La corsa di The Pitt
continua. HBO
Max ha ufficialmente rinnovato il medical drama per una
terza stagione,
confermando la fiducia nel progetto creato da R. Scott Gemmill e
guidato da Noah
Wyle. L’annuncio è arrivato mercoledì 7 gennaio direttamente da
Casey Bloys,
CEO di HBO, durante
la première della seconda stagione al DGA Theater di Los
Angeles.
La
notizia arriva a poche ore dal debutto ufficiale della seconda
stagione, già accolta con grande attenzione dopo l’exploit della
prima. Fin dal suo esordio nel 2025, The
Pitt si è distinta come una delle serie medical più
ambiziose degli ultimi anni, grazie a una struttura narrativa
rigorosa e a un approccio realistico che racconta il lavoro del
personale sanitario all’interno di un pronto soccorso di
Pittsburgh.
Un successo critico e produttivo che riporta la serialità
“annuale”
The Pitt – Cortesia Sky
Ogni stagione di The
Pitt si svolge nell’arco di un unico turno di lavoro, articolato in
15 episodi,
ciascuno corrispondente a un’ora reale. Una scelta formale precisa,
che ha permesso alla serie di costruire tensione, approfondire i
personaggi e mantenere una forte coerenza narrativa. Una formula
che, come sottolineato da Bloys, ha reso il progetto sostenibile
anche dal punto di vista produttivo.
La prima stagione ha ottenuto 13 nomination agli Emmy Awards, portando a casa
cinque vittorie,
tra cui miglior serie drammatica, casting e premi attoriali per lo
stesso Wyle, Katherine
LaNasa e Shawn
Hatosy. Più recentemente, la serie ha
ricevuto anche nuove nomination agli Actor Awards e ai DGA Awards,
consolidando il suo status di titolo di punta nel catalogo HBO
Max.
Nel cast principale figurano, oltre a Wyle, LaNasa e Hatosy, anche
Patrick Ball, Supriya Ganesh, Fiona Dourif, Taylor Dearden, Isa
Briones, Gerran Howell e Shabana Azeez. La seconda stagione ha
inoltre introdotto Sepideh
Moafi nel ruolo della dottoressa Al-Hashimi.
Alla produzione esecutiva, accanto a Wyle, tornano
John Wells,
R. Scott Gemmill, Erin Jontow, Joe Sachs, Simran Baidwan e Michael
Hissrich.
Il rinnovo per la terza
stagione conferma non solo il successo di The Pitt, ma anche una precisa direzione
editoriale: tornare a una serialità solida, continuativa e capace
di dialogare ogni anno con il pubblico. Una scelta sempre più rara
nel panorama televisivo contemporaneo, e proprio per questo ancora
più significativa.
Il film live-action di
Tangled, che in Italia porterà il titolo Rapunzel –
L’intreccio della torre, inizia finalmente a prendere forma. Teagan
Croft e Milo Manheim sono stati scelti per interpretare i due ruoli
principali di Rapunzel e Flynn Rider nella nuova trasposizione in
carne e ossa targata Disney.
Croft, nota al grande pubblico per
Titans e True Spirit, vestirà i panni della principessa dai
lunghissimi capelli dorati, mentre Manheim – volto amatissimo dal
pubblico più giovane grazie alla saga Zombies e alla partecipazione
a Dancing with the Stars – interpreterà l’affascinante e scanzonato
Flynn Rider.
Il
film originale animato del 2010 vedeva Mandy Moore e Zachary Levi come voci dei
protagonisti e fu un enorme successo commerciale, con oltre 591
milioni di dollari incassati nel mondo, dando vita anche a una
fortunata serie animata prodotta per Disney Channel.
Alla regia del live-action ci sarà
Michael Gracey, già autore di The Greatest Showman, mentre la
sceneggiatura porta la firma di Jennifer Kaytin Robinson,
conosciuta per Do Revenge e Thor: Love and Thunder. La produzione
è affidata a Kristin Burr, con Lucy Kitada nel ruolo di executive
producer. Al momento non sono stati annunciati ulteriori dettagli
produttivi né una data di uscita ufficiale.
Sviluppato inizialmente a partire
dal dicembre 2024, Rapunzel – L’intreccio della torre è l’ennesimo
classico animato Disney a ricevere il trattamento live-action,
sulla scia di titoli come Il Re Leone, La Bella e la Bestia,
Aladdin, Mulan, Dumbo, La
Sirenetta, Biancaneve e Lilo & Stitch. Nel frattempo, il
live-action di Moana, con Dwayne Johnson e Catherine Laga‘aia, arriverà
nelle sale il 10 luglio, confermando la strategia Disney di
rilettura in chiave moderna dei suoi grandi successi animati.
Il
finale di Quasi amici –
Intouchables è spesso ricordato come uno dei momenti più
emotivamente appaganti del cinema europeo degli ultimi anni, ma
ridurlo a una semplice conclusione “felice” significa fraintenderne
la natura. La forza dell’epilogo non sta nella rassicurazione,
bensì nella sua capacità di chiudere un percorso umano senza
cristallizzarlo in una formula consolatoria.
Dopo aver costruito un rapporto fondato sull’ironia, sulla frattura
sociale e su una libertà emotiva inattesa, il film sceglie di non
trattenere i suoi personaggi in una condizione immobile. Il finale
non congela l’amicizia tra Philippe e Driss: la lascia andare,
accettando che il cambiamento vero non abbia bisogno di
permanenza.
La separazione come compimento dell’amicizia
La decisione di Driss di lasciare Philippe non è un abbandono, né
una fuga. È il segno che il legame ha raggiunto il suo scopo. Driss
entra nella vita di Philippe come una forza dirompente, capace di
incrinare abitudini, difese e ruoli sociali, ma non resta per
occupare quello spazio. Se lo facesse, l’amicizia rischierebbe di
trasformarsi in dipendenza, tradendo proprio ciò che l’ha resa
autentica.
Il film suggerisce che alcune relazioni sono destinate a esistere
come passaggi fondamentali, non come presenze definitive. Driss
comprende che il suo ruolo non è quello di restare, ma di aver già
rimesso in movimento qualcosa. È una scelta narrativa rara,
soprattutto in un cinema che spesso confonde la continuità con la
profondità emotiva.
Philippe e il ritorno al rischio del desiderio
Il vero cuore del finale è Philippe. L’incontro con Éléonore non
rappresenta semplicemente l’avvio di una possibile storia d’amore,
ma il recupero della possibilità di esporsi senza protezioni. Fino
a quel momento, Philippe ha vissuto le relazioni filtrandole
attraverso la distanza, il controllo e una sorta di autoironia
difensiva, spesso facilitata dalla presenza di Driss.
Nel momento conclusivo, invece, Philippe accetta il rischio
dell’incontro diretto. Non sa come verrà guardato, né come verrà
accolto, ma sceglie comunque di esserci. È qui che il film compie
il suo gesto più significativo: mostrare che la vera trasformazione
non consiste nel superare la propria condizione, ma nel tornare a
desiderare nonostante essa.
Perché il finale rifiuta la retorica della “guarigione”
Quasi amici –
Intouchables evita consapevolmente l’idea che Philippe debba
essere “salvato” o “completato”. Il finale non promette una nuova
vita perfetta, né una redenzione totale. Philippe resta un uomo
disabile, Driss resta un uomo segnato dal proprio contesto sociale,
ma entrambi hanno attraversato un cambiamento reale.
Il sorriso finale non è una garanzia di felicità futura, ma il
segno di una possibilità riaperta. Il film non chiude con una
soluzione, ma con un movimento: la vita che riprende, imperfetta e
incerta, ma finalmente non più sospesa.
Il senso ultimo di Quasi
amici
Il finale funziona perché è coerente con l’intero racconto. Non
celebra l’amicizia come rifugio eterno, ma come esperienza capace
di trasformare e poi lasciare spazio. Philippe e Driss non si
appartengono, e proprio per questo il loro legame è stato
autentico.
È
una conclusione che continua a parlare al pubblico perché non offre
risposte facili, ma riconosce una verità semplice e spesso
trascurata: alcune persone entrano nella nostra vita non per
restarci per sempre, ma per renderci capaci di andare avanti da
soli.
Quando nel 2011 uscì Quasi amici –
Intouchables, pochi avrebbero immaginato
che quella commedia agrodolce francese sarebbe diventata uno dei
film europei più visti e amati di sempre. Il suo successo non si
deve solo all’alchimia tra François
Cluzet e Omar Sy,
ma soprattutto al fatto che la storia raccontata affonda le radici
nella realtà. Quasi amici
è infatti ispirato a un legame autentico, profondo e improbabile:
quello tra Philippe Pozzo di
Borgo e Abdel
Sellou.
Una
storia vera che, come spesso accade, è ancora più complessa e
sorprendente di quanto il cinema abbia mostrato.
Chi era davvero Philippe Pozzo di Borgo
Philippe Pozzo di Borgo proveniva da una famiglia aristocratica
corsa, cresciuto in un ambiente colto e privilegiato. Manager di
successo nel settore dello champagne, conduceva una vita intensa e
dinamica fino al 1993, quando un incidente di parapendio lo rese
tetraplegico. Da un giorno all’altro, Philippe perse l’uso degli
arti, ritrovandosi costretto a una nuova quotidianità fatta di
assistenza continua, dipendenza e dolore.
Il film restituisce bene questo senso di immobilità fisica e
isolamento emotivo, ma nella realtà la condizione di Philippe fu
ancora più dura, soprattutto dal punto di vista psicologico. Per
anni lottò con la depressione, la perdita di autonomia e il timore
di essere ridotto a un corpo da accudire, più che a una persona da
ascoltare.
Abdel Sellou: molto più di un “badante improvvisato”
Abdel Sellou, a differenza del personaggio cinematografico, non era
semplicemente un giovane di periferia disoccupato in cerca di
sussidi. Nato in Algeria e cresciuto nelle banlieue parigine, Abdel
aveva avuto un passato segnato da piccoli reati, furti e un periodo
in carcere. Quando si presentò al colloquio per assistere Philippe,
non aveva alcuna esperienza nel settore e nessuna reale intenzione
di essere assunto.
Proprio questa mancanza di filtri, unita a un’ironia diretta e a
volte brutale, colpì Philippe. Abdel non provava pietà, non
trattava il suo datore di lavoro come un malato da compatire, ma
come un uomo con cui discutere, ridere, persino litigare. Nella
vita reale, questo atteggiamento fu decisivo nel rompere il muro di
solitudine in cui Philippe si era rinchiuso.
Un’amicizia che va oltre l’assistenza
Il film racconta l’evoluzione del loro rapporto come una
progressiva amicizia, ma nella realtà il legame fu ancora più
profondo e duraturo. Abdel Sellou non fu solo un assistente:
diventò una presenza centrale nella vita di Philippe,
accompagnandolo nei momenti più difficili e aiutandolo a ritrovare
un senso di dignità e desiderio.
Philippe stesso ha raccontato più volte che Abdel gli restituì
qualcosa che nessun medico era riuscito a dargli: la voglia di
vivere. L’umorismo irriverente, la spontaneità e la totale assenza
di compassione forzata permisero a Philippe di sentirsi di nuovo un
uomo completo, non definito esclusivamente dalla sua
disabilità.
Cosa cambia tra la storia vera e il film
Pur restando sorprendentemente fedele allo spirito della vicenda
reale, Quasi amici si
prende alcune libertà narrative. Nel film, il passato criminale di
Driss (personaggio ispirato ad Abdel) viene ammorbidito, così come
il contesto sociale viene semplificato per rendere la storia più
accessibile al grande pubblico.
Anche il finale è più conciliatorio rispetto alla realtà. Dopo la
fine del loro rapporto lavorativo, Abdel e Philippe non si
separarono emotivamente come suggerisce il film: rimasero in
contatto per anni. Abdel scrisse il libro Tu as changé ma vie (“Mi hai cambiato la
vita”), mentre Philippe raccontò la sua versione in Le second souffle, testi che confermano
quanto quell’incontro abbia segnato entrambi.
Il significato profondo di Quasi amici
Ciò che rende Quasi
amici una storia vera così potente non è la disabilità in sé,
ma il modo in cui il film – e la realtà – smontano ogni retorica
sulla diversità. Philippe e Abdel non si “salvano” a vicenda in
modo eroico: si contaminano, si mettono in crisi, si trasformano
reciprocamente.
Il film suggerisce una verità semplice ma rara nel cinema
mainstream: l’inclusione non nasce dalla compassione, ma dal
riconoscimento dell’altro come individuo, con difetti, ironia,
rabbia e contraddizioni. È questo che ha reso Quasi amici un fenomeno globale e non un
semplice film “ispirato a una storia vera”.
Un’eredità che va oltre il cinema
A
distanza di anni, la storia di Philippe Pozzo di Borgo e Abdel
Sellou continua a essere citata come esempio autentico di incontro
tra mondi lontani. Non perché edulcorata, ma perché reale. Il film
ha reso universale un legame che, nella vita vera, è stato ancora
più scomodo, intenso e trasformativo.
Ed è forse questo il motivo per cui Quasi amici continua a commuovere: non racconta ciò che
dovremmo essere, ma ciò
che possiamo diventare
quando smettiamo di guardarci attraverso le etichette.
Il contorto giallo
Cena con delitto – Knives Out di Rian Johnson riserva
molte sorprese, e il finale di Knives Out rivela la vera tragedia
dietro la morte del famoso scrittore Harlan Thrombey
(Christopher Plummer). Il film vede
Daniel Craig nei panni di Benoit Blanc,
un investigatore privato assunto per indagare sull’apparente
suicidio di Harlan dopo una festa di compleanno a casa sua. Nel
corso del film, Benoit scopre che ogni membro della famiglia di
Harlan aveva un motivo per ucciderlo, che fosse nascondere una
relazione segreta o assicurarsi una parte della sua enorme
fortuna.
Sebbene ognuno di loro sia
colpevole di un peccato o di un altro, solo uno di loro ha
effettivamente complottato per uccidere Harlan: suo nipote, Hugh
Ransom Drysdale (Chris Evans). La rivelazione nel finale di
Cena con delitto – Knives Out arriva da flashback e
diversi colpi di scena nell’atto finale del film. Proprio come Rian
Johnson crea un intricato giallo in Knives Out, fa lo stesso nel
sequel,
Glass Onion: A Knives Out Mystery, ma l’atto finale ricco di
colpi di scena rimane il più discusso. Poiché l’atto finale procede
a un ritmo rapido, le cose possono diventare confuse
Cosa succede realmente nel finale
di Cena con delitto – Knives Out
Ransom viene catturato e Marta è
innocente
Nel terzo atto Marta fa visita a
Fran, che sa che Ransom è l’assassino e ha una fotocopia delle
analisi del sangue di Harlan per dimostrare che non è innocente.
Fran sta morendo quando Marta la trova, e l’infermiera è stata
ovviamente incastrata dal vero assassino. Spaventata dal fatto di
causare altre morti, Marta confessa a Blanc di aver accidentalmente
iniettato morfina a Harlan e Fran viene portata d’urgenza in
ospedale. Marta sta per confessare tutto anche alla famiglia
Thrombey, ma dopo aver visto le analisi del sangue, Blanc capisce
che Marta è innocente.
Quello che segue è un classico
finale da giallo, con l’ormai iconico Benoit Blanc che deduce
abilmente tutto ciò che è accaduto durante la notte della morte di
Harlan, compreso il ritorno di Ransom alla casa, la scalata del
pergolato e lo scambio dei farmaci. Dopo che tutto è stato svelato
davanti a lui e Marta ha mentito sulla sopravvivenza di Fran,
Ransom confessa, credendo di essere condannato a causa della
testimonianza di Fran.
Tuttavia, viene rivelato che Fran è
morta, ma Marta ha registrato il monologo sul suo telefono. Dopo un
tentativo fallito di uccidere Marta, Ransom viene arrestato e Marta
prende le chiavi della villa e tutto ciò che Harlan possiede.
La morte di Harlan in Cena con
delitto – Knives Out spiegata
Harlan si uccide per proteggere
Marta
Rian Johnson sorprende il pubblico
mostrando come Harlan è morto all’inizio di Cena con delitto –
Knives Out. Harlan sta ricevendo le sue medicine serali dalla
sua infermiera, Marta (Ana
de Armas), quando le medicine vengono rovesciate. Marta
raccoglie le fiale ma, dopo aver fatto le iniezioni a Harlan, si
rende conto di aver scambiato le fiale e di avergli accidentalmente
somministrato una dose letale di morfina. A peggiorare le cose,
l’antidoto è stranamente scomparso dalla sua borsa dei
medicinali.
Sapendo che sarebbe stata incolpata
per la sua morte e che sua madre avrebbe potuto essere espulsa a
causa dello scandalo, Harlan dà a Marta istruzioni precise affinché
venga vista uscire di casa e poi tornare più tardi, in modo che
possa scendere al piano di sotto travestita da Harlan. Questo
avrebbe fissato l’ora della sua morte a un momento successivo alla
partenza di Marta.
Prima che l’overdose di morfina
potesse ucciderlo, Harlan si è tagliato la gola per far sembrare la
sua morte un suicidio piuttosto che un incidente. Tuttavia, il
finale di Knives Out rivela che la sua morte non è stata
accidentale. È stata causata dalle azioni di Ransom, che ha
cospirato affinché Marta uccidesse accidentalmente suo nonno.
Come il resto della sua famiglia,
Ransom era stato escluso dal testamento di Harlan, che invece aveva
lasciato tutto a Marta. Ma se Marta fosse apparsa come l’assassina
di Harlan, il nuovo testamento sarebbe stato invalidato e la
fortuna sarebbe stata divisa tra la famiglia Thrombey, compreso
Ransom.
Come è morto Harlan Thrombey (e
chi lo ha ucciso)
Perché Ransom era comunque
colpevole
La risposta letterale alla domanda
su chi abbia ucciso Harlan Thrombey è che si è suicidato,
tagliandosi la gola con un coltello. La tragedia della sua morte è
che Harlan non aveva affatto ricevuto un’overdose di morfina e non
c’era alcun bisogno che si suicidasse. Ransom aveva pianificato di
far somministrare a Marta l’overdose a Harlan scambiando le
etichette dei medicinali nella sua borsa e poi rubando l’antidoto
in modo che la vita di suo nonno non potesse essere salvata.
Tuttavia, quando il medicinale è
stato accidentalmente rovesciato, le due fiale sono state
nuovamente scambiate, quindi Marta ha effettivamente somministrato
a Harlan le dosi corrette e sicure. Durante tutto il film, Marta è
tormentata dal senso di colpa di aver ucciso Harlan per la sua
negligenza nel non aver controllato le etichette dei medicinali.
Invece, è proprio il fatto di non aver controllato le etichette che
gli ha salvato la vita. Marta ha capito quale fosse il medicinale
corretto dalla consistenza dei liquidi e gli ha somministrato le
dosi giuste d’istinto. Come spiega Benoit Blanc, Marta ha fatto la
cosa giusta nonostante la manomissione di Ransom perché è una brava
infermiera.
Sebbene la morte di Harlan sia
stata tecnicamente per mano sua, Ransom è senza dubbio da biasimare
nel finale di Knives Out. Se non avesse scambiato le etichette dei
medicinali, Marta non avrebbe mai creduto di aver accidentalmente
somministrato a Harlan una dose eccessiva di morfina, e Harlan non
si sarebbe mai ucciso per coprirla. Ma anche se Ransom fosse
colpevole solo di tentato omicidio nei confronti di Harlan, egli
sigilla il proprio destino uccidendo Fran per cercare di coprire le
proprie tracce.
Il piano di Ransom e l’omicidio di
Fran
Il piano originale di Ransom per
uccidere Harlan è stato modificato
Il piano originale di Ransom era
semplice. La notte della morte di Harlan, dopo aver lasciato la
casa infuriato per la modifica del testamento, è tornato e si è
arrampicato sul traliccio per evitare di essere visto. Ha scambiato
le etichette delle medicine nella borsa di Marta e ha preso
l’antidoto per un’overdose di morfina. Poi è sceso dal traliccio,
ma è stato visto dalla madre di Harlan, Greatnanna Wanetta (K
Callan). Ransom è poi rientrato di nascosto in casa durante il
funerale di Harlan, quando sapeva che sarebbe stata vuota, per
rimettere a posto tutto nella borsa dei medicinali ed evitare
sospetti.
Ransom ha assunto in modo anonimo
Benoit per indagare sulla morte di Harlan, credendo che le capacità
investigative di Benoit avrebbero incastrato Marta come assassina.
Questo piano fallì per tre motivi. Il primo fu che Fran (Edi
Patterson), la governante, vide Ransom manomettere la borsa dei
medicinali per la seconda volta e capì che qualcosa non andava. Il
secondo fu che Ransom non poteva prevedere che le fiale dei
medicinali sarebbero state rovesciate e che Marta le avrebbe
mescolate tutte da sola. Il terzo fu la decisione di Harlan di
uccidersi per assicurarsi che Marta non finisse nei guai.
Dopo che Marta aveva “confessato” a
Ransom di aver ucciso Harlan, Ransom capì che l’omicidio di Harlan
avrebbe potuto essere scoperto quando gli esami del sangue di
Harlan risultarono perfettamente normali, senza alcuna traccia di
overdose da morfina. La morte sarebbe stata dichiarata un suicidio,
Marta avrebbe ricevuto la fortuna di Harlan e Ransom non avrebbe
ottenuto nulla. Per assicurarsi che i risultati degli esami del
sangue non potessero scagionare Marta, Ransom bruciò il laboratorio
dove erano stati effettuati gli esami. Tuttavia, c’era un altro
intoppo: Fran
Fran prese la borsa dei medicinali
dalla scena del crimine e inviò a Ransom una fotocopia dell’esame
del sangue, rivelando di averne una copia, con l’avvertimento “SO
COSA HAI FATTO” e le istruzioni di andare a incontrarla. Lui inviò
il biglietto a Marta in modo che lei credesse di essere minacciata
da un esame del sangue che provava un’overdose di morfina. Ransom
inviò un’e-mail a Marta dicendole di recarsi al luogo dell’incontro
dopo l’orario originariamente stabilito. Incontrò prima Fran, le
somministrò una dose letale di morfina e fece in modo che Marta la
trovasse.
Perché il piano di Ransom
fallì
La genuina bontà di Marta sventò
il piano di Ransom
Anche questo nuovo piano fallì.
Fran inizialmente sopravvisse al sovradosaggio, svegliandosi quando
Marta la trovò e dicendole: “È stato Hugh a farlo”. Marta fraintese
la frase come “Sei stata tu a farlo”, continuando a pensare che
l’esame del sangue avesse rivelato un’overdose di morfina e che
Fran la stesse accusando di aver ucciso Harlan. Tuttavia, invece di
lasciare morire Fran, Marta ha chiamato un’ambulanza per portarla
in ospedale. Ha poi confessato a Benoit, accettando il suo destino,
e gli ha mostrato la scorta segreta di Fran nella villa dei
Thrombey, dove era nascosta la copia dell’esame del sangue.
Prima che Marta potesse confessare
alla famiglia, Benoit ha guardato l’esame del sangue e ha capito
che Marta era innocente. Il finale di Knives Out diventa quindi una
classica scena di accusa in un giallo. Benoit ordina a tutti i
membri della famiglia, tranne Ransom, di lasciare il salotto e
espone tutti gli indizi del piano contorto di Ransom dall’inizio
alla fine.
Marta riceve una telefonata
dall’ospedale e dice trionfante a Ransom che Fran è sopravvissuta e
potrà testimoniare. Credendo di essere comunque condannato, Ransom
ammette i suoi crimini. Marta rivela di averlo registrato, che Fran
è morta per overdose e che Marta ha ingannato Ransom per fargli
confessare.
Perché Ransom era la scelta
migliore per il ruolo dell’assassino
Il film ha scelto un modo
intelligente per stuzzicare e poi rivelare la verità
Quando si tratta di film gialli, il
trucco spesso consiste nel rendere la rivelazione dell’assassino
una sorpresa divertente, ma anche qualcosa di plausibile e sensato
dopo più visioni. Knives Out ci riesce con Ransom, ma fa anche un
passo in più. Il film fa in modo che Ransom risulti antipatico fin
dall’inizio. Anche se questo vale per la maggior parte della sua
famiglia, lui appare come una persona presuntuosa, meschina e
proprio il tipo di persona che un film userebbe come diversivo.
Molto spesso, una persona come
Ransom sembra troppo ovvia per essere il cattivo, quindi il
pubblico potrebbe non apprezzarlo, ma lo escluderà anche come
assassino. È facile aspettarsi che l’assassino sia qualcuno di più
inaspettato, data la natura dei colpi di scena in questo tipo di
film. Quando Ransom alla fine si allea con Marta, anche se è solo
per trarne vantaggio, il pubblico abbassa un po’ la guardia. La
rivelazione che in realtà è lui l’assassino che stavano cercando ha
un impatto ancora più forte proprio per questo motivo.
È logico che la persona più gentile
del film, Marta, venga ingannata dal più malvagio, dato che anche
il pubblico viene ingannato. Questo rende ancora più soddisfacente
il fatto che alla fine lei abbia la meglio, il che significa che
Knives Out ha uno dei migliori finali del genere.
Il
vero significato del finale di Knives Out
La
vittoria di Marta sulla famiglia Thrombey è una conclusione
soddisfacente
Nonostante l’argomento cupo e la natura tragica della morte di
Harlan, il finale di Knives
Out ha una visione sorprendentemente ottimista. Marta riesce a
evitare di essere incastrata per l’omicidio di Harlan e di finire
in prigione perché, in fondo, è una brava persona. Inizialmente
cerca di coprire le circostanze della morte di Harlan non tanto per
proteggere se stessa, quanto per proteggere la propria famiglia e
rispettare le ultime volontà di lui.
Tuttavia, Marta è tormentata dal senso di colpa per l’insabbiamento
e capisce di essere andata troppo oltre nel momento in cui qualcuno
resta ferito. Se avesse lasciato morire Fran e avesse scelto di non
confessare a Benoit Blanc, interpretato da Daniel Craig, Ransom
l’avrebbe fatta franca. La bontà innata di Marta è simboleggiata
dal fatto che non riesce a mentire senza vomitare. La sua umiltà è
in netto contrasto con l’arroganza e il senso di diritto acquisito
della famiglia Thrombey.
Quando i Thrombey scoprono che Harlan ha lasciato tutta la sua
fortuna a Marta, reagiscono con rabbia, convinti che qualcosa sia
stato sottratto loro. In realtà, però, quella ricchezza non è mai
appartenuta davvero a loro.
Knives Out prende di
mira l’idea secondo cui persone bianche e privilegiate si
definiscono “self-made” nonostante abbiano costruito il proprio
successo grazie a ricchezze ereditarie e relazioni familiari. Walt
(Michael Shannon) dirige la casa editrice di famiglia, ma il lavoro
gli è stato dato dal padre. Joni (Toni Collette), la nuora di Harlan, vive da
anni alle sue spalle. Meg (Katherine Langford) si presenta come
progressista e femminista e finge di essere amica di Marta, ma
basta una piccola pressione perché sia pronta a manipolarla.
Quando i Thrombey scoprono che Harlan ha lasciato l’intero
patrimonio a Marta, si sentono derubati. Ma Harlan sceglie Marta
proprio perché è stata gentile con lui senza secondi fini e perché
ha lavorato duramente tutta la vita ricevendo in cambio ben
poco.
Mettendo Marta contro i Thrombey, il finale di Knives Out mette in discussione il
concetto di ricchezza ereditata e di privilegio. Per mandare
all’aria i loro piani, a Marta basta essere ciò che è sempre stata:
una brava infermiera e una brava persona.
Come è stato accolto il finale di Knives Out
Un nuovo modo di ingannare lo spettatore
In un buon film giallo, il finale e la rivelazione dell’assassino
sono fondamentali. Knives
Out è considerato uno dei migliori murder mystery mai
realizzati, e questo dimostra quanto sia efficace il suo epilogo.
Un buon finale deve essere qualcosa che il pubblico, una volta
rivelato, comprende perfettamente, ma che non aveva previsto.
Gli spettatori moderni amano cercare di risolvere il mistero da
soli e hanno a disposizione moltissimi film del genere a cui fare
riferimento. Knives Out,
però, trova un modo brillante per impedire al pubblico di
indovinare, presentando apparentemente l’identità dell’assassino
già nel primo atto del film. Un utente Reddit, marineman43, ha ammesso che questo
depistaggio ha funzionato anche con lui, offrendo un approccio
originale al genere:
“La ‘rivelazione’ di Marta come assassina così presto
nel film è stata intrigante e una scelta molto interessante per il
genere. Mi ha davvero depistato per un po’, facendomi pensare che
il resto del film sarebbe stato incentrato su di lei che sabotava
sottilmente l’indagine per non destare sospetti.”
Allontanare il pubblico dalla caccia all’assassino rende la verità
su Ransom un colpo di scena ancora più divertente. Se Marta non
fosse stata presentata subito come presunta colpevole, Ransom
sarebbe stato il sospettato più ovvio. Quando invece viene rivelato
come il vero villain della storia, tutti gli indizi iniziano
improvvisamente a combaciare. È il tipo di film che si può rivedere
più volte, scoprendo nuovi dettagli a ogni visione.
Vedere Benoit Blanc mettere insieme tutti i pezzi e arrivare alla
verità è un momento estremamente appagante, che lo consacra come
uno dei migliori detective cinematografici. Ma il finale funziona
così bene anche per ciò che rappresenta per Marta: la vittoria di
un personaggio imperfetto, che ha commesso errori ma ha dimostrato
per tutta la durata del film di essere una persona fondamentalmente
buona.
Il confronto tra Glass
Onion e Knives
Out
Le indagini di Benoit Blanc continuano
Sia Knives Out che il
sequel
Glass Onion
presentano misteri in cui nulla è come sembra, ma l’approccio alle
indagini è molto diverso. Anche l’umorismo gioca un ruolo
fondamentale. In Glass
Onion, il tono è più sopra le righe, rendendo il mistero
apparentemente più semplice rispetto a quello del primo film.
Mentre il pubblico si concentra sulle performance eccentriche e
sulle battute, rischia di perdere i dettagli più importanti.
Entrambi i film usano il contrasto tra flashback e presente. Le
donne al centro delle due storie appaiono calme e controllate
mentre la verità emerge, ma in realtà nessuna delle due lo è
davvero. Marta vomita ogni volta che cerca di mentire ed è
costantemente terrorizzata all’idea che la sua famiglia paghi per
il crimine commesso. In Glass
Onion, Helen/Andi (Janelle Monáe) si muove in preda al panico
cercando di non essere scoperta, fino al momento della rivelazione
finale, che porta a un’esplosione letterale, rendendo il finale del
sequel molto più spettacolare rispetto a quello di Knives Out.
Anche il modo in cui vengono disseminati indizi e misteri è più
lineare in Glass Onion.
Knives Out è costretto a
tornare più volte sui propri passi per fornire allo spettatore
tutti i pezzi del puzzle, cosa che nel sequel avviene meno spesso.
In ogni caso, sia il finale di Knives Out sia quello di Glass Onion risultano conclusioni
soddisfacenti, sia per i personaggi principali che per il
pubblico.
La terra
promessa (Bastarden nel titolo originale danese) è uno di quei
film storici che sembrano provenire da un’altra epoca del cinema:
ampio respiro epico, personaggi scolpiti nel silenzio, un conflitto
morale netto e una natura ostile che diventa antagonista. Diretto
da Nikolaj
Arcel e interpretato da Mads Mikkelsen, il film
è spesso descritto come un Nordic Western. Ma quanto c’è di vero nella sua
storia?
Chi era davvero Ludvig von Kahlen e cosa racconta il film
Il
film è liberamente
ispirato alla figura storica del capitano Ludvig von
Kahlen, veterano dell’esercito danese del XVIII secolo,
noto per aver tentato l’impossibile: colonizzare le lande inospitali dello
Jutland negli anni 1750, su impulso del re
Frederick V.
L’obiettivo della Corona era trasformare una distesa di brughiera
sterile e selvaggia in una risorsa agricola capace di generare
ricchezza e stabilità.
Kahlen, uomo senza titolo nobiliare e privo di appoggi, propose un
piano audace: finanziare personalmente l’impresa in cambio, se
avesse avuto successo, di un titolo, una tenuta e uno status
sociale. Un patto apparentemente equo, ma in realtà carico di
cinismo: lo Stato non rischiava nulla, mentre il fallimento di
Kahlen era dato quasi per scontato.
Nel film, questo conflitto iniziale si trasforma presto in una
guerra di
logoramento, non solo contro la natura, ma contro un
sistema feudale che, sebbene formalmente superato, continua a
esercitare un potere brutale attraverso i grandi proprietari
terrieri.
Dal romanzo alla realtà: cosa è stato cambiato
La terra promessa è
tratto dal romanzo Kaptajnen og Ann
Barbara di Ida Jessen,
che a sua volta prende spunto in modo non letterale dalla vita di von Kahlen.
Jessen ha chiarito che la sua non è una biografia, ma una
rielaborazione
narrativa: i personaggi non hanno monologhi interiori, non
spiegano le proprie emozioni, non si concedono introspezioni
moderne. È una scelta coerente con l’epoca raccontata, in cui la
sopravvivenza lasciava poco spazio alla psicologia esplicita.
Il film segue questa impostazione con rigore. Molti elementi sono
romanzati o
condensati: il crudele antagonista Frederik de Schinkel
rappresenta una figura-sintesi del potere arbitrario dei
latifondisti; la storia d’amore e i personaggi secondari
amplificano tematiche reali – sfruttamento, servitù, violenza – ma
non vanno letti come ricostruzioni puntuali. Ciò che resta
autentico è il contesto
storico, la tensione sociale e l’idea di un uomo che tenta
di forzare un ordine immutabile.
Un western nordico più vero nello spirito che nei fatti
Definire La terra
promessa un film “basato su una storia vera” è corretto
solo entro certi
limiti. Non racconta fedelmente ogni evento della vita di
Ludvig von Kahlen, ma ne conserva l’essenza: la lotta di un
outsider contro la natura, il potere e il proprio desiderio di
riscatto. Come i grandi western classici, il film usa la Storia
come mito
fondativo, non come cronaca.
Non è un caso che molti critici abbiano paragonato Mads Mikkelsen a
un “Gary Cooper europeo”: il suo Kahlen è un uomo duro, ostinato,
spesso antipatico, che cresce lentamente sotto il peso delle
sconfitte. In questo senso, La terra promessa è più vicino alla verità emotiva che
a quella documentaria.
In conclusione
Sì, La terra promessa è
ispirato a una storia vera, ma è soprattutto una
trasfigurazione
cinematografica di un episodio poco noto della storia
danese, raccontato con il linguaggio del western e con un forte
centro morale. Un film che non idealizza il passato, ma ne recupera
la forza narrativa, dimostrando che si possono ancora realizzare
epici storici adulti, complessi e profondamente umani.
Dopo l’uscita cinematografica e in streaming del
finale di Stranger
Things, David
Harbour ha deciso di fare un passo
indietro rispetto a quello che sarebbe dovuto essere il suo
prossimo grande progetto cinematografico. Un portavoce di
Searchlight
Pictures ha confermato a Variety che l’attore
non farà più parte del cast
di Behemoth!, il
nuovo film diretto da Tony Gilroy
e interpretato da Pedro Pascal.
I
rappresentanti di Harbour non hanno rilasciato commenti ufficiali,
ma diverse fonti parlano di una decisione maturata in seguito
all’impatto emotivo della conclusione della serie Netflix.
Una pausa dopo Stranger Things: “Ero sopraffatto”
Secondo quanto riportato da Variety, David Harbour sarebbe rimasto
“sopraffatto”
dalla fine di Stranger Things e avrebbe scelto di
prendersi una pausa. Altre fonti indicano invece che il ruolo
sarebbe già stato riassegnato a un altro interprete.
In una recente intervista, l’attore ha riflettuto sul profondo
cambiamento che la serie ha avuto sulla sua carriera, spiegando
come prima del successo globale fosse perfettamente felice di
ricoprire ruoli secondari in grandi produzioni:
“A un certo punto
della mia vita mi andava benissimo essere il settimo nome sul
foglio di chiamata di un film con Denzel Washington. Poi Stranger Things ha
cambiato tutto.”
Harbour ha ammesso di provare nostalgia per la libertà creativa dei
primi tempi, sottolineando però che il suo obiettivo non è
cambiato: continuare a raccontare storie belle, strane e capaci di aprire le
persone.
Cos’è Behemoth! e cosa succede ora
Behemoth! segna il
ritorno al cinema di Tony Gilroy dopo Michael Clayton ed è uno dei progetti più
attesi targati Searchlight. La trama ruota attorno a
un musicista proveniente
da una famiglia di musicisti che torna a Los Angeles, ma i
dettagli restano volutamente riservati. Oltre a Pedro Pascal, il
cast include Olivia Wilde,
Matthew
Lillard ed Eva
Victor.
Sebbene Harbour abbia rinunciato a questo progetto specifico, il
suo percorso cinematografico resta ricco di impegni futuri. Dopo
aver chiuso un capitolo fondamentale della sua carriera con
Stranger Things,
l’attore sembra ora intenzionato a rallentare e scegliere con maggiore attenzione i
prossimi passi.
Mia
Goth ha chiarito perché un possibile
Frankenstein 2 diretto da
Guillermo del
Toro non vedrà mai la luce. L’attrice, che
interpreta Lady Elizabeth Harlander e la Baronessa Claire
Frankenstein nella nuova versione Netflix del classico di Frankenstein, ha
spiegato come le voci su un sequel – o su una reinterpretazione de
La sposa di Frankenstein —
non abbiano mai avuto basi concrete.
Già
prima dell’uscita del film, si era parlato della possibilità che
del Toro potesse confrontarsi con il mito cinematografico reso
celebre da Boris
Karloff, ma oggi quella strada appare
definitivamente chiusa.
“Victor Frankenstein è morto”: l’ostacolo narrativo decisivo
In un’intervista rilasciata a Collider, Mia Goth ha raccontato di aver affrontato
direttamente l’argomento con il regista: “Gliel’ho
chiesto, e lui mi ha risposto: ‘Ma Victor Frankenstein è
morto’.”
Ed è proprio questo il nodo centrale. Il film di del Toro si
conclude infatti con la morte di Victor Frankenstein (interpretato da
Oscar Isaac), dopo una
riconciliazione finale con la Creatura, interpretata da
Jacob Elordi. Senza
Victor in vita, diventa praticamente impossibile adattare
La sposa di
Frankenstein, che ruota attorno alla creazione di una compagna
per il Mostro.
Inoltre, il finale scelto da del Toro ha un tono volutamente
catartico e
speranzoso: la Creatura non è più intrappolata in un ciclo
di rifiuto e distruzione. Riproporre una storia incentrata su un
nuovo rigetto, come accade tradizionalmente con la Sposa,
rischierebbe di contraddire il senso stesso del film.
Un remake è già in arrivo (ma non è quello di del Toro)
La scelta di non proseguire con un sequel è inoltre coerente con la
carriera di del Toro, che non ha mai diretto un sequel. Anche Pacific Rim: Uprising fu realizzato senza di
lui, a causa di problemi produttivi che lo costrinsero a lasciare
il progetto mentre era impegnato con The Shape of
Water.
Nonostante il successo critico del film — e l’acclamazione per la
performance di Jacob Elordi, già premiata ai Critics Choice Awards
— Frankenstein è stato
concepito come un’opera
autonoma, completa e chiusa. E, a quanto pare, resterà
tale.
Il
capitolo conclusivo della
storia mai raccontata delle streghe di Oz è finalmente
disponibile da casa. Wicked – Parte
2 è acquistabile o noleggiabile
dal 5 gennaio in
esclusiva sulle piattaforme
digitali, distribuito da Universal Pictures Home
Entertainment.
Forte di un’accoglienza straordinaria da parte di critica e
pubblico, Wicked – Parte 2
viene definito “un tripudio
di colori e una gioia per gli occhi” (Cosmopolitan) e
approda in home video con numerose versioni e oltre un’ora di contenuti
speciali, pensati per i fan del musical che ha segnato una
generazione.
Tutte le versioni digitali e i contenuti speciali
Wicked – Parte 2 è
disponibile al prezzo di
19,99 € per l’acquisto e 14,99 € per il noleggio, nei formati
SD, HD e UHD,
sulle seguenti piattaforme:
Il pre-ordine è
attivo solo su Prime
Video e Apple TV.
Tra le versioni disponibili figurano:
versione ibrida (dialoghi in italiano,
canzoni in lingua originale)
versione originale
versione completamente doppiata
edizione esclusiva Sing-Along (in lingua
originale)
I
contenuti extra includono scene eliminate e uno speciale making-of di oltre 50 minuti con
Ariana Grande,
Cynthia Erivo, il cast e
i filmmaker, offrendo uno sguardo approfondito sulla realizzazione
del film.
Elphaba e Glinda: un addio che cambia per sempre Oz
La storia riprende con Elphaba e Glinda ormai separate, costrette a convivere con le
conseguenze delle proprie scelte. Elphaba, demonizzata come Strega
Malvagia dell’Ovest, vive in esilio e continua la sua battaglia per
la libertà degli animali di Oz, cercando di svelare la verità sul
Mago,
interpretato da Jeff
Goldblum.
Glinda, sotto la guida di Madame Morrible (la premio Oscar
Michelle
Yeoh), diventa invece il volto rassicurante
del regime, mentre si prepara a sposare il Principe
Fiyero
(Jonathan Bailey). Il
tentativo di riconciliazione tra le due protagoniste fallirà,
innescando una catena di eventi che cambierà per sempre il destino
di Oz.
Con una folla pronta a ribellarsi e un’ultima possibilità di
incontro, Wicked – Parte
2 chiude la saga puntando tutto su amicizia, empatia e trasformazione,
offrendo un finale emotivo e spettacolare.
Prodotto da Marc Platt e
David Stone,
il film si basa sull’iconico musical con musiche e testi di
Stephen
Schwartz, tratto dal romanzo bestseller di
Gregory
Maguire. Il primo Wicked (2024) ha ottenuto 10 nomination agli Oscar®, vincendo
per Migliori
Costumi e Migliore Scenografia, e ha incassato
750 milioni di dollari
nel mondo.
Sono state diffuse le prime
immagini ufficiali di The
Bluff, il nuovo film d’azione e avventura prodotto
dai fratelli Russo e interpretato da Priyanka Chopra
Jonas. Il film sarà disponibile
in tutto il mondo su
Prime Video dal 25 febbraio 2026,
distribuito da Amazon MGM
Studios.
Ambientato nelle suggestive Isole Cayman, The Bluff promette un’esperienza adrenalinica che fonde
il fascino del racconto storico con una messa in scena moderna, tra
duelli con la spada, combattimenti corpo a corpo e una forte
componente emotiva legata ai temi della famiglia e della
redenzione.
1 di 3
Crediti: Amazon MGM
Studios
Crediti: Amazon MGM
Studios
Crediti: Amazon MGM
Studios
Un’eroina segnata dal passato al centro di un’action epico
Priyanka Chopra Jonas interpreta Ercell “Bloody Mary” Bodden, un’ex pirata
che crede di essersi lasciata alle spalle una vita di violenza,
dopo aver trovato pace con il marito T.H. (Ismael Cruz Cordova), il
figlio Isaac e la cognata Elizabeth. Il fragile equilibrio viene
però spezzato dal ritorno del suo famigerato ex capitano
Connor,
interpretato da Karl
Urban, deciso a vendicarsi.
Costretta a confrontarsi con i demoni del passato, Ercell si
ritrova coinvolta in una lotta brutale per la sopravvivenza, armata
di abilità letali nella scherma, trappole ingegnose e di una
determinazione feroce nel proteggere la sua famiglia. Il film
costruisce così un percorso di riscatto e autodeterminazione, trasformando la
battaglia fisica in un viaggio interiore.
Dietro la macchina da presa e un cast internazionale
La regia è affidata a Frank E.
Flowers, che firma anche la sceneggiatura
insieme a Joe
Ballarini. La produzione porta la firma di
Joe Russo,
Anthony
Russo e Angela
Russo-Otstot per AGBO, società nota per
progetti come Avengers: Endgame ed Extraction.
Nel cast figurano anche Safia Oakley-Green, Temuera Morrison, Ismael Cruz Cordova e
Karl Urban,
mentre le spettacolari location reali – tra cui la
Grotta del
Teschio e le scogliere di Cayman Brac – contribuiscono a dare al
film un forte impatto visivo.
The Bluff si presenta
come un action-thriller d’epoca intenso e spettacolare, pensato per
il grande pubblico e guidato da una protagonista femminile potente
e fuori dagli schemi.
In La terra
promessa (leggi
qui la nostra recensione), il capitano Ludvig Kahlen non appare
come una persona particolarmente eccezionale. Molte delle cose che
fa sono discutibili. Eppure, non si può fare a meno di tifare per
lui, grazie al suo spirito indomito e alla sua lotta incessante
contro il caotico male rappresentato da de Schinkel. Naturalmente,
Mads Mikkelsen nel ruolo del protagonista
contribuisce ulteriormente alla causa. La leggenda danese è sempre
al massimo quando recita in un film nel suo paese natale, e il
western storico di Nikolaj Arcel non fa eccezione.
Questo film danese, presentato in
concorso alla Mostra di Venezia e poi candidato agli Oscar, è
incredibilmente coinvolgente fin dall’inizio, mentre racconta una
storia piena di rabbia in cui due uomini rifiutano di arrendersi
finché uno dei due non muore. Tuttavia, Ludvig è quello che sogna
di costruire qualcosa di concreto, mentre de Schinkel è un uomo
pomposo con un ego fragile. La loro è una storia che si intreccia
in modi brutali e con risvolti imprevedibili, che approfondiamo qui
di seguito.
La trama di La terra
promessa: cosa succede nel film?
Nel 1755, l’impoverito capitano
Ludvig Kahlen parte alla conquista delle aspre e
inabitabili lande danesi con un obiettivo apparentemente
impossibile: costruire una colonia in nome del Re. In cambio,
riceverà il nome reale disperatamente desiderato. Ma l’unico
sovrano della zona, lo spietato Frederik de
Schinkel, crede arrogantemente che questa terra gli
appartenga. Quando de Schinkel viene poi a sapere che la cameriera
Ann Barbara e il suo servo marito sono fuggiti per
rifugiarsi da Kahlen, il privilegiato e dispettoso sovrano giura
vendetta. Kahlen non si lascia però intimidire e ingaggia una
battaglia impari, rischiando non solo la sua vita, ma anche la
famiglia di forestieri che si è formata intorno a lui.
Lo scontro tra Ludvig e de
Schinkel
Film come La terra
promessa sono esempi significativi di come non sia
necessario un lungo retroscena per giustificare le azioni di un
personaggio. Tutto ciò che sappiamo di Ludvig è che proviene dalla
classe operaia. Crescendo, Ludvig ha iniziato a dedicarsi al
giardinaggio fino a quando non si è arruolato nell’esercito. Questo
basta per capire perché voglia affermarsi come nobile e costruire
una casa che desidera chiamare “Casa del Re”. E perché non
dovrebbe, visto che ha faticato tutta la vita per arrivare dove è,
a differenza dei nobili buoni a nulla che gestiscono gli affari del
re, indossando parrucche buffe come simbolo della loro classe
superiore?
Per un uomo come de Schinkel, che
non ha mai dovuto alzare un dito in vita sua perché proviene da una
famiglia ricca, un uomo capace come Ludvig è però sempre motivo di
preoccupazione. Soprattutto quando la brughiera di Ludvig cade
sotto la giurisdizione del distretto di de Schinkel. Non è altro
che un proprietario terriero privato che sfrutta la classe operaia
in ogni modo possibile, grazie alla pratica disumana della
schiavitù che non è ancora illegale. Per de Schinkel è un po’
fastidioso che Ludvig costruisca una colonia coltivando la terra,
perché attirerebbe coloni e metterebbe un contadino come l’ex
capitano su un piedistallo molto più alto del suo.
La divisione di classe e il valore
dello status sociale sono molto evidenti in La terra
promessa, e le attività di de Schinkel ne sono la
prova. Il tono della rivalità tra de Schinkel e Ludvig è
dunque chiaro fin dalla prima scena, dove i due si incontrano di
persona. Anche se l’atmosfera è cordiale e piacevole, dato che il
primo ha invitato il secondo a cena, la tensione è palpabile.
Ludvig ha già realizzato l’inimmaginabile. La sua terra ha mostrato
segni di miglioramento. La “Casa del Re” è stata completata e molti
uomini lavorano instancabilmente per lui per realizzare il suo
sogno. Lo scopo della cena amichevole è dunque quello di intimidire
Ludvig e costringerlo a firmare un contratto, che sostanzialmente
lo rende un dipendente di de Schinkel.
Ma Ludvig ovviamente non ha
intenzione di cedere e rifiuta con fermezza la proposta, anche se
durante tutta la visita si mostra educato e calmo. Come se le cose
non potessero andare peggio per de Schinkel, questi ha dovuto
presentare a Ludvig Edel, la donna che intende sposare. Anche Edel
proviene da una famiglia benestante, ma suo padre norvegese è
determinato a darle in sposa a qualcuno più ricco, ovvero de
Schinkel. Sfortunatamente, de Schinkel non è ancora riuscito a
conquistare il cuore di Edel. Tra Edel e Ludvig scatta
immediatamente una forte intesa, il che è perfettamente
comprensibile, dato che lei vede in lui chiaramente qualcosa che
manca a un uomo come de Schinkel.
La serata si conclude con i due che
si dichiarano ufficialmente guerra senza proferire parola, mentre
Edel invita segretamente Ludvig a un imminente evento reale come
suo accompagnatore. Nel suo incontro con Ludvig, de Schinkel
continua però a sottolineare il termine “caos”, ed è proprio questo
che sceglie come forma di ritorsione. Mostrando la sua falsa
autorità, costringe gli uomini di Ludvig a smettere di lavorare.
Questi uomini, che non sono abbastanza intelligenti da capire la
legge, presto si licenziano, lasciando di fatto incompiuto il
progetto dei sogni di Ludvig.
Come reagisce Ludvig?
Ancor prima di incontrare de
Schinkel, Ludvig assume una coppia per lavorare, che in realtà si
nasconde proprio dal crudele proprietario terriero dopo essere
fuggita dalle catene della schiavitù. de Schinkel ovviamente chiede
informazioni su questi due, ma dopo averne sentito parlare durante
la cena, Ludvig finge di non sapere nulla. La coppia, Eriksen e
Ann-Barbara, trovano Ludvig strano, ma accontentarsi di due pasti
al giorno in cambio del lavoro in casa e nei campi è sicuramente
un’opzione migliore che sopportare l’orrore di de Schinkel. Con il
tempo, però, la coppia diventa lentamente alleata fidata di Ludvig
e, anche quando tutti gli uomini se ne vanno, loro rimangono.
Ludvig trova dunque una soluzione
per risolvere la carenza di manodopera tra gli zingari, grazie a
una ragazzina vagabonda dalla pelle scura di nome May Ann-Mouse. La
ragazza, che viaggia con gli zingari, è considerata da tutti un
“cattivo presagio” a causa del colore della sua pelle. Ludvig non
le mostra alcun affetto, ma è abbastanza intelligente da non
credere alle superstizioni. I giorni passano e la terra di Ludvig
continua a prosperare grazie ai lavoratori migranti. Ma de Schinkel
non ha affatto finito e questa volta si vendica compiendo un gesto
davvero orribile. Uccidere Eriksen nel modo più barbaro possibile,
versandogli addosso dell’acqua bollente.
Edel è a quel punto
comprensibilmente inorridita e implora letteralmente Ludvig di
liberarla da de Schinkel. L’unico modo per riuscirci è che Ludvig
ottenga un titolo, trasformando la sua terra in un feudo. Tornata a
casa del re, Ann-Barbara prova orrore e dolore quando vede il corpo
senza vita di Eriksen con tutti i segni delle ustioni recenti. Dopo
quello che è successo a Eriksen, gli zingari se ne vanno, poiché
lavorare per Ludvig non sembra sicuro per loro. Anche Ann-Barbara
se ne va, ma alla fine torna, così come la piccola May Ann-Mouse e,
sebbene inizialmente preoccupato di doversi prendere cura di una
bambina, Ludvig le permette di restare. Questo implica che Ludvig
sia in realtà un uomo premuroso sotto la sua dura corazza.
A questo punto, la relazione tra
Ludvig e Ann-Barbara è il momento clou di La terra
promessa, così come lo è quella tra Ludvig e Ann-Mouse.
Non ci si aspetta che queste due relazioni abbiano luogo, poiché
Ludvig inizialmente dà l’impressione che tutto ciò che desidera
dalla vita sia il “titolo” di nobile. In un certo senso è vero,
poiché si può dedurre che sia stato un solitario per tutta la sua
esistenza. Infatti, rivela a Edel di non aver mai avuto alcuna
relazione con una donna fino a quel momento. Nonostante Ann-Barbara
sia la sua governante, lui però non la tratta mai come tale.
Nonostante il suo aspetto da duro, non gli dispiace se lei è di
cattivo umore e gli parla in modo piuttosto informale.
Per Ann-Barbara, alla fine diventa
chiaro che il suo datore di lavoro è una persona intrinsecamente
buona. La storia d’amore tra loro nasce dunque da un’acuta
solitudine, in cui Ann-Barbara cerca inizialmente conforto fisico e
Ludvig non rifiuta. Lei è consapevole della relazione tra Edel e
Ludvig, ma va avanti comunque. Probabilmente non capisce che nel
suo cuore Ludvig prova dei sentimenti per lei. Quando due persone
che provano qualcosa l’una per l’altra si ritrovano completamente
sole nel mezzo di un inverno freddo e spietato, è inevitabile che
scocchi la scintilla.
Con il passare del tempo, Ludvig e
Ann-Barbara sviluppano entrambi un legame genitore-figlio con
Ann-Mouse. Soprattutto Ludvig, che un tempo sembrava un uomo freddo
e senza cuore che maltrattava una semplice bambina, ora farebbe di
tutto per proteggerla. Tuttavia, ha ancora gli occhi puntati
sull’obiettivo, che è quello di avviare l’agricoltura sulla terra
affinché i coloni inizino ad arrivare. Con la sua arma segreta,
ovvero i sacchi di patate importati dalla Germania, Ludvig riesce a
raggiungere il suo obiettivo. Di conseguenza, il re invia un gruppo
di coloni nella terra di Ludvig. Questo naturalmente infastidisce
de Schinkel, che non si darà pace finché non avrà rovinato tutto
ciò che Ludvig ha costruito.
Cosa succede nel finale?
La narrazione è dunque sempre stata
diretta verso uno scontro finale tra questi due uomini. Soprattutto
dopo che de Schinkel non ha esitato a uccidere due dei coloni,
Peter e Vera. Questo spinge Ludwig a precipitarsi nella sua tenuta
e a minacciarlo puntandogli una pistola in faccia. Ma de Schinkel
ovviamente non ha intenzione di arrendersi e cospira ulteriormente
con i suoi tirapiedi per lanciare un altro attacco. Ludvig però ne
ha già abbastanza, quindi individua gli aggressori grazie a una
soffiata di Edel e li uccide uno ad uno con precisione militare.
Purtroppo, però, i coloni si rifiutano di restare se Ann-Mouse,
apparentemente foriera di sfortuna, è presente.
Nonostante la disapprovazione di
Ann-Barbara, Ludvig saluta dunque la bambina in lacrime e la lascia
in un orfanotrofio. Anche Ann-Barbara se ne va, lasciando un
biglietto a Ludvig. La perdita delle due persone che amava di più
al mondo è troppo per lui, ma non ha tempo di sedersi e riflettere
su questo, poiché de Schinkel manda i suoi uomini alla “Casa del
Re” e lo mette in custodia cautelare. Come ci si potrebbe
aspettare, de Schinkel ha intenzione di fare a Ludvig esattamente
ciò che ha fatto a Eriksen. E Ludwig, già pesantemente frustato,
sembra accettare il suo destino ora che non ha più nessuno. Ma
Ann-Barbara ha chiaramente altri piani, dato che si intrufola nella
tenuta di de Schinkel e si traveste da domestica.
Non è particolarmente difficile per
lei, dato che in passato ha svolto lo stesso lavoro lì, nella
realtà. Riesce così a raggiungere de Schinkel mutilandolo e poi
castrandolo con l’aiuto di Edel. Questo tuttavia, porta alla sua
incarcerazione. È piuttosto triste che in un mondo governato da
uomini malvagi come de Schinkel, Ann-Barbara debba pagare il prezzo
per aver eliminato colui che le ha letteralmente rovinato la vita
in ogni modo possibile. Ma non si può fare nulla per la sua
prigionia, poiché nessuno è al di sopra della legge, specialmente
qualcuno come Ann-Barbara. Tuttavia, Ludvig fa a quel punto una
cosa molto importante, ovvero salvare Ann-Mouse e riportarla
indietro. L’uomo le chiede persino scusa per averla mandata
via.
Il punto centrale di La
terra promessa è proprio quello di distinguere tra uomini
come de Schinkel e uomini come Ludvig. Mentre uno ha intrapreso la
strada della follia e della violenza, l’altro ha trovato l’amore e
la pace. La ricchezza funge da forza motrice nell’intera
narrazione, poiché de Schinkel continua a vantarsene e Ludvig fa di
tutto per ottenerla. Ma alla fine l’uomo si rende conto che non è
la ricchezza materialistica a dare senso alla vita, bensì i legami
umani. Mentre entra nella fase crepuscolare della sua vita, nulla
conta più per Ludvig del suo amore per Ann-Barbara e Ann-Mouse.
Con Ann-Mouse che cresceva e
trovava l’amore, a Ludvig non restava che cercare Ann-Barbara, che
era ancora in prigione ma stava per essere nuovamente ridotta in
schiavitù. Come poteva Ludvig permettere che ciò accadesse? Così,
abbandona l’unica cosa che un tempo significava tutto per lui, il
titolo che aveva conquistato dopo tante lotte. Era l’unico modo per
raggiungere Ann-Barbara e liberarla. Il capitano Ludvig Kahlen
sacrifica così tutto ciò che aveva e per cui ha lottato, ma alla
fine riesce a ricongiungersi con l’amore della sua vita, la
ricchezza più importante di tutte.
Nel film West Side
Story(leggi
qui la recensione) di
Steven Spielberg– così come nell’originale del
1961 – ci sono molte tensioni e scontri, a volte apparentemente
senza motivo. Il pubblico potrebbe dunque chiedendosi come mai un
film così colorato, che racconta l’affascinante storia d’amore tra
Tony (Ansel
Elgort) e Maria (Rachel
Zegler), possa avere un finale così cupo e devastante,
con la morte di tre personaggi principali. Tuttavia, questo netto
contrasto è fondamentale per il messaggio della storia.
La storia, ispirata a Romeo e
Giulietta, è infatti sempre stata qualcosa di più di una
semplice storia d’amore, utilizzando il racconto di Shakespeare per
evidenziare le tensioni razziali nella New York degli anni ‘50.
Anche l’adattamento del 1961 di West Side Story lo dimostrava, ma la
versione del musical di Broadway di Spielberg offre una prospettiva
aggiornata che prende un po’ più sul serio il messaggio dello
spettacolo teatrale. Il film infatti bilancia bene la bellezza
della storia d’amore con la trama più sinistra che si cela dietro i
numeri musicali stravaganti.
Sebbene il pubblico apprezzerà
senza dubbio il film, il suo finale deprimente potrebbe sembrare un
colpo di scena per molti spettatori. Anche se è abbastanza facile
capire cosa è successo, l’atto finale del film procede rapidamente
e può essere facile perdere di vista il motivo per cui Riff,
Bernardo e Tony finiscono tutti morti. Tenendo questo a mente, ecco
alcune risposte alle domande più importanti e al loro significato
per West Side Story.
Cosa stavano realmente litigando
gli Sharks e i Jets
Sebbene la risposta a questa
domanda sia data all’inizio del film (prima ancora che vengano
presentati i personaggi Tony e Maria), le bande rivali passano così
tanto tempo a litigare per piccole cose che il vero conflitto viene
dimenticato. Gli Sharks e i Jets
cercano qualsiasi motivo per combattere tra loro, incitati dal
leader dei Jets Riff (Mike
Faist), che non vede l’ora che ci sia una resa dei
conti tra i due gruppi. Egli usa la protezione di Bernardo
(David Alvarez) nei confronti della sorellina
Maria da Tony come scusa per organizzare una “rissa”. Tuttavia,
alla base del conflitto tra i due gruppi c’è una guerra
territoriale istigata dal razzismo.
I Jets sono bianchi e sono nati e
cresciuti negli Stati Uniti, mentre gli Sharks sono immigrati di
prima generazione provenienti da Porto Rico. Come stabilito nelle
prime scene del film, i Jets si sentono minacciati dalla comunità
portoricana che si è trasferita nel quartiere in cui sono
cresciuti. Riff e la sua banda cercano di mantenere il
controllo sul quartiere, nonostante il tenente Schrank
(Corey Stoll) affermi che i suoi abitanti sono
destinati allo sfratto per consentire la ricostruzione dell’area.
La sfiducia tra i due gruppi non si basa su alcun conflitto reale,
se non il fatto che i Jets non vogliono condividere quello che
considerano il loro territorio con gli immigrati.
Sebbene la frattura tra i Jets e
gli Sharks sia dovuta a idee sbagliate che ciascun gruppo ha
dell’altro, Riff gioca un ruolo chiave nel continuare a incitare la
lotta tra i gruppi in West Side Story. Anche
quando Tony, interpretato da Elgort, che era nascosto nel trailer
originale del film, chiede ripetutamente a Riff di interrompere la
rissa, Riff rifiuta con la stessa determinazione. Arriva persino a
portare una pistola alla rissa, mentre gli Sharks non hanno dato
alcuna indicazione di volerlo fare. Perché Riff è così determinato
a combattere?
Sebbene Russ
Tamblyn abbia offerto una performance divertente nei panni
di Riff nel film originale West Side Story, l’interpretazione del
personaggio da parte di Faist è più sfumata in confronto. Nel film
del 2021, Riff sembra privo di scopo al di fuori del suo
attaccamento ai Jets. La sua intera identità è racchiusa
nell’essere un Jet e sembra disposto ad andare nella tomba in nome
della banda. Non crede di poter essere nulla al di fuori del suo
quartiere e dell’appartenenza ai Jets.
Riff sembra volere la rissa quasi
come un desiderio di morte, arrivando a dire a Tony che è “nato per
morire giovane”. Mentre Riff finge di cercare lo scontro come
leader dei Jets nel remake di West Side Story di
Spielberg, acclamato dalla critica, il suo rifiuto di porre fine
alla rissa deriva dal suo senso di disperazione, anche se questo
comporta danni sia agli altri che a se stesso. Sfortunatamente,
questa tendenza distruttiva porta effettivamente danni a se stesso
e agli altri, causando alla fine la morte sia di Bernardo che di
Tony, oltre alla sua.
Perché gli Sharks hanno finalmente
accettato Anybodys nella banda
In tutto il West Side
Story di Spielberg, un personaggio di nome Anybodys
(Ezra Menas) cerca disperatamente di dimostrare il
proprio valore ai Jets e di essere accettato nella banda. Nella
produzione teatrale originale e nell’adattamento cinematografico
del 1961, Anybodys è un maschiaccio che cerca di entrare nella
banda nonostante il proprio sesso, mentre nella versione aggiornata
il personaggio è transgender e i Jets rifiutano di accettare
l’identità di genere che ha scelto. Il cambiamento del personaggio
riflette la maggiore rappresentanza della comunità LGBTQ a
Hollywood.
In entrambe le versioni, vari
membri dei Jets continuano a respingere Anybodys, anche se la
furtività del personaggio si rivela preziosa per i loro scopi.
Verso la fine di West Side Story, i Jets cercano
di proteggere Tony dalla polizia mentre lui aspetta che Maria lo
raggiunga nella farmacia di Valentina. Anybodys arriva presto con
l’informazione che Chino (Josh Andrés Rivera) ha
ottenuto una pistola e potrebbe essere alla ricerca di Tony. Prima
di tornare fuori per tenere d’occhio la situazione, i Jets indicano
che accettano Anybodys per quello che è e che ora fa parte del
gruppo.
Cosa ha portato al cambiamento di
opinione dei Jets? Probabilmente ha a che fare con la perdita di
Riff e con il timore dei Jets per ciò che potrebbe accadere alla
loro banda. Non sapendo come potrebbero reagire gli Sharks, o se
qualcuno di loro potrebbe essere arrestato, inizia a sembrare
sciocco escludere gli alleati dalla banda in base all’identità di
genere. Anybodys ha dato prova di sé più volte nel corso di
West Side Story. Nonostante gli altri Jets abbiano
fallito nell’accettare gli altri sulla base di fattori esterni,
hanno imparato abbastanza da accettare Anybodys per la sua lealtà
alla banda piuttosto che per il suo genere.
Cosa intendeva Maria quando disse
che ora provava odio
I Jets fanno del loro meglio per
proteggere Tony sia dagli Sharks che dalla polizia, ma i loro
tentativi sono vani una volta che Valentina (Rita
Moreno) ha riferito la bugia di Anita (Ariana DeBose) secondo cui Chino ha
sparato a Maria. In preda all’angoscia, Tony viene ucciso da Chino
proprio mentre si rende conto che Maria è ancora viva, il momento
più tragico di West Side Story. Dopo che Tony
muore tra le sue braccia, Maria prende furiosamente la pistola da
Chino e la punta alternativamente sia sui Jets che sugli Sharks,
dicendo che potrebbe uccidere chiunque di loro perché ora “prova
odio”. Cosa intendeva Maria con questa affermazione?
Maria inizia il film come una
giovane adulta molto innocente, appena arrivata in America, proprio
come nell’originale West Side Story. Non è mai
stata veramente innamorata prima, anche se suo fratello cerca di
farla mettere insieme a Chino. Chino sembra simpatico, ma Maria
viene rapidamente travolta da una storia d’amore travolgente con
Tony, nonostante gli avvertimenti di Bernardo di non frequentare un
ragazzo che non sia portoricano. Quando la storia d’amore finisce
bruscamente con la morte di Tony, Maria è inconsolabile. Aveva
appena imparato cosa significasse essere innamorata e poi le era
stato portato via altrettanto rapidamente.
Sebbene il tempo trascorso da Maria
con Tony sia limitato, i suoi sentimenti erano più forti di
qualsiasi cosa avesse provato prima. Quando Tony morì, non è tanto
che il suo amore per Tony svanì, quanto piuttosto che l’amore fu
sostituito dall’odio per coloro che glielo avevano portato via.
Poiché il suo amore per Tony era così forte, l’odio che lo sostituì
era altrettanto forte, tanto da spingerla all’omicidio. È degno di
nota il fatto che Maria punti la pistola sia contro gli Sharks che
contro i Jets, dimostrando che non incolpa nessuno in particolare
per la morte di Tony, ma piuttosto il ridicolo pregiudizio che
entrambi i gruppi nutrivano.
Ansel Elgort as Tony and Rachel Zegler as Maria in 20th Century
Studios’ WEST SIDE STORY.
Perché Valentina ha costretto
Chino a costituirsi
Sebbene la morte di Tony sia stata
causata da qualcosa di più grande di una singola persona, è stato
Chino a premere il grilletto. Dopo che gli Sharks e i Jets si sono
uniti per portare via il corpo di Tony, Valentina si avvicina a
Chino mentre arrivano le auto della polizia e lo convince a
consegnarsi. Dopo tutta la violenza che si è verificata, ci si
potrebbe chiedere perché Chino sia l’unico personaggio del remake
del musical ad essere arrestato. Considerando che Chino è
presentato nel film come un giovane onesto che in precedenza non
era mai stato coinvolto nelle faide tra bande, sembra ancora più
ingiusto.
Sfortunatamente per Chino, molti
degli altri Jets e Sharks non avevano commesso alcun crimine.
Almeno, la polizia non aveva prove da presentare contro gli altri.
Molti di quelli che avevano effettivamente ucciso qualcuno erano
già morti: Bernardo aveva ucciso Riff, Tony aveva ucciso Bernardo e
Chino aveva ucciso Tony. Chino era l’unica persona rimasta in vita
da punire per un crimine. Anche se può sembrare strano che
Valentina abbia costretto Chino a costituirsi dopo aver aiutato
Tony a nascondersi dalla polizia, lo ha fatto perché si era resa
conto che la polizia avrebbe continuato a cercare fino a quando non
fosse riuscita ad arrestare qualcuno per le morti.
Il vero significato del finale di
West Side Story
West Side Story
(uno dei tanti film basati sulle opere di Shakespeare) è
incredibilmente triste, ma tutto ciò che accade, compresa la morte
di Tony, serve a dimostrare il vero significato del finale del
film. La storia mostra che il pregiudizio razziale è insensato e
porta a una violenza ingiustificata che ferisce tutti. L’incapacità
di ciascuna banda di guardare oltre la lealtà verso i propri simili
non ha permesso di risolvere nessuno dei loro problemi, ma ha
causato problemi ancora più grandi per tutti loro.
La storia d’amore tra Tony e Maria
dimostra che il vero amore non presta attenzione a piccoli dettagli
come il colore della pelle o la provenienza di una persona. Tony e
Maria volevano iniziare una vita insieme, ma sono rimasti
intrappolati nei pregiudizi dei loro amici e delle loro famiglie.
Questo film affronta dunque il razzismo a un livello più emotivo
rispetto ad altre opere recenti sul tema. West Side
Story si concentra infatti sulle conseguenze dell’odio che
deriva dal razzismo, lasciando il pubblico senza parole di fronte
al netto contrasto tra la bellezza della musica e della danza e la
gravità del finale del film.
Black
Phone(leggi
qui la recensione) è stato un film sorprendente e di
grande successo nel 2022, diventando non solo una delle uscite
horror più popolari dell’anno, ma anche un successo al botteghino.
Basato sull’omonimo racconto breve dello scrittore Joe
Hill, il film del regista Scott
Derrickson vede Ethan Hawke nei panni di un rapitore di
bambini/serial killer della fine degli anni ’70 soprannominato “Il
Rapace”. Con il passaggio del film ai servizi di streaming, un
nuovo pubblico, oltre ad alcuni spettatori che lo hanno rivisto, ha
divorato il film, con alcuni che si sono chiesti se la storia fosse
basata su fatti reali.
I serial killer esercitano da tempo
un fascino morboso sul pubblico. Considerando che Black
Phone è ambientato alla fine degli anni ’70, il periodo
d’oro di noti serial killer reali come John Wayne
Gacy, Ted Bundy e David
Berkowitz, è facile immaginare che Il Rapace si inserisca
perfettamente in quell’epoca. Tuttavia, Hill, che ha scritto la
storia su cui è basato il film, ha poi chiarito le cose, spiegando
quali sono state le sue fonti di ispirazione e quanta realtà ci sia
effettivamente in Black Phone.
Di cosa parla Black
Phone?
Basato sul racconto breve di
Joe Hill del 2004, Black Phone è
incentrato su Finney Blake (Mason Thames), un
ragazzo di 13 anni che viene rapito da Il Rapace (Hawke). Viene poi
tenuto prigioniero in uno scantinato insonorizzato che contiene un
telefono nero a disco scollegato. L’uomo dice a Finney che il
telefono non funziona, ma il ragazzo scopre che, per una strana
circostanza, può usarlo per comunicare con le precedenti vittime
del killer. Così, inizia a collaborare con i loro spiriti per
cercare di fuggire.
Questo rende la storia di
Black Phone soprannaturale, anche se Il Rapace
stesso è solo un normale assassino. Ciò permette però a Finney di
usare i consigli delle vittime dell’assassino a suo vantaggio e
porre fine al suo regno di terrore. Allo stesso modo, sua sorella
sembra avere poteri soprannaturali, e questa preveggenza le
permette di aiutare a trovare il fratello rapito. Questo elemento
della trama aggiunge dunque una sfumatura soprannaturale a un film
horror altrimenti realistico. Infatti, quando si escludono i
fantasmi e i poteri psichici, ci sono somiglianze con diversi
killer reali in Black Phone.
Joe Hill ha tratto ispirazione da
serial killer reali
In un’intervista a Vanity Fair,
Hill ha spiegato che, sebbene la sua storia tragga ispirazione da
serial killer reali dell’epoca, Black Phone non è
basato su alcun caso reale. Ciò ha senso, poiché alcuni degli
elementi originali della sua storia riflettono tratti caratteriali
simili a quelli di killer famosi come John Wayne
Gacy. Ad esempio, Il Rapace lavora come clown part-time.
Questo lavoro era qualcosa per cui Gacy era noto, rendendo il suo
particolare passatempo particolarmente inquietante sin da allora.
Nel racconto breve di Joe Hill, inoltre, Il Rapace è un uomo
corpulento che usa il suo aspetto per approfittare della gentilezza
di Finney.
In questo il racconto differisce da
come si svolge il rapimento nel film, il che è solo l’ennesimo
esempio di come gli adattamenti cinematografici dei libri possano
apportare modifiche ai personaggi per adattarli meglio alla
direzione del film. Naturalmente, questo design riflette anche il
vero Gacy, che era notevolmente corpulento. Un altro killer simile
di quel periodo era Dean Corll, conosciuto
localmente anche come “The Candyman”. Corll era noto per procurarsi
giovani adolescenti, che catturava e torturava prima di ucciderli.
Anche se Il Rapace non suggerisce la brutalità dei crimini di
Corll, è comunque molto simile a lui a modo suo.
Black Phone
incorpora anche elementi dell’infanzia del regista
Dopo aver lasciato Doctor Strange nel Multiverso della Follia,
Scott Derrickson ha concentrato la sua attenzione
su Black Phone. Ciò ha comportato la modifica di
alcuni elementi del racconto breve, cambiandoli per renderli più
personali e quasi autobiografici, in un certo senso. In questo modo
si riflettono ulteriormente i crimini reali che hanno ispirato Il
Rapace. Scrivendo la sceneggiatura con il co-produttore C.
Robert Cargill, Derrickson si è sentito ispirato dal modo
magistrale in cui lo scrittore ha intrecciato una storia di
fantasmi inquietante con un racconto di speranza e perseveranza.
Così, il regista ha dunque deciso di attingere anche alla sua
giovinezza in Colorado negli anni ’70.
Ciò includeva il bullismo e gli
abusi inflitti a lui e ai suoi amici. Il regista voleva infatti che
il film rappresentasse un elemento di trauma infantile che fosse
familiare ma non troppo violento. Alla fine, Derrickson ha ribadito
che Black Phone è una storia di speranza e di
consapevolezza di essere molto più forti di quanto si pensi. Il
film è inquietante ed emotivamente devastante, ma finisce anche con
una nota più edificante rispetto ad altri film horror. Anche se non
tutti gli elementi della storia di Hill sono stati adattati per il
grande schermo, lo scrittore ha lavorato a stretto contatto con il
regista su alcuni aspetti del film, rendendolo davvero un lavoro di
collaborazione.
Il sequel Black Phone
2 si discosta molto dalla realtà
Uscito quattro anni dopo
l’originale, Black
Phone 2 di Scott Derrickson riprende analogamente la
storia anni dopo gli eventi del primo film. Finney è ora più
grande, ma la presenza di Il Rapace continua a tormentarlo. Il
cattivo inizia infatti a perseguitarlo e ad attaccarlo nei suoi
sogni e, nonostante la sua apparente morte, minaccia di uccidere
Finney stesso dall’aldilà. Questa impostazione si concentra sugli
elementi soprannaturali visti nel primo film, ma sposta la
narrazione rendendo Il Rapace apertamente paranormale.
In effetti, con questo sequel ci
sono molte somiglianze tra il villain e l’icona dei film horror
Freddy Krueger, che è a sua volta una sorta di
demone dei sogni. Se questa era l’intenzione, allora si chiude il
cerchio delle ispirazioni reali per entrambi questi killer
cinematografici. Krueger è stato in parte ispirato dai numerosi
scandali di abusi su minori avvenuti negli anni ’80, anche se i
film hanno attenuato la portata delle sue aggressioni
cinematografiche fino al remake Nightmare del 2010. Molti
di questi scandali di abusi sono avvenuti non molto tempo dopo che
Dean Corll e John Wayne Gacy sono stati scoperti, il che amplia il
bacino di ispirazioni per Black Phone.
I fan di Stranger Things che credono a
una teoria del complotto virale secondo cui ci sarebbe un nono
episodio segreto della serie Netflix in uscita il 7 gennaio alle 20:00 ET (le 2 di
notte, da noi) vedranno le loro speranze infrangersi, perché non ce
nessuna nona puntata.
Sebbene Netflix e i creatori Matt e Ross Duffer
non abbiano rilasciato commenti ufficiali sulla teoria durante le
interviste stampa in corso dopo il finale, le biografie della serie
sugli account Instagram, TikTok e X di Netflix affermano mercoledì: “TUTTI GLI EPISODI DI STRANGER
THINGS SONO ORA IN LINEA”.
La teoria, colloquialmente nota sui
social media come “Conformity
Gate“, è che i Duffer abbiano ancora in serbo un altro
episodio, che annullerebbe alcuni punti della trama del finale di
serie, tra cui la rivelazione che Vecna/Henry (Jamie Campbell Bower) non
è effettivamente morto ma aveva il controllo della visione degli
spettatori su ciò che loro stessi vedevano, un’esperienza di
rottura della quarta parete.
Sui social media, la teoria ha
preso piede in particolare su TikTok, su Reddit e altre
piattaforme, dove i fan hanno condiviso post e video che
includevano quelli che ritenevano indizi di un’inversione di
tendenza nell’episodio 8, “The Right Side Up” (Il
mondo reale, in italiano), annunciato e pubblicizzato come
finale di serie.
Tra le presunte “prove” a sostegno
della teoria c’è di tutto, dalle scelte di guardaroba (le toghe
della laurea erano arancioni, mentre i colori della Hawkins High
sono verde e giallo, e molte comparse sono state viste indossare
occhiali simili a quelli indossati da Henry/Vecna). Le teorie fanno
anche riferimento a cambiamenti nel design del set: una maniglia
nella cantina dei Wheeler sembra trovarsi sul lato opposto della
porta nel finale, e una manopola della stazione radio WSQK ha
cambiato colore tra un episodio e l’altro.
Gli spettatori più attenti hanno
persino trovato un caso nel finale della serie in cui una pila di
audiocassette, presente in una scena dell’epilogo, era
apparentemente disposta in modo da formare la scritta “U DID
NOT STOP ME” in codice Morse.
L’idea che l’episodio sarebbe
uscito a sorpresa il 7 gennaio è nata da un video condiviso dalla
pagina TikTok ufficiale di “Stranger
Things” che mostrava l’insegnante di scienze di
Hawkins, il signor Clarke (Randy Havens), in piedi
davanti a un orologio impostato sull’1:07. I sostenitori di
Conformity Gate hanno interpretato questo post
come un segnale che l’episodio 9 sarebbe uscito il 7 gennaio e che
l’orario di lancio sarebbe stato alle 20:00 ET, la stessa ora in
cui sono usciti i volumi 1 e 2.
Tutto ciò ha alimentato la teoria
più diffusa tra i fan del Conformity Gate, che prende il nome
dall’idea che Henry/Vecna non sia stato sconfitto da Undici
(Millie Bobby Brown), Will
(Noah
Schnapp), Joyce (Winona Ryder), Mike
(Finn Wolfhard) e il resto della banda,
e che la squadra di Hawkins sia bloccata sotto il controllo mentale
di Vecna, “conformandosi” a falsi ricordi e a un finale
che lui ha creato per loro – e per gli spettatori.
L’ultima stagione di
“Stranger Things” è stata afflitta da teorie
cospirazioniste. Dopo l’uscita del Volume
2 a Natale, una parte del fandom ha iniziato a credere che
gli episodi fossero stati “manomessi”, e un documento Google creato
dai fan che descriveva dettagliatamente le scene che sarebbero
state tagliate è stato ampiamente condiviso sui social media. Una
petizione su Change.org che chiede la pubblicazione del “filmato
inedito” ha ora più di 390.000 firme. In un’intervista del 1°
gennaio sul finale di serie i Duffer, hanno definitivamente messo a
tacere questa disinformazione, e Matt Duffer ha detto a proposito
del documento di Google, che avevano visto: “Ovviamente, non è
una cosa vera“. Ross Duffer ha aggiunto: “Non credo che ci
sia una singola scena tagliata in tutta la stagione“.
“La serie è diventata così
grande“, ha detto Matt Duffer, parlando in generale dei
segmenti del fandom intrisi di teorie del complotto. “Online,
c’è così tanta disinformazione. A tonnellate. Staremmo qui per ore
a cercare di smentire le cose che non sono vere”.
Gli Actor Awards,
il nuovo nome dei SAG Awards del SAG-AFTRA, hanno annunciato le
nomination per l’edizione 2026. La categoria principale Motion
Picture Ensemble presenta un elenco di quelli che hanno guidato il
dibattito della stagione dei premi finora:
Frankenstein, Hamnet, Marty
Supreme, Una Battaglia dopo
l’Altra e
I Peccatori.
Sono in palio 15 categorie in
totale – sei per il cinema e nove per la TV – inclusa la corsa al
premio come miglior attore, dove Timothée Chalamet, star di
Marty Supreme, è di nuovo in lizza dopo aver vinto
il SAG Award lo scorso anno per aver interpretato Bob Dylan in
A Complete Unknown. Se la vedrà con
Leonardo DiCaprio di
Una
Battaglia dopo l’Altra, Ethan Hawke di Blue
Moon, Michael B. Jordan di
I
Peccatori e Jesse Plemons di
Bugonia.
Nella corsa al premio come miglior
attrice, le candidate sono Jessie Buckley di
Hamnet, Rose Byrne di
If I Had Legs I’d Kick You,
Kate
Hudson di Song Sung Blue,
Chase Infinity di Una Battaglia dopo
l’Altra ed Emma
Stone di Bugonia.
Questa è l’ultima e più grande
gilda di Hollywood a pronunciarsi sulla stagione dei premi
cinematografici, finora dominata dalla doppietta di Una
Battaglia dopo l’Altra di Paul Thomas
Anderson e I Peccatori di
Ryan Coogler, entrambi della Warner Bros. L’anno
scorso, Conclave ha vinto, ottenendo otto
nomination agli Oscar, tra cui quella per il miglior film.
Ecco la lista completa dei
Nominati agli Actor Awards 2026
Motion Pictures
OUTSTANDING PERFORMANCE BY A CAST IN A MOTION
PICTURE
Frankenstein
Hamnet
Marty Supreme
One Battle After Another
Sinners
OUTSTANDING PERFORMANCE BY A FEMALE ACTOR IN A LEADING
ROLE
Jessie
Buckley
Rose Byrne
Kate Hudson
Chase Infinity
Emma Stone
OUTSTANDING PERFORMANCE BY A MALE ACTOR IN A LEADING
ROLE
Timothée Chalamet
Timothée
Chalamet
Leonardo DiCaprio
Ethan Hawke
Michael B. Jordan
Jesse Plemons
OUTSTANDING PERFORMANCE BY A MALE ACTOR IN A SUPPORTING
ROLE
I vincitori saranno annunciati in
una cerimonia domenica 1 marzo, trasmessa in diretta streaming su
Netflix. Harrison Ford riceverà il premio SAG-AFTRA Life
Achievement Award, il più alto riconoscimento della
corporazione che riconosce i successi nella carriera e
nell’umanità, durante quella cerimonia.
L’attore Joey
Pollari è entrato a far parte dell’entourage di
Ryan
Murphy, e si è unito al cast della prossima stagione
del franchise che racconta le oscure biografie dei famosi serial
killer della storia americana.
Pollari sarà il co-protagonista di “Monster: The Lizzie
Borden Story“. Si unisce a un cast che include la già
annunciata Ella Beatty (figlia di Warren Beatty e
Annette Bening), Charlie Hunnam (di “Monster: The Ed
Gein Story”), Rebecca Hall e Vicky
Krieps.
Pollari interpreterà John Morse, lo
zio della famigerata assassina con l’ascia. Beatty interpreterà il
ruolo principale, con Hunnam nei panni del padre Andrew e Hall in
quelli della matrigna Abby. Il prossimo capitolo dell’antologia di
Murphy esaminerà la famigerata criminale americana, i processi da
lei subiti e le loro conseguenze.
Joey Pollari è
stato appena visto in “Ed
Gein” in un ruolo rilevante, quello della star di
“Psycho”Anthony
Perkins. Il prossimo progetto di Murphy è “The
Beauty” di FX, un altro progetto di Murphy su una
malattia sessualmente trasmissibile che rende le sue vittime
bellissime prima di morire. Hall recita anche nella serie con
Evan
Peters, Ashton Kutcher, Jeremy Pope, Bella
Hadid e Anthony Ramos. Il progetto è
basato sull’omonima serie Image Comics di Jeremy
Haun e Jason A. Hurley. La serie,
composta da 11 episodi, uscirà il 21 gennaio.
Tra i precedenti lavori di
Joey Pollari figurano “Love,
Simon” della Fox e la serie ABC del 2015 di John
Ridley “American Crime“. Nato a St. Paul,
Minnesota, Pollari ha lavorato stabilmente da giovane adulto in
serie come “Cold Case” della CBS e nel film originale Disney
“Skyrunners“.
È rappresentato da Atlas Artists e
Jackoway Austen Tyerman Wertheimer Mandelbaum Morris Bernstein
Trattner Auerbach Hynick Jaime LeVine Sample & Klein.
L’anno scorso, in questo stesso
periodo, Netflix pubblicizzava le prossime stagioni di
Stranger Things, Mercoledì e Squid
Game. Due di queste serie sono terminate e la serie
con Jenna Ortega non è in programma per il
2026.
Tuttavia, c’è molto da offrire agli
abbonati, dato che la piattaforma di streaming ha presentato
un’ampia gamma di serie sceneggiate, reality show, eventi live e
sport nell’ambito della sua annuale conferenza Next on
Netflix. Invece di un evento live, Netflix si sta
affidando ai tarocchi con un’animatronica
Teyana Taylor che offrirà letture personali a New
York alla fine di questo mese.
La piattaforma di streaming ha in
programma il ritorno di diverse serie importanti quest’anno, tra
cui le nuove stagioni di Outer Banks, The Gentlemen, Black Doves
e The Hunting Wives.
Altri titoli che (ora lo sappiamo)
usciranno nel 2026, tra cui la quarta stagione della serie
drammatica francese Lupin, prevista per il quarto
trimestre, la quinta e ultima stagione di The
Witcher, la terza stagione di Nobody Wants
This e la seconda stagione di Avatar: The Last Airbender, Il
Problema dei tre Corpi, Leanne,The Four Seasons e Running
Point.
Questi titoli si uniscono ai
ritorni precedentemente annunciati di Bridgerton, che lancia la sua quarta
stagione il 29 gennaio, di The Lincoln Lawyer, che
torna con la quarta stagione il 5 febbraio, della terza stagione di
The Night Agent il 19 febbraio,
della seconda stagione di One Piece, intitolata
Into The Grand Line, il 10 marzo, della
settima stagione di Virgin River il 12 marzo e della quinta
stagione di Sweet Magnolias l’11 giugno, oltre
alla seconda stagione della precedente miniserie
Beef, che torna il 16 aprile.
E, mentre Stranger Things ha
concluso la sua corsa, i Duffer Brothers hanno tre serie in uscita
quest’anno. Il duo sta lanciando The Boroughs,
ambientato in una comunità di pensionati e interpretato da
Alfred Molina, Geena Davis e Bill
Pullman, la miniserie Something Very Bad Is Going
To Happen, una serie horror con Camila Morrone,
Adam DiMarco e Jennifer Jason Leigh e la
serie animata spin-off Stranger Things: Tales From
’85.
Sarà un grande anno per i drammi in
costume come il già citato Bridgerton, un
adattamento del romanzo classico di Jane Austen Orgoglio e
pregiudizio, con Emma Corrin e
Olivia Colman, una rivisitazione di
La casa nella prateria e una rivisitazione moderna
di La valle dell’Eden di John Steinbeck con
Florence Pugh.
Ci sono molte serie animate, tra
cui Alley Cats, creata da Ricky Gervais,
Mating Season dai creatori di Big Mouth,
Strip Law con Adam Scott e le
seconde stagioni di Devil May Cry e Long
Story Short.
La strategia improvvisata di
Jeff Gaspin sarà ampiamente messa in mostra anche
nel 2026 con il lancio in diretta di Star Search il 20 gennaio con
episodi il martedì e il mercoledì, una nuova serie di gare comiche
di Kevin Hart, la serie di appuntamenti
Age of Attraction, The Golden Ticket a tema
Willy Wonka e reality show tra cui
Calabasas Confidential e Let’s Marry
Harry, oltre alla decima stagione di Love Is
Blind.
Sul fronte dei documentari, ci sono
titoli con Kylie Minogue, Gordon Ramsey e
Rafael Nadal, così come serie di storia naturale
di David Attenborough (A Gorilla
Story) e Steven Spielberg (Dinosauri) e
Glitter & Gold: Ice Dancing.
His & Hers –
January 8
The Boyfriend (S2) – January 13
Agatha Christie’s Seven Dials – January 15
The Upshaws (Part 7) – January 15
Can This Love Be Translated? – January 16
Star Search – January 20
WWE: Unreal (S2) – January 20
Queer Eye (S10) – January 21
Finding Her Edge – January 22
Free Bert – January 22
Skyscraper Live – January 23
Mike Epps: Delusional – January 27
Bridgerton (S4, Part 1) – January 29
FEBBRAIO
Formula 1: Drive
To Survive (S8) – TBC
Glitter & Gold: Ice Dancing – February 1
Is It Cake? Valentines – February 4
The Lincoln Lawyer (S4) – February 11
The Night Agent (S3) – February 19
Strip Law – February 20
Bridgerton (S4, Part 2) – February 26
MARZO
Beastars (Part
2) – TBC
The Actors Awards – March 1
One Piece: Into The Grand Line – March 10
Virgin River (S7) – March 12
Steel Ball Run JoJo’s Bizarre Adventure – March 19
Tyler Perry’s Beauty In Black (S2, Part 2) – March 19
MLB Opening Night – March 25
Jo Nesbo’s Detective Hole – March 26
APRILE
Beef (S2) –
April 16
MAGGIO
Devil May Cry
(S2) – May 12
GIUGNO
Sweet Magnolias
(S5) – June 11
PROSSIMAMENTE
Dinosaurs –
Q1
Full Swing (S4) – April
Lupin – Fall
Win The Mall – Fall
Six Kings Slam – October
3 Body Problem (S2)
A Different World
Age of Attraction
Alley Cats
America’s Sweethearts: Dallas Cowboys Cheerleaders (S3)
Avatar: The Last Airbender (S2)
Baki-Dou: The Invincible Samurai
Big Mistakes
Being Gordon Ramsey
Black Doves (S2)
The Body
The Boroughs
Boyfriend on Demand
Brazil 70
Calabasas Confidential
The Chestnut Man: Hide and Seek (S2) The
Diplomat (S4)
East of Eden
The East Palace Emily in Paris (S6)
The Empress (S3)
The Four Seasons (S2)
The Gentlemen (S2)
The Golden Ticket
Hollywood Arts
Human Vapor
The Hunting Wives (S2)
I Will Find You
Kylie
Leanne
Let’s Marry Harry
Little House on the Prairie
Long Story Short (S2)
Love on the Spectrum (S4)
Lovesick
Man on Fire
Mating Season
Million Dollar Secret (S2)
Mis Muertos Tristes
Monster: The Lizzie Borden Story
My Life with the Walter Boys (S3)
Nemesis
Nobody Wants This (S3)
North of North (S2)
One Hundred Years of Solitude (Part 2)
Operation Safed Saagar
Outer Banks (S5)
Perfect Match (S4)
Pride and Prejudice
Rafa
Running Point (S2)
Sesame Street
Something Very Bad Is Going To Happen
Stranger Things: Tales From ‘85
Survival of the Thickest (S3)
Temptation Island (S2)
Tires (S3)
The Ultimatum: Marry of Move On (S4)
Unaccustomed Earth
Kevin Hart Competition Series
Untitled Newfoundland Project
Vladimir
The Witcher (S5)
The Wonderfools
XO, Kitty (S3)
Netflix ha finalmente annunciato la
data di uscita di Virgin River 7, rompendo una tradizione
che la serie aveva mantenuto ininterrottamente dal 2019. Il
popolare drama romantico tornerà ufficialmente il 12 marzo 2026, segnando la prima
volta in cui la serie salta un’uscita annuale consecutiva.
Basata sui romanzi di Robyn Carr,
Virgin River è diventata
uno dei titoli più longevi e seguiti della piattaforma, capace di
resistere a pandemia, scioperi e ai lunghi tempi produttivi tipici
delle serie streaming.
Perché Virgin River 7 rompe una tradizione storica di Netflix
Dal debutto nel 2019, Virgin River aveva sempre rispettato
una cadenza annuale, un risultato raro per una produzione Netflix.
L’annuncio della stagione 7 è arrivato durante la
presentazione dei titoli
Netflix per il 2026, confermando che il salto del 2025 è
stato un’eccezione e non un segnale di crisi.
La nuova stagione proseguirà la storia d’amore tra
Mel e
Jack,
interpretati rispettivamente da Alexandra
Breckenridge e Martin
Henderson, ma porterà avanti anche uno dei
cliffhanger più inquietanti della serie.
Il finale della stagione 6 ha infatti lasciato in sospeso il
destino di Charmaine, scomparsa senza spiegazioni. Jack,
insospettito, trova segnali preoccupanti, ma la serie evita
qualsiasi conferma, lasciando il pubblico nel dubbio più
totale.
Nuovi ingressi nel cast e un’assenza importante
La stagione 7 introdurrà nuovi personaggi chiave. Sara Canning
entra nel cast nei panni di un’ex poliziotta ora investigatrice del
consiglio medico statale, destinata a indagare su Doc e sulla sua
clinica. Arriva anche Cody
Kearsley, che interpreterà Clay, un ragazzo
in affidamento alla ricerca della sorella scomparsa.
Accanto a loro torneranno molti volti storici della serie, tra cui
Tim Matheson, Annette O’Toole, Colin Lawrence, Zibby Allen e
Benjamin Hollingsworth. Non mancherà però un’assenza rilevante:
Mark Ghanimé,
interprete del dottor Cameron Hayek, non farà più parte del cast
principale.
Netflix ha già rinnovato Virgin River per una stagione 8, avvicinando ulteriormente la serie
al traguardo di uno dei drama live-action più longevi nella storia
dello streaming. Un risultato che conferma la forza di una fanbase
fedele, ora più che mai impaziente di scoprire cosa sia realmente
accaduto a Charmaine.
Julia Roberts ha offerto
una risposta sorprendentemente onesta alla domanda se oggi
accetterebbe il ruolo che ha lanciato definitivamente la sua
carriera: Pretty
Woman. La celebre rom-com, diretta da
Garry
Marshall e interpretata insieme a
Richard Gere, resta uno
dei titoli più iconici degli anni ’90, ma il tempo – e il
cambiamento culturale – ne hanno modificato la percezione.
In
una recente intervista a Deadline, Roberts ha
spiegato che, anche ipotizzando di avere oggi l’età giusta,
non si sentirebbe più in
grado di interpretare Vivian Ward come allora.
“Ho perso quell’innocenza”: perché Vivian oggi non sarebbe più
possibile
Secondo l’attrice, il problema non è legato a un giudizio negativo
sul film, ma a un cambiamento personale inevitabile:
“Ora ho troppi anni e troppo ‘peso del mondo’ dentro di
me. Non riuscirei più a fluttuare in un film
così.”
Roberts chiarisce che non si tratta di un peso negativo, ma
dell’insieme delle esperienze, delle consapevolezze e delle lezioni
accumulate nel tempo. Elementi che renderebbero impossibile
restituire l’innocenza
emotiva che caratterizzava Vivian, nonostante il contesto
del personaggio. Un’innocenza che, come sottolinea l’attrice, era
strettamente legata alla giovinezza.
Pretty Woman e il cambiamento dello sguardo culturale
Oltre alla questione interpretativa, Julia Roberts riflette anche
su come Pretty Woman
probabilmente non verrebbe accolto allo stesso modo oggi.
Nel corso degli anni, il film è stato riletto in chiave critica per
la sua narrazione romantizzata di una relazione transazionale e per
alcuni elementi da “damsel in distress”.
Roberts osserva come il mutamento culturale renda inevitabile
questo tipo di revisione: ciò che negli anni ’90 appariva come una
favola moderna, oggi può risultare problematico. Non è un caso che
il film sia stato spesso paragonato a Anora,
che parte da una premessa simile ma ne offre una lettura
decisamente più cupa e realistica.
Un film che ha segnato la storia (e una carriera)
Nonostante le criticità emerse col tempo, l’impatto di
Pretty Woman sulla
carriera di Julia Roberts è innegabile. Il film le valse una nuova
candidatura all’Oscar e aprì la strada a una serie di ruoli iconici
negli anni successivi, da Il
matrimonio del mio migliore amico a Notting Hill.
L’attrice avrebbe poi vinto l’Academy Award con Erin Brockovich nel
2000.
Oggi Roberts guarda a Pretty
Woman con lucidità e distanza critica: forse non lo farebbe
più, ma riconosce che quel film ha lasciato un segno indelebile nella storia del
cinema e nella sua vita professionale.
WBD ha risposto ufficialmente
all’ultima offerta di acquisizione in contanti di 30
dollari per azione di Paramount per l’intera Warner Bros.
Discovery, la sua ottava offerta di acquisizione fino ad oggi.
L’offerta di Paramount Skydance
“non è più favorevole agli azionisti di WBD rispetto alla
fusione con Netflix e continua a essere inadeguata”, anche a
causa del suo “valore insufficiente, tenendo conto del prezzo e
dei numerosi rischi, costi e incertezze”, ha affermato WBD in
un documento alla SEC, riferendosi a Paramount Skydance con il suo
simbolo “PSKY”.
Il consiglio di amministrazione di
WBD ha ribadito la sua convinzione che la proposta di Paramount sia
molto più rischiosa e ha messo in dubbio la capacità di Paramount
di concludere un simile accordo. La lettera del consiglio di
amministrazione (che potete leggere per intero su
Variety) ha inoltre sottolineato che l’offerta di Paramount non
è vincolante: “L’Offerta è interamente a discrezione di PSKY:
PSKY può ridurre il prezzo, imporre nuove condizioni o ritirarsi
completamente in qualsiasi momento prima dell’accettazione delle
azioni offerte”.
WBD ha ripetutamente respinto le
proposte di acquisizione di Paramount Skydance. Il
17 dicembre, il consiglio di amministrazione di WBD ha respinto la
settima offerta di Paramount, sostenendo che l’accordo con Netflix
è migliore.
Nella sua lettera agli azionisti
del 7 gennaio, il consiglio di amministrazione di WBD ha messo in
dubbio la capacità di Paramount Skydance di concludere l’accordo
proposto. “PSKY è una società con una capitalizzazione di
mercato di 14 miliardi di dollari che sta tentando un’acquisizione
che richiede 94,65 miliardi di dollari di debito e finanziamenti
azionari, quasi sette volte la sua capitalizzazione di mercato
totale”, si legge nella lettera di WBD. “Per effettuare
l’operazione, intende contrarre un importo straordinario di debito
incrementale – oltre 50 miliardi di dollari – attraverso accordi
con diversi partner finanziari”.
Al contrario, secondo la lettera
del consiglio di amministrazione di WBD, “Netflix è una società
con una capitalizzazione di mercato di circa 400 miliardi di
dollari, un bilancio investment grade, un rating creditizio A/A3 e
un flusso di cassa libero stimato di oltre 12 miliardi di dollari
per il 2026. L’accordo di fusione con Netflix offre inoltre a WBD
maggiore flessibilità per operare normalmente fino alla chiusura.
Alla luce di questi fattori, il consiglio di amministrazione ha
stabilito che la fusione con Netflix rimane superiore all’offerta
modificata di PSKY”.
Il 22 dicembre, Paramount Skydance
di David Ellison aveva aggiornato la sua offerta
di acquisizione per WBD a 30 dollari per azione con alcune nuove
clausole. Tra queste, Larry Ellison (il padre
multimiliardario di David) ha fornito una “garanzia personale
irrevocabile di 40,4 miliardi di dollari” a fronte
dell’offerta interamente in contanti di Paramount per WBD.
Paramount ha anche aumentato la penale di recesso per adeguarla
alla cifra di 5,8 miliardi di dollari di Netflix, da pagare a WBD
nel caso in cui l’accordo non superi l’esame normativo.
Ma il consiglio di amministrazione
di WBD non si è lasciato influenzare. Tra le altre cose, ha
affermato, la penale di recesso di 5,8 miliardi di dollari dovuta a
Paramount sarebbe stata ridotta a 1,1 miliardi di dollari, perché
WBD avrebbe dovuto pagare anticipatamente a Netflix la penale di
recesso di 2,8 miliardi di dollari, oltre a dover sostenere costi
di finanziamento per 1,5 miliardi di dollari e interessi passivi
incrementali per 350 milioni di dollari. Inoltre, “le
restrizioni proposte da PSKY alla capacità di WBD di rifinanziare
il suo prestito ponte di 15 miliardi di dollari comporterebbe spese
aggiuntive e rischi aziendali”, ha affermato WBD.
“PSKY ha ripetutamente omesso
di presentare la migliore proposta per gli azionisti di WBD,
nonostante le chiare indicazioni di WBD sia sulle carenze che sulle
potenziali soluzioni”, si legge nella lettera del consiglio di
amministrazione di WBD del 7 gennaio. “Eppure PSKY ha
continuato a presentare offerte che includono ancora molte delle
carenze che abbiamo ripetutamente identificato in precedenza,
nessuna delle quali è presente nell’accordo di fusione con Netflix,
pur affermando che le sue offerte non rappresentano la sua proposta
‘migliore e definitiva’.”
Il tentativo di acquisizione ostile
avviato da David Ellison è avvenuto
dopo che il consiglio di amministrazione di WBD ha stipulato un
accordo con Netflix per un valore di 83 miliardi di dollari per
l’acquisto degli studi di Warner Bros. e delle attività di HBO
Max. L’operazione in contanti e azioni di Netflix, annunciata
il 5 dicembre, è valutata a 27,75 dollari per azione di WBD. Ciò
avverrebbe a seguito del previsto spin-off dell’entità televisiva
Discovery Global, previsto per il terzo trimestre del 2026. Gli
azionisti di WBD manterrebbero le azioni di Discovery Global in
base al patto con Netflix.
Ecco i film Netflix del 2026, a partire da
un’anticipazione del primo progetto post-Sottosopra dell’ex star di Stranger ThingsMillie Bobby Brown. Il servizio di streaming
ha annunciato una serie di date di uscita per i suoi progetti
cinematografici, tra cui una nuova serie di film di Tyler
Perry, la collaborazione tra Matt
Damon e Ben
Affleck tramite Artists Equity e altri titoli di
generi diversi.
Millie Bobby Brown torna con il
terzo capitolo di Enola Holmes, basato su una serie di libri
sulle misteriose avventure della sorella minore di Sherlock. Questa
volta è diretta a Malta con Louis Partridge
(“House of Guinness“), dove una lunga serie di
spunti ci racconta che i “sogni personali e professionali del
suo personaggio si scontrano in un caso più intricato e insidioso
di qualsiasi altro abbia mai affrontato prima“. In uscita
quest’estate, il cast di supporto include Henry Cavill, Helena Bonham Carter, Himesh
Patel e Sharon Duncan-Brewster.
Sono stati condivisi maggiori
dettagli sul film finale di “Heartstopper“, una
storia d’amore queer adolescenziale che ha conquistato il pubblico
globale (e ora ha ritrovato rilevanza sulla scia dell’enorme
successo crossover di “Heated Rivalry”). Qui, i protagonisti
Joe Locke e
Kit Connor affronteranno la fine dell’adolescenza e
l’inizio di complicate questioni legate all’età adulta, come le
relazioni a distanza.
“Nick e Charlie sono
inseparabili, ma con Nick che si prepara a partire per l’università
e Charlie che trova una nuova indipendenza a scuola, la realtà di
una relazione a distanza inizia a pesare su di loro. I dubbi
prendono piede e la loro relazione si trova ad affrontare la sfida
più grande di sempre”, recita la sinossi ufficiale. “Nel
frattempo, anche i loro amici stanno affrontando gli alti e bassi
dell’amore e dell’amicizia, affrontando le sfide agrodolci della
crescita e del cambiamento. I primi amori possono davvero durare
per sempre?”. Il film è previsto per quest’anno.
Tyler Perry ha due
film in programma quest’anno, tra cui “Joe’s College Road Trip”,
che segue la famiglia allargata di Madea, in uscita il 13 febbraio.
Più avanti quest’anno pubblicherà anche un sequel di “Why Did I Get
Married?” e “The Gospel of Christmas”.
I fan di “Peaky Blinders” saranno felici di
sapere che il film della serie, “The
Immortal Man“, arriverà in sale selezionate il 6 marzo
e sarà disponibile in streaming il 20 marzo. Cillian Murphy torna per il progetto
in cui, “nel caos della Seconda Guerra Mondiale, Tommy Shelby
viene costretto a tornare da un esilio autoimposto per affrontare
la resa dei conti più distruttiva della sua vita. Con il futuro
della famiglia e del Paese in gioco, Tommy deve affrontare i suoi
demoni e scegliere se affrontare la sua eredità o distruggerla
completamente”.
Altri progetti in programma:
Tracy Morgan e Cedric the Entertainer si sono
uniti a Michael B. Jordan e
Juno
Temple nel cast vocale di “Swapped”
di Skydance Animation; Alan Ritchson, il bel
gigante di “Reacher”, pubblicherà “War
Machine” il 6 marzo con Dennis Quaid, Stephan
James e Jai
Courtney; e Sally Field fa il suo
debutto su Netflix nei panni di una vedova la cui improbabile
amicizia con un polpo la porta a crescere in “Creature
straordinariamente brillanti” in uscita l’8 maggio.
Genio della comunicazione
o manipolatore senza scrupoli? Vittima o carnefice? Da oggi è
disponibile il trailer di “Fabrizio
Corona: Io sono notizia”, la docuserie in cinque
episodi – in arrivo solo su Netflix dal 9 gennaio – che attraversa l’era
berlusconiana, l’avvento dei social e le contraddizioni della
giustizia italiana, con un racconto senza filtri che non vuole
essere la biografia del “Re dei Paparazzi”, ma l’affresco di un
Paese che, dagli anni ’90 a oggi, ha smesso di distinguere la
differenza tra realtà e reality.
Figlio di Vittorio
Corona, giornalista visionario che ha plasmato l’editoria degli
anni ’80, Fabrizio cresce con l’ossessione di dimostrarsi
all’altezza. Se il padre viene emarginato dal sistema, il figlio
decide di mangiarsi quello stesso sistema dall’interno,
trasformando il gossip in un’arma di potere e identificando nel
denaro l’unico metro di giudizio dell’affetto e del successo. Dove
Vittorio cercava la verità, Fabrizio trova il business e, al fianco
di Lele Mora, Corona costruisce un impero basato sulla vendita
delle vite altrui.
Fino all’inchiesta
Vallettopoli: l’accusa di estorsione trasforma il golden boy in un
nemico pubblico, segnando però al contempo la nascita definitiva
del suo personaggio, svelando un uomo capace di trasformare la
propria esistenza in uno spettacolo disperatamente vitale, in una
vita costellata da personaggi surreali e situazioni tragicomiche,
in cui realtà e finzione il più delle volte si confondono. Inizia
così una guerra mediatica e giudiziaria combattuta a colpi di prime
pagine e dichiarazioni incendiarie destinate a polarizzare e
dividere l’opinione pubblica italiana.
Tra le oltre 20
interviste e contributi nella docuserie figurano Marianna Aprile,
Mauro Coruzzi aka Platinette, Lele Mora, Nina Morić, Marysthell
Polanco, Francesca Persi, Marco Travaglio, Costantino
Vitagliano.
“Fabrizio Corona: Io Sono
Notizia”, è una produzione Bloom Media House, diretta da Massimo
Cappello, scritta da Marzia Maniscalco e Massimo Cappello, prodotta
da Alessandro Casati, Marco Chiappa, Davide Molla, Nicola
Quarta.
È stato all’inizio dello scorso
anno che abbiamo appreso per la prima volta che Kathleen
Kennedy, presidente della Lucasfilm, si
stava preparando a dimettersi dal suo ruolo dirigenziale. La
notizia è stata accolta con favore dai fan di Star Wars
che avevano perso fiducia nella visione di Kennedy per il
franchise, anche se in seguito lei ha chiarito che non aveva
intenzione di dimettersi immediatamente.
Ebbene, sembra che la Disney abbia
ora trovato i nuovi co-presidenti della Lucasfilm. Secondo un
articolo pubblicato da
Puck, Dave Filoni e Lynwen
Brennan prenderanno il posto della Kennedy. Quest’ultima è
stata promossa dalla sua posizione di direttore generale e
supervisionerà le mansioni esecutive, mentre Filoni supervisionerà
lo sviluppo creativo.
L’annuncio ufficiale dovrebbe
essere dato nel giro di poche settimane e questa struttura non
sembra molto diversa da quella con cui Peter
Safran e James
Gunn gestiscono i DC Studios. George
Lucas è stato il mentore di Filoni e, dopo aver fatto
esperienza come creativo in The Clone Wars, ha
lavorato al fianco di Jon
Favreau per guidare le storie in streaming di Star
Wars. Dopo aver assunto la direzione di Ahsoka nel 2023, Filoni si è immerso nella
pre-produzione della seconda stagione e dovrebbe ancora dirigere un
suo film di Star Wars precedentemente
annunciato.
Kennedy era entrata a far parte
della Lucasfilm come co-presidente insieme al fondatore
George Lucas nel 2012 e in seguito ha preso il suo
posto dopo la sua uscita, quando la Disney ha acquisito la società
per 4 miliardi di dollari. Inizialmente, Kennedy ha riscosso un
grande successo in questo ruolo. Star Wars: Il risveglio della Forza è stato un
successo al botteghino che ha incassato 2 miliardi di dollari in
tutto il mondo. Alcuni fan non hanno apprezzato il film, ma è stato
comunque un successo di critica e, due anni dopo,
Gli ultimi Jedi è stato un altro successo per lo
studio.
Anche
Rogue One: A Star Wars Story ha incassato oltre 1
miliardo di dollari nel 2016 e ha ricevuto recensioni positive
nonostante i problemi creativi dietro le quinte. I veri problemi
sono però iniziati quando Kennedy ha licenziato i registi
Chris Lord e Phil Miller nel bel
mezzo delle riprese di
Solo: A Star Wars Story. Il suo amico di lunga data
Ron Howard è stato chiamato a finire il progetto,
ma è stato un flop. Nel 2019, L’ascesa di Skywalker è stato stroncato dalla
critica e dai fan come una conclusione deludente della saga di
Skywalker.
Si è a quel punto entrati in un’era
in cui i film venivano annunciati, ma non venivano mai realizzati.
Il franchise ha trovato successo nello streaming con titoli come
The Mandalorian, Obi-Wan
Kenobi e Andor, ma ci sono stati ancora passi falsi
notevoli, tra cui The Book of Boba Fett e
The Acolyte. Sfortunatamente, questo cambiamento
ha trasformato Star Wars in una proprietà
televisiva piuttosto che cinematografica.
Attualmente, sono stati annunciati
diversi film di Star Wars che però – fatta
eccezione per The Mandalorian & Grogu e
Star Wars: Starfighter – non
sono ancora stati realizzati e non si sa se mai lo saranno. Con
Brennan che si occupa della parte commerciale, Filoni sarà però ora
libero di riportare questa Galassia Lontana Lontana sulla strada
giusta in un momento in cui la Lucasfilm sta lottando per andare
avanti dopo la saga di Skywalker.
Il protagonista di
Creed e
I
Peccatori,
Michael B. Jordan, ha interpretato Erik Killmonger per
la prima volta in Black Panther del 2018, e si colloca
ancora tra i migliori cattivi dell’MCU. In seguito è tornato per un
breve cameo in Black Panther: Wakanda Forever, e si è
trasformato in “Infinity Killmonger” in
What If…? della Marvel Animation.
Michael B. Jordan ha attraversato momenti bui nei
panni di Killmonger in quel primo film diretto da Ryan
Coogler, e a quanto pare l’immersione nel ruolo ha
lasciato un segno indelebile sull’attore.
“Dopo il film, mi è rimasto
impresso per un po’“, dice Jordan nel video qui sotto.
“Sono andato in terapia, ne ho parlato, ho trovato un modo per
rilassarmi. E credo che a quel punto stessi ancora imparando che
avevo bisogno di allontanarmi da un personaggio. Sai, non c’è un
modello preciso.“
Ha aggiunto: “Recitare è spesso
un viaggio in solitaria. Fare provini da soli, esercitarsi da soli.
C’è molta preparazione, esperienza e percorso. Quindi, imparando
strada facendo, mi sono reso conto che, ‘Oh cavolo, ho ancora
qualcosa che devo sfogare’. Sai, parlare è davvero
importante.“
Riflettendo su come si è preparato
per il ruolo, Jordan ha ammesso di essersi “isolato” e di
“non aver parlato molto” con la sua famiglia. Spiegando
come questo lo abbia aiutato, ha detto: “Erik non conosceva
molto l’amore. Credo che Erik non l’abbia sperimentato. Ha vissuto
molti tradimenti, molti sistemi fallimentari intorno a lui che
hanno plasmato lui, la sua rabbia e la sua frustrazione.“
“E guardando alla storia e a
come sembrasse ripetersi sempre, e a come avrebbe potuto
interrompere quel ciclo”, ha concluso Jordan.
Si ipotizzava che Black Panther: Wakanda Forever avrebbe
potuto rivelare che il cugino di T’Challa era ancora vivo prima di
renderlo il prossimo Black Panther. Invece, è apparso
davanti a Shuri nel Piano Ancestrale, incoraggiandola a
intraprendere una missione di vendetta contro Namor.
Alla fine del 2024, The Cosmic
Circus riportava: “Michael B. Jordan potrebbe tornare per uno
dei prossimi film degli Avengers“. Il sito lasciava intendere
che vestirà i panni di “Black Panther” in Avengers: Doomsday o
Avengers: Secret Wars, uno
sviluppo innegabilmente intrigante.
Il
trailer ufficiale di Steal anticipa
una serie crime ad alta tensione che affonda le radici in paure
molto concrete: il denaro, il potere e la fragilità delle persone
comuni di fronte a meccanismi finanziari fuori controllo. La serie
Prime Video si presenta come un thriller
contemporaneo dal ritmo serrato, capace di trasformare una normale
giornata d’ufficio in un incubo senza via d’uscita.
Ambientata a Londra, Steal
segue Zara Dunne, un’impiegata di una società di gestione
pensionistica, la cui vita viene stravolta quando un gruppo di
criminali armati prende d’assalto il suo luogo di lavoro,
costringendola a collaborare a un trasferimento di miliardi di
sterline. Fin dalle prime immagini, il trailer chiarisce che non si
tratta di un heist glamour, ma di un racconto claustrofobico e
profondamente umano.
Cosa anticipa il trailer di Steal
Il trailer insiste su tre elementi chiave che definiscono
l’identità della serie. Il primo è il realismo: uffici anonimi, spazi urbani
riconoscibili, violenza improvvisa e priva di eroismi. Tutto appare
vicino, possibile, disturbante. Il secondo è il conflitto morale della
protagonista, intrappolata tra la necessità di sopravvivere e il
peso delle scelte che le vengono imposte sotto minaccia. Zara non è
un’eroina d’azione, ma una persona comune spinta oltre il
limite.
Il terzo elemento è l’ampiezza del disegno narrativo. Il trailer
suggerisce che la rapina sia solo l’inizio di qualcosa di molto più
grande: l’ingresso dell’MI5, le indagini della polizia, i giochi di
potere legati alla finanza internazionale e ai paradisi fiscali.
Steal promette quindi
non solo suspense, ma anche una riflessione sul valore del denaro e
sulle conseguenze sistemiche di un singolo crimine.
Il tono è teso, cupo, privo di ironia, e punta a costruire una
sensazione di pericolo costante. Il trailer non cerca di spiegare
tutto, ma di insinuare un dubbio: quanto è davvero solido il mondo
in cui viviamo, se basta una rapina per farlo crollare?
Millie Bobby Brown ha finalmente commentato
apertamente del destino del suo personaggio,
Undici, nel
finale di Stranger Things. La
serie/fenomeno si è conclusa in modo epico, la gang di protagonisti
ha finalmente sconfitto Vecna
ed è andata avanti con le proprie vite. Undici, nel frattempo, si
è sacrificata, lasciando sia i personaggi che i fan sbalorditi.
Brown ha detto a
Tudum che il fatto che Undici sia rimasta indietro
e si sia sacrificata è stato “bellissimo e catartico“,
soprattutto perché significava che non avrebbe più sofferto o
provato dolore. In effetti, l’attrice voleva che la trama del suo
personaggio finisse in questo modo. “Penso solo che sia
incredibilmente importante che tutto finisca per lei, che la
sofferenza e il dolore finiscano.”
L’intera serie ha condotto i fan a
quel momento inevitabile, ogni personaggio ha contribuito in modo
significativo all’obiettivo finale di sconfiggere Vecna/Henry
Creel, secondo il co-creatore di Stranger ThingsMatt
Duffer, che ha aggiunto che “ogni personaggio ha
un’abilità speciale, ed è in grado di sfruttarla in questo scontro
finale”.
“Ognuno contribuisce in modo
significativo… in questo senso, sembra anche molto simile al climax
di una campagna di Dungeons & Dragons, dove ogni personaggio ha
un’abilità speciale, ed è in grado di sfruttarla in questo scontro
finale”.
Undici ha avuto un ruolo importante
in quello scontro, ovviamente, e ha scelto di pensare al bene
superiore, avvenuta subito dopo aver contribuito a sconfiggere
Vecna una volta per tutte.
Sebbene Vecna non sia
sopravvissuto, il finale ha lasciato alcune cose in sospeso, tra
cui la vera morte di Undici. Nell’ultima scena, Mike racconta la
sua storia: Undici sarebbe ancora viva, grazie a un atto eroico di
Kali. Millie Bobby Brown ha apprezzato la speranza
che quella scena lascia trapelare, perché dimostra che “tutto
ha uno scopo, e tutto esiste per una ragione.”
Se la teoria di Mike è vera, allora
dimostra anche che i poteri di Kali avevano uno scopo molto più
grande di quanto Stranger Things fosse
mai stato in grado di mostrare prima di quel momento. “Adoro
quel finale, che ci sia uno scopo più grande nei poteri di Kali.
Tutto ha uno scopo, e tutto esiste per una ragione.”
L’interpretazione di Keoghan del
Principe Clown del Crimine ha debuttato nel finale del precedente
film, quando l’Enigmista di Paul
Dano viene mandato all’Arkham Asylum. Successivamente
è stata rilasciata una
scena tagliata che lo vede insieme al Cavaliere Oscuro di
Robert Pattinson, in cui si vedono dettagli in
più del suo volto. Con il ritorno del Joker di Keoghan, vale
comunque la pena tenere presente che ciò non conferma che sarà lui
l’antagonista centrale della storia di The Batman – Parte
II. È ancora molto probabile che il sequel avrà un diverso
nemico di Batman come minaccia principale, che verrà rivelato nei
prossimi mesi.
Tutto quello che sappiamo su
The Batman – Parte II
The
Batman – Parte II è uno dei film più attesi del nuovo
panorama DC, ma il suo percorso produttivo non è stato privo di
ostacoli. Inizialmente previsto per ottobre 2025, il sequel diretto
da Matt Reeves è stato rinviato al 1°
ottobre 2027. I ritardi sono stati giustificati da
esigenze legate alla scrittura della sceneggiatura e al calendario
riorganizzato della DC sotto la nuova guida di James Gunn e Peter Safran,
che stanno ristrutturando l’intero universo narrativo. Nonostante
ciò, Reeves ha confermato che
le riprese inizieranno nella primavera
2026 e Gunn ha recentemente letto la
sceneggiatura, definendola “grandiosa”, un segnale incoraggiante
per i fan.
Sul fronte del cast, è confermato
il ritorno di Robert Pattinson nei panni di Bruce
Wayne/Batman, all’interno dell’universo narrativo alternativo noto
come “Elseworlds”, separato dal DCU principale. Dovrebbero tornare anche Jeffrey Wright come il commissario Gordon e
Andy Serkis nel ruolo di Alfred. I rumor più
insistenti ruotano attorno alla possibile introduzione di
Hush e Clayface (che avrà inoltre un film tutto suo)
come villain principali, anche se nulla è stato ancora
ufficializzato. C’è chi ipotizza un ampliamento del focus sulla
corruzione sistemica di Gotham, riprendendo i toni noir e
investigativi del primo capitolo, con Batman sempre più immerso in
un mondo in cui la linea tra giustizia e vendetta si fa
sottile.
Per quanto riguarda la
trama, le indiscrezioni suggeriscono un’evoluzione
psicologica per Bruce Wayne, alle prese con le conseguenze delle
sue azioni e un Gotham sempre più caotica, anche dopo gli eventi
della serie spin-off The Penguin con Colin Farrell (anche lui probabile membro del
cast). Alcune fonti parlano di un possibile scontro morale con
Harvey Dent, figura ambigua per eccellenza, o di un Batman
costretto a confrontarsi con i limiti del suo metodo. Al momento,
tutto è però ancora avvolto nel riserbo, ma la conferma della
sceneggiatura completa e approvata lascia ben sperare per l’inizio
delle riprese entro l’autunno e per un sequel che promette di
essere ancora più cupo, ambizioso e introspettivo.
Reeves spera naturalmente che il
suo prossimo film su Batman abbia lo stesso successo del primo.
The Batman del 2022 ha avuto un’ottima performance
al botteghino, incassando oltre 772 milioni di dollari in tutto il
mondo e ottenendo un ampio consenso da parte della critica. Queste
recensioni entusiastiche sono state portate avanti nella stagione
dei premi, visto che il film ha ottenuto quattro nomination agli
Oscar. Nel frattempo, Reeves ha espanso la serie DC
Elseworld con la già citata serie spin-off di Batman,
The Penguin, disponibile su Sky e NOW, per
l’Italia.
Il
finale della quinta stagione di Stranger
Things rivela che Henry Creel, alias Uno,
alias Vecna, non ha creato il Mind Flayer come si
era creduto, ma è stato invece plagiato da esso
ancora prima di entrare nel Sottosopra. Per molto tempo, molti aspetti della
trama di Stranger Things sono rimasti senza una
spiegazione. Già nella prima stagione, gli spettatori avevano visto
solo un piccolo spicchio di Sottosopra, dei poteri di Undici e
della natura del Demogorgone.
Tuttavia, quello era solo l’inizio.
Ben presto, il Mind Flayer entra in scena con i suoi Democani e la
contaminazione delle fondamenta di Hawkins. Alcune risposte sono
arrivate nella quarta stagione. In vista
dell’uscita della stagione 4, i fratelli Duffer avevano più volte
dichiarato che sarebbe stata la stagione delle risposte e delle
rivelazioni, e non stavano scherzando.
È stato però il finale
della quinta stagione a spiegare definitivamente la vera
connessione tra i principali antagonisti della serie, Vecna
e il Mind Flayer. Nella quarta stagione, Dustin aveva
teorizzato che Vecna fosse il generale a cinque stelle del Mind
Flayer, il suo secondo in comando. Sebbene la serie avesse nascosto
questo fatto, il finale ha dimostrato che questa era, di fatto, la
loro vera relazione.
Vecna incontrò per la prima volta
il Mind Flayer prima di arrivare nel Sottosopra,
quando da bambino si imbatté in uno scienziato all’interno di una
grotta. Quando Henry toccò una roccia proveniente da un’altra
dimensione (come spiegato nell’opera teatrale collegata a
Stranger Things, The First
Shadow), il Mind Flayer iniziò a chiamarlo.
Ogni volta che Vecna uccide
qualcuno, egli lo “consuma”, secondo il dottor Brenner; ciò
significa che ne acquisisce coscienza e potere. Utilizzando i
propri poteri, Henry/Uno lavorò per il Mind Flayer e ottenne
l’accesso alle sue capacità, diventando così più forte e assumendo
il controllo del Sottosopra.
I poteri che il Mind Flayer diede
a Vecna
Ancora prima che Henry
Creel diventasse Uno, possedeva già poteri che gli
permettevano di leggere nella mente delle persone e di ucciderle
usando contro di loro i ricordi più traumatici. Fu proprio questo
ad attirare l’attenzione del dottor Brenner, dopo che Henry aveva
ucciso sua madre e sua sorella. Tuttavia, i suoi poteri avevano dei
limiti.
Sebbene telepatia e telecinesi
fossero utili, il collegamento con il Mind Flayer dopo che Undici
lo bandì dal laboratorio di Hawkins lo riportò nel mondo
dell’Abisso. Come afferma lui stesso, spezzò finalmente le sue
catene metaforiche e divenne il predatore. Il bambino spaventato
nella grotta si trasformò nel mostro assassino Vecna.
La connessione con la mente alveare
del Mind Flayer permise a Henry Creel di diventare il Vecna che il
pubblico vede nella quarta stagione di Stranger
Things, capace di controllare Demopipistrelli, Democani e
Demogorgoni nel Sottosopra e nel mondo reale. Tuttavia, il vero
artefice di tutto rimaneva il Mind Flayer.
Perché il Mind Flayer ha l’aspetto
di un ragno
È interessante notare che
Henry Creel non abbandonò mai la sua ossessione per i ragni. Questo
potrebbe spiegare perché, quando il Mind Flayer gli apparve,
assunse la forma di un gigantesco ragno. Da mostro d’ombra, il Mind
Flayer appariva a Henry come una creatura aracnide.
Questo spiega anche perché Henry
disegnasse ossessivamente quella creatura quando era ancora un
bambino nella casa dei Creel. A livello tematico, trasformare il
Mind Flayer in un essere simile a un ragno era coerente con le sue
abilità.
I ragni presenti nella casa dei
Creel erano principalmente vedove nere, il cui
morso velenoso provoca un dolore simile a quello provato da Will
Byers quando viene attaccato. Inoltre, i sintomi del morso di una
vedova nera durano in genere circa sette giorni, la stessa durata
della maledizione di Vecna.
Sebbene ciò sia distinto da ciò che
il Mind Flayer fa a Will nella seconda stagione, l’idea di un
mostro che attacca, morde e infetta le sue prede è coerente con
quanto accaduto nella terza stagione.
Perché Vecna ha usato il Mind
Flayer nelle stagioni 2 e 3
La grande domanda è: se Vecna era
responsabile di tutto fin dall’inizio, perché non ha attaccato
Hawkins prima? Inizialmente, il Demogorgone della prima stagione e
il Mind Flayer della seconda erano solo mezzi per un fine: tenere
occupata Hawkins. Tuttavia, vengono entrambi fermati da Undici.
Undici uccise il Demogorgone e
chiuse il portale del Mind Flayer. Per aggirare la resistenza di
Undici, Vecna costruì quindi il Mind Flayer nel mondo reale e
sottrasse i poteri di Undici quando questa venne
morsa. Quel morso fu presumibilmente in parte responsabile del
blocco dei poteri di Undici alla fine della terza stagione e
all’inizio della quarta.
Una volta ottenuta almeno una parte
dei poteri di Undici, Vecna fu in grado di accedere alle menti
delle persone attraverso le dimensioni, uccidendole dall’Upside
Down e utilizzando le loro morti per aprire nuovi portali. Nulla di
tutto ciò sarebbe stato possibile senza Undici.
Dopo aver fallito nel suo scopo
originale, il Mind Flayer ne assunse uno nuovo. Tuttavia, un
dettaglio intrigante è che, dopo essere stato rimosso da Will
Byers, il Mind Flayer lasciò un’impronta su di lui, il che
significa che Will è ancora connesso a Vecna,
anche se il mostro non ne è consapevole.
La quinta stagione rivela il primo
incontro di Henry con il Mind Flayer e l’origine dei suoi
poteri
Nel finale, Holly Wheeler
aiuta i ragazzi a fuggire dalla mente di Vecna nascondendosi nella
grotta in cui lui aveva troppa paura di entrare. Tuttavia, Vecna
trova il coraggio di avventurarsi nella grotta, permettendo agli
spettatori di vedere finalmente l’intero ricordo contenuto al suo
interno.
Il giovane Henry incontra uno
scienziato che minaccia di ucciderlo. L’uomo è terrorizzato
all’idea che Henry possa rubargli la misteriosa valigetta d’acciaio
che sta trasportando e, quando spara contro il bambino, Henry è
costretto a ucciderlo per legittima difesa.
La più grande rivelazione del
finale di Stranger Things riguarda il contenuto della
valigetta e i suoi effetti sul giovane Henry. Aprendola, Henry
trova una pietra nera luminescente con venature
rosse, che presto si fonde con la sua mano.
“Siamo una cosa sola”: spiegata la
connessione tra Vecna e il Mind Flayer
La pietra entra nel suo flusso
sanguigno e Henry ha una visione del Mind Flayer, simile a un
ragno, che lo chiama a sé. Questo dimostra che il Mind Flayer
esisteva prima di Henry, nonostante i flashback della quarta
stagione sembrassero suggerire il contrario.
Dimostra anche che, senza
rendersene conto, Henry lavorava per il Mind Flayer e non
viceversa. L’ironia del piano di Vecna nella quinta stagione è che,
mentre affermava che i bambini fossero facili da manipolare,
Vecna stesso era in origine solo un altro bambino
manipolato dal Mind Flayer.
Come Vecna si serve del Mind
Flayer nell’Abisso
Vecna sembrava aver utilizzato il
Mind Flayer per costruire l’Abisso e il Sottosopra, come suggerito
dai flashback della quarta stagione. Tuttavia, mentre tali scene
implicavano che Henry fosse stato bandito nel Sottosopra e avesse
creato la dimensione da zero, il finale della quinta stagione
rivela la verità.
L’Abisso esisteva già prima
dell’arrivo di Henry, poiché era il luogo da cui il Mind Flayer lo
chiamava quando era ancora un bambino. Con il crescere
dell’influenza del Mind Flayer, Henry divenne tutt’uno con l’entità
a forma di ragno, utilizzandola come tana senziente
nell’Abisso.
Henry/Vecna risiedeva sotto il
cuore pulsante del Mind Flayer, mentre i suoi tentacoli
risucchiavano la vita dalle vittime. Il Mind Flayer fungeva sia da
esoscheletro protettivo per Vecna sia da arma colossale, usata per
attaccare gli eroi nel finale della quinta stagione.
Chi era il vero villain di
Stranger Things?
Sebbene Henry non si redima
nel finale, dimostra di essere stato una vittima inconsapevole del
Mind Flayer piuttosto che il suo creatore. Di conseguenza, non era
il vero villain della serie, lasciando gli spettatori con una
domanda fondamentale.
Si potrebbe sostenere che il Mind
Flayer, in quanto entità legata all’orrore cosmico senza età, sia
il vero antagonista. Non possiede un passato tragico, una
giustificazione per la sua malvagità né alcuna umanità. Tuttavia,
non è chiaro da quanto tempo esistesse nella sua dimensione
d’origine e se le sue intenzioni fossero realmente malvagie o
semplicemente autodifensive.
Pertanto, il vero villain
di Stranger Things è il dottor Brenner, che aprì il
portale verso il Sottosopra con i suoi esperimenti mal concepiti.
Fu Brenner a introdurre involontariamente Henry al Mind Flayer,
Brenner a torturare il ragazzo fino a trasformarlo in Vecna, e
Brenner a tentare di scartarlo quando Undici dimostrò di avere un
potenziale maggiore.
Nel 2001, il panorama degli anime è
cambiato per sempre con l’uscita del capolavoro di Hayao Miyazaki, La città
incantata (leggi
qui la recensione). Ancora oggi, il film rimane uno dei più
grandi e importanti di tutti i tempi del settore. Nel corso degli
anni sono poi emersi nuovi dettagli su questa epica fantasia, ma
alcune domande sono rimaste senza risposta. Ma grazie allo stesso
Miyazaki, abbiamo finalmente scoperto un dettaglio fondamentale
sull’iconico Senza Volto, tra i personaggi più iconici nati dalla
sua fantasia.
La confessione arriva dal Friday
Road Show della Nippon Television, un programma televisivo
trasmesso regolarmente in Giappone. È stato proprio lì che è andata
in onda una versione speciale de La città
incantata dopo Capodanno, e il programma stesso ha
condiviso un commento di Miyazaki sull’identità di Senza Volto.
“Ci sono molte persone senza volto intorno a voi… Credo che
ovunque ci siano persone che si aggrappano agli altri ma non hanno
un proprio senso di sé”, ha affermato Miyazaki.
Senza Volto è proprio come noi e
questo rende il personaggio ancor più potente
Per anni, sin dall’uscita di
La città incantata, le teorie sull’identità di
Senza Volto sono state numerose. Il personaggio è ormai parte
iconica del mito dello Studio Ghibli e la sua fama è cresciuta sempre
di più nell’ultimo decennio. Il volto inespressivo e la figura
inquietante del personaggio hanno dato vita a innumerevoli teorie
cospirative. Il design è abbastanza semplice da assumere le
caratteristiche di chi lo circonda, dato che è letteralmente
trasparente, e il film chiarisce che il personaggio ama poche cose
più dell’adorazione.
Dopo aver ricevuto un banchetto e
delle lodi, Senza Volto abbraccia la sua presunzione prima che
Chihiro lo riporti alla realtà. La città incantata
lo mostra poi intento a seguire Chihiro mentre impara dalla
ragazzina, per poi concludere il film al fianco di Zeniba. Per
anni, il mistero che circonda Senza Volto ha tenuto i fan dello
Studio Ghibli con il fiato sospeso, ma il commento riemerso di
Miyazaki dovrebbe porre fine a tutte le speculazioni. In fin dei
conti, il personaggio non è un dio. È proprio come noi, e alla fine
è questo che rende più potente il significato di questo iconico
personaggio e ciò che dice di noi.
Dopo il successo al botteghino
dell’ultimo film di Sydney Sweeney, Una di
famiglia (il cui titolo originale è The
Housemaid), è ora ufficialmente in lavorazione un sequel.
Uscito in Italia il 1° gennaio, questo
thriller psicologico (leggi
qui la nostra recensione) è basato sul romanzo di
Freida McFadden, che ha venduto milioni di copie
dalla sua uscita nel 2022. Nonostante negli Stati Uniti sia invece
uscito nelle sale lo stesso giorno di Avatar: Fuoco e Cenere, il
film ha comunque trovato il proprio spazio e pubblico, incassando
finora ben 133 milioni di dollari al botteghino.
La Lionsgate ha dunque appena
annunciato che The Housemaid’s Secret, il romanzo
sequel, entrerà in produzione nel 2026. Lo studio ha anche rivelato
che il prossimo capitolo era già in fase di sviluppo da alcuni mesi
prima che questo annuncio ufficiale fosse reso pubblico. La data di
uscita, tuttavia, non è stata ancora annunciata. Sappiamo però che
Carly Elter, Alex Young, McFadden
e Sweeney saranno i produttori esecutivi insieme ai produttori
Todd Lieberman, Paul Feig e
Laura Fischer, con Rebecca
Sonnenshine che tornerà come sceneggiatrice.
Sebbene non sia ancora ufficiale,
Lionsgate ha fatto notare che il regista
PaulFeig, probabilmente
dirigerà anche il sequel. Anche Sweeney, che interpreta la
domestica Millie Calloway, e Michele Morrone, che
interpreta il giardiniere Enzo Accardi, sono in trattative per
tornare.
In una dichiarazione, il presidente
della Lionsgate Motion Picture Group Adam Fogelson
ha affermato: “È chiaro sia dal box office globale che dai
commenti sui social media che il pubblico ha reagito con
entusiasmo, e in modo evidente, all’esperienza assolutamente unica
e davvero teatrale di Una di famiglia e vuole sapere cosa succederà
dopo. Abbiamo creduto in queste storie fin dall’inizio e siamo
entusiasti di portare sullo schermo il prossimo capitolo della
storia di Millie in collaborazione con i nostri eccezionali partner
creativi Todd, Paul, Laura, Carly, Alex e Sydney”.
“The Housemaid’s Secret è un
altro libro estremamente emozionante della serie di Freida che ha
affascinato i lettori di tutto il mondo e non vediamo l’ora di
tradurlo in un’esperienza cinematografica altrettanto entusiasmante
e travolgente“. Feig ha aggiunto: “È stato emozionante
vedere il pubblico di tutto il mondo innamorarsi di Una di famiglia
e dell’incredibile lavoro del nostro talentuoso cast e della nostra
troupe. Siamo fortunati che Freida McFadden abbia già ampliato il
viaggio di Millie sulla pagina e che possiamo lavorare con Rebecca
Sonnenshine e Lionsgate per portare questa nuova storia al
pubblico”.
La storia di Una di famiglia
In Una di
famiglia, Millie viene assunta come domestica a tempo
pieno dalla famiglia Winchester. Proprio quando pensa di essere
sfuggita al trauma del suo passato, si rende conto che Nina
(Amanda
Seyfried) e Andrew Winchester (Brandon
Sklenar) nascondono segreti scioccanti e scandali che
minacciano di sconvolgere la sua nuova vita.