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L’esorcista: la star di The Flash, Sasha Calle, si unisce al film con Scarlett Johansson

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Nonostante il fallimento di L’esorcista – Il credente, Universal, Blumhouse e il regista Mike Flanagan hanno convinto gli appassionati del genere horror a dare un’altra possibilità alla saga horror ingaggiando Scarlett Johansson (Black Widow, Jurassic World – La rinascita) come protagonista di un nuovo film, e il progetto ha ora aggiunto un altro nuovo membro al cast.

Secondo Deadline, Sasha Calle ha firmato per un ruolo non ancora rivelato nel revival horror, la cui uscita è prevista per il 12 marzo 2027. Si unisce al cast di supporto già annunciato composto da Jacobi Jupe, Chiwetel Ejiofor, Laurence Fishburne e Diane Lane. Calle è nota per aver interpretato Supergirl in The Flash e più recentemente è apparsa in The Rip di Netflix.

Sebbene i dettagli della trama siano ancora segreti, si dice che questo nuovo film sarà un reboot completo e non una continuazione di L’esorcista – Il credente. L’uscita del 2023 si è rivelata una grande delusione per i fan del capolavoro di William Friedkin, ma alla fine ha ottenuto un discreto successo al botteghino. Resta da vedere se questo film avrà qualche legame con l’originale.

Per quanto riguarda Flanagan, il suo progetto più recente è stato l’adattamento di Stephen King, The Life of Chuck, e in precedenza ha diretto progetti come La caduta della casa degli Usher, Doctor Sleep, Il gioco di Gerald, The Haunting of Hill House. Prossimamente, oltre al nuovo L’esorcista, di suo si potranno vedere anche la serie Carrie e il film The Mist, entrambi adattamenti di opere di King.

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La mummia 4 con Brendan Fraser e Rachel Weisz ignorerà gli eventi del terzo film

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La mummia 4 ignorerà il precedente capitolo della serie. Uscito nel 1999, il primo La mummia ha presentato Brendan Fraser nei panni di Rick O’Connell e Rachel Weisz in quelli di Evelyn, due personaggi che sono tornati nel 2001 in La mummia – Il ritorno. Solo Fraser ha poi ripreso il suo ruolo nel 2008 in La mummia – La tomba dell’Imperatore Dragone, stroncato dalla critica, con Maria Bello che ha sostituito la Weisz nel ruolo di Evelyn.

Ora, in una recente intervista con Entertainment Weekly, i registi di La mummia 4, Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillet, che costituiscono i due terzi del team di registi Radio Silence, confermano che il loro film non tratterà il terzo film e il suo recasting come canonici. “Beh, Rachel è in questo nuovo film”, dice Bettinelli-Olpin. Questo spinge Gillet ad aggiungere: “Questo dovrebbe rispondere alla tua domanda” (ovvero come sarebbe stato gestito il rapporto con il terzo capitolo.

Sebbene i registi siano riluttanti a rivelare troppo su ciò che hanno in programma per il quarto capitolo, Bettinelli-Olpin anticipa che la sceneggiatura, scritta da David Coggeshall, “ha tutto il cuore e il carattere che si può desiderare”. E continua: “Non credo che Brendan e Rachel accetteranno di partecipare se non ameranno la sceneggiatura, e da quello che hanno letto, penso che gli sia piaciuta molto. Ed è una buona sceneggiatura. Sarà divertente da realizzare“.

Non sono ancora stati rivelati dettagli concreti sulla trama del quarto film, ma l’ultima conferma che La mummia – La tomba dell’Imperatore Dragone non sarà considerato canonico permette di fare alcune ipotesi. Luke Ford, che nel terzo film interpretava Alexander il figlio di Rick ed Evelyn, sembra che non tornerà nei panni nel cast di La mummia 4, ed è dunque possibile che il film ignorerà o cambierà il numero di figli che Rick ed Evelyn potrebbero avere.

Anche attori come Michelle Yeoh, Jet Li e Liam Cunningham, che hanno aderito al franchise nel terzo film, sembrano non partecipare a questa avventura. Oltre a Fraser e Weisz, non sono state rivelate informazioni sul cast del quarto capitolo, ma John Hannah e Oded Fehr, che hanno interpretato rispettivamente i personaggi centrali Jonathan e Ardeth Bay, hanno espresso interesse a tornare.

Con la sceneggiatura di La mummia 4 completata e approvata da Fraser e Weisz e la data di uscita fissata per il 19 maggio 2028, potrebbe non passare molto tempo prima che vengano rivelati ulteriori dettagli sul cast e sulla trama. Sebbene rimangano molte domande sul quarto film, è chiaro che il pubblico non ha bisogno di rivedere La mummia – La tomba dell’Imperatore Dragone per prepararsi.

Sonic 4: iniziano le riprese con una prima foto dal set che anticipa l’arrivo di Amy Rose

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Dopo averla fatta debuttare a sorpresa nella scena post-credits del film precedente (leggi qui la recensione), Jeff Fowler mantiene alta l’attesa per Amy Rose in Sonic 4. Lo sviluppo di un quarto film di Sonic era in fase di discussione già prima dell’uscita del terzo film, ed è stato infine confermato il giorno dopo il suo debutto nelle sale con una data di uscita prevista per il 2027. Finora, i dettagli della trama e del cast sono stati tenuti segreti, con Fowler che torna alla regia dopo aver diretto i primi tre film e Ben Schwartz che riprende il ruolo del riccio blu protagonista. Il ritorno di James Marsden, Tika Sumpter, Idris Elba, Colleen O’Shaughnessey, Keanu Reeves e Jim Carrey deve ancora essere confermato.

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A poco più di un anno dal successo del terzo film, Fowler ha dunque ora rivelato sul suo account Twitter che le riprese di Sonic 4 sono ufficialmente iniziate. Il regista ha condiviso un’immagine di se stesso sul set (la si può vedere qui), con in mano un ciak e il martello di Amy, mentre si trova in un’area boschiva e verde circondato da schermi blu.

L’annuncio di Fowler dell’inizio della produzione del prossimo film arriva poco più di una settimana dopo che è stato reso noto che Kristen Bell, candidata ai Golden Globe, è stata scelta per doppiare Amy Rose nel sequel. Come nel caso di Tails di O’Shaughnessey e Shadow di Reeves prima di lei, Amy è stata introdotta nella scena a metà dei titoli di coda di Sonic 3, salvando Sonic dall’attacco di un esercito di robot Metal Sonic.

Sebbene si tratti di un’immagine generalmente semplice, un elemento degno di nota dell’entrata in scena di Amy in Sonic 4 dalla foto dal set di Fowler è che il martello di Amy è stato creato appositamente per la produzione. Ogni film ha utilizzato controfigure fisiche per i personaggi animati, e il team sembra adottare un approccio simile al secondo film, quando alcuni dei gadget di Tails sono stati portati in vita. Questo potrebbe, a sua volta, vedere un personaggio live-action brandire il martello di Amy per una scena d’azione.

Con la produzione del sequel ora ufficialmente in corso, sembra probabile che nelle prossime settimane verranno rivelate ulteriori conferme sul cast di Sonic 4. Quello che tutti i fan della serie attendono con impazienza è sapere se Carrey tornerà nei panni del Dr. Ivo Robotnik, alias Eggman, dato che il suo personaggio sembra essere morto alla fine del terzo film. Tuttavia, Carrey ha espresso la sua disponibilità a tornare per un quarto film, purché ci fossero una trama e una sceneggiatura interessanti che lo invogliassero a tornare.

Dato che Metal Sonic è un prodotto del lavoro di Robotnik, gli sceneggiatori Pat Casey e Josh Miller potrebbero trovare un modo per riportare in vita il personaggio dalla sua apparente scomparsa in modo da soddisfare gli interessi dell’attore. Indipendentemente dal ritorno del resto del cast, la conferma che Sonic 4 è ora in fase di riprese dovrebbe essere una gradita novità per il pubblico dopo aver atteso più di un anno per avere notizie al riguardo. Guardando i programmi di produzione dei capitoli precedenti, le ultime due pellicole hanno richiesto in genere dai tre ai quattro mesi per le riprese fisiche. Se il prossimo film avesse un programma simile, le riprese dal vivo terminerebbero all’inizio di agosto.

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Pattini d’argento: la spiegazione del finale del film

Pattini d’argento: la spiegazione del finale del film

La letteratura dell’Ottocento è da sempre fonte di grande ispirazione per il cinema. Romanzi come Grandi speranze, Oliver Twist, Anna Karenina o Piccole donne sono poi divenuti film di grande successo, riproponendo così storie ricche di tutta una serie di temi e valori che facilmente si adattano al passaggio del tempo, delle epoche e dei costumi. In questo filone si colloca anche Pattini d’argento del 2020 segna l’esordio alla regia di Michail Lokšin, che affronta per la prima volta un progetto ambizioso e di grande impatto visivo. La pellicola è tratta dall’omonimo romanzo del 1865 di Mary Mapes Dodge, pur modificandone profondamente la trama originale per adattarla a un pubblico contemporaneo.

Lokšin reinventa personaggi e conflitti, arricchendo la storia con tensione, romance e sfide sportive, mantenendo però il fascino classico della vicenda, incentrata sulle corse su ghiaccio e sul desiderio di superare limiti personali. La vicenda narrata da Lokšin prende spunto anche dalla celebre storia di Romeo e Giulietta, trasformando l’antico conflitto tra famiglie in una rivalità sportiva carica di emozione e sacrificio. L’ambientazione, tra piste ghiacciate e paesaggi innevati, diventa teatro di un confronto tra passione e dovere, dove i protagonisti devono scegliere tra ambizione personale e legami affettivi.

Questa rielaborazione conferisce al film un tono epico e drammatico, pur restando accessibile al pubblico più giovane. Il genere di Pattini d’argento si colloca così tra il dramma sportivo e il romance storico, con forti elementi di crescita personale e rivalità competitiva. Temi come la determinazione, il coraggio, l’amicizia e la lealtà attraversano tutta la pellicola, accompagnando lo spettatore in un percorso di tensione, adrenalina e coinvolgimento emotivo. Nel resto dell’articolo si proporrà una spiegazione del finale del film, analizzando come si risolvono i conflitti principali e quali insegnamenti rimangono al pubblico.

Pattini d'argento finale

La trama di Pattini d’argento

La storia si svolge a San Pietroburgo, nel Natale del 1899. Protagonista è il giovane Matvej, addetto alla consegne a domicilio presso un fornaio della città, attività che svolge spostandosi grazie ai suoi pattini. Quando viene ingiustamente licenziato, Matvej si vede costretto a unirsi ad un gruppo capeggiato da Alex, giovane dalle idee rivoluzionarie, che guida la sua banda di ladruncoli, noti come “Banda di pattinatori”, pattinando tra i canali ghiacciati della città. Quando una notte Matvej s’intrufola nella casa di un alto funzionario statale, con l’obiettivo di mettere a segno un furto, il ragazzo non immagina assolutamente che la sua vita sta per cambiare di nuovo.

Nell’abitazione incontra infatti Alisa, figlia di un ministro molto conservatore, che la vorrebbe sposata per distoglierla dalle sue velleità di studiosa. La giovane ragazza ha infatti il sogno di diventare una scienziata e soffre a causa delle dure regole imposte dalla sua famiglia, che ostacolano le sue ambizioni, considerate inadatte a una donna nella società di quei tempi. L’incontro fortuito tra i due giovani è però l’occasione per entrambi di intraprendere nuovi percorsi, sfuggendo alle imposizioni della famiglia e della società per trovare da sé il proprio percorso di vita, senza dimenticare l’importanza dell’amore.

La spiegazione del finale del film

Il terzo atto si apre con la nave della Ice Gang circondata dal Capitano Arkady e dai suoi uomini, mentre il fuoco comincia ad avvolgerla e il ghiaccio su cui è ancorata cede. Matvey e Alisa devono affrontare una prova estrema per sopravvivere, sfruttando la loro agilità sul ghiaccio e la prontezza di riflessi. La tensione è palpabile e ogni mossa è determinante per evitare che le fiamme o la caduta nell’acqua gelida li travolgano. In questo contesto emergono coraggio e solidarietà, rafforzando il legame tra i due protagonisti, uniti nella lotta per salvarsi da una situazione disperata.

La situazione raggiunge il culmine quando Matvey cade nelle acque gelide e rischia di morire, mentre Alisa è sospesa tra le fiamme e i nemici. Viene salvato e trasportato in ospedale, dove il ricordo del padre gli ridona la volontà di vivere. La coppia riesce infine a trovare il modo di fuggire verso Parigi, sfruttando astuzia e determinazione. Gli ostacoli fisici e morali vengono superati grazie all’ingegno di Matvey e al sostegno reciproco, mentre i protagonisti dimostrano che la loro unione e la determinazione possono ribaltare una situazione apparentemente impossibile.

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Il film si chiude con Matvey e Alisa finalmente liberi di costruire la loro vita insieme. La loro fuga verso Parigi rappresenta la conquista della libertà personale e dell’amore al di là delle differenze sociali. L’episodio del treno e il salvataggio di Matvey grazie alle pattine d’argento sottolineano il tema della resilienza e dell’ingegno applicati alle circostanze estreme. L’epilogo offre una conclusione soddisfacente e coerente con l’arco narrativo, premiando il coraggio, la lealtà e la capacità di affrontare con determinazione le sfide della vita.

Il significato del finale si riflette nei temi centrali del film, tra cui la lotta contro le ingiustizie sociali e la ricerca della libertà personale. La sopravvivenza dei protagonisti dimostra come fiducia reciproca, coraggio e ingegno siano strumenti essenziali per superare ostacoli complessi. La risoluzione dei conflitti rafforza l’idea che le difficoltà possano essere affrontate senza rinunciare ai propri valori e principi, e che la giustizia emotiva può prevalere sulle costrizioni sociali, rendendo il finale coerente con l’evoluzione dei personaggi.

Pattini d’argento lascia come messaggio l’importanza della determinazione, della solidarietà e del coraggio morale nel perseguire i propri obiettivi e difendere ciò che si ama. Matvey e Alisa incarnano la possibilità di superare limiti imposti dalla società e dalle circostanze attraverso ingegno, resilienza e affetto reciproco. La storia celebra la libertà individuale, l’autenticità e la capacità di scegliere la propria strada, sottolineando che il valore dei legami affettivi e della tenacia personale è fondamentale per costruire un futuro soddisfacente e pieno di speranza.

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Concrete Utopia: la spiegazione del finale del film

Concrete Utopia: la spiegazione del finale del film

Uscito nel 2023, Concrete Utopia è un film sudcoreano diretto da Um Tae‑hwa, tratto dalla seconda parte del webtoon Pleasant Outcast di Kim Soongnyung. La trasposizione cinematografica riprende con forza narrativa e visiva le tematiche apocalittiche e psicologiche dell’opera originale, esplorando gli effetti della catastrofe su una comunità urbana stretta tra speranza, paura e sopravvivenza. La scelta di adattare proprio la seconda parte del webtoon sottolinea l’intenzione di concentrarsi sulle dinamiche di potere e di morale collettiva, più che sul disastro in sé.

Concrete Utopia si colloca nel genere disaster‑thriller con una forte componente drammatica e sociale, analizzando come gli individui si riorganizzano dopo un terremoto devastante che riduce Seoul in macerie. Il film non è un mero spettacolo di effetti speciali, bensì una riflessione sulle relazioni umane, sulle strutture sociali e sulla fragilità delle certezze civili quando crollano le istituzioni. Temi come il senso di comunità, l’etica individuale e il conflitto tra interesse personale e bene comune emergono con intensità nel racconto.

Nel contesto della recente cinematografia sudcoreana, Concrete Utopia si affianca a titoli che hanno rinnovato il cinema di genere, combinando tensione narrativa, critica sociale e personaggi complessi in situazioni estreme. La pellicola conferma la capacità delle opere coreane contemporanee di esplorare profondità morali in storie apparentemente “di genere”, suscitando dibattiti e riflessioni durature. Nel resto dell’articolo sarà proposta una spiegazione del finale, per comprendere come la conclusione del film risolve i conflitti principali e quali significati più ampi veicola.

Concrete Utopia cast film

La trama di Concrete Utopia

Il film si svolge in una Seoul post-apocalittica. La città è un cumulo di detriti e macerie e in preda al panico generale di chi cerca di fuggire e salvarsi. L’unico edificio ancora in piedi è il complesso di Hwang Gung dove vivono Min-seong (Park Seo-jun) e Myeong-hwa (Park Bo-young). Quando in città si sparge la voce, tutti corrono a cercare rifugio nei suoi appartamenti. Uomini, donne e bambini in cerca di un tetto e di cibo vengono accolti dai residenti, ma ben presto lo spazio a disposizione inizia a scarseggiare. Yeong-tak (Lee Byung-hun), nominato da tutti per organizzare l’accoglienza dei rifugiati, si vede costretto a misure drastiche. Decide di cacciare dal complesso tutti i non residenti creando una sommossa generale.

La spiegazione del finale del film

Il terzo atto di Concrete Utopia si apre con l’escalation di violenza e tensione all’interno degli Hwang Gung Apartments, unico edificio sopravvissuto al terremoto che ha raso al suolo Seoul. Sotto la guida di Young-tak, i residenti organizzano pattuglie e regole rigide per assicurarsi cibo e sicurezza, ma la coesione apparente maschera crudeltà e soprusi verso gli estranei. Myung-hwa scopre che alcuni vicini nascondono rifugiati e che la comunità inizia a radicalizzarsi, definendo gli altri sopravvissuti “scarafaggi”. L’arrivo di Hye-won destabilizza ulteriormente l’equilibrio, insinuando dubbi sull’autorità di Young-tak.

La rivelazione della vera identità di Young-tak segna il culmine della tensione: l’uomo non è il leader legittimo, ma un impostore che ha assunto l’identità del reale Young-tak dopo averlo ucciso durante il terremoto. Myung-hwa e Hye-won scoprono il cadavere nascosto, smascherando il protagonista agli occhi dei residenti. L’illusione di ordine crolla immediatamente, e la comunità si disgrega in un vortice di panico e violenza. Young-tak uccide Hye-won in un impeto di rabbia, ma la sua autorità è irrimediabilmente compromessa.

Concrete Utopia trama film

La risoluzione vede l’edificio attaccato dagli estranei, scatenando una battaglia sanguinosa che devasta ulteriormente il complesso. Molti residenti muoiono, incluso Young-tak, che striscia fino alla sua unità e muore abbracciando una foto di famiglia. Min-sung e Myung-hwa riescono a fuggire mentre la pioggia cade sulla città distrutta, trovando infine rifugio in una chiesa. L’atto finale conclude con Min-sung che cede la vita a causa delle ferite, lasciando Myung-hwa a confrontarsi con la sopravvivenza e la ricostruzione di legami umani.

Il finale di Concrete Utopia enfatizza la fragilità delle strutture sociali e la facilità con cui la morale collettiva può corrompersi in situazioni di crisi estrema. La caduta di Young-tak come leader e la dissoluzione della comunità utopica mostrano come il potere basato sulla paura e sull’illusione di controllo sia sempre instabile. Il film suggerisce che il caos non è solo fisico ma anche psicologico, e che la sopravvivenza richiede consapevolezza, cooperazione autentica e coraggio morale di fronte a inganni e violenze.

Questo finale porta a compimento i temi centrali del film, evidenziando la tensione tra civiltà e barbarie, tra altruismo e egoismo. La storia mette in luce come le strutture sociali, pur costruite con regole e rituali, possano collassare quando manca la legittimità e la fiducia reciproca. Concrete Utopia esplora il lato oscuro della natura umana, mostrando che la disperazione e la paura possono generare fanatismo e violenza, e che solo la scelta consapevole di empatia e solidarietà permette di preservare un senso di comunità autentico.

Il film lascia come messaggio la riflessione sulla resilienza e sul valore dei legami umani in tempi di catastrofe. Attraverso la sopravvivenza di Myung-hwa e la sua integrazione in una nuova comunità, emerge l’idea che anche tra macerie e perdita, la cooperazione e la fiducia reciproca costituiscono l’unica vera base per ricostruire una società. Concrete Utopia invita a considerare che la sopravvivenza non è solo fisica, ma morale ed emotiva, e che la vera utopia nasce dalla capacità di scegliere la giustizia e la solidarietà anche nelle circostanze più estreme.

Io sono vendetta: la spiegazione del finale del film

Io sono vendetta: la spiegazione del finale del film

Io sono vendetta, diretto da Chuck Russell nel 2016, segna un ritorno del regista a un cinema d’azione crudo e diretto, dopo i grandi successi degli anni ’90 come The Mask e Il re scorpione. Russell porta sullo schermo un thriller d’azione dall’impianto classico, incentrato su un protagonista che cerca giustizia personale in un contesto urbano corrotto e violento. Il film sfrutta la capacità del regista di combinare tensione narrativa e scene di combattimento fisico, valorizzando la figura di John Travolta, qui protagonista di un ruolo oscuro e vendicativo che ricorda le atmosfere dei suoi thriller precedenti.

Il film si inserisce nel genere vigilante contemporaneo, con sfumature noir e motivazioni morali legate alla giustizia privata. La trama ruota attorno a Frank Valera, ex agente dei servizi segreti, che intraprende una crociata personale dopo la morte della figlia, affrontando criminali spietati e una polizia spesso inefficace. I temi principali – vendetta, corruzione e perdita – si intrecciano a un’azione calibrata e a un ritmo incalzante, collocando il film nel filone di produzioni simili come John Wick e The Equalizer, dove il protagonista solitario diventa arbitro di giustizia in un mondo violento e caotico.

Nel contesto della carriera recente di John Travolta, Io sono vendetta rappresenta un ritorno a ruoli fisicamente intensi e oscuri, lontano dalle commedie e dai ruoli più leggeri che lo hanno caratterizzato negli anni 2010. La performance di Travolta richiama il suo impegno in film come Killing Season e Gotti, dove il carisma dell’attore viene messo al servizio di storie di tensione e conflitto morale. Nel resto dell’articolo si proporrà una spiegazione dettagliata del finale, analizzando come la chiusura della vicenda di Frank Valera suggelli i temi della vendetta e della redenzione personale.

La trama di Io sono vendetta

Protagonista del film è l’ex membro delle forze speciali Stanley Hill, il quale vede la sua vita distruggersi davanti ai suoi occhi nel momento in cui l’amata moglie viene uccisa durante un tentativo di rapina in un parcheggio. Riponendo speranza nella giustizia, Stanley vede infrangere anche quell’ultima speranza in seguito al rilascio del colpevole, poiché giudicato in tribunale da un testimone inaffidabile. Pieno di rabbia e di rancore, Stanley decide allora che l’unica cosa rimastagli da fare è farsi giustizia da sé. Nel pieno di una crisi esistenziale, la vendetta sembra infatti l’unica cosa che può aiutarlo in quel momento.

Contattato il suo ex socio Dennis, Stanley inizia così ad indagare sull’omicidio e sui colpevoli, arrivando a scoprire verità spaventose. Si trova così a dover guardare da una prospettiva diversa e più ampia quanto accaduto, comprendendo di essere finito al centro di un complotto più grande di quanto immaginava. Trovandosi dunque a lottare contro nemici più potenti del previsto, Stanley dovrà necessariamente agire nell’ombra e nell’illegalità. Vendicare sua moglie non gli permetterà di riaverla tra le sue braccia, ma gli permetterà senza dubbio di estirpare dal mondo personalità che non meritano di farvi parte. La sua vendetta, dunque, sarà inarrestabile.

Il significato del finale del film

Il terzo atto di Io sono vendetta si apre con Stanley, ormai completamente trasformato in vendetta, deciso a portare giustizia per la morte di Vivian. Dopo aver raccolto informazioni dai contatti di Dennis, Stanley rintraccia i complici dell’omicidio e li elimina uno a uno, seguendo una precisa sequenza di vendetta. La tensione cresce quando scopre che il mandante dell’omicidio è Lemi K, collegato al governatore Meserve, e che il crimine ha radici nella corruzione politica. La situazione si complica quando i criminali rapiscono la figlia di Stanley, costringendolo a una resa dei conti personale e violenta.

La vendetta raggiunge il culmine durante lo scontro finale con Meserve nella sua villa. Stanley affronta il governatore dopo aver eliminato i complici e manipolato la polizia per arrivare a lui. Meserve ammette le sue colpe e tenta di uccidere Stanley, ma lui prevale, uccidendolo. La scena mostra il caos del confronto tra giustizia privata e istituzioni corrotte, con l’intervento dei poliziotti che amplifica il senso di pericolo costante. Stanley indossa un giubbotto antiproiettile, sopravvive a un colpo di cecchino e inizia a riprendersi, segnando la chiusura del conflitto diretto.

Io sono vendetta film

Il film si chiude con Stanley che riesce a fuggire dall’ospedale grazie all’aiuto della figlia Abbie e di Dennis. Walker, poliziotto corrotto e nemico di Stanley, viene eliminato grazie a un colpo di pistola passato segretamente dalla figlia. Stanley parte per São Paulo, lontano dal controllo delle autorità, trovando un nuovo inizio dopo la vendetta. La conclusione mostra un equilibrio fragile tra giustizia privata e leggi ufficiali, chiudendo l’arco narrativo del protagonista senza ambiguità, ma lasciando intendere che la violenza e la corruzione continueranno a esistere nel mondo circostante.

Il finale evidenzia come la vendetta di Stanley sia anche una riflessione sul fallimento delle istituzioni e sul limite della legge a garantire giustizia. La lotta personale del protagonista diventa simbolo della frustrazione nei confronti della corruzione e della manipolazione politica, mostrando come l’azione privata emerga quando quella pubblica fallisce. La sopravvivenza di Stanley, pur dopo un confronto mortale, sottolinea il peso morale e fisico della vendetta, mentre l’inevitabile violenza necessaria per completare la giustizia privata conferma il tono oscuro e realistico del racconto.

Il confronto finale con Meserve porta a compimento i temi principali del film: giustizia, vendetta e responsabilità personale. Il protagonista incarna la determinazione di chi non può fare affidamento sulle regole, agendo come giudice, giuria e carnefice. Il film mostra le conseguenze della corruzione e dell’avidità politica, mentre il protagonista deve affrontare scelte estreme per proteggere i propri cari. La sequenza conclusiva lega l’arco emotivo di Stanley alla sua trasformazione, consolidando l’idea che la vendetta è un atto necessario in un contesto dove la giustizia tradizionale è inefficace.

Il messaggio lasciato dal film riguarda il prezzo personale della vendetta e l’inadeguatezza delle istituzioni di fronte a crimini sistemici. Il percorso di Stanley dimostra come la perdita e l’ingiustizia possano trasformare una persona ordinaria in un agente di giustizia estrema. L’azione estrema, pur moralmente discutibile, viene presentata come risposta coerente a un sistema corrotto. Il film invita a riflettere sul confine tra giustizia e vendetta, sull’impatto della violenza sulle relazioni familiari e sulla possibilità di trovare speranza e sopravvivenza anche dopo aver attraversato traumi profondi e ingiustizie apparentemente insormontabili.

Mike & Nick & Nick & Alice, trailer della comedy in arrivo su Disney+

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Disney+ ha svelato il trailer di Mike & Nick & Nick & Alice, la commedia d’azione originale targata 20th Century Studios, che debutterà il 27 marzo in streaming in esclusiva su Disney+ in Italia e su Hulu negli Stati Uniti.

La trama di Mike & Nick & Nick & Alice

Mike & Nick & Nick & Alice è interpretato da Vince Vaughn, James Marsden, Eiza González, Keith David, Jimmy Tatro, Stephen Root, Lewis Tan, Ben Schwartz, Emily Hampshire e Arturo Castro; è scritto e diretto da BenDavid Grabinski, prodotto da Andrew Lazar, p.g.a., e vede come executive producer Richard Middleton e Vanessa Humphrey. Il film è un’esilarante e raffinata commedia d’azione, che racconta la storia di due gangster e della donna che amano, alle prese con la notte più pericolosa della loro vita. Come se non bastasse, vi è un ulteriore componente che rende il tutto ancora più interessante: una macchina del tempo.

Mike & Nick & Nick & Alice sarà presentato in anteprima mondiale al SXSW Film & TV Festival 2026 il 14 marzo e sarà proiettato allo storico Paramount Theatre di Austin come parte della programmazione ufficiale del festival.

Roommades: il nuovo film di Adam Sandler su Netflix

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Roommades: il nuovo film di Adam Sandler su Netflix

Roommades, il nuovo film di Adam Sandler, sarà disponibile su Netflix dal 17 aprile 2026. Il film, una commedia diretta da Chandler Levack e scritta da Jimmy Fowlie e Ceara O’Sullivan, vede Sandler tra i produttori, insieme ad Allen Covert e Brian Kavanaugh-Jones.

La trama di Roommates ruota attorno a Devon, una studentessa universitaria ingenua e piena di speranza, che chiede alla sicura e affascinante Celeste di diventare la sua compagna di stanza. Quello che inizia come un’amicizia promettente si trasforma rapidamente in una guerra di tensioni, che promette un mix esplosivo di comicità.

Il cast riunisce volti noti e talenti emergenti. Tra i protagonisti ci sono Sarah Sherman, nota per You Are So Not Invited to My Bat Mitzvah; Natasha Lyonne, celebre per Russian Doll e Orange Is the New Black; Nick Kroll, co-creatore della serie animata Big Mouth; Sadie Sandler, figlia di Adam, già apparsa in numerosi progetti Netflix come Hubie Halloween e Murder Mystery; Chloe East, vista in No Good Deed e in film come The Fabelmans; e Storm Reid, nota per When They See Us, Euphoria e The Last of Us.

Adam Sandler, icona della commedia degli anni ’90, dopo aver conquistato il grande pubblico cinematografico, ha iniziato nel 2015 a produrre film esclusivamente per Netflix, sviluppando un rapporto duraturo con la piattaforma che ha portato a titoli come Sandy Wexler, Murder Mystery, Hubie Halloween, You Are So Not Invited to My Bat Mitzvah e Happy Gilmore 2. Questi film hanno consolidato Sandler non solo come comico, ma anche come produttore capace di creare contenuti su misura per lo streaming.

Roommates si prepara a diventare una delle commedie più attese della primavera prossima, combinando l’ironia tipica di Sandler con una storia giovane e contemporanea, capace di coinvolgere sia i fan storici dell’attore sia il pubblico più giovane.

Marshals: A Yellowstone Story: il destino di Monica Dutton è confermato dallo showrunner della serie su Kayce

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Il destino di Monica Dutton nello spinoff di Yellowstone, Marshals: A Yellowstone Story, è stato ufficialmente confermato. A chiarire ogni dubbio è stato lo showrunner Spencer Hudnut, che ha spiegato perché la morte del personaggio è diventata un elemento centrale nella nuova serie con protagonista Kayce Dutton.

Il franchise creato da Taylor Sheridan torna nel palinsesto 2025-2026 della CBS con il primo vero sequel narrativo dell’universo di Yellowstone. Luke Grimes riprende il ruolo di Kayce, che dopo la conclusione della serie madre intraprende una nuova strada come membro degli U.S. Marshals. Ma questo cambiamento radicale non nasce da un’ambizione professionale: è la conseguenza diretta di una tragedia personale.

Nel primo episodio di Marshals, intitolato “Piya Wiconi”, viene confermato fin da subito che Monica è morta. Kayce e Tate cercano di andare avanti, ma il dolore è evidente. Solo nelle battute finali della premiere il protagonista riesce ad affrontare davvero il proprio lutto, segnando il punto di partenza emotivo della nuova serie.

Perché la morte di Monica era necessaria per il nuovo arco narrativo di Kayce

Luke Grimes, and Ash Santos in in Marshals- A Yellowstone Story (2026))
Foto di Sonja Flemming/CBS – © 2025

In un’intervista rilasciata a TVLine, Hudnut ha spiegato che la scelta di far morire Monica non era prevista fin dall’inizio. Tuttavia, durante lo sviluppo della serie, è emerso che per raccontare un nuovo capitolo credibile della storia di Kayce era necessario “scuoterlo” dal finale perfetto ottenuto in Yellowstone.

La serie madre si era chiusa con la vendita del Dutton Ranch alla Broken Rock Indian Reservation e con Kayce finalmente libero dal peso delle dinamiche familiari. Poteva vivere a East Camp con Monica e Tate, lontano dal conflitto. Un lieto fine conquistato dopo stagioni di tensioni. Proprio per questo, secondo Hudnut, era difficile ripartire senza introdurre un evento traumatico che rompesse quell’equilibrio.

Lo showrunner ha sottolineato anche un altro aspetto chiave: Monica continua a guidare Kayce anche dopo la sua morte. Tate partecipa a un raduno in onore della madre e Kayce si trova lì per proteggerlo. Senza quella perdita, il personaggio non avrebbe mai intrapreso il percorso che lo conduce verso il ruolo negli U.S. Marshals. In questo senso, la tragedia non è solo un evento scioccante, ma il vero motore narrativo della serie.

La morte di Monica era stata anticipata da diversi indizi promozionali: l’assenza di Kelsey Asbille nel cast ufficiale e alcune immagini dei trailer in cui Kayce visita una tomba avevano alimentato le teorie dei fan. Tuttavia, molti si chiedono se sarebbe stato più potente mostrare l’evento sullo schermo anziché raccontarlo a posteriori. Per ora, Marshals mantiene il riserbo sui dettagli della morte, suggerendo che ulteriori informazioni emergeranno nei prossimi episodi, mentre Kayce e Tate affrontano il loro lutto.

Con questa scelta, lo spinoff ridefinisce l’identità del personaggio: non più solo il figlio che cerca di sottrarsi all’eredità dei Dutton, ma un uomo costretto ancora una volta a reagire al dolore.

Matlock perde un protagonista prima del ritorno nel 2026: cosa cambia per il piano di vendetta di Madeline

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Quando Matlock tornerà nel 2026 con la seconda metà della stagione 2, lo farà senza uno dei suoi personaggi principali. La pausa invernale prolungata del palinsesto CBS 2025-2026 ha lasciato i fan in attesa di nuovi sviluppi, ma ora è arrivata una conferma che cambia sensibilmente gli equilibri della serie guidata da Kathy Bates.

L’ultimo episodio inedito di Matlock è andato in onda a inizio dicembre 2025, con un mid-season finale carico di colpi di scena. Senior è stato colpito da un ictus finendo in coma farmacologico, mentre la riconciliazione tra Madeline e Olympia sembrava finalmente a un passo. In mezzo a questo caos narrativo, però, la serie aveva già iniziato a preparare l’uscita di Billy.

L’attore David del Rio è stato infatti licenziato dopo accuse di molestie presentate dalla co-star Leah Lewis. A seguito dell’accaduto, l’attore è stato allontanato immediatamente dal set e la produzione è entrata in una pausa programmata. CBS ha successivamente riaperto l’indagine interna, ma secondo quanto riportato da EW la decisione finale è stata quella di confermare il licenziamento.

L’uscita di Billy cambia gli equilibri del piano di vendetta di Madeline

Matlock - stagione 1
© CBS

La scelta del network significa che Billy non tornerà in Matlock. Anche se narrativamente il personaggio è ancora vivo – la sua uscita dallo studio Jacobson Moore era legata alla perdita della gravidanza di Sarah – la situazione fuori dallo schermo rende di fatto definitiva la sua assenza. La showrunner Jennie Snyder Urman ha inoltre confermato che il ruolo non verrà riassegnato a un altro attore: al suo posto entreranno nuovi personaggi.

Dal punto di vista narrativo, la perdita di Billy incide direttamente sul cuore della stagione. Il personaggio faceva parte del duo di collaboratori di Olympia insieme a Sarah ed era già presente nello studio quando Madeline aveva iniziato il suo piano di vendetta sotto copertura. Billy aveva sviluppato un rapporto di fiducia con Madeline, diventando un potenziale alleato prezioso all’interno dello studio legale.

La sua uscita, quindi, riduce la rete di supporto su cui Madeline poteva contare. Tuttavia, l’impatto sulla trama principale legata al caso Wellbrexa potrebbe essere meno devastante del previsto. Senior aveva infatti coinvolto direttamente Sarah come sua informatrice, rendendola un nodo narrativo più centrale rispetto a Billy. Se quest’ultimo avrebbe probabilmente finito per essere coinvolto nella cospirazione, al momento del licenziamento era ancora relativamente ai margini della storyline più ampia.

Paradossalmente, la scrittura aveva già predisposto una via d’uscita coerente attraverso la sottotrama della gravidanza di Sarah, offrendo agli autori uno spazio credibile per riorganizzare gli equilibri senza stravolgere completamente l’arco narrativo. Resta ora da capire come la seconda parte della stagione 2 ricalibrerà le dinamiche interne allo studio e in che modo il piano di vendetta di Madeline si evolverà senza uno dei suoi interlocutori chiave.

Dove sono Rip e Beth nel sequel di Yellowstone di Kayce, Marshals?

Kayce è tornata in Marshals: A Yellowstone Story, ma non si sa dove siano finiti Rip e Beth nello spin-off di Yellowstone. Quando Yellowstone è terminato nel 2024, nonostante la sua popolarità continuasse, la famiglia ha subito diverse perdite negli ultimi episodi. Innanzitutto, l’uscita di scena scioccante di Kevin Costner ha costretto gli autori della serie a eliminare John III e, considerando il suo impegno nei confronti del ranch, non c’era nessun altro motivo valido per giustificare la sua assenza. In secondo luogo, Beth ha finalmente ottenuto la vendetta che aveva sempre desiderato con la morte di Jamie.

Questo ha lasciato solo due figli sopravvissuti al personaggio di Costner: Beth e Kayce. Entrambi i personaggi hanno ottenuto la loro versione di “e vissero felici e contenti”, dopo il ritorno del ranch Yellowstone alla riserva indiana di Broken Rock. Certo, Yellowstone non è riuscito a sviluppare il rapporto tra i fratelli fino alla morte di John III. Detto questo, è comunque curioso sapere perché Beth e Rip non si vedono da nessuna parte durante il nuovo inizio di Kayce in Marshals.

Rip e Beth si sono allontanati dal ranch Yellowstone alla fine della serie

Logan Marshall-Green e Luke Grimes in Marshals- A Yellowstone Story (2026)
Foto di Sonja Flemming/CBS – © 2025

La vendita del ranch Yellowstone è stata la manifestazione della promessa di lunga data del franchise su come sarebbe tornato ai suoi abitanti originari. Come parte dell’accordo, Kayce, Monica e Tate avrebbero mantenuto East Camp, cosa che rimane valida in Marshals. Nel frattempo, dato che la casa principale sarebbe stata demolita, Beth e Rip hanno acquistato un ranch più piccolo a Dillon, nel Montana, dove alla fine si sono trasferiti.

Come descritto nella serie principale, Dillon si trova a circa 40 miglia a ovest della zona di Bozeman, dove si sono svolti gli eventi della serie principale e ancora nella stessa zona in cui si trova Kayce. Ciò significa che la coppia e il loro figlio adottivo, Carter, sono abbastanza lontani da avere una certa separazione, soprattutto perché presto debutteranno con il loro spin-off, Dutton Ranch, ma abbastanza vicini da consentire a Taylor Sheridan e al suo team di mettere in scena un crossover.

Dato che il primo episodio di Marshals: A Yellowstone Story, e probabilmente anche i prossimi, saranno incentrati sulla nuova vita di Kayce come membro degli U.S. Marshals e sul nuovo inizio di Tate, non c’è davvero bisogno che Rip e Beth compaiano a questo punto. Anche se qualsiasi tipo di cameo è fantastico, è molto meglio se c’è qualcosa di più di un semplice fan service.

Rip e Beth appariranno mai in Marshals: A Yellowstone Story?

Yellowstone

Come accennato in precedenza, la logistica rende più facile la comparsa di Rip e Beth in Marshals: A Yellowstone Story. A questo punto, si tratta solo di trovare un motivo che giustifichi il fatto che dedichino parte della loro giornata alla creazione del proprio ranch e al viaggio verso East Camp. Come si vede in Yellowstone, la famiglia Dutton ama concentrarsi sui propri affari, a meno che non sia assolutamente necessario interferire in quelli degli altri.

Il produttore esecutivo di Dutton Ranch, Chad Feehan, ha recentemente affrontato la questione e, pur non escludendo questa possibilità, ammette che l’obiettivo principale di entrambe le serie al momento è quello di affermarsi. Ciò significa che, invece di lavorare a un crossover, stanno dando la priorità alle rispettive trame narrative. Dal punto di vista pragmatico, questo è l’approccio giusto, poiché è più importante definire prima l’identità di Marshals e Dutton Ranch per poi realizzare un crossover migliore.

Marshals: A Yellowstone Story – Episodio 1, spiegazione del finale: Perché Kayce uccide [SPOILER]

L’episodio 1 di Marshals: A Yellowstone Story si conclude con una serie di eventi che anticipano il futuro di Kayce Dutton. La CBS aggiunge il franchise di Yellowstone alla sua programmazione 2025-2026, mentre la serie neo-western di Taylor Sheridan arriva sulla TV nazionale. Nel sequel spin-off con Luke Grimes, l’eredità dei Dutton continua con Kayce, ma sebbene Marshals: A Yellowstone Story presenti alcuni personaggi familiari e ambientazioni riconoscibili, si discosta dal dramma familiare che ha reso popolare la serie originale.

In “Piya Wiconi”, Kayce intraprende un nuovo inizio entrando a far parte della squadra degli U.S. Marshals. Vivendo ancora a East Camp, l’insediamento che ha scelto alla fine di Yellowstone quando ha rivenduto il ranch alla riserva indiana di Broken Rock, il figlio minore di John III è l’unico membro della famiglia Dutton che vive ancora nella zona. Ritrovandosi con il suo ex compagno di squadra dei SEAL in una missione, Kayce decide di unirsi ufficialmente alla squadra per ricominciare da capo.

Il destino di Monica e come questo influenzerà il futuro di Kayce e Tate

Logan Marshall-Green e Luke Grimes in Marshals- A Yellowstone Story (2026)
Foto di Sonja Flemming/CBS – © 2025

L’assenza di Kelsey Asbille dal cast ufficiale di Marshals quando è stato annunciato ha sollevato dubbi sul destino di Monica dopo gli eventi della serie madre. Era semplicemente impossibile che la coppia si separasse, soprattutto dopo tutto quello che avevano passato. Il primo episodio di Marshals: A Yellowstone Story suggerisce chiaramente cosa è successo a Monica. Sebbene l’episodio non spieghi completamente i dettagli della questione, è stato stabilito fin dall’inizio che lei è morta tra gli eventi di Yellowstone e Marshals: A Yellowstone Story.

Dopo l’emozionante conversazione di Kayce con Tate sul trovare entrambi un nuovo inizio, la scena finale dell’episodio 1 di Marshals mostra il personaggio di Grimes che visita la tomba di Monica. Ammette di sentire la sua mancanza e di come la sua morte abbia reso la sua vita molto più difficile. Le parla anche del suo cambiamento di rotta, dell’entrata ufficiale nei Marshals degli Stati Uniti come modo per trovare una nuova strada. A questo punto, Marshals non ha ancora rivelato come sia morta esattamente Monica, e si può dire con certezza che la serie lo rivelerà gradualmente nel corso della stagione.

Comprensibilmente, la morte di Monica è tragica, forse anche più di quella di John III nella quinta stagione di Yellowstone. Almeno, l’uscita molto discussa di Kevin Costner dal neo-western di Sheridan è servita da avvertimento per il destino finale del suo personaggio, poiché non c’era altro modo per spiegare la sua assenza dalla serie. La perdita di Monica, tuttavia, è particolarmente devastante a causa della tempistica degli eventi. Per anni, Kayce ha lottato per la vita che avevano una volta venduto il ranch, eppure non hanno avuto molto tempo per godersela.

Per quel che vale, la storia di Marshals: A Yellowstone Story non sarebbe stata possibile senza la morte di Monica. Se fosse stata viva, Kayce non avrebbe avuto alcun interesse a cambiare la vita tranquilla che avrebbe avuto con lei e Tate a East Camp. Mentre il futuro del più giovane dei Dutton è già tracciato, Tate continua a cercare il suo. In “Piya Wiconi”, sembra che stia agendo in modo automatico, svolgendo le faccende perché devono essere fatte. Dice che forse non vuole la vita a East Camp e Kayce lo sostiene. Di questo passo, si può dire con certezza che è solo questione di tempo prima che anche il futuro di Tate sia tracciato.

Cosa significa per Marshals l’uccisione del lupo da parte di Kayce

Gil Birmingham, Sonja Flemming, and Luke Grimes in in Marshals- A Yellowstone Story (2026)
Foto di Sonja Flemming/CBS – © 2025

L’ultima scena dell’episodio 1 di Marshals si svolge dopo la visita di Kayce alla tomba di Monica. Mentre scende dalla collina dove si trova la tomba e torna al suo cavallo, la telecamera inquadra un lupo all’orizzonte. Chi ha visto Yellowstone sa quanto questo animale sia importante per la storia di Kayce, dato che è apparso più volte davanti a lui nel corso della serie. Durante un incontro memorabile con uno di essi, Kayce ha stretto un patto con un lupo, promettendo di non fargli del male se non avesse disturbato loro nelle pianure. Questo è rimasto vero fino a quando Kayce non ha preso il fucile e gli ha sparato con decisione alla fine di “Piya Wiconi”.

La mossa di Kayce è indicativa del suo futuro in Marshals: A Yellowstone Story. Dopo anni passati a cercare di mantenere la pace senza causare danni, è pronto ad assumere un ruolo più attivo come protettore. Il finale dell’episodio si ricollega a una conversazione precedente che Kayce ha avuto quando ha fatto visita a Rainwater, in convalescenza. Il figlio di John III ha confessato le sue preoccupazioni di trovarsi sempre dalla parte sbagliata dopo il precedente incidente che ha portato il capo della riserva indiana di Broken Rock in ospedale. Rainwater lo ha confortato, dicendogli che mentre tutti i Dutton hanno un istinto killer, Kayce è un protettore.

Qualsiasi dubbio nella mente di Kayce riguardo all’entrare nei Marshals: A Yellowstone Story degli Stati Uniti è stato efficacemente spazzato via dalle successive parole di Mo: “Con tutti i lupi là fuori, abbiamo bisogno di cani da pastore più che mai”. Questo lo convinse ad assumere un ruolo più importante nella protezione, non solo per qualcosa che aveva menzionato durante la conversazione, ma per qualcuno. Con un nuovo obiettivo che ora è più grande di lui e della sua famiglia, Kayce intraprende questa strada nei Marshals per fare qualcosa di utile per il bene comune.

The Pitt – Stagione 3: Noah Wyle aggiorna sulla produzione e anticipa una stagione “tempestiva”

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Arrivano aggiornamenti importanti su The Pitt – Stagione 3. Noah Wyle, protagonista del medical drama HBO, ha parlato dello stato dei lavori sulla nuova stagione della serie, offrendo ai fan un’indicazione chiara: la produzione entrerà presto nel vivo e il ritorno potrebbe essere più vicino del previsto.

Wyle interpreta il dottor Michael “Robby” Robinavitch, figura centrale del Pittsburgh Trauma Medical Center, ospedale in cui si svolge la serie. The Pitt segue Robby e il suo team durante turni estenuanti e situazioni di emergenza che mettono alla prova non solo le competenze mediche, ma anche la stabilità emotiva dei protagonisti. La serie si è distinta fin dall’esordio per il suo approccio realistico e per l’attenzione al peso psicologico del lavoro in pronto soccorso.

Durante un’intervista rilasciata nella press room degli Actor Awards 2026, Wyle ha confermato che la writers’ room della terza stagione aprirà a breve. L’attore ha spiegato che, come accade per ogni ciclo produttivo della serie, il primo passo sarà confrontarsi con professionisti del settore sanitario per garantire la massima accuratezza possibile nella scrittura.

The Pitt – Stagione 3 affronterà le nuove crisi del sistema sanitario americano

The Pitt Noah Wyle

Nel dettaglio, Wyle ha rivelato che gli sceneggiatori stanno programmando incontri con esperti provenienti da diversi ambiti dell’assistenza sanitaria. L’obiettivo è comprendere quali temi siano più urgenti e rilevanti per chi lavora quotidianamente negli ospedali, così da costruire trame che riflettano fedelmente la realtà. Un metodo che conferma l’identità della serie: non solo intrattenimento, ma racconto consapevole del sistema sanitario contemporaneo.

L’attore ha inoltre anticipato che la nuova stagione sarà “tempestiva”, suggerendo un forte legame con le dinamiche attuali. Tra i temi potenzialmente al centro della narrazione ci sarebbero i problemi legati ai tagli al Medicare, la chiusura di ospedali e le difficoltà economiche che stanno colpendo il settore sanitario statunitense. Questioni che, secondo Wyle, rappresentano solo la punta dell’iceberg di una crisi più ampia.

Questa scelta narrativa si inserisce in una tradizione consolidata del medical drama americano, capace di intercettare i cambiamenti sociali attraverso le storie dei suoi personaggi. Grazie a un cast corale che include, tra gli altri, Tracy Ifeachor, Patrick Ball, Katherine LaNasa, Fiona Dourif e Sepideh Moafi, The Pitt può contare su figure ricche e multidimensionali, pronte a evolversi in risposta alle nuove sfide. Le prime due stagioni sono attualmente disponibili in streaming su HBO Max, mentre la terza non ha ancora una data ufficiale di uscita. Secondo le prime indiscrezioni, il debutto potrebbe avvenire nel gennaio 2027.

Nastri d’Argento per i migliori Documentari 2026, tutti i vincitori

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Sono in tutto dieci, con il ‘Nastro della Legalità’ dedicato a Giulio Regeni, i titoli premiati dai Giornalisti Cinematografici ai Nastri d’Argento per i migliori Documentari 2026: con il ‘Nastro dell’anno’ per Attitudini: Nessuna di Sophie Chiarello, che racconta da vicino Aldo Giovanni e Giacomo e il loro stile inimitabile, vincono Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi per il ‘Cinema del reale’ enella sezione ‘Cinema, Spettacolo, Cultura’ Roberto Rossellini – Più di una vita di Ilaria De Laurentiis, Andrea Paolo Massara e Raffaele Brunetti (Cinema) che racconta per la prima volta gli ultimi vent’anni del maestro del cinema fra vita pubblica e privata, e Ellroy vs L.A. di Francesco Zippel (Cultura) che indaga il rapporto difficile tra lo scrittore noir più amato dal cinema americano e Los Angeles, la sua città. Il Nastro d’Argento per il Miglior documentario tra i titoli della selezione speciale dedicata quest’anno alla ‘Musica’ va, infine, ad Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco di Cristiana Mainardi che accende finalmente un riflettore sulla storia e sul valore di un autore straordinario tra memorie e musica, ripercorrendone la carriera artistica e personale tra molte testimonianze importanti.

I Giornalisti Cinematografici (SNGCI) hanno anche assegnato tre Premi speciali: a Toni D’Angelo per la regia del documentario dedicato al padre Nino D’Angelo, Nino. 18 giorni, racconto di una vita non solo artistica segnata dal grande successo popolare ma anche da forti delusioni. Una storia intensa che svela l’anima di un artista molto amato che da mezzo secolo attraversa la canzone come il cinema, fin dai ‘musicarelli’, accompagnato dall’affetto di tante generazioni e, nonostante molte difficoltà, sempre fedele alle proprie radici. Un altro Premio è andato alla straordinaria avventura di Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes autori di San Damiano: due anni di lavoro sul campo – seguiti da una straordinaria riflessione nel dibattito che ne ha poi accompagnato le proiezioni in sala – per raccontare il mondo  degli ultimi e della vita borderline intorno alla stazione Termini di Roma. Il documentario segue in particolare la quotidianità di Damien, senzatetto polacco trentacinquenne arrivato in Italia in cerca di una nuova vita che si è fermata, però, sulla torre più alta delle Mura Aureliane, a un passo da Termini, nel peggior degrado di un’ esistenza fatta di espedienti di ogni genere sognando un successo da cantante. Particolarmente significativo infine, anche da un punto di vista giornalistico, il Premio speciale a Quarant’anni senza Giancarlo Siani di Filippo Soldi, omaggio alla storia del giovane cronista de ‘Il Mattino’ assassinato sotto casa dalla camorra nel 1985, che ha pagato con la vita il coraggio e la tenacia di non lasciarsi mai intimidire dalle minacce.

Con i Nastri d’Argento e i tre Premi speciali protagonisti della premiazione romana, ancora una volta al Cinema  Barberini di Roma, una menzione speciale – oltre la selezione ufficiale – è stata assegnata ad un documentario decisamente originale: The Madmen Coach di Carlo Liberatori, storia della prima nazionale senegalese di calcio per persone con problemi di salute mentale. Un film che dimostra come lo sport, in questo caso il calcio,  riesca a vincere la sfida contro i pregiudizi più radicati, diventando un rifugio inclusivo ma anche  un’opportunità di riscatto e di guarigione. Proprio come dimostra l’esperienza dello psichiatra Santo Rullo, che ha fortemente voluto e guidato l’esperimento mettendone a fuoco poi il racconto con Valerio Di Tommaso e Carlo Liberatori che ha diretto il film.

Il ‘Nastro della legalità’

Completa come ogni anno il palmarès dei Nastri d’Argento per i Documentari il ‘Nastro della legalità’ andato al film Giulio Regeni – Tutto il male del mondo e già consegnato al regista Simone Manetti, agli autori Emanuele Cava e Matteo Billi e ai produttori Ganesh e Fandango, rendendo omaggio anche ai genitori – Paola Deffendi e Claudio Regeni – del ricercatore italiano torturato e assassinato in Egitto, e alla tenacia dell’avvocata Alessandra Ballerini che li affianca da dieci anni nella battaglia per la giustizia e i diritti civili. 

La selezione ufficiale

È disponibile sul sito d’informazione del SNGCI www.cinemagazineweb.it firmata dal Direttivo Nazionale dei Giornalisti Cinematografici Italiani che ha appena concluso il suo mandato (ed è pronto ad un nuovo triennio, rinnovato nella composizione). Ne hanno fatto parte con Laura Delli Colli (Presidente), Fulvia Caprara (Vicepresidente), Oscar Cosulich, Susanna Rotunno, Paolo Sommaruga, Stefania Ulivi e Maurizio di Rienzo, in particolare per il coordinamento delle proposte esaminate. Sono stati 195 i documentari visionati, editi nel 2025 e proposti entro il 31 dicembre scorso dai Festival più importanti o nelle rassegne specializzate, e in qualche caso, usciti in sala e/o trasmessi poi su reti o piattaforme televisive. 

 I Nastri d’Argento Documentari 2026

IL ‘DOCUMENTARIO DELL’ANNO’

Attitudini: Nessuna di Sophie Chiarello

‘CINEMA DEL REALE’

Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi

‘CINEMA, SPETTACOLO, CULTURA’ 

CINEMA

Roberto Rossellini – Più di una vita di Ilaria De Laurentiis, Andrea Paolo Massara, Raffaele Brunetti

CULTURA

Ellroy vs L.A. di Francesco Zippel

‘MUSICA’

(Selezione speciale 2026)

Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco di Cristiana Mainardi

I PREMI SPECIALI 

Quarant’anni senza Giancarlo Siani di Filippo Soldi (Cinema del reale)

San Damiano di Gregorio Sassoli, Alejandro Cifuentes (Cinema del reale)

Nino. 18 giorni alla regia di Toni D’Angelo (selezione speciale Musica)

Menzione speciale

The Madmen Coach di Carlo Liberatori (fuori selezione)

IL NASTRO DELLA LEGALITÀ

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo di Simone Manetti

Agente Speciale Legs Weaver: il trailer della miniserie dal 6 marzo su RaiPlay

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Il 6 marzo arriva in esclusiva su RaiPlay Agente Speciale Legs Weaver, la nuova serie animata prodotta da Sergio Bonelli Editore, in collaborazione con Rai Kids. 4 episodi da 10 minuti dedicati allo storico personaggio del fumetto Legs Weaver.

Creata dal dinamico trio di sceneggiatori Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna, Legs Weaver balza dalle pagine di Nathan Never direttamente sugli schermi, diventando la prima eroina femminile titolare di una testata nell’universo Bonelli. AGENTE SPECIALE LEGS WEAVER rappresenta una rivoluzione nell’adult animation firmata da Sergio Bonelli Editore: pensata specificamente per un pubblico ampio, che utilizza i codici dell’animazione con una consapevolezza e una maturità narrativa uniche nel suo genere. La scelta dell’animazione 2D rappresenta una precisa strategia creativa che mira a creare un ponte tra l’animazione occidentale e quella orientale, rivolgendosi a un pubblico di appassionati che da anni segue produzioni giapponesi pensate per un pubblico non solo di bambini.

La storia conduce gli spettatori in una futuristica metropoli chiamata Città Est, dove decine di milioni di persone navigano tra i pericoli di ogni giorno, dai piccoli criminali ai super-cattivi che sognano di conquistare il mondo. In questo contesto, Legs e i suoi colleghi dell’agenzia di vigilanza Alfa, incluso l’eroico Nathan Never, si tuffano in avventure mozzafiato, combattendo il crimine con un mix esplosivo di azione, adrenalina e una buona dose di ironia. L’atmosfera è leggera e divertente e nel cuore di ogni episodio brucia la passione per la vera avventura. AGENTE SPECIALE LEGS WEAVER è però pensata anche gli amanti della rottura della quarta parete: mentre Legs e May combattono le antagoniste, un editor sta realizzando un cartone animato su di loro, e la stessa animazione cambia stile in tempo reale, richiamando il gioco metalinguistico che da sempre caratterizza il fumetto.

Dichiara Vincenzo Sarno, Produttore Esecutivo Bonelli Entertainment e Responsabile dell’Ufficio Sviluppo di Sergio Bonelli Editore: «Con Agente Speciale Legs Weaver portiamo su RaiPlay un personaggio iconico dell’universo Bonelli, che ha saputo conquistare generazioni di lettori con la sua forza, la sua ironia e il suo spirito indipendente. Questa serie animata rappresenta per noi un passo importante: è l’incontro tra la nostra tradizione narrativa e un linguaggio contemporaneo, capace di parlare a un pubblico nuovo senza perdere l’identità e la profondità che da sempre contraddistinguono le nostre storie. Legs è un’eroina moderna e assieme a Rai Kids siamo orgogliosi di vederla finalmente protagonista anche sullo schermo”.

Agente Speciale Legs Weaver

Una produzione Sergio Bonelli Editore con la partecipazione di Rai Kids.

Cast tecnico-artistico

  • Regia: Federico Rossi Edrighi e Raffaele Compagnoni
  • Soggetto: Michele Medda, Antonio Serra, Bepi Vigna
  • Adattamento e Sceneggiature: Adriano Barone
  • Produttore Esecutivo: Vincenzo Sarno
  • Direttore di Produzione: Antonio Navarra
  • Produttore Rai: Sonia Farnesi
  • Produttori Creativi: Giovanni Masi, Mauro Uzzeo
  • Produttori Associati Federico Riboldazzi, Marco Ficarra
  • Story Editor: Giovanni Mattioli
  • Musiche originali: NAIP
  • Voce Editor: Alex Cendron

Il Testamento di Ann Lee, il nuovo trailer del film con Amanda Seyfried

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Il nuovo trailer de Il Testamento di Ann Lee, il film targato Searchlight Pictures che arriverà nelle sale italiane il 12 marzo. Leggi la nostra recensione in anteprima dal Festival di Venezia 82.

Dalla pluripremiata sceneggiatrice e regista Mona Fastvold (The World to Come, The Brutalist) arriva la straordinaria storia vera di Ann Lee, fondatrice della setta religiosa nota come gli Shakers. La candidata all’Oscar® Amanda Seyfried interpreta l’indomabile leader del movimento, che predicava l’uguaglianza di genere e sociale ed era venerata dai suoi seguaci. Il Testamento di Ann Lee cattura l’estasi e il tormento della sua missione utopica, con oltre una dozzina di inni tradizionali Shaker reinterpretati come movimenti estatici, coreografati da Celia Rowlson-Hall (Vox Lux) e accompagnati da brani originali e colonna sonora firmati dal vincitore dell’Oscar® Daniel Blumberg (The Brutalist).

Fastvold si è imbattuta negli inni degli Shaker, che l’hanno spinta a riportare alla luce la storia di Ann Lee, una figura così forte eppure sorprendentemente poco conosciuta come “leader religiosa femminista ribelle nell’America della fine del 1700”, ricorda. Convinta che Lee fosse stata completamente ignorata dalla storia, Fastvold ha deciso di scrivere, produrre e dirigere questo film con grande passione, spiegando: “Per me, essere un’artista significa sempre lottare per creare l’impossibile: è questo che mi ha attratto di Ann Lee. Questo film è un omaggio al suo sogno e al silenzio che ora lo circonda”.

Scritto da Fastvold e Brady Corbet, Il Testamento di Ann Lee ha ottenuto molti riconoscimenti nei festival cinematografici e ha ricevuto numerose nomination, tra cui quella ai Golden Globe come Miglior Attrice in un Film – Musical o Comedy e quella della Critics Choice Association. Il film, che vede anche la partecipazione di Thomasin McKenzie, Lewis Pullman, Stacy Martin, Tim Blake Nelson e Christopher Abbott, arriverà nelle sale italiane il 12 marzo.

Scary Movie: il trailer del nuovo capitolo in arrivo questa estate

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Paramount Pictures presenta, in collaborazione con Miramax, una produzione dei fratelli Wayans: arriva il nuovo Scary Movie, per la regia di Michael Tiddes, con personaggi ideati da Shawn Wayans & Marlon Wayans & Buddy Johnson & Phil Beauman e Jason Friedberg & Aaron Seltzer e da una sceneggiatura di Marlon Wayans & Shawn Wayans & Keenen Ivory Wayans & Craig Wayans & Rick Alvarez.

Nel cast di Scary Movie compaiono: Marlon Wayans, Shawn Wayans, Anna Faris, Regina Hall, Damon Wayans Jr., Gregg Wayans, Kim Wayans, Benny Zielke, Cameron Scott Roberts, Cheri Oteri, Chris Elliott, Dave Sheridan, Heidi Gardner, Lochlyn Munro, Olivia Rose Keegan, Ruby Snowber, Savannah Lee Nassif, Sydney Park. 

Il film uscirà il 10 giugno distribuito da Eagle Pictures.

La trama di Scary Movie (2026)

Ventisei anni dopo essere sfuggiti a un killer mascherato fin troppo familiare (“Ghostface”), i Core Four tornano nel mirino dell’assassino — e nessun franchise horror è al sicuro. Marlon Wayans (“Shorty”), Shawn Wayans (“Ray”), Anna Faris (“Cindy”) e Regina Hall (“Brenda”) si riuniscono in Scary Movie insieme a volti amatissimi di ritorno e nuove facce pronte a fare a pezzi reboot, remake, requel, prequel, sequel, spin-off, elevated horror, origin story, qualsiasi cosa contenga la parola “legacy” e ogni “capitolo finale” che finale non è mai. Niente è sacro. Nessun cliché sopravvive. Ogni limite viene superato. I Wayans sono tornati per cancellare la Cancel Culture.

Karl Urban vorrebbe tornare come Giudice Dredd in un nuovo film

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Karl Urban vorrebbe tornare come Giudice Dredd in un nuovo film

Karl Urban ha appena accennato a un possibile ritorno a uno dei suoi personaggi sovrumani. L’attore ha recentemente recitato al fianco di Priyanka Chopra Jonas nel nuovo film Amazon Prime The Bluff, un film d’avventura sui pirati con una forte protagonista femminile e epici duelli con la spada. I due hanno parlato con The Playlist del loro tempo sul set e dei prossimi progetti. È stato allora che Urban ha rivelato il ruolo che più gli piacerebbe rivisitare.

Nel 2012 ha interpretato il giudice Dredd nel film Dredd – Il giudice dell’apocalisse. Il suo personaggio non ha poteri da supereroe, ma è un eccellente tiratore, un combattente superiore in tutte le forme di combattimento ed è un essere umano al massimo delle sue capacità. Fa rispettare la legge nella città immaginaria di Mega-City One, invasa dai criminali.

Mi piacerebbe molto riprendere quel ruolo. Davvero. Mi sono divertito tantissimo a girare quel film“. Ha affermato l’attore: ”Se non ne farò parte, mi sta bene. Voglio solo vedere altre storie di Dredd“. Nel luglio 2025 è stato riportato che Taika Waititi è stato scelto per dirigere un nuovo film su Giudice Dredd che sarà scritto da Drew Pearce, noto per Mission: Impossible – Rogue Nation. Al momento, non si sa molto del film, ma è stato detto che sarà basato più sui fumetti che sulle precedenti interpretazioni live-action del personaggio.

Waititi è noto per aver già portato alcune storie di fumetti sul grande schermo. Non solo ha diretto entrambi i film Marvel Thor: Ragnarök e Thor: Love and Thunder, ma ha anche diretto e recitato nel film What We Do in the Shadows e nella satira sulla Seconda Guerra Mondiale Jojo Rabbit, che gli è valsa un Oscar. Al momento Waititi è però impegnato su molteplici progetti, per cui non è chiaro se e quando si occuperà di un nuovo Giudice Dredd. Di conseguenza, al di là delle speranze di Karl Urban, non ci sono certezze riguardo un suo ritorno nel ruolo.

Zendaya e Tom Holland sono già sposati? Le parole di Law Roach accendono i rumor

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Secondo recenti notizie, Zendaya e Tom Holland si sarebbero già sposati. Law Roach ha dichiarato ad Access Hollywood durante gli Actor’s Awards: “Il matrimonio c’è già stato, ve lo siete perso“. Roach è lo stilista esclusivo di Zendaya dal 14 marzo 2023, quando ha deciso di prendersi una pausa dal lavoro con altre celebrità. Anche se all’epoca era esausto, ha continuato a lavorare con Zendaya perché la considerava come una sorella: “È la mia sorellina, ed è vero amore, non il falso amore del mondo dello spettacolo”.

Zendaya e il suo partner, Holland, hanno recitato insieme nel film Spider-Man: Homecoming del 2017. Sono circolate molte voci su una presunta relazione tra i due sul set, ma la loro relazione è stata confermata solo nel 2021. La coppia ha annunciato il fidanzamento nel dicembre 2024.

La data esatta del matrimonio è sconosciuta, con l’annuncio di Roach che ha sconvolto il mondo domenica sera. La coppia ha mantenuto la propria relazione per lo più privata, quindi non sorprende che le nozze siano state probabilmente un evento intimo. Il motivo dietro la segretezza è probabilmente perché sia Zendaya che Holland trovano l’attenzione nei loro confronti invadente e strana. Lei ha spiegato come volessero che la loro relazione fosse privata e qualcosa di speciale che appartenesse solo a loro.

Piuttosto strano, bizzarro, confuso e invasivo. Il sentimento che condividiamo entrambi è che quando ami davvero e tieni a qualcuno, alcuni momenti o cose vorresti fossero solo tuoi… Penso che amare qualcuno sia una cosa sacra e speciale, qualcosa che vuoi affrontare, vivere, sperimentare e goderti insieme alla persona che ami“.

La coppia è al centro dell’attenzione sin dal loro successo del 2017. Le compilation video delle loro interazioni hanno milioni di visualizzazioni. La loro leggendaria Lip Sync Battle, con Holland che esegue un medley di “Umbrella / Singin’ in the Rain” e Zendaya che rende omaggio al collaboratore Bruno Mars con “24 Karat Magic”, è ancora uno degli episodi più visti di sempre.

Il 2026 si preannuncia già un anno intenso per la star di Dune. Zendaya ha in programma 4 film di successo e il ritorno di Euphoria. Due dei suoi film vedono anche la partecipazione di Holland. Entrambi recitano in The Odyssey di Christopher Nolan e tornano nei loro ruoli iconici di Peter e MJ in Spider-Man: Brand New Day.

Roach ha curato lo stile di Zendaya per molte delle sue prime cinematografiche e probabilmente sta facendo gli straordinari per preparare look unici, eleganti e in tema per tutti i red carpet a cui dovrà partecipare quest’anno. Da The Drama con Robert Pattinson ad aprile, alle uscite di dicembre Dune: Parte Tre e Shrek 5, la coppia ha chiaramente molto lavoro da fare.

Sebbene non ci sia ancora una conferma ufficiale da parte di nessuno dei due attori, il ruolo di insider di Roach aggiunge credibilità alla notizia. Tuttavia, solo il tempo dirà quando e come sceglieranno di fare l’annuncio.

 

Jason Bourne: Matt Damon potrebbe non tornare nel prossimo film

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Jason Bourne: Matt Damon potrebbe non tornare nel prossimo film

Lo sviluppo del prossimo film di Jason Bourne subisce un cambio importante: a quanto pare Matt Damon non tornerà più nel ruolo dell’agente segreto. A settembre, Edward Berger aveva confermato a THR di essere ancora pronto a dirigere il nuovo capitolo: “Lo farò se Matt vorrà farlo. Dobbiamo sentire che stiamo aggiungendo qualcosa di nuovo ai grandi film di Bourne già esistenti. Solo così Matt vorrà farlo e io avrò voglia di dirigere”.

Oggi, però, sembra che Damon abbia deciso di dire addio al personaggio. La notizia arriva grazie a Jeff Sneider, che nel podcast The Hot Mic ha accennato a un imminente annuncio ufficiale riguardante il franchise, confermando che Damon non sarà più coinvolto. Lo scorso marzo, Universal ha riacquisito i diritti della saga con l’obiettivo di “rilanciare” il franchise, probabilmente attraverso un reboot. L’ultimo script, firmato da Joe Barton (Black Doves), è già pronto, ma a questo punto non si sa chi potrebbe interpretare il nuovo Bourne.

La saga, ad oggi, ha incassato complessivamente 1,64 miliardi di dollari al botteghino mondiale. I primi tre film — Identity, Supremacy e Ultimatum — rimangono i più apprezzati, mentre gli ultimi due capitoli hanno ricevuto critiche tiepide, riducendo l’entusiasmo per un eventuale sesto episodio. L’ultimo Bourne con Damon è stato il film del 2016, Jason Bourne, diretto nuovamente da Paul Greengrass, che pur ottenendo recensioni moderate ha incassato oltre 400 milioni di dollari nel mondo. Chi prenderà il posto di Damon resta un mistero, ma Universal sembra intenzionata a far tornare l’agente segreto sul grande schermo.

Sarah Michelle Gellar conferma un easter egg di Buffy in Finché Morte non ci Separi 2

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Sarah Michelle Gellar ha rivelato un delizioso ricordo per i fan di Buffy – l’Ammazzavampiri, il suo iconico ruolo degli anni ’90, parlando del suo coinvolgimento nel prossimo sequel della commedia horror Finché Morte non ci Separi 2.

Finché Morte non ci Separi 2 riprende subito dopo gli eventi del sorprendente successo del 2019 Finché Morte non ci Separi. In quell’originale, Grace MacCaullay, interpretata da Samara Weaving, ha vissuto un matrimonio infernale quando il tradizionale gioco a nascondino dei suoi nuovi suoceri si è trasformato in una lotta mortale per la sopravvivenza. Finché Morte non ci Separi 2 vede protagonisti Weaving, Gellar, Kathryn Newton, Elijah Wood, Shawn Hatosy, Néstor Carbonell e Kevin Durand.

Parlando del film con Entertainment Tonight, Sarah Michelle Gellar ha rivelato che Kathryn Newton, che interpreta Faith, la sorella di Grace, ha intenzionalmente fatto riferimento a uno dei look di Buffy per il suo personaggio, cosa di cui Gellar inizialmente non si era nemmeno resa conto. Leggi il commento completo di Gellar qui sotto:

La cosa davvero divertente è che non sapevo nulla di tutto questo. Così Kathryn [Newton] ha portato una foto di Buffy con questo vestito. Aveva in un certo senso un’idea di cosa fosse.

E poi sono nella prima scena con lei e le ho detto: “Sai, il tuo vestito mi ricorda qualcosa”. E lei: “Davvero?”. Quindi abbiamo un bellissimo fianco a fianco. Sì, l’acconciatura è esattamente la stessa.

Il look a cui Newton faceva riferimento non era altro che l’iconico outfit di Gellar nell’episodio pilota di Buffy – l’ammazzavampiri. Il personaggio di Newton in Finché Morte non ci Separi 2 replica il look, dalla camicia blu abbottonata all’acconciatura spettinata. È un piccolo ma potente Easter egg che i fan di Buffy apprezzeranno moltissimo quando il nuovo film arriverà al cinema.

Il duo di Radio Silence, Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, tornano alla regia per l’attesissimo sequel, ambientato subito dopo gli eventi del suo predecessore, dopo che Grace è stata avvicinata dalla polizia nel finale del primo Ready or Not.

La rivelazione di Gellar sull’abbigliamento di Faith aggiunge un ulteriore livello di divertimento all’uscita del film, soprattutto per coloro che sono cresciuti con Buffy. La serie soprannaturale degli anni ’90 è diventata un punto fermo della cultura pop grazie al suo mix di horror, umorismo e un’attenta caratterizzazione dei personaggi, e vederne l’influenza, anche solo con un piccolo accenno, nel sequel di un amato film horror contemporaneo non può che suscitare entusiasmo.

Finché Morte non ci Separi 2 uscirà nei cinema questa primavera, inaugurando un nuovo capitolo della serie horror di culto. Con i suoi giochi letali, il nuovo cast e i giocosi richiami alla storia dell’horror, il sequel si preannuncia come uno dei film più attesi del 2026. Il film arriverà nei cinema il 9 aprile.

Revenant – Redivivo, le principali differenze rispetto alla storia vera di Hugh Glass

Revenant – Redivivo è basato sulla storia vera di Hugh Glass; l’esploratore non morì dopo gli eventi raccontati nel film che è ambientato nel 1823. Infatti Glass morì solo un decennio dopo, nel 1833. Dopo gli eventi del film, Glass tornò a casa e continuò a partecipare a spedizioni.

Per quanto incredibile possa sembrare il viaggio di Hugh Glass nel film, Revenant – Redivivo rimane piuttosto fedele ai fatti relativi agli eventi reali e alla vita di Glass. Tuttavia, il film modifica anche aspetti chiave del personaggio, come la moglie Pawnee e il figlio, entrambi figure di finzione. Anche il finale apporta alcuni cambiamenti rispetto a ciò che accadde realmente, sia condensando il suo viaggio sia alterando lo scontro finale con Fitzgerald.

revenant-redivivo-filmSe l’idea che Glass non uccida personalmente Fitzgerald può essere sembrata a qualcuno un anticlimax cinematografico, nella storia vera è addirittura peggio. Glass riesce a rintracciare Fitzgerald fino a una base dell’esercito, dove scopre che si è arruolato da poco. A Glass viene detto che non gli è permesso uccidere un soldato, altrimenti verrebbe arrestato. Invece, Glass si limita a chiedere che Fitzgerald gli restituisca il fucile che gli era stato sottratto.

La storia di Glass è stata adattata in numerosi libri, ma poiché nessuna delle fonti è Glass stesso, è difficile stabilire quale sia la versione autentica dei fatti. The Hollywood Reporter riporta anche un’altra versione degli eventi, in cui Glass incontra finalmente Fitzgerald e sceglie semplicemente di perdonare l’uomo che gli aveva fatto un torto, in modo simile a quanto fa con Bridger nel film. Sebbene questi finali avrebbero potuto offrire spunti interessanti sul tema della vendetta in Revenant – Redivivo, non sorprende che il film abbia scelto una direzione diversa.

Revenant – Redivivo, spiegazione del finale: Hugh Glass ottiene la sua vendetta?

Il finale di Revenant – Redivivo chiude la sconvolgente storia di sopravvivenza di Alejandro González Iñárritu. Revenant è uno dei film più acclamati dalla critica e più memorabili degli anni 2010; il film che ha finalmente fatto vincere a Leonardo DiCaprio l’Oscar come Miglior Attore; è riuscito a mantenere il suo status di uno dei western moderni e delle storie di vendetta più iconiche, e a 10 anni dalla sua prima uscita in sala, torna sugli schermi italiani. Una buona occasione per ripercorrere la tragica eppure sorprendente e avventurosa parabola di Hugh Glass.

Revenant racconta la storia vera di Hugh Glass (Leonardo DiCaprio), un uomo di frontiera dei primi anni dell’Ottocento che rimane bloccato nei boschi dopo essere stato tradito dal suo gruppo e attaccato da un orso. Nonostante ciò, Glass riesce a trascinarsi attraverso la foresta nel tentativo di dare la caccia a coloro che lo hanno tradito e ottenere la sua vendetta. Revenant – Redivivo vanta un cast di grande richiamo, con DiCaprio affiancato da Tom Hardy, Will Poulter, Domhnall Gleeson e altri. Il finale del film conclude l’epico e durissimo viaggio del protagonista, ma merita di essere esplorato più a fondo.

Cosa succede nel finale di Revenant – Redivivo

Il film di Alejandro González Iñárritu inizia presentando una situazione estremamente tragica per Hugh Glass: il suo gruppo lo tradisce abbandonandolo dopo che viene attaccato da un orso grizzly. L’abbandono di Hugh Glass da parte del gruppo implica che suo figlio Hawk debba andare via con loro, ma lui si rifiuta. Quando Tom S. Fitzgerald (interpretato da Hardy) tenta di uccidere Glass, Hawk cerca di fermarlo, e questo porta Fitzgerald ad accoltellare Hawk a morte. Glass viene quindi lasciato indietro e dato per morto; lui però lentamente recupera le forze prima di iniziare a strisciare attraverso la natura selvaggia per dare la caccia a Fitzgerald.

Verso la fine del film, una squadra di ricerca trova Glass, a malapena ancora vivo, e lui spiega che Fitzgerald è il responsabile dell’omicidio di Hawk. Il gruppo parte quindi alla caccia di Fitzgerald, che è in fuga. Glass e Fitzgerald finiscono per trovarsi da soli, ed è qui che avviene lo scontro. Sebbene Glass abbia la possibilità di uccidere Fitzgerald, decide invece di spingerlo nel fiume, permettendogli di essere trascinato a valle fino a un gruppo di nativi americani Arikara. Gli Arikara uccidono Fitzgerald e Glass se ne va, dopo aver avuto un’ultima conversazione con lo spirito di sua moglie.

revenant-redivivo-tom-hardyHugh Glass muore alla fine del film?

Revenant – Redivivo si conclude con una nota strana: l’ultima scena mostra Hugh Glass mentre parla con lo spirito di sua moglie. Sebbene la moglie venga menzionata più volte nel corso del film, questa apparizione spettrale ha implicazioni particolari, che potrebbero suggerire che Hugh Glass sia effettivamente anche lui morto. Dopotutto, Glass è sull’orlo della morte per gran parte del film, e il suo desiderio di vendetta è l’unica cosa che lo mantiene in vita. Il finale potrebbe quindi essere interpretato come il momento in cui Glass si concede finalmente di morire in pace, ricongiungendosi alla moglie e al figlio nell’aldilà.

Tuttavia, non è così. Revenant – Redivivo è basato sulla storia vera di Hugh Glass, e la figura reale non morì dopo gli eventi raccontati nel film. È ambientato nel 1823, e Glass morì solo un decennio dopo, nel 1833. Dopo gli eventi del film, Glass tornò a casa e continuò a partecipare a spedizioni. L’apparizione dello spirito della moglie di Glass non rappresenta quindi la sua morte, ma è piuttosto un simbolo dei veri desideri familiari che alimentano la sua vendetta.

Hugh Glass non ottiene la sua vendetta

Nonostante la vendetta sia ciò che guida Hugh Glass per tutta la durata di Revenant – Redivivo, uno degli aspetti più interessanti del finale è che in realtà Glass non ottiene davvero la sua vendetta. L’obiettivo principale di Glass è raggiungere Fitzgerald e presumibilmente ucciderlo, con la sua rabbia che rappresenta il fattore decisivo dietro la sua capacità di sopravvivere all’attacco dell’orso e di trascinarsi fino a casa. In un western di vendetta più tradizionale, il momento in cui Glass raggiunge Fitzgerald sarebbe quello trionfale in cui Glass lo uccide — ma qui non accade.

Invece, Glass decide di mandare Fitzgerald lungo il fiume, permettendo agli Arikara di fare il lavoro al posto suo. Questo dimostra che Glass ha compreso che la vendetta non è la chiave della felicità, e che il suo desiderio di vendetta porta solo delusione. Sebbene Glass sappia che Fitzgerald finirà morto, la decisione di lasciarlo al suo destino fa da parallelo alla scelta di Fitzgerald di lasciare Glass indietro, così l’arco narrativo di Fitzgerald funge da contrappunto a quello di Glass.revenant-redivivo-leonardo-di-caprio

Revenant – Redivivo è un western che va contro i tropi razzisti del genere

Uno degli aspetti più interessanti di Revenant – Redivivo è il modo in cui tratta i nativi americani, presentandosi come un western che va contro i tropi razzisti del genere. Il western ha storicamente rappresentato i nativi americani in modo negativo, dipingendo i popoli indigeni come violenti antagonisti. Il film sovverte immediatamente questo schema, mostrando il figlio di Hugh Glass come mezzo Pawnee e ponendo il suo omicidio al centro della storia di vendetta di Glass. Commenti razzisti su Hawk vengono fatti continuamente, ma il film si impegna a dimostrare quanto queste visioni siano sbagliate.

A un livello ancora più profondo, Revenant – Redivivo diventa una storia di vendetta per i nativi americani: infatti Glass che rinuncia letteralmente alla propria vendetta per permettere agli Arikara di ottenere la loro. Nel corso del film, gli Arikara vengono usati come capri espiatori e massacrati, con Fitzgerald che li sfrutta come scusa per abbandonare Glass. Sebbene a tratti siano antagonisti, The Revenant li ritrae in una luce estremamente empatica, andando contro i tropi di molti altri western. Inoltre il film ha rappresentato gli Arikara con grande accuratezza storica, rafforzando ulteriormente questa narrazione positiva.

Il vero significato del finale di The Revenant

Nel suo nucleo, Revenant – Redivivo è un film sulla vendetta. Iñárritu pone domande sul valore della vendetta e su chi la meriti davvero, affermando al contempo che il desiderio di vendetta porta solo distruzione e delusione. Le storie di vendetta vengono spesso rappresentate come eroiche, ma la vendetta qui sovverte questa idea, utilizzando la vicenda di Hugh Glass per mettere in luce i pericoli di queste ossessioni. Sebbene Revenant – Redivivo sia un film popolare che gioca con molti tropi del western, è proprio questo punto tematico centrale a renderlo davvero straordinario.

Lo chiamavano Jeeg Robot, la spiegazione del finale: Enzo diventa Hiroshi Shiba

In occasione dell’anniversario della sua uscita in sala, 10 anni fa, Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti torna al cinema il 2, 3 e 4 marzo, in versione rimasterizzata 4K. Il film, con Claudio Santamaria, Luca Marinelli e Ilenia Pastorelli è stato un vero e proprio fenomeno per il cinema italiano e per tutto il pubblico, innamoratosi di Enzo Ceccotti, di Alessia e soprattutto dello Zingaro.

Ma cosa succede davvero alla fine del film e qual è la sorte dei nostri anti(eroi)? Ecco la spiegazione del finale di Lo chiamavano Jeeg Robot.

Cosa succede alla fine di Lo chiamavano Jeeg Robot?

Il finale del film non può essere capito senza ricordare il percorso di Enzo Ceccotti. Enzo non nasce come eroe: è un ladro solitario, cinico, privo di empatia, interessato solo alla propria sopravvivenza. I suoi poteri non lo rendono automaticamente “migliore”; al contrario, all’inizio li usa per scopi egoistici.

La svolta arriva con la morte di Alessia, evento che spezza definitivamente l’equilibrio del personaggio. È proprio la perdita — non il potere — a costringerlo a guardarsi dentro. Il finale rappresenta quindi il momento in cui Enzo decide chi vuole essere, non perché costretto, ma per scelta.

La morte di Alessia: il trauma che dà senso al sacrificio

Alessia muore prima del climax finale, ma la sua assenza domina ogni scena conclusiva. Uccisa dallo Zingaro, Alessia non è solo una vittima: è la fonte morale del cambiamento di Enzo. Lei vedeva Enzo come Hiroshi Shiba, l’eroe di Jeeg Robot, proiettando su di lui una missione che lui inizialmente rifiuta.

Nel finale, Enzo non combatte “per vendetta” nel senso classico, ma per onorare lo sguardo che Alessia aveva su di lui. Il suo sacrificio non è inutile: è ciò che trasforma un uomo senza legami in qualcuno disposto a morire per gli altri. La ragazza muore tragicamente, ma diventa il cuore simbolico del film. È l’unico personaggio che “vince” davvero, perché la sua visione dell’eroe si realizza.

Lo Zingaro: l’antagonista come specchio distorto dell’eroe

Lo Zingaro è il villain perfetto perché è, in fondo, il riflesso oscuro di Enzo. Lui cerca riconoscimento, fama, potere. Ma mentre Enzo è costretto a confrontarsi con il dolore, lo Zingaro lo rifiuta.

Il confronto finale tra Enzo e lo Zingaro non è solo fisico: è ideologico. Una volta che anche lo Zingaro ha acquisito i poteri, lo scontro fisico è ad armi pari, ma il potere della motivazione dà una forza diversa a Enzo. Lo Zingaro combatte per il proprio ego; Enzo combatte per qualcosa che va oltre sé stesso. Viene sconfitto e muore nell’esplosione finale. La sua morte è coerente: un uomo che vive per lo spettacolo finisce distrutto dallo spettacolo stesso.

Lo chiamavano Jeeg Robot castIl sacrificio finale: Enzo diventa Hiroshi Shiba

Alla fine del film, Enzo viene creduto morto insieme allo Zingaro. I due sono toccati dall’esplosione, ma nell’ultima epica inquadratura finale scopriamo che Enzo guarda Roma dall’alto del Colosseo, la sua città ha bisogno di lui e lui, indossato il manto di Jeeg (la maschera che gli aveva realizzato Alessia per assomigliare all’eroe dell’anime giapponese), si avvia verso il suo destino di eroe non più riluttante, per proteggere i deboli. Non sarà mai un eroe classico, ma avrà sempre il cuore dalla parte giusta. E così Enzo si trasforma in Hiroshi Shiba, l’eroe che era sempre stato agli occhi di Alessia.

L’idea originale della trama di Scream 7 svelata dai registi dei precedenti capitoli

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Scream 7 (leggi qui la recensione) avrebbe potuto avere un aspetto molto diverso. Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett sono entrati a far parte del franchise di Scream nel 2022 con il sequel omonimo, inaugurando una nuova era per Ghostface. Sebbene il loro seguito, Scream 6 del 2023, sia stato un grande successo, il duo di registi, che costituisce i due terzi del team di produzione Radio Silence, ha infine lasciato il franchise per realizzare Abigail (2023).

In un’intervista con EW, Bettinelli-Olpin e Gillett rivelano però di aver avuto alcuni progetti iniziali per Scream 7 prima di decidere di concentrare i loro sforzi altrove. Il duo chiarisce di non essere arrivato al punto di contattare gli sceneggiatori, ma dipinge un quadro di un film che avrebbe portato il franchise in una direzione cupa e particolarmente intensa. Come spiega Bettinelli-Olpin: “Non abbiamo mai letto una bozza di nessuna versione di Scream 7 che avremmo realizzato perché prima avevamo lasciato il progetto per dedicarci ad Abigail“.

L’idea che avevamo in mente per Scream 7 era più o meno questa: ‘Fino a che punto possiamo spingerci?’. Ne abbiamo parlato molto. Per noi, l’idea era sempre questa: se Scream VI è come un film segreto che ti fa stare bene, Scream 7 ti distruggerà. Questo è tutto ciò che abbiamo potuto fare”. Gillett aggiunge poi ulteriori dettagli sull’approccio che avevano immaginato in termini di portata, spiegando che avrebbero reso il film più contenuto e immediato rispetto al più vasto Scream 6, ambientato a New York City.

Dato che abbiamo ampliato la portata della storia andando a New York, l’altra cosa di cui avevamo parlato – solo Matt e io, tra l’altro, non era una conversazione con gli sceneggiatori – era: ‘Come si fa il contrario per il 7?’. Ad esempio, ridurlo e renderlo ultra-contenuto, quasi continuo, come una cosa minuto per minuto. Ma al di là della nostra stupida idea, non eravamo a conoscenza di alcun piano oltre al semplice ‘Ce ne sarà un altro’“.

Sia Scream del 2022 che il suo seguito del 2023 sono stati accolti favorevolmente dalla critica e hanno avuto successo al botteghino. I due film di Radio Silence hanno introdotto una manciata di nuovi personaggi, tra cui le sorelle Sam e Tara Carpenter, interpretate rispettivamente da Melissa Barrera e Jenna Ortega, pronte a portare avanti il franchise. Dopo che Bettinelli-Olpin e Gillett hanno deciso di perseguire Abigail invece di un’altra uscita di Ghostface, il regista Christopher Landon è stato coinvolto per continuare la storia delle sorelle Carpenter.

Questa versione di Scream 7 è però fallita dopo che Barrera è stata licenziata per i suoi tweet provocatori sul conflitto tra Israele e Hamas e Ortega ha lasciato il progetto a causa di conflitti di programmazione, il che a sua volta ha portato all’abbandono di Landon. Il film ha quindi subito un’altra svolta, con il ritorno dello sceneggiatore originale di Scream, Kevin Williamson, alla serie per scrivere e dirigere il settimo capitolo. Dopo aver saltato il film precedente a causa di una disputa salariale, Neve Campbell torna nei panni di Sidney Prescott per affrontare un nuovo Ghostface che ha preso di mira sua figlia adolescente.

Scream 8 è già in lavorazione, ma Bettinelli-Olpin e Gillett non sembrano avere piani immediati per tornare al franchise. Il prossimo film del duo è Finché morte non ci separi 2, che uscirà nelle sale il 20 marzo. Anche se la loro visione originale per Scream 7 probabilmente non vedrà mai la luce, è chiaro che avrebbe portato il franchise in una direzione diversa.

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Harry Potter, Cillian Murphy ribadisce: “Non interpreterò Voldemort”

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Le speculazioni sui piani della HBO riguardo a Lord Voldemort nella prossima serie TV di Harry Potter continuano a dominare le conversazioni tra i fan del mondo magico. Sebbene il personaggio non compaia fisicamente nei libri fino al quarto volume, Il calice di fuoco, il suo volto simile a quello di un serpente è visibile sulla nuca del professor Raptor in La pietra filosofale. Una versione più giovane del cattivo, lo studente di Hogwarts Tom Riddle, è anche una parte importante de La camera dei segreti.

Le foto dal set di Harry Potter suggeriscono che la prima stagione conterrà un flashback della notte in cui Voldemort uccise i genitori di Harry. Si tratta di una sequenza riservata a una parte molto più avanzata dei romanzi, e sono circolate voci su tutto, dal doppiatore scelto al possibile ruolo di una donna nei panni di Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato. Un nome che è però stato ripetutamente citato (anche da Ralph Fiennes, che ha interpretato Voldemort nei film di Harry Potter) è quello di Cillian Murphy, protagonista di Oppenheimer.

Durante una recente intervista con The Times, l’attore irlandese ha però ribadito la sua estraneità alla serie Harry Potter. “Non interpreterò assolutamente Voldemort”, ha dichiarato Murphy. “Potete metterlo in titolo?” Non è una grande sorpresa. Anche se Murphy ha recitato in alcune serie televisive come Peaky Blinders, la serie HBO vede protagonisti principalmente attori che ci si aspetta di vedere sul piccolo schermo, con poche eccezioni. Tenendo presente questo, non sembra probabile che Harry Potter avrà come protagonista un attore di prima grandezza nel ruolo di Voldemort, soprattutto perché si tratterebbe di un impegno di quasi un decennio.

Cosa sappiamo della serie HBO su Harry Potter

La prima stagione sarà tratta dal romanzo La pietra filosofale e abbiamo già visto alcuni altri momenti chiave del romanzo d’esordio di J.K. Rowling essere trasposti sullo schermo. La prima stagione di Harry Potter dovrebbe essere girata fino alla primavera del 2026, mentre la seconda stagione entrerà in produzione pochi mesi dopo. Ogni libro dovrebbe costituire una singola stagione, il che significa che avremo sette stagioni nell’arco di quasi un decennio.

HBO descrive la serie come un “adattamento fedele” della serie di libri della Rowling. “Esplorando ogni angolo del mondo magico, ogni stagione porterà ‘Harry Potter’ e le sue incredibili avventure a un pubblico nuovo ed esistente”, secondo la descrizione ufficiale. Le riprese dovrebbero avere inizio nel corso dell’estate 2025, per una messa in onda prevista per il 2026.

La serie è scritta e prodotta da Francesca Gardiner, che ricopre anche il ruolo di showrunner. Mark Mylod sarà il produttore esecutivo e dirigerà diversi episodi della serie per HBO in collaborazione con Brontë Film and TV e Warner Bros. Television. La serie è prodotta da Rowling, Neil Blair e Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e David Heyman di Heyday Films.

Come già annunciato, Dominic McLaughlin interpreterà Harry, Arabella Stanton sarà Hermione e Alastair Stout sarà Ron. Il cast principale include John Lithgow nel ruolo di Albus Silente, Janet McTeer nel ruolo di Minerva McGranitt, Paapa Essiedu nel ruolo di Severus Piton, Nick Frost nel ruolo di Rubeus Hagrid, Katherine Parkinson nel ruolo di Molly Weasley, Lox Pratt nel ruolo di Draco Malfoy, Johnny Flynn nel ruolo di Lucius Malfoy, Leo Earley nel ruolo di Seamus Finnigan, Alessia Leoni nel ruolo di Parvati Patil, Sienna Moosah nel ruolo di Lavender Brown, Bertie Carvel nel ruolo di Cornelius Fudge, Bel Powley nel ruolo di Petunia Dursley e Daniel Rigby nel ruolo di Vernon Dursley.

Si avranno poi Rory Wilmot nel ruolo di Neville Paciock, Amos Kitson nel ruolo di Dudley Dursley, Louise Brealey nel ruolo di Madama Rolanda Hooch e Anton Lesser nel ruolo di Garrick Ollivander. Ci sono poi i fratelli di Ron: Tristan Harland interpreterà Fred Weasley, Gabriel Harland George Weasley, Ruari Spooner Percy Weasley e Gracie Cochrane Ginny Weasley.

La serie debutterà nel 2027 su HBO e HBO Max (ove disponibile) ed è guidata dalla showrunner e sceneggiatrice Francesca Gardiner (“Queste oscure materie”, “Killing Eve”) e dal regista Mark Mylod (“Succession”). Gardiner e Mylod sono produttori esecutivi insieme all’autrice della serie J.K. Rowling, Neil Blair e Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e David Heyman di Heyday Films. La serie di “Harry Potter” è prodotta da HBO in collaborazione con Brontë Film and TV e Warner Bros. Television.

Il CEO di Netflix Ted Sarandos spiega perché ha abbandonato la battaglia per Warner Bros.

Netflix ha finalmente rotto il silenzio dopo una svolta scioccante nella battaglia per acquisire Warner Bros. Discovery e le sue attività. A dicembre, Netflix ha annunciato di aver raggiunto un accordo per acquistare gli studi Warner Bros. e HBO Max, con diversi comunicati stampa che annunciavano l’entusiasmante fusione. Tuttavia, Paramount Skydance e il suo CEO, David Ellison, erano alle loro calcagna in quella che sembrava una corsa senza fine per superare l’offerta di Netflix e che, alla fine, ha portato alla vittoria di Paramount.

In un’intervista con Bloomberg, il co-amministratore delegato di Netflix Ted Sarandos ha ora rivelato perché ha abbandonato la corsa all’acquisizione di WBD dopo che Paramount ha aumentato la sua offerta. WBD ha rivelato che Paramount aveva aumentato la sua offerta e ha dato a Netflix quattro giorni per rispondere, ma il gigante dello streaming si è ritirato dalla guerra delle offerte, causando uno shock in tutta Hollywood. Non era chiaro a nessuno chi volessero che vincesse.

Avevamo un margine molto ristretto che eravamo disposti a pagare e abbiamo fatto quell’offerta quando abbiamo concluso l’accordo. Non ci siamo discostati molto da quella cifra, tranne che per il passaggio al contante, che è servito ad accelerare l’accordo. Sono contento di dove siamo arrivati e contento di dove siamo usciti. Abbiamo capito subito, quando giovedì abbiamo ricevuto la notizia che avevano un’offerta superiore e i dettagli dell’accordo. Sapevamo esattamente cosa avremmo fatto“.

Il nuovo accordo della Paramount con la WBD sta causando molte speculazioni, poiché è stato rivelato che la società avrebbe preso in prestito decine di miliardi di dollari per acquisire l’entità mediatica, il che, secondo Sarandos, richiederebbe a Ellison di tagliare 16 miliardi di dollari di costi per evitare il debito, compresa l’eliminazione di migliaia di posti di lavoro. La Paramount ha dovuto pagare 2,8 miliardi di dollari a Netflix per il suo nuovo accordo, poiché la fusione originale era stata annullata.

Alla domanda se la nuova fusione della Paramount debba essere approvata, Sarandos ha dichiarato: “Dovrebbe essere esaminata con grande attenzione, così come sono lieto che la nostra sia stata esaminata con grande attenzione. Dovrebbe essere esaminata con la stessa attenzione. Ricordate, ci è stato chiesto di andare a testimoniare. Sia a me che a David. Io ci sono andato“. La nuova offerta della Paramount era di 31 dollari per azione, il che non rappresentava un aumento significativo. Tuttavia, Sarandos riteneva di avere a che fare con un acquirente irrazionale in Ellison.

Insolito, sì, insolito, irrazionale, qualunque parola vogliate usare. Sarà affascinante vedere i prossimi passi. Nelle ultime due settimane ho parlato molto di come vedo il futuro. Sono fiducioso nel nostro futuro e credo che non saremo influenzati da tutto questo. Anzi, forse sarà un vantaggio per noi. Ma spero di sbagliarmi, per il bene del settore“.

Non è tutto negativo per il co-CEO di Netflix, che lascia intendere che questa non sarà l’ultima volta che WBD potrebbe essere messa in vendita. Alla domanda se l’asset potrebbe essere nuovamente messo in vendita a breve, Sarandos ha aggiunto: “È possibile. Oppure, se si guarda alla storia della Warner Bros…”.

LEGGI ANCHE: Paramount ha vinto la “guerra delle offerte” contro Netflix: la strada per l’acquisizione di Warner Bros Discovery sembra spianata

Matrix 5: il film riceve un aggiornamento incoraggiante dal regista dopo due anni di silenzio

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Dopo che la saga cyberpunk di fantascienza Matrix è stata finalmente ripresa nel 2021, Matrix Resurrections ha ottenuto risultati deludenti al botteghino, incassando solo 160 milioni di dollari a fronte di un budget di 190 milioni. Tuttavia, ciò non ha impedito alla Warner Bros. di perseguire un nuovo capitolo con Drew Goddard alla sceneggiatura e alla regia. Dopo l’annuncio iniziale nel 2024, gli aggiornamenti su Matrix 5 sono però stati minimi, ma ora ci sono alcune buone notizie.

In un’intervista con Liam Crowley di ScreenRant per L’ultima missione – Project Hail Mary, Goddard ha confermato che il quinto capitolo è “ancora in lavorazione”. “Sono nella mia caverna a scrivere. Non so per quanto tempo rimarrò lì, ma quando ne uscirò avrò delle novità da condividere“.

Quando Matrix 5 è stato annunciato nel 2024, il dirigente della Warner Bros. Jesse Ehrman ha confermato che la storia “farà progredire il mondo fantastico senza allontanarsi troppo da ciò che ha reso la serie un successo”. Tuttavia, non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle potenziali riprese e sulla finestra di uscita, ma ciò dipenderà in ultima analisi dall’approvazione della sceneggiatura da parte dei dirigenti.

Sebbene ci siano stati pochi progressi e non sia stata definita una tempistica di produzione, il nuovo aggiornamento è rassicurante in quanto conferma che il quinto film di Matrix è ancora in fase di realizzazione. Tuttavia, i dettagli della trama rimangono segreti e non è chiaro se star del calibro di Keanu Reeves e Carrie-Anne Moss abbiano intenzione di riprendere i loro ruoli di Neo e Trinity.

Il prossimo capitolo sarà però il primo senza il coinvolgimento diretto delle sorelle Wachowski, ideatrici della popolare serie. Tuttavia, Lana Wachowski ricoprirà il ruolo di produttrice esecutiva, dopo aver già diretto il quarto capitolo senza la sorella. In ogni caso, non c’è dubbio che ci potrebbe essere una certa pressione per perfezionare la sceneggiatura alla luce di Matrix Resurrections. Anche se l’accoglienza della critica e del pubblico è leggermente migliorata rispetto al terzo film, attualmente il quarto detiene un punteggio del 63% su Rotten Tomatoes.

Purtroppo, quest’ultimo capitolo è stato considerato un flop dopo non essere riuscito a recuperare la maggior parte del budget. Tuttavia, vale la pena notare che il film è uscito durante la pandemia di COVID-19 ed è stato distribuito contemporaneamente nelle sale e in streaming su HBO Max. Va però infine sottolineato che sebbene Matrix 5 sia ancora in fase di sviluppo, non è chiaro quale impatto avrà l’accordo di acquisizione tra Warner Bros. e Paramount sullo stato del film. Fino ad allora, potrebbe volerci un po’ di tempo prima di avere maggiori certezze sul prossimo capitolo e su chi tornerà.

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Se solo potessi ti prenderei a calci: l’intervista a Rose Byrne e Mary Bronstein

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Presentato alla Festa del Cinema di Roma 2025, e in corsa agli Oscar 2026 per la migliore interpretazione femminile, Se solo potessi ti prenderei a calci (titolo originale If I Had Legs I’d Kick You) è il nuovo film di Mary Bronstein con protagonista una intensa Rose Byrne. Il film esce in sala in Italia il 5 marzo distribuito da I Wonder Pictures. Le abbiamo incontrate entrambe, ecco quello che ci hanno raccontato sul film.

Leggi la nostra recensione in anteprima del film

Scritto e diretto da Mary Bronstein, SE SOLO POTESSI TI PRENDEREI A CALCI è un film personale e visionario che indaga il momento in cui le responsabilità della vita si accumulano fino a rendere necessario ridefinire il proprio equilibrio. Protagonista è Linda, terapeuta e madre che cerca di tenere insieme la propria esistenza mentre affronta la misteriosa malattia della figlia, un marito assente, una paziente scomparsa e un rapporto sempre più conflittuale con il proprio psicologo. Le difficoltà si intrecciano trascinando lo spettatore in un percorso emotivo instabile ma profondamente umano.

Dopo aver conquistato pubblico e critica tra Cannes e Berlino ed essere stato presentato in anteprima italiana nella sezione Best of alla 20ª Festa del Cinema di Roma, Se solo potessi ti prenderei a calci (If I Had Legs I’d Kick You) arriva nelle sale italiane dal 5 marzo distribuito da I Wonder Pictures.

Cosa racconta Se solo potessi ti prenderei a calci

Una straordinaria Rose Byrne, candidata all’Oscar e vincitrice del Golden Globe, è Linda, affermata psicologa e madre alle prese con le sfide della vita quotidiana. Quando il soffitto del suo salotto le crolla letteralmente addosso, si trova davanti a una nuova prova da affrontare. Rifugiatasi in un motel con la figlia che necessita di attenzioni mediche, dovrà trovare il modo di barcamenarsi tra il lavoro, un marito assente, una paziente scomparsa e una sfilata di personaggi eccentrici, in una spirale di situazioni sempre più fuori controllo. La pluripremiata regista Mary Bronstein dirige con maestria una vicenda familiare intensa e coinvolgente, un’opera audace, ironica e vibrante che ha conquistato Sundance e Berlinale.

Actor Awards 2026: I Peccatori vince il primo premio. Ecco tutti i vincitori

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I Peccatori, un film sui vampiri ambientato nel Sud segregato, ha trionfato agli Actor Awards 2026 di domenica sera, vincendo il primo premio per il miglior cast corale in un film, mentre il suo protagonista Michael B. Jordan è stato eletto miglior attore protagonista.

The Studio, una presa in giro di molti dei potenti del pubblico, ha vinto tre premi, tra cui il miglior cast corale in una serie comica. The Pitt, un crudo medical drama, è arrivato subito dietro con due premi, tra cui il miglior cast corale in una serie drammatica.

I premi, noti come Screen Actors Guild Awards fino al cambio di nome lo scorso novembre, vengono assegnati dal sindacato SAG-AFTRA e premiano le migliori performance sia sul grande che sul piccolo schermo.

Sul fronte cinematografico, Jessie Buckley è stata scelta come migliore attrice protagonista per aver interpretato una madre addolorata in Hamnet – nel nome del figlio, mentre Jordan è stato premiato per la sua interpretazione di due gemelli contrabbandieri in “Sinners”.

“Il solo fatto di essere in questa stanza in questo momento con tutte queste persone che mi hanno visto crescere davanti alla telecamera… sento l’amore e il sostegno che mi avete sempre dato e che mi hanno incoraggiato ad andare avanti e a dare il massimo”, ha detto Jordan visibilmente sbalordito.

Ryan Coogler, il regista di “Sinners”, ha fatto la storia, diventando il primo regista a dirigere due film vincitori del premio come miglior cast nella storia degli Actor Awards. In precedenza aveva vinto il primo premio con Black Panther nel 2018. Gli Actor Awards sono considerati un importante precursore degli Oscar, che si terranno il 15 marzo. “Sinners”, che ha un record di 16 nomination, è in lizza per la vittoria con “One Battle After Another”, che ha trionfato ai Directors Guild Awards e ai Producers Guild Awards.

I premi per l’attore non protagonista sono andati a due performance da cattivo, con Sean Penn vincitore per l’interpretazione di un soldato demente in “One Battle After Another” e Amy Madigan premiata per aver interpretato una vera e propria strega in “Weapons”.

“Gli attori amano altri attori, adorano stare con loro”, ha detto Madigan a proposito di un premio assegnato dai suoi colleghi dello spettacolo.

Seth Rogen, co-creatore di The Studio, si è aggiudicato il premio come attore protagonista in una serie comica per aver interpretato uno sfortunato direttore cinematografico. La sua co-protagonista Catherine O’Hara, scomparsa a gennaio all’età di 71 anni, ha vinto postumo come attrice protagonista. Rogen ha ritirato il premio e ha riflettuto sull’abitudine di O’Hara di offrire suggerimenti che valorizzassero il suo personaggio e The Studio.

“Nelle ultime settimane mi sono meravigliato della sua capacità di essere generosa, gentile e cortese, senza mai minimizzare il proprio talento e la sua capacità di contribuire al lavoro che stavamo svolgendo”, ha detto Rogen. “Sapeva di poter distruggere, e voleva distruggere ogni giorno sul set.”

Con sorpresa, Keri Russell, che interpreta un’astuta ambasciatrice in The Diplomat, è stata eletta miglior attrice protagonista in una serie drammatica, superando Rhea Seehorn di Pluribus. Noah Wyle, che in precedenza aveva vinto un Emmy e un Golden Globe per la sua interpretazione di un medico del pronto soccorso in The Pitt, ha aggiunto un premio come miglior attore in una serie drammatica alla sua bacheca.

Michelle Williams ha vinto il premio come miglior attrice in una miniserie per aver interpretato una donna con un cancro terminale in Dying for Sex. Owen Cooper, la star sedicenne di Adolescence, ha battuto il suo co-protagonista Stephen Graham nella categoria miglior attore in una miniserie.

Harrion Ford ha invece ritirato il premio alla carriera. “Sono in una stanza piena di attori, molti dei quali sono qui perché sono stati nominati per ricevere un premio per il loro straordinario lavoro, mentre io sono qui per ricevere un premio per essere vivo”, ha detto Ford, che ha trattenuto le lacrime in diversi punti del suo discorso.

Ma la serata non è stata del tutto festosa. Gli Actor Awards si sono svolti mentre Stati Uniti e Israele sono impegnati nella guerra con l’Iran. “I nostri pensieri sono con tutti coloro le cui vite sono in pericolo all’estero in questo momento, e penso che se c’è una cosa su cui possiamo essere tutti d’accordo, è che desideriamo la pace e piangiamo coloro che hanno perso la vita”, ha detto al pubblico Duncan Crabtree-Ireland, direttore esecutivo di SAG-AFTRA, poco prima dell’inizio della cerimonia.

Per il secondo anno consecutivo, Kristen Bell ha presentato la cerimonia di premiazione che è andata in onda su Netflix. Il servizio di streaming ha fatto notizia questa settimana dopo essersi ritirato da un’accesa guerra di offerte con Paramount Skydance per acquistare Warner Bros. Discovery. La Paramount, che ha vinto un solo premio agli Actor Awards per le acrobazie di Mission: Impossible, ha un accordo per acquistare il conglomerato mediatico per 110 miliardi di dollari.

Vedi l’elenco completo dei vincitori dei Actor Awards 2026

Categorie Cinema

Male Actor in a Leading Role

Female Actor in a Leading Role

  • Jessie Buckley, “Hamnet” (Focus Features)

Male Actor in a Supporting Role

Female Actor in a Supporting Role

  • Amy Madigan, “Weapons” (Warner Bros.)

Stunt Ensemble in a Motion Picture

  • “Mission: Impossible — The Final Reckoning” (Paramount Pictures)

Categorie TV

Cast Ensemble in a Drama Series

Cast Ensemble in a Comedy Series

Male Actor in a Drama Series

  • Noah Wyle, “The Pitt” (HBO Max)

Female Actor in a Drama Series

  • Keri Russell, “The Diplomat” (Netflix)

Male Actor in a Comedy Series

  • Seth Rogen, “The Studio” (Apple TV)

Female Actor in a Comedy Series

  • Catherine O’Hara, “The Studio” (Apple TV)

Male Actor in a TV Movie or Limited Series

  • Owen Cooper, “Adolescence” (Netflix)

Female Actor in a TV Movie or Limited Series

  • Michelle Williams, “Dying for Sex” (FX)

Stunt Ensemble in a Television Series