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The Pitt rinnovata per la Stagione 3: HBO Max conferma il futuro del medical drama con Noah Wyle

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La corsa di The Pitt continua. HBO Max ha ufficialmente rinnovato il medical drama per una terza stagione, confermando la fiducia nel progetto creato da R. Scott Gemmill e guidato da Noah Wyle. L’annuncio è arrivato mercoledì 7 gennaio direttamente da Casey Bloys, CEO di HBO, durante la première della seconda stagione al DGA Theater di Los Angeles.

La notizia arriva a poche ore dal debutto ufficiale della seconda stagione, già accolta con grande attenzione dopo l’exploit della prima. Fin dal suo esordio nel 2025, The Pitt si è distinta come una delle serie medical più ambiziose degli ultimi anni, grazie a una struttura narrativa rigorosa e a un approccio realistico che racconta il lavoro del personale sanitario all’interno di un pronto soccorso di Pittsburgh.

Un successo critico e produttivo che riporta la serialità “annuale”

The Pitt
The Pitt – Cortesia Sky

Ogni stagione di The Pitt si svolge nell’arco di un unico turno di lavoro, articolato in 15 episodi, ciascuno corrispondente a un’ora reale. Una scelta formale precisa, che ha permesso alla serie di costruire tensione, approfondire i personaggi e mantenere una forte coerenza narrativa. Una formula che, come sottolineato da Bloys, ha reso il progetto sostenibile anche dal punto di vista produttivo.

La prima stagione ha ottenuto 13 nomination agli Emmy Awards, portando a casa cinque vittorie, tra cui miglior serie drammatica, casting e premi attoriali per lo stesso Wyle, Katherine LaNasa e Shawn Hatosy. Più recentemente, la serie ha ricevuto anche nuove nomination agli Actor Awards e ai DGA Awards, consolidando il suo status di titolo di punta nel catalogo HBO Max.

Nel cast principale figurano, oltre a Wyle, LaNasa e Hatosy, anche Patrick Ball, Supriya Ganesh, Fiona Dourif, Taylor Dearden, Isa Briones, Gerran Howell e Shabana Azeez. La seconda stagione ha inoltre introdotto Sepideh Moafi nel ruolo della dottoressa Al-Hashimi. Alla produzione esecutiva, accanto a Wyle, tornano John Wells, R. Scott Gemmill, Erin Jontow, Joe Sachs, Simran Baidwan e Michael Hissrich.

Il rinnovo per la terza stagione conferma non solo il successo di The Pitt, ma anche una precisa direzione editoriale: tornare a una serialità solida, continuativa e capace di dialogare ogni anno con il pubblico. Una scelta sempre più rara nel panorama televisivo contemporaneo, e proprio per questo ancora più significativa.

Rapunzel: Teagan Croft sarà Rapunzel, Milo Manheim Flynn Rider nel live-action Disney

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Il film live-action di Tangled, che in Italia porterà il titolo Rapunzel – L’intreccio della torre, inizia finalmente a prendere forma. Teagan Croft e Milo Manheim sono stati scelti per interpretare i due ruoli principali di Rapunzel e Flynn Rider nella nuova trasposizione in carne e ossa targata Disney.

Croft, nota al grande pubblico per Titans e True Spirit, vestirà i panni della principessa dai lunghissimi capelli dorati, mentre Manheim – volto amatissimo dal pubblico più giovane grazie alla saga Zombies e alla partecipazione a Dancing with the Stars – interpreterà l’affascinante e scanzonato Flynn Rider.

Il film originale animato del 2010 vedeva Mandy Moore e Zachary Levi come voci dei protagonisti e fu un enorme successo commerciale, con oltre 591 milioni di dollari incassati nel mondo, dando vita anche a una fortunata serie animata prodotta per Disney Channel.

Alla regia del live-action ci sarà Michael Gracey, già autore di The Greatest Showman, mentre la sceneggiatura porta la firma di Jennifer Kaytin Robinson, conosciuta per Do Revenge e Thor: Love and Thunder. La produzione è affidata a Kristin Burr, con Lucy Kitada nel ruolo di executive producer. Al momento non sono stati annunciati ulteriori dettagli produttivi né una data di uscita ufficiale.

Sviluppato inizialmente a partire dal dicembre 2024, Rapunzel – L’intreccio della torre è l’ennesimo classico animato Disney a ricevere il trattamento live-action, sulla scia di titoli come Il Re Leone, La Bella e la Bestia, Aladdin, Mulan, Dumbo, La Sirenetta, Biancaneve e Lilo & Stitch. Nel frattempo, il live-action di Moana, con Dwayne Johnson e Catherine Laga‘aia, arriverà nelle sale il 10 luglio, confermando la strategia Disney di rilettura in chiave moderna dei suoi grandi successi animati.

Quasi amici – Intouchables: spiegazione del finale e significato dell’ultima scelta

Il finale di Quasi amici – Intouchables è spesso ricordato come uno dei momenti più emotivamente appaganti del cinema europeo degli ultimi anni, ma ridurlo a una semplice conclusione “felice” significa fraintenderne la natura. La forza dell’epilogo non sta nella rassicurazione, bensì nella sua capacità di chiudere un percorso umano senza cristallizzarlo in una formula consolatoria.

Dopo aver costruito un rapporto fondato sull’ironia, sulla frattura sociale e su una libertà emotiva inattesa, il film sceglie di non trattenere i suoi personaggi in una condizione immobile. Il finale non congela l’amicizia tra Philippe e Driss: la lascia andare, accettando che il cambiamento vero non abbia bisogno di permanenza.

La separazione come compimento dell’amicizia

La decisione di Driss di lasciare Philippe non è un abbandono, né una fuga. È il segno che il legame ha raggiunto il suo scopo. Driss entra nella vita di Philippe come una forza dirompente, capace di incrinare abitudini, difese e ruoli sociali, ma non resta per occupare quello spazio. Se lo facesse, l’amicizia rischierebbe di trasformarsi in dipendenza, tradendo proprio ciò che l’ha resa autentica.

Il film suggerisce che alcune relazioni sono destinate a esistere come passaggi fondamentali, non come presenze definitive. Driss comprende che il suo ruolo non è quello di restare, ma di aver già rimesso in movimento qualcosa. È una scelta narrativa rara, soprattutto in un cinema che spesso confonde la continuità con la profondità emotiva.

Philippe e il ritorno al rischio del desiderio

quasi amici

Il vero cuore del finale è Philippe. L’incontro con Éléonore non rappresenta semplicemente l’avvio di una possibile storia d’amore, ma il recupero della possibilità di esporsi senza protezioni. Fino a quel momento, Philippe ha vissuto le relazioni filtrandole attraverso la distanza, il controllo e una sorta di autoironia difensiva, spesso facilitata dalla presenza di Driss.

Nel momento conclusivo, invece, Philippe accetta il rischio dell’incontro diretto. Non sa come verrà guardato, né come verrà accolto, ma sceglie comunque di esserci. È qui che il film compie il suo gesto più significativo: mostrare che la vera trasformazione non consiste nel superare la propria condizione, ma nel tornare a desiderare nonostante essa.

Perché il finale rifiuta la retorica della “guarigione”

quasi amici

Quasi amici – Intouchables evita consapevolmente l’idea che Philippe debba essere “salvato” o “completato”. Il finale non promette una nuova vita perfetta, né una redenzione totale. Philippe resta un uomo disabile, Driss resta un uomo segnato dal proprio contesto sociale, ma entrambi hanno attraversato un cambiamento reale.

Il sorriso finale non è una garanzia di felicità futura, ma il segno di una possibilità riaperta. Il film non chiude con una soluzione, ma con un movimento: la vita che riprende, imperfetta e incerta, ma finalmente non più sospesa.

Il senso ultimo di Quasi amici

Quasi amici - Intouchables

Il finale funziona perché è coerente con l’intero racconto. Non celebra l’amicizia come rifugio eterno, ma come esperienza capace di trasformare e poi lasciare spazio. Philippe e Driss non si appartengono, e proprio per questo il loro legame è stato autentico.

È una conclusione che continua a parlare al pubblico perché non offre risposte facili, ma riconosce una verità semplice e spesso trascurata: alcune persone entrano nella nostra vita non per restarci per sempre, ma per renderci capaci di andare avanti da soli.

LEGGI ANCHE: Quasi amici – Intouchables: la vera storia dietro il film che ha commosso il mondo

Quasi amici – Intouchables: la storia vera dietro il film che ha commosso il mondo

Quando nel 2011 uscì Quasi amici – Intouchables, pochi avrebbero immaginato che quella commedia agrodolce francese sarebbe diventata uno dei film europei più visti e amati di sempre. Il suo successo non si deve solo all’alchimia tra François Cluzet e Omar Sy, ma soprattutto al fatto che la storia raccontata affonda le radici nella realtà. Quasi amici è infatti ispirato a un legame autentico, profondo e improbabile: quello tra Philippe Pozzo di Borgo e Abdel Sellou.

Una storia vera che, come spesso accade, è ancora più complessa e sorprendente di quanto il cinema abbia mostrato.

Chi era davvero Philippe Pozzo di Borgo

Philippe Pozzo di Borgo proveniva da una famiglia aristocratica corsa, cresciuto in un ambiente colto e privilegiato. Manager di successo nel settore dello champagne, conduceva una vita intensa e dinamica fino al 1993, quando un incidente di parapendio lo rese tetraplegico. Da un giorno all’altro, Philippe perse l’uso degli arti, ritrovandosi costretto a una nuova quotidianità fatta di assistenza continua, dipendenza e dolore.

Il film restituisce bene questo senso di immobilità fisica e isolamento emotivo, ma nella realtà la condizione di Philippe fu ancora più dura, soprattutto dal punto di vista psicologico. Per anni lottò con la depressione, la perdita di autonomia e il timore di essere ridotto a un corpo da accudire, più che a una persona da ascoltare.

Abdel Sellou: molto più di un “badante improvvisato”

quasi amici

Abdel Sellou, a differenza del personaggio cinematografico, non era semplicemente un giovane di periferia disoccupato in cerca di sussidi. Nato in Algeria e cresciuto nelle banlieue parigine, Abdel aveva avuto un passato segnato da piccoli reati, furti e un periodo in carcere. Quando si presentò al colloquio per assistere Philippe, non aveva alcuna esperienza nel settore e nessuna reale intenzione di essere assunto.

Proprio questa mancanza di filtri, unita a un’ironia diretta e a volte brutale, colpì Philippe. Abdel non provava pietà, non trattava il suo datore di lavoro come un malato da compatire, ma come un uomo con cui discutere, ridere, persino litigare. Nella vita reale, questo atteggiamento fu decisivo nel rompere il muro di solitudine in cui Philippe si era rinchiuso.

Un’amicizia che va oltre l’assistenza

Il film racconta l’evoluzione del loro rapporto come una progressiva amicizia, ma nella realtà il legame fu ancora più profondo e duraturo. Abdel Sellou non fu solo un assistente: diventò una presenza centrale nella vita di Philippe, accompagnandolo nei momenti più difficili e aiutandolo a ritrovare un senso di dignità e desiderio.

Philippe stesso ha raccontato più volte che Abdel gli restituì qualcosa che nessun medico era riuscito a dargli: la voglia di vivere. L’umorismo irriverente, la spontaneità e la totale assenza di compassione forzata permisero a Philippe di sentirsi di nuovo un uomo completo, non definito esclusivamente dalla sua disabilità.

Cosa cambia tra la storia vera e il film

quasi amici

Pur restando sorprendentemente fedele allo spirito della vicenda reale, Quasi amici si prende alcune libertà narrative. Nel film, il passato criminale di Driss (personaggio ispirato ad Abdel) viene ammorbidito, così come il contesto sociale viene semplificato per rendere la storia più accessibile al grande pubblico.

Anche il finale è più conciliatorio rispetto alla realtà. Dopo la fine del loro rapporto lavorativo, Abdel e Philippe non si separarono emotivamente come suggerisce il film: rimasero in contatto per anni. Abdel scrisse il libro Tu as changé ma vie (“Mi hai cambiato la vita”), mentre Philippe raccontò la sua versione in Le second souffle, testi che confermano quanto quell’incontro abbia segnato entrambi.

Il significato profondo di Quasi amici

Ciò che rende Quasi amici una storia vera così potente non è la disabilità in sé, ma il modo in cui il film – e la realtà – smontano ogni retorica sulla diversità. Philippe e Abdel non si “salvano” a vicenda in modo eroico: si contaminano, si mettono in crisi, si trasformano reciprocamente.

Il film suggerisce una verità semplice ma rara nel cinema mainstream: l’inclusione non nasce dalla compassione, ma dal riconoscimento dell’altro come individuo, con difetti, ironia, rabbia e contraddizioni. È questo che ha reso Quasi amici un fenomeno globale e non un semplice film “ispirato a una storia vera”.

Un’eredità che va oltre il cinema

A distanza di anni, la storia di Philippe Pozzo di Borgo e Abdel Sellou continua a essere citata come esempio autentico di incontro tra mondi lontani. Non perché edulcorata, ma perché reale. Il film ha reso universale un legame che, nella vita vera, è stato ancora più scomodo, intenso e trasformativo.

Ed è forse questo il motivo per cui Quasi amici continua a commuovere: non racconta ciò che dovremmo essere, ma ciò che possiamo diventare quando smettiamo di guardarci attraverso le etichette.

Cena con delitto – Knives Out, la spiegazione del finale del film

Il contorto giallo Cena con delitto – Knives Out di Rian Johnson riserva molte sorprese, e il finale di Knives Out rivela la vera tragedia dietro la morte del famoso scrittore Harlan Thrombey (Christopher Plummer). Il film vede Daniel Craig nei panni di Benoit Blanc, un investigatore privato assunto per indagare sull’apparente suicidio di Harlan dopo una festa di compleanno a casa sua. Nel corso del film, Benoit scopre che ogni membro della famiglia di Harlan aveva un motivo per ucciderlo, che fosse nascondere una relazione segreta o assicurarsi una parte della sua enorme fortuna.

Sebbene ognuno di loro sia colpevole di un peccato o di un altro, solo uno di loro ha effettivamente complottato per uccidere Harlan: suo nipote, Hugh Ransom Drysdale (Chris Evans). La rivelazione nel finale di Cena con delitto – Knives Out arriva da flashback e diversi colpi di scena nell’atto finale del film. Proprio come Rian Johnson crea un intricato giallo in Knives Out, fa lo stesso nel sequel, Glass Onion: A Knives Out Mystery, ma l’atto finale ricco di colpi di scena rimane il più discusso. Poiché l’atto finale procede a un ritmo rapido, le cose possono diventare confuse

Cosa succede realmente nel finale di Cena con delitto – Knives Out

Ana de Armas in Cena con delitto - Knives Out (2019)

Ransom viene catturato e Marta è innocente

Nel terzo atto Marta fa visita a Fran, che sa che Ransom è l’assassino e ha una fotocopia delle analisi del sangue di Harlan per dimostrare che non è innocente. Fran sta morendo quando Marta la trova, e l’infermiera è stata ovviamente incastrata dal vero assassino. Spaventata dal fatto di causare altre morti, Marta confessa a Blanc di aver accidentalmente iniettato morfina a Harlan e Fran viene portata d’urgenza in ospedale. Marta sta per confessare tutto anche alla famiglia Thrombey, ma dopo aver visto le analisi del sangue, Blanc capisce che Marta è innocente.

Quello che segue è un classico finale da giallo, con l’ormai iconico Benoit Blanc che deduce abilmente tutto ciò che è accaduto durante la notte della morte di Harlan, compreso il ritorno di Ransom alla casa, la scalata del pergolato e lo scambio dei farmaci. Dopo che tutto è stato svelato davanti a lui e Marta ha mentito sulla sopravvivenza di Fran, Ransom confessa, credendo di essere condannato a causa della testimonianza di Fran.

Tuttavia, viene rivelato che Fran è morta, ma Marta ha registrato il monologo sul suo telefono. Dopo un tentativo fallito di uccidere Marta, Ransom viene arrestato e Marta prende le chiavi della villa e tutto ciò che Harlan possiede.

La morte di Harlan in Cena con delitto – Knives Out spiegata

Christopher Plummer in Cena con delitto - Knives Out (2019)

Harlan si uccide per proteggere Marta

Rian Johnson sorprende il pubblico mostrando come Harlan è morto all’inizio di Cena con delitto – Knives Out. Harlan sta ricevendo le sue medicine serali dalla sua infermiera, Marta (Ana de Armas), quando le medicine vengono rovesciate. Marta raccoglie le fiale ma, dopo aver fatto le iniezioni a Harlan, si rende conto di aver scambiato le fiale e di avergli accidentalmente somministrato una dose letale di morfina. A peggiorare le cose, l’antidoto è stranamente scomparso dalla sua borsa dei medicinali.

Sapendo che sarebbe stata incolpata per la sua morte e che sua madre avrebbe potuto essere espulsa a causa dello scandalo, Harlan dà a Marta istruzioni precise affinché venga vista uscire di casa e poi tornare più tardi, in modo che possa scendere al piano di sotto travestita da Harlan. Questo avrebbe fissato l’ora della sua morte a un momento successivo alla partenza di Marta.

Prima che l’overdose di morfina potesse ucciderlo, Harlan si è tagliato la gola per far sembrare la sua morte un suicidio piuttosto che un incidente. Tuttavia, il finale di Knives Out rivela che la sua morte non è stata accidentale. È stata causata dalle azioni di Ransom, che ha cospirato affinché Marta uccidesse accidentalmente suo nonno.

Come il resto della sua famiglia, Ransom era stato escluso dal testamento di Harlan, che invece aveva lasciato tutto a Marta. Ma se Marta fosse apparsa come l’assassina di Harlan, il nuovo testamento sarebbe stato invalidato e la fortuna sarebbe stata divisa tra la famiglia Thrombey, compreso Ransom.

Come è morto Harlan Thrombey (e chi lo ha ucciso)

Perché Ransom era comunque colpevole

La risposta letterale alla domanda su chi abbia ucciso Harlan Thrombey è che si è suicidato, tagliandosi la gola con un coltello. La tragedia della sua morte è che Harlan non aveva affatto ricevuto un’overdose di morfina e non c’era alcun bisogno che si suicidasse. Ransom aveva pianificato di far somministrare a Marta l’overdose a Harlan scambiando le etichette dei medicinali nella sua borsa e poi rubando l’antidoto in modo che la vita di suo nonno non potesse essere salvata.

Tuttavia, quando il medicinale è stato accidentalmente rovesciato, le due fiale sono state nuovamente scambiate, quindi Marta ha effettivamente somministrato a Harlan le dosi corrette e sicure. Durante tutto il film, Marta è tormentata dal senso di colpa di aver ucciso Harlan per la sua negligenza nel non aver controllato le etichette dei medicinali. Invece, è proprio il fatto di non aver controllato le etichette che gli ha salvato la vita. Marta ha capito quale fosse il medicinale corretto dalla consistenza dei liquidi e gli ha somministrato le dosi giuste d’istinto. Come spiega Benoit Blanc, Marta ha fatto la cosa giusta nonostante la manomissione di Ransom perché è una brava infermiera.

Sebbene la morte di Harlan sia stata tecnicamente per mano sua, Ransom è senza dubbio da biasimare nel finale di Knives Out. Se non avesse scambiato le etichette dei medicinali, Marta non avrebbe mai creduto di aver accidentalmente somministrato a Harlan una dose eccessiva di morfina, e Harlan non si sarebbe mai ucciso per coprirla. Ma anche se Ransom fosse colpevole solo di tentato omicidio nei confronti di Harlan, egli sigilla il proprio destino uccidendo Fran per cercare di coprire le proprie tracce.

Il piano di Ransom e l’omicidio di Fran

Il piano originale di Ransom per uccidere Harlan è stato modificato

Il piano originale di Ransom era semplice. La notte della morte di Harlan, dopo aver lasciato la casa infuriato per la modifica del testamento, è tornato e si è arrampicato sul traliccio per evitare di essere visto. Ha scambiato le etichette delle medicine nella borsa di Marta e ha preso l’antidoto per un’overdose di morfina. Poi è sceso dal traliccio, ma è stato visto dalla madre di Harlan, Greatnanna Wanetta (K Callan). Ransom è poi rientrato di nascosto in casa durante il funerale di Harlan, quando sapeva che sarebbe stata vuota, per rimettere a posto tutto nella borsa dei medicinali ed evitare sospetti.

Ransom ha assunto in modo anonimo Benoit per indagare sulla morte di Harlan, credendo che le capacità investigative di Benoit avrebbero incastrato Marta come assassina. Questo piano fallì per tre motivi. Il primo fu che Fran (Edi Patterson), la governante, vide Ransom manomettere la borsa dei medicinali per la seconda volta e capì che qualcosa non andava. Il secondo fu che Ransom non poteva prevedere che le fiale dei medicinali sarebbero state rovesciate e che Marta le avrebbe mescolate tutte da sola. Il terzo fu la decisione di Harlan di uccidersi per assicurarsi che Marta non finisse nei guai.

Dopo che Marta aveva “confessato” a Ransom di aver ucciso Harlan, Ransom capì che l’omicidio di Harlan avrebbe potuto essere scoperto quando gli esami del sangue di Harlan risultarono perfettamente normali, senza alcuna traccia di overdose da morfina. La morte sarebbe stata dichiarata un suicidio, Marta avrebbe ricevuto la fortuna di Harlan e Ransom non avrebbe ottenuto nulla. Per assicurarsi che i risultati degli esami del sangue non potessero scagionare Marta, Ransom bruciò il laboratorio dove erano stati effettuati gli esami. Tuttavia, c’era un altro intoppo: Fran

Fran prese la borsa dei medicinali dalla scena del crimine e inviò a Ransom una fotocopia dell’esame del sangue, rivelando di averne una copia, con l’avvertimento “SO COSA HAI FATTO” e le istruzioni di andare a incontrarla. Lui inviò il biglietto a Marta in modo che lei credesse di essere minacciata da un esame del sangue che provava un’overdose di morfina. Ransom inviò un’e-mail a Marta dicendole di recarsi al luogo dell’incontro dopo l’orario originariamente stabilito. Incontrò prima Fran, le somministrò una dose letale di morfina e fece in modo che Marta la trovasse.

Perché il piano di Ransom fallì

Chris Evans in Cena con delitto - Knives Out (2019)

La genuina bontà di Marta sventò il piano di Ransom

Anche questo nuovo piano fallì. Fran inizialmente sopravvisse al sovradosaggio, svegliandosi quando Marta la trovò e dicendole: “È stato Hugh a farlo”. Marta fraintese la frase come “Sei stata tu a farlo”, continuando a pensare che l’esame del sangue avesse rivelato un’overdose di morfina e che Fran la stesse accusando di aver ucciso Harlan. Tuttavia, invece di lasciare morire Fran, Marta ha chiamato un’ambulanza per portarla in ospedale. Ha poi confessato a Benoit, accettando il suo destino, e gli ha mostrato la scorta segreta di Fran nella villa dei Thrombey, dove era nascosta la copia dell’esame del sangue.

Prima che Marta potesse confessare alla famiglia, Benoit ha guardato l’esame del sangue e ha capito che Marta era innocente. Il finale di Knives Out diventa quindi una classica scena di accusa in un giallo. Benoit ordina a tutti i membri della famiglia, tranne Ransom, di lasciare il salotto e espone tutti gli indizi del piano contorto di Ransom dall’inizio alla fine.

Marta riceve una telefonata dall’ospedale e dice trionfante a Ransom che Fran è sopravvissuta e potrà testimoniare. Credendo di essere comunque condannato, Ransom ammette i suoi crimini. Marta rivela di averlo registrato, che Fran è morta per overdose e che Marta ha ingannato Ransom per fargli confessare.

Perché Ransom era la scelta migliore per il ruolo dell’assassino

Il film ha scelto un modo intelligente per stuzzicare e poi rivelare la verità

Quando si tratta di film gialli, il trucco spesso consiste nel rendere la rivelazione dell’assassino una sorpresa divertente, ma anche qualcosa di plausibile e sensato dopo più visioni. Knives Out ci riesce con Ransom, ma fa anche un passo in più. Il film fa in modo che Ransom risulti antipatico fin dall’inizio. Anche se questo vale per la maggior parte della sua famiglia, lui appare come una persona presuntuosa, meschina e proprio il tipo di persona che un film userebbe come diversivo.

Molto spesso, una persona come Ransom sembra troppo ovvia per essere il cattivo, quindi il pubblico potrebbe non apprezzarlo, ma lo escluderà anche come assassino. È facile aspettarsi che l’assassino sia qualcuno di più inaspettato, data la natura dei colpi di scena in questo tipo di film. Quando Ransom alla fine si allea con Marta, anche se è solo per trarne vantaggio, il pubblico abbassa un po’ la guardia. La rivelazione che in realtà è lui l’assassino che stavano cercando ha un impatto ancora più forte proprio per questo motivo.

È logico che la persona più gentile del film, Marta, venga ingannata dal più malvagio, dato che anche il pubblico viene ingannato. Questo rende ancora più soddisfacente il fatto che alla fine lei abbia la meglio, il che significa che Knives Out ha uno dei migliori finali del genere.

Il vero significato del finale di Knives Out

La vittoria di Marta sulla famiglia Thrombey è una conclusione soddisfacente

Nonostante l’argomento cupo e la natura tragica della morte di Harlan, il finale di Knives Out ha una visione sorprendentemente ottimista. Marta riesce a evitare di essere incastrata per l’omicidio di Harlan e di finire in prigione perché, in fondo, è una brava persona. Inizialmente cerca di coprire le circostanze della morte di Harlan non tanto per proteggere se stessa, quanto per proteggere la propria famiglia e rispettare le ultime volontà di lui.

Tuttavia, Marta è tormentata dal senso di colpa per l’insabbiamento e capisce di essere andata troppo oltre nel momento in cui qualcuno resta ferito. Se avesse lasciato morire Fran e avesse scelto di non confessare a Benoit Blanc, interpretato da Daniel Craig, Ransom l’avrebbe fatta franca. La bontà innata di Marta è simboleggiata dal fatto che non riesce a mentire senza vomitare. La sua umiltà è in netto contrasto con l’arroganza e il senso di diritto acquisito della famiglia Thrombey.

Quando i Thrombey scoprono che Harlan ha lasciato tutta la sua fortuna a Marta, reagiscono con rabbia, convinti che qualcosa sia stato sottratto loro. In realtà, però, quella ricchezza non è mai appartenuta davvero a loro.

Knives Out prende di mira l’idea secondo cui persone bianche e privilegiate si definiscono “self-made” nonostante abbiano costruito il proprio successo grazie a ricchezze ereditarie e relazioni familiari. Walt (Michael Shannon) dirige la casa editrice di famiglia, ma il lavoro gli è stato dato dal padre. Joni (Toni Collette), la nuora di Harlan, vive da anni alle sue spalle. Meg (Katherine Langford) si presenta come progressista e femminista e finge di essere amica di Marta, ma basta una piccola pressione perché sia pronta a manipolarla.

Quando i Thrombey scoprono che Harlan ha lasciato l’intero patrimonio a Marta, si sentono derubati. Ma Harlan sceglie Marta proprio perché è stata gentile con lui senza secondi fini e perché ha lavorato duramente tutta la vita ricevendo in cambio ben poco.

Mettendo Marta contro i Thrombey, il finale di Knives Out mette in discussione il concetto di ricchezza ereditata e di privilegio. Per mandare all’aria i loro piani, a Marta basta essere ciò che è sempre stata: una brava infermiera e una brava persona.

Come è stato accolto il finale di Knives Out

Un nuovo modo di ingannare lo spettatore

In un buon film giallo, il finale e la rivelazione dell’assassino sono fondamentali. Knives Out è considerato uno dei migliori murder mystery mai realizzati, e questo dimostra quanto sia efficace il suo epilogo. Un buon finale deve essere qualcosa che il pubblico, una volta rivelato, comprende perfettamente, ma che non aveva previsto.

Gli spettatori moderni amano cercare di risolvere il mistero da soli e hanno a disposizione moltissimi film del genere a cui fare riferimento. Knives Out, però, trova un modo brillante per impedire al pubblico di indovinare, presentando apparentemente l’identità dell’assassino già nel primo atto del film. Un utente Reddit, marineman43, ha ammesso che questo depistaggio ha funzionato anche con lui, offrendo un approccio originale al genere:

“La ‘rivelazione’ di Marta come assassina così presto nel film è stata intrigante e una scelta molto interessante per il genere. Mi ha davvero depistato per un po’, facendomi pensare che il resto del film sarebbe stato incentrato su di lei che sabotava sottilmente l’indagine per non destare sospetti.”

Allontanare il pubblico dalla caccia all’assassino rende la verità su Ransom un colpo di scena ancora più divertente. Se Marta non fosse stata presentata subito come presunta colpevole, Ransom sarebbe stato il sospettato più ovvio. Quando invece viene rivelato come il vero villain della storia, tutti gli indizi iniziano improvvisamente a combaciare. È il tipo di film che si può rivedere più volte, scoprendo nuovi dettagli a ogni visione.

Vedere Benoit Blanc mettere insieme tutti i pezzi e arrivare alla verità è un momento estremamente appagante, che lo consacra come uno dei migliori detective cinematografici. Ma il finale funziona così bene anche per ciò che rappresenta per Marta: la vittoria di un personaggio imperfetto, che ha commesso errori ma ha dimostrato per tutta la durata del film di essere una persona fondamentalmente buona.

Il confronto tra Glass Onion e Knives Out

Le indagini di Benoit Blanc continuano

Sia Knives Out che il sequel Glass Onion presentano misteri in cui nulla è come sembra, ma l’approccio alle indagini è molto diverso. Anche l’umorismo gioca un ruolo fondamentale. In Glass Onion, il tono è più sopra le righe, rendendo il mistero apparentemente più semplice rispetto a quello del primo film. Mentre il pubblico si concentra sulle performance eccentriche e sulle battute, rischia di perdere i dettagli più importanti.

Entrambi i film usano il contrasto tra flashback e presente. Le donne al centro delle due storie appaiono calme e controllate mentre la verità emerge, ma in realtà nessuna delle due lo è davvero. Marta vomita ogni volta che cerca di mentire ed è costantemente terrorizzata all’idea che la sua famiglia paghi per il crimine commesso. In Glass Onion, Helen/Andi (Janelle Monáe) si muove in preda al panico cercando di non essere scoperta, fino al momento della rivelazione finale, che porta a un’esplosione letterale, rendendo il finale del sequel molto più spettacolare rispetto a quello di Knives Out.

Anche il modo in cui vengono disseminati indizi e misteri è più lineare in Glass Onion. Knives Out è costretto a tornare più volte sui propri passi per fornire allo spettatore tutti i pezzi del puzzle, cosa che nel sequel avviene meno spesso. In ogni caso, sia il finale di Knives Out sia quello di Glass Onion risultano conclusioni soddisfacenti, sia per i personaggi principali che per il pubblico.

La terra promessa: il film con Mads Mikkelsen è tratto da una storia vera?

La terra promessa (Bastarden nel titolo originale danese) è uno di quei film storici che sembrano provenire da un’altra epoca del cinema: ampio respiro epico, personaggi scolpiti nel silenzio, un conflitto morale netto e una natura ostile che diventa antagonista. Diretto da Nikolaj Arcel e interpretato da Mads Mikkelsen, il film è spesso descritto come un Nordic Western. Ma quanto c’è di vero nella sua storia?

Chi era davvero Ludvig von Kahlen e cosa racconta il film

Il film è liberamente ispirato alla figura storica del capitano Ludvig von Kahlen, veterano dell’esercito danese del XVIII secolo, noto per aver tentato l’impossibile: colonizzare le lande inospitali dello Jutland negli anni 1750, su impulso del re Frederick V. L’obiettivo della Corona era trasformare una distesa di brughiera sterile e selvaggia in una risorsa agricola capace di generare ricchezza e stabilità.

Kahlen, uomo senza titolo nobiliare e privo di appoggi, propose un piano audace: finanziare personalmente l’impresa in cambio, se avesse avuto successo, di un titolo, una tenuta e uno status sociale. Un patto apparentemente equo, ma in realtà carico di cinismo: lo Stato non rischiava nulla, mentre il fallimento di Kahlen era dato quasi per scontato.

Nel film, questo conflitto iniziale si trasforma presto in una guerra di logoramento, non solo contro la natura, ma contro un sistema feudale che, sebbene formalmente superato, continua a esercitare un potere brutale attraverso i grandi proprietari terrieri.

Dal romanzo alla realtà: cosa è stato cambiato

La terra promessa spiegazione finale film

La terra promessa è tratto dal romanzo Kaptajnen og Ann Barbara di Ida Jessen, che a sua volta prende spunto in modo non letterale dalla vita di von Kahlen. Jessen ha chiarito che la sua non è una biografia, ma una rielaborazione narrativa: i personaggi non hanno monologhi interiori, non spiegano le proprie emozioni, non si concedono introspezioni moderne. È una scelta coerente con l’epoca raccontata, in cui la sopravvivenza lasciava poco spazio alla psicologia esplicita.

Il film segue questa impostazione con rigore. Molti elementi sono romanzati o condensati: il crudele antagonista Frederik de Schinkel rappresenta una figura-sintesi del potere arbitrario dei latifondisti; la storia d’amore e i personaggi secondari amplificano tematiche reali – sfruttamento, servitù, violenza – ma non vanno letti come ricostruzioni puntuali. Ciò che resta autentico è il contesto storico, la tensione sociale e l’idea di un uomo che tenta di forzare un ordine immutabile.

Un western nordico più vero nello spirito che nei fatti

Definire La terra promessa un film “basato su una storia vera” è corretto solo entro certi limiti. Non racconta fedelmente ogni evento della vita di Ludvig von Kahlen, ma ne conserva l’essenza: la lotta di un outsider contro la natura, il potere e il proprio desiderio di riscatto. Come i grandi western classici, il film usa la Storia come mito fondativo, non come cronaca.

Non è un caso che molti critici abbiano paragonato Mads Mikkelsen a un “Gary Cooper europeo”: il suo Kahlen è un uomo duro, ostinato, spesso antipatico, che cresce lentamente sotto il peso delle sconfitte. In questo senso, La terra promessa è più vicino alla verità emotiva che a quella documentaria.

In conclusione

Sì, La terra promessa è ispirato a una storia vera, ma è soprattutto una trasfigurazione cinematografica di un episodio poco noto della storia danese, raccontato con il linguaggio del western e con un forte centro morale. Un film che non idealizza il passato, ma ne recupera la forza narrativa, dimostrando che si possono ancora realizzare epici storici adulti, complessi e profondamente umani.

SCOPRI ANCHE: La terra promessa: la spiegazione del finale del film

David Harbour lascia il film con Pedro Pascal dopo il finale di Stranger Things

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Dopo l’uscita cinematografica e in streaming del finale di Stranger Things, David Harbour ha deciso di fare un passo indietro rispetto a quello che sarebbe dovuto essere il suo prossimo grande progetto cinematografico. Un portavoce di Searchlight Pictures ha confermato a Variety che l’attore non farà più parte del cast di Behemoth!, il nuovo film diretto da Tony Gilroy e interpretato da Pedro Pascal.

I rappresentanti di Harbour non hanno rilasciato commenti ufficiali, ma diverse fonti parlano di una decisione maturata in seguito all’impatto emotivo della conclusione della serie Netflix.

Una pausa dopo Stranger Things: “Ero sopraffatto”

Secondo quanto riportato da Variety, David Harbour sarebbe rimasto “sopraffatto” dalla fine di Stranger Things e avrebbe scelto di prendersi una pausa. Altre fonti indicano invece che il ruolo sarebbe già stato riassegnato a un altro interprete.

In una recente intervista, l’attore ha riflettuto sul profondo cambiamento che la serie ha avuto sulla sua carriera, spiegando come prima del successo globale fosse perfettamente felice di ricoprire ruoli secondari in grandi produzioni:

“A un certo punto della mia vita mi andava benissimo essere il settimo nome sul foglio di chiamata di un film con Denzel Washington. Poi Stranger Things ha cambiato tutto.”

Harbour ha ammesso di provare nostalgia per la libertà creativa dei primi tempi, sottolineando però che il suo obiettivo non è cambiato: continuare a raccontare storie belle, strane e capaci di aprire le persone.

Cos’è Behemoth! e cosa succede ora

Behemoth! segna il ritorno al cinema di Tony Gilroy dopo Michael Clayton ed è uno dei progetti più attesi targati Searchlight. La trama ruota attorno a un musicista proveniente da una famiglia di musicisti che torna a Los Angeles, ma i dettagli restano volutamente riservati. Oltre a Pedro Pascal, il cast include Olivia Wilde, Matthew Lillard ed Eva Victor.

Pascal e Harbour condividono inoltre un legame nel Marvel Cinematic Universe: il primo interpreterà Reed Richards in The Fantastic Four: First Steps, mentre Harbour è noto per il ruolo di Red Guardian in Black Widow e Thunderbolts, ed entrambi sono attesi in Avengers: Doomsday. Pascal è inoltre uno dei volti più iconici dell’universo Star Wars grazie a The Mandalorian.

Sebbene Harbour abbia rinunciato a questo progetto specifico, il suo percorso cinematografico resta ricco di impegni futuri. Dopo aver chiuso un capitolo fondamentale della sua carriera con Stranger Things, l’attore sembra ora intenzionato a rallentare e scegliere con maggiore attenzione i prossimi passi.

Perché Frankenstein 2 di Guillermo del Toro non si farà: la spiegazione di Mia Goth

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Mia Goth ha chiarito perché un possibile Frankenstein 2 diretto da Guillermo del Toro non vedrà mai la luce. L’attrice, che interpreta Lady Elizabeth Harlander e la Baronessa Claire Frankenstein nella nuova versione Netflix del classico di Frankenstein, ha spiegato come le voci su un sequel – o su una reinterpretazione de La sposa di Frankenstein — non abbiano mai avuto basi concrete.

Già prima dell’uscita del film, si era parlato della possibilità che del Toro potesse confrontarsi con il mito cinematografico reso celebre da Boris Karloff, ma oggi quella strada appare definitivamente chiusa.

“Victor Frankenstein è morto”: l’ostacolo narrativo decisivo

In un’intervista rilasciata a Collider, Mia Goth ha raccontato di aver affrontato direttamente l’argomento con il regista: “Gliel’ho chiesto, e lui mi ha risposto: ‘Ma Victor Frankenstein è morto’.”

Ed è proprio questo il nodo centrale. Il film di del Toro si conclude infatti con la morte di Victor Frankenstein (interpretato da Oscar Isaac), dopo una riconciliazione finale con la Creatura, interpretata da Jacob Elordi. Senza Victor in vita, diventa praticamente impossibile adattare La sposa di Frankenstein, che ruota attorno alla creazione di una compagna per il Mostro.

Inoltre, il finale scelto da del Toro ha un tono volutamente catartico e speranzoso: la Creatura non è più intrappolata in un ciclo di rifiuto e distruzione. Riproporre una storia incentrata su un nuovo rigetto, come accade tradizionalmente con la Sposa, rischierebbe di contraddire il senso stesso del film.

Un remake è già in arrivo (ma non è quello di del Toro)

A rendere ancora meno probabile qualsiasi sequel c’è un altro fattore chiave: un nuovo film su La sposa di Frankenstein è già in produzione. The Bride!** uscirà il 6 marzo 2026, sarà diretto e scritto da Maggie Gyllenhaal e vedrà Christian Bale nei panni del Mostro, affiancato da Jessie Buckley, Annette Bening, Jake Gyllenhaal e Penélope Cruz.

La scelta di non proseguire con un sequel è inoltre coerente con la carriera di del Toro, che non ha mai diretto un sequel. Anche Pacific Rim: Uprising fu realizzato senza di lui, a causa di problemi produttivi che lo costrinsero a lasciare il progetto mentre era impegnato con The Shape of Water.

Nonostante il successo critico del film — e l’acclamazione per la performance di Jacob Elordi, già premiata ai Critics Choice Awards — Frankenstein è stato concepito come un’opera autonoma, completa e chiusa. E, a quanto pare, resterà tale.

Wicked – Parte 2 arriva in digitale: il capitolo finale della storia mai raccontata delle streghe di Oz

Il capitolo conclusivo della storia mai raccontata delle streghe di Oz è finalmente disponibile da casa. Wicked – Parte 2 è acquistabile o noleggiabile dal 5 gennaio in esclusiva sulle piattaforme digitali, distribuito da Universal Pictures Home Entertainment.

Forte di un’accoglienza straordinaria da parte di critica e pubblico, Wicked – Parte 2 viene definito “un tripudio di colori e una gioia per gli occhi” (Cosmopolitan) e approda in home video con numerose versioni e oltre un’ora di contenuti speciali, pensati per i fan del musical che ha segnato una generazione.

Tutte le versioni digitali e i contenuti speciali

Wicked – Parte 2 è disponibile al prezzo di 19,99 € per l’acquisto e 14,99 € per il noleggio, nei formati SD, HD e UHD, sulle seguenti piattaforme:

Il pre-ordine è attivo solo su Prime Video e Apple TV.

Tra le versioni disponibili figurano:

  • versione ibrida (dialoghi in italiano, canzoni in lingua originale)

  • versione originale

  • versione completamente doppiata

  • edizione esclusiva Sing-Along (in lingua originale)

I contenuti extra includono scene eliminate e uno speciale making-of di oltre 50 minuti con Ariana Grande, Cynthia Erivo, il cast e i filmmaker, offrendo uno sguardo approfondito sulla realizzazione del film.

Elphaba e Glinda: un addio che cambia per sempre Oz

La storia riprende con Elphaba e Glinda ormai separate, costrette a convivere con le conseguenze delle proprie scelte. Elphaba, demonizzata come Strega Malvagia dell’Ovest, vive in esilio e continua la sua battaglia per la libertà degli animali di Oz, cercando di svelare la verità sul Mago, interpretato da Jeff Goldblum.

Glinda, sotto la guida di Madame Morrible (la premio Oscar Michelle Yeoh), diventa invece il volto rassicurante del regime, mentre si prepara a sposare il Principe Fiyero (Jonathan Bailey). Il tentativo di riconciliazione tra le due protagoniste fallirà, innescando una catena di eventi che cambierà per sempre il destino di Oz.

Con una folla pronta a ribellarsi e un’ultima possibilità di incontro, Wicked – Parte 2 chiude la saga puntando tutto su amicizia, empatia e trasformazione, offrendo un finale emotivo e spettacolare.

Prodotto da Marc Platt e David Stone, il film si basa sull’iconico musical con musiche e testi di Stephen Schwartz, tratto dal romanzo bestseller di Gregory Maguire. Il primo Wicked (2024) ha ottenuto 10 nomination agli Oscar®, vincendo per Migliori Costumi e Migliore Scenografia, e ha incassato 750 milioni di dollari nel mondo.

The Bluff: prime immagini del film dei fratelli Russo con Priyanka Chopra Jonas

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Sono state diffuse le prime immagini ufficiali di The Bluff, il nuovo film d’azione e avventura prodotto dai fratelli Russo e interpretato da Priyanka Chopra Jonas. Il film sarà disponibile in tutto il mondo su Prime Video dal 25 febbraio 2026, distribuito da Amazon MGM Studios.

Ambientato nelle suggestive Isole Cayman, The Bluff promette un’esperienza adrenalinica che fonde il fascino del racconto storico con una messa in scena moderna, tra duelli con la spada, combattimenti corpo a corpo e una forte componente emotiva legata ai temi della famiglia e della redenzione.

Un’eroina segnata dal passato al centro di un’action epico

Priyanka Chopra Jonas interpreta Ercell “Bloody Mary” Bodden, un’ex pirata che crede di essersi lasciata alle spalle una vita di violenza, dopo aver trovato pace con il marito T.H. (Ismael Cruz Cordova), il figlio Isaac e la cognata Elizabeth. Il fragile equilibrio viene però spezzato dal ritorno del suo famigerato ex capitano Connor, interpretato da Karl Urban, deciso a vendicarsi.

Costretta a confrontarsi con i demoni del passato, Ercell si ritrova coinvolta in una lotta brutale per la sopravvivenza, armata di abilità letali nella scherma, trappole ingegnose e di una determinazione feroce nel proteggere la sua famiglia. Il film costruisce così un percorso di riscatto e autodeterminazione, trasformando la battaglia fisica in un viaggio interiore.

Dietro la macchina da presa e un cast internazionale

La regia è affidata a Frank E. Flowers, che firma anche la sceneggiatura insieme a Joe Ballarini. La produzione porta la firma di Joe Russo, Anthony Russo e Angela Russo-Otstot per AGBO, società nota per progetti come Avengers: Endgame ed Extraction.

Nel cast figurano anche Safia Oakley-Green, Temuera Morrison, Ismael Cruz Cordova e Karl Urban, mentre le spettacolari location reali – tra cui la Grotta del Teschio e le scogliere di Cayman Brac – contribuiscono a dare al film un forte impatto visivo.

The Bluff si presenta come un action-thriller d’epoca intenso e spettacolare, pensato per il grande pubblico e guidato da una protagonista femminile potente e fuori dagli schemi.

La terra promessa: la spiegazione del finale del film

La terra promessa: la spiegazione del finale del film

In La terra promessa (leggi qui la nostra recensione), il capitano Ludvig Kahlen non appare come una persona particolarmente eccezionale. Molte delle cose che fa sono discutibili. Eppure, non si può fare a meno di tifare per lui, grazie al suo spirito indomito e alla sua lotta incessante contro il caotico male rappresentato da de Schinkel. Naturalmente, Mads Mikkelsen nel ruolo del protagonista contribuisce ulteriormente alla causa. La leggenda danese è sempre al massimo quando recita in un film nel suo paese natale, e il western storico di Nikolaj Arcel non fa eccezione.

Questo film danese, presentato in concorso alla Mostra di Venezia e poi candidato agli Oscar, è incredibilmente coinvolgente fin dall’inizio, mentre racconta una storia piena di rabbia in cui due uomini rifiutano di arrendersi finché uno dei due non muore. Tuttavia, Ludvig è quello che sogna di costruire qualcosa di concreto, mentre de Schinkel è un uomo pomposo con un ego fragile. La loro è una storia che si intreccia in modi brutali e con risvolti imprevedibili, che approfondiamo qui di seguito.

La trama di La terra promessa: cosa succede nel film?

Nel 1755, l’impoverito capitano Ludvig Kahlen parte alla conquista delle aspre e inabitabili lande danesi con un obiettivo apparentemente impossibile: costruire una colonia in nome del Re. In cambio, riceverà il nome reale disperatamente desiderato. Ma l’unico sovrano della zona, lo spietato Frederik de Schinkel, crede arrogantemente che questa terra gli appartenga. Quando de Schinkel viene poi a sapere che la cameriera Ann Barbara e il suo servo marito sono fuggiti per rifugiarsi da Kahlen, il privilegiato e dispettoso sovrano giura vendetta. Kahlen non si lascia però intimidire e ingaggia una battaglia impari, rischiando non solo la sua vita, ma anche la famiglia di forestieri che si è formata intorno a lui.

Lo scontro tra Ludvig e de Schinkel

Film come La terra promessa sono esempi significativi di come non sia necessario un lungo retroscena per giustificare le azioni di un personaggio. Tutto ciò che sappiamo di Ludvig è che proviene dalla classe operaia. Crescendo, Ludvig ha iniziato a dedicarsi al giardinaggio fino a quando non si è arruolato nell’esercito. Questo basta per capire perché voglia affermarsi come nobile e costruire una casa che desidera chiamare “Casa del Re”. E perché non dovrebbe, visto che ha faticato tutta la vita per arrivare dove è, a differenza dei nobili buoni a nulla che gestiscono gli affari del re, indossando parrucche buffe come simbolo della loro classe superiore?

The Promised Land

Per un uomo come de Schinkel, che non ha mai dovuto alzare un dito in vita sua perché proviene da una famiglia ricca, un uomo capace come Ludvig è però sempre motivo di preoccupazione. Soprattutto quando la brughiera di Ludvig cade sotto la giurisdizione del distretto di de Schinkel. Non è altro che un proprietario terriero privato che sfrutta la classe operaia in ogni modo possibile, grazie alla pratica disumana della schiavitù che non è ancora illegale. Per de Schinkel è un po’ fastidioso che Ludvig costruisca una colonia coltivando la terra, perché attirerebbe coloni e metterebbe un contadino come l’ex capitano su un piedistallo molto più alto del suo.

La divisione di classe e il valore dello status sociale sono molto evidenti in La terra promessa, e le attività di de Schinkel ne sono la prova. Il tono della rivalità tra de Schinkel e Ludvig è dunque chiaro fin dalla prima scena, dove i due si incontrano di persona. Anche se l’atmosfera è cordiale e piacevole, dato che il primo ha invitato il secondo a cena, la tensione è palpabile. Ludvig ha già realizzato l’inimmaginabile. La sua terra ha mostrato segni di miglioramento. La “Casa del Re” è stata completata e molti uomini lavorano instancabilmente per lui per realizzare il suo sogno. Lo scopo della cena amichevole è dunque quello di intimidire Ludvig e costringerlo a firmare un contratto, che sostanzialmente lo rende un dipendente di de Schinkel.

Ma Ludvig ovviamente non ha intenzione di cedere e rifiuta con fermezza la proposta, anche se durante tutta la visita si mostra educato e calmo. Come se le cose non potessero andare peggio per de Schinkel, questi ha dovuto presentare a Ludvig Edel, la donna che intende sposare. Anche Edel proviene da una famiglia benestante, ma suo padre norvegese è determinato a darle in sposa a qualcuno più ricco, ovvero de Schinkel. Sfortunatamente, de Schinkel non è ancora riuscito a conquistare il cuore di Edel. Tra Edel e Ludvig scatta immediatamente una forte intesa, il che è perfettamente comprensibile, dato che lei vede in lui chiaramente qualcosa che manca a un uomo come de Schinkel.

La serata si conclude con i due che si dichiarano ufficialmente guerra senza proferire parola, mentre Edel invita segretamente Ludvig a un imminente evento reale come suo accompagnatore. Nel suo incontro con Ludvig, de Schinkel continua però a sottolineare il termine “caos”, ed è proprio questo che sceglie come forma di ritorsione. Mostrando la sua falsa autorità, costringe gli uomini di Ludvig a smettere di lavorare. Questi uomini, che non sono abbastanza intelligenti da capire la legge, presto si licenziano, lasciando di fatto incompiuto il progetto dei sogni di Ludvig.

The Promised Land film

Come reagisce Ludvig?

Ancor prima di incontrare de Schinkel, Ludvig assume una coppia per lavorare, che in realtà si nasconde proprio dal crudele proprietario terriero dopo essere fuggita dalle catene della schiavitù. de Schinkel ovviamente chiede informazioni su questi due, ma dopo averne sentito parlare durante la cena, Ludvig finge di non sapere nulla. La coppia, Eriksen e Ann-Barbara, trovano Ludvig strano, ma accontentarsi di due pasti al giorno in cambio del lavoro in casa e nei campi è sicuramente un’opzione migliore che sopportare l’orrore di de Schinkel. Con il tempo, però, la coppia diventa lentamente alleata fidata di Ludvig e, anche quando tutti gli uomini se ne vanno, loro rimangono.

Ludvig trova dunque una soluzione per risolvere la carenza di manodopera tra gli zingari, grazie a una ragazzina vagabonda dalla pelle scura di nome May Ann-Mouse. La ragazza, che viaggia con gli zingari, è considerata da tutti un “cattivo presagio” a causa del colore della sua pelle. Ludvig non le mostra alcun affetto, ma è abbastanza intelligente da non credere alle superstizioni. I giorni passano e la terra di Ludvig continua a prosperare grazie ai lavoratori migranti. Ma de Schinkel non ha affatto finito e questa volta si vendica compiendo un gesto davvero orribile. Uccidere Eriksen nel modo più barbaro possibile, versandogli addosso dell’acqua bollente.

Edel è a quel punto comprensibilmente inorridita e implora letteralmente Ludvig di liberarla da de Schinkel. L’unico modo per riuscirci è che Ludvig ottenga un titolo, trasformando la sua terra in un feudo. Tornata a casa del re, Ann-Barbara prova orrore e dolore quando vede il corpo senza vita di Eriksen con tutti i segni delle ustioni recenti. Dopo quello che è successo a Eriksen, gli zingari se ne vanno, poiché lavorare per Ludvig non sembra sicuro per loro. Anche Ann-Barbara se ne va, ma alla fine torna, così come la piccola May Ann-Mouse e, sebbene inizialmente preoccupato di doversi prendere cura di una bambina, Ludvig le permette di restare. Questo implica che Ludvig sia in realtà un uomo premuroso sotto la sua dura corazza.

A questo punto, la relazione tra Ludvig e Ann-Barbara è il momento clou di La terra promessa, così come lo è quella tra Ludvig e Ann-Mouse. Non ci si aspetta che queste due relazioni abbiano luogo, poiché Ludvig inizialmente dà l’impressione che tutto ciò che desidera dalla vita sia il “titolo” di nobile. In un certo senso è vero, poiché si può dedurre che sia stato un solitario per tutta la sua esistenza. Infatti, rivela a Edel di non aver mai avuto alcuna relazione con una donna fino a quel momento. Nonostante Ann-Barbara sia la sua governante, lui però non la tratta mai come tale. Nonostante il suo aspetto da duro, non gli dispiace se lei è di cattivo umore e gli parla in modo piuttosto informale.

Per Ann-Barbara, alla fine diventa chiaro che il suo datore di lavoro è una persona intrinsecamente buona. La storia d’amore tra loro nasce dunque da un’acuta solitudine, in cui Ann-Barbara cerca inizialmente conforto fisico e Ludvig non rifiuta. Lei è consapevole della relazione tra Edel e Ludvig, ma va avanti comunque. Probabilmente non capisce che nel suo cuore Ludvig prova dei sentimenti per lei. Quando due persone che provano qualcosa l’una per l’altra si ritrovano completamente sole nel mezzo di un inverno freddo e spietato, è inevitabile che scocchi la scintilla.

Con il passare del tempo, Ludvig e Ann-Barbara sviluppano entrambi un legame genitore-figlio con Ann-Mouse. Soprattutto Ludvig, che un tempo sembrava un uomo freddo e senza cuore che maltrattava una semplice bambina, ora farebbe di tutto per proteggerla. Tuttavia, ha ancora gli occhi puntati sull’obiettivo, che è quello di avviare l’agricoltura sulla terra affinché i coloni inizino ad arrivare. Con la sua arma segreta, ovvero i sacchi di patate importati dalla Germania, Ludvig riesce a raggiungere il suo obiettivo. Di conseguenza, il re invia un gruppo di coloni nella terra di Ludvig. Questo naturalmente infastidisce de Schinkel, che non si darà pace finché non avrà rovinato tutto ciò che Ludvig ha costruito.

Mads Mikkelsen in La terra promessa

Cosa succede nel finale?

La narrazione è dunque sempre stata diretta verso uno scontro finale tra questi due uomini. Soprattutto dopo che de Schinkel non ha esitato a uccidere due dei coloni, Peter e Vera. Questo spinge Ludwig a precipitarsi nella sua tenuta e a minacciarlo puntandogli una pistola in faccia. Ma de Schinkel ovviamente non ha intenzione di arrendersi e cospira ulteriormente con i suoi tirapiedi per lanciare un altro attacco. Ludvig però ne ha già abbastanza, quindi individua gli aggressori grazie a una soffiata di Edel e li uccide uno ad uno con precisione militare. Purtroppo, però, i coloni si rifiutano di restare se Ann-Mouse, apparentemente foriera di sfortuna, è presente.

Nonostante la disapprovazione di Ann-Barbara, Ludvig saluta dunque la bambina in lacrime e la lascia in un orfanotrofio. Anche Ann-Barbara se ne va, lasciando un biglietto a Ludvig. La perdita delle due persone che amava di più al mondo è troppo per lui, ma non ha tempo di sedersi e riflettere su questo, poiché de Schinkel manda i suoi uomini alla “Casa del Re” e lo mette in custodia cautelare. Come ci si potrebbe aspettare, de Schinkel ha intenzione di fare a Ludvig esattamente ciò che ha fatto a Eriksen. E Ludwig, già pesantemente frustato, sembra accettare il suo destino ora che non ha più nessuno. Ma Ann-Barbara ha chiaramente altri piani, dato che si intrufola nella tenuta di de Schinkel e si traveste da domestica.

Non è particolarmente difficile per lei, dato che in passato ha svolto lo stesso lavoro lì, nella realtà. Riesce così a raggiungere de Schinkel mutilandolo e poi castrandolo con l’aiuto di Edel. Questo tuttavia, porta alla sua incarcerazione. È piuttosto triste che in un mondo governato da uomini malvagi come de Schinkel, Ann-Barbara debba pagare il prezzo per aver eliminato colui che le ha letteralmente rovinato la vita in ogni modo possibile. Ma non si può fare nulla per la sua prigionia, poiché nessuno è al di sopra della legge, specialmente qualcuno come Ann-Barbara. Tuttavia, Ludvig fa a quel punto una cosa molto importante, ovvero salvare Ann-Mouse e riportarla indietro. L’uomo le chiede persino scusa per averla mandata via.

Il punto centrale di La terra promessa è proprio quello di distinguere tra uomini come de Schinkel e uomini come Ludvig. Mentre uno ha intrapreso la strada della follia e della violenza, l’altro ha trovato l’amore e la pace. La ricchezza funge da forza motrice nell’intera narrazione, poiché de Schinkel continua a vantarsene e Ludvig fa di tutto per ottenerla. Ma alla fine l’uomo si rende conto che non è la ricchezza materialistica a dare senso alla vita, bensì i legami umani. Mentre entra nella fase crepuscolare della sua vita, nulla conta più per Ludvig del suo amore per Ann-Barbara e Ann-Mouse.

Con Ann-Mouse che cresceva e trovava l’amore, a Ludvig non restava che cercare Ann-Barbara, che era ancora in prigione ma stava per essere nuovamente ridotta in schiavitù. Come poteva Ludvig permettere che ciò accadesse? Così, abbandona l’unica cosa che un tempo significava tutto per lui, il titolo che aveva conquistato dopo tante lotte. Era l’unico modo per raggiungere Ann-Barbara e liberarla. Il capitano Ludvig Kahlen sacrifica così tutto ciò che aveva e per cui ha lottato, ma alla fine riesce a ricongiungersi con l’amore della sua vita, la ricchezza più importante di tutte.

West Side Story: la spiegazione del finale del film di Steven Spielberg

Nel film West Side Story (leggi qui la recensione) di Steven Spielberg – così come nell’originale del 1961 – ci sono molte tensioni e scontri, a volte apparentemente senza motivo. Il pubblico potrebbe dunque chiedendosi come mai un film così colorato, che racconta l’affascinante storia d’amore tra Tony (Ansel Elgort) e Maria (Rachel Zegler), possa avere un finale così cupo e devastante, con la morte di tre personaggi principali. Tuttavia, questo netto contrasto è fondamentale per il messaggio della storia.

La storia, ispirata a Romeo e Giulietta, è infatti sempre stata qualcosa di più di una semplice storia d’amore, utilizzando il racconto di Shakespeare per evidenziare le tensioni razziali nella New York degli anni ‘50. Anche l’adattamento del 1961 di West Side Story lo dimostrava, ma la versione del musical di Broadway di Spielberg offre una prospettiva aggiornata che prende un po’ più sul serio il messaggio dello spettacolo teatrale. Il film infatti bilancia bene la bellezza della storia d’amore con la trama più sinistra che si cela dietro i numeri musicali stravaganti.

Sebbene il pubblico apprezzerà senza dubbio il film, il suo finale deprimente potrebbe sembrare un colpo di scena per molti spettatori. Anche se è abbastanza facile capire cosa è successo, l’atto finale del film procede rapidamente e può essere facile perdere di vista il motivo per cui Riff, Bernardo e Tony finiscono tutti morti. Tenendo questo a mente, ecco alcune risposte alle domande più importanti e al loro significato per West Side Story.

Cosa stavano realmente litigando gli Sharks e i Jets

Sebbene la risposta a questa domanda sia data all’inizio del film (prima ancora che vengano presentati i personaggi Tony e Maria), le bande rivali passano così tanto tempo a litigare per piccole cose che il vero conflitto viene dimenticato. Gli Sharks e i Jets cercano qualsiasi motivo per combattere tra loro, incitati dal leader dei Jets Riff (Mike Faist), che non vede l’ora che ci sia una resa dei conti tra i due gruppi. Egli usa la protezione di Bernardo (David Alvarez) nei confronti della sorellina Maria da Tony come scusa per organizzare una “rissa”. Tuttavia, alla base del conflitto tra i due gruppi c’è una guerra territoriale istigata dal razzismo.

I Jets sono bianchi e sono nati e cresciuti negli Stati Uniti, mentre gli Sharks sono immigrati di prima generazione provenienti da Porto Rico. Come stabilito nelle prime scene del film, i Jets si sentono minacciati dalla comunità portoricana che si è trasferita nel quartiere in cui sono cresciuti.  Riff e la sua banda cercano di mantenere il controllo sul quartiere, nonostante il tenente Schrank (Corey Stoll) affermi che i suoi abitanti sono destinati allo sfratto per consentire la ricostruzione dell’area. La sfiducia tra i due gruppi non si basa su alcun conflitto reale, se non il fatto che i Jets non vogliono condividere quello che considerano il loro territorio con gli immigrati.

Mike Faist in West Side Story. © 2021 20th Century Studios

Perché Riff si è rifiutato di fermare la rissa

Sebbene la frattura tra i Jets e gli Sharks sia dovuta a idee sbagliate che ciascun gruppo ha dell’altro, Riff gioca un ruolo chiave nel continuare a incitare la lotta tra i gruppi in West Side Story. Anche quando Tony, interpretato da Elgort, che era nascosto nel trailer originale del film, chiede ripetutamente a Riff di interrompere la rissa, Riff rifiuta con la stessa determinazione. Arriva persino a portare una pistola alla rissa, mentre gli Sharks non hanno dato alcuna indicazione di volerlo fare. Perché Riff è così determinato a combattere?

Sebbene Russ Tamblyn abbia offerto una performance divertente nei panni di Riff nel film originale West Side Story, l’interpretazione del personaggio da parte di Faist è più sfumata in confronto. Nel film del 2021, Riff sembra privo di scopo al di fuori del suo attaccamento ai Jets. La sua intera identità è racchiusa nell’essere un Jet e sembra disposto ad andare nella tomba in nome della banda. Non crede di poter essere nulla al di fuori del suo quartiere e dell’appartenenza ai Jets.

Riff sembra volere la rissa quasi come un desiderio di morte, arrivando a dire a Tony che è “nato per morire giovane”. Mentre Riff finge di cercare lo scontro come leader dei Jets nel remake di West Side Story di Spielberg, acclamato dalla critica, il suo rifiuto di porre fine alla rissa deriva dal suo senso di disperazione, anche se questo comporta danni sia agli altri che a se stesso. Sfortunatamente, questa tendenza distruttiva porta effettivamente danni a se stesso e agli altri, causando alla fine la morte sia di Bernardo che di Tony, oltre alla sua.

Perché gli Sharks hanno finalmente accettato Anybodys nella banda

In tutto il West Side Story di Spielberg, un personaggio di nome Anybodys (Ezra Menas) cerca disperatamente di dimostrare il proprio valore ai Jets e di essere accettato nella banda. Nella produzione teatrale originale e nell’adattamento cinematografico del 1961, Anybodys è un maschiaccio che cerca di entrare nella banda nonostante il proprio sesso, mentre nella versione aggiornata il personaggio è transgender e i Jets rifiutano di accettare l’identità di genere che ha scelto. Il cambiamento del personaggio riflette la maggiore rappresentanza della comunità LGBTQ a Hollywood.

In entrambe le versioni, vari membri dei Jets continuano a respingere Anybodys, anche se la furtività del personaggio si rivela preziosa per i loro scopi. Verso la fine di West Side Story, i Jets cercano di proteggere Tony dalla polizia mentre lui aspetta che Maria lo raggiunga nella farmacia di Valentina. Anybodys arriva presto con l’informazione che Chino (Josh Andrés Rivera) ha ottenuto una pistola e potrebbe essere alla ricerca di Tony. Prima di tornare fuori per tenere d’occhio la situazione, i Jets indicano che accettano Anybodys per quello che è e che ora fa parte del gruppo.

Cosa ha portato al cambiamento di opinione dei Jets? Probabilmente ha a che fare con la perdita di Riff e con il timore dei Jets per ciò che potrebbe accadere alla loro banda. Non sapendo come potrebbero reagire gli Sharks, o se qualcuno di loro potrebbe essere arrestato, inizia a sembrare sciocco escludere gli alleati dalla banda in base all’identità di genere. Anybodys ha dato prova di sé più volte nel corso di West Side Story. Nonostante gli altri Jets abbiano fallito nell’accettare gli altri sulla base di fattori esterni, hanno imparato abbastanza da accettare Anybodys per la sua lealtà alla banda piuttosto che per il suo genere.

West Side Story

Cosa intendeva Maria quando disse che ora provava odio

I Jets fanno del loro meglio per proteggere Tony sia dagli Sharks che dalla polizia, ma i loro tentativi sono vani una volta che Valentina (Rita Moreno) ha riferito la bugia di Anita (Ariana DeBose) secondo cui Chino ha sparato a Maria. In preda all’angoscia, Tony viene ucciso da Chino proprio mentre si rende conto che Maria è ancora viva, il momento più tragico di West Side Story. Dopo che Tony muore tra le sue braccia, Maria prende furiosamente la pistola da Chino e la punta alternativamente sia sui Jets che sugli Sharks, dicendo che potrebbe uccidere chiunque di loro perché ora “prova odio”. Cosa intendeva Maria con questa affermazione?

Maria inizia il film come una giovane adulta molto innocente, appena arrivata in America, proprio come nell’originale West Side Story. Non è mai stata veramente innamorata prima, anche se suo fratello cerca di farla mettere insieme a Chino. Chino sembra simpatico, ma Maria viene rapidamente travolta da una storia d’amore travolgente con Tony, nonostante gli avvertimenti di Bernardo di non frequentare un ragazzo che non sia portoricano. Quando la storia d’amore finisce bruscamente con la morte di Tony, Maria è inconsolabile. Aveva appena imparato cosa significasse essere innamorata e poi le era stato portato via altrettanto rapidamente.

Sebbene il tempo trascorso da Maria con Tony sia limitato, i suoi sentimenti erano più forti di qualsiasi cosa avesse provato prima. Quando Tony morì, non è tanto che il suo amore per Tony svanì, quanto piuttosto che l’amore fu sostituito dall’odio per coloro che glielo avevano portato via. Poiché il suo amore per Tony era così forte, l’odio che lo sostituì era altrettanto forte, tanto da spingerla all’omicidio. È degno di nota il fatto che Maria punti la pistola sia contro gli Sharks che contro i Jets, dimostrando che non incolpa nessuno in particolare per la morte di Tony, ma piuttosto il ridicolo pregiudizio che entrambi i gruppi nutrivano.

West Side Story cast
Ansel Elgort as Tony and Rachel Zegler as Maria in 20th Century Studios’ WEST SIDE STORY.

 

Perché Valentina ha costretto Chino a costituirsi

Sebbene la morte di Tony sia stata causata da qualcosa di più grande di una singola persona, è stato Chino a premere il grilletto. Dopo che gli Sharks e i Jets si sono uniti per portare via il corpo di Tony, Valentina si avvicina a Chino mentre arrivano le auto della polizia e lo convince a consegnarsi. Dopo tutta la violenza che si è verificata, ci si potrebbe chiedere perché Chino sia l’unico personaggio del remake del musical ad essere arrestato. Considerando che Chino è presentato nel film come un giovane onesto che in precedenza non era mai stato coinvolto nelle faide tra bande, sembra ancora più ingiusto.

Sfortunatamente per Chino, molti degli altri Jets e Sharks non avevano commesso alcun crimine. Almeno, la polizia non aveva prove da presentare contro gli altri. Molti di quelli che avevano effettivamente ucciso qualcuno erano già morti: Bernardo aveva ucciso Riff, Tony aveva ucciso Bernardo e Chino aveva ucciso Tony. Chino era l’unica persona rimasta in vita da punire per un crimine. Anche se può sembrare strano che Valentina abbia costretto Chino a costituirsi dopo aver aiutato Tony a nascondersi dalla polizia, lo ha fatto perché si era resa conto che la polizia avrebbe continuato a cercare fino a quando non fosse riuscita ad arrestare qualcuno per le morti.

Il vero significato del finale di West Side Story

West Side Story (uno dei tanti film basati sulle opere di Shakespeare) è incredibilmente triste, ma tutto ciò che accade, compresa la morte di Tony, serve a dimostrare il vero significato del finale del film. La storia mostra che il pregiudizio razziale è insensato e porta a una violenza ingiustificata che ferisce tutti. L’incapacità di ciascuna banda di guardare oltre la lealtà verso i propri simili non ha permesso di risolvere nessuno dei loro problemi, ma ha causato problemi ancora più grandi per tutti loro.

La storia d’amore tra Tony e Maria dimostra che il vero amore non presta attenzione a piccoli dettagli come il colore della pelle o la provenienza di una persona. Tony e Maria volevano iniziare una vita insieme, ma sono rimasti intrappolati nei pregiudizi dei loro amici e delle loro famiglie. Questo film affronta dunque il razzismo a un livello più emotivo rispetto ad altre opere recenti sul tema. West Side Story si concentra infatti sulle conseguenze dell’odio che deriva dal razzismo, lasciando il pubblico senza parole di fronte al netto contrasto tra la bellezza della musica e della danza e la gravità del finale del film.

Black Phone: la storia vera che ha ispirato il film

Black Phone: la storia vera che ha ispirato il film

Black Phone (leggi qui la recensione) è stato un film sorprendente e di grande successo nel 2022, diventando non solo una delle uscite horror più popolari dell’anno, ma anche un successo al botteghino. Basato sull’omonimo racconto breve dello scrittore Joe Hill, il film del regista Scott Derrickson vede Ethan Hawke nei panni di un rapitore di bambini/serial killer della fine degli anni ’70 soprannominato “Il Rapace”. Con il passaggio del film ai servizi di streaming, un nuovo pubblico, oltre ad alcuni spettatori che lo hanno rivisto, ha divorato il film, con alcuni che si sono chiesti se la storia fosse basata su fatti reali.

I serial killer esercitano da tempo un fascino morboso sul pubblico. Considerando che Black Phone è ambientato alla fine degli anni ’70, il periodo d’oro di noti serial killer reali come John Wayne Gacy, Ted Bundy e David Berkowitz, è facile immaginare che Il Rapace si inserisca perfettamente in quell’epoca. Tuttavia, Hill, che ha scritto la storia su cui è basato il film, ha poi chiarito le cose, spiegando quali sono state le sue fonti di ispirazione e quanta realtà ci sia effettivamente in Black Phone.

Di cosa parla Black Phone?

Basato sul racconto breve di Joe Hill del 2004, Black Phone è incentrato su Finney Blake (Mason Thames), un ragazzo di 13 anni che viene rapito da Il Rapace (Hawke). Viene poi tenuto prigioniero in uno scantinato insonorizzato che contiene un telefono nero a disco scollegato. L’uomo dice a Finney che il telefono non funziona, ma il ragazzo scopre che, per una strana circostanza, può usarlo per comunicare con le precedenti vittime del killer. Così, inizia a collaborare con i loro spiriti per cercare di fuggire.

Questo rende la storia di Black Phone soprannaturale, anche se Il Rapace stesso è solo un normale assassino. Ciò permette però a Finney di usare i consigli delle vittime dell’assassino a suo vantaggio e porre fine al suo regno di terrore. Allo stesso modo, sua sorella sembra avere poteri soprannaturali, e questa preveggenza le permette di aiutare a trovare il fratello rapito. Questo elemento della trama aggiunge dunque una sfumatura soprannaturale a un film horror altrimenti realistico. Infatti, quando si escludono i fantasmi e i poteri psichici, ci sono somiglianze con diversi killer reali in Black Phone.

Black Phone film 2022

 

Joe Hill ha tratto ispirazione da serial killer reali

In un’intervista a Vanity Fair, Hill ha spiegato che, sebbene la sua storia tragga ispirazione da serial killer reali dell’epoca, Black Phone non è basato su alcun caso reale. Ciò ha senso, poiché alcuni degli elementi originali della sua storia riflettono tratti caratteriali simili a quelli di killer famosi come John Wayne Gacy. Ad esempio, Il Rapace lavora come clown part-time. Questo lavoro era qualcosa per cui Gacy era noto, rendendo il suo particolare passatempo particolarmente inquietante sin da allora. Nel racconto breve di Joe Hill, inoltre, Il Rapace è un uomo corpulento che usa il suo aspetto per approfittare della gentilezza di Finney.

In questo il racconto differisce da come si svolge il rapimento nel film, il che è solo l’ennesimo esempio di come gli adattamenti cinematografici dei libri possano apportare modifiche ai personaggi per adattarli meglio alla direzione del film. Naturalmente, questo design riflette anche il vero Gacy, che era notevolmente corpulento. Un altro killer simile di quel periodo era Dean Corll, conosciuto localmente anche come “The Candyman”. Corll era noto per procurarsi giovani adolescenti, che catturava e torturava prima di ucciderli. Anche se Il Rapace non suggerisce la brutalità dei crimini di Corll, è comunque molto simile a lui a modo suo.

LEGGI ANCHE: Black Phone: le origini e il significato della maschera di Il Rapace

Black Phone incorpora anche elementi dell’infanzia del regista

Dopo aver lasciato Doctor Strange nel Multiverso della Follia, Scott Derrickson ha concentrato la sua attenzione su Black Phone. Ciò ha comportato la modifica di alcuni elementi del racconto breve, cambiandoli per renderli più personali e quasi autobiografici, in un certo senso. In questo modo si riflettono ulteriormente i crimini reali che hanno ispirato Il Rapace. Scrivendo la sceneggiatura con il co-produttore C. Robert Cargill, Derrickson si è sentito ispirato dal modo magistrale in cui lo scrittore ha intrecciato una storia di fantasmi inquietante con un racconto di speranza e perseveranza. Così, il regista ha dunque deciso di attingere anche alla sua giovinezza in Colorado negli anni ’70.

Scott Derrickson the black phone

Ciò includeva il bullismo e gli abusi inflitti a lui e ai suoi amici. Il regista voleva infatti che il film rappresentasse un elemento di trauma infantile che fosse familiare ma non troppo violento. Alla fine, Derrickson ha ribadito che Black Phone è una storia di speranza e di consapevolezza di essere molto più forti di quanto si pensi. Il film è inquietante ed emotivamente devastante, ma finisce anche con una nota più edificante rispetto ad altri film horror. Anche se non tutti gli elementi della storia di Hill sono stati adattati per il grande schermo, lo scrittore ha lavorato a stretto contatto con il regista su alcuni aspetti del film, rendendolo davvero un lavoro di collaborazione.

Il sequel Black Phone 2 si discosta molto dalla realtà

Uscito quattro anni dopo l’originale, Black Phone 2 di Scott Derrickson riprende analogamente la storia anni dopo gli eventi del primo film. Finney è ora più grande, ma la presenza di Il Rapace continua a tormentarlo. Il cattivo inizia infatti a perseguitarlo e ad attaccarlo nei suoi sogni e, nonostante la sua apparente morte, minaccia di uccidere Finney stesso dall’aldilà. Questa impostazione si concentra sugli elementi soprannaturali visti nel primo film, ma sposta la narrazione rendendo Il Rapace apertamente paranormale.

In effetti, con questo sequel ci sono molte somiglianze tra il villain e l’icona dei film horror Freddy Krueger, che è a sua volta una sorta di demone dei sogni. Se questa era l’intenzione, allora si chiude il cerchio delle ispirazioni reali per entrambi questi killer cinematografici. Krueger è stato in parte ispirato dai numerosi scandali di abusi su minori avvenuti negli anni ’80, anche se i film hanno attenuato la portata delle sue aggressioni cinematografiche fino al remake Nightmare del 2010. Molti di questi scandali di abusi sono avvenuti non molto tempo dopo che Dean Corll e John Wayne Gacy sono stati scoperti, il che amplia il bacino di ispirazioni per Black Phone.

LEGGI ANCHE: Black Phone: la spiegazione del finale del film con Ethan Hawke

L’episodio finale ‘a sorpresa’ di Stranger Things non esiste: ecco perché i fan hanno creduto a “Conformity Gate”

I fan di Stranger Things che credono a una teoria del complotto virale secondo cui ci sarebbe un nono episodio segreto della serie Netflix in uscita il 7 gennaio alle 20:00 ET (le 2 di notte, da noi) vedranno le loro speranze infrangersi, perché non ce nessuna nona puntata.

Sebbene Netflix e i creatori Matt e Ross Duffer non abbiano rilasciato commenti ufficiali sulla teoria durante le interviste stampa in corso dopo il finale, le biografie della serie sugli account Instagram, TikTok e X di Netflix affermano mercoledì: “TUTTI GLI EPISODI DI STRANGER THINGS SONO ORA IN LINEA”.

La teoria, colloquialmente nota sui social media come “Conformity Gate“, è che i Duffer abbiano ancora in serbo un altro episodio, che annullerebbe alcuni punti della trama del finale di serie, tra cui la rivelazione che Vecna/Henry (Jamie Campbell Bower) non è effettivamente morto ma aveva il controllo della visione degli spettatori su ciò che loro stessi vedevano, un’esperienza di rottura della quarta parete.

Sui social media, la teoria ha preso piede in particolare su TikTok, su Reddit e altre piattaforme, dove i fan hanno condiviso post e video che includevano quelli che ritenevano indizi di un’inversione di tendenza nell’episodio 8, “The Right Side Up” (Il mondo reale, in italiano), annunciato e pubblicizzato come finale di serie.

Tra le presunte “prove” a sostegno della teoria c’è di tutto, dalle scelte di guardaroba (le toghe della laurea erano arancioni, mentre i colori della Hawkins High sono verde e giallo, e molte comparse sono state viste indossare occhiali simili a quelli indossati da Henry/Vecna). Le teorie fanno anche riferimento a cambiamenti nel design del set: una maniglia nella cantina dei Wheeler sembra trovarsi sul lato opposto della porta nel finale, e una manopola della stazione radio WSQK ha cambiato colore tra un episodio e l’altro.

Gli spettatori più attenti hanno persino trovato un caso nel finale della serie in cui una pila di audiocassette, presente in una scena dell’epilogo, era apparentemente disposta in modo da formare la scritta “U DID NOT STOP ME” in codice Morse.

L’idea che l’episodio sarebbe uscito a sorpresa il 7 gennaio è nata da un video condiviso dalla pagina TikTok ufficiale di “Stranger Things” che mostrava l’insegnante di scienze di Hawkins, il signor Clarke (Randy Havens), in piedi davanti a un orologio impostato sull’1:07. I sostenitori di Conformity Gate hanno interpretato questo post come un segnale che l’episodio 9 sarebbe uscito il 7 gennaio e che l’orario di lancio sarebbe stato alle 20:00 ET, la stessa ora in cui sono usciti i volumi 1 e 2.

Tutto ciò ha alimentato la teoria più diffusa tra i fan del Conformity Gate, che prende il nome dall’idea che Henry/Vecna ​​non sia stato sconfitto da Undici (Millie Bobby Brown), Will (Noah Schnapp), Joyce (Winona Ryder), Mike (Finn Wolfhard) e il resto della banda, e che la squadra di Hawkins sia bloccata sotto il controllo mentale di Vecna, “conformandosi” a falsi ricordi e a un finale che lui ha creato per loro – e per gli spettatori.

L’ultima stagione di “Stranger Things” è stata afflitta da teorie cospirazioniste. Dopo l’uscita del Volume 2 a Natale, una parte del fandom ha iniziato a credere che gli episodi fossero stati “manomessi”, e un documento Google creato dai fan che descriveva dettagliatamente le scene che sarebbero state tagliate è stato ampiamente condiviso sui social media. Una petizione su Change.org che chiede la pubblicazione del “filmato inedito” ha ora più di 390.000 firme. In un’intervista del 1° gennaio sul finale di serie i Duffer, hanno definitivamente messo a tacere questa disinformazione, e Matt Duffer ha detto a proposito del documento di Google, che avevano visto: “Ovviamente, non è una cosa vera“. Ross Duffer ha aggiunto: “Non credo che ci sia una singola scena tagliata in tutta la stagione“.

La serie è diventata così grande“, ha detto Matt Duffer, parlando in generale dei segmenti del fandom intrisi di teorie del complotto. “Online, c’è così tanta disinformazione. A tonnellate. Staremmo qui per ore a cercare di smentire le cose che non sono vere”.

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Actor Awards 2026, le nomination!

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Actor Awards 2026, le nomination!

Gli Actor Awards, il nuovo nome dei SAG Awards del SAG-AFTRA, hanno annunciato le nomination per l’edizione 2026. La categoria principale Motion Picture Ensemble presenta un elenco di quelli che hanno guidato il dibattito della stagione dei premi finora: Frankenstein, Hamnet, Marty Supreme, Una Battaglia dopo l’Altra e I Peccatori.

Sono in palio 15 categorie in totale – sei per il cinema e nove per la TV – inclusa la corsa al premio come miglior attore, dove Timothée Chalamet, star di Marty Supreme, è di nuovo in lizza dopo aver vinto il SAG Award lo scorso anno per aver interpretato Bob Dylan in A Complete Unknown. Se la vedrà con Leonardo DiCaprio di Una Battaglia dopo l’Altra, Ethan Hawke di Blue Moon, Michael B. Jordan di I Peccatori e Jesse Plemons di Bugonia.

Nella corsa al premio come miglior attrice, le candidate sono Jessie Buckley di Hamnet, Rose Byrne di If I Had Legs I’d Kick You, Kate Hudson di Song Sung Blue, Chase Infinity di Una Battaglia dopo l’Altra ed Emma Stone di Bugonia.

Questa è l’ultima e più grande gilda di Hollywood a pronunciarsi sulla stagione dei premi cinematografici, finora dominata dalla doppietta di Una Battaglia dopo l’Altra di Paul Thomas Anderson e I Peccatori di Ryan Coogler, entrambi della Warner Bros. L’anno scorso, Conclave ha vinto, ottenendo otto nomination agli Oscar, tra cui quella per il miglior film.

Ecco la lista completa dei Nominati agli Actor Awards 2026

Motion Pictures

OUTSTANDING PERFORMANCE BY A CAST IN A MOTION PICTURE

Frankenstein
Hamnet
Marty Supreme
One Battle After Another
Sinners

OUTSTANDING PERFORMANCE BY A FEMALE ACTOR IN A LEADING ROLE

Jessie Buckley
Rose Byrne
Kate Hudson
Chase Infinity
Emma Stone

OUTSTANDING PERFORMANCE BY A MALE ACTOR IN A LEADING ROLE

Timothée Chalamet
Leonardo DiCaprio
Ethan Hawke
Michael B. Jordan
Jesse Plemons

OUTSTANDING PERFORMANCE BY A MALE ACTOR IN A SUPPORTING ROLE

Miles Caton
Benecio Del Toro
Jacob Elordi
Paul Mescal
Sean Penn

OUTSTANDING PERFORMANCE BY A FEMALE ACTOR IN A SUPPORTING ROLE

Odessa A’zion
Ariana Granda
Amy Madigan
Wunmi Mosaku
Teyana Taylor

OUTSTANDING STUNT ENSEMBLE IN A MOTION PICTURE

F1
Frankenstein
Mission: Impossible – The Final Reckoning
One Battle After Another
Sinners

Television

OUTSTANDING PERFORMANCE BY AN ENSEMBLE IN A DRAMA SERIES

The Diplomat
Landman
The Pitt
Severance
The White Lotus

OUTSTANDING PERFORMANCE BY A MALE ACTOR IN A DRAMA SERIES

Sterling K. Brown
Billy Crudup
Walton Goggins
Gary Oldman
Noah Wyle

OUTSTANDING PERFORMANCE BY A FEMALE ACTOR IN A DRAMA SERIES

Britt Lower
Parker Posey
Keri Russell
Rhea Seahorn
Aimee Lou Wood

OUTSTANDING PERFORMANCE BY AN ENSEMBLE IN A COMEDY SERIES

Abbott Elementary
The Bear
Hacks
Only Murders in the Building
The Studio

OUTSTANDING PERFORMANCE BY A MALE ACTOR IN A COMEDY SERIES

Ike Barinholtz
Adam Brody
Ted Danson
Seth Rogen
Martin Short

OUTSTANDING PERFORMANCE BY A FEMALE ACTOR IN A COMEDY SERIES

Kathryn Hahn
Catherine O’Hara
Jenna Ortega
Jean Smart
Kristen Wiig

OUTSTANDING PERFORMANCE BY A MALE ACTOR IN A TELEVISION MOVIE OR LIMITED SERIES

Jason Bateman
Owen Cooper
Stephen Graham
Charlie Hunnam
Matthew Rhys

OUTSTANDING PERFORMANCE BY A FEMALE ACTOR IN A TELEVISION MOVIE OR LIMITED SERIES

Claire Danes
Erin Doherty
Sarah Snook
Christine Tremarco
Michelle Williams

OUTSTANDING STUNT ENSEMBLE IN A TELEVISION SERIES

Andor
Landman
The Last of Us
Squid Game
Stranger Things

I vincitori saranno annunciati in una cerimonia domenica 1 marzo, trasmessa in diretta streaming su Netflix. Harrison Ford riceverà il premio SAG-AFTRA Life Achievement Award, il più alto riconoscimento della corporazione che riconosce i successi nella carriera e nell’umanità, durante quella cerimonia.

Monster: The Lizzie Borden Story, Joey Pollari entra nel nuovo cast di Ryan Murphy

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L’attore Joey Pollari è entrato a far parte dell’entourage di Ryan Murphy, e si è unito al cast della prossima stagione del franchise che racconta le oscure biografie dei famosi serial killer della storia americana.

Pollari sarà il co-protagonista di “Monster: The Lizzie Borden Story“. Si unisce a un cast che include la già annunciata Ella Beatty (figlia di Warren Beatty e Annette Bening), Charlie Hunnam (di “Monster: The Ed Gein Story”), Rebecca Hall e Vicky Krieps.

Pollari interpreterà John Morse, lo zio della famigerata assassina con l’ascia. Beatty interpreterà il ruolo principale, con Hunnam nei panni del padre Andrew e Hall in quelli della matrigna Abby. Il prossimo capitolo dell’antologia di Murphy esaminerà la famigerata criminale americana, i processi da lei subiti e le loro conseguenze.

Joey Pollari è stato appena visto in “Ed Gein” in un ruolo rilevante, quello della star di “Psycho” Anthony Perkins. Il prossimo progetto di Murphy è “The Beauty” di FX, un altro progetto di Murphy su una malattia sessualmente trasmissibile che rende le sue vittime bellissime prima di morire. Hall recita anche nella serie con Evan Peters, Ashton Kutcher, Jeremy Pope, Bella Hadid e Anthony Ramos. Il progetto è basato sull’omonima serie Image Comics di Jeremy Haun e Jason A. Hurley. La serie, composta da 11 episodi, uscirà il 21 gennaio.

Tra i precedenti lavori di Joey Pollari figurano “Love, Simon” della Fox e la serie ABC del 2015 di John Ridley “American Crime“. Nato a St. Paul, Minnesota, Pollari ha lavorato stabilmente da giovane adulto in serie come “Cold Case” della CBS e nel film originale Disney “Skyrunners“.

È rappresentato da Atlas Artists e Jackoway Austen Tyerman Wertheimer Mandelbaum Morris Bernstein Trattner Auerbach Hynick Jaime LeVine Sample & Klein.

Netflix, What Next? Ecco cosa arriverà sulla piattaforma nel 2026

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L’anno scorso, in questo stesso periodo, Netflix pubblicizzava le prossime stagioni di Stranger Things, Mercoledì e Squid Game. Due di queste serie sono terminate e la serie con Jenna Ortega non è in programma per il 2026.

Tuttavia, c’è molto da offrire agli abbonati, dato che la piattaforma di streaming ha presentato un’ampia gamma di serie sceneggiate, reality show, eventi live e sport nell’ambito della sua annuale conferenza Next on Netflix. Invece di un evento live, Netflix si sta affidando ai tarocchi con un’animatronica Teyana Taylor che offrirà letture personali a New York alla fine di questo mese.

La piattaforma di streaming ha in programma il ritorno di diverse serie importanti quest’anno, tra cui le nuove stagioni di Outer Banks, The Gentlemen, Black Doves e The Hunting Wives.

Altri titoli che (ora lo sappiamo) usciranno nel 2026, tra cui la quarta stagione della serie drammatica francese Lupin, prevista per il quarto trimestre, la quinta e ultima stagione di The Witcher, la terza stagione di Nobody Wants This e la seconda stagione di Avatar: The Last Airbender, Il Problema dei tre Corpi, Leanne, The Four Seasons e Running Point.

Questi titoli si uniscono ai ritorni precedentemente annunciati di Bridgerton, che lancia la sua quarta stagione il 29 gennaio, di The Lincoln Lawyer, che torna con la quarta stagione il 5 febbraio, della terza stagione di The Night Agent il 19 febbraio, della seconda stagione di One Piece, intitolata Into The Grand Line, il 10 marzo, della settima stagione di Virgin River il 12 marzo e della quinta stagione di Sweet Magnolias l’11 giugno, oltre alla seconda stagione della precedente miniserie Beef, che torna il 16 aprile.

E, mentre Stranger Things ha concluso la sua corsa, i Duffer Brothers hanno tre serie in uscita quest’anno. Il duo sta lanciando The Boroughs, ambientato in una comunità di pensionati e interpretato da Alfred Molina, Geena Davis e Bill Pullman, la miniserie Something Very Bad Is Going To Happen, una serie horror con Camila Morrone, Adam DiMarco e Jennifer Jason Leigh e la serie animata spin-off Stranger Things: Tales From ’85.

Sarà un grande anno per i drammi in costume come il già citato Bridgerton, un adattamento del romanzo classico di Jane Austen Orgoglio e pregiudizio, con Emma Corrin e Olivia Colman, una rivisitazione di La casa nella prateria e una rivisitazione moderna di La valle dell’Eden di John Steinbeck con Florence Pugh.

Ci sono molte serie animate, tra cui Alley Cats, creata da Ricky Gervais, Mating Season dai creatori di Big Mouth, Strip Law con Adam Scott e le seconde stagioni di Devil May Cry e Long Story Short.

La strategia improvvisata di Jeff Gaspin sarà ampiamente messa in mostra anche nel 2026 con il lancio in diretta di Star Search il 20 gennaio con episodi il martedì e il mercoledì, una nuova serie di gare comiche di Kevin Hart, la serie di appuntamenti Age of Attraction, The Golden Ticket a tema Willy Wonka e reality show tra cui Calabasas Confidential e Let’s Marry Harry, oltre alla decima stagione di Love Is Blind.

Sul fronte dei documentari, ci sono titoli con Kylie Minogue, Gordon Ramsey e Rafael Nadal, così come serie di storia naturale di David Attenborough (A Gorilla Story) e Steven Spielberg (Dinosauri) e Glitter & Gold: Ice Dancing.

I film di Netflix del 2026: ecco la prima immagine di Enola Holmes 3 con Millie Bobby Brown

GENNAIO

His & Hers – January 8
The Boyfriend (S2) – January 13
Agatha Christie’s Seven Dials – January 15
The Upshaws (Part 7) – January 15
Can This Love Be Translated? – January 16
Star Search – January 20
WWE: Unreal (S2) – January 20
Queer Eye (S10) – January 21
Finding Her Edge – January 22
Free Bert – January 22
Skyscraper Live – January 23
Mike Epps: Delusional – January 27
Bridgerton (S4, Part 1) – January 29

FEBBRAIO

Formula 1: Drive To Survive (S8) – TBC
Glitter & Gold: Ice Dancing – February 1
Is It Cake? Valentines – February 4
The Lincoln Lawyer (S4) – February 11
The Night Agent (S3) – February 19
Strip Law – February 20
Bridgerton (S4, Part 2) – February 26

MARZO

Beastars (Part 2) – TBC
The Actors Awards – March 1
One Piece: Into The Grand Line – March 10
Virgin River (S7) – March 12
Steel Ball Run JoJo’s Bizarre Adventure – March 19
Tyler Perry’s Beauty In Black (S2, Part 2) – March 19
MLB Opening Night – March 25
Jo Nesbo’s Detective Hole – March 26

APRILE

Beef (S2) – April 16

MAGGIO

Devil May Cry (S2) – May 12

GIUGNO

Sweet Magnolias (S5) – June 11

PROSSIMAMENTE

Dinosaurs – Q1
Full Swing (S4) – April
Lupin – Fall
Win The Mall – Fall
Six Kings Slam – October
3 Body Problem (S2)
A Different World
Age of Attraction
Alley Cats
America’s Sweethearts: Dallas Cowboys Cheerleaders (S3)
Avatar: The Last Airbender (S2)
Baki-Dou: The Invincible Samurai
Big Mistakes
Being Gordon Ramsey
Black Doves (S2)
The Body
The Boroughs
Boyfriend on Demand
Brazil 70
Calabasas Confidential
The Chestnut Man: Hide and Seek (S2)
The Diplomat (S4)
East of Eden
The East Palace
Emily in Paris (S6)
The Empress (S3)
The Four Seasons (S2)
The Gentlemen (S2)
The Golden Ticket
Hollywood Arts
Human Vapor
The Hunting Wives (S2)
I Will Find You
Kylie
Leanne
Let’s Marry Harry
Little House on the Prairie
Long Story Short (S2)
Love on the Spectrum (S4)
Lovesick
Man on Fire
Mating Season
Million Dollar Secret (S2)
Mis Muertos Tristes
Monster: The Lizzie Borden Story
My Life with the Walter Boys (S3)
Nemesis
Nobody Wants This (S3)
North of North (S2)
One Hundred Years of Solitude (Part 2)
Operation Safed Saagar
Outer Banks (S5)
Perfect Match (S4)
Pride and Prejudice
Rafa
Running Point (S2)
Sesame Street
Something Very Bad Is Going To Happen
Stranger Things: Tales From ‘85
Survival of the Thickest (S3)
Temptation Island (S2)
Tires (S3)
The Ultimatum: Marry of Move On (S4)
Unaccustomed Earth
Kevin Hart Competition Series
Untitled Newfoundland Project
Vladimir
The Witcher (S5)
The Wonderfools
XO, Kitty (S3)

Virgin River: confermata la data di uscita della stagione 7, addio a una tradizione Netflix lunga 6 anni

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Netflix ha finalmente annunciato la data di uscita di Virgin River 7, rompendo una tradizione che la serie aveva mantenuto ininterrottamente dal 2019. Il popolare drama romantico tornerà ufficialmente il 12 marzo 2026, segnando la prima volta in cui la serie salta un’uscita annuale consecutiva.

Basata sui romanzi di Robyn Carr, Virgin River è diventata uno dei titoli più longevi e seguiti della piattaforma, capace di resistere a pandemia, scioperi e ai lunghi tempi produttivi tipici delle serie streaming.

Perché Virgin River 7 rompe una tradizione storica di Netflix

Virgin River 6 stagione

Dal debutto nel 2019, Virgin River aveva sempre rispettato una cadenza annuale, un risultato raro per una produzione Netflix. L’annuncio della stagione 7 è arrivato durante la presentazione dei titoli Netflix per il 2026, confermando che il salto del 2025 è stato un’eccezione e non un segnale di crisi.

La nuova stagione proseguirà la storia d’amore tra Mel e Jack, interpretati rispettivamente da Alexandra Breckenridge e Martin Henderson, ma porterà avanti anche uno dei cliffhanger più inquietanti della serie.

Il finale della stagione 6 ha infatti lasciato in sospeso il destino di Charmaine, scomparsa senza spiegazioni. Jack, insospettito, trova segnali preoccupanti, ma la serie evita qualsiasi conferma, lasciando il pubblico nel dubbio più totale.

Nuovi ingressi nel cast e un’assenza importante

Virgin River - Stagione 7

La stagione 7 introdurrà nuovi personaggi chiave. Sara Canning entra nel cast nei panni di un’ex poliziotta ora investigatrice del consiglio medico statale, destinata a indagare su Doc e sulla sua clinica. Arriva anche Cody Kearsley, che interpreterà Clay, un ragazzo in affidamento alla ricerca della sorella scomparsa.

Accanto a loro torneranno molti volti storici della serie, tra cui Tim Matheson, Annette O’Toole, Colin Lawrence, Zibby Allen e Benjamin Hollingsworth. Non mancherà però un’assenza rilevante: Mark Ghanimé, interprete del dottor Cameron Hayek, non farà più parte del cast principale.

Netflix ha già rinnovato Virgin River per una stagione 8, avvicinando ulteriormente la serie al traguardo di uno dei drama live-action più longevi nella storia dello streaming. Un risultato che conferma la forza di una fanbase fedele, ora più che mai impaziente di scoprire cosa sia realmente accaduto a Charmaine.

Julia Roberts risponde con estrema sincerità alla domanda se oggi accetterebbe di recitare in Pretty Woman

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Julia Roberts ha offerto una risposta sorprendentemente onesta alla domanda se oggi accetterebbe il ruolo che ha lanciato definitivamente la sua carriera: Pretty Woman. La celebre rom-com, diretta da Garry Marshall e interpretata insieme a Richard Gere, resta uno dei titoli più iconici degli anni ’90, ma il tempo – e il cambiamento culturale – ne hanno modificato la percezione.

In una recente intervista a Deadline, Roberts ha spiegato che, anche ipotizzando di avere oggi l’età giusta, non si sentirebbe più in grado di interpretare Vivian Ward come allora.

“Ho perso quell’innocenza”: perché Vivian oggi non sarebbe più possibile

Secondo l’attrice, il problema non è legato a un giudizio negativo sul film, ma a un cambiamento personale inevitabile:

“Ora ho troppi anni e troppo ‘peso del mondo’ dentro di me. Non riuscirei più a fluttuare in un film così.”

Roberts chiarisce che non si tratta di un peso negativo, ma dell’insieme delle esperienze, delle consapevolezze e delle lezioni accumulate nel tempo. Elementi che renderebbero impossibile restituire l’innocenza emotiva che caratterizzava Vivian, nonostante il contesto del personaggio. Un’innocenza che, come sottolinea l’attrice, era strettamente legata alla giovinezza.

Pretty Woman e il cambiamento dello sguardo culturale

Pretty Woman film

Oltre alla questione interpretativa, Julia Roberts riflette anche su come Pretty Woman probabilmente non verrebbe accolto allo stesso modo oggi. Nel corso degli anni, il film è stato riletto in chiave critica per la sua narrazione romantizzata di una relazione transazionale e per alcuni elementi da “damsel in distress”.

Roberts osserva come il mutamento culturale renda inevitabile questo tipo di revisione: ciò che negli anni ’90 appariva come una favola moderna, oggi può risultare problematico. Non è un caso che il film sia stato spesso paragonato a Anora, che parte da una premessa simile ma ne offre una lettura decisamente più cupa e realistica.

Un film che ha segnato la storia (e una carriera)

Nonostante le criticità emerse col tempo, l’impatto di Pretty Woman sulla carriera di Julia Roberts è innegabile. Il film le valse una nuova candidatura all’Oscar e aprì la strada a una serie di ruoli iconici negli anni successivi, da Il matrimonio del mio migliore amico a Notting Hill. L’attrice avrebbe poi vinto l’Academy Award con Erin Brockovich nel 2000.

Oggi Roberts guarda a Pretty Woman con lucidità e distanza critica: forse non lo farebbe più, ma riconosce che quel film ha lasciato un segno indelebile nella storia del cinema e nella sua vita professionale.

Warner Bros Discovery ha rifiutato l’ultima offerta di Paramount. Sarebbe ancora “insufficiente” rispetto all’accordo con Netflix

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Warner Bros. Discovery ha rifiutato l’ultima offerta di acquisizione di Paramount Skydance di David Ellison, e il consiglio di amministrazione di WBD continua a sostenere l’accordo dell’azienda con Netflix.

WBD ha risposto ufficialmente all’ultima offerta di acquisizione in contanti di 30 dollari per azione di Paramount per l’intera Warner Bros. Discovery, la sua ottava offerta di acquisizione fino ad oggi.

L’offerta di Paramount Skydance “non è più favorevole agli azionisti di WBD rispetto alla fusione con Netflix e continua a essere inadeguata”, anche a causa del suo “valore insufficiente, tenendo conto del prezzo e dei numerosi rischi, costi e incertezze”, ha affermato WBD in un documento alla SEC, riferendosi a Paramount Skydance con il suo simbolo “PSKY”.

Il consiglio di amministrazione di WBD ha ribadito la sua convinzione che la proposta di Paramount sia molto più rischiosa e ha messo in dubbio la capacità di Paramount di concludere un simile accordo. La lettera del consiglio di amministrazione (che potete leggere per intero su Variety) ha inoltre sottolineato che l’offerta di Paramount non è vincolante: “L’Offerta è interamente a discrezione di PSKY: PSKY può ridurre il prezzo, imporre nuove condizioni o ritirarsi completamente in qualsiasi momento prima dell’accettazione delle azioni offerte”.

WBD ha ripetutamente respinto le proposte di acquisizione di Paramount Skydance. Il 17 dicembre, il consiglio di amministrazione di WBD ha respinto la settima offerta di Paramount, sostenendo che l’accordo con Netflix è migliore.

Nella sua lettera agli azionisti del 7 gennaio, il consiglio di amministrazione di WBD ha messo in dubbio la capacità di Paramount Skydance di concludere l’accordo proposto. “PSKY è una società con una capitalizzazione di mercato di 14 miliardi di dollari che sta tentando un’acquisizione che richiede 94,65 miliardi di dollari di debito e finanziamenti azionari, quasi sette volte la sua capitalizzazione di mercato totale”, si legge nella lettera di WBD. “Per effettuare l’operazione, intende contrarre un importo straordinario di debito incrementale – oltre 50 miliardi di dollari – attraverso accordi con diversi partner finanziari”.

Al contrario, secondo la lettera del consiglio di amministrazione di WBD, “Netflix è una società con una capitalizzazione di mercato di circa 400 miliardi di dollari, un bilancio investment grade, un rating creditizio A/A3 e un flusso di cassa libero stimato di oltre 12 miliardi di dollari per il 2026. L’accordo di fusione con Netflix offre inoltre a WBD maggiore flessibilità per operare normalmente fino alla chiusura. Alla luce di questi fattori, il consiglio di amministrazione ha stabilito che la fusione con Netflix rimane superiore all’offerta modificata di PSKY”.

Il 22 dicembre, Paramount Skydance di David Ellison aveva aggiornato la sua offerta di acquisizione per WBD a 30 dollari per azione con alcune nuove clausole. Tra queste, Larry Ellison (il padre multimiliardario di David) ha fornito una “garanzia personale irrevocabile di 40,4 miliardi di dollari” a fronte dell’offerta interamente in contanti di Paramount per WBD. Paramount ha anche aumentato la penale di recesso per adeguarla alla cifra di 5,8 miliardi di dollari di Netflix, da pagare a WBD nel caso in cui l’accordo non superi l’esame normativo.

Ma il consiglio di amministrazione di WBD non si è lasciato influenzare. Tra le altre cose, ha affermato, la penale di recesso di 5,8 miliardi di dollari dovuta a Paramount sarebbe stata ridotta a 1,1 miliardi di dollari, perché WBD avrebbe dovuto pagare anticipatamente a Netflix la penale di recesso di 2,8 miliardi di dollari, oltre a dover sostenere costi di finanziamento per 1,5 miliardi di dollari e interessi passivi incrementali per 350 milioni di dollari. Inoltre, “le restrizioni proposte da PSKY alla capacità di WBD di rifinanziare il suo prestito ponte di 15 miliardi di dollari comporterebbe spese aggiuntive e rischi aziendali”, ha affermato WBD.

“PSKY ha ripetutamente omesso di presentare la migliore proposta per gli azionisti di WBD, nonostante le chiare indicazioni di WBD sia sulle carenze che sulle potenziali soluzioni”, si legge nella lettera del consiglio di amministrazione di WBD del 7 gennaio. “Eppure PSKY ha continuato a presentare offerte che includono ancora molte delle carenze che abbiamo ripetutamente identificato in precedenza, nessuna delle quali è presente nell’accordo di fusione con Netflix, pur affermando che le sue offerte non rappresentano la sua proposta ‘migliore e definitiva’.”

Il tentativo di acquisizione ostile avviato da David Ellison è avvenuto dopo che il consiglio di amministrazione di WBD ha stipulato un accordo con Netflix per un valore di 83 miliardi di dollari per l’acquisto degli studi di Warner Bros. e delle attività di HBO Max. L’operazione in contanti e azioni di Netflix, annunciata il 5 dicembre, è valutata a 27,75 dollari per azione di WBD. Ciò avverrebbe a seguito del previsto spin-off dell’entità televisiva Discovery Global, previsto per il terzo trimestre del 2026. Gli azionisti di WBD manterrebbero le azioni di Discovery Global in base al patto con Netflix.

I film di Netflix del 2026: ecco la prima immagine di Enola Holmes 3 con Millie Bobby Brown

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Ecco i film Netflix del 2026, a partire da un’anticipazione del primo progetto post-Sottosopra dell’ex star di Stranger Things Millie Bobby Brown. Il servizio di streaming ha annunciato una serie di date di uscita per i suoi progetti cinematografici, tra cui una nuova serie di film di Tyler Perry, la collaborazione tra Matt Damon e Ben Affleck tramite Artists Equity e altri titoli di generi diversi.

Millie Bobby Brown torna con il terzo capitolo di Enola Holmes, basato su una serie di libri sulle misteriose avventure della sorella minore di Sherlock. Questa volta è diretta a Malta con Louis Partridge (“House of Guinness“), dove una lunga serie di spunti ci racconta che i “sogni personali e professionali del suo personaggio si scontrano in un caso più intricato e insidioso di qualsiasi altro abbia mai affrontato prima“. In uscita quest’estate, il cast di supporto include Henry Cavill, Helena Bonham Carter, Himesh Patel e Sharon Duncan-Brewster.

Sono stati condivisi maggiori dettagli sul film finale di “Heartstopper“, una storia d’amore queer adolescenziale che ha conquistato il pubblico globale (e ora ha ritrovato rilevanza sulla scia dell’enorme successo crossover di “Heated Rivalry”). Qui, i protagonisti Joe Locke e Kit Connor affronteranno la fine dell’adolescenza e l’inizio di complicate questioni legate all’età adulta, come le relazioni a distanza.

“Nick e Charlie sono inseparabili, ma con Nick che si prepara a partire per l’università e Charlie che trova una nuova indipendenza a scuola, la realtà di una relazione a distanza inizia a pesare su di loro. I dubbi prendono piede e la loro relazione si trova ad affrontare la sfida più grande di sempre”, recita la sinossi ufficiale. “Nel frattempo, anche i loro amici stanno affrontando gli alti e bassi dell’amore e dell’amicizia, affrontando le sfide agrodolci della crescita e del cambiamento. I primi amori possono davvero durare per sempre?”. Il film è previsto per quest’anno.

Tyler Perry ha due film in programma quest’anno, tra cui “Joe’s College Road Trip”, che segue la famiglia allargata di Madea, in uscita il 13 febbraio. Più avanti quest’anno pubblicherà anche un sequel di “Why Did I Get Married?” e “The Gospel of Christmas”.

I fan di “Peaky Blinders” saranno felici di sapere che il film della serie, “The Immortal Man“, arriverà in sale selezionate il 6 marzo e sarà disponibile in streaming il 20 marzo. Cillian Murphy torna per il progetto in cui, “nel caos della Seconda Guerra Mondiale, Tommy Shelby viene costretto a tornare da un esilio autoimposto per affrontare la resa dei conti più distruttiva della sua vita. Con il futuro della famiglia e del Paese in gioco, Tommy deve affrontare i suoi demoni e scegliere se affrontare la sua eredità o distruggerla completamente”.

Altri progetti in programma: Tracy Morgan e Cedric the Entertainer si sono uniti a Michael B. Jordan e Juno Temple nel cast vocale di “Swapped” di Skydance Animation; Alan Ritchson, il bel gigante di “Reacher”, pubblicherà “War Machine” il 6 marzo con Dennis Quaid, Stephan James e Jai Courtney; e Sally Field fa il suo debutto su Netflix nei panni di una vedova la cui improbabile amicizia con un polpo la porta a crescere in “Creature straordinariamente brillanti” in uscita l’8 maggio.

Fabrizio Corona: Io sono notizia, il nuovo trailer ufficiale. Dal 9 gennaio su Netflix

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Genio della comunicazione o manipolatore senza scrupoli? Vittima o carnefice? Da oggi è disponibile il trailer di “Fabrizio Corona: Io sono notizia”, la docuserie in cinque episodi – in arrivo solo su Netflix dal 9 gennaio – che attraversa l’era berlusconiana, l’avvento dei social e le contraddizioni della giustizia italiana, con un racconto senza filtri che non vuole essere la biografia del “Re dei Paparazzi”, ma l’affresco di un Paese che, dagli anni ’90 a oggi, ha smesso di distinguere la differenza tra realtà e reality.

Figlio di Vittorio Corona, giornalista visionario che ha plasmato l’editoria degli anni ’80, Fabrizio cresce con l’ossessione di dimostrarsi all’altezza. Se il padre viene emarginato dal sistema, il figlio decide di mangiarsi quello stesso sistema dall’interno, trasformando il gossip in un’arma di potere e identificando nel denaro l’unico metro di giudizio dell’affetto e del successo. Dove Vittorio cercava la verità, Fabrizio trova il business e, al fianco di Lele Mora, Corona costruisce un impero basato sulla vendita delle vite altrui.

Fino all’inchiesta Vallettopoli: l’accusa di estorsione trasforma il golden boy in un nemico pubblico, segnando però al contempo la nascita definitiva del suo personaggio, svelando un uomo capace di trasformare la propria esistenza in uno spettacolo disperatamente vitale, in una vita costellata da personaggi surreali e situazioni tragicomiche, in cui realtà e finzione il più delle volte si confondono. Inizia così una guerra mediatica e giudiziaria combattuta a colpi di prime pagine e dichiarazioni incendiarie destinate a polarizzare e dividere l’opinione pubblica italiana.

Tra le oltre 20 interviste e contributi nella docuserie figurano Marianna Aprile, Mauro Coruzzi aka Platinette, Lele Mora, Nina Morić, Marysthell Polanco, Francesca Persi, Marco Travaglio, Costantino Vitagliano.

“Fabrizio Corona: Io Sono Notizia”, è una produzione Bloom Media House, diretta da Massimo Cappello, scritta da Marzia Maniscalco e Massimo Cappello, prodotta da Alessandro Casati, Marco Chiappa, Davide Molla, Nicola Quarta.

Star Wars: Kathleen Kennedy lascia la guida della Lucasfilm a Dave Filoni e Lynwen Brennan

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È stato all’inizio dello scorso anno che abbiamo appreso per la prima volta che Kathleen Kennedy, presidente della Lucasfilm, si stava preparando a dimettersi dal suo ruolo dirigenziale. La notizia è stata accolta con favore dai fan di Star Wars che avevano perso fiducia nella visione di Kennedy per il franchise, anche se in seguito lei ha chiarito che non aveva intenzione di dimettersi immediatamente.

Ebbene, sembra che la Disney abbia ora trovato i nuovi co-presidenti della Lucasfilm. Secondo un articolo pubblicato da Puck, Dave Filoni e Lynwen Brennan prenderanno il posto della Kennedy. Quest’ultima è stata promossa dalla sua posizione di direttore generale e supervisionerà le mansioni esecutive, mentre Filoni supervisionerà lo sviluppo creativo.

L’annuncio ufficiale dovrebbe essere dato nel giro di poche settimane e questa struttura non sembra molto diversa da quella con cui Peter Safran e James Gunn gestiscono i DC Studios. George Lucas è stato il mentore di Filoni e, dopo aver fatto esperienza come creativo in The Clone Wars, ha lavorato al fianco di Jon Favreau per guidare le storie in streaming di Star Wars. Dopo aver assunto la direzione di Ahsoka nel 2023, Filoni si è immerso nella pre-produzione della seconda stagione e dovrebbe ancora dirigere un suo film di Star Wars precedentemente annunciato.

Kennedy era entrata a far parte della Lucasfilm come co-presidente insieme al fondatore George Lucas nel 2012 e in seguito ha preso il suo posto dopo la sua uscita, quando la Disney ha acquisito la società per 4 miliardi di dollari. Inizialmente, Kennedy ha riscosso un grande successo in questo ruolo. Star Wars: Il risveglio della Forza è stato un successo al botteghino che ha incassato 2 miliardi di dollari in tutto il mondo. Alcuni fan non hanno apprezzato il film, ma è stato comunque un successo di critica e, due anni dopo, Gli ultimi Jedi è stato un altro successo per lo studio.

Anche Rogue One: A Star Wars Story ha incassato oltre 1 miliardo di dollari nel 2016 e ha ricevuto recensioni positive nonostante i problemi creativi dietro le quinte. I veri problemi sono però iniziati quando Kennedy ha licenziato i registi Chris Lord e Phil Miller nel bel mezzo delle riprese di Solo: A Star Wars Story. Il suo amico di lunga data Ron Howard è stato chiamato a finire il progetto, ma è stato un flop. Nel 2019, L’ascesa di Skywalker è stato stroncato dalla critica e dai fan come una conclusione deludente della saga di Skywalker.

Si è a quel punto entrati in un’era in cui i film venivano annunciati, ma non venivano mai realizzati. Il franchise ha trovato successo nello streaming con titoli come The Mandalorian, Obi-Wan Kenobi e Andor, ma ci sono stati ancora passi falsi notevoli, tra cui The Book of Boba Fett e The Acolyte. Sfortunatamente, questo cambiamento ha trasformato Star Wars in una proprietà televisiva piuttosto che cinematografica.

Attualmente, sono stati annunciati diversi film di Star Wars che però – fatta eccezione per The Mandalorian & Grogu e Star Wars: Starfighter – non sono ancora stati realizzati e non si sa se mai lo saranno. Con Brennan che si occupa della parte commerciale, Filoni sarà però ora libero di riportare questa Galassia Lontana Lontana sulla strada giusta in un momento in cui la Lucasfilm sta lottando per andare avanti dopo la saga di Skywalker.

Michael B. Jordan racconta di come il personaggio di Killmonger lo abbia mandato in terapia

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Il protagonista di Creed e I Peccatori, Michael B. Jordan, ha interpretato Erik Killmonger per la prima volta in Black Panther del 2018, e si colloca ancora tra i migliori cattivi dell’MCU. In seguito è tornato per un breve cameo in Black Panther: Wakanda Forever, e si è trasformato in “Infinity Killmonger” in What If…? della Marvel Animation.

Michael B. Jordan ha attraversato momenti bui nei panni di Killmonger in quel primo film diretto da Ryan Coogler, e a quanto pare l’immersione nel ruolo ha lasciato un segno indelebile sull’attore.

Dopo il film, mi è rimasto impresso per un po’“, dice Jordan nel video qui sotto. “Sono andato in terapia, ne ho parlato, ho trovato un modo per rilassarmi. E credo che a quel punto stessi ancora imparando che avevo bisogno di allontanarmi da un personaggio. Sai, non c’è un modello preciso.

Ha aggiunto: “Recitare è spesso un viaggio in solitaria. Fare provini da soli, esercitarsi da soli. C’è molta preparazione, esperienza e percorso. Quindi, imparando strada facendo, mi sono reso conto che, ‘Oh cavolo, ho ancora qualcosa che devo sfogare’. Sai, parlare è davvero importante.

Riflettendo su come si è preparato per il ruolo, Jordan ha ammesso di essersi “isolato” e di “non aver parlato molto” con la sua famiglia. Spiegando come questo lo abbia aiutato, ha detto: “Erik non conosceva molto l’amore. Credo che Erik non l’abbia sperimentato. Ha vissuto molti tradimenti, molti sistemi fallimentari intorno a lui che hanno plasmato lui, la sua rabbia e la sua frustrazione.

“E guardando alla storia e a come sembrasse ripetersi sempre, e a come avrebbe potuto interrompere quel ciclo”, ha concluso Jordan.

Si ipotizzava che Black Panther: Wakanda Forever avrebbe potuto rivelare che il cugino di T’Challa era ancora vivo prima di renderlo il prossimo Black Panther. Invece, è apparso davanti a Shuri nel Piano Ancestrale, incoraggiandola a intraprendere una missione di vendetta contro Namor.

Alla fine del 2024, The Cosmic Circus riportava: “Michael B. Jordan potrebbe tornare per uno dei prossimi film degli Avengers“. Il sito lasciava intendere che vestirà i panni di “Black Panther” in Avengers: Doomsday o Avengers: Secret Wars, uno sviluppo innegabilmente intrigante.

Steal: il trailer ufficiale svela un heist finanziario teso e spaventosamente realistico

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Il trailer ufficiale di Steal anticipa una serie crime ad alta tensione che affonda le radici in paure molto concrete: il denaro, il potere e la fragilità delle persone comuni di fronte a meccanismi finanziari fuori controllo. La serie Prime Video si presenta come un thriller contemporaneo dal ritmo serrato, capace di trasformare una normale giornata d’ufficio in un incubo senza via d’uscita.

Ambientata a Londra, Steal segue Zara Dunne, un’impiegata di una società di gestione pensionistica, la cui vita viene stravolta quando un gruppo di criminali armati prende d’assalto il suo luogo di lavoro, costringendola a collaborare a un trasferimento di miliardi di sterline. Fin dalle prime immagini, il trailer chiarisce che non si tratta di un heist glamour, ma di un racconto claustrofobico e profondamente umano.

Cosa anticipa il trailer di Steal

Il trailer insiste su tre elementi chiave che definiscono l’identità della serie. Il primo è il realismo: uffici anonimi, spazi urbani riconoscibili, violenza improvvisa e priva di eroismi. Tutto appare vicino, possibile, disturbante. Il secondo è il conflitto morale della protagonista, intrappolata tra la necessità di sopravvivere e il peso delle scelte che le vengono imposte sotto minaccia. Zara non è un’eroina d’azione, ma una persona comune spinta oltre il limite.

Il terzo elemento è l’ampiezza del disegno narrativo. Il trailer suggerisce che la rapina sia solo l’inizio di qualcosa di molto più grande: l’ingresso dell’MI5, le indagini della polizia, i giochi di potere legati alla finanza internazionale e ai paradisi fiscali. Steal promette quindi non solo suspense, ma anche una riflessione sul valore del denaro e sulle conseguenze sistemiche di un singolo crimine.

Il tono è teso, cupo, privo di ironia, e punta a costruire una sensazione di pericolo costante. Il trailer non cerca di spiegare tutto, ma di insinuare un dubbio: quanto è davvero solido il mondo in cui viviamo, se basta una rapina per farlo crollare?

Millie Bobby Brown esprime il suo punto di vista sulla sorte di Undici nel finale di Stranger Things

Millie Bobby Brown ha finalmente commentato apertamente del destino del suo personaggio, Undici, nel finale di Stranger Things. La serie/fenomeno si è conclusa in modo epico, la gang di protagonisti ha finalmente sconfitto Vecna ​​ed è andata avanti con le proprie vite. Undici, nel frattempo, si è sacrificata, lasciando sia i personaggi che i fan sbalorditi.

Brown ha detto a Tudum che il fatto che Undici sia rimasta indietro e si sia sacrificata è stato “bellissimo e catartico“, soprattutto perché significava che non avrebbe più sofferto o provato dolore. In effetti, l’attrice voleva che la trama del suo personaggio finisse in questo modo. “Penso solo che sia incredibilmente importante che tutto finisca per lei, che la sofferenza e il dolore finiscano.”

L’intera serie ha condotto i fan a quel momento inevitabile, ogni personaggio ha contribuito in modo significativo all’obiettivo finale di sconfiggere Vecna/Henry Creel, secondo il co-creatore di Stranger Things Matt Duffer, che ha aggiunto che “ogni personaggio ha un’abilità speciale, ed è in grado di sfruttarla in questo scontro finale”.

“Ognuno contribuisce in modo significativo… in questo senso, sembra anche molto simile al climax di una campagna di Dungeons & Dragons, dove ogni personaggio ha un’abilità speciale, ed è in grado di sfruttarla in questo scontro finale”.

Undici ha avuto un ruolo importante in quello scontro, ovviamente, e ha scelto di pensare al bene superiore, avvenuta subito dopo aver contribuito a sconfiggere Vecna ​​una volta per tutte.

Sebbene Vecna ​​non sia sopravvissuto, il finale ha lasciato alcune cose in sospeso, tra cui la vera morte di Undici. Nell’ultima scena, Mike racconta la sua storia: Undici sarebbe ancora viva, grazie a un atto eroico di Kali. Millie Bobby Brown ha apprezzato la speranza che quella scena lascia trapelare, perché dimostra che “tutto ha uno scopo, e tutto esiste per una ragione.”

Se la teoria di Mike è vera, allora dimostra anche che i poteri di Kali avevano uno scopo molto più grande di quanto Stranger Things fosse mai stato in grado di mostrare prima di quel momento. “Adoro quel finale, che ci sia uno scopo più grande nei poteri di Kali. Tutto ha uno scopo, e tutto esiste per una ragione.”

Millie Bobby Brown nel ruolo di Eleven in Stranger Things - Stagione 5
© Netflix

I fratelli Duffer sanno cosa è successo veramente a Undici, ma la verità rimarrà un segreto per il pubblico

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The Batman – Parte II: confermato il ritorno del Joker di Barry Keoghan

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The Batman – Parte II sta iniziando ad ampliare il suo cast mentre il sequel DC entrerà in produzione nei prossimi mesi. Con l’espansione dell’universo DC, anche la proprietà Elseworlds di Matt Reeves si sta infatti espandendo, dato che dopo Scarlett Johansson con un ruolo ancora misterioso, anche Sebastian Stan sembra pronto ad unirsi al cast del prossimo film con Batman. Variety ha invece ora riportato che Barry Keoghan riprenderà il ruolo del Joker dopo la sua introduzione in The Batman del 2022. Le riprese principali inizieranno a maggio, solo un mese dopo quelle del film Man of Tomorrow di James Gunn.

L’interpretazione di Keoghan del Principe Clown del Crimine ha debuttato nel finale del precedente film, quando l’Enigmista di Paul Dano viene mandato all’Arkham Asylum. Successivamente è stata rilasciata una scena tagliata che lo vede insieme al Cavaliere Oscuro di Robert Pattinson, in cui si vedono dettagli in più del suo volto. Con il ritorno del Joker di Keoghan, vale comunque la pena tenere presente che ciò non conferma che sarà lui l’antagonista centrale della storia di The Batman – Parte II. È ancora molto probabile che il sequel avrà un diverso nemico di Batman come minaccia principale, che verrà rivelato nei prossimi mesi.

Tutto quello che sappiamo su The Batman – Parte II

The Batman – Parte II è uno dei film più attesi del nuovo panorama DC, ma il suo percorso produttivo non è stato privo di ostacoli. Inizialmente previsto per ottobre 2025, il sequel diretto da Matt Reeves è stato rinviato al 1° ottobre 2027. I ritardi sono stati giustificati da esigenze legate alla scrittura della sceneggiatura e al calendario riorganizzato della DC sotto la nuova guida di James Gunn e Peter Safran, che stanno ristrutturando l’intero universo narrativo. Nonostante ciò, Reeves ha confermato che le riprese inizieranno nella primavera 2026 e Gunn ha recentemente letto la sceneggiatura, definendola “grandiosa”, un segnale incoraggiante per i fan.

Sul fronte del cast, è confermato il ritorno di Robert Pattinson nei panni di Bruce Wayne/Batman, all’interno dell’universo narrativo alternativo noto come “Elseworlds”, separato dal DCU principale. Dovrebbero tornare anche Jeffrey Wright come il commissario Gordon e Andy Serkis nel ruolo di Alfred. I rumor più insistenti ruotano attorno alla possibile introduzione di Hush e Clayface (che avrà inoltre un film tutto suo) come villain principali, anche se nulla è stato ancora ufficializzato. C’è chi ipotizza un ampliamento del focus sulla corruzione sistemica di Gotham, riprendendo i toni noir e investigativi del primo capitolo, con Batman sempre più immerso in un mondo in cui la linea tra giustizia e vendetta si fa sottile.

Per quanto riguarda la trama, le indiscrezioni suggeriscono un’evoluzione psicologica per Bruce Wayne, alle prese con le conseguenze delle sue azioni e un Gotham sempre più caotica, anche dopo gli eventi della serie spin-off The Penguin con Colin Farrell (anche lui probabile membro del cast). Alcune fonti parlano di un possibile scontro morale con Harvey Dent, figura ambigua per eccellenza, o di un Batman costretto a confrontarsi con i limiti del suo metodo. Al momento, tutto è però ancora avvolto nel riserbo, ma la conferma della sceneggiatura completa e approvata lascia ben sperare per l’inizio delle riprese entro l’autunno e per un sequel che promette di essere ancora più cupo, ambizioso e introspettivo.

Reeves spera naturalmente che il suo prossimo film su Batman abbia lo stesso successo del primo. The Batman del 2022 ha avuto un’ottima performance al botteghino, incassando oltre 772 milioni di dollari in tutto il mondo e ottenendo un ampio consenso da parte della critica. Queste recensioni entusiastiche sono state portate avanti nella stagione dei premi, visto che il film ha ottenuto quattro nomination agli Oscar. Nel frattempo, Reeves ha espanso la serie DC Elseworld con la già citata serie spin-off di Batman, The Penguin, disponibile su Sky e NOW, per l’Italia.

L’uscita di The Batman – Parte II è ora prevista per il 1 ottobre 2027.

Stranger Things: la spiegazione completa del legame tra Vecna e il Mind Flayer

Il finale della quinta stagione di Stranger Things rivela che Henry Creel, alias Uno, alias Vecna, non ha creato il Mind Flayer come si era creduto, ma è stato invece plagiato da esso ancora prima di entrare nel Sottosopra. Per molto tempo, molti aspetti della trama di Stranger Things sono rimasti senza una spiegazione. Già nella prima stagione, gli spettatori avevano visto solo un piccolo spicchio di Sottosopra, dei poteri di Undici e della natura del Demogorgone.

Tuttavia, quello era solo l’inizio. Ben presto, il Mind Flayer entra in scena con i suoi Democani e la contaminazione delle fondamenta di Hawkins. Alcune risposte sono arrivate nella quarta stagione. In vista dell’uscita della stagione 4, i fratelli Duffer avevano più volte dichiarato che sarebbe stata la stagione delle risposte e delle rivelazioni, e non stavano scherzando.

È stato però il finale della quinta stagione a spiegare definitivamente la vera connessione tra i principali antagonisti della serie, Vecna e il Mind Flayer. Nella quarta stagione, Dustin aveva teorizzato che Vecna fosse il generale a cinque stelle del Mind Flayer, il suo secondo in comando. Sebbene la serie avesse nascosto questo fatto, il finale ha dimostrato che questa era, di fatto, la loro vera relazione.

Vecna incontrò per la prima volta il Mind Flayer prima di arrivare nel Sottosopra, quando da bambino si imbatté in uno scienziato all’interno di una grotta. Quando Henry toccò una roccia proveniente da un’altra dimensione (come spiegato nell’opera teatrale collegata a Stranger Things, The First Shadow), il Mind Flayer iniziò a chiamarlo.

Ogni volta che Vecna uccide qualcuno, egli lo “consuma”, secondo il dottor Brenner; ciò significa che ne acquisisce coscienza e potere. Utilizzando i propri poteri, Henry/Uno lavorò per il Mind Flayer e ottenne l’accesso alle sue capacità, diventando così più forte e assumendo il controllo del Sottosopra.

I poteri che il Mind Flayer diede a Vecna

Ancora prima che Henry Creel diventasse Uno, possedeva già poteri che gli permettevano di leggere nella mente delle persone e di ucciderle usando contro di loro i ricordi più traumatici. Fu proprio questo ad attirare l’attenzione del dottor Brenner, dopo che Henry aveva ucciso sua madre e sua sorella. Tuttavia, i suoi poteri avevano dei limiti.

Sebbene telepatia e telecinesi fossero utili, il collegamento con il Mind Flayer dopo che Undici lo bandì dal laboratorio di Hawkins lo riportò nel mondo dell’Abisso. Come afferma lui stesso, spezzò finalmente le sue catene metaforiche e divenne il predatore. Il bambino spaventato nella grotta si trasformò nel mostro assassino Vecna.

La connessione con la mente alveare del Mind Flayer permise a Henry Creel di diventare il Vecna che il pubblico vede nella quarta stagione di Stranger Things, capace di controllare Demopipistrelli, Democani e Demogorgoni nel Sottosopra e nel mondo reale. Tuttavia, il vero artefice di tutto rimaneva il Mind Flayer.

Perché il Mind Flayer ha l’aspetto di un ragno

È interessante notare che Henry Creel non abbandonò mai la sua ossessione per i ragni. Questo potrebbe spiegare perché, quando il Mind Flayer gli apparve, assunse la forma di un gigantesco ragno. Da mostro d’ombra, il Mind Flayer appariva a Henry come una creatura aracnide.

Questo spiega anche perché Henry disegnasse ossessivamente quella creatura quando era ancora un bambino nella casa dei Creel. A livello tematico, trasformare il Mind Flayer in un essere simile a un ragno era coerente con le sue abilità.

I ragni presenti nella casa dei Creel erano principalmente vedove nere, il cui morso velenoso provoca un dolore simile a quello provato da Will Byers quando viene attaccato. Inoltre, i sintomi del morso di una vedova nera durano in genere circa sette giorni, la stessa durata della maledizione di Vecna.

Sebbene ciò sia distinto da ciò che il Mind Flayer fa a Will nella seconda stagione, l’idea di un mostro che attacca, morde e infetta le sue prede è coerente con quanto accaduto nella terza stagione.

Perché Vecna ha usato il Mind Flayer nelle stagioni 2 e 3

La grande domanda è: se Vecna era responsabile di tutto fin dall’inizio, perché non ha attaccato Hawkins prima? Inizialmente, il Demogorgone della prima stagione e il Mind Flayer della seconda erano solo mezzi per un fine: tenere occupata Hawkins. Tuttavia, vengono entrambi fermati da Undici.

Undici uccise il Demogorgone e chiuse il portale del Mind Flayer. Per aggirare la resistenza di Undici, Vecna costruì quindi il Mind Flayer nel mondo reale e sottrasse i poteri di Undici quando questa venne morsa. Quel morso fu presumibilmente in parte responsabile del blocco dei poteri di Undici alla fine della terza stagione e all’inizio della quarta.

Una volta ottenuta almeno una parte dei poteri di Undici, Vecna fu in grado di accedere alle menti delle persone attraverso le dimensioni, uccidendole dall’Upside Down e utilizzando le loro morti per aprire nuovi portali. Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza Undici.

Dopo aver fallito nel suo scopo originale, il Mind Flayer ne assunse uno nuovo. Tuttavia, un dettaglio intrigante è che, dopo essere stato rimosso da Will Byers, il Mind Flayer lasciò un’impronta su di lui, il che significa che Will è ancora connesso a Vecna, anche se il mostro non ne è consapevole.

La quinta stagione rivela il primo incontro di Henry con il Mind Flayer e l’origine dei suoi poteri

Nel finale, Holly Wheeler aiuta i ragazzi a fuggire dalla mente di Vecna nascondendosi nella grotta in cui lui aveva troppa paura di entrare. Tuttavia, Vecna trova il coraggio di avventurarsi nella grotta, permettendo agli spettatori di vedere finalmente l’intero ricordo contenuto al suo interno.

Il giovane Henry incontra uno scienziato che minaccia di ucciderlo. L’uomo è terrorizzato all’idea che Henry possa rubargli la misteriosa valigetta d’acciaio che sta trasportando e, quando spara contro il bambino, Henry è costretto a ucciderlo per legittima difesa.

La più grande rivelazione del finale di Stranger Things riguarda il contenuto della valigetta e i suoi effetti sul giovane Henry. Aprendola, Henry trova una pietra nera luminescente con venature rosse, che presto si fonde con la sua mano.

“Siamo una cosa sola”: spiegata la connessione tra Vecna e il Mind Flayer

La pietra entra nel suo flusso sanguigno e Henry ha una visione del Mind Flayer, simile a un ragno, che lo chiama a sé. Questo dimostra che il Mind Flayer esisteva prima di Henry, nonostante i flashback della quarta stagione sembrassero suggerire il contrario.

Dimostra anche che, senza rendersene conto, Henry lavorava per il Mind Flayer e non viceversa. L’ironia del piano di Vecna nella quinta stagione è che, mentre affermava che i bambini fossero facili da manipolare, Vecna stesso era in origine solo un altro bambino manipolato dal Mind Flayer.

Come Vecna si serve del Mind Flayer nell’Abisso

Vecna sembrava aver utilizzato il Mind Flayer per costruire l’Abisso e il Sottosopra, come suggerito dai flashback della quarta stagione. Tuttavia, mentre tali scene implicavano che Henry fosse stato bandito nel Sottosopra e avesse creato la dimensione da zero, il finale della quinta stagione rivela la verità.

L’Abisso esisteva già prima dell’arrivo di Henry, poiché era il luogo da cui il Mind Flayer lo chiamava quando era ancora un bambino. Con il crescere dell’influenza del Mind Flayer, Henry divenne tutt’uno con l’entità a forma di ragno, utilizzandola come tana senziente nell’Abisso.

Henry/Vecna risiedeva sotto il cuore pulsante del Mind Flayer, mentre i suoi tentacoli risucchiavano la vita dalle vittime. Il Mind Flayer fungeva sia da esoscheletro protettivo per Vecna sia da arma colossale, usata per attaccare gli eroi nel finale della quinta stagione.

Chi era il vero villain di Stranger Things?

Sebbene Henry non si redima nel finale, dimostra di essere stato una vittima inconsapevole del Mind Flayer piuttosto che il suo creatore. Di conseguenza, non era il vero villain della serie, lasciando gli spettatori con una domanda fondamentale.

Si potrebbe sostenere che il Mind Flayer, in quanto entità legata all’orrore cosmico senza età, sia il vero antagonista. Non possiede un passato tragico, una giustificazione per la sua malvagità né alcuna umanità. Tuttavia, non è chiaro da quanto tempo esistesse nella sua dimensione d’origine e se le sue intenzioni fossero realmente malvagie o semplicemente autodifensive.

Pertanto, il vero villain di Stranger Things è il dottor Brenner, che aprì il portale verso il Sottosopra con i suoi esperimenti mal concepiti. Fu Brenner a introdurre involontariamente Henry al Mind Flayer, Brenner a torturare il ragazzo fino a trasformarlo in Vecna, e Brenner a tentare di scartarlo quando Undici dimostrò di avere un potenziale maggiore.

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La città incantata: Hayao Miyazaki rivela finalmente la vera identità di Senza Volto

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Nel 2001, il panorama degli anime è cambiato per sempre con l’uscita del capolavoro di Hayao Miyazaki, La città incantata (leggi qui la recensione). Ancora oggi, il film rimane uno dei più grandi e importanti di tutti i tempi del settore. Nel corso degli anni sono poi emersi nuovi dettagli su questa epica fantasia, ma alcune domande sono rimaste senza risposta. Ma grazie allo stesso Miyazaki, abbiamo finalmente scoperto un dettaglio fondamentale sull’iconico Senza Volto, tra i personaggi più iconici nati dalla sua fantasia.

La confessione arriva dal Friday Road Show della Nippon Television, un programma televisivo trasmesso regolarmente in Giappone. È stato proprio lì che è andata in onda una versione speciale de La città incantata dopo Capodanno, e il programma stesso ha condiviso un commento di Miyazaki sull’identità di Senza Volto. “Ci sono molte persone senza volto intorno a voi… Credo che ovunque ci siano persone che si aggrappano agli altri ma non hanno un proprio senso di sé”, ha affermato Miyazaki.

Senza Volto è proprio come noi e questo rende il personaggio ancor più potente

Per anni, sin dall’uscita di La città incantata, le teorie sull’identità di Senza Volto sono state numerose. Il personaggio è ormai parte iconica del mito dello Studio Ghibli e la sua fama è cresciuta sempre di più nell’ultimo decennio. Il volto inespressivo e la figura inquietante del personaggio hanno dato vita a innumerevoli teorie cospirative. Il design è abbastanza semplice da assumere le caratteristiche di chi lo circonda, dato che è letteralmente trasparente, e il film chiarisce che il personaggio ama poche cose più dell’adorazione.

Dopo aver ricevuto un banchetto e delle lodi, Senza Volto abbraccia la sua presunzione prima che Chihiro lo riporti alla realtà. La città incantata lo mostra poi intento a seguire Chihiro mentre impara dalla ragazzina, per poi concludere il film al fianco di Zeniba. Per anni, il mistero che circonda Senza Volto ha tenuto i fan dello Studio Ghibli con il fiato sospeso, ma il commento riemerso di Miyazaki dovrebbe porre fine a tutte le speculazioni. In fin dei conti, il personaggio non è un dio. È proprio come noi, e alla fine è questo che rende più potente il significato di questo iconico personaggio e ciò che dice di noi.

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Una di famiglia: in arrivo un sequel del film con Sydney Sweeney

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Una di famiglia: in arrivo un sequel del film con Sydney Sweeney

Dopo il successo al botteghino dell’ultimo film di Sydney Sweeney, Una di famiglia (il cui titolo originale è The Housemaid), è ora ufficialmente in lavorazione un sequel. Uscito in Italia il 1° gennaio, questo thriller psicologico (leggi qui la nostra recensione) è basato sul romanzo di Freida McFadden, che ha venduto milioni di copie dalla sua uscita nel 2022. Nonostante negli Stati Uniti sia invece uscito nelle sale lo stesso giorno di Avatar: Fuoco e Cenere, il film ha comunque trovato il proprio spazio e pubblico, incassando finora ben 133 milioni di dollari al botteghino.

La Lionsgate ha dunque appena annunciato che The Housemaid’s Secret, il romanzo sequel, entrerà in produzione nel 2026. Lo studio ha anche rivelato che il prossimo capitolo era già in fase di sviluppo da alcuni mesi prima che questo annuncio ufficiale fosse reso pubblico. La data di uscita, tuttavia, non è stata ancora annunciata. Sappiamo però che Carly Elter, Alex Young, McFadden e Sweeney saranno i produttori esecutivi insieme ai produttori Todd Lieberman, Paul Feig e Laura Fischer, con Rebecca Sonnenshine che tornerà come sceneggiatrice.

Sebbene non sia ancora ufficiale, Lionsgate ha fatto notare che il regista Paul Feig, probabilmente dirigerà anche il sequel. Anche Sweeney, che interpreta la domestica Millie Calloway, e Michele Morrone, che interpreta il giardiniere Enzo Accardi, sono in trattative per tornare.

In una dichiarazione, il presidente della Lionsgate Motion Picture Group Adam Fogelson ha affermato: “È chiaro sia dal box office globale che dai commenti sui social media che il pubblico ha reagito con entusiasmo, e in modo evidente, all’esperienza assolutamente unica e davvero teatrale di Una di famiglia e vuole sapere cosa succederà dopo. Abbiamo creduto in queste storie fin dall’inizio e siamo entusiasti di portare sullo schermo il prossimo capitolo della storia di Millie in collaborazione con i nostri eccezionali partner creativi Todd, Paul, Laura, Carly, Alex e Sydney”.

The Housemaid’s Secret è un altro libro estremamente emozionante della serie di Freida che ha affascinato i lettori di tutto il mondo e non vediamo l’ora di tradurlo in un’esperienza cinematografica altrettanto entusiasmante e travolgente“. Feig ha aggiunto: “È stato emozionante vedere il pubblico di tutto il mondo innamorarsi di Una di famiglia e dell’incredibile lavoro del nostro talentuoso cast e della nostra troupe. Siamo fortunati che Freida McFadden abbia già ampliato il viaggio di Millie sulla pagina e che possiamo lavorare con Rebecca Sonnenshine e Lionsgate per portare questa nuova storia al pubblico”.

La storia di Una di famiglia

In Una di famiglia, Millie viene assunta come domestica a tempo pieno dalla famiglia Winchester. Proprio quando pensa di essere sfuggita al trauma del suo passato, si rende conto che Nina (Amanda Seyfried) e Andrew Winchester (Brandon Sklenar) nascondono segreti scioccanti e scandali che minacciano di sconvolgere la sua nuova vita.