“Still Up”
significa, letteralmente, “ancora su”, figurativamente è
un’espressione molto sintetica che in inglese indica l’essere
ancora svegli, anche a tarda ora. E quale miglior titolo potevano
trovare Steve Burge e Natalie
Walter per la loro nuova insolita commedia romantica che
racconta di una relazione tra due persone che soffrono di
insonnia?
Still Up, la trama
Danny e
Lisa sono due amici accomunati da un disturbo molto
fastidioso per quanto comune: entrambi sono insonni, per cui, ogni
volta che il mondo va a dormire, loro restano svegli, a parlare, a
raccontarsi, a farsi ridere molto e con grande frequenza. Una
relazione, la loro, che sembra essere l’amicizia perfetta: i due
sono leggeri, senza mai sottovalutare le paure e le incertezze
dell’altro, sono aperti e intimi, sono onesti, su tutto. Tranne in
merito a quello che provano l’uno per l’altra. E dopotutto non c’è
niente che possano dirsi, perché se Danny ha una fortissima paura
di uscire di casa causata da un trauma che ma mano si svelerà, Lisa
ha una relazione stabile e una figlia molto piccola. I due
condividono soltanto la notte, quel momento di disagio che deriva
dal non riuscire a riposare, ma che per loro diventa una finestra
sul mondo dell’altro, alla ricerca di una gioia, o forse di un
amore, che sembra impossibile.
Antonia
Thomas e Craig Roberts sono gli splendidi
protagonisti di Still Up, dal 22 settembre su Apple TV+ con i primi tre
episodi, seguiti da un episodio settimanale ogni venerdì, fino al
27 ottobre. La serie, ideata e scritta da Steve
Burge e Natalie Walter, nasce come
risposta al lockdown, un germe nato da quel momento che
unisce tutto il mondo in cui telefoni, chat e videochiamate
tenevano unito un mondo in isolamento. E sebbene proprio quel mondo
faccia di tutto per lasciarsi indietro quei mesi, le conseguenze di
quella chiusura forzata incidono ancora sulla psiche di molti.
L’insonnia come finestra su un
mondo possibile
E così l’insonnia, che
per chiunque è una condanna, per Danny e Lisa diventa un momento
quasi romantico di condivisione e di sfogo. Le puntate sono infatti
tutte ambientate di notte, nel corso di una telefonata trai due
protagonisti, e questa struttura consente di raccontare tre storie
contemporaneamente, rendendo molto ricco ogni minuto che si vede a
schermo. Da una parte abbia infatti due storie che si svolgono
contemporaneamente, ovvero quella che vive Lisa e quella che vive
Danny, ma allo stesso tempo abbiamo anche la storia che si
raccontano i due al telefono, e quindi si vede crescere, episodio
dopo episodio, questa relazione così insolita eppure così
intima.
Still Up parla infatti di relazioni, in
particolare di relazioni romantiche ma da un punto di vista
insolito e bizzarro che ha allo stesso tempo la caratteristica di
risultare anche confortevole e rassicurante. Nessuno dei due
protagonisti è un eroe romantico da manuale, ma entrambi compiono
il loro viaggio verso un mondo di possibilità. Quello che di questo
viaggio rimane nel cuore dello spettatore è l’umorismo, l’ironia,
ma anche il forte senso di solitudine che pervade queste due anime
isolate dal mondo che dorme, sveglie e vigili in una Londra
notturna in cui tutto sembra possibile.
Tra le saghe cinematografiche più
acclamate degli ultimi anni vi è senza ombra di dubbio quella di
Transformers, basata sugli omonimi
giocattoli e serie animate della Hasbro e Takara Tomy degli anni
’80. Con cinque film, questa ha ad oggi superato i 4 miliardi di
incasso a livello mondiale. Il primo film, uscito nel 2007 ha così
dato inizio a questa epica narrazione che vede contrapposta la
specie umana ai robotici alieni capaci di trasformarsi e adattarsi
ad ogni situazione, i quali non hanno però tutti intenzioni ostili.
Nel 2009 è poi uscito il primo sequel, intitolato
Transformers – La vendetta del caduto
(qui la recensione)
Anche questo secondo lungometraggio
è diretto da Michael Bay, esplosivo regista di
film come The Rock, Pearl Harbor e Armageddon.
Previsto già prima dell’uscita del primo capitolo, questo sequel si
è affermato come un successo altrettanto importante. Con un incasso
di oltre 400 milioni di dollari è infatti diventato il
quarantaquattresimo maggiore incasso nella storia del cinema. Il
film non ha però mancato di dividere critica e pubblico, ottenendo
numerosi pareri negativi e ben tre Razzie Awards come peggior film,
peggior regista e peggior sceneggiatura, oltre alle candidature per
gli interpreti protagonisti.
Nonostante ciò, il film è da vedersi
come un gigantesco giocattolone tutto effetti speciali ed
esplosioni, con sequenze d’azione entusiasmanti e ottime per una
visione spensierata in cui l’intrattenimento è tutto ciò che si
cerca. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà
certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità
relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti
possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, al cast di attori e al
relativo videogioco. Infine, si elencheranno anche
le principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
Transformers – La vendetta del
caduto: la trama del film
Questo secondo capitolo si apre nel
17000 a.C., quando i Sette Prime viaggiarono nell’universo per
creare l’Energon, un minerale che funge da energia primaria per
tutti i Transformers. Per crearlo usarono macchine, chiamate Sun
Harvester, in grado di assorbire le stelle distruggendole. Uno di
loro, The Fallen, sfidò però la regola di non
distruggere mai la stella di un pianeta con la vita, posizionando
una di quelle macchine sulla Terra. The Fallen venne dunque
affrontato dagli altri Prime che lo imprigionarono prima che
potesse innescare la macchina attraverso la Matrice del Comando. Il
resto dei Prime quindi si sacrificò per nascondere la Matrice in
una posizione sconosciuta.
Nel presente, due anni dopo la
battaglia di Mission City, gli Autobot e le forze armate
statunitensi hanno formato una task force internazionale per
eliminare i Decepticon sopravvissuti. Nel frattempo, Sam
Witwicky si sta preparando a frequentare il college
lontano dalla sua ragazza Mikaela Banes e dal suo
guardiano Bumblebee. La sua ricerca di tranquillità
viene però stravolta dal ritorno di Megatron, il
quale riunitosi con The Fallen intende ora scatenare la potenza del
Sun Harvester. Il ragazzo, insieme al leader dei Prime
Optimus si troverà dunque a dover nuovamente
salvare l’intero pianeta e la donna amata.
Transformers – La vendetta del
caduto: il cast del film
Ancora una volta ad interpretare il
protagonista umano, Sam Witwicky, è l’attore Shia LaBeouf.
Prima del primo film, Bay pensava che egli fosse troppo adulto per
interpretare il ruolo di un teenager. LaBeouf, però, lo convinse
presentandosi al provino truccato in modo tale da sembrare più
giovane. Per prepararsi al suo ruolo, inoltre, l’attore si è
allenato per tre mesi, guadagnando diversi chili di muscoli, solo
per scoprire poi che il regista voleva un personaggio più agile che
forte. Accanto a lui, nei panni di Mikaela Banes vi è ancora una
volta Megan Fox.
Anche lei si è allenata al fine di ottenere il fisico necessario
per poter dar vita alle complesse sequenze d’azione del film.
Nel film sono poi presenti gli
attori Josh Duhamel
nei panni del capitano Lennox, Ramon
Rodriguez come Leo Spitz e Tyrese Gibson
come Epps. Kevin Dunn interpreta Ron Witwicky,
padre di Sam, mentre John Turturro è
l’agente Simmons. A dare voce al transformers Optimus Prime vi è
Peter Cullen, il quale aveva già doppiato il
personaggio nella serie animata degli anni Ottanta. La voce del
villain Megatron era stata nel primo film quella di Hugo Weaving,
celebre per le trilogie di Matrix e Il Signore degli
anelli. Tony Todd dà qui voce
a The Fallen, mentre Mark Ryan è infine la
voce originale di Bumblebee.
Transformers – La vendetta del
caduto: il videogioco, il trailer e dove vedere il film in
streaming e in TV
Parallelamente al film, è stato
pubblicato anche anche l’omonimo videogioco basato sugli eventi del
lungometraggio. Questo è stato reso disponibile per le console
Xbox 360, PlayStation 3, Wii, Nintendo DS e
PC Microsoft Windows. Ognuna di queste versioni
segue però in modo piuttosto libero la trama della propria
controparte cinematografica, in quanto diversi sono stati gli
sviluppatori occupatisi della cosa. Come per Transformers: The
Game, La vendetta del caduto dispone di due campagne
distinte, la prima che riproduce le azioni del Autobot, mentre la
seconda quelle dei Decepticon. Il gioco, ben accolto, aggiunge poi
nuove missioni e personaggi.
È possibile fruire di
Transformes – La vendetta del caduto
grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei
cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple
iTunes, Sky, Infinity+, Paramount+, Netflix e Amazon Prime Video. Per
vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà
noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo
di giovedì 21 settembre alle ore
21:00 sul canale 20 Mediaset.
Il regista premio
Oscar Robert Zemeckis ha nel corso della sua
carriera realizzato film di vario genere, dal fantascientifico
Ritorno al futuro al
drammatico Forrest Gump,
dall’horror Le verità nascoste al
biografico TheWalk. Uno dei suoi titoli più
bizzarri e ancora oggi più apprezzati è anche La morte
ti fa bella, da lui diretto nel 1992 e scritto da
Martin Donovan e David Koepp. Il
film è in particolare ricordato per la sua trama grottesca, in cui
si mescolano commedia e fantasia, ma anche per i suoi sbalorditivi
effetti speciali, premiati poi con l’Oscar.
Il film si presentava infatti come
tecnologicamente complesso da realizzare e ha rappresentato un
importante progresso nell’uso degli effetti generati dal computer,
sotto la direzione pionieristica della Industrial Light and Magic.
Ad esempio, è stato il primo film in cui è stata utilizzata una
trama della pelle generata al computer. Nonostante la grande
presenza di effetti speciali e il coinvolgimento di celebri
interpreti di Hollywood, La morte ti fa bella riuscì ad
avere un budget contenuto di soli 55 milioni di dollari. L’incasso
globale di 150 portò dunque il film ad affermarsi come un buon
successo, con personaggi e scene ancora oggi iconiche.
Negli anni la pellicola ha poi
guadagnato lo status di cult, come anche un significativo numero di
fan, specialmente all’interno della comunità LGBT. Si tratta dunque
di un film imperdibile, sorprendente sotto più punti di vista e
sempre divertente nella sua follia. Prima di intraprendere una
visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune
delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama e al cast di
attori. Infine, si elencheranno anche le principali
piattaforme streaming contenenti il film nel
proprio catalogo.
La trama di La morte ti fa bella
La storia di La morte ti fa
bella vede Helen Sharp, ambiziosa
aspirante scrittrice, sconvolta dal tradimento del suo fidanzato
Ernest Melville con la seducente attrice
Madeline Ashton, ex compagna di classe di Helen.
Vent’anni dopo, Helen sembra aver finalmente superato i propri
traumi, curando sé stessa e divenendo la scrittrice che desiderava
essere. Al contrario, la rivale Madeline ha perso tutta la sua
bellezza nonché popolarità, vivendo ora una crisi matrimoniale con
Ernest. Per paura che il marito possa decidere di lasciarla per
tornare con Helen, Madeline decide di rivolgersi ad una misteriosa
clinica dove l’affascinante Lisle le fa acquistare
un elisi di lunga vita. Da quel momento, la vita di lei, di Helen e
del pover Ernest diventerà quantomai ricca di imprevisti.
La morte ti fa bella: il cast del film
Ad interpretare il ruolo della
scrittrice Helen Sharp vi è l’attrice premio Oscar Goldie
Hawn, mentre il ruolo di Madeline Ashton è interpretato
dalla tre volte premio Oscar Meryl Streep.
Entrambe hanno dichiarato di aver trovato i personaggi talmente
originali da non poter perdere l’occasione di darvi vita. La
Streep, però, ha anche affermato di aver trovato frustrante
l’esperienza di doversi relazionare con i tanti effetti speciali
nel film, al punto tale da non voler più prendere parte ad un film
simile. Nel corso delle riprese si è anche verificato uno
spiacevole incidente quando durante la scena di lotta tra le due
donne la Streep ha realmente ferito al volto la collega.
Nel ruolo di Ernest Menville si
ritrova l’attore Bruce Willis,
il quale ha sostituito Kevin Kline dopo che questi
chiese un compenso troppo elevato. L’attrice italiana Isabella
Rossellini, invece, interpreta la misteriosa Isle.
Poiché per tale personaggio era prevista una scena di nudo, la
Rossellini richiese una controfigura, non volendo lei recitare
senza indumenti. In totale, l’attrice, pur essendo indicata come
una delle interpreti primarie del film, compare soltanto per 12
minuti complessivi all’interno del film. Nel ruolo di uno dei
dottori presenti nel corso della storia, inoltre, vi è il celebre
regista premio Oscar Sydney Pollack, che compare
con un cameo non accreditato.
La morte ti fa bella: il finale alternativo del
film
Originariamente il film aveva un
finale differente rispetto a quello oggi ufficiale. In questo, dopo
essere fuggito dalla casa di Lisle, Ernest trovava rifugio nel bar
dove lavorava Toni, una ragazza con cui aveva
stretto amicizia interpretata da Tracey Ullman.
Con lei l’uomo riusciva a inscenare la sua morte e a scappare via.
Ventisette anni dopo, in Europa, Madeline ed Helen, ormai ridotte a
manichini grotteschi, sono in viaggio per sfuggire alla noia di
quella “vita forzata”. Per caso si imbattono in un’anziana coppia
che si tiene per mano su una panchina, e se ne prendono gioco. I
due anziani si rivelano poi essere proprio Ernest e Toni.
Tale finale fu però tagliato e
sostituito dopo che una prima proiezione di prova aveva fatto
riscuotere pareri negativi. In generale, lo si era ritenuto troppo
sdolcinato e poco in linea con il resto del film. Per questo il
personaggio di Toni venne interamente rimosso, portando a
riscrivere interamente le sorti del personaggio di Enerst. La
sceneggiatura originale, contenente tale finale, nonché le riprese
fatte di questo, sono oggi disponibili online e per i fan si tratta
di materiale particolarmente interessante, specialmente per poter
guardare il film con altri occhi.
La morte ti fa bella: il
trailer e dove vedere il film completo in streaming e in TV
È possibile fruire del film grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete.La morte ti fa
bella è infatti disponibile nei cataloghi di
Google Play, Apple iTunes, Amazon Prime Video e
Now. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma
di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere
un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale
comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso
di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui
guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto
televisivo di giovedì 21settembre alle ore 21:10 sul
canale TwentySeven.
Quanto costa l’essere onesti? Qual
è lo scotto da pagare per averci almeno voluto provare? A questa
domanda potrebbe rispondere Franco Amore, che nei suoi 35 anni di
rispettabile carriera nell’arma si è sempre distinto per essere un
uomo integerrimo, pulito, giusto. Fra i motivi d’orgoglio è il non
aver mai sparato un colpo a nessuno, come se questa fosse quasi
stata la sua missione fin dall’inizio. Lo affermano anche i
suoi colleghi, poco prima che lui depositi tesserino e pistola
andando in pensione. Eppure, come ci vuole dimostrare
Andrea di Stefano con
L’ultima notte di Amore,
terzo lavoro che lo vede in forma smagliante in cabina di
regia, basta poco per far vacillare certe convinzioni o, potremmo
anche dire, obiettivi. In poche ore, l’intera esistenza di Amore
sarà rimessa in prospettiva, cambierà traiettoria, allontanata da
quella placida tranquillità in cui il poliziotto viveva, per
catapultarsi in una notte gelida e buia che lo stringerà in una
forte morsa. Il film è stato presentato alla 73esima
edizione del Festival di Berlino, nella
sezione Berlinale Special Gala, ed è ora nella Top Ten di
NOW, disponibile per lo streaming.
L’ultima notte di Amore, la
trama
Franco Amore (Pierfrancesco
Favino) è un poliziotto onesto, ligio al dovere,
integro. Nei suoi 35 anni di onorata carriera può vantare il non
aver mai usato la pistola per sparare un colpo a qualcuno e questo
lo mostra un po’ debole agli occhi di qualcuno che vuol credersi un
pezzo grosso. Mancano pochi giorni alla pensione, Amore sta
finalmente per riposarsi, quando va a fare visita a un imprenditore
cinese, il quale gli offre una somma consistente di denaro per
fargli svolgere un’attività di security. In un primo momento, il
poliziotto è combattuto: accettare o no? Non vuole che qualcosa
vada storto poco prima di essere congedato dall’arma. Ma i soldi
servono, ha una famiglia da mantenere, vive a Milano ma è un
emigrato calabrese. Per cui acconsente, dovrà portare un carico, ma
alle sue condizioni: nessuno dovrà avere armi o droghe. Eppure,
quello che sta per fare, ha il sapore dell’illegalità. La notte in
cui dovrà effettuare la consegna, la vita di Franco Amore cambierà
per sempre, e un incidente che si trasformerà in tragedia metterà a
rischio la sua onestà.
Il debutto italiano di Andrea Di
Stefano
L’ultima notte di
Amore si inscrive in un genere ibrido, come molti
hanno già potuto notare. È, prima di ogni cosa, un noir fiero della
sua natura oscura, che sottolinea però la sua sottotraccia
poliziesca. In Francia si chiama polar, e Di
Stefano per il suo debutto italiano (i precedenti sono entrambi
produzioni internazionali) vuole davvero rendere
l’esperienza una galleria di emozioni e stati d’animo
tensivi, sfruttando al meglio l’uso delle immagini. Perché
in L’ultima notte di Amore sono le
inquadrature ad esprimersi, a parlare, a raccontare un uomo diviso,
in bilico: da una parte c’è luce, dall’altra il buio più totale.
Amore cammina su un filo sottile, rischiando di cadere
costantemente. Il suo pensionamento dopo quest’ultima notte
infuocata è a rischio, ma in quel tratto di strada, dove si è
consumata la morte del suo caro amico Dino per colpa sua, niente
potrebbe avere più importanza.
Cosa accadrà? Cosa ne sarà del suo
domani? Ma, soprattutto, chi lo ha incastrato? Il regista induce a
domandarselo costruendo la tensione, come dicevamo, per immagini,
con un film puramente di regia. Una regia solida, nitida, corposa.
Che incastra nella sua architettura narrativa ogni dubbio, problema
e inquietudine dapprima con un ritmo dinamico, che nel climax
centrale cede poi il passo a una lentezza quasi estenuante, tale da
far rimanere con il fiato sospeso. A enfatizzare il
racconto, una Milano torva e livida, immersa in
un’atmosfera evocativa nella quale la colonna sonora incalzante
(come accade nel piano sequenza aereo iniziale) gioca un ruolo
fondamentale.
Franco Amore
È chiaro però, e lo è sin dalle
prime scene, che L’ultima notte di Amore
si erge interamente sulle spalle di un magistrale
Pierfrancesco Favino, la cui espressività facciale sembra
sempre prestarsi bene a questo tipo di performance strutturate.
Favino ci consente di accedere ai chiaroscuri esistenziali di un
uomo che, in qualche maniera, si è lasciato alla fine tentare, per
poi venire braccato su tre fronti: dalla legge e dallo Stato, che
ha fatto rispettare e che ha servito, dai colleghi corrotti e
infine dalla criminalità. È l’affresco di un essere umano
al confine: da una parte la giustizia dall’altra
l’inganno. I dubbi, le turbolenze emotive, il senso di oppressione,
Favino ce li restituisce tutti senza alcuna sbavatura,
confermandosi uno degli attori più bravi nel panorama
cinematografico italiano. L’ultima notte di
Amore è Franco Amore. È Pierfrancesco Favino che si lascia
completamente scivolare in un personaggio che, alla fine, scopriamo
non essere poi così davvero onesto. Perché in fondo, e purtroppo,
siamo tutti corruttibili. In un modo o nell’altro.
Il due volte premio Oscar Michael Caine
si è espresso riguardo l’essere un attore a 90 anni, spiegando di
trovarsi ora sostanzialmente in pensione. Dopo oltre 70 anni
passati nel mondo dello spettacolo, Caine ha detto che ora è
“in un certo senso” in pensione dalla recitazione,
spiegando come è arrivato a questa decisione in un’intervista con
The Telegraph, dove ha affermato
che “non riesco a camminare correttamente e tutto il
resto“. Ha però poi aggiunto di non aver paura di morire in
quanto “alla fine, tutti si uniranno a me. Nessuno dirà “Mi
dispiace tanto che stai per morire, vorrei che rimanessi come me e
non stessi per morire”. Tutti muoiono, ma almeno sono arrivato fino
ai fottuti 90 anni“.
“Ho avuto la migliore vita
possibile a cui avrei potuto pensare. La migliore moglie possibile
e la migliore famiglia possibile. Potrebbero non essere una
famiglia che gli altri direbbero essere la migliore famiglia
possibile, ma per me è la migliore famiglia possibile”. Quando
gli è stato chiesto per cosa volesse essere ricordato, Caine ha poi
affermato: “per il fatto che sono rimasto un attore per tutta
la vita e non mi sono mai dedicato a nient’altro. Non me ne sono
mai andato, non ho mai voluto andarmene”. Se Caine si fosse
realmente ritirato dalla recitazione, il suo ultimo film sarà
l’imminente The Great Escaper, diretto da
Oliver Parker.
Il film, con Glenda
Jackson, è basato sulla storia vera di Bernard “Bernie”
Jordan, un veterano della Royal Navy scomparso dalla sua casa di
riposo all’età di 89 anni per recarsi in Francia per poter
partecipare al 70° anniversario del D-Day. Caine ha detto di aver
usato un “ottimo bastone da passeggio” nel film, mentre
Parker e il team dietro al film drammatico franco-britannico si
sono assicurati che l’attore non lavorasse troppo. Distribuito da
Warner Bros. Pictures UK, il film ha una data
d’uscita prevista per il 6 ottobre nel Regno Unito, mentre non si
hanno ancora notizie riguardo una data d’uscita nelle sale
italiane.
L’ultima luna
di settembre è il film d’esordio dell’attore mongolo
Amarsaikhan Baljinnyam che, oltre ad aver scritto
la sceneggiatura, ha anche ricoperto il ruolo da protagonista.
Durante la sua carriera, vissuta prevalentemente nel suo Paese, si
era già sperimentato nella scrittura di lungometraggi con
Under the turquoise sky del 2021, ma questa volta
sceglie di spostarsi dietro la macchina da presa per il profondo
legame con la sua terra e il bisogno di raccontarlo. La storia è
tratta da un romanzo breve scritto da T. Bum-Erden intitolato
Tuntuulei, che è il nome dell’altro giovane
protagonista, interpretato dal piccolo e talentuoso Tenuun-Erdene
Garamkhand. Il regista è venuto a conoscenza del libro quasi dieci
anni fa mentre collaborava con lo scrittore ad alcune produzioni.
Interrogandosi su come mettere in scena certe tematiche, si è
trovato il romanzo tra le mani ed è stato amore a prima
lettura.
Amarsaikhan
Baljinnyam, noto anche per la sua interpretazione del
personaggio Ariq Boke nella serie NetflixMarco Polo del 2014, decide così di
rielaborare il testo di Tuntuulei e trasformarlo ne
L’ultima luna di settembre con lo scopo di
mostrare la Mongolia al mondo occidentale o, meglio, raccontare
l’incursione dell’uno attraverso l’altra.
L’ultima luna di
settembre, la trama
Tulga (Amarsaikhan
Baljinnyam) è quasi un uomo di mezza età che vive in città e lavora
come capo chef in un hotel a cinque stelle. Viene contattato da un
conoscente del padre che lo avvisa essere in fin di vita e di
affrettarsi a raggiungerlo.
Si spalanca così uno
scenario che non abbandonerà la macchina da presa nemmeno per un
momento. Un mondo fatto di praterie sconfinate, poche capanne,
pascoli a perdita d’occhio, mandrie. Un luogo fuori dal tempo, con
suoni e ritmi impensabili, dove il cellulare non prende se non
sopra una montagna, e comunque tenendolo su un’asta stando in
bilico sulla sella di un cavallo.
È geniale l’uso di brevi
e asciutti elementi che narrano l’invadenza della produttività e
della modernità, perché è evidente che siano mostrate da un autore
che ha vissuto in prima persona la dilatazione di quegli spazi la
durata delle giornate, ad oggi inconcepibile.
L’uomo è ospitato
dalla natura
Ne L’ultima
luna di settembre è descritto un mondo rurale del
quale l’uomo è ospite che, pur non essendo né selvaggio né
inospitale, lo fa adeguare a una vita fatta di agricoltura e
allevamento e, più di tutto, ogni azione non è finalizzata
all’accumulo, bensì alla semplice sussistenza.
Ciò in cui riesce
impeccabilmente il regista, considerando l’aspetto contenutistico
del film, è far calare perfettamente lo spettatore nella logica di
quel tipo di vita che è, di fatto, più simile alle inclinazioni
esistenziali, mostrando parallelamente e con chiarezza il
disorientamento di un uomo che ha imparato a preferire la
città.
Lontano dalla retorica
industrializzata pentita
Tulga viene a salutare il
padre e s’impegna per qualche settimana a falciare un prato per
mettere da parte del fieno destinato al bestiame. In quei giorni
farà la conoscenza del piccolo pastore Tuntuulei e dei suoi nonni e
tante cose si scioglieranno nel suo cuore. L’ultima luna
di settembre è lontanissimo dalle retoriche di uno
sguardo industrializzato pentito sulla natura selvaggia, non ha
nulla di rievocazioni hippie on the road. È una battuta d’arresto
di fronte al silenzio tombale di un paesaggio sterminato rotto solo
dal ronzio di qualche insetto, ma è soprattutto l’angoscia
dell’uomo moderno disperso e infantilizzato che fugge con
immaturità da qualunque cosa lo faccia stare davanti a se stesso,
soprattutto la semplicità di un ragazzino che ha ben presente ciò
che conti nella vita: costruire relazioni autentiche.
Per alcuni aspetti è
straziante il film di Amarsaikhan Baljinnyam, ma
riesce a consegnare risposte molto lineari allo spettatore,
palesando l’impronta di un autore che sa intimamente ciò che sta
facendo vedere attraverso le immagini che sceglie.
A 63 anni sembrano
decisamente lontani i tempi del Belfagor – Il fantasma del
Louvre del 2001 con cui la maggior parte del pubblico italiano
fece la conoscenza del parigino Jean Paul Salomè (La
padrina). Che ritroviamo come regista del La
verità secondo Maureen K., presentato in concorso nella
Sezione Orizzonti di Venezia 2022 e finalmente distribuito nei
cinema italiani, dal 21 settembre da I WONDER PICTURES in
collaborazione con Unipol Biografilm Collection. Un dramma molto
quotidiano – ispirato alla vera storia di Maureen Kearney
raccontata nel libro “La Syndicaliste” di Caroline
Michel-Aguirre – che grazie a una contenuta Isabelle Huppert riesce a raccontare una violenza, non
solo fisica, con uno stile originale, tra crime, legale e denuncia
sociale.
Maureen Kearney, sola contro tutti
È lei la protagonista,
rappresentante sindacale della centrale nucleare di una
multinazionale francese in difficoltà per l’arrivo di un nuovo
responsabile. Con lui emergono trame segrete che potrebbero
cambiare i rapporti di forza dell’intero settore e mettere a
rischio 50.000 posti di lavoro, eventualità che la donna denuncia
ritrovandosi sola contro tutti. Una storia vera, quella di Maureen
Kearney, aggredita nella propria casa da uno sconosciuto che le
incide una A (come Areva, la società nella quale lavora)
sulla pancia e la lascia sconvolta. È solo l’inizio di una odissea legale nella quale è la vittima della
violenza, sessuale e non solo, a essere messa sotto accusa dalle
indagini, a non essere creduta, a essere sospettata.
Una
inquietante storia vera, fin troppo credibile
Più che in altri casi, il
termine di Odissea si sposa bene con il viaggio faticoso, lungo e
disseminato di ostacoli sempre nuovi della protagonista, ché la
definizione di “thriller paranoico avvincente e
contemporaneo” sembra riduttiva per quella che sappiamo essere
una storia realmente accaduta. Soprattutto considerando lo stress
emotivo vissuto, le umiliazioni subite, la frustrazione per
l’impotenza patita che il film rende alla perfezione nel suo
svolgersi.
Via via che emergono
nuovi elementi, infatti, e che si affaccia l’ipotesi che la donna
sia una mitomane pronta a tutto per raggiungere i propri scopi
politici e professionali, il resto inizia a perdere di consistenza.
Ovviamente con la complicità di inquirenti e polizia, in questo
caso non servi del potere, ma – ancor più drammaticamente –
abituati a schemi mentali e pregiudizi che Salomè mette a nudo,
senza sottolinearli, rendendoli talmente evidenti da non sentirne
il bisogno.
Il
ritorno della Lettera Scarlatta
Al pubblico, la sua
capacità di empatizzare con la “pessima” vittima che si rivela
essere Maureen, la
sua sensibilità o abitudine a vedere il femminile in un certo modo,
la possibilità di decodificare i tanti messaggi che una storia –
vera, ricordiamolo – del genere porta con sé. Maschilismo
strisciante, complottismo, critica sociale e gap generazionale sono
ovunque, ma più che l’insistito e onnipresente tema del
rovesciamento di vittima in imputata è interessante il concetto di
“Buona vittima” al quale si fa riferimento a più riprese. Quella
ineccepibile, per la quale addolorarsi oltre ogni possibile e
ragionevole dubbio, o scrupolo di coscienza, ma anche la “Sitting
Duck” del titolo inglese, un “bersaglio facile” diremmo noi…
Ed è ancora una
‘lettera scarlatta‘ a marchiare la protagonista di questo
surreale, a tratti kafkiano, spy movie per il quale il regista
ammette di aver pensato a Tutti gli uomini del presidente e
Una squillo per l’ispettore Klute. Thriller politici nei
quali – inevitabilmente, per cronologia – non si avvertiva così
forte la disparità di genere. E tutto quel che spesso ne consegue,
dalla tendenza a screditare l’altra (tirando fuori il classico
Burnout, versione moderna di quel po’ di stress che non si
nega a nessuno da decenni) ad accuse ancora più infamanti e
gratuite. Alle quali si spera che sempre più donne, come la Hupper
insegna, riusciranno a reagire con il desiderio di lottare per
ripristinare una propria verità.
Searchlight
Pictures ha rilasciato il trailer dell’atteso
All of Us Strangers, il nuovo film di
Andrew Haigh (45 anni,Lean on Pete) con
protagonisti gli attori Andrew Scott
(Fleabag) ePaul Mescal
(Aftersun). Nel film,
stando a quanto riportato dalla sinossi, Scott interpreta
Adam, il quale intraprende una relazione con un
misterioso vicino di casa, Harry (interpretato da
Mescal). Mentre il loro rapporto diviene sempre
più profondo, i ricordi trascinano Adam fino alla sua cittadina
natale, dove i suoi defunti genitori (Claire Foy e
Jamie Bell) sembrano vivere ancora con la stessa
età di quando sono morti, 30 anni prima.
Come si può intuire da questa
sinossi e dal trailer ora disponibile, il film promette un racconto
ricco di emozioni, andando a sfidare le leggi della logica per
proporre una situazione in cui il tempo e le emozioni sembrano
essersi congelati, così da poter essere osservati da più
angolazioni diverse. Non è volutamente chiaro quale sia l’artificio
che consente al protagonista di ritrovare i suoi genitori, per i
quali il tempo non è mai passato, ma sembra chiaro che quel trauma
e la sua eventuale risoluzione saranno strettamenti legati al
presente di Adam, nel quale si trova a vivere un’intensa storia
d’amore.
La sceneggiatura, firmata dello
stesso Andrew Haigh, è liberamente ispirata al
romanzo Strangers di Taichi
Yamada. All of Us Strangers è
già stato presentato lo scorso 31 agosto a
Telluride, mentre verrà presentato al
London Film Festival e al New York Film
Festival ad ottobre. La sua uscita nelle sale statunitensi
è attualmente fissata al 22 dicembre, mentre non
si hanno ancora indicazioni riguardo una sua distribuzione
italiana. Considerando il cast, è però molto probabile che il film
troverà un proprio spazio nella stagione cinematografica del nostro
Paese, specialmente considerando che potrebbe diventare uno dei
principali film in corsa per gli Oscar.
Uno dei film che più ha fatto
parlare di sé della scorsa stagione del cinema italiano è
Una femmina, l’esordio alla regia di un
lungometraggio di Francesco Costabile, studente di
regia al Centro Sperimentale di Cinematografia, dove ha realizzato
i corti L’armadio e Dentro Roma, quest’ultimo
vincitore del Nastro d’argento al miglior cortometraggio e
candidato al David di Donatello come miglior cortometraggio
italiano. Con Una femmina egli porta sullo schermo una
storia molto dolorosa, purtroppo all’ordine del giorno, che pone in
primo piano la forza di una donna che si oppone alla
‘Ndrangheta.
Il film nasce da un’idea del regista
Edoardo De Angelis (Il vizio della speranza,
Comandante) e Lirio
Abbate ed è tratto dal libro inchiesta Fimmine
ribelli, scritto da Abbate, sulle donne vittime di violenza
all’interno dell’organizzazione mafiosa. La protagonista di
Costabile diventa dunque l’emblema di tutt quelle donne, madri,
mogli e figlie che si sono opposte a quella che è considerata
l’organizzazione criminale più arretrata d’Italia, guidata da soli
uomini, che perpetua regole antiquate che vanno dal matrimonio
forzato alla totale sottomissione della donna, pena la morte.
Il film viene presentato in
anteprima internazionale nella sezione ufficiale di “Panorama” al
Festival di Berlino 2022, oltre a riceve
poi due candidature ai David di Donatello 2022 come miglior regista
esordiente e miglior sceneggiatura adattata, affermandosi dunque
come uno dei titoli italiani più importanti del suo anno. Prima di
intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile
approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine,
si elencheranno anche le principali piattaforme streaming
contenenti il film nel proprio catalogo.
La trama e il cast di Una femmina
La storia è quella di
Rosa, giovane dal carattere ribelle, che vive
insieme alla nonna e allo zio in un paesino della Calabria. La sua
quotidianità viene improvvisamente stravolta da qualcosa che emerge
dal suo passato, un trauma che la lega indissolubilmente alla
misteriosa morte di sua madre, di cui Rosa conserva pochi ricordi e
dietro la cui morte vige la più assoluta omertà da parte della sua
stessa famiglia. Grazie all’incontro con Gianni,
giovane guardiano del cimitero del paese, decide di scoprire la
verità e riscattare la memoria di sua madre. Deciderà dunque di
tradire la sua famiglia e cercare la propria vendetta di sangue, ma
quando questa famiglia è la ‘Ndrangheta ogni passo può rivelarsi
fatale.
Ad interpretare Rosa vi è
l’esordiente Lina Siciliano, dal
regista incontrata in una casa famiglia nella
quale era giunta dopo aver vissuto una giovinezza particolarmente
difficile. La giovane, anche per via del suo vissuto, ha dunque
saputo restituire a Rosa un’intensità e una verità genuine,
ricevendo molte lodi per la sua interpretazione. Accanto a lei, nel
ruolo di Gianni, vi è l’attore Mario Russo, mentre
Fabrizio Ferracane, visto di recente anche in
Ariaferma, interpreta
Salvatore. Francesca Ritrovato interpreta Cetta,
madre di Rosa, mentre Anna Maria De Luca è la
nonna Berta. Luca Natale, infine, interpreta il
cugino Natale.
Una femmina, la storia vera dietro il film
Come anticipato, quella di Una
femmina è una storia basata su alcuni eventi reali e ispirata
alle vere donne che si opposero alla ‘Ndrangheta. In particolar
modo, gli sceneggiatori hanno costruito il racconto a partire dalle
vicende di Maria Concetta Cacciola e
Giuseppina Pesce. La prima di queste, nata
all’interno di una potente famiglia calabrese appartenente alla
‘Ndrangheta e costretta all’età di tredici anni a sposare Salvatore
Figliuzzi, il quale ambiva ad entrare nel clan. La sua vita,
condotta perennemente sotto il controllo del marito, del padre e
del fratello, si apre ad una svolta inaspettata l’11 maggio 2011 è
convocata presso la Tenenza dei Carabinieri di Rosarno, per
l’arresto del figlio maggiore per guida senza patente.
Con l’occasione ne approfitta per
rivelare quanto sa della sua famiglia e delle sue azioni per
sfuggire a quel tipo di vita e per dare ai suoi figli un futuro
migliore, correndo però il rischio di essere uccisa nel caso in cui
fosse stata scoperta. Nella notte tra il 29 e il 30 maggio dello
stesso anno, diventa ufficialmente testimone di giustizia, inserita
nel programma di protezione e trasferita di nascosto prima a
Cassano all’Ionio, poi a Bolzano e infine a Genova, senza poter
avere più contatti con la sua famiglia. I genitori cercano però di
ricattarla usando i figli per farsi rivelare ciò che ha confessato
alle autorità. Il 12 agosto accetta di vedere gli avvocati del
clan, che la costringono a firmare una ritrattazione.
Maria si pentirà poi di questo
gesto, ma a quel punto non può più scappare. Due giorni dopo il suo
ultimo contatto con la polizia, il 20 agosto 2011, viene trovata
morente in bagno dopo aver ingerito dell’acido cloridrico che le ha
bruciato la bocca. Tuttavia le autorità non credono alla storia del
suicidio, ed ha così inizio un processo che si conclude con la
condanna della madre a tre anni di arresti domiciliari, del padre a
sei anni e sei mesi di reclusione e del fratello a cinque anni e
otto mesi. Parzialmente diversa è invece la storia
di Giuseppina Pesce, la quale pur vivendo
inizialmente una situazione simile a quella della Cacciola, quando
nel 2010 finisce in carcere con l’accusa di essere la ‘postina’ del
clan.
Inizia a questo punto a collaborare
con il pubblico ministero della Dda di Reggio Calabria, svelando i
crimini della propria famiglia e ottenendo protezione per sé e i
suoi tre figli. La sua vicenda come testimone non è stata priva di
momenti di incertezza su ciò che stava facendo, ma è stata la
consapevolezza che ritrattare tutto l’avrebbe condotta a morte
certa a farle proseguire quel percorso. Oggi Giuseppina Pesce
continua a vivere in una località protetta con i suoi figli. Per il
coraggio dimostrato, è riconosciuta come un’eroina, anche se
purtroppo una delle poche ancora in vita. La sua storia, come anche
quella della Cacciola e di Lea Garofalo, altra
vittima della ‘Ndrangheta, sono raccontate anche nella serie
The Good Mothers,
disponibile su Disney+.
Il trailer di Una femmina
e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di
Una femmina grazie alla sua presenza su
alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di
Infinity+, Prime Video
e Netflix. Per vederlo, una volta scelta la
piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o
sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video.
Nuove insidie sono in
agguato per mettere a repentaglio i piani di Livia Drusilla per la
restaurazione della Repubblica. Gli scontri per la successione e il
potere continuano a incombere sulle vite dei protagonisti della
serie Sky Original DOMINA – SECONDA
STAGIONE, da domani venerdì 22 settembre con due nuovi
episodi (quinto e sesto, disponibili anche on demand) in esclusiva
su Sky e in streaming solo su NOW.
Mentre Gaio (Matthew
McNulty), è lontano da Roma, Livia (Kasia
Smutniak) e Agrippa (Ben Batt) si trovano ad essere
sempre più uniti nelle loro battaglie. Per Drusilla le prove
difficili non sono finite e quando verrà a conoscenza dei piani di
Gaio per la successione si troverà, ancora una volta, a
fronteggiare non solo nemici terreni ma anche l’ira degli dei. Nel
frattempo Roma è scossa da una notizia inaspettata che sconvolge
l’intero popolo. Gaio, stanco e affaticato dai continui scontri,
prende una decisione che rischia di mandare all’aria i piani di
Livia per la Repubblica. Intanto un altro imprevedibile pericolo è
in agguato.
Kasia Smutniak guida un grande cast
internazionale formato, fra gli altri, da Matthew McNulty (Misfits)
nel ruolo di Gaio, l’imperatore Augusto, marito e complice di
Livia, che mai come ora si renderà conto dell’importanza della
presenza e del supporto di sua moglie. Claire
Forlani (Vi presento Joe Black) è invece Ottavia, la
sorella di Gaio, una donna in cerca di vendetta per la morte del
figlio Marcello, di cui ritiene responsabile Livia; Christine
Bottomley (The End of the F***ing World) è Scribonia, seconda
moglie di Gaio, madre di Giulia e nemica mortale di Livia, contro
cui prova ad escogitare un piano di rivalsa per preservare
l’eredità che le spetta. Ben Batt(Captain America: The First
Avenger) veste i panni di Agrippa, amico d’infanzia di Gaio e
marito della sua unica figlia Giulia, nonché generale e
successivamente console. Un rapporto, il loro, che però verrà messo
a rischio a causa di inaspettati risvolti che porteranno Agrippa a
dover prendere decisioni difficili.
Eccellenze italiane di
rilievo internazionale nel cast tecnico, a partire dal Premio
Oscar® Gabriella Pescucci, che ha curato i costumi della serie,
Luca Tranchino (Prison Break) alla scenografia, Katia Sisto (Penny
Dreadful) al make-up e Claudia Catini (Trust: Il rapimento Getty)
all’hair design.
La serie è creata da
Simon Burke (Fortitude, Strike Back). Produttori esecutivi sono
Simon Burke, Lucy Bedford, Muirinn Lane Kelly e Carmel Maloney. Una
produzione Tiger Aspect Productions, in associazione con EPIX
Studios. Banijay Rights è il distributore internazionale
Mentre Gaio è lontano da
Roma, Livia e Agrippa sono sempre più uniti. Quando scopre i piani
di Gaio per la successione, Livia si trova costretta ad affrontare
un vecchio nemico e a rischiare di scontentare gli dèi. L’onore
militare di Gaio nei confronti di Druso preoccupa Tiberio per la
sicurezza del fratello. Nel frattempo, Domizio e Iullo elaborano il
proprio piano per la successione.
Una notizia scioccante
scatena l’instabilità a Roma. Un Gaio indebolito prende una
decisione sgradita alla successione e Livia dovrà affrontare un
violento cammino per garantire il successo propri piani per la
Repubblica. Il pericolo è in agguato per Livia quando un altro
membro della sua famiglia lavora per distruggerla.
Griselda
debutterà su Netflix il 25 gennaio 2024 in tutti i Paesi in cui il
servizio è attivo. Netflix
rilascia oggi il primo teaser della nuova miniserie con
protagonista
Sofía Vergara dai creatori e produttori di
NARCOS e NARCOS: MESSICO, Eric Newman e Andrés Baiz
(anche regista di tutti gli episodi).
La serie
Griselda è composta da 6 episodi e mostra Sofía
Vergara nel suo primo ruolo drammatico, come non si è mai vista
prima. Oltre a interpretare la protagonista, Vergara è anche
produttrice esecutiva dello show. Nel cast insieme a lei Alberto
Guerra (Dario Sepúlveda), Christian Tappan (Arturo Mesa), Martín
Rodríguez (Rivi Ayala), Juliana Aidén Martinez (June Hawkins),
Vanessa Ferlito (Carmen Gutiérrez).
La trama di
Griselda
Griselda
è ispirata alla vita della scaltra e ambiziosa imprenditrice
colombiana Griselda Blanco, una madre affettuosa che ha creato uno
dei cartelli della droga più redditizi della storia. Con un mix
letale di insospettabile ferocia e fascino, Blanco è riuscita a
tenere in pugno business e famiglia, guadagnandosi il soprannome di
“Madrina”.
Stando ad alcuni rumor, ad ora non
confermati da fonti ufficiali, Ian McKellen
potrebbe tornare ad interpretare Magneto in Avengers: Secret
Wars, film conclusivo della Multiverse
Saga. Secondo lo scooper MyTimeToShineHello, McKellen
tornerà infatti, apparentemente nei panni del cattivo degli
X-Men, nel prossimo film crossover di supereroi. Si
tratta di un rumor che arriva diversi mesi dopo che il
co-protagonista di McKellen in X-Men, Patrick Stewart
(ovvero il professor Charles Xavier), ha lasciato intendere che i
due si erano riuniti per un progetto Marvel segreto.
Stewart ha infatti rivelato nel
febbraio 2023 che McKellen gli aveva offerto alcuni feedback dopo
aver assistito al suo cameo di Doctor Strange nel Multiverso
della Follia. “In realtà, è andata molto bene. Ha
detto qualcosa del tipo ‘Ehi, l’avrei fatto anche io!’, sì, è vero.
Ma non abbiamo finito, Sir Ian e io“, ha detto Stewart.
“Siamo… abbiamo dei piani.” Alla luce di ciò, prima ancora
di Avengers: Secret Wars, si dice che
Magneto e il Professor X potrebbero apparire entrambi in
Deadpool 3, titolo in uscita del Marvel
Cinematic Universe che con gli X-Men ha molto a che fare.
Questo loro coinvolgimento al momento non è però confermato.
Per quanto riguarda invece Avengers: Secret Wars,
i dettagli della trama sono ancora un mistero più totale.
Michael Waldron è stato originariamente assunto
per scrivere la sceneggiatura del film, ma a partire dall’agosto
2023, secondo quanto riferito, non sarebbe più coinvolto nel film
in uscita. Ma anche questa voce è ancora priva di conferme
ufficiali, dato che al momento Waldron non può rilasciare
dichiarazioni per via dello sciopero degli sceneggiatori
attualmente in corso. Attualmente, l’uscitaa di Avengers:
Secret Wars è prevista per il 7 maggio 2027.
Se McKellen dovesse realmente comparire nei panni di Magneto, per i
fan sarebbe certamente una grande gioia.
Lo sciopero della Writers Guild of
America, in corso da maggio, sembra essere più che mai vicino
ad una risoluzione. I negoziatori della WGA si sono incontrati
mercoledì con i capi degli studi
cinematografici, con i due gruppi che hanno rilasciato una
dichiarazione congiunta dopo il loro primo giorno di lavoro al
tavolo. Ora, un nuovo rapporto afferma che un primo accordo tra le
due parti potrebbe arrivare già nella giornata di giovedì e si
tratterebbe del più grande passo in avanti compiuto da entrambe le
parti fino ad oggi.
L’ultima arriva dalla CNBC, dove il giornalista
David Faber riferisce che entrambe le parti
sperano di raggiungere un accordo proprio giovedì. In caso
contrario, riferisce Faber, è quasi certo che lo sciopero durerà
per il resto dell’anno. “Dopo l’incontro faccia a faccia di
oggi, scrittori e produttori sono vicini a un accordo per porre
fine allo sciopero della WGA“, ha twittato Faber mercoledì
sera. “Ci siamo incontrati oggi e si spera di concludere
l’accordo domani, secondo persone vicine ai negoziati, che, pur
essendo ottimiste, avvertono che senza accordo domani lo sciopero
probabilmente continuerà fino alla fine dell’anno.“
La dichiarazione congiunta
rilasciata da WGA e AMPTP, tuttavia, è stata molto sintetica e
fredda e non rivela nulla in termini di tempistiche a parte il
fatto che i gruppi avrebbero ripreso i negoziati, come già
riportato, giovedì 21. “Dichiarazione congiunta di WGA e AMPTP:
WGA e AMPTP si sono incontrate per la contrattazione oggi e si
incontreranno di nuovo domani“, è quanto twittato dalla WGA
mercoledì pomeriggio. Bisognerà dunque attendere questa seconda
giornata di contrattazioni per sapere come realmente stanno andando
le cose. La speranza è che lo sciopero possa risolversi in tempi
brevi con quanto richiesto dagli sceneggiatori, ma il rischio che
il blocco prosegua ancora sembra non essere escluso.
Quali sono i motivi dello sciopero del WGA?
Gran parte della posizione della WGA
è imperniata sulle nuove normative relative alle royalties di
streaming e all’uso dell’intelligenza artificiale nei processi di
scrittura e sviluppo. “Sebbene abbiamo negoziato l’intenzione
di concludere un accordo equo – e sebbene il vostro voto in
sciopero ci abbia dato la leva per ottenere qualche vantaggio – le
risposte degli studios alle nostre proposte sono state del tutto
insufficienti, data la crisi esistenziale che gli scrittori stanno
affrontando“, ha affermato la WGA in una dichiarazione il 1
maggio. “Dobbiamo ora esercitare la massima influenza possibile
per ottenere un contratto giusto trattenendo il nostro
lavoro“. La WGA è in sciopero da 142 giorni al momento della
stesura di questo articolo.
L’anno scorso, a Quentin
Tarantino è stato chiesto un proprio parere riguardo
l’atteggiamento di alcuni dei suoi colleghi registi nei confronti
dei film Marvel o sui supereroi in generale.
Nonostante il regista di Pulp Fictionabbia
ammesso di apprezzare alcuni film tratti dai fumetti (si è detto un
grande fan di Thor: Ragnarök), ha anche delineato quello
che secondo lui è il problema principale con ciò che ha descritto
come la “Marvelizzazione di Hollywood“. “Ci sono tutti
questi attori che sono diventati famosi interpretando questi
personaggi. Ma non sono star del cinema. Giusto? Capitan America è
la star. Oppure Thor è la stella. Voglio dire, non sono la prima
persona a dirlo. Penso che sia stato detto un’infinità di volte… ma
è come se fossero questi personaggi del franchise a diventare una
star”.
Anche se c’è sicuramente un elemento
di verità in questo (il personaggio tende a diventare più
importante dell’attore), qualcuno potrebbe davvero sostenere che
Chris Evans, ad
esempio, non dovrebbe essere considerato una star del cinema perché
ha interpretato Capitan America? A quanto pare, però, lo stesso
Evans è in realtà è d’accordo con Tarantino, almeno in una certa
misura. “Questa è stata la bellezza di lavorare sui film
Marvel. Non hai mai dovuto essere in prima linea né al centro del
progetto“, ha detto Chris Evans durante un’intervista con la rivista
GQ. “Quentin Tarantino lo ha detto di recente e
io ho pensato, sai, ha ragione. Il personaggio è la stella. Ci sei
dentro, ma non ne senti il peso”.
A non essere d’accordo è però il
presidente dei Marvel Studios Kevin Feige, il
quale non vede le cose allo stesso modo del suo ex collaboratore.
“Penso che sia qualcosa che [Chris Evans] stava dicendo a se
stesso, e penso che sia qualcosa che molti dei Vendicatori, incluso
Robert, si direbbero, il che in realtà è stato molto utile per il
processo. Ma in alcuni casi, compreso quello di Chris, non è del
tutto vero”. Come si evince, è questo ancora una discussione
particolarmente attiva, sulla quale si era espresso anche Samuel
L.Jackson, frequente collaboratore
di Tarantino, affermando che “Ci vuole un attore per essere
quei personaggi particolari, qual è sempre stato il segno della
celebrità nel cinema? Molti culi sulle poltrone dei cinema? Di cosa
stiamo parlando allora?”.
In questa terza settimana di
Prossime uscite al cinema è la volta del
ritorno dei Mercenari di
Stallone ma anche di molti film d’autore. Intanto da ieri 20
settembre è già in sala
Gran Turismo – La storia di un sogno impossibile la
trasposizione omonima del celebre videogioco di corse
automobilistiche. Questo film racconta la storia di Jann
Mardenborough, un giocatore del videogame cult che applica le
abilità apprese alla console in varie competizioni
automobilistiche, per diventare un pilota professionista. Nel cast
oltre al giovanissimo protagonista interpretato da Archie
Madekwe anche volti noti come quelli di
David Harbour e
Orlando Bloom.
Vediamo insieme tutte le
Prossime uscite al cinema dal 21 al 28 Settembre
2023
Bersaglio d’amore
Bersaglio d’amore, in originale Eismayer, è stato
presentato alla Settimana Internazionale della Critica a
Venezia 2022 ed è il debutto alla regia dell’austriaco
David Wagner. Questo film è tratto da una storia
vera dell’amore di Charles Eismayer e Mario Falak, due uomini che
si sono incontrati in un mondo in cui tutto era contro di loro cioè
quello dell’esercito. Il cast è composto da Gerhard
Liebmann, Luka Dimic, Julia Koschitz, Anton Noori, Karl
Fischer, Christopher Schärf, Lion Tatzber, Lukas Johne, Matthias
Hack, Harry Lampl.
Felicità è l’unico film italiano presente in queste prossime
uscite al cinema e che ha partecipato, poche settimane, alla
80esima
Mostra d’arte cinematografica di Venezia nella sezione
Orizzonti Extra. Questa pellicola, esordio alla
regia di
Micaela Ramazzotti, è la storia Desirè, interpretata dalla
regista stessa, una giovane donna della periferia romana che lavora
come acconciatrice nel mondo del cinema. La sua vita è un caos, non
riesce a trovare un equilibrio con sé stessa e con il compagno
Bruno, l’attore Sergio Rubini, un professore universitario
completamente diverso da lei. I veri problemi della sua esistenza
però sono soprattutto con i suoi genitori, interpretati da
Max Tortora e Anna Galiena, che assomigliano
più a dei mostri che a degli esseri umani.
I Mercenari 4 – Expendables
Questa saga cinematografica,
iniziata nel 2010, ha conquistato milioni di fan in tutto il mondo
grazie alla sua formula vincente: un mix di azione e acrobazie con
le più grandi icone e star del grande schermo degli anni ’80 e ’90.
I mercenari 4 – Expendables, è nelle presente nelle
prossime uscite al cinema dopo ben 9 anni dal terzo capitolo uscito
in sala nel lontano 2014.
Sylvester Stallone torna a vestire i panni del veterano
mercenario Barney Ross che con la sua squadra stellare, composta
dagli uomini più tosti, affronta una nuova sfida in una trama fitta
da togliere il fiato. Nel cast
Jason Statham, Dolph Lundgren, Randy Couture e
si uniscono per la prima volta Curtis “50 Cent”
Jackson,
Megan Fox, Tony Jaa, Iko Iwais, Jacob Scipio, Levy
Tran e
Andy Garcia.
Il Caftano Blu
Il Caftano Blu è il
secondo lungometraggio di
Maryam Touzani ed è stato presentato in anteprima l’anno scorso
al
Festival di Cannes 2022, dove ha vinto il premio
FIPRESCI Un Certain Regard. La pellicola racconta
di Halim, sarto di talento, con una bottega nella medina di Salé,
dove vive in compagnia della moglie Mina che lo aiuta anche in
negozio. Il loro rapporto è stretto e affettuoso, benché debba
sopportare tanto una malattia che affligge la donna quanto
l’omosessualità nascosta di Halim. L’arrivo di Youssef, un giovane
apprendista molto attento a studiare le tecniche, porta novità
nella routine della coppia, in un periodo scandito dalla cucitura
di un bellissimo caftano blu per una cliente molto esigente.
La verità secondo Maureen K.
La verità secondo Maureen K., titolo originale La Syndicaliste
, di
Jean Paul Salomè, dopo il passaggio nella sezione
Orizzonti l’anno scorso al Festival di Venezia è
presente nelle prossime uscite al cinema. Tratto dall’omonimo libro
è la vera storia di Maureen Kearney, aggredita e umiliata in casa
sua. Sconvolta, Maureen viene inizialmente ascoltata e protetta ma
le indagini si svolgono sotto pressione e nella mente degli
inquirenti iniziano a crescere i dubbi e la donna si ritrova a
essere la prima sospettata. La protagonista di questo thriller
paranoico e contemporaneo è interpretata da una sempre perfetta e
bravissima
Isabelle Huppert.
L’ultima luna di settembre
Questo film è l’adattamento del
romanzo breve Tuntuulei di T. Bum-Erden ed è stato
presentato dalla Mongolia nella corsa agli Oscar. L’ultima
luna di settembre è la storia di Tulgaa che da anni vive
in città ma, dopo un po’, è costretto a tornare al villaggio natale
sulle remote colline per assistere il padre ammalato. Poco dopo il
suo arrivo l’anziano genitore verrà a mancare ma il giovane, come
preso dai ricordi del passato, decide di restare a vivere nella
iurta di famiglia per portare a termine il raccolto che l’uomo
aveva promesso di completare prima dell’ultima luna piena di
settembre.
Strange Way of Life
Strange Way of Life
Presentato in anteprima al
Festival del Cinema di Cannes del 2023, questo è il secondo
cortometraggio in lingua inglese del regista spagnolo
Pedro Almodóvar.
Strange Way Of Life vede per protagonisti
Ethan Hawke e
Pedro Pascal nei panni di due cowboy, pistoleri ed ex amanti
che, si rivedono dopo ben venticinque anni. Questo film di soli 31
minuti dopo il passaggio in sala in Italia sarà disponibile sulla
piattaforma streaming di MUBI.
La regista di The Marvels,
Nia DaCosta, è tornata a parlare del film in
arrivo nelle sale il 10 novembre, spiegando
di essere stata pienamente consapevole sin da subito di
quanta influenza e controllo avrebbe avuto sul progetto il
presidente dei Marvel Studios, Kevin Feige.
Mentre alcuni registi, come James
Gunn, ricevono un controllo creativo quasi completo
per i loro progetti nel Marvel Cinematic Universe, DaCosta ha detto
a Vanity Fair di aver riconosciuto
di dover rispondere a Feige, che gestisce l’intero MCU sin dal suo
inizio. “È una produzione di Kevin Feige, è il suo film“, ha quindi
affermato la regista.
Anche se non ha avuto il pieno
controllo creativo, DaCosta ha comunque co-scritto la sceneggiatura
di The Marvels insieme a
Megan McDonnell, che ha lavorato sia su
WandaVision che sul suo prossimo spin-off,
Agatha: Darkhold Diaries. Parlando della storia del film,
DaCosta ha poi dichiarato di essere sempre stata entusiasta di
esplorare la relazione tra sorelle tra Carol Danvers/Captain Marvel
(Brie Larson) e
Monica Rambeau (Teyonah Parris). La regista ha
anticipato che ci sarà cattivo sangue tra i due personaggi poiché
Carol non era presente quando la madre di Monica, Maria Rambeau, è
morta.
“Ho pensato che sarebbe stato
bello mappare su di loro una storia familiare atipica e una storia
di sorelle“, ha detto. “Carol è la più grande, la prodiga,
poi c’è la sorella di mezzo Monica, che Carol conosceva da bambina
e le aveva promesso che sarebbe tornata, ma poi non l’ha mai fatto.
Sono molti gli elementi interessanti del racconto, ma la cosa a cui
tengo davvero è il modo in cui questi due personaggi cerchino una
strada per la riconciliazione”. DaCosta potrà dunque non aver
avuto il pieno controllo sul progetto, ma sembra dunque in ogni
caso essere riuscita ad infondere un po’ dei propri interessi nel
film.
The Marvels, la trama
Nel film Marvel StudiosThe
Marvels, Carol Danvers alias Captain
Marvel deve farsi
carico del peso di un universo destabilizzato. Quando i suoi
compiti la portano in un wormhole anomalo collegato a un
rivoluzionario Kree, i suoi poteri si intrecciano con quelli della
sua super fan di Jersey City Kamala Khan, alias Ms. Marvel, e con quelli
della nipote di Carol, il capitano Monica Rambeau, diventata ora
un’astronauta S.A.B.E.R.. Insieme, questo improbabile trio deve
fare squadra e imparare a lavorare in sinergia per salvare
l’universo come “The Marvels”.
Tutto ciò che sappiamo su The Marvels
The
Marvels, il sequel del cinecomic Captain Marvel con
protagonista il premio Oscar Brie
Larson che ha incassato 1 miliardo di dollari al
box office mondiale, sarà sceneggiato da Megan McDonnell,
sceneggiatrice dell’acclamata serie WandaVision.
Sfortunatamente, Anna
Boden e Ryan Fleck, registi del
primo film, non torneranno dietro la macchina da presa: il sequel,
infatti, sarà diretto da Nia DaCosta, regista
di Candyman.
Nel cast ci saranno
anche Iman Vellani(Ms.
Marvel, che vedremo
anche nell’omonima serie tv in arrivo su Disney+)
e Teyonah Parris (Monica Rambeau, già
apparsa in WandaVision). L’attrice Zawe
Ashton, invece, interpreterà il villain principale, del
quale però non è ancora stata rivelata l’identità. Il film, salvo
modifiche, arriverà in sala il 10 novembre
2023.
Prime
Video ha svelato il trailer ufficiale del film di
fantascienza Original spagnolo Awareness,
diretto da Daniel Benmayor (Xtremo, Tracers,
Bruc) e interpretato da Carlos Scholz
(Toy Boy, Feria – La luce più scura), Pedro
Alonso (La casa di carta, El ministerio del
tiempo), María Pedraza (Toy Boy, Élite),
Óscar Jaenada (Operación Marea Negra,
Hernán) e Lela Loren (American Gods,
Altered Carbon). Awareness sarà presentato al Sitges
Film Festival e sarà disponible su Prime Video dall’11 ottobre in oltre
240 Paesi e territori nel mondo. Awareness è l’ultima
novità per i clienti Amazon Prime, che in Italia beneficiano di
spedizioni veloci, offerte esclusive e intrattenimento, incluso
Prime Video, con un solo abbonamento al costo di €49,90/anno o
€4,99/mese.
Ian, un adolescente ribelle che
vive ai margini della società, può manipolare le menti grazie alla
sua capacità di generare illusioni visive. Utilizza questo potere
per sopravvivere, organizzando piccole truffe. Quando uno dei suoi
imbrogli va storto, Ian perde il controllo delle sue capacità in
pubblico e diventa il bersaglio di due organizzazioni rivali,
ognuna delle quali cerca di sfruttare i suoi poteri.
Awareness
è stato girato in Catalogna, a Madrid e in Castilla y León, ed è
prodotto da Federation Spain, con la guida di Juan Solá e Nacho
Manubens, con Mark Albela nel ruolo di executive producer e
Daniel Benmayor nel ruolo di producer e regista.
Benmayor è anche sceneggiatore al fianco di Iván Ledesma.
Denis
Villeneuve e Paul Thomas
Anderson si sono meravigliati del fatto che
Oppenheimer di
Christopher Nolan abbia superato la soglia dei
900 milioni di dollari al botteghino mondiale, rendendo il film
della Universal Pictures, il film biografico con il maggior incasso
della storia. In un’intervista con l’Associated Press,
Villeneuve ha detto di sapere che Oppenheimer era un “capolavoro” alla prima
visione, ma non avrebbe mai pensato che avrebbe raggiunto il
miliardo di dollari al botteghino globale.
“Il punto in cui si trova adesso ha
fatto saltare il tetto della mia proiezione“, ha detto
Villeneuve. “È un film di tre ore su persone che parlano
di fisica nucleare.” “Quando fai un film, speri di entrare
in contatto con il pubblico in un modo o nell’altro“,
ha detto ad AP la produttrice e
moglie di lunga data di Nolan, Emma Thomas. “Ma,
soprattutto con un film di tre ore che tratta un argomento serio ed
è impegnativo sotto molti aspetti, questo tipo di successo va oltre
le nostre più rosee aspettative”.
Ecco quello che pensa
Denis Villeneuve di Oppenheimer
Secondo AP, il film ha guadagnato oltre 179
milioni di dollari in incassi IMAX. L’esperienza del grande
formato è stata molto apprezzata da Denis
Villeneuve , che ha girato le scene di entrambi i
film “Dune”
utilizzando le fotocamere IMAX. “Il futuro del cinema è l’IMAX
e i grandi formati“, ha affermato Villeneuve. “Il
pubblico vuole vedere qualcosa che non può avere a casa, che non
può avere in streaming. Vogliono vivere un evento”.
“C’è questa convinzione che i film, nella mente di alcune
persone, siano diventati contenuti invece che una forma
d’arte. Odio la parola ‘contenuto‘”, ha
aggiunto. “Il fatto che film come ‘Oppenheimer’ escano sul grande schermo e
diventino un evento riporta alla luce l’idea che si tratta di una
forma d’arte straordinaria che deve essere vissuta nei
cinema.”
Paul Thomas Anderson ha
anche attribuito a “Oppenheimer”
il merito di aver rafforzato l’interesse per i formati da 70
mm. Secondo AP: “A livello nazionale, i 25 schermi IMAX da 70 mm
[per ‘Oppenheimer‘]
hanno incassato circa 20 milioni di dollari; le posizioni standard
da 70 mm hanno rappresentato oltre 14 milioni di
dollari. “Quando un regista forte come
Chris ti punta il dito contro e ti dice dove andare… tu
ascolti… e il pubblico è stato ricompensato per questo“, ha
detto Anderson. “Conosco alcuni appassionati di cinema che
hanno guidato da El Paso a Dallas per vedere bene il
film. Sono circa 18 ore andata e ritorno.” “Non penso
che ci sia qualcuno che potrebbe non essere d’accordo: vedere
‘Oppenheimer‘
nel film è superiore sotto ogni aspetto“, ha
aggiunto. “Per non parlare del fatto che le persone sono
stanche di chiedersi: ‘Perché dovrei andare al cinema a guardare la
TV?’ Bella domanda… non è più necessario… direi che questo è
il modo di guarire della natura.”
Mark Wahlberg ha
dichiarato in un’intervista con la rivistaCigar Aficionadoche uno
dei motivi per cui ha deciso di produrre è stato perché è diventato
chiaro nel suo lavoro di recitazione che sarebbe sempre stato in
secondo piano rispetto ad altre mega star come
Tom Cruise,
Brad Pitt e
Leonardo DiCaprio. A partire da “The
Fighter” nel 2010, Wahlberg è diventato produttore o
produttore esecutivo di quasi tutte le sue principali
uscite.“Ho iniziato a diventare un produttore per
necessità“, ha detto Mark Wahlberg. “Non volevo sedermi ad
aspettare che Brad
Pitt o Tom
Cruise o chiunque fosse già affermato prima di me ed erano i
ragazzi dell’epoca, e Leo [DiCaprio], andassero a passare un film
finché non avessi potuto mettere le mani su su di essa. Sono
sempre stato proattivo nel cercare di trovare materiale e cose che
avrei potuto produrre, che sapevo fossero giuste per me, per creare
il mio destino”.
Mark Wahlberg ha aggiunto che con i crediti di
produzione e recitazione al suo attivo, quello che vuole fare dopo
è cimentarsi nella regia e “lavorare con alcuni degli altri
grandi talenti. Lavorare con il prossimo gruppo di grandi
talenti.” L’attore notato che il futuro della sua carriera
includerà probabilmente un rallentamento nella recitazione dopo
diversi anni in cui ha pubblicato diversi nuovi film.“Beh, sto sicuramente lavorando più duramente che
mai”, ha detto. “Certe attività, in un certo senso le
costruisci, le trasmetti o esci. Spero che i miei figli
vedremo quali sono i loro interessi, ma non credo che reciterò
ancora per molto al ritmo che ho
adesso. Certamente. Perché questa è la cosa più
difficile”.
Mark Wahlberg non è apparso in un film
quest’anno, ma ha avuto un 2022 impegnativo con film come “Uncharted“,
“Me Time” e “Father Stu“. Le sue
prossime uscite includono il film originale Apple “The
Family Plan”, con Michelle Monaghan, e il film d’azione
“Our Man From Jersey”, con Halle Berry.
I film il cui fulcro tematico è
l‘apocalisse o ciò che ne consegue sono senza
dubbio fra quelli che, a livello emozionale, riescono a scuotere
maggiormente il pubblico. Uno stato d’animo irrequieto e pieno di
tensione può però scaturire molto di più se ci si trova davanti a
storie dall’aspetto realistico, in grado quindi di creare un ponte
empatico più solido fra i personaggi e la narrazione e colui che
fruisce del contenuto. Sono quelli che, volente o nolente, tendono
ad agitarlo di più e, combinando azione, realismo e impatto emotivo
ne stimolano una totale immedesimazione. Ma quali sono i
migliori e più realistici film sull’apocalisse?
Quelli per cui, alla fine, sarà difficile dormire? Nonostante si
muovano spesso nei territori del genere fantascientifico, alcuni
film presentano infatti storie e dettagli perfettamente calati
nella realtà. Scopriamo quali sono.
Io sono leggenda
Iniziamo a parlare di film
apocalittici e lo facciamo con Io sono leggenda,
thriller in cui ad essere protagonista è il medico Robert Neville,
interpretato da Will Smith. Il
film, diretto da Francis Lawrence e uscito nel 2007, si incentra
per l’appunto su Robert, un uomo sopravvissuto a un misterioso
virus che ha ucciso quasi tutti gli uomini sul pianeta,
trasformandoli in vampiri. La sua missione? Trovare una cura,
affinché possa salvare la Terra da un destino infausto. Ciò che
rende il racconto avvincente è proprio l’immunità del protagonista,
che deve affrontare un lungo e intricato percorso per poter vedere
la luce in fondo al tunnel, mentre deve salvaguardarsi dai mutanti
(chiamati Darkseekers) che sono assetati di sangue.
Train to Busan
Ci spostiamo ora in Corea con
Train to Busan, film di genere azione/thriller/horror,
diretto da Shin-yeong Jang e uscito nel 2016. Anche qui come motore
centrale della narazione c’è un virus, il quale si sta diffondendo
nel paese. Il Governo coreano, affinché non ci siano conseguenze
irreparabili, decide di dichiarare la legge marziale. Sul treno
diretto a Busan ci sono però dei cittadini che sono riusciti ad
evitare l’epidemia, ma che adesso devono lottare per la propria
sopravvivenza. Train to Busan, pur
avendo i classici zombie come protagonisti, riesce a renderli
comunque più emotivi e realistici. Inoltre, il pubblico sa quanto
sanno i passeggeri sugli eventi, e questo contribuisce
all’immedesimazione. Il film, poi, spiega l’origine del virus con
sottili accenni senza fornire mai troppe informazioni,
facilitandone così la credibilità.
World War Z
Un altro prodotto che rientra nella
cerchia dei migliori film apocalittici
realistici e credibili è World War Z diretto da
Marc Forster, con Brad Pitt nei
panni del protagonista Gerry Lane. Centro del racconto sono ancora
una volta gli zombie, per un thriller davvero d’effetto. Il virus,
che in questo caso si estende come un’epidemia, non trasforma però
gli infettati in creature fameliche e, pur diventando feroci e
confusi, non si nutrono di altri essere umani come accade invece
con gli zombie stereotipati. Questo, più che altro, provoca un
aumento della rabbia e il bisogno di infettare ogni essere vivente,
una buona giustificazione per una malattia che colpisce il
cervello. World War Z è, tra l’altro, trasposizione
cinematografica del romanzo World War Z. La guerra mondiale
degli zombie di Max Brooks.
La ragazza che sapeva troppo
Continuiamo con La
ragazza che sapeva troppo, diretto da Colm
McCarthy e facente parte del gruppo di film apocalittici
distopici. La pellicola è un adattamento dell’omonimo romanzo
dell’autore Mike Carey, e come fulcro della storia
troviamo ancora gli zombie. Siamo quasi nei territori di The Last of Us, visto che la
misteriosa infenzione che attacca il cervello proviene da un fungo
mutato, l’Ophiocordyceps unilateralis. Ciò che rende la pellicola
alquanto sconvolgente è il fatto che le donne in gravidanza, se
infette, danno alla luce dei bambini ibridi, i quali però riescono
a controllare la loro fame di carne e devono perciò affrontare
un’esistenza nella quale, pur senza alcuna colpa, vengono visti
come dei mostri.
Cargo
Con Cargo siamo ancora nei
thriller apocalittici, e alla direzione abbiamo
due registi: Ben Howling e Yolanda
Ramke. Nell’Australia di Andy e Kay, coppia sposata da
anni, è arrivato un virus che trasforma gli esseri umani in zombie
entro 48 ore, e si sta diffondendo con molta rapidità. La loro
missione è quella di proteggere la figlia Rosie, affinché non venga
infettata. Il film regala picchi emotivi molto alti, soprattutto
quando Andy viene contagiato e inizia a subire dei cambiamenti sia
fisici che mentali, ma nonostante questo lotta contro sé stesso per
tenere la bambina al sicuro. Ciò che rende Cargo
affascinante è il suo saper parlare del devastante effetto
apocalittico senza però rinunciare all’aspetto famigliare, che poi
si rivela essere cuore dell’intera opera.
28 giorni dopo
28 giorni dopo non è solo
un film apocalittico, ma è anche un horror d’effetto. Diretto da
Danny Boyle, ha come protagonista un giovane
Cillian Murphy
nei panni di Jim, un uomo che, risvegliatosi dal coma in seguito a
un incidente stradale, si rende conto di essere circondato da
persone infettate da un potentissimo virus che le trasforma in
assassini spietati. Nonostante segua il classico stereotipo degli
zombie, 28 giorni dopo regala comunque dei personaggi
molto realistici e un senso di estrema inquietudine, derivante da
una desolata e spoglia Londra, che rende l’opera ancora più
affascinante e spaventosa.
Snowpiercer
Snowpiercer è, fra i film sull’apocalisse menzionati
fin’ora, quello che non contiene zombie o altre strane creature. La
pellicola è diretta da Bong Joon-ho, ed è tratta
dalla graphic novel Le Transperceneige, un fumetto di
genere sci-fi/apocalittico ideato da Jacques Lob e
Jean-Marc Rochette. Al centro della storia un
dramma molto più reale di quanto si possa immaginare, che riguarda
una guerra fra classi sociali. La Terra si è congelata e coloro che
sono sopravvissuti devono vivere segregati in un treno che
circumnaviga il pianeta. Questo innescherà un duro scontro fra
ricchi e poveri, causato dalle diverse condizioni di vita derivanti
dal rispettivo ceto d’appartenenza. Una delle carte vincenti di
Snowpiercer è il riuscire ad equilibrare elementi
fantastici con commenti sociali di estrema attualità.
I figli degli uomini
Nel 2006 debutta I figli degli uomini, film del regista Alfonso
Cuaron, considerato uno dei lavori migliori che ha come
tema l’apocalisse, in quanto vanta una trama che può considerarsi
fra le più realistiche e, come nel caso di Snowpiercer,
non tratta di alcun mostro, ma pone al suo centro solo l’umanità
nella sua essenza più totale. Siamo nel 2027 e la razza umana è a
rischio estinzione, a causa della sterilità delle donne. La
scienza, pur impegnandosi, non riesce a risolvere il problema. A
Londra sembra arrivare una speranza con una donna di nome Kee, la
quale è riuscita a rimanere incinta senza alcun problema. La città
è però invasa da frange nazionaliste che vorrebbero espellere tutti
gli immigrati, e questo di conseguenza minaccia l’incolumità della
donna. Ad aiutare Kee saranno Theo e l’ex moglie rivoluzionaria
Julian, che faranno di tutto per proteggerla e salvare il
mondo.
It Comes at Night
It Comes at Night è un film sull’apocalisse di genere
horror diretto da Trey Edward Shults che contiene
al suo interno più di un mistero, generando un’atmosfera
inquietante e a tratti insopportabile per chi ne fruisce. Più che
focalizzarsi sull’apocalisse, di cui non siamo a conoscenza delle
ragioni che l’hanno provocata, It Comes at Night si
concentra su due famiglie che, essendo sopravvissute, sono
costrette a vivere sotto lo stesso tetto per tentare di tenere a
bada il male esterno. Ciò che rende la storia avvincente, facendo
diventare il film un horror psicologico, è il senso di paranoia che
lo permea, fino a dimostrarci come, in realtà, siano gli uomini ad
essere più pericolosi di qualsiasi creatura o agente esterno.
The Road
Concludiamo con The Road,
uno dei film sull’apocalisse più sconcertanti e pesanti della
categoria. Diretto da John Hillcoat, il racconto
segue il viaggio in un mondo post-apocalittico di un padre e un
figlio, i quali non hanno un nome, ma vengono chiamati con “uomo” e
“ragazzo” per rappresentare la totalità dell’umanità che
combatte in un paesaggio inquietante, rendendo il tutto ancora più
realistico. Nel loro cammino, il padre dovrà sempre stare in
guardia per proteggere il bambino da attacchi di cannibali che li
minacciano lungo la strada, e il sud, dove li dovrebbe accogliere
un ambiente ospitale in cui vivere, sembra davvero difficile da
raggiungere. The Road è tratto dall’omonimo romanzo di
Cormac McCarthy, il quale vinse
proprio con quest’opera il Premio Pulitzer nel 2007.
Steven DeKnight, showrunner
della prima stagione di “Daredevil”
di Netflix,
si è recentemente rivolto ai social media per criticare la
Disney per aver organizzato una truffa con la sua
prossima serie reboot “Daredevil:
Born Again” via tramite Entertainment
Weekly ). La serie di 18 episodi presenterà il
ritorno di
Charlie Cox,
Vincent D’Onofrio e Jon Bernthal, che hanno recitato nella serie
originale Netflix
rispettivamente nei panni di Daredevil, Kingpin e
Punisher. “È una vecchia truffa Disney in cui rinominano
leggermente una serie per riportare i termini contrattuali alla
prima stagione“, ha scritto DeKnight su
X/Twitter. “Deve essere affrontato da tutte le
gilde/sindacati e schiacciato!. Da quello che ho capito,
non vedrò un centesimo da ‘Daredevil:
Born Again‘ perché hanno aggiunto ‘Born Again’ e posso
affermare che è uno spettacolo completamente diverso“, ha
spiegato. “Sai, con gli stessi identici due attori
principali (che adoro!) che interpretano Daredevil e
Fisk.”
DeKnight ha sottolineato di essere
entusiasta di guardare “Born
Again”, ma continua a pensare che sia sbagliato che la
Disney possa semplicemente dare allo show un nuovo
nome in modo che, contrattualmente, non sia una continuazione della
serie Netflix nonostante condivida gli stessi
personaggi. “Per essere chiari, non vedo l’ora di vedere
Charlie Cox e lo straordinario Vincent D’Onofrio riprendere i loro ruoli
iconici“, ha scritto DeKnight. “Ma affermare che
questo è un riavvio completo e che non devi pagare i creativi
originali è a dir poco un imbroglio aziendale.” Di seguito i
suoi post originali:
He does. It’s an old Disney scam where they
slightly rename a series to reset contract terms back to first
season. Needs to be addressed by all the guilds/unions and crushed!
https://t.co/Ttj4A3tnE4
Oh it’s a sure thing. From what I
understand, I’m not going to see a penny from Daredevil: Born Again because they added
the “Born Again” and can claim it’s a completely different show.
You know, with the exact same two lead actors (who I love!) playing
Daredevil and Fisk. https://t.co/hEKxwgbocz
To be clear, I can’t wait to see Charlie Cox
and the amazing @vincentdonofrio
reprise their iconic rolls. But to claim this is a complete reboot
and you don’t have to pay the original creatives is some corporate
shenanigans, to say the least. https://t.co/jYVZx6L1pA
Daredevil:
Born Again avrebbe dovuto debuttare su
Disney+ nella primavera del
2024, ma la produzione dello show è stata sospesa a tempo
indeterminato a giugno a causa dello sciopero della
WGA. Lo spettacolo è rimasto fuori produzione a causa degli
scioperi della SAG-AFTRA. Entrambi gli scioperi rimangono in
corso a Hollywood. Matt Corman e Chris Ord saranno gli
showrunner della nuova serie.
Leonardo DiCaprioè finalmente
intervenuto sulla massiccia riscrittura diKillers of the Flower
Moon che ha cambiato la direzione
dell’ultima epopea storica di Martin Scorsese. La sceneggiatura
originariamente era incentrata sull’agente dell’FBI Tom White, che
DiCaprio avrebbe dovuto interpretare, mentre indaga su una serie di
omicidi nella nazione Osage negli anni ’20. Questa prospettiva
ha mantenuto il film in linea con la maggior parte dell’omonimo
libro di David Grann del 2017, ma qualcosa nel raccontare
“Flower Moon” dal punto di vista dell’FBI non andava bene
con Leonardo DiCaprio o Martin Scorsese.
“Semplicemente non sembrava che si
arrivasse al nocciolo della questione“,
ha recentemente
dichiarato DiCaprio a British Vogue in
un’intervista congiunta con la co-protagonista Lily
Gladstone. “Non eravamo immersi nella storia di
Osage. C’era questa piccolissima scena tra Mollie ed Ernest
che ha provocato una tale emozione in noi durante la lettura, e
abbiamo iniziato a penetrare in cosa fosse quella relazione, perché
era così contorta e bizzarra e diversa da qualsiasi cosa avessi mai
sperimentato prima.”
Leonardo DiCaprio interpreta Ernest Burkhart,
un veterano della Prima Guerra Mondiale che viene coinvolto
nell’avido complotto di suo zio per derubare la nazione Osage delle
sue ricchezze. Quando la sceneggiatura originale di “Flower
Moon” fu eliminata, DiCaprio cambiò i ruoli in
Ernest. La nuova sceneggiatura si concentrerà su Ernest e
sulla sua relazione con la moglie Mollie
(Gladstone), una donna Osage i cui familiari
vengono assassinati. Con Leonardo DiCaprio nel ruolo principale,
Jesse Plemons è stato ingaggiato per interpretare l’agente dell’FBI
Tom White, ora un ruolo secondario.
“Dopo un certo punto, mi sono reso
conto che stavo facendo un film su tutti i bianchi“, ha
recentemente dichiarato Scorsese alla
rivista Time spiegando perché il film ha
subito un’ampia riscrittura. “Il che significa che stavo
adottando un approccio dall’esterno verso l’interno, il che mi
preoccupava.”“Prima delle riscritture, avevo
tre pagine di dialoghi piuttosto
loquaci“, ha dettoGladstone
alla rivistaInterview all’inizio di questo
mese. “Ma ero così in difficoltà con le scene che quando
il COVID ha bloccato tutto e il progetto è rimasto in silenzio per
un minuto, ho pensato di aver saltato l’audizione. Circa un
anno dopo, ho ricevuto una richiesta per Zoom con
Martin Scorsese. E poi mi sono stati inviati nuovi lati
che avevano ritmi. All’improvviso era una scena con dialoghi
minimi… E ho pensato, ‘Oh cavolo, posso inserire un personaggio qui
adesso. Questo è fantastico.’”
“Il focus sarebbe stato l’FBI, con
Mollie ed Ernest come parte della trama di supporto, invece di
quella centrale”, ha aggiunto Gladstone riguardo alla
sceneggiatura originale di “Flower Moon”. In
precedenza aveva detto aVulture che
la riscrittura significava che il film “non è una storia di
salvatori bianchi. È l’Osage che dice: “Fai
qualcosa”. Ecco i soldi. Vieni ad
aiutarci.”
Killers of the Flower Moon uscirà in sale
selezionate il 19 ottobre 2023 distribuito da 01 Distribution. Sarà
poi diffuso negli Stati Uniti il 20 ottobre da Apple TV+. In Italia
qualche settimana dopo. Basato sull’omonimo libro
best-seller,
Killers of the Flower Moon è ambientato
nell’Oklahoma degli anni ’20 e segue l’omicidio seriale di membri
della Osage Nation, l’associazione di ricca di petrolio.
La storia racconta una serie di crimini brutali in circostanze
misteriose che si sono verificati conosciuto come “il regno del
terrore”.
È un film di confine questo esordio al lungometraggio di
Chloe Domont. Sotto molti punti di vista
rappresenta il punto esclamativo alla fine del discorso sul
rapporto tra uomo e donna, destinato a implodere e svilupparsi in
maniera tossica e abusiva all’interno di un determinato ambiente.
Non è il film più radicale nell’affrontare questa tematica,
Fair Play. Semplicemente è quello che la spiega
nel modo più limpido, acuto e spietatamente sincero.
Fair Play, la trama
Lo spunto della
sceneggiatura scritta dalla stessa autrice è semplicissimo: un
un’agenzia di broker a Wall Street lavorano Emily
(Phoebe Dynevor) e Luke (Alden
Ehrenreich), coppia che sta per sposarsi ma deve
tenere segreta la propria relazione a causa della politica
aziendale. Quando la possibilità di una promozione si verifica in
maniera inaspettata, ecco che gli equilibri e le dinamiche interne
al loro rapporto
iniziano lentamente a cambiare…
Domont parte da uno
spunto comune, quasi banale, così come da due personaggi
protagonisti che non hanno davvero nulla di speciale. Ed col
passare delle scene si comprende che proprio queste sono la qualità
principale e la forza primaria di Fair Play: la verità delle
psicologie, la loro umanità inserita dentro un ambiente di lavoro
fortemente competitivo vengono raccontare all’inizio e
progressivamente esposte con cura certosina. La delineazione del
rapporto che si incrina sempre più tra i due personaggi
protagonisti possiede la verità emotiva e psicologica di un’opera
teatrale, mentre la messa in scena mai sottolineata sa raccontare
di una regista che riesce costantemente a tenere in pungo una
storia “forte”, un tema pronto a esplodere nel melodramma gratuito
se non adeguatamente maneggiato.
E in Fair
Play non succede mai, non vi è una singola scena che
scivola nell’effetto gratuito, nella retorica del dolore, nella
rappresentazione fuorviante dell’abuso. Anche perché la Domont
dimostra chiaramente e lucidamente di voler esporre senza
giudicare, di avere una visione chiara del rapporto tra uomo e
donna, il che non significa in alcun modo “schierata”: alla
cineasta non interessa mostrare una vittima e il suo aguzzino,
quanto piuttosto una donna e un uomo che reagiscono in maniera
differente alle pressioni che la vita lancia loro contro. Emily e
Luke sono le due figure meglio rappresentate e sviluppate da questo
genere di cinema da moltissimo tempo a questa parte, assolutamente
credibili sia nella loro storia d’amore che nel mostrare invece i
rispettivi limiti emozionali e umani che la porterà a frantumarsi.
Fair Play non cerca mai la scena ad effetto, non
intende mai avventurarsi nel labirinto del thriller psicologico
anche quando riesce a costruire una tensione emotiva fortissima. È
un film che vuole e riesce a mostrare la verità, per quanto
spiacevole e deprimente sia.
Fair Play. (L to R) Alden Ehrenreich as Luke and Phoebe Dynevor as
Emily in Fair Play. Cr. Courtesy of Netflix
Due grandi protagonisti
Nelle primissime scene
del film Phoebe Dynevor e Alden Ehrenreich interpretano Emily e Luke in
maniera piatta, non caratterizzandoli in alcun modo soddisfacente.
Pian piano però si capisce che è esattamente quello l’intento sia
degli attori che della regista: la banalità della situazione e dei
personaggi deve essere terreno fertile per una vicenda che non ha
nulla di speciale proprio perché può accadere a chiunque, e per
questo espone la sua portata al contrario universale. Emily e Luke
sono semplicemente un uomo e una donna, tutto qui. Allora meritano
davvero di essere ammirate le prove dei due attori, che sanno
mantenere la credibilità sommessa dei ruoli finché lo stress non li
costringe a esplodere. E anche in questo caso non vanno davvero mai
sopra le righe, restando sempre credibili anche grazie a dialoghi
di una finezza psicologica devastante.
Domont dimostra di avere
un’opinione riguardo quello che sta mettendo in scena, ma questo
non la fa mai cadere nell’errore di prendere una posizione
retorica, errore che avrebbe rovinato il suo film. Tutto quello che
avviene in Fair Play è il frutto delle debolezze,
degli errori, delle zone grigie o nere nell’animo di due persone,
non di una soltanto. E questo rende il film più “vero” di molto,
moltissimo cinema che ha volto il proprio sguardo a questo tema, e
questo purtroppo significa realmente preciso nell’esporre la
prevaricazione dell’uomo sulla donna nell’ambiente lavorativo.
Riguardo quest’ultimo aspetto, Fair Play risulta
un’opera in tutto e per tutto newyorkese, una rappresentazione
veritiera di quanto questa metropoli riesca a forzare al limite
persone e situazioni in nome del successo individuale. Se New York
è veramente la città che non dorme mai, potrebbe anche voler
significare che chi ci vive non può veramente rischiare di
addormentarsi…
Ecco il trailer italiano
di Hunger Games – La ballata dell’usignolo e del
serpente, nuovo capitolo della Hunger Games
Saga che ha incassato oltre tre miliardi di dollari in tutto
il mondo e al cinema il prossimo 22 novembre.
Diretto da Francis
Lawrence, regista di tre dei quattro Hunger Games
originali, il film è ambientato 64 anni prima della saga, un
prequel ispirato all’omonimo romanzo di Suzanne Collins.
I protagonisti sono
l’attore emergente inglese Tom Blyth, Rachel
Zegler di West Side Story e Hunter
Schafer della serie Euphoria. Nei ruoli comprimari l’attrice Premio
Oscar® e vincitrice di un Golden Globe, di un Emmy Award e di ben
due Tony Award Viola Davis, la star de Il trono di spade e vincitore di un
Golden Globe Peter Dinklage e Jason
Schwartzman.
Hunger Games – La ballata dell’usignolo e del
serpente, la trama
Anni prima di diventare il
tirannico presidente di Panem, il diciottenne Coriolanus Snow è
l’ultima speranza per il buon nome della sua casata in declino:
un’orgogliosa famiglia caduta in disgrazia nel dopoguerra di
Capitol City. Con l’avvicinarsi della decima edizione degli Hunger
Games, il giovane Snow teme per la sua reputazione poiché nominato
mentore di Lucy Grey Baird, la ragazza tributo del miserabile
Distretto 12. Ma quando Lucy Grey magnetizza l’intera nazione di
Panem cantando con aria di sfida alla cerimonia della mietitura,
Snow comprende che potrebbe ribaltare la situazione a suo favore.
Unendo i loro istinti per lo spettacolo e l’astuzia politica, Snow
e Lucy mireranno alla sopravvivenza dando vita a una corsa contro
il tempo che decreterà chi è l’usignolo e chi il serpente.
I
protagonisti sono l’attore emergente inglese
Tom Blyth,
Rachel Zegler di West Side Story e
Hunter Schafer della serie Euphoria. Nei
ruoli comprimari l’attrice Premio Oscar e vincitrice di un Golden
Globe, di un Emmy Award e di ben due Tony Award
Viola Davis, la star de Il trono di spade e
vincitore di un Golden Globe
Peter Dinklage e Jason
Schwartzman.
Maja Hoffmann è
stata ufficialmente confermata presidente del
Locarno Film Festival, mediante il voto dell’Assemblea sociale
straordinaria e del nuovo Consiglio di amministrazione,
quest’ultimo ridotto nel suo effettivo nel contesto di una
revisione generale della governance, che ha portato all’adozione di
un nuovo statuto e all’introduzione di due nuovi organi
consultivi.
La neoeletta presidente al termine
della giornata ha così commentato: “Sono profondamente onorata
ed emozionata per l’elezione a presidente del Locarno Film
Festival. Sotto la guida di Marco Solari, la manifestazione ha
cambiato per sempre la percezione del cinema e dei registi in
Svizzera e nel mondo. Locarno ha reso la settima arte una
componente centrale della vivace vita culturale ticinese.
Non vedo l’ora di lavorare con
la squadra capitanata da Giona A. Nazzaro, direttore artistico, e
da Raphaël Brunschwig, Managing Director, per consolidare
ulteriormente la reputazione del Festival come uno degli eventi
cinematografici più innovativi, audaci e inclusivi al
mondo.
In un panorama in evoluzione,
dove emergono costantemente nuove definizioni di cinema e
affascinanti opportunità, sosterrò il Festival con energia ed
entusiasmo nella prossima fase del suo sviluppo.”
Maja Hoffmann sarà
affiancata da Luigi
Pedrazzini,
ex Consigliere di Stato del Canton Ticino e membro uscente del
Consiglio di amministrazione della SRG SSR, nel ruolo di
vicepresidente, da Alain
Scherrer,
Sindaco della città di Locarno, da Nadia
Dresti,
tra le figure portanti del Festival in quanto ex responsabile
dell’Ufficio Industry e direttrice artistica ad interim, e
da Jean-Philippe
Rochat,
alle redini di uno studio legale di primo piano in Romandia e
membro del Consiglio di amministrazione di numerose società e
fondazioni. Nel corso dei prossimi mesi saranno annunciati altri
due membri del Consiglio di amministrazione da sottoporre alla
ratifica della prossima assemblea nel 2024.
In linea con l’esigenza di un
processo decisionale più snello ed efficace, il Consiglio di
amministrazione è stato ridimensionato, portando il numero di
membri dagli attuali 27 a un massimo di 7. Contestualmente a tale
novità sono state poste le basi dei due nuovi organi consultivi,
il Policy Advisory Board – che fornirà
supporto in ambito culturale, economico e istituzionale e sarà
presieduto dal Sindaco di Locarno – e l’Industry Advisory
Board – presieduto da Nadia Dresti, che riunirà
molteplici e diversificate competenze dell’industria di settore
assicurando che le attività del Festival rimangano sempre
all’avanguardia sotto il profilo cinematografico. Tra i primi
compiti del nuovo Consiglio di amministrazione rientrerà proprio la
nomina dei rappresentanti nei due Advisory Board.
L’Assemblea ha accettato la
revisione degli statuti, che consentirà al Locarno Film Festival da
un lato di rispondere alle molteplici esigenze dell’industria del
cinema sul piano nazionale e internazionale e dall’altro di far
fronte alle svariate sfide che una società e un’organizzazione
sempre più complesse e ramificate esigono.
L’intera comunità del Locarno Film
Festival desidera infine esprimere il suo sentito ringraziamento al
presidente uscente Marco Solari per il suo straordinario impegno.
La sua guida ha lasciato un segno indelebile per l’eredità della
manifestazione. Su proposta del Consiglio di amministrazione, Marco
Solari è stato nominato presidente onorario.
La 77esima edizione del Locarno Film
Festival, la prima sotto la presidenza di Maja
Hoffmann, si terrà dal 7 al 17 agosto 2024.
Il Comitato di
Selezione per il film italiano da designare agli Oscars® istituito
dall’ANICA su incarico dell’Academy of Motion Picture Arts and
Sciences®, riunito davanti a un notaio e composto da
Alessandro Araimo, Domizia De Rosa, Esmeralda Calabria,
Daniela Ciancio, Francesca Lo Schiavo, Giorgio Moroder, Cristiana
Paternò, Michele Placido, Paola Randi, Riccardo Tozzi, Gianpiero
Tulelli, ha votato “Io
Capitano” di Matteo Garrone quale
film che rappresenterà l’Italia alla 96° edizione degli Academy
Awards®, nella selezione per la categoria International
Feature Film Award, con la seguente motivazione: “Per aver
incarnato con grande potenza e maestria cinematografica il
desiderio universale di ricerca della libertà e della felicità.
Creando un’epica del sogno che mette in scena il coraggio e il
dolore che segnano da sempre le migrazioni, in una dimensione di
profonda umanità”.
“Io
Capitano” concorrerà per la shortlist che
includerà i quindici migliori film internazionali selezionati
dall’Academy® e che sarà resa nota il 21 dicembre 2023.
L’annuncio delle
nomination (la cinquina dei film nominati per concorrere
al premio) è previsto per il 23 gennaio 2024, mentre la cerimonia
di consegna degli Oscars® si terrà a Los Angeles il 10 marzo
2024.
Danny e Lisa soffrono
entrambi di insonnia e vivono una relazione telefonica, facendosi
compagnia tutte le notti. Ridono, scherzano, si raccontano, non
hanno segreti tra loro… tranne i sentimenti che ognuno nutre per
l’altro. È questa la premessa di Still Up, la nuova comedy Apple TV+, interpretata da
Antonia Thomas e Craig Roberts e
co-creata e scritta da Steve Burge e
Natalie Walter.
Abbiamo incontrato
virtualmente la squadra produttiva di Still Up, Phil Clarke (Executive
Producer), Paul Schlesinger (Executive Producer) e
Arabella McGuigan (Producer), che ci ha raccontato qualcosa
in più di questa storia così insolita e però allo stesso tempo dal
sapore confortevole e rassicurante.
“Credo che la serie
esplori l’amicizia – ha esordito Paul Schlesinger –
anche se poi quella che viene raccontata si definisce come
‘storia d’amore’. Penso che l’amicizia sia un tema fondamentale per
questo tipo di storia, perché l’errore fondamentale dei
protagonisti è proprio quello di autoconvincersi che sono amici.
Uscire da questa dimensione è la cosa complicata che cercano di
fare. Quindi sicuramente è una storia d’amore, ma è uno sguardo
inusuale sull’amore.”
Secondo McGuigan,
invece, uno dei temi portanti della serie è il senso dell’umorismo:
“È la prima cosa che lega i due protagonisti – spiega la
produttrice – Danny e Lisa si connettono come amici, perché
hanno un modo condiviso di farsi ridere a vicenda. Questa è la base
della loro amicizia, e diventa anche la base di qualcosa in più. Ma
credo fortemente che sia il loro senso dell’umorismo condiviso a
portare alla relazione.” E Phil Clarke aggiunge:
“Credo anche che si tratti di una storia che parla di
solitudine. Danny è solo, ovviamente, soffre di ansia, è chiuso in
casa, ma anche Lisa è sola, anche dentro alla sua relazione. C’è
una battuta molto bella, verso la fine della stagione, in cui il
compagno di Lisa le dice ‘tu diventi viva quando io vado a
dormire’, e anche questa dimensione diventa una parte fondamentale
di quello che la serie vuole raccontare. Amore, solitudine,
amicizia e umorismo, siano tutti parte del mix.”
Still Up è anche una riflessione sulla connessioni e
sul modo di vivere le relazioni attraverso la tecnologia, fenomeno
che nell’era post-lockdown ha assunto una presenza costante nella
quotidianità. “Una serie così non poteva essere stata fatta 10
o 15 anni fa – spiega Paul Schlesinger – Da una
parte siamo più connessi che mai, 15 anni fa se qualcuno camminava
per strada parlando tra sé sarebbe risultato strano, lo avremmo
notato tutti. Quindi tecnicamente siamo più connessi che mai ma
questo significa anche che siamo più soli e isolati di prima. La
serie mostra entrambe queste cose, i due personaggi sono entrambi
soli in maniera diversa, eppure si possono parlare per tutta la
notte, ed è una strana contraddizione, molto legata alla modernità:
siamo più connessi e distanti che mai.”
Dopotutto, la prima idea
per questa serie è arrivata durante il primo lockdown del 2020,
stando a quanto dichiara Clarke: “Anche se la serie non
è ambientata in quel periodo, lo rievoca nella sensazione di essere
insieme eppure separati.” Un aspetto molto interessante della
relazione telefonica dei due protagonisti è portato alla luce da
McGuigan che esalta le potenzialità narrative di questa
scelta: “Io credo che si tratti anche di un piccolo regalo per
i narratori. In questa serie abbiamo quasi sempre la possibilità di
raccontare tre storie contemporaneamente. Assistiamo a quello che
succede a Lisa e a quello che succede a Danny, e poi c’è una terza
storia, che è quello che stanno vivendo insieme, al
telefono.”
Su quanto invece la
storia riesca a focalizzarsi su una patologia tanto peculiare
quanto poco affrontata dall’audiovisivo, Clarke commenta:
“Credo che l’insonnia sia un problema molto diffuso. Viviamo
tutti vite molto stressanti, che devono scendere a patti con la
logistica quotidiana, ma anche con il cambio di stagione, i
problemi di lavoro, tutte cose che contribuiscono a aumentare lo
stress e l’insonnia è una delle manifestazioni di questo stress, è
un problema sempre più diffuso.”
E infatti è importante
che esista una serie che la racconta, secondo McGuigan:
“Allo stesso tempo, la serie racconta l’insania con ottimismo.
Perché questa storia parla di persone che si sono trovate proprio
perché soffrono di questo disturbo e in un certo senso non vogliono
che questa ‘malattia’ scompaia perché li priverebbe di quella
finestra di tempo che loro condividono, l’insonnia è quella cosa
che li fa esistere insieme e lo stesso fatto di condividere questa
esperienza, li fa mettere in discussione.”
Still Up farà il suo debutto il 22 settembre su
Apple TV+ con i
primi tre episodi, seguiti da un episodio settimanale ogni venerdì,
fino al 27 ottobre.
L’arrivo su Netflix del film Ondata
calda è l’occasione per scoprire un thriller del 2022 passato in
sordina, ma che offre una messa in scena con diversi interessanti
elementi a favore del racconto. Se dunque questo può risultare
talvolta prevedibile, viene in ogni caso supportato da una serie di
simboli che rimandano a significati più nascosti e profondi del
previsto. Diretto da Ernie Barbarash, noto come produttore
di American Psycho e Hypercube – Il cubo 2, ma
anche come regista della miniserie in due episodi Meteor –
Distruzione finale, Ondata calda gioca dunque con gli
elementi del thriller erotico per farne qualcosa di insolito.
Lo spettatore si imbatte infatti in
una serie di vicende particolarmente intricate, obiettivo delle
quali è prima di tutto offrire uno studio approfondito della
protagonista e del suo vissuto. Andando alla scoperta del suo
passato si potrà infatti comprendere meglio ciò che avviene nel
presente e come le due cose si influenzino in direzione della
crescita emotiva ricercata dalla protagonista. Prima di
intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile
approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama, al
cast di attori e alla sua spiegazione
complessiva. Infine, si elencheranno anche le principali
piattaforme streaming contenenti il film nel
proprio catalogo.
La trama e il cast di Ondata calda
La storia del film ha luogo durante
un’anomala ondata di calore. Claire è una giovane
donna che lavora in un’agenzia immobiliare, la Crane Corporation.
Una notte Claire incontra Eve cercando refrigerio
nella piscina di un palazzo di lusso. Tra le due scatta subito una
forte attrazione e qualche sera dopo si rivedono casualmente in un
locale e passano la notte insieme. Ma quando Claire va a cena dal
suo capo, Scott Crane, rimane senza parole
scoprendo che sua moglie è proprio Eve. Per evitare di avere
problemi sul lavoro, da quel giorno cerca di evitarla ma quando si
rivedono, le due donne capiscono di amarsi. Inizia così una
relazione clandestina che porterà però non pochi guai.
Nel ruolo di Claire recita
l’attrice Kat Graham, nota per il ruolo di
Bonnie Bennett nella serie The Vampire Diaries. Recitano poi
accanto a lei Merritt Patterson, nota per il ruolo
di Ophelia nella serie televisiva The Royals, nel ruolo di
Eve, mentre l’attore francese Sebastian Roché,
visto anche in General Hospital, ricopre il rolo del
marito Scott Crane. Roché aveva inoltre collaborato già con Graham
nella serie The Vampire Diaries, dove lui ricopriva il
ruolo di Mikael. Sono poi presenti gli attori Roger
Cross nel ruolo del detective Parker, David James
Lewis in quelli di Teddy e Aren Buchholz
in quelli di Lane Smith.
Ondata calda: il
significato del titolo e la spiegazione del finale
Il titolo del film, Ondata
calda, ha un significato ben più metaforico del semplice
riferirsi alle condizioni climatiche presenti lungo il film. Per la
protagonista, il calore, il fuoco, sono sempre stati il sintomo di
qualcosa di sbagliato, ciò in cui ci si imbatte quando si è
imprudenti. Lungo tutta la sua vita Claire ha infatti associato le
due cose in più occasioni, come viene raccontato nel film. Un
calore, stavolta emotivo, è invece quello che viene naturalmente ad
instaurarsi tra Claire ed Eve, le quali condividono il calore della
passione l’una per l’altra. Quando però Claire scopre che l’amata
le ha mentito, cerca di bruciarsi la mano, nel tentativo di
procurarsi sostanzialmente un ennesimo scottante segno che le
ricordi cosa succede se si è imprudente.
È però interessante notare che in
alcuni punti cruciali del film vi è anche l’elemento dell’acqua in
contrapposizione al fuoco o al calore. Ad esempio, Claire incontra
Eva per la prima volta in una piscina. Quindi, mentre Claire è lei
stessa il caldo, o almeno questo è ciò che lei pensa di sé stessa,
si trova a vivere continui contrasti con il freddo emanato o
ricercato dagli altri. Ma non da Eve, la quale almeno
all’apparenza alimenta quel calore in Claire fino a quando la
situazione non sfugge però di mano ad entrambe. È allora che si
verificano le drammatiche conseguenze che conducono fino
all’inaspettato finale, nel quale anche Eve si rivela essere un
essere in contrasto con la natura di Claire.
[SEGUONO SPOILER]
Nel finale, infatti, scopriamo che
Eve ha stretto un accordo con con Lane Smith per uccidere suo
marito, Scott Crane, in cambio della vendetta su Claire, con la
quale Smith ha dei trascorsi. Quando però Lane uccide
effettivamente Scott, apre la strada ad Eve per rivendicare gran
parte delle proprietà di suo marito, la donna vacilla. Eve si
scopre infatti troppo coinvolta dalla storia con Claire, tanto da
non riuscire più ad uscirne. Impedisce così che Claire venga uccisa
e quest’ultima a sua volta decide di risparmiare Eve. Pur
confessandosi amore reciproco, Claire afferma però che non vuole
più essere manipolata e pertanto consegna Eve alla polizia.
Alla luce di ciò, sembra dunque che,
dopo tutto, sia stato proprio il “calore” dell’amore e della
passione a sventare il piano di Eve e a salvare Claire. Ciò si
adatta anche al fatto che lei si rivolga a se stessa come
“fuoco” nelle battute finali del film, di fatto
abbracciando quell’elemento che fino a quel momento l’aveva
spaventata, imparando a gestirlo e sfruttarlo a proprio vantagio.
Con Ondata calda, dunque, assistiamo ad un
personaggio chiamato a fare i conti con il proprio passato, a
riappacificarsi con le proprie paure e a completare un arco
narrativo che la porti ad essere in pieno possesso del proprio
potenziale.
Il trailer di Ondata calda
e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di
Ondata calda grazie alla sua presenza su
alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Chili
Cinema, Rakuten TV, Google Play, Apple iTunes
e Netflix. Per vederlo, una volta scelta la
piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o
sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video.
Divenuto celebre nel corso degli
anni Sessanta grazie ai film western di Sergio
Leone, l’attore Clint Eastwood decise
alla fine di dirigerne a sua volta uno. Nacque dunque Lo
straniero senza nome, arrivato al cinema nel 1973. Già
regista del thriller Brivido nella notte,
per la sua opera seconda ha così scelto il genere a cui deve tutto,
naturalmente influenzato dalla sua collaborazione con Leone e il
regista Don Siegel. Eastwood non si è però
limitato a dirigere il film, decidendo anche di recitare nel ruolo
del protagonista, un personaggio molto simile a quelli già
interpretati precedentemente, eppure con decisivi elementi di
novità.
Il film è, come spesso accadrà nella
filmografia di Eastwood, tratto da un romanzo omonimo. Questo è
stato scritto da Ernes Tidyman, noto per aver
vinto il premio Oscar alla miglior sceneggiatura non originale per
Il braccio violento della legge. Rimasto affascinato dal
suo racconto e ritrovandovi elementi e tematiche a lui care,
Eastwood accettò da subito di dirigerlo. Respinse la richiesta di
girare in studio, andando piuttosto a ricercare vere location dal
sapore western e stabilendo il set intorno al Lago Mono, in
California. Qui fece ricostruire una vera e propria città
dell’epoca in cui il film è ambientato, potendo iniziare da subito
i lavori.
Costato 5 milioni di dollari, il
film si affermò come un buon successo di critica e pubblico,
arrivando a guadagnarne circa 16. Lo straniero senza
nome ha così rappresentato Eastwood un primo significativo
passo verso una carriera d’autore, oggi tra i più celebrati e amati
di sempre. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà
certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità
relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti
possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama e al cast di attori.
Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
La trama di Lo
straniero senza nome
La storia si apre sull’arrivo
nell’apparentemente tranquilla cittadina di Lago di un misterioso
pistolero, mai visto prima da quelle parti. L’uomo si distingue
subito per la sbalorditiva abilità con le armi, uccidendo senza
problemi tre briganti lì presenti. Divenuto subito celebre in
città, questi viene approcciato dal neo eletto sindaco, il quale
gli racconta che il suo predecessore è stato recentemente ucciso in
modo quanto mai brutale da tre pistoleri. Questi hanno poi lasciato
la città promettendo di tornare per compiere ulteriori massacri.
Vista la sua bravura con le armi, allo straniero viene chiesto di
restare e proteggere i cittadini di quel luogo.
Inizialmente riluttante, il
misterioso pistolero finisce con l’accettare, allettato dalla
possibilità di poter chiedere qualunque cosa in cambio. Nell’attesa
che i tre criminali tornino in città, egli prova ad addestrare gli
stessi cittadini alla pratica delle armi, attirandosi però l’odio
di molti dei presenti, convinti che l’uomo porterà soltanto
ulteriori guai. La notizia che i tre briganti stanno realmente per
arrivare in città, però, fa nuovamente calare un clima di terrore
su questa. Lo straniero, nell’attesa, rivelerà di avere motivi
molto più personali di quanto si potrebbe pensare contro i tre in
arrivo.
Il cast del film
Ad interpretare il personaggio dello
straniero vi è naturalmente l’attore Clint
Eastwood. Per la parte egli si ispirò chiaramente all’Uomo
senza Nome, protagonista della Trilogia del Dollaro di
Leone. Allo stesso tempo, però, l’attore cercò di rappresentare il
personaggio come una naturale evoluzione di quello, caricandolo di
un’ironia e sentimenti maggiori. Accanto a lui, nei panni della
seducente Callie Travers, donna con cui lo straniero incrocia più
volte il suo cammino, vi è Marianna Hill, divenuta
celebre proprio grazie a tale film. Verna Bloom,
invece, è Sarah Belding, la quale stringerà un profondo legame con
lo straniero, pur se sposata a Lewis Belding, interpretato da
Ted Hartley.
Mitchell Ryan è
invece Dave Drake. Jack Ging, attore noto per le
serie Undicesima ora e A-Team, interpreta qui
Morgan Allen, uno dei potenti della città di Lago che tenterà di
opporsi all’attività dello straniero. Geoffrey
Lewis, qui in uno dei suoi primi ruoli cinematografici,
interpreta Stacey Bridges, capobanda dei criminali in arrivo a
Lago. Billy Curtis è invece presente nei panni del
bizzarro Mordecai. Nell’interpretarlo, l’attore finì con il
soffrire di torcicollo. Affermò però che pur di lavorare con
Eastwood avrebbe accettato di soffrire anche ben altro.
John Mitchum, che
tornerà a collaborare con Eastwood nei primi tre film dedicati
all’ispettore Callaghan, compare qui brevemente nei panni di un
guardiano della prigione. In ultimo, Buddy Van
Horn, celebre collaboratore di Eastwood nonché sua
controfigura in molti film, è brevemente presente nei panni dello
sceriffo Jim Duncan, ucciso dai tre criminali. La scelta di questi
per la parte è stata fortemente voluta per conferire al film una
certa ambiguità nel finale.
Il trailer di Lo
straniero senza nome e dove vedere il film in streaming e
in TV
È possibile fruire di
Lo straniero senza nome grazie alla sua presenza
su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Chili
Cinema, Tim Vision, Google Play e Apple
iTunes. Per vederlo, una volta scelta la
piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o
sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il
film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
mercoledì 20 settembre alle ore
21:00 sul canale
Iris.
“Non cercare di capirlo,
sentilo”. Basterebbe questa esortazione per spiegare come
approcciarsi a Tenet
(qui la recensione), un film che
è pura esperienza cinematografica, dove si stimola la mente dello
spettatore con una storia che, nella sua complessità, richiede però
non di essere compresa ma vissuta. Christopher Nolan, dopo il racconto bellico
proposto con Dunkirk, porta dunque al cinema un film tanto
ambizioso quanto unico, che pur proponendo un racconto di base già
visto, si propone al pubblico con una struttura che lo rende
difficilmente classificabile.
Come noto, proprio per via di
questa sua natura, il film non è da tutti stato apprezzato e molti
sono gli aspetti fin troppo complessi che gli vengono rinfacciati.
È però innegabile che Tenet sia un’opera di intrattenimento di alto
livello, capace di offrire nuovo valore al concetto di esperienza
cinematografica. Il film, inoltre, è anche ricco anche di elementi di grande
pregio, sui quali è difficile essere in disaccordo. Dopo essere
uscito in sala nel 2020, Tenet arriva ora per la
prima volta in televisione, su Italia 1, è
per quanto il piccolo schermo non possa replicare il valore che il
film sfoggerebbe in una grande sala, è l’occasione per tornare a
parlarne.
Pochi film recenti hanno infatti
dimostrato di meritare molteplici visioni e Tenet e
senz’altro tra questi. Prima di intraprendere una visione del film,
però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali
curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà
infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama e al cast di attori, ma
soprattutto alla spiegazione del suo titolo e del
finale. Infine, si elencheranno anche le principali
piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo. Ai
link qui riportati, si potranno invece scoprire 10 curiosità dal dietro le
quinte e 5 curiosità da sapere
assolutamente sul film.
La trama e il cast di Tenet
Protagonista del film è un agente
segreto a cui viene assegnato un importante compito: fermare quella
che potrebbe rivelarsi come un’apocalisse planetaria, una minaccia
peggiore oltre ogni immaginazione. L’unico modo per salvare il
mondo, però, sembra essere racchiuso in una misteriosa parola,
Tenet.
Per fronteggiare la minaccia globale, infatti, l’agente special e
un suo partner dovranno svolgere le loro azioni in qualcosa al di
là del tempo reale e dovranno essere in grado di attuare una
manipolazione temporale, nota come inversione, la quale non è però
esente da rischi potenzialmente più pericolosi della minaccia
stessa.
Ad interpretare
il ruolo del protagonista si ritrova l’attore John David Washington,
già visto in BlacKkKlansman di Spike Lee e Monster di
Anthony Mandler. Accanto a lui recita poi Robert
Pattinson nel ruolo di Neil, il supervisore del
Protagonista. I due attori hanno raccontato che il livello di
segretezza del film era tale che hanno potuto leggere la sceneggiatura completa
soltanto nelle stanze della Warner Bros., in totale
isolamento. L’attrice Elizabeth Debicki,
invece, ricopre il ruolo di Katherine “Kat” Barton, ex moglie di
Andrei Sator.
Ed è Kenneth Branagh a
ricoprire proprio di Andrei Sator, oligarca russo in grado di
comunicare col futuro. Sono poi presenti anche Michael Caine nel ruolo
di Michael Crosby, agente dell’intelligence britannica, Aaron Taylor-Johnson nel ruolo di
Ives, un soldato di Tenet e Clémence Poésy nel ruolo
di Barbara, scienziata di Tenet. Himesh Patel ricopre il
ruolo di Mahir. Per alcune scene,
gli attori hanno dovuto effettivamente imparare a recitare
determinate coreografie o a pronunciare determinate battute della
sceneggiatura al contrario.
La spiegazione di Tenet e
del finale del film
Per cercare di comprendere il
significato del film, occorre innanzitutto partire dal significato
del suo titolo, ovvero la parola Tenet. Questa è la parola
che costituisce il centro del Quadrato Magico Sator,
un’iscrizione latina sotto forma di quadrato composta da cinque
parole – SATOR, AREPO, TENET, OPERA,
ROTAS – che danno luogo a un palindromo. Lette da sinistra a
destra e dall’alto in basso, ma anche da destra verso sinistra e
dal basso verso l’altro, le parole non cambiano di significato e lo
schema che ne risulta vede la parola TENET a fare da cuore a questo
gioco di lettere.
L’iscrizione è stata oggetto di
frequenti ritrovamenti archeologici, sia in epigrafi lapidee sia in
graffiti, ma il senso e il significato simbolico rimangono ancora
oscuri, nonostante le numerose ipotesi formulate. In sintesi, la
parola Sator significa “seminatore, creatore“, mentre
Arepo, termine sconosciuto, è ritenuto essere un nome proprio.
Tenet, Opera e Rotas hanno invece i significati di
“tenere“, “con cura” e “ruote”. Un
significato possibile è dunque quello di “Il Creatore delle
terre tiene (governa) le ruote celesti“, sottolineando
un’unione tra il cielo e la terra.
Più probabilmente, però, Nolan ha
solo preso in prestito questo mistero per costruire un film a sua
volta palindromo, ovvero dove il finale è anche l’inizio del
racconto e viceversa. La tecnologia nota come
inversione permette infatti di effettuare dei veri e propri
viaggi nel tempo, così se la prima parte del film procede in una
direzione, a partire dalla metà, il racconto inizia a riavvolgersi
su sé stesso, portando i protagonisti a tornare indietro nel tempo.
Passato, presente e futuro sembrano però convivere sullo stesso
piano della realtà, permettendo dunque lo scontro del protagonista
con sé stesso in una certa scena del film.
Cosa avviene nel finale del film?
Una volta compreso tale meccanismo,
il finale del film ci mostra l’equipaggio di Sator cercare di
assemblare l’algoritmo che innescherà la fine del mondo. Qui si
svolge una seconda tenaglia temporale, con due squadre diverse che
tentano di sventare i piani di Sator. La squadra rossa si muove in
avanti nel tempo ed è composta dal Protagonista, mentre la squadra
blu è composta da Neil e da un gruppo di truppe che si muovono
indietro nel tempo. Quando i due arrivano alla posizione
dell’algoritmo, un bunker sotterraneo, sembra che sia troppo tardi,
perché l’equipaggio di Sator ha messo insieme tutte e nove le parti
dietro un cancello chiuso.
Hanno in programma di seppellire
l’algoritmo e poi far esplodere il bunker, lasciando l’algoritmo
sottoterra per essere recuperato in futuro. Mentre l’equipaggio di
Sator lavora, il protagonista nota un soldato morto dall’altra
parte che improvvisamente ritorna in vita, fermando un proiettile
destinato al protagonista e aprendo il cancello. Si scopre che il
soldato era Neil. A quel punto, il Neil ancora in vita inverte il
proprio orientamente temporale e cambia squadra per recarsi in
soccorso del protagonista. È a questo punto che Neil svela di aver
lavorato per tutto il tempo per una versione futura del
protagonista.
I due sono amici, essendosi
incontrati nel passato di Neil, che in realtà è il futuro del
protagonista. Ecco perché in una delle loro prime scene insieme,
Neil sa già che il protagonista non beve mentre lavora, lo conosce
già ma non può rivelarglielo fino a quando non sarà il momento
giusto. Neil poi afferma che questa è la fine della sua storia,
poiché dovrà andarsene per mettersi nel posto giusto, in tempo per
sacrificarsi per il suo amico, così che egli possa compiere il
percorso che gli abbiamo visto compiere per tutto il film.
Tuttavia, i due si incontreranno di nuovo, una volta che il
protagonista recluterà Neil in futuro.
Questa è dunque la fine della loro
amicizia, ma il loro inizio deve in realtà ancora arrivare, almeno
dalla prospettiva del protagonista. A questo punto, è dunque
possibile capire che il protagonista non è altri che il capo di
Tent e che il sé stesso del futuro ha reclutato il sé stesso del
passato affinché salvasse il mondo. Inoltre, diventa chiaro una
volta per tutto che la narrativa di Tenet funziona essa
stessa come una tenaglia temporale, con le versioni passate e
future del Protagonista che lavorano per riunire gli eventi del
film, come la scena d’apertura al teatro dell’opera. Alla luce di
ciò, senza dubbio Tenet richiede però più visioni per poter essere
compreso al meglio.
Il trailer di Tenet e
dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di
Tenet grazie alla sua presenza su alcune
delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete.
Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Google Play,
Apple iTunes e Prime Video. Per vederlo, una volta
scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo
film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il
film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
mercoledì 20 settembre alle ore
21:20 sul canale Italia 1.