“Sin dall’infanzia sono stato fedele ai mostri. Sono stato salvato e assolto da loro, perché io credo che i mostri siano i santi protettori della nostra beata imperfezione e permettono di incarnare la possibilità di fallire e vivere.”. Con queste parole Guillermo del Toro ritirava nel 2018 il Golden Globe come miglior regista, vinto per La forma dell’acqua. E ai mostri egli ha effettivamente dedicato tutta la sua carriera, da La spina del diavolo a Il labirinto del fauno, fino al titolo appena citato e che lo ha poi portato a trionfare anche agli Oscar. Ecco perché sorprende, ma fino a un certo punto, scoprire che il suo nuovo film La fiera delle illusioni – Nightmare Alley sia il primo privo di tali creature fantastiche.
Dopo il successo del suo precedente lungometraggio, del Toro sembra aver portato a compimento un percorso artistico dedicato al mostro come metafora dell’essere umano, dei suoi valori o dei suoi lati più oscuri. Se da una parte con questo nuovo film deve dunque aver avuto voglia di sperimentare qualcosa di diverso, considerando che era atteso al varco dopo il precedente successo, dall’altra egli introduce solo alcune novità nella propria poetica, rimanendo però perfettamente fedele a sé stesso e continuando a parlarci di mostri e creature diverse, meno identificabili alla vista e proprio per questo ancor più spaventose e pericolose.
La fiera delle illusioni – Nightmare Alley: la trama del film
La nuova creatura di del Toro è l’essere umano e più nello specifico l’affascinante e carismatico Stanton Carlisle (Bradley Cooper). In fuga da un passato tormentato, egli si imbatte casualmente in un luna park itinerante dove, in mezzo alle attrazioni e a strambi personaggi, troverà due cose che sembrano poter salvare la sua vita: l’abilità di mentalista e la dolce Molly (Rooney Mara), di cui si innamora perdutamente. Fuggito con lei verso una nuova vita di spettacoli per l’alta società, Stanton inizia a diventare però sempre più bramoso di fama, potere e soldi. L’occasione per ottenere tutto ciò arriverà nel momento in cui pianifica di imbrogliare il pericoloso magnate Ezra Grindle (Richard Jenkins) con l’aiuto di una misteriosa psichiatra (Cate Blanchett), intraprendendo un percorso dal quale non gli sarà più possibile tornare indietro.
“È un uomo o una bestia?”
La fiera delle illusioni – Nightmare Alley è l’adattamento cinematografico del romanzo di William Lindsay Gresham, pubblicato nel 1946 e affermatosi sempre più come uno dei maggiori esponenti in letteratura del genere noir. Già portato al cinema nel 1947, era questo un progetto su cui da tempo del Toro desiderava mettere le mani. Ad attrarre in particolare il regista è stata la natura controversa dei personaggi, vere e proprie maschere umane di mostri oggi ben radicati nella nostra società contemporanea e che all’epoca in cui è ambientato il film stavano iniziando a prendere possesso del mondo. La storia ha infatti luogo tra il 1939 e il 1941, anni per gli Stati Uniti caratterizzati dalla ripresa dalla Grande depressione e il traumatico ingresso in una nuova guerra.
Il contesto storico, in realtà, come già in La forma dell’acqua, rimane sullo sfondo e serve solamente ad inquadrare meglio l’evoluzione dei protagonisti e di ciò che li circonda. Il film d’altronde presenta una trama piuttosto semplice, la quale è quasi più un pretesto per raccontare i personaggi e la natura del loro animo. Stanton si fa principale rappresentante di questa volontà, venendo divorato dalla sua incontrollabile ambizione e andando incontro all’infrangersi del sogno americano. Con lui del Toro esplora i confini sfumati fra l’illusione e la realtà, la disperazione e il controllo, il successo e la tragedia. Si tratta di un percorso visto innumerevoli volte al cinema, che il regista affronta però con il suo inconfondibile gusto estetico.
Come già detto, non ci sono mostri né elementi fantasy in questo lungometraggio, ed è la prima volta che ciò avviene nella carriera di del Toro. Dopo aver celato per anni dietro le sue meravigliose creature i vizi e le virtù dell’essere umano, il regista le affronta ora a volto scoperto. La fiera delle illusioni – Nightmare Alley è dunque un puro noir, ricco di tutte le caratteristiche del genere ma con uno sguardo particolarmente contemporaneo ed evocativo, dove il realismo si fonde ad atmosfere magiche e gotiche, dando vita ad un connubio particolarmente prolifico di suggestioni, emozioni e timori. In assenza di mostri evidenti, l’attenzione è dunque tutta rivolta sul percorso (circolare) degli esseri umani, dei quali ci si può domandare “è un uomo o una bestia?”, quesito simbolicamente ricorrente all’interno del film.
La fiera delle illusioni – Nightmare Alley: la recensione del film
del Toro considerava il racconto alla base di La fiera delle illusioni – Nightmare Alley come una fiaba morale sul lato oscuro del capitalismo americano. Tutto punta a sottolineare questo progressivo ingresso in qualcosa di terribile, evidenziando attraverso le scenografie, i costumi e i colori un mondo tanto lussuoso quanto marcio, a cui si contrappone la genuinità dell’ambiente luna park. Sempre più una garanzia da un punto di vista estetico, il regista si avvale dei suoi fidati collaboratori per dar vita ad un mondo che è già di per sé sufficiente a comprendere l’animo dei personaggi che lo abitano, con le loro emozioni forti e i tormenti interiori pronti ad esplodere in tutta la loro malvagità. Ragionando per immagini ancor prima che per idee, del Toro dà qui vita ad alcune delle scene e composizioni più belle del suo cinema.
Se si può rimproverare qualcosa a questo suo nuovo film è probabilmente una durata forse eccessiva (2 ore e 30 minuti), che rischia di appesantire determinati passaggi. Se ci si apre alle immagini e al loro senso più profondo, non si proverà però mai noia. Nell’approcciarsi a La fiera delle illusioni – Nightmare Alley occorre infine comprendere di essere di fronte ad un’opera del regista apparentemente differente dalle sue precedenti. Lo è infatti quel tanto che potrebbe scontentare chi si aspetta un nuovo racconto intriso di fantasy ed elementi dark. Eppure di questi ultimi ve ne sono a bizzeffe, solo affrontati sotto punti di vista nuovi, che provano il talento di del Toro come narratore visionario. Un termine questo di cui troppo spesso si abusa ma che nel caso del regista messicano si applica perfettamente.











A dare il via a una delle
annate più fruttuose per casa Disney è stato il
film originale Disney Channel,
Frenemies: non solo si è trattato di uno dei primi
film antologici di Disney Channel, ma è anche basato su un omonimo
romanzo per ragazzi.
Anche se Radio
Rebel ha debuttato su Disney Channel nel
febbraio 2012, il film non è effettivamente considerato un
originale Disney Channel. Tuttavia la pellicola, basata su un
romanzo, aveva come protagonista una delle più grandi star di
Disney Channel dell’epoca: Debby Ryan.
Benché la
Disney abbia una storia di buoni risultati al
botteghino, John Carter ha danneggiato tale
reputazione, diventando una delle più grandi catastrofi al
botteghino di tutti i tempi. Dato che il film è stato uno dei più
costosi mai realizzati, e ha fatto fiasco, la Disney ha cancellato
il successivo sequel che era originariamente previsto.
Uno degli studi più
sottovalutati in assoluto della Walt Disney
Company è Disneynature: dedicato ai
documentari a tema naturalistico, Disneynature rilascia tipicamente
un lungometraggio all’anno, in occasione della Giornata della Terra
e, solitamente, viene donata parte dei profitti del box office del
weekend di apertura a un ente di beneficenza, che corrisponde al
soggetto del documentario.
Il
Disney
Channel si è dato da fare nel 2012 e Let It
Shine è stato un altro film originale che ha debuttato
quell’anno, rivisitazione dell’opera teatrale Cyrano de
Bergerac del 1987 e con protagonisti diversi attori che
ora sono diventati volti familiari, come Tyler James
Williams e Trevor Jackson.
Nota per il rilascio di un
film d’animazione all’anno, l’uscita 2012 della
Pixar è stata
Nonostante sia una potenza
indiscussa quando si tratta di animazione e di lanciare nuovi
franchise, i film live-action della Disney tendono
a faticare al botteghino. Questo è stato il caso di
L’incredibile vita di Timothy Green, che ha
ottenuto risultati modesti, ma non ha mai raggiunto il successo
internazionale o la stima del pubblico.
La Walt Disney
Company non è rinomata nello specifico per i suoi film in
stop-motion, ma dal momento che il 2012 ha segnato un anno di
resurrezione per questa tecnica di animazione, la Disney ha colto
l’opportunità di intervenire: e chi meglio di
L’ultimo
film Disney dell’anno è stato rilasciato dagli amati

La domanda più grande a cui
Blade deve rispondere è perché il personaggio di
Mahershala Ali appaia così avanti nel tempo. E
soprattutto, cosa ha fatto fino ad ora Erick
Brooks? In primis va considerato che, prima che
Ali dicesse a
Tra le domande lasciate
senza risposta da Eternals, ci sono quelle sulle
circostanze che hanno portato all’incontro tra Blade
e Dane Whitman. Erick Brooks è legato alla figura
dello zio di Dane?
Dato il cameo tutto vocale
di
Oltre alla scena
post-credits, c’è un altro fatto che accerta la connessione tra
Brooks e Black Knight. Il produttore
Marvel
Alcuni spettatori di
Eternals hanno anche sollevato la possibilità che il
Cavaliere Nero sia un cacciatore di vampiri per la
MCU. Le frasi dette da Moore
sembrano suggerire che la Lama d’Ebano abbia un legame con il
vampirismo. Tramandata nel corso delle generazioni, l’arma potrebbe
risalire alle origini dei vampiri, creando un collegamento con
Black Knight e il suo mantello. Tra l’altro, anche la
Lama d’Ebano è assetata di sangue come i vampiri.
Eternals si chiude
con Black Knight e Blade insieme sulla scena.
Dato ciò, ci si immagina che entrambi i personaggi saranno presenti
nel prossimo capitolo. Faranno parte di uno stesso team? Per la
Fase 4 la MCU sta creando diverse squadre
in cui suddividere e raggruppare i supereroi. Potrebbe quindi
crearsi una situazione simile a quella in cui Black Widow
si è trovata per Captain America – The Winter
Soldier: Dane e Brooks potrebbero
lavorare insieme, senza essere ufficialmente parte di una stessa
squadra di supereroi.

Si parla ancora di poveri
e di ricchi








Ambientato un paio di
decenni prima della trilogia originale, i prequel hanno introdotto
i fan di Star Wars a Yoda nel suo
periodo d’oro: il piccolo Jedi verde non ha preso parte a nessuna
operazione nell’Episodio I, ma arriva a salvare la situazione verso
la fine dell’Episodio II.
Dopo il responso negativo
dei fan nei confronti del Leader Supremo Snoke nei
panni di un nuovo grande villain della saga di Star Wars,
J.J. Abrams ha deciso di riportare in scena il buon
vecchio cattivo, l’Imperatore Palpatine, in
Din Djarin
ha viaggiato su Tatooine – il desolato pianeta desertico dove tutto
ha avuto inizio – un paio di volte nel corso di
Secondo
Parlando del
Millennium Falcon, questo riemerge in
Uno dei cambiamenti più
controversi che Lucas ha apportato al film originale di
Star Wars nella “Special Edition”, ricca di CGI, è
stata l’aggiunta di un colpo del blaster di Greedo
subito prima di quello di Han nella sparatoria della cantina. Nella
nuova versione della scena, Han non è più un astuto tiratore
provetto: ha solo avuto fortuna.
La decostruzione di
Rian Johnson del mito di Luke
Skywalker ne
Durante il corso della
narrazione,
Dopo che
Dopo che 
















