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Man of Tomorrow: James Gunn spiega perché Lars Eidinger è il Brainiac perfetto

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Sabato è stata diffusa la notizia che James Gunn ha scelto Lars Eidinger per interpretare Brainiac in Man of Tomorrow. La reazione è stata positiva, anche se molti fan della DC non conoscono il lavoro dell’attore tedesco. Gunn ha un occhio attento per il casting, quindi è probabile che Eidinger stupirà tutti nei panni del grande cattivo del sequel di Superman nell’estate del 2027. Tuttavia, alcuni fan hanno comprensibilmente chiesto perché Gunn non abbia scelto un nome più riconoscibile.

Rispondendo alle lodi per la sua decisione di scegliere l’attore giusto per la parte (piuttosto che un nome di prima categoria), Gunn ha detto su Threads: “Non escluderei Chris Pratt, David Corenswet, Dave Bautista, Karen Gillan, Milly Alcock o Daniela Melchior, ecc. da quel gruppo! Tutti loro sono venuti a fare il provino e non erano considerati delle ‘star del cinema’“.

Sono sempre interessato a scegliere la persona migliore per il ruolo”, ha continuato Gunn, “indipendentemente dal percorso che questo comporta – e spesso il percorso migliore è attraverso i provini”. Sottolineando questo punto, quando gli è stato chiesto quale film o serie TV del passato lo avesse convinto che Eidinger fosse la scelta giusta per Brainiac, il co-CEO della DC Studios ha risposto: “Il suo provino”.

L’attore, dunque, deve aver davvero colpito Gunn con la sua interpretazione di Brainiac, proprio come David Corenswet e Milly Alcock hanno conquistato i ruoli di Superman e Supergirl. Per qualsiasi motivo, buono o cattivo che sia, il casting di nomi famosi chiaramente non è una priorità per la DCU. Il regista di Man of Tomorrow ha già smentito le voci secondo cui Dave Bautista sarebbe stato in lizza per il ruolo di Brainiac, ma che dire di Matt Smith, Claes Bang e Sam Rockwell? “Nessuno di loro ha nemmeno fatto un provino”, ha dichiarato Gunn.

Non sono nemmeno sicuro che qualcuno di loro abbia fatto un’audizione. Sono tutte cose inventate”. Ora che sappiamo chi interpreterà Brainiac, tutti gli occhi sono puntati su quale interpretazione del cattivo vedremo nella DCU. Come la maggior parte dei personaggi DC, abbiamo visto diverse versioni del personaggio sulle pagine dei fumetti dalla sua introduzione nel 1958, ed è già apparso in progetti live-action come Krypton e Smallville.

Adoro molti aspetti delle diverse versioni del personaggio”, ha rivelato Gunn, “da quelle di Binder degli anni ’50 a quelle sorprendentemente spaventose di Wolfman, alle versioni animate e fino all’attuale Absolute Brainiac, davvero inquietante e meraviglioso”. Leggendo tra le righe, sembra che Gunn propenda per le versioni più spaventose di questo personaggio, piuttosto che per quella più formidabile e fisicamente imponente introdotta da Geoff Johns e Gary Frank (che è stata la principale fonte di ispirazione per Krypton).

Tutto quello che sappiamo su Man of Tomorrow

Le riprese principali di Man of Tomorrow dovrebbero iniziare nella primavera del 2026, con una data di uscita fissata per il 9 luglio 2027. David Corenswet riprenderà il ruolo nel sequel al fianco di Lex Luthor, interpretato da Nicholas Hoult, poiché i due si alleeranno contro questo nuovo nemico, come ha dichiarato il regista.

James Gunn ha infatti affermato: “È una storia in cui Lex Luthor e Superman devono collaborare in una certa misura contro una minaccia molto, molto più grande. È più complicato di così, ma questa è una parte importante. È tanto un film su Lex quanto un film su Superman. Mi è piaciuto molto lavorare con Nicholas Hoult. Purtroppo mi identifico con il personaggio di Lex. Volevo davvero creare qualcosa di straordinario con loro due. Adoro la sceneggiatura”.

Gunn annunciato Man of Tomorrow sui social media il 3 settembre. Nel suo annuncio, lo sceneggiatore e regista ha incluso un’immagine tratta dal fumetto in cui Superman è in piedi accanto a Lex Luthor nella sua Warsuit. Nei fumetti DC, Lex crea la tuta per eguagliare la forza e le abilità di Superman. Mentre l’immagine teaser suggeriva che Lex e Superman sarebbero stati di nuovo in contrasto, ora sembra che Lex userà la sua Warsuit per poter essere allo stesso livello di Superman per qualsiasi grande minaccia si presenti loro.

Al momento, è confermata la presenza della Lois Lane di Rachel Brosnahan. Il co-CEO della DC Studios ha risposto a un fan su Threads all’inizio di settembre 2025 che Lois avrà un “ruolo importante”. Il villain del film sarà Brainiac, interpretato da Lars Eidinger.

Il film è stato in precedenza descritto come un secondo capitolo della “Saga di Superman”. Ad oggi, Gunn ha affermato unicamente che “Superman conduce direttamente a Peacemaker; va notato che questo è per adulti, non per bambini, ma Superman conduce a questo show e poi abbiamo l’ambientazione di tutto il resto della DCU nella seconda stagione di Peacemaker, è incredibilmente importante”.

Monsieur Aznavour: recensione del film con Tahar Rahim

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Monsieur Aznavour: recensione del film con Tahar Rahim

Tahar Rahim è tra gli attori più audaci e aggraziati della sua generazione in Francia, ma non solo, non perché si inserisca nei personaggi, ma perché si lascia trasformare: corpo, voce, istinto ed anima. Dopo aver colpito con la sua ennesima trasformazione fisica in Alpha, dove è diretto da Julia Ducournau, con Monsieur Aznavour sorprende tutti nel ruolo del cantautore di Charles Aznavour.

Cosa racconta Monsieur Aznavour

Charles Aznavour in Francia è una vera istituzione anche se le sue origine non erano di certo francesi ma armene. Il piccolo Shahnourh Varinag Aznavourian,questo era il vero nome del cantautore, è uno dei tanti nati da genitori scappati dal Genocidio armeno. La struttura del film è molto rigorosa e divisa in cinque capitoli, ciascuno intitolato a una canzone simbolo del suo repertorio – Les Deux Guitares, Sa jeunesse, La Bohème, J’me voyais déjà, Emmenez-moi. 

Il film si apre con una scena in cui troviamo Aznavour negli anni Sessanta, in crisi, che prende una penna, apre il suo taccuino rosso e scrive il titolo del primo capitolo: Les Deux Guitares. Subito dopo, il film guarda indietro e l’infanzia prende forma con scene con la sua famiglia dove mostra fin da piccolo una passione per la musica alternate con filmati d’archivio di persone scappate dall’Impero ottomano in guerra. Charles infatti fu inserito, fin da un bambino, dai genitori per necessità nel mondo teatrale parigino, iniziando l’attività artistica già all’età di nove anni con il nome d’arte di Aznavour, il protagonista poi crescendo inizierà ad esibirsi in vari locali e ovviamente in versione giovane ed adulta nel film è interpretato da Tahar Rahim. 

La prima metà del biopic racconta proprio gli inizi della carriera di Aznavour negli anni Trenta, quando suonava nei club e nelle sale da ballo di Parigi con il suo partner musicale e migliore amico, Pierre Roche, l’attore Bastien Bouillon. La coppia continuò a collaborare anche durante l’occupazione nazista, dove Charles aiutava nella resistenza assieme alla sua famiglia e la sorella Aida, l’attrice Camille Moutawakil. Tutto cambia quando il duo incontra la cantante francese, più celebre del tempo, cioè Édith Piaf che decide di portarli con se in tournée prima in Francia e poi negli Stati Uniti d’America e in Canada.

Nel lungometraggio è interessante vedere l’influenza che la signora Piaf, una fantastica Marie-Julie Baup, ha avuto su di lui. Riconobbe in Aznavour un compagno di viaggio, un tipo con modi da “truffatore” ma con un talento singolare, spingendo il cantante ad intraprendere la carriera da solista e a separarsi dalla prima moglie rimasta in Francia. La seconda parte di questo film, quella meno riuscita, ci si concentra sulla corsa alla celebrità in continua ascesa, i vari matrimoni falliti e i grandi successi prima di pubblico e poi finalmente anche della critica razzista, che fin dall’inizio non ha mai smesso di disprezzare “le petit Charles”, figlio di profughi basso e brutto, senza grazia e con la voce nasale.

Credits ANTOINE AGOUDJIAN

Monsieur Tahar Rahim

Come può convincere un biopic musicale se non grazie al suo interprete, qui troviamo il sempre ottimo e talentuoso Tahar Rahim, ed è quello che si nota anche nella visione di Monsieur Aznavour. L’attore francese di origine algerina non solo si cambia i connotati, grazie all’uso di microprotesi non troppo invasive, ma anche perdendo peso e prendendo lezioni di canto e di pianoforte per sei mesi prima delle riprese. Questo film infatti deve molto all’attore protagonista che in qualche modo non imita il vero Aznavour, ma incarna il cantautore che è riuscito a guadagnarsi il titolo di “Frank Sinatra francese” e una stella sulla Hollywood Walk of Fame.

Questo film scritto e diretto da Mehdi Idir e dal poeta Grand Corps Malade si racchiude benissimo nel genere del biopic musicale che ormai negli ultimi anni sembra aver invaso tutto il cinema di Hollywood ma anche quello europeo. 

Mads Mikkelsen nel cast del film di Martin Scorsese “Cose che succedono la notte”

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Il casting sta entrando nel vivo per il prossimo film di Martin Scorsese, Cose che succedono la notte, che vede già protagonisti Leonardo DiCaprio e Jennifer Lawrence. Stando ora a quanto riportato da The InSneider, al cast del film si starebbe unendo anche Mads Mikkelsen. L’attore è salito alla ribalta grazie al ruolo da protagonista nella serie Hannibal e alla sua interpretazione del cattivo Le Chiffre in Casino Royale.

Tra i suoi lavori più importanti figurano le interpretazioni in due film di Thomas Vinterberg (Il sospetto e Un altro giro) e le collaborazioni con Nicolas Winding Refn (Pusher e Valhalla Rising). Ma è noto anche per i blockbuster Animali fantastici – I segreti di Silente, Doctor Strange Indiana Jones e il Quadrante del Destino.

Il film Cose che succedono la notte, prodotto da Apple, è basato sull’omonimo romanzo di Peter Cameron, con la sceneggiatura adattata da Patrick Marber. Per quanto riguarda il ruolo che Mads Mikkelsen, si ipotizza che potrebbe interpretare l’uomo d’affari, uno dei personaggi che il personaggio di DiCaprio incontrerà nel misterioso Imperial Hotel in cui si svolgono gli eventi. Il personaggio non ha un nome, è semplicemente descritto come un “uomo d’affari dissoluto”.

Di cosa parla Cose che succedono la notte?

Cose che succedono la notte segue una coppia americana in una città europea innevata per adottare un bambino. Soggiornando in un hotel quasi deserto pieno di personaggi enigmatici – un cantante eccentrico, un uomo d’affari corrotto e un magnetico guaritore spirituale – si trovano ad affrontare uno strano mondo che mette alla prova il loro matrimonio e il loro senso della realtà. L’inizio della produzione è previsto per febbraio nella Repubblica Ceca.

LEGGI ANCHE: Martin Scorsese dirigerà Leonardo DiCaprio e Jennifer Lawrence nel suo prossimo film

Avengers: Doomsday, Simu Liu conferma un nuovo look per Shang-Chi

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Aspettatevi di vedere uno degli eroi confermati nel Marvel Cinematic Universe debuttare con un nuovo look in Avengers: Doomsday. Il 2026, come ormai noto, segnerà il penultimo anno della Saga del Multiverso, poiché sono rimasti solo pochi progetti nella Fase 6, inclusi i prossimi due film degli Avengers. Tra i protagonisti del primo di questi due vi è l’attore Simu Liu, che è stato recentemente protagonista di una nuova intervista all’Empire State Building, dove ha parlato del suo ritorno nell’MCU per Avengers: Doomsday.

La star di Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli ha finito per confermare che il suo eroe avrà un nuovo look, affermando che “È una sensazione incredibile, in realtà era un costume completamente nuovo. Quindi è un costume completamente diverso che mi sta in modo molto diverso”. Ha poi spiegato: “Sono arrivato sul set e ho pensato: ‘Oh sì, so come fare’, poi ho visto il costume e i vari pezzi e ho pensato: ‘Oh, non è affatto lo stesso’”.

Liu ha però anche elogiato l’intero team di produzione: “Ma questo dimostra solo che le cose cambiano, ed è davvero speciale potersi guardare allo specchio e indossare qualcosa del genere”, ha aggiunto. Liu ha concluso dicendo: “È una sensazione incredibile, e sarà un’esperienza incredibile quando uscirà nelle sale”.

Liu ha fatto il suo debutto nella timeline dell’MCU nel 2021 con Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, ma da allora non è più apparso in altri progetti live-action per la Marvel Studios. Tuttavia, dato che è stato rivelato che riprenderà il ruolo nella fase 6, Shang-Chi incrocerà finalmente il cammino di numerosi personaggi del franchise.

Cosa sappiamo di Avengers: Doomsday

Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars arriveranno in sala rispettivamente il 18 dicembre 2026, e il 17 dicembre 2027. Entrambi i film saranno diretti da Joe e Anthony Russo, che tornano anche nel MCU dopo aver diretto Captain America: The Winter Soldier, Captain America: Civil War, Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.

La sinossi ufficiale conferma il ritorno di Robert Downey Jr. all’interno dell’universo Marvel, questa volta nel ruolo di Doom. La trama resta però al momento sotto riserbo. Stephen McFeely e Michael Waldron risultano accreditati come sceneggiatori.

Il cast di Avengers: Doomsday è stato rivelato per la prima volta durante una diretta streaming a sorpresa della Marvel Studios, in cui diverse sedie hanno svelato il ritorno di numerosi attori. Una delle grandi novità è il ritorno di diversi attori degli X-Men dell’era Fox-Marvel.

Sono confermati nel cast del film (per ora): Paul Rudd (Ant-Man), Simu Liu (Shang-Chi), Tom Hiddleston (Loki), Lewis Pullman (Bob/Sentry), Florence Pugh (Yelena), Danny Ramirez (Falcon), Ian McKellen (Magneto), Sebastian Stan (Bucky), Winston Duke (M’Baku), Chris Hemsworth (Thor), Kelsey Grammer Bestia), James Marsden (Ciclope), Channing Tatum (Gambit), Wyatt Russell (U.S. Agent), Vanessa Kirby (Sue Storm), Rebecca Romijn (Mystica), Patrick Stewart (Professor X), Alan Cumming (Nightcrawler), Letitia Wright (Black Panther), Tenoch Huerta Mejia (Namor), Pedro Pascal (Reed Richards), Hannah John-Kamen (Ghost), Joseph Quinn (Johnny Storm), David Harbour (Red Guardian), Robert Downey Jr. (Dottor Destino), Ebon Moss-Bachrach (La Cosa), Anthony Mackie (Captain America).

Amanda Seyfried rivela le sue speranze per Mamma mia 3

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Amanda Seyfried rivela le sue speranze per Mamma mia 3

La star di Mamma Mia!, Amanda Seyfried, dice di sapere già cosa riserva il futuro al suo personaggio, Sophie, se la serie dovesse arrivare a un terzo film. In un’intervista esclusiva con People, l’attrice ha infatti condiviso le sue riflessioni su cosa potrebbe fare Sophie se mai ci fosse un terzo capitolo della commedia romantica. Seyfried crede che il suo personaggio diventerebbe mamma, aggiungendo che la sua esperienza personale come madre le ha fatto vedere Sophie sotto una nuova luce.

Seyfried ha poi detto che le piace interpretare le mamme sullo schermo e che sarebbe entusiasta di scoprire come sarebbe Sophie con dei figli in Mamma Mia 3. Ha anche spiegato che le piacerebbe che il percorso del suo personaggio come genitore rispecchiasse quello della mamma di Sophie, Donna (Meryl Streep). “Adoro interpretare una mamma e mi piacerebbe approfondire le curiosità della maternità e dell’educazione dei figli su un’isola greca, proprio come ha fatto Donna con Sophie“, sono le parole dell’attrice.

Seyfried ha continuato dicendo che esplorare la vita di Sophie come madre potrebbe aggiungere un nuovo livello sia alla storia che al personaggio. Ha tuttavia ammesso di non sapere quale sarà la trama esatta del terzo film. Nonostante ciò si è detta sicura che se Mamma Mia 3 verrà realizzato, ci saranno molta musica e balli. “Penso che sarebbe davvero interessante. Non ho idea di come si svilupperà la trama, ma so che ci saranno molte canzoni e balli”.

Mentre Seyfried sembra incerta sul futuro della serie, la produttrice dei film, Judy Craymer, ha confermato tempo fa che ci sarà un Mamma Mia 3. Ha anche detto che la sceneggiatura è stata scritta e che il film verrà realizzato. Craymer ha però aggiunto che il film è attualmente in fase di sviluppo e che stanno discutendo la possibilità di aggiungere Sabrina Carpenter al cast stellare.

Anche se la trama e altri dettagli rimangono così avvolti nel mistero che la stessa protagonista sembra essere ancora all’oscuro, la produttrice è assolutamente certa che Mamma Mia 3 sarà girato e distribuito nel prossimo futuro. “Beh, sappiamo cosa vogliamo fare con il film, e lo faremo”, ha spiegato. Non resta a questo punto che attendere maggiori dettagli e scoprire se il desiderio di Amanda Seyfried si concretizzerà.

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Incontri ravvicinati del terzo tipo, spiegazione del finale

Incontri ravvicinati del terzo tipo, spiegazione del finale

Il finale di Incontri ravvicinati del terzo tipo è uno dei più enigmatici e affascinanti della storia del cinema di fantascienza. A distanza di decenni, la celebre melodia a cinque toni e la visione della nave madre continuano a suscitare lo stesso senso di stupore che Steven Spielberg cercò di imprimere nel pubblico del 1977. Per comprendere davvero quel momento — e perché Roy Neary decide di salire volontariamente a bordo dell’astronave aliena — dobbiamo partire dalla natura del film: non un racconto di invasione, ma una parabola sulla comunicazione, sulla curiosità e su quel desiderio istintivo che spinge l’uomo verso ciò che non conosce.

La trasformazione di Roy Neary e il richiamo dell’ignoto

Fin dalle prime sequenze, Roy appare come un uomo ordinario che vive un’esperienza straordinaria. Il suo incontro ravvicinato non è solo un fenomeno luminoso nei cieli: è un evento che ristruttura la sua interiorità. Le visioni spontanee, la melodia che non riesce a togliersi dalla mente e l’immagine ricorrente di Devil’s Tower diventano per lui una necessità fisica ed emotiva. Spielberg rappresenta la sua ossessione non come follia, ma come un impulso insopprimibile verso un significato più grande. La sua famiglia non lo comprende e si sfalda, ma Roy continua a cercare. È questo che lo rende lo spettatore ideale dell’evento finale: un uomo disposto a perdere tutto pur di trovare la risposta che sente chiamarlo.

Alla base della sua trasformazione c’è l’idea spielberghiana per eccellenza: l’infanzia come stato di apertura emotiva permanente. Roy non agisce come un adulto razionale, ma come un bambino rapito dalla meraviglia. La sua scelta di abbandonare la vita precedente non è fuga, ma un ritorno a una forma di innocenza che gli permette di ascoltare l’ignoto senza paura.

Perché gli alieni non sono nemici: il significato del contatto pacifico

Quando la nave madre si apre sul paesaggio notturno, Spielberg non costruisce tensione, ma stupore. La luce calda, il design morbido degli extraterrestri, l’atmosfera quasi liturgica: tutto suggerisce un’intenzione benevola. Negli anni ’70 il cinema di fantascienza era dominato dal sospetto verso ciò che veniva dallo spazio: gli alieni erano minacce, invasori, simboli delle paure della Guerra Fredda. Incontri ravvicinati rovescia tutto questo. Gli extraterrestri non rapiscono: restituiscono. Non attaccano: rispondono. Non parlano: dialogano attraverso la musica.

La melodia a cinque toni diventa quindi il fulcro simbolico dell’intero film. È un linguaggio che non appartiene né agli umani né agli alieni, ma che li unisce in un terreno comune. Un linguaggio primordiale, semplice, universale. Spielberg suggerisce che il primo vero passo verso l’ignoto deve essere la comunicazione, non la difesa. Per questo il finale non contiene conflitti: contiene un negoziato armonico tra due intelligenze che scelgono di fidarsi l’una dell’altra.

Perché Roy decide di salire sulla nave: fiducia, curiosità e rinascita

Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977)

Il momento in cui Roy Neary viene scelto dagli alieni è il punto culminante del film. Non è un rapimento, né un sacrificio. È un atto volontario. Roy non si sente costretto: si sente finalmente compreso. La sua intera esperienza — la degradazione della vita familiare, l’ossessione, l’incomprensione degli altri — trova un senso nell’apertura della passerella dell’astronave.
Gli alieni gli offrendo ciò che cercava da mesi: un significato.

Il film costruisce questa scena in modo da far percepire allo spettatore sicurezza e possibilità. Gli altri rapiti tornano sani, sorridenti, non invecchiati. Nulla suggerisce pericolo. Spielberg ci chiede di fare ciò che Roy fa: avere fede nella benevolenza dell’ignoto. Salire sulla nave non è un tradimento della sua vita terrestre: è un percorso di rinascita. Roy va verso ciò che lo ha chiamato, e il pubblico deve credere che sia la cosa giusta.

Il vero messaggio del finale: sostituire la paura con la meraviglia

Come molte opere di Spielberg, Incontri ravvicinati si basa su un principio cardine: ciò che non comprendiamo non deve essere temuto, ma esplorato. Il film invita lo spettatore a reagire all’ignoto con curiosità e meraviglia, non con sospetto e aggressività. Roy incarna questa predisposizione: è disposto a mettere da parte i pregiudizi umani, a considerare gli alieni non come invasori ma come interlocutori.

Il finale funziona proprio perché ribalta le aspettative del genere: non c’è battaglia, non c’è minaccia globale, non c’è distruzione. C’è, invece, un patto silenzioso tra civiltà. Spielberg immagina un futuro in cui il primo contatto non è guerra, ma armonia; non è paura, ma comunicazione; non è chiusura, ma possibilità. Ed è questo che rende il finale tanto memorabile: la scelta di un’umanità migliore.

Super 8, la spiegazione del finale nel dettaglio

Super 8, la spiegazione del finale nel dettaglio

Super 8 è un film diretto da J. J. Abrams e prodotto da Steven Spielberg. A distanza di quasi dieci anni, se amate Stranger Things e vi manca l’atmosfera della serie, potreste guardare Super 8 e tornare indietro agli anni ’80, con personaggi fantastici interpretati da bambini che corrono in bicicletta per la loro piccola città e risolvono strani avvenimenti con adulti misteriosamente all’oscuro di gran parte di essi. Con il ritorno in auge di tutto ciò che riguarda gli anni ’80 negli ultimi anni – nella musica, nei ritmi disco, nella moda e negli spettacoli – ha senso dare un’altra possibilità a Super 8. Ecco la trama e il finale di Super 8 spiegati; attenzione agli spoiler.

Super 8: la trama spiegata

Joel Courtney in Super 8 (2011)
Foto di Photo credit: Francois Duhamel – © 2011 Paramount Pictures.

J. J. Abrams e Steven Spielberg volevano ricreare il fascino degli anni ’70 e ’80, quando le cose erano molto più semplici. Quando la musica portatile stava ancora prendendo forma nel walkman. Un video amatoriale era prezioso perché era girato su una pellicola da 8 mm che doveva essere sviluppata, e il tempo minimo per lo sviluppo era di 3 giorni.

Quando gli incontri tra amici avvenivano in luoghi reali, senza milioni di messaggi e telefonate per organizzarli. Quando era il tempo di Blondie, della disco music e dei Ramones, che indossavano i colori vivaci e le strisce tipici di quell’epoca. Tutto questo con un thriller e una suspense che si sviluppano sullo sfondo. Avendo apprezzato così tanti film e serie TV di Abrams, questo film è arrivato con molte aspettative.

I ragazzi protagonisti

Super 8 ragazzi
Foto di Photo credit: Francois Duhamel – © 2011 Paramount Pictures.

Super 8 inizia a Lillian, una piccola città degli Stati Uniti. Sono passati quattro mesi dalla morte della madre di Joe in un incidente in fabbrica. Il dodicenne Joe Lamb sta aiutando Charles Kaznyk a realizzare un cortometraggio di 8 mm sugli zombie, “The case”, per partecipare a un concorso in un festival cinematografico. Un’epoca in cui i film sugli zombie non erano ancora stati sfruttati fino alla nausea! Vediamo i preparativi per la scena successiva. Gli altri ragazzi che recitano nel film sono Cary, un allegro piromane, sempre di buon umore. Martin, che interpreta il protagonista, il detective Hathaway, è un nerd, solitamente preoccupato e nervoso, ma l’unico con l’altezza e l’andatura di un adulto. Preston, che è preoccupato per l’ossessione di Cary di far saltare in aria le cose. Joe è responsabile degli oggetti di scena, del trucco e dei modelli del film. Avendo già girato alcune scene e un eccellente omicidio di zombie con Cary, Charles vuole aggiungere più profondità al film introducendo nella trama la moglie del detective Hathaway, Alice Dainard.

Alice è la figlia di Louis Dainard, che non va d’accordo con il padre di Joe, il vice sceriffo Jackson Lamb. Non ci viene detto se abbiano avuto problemi in precedenza, ma la morte della madre di Joe alla fabbrica, che aveva sostituito Louis Dainard nel suo turno, sembra essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Il disastro ferroviario

 

Tutti i ragazzi vanno alla stazione ferroviaria con l’auto dei Dainard per girare una nuova scena. Alice organizza una brillante prova con il detective Hathaway, ma proprio in quel momento Charles nota l’arrivo del treno e li esorta a prepararsi per girare la scena vera e propria perché… “Il valore della produzione!”. Quello che segue è forse l’incidente più ricco di azione, con innumerevoli rischi di morte per i ragazzi.

Il treno deraglia a causa di un’auto sui binari e come deraglia! Carri merci che volano in aria, fuoco ovunque, oggetti che cadono dal cielo tutt’intorno ai ragazzi, stazioni ferroviarie distrutte, tutto un terribile disastro. Una volta che le cose smettono di volare, i ragazzi si ritrovano miracolosamente salvi, così come la loro auto (wow!). Ma notano anche numerosi cubi bianchi sparsi nella zona che il treno stava trasportando. Joe raccoglie uno dei cubi per la sua collezione di modellini. Trovano l’auto che ha fatto deragliare il treno e si rendono conto che il loro insegnante di scienze, il dottor Woodward, che era alla guida, è gravemente ferito ma in qualche modo ancora vivo! Egli avverte i ragazzi di non parlare mai di ciò che hanno visto quella notte, altrimenti moriranno tutti. I ragazzi riescono a scappare appena in tempo prima dell’arrivo del personale dell’aeronautica militare per mettere al sicuro tutto ciò che era sul treno. I ragazzi non sanno che la loro macchina fotografica ha catturato la prova più importante di ciò che c’era sul treno. Questa scena emozionante apre la strada a una trama promettente. Una trama che si spera JJ Abrams e Steven Spielberg porteranno avanti.

Lo spettacolo deve continuare

Kyle Chandler e Ron Eldard in Super 8 (2011)
Foto di Photo credit: Francois Duhamel – © 2011 Paramount Pictures.

Nonostante l’affluenza della sera precedente, i ragazzi utilizzano il “valore di produzione” offerto dal relitto del treno e dalla casa del dottor Woodward perquisita dai militari come sfondo per girare altre due scene.

I preparativi e il trucco per queste scene aiutano Alice e Joe a conoscersi meglio; tra loro nasce un’amicizia spontanea e una buona intesa, come se si conoscessero da molto tempo. Alice ha modo di vedere tutti i modellini che Joe costruisce meticolosamente. Capisce anche perché Joe porta sempre con sé la collana che apparteneva a sua madre, che lei aveva indossato dalla sua nascita fino alla sua morte.

Una sera, lo sceriffo della città fa un salto al negozio della stazione di servizio. Definisce il nuovo Walkman di Breen, il commesso del minimarket, “una china pericolosa”, i ragazzi che vanno in giro con il proprio stereo… ops, oggi non possiamo più fare a meno della nostra intera collezione musicale nemmeno per un minuto, signor Sceriffo degli anni ’80. Quando si volta per andarsene dopo aver fatto benzina, inizia a sentire strani rumori. Tutti i cani del quartiere scappano, la radio della polizia emette interferenze, bidoni della spazzatura di metallo cadono fragorosamente e una forte raffica di vento lo trascina via al ritmo della musica di “Heart of Glass” dei Blondie che suona a tutto volume nel Walkman di Breen.

L’alieno

Breen si gira e vede un’auto distrutta senza lo sceriffo e esce per indagare (cattiva idea!). Abbiamo il primo assaggio della creatura/mostro nel riflesso della macchia d’olio proprio prima che attacchi Breen. Una scena emozionante che trasmette l’essenza della creatura, la sua potenza e la sua forza senza rivelarla. Una scena di suspense da film sui mostri ben realizzata. Il giorno dopo, si verifica un altro incidente simile, in cui un operaio è fuori a sostituire un miglio di rame mancante sui pali che è misteriosamente scomparso. Da un punto di osservazione elevato, assiste al simbolico calpestio degli alberi, con il pericolo che si avvicina sempre più a lui, e scompare dalla sua piattaforma aerea/camion con cestello. Un’altra scena con l’anticipazione dell’avvicinarsi di un mostro. Uno che il pubblico è curioso di vedere, conoscere e incontrare.

L’esercito

Noah Emmerich, Richard T. Jones, Joel Courtney e Ryan Lee in Super 8 (2011)
Foto di Photo credit: Francois Duhamel – © 2011 Paramount Pictures.

Il colonnello Nelec e l’esercito sono stati molto riservati. Non divulgano alcuna informazione alla polizia locale di Lillian, causando alcuni scontri verbali tra il vice sceriffo Jack Lamb e Nelec. Nel frattempo, con lo sceriffo scomparso, tutte le denunce arrivano al vice sceriffo Jack Lamb riguardo a parti di motori mancanti, microonde mancanti, persone scomparse e cani fuggiti, con l’esercito che ora entra a Lillian alla ricerca di qualcosa. Jack si imbatte per caso nel canale (di un residente) su cui comunica l’aviazione e sente per caso che stanno pianificando un’operazione chiamata “Walking distance”.

Quando Jack Lamb incontra il colonnello Nelec per ottenere delle risposte, viene arrestato dai militari senza alcun preavviso. Nelec tiene il dottor Woodward nello stesso campo militare e continua a cercare di estorcergli informazioni sul suo vecchio materiale di ricerca e su cosa sa della creatura. Il dottor Woodward capisce che sta per essere ucciso e le sue ultime parole sono: “Lui è in me, come io sono in lui. Quindi, quando lo vedrete, e sono sicuro che lo vedrete, anch’io vi guarderò”.

A questo punto, quello che avrebbe potuto essere un film eccellente prende una piega diversa. Anche se gli eventi successivi e le scene emozionanti sono fantastici, il loro impatto finale e le conseguenze sulla trama generale iniziano a diluirsi.

Il rapimento di Alice

Elle Fanning in Super 8 (2011)
Foto di Photo credit: Francois Duhamel – © 2011 Paramount Pictures.

Vediamo Alice che viene catturata dalla creatura, mentre Louis Dainard assiste alla scena dallo specchietto retrovisore della sua auto dopo aver avuto un incidente. I due discutono su dove sia andata Alice, che era a casa di Joe. La mattina seguente, Charles e Joe recuperano il rullino sviluppato durante l’incidente ferroviario per vedere se ci sono riprese utilizzabili. Guardano il filmato e si rendono conto che la loro telecamera ha ripreso la creatura dal treno e rimangono scioccati nel vederla, qualcosa che sembra un enorme ragno che si muove lateralmente dalla telecamera rotta e caduta.

Brucialo

L’allarme di emergenza della città suona e Lilian viene evacuata in un centro vicino a causa di un incendio. Un incendio boschivo creato dall’Air Force nell’ambito dell’operazione “Walking Distance”, ma ovviamente nessuno dei residenti lo sa. Tutti i residenti vengono evacuati in una struttura militare e la città viene isolata. Al centro di evacuazione, mentre Joe cerca suo padre, trova Louis Dainard ferito e drogato, che gli dice che Alice è stata rapita dal mostro, ma nessuno gli crede.

Il retroscena del dottor Woodward

Joe e gli altri ragazzi fuggono dal centro di evacuazione con Donny nella sua auto. Vogliono trovare qualche indizio nel materiale di ricerca del dottor Woodward, che immaginano si trovi nella sua roulotte parcheggiata in modo permanente nel parcheggio della loro scuola. Quando raggiungono la scuola e irrompono nella roulotte, trovano molto materiale, tra cui molte bobine video e nastri. Usando un proiettore, iniziano a guardare vecchi nastri video in bianco e nero del 1958 con l’audio registrato separatamente dalla base aerea di Nellis, dove il dottor Woodward è stato congedato con disonore nel 1963.

Super 8: Il retroscena dell’alieno

Nel nastro contrassegnato come l’incidente del 1958, si rendono conto che la creatura è una specie aliena più sofisticata degli esseri umani. L’alieno vive principalmente sottoterra; voleva solo ricostruire la sua nave, una nave fatta di cubi bianchi di una lega complessa che cambia forma. Ma durante tutto il tempo in cui è stato tenuto prigioniero dall’Air Force e dal colonnello Nelec, l’alieno è stato trattato senza compassione né rispetto da quando è precipitato nel 1958. È stato sottoposto a esperimenti e torturato. Il dottor Woodward pensa che l’alieno non sia venuto sulla Terra per fare del male o odiare gli esseri umani. Col passare del tempo, l’Alieno inizia a odiare gli esseri umani e diventa un nemico a causa del dolore che gli è stato inflitto.

Il dottor Woodward lo sapeva perché l’Alieno era entrato in contatto con lui una volta mentre cercava di nutrirlo. L’Alieno lo aveva afferrato e aveva creato un legame psichico tra i due, motivo per cui Woodward era in grado di capire l’Alieno. Non lo dimenticò mai, anche dopo essere stato espulso dalla base aerea di Nellis. Guardando il filmato e ascoltando l’audio, i ragazzi capiscono che il dottor Woodward stava cercando di aiutare l’alieno a fuggire e a ricostruire l’astronave. Joe si rende conto che quando era al cimitero vicino alla tomba di sua madre, ha visto qualcuno scavare attraverso la finestra del capanno, e che potrebbe essere stato l’alieno, dato che è una specie sotterranea. A quel punto, arrivano i militari insieme a Nelec e portano via i ragazzi e il materiale di ricerca del dottor Woodward, mentre Donny viene lapidato nell’auto fuori e guarda l’autobus dell’esercito che parte con i ragazzi.

Accidenti, un ragno!

Durante il viaggio di ritorno, i militari e i ragazzi rinchiusi nell’autobus vengono attaccati dall’Alieno. Per la prima volta, vediamo come è realmente l’Alieno: una gigantesca creatura simile a un ragno che attacca l’autobus. In questa scena intensa, la creatura ribalta l’autobus e uccide gli uomini fino a quando rimane solo Nelec. I bambini sul retro dell’autobus cercano disperatamente di uscire attraverso il tetto di vetro. Nelec combatte l’Alieno con una mitragliatrice. L’Alieno si prende il suo tempo per provocare Nelec, riconoscendo chiaramente la loro inimicizia. Nel frattempo, i bambini riescono a scendere dall’autobus. L’alieno uccide Nelec e lascia la scena. Donny riesce in qualche modo a guidare l’auto e ad arrivare dove si trova l’autobus ribaltato.

Più in profondità nel sottosuolo

I ragazzi tornano in città e si rendono conto che i carri armati dell’esercito sono tutti fuori controllo e sparano all’impazzata, così come tutte le altre armi. In mezzo ai carri armati fuori controllo che seminano il panico, cercano di raggiungere a piedi il cimitero per trovare l’ingresso al sottosuolo. Solo Joe e Cary ce la fanno, perché Martin si ferisce e Charles rimane con lui. Si rendono conto che c’è un vasto percorso sotterraneo scavato attraverso il capanno. Usando le stelle filanti che Cary porta sempre con sé, raggiungono il cuore dei tunnel e trovano un enorme assemblaggio di una sorta di macchina o apparato con molte persone appese a testa in giù in ragnatele/bozzoli.

Vedono l’Alieno che sta mangiando qualcuno, ma fortunatamente vedono anche Alice appesa a testa in giù dall’altra parte, sperando che sia viva. Mentre l’Alieno è distratto, Cary fa esplodere dei petardi e scappa, mentre Joe va dall’altra parte, tira giù Alice e la sveglia. Svegliano lo sceriffo e un’altra signora con i bigodini e cercano di scappare, ma dopo aver corso in tondo, si imbattono in Cary e, purtroppo, anche nell’Alieno. L’Alieno uccide la signora con i bigodini e lo sceriffo. Joe cerca di affrontarlo e gli chiede di andarsene, ma l’Alieno lo solleva. Joe spiega all’Alieno che sa che accadono cose brutte, ma che può comunque vivere. C’è un momento di auto-riflessione e comprensione grazie al legame psichico formatosi dal contatto con l’Alieno.

Il Finale di Super 8: Partenza su un’astronave

L’Alieno apre completamente gli occhi per vedere Joe e, contemporaneamente, la macchina che stava costruendo si accende. L’Alieno mette giù Joe e torna alla sua macchina. Vediamo poi i bambini tornare in superficie e la macchina che l’Alieno stava costruendo accende un enorme campo elettromagnetico intorno al serbatoio dell’acqua della città. Comincia ad attirare oggetti metallici verso il serbatoio dell’acqua, insieme ad auto, pistole e milioni di cubi bianchi che vengono trascinati fuori dai rimorchi.

Questi iniziano a trasformarsi nella forma di un’astronave. Entrambi i padri dei bambini raggiungono il luogo dopo che Jack Lamb fugge dal campo militare e apprende al campo di evacuazione che suo figlio e gli altri bambini sono andati a salvare Alice da una creatura simile a un ragno. Jack e Louis fanno pace mentre si dirigono verso la città. Sono felici di vedere i bambini al sicuro. Mentre Jack abbraccia suo figlio Joe, l’alieno entra nell’astronave. Tra gli ultimi oggetti estratti c’è il medaglione della madre di Joe con una foto di lui e sua madre. Joe decide di lasciarlo andare. Quando si unisce agli altri oggetti sul serbatoio dell’acqua, tutto si smaterializza (forse alimentando in qualche modo la nave?), lasciando solo l’acqua a scendere a cascata. L’astronave aliena si accende e lascia il pianeta.

Super 8: quali cose misteriose provoca l’alieno a Lillian?

  • Ruba motori di automobili, microonde e fili di rame elettrici dai pali, forse per costruire la macchina che accende il grande elettromagnete.
  • Tutti i cani scappano dall’epicentro dove si trovava l’alieno, forse perché percepiscono la presenza di questa gigantesca creatura.
  • Rapisce le persone per nutrirsi di loro in seguito, come vediamo quando mangia qualcuno nel sottosuolo.
  • Crea campi elettromagnetici che possono causare il malfunzionamento dei sistemi di guida e il mancato funzionamento dei missili.
  • Crea legami psichici con chiunque tocchi.
  • Fa sì che molti oggetti, non tutti, siano attratti dal campo elettromagnetico intorno al serbatoio dell’acqua, come dice Joe, per costruire il suo modello.

Sarah Paulson irriconoscibile come serial killer in Monster 4: le nuove immagini dal set

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Le prime immagini dal set di Monster – stagione 4 rivelano una Sarah Paulson completamente trasformata, al punto da risultare irriconoscibile nel ruolo di una delle serial killer più famigerate degli Stati Uniti. Dopo aver dedicato la terza stagione ai crimini di Ed Gein, i nuovi episodi della serie true-crime targata Netflix metteranno al centro Lizzie Borden, ma le foto confermano che Paulson interpreterà la killer Aileen Wuornos.

Le immagini, condivise in esclusiva da Entertainment Tonight, mostrano Paulson con capelli biondo chiaro, sopracciglia schiarite e un outfit semplice composto da canottiera bianca e vestaglia bordeaux. È un look estremamente diverso da quello cui il pubblico è abituato, e segna una delle trasformazioni più radicali dell’attrice.

Clicca qui per vedere le foto dal set di Monster 4 con Sarah Paulson.

Come si inserisce Aileen Wuornos nella storia di Lizzie Borden?

La scelta di includere Wuornos nella stagione dedicata a Lizzie Borden — accusata dell’omicidio dei genitori nel 1892 — apre interrogativi sulla struttura narrativa. I crimini di Wuornos risalgono infatti al 1989-1990, quasi un secolo dopo il caso Borden.

Condannata per l’uccisione di sei uomini in Florida mentre lavorava come sex worker, Wuornos fu giustiziata nel 2002. La sua storia è già stata portata al cinema nel celebre Monster (2003), che valse a Charlize Theron un Oscar per la sua interpretazione.

Per ora non è chiaro se Paulson apparirà in flashforward, in una storyline parallela o in una rielaborazione tematica più ampia, ma la sua presenza suggerisce che la stagione potrebbe collegare più casi celebri o esplorare diverse incarnazioni della figura della “donna assassina” nell’immaginario americano.

Una stagione che arriva dopo un capitolo molto criticato

La quarta stagione arriva dopo la tiepida accoglienza di Monster 3: The Ed Gein Story, che ha ottenuto solo il 22% su Rotten Tomatoes, con accuse di sensazionalismo e sfruttamento dei casi reali — critiche già rivolte alle precedenti stagioni della serie.

Con Paulson nel cast, la nuova stagione punta chiaramente a una ripresa qualitativa, affidandosi a un’interprete amatissima grazie a lavori come American Horror Story, 12 anni schiavo, Glass, Ratched, Run e The Bear.

Cast e uscita prevista

In Monster 4 troveremo:

  • Ella Beatty nel ruolo di Lizzie Borden

  • Charlie Hunnam, di ritorno nella serie, stavolta come Andrew Borden

  • Vicky Krieps

  • Bridget Sullivan

  • Rebecca Hall

  • Billie Lourd

Non esiste ancora una data ufficiale di uscita, ma con le riprese attualmente in corso, la stagione è attesa su Netflix nel 2026, probabilmente tra l’estate e l’autunno.

Bridgerton 4: la showrunner anticipa le nuove sfide di Penelope come Lady Whistledown

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La stagione 4 di Bridgerton porterà con sé nuove e imprevedibili sfide per Penelope Bridgerton (nata Featherington), ora ufficialmente tornata nei panni di Lady Whistledown, la più influente penna del Ton. Dopo una stagione 3 dedicata alla sua storia d’amore friends-to-lovers con Colin (Luke Newton), la rivelazione pubblica della sua doppia identità ha segnato un punto di svolta nella vita della protagonista.

La nuova stagione sarà guidata dal racconto fiabesco di Benedict Bridgerton (Luke Thompson) e della misteriosa Sophie Baek (Yerin Ha), ma la coppia formata da Penelope e Colin avrà comunque un ruolo centrale. Secondo la showrunner Jess Brownell, i due potrebbero persino rivivere l’iconica “carriage scene”, pur dovendo affrontare tensioni legate al ritorno di Penelope nel mondo del gossip.

In un’intervista a TVLine, Brownell ha spiegato che la quarta stagione rappresenterà «un grande momento per Penelope, perché ora è uscita allo scoperto come Lady Whistledown. Deve imparare cosa significa essere una cronista di scandali quando le persone sanno che sei tu a scrivere di loro.»

La domanda è inevitabile: riuscirà Whistledown a sopravvivere ora che il Ton la conosce? Può ancora contare sui pettegolezzi carpiti ai domestici, o tutti saranno più cauti alla sua presenza?

Per fortuna Penelope non è sola. «Colin è lì per sostenerla», ha spiegato Brownell, «ma questo metterà sicuramente pressione su entrambi.» L’uomo che un tempo criticava il suo “piccolo hobby” ora riconosce la sua lungimiranza e il peso sociale del suo ruolo — ma la strada sarà tutt’altro che semplice.

Lady Whistledown: cosa cambia rispetto ai libri di Julia Quinn

La serie continua a prendere una strada diversa rispetto ai romanzi originali di Julia Quinn. Nei libri, infatti:

  • la storia di Benedict e Sophie precede quella di Penelope e Colin;

  • Penelope smette definitivamente di scrivere come Whistledown dopo essere stata smascherata;

  • quando arriva la storia di Eloise, la rubrica non esiste più.

La serie Netflix invece mantiene viva la voce di Whistledown, creando nuove dinamiche narrative: Penelope deve ora decidere se evitare di scrivere sulla famiglia Bridgerton — rischiando di perdere autorevolezza — o continuare a farlo, con conseguenze imprevedibili.

Potrebbe persino aiutare Benedict e Sophie a colmare il divario sociale che li separa? Tutto è possibile nella frizzante e complessa società del Ton.

Bridgerton 4 – Parte 1 debutta su Netflix il 29 gennaio 2026, mentre Parte 2 arriverà il 26 febbraio.

Le 5 migliori serie TV di fantascienza che hanno debuttato nel 2025

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Se si confronta il 2025 con alcuni dei migliori anni per la fantascienza nella storia della televisione, esso potrebbe impallidire rispetto alla metà degli anni 2010 o all’inizio degli anni 2000. Tuttavia, nonostante ciò, è difficile non guardare indietro a quell’anno e apprezzare come esso abbia segnato il debutto di alcune incredibili serie di fantascienza che hanno lasciato il segno nel genere.

È interessante notare che, tra le cinque migliori serie di fantascienza del 2025, tre hanno affrontato il tema delle minacce provenienti dallo spazio, facendo capire agli esseri umani la loro insignificanza nella vastità dell’universo. Una si è rivelata una serie relativamente meno conosciuta e non in lingua inglese sui terrori dell’intelligenza artificiale, mentre l’ultima riguardava l’esplorazione di cosa significhi essere umani attraverso gli occhi di un androide.

Come la maggior parte delle serie e dei film di fantascienza, tutte e cinque presentavano diverse sovrapposizioni tematiche e narrative, ma anche elementi che le rendevano significativamente diverse l’una dall’altra. Per ovvie ragioni, alcune di queste serie hanno avuto un impatto maggiore rispetto ad altre, mentre alcune sono rimaste relativamente meno memorabili.

Cassandra

Cassandra

All’inizio, il thriller fantascientifico tedesco di Netflix, Cassandra, adotta una trama familiare in cui una famiglia si trasferisce in una nuova casa e “riporta in vita” accidentalmente il suo assistente domestico dotato di intelligenza artificiale. Quella che inizialmente sembra l’ennesima rivisitazione della familiare trama alla M3GAN, prende gradualmente una piega intrigante che la eleva al di sopra della maggior parte delle serie e dei film di fantascienza sull’intelligenza artificiale.

Uno dei maggiori punti di forza di Cassandra risiede nella sua grafica, che immerge gli spettatori in un ambiente retro-futuristico familiare ma stranamente distante. Anche l’intelligenza artificiale protagonista, Cassandra, appare come una figura calorosa e premurosa prima che venga alla luce la oscura verità sul suo passato.

Quando si tratta della rappresentazione dei personaggi umani, Cassandra spesso inciampa perché li semplifica eccessivamente per convenienza narrativa. Tuttavia, nonostante sia eccessivamente artificioso e sciocco in molti momenti, l’oscuro programma di fantascienza di Netflix ha abbastanza fascino da soddisfare la maggior parte degli appassionati del genere. Trae inoltre vantaggio dal fatto che racconta una storia ben strutturata che non prepara le stagioni future con cliffhanger forzati.

L’Eternauta

L'Eternauta

Basato sull’omonimo fumetto del 1957 di Héctor Germán Oesterheld e Francisco Solano López, The Eternaut è una serie fantascientifica argentina che ha ottenuto le lodi di Hideo Kojima subito dopo essere approdata su Netflix. Come descritto da Kojima nella sua recensione, The Eternaut ha tratto grande vantaggio dalla sua capacità di distinguersi dalla solita offerta di serie fantascientifiche incentrate su narrazioni prevedibili incentrate su zombie o pestilenze.

L’arco narrativo iniziale di The Eternaut sembra familiare, con una parte significativa della popolazione mondiale che viene spazzata via dopo essere entrata in contatto con neve radioattiva. Tuttavia, la storia si evolve lentamente in un racconto sulla fragilità dei sistemi umani e sulla natura malvagia del controllo autoritario.

A differenza di altre serie simili, come Silo, The Eternaut fatica ancora a rendere i suoi personaggi credibili nell’arco narrativo iniziale. Tuttavia, stabilisce perfettamente la posta in gioco del suo dramma e termina con un intrigante colpo di scena legato al viaggio nel tempo che suggerisce che ha solo sfiorato la superficie del suo potenziale narrativo. Fortunatamente, The Eternaut è stato rinnovato anche su Netflix e tornerà presto con un’altra stagione.

Murderbot

Alexander Skarsgård and David Dastmalchian star in Murderbot. Apple TV+

Apple TV ha senza dubbio dominato il genere fantascientifico. Tuttavia, guardando indietro, è difficile non vedere come il 2024 sia stato un po’ un ostacolo per il genere sul servizio di streaming. Mentre alcune serie come Constellation hanno faticato a lasciare il segno, altre, come Sunny, non sono riuscite a raccogliere abbastanza spettatori nonostante abbiano ottenuto il plauso della critica.

Fortunatamente, Apple TV è riuscita a compensare le perdite del 2024 non solo realizzando brillanti stagioni successive di programmi come Scissione, ma anche aggiungendo nuovi adattamenti, come Murderbot, al suo impressionante catalogo di fantascienza.

Basato sul primo libro della serie The Murderbot Diaries di Martha Wells, Murderbot di Apple TV si maschera da serie comica nei suoi primi archi narrativi. In pochi episodi, però, la commedia si trasforma in un’esplorazione inquietante e intima di cosa significhi esistere in un mondo in cui la coscienza è trattata come un software proprietario.

Con la migliore interpretazione della sua carriera, Alexander Skarsgård rende la serie ancora più memorabile, rendendo difficile non attendere con ansia la seconda stagione.

Alien – Piante Terra

Alien – Piante Terra portava il pesante fardello di far parte non solo di uno dei franchise horror più riconoscibili, ma anche di giustificare la sua ragion d’essere e di portare a casa la minaccia aliena generale. La serie avrebbe potuto facilmente scegliere una strada più sicura, sviluppandosi in un formato “mostro della settimana” in cui ogni nuovo episodio si concentrasse su una nuova violazione del contenimento o su una vittima sacrificabile. Tuttavia, la serie ha osato distinguersi e imprimere la propria identità nella saga, rappresentando un tipo di horror più lento e sistemico. Il solo cambiamento di scala dallo spazio esterno al pianeta natale dell’umanità è sufficiente per coinvolgere la maggior parte dei fan della saga nei primi sviluppi della trama. Ciò che lo rende davvero un’aggiunta degna di nota al genere, però, è che, invece di limitarsi a spuntare tutte le caselle della tradizione di Alien, mette in luce le fragili strutture di potere e il marciume morale che esistono nel suo mondo. Sono questi elementi riconoscibili che gli permettono di rimanere impresso negli spettatori anche molto tempo dopo che i titoli di coda hanno iniziato a scorrere.

Pluribus

Pluribus

Quasi tutte le serie post-apocalittiche ben scritte puntano su temi più ampi come la speranza, la sopravvivenza e la comunità. Tuttavia, nell’era dello streaming, dove il successo si misura principalmente con parametri immediati, molte serie di questo sottogenere sembrano aver dimenticato il valore della narrazione a lungo termine. Per la prima volta dopo molti anni, sembra che una serie stia finalmente costruendo qualcosa di grande.

La serie in questione è ovviamente la più vista di sempre su Apple TV: Pluribus.

Probabilmente, Pluribus non è adatto all’era dello streaming, e questo è forse il suo unico difetto visibile.

Invece di affrettarsi verso colpi di scena e dare al pubblico una rapida dose di dopamina, Pluribus si prende il suo tempo. È difficile prevedere dove intende arrivare con la sua rappresentazione di un mondo post-apocalittico pieno di persone irrealisticamente felici contrapposte a due individui cinici.

Tuttavia, non si può fare a meno di avere fiducia nella visione di Vince Gilligan e nella sua capacità di offrire alcuni dei più incredibili risultati a lungo termine per gli spettatori pazienti. Pluribus potrebbe in seguito perdere alcuni punti se lascerà troppi vuoti tra una stagione e l’altra. Per ora, però, è una delle cose migliori che stanno accadendo in TV nel genere fantascientifico.

Pluribus: la star commenta il primo bacio tra Carol e Zosia – “This can’t be real”

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La creatrice e le interpreti della serie sci-fi Pluribus hanno finalmente spiegato l’origine e il significato del momento più discusso dell’ultimo episodio: il primo bacio tra Carol (Rhea Seehorn) e Zosia (Karolina Wydra).

Nonostante Carol viva un breve spiraglio di sollievo, il suo stato emotivo resta segnato dal dolore per la morte della moglie Helen (Miriam Shor) e dall’angoscia esistenziale che domina il mondo della serie. Dopo quaranta giorni di isolamento estremo, la protagonista trova un inatteso conforto tra le braccia di Zosia, una donna inviata dagli “Others” perché somigliante al personaggio del romanzo che Carol stava scrivendo. Il loro ricongiungimento è intenso, quasi disperato: Carol si aggrappa a lei come a un’ancora di salvezza. L’episodio termina con un bacio che ha fatto discutere i fan.

In un’intervista a Deadline, Rhea Seehorn ha analizzato cosa rappresenta davvero quell’intimità: Carol è fragile, vulnerabile, devastata dalla solitudine, e questo rende il suo coinvolgimento emozionale con Zosia complesso e ambiguo. L’attrice inizialmente pensava che la relazione dovesse essere vista come una manipolazione, visto che Zosia è stata “mandata” dagli Others. Ma, lavorando sul personaggio, Seehorn ha percepito qualcosa di più autentico:

«Credevo che fosse tutta una complicazione… Ma poi abbiamo iniziato a costruire Carol come una donna spezzata, terrorizzata dall’idea di passare il resto della vita da sola. È in una posizione estremamente fragile.»

Questa fragilità la porta a dubitarne costantemente: «C’è una parte di lei che continua a dirsi: ‘Non essere stupida… questo non può essere reale.’» Carol sente che qualcosa nella relazione con Zosia non torna: la dolcezza e il sollievo che prova sembrano veri, ma allo stesso tempo percepisce l’ombra della manipolazione.

Seehorn spiega che Carol è intrappolata tra due verità contraddittorie:

  • Zosia è una presenza realmente confortante.

  • Ma la sua presenza è anche parte di un piano più grande e oscuro.

Questa dualità porta la protagonista a interrogarsi su cosa sia l’amore autentico e se ciò che sente possa essere reale in un mondo dove nulla è certo: «È un atto di gentilezza o una manipolazione? Come definisci il vero amore? Se nessuno la ama più come prima, allora questo può essere amore? O è solo una sua illusione per sopravvivere?»

La star conclude che Carol sta “giocando una partita a scacchi nella sua mente”, oscillando tra speranza, illusione e consapevolezza del proprio trauma.

Il finale della stagione 1 di Pluribus sarà disponibile il 24 dicembre 2025 su Apple TV+. La serie è già stata rinnovata per una seconda stagione.

Outer Banks 5: una nuova immagine emozionante rivela un grande aggiornamento sulla produzione della stagione finale

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Outer Banks si prepara a salutare i fan con la sua quinta e ultima stagione, e Netflix ha appena condiviso un aggiornamento importante: le riprese della stagione finale sono ufficialmente concluse. L’uscita è prevista per il 2026, segnando l’ultimo capitolo dell’avventura dei Pogues.

In una dichiarazione a Tudum, i creatori Josh Pate, Jonas Pate e Shannon Burke hanno espresso tutta la loro emozione nel tornare sul set per l’ultima corsa: «Siamo al settimo cielo all’idea di intraprendere un ultimo viaggio con i Pogues. Tornare sul set per questo capitolo finale è stato allo stesso tempo dolceamaro e surreale. Non vediamo l’ora che tutti possano vedere cosa abbiamo in serbo — sarà un’ultima corsa selvaggia…»

L’annuncio del wrap arriva poco dopo le accuse rivolte a Jonas Pate, che secondo un report di Variety sarebbe stato fisicamente e verbalmente aggressivo nei confronti di un assistente alla produzione, episodio poi sedato dagli attori principali Chase Stokes e Madelyn Cline.

Dove eravamo rimasti: il finale shock della stagione 4

La stagione 4 aveva condotto i Pogues in Marocco alla ricerca del tesoro di Barbanera, ma l’avventura era presto degenerata:

  • JJ scopriva che il suo vero padre era Chandler Groff,

  • e in uno dei momenti più tragici della serie, Chandler uccide JJ dopo che il ragazzo sacrifica la Blue Crown per salvare Kiara.

Con questo pesantissimo cliffhanger, è probabile che la stagione 5 si concentri sulla vendetta: i Pogues potrebbero inseguire Groff e recuperare il tesoro perduto.

Un altro nodo narrativo centrale sarà la gravidanza di Sarah, rivelata alla fine della stagione. Madelyn Cline ha commentato con ironia la sua interpretazione in questa nuova fase della storia: «Non indosso un pancione. Tutti mi chiedono: “Dov’è il bambino?” Non potrei saltare muri, farmi scaraventare da una barca o correre a tutta velocità con un pancione di silicone in piena estate in South Carolina.»

Il successo della serie e il finale già scritto

Netflix ha confermato che nelle sue prime quattro stagioni Outer Banks ha totalizzato quasi 200 milioni di visualizzazioni, apparendo nella Top 10 inglese per 25 settimane complessive. Sebbene non siano stati rivelati dettagli sulla trama finale, i creatori hanno assicurato che il destino della serie era chiaro sin dall’inizio: «Abbiamo sempre saputo come sarebbe stata l’ultima scena.» – Josh Pate.

Con le riprese concluse e l’attesa per il gran finale che cresce, Outer Banks si prepara a chiudere un viaggio iniziato nel 2020, tra misteri, tesori, fughe, tradimenti e legami indissolubili. La serie è disponibile su Netflix.

Jamie Campbell Bower debutta come Henry Creel nel prequel teatrale di Stranger Things e anticipa come influenzerà la storia di Vecna nella stagione 5

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Jamie Campbell Bower ha mandato in visibilio i fan di Stranger Things con una comparsa a sorpresa nel prequel teatrale di Broadway, Stranger Things: The First Shadow, dove ha ripreso il ruolo di Henry Creel. L’apparizione è avvenuta il 19 dicembre, durante l’epilogo dello spettacolo al Marquis Theatre di New York, prendendo il posto dell’interprete principale Louis McCartney, protagonista del ruolo sia nel West End che a Broadway. Secondo quanto riportato da ScreenRant, il pubblico è esploso in un’ovazione al suo ingresso in scena.

Debuttato nel 2023, The First Shadow riporta la storia a Hawkins nel 1959, svelando le origini di Henry Creel: il trasferimento della sua famiglia, la scoperta dei suoi poteri oscuri, il suo coinvolgimento in uno spettacolo scolastico diretto da Joyce Maldonado (futura Byers) e il primo incontro con il dottor Martin Brenner.

In un’intervista a ScreenRant, Bower ha raccontato come sia nata l’idea della sua partecipazione: «Mi hanno chiesto. È semplicemente successo.» L’attore ha spiegato che l’invito è arrivato poche settimane prima, durante la première della stagione 5, e ha elogiato il lavoro di McCartney: «L’ho visto due volte. È brillante.»

Come The First Shadow influenzerà il Vecna della stagione 5

Vecna in Stranger Things
© Netflix

Bower ha confermato di aver attinto dalla versione teatrale del personaggio per costruire la sua interpretazione di Vecna/Henry nella quinta stagione: «Ho preso alcune cose dallo spettacolo… Quando l’ho visto ho provato una grande tristezza. Rivedere quel ragazzo che ho immaginato a lungo è stato emozionante.»

L’attore ha detto di essersi sempre sentito profondamente legato al “bambino dentro l’uomo” che Henry diventa, e che la visione dello spettacolo ha rafforzato ulteriormente questa parte emotiva.

Il suo debutto teatrale arriva pochi giorni prima dell’attesissima uscita di Stranger Things 5 – Volume 2, che arriverà su Netflix il 25 dicembre alle 20:00 ET, con tre episodi. Il Volume 3, contenente il finale di serie, debutterà il 31 dicembre.

Nella stagione finale, Vecna assume anche un nuovo alias: Mr. Whatsit, usato dai ragazzi di Hawkins ai quali aveva fatto visita segretamente. Intanto, la serie ha iniziato a intrecciare direttamente canoni e rivelazioni di The First Shadow: nel Volume 1 compare il flashback del 1959 in cui una giovane Joyce distribuisce i volantini del suo spettacolo, evento centrale della trama teatrale che coinvolge personaggi noti come Hopper, Ted e Karen Wheeler, Bob Newby, gli Henderson e i Sinclair.

Il ruolo del prequel nella conclusione di Stranger Things

Il legame tra serie e spettacolo teatrale sarà ancora più marcato nel Volume 2, che approfondirà il passato oscuro di Henry Creel, compresa la verità sulla grotta in cui Max e Holly si nascondono — un elemento chiave introdotto proprio dal prequel teatrale.

Con Hawkins pronta all’ultima battaglia contro Vecna e le creature del Sottosopra, The First Shadow assume ora un’importanza centrale nel dare contesto, peso emotivo e coerenza ai capitoli conclusivi della serie.

Bower diventa così il secondo attore a fare il salto tra palco e serie TV, dopo Alex Breaux, interprete del giovane Brenner nello spettacolo e ora parte del cast della stagione 5 come il tenente Robert Akers.

Avatar: Fuoco e Cenere è già uno dei film di maggior successo del 2025 al botteghino mondiale

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Avatar: Fuoco e Cenere sta scalando rapidamente le classifiche del box office mondiale, confermandosi sin dai primi giorni come uno dei titoli più rilevanti del 2025. Il nuovo sequel sci-fi di James Cameron affronta aspettative altissime: Avatar (2009) rimane il film con il maggior incasso globale di sempre, mentre Avatar: La via dell’acqua (2022) occupa la terza posizione dietro Avengers: Endgame.

L’uscita del film, avvenuta il 19 dicembre, è stata preceduta da una battuta d’arresto critica: il punteggio su Rotten Tomatoes si è fermato a un 68%, il più basso della trilogia (contro il 76% de La via dell’acqua e l’81% del primo capitolo). Il pubblico, però, si è mostrato molto più favorevole, assegnando al film un CinemaScore A, identico ai due predecessori.

Secondo Variety, Avatar: Fuoco e Cenere è proiettato a raccogliere 345 milioni di dollari nel suo weekend d’esordio globale:

  • 88 milioni dal mercato domestico USA

  • 257 milioni dai mercati internazionali

Un debutto che porta il film direttamente alla 17ª posizione nella classifica dei maggiori incassi dell’anno in appena pochi giorni. Ha già superato l’intero box office di alcuni dei successi del 2025, come Final Destination: Bloodlines (315,8 milioni), Weapons (269 milioni), One Battle After Another (205,1 milioni) e Predator: Badlands (183,3 milioni).

Nonostante l’ingresso immediato nella Top 20, la strada è ancora lunga. Il film avrebbe un budget superiore ai 350 milioni di dollari, e il suo punto di pareggio potrebbe superare il miliardo di dollari. Se si considera che i due capitoli precedenti hanno superato entrambi i 2 miliardi, Cameron potrebbe teoricamente centrare l’obiettivo senza difficoltà — ma i segnali di calo sono evidenti.

Oona Chaplin come Vsrang in Avatar- Fuoco e Cenere

Il debutto di Fire and Ash rimane infatti inferiore ai 435 milioni di La via dell’acqua, pur superando i 242 milioni del primo Avatar (che diventano però 363,2 milioni se aggiustati all’inflazione).

Tuttavia, i film di Avatar hanno storicamente performance crescenti nel lungo periodo e non dipendono da weekend d’esordio eccezionali. Se Fire and Ash dovesse replicare il moltiplicatore globale del suo predecessore, potrebbe raggiungere 1,725 miliardi di dollari, diventando il nono film con il maggior incasso della storia, appena dietro Spider-Man: No Way Home (1,976 miliardi).

Per ora, Avatar: Fire and Ash sembra perfettamente in linea per diventare uno dei titoli più imponenti del 2025 e, potenzialmente, un altro successo colossale nella filmografia di James Cameron.

Scopri tutti gli approfondimenti su Avatar 3:

Kate Winslet rivela di aver “tentato disperatamente” di sostituirsi nel suo esordio alla regia Goodbye June

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Kate Winslet ha confessato di aver cercato di recastare se stessa nel suo film d’esordio alla regia, Goodbye June. La star interpreta Julia, una delle quattro sorelle che affrontano l’imminente morte della madre June (Helen Mirren) nei giorni precedenti al Natale. Il film segna anche il debutto come sceneggiatore del figlio dell’attrice, Joe Anders, autore del copione.

In un’intervista a Digital Spy, Winslet ha spiegato che inizialmente aveva accettato di produrre e interpretare il film, ma l’idea di dirigere contemporaneamente le sembrava eccessiva:  «So di essere brava nel multitasking, ma qui erano troppe cose insieme. Ho disperatamente provato a recastare me stessa… avevo una lista di attrici straordinarie.»

Secondo l’attrice, però, Netflix non era minimamente d’accordo all’idea di sostituirla. E a quel punto Winslet si è resa conto che non voleva rinunciare a lavorare con il cast che lei stessa aveva scelto. Nel film interpretano i suoi fratelli Toni Collette (Helen), Johnny Flynn (Connor) e Andrea Riseborough (Molly), mentre Timothy Spall veste i panni del padre, Bernie.

«Netflix ha detto subito “assolutamente no”. E avevo scelto attori incredibili: come avrei potuto non giocare con loro? È quello che facciamo, giochiamo, fingiamo. È una cosa meravigliosa.»

Winslet ha aggiunto che sul set si è creato un legame umano profondo tra gli interpreti, un affiatamento che ha reso più autentica la rappresentazione della famiglia sullo schermo:
«A volte si lavora con persone con cui ci si trova bene, altre volte si formano connessioni che restano per tutta la vita. In Goodbye June è successo davvero. Dovevamo diventare una famiglia, e lo siamo diventati.»

Per l’attrice, il progetto è anche estremamente personale. In un’intervista a ScreenRant ha raccontato che tutto è nato come un esercizio scolastico del figlio Joe, che studiava sceneggiatura. Il risultato però era così maturo e ricco di personaggi definiti che Winslet ha deciso di trasformarlo in un film, assumendo i ruoli di protagonista, produttrice e regista.

Goodbye June segna il debutto da sceneggiatore di Anders, già apparso in titoli come 1917, I Am…, Lee e Bonus Track. Prossimamente sarà anche nella serie limitata Netflix East of Eden e nella serie Apple TV+ Cape Fear.

Il film ha ottenuto recensioni miste: con un 67% su Rotten Tomatoes, la critica ha apprezzato le interpretazioni e la regia di Winslet, oltre ai temi toccanti della storia.  Dopo l’uscita limitata nelle sale USA e UK il 12 dicembre, Goodbye June approderà su Netflix il 24 dicembre, in tempo per essere scoperto dal grande pubblico durante le festività.

Dopo 6 anni, i Marvel Studios ammettono finalmente che la saga del Multiverso è un fallimento

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A quasi sei anni dall’avvio ufficiale della Saga del Multiverse, i nuovi sviluppi confermano implicitamente ciò che i fan sospettavano da tempo: per Marvel Studios, questa fase dell’MCU è stata un fallimento. Dopo il trionfo globale dell’Infinity Saga, chiusa con Avengers: Endgame e Spider-Man: No Way Home, il franchise aveva tentato di gettare le basi per un nuovo ciclo narrativo fondato su varianti, linee temporali e nuovi eroi. Ma il piano non ha mai raggiunto l’impatto, la coesione e il successo dei suoi predecessori.

Con l’uscita del trailer di Avengers: Doomsday, Marvel rivela indirettamente il problema: per sostenere il prossimo grande evento del MCU, lo studio è tornato a fare affidamento sui volti storici dell’Infinity Saga. Il ritorno di Chris Evans nei panni di Steve Rogers, dopo un finale considerato perfetto, dimostra che nessun personaggio introdotto nella Multiverse Saga è riuscito davvero a diventare il nuovo fulcro narrativo dell’universo Marvel. La sua storia in Doomsday mostrerà cosa è accaduto a Cap dopo aver lasciato la squadra alla fine di Endgame, ma il messaggio per i fan è chiaro: il passato regge ancora tutto il peso dell’MCU.

Il primo segnale di crisi era arrivato con la conferma di Robert Downey Jr. in Avengers: Doomsday – non come Tony Stark, ma come Doctor Doom. Pur evitando di “resuscitare” Iron Man, Marvel Studios ha comunque affidato il prossimo capitolo del franchise ai due attori più iconici della sua storia, una mossa interpretata come un’ammissione di difficoltà da parte di Kevin Feige e del suo team.

Nonostante la Multiverse Saga abbia introdotto molti personaggi nuovi e attori di talento, nessuno è riuscito a raggiungere lo status culturale di figure come Iron Man, Cap o Thor. Ed è proprio questa mancanza di eredi naturali a spingere lo studio verso le vecchie glorie.

La domanda ora è: l’MCU può sopravvivere oltre la Multiverse Saga?

Marvel Studios punta tutto su Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars, sperando che il loro successo possa rilanciare l’universo narrativo e aprire una nuova era. Ma questa strategia non potrà essere ripetuta all’infinito: continuare a riportare in scena i protagonisti dell’Infinity Saga sarebbe un segnale di stallo creativo e di incapacità di costruire un futuro autonomo.

La buona notizia è che le basi per risorgere ci sono ancora: personaggi forti, storie efficaci e una connessione organica tra i progetti. Marvel ha già dimostrato di saperlo fare — ora deve solo imparare dagli errori della Multiverse Saga e trovare il coraggio di ripartire davvero.

The Great Flood, la spiegazione del finale: Cosa significa la scena a metà dei titoli di coda?

Qualsiasi cosa con Kwon Eun-Seong sarà facile da guardare, perché anche se si tratta di un film o di una serie TV terribile, almeno potrai goderti l’adorabilità del ragazzino per tutta la durata. Ma sono lieto di dire che The Great Flood è in realtà un film di fantascienza piuttosto interessante che ti tiene incollato allo schermo dall’inizio alla fine. I primi 40 minuti sono incredibilmente avvincenti, perché si vedono questa madre e suo figlio che cercano di sfuggire a un’inondazione inimmaginabile, ma fino a che punto si spingeranno? Il film Netflix segue An-Na, una giovane madre single che cerca di portare suo figlio e se stessa fuori dal suo complesso residenziale durante un’inondazione incredibilmente devastante causata dall’impatto di un asteroide. Non si tratta di uno tsunami normale, ma di uno tsunami che si ripete all’infinito, e quando ci si rende conto di cosa sta succedendo, è troppo tardi. Ma An-Na è speciale: è necessaria per il bene dell’umanità, quindi riuscirà a scappare? Dobbiamo fidarci di lei, e perché? Cosa succede a Ja-In alla fine del film? Scopriamolo nel finale di The Great Flood.

Attenzione: spoiler

Ja-In è mai stato un ragazzo vero?

La prima volta che iniziamo davvero a sospettare che Ja-In non sia un ragazzo reale è dopo che sembra avere una crisi epilettica quando vede sua madre cadere in acqua. Quando An-Na torna da lui, Hee-Jo le dice che il ragazzo non respira, ma dopo che lei inizia a correre qua e là cercando di rianimarlo invece di dirigersi sul tetto per fuggire con l’elicottero, l’uomo si innervosisce e dice che possono semplicemente ripristinarlo da un backup. Anche il fatto che An-Na riesca in seguito a rianimarlo usando del succo d’arancia sembra strano. A questo punto, ci è già stato mostrato il flashback di An-Na dell’incidente d’auto in cui presumibilmente è morto il padre di Ja-In, quindi la possibilità che il ragazzo sia una ricreazione del bambino originale sembrava plausibile in quel momento. C’è anche la conversazione che An-Na ha con il suo capo, Hyeon-Mo, in cui parla di dare via Ja-In perché è diventato troppo difficile da gestire dopo l’incidente. Tutto questo lo fa sembrare un costrutto sostituibile, e questo viene finalmente confermato proprio verso la fine del film.

No, Ja-In non è mai stato un ragazzo reale, né era basato su un bambino umano esistente. Cinque anni prima degli eventi di The Great Flood, il Darwin Center ha fatto grandi progressi nel campo delle biotecnologie, al punto da poter praticamente stampare in 3D un essere umano, ma non sa ancora come dargli le emozioni che lo renderebbero veramente umano. È An-Na ad avere l’idea di creare bambini umani e trasmettere loro emozioni attraverso esperienze di sviluppo, convincendo alla fine Hyeon-Mo con le sue argomentazioni. Questo significa però che qualcuno dovrà crescere questi bambini, e chi meglio delle due donne a capo del progetto? Così, An-Na e Hyeon-Mo hanno iniziato a crescere Ja-In e Yu-In, legandosi a loro e dando loro ogni tipo di esperienza umana di cui avevano bisogno. Cinque anni dopo, scopriamo che Hyeon-Mo si è affezionata così tanto a sua figlia che ha scelto di scappare con Yu-In piuttosto che sottoporla a ciò che Ja-In finisce per affrontare.

Quando la vera An-Na arriva per la prima volta sul tetto, deve fare i conti con il fatto che dovrà lasciare Ja-In, una realtà che ha sempre saputo ma che ha cercato di ignorare, o almeno di nascondere al ragazzo. Alla fine lo lascia davvero, ma solo fisicamente. Hee-Jo aveva detto in precedenza che una parte di lui voleva vedere An-Na lasciare Ja-In, perché lo avrebbe fatto sentire meglio riguardo all’abbandono da parte della propria madre quando era bambino. Aveva persino definito inutile il motore delle emozioni su cui An-Na stava lavorando, dicendo che le emozioni rendono gli esseri umani deboli quando devono agire. Ma il legame emotivo tra una madre e suo figlio è l’unica cosa che può salvare l’umanità ora, ricostruendola da zero.

An-Na e Ja-In sono vivi o morti?

The Great Flood

Per tutta la prima metà del film, An-Na correva disperatamente per mettere in salvo se stessa e Ja-In, motivata dalla prospettiva di un rifugio temporaneo nelle vicinanze che avrebbero potuto raggiungere in elicottero. Ma più tardi, durante la prima pausa bagno di Ja-In, mentre An-Na è al telefono con sua madre, sembra che nemmeno i luoghi in cui le persone si rifugiano siano abbastanza alti, e lei subisce il destino di dover sentire i suoi genitori essere spazzati via dall’acqua. Ja-In sembra essere l’unica cosa che le impedisce di arrendersi a questo punto. Ma alla fine del film, quando Hee-Jo finalmente li accompagna in cima all’edificio, gli uomini delle Nazioni Unite portano via Ja-In, gli rasano la testa e poi gli tagliano la fronte con una sega circolare. Prima di questo, però, An-Na si avvicina e gli sussurra qualcosa, e solo più tardi scopriamo che gli stava dicendo di nascondersi in un ripostiglio abbandonato sul tetto.

Quando An-Na si gira e sale sull’elicottero, però, viene seguita da un carro armato che sembra contenere i resti del cervello di Ja-In; hanno estratto i suoi ricordi per completar Anche tutti gli altri sul tetto, compresa Hee-Jo, vengono uccisi; lei è l’unica che dovrebbe fuggire su questo elicottero. Quando An-Na tira fuori i suoi occhiali dalla tasca, si sente come una madre che ha fallito, come un’assassina, e piange per il suo ragazzo. Ja-In ha avuto la fortuna di avere due genitori che lo amavano indipendentemente dalla sua origine; il padre di Ja-In forse non era il suo padre biologico, e lui non lo conosceva nemmeno fin dall’infanzia, ma considerava Ja-In come un figlio, sacrificando la propria vita per salvarlo dopo che erano precipitati in acqua. Fortunatamente o sfortunatamente, An-Na non deve convivere troppo a lungo con il senso di colpa per la morte di Ja-In, poiché muore durante il viaggio in orbita verso il laboratorio Isabela, con l’ultima richiesta di essere inserita nella simulazione come madre.

Quando iniziano le simulazioni, An-Na rivive l’ultimo giorno della sua vita e il suo obiettivo è chiaro: questa volta non abbandonare Ja-In. Solo sottoponendo queste costruzioni digitali con memorie umane a queste esperienze è possibile sviluppare l’Emotion Engine, dando all’umanità il seme con cui ripopolare il pianeta. Ad ogni ciclo, Ja-In scompare, e ad ogni ciclo, Hee-Jo cerca di convincerla ad abbandonarlo e ad andare sul tetto. Col passare del tempo, però, An-Na inizia a ricordare sempre più chiaramente ciò che è realmente accaduto, e alla fine convince Hee-Jo a diventare suo alleato quando gli dice che finirà per morire sul tetto, e che lei ha già visto tutto questo in passato. È sorprendentemente facile convincerlo che si trovano in una simulazione, ma subito dopo, i due escono all’aperto sparando all’impazzata, cercando di raggiungere Ja-In.

Lungo la strada, An-Na (o la sua versione digitale) riesce a rimediare ad alcuni errori di cui l’An-Na originale doveva sentirsi in colpa la prima volta. In primo luogo, la ragazza rimasta bloccata nell’ascensore, Ji-Su, che aveva cercato di salvare senza riuscirci. Nella simulazione, An-Na salva la ragazza e la ricongiunge ai suoi nonni, la stessa coppia nella cui casa era entrata per prendere del succo d’arancia per Ja-In la prima volta. È da ciò che Ji-Su descrive che An-Na inizia a capire di essere in un loop. Inoltre, An-Na aveva abbandonato una donna incinta e il suo compagno vicino alla cima dell’edificio, scusandosi con loro per non poterli aiutare mentre continuava a salire. Questa volta, si ferma e aiuta personalmente a fasciare il bambino e a pulirlo prima che arrivi il padre, prendendosi un momento per ammirare la bellezza della vita umana. Probabilmente, queste deviazioni lungo il percorso per salvare Ja-In sono altrettanto importanti per il completamento dell’Emotion Engine, che fornisce alle costruzioni digitali tutte le esperienze emotive necessarie per comprendere veramente cosa significa essere umani. Alla fine, An-Na ricorda che Ja-In le ha inviato un’immagine che ha disegnato sul suo telefono e vede che si tratta di un disegno di lei e dell’elicottero sul tetto. Poi inizia a scorrere e si rende conto che lui ha disegnato e inviato questa immagine letteralmente migliaia di volte prima, ma migliorando ogni volta, il che implica che il ciclo si ripete da molto tempo e che il ragazzo ne è consapevole. In un’occasione le ha persino chiesto perché ha ancora 6 anni ogni giorno; quando smetterà di averne 6?

Durante il finale di The Great Flood, quando arriva il loop finale, possiamo capire dal numero sulla maglietta di An-Na che lei e Ja-In hanno vissuto questo giorno 21.499 volte. Supponendo che ogni loop fosse come un nuovo giorno per lui, Ja-In ha vissuto il “Giorno della Marmotta” per più di 58 anni.

Durante tutto questo tempo, l’istinto di Ja-In è sempre stato quello di nascondersi in un armadio; lo fa anche all’inizio del film, dopo che An-Na gli urla contro e gli dice di stare sul bancone della cucina. Dopo aver cercato in tutti gli armadi accessibili dell’edificio, An-Na finisce sul tetto e vede l’armadio, lo apre e trova Ja-In immobile. Piange mentre gli dà del succo d’arancia, scusandosi per averlo abbandonato, ma lui si sveglia e le dice che lei non l’ha mai abbandonato; erano destinati a ritrovarsi qui. È in questo momento che ci si rende conto che An-Na aveva instaurato un legame umano con Ja-In anche prima di doverlo lasciare, perché lui ricorda che lei gli aveva promesso di tornare a prenderlo. Lui è già un essere emotivamente intelligente e il suo compito è completato. Nel suo caso, le ci sono voluti tanti tentativi per riuscire a capire che suo figlio è più importante che salvare l’umanità; non è forse questo che “Emotion Engine” vuole rappresentare?

D’altra parte, penso che il film sia così incentrato sull’acqua perché si potrebbe sostenere che siamo nati nell’acqua (fluido) ed è ciò che ci collega alle nostre madri. Ja-In e An-Na avrebbero potuto essere collegati attraverso qualsiasi disastro nella simulazione; lei non doveva necessariamente rivivere l’esperienza che aveva già vissuto, ma l’acqua in particolare è straordinariamente significativa per loro. La prima cosa che Ja-In dice a sua madre all’inizio del film è che vuole nuotare. Poi c’è l’alluvione, e poi ci sono gli occhialini da nuoto che la riportano da lui, tutti collegati attraverso l’acqua. E, naturalmente, anche l’incidente d’auto avviene in acqua, quindi li lega davvero in ogni modo, e attraverso quest’acqua i loro ricordi vengono tramandati e rendono l’IA più emotivamente intelligente, suppongo.

Cosa significa la scena a metà dei titoli di coda?

Nel finale di The Great Flood, quando An-Na riesce finalmente a uscire dalla simulazione, l’Emotion Engine è completo e le bio-stampanti si avviano. Subito dopo, An-Na si risveglia in uno shuttle spaziale con Ja-In, e entrambi stanno scendendo verso la superficie della Terra. A giudicare da ciò che vediamo mentre scorrono i titoli di coda, non è tutta la Terra ad essere stata sommersa. Da quanto Hee-Jo ha detto ad An-Na, l’inondazione è iniziata dopo che un asteroide si è schiantato in Antartide, sciogliendo tutto il ghiaccio e innalzando il livello dell’acqua, ma la vera devastazione è arrivata quando tutti i detriti di quell’impatto sono ricaduti sulla Terra, causando una seconda pioggia di meteoriti che ha provocato ancora più devastazione.

Il collega astronauta di An-Na le aveva detto che questa pioggia di meteoriti avrebbe spazzato via tutta la vita rimasta sulla Terra, ma a giudicare dall’aspetto delle cose, ciò che resta dell’Africa è sorprendentemente verde, quindi, per lo meno, la vita vegetale sta sopravvivendo, se non prosperando, anche se la civiltà umana stessa ha esalato il suo ultimo respiro. An-Na e Ja-In non sono soli; possiamo vedere molte altre navette dirette verso la Terra, e probabilmente sono solo la prima ondata di molte altre che seguiranno, una volta che l’Emotion Engine avrà interiorizzato cosa significa essere umani e avrà iniziato a produrre in serie la nuova razza umana. La vita in superficie non sarà facile per quella che è essenzialmente una generazione di pionieri. Non è chiaro se ogni singola navetta contenga un’altra versione della coppia An-Na-Ja-In, o se l’Emotion Engine sia già abbastanza avanzato da produrre esseri umani completamente nuovi. Questo mi lascia sicuramente con molte domande, come ad esempio: perché Ja-In doveva essere un ragazzo? E le altre razze? Ci saranno persone come An-Na in tutti i paesi? Come sono stati scelti gli altri sopravvissuti? C’è molto da immaginare, ma immagino che questo potrebbe essere solo l’inizio di un franchise fantascientifico più ampio ed espansivo. È sicuramente un concetto piuttosto interessante.

La mia ultima teoria sul finale è che anche la sequenza dell’astronave potrebbe essere una simulazione, perché il ragazzo dice di voler immergersi di nuovo e Ja-In inizia a contare alla rovescia. Questo potrebbe essere un modo per far loro capire che sono “all’interno di Matrix”. Sembra quasi ipnotico, quindi non posso fare a meno di pensare che faccia parte di un piano più grande, ma potrebbe anche essere semplicemente un legame tra madre e figlio.

Man of Tomorrow: James Gunn sceglie Lars Eidinger come Brainiac!

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Man of Tomorrow: James Gunn sceglie Lars Eidinger come Brainiac!

È ufficiale: Superman e Lex Luthor affronteranno Brainiac nel film Man of Tomorrow del 2027, dato che la DC Universe ha ufficialmente scelto l’interprete dell’iconico nemico. Tramite i propri canali social, infatti, James Gunn ha finalmente che sarà Brainiac il villain del film – come già ampiamente teorizzato nelle scorse settimane – e ha anche svelato che ad interpretarlo sarà Lars Eidinger.

“Nella nostra ricerca mondiale di Brainiac in Man of Tomorrow, Lars Eidinger è salito in cima alla lista. Benvenuto nella DCU, Lars”, sono le parole di Gunn. Eidinger è un attore tedesco, visto in film d’autore come Sils Maria, Personal Shopper Vergine giuratama recentemente visto anche in Jay KellyNon resta a questo punto che attendere di poter sapere di più sulla sua versione del personaggio.

Tutto quello che sappiamo su Man of Tomorrow

Le riprese principali di Man of Tomorrow dovrebbero iniziare nella primavera del 2026, con una data di uscita fissata per il 9 luglio 2027. David Corenswet riprenderà il ruolo nel sequel al fianco di Lex Luthor, interpretato da Nicholas Hoult, poiché i due si alleeranno contro questo nuovo nemico, come ha dichiarato il regista.

James Gunn ha infatti affermato: “È una storia in cui Lex Luthor e Superman devono collaborare in una certa misura contro una minaccia molto, molto più grande. È più complicato di così, ma questa è una parte importante. È tanto un film su Lex quanto un film su Superman. Mi è piaciuto molto lavorare con Nicholas Hoult. Purtroppo mi identifico con il personaggio di Lex. Volevo davvero creare qualcosa di straordinario con loro due. Adoro la sceneggiatura”.

Gunn annunciato Man of Tomorrow sui social media il 3 settembre. Nel suo annuncio, lo sceneggiatore e regista ha incluso un’immagine tratta dal fumetto in cui Superman è in piedi accanto a Lex Luthor nella sua Warsuit. Nei fumetti DC, Lex crea la tuta per eguagliare la forza e le abilità di Superman. Mentre l’immagine teaser suggeriva che Lex e Superman sarebbero stati di nuovo in contrasto, ora sembra che Lex userà la sua Warsuit per poter essere allo stesso livello di Superman per qualsiasi grande minaccia si presenti loro.

Al momento, è confermata la presenza della Lois Lane di Rachel Brosnahan. Il co-CEO della DC Studios ha risposto a un fan su Threads all’inizio di settembre 2025 che Lois avrà un “ruolo importante”. Il villain del film sarà Brainiac, interpretato da Lars Eidinger.

Il film è stato in precedenza descritto come un secondo capitolo della “Saga di Superman”. Ad oggi, Gunn ha affermato unicamente che “Superman conduce direttamente a Peacemaker; va notato che questo è per adulti, non per bambini, ma Superman conduce a questo show e poi abbiamo l’ambientazione di tutto il resto della DCU nella seconda stagione di Peacemaker, è incredibilmente importante”.

Room: la storia vera dietro il film con Brie Larson

Room: la storia vera dietro il film con Brie Larson

Room (qui la recensione), il film del 2015 tratto dal romanzo di Emma Donoghue, è a tratti straziante, spaventoso, deprimente e, forse sorprendentemente, pieno di speranza. Il film racconta la storia di una giovane donna, Joy Newsome (interpretata da Brie Larson in una performance vincitrice di un Oscar), e di suo figlio di cinque anni, Jack (Jacob Tremblay). I due vivono in un capanno fatiscente che chiamano “Stanza” da qualche parte ad Akron, nell’Ohio, dove sono tenuti prigionieri da un uomo conosciuto come “Old Nick” (Sean Bridgers). “Old Nick” ha rapito Joy sette anni prima degli eventi narrati nel film, e Jack è suo figlio, frutto di uno dei suoi stupri abituali ai danni di Joy.

È un film eccezionale, che beneficia del forte rapporto tra Larson e Tremblay e che coinvolge lo spettatore con la terribile realtà della loro situazione, il modo in cui Joy protegge Jack dal meglio che può, la loro fuga e la loro lotta per adattarsi al mondo esterno, che Jack non ha mai conosciuto. Sebbene il film non descriva in dettaglio una singola storia di vita reale, prende spunto da una di esse, in particolare dalla storia di Elisabeth Fritzl, come confermato dalla stessa Donoghue.

jacob-tremblay-roomRoom è vagamente ispirato dalla storia di Elizabeth Fritzl

La storia di Elisabeth Fritzl inizia con suo padre, Josef Fritzl, alla fine degli anni ’70. Josef aveva chiesto il permesso di costruire un complesso sotterraneo sotto la sua casa nella città di Amstetten, nella Bassa Austria. La richiesta fu approvata dalle autorità, cosa non insolita dato che era il culmine della Guerra Fredda e venivano costruiti regolarmente bunker nucleari (Josef ricevette persino un paio di migliaia di sterline dal consiglio locale per contribuire alle spese di costruzione). Tonnellate di terra furono rimosse da sotto la casa per ospitare la stanza di cemento, costruita con i materiali che Josef aveva acquistato dalle imprese edili locali.

Inizialmente, la stanza era accessibile attraverso una pesante porta a battente e una porta metallica, rinforzata con cemento, che poteva essere azionata con un telecomando. Una volta completata la stanza, l’unico accesso era attraverso l’apertura di otto porte. Sette erano già state installate quando Josef chiamò sua figlia per chiederle aiuto nel sollevare l’ultima porta e inserirla nel telaio. Era l’agosto del 1984 ed Elisabeth stava inconsapevolmente aiutando suo padre a completare la cantina buia, senza finestre e in cemento che avrebbe chiamato casa per 24 anni. Le circostanze di Joy in Room erano diverse, ma non meno inquietanti.

Aveva solo 17 anni quando Old Nick la attirò chiedendole aiuto per il suo cane malato, rinchiudendola in un capanno fatiscente, con un unico lucernario, nel suo cortile. Quando Elisabeth si svegliò quel primo giorno, Josef le aveva legato le braccia dietro la schiena con una catena di ferro. Le catene erano fissate a dei pali di metallo dietro un letto, che le consentivano solo mezzo metro di movimento. Dopo due giorni di prigionia, le fissò la catena intorno alla vita per consentirle un maggiore movimento e la rimosse del tutto tra i sei e i nove mesi dopo perché, come riportato dal Guardian, “ostacolava la sua attività sessuale con la figlia”. Gli abusi fisici, gli abusi sessuali e gli stupri, a volte più volte al giorno, iniziarono il secondo giorno, con un totale di almeno 3.000 stupri in 24 anni.

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Quanto è simile la vita di Elisabeth Fritzl a quella descritta in Room?

L’ambiente ostile della stanza di cemento era inesorabile. Era fredda, umida e d’estate diventava una sauna. I ratti frequentavano la zona, costringendola a catturarli a mani nude di tanto in tanto. Il topo nella cucina di Joy con cui Jack cerca di fare amicizia, prima che Joy intervenga, sembra essere un riferimento a questo fatto. L’acqua entrava nella stanza in quantità tali che Elisabeth doveva usare degli asciugamani per cercare di assorbirla. L’elettricità nella stanza veniva tagliata per giorni interi come punizione (c’è una scena particolarmente straziante in Room in cui Old Nick fa lo stesso).

Nel frattempo, Josef e la sua famiglia si godevano barbecue e persino una piscina, a pochi metri da dove lei era tenuta prigioniera. La sua scomparsa fu facilmente spiegata da Josef, che sostenne che fosse scappata per unirsi a una setta. Dato che in passato aveva già dimostrato una certa propensione a scappare di casa, la bugia era più che convincente per sviare i sospetti. In Room, scopriamo che Joy ha dato alla luce Jack cinque anni prima, figlio del suo rapitore. Anche Elisabeth ha dato alla luce dei figli, sette in totale, tutti frutto dello stupro incestuoso di Josef.

Tutti i parti sono avvenuti nella stanza, con Josef che le ha fornito disinfettante, un paio di forbici sporche e un libro datato sul parto come unica forma di assistenza. Uno dei bambini, un gemello di nome Michael, morì poco dopo la nascita nel 1996 (in una scena tagliata, Joy racconta a Jack della figlia nata morta dopo aver visto la tomba all’esterno dove la polizia aveva dissotterrato il corpo). Questo mise Elisabeth in una situazione incredibilmente orribile. Odiava il fatto che fossero nati in quell’ambiente, eppure le offrivano qualcosa di cui Elisabeth era stata privata per anni: compagnia.

È un punto a cui si fa riferimento nel film, quando Joy viene accusata da un giornalista di aver tenuto Jack nel capanno per un “desiderio egoistico di non rimanere sola”. Lei e tre dei suoi figli rimasero nella cella, ma Josef trasferì gli altri tre al piano di sopra per essere cresciuti da Josef e dalla madre di Elisabeth, Rosemarie. Ciò è stato possibile perché Josef ha costretto Elisabeth a scrivere delle lettere a sua madre dicendole che stava bene, ma che semplicemente non poteva prendersi cura dei bambini, e successivamente le ha lasciate sulla soglia di casa.

Brie Larson e Jacob Tremblay in Room

Emma Donoghue ha studiato molti casi di vita reale mentre scriveva Room

Joy escogita un piano per fuggire da Room facendo fingere a Jack di essere malato, nella speranza che Old Nick lo porti in ospedale dove lui potrà avvisare le autorità. Il piano fallisce quando Old Nick suggerisce semplicemente che tornerà con degli antibiotici. Solo che Joy usa questo a suo vantaggio e fa fingere a Jack di essere morto avvolgendolo in un tappeto, dicendo a Old Nick che è morto a causa della sua malattia. Old Nick crede alla storia e porta Jack, avvolto nel tappeto, sul suo furgone, ma Jack riesce a scappare e a trovare aiuto. Un bambino malato avrebbe portato alla libertà anche di Elisabeth, anche se non si trattava di uno stratagemma da parte sua.

Nell’aprile 2008, Kerstin, la figlia diciannovenne di Elisabeth, si ammalò gravemente. Sorprendentemente, Josef la portò in ospedale, dove i medici sospettarono che ci fosse qualcosa di più dietro il pallore di Kerstin. Furono inviati appelli affinché la madre di Kerstin si facesse avanti, appelli che Elisabeth e i suoi due figli videro sulla televisione in cantina. Lei supplicò Josef di liberarla e alla fine, stanco di aver mantenuto per anni due famiglie, Josef cedette, credendo di poter spiegare la sua ricomparsa come una fuga di Elisabeth dalla setta. Non funzionò.

Nel 2009 Josef è stato condannato all’ergastolo per incesto, stupro, coercizione, sequestro di persona, schiavitù e omicidio colposo del giovane Michael (presumibilmente lo stesso è accaduto a Old Nick nel film, dato che non viene menzionato). Stranamente, un nuovo libro di memorie di Josef, “Die Abgründe des Josef F (Gli abissi di Josef F)”, minimizza i suoi crimini, descrive il suo processo come un “gran trambusto” e guarda persino con ottimismo alla possibilità di riconciliarsi con sua moglie se mai dovesse essere rilasciato. Dopo il processo, Elisabeth ha ricevuto un nuovo nome e la sua identità è stata nascosta dietro leggi severe che ne garantiscono la protezione.

Secondo quanto riferito, vive in un piccolo villaggio in Austria, conosciuto solo come “Villaggio X”, con i suoi sei figli. Di conseguenza, sappiamo molto poco della sua vita dopo la liberazione. Room, tuttavia, si sofferma sulle difficoltà che Joy e Jack incontrano nei giorni successivi alla loro liberazione nel tentativo di adattarsi alla libertà e, alla fine, su come trovano l’uno nell’altra la forza per andare avanti. La storia di Elisabeth Fritzl è quella più simile a Room e ha anche ispirato un secondo film, Girl in the Basement del 2021. Ci sono, purtroppo, altre storie di vita reale che hanno influenzato la trama di Room, frutto delle ricerche di Donoghue sui bambini nascosti e maltrattati.

Il fatto che sia facile trovare collegamenti tra il film e casi simili di alto profilo testimonia la meticolosa ricerca di Donoghue per il libro/la sceneggiatura. Uno di questi collegamenti è la storia di Jaycee Lee Dugard, rapita da Phillip Garrido e sua moglie Nancy nel 1991, che ha vissuto con i suoi due figli, avuti da Garrido, in baracche e tende per 18 anni dietro la casa di Garrido ad Antioch, in California. Si tratta tuttavia solo di una somiglianza, come sottolinea Donoghue in un’intervista, ricordando che il romanzo era già stato completato quando è stata resa nota la notizia di Dugard.

Fast & Furious: la spiegazione del finale del film

Fast & Furious: la spiegazione del finale del film

Uscito nel 2001, Fast & Furious con protagonisti Vin Diesel e Paul Walker, ha rappresentato una novità significativa nel panorama cinematografico dell’epoca, intercettando e portando sul grande schermo una sottocultura fino ad allora marginale: quella delle corse clandestine, del tuning e dell’estetica urbana legata alle import car. Il film riesce a trasformare un mondo di nicchia in un fenomeno mainstream, mescolando adrenalina, musica hip hop ed elettronica, e uno stile visivo ipercinetico che dialoga con il videoclip e la pubblicità, segnando profondamente l’immaginario dei primi anni Duemila.

Dal punto di vista del genere, Fast & Furious si colloca all’incrocio tra action movie, crime movie e film sportivo, con forti contaminazioni poliziesche. La struttura narrativa del poliziotto infiltrato richiama modelli classici del cinema crime, ma viene rinnovata attraverso l’ambientazione notturna di Los Angeles e l’uso delle automobili come estensione dell’identità dei personaggi. Le sequenze d’azione, basate su gare illegali, inseguimenti e rapine su strada, diventano il vero motore spettacolare del film, imponendo un ritmo serrato e un’estetica riconoscibile.

Fast & Furious è soprattutto il capostipite di una saga destinata a evolversi e a espandersi ben oltre le sue premesse iniziali. Se il primo capitolo è ancora ancorato a una dimensione relativamente realistica e urbana, pone però le basi tematiche fondamentali della serie: il conflitto tra legge e lealtà, l’idea di famiglia scelta, il fascino dell’illegalità come spazio di appartenenza. Elementi che verranno amplificati nei sequel, trasformando il franchise in uno dei più longevi e redditizi del cinema contemporaneo. Nel resto dell’articolo si proporrà una spiegazione del finale del film e dei temi che esso racchiude.

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Fast & Furious film

La trama di Fast & Furious

Il primo capitolo della saga introduce lo spettatore a quelli che sono e saranno alcuni dei protagonisti dell’intero franchise. Tutto ha inizio con Brian, agente della polizia di Los Angeles che si vede assegnato il compito di incastrare la banda di Dominic Toretto, operante nel settore delle gare clandestine di automobile. Questa, infatti, è solita assaltare autotreni carichi di merce, nascondendosi poi prontamente e sparendo per brevi periodi dalla circolazione. Per riuscire nella sua impresa, Brian si infiltrerà all’interno della banda, conquistando la fiducia di Toretto e anche quella della sorella Mia.

La spiegazione del finale del film

Nel terzo atto di Fast & Furious la tensione latente esplode definitivamente quando Brian assiste alla partenza notturna di Dom e della sua crew per un nuovo assalto al camion. La sequenza dell’ultimo colpo segna un punto di non ritorno: il camionista reagisce sparando, Vince rimane gravemente ferito e Letty rischia la vita finendo fuori strada. Brian, arrivato con Mia, è costretto a rivelare la propria identità chiamando i soccorsi. Il colpo fallisce, la fuga è caotica e il fragile equilibrio tra i personaggi si spezza definitivamente.

Dopo il fallimento della rapina, il racconto accelera verso la resa dei conti. Brian raggiunge Dom con l’intenzione di arrestarlo, ma la priorità diventa salvare Jesse dalla vendetta di Johnny Tran. L’arrivo disperato del ragazzo è inutile: Tran e Lance lo uccidono davanti agli occhi di Dom, innescando un inseguimento furioso. La corsa finale vede Dom tornare alla Charger del padre, simbolo di un passato irrisolto, mentre Brian affronta Tran. Lo scontro si conclude con la morte di Tran e con la sfida decisiva tra Brian e Dom, culminata nell’incidente al passaggio a livello.

Paul Walker in Fast & FuriousIl finale porta a compimento il tema centrale della scelta morale di Brian. Dopo l’incidente, avrebbe la possibilità di arrestare Dom e chiudere la missione, ma decide invece di restare fedele al legame costruito nel tempo. Consegnando le chiavi della Supra a Dom, Brian rinuncia consapevolmente al suo ruolo di poliziotto per onorare una promessa fatta: quella “macchina da dieci secondi” diventa il simbolo di una lealtà più forte della legge. È un gesto che sancisce il passaggio definitivo del protagonista da infiltrato a membro della famiglia Toretto.

Allo stesso tempo, il destino di Dom chiude un arco tematico legato all’eredità e alla colpa. L’incidente con il camion richiama il trauma del padre e il peso che Dom porta con sé fin dall’inizio del film. Sopravvivere non significa vincere, ma accettare la fuga come unica possibilità. La sua partenza verso il Messico non è una celebrazione, bensì un esilio necessario. Il film sottolinea così come la vita fuori dalla legge abbia un prezzo, anche quando è guidata da codici d’onore e sentimenti autentici.

Il messaggio che Fast & Furious lascia allo spettatore ruota attorno al concetto di famiglia scelta e di identità. Il film suggerisce che l’appartenenza non nasce dal sangue o dalle regole, ma dalla fiducia reciproca e dalla condivisione di valori. Brian perde una carriera, Dom perde una casa, ma entrambi guadagnano una consapevolezza più profonda di sé. In questo senso, il finale non chiude solo una storia criminale, ma fonda l’anima emotiva della saga: un mondo in cui la velocità è importante, ma la lealtà lo è ancora di più.

Il grande Lebowski: la storia vera che ha ispirato il film

Il grande Lebowski: la storia vera che ha ispirato il film

“Il Drugo”. Queste due semplici parole evocano così tante cose nella mente degli spettatori e, in particolare, dei fan dei fratelli Coen. Joel ed Ethan Coen hanno creato alcuni dei personaggi più memorabili della storia del cinema. Da H.I. McDunnough (Nicolas Cage) in Arizona Junior, ad Anton Chigurh (Javier Bardem) in Non è un paese per vecchi, a Marge Gunderson (Frances McDormand) in Fargo, i due hanno collaborato per dare vita ad alcuni dei personaggi più eccentrici, singolari e affascinanti. Ma forse nessuno è stato così spettacolarmente inetto come Il Drugo in Il grande Lebowski. Ma cosa c’è di vero dietro questo personaggio e la sua storia?

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Il grande Lebowski è una storia vera?

Possiamo confermare che il brillante film dei fratelli Coen Il grande Lebowski è una storia di fantasia, tranne che per alcune scene. Speravamo davvero di scoprire che fosse basato su una storia vera, perché l’idea che nel mondo reale esistano personaggi stravaganti come Jeffrey Lebowski (Jeff Bridges), Walter Sobchack (John Goodman) e Jesus Quintana (John Turturro) è affascinante. Ma la buona notizia è che il Drugo è almeno in parte basato su una persona reale di nome Jeff Dowd. E per rendere le cose ancora migliori, Dowd preferisce davvero un White Russian ben fatto, affermando: “È essenzialmente un cono gelato liquefatto che si può comprare in un bar”. Ma cos’altro c’è di vero e cosa è finzione nell’uomo che i fratelli Coen hanno scelto come modello per il Dude?

Il Grande Lebowski

Come hanno conosciuto Jeff Dowd, l’ispirazione dietro il personaggio di Il Drugo, i fratelli Coen?

I fratelli Coen hanno conosciuto Jeff Dowd nel 1981, mentre lavorava con Robert Redford alla creazione dell’ormai prestigioso trampolino di lancio cinematografico noto come Sundance Film Festival. I Coen erano nelle prime fasi di lavoro sul materiale promozionale per il loro thriller Blood Simple. Dopo aver lavorato a stretto contatto con Dowd per settimane alla realizzazione di una campagna di marketing per il film, scoprirono che il soprannome di Dowd era in realtà “The Dude”.

Questo di per sé era già piuttosto impressionante, ma dopo aver frequentato il bizzarro Dowd per un lungo periodo, i Coen cominciarono a cogliere i suoi modi di fare un po’ strani, i suoi tratti caratteriali e la sua insolita visione della vita. Rimasero in contatto e si incontrarono diverse altre volte negli anni ’80, dato che Dowd era un dirigente di marketing piuttosto importante. Più di un decennio dopo, i registi avrebbero realizzato un film sulle loro esperienze e sul tempo trascorso con Dowd, e il risultato finale è il capolavoro cinematografico del 1998, Il grande Lebowski.

Quali parti de Il grande Lebowski sono reali?

Come abbiamo detto, Dowd ama il White Russian. Lo beve escludendo tutte le altre bevande alcoliche? Non proprio. Dowd ha affrontato il tema del White Russian nel film dicendo che, sebbene non rifiuti il cocktail quando gli viene offerto, non lo beve sempre. In un’intervista con l’HuffPost ha dichiarato: “Bevevo White Russian proprio come quando si è al college: un mese o una stagione era il Tequila Sunrise, poi è stata la volta dell’Harvey Wallbanger e infine del White Russian”.

I fratelli Coen hanno deciso di concentrarsi sul White Russian perché potevano divertirsi di più con esso rispetto a qualcosa di più semplice come un vodka soda. Secondo il documentario del 2009 The Achievers: The Story of the Lebowski Fans, un altro aneddoto reale del film è stato quando Dowd ha raccontato ai fratelli Coen la sua opinione su come un piccolo tappeto che aveva appena acquistato per la sua casa “avesse davvero dato un tocco in più alla stanza”, una battuta indimenticabile del film.

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Infine, anche la sequenza del film in cui Il Drugo e Sobchack vanno a recuperare l’auto rubata di Lebowski dal deposito della polizia è vagamente ispirata a fatti reali. Quando recuperano l’auto, trovano i compiti di uno studente di terza media sul sedile posteriore. Secondo The Achievers, questo è realmente accaduto a un collega di Dowd e, come descritto nel film, vanno a casa del ragazzo per affrontarlo, convinti che sia stato lui a rubare l’auto. La parte in cui Sobchack presenta i compiti del ragazzo in un sacchetto di plastica come prova è realmente accaduta!

Cosa sta facendo Jeff Dowd dopo il successo di Il grande Lebowski?

Quando Il grande Lebowski uscì nelle sale nel 1998, non fu un grande successo commerciale, incassando poco più di 5,5 milioni di dollari nel weekend di apertura, ma da quando Il Drugo è diventato un personaggio cult amato dai fannulloni incompresi di tutto il mondo, Dowd ha ottenuto un riconoscimento sempre maggiore. Negli ultimi decenni, ha continuato a sfruttare la popolarità del personaggio viaggiando per il paese e tenendo conferenze davanti ai fan sfegatati del film che, ironicamente, si fanno chiamare “The Achievers” (da cui il nome del documentario, The Achievers).

Dowd ha anche usato la sua piattaforma per mettere in evidenza il suo attivismo politico negli anni ’70, tra cui una protesta contro la guerra del Vietnam come parte dei “The Seattle Seven”. Nel film, Il Drugo menziona la sua partecipazione alla rivolta politica al personaggio di Julianne Moore mentre sono sdraiati a letto uno accanto all’altra. Sembra che questo richieda una motivazione ben superiore a quella che Jeff Bridges e la versione di Il Drugo dei fratelli Coen sarebbero disposti a investire, ma è comunque una storia vera.

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Intervista col vampiro 3: il ruolo ampliato di Louis sarà “molto, molto straziante”, rivela il creatore

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Il ruolo di Louis de Pointe du Lac nella stagione 3 di Intervista col vampiro sarà più ampio e profondamente drammatico. A rivelarlo è lo showrunner Rolin Jones, che ha anticipato un arco narrativo “molto, molto straziante” per il personaggio interpretato da Jacob Anderson.

La nuova stagione, in arrivo nel 2026 su AMC, attingerà principalmente dal secondo romanzo della saga The Vampire Chronicles di Anne Rice, The Vampire Lestat, concentrandosi sulla storia passata e sulle ambizioni moderne di Lestat. Tuttavia, Jones ha rivelato che la serie darà a Louis molto più spazio rispetto a quanto accade nel romanzo originale.

Parlando con Entertainment Weekly, Jones ha spiegato che il materiale di partenza offre a Louis un ruolo limitato, spingendo gli sceneggiatori a incorporare elementi tratti da altri scritti di Anne Rice e a sviluppare ulteriormente la sua identità nella serie: «Era chiaro che avevamo un attore meraviglioso e che il romanzo non gli offriva molto. Abbiamo quindi attinto ad altri testi dedicati a Louis e intrecciato tutto nella storia che abbiamo già raccontato. Volevamo offrirgli un arco solido… ed è molto, molto straziante.»

intervista-col-vampiro 3 The Vampire Lestat

Jones ha aggiunto che l’arco di Louis è uno di quelli che si sta definendo “più rapidamente e con maggiore chiarezza”, ma qualsiasi dettaglio aggiuntivo rischierebbe di far “cadere tutti i domino narrativi”. Unico indizio diffuso finora è una foto di Louis ricoperto di sangue mentre tiene in mano una lettera, con uno sguardo quasi impassibile.

Alla fine della stagione 2, Louis si riuniva con Lestat dopo decenni dal trauma della morte di Claudia. Pubblicata la sua autobiografia Interview with the Vampire, Louis provocava deliberatamente il resto della comunità vampirica invitando chiunque a tentare di ucciderlo. Questo gesto radicale lo mette ora in seria pericolosità mentre la storia prosegue.

Nel romanzo The Vampire Lestat, Louis svolge un ruolo significativo soprattutto verso il finale, ma resta incerto se la scena mostrata nella foto provenga da quel momento della storia o sia una sequenza completamente originale per la serie.

La stagione 3 introdurrà anche altre modifiche rispetto al libro: Daniel Molloy, ora vampiro, condurrà nuove sessioni d’intervista con Lestat durante il tour mondiale della sua band, mentre Claudia tornerà in un episodio, anche se il suo ruolo rimane un mistero.

Secondo Jones, Louis sarà probabilmente il bersaglio principale degli altri vampiri, in quanto responsabile della divulgazione pubblica della loro esistenza attraverso il libro. Altri personaggi potrebbero essere in pericolo, ma Louis pagherà il prezzo più alto per aver messo in luce i segreti dell’intera comunità.

Cosa significherà tutto questo per il suo futuro ruolo ora che Lestat tornerà al centro della scena? Lo showrunner mantiene il massimo riserbo, ma assicura un arco narrativo potente, doloroso e fondamentale per il destino della serie.

Interview with the Vampire stagione 3 arriverà su AMC nel 2026.

Emily In Paris – Stagione 6: tutto quello che sappiamo

Emily In Paris – Stagione 6: tutto quello che sappiamo

La stagione 5 di Emily a Roma è finita, ma ora che è tornata nella Città delle Luci, ci sono altre avventure da vivere in Emily in Paris. Anche se le era stato offerto un nuovo lavoro prestigioso come responsabile del marketing della House of Muratori e una vita meravigliosa con Marcello a Solitano, Emily sapeva che Parigi era il posto giusto per lei, quindi ha lasciato ufficialmente tutto in Italia.

Tuttavia, la nuova single Emily non è l’unico personaggio di Emily in Paris tornato nella città che dà il titolo alla serie. Sylvie, Luc e Julian sono tornati tutti nell’ufficio principale dell’agente Grateau e hanno portato con sé un nuovo socio paritario, la principessa Jane. Nel frattempo, Gabriel e Alfie sono pronti a lottare rispettivamente per Emily e Mindy, quindi sarebbe scioccante se Emily in Paris finisse con la quinta stagione.

Emily In Paris non è stata ufficialmente rinnovata per la sesta stagione

Emily in Paris - Stagione 5

Sebbene Emily in Paris abbia ottenuto costantemente ottimi risultati per Netflix, con ogni stagione che è entrata nella Top 10 della piattaforma di streaming, la serie romantica non è ancora stata rinnovata per la sesta stagione. Tuttavia, questo non è motivo di preoccupazione, poiché rappresenta un modello tipico per Netflix.

Netflix ha rinnovato ogni singola stagione di Emily in Paris circa un mese dopo la prima della stagione precedente, con l’unica eccezione della stagione 4, che è stata approvata in concomitanza con la stagione 3. Quindi, è molto probabile che la notizia del rinnovo della stagione 6 di Emily in Paris arrivi nel gennaio 2026.

L’unico ostacolo sarebbe se l’ultima stagione avesse un rendimento catastroficamente scarso, ma dato quanto è fantastica la stagione 5 di Emily in Paris e quanto amore – o “amore per odiare guardare” – c’è per lo show, probabilmente avrà un rendimento altrettanto buono, se non migliore, rispetto alle precedenti.

Cosa ha detto il CEO di Netflix Ted Sarandos sul futuro di Emily in Paris

Emily in Paris – Stagione 5 – Cortesia di Netflix

La sesta stagione di Emily in Paris non è stata ancora confermata ufficialmente, ma il CEO di Netflix Ted Sarandos ha fortemente suggerito che ci sarà. Nella conference call sui risultati del terzo trimestre della piattaforma di streaming tenutasi a ottobre, Sarandos ha elencato una serie di eccellenti serie Netflix che torneranno nel 2026 (tramite NBC).

“Volevo darvi un piccolo assaggio del 2026”, ha detto Sarandos. “Siamo particolarmente entusiasti di alcune novità in arrivo il prossimo anno, come il ritorno di alcune delle nostre serie più importanti e amate, tra cui Bridgerton, Beef, Emily in Paris, One Piece, Outer Banks, Virgin River, The Gentlemen, Avatar: The Last Airbender, Running Point, Ginny and Georgia e Lupin, che torneranno tutte con nuove stagioni nel 2026.

Questo coincide perfettamente con il tipico calendario di uscita di Emily in Paris, dato che la serie presenta una nuova stagione ogni anno, con l’unica eccezione del 2023 a causa dei ritardi nelle riprese dovuti allo sciopero degli sceneggiatori. Sembra che Netflix abbia fatto tutto tranne che annunciare pubblicamente il rinnovo della sesta stagione di Emily in Paris, e che sia solo una questione di tempo.

Il cast della sesta stagione di Emily in Paris

Emily in Paris

Mentre Emily in Paris ha visto l’uscita di scena di Camille Razat nel ruolo di Camille, il cast è rimasto in gran parte intatto e probabilmente continuerà ad esserlo anche nella sesta stagione, con l’eccezione di Eugenio Franceschini nel ruolo di Marcello Muratori. Data la definitività della rottura tra Marcello ed Emily, l’erede italiano del cashmere probabilmente non apparirà nella sesta stagione, ma non si può mai dire.

Ovviamente, Lily Collins dovrebbe tornare nel ruolo della nostra eroina, Emily Cooper. Il capo di Emily, Sylvie Grateau (Philippine Leroy-Beaulieu), e i colleghi Julien (Samuel Arnold) e Luc (Bruno Gouery) torneranno quasi sicuramente, insieme alla nuova arrivata della quinta stagione Minnie Driver nei panni della principessa Jane, la nuova socia dell’Agence Grateau che ha salvato l’agenzia dalla chiusura.

Mindy Chen (Ashley Park) si è ritrovata nel mezzo di un altro triangolo amoroso, dato che è appena fidanzata con Nicolas “Nico” de Léon (Paul Forman), ma nutre ancora sentimenti romantici per Alfie (Lucien Laviscount) dopo la loro travolgente storia d’amore nella quinta stagione. Sarebbe scioccante se tutti e tre i personaggi non fossero presenti nella sesta stagione di Emily in Paris.

Tuttavia, forse la cosa più emozionante sarà il previsto ritorno di Gabriel (Lucas Bravo). Sebbene il finale della quarta stagione di Emily in Paris abbia preparato Gabriel a lottare e riconquistare Emily da Marcello, il sexy chef della serie ha fatto marcia indietro quando ha visto quanto la coppia fosse felice insieme a Roma, ed è apparso pochissimo nella quinta stagione. Ma ora che Emily e Marcello non stanno più insieme, e Gabriel lo sa, sembra pronto a riconquistarla nella prossima stagione.

Dettagli della trama della sesta stagione di Emily in Paris

Emily in Paris – Stagione 5 – Cortesia di Netflix

Emily in Paris si è conclusa con Sylvie che manda un messaggio a Gabriel per informarlo del nuovo status sentimentale di Emily. Gabriel, che sta vivendo la sua vita migliore come chef privato su uno yacht, manda immediatamente a Emily una cartolina invitandola a raggiungerlo in Grecia. Quindi, la sesta stagione di Emily in Paris avrà quasi certamente alcuni episodi di “Emily in Grecia”, dato che Emily e Gabriel entrano nel prossimo capitolo della loro relazione.

Ma è altamente improbabile che Emily si avventuri nel Mediterraneo da sola. Mindy ha menzionato Mykonos come possibile location per la sua festa di addio al nubilato, quindi c’è la possibilità che anche la migliore amica di Emily la raggiunga in Grecia. Naturalmente, Alfie ha chiarito in modo palese che pensa che Mindy stia commettendo un errore sposando Nico, quindi potrebbe benissimo andare anche lui in Grecia per riconquistarla.

L’Agence Grateau è pronta a continuare la sua tradizione di feste glamour e crisi di marketing da risolvere, anche se per una volta Emily probabilmente non ne sarà la causa principale. La imprevedibile Princess Jane è ora una partner e, data la sua propensione a vendersi a qualsiasi marchio le offra uno stipendio, sarà senza dubbio un grattacapo per Sylvie e il team.

Mentre il creatore di Emily in Paris, Darren Starr, ha dichiarato a PEDESTRIAN.TV che la serie durerà “per tutte le stagioni che ci vorranno”, è raro che le serie Netflix superino le sei stagioni. Ma sia che Emily in Paris finisca con una potenziale sesta stagione, sia che ci siano molte altre stagioni in arrivo, probabilmente non abbiamo ancora visto l’ultima di Emily Cooper.

Stranger Things 5: Gaten Matarazzo anticipa morti importanti nel finale di serie, “Preparate i fazzoletti”

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Con Stranger Things ormai vicinissima alla conclusione dopo quasi un decennio, cresce l’ansia dei fan per l’epica stagione finale, che terminerà a fine mese. Cast e creatori stanno mantenendo il massimo riserbo, soprattutto riguardo al destino dei personaggi più amati e a chi potrebbe non ottenere il proprio lieto fine.

In una nuova intervista con ET, Gaten Matarazzo, volto di Dustin Henderson, ha preparato il pubblico a un epilogo profondamente emotivo: «Capisco l’ansia. Vi sento. Siamo qui per sostenervi qualunque cosa accada. Se il vostro personaggio preferito non sarà più con noi… chi lo sa? Non ho parole di conforto. L’unica cosa che posso dire è: preparatevi. Prendete fazzoletti, gelato, amici e famiglia.»

Il trailer di Stranger Things 5 – Volume 2 ha contribuito ad alimentare le teorie sui possibili addii. Una battuta già sentita in stagione 3 torna infatti a riecheggiare tra Dustin e Steve Harrington (Joe Keery): «Se tu muori, muoio anch’io.» Un giuramento che fa temere il peggio per entrambi, soprattutto considerando che Steve è sempre stato un favorito del pubblico.

Durante un’apparizione da Jimmy Fallon, i creatori Matt e Ross Duffer hanno ulteriormente giocato con le speculazioni: dopo aver allineato sul tavolo alcune Funko Pop dei personaggi, hanno fatto “cadere” proprio quella di Steve. Molti fan l’hanno interpretato come un indizio sul destino finale del personaggio.

In realtà, Steve sarebbe dovuto morire già nella stagione 1, ma i Duffer furono così colpiti dalla performance di Joe Keery da decidere di tenerlo nella serie, trasformandolo in uno dei pilastri più amati dello show. Proprio per questo, ora che la serie giunge al termine, alcuni temono che il suo arco narrativo possa chiudersi in modo tragico.

Stranger Things giungerà al termine il 31 dicembre, con l’ultimo episodio della serie. Il Volume 2, in arrivo il 25 dicembre, includerà tre episodi che mostreranno finalmente le conseguenze delle nuove rivelazioni: dai poteri risvegliati di Will, alla riunione di Eleven con sua sorella Kali, passando per il destino imminente di Dustin, Steve e degli altri protagonisti.

Il Volume 1 della stagione 5 è già disponibile su Netflix. Il Volume 2 debutta il 25 dicembre, mentre il gran finale arriverà il 31 dicembre.

Emily in Paris 6: nuovi indizi su location, trama e il futuro di Lucas Bravo secondo Darren Star e Lily Collins

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Le speranze e le prime anticipazioni su Emily in Paris – Stagione 6 iniziano a delinearsi grazie alle parole del creatore Darren Star e di Lily Collins, che hanno commentato la possibile nuova ambientazione, il ritorno di Lucas Bravo e la direzione della storia dopo il finale della stagione 5.

La quinta stagione aveva portato Emily a Roma, dove la protagonista aveva intrapreso un nuovo percorso sentimentale e professionale, pur continuando a fare avanti e indietro con la Francia. Tuttavia, l’ultimo episodio ha lasciato intravedere una nuova, suggestiva destinazione: la Grecia. Emily riceve infatti una cartolina da Gabriel (Lucas Bravo), che la invita a raggiungerlo, dopo che lo chef è riuscito a scalare i ranghi sotto il miliardario Thomas Heatherton (Jonathan Cake). Una scelta narrativa che apre la strada a un nuovo capitolo.

In un’intervista a Deadline, Darren Star ha confermato che Lucas Bravo tornerà ufficialmente come Gabriel nella stagione 6 e continuerà a essere parte della vita di Emily: «Si sono riconnessi in modo molto bello. Dove li porterà questo? Sicuramente suggerisce che resteranno nelle rispettive vite.»

Star ha anche rivelato di sperare che Emily accetti l’invito per la Grecia, sottolineando che Camille (Camille Razat) potrebbe giocare un ruolo rilevante nella sua storyline qualora la nuova stagione si spingesse davvero verso il Mediterraneo.

A sua volta, Lily Collins ha espresso entusiasmo per l’idea di una stagione ambientata in Grecia, aggiungendo che, qualunque sia la destinazione, Emily ci andrà insieme a Mindy (Ashley Park): «Spero davvero in un’altra stagione e di organizzare il suo addio al nubilato in Grecia. Ovunque andrà, ci andrà con Mindy.»

Collins ha anche riflettuto sulla dinamica tra Emily e Gabriel dopo il finale della stagione 5, che vede la protagonista finalmente serena e non più focalizzata sul romanticismo: «Emily è tranquilla. Ha gestito bene le cose con Gabriel e Marcello. È Gabriel ora a essere insicuro, e adoro questo ribaltamento. Lei è fine, lui sta ancora pensando a lei.»

La stagione 5 ha già mostrato una significativa espansione dell’universo della serie spostando buona parte della storia a Roma, una scelta che ha permesso di introdurre nuove sfumature nella vita di Emily e nella sua relazione con Marcello (Eugenio Franceschini). Una potenziale stagione ambientata in Grecia darebbe alla serie un’ulteriore occasione per reinventarsi, mantenendo però vivo il filo emotivo tra Emily e Gabriel.

Con la possibile Grecia come nuova cornice narrativa e la conferma del ritorno di Lucas Bravo, Emily in Paris 6 sembra pronta a esplorare nuove sfaccettature del rapporto tra i due protagonisti, offrendo magari una nuova prospettiva sulla loro storia.

In attesa della conferma ufficiale del rinnovo da parte di Netflix, i fan possono solo immaginare quali orizzonti attenderanno Emily Cooper nel prossimo capitolo della sua avventura europea.

Outlander: Blood of My Blood – Stagione 2 conclude ufficialmente le riprese: rivelate le prime foto dal set

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La popolare serie prequel Outlander: Blood of My Blood ha ufficialmente terminato le riprese della sua attesissima seconda stagione. L’annuncio arriva direttamente dal profilo Instagram di STARZ, che ha condiviso anche una serie di immagini dal set per celebrare il traguardo.

La produzione della stagione 2 era iniziata la scorsa estate, dopo il rinnovo anticipato della serie avvenuto ancora prima del debutto della prima stagione. Le nuove foto confermano il ritorno dei protagonisti Henry (Jeremy Irvine), Julia (Hermione Corfield), Brian (Jamie Roy) ed Ellen (Harriet Slater). Tra i volti già noti compaiono inoltre Jocasta (Maria Doyle Kennedy), Ned (Conor MacNeill) e Malcom (Jhon Lumsden). Presenti anche Dougal (Graham McTavish) e Maura (Bobby Rainsbury), sposatisi nel finale della prima stagione.

Con la fine delle riprese, i fan si chiedono ora quando potranno vedere la nuova stagione. Se il ciclo di post-produzione seguirà il ritmo abituale — spesso lungo quanto le riprese — la stagione 2 di Outlander: Blood of My Blood potrebbe arrivare già da giugno 2026. Si tratta però soltanto di speculazioni: STARZ non ha ancora comunicato alcuna data ufficiale.

 

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Outlander: Blood of My Blood è il prequel di Outlander e racconta le storie dei genitori dei protagonisti Claire (Caitriona Balfe) e Jamie (Sam Heughan). Le vicende delle due coppie si svolgono inizialmente in epoche diverse, fino a intrecciarsi grazie ai viaggi nel tempo. La serie amplia la mitologia dell’universo di Outlander ma funziona anche come racconto autonomo.

Tutti gli episodi della stagione 1 sono disponibili in streaming su STARZ. La stagione 2 non ha ancora una data di uscita.

MobLand – Stagione 2: le foto dal set rivelano il primo sguardo al ritorno di Pierce Brosnan e Helen Mirren

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Pierce Brosnan e Helen Mirren sono tornati nei panni dei temibili coniugi Harrigan mentre Guy Ritchie avvia ufficialmente le riprese della stagione 2 di MobLand. Le prime immagini dal set, scattate per le strade di Londra e diffuse dal Daily Mail, mostrano Mirren e Brosnan nuovamente immersi nei loro ruoli di spietati leader criminali.

Nelle foto, Helen Mirren appare avvolta in un look di pelliccia e pelle, perfetto per la manipolatrice matriarca Maeve Harrigan, mentre Pierce Brosnan sfoggia l’eleganza glaciale del boss Conrad Harrigan. Gli scatti ritraggono anche Ritchie, produttore esecutivo e regista di alcuni episodi, al fianco di Brosnan mentre discutono una scena.

Le foto mostrano Mirren camminare lungo un marciapiede con una borsa di pelle gigante, e in un altro momento impugnare un telecomando con aria concentrata. Un’altra immagine la ritrae in un abbraccio sul set con Anson Boon, che interpreta il problematico figlio Eddie. I due vengono poi visti attraverso la finestra di un bar, mentre sembrano girare una scena in cui Eddie consegna a Maeve una cartella misteriosa—il contenuto resta avvolto nel segreto, dal momento che i dettagli della trama della nuova stagione sono tenuti sotto stretto riserbo.

Altri scatti mostrano Mirren tra un ciak e l’altro con un gilet imbottito sopra il suo look animalier, oppure mentre scende dalla macchina stringendo un piccolo bicchiere da caffè.

La stagione 1 di MobLand è approdata su Paramount+ nel 2025, ottenendo un solido 76% su Rotten Tomatoes e guadagnandosi recensioni generalmente positive. La critica ha elogiato in particolare le interpretazioni di Brosnan e Mirren, insieme a quelle di Tom Hardy, Paddy Considine, Joanne Froggatt e altri membri del cast. Gli aspetti più apprezzati hanno riguardato il tono avvincente e i colpi di scena, sebbene molti recensori abbiano sottolineato l’uso frequente dei cliché del genere crime.

Nonostante le critiche miste, la risposta del pubblico è stata più che positiva: MobLand ha infatti segnato un record per Paramount+, con 2,2 milioni di spettatori globali all’esordio, convincendo la piattaforma a rinnovare rapidamente la serie per una seconda stagione.

Nella stagione 2 torneranno tutti i protagonisti principali, mentre tra le nuove aggiunte al cast figurano Johnny Flynn e Ophelia Lovibond, che si uniranno come regular.

Zootropolis 2: spiegazione della scena post-credits: come prepara il terreno per Zootopia 3

Zootropolis 2 getta le basi per un terzo film nella scena post-crediti. Zootopia 2 si concentra su un nuovo caso per Judy Hopps e Nick Wilde, che li vede collaborare per indagare su un serpente che si aggira per la città. Nel corso delle indagini, i due scoprono una cospirazione che risale agli albori della città.

Per la maggior parte, Zootropolis 2 è un film autonomo. Tuttavia, ci sono due importanti anticipazioni per un sequel. Uno di questi si verifica durante il film stesso, ma la domanda più urgente per un sequel si pone durante la scena post-crediti del film. Se ci sarà un sequel, il teaser post-crediti suggerisce che potrebbe entrare in gioco un’altra classe di animali.

Una piuma nella scena post-crediti di Zootropolis 2 suggerisce la direzione di Zootropolis 3

La scena post-crediti di Zootropolis 2 anticipa la comparsa di uccelli in un ambiente popolato da animali, suggerendo che un potenziale sequel sarebbe incentrato sul ruolo delle specie aviarie nell’universo.

La scena post-crediti di Zootropolis 2 si concentra su Judy Hopps a casa sua, mentre riflette sul suo successo e prende in giro i suoi vicini ficcanaso. Mentre si allontana, però, una piuma atterra sul davanzale della finestra aperta. Questo è un chiaro indizio che, dopo l’introduzione dei rettili in Zootropolis 2, Zootropolis 3 si sposterà sugli uccelli.

Come per i rettili e gli anfibi, in Zootopia non sono stati visti uccelli. Il primo film presenta solo mammiferi, mentre il sequel conferma che i rettili facevano parte della comunità, ma sono stati cacciati o costretti a nascondersi un secolo prima dei giorni nostri. Questo suggerisce che potrebbe esserci un motivo per cui anche gli uccelli sono stati isolati.

Dato che è stata vista solo una piuma, è difficile capire dalla scena post-crediti di Zootopia 2 se gli uccelli siano una comunità isolata come i rettili o se siano semplicemente stati rimossi da ciò che il pubblico ha visto finora. Potrebbero anche esserci città vicine, simili a Zootopia, progettate specificamente per far vivere gli uccelli.

L’ampio accenno agli uccelli nel mondo di Zootropolis 2 potrebbe andare in molte direzioni, soprattutto alla luce del fatto che Zootropolis 2 si conclude con i rettili che vengono formalmente riaccettati nella città. Gli uccelli potrebbero vedere questo come un problema, spiegando perché stanno decidendo di rendere nota la loro presenza in tutta la città.

È anche possibile che, dopo due casi di successo in cui ha contribuito a smascherare importanti cospirazioni, Judy sia stata presa di mira dagli uccelli. Questo potrebbe avvenire prima che tentino di reclutarla per i loro piani, o potenzialmente per tenerla d’occhio in modo che non interferisca con le loro intenzioni.

Entrambe le opzioni evidenziano il motivo per cui un uccello sembra volare sopra la casa di Judy. Nel film non sono state viste altre piume e la probabilità che si tratti di una semplice caduta casuale sembra troppo estrema. Sembra più probabile che, se gli uccelli avranno un ruolo in Zootopia 3, almeno alcuni di loro saranno concentrati su Judy.

Nick ha accidentalmente liberato molti criminali a Zootopia

L’indagine sulla cospirazione al centro di Zootopia porta a un vantaggio inaspettato per la criminalità della città. Dopo essere stati arrestati dalla polizia di Zootopia, Nick e Nibbles riescono a evadere. Tuttavia, nel farlo, Nick apre accidentalmente tutte le celle e libera centinaia di criminali.

Sebbene inizialmente questo sembri un evento negativo per Nick e Nibbles, i criminali approfittano rapidamente della situazione e fuggono tutti. La fine del film sottolinea questo punto, con Judy che osserva che lei e Nick avranno molto lavoro da fare per catturare tutti i detenuti e riportarli alla giustizia.

La gag alla fine del film conferma che il loro primo obiettivo è Bellweather, il cattivo del primo film, che riescono a catturare rapidamente. Tuttavia, questo lascia molti altri criminali in libertà che la coppia dovrà cercare di catturare. È un modo buffo e silenziosamente perfetto per impostare nuove trame.

Questo potrebbe essere utilizzato come spunto per molte gag veloci in un potenziale terzo film di Zootopia. Potrebbe anche essere utilizzato come espediente narrativo per cortometraggi distribuiti tramite Disney+ o come base per un’intera serieZootopia incentrata sugli sforzi della coppia per catturare tutti gli animali fuggiti dalla prigionia.

Zootopia 2 apre le porte a molte potenziali direzioni per il sequel, che potrebbero essere ripagate in Zootopia 3. Anche se al momento della stesura di questo articolo non è stata confermata una terza puntata della serie, i colpi di scena finali di Zootopia 2, insieme alla scena post-crediti, gettano le basi per un altro seguito.

10 Dance, spiegazione del finale: Suzuki Shinya e Sugiki Shinya vivranno felici e contenti?

10Dance è un film drammatico romantico giapponese del 2025 in streaming su Netflix, tratto dall’omonima serie manga BL (Boys Love) di Sato Inoue. Il film è incentrato su due ballerini esperti di due diversi stili di danza competitiva, Shinya Suzuki e Shinya Siguki, che decidono di lavorare insieme per prepararsi ai campionati mondiali di danza e gradualmente si ritrovano attratti l’uno dall’altro. Credo che per apprezzare davvero 10Dance bisogna essere appassionati di film di danza o di melodrammi dal finale insoddisfacente, poiché il film è decisamente privo di elementi drammatici forti o anche solo di una storia d’amore queer.

Di cosa parla il film?

10Dance si apre con un ballerino esperto, Shinya Suzuki, che guarda un video di una recente competizione del famoso e apprezzato ballerino di sala da ballo Shinya Siguki. Ammette che, sebbene Siguki abbia la capacità di eseguire tutti i passi alla perfezione mantenendo una forma impeccabile, gli manca qualcosa di così fondamentale nella danza da non poter essere considerato il miglior ballerino al mondo. Forse alludendo allo spirito e all’essenza del piacere che è così cruciale nelle esibizioni di danza, Suzuki odia assolutamente Siguki per questa sua mancanza e lo tratta persino come un rivale professionale, anche se appartengono a due stili di danza diversi. Suzuki e la sua partner, Aki Tajima, sono specializzati in danza latino-americana e si esibiscono solo in cha-cha-cha, samba, rumba, paso doble e jive. D’altra parte, Siguki e Fusako Yagami sono ballerini di sala da ballo specializzati in valzer, tango, valzer viennese, slow foxtrot e quickstep.

Le due coppie di ballerini si erano incontrate per la prima volta al 31° Campionato giapponese di danza, dove avevano vinto nelle rispettive categorie individuali. Dopo la finale e la cerimonia di premiazione, ai due campioni è stato chiesto di esibirsi un’ultima volta sulla pista da ballo, questa volta insieme, solo per mostrare ancora una volta il loro talento. È stato allora che Suzuki ha visto Siguki ballare dal vivo per la prima volta e ha sviluppato un immenso odio nei suoi confronti, il cui motivo esatto rimane oscuro anche a lui stesso. È stato anche allora che ha deciso di competere direttamente contro Siguki un giorno e di sconfiggerlo per dimostrare la sua superiorità. Sebbene i ballerini di ballo da sala e latino-americano non siano solitamente messi a confronto, la Coppa del Mondo di Danza richiede che i partecipanti siano esperti in entrambi gli stili ed eseguano tutte e 10 le danze, motivo per cui è conosciuta come la competizione 10Dance.

Un anno dopo, Siguki si avvicina a Suzuki dopo un evento, e le sue intenzioni sembrano essere quelle di mettere da parte qualsiasi rivalità o inimicizia tra le due coppie, anche se Siguki non aveva mai espresso realmente alcuna animosità. Dato che Suzuki è un esperto di balli latino-americani ed è il migliore in questo stile in Giappone, Siguki vuole ricevere da lui una formazione in questo stile. In cambio, promette di allenare Suzuki nei balli da sala, in modo che entrambe le coppie siano ben preparate prima del Campionato Mondiale. Anche se Suzuki ha delle obiezioni su questo accordo, principalmente a causa della sua forte avversione per Siguki, Aki lo convince del contrario, poiché si rende conto di quanto questa opportunità possa essere importante. Così, le due coppie iniziano ad allenarsi insieme, con Suzuki e Siguki totalmente impreparati al turbine che sta per travolgere le loro vite.

Come fanno Suzuki e Siguki ad avvicinarsi nonostante le loro differenze?

Quando le due coppie iniziano ad allenarsi insieme nella scuola di ballo di Shinya Siguki, le enormi differenze tra i due uomini diventano evidenti. Suzuki e Siguki appartengono a mondi molto diversi, il che ha avuto un impatto enorme sulle loro rispettive carriere. Suzuki ha origini cubane, essendo nato e cresciuto all’Avana, una città a cui è molto legato. Uno dei suoi genitori è cubano, motivo per cui non esita ad accettare di avere sangue cubano nelle vene e sente la mancanza dell’Avana ovunque si trovi nel mondo. È quindi ovvio che Suzuki si sia allenato nello stile di danza latino-americano fin da giovane e che ora ne sia diventato un praticante. Il flusso e il ritmo così cruciali in queste forme di danza gli vengono molto naturali e muovere il corpo a tempo non è una sfida per lui, soprattutto dopo tutti questi anni di allenamento.

D’altra parte, Siguki ha avuto un’educazione completamente diversa, in una sofisticata famiglia giapponese dove è stato incoraggiato e forse anche spinto ad allenarsi nei balli da sala classici occidentali. Il suo stoicismo molto evidente nelle espressioni, sia durante le esibizioni che nella vita privata, deriva dalle lezioni e dalle esperienze dell’infanzia. Anche lui è eccezionalmente abile nel muovere il corpo al ritmo della musica e nei passi rigorosi delle danze da sala, ma in modo molto diverso da Suzuki. Siguki emana la sicurezza e l’aplomb dominanti richiesti in queste danze, motivo per cui è considerato uno dei migliori ballerini di sala al mondo. In sostanza, Suzuki e Siguki incarnano i rispettivi stili di danza e le loro personalità si basano sulle loro forme d’arte, il che li rende naturalmente molto diversi l’uno dall’altro.

Mentre i due e i rispettivi partner di ballo imparano a conoscere questi minimi dettagli l’uno dell’altro, si rendono anche conto dei tipi di ostacoli che ciascuno di loro deve affrontare a causa della propria identità. Ma va notato che i personaggi non riconoscono quasi mai queste difficoltà quando si tratta dei loro rivali, e questi momenti nel film servono principalmente come esposizione per noi. A causa delle sue origini cubane, Suzuki spesso non viene preso sul serio nel cupo mondo della danza classica occidentale, e lo stesso Siguki una volta si rivolge a lui come a un semplice cubano, guardandolo chiaramente con disprezzo. È come se ci si aspettasse che un ballerino dell’Avana fosse in grado di ballare solo stili latino-americani e fosse assolutamente incapace di ballare il ballo da sala. Allo stesso modo, Siguki è spesso considerato freddo e noioso a causa del suo atteggiamento stoico e serio. È Suzuki che, più di chiunque altro, tratta Siguki con disprezzo perché ritiene che quest’ultimo balli senza alcuna passione per l’arte.

Le loro differenze si riversano naturalmente anche nel campo della danza, ed entrambi faticano ad apprendere i passi di danza dell’altro e a replicare l’intenso vigore e la leadership sicura che questi stili richiedono. Suzuki e Siguki diventano entrambi impazienti e più severi durante le loro sessioni di allenamento, ed è anche in questo momento che iniziano ad avvicinarsi l’uno all’altro in modo senza precedenti. Durante una delle loro sessioni, Siguki fa interpretare a Suzuki il ruolo della partner femminile nei passi di danza, ed egli esercita la forza dominante che il ballerino maschile è solitamente tenuto a mantenere in tali passi. Contrariamente a quanto si aspettava, Suzuki apprezza moltissimo l’esperienza di essere dominato da un uomo che dovrebbe odiare così tanto, e segretamente desidera trovarsi di nuovo in quella posizione. Mentre mostra il modo perfetto per esprimere il ritmo richiesto nella danza latinoamericana, Suzuki si toglie la maglietta e muove il corpo con passione, e Siguki non può fare a meno di essere attratto da quel gesto.

Diventa gradualmente evidente che l’inspiegabile antipatia che Suzuki provava per Siguki e il disprezzo che Siguki provava per Suzuki erano entrambi probabilmente radicati nell’attrazione romantica e sessuale che avevano sempre provato l’uno per l’altro, ma che avevano dovuto reprimere per molto tempo. Ma una volta che ammettono a se stessi i propri sentimenti, non si preoccupano più molto del giudizio sociale e della persecuzione omofoba che potrebbero dover affrontare a causa della loro scelta. La loro storia d’amore giunge a un magico compimento quando Siguki decide di cedere ai propri sentimenti e corre alla stazione della metropolitana per raggiungere Suzuki sul treno e attirarlo a sé per baciarlo. Dice a Suzuki che può fermarlo immediatamente se è contrario a ciò che sta per accadere, ma Suzuki invece attira Siguki verso di sé in modo drammatico e i due si baciano appassionatamente per la prima volta.

Perché Fusako mente riguardo al video?

A metà di 10Dance, sembra esserci una certa confusione riguardo alla partner di ballo di Siguki, Fusako Yagami, quando lei dice a Suzuki e al suo partner, Aki Tajima, che non era lei la ragazza che appariva nel famoso video dell’esibizione di Siguki di alcuni anni prima. La questione è un po’ sospetta per Suzuki, dato che Siguki non è noto per aver avuto molte partner di ballo nella sua carriera, e quindi lo affronta subito. Ciò che Siguki rivela fornisce ulteriori ragioni per spiegare il tipo di uomo che è, poiché lui stesso sembra essere sconvolto e disgustato dai tratti maschili tossici che ha sviluppato nel corso degli anni. Ancora una volta, il suo passato è fondamentale per averlo reso così, poiché ha imparato a essere un certo tipo di uomo per avere successo nel campo del ballo da sala.

Fin da piccolo, Siguki viveva nella casa di una famosa ballerina di sala da ballo nel Regno Unito, Martha Milton, poiché aveva iniziato a ricevere lezioni da lei, e sebbene anche sua madre vivesse nella stessa casa, Siguki ammette di sentirsi ugualmente legato a Martha, che considerava come una madre. Un giorno, Martha lo portò alla Blackpool Tower, dove vide una splendida fotografia di Martha e del suo partner di ballo durante uno dei loro iconici passi di danza. L’uomo nella foto era evidentemente molto stoico, molto severo, come Siguki ricorda ancora, e Martha gli insegnò che solo un uomo come quello, estremamente rigido, testardo e rigido, per dirla in parole povere, aveva le carte in regola per diventare un gentiluomo che avrebbe avuto successo come ballerino di sala da ballo.

Poiché Siguki sognava già di diventare un ballerino di sala da ballo professionista, iniziò ad ammirare questa immagine di “vero gentiluomo” e iniziò a costruirsi un carattere simile. Questo alla fine ebbe un effetto terribile sulla sua partner di ballo, Fusako Yagami, solo pochi mesi dopo che lei aveva iniziato a esibirsi con lui. Fusako era una giovane ballerina entusiasta di ballare con il famoso Shinya Siguki, ma ben presto scoprì il suo lato mostruoso. Durante una delle loro esibizioni in una competizione, Siguki si infuriò per l’incapacità di Fusako di eseguire determinati passi e mantenere la postura corretta, e la maltrattò fisicamente nel modo più vile, tutto per insegnarle la disciplina e farla ballare meglio. La costrinse poi a indossare un abito specifico e a esibirsi in finale in quello stato di shock, pur sapendo che esperienze simili con il suo ex partner le avevano causato un disturbo da stress post-traumatico. A peggiorare le cose, Siguki ora ammette di aver provato anche attrazione sessuale per Fusako, nervosa e tremante in quella situazione, dopo aver affermato il suo dominio sulla giovane donna, e di averla persino costretta a fare l’amore con lui, se non addirittura di averla semplicemente violentata. Fusako era naturalmente ancora più scioccata dopo questo incidente, poiché il suo disturbo da stress post-traumatico si era innescato e aggravato, motivo per cui lo ha completamente cancellato dalla sua memoria e sostiene di non aver mai ballato in un abito nero con Siguki, anche se ci sono prove fotografiche che lo dimostrano.

Perché i due amanti si separano?

Sebbene Suzuki e Siguki mantengano segreta la loro storia d’amore, coltivano la loro relazione in modo appassionato, ma tutto va storto al 73° Campionato mondiale di danza, dove Siguki e Fusako finiscono secondi, dopo i loro rivali di lunga data, Giulio Moretti e Liana Javalanka. Si dà il caso che Liana fosse stata in passato la partner di Siguki, sia sulla pista da ballo che sentimentalmente. È risaputo nel settore che Siguki amasse Liana alla follia e volesse stare sempre con lei, ma fu Liana a lasciarlo per diventare la partner di Giulio, con cui credeva che la sua carriera sarebbe fiorita. Ora, il presentatore chiede un ballo incrociato come esibizione speciale dopo la cerimonia di premiazione, chiedendo a Siguki di ballare con Liana. Nonostante sia stato ferito da lei in passato, Siguki accetta felicemente di ballare e si diverte chiaramente mentre si esibisce di nuovo con l’amore della sua vita. Questo sembra turbare Suzuki, che diventa geloso dei gesti intimi del suo amante con la sua ex. Inoltre, Suzuki sembra anche turbato dal fatto che Siguki accetti così civilmente l’esibizione, pur sapendo bene che i giudici hanno assegnato il primo premio a Giulio solo a causa delle origini giapponesi di Siguki, che sono ancora una volta considerate inferiori dagli europei. Allo stesso tempo, Suzuki litiga con alcuni membri della commissione giudicatrice, tutto per il suo amato Siguki, che accetta facilmente la sconfitta e accetta persino di ballare con la donna che lo ha letteralmente lasciato per lo stesso pregiudizio che i giudici hanno nei suoi confronti. Pertanto, Suzuki affronta Siguki quando si incontrano dopo l’evento, e rimane scioccato nell’apprendere che il suo amato sta effettivamente rompendo con lui.

Nonostante inizialmente abbia ceduto ai suoi sentimenti, Siguki è sicuramente una persona che ama mostrare una facciata davanti alla società, e quindi sembra rifiutarsi di stare con Suzuki perché sente che questa relazione non farebbe altro che danneggiare ancora di più la sua carriera. È anche possibile che passare alcuni minuti così vicino a Liana gli abbia fatto ricordare ancora una volta la passione e il dolore della relazione, e quindi abbia scelto di rompere con Suzuki. A questo punto del film, sembra anche probabile che Siguki abbia solo finto il suo interesse per l’altro ballerino al fine di imparare meglio i balli latino-americani, e ora che questo scopo è stato raggiunto, lascia l’uomo, che è assolutamente sbalordito dalla rottura.

Suzuki e Siguki si riuniscono?

I ballerini si incontrano di nuovo al torneo Dance Asian Cup 2026, che si svolge pochi mesi dopo. Siguki non partecipa all’evento, ma è comunque un ospite speciale invitato dalla federazione. Nonostante la sua brillante performance, Suzuki non vince la divisione latinoamericana, apparentemente perché la federazione internazionale di danza non vuole più sostenerlo e quindi ha portato molti ballerini internazionali di livello superiore all’evento solo per farlo sconfiggere. Alla fine della competizione, Siguki organizza un’esibizione speciale e, sebbene tutti si aspettino che balli con Fusako, in realtà chiede a Suzuki di esibirsi con lui.

Nel finale di 10Dance, i due amanti si divertono durante l’esibizione e Suzuki cerca di baciare il suo amato, chiaramente desideroso di tornare insieme a lui. Ma nella scena finale, Siguki dà un segnale molto ambiguo, che lo rende facilmente uno degli amanti più tossici di tutto il cinema di quest’anno, poiché si concede alcuni baci delicati eppure dice provocatoriamente a Suzuki che presto si incontreranno alla competizione 10Dance. Forse il film rimane fedele all’opera originale da cui è stato adattato, e quindi ci si può aspettare di vedere gli amanti competere l’uno contro l’altro nella competizione in un sequel, nonostante la loro relazione tossica sia ancora una possibilità.

Sylvester Stallone: svelata la verità dietro l’uscita dal reboot di Cliffhanger: una causa legale rivela i retroscena

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Il reboot di Cliffhanger, atteso nelle sale nel 2026, arriverà senza la partecipazione di Sylvester Stallone, e una recente causa legale ha finalmente chiarito perché l’attore non tornerà nel ruolo che contribuì a definire la sua carriera negli anni ’90. Dopo i successi di Rocky e Rambo, Stallone interpretò in Cliffhanger un ranger di montagna che tenta di sventare i piani di una banda di criminali sulle Rocky Mountains. Un sequel era stato messo in sviluppo, ma nel 2024 l’attore si è improvvisamente ritirato dal progetto.

Secondo una denuncia presentata dal produttore Neal Moritz contro i finanziatori del film (via Variety), i motivi principali riguardano soldi e problemi di programmazione. Moritz sostiene che la società di distribuzione Rocket Science Industries avesse concordato un compenso da 2,5 milioni di dollari per la produzione, con una parte destinata in anticipo a Stallone. Tuttavia, il pagamento non sarebbe mai arrivato. Moritz afferma che Rocket Science «si è rifiutata di garantire il compenso di Stallone», impedendo così al team creativo di finalizzare il contratto con l’attore, nonostante fosse stato realizzato persino un sizzle reel con Stallone da mostrare ai sales agent.

Il mancato accordo ha provocato rinvii nella produzione, costringendo la squadra a cambi di regia: Jean-François Richet ha sostituito Ric Roman Waugh, mentre Melanie Toast è intervenuta sul nuovo script. Nel frattempo, i ritardi hanno creato un problema ulteriore: Stallone avrebbe dovuto girare Cliffhanger nello stesso periodo in cui era previsto il suo ritorno sul set della serie Tulsa King di Taylor Sheridan. Impossibilitato a conciliare le due produzioni, l’attore ha scelto di rispettare gli impegni televisivi, senza mai firmare un accordo definitivo per il sequel.

La causa sostiene inoltre che Rocket Science, a seguito dell’uscita di Stallone, avrebbe iniziato a fronteggiare difficoltà finanziarie e avrebbe provato a rimandare il pagamento dei compensi di Moritz e del produttore Toby Jaffe. I finanziatori avrebbero acconsentito a procedere solo se i produttori avessero accettato il rinvio, una richiesta considerata “altamente inusuale” nella denuncia.

Con Stallone fuori dal progetto, i produttori hanno deciso di trasformare l’ex sequel in un vero e proprio reboot, affidato alle nuove star Lily James e Pierce Brosnan, con Jaume Collet-Serra come ulteriore sostituto alla regia. Nel cast ci saranno anche Nell Tiger Free, Franz Rogowski, Shubham Saraf, Assaad Bouab, Suzy Bemba e Bruno Gouery.

La trama seguirà Naomi Cooper (James), impegnata a salvare la sua famiglia dopo essere sfuggita all’attacco di un gruppo di rapitori tra le montagne. Il film è previsto nelle sale il 28 agosto 2026, anche se non è chiaro se la causa in corso tra Moritz e Rocket Science potrà comportare ulteriori ritardi.

FOTO: Sylvester Stallone partecipa al photocall per il film “Rambo V” durante il 72° Festival di Cannes il 24 maggio 2019 a Cannes, Francia. — Foto di arp via DepositPhotos.com