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Caramelo di Netflix è basato su una storia vera?

Caramelo di Netflix è basato su una storia vera?

Il film drammatico brasiliano Caramelo, prodotto da Netflix e diretto da Diego Freitas, è una toccante storia di amicizia tra Pedro, un giovane chef ambizioso di San Paolo, e Caramelo, un cane randagio sempre affamato che entra per caso nella sua vita. Quando Pedro scopre di essere affetto da una grave malattia, il suo incontro con Caramelo diventa un punto di svolta inaspettato. Il film affronta con grande sensibilità temi come amicizia, lealtà, coraggio e sopravvivenza, intrecciando il percorso di un uomo che lotta contro la propria fragilità e quello di un cane che gli restituisce speranza e forza.

La regia di Freitas esplora il legame emotivo tra uomo e animale, mostrando come due esseri apparentemente diversi riescano a condividere un destino comune. Mentre Pedro si confronta con il dolore, la paura e la perdita del controllo sulla propria vita, Caramelo rappresenta la vitalità, la gioia e la semplicità dell’esistenza. Questa relazione, all’inizio fragile e disordinata, si trasforma in una connessione profonda e salvifica, capace di dare senso a tutto ciò che Pedro sta vivendo.

Pedro e Caramelo: due anime alla ricerca di redenzione

All’inizio della storia, Pedro è uno chef di talento determinato a emergere nella competitiva scena gastronomica di San Paolo. Tuttavia, la scoperta della sua malattia lo costringe a fermarsi e a guardare dentro di sé. Caramelo, un cane dal carattere vivace e ribelle, entra nella sua vita nel momento più buio e, con la sua presenza costante, lo aiuta a ritrovare il sorriso e la voglia di lottare.

Mentre Pedro affronta la paura di morire, Caramelo rimane un concentrato di energia e allegria. Con la sua ingenuità e il suo affetto incondizionato, riesce a portare luce nella vita del protagonista, restituendogli il senso delle piccole cose. Attraverso i loro momenti insieme — le passeggiate, le risate, i silenzi condivisi — il film racconta come la compagnia di un animale possa trasformarsi in una vera forma di terapia emotiva.

Freitas costruisce un racconto poetico e realistico al tempo stesso, dove il rapporto tra i due protagonisti diventa simbolo di resilienza e speranza. Pedro, pur trovandosi di fronte al fallimento e alla malattia, ritrova la redenzione proprio nel legame con Caramelo, che rappresenta la vita stessa nella sua forma più pura e spontanea.

Caramelo è una storia di finzione ispirata a emozioni reali

Anche se Caramelo è una storia di finzione scritta da Diego Freitas, Rod Azevedo e Carolina Castro, il film si basa su emozioni autentiche e universali. Il messaggio principale è che ogni persona ha bisogno di un compagno nella propria vita — qualcuno che la capisca senza bisogno di parole. Per Pedro, questo ruolo appartiene a Caramelo.

Il cane, così chiamato per il colore del suo manto, entra immediatamente in sintonia con Pedro e sembra percepire che qualcosa non va. In effetti, nella realtà, i cani sono in grado di cogliere gli stati emotivi umani e perfino di riconoscere i segnali fisici dello stress. Secondo un rapporto NPR del 2024, i cani riescono a “annusare” lo stress umano attraverso i cambiamenti chimici del corpo. Nel film, questo istinto si manifesta quando Caramelo si accorge che Pedro sta male, molto prima che l’uomo scopra di avere un tumore cerebrale.

Senza l’intervento del cane, probabilmente Pedro non avrebbe trovato la forza di affrontare la malattia. Gli animali domestici, in particolare i cani, vengono spesso descritti come compagni delle anime sole, capaci di donare conforto e affetto anche nei momenti più difficili. Caramelo incarna perfettamente questa funzione: combina la confusione e l’irruenza tipiche di un cucciolo con un profondo istinto protettivo, che diventa il motore emotivo della storia.

Un rapporto dell’Independent del 2025 conferma questa visione, sottolineando che in oltre quarant’anni di studi si è dimostrato che la presenza dei cani riduce lo stress e aumenta il benessere psicologico delle persone. Le loro interazioni con gli esseri umani influenzano positivamente il comportamento, il ritmo cardiaco e la produzione di ormoni legati alla felicità. Il film utilizza quindi la licenza cinematografica per rendere il legame tra Pedro e Caramelo più intenso e quasi “magico”, ma resta fedele alla realtà scientifica e psicologica del rapporto uomo-animale.

In sintesi, Freitas trasforma un legame comune — quello tra un uomo e il suo cane — in una metafora della capacità di superare il dolore e di trovare la forza attraverso l’amore e la compagnia.

Il film e la rappresentazione della lotta contro il glioma

Uno degli aspetti più forti ed emotivi del film è la scoperta del glioma, la malattia che cambia completamente la vita di Pedro. Proprio quando sta per realizzare i suoi sogni professionali, il protagonista si ritrova a dover affrontare una diagnosi devastante: un tumore che colpisce il cervello e può essere potenzialmente letale.

Il film affronta questo tema con grande delicatezza, mostrando non solo la sofferenza fisica, ma anche quella psicologica dei pazienti che combattono contro il cancro. Il glioma è una patologia complessa che causa forti emicranie, nausea, perdita di equilibrio e disturbi visivi — sintomi che Pedro inizialmente scambia per banali mal di testa. Quando la verità viene a galla, il suo mondo crolla.

Tuttavia, Caramelo diventa la sua ancora di salvezza. Durante il percorso di cure e chemioterapia, il cane gli resta accanto, offrendogli la forza emotiva necessaria per non arrendersi. Le scene in cui Pedro, stremato, si rifugia nell’affetto del suo amico a quattro zampe mostrano in modo realistico come un animale possa aiutare un malato a preservare la lucidità e la speranza.

Il film non utilizza la malattia come semplice espediente narrativo, ma come mezzo per parlare della dignità della sofferenza e dell’importanza della solidarietà umana (e animale). Attraverso Pedro, Freitas dà voce a tutti coloro che vivono la quotidianità di una diagnosi difficile, e che trovano conforto nei legami più semplici e sinceri.

L’opera diventa così una riflessione profonda sulla fragilità della vita e sul valore della compagnia come medicina dell’anima. Pur essendo una storia inventata, Caramelo si radica in una verità universale: quella che vede l’amore, la speranza e la presenza di un amico — umano o animale — come strumenti essenziali per affrontare la malattia e ritrovare il senso dell’esistenza.

Una lezione di umanità e speranza

In conclusione, Caramelo non è solo un film su un cane e il suo padrone, ma un manifesto di resilienza e amore incondizionato. Racconta come un animale possa diventare il simbolo della speranza quando tutto sembra perduto, e come l’amicizia possa curare ferite invisibili.

Pedro impara a guardare la vita con nuovi occhi, a non dare per scontato ciò che ha e a trovare significato nella semplicità del quotidiano. Caramelo, invece, dimostra che l’affetto sincero può cambiare il destino di chiunque. Insieme, incarnano il messaggio più profondo del film: anche quando la vita sembra spegnersi, c’è sempre qualcosa — o qualcuno — che può ridarci luce.

Caramelo, spiegazione del finale: il cane muore?

Caramelo, spiegazione del finale: il cane muore?

Il nuovo e commovente film brasiliano di Netflix, Caramelo, racconta la storia di un cuoco affetto da una malattia terminale e del cane che entra nella sua vita diventandone il migliore amico. Il protagonista, Caramelo, è un cucciolo abbandonato in una scatola di cartone sul ciglio della strada. Probabilmente rifiutato dalla famiglia che lo aveva adottato o considerato troppo problematico, il cane cresce dovendo lottare ogni giorno per sopravvivere e procurarsi il cibo. Vivace e dispettoso, seguiva sempre il proprio istinto, mangiando tutto ciò che trovava. A tre anni, Caramelo incontra Pedro, un giovane chef ambizioso. Dopo aver tentato di rubare delle salsicce, Pedro lo salva dal macellaio, e da quel momento nasce un legame speciale tra i due.

Perché Pedro portò Caramelo a casa

Dopo essersi conosciuti al mercato, Caramelo si infila di nascosto nel furgone di Pedro e lo segue fino al ristorante. Pedro sta preparando un piatto importante per la visita della critica gastronomica Laura, ma durante la giornata ha forti dolori alla testa. In un momento di confusione, Caramelo entra in cucina e si lancia sul piatto destinato alla critica, mangiandolo. Ne segue una lite tra Pedro e lo chef principale, Ivan, che decide di lasciare il ristorante. Pedro prende in mano la situazione e serve a Laura la sua coxinha, uno snack popolare reinterpretato in chiave gourmet. Il piatto conquista la critica, e Pedro ottiene la promozione a capo chef. Uscendo dal locale, trova Caramelo che lo aspetta sotto la pioggia: lo porta a casa, anche se il giorno dopo il cane gli distrugge l’appartamento. Pedro pensa così di portarlo a un rifugio.

La scoperta della malattia di Pedro

Al rifugio, Pedro incontra Camila, la co-proprietaria del centro. Mentre parlano, Caramelo continua a leccargli la testa, e Camila gli consiglia di fare dei controlli: i cani spesso percepiscono le malattie prima degli umani. Dopo una risonanza, Pedro scopre di avere un tumore cerebrale (glioma). Anche se non completamente curabile, può essere trattato con la chemioterapia. Scosso dalla diagnosi, Pedro prende due settimane di pausa per lavorare a un nuovo menù e decide di adottare definitivamente Caramelo, riconoscendo che senza di lui non avrebbe scoperto la malattia. Gli dà il nome “Caramelo” per via del suo manto color caramello e lo iscrive alla scuola di Camila per addestrarlo.

Pedro e Camila si innamorano

Con il tempo, Pedro e Camila si avvicinano. L’addestramento di Caramelo non è facile, ma Pedro non si arrende. Tra i due nasce un’attrazione crescente che culmina in un invito a cena al ristorante. Tuttavia, durante una serata di servizio, Pedro perde il senso del gusto a causa della malattia e sviene. In ospedale scopre che la chemioterapia non ha funzionato e che dovrà sottoporsi a un intervento. Camila si finge sua moglie per poter stargli vicino. Pedro, temendo di non avere futuro, si allontana da lei, ma un amico conosciuto in terapia, Leo, lo convince a vivere pienamente i sei giorni che gli restano prima dell’operazione.

L’idea imprenditoriale di Pedro

Pedro si riconcilia con Camila e le promette di occuparsi di Caramelo se non sopravviverà. Scopre però che Camila rischia di perdere il rifugio per debiti. Per aiutarla, chiede alla madre il vecchio food truck con cui lei vendeva coxinha e, con l’aiuto di Leo e Paula, lo rimette in sesto. La sua idea è innovativa: vendere street food per persone e per cani, con versioni adattate agli amici a quattro zampe. Il progetto ha successo, e anche la critica Laura si mostra interessata a investire. Tuttavia, la morte improvvisa di Leo colpisce profondamente Pedro, che comprende l’importanza di “lasciare un segno nelle persone, non nel mondo”.

Pedro sopravvive

Durante una notte di lavoro nel food truck, Pedro ha una nuova crisi e sviene mentre una fiamma rischia di incendiare il mezzo. Caramelo, ferito ma determinato, corre a chiamare Camila, che riesce a salvarlo in tempo. Prima dell’intervento, Pedro chiede di vedere il cane per ringraziarlo, e Camila escogita un piano per far entrare Caramelo di nascosto in ospedale. L’operazione riesce. Pedro sopravvive, pur convivendo con il rischio che il tumore possa tornare. Decide di godersi la vita, sposa Camila e diventa padre di un bambino. Insieme, aprono un café per cani e umani, trasformando la loro passione in un progetto di vita.

Il destino di Caramelo

Gli anni passano. Caramelo, ormai quindicenne, ha il muso imbiancato. Pedro sa che il suo amico non vivrà ancora a lungo e lo porta alla spiaggia, il suo posto preferito. Passano insieme una giornata serena, l’ultima della loro avventura. Caramelo muore in pace, dopo aver accompagnato Pedro nei momenti più difficili e avergli insegnato il valore della fedeltà e della speranza. È ricordato come il salvatore, il compagno leale e il “più dolce squalo sulla terraferma”.

Zootropolis 2: ecco Zoo, il nuovo bravo di Shakira!

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Zootropolis 2: ecco Zoo, il nuovo bravo di Shakira!

Disponibile il nuovo brano originale “Zoo”, presente nel prossimo film d’animazione Walt Disney Animation Studios Zootropolis 2, in arrivo nelle sale italiane il 26 novembre. Il singolo è interpretato da Shakira, che torna a dare la voce alla più grande pop star di Zootropolis, Gazelle. Ascolta il singolo di seguito:

La musica e il testo di “Zoo” sono stati scritti da Ed Sheeran, Blake Slatkin e Shakira. Il brano è stato prodotto da Blake Slatkin, Alex (A.C.) Castillo, Shakira ed Ed Sheeran.

La colonna sonora strumentale di Zootropolis 2 è composta dal vincitore dell’Academy Award® Michael Giacchino e sarà lanciata come parte della colonna sonora completa venerdì 21 novembre, in anticipo rispetto all’uscita del film nelle sale italiane, prevista per mercoledì 26 novembre.

“Zoo” sarà amata dai fan del brano di successo “Try Everything”, presente nel film originale vincitore dell’Oscar® Zootropolis, uscito nel 2016. “Try Everything” è stato riprodotto in streaming 2,7 miliardi di volte in tutto il mondo fino ad oggi.

La trama di Zootropolis 2

Nel nuovo film d’animazione Zootropolis 2, i poliziotti alle prime armi Judy Hopps (nella versione originale doppiata da Ginnifer Goodwin) e Nick Wilde (nella versione originale doppiato da Jason Bateman) si trovano sulle tracce di un grande mistero quando Gary De’Snake (nella versione originale doppiato da Ke Huy Quan) arriva a Zootropolis e mette sottosopra la città animale. Per risolvere il caso, i due, sotto copertura, sono costretti ad avventurarsi in nuove e inaspettate aree della città, dove la loro continua collaborazione viene messa alla prova come mai prima d’ora. Il cast vocale originale include anche le voci di Fortune Feimster, Andy Samberg, Idris Elba, Patrick Warburton, Quinta Brunson, Nate Torrence e Shakira, che torna a prestare la sua voce a Gazelle. Dal team vincitore dell’Oscar® composto dal Disney Animation chief creative officer Jared Bush e Byron Howard (registi) e Yvett Merino (produttrice), Zootropolis 2 arriverà nelle sale italiane il 26 novembre.

Noir in festival 2025: a Mick Herron il Raymond Chandler Award

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Noir in festival 2025: a Mick Herron il Raymond Chandler Award

È l’inglese Mick Herron lo scrittore scelto quest’anno per il Raymond Chandler Award, il prestigioso riconoscimento per i più grandi autori di mystery creato nel 1988 in accordo con il Raymond Chandler Estate. Amatissimo creatore di spy story, diretto erede del Fattore umano di Graham Greene e John le Carré, autore della fortunata serie Slow Horses che lo ha reso scrittore di culto in Inghilterra, in Italia edita da Feltrinelli, e star delle serie tv sulla piattaforma Apple, Herron succede a una lunga e prestigiosa sequenza di scrittori nell’albo d’oro dei maestri del genere noir celebrati ogni anno dal Noir in festival nella Milano di Giorgio Scerbanenco.

Mick Herron, di cui è da poco uscito in Italia Le regole di Londra, edito da Feltrinelli come tutte le opere della serie di cui è protagonista l’agente Jackson Lamb, è oggi tra gli autori più popolari e stimati nel mondo dello spionaggio, ma deve il suo successo anche alle serie tv Slow Horses e Down Cemetery Road, con protagonisti d’eccezione come Sir Gary Oldman e Emma Thompson, e di cui lo scrittore è anche sceneggiatore e showrunner.

“Lo stile di cui Chandler è stato pioniere – scrive Mick Herron – si è diffuso rapidamente andando ben oltre i confini del romanzo poliziesco, raggiungendo ogni angolo del mondo e della scrittura di thriller, compresi quelli in cui appaiono le spie… I miei romanzi esibiscono, almeno spero, un po’ di quell’amore che Chandler nutriva per il linguaggio.”

Credits by M. Buck

Mick Herron riceverà il Premio Chandler il 4 dicembre alla Casa del Manzoni, che il Noir in festival ha eletto come l’autentico luogo dei suoi appuntamenti più significativi, dove sarà protagonista di un dialogo con il saggista ed esperto di noir Adrian Wootton. Nella mattinata dello stesso giorno, Mick Herron racconterà a docenti e studenti dell’Università IULM (partner storico del festival) come ha costruito il successo mondiale di Slow Horses dal libro alla serie tv.

La 35a edizione di Noir in festival si svolgerà a Milano dall’1 al 6 dicembre confermando la sua vocazione interdisciplinare tra cinema, letteratura, fumetto e new media con il concorso internazionale per il cinema, gli incontri con gli scrittori, le master-class all’università IULM, i focus su podcast e fumetto, il Premio Giorgio Scerbanenco per il miglior romanzo italiano e il Premio Claudio Caligari per il miglior film italiano, entrambi riservati alla produzione di genere dell’anno 2024-2025.

Noir in festival è realizzato dalla Studio Coop., è diretto da Marina Fabbri e Giorgio Gosetti, è promosso dalla Direzione Cinema (DGCA) del Ministero della Cultura, con il contributo dell’Università IULM, di Cinecittà News, della Regione Lombardia, e la collaborazione di numerosi partner privati e pubblici, tra cui il Sistema Bibliotecario di Milano e il Circolo dei Lettori di Milano per il Premio Scerbanenco, e con il patrocinio della Città di Milano.

Raymond Chandler Award 2025

Mick Herron, nato a Newcastle nel 1963, ha esordito nel 2003 con il romanzo Down Cemetery Road (da cui la serie tv omonima del 2025); ha pubblicato più di 15 romanzi, inclusi due cicli a personaggio fisso, è autore anche di racconti regolarmente ospitati nell’ “Ellery Queen’s Mystery Magazine”. I suoi libri sono stati insigniti di diversi premi tra i quali spiccano il Gold Dagger nel 2013 per In bocca al lupo e il Cartier Diamond Dagger alla carriera nel 2025, entrambi attribuiti dalla Crime Writers Association. L’apparizione di Jackson Lamb nel 2010 con Un covo di bastardi/ Slow Horsesè stata salutata come una delle 20 migliori opere di spy story di tutti i tempi. La serie televisiva ispirata al personaggio per Apple tv ha raggiunto in tutti i paesi i vertici del box office.

The Running Man: trailer ufficiale del nuovo film di Edgar Wright

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Eagle Pictures ha diffuso il trailer ufficiale di The Running Man, il nuovo film diretto da Edgar Wright, con un cast d’eccezione guidato da Glen Powell. La pellicola arriverà al cinema dal 13 novembre, distribuita da Paramount Pictures.

Il ritorno di Edgar Wright con un cast stellare

Dopo il successo di Last Night in Soho e Baby Driver, Edgar Wright torna dietro la macchina da presa con una nuova, attesissima versione di The Running Man, liberamente ispirata al romanzo di Stephen King (pubblicato con lo pseudonimo di Richard Bachman).

Nel cast, oltre a Glen Powell, troviamo William H. Macy, Lee Pace, Emilia Jones, Michael Cera, Daniel Ezra, Jayme Lawson, Colman Domingo e Josh Brolin.

Una nuova visione del classico di King

Ambientato in un futuro distopico dove la sopravvivenza diventa spettacolo, The Running Man racconta la storia di un uomo costretto a partecipare a un letale gioco televisivo per salvare la propria vita. Wright promette un approccio più fedele allo spirito del romanzo rispetto al film cult del 1987 con Arnold Schwarzenegger, unendo azione, satira e tensione visiva nel suo stile inconfondibile.

Il trailer offre un primo sguardo a un mondo violento e ipercontrollato, dominato dai media e dall’intrattenimento estremo, dove la lotta per la libertà diventa spettacolo di massa.

Data d’uscita

The Running Man sarà al cinema dal 13 novembre 2025, con Edgar Wright alla regia e Glen Powell protagonista di un film che si preannuncia come uno dei titoli più attesi dell’autunno.

Testa o croce e il paradosso del cinema d’autore: quando il mondo del cinema non incontra il pubblico

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Il debutto di Testa o croce al box office italiano è stato un brusco risveglio. Dopo una calorosa accoglienza nei festival, il film ha raccolto appena 111.430 euro complessivi, un risultato deludente per un titolo lanciato con buone premesse autoriali e un cast di rilievo. Un andamento che riaccende una questione ormai cronica: il distacco sempre più evidente tra l’entusiasmo dei festival e il reale interesse del pubblico.

L’illusione dei festival e la realtà delle sale

Il caso di Testa o croce non è isolato. Negli ultimi anni, molte opere italiane presentate con entusiasmo nei circuiti festivalieri — da Venezia a Berlino, passando per Torino o Locarno — faticano poi a trovare spazio e spettatori una volta arrivate in sala. Applausi, recensioni, red carpet e riconoscimenti non bastano a trasformarsi in biglietti venduti.

È come se i festival avessero costruito una bolla estetica e culturale in cui il cinema non dialoga più con la realtà, ma con se stesso. Le opere vengono concepite per piacere a giurie, critici e addetti ai lavori, mentre il pubblico — quello che paga un biglietto, sceglie, commenta e si appassiona — resta fuori dalla porta.

Testa o croce? ha incassato circa € 6.295 in una delle giornate di programmazione in 216 sale. Il film è 24° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 8.213,00 e registrato 16.485 presenze.

Un cinema che parla solo a se stesso

Testa o croce diventa allora il simbolo di un paradosso più grande: un mondo del cinema che parla a se stesso, che si osserva e si compiace, ma che fatica a rivolgersi a chi sta dall’altra parte dello schermo.

Autori e produttori sembrano spesso più preoccupati di essere “riconosciuti” che compresi. I film si chiudono in linguaggi cifrati, estetiche ripiegate su di sé, narrazioni che chiedono al pubblico di adattarsi, invece di invitarlo a entrare. Non è una questione di “cinema d’autore contro cinema commerciale”, ma di comunicazione interrotta: l’autore parla, ma nessuno ascolta.

In questo scenario, anche la produzione italiana risente di una certa inerzia. Troppi progetti nascono in funzione dei bandi o dei circuiti festivalieri, con l’obiettivo implicito di “esistere” grazie ai riconoscimenti, piuttosto che grazie alla risposta del pubblico. Il rischio è che il cinema smetta di essere linguaggio condiviso e diventi solo un dialetto parlato da pochi, per pochi.

Il pubblico non è il nemico

C’è poi un’altra convinzione, più sottile ma pericolosa: quella secondo cui il pubblico non sarebbe “all’altezza” di certi film. Un modo elegante per dire che se il film va male, la colpa è dello spettatore.

Ma la verità è più scomoda. Il pubblico capisce benissimo — e quando sceglie di non andare a vedere un film, manda un segnale preciso. Non chiede semplificazione, ma sincerità, riconoscibilità, emozione. Vuole storie che parlino del mondo di oggi, non parabole autoreferenziali su quanto sia difficile fare cinema.

Il cinema italiano che ha saputo rinascere, anche recentemente, è quello che ha trovato un equilibrio tra identità e accessibilità: film capaci di raccontare con verità senza rinunciare al piacere del racconto. È lì che l’autorialità diventa universale.

Ripartire dal dialogo

Il flop di Testa o croce non è solo un insuccesso economico: è un campanello d’allarme per tutto il sistema. Serve un cambio di prospettiva, in cui i festival tornino a essere spazi di scoperta e non di autoconferma, e in cui autori e produttori tornino a chiedersi, prima di tutto, a chi stiamo parlando?

Perché se il cinema perde il suo pubblico, perde la sua ragione d’essere.
E forse il vero atto d’autore, oggi, non è chiudersi in un linguaggio che pochi comprendono, ma ritrovare il coraggio di raccontare storie che appartengano a tutti, senza rinunciare alla profondità, ma riscoprendo il piacere del contatto.

Testa o croce non è il problema, ma il sintomo di un cinema che deve tornare a guardare il mondo, non solo lo specchio del proprio riflesso.

Il film Gambit vietato ai minori, era così folle che “la Disney non lo farebbe mai”, rivelati i dettagli della trama da Channing Tatum

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Se il film Gambit, poi cancellato, fosse stato realizzato dalla Fox, sarebbe stato uno dei film Marvel più maturi di tutti i tempi. Deadpool & Wolverine nel 2024 ha portato Channing Tatum nella timeline del Marvel Cinematic Universe, dopo che la sua iniziale scelta per il ruolo dell’iconico eroe degli X-Men non si era concretizzata durante l’era Fox-Marvel.

In una nuova intervista con Variety, Tatum ha parlato del progetto Gambit, che è stato cancellato e bloccato in fase di sviluppo prima che la Disney acquisisse la Fox. Alla domanda diretta se il film potesse essere sviluppato nuovamente sotto l’egida della MCU, Tatum ha dichiarato: “Senti… se avessimo realizzato la nostra versione per la Fox, quella sceneggiatura non sarebbe mai stata realizzata, mai. Era una commedia romantica vietata ai minori”.

Ha spiegato in dettaglio la classificazione: “Quando dico vietato ai minori, intendo dire che siamo andati fino in fondo. Abbiamo reso Gambit il tipo di personaggio che poteva esistere solo in un film di Deadpool”. Il film avrebbe anche avuto “mutanti che facevano sesso! Era selvaggio, al 100%”.

Secondo Tatum, “è qualcosa che la Marvel e la Disney non farebbero mai”. Ha sottolineato che “non si sa sempre cosa sarà la Disney, ma si sa sicuramente cosa non sarà. Non sarà horror. Non sarà sesso. Ma penso che la Marvel abbia bisogno di quel tipo di diversità di tono, qualcosa che bilanci l’altro lato”.

A parte il film Gambit, che è stato cancellato, la star di Roofman ha detto: “Gambit è una grande opportunità per questo. Si possono fare tante cose con lui, e sta lentamente entrando nella psiche della Marvel”. Anche se non ci sono progetti da solista in cantiere, è fiducioso per il futuro: “È affascinante, e penso che un giorno se ne renderanno conto”.

Dopo la sua apparizione nella Fase 5, la Marvel Studios riporterà Remy LeBeau in uno dei suoi prossimi film MCU: la star 45enne apparirà in Avengers: Doomsday nel 2026. Reciterà al fianco di altre star di X-Men, tra cui Sir Patrick Stewart e Sir Ian McKellen.

Diretto dai fratelli Russo, il cast di Avengers: Doomsday ha terminato le riprese principali il 19 settembre 2025. La sesta fase vedrà il ritorno di Robert Downey Jr. nell’MCU, che interpreterà Victor von Doom della Marvel, alias Doctor Doom.

Al momento non è dato sapere se Tatum tornerà nel cast di Avengers: Secret Wars, poiché la produzione del finale della saga Multiverse non è ancora iniziata. Con i personaggi degli X-Men destinati a ricoprire un ruolo fondamentale nella Fase 7, un film su Gambit potrebbe trovare spazio in futuro.

Tron: Ares, shock al botteghino USA, male il sequel Disney

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Tron: Ares, shock al botteghino USA, male il sequel Disney

Tron: Ares delude al botteghino con un weekend di debutto ben al di sotto delle aspettative. Ares, uscito il 10 ottobre, è il terzo film di Tron, dopo il cult classico originale del 1982 e il suo sequel del 2010 Legacy. Il cast include Jared Leto, Greta Lee, Gillian Anderson, Evan Peters, Jodie Turner-Smith e la star Jeff Bridges, che torna sul grande schermo.

Secondo Deadline, sabato mattina Tron: Ares dovrebbe chiudere il suo weekend di apertura con un totale di 33,5 milioni di dollari nei primi tre giorni di programmazione negli Stati Uniti. Questo risultato è significativamente inferiore alle previsioni iniziali del film, che erano di 45-50 milioni di dollari, e vede Ares non riuscire a battere il record della serie, scendendo al di sotto dei 44 milioni di dollari di Tron: Legacy.

Queste previsioni collocano il film addirittura al di sotto dei 39 milioni di dollari incassati al debutto dal film sui supereroi del 2022 con Jared Leto, Morbius, che ha incassato 167,5 milioni di dollari a fronte di un budget dichiarato di circa 83 milioni di dollari.

Il nuovo film di fantascienza, diretto da Joachim Rønning, non ha mai avuto la garanzia del successo, considerando che è il sequel di due titoli cult che non hanno mai avuto un grande successo al botteghino. Tuttavia, entrambi i precedenti capitoli hanno avuto un discreto successo al botteghino e l’uscita di Tron: Ares potrebbe non raggiungere lo stesso livello.

Anche se in seguito sarà sostenuto dai ricavi del VOD e dello streaming, il budget dichiarato di Tron: Ares, pari a 180 milioni di dollari, potrebbe portare il suo punto di pareggio stimato fino a 450 milioni di dollari. Considerando il fatto che Legacy ha incassato solo 400 milioni di dollari (non adeguati all’inflazione), Ares dovrà recuperare molto terreno se spera di raggiungere quel traguardo.

Sebbene il punto di pareggio esatto di Tron: Ares sia sconosciuto, i film di grande successo spesso devono recuperare due volte e mezzo il loro budget di produzione.

È improbabile che il film con Jared Leto riesca a guadagnare 450 milioni di dollari entro la fine della sua programmazione nelle sale. Tron: Ares ha ricevuto recensioni mediocri, ottenendo un punteggio di appena il 56% su Rotten Tomatoes, quindi dovrebbe entusiasmare il pubblico in un modo che non è riuscito a fare con la critica.

Tuttavia, queste proiezioni sono comunque sufficienti per Tron: Ares per conquistare il primo posto nella classifica nazionale del fine settimana. Ha superato di gran lunga la nuova commedia drammatica di Channing Tatum, Roofman, che dovrebbe incassare un totale di 8 milioni di dollari in tre giorni.

Roofman ha comunque ancora un vantaggio. Il titolo della Paramount e della Miramax non è destinato a diventare un grande successo al botteghino. Con un budget stimato tra i 17 e i 19 milioni di dollari, il suo successo non dipende dal raggiungimento di cifre da record.

Sebbene Roofman stia debuttando al di sotto dei 14,9 milioni di dollari incassati dal film di Tatum Dog, anch’esso di piccola scala, se dovesse seguire una traiettoria simile, dovrebbe incassare comodamente circa 45 milioni di dollari entro la fine della sua programmazione, il che dovrebbe consentirgli di raggiungere il pareggio sia nelle sale che una volta arrivato in VOD. Il destino di Tron: Ares è molto più incerto.

I 5 film più visti al botteghino nazionale questo fine settimana

Sebbene i titoli in uscita Tron: Ares e Roofman abbiano conquistato i primi due posti nella Top 5 nazionale durante il fine settimana, il thriller d’azione di Paul Thomas Anderson con Leonardo DiCaprio One Battle After Another sta ancora dando battaglia, conquistando il terzo posto con un incasso di 6,8 milioni di dollari in tre giorni, con un calo minimo del 38%.

Di seguito, la classifica completa della Top 5 nazionale del fine settimana:

# Titoli 3 giorni Cumulative (USA)
1 Tron: Ares $33.5 million $33.5 million (weekend 1)
2 Roofman $8 million $8 million (weekend 1)
3 One Battle After Another $6.8 million $56.3 million (weekend 3)
4 Gabby’s Dollhouse: The Movie $3.3 million $26.4 million (weekend 3)
5 Soul on Fire $3 million $3 million (weekend 1)

Nel frattempo, il titolo al quarto posto dello scorso fine settimana rimane invariato. Il film per famiglie Gabby’s Dollhouse ha mantenuto una posizione solida, registrando un calo di appena il 37% durante il suo terzo fine settimana. Anche The Conjuring: Last Rites ha mantenuto una posizione solida, registrando un calo minimo del 26% con 2,9 milioni di dollari. L’interesse per il film horror di grande successo è probabilmente alimentato dall’imminente festa di Halloween.

Tuttavia, The Conjuring è sceso dal quinto al sesto posto, superato dall’ispirante film di William H. Macy Soul on Fire.

Mentre tre nuovi titoli sono entrati in classifica, il film al primo posto dello scorso fine settimana, Taylor Swift: The Official Release Party of a Showgirl, non è più nelle sale, quindi solo due film sono usciti dalla Top 5.

Il titolo che si unisce a The Conjuring nella sua uscita di scena è il film di Dwayne Johnson The Smashing Machine. Il film biografico su Mark Kerr è precipitato dal terzo all’ottavo posto con un calo sbalorditivo del 70%. Si tratta di un colpo devastante dopo che il film ha debuttato con il peggior weekend della storia per un film con Johnson nel ruolo principale.

Mentre i titoli rimasti in programmazione hanno mostrato una forte tenuta, le nuove uscite di ottobre stanno faticando ad affermarsi. Tuttavia, la situazione potrebbe cambiare il prossimo fine settimana.

Sebbene un film di fantascienza di punta possa avere la forza di rimanere in cima alla classifica per più weekend consecutivi, Tron: Ares sembra destinato a cedere il posto a Black Phone 2 della Blumhouse, sequel del successo del 2021 con Ethan Hawke.

Bridgerton 4: il teaser svela la nuova storia d’amore di Benedict, in arrivo su Netflix nel 2026

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Netflix ha rilasciato oggi il teaser trailer ufficiale della quarta stagione di Bridgerton, l’acclamata serie targata Shondaland che tornerà nel 2026 con un nuovo capitolo di passioni e intrighi nell’alta società londinese. La prima parte (episodi 1-4) debutterà il 29 gennaio, mentre la seconda parte (episodi 5-8) sarà disponibile dal 26 febbraio, solo su Netflix.

La trama di Bridgerton 4: la stagione di Benedict

Protagonista di questa nuova stagione è Benedict Bridgerton (Luke Thompson), il bohémien secondogenito della famiglia, ancora restio a seguire le regole e i doveri della società. Pressato dalla madre, la matriarca Lady Violet Bridgerton (Ruth Gemmell), perché si sistemi, Benedict partecipa a un ballo in maschera dove resta folgorato da una misteriosa Dama d’Argento, una donna dal volto coperto che sembra provenire da un altro mondo.

Con l’aiuto, seppur riluttante, della sorella Eloise (Claudia Jessie), Benedict si mette sulle tracce della sconosciuta, ignaro che dietro quella maschera si nasconda Sophie Baek (Yerin Ha), una brillante cameriera al servizio della severa Lady Araminta Gun (Katie Leung).

Quando il destino li porta nuovamente a incontrarsi, Benedict è diviso tra il fascino dell’irraggiungibile Dama d’Argento e la realtà dei sentimenti per la giovane Sophie. Ma potrà davvero l’amore superare le barriere imposte dalla classe sociale e dalle convenzioni dell’epoca?

Amori e legami nella famiglia Bridgerton

Sul percorso di Benedict si riflettono anche i destini dei suoi fratelli: Francesca (Hannah Dodd) vive il suo matrimonio con John Stirling (Victor Alli), mentre Colin (Luke Newton) e Penelope (Nicola Coughlan) affrontano nuove sfide ora che l’identità di cronista di Lady Whistledown è stata svelata al mondo.

Cast e produzione della quarta stagione

La quarta stagione di Bridgerton è composta da otto episodi girati a Londra, con Jess Brownell nel ruolo di showrunner e produttore esecutivo insieme a Shonda Rhimes, Betsy Beers, Tom Verica e Chris Van Dusen.

Il cast principale include Luke Thompson, Yerin Ha, Jonathan Bailey, Victor Alli, Adjoa Andoh, Julie Andrews, Nicola Coughlan, Hannah Dodd, Ruth Gemmell, Claudia Jessie, Luke Newton, Golda Rosheuvel, Polly Walker, e molti altri. Tra le new entry spiccano Isabella Wei, Michelle Mao e Katie Leung.

Un fenomeno globale che continua a crescere

Dal suo debutto nel 2020, Bridgerton ha conquistato milioni di spettatori in tutto il mondo, diventando una delle serie più popolari di Netflix e un fenomeno culturale che ha ridefinito il genere romance. Con lo spin-off di successo La Regina Carlotta: Una storia di Bridgerton, il franchise ha consolidato il suo ruolo di simbolo di eleganza, inclusività e passione.

Oggi “Bridgerton” non è solo una serie, ma un vero brand di lifestyle: tra eventi immersivi come The Queen’s Ball: A Bridgerton Experience, collezioni di moda, arredamento e prodotti ispirati alla serie, l’universo creato da Shonda Rhimes continua a far sognare e a dettare tendenze.

Con la stagione 4, l’amore proibito di Benedict e Sophie promette di riscrivere ancora una volta le regole del cuore e di far rivivere la magia dell’alta società londinese con lo stile inconfondibile di Bridgerton.

VAS – Il film: il trailer e il poster del film con Eduardo Scarpetta

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C’è chi chiude la porta della propria stanza e vi resta dentro per giorni, settimane, mesi. Chi trova negli schermi l’unico modo per stare in contatto col mondo. Sono gli hikikomori, ragazzi e ragazze che vivono un isolamento silenzioso e volontario dalla vita sociale, e che chiusi nelle proprie stanze portano avanti relazioni filtrate solo da schermi e devices.

Di questo, e non solo, parla VAS – Il film, in arrivo nei cinema dal 20 novembre per la regia di Gianmaria Fiorillo e interpretato da Eduardo Scarpetta, Demetra Bellina e Gabriel Lynk e di cui oggi sveliamo il poster e il trailer ufficiali.

Come il progetto originario, nato online e subito diventato un punto di riferimento per tanti giovani che vivono l’isolamento volontario con circa 4 milioni di visualizzazioni e una community che non smette di crescere, anche il film VAS affronta con sensibilità e coraggio un tema sempre più attuale ma ancora poco conosciuto in Italia.

Il titolo, VAS, riprende il concetto della Visual Analogue Scale, strumento usato in medicina per misurare il dolore. Una metafora che nel film diventa il filo conduttore della storia d’amore – ma anche di dolore – fra Camilla (Demetra Bellina) e Matteo (Eduardo Scarpetta), due giovani che condividono la stessa condizione di ritiro volontario e che, attraverso il loro incontro tanto inatteso quanto travolgente, saranno costretti a misurare la profondità delle proprie paure e la forza del proprio legame.

Negli ultimi anni il fenomeno degli hikikomori è cresciuto esponenzialmente anche in Italia: una realtà silenziosa e invisibile, spesso ignorata, che riguarda migliaia di famiglie. Con VAS – Il film, Gianmaria Fiorillo sceglie di dare volto e voce a chi vive questa condizione, a una generazione spesso invisibile, trasformando un dolore individuale in una storia collettiva, capace di parlare a un pubblico giovane e consapevole – ma anche a genitori, insegnanti e operatori sociali – mettendo in scena un universo sospeso tra il dentro e il fuori, tra il desiderio di protezione e la paura del mondo esterno. Perché dietro ogni porta chiusa non ci sono solo solitudini, ma anche sogni, ferite e speranze.

Prodotto da Al One in co-produzione con Meleagris Film, VAS – Il film è diretto da Gianmaria Fiorillo e sarà nei cinema italiani dal 20 novembre distribuito da Piano B Distribuzioni.

La trama di VAS – il film

La storia d’amore tra due Hikikomori, Camilla e Matteo, prigionieri volontari delle loro case, del loro mondo. Quanto fa male il mondo fuori? Per misurarlo esiste una scala, la VAS – Visual Analogue Scale – usata ufficialmente in medicina per valutare l’intensità del dolore, fisico ed emotivo. Ai nostri protagonisti, incoscienti e incuranti del loro tormento, servirà per misurare il loro legame. Quanto sono disposti a soffrire l’uno per l’altro? Un gioco al rialzo, sempre più estremo con il proprio corpo e le proprie emozioni, li metterà a dura prova. C’è un dolore più grande che si nasconde dietro tutto questo che li porterà ad affrontare una sfida finale. Ce la faranno i due giovani a vivere il mondo fuori, la loro più grande paura?

“Greenaway – Morte e Decomposizione del Cinema” di Stefano Bessoni alla Festa del Cinema di Roma

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Grazie al supporto della Fondazione Roma Lazio Film Commission, sabato 18 ottobre alle ore 10.00, presso lo spazio “Roma Lazio Film Commission” all’Auditorium Parco della Musica di Roma, si terrà la presentazione del volume Greenaway – Morte e Decomposizione del Cinema, scritto e illustrato da Stefano Bessoni e pubblicato da Bakemono Lab.

“Un quaderno di appunti, riflessioni e illustrazioni su Peter Greenaway, colui che mi ha fatto capire che un film altro non è che un contenitore illimitato, nel quale rinchiudere concetti, teorie e ossessioni.È uno degli autori più importanti del cinema contemporaneo, un artista che si nutre di pittura, scrittura, musica, teatro, danza e di ogni forma espressiva che si possa immaginare. Il suo cinema complesso, enciclopedico e artificioso, è un gioco creativo infinito che strizza l’occhio a Lewis Carroll, Jorge Luis Borges e Italo Calvino, un territorio fiabesco, spesso crudele, sconcertante, nel quale smarrirsiper esplorare le sfaccettature più inattese dell’animo umano, dell’intelletto e del corpo.”- Stefano Bessoni

L’incontro sarà un’occasione per addentrarsi nell’universo visionario di Peter Greenaway attraverso lo sguardo e la sensibilità di Bessoni. Dialogherà con lui il critico cinematografico Emanuele Rauco.

In questa occasione verrà annunciata anche una nuova collaborazione tra Peter Greenaway e Stefano Bessoni, dal titolo He Read Deep Into the Night.

Il progetto raccoglie molti racconti brevi, brevissimi, di Greenaway: storie assurde, idee per film mai realizzati, appunti entomologici su un’umanità attraversata da inquietudini esistenziali e ossessioni. Le narrazioni sono accompagnate dalle illustrazioni di Bessoni, che dialogano con i testi in un intreccio poetico e perturbante. Parole e immagini si fronteggiano e si inseguono, aprendo una riflessione sul campo di battaglia tra scrittura e visione.

L’ingresso al pubblico sarà possibile fino ad un massimo di 70 persone, solo tramite registrazione obbligatoria.

Prenota qui il tuo posto!

Stefano Bessoni: Regista cinematografico, scrittore, illustratore e animatore, appassionato di entomologia, anatomia, fiabe e storia della scienza. La sua poetica affonda nel concetto di wunderkammer e si nutre di suggestioni macabre che richiamano il perturbante.

​Si è diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 2005 ha realizzato il suo primo lungometraggio Frammenti di scienze inesatte. Dal 2000 al 2007 ha insegnato regia cinematografica presso NUCT a Cinecittà.

​Nel 2009, dopo diversi anni di sviluppo, ha diretto Imago Mortis, film in coproduzione tra italia e Spagna. Nel 2010 ha prodotto e diretto il film indipendente Krokodyle, autoritratto in forma grottesca e fantastica, manifesto aperto delle sue istanze espressive e sfogo delle tante paturnie esistenziali; è stato un successo di critica e ha raccolto premi in diversi festival internazionali. Krokodyle non ha mai trovato una distribuzione ufficiale.​

Nel 2023 il Museo Nazionale del Cinema di Torino gli ha dedicato una grande mostra personale nella Mole Antonelliana, con illustrazioni originali, burattini, pupazzi, oggetti e proiezione di film, legata in particolare al concetto di wunderkammer.

​Nel 2023 ha collaborato alla mostra “The World of Tim Burton” al Museo Nazionale del Cinema di Torino, curando alcuni testi del catalogo, tenendo lezioni dedicate a Tim Burton e seguendo le attività didattiche.

​Nel 2024, nell’ambito di Cartoons on the Bay a Pescara, gli è stata dedicata una mostra personale intitolata “Stop-motion e altre scienze inesatte”, incentrata sugli aspetti macabri e perturbanti dell’animazione a passo uno.

​Nel settembre 2024 ha presentato al Museo Nazionale del Cinema di Torino il suo libro illustrato dedicato a Peter Greenaway, suo più grande punto di riferimento, insieme a lui, alla moglie Saskia Boddeke e alla figlia Pip.

​Oggi è coordinatore e docente del corso triennale di illustrazione e animazione presso IED Roma e insegna animazione stop-motion e puppet making a Scuola Holden a Torino.

Emanuele Rauco: Nato a Roma nel 1981, si occupa di critica cinematografica e televisiva per La rivista del CinematografoCinecriticaweb e Il sussidiario, collabora con vari siti internet, quotidiani e riviste, cura programmi radiofonici, rassegne e festival cinematografici. Ha pubblicato saggi su Henri-Georges Clouzot e il cinema francese negli anni di Vichy e monografie su Guillermo Del Toro, Jim Jarmusch, Steven Spielberg, Noah Baumbach, Frank Capra e Pablo Larrain. Dal 2016 è membro della Commissione di selezione della Mostra del Cinema di Venezia, dal 2019 è socio della Rete degli Spettatori per la diffusione del cinema di qualità e indipendente. Si occupa di divulgazione cinematografica tramite i suoi canali social. Ha diretto rassegne e festival a Frosinone e Formia, è co-direttore artistico del Catania Film Festival direttore artistico di Castiglione del Cinema.

James Gunn fornisce aggiornamenti su ciò che dirigerà dopo Man of Tomorrow

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L’universo DC è stato finalmente ampliato nel 2025, ma la DC Studios è solo all’inizio della sua nuova serie di supereroi. Con il film su Superman che si è rivelato il film tratto da un fumetto di maggior incasso dell’anno, è già in lavorazione un sequel, dato che James Gunn è pronto a dirigere Man of Tomorrow per il 2027.

In una nuova intervista con Deadline, Gunn ha ora parlato più approfonditamente del futuro della sua carriera cinematografica al di fuori del suo ruolo di co-CEO della DC Studios. Riguardo al sequel di Superman, il regista ha spiegato che “Man of Tomorrow era un’idea che avevo in mente da molto tempo. Penso di sapere già quali saranno i prossimi film che dirigerò, quindi, francamente, lo so già”.

L’ex regista della Marvel Cinematic Universe ha precisato che “poiché fa parte del piano della DCU, c’è una grande storia”. Tuttavia, ha sottolineato l’importanza che i progetti siano in grado di reggersi da soli: “Da un lato, voglio che tutto sia perfetto da guardare da solo”. Ha poi approfondito il tema dell’episodio 8 di Peacemaker e del suo effetto sul DCU più ampio, compresi i film che dirigerà.

Gunn ha detto: “Ma c’è anche una storia più grande che coinvolge, per esempio, Salvation, e quella storia coinvolge Rick Flag, Lex e Superman. Ci sono quei film che dirigerò”. Sebbene sappia cosa dirigerà dopo il film Man of Tomorrow, ha anche chiarito che i piani potrebbero sempre cambiare. Ha condiviso: “Questo è il piano attuale, almeno. Potrei diventare così stanco da non riuscire a farlo, perché sono piuttosto stanco, ma vedremo. Ma c’è un piano che prevede che ne farò almeno un altro paio”.

LEGGI ANCHE: Peacemaker – Stagione 2: la spiegazione del finale e come ci prepara a Man Of Tomorrow

Tutto quello che sappiamo su Man of Tomorrow

Le riprese principali di Man of Tomorrow dovrebbero iniziare nella primavera del 2026, con una data di uscita fissata per il 9 luglio 2027. David Corenswet riprenderà il ruolo nel sequel al fianco di Lex Luthor, interpretato da Nicholas Hoult, poiché i due si alleeranno contro questo nuovo nemico, come ha dichiarato il regista.

James Gunn ha infatti affermato: “È una storia in cui Lex Luthor e Superman devono collaborare in una certa misura contro una minaccia molto, molto più grande. È più complicato di così, ma questa è una parte importante. È tanto un film su Lex quanto un film su Superman. Mi è piaciuto molto lavorare con Nicholas Hoult. Purtroppo mi identifico con il personaggio di Lex. Volevo davvero creare qualcosa di straordinario con loro due. Adoro la sceneggiatura”.

Gunn annunciato Man of Tomorrow sui social media il 3 settembre. Nel suo annuncio, lo sceneggiatore e regista ha incluso un’immagine tratta dal fumetto in cui Superman è in piedi accanto a Lex Luthor nella sua Warsuit. Nei fumetti DC, Lex crea la tuta per eguagliare la forza e le abilità di Superman. Mentre l’immagine teaser suggeriva che Lex e Superman sarebbero stati di nuovo in contrasto, ora sembra che Lex userà la sua Warsuit per poter essere allo stesso livello di Superman per qualsiasi grande minaccia si presenti loro. Al momento, è confermata la presenza della Lois Lane di Rachel Brosnahan.

Il film è stato in precedenza descritto come un secondo capitolo della “Saga di Superman”. Ad oggi, Gunn ha affermato unicamente che “Superman conduce direttamente a Peacemaker; va notato che questo è per adulti, non per bambini, ma Superman conduce a questo show e poi abbiamo l’ambientazione di tutto il resto della DCU nella seconda stagione di Peacemaker, è incredibilmente importante”.

James McAvoy ed Elliot Page sono entusiasti del recasting degli X-Men per l’MCU

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Le star della saga cinematografica degli X-Men hanno espresso la loro sincera opinione sulla possibilità che la MCU ricopra i loro personaggi in progetti futuri. Durante il panel dedicato agli X-Men al NYCC, le star Elliot Page e James McAvoy hanno parlato dei loro ruoli passati nei film degli X-Men e di come si sentirebbero se venissero sostituiti. Il moderatore Josh Horowitz ha infatti elencato alcuni nomi potenziali che potrebbero sostituire Page e McAvoy, tra cui Colman Domingo e Bella Ramsey.

Page era felice delle potenziali prospettive: “Sembrano fantastici, è così emozionante vedere persone che interpretano una nuova versione”. Anche McAvoy era ottimista sul futuro degli X-Men e ha dichiarato: “Sono entusiasta di vedere cosa succederà. Ero un fan prima di diventare un dipendente, e poi, no, sapete, sarò di nuovo un fan”.  James McAvoy ed Elliott Page sono apparsi insieme in X-Men: Giorni di un futuro passato (2014) e X-Men: Apocalisse (2016) nei panni del Professor X e Kitty Pryde.

Entrambi questi film sono prequel dei film originali degli X-Men iniziati nel 2000. McAvoy era poi interessato a vedere quali nuovi attori avrebbero potuto sostituirlo e ha detto: “Colman Domingo sembra fantastico, però. È bravissimo”. Domingo è noto per i suoi ruoli in Fear the Walking Dead, Rustin ed Euphoria.  Ci sono infatti state voci secondo cui la Marvel starebbe potenzialmente considerando Domingo come Professor X per un possibile reboot della serie X-Men.

Il Professor X era originariamente interpretato da Patrick Stewart, mentre James McAvoy ha interpretato la versione più giovane di Charles Xavier nei prequel, tra cui anche X-Men – Gli Inizi (2011) senza Page. Stewart ha già dichiarato di trovare lusinghiera l’interpretazione di McAvoy, mentre McAvoy è da tempo un ammiratore di Stewart. L’attore scozzese è noto per i suoi ruoli in Split, Le cronache di Narnia: Il leone, la strega e l’armadio ed Espiazione. Page ha invece interpretato la studentessa mutante Kitty ed è nota per i suoi ruoli in Juno, Inception e The Umbrella Academy.

Un attesissimo film sugli X-Men è in lavorazione presso la MCU, ma non ci sono dettagli ufficiali né una data di uscita. Il presidente della Marvel Studios, Kevin Feige, ha dichiarato: “Sulla strada verso Secret Wars, sappiamo già molto bene quale sarà la trama fino a quel momento e oltre. Gli X-Men sono una parte importante di quel futuro”. La Marvel aveva già trovato uno sceneggiatore per il film lo scorso anno, Michael Lesslie. Il regista di Thunderbolts*, Jake Schreier, è invece stato preso in considerazione per dare vita al reboot degli X-Men come regista.

LEGGI ANCHE: Jake Schreier su come Thunderbolts* lo abbia preparato agli X-Men

Chi reciterà nel reboot degli X-Men?

Secondo quanto riferito, il casting ufficiale dovrebbe iniziare molto presto (se non è già iniziato) e personaggi del calibro di Harris Dickinson, Margaret Qualley, Elle Fanning e Julia Butters sarebbero nel mirino dello studio (secondo quanto riferito, erano in lizza per interpretare Cyclope, Rogue e Kitty Pryde, ma non sappiamo se sia ancora così), insieme alla star di Alien: Romulus David Jonsson e Trinity Bliss, che potrebbero essere in lizza per interpretare Jubilee. Altri nomi che sono emersi nelle voci di corridoio includono Hunter Schafer (Mystica), Ayo Edebiri (Tempesta) e Javier Bardem (Mr. Sinister).

Riguardo al progetto Kevin Feige ha dichiarato di avere un “piano decennale” per la saga dei mutanti. “Penso che lo vedrete continuare nei nostri prossimi film con alcuni personaggi degli X-Men che potreste riconoscere. Subito dopo, l’intera storia di Secret Wars ci condurrà davvero in una nuova era dei mutanti Ancora una volta, è uno di quei sogni che diventano realtà. Finalmente abbiamo di nuovo gli X-Men“.

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Call My Agent – Italia 3: trailer e data d’uscita della nuova stagione Sky Original

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Torna con una terza stagione Call My Agent – Italia, la serie Sky Original adattamento del cult francese Dix pour cent, che sarà disponibile dal 14 novembre in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW. L’annuncio arriva insieme al trailer ufficiale, che anticipa nuovi colpi di scena e il ritorno dell’irresistibile ironia che ha reso amatissima la serie ambientata nel dietro le quinte dello star system italiano.

Con il consueto tono brillante e autoironico, i nuovi episodi promettono di celebrare ancora una volta il mondo dello spettacolo attraverso le vicende della CMA, l’agenzia di spettacolo più amata della televisione, e dei suoi agenti. Nella nuova stagione, Vittorio, Lea e Gabriele dovranno affrontare una vera e propria rivoluzione che rischierà di far esplodere la loro straordinaria e disfunzionale famiglia professionale.

Un cast corale e tanti cameo sorprendenti

Prodotta da Sky Studios e Palomar (a Mediawan Company), la terza stagione è diretta da Simone Spada (Hotel Gagarin, Studio Battaglia, Rocco Schiavone) e scritta da Federico Baccomo (Call My Agent – Italia, Improvvisamente Natale, Studio Battaglia), autore del soggetto di serie e dei soggetti di puntata, insieme a Camilla Buizza e Tommaso Renzoni.

Sullo sfondo di una Roma elegante e mondana, la serie torna con i suoi protagonisti storici: Michele Di Mauro, Sara Drago e Maurizio Lastrico nei ruoli di Vittorio, Lea e Gabriele, affiancati da Sara Lazzaro (Monica), Francesco Russo (Pierpaolo) e Paola Buratto (Camilla).
Ritornano anche Kaze (Sofia), Emanuela Fanelli (Luana Pericoli) e Corrado Guzzanti, garanzia di comicità surreale e meta-televisiva.

Come da tradizione, ogni episodio sarà arricchito da guest star d’eccezione che interpreteranno se stesse in situazioni ironiche e spesso paradossali. Tra loro:

  • Luca Argentero, deciso a lasciare la carriera per la famiglia;

  • Michelle Hunziker e Aurora Ramazzotti, madre e figlia anche sul set;

  • Stefania Sandrelli, alla ricerca di una nuova sfida professionale;

  • il cast di Romanzo Criminale – La serie (Marco Bocci, Vinicio Marchioni, Francesco Montanari, Edoardo Pesce, Alessandro Roia, Daniela Virgilio) per una reunion dal finale imprevedibile;

  • Miriam Leone, pronta a tornare al lavoro dopo la maternità;

  • Ficarra & Picone, in piena crisi alla vigilia dei 30 anni di carriera;

  • e ancora Nicolas Maupas e Gianmarco Saurino in nuovi ruoli meta-narrativi.

La trama della terza stagione

Dopo la scomparsa di Elvira, gli equilibri interni alla CMA sono destinati a cambiare profondamente.
A minacciare la stabilità dell’agenzia è UBA, la più grande società mondiale di management artistico, pronta a sbarcare in Italia e a spazzare via la concorrenza.

Mentre Vittorio, Lea e Gabriele cercano di difendere la loro identità e i loro clienti, la vita privata dei tre diventa un ulteriore campo di battaglia: amori che nascono, relazioni che si rompono e colpi di scena inaspettati animeranno una stagione che si preannuncia esplosiva, in bilico costante tra caos e comicità.

Tra ambizioni, tradimenti e sogni infranti, i protagonisti dovranno correre contro il tempo per salvare il futuro della CMA… e forse anche se stessi.

Uscita e dove vederla

La terza stagione di Call My Agent – Italia debutterà il 14 novembre 2025 su Sky Serie e in streaming su NOW. Una nuova occasione per tornare dietro le quinte dello spettacolo e riscoprire, con ironia e affetto, vizi e virtù del nostro cinema e della nostra televisione.

Matrix: Laurence Fishburne rivela se tornerà per un sequel

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Matrix: Laurence Fishburne rivela se tornerà per un sequel

Laurence Fishburne ha parlato della possibilità di tornare nella saga di Matrix. Apparso per la prima volta nel film del 1999, il personaggio interpretato da Fishburne, Morpheus, era il mentore calmo e filosofico che guidava Neo, interpretato da Keanu Reeves, alla scoperta della verità sulla sua realtà, diventando una delle figure più iconiche del cinema fantascientifico. Ora, durante un’apparizione al New York Comic Con, Fisburne ha affrontato direttamente l’argomento, chiarendo che, pur non escludendo del tutto un ritorno, la sua partecipazione dipenderebbe dalla qualità e dallo scopo del progetto.

Dipende, sapete, da quanto è buono, davvero. Se è fantastico, allora sì. Sapete, se ha senso. Non so se ha senso”, sono le parole di Fishburne. I commenti dell’attore arrivano quasi quattro anni dopo l’uscita del quarto film, Matrix Resurrections, nelle sale nel 2021. Il sequel, diretto dalla veterana della serie Lana Wachowski, ha rivisitato Neo e Trinity (Carrie-Anne Moss) decenni dopo la trilogia originale, esplorando i temi della memoria, dell’identità e della rinascita. In particolare, Fishburne non è tornato per il sequel.

La Warner Bros. ha però confermato i piani per Matrix 5 nell’aprile 2024. Anche se non ci sono molti dettagli sul film, è stato confermato che Drew Goddard ne sarà il regista. Questo segna il primo capitolo della serie in cui le sorelle Wachowski non sono coinvolte. Il franchise di Matrix ha ottenuto nel corso degli anni un successo misto al botteghino e dalla critica. L’originale del 1999 ha incassato 467 milioni di dollari in tutto il mondo e ha ricevuto ampi consensi per i suoi effetti rivoluzionari.

Reloaded e Revolutions sono seguiti nel 2003, incassando rispettivamente 741 milioni e 427 milioni di dollari, ma dividendo la critica con narrazioni dense. Resurrections del 2021 ha incassato meno del previsto, 159 milioni di dollari in tutto il mondo, ma ha ricevuto alcuni elogi grazie al suo meta-commento e al ritorno di Keanu Reeves e Carrie-Anne Moss.

Dopo Matrix, Fishburne ha avuto una carriera impressionante e diversificata, recitando in progetti importanti come John Wick 4, Ant-Man and the Wasp e The School for Good and Evil. I suoi recenti commenti suggeriscono che prenderebbe in considerazione un ritorno solo se il progetto raggiungesse il livello della trilogia originale. La sua risposta riflette il rispetto per ciò che Matrix ha significato per il pubblico per oltre due decenni, nonché la consapevolezza che non tutte le storie hanno bisogno di un altro capitolo. Che Morpheus rientri o meno nel mondo digitale, l’eredità di Fishburne in Matrix rimane intoccabile.

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Sigourney Weaver rivela che forse potremmo rivedere Ellen Ripley al cinema!

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Dopotutto, sembra che potremmo vedere Sigourney Weaver tornare nel franchise di Alien. La recente voce secondo cui il prossimo film di Alien potrebbe riportare Weaver a interpretare una Ellen Ripley ringiovanita è stata accolta con un misto di entusiasmo e trepidazione dai fan del classico franchise horror fantascientifico, ma il regista di Alien: Romulus, Fede Álvarez, ha subito smentito la notizia definendola “gossip divertente“.

Ripley potrebbe non apparirà nel sequel di Romulus, ma sembra che ci fosse del vero nella voce secondo cui l’attrice starebbe pensando di riprendere il suo ruolo più famoso.

“[Il produttore di ‘Alien’] Walter Hill è un mio caro amico e ha scritto 50 pagine su dove sarebbe Ripley ora, e sono davvero straordinarie”, ha detto Sigourney Weaver sul palco durante una conversazione moderata da Josh Horowitz. “Non so se accadrà, ma ho avuto un incontro con la Fox o la Disney… Non ho mai sentito il bisogno [di riprendere il ruolo]. Ho sempre pensato: ‘Lasciatela riposare, lasciatela guarire’. Quello che ha scritto Walter mi sembra così vero, in quanto parla molto della società che incarcerebbe qualcuno che ha cercato di aiutare l’umanità, ma lei è un problema per loro, quindi è in un certo senso messa da parte. Penso che le prime 50 pagine siano molto forti. Sto pensando di lavorare con Walter per vedere come sarebbe il resto della storia.” “Non si tratterebbe di correre nei condotti di aerazione”, ha aggiunto. “Sarebbe un tipo di Alien molto diverso con una sceneggiatura davvero buona. Spaventoso.”

Se Sigourney Weaver decidesse di tornare nei panni di Ripley, sembra che interpreterà il personaggio senza l’uso della tecnologia di ringiovanimento. Se così fosse, presumiamo che gli eventi di Alien 3 di David Fincher, in cui Ripley è stata uccisa, e di Alien: La clonazione, che l’ha riportata in vita come clone, saranno ignorati e la storia riprenderà dopo gli eventi di Aliens di James Cameron.

“Ma adoro quello che ha fatto con il personaggio”, ha continuato Weaver. “Ne coglie davvero la forza, la rabbia e l’umorismo, ed è molto difficile da scrivere. È sorprendentemente difficile scrivere di Ripley. Tutti ti fanno sembrare un insegnante di ginnastica. ‘Bene, gente, facciamo affari!’ Quindi Walter ce l’ha fatta.”

Vision Quest: confermato l’attore che interpreterà Tommy Maximoff

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La Marvel Television ha presentato Vision Quest al New York Comic Con, ed è stato finalmente confermato che Ruaridh Mollica è stato scelto per interpretare Tommy Maximoff del MCU.

Fratello gemello di Tommy Maximoff/Wiccan di Agatha All Along, il personaggio è un altro Young Avenger e, come suo zio, Pietro Maximoff/Quicksilver, è dotato di supervelocità. Da qui il suo nome in codice, “Speed”.

È stato anche rivelato che Ultron, F.R.I.D.A.Y., E.D.I.T.H., J.A.R.V.I.S. (interpretato dal ritorno di James D’Arcy, star di Agent Carter) e DUM-E appariranno in forma umana. I Marvel Studios hanno poi confermato che Vision Quest concluderà la trilogia iniziata con WandaVision.

La serie Vision Quest

Il progetto Vision Quest è stato descritto come “la terza parte di una trilogia iniziata con WandaVision e che continua con Agatha All Along“.

Oltre a Paul Bettany nel ruolo di Visione, James Spader di Avengers: Age of Ultron riprenderà il ruolo di Ultron (non è chiaro se Ultron tornerà come robot o in forma umana). Non c’è stato alcun accenno al potenziale coinvolgimento di Elizabeth Olsen, ma la serie sarà ambientata dopo gli eventi di WandaVision, “mentre il fantasma di Visione presumibilmente esplora il suo nuovo scopo nella vita”. T’Nia Miller è stata confermata per il ruolo di Jocasta. Orla Brady apparirà nei panni di F.R.I.D.A.Y. in forma umana, mentre Emily Hampshire sarà E.D.I.T.H. Todd Stashwick sarà Paladino. James D’Arcy tornerà invece nei panni di Edwin Jarvis in qualche modo.

Il finale di WandaVision ha rivelato che la Visione con cui avevamo trascorso del tempo nel corso della stagione era in realtà una delle creature di Wanda, ma la vera “Visione Bianca” è stata ricostruita dalla S.W.O.R.D. e programmata per rintracciare e uccidere Scarlet Witch. Questa versione del personaggio si è allontanata verso luoghi sconosciuti verso la fine dell’episodio, dopo essersi dichiarata la “vera Visione”.

Per quanto riguarda Wanda, l’ultima volta che abbiamo visto la potente strega era mentre devastava gli Illuminati e si faceva crollare una montagna addosso in Doctor Strange nel Multiverso della Follia. Anche l’attore di Picard, Todd Stashwick, è nel cast, nei panni di “un assassino sulle tracce di un androide e della tecnologia in suo possesso”. Vision debutterà su Disney+ nel 2026.

Prime Video annuncia Masterplan, il suo primo film Original co-prodotto tra Francia e Italia

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Prime Video ha annunciato oggi Masterplan, il suo primo film Original franco-italiano. Masterplan sarà girato in lingua inglese, diretto da Thomas Vincent (Reacher, Bodyguard, Versailles) e avrà per protagonisti il candidato all’Oscar Stanley Tucci (Il diavolo veste Prada, Amabili resti, Hunger Games) e le star emergenti Simona Tabasco (The White Lotus, stagione 2) e Victor Belmondo (Bastion 36). Masterplan sarà disponibile in esclusiva su Prime Video in oltre 240 paesi e territori nel mondo.

Masterplan è il primo film Original franco-italiano di Prime Video, coprodotto da Gaumont e Amazon MGM Studios. Il film, le cui riprese iniziano oggi e si svolgeranno in diverse location tra Francia e Italia, è scritto da Thomas Vincent e dallo sceneggiatore premiato ai BAFTA David Wolstencroft (Spooks, The Escape Artist). La storia è di Giacomo Durzi, Alessandro Fabbri, Alberto Vignati, David Wolstencroft e Thomas Vincent, mentre la sceneggiatura è firmata da Wolstencroft e Vincent.

Quando un ladro leggendario mette gli occhi sulla Gioconda, decide di reclutare due giovani sconosciuti per aiutarlo nell’impresa: Chiara, un’abile esperta italiana di crimini informatici, e Jay, uno specialista francese di esplosivi dall’ego smisurato. Solo in seguito, rivela loro che sono in realtà fratelli perduti da tempo… e, ah sì, che tra l’altro, lui è il loro padre. Catapultati in una caotica reunion di cui nessuno di loro sentiva il bisogno, i componenti di questa nuova famiglia dovranno imparare a lavorare insieme – e cercare di non uccidersi a vicenda – se vogliono avere qualche possibilità di portare a termine il colpo del secolo.

Together, la spiegazione del finale

Together, la spiegazione del finale

L’ultima scena di Together solleva molte domande sul finale del film e sul suo significato. Interpretato dalla coppia nella vita reale Alison Brie e Dave Franco nei panni dei co-dipendenti Tim e Millie, Together si concentra sulla coppia che si trasferisce in una nuova città nonostante la loro relazione sia in crisi. Tuttavia, il loro incontro con una sostanza misteriosa dà inizio a un processo che potrebbe fonderli in un unico essere.

Questa commedia romantica dark/body horror è uno dei film horror più acclamati del 2025, con una visione apparentemente complessa delle relazioni che ne coglie la forza e la tragedia. È un’interessante esplorazione delle relazioni che trova spazio anche per un po’ di body horror, stuzzicando al contempo i veri (e in gran parte invisibili) cattivi della narrazione.

Ecco cosa significa l’ultima scena di Together (La nostra recensione) e perché suggerisce che alla fine sono gli antagonisti a vincere.

Chi risponde alla porta nella scena finale di Together?

Cortesia di NEON – Crediti di Germain McMicking

L’ultima scena di Together rivela cosa è successo a Tim e Millie

L’ultima scena di Togetherrivela la forma fusa di Tim e Millie, apparentemente in pace dopo l’orrendo processo di diventare una sola persona. Anche se inizialmente avevano fatto del loro meglio per evitare questo destino (con Tim che aveva persino pianificato di togliersi la vita per salvare Millie), le ferite mortali inflitte a Millie da Jamie costringono Tim ad accettare la fusione.

In questo modo, Millie può sopravvivere in qualche modo. Una volta che Millie si rende conto di ciò che Tim ha fatto, entrambi accettano questo sacrificio inaspettato e consentono la fusione, fondendosi in un’unica nuova forma. Questa persona androgina e senza nome viene poi presentata, dando il benvenuto ai genitori di Millie a colazione.

È l’ultima scena del film, e una che aggiunge complessità al film. Da un certo punto di vista, è un destino orribile per gli eroi, effettivamente una sconfitta per i protagonisti che non possono impedire che la fusione avvenga. Tuttavia, hanno accettato il loro destino per salvarsi a vicenda e, in un certo senso, saranno sempre insieme.

Quel leggero sollievo per gli eroi è temperato dalla rivelazione che la fusione di Tim/Millie sembra aver accettato il culto di Jamie, dato che ora anche loro hanno una delle immagini distintive del culto adornata sulla veranda. Sembra che questa fusione creda nella filosofia di Jamie, dando al finale un tocco più inquietante.

Il culto dietro la fusione di Millie e Tim, spiegato

Quando Tim e Millie trovano per la prima volta la grotta che dà il via alla loro fusione, il film si sofferma su una campana distintiva. Questo perché la grotta contiene i resti di una chiesa, con la campana che reca il loro simbolo. Il culto rimane in gran parte misterioso, anche se è chiaro che credevano che le persone vere fossero separate in altre due.

Secondo Jamie e il video del matrimonio che rivela la sua complicità nelle loro azioni, il culto avrebbe esposto le persone a una sostanza misteriosa che le avrebbe poi fuse con il loro partner. Questo perché credono che tutti gli esseri umani abbiano perso la loro altra metà e debbano essere uniti per raggiungere la loro vera forma.

Sebbene la setta potrebbe non essere stata quella che ha costretto Tim e Millie a fondersi (poiché il loro incontro con la sostanza sembra essere stato del tutto casuale), ha almeno un credente rimasto in Jamie, i cui sforzi per garantire che Tim e Millie “trovassero la felicità” insieme hanno portato direttamente alle ferite di Millie e alla successiva fusione.

Le altre due coppie fuse in Together sono terrificanti in modi diversi

Sebbene il pubblico possa assistere al graduale processo di fusione di Tim e Millie, Together mostra anche altre due coppie che sono state unite in un’unica persona. In entrambi i casi, il risultato è terrificante. Tuttavia, si rivelano inquietanti in modi molto diversi.

Da un lato c’è Jamie. All’inizio l’uomo sembra abbastanza simpatico ed è persino considerato un facilitatore esperto nella scuola locale. Tuttavia, si rivela essere una fusione di due persone, un vero credente nella setta. Jamie è una minaccia nascosta in bella vista, che solleva interrogativi sull’intera città e sul destino della setta.CorrelatiIl nuovo film horror di Dave Franco perde il punteggio perfetto del 100% su Rotten Tomatoes prima dell’uscitaIl nuovo film horror di Dave Franco perde il punteggio perfetto del 100% su Rotten Tomatoes prima della sua uscita nelle sale tra pochi giorni.Di Adam Bentz28 luglio 2025

Al contrario, Tim indaga sulla scomparsa di Simon e Keri, un’altra coppia che si è avventurata nella caverna. Anche loro sembrano aver bevuto il liquido e sono stati fusi. Tuttavia, la loro forma finale è un mostruoso homunculus, che suggerisce un destino ben peggiore per le coppie che resistono all’inevitabile fusione.

Entrambe le fusioni suggeriscono il possibile destino di Tim e Millie se non riusciranno a fermare la fusione. Questo è uno degli elementi più inquietanti che Tim e Millie permettono che accada. Anche se si sono risparmiati il destino di Simon e Keri, sembrano abbracciare questo nuovo percorso in modo simile a Jamie, una svolta inquietante di per sé.

Perché i cattivi vincono in Together

Non c’è un cattivo evidente in Together. Anche se Jamie alla fine si rivela una minaccia, non mette attivamente in pericolo la coppia fino al terzo atto. Invece, la minaccia principale è qualunque sostanza esista nella caverna e come sia nata.

La setta a cui apparteneva Jamie sembra essere la fonte più logica di questa entità, poiché sono riusciti a trovare un modo per espandere il loro numero e convertire persone disposte a farlo in fusioni attraverso le loro versioni di matrimoni. Tuttavia, il film non rivela molti dettagli concreti su di loro.

Questo rende la setta ancora più inquietante…

Questo rende la setta ancora più inquietante, poiché Jamie potrebbe essere solo uno dei membri del gruppo che continua a lavorare dietro le quinte. Sembra addirittura che abbiano reclutato la nuova fusione Tim/Millie nelle loro file, a giudicare dall’uso delle immagini della setta nella loro casa. Ciò suggerisce che la setta abbia almeno un nuovo credente, una vittoria per il loro sistema di credenze nascosto.

Il vero significato del finale di Together

La codipendenza è al centro di Together, con gran parte della prima metà del film che utilizza elementi soprannaturali per attirare l’attenzione sugli aspetti disfunzionali della relazione tra Tim e Millie. Questi problemi sono solo esacerbati dallo stress della fusione, con i momenti più drammatici del film che sembrano più una commedia drammatica che un horror.

Tuttavia, questa prova della loro relazione dimostra anche a entrambi quanto siano importanti l’uno per l’altra. Si amano sinceramente, il che spiega perché Tim è disposto a sacrificare la sua vita per salvare Millie e perché lei lo accetta a prescindere da tutto. Per la coppia nei suoi ultimi momenti, c’è un nucleo stranamente romantico nelle loro decisioni.

Tuttavia, c’è anche qualcosa di tragico. Anche se la loro relazione sopravvive in questa nuova forma, Tim e Millie come individui non esistono più. Questo conferisce al film un finale più impegnativo, sollevando la questione se la fusione (e la loro relazione) sia stata la scelta giusta o meno. Questa ambiguità intenzionale è il motivo per cui il finale di Together è così memorabile e inquietante.

Spider-Man e Daredevil: in che modo si connetteranno nel futuro del MCU?

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Brad Winderbaum, responsabile della divisione Television and Animation della Marvel, ha recentemente confermato che ci sarà una certa connessione tra la prossima seconda stagione di Daredevil: Rinascita e Spider-Man: Brand New Day, ma i fan che sperano di vedere l’Uomo Senza Paura nel prossimo film di Spidey dovrebbero moderare le loro aspettative.

Winderbaum ha rivelato di essere in contatto con il team di Brand New Day per garantire la “coerenza” tra i due progetti durante una recente intervista con EW. “Stiamo comunicando molto con il team di Spider-Man: Brand New Day per assicurarci che ci sia coerenza. Non vogliamo rovinare nulla, ma è un mondo in cui coesistono ed è importante. Siamo in un universo condiviso, ma direi che solo i fumetti di Daredevil e di Punisher hanno rappresentato un certo tono e un’idea di New York in modo diverso rispetto a quelli di Spider-Man, ma entrambi coesistono nello stesso universo. È simile. Tutto si allinea e l’impatto si fa sentire, ma siamo in grado di raccontare storie diverse.”

ComicBook.com ha chiesto a Winderbaum se poteva condividere maggiori dettagli su queste connessioni e sulla cronologia quando lo hanno incontrato al NYCC. “Penso che tutto andrà per il verso giusto. La seconda stagione di Daredevil esce prima di Spider-Man e, come ho detto, c’è coerenza. Sono parte del mondo, ma non darei troppa fiducia a connessioni narrative forti e importanti.”

Sembra probabile che la connessione tra Rinascita e Brand New Day ruoterà principalmente attorno a Frank Castle (Jon Bernthal), che dovrebbe avere un ruolo significativo in quest’ultimo dopo il suo ritorno nella seconda stagione della serie Disney+.

Saremmo molto sorpresi se Spider-Man e Daredevil non si incrociassero (Peter Parker e Matt Murdock si sono incontrati brevemente in No Way Home) nell’MCU a un certo punto, ma probabilmente non accadrà prima di Avengers: Secret Wars.

Quello che sappiamo su Spider-Man: Brand New Day

Ad oggi, una sinossi generica di Spider-Man: Brand New Day è emersa all’inizio di quest’anno, anche se non è chiaro quanto sia accurata.

Dopo gli eventi di Doomsday, Peter Parker è determinato a condurre una vita normale e a concentrarsi sul college, allontanandosi dalle sue responsabilità di Spider-Man. Tuttavia, la pace è di breve durata quando emerge una nuova minaccia mortale, che mette in pericolo i suoi amici e costringe Peter a riconsiderare la sua promessa. Con la posta in gioco più alta che mai, Peter torna a malincuore alla sua identità di Spider-Man e si ritrova a dover collaborare con un improbabile alleato per proteggere coloro che ama.

L’improbabile alleato potrebbe dunque essere il The Punisher di Jon Bernthal recentemente annunciato come parte del film – in una situazione già vista in precedenti film Marvel dove gli eroi si vedono inizialmente come antagonisti l’uno dell’altro salvo poi allearsi contro la vera minaccia di turno.

Di certo c’è che il film condivide il titolo con un’epoca narrativa controversa, che ha visto la Marvel Comics dare all’arrampicamuri un nuovo inizio, ponendo però fine al suo matrimonio con Mary Jane Watson e rendendo di nuovo segreta la sua identità. In quel periodo ha dovuto affrontare molti nuovi sinistri nemici ed era circondato da un cast di supporto rinnovato, tra cui un resuscitato Harry Osborn.

Il film è stato recentemente posticipato di una settimana dal 24 luglio 2026 al 31 luglio 2026. Destin Daniel Cretton, regista di Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, dirigerà il film da una sceneggiatura di Chris McKenna ed Erik Sommers. Tom Holland guida un cast che include anche Zendaya, Jacob Batalon, Mark Ruffalo, Sadie Sink e Liza Colón-Zayas e Jon Bernthal. Michael Mando è stato confermato mentre per ora è solo un rumors il coinvolgimento di Charlie Cox.

Spider-Man: Brand New Day uscirà nelle sale il 31 luglio 2026.

Daredevil: Rinascita – Stagione 2: Krysten Ritter fa trapelare on line una parte del trailer

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Il primo trailer di Daredevil: Rinascita – Stagione 2 è stato proiettato ieri al New York Comic-Con per i presenti, e una parte del teaser è ora trapelato online… tramite una fonte davvero sorprendente. Krysten Ritter, che riprenderà il ruolo di Jessica Jones dalle serie originali Marvel di Netflix, ha pubblicato circa 20 secondi del trailer nelle sue storie di Instagram.

La clip inizia con Wilson Fisk che ride, seguita da alcune rapide inquadrature di Matt Murdock, Karen Page, Bullseye e l’Uomo Senza Paura che affronta alcuni nemici nel suo nuovo costume.

Proprio alla fine, vediamo l’investigatrice privata di Ritter fare il suo tanto atteso debutto nell’MCU, unendo le forze con la sua vecchia compagna di squadra dei Defenders per affrontare Kingpin e la sua Task Force Anti-Vigilante.

Qui potrete anche vedere alcuni scatti dello schermo che mostrano Jessica Jones nel trailer!

La prima stagione di Daredevil: Rinascita è uscita su Disney+ all’inizio del 2025 e ha riportato molti dei membri del cast originale della cruda serie Netflix “Daredevil”. Cox, che aveva già ripreso il ruolo di Daredevil in “Spider-Man: No Way Home”, “She-Hulk: Attorney at Law” ed “Echo”, è stato il protagonista della serie, la prima della Marvel con classificazione M.

Daredevil, alias l’avvocato cieco Matt Murdock, si è scontrato con Wilson Fisk di Vincent D’Onofrio, alias Kingpin, divenuto sindaco di New York. Henson e Deborah Ann Woll sono tornate anche nei panni di Foggy Nelson e Karen Page, due degli amici più cari di Matt. Tuttavia, la première della serie “Born Again” ha scioccato i fan quando l’assassino assassino Bullseye (Wilson Bethel di “Daredevil” di Netflix) ha ucciso Foggy, mandando Matt in uno stato depressivo e costringendolo ad appendere al chiodo il suo costume da Daredevil.

Squali, la spiegazione del titolo del nuovo film con Lorenzo Zurzolo

Arriva il 16 ottobre al cinema Squali, il nuovo film di Daniele Barbiero che vede protagonista il giovane Lorenzo Zurzolo che si confronta con James Franco, nei panni di un crudele e spietato imprenditore.

In Squali, Max, un ragazzo di diciannove anni proveniente da un piccolo paese veneto, si ritrova a vivere l’estate che segue la maturità, quel periodo di libertà tanto atteso ma anche segnato dalla necessità di prendere decisioni importanti per il futuro. Insieme ai suoi amici, Filippo e Anna, ha pianificato un viaggio in Spagna per celebrare la fine della scuola, ma tutto cambia quando riceve una proposta inaspettata: Robert Price, un imprenditore nel campo delle startup, è interessato a sviluppare l’app che ha creato per aiutare i suoi coetanei a scegliere la facoltà universitaria.

Senza rendersene conto si trova su un treno verso la Capitale, dove dovrà confrontarsi con un mondo competitivo e un’opportunità che potrebbe cambiare il suo destino. Mentre gli amici si godono un’estate spensierata, Max è costretto a fare i conti con le proprie paure, con l’incertezza di non sapere quale strada intraprendere, e con il desiderio di non rimanere immobile in un mondo che sembra muoversi troppo velocemente. In un viaggio che lo porterà a capire cosa vuole veramente dalla vita, si troverà a dover scegliere quale strada intraprendere, quale sarà il suo futuro?

Il vero significato del titolo di Squali

Potrebbe essere semplice pensare che il personaggio di Max si trova in una situazione in cui è una specie di piccolo pesciolino rosso in un mare enorme e pieno di squali, appunto. Ovvero che il titolo del film sia lì a indicare i “cattivi”, quelli che si muovono intorno a Max aspettando di mangiarlo, nel mondo crudele dell’imprenditoria. Tuttavia non è così.

In Squali, il titolo del film indica proprio Max, il piccolo pesce d’acqua dolce che per sopravvivere impara a essere uno squalo: a non fermarsi mai, a stare al passo, a muoversi sempre e meglio rispetto agli altri, come gli squali, che non possono restare immobili altrimenti rischiano di morire. Il suo viaggio, fisico e emotivo, diventa una corsa contro il tempo, sospesa tra ambizione e paura, mentre cerca di capire se è davvero pronto a fare quel salto verso il futuro.

Gli Squali dunque non sono (solo) i cattivi, ma sono coloro che sono costantemente in movimento, ovviamente con fare predatorio, in un mondo che esige il loro costante movimento. Max riuscirà a diventare uno di loro, vendendo la sua anima?

Squali arriva al cinema dal 16 ottobre, distribuito da Eagle Pictures.

Squali film 2025

L’autrice di La donna della cabina numero 10 elogia l’importante modifica apportata al libro: “Il finale è davvero diverso”

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L’autrice di La donna della cabina numero 10 Ruth Ware elogia un cambiamento significativo nel libro in una nuova intervista, sottolineando come il finale del film sia “davvero diverso”.

In un’intervista con ScreenRant, l’autrice di best seller Ruth Ware ha parlato di un importante cambiamento nell’adattamento Netflix del suo romanzo La donna nella cabina 10. Secondo Ware, il film altera drasticamente il finale della storia. Tuttavia, invece di opporsi, accoglie con favore l’aggiornamento, definendolo una conclusione più soddisfacente dal punto di vista emotivo. Ecco cosa ne pensa:

[…] nel libro Lo non arriva mai ad affrontare il suo antagonista principale. Tutto si svolge fuori dallo schermo, se non è strano usare questo termine per un libro. Nel film, lei ha quel momento, ha quel tipo di conclusione, e sono stata così felice che siano riusciti a farlo funzionare. Ho pensato che fosse fantastico.

Basato sull’omonimo romanzo bestseller di Ruth Ware del 2016, il film thriller psicologico, diretto da Simon Stone (The Daughter, The Dig), è stato presentato in anteprima su Netflix il 10 ottobre 2025. Keira Knightley è la protagonista nel ruolo di Lo Blacklock, con un cast di supporto che include Guy Pearce, Art Malik, Gugu Mbatha-Raw, Kaya Scodelario, Daniel Ings e Hannah Waddingham.

La donna della cabina numero 10 segue le vicende di una giornalista di viaggi di nome Laura “Lo” Blacklock, che sta seguendo il viaggio inaugurale di una nave da crociera di lusso. Quando assiste al lancio in mare di una passeggera, Lo si ritrova coinvolta in un’indagine approfondita su ciò che è realmente accaduto alla donna nella cabina 10, soprattutto perché tutti gli ospiti e l’equipaggio sono stati ritrovati.

Essendo un’originale Netflix, La donna nella cabina numero 10 non uscirà nelle sale cinematografiche e si affiderà alle prestazioni dello streaming per valutare il suo successo dopo l’uscita. Purtroppo, finora le reazioni sono state contrastanti. The Woman in Cabin 10 attualmente detiene un deludente 14% su Rotten Tomatoes, che lo rende “marcio”, anche se al momento ci sono troppo poche recensioni per fornire un punteggio del pubblico.

L’autrice Ruth Ware ha persino ammesso che l’adattamento Netflix di The Woman in Cabin 10 è stato un “atto di fede” dopo aver rinunciato al controllo creativo, anche se ha dichiarato di essere “incredibilmente soddisfatta del processo”.

Per i fan del romanzo, la sorpresa più grande potrebbe essere quanto sia diverso il finale. Nel libro, Lo sfugge al pericolo ma non affronta mai direttamente l’uomo dietro la cospirazione. Come nota Ware, gran parte della risoluzione si svolge fuori dalla pagina, dando al romanzo un finale più tranquillo e cerebrale rispetto a molti thriller di genere. Tuttavia, il film porta quel confronto in primo piano.

Questo cambiamento mette in evidenza una realtà più ampia degli adattamenti cinematografici dei libri: non tutto può, o deve, rimanere esattamente uguale. Alcuni ritmi interni devono essere esternalizzati e i momenti narrativi possono essere riorganizzati per creare più drammaticità. La chiave è se questi cambiamenti servono alla storia, non se rispecchiano l’originale capitolo per capitolo, ed è per questo che Ware ha adottato un approccio non interventista.

Il sostegno di Ruth Ware a La donna nella cabina numero 10 e la decisione di cambiare il finale dimostrano che l’adattamento non deve necessariamente significare un compromesso. In questo caso, ha significato un miglioramento per l’autrice, che lo ha definito “fantastico”. Il risultato è una storia che onora il materiale originale di The Woman in Cabin 10, pur osando evolversi per il grande schermo.

Boots: guida ai personaggi e al cast

Boots: guida ai personaggi e al cast

La nuova serie Netflix Boots, con protagonista Miles Heizer, è una delle migliori dramedy prodotte dalla piattaforma. Basata sul libro The Pink Marine di Greg Cope White, la serie racconta l’esperienza di un adolescente gay costretto a nascondere la propria identità in un ambiente fortemente conservatore come quello dell’addestramento dei Marines.

Grazie a una colonna sonora che omaggia la musica pop queer degli anni ’80 e a una scrittura intensa e curata, Boots offre uno sguardo inedito sulle esperienze LGBTQ+ del passato, concentrandosi su un gruppo sociale spesso trascurato dalla rappresentazione mediatica. Tuttavia, gran parte del successo della serie si deve alla performance eccezionale di Miles Heizer, già noto per i suoi ruoli in 13 Reasons Why e Parenthood. Heizer rappresenta il fulcro emotivo della storia, affiancato da un cast ricco di talenti affermati e nuove promesse.

Miles Heizer è Cameron Cope

Attore: Nato a Greenville, Kentucky, Miles Heizer ha debuttato come Drew Holt in Parenthood, ma la fama internazionale è arrivata con il ruolo di Alex Standall nella serie Netflix 13 Reasons Why.

Personaggio: In Boots, interpreta Cameron “Cam” Cope, un adolescente gay che nel 1990 decide di arruolarsi nei Marines insieme al suo migliore amico Ray McAffey, aderendo al “buddy system” per rimanere nella stessa compagnia. Cam è consapevole di dover nascondere la propria sessualità in un ambiente ostile, e la serie racconta il suo percorso di crescita, paura e accettazione.

Liam Oh è Ray McAffey

Attore: Attore emergente con pochissime esperienze precedenti, Liam Oh dimostra in Boots un grande potenziale interpretativo.

Personaggio: Ray McAffey è un ragazzo cresciuto in ambiente militare, deciso a seguire le orme del padre. Dopo essere stato espulso dall’Accademia dell’Aeronautica, decide di arruolarsi nei Marines insieme a Cam. La sua amicizia con Cam è il cuore emotivo della storia, messa alla prova dalle regole e dalle pressioni del campo di addestramento.

Max Parker è il sergente Sullivan

Attore: Originario di Manchester, l’attore britannico Max Parker ha raggiunto la notorietà con il ruolo di Mikhail Tann nella serie Vampire Academy di Peacock e una parte in Doctor Who (stagione 15).

Personaggio: In Boots, Parker interpreta il sergente Sullivan, un Marine decorato trasferito da Guam a Parris Island, dove diventa istruttore. È rigido e autoritario, in particolare nei confronti di Cam, verso il quale sembra nutrire una forma di interesse o pregiudizio che si chiarirà nel corso della serie.

Ana Ayora è la capitana Fajardo

Attore: Nata a Miami, Ana Ayora ha esordito nel film The Big Wedding (2013) e ha alternato ruoli d’azione e drammatici nel corso della carriera.

Personaggio: In Boots interpreta la capitana Fajardo, prima donna a dirigere l’addestramento a Parris Island. È una figura autorevole e progressista, che tenta di mantenere equilibrio tra disciplina e umanità in un contesto dominato da uomini.

Cast secondario e personaggi di supporto

  • Vera Farmiga è Barbara Cope, la madre negligente di Cam. L’attrice è nota per The Conjuring, Bates Motel e Hawkeye.
  • Blake Burt è John Bowman, recluta dei Marines e amico di Cam. Burt è conosciuto per The World We Make e The Reliant.
  • Dominic Goodman è Nash, un altro recluta nella compagnia di Cam; noto per First Kill (2022).
  • Kieron Moore interpreta Slovacek, il bullo del gruppo. Ha recitato in Vampire Academy, Masters of the Air e Code of Silence.
  • Angus O’Brien è Hicks, un giovane che si arruola per evitare il carcere; già apparso in Hightown e Night Sky.
  • Rico Paris è Santos Santos, membro della compagnia di Cam. È noto per Tall Girl, Zola e Parachute.
  • Brandon Tyler Moore è Cody Bowman, fratello gemello di John, ossessionato dal dimostrarsi il più forte. È apparso in English Teacher.
  • Johnathan Nieves interpreta Ochoa, un Marine profondamente legato alla moglie. Conosciuto per Penny Dreadful: City of Angels e Grease: Rise of the Pink Ladies.
  • Troy Leigh-Anne Johnson è Alice, una misteriosa recluta femminile che interagisce spesso con Ray nell’infermeria. L’attrice è nota per On My Block e Totally Killer.
  • Logan Gould è Mo Mason, uno dei migliori cadetti del plotone. Ha partecipato a Stranger Things: The First Shadow a Broadway e a Days of August.
  • Jack Cameron Kay interpreta Jones, il compagno di camerata di Cam, dopo aver recitato solo nel corto Bird in Hand.
  • Cedrick Cooper è il sergente McKinnon, capo istruttore del plotone di Cam, noto per il ruolo di Officer Wirth in Will Trent.
  • Nicholas Logan è il sergente Howitt, assistente di McKinnon. L’attore è conosciuto per Dopesick, Class of ’09 e Dark Winds.
  • Brett Dalton interpreta il sergente Pitowski, ricordato per il ruolo di Grant Ward in Agents of S.H.I.E.L.D. e per Chicago Fire.
  • Beau Mirchoff è il sergente Maitra, amico di Sullivan. Ha raggiunto la fama con Awkward e ha recitato in Narcos: Mexico e Good Trouble.
  • Zach Roerig interpreta il sergente Knox, un istruttore razzista. È noto per The Vampire Diaries, Friday Night Lights e Dare Me.

La donna della cabina numero 10: guida ai personaggi e al cast

La donna della cabina numero 10: guida ai personaggi e al cast

La donna della cabina numero 10 è appena arrivato su Netflix e il film vanta un cast impressionante di star riconoscibili e volti noti. Il film è basato sull’omonimo romanzo di Ruth Ware, con una sceneggiatura scritta da Simon Stone, Joe Schrapnel e Anna Waterhouse. La donna della cabina numero 10 ha ricevuto finora recensioni positive.

Con il suo mistero intricato e i suoi imprevedibili colpi di scena, La donna della cabina numero 10 è una storia incentrata sui personaggi, che si basa interamente sulle interpretazioni dei protagonisti. Fortunatamente, c’è abbastanza talento davanti alla telecamera da tenere il pubblico incollato allo schermo dall’inizio alla fine, anche se la storia in sé non è sempre all’altezza delle aspettative.

Keira Knightley nel ruolo di Laura Blacklock

Attrice: Keira Knightley è nata a Londra, Inghilterra, nel 1985 e ha iniziato la sua carriera di attrice a soli 6 anni su Screen One. Il suo ruolo di svolta arrivò nel 1999 in Star Wars: Episodio 1 – La minaccia fantasma, dove interpretava il personaggio di Sabe. Da allora, è apparsa in importanti blockbuster hollywoodiani come Pirati dei Caraibi e Love Actually – L’amore davvero.

Ruoli precedenti: Jules in Sognando Beckham (2002), Elizabeth Swann in Pirati dei Caraibi (2003-2017) e Colette in Colette (2018).

Personaggio: Knightley interpreta Laura, una giornalista investigativa invitata a bordo di una crociera di lusso per sensibilizzare l’opinione pubblica su una nuova fondazione benefica. Come hanno sottolineato molte recensioni di La donna della cabina numero 10, Knightley offre un’interpretazione eccellente che cattura la paranoia e l’ansia di Laura, mentre il resto dei passeggeri si rivolta rapidamente contro di lei.

Guy Pearce nel ruolo di Richard Bullmer

Attore: Guy Pearce è nato a Ely, in Inghilterra, nel 1967, e ha debuttato sulla scena recitativa interpretando Mike Young nella soap opera australiana Neighbours. Ha poi ricevuto riconoscimenti internazionali per il suo ruolo in L.A. Confidential e Memento. Pearce è stato recentemente candidato all’Oscar per il suo ruolo non protagonista in The Brutalist di Brady Corbet.

Ruoli precedenti: Peter Weyland in Prometheus (2012), Aldrich Killian in Iron Man 3 (2013) e Harrison Lee Van Buren in The Brutalist (2024).

Personaggio: Guy Pearce interpreta Richard Bullmer in La donna della cabina numero 10. È il marito della fondatrice dell’organizzazione benefica, Anne, e colui che ha riunito questo gruppo di persone. Quando Laura crede di aver assistito a un omicidio nel cuore della notte, lui diventa rapidamente il principale sospettato.

Keira Knightley in La donna della cabina numero 10David Ajala nel ruolo di Ben

Attore: David Ajala è nato a Hackney, Londra, nel 1986 e ha iniziato la sua carriera di attore con la Royal Shakespeare Company, apparendo in produzioni di Amleto e Sogno di una notte di mezza estate. In seguito ha avuto ruoli importanti in Starred Up e Seekers, prima di apparire come personaggio fisso in Star Trek: Discovery.

Ruoli precedenti: Desmond in Kidulthood (2006), Peter in Doctor Who (2010) e Ivory in Fast & Furious 6 (2013).

Personaggio: David Ajala interpreta Ben nell’ultimo thriller di Netflix, l’ex fidanzato della protagonista interpretata da Knightley. I due si riuniscono per caso sulla nave da crociera e superano rapidamente la loro persistente animosità quando Laura si ritrova coinvolta in una pericolosa cospirazione. Per tutto il film, Ben è l’unico personaggio che rimane al fianco di Laura e crede alla sua storia.

Lisa Loven Kongsli nel ruolo di Anne Bullmer

Attrice: Lisa Loven Kongsli è nata a Oslo, in Norvegia, ed è nota soprattutto per il ruolo di Ebba in Force Majeure di Ruben Ostlund, per il quale è stata candidata ai Guldbagge Awards. È apparsa anche nei panni della guerriera amazzone Menalippe in Wonder Woman e Justice League.

Ruoli precedenti: Ebba in Forza Maggiore (2014), Menalippe in Wonder Woman (2017) ed Edith in Solomamma (2025)

Personaggio: Lisa Loven Kongsli interpreta Anne Bullmer in La donna della cabina numero 10, un’imprenditrice malata terminale che insiste nel donare i guadagni di una vita alla sua nuova fondazione di beneficenza. È lei a invitare personalmente Laura in crociera, ed è la sua decisione di escludere il marito dalla sua eredità a scatenare il conflitto principale del film.

Hannah Waddingham nel ruolo di Heidi

Attrice: Hannah Waddingham è nata a Londra, Inghilterra, nel 1974 ed è entrata a far parte dell’English National Opera all’età di otto anni. I suoi ruoli teatrali più importanti includono La Strega Cattiva ne Il Mago di Oz e Christine Warner in The Beautiful Game. Sullo schermo, è nota soprattutto per la sua interpretazione di Rebecca Welton in Ted Lasso.

Ruoli precedenti: Septa Unella in Il Trono di Spade (2011-2019), Sophia in Sex Education (2019-2023) e Madre Strega in Hocus Pocus 2 (2022).

Personaggio: Hannah Waddingham interpreta Heidi in La donna della cabina numero 10, un’altra delle invitate a questa lussuosa crociera di beneficenza. È un’amica intima di Anne, ma rimane molto fredda e sprezzante nei confronti di Laura per tutta la durata del viaggio.

Cast e personaggi secondari di La donna della cabina numero 10

Kaya Scodelario nel ruolo di Grace: Scodelario è nota soprattutto per i suoi ruoli in Skins e The Maze Runner, dove ha interpretato rispettivamente Effy Stonem e Teresa. La donna della cabina numero 10, interpreta un’influencer di successo di nome Grace, invitata alla crociera di beneficenza di Bullmer.

Paul Kaye nel ruolo di Danny Tyler: Kaye è un comico britannico che ha interpretato il ruolo dell’intervistatore a sorpresa Dennis Pennis in The Sunday Show. È noto anche per il ruolo di Thoros di Myr nella serie HBO Il Trono di Spade. Qui interpreta un amato musicista che intrattiene gli ospiti della crociera.

John Macmillan nel ruolo del Capitano Addis: Macmillan è un attore teatrale noto soprattutto per aver recitato in diverse produzioni shakespeariane, tra cui Macbeth e Amleto. Interpreta il Capitano Addis in La donna della cabina numero 10, un marinaio sospettoso che sembra voler nascondere un oscuro segreto.

Art Malik nel ruolo del Dottor Mehta: Malik è noto soprattutto per il suo ruolo di supporto in True Lies al fianco di Arnold Schwarzenegger e Jamie Lee Curtis. È apparso anche nel ruolo di Kamran Shah in Zona pericolo. Nel thriller di Netflix, è un misterioso medico che cerca di convincere la protagonista interpretata da Knightley di soffrire di allucinazioni.

Task: guida ai personaggi e al cast

Task: guida ai personaggi e al cast

Task della HBO, disponibile in Italia su NOW e Sky (qui la nostra recensione), vanta un cast avvincente per interpretare i suoi intriganti personaggi. La serie poliziesca è creata da Brad Ingelsby di Omicidio a Easttown. Questo fatto di per sé ha già attirato una certa attenzione, ma è il cast di attori di grande talento che rende Task davvero degno di essere visto.

Task ruota attorno a due padri single, un agente dell’FBI che ha recentemente perso la moglie e un netturbino criminale la cui moglie lo ha abbandonato poco prima della tragica morte del fratello. Quando una serie di intrusioni domestiche si rivela mortale, il primo viene incaricato di guidare una squadra di agenti imprevedibili e inesperti per scoprire chi è il responsabile. Task è una classica storia di poliziotti e ladri con un colpo di scena e alcuni attori eccellenti.

Mark Ruffalo nel ruolo di Tom

Nato e cresciuto a Kenosha, nel Wisconsin, Mark Ruffalo è noto sia per i film indipendenti che per i grandi blockbuster. Ha ottenuto il riconoscimento mondiale interpretando Bruce Banner (Hulk) nel Marvel Cinematic Universe, ma la sua carriera inizia nel 1989. Tra gli altri progetti degni di nota di Ruffalo figurano This is Our Youth, 30 anni in 1 secondo, Shutter Island, Foxcatcher – Una storia americana e I Know This Much Is True.

Mark Ruffalo interpreta Tom in Task, un agente dell’FBI che ha recentemente vissuto una terribile tragedia familiare. Tom è al posto giusto, ma il suo trauma e la sua stanchezza generale hanno messo a dura prova il suo rapporto con la figlia. Questo si riflette naturalmente sulla carriera di Tom, che deve mantenere la calma come capo di una task force volta a rintracciare i responsabili di una serie di intrusioni domestiche.

Tom Pelphrey nel ruolo di Robbie

Tom Pelphrey, originario del New Jersey, si è fatto notare inizialmente per il suo lavoro premiato con un Emmy in Sentieri, prima di costruirsi una reputazione per le sue interpretazioni intense ed emotivamente crude. Questo lo ha portato a progetti come Così gira il mondo, Banshee, Iron Fist e, forse il più noto, Ozark. I progetti più recenti di Pelphrey includono Outer Range, Love & Death e A Man in Full.

Pelphrey interpreta Robbie in Task, un padre single e netturbino recentemente lasciato dalla moglie. In seguito a questo importante cambiamento di vita, l’amato fratello di Robbie è morto, lasciando un segno significativo nella sua piccola famiglia. Per sbarcare il lunario, Robbie inizia a irrompere nelle case di spaccio di droga, che identifica attraverso la spazzatura. L’operazione ha abbastanza successo da attirare l’attenzione dell’FBI in Task.

Emilia Jones nel ruolo di Maeve

Emilia Jones, nata a Londra, in Inghilterra, è salita alla ribalta con il suo ruolo di successo nel film CODA, che ha vinto l’Oscar come miglior film. In precedenza, Jones ha messo in mostra il suo talento con ruoli minori in progetti come Doctor Who, Utopia e Brimstone. Più recentemente, l’attrice ha recitato nella serie Netflix Locke & Key, in cui ha interpretato Kinsey Locke.

Jones interpreta Maeve in Task, la nipote adulta di Robbie (figlia del suo defunto fratello). Maeve ha solo 21 anni, ma ha assunto un ruolo quasi materno dopo che la moglie di Robbie se n’è andata. Tecnicamente è proprietaria della casa in cui Robbie vive con i suoi figli e soffre notevolmente la pressione di tutte le responsabilità che le sono state affidate a un’età così giovane.

Raúl Castillo nel ruolo di Cliff

Raúl Castillo, originario del Texas, è un attore e drammaturgo noto soprattutto per il suo lavoro nella serie HBO Looking. È apparso anche in We the Animals, Cassandro, Breath, Smile 2, American Horror Stories e Class of ’09.

Castillo interpreta Cliff in Task, il migliore amico di Robbie e suo collega netturbino. Come il suo amico, Castillo ha un cuore d’oro. Tuttavia, partecipa alle intrusioni domestiche di Robbie, prendendo di mira gli spacciatori per fare soldi facili.

Thuso Mbedu nel ruolo di Aleah

L’attrice sudafricana Thuso Mbedu ha ottenuto riconoscimenti internazionali per la sua interpretazione, candidata agli Emmy, in Is’Thunzi. In seguito, ha recitato in The Underground Railroad di Barry Jenkins e nel film MCU The Woman King. Altri progetti degni di nota di Mbedu includono Mufasa: Il Re Leone e Castlevania: Nocturne.

In Task, Mbedu interpreta Aleah, una dei quattro agenti dell’FBI che lavorano sotto il comando di Tom Ruffalo nella task force volta a catturare Robbie. Aleah è altamente organizzata e sensibile, in netto contrasto con i suoi compagni di squadra. Sebbene un po’ inesperta, la sua attenzione ai dettagli e la sua mente acuta la rendono una risorsa preziosa per le indagini di Tom.

Alison Oliver nel ruolo di Lizzie

L’attrice irlandese Alison Oliver è nota soprattutto per il suo ruolo di debutto nella serie Hulu Conversations with Friends, in cui interpretava Frances. Da allora, ha ottenuto ruoli in Saltburn, The Order e Best Interests, che l’hanno infine portata a recitare in Task e nel prossimo adattamento cinematografico di Cime Tempestose, in cui interpreterà Isabella Linton.

Oliver interpreta Lizzie in Task, un altro membro della task force di Tom. Lizzie è l’esatto opposto di Aleah. È caotica e disorganizzata, spesso si presenta in ritardo o completamente impreparata. Tuttavia, c’è una certa intelligenza nascosta, stratificata con un immensamente profondo senso di compassione.

Fabien Frankel nel ruolo di Anthony

L’attore londinese Fabien Frankel è noto soprattutto per il suo ruolo nello spin-off de Il Trono di Spade, House of the Dragon, in cui interpreta il cattivo Ser Criston Cole. In precedenza, Frankel era apparso in Last Christmas, NYPD Blue e An Uncandid Portrait.

Anthony, il personaggio di Frankel in Task, è l’ultimo membro della task force dell’FBI di Tom. È immensamente competente e affidabile, ma anche schietto e combattivo. In Task è chiaro che Anthony è desideroso di dimostrare il suo valore, sebbene disapprovi in ​​qualche modo i metodi dei suoi compagni di squadra.

Cast e personaggi secondari di Task

Silvia Dionicio nel ruolo di Emily – Silvia Dionicio è apparsa in progetti come New Amsterdam e Chicago P.D. In Task interpreta Emily, la figlia di Tom.

Owen Teague nel ruolo di Peaches – Noto per It e It – Capitolo due, Owen Teague interpreta Peaches in Task, un’altra amica e complice di Robbie.

Phoebe Fox nel ruolo di Sara – Phoebe Fox, nota per The Great e The Woman in Black 2: Angel of Death, interpreta Sara in Task.

Isaach De Bankolé nel ruolo di Daniel Georges – Presente in Casino Royale, Black Panther e The Limits of Control. Isaach De Bankolé interpreta Daniel Georges in Task.

Martha Plimpton nel ruolo di Kathleen McGinty – Il ruolo di Kathleen McGinty in Task è interpretato da Martha Plimpton, nota per I Goonies, Raising Hope e Mass.

Mireille Enos nel ruolo di Susan Brandis – La moglie di Tom, Susan, è interpretata da Mireille Enos, nota per The Killing e Hanna.

Task, recensione della miniserie con Mark Ruffalo

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Task, recensione della miniserie con Mark Ruffalo

Con Task, miniserie disponibile su NOW e Sky dal 12 ottobre con i primi due episodi (gli altri seguiranno settimanalmente), Brad Ingelsby torna a indagare il suo territorio narrativo d’elezione: la provincia di Philadelphia e i segreti morali che si tramandano di generazione in generazione. Dopo il trionfo di Omicidio a Easttown, che era valso a Kate Winslet un Emmy e consacrato Ingelsby come uno degli autori più sensibili e rigorosi della serialità americana, il creatore sceglie di spostare leggermente il fuoco. Task non è un poliziesco con un mistero da risolvere, né il ritratto isolato di un’anima ferita. È piuttosto una caccia a due, un intreccio di destini che si sfiorano e si riflettono, sospeso tra la legge e il crimine, la colpa e la compassione.

La storia si muove intorno a due figure speculari: Tom Brandis (Mark Ruffalo), agente dell’FBI recentemente vedovo ed ex sacerdote, e Robbie (Tom Pelphrey), netturbino che di notte guida una banda di rapinatori. Entrambi uomini segnati dalla perdita, entrambi prigionieri di un lutto che si trasforma in motore d’azione. L’uno tenta di ricostruire la propria vita tra l’alcol e i silenzi di una figlia adolescente; l’altro cerca un’impossibile redenzione nel furto e nella violenza, convinto di poter colpire solo i “cattivi”. Tra loro, un filo invisibile di dolore e responsabilità, destinato a tendersi fino a spezzarsi.

Task è una caccia tra le ombre della provincia

Il titolo della serie deriva dal gruppo investigativo — la “task force” — che Tom è chiamato a guidare dopo anni di incarichi marginali. È un ritorno in prima linea che gli offre una via di fuga dal proprio vuoto personale, ma anche un terreno minato in cui i suoi demoni interiori tornano a manifestarsi. La squadra, composta da giovani agenti con fragilità ben riconoscibili, rappresenta un microcosmo di anime smarrite: Lizzie (Alison Oliver), trooper brillante ma incline al panico; Anthony (Fabien Frankel), detective cattolico e tormentato; e Aleah (Thuso Mbedu), sopravvissuta alla violenza domestica. A sovrintendere tutto, la fredda e incisiva Kathleen di Martha Plimpton, che restituisce con una sola alzata di sopracciglio la durezza del mestiere e la fatica dell’empatia.

Sul versante opposto, Robbie condivide la scena con il fedele Cliff (Raul Castillo), il più giovane Peaches (Owen Teague) e la nipote Maeve (Emilia Jones, già in CODA), con cui tenta di ricomporre una famiglia sfilacciata. La loro è una piccola comunità di disperati che si arrangiano ai margini della legalità, rubando ai criminali per sopravvivere, mentre il mondo intorno implode. L’errore fatale — una rapina andata terribilmente storta — innesca una spirale di violenza che mette in collisione due universi speculari: quello dei tutori della legge e quello dei suoi trasgressori. Entrambi, come suggerisce Ingelsby, mossi dalle stesse forze — la perdita, l’amore, il desiderio di proteggere chi resta.

Diretta con mano ferma da Jeremiah Zagar e Salli Richardson-Whitfield, Task alterna momenti di pura tensione a improvvisi squarci di intimità domestica. Le scene d’azione — inseguimenti, sparatorie, irruzioni — sono costruite con precisione quasi chirurgica, ma non diventano mai puro esercizio di stile: ogni gesto, ogni sparo ha un peso emotivo, un riflesso nel dolore dei personaggi. È una serie che rifiuta la spettacolarità gratuita e preferisce scavare nei silenzi, nei corridoi vuoti, nei respiri trattenuti.

Uomini imperfetti, eredità morali

Se Omicidio a Easttown era una meditazione sul lutto materno e sulla comunità ferita, Task (qui il trailer) sposta il focus sulla paternità e sulle eredità morali. Tutti i protagonisti — poliziotti, criminali, genitori o figli — sono custodi di qualcuno e, al tempo stesso, incapaci di proteggerlo davvero. Tom vive con la figlia Emily (Silvia Dionicio) un rapporto incrinato dalla doppia assenza: quella della moglie scomparsa e quella del figlio Ethan, internato in un istituto. Robbie, invece, cerca di essere padre e zio insieme, in una casa in cui la morte e l’abbandono hanno lasciato vuoti impossibili da colmare. Persino il biker Perry (Jamie McShane), leader spietato della gang Dark Hearts, agisce come un padre putativo, pronto a tutto pur di salvare il giovane Jayson (Sam Keeley) dalle conseguenze delle proprie scelte.

In questo intreccio di genitori mancati e figli smarriti, Ingelsby trova la sua consueta grandezza: la capacità di raccontare il peccato come una malattia ereditaria, un fardello che si trasmette più per amore che per odio. Nessuno è completamente innocente, ma tutti cercano disperatamente una via per non trasmettere il proprio dolore. È qui che la scrittura, pur mantenendo la cornice del crime, tocca corde quasi teologiche. Tom, ex sacerdote, è l’incarnazione di una fede messa alla prova: deve imparare a perdonare — se stesso, il figlio, forse anche il suo nemico. Ruffalo interpreta questa contraddizione con una misura sorprendente: lo sguardo appesantito, la voce bassa, la malinconia di chi vive in equilibrio tra redenzione e resa. È una delle sue prove più intense e controllate, un ritratto di dolore trattenuto che restituisce al personaggio un’umanità autentica.

Accanto a lui, Pelphrey regala un’altra interpretazione magnetica, dopo il successo di Ozark. Il suo Robbie è un uomo che affonda nel fango cercando di salvarsi, consapevole che ogni gesto di ribellione è anche un passo verso la rovina. Il confronto tra i due — il “buono” e il “flawed man” — diventa il cuore pulsante della serie: due poli di un’unica tragedia morale, due facce dello stesso desiderio di espiazione. A chiudere il triangolo, il Perry di McShane, glaciale e calcolatore, un male che non ha bisogno di urlare per imporsi.

Un dramma umano sotto il peso del peccato

Pur senza raggiungere la coesione narrativa di Omicidio a Easttown, Task si afferma come un dramma corale di grande potenza emotiva. Qualche passaggio della seconda parte indulge in twist un po’ forzati, e non tutti i personaggi ricevono lo spazio che meritano — in particolare Maeve, interessante contrappunto emotivo di Robbie, che scompare man mano che l’azione prende il sopravvento. Ma la forza della serie resta nella sua coralità, nella verità degli interpreti e nella coerenza di un mondo narrativo che Ingelsby conosce alla perfezione.

Task non offre consolazione, né un mistero da risolvere: preferisce interrogarsi su quanto dolore può sopportare un individuo prima di cedere, e su quanto amore resta possibile in un universo governato dal rimorso. È, in fondo, la storia di persone che lasciano che le emozioni — più che la logica o la legge — guidino ogni scelta, anche la più distruttiva. E in questo, ancora una volta, Brad Ingelsby dimostra di saper raccontare la provincia americana non come sfondo, ma come stato dell’anima: un luogo in cui il peccato non si estingue mai, ma può essere, almeno per un attimo, compreso.

James Franco parla (di nuovo) italiano con Squali

James Franco parla (di nuovo) italiano con Squali

Superstar internazionale che ha collezionato esperienze diversificate nella sua carriera, compresa una meritata nomination agli Oscar per 127 ore, James Franco ha trovato da diverso tempo una nuova casa in Italia ed è pronto, per la seconda volta in appena tre anni, ad arrivare nelle nostra sale con un film di produzione italiana: Squali di Daniele Barbiero.

Conosciuto in tutto il mondo per la sua partecipazione al franchise di Spider-Man di Sam Raimi, ha poi costruito per sé una carriera diversa, lontana dai blockbuster e più vicina a un cinema di sperimentazione e ricerca, senza mai rinunciare a titoli leggeri e divertenti, che hanno contribuito a rafforzarne lo status di star. In particolare, negli ultimi anni della sua carriera, sta acquisendo una grande familiarità con il nostro cinema, tanto che Squali è il secondo film italiano a cui partecipa nell’arco di tre anni.

Hey Joe spiegazione finale
James Franco e Francesco Di Napoli in Hey Joe

Nel 2024 c’è stato infatti Hey Joe, di Claudio Giovannesi, presentato alla Festa di Roma, in cui Franco interpreta un padre lontano, estraneo a suo figlio e oggetto della sua ricerca e del tentativo di riallacciare un legame spezzato. Prima ancora, nel 2013, James Franco aveva collaborato a The Director, co-produzione italo-statunitense che anticipava la passione dell’attore e regista per il nostro Paese.

Dopo aver dichiarato che vorrebbe volentieri vivere in Italia (ma deve chiedere prima alla sua ragazza!), James Franco ha affermato che l’Italia è un Paese che ama e che in particolare Napoli è una città in cui torna spesso “perché ho tanti amici lì”. Questa passione per il Belpaese si sta traducendo, come detto, in nuove collaborazione, e Squali fa parte di queste. Intervistato da Vanity Fair quest’estate, Franco ha raccontato quello che dobbiamo aspettarci dal film di Daniele Barbiero: Ho visto il lavoro del regista, l’ho incontrato e mi è piaciuto il materiale. È basato sul romanzo omonimo di Giacomo Mazzariol, parla di questo giovane scrittore davvero bravo, e io interpreto una sorta di Gordon Gekko, il personaggio interpretato da Michael Douglas in Wall Street, nell’era della tecnologia, fondatore di un incubatore di start-up a Roma”.

Se davvero James Franco sceglierà l’Italia come sua nuova base, sicuramente non si lascerà sfuggire la possibilità di collaborare con altri nuovi talenti italiani. Per ora lo aspettiamo al cinema il 16 ottobre con Squali di Daniele Barbiero, distribuito da Eagle Pictures.

COrtesia di Eagle Pictures

X-Men ’97 rinnovato per la Stagione 3, la Stagione 2 arriverà nell’estate 2026

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Un trailer di X-Men ’97 – Stagione 2 mostrato nella sala ai partecipanti al Comic Con di New York ha mostrato il ritorno del malvagio mutante Apocalisse e dei personaggi degli X-Men sparsi nel tempo. Gli eroi, come Wolverine, Ciclope, Jean Grey, Jubilee, Nightcrawler e altri, devono ritrovare la strada per gli anni ’90 dopo essersi persi nel passato e nel futuro.

La prima stagione ha debuttato su Disney+ il 20 marzo 2024 e ha concluso la sua prima stagione di 10 episodi il 15 maggio. Ha proseguito le trame della serie animata “X-Men: The Animated Series” degli anni ’90, molto amata dai fan, e il revival ha ricevuto recensioni positive sia dalla critica che dal pubblico.

La nuova serie Disney+ è ripresa proprio dopo la fine di “X-Men: The Animated Series” nel 1997. Gli X-Men dotati di superpoteri sono ancora odiati e temuti da molti umani normali, e la squadra è sconvolta dall’apparente morte del loro amato Prof. Charles Xavier. Il nemico principale degli X-Men, Magneto, ha preso il controllo della squadra per volontà di Charles, ma presto si scopre che il telepate è vivo e si trova nell’impero alieno Shi’ar. Charles alla fine torna sulla Terra per aiutare i suoi X-Men a sconfiggere Bastion, un ibrido tra un umano e un robot Sentinella onnipotente, ma la squadra viene catapultata indietro nel tempo.

Negli ultimi momenti della prima stagione, viene rivelato che Ciclope e Jean Grey sono bloccati nel futuro 3960 d.C.; Rogue, Beast, Nightcrawler, Charles e Magneto sono bloccati nell’antico Egitto nel 3000 a.C., dove incontrano un giovane, futuro supercriminale, Apocalisse. C’è anche un indizio che Gambit, che si è sacrificato durante una battaglia con le Sentinelle, potrebbe essere ancora vivo. Inoltre, Magneto ha strappato tutto l’adamantio dal corpo di Wolverine nel penultimo episodio, quindi c’è molto da esplorare nella seconda stagione.

Lo sceneggiatore originale Beau DeMayo era stato licenziato dalla Marvel poco prima della première della prima stagione e dopo aver terminato il lavoro sulla seconda. Matthew Chauncey, sceneggiatore di “What If?”, scriverà la terza stagione. Il cast vocale include Ray Chase nel ruolo di Ciclope, Jennifer Hale nel ruolo di Jean Grey, Alison Sealy-Smith nel ruolo di Tempesta, Cal Dodd nel ruolo di Wolverine, JP Karliak nel ruolo di Morph, Lenore Zann nel ruolo di Rogue, George Buza nel ruolo di Bestia, AJ LoCascio nel ruolo di Gambit, Holly Chou nel ruolo di Jubilee, Isaac Robinson-Smith nel ruolo di Bishop, Matthew Waterson nel ruolo di Magneto e Adrian Hough nel ruolo di Nightcrawler.

Il Vostro Amichevole Spider-Man di quartiere – Stagione 2 uscirà nell’autunno del 2026 e introdurrà Venom, Gwen Stacy e altri personaggi

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Marvel Animation ha annunciato che la seconda stagione di Il Vostro Amichevole Spider-Man di quartiere – Stagione 2 uscirà su Disney+ nell’autunno del 2026. La notizia è stata annunciata al New York Comic Con, insieme a un trailer mostrato ai fan presenti.

Il trailer ha rivelato che la seconda stagione introdurrà il simbionte Venom, Gwen Stacy, e riporterà in vita Daredevil, interpretato da Charlie Cox. Ha anche mostrato il ritorno di Norman e Harry Osborn, di cattivi come il Dottor Ocotopus, Chameleon e Scorpion, e l’emergere dei poteri magici di Nico Minoru.

Hudson Thames presta la voce a Peter Parker in Il Vostro Amichevole Spider-Man di quartiere – Stagione 2 , che debutterà su Disney+ all’inizio del 2025. La serie animata è ambientata in un universo separato da quello dello Spider-Man di Tom Holland nell’MCU, e ci sono molte differenze chiave tra i due arrampicamuri.

Invece di Tony Stark, interpretato da Robert Downey Jr., che fa da mentore al giovane Peter Parker, Il Vostro Amichevole Spider-Man di quartiere lo sostituisce con Norman Osborn (doppiato da Colman Domingo), meglio conosciuto come Goblin in film e fumetti passati. Questa versione di Norman è l’amministratore delegato della Oscorp e offre stage a Peter e ai suoi amici, ma le sue vere motivazioni sono sospette.

Invece di Mary-Jane, interpretata da Zendaya, e Ned, interpretato da Jacob Batalon, i nuovi amici di Peter sono l’influencer Harry Osborn (Zeno Robinson) e la segreta praticante di stregoneria Nico Minoru (Grace Song). Il cast include anche Eugene Byrd nei panni di una giovane versione del classico cattivo di Spider-Man, Tombstone, Hugh Dancy in quelli di Otto Octavius, la star del MCU Charlie Cox nei panni di Daredevil, Kari Wahlgren nei panni di Zia May, Aleks Le nei panni di Amadeus Cho e Jonathan Medina nei panni del malvagio Scorpion.

La prima stagione di Il Vostro Amichevole Spider-Man di quartiere si è conclusa con diversi colpi di scena. Il Dottor Strange (Robert Atkin Downes) ha aiutato Spidey a combattere il simbionte alieno Venom dopo il suo arrivo da un’altra dimensione. Norman Osborn ha segretamente conservato un pezzo del simbionte per sperimentarlo. Viene anche rivelato che il padre di Peter, Richard, a lungo creduto morto, è in realtà vivo e in prigione.