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James Marsden promette un grande momento per i fan di Ciclope in Avengers: Doomsday

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La Marvel ha pubblicato diversi teaser di Avengers: Doomsday per alimentare l’entusiasmo dei fan. Il prossimo gala dei supereroi è particolarmente ambizioso, dato che riunisce in un unico film tutti gli Avengers originali, gli eroi introdotti dopo Endgame e il cast originale degli X-Men. Joe e Anthony Russo, responsabili della trilogia di Captain America e di Avengers: Infinity War e Endgame, sono alla guida del prossimo film con Robert Downey Jr.. Tra tutti i teaser e gli indizi, secondo i Russo, il trailer più intrigante è stato quello con gli X-Men.

Mostra il Professor X (Patrick Stewart) e Magneto (Ian McKellen) all’indomani di una battaglia persa, mentre vediamo Ciclope, interpretato da James Marsden, togliersi gli occhiali per concludere il combattimento. Dato che Ciclope è stato tradizionalmente il leader degli X-Men ed è stato messo da parte nel franchise, il teaser sembrava promettente per i fan di lunga data del film e del personaggio. I fan sono ansiosi di vedere la giusta rappresentazione cinematografica di Ciclope, e il film potrebbe proprio darci questo. In una nuova conversazione con Entertainment Tonight, Marsden rivela infatti che la Marvel sta facendo del suo meglio per dare ai fan ciò che vogliono.

Marsden, come noto, è apparso in X-Men, X-Men 2 e X-Men – Conflitto finale e sta ora tornando al ruolo dopo due decenni. Parlando delle aspettative dei fan di vedere Ciclope in tutto il suo splendore, Marsden ha detto: “Sì, certo”, aggiungendo rapidamente: “Sono stato anche addestrato a non parlare di questo particolare progetto”. L’attore allude alla rigida politica che circonda i progetti segreti della Marvel, come Doomsday. Ciononostante, ha assicurato che ci si può aspettare di rimanere a bocca aperta quando il film uscirà. Aggiungendo: “Certo che potete contare sul fatto di rimanere a bocca aperta e vedere tante cose nuove. I fratelli Russo continuano ad alzare la posta in gioco. E la Marvel dà a tutti ciò che vogliono”.

Cosa sappiamo di Avengers: Doomsday

Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars arriveranno in sala rispettivamente il 18 dicembre 2026, e il 17 dicembre 2027. Entrambi i film saranno diretti da Joe e Anthony Russo, che tornano anche nel MCU dopo aver diretto Captain America: The Winter Soldier, Captain America: Civil War, Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.

La sinossi ufficiale conferma il ritorno di Robert Downey Jr. all’interno dell’universo Marvel, questa volta nel ruolo di Doom. La trama resta però al momento sotto riserbo. Stephen McFeely e Michael Waldron risultano accreditati come sceneggiatori.

Il cast di Avengers: Doomsday è stato rivelato per la prima volta durante una diretta streaming a sorpresa della Marvel Studios, in cui diverse sedie hanno svelato il ritorno di numerosi attori. Una delle grandi novità è il ritorno di diversi attori degli X-Men dell’era Fox-Marvel.

Sono confermati nel cast del film (per ora): Paul Rudd (Ant-Man), Simu Liu (Shang-Chi), Tom Hiddleston (Loki), Lewis Pullman (Bob/Sentry), Florence Pugh (Yelena), Danny Ramirez (Falcon), Ian McKellen (Magneto), Sebastian Stan (Bucky), Winston Duke (M’Baku), Chris Hemsworth (Thor), Kelsey Grammer Bestia), James Marsden (Ciclope), Channing Tatum (Gambit), Wyatt Russell (U.S. Agent), Vanessa Kirby (Sue Storm), Rebecca Romijn (Mystica), Patrick Stewart (Professor X), Alan Cumming (Nightcrawler), Letitia Wright (Black Panther), Tenoch Huerta Mejia (Namor), Pedro Pascal (Reed Richards), Hannah John-Kamen (Ghost), Joseph Quinn (Johnny Storm), David Harbour (Red Guardian), Robert Downey Jr. (Dottor Destino), Ebon Moss-Bachrach (La Cosa), Anthony Mackie (Captain America) e Chris Evans (Captain America).

L’infiltrata: recensione del film spagnolo con Carolina Yuste

L’infiltrata: recensione del film spagnolo con Carolina Yuste

Questo film è basato sulla storia vera dell’agente di polizia Elena Tejada che ha trascorso otto anni infiltrandosi segretamente nella Euskadi Ta Askatasuna (ETA), l’organizzazione armata nazionalista di sinistra che lottava per l’indipendenza dalla Spagna. L’infiltrata della regista Arantxa Echevarría si è aggiudicato ben due premi, anche quello come miglior film in ex aequo con Bus 47, durante la 39° edizione dei Goya, i principali riconoscimenti del cinema spagnolo.

La trama di L’infiltrata

Sullo sfondo della Spagna degli anni Novanta, assistiamo alla storia della poliziotta Aranzazu Berradre Marín, pseudonimo della vera agente Elena Tejada, che a 22 anni è riuscita a infiltrarsi nel nucleo della banda terroristica ETA. La giovane dopo aver trascorso diversi anni infiltrata negli ambienti della “izquierda abertzale” (“sinistra patriottica”) come simpatizzante dell’organizzazione terroristica, ottiene ciò che voleva: essere contattata dai terroristi. Due membri dell’organizzazione, che hanno l’obiettivo di preparare diversi attentati, infatti hanno bisogno di lei per farsi ospitare nel suo appartamento a San Sebastián.

Da questo momento inizia la missione più difficile della sua vita, informare i suoi superiori della polizia nazionale, mentre convive con dei criminali che non si fidano ma cercando di mantenere la sua identità segreta e sopravvivere alla pericolosa situazione che la circonda. Come si vede nel film per quasi un decennio, l’agente Marín si è trovata ad affrontare situazioni pericolose per la vita mentre scortava membri di alto livello dell’ETA in luoghi segreti, attraversando il confine con la Francia per farlo, partecipando attivamente alle rivolte durante le proteste indipendentiste basche, “celebrando” gli omicidi di colleghi poliziotti e persino vivendo per quasi due anni con i leader dell’ETA.

Carolina Yuste l’unica protagonista

Il film di Arantxa Echevarría cattura lo spettatore proponendo un action thriller avvincente ed efficace, che espone la protagonista a pericoli costanti. L’attrice Carolina Yuste nei panni dell’agente infiltrata offre una superba interpretazione di questa giovane donna con un forte senso del dovere, disposta a tutto per smantellare un’organizzazione terroristica. La sua determinazione a perseverare nonostante i rischi, il suo impegno e il suo coraggio non oscurano la paura e la vulnerabilità che prova di fronte a diverse situazioni complesse. La sua eccellente interpretazione infatti le è persino valsa un Premio Goya come miglior attrice a distanza di qualche anno dal Premio Goya come miglior attrice non protagonista per Carmen y Lola diretto sempre dalla stessa regista. Nel film comunque è anche ben supportata da Luis Tosar, che interpreta “El Inhumano” il suo superiore e colui che guida la missione. In alcune scene, i due riescono a creare un legame più personale, navigando abilmente le sfumature tra condotta strettamente professionale e momenti più sentimentali. 

L’infiltrata non racconta tanto la storia della poliziotta nel senso più ampio ed epico, quanto piuttosto il suo racconto personale di una donna sotto copertura nella più straziante delle realtà quotidiane. In altre parole ci si concentra sulla disperazione e la solitudine che ha dovuto affrontare di fronte alla possibilità di essere scoperta e lo fa senza trascurare l’altra ansia: quella di vedersi e riconoscersi sola in un mondo di uomini. La maggior parte dei membri dell’ETA erano uomini, la maggior parte degli ufficiali erano uomini e tutti i comandanti, da entrambe le parti, erano maschi. Ma al di là dei numeri e delle statistiche, ciò che conta è l’atteggiamento, la mentalità, il sistema nel suo senso più diffuso e questo era offensivamente patriarcale.

Un film che racconta la Spagna

Il film esplora una parte della storia spagnola mostrando una posizione distinta sulla lotta al terrorismo dal punto di vista della polizia e del governo spagnoli. Questo può creare una visione un po’ parziale, dando l’impressione che la voce del popolo basco stesso sia assente su alcune questioni, ma allo stesso tempo il messaggio del film è estremamente chiaro e non cerca di nasconderlo. Inoltre, offre una forte critica al sessismo prevalente all’interno delle forze di polizia e alla mancanza di sostegno alle donne in ruoli di paritàLo spettatore è invitato a non lasciarsi travolgere dall’infinito torrente di cliché sull’ETA, ma a guardare l’altro lato; dove l’ideologia più brutale e il patriottismo più pomposo si fondono fino a un nauseante machismo. Il tono teso e carico di suspense contribuisce a creare l’atmosfera ideale per questo thriller, in cui non solo la protagonista, ma tutti coloro che sono coinvolti nella missione, sono in pericolo e devono lottare contro il tempo per evitare di essere scoperti. 

Per concludere L’infiltrata è un film tanto interessante quanto avvincente, grazie alla sua ispirazione a eventi reali, all’atmosfera tesa che crea e alle ottime interpretazioni del cast. Forse la sua prospettiva è un po’ di parte, ma come opera di finzione funziona bene.

Baldur’s Gate: una serie HBO è in sviluppo con il co-autore di “The Last of Us” Craig Mazin

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HBO sta sviluppando un adattamento televisivo della serie di videogiochi fantasy di ruolo della Hasbro “Baldur’s Gate”. Craig Mazin, co-creatore e showrunner dell’adattamento televisivo del videogioco di successo della HBO “The Last of Us”, sarà lo showrunner e il produttore esecutivo. Mazin è anche il creatore della miniserie della HBO del 2019 “Chernobyl”. Per la serie, Mazin sarà anche produttore esecutivo insieme a Jacqueline Lesko, Cecil O’Connor e il responsabile della divisione televisiva della Hasbro Entertainment Gabriel Marano.

Parte del franchise “Dungeons & Dragons”, il primo gioco “Baldur’s Gate” è stato pubblicato nel 1998. Più recentemente, “Baldur’s Gate 3” ha debuttato nel 2023 e ha ottenuto un significativo successo di critica e commerciale, diventando il primo titolo in assoluto a vincere tutti e cinque i principali premi di Gioco dell’anno e superando i 15 milioni di giocatori.

Dopo aver dedicato quasi 1000 ore all’incredibile mondo di ‘Baldur’s Gate 3’, è un sogno che si avvera poter continuare la storia creata da Larian e Wizards of The Coast”, ha dichiarato Mazin in un comunicato. “Sono un fan devoto di ‘D&D’ e del modo brillante in cui Swen Vincke e il suo talentuoso team lo hanno adattato. Non vedo l’ora di contribuire a dare vita a ‘Baldur’s Gate’ e a tutti i suoi incredibili personaggi con tutto il rispetto e l’amore possibile, e sono profondamente grato a Gabe Marano e al suo team di Hasbro per avermi affidato questa proprietà incredibilmente importante”.

Siamo entusiasti di continuare la nostra collaborazione con Craig Mazin su ‘Baldur’s Gate’”, ha dichiarato Francesca Orsi, vicepresidente esecutivo e responsabile della programmazione drammatica di HBO. “La sua profonda e longeva passione per il materiale originale, unita al suo straordinario talento nel costruire mondi coinvolgenti pieni di personaggi ricchi e avvincenti, promette risultati rivoluzionari”.

I fan attendono con impazienza un adattamento di ‘Baldur’s Gate’ e non potremmo chiedere partner migliori di HBO e dell’incomparabile Craig Mazin per costruire questo mondo”, ha dichiarato Marano.

Hamnet – Nel Nome del Figlio: recensione del ritorno di Chloé Zhao al grande cinema – #RoFF20

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La selezione Grand Public della Festa del Cinema di Roma 2025 ha trovato il suo gioiello in Hamnet – Nel Nome del Figlio, il nuovo film di Chloé Zhao. Già premio Oscar per Nomadland e reduce dal discreto disastro di Eternals, la regista si misura con un’impresa ambiziosa: trasformare in immagini il mondo interiore e sensoriale del romanzo di Maggie O’Farrell (2020), fatto di silenzi, di percezioni e di una natura profondamente viva. Qui emerge subito uno degli aspetti più affascinanti del film: la sua apertura naturalistica, che riesce a evocare – per visione e ritmo – lo spirito del cinema di Terrence Malick. Gli alberi, la luce che filtra tra le fronde, il terreno segnato dal passare del tempo, diventano non solo ambientazione ma personaggi silenziosi, custodi e riflessi dello stato d’animo dei protagonisti, testimoni.

Questo sguardo «dalla natura» parla in modo molto chiaro del film: non è una ricostruzione storica puntuale, non è una biografia pedissequa, bensì una messa in scena della sofferenza, della vita familiare, del sacrificio, del lutto – tutto filtrato attraverso l’esperienza della trasformazione. Il bosco, in questo senso, appare come luogo liminale, tra fertilità e morte, tra l’originario e il finito: il film lo chiarisce sin dalle prime sequenze, rendendo visibile una spiritualità dell’immanenza.

Amore, matrimonio e tribolazioni: la quotidianità nobile di una famiglia

La prima parte del film si sofferma sulla storia d’amore tra William (interpretato da Paul Mescal) — giovane insegnante di latino, il nostro Shakespeare — e Agnes (Jessie Buckley), “figlia della foresta”, che porta con sé un alone mistico e ribelle che la comunità percepisce come straniante. Zhao dedica tempo all’unione non convenzionale della coppia, alla maternità, al contesto familiare che si costruisce con il passare delle stagioni. Il film assimila lo spirito bucolico della sua protagonista e lo coniuga con un intimismo da casa colonica, da focolare domestico che risiede nel cuore della natura.

Questo lavoro di messa in scena non è privo di tensioni: la seconda parte del film avrebbe forse beneficiato di maggior tempo per approfondire il personaggio che dà il titolo al film e effettivo slancio alla vicenda — il piccolo Hamnet — prima di raccontarne la morte, sospesa tra misticismo e mistero. In questo modo lo spettatore sarebbe potuto forse entrare più profondamente nello squarcio che la perdita avrebbe prodotto. Il rischio è che, in alcuni momenti, la storia sembri procedere con una simmetria “premeditata” verso la tragedia, piuttosto che emergere dalla tensione della quotidianità. Ma è proprio in quest’ottica che il film reclama il suo statuto: non tanto una cronaca quanto un rito visivo e emotivo. Anche perché interviene poi Buckley, con la sua intensità, a trascinare lo sguardo e le viscere di chi guarda, dentro la tragedia.

Jessie Buckley e Paul Mescal in Hamnet
Jessie Buckley e Paul Mescal in Hamnet

Il lutto, l’assenza e la creazione: verso un epilogo carico di catarsi

È nella terza parte che Hamnet si apre con maggiore forza: la scena della perdita, il rituale del lutto, la trasformazione del dolore in creazione (e qui il legame alla tragedia di Hamlet appare chiaro) spingono lo spettatore in una dimensione di commozione autentica. Il tessuto emotivo del film riesce a distruggere e scavalcare il dolore, così come fa quell’ultimo sguardo dolente e finalmente libero di Agnes in una delle sequenze più toccanti dell’anno cinematografico: una madre che perde il figlio, un padre che cerca di dare senso al dolore attraverso l’arte, una coppia che si ritrova.

Non è un finale consolatorio ma catartico: ciò che era privato diventa universale. Jessie Buckley brilla in questo frangente come protagonista assoluta: la sua Agnes è carne, spirito, natura e ferita insieme, un elemento diverso e separato da qualsiasi altro, in scena (anche grazie alla palette cromatica che la regista le riserva). È proprio con queste sequenze cariche di intensità che Hamnet riesce a superare gran parte dei suoi limiti, conquistando una legittimità emotiva che veste con nobiltà le proprie immagini e le proprie ambizioni.

Qualche riserva, ma con la certezza di un’esperienza da vivere

Come ogni film “ambizioso”, Hamnet non è immune da difetti. Uno dei punti che più emergono è la percezione di un andamento non perfettamente equilibrato: la lentezza può in certi momenti appesantire e la costruzione simbolica – specie nel secondo atto – può apparire un po’ sovrastrutturata. Inoltre, alcuni spettatori potrebbero avvertire una certa distanza nella focalizzazione narrativa: la parte iniziale dedica molto tempo alla costruzione del rapporto amoroso e familiare, e si dilunga a scapito del cuore del racconto che è la perdita stessa.

Se dunque da un lato si può rimproverare a Zhao di aver optato per una forma di ‘prestige drama’ che talvolta si avverte, dall’altro è proprio l’uso di tale forma — con tutti i suoi rischi — che le consente di raggiungere momenti di assoluta potenza visiva e emotiva. È questa tensione tra forma e sentimento che rende Hamnet un film “imperfetto” ma sinceramente ambizioso.

Un film da sentire

Hamnet richiede disponibilità, lentezza, e cuore: non è pensato per l’intrattenimento puro, ma per la riflessione e la partecipazione emotiva. Se amate il cinema che “respira”, che vive di silenzi e paesaggi interiori, che mette al centro i sentimenti più fondamentali — amore, perdita, creazione — allora sarete ripagati. La regia di Chloé Zhao, il cast capitanato da Jessie Buckley e Paul Mescal, e l’atmosfera bucolica e sospesa lo elevano oltre la semplice trasposizione letteraria: il film diventa un’esperienza sensoriale, un invito a toccare il fondo del dolore per risalire, insieme, alla meraviglia della vita e dell’arte.

The Acolyte, la showrunner ritiene che la controversa serie abbia avuto successo

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The Acolyte ha diviso l’opinione pubblica quando è stato trasmesso per la prima volta su Disney+ nel 2024. Tuttavia, la serie è stata anche oggetto di un evidente bombardamento di recensioni negative nei giorni precedenti la sua uscita, mentre i membri del cast femminili e non bianchi hanno subito abusi e troll online.

La serie ha apportato alcuni grandi cambiamenti alla tradizione di Star Wars, e questo è sempre un rischio per un franchise così amato. La notizia della cancellazione di The Acolyte non è stata una grande sorpresa, ma il fatto che la seconda stagione non verrà realizzata significa che diversi filoni della trama rimangono irrisolti. Di conseguenza, i fan si sono ritrovati con una lunga lista di domande senza risposta (le più importanti riguardano tutte la comparsa a sorpresa di Darth Plagueis).

Questa settimana è stato messo in vendita un libro “Art of” dedicato alla serie e, sebbene non riveli come sarebbe stata la seconda serie di episodi, contiene approfondimenti su idee scartate che avrebbero potuto influenzare gli episodi futuri. Il titolo originale era The Lost Sister e, nonostante le critiche e la cancellazione, la creatrice della serie Leslye Headland continua a considerare la serie un successo.

Quando abbiamo deciso di realizzare The Acolyte, speravo di creare una nuova espressione di Star Wars, inventando qualcosa che ampliasse la narrazione che amo fin da bambina”, ha dichiarato. “E dal suo debutto nel 2024, i fan della serie lo hanno confermato: ci siamo riusciti”.

Inoltre, il libro conferma che Qimir, alias Lo Straniero, interpretato da Manny Jacinto, è “un maestro Sith segreto”, mettendo apparentemente fine alle speculazioni (come abbiamo riportato in precedenza, il piano era quello di rivelarlo alla fine come il fondatore dei Cavalieri di Ren). Riguardo al tanto atteso debutto live-action di Darth Plagueis, si dice che Headland sia stata ispirata dall’aspetto del cattivo nei contenuti dell’Expanded Universe e dai Muun raffigurati nei precedenti adattamenti di Star Wars.

Ho sempre voluto che Plagueis fosse introdotto alla fine della stagione”, ha spiegato. “Farlo entrare a metà mi sembrava troppo pesante. Quindi abbiamo deciso di stabilire l’epoca, i personaggi principali e la trama, e poi inserire Plagueis come minaccia più grande“.

Ancor prima di progettare qualsiasi cosa, sapevo di voler fare quello che avevano fatto con Gollum ne Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello, dove si percepisce il carattere di questo personaggio, la dimensione dei suoi occhi e il suo colore, ma non volevo farlo in pieno giorno”, ha continuato Headland. “Quando vedi la sua mano muoversi, dal punto di vista del personaggio principale, ti sembra di conoscere la minaccia prima dei personaggi principali”.

Il libro descrive anche un finale leggermente diverso per la serie, che dovrebbe svolgersi proprio prima del cameo di Yoda. “C’è stato un momento in cui penso che tu abbia capito la scelta di Vernestra di tradire Sol”, osserva Headland. “Mentre stava lasciando [il Palazzo del Senato Galattico], è uscita e ha alzato lo sguardo mentre il senatore Rayencourt diceva: ‘Benvenuta nel mondo della politica’”. “Ma mentre stavamo montando il tutto, ci è sembrato un po’ strano concludere la storia di Vernestra per poi tornare a lei che parla con Yoda”.

La seconda stagione di The Acolyte, come già detto, non verrà realizzata e, con la Lucasfilm che sta abbandonando l’era dell’Alta Repubblica sia nei film live-action che nelle pubblicazioni, il destino dei personaggi di questa serie rimarrà probabilmente un mistero per noi. Per lo meno, sarebbe bello che un fumetto risolvesse alcune questioni in sospeso.

Anaconda: la recensione del film con Jack Black e Paul Rudd

Anaconda: la recensione del film con Jack Black e Paul Rudd

Anaconda, film diretto da Tom Gormican in uscita nelle sale italiane il 5 febbraio 2026 è distribuito da Eagle Pictures. Prodotto negli Stati Uniti da Columbia Pictures e Fully Formed Entertainment, il film appartiene ai generi avventura, azione e commedia e ha una durata complessiva di 100 minuti. La pellicola rielabora l’immaginario dell’omonimo film degli anni Novanta, inserendolo in una narrazione che alterna momenti legati alla realizzazione cinematografica a situazioni di pericolo reale.

La sceneggiatura, firmata da Kevin Etten e dallo stesso Tom Gormican, costruisce infatti una storia che ruota attorno al rapporto tra cinema e realtà, utilizzando la spedizione nella giungla come dispositivo narrativo centrale. Accompagnata dalla colonna sonora di David Fleming, che segue lo sviluppo dell’azione, l’opera di Gormican beneficia di un cast corale costituito da Jack Black, Paul Rudd, Steve Zahn, Thandiwe Newton, Daniela Melchior, Ione Skye, Ben Lawson, Selton Mello e John Billingsley.

La trama di Anaconda

La trama di Anaconda segue Doug e Griff, due amici di lunga data accomunati dalla passione per il cinema e da un forte legame con il film Anaconda, divenuto negli anni un riferimento personale e generazionale. Entrambi attraversano una fase di insoddisfazione e decidono di dare una svolta alle proprie vite intraprendendo un progetto ambizioso: realizzare un remake indipendente del film che li ha ispirati, spingendosi fino alle profondità dell’Amazzonia per girarlo in un contesto autentico. La spedizione prende forma come un’avventura improvvisata e tra difficoltà logistiche, tensioni all’interno del gruppo e imprevisti legati all’ambiente naturale, le riprese procedono in modo instabile.

Anaconda
Anaconda – Cortesia di Sony Pictures

L’equilibrio si rompe quando nella zona del set fa la sua comparsa una vera anaconda gigante, evento che altera radicalmente il corso del progetto e mette in discussione la sicurezza dell’intera troupe. Da quel momento, la giungla si trasforma in uno spazio ostile e imprevedibile, in cui la distinzione tra finzione cinematografica e pericolo reale si fa sempre più sottile. Doug e Griff sono costretti a rivedere le proprie priorità, affrontando situazioni estreme che mettono alla prova il loro rapporto e la loro capacità di reagire all’emergenza.

La giungla di Jack Black

“Is your life goal to reboot every major franchise you helped to create?” “You bet your ass it is”.
Questo simpatico scambio di battute tra Harrison Ford e un suo fan, andato in scena al Comic-Con di San Diego nel luglio del 2017, satireggiava la tendenza dell’interprete a prendere parte a molti dei rilanci di saghe che lui stesso aveva effettivamente contribuito a rendere celebri. Un discorso simile, seppur calato nel contesto di logiche commerciali altre, potrebbe oggi essere rivolto a Jack Black. Con la differenza, però, che l’attore comico e musicista statunitense sembra ormai aver indirizzato almeno una parte della sua carriera al nostalgico reboot di grandi cult degli anni ’90, nonché a uno stile di recitazione che, ancor più che in passato, privilegia l’attore in carne e ossa al personaggio.

Anaconda, sospeso in quella terra di nessuno tra lo status di rilancio e remake/omaggio del film del ’97, non è che l’ultima declinazione di questa formula. E, dopo la duologia (presto trilogia) dei nuovi Jumanji e il successo commerciale di Minecraft, riporta Jack Black nella giungla; questa volta in compagnia dei colleghi Paul Rudd, Steve Zahn e Thandiwe Newton.

Anaconda
Anaconda – Cortesia di Sony Pictures

Anaconda: un omaggio accorato

Il film di Gormican, giocato sull’inflazionato concetto di meta-cinema e sul confine, sottilissimo, tra realtà e fiction, si immerge dunque con tutte le caviglie in quello che, tra gag, momenti action e serpenti giganti, è di fatto un grande abbraccio per immagini alla pellicola con Jennifer Lopez, Ice Cube e Jon Voight. Divertendosi a citare, tanto a parole quanto nella messa in scena, atmosfere, luoghi e interpreti del film originale, opportunamente rimodulati e amorevolmente dissacrati dalla classica comicità alla Black–Rudd che da tempo abbiamo imparato a conoscere.

Contraddistinto da alcuni momenti comico-demenziali di particolare efficacia – su tutti il frangente relativo al morso del ragno e quello in cui il “cadavere” di Jack Black viene utilizzato come esca per il serpente – il film può contare su di un ritmo per lo più gradevole e gode del magnetismo dei suoi principali interpreti (spesso chiamati a una recitazione sopra le righe, ma ben calibrata al contesto della narrazione). Al punto da soffrire, semmai, l’incapacità di dare continuità alla brillante idiozia di certe parentesi e una generale mancanza di incisività. Lacune parzialmente colmate dal grande cuore del film, ma che, se gestite con più garbo, avrebbero potuto regalare un intrattenimento di ancor più degno livello.

Laurence Fishburne entra nel cast del reboot di L’esorcista di Mike Flanagan

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Laurence Fishburne si unisce al reboot de “L’esorcista” di Mike Flanagan. Candidato all’Oscar e vincitore di Emmy e Tony Award, Fisburne – come riportato da Variety – si unisce così al cast già annunciato, guidato da Scarlett Johansson, Jacobi Jupe, Diane Lane e Chiwetel Ejiofor. Sebbene il ruolo di Fishburne sia ancora segreto, Variety ha precedentemente riportato che il film racconterà una storia completamente nuova e non sarà il sequel di “L’esorcista – Il credente” del 2023. Il progetto sarà girato a New York City e uscirà nelle sale nel marzo 2027 con la Universal Pictures.

Laurence Fishburne è conosciuto per il suo iconico personaggio Morpheus nella serie “Matrix”. Artista poliedrico con oltre cinquant’anni di carriera nel mondo dello spettacolo, ha debuttato al cinema all’età di 15 anni in “Apocalypse Now”. Ha vinto un Tony Award per “Two Trains Running” di August Wilson, diversi Emmy (tra cui quello per “#FreeRayshawn”), una nomination all’Oscar per “Tina – What’s Love Got to Do with It” e sette NAACP Image Awards. La sua filmografia include “Boyz n the Hood”, “Il colore viola”, “Mystic River”, “Deep Cover” e la saga di John Wick.

Cosa sappiamo sul nuovo Esorcista e perché Flanagan ha accettato la sfida

Il film nasce dalla collaborazione tra Universal e Blumhouse-Atomic Monster, la joint venture fondata da Jason Blum e James Wan, segnando il quarto progetto condiviso tra Flanagan e Blumhouse dopo Oculus, Hush e Ouija: Origin of Evil.

Particolarmente significativa è la decisione di Flanagan di tornare su un grande franchise, dopo aver più volte dichiarato di evitare sequel e remake. Il regista ha spiegato che l’unica condizione per accettare un progetto di questo tipo è poter raccontare qualcosa di realmente inedito. Nel caso de L’Esorcista, Flanagan ha ammesso di aver atteso a lungo l’occasione giusta per espandere l’universo del film originale del 1973, diretto da William Friedkin.

Il nuovo capitolo sarà ambientato nello stesso mondo del classico con Ellen Burstyn e Linda Blair, ma non sarà un sequel diretto di L’esorcista – Il credente (2023). Universal, che nel 2021 ha investito circa 400 milioni di dollari per acquisire i diritti del franchise, punta così a rilanciare la saga con un approccio più autoriale e meno seriale.

Con l’uscita fissata al 2027, il reboot di Flanagan si prepara a essere uno degli eventi horror più attesi della prossima decade.

Scream 7: le prime stime indicano uno dei migliori debutti della saga

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Scream 7 è pronto a battere un importante record al botteghino. Le prime proiezioni al botteghino indicano che supererà un importante record per la serie horror nei suoi 30 anni di storia. I film di Scream hanno continuato con la stessa continuità dal primo film uscito nel 1996. Il settimo capitolo vede il ritorno di Neve Campbell nei panni di Sidney Prescott, la cui famiglia è presa di mira da un nuovo arrivato che ha raccolto il testimone di Ghostface.

Secondo Deadline, Scream 7 dovrebbe incassare circa 30 milioni di dollari nel weekend di apertura negli Stati Uniti. Questo lo renderebbe il secondo miglior risultato di apertura nella storia della serie, subito dopo Scream VI, che ha incassato 44,4 milioni di dollari nel suo primo weekend. Questo risultato negli Stati Uniti significa che il film avrà probabilmente un successo simile a quello dei sequel più recenti.

La trama di Scream 7

La storia di Scream 7 segue Sidney nella piccola città di Pine Grove, nell’Indiana, dove si è costruita una nuova vita insieme alla figlia Tatum (Isabel May). Mentre cerca di vivere una vita tranquilla, un nuovo Ghostface inizia a prendere di mira lei e tutti quelli che la circondano, dando vita a un nuovo conflitto sanguinoso e terrificante.

Il film incentrato su Sidney segue due episodi che hanno visto protagonisti un nuovo gruppo di personaggi. Tuttavia, Scream VI ha segnato la fine della trama, con Melissa Barrera, che interpretava Sam, licenziata dal film per i suoi commenti filopalestinesi sul conflitto di Gaza. Jenna Ortega ha poi abbandonato il progetto per problemi di calendario.

Scream 7 vedrà anche un nuovo regista rispetto ai due precedenti capitoli della serie, il creatore Kevin Williamson, che ha scritto i primi quattro film. Ha co-sceneggiato l’ultimo capitolo con Guy Busick, autore del quinto e sesto film della serie. Sulla base del trailer, il film promette alcune delle migliori uccisioni di Scream, insieme a una storia straziante sulla famiglia.

I dati riportati sul box office nazionale indicano che il film sarà un grande successo per la serie. Anche se il budget non è ancora stato rivelato, i film più costosi della serie sono stati Scream 3 e Scream 4, entrambi con un budget di 40 milioni di dollari. A seconda della spesa per Scream 7, le proiezioni nazionali potrebbero coprire la maggior parte dei costi.

Non è chiaro come si comporterà Scream 7 nella sua distribuzione nelle sale. Tuttavia, con il ritorno di Sidney sotto i riflettori e la sceneggiatura del creatore della serie, sembra che il film abbia l’opportunità di brillare al botteghino. Con i biglietti in vendita dalla prossima settimana, è solo questione di tempo prima che queste previsioni si concretizzino.

Hamnet – Nel nome del figlio, spiegazione del finale: il vero significato dietro la performance culminante di Amleto nel film

Hamnet – Nel nome del figlio è un’opera profondamente dolorosa e al tempo stesso luminosa, che usa il linguaggio del cinema per interrogare il lutto, la memoria e il potere trasformativo dell’arte. Ambientato nel momento di massima ascesa creativa di William Shakespeare, il film sceglie però di spostare lo sguardo lontano dalla gloria pubblica, concentrandosi su una ferita privata: la morte del figlio Hamnet e la devastazione che ne segue per William e per Agnes.

La struttura del film alterna con delicatezza la felicità domestica e il trauma della perdita, costruendo un percorso emotivo che conduce a un finale di straordinaria potenza simbolica. Un finale che non cerca spiegazioni razionali, ma propone una riflessione universale su come gli esseri umani convivono con l’assenza.

Perché la rappresentazione finale di Hamnet – Nel nome del figlio è il cuore emotivo del film

Il vero climax di Hamnet – Nel nome del figlio (la nostra recensione) coincide con la messa in scena di Hamlet, che nel film diventa molto più di un’opera teatrale: è un atto di elaborazione del lutto. Per William, scrivere Hamlet è l’unico modo possibile per dire addio a suo figlio, per trasformare un dolore muto in qualcosa che possa essere condiviso e, forse, sopportato.

Agnes, inizialmente, vive quest’opera come un tradimento. Non accusa il marito della morte di Hamnet, ma non riesce a perdonargli l’assenza: il lavoro lo ha portato lontano nel momento in cui il figlio stava morendo. Quel senso di colpa diventa il motore creativo di William, ma anche il muro che lo separa dalla moglie.

La frattura si ricompone solo durante la rappresentazione, quando Agnes vede l’attore che interpreta Hamlet: i capelli biondi, identici a quelli di Hamnet. In quell’istante, comprende che William non sta sfruttando il dolore, ma lo sta incarnando, cercando di trattenere il figlio nel solo modo che conosce. La scena culmina con la “morte” di Hamlet sul palco: Agnes tende la mano verso di lui e scopre che l’intero pubblico sta facendo lo stesso gesto. Il lutto, improvvisamente, non è più solitario.

Il soprannaturale in Hamnet – Nel nome del figlio: suggestione o metafora?

Jessie Buckley e Paul Mescal in Hamnet
Jessie Buckley e Paul Mescal in Hamnet

Uno degli aspetti più affascinanti del film è la sua ambiguità sul piano del soprannaturale. Agnes è spesso accusata di essere una “strega dei boschi”, come sua madre, ma non rivendica mai apertamente poteri magici. Eppure, il suo legame con la natura e la sua capacità di “sentire” il futuro sembrano andare oltre la semplice intuizione.

Agnes legge i destini toccando le mani delle persone, sogna il numero dei figli che avrà, anticipa percorsi di vita che sembrano poi realizzarsi. Anche Hamnet appare sfiorato da qualcosa di misterioso: prega affinché la morte prenda lui al posto della sorella e, nei suoi ultimi istanti, crede davvero che lo scambio sia avvenuto.

Il film non conferma mai una dimensione soprannaturale esplicita. Questa ambiguità è centrale: Hamnet non parla di miracoli, ma di come il dolore spinga a cercare senso anche dove non ci sono risposte certe. La morte resta un enigma, e il film rifiuta di risolverlo.

Il mito di Orfeo e il senso dell’addio

Paul Mescal in Hamnet (2025)
Foto di Agata Grzybowska – © 2025 FOCUS FEATURES

Il racconto di Orfeo compare all’inizio del film, quando William cerca di conquistare Agnes dimostrando di essere un narratore. È un momento intimo, quasi leggero, che però prepara uno dei passaggi più strazianti del finale.

Durante la rappresentazione di Hamlet, William interpreta il fantasma del padre, usando il teatro per salutare simbolicamente il figlio. Quando esce di scena, Agnes gli chiede di voltarsi. Il riferimento a Orfeo è evidente: nella mitologia, voltarsi significa perdere per sempre l’amata.

Qui, invece, Hamnet – Nel nome del figlio sovverte il mito. William si volta e trova Agnes. Non recuperano il figlio, ma non perdono l’amore. Il film suggerisce che, pur non potendo riportare indietro i morti, si può scegliere di non restare soli nel dolore. È una riscrittura emotiva del mito, che trasforma la tragedia in un gesto di resistenza.

Il vero significato di Hamnet – Nel nome del figlio: l’arte come sopravvivenza

In ultima analisi, Hamnet – Nel nome del figlio è un film sulla funzione dell’arte. Non come consolazione facile, ma come strumento per dare forma all’indicibile. William non salva suo figlio scrivendo Hamlet, ma gli dona una seconda vita nella memoria collettiva. Agnes, a sua volta, ritrova Hamnet non come presenza fisica, ma come immagine che può finalmente lasciare andare.

Il momento più potente del finale è la consapevolezza che tutti stanno piangendo insieme. Il dolore privato diventa esperienza condivisa, e in questo passaggio il film afferma che l’arte non cancella la sofferenza, ma la rende abitabile.

Hamnet cammina via dal palco, scomparendo nel buio. Ma proprio in quel gesto, il film suggerisce che non scomparirà mai davvero. Finché qualcuno racconterà la sua storia, continuerà a esistere.

La storia di Fratelli demolitori 2 con Jason Momoa e Dave Bautista risolverà “molte questioni lasciate in sospeso”

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Diversi filoni narrativi possono essere ripresi dopo la fine del nuovo e tumultuoso film d’azione di successo di Prime VideoFratelli demolitori (leggi qui la recensione). Il film ha debuttato il 28 gennaio, con Jason Momoa e Dave Bautista nei panni di due fratellastri separati che vengono riuniti dalla morte sospetta del padre, e ha immediatamente riscosso un enorme successo in streaming. Il film è al primo posto su Prime Video dal 5 febbraio e, con un ammirevole punteggio del 77% su Rotten Tomatoes, molti si chiedono se ci sarà un sequel di Fratelli demolitori e quale potrebbe essere la trama.

La scorsa settimana, lo sceneggiatore Jonathan Tropper ha fornito un aggiornamento su un possibile sequel, dicendo in generale che vogliono realizzare un altro film e hanno “un’idea piuttosto chiara”, ma che potrebbero dover aspettare che Bautista si liberi. Ora, in un’intervista con Variety, il regista Ángel Manuel Soto ha anticipato quali potrebbero essere le trame più specifiche di Fratelli demolitori 2.

Abbiamo lasciato molti momenti in sospeso di proposito, in modo da poterli risolvere con un sequel. Tutti vogliono che questo accada“, ha detto Soto. Ad esempio, un momento di risoluzione potrebbe non esserlo affatto. ”È un momento bellissimo sulla spiaggia in cui bruciano il foglio perché è come se stessero lasciando andare il passato, ma è impossibile che Jonny [Momoa] lasci libero l’assassino di sua madre. Penso che abbia memorizzato il nome“.

Jonny e James (Bautista) hanno anche ucciso Nakamura (Miyavi), un membro di una importante famiglia mafiosa giapponese, cosa che secondo Soto avrà delle conseguenze. “Non è il boss”, dice Soto. “È il figlio del boss. Probabilmente ha mandato la pecora nera della sua famiglia alle Hawaii per occuparsi di alcune faccende, perché è un tipo problematico. Ma, amico, se uccidi il figlio del boss, non credo che le cose ti andranno bene“.

Entrambi i punti sono solide premesse per la trama del sequel. Il cast di Fratelli demolitori include anche Temuera Morrison, Claes Bang, Jacob Batalon, Roimata Fox, Frankie Adams, Stephen Root e Morena Baccarin. Per quanto riguarda i progetti che potrebbero dover girare o promuovere prima di realizzare un sequel, Momoa è confermato per Dune – Part Tre, Fast & Furious 11 e Minecraft 2, mentre Bautista ha fissato Road House 2 e il reboot di Highlander.

Mentre Fratelli demolitori si consolida come uno dei migliori film originali di Prime Video, le due iconiche star offriranno nuovi contenuti e il regista e lo sceneggiatore continueranno a lavorare al sequel. Potrebbe volerci un po’ di tempo prima che gli impegni lo consentano, ma il sequel sarà probabilmente un altro successo con gli stessi protagonisti e una trama avvincente.

Il film Odissea di Christopher Nolan riceve una recensione in anteprima dal fratello Jonathan

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Il fratello minore di Christopher Nolan, il produttore e sceneggiatore Jonathan Nolan, ha condiviso la sua sincera recensione del prossimo adattamento cinematografico dell’Odissea realizzato dal regista. Basato sull’antico poema epico mitologico greco di Omero, l’Odissea di Nolan segue le vicende di Ulisse, interpretato da Matt Damon, mentre lui e i suoi uomini intraprendono il difficile viaggio decennale verso Itaca dopo aver combattuto nella altrettanto lunga guerra di Troia.

Considerando il materiale di partenza, che include mostri, divinità e creature mistiche in abbondanza, Odissea sarà sicuramente l’opera più fantastica e articolata di Nolan fino ad oggi. È anche il primo film girato interamente con telecamere IMAX, segnando una nuova era nella produzione cinematografica. Quando i biglietti per le proiezioni IMAX sono stati messi in vendita lo scorso anno, sono andati esauriti quasi immediatamente.

Ora, mentre cresce l’attesa per l’uscita del film prevista per l’estate, Jonathan Nolan ha rivelato a CinemaBlend di aver avuto la fortuna di vedere in anteprima l’ultimo film di suo fratello. Sebbene abbiano già collaborato in passato, in particolare per Memento, The Prestige e Il cavaliere oscuro, il fratello minore Nolan non è coinvolto nella realizzazione dell’Odissea. “Ho visto l’Odissea. È fantastico. È un risultato incredibile”, ha detto.

Da giovane ero affascinato dall’Iliade e dall’Odissea, e ho avuto alcune conversazioni divertenti con Chris su dove lo avrebbe portato. È un film spettacolare”, ha continuato. Nolan ha anche confermato di aver visto l’intero film, ribadendo che lo ha trovato “fantastico”.

Nolan ha poi condiviso ciò che ricordava dell’amore che suo fratello maggiore nutriva da sempre per la narrazione e la realizzazione di film: “Alcuni dei miei primi ricordi riguardano Chris… che girava film. Ha sette anni più di me, sei o sette anni. Quindi, quando avevo due o tre anni, lui era già, sapete… mia madre gli aveva dato la telecamera Super 8 di mio padre e lui era già al lavoro”. “È stato un lungo viaggio”, ha concluso.

È interessante notare che lo stesso Christopher Nolan ha recentemente rivelato che anche lui è stato ispirato e affascinato dalla mitologia greca e latina fin dall’infanzia. In un’intervista rilasciata lo scorso anno a Empire, il regista premio Oscar ha rivelato che uno dei suoi primi ricordi è quello di aver visto “una recita scolastica dell’Odissea quando aveva cinque o sei anni”.

Da allora, l’influenza della mitologia è rimasta con lui. “Penso che sia dentro tutti noi, davvero”, ha detto il regista. “E quando inizi ad analizzare il testo e ad adattarlo, ti rendi conto che tutti questi altri film – e tutti i film a cui ho lavorato – provengono dall’Odissea. Emma [Thomas, moglie di Nolan e sua collega produttrice] lo ha espresso al meglio quando abbiamo annunciato il progetto per la prima volta: è fondamentale”.

Quello che sappiamo sul film Odissea di Christopher Nolan

Il film vanta un ricco cast composto da Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Zendaya, Lupita Nyong’o, Robert Pattinson, Charlize Theron, Jon Bernthal, Benny Safdie, John Leguizamo, Elliot Page, Himesh Patel, Mia Goth e Corey Hawkins. Per quanto riguarda la trama, questa segue Odisseo, il leggendario re greco di Itaca, nel suo pericoloso viaggio di ritorno a casa dopo la guerra di Troia. La narrazione descrive i suoi incontri con esseri mitici come il ciclope Polifemo, le sirene e la maga Circe, culminando nel suo tanto atteso ricongiungimento con la moglie Penelope.

Ad oggi sappiamo unicamente che Matt Damon interpreta Odisseo, mentre Tom Holland è suo figlio Telemaco, Jon Bernthal è Menelao, Benny Safdie è Agamennone e Charlize Theron è la Maga Circe. L’identità dei personaggi degli altri interpreti è ad oggi segreta. Sappiamo inoltre che Nolan ha girato il film interamente in formato IMAX, avvalendosi di nuove tecnologie realizzate appositamente per Odissea. Il regista ha inoltre limitato quanto più possibile l’uso di CGI, con l’obiettivo di ricreare quanto più possibile in modo pratico l’epico mondo descritto da Omero con il suo poema epico.

Odissea sarà distribuito al cinema da Universal Pictures dal 16 luglio 2026.

La vera storia dietro a The Investigation of Lucy Letby

La vera storia dietro a The Investigation of Lucy Letby

Il caso di Lucy Letby è stato uno dei più scioccanti nella storia recente del Regno Unito. Nel 2023, l’infermiera neonatale è stata condannata per l’omicidio di sette neonati e per il tentato omicidio di altri sei, diventando la serial killer donna più prolifica del Paese. Una verità giudiziaria che sembrava definitiva. Eppure, il nuovo documentario Netflix The Investigation of Lucy Letby riapre il caso, mettendo in discussione prove, testimonianze e l’intero impianto accusatorio.

Non si tratta di un semplice esercizio di revisionismo: il film propone una rilettura sistematica del processo, sollevando dubbi profondi su come la colpevolezza di Letby sia stata costruita.

Dalla carriera modello all’inizio degli eventi sospetti

Nata il 4 gennaio 1990, Lucy Letby si laurea in Infermieristica Pediatrica all’Università di Chester e inizia a lavorare nel reparto di terapia intensiva neonatale del Countess of Chester Hospital. Nulla, nei primi anni, sembra distinguerla dai colleghi. Come ricorda nel documentario il pediatra in pensione John Gibbs, «non c’era nulla in lei che facesse scattare un campanello d’allarme».

La svolta arriva nel 2015, quando nel reparto iniziano a verificarsi decessi inspiegabili. Neonati che sembravano in ripresa collassano improvvisamente. Entro pochi mesi, il numero delle morti cresce in modo anomalo. Un dato inquietante emerge: Letby è presente in turno in ogni caso sospetto.

L’indagine, gli indizi e il processo

Nel 2018 Lucy Letby viene arrestata. Durante la perquisizione della sua abitazione, la polizia trova oltre 250 fogli di consegna clinica riservati, conservati in ordine cronologico, e alcuni post-it con frasi come “I killed them” e “I am evil”. Per l’accusa, è la prova psicologica decisiva. Per la difesa, un esercizio terapeutico, suggerito durante un percorso di supporto emotivo.

Il processo, iniziato nell’ottobre 2022, si fonda in gran parte sulle testimonianze mediche e sull’analisi di presunti emboli d’aria e somministrazioni di insulina non necessarie. L’esperto chiave è il dottor Dewi Evans, le cui conclusioni risultano centrali per la condanna. Il 18 agosto 2023 arriva il verdetto: ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.

I dubbi sollevati dal documentario Netflix

The Investigation of Lucy Letby ribalta il punto di vista. Il documentario dà ampio spazio all’avvocato Mark McDonald, oggi impegnato a ottenere una revisione del processo. McDonald sottolinea l’assenza di un movente, di testimoni oculari, di prove video e di riscontri forensi diretti. Tutto, sostiene, è costruito su correlazioni, non su atti osservati.

Ancora più rilevante è il contributo del professor Shoo Lee, autore dello studio del 1989 sugli emboli d’aria citato dall’accusa. Dopo aver esaminato il materiale processuale, Lee afferma che i segni clinici descritti non sono diagnostici di embolia, ma compatibili con ipossia. Lee coordina inoltre un panel di 14 esperti medici internazionali, che conclude: «Non abbiamo trovato alcuna prova medica di omicidio in nessuno dei 17 casi».

Un possibile errore giudiziario?

Un’inchiesta del 2024 pubblicata su The New Yorker rafforza i dubbi: Letby era l’infermiera più qualificata del reparto e veniva assegnata sistematicamente ai neonati più gravi. La coincidenza della sua presenza nei momenti critici potrebbe essere una conseguenza organizzativa, non una prova di colpevolezza. Inoltre, quando Letby viene rimossa dal reparto, l’unità viene declassata e riceve meno casi complessi: un dettaglio cruciale spesso ignorato in aula.

Il caso ha ormai superato i confini giudiziari. Anche David Davis, membro del Parlamento britannico, ha parlato apertamente di “possibile errore giudiziario” e chiesto un nuovo processo.

Una verità ancora aperta

Non tutti, però, sono convinti dell’innocenza di Letby. Le famiglie delle vittime e alcuni investigatori restano fermi sulle loro posizioni. Nel gennaio 2026, la Crown Prosecution Service ha deciso di non procedere con ulteriori accuse, pur avendo esaminato nuovi casi.

La richiesta di revisione è ora nelle mani della Criminal Cases Review Commission.
Il documentario Netflix non assolve Lucy Letby, ma fa qualcosa di forse più importante: rimette in discussione la certezza assoluta, mostrando quanto fragile possa essere il confine tra verità giudiziaria e verità fattuale.

Thor torna più centrale che mai in Avengers: Doomsday, Chris Hemsworth riflette sull’evoluzione tragica del personaggio

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Con Avengers: Doomsday, il Marvel Cinematic Universe si prepara a riportare in scena uno dei suoi volti più iconici. Chris Hemsworth tornerà infatti nei panni di Thor mentre la Fase 6 si avvicina al suo culmine, in una storia che vedrà anche l’ingresso di Doctor Doom, interpretato da Robert Downey Jr., al centro della minaccia multiversale.

In una recente intervista rilasciata a BroBible, Hemsworth ha ripercorso i 15 anni di evoluzione di Thor nel MCU, soffermandosi sul modo in cui il personaggio è cambiato film dopo film, anche in base ai diversi registi che ne hanno guidato l’arco narrativo a partire dal debutto del 2011.

Thor nel MCU: da eroe “nuovo” a voce autorevole degli Avengers

Thor in Avengers: Doomsday

L’attore australiano ha ricordato con gratitudine l’inizio del percorso sotto la direzione di Kenneth Branagh, definendolo un punto di partenza fondamentale. «Ero nelle mani di uno dei migliori registi possibili, estremamente collaborativo», ha spiegato, sottolineando come quell’impostazione abbia dato solide basi al personaggio.

Con il passare degli anni, però, Thor ha attraversato fasi molto diverse. Hemsworth ha ammesso che alcuni registi hanno faticato a gestire un personaggio così potente, ricordando anche le parole di Joss Whedon, che in passato aveva definito Thor “un personaggio difficile da scrivere” una volta raggiunto un certo livello di forza.

La vera svolta, secondo l’attore, è arrivata con Taika Waititi. «Ero stanco di quello che stavo facendo, e anche lui lo era. Abbiamo deciso di esplorare uno spazio diverso», ha raccontato Hemsworth, riferendosi al cambio di tono che ha reso Thor più imprevedibile, ironico e allo stesso tempo più umano.

Questo percorso porta direttamente a Avengers: Doomsday, dove Hemsworth sente che Thor ha finalmente “guadagnato il suo posto al tavolo”. Sul set del film, circondato da personaggi al loro primo Avengers, l’attore ha percepito una nuova consapevolezza: Thor non è più il nuovo arrivato, ma una sorta di anziano del gruppo, segnato da secoli di battaglie e perdite. «È vecchio di duemila anni, ha visto cose che lo hanno stancato profondamente. Abbiamo deciso di puntare anche su questa stanchezza esistenziale», ha spiegato.

Marvel Studios ha iniziato a costruire l’attesa per Avengers: Doomsday già da dicembre 2025, pubblicando diversi teaser. Le riprese principali si sono concluse nel settembre 2025, ma sono previste ulteriori sessioni di fotografia aggiuntiva in primavera. L’uscita del prossimo trailer non è stata ancora annunciata, mentre è già confermato che Anthony Russo e Joe Russo torneranno alla regia di Avengers: Secret Wars, le cui riprese inizieranno in estate.

Avengers: Doomsday arriverà al cinema il 18 dicembre, segnando un nuovo capitolo cruciale per Thor e per l’intero MCU.

Sherlock Holmes incastrato per omicidio nel trailer di Young Sherlock, la nuova serie Prime Video di Guy Ritchie

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Sherlock Holmes torna a indagare, ma in una veste completamente nuova. Dopo aver reinventato il celebre detective al cinema, Guy Ritchie firma ora Young Sherlock, serie che racconta gli anni della formazione di Holmes, molto prima che diventasse la leggenda della narrativa investigativa.

Ambientata quando Sherlock ha appena 19 anni, la serie lo segue in un periodo in cui non ha ancora incontrato Watson e non è ancora il detective infallibile che tutti conoscono. Young Sherlock debutterà su Prime Video il 4 marzo ed è basata sui romanzi Young Sherlock Holmes di Andrew Lane.

Young Sherlock: il trailer svela il primo caso e il nuovo Moriarty

Il trailer ufficiale diffuso da Prime Video introduce il primo grande mistero della serie: Sherlock viene incastrato per omicidio e deve dimostrare la propria innocenza mentre muove i primi passi come investigatore. A interpretare il giovane Holmes è Hero Fiennes Tiffin, mentre Dónal Finn veste i panni di James Moriarty, qui reinventato come il suo migliore amico, in una dinamica che ribalta completamente la mitologia classica.

Nel trailer, i genitori di Sherlock cercano di tenerlo lontano dai guai, ma il giovane protagonista è trascinato in una spirale di avventure sempre più pericolose, tra inseguimenti, colpi di scena e intuizioni brillanti. Il primo caso è solo l’inizio di una cospirazione di portata globale, segno che le ambizioni della serie sono tutt’altro che contenute.

Lo showrunner è Matthew Parkhill, già coinvolto in serie come Nautilus e Hotel Costiera, entrambe ben accolte dalla critica. Ritchie, invece, dirige la serie portando con sé il suo stile inconfondibile: ritmo serrato, dialoghi brillanti, energia visiva e una vena ironica che richiama sia i suoi film di Sherlock Holmes con Robert Downey Jr. sia lavori più recenti come The Gentlemen.

Young Sherlock non punta a replicare il tono classico e solenne delle storie originali, ma sceglie di esplorare il lato più istintivo e caotico del personaggio, raccontando come nasce il genio prima della disciplina. Con otto romanzi firmati da Andrew Lane come base narrativa, la serie ha inoltre un potenziale di lunga durata, rendendo molto probabile un rapido annuncio di una seconda stagione dopo il debutto.

Steve Carell e Phil Dunster insieme in Rooster: il trailer della nuova comedy HBO Max dal creatore di Ted Lasso

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HBO Max ha diffuso il trailer ufficiale di Rooster, nuova serie comedy che segna l’incontro tra Steve Carell e Phil Dunster, sotto la guida creativa di Bill Lawrence, già autore di Ted Lasso, insieme a Matt Tarses. La serie promette un mix di umorismo agrodolce e introspezione, nel solco delle recenti produzioni più mature firmate da Lawrence.

Carell interpreta Greg, uno scrittore di successo costretto a fare i conti con il rapporto complesso con la figlia Katie, in un momento delicato della sua vita personale e professionale. Il trailer mostra Greg arrivare nel campus universitario dove la figlia lavora, deciso ad “aiutarla”, anche quando lei gli chiede esplicitamente di non interferire.

Rooster: trama, cast e data di uscita

Nel corso delle immagini, Greg scopre che la situazione di Katie è molto più complicata del previsto: il marito l’ha lasciata per una studentessa, il suo posto di lavoro è in bilico e il suo comportamento recente ha sollevato più di una preoccupazione all’interno dell’università. Durante un incontro con il presidente dell’ateneo, Walter Mann, Greg viene a sapere che la figlia avrebbe incendiato una casa dei docenti e aggredito un professore. Da qui, la proposta inattesa: l’università potrebbe avere bisogno proprio di lui.

Il titolo Rooster nasce dal soprannome che gli studenti hanno dato a Greg, perché ricorda un personaggio dei suoi libri. Ma il cuore della serie sta proprio in questo scarto: Greg si rende conto di non essere l’eroe che ha scritto e di non poter risolvere tutto per sua figlia. Saranno gli studenti, paradossalmente, a spingerlo a rimettersi in gioco e a vivere davvero.

La serie debutterà l’8 marzo su HBO Max con 10 episodi, trasmessi settimanalmente. Il finale di stagione è previsto per il 10 maggio. Oltre a Carell e Dunster, il cast include Charly Clive, Danielle Deadwyler, John C. McGinley, Lauren Tsai, Annie Mumolo, Connie Britton, Robby Hoffman e Scott MacArthur.

Steve Carell figura anche tra i produttori esecutivi, affiancato da Bill Lawrence, Matt Tarses e un team che include Jeff Ingold e Jonathan Krisel. Per Lawrence, Rooster si inserisce in un periodo particolarmente prolifico: oltre al ritorno di Scrubs, sono attesi anche Ted Lasso stagione 4 e Shrinking stagione 3.

Rooster segna inoltre una reunion simbolica: Dunster torna a lavorare con Lawrence dopo Ted Lasso, mentre McGinley e Britton richiamano direttamente l’eredità di Scrubs e Spin City. Tutti elementi che rendono la serie una delle comedy più attese della prossima stagione televisiva.

Uma Thurman torna un’assassina alla Kill Bill nel primo sguardo a Pretty Lethal, il nuovo thriller di Prime Video

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Uma Thurman è pronta a tornare in una versione oscura e letale che richiama immediatamente l’iconografia di Kill Bill. Prime Video ha infatti svelato le prime immagini ufficiali di Pretty Lethal, nuovo thriller horror targato Amazon MGM Studios, che farà il suo debutto mondiale al SXSW Film Festival 2026 prima di approdare in streaming.

Il film vede Thurman nei panni di Devora Kasimer, un’ex prodigio della danza classica che gestisce una locanda isolata e inquietante. Un rifugio solo apparentemente sicuro per cinque giovani ballerine dirette a una prestigiosa competizione, costrette a fermarsi dopo un guasto al loro autobus.

Pretty Lethal: trama, cast e uscita su Prime Video

Le protagoniste sono interpretate da Iris Apatow, Lana Condor, Millicent Simmonds, Avantika e Maddie Ziegler. Le cinque non sono amiche, né particolarmente unite, ma si troveranno costrette a collaborare quando capiranno di essere finite in una trappola mortale. La loro unica possibilità di sopravvivenza? Trasformare anni di durissimo addestramento nella danza in armi improvvisate, usando disciplina, controllo del corpo e persino le scarpette da punta come strumenti di difesa.

Completano il cast Michael Culkin e Lydia Leonard. Alla regia troviamo Vicky Jewson, già dietro la macchina da presa di alcuni episodi di The Witcher: Blood Origin, mentre la sceneggiatura è firmata da Kate Freund, che figura anche nel cast.

Il ruolo di Devora Kasimer sembra cucito su misura per Uma Thurman, tornata recentemente al thriller e all’action con progetti come Dexter: Resurrection e The Old Guard 2. Impossibile non pensare a Beatrix Kiddo, l’iconica assassina di Kill Bill, anche se Pretty Lethal promette un approccio più vicino allo slasher psicologico, dove il passato della protagonista e l’ambiente chiuso diventano parte integrante dell’orrore.

Dopo l’anteprima al SXSW nel marzo 2026, Pretty Lethal sarà disponibile in esclusiva su Prime Video dal 26 marzo 2026. Un’uscita ravvicinata che conferma la volontà della piattaforma di puntare forte sul genere horror, sempre più centrale nel suo catalogo.

Chi interpreta Cobie Smulders in The Lincoln Lawyer? Il ruolo segreto e il possibile “sostituto” di Bosch

L’ingresso di Cobie Smulders in Avvocato di difesa – The Lincoln Lawyer è stato tenuto volutamente nell’ombra fino agli ultimi istanti della quarta stagione. Solo nel finale, infatti, la serie Netflix rivela chi interpreta davvero l’attrice e perché il suo personaggio è destinato ad avere un peso centrale nel futuro della storia di Mickey Haller.

La quarta stagione, tratta dal romanzo The Law of Innocence di Michael Connelly, segue Manuel Garcia-Rulfo nei panni di Mickey, accusato di un omicidio che non ha commesso. Mentre Lorna, Cisco e Izzy cercano di scagionarlo, la sua difesa riceve un rinforzo decisivo con il ritorno dell’ex moglie Maggie, interpretata da Neve Campbell. Il caso si chiude formalmente, ma il finale lascia intendere che il pericolo non è affatto terminato.

Cobie Smulders è la sorella di Mickey Haller

Cobie Smulders

Nell’ultima sequenza della stagione 4, Mickey viene assolto pubblicamente mentre la procuratrice Dana Berg (Constance Zimmer**) tiene una conferenza stampa. Poco dopo, però, una donna lo osserva insistentemente in un supermercato. Inizialmente Mickey pensa di essere stato riconosciuto come “l’avvocato sotto processo”, ma la verità è ben diversa.

Il personaggio interpretato da Cobie Smulders è la sorella di Mickey Haller. La rivelazione arriva in modo brusco: prima ancora di potersi presentare, la donna lo avverte di abbassarsi, salvandogli la vita durante un attentato collegato alla criminalità armena coinvolta nello scandalo dei biocarburanti. È un ingresso narrativo forte, che lega immediatamente il personaggio a un ruolo attivo e potenzialmente decisivo.

La serie non rivela ancora il nome della sorella né il suo passato, ma il messaggio è chiaro: non si tratta di una semplice comparsa, bensì di una figura destinata a restare.

Il legame con i romanzi e l’assenza di Harry Bosch

Nei romanzi di Michael Connelly, Mickey Haller ha diversi fratellastri. Il più noto è Harry Bosch, protagonista di una saga parallela e fratellastro di Mickey. Tuttavia, la versione Netflix di Avvocato di difesa – The Lincoln Lawyer non può utilizzare Bosch, i cui diritti televisivi appartengono ad Amazon Prime Video, dove il personaggio è interpretato da Titus Welliver.

Per questo motivo, la serie sembra aver scelto una soluzione narrativa alternativa: mantenere l’idea dei legami familiari presenti nei libri, ma sostituire Bosch con una sorella inedita. Una scelta che permette di rispettare lo spirito dell’opera originale senza violare i limiti imposti dai diritti.

La sorella di Mickey sarà il “nuovo Bosch” nella stagione 5?

La domanda ora è inevitabile: il personaggio di Cobie Smulders prenderà il posto narrativo di Bosch? La quinta stagione di Avvocato di difesa – The Lincoln Lawyer adatterà Resurrection Walk, un romanzo in cui Mickey e Bosch lavorano fianco a fianco su un caso di omicidio. In assenza del celebre detective, la sorella potrebbe assumere una funzione simile: una figura esterna al mondo legale, dotata di istinto investigativo e di un legame emotivo diretto con Mickey.

Lo stesso co-showrunner Ted Humphrey ha spiegato come sia The Lincoln Lawyer che la saga Bosch abbiano già introdotto personaggi originali per colmare le assenze forzate. In questo senso, la sorella di Mickey non sarebbe una copia di Bosch, ma un’evoluzione tematica del suo ruolo: qualcuno che mette in discussione Mickey, lo protegge e lo accompagna nei casi più pericolosi.

Se confermata come presenza fissa, Cobie Smulders potrebbe quindi diventare uno dei pilastri della serie, offrendo a The Lincoln Lawyer una nuova dinamica familiare e narrativa. Non un semplice rimpiazzo, ma un modo intelligente per trasformare un limite produttivo in un’opportunità creativa.

David Zayas torna al crime dopo Dexter: Resurrection con Law & Order: SVU

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Dopo il clamoroso colpo di scena che ha segnato il finale della prima stagione di Dexter: Resurrection, David Zayas è pronto a tornare nel mondo del crime televisivo con un nuovo ruolo di primo piano. L’attore portoricano, storico interprete del detective Angel Batista nell’universo di Dexter, è stato infatti ufficialmente ingaggiato per un episodio chiave della ventisettesima stagione di Law & Order: SVU.

Zayas ha vestito i panni di Angel Batista per tutte le otto stagioni di Dexter (2006–2013), per poi tornare nel revival Dexter: New Blood e, più recentemente, in Dexter: Resurrection (2025). Proprio il finale della prima stagione di quest’ultima ha però segnato una svolta drastica: Batista viene ucciso da Leon Prater, personaggio interpretato da Peter Dinklage, un miliardario a capo di una società segreta di serial killer. Nonostante la conferma di una seconda stagione, il destino del personaggio rende improbabile un ritorno di Zayas nel franchise.

David Zayas in Law & Order: SVU: il nuovo ruolo dopo Dexter

Secondo quanto riportato da Deadline, David Zayas è stato scelto per sostituire Timothy Busfield in un episodio inizialmente ritirato di Law & Order: SVU stagione 27. L’episodio, intitolato Corrosive, era previsto per la messa in onda il 15 gennaio, ma NBC ha deciso di sospenderlo e rigirarlo dopo che Busfield è stato coinvolto in una vicenda giudiziaria. Zayas è stato quindi ricastato nel ruolo di un giudice, con l’episodio ora riprogrammato per il 26 febbraio.

Non si tratta della prima apparizione di Zayas nell’universo Law & Order: l’attore era già comparso in SVU nella terza stagione e ha interpretato diversi personaggi anche nella serie madre Law & Order e in Law & Order: Criminal Intent. Un ritorno, dunque, che assume anche il valore di una continuità professionale all’interno di uno dei franchise crime più longevi della televisione.

L’episodio Corrosive affronterà temi duri e centrali per SVU, ruotando attorno a un caso di abuso che coinvolge una figura giudiziaria di grande prestigio. L’indagine porterà la squadra a seguire una pista complessa, innescata da un video anonimo inviato tramite la linea di segnalazioni. La narrazione metterà in primo piano anche il personaggio di Amanda Rollins, interpretato da Kelli Giddish, impegnata nell’aiutare una sopravvissuta a confrontarsi con un trauma del passato.

Parallelamente a questo nuovo impegno televisivo, David Zayas è apparso di recente anche al cinema in The Running Man e ha avuto ruoli ricorrenti in serie di grande successo come The Bear, Blue Bloods e Oz. Un percorso che conferma la solidità di una carriera capace di rinnovarsi anche dopo l’addio a uno dei personaggi più iconici della serialità crime degli ultimi vent’anni.

Pirati dei Caraibi 6: nuove indiscrezioni sul ritorno di Jack Sparrow tra il figlio segreto e il ruolo di Margot Robbie

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Il destino di Pirati dei Caraibi potrebbe non essere ancora segnato. Dopo anni di voci, rinvii e progetti alternativi, una nuova indiscrezione rilancia con forza l’ipotesi di Pirati dei Caraibi 6, suggerendo una direzione narrativa inedita ma profondamente legata allo spirito originale della saga.

Secondo un report diffuso da The InSneider, il franchise sarebbe tornato una priorità strategica per Disney, soprattutto dopo la successione di Josh D’Amaro a Bob Iger alla guida della compagnia. L’obiettivo sarebbe quello di rilanciare Pirati dei Caraibi con un film capace di recuperare il tono avventuroso dei primi capitoli, ma con un approccio più moderno e un budget più contenuto.

Pirati dei Caraibi 6: Jack Sparrow, il figlio e il ruolo di Margot Robbie

Margot Robbie attrice
L’attrice e produttrice cinematografica Margot Robbie arriva alla premiere di Los Angeles del film “Saltburn” della Amazon MGM Studios. Foto di Image Press Agency via Depositphotos.com

Il punto più sorprendente del report riguarda la possibile struttura narrativa del film. Pirati dei Caraibi 6 seguirebbe infatti il figlio di Jack Sparrow, introducendo una nuova generazione di personaggi, affiancata da un ruolo centrale affidato a Margot Robbie. Questa scelta suggerirebbe una fusione tra il progetto principale e lo spinoff precedentemente annunciato con l’attrice di Barbie come protagonista.

La sceneggiatura sarebbe affidata a Krysty Wilson-Cairns, candidata all’Oscar e già apprezzata per il suo lavoro su 1917. Al momento, tuttavia, Disney non ha confermato ufficialmente queste informazioni, che restano quindi da considerare come rumor.

Il ritorno di Johnny Depp nei panni di Jack Sparrow resta incerto. Secondo le stesse fonti, il personaggio potrebbe non essere più al centro dell’azione, lasciando il testimone al figlio, pur mantenendo un legame simbolico con l’eredità della saga. Una scelta coerente con il desiderio di rinnovamento, ma anche potenzialmente divisiva per i fan storici.

Nel frattempo, alcune figure chiave del passato hanno preso le distanze dal progetto. Il regista originale Gore Verbinski ha dichiarato di non vedersi coinvolto in un nuovo capitolo, mentre Orlando Bloom ha espresso pubblicamente il desiderio di riunire il cast originale, inclusi Keira Knightley e Geoffrey Rush.

Uscito nel 2017, Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar ha segnato il punto più basso della saga sul piano critico, con appena il 30% su Rotten Tomatoes, pur incassando quasi 800 milioni di dollari nel mondo. Numeri importanti, ma non sufficienti a mascherare l’usura di un brand che aveva conquistato il pubblico nel 2003 con La maledizione della prima luna.

Se confermate, queste nuove indiscrezioni indicano un vero e proprio cambio di rotta: meno nostalgia, più rilancio narrativo. Resta da capire se questa nuova rotta sarà sufficiente a riportare Pirati dei Caraibi ai fasti di un tempo o se il mare, questa volta, sarà davvero troppo agitato.

Dark Winds rinnovata per la stagione 5: la serie western crime prodotta da George R. R. Martin tornerà nel 2027

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Prima ancora del debutto della quarta stagione, Dark Winds è stata ufficialmente rinnovata. AMC ha confermato che la serie tornerà con una stagione 5, consolidando il successo di uno dei crime drama più apprezzati degli ultimi anni, prodotto anche da George R. R. Martin e dal compianto Robert Redford come executive producer.

Debuttata nel giugno 2022, Dark Winds è ispirata ai romanzi Leaphorn & Chee di Tony Hillerman e segue le indagini del tenente Joe Leaphorn e dell’agente Jim Chee, interpretati rispettivamente da Zahn McClarnon e Kiowa Gordon, affiancati da Jessica Matten nel ruolo di Bernadette Manuelito. La serie si è distinta fin dall’inizio per il suo tono crudo e realistico, oltre che per una forte attenzione all’identità culturale e al contesto storico.

Dark Winds: quando escono le nuove stagioni e cosa aspettarsi

A Martinez e Zahn McClarnon in Dark Winds - Stagione 3

La stagione 4 debutterà domenica 15 febbraio alle 21:00 (ET) su AMC e AMC+, mentre la stagione 5 entrerà in produzione nel marzo 2026 in New Mexico, con uscita già fissata al 2027. Il rinnovo anticipato arriva a conferma della fiducia dell’emittente nel progetto, che ha saputo crescere stagione dopo stagione.

I nuovi episodi vedranno l’ingresso di diversi volti noti. Tra questi spicca Titus Welliver, già protagonista di Bosch, che interpreterà Dominic McNair, un potente e spietato boss criminale legato al traffico di droga e beni di lusso rubati. Nel cast della quarta stagione entrano anche Franka Potente, Isabel DeRoy-Olson, Billie Tsosie, Chaske Spencer e Luke Barnett, mentre A Martinez torna nel ruolo di Gordo Sena.

Narrativamente, la stagione 4 sarà incentrata sulla scomparsa di una ragazza navajo. L’indagine porterà Leaphorn, Chee e Manuelito fuori dai confini della Nazione Navajo fino alla Los Angeles degli anni ’70, immergendoli in un contesto urbano ostile e in una corsa contro il tempo per fermare un killer ossessionato e collegato alla criminalità organizzata.

Creata da Graham Roland e guidata dal showrunner John Wirth dalla seconda stagione, Dark Winds è stata una delle serie più amate dalla critica: tutte le prime tre stagioni hanno ottenuto il 100% su Rotten Tomatoes. Grazie a un accordo di licensing tra AMC e Netflix, la serie è entrata anche nella Top 10 della piattaforma, ampliando ulteriormente il suo pubblico.

Con questi risultati, il rinnovo anticipato appare una mossa naturale. La vera curiosità ora è capire come, dopo il finale della terza stagione, Dark Winds continuerà a evolversi, ampliando il suo universo narrativo senza perdere l’intensità e la coerenza che l’hanno resa una delle serie crime più solide del panorama televisivo contemporaneo.

Game of Thrones, lo spinoff Aegon’s Conquest riceve un aggiornamento incoraggiante sulla sceneggiatura

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Il mondo di Game of Thrones continua a espandersi. Tra i numerosi progetti in sviluppo targati HBO, Aegon’s Conquest torna a far parlare di sé grazie a un aggiornamento incoraggiante arrivato direttamente dallo sceneggiatore Mattson Tomlin.

Nonostante la serie madre si sia conclusa nel 2019, l’universo creato da George R.R. Martin resta uno dei pilastri della strategia HBO. Oltre al successo di House of the Dragon, la cui terza stagione è attesa per l’estate 2026, e a A Knight of the Seven Kingdoms, attualmente in onda con la prima stagione, Aegon’s Conquest rappresenta uno dei progetti più ambiziosi e affascinanti in cantiere.

Aegon il Conquistatore: a che punto è lo spinoff

Nelle scorse ore Mattson Tomlin ha condiviso su X un’immagine che mostra due quaderni di appunti fitti di materiale, accompagnati dal commento: «È sempre soddisfacente finire di riempire un quaderno». I taccuini, etichettati chiaramente con il riferimento a Conquest, suggeriscono un avanzamento concreto del lavoro sulla sceneggiatura.

Aegon’s Conquest racconterà l’epopea di Aegon I Targaryen, impegnato nella conquista di Westeros insieme alle sorelle-mogli Visenya e Rhaenys, e ai loro tre draghi. Gli eventi sono ambientati circa 300 anni prima di Game of Thrones e rappresentano uno dei momenti fondativi della storia dei Sette Regni.

Il progetto è attualmente sviluppato in una doppia direzione: da un lato come possibile serie HBO, dall’altro come film-evento per Warner Bros., descritto internamente come un’opera di dimensioni “mastodontiche, alla Dune”. Un’indicazione chiara delle ambizioni produttive legate al racconto della nascita del dominio Targaryen.

Tomlin aveva già parlato del suo approccio creativo in un’intervista del 2024, spiegando il lavoro a stretto contatto con George R. R. Martin e il metodo adottato per scrivere una storia che attinge a Fire & Blood, ma senza la struttura narrativa classica dei romanzi principali. Secondo lo sceneggiatore, Aegon’s Conquest va trattato come un grande racconto storico: non solo i fatti, ma soprattutto il loro significato emotivo e tematico.

Un elemento che rende questo progetto unico: si tratta del primo spinoff di Game of Thrones a non adattare direttamente un romanzo completo di Martin, ma a costruire una narrazione originale a partire da frammenti di “storia ufficiale”. Un rischio creativo che potrebbe trasformarsi nella prossima grande svolta dell’universo di Westeros.

Wanted – Scegli il tuo destino: la spiegazione del finale del film

Alla fine del thriller d’azione del 2008 Wanted – Scegli il tuo destino, – Timur Bekmambetov, qui al suo primo lungometraggio hollywoodiano prima di passare poi a dirigere titoli come La leggenda del cacciatore di vampiri e Ben-Hur – Wesley Gibson è devastato dalla scoperta della verità su ciò che le sue azioni hanno causato fino a quel momento. Tuttavia, invece di lasciare che i suoi fallimenti lo definiscano, il protagonista decide di affrontare il suo vero nemico per un regolamento di conti finale.

Vengono fatte nuove rivelazioni che minacciano l’integrità della Fraternità composta da assassini e, per estensione, quella della Fox. Lei si trova ad un bivio, in un feroce tiro alla fune tra la sua morale e la sua realtà. Le azioni di entrambi i personaggi finiscono per cambiare il destino del mondo, letteralmente. Quando la polvere si deposita, Wesley si costruisce un nuovo futuro, mettendo a frutto tutto ciò che ha imparato durante le sue magiche avventure da pistolero.

La trama di Wanted – Scegli il tuo destino

Wesley Gibson vive una vita miserabile, intrappolato in un lavoro d’ufficio ingrato sotto un capo prepotente e bloccato con una ragazza che lo tradisce con il suo migliore amico, Barry. Le cose prendono una svolta quando una donna misteriosa di nome Fox lo informa che suo padre, da cui era separato e recentemente ucciso, era un assassino leggendario e che l’assassino, Cross, ora lo sta cercando. Durante una sparatoria improvvisa tra Fox e Cross, Wesley è costretto a fuggire. Più tardi si risveglia in una fabbrica tessile circondato da assassini guidati da un uomo di nome Sloan.

Costretto a sparare alle ali delle mosche sotto la minaccia delle armi, Wesley scopre che i suoi attacchi di panico sono in realtà un tratto genetico legato a intense scariche di adrenalina, che gli conferiscono riflessi sovrumani. Sloan sostiene che il padre di Wesley faceva parte di un ordine segreto chiamato Fraternity, i cui membri eliminano le minacce per mantenere l’equilibrio globale. Vuole che Wesley si unisca a loro e li aiuti a eliminare Cross.

Wesley inizialmente rifiuta, ma tutto cambia quando scopre che durante la notte sono stati versati milioni sul suo conto bancario. Improvvisamente incoraggiato, affronta il suo capo e picchia Barry prima di tornare al mulino per l’addestramento. Grazie ai metodi brutali della Fraternità, Wesley inizia a padroneggiare le sue abilità potenziate. Una volta addestrato, gli viene presentato un tessuto all’interno del quale si trova un codice segreto scritto nella lingua mistica di Loom, scoperto dalla Fraternità, un clan di tessitori di migliaia di anni fa.

Sloan interpreta questi nomi e assegna gli obiettivi di conseguenza. Dopo questo, Wesley inizia a portare a termine i suoi incarichi e finalmente incontra Cross in una sparatoria che costa la vita a uno dei suoi alleati. Sloan manda quindi Wesley a uccidere Cross e ordina segretamente a Fox di eliminare anche Wesley, sottintendendo che il Loom lo ha nominato.

Da un’altra parte, Wesley recupera il proiettile di Cross e lo rintraccia fino a un uomo di nome Pekwarsky. Riesce a trovare l’uomo e, con l’aiuto di Fox, lo costringe a organizzare un incontro con Cross a bordo di un treno in movimento. Cross e Wesley combattono fino a quando il treno deraglia, ma prima che quest’ultimo cada, Cross lo salva, solo per essere colpito pochi istanti dopo.

Con il suo ultimo respiro, rivela la verità: lui è il vero padre di Wesley. Fox ammette che è la verità e che è stato reclutato perché era l’unica persona a cui Cross non avrebbe mai fatto del male. Prima che lei possa ucciderlo, Wesley fugge rompendo il pavimento di vetro e cadendo in un fiume. Pekwarsky alla fine lo salva e, per la prima volta, Wesley vede chiaramente qual è la verità.

Wanted - Scegli il tuo destino cast

La spiegazione del finale di Wanted – Scegli il tuo destino: perché Wesley uccide Sloan?

Nella sequenza finale del film, Wesley uccide Sloan per vendicare la morte di suo padre, Cross. Nel corso degli eventi, Sloan scopre che Wesley ha ripreso il suo lavoro regolare e arriva per finirlo. Tuttavia, in un colpo di scena, si scopre che la persona seduta alla scrivania è solo un’esca e che il vero Wesley ha ingannato Sloan facendogli prendere la posizione esatta da cui può essere ucciso. Il protagonista lo fa sparando un proiettile da chilometri di distanza, che alla fine raggiunge Sloan. Il modo in cui viene eseguito questo assassinio è importante, poiché rappresenta il fulcro delle motivazioni di Wesley.

Prima di questo momento, Wesley scopre che suo padre, considerato uno degli assassini più leggendari, è in realtà la persona che ha cercato di uccidere per tutto il film, riuscendoci alla fine: Cross. Si scopre che Sloan aveva ingannato il protagonista per i propri interessi, spingendo il giovane prodigio a vendicarsi. Le azioni di Wesley sono anche un modo per riconquistare il controllo della propria vita, come descritto nel suo monologo finale. Inizialmente, fatica a trovare un senso alle sue abilità di assassino, dato che è stato sfruttato per uccidere suo padre.

Tuttavia, presto capisce che dovrebbe reindirizzare il suo odio verso Sloan, l’uomo che ha sempre tirato le fila. Con questo, il protagonista procede a finire ciò che suo padre ha iniziato: un attacco contro Sloan e tutto ciò che rappresenta. All’inizio della storia, Cross elimina uno degli assassini posizionandolo in modo simile su un segno a forma di “X”, prima di mirarlo con il suo fucile da chilometri di distanza. In questo modo, la morte di Sloan segna il completamento di un ciclo, dimostrando anche che Wesley è finalmente cresciuto fino a sostituire suo padre.

Con questo, anche l’abuso del tessuto e del codice degli assassini da parte di Sloan giunge al termine. Il contesto completo della svolta al male di Sloan emerge dal retroscena rivelato da Pekwarsky. Egli rivela che il nome di Sloan era già apparso sul tessuto che annuncia gli obiettivi della Fraternità. Tuttavia, Sloan ha scelto di nasconderlo e ha invece creato obiettivi artificiali da far uccidere agli assassini, traendone profitti personali.

Questa pratica viola tutti i codici che tutti i membri della Fraternità sono tenuti a rispettare. Questo include Cross, che è il primo a scoprire la verità. Infuriato, decide di liberarsi dalla Confraternita e mira a uccidere Sloan. Tuttavia, l’antagonista distorce la narrazione, presentando Cross come un agente ribelle che deve essere eliminato. Così, il ruolo di Cross nella storia viene ricontestualizzato, con suo figlio che porta avanti la sua missione.

Wanted - Scegli il tuo destino sequel

Perché Fox si toglie la vita?

Quando Wesley decide di vendicarsi di Sloan, irrompe nella base segreta della Fraternità, ma alla fine viene circondato da assassini. Rendendosi conto che non può uscirne combattendo, decide di dire la verità, smascherando le pratiche nefaste dell’antagonista. Questo è uno shock per tutti, in particolare per Fox, che è emersa come una delle agenti più fedeli di Sloan. Rendendosi conto di essere con le spalle al muro, il leader della Fraternità decide di confessare tutto. Annuncia che non è l’unico il cui nome è scritto sul telo; in realtà, sono tutti i membri dell’organizzazione.

Spiega inoltre che ha nascosto questa verità per il bene di tutti loro, ma Fox ne ha sentito abbastanza. Da fervente sostenitrice dei principi del Loom, decide di porre fine alla sua vita. Tuttavia, Fox non si ferma qui; la sua mossa finale è anche la sua più grande dimostrazione di forza: un proiettile che attraversa l’intera stanza circolare, uccidendo ogni singolo assassino sul suo percorso. La sua decisione è motivata da molte ragioni, due delle quali sono le più importanti. In primo luogo, in ottemperanza alle regole del Loom, è suo dovere eliminare tutti coloro il cui nome appare, poiché sono destinati a causare il caos in futuro.

La seconda ragione è semplicemente una conferma della prima, poiché quando Sloan offre a tutti la possibilità di ignorare il Loom e unirsi a lui nel governare il mondo, tutti tranne Fox accettano. Il potere di uccidere e di usare le tecniche di cui dispongono comporta anche una grande responsabilità, e sfruttarlo può significare la fine dell’umanità. Così, il resto della Fraternità diventa il suo ultimo incarico, che lei porta a termine senza esitazione. Un’altra interpretazione che può essere attribuita alle sue azioni deriva da un dettaglio che condivide con Wesley all’inizio della storia, in cui menziona che un assassino che non è riuscito a portare a termine il suo lavoro è stato ucciso, insieme ai suoi cari.

Dato il modo in cui Sloan ha trattato Cross, è possibile che sia stato lo stesso leader a uccidere quell’assassino senza nome, come punizione per non aver seguito le sue regole. Inoltre, il racconto di Fox include anche una ragazzina minacciata dagli assassini, anche se il suo destino non viene mai rivelato. È quindi possibile che Fox stia ricordando il proprio passato e che la ragazzina sia semplicemente se stessa da bambina. Tuttavia, queste azioni evidenziano come la Fraternità abbia abbandonato i propri principi e abbia iniziato a decadere, il che giustifica la sua caduta definitiva.

Wanted - Scegli il tuo destino film

Cosa succederà a Wesley?

Con la scomparsa della Fraternità, Wesley si ritrova al punto di partenza della storia. Controlla il suo conto in banca e scopre di essere di nuovo al verde e, non avendo modo di mettere a frutto le sue capacità, ricomincia a soffrire di attacchi d’ansia. Tuttavia, scegliendo di riprendersi e uccidere Sloan, la causa dei suoi problemi, Wesley dimostra che la sua vita non è ancora finita. Il suo viaggio diventa quindi quello di riprendere il controllo e rifiutare tutte le influenze negative della sua vita. Ciò è simboleggiato dal proiettile che attraversa la ciambella del suo capo e la bibita del suo ex migliore amico.

Pertanto, Wesley inizierà probabilmente il prossimo capitolo della sua vita con un rinnovato senso di sicurezza, libero dai pesi sociali e dalle dinamiche insincere con le altre persone. Inoltre, dato che è ancora uno dei pochi in grado di attingere a poteri soprannaturali, il ruolo di Wesley come guardiano è ancora lungi dall’essere concluso. Poiché il linguaggio mistico nel tessuto è ancora vivo, egli ha il potenziale per diventare il suo nuovo protettore, seguendo le regole e decifrando i nomi che esso produce.

Con Pekwarsky ancora attivo nella storia, è probabile che i due collaborino, con il secondo che crea proiettili che il primo può usare per assassinare il male presente nel mondo. Questo non solo libera Wesley dallo stile di vita mondano e sfruttatore che teme, ma gli dà anche un nuovo senso di scopo. L’ultima parte della narrazione di Wesley nello show, in cui chiede al pubblico cosa hanno fatto ultimamente, è un invito all’azione, che esorta direttamente gli spettatori a trovare anch’essi un nobile scopo nella vita.

Un piccolo favore: la spiegazione del finale del film

Un piccolo favore: la spiegazione del finale del film

Un piccolo favore (qui la recensione) di Paul Feig è un thriller poliziesco ricco di colpi di scena e rivelazioni, in cui una donna indaga sulla scomparsa di un’altra. Anna Kendrick e Blake Lively recitano nei panni rispettivamente della madre single Stephanie Smothers e della collega Emily Nelson. Le due diventano amiche quando i loro figli iniziano a frequentarsi fuori dalla scuola. Tuttavia, quando Emily scompare misteriosamente, Stephanie decide di indagare personalmente sulla scomparsa dell’amica. Nel corso delle indagini, vengono alla luce i segreti che entrambe le donne hanno tenuto nascosti per anni.

Tratto dall’omonimo libro di Darcey Bell, Un piccolo favore è un thriller poliziesco sulla scia di Gone Girl di Gillian Flynn e La ragazza del treno di Paula Hawkins, entrambi adattati per il cinema con vari gradi di successo. I trailer lasciavano intravedere un altro mistero ricco di colpi di scena, ma con il regista comico Paul Feig dietro la macchina da presa, gli spettatori sapevano di potersi aspettare anche molto umorismo. Tuttavia, nessuno dei suoi film ha presentato i colpi di scena e le rivelazioni mostrati in Un piccolo favore.

Il ritorno della sorella gemella di Emily

Emily scompare dopo aver chiesto a Stephanie di andare a prendere suo figlio a scuola mentre suo marito Sean (Henry Golding) è a Londra in visita da sua madre. Dopo giorni di ricerche, il corpo di Emily viene apparentemente ritrovato in un lago in un campeggio nel Michigan. Tuttavia, in seguito si scopre che il corpo non appartiene a Emily, ma alla sua gemella, Faith. Emily e sua sorella sono cresciute nella casa dei loro genitori, ma da adolescenti hanno appiccato un incendio, uccidendo il padre e scappando per evitare le conseguenze.

Il loro crimine è il motivo per cui Emily non ama farsi fotografare, poiché è perennemente in fuga dal suo passato. Le gemelle sono state separate per evitare di essere scoperte, e Faith non si è presentata quando avrebbero dovuto riunirsi e iniziare una nuova vita insieme. Emily inizia invece una nuova vita, ma rimane arrabbiata con la gemella per averla abbandonata.

Un piccolo favore cast

Emily uccide Faith per evitare che il crimine commesso durante l’infanzia venga scoperto

La scomparsa di Emily è il risultato dell’improvvisa comparsa della gemella, che le chiede di incontrarsi al campo estivo che frequentavano da bambine, quello nel Michigan. La gemella di Emily è una donna povera e tossicodipendente che sta per costituirsi per l’incendio, trascinando Emily con sé. Chiede soldi ed Emily sembra accettare, ma è solo uno stratagemma perché Emily non può permettere alla gemella di distruggere la sua nuova vita, quella che si è costruita quando la gemella l’ha lasciata sola a cavarsela da sola.

Le due vanno a nuotare nel lago in ricordo dei vecchi tempi, ma Emily annega sua sorella. Poi, Emily fa sembrare il corpo simile al suo (le due hanno tatuaggi identici che si sono fatte dopo essere scappate) e finge la propria morte in modo che Sean possa incassare la polizza assicurativa sulla vita. Sean, nel frattempo, non ha idea del piano di Emily fino a quando lei non si presenta più tardi e glielo racconta.

Stephanie ha una relazione con il suo fratellastro

In sostanza, Un piccolo favore parla di infedeltà. Stephanie è una madre single rimasta vedova quando suo marito e il suo fratellastro sono morti in un tragico incidente d’auto, e riesce a mantenersi solo grazie all’assicurazione sulla vita del marito (è proprio Stephanie che racconta a Emily dell’assicurazione sulla vita, ispirando così il piano di Emily di aiutare la propria famiglia a uscire dai debiti fingendo la propria morte). Tuttavia, come Stephanie rivela lentamente a Emily nel corso del film, da giovane ha avuto una relazione con il suo fratellastro Chris, e si sottintende che abbiano continuato a dormire insieme.

Più tardi, Stephanie rivela che suo marito era sempre sospettoso del suo rapporto con Chris e accusava il loro figlio Miles di essere in realtà il figlio biologico di Chris. In preda alla rabbia e all’alcol, il marito di Stephanie esce di strada con Chris sul sedile del passeggero della sua auto, uccidendoli entrambi intenzionalmente. Quando Emily chiede a Stephanie chi le manca di più, Stephanie non riesce a scegliere, sottintendendo che ama Chris tanto quanto, se non più, di suo marito.

Un piccolo favore

 

Stephanie cerca di smascherare Emily

Stephanie, Emily e Sean si riuniscono: Stephanie vuole che Emily ammetta ciò che ha fatto, mentre Emily vuole uccidere Stephanie per tutto ciò che ha scoperto e per essere andata a letto con Sean quando pensavano che Emily fosse morta. Tuttavia, Emily ha ucciso le cimici che la polizia aveva piazzato in casa per registrare la sua confessione. Ma in un colpo di scena finale, Stephanie rivela di avere una piccola telecamera sulla camicia che ha trasmesso in diretta l’intera interazione sul suo vlog. Di conseguenza, la polizia ha la confessione ed Emily finisce in prigione.

Cosa significa davvero il finale di Un piccolo favore

Fondamentalmente, il finale di Un piccolo favore rivela non solo la verità dietro la scomparsa di Emily, ma anche la portata della sua manipolazione e pianificazione. Tuttavia, non si tratta solo dei colpi di scena della trama o della scoperta del mistero, ma delle trasformazioni dei personaggi e di ciò che queste rivelano sulle aspettative della società nei confronti delle donne. Il film utilizza abilmente il genere thriller per criticare i ruoli di genere tradizionali e l’idealizzazione della vita “perfetta”, sia che si tratti di maternità, matrimonio o carriera. Il finale sottolinea l’idea che le facciate che le persone creano spesso nascondono verità molto più oscure.

Come il finale di Un piccolo favore ha preparato il terreno per il sequel

Il finale contorto e cupo di Un piccolo favore si è concluso con Stephanie che ha superato in astuzia l’affascinante e pericolosa Emily in un climax esagerato che ha coinvolto un microfono nascosto, un poliziotto sospettoso e un tentativo esilarante e drammatico di omicidio stradale. Ma mentre il film originale si chiudeva con una nota di giustizia e crescita personale, con Emily dietro le sbarre e Stephanie che prosperava come podcaster di true crime, ha anche piantato i semi giusti per il sequel del 2025, Un altro piccolo favore.

La fine di Un piccolo favore non si è limitata a risolvere i molti nodi irrisolti, ma ha abilmente lasciato la porta aperta al ritorno di Emily e a un altro giro di segreti, bugie e scelte di moda killer. Uno dei modi più evidenti in cui il finale prepara il sequel è attraverso la scena finale di Emily in prigione. Il film la presenta come una conclusione comica, menzionando che lei sta prosperando dietro le sbarre, facendo amicizia e giocando a basket. Tuttavia, c’è anche una sottile sensazione che la sua storia non sia davvero finita.

Un piccolo favore film

Questa è una donna che ha finto la propria morte, incastrato altri e è rimasta cinque passi avanti a tutti per la maggior parte del film. Una semplice pena detentiva non avrebbe mai trattenuto Emily a lungo, e il finale di Un piccolo favore suggerisce addirittura che lei non abbia perso il suo smalto. Il suo fascino manipolatore, la sua intelligenza e la sua spietatezza rendono del tutto plausibile che lei possa cavarsela, preparando il terreno per un altro “semplice favore” con conseguenze non così semplici.

Per quanto riguarda Stephanie, il finale di Un piccolo favore mette in evidenza la sua trasformazione da goffa mamma blogger a sicura investigatrice dilettante, che la rende la protagonista perfetta per portare avanti la serie. Nell’ultima scena, non si limita a reagire al caos che la circonda, ma lo guida. Il successo del suo podcast e le sue nuove capacità investigative suggeriscono una nuova strada da seguire: una strada che la porterà a essere coinvolta in un altro mistero, questa volta al matrimonio di Emily in Italia.

Soprattutto, però, Un piccolo favore prepara al suo sequel in modo incredibilmente diretto: la dinamica tra Stephanie ed Emily è lungi dall’essere esaurita. Il loro contorto rapporto di amicizia-inimicizia (in parti uguali battute maligne, legame genuino e psicodramma) è stato il motore che ha reso A Simple Favor così piacevole. Il film originale si concludeva con un’ambiguità nella loro dinamica sufficiente a rendere credibile una loro riunione. Il film ha lasciato il perfetto spunto narrativo per un ritorno, indipendentemente da ciò che è realmente accaduto a Emily e Stephanie, poiché la loro chimica era così accattivante che il pubblico era quasi certo che sarebbero tornate.

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Angel Heart – Ascensore per l’inferno: la spiegazione del finale del film

Angel Heart – Ascensore per l’inferno del 1987 nasce dall’omonimo romanzo di William Hjortsberg, Falling Angel, e ne conserva l’impianto narrativo da detective story classica contaminata da suggestioni metafisiche e horror. Alan Parker trasforma il materiale letterario in un film cupo e stratificato, dove l’indagine privata diventa presto un viaggio negli abissi dell’identità e della colpa. Il racconto si muove su binari solo apparentemente familiari, costruendo fin dalle prime sequenze un’atmosfera malsana, carica di simboli, presagi e ambiguità che spostano il noir verso territori decisamente più oscuri.

Dal punto di vista del genere, il film è allora un ibrido audace per l’epoca, capace di fondere il noir investigativo con l’horror esoterico e il thriller psicologico. Un’operazione che lo avvicina ad altri titoli degli anni Ottanta interessati a contaminare il cinema di genere con riflessioni morali e spirituali, come Allucinazione perversa o L’Avvocato del diavolo, pur mantenendo una propria identità visiva e tematica. Parker lavora sull’inquietudine più che sullo shock, costruendo un clima soffocante in cui ogni scoperta sembra condurre non a una risposta, ma a un’ulteriore discesa nell’orrore.

Nella filmografia di Mickey Rourke, Angel Heart – Ascensore per l’inferno rappresenta uno dei ruoli più intensi e tormentati, perfettamente in linea con i suoi personaggi fragili e autodistruttivi degli anni Ottanta, mentre Robert De Niro, in una parte apparentemente marginale, offre una delle interpretazioni più enigmatiche e disturbanti della sua carriera. Nonostante l’abbondanza di indizi che conducono rapidamente lo spettatore alla soluzione, il vero fulcro dell’intreccio resta il corso stesso dell’indagine, che come uno psicodramma in un percorso psicoterapeutico accompagna il protagonista verso la scoperta dell’orribile verità. Ed è proprio su questo finale che l’articolo entrerà nel dettaglio, analizzandone significato e implicazioni.

Mickey Rourke e Robert De Niro in Angel Heart - Ascensore per l'inferno
Mickey Rourke e Robert De Niro in Angel Heart – Ascensore per l’inferno

La trama di Angel Heart – Ascensore per l’inferno

Uno strano e misterioso cliente, Louis Cyphre, ingaggia Harry Angel, un investigatore privato, per ritrovare Johnny Favorite, un reduce di guerra, ex cantante di successo, dimesso in maniera truffaldina da una clinica psichiatrica nel ’43 e di lì sparito nel nulla. Costui era sotto contratto con Louis Cyphre e questi non intende lasciare partite in sospeso. Angel si dà da quindi fare, scopre varie cose interessanti, ma cade in un vortice di paura e di sangue. Ben presto, l’investigatore si troverà a scoprire verità spaventose, imbattendosi nella vera natura di Cyphre.

La spiegazione del finale del film

Il terzo atto di Angel Heart – Ascensore per l’inferno si apre con Harry Angel che, dopo una lunga e dolorosa indagine, comincia a ricostruire il passato occulto di Johnny Favorite. Harry scopre che il cantante non solo era un potente occultista, ma aveva venduto la propria anima in cambio di fama e, cercando di sfuggire al patto, aveva compiuto omicidi rituali. La narrazione accelera mentre Angel recupera il vaso contenente i documenti dell’identità del soldato ucciso, fino al terribile momento in cui realizza che lui stesso è Favorite, con i ricordi repressi che tornano prepotentemente alla coscienza.

Harry comprende l’orrore dei suoi atti mentre si scontrano i frammenti della sua memoria: ha ucciso Fowler, Toots, i Krusemark e perfino Epiphany. Il confronto con Louis Cyphre, il misterioso committente della sua indagine, rivela la verità ultima: Cyphre è il diavolo, venuto a reclamare l’anima di chi ha contratto con lui. Angel affronta la rivelazione della propria colpevolezza e il destino già scritto, e il film chiude il racconto con Harry che si trova in un ascensore che scende interminabilmente, simbolo del suo viaggio verso l’inferno, mentre accetta la sua condanna definitiva.

Robert De Niro in Angel Heart - Ascensore per l'inferno
Robert De Niro in Angel Heart – Ascensore per l’inferno

Il finale porta a compimento i temi centrali del film, incentrati sulla colpa, l’identità e l’inevitabilità del destino. L’indagine di Angel, guidata inizialmente da motivazioni economiche, si trasforma in un percorso psicologico e morale, in cui ogni scoperta aumenta l’angoscia dello spettatore. L’orrore non risiede tanto negli omicidi, quanto nella consapevolezza che Harry è responsabile di tutto, e che ogni azione passata lo ha condotto verso un destino ineluttabile, rendendo il soprannaturale un’estensione della sua colpa umana.

La chiusura dell’indagine sottolinea anche il concetto di identità come costruzione fragile e ingannevole. Angel credeva di essere un semplice investigatore, ma l’ossessione di seguire le tracce di Favorite lo porta a scoprire che egli stesso è protagonista e vittima della propria storia. Il percorso psicodrammatico attraverso indizi, visioni e crimini permette al film di esplorare come l’inconscio, la memoria e i desideri repressi possano guidare le azioni umane verso conseguenze devastanti, con l’orrore e il soprannaturale che incarnano metaforicamente le colpe non riconosciute.

Il messaggio finale di Angel Heart – Ascensore per l’inferno riguarda la responsabilità delle proprie azioni e l’impossibilità di sfuggire alle conseguenze delle scelte morali. Il film mostra come la colpa e l’inganno, combinati con la ricerca ossessiva di verità o potere, conducano inevitabilmente alla rovina. L’ascensore che scende senza fine diventa simbolo dell’ineluttabilità della punizione e della caduta morale. L’opera suggerisce che il male non è solo esterno, ma spesso interno, e che la conoscenza di sé può essere sia liberatoria che terribilmente dolorosa, insegnando la gravità della coscienza e del destino personale.

Dragonero – I Paladini torna con la stagione 2: nuove avventure fantasy su RaiPlay e Rai Gulp

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Dopo il successo della prima stagione, Dragonero – I Paladini è pronto a tornare con nuovi episodi. La seconda stagione, composta da 26 episodi, debutta dal 6 febbraio su RaiPlay e dal 12 febbraio su Rai Gulp, rilanciando una delle produzioni animate italiane più ambiziose degli ultimi anni dedicate al pubblico giovane e agli appassionati di fantasy.

Tratta dall’omonimo fumetto creato da Luca Enoch e Stefano Vietti, la serie rappresenta un unicum nel panorama nazionale: è infatti la prima serie animata fantasy italiana, nata dalla coproduzione tra Sergio Bonelli Editore e Rai Kids.

Un mondo fantasy che cresce e introduce un nuovo antagonista

Ambientata nel mondo di Erondár, la serie segue le avventure dei giovani eroi Ian, Myrva e Gmor, chiamati a difendere il loro regno da forze oscure e minacce demoniache. La nuova stagione promette di ampliare l’universo narrativo, alzando la posta in gioco e introducendo un nuovo, temibile antagonista.

Tra le principali novità spicca infatti l’ingresso di Maurizio Merluzzo, che presta la voce a Vondhur, il villain della seconda stagione. Una scelta che punta a rafforzare l’identità della serie anche dal punto di vista vocale, avvicinando il progetto a un pubblico ancora più ampio.

Una produzione corale che conferma il valore dell’animazione italiana

La regia degli episodi è affidata a Enrico Paolantonio, mentre le sceneggiature portano la firma di Giovanni Masi, Federico Rossi Edrighi e Mauro Uzzeo. I produttori esecutivi sono Vincenzo Sarno e Manoj Mishra, a conferma di una filiera produttiva solida e strutturata.

Proprio Sarno ha sottolineato l’importanza di questo ritorno, definendolo un traguardo significativo e il risultato di una collaborazione creativa profonda tra Rai Kids, Sergio Bonelli Editore e Powerkids Entertainment. Un lavoro di squadra che dimostra come l’animazione italiana possa costruire mondi capaci di parlare alle nuove generazioni con ambizione e qualità.

Tra avventura, humor e immaginazione, Dragonero – I Paladini si prepara dunque a consolidare il proprio successo, confermando il potenziale del fantasy animato made in Italy nel panorama televisivo contemporaneo.

L’adattamento di Eragon per Disney+ ottiene un promettente aggiornamento

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L’adattamento Disney+ di Eragon sta finalmente prendendo il volo quattro anni dopo essere stato annunciato. Nel 2022 è stato annunciato che il romanzo di Christopher Paolini sarebbe stato adattato come serie televisiva Disney+, con Paolini come sceneggiatore e Bert Salke come produttore esecutivo. Da allora, sono stati annunciati pubblicamente pochi progressi, anche se Paolini ha condiviso un aggiornamento su Eragon nel febbraio 2025, affermando che la serie “è ancora in corso”.

Ora, a un anno dalla rassicurazione di Paolini che l’adattamento era ancora in corso, Todd Harthan e Todd Helbing sono entrati a far parte del progetto come co-showrunner, e Harthan è il co-creatore insieme all’autore Paolini. Tutti e tre saranno produttori esecutivi, così come Marc Webb, Rachel Moore e Salke nella serie ancora in fase di sviluppo. Harthan è lo showrunner della serie di successo della ABC High Potential, mentre Helbing ha già lavorato come showrunner per le serie sui supereroi The Flash e Superman & Lois.

Di cosa parla Eragon

Eragon segue le vicende di un giovane la cui vita cambia per sempre dopo aver scoperto un uovo di drago sulle montagne. Il primo libro è l’inizio della più ampia serie Ciclo dell’Eredità, che segue il viaggio di Eragon mentre diventa il primo nuovo Dragon Rider in un secolo e cerca di liberare la terra di Alagaësia dal tirannico re Galbatorix. Come ricorderanno i fan dei romanzi, nel 2006 era stato realizzato un adattamento cinematografico (leggi qui la recensione), ma come indicato dal punteggio del 15% dei critici e dal 46% del pubblico su Rotten Tomatoes, è stato pesantemente stroncato e i piani per un sequel sono falliti.

Molti fan hanno criticato il film perché non rendeva giustizia al materiale originale, che includeva importanti personaggi del libro assenti dal film. Proprio come Disney+ ha conquistato molti fan con Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo dopo l’accoglienza poco entusiasta dei film, c’è la speranza che la versione di Eragon della piattaforma di streaming riesca a ottenere lo stesso risultato. Tra il ruolo centrale di Paolini, l’esperienza di Helbing alla guida di una serie di lunga durata come The Flash e il successo di Harthan con High Potential, Disney+ sembra aver messo insieme un team in grado di adattare efficacemente Eragon e gli altri libri della serie Ciclo dell’Eredità.

Poiché la serie fantasy è ancora in fase di sviluppo, la data di uscita della prima stagione è ancora lontana dall’essere annunciata. Uno dei prossimi annunci riguarderà probabilmente il cast dei ruoli principali. Il cast del film Eragon includeva Ed Speleers nel ruolo dell’eroe omonimo, Rachel Weisz come voce del drago Saphira, Jeremy Irons nel ruolo di Brom, Sienna Guillory nel ruolo di Arya, Robert Carlyle nel ruolo di Durza, Garrett Hedlund nel ruolo di Murtagh, Djimon Hounsou nel ruolo di Ajihad e John Malkovich nel ruolo di Re Galbatorix.

La Marvel vorrebbe Robert Downey Jr. nel ruolo di Dottor Destino anche dopo Avengers: Secret Wars

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Quando i Marvel Studios e il regista Jon Favreau hanno scelto Robert Downey Jr. per interpretare Tony Stark nel film Iron Man del 2008, è stata considerata una scelta piuttosto rischiosa. L’attore aveva un passato travagliato che, sebbene ormai lontano, era ancora problematico agli occhi di alcuni. Inoltre, a quel punto della sua carriera non era ancora una star di successo, ma Iron Man era un supereroe di “serie B”, quindi Kevin Feige e compagnia non avevano davvero nulla da perdere.

Iron Man fu poi un successo sia di critica che di pubblico. Iron Man 2, sebbene non fosse stato accolto così calorosamente dalla critica, ebbe comunque un buon successo, e Iron Man 3 fu il primo film solista della MCU a incassare oltre 1 miliardo di dollari. Nel corso degli anni, Downey si è affermato come uno dei maggiori protagonisti del franchise degli Avengers e ha ottenuto guadagni record per film come Captain America: Civil War e Spider-Man: Homecoming.

Nel 2019, in Avengers: Endgame, il vincitore dell’Oscar ha concluso la sua carriera undicennale nell’MCU quando i fratelli Russo hanno fatto compiere a Iron Man il sacrificio estremo per fermare Thanos. È stato un addio fenomenale, ma non essendo più possibile andare avanti con il Kang di Jonathan Majors come grande cattivo della Saga del Multiverso, Downey Jr. è stato rivelato come il nuovo Dottor Destino al San Diego Comic-Con 2024. Dopo una breve apparizione in I Fantastici Quattro: Gli Inizi, l’attore sarà protagonista in Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars.

Tuttavia, quest’ultimo film potrebbe non essere la fine della carriera di Victor Von Doom interpretato da Downey Jr. Secondo l’insider Daniel Richtman, infatti, i Marvel Studios vorrebbero che l’ex Iron Man continui a interpretare il personaggio anche dopo Secret Wars. Ciò significherebbe che continuerebbe a ricoprire il ruolo nella Saga dei Mutanti. Resta da vedere se sarà il cattivo dei Fantastici Quattro o il nuovo Iron Man, ma la seconda opzione sembra più probabile.

Dopo la versione a fumetti di Secret Wars, il volto di Doom è stato guarito ed è diventato il “famigerato Iron Man”. Non sarà gradito a tutti, ma questo potrebbe significare che vedremo Robert Downey Jr. tornare al suo ruolo più iconico, anche se come cattivo che cerca di fare del bene. Solo il tempo dirà se questo è davvero il piano per il Doom di Downey, che potrebbe essere un personaggio troppo importante perché venga presentato e concluso solamente in due film.

F1 – Il film: i dirigenti di Apple e Formula 1 parlano del possibile sequel

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F1 – Il film (leggi qui la recensione) ha debuttato come numero 1 al botteghino mondiale quando è uscito lo scorso giugno, incassando oltre 630 milioni di dollari in tutto il mondo e diventando il film sportivo di maggior successo di tutti i tempi. È stato anche il film originale di maggior successo dello scorso anno, registrando il miglior debutto per un film originale live-action negli Stati Uniti negli ultimi cinque anni, nonché il film di Brad Pitt con il maggior incasso fino ad oggi.

Il film ha ricevuto un A CinemaScore, insieme a un impressionante punteggio del 97% da parte del pubblico su Rotten Tomatoes (dove è stato “Certified Fresh” con il 82% dei critici). Più di recente, ha ottenuto anche una nomination all’Oscar come miglior film. Tenendo presente tutto ciò, è difficile credere che un sequel non sia ancora stato annunciato. La F1, tuttavia, ha stretto una nuova partnership con Apple TV per trasmettere in streaming tutte le 24 gare sulla piattaforma, a partire dal Gran Premio d’Australia il mese prossimo.

Come riportato per la prima volta su FullThrottleHQ.com, Apple TV ha tenuto ieri una conferenza stampa a Santa Monica, e il dirigente Eddy Cue è stato affiancato sul palco dal CEO della Formula 1 Stefano Domenicali. Quasi immediatamente, il primo ha sollevato la questione del futuro del franchise di F1. “Ho un’ultima domanda che mi è stata posta”, ha esordito Cue. “È la mia domanda preferita in assoluto, ed è una sorta di boomerang perché entrambi risponderemo: ‘Ci sarà un altro film sulla Formula 1, visto il successo e la grandezza del primo film?'”

Domenicali ha risposto: “Restate sintonizzati. Vi diremo qualcosa di più in futuro. Mai dire mai. Ma dobbiamo assimilare meglio il successo di questo film perché è stato qualcosa di unico. E se si vuole pensare a un nuovo film, deve essere davvero molto, molto buono“. “Pertanto, se questo accadrà, non sarà per il prossimo anno”, ha continuato. “Ma forse l’anno prossimo saremo qui alla giornata dedicata alla stampa e speriamo di avere qualcosa in più da annunciare allora”.

Un sequel di F1 – Il film sarebbe sicuramente gradito da chi è rimasto entusiasta del lungometraggio uscito in sala lo scorso anno. È però difficile dire quale direzione potrebbe prendere il seguito, e la Formula 1 è probabilmente ansiosa di assicurarsi che i radicali cambiamenti al regolamento di quest’anno abbiano successo prima di invitare nuovamente una troupe cinematografica sul set.

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A24 acquisisce i diritti di “Non aprite quella porta” per un rilancio cinematografico e televisivo

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Dopo una guerra di offerte durata diversi mesi, A24 ha acquisito i diritti del franchise di Non aprite quella porta. Ora, come riportato da Deadline, lo studio ha confermato che riprenderà il franchise sotto forma di una serie TV, la prima nel suo genere. Lo show vedrà JT Mollner come showrunner e Glen Powell come produttore esecutivo.

Mollner, che in passato ha scritto la sceneggiatura di The Long Walk del 2025, scriverà e dirigerà anche la serie. Nonostante Powell sia un protagonista di film come The Running Man e Twisters, secondo quanto riferito non sarà coinvolto nella serie come attore. I potenziali protagonisti non sono ancora stati rivelati.

Oltre alla serie TV in fase di sviluppo, è in lavorazione anche un film. Mentre Mollner non è coinvolto nel film, Powell sarà produttore anche in questo caso. Altri produttori esecutivi coinvolti in entrambi i progetti sono Roy Lee e Steven Schneider della Spooky Pictures, Ben Ross della Image Nation, Stuart Manashil e Dan Cohen della Barnstorm.

Anche Kim Henkel della Exurbia Films sarà coinvolto nella serie TV e nel film, avendo co-creato il franchise con il compianto Tobe Hooper. Ian Henkel e Pat Cassidy della Exurbia saranno i produttori, mentre la ImageNation sarà coinvolta nel film, ma non nella serie TV. Mollner e Powell hanno anche rilasciato delle dichiarazioni riguardo al loro coinvolgimento nel futuro del franchise:

Ho dichiarato pubblicamente che non mi interessa rifare film perfetti, e l’originale Texas Chain Saw Massacre è un film perfetto. Ho molta stima per [il regista e co-sceneggiatore] Tobe Hooper e Kim Henkel perché hanno creato qualcosa di audace, trasgressivo e davvero innovativo che ancora oggi rappresenta il punto di riferimento per l’horror. Quando mi è venuta l’idea di esplorare a fondo questo mondo, l’ho vista come un modo nuovo di avvicinarmi ad esso, oltre che come un modo per onorare e sviluppare il folklore esistente. È l’unico modo in cui volevo farlo e non riesco a immaginare partner migliori di A24 per questo progetto. È davvero un onore”, ha affermato Mollner.

Non aprite quella porta è uno dei miei film preferiti. Ha definito una generazione di film horror e, a oltre mezzo secolo dalla sua uscita, rimane uno dei film più significativi del mio Stato natale. Sono onorato che Barnstorm contribuisca a scrivere un nuovo capitolo di un titolo e di un franchise così iconici. Con una casa di produzione prestigiosa come A24, un regista visionario come JT Mollner e i nostri partner di produzione di prim’ordine, non avrei potuto sognare un team migliore per un progetto così ambizioso“, sono invece le parole di Powell.

L’ultima uscita della serie è stata il film del 2022, prodotto da Legendary Pictures e Bad Hombre per Netflix. Il film ha ricevuto recensioni negative da parte della critica e del pubblico, una tendenza ricorrente con le ultime uscite della serie. Tuttavia, sotto la guida di A24, sembra che questa tendenza possa essere mitigata.

Una dichiarazione di Henkel sulla serie TV ha specificatamente sollevato la speranza che “ci sia una storia epica nascosta nel retroscena di Chainsaw”. Tuttavia, i dettagli su ciò che riguarderà la serie TV o il film rimangono segreti. Dato che i film horror di A24 sono tra i più importanti dell’era moderna, ciò potrebbe riflettersi sui loro piani per il franchise.

L’acquisizione da parte di A24 del franchise di Non aprite quella porta segna l’inizio di una nuova era per la serie horror. Con una serie TV che dovrebbe ampliare la serie, insieme a un nuovo film che aggiungerà ulteriore horror, Leatherface è ben lungi dall’aver finito di apparire sui grandi e piccoli schermi. È solo questione di tempo prima che il suo ritorno porti molte nuove idee alla serie.

Mark Ruffalo sembra rivelare il ritorno di un importante eroe dell’MCU in Avengers: Secret Wars

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Secondo Mark Ruffalo, Avengers: Secret Wars vedrà apparentemente il ritorno di un eroe del Marvel Cinematic Universe che, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe morto nel prossimo film della serie. La produzione dell’ultimo film degli Avengers della saga Multiverse dell’MCU inizierà nei prossimi mesi, dopo un periodo di riprese aggiuntive per completare la storia di Avengers: Doomsday e includere altri attori.

Finora sono state condivise poche o nessuna informazione sul cast e sulla trama di Avengers: Secret Wars. Alcuni personaggi, come i Fantastici Quattro, Doctor Doom e alcuni membri senza nome dei New Avengers, sono stati confermati per il film. Tuttavia, siamo probabilmente ancora lontani da un elenco completo del cast come quello che la Marvel ha rivelato per Avengers: Doomsday. Pertanto, il ritorno di un eroe nel film del 2027 sta facendo scalpore online.

Parlando con BuzzFeed UK, l’attore, che interpreta Hulk nell’MCU, sembra aver rivelato che Chris Hemsworth tornerà nei panni di Thor in Avengers: Secret Wars. La rivelazione è avvenuta durante un gioco in cui gli attori e la star di Fox X-Men Halle Berry dovevano dire chi era apparso in più progetti di supereroi. Mentre Hemsworth contava le sue apparizioni in Avengers, Ruffalo ha detto: “Sei… beh, ci saranno”, al che l’attore di Thor ha risposto: “Sì, ma quello non l’abbiamo ancora girato”.

Con le riprese principali di Avengers: Doomsday terminate, Hemsworth ha girato cinque film di Avengers, quindi Secret Wars sarebbe il sesto. La rivelazione è interessante per un paio di fattori. Per cominciare, la situazione di Ruffalo per quanto riguarda i prossimi film degli Avengers dell’MCU è incerta. L’attore non faceva parte delle star rivelate durante la diretta streaming della presentazione del cast di Avengers: Doomsday, né è apparso in uno dei quattro teaser usciti finora nelle sale.

Allo stesso modo, la partecipazione di Hulk di Ruffalo ad Avengers: Secret Wars deve ancora essere confermata. La prossima apparizione di Bruce Banner nell’MCU è prevista per il 2026, con il personaggio che avrà un ruolo in Spider-Man: Brand New Day di Tom Holland. Resta da vedere come questo si collegherà a uno o entrambi i prossimi film degli Avengers. Tuttavia, Ruffalo sembra essere a conoscenza delle produzioni.

Per quanto riguarda Hemsworth, l’attore che interpreta Thor è stato il primo nome rivelato durante l’annuncio del cast di Avengers: Doomsday. Thor è stato anche il protagonista del secondo teaser di Avengers: Doomsday, in cui il Dio del Tuono prega suo padre Odino di proteggerlo mentre va a combattere un nuovo spaventoso nemico, presumibilmente il Dottor Destino interpretato da Robert Downey Jr.

A causa della natura cupa del teaser, con Thor che chiede aiuto per sopravvivere alla battaglia e tornare a casa dalla sua figlia adottiva, Love, le voci sulla morte del Dio del Tuono in Avengers: Doomsday hanno cominciato a rafforzarsi. Tuttavia, con Ruffalo che afferma che Hemsworth tornerà in Avengers: Secret Wars, si ipotizza che l’eroe Marvel sopravviverà al film del 2026.