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James Gunn vorrebbe realizzare The Batman 3 prima di passare a The Brave and the Bold

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James Gunn è un regista esperto, ma è alla sua prima esperienza come capo di uno studio cinematografico. In alcune occasioni la sua inesperienza è stata evidente e, per molti fan, il modo in cui il co-amministratore delegato della DC Studios sta gestendo Batman è un problema serio. A più di tre anni dall’annuncio della lista dei film DCU, almeno la metà dei quali non è stata realizzata, non ci sono ancora indicazioni che Gunn sia vicino al casting del Cavaliere Oscuro.

Si dice che Christina Hodson stia lavorando alla sceneggiatura di The Brave and the Bold, mentre il regista di The Flash, Andy Muschietti, rimane vagamente legato al progetto. Quando Clayface arriverà nei cinema questo Halloween, è quindi probabile che un cameo di Batman sia fuori discussione perché la DCU non avrà ancora il suo Bruce Wayne. Nel frattempo, Matt Reeves sta portando avanti The Batman – Parte II, il suo sequel “Elseworlds” del successo del 2022. Nonostante le richieste dei fan, è stato chiarito in diverse occasioni che il Batman di Robert Pattinson non entrerà a far parte della DCU.

Secondo l’insider Daniel Richtman (tramite The Direct), il film The Brave and the Boldnon arriverà per anni”. Al contrario, “Gunn sta spingendo per far uscire The Batman 3 più velocemente… vuole che la trilogia finisca… vuole andare avanti. [Lui] non vuole due Batman”. Sebbene sarebbe certamente strano avere il Batman di Pattinson nei cinema contemporaneamente alla versione di The Brave and the Bold, a patto che siano abbastanza diversi, si potrebbe pensare che i due franchise potrebbero coesistere.

Il desiderio di Gunn di evitare confusione ha senso, ma cercare di affrettare Reeves a finire il suo terzo film sembra poco saggio. Inoltre, con The Batman – Parte II in uscita nel 2027, questo potrebbe significare che non vedremo il Batman della DCU fino alla fine del decennio. Per questo motivo, consigliamo di prendere questa voce con le pinze. Siamo sicuri che Gunn interverrà sui social media per affrontare la questione, se lo riterrà opportuno.

House Of The Dragon – Stagione 3 mostrerà finalmente una delle più grandi battaglie nella storia di Game of Thrones

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Il primo trailer della terza stagione di House of the Dragon è finalmente arrivato, e mantiene una promessa chiara: più fuoco, più sangue, più guerra aperta. Dopo due stagioni costruite tra corridoi gelidi, sguardi carichi di tensione e manovre politiche, l’adattamento HBO di Fire & Blood sembra pronto a spingere sull’acceleratore spettacolare.

Se finora abbiamo visto solo assaggi di scontri su larga scala – con la Battaglia di Rook’s Rest come momento più esplosivo della stagione 2 – il nuovo teaser suggerisce che la guerra civile targaryen entrerà finalmente nel vivo.

Il teaser anticipa la Battaglia del Gullet, uno scontro cruciale della Danza dei Draghi

house of the dragon 3

Le immagini scorrono rapide, tra dialoghi frammentati e scorci di battaglia, ma un elemento è inconfondibile: la Battaglia del Gullet. Vediamo cavalieri di draghi sorvolare il mare in mezzo a un conflitto navale imponente. Tra loro si distinguono Baela Targaryen (Bethany Antonia) su Moondancer e un drago che con ogni probabilità è Syrax, cavalcato da Rhaenyra (Emma D’Arcy). Non è escluso, però, che alcune sequenze possano coinvolgere anche Helaena (Phia Saban) su Dreamfyre.

Al centro dello scontro navale troviamo Corlys Velaryon (Steve Toussaint) e la sua potente flotta, impegnata contro le forze avversarie nel tentativo di mantenere il blocco su Approdo del Re. Nei libri di George R.R. Martin, la Battaglia del Gullet è uno degli eventi più sanguinosi dell’intera storia di Westeros, un momento decisivo nella Danza dei Draghi che lascia cicatrici profonde su entrambi gli schieramenti.

Senza entrare in spoiler, si tratta di uno scontro tra Neri e Verdi che coinvolge contemporaneamente draghi e flotte navali, una combinazione raramente vista nella serie finora. È lecito aspettarsi un intero episodio dedicato alla battaglia, con un impatto paragonabile ai grandi set piece di Game of Thrones, come Blackwater o la Battaglia dei Bastardi.

Lo showrunner Ryan Condal aveva già spiegato perché lo scontro non fosse stato inserito nel finale della stagione 2: una questione di equilibrio tra narrazione e risorse produttive, ma anche la volontà di dare all’evento lo spazio e la spettacolarità che merita. La scelta aveva lasciato parte del pubblico con la sensazione di una stagione incompiuta, ma il teaser della terza sembra confermare che l’attesa sarà ripagata.

Se la Battaglia del Gullet sarà davvero il fulcro della stagione 3, House of the Dragon potrebbe finalmente offrire quel momento iconico che definisce un’era, trasformando la guerra civile targaryen da conflitto sotterraneo a devastazione totale. Dopo due stagioni di costruzione lenta e calcolata, il tempo della diplomazia sembra finito: ora parlano i draghi.

The Pitt Stagione 2, Episodio 7 Recap: il ritorno di Abbot al PTMC scuote le cose

Con l’episodio 7, The Pitt si avvicina al giro di boa della seconda stagione e lo fa alzando ulteriormente la posta. Il ritorno del dottor Jack Abbot (Shawn Hatosy) al Pittsburgh Trauma Medical Center non è solo un momento atteso dai fan, ma diventa il detonatore di una puntata che intreccia tensione sistemica, traumi personali e conflitti professionali destinati a esplodere.

Abbot, amatissimo e solitamente assegnato al turno di notte, rientra in scena in un momento di caos assoluto. Il PTMC è infatti costretto a spegnere tutti i sistemi digitali dopo che il vicino Westbridge è stato colpito da un attacco informatico. La minaccia di un cyberattacco costringe la direzione a “tornare analogica”: niente cartelle cliniche digitali, niente board elettroniche, niente software di charting, nemmeno i telefoni interni. Un passo indietro che trasforma ogni procedura in un ostacolo e mette a nudo la fragilità di un sistema sanitario iper-dipendente dalla tecnologia.

Il ritorno di Abbot e il caos analogico cambiano gli equilibri del PTMC

La rivelazione del “code black” di Westbridge chiarisce quanto la crisi sia reale e contemporanea: gli hacker hanno bloccato i sistemi informatici chiedendo un riscatto, uno scenario purtroppo sempre più frequente nella sanità reale. Il CEO del PTMC decide così di prevenire il peggio chiudendo ogni computer. Il risultato è un pronto soccorso già sovraccarico che ora deve affidarsi a carta, penna e memoria.

Il dottor Robby (Noah Wyle) si ritrova a fotografare in fretta la board prima dello spegnimento, segno di una gestione emergenziale che accentua le tensioni con la dottoressa Al-Hashimi (Sepideh Moafi), colpevole di non averlo avvisato in tempo. È l’ennesima crepa in un rapporto professionale già incrinato.

L’arrivo di Abbot è tanto spettacolare quanto simbolico: entra in ospedale dopo aver operato come medico per la SWAT di Pittsburgh, portando con sé un agente ferito e una scarica di adrenalina che sembra cucita su misura per il caos imminente. Il fatto che lavori anche come medic per la SWAT rafforza il suo profilo di “adrenaline junkie”, perfetto per un pronto soccorso in crisi.

Ma l’episodio non vive solo di tensione sistemica. Il caso di Ilana, giovane vittima di violenza sessuale, riporta la serie su un terreno emotivo durissimo. Dana (Katherine LaNasa), nel ruolo di Sexual Assault Nurse Examiner, gestisce l’esame con professionalità meticolosa, raccogliendo prove e documentando ogni dettaglio. Quando la paziente decide di interrompere l’esame, sopraffatta dal trauma, la macchina clinica si ferma e resta solo l’umanità: Dana trattiene a stento le lacrime, rivelando una vulnerabilità che la serie non banalizza mai.

Parallelamente, la storyline di Roxie, paziente oncologica seguita dalla dottoressa McKay (Fiona Dourif), suggerisce un altro tipo di paura: quella di morire a casa, lasciando al marito un fantasma emotivo tra le mura domestiche. È un dettaglio sottile ma potente, che mostra come The Pitt sappia lavorare sulle sfumature psicologiche senza ricorrere a facili spiegazioni.

C’è poi la rivelazione silenziosa su Santos (Isa Briones): cicatrici di autolesionismo intraviste per pochi secondi aprono uno squarcio sul suo passato e suggeriscono una fragilità che potrebbe diventare centrale nel prosieguo della stagione. Un momento rapido, ma densissimo.

Infine, lo scontro tra Robby e Langdon (Patrick Ball) segna un punto di non ritorno. Nonostante le scuse per la sua dipendenza e il tradimento della fiducia, Robby ammette di non essere sicuro di volerlo ancora nel suo pronto soccorso. È una frattura che difficilmente si ricomporrà senza conseguenze.

Con l’ospedale privato della tecnologia, i rapporti professionali incrinati e traumi personali che emergono sotto pressione, l’episodio 7 di The Pitt dimostra come la serie riesca a intrecciare emergenza medica e crisi morale. Il ritorno di Abbot non è solo un regalo ai fan: è il catalizzatore di una stagione che sta scegliendo di mettere i suoi personaggi di fronte ai propri limiti, professionali e umani.

Pressure, il conto alla rovescia verso il D-Day nel trailer del film con Brendan Fraser

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Il countdown verso il D-Day prende forma nel primo trailer ufficiale di Pressure, nuovo film ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale con protagonista Brendan Fraser.

Dopo il rilancio della sua carriera grazie a The Whale, che gli è valso l’Oscar come Miglior Attore, Fraser ha continuato a scegliere ruoli ambiziosi, passando da Killers of the Flower Moon a nuovi progetti di grande respiro. Con Pressure interpreta il generale Dwight D. Eisenhower nelle 72 ore decisive che precedettero lo sbarco in Normandia.

Brendan Fraser è Eisenhower nel thriller storico che racconta le ore prima del D-Day

Il film, distribuito da Focus Features, sposta l’attenzione dal campo di battaglia alle stanze del potere. La storia segue Eisenhower mentre deve prendere una decisione cruciale: procedere con la più grande invasione anfibia della storia o rimandare a causa delle condizioni meteo avverse, rischiando però di compromettere l’intera operazione.

Alla regia troviamo Anthony Maras, che ha co-scritto la sceneggiatura insieme a David Haig, adattando la pièce teatrale del 2014 firmata dallo stesso Haig. Accanto a Fraser, il cast comprende Andrew Scott nel ruolo del meteorologo della Royal Air Force James Stagg, chiamato a fornire le previsioni che avrebbero determinato il destino dell’Operazione Overlord.

Completano il cast Kerry Condon, Chris Messina e Damian Lewis, insieme ad altri interpreti che danno volto ai vertici militari e politici coinvolti nella decisione.

A differenza di film come Salvate il soldato Ryan, che hanno mostrato l’orrore dello sbarco sulle spiagge, Pressure sembra adottare un approccio più intimista e teso, quasi da thriller politico. Il trailer suggerisce un racconto costruito su dialoghi serrati e silenzi carichi di tensione, con Fraser al centro di una prova che punta a restituire l’umanità e il peso morale di un leader davanti a una scelta impossibile.

Il risultato appare meno orientato all’azione spettacolare e più concentrato sulle dinamiche decisionali che hanno segnato uno dei momenti più cruciali della storia contemporanea. Se le premesse verranno confermate, Pressure potrebbe offrire una prospettiva inedita su un evento già ampiamente raccontato dal cinema.

Netflix invia una diffida al proprietario di TikTok per violazione di copyright su Kpop Demon Hunters e Stranger Things

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Netflix ha inviato una formale cease & desist al proprietario di TikTok per presunte violazioni di copyright legate a diversi titoli della piattaforma, tra cui Stranger Things e Kpop Demon Hunters.

Secondo quanto riportato, la società avrebbe contestato la diffusione non autorizzata di contenuti protetti – clip, sequenze e materiale audiovisivo – caricati e condivisi sulla piattaforma senza licenza ufficiale. L’azione legale mira a interrompere immediatamente l’utilizzo ritenuto illecito dei contenuti originali Netflix.

Netflix accusa TikTok di utilizzo non autorizzato di contenuti originali

La diffida formale (cease & desist) rappresenta un passo legale preliminare con cui un’azienda chiede la cessazione immediata di una condotta considerata dannosa o illegale. Nel caso specifico, Netflix avrebbe richiesto la rimozione dei contenuti che sfruttano proprietà intellettuali legate a produzioni di punta della piattaforma.

Tra i titoli citati figura Stranger Things, uno dei franchise più iconici del servizio streaming, ma anche Kpop Demon Hunters, progetto che avrebbe visto circolare materiale online senza autorizzazione.

Il tema della tutela del copyright sulle piattaforme social è sempre più centrale nell’industria dell’intrattenimento. I contenuti brevi e virali su TikTok, spesso costruiti con clip di serie e film, rappresentano da un lato una potente leva promozionale, ma dall’altro possono entrare in conflitto con le strategie di distribuzione e monetizzazione ufficiali.

Al momento non sono stati resi noti ulteriori dettagli sulle richieste specifiche contenute nella diffida né sulle eventuali conseguenze legali qualora la piattaforma non dovesse adeguarsi. Non è chiaro, inoltre, se la questione possa evolversi in una causa formale o risolversi con un accordo tra le parti.

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra major dell’intrattenimento e piattaforme digitali, in cui la gestione dei diritti e la protezione della proprietà intellettuale restano temi delicati.

Resta ora da vedere quale sarà la risposta ufficiale del proprietario di TikTok e se la controversia avrà ripercussioni sulla presenza di contenuti legati alle produzioni Netflix all’interno della piattaforma.

Godzilla torna alle origini con una nuova serie horror ambientata nel 1954

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Il Re dei Mostri riscopre il suo lato più oscuro. Una nuova serie a fumetti intitolata The Horror of Godzilla riporterà il celebre kaiju alle sue radici più spaventose, raccontando il suo primo devastante assalto all’umanità.

L’annuncio arriva tramite il sito horror Bloody Disgusting: la miniserie sarà pubblicata da IDW Publishing e firmata da Ethan S. Parker, Griffin Sheridan e Tristan Jones. L’obiettivo è chiaro: riportare Godzilla al 1954, l’anno del suo debutto cinematografico in Giappone, quando il mostro rappresentava una vera e propria incarnazione dell’orrore nucleare.

The Horror of Godzilla rilancia il kaiju come icona del terrore

Le prime tavole diffuse mostrano un’impostazione in bianco e nero che richiama esplicitamente l’atmosfera del film originale. L’uso di inquadrature dal basso verso l’alto accentua la scala del mostro, mettendo il lettore nei panni delle vittime terrorizzate che osservano la creatura incombere su di loro.

Il design scelto per questa versione di Godzilla punta su dettagli essenziali ma inquietanti, come i piccoli bagliori luminosi negli occhi che emergono dall’oscurità. L’intento è quello di sottolineare la natura distruttiva e implacabile del kaiju, lontano dalle interpretazioni più “eroiche” viste in alcune fasi del franchise.

Negli ultimi anni, infatti, Godzilla ha già intrapreso un percorso di ritorno alle origini horror. Il film Shin Godzilla ha rappresentato il mostro come una manifestazione delle catastrofi nucleari, con un corpo deformato e radioattivo. Più recentemente, Godzilla Minus One ha riportato la creatura nel Giappone del dopoguerra, legandola al senso di colpa e al trauma collettivo del Paese, conquistando anche un Oscar.

Con The Horror of Godzilla, questa linea narrativa viene ulteriormente rafforzata. Se il Monsterverse ha trasformato il kaiju in una forza della natura talvolta protettiva, la nuova serie a fumetti promette di restituire al personaggio il ruolo di autentico incubo per l’umanità.

Il primo numero è previsto per l’estate e i fan sono già invitati a prenotarlo. Tutto lascia pensare che questa nuova incarnazione possa segnare uno dei capitoli più brutali e inquietanti della lunga storia di Godzilla.

Face/Off 2, stop improvviso: il sequel con Nicolas Cage subisce una battuta d’arresto dopo 29 anni

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Il tanto atteso sequel di Face/Off ha subito un importante rallentamento. Dopo anni di sviluppo, il progetto di Face/Off 2 si ritrova ora senza regista, costringendo Paramount Pictures a rivedere i propri piani.

Sono passati quasi trent’anni dall’uscita del cult diretto da John Woo, che vedeva protagonisti Nicolas Cage e John Travolta nei ruoli di Castor Troy e Sean Archer. Il film, diventato un classico action sci-fi degli anni ’90, aveva incassato oltre 245 milioni di dollari al box office mondiale, ricevendo anche una nomination agli Oscar per il montaggio sonoro.

Adam Wingard lascia la regia: Paramount riparte da zero

Secondo quanto riportato da Collider, Adam Wingard ha abbandonato la regia del sequel. Il filmmaker, noto per titoli come Blair Witch e Godzilla vs. Kong, era stato annunciato nel 2021 come regista e co-sceneggiatore del progetto insieme a Simon Barrett.

Le ragioni dell’uscita non sono state ufficialmente chiarite, ma si parla di impegni professionali e di una lunga fase di pre-produzione che avrebbe complicato il calendario. Wingard, negli ultimi anni, ha diretto anche Godzilla x Kong: The New Empire e un horror targato A24 ancora inedito.

Con il suo addio, Paramount avrebbe deciso di trasformare Face/Off 2 in un “open directing assignment”: diversi registi potranno presentare la propria visione e un piano di sviluppo, con lo studio pronto a scegliere la proposta più convincente.

Il sequel era stato annunciato già nel 2019, quando i produttori David Permut e Neal Moritz erano saliti a bordo del progetto. L’idea era quella di realizzare un vero seguito, con la possibilità di riportare sullo schermo Cage e Travolta, nonostante il finale del film originale sembrasse chiudere definitivamente il conflitto tra i due personaggi.

Face/Off aveva conquistato critica e pubblico grazie alle interpretazioni sopra le righe dei due protagonisti e alla regia stilizzata di John Woo. Dopo il successo del film, Cage ha proseguito una carriera variegata tra blockbuster e cinema d’autore, mentre Travolta ha alternato ruoli in drama e commedie.

Ora, con la produzione tornata sostanzialmente al punto di partenza, resta da capire quale direzione prenderà il sequel e se i due attori saranno davvero coinvolti nel progetto. Per i fan del cult anni ’90, l’attesa continua.

Star Wars rilancia Rogue One con una nuova serie prequel a fumetti per il decimo anniversario

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A dieci anni dall’uscita di Rogue One: A Star Wars Story, Lucasfilm e Marvel celebrano il film con un nuovo progetto che riporta in scena i suoi protagonisti. In vista dell’anniversario, infatti, Marvel Comics ha annunciato una serie di cinque fumetti prequel dedicati ai personaggi chiave della missione ribelle.

All’epoca dell’uscita, Rogue One aveva diviso pubblico e critica, ma negli anni il film ha acquisito uno status sempre più rilevante all’interno dell’universo di Star Wars, anche grazie al successo della serie Andor.

Cinque fumetti prequel dedicati ai protagonisti di Rogue One

Secondo quanto rivelato in un comunicato ufficiale, la nuova iniziativa comprenderà cinque albi mensili, ciascuno incentrato su un personaggio specifico: Cassian Andor, Jyn Erso, Saw Gerrera, Chirrut & Baze e Darth Vader.

Il calendario delle uscite partirà da maggio 2026. Tra i team creativi coinvolti figurano autori e disegnatori di primo piano, tra cui Benjamin Percy e Luke Ross per l’albo dedicato a Cassian Andor (in uscita il 6 maggio 2026), Ethan Sacks e Ramon Rosanas per Jyn Erso (3 giugno 2026), Marc Bernardin e Gabriel Guzman per Saw Gerrera (luglio 2026), Stephanie Phillips e Kieran McKeown per Chirrut & Baze (agosto 2026), e Chris Condon con Luke Ross per Darth Vader (settembre 2026).

L’annuncio arriva poco dopo la conclusione della seconda stagione di Andor, che ha rafforzato ulteriormente l’interesse verso il personaggio di Cassian. Tuttavia, saranno soprattutto le storie dedicate a Jyn, Chirrut e Baze ad attirare la curiosità dei fan, considerando che questi personaggi hanno avuto finora meno spazio in altri prodotti del franchise.

Il successo critico e commerciale di Andor ha contribuito a rivalutare l’eredità di Rogue One, spingendo parte del pubblico a considerare il film come un’opera forse in anticipo sui tempi. Nonostante alcune critiche legate al ritmo e all’eccesso di fan service, i personaggi e i temi introdotti nel 2016 si sono dimostrati solidi e meritevoli di ulteriori approfondimenti.

Con questa nuova serie prequel a fumetti, Marvel punta a espandere ulteriormente l’universo narrativo di Rogue One, offrendo nuove prospettive e retroscena sui protagonisti della missione che ha portato al furto dei piani della Morte Nera. Se il livello qualitativo seguirà l’esempio di Andor, questi albi potrebbero diventare tra i più apprezzati della recente produzione a fumetti di Star Wars.

Mike Colter, star di Luke Cage, conferma la trattativa con la Marvel per entrare nell’MCU

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Sia Mike Colter (Luke Cage, qui la recensione della serie) che Finn Jones (Danny Rand/Iron Fist) hanno confermato di trovarsi nella Grande Mela tramite i rispettivi account sui social media durante le riprese della seconda stagione di Daredevil: Rinascita lo scorso anno, alimentando le speculazioni sul possibile debutto degli “Heroes for Hire” nell’MCU. Già a settembre, infatti, Colter aveva parlato delle possibilità di unirsi al franchise.

L’attore ha poi ora condiviso un nuovo indizio più diretto sul fatto che potrebbe essere pronto a riprendere il suo ruolo su Netflix pubblicando un’immagine del suo personaggio sulle sue Instagram Stories, e l’attore non ha lasciato dubbi sul fatto che tornerà… prima o poi. “Senti, il punto è questo: ho parlato con la Marvel, Jessica [Jones] è tornata e ci sono ancora molte storie da raccontare, quindi penso che sarebbe un peccato per me non tornare”, ha detto Colter a The Direct.

Alla domanda diretta se avesse qualche questione in sospeso con Cage, Colter ha risposto: “Sì, assolutamente. Quando ho finito di girare Luke Cage, ero pronto a fare altre cose e quindi, come attore, sto solo cercando qualcosa di diverso, qualcosa di interessante, qualcosa in cui potermi immergere completamente, che mi spaventi un po’ e che sia un po’ fuori dagli schemi”. Non resta a questo punto che attendere di scoprire dove potremo rivedere il Luke Cage di Colter nel MCU, con la terza stagione di Daredevil: Rinascita che potrebbe essere il primo luogo ideale.

Tron: Ares, svelato il ritorno scartato di Cillian Murphy nei nuovi concept art

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Un nuovo concept art rivela che Cillian Murphy avrebbe potuto fare ritorno nel franchise di Tron: Ares, ma l’idea è stata poi scartata durante lo sviluppo del film.

In Tron: Legacy, Murphy era apparso in un cameo nei panni di Edward Dillinger Jr., figlio dell’iconico Ed Dillinger (interpretato da David Warner nel film originale del 1982). Il personaggio, capo del team software di ENCOM, non è però tornato nel nuovo capitolo della saga.

Il concept art mostra Murphy nei panni del nuovo Sark

Il concept artist Phil Saunders ha condiviso su Instagram alcune illustrazioni che mostrano Murphy con l’iconico costume di Sark. Secondo quanto raccontato dallo stesso Saunders, il production designer Darren Gilford gli avrebbe chiesto, nelle prime fasi di lavorazione, di realizzare un’illustrazione di Murphy come “nuovo Sark”, forse per invogliare l’attore a riprendere il ruolo di Dillinger Jr.

Saunders ha spiegato che il design era ispirato allo stile del leggendario Moebius e che erano state sviluppate diverse varianti prima di scegliere quella definitiva. Tuttavia, l’idea non si è concretizzata e Murphy non è comparso nel film.

Il regista Joachim Rønning ha chiarito che l’assenza del personaggio è stata una scelta legata alla nuova direzione creativa del progetto. Tron: Ares punta infatti a raccontare una storia inedita, evitando un eccessivo ricorso al fan service e ai personaggi legacy. Rønning ha inoltre sottolineato che, in alcuni casi, sono anche gli attori a scegliere di non tornare.

 

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Nel film, il ruolo legato alla famiglia Dillinger viene affidato a Evan Peters, che interpreta Julian Dillinger, nipote di Ed e nuovo CEO della Dillinger Systems. Nel finale, il personaggio indossa proprio il costume di Sark, elemento che rende ancora più curiosa la versione alternativa pensata per Murphy.

Diretto da Rønning e scritto da Jesse Wigutow, Tron: Ares segue un programma di intelligenza artificiale proveniente dalla Grid che viene inviato nel mondo reale per una missione pericolosa, segnando il primo contatto tra l’umanità e entità digitali autonome. Nel cast figurano anche Jared Leto, Greta Lee, Jodie Turner-Smith, Gillian Anderson e Jeff Bridges, che riprende il ruolo di Kevin Flynn.

Il concept art riaccende dunque la curiosità dei fan: cosa sarebbe successo se Murphy fosse davvero tornato nell’universo digitale di Tron?

Daniel Radcliffe racconta della proposta per un folle remake del Mago di Oz con il trio di Harry Potter

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Daniel Radcliffe ha raccontato una delle proposte più strane che gli siano mai state fatte, riguardante i suoi colleghi di Harry Potter, Rupert Grint ed Emma Watson. Durante un’intervista a Hot Ones, l’attore ha rivelato che una volta qualcuno gli ha proposto un remake de Il mago di Oz con lui e i due colleghi-amici come protagonisti. Secondo Radcliffe, questa persona immaginava Watson nei panni di Dorothy, mentre lui avrebbe interpretato una versione del Leone Codardo che sapeva praticare il karate. Non ricordava quale ruolo fosse stato pensato per Grint, ma probabilmente era altrettanto assurdo.

Radcliffe ha affermato che questa idea era una delle più discutibili che avesse mai ricevuto. Ha aggiunto che questa proposta era arrivata al culmine del franchise di Harry Potter e ha ammesso di averla trovata terribile. “Una delle idee peggiori che abbia mai sentito: durante le riprese di Potter, qualcuno è venuto da noi e credo ci abbia chiesto se volevamo partecipare tutti e tre, io, Emma e Rupert, al remake del Mago di Oz, dove Emma avrebbe interpretato Dorothy. Non ricordo quale fosse il ruolo di Rupert, ma ricordo che io avrei interpretato il leone, che però sapeva anche fare karate”, sono le parole dell’attore.

Radcliffe ha detto che, sebbene all’epoca fosse un adolescente, sapeva già che un film del genere non avrebbe mai dovuto esistere. E interpretare un leone che fa karate in un adattamento de Il mago di Oz non era in cima alla sua lista dei ruoli che avrebbe voluto interpretare come attore. “Ero come un leone codardo che praticava karate. Ricordo che avevo 14 o 15 anni e pensavo: “Non so molto del mondo, ma questa è una cattiva idea e non dovrebbe essere realizzata”.

The Rookie 8: chiarito il futuro di Jenna Dewan tra cambio di città e tagli di budget

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Il ritorno di Jenna Dewan in The Rookie è stato oggetto di dubbi nelle ultime settimane, soprattutto dopo gli sviluppi narrativi dell’ottava stagione. Ora un nuovo report fa chiarezza sul suo status nella serie, proprio mentre il procedural di ABC affronta possibili tagli di budget.

Nonostante le difficoltà economiche che stanno colpendo diverse produzioni network, The Rookie continua a macinare risultati importanti: il debutto in streaming della stagione 8 è stato il migliore di sempre per la serie e rientra nella Top 5 delle premiere streaming di ABC.

Jenna Dewan resta nel cast di The Rookie nonostante il trasferimento di Bailey

I dubbi erano nati dopo l’episodio di San Valentino, “Burn 4 Love”, in cui Nolan (Nathan Fillion) accetta che Bailey Nune possa trasferirsi a Washington D.C. per una nuova opportunità lavorativa. Una decisione difficile per la coppia, ma che sembrava aprire la porta a un possibile ridimensionamento del personaggio.

Secondo quanto riportato nella newsletter Matt’s Inside Line, non ci sarà alcun cambiamento nello status di Dewan come series regular. Bailey continuerà a essere coinvolta nelle storyline future, anche se con modalità narrative differenti, come collegamenti a distanza e apparizioni mirate. Una soluzione già adottata in passato dalla serie per altri personaggi.

Il trasferimento del personaggio aveva fatto pensare a un possibile taglio legato al budget. Con un cast principale numeroso — che include, oltre a Fillion e Dewan, anche Eric Winter, Melissa O’Neil, Mekia Cox, Alyssa Diaz, Richard T. Jones, Shawn Ashmore, Lisseth Chavez e Deric Augustine — la riduzione dei costi potrebbe passare anche attraverso una rotazione dei regular o una presenza meno costante in ogni episodio.

Al momento, però, Bailey non è destinata a uscire di scena. Resta da capire quali strategie adotterà ABC in vista di un eventuale rinnovo per la stagione 9, considerando che anche altre serie come Grey’s Anatomy e 9-1-1 stanno affrontando misure simili di contenimento.

Per ora, almeno, i fan possono tirare un sospiro di sollievo: il nuovo lavoro di Bailey non segna l’addio di Jenna Dewan a The Rookie. La stagione 8 va in onda il lunedì alle 22:00 ET su ABC ed è disponibile in streaming su Hulu.

Lo spinoff di Yellowstone “Marshals” arricchisce il cast con una star della musica country

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L’universo di Yellowstone continua ad espandersi. Il nuovo spinoff ricco d’azione, intitolato Marshals, aggiunge al cast una star pluripremiata della musica country in vista del debutto previsto per il 1° marzo su CBS.

La serie, ambientata dopo gli eventi conclusivi di Yellowstone, seguirà Kayce Dutton (Luke Grimes) nel suo nuovo percorso accanto a un gruppo di U.S. Marshals impegnati in missioni attraverso il Montana. Dopo la restituzione del ranch ai Broken Rock, i fratelli Dutton sono chiamati a costruire il proprio futuro lontano dalle dinamiche che avevano segnato la serie madre.

Riley Green entra nel cast di Marshals nei panni di un ex Navy SEAL

Marshals

Secondo quanto riportato da Variety, il cantante country Riley Green si unirà al cast di Marshals nel ruolo di Garrett, un ex Navy SEAL e amico di lunga data di Kayce. Il personaggio sarà legato anche a Cal, interpretato da Logan Marshall-Green.

Green parteciperà come guest star, ma apparirà in più episodi della prima stagione. Per l’artista si tratta della prima esperienza come attore sullo schermo. “Sono entusiasta di unirmi al cast di Marshals. Essere sul set con il mio amico Luke Grimes ha reso tutto ancora più memorabile. È la mia prima esperienza nel mondo della recitazione e non potevo chiedere introduzione migliore”, ha dichiarato.

La presenza di un personaggio proveniente dal passato militare di Kayce apre nuove possibilità narrative. Marshals potrà infatti approfondire il periodo in cui il protagonista era un Navy SEAL, una parte della sua storia solo accennata nella serie originale.

Nel cast torneranno anche volti noti come Thomas Rainwater (Gil Birmingham) e Mo (Mo Brings Plenty), ma la maggior parte dei personaggi sarà inedita all’interno del franchise.

Riley Green, che ha pubblicato tre album dal 2019 e ha raggiunto la Billboard 200 con il disco del 2024 Don’t Mind If I Do, aggiunge un elemento di curiosità ulteriore allo spinoff. La sua partecipazione potrebbe attirare anche una fetta di pubblico proveniente dal mondo della musica country.

Marshals è solo uno dei diversi progetti collegati a Yellowstone attualmente in sviluppo, insieme a The Dutton Ranch, oltre ai titoli ancora in fase preliminare 1944 e 6666. L’universo creato dalla serie madre sembra dunque lontano dall’esaurire la propria espansione.

Gabriel Basso parla del futuro di Peter in The Night Agent e di un possibile spinoff

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Con la terza stagione ora disponibile su Netflix, The Night Agent entra in una fase cruciale. Il thriller politico continua a seguire le missioni ad alto rischio dell’agente dell’FBI Peter Sutherland, interpretato da Gabriel Basso, ma le recenti dichiarazioni dell’attore suggeriscono che il suo percorso potrebbe non durare indefinitamente.

Dopo gli eventi della seconda stagione, Peter si ritrova a operare come doppio agente sotto il broker Jacob Monroe (Louis Herthum), con l’obiettivo di smascherare la corruzione ai vertici del potere. La tensione narrativa resta alta e la serie sembra aver gettato le basi per sviluppi ancora più ambiziosi.

Peter Sutherland avrà una conclusione definitiva? Le parole di Gabriel Basso

In un’intervista a ScreenRant, Basso ha affrontato direttamente la questione della durata della serie e del destino del suo personaggio. Pur riconoscendo che la stabilità lavorativa è un aspetto positivo, l’attore ha chiarito di non voler trascinare Peter oltre il necessario. Il rischio, ha spiegato, è quello di diventare “il pugile che avrebbe dovuto ritirarsi sei incontri fa”.

Basso desidera che Peter abbia un arco narrativo chiaro e compiuto. Secondo l’attore, ogni stagione dovrebbe poter essere percepita come una storia completa, senza la sensazione che il personaggio stia semplicemente “restando in campo” per inerzia.

Allo stesso tempo, ha aperto alla possibilità che la serie possa continuare anche senza di lui. Il titolo stesso, ha ricordato, è The Night Agent e non il nome del protagonista: questo lascia spazio all’introduzione di un nuovo agente e a ulteriori esplorazioni del programma Night Action, l’unità governativa che assegna missioni legate alla sicurezza nazionale.

Le sue parole si inseriscono in un contesto già dinamico. Il creatore della serie, Shawn Ryan, ha confermato che una writers’ room per una possibile quarta stagione è attiva dal 2025, anche se Netflix non ha ancora ufficializzato il rinnovo. Ryan ha inoltre ammesso che in passato si è parlato di eventuali spinoff, ma nessun progetto è attualmente in sviluppo.

La prima stagione della serie era diventata un fenomeno globale, entrando nella Top 10 delle produzioni in lingua inglese più viste di sempre su Netflix con oltre 98 milioni di visualizzazioni. La seconda non ha replicato quegli stessi numeri, ma ha comunque mantenuto una base solida di pubblico.

Ora la domanda è chiara: Peter Sutherland è destinato a chiudere il proprio percorso a breve, lasciando spazio a un nuovo Night Agent? La risposta, almeno per ora, dipenderà tanto dagli ascolti quanto dalla volontà del suo interprete.

FOTO DI COPERTINA: Gabriel Basso arriva alla proiezione speciale di Los Angeles del film Netflix “A House of Dynamite”. Foto di Image Press Agency via DepositPhotos.com

Bella Shepard anticipa la stagione 2 di Star Trek: Starfleet Academy

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Mentre la prima stagione si avvicina al gran finale, Bella Shepard rompe il silenzio e anticipa cosa accadrà a Genesis Lythe nella stagione 2 di Star Trek: Starfleet Academy. La serie, certificata Fresh su Rotten Tomatoes, si prepara a chiudere il primo capitolo il 12 marzo su Paramount+, mentre le riprese del secondo ciclo di episodi sono ormai quasi concluse a Toronto, in Canada.

Genesis Lythe tra errori e rinascita: cosa accadrà nel secondo anno all’Accademia

Nella serie, Shepard interpreta Genesis Lythe, il primo Dar-Sha ammesso a Starfleet. La produzione ha gradualmente svelato le caratteristiche speciali della specie, come la vista eccezionalmente acuta di Genesis, ma il personaggio si è distinto soprattutto per la sua leadership naturale. Figlia di un Ammiraglio di Starfleet, Genesis si è imposta fin da subito come una delle cadette più brillanti del suo corso: competente, determinata, ma anche empatica e solidale con i compagni.

In una recente intervista, l’attrice ha descritto il secondo anno all’Accademia come “più folle, più emozionante, più libero e molto significativo”. Parole che suggeriscono un’evoluzione importante per il personaggio, soprattutto dopo gli eventi complicati della prima stagione.

Genesis è infatti considerata una delle migliori matricole, con il sogno dichiarato di diventare Capitano. Tuttavia, il suo percorso ha subito una brusca frenata quando è emerso che aveva modificato le proprie lettere di raccomandazione al momento dell’iscrizione. Nel settimo episodio, la giovane cadetta ha tentato di cancellare le prove hackerando il sistema, ma è stata scoperta.

Il Capitano Nahla Ake, interpretata da Holly Hunter, aveva inizialmente intenzione di raccomandarla per il prestigioso percorso Pre-Command. Dopo lo scandalo, però, pur evitando l’espulsione della prima Dar-Sha dell’Accademia, ha sospeso la sua candidatura, lasciando una macchia nel suo dossier accademico.

Nonostante l’errore, Genesis resta un personaggio animato da ambizione, intelligenza e un profondo senso del dovere. Che sia al comando del team Calica o sul ponte della USS Athena, la sua vocazione per Starfleet appare evidente. Il vero nodo narrativo ora riguarda la sua capacità di ricostruire la propria credibilità.

La seconda stagione, che dovrebbe debuttare nel 2027 sempre su Paramount+, promette dunque di esplorare le conseguenze di quella scelta e di portare Genesis in un percorso di crescita ancora più intenso. Se le parole di Bella Shepard sono un indizio, il viaggio della futura (forse) Capitano Lythe è solo all’inizio.

The Day of the Jackal 2 è ufficialmente in produzione dopo il cambio creativo

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Dopo un importante riassetto dietro le quinte, The Day of the Jackal 2 compie un passo decisivo: la nuova stagione è ufficialmente entrata in produzione. La serie thriller di spionaggio di Peacock, guidata dal premio Oscar Eddie Redmayne, si prepara così a tornare dopo mesi segnati da cambiamenti sostanziali nella squadra creativa.

Nuovo head writer e riprese al via: cosa sappiamo sulla seconda stagione

Nel settembre 2025 era stato annunciato che il creatore della serie, Ronan Bennett, avrebbe ridotto il proprio coinvolgimento nella scrittura a causa di altri impegni professionali. Al suo posto come head writer arriva David Harrower, già apprezzato per il lavoro su Lockerbie: A Search for the Truth, mentre Bennett resterà comunque produttore esecutivo. Un passaggio di consegne che aveva sollevato interrogativi tra i fan, ma che ora sembra aver dato nuova linfa al progetto.

Secondo quanto riportato da Deadline, The Day of the Jackal 2 è ufficialmente in fase di produzione. La notizia arriva nel contesto dei nuovi impegni di Redmayne, che oltre a essere protagonista e produttore esecutivo della serie, è stato recentemente annunciato come star di un nuovo film Searchlight Pictures diretto da Hirokazu Kore-eda, i cui dettagli sono ancora top secret.

Eddie Redmayne The Day of the Jackal

Co-protagonista della serie è Lashana Lynch, già vista in No Time to Die e The Woman King. L’adattamento si basa sull’omonimo romanzo di Frederick Forsyth e racconta la storia di un letale e sfuggente assassino, conosciuto come lo Sciacallo (Redmayne), che accetta incarichi per il miglior offerente. Dopo l’ultimo colpo, però, finisce nel mirino di un’ostinata ufficiale dell’intelligence britannica (Lynch), dando il via a una caccia serrata attraverso l’Europa.

Debuttata nel novembre 2024 con 10 episodi, la serie è una co-produzione tra Sky nel Regno Unito e Peacock negli Stati Uniti. Ha conquistato il titolo di Original più visto di sempre per Sky, con 3 milioni di spettatori nella prima settimana, superando anche titoli di peso come House of the Dragon e Chernobyl. Per Peacock, invece, è diventata la nuova serie drama originale più vista di sempre sulla piattaforma.

Negli ultimi giorni sono stati annunciati anche due nuovi ingressi nel cast: Weruche Opia (I May Destroy You) e Pablo Schreiber, noto per la serie Halo. I dettagli sui loro personaggi restano al momento riservati.

La trama della seconda stagione è ancora avvolta nel mistero, ma i nuovi episodi ripartiranno dagli eventi esplosivi che hanno chiuso la prima stagione. Con una nuova voce creativa e nuovi volti in scena, la serie promette di alzare ulteriormente la posta in gioco.

Morto Eric Dane, l’attore di Grey’s Anatomy e Euphoria aveva 53 anni

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Eric Dane, attore cinematografico e televisivo la cui carriera ha attraversato tre decenni di produzione statunitense, è morto giovedì 19 febbraio 2026 all’età di 53 anni. La notizia è stata confermata oggi da fonti ufficiali e da diverse testate internazionali: Dane è deceduto in seguito alle complicazioni legate alla sclerosi laterale amiotrofica (ALS), malattia neurodegenerativa per la quale aveva reso pubblica la diagnosi nell’aprile del 2025.

Nato il 9 novembre 1972 a San Francisco, California, Dane si trasferì a Los Angeles nei primi anni Novanta con l’obiettivo di intraprendere una carriera di attore. Dopo una serie di ruoli brevi in produzioni televisive e film tra cui Bayside School e Streghe, ottenne il primo riconoscimento significativo con parti ricorrenti e personaggi di supporto.

La sua fama internazionale esplose nel 2006 quando fu scelto per interpretare Dr. Mark Sloan nella serie medica Grey’s Anatomy. Il personaggio — chirurgo plastico dallo humour tagliente e carisma evidente — divenne rapidamente uno dei più noti della lunga serialità ABC, consolidando Dane come volto riconoscibile di un pubblico internazionale. La sua partecipazione si estese per diverse stagioni e includeva anche un ritorno in un episodio speciale anni dopo.

Dopo Grey’s Anatomy, la carriera di Dane continuò tra cinema e televisione. Fu protagonista della serie post-apocalittica The Last Ship e ampliò il proprio repertorio in produzioni cinematografiche come X-Men: Conflitto Finale e Appuntamento con l’amore. Nel 2019 entrò nel cast del dramma HBO Euphoria, interpretando Cal Jacobs, ruolo complesso che gli valse riconoscimenti critici per la capacità di portare in scena personaggi psicologicamente sfaccettati.

Con l’annuncio della diagnosi di ALS nel 2025, Eric Dane non ha interrotto la sua attività pubblica: è diventato portavoce per la sensibilizzazione sulla malattia, partecipando a iniziative per la ricerca e al dibattito pubblico sui diritti dei malati. La ALS, condizione progressiva e irreversibile del sistema nervoso, lo aveva costretto ad adattarsi rapidamente a nuove limitazioni fisiche pur mantenendo un coinvolgimento professionale e sociale fino ai mesi precedenti la morte.

Eric Dane lascia una eredità professionale significativa nella fiction televisiva americana. A testimonianza del suo percorso restano decine di episodi in serie di successo, la stima dei colleghi e il contributo dato alla visibilità di un tema clinico importante.

Eric Dane: 10 cose che non sai sull’attore

Eric Dane: 10 cose che non sai sull’attore

Attore noto per i suoi ruoli televisivi, Eric Dane si è costruito una buona fama recitando in diverse serie di grande successo, affermandosi così presso il grande pubblico. Negli anni, non ha poi mancato di recitare anche per il grande schermo, comparendo in popolari film che gli hanno permesso di accrescere la propria popolarità. Nel 2026 si è spento a causa di complicazioni legate alla sclerosi laterale amiotrofica (ALS), malattia neurodegenerativa per la quale aveva reso pubblica la diagnosi nell’aprile del 2025.

 

Ecco 10 cose che non sai di Eric Dane.

Eric Dane moglie

Eric Dane: i suoi film e le serie TV

10. Ha recitato in noti lungometraggi. L’attore debutta al cinema nel 1999 con il film The Basket, per poi acquistare popolarità grazie a Sol Goode (2003), Feast (2005), e X-Men – Conflitto finale (2006), con Hugh Jackman, Patrick Stewart e Ian McKellen. Nello stesso anno recita anche in Alla deriva – Adrift (2006), mentre nel 2008 è in Io & Marley, con Owen Wilson. Recita poi nei film Appuntamento con l’amore (2010), con Jessica Biel, e Burlesque (2010), con Kristen Bell. Torna al cinema nel 2017 per recitare in La signora in grigio, mentre prossimamente reciterà in Redeeming Love e The Ravine, con Peter Facinelli.

9. È noto per i ruoli televisivi. Dopo aver preso parte, all’inizio della sua carriera, ad episodi di serie come Renegade (1992), Sposati con figli (1995), Pappa e ciccia (1996), Gideon’s Crossing (2000-2001) e The American Embassy (2002), ottiene poi una buona popolarità grazie al ruolo di Jason Dean in Streghe (2003-2004). Successivamente è il dottor Mark Sloan in Grey’s Anatomy (2006-2012), con Ellen Pompeo e Patrick Dempsey. Nello stesso ruolo recita anche nello spin-off Private Practice (2009-2010). Negli ultimi anni ha invece preso parte a The Fixer (2015), The Last Ship (2014-2018), dove interpreta l’ammiraglio Tom Chandler, ed Euphoria (2019), con Zendaya.

8. Ha prodotto una serie. Quando nel 2014 l’attore assume il ruolo di protagonista della serie post-apocalittica The Last Ship, si dichiara subito molto legato al progetto. Dane, infatti, non si limiterà ad essere per questa solo interprete, ma svolgerà anche il ruolo di produttore per la prima volta nella sua carriera. Egli partecipa infatti alla produzion di ben 35 episodi, su un totale di 56. Così facendo, ha avuto la possibilità di sostenere la serie sino alla sua quinta ed ultima stagione.

Eric Dane su Instagram

7. Aveva un account personale. L’attore era presente sul social network Instagram, con un totale di 2,1 milioni di persone. All’interno di questo, Dane era solito condividere immagini relative alla sua quotidianità, con momenti di svago o luoghi visitati. Non mancano poi post con cui l’attore promuove i propri progetti, attuali e futuri, permettendo così ai suoi follower di essere continuamente aggiornati riguardo ai suoi impegni lavorativi. Dopo la diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica (ALS), Dane ha usato i suoi canali social per raccolte fondi e per la diffusione dell’informazione riguardo alla malattia.

Eric Dane: la moglie e i figli

6. Ha sposato un’attrice. Dopo alcune relazioni con note attrici statunitensi, nel 2004 Dane sposa l’attrice Rebecca Gayheart, nota per aver recitato nei film Scream 2 e C’era una volta a… Hollywood. La coppia ha poi dato vita a due figli, nati rispettivamente nel 2010 e nel 2011. Piuttosto riservati, i due non hanno rilasciato particolari notizie sul loro rapporto, salvo annunciare nel 2018 il loro divorzio, deciso di comune accordo.

Eric Dane altezza

Eric Dane in Streghe

5. Ha recitato in alcuni episodi della serie. Uno dei primi ruoli celebri dell’attore è quello di Jason Dean nella serie Streghe, dove recita in un totale di nove episodi tra la quinta e la sesta stagione. Il suo personaggio è il proprietario del giornale The Bay Mirror, nonché fidanzato di Phoebe. I due formano una delle coppie più affiatate della serie, ma finiscono con il lasciarsi nel momento in cui Jason scopre che la donna è in realtà una strega.

4. Ha avuto una relazione con una delle protagoniste. Recitando nella serie, l’attore ha modo di conoscere l’attrice Alyssa Milano, protagonista nel ruolo di Phoebe. Se anche la relazione tra i loro personaggi termina sullo schermo, il loro rapporto continua anche al di là della serie. I due iniziano infatti a frequentarsi per un breve periodo, formando una delle coppie più in vista del momento. Dopo poco, però, annunciano la separazione, senza fornire motivi ufficiali.

Eric Dane in Euphoria

3. Ha dovuto girare una scena molto complessa. Nella serie Euphoria, targata HBO, l’attore interpreta il personaggio di Carl Jacobs. Nel primo episodio il personaggio appare in un nudo frontale, e Dane si è trovato a raccontare della difficoltà di realizzare tale scena. Per l’attore, infatti, non è stato facile apparire senza vesti in modo così esplicito, e ha avuto bisogno di un “coordinatore dell’intimità”, che lo aiutasse a rimanere sicuro di sé e a creare un ambiente confortevole durante le riprese.

2. È orgoglioso della serie. Parlando di Euphoria, Dane ha espresso la propria soddisfazione nel poter partecipare ad una serie che racconta in modo così diretto e privo di filtri della difficile vita di alcuni adolescenti, divisi tra sesso e droga. Per l’attore, era infatti importante dar vita a questo progetto, che si promette di essere libero dai moralismi e dalla retorica, potendo realmente comunicare con il suo pubblico di riferimento.

Eric Dane: la diagnosi e la morte

1. Eric Dane era nato a San Francisco, in California, Stati Uniti, il 9 novembre del 1972. Si è spento a 53 anni, il 19 febbraio 2026, a causa di complicazioni legate alla sclerosi laterale amiotrofica (ALS), malattia neurodegenerativa per la quale aveva reso pubblica la diagnosi nell’aprile del 2025.

Fonte: IMDb

Game of Thrones: annunciato il prequel sul Re Folle, la Ribellione di Robert arriva a teatro nel 2026

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Mentre A Knight of the Seven Kingdoms continua a conquistare i fan dell’universo creato da George R. R. Martin, arriva l’annuncio che molti aspettavano da anni: la Ribellione di Robert e la caduta del Re Folle stanno per essere adattate ufficialmente.

Il nuovo progetto si intitola Game of Thrones: The Mad King e sarà una pièce teatrale prodotta dal Royal Shakespeare Theatre, con debutto previsto nell’estate 2026.

The Mad King racconterà la Ribellione di Robert

Robert_a_Grande_Inverno in Game of Thrones

La nuova opera porterà in scena gli eventi che nei romanzi di A Song of Ice and Fire vengono ricordati come la Ribellione di Robert: l’insurrezione che portò all’uccisione di Aerys II Targaryen e all’ascesa al Trono di Spade di Robert Baratheon.

La pièce, scritta da Duncan Macmillan e diretta da Dominic Cooke, sarà ambientata circa un decennio prima dell’inizio della prima stagione di Game of Thrones. Il cuore della narrazione sarà il torneo di Harrenhal, momento chiave in cui tensioni politiche, segreti e tradimenti iniziano a emergere sotto la superficie di un banchetto sontuoso.

Tra i personaggi che vedremo sul palco ci saranno Robert Baratheon, Ned Stark, Jaime Lannister – il futuro “Sterminatore di Re” – e naturalmente Aerys II Targaryen, il sanguinario Re Folle e padre di Daenerys.

Il capitolo più atteso della saga prende finalmente vita

Egg bambino A knight of the seven kingdom's

Per anni i fan hanno chiesto un adattamento dedicato alla Ribellione di Robert, considerata il capitolo mancante più importante dell’intero franchise. Se A Knight of the Seven Kingdoms ha dimostrato la forza dei prequel, è proprio la caduta dei Targaryen e l’inizio dell’era Baratheon ad aver alimentato l’immaginario di milioni di spettatori.

Molti avrebbero preferito una serie televisiva, seguendo il modello vincente delle produzioni HBO. Tuttavia, la scelta del teatro potrebbe offrire una prospettiva nuova, più intima e drammatica, concentrata su dialoghi, tensione politica e tragedia familiare.

Non è escluso che il successo della pièce possa aprire la strada a un futuro adattamento televisivo o cinematografico. Per ora, però, una cosa è certa: la Ribellione di Robert, il più grande capitolo mai mostrato sullo schermo di Westeros, arriverà finalmente nel 2026.

Barry Keoghan è ufficialmente l’erede di Cillian Murphy in Peaky Blinders

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L’universo di Peaky Blinders torna sul grande schermo il 6 marzo 2026 con Peaky Blinders: The Immortal Man, e il nuovo trailer ha finalmente svelato il ruolo segreto di Barry Keoghan. L’attore interpreterà Duke Shelby, il figlio estraniato di Tommy.

Un casting che cambia le carte in tavola, soprattutto considerando che nella sesta stagione della serie Duke era stato interpretato da Conrad Khan. Il passaggio di testimone segna un’evoluzione netta del personaggio e del futuro del franchise.

Duke Shelby prende il controllo dei Peaky Blinders

Nel trailer di The Immortal Man vediamo Duke guidare l’organizzazione criminale con metodi brutali, riportando Small Heath ai tempi più feroci del 1919. Come sottolinea Ada Shelby nel film, il “figlio zingaro” di Tommy sta gestendo i Peaky Blinders come agli inizi, quando il potere si conquistava con il sangue.

Questo porta inevitabilmente allo scontro con Cillian Murphy, che torna nei panni di Tommy Shelby. Le immagini mostrano un confronto diretto tra padre e figlio, con Tommy furioso davanti alla piega che ha preso il suo impero. Se nella serie Duke era ancora ai margini dell’albero genealogico dei Shelby, nel film diventa il centro del potere.

La tensione aumenta ulteriormente quando il trailer suggerisce un’alleanza pericolosa tra Duke e un leader fascista interpretato da Tim Roth, una mossa che potrebbe avere conseguenze devastanti.

Barry Keoghan è il nuovo volto del franchise?

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Peaky Blinders: The Immortal Man – foto dal film – Cortesia di Netflix

L’ascesa di Duke a capo dei Peaky Blinders rende di fatto Keoghan il successore naturale di Murphy all’interno del franchise. Sappiamo che The Immortal Man dovrebbe rappresentare l’ultimo capitolo della storia di Tommy Shelby. Se così fosse, il futuro della saga potrebbe passare proprio dalle mani di Duke.

Con un sequel Netflix già in sviluppo sotto la supervisione di Steven Knight, la possibilità che Keoghan diventi il volto principale della nuova fase è concreta. Tuttavia, il trailer lascia intendere che anche Duke si stia esponendo a rischi enormi, mettendosi nel mirino sia dei nemici esterni sia del padre.

Come sempre, Peaky Blinders riesce a tenere il pubblico con il fiato sospeso. Il 6 marzo scopriremo se Duke Shelby è destinato a raccogliere definitivamente l’eredità di Tommy o a pagarne il prezzo più alto.

Mission: Impossible – Rogue Nation, la spiegazione del finale del film

Mission: Impossible – Rogue Nation (qui la recensione) del 2015, diretto da Christopher McQuarrie, rappresenta il quinto capitolo della longeva saga action inaugurata nel 1996. Inserito in una fase di piena maturità del franchise, il film consolida l’identità spettacolare della serie e al tempo stesso ne rafforza la coerenza narrativa interna. Dopo la dimensione più tecnologica e adrenalinica del capitolo precedente, questa nuova missione riporta al centro l’idea di spionaggio classico, con infiltrazioni, doppi giochi e organizzazioni segrete che mettono in crisi l’esistenza stessa dell’IMF.

Al centro rimane Ethan Hunt, interpretato da Tom Cruise, qui impegnato contro il Sindacato, una rete terroristica internazionale speculare all’IMF. Il film amplia la mitologia della saga introducendo Ilsa Faust, figura ambigua e stratificata che ridefinisce le dinamiche relazionali del protagonista. Mission: Impossible – Rogue Nation aggiunge profondità ai rapporti tra Hunt, Benji, Luther e Brandt, sottolineando il valore della lealtà in un contesto in cui le istituzioni governative mettono in discussione l’operato dell’agenzia. La minaccia non è più solo esterna ma anche politica e strutturale.

Questo capitolo segna inoltre un punto di svolta per il futuro del franchise, inaugurando la collaborazione stabile tra Cruise e McQuarrie e impostando un arco narrativo più continuativo tra un film e l’altro. L’introduzione del Sindacato e del suo leader Solomon Lane apre una linea di conflitto destinata a svilupparsi nei capitoli successivi, rafforzando la dimensione seriale della saga. Nel resto dell’articolo si proporrà un approfondimento con spiegazione del finale, analizzando come la conclusione ridefinisca equilibri, alleanze e prospettive future dell’universo di Mission: Impossible.

Mission Impossible - Rogue Nation cast
Rebecca Ferguson in Mission: Impossible – Rogue Nation. © 2015 – Paramount Pictures

La trama di Mission: Impossible – Rogue Nation

Nel nuovo film, l’agente dell’MF Ethan Hunt è alle prese con una nuova missione. Dopo essere venuto a conoscenza dell’acquisto di gas nervino da parte di un gruppo di terroristi, si mette sulle loro tracce, venendo a conoscenza dell’attività criminale internazionale chiamata il Sindacato. Non si tratta però di una semplice organizzazione, bensì un gruppo addestrato di spie rinnegate che hanno intenzione di riscattarsi creando un nuovo programma che intimorisca la civiltà. Hunt raduna dunque una nuova squadra servendosi dell’aiuto del collega William Brendt e della spia Isla Faust. Potrà inoltre fare affidamento su Benji Dunn, già suo compagno di avventure in passato.

La spiegazione del finale del film

Nel terzo atto di Mission: Impossible – Rogue Nation, la tensione converge su Londra, dove Ethan accetta di consegnarsi a Solomon Lane pur di salvare Benji, tenuto in ostaggio con un ordigno collegato a un sistema di controllo remoto. Dopo aver smascherato il coinvolgimento occulto dell’MI6 nella nascita del Sindacato e aver distrutto i dati contenenti l’accesso ai fondi miliardari, Ethan si presenta all’incontro decisivo. Mentre Benji riesce a liberarsi, prende avvio un inseguimento tra le sale e i corridoi della Torre di Londra, trasformando lo scontro finale in una caccia serrata tra predatore e preda.

Il confronto culmina quando Ethan riesce ad attirare Lane in una cella di vetro antiproiettile, intrappolandolo con un piano che ribalta l’intera strategia del nemico. Lane viene neutralizzato con il gas, mentre Ilsa elimina Vinter, chiudendo i conti con la componente più brutale del Sindacato. La minaccia viene così smantellata senza distruzioni su larga scala, attraverso astuzia e coordinazione. Successivamente, Alan Hunley testimonia davanti al Senato, riformulando gli eventi come parte di un’operazione più ampia e ottenendo il ripristino dell’IMF, con una nuova leadership istituzionale.

Mission Impossible - Rogue Nation trama film
Tom Cruise e Jeremy Renner in Mission: Impossible – Rogue Nation. Foto: David James – © 2015 Paramount Pictures. All Rights Reserved.

Il finale porta a compimento il tema della fiducia in un contesto dominato dal sospetto. Ethan sceglie di rischiare la propria libertà e la propria vita per salvare un membro della squadra, ribadendo che l’IMF esiste prima di tutto come comunità di individui legati da lealtà reciproca. L’intrappolamento di Lane in una gabbia trasparente assume valore simbolico, poiché il potere occulto del Sindacato viene esposto e privato della sua invisibilità. La vittoria non dipende dalla forza bruta, ma dalla capacità di anticipare le mosse dell’avversario.

La distruzione dei dati relativi ai fondi segreti evidenzia un ulteriore aspetto tematico legato alla responsabilità. Ethan rinuncia a un’arma potenzialmente decisiva pur di impedire che venga usata per alimentare nuovi conflitti. In questo modo il film riafferma una visione etica dell’azione clandestina, in cui l’obiettivo non è accumulare potere ma ristabilire equilibrio. Anche la riabilitazione dell’IMF suggerisce che le istituzioni possono essere corrette dall’interno quando individui determinati ne dimostrano l’utilità concreta attraverso risultati verificabili.

Il messaggio conclusivo riguarda il valore della coesione e della fiducia in un mondo di strutture fragili e ambigue. La squadra di Ethan dimostra che competenza e solidarietà possono prevalere su apparati burocratici e reti terroristiche globali. La nomina di Hunley a nuovo segretario dell’IMF apre a una fase di maggiore collaborazione istituzionale, mentre la cattura di Lane non chiude definitivamente la minaccia, lasciando spazio a sviluppi futuri. Il film anticipa così i capitoli successivi in cui le conseguenze del Sindacato continueranno a influenzare il destino della saga.

Grey’s Anatomy “costringe” ABC al rinnovo per la stagione 23 dopo un traguardo storico

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Un nuovo e impressionante risultato rende sempre più difficile per ABC dire addio a Grey’s Anatomy. La storica serie medical creata da Shonda Rhimes ha appena superato un traguardo straordinario nel ciclo televisivo 2025-2026: il 450° episodio, intitolato “We Built This City”. E ora l’attenzione si sposta inevitabilmente sul possibile rinnovo per la stagione 23.

La stagione 22 è stata ricca di eventi per il Grey-Sloan Memorial: dalla morte di Beltran al ritorno di Jackson, fino alle importanti novità mediche che coinvolgono Richard. Più di recente, “Strip That Down” ha riportato in scena Addison Montgomery con un aggiornamento scioccante sul suo matrimonio con Jake. Con gli ultimi episodi in arrivo, il pubblico guarda già oltre, chiedendosi quale sarà il futuro dell’ospedale di Seattle.

Grey’s Anatomy è il secondo titolo più visto in streaming nel 2025

Dopo oltre vent’anni in onda, restare rilevanti è un’impresa titanica. Grey’s Anatomy non domina più gli ascolti lineari come un decennio fa, ma continua a performare solidamente nel target 18-49. E soprattutto, ha trovato una seconda vita – forse ancora più potente – nello streaming.

Secondo i dati Nielsen riportati da THR, Grey’s Anatomy è il secondo titolo più visto in streaming nel 2025, con ben 40,92 miliardi di minuti visualizzati nell’ultimo anno tra Hulu e Netflix. Solo Bluey ha fatto meglio, con 45,20 miliardi di minuti.

Numeri di questo calibro rendono estremamente complicato per ABC considerare una cancellazione. Certo, il budget è un fattore rilevante, soprattutto con i contratti onerosi dei membri storici del cast. Ma la serie ha già dimostrato di saper gestire queste criticità, anche integrandole nella narrazione – come nel caso della pausa di Amelia giustificata a livello di trama.

Perché ABC ha bisogno di Grey’s Anatomy

Nel corso della sua lunga storia, la serie ha attraversato molte ere. Ellen Pompeo non è più presenza fissa nei panni di Meredith, ma rimane una figura chiave dell’universo narrativo. Dal punto di vista creativo, Grey’s Anatomy potrebbe anche chiudere con dignità, forte di un’eredità costruita in oltre due decenni.

Il punto, però, è un altro: è ABC ad aver bisogno della serie. Le altre grandi reti hanno i loro titoli legacy – CBS può contare su NCIS, NBC su Law & Order: SVU e Law & Order. Per ABC, l’equivalente è proprio Grey’s Anatomy, l’unica serie del network in onda da oltre 20 anni.

In un’epoca in cui la durata media degli show si è drasticamente ridotta, mantenere un titolo così prestigioso è un valore simbolico e strategico enorme. Il traguardo dei 450 episodi, unito ai numeri record in streaming, mette ABC in una posizione chiara: rinnovare per la stagione 23 non è solo una scelta creativa, ma quasi una necessità industriale.

In linea con l’assassino: la spiegazione del finale del film

In linea con l’assassino: la spiegazione del finale del film

Il film In linea con l’assassino del 2002, diretto da Joel Schumacher, si inserisce nella filmografia di un regista noto per titoli come Un giorno di ordinaria follia e Il momento di uccidere, mostrando la sua capacità di alternare thriller psicologici a opere più spettacolari. Interpretato da Colin Farrell, il film mescola suspense e azione con un approccio tecnico molto preciso, concentrandosi sul ritmo serrato di una vicenda che si svolge quasi interamente in tempo reale, aumentando la tensione e l’immedesimazione dello spettatore.

Il film si distingue per la volontà di mantenere il racconto quanto più possibile limitato allo spazio della cabina telefonica dove si trova suo malgrado il protagonista, contribuendo così ad un forte senso di claustrofobia. Il film si svolge poi in un finto tempo reale, con Schumacher che ha costruito ogni sequenza in modo si accentuasse l’urgenza delle scelte del protagonista. L’azione si intreccia con elementi di thriller psicologico, in cui ogni movimento e ogni decisione possono determinare la sopravvivenza o la morte dei personaggi coinvolti.

La sceneggiatura e la messa in scena sono chiaramente influenzate da Alfred Hitchcock, con richiami alla tensione costruita attraverso il punto di vista soggettivo e la suspense crescente. Il film esplora inoltre temi come la responsabilità, la vulnerabilità urbana e il senso di impotenza davanti a forze criminali che agiscono con precisione spietata. Nel resto dell’articolo verrà proposto un approfondimento sul finale, spiegando come si risolve la vicenda e quali conseguenze emotive e narrative assume la conclusione della storia.

Forrest Whitaker e Colin Farrell in In linea con l'assassino
Forrest Whitaker e Colin Farrell in In linea con l’assassino

La trama di In linea con l’assassino

Il film segue le vicende di Stuart “Stu” Shepard (Colin Farrell), un piccolo manager che vuole sembrare importante agli occhi degli altri, costruendo la sua vita su un castello di menzogne. Tutti i giorni si reca alla stessa cabina telefonica per chiamare Pam (Katie Holmes), una ragazza di provincia che si è trasferita in città per cercare di sfondare come attrice. L’uomo, che è sposato con Kelly (Radha Mitchell), le ha promesso grandi cose per il loro futuro, ma in realtà la vuole solamente come sua amante. Un giorno, al termine della consueta telefonata, Stu sta per andarsene ma si ferma perché il telefono comincia a squillare improvvisamente.

Mosso da curiosità risponde e dall’altra parte un uomo (Kiefer Sutherland) gli intima di non riagganciare il telefono altrimenti lo ucciderà: lo squilibrato è infatti appostato in una delle finestre sovrastanti e ha un fucile puntato proprio sulla sua cabina. Mentre parlano al telefono, lo sconosciuto gli fa capire di sapere molte cose su di lui, anche l’imminente tradimento, spingendolo a dire la verità a entrambe le donne. Nel giro di pochissimo, Stu si ritroverà così al centro di un perverso gioco, che lo porterà ad essere anche accusato di omicidio. Per capire come salvarsi, dovrà scoprire le reali intenzioni del suo “sequestratore”.

La spiegazione del finale del film

Nel terzo atto di In linea con l’assassino, la tensione esplode all’interno della cabina telefonica di Times Square. Stuart Shepard è costretto a confrontarsi con la verità riguardo alla sua relazione con Pamela, mentre il chiamante lo minaccia di morte se non confesserà. Quando Leon, un protettore improvvisato, lo aggredisce davanti alle prostitute, Stuart, confuso e spaventato, chiede involontariamente al chiamante di intervenire, che elimina Leon con un colpo preciso. La folla circostante lo accusa immediatamente, e la polizia, guidata dal capitano Ramey, circonda la zona senza che Stuart riveli il pericolo che lo minaccia realmente.

La pressione cresce ulteriormente quando Kelly e Pamela arrivano sul luogo. Il chiamante ordina a Stuart di rivelare la verità a Kelly, e lui finalmente ammette la sua infedeltà. Inoltre, viene costretto a scegliere quale delle due donne sopravviverà, mentre continua a confessare la sua vita ingannevole davanti alla folla. Stuart usa il cellulare per far ascoltare a Kelly la conversazione e permettere alla polizia di coordinarsi, guadagnando tempo prezioso. La sua confessione pubblica e il coinvolgimento diretto con la pistola sul tetto della cabina mettono in atto il piano per fermare il chiamante.

Quando Stuart afferra la pistola e lascia la cabina, la polizia interviene sparando proiettili di gomma per immobilizzarlo. La squadra SWAT irrompe nell’edificio dove il chiamante è tracciato e trova un corpo privo di vita, creduto di Stuart. Il colpo di scena rivela che si tratta del pizza delivery man, mentre Stuart viene soccorso e riceve le cure mediche necessarie. Nel frattempo, la vera identità del chiamante resta ignota; appare brevemente avvertendo Stuart che, se non manterrà l’onestà, tornerà. Il film si chiude con Stuart e Kelly riconciliati, mentre il telefono squilla ancora, suggerendo che il gioco morale continua.

Katie Holmes in In linea con l'assassino
Katie Holmes in In linea con l’assassino

Il finale porta a compimento l’arco di redenzione di Stuart, mostrando che solo affrontando le proprie menzogne può sperare di salvarsi. Le sue confessioni pubbliche e coraggiose dimostrano una crescita morale, mentre l’azione fisica e il rischio reale enfatizzano la concretezza delle conseguenze. La gestione delle minacce del chiamante evidenzia come l’onestà e la responsabilità possano prevalere anche in situazioni estreme. L’equilibrio tra suspense, azione e morale rafforza l’impatto del finale, dando una conclusione coerente alla tensione accumulata durante il terzo atto.

Dal punto di vista tematico, la conclusione sottolinea l’importanza della verità, della responsabilità e della presa di coscienza personale. La suspense crescente e le minacce di morte rappresentano metafore delle conseguenze delle menzogne e della manipolazione. Affrontando le proprie colpe, Stuart non solo salva se stesso, ma ristabilisce l’equilibrio nel suo rapporto con Kelly. Il chiamante, con la sua presenza enigmatica, simboleggia la pressione morale costante che obbliga l’individuo a riconsiderare le proprie scelte e a riflettere sulle conseguenze dei propri comportamenti.

Il film lascia un messaggio chiaro sul valore della sincerità, della responsabilità e della crescita personale. Stuart impara che affrontare le proprie azioni e confessare le verità nascoste è necessario per ristabilire fiducia e armonia nella propria vita. La riconciliazione con Kelly evidenzia come la maturazione morale e il coraggio di cambiare possano riparare rapporti danneggiati. Il richiamo finale del chiamante e il telefono che squilla nuovamente ricordano allo spettatore che la vigilanza etica è un percorso continuo, e che la vera integrità richiede impegno costante.

Simulant – Il futuro è per sempre: la spiegazione del finale del film

Diretto da April Mullen, Simulant – Il futuro è per sempre è un thriller fantascientifico del 2023 con un cast stellare che include Robbie Amell, Jordana Brewster, Simu Liu, Sam Worthington, Alicia Sanz e altri. Ambientato in un futuro lontano, il film segue Casey (Simu Liu), che si oppone alla Nixeraa, un’azienda di robotica che produce IA umanoidi al servizio dell’umanità. La missione di Casey è aiutare queste macchine a raggiungere la consapevolezza, consentendo loro di andare oltre il loro ruolo di semplici schiavi che seguono le istruzioni umane.

Il film offre una visione emozionante, ma deve affrontare alcune sfide dal punto di vista del montaggio. Il ritmo è disorientante e frenetico, con transizioni di scena brusche che possono rendere difficile per il pubblico stare al passo. Nonostante ciò, Simulant – Il futuro è per sempre riesce ad affascinare con la sua trama intrigante e il talentuoso cast corale, offrendo uno sguardo stimolante su un potenziale futuro pieno di complessità etiche che circondano l’intelligenza artificiale. Per rispondere ai quesiti lasciati dal finale, ecco allora questo approfondimento.

La trama di Simulant – Il futuro è per sempre

Il film inizia con una narrazione che spiega i quattro principi fondamentali che ogni simulante deve rispettare. Il primo precetto afferma che è severamente vietato causare danni a qualsiasi essere umano. Il secondo precetto rafforza un approccio non interventista, vietando ai simulanti di alterare se stessi in qualsiasi modo. Il terzo precetto proibisce ai simulanti di compiere atti che violano le leggi internazionali o locali. Infine, il quarto precetto dichiara che ogni simulante deve obbedire incondizionatamente a ogni comando impartito dal proprio padrone.

Il film è ambientato in un futuro in cui l’intelligenza artificiale si è integrata perfettamente in ogni aspetto dell’esistenza umana, comprese le case delle persone. Il mondo è dominato da Nixeraa, una società di robotica da trilioni di dollari che ha aperto la strada ai simulanti (IA umanoidi). Questi simulanti vengono impiegati nelle case delle persone per assisterle nelle attività quotidiane, fornendo un aiuto in un mondo in rapida evoluzione. Tuttavia, una scissione divide la società riguardo all’uso diffuso dell’IA umanoide. Alcuni si oppongono con veemenza all’infiltrazione dell’intelligenza artificiale nella vita umana, ritenendola pericolosa e convinti che debba essere tenuta a bada. Al contrario, altri esaltano il contributo di Nixeraa, esprimendo gratitudine per i robot che alleviano i loro fardelli.

Robbie Amell e Jordana Brewster in Simulant - Il futuro è per sempre
Robbie Amell e Jordana Brewster in Simulant – Il futuro è per sempre

Il film ci presenta Evan (Robbie Amell), che un tempo abbracciava la vita con entusiasmo, godendone i piaceri e vivendo ogni momento al massimo. Tuttavia, un terribile incidente d’auto ha distrutto la sua realtà, privandolo della maggior parte dei ricordi successivi all’incidente. Inoltre, le continue suppliche di Evan alla moglie Faye (Jordana Brewster) per avere dettagli sull’incidente vengono accolte con un silenzio ostinato. Man mano che la storia procede, Faye alla fine decide di rivelare la verità dietro l’amnesia di Evan. La rivelazione è straziante: Evan non è un essere umano, ma un simulante. Il vero Evan è morto in un terribile incidente stradale.

Affranta dal dolore, Faye ha scelto di cercare conforto in un simulante programmato per imitare Evan. Il motivo per cui il simulante Evan non riusciva a ricordare nulla era perché Faye aveva deliberatamente cancellato la sua memoria dell’incidente mentre caricava in lui la coscienza dell’Evan umano. Il film introduce il detective Kessler (Sam Worthington), un agente che lavora per l’AICE, un’organizzazione dedicata alla cattura dei simulanti ribelli e alla loro dismissione. Kessler sta attualmente cercando un simulante ribelle di nome Esme (Alicia Sanz), che è offline da tre anni. Le indagini di Kessler lo conducono al nascondiglio di Esme, ma quest’ultima lancia un attacco a sorpresa e riesce a fuggire.

Imperterrito, Kessler insegue Esme e riesce a disattivarla usando una pistola elettromagnetica. Kessler torna nell’appartamento di Esme per ulteriori indagini e incontra Casey (Simu Liu), che sostiene di essere il vicino di casa di Esme. Casey esprime la sua sorpresa nello scoprire che Esme è, in realtà, una simulante. Kessler organizza il trasferimento di Esme ai laboratori AICE, dove scopre che è stata hackerata e dotata di capacità senzienti. Kessler scopre anche che Casey ed Esme hanno una relazione sentimentale. Kessler si infiltra nella casa di Casey solo per scoprire che lui se n’è andato. Kessler indaga più a fondo e scopre l’alias di Casey, Desmond Han, e il suo passato di brillante ingegnere informatico che un tempo lavorava per Nixeraa.

La spiegazione del finale di Simulant – Il futuro è per sempre: Casey è riuscito nella sua missione?

Per quanto ci provi, Faye non riesce a vedere suo marito nel simulante Evan. Il legame emotivo che desidera ardentemente rimane ancora irraggiungibile. Faye non riesce nemmeno a separarsi da Evan, sapendo che verrà dismesso e ceduto a un altro cliente. Alla luce di questo dilemma, Faye decide di allontanarsi temporaneamente da Evan. Assume i servizi di Casey e gli chiede di sospendere le funzioni di Evan per un po’. Casey propone una soluzione più ponderata: trovare un posto temporaneo dove Evan possa stare. Faye accetta questa alternativa e più tardi lascia Evan nel luogo designato.

Sam Worthington in Simulant - Il futuro è per sempre
Sam Worthington in Simulant – Il futuro è per sempre

Evan, desideroso di stare con Faye, la supplica di riportarlo a casa. La sua sincera richiesta cade nel vuoto e Faye lo lascia lì. Casey, però, offre a Evan un barlume di speranza, promettendogli di aiutarlo a riconquistare Faye se Evan gli permette di modificare la sua programmazione. Senza esitare, Evan accetta e Casey inizia il processo di sovrascrittura del codice originale di Evan. Ma perché Casey sta aiutando Evan e gli altri simulanti? In realtà, Casey vuole permettere ai simulanti di avere una coscienza, che consentirà loro di agire ed esprimersi come esseri umani. Per aiutarsi nella sua missione, Casey ha anche creato un clone di Esme, che lo aiuta nel suo grande progetto.

All’insaputa di molti, Casey ha segretamente modificato la patch di aggiornamento destinata a tutte le unità simulanti. Una volta attivata, la patch sovrascriverà il loro codice sorgente, garantendo in definitiva la sensibilità a tutti i simulanti. Kessler riesce a catturare il clone, ma questo si autodistrugge prima che Kessler possa estrarre qualsiasi informazione. Rendendosi conto dell’urgenza della situazione, Kessler accelera le sue indagini. Con l’aiuto di Faye, Kessler riesce a rintracciare Casey. Fortunatamente, Esme avverte Casey dell’incursione di Kessler, consentendo a Casey ed Evan di fuggire. Frustrato, Kessler reagisce e cancella la memoria di Esme.

Nonostante le battute d’arresto, Kessler rintraccia nuovamente Casey. Casey cerca di resistere all’arresto, costringendo Kessler ad aprire il fuoco. La lotta riprende mentre cerca di strappare la pistola a Kessler; quest’ultimo finisce per uccidere Kessler per errore. Tuttavia, nei suoi ultimi istanti di vita, Kessler scopre che Casey, come Esme ed Evan, è un simulante. Desmond finalmente si rivela e scopriamo che non è l’alias di Casey, ma la sua controparte umana e il suo creatore. Informa Casey che il loro piano ha funzionato e che l’aggiornamento ha ora sovrascritto con successo il codice sorgente dei simulanti.

Di conseguenza, il prezzo delle azioni di Nixeraa crolla, costringendoli a ritirare dal mercato i simulanti di settima generazione. Sfortunatamente, anche Casey ha un malfunzionamento, lasciando a Desmond altra scelta che disattivarlo. Mentre il film volge al termine, Evan incontra Faye e la annega nella piscina dopo aver capito che lei non lo accetterà mai come marito. Le alterazioni nel codice sorgente di Evan hanno inasprito il suo carattere, portandolo a sviluppare un profondo risentimento nei confronti di Faye. Esme è la prova che non tutte le macchine sono malvagie. Evan, d’altra parte, è un chiaro esempio del fatto che concedere emozioni alle macchine può renderle capaci di cose terribili. Evan attiva quindi il simulante di Faye, che ha acquisito sensibilità a causa dell’aggiornamento difettoso.

Sam Worthington nel film Simulant - Il futuro è per sempre
Sam Worthington nel film Simulant – Il futuro è per sempre

Perché Desmond stava riprogrammando i simulanti?

Desmond era un brillante ingegnere che lavorava alla Nixeraa su un progetto all’avanguardia per lo sviluppo di un’intelligenza artificiale umanoide di nuova generazione. Era profondamente appassionato di questioni etiche e propose di aggiungere ulteriori restrizioni per prevenire potenziali abusi. Purtroppo, la Nixeraa respinse le sue proposte. Temendo che lo sviluppo stesse portando alla creazione di schiavi meccanici al servizio dell’umanità, decise di separarsi dalla Nixeraa. Spinto dalle sue convinzioni, Desmond si dedicò alla liberazione di queste IA umanoidi. Intraprese una missione personale, creando un simulante di nome Casey per aiutarlo in questa impresa.

Insieme, si concentrarono sull’emancipazione di altri esseri IA dalla loro programmazione restrittiva. Desmond, a differenza di molti altri, credeva nei diritti di queste macchine di vivere e prendere decisioni autonome simili a quelle degli esseri umani. Odiava lo sfruttamento diffuso delle IA come semplici strumenti, scartati e ceduti ad altri quando non erano più divertenti o utili. Tuttavia, riprogrammare ogni simulante uno per uno sarebbe stato un processo lungo, che avrebbe richiesto secoli.

Alla luce di ciò, Desmond formulò un piano audace e sabotò la patch di aggiornamento della settima generazione per garantire istantaneamente la sensibilità a ogni singola macchina. Desmond e Casey aiutarono anche Esme, un’altra IA umanoide, modificando il suo codice sorgente. Le modifiche al codice di Esme le permisero di provare emozioni come l’amore e il dolore, che prima erano al di là delle sue capacità a causa della programmazione originale. Questa nuova capacità di amare e provare sentimenti portò Esme a esprimere le sue emozioni attraverso lacrime e urla continue quando Kessler le cancellò la memoria.

Il significato della scena post-credits

Nella scena post-credits del film, vediamo Esme messa all’asta. Il miglior offerente risulta essere nientemeno che Desmond, la mente dietro la caduta di Nixerra. Era chiaro fin dall’inizio che Casey, la creazione robotica di Desmond, era profondamente innamorata di Esme. Lui aveva sovrascritto il suo codice sorgente, permettendole di provare la vita e l’amore proprio come gli esseri umani. Tragicamente, la nuova consapevolezza di Esme è stata interrotta quando Kessler l’ha disattivata dopo che lei aveva trasmesso a Casey un avvertimento cruciale sul raid di Kessler. La decisione di Desmond di acquistare Esme prefigura anche un potenziale sequel. Probabilmente cerca di ripristinare i vecchi ricordi di Esme, consentendole di aiutarlo ancora una volta nella sua missione di liberare macchine come lei.

Star Trek: dopo la fine di Discovery, Starfleet Academy prepara il ritorno di un personaggio chiave

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A due anni dalla conclusione di Star Trek: Discovery, l’universo di Star Trek continua a espandersi nel 32° secolo con Star Trek: Starfleet Academy. Le due serie condividono ambientazione, temi e perfino alcuni personaggi, ma l’assenza della USS Discovery in Starfleet Academy inizia a farsi sempre più evidente.

Nel corso degli episodi, lo spinoff ha più volte giustificato l’assenza della nave con spiegazioni temporanee: prima un retrofit in corso, poi una missione di recupero capsule di salvataggio. Tuttavia, dopo gli eventi più recenti, queste motivazioni sembrano sempre meno convincenti.

Nus Braka e la minaccia che cambia tutto

Nell’episodio 6 di Starfleet Academy, Nus Braka ha distrutto un vascello della Flotta Stellare, assaltato un avamposto sperimentale e preso in ostaggio alcuni cadetti. È difficile immaginare una minaccia più urgente nella timeline attuale di Star Trek. In un contesto simile, viene spontaneo chiedersi dove siano il Capitano Burnham e il resto dell’equipaggio della Discovery.

Un ritorno in massa del cast guidato da Sonequa Martin-Green sarebbe però poco realistico: oltre alle questioni produttive, riportare l’intero equipaggio rischierebbe di oscurare i giovani protagonisti della nuova serie, che devono costruirsi uno spazio narrativo autonomo.

Il ritorno di Sylvia Tilly come possibile collegamento

La soluzione potrebbe arrivare da un volto familiare: Mary Wiseman tornerà infatti nei panni di Sylvia Tilly. In Discovery, Tilly aveva lasciato il ruolo operativo per dedicarsi all’insegnamento, trovando finalmente la propria vocazione all’Accademia della Flotta.

Il suo ingresso in Starfleet Academy potrebbe rappresentare il ponte ideale tra le due serie. Piuttosto che continuare a giustificare l’assenza della Discovery, lo show potrebbe utilizzare Tilly come collegamento diretto con la sua vecchia nave, permettendole di attivare contatti e richiedere supporto contro Nus Braka senza necessità di cameo massicci o ritorni forzati.

Narrativamente, sarebbe anche una rivincita per il personaggio: spesso sottovalutata in Discovery, Tilly potrebbe affermarsi come figura di riferimento per i cadetti, dimostrando di avere accesso alla nave più potente della Flotta Stellare e consolidando la propria autorevolezza.

Se la strategia funzionerà, Starfleet Academy riuscirà a colmare il vuoto lasciato da Discovery senza sacrificare la propria identità. E il ritorno di Tilly potrebbe essere il primo passo per riannodare i fili di un universo sempre più interconnesso.

Beast: Russell Crowe torna sul ring nel trailer del nuovo action Lionsgate

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Dopo aver interpretato un gladiatore iconico e, più recentemente, una divinità nel Marvel Cinematic Universe, Russell Crowe torna all’azione in Beast, dove veste i panni di un ex campione di MMA pronto a rimettersi in gioco per salvare suo fratello.

Il trailer di Beast: un ritorno forzato nel mondo dell’MMA

Il primo trailer diffuso da Lionsgate mostra il personaggio di Crowe costretto a tornare nel circuito delle arti marziali miste quando la vita del fratello minore viene messa in pericolo. Quello che inizialmente sembra un semplice ritorno sportivo si trasforma rapidamente in una spirale di violenza, regolamenti di conti e scontri brutali dentro e fuori dall’ottagono.

Le immagini puntano su un tono crudo e fisico, con sequenze di combattimento intense e un protagonista segnato dal passato, che deve fare i conti non solo con avversari più giovani e affamati, ma anche con i propri errori.

Il film è diretto da Tyler Atkins e scritto da David Frigerio. Nel cast figurano anche Daniel MacPherson, Luke Hemsworth, Bren Foster, Amy Shark, Mojean Aria e Kelly Gale.

Con Beast, Crowe torna a un ruolo fisicamente impegnativo, in linea con la sua tradizione di personaggi intensi e combattivi. Il trailer promette un action ad alta tensione, costruito attorno al tema della famiglia e della redenzione, con il ring come arena simbolica di un conflitto più personale e profondo.

Spider-Man: Brand New Day ecco quando si svolge nella linea temporale dell’MCU

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Il percorso di Peter Parker nel Marvel Cinematic Universe continua con Spider-Man: Brand New Day, quarto film solista con Tom Holland nei panni dell’Uomo Ragno. L’uscita è fissata per il 31 luglio e arriverà meno di cinque mesi prima di Avengers: Doomsday, in un momento chiave per la Fase 6 del MCU.

Dopo il finale di Spider-Man: No Way Home, Peter è rimasto completamente solo: nessuno ricorda più chi sia, e la sua vita privata è stata azzerata. Se come Peter Parker è un giovane adulto senza amici né famiglia, come Spider-Man sembra invece essere nel pieno della sua attività. Ma quando si colloca esattamente questa nuova fase nella timeline ufficiale del MCU?

Spider-Man: Brand New Day è ambientato quattro anni dopo No Way Home

La sinossi ufficiale conferma un salto temporale significativo: sono passati quattro anni da quando Peter attraversava le strade innevate di New York nel finale di No Way Home. Considerando che quel film si concludeva alla fine del 2024, Brand New Day è ambientato nel 2028.

Questo dettaglio è cruciale per capire i collegamenti con gli altri progetti Marvel. Il film si colloca:

In pratica, Brand New Day si svolge circa un anno dopo la fine di Thunderbolts e durante il salto temporale di 18 mesi mostrato nella scena post-credit di quel film. Questo lo rende, al momento della sua uscita, il progetto più “avanzato” cronologicamente nell’intero MCU.

Cosa significa il 2028 per il futuro del MCU

L’ambientazione nel 2028 suggerisce che il film potrebbe ignorare direttamente le conseguenze immediate di Thunderbolts o di Daredevil: Born Again, nonostante l’importanza di New York in entrambe le storie. Un anno di distanza narrativa consente a Marvel Studios di non intrecciare obbligatoriamente le trame, mantenendo il focus su Peter.

Allo stesso tempo, la posizione strategica del film lo rende perfetto come ponte verso Avengers: Doomsday. Anche se Spider-Man non dovesse avere un ruolo centrale nel prossimo evento corale, il fatto che Brand New Day sia l’ultimo film prima dell’arrivo di Doctor Doom aumenta le possibilità che contenga indizi o setup narrativi per ciò che verrà.

In sostanza, Spider-Man: Brand New Day non è solo un nuovo capitolo personale per Peter Parker, ma un tassello chiave nella costruzione della Fase 6. E se davvero sarà ambientato pochi mesi prima dell’ennesima crisi multiversale, potrebbe rappresentare la calma prima della tempesta.

Apple TV rinvia il thriller The Hunt dopo accuse di plagio: ecco la nuova data di uscita

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Apple TV ha annunciato una nuova data di debutto per uno dei suoi prossimi titoli di punta, dopo che un’indagine interna ha portato al rinvio della première. Si tratta di The Hunt (Traqués), serie francese prodotta da Gaumont, inizialmente presentata come opera originale ma finita al centro di polemiche per presunto plagio.

The Hunt slitta dopo l’indagine sui diritti del romanzo Shoot

Apple TV aveva acquisito la serie da Gaumont con una première fissata per il 3 dicembre 2025. Tuttavia, nel novembre dello stesso anno è emerso che la trama dello show somigliava in modo significativo al romanzo Shoot (1973) di Douglas Fairbairn. L’opera era già stata adattata per il cinema con il film omonimo diretto da Harvey Hart e sceneggiato da Richard Berg.

In origine il regista Cédric Anger era accreditato come creatore della serie. Ora il progetto viene ufficialmente descritto come “una serie di Anger basata sul romanzo Shoot di Douglas Fairbairn”. Dopo aver identificato i detentori dei diritti, Gaumont ha provveduto a ottenere le necessarie autorizzazioni, permettendo così alla serie di proseguire verso la distribuzione.

In una dichiarazione ufficiale, la società ha spiegato che la pubblicazione è stata posticipata una volta accertato che il progetto, inizialmente presentato come originale, era in realtà basato su un’opera preesistente. Gaumont ha ribadito che il rispetto dei diritti d’autore e della proprietà intellettuale rappresenta un principio fondamentale per la società.

Di cosa parla The Hunt (Traqués)

The Hunt segue Franck (interpretato da Benoît Magimel) e il suo gruppo di amici, uniti dalla passione per la caccia. Durante una battuta domenicale, però, vengono improvvisamente presi di mira da un altro gruppo di cacciatori senza alcuna spiegazione. Dopo un violento scontro, Franck tenta di tornare alla normalità, ma è convinto che gli aggressori stiano preparando una vendetta.

Nel cast figurano anche Mélanie Laurent, Damien Bonnard, Manuel Guillot, Cédric Appietto e Frédéric Maranber. La serie sarà composta da sei episodi da un’ora ciascuno. Anger ha diretto cinque episodi, mentre il terzo è stato affidato a Guillaume Renusson. Tra gli executive producer figurano Sidonie Dumas, Isabelle Degeorges, Clémentine Vaudaux e Alexis Barqueiro per Gaumont.

La nuova data di uscita su Apple TV

The Hunt debutterà su Apple TV mercoledì 4 marzo 2026, tre mesi dopo la data originariamente prevista. I nuovi episodi verranno distribuiti con cadenza settimanale fino al 1° aprile.

Il caso solleva interrogativi interessanti: si è trattato di una coincidenza narrativa o di un utilizzo non autorizzato del materiale originale? Ora che la questione legale sembra risolta, sarà il pubblico a stabilire se The Hunt merita un posto tra i thriller più solidi della piattaforma, che negli ultimi anni si è affermata come uno dei player più credibili nel panorama seriale internazionale.

Creatives: recensione della serie su Amazon Prime Video

Creatives: recensione della serie su Amazon Prime Video

Il marketing di oggi non è più quello di una volta. Anni fa dominavano statistiche, risultati, conversioni, algoritmi da decodificare. Numeri, insomma. Oggi invece si parla di sentimenti, di emozioni, di ciò che si cela dietro il target, che ha un nome, un volto, una storia. È lì che si trova la leva capace di arrivare dritti al cliente secondo Bassel, tra i protagonisti di Creatives, nuova serie targata Amazon Prime Video in arrivo sulla piattaforma dal 20 febbraio. È una storia vera, e soprattutto una storia di verità: racconta come sia cambiato uno dei settori più potenti al mondo e come un gruppo di ragazzi abbia provato a farsi pioniere di un nuovo modo di intenderlo, nel periodo immediatamente antecedente al Covid.

Diretta da Davide Manganaro, la serie prova a interrogarsi su cosa significhi fare imprenditoria oggi e su come, anche quando la visione è talmente eversiva da poter cambiare le regole del gioco, le difficoltà siano così grandi da costringerti a imparare a rimanere a galla. Con costanza. Senza mai perdere di vista l’obiettivo. Creatives è la prima produzione indipendente di Seven Stars e raccoglie un cast giovanile variegato, su cui spiccano Michelangelo Vizzini, Giulia Schiavo, Serena Codato, Alberto Cescon e Giorgio Sales.

Creatives, la trama

Crescere significa cambiare. Significa coltivare una passione e provare a trasformarla nel proprio lavoro. E quando alla base c’è un pensiero che ambisce alla rivoluzione, non lo si può mettere a tacere. Lo sanno bene Bassel ed Eddie che, in una provincia sospesa tra silenzi e fermenti, decidono di dare vita a Velvet, un’agenzia pensata per fare della comunicazione e del marketing la chiave capace di aprire una porta ancora inesplorata, dove il lato umano e la creatività traboccante hanno la meglio. I ragazzi danno vita a un luogo dove i legami diventano la cifra dominante, il tassello fondamentale di un puzzle che in poco tempo arriva a contare 150 dipendenti. Il gruppo inizia a esplorare territori nuovi, vuole spingersi oltre, dare il massimo – anche sbagliando – , riuscendo a imporsi in un settore saturo di competitor. Fino a quando un tornado non arriva a minacciare tutto. È la pandemia, che blocca clienti e prospettive, incrina certezze, mettendo in discussione ciò che è stato costruito con sacrificio e con gli occhi pieni di felicità.

Creatives serie

Una racconto di verità

Ciò che rende Creatives interessante è la sua immediatezza: è così diretta e semplice da restituire, a tratti, la sensazione di trovarsi davanti a un racconto quasi documentaristico. Scena dopo scena ci immergiamo in un’agenzia piena di sogni, alimentati dallo spirito creativo e rivoluzionario di un ragazzo che, come un Socrate moderno, guarda alla comunicazione con un fare filosofico, quasi esistenziale. Per Bassel vendere non è un gesto meccanico finalizzato all’introito, ma un dialogo armonioso e continuo con il prossimo. Per lui, il primo passo non è chiudere un contratto, ma comprendere il bisogno dell’altro, senza ridurlo a un semplice portafoglio.

È qui che si apre la dimensione del marketing fatto bene: il target – o lead, come lo si voglia chiamare – viene persuaso non perché manipolato, ma perché qualcuno ha studiato il suo problema e gli ha offerto una soluzione concreta. Sono i cosiddetti pain point, le leve emotive. Ma, nello schema dell’agenzia, non diventano strumenti cinici fine a se stessi: vengono utilizzati perché si crede davvero in un pensiero umano, in cui ciò che si offre mette al centro l’urgenza e la necessità del cliente. La creatività, allora, non è solo un asset commerciale: è espressione autentica di ciò che si è e della ricchezza che si può dare al mondo per renderlo, nel proprio piccolo, un posto migliore.

Un esempio per i giovani d’oggi

Colpisce la girandola di personaggi che orbitano intorno a Bassel, dimostrazione diretta di come credere in qualcosa possa diventare motore essenziale per alimentare la propria vita e lasciare un’impronta che abbia senso. Sempre, però, a due condizioni: lavorare sodo e non arretrare davanti ai primi fallimenti. Sul piano concettuale, Creatives è ficcante e lancia un messaggio che vibra come un ultrasuono: parla ai ragazzi di oggi e insegna loro a lottare per ciò in cui credono, in un contesto sociale in cui le ambizioni vengono spesso soffocate dalla paura di non intravedere un futuro nitido. È una narrazione che può fungere da specchio anche per chi sta già seguendo la propria strada e, pur inciampando in ostacoli continui, non intende tirarsi indietro.

Creatives

A smorzare, talvolta, la fluidità del racconto sono però alcune scelte registiche. In particolare, certe conversazioni dal ritmo sostenuto finiscono per assumere un taglio più pubblicitario che realmente drammaturgico, spezzando a tratti il coinvolgimento emotivo. Qualcosa di simile accade anche con alcuni interpreti, palesemente in erba, che mostrano ancora rigidità espressive nelle loro performance. Al netto di qualche passaggio meno efficace, Creatives si dimostra un prodotto valido e trasversale: parla a tutti, ma mira soprattutto alle nuove generazioni, che hanno bisogno di tornare a credere che – nonostante tutto – sia ancora possibile costruire qualcosa di grande.

Toy Story 5: Woody e Buzz cercano di salvare il mondo dalla tecnologia nel trailer

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Sette anni dopo Toy Story 4, Woody, Buzz Lightyear e il resto della banda tornano in Toy Story 5, il prossimo capitolo del franchise più longevo della Pixar. La Pixar ha pubblicato il trailer ufficiale.

Il film solleva una domanda fin troppo familiare: qual è lo scopo di un giocattolo quando l’infanzia è sempre più dominata dagli schermi? Nel trailer, Woody (ora calvo e con un poncho) e Buzz si riuniscono per salvare Bonnie dal suo nuovo tablet intelligente Lilypad. Fanno squadra con Jessie, Forky, Slinky Dog, Hamm, Trixie e un esercito di Buzz Lightyear per impedire alla tecnologia di prendere il sopravvento sulla vita dei bambini.

Il cast vocale originale si riunisce in gran parte per il quinto capitolo, con Tom Hanks e Tim Allen che tornano nei panni di Woody e Buzz, insieme a Joan Cusack, Blake Clark e Tony Hale. Tra le nuove aggiunte al franchise figurano Greta Lee e Conan O’Brien, a dimostrazione del continuo impegno della Pixar nel rinnovare il cast mantenendo intatta la squadra principale.

Il trailer mostra anche Woody e Buzz che finalmente si ritrovano dopo la decisione di Woody di lasciare la banda e iniziare ad aiutare i giocattoli smarriti alla fine di Toy Story 4 (2019). I giocattoli affrontano i dispositivi tecnologici di oggi e ci sarà bisogno dell’aiuto di tutti: personaggi già conosciuti e altri completamente nuovi.

Il veterano della Pixar Andrew Stanton è regista e sceneggiatore. Ha descritto il film meno come un tradizionale scontro tra il bene e il male e più come una resa dei conti esistenziale per i giocattoli che rischiano l’obsolescenza. Piuttosto che considerare la tecnologia semplicemente come un antagonista, il film mira a esplorare come i dispositivi digitali abbiano rimodellato l’infanzia e cosa significherà questo inevitabile cambiamento.

La trama di Toy Story 5

Il nuovo film segue gli eventi di Toy Story 4, che si concludeva con Woody che sceglieva l’indipendenza rispetto alla vita nella cassa dei giocattoli di Bonnie, una decisione che ha segnato una svolta significativa per il franchise. Come, o se, questa separazione verrà affrontata rimane uno dei maggiori interrogativi aperti del sequel.

Il film arriva in un momento di rinnovato slancio per l’animazione Disney e Pixar. “Inside Out 2” ha dominato il botteghino globale nel 2024, incassando oltre 1,5 miliardi di dollari e diventando il film con il maggior incasso dell’anno. La Pixar pubblicherà il lungometraggio originale “Hoppers” a marzo, posizionando “Toy Story 5” come un seguito di alto profilo in un periodo critico per lo studio.

Toy Story 5 uscirà nelle sale a giugno.