura prova, e da ciò prenderà vita un
racconto che fa del proprio tono cupo e ricco di suspence il
proprio punto di forza.
James Wan, oltre ad essere
produttore delle saghe
di Insidious e The Conjuring, ha
recentemente diretto Aquaman e il Regno Perduto, sequel del film del 2018
che rimane il film della DC Studios con il maggior incasso mondiale
di tutti i tempi.
Rapunzel
è stato un grande successo per la Disney, incassando oltre 592
milioni di dollari in tutto il mondo e rappresentando una svolta
cruciale per l’animazione Disney. La storia di Raperonzolo ha
origine dai fratelli Grimm e ha assunto molte forme in film, libri,
serie televisive e musical. Ora, la Disney spera di replicare il
successo della sua interpretazione con una versione live-action e
dopo alcune indiscrezioni, è ora arrivata la conferma
che Kathryn
Hahninterpreterà Madre Gothel.
Hahn ha infatti annunciato
sottilmente la sua partecipazione al cast tramite Instagram, con la
didascalia “mother knows best” (la mamma ha sempre
ragione), rivelando così di essere stata scelta per interpretare
l’iconica cattiva Madre Gothel nel prossimo remake live-action. In
precedenza era stato riferito che
Hahn era in trattativa per il ruolo all’inizio di quest’anno, e
ora anche la Walt Disney Studios ha confermato la sua
partecipazione al cast, condividendo un video di Hahn che indossa
una maglietta con il personaggio di Madre Gothel.
La Disney ha annunciato per la
prima volta i piani per un live-action di Rapunzel
nel dicembre 2024, con il coinvolgimento del regista di The
Greatest Showman, Michael Gracey. La
produzione dovrebbe iniziare alla fine di quest’anno, ma non è
stata ancora annunciata una data ufficiale per l’uscita del remake
live-action. Molti sono entusiasti della notizia del casting di
Kathryn Hahn, che i fan considerano la scelta “perfetta” per il
personaggio dopo la sua interpretazione di una strega nella serie
Agatha All Along dell’MCU e in WandaVision al fianco di Elizabeth Olsen.
Avengers:
Doomsday non sprecherà i propri personaggi. È quanto
dichiarato in una nuova intervista con Esquire
dall’attore Lewis Pullman, interprete di Sentry,
il quale ha fornito un nuovo aggiornamento sul film della Fase 6 e
sulla gestione dei cameo, sia quelli già noti al pubblico che
quelli ancora da rivelare. La star ha dichiarato: “Si tratta di
un ritorno al siero degli archetipi umani su cui si basa la nostra
arte”.
Sebbene il cast di Avengers: Doomsday sia ricco di
personaggi, Pullman ha sottolineato che il prossimo film Marvel non sarà solo un festival di
cameo, affermando: “Ogni personaggio ha il suo momento che ne
definisce le dimensioni”. Ha continuato: “I fratelli Russo lo hanno fatto molto bene.
Non vogliono che nessuno resti semplicemente seduto sullo
sfondo”.
Secondo l’attore di
Thunderbolts*, i fratelli Russo
“hanno preso davvero a cuore la responsabilità di avere alcuni
dei migliori attori del mondo tutti insieme. Ci sono un sacco di
coppie davvero entusiasmanti”. Pullman ha anche affermato che
“molti fan saranno davvero entusiasti. È così divertente
sognare. E se A e B lavorassero insieme? E se B e D lavorassero
insieme? Si vedono molte di queste fantasie diventare
realtà“.
Ha concluso la sua risposta
dicendo: “Parlare della Marvel è sempre una danza divertente in
cui non si dice nulla mentre le parole escono dalla bocca”.
Attualmente sono in corso le riprese aggiuntive di
Avengers: Doomsday, prima di passare ad Avengers:
Secret Wars, che sarà girato quest’estate. Mentre
alcuni degli attori di Doomsday sono stati confermati
per Secret Wars, i Marvel Studios devono ancora svelare il
cast completo per il finale della Fase 6. Il Sentry di Pullman è
uno dei tanti personaggi il cui destino oltre il film del 2026 è
sconosciuto.
La sinossi ufficiale conferma il ritorno di
Robert Downey Jr. all’interno dell’universo
Marvel, questa volta nel ruolo di Doom. La trama resta però al
momento sotto riserbo. Stephen McFeely e
Michael Waldron risultano accreditati come
sceneggiatori.
Il cast di Avengers: Doomsday è stato rivelato per
la prima volta durante una diretta streaming a sorpresa della
Marvel Studios, in cui diverse sedie hanno svelato il ritorno di
numerosi attori. Una delle grandi novità è il ritorno di diversi
attori degli X-Men
dell’era Fox-Marvel.
Il
film I crimini di Emily segna l’esordio alla regia
di John Patton
Ford, che firma anche la sceneggiatura di
questo
thriller criminale indipendente ambientato a Los Angeles.
Presentato al Sundance Film
Festival nel 2022, il film racconta la storia di una
giovane donna intrappolata in una spirale di precarietà economica e
sociale, che finisce per entrare nel mondo della frode con carte di
credito. La vicenda segue Emily Benetto, una ragazza schiacciata
dai debiti universitari e ostacolata nel trovare un lavoro stabile
a causa di un precedente penale, elementi che la spingono verso
attività illegali sempre più rischiose.
Dal punto di vista del genere, I crimini di
Emily si muove tra crime movie, thriller urbano e
dramma sociale, fondendo tensione narrativa e riflessione sulle
contraddizioni del capitalismo contemporaneo. Il film racconta
infatti una protagonista costretta a vivere in una condizione di
sopravvivenza costante, in un sistema lavorativo precario che
sembra offrire poche possibilità di riscatto. In questo senso il
racconto si avvicina a opere che esplorano il lato oscuro
dell’ambizione e della marginalità urbana, come Nightcrawler
o Drive, dove
Los Angeles diventa il teatro di storie criminali che riflettono
sulle disuguaglianze sociali e sulle zone grigie della moralità
contemporanea.
Al centro del film si trova l’interpretazione di Aubrey Plaza, che offre una delle prove più
intense della sua carriera. Conosciuta inizialmente per ruoli
comici e sarcastici in serie come Parks and
Recreation, Plaza negli anni ha progressivamente
ampliato la propria filmografia con personaggi più complessi e
ambigui. In I crimini di Emily incarna
una protagonista determinata, impulsiva e moralmente ambigua, che
si muove tra disperazione e opportunismo. La sua performance è
stata ampiamente lodata dalla critica e rappresenta una tappa
significativa nella sua evoluzione come attrice drammatica.
Nel resto dell’articolo analizzeremo nel dettaglio il finale del
film, proponendo una spiegazione degli eventi conclusivi e del
significato che assumono nel percorso della protagonista. Essendo
una storia costruita attorno alla trasformazione morale di Emily e
alle conseguenze delle sue scelte, il finale rappresenta infatti il
momento in cui il film chiarisce la natura del personaggio e il
messaggio che la storia vuole lasciare allo spettatore.
Protagonista del film è
Emily Benetto (Aubrey
Plaza), una giovane donna che vive a Los Angeles
sommersa dai debiti. Una vecchia condanna penale compromette le sue
possibilità di trovare un lavoro stabile e risolvere i suoi
problemi economici. È così costretta a sopravvivere con impieghi
precari mentre affronta continui colloqui senza successo. La svolta
arriva quando un collega le propone un lavoro rapido e ben pagato.
Emily entra così nel giro losco dei “dummy shopper”, incaricati di
acquistare beni costosi con carte di credito rubate. A introdurla
in questo mondo è Youcef (Theo
Rossi), intermediario carismatico che rimane colpito dalla
sua determinazione e dalla precisione con cui Emily porta a termine
il primo incarico.
Ben presto la donna viene coinvolta
in operazioni sempre più rischiose nel mercato nero di Los Angeles.
Tra lei e Youcef nasce un rapporto di complicità e attrazione,
mentre lei, aspirante artista con il sogno di cambiare vita, si
lascia sedurre dal denaro facile e dall’adrenalina della
criminalità. Quando alcuni truffatori tentano di derubarla dei suoi
guadagni, Emily reagisce con sorprendente freddezza, dimostrando di
essersi ormai profondamente addentrata in un mondo dove ogni errore
può avere conseguenze pericolose e fatali.
La spiegazione del finale del
film
Theo Rossi in I crimini di Emily
Nel
terzo atto di I crimini di
Emily la situazione precipita quando
Emily e Youcef decidono di affrontare direttamente Khalil dopo
essere stati esclusi dal giro di frodi. I due organizzano un piano
per raggiungere il nascondiglio della banda e recuperare il denaro
sottratto. Dopo aver attirato fuori alcuni uomini con un diversivo,
riescono a entrare nel rifugio di Khalil. Lo scontro diventa
rapidamente violento. Khalil aggredisce brutalmente Youcef e lo
ferisce gravemente mentre Emily riesce a reagire usando il taser
per immobilizzarlo e impossessarsi del denaro accumulato dalla rete
criminale.
Con il denaro finalmente tra le mani, Emily cerca di fuggire
insieme a Youcef. Tuttavia la situazione sfugge rapidamente al
controllo quando si accorgono di non avere più le chiavi dell’auto.
Le sirene della polizia e dei soccorsi si avvicinano rapidamente al
luogo dello scontro. Di fronte alla prospettiva di essere arrestata
e perdere tutto, Emily prende una decisione drastica. Abbandona
Youcef ferito nella macchina e scappa con il denaro. In seguito la
polizia fa irruzione nel suo appartamento a Los Angeles, trovandolo
completamente vuoto. La donna è ormai sparita.
Il film si conclude mostrando Emily in Sud America, dove sembra
aver realizzato parte dei suoi sogni. Riprende a dedicarsi all’arte
e costruisce una nuova vita lontano dagli Stati Uniti. Tuttavia la
sua esistenza non è davvero cambiata dal punto di vista morale.
Emily avvia infatti una nuova organizzazione di frodi con carte di
credito, replicando lo stesso sistema in cui era stata coinvolta
all’inizio della storia. Recluta nuovi “dummy shoppers” promettendo
guadagni rapidi per semplici acquisti, esattamente come era
accaduto a lei all’inizio della sua discesa nel crimine.
Questo finale chiarisce il percorso del personaggio e la
trasformazione morale che attraversa nel corso del film. All’inizio
Emily appare come una giovane donna disperata e intrappolata in un
sistema economico che la penalizza per il suo passato e per i
debiti accumulati. Con il passare degli eventi impara rapidamente
le logiche del crimine e scopre che in quel mondo riesce a
esercitare un controllo che la società legale le ha sempre negato.
Quando decide di abbandonare Youcef e fuggire con il denaro
dimostra di aver interiorizzato completamente questa nuova
identità.
Il finale porta così a
compimento i temi centrali del film. La storia non racconta una
redenzione ma una trasformazione che nasce dalla frustrazione
sociale e dalla precarietà economica. Emily comprende che il
sistema che la circonda è costruito su dinamiche di sfruttamento e
decide di rispondere con le stesse logiche opportunistiche. Il film
suggerisce quindi che la criminalità della protagonista non è solo
una scelta individuale ma anche il prodotto di un contesto sociale
che premia aggressività e spregiudicatezza. In questo senso il
percorso di Emily diventa una riflessione amara sul sogno americano
e sulle sue contraddizioni.
Diretto da John
Wells, Il sapore del
successo (leggi
qui la recensione) è un film drammatico del 2015 che ruota
attorno ad Adam Jones, un rinomato chef con due
stelle Michelin che era scomparso dalla scena pubblica dopo aver
lasciato il ristorante parigino del suo mentore. Dopo anni,
riappare nella vita dei suoi ex colleghi e conoscenti con il
desiderio di gestire un ristorante e l’aspirazione di ottenere le
tre stelle Michelin. Il film racconta gli sforzi di Adam per
realizzare il suo sogno, mentre affronta le inevitabili conseguenze
delle sue azioni passate. Poiché il film apre una finestra sulla
vita degli chef professionisti, abbiamo cercato di scoprire se il
film con Bradley Cooper abbia origini reali. Ecco cosa
possiamo dirvi al riguardo!
Il sapore del
successo si ispira alle esperienze di chef reali
Il sapore del
successo è una storia di fantasia. Lo sceneggiatore
Steven Knight ha ideato la trama del film senza
seguire la vita di uno chef in particolare. Tuttavia, lui e il
regista John Wells si sono ispirati ai percorsi di diversi chef
reali per ideare i dettagli e le caratteristiche specifiche dei
personaggi. Marcus Wareing, che gestisce il
ristorante stellato Michelin Marcus, era uno di loro. “Lui
[Steven Knight] voleva scrivere una sceneggiatura sugli chef che un
giorno, si sperava, sarebbe stata trasformata in un film, ma prima
doveva capire il mondo della cucina.Voleva entrare nella
testa di uno chef, e quella testa era proprio la mia”, ha
raccontato Wareing a Tasting Table.
Wareing non è stato solo una delle
fonti di ispirazione per il personaggio di Adam, ma anche il
formatore che ha insegnato ai membri del cast le basi della cucina
e della presentazione. Il coinvolgimento del famoso chef nel film
ha conferito autenticità anche alle azioni dei personaggi chef.
Oltre alla carriera di Wareing, anche la vita di Marco Pierre White
ha ispirato Knight a ideare il dramma culinario. Come Adam gestisce
l’Adam Jones al Langham Hotel di Londra, White si è affermato come
uno dei migliori chef al mondo gestendo ristoranti a Londra.
Inoltre, proprio come Adam aspira a
diventare uno chef tre stelle Michelin, White non solo sembrava
aspirare allo stesso obiettivo, ma ha anche ottenuto le tre stelle.
“Avere un ragazzo che parlava di cibo in modo così appassionato
era una cosa completamente nuova. Questo ragazzo [White] era lo
chef più giovane dell’epoca ad aver ottenuto tre stelle Michelin.
Era di Londra, non aveva mai cucinato in Francia, ma preparava
piatti della cucina francese”, ha detto Bradley
Cooper, che interpreta Adam, a Marie Claire parlando
dell’importanza dello chef. L’attore ha fatto riferimento alle vite
di tre famosi chef che conosceva personalmente per interpretare il
personaggio.
“Ho creato un personaggio che
vedo come una miscela dei tre che ho studiato: Marcus Wareing,
Gordon Ramsay e Marco Pierre White. È una combinazione. Le piccole
cose che fa, i gesti fisici, sono fondamentalmente cose che ho
rubato a tutti e tre”, ha detto Cooper a Yahoo! Movies. Una delle scene
famose del film è quella in cui Adam urla ai suoi subordinati
perché non cucinano i piatti come lui vorrebbe. La vita reale degli
chef ha ispirato questo particolare dettaglio. “Ho parlato con
molti chef che dicono che le cose non sono più così, ma ho
trascorso molto tempo in molte cucine e sono ancora così”, ha
detto Wells a Eater.
Inoltre, Il sapore del
successo è una storia di dipendenza e di superamento della
stessa. Dopo essere diventato dipendente da droghe e alcol, Adam
cerca di rimanere sobrio per realizzare le sue aspirazioni.
Migliaia di persone nella vita reale mostrano la determinazione e
la resilienza che lui dimostra per riconquistare la propria vita,
compreso Cooper, l’attore che interpreta il personaggio. Egli ha
parlato apertamente della sua dipendenza in diverse interviste.
Adam rappresenta ognuno di loro,
poiché riesce a trovare una strada senza alcol e senza droghe per
il suo futuro e ad affrontare le crisi personali. Per ribadire il
concetto, Il sapore del successo è un film di
finzione con radici significative nella realtà. Sebbene Adam e la
sua storia siano fittizi, in lui possiamo trovare caratteristiche
specifiche di diverse persone reali, il che rende il regno della
narrazione del film non estraneo.
Beast, del
2017, è un
thriller psicologico che esplora le tensioni emotive e morali
che scaturiscono da relazioni ambigue e minacce latenti. Diretto da
Michael Pearce, al suo debutto cinematografico di
rilievo, il film si colloca in un filone di thriller intimisti del
periodo come Every
Breath You Take – Senza respiro e Men, in cui il pericolo e il terrore
emergono soprattutto dai legami personali e dall’ambiente
circostante, piuttosto che da minacce esplicitamente
sovrannaturali. La suspense è costruita con lentezza,
concentrandosi sulla psiche dei personaggi e sul senso di
isolamento.
Al
centro della narrazione c’è la protagonista, interpretata da
Jessie Buckley, che offre una performance
intensa e stratificata. La sua vita in un’isola remota è sconvolta
dall’arrivo di un uomo dal fascino ambiguo, mentre un serial killer
terrorizza la comunità. Il film esplora temi come il controllo, la
vulnerabilità femminile e il conflitto tra attrazione e pericolo,
combinando elementi di tensione psicologica con una drammatica
indagine sulla violenza.
Beast è
quindi un titolo da recuperare per chi voglia conoscere meglio
Jessie Buckley, oggi nota per ruoli in film
acclamati come Hamnet e La sposa!, e per apprezzare la sua
capacità di reggere un thriller basato quasi interamente sulle sue
sfumature emotive. Nel resto dell’articolo proporremo una
spiegazione dettagliata del finale, analizzando come l’epilogo del
film risolva le tensioni narrative e psicologiche costruite nel
corso della storia.
Jessie Buckley e Johnny Flynn in Beast
La trama di Beast
Il film racconta la storia
di Moll (Jessie
Buckley), una donna di 27 anni che lavora come guida
turistica e vive insieme alla sua famiglia benestante, ma
conservatrice come il resto degli abitanti dell’isola. La ragazza
da sempre si sente oppressa dagli ideali estremamente conservatori
della comunità e soprattutto da sua madre (Geraldine
James), una donna severa e dispotica, ma continua a vivere
con i suoi genitori, perché il padre è affetto da demenza. Inoltre,
Moll ha sempre vissuto all’ombra dei suoi familiari, tanto che
anche il giorno del suo compleanno viene oscurata dall’annuncio di
sua sorella di essere incinta. Sentendosi messa da parte il giorno
della sua festa, la 27enne abbandona il party per recarsi in un
club, dove incontra un affascinante sconosciuto con cui balla tutta
la sera.
Quando i due si recano sulla
spiaggia per una passeggiata notturna, l’uomo cerca di avere
contatti più intimi con lei, nonostante la ragazza non sia
d’accordo. A intervenire in suo aiuto
arriva Pascal (Johnny
Flynn), che mette in fuga lo sconosciuto, salvandola.
Questo incontro fortuito cambia totalmente la vita di Moll, che
follemente innamorata di Pascal, decide di lasciare la sua famiglia
per vivere con lui. Finalmente la frustrazione in cui ha vissuto
così a lungo sembra dissolversi e lei si sente viva. Ma quando
viene trovato un cadavere, Pascal diventa il sospettato numero uno
dell’indagine e Moll dovrà affrontare la comunità e la su famiglia
pur di difenderlo.
La spiegazione del finale del
film
Nel
terzo atto di Beast, Moll affronta la tensione
culminante della sua relazione con Pascal. Dopo essere stata
arrestata e interrogata dalla polizia per protezione di un sospetto
assassino, Moll torna a casa di Pascal tormentata dai sensi di
colpa e dalle pressioni esterne. Le visioni dei suoi errori passati
e l’ostilità della comunità la spingono a confrontarsi con le sue
scelte. La situazione esplode quando Pascal, ferito dall’idea che
Moll possa lasciarlo, diventa violento, colpendola fisicamente e
rivelando il lato oscuro della loro relazione, confermando la
minaccia latente della figura maschile nella storia.
In
seguito Moll decide di affrontare direttamente Pascal per
estorcergli una confessione. Durante una cena in riva al mare, lo
incoraggia a parlare dei delitti, mostrandogli la sua piena
accettazione e rivelando la propria colpa passata per aver
aggredito un’altra ragazza. Pascal, inizialmente confuso e
vulnerabile, ammette la sua mancanza di rimorso verso le vittime.
Moll, apparentemente sollevata dalla sua ammissione, guida il
rientro in auto, fino al momento in cui usa la propria astuzia per
costringerlo a uscire dalla vettura, provocandone gravi ferite. Il
climax si risolve con Moll che lo strangola, assumendo il controllo
definitivo della situazione.
Johnny Flynn e Jessie Buckley in Beast
Il finale mette in chiaro la trasformazione psicologica di Moll. La
sequenza della confessione e dell’eliminazione di Pascal
rappresenta la completa assunzione di responsabilità sulle proprie
scelte morali e il superamento del senso di impotenza accumulato
durante tutto il film. Moll passa da vittima a protagonista attiva
della propria storia, dimostrando ingegno e determinazione nel
confrontarsi con la minaccia più diretta e personale. La sua azione
non è motivata da vendetta fine a se stessa, ma da una volontà di
liberarsi dalle dinamiche abusive e di proteggere se stessa,
segnando la risoluzione del conflitto centrale del racconto.
Il gesto estremo di Moll sancisce anche la chiusura del tema
ricorrente della dualità tra amore e pericolo. La relazione con
Pascal, costruita sulla passione e sul rischio, mostra come la
linea tra attrazione e minaccia possa essere sottile e pericolosa.
Il finale funziona da conclusione simbolica: Moll accetta e
rivendica la propria complessità emotiva, confrontando l’oscurità
del mondo esterno e quella che si cela dentro le persone che ama.
La sua decisione evidenzia come il thriller psicologico del film
non sia solo sul crimine, ma sull’autodeterminazione e sul
riconoscimento del proprio potere.
Il finale di
Beast lascia al pubblico un messaggio complesso
riguardo alla vulnerabilità, alla moralità e al desiderio di
controllo sulla propria vita. Moll rappresenta l’idea di
emancipazione dalle relazioni tossiche e dal giudizio sociale,
dimostrando che la libertà richiede spesso scelte dolorose e
definitive. La narrazione suggerisce anche la fragilità
dell’illusione romantica, mostrando che l’attrazione può mascherare
comportamenti pericolosi. Infine, il film esplora la resilienza
individuale: Moll emerge come una figura che, pur segnata dal
trauma, trova la forza di affrontare l’oscurità sia del mondo che
dentro di sé, chiudendo il racconto con un senso di controllo e
autonomia finalmente conquistati.
La
nuova serie mystery DTF St. Louis, guidata da
Jason Bateman, David Harbour e Linda Cardellini, è partita con
ottimi riscontri di critica e pubblico su HBO. Tuttavia, nonostante
il buon debutto e l’interesse crescente attorno alla
storia, il creatore della serie Steven Conrad ha invitato il pubblico a non
aspettarsi necessariamente una seconda stagione.
La
dark comedy mystery ruota attorno a tre amici di mezza età che,
annoiati dalla routine quotidiana e dalle loro vite matrimoniali,
decidono di utilizzare una controversa app pensata per persone
sposate che vogliono avere relazioni extraconiugali. Quello che
nasce come un esperimento per ravvivare le loro vite prende però
una piega molto più oscura quando uno dei tre uomini viene trovato
morto, dando inizio a un’indagine che rivela un intricato sistema
di segreti e tradimenti.
La
serie, che mescola thriller, satira sociale e dramma relazionale, è
stata presentata da HBO come limited series, e questo dettaglio ha subito
sollevato domande tra i fan sulla possibilità di un seguito.
Proprio su questo punto è intervenuto lo stesso Steven Conrad,
chiarendo quale fosse l’intenzione originale del progetto.
Il creatore Steven Conrad: “La
storia di DTF St. Louis è completa”
Durante un’intervista, Steven Conrad ha spiegato che la serie è
stata concepita sin dall’inizio come una storia autoconclusiva. Il creatore ha
dichiarato che, quando ha iniziato a lavorare alla serie, l’accordo
con HBO prevedeva proprio la realizzazione di una stagione
unica.
Secondo Conrad, la trama principale arriverà a una conclusione
chiara entro il
finale della stagione, senza lasciare cliffhanger aperti.
Questo significa che, anche se alcuni misteri vengono sviluppati
progressivamente nei vari episodi, il pubblico potrà contare su una
risoluzione completa entro l’episodio conclusivo.
Allo stesso tempo, il creatore non ha completamente chiuso la porta
a un eventuale proseguimento. Conrad ha infatti sottolineato che
nel mondo delle serie televisive “tutto è possibile”, e che una eventuale
decisione dipenderebbe soprattutto dalla rete e dal successo dello
show.
Un buon debutto per la nuova
serie HBO
Nonostante l’incertezza sul futuro della serie, DTF St. Louis è partita con numeri
incoraggianti. Nei primi tre giorni di programmazione la serie ha
registrato circa 2,5
milioni di spettatori, un risultato solido per una nuova
produzione HBO.
Anche la critica ha accolto positivamente la serie. Su
Rotten Tomatoes
lo show ha ottenuto un punteggio dell’87%, mentre il pubblico ha assegnato una
valutazione dell’80%, confermando un consenso piuttosto ampio
attorno al progetto.
Il risultato è particolarmente significativo anche per il cast
principale. Per Jason
Bateman, ad esempio, si tratta del miglior punteggio
televisivo ottenuto dopo la terza stagione di Ozark. Allo stesso modo, per
David Harbour e
Linda Cardellini
lo show rappresenta uno dei migliori risultati critici degli ultimi
anni.
Le serie limitate possono davvero
continuare?
Nel panorama televisivo recente non è raro che una serie concepita
come limited
series venga successivamente rinnovata. Lo stesso HBO ha
già trasformato alcuni progetti nati come miniserie in produzioni
multi-stagionali.
Un esempio famoso è Big
Little Lies, inizialmente progettata come storia
autoconclusiva e poi proseguita con una seconda stagione. Anche
The White Lotus ha seguito un
percorso simile, diventando nel tempo una vera e propria serie
antologica.
Per questo motivo, se DTF
St. Louis dovesse continuare a ottenere buoni risultati in
termini di ascolti e attenzione mediatica, HBO potrebbe comunque
valutare l’idea di sviluppare nuove storie ambientate nello stesso
universo narrativo.
Il mistero al centro della
stagione 1
La trama della serie ruota attorno alla morte di uno dei tre
protagonisti, Floyd, interpretato da David Harbour. Fin dai primi episodi
emergono numerosi segreti legati al suo passato e alla sua vita
privata, mentre gli investigatori cercano di capire cosa sia
realmente accaduto.
Il personaggio di Clark, interpretato da Jason Bateman, diventa
rapidamente uno dei principali sospettati, mentre altri dettagli
oscuri sul gruppo di amici iniziano lentamente a emergere. Con
diversi episodi ancora da trasmettere prima del finale di stagione,
è chiaro che la rete di segreti e bugie è destinata ad ampliarsi
ulteriormente.
Gli episodi di DTF St.
Louis vengono trasmessi la domenica su HBO, con il finale della
stagione previsto per il 12 aprile. E anche se la serie dovesse davvero
concludersi con questa prima stagione, il suo mix di mistero, humor
nero e critica sociale sembra aver già lasciato il segno tra gli
spettatori.
A
vent’anni dal successo di Notte prima degli esami, il celebre
universo cinematografico creato da Fausto
Brizzi torna sul grande schermo con
Notte prima degli esami
3.0, un nuovo film che guarda alla Generazione Z
mantenendo però un ponte con lo spirito originale. Il film è
prodotto da Italian International Film con Rai Cinema e distribuito
da Zero Uno Distribution, con uscita nelle sale prevista per il 19
marzo.
Durante la conferenza stampa di presentazione sono intervenuti il
regista Tommaso
Renzoni, lo sceneggiatore
Fausto
Brizzi, e gran parte del cast, tra cui
Sabrina
Ferilli, Gianmarco
Tognazzi, Tommaso
Cassissa, Ditonellapiaga,
Sebastiano
Somma e i giovani interpreti del film.
Un racconto per la
Generazione Z
Per il regista Tommaso
Renzoni, al suo esordio dietro la macchina
da presa, il punto di partenza era semplice ma ambizioso:
raccontare la maturità di oggi.
Secondo Renzoni sono cambiati gli esami, le
modalità di studio e la mole di lavoro richiesta agli studenti, ma
l’emozione fondamentale resta la stessa. «La notte prima degli
esami è rimasta la notte prima degli esami di sempre», ha spiegato
il regista. Tutte le paure e le aspettative si concentrano ancora
in quel momento sospeso, e proprio per questo continuerà a esserci
bisogno di raccontare come i giovani vivano quel passaggio
invisibile dall’adolescenza all’età adulta.
Un film nuovo, ma con un
ponte verso il passato
Lo sceneggiatore Fausto
Brizzi ha raccontato che l’idea del film è
nata quasi per caso, durante una conversazione con i produttori.
Nel 2026 ricorrono infatti vent’anni dall’uscita del primissimo
Notte prima degli
esami, a cui ha fatto seguito Notte prima
degli esami – Oggi, secondo film ambientato
nell’estate del 2006, in un’epoca in cui – ha ricordato con ironia
– «non esisteva ancora Facebook».
Fin dall’inizio l’obiettivo non era realizzare né un sequel né un
reboot. Brizzi ha scherzato sul fatto che con
Renzoni si incontrassero spesso con un manuale
immaginario intitolato 1001
modi per sbagliare questo film. Il desiderio era creare
qualcosa di nuovo, ma capace di richiamare lo spirito del primo
capitolo, anche attraverso rimandi come la presenza di una
professoressa severa che riecheggia il celebre personaggio
interpretato da Giorgio
Faletti.
Il rapporto tra studenti
e insegnanti in Notte Prima Degli Esami 3.0
Proprio il ricordo di Faletti è stato uno dei
momenti più sentiti dell’incontro. Brizzi ha
ricordato come nel primo film il rapporto tra studente e professore
fosse diventato uno degli elementi più iconici, pur occupando poche
scene.
Nel nuovo capitolo questo tema viene approfondito, esplorando il
legame tra il protagonista, Giulio Sabatini (Tommaso
Cassissa), e la professoressa
Castelli, interpretata da Sabrina
Ferilli.
Ferilli ha descritto il suo personaggio come una
donna dalla forte identità e una vita segnata dalla
solitudine. L’attrice ha inoltre elogiato il lavoro dei
giovani interpreti, citando in particolare Tommaso
Cassissa, che ha definito «molto
dotato».
Il passaggio di testimone
tra generazioni
Proprio Cassissa raccoglie idealmente il testimone
del protagonista dei primi due film, interpretati da Nicolas
Vaporidis. L’attore ha raccontato di
aver vissuto questo confronto come «un grande privilegio e un
grande onore».
Secondo lui l’ansia per la maturità è rimasta identica nel tempo:
quello che cambia è il modo in cui le nuove generazioni vivono e
raccontano quell’esperienza.
Tra gli adulti del film c’è anche Gianmarco
Tognazzi, che interpreta Bruno, un padre dal
carattere poetico e nostalgico degli anni ’80.
L’attore ha raccontato di aver vissuto l’esperienza con particolare
coinvolgimento, anche perché ha due figli adolescenti e proprio
l’anno scorso ha affrontato per la prima volta la “notte prima
degli esami” dal punto di vista di un genitore.
Tognazzi ha inoltre sottolineato quanto sia stato interessante
cercare di trasmettere alle nuove generazioni il proprio passato,
anche attraverso la musica degli anni ’80 che nel film diventa uno
dei ponti nostalgici con l’immaginario del primo capitolo.
Gran parte della conferenza è stata dedicata ai giovani attori del
film, chiamati a rappresentare le inquietudini della Generazione
Z.
Secondo Adriano
Moretti, la generazione rappresentata ha una
maggiore consapevolezza delle emozioni rispetto al passato, ma
anche una forte preoccupazione per il futuro. Tra le ansie più
diffuse c’è persino quella legata alla crisi climatica, la
cosiddetta eco-ansia.
Per Alice
Lupparelli, invece, oggi è più difficile
immaginare il proprio futuro rispetto a quanto accadeva ai
genitori, mentre Alice
Maselli ha sottolineato come sia impossibile
dare una definizione univoca della Generazione Z, descritta come
una generazione fluida e in continuo cambiamento, profondamente
influenzata dalla digitalizzazione.
Tra gli interpreti c’è anche Christian
Dei, che ha scherzato sul fatto di essere
l’unico del cast ad affrontare davvero la maturità quest’anno.
L’attore ha ricordato come spesso i professori descrivano
quell’esame come una soglia definitiva della vita, mentre il film
prova a ridimensionare questo mito: la maturità è importante, ma la
vita che viene dopo lo è ancora di più.
Notte prima degli esami
3.0: amori e amicizie
Il film racconta anche le molteplici forme dell’amore
contemporaneo. Aleandro
Falciglia ha parlato del racconto di un
sentimento dalle tante sfaccettature, mentre Bea Barret
ha ricordato quanto sia stato emozionante girare la scena finale
proprio durante l’ultima notte di riprese, una coincidenza che l’ha
profondamente commossa.
Un ruolo speciale nel cast è quello della cantante
Ditonellapiaga, al suo
debutto cinematografico. L’artista, grande protagonista a Sanremo,
ha raccontato che l’idea di coinvolgerla come attrice è stata
proprio del regista Renzoni. Per lei è stata
un’esperienza stimolante, anche perché il personaggio condivide con
la sua adolescenza un forte desiderio di libertà e di uscire dagli
schemi.
Tra nostalgia e
contemporaneità
Secondo Renzoni, uno degli aspetti più difficili
del progetto è stato trovare il giusto equilibrio tra nostalgia e
attualità. Il primo film era diventato un vero e proprio
“metatesto”, ambientato negli anni ’80 e pieno di riferimenti
culturali di quell’epoca.
Il nuovo capitolo, invece, prova a costruire un “ipertesto”,
mantenendo lo stile della saga ma rielaborandolo attraverso nuove
immagini e nuovi linguaggi.
In questo senso anche il dialogo creativo tra
Renzoni e Brizzi rappresenta
l’incontro tra due generazioni diverse.
I
produttori Federica
Lucisano e Paolo Del
Brocco hanno chiarito che non c’era alcuna
intenzione celebrativa legata al ventennale. Il progetto è nato
solo quando è emersa un’idea forte e la possibilità di affiancare
alla saga l’esordio di un nuovo regista.
Del Brocco ha inoltre ricordato quanto il primo
Notte prima degli
esami abbia rappresentato una svolta per il cinema
italiano: prima esistevano essenzialmente due filoni, il
cinepanettone e il cinema d’autore, mentre quel film ha aperto la
strada a una commedia popolare capace di parlare a più
generazioni.
I ricordi personali della
maturità
La conferenza si è conclusa con alcuni ricordi personali legati
agli anni di scuola. Fausto
Brizzi ha rivelato di aver frequentato
l’Orazio, lo stesso liceo di Sabrina
Ferilli, mentre l’attrice ha ricordato con
affetto il suo professore Claudio Salone, severo ma fondamentale
nella sua formazione.
Anche Tommaso
Renzoni ha raccontato un episodio
autobiografico: da studente era stato bocciato, ma un insegnante di
storia e filosofia – Tony Saccucci – lo aveva aiutato a rimettersi
in carreggiata, ispirando in parte il rapporto tra il protagonista
e la professoressa del film.
E proprio questo sembra
essere il cuore del progetto: raccontare come, nonostante il
passare del tempo e il cambiamento delle generazioni, la notte
prima degli esami resti uno dei momenti più universali e condivisi
della vita. Forse, più che un seguito, questo film è un
nuovo inizio?
Domani su
Sky Cinema arriva in prima visione UN
SEMPLICE INCIDENTE (qui
la nostra recensione da Cenna 78), il potente film del
regista iraniano Jafar Panahi, vincitore della
Palma d’Oro al Festival di Cannes 2025 e
candidato agli Oscar® 2026 in due categorie:
Miglior film internazionale e Miglior
sceneggiatura originale. Il film esordirà mercoledì 11 marzo alle 21:15
su Sky Cinema Uno, in streaming su
NOW e disponibile on demand. Su Sky
il film sarà disponibile on demand anche in
4K.
Scritto e diretto
da Panahi, tra le voci più autorevoli e coraggiose del cinema
contemporaneo — già Caméra d’Or a Cannes per
Il palloncino bianco e Leone d’Oro alla
Mostra del Cinema di Venezia per Il
cerchio — il film si muove sul sottile confine tra
dramma, tensione morale e ironia e nasce anche dalle esperienze
vissute dal regista durante la sua detenzione in Iran.
Con uno stile
essenziale e teso, Panahi costruisce una parabola morale che
riflette sul peso della memoria, sulla vendetta e sull’ambiguità
della verità, dando vita a un racconto in cui il confronto tra
vittime e presunti carnefici diventa lo specchio di una società
attraversata da profonde ferite.
Nel cast
Vahid Mobasseri, Maryam Afshari,
Ebrahim Azizi, Hadis Pakbaten,
Majid Panahi e Mohamad Ali
Elyasmehr, interpreti che contribuiscono a restituire con
autenticità e intensità il clima di tensione e fragilità emotiva al
centro della storia.
Un semplice
incidente diventa la scintilla di una catena di conseguenze sempre
più travolgenti. Tutto ha inizio quando un’auto investe un cane e
si ferma in un’officina per un controllo. Qui Vahid, uno dei
presenti, crede di riconoscere nel conducente l’uomo che anni prima
lo avrebbe torturato durante la detenzione. Convinto di trovarsi di
fronte al suo aguzzino, decide di rapirlo e coinvolge altre persone
che, come lui, hanno subito violenze in carcere, nel tentativo di
ottenere una conferma. Ma mentre i racconti si intrecciano e i
dubbi emergono, la certezza della colpa comincia lentamente a
incrinarsi.
UN
SEMPLICE INCIDENTE | mercoledì 11 marzo in prima TV alle 21:15 su
Sky Cinema Uno e in streaming su NOW. Su Sky il
film sarà disponibile on demand anche in 4K
per i clienti Sky Q via satellite o Sky Glass con pacchetto Sky
Cinema e con servizio opzionale Sky HD 4K/Sky Ultra HD attivo. E
grazie a Sky Extra (il programma loyalty di Sky), per i clienti Sky
da più di 3 anni il film sarà disponibile in anteprima on demand
con Primissime.
Uscirà al cinema il 16
aprileIl Delitto del 3° Piano, il nuovo
film di Rémi Bezançon con Laetitia Casta, Guillaume
Gallienne e Gilles Lellouche, distribuito
da Notorious Pictures.
Ambientato in un elegante palazzo
borghese, il film racconta la storia di Anna, appassionata di
cinema hitchcockiano, e di suo marito Pierre, celebre autore di
thriller, una coppia borghese in crisi, immersa in una quotidianità
raffinata ma logorata dalla routine.
Quando i due iniziano a osservare i
nuovi vicini del terzo piano, quello che nasce come un gioco
voyeuristico si trasforma ben presto in un’ossessione. Una
scomparsa improvvisa e una serie di indizi inquietanti li spingono
a credere di trovarsi davanti a un delitto, dando avvio a
un’indagine sempre più pericolosa…
Dopo il successo de Il
primo giorno del resto della tua vita (2008),
Bezançon torna alla commedia, con un racconto che intreccia
thriller e omaggi cinefili, in un confine sospeso fra realtà e
finzione. Il Delitto del 3° Piano,
infatti, è anche un esplicito e dichiarato omaggio al cinema di
Alfred Hitchcock. Tra suspense e ironia, il
regista firma un’opera che alterna tensione e leggerezza,
mescolando registri e suggestioni visive, in cui il “mistero”
diventa il motore di una possibile riconnessione emotiva.
“Mi interessava giocare con la
porosità tra il reale e la finzione”, spiega il regista.
“E, in fondo, mi piaceva l’idea che ciò che salva una coppia
sia proprio la finzione”.
Protagonisti tre volti noti del
cinema francese contemporaneo: Laetitia Casta, qui in un ruolo centrale che
gioca sul confine tra immaginazione e realtà; Gilles
Lellouche, già collaboratore di Bezançon, che torna alla
commedia dopo numerosi ruoli drammatici; e Guillaume
Gallienne, attore della
Comédie-Française, alle prese con un personaggio
ambiguo.
Il Delitto del 3°
Piano è un gioco al massacro raffinato, divertente,
elegante ed ironico, un omaggio al cinema di Hitchcock che esplora
il desiderio, la paranoia e le crepe nascosti dietro ogni porta
chiusa.
Attenzione! Questo articolo
contiene spoiler sul manga originale di One Piece e quindi
anche sulle future stagioni della versione Netflix!
Per esempio, già alla fine della
stagione 1 di One Piece era evidente
quanto la versione di Netflix stesse accelerando
il ritmo della storia, considerando che il manga è ancora in corso
con oltre 1000 capitoli. Questo ha portato alcuni
elementi del manga a essere tagliati completamente,
condensati oppure aggiunti.
La stagione 2 di One
Piece è finalmente arrivata tre anni dopo, e questi
cambiamenti continuano a far parte della struttura della storia.
Ancora una volta, la serie live-action rimane estremamente
fedele agli archi narrativi dei personaggi, allo spirito e alla
lore del manga, ma alcune modifiche sono inevitabili a
causa dell’enorme vastità del materiale originale.
Con questo in mente, ecco i
cambiamenti più grandi che la stagione 2 di One Piece su
Netflix introduce rispetto al manga.
L’introduzione di Bartolomeo
Il primo episodio della
stagione 2 porta gli Straw Hat Pirates a
Loguetown, una location iconica del manga che
rappresenta una sorta di ultima tappa prima di entrare nella
Grand Line. Molti eventi del manga avvengono anche
nella versione Netflix, ma viene introdotto un elemento che
non era presente nella storia originale.
Si tratta di
Bartolomeo, un piccolo ladro che tenta senza
successo di derubare Nami. Poco dopo incontra
Luffy e rimane ispirato dal capitano degli Straw
Hat.
Nel manga, Bartolomeo è il
fan numero uno di Luffy, ma viene introdotto molto
più avanti nella storia. Successivamente viene rivelato
retroattivamente che era presente a Loguetown come testimone del
quasi-esecuzione di Luffy da parte di Buggy.
Nella stagione 2 di Netflix,
invece, Bartolomeo interagisce direttamente con gli Straw
Hat e assiste alla fuga di Luffy. Se la serie avesse
seguito il manga alla lettera, Bartolomeo non avrebbe incontrato
Luffy e la sua presenza a Loguetown sarebbe rimasta nascosta per
molte stagioni.
La presenza di Sabo a
Loguetown
Negli ultimi momenti
dell’episodio 1 della stagione 2, un uomo misterioso salva
Luffy da Smoker e poi osserva gli Straw Hat mentre
salpano. In quella
scena finale, un uomo con un cappello alto esce da
dietro il salvatore di Luffy.
Chi ha letto il manga sa che il
salvatore è Dragon, il padre di Luffy e leader
dell’Esercito Rivoluzionario.
L’uomo che compare dietro di lui
nella serie Netflix è Sabo, il numero due
dell’organizzazione. Nel manga Sabo non è presente
a Loguetown, quindi la serie introduce il personaggio
molto prima rispetto alla storia originale.
Un personaggio ricorrente nella
stagione 1 era Monkey D. Garp, nonno di Luffy e
viceammiraglio della Marina. Per gran parte della stagione 2,
Garp, Koby e Helmeppo non compaiono, nonostante la
loro presenza costante nella stagione precedente.
In episodio 2,
però, Garp e i suoi allievi arrivano a Loguetown per parlare con
Smoker. Smoker e Garp discutono:
dello stato del mondo,
del regno di
Alabasta,
dell’Esercito Rivoluzionario,
dei legami di
Dragon,
dell’organizzazione
Baroque Works.
Queste conversazioni non
esistono nel manga. Netflix probabilmente le ha inserite
per:
mantenere Garp, Koby e Helmeppo nella stagione e
introdurre informazioni importanti per gli archi narrativi delle
stagioni
2 e 3.
La missione principale degli Straw
Hat nell’episodio 2 riguarda Laboon, una
gigantesca balena che sta cercando i suoi vecchi amici pirati, che
seguì tempo fa perché amava la loro musica. Convinta che siano
dall’altra parte di una grande montagna, Laboon continua a
sbattere la testa contro di essa, ferendosi.Dopo aver
inghiottito accidentalmente la Going Merry, Luffy
scopre la sua storia grazie al guardiano del faro
Crocus.
Nella serie Netflix, Luffy
calma Laboon cantando la canzone che i suoi amici pirati
cantavano, che aveva sentito in precedenza. Nel manga
invece la scena è molto diversa: Luffy conficca
semplicemente l’albero maestro della Going Merry nella testa della
balena. Il cambiamento serve probabilmente a
rendere Luffy più empatico e creare un legame più
affettuoso con Laboon.
L’introduzione anticipata di
Brook
Nel manga, Brook viene introdotto molto più tardi,
durante l’arco di Thriller Bark, circa 300
capitoli dopo la saga di Reverse Mountain. Nella stagione
2 di Netflix, invece, Brook appare nei flashback mentre
canta a Laboon.
Questo cambia l’ordine narrativo:
invece di scoprire il legame tra
Brook e Laboon molto più avanti, la serie prepara già
ora la futura introduzione di Brook come membro degli Straw
Hat.
Dove vive Crocus
Nel manga, Crocus
vive dentro lo stomaco di Laboon. Nella serie Netflix,
invece, vive in un faro che osserva Laboon e Reverse
Mountain. Questo cambiamento probabilmente serve a
rendere più urgente il salvataggio della Going Merry dopo
che viene inghiottita.
La serie però fa anche un
riferimento al manga: dopo l’avventura, Usopp ripara la
porta del faro e scherza dicendo che Crocus potrebbe
vivere dentro la balena se si annoiasse. Crocus
risponde: “Se le cose andranno davvero male, terrò a mente
l’idea.”
L’inseguimento di Miss All
Sunday
Miss All Sunday
è una delle principali antagoniste della stagione 2 e tornerà anche
nella
stagione 3. Nella serie Netflix viene mostrata mentre
insegue gli Straw Hat attraverso la Grand Line, apparendo
in più luoghi.
Nel manga questo non
succede. Probabilmente è stato aggiunto per dare
più spazio al personaggio prima che diventi regolare nella
serie.
Le visioni di Mihawk di Zoro
Nell’episodio 3
Zoro immagina continuamente Dracule Mihawk che lo
provoca. Mihawk lo aveva sconfitto nella stagione 1,
diventando l’obiettivo che Zoro deve superare per diventare
il miglior spadaccino del mondo.
Queste visioni non esistono
nel manga e servono a: ricordare la sconfitta di Zoro,
ribadire il suo obiettivo,
preparare la sua mini-saga a
Whiskey Peak.
Il combattimento tra Luffy e
Zoro
Nel manga Luffy e
Zoro si scontrano brevemente quando Luffy crede che Zoro
stia attaccando i civili di Whiskey Peak. In realtà quei civili
sono agenti di Baroque Works, ma Luffy non lo
sa.
Questo combattimento non
appare nella stagione 2, probabilmente perché non
è particolarmente importante per la trama principale.
Il riferimento a Nika
Negli episodi 4 e 5
compaiono Dorry e Brogy, i giganti di
Elbaph bloccati su Little Garden.
Elbaph è un regno di guerrieri che venerano un Dio del Sole
chiamato Nika.
Nella serie Netflix Nika
viene citato direttamente, cosa che nel manga non
avviene in quel momento della storia.
Il passato di Miss Goldenweek
Nel manga si sa
molto poco del passato di Miss Goldenweek. Nella serie
Netflix, durante le sue conversazioni con Luffy, lascia
intendere una storia con i suoi genitori, aggiunta
probabilmente per sviluppare meglio il
personaggio.
Smoker e Tashigi contro Baroque
Works
Nell’episodio 6 c’è una
sottotrama in cui Smoker e Tashigi combattono due agenti di
Baroque Works, catturandone uno per ottenere
informazioni.
Queste battaglie non sono
mostrate nel manga e servono a sviluppare meglio
personaggi secondari che saranno importanti nella
stagione 3.
L’assenza di Karoo
Nel manga uno degli
alleati principali di Miss Wednesday è
Karoo, il suo gigantesco papero da corsa. Karoo
accompagna il personaggio in: Whiskey Peak,
Little Garden,
Drum Island. Nella serie Netflix Karoo non
appare e viene solo menzionato.
Probabilmente è stato tagliato per
motivi di budget, perché sarebbe stato un altro
personaggio completamente in CGI. Tuttavia il fatto che venga
citato potrebbe significare un ruolo nella
stagione 3.
I soldati di metallo di Wapol
Negli episodi finali
della stagione 2, Wapol crea soldati di metallo usando i
poteri del suo
Frutto del Diavolo. Questi soldati attaccano gli
abitanti di Drum Island, mentre Usopp,
Zoro e Dalton li difendono.
Questi nemici non esistono
nel manga e sono stati probabilmente creati per
aumentare la tensione nel
finale della stagione, dando anche a Zoro un’altra
grande battaglia.
Il segreto di Chopper
Quando Chopper si
unisce agli Straw Hat nell’episodio 8, mostra un barattolo
pieno di palline gialle, definendolo un
“segreto”. I lettori del manga sanno che si tratta
delle Rumble Ball, droghe che permettono a Chopper
di ottenere più trasformazioni rispetto a quelle normali
del suo Frutto del Diavolo. Nel manga Chopper usa
queste pillole già durante l’arco di Drum Island.
Nella serie Netflix invece
non le usa ancora, mostrando solo le tre
trasformazioni base. Questo cambiamento serve probabilmente a
conservare la rivelazione per un grande momento nella
stagione 3, ed è l’ultima grande differenza
rispetto al materiale originale.
L’attore Noah
Beck, noto al grande pubblico per la sua
interpretazione nella popolare
saga romantica The Bad Boy and Me, si unisce
alla nuova serie TV Baywatch
prodotta da Fox e
Fremantle.
Beck interpreterà Luke, un giovane bagnino al suo primo anno, il più
giovane di una famiglia di pompieri che ha scelto la spiaggia
anziché la caserma.
Luke è il classico ragazzo affascinante della California del Sud:
surfista, flirt e sempre pronto a divertirsi, ma quando serve, è
tra i migliori a salvare vite. La sua crescita personale sarà al
centro della serie, soprattutto attraverso il rapporto con
Stephen Amell, che
interpreterà Hobie Buchannon, personaggio principale della serie e
mentore quasi paterno di Luke.
Oltre a Beck, il cast della nuova serie comprende Jessica
Belkin come Charlie Vale,
Hassie
Harrison come Nat, Thaddeus
LaGrone come Brad, Brooks Nader
come Selene, e David
Chokachi, che riprende il ruolo di Cody
Madison dalla serie originale.
Il reboot debutterà su Fox nella
stagione 2026–2027, con le riprese che inizieranno
questa primavera a Los Angeles. La serie seguirà Hobie, cresciuto
un po’ ribelle, diventato capitano dei Baywatch, e la sua vita
cambierà quando sua figlia Charlie arriverà pronta a proseguire
l’eredità della famiglia Buchannon.
L’originale Baywatch debuttò nel 1989 e, durante le sue 11
stagioni, divenne lo show più visto al mondo, trasmesso in oltre
200 paesi e raggiungendo oltre un miliardo di spettatori
settimanali. La serie lanciò le carriere di David
Hasselhoff, Pamela Anderson, Carmen
Electra, Jason Momoa e Yasmine
Bleeth.
Grazie al successo dei film The Bad Boy and Me,
Beck ha conquistato milioni di follower sui social, portando una
solida fanbase al reboot di Baywatch. La
sua energia e popolarità promettono di dare nuova linfa al
franchise, attirando un pubblico giovane e internazionale.
L’attore Bob Odenkirk
ha parlato della possibilità di apparire nella seconda stagione di
Pluribus, la nuova serie di
fantascienza di Apple
TV+ creata da Vince Gilligan, durante un’intervista sul red carpet
dei Saturn Awards.
Pur mostrando grande entusiasmo per lo show, Odenkirk ha spiegato
che un suo eventuale cameo potrebbe non essere la scelta migliore
per la serie.
La
serie, che segna il ritorno televisivo di Gilligan dopo il successo
di Breaking Bad e
Better Call Saul, vede
come protagonista Rhea
Seehorn, già co-star di Odenkirk nella serie prequel
dedicata a Saul Goodman. In Pluribus l’attrice interpreta Carol Sturka, figura centrale di una storia
ambientata in un mondo post-apocalittico che affronta temi morali e
sociali attraverso un approccio narrativo tipico dello stile di
Gilligan.
Durante l’intervista, Odenkirk ha elogiato apertamente la serie,
definendola uno dei lavori più interessanti realizzati dal creatore
di Breaking Bad. Secondo
l’attore, la forza della serie sta proprio nell’attenzione ai
dettagli che ha sempre caratterizzato i progetti di Gilligan, dove
ogni elemento della narrazione assume un significato preciso nel
corso della storia.
Bob Odenkirk elogia Pluribus ma
teme di “rompere” l’equilibrio della serie
Parlando della
prima stagione di Pluribus, Bob Odenkirk ha utilizzato parole
estremamente positive, arrivando a dire scherzosamente che
meriterebbe “sei stelle su quattro” o “otto su cinque”. L’attore ha
sottolineato come la serie richieda allo spettatore lo stesso tipo
di attenzione che Gilligan ha insegnato al pubblico a sviluppare
con Breaking Bad e
Better Call Saul.
Secondo Odenkirk, ogni dettaglio della serie è costruito con cura e
contribuisce alla struttura narrativa complessiva. Questo livello
di precisione rende la storia particolarmente coinvolgente e
permette allo show di esplorare temi etici all’interno di un
contesto post-apocalittico.
Nonostante il suo entusiasmo, l’attore ha però ammesso di avere
qualche dubbio sull’idea di comparire nello show. Odenkirk ha
infatti spiegato che la sua presenza potrebbe risultare troppo
evidente e rischiare di distrarre il pubblico dal mondo costruito
da Gilligan. Con il suo tipico tono ironico ha dichiarato che un
suo cameo potrebbe addirittura “distruggere il tessuto narrativo”
della serie.
Gli attori di Better Call Saul
già presenti nella serie
Se Bob Odenkirk non appare nella prima stagione di Pluribus, altri attori legati
all’universo di Better Call
Saul hanno già partecipato al progetto. Patrick Fabian, noto per il ruolo
di Howard
Hamlin, presta ad esempio la voce a un messaggio
registrato che la protagonista Carol ascolta durante la serie.
Anche Carol
Burnett, che nella serie prequel interpretava Marion,
compare nel mondo di Pluribus attraverso una breve apparizione come versione
fittizia di se stessa in un contenuto promozionale legato alla
storia.
Nonostante queste presenze, Rhea Seehorn resta l’unica interprete proveniente
da Better Call Saul ad
avere un ruolo centrale nella serie. La sua interpretazione della
protagonista Carol Sturka ha ricevuto grande attenzione dalla
critica e ha contribuito al successo della prima stagione.
Un possibile cameo nella seconda
stagione?
Sebbene Odenkirk abbia espresso qualche riserva, un suo cameo in
Pluribus non è del tutto
impossibile. Un’ipotesi potrebbe essere una breve apparizione
simile a quella dell’attore John
Cena, che compare in uno degli episodi interpretando
una versione fittizia di se stesso all’interno della storia.
Nel caso di Odenkirk, un cameo registrato o una breve apparizione
indiretta potrebbe permettere alla serie di includerlo senza
alterare l’equilibrio narrativo costruito da Gilligan. Questo tipo
di soluzione eviterebbe anche un’interazione diretta con il
personaggio di Rhea Seehorn, preservando la coerenza dell’universo
della serie.
Per il momento, però, l’attore sembra preferire il ruolo di
semplice spettatore. Odenkirk ha infatti ribadito di essere prima
di tutto un grande fan del lavoro di Vince Gilligan e della
performance di Rhea Seehorn, dichiarando di voler continuare a
sostenere la serie come pubblico.
IN COPERTINA: Rhea Seehorn e
Bob Odenkirk arrivano alla première di Los Angeles di Nobody 2
della Universal Pictures. Foto di Image Press Agency tramite
DepositPhotos.com
La
seconda stagione del live-action di One Piece su Netflix espande notevolmente l’universo della serie
introducendo nuovi personaggi destinati a diventare centrali nella
storia. Tra le figure più intriganti c’è Nico Robin, conosciuta anche con il nome di
Miss All Sunday,
interpretata dall’attrice Lera Abova. Il personaggio entra in scena come uno
dei membri più misteriosi dell’organizzazione criminale Baroque
Works, ma fin dal primo momento la sua presenza suggerisce che
dietro la sua apparente freddezza si nasconda molto di più.
Gli spettatori che seguono soltanto l’adattamento live-action
potrebbero trovarsi davanti a diversi interrogativi: quali sono
esattamente i poteri di Nico Robin? Perché la sua taglia è più alta
di quella di Luffy? E soprattutto quali sono le sue vere
motivazioni? La seconda stagione inizia a rispondere solo
parzialmente a queste domande, ma il manga originale di
Eiichiro Oda
offre già un quadro molto più ampio del ruolo che il personaggio
avrà nella saga.
In One Piece 2,
Nico Robin viene introdotta come una figura calma e calcolatrice,
capace di muoversi nell’ombra mentre manipola gli eventi che
coinvolgono la ciurma di Monkey D. Luffy. Il suo comportamento distaccato e
la sua intelligenza strategica la rendono immediatamente uno dei
personaggi più affascinanti della nuova stagione.
Come funziona il potere del
Frutto del Diavolo di Nico Robin
I
poteri di Nico Robin derivano dal Flower Flower Fruit (Hana Hana no Mi), un
Frutto del Diavolo di tipo Paramecia che le consente di far
spuntare parti del proprio corpo su qualsiasi superficie
all’interno del suo campo visivo. Mani, braccia o gambe possono
comparire improvvisamente su muri, pavimenti o persino nell’aria,
permettendole di immobilizzare i nemici o eseguire movimenti
complessi senza muoversi fisicamente.
Questa abilità rende Robin estremamente pericolosa in
combattimento. Può bloccare un avversario in pochi istanti,
afferrarlo da più direzioni contemporaneamente o eseguire tecniche
elaborate sfruttando decine di arti che si moltiplicano
rapidamente. Nel live-action Netflix, questi poteri vengono
rappresentati con effetti visivi che richiamano l’estetica del
manga, con le braccia che sbocciano come petali.
Uno degli aspetti più distintivi del potere di Robin è proprio la
sua eleganza
strategica. A differenza di altri personaggi che
combattono con forza bruta, Robin usa precisione e controllo,
trasformando il campo di battaglia in un’estensione del proprio
corpo. Questo stile di combattimento contribuisce a rendere il
personaggio unico all’interno dell’universo di One Piece.
Perché la taglia di Nico Robin è
più alta di quella di Luffy
Un altro elemento che sorprende molti spettatori della seconda
stagione riguarda la taglia sulla testa di Nico Robin, che nel mondo di
One Piece ammonta a 79
milioni di Berry, molto più alta rispetto ai
30 milioni di
Berry assegnati inizialmente a Luffy.
La ragione di questa differenza non è legata soltanto alle sue
abilità di combattimento. In realtà, il Governo Mondiale considera
Nico Robin pericolosa soprattutto per ciò che sa, non per ciò che può fare.
Robin possiede infatti una capacità rarissima: è in grado di
leggere i Poneglyph, antiche tavole di pietra che
custodiscono frammenti della vera storia del mondo. Queste
iscrizioni raccontano eventi del cosiddetto “Secolo Vuoto”, un periodo storico
cancellato dai registri ufficiali dal Governo Mondiale.
Chiunque sia in grado di decifrare questi testi diventa
automaticamente una minaccia politica enorme. Se le informazioni
contenute nei Poneglyph venissero rese pubbliche, l’intero
equilibrio del potere globale potrebbe crollare. Per questo motivo
il Governo Mondiale ha emesso una taglia su Robin
quando era ancora
bambina, marchiandola come criminale fin dalla giovane
età.
Il vero obiettivo di Nico Robin
nella storia di One Piece
Nel corso della seconda stagione, Nico Robin appare come una fedele
agente dell’organizzazione Baroque Works, che opera nell’ombra per
realizzare i piani del misterioso Crocodile. Tuttavia, questa alleanza
rappresenta solo una fase della sua storia.
Nel manga originale, Robin è in realtà un’archeologa il cui obiettivo principale
è trovare il leggendario Rio Poneglyph, una serie di iscrizioni che
rivelerebbero la vera storia del mondo. Tutte le sue alleanze e le
sue scelte sono guidate da questa missione.
Il suo passato è segnato dalla distruzione dell’isola di
Ohara, dove
vivevano studiosi che cercavano di studiare i Poneglyph. Dopo
quell’evento, Robin è diventata una fuggitiva costretta a vivere
nell’ombra e a diffidare di chiunque.
Proprio per questo motivo il suo incontro con i Pirati di Cappello di Paglia
rappresenta uno dei percorsi narrativi più importanti dell’intera
saga. Nel tempo, Robin scoprirà qualcosa che non ha mai avuto: un
vero senso di appartenenza.
La seconda stagione del live-action inizia appena a costruire
questa evoluzione. Se la serie continuerà a seguire fedelmente il
manga di Eiichiro Oda, il personaggio di Nico Robin è destinato a
diventare uno dei pilastri della storia e della ciurma di Luffy
nelle stagioni future.
La
piattaforma di streaming Disney+ sta
lavorando a una nuova serie live-action dedicata a
Trilli, uno
dei personaggi più iconici dell’universo di Peter Pan(il cui ultimo
film risale al 2023). Il progetto, intitolato
provvisoriamente “Tink”, è considerato una delle priorità creative
della piattaforma e rappresenta l’ultimo tentativo di portare sullo
schermo una storia incentrata sulla celebre fata.
Secondo le prime informazioni, la serie è attualmente in fase di
sviluppo e sarà scritta da Liz Heldens
e Bridget
Carpenter, già note per il loro lavoro nella
serie Friday Night
Lights. Le due autrici ricopriranno anche il
ruolo di produttrici esecutive del progetto. Al momento
Disney non ha
ancora rivelato dettagli sulla trama, ma l’obiettivo sarebbe quello
di esplorare una nuova prospettiva sul celebre personaggio.
Il progetto “Tink” ha in realtà una lunga storia all’interno degli
studi Disney. Già nel 2010 era stato annunciato un film live-action
basato su Trilli, descritto come una commedia romantica, con
Elizabeth
Banks inizialmente prevista come
protagonista. In seguito, nel 2015, un’altra versione del progetto
aveva coinvolto Reese
Witherspoon, ma anche quella produzione
non arrivò mai alla fase di realizzazione.
Nel frattempo il personaggio di Trilli è comunque tornato sul
grande schermo: nel film live-action Peter Pan &
Wendy del 2023 la celebre fata è stata
interpretata da Yara
Shahidi.
La nuova serie sarà sviluppata per Disney+ tramite 20th
Television. Tra i produttori esecutivi
figura anche Gary Marsh,
ex presidente di Disney Channels
Worldwide e Disney Branded
Television, che dopo aver lasciato il suo
incarico nel 2021 ha iniziato a dedicarsi alla produzione di nuovi
progetti televisivi. A completare il team creativo c’è anche
Quinn
Haberman, coinvolto come produttore
esecutivo.
Entrambe le sceneggiatrici hanno una lunga esperienza nel panorama
televisivo. Liz
Heldens è attualmente co-showrunner della serie Will
Trent e in passato ha lavorato a
produzioni come Boston
Public, Mercy e
The Passage.
Bridget
Carpenter, invece, ha firmato episodi di serie di successo
come Only Murders in the
Building, Westworld e
Parenthood.
Se il progetto dovesse andare in porto, “Tink” potrebbe
rappresentare un nuovo tentativo per Disney di espandere il mondo
narrativo di Peter Pan in formato seriale, riportando sotto i
riflettori uno dei personaggi più amati della sua storia.
La
seconda stagione del live-action di One Piece su
Netflix espande il mondo creato da
Eiichiro Oda,
portando la ciurma di Monkey D. Luffy sempre più in profondità nella
pericolosa Grand
Line. Con l’arrivo di nuovi nemici e nuove alleanze, la
serie continua a introdurre personaggi sempre più complessi, ma
anche alcune vecchie conoscenze tornano a mettere i bastoni tra le
ruote ai Pirati di Cappello di Paglia. Tra queste c’è
Alvida, la
piratessa interpretata da Ilia Isorelýs Paulino, che nella seconda stagione
appare con un aspetto sorprendentemente diverso.
La
nuova stagione riprende gli eventi poco dopo la partenza della
ciurma verso la Grand Line e introduce lo scenario di
Loguetown, una
delle prime tappe cruciali del viaggio. Qui Luffy e i suoi compagni
si trovano di fronte sia a nuovi avversari che a minacce già
incontrate in passato. Proprio in questo contesto riappare Alvida,
che nel primo episodio della stagione torna con un chiaro
obiettivo: vendicarsi di Luffy dopo la sconfitta subita nella prima
stagione.
Questa volta però il confronto è molto più equilibrato. Alvida non
è più la stessa piratessa che il pubblico aveva conosciuto
all’inizio della serie. Nel tempo trascorso tra le due stagioni ha
infatti sviluppato nuove abilità e stretto una alleanza con Buggy, uno dei rivali
più imprevedibili di Luffy. Il risultato è un personaggio
visivamente e narrativamente trasformato, più sicuro di sé e molto
più pericoloso in combattimento.
Il Frutto del Diavolo Slip-Slip
cambia il corpo di Alvida
Il cambiamento nell’aspetto di Alvida non è dovuto a un cambio di
attrice o a una semplice scelta estetica della produzione. Nella
storia di One Piece,
la trasformazione è direttamente collegata ai poteri dei
Frutti del
Diavolo, elementi centrali dell’universo narrativo creato
da Eiichiro Oda.
Nella seconda stagione Alvida ha infatti mangiato lo
Slip-Slip Fruit,
un frutto che le dona un corpo completamente privo di attrito.
Questo significa che attacchi fisici, armi e persino colpi diretti
tendono a scivolare via dal suo corpo senza causarle danni
significativi. In combattimento, questo potere la rende
estremamente difficile da colpire.
La nuova abilità ha conseguenze non solo sul piano delle capacità
di combattimento, ma anche sull’aspetto fisico del personaggio.
Proprio come accade nel manga originale, il corpo di Alvida diventa
più levigato e definito, con una silhouette più elegante e una
presenza scenica molto più dominante. Questo cambiamento visivo
serve anche a comunicare immediatamente allo spettatore che il
personaggio ha acquisito maggiore potere e sicurezza.
È
importante sottolineare che l’attrice Ilia Isorelýs Paulino interpreta Alvida
sia nella prima che nella seconda stagione della serie. La
continuità della performance aiuta a rafforzare l’idea che non si
tratti di un nuovo personaggio, ma di una vera evoluzione narrativa della
piratessa.
Un adattamento che aggiorna
alcuni elementi del manga
Nel manga e nell’anime originali di One Piece, il potere
dello Slip-Slip Fruit ha anche un altro effetto: il cambiamento
nell’aspetto di Alvida porta molti personaggi a rimanere
affascinati dalla sua nuova bellezza. La versione live-action di
Netflix sceglie però di ridimensionare questo
aspetto, concentrandosi maggiormente sugli effetti fisici e
strategici del potere.
Questa scelta rende la trasformazione più coerente con il tono
generale della serie e permette di evitare alcuni elementi
narrativi che oggi potrebbero risultare datati. Il focus resta
quindi sull’utilità del potere in combattimento e sul ruolo che
Alvida può svolgere nella storia.
Il futuro di Alvida nelle
prossime stagioni di One Piece
Anche se nella seconda stagione Alvida compare solo brevemente, il
suo ritorno ha un peso importante nella costruzione della storia.
La serie Netflix continua infatti a seguire abbastanza fedelmente
la struttura narrativa del manga, e questo significa che il
personaggio potrebbe tornare più volte nelle stagioni future.
Nel materiale originale creato da Eiichiro Oda, Alvida diventa una
presenza ricorrente nell’universo di One Piece, spesso legata alle
imprese di Buggy. I due pirati sviluppano una collaborazione
sempre più stabile e finiscono per muoversi insieme tra diversi
archi narrativi della saga.
Questa dinamica rende Alvida un’antagonista particolarmente
flessibile, capace di riapparire in momenti diversi della storia
senza essere necessariamente al centro di un intero arco narrativo.
Proprio per questo motivo, la versione interpretata da Ilia
Isorelýs Paulino è ben posizionata per tornare anche nelle
stagioni
successive del live-action.
Con la terza stagione già
in produzione, il mondo di One Piece su Netflix continua
ad espandersi. E considerando il legame di Alvida con Buggy e con
il mondo dei pirati della Grand Line, è molto probabile che la
piratessa torni a incrociare la strada di Luffy e della sua ciurma
nel corso delle future avventure.
Il
prossimo film animato The Super Mario Galaxy
Movie ha svelato nuovi membri del cast,
aggiungendo volti celebri per dare voce ai personaggi iconici del
franchise videoludico. Tra le novità più attese, Donald
Glover presterà la voce al dinosauro
verde Yoshi,
mentre Luis Guzmán
interpreterà Wart e
Issa Rae
darà voce a Honey Queen.
L’annuncio è stato fatto da Chris
Meledandri, CEO di Illumination, durante
una diretta Nintendo
Direct, insieme a un nuovo trailer del
film.
Il
cast storico torna con Chris
Pratt che darà voce a
Mario,
accompagnato da Anya
Taylor-Joy come Princess
Peach, Charlie Day
come Luigi,
Jack
Black come Bowser,
Keegan-Michael
Key come Toad e
Kevin Michael
Richardson come Kamek.
Il sequel introduce inoltre nuovi personaggi: Benny Safdie
darà voce a Bowser Jr.,
mentre Brie
Larson interpreterà Princess
Rosalina, già presente nel videogioco
Super Mario
Galaxy del 2007.
La trama vede Mario, Luigi e Peach affrontare nuovamente il
malvagio re dei Koopa e suo figlio, esplorando pianeti spettacolari
come un mondo vulcanico, un pianeta sottomarino e una terra
futuristica piena di ostacoli luminosi che sfidano la gravità. Nel
nuovo trailer, gli eroi del Mushroom
Kingdom si alleano con Rosalina e Yoshi, il
dinosauro che depone uova e comunica con il suo iconico “Yoshi!”,
mentre Wart, Honey Queen e Birdo saranno tra gli antagonisti del
sequel.
The Super Mario Galaxy
Movie, diretto da Aaron
Horvath e Michael
Jelenic, arriverà nelle sale statunitensi il
1° aprile,
distribuito da Universal
Pictures, Illumination
e Nintendo.
L’adattamento live-action di One Piece su Netflix continua ad ampliare il proprio universo
introducendo sempre più personaggi tratti dal celebre manga di
Eiichiro Oda. Tra
le sorprese della seconda stagione c’è anche una breve apparizione
di Brook, uno dei
membri più iconici della futura ciurma di Cappello di Paglia.
Sebbene il personaggio non sia ancora entrato ufficialmente nella
storia principale della serie, il suo debutto in forma di flashback
ha già attirato l’attenzione dei fan, che si chiedono chi sia
l’attore scelto per portarlo sullo schermo.
Dopo aver concluso la prima stagione con la partenza verso la
Grand Line, la
seconda stagione della serie espande notevolmente la scala
narrativa della storia. I protagonisti guidati da
Monkey D. Luffy si
muovono tra nuove isole, incontri inaspettati e personaggi dal
passato complesso, proseguendo il viaggio verso il leggendario
tesoro che dà il titolo alla saga. In questo contesto, Netflix ha
iniziato a seminare piccoli indizi su eventi e figure che
diventeranno centrali nelle stagioni future.
Uno di questi momenti arriva con la storia di Laboon, la gigantesca balena che
attende il ritorno dei suoi amici pirati. Attraverso alcuni
flashback viene raccontata la storia dei Rumbar Pirates, la ciurma che un tempo
navigava insieme alla creatura marina. È proprio in questi ricordi
che appare per la prima volta Brook, personaggio amatissimo dai fan
del manga e dell’anime originale.
Brook nel live-action di One
Piece è interpretato da Martial T. Batchamen
Nel
live-action di Netflix, Brook è interpretato dall’attore
Martial T.
Batchamen, artista nato a Yaoundé, in Camerun, e successivamente
attivo soprattutto in Sudafrica. Prima di entrare nel mondo di One
Piece, Batchamen aveva già lavorato in diverse produzioni
internazionali, tra cui Lootere, The
Morning After e Tali’s
Joburg Diary, oltre ad apparire nel film Redeeming Love diretto da D.J. Caruso.
La scelta dell’attore non è casuale. Batchamen è infatti
particolarmente apprezzato anche per il suo lavoro come
doppiatore, una
qualità che potrebbe rivelarsi fondamentale per il futuro del
personaggio nella serie. Sul suo profilo social l’attore ha spesso
mostrato il suo talento nel prestare la voce a scene tratte da film
celebri come Il Re
Leone, The Dark Knight Rises e
Venom, dimostrando una
forte versatilità nelle performance vocali.
Questa caratteristica è particolarmente importante perché, nella
storia originale di One Piece, Brook è destinato a diventare un
personaggio visivamente molto particolare. Dopo gli eventi
raccontati nei flashback, il pirata riappare molto più avanti nella
saga sotto forma di scheletro vivente, grazie ai poteri di uno dei
misteriosi Frutti del
Diavolo.
Come verrà realizzato Brook nella
serie live-action
Proprio per questa natura insolita del personaggio, la versione
live-action di Brook richiederà probabilmente una combinazione di
motion capture, effetti
visivi e doppiaggio per essere portata sullo schermo in
modo convincente. Questo rende ancora più interessante la scelta di
Martial T. Batchamen, che potrebbe interpretare il personaggio sia
attraverso una performance fisica che tramite il lavoro vocale.
Nel manga di Eiichiro Oda, Brook viene introdotto molto più avanti
rispetto agli eventi attualmente raccontati dalla serie Netflix. Il
personaggio, un tempo musicista dei Rumbar Pirates, ritorna in vita
grazie al potere del suo Frutto del Diavolo e in seguito entra a
far parte della ciurma di Luffy come musicista ufficiale.
Il suo legame con Laboon rappresenta uno degli elementi emotivi più
importanti della storia e spiega perché Netflix abbia scelto di
anticipare la sua presenza attraverso i flashback della seconda
stagione.
La breve apparizione nella seconda stagione non significa che Brook
entrerà subito nella storia principale. Nel manga originale, tra
gli eventi legati a Laboon e l’introduzione vera e propria del
personaggio passano circa
300 capitoli, il che suggerisce che la sua comparsa
ufficiale richiederà ancora diverse stagioni.
Se la serie continuerà ad adattare il manga con il ritmo attuale –
circa 60-100 capitoli per
stagione – il debutto completo di Brook potrebbe arrivare
intorno alla quinta o
alla sesta stagione del live-action.
Nel frattempo, Netflix ha già avviato la produzione della
terza stagione,
che dovrebbe concentrarsi sulla conclusione della
saga di
Alabasta, uno dei primi grandi archi narrativi della
storia. Questo significa che il mondo di One Piece continuerà ad
espandersi gradualmente, preparando il terreno per l’arrivo di
nuovi membri della ciurma di Cappello di Paglia.
Se la serie riuscirà a mantenere il successo delle prime stagioni,
l’attesa per l’ingresso definitivo di Brook potrebbe non essere
così lunga come sembra. Il viaggio di Luffy e dei suoi compagni è
solo all’inizio, e molti dei personaggi più iconici dell’universo
creato da Eiichiro Oda devono ancora fare il loro debutto nella
versione live-action.
La
seconda stagione del live-action di One Piece su Netflix amplia in modo significativo il suo universo
narrativo, introducendo numerosi personaggi tratti direttamente dal
manga di Eiichiro
Oda. Dopo il successo della prima stagione, che ha
raccontato le avventure di Luffy e della sua ciurma nel
mare dell’East
Blue, i nuovi episodi accompagnano i protagonisti verso la
Grand Line, uno
dei territori più pericolosi e leggendari del mondo della
serie.
La
storia della seconda stagione copre gran parte della celebre
saga di Arabasta,
partendo dagli eventi di Loguetown fino ad arrivare all’arco narrativo di
Drum Island. Il
finale della prima stagione aveva già anticipato questo sviluppo,
mostrando la nave dei Pirati di Cappello di Paglia pronta a lasciare
l’East Blue per intraprendere un viaggio molto più pericoloso e
complesso.
Uno degli elementi che ha contribuito al successo dell’adattamento
Netflix è stato proprio il casting, che è riuscito a portare sullo schermo
versioni credibili e fedeli dei personaggi del manga. Con milioni
di fan in tutto il mondo, trovare gli interpreti giusti per Luffy e
la sua ciurma era una sfida enorme. Tuttavia, la serie ha
dimostrato di aver centrato l’obiettivo, rendendo gli attori
protagonisti delle nuove icone della saga in live-action.
Il cuore della serie resta naturalmente la ciurma guidata da
Monkey D. Luffy,
interpretato dall’attore messicano Iñaki Godoy. Luffy è il capitano dei
Pirati di Cappello di Paglia e sogna di trovare il leggendario
tesoro One Piece per diventare il Re dei Pirati. Dotato dei poteri elastici
del Frutto del Diavolo, Luffy è un personaggio impulsivo, generoso
e determinato a proteggere i suoi amici a ogni costo.
Accanto a lui torna Emily
Rudd nel ruolo di Nami, la navigatrice della ciurma. Dopo essere
stata liberata dalla tirannia di Arlong nella prima stagione, Nami
continua il suo viaggio con l’obiettivo di realizzare il suo grande
sogno: disegnare una
mappa completa del mondo.
Tra i personaggi più amati dai fan c’è anche Roronoa Zoro, interpretato da
Mackenyu, lo
spadaccino della ciurma che combatte utilizzando la celebre tecnica
delle tre spade.
Zoro è il primo alleato di Luffy e uno dei membri più fedeli del
gruppo, deciso a diventare il più grande spadaccino del mondo.
Completano la squadra Usopp, interpretato da Jacob Romero Gibson, il tiratore scelto
della ciurma e inventore di molte delle sue armi, e
Sanji,
interpretato da Taz
Skylar, il cuoco dei Pirati di Cappello di Paglia che
combatte esclusivamente con calci per non rischiare di danneggiare
le mani con cui prepara i suoi piatti.
Tony Tony Chopper e i nuovi
alleati della stagione 2
Una delle novità più attese della seconda stagione è l’introduzione
di Tony Tony
Chopper, la renna dotata di poteri umani grazie a un
Frutto del Diavolo. Il personaggio, che diventa il medico della
ciurma, è doppiato da Mikaela Hoover, attrice già nota per la sua
collaborazione con il regista James
Gunn in film come Guardiani della Galassia Vol.
3.
Chopper viene introdotto nell’arco narrativo di Drum Island, dove Luffy e i suoi
compagni arrivano in cerca di un medico. Dopo un’infanzia difficile
e l’incontro con il dottor Hiriluk, la renna sviluppa le sue
abilità mediche e decide di unirsi alla ciurma.
Tra i nuovi alleati compare anche Miss Wednesday, interpretata da
Charithra
Chandran, personaggio inizialmente introdotto come agente
dell’organizzazione Baroque Works ma destinato a rivelare una
storia molto più complessa legata alla famiglia reale di
Alabasta.
Un ruolo importante è affidato anche a Nico Robin,
conosciuta come Miss All
Sunday, interpretata da Lera Abova. Seconda in comando
dell’organizzazione Baroque Works, Robin possiede il potere di far
comparire parti del proprio corpo su qualsiasi superficie grazie al
suo Frutto del Diavolo.
La seconda stagione introduce anche numerosi antagonisti legati
alla misteriosa organizzazione criminale Baroque Works. Tra i più importanti c’è
Crocodile,
interpretato da Joe Manganiello, leader
dell’organizzazione e uno dei Sette Corsari della Marina. Il personaggio
rappresenta la principale minaccia della saga di Arabasta e avrà un
ruolo ancora più centrale nelle stagioni successive.
Un altro antagonista di rilievo è Mr. 3, interpretato da David Dastmalchian, un membro di
alto rango dell’organizzazione capace di creare cera resistente
come l’acciaio grazie ai suoi poteri.
Accanto a loro troviamo altri agenti della Baroque Works, tra cui
Miss Goldenweek
(Sophia Anne Caruso), Mr.
5 (Camrus Johnson), Miss Valentine (Jazzara Jaslyn) e
Mr. 9 (Daniel
Lasker), tutti coinvolti nelle missioni segrete
dell’organizzazione.
Oltre ai pirati e agli agenti della Baroque Works, la seconda
stagione introduce anche figure legate alla Marina, tra cui Smoker, interpretato da
Callum Kerr. Il
personaggio è un ufficiale determinato a catturare Luffy e
rappresenta uno degli antagonisti principali dell’arco narrativo
che coinvolge Loguetown.
Accanto a lui appare anche Tashigi, interpretata da Julia Rehwald, giovane ufficiale che
sviluppa una forte rivalità con Zoro.
Tra le apparizioni più intriganti della stagione figura infine
Dragon,
interpretato da Rigo
Sanchez, figura misteriosa legata all’Esercito Rivoluzionario. Sebbene il
suo ruolo nella seconda stagione sia limitato, il personaggio è
destinato a diventare sempre più importante nelle stagioni
successive della serie.
Con un cast così vasto e ricco di nuovi personaggi, la seconda
stagione di One
Piece conferma l’ambizione dell’adattamento Netflix di
portare sullo schermo l’intero universo creato da Eiichiro Oda,
espandendo progressivamente la storia e preparando il terreno per
le future avventure dei Pirati di Cappello di Paglia.
Personaggi secondari della seconda
stagione di One Piece
Callum Kerr nel
ruolo di Smoker: un vice ammiraglio che cerca di catturare Monkey
D. Rufy e la sua ciurma dopo che il loro viaggio ha sconvolto la
pace a Loguetown. Smoker è uno dei principali antagonisti della
saga di Arabasta e, quindi, delle stagioni 2 e 3 di One Piece. È
interpretato da Callum Kerr, noto soprattutto per i suoi ruoli in
Monarch e The Wheel of Time.
Julia Rehwald nel
ruolo di Tashigi: una giovane ufficiale della marina che Zoro
incontra a Loguetown. In seguito si scopre che è una fedele
subordinata di Smoker, quindi si dedica anche lei alla ricerca dei
Cappelli di Paglia. Tashigi è interpretata da Julia Rehwald, che in
precedenza aveva prestato la sua voce in Star
Wars: Young Jedi Adventures.
Nahum Hughes nel
ruolo di Bartolomeo: un ladruncolo di Loguetown che viene ispirato
infinitamente da Rufy. Bartolomeo è stato reinserito nella trama
della seconda stagione di One Piece utilizzando le conoscenze del
materiale originale, preparandolo per un ruolo ancora più
importante in futuro, interpretato da Nahum Hughes.
Rigo Sanchez nel
ruolo di Dragon: un uomo misterioso legato all’Esercito
Rivoluzionario, un’organizzazione militare che cerca di abbattere
il Governo Mondiale. Il ruolo di Dragon nella seconda stagione di
One Piece è limitato, ma diventerà un personaggio fisso nella terza
stagione. Rigo Sanchez, noto per i suoi ruoli in Animal Kingdom e
Outer Banks, interpreta Dragon in One Piece.
Joe Manganiello
nel ruolo di Mr. 0: il leader della Baroque Works e uno dei Sette
Signori della Guerra del Mare. Crocodile è il cattivo principale
della saga di Arabasta di One Piece, che la stagione 2 copre in
parte, anche se prepara Crocodile per un ruolo molto più importante
nella stagione 3. Manganiello ha avuto il suo ruolo di svolta nel
2002 con Spider-Man e nel 2008 con True Blood e da allora ha
recitato in diversi film e serie televisive, tra cui la serie Magic
Mike.
David Dastmalchian
nel ruolo di Mr. 3: uno dei membri di più alto rango della Baroque
Works, Mr. 3 è l’antagonista principale dell’arco narrativo Little
Garden e ha il potere di creare cera di candela dura come
l’acciaio. È interpretato da David Dastmalchian, noto per film come
Il cavaliere oscuro, The Suicide Squad e Late Night With The
Devil.
Sophia Anne Caruso
nel ruolo di Miss Goldenweek: partner di Mr. 3 e un’altra agente
della Baroque Works. Le armi principali di Miss Goldenweek sono i
suoi colori magici, che influenzano lo stato emotivo di coloro su
cui li usa. Sophia Anne Caruso interpreta Miss Goldenweek ed è nota
soprattutto per il suo ruolo in The School of Good and Evil.
Camrus Johnson nel
ruolo di Mr. 5: membro della Baroque Works noto per i suoi poteri
Devil Fruit che gli consentono di creare bombe utilizzando parti
del proprio corpo. È interpretato da Camrus Johnson, noto
soprattutto per Batwoman.
Jazzara Jaslyn nel
ruolo di Miss Valentine: membro della Baroque Works e partner di
Mr. 5, in grado di utilizzare i suoi poteri Devil Fruit per
modificare a piacimento la massa del proprio corpo. È interpretata
da Jazzara Jaslyn, nota soprattutto per Warrior.
Daniel Lasker nel
ruolo di Mr. 9: membro dei Baroque Works e partner di Miss
Wednesday, che nella seconda stagione di One Piece entra in
rivalità con Roronoa Zoro. È interpretato da Daniel Lasker, noto
soprattutto per Raised by Wolves.
L’adattamento live-action di One Piece su Netflix è appena all’inizio del suo viaggio,
ma il successo delle prime stagioni ha già trasformato la
serie in uno dei progetti più ambiziosi della piattaforma. Basata
sul celebre manga di Eiichiro Oda, l’opera segue le avventure di
Monkey D. Luffy e
della sua ciurma mentre navigano alla ricerca del leggendario
tesoro chiamato One Piece. Dopo aver raccontato gli eventi
dell’East Blue
nella prima stagione e aver proseguito la storia fino al
Drum Kingdom nella
seconda, l’adattamento televisivo si prepara ora a espandere
ulteriormente il mondo della saga.
Il
live-action ha ottenuto un’accoglienza molto positiva sia da parte
dei fan storici che del pubblico generalista, riuscendo in
un’impresa che sembrava quasi impossibile: adattare uno dei manga
più longevi e complessi mai realizzati mantenendone lo spirito
originale. Il coinvolgimento diretto di Eiichiro Oda come
supervisore creativo ha contribuito a garantire una maggiore
fedeltà al materiale originale rispetto ad altri adattamenti
anime-to-live-action.
Con oltre trenta anni di
pubblicazione e più di mille capitoli, il manga di One
Piece offre una quantità enorme di materiale narrativo. Questo
significa che, almeno teoricamente, la serie
Netflix potrebbe continuare per molte stagioni.
L’annuncio ufficiale della terza stagione, arrivato nel 2025, conferma che la
piattaforma crede fortemente nel progetto e nella sua capacità di
diventare una delle sue saghe di punta.
One Piece stagione 3 è ufficiale:
Netflix ha già dato il via libera
La terza stagione di One
Piece è stata ufficialmente confermata da Netflix
nell’agosto
2025, quasi un anno prima dell’uscita della
seconda stagione. Una decisione piuttosto rara per le
produzioni streaming, che dimostra quanto la piattaforma sia
rimasta soddisfatta dei risultati ottenuti dal debutto della serie
nel 2023.
In realtà diversi membri del cast avevano già anticipato
l’esistenza di una terza stagione durante varie interviste nel
corso del 2024, parlando addirittura della possibilità di girare
stagioni
consecutive per accelerare la produzione. Questa strategia
avrebbe senso considerando la struttura narrativa del manga, dove
molti archi narrativi sono divisi in più parti.
La seconda stagione, infatti, rappresenta soltanto l’inizio della
grande saga di Alabasta, uno dei primi archi narrativi
fondamentali della storia di One Piece. Per questo motivo una terza
stagione era quasi inevitabile: interrompere la serie proprio in
quel punto avrebbe lasciato incompleta una delle storyline più
importanti dell’intero universo creato da Oda.
Quando potrebbe uscire One Piece
– stagione 3 su Netflix
Analizzando i tempi di produzione delle stagioni precedenti è
possibile fare alcune ipotesi sulla finestra di uscita della terza
stagione. La
prima stagione ha debuttato su Netflix nell’agosto 2023, dopo un periodo di
riprese iniziato nel 2022. La seconda stagione è arrivata nel
marzo 2026, con
le riprese partite nel luglio 2024.
La produzione della stagione 3 è iniziata nel novembre 2025, il che suggerisce che i
nuovi episodi potrebbero arrivare intorno alla metà del 2027. È comunque
molto probabile che Netflix cerchi di non allungare troppo i tempi
tra una stagione e l’altra, soprattutto perché gli eventi narrativi
della saga di Alabasta sono strettamente collegati tra loro.
Va però considerato che One Piece è una serie particolarmente
complessa dal punto di vista tecnico. Gli effetti visivi necessari
per rappresentare i poteri dei Frutti del Diavolo, le creature
fantastiche e i grandi scenari del manga richiedono una lunga fase
di post-produzione. Questo potrebbe influire sulla data finale di
uscita.
Il cast di One Piece stagione 3 e
i nuovi personaggi
Il cuore della serie resterà naturalmente la ciurma di Cappello di Paglia.
Torneranno quindi i protagonisti principali: Iñaki Godoy nei panni di Luffy,
Mackenyu come
Zoro, Emily Rudd
nel ruolo di Nami, Jacob
Romero Gibson come Usopp e Taz Skylar come Sanji.
Una novità importante riguarda Tony Tony Chopper, che nella terza stagione
diventerà ufficialmente un membro stabile della ciurma. L’attrice
Mikaela Hoover,
che presta la voce al personaggio, è stata infatti promossa a
regular della serie.
Anche Vivi,
interpretata da Charithra
Chandran, continuerà ad avere un ruolo centrale nella
storia. Tra i nuovi protagonisti spicca inoltre Joe Manganiello, che interpreterà il
temibile Crocodile, mentre Lera Abova tornerà nei panni di Nico
Robin con una presenza più significativa.
Tra le nuove aggiunte al cast figurano Awdo Awdo come Mr. 1, Daisy Head nel ruolo di Miss
Doublefinger e Cole
Escola come il celebre agente Bon Clay. Un’altra presenza
molto attesa è quella di Xolo Maridueña, che interpreterà
Portgas D. Ace,
il fratello adottivo di Luffy.
La terza stagione dovrebbe concentrarsi quasi interamente sulla
saga di
Alabasta, uno degli archi più importanti del manga. Dopo
gli
eventi della seconda stagione, la nave Going Merry si dirige infatti verso
il regno desertico per aiutare Vivi a salvare il suo paese.
Il principale antagonista sarà Crocodile, leader segreto dell’organizzazione
criminale Baroque
Works, che sta manipolando la popolazione per provocare
una guerra civile contro la famiglia reale. Luffy e la sua ciurma
dovranno scoprire il piano dell’organizzazione e fermarlo prima che
il conflitto distrugga il regno.
Seguendo la struttura tipica del manga, ogni membro della ciurma
affronterà un avversario specifico. Luffy si scontrerà con
Crocodile, mentre Zoro combatterà contro Mr. 1 e Sanji affronterà
Mr. 2. Questi
duelli rappresenteranno alcuni dei momenti più spettacolari
dell’intera stagione.
La stagione 3 inizierà inoltre a introdurre uno dei grandi
antagonisti della saga: Barbanera (Blackbeard). Il personaggio è già stato
menzionato negli episodi precedenti e la comparsa di
Ace potrebbe
preparare il terreno per il suo debutto futuro, aprendo la strada
alle grandi storyline che definiranno le stagioni successive della
serie.
La
quarta stagione di Reacher, la popolare serie action
di Prime Video con protagonista
Alan Ritchson,
arriverà ufficialmente nel 2026. A confermarlo è stato lo stesso attore durante
una recente intervista concessa a Collider in occasione della promozione del suo nuovo
film War Machine. Dopo la conclusione
delle riprese avvenuta nel novembre 2025, i fan aspettavano aggiornamenti sul
ritorno della serie, e ora è arrivata la prima indicazione concreta
sulla finestra di uscita dei nuovi episodi.
La
serie è basata sui romanzi bestseller dello scrittore britannico
Lee Child, che con
il personaggio di Jack
Reacher ha costruito uno dei franchise thriller più
longevi e popolari della letteratura contemporanea. Dopo i due film
interpretati da Tom
Cruise, accolti con reazioni contrastanti dai fan dei
libri, Prime Video ha deciso di rilanciare il personaggio con una
serie televisiva più fedele allo spirito originale dei romanzi. Fin
dal suo debutto nel 2022, Reacher è diventata una delle produzioni più viste
della piattaforma Amazon.
Ogni stagione dello show adatta un romanzo diverso della saga. Con
trenta libri pubblicati
finora, il materiale narrativo a disposizione è enorme e
lascia spazio a molte altre stagioni in futuro. La terza stagione
si è conclusa il 27 marzo
2025, e il fatto che la quarta stagione sia già pronta
suggerisce che Amazon stia puntando molto sulla continuità del
progetto e sulla sua capacità di attirare pubblico globale.
La quarta stagione di Reacher
adatterà il romanzo “Gone Tomorrow”
La trama della quarta stagione di Reacher sarà tratta da “Gone Tomorrow”, il tredicesimo romanzo
della serie scritta da Lee Child. Il libro segue Jack Reacher
mentre si ritrova coinvolto in un mistero che prende avvio da un
apparente suicidio nella metropolitana di New York, un evento che
si trasforma rapidamente in una cospirazione molto più ampia e
pericolosa. Come nelle stagioni precedenti, il personaggio si
troverà a muoversi tra indagini, complotti e violenza, mantenendo
il suo tipico approccio diretto e implacabile.
Alan Ritchson ha anticipato che la nuova stagione potrebbe essere
la migliore realizzata
finora, dichiarando che il lavoro fatto sul set ha portato
la serie a un nuovo livello di intensità. L’attore non ha rivelato
una data precisa di uscita, ma ha confermato che gli episodi
arriveranno nel corso del 2026, lasciando intendere che il debutto potrebbe
avvenire prima del previsto rispetto alle aspettative dei fan.
L’annuncio è particolarmente interessante anche perché nel
frattempo è stato sviluppato uno spin-off dedicato al personaggio di Frances
Neagley, uno dei più apprezzati alleati di Reacher. Le
riprese della prima stagione di Neagley si sono concluse nel giugno 2025, diversi mesi prima della fine
della produzione della quarta stagione della serie principale.
Questo scenario apre due possibili ipotesi: lo spin-off potrebbe
arrivare più avanti, forse nel 2027, oppure i fan potrebbero
ritrovarsi con due serie
ambientate nello stesso universo nello stesso anno.
Nel frattempo il successo della serie continua a crescere.
Reacher ha ottenuto
ottimi risultati sia tra
la critica che tra il pubblico, con punteggi molto alti su
Rotten Tomatoes: la prima stagione ha raggiunto il
92% di recensioni
positive, mentre la seconda e la terza hanno superato il
98%, confermando
la solidità del progetto. Con queste premesse, l’attesa per la
quarta stagione è destinata ad aumentare nei prossimi mesi, mentre
Prime Video si prepara a rivelare la data ufficiale di uscita.
Il
leggendario attore Sylvester
Stallone, volto storico del personaggio
di John
Rambo, sarà produttore esecutivo del
nuovo film John Rambo,
prequel della celebre saga iniziata con Rambo: First
Blood nel 1982. Il progetto è sviluppato da
Lionsgate
insieme a Millennium
Media e AGBO,
segnando un nuovo capitolo per uno dei franchise d’azione più
iconici della storia del cinema.
Per la prima volta nella storia della serie, Sylvester Stallone parteciperà alla
realizzazione di un film di Rambo come produttore esecutivo.
L’attore, che ha interpretato il veterano del Vietnam per decenni
ed è stato anche sceneggiatore dei precedenti cinque film della
saga, non apparirà però davanti alla macchina da presa. Il motivo è
legato alla natura del progetto: “John Rambo” sarà infatti un prequel,
ambientato prima degli eventi raccontati nel primo film della
serie.
Il ruolo del giovane Rambo sarà interpretato da Noah
Centineo, mentre la regia è affidata al
regista finlandese Jalmari
Helander, noto per il film d’azione
Sisu. Le
riprese sono attualmente in corso a Bangkok, in
Thailandia.
Secondo Adam
Fogelson, presidente del Lionsgate Motion Picture
Group, la presenza di Sylvester Stallone nel
progetto rappresenta un elemento fondamentale per il film. Il
dirigente ha dichiarato che nessuno conosce il personaggio di Rambo
meglio di Stallone e che la collaborazione con l’attore dura da
oltre vent’anni. Per questo motivo, la sua partecipazione come
produttore esecutivo è stata definita “il tassello finale e
decisivo” per il nuovo film.
La sceneggiatura è stata scritta da Rory Haines
e Sohrab
Noshirvani, mentre tra i produttori figurano
Kevin King
Templeton, Les Weldon e
Jonathan
Yunger. Tra i produttori esecutivi compaiono
anche Anthony
Russo e Joe Russo,
noti per il loro lavoro nell’universo Marvel.
Nel cast del film sono presenti anche Jason Tobin,
Quincy
Isaiah, Jefferson
White e Tayme
Thapthimthong.
Il franchise di Rambo,
nato oltre quarant’anni fa, ha incassato complessivamente più di
819 milioni di
dollari al botteghino mondiale. Con “John Rambo”, la saga raggiungerà
il suo sesto
capitolo e il coinvolgimento diretto di Stallone
rappresenta per molti fan una garanzia di continuità con lo spirito
originale della serie.
Sylvester Stallone ha anche commentato la notizia sui social:
“Rambo fa parte della mia vita da moltissimo tempo. È un
personaggio costruito sulla resilienza, sulla sopravvivenza e sulle
cicatrici della guerra. Ha significato molto per me e per il
pubblico di tutto il mondo per decenni. Ora stiamo tornando al
punto in cui la sua storia ha inizio. Sono entusiasta di essere
produttore esecutivo di John Rambo, esplorando il capitolo iniziale
dell’uomo prima che diventasse una leggenda.”
Dopo il sorprendente
successo della prima stagione, la seconda stagione di One Piece,
One Piece – Verso la Rotta Maggiore, in
live-action su Netflix torna con un obiettivo molto chiaro: non
reinventare la formula, ma perfezionarla. Il risultato è
una stagione che consolida quanto di buono si era visto
all’inizio e che amplia il mondo della serie senza perdere
il cuore che l’ha resa speciale.
Per chi conosce solo
superficialmente l’universo di One Piece
grazie alla popolarità del manga e dell’anime, la versione
live-action è un ottimo punto di ingresso nel franchise. La prima
stagione ha conquistato gli spettatori con la sua combinazione di
comicità sfacciata, combattimenti ben coreografati, personaggi
memorabili e un forte nucleo emotivo e coerente. Tutti elementi
che, a quanto pare, hanno reso la serie una delle rare
trasposizioni live-action di anime capaci di catturare davvero lo
spirito dell’opera originale.
La seconda
stagione riparte esattamente da lì. Non tenta di cambiare
tono o struttura: continua semplicemente a fare meglio ciò che
aveva già funzionato.
Una delle qualità più
sorprendenti della seconda stagione riguarda qualcosa che dovrebbe
essere normale per la televisione, ma che negli ultimi anni è
diventato sempre più raro: la durata degli episodi.
Ogni episodio di
One Piece – Verso la Rotta Maggiore si
avvicina molto all’ora di durata, e in alcuni casi la supera.
Questo approccio ha un impatto enorme sul ritmo narrativo. In un
panorama streaming dove molte serie offrono episodi da 25-40 minuti
che spesso risultano compressi o poco sviluppati, One
Piece si concede il tempo necessario per raccontare la
propria storia.
Ogni episodio sembra
quasi un piccolo film autonomo, un episodio a se stante: ha spazio
per costruire tensione, per sviluppare le relazioni tra i
personaggi e per dare peso alle sequenze d’azione. Paradossalmente,
questo fa sembrare innovativo qualcosa che un tempo era lo standard
televisivo.
Il risultato è
una stagione che non appare mai affrettata. Gli archi
narrativi respirano e il mondo della serie viene esplorato con
calma, permettendo allo spettatore di immergersi completamente
nella follia e nella meraviglia della Rotta Maggiore.
Il cast di
One Piece – Verso la Rotta Maggiore
è sempre più affiatato
Se c’è un vero
punto di forza della serie, rimane il cast. Tutti gli
interpreti sembrano comprendere perfettamente il tono di
One
Piece e si tuffano completamente nel suo universo
bizzarro senza alcuna esitazione.
Che si tratti di scene
d’azione, momenti emotivi o gag comiche, ogni membro del cast
principale riesce a rendere il proprio personaggio sincero e
credibile. La chimica tra di loro è uno degli elementi più
piacevoli dell’intera stagione.
Rispetto alla prima
stagione, c’è un cambiamento interessante: non dovendo più
introdurre i protagonisti, la serie può dedicare più tempo a
mostrarli mentre interagiscono come una vera
famiglia. I momenti di battute, scherzi e complicità tra i
membri della ciurma diventano più frequenti e rafforzano la
sensazione di gruppo.
C’è però anche un
piccolo rovescio della medaglia. Con l’espansione della storia e
l’introduzione di molti nuovi personaggi, gli archi
individuali risultano meno compatti rispetto alla prima
stagione, che aveva potuto dedicare episodi specifici ai
sogni e alle motivazioni dei protagonisti. Qui la scrittura è un
po’ meno concentrata, ma ogni personaggio continua comunque ad
avere momenti in cui brillare.
Tra gli archi più
interessanti spicca quello di Zoro, ancora segnato dalla sconfitta
contro Mihawk e determinato a dimostrare il proprio valore come
spadaccino. Anche la connessione tra Luffy e Gol D. Roger aggiunge
ulteriore peso al viaggio del protagonista e alla sua ostinata
convinzione di seguire le orme del leggendario Re dei Pirati.
L’espansione del mondo
porta con sé anche diversi nuovi personaggi, molti dei quali
riescono a conquistare lo spettatore quasi immediatamente.
Miss Wednesday e Tony
Tony Chopper sono probabilmente le aggiunte più significative della
stagione. Entrambi ricevono background emotivi ben costruiti che
permettono al pubblico di affezionarsi rapidamente a loro.
In particolare, la
storia di Chopper sorprende per il suo lato emotivo. Il suo passato
su Drum Island introduce due personaggi secondari memorabili e
costruisce un nucleo narrativo più toccante di quanto ci si
aspetterebbe da una serie che, almeno in superficie, sembra così
eccentrica e sopra le righe.
È uno degli esempi
migliori di come One Piece riesca a bilanciare perfettamente
comicità assurda e momenti di autentica emozione.
Se la lunga attesa tra
la prima e la seconda stagione ha avuto un beneficio evidente, è
l’aumento della scala produttiva. La serie appare decisamente più
ambiziosa dal punto di vista visivo.
Le location della Rotta
Maggiore vengono rappresentate con grande spettacolarità. Luoghi
come Loguetown, Whiskey Peak e Drum Island sono realizzati con
enormi set pratici che danno un forte senso di fisicità
all’ambiente. Questi spazi permettono anche alcune delle migliori
sequenze d’azione della stagione.
Le battaglie di
Loguetown raggiungono lo stesso livello di coreografia della prima
stagione, ma Whiskey Peak riesce addirittura a superarlo. Il
combattimento di Zoro contro cento agenti della Baroque Works è il
più grande set-piece d’azione mai visto nella serie: una sequenza
lunga, dinamica e spettacolare che dimostra quanto la produzione
abbia alzato l’asticella.
Altri luoghi, invece,
mostrano la scala più fantastica del mondo di One Piece.
Montagne con fiumi che scorrono verso l’alto, isole abitate da
dinosauri o guerrieri giganteschi: sono ambientazioni che sembrano
uscite direttamente da un manga.
La CGI, pur non essendo
sempre perfetta, riesce nella maggior parte dei casi a rendere
credibile questo universo surreale.
Un altro aspetto che
funziona molto bene è la presenza dei nuovi antagonisti.
Gli agenti della Baroque Works offrono avversari divertenti
e vari per la ciurma di Cappello di Paglia, ciascuno con
caratteristiche e stili di combattimento distinti.
Tra loro spicca
Miss All Sunday, un personaggio che la stagione
introduce con grande attenzione e che sembra destinato a un ruolo
molto più importante nelle stagioni future, insieme alla figura
misteriosa di Mr. 0 (chi conosce gli anime e i manga, ovviamente,
sa…).
La stagione
approfondisce anche i poteri dei Frutti del Diavolo. Molte di
queste abilità sono volutamente strane o persino ridicole – basti
pensare ai poteri legati a esplosioni di muco – ma la serie riesce
comunque a farle funzionare grazie alla totale sincerità con cui le
mette in scena. Negli episodi finali emerge persino un lato più
oscuro: alcuni poteri vengono utilizzati in modo quasi horror,
introducendo elementi di body horror sorprendentemente
efficaci.
Una serie che
dimostra che il live-action può funzionare
Alla
fine di One Piece – Verso la Rotta
Maggiore diventa chiaro che la serie è
riuscita in qualcosa che sembrava quasi impossibile. Il suo mondo è
pieno di elementi che, sulla carta, non dovrebbero funzionare in
live-action: renne parlanti, acconciature gigantesche con
mitragliatrici integrate, poteri assurdi e situazioni al limite del
grottesco.
Eppure la serie riesce a
rendere tutto questo credibile grazie a due fattori fondamentali:
l’impegno totale nel portare in scena questo universo e la
sincerità con cui lo tratta. La follia rimane tale solo per un
attimo. Subito dopo, la storia e i personaggi riescono a
trasformarla in qualcosa di affascinante e soprattutto coerente
all’interno del mondo creato da Oda.
One Piece –
Verso la Rotta Maggiore consolida il
progetto come una delle serie televisive più divertenti e
sorprendenti degli ultimi anni. Con la
terza stagione già in lavorazione, la sensazione è che il
viaggio sia appena iniziato. E se continuerà su questa strada, il
mondo strano e meraviglioso di One Piece continuerà ad
attirare nuovi spettatori proprio come ha fatto con me.
Quentin Tarantino ha risposto oggi alle
recenti critiche di Rosanna Arquette nei suoi
confronti, in particolare per il suo frequente uso della “N Word”
da parte di Tarantino.
“Cara Rosanna, Spero che la
pubblicità che stai ottenendo da 132 diversi media che scrivono il
tuo nome e pubblicano la tua foto valga la pena di mancare di
rispetto a me e a un film di cui ricordo chiaramente che eri
entusiasta di far parte”, ha scritto Tarantino in una
dichiarazione ottenuta da Deadline. “Ti senti così adesso?
Molto probabilmente sì. Ma dopo che ti ho dato un lavoro e tu hai
preso i soldi, distruggerlo per quelli che sospetto siano motivi
molto cinici, dimostra una decisa mancanza di classe, per non dire
di onore”.
Il regista conclude poi con:
“Dovrebbe esserci uno spirito di corpo tra colleghi artisti. Ma
sembrerebbe che l’obiettivo sia stato raggiunto.
Congratulazioni“. Di certo sorprende che Tarantino faccia
appello ad uno “spirito di corpo”, ovvero quel sentimento di
coesione, lealtà e solidarietà reciproca che lega i membri di un
gruppo, quando solo pochi mesi fa
lui stesso aveva screditato il lavoro di attori
come Paul
Danoe Matthew Lillard.
Ad ogni modo, la sua risposta
arriva a seguito di una recente intervista di Rosanna Arquette, che
ha recitato nel film Pulp Fiction, durante la quale ha affermato che quel
film è “iconico, un grande film sotto molti aspetti. Ma
personalmente non sopporto più l’uso della parola con la N”,
ha detto al Times U.K. “La detesto”. Ha continuato:
“Non sopporto che a lui [Tarantino] sia stata concessa una
deroga. Non è arte, è solo razzista e inquietante”.
La parola è usata in Pulp Fiction circa 20 volte, secondo un conteggio. Ma
Quentin Tarantino era solo all’inizio, a
quanto pare. Jackie Brown (1997) ha visto più di 30 usi
dell’insulto. Django
Unchained nel 2012 ne ha contate più di 100. Già nel 1997,
Spike Lee ha condannato l’uso eccessivo di quel termine da parte di
Tarantino, dicendo: “Non sono contrario a quella parola, e la
uso anch’io, ma non in modo eccessivo. E alcune persone parlano in
quel modo. Ma Quentin è ossessionato da quella parola. Cosa vuole
diventare, un nero onorario?”.
Più recentemente, anche il regista
Lee Daniels ha criticato la decisione di Quentin
Tarantino di usare quella parola nei suoi progetti, in particolare
quando il regista di Bastardi senza gloria ha consigliato al pubblico di
“guardare qualcos’altro” se aveva problemi con le sue
scelte creative. “Non è la risposta giusta”, ha detto
Daniels. Un dibattito, quello che lega Tarantino all’uso di questa
parola, che va avanti dunque da ormai almeno vent’anni.
Elijah Wood non conferma né smentisce il suo
potenziale ritorno nei panni di Frodo nel prossimo film diretto da
Andy Serkis,
Il Signore degli Anelli: The Hunt for Gollum, ma
l’attore di lunga data ha dichiarato che non vorrebbe che nessun
altro assumesse il ruolo fintanto che lui è “vivo e in grado” di
interpretarlo. In una nuova intervista con The Times U.K., l’attore ha
riconosciuto che il suo collega Ian
McKellen ha rivelato alcuni dettagli sul film ai fan durante
una convention lo scorso anno.
“Non è stato annunciato
ufficialmente, ma durante una convention lo scorso agosto, Ian ha
in qualche modo svelato il segreto”, ha detto Wood alla
pubblicazione. “Quindi ci sono buone possibilità. Non posso
dire nulla di ufficiale finché non verrà annunciato, ma posso dire
che sono entusiasta all’idea di un altro film. È sempre un po’
snervante quando si parla di nuovi film per un mondo come la Terra
di Mezzo. Tutti diventano un po’ protettivi e sperano che mantenga
il suo livello di integrità, ma questa storia è divertente,
emozionante. C’è una sensazione genuina di riunire la
banda“.
In uscita alla fine del 2027,
Il Signore degli Anelli: The Hunt for Gollum racconterà
la storia di ciò che è accaduto tra la fine della trilogia prequel
Lo Hobbit e l’inizio de Il Signore degli
Anelli. “Sono semplicemente entusiasta”, ha
continuato Wood. Quando l’intervistatore ha fatto notare che
McKellen aveva precedentemente dichiarato che non avrebbe permesso
a nessun altro di interpretare Gandalf, Wood ha risposto: “Beh,
no, e lo capisco perfettamente. Neanch’io vorrei che qualcun altro
interpretasse Frodo finché sarò vivo e in grado di farlo. E capisco
anche quanto sarà divertente: quando sarai al cinema e vedrai il
cappello girarsi e sarà Gandalf. Perché anch’io sono un fan e sono
entusiasta di vedere come andrà a finire“.
“Prima della Compagnia,
l’ossessione di una creatura detiene la chiave per la sopravvivenza
della Terra di Mezzo… o la sua rovina. In Il Signore degli Anelli:
The Hunt for Gollum, incontriamo il giovane Smeagol, un emarginato
attratto dai ninnoli e dalle malizie, molto prima che l’Unico
Anello lo consumasse e iniziasse la sua tragica discesa verso la
creatura torturata e ingannevole che è Gollum. Con l’anello perso e
portato via da Bilbo Baggins, Gollum si trova costretto a lasciare
la sua caverna per cercarlo.
Gandalf il Grigio chiama
Aragornper rintracciare la sfuggente creatura la cui
conoscenza del luogo in cui si trova l’anello potrebbe far pendere
la bilancia a favore del Signore Oscuro Sauron. Ambientato nel
periodo oscuro tra la scomparsa di Bilbo nel giorno del suo
compleanno e la formazione della Compagnia, questo pericoloso
viaggio attraverso gli angoli più oscuri della Terra di Mezzo
rivela verità inconfessabili, mette alla prova la determinazione
del suo futuro re ed esplora l’anima frammentata e il passato di
Gollum, uno dei personaggi più enigmatici di Tolkien.
Diretto dal membro del cast
originale Andy
Serkis, prodotto da Peter Jackson e scritto e prodotto da Fran
Walsh e Phillipa Boyens, il team creativo dietro la trilogia
vincitrice di Oscar, questo film live-action fa da ponte tra gli
amati film con nuovi personaggi, eroi che ritornano e una storia
delle origini profondamente coinvolgente che resetta il
palcoscenico e cambia tutto ciò che sapete sulla leggendaria
trilogia de Il Signore degli Anelli”.
Durante una conferenza stampa ai
Saturn Awards, James Cameron ha infatti parlato delle
prospettive di Avatar
4, rivelando di essere abbastanza sicuro che il film
verrà realizzato. Inoltre, ha confermato che la storia di Varang
verrà ampliata, un cambiamento di piani che rettificherà alcuni
elementi della sua rappresentazione nel film precedente.
“Per essere chiari, non abbiamo
ancora deciso di andare avanti. Ma se lo facessi – cosa che ritengo
probabile, ma non al 100% – impareremmo sicuramente dalle lezioni
di tutti e tre i film”, ha affermato Cameron.
“Dopo Fuoco e Cenere, Varang potrebbe aver
bisogno di essere riscritta un po’ in futuro. Ha semplicemente
preso il suo posto tra tutti gli altri, perché ci sono molti
personaggi e trameche si intrecciano nella storia.
Quindi, sì, potremmo volerla rendere un po’ più prominente“,
ha aggiunto il regista.
“Ma va bene così. È un bel
problema da avere quando il pubblico reagisce davvero a un
elemento. In La via dell’acqua, il pubblico ha reagito in modo
davvero clamoroso a Payakan. È stato letteralmente il personaggio
più apprezzato del film. Non l’ho detto agli attori. Ma è come
dire: “Immagino che faremo meglio a inserire Payakan in Fuoco e
Cenere”. Si impara man mano che si va avanti. È un processo in
evoluzione”, ha concluso il regista.
Riguardo all’espansione della
storia di Varang nel prossimo film, Cameron l’ha paragonata al
ruolo di Payakan in Avatar: Fuoco e
Cenere (leggi
qui la recensione). Inizialmente non era previsto che il
giovane tulkun avesse un ruolo così importante nel terzo film.
Tuttavia, dato il riscontro positivo del pubblico nei confronti del
personaggio, era logico che apparisse di più nel film
successivo.
Sebbene non sia chiaro come Varang
si collegherà al prossimo capitolo della serie, il terzo capitolo
della saga termina con la scomparsa del leader Mangkwan dopo la
battaglia finale. Ma lei è ancora viva, il che indica che avrà un
ruolo importante da svolgere quando arriverà il prossimo capitolo.
Resta da vedere quanto sarà importante.
Con il suo ritorno ci sarà anche
una storia più approfondita per Varang, il cui arco narrativo
sembra essere intrinsecamente legato a Quaritch. È possibile che i
due si riuniscano dopo gli eventi del terzo film, questa volta
tramando un altro piano contro la famiglia Sully
in un nuovo ambiente. Tuttavia, non è chiaro quale sarà questo
piano, se la storia dovesse andare in quella direzione.
Per ora, sembra che Cameron abbia
in serbo molti progetti ambiziosi per Avatar 4, il
che fa ben sperare per il futuro del franchise. Grazie al numero di
personaggi di alto profilo che ora fanno parte dei film, Varang ha
l’opportunità di ampliare il suo tempo sullo schermo interagendo
con altri eroi e cattivi.
Avatar 4 dovrebbe
uscire nelle sale il 21 dicembre 2029.
Taika Waititi ha fatto un po’ di tutto.
Sebbene abbia lavorato alla saga di Star
Wars, al Marvel Cinematic Universe, a serie
televisive come Our Flag Means Death e abbia persino vinto
un Oscar per la sceneggiatura di Jojo
Rabbit, il suo ultimo lungometraggio è la prima storia
vera che abbia mai realizzato. Chi segna
vince(leggi
qui la recensione) può sembrare sulla carta un classico film
sportivo motivazionale, ma l’umorismo di Waititi contribuisce a
trasformare la storia sportiva di questo perdente in un’altra delle
sue commedie caratteristiche.
Chi segna vince
presenta infatti molti dei temi che Waititi ha sottolineato nel
corso della sua carriera, tra cui il lavoro di squadra, la
perseveranza e la diversità. Sebbene Waititi dimostri certamente
che una “storia vera” può ancora sembrare “originale”, mantiene
viva l’essenza della storia vera quando si tratta del finale del
film. In questo articolo andiamo allora proprio ad approfondire la
conclusione del racconto, analizzando ciò che accade e cosa ci
lascia una volta terminata la visione.
Thomas Rongen diventa l’allenatore
di calcio delle Samoa Americane
Chi segna vince
segue l’allenatore di calcio olandese-americano Thomas Rongen
(Michael
Fassbender), licenziato dalla guida della nazionale
maschile Under 20 degli Stati Uniti dopo che la sua squadra non è
riuscita a qualificarsi per i Mondiali. Non è solo il curriculum di
Rongen a mettere in discussione la sua leadership; le sue tecniche
di allenamento aggressive e dominanti lo hanno reso intollerabile
sul lavoro. Sebbene la rabbia di Rongen sia intimidatoria, lui è
tanto affranto quanto arrabbiato. Rongen sta ancora piangendo la
morte della sua figliastra, Nicole (Kaitlyn
Dever), rimasta uccisa in un incidente stradale.
Ora si è separato dalla madre di
lei, Gail (Elisabeth
Moss), e ha bisogno di un nuovo incarico per iniziare
il “viaggio spirituale” della guarigione. Il capo di Rongen, Alex
Magnussen (Will Arnett), gli dà un ultimatum: può
scegliere se accettare il licenziamento o recarsi nelle Samoa
Americane per allenare la squadra nazionale di calcio del
territorio. Rongen è scettico riguardo a una mossa così drastica, e
diventa ancora più diffidente quando viene a conoscenza dei
risultati ottenuti dalla squadra. La squadra di calcio delle Samoa
Americane è notoriamente pessima e ha appena subito una pesante
sconfitta per 31-0 contro la nazionale australiana, che è diventata
la peggiore sconfitta nella storia del calcio professionistico.
Rongen non ha alcuna speranza di
portare effettivamente la squadra alla vittoria; ha semplicemente
bisogno di ripristinare la loro reputazione in modo che le Samoa
Americane non siano più oggetto di scherno. Il malcontento di
Rongen cresce quando inizia a incontrare i membri della squadra; si
rende conto che sono disorganizzati e privi dell’allenamento
formale necessario per qualificarsi ai Mondiali. Tuttavia, Rongen
capisce che non mancano di entusiasmo e accetta con riluttanza di
assumere il ruolo di allenatore.
Paragonandosi al signor Miyagi di
Karate Kid e a Tony D’Amato di Ogni maledetta domenica, Rongen
ritiene che la squadra abbia bisogno di iniziare un processo di
allenamento rigoroso che insegni loro le strategie di gioco di
base. Le tecniche di allenamento di Rongen entrano immediatamente
in conflitto con lo stile di allenamento più spensierato della
squadra; si isola dalla squadra e inizia a mostrare gli stessi
segni di rabbia e alcolismo che gli erano costati il lavoro in
primo luogo.
Rongen acquisisce una nuova
prospettiva sull’allenamento
Tuttavia, la fortuna di Rongen
cambia dopo aver instaurato un rapporto con il giocatore fa’afafine
Jaiyah Saelua (Kaimana), che diventerà la prima
persona transgender a partecipare a una partita di Coppa del Mondo.
Jaiyah si rende conto che la conoscenza del gioco di Rongen è ciò
di cui la squadra ha bisogno, ma che non sarà in grado di entrare
in sintonia con i giocatori se continuerà a sminuirli. Rongen
impara gradualmente a mostrare rispetto per Jaiyah, che si estende
al resto della squadra. Comincia ad apprezzare la cultura delle
Samoa Americane e inizia a prendere sul serio il suo lavoro.
Rongen si rende conto che, anche se
il resto del mondo del calcio tratta la squadra delle Samoa
Americane come uno scherzo, questo non significa che lui debba
farlo. Con l’aiuto di Jaiyah, inizia a ricostruire la fiducia della
squadra mentre si prepara per le qualificazioni ai Mondiali. Nel
corso di tre settimane, Rongen inizia a instaurare rapporti
personali con la squadra, istituendo un regime di allenamento
idiosincratico e aggiungendo nuovi giocatori alla squadra. Si rende
conto che la squadra è stata ferita dal contraccolpo causato dalle
loro sconfitte.
Il senior manager della squadra,
Ace (David Fane), è stato preso di mira per i suoi
fallimenti, e i giocatori Daru (Beulah Koale),
Nicky (Uli Latukefu), Jonah (Chris
Alosio), Pisa (Lehi Falepapalangi), Rambo
(Semu Filipo) e Smiley (Ioane
Goodhue) mancano di fiducia. Sebbene Rongen sia ancora
scettico sul fatto che la squadra possa arrivare molto lontano nel
campionato, Tavita (Oscar Kightley), il presidente
della Federcalcio delle Samoa Americane, gli chiede semplicemente
di segnare un gol. Forse essere considerati sfavoriti potrebbe
rivelarsi un vantaggio.
La reputazione della squadra delle
Samoa Americane viene ripristinata
Rongen guida la squadra in una
partita contro Tonga per qualificarsi ai Mondiali del 2014. Sebbene
entrambe le squadre stiano giocando bene, Rongen inizia a irritarsi
quando la squadra delle Samoa Americane comincia a perdere di vista
i fondamentali che lui stesso ha insegnato loro. Rendendosi conto
di stare cadendo nello stesso schema che lo aveva condannato in
precedenza, Rongen incoraggia la squadra a “divertirsi” invece di
stressarsi per la vittoria. Ironia della sorte, questo è
esattamente il tipo di messaggio sincero di cui la squadra ha
bisogno, e finalmente segna un punto.
Le Samoa Americane vincono la
partita e salgono nella classifica nazionale dopo aver segnato un
gol in più nei tempi supplementari. Sebbene la vittoria delle Samoa
Americane non abbia un impatto sul mondo del calcio quando perdono
la partita successiva, contribuisce a ripristinare l’orgoglio
civico del Paese; la storia della loro vittoria viene raccontata in
una sequenza post-crediti con Waititi nei panni di un prete
americano-samoano.
Rongen alla fine decide di lasciare
le Samoa Americane e diventa direttore della TFC Academy durante la
stagione 2012. Tuttavia, è chiaro che guidare la squadra di
outsider ha aiutato Rongen a riprendersi dalla sua depressione;
Magnussen gli fa notare che “ti abbiamo mandato lì per aiutarti”, e
non il contrario. Anche se non rimane nelle Samoa Americane, il
film si conclude con un Rongen gioioso che balla con la squadra,
che ora può considerare sia amici che colleghi. Non ha più la
reputazione altezzosa che aveva all’inizio del film.
Project Almanac
(anche noto come Benvenuti a ieri) del 2015 è un
film di fantascienza diretto da Dean Israelite
e interpretato da Jonny Weston, Virginia
Gardner, Sofia Black-D’Ellia, Sam
Lerner e Allen Evangelista. Il film è
prodotto da Michael Bay e appartiene al genere
found footage,
molto popolare all’inizio degli anni 2000. Arriva quindi in
ritardo rispetto al genere, dando l’impressione di essere un film
ormai superato. Tuttavia, potrebbe comunque essere considerato un
film piuttosto intrigante, per via di come i protagonisti
affrontano determinate dinamiche e delle conseguenze che ne
derivano.
La trama va dunque in tutte le
direzioni, con il risultato però che alcune delle motivazioni,
sebbene comprensibili, finiscono per diventare piuttosto confuse,
soprattutto quando la struttura dello spazio e del tempo potrebbe
essere distrutta da un momento all’altro. Alla luce di ciò, in
questo articolo andiamo ad approfondire la conclusione
di Project Almanac, andando a chiarire alcuni
risvolti del finale e come concludono la vicenda narrata.
Project Almanac
appartiene al genere dei viaggi nel tempo, un sottogenere della
fantascienza che si concentra sulla scienza speculativa dei viaggi
nel tempo e sulle loro conseguenze per il mondo. Tra i membri più
classici di questo sottogenere, possiamo trovare film come
“Ritorno
al futuro”, “Terminator”
e anche film molto complessi come “Primer” o “Looper”.
Il genere ha utilizzato l’elemento del viaggio nel tempo per
mettere i personaggi di fronte a dilemmi morali seri e ambigui.
Project Almanac segue questa tendenza e, come
c’era da aspettarsi, le cose non andranno bene.
Il film inizia con la presentazione
del nostro protagonista, un giovane scienziato di nome David. Lo
vediamo lavorare a un progetto scientifico che presenterà per
l’ammissione al MIT. La famiglia e gli amici lo hanno sostenuto e
lui è stato ammesso alla prestigiosa scuola di scienze. Tuttavia,
non ha i fondi necessari per frequentarla come studente. Sua madre
ha intenzione di vendere la loro casa e trasferirsi in un posto più
piccolo per avere abbastanza soldi da permettergli di frequentare
il MIT. Dice che il padre di David avrebbe fatto lo stesso. Si
scopre così che il padre di David è morto in un incidente d’auto
molti anni fa.
David, sua sorella Christina e i
suoi amici Adam e Quinn iniziano a cercare nel seminterrato
qualcosa che possa dare loro abbastanza soldi. Ben, il padre di
David, era un inventore, quindi probabilmente lì c’è qualcosa di
valore. Trovano davvero qualcosa, una strana macchina che
apparentemente è una macchina per viaggiare nel tempo. Sembra tutto
molto inverosimile, ma viene alla luce che Ben stava lavorando a
questa macchina per il governo prima di morire, il tutto
nell’ambito di un progetto chiamato Almanac. David e i suoi amici
fanno una scoperta ancora più spaventosa.
Trovano una videocassetta di molti
anni fa. In essa vedono David che festeggia il suo compleanno. A
quel punto sono tutti bambini e Ben è ancora vivo. Tuttavia, sullo
sfondo, scoprono che c’è anche Ben adulto. Come? Sembra
impossibile, tranne che per una spiegazione: la macchina funziona
e, per qualche motivo, David torna indietro nel tempo fino a quel
momento. David e il resto dei suoi amici decidono di completare la
macchina e vedere se riescono a usarla. Questo li renderebbe
sicuramente famosi e probabilmente anche molto ricchi.
Come è apparso David nel video del
compleanno?
Così David e i suoi amici
armeggiano con la macchina fino a quando non iniziano a
sperimentare con i giocattoli. Riescono persino a trasportare
indietro nel tempo una macchinina, ottenendo un enorme successo.
Tuttavia, il processo non è del tutto pianificato e lungo il
percorso si verificano alcuni errori. Durante uno di questi
esperimenti, causano un blackout in tutto il quartiere. A questo
punto, la ragazza di cui David è innamorato, Jessie, viene
coinvolta nel progetto e suggerisce che forse dovrebbero provare a
usare la macchina sugli esseri umani.
È pericoloso, ma David vuole farlo
da solo, sapendo che alla fine viaggerà. Tuttavia, l’intero team si
offre di accompagnarlo. Viaggiano nel tempo ed entrano nella casa
di Quinn. Quinn segna il collo del suo sé addormentato con un
pennarello, che appare anche sul suo collo. Tuttavia, quando Quinn
si sveglia, succede qualcosa ed entrambi vengono quasi cancellati
dall’esistenza. Sembra che due persone non possano conoscere
l’esistenza l’una dell’altra sulla stessa linea temporale. Tornano
indietro e David scopre che i loro esperimenti hanno causato dei
disastri. Comincia a viaggiare indietro nel tempo da solo per
sistemare queste cose.
Quinn diventa popolare grazie agli
esperimenti, mentre Adam e Christina si baciano e iniziano a
frequentarsi. Anche i sentimenti di David diventano una parte
pericolosa dell’esperimento. Vuole tornare indietro nel tempo per
salvare suo padre dall’incidente e vuole anche tornare al momento
in cui avrebbe potuto baciare Jessie, ma non l’ha fatto. Tuttavia,
questo diventa un altro problema perché Jessie scopre che lui ha
viaggiato indietro nel tempo da solo. Lui ammette di aver viaggiato
indietro nel tempo affinché lei potesse innamorarsi di lui. A
questo punto, Jessie rivela di essersi innamorata di lui a prima
vista. Durante uno di questi viaggi, Jessie incontra il suo sé
passato e viene cancellata.
La polizia inizia a perseguire
David, vedendolo come un possibile sospettato della scomparsa di
Jessie. David conclude che l’unica cosa che può fare è tornare
indietro nel tempo e impedire la creazione della macchina. Lo fa, e
questo è il momento in cui torna al suo compleanno nel passato.
Affronta suo padre, che capisce che completerà la macchina, ma dopo
aver scoperto cosa succede, lo distrugge e distrugge se stesso,
sapendo che ne creerà un’altra. La linea temporale viene resettata
e tutto va bene. Conoscendo la linea temporale passata, David trova
finalmente il coraggio di avvicinarsi di nuovo a Jessie, e si
capisce che questa volta staranno insieme fin dall’inizio.