Il rapporto Pelican è un thriller politico tratto dall’omonimo romanzo di John Grisham, noto per i suoi racconti legali ricchi di suspense e intrighi (da cui sono stati tratti film come La giuria e Il cliente). Il film mantiene la struttura tipica dell’autore, intrecciando mistero, investigazione e tensione legale, e porta sullo schermo una trama avvincente che ruota attorno alla giornalista Darby Shaw e alla sua scoperta di una cospirazione legata all’omicidio di due giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti. La trasposizione cinematografica enfatizza suspense e ritmo narrativo, mescolando elementi di thriller giudiziario con investigazione giornalistica.
Appartenente al genere del thriller politico-legale, il film combina indagine, tensione e intrighi istituzionali, creando un’atmosfera di costante sospetto e pericolo. La regia mette in risalto l’urgenza della scoperta e la vulnerabilità della protagonista, mentre la sceneggiatura alterna momenti di alta tensione a sequenze più riflessive, in cui emergono le implicazioni morali e sociali della cospirazione. Gli inseguimenti e le ricerche di prove diventano strumenti per approfondire il tema della verità e del coraggio individuale di fronte a potenti interessi politici.
Il film affronta temi universali come il potere, la corruzione, la responsabilità e il ruolo del giornalismo nel rivelare ingiustizie e minacce all’ordine costituzionale. La protagonista incarna la lotta per la verità e il senso di giustizia, mostrando come l’individuo possa influire sugli equilibri di potere. Nel resto dell’articolo verrà analizzato il finale del film, spiegandone il significato, le implicazioni dei temi trattati e come la conclusione risolve la tensione narrativa, offrendo al contempo una riflessione sui valori morali e civili al centro della storia.

La trama di Il rapporto Pelican
La storia si apre sulla misteriosa uccisione di due giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America. Il primo di questi è Rosenberg, ucciso con un colpo di pistola nella sua stanza, mentre il secondo è Jensen, soffocato mentre era in un cinema a luci rosse. Coinvolta in questi due casi, la giovane studentessa di legge Darby Shaw (Julia Roberts) segue con interesse la vicenda insieme al suo insegnante e amante Thomas Callahan, collaboratore di uno dei due giudici morti. Darby inizia così a fare alcune ricerche per proprio conto nella speranza di trovare qualcosa che accomuni i due omicidi. Lavorando duramente e con grande passione, scopre infine quel qualcosa.
Dalle informazioni ottenute scrive così quello che in breve diventa famoso come il Rapporto Pelican. L’aver passato ciò che sa all’FBI, però, la pongono in serio pericolo. Nel tentativo di non finire nel mirino degli assassini, si rivolge al giornalista del Washington Herald Gray Grantham (Denzel Washington), a cui rivela i particolari del complotto scoperto. Insieme cercheranno di far arrivare il Rapporto fino ai vertici della sicurezza nazionale, andando però incontro a numerosi pericoli che coinvolgeranno tanto loro quanti coloro con cui entrano in contatto. Difendere la giustizia e la verità sarà dunque un lavoro tanto pericoloso quanto necessario.
La spiegazione del finale del film
Il terzo atto de Il rapporto Pelican accelera bruscamente il ritmo, concentrandosi sulla fuga di Darby Shaw e sulla definitiva emersione della verità. Dopo essere scampata a un agguato e aver compreso la portata della cospirazione, Darby trova in Gray Grantham un alleato decisivo. I due ricostruiscono con precisione il movente degli omicidi, collegandoli agli interessi petroliferi di Victor Mattiece. Tra inseguimenti, attentati e continui cambi di rifugio, il film costruisce una tensione costante, trasformando l’indagine teorica della protagonista in una corsa contro il tempo per sopravvivere e rendere pubbliche le prove decisive.
La risoluzione narrativa avviene quando Darby e Grantham recuperano i documenti e la registrazione che confermano il coinvolgimento diretto di Mattiece negli omicidi dei giudici. Rifugiatisi nella redazione del Washington Herald, i due consegnano il materiale alla stampa, ribaltando gli equilibri di potere che fino a quel momento avevano protetto i responsabili. Il racconto si chiude con l’intervento delle istituzioni federali, l’incriminazione di Mattiece e dei suoi collaboratori e l’isolamento politico del presidente. Darby viene infine messa sotto protezione, mentre la verità trova finalmente spazio nell’opinione pubblica.

Dal punto di vista tematico, il finale porta a compimento la riflessione del film sul rapporto tra verità e potere. La diffusione del “rapporto Pelican” dimostra come un’analisi lucida e documentata possa incrinare sistemi apparentemente intoccabili. Il film sottolinea il ruolo cruciale del giornalismo investigativo come contrappeso alle pressioni politiche ed economiche, mostrando come la verità abbia bisogno di intermediari coraggiosi per emergere. La scelta di affidare la conclusione alla pubblicazione dell’inchiesta rafforza l’idea che la giustizia non passi solo dai tribunali, ma anche dall’informazione libera.
Il destino di Darby Shaw completa il percorso della protagonista, trasformandola da studentessa idealista a figura simbolica di resistenza civile. Il fatto che venga costretta a scomparire, pur avendo avuto ragione, evidenzia il prezzo personale della verità in un sistema corrotto. Allo stesso tempo, il sorriso finale di Darby mentre ascolta Grantham suggerisce una vittoria morale, seppur incompleta. Il film evita un lieto fine consolatorio, preferendo una conclusione amara ma coerente, che ribadisce come la giustizia sia spesso fragile e costantemente minacciata dal potere.
Ciò che Il rapporto Pelican lascia allo spettatore come insegnamento è una forte ammonizione sulla vigilanza democratica. Il film invita a non sottovalutare l’impatto delle decisioni politiche ed economiche sull’ambiente, sulla giustizia e sulle vite individuali. Sottolinea inoltre l’importanza del pensiero critico, del coraggio civile e della responsabilità personale, mostrando come anche un singolo individuo possa innescare un cambiamento significativo. In definitiva, il messaggio morale del film è chiaro: la verità può essere pericolosa, ma resta l’unico strumento autentico per contrastare l’abuso di potere.



Nel romanzo su cui si
basa
Nel film il rapporto tra
Nina ed Enzo è solo accennato come potenzialmente romantico, mentre
nel libro è molto più esplicito. La loro relazione occupa uno
spazio maggiore nella narrazione e diventa anche sessuale. È
addirittura Enzo a convincere Nina a tornare indietro per salvare
Millie invece di Cecilia. Tuttavia, Enzo non accompagna Nina in
California e rimane sulla East Coast.
Un chiaro esempio di come
Una delle correnti più
oscure del film è rappresentata da Evelyn, la madre di Andrew.
Elizabeth Perkins le conferisce un perfezionismo glaciale,
ampliando leggermente il ruolo rispetto al libro. Nel romanzo,
Evelyn è una presenza costante ma distante, che incombe sulle
azioni di Andrew senza apparire direttamente. Compare solo nei
flashback e al funerale del figlio.
In entrambe le versioni
della storia, Millie e Andrew iniziano rapidamente una relazione,
assecondando i piani di Nina. Tuttavia, non passa molto tempo prima
che Millie faccia qualcosa che fa infuriare Andrew, portandolo a
rinchiuderla in soffitta. Nel libro, il motivo è la lettura di
libri che Andrew le aveva proibito.
Sebbene Millie e Andrew
subiscano entrambi torture nello stesso punto della trama, le
modalità sono molto diverse tra libro e film. Nel romanzo, Millie
viene costretta a tenere un libro pesante appoggiato sull’addome. È
una punizione crudele, ma visivamente molto meno violenta rispetto
alla scena del film in cui Millie si incide lo stomaco.
Nel romanzo, Andrew non
riesce mai a fuggire dalla soffitta: Millie lo lascia lì a morire
di disidratazione. Quando Nina arriva per aiutare Millie, Andrew è
già morto. Questo finale contrasta nettamente con quello del film,
in cui l’arrivo di Nina permette ad Andrew di fuggire e di
attaccare entrambe le donne.
In entrambe le versioni
di 

Il motivo per cui Nina
sceglie Millie come domestica è legato direttamente al passato
tormentato della ragazza. Millie è una giovane donna intelligente
la cui vita viene sconvolta quando assiste a una violenza sessuale
ai danni di un’altra studentessa. Nel tentativo di intervenire,
reagisce d’istinto contro l’aggressore, uccidendolo
accidentalmente.

Dopo essere stato
sottoposto al lavaggio del cervello da parte dell’HYDRA, Logan
viene inviato in una serie di missioni che lo vedono dare la caccia
ad altri supereroi e, tragicamente, arrivare persino a uccidere un
compagno degli X-Men, Northstar. Quando riesce finalmente a
riprendere il controllo di sé, Wolverine si lancia in una feroce
vendetta: usa un Sentinel per sterminare un gruppo di ninja e
affronta l’apparente invincibile Gorgon in uno scontro epico e
sanguinoso.
Mister X è un ricco uomo
d’affari con una vera e propria dipendenza dall’omicidio, che si
incide una cicatrice sul corpo per ogni vita che prende. Da questo
punto di vista, ricorda non poco Victor Zsasz, storico villain di
Batman.
Savage Wolverine,
scritto e disegnato da Frank Cho, vede Logan bloccato nella Terra
Selvaggia, una location iconica Marvel che il MCU non ha ancora
esplorato. Qui combatte dinosauri e creature mutate, trovando
un’alleata improbabile in Shanna the She-Devil.
Mystica è stata una
presenza centrale praticamente in tutti i film sugli X-Men prodotti
da Fox, e molti fan ne hanno ormai avuto abbastanza. Ciò non toglie
che il MCU abbia ancora margine per reinventare il personaggio.
In passato, alla Fox si era
parlato di uno spin-off dedicato a Kitty Pryde, poi abbandonato
dopo la fusione con Disney. Un film che affianchi Shadowcat a
Wolverine, nel ruolo di mentore e figura paterna, offrirebbe a
Marvel Studios l’occasione perfetta per valorizzare uno dei
personaggi femminili più forti dei fumetti.
Nei fumetti, gli X-Men
decisero di restare fuori dalla guerra civile tra superumani, ma
Wolverine non poté ignorare la tragedia di Stamford, nel
Connecticut, dove l’esplosione causata da Nitro uccise sessanta
bambini in una scuola elementare e circa seicento persone nel
quartiere circostante. Logan si mise quindi sulle tracce del
responsabile.
I film sugli X-Men prodotti
da 20th Century Fox hanno raramente osato davvero, tanto che
Magneto finiva per essere il villain in ogni capitolo. Nel MCU ci
si augura un approccio più audace, che potrebbe includere un
temporaneo addio a Professor X.
Dopo la morte di Logan, è
X-23 a raccoglierne l’eredità come All-New Wolverine. Seguire il
percorso di Laura, clone di Wolverine, mentre si adatta a quel
ruolo è stato uno degli aspetti più interessanti dei fumetti, che
nel 2015 hanno introdotto anche altre “sorelle” clonate.













Finale della stagione 2:
Alice tradisce Mary? Che fine fa il Caravaggio?

















