Nowhere Special è l’ultimo film di
Uberto Pasolini e uscirà nelle nostre sale l’8
dicembre, ma era stato presentato l’anno scorso alla 77esima Mostra
Internazionale d’Arte Cinematografica a Venezia per la sezione
Orizzonti. Il regista non era nuovo a Venezia, perché aveva già
presentato Still Life nel 2013, con il quale vinse il
premio alla regia per quella stessa sezione.
La delicatezza è rimasta
la sua cifra stilistica, soprattutto utilizzata con temi imponenti
come la morte: vissuta da chi resta e chi se ne sta per andare.
Nowhere Special, la trama del film
In Nowhere
Special c’è John (James Norton), padre
single e senza famiglia d’origine, a cui restano pochi mesi di vita
e che deve scegliere dei genitori adottivi per Michael, il suo
bimbo di quattro anni (Daniel Lamont).
È deliziosa la tenerezza
del personaggio che James Norton sa tirare fuori da sé, anche alla
luce del suo curriculum di cattivi e personalità ambigue che ha
interpretato nel corso degli anni (le serie Happy
Valley e McMafia, o la
pellicola L’apparenza delle cose). Il modo
in cui sta accanto al piccolo Michael, e tutti i silenzi densi e
ricolmi di sguardi, regalano una prova attoriale – anche per quanto
riguarda il giovanissimo Daniel Lamont – di un livello davvero
lodevole, considerando tra l’altro la capacità di guidare il
piccolo.
Uberto
Pasolini, poi, scrive e dirige tutta la storia sfruttando
il pallido e umido sole di Belfast, con scene concise, ma piene ed
essenziali nell’arrivare dritte al sodo della faccenda, serrata
negli occhi scavati e malinconici di John che si rivolgono sempre
con innamorata arrendevolezza al visetto paffuto di Michael.
L’innegabile bellezza
dello stile narrativo del regista risiede nel suo saper fare
trasudare prima di tutto dalla messa in scena ciò di cui vuole
veramente parlare, e di conseguenza da quale angolazione farlo.
È chiaro che sia
straziante tutto già da subito, non solo per la storia in sé –
peraltro tratta da un fatto vero – ma anche per quello che
inesorabilmente ne conseguirà: cosa mai potrà provare un padre di
trentaquattro anni che sa che dovrà delegare la crescita di suo
figlio a qualcun altro perché lui sta per morire?
Il centro infatti resta
la piega che l’autore vuole far prendere all’oggetto che sta
trattando che spinge lo spettatore a riflettere, sequenza dopo
sequenza, sollevando tutto ad un livello superiore e facendo uso
dei volti dei suoi splendidi attori. Perché quello che in fondo
viene descritto non è solamente la bruttezza della morte, ma la
perenne forza creatrice della vita, nonostante tutto.
La verità, dopotutto, è
che nulla di quello che è nostro lo è realmente. Sembrerebbe una
triste ovvietà, ma non lo è così tanto. Uberto
Pasolini ama fluttuare in modo dolce su uno dei dolori più
disperanti che esistano, così come su una delle paure più grandi,
anzi, probabilmente la più grande in assoluto. Ma nel farlo riesce
a spiegare l’aspetto più semplice che è condensato nella soluzione
migliore a tutto quello che non possiamo controllare: la
fiducia.
Quello che resta dopo la morte
Ciò che il regista
racconta della morte è che non spazza via tutto con sé, anzi.
Quello che resta è la parte più importante ed è su questo che si
poggia il protagonista. Il senso prezioso della sua vita è quello
che lascia al suo piccolo, e niente di più. È la sua eredità e la
consapevolezza di quanto sia importante a dargli forza, perché sarà
la stessa che riceverà Michael col suo ricordo, giorno dopo giorno.
Solo il suo amore rimarrà, ed è descritto con sofferta
chiarezza.
Pasolini è
sostanzialmente un artista dal tocco fuori dall’ordinario, che
riesce di nuovo ad affrontare un argomento complesso, non solo
senza scadere nel melenso, ma dicendo il minor numero di parole
possibili.
Dopo milioni di copie
vendute e
quattro adattamenti in live action, Diario di una
Schiappa approda all’animazione, con un primo
lungometraggio a cartoni animati che sembra restituire ai
personaggi e alle situazioni immaginate da Jeff
Kinney la
loro naturale collocazione. Nato come progetto a fumetti,
infatti, la serie trova, in questo film disponibile dal 3 dicembre
su Disney+, un adattamento fedele non solo
nei fatti ma soprattutto nello spirito e nell’immediatezza dei
tratti rappresentativi dei personaggi.
La trama di Diario di una Schiappa
Greg
Heffley, studente della scuola media dall’aspetto
emaciato, ma con una grande immaginazione. Il ragazzino spera di
diventare un giorno ricco e famoso e trascorre le sue giornate in
compagni del suo migliore amico, Rowley Jefferson, che al contrario
di lui si limita a vivere senza complicarsi l’esistenza. Nonostante
Greg pianifichi i suoi ambiziosi progetti per realizzare il suo
sogno, al momento il suo problema non è come ottenere successo e
fama, ma come sfuggire ai bulli e vivere la scuola media nel
miglior modo possibile. Tutto ciò che passa per la sua testa è
raccolto nel suo diario, dove racconta cosa gli accade giorno dopo
giorno. Tra eventi esilaranti e pensieri fuori dagli schemi, il
giovane imparerà a vivere questi anni scolastici insieme ai suoi
amici, ma soprattutto quanto sia importante nella vita lottare per
le cose giuste.
Diretto da
Swinton Scott, il film si avvale della
collaborazione diretta di Kinney che si avvicina a questo progetto
con la consapevolezza che sta mettendo se stesso, o quantomeno una
parte di sé, in un racconto che per la prima volta dà concretezza
“a tre dimensioni” ai suoi elementari eppure efficaci personaggi di
carta.
Un pubblico ancora più
vasto per le avventure di Greg
Se gli adattamenti in
live action sono stati dei simpatici racconti che portavano a
schermo una versione delle sue idee, con Diario di una
Schiappa (2021), Kinney può considerare divenuti reali
(per il cinema) Greg, Rowley e tutti quei vivaci personaggi nati
dalla sua immaginazione. Naturalmente il linguaggio è estremamente
semplice e il pubblico di riferimento giovane, come quello dei
fumetti, dopotutto, tuttavia il film ha una forte presa e
un’animazione accattivante, tutto proteso a soddisfare un pubblico
che non è mai stato così vasto per Kinney.
Se infatti i suoi libri
sono a tutti gli effetti dei successi editoriali, una distribuzione
così capillare come quella che si ottiene attraverso Disney+ è davvero la svolta per chi ha
creato dei personaggi che, data la loro amabilità e la loro
capacità di entrare in relazione con il pubblico, faranno
prestissimo parte della vita di moltissimi bambini, molti di più di
quelli che hanno letto le loro avventure.
Il valore del tempo
Diario di una
Schiappa ripropone con grande cuore e umorismo le
avventure di Greg, che cerca di diventare grande contrastando la
sua stessa natura di bambino, una lezione importante per tutti
coloro che hanno fretta di crescere e che sarebbe bello invece
imparassero a godersi la propria età, qualunque essa sia, in attesa
che il tempo e l’esperienza facciano naturalmente la loro
parte.
Anche se la transizione
dall’esibizione sul palco al grande schermo potrebbe risultare
naturale per un musicista, solo pochi sono riusciti a guadagnarsi
il plauso della critica per le loro performance e premi prestigiosi
come nomination agli Oscar.
Da Britney Spears a
Keith Richards, molti musicisti hanno sperimentato
la recitazione sul grande schermo; proprio grazie alla loro
inclusione nel cast, molti film hanno attirato in massa il pubblico
nelle sale, ma non sono stati necessariamente elogiati dalla
critica: ci vuole veramente il ruolo perfetto per riuscire in
performance memorabili, che stupiscano il pubblico. Vediamo assieme
chi sono stati i 10 musicisti che hanno ricevuto una nomination
agli Oscar per le loro interpretazioni da attori.
Frank Sinatra (1954, 1956)
Il primo viaggio di
Frank Sinatra verso gli Oscar fu nel 1954 quando
venne nominato per il suo ruolo di supporto nel dramma di guerra di
Fred ZinnemannDa qui
all’eternità. Nel film, Sinatra interpretava il soldato
Angelo Maggio, un membro dell’esercito americano
che assiste all’attacco a Pearl Harbour.
Sinatra consolidò
ulteriormente la sua immagine da attore più avanti, quando venne
nominato come migliore attore per la pellicola L’uomo dal
braccio d’oro nel 1956: candidato in tre categorie, il
film è incentrato su Frankie Machine, un
tossicodipendente e detenuto che lotta per rimanere pulito dopo
essere stato rilasciato dalla prigione.
Barbra Streisand (1969, 1974)
Con molteplici Emmy, Grammy
e Oscar vinti, oltre a un Tony, Barbra Streisand è
una delle artiste più premiate di sempre a Hollywood. Dal palco
allo schermo, la Streisand ha sempre stupito il
pubblico con la sua grande voce e il suo grande cuore.
La sua prima nomination all’Oscar
come migliore attrice è arrivata nel 1969 per la sua
interpretazione di Franny Brice in Funny
Girl. Il film segue la vita di Brice, una star del cinema
e comica che vive a New York. Nel film, la
Streisand si esibisce in diversi numeri musicali,
tra i quali spicca “Don’t Rain On My
Parade“, canzone che ha messo definitivamente in
mostra la sua vocalità impressionante.
Diana Ross (1973)
Meglio conosciuta come
membro del gruppo canoro The Supremes, e per
successi da solista come “Ain’t No Mountain High
Enough“, il primo ruolo da attrice di Diana
Ross fu nel 1972 in Lady Sings the Blues,
performance che l’avrebbe portata a conseguire una nomination agli
Oscar come miglior attrice.
Nel film, Ross
ritrae l’iconica cantante jazz Billie Holiday: lo
stimato critico Roger Ebert definì la sua interpretazione come
una delle migliori dell’anno. Tuttavia, la Ross
alla fine perse il premio a favore di un’altra grandissima attrice
e cantante: Liza Minelli.
Cher (1983, 1987)
Quando le fu offerto il
primo ruolo importante al cinema, come operaia in un impianto di
produzione di combustibile nucleare, Cher non era
estranea all’occhio della telecamera. Dal 1971 al 1974 ha avuto il
suo sketch show personale, The Sonny and Cher Comedy
Hour, oltre a ruoli in un paio di film ed episodi
televisivi.
In Silkwood di
Mike Nichols, Cher recitava
accanto al due volte premio Oscar Meryl Streep. Dopo la sua nomination, Cher è
apparsa in altri 2 film candidati all’Oscar prima di ricevere la
statuetta come miglior attrice per Moonstruck: il
suo ruolo nel film è iconico e dinamico e nessuno ha mai più dato
uno schiaffo in faccia a Nicholas Cage alla maniera iconica di
Cher.
Queen Latifah (2003)
Prima di essere un’attrice,
Queen Latifah è stata un’artista hip-hop e rap di
successo; dall’inizio della sua carriera musicale alla fine degli
anni Ottanta, Latifah ha pubblicato 7 album in
studio e ha vinto 1 Grammy.
Nel 2003 ha recitato nella pellicola
Chicago di Rob Marshall, basata
sull’omonimo musical di Broadway. Per il suo ruolo della direttrice
della prigione Matron Mama Morton,
Latifah ha ricevuto una nomination all’Oscar come
miglior attrice non protagonista, perdendo alla fine contro la sua
co-star Catherine Zeta-Jones. Anche se
Latifah ha dimostrato le sue capacità recitative e
vocali, Zeta–Jones ha sicuramente
colpito nel segno in Chicago nel ruolo di Velma
Kelly.
La carriera di Will
Smith è passata senza soluzione di continuità dalla
radio alla televisione, al cinema. Dopo aver iniziato la sua
carriera nel duo hip-hop DJ Jazzy Jeff & the Fresh
Prince, Smith ha ottenuto un suo
show televisivo (Willy il principe di Bel
Air) prima di ottenere i ruoli cinematografici che lo
avrebbero reso uno degli attori più richiesti di Hollywood.
Anche se la sua carriera ha avuto
alti (Men in Black) e bassi (Focus),
i suoi ruoli in Ali (2001) e La ricerca della felicità (2006), e le
successive nomination, hanno dimostrato che Smith possiede davvero
grandissime capacità attoriali.
Jennifer Hudson (2007)
La storia della carriera di
Jennifer Hudson è un misto di favola e
vendetta: dopo essere stata cacciata da American
Idol nel 2004, uno shock per molti spettatori, la
Hudson si è ripresa con il suo primo ruolo da attrice nel musical
Dreamgirls di Bill Condon. Nel
film, che è basato sull’omonimo musical di Broadway, la
Hudson interpreta Effie White, un
membro del gruppo soul delle Dreamettes.
Non solo la Hudson
ha tenuto testa musicalmente alla superstar del pop
Beyoncé, ma ha anche regalato al pubblico una
performance stellare che ha entusiasmato critici e spettatori. Il
25 febbraio 2007 è salita sul palco della 79esima edizione degli
Academy
Awards per ritirare il premio come miglior attrice non
protagonista.
Mark Wahlberg (2007)
Mark
Wahlberg, noto anche come Marky Mark,
ha dato un’interpretazione eccezionale nel ruolo dello
spregiudicato sergente maggiore Sean Dignam nel
dramma criminale di Martin ScorseseThe Departed. Anche se l’Oscar al migliore
attore non protagonista quell’anno andò ad Alan
Arkin, la performance di Wahlberg è sicuramente uno dei
punti di forza del film.
Nominato per 5 Oscar in totale,
The Departed se ne è portati a casa quattro:
Miglior film, Miglior regista, Miglior sceneggiatura non originale
e Miglior montaggio. Dell’intero cast, che includeva i grandi
attori Jack Nicholson e Leonardo DiCaprio, Wahlberg è
stato l’unico attore a ricevere una nomination.
Mary J. Blige (2018)
Con ben 9 Grammy Awards
vinti, Mary J. Blige ha guadagnato le sue prime
nomination agli Oscar sia per la performance che per la colonna
sonora del dramma storico
Mudbound. Ambientato nel Mississippi dopo la seconda
guerra mondiale, il film segue due soldati neri che affrontano
pregiudizi e razzismo quando tornano a casa.
Nel 2018, Mudbound
ha battuto diversi record agli Academy Awards:
Blige è diventata la prima donna nera a ricevere
più nomination agli Oscar in un anno, mentre Dee
Rees è diventata la prima donna nera ad essere nominata
per la migliore sceneggiatura non originale. Inoltre, anche la
direttrice della fotografia del film, Rachel
Morrison, è diventata la prima donna ad essere nominata
per la migliore fotografia.
Lady Gaga (2019)
Nel
2019,Lady
Gaga
è stata nominata come migliore attrice protagonista
nell’adattamento del musical
A star is Born,
diretto, scritto e interpretato da
Bradley Cooper.
Nel film, interpreta Ally, una musicista in difficoltà che inizia
una relazione professionale e personale con un famoso cantante.
Seppur
Gaga
non abbia trionfato come migliore attrice protagonista, si è
portata a casa un Oscar per la miglior canzone originale,
Shallow.
Con il grande fermento che circonda
il suo ruolo di Patrizia Reggiani in
House of
Gucci di Ridley Scott, Gaga
potrebbe ritrovarsi ancora una volta in lizza per la candidatura
alla migliore attrice protagonista agli Oscar 2022.
Dopo il
trailer ecco una gustosissima clip di Peacemaker,
l’attesa serie tv creata da James
Gunn per il servizio di streaming.
Peacemaker, la serie
tv
Peacemaker
è la serie tv creata da James Gunn per il servizio
di streaming HBO Max e
si basa sull’omonimo personaggio della DC
Comics. Lo show è la primaserie televisiva
del DC
Extended Universe (DCEU) e spin-off del film
del 2021 The Suicide Squad. La serie tv è
ambientata dopo gli eventi di The Suicide Squad (2021), ed esplora le
origini di Peacemaker e le sue successive missioni.
In Peacemaker
protagonisti sono John
Cenacome Christopher
Smith / Peacemaker: un killer spietato che crede nel
raggiungimento della pace ad ogni costo. Lo
showrunner James Gunn ha descritto il personaggio come un
“supereroe/supercattivo/[il] più grande coglione del mondo”.
Steve Agee come John
Economos: il direttore del penitenziario
di Belle Reve e un aiutante di Amanda
Waller. Danielle Brooks è Leota Adebayo. Gunn
l’ha descritta come una co-protagonista della serie con una visione
politica diversa da quella di Peacemaker. Robert Patrick come Auggie
Smith: il padre di Peacemaker. Jennifer Holland come
Emilia Harcourt: un agente della NSA che è un aiutante di
Amanda Waller. Freddie
Stroma come Adrian Chase/Vigilante :
un procuratore distrettuale e combattente del crimine che può
guarire rapidamente dalle ferite. Chukwudi
Iwujicome Clemson Murn.
Il fatto che il first look sia
uscito pochi giorni prima rispetto a Spider-Man: No Way Home,
potrebbe avallare le teorie che vorrebbero una comparsa anche di
Miles Morales nel film con Tom
Holland.
Sony Pictures Animation ha
ingaggiato Joaquim Dos Santos(Voltron:
Legendary Defender, La leggenda di Korra), il candidato
all’Oscar Kemp Powers(Soul)
e Justin K. Thompson(Piovono polpette)
per dirigere il film, utilizzando una sceneggiatura scritta da
Phil Lord e Chris
Miller (che tornano anche come produttori insieme a
Amy Pascal, Avi Arad e Christina Steinberg) in collaborazione con
David Callaham(Shang-Chi
e La Leggenda dei Dieci Anelli, Wonder Woman
1984).
Non è stato ancora confermato, ma
sia Shameik Moore che la candidata all’Oscar
Hailee Steinfeld dovrebbe tornare a
doppiare rispettivamente Miles Morales e Gwen Stacy. Nel sequel
dovrebbero ritornare anche gran parte degli attori che hanno
prestato le loro voci nel primo film, tra cui Jake Johnson,
Brian Tyree Henry, Lily Tomlin, Luna Lauren Velez, Zoë
Kravitz, John Mulaney e Kimiko
Glenn.
Sono molti i casi in cui cinema e
sport hanno incrociato il loro percorso, e il più delle volte è
stato per raccontare le vite di alcuni dei più grandi atleti di
sempre. Personalità che con le loro capacità hanno scritto pagine
importanti della storia dello sport. Da Race – Il colore della
vittoria a Tonya, si può ritrovare
in quest’elenco anche il recente Eddie the Eagle – Il coraggio della
follia, film diretto nel 2016 da Dexter Fletcher. La storia in questo narrata
è quella di Eddie Edwards, il primo atleta a rappresentare il Regno
Unito alle Olimpiadi nella disciplina del salto con gli sci. Una
vicenda vera, qui affrontata con un misto di commedia e grandi
sentimenti.
Prodotto dalla 20th Century Fox, il
film celebra così tale episodio avvalendosi di grandi attori,
location mozzafiato e una grande colonna sonora. Presentato al
Sundance Film Festival, Eddie the Eagle ha guadagnato
buone recensioni, per un promettente incasso in sala. Questo si è
in realtà rivelato piuttosto modesto, con un risultato globale di
circa 46 milioni a fronte di un budget di 23. Questo ha però
ricevuto l’approvazione del vero Edwards, il quale si è dimostrato
soddisfatto del risultato e dell’interpretazione data di lui.
Eddie the Eagle è oggi un
film da riscoprire, il titolo giusto per una visione spensierata ma
in cerca di buon intrattenimento. Prima di intraprendere questa,
però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali
curiosità relative al film. Proseguendo qui nella lettura sarà
infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, al cast di attori e alla
vera storia di Edwards. Infine, si elencheranno
anche le principali piattaforme streaming
contenenti il film nel proprio catalogo, grazie a cui sarà
possibile fruire del film.
Eddie the Eagle: la trama del
film
La storia è quella di Eddie
Edwards, il quale sin da bambino sogna di diventare un
atleta olimpico. Nel corso della sua crescita si vedrà supportato
dalla madre e osteggiato dal padre, arrivando infine a voler
gareggiare ai Giochi olimpici invernali nella categoria del salto
con gli sci. Il Regno Unito non partecipa a questa disciplina da
oltre 60 anni, e Eddie vuole interrompere tale mancanza. Per
riuscire nel suo intento, però, dovrà allenarsi duramente e
acquisire capacità a lui ancora sconosciute. Ad aiutarlo ci sarà il
battipista alcolizzato Bronson Peary, il quale era
però un tempo una promessa di quello sport. Con i suoi
incoraggiamenti e insegnamenti, Eddie si sentirà sempre più vicino
al realizzare il suo sogno.
Eddie the Eagle: il cast del
film
Per dar vita ad Eddie Edwards gli
autori del film ricercarono un attore in grado di poter sostenere
sia scene comiche che scene dal maggior impegno fisico. La scelta
ricadde sul giovane Taron Egerton,
il quale aveva già dimostrato tali capacità nel film Kingsman –
Secret Service. Per dare vita al personaggio, egli dimostrò
qui anche di essere un abile trasformista, acquisendo peso,
modificando il proprio accento e sfoggiando tutte le particolarità
fisiche del vero Edwards. Egli incontrò inoltre il vero sciatore,
ricevendo da lui diversi consigli su come affrontare alcune delle
scene più emotivamente complesse. Fondamentale per Egerton fu anche
imparare realmente a sciare, così da poter personalmente
interpretare alcune delle scene in cui tale attività è
prevista.
Il personaggio di Bronson Peary ha
invece il volto e il corpo di Hugh Jackman. Questi
non è ispirato ad una persona realmente esistita, e così l’attore
ebbe modo di costruire la personalità di Peary a proprio
piacimento. Ad attrarlo fu proprio la possibilità di dar vita ad un
personaggio cinico ed emotivamente complesso. Il premio Oscar
Christopher Walken interpreta qui Warren Sharp,
celebre campione e allenatore della disciplina qui trattata. Per
l’occasione, egli si è sottoposto anche ad un ringiovanimento in
CGI, dettaglio richiesto per alcune scene ambientate nel passato
del personaggio. Jim Broadbent è presente nei
panni di un commentatore della BBC, mentre Iris
Berben dà vita a Petra, la donna che gestisce il bar del
centro sportivo e che aiuterà Eddie nella sua impresa.
Eddie the Eagle: la vera storia
dietro il film
Quando il vero Edwards fu informato
della realizzazione di un film sulla sua storia, fu anche avvisato
che questo avrebbe raccontato solo in minima parte la realtà degli
eventi. La sua vera storia ha inizio nel momento in cui, per poter
realizzare il suo sogno di competere alle Olimpiadi, decise di
allenarsi nel salto con gli sci. Appassionato sciatore, egli sapeva
infatti che tale disciplina gli avrebbe garantito una più facile
qualificazione, dal momento che da oltre 60 anni non vi era nessun
saltatore britannico in attività. Sfruttando i regolamenti del
Comitato Olimpico Internazionale, che in quel periodo garantivano a
ogni Paese la possibilità di iscrivere almeno un rappresentante in
ogni gara, Edwards apprese i rudimenti della disciplina e si allenò
per due anni, in vista dei giochi di Calgary del 1988.
Egli partiva però svantaggiato dal
suo peso corporeo eccessivo, dalla mancanza di un sostegno
economico e dalla sua grave ipermetropia, che lo costringeva ad
indossare occhiali dotati di lenti molto spesse. Ottenuta la
convocazione olimpica, egli poté prendere parte alla gara del
trampolino normale K70, con mezzi ricevuti in dono dalle altre
squadre gareggianti. Eddie realizzò due salti da 55 metri,
classificandosi all’ultimo posto con un punteggio di 69,2. L’atleta
prima di lui ottenne un punteggio di 140,4. Il suo caso destò però
particolare curiosità, e la mancanza di successo nonostante avesse
concretizzato il suo sogno commesse il pubblico di tutto il mondo.
Fu in questa occasione che si guadagno il soprannome di “Eagle”
(aquila). In seguito, però, le regole di qualificazione vennero
inasprite, impedendo dunque che si presentassero degli
emulatori.
Eddie the Eagle: il trailer e dove
vedere il film in streaming e in TV
È possibile vedere o rivedere il
film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari
piattaforme streaming presenti oggi in rete.Eddie the
Eagle è infatti disponibile nel catalogo di Rakuten
TV, Chili Cinema, Google Play, Tim Vision e Amazon Prime Video. Per
vederlo, in base alla piattaforma scelta, basterà iscriversi o
noleggiare il singolo film. Si avrà così modo di poter fruire di
questo per una comoda visione casalinga. È bene notare che in caso
di solo noleggio, il titolo sarà a disposizione per un determinato
limite temporale, entro cui bisognerà effettuare la visione. Il
film sarà inoltre trasmesso in televisione il giorno sabato
4 dicembre alle ore 21:10 sul canale
Rai Movie.
Acclamato primo capitolo di una
trilogia d’animazione della DreamWorks Animation,
Dragon
Trainer ha negli anni conquistato generazioni di
spettatori da tutto il mondo con le sua storia ricca di magia ed
emozioni. Questo è poi diventato un vero e proprio franchise grazie
a cortometraggi, serie televisive, fumetti, videogiochi e molto
altro. Ciò a conferma di quanto, dal 2010 ad oggi, Dragon Trainer sia ormai entrato a far
parte dell’immaginario comune, affermandosi come uno dei migliori
prodotti d’animazione degli ultimi anni.
Il primo film venne tratto dal
romanzo Come addestrare un drago, pubblicato nel 2003 da
Cressida Cowell. Tuttavia, nell’approcciarsi alla
sceneggiatura, i registi Chris Sanders e
Dean DeBlois decisero di distaccarsi dalla trama
originale per dare al film un tono più maturo. Diverse differenze
sono così state apportate rispetto al testo di partenza, e queste
si sono poi rivelate decisive per il grande successo del film.
Molto apprezzato, infatti, è stato il processo di crescita che
porta il protagonista dall’essere un recalcitrante guerriero ad un
valoroso esperto di draghi.
Una volta terminato e svelato al
mondo, il film ha ricevuto numerosi onori, tra cui anche la
nomination come miglior film d’animazione al premio Oscar.
Particolarmente entusiasti sono anche i pareri della critica, che
hanno indicato Dragon Trainer come uno dei film
animati più entusiasmanti degli ultimi anni. Anche da un punto di
vista del box office il film ha ottenuto ottimi riscontri,
guadagnando complessivamente a livello mondiale oltre 494 milioni
di dollari a fronte di un budget di 165. Proseguendo qui nella
lettura sarà possibile scoprire le principali curiosità relative al
cast, ai personaggi e alle differenze con il romanzo da cui il film
è tratto.
Dragon Trainer: la trama del
film
Il film introduce lo spettatore
alla storia dell’adolescente vichingo Hiccup.
Questi vive sull’isola di Berk, dove si è stabilita una comunità di
vichinghi. Qui, l’occupazione principale è combattere e uccidere i
draghi che infestano il luogo. La gracilità e l’intelligenza del
giovane, però, lo rendono un soggetto fuori dalla norma. Egli,
infatti, mal si concilia con gli ideali della sua tribù e del suo
capo, nonché padre, Stoick l’Immenso. Per questo
motivo, il ragazzo viene spesso emarginato da tutti e ritenuto
incapace di confrontarsi con i draghi.
Hiccup si ritrova tuttavia incluso
nel “corso anti-drago”, insieme ad altri valorosi giovani vichinghi
di nome Astrid, Moccicoso,
Gambedipesce, e i due gemelli Testa
Bruta e Testa di Tufo. Per Hiccup questa
è l’occasione di dimostrare il suo valore, ma nell’incontro con un
drago Furia Buia egli scoprirà un nuovo punto di vista sul mondo
che lo circonda. Con il tempo, il giovane stringe una solida
amicizia con il drago, arrivando a rinominarlo
Sdentato e ad addestrarlo per essere cavalcato.
Questo rapporto, però, se scoperto potrebbe causare numerosi guai
ai due.
Dragon Trainer: il cast e i
personaggi del film
Per dar voce ai personaggi presenti
nella trilogia, la DreamWorks si è affidata negli anni ad alcuni
tra gli attori più noti di Hollywood. A dar voce al personaggio di
Hiccup, protagonista dei film, è l’attore
Jay Baruchel, noto per aver recitato in
Million Dollar Baby e Tropic Thunder. Grazie a
tale trilogia, egli ha avuto modo di acquisire ulteriore
popolarità. Accanto a lui, si sono susseguiti nomi come America Ferrera, che dà voce ad Astrid
Hofferson, Gerard Butler, nei panni di Stoick
L’Immenso, Jonah Hill, in quelli di Moccioso
Jorgenson, T.
J. Miller, per Testaditufo Thorston,
David Tennant, per Stizzabifolco
Jorgenson, e Kristen Wiig per Testabruta
Thorston.
Nel film sono inoltre presenti una
serie di diverse tipologie di draghi, ognuno con le proprie
caratteristiche e la propria inimitabile personalità. Il principale
di questi è Sdentato, appartenente alla specie
nota come Furia Buia. Si tratta di un drago
interamente di color nero, con grandi ali che gli conferiscono una
grandissima velocità in volo. L’arma segreta di questi, però, è la
potenza di fuoco, una miscela semisolida di ossigeno e acetilene
che esplodendo provoca un impatto talmente forte da poter
distruggere ogni cosa. Il drago Tempestosa,
cavalcato da Astrid, è invece un Uncinato Mortale.
Di indole aggressiva, questa tipologia sfoggia inconfondibili
squame dai colori brillanti. Infine, particolarmente memorabile, è
il drago antagonista, appartenente alla specie nota come
Morte Rossa. Egli è il più mostruoso e gigantesco
tra tutti i draghi, dotato di sei occhi e di una corazza
indistruttibile.
Dragon Trainer: le differenze tra
il libro e il film
Come anticipato, diverse sono le
trasformazioni operate nella storia originale. Questa era infatti
stata giudicata troppo “dolce” e “capricciosa” dai due registi, che
aspiravano invece a realizzare un’opera di formazione più matura.
Di conseguenza, le caratteristiche dei personaggi sono state
modificate per una resa più in linea con la nuova direzione del
progetto. Anche il personaggio del drago Sdentato è stato
completamente rivisto. Nel libro, infatti, esso è estremamente
piccolo. Per il film, invece, le sue dimensioni sono state
aumentate affinché Hiccup potesse cavalcarlo.
Infine, nel ricercare un tono più
adulto, i registi decisero che i protagonisti non potevano rimanere
illesi dalle battaglie intraprese. Ciò sarebbe infatti stato
controproducente con quanto ricercato. Per questo motivo, in
particolare il personaggio di Hiccup si ritrova gravemente ferito,
richiedendo l’amputazione della sua gamba. Tale mancanza si sposava
con quella del suo drago Sdentato, il quale era privo dell’ala
posteriore. Dalle reciproche ferite i due riescono così a divenire
l’uno la forza dell’altro, dando ulteriore forza al tema
dell’amicizia.
Dragon Trainer: il trailer e dove
vedere il film in streaming
Per gli appassionati del, o per chi
deve ancora vederlo e desidera farlo, è possibile
trovare Dragon Trainer su alcune delle
principali piattaforme streaming presenti sul Web. Tra queste si
annoverano Netflix, Amazon Prime Video, Rakuten TV, Infinity,
Microsoft Store, Google Play, Now Tv, Chili Cinema e Apple
iTunes. Per usufruirne, in base alla piattaforma
prescelta, basterà sottoscrivere un abbonamento generale o
noleggiare semplicemente il singolo film. A questo punto sarà
possibile vedere i film in tutta comodità e al meglio della qualità
video. Il film verrà inoltre trasmesso in televisione
sabato 4 dicembre alle ore 21:20
sul canale Italia 1.
Se i primi tre episodi di
La Ruota del Tempo avevano gettato le
basi del racconto, con il quarto e il quinto si entra ora nel vivo
dell’avventura. Intitolati Il Drago Rinato e Sangue
chiama Sangue, questi da una parte sviluppano il percorso
intrapreso dai personaggi e dall’altra approfondiscono la filosofia
alla base della storia. Come noto, la serie è basata sull’imponente
ciclo letterario ideato da Robert Jordan, scritto nel corso di
vent’anni e completato da Brandon Sanderson
in seguito alla scomparsa dello scrittore, avvenuta nel 2007. Si
tratta di un corpus letterario composto da 14 romanzi, ognuno non
inferiore alle 800 pagine, cosa che fa di questo uno dei maggiori
racconti fantasy degli ultimi decenni.
Grazie allo showrunner Rafe
JudkinsLa Ruota del Tempo ha infine
ottenuto la sua trasposizione audiovisiva, con una prima stagione
composta da 8 episodi ed una seconda già confermata e in fase di
riprese. Questa prima, in particolare, si concentra sulla ricerca
da parte di MoiraineDamordred
(RosamundPike), strega appartenente alla potente
organizzazione delle Aes Sedai, della reincarnazione del Drago
Rinato, colui che potrà riportare l’ordine nell’Universo. Uno tra i
giovani Rand al’Thor, Perrin,
Mat, Egwene e
Nynaeve sembra essere l’eletto, ma per scoprire
chi dovranno tutti affrontare pericoli immani e attraversare prove
imprevedibili.
Il viaggio verso la Torre Bianca continua
Al termine del terzo episodio i
protagonisti di La Ruota del Tempo avevano raggiunto quel
momento inevitabile che li vede separarsi e procedere attraverso
percorsi diversi verso la medesima meta. La serie sta ancora
gettando elementi per descriverci tanto loro quanto ciò di cui sono
capaci. Allo stesso tempo, però, si ha la sensazione di aver già
incontrato tutto quello che questa stagione ha da offrire in
termini di personaggi e luoghi. Gli ideatori sembrano dunque
concentrarsi da ora sul consolidare le caratteristiche distintive
della serie, quegli elementi che possono permetterle di
distinguersi da titoli similari come Il Trono di Spade e Il Signore degli
Anelli.
Come già affermato nella recensione
dei precedenti episodi, risulta di particolare fascino il concetto
alla base di questo universo narrativo. Questa “ruota del tempo”
che dona una circolarità al tutto, permettendo un continuo ritorno
di ciò che è stato, con la possibilità di avere dunque infinite
possibilità per ogni anima esistente. Nei nuovi episodi tale
concetto viene ulteriormente approfondito, confermandosi come un
dettaglio di particolare fascino che dona all’intera concezione
della storia e dei personaggi un valore in più. Allo stesso tempo,
impariamo meglio a conoscere l’ordine delle Aes Sedai, molto più
variegato e controverso di quello che si poteva immaginare.
La Moraine Dramordred della Pike è
una buona guida in ciò, attraverso la quale si impara a
relazionarsi con le altre donne facenti parte di questo gruppo, le
uniche ad avere il dono della magia. Ci si relaziona poi con i
singoli ragazzi protagonisti, scoprendo di più sul loro passato e
sui loro poteri ancora acerbi, mentre fa la sua comparsa anche il
Falso Drago interpretato da Alvaro Morte
(il professore de La casa di carta). Tante sono dunque le
linee narrative da seguire e non tutte riescono ad ottenere il
giusto spazio all’interno di questi nuovi episodi. La sensazione
sembra dunque quella di una grande concentrazione di eventi senza
però che questi riescano a compiersi al meglio.
La Ruota del Tempo, ep. 4 e 5: la recensione
Nonostante i loro problemi di
ritmo, questi nuovi episodi si affermano come grossomodo più
avvincenti dei precedenti, mettendo in campo maggiori dinamiche e
conflitti. Giunti ormai a poco più di metà stagione, c’è da
aspettarsi che d’ora in avanti si galopperà verso un finale che
necessariamente dovrà dirsi all’altezza. Occorre infatti
fidelizzare lo spettatore, probabilmente ancora frastornato dalla
tanta carne a fuoco ma certamente affascinato dalla filosofia di
fondo e dagli straordinari ambienti mostrati. L’arrivo alla Torre
Bianca, ad esempio, ha un profondo sapore tolkieniano, tanto per
l’imponenza del luogo quanto per il fascino della scenografia.
Anche da un punto di vista emotivo
questi due nuovi episodi regalo momenti particolarmente intensi,
dalle confessioni di Perrin alla scoperta del legame che unisce le
Aes Sedai ai loro custodi. Cresce dunque la voglia di vedere di più
e questi due nuovi episodi soddisfano in parte tale desiderio.
Manca ancora qualcosa per rendere memorabili la serie e le vicende
raccontate, come ad esempio una maggior chiarezza nei confronti
delle minacce, degli antagonisti e, in generale, di quanto sta
tramando per distruggere il mondo. Dettagli che probabilmente
arriveranno nei prossimi episodi e il cui mistero per il momento
tiene viva la curiosità dello spettatore.
L’attore Tom
Holland ha rivelato durante la sua ospitata al
The Graham Norton Show della BBC una scena che
sarebbe stata già tagliata dal montaggio finale di Spider-Man:
No Way Home. La scena in questione è quella che
l’attore ha girato con il suo fratello Harry Holland di
cui erano apparse delle foto dal set. Sfortunatamente per il
piccolo di casa Holland non ci sarà occasione di vederlo regista
con il fratello maggiore. La scena avrebbe mostrato Spidey che
catturava un rapinatore interpretato proprio da suo fratello Harry.
Per Tom, è stata un’occasione per mostrare a suo fratello quanto
possa essere terribile stare a testa in giù tutto il giorno.
“Stavamo tornando a casa quel giorno, e lui è tipo ‘Amico,
puoi lamentarti quanto vuoi. È stato brutale.’ La ciliegina
sulla torta, e non credo che lui lo sappia davvero, abbiamo visto
il film l’altro giorno e hanno tagliato la scena”, ha
detto Holland ridendo. “Non è nel
film.”“Ma lui mi ha detto: ‘Sai, amico, è stata
davvero dura, ma ero davvero entusiasta di essere in un film di
Spider-Man.’ Fa schifo essere te fratello
[Ride].”
Con un
blockbuster come questo, è inevitabile che i momenti che non sono
una parte cruciale della narrazione finiscano per essere tagliati,
anche se siamo sicuri che alla fine finirà sul Blu-ray come una
scena cancellata. Indipendentemente da ciò, questa è
un’esperienza che Tom e Harry probabilmente ricorderanno per molto
tempo a venire (e scommettiamo che il giovane Holland non vorrà
passare un altro giorno a testa in giù).
Paramount+ ha diffuso il primo promo
ufficiale di 1883,
l’annunciata serie prequel di Yellowstone,
l’acclamato show in corso che vede protagonista Kevin Costner.
1883, la serie tv
1883
è la nuova serie tv prequel di Yellowstonee creata
e prodotta da Taylor Sheridane basata
sull’universo della famiglia Dutton, il cui ultimo erede è stato
interpretato da Kevin Costner nella serie madre.
1883
segue la famiglia Dutton mentre intraprendono un viaggio a ovest
attraverso le Grandi Pianure verso l’ultimo baluardo dell’America
selvaggia. È una forte rivisitazione dell’espansione occidentale e
un intenso studio di una famiglia in fuga dalla povertà per cercare
un futuro migliore nella terra promessa dell’America: il
Montana.
Nel cast di 1883protagonisti
saranno Elliott interpreterà Shea Brennan, un
cowboy bello e duro come le unghie con un’immensa tristezza nel suo
passato. Ha il compito titanico di guidare un gruppo dal Texas al
Montana, e non si lascia prendere dagli sciocchi. Tim
McGraw e Faith Hill interpreteranno
rispettivamente James e Margaret Dutton, il patriarca e la
matriarca della famiglia Dutton. Altro cast sarà annunciato nelle
prossime settimane.
Disponibile su
AppleTV+, Finch
è il nuovo film con protagonista Tom Hanks che immagina un futuro
distopico. Quando si tratta di un genere come la fantascienza, la
maggior parte dei lungometraggi preferisce settare il prima
possibile con il pubblico tutte le coordinate estetiche e
narrative, al fine di calarlo velocemente nell’universo fittizio
creato.
Diretto da Miguel
Sapochnik (Game of Thrones, Masters of Sex),
Finch
si muove invece in direzione opposta: non cerca di dare allo
spettatore tutte le informazioni necessarie per metterlo a suo agio
con l’intelaiatura sci-fi del racconto, poiché non è
quello il suo intento primario. Neppure cerca di catturare
l’attenzione con il ritmo del racconto o la potenza visiva degli
effetti speciali. Lo spessore di questo lungometraggio lo si scopre
pian piano, bisogna saper aspettare per arrivare al suo nucleo
doloroso.
Il cuore pulsante
dell’intera operazione è ovviamente il protagonista Tom Hanks, il quale attraverso questo
personaggio propone una variazione su un tema già conosciuto. E da
noi amato incondizionatamente, è necessario aggiungere. Nel seguire
le avventure di un uomo rimasto solo con un cagnolino e un paio di
robot dopo che la Terra si è trasformata in un pianeta invivibile a
causa di una catastrofe naturale alla memoria torna subito Chuck
Noland, lo straordinario protagonista di Cast
Away. Ed è proprio attraverso l’accostamento con quel
personaggio che Finch Weinberg acquista a suo modo un valore ancor
più importante, che probabilmente trascende anche l’effettiva
riuscita del film stesso.
Poiché il confronto tra i
due lungometraggi, realizzati a distanza di ventuno anni, ci
racconta quanto il nostro presente sia cambiato. E qui si rivela
ancora una volta la bravura d’attore di Hanks, il quale partendo
con il rappresentare come ci si aspetta la saggezza e lo stato
morale di Finch, pian piano invece comincia a rivelarne le crepe,
lo stato emotivo dilaniato, le contraddizioni tanto forti quanto
umanissime. Mentre infatti Chuck dopo la tragedia esperita riesce a
trovare se stesso e (ri)costruire una vita dignitosa, questa volta
il protagonista fatica e non poco per non soccombere alla
disperazione della sua situazione.
Uno studio sulla
psicologia umana
Ci troviamo di fronte a
un uomo che, anche se non si è ancora arreso, si porta dietro il
peso delle proprie (non) azioni insieme a quello di vivere in un
mondo devastato e ostile. Ed è questo che rende Finch
un film spiazzante: adoperando con sobrietà le coordinate della
fantascienza post-apocalittica, passa dall’essere un feel-good
movie a diventare uno studio amaro e non scontato della
psicologia umana quando messa di fronte a condizioni estreme. Si
tratta di uno scivolamento di tono e di senso lieve, a tratti quasi
impercettibile, che però dota progressivamente il film di un
retrogusto amaro tutt’altro che spiacevole.
Sapochnik non forza mai
la mano nel mettere in scena situazioni eccessivamente drammatiche,
lascia che siano Hanks e l’evolversi della storia a coinvolgere lo
spettatore nelle vicende dei personaggi mostrati. Sotto questo
punto di vista anche la narrazione rallentata, in alcuni momenti
oseremmo dire statica, diventa invece pienamente funzionale per
testimoniare la condizione dell’antieroe.
In una commistione molto
curiosa Finch
sotto la superficie della confezione di genere si rivela
sorprendentemente un film coraggioso e personale. Bisogna arrivare
alla fine per capirlo, superare lo spaesamento prodotto da un
lungometraggio che molto spesso suggerisce invece di raccontare,
sussurra invece di urlare. Il grande vantaggio è che farci da
Caronte in questo viaggio controcorrente c’è un attore come nessun
altro, capace di raccontare la vita interiore di un personaggio
semplicemente adoperando il tono di una battuta. E così scena dopo
scena Tom
Hanks ci dimostra che Finch Weinberg non è Chuck
Noland, perché il mondo in cui deve sopravvivere è più desolato e
deteriorato di un’isola deserta…
Chrissy Metz è ad
oggi una delle più popolari attrici televisive, che pur con pochi
titoli ha saputo affermarsi come un’interprete ricca di talento.
Capace di spaziare dalla commedia al dramma, la Metz è una vera
forza della natura, dotata di un carisma che le ha permesso di
destregiarsi con successo dalla televisione al cinema.
Ecco 10 cose che non sai di Chrissy Metz.
Chrissy Metz e Martyn Eaden
1. È stata sposata.
Ad oggi non è noto se l’attrice sia più o meno impegnata in una
relazione, ma è noto il matrimonio che nel gennaio del 2008 l’ha
unita al giornalista inglese Martyn Eaden. I due
si sono sposati a Santa Barbara, in California, con una cerimonia
privata. All’epoca ancora poco nota, la Metz ha potuto tenere
piuttosto riservata la sua vita coniugale, salvo quando ha deciso
di annunciare la separazione dal marito nel gennaio del 2013. I due
hanno citato come motivo delle differenze inconciliabili, giungendo
infine al divorzio nel 2015.
Chrissy Metz: il suo peso
2. Ha scritto un libro sulle
proprie esperienze personali. Nella serie che l’ha resa
celebre, This Is
Us, l’attrice interpreta una trentenne alle prese
con i suoi problemi di peso. Si tratta di un argomento ben noto
alla Metz, che in più occasioni ha raccontato di come durante tutta
la sua vita si sia sentita inadeguata per via della sua
corporatura. Nel libro This is me: loving the person you are
today, ha infatti raccontato le sue esperienze personali, dal
bullismo al trattamento ricevuto dal patrigno.
3. Ha firmato un contratto
speciale. Nell’entrare a far parte della serie
This Is
Us, i produttori della serie hanno fatto
firmare all’attrice un contratto che prevedeva anche la promessa di
perdere parte del suo peso. Senza stabile né quanto né in quanto
tempo, questo era un modo per monitorare la salute della Metz,
permettendole anche di poter ottenere gli stessi progressi che il
suo personaggio ottiene nel corso della serie.
Chrissy Metz è dimagrita
4. Ha perso molto
peso. Negli ultimi tempi i fan della serie e dell’attrice
hanno notato di come questa si sia dimostrata notevolmente
dimagrita e più in salute. In seguito ad un ennesimo attacco di
panico, la Metz ha infatti deciso di intraprendere una dieta più
ferrea e salutare. Nel giro di 5 mesi è infatti dimagrita di circa
50 chili, semplicemente assumendo 2000 kcal al giorno e praticando
almento 20 minuti di passeggiata.
Chrissy Metz: il suo 2020
5. Ha continuato a
recitare. Nonostante il mondo nel 2020 si sia pressoché
fermato, la Metz ha continuato a recitare preparando la nuova
stagione della serie This Is
Us, ma anche intraprendendo nuovi progetti attesi
per il futuro. L’attrice non ha poi mancato di aggiornare sulle
proprie attività tramite il suo profilo Instagram, seguito da 1,6
milioni di persone.
Chrissy Metz in This Is Us
6. La serie le ha cambiato
la vita. Prima di entrare a far parte del cast di
This Is
Us, l’attrice stava attraversando un momento
particolarmente complesso della sua vita. Gli scarsi ingaggi non
erano sufficienti per permetterle di sostenersi e il suo conto in
banca era pressoché in rosso. Venuta a sapere dei casting per la
serie, la Metz decise di presentarsi senza troppe speranze. Quando
scoprì di aver ottenuto la parte, quello fu per lei il momento che
ne decretò la rinascita. In più occasioni l’attrice ha raccontato
di come This Is
Us le abbia letteralmente cambiato la
vita.
7. Ha ottenuto importanti
riconoscimenti. Per la sua struggente interpretazione di
Kate Pearson nella serie, la Metz ha ricevuto importanti
riconoscimenti nel corso degli anni. Nel 2017 è infatti stata
candidata come miglior attrice non protagonista sia ai Golden Globe
che agli Emmy Awards, mentre nel 2018 e nel 2019 ha vinto il SAG
Awards per il miglior cast insieme ai suoi colleghi.
Chrissy Metz: i suoi film e le serie TV
8. È nota per alcune serie
televisive. Tra i primi ruoli della Metz si annoverano
quelli in alcuni episodi di serie come Entourage (2005),
All of Us (2005), My Name is Earl (2008),
Solving Charlie (2009) e Huge – Amici extralarge
(2010). Dal 2014 al 2015 ha ottenuto una prima popolarità
interpretando il personaggio di Ima “Barbara” Wiggles nella
quarta stagione della serie antologica American
Horror Story. Dal 2016 è invece divenuta estremamente
popolare grazie alla serie This Is
Us, dove ricopre la parte di Kate Pearson
recitando accanto ad attori come Sterling K. Brown
e Milo
Ventimiglia.
9. Ha recitato anche in
alcuni film. Oltre alla televisione, la Metz è apparsa
anche in alcuni lungometraggi per il cinema. Il primo di questi,
Loveless in Los Angeles, risale al 2007. Successivamente
ha recitato in News Movie (2008) e il più
noto Sierra Burgess è una sfigata (2018),
con Shannon Purser e RJ Cyler. In
questa pellicola la Metz ha ricoperto il ruolo di Trish. Nel 2019 è
invece stata protagonista del film Atto di fede, con
il ruolo di Joyce Smith.
10. Ha un nuovo progetto in
arrivo. Nel 2022 la Metz sarà nuovamente in
televisione con la sesta
stagione della serie This Is
Us, ma anche il grande schermo la vedrà
protagonista, con un film descritto come una commedia rurale.
Questo è Stay Awake, incentrato sui problemi di alcuni
famiglie contadine statunitensi. La Metz, oltre ad avere un ruolo
da protagonista, ricopre per questo progetto anche il ruolo di
produttrice.
Jeff
Kinney, mente dietro alla serie a fumetti con milioni di
copie vendute in tutto il mondo, e Brady Noon,
giovanissimo doppiatore di Greg Heffley, sono stati gli ospiti
della conferenza di presentazione di
Diario di una Schiappa, il primo adattamento
d’animazione dell’omonima serie, disponibile su Disney+ dal 3 dicembre.
Nonostante il grande
successo dei libri e i film in live action, questa è la prima volta
che Diario di una Schiappa entra in maniera così capillare nelle
case delle persone. Il pubblico vedrà le storie in un modo
completamente nuovo in questo film. Com’è stato iniziare a
lavorare su un adattamento cinematografico animato del primo libro
per Kinney?
JEFF
KINNEY:È stato davvero emozionante. Vedere i
personaggi passare dalla pagina allo schermo in un ambiente CGI
completamente renderizzato è stato davvero bello da fare,
specialmente farlo con Disney. E, Brady ha fatto un ottimo lavoro
nel dare vita a questo personaggio. Vedrai il Greg Heffley della
pagina, sullo schermo per la prima volta, il che è davvero
fantastico.
Puoi riportarci
all’inizio del tuo viaggio con questa serie? Capisco che il tuo
primo libro Diary of a Wimpy Kid sia stato una sfida. Puoi dirci
qualcosa a riguardo?
JEFF
KINNEY:Volevo davvero essere un fumettista. Questo
era il mio obiettivo. Volevo essere come Charles Schultz o Bill
Watterson, Gary Larson. Ma a nessuno piacevano le mie cose. Avevo
bisogno di trovare un modo diverso per pubblicare i miei disegni. E
così, mi è venuta l’idea di un cartone animato di lunga durata.
Come un romanzo nei cartoni animati. Ci ho lavorato a lungo, otto
anni. E, poi, finalmente l’ho mostrato a qualcuno a cui è piaciuto,
ed è quello che mi ha fatto iniziare a pubblicare.
La serie di libri
è molto popolare. La voce di Greg, Brady Noon, la conosceva prima
di essere scelto per interpretare il protagonista?
BRADY
NOON: Sì. Conoscevo molto bene il franchise di Diario
di una Schiappa, non solo leggendo i libri ma anche vedendo i film
live-action quando ero molto più piccolo. Ma c’è stato un momento
specifico che ricordo quando ero alle elementari ed ero con mio
fratello e mia sorella, avevamo tutti questi giorni della settimana
a scuola andavamo a lezione di arte, biblioteca, palestra e un
sacco di altre materie. E, ogni giorno in biblioteca, ci litigavamo
un libro di Diario di una Schiappa. Perché erano i beni più
preziosi da avere durante la giornata in biblioteca. E in
particolare ricordo di aver sempre cercato di ottenere il
successivo, dopo aver finito il primo, volevo il secondo la
settimana dopo, e così via. Poi, ho dovuto prendere il terzo. Era
una dipendenza, era così bello!
E come hai saputo
della parte, e com’è stato ottenere il ruolo di Greg
Heffley?
BRADY
NOON:Beh, inizialmente ne ho sentito parlare quando è
arrivata l’audizione, ero super eccitato. Ho riletto immediatamente
il libro e ho fatto molti compiti, molte ricerche sui precedenti
live-action e tutti i libri e tutto il resto. E ho raccolto quante
più informazioni possibili perché lo volevo davvero. Ed ero anche
eccitato, non solo per il fatto che avrei avuto l’opportunità di
fare un’audizione per qualcosa di così incredibile, ma anche il
fatto che ci fosse un altro film in uscita è stata la parte più
eccitante per me. Anche se non fosse stata mia la parte, avrei
comunque visto un altro film! Poi abbiamo attraversato un paio di
fasi di audizione. Ma fortunatamente, sono stato abbastanza
fortunato da ottenere il ruolo. E ho fatto il film e spero che
piaccia a tutti.
C’è qualcosa di
Greg che ti assomiglia?
BRADY
NOON:Direi che posso relazionarmi con Greg a livello
di amicizia. Mi sento come lui, come persona intendo, cerco di
essere gentile con tutti. Ma a volte, lungo la strada, sbaglio.
Proprio come Greg e proprio come tutti gli altri. Ma, alla fine,
cerca sempre di sistemare le cose e di fare ammenda con tutti.
Sento che è un messaggio molto forte e qualcosa che ho imparato da
Greg e che porto avanti nella mia vita, ora.
Per Kinney,
questo film è una lettera d’amore personale anche per la tua vita.
Hai basato qualcuno dei personaggi sulla tua famiglia o sui tuoi
amici?
JEFF
KINNEY:Sì, Greg è davvero una versione di me stesso.
Sta facendo delle valutazioni in un momento di passaggio, come
facciamo tutti, e quindi vuole lasciare una nota di questo
passaggio. Sta pensando al giorno in cui sarà ricco e famoso.
Quindi, pensa di raccontare la sua, sai, autobiografia. Ero molto
simile a Greg da bambino. Ero un ragazzo disordinato. Sembra che
anche Brady sia un po’ disordinato a volte, il che è confortante da
sentire.
Chi diresti che è
il tuo personaggio preferito della serie e perché?
JEFF
KINNEY:Bene, Greg, amerò sempre Greg perché Greg è
molto vicino e caro al mio cuore. Ma mi piace molto anche Rowley.
Rowley è un personaggio a cui piace essere un bambino. È figlio
unico. Non ha un fratello maggiore come Greg e gli piace
semplicemente vivere nel mondo di quel bambino, il che frustra Greg
perché pensa che entrambi dovrebbero crescere. E Rowley è davvero
incorruttibile. Cosa che mi piace molto di lui. E crea questo tipo
di tensione nella loro amicizia con cui Brady fa un ottimo lavoro
nel mostrare frustrazione, sai. Cerca sempre solo di trascinare
Rowley con sé. Ma Rowley non è ancora pronto per crescere.
Oltre a Greg
Heffley, chi è un altro dei tuoi personaggi preferiti con cui ti
relazioni e perché, per Brady Noon?
BRADY
NOON:Personalmente, penso di potermi relazionare un
po’ con Fregley. Mi considero un po’ un secchione con certe cose,
come se fossi un topo di biblioteca. E mi piacciono i fumetti e
Star
Wars, e mi sembra di vedere il mio lato da nerd in
Fregley.
Ma qual è il
segreto del successo mondiale di Diario di una
Schiappa?
JEFF
KINNEY:Questa è un’ottima domanda. Penso di aver
scoperto la risposta a questa domanda viaggiando per il mondo.
Penso che tutti vedano Greg come uno di loro, sai. Ad esempio, se
vado in Cina o in Brasile, o in Israele, in Nuova Zelanda, è come
se non pensassero a Greg come a un ragazzo americano che vive
lontano. Pensano che potrebbe essere un loro amico o un loro
vicino. E penso che sia davvero fantastico. Se pensi a Greg Heffley
e a come è disegnato sulla pagina, è davvero semplice. Penso che le
storie sono davvero riconoscibili. Penso che tu conosca persone
così, e la tua famiglia è probabilmente così in qualche modo. E,
naturalmente, si spera che anche la componente umoristica sia
fondamentale.
Saranno il giallo e il nero i colori
di cui si tingerà Milano nella sei giorni del XXXI
Noir in Festival, in programma dal 10 al 15 dicembre
2021, che porterà nel capoluogo lombardo un ricco parterre di
ospiti dal mondo del cinema e della letteratura di genere.
Tornano al Noir i Manetti
bros., che dopo aver presentato nel corso dell’ultima
edizione del Noir alcune immagini esclusive
di Diabolik, regaleranno al festival un imperdibile
incontro con il pubblico (mercoledì 15 dicembre, ore 15.00, Auditorium IULM)
assieme a Chiara Tagliaferri (autrice
del podcast Diaboliques) e l’anteprima del loro nuovo
attesissimo film in sala per 01 Distribution dal 16
dicembre. Diabolik
sarà infatti l’evento di chiusura della 31ma edizione, accompagnato
in sala dai due registi e dal cast del film (mercoledì 15 dicembre,
ore 20.30, cinema Odeon).
Tra i protagonisti del cinema che
saluteranno il pubblico del Noir: Lucile
Hadzihalilovic, regista
di Earwig, storia di un uomo che si
prende cura di una bambina di dieci anni, per un tormentato dramma
psicologico (venerdì 10 dicembre, ore 21.30, Notorious Cinemas
Gloria); il regista Antonio Capuano,
protagonista di uno speciale omaggio del Noir che sarà premiato
come “maverick” del cinema italiano con il Premio Luca Svizzeretto
2021 (sabato 11 dicembre ore 11.30, IULM); Massimo
Donati insieme a Lorenzo
Richelmy, Fabrizio
Ferracane e Galatea Bellugi,
regista e protagonisti di Diario di spezie, unico
film italiano in Concorso (sabato 11 dicembre ore 18.30, Notorious
Cinemas Gloria); Teemu Nikky, recentemente
premiato all’ultimo Festival di Venezia, che porta al Noir la sua
nuova commedia nera Nimby, in sala dal 14 dicembre per I Wonder
Pictures (sabato 11 dicembre, ore 21.30, Notorious Cinemas
Gloria); Fabrice Du Welz con il
suo Inexorable, un giallo che nasce dall’incontro tra
una misteriosa ragazza e una coppia dell’alta borghesia (domenica
12 dicembre, ore 21.15, Notorious Cinemas Gloria); l’acclamato
autore de La voltapagine, Denis
Dercourt,
con Vanishing (lunedì 13
dicembre ore 21.30, Notorious Cinemas
Gloria); Giovanni Troilo con il suo noir
della realtà, Vesuvio, che arriverà in sala per I
Wonder Pictures (domenica 12 dicembre, ore 16.30, Notorious Cinemas
Gloria); Claudio
Cupellini e Toni D’Angelo, tra
i registi finalisti per il Premio Caligari.
A decretare il miglior film del
Concorso, che sarà premiato con il Black Panther Award, sarà una giuria
internazionale composta dall’attrice Silvia
D’Amico, prossimamente nella serie TV diretta da Gabriele
Muccino A casa tutti bene in onda su Sky dal 20
dicembre, l’attore, regista e sceneggiatore
spagnolo Raúl Arévalo, l’attore e regista
polacco Jerzy Stuhr, noto per i suoi lavori
teatrali e per aver lavorato con alcuni grandi registi del calibro
di Andrzej Wajda e Krzysztof Kieslowski.
Imperdibile anche l’appuntamento con
un indiscusso maestro del brivido come Dario
Argento, cui il festival rende omaggio con la
presentazione del volume Dario Argento: due o tre cose che
sappiamo di lui realizzato da Cinecittà con Mondadori Electa
(sabato 11 dicembre, ore 16.30, IULM): un tributo al grande
regista, a cura di Steve Della Casa, che accompagnerà la rassegna
cinematografica organizzata da Luce Cinecittà, in collaborazione
con il Lincoln Center, a New York.
Dall’universo letterario noir,
ospite d’onore di questa edizione sarà Guillaume
Musso che riceverà il Premio Raymond Chandler 2021 e
presenterà al pubblico del festival il suo ultimo
romanzo, La sconosciuta della Senna, La Nave di Teseo
(domenica 12 dicembre, ore 18.30, Teatro Filodrammatici). Si
parlerà di noir alla francese e della riscoperta del polar insieme
ad autori come Hervé Le
Corré, Jérome
Loubry e Frank Thilliez, di
grandi bestseller con Lisa
Jewelle Alex Michaelides, ma non
mancheranno i grandi autori di casa nostra tra
cui Carlo Lucarelli, Loriano
Macchiavelli, Donato
Carrisi, Maurizio de
Giovanni, Simona Vinci, e scoperte
più recenti come Mariolina
Veneziae Stefano Vicario, oltre ai
cinque finalisti del Premio Scerbanenco: Cristina
Cassar Scalia, Antonella
Lattanzi,Pasquale
Ruju, Lorenzo
Scano e Francesca Serafini.
Come si accederà al festival
quest’anno? L’ingresso è gratuito fino a esaurimento
posti. La necessità di adeguarsi alle disposizioni
vigenti in materia di contenimento della diffusione del contagio
del virus COVID-19, renderà però obbligatorio in tutti i luoghi del
festival l’esibizione del Super Green
Pass e l’utilizzo della mascherina,
più alcune piccole accortezze.
In Università
IULM (IULM 6 e Auditorium, Via Carlo Bo, 1), dove si
terranno gli incontri e le proiezioni dei finalisti per il Premio
Caligari 2021, è consigliata la prenotazione inviando una mail a
[email protected],
indicando nome e cognome dei partecipanti e la data e l’evento per
il quale ci si intende prenotare. Diversamente, ci si potrà
presentare direttamente sul posto, registrandosi al desk
all’ingresso.
Stessa modalità di accesso riguarda
il Teatro Filodrammatici di Milano (Via
Filodrammatici, 1), dove si svolgeranno gli incontri di letteratura
e la premiazione del Raymond Chandler Award 2021 a Guillaume
Musso.
Al Notorious Cinemas
Gloria (Corso Vercelli, n. 18), dove saranno
proiettati tutti i film in concorso e fuori concorso del festival,
sarà possibile entrare solo per i maggiori di 14 anni e in possesso
del biglietto gratuito prenotabile sul sito https://www.notoriouscinemas.it/
o direttamente alla cassa presso il cinema.
Infine, in Libreria Rizzoli
Galleria (Galleria Vittorio Emanuele II, 11/12), dove
il 14 e il 15 dicembre si svolgeranno gli appuntamenti con gli
ultimi due scrittori del Noir in Festival, Mariolina Venezia e
Carlo Lucarelli, è obbligatoria la prenotazione al numero
02.86461071 o sul profilo Instagram @rizzoligalleria.
James Dean è uno di
quegli attori che se non ci fosse stato avrebbero dovuto
invertarlo. Schivo, riservato, ma con un certo carattere, l’attore
ha saputo conquistare il pubblico di tutto il mondo per poi
diventare una leggenda.
Sebbene Dean fosse tormentato dai
demoni, la sua vita era come quella di un ragazzo ventenne
qualunque, fatta di amori, divertimento, sogni e tanto lavoro,
prima che un fatale incidente lo portasse via da questa terra.
Ecco dieci cose da sapere su
James Dean.
James Dean: l’incidente e la morte dell’attore
1. James Dean è morto a 24
anni. Il giovane attore morì il 30 settembre del 1955 a
causa di un incidente automobilistico. Stando alle informazioni
avute, Dean quel giorno si sarebbe dovuto trovavre a Salinas, in
California, per una gara automobilistica. In mattinata la sua
Porsche 550 Spyder venne preparata e l’attore decise di guidarla
per familiarizzare meglio con essa. Perciò, salì a bordo con il
meccanico Rolf Wütherich e si inviarono: Dean
venne multato per eccesso di velocità nel primo pomeriggio, per poi
fermarsi a fare rifornimento.
Dopo aver lasciato le Lost Hills
alle spalle, Dead si trovò a guidare sulla U.S. Route 466 quando,
ad un certo punto, arrivò in direzione opposta una Ford Custom
Tudor coupè bianca e nera guidata da un giovane studente,
Donald Gene Turnupseed. Questa si mise a voltare a
sinistra, attraversando la corsia di Dean: le due auto
incidentarono quasi frontalmente. Se lo studente sopravvisse con
diverse ferite e contusioni, Dean venne portato all’Ospedale Paso
Robles, dove venne dichiarato morto dopo una decina di minuti, a
causa di diverse lesioni interne e la rottura del collo.
2. Nel 2005 sono state
diramate nuove informazioni sulla morte di James Dean. Una
ricerca effettuata nel 2005 dimostrò che alcune delle informazioni
diramate al momento della morte dell’attore, e negli anni
successivi, non erano del tutto corrette. Per cinquant’anni si era
pensato che l’attore andasse a una gran velocità e che avesse
guidato in maniera spericolata: invece, da questo studio è emerso
che Dean stava guidando in maniera prudente e non andava così forte
come si è sempre pensato. Grazie alle nuove tecnologie è stato
stimato che era Dean a guidare (a differenza di diverse voci che
dicevano fosse dalla parte del passeggero) e che frenò forte per
evitare d’impattare con l’altra auto, invece di accelerare come
venne detto all’epoca.
James Dean: i suoi film
3. James Dean: I film e la
carriera. James Dean, prima di realizzare i film che lo
hanno reso famoso in tutto il mondo, ha dovuto fare una bella
gavetta durata qualche anno in cui ha partecipato ad una serie di
film pur senza esserne accreditato: I figli della gloria
(1951), Attente ai marinai! (1952), L’ultima
minaccia (1952), Il capitalista (1952) e
L’irresistibile Mr. John (1953). Finalmente, Dean riesce a
farsi valere e ad ottenere dei ruoli importanti nei tre film che lo
renderanno una leggenda: La valle dell’Eden (1955),
Gioventù bruciata (1955) e Il gigante (1956).
4. James Dean ha lavorato in
diverse serie tv. Parallelamente alla sua carriera
cinematografia, James Dean ha lavorato anche in qualche episodio di
diverse produzioni televisive, come Mio padre, il signor
preside (1951), Studio One (1952-1953), Kraft
Television Theatre (1952-1953), General Electric
Theatre (1954) e Schiltz Playhouse of Stars
(1955).
5. È stato candidato postumo
agli Oscar. Deceduto nel 1955, l’attore aveva in quel
momento da poco ultimato la lavorazione dei suoi ultimi film.
La valle dell’Eden gli fece poi guadagnare una prima
nomination postuma come miglior attore ai premi Oscar, nel 1956.
L’anno seguente la cosa si ripeté grazie a Il gigante. Pur
senza aver vinto il premio, queste due sue interpretazioni sono
ricordate come tra le migliori nella storia del cinema e vengono
ancora oggi studiate dagli amanti della recitazione.
James Dean: altezza
6. James Dean era un di
media statura. Affascinante, slanciato e snello, James
Dean sembrava un essere un ragazzo molto alto, eppure la sua
altezza si sviluppava in 173 centimetri. L’attore, quindi, godeva
di un’altezza forse poco più alta della media dell’epoca. In ogni
caso, a svettare erano il suo talento e le sue capacità.
James Dean: la vita privata e la
fidanzata italiana
7. James Dean era
probabilmente bisessuale. Circa l’omosessualità di James
Dean, non ci sono mai state delle informazioni chiare, ma ci si è
sempre basati su voci, per cosi dire, di corridoio. Lo stesso
attore non ha mai detto di esserlo, affermando però di non vivere
la vita con costrizioni. Le voci su una presunta omosessualità
circolavano già quando era in vita: queste voci, provenienti da
persone che pare fossero molto amiche dell’attore, sostenevano che
Dean avesse un’intimità sessuale discreta con uomini e di averne
frequentati diversi senza darlo a vedere.
8. James Dean è stato
fidanzato con Anna Maria Pierangeli. Nel corso della sua
breve vita, James Dean si fidanzò con un’attrice italiana,
Anna Maria Pierangeli: i due si conobbero mentre
lei stava girando Il calice d’argento in un set che si
trovava vicino a quello della Warner Bros. I due si frequentarono
per diverso tempo, salvo poi terminare la relazione quando la
Pierangeli annunciò di essere in procinto di sposare l’attore
Vic Damone.
James Dean e la Porsche
maledetta
9. La Porsche di Dean si
chiamava Piccola bastarda. L’auto con cui James Dean perse
tragicamente la vita nel 1955, è stata definita più volte come
maledetta e questo perché pare che le persone, alle quali sono
state vendute le parti restanti della macchina (che venne
smembrata) ebbero a loro volta degli incidenti automobilistici.
James Franco in James Dean – La storia vera
10. James Franco ha
interpretato James Dean. Nel 2001, venne realizzato un
film per la televisione intitolato James Dean – La storia
vera. Diretto da Mark Rydell e con James Franco
nei panni di James Dean, il film racconta la storia dell’attore
indimenticato, dalla sua infanzia fino al momento della morte,
passando per i retroscena dei film da lui realizzati e alle diverse
relazioni sentimentali e rapporti d’amicizia. Il film vinse un
Golden Globe e due Emmy Awards.
Taylor Lautner è
uno di quegli attori con i piedi ancorati a terra, ma che non ha
mai visto la sua carriera decollare veramente. Sembrava che lo dopo
la fine della saga di Twilight Hollywood avesse un posto anche per
lui, ma così non è stato.
Sfortunatamente per Lautner, il
ruolo di licantropo non è bastato per fare breccia nel cuore di
produttori, registi e addetti ai casting, tanto che l’attore ha
dovuto ripiegare su film abbastanza scarsi. Ma, nonostante ciò, non
si lascia intimidire, dimostrando di non arrendersi.
Ecco, allora, dieci cose da
sapere su Taylor Lautner.
Taylor Lautner: film
1. Taylor Lautner: i film e
la carriera. Taylor Lautner debutta al cinema con il film
Le avventure di Sharkboy e Lavagirl in 3D (2005),
interpretando proprio Sharkboy, e Il ritorno della scatenata
dozzina (2005). Ottiene poi il successo mondiale per il suo
ruolo di Jacob Black in Twilight (2008). Oltre a prendere parte a tutti
capitoli della saga – New Moon (2009), Eclipse (2010), Breaking Dawn – Parte 1 (2011) e Breaking Dawn – Parte 2 (2012) – Lautner recita poi
anche in Appuntamento con l’amore (2010), Abduction – Riprenditi la tua vita (2011), Un
weekend da bamboccioni 2 (2013), Tracers (2015), The Ridiculous 6 (2015) e Run the Tide –
Inseguendo un sogno (2016).
2. Taylor Lautner lavora
nelle serie tv ed anche doppiatore. Parallelamente al
cinema, Lautner si dedica anche alla televisione, apparendo in
diverse serie televisive come Summerland (2004), The
Bernie Mac Show (2003-2004) e Tutto in famiglia
(2004). Dopo una lunga parentesi con il cinema, Taylor Lautner è
tornato al mondo delle serie tv: infatti, dal 2014 ha fatto parte
del cast di Cuckoo, mentre nel 2016 ha lavorato nella
serie Scream Queens. Inoltre, il giovane attore, ha
prestato la propria voce partecipando al doppiaggio delle serie tv
Le nuove avventure di Scooby-Doo (2005), Duck
Dodgers (2005) e Danny Phantom (2005).
Taylor Lautner: 2020
3. Taylor Lautner si sta
concentrando su se stesso. A differenza dei suoi colleghi
Kristen Stewart e Robert Pattinson, la carriera di Taylor
Lautner non è mai decollata veramente. L’attore, pur di cercare di
rimanere nel mondo della recitazione, ha lavorato anche in film di
basso budget che però sono stati un flop al botteghino. Attualmente
egli ha però completato le riprese di un nuovo film, intitolato
Home Team, una commedia sul mondo del football.
Taylor Lautner: fisico
4. Taylor Lautner ha
praticato arti marziali. Il fisico di Taylor Lautner,
visto un bel po’ di volte nei film in cui ha partecipato,
specialmente nella saga di Twilight, è frutto di un gran
lavoro. Sin da bambino egli ha infatti cominciato a praticare il
karate ed era talmente bravo tanto da riuscire a partecipare, e
anche a vincere, diversi tornei di karate di livello locale,
nazionale ed internazionale. Il tanto sport praticato gli ha
permesso di sfoggiare un fisico particolarmente scolpito e
invidiabile.
Taylor Lautner è su Instagram
5. Taylor Lautner ha un
profilo Instagram ufficiale. Anche Taylor Lautner si è
fatto conquistare dal fascino di Instagram, tanto da avere un
proprio profilo ufficiale, seguito da 7,1 milioni di persone. La
sua bacheca, seppur piena di post, si può definire mediamente
attiva ed è molto diversificata: sono molte le foto che lo
ritraggono in momenti nostalgia, o sul lavoro, ma sono molte anche
quello che lo rappresentazione nella quotidianità e insieme agli
amici o alla nuova fidanzata.
Taylor Lautner è fidanzato
6. Taylor Lautner è
fidanzato con una studentessa. Della vita sentimentale di
Taylor Lautner non si è quasi mai saputo nulla di ufficiale e lui
ha sempre mantenuto il più grande riserbo. Tuttavia, dal suo
profilo Instagram ha fatto sapere al mondo di essere fidanzato con
una giovane studentessa di infermieristica di nome Taylor
Dome, con la quale viene ritratto più volte. Il 13
novembre del 2021 i due hanno annunciato tramite i rispettivi
account Instagram di essere ufficialmente fidanzati.
7. Taylor Lautner ha avuto
dei famosi flirt. Nel corso della sua vita, Taylor Lautner
è stato protagonista di diversi pettegolezzi: infatti, gli sono
stati attribuiti diversi flirt. Quello più famoso è stata la breve
frequentazione, durata qualche mese, con Taylor
Swift, ma ci sono state altre frequentazioni, più o meno
confermate, come quella con Lily Collins, conosciuta sul set di
Abduction e durata dal 2010 al 2011. Successivamente ha
avuto delle storie con l’attrice greca Marie
Avgeropoulos, conosciuta sul set di Tracers,
e con Billie Lourd, conosciuta sul set di
Scream Queens.
Taylor Lautner in Twilight
8. Ha dovuto indossare una
parrucca. Prima di arrivare al look definitivo del
personaggio, nelle sue prime volte in scena Jacob sfoggia una folta
capigliatura. Questa era naturalmente una parrucca, indossata da
Lautner. L’attore, infatti, non aveva né il tempo né la voglia di
farsi crescere così tanto i capelli. Indossare quella parrucca,
tuttavia, sembra essere stata una delle cose più odiate dell’intera
saga dall’attore.
9.Per
New Moon, Taylor Lautner ha messo su 10 chili di
muscoli. In New Moon avviene finlamente la
trasformazione di Jacob da umano a lupo mannaro. A Lautner venne
però detto che si sarebbe probabilmente preso un altro attore per
poter realizzare tali scene in maniera realistica, in quanto si
necessitava di qualcuno con una maggior prestanza fisica di quanto
avesse lui in quel momento. Ma il giovane attore non si è dato per
vinto: con tanta pazienza e fatica, è riuscito a mettere su circa
10 chili di muscoli e a mostrarli tutti nel film.
Taylor Lautner: età e altezza
dell’attore
10. Taylor Lautner è nato
l’11 febbraio del 1992 a Grand Rapids, nel Michigan, Stati
Uniti. L’attore è alto complessivamente 1.75 metri.
HBO Max ha
diffuso il trailer ufficiale di Peacemaker,
l’attesa serie tv creata da James
Gunn per il servizio di streaming.
Peacemaker, la serie
tv
Peacemaker
è la serie tv creata da James Gunn per il servizio
di streaming HBO Max e
si basa sull’omonimo personaggio della DC
Comics. Lo show è la primaserie televisiva
del DC
Extended Universe (DCEU) e spin-off del film
del 2021 The Suicide Squad. La serie tv è
ambientata dopo gli eventi di The Suicide Squad (2021), ed esplora le
origini di Peacemaker e le sue successive missioni.
In Peacemaker protagonisti
sono John
Cenacome Christopher
Smith / Peacemaker: un killer spietato che crede nel
raggiungimento della pace ad ogni costo. Lo
showrunner James Gunn ha descritto il personaggio come un
“supereroe/supercattivo/[il] più grande coglione del mondo”.
Steve Agee come John
Economos: il direttore del penitenziario
di Belle Reve e un aiutante di Amanda
Waller. Danielle Brooks è Leota Adebayo. Gunn
l’ha descritta come una co-protagonista della serie con una visione
politica diversa da quella di Peacemaker. Robert Patrick come Auggie
Smith: il padre di Peacemaker. Jennifer Holland come
Emilia Harcourt: un agente della NSA che è un aiutante di
Amanda Waller. Freddie
Stroma come Adrian Chase/Vigilante :
un procuratore distrettuale e combattente del crimine che può
guarire rapidamente dalle ferite. Chukwudi
Iwujicome Clemson Murn.
Parte della formula vincente del
Marvel
Cinematic Universe, insieme agli affascinanti
supereroi e alle sequenze d’azione esplosive, è l’umorismo unico. I
fan sentiranno spesso gli eroi scherzare su film sui viaggi nel
tempo e sulle pop star, e i riferimenti alla cultura pop sono
diventati ormai parte integrante del MCU,
anche se non sempre risultano vincenti.
Le battute iconiche dell’universo
superano di gran lunga quelle scadenti, eppure ce ne sono alcune
che proprio non riusciamo a mandare giù: scopriamole assieme grazie
a ScreenRant.
“Ora contro chi lotti? Gandalf?” –
Bucky Barnes
Il MCU è noto
per l’inserimento a più riprese di riferimenti alla cultura pop,
tra cui ricordiamo la celebre battuta:” Ora contro chi lotti?
Gandalf?” in The Falcon and the Winter Soldier, durante la
primissima conversazione tra Sam e
Bucky. La battuta si evolve poi in una
conversazione piuttosto squallida in cui, tra l’altro, Bucky si
vanta di aver letto Lo Hobbit quando è uscito per
la prima volta nel 1937.
“Solo Wong? Come Adele? O
Aristotele. Drake. Bono. Eminem”. – Stephen Strange.
Quando Steven
Strange viene presentato per la prima volta a
Wong in Doctor
Strange, non sembra riuscire a comprendere che il suo
nome è formato da una sola parola; quindi snocciola un mucchio di
musicisti (e il filosofo Aristotele) che sono divenuti famosi
grazie al solo nome proprio o d’arte. Inoltre, più avanti, si
riferisce anche a Wong come
Beyonce.
Questa battuta appare ridicola
proprio perché sembra essere totalmente discorde con lo spirito del
personaggio: è improbabile che Dr. Strange sia
solito ascoltare (o faccia riferimento) ad artisti come
Drake o Eminem. Questo è
l’esempio di dialogo senza grandi funzionalità, scritto per
ottenere risate facili.
“Spero che tu e Banner non stiate
giocando a ‘Nascondi la zucchina’” – Tony Stark
Questa
battuta di
Avengers: Age of Ultron
è probabilmente quella più colorita e squallida dell’interoMCU,
proprio perché suggerisce che anche una certa parte del corpo
di
Hulk
sia verde. QuandoTony
Stark
dice ciò a
Bruce Banner
e
Natasha,
che all’epoca si stavano frequentando, è facile intuire dove sta
andando a parare, ma è una battuta un po’ troppo spinta per un film
per famiglie, anche per gli standard di Tony.
“Scommetto che ora ti stanno
malissimo”. – Steve Rogers
Purtroppo però, qualsiasi accenno di
emozione è spazzato via da Steve il quale, una
volta che Natasha termina il discorso, dice
sarcasticamente che pensa che lei starebbe malissimo in bikini a
causa della cicatrice. È un momento involontariamente imbarazzante
per il pubblico, e trasforma quella che era una scena sentita in un
momento pieno di tensione sessuale piuttosto scomoda.
“Hunka Hulka Burning Fudge è il
nostro preferito”. – Wong.
Anche se Steven
Strange è di solito il mago delle battute stridenti, anche
la spalla del dottore in realtà non è da meno. Questa battuta
arriva nel bel mezzo di una delle conversazioni più criptiche e mal
interpretate dell’intera serie di supereroi, quando
Tony, Bruce,
Wong e Strange sono tutti immersi
in un dibattito sul loro gusto preferito di Ben e
Jerry’s.
Questa battuta risulta
particolarmente bizzarra viste le circostanze di Infinity War: Bruce Banner ha
letteralmente appena sfondato il Sanctum Sanctorum
di Strange e sta cercando di spiegare loro di
Thanos, ma tutto ciò viene “messo in
pausa” in modo che si possa discutere dei propri gusti di
gelato preferiti.
“Hai cambiato il tuo nome da Shang
a Shaun?” – Katy.
C’è molto umorismo che
circonda Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli: che
si tratti di tutti gli esilaranti meme di
Shang-Chi o delle battute tra
Shang e Katy, il film del 2021 è
tanto una commedia quanto un film di arti marziali.
Tuttavia, per quanto
Shang e Katy siano divertenti
insieme, nessuna delle battute che riguarda la scena dell’aereo si
rivela vincente. Quando Shang rivela a
Katy il suo vero nome, Katy ondeggia tra il non
riuscire a pronunciarlo e il prenderlo in giro. Succede in quasi
tutti i film del MCU
che qualcuno faccia una battuta sul nome dell’eroe, ma sembra
davvero forzato in Shang-Chi.
“Balla, fratello”. – Peter
Quill.
Se uno dei film del
MCU
può essere classificato come una commedia, è
Guardiani della Galassia, dato che l’intera
sceneggiatura è infarcita di battute. Per la maggior parte, tutte
le battute funzionano, tranne quando Peter urla, “Balla,
fratello” a Ronin. Alcuni
Redditors pensano che Star-Lord
non sia divertente, e questo battuta potrebbe proprio spiegarne il
perché.
La battuta è così fuori luogo e ha
fatto trasalire molti spettatori, perché sembra che
Peter si stia comportando come se fosse a un party
di una confraternita: questa sarà anche la sua personalità, ma chi
si comporterebbe così di fronte a Ronan
l’Accusatore? Ciò che rende il tutto ancora più
imbarazzante è che Ronan è talmente ottuso da
farsi ingannare da Quill.
“Qualcuno ha delle fette
d’arancia?” – Scott Lang.
Una delle cose per cui il
MCU
viene spesso criticato è la mancanza di posta in gioco nei film,
con le uniche due eccezioni di Infinity War e Endgame. E questa battuta in Captain America: Civil War è un perfetto
esempio di un goffa battuta che rovina quel poco di posta in gioco
che c’era. Nella famigerata scena dell’aeroporto, abbiamo visto
eroi estremamente potenti scontrarsi tra loro. Tuttavia, quando
Scott Lang viene sconfitto e giace a terra
contorcendosi per il dolore, chiede scherzosamente se qualcuno ha
delle fette d’arancia.
La battuta è che le mamme di calcio
spesso portano fette d’arancia alle partite per i bambini in quanto
ottime per reidratarsi; ma ciò non funziona assolutamente, anzi, fa
percepire al pubblico Scott come infantile, e il
bello è che non lo sta nemmeno dicendo a nessuno, non ha un
interlocutore in quel momento.
“Sono fatto di rocce, come puoi
vedere, ma non lasciarti intimidire. Non devi aver paura, a meno
che tu non sia fatto di forbici!”. – Korg.
Korg è
tutt’altro che il personaggio più potente di Ragnarok, ma ciò che gli manca in termini di
potenza lo compensa con una grandiosa comicità. Il momento più
divertente arriva in Endgame quando sta giocando
ai videogiochi nella Nuova Asgard. Tuttavia, quando il pubblico lo
incontra per la prima volta, l’inizio è (letteralmente)
burrascoso.
La battuta di Korg
è una miscela di parole tremendamente lunga e totalmente
sconclusionata, che peggiora ancora di più con la battuta che
segue: “Solo una piccola battuta su roccia, carta e forbici per
te“.
“Linguaggio”. – Steve Rogers.
Avengers: Age of Ultron
forse include le battute più stridenti di sempre nel MCU;
ironicamente però, quella più offensiva di tutte è quando Steve Rogers si offende dopo che Tony ha
urlato:” M****!”
Quel che è peggio è che
Steve si preoccupa di redarguire
Tony per il suo linguaggio scurrile nel mezzo di
un campo di battaglia, mentre tutti i Vendicatori stanno
combattendo gli agenti dell’Hydra a Sakovia.
Tuttavia, proprio come se fosse inciampato, Steve
ha cercato di rendere questa battuta più raffinata, reiterandola
ripetutamente fino a quando il pubblico ha finalmente accettato la
cosa e ora è diventata una gag ricorrente.
La prima cosa che viene spontaneo
notare guardando la serie comedy Harlem,
ideata da Tracy Oliver e
disponibile su Amazon Prime Video a partire dal 3
dicembre, è la straordinaria somiglianza con Run theWorld, un prodotto particolarmente simile rilasciato nel
maggio di quest’anno sulla piattaforma Starz. Entrambi i titoli
presentano un gruppo di quattro amiche afroamericane del quartiere
Harlem di New York, seguendole nelle loro vicissitudini lavorative
e sentimentali. Fatta eccezione per l’idea di base, che molto deve
a Sex and the City, le due serie presentano però delle
ovvie differenze, che nel caso di Harlem ne fanno un
prodotto molto più godibile e interessante.
Protagoniste di questa sono
Camille, una giovane e conosciuta professoressa di
antropologia con una profonda conoscenza delle norme di
corteggiamento nelle varie culture, la quale per contrasto vanta
però non pochi problemi sentimentali; Tye, la
creatrice di successo di una dating-app per persone queer che
preferisce mantenere a distanza di sicurezza le sue vulnerabilità,
nonché le eventuali partner; Quinn, un’inguaribile
romantica e stilista benestante che sta provando a sdebitarsi con
il mondo mentre è impegnata a portare avanti la sua attività che
fatica a decollare; ed Angie, un’attrice e
cantante piena di fiducia in sé, vivace e senza filtri, che vive a
scrocco da Quinn.
Nei primi dieci episodi,
disponibili tutti insieme su Amazon, le quattro, interpretate
rispettivamente da Meagan Good, Jerry
Johnson, Grace Byers e
ShoniquaShandai, si trovano
dunque a portare avanti le rispettive carriere e relazioni. Come al
tempo fu per Carrie e le sue amiche, anche le protagoniste di
Harlem devono però gestire i pro e i contro della
loro contemporaneità. La serie cerca quindi di essere il più
inclusiva possibile, affrontando dinamiche diverse e possibilmente
facendolo nel modo più sincero e divertente possibile. Ed è a
partire da ciò che nascono le prime differenze con Run the
World.
Harlem e quel pizzico di gusto in più
Come riportato nella recensione di Run the
World, uno dei principali problemi di quella serie è
l’estrema facilità con cui le protagoniste si rendono antipatiche.
I momenti in cui ciò risulta evidente sono diversi e fin troppo
gratuiti. Per quanto si cerchi di lasciarsi coinvolgere dalle
vicende delle quattro protagoniste, un senso di distacco nei loro
confronti risulta difficilmente superabile. Le quattro protagoniste
di Harlem, fatta eccezione in alcuni casi per Quinn,
appaiono invece più umane. I loro problemi sono più comprensibili,
non vengono esasperati ma anzi trattati in modo appassionante.
Soprattutto, le quattro
protagoniste di Harlem sono simpatiche. Diversi sono i
momenti comici ben riusciti tra di loro, che permettono di
sviluppare una maggior affezione nei loro confronti. Camille, Tye,
Quinn e Angie affrontano i rispettivi drammi ognuna a modo proprio,
dando loro il giusto peso e, nel caso, con la capacità di ridervi
su. Al di là delle protagoniste, Harlem è
evidentemente una serie che punta alla rappresentazione di
un’umanità più vera, imperfetta. Tra corpi non più corrispondenti
ad antiquati canoni di bellezza e gaffe sessuali, si rappresenta
qualcosa in cui è più facile per tutti riconoscersi.
Questi elementi trovano
fortunatamente una messa in scena accattivante tra colori caldi,
luci e abiti sgargianti, ambienti suggestivi e scelte di regia che
ben sostengono i tempi comici delle protagoniste. Harlem, il
quartiere black di New York diventa un quinto protagonista di tutto
rispetto, facendo confluire nella serie tutte le sue sfumature, le
sue bellezze e la sua atmosfera. Svolgere direttamente in questo le
riprese, piuttosto che ricorrere a location ricostruite, apporta un
valore aggiunto non di poco conto
Harlem: la recensione della serie
Harlem, dunque, gode di
quel pizzico di gusto in più che sembra mancare a Run the
World. Non tutto è perfetto e speso si rischia di cadere in
alcune banalità o stereotipi che vanno in aperto contrasto con gli
intenti della serie, ma rispetto al titolo di Starz risulta
comunque un deciso passo in avanti. Questo è rappresentato inoltre
dal fatto che le quattro protagoniste, a cavallo tra i venti e i
trent’anni, sono tutt’altro che donne pienamente realizzate. Sia a
livello lavorativo che sentimentale hanno ancora molto da
dimostrare e ciò le rende più problematiche e, pertanto,
interessanti.
Questa serie sembra dunque avere
tutte gli elementi giusti per affermarsi come il vero titolo che
gli amanti del genere potranno ora apprezzare. Prendendo il buono
di
Sex and the City e Run the
World e collocandosi nel mezzo di queste due,
Harlem risulta essere un prodotto particolarmente
godibile, un vero e proprio racconto di formazione fruibile anche
da spettatori diversi.
Salma Hayek è una
di quelle attrici che se non ci fosse, bisognerebbe inventarla. La
sua è stata una carriera fatta di tanta gavetta, lavoro che le ha
consentito di potersi fare un nome e, piano piano, di poter
conquistare il mondo dello star system e di farsi amare da una
grande fetta di pubblico.
Sarà piccoletta, ma ha una grinta da
vendere, rivelando le molestie subìte da Harvey Weinstein e
facendosi forza per realizzare una carriera che fosse
contraddistinta dalla meritocrazia e dal talento.
Ecco dieci cosa che forse
non sapete su Salma Hayek.
Salma Hayek: Dal tramonto all’alba
1. Salma Hayek ballato con
un serpente in Dal tramonto all’alba. Che la Hayek abbia
lavorato in Dal tramonto all’alba, film diretto da Robert
Rodriguez e scritto da Quentin Tarantino, è cosa ben nota. Quello
che non si sa è aveva una gran paura di dover ballare con un
serpente. L’attrice, un po’ di tempo fa, rivelò di essere caduta in
trance per poter fare una cosa del genere, per realizzare una scena
totalmente improvvisata e senza aiuto di un coreografo.
Salma Hayek: oggi
2. Salma Hayek ha recitato
in diversi film recentemente. Tra il 2020 e il 2021
l’attrice ha preso parte a ben 6 film, dalla commedia Amiche in
affari fino al cinecomic MarvelEternals. L’ultimo film in cui ha recitato
attualmente è House of Gucci, atteso nelle sale italiane
dal 16 dicembre, dove interpreta Giuseppina Auriemma, maga
napolatana accusata di essere coinvolta nell’omicidiodi Maurizio
Gucci ad opera di Patrizia Reggiani.
3. Salma Hayek produrrà una
serie tv. La Hakey non è nuova nel mondo della produzione,
ma questa volta ha in mano un progetto diverso: produrrà una
miniserie dal titolo Santa Evita, incentrata sullo
scandalo del sequestro della salma di Evita Peron, l’amata first
lady argentina. Fu questo un caso durato diversi anni e divenuto
noto in tutto il mondo.
Salma Hayek: il suo fisico
4. A Salma Hayek piace
mettere in mostra il suo fisico. Salma Hayek ha 55 anni ma
non li dimostra affatto, specie se poi si osservano le foto che
l’attrice posta su Instagram. La Hayek, infatti, va molto fiera del
suo fisico tutte curve, mandando completamente in tilt il popolo di
Internet ogni qualvolta la si veda in costume. Ma è anche l’attrice
stessa a provocare, come una foto in topless postata proprio da lei
su Instagram.
5. Salma Hayek è stata
molestata da Harvey Weinstein. In una lunga lettera
scritta al New York Times, l’attrice ha dichiarato che fu proprio
Weinstein a vedere in lei la figura ideale per dare vita a
Frida, ruolo che per la Hayek era di estrema importanza.
Insomma, ciò che Weinstein le aveva poi riservato erano delle
richieste assurde e continue, come chiederle di farsi la doccia con
lui, farsi guardare, fare massaggi via dicendo. Proposte alle quali
l’attrice ha sempre rifiutato: aver adottato il rifiuto fece di
Weinstein un essere rabbioso, tanto da arrivare e dirle “Ti
ucciderò, non pensare che non possa farlo”.
Salma Hayek: l’altezza
dell’attrice
6. Salma Hayek è
piccoletta. La Hayek è una piccola bomba sexy tutta curve:
ma anche se è piccoletta, ha saputo dimostrare molte volte di avere
del talento da vendere, così come la grinta. L’attrice, infatti, è
protagonista di molte campagne umanitarie e femministe, ed è sempre
pronta a mettersi in prima linea per difendere una giusta causa.
Inoltre, la sua altezza non le ha mai causato problemi nel mondo
della recitazione, segno che il talento è arrivato prima di
tutto.
Salma Hayek: chi è il marito
7. Salma Hayek è sposata con
un imprenditore francese. L’attrice messicana è
attualmente moglie di François-Henri Pinault: i
due si sono conosciuti nel 2006 e si sono sposati il 14 febbraio
del 2009 a Parigi, dopo essersi allontanati per un breve periodo
nel 2008. Dopo la cerimonia a Parigi, i due hanno sono stati
protagonisti di un’altra celebrazione avvenuta un mese più tardi,
il 25 aprile, a Venezia. Nel 2007, i due coniugi sono diventati
genitori della loro primogenita, Valentina
Paloma.
8. Salma Hayek è stata
sostenuta dal marito quando gli rivelò delle molestie di
Weinstein. Prima di rilasciare la sua intervista al New
York Times, la Hayek ha rivelato tutto al marito, rimasto
contrariato solo perché avrebbe voluto che avesse la disponibilità
di parlare prima. Il sostegno per la moglie è stato immediato e ciò
le ha concetto di poter rivelare tutto quello che le è accaduto in
passato e di sostenere diverse cause femministe a riguardo.
Salma Hayek: i suoi film
9. Salma Hayek: i film e la
carriera. Salma Hayek ha iniziato la sua carriera al
cinema 1993 con Mi vida loca, per poi proseguire con
Nel cuore della città – Midaq Alley (1995),
Desperado (1995), Dal tramonto all’alba (1996),
Breaking Up – Lasciarsi (1997),Wild
Wild West(1999) e Dogma (1999). Gli anni
Duemila iniziano con film come Timecode e
Traffic, per proseguire con Hotel (2001) e con
Frida (2002) che la rese famosa agli occhi di tutto il
mondo. La sua carriera è continuata recitando in diverse
produzioni: C’era una volta il Messico (2003), After
the Sunset (2004), Bandidas (2006), Across the
Universe (2007), Le belve (2012), Il
fidanzato di mia sorella (2014), Il racconto dei
racconti (2015), Come ti ammazzo il
bodyguard (2017), Amiche in affari (2020),
Eternals (2021) e
House of Gucci (2021).
10. Salma Hayek è anche
doppiatrice, regista e produttrice. Nel corso della sua
carriera, Salma Hayek ha sperimentato diversi ambiti del cinema: ha
prestato la propria voce per il doppiaggio di Home (2009),
Il gatto con gli
stivali (2011), Pirati! Briganti da
strapazzo (2012) e Sausage Party (2016).
Inoltre, ha diretto un film per la tv, The Maldonado
Miracle (2003) e ha prodotto il film Frida e la serie
Ugly Betty (2006-2010), dove ha recitato anche in alcuni
episodi.
La casa di carta è indubbiamente
stata una delle serie Netflix più
celebri e discusse degli ultimi anni: l’azione inossidabile come
marchio degli episodi, personaggi iconici come
Tokyo e Il Professore e gli
intrecci narrativi hanno appassionato spettatori di tutto il mondo.
Ripercorriamo assieme alcuni dei retroscena e delle curiosità più
strabilianti della serie!
Il legame tra Tokyo e Natalie
Portman
Non tutti sanno che molti
dei tratti fisici ed emotivi del personaggio di
Tokyo sono stati influenzati dal personaggio di
Mathilda, interpretato da Natalie Portman nel celebre film
Leon-The Professional (1994). Non solo il taglio a
caschetto di Úrsula Corberó nella serie ricorda
Mathilda, ma anche la dinamica padre/figlia con
il Professore rispecchia ampiamente la relazione
tra Mathilda e Leon.
Corberò ha rivelato
che già prima della prova costumi stava pensando ad un look simile
a Mathilda per quello del suo personaggio; quando
è poi entrata in sala trucco per le prove, ha spiegato che l’intera
parete era tappezzata di immagini di Mathilda: il
resto è storia.
Álvaro Morte ha contribuito ad
ideare il look del professore
Da varie interviste, emerge
chiaramente quanto Álvaro Morte abbia lavorato per dar vita al
personaggio del Professore. Molti fan sarebbero
d’accordo sull’affermare che la serie non sarebbe stata la stessa
senza la sua mente geniale, dato che si tratta di uno dei
personaggi migliori e più complessi della TV. Non solo la sua
creatività ha incuriosito i fan, ma anche il modo in cui è stato in
grado di manipolare le menti di molti personaggi e sfuggire alla
cattura.
Morte ha ammesso di
aver fornito ispirazione ai costumisti suggerendo che il professore
sembrasse un ragazzo normale, timido, che non sarebbe mai stato
notato. Sembra che il reparto costume sia stato certamente
all’altezza delle sue aspettative, dato che gli abiti dalle
tonalità neutre del Professore lo aiutano a non
essere mai sotto i riflettori.
Nairobi non era inclusa nella
sceneggiatura originale
È difficile credere che
Alba Flores non facesse quasi parte dello show
ma inizialmente fu proprio così; Nairobi non
faceva parte dello script originale e i creatori della serie hanno
deciso di aggiungere alla narrazione il personaggio di
Nairobi solo dopo aver lavorato con la
Flores in un’altra serie spagnola, Vis a Vis.
Flores ha affermato
che i creatori di La casa di carta pensavano
inizialmente che un personaggio femminile come
Nairobi non avrebbe funzionato. Solo più tardi,
hanno contattato la Flores chiedendole se fosse
interessata a costruire assieme a loro la forte personalità di
Nairobi.
La maschera di Dalì
Quando si tratta di cinema
o serie tv, sappiamo che ci sono maschere o costumi che sono
diventati sinonimi di un personaggio: la maschera da hockey di
Jason Voorhees di Venerdì 13,
quella di Ghost Face, il Guy
Fawkes di V per Vendetta… e la maschera di
Dalì della Casa di Carta.
Questa maschera è un simbolo di
resistenza, rivoluzione e orgoglio nazionale; il
Professore ha ammesso che una delle sue motivazioni dietro
le rapine è che disprezzava il modo in cui i ricchi continuavano a
beneficiare dopo il crollo finanziario ed è quindi chiaro che le
maschere simboleggiano la sua rivoluzione.
Sono state disegnate più di 500
tute rosse per la 5 stagione
Anche
le tute rosse sono diventate un simbolo iconico della serie
La casa di carta;
il costumista
Carlos Diez
ha ammesso di aver creato “500
tute per la stagione 5, con 8 pezzi per ogni
personaggio“.
Dal momento che ciascuna tuta si è
diversificata in ogni stagione, Diez ha anche
aggiunto che il reparto costumi deve conservare tutte le tute delle
stagioni precedenti, dato che la serie non è girata in ordine
cronologico. Capiamo così quanto tutti coloro che stanno dietro le
quinte abbiano contribuito a dare vita ai personaggi.
Álex Pina ha subito molte pressioni
per sbarazzarsi di Berlino
Tutti
i fan di
La casa di carta
sono rimasti scioccati nell’assistere alla morte di
Berlino
al finale della
Parte 2,
soprattutto perché il personaggio interpretato daPedro Alonso
era assolutamente tra i più significativi dell’intera
serie.
Álex Pina ha
rivelato in La casa di carta: il fenomeno che il
web aveva inizialmente interpretato male il personaggio di
Berlino e voleva che la serie se ne sbarazzasse
perché non si adattava bene allo spirito narrativo e le opinioni
che avanzava erano considerate piuttosto obsolete.
Pina si è rifiutato di tagliarlo dallo show perché
pensava che sarebbe stato un villain interessante, tuttavia farlo
morire nella Parte 2 si è rivelata la mossa giusta perché ha
permesso agli altri personaggi di svilupparsi ulteriormente e di
introdurne altri.
Itziar Ituño non voleva partecipare
alla serie
Anche se molti conoscono
Itziar Ituño come la coraggiosa
Raquel in Money Heist, l’attrice
non avrebbe in realtà voluto accettare il ruolo dato che aveva già
passato anni ad interpretare una poliziotta nella serie
Goenkale. Fortunatamente, ha finito per cambiare
idea non appena ha letto il copione, scoprendosi in sintonia con la
morale del personaggio e la storia.
Considerando che
Raquel è diventata un leader autorevole e
vigoroso, è difficile immaginare qualcun altro nel ruolo, dato che
la Ituño cattura perfettamente il suo
atteggiamento testardo e determinato. Renderla parte della squadra
dei rapinatori è stata una delle migliori idee che gli
sceneggiatori abbiano mai avuto, perché ha contribuito a rendere il
suo ruolo ancora più complesso e dinamico.
È in arrivo un adattamento
sudcoreano
NME ha recentemente
annunciato che un adattamento sudcoreano di La casa di
carta sarà trasmesso in anteprima su Netflix il
prossimo anno. Nel cast troveremo l’attore Yoo
Ji-Tae e l’attore di Squid GamePark Hae-soo, che
interpreteranno gli iconici fratelli Vertele.
Non sono stati rivelati molti
dettagli sulla trama, ma sembra che la serie avrà la stessa
premessa, anche se la rapina avrà luogo nella penisola coreana.
Pina ha lodato questo futuro adattamento: non ci
resta che attendere ulteriori notizie.
Arriverà il 1° gennaio alle 21.15
su Sky Cinema Uno, in streaming su NOW e disponibile on demand, il
nuovo film Sky Original, Lasciarsi
un giorno a Roma, una co-produzione italo-spagnola
Italian International Film – Neo Art
Producciones con Vision Distribution,
prodotto da Fulvio e Federica
Lucisano.
Lasciarsi
un giorno a Romaè un
film di
Edoardo Leo,con
Edoardo Leo (Noi e la Giulia,
Perfetti Sconosciuti, Smetto Quando Voglio, La dea
fortuna),Marta Nieto(Madre, Tres, El Camino De Los Ingleses),
Claudia Gerini(Ammore e
Malavita, The Passion, Viaggi di Nozze) e
Stefano Fresi(Romanzo
Criminale, Smetto Quando Viglio, La Befana Vien di Notte).
La trama
Quanto è difficile separarsi
dopo un lungo rapporto, dopo dieci anni di convivenza o di
matrimonio? Quanto è difficile trovare le parole, i modi? Quanto è
complicato voler lasciare un uomo senza farlo soffrire? E se un
giorno, in un momento di disperazione e solitudine si
scrivesse ad una posta del cuore? Per sfogarsi o per
trovare qualcuno che ci suggerisse come fare, come riuscire a
separarci senza far soffrire il nostro partner?
Ma soprattutto cosa succederebbe se quella lettera anonima
arrivasse proprio al nostro compagno?
Il regista Edoardo Leo ha dichiarato: “In
questi anni sono successe, a livello professionale, molte cose per
me e molto diverse tra loro. Questi fatti artistici hanno avuto una
costante, il rapporto con Sky – Vision Distribution nei miei film
come interprete e soprattutto il percorso iniziato insieme nei miei
film da regista e sceneggiatore, tutti prodotti da Italian
International Film. Ci siamo ‘scelti’ e abbiamo tanti progetti in
cantiere tra film realizzati e altri ancora da fare. Ma tutto è
iniziato con un innamoramento, esattamente come accade nel film,
con Lasciarsi un giorno a Roma. Sono stato il primo ad essere
prodotto subito dopo il lockdown e, nonostante le difficoltà
evidenti, mi hanno permesso di realizzare una grande coproduzione
internazionale con un cast meraviglioso. Una grande star spagnola
come Marta Nieto e due amici come
Claudia Gerini e Stefano Fresi. Una storia che volevo
realizzare da molto tempo e che, in questo momento storico così
particolare, sono felice sia stata scelta come Sky Original per
Capodanno”
Antonella d’Errico,
Executive Vice President Programming Sky Italiaha
dichiarato:“Siamo molto felici di iniziare il 2022
con il film di Edoardo Leo, che si inserisce nel solco dei film Sky
Original su cui continuiamo a investire e a lavorare intensamente e
che hanno portato, in appena un anno, risultati sorprendentemente
positivi. Lasciarsi Un Giorno A Roma – prodotto con i nostri
partner Vision e Italian International Film – è un film importante
per Edoardo, che segna il suo ritorno da autore e interprete ad una
storia intima, in cui i sentimenti vengono raccontati con il giusto
e delicato equilibrio, grazie anche a un cast eccellente. E lo è
per Sky, il film perfetto per il primo giorno dell’anno, una data
importante per tutti e per il pubblico di Sky Cinema”.
Federica Lucisano,Amministratore Delegato di Italian International Film
(Gruppo Lucisano)ha dichiarato:“Questo film regala emozioni indimenticabili e sono felice di
poterle offrire al grande pubblico di Sky proprio durante il
periodo delle festività. È una gioia ed un segno di grande speranza
lanciare un film così bello proprio il primo giorno del nuovo anno.
Ringrazio Edoardo Leo, Sky e Vision Distribution per aver condiviso
con noi il percorso che ci ha portati fino a qui.”
Massimiliano Orfei,
amministratore delegato di Vision Distributionha
dichiarato:“Con Vision siamo orgogliosi di continuare
questo percorso accanto a Edoardo, che lo vede impegnato come
autore, attore e regista in diversi progetti insieme a noi.
Lasciarsi un giorno a Roma è un film in cui noi abbiamo creduto
dall’inizio e siamo certi che incontrerà il gusto del suo pubblico
nel periodo delle feste.”
Divenuta un’icona negli anni
Settanta, l’attrice e cantante Olivia Newton-John
si è distinta tanto in campo musicale quanto cinematografico. Ha
infatti cantato brani entrati nell’immaginario comune e recitato in
alcuni film divenuti cult senza tempo. Ancora oggi in attività,
l’artista non manca di regalare sempre nuove emozioni a tutti i
suoi fan sparsi per il mondo.
Ecco 10 cose che non sai di Olivia
Newton-John.
Olivia Newton-John: i suoi film e la televisione
1. Ha recitato in noti
film. La Newton-John esordisce sul grande schermo nel 1965
con il film Funny Things Happen Down Under, mentre nel
1970 è in Together (1970). Torna poi al cinema nel 1978
partecipando in qualità di protagonista femminile al musical
Grease –Brillantina, dove recita accanto a John Travolta.
Il film è un successo straordinario e da quel momento l’attrice
recita anche in Xanadu (1980), Due come
noi (1983), Un amore rinnovato (1988), Un party
per Nick (1996), Sordid Lives (2000), Score – A
Hockey Musical (2010) e Tre uomini e una pecora
(2011). Nel 2020 ha un piccolo ruolo in The Very Excellent Mr.
Dundee.
2. Ha preso parte a
progetti televisivi. Nel corso della sua carriera
l’attrice ha avuto modo di recitare anche in alcuni film o episodi
di serie televisive. Tra i primi si annoverano titoli come Una
mamma per Natale (1990), Un papà per Natale (1994),
The Wilde Girls (2001) e, più recentemente, Sharknado
5: Global Swarming (2017). Per quanto riguarda le serie TV, la
si può invece ritrovare in tre episodi di La saga dei
McGregor (1995), in Ned and Stacey (1995), Murphy
Brown (1997) e in Sordid Lives: The Series (2008).
Nel 2010 ha invece partecipato agli episodi 17 e 22 della prima
stagione di Glee.
Olivia Newton-John in Grease
3. Il personaggio è stato
riscritto per lei. Quando Olivia Newton-John è stata
scelta per il ruolo di Sandy, il background del suo personaggio ha
dovuto essere cambiato per adattarsi a quello dell’attrice. Nel
musical originale di Broadway, Sandy era una ragazza americana e il
suo cognome era Dumbrowski. Nella versione cinematografica, è
diventata Sandy Olsson dall’Australia.
4. Ha richiesto di poter
ballare nel film. In origine, Sandy non avrebbe dovuto
assolutamente partecipare alla gara di ballo nel film. Avrebbe
dovuto essere distratta e sottomessa da Sonny prima ancora che la
gara iniziasse, permettendo a Cha Cha di saltare e prendere il suo
posto e vincere la gara. Ma Olivia Newton-John era ansiosa di
ballare nel film, anche se non era una ballerina professionista come John Travolta. Quindi
ha convinto il regista Randal Kleiser a lasciarla ballare con Danny
nel concorso per alcuni minuti, e poi a Sonny di saltare dentro e
sottometterla pochi minuti dopo.
5. Ha avuto alcune
difficoltà con l’abbigliamento del finale. Per il finale,
dove canta “You’re the One That I Want“, Olivia
Newton-John ha dovuto essere letteralmente cucita nei suoi
pantaloni dopo che la cerniera si è rotta. “Mi hanno cucito
quei pantaloni ogni mattina per una settimana“, ha affermato.
“Dovevo stare molto attento a ciò che mangiavo e bevevo per
poterci entrare. È stato atroce“. A complicare tutto ciò vi
era il grande caldo percepito sul set, che ha reso i pantaloni di
pelle in questione un indumento particolarmente scomodo.
Olivia Newton-John canta Physical
6. È una delle sue canzoni
più note. Nel 1981 l’attrice ha pubblicato il suo nono
album in studio, intitolato Physical. All’interno di
questo è contenuto anche il brano omonimo, tra i più celebri e
ricordati della Newton-John. Il brano è stato un successo
immediato, vendendo 2 milioni di copie negli Stati Uniti, venendo
certificato disco di platino, e passando 10 settimane alla numero
uno della Billboard Hot 100, alla fine è diventata la maggiore hit
americana della Newton-John. Vincitore del Grammy come miglior
singolo pop, è ancora oggi ricordato come uno dei brani più famosi
e rappresentativi degli anni Ottanta.
Olivia Newton-John e il brano
Hopelessly Devoted to You
7. La canzone è stata
scritta dopo le riprese di Grease. Il contratto
dell’attrice per Grease prevedeva che
avrebbe dovuto avere una canzone da solista. Tuttavia, nessuno
aveva idee per un brano per il suo personaggio, Sandy, fino a
quando il produttore di Olivia, John Farrar, non ha ideato
“Hopelessly Devoted To You” a metà delle riprese. Il
regista Randal Kleiser non era del tutto convinto dalla canzone
all’inizio e ha dovuto inventare una scena completamente nuova per
adattarla. Alla fine è stata filmata e registrata dopo che il film
si era concluso e ha guadagnato l’unica nomination all’Oscar del
film.
Olivia Newton-John: oggi
8. È sposata e ha una
figlia. Da sempre molto riservata circa la sua vita
personale, la Newton-John ha sempre rilasciato poche informazioni a
riguardo. Sappiamo però che è attualmente sposata con il produttore
John Easterling dal 2008. Per l’attrice si tratta
del secondo matrimonio, avendone già avuto uno dal 1984 al 1995 con
l’attore Matt Lattanzi, dal quale ha avuto una
figlia nel 1986 di nome Chloe, oggi cantante.
9. Lotta contro una brutta
malattia. Nel 2017 l’attrice si è trovata a dover
sospendere temporaneamente il suo tour musicale per curarsi da una
malattia che l’aveva già colpita nel 1992. Quello che sembrava un
semplice mal di schiena si è infatti rivelato essere un tumore al
seno. Nel 2019 la Newton-John ha poi rivelato che tale male le è
stato diagnosticato per una terza volta e che questo la costringe
ora a seguire protocolli antidolorifici particolamente pesanti.
Nonostante ciò l’attrice continua ad opporsi con tutte le sue forze
alla malattia.
Olivia Newton-John: età e altezza dell’attrice
10. Olivia Newton-John è
nata il 26 settembre del 1948 a Cambridge, in Inghilterra.
L’attrice è alta complessivamente 1.68 metri.
Benedict Cumberbatch non si è mai fatto la
doccia sul set del suo nuovo film, Il
Potere del Cane, attualmente nelle nostre sale. Dopo
il suo ruolo rivoluzionario come detective nella serie della BBC
Sherlock, Cumberbatch ha ottenuto la sua prima
nomination all’Oscar per la sua interpretazione del crittanalista
Alan Turing nel film del 2014, The Imitation Game.
Il progetto più recente dell’attore
di Doctor Strange proviene dall’acclamata regista Jane
Campion, punto di riferimento per la scena cinematografica
mondiale, sebbene Il
Potere del Cane sia il suo primo film in oltre un
decennio. Cumberbatch interpreta un allevatore brutale ma
carismatico di nome Phil Burbank che incute paura e timore
reverenziale in coloro che lo circondano, in particolare il suo
mite fratello George (Jesse Plemons) che porta a
casa la sua nuova moglie (Kirsten
Dunst) e il di lei figlio (Kodi
Smit-McPhee). Il cast del film comprende anche
Thomasin McKenzie, Keith Carradine e
Frances Conroy.
Parlando con
USA Today, Benedict Cumberbatch ha fatto luce sugli
incredibili sforzi compiuti per incarnare il ruolo di Phil Burbank.
Quando è arrivato per la prima volta sul set del western degli anni
’20 in Nuova Zelanda, l’attore afferma di aver evitato del tutto di
fare la doccia o il bagno nel tentativo di entrare nel personaggio,
cosa che Campion ha incoraggiato. Questo impegno per il ruolo si è
esteso anche ai suoi costumi, poiché Cumberbatch ha chiesto al
reparto guardaroba di non lavare nessuno dei suoi vestiti. Questo
odore pugnante è diventato una parte importante del collegamento
con la “natura animale” del personaggio, dice Cumberbatch.
La mia famiglia doveva ancora
arrivare sul set e ho pensato: “Ci vado (da loro) e basta”. Ma poi
mi invitavano a mangiare sushi o a fare una passeggiata e io
letteralmente emanavo – avevo una zona a rischio biologico intorno
a me. Non era un buon momento per farsi fare le coccole da
Cumberbatch e fare un selfie.
Il
potere del cane dal romanzo “The Power of the Dog” di
Thomas Savage con protagonisti
Benedict Cumberbatch,
Kirsten Dunst, Jesse Plemons, Kodi Smit-McPhee. Il
film è prodotto See-Saw Films (Emile Sherman, Iain
Canning), Bad Girl Creek,
Brightstar, BBC FIlm, Max Films, Cross City
Films.
Il carismatico allevatore Phil
Burbank incute paura e rispetto. Quando il fratello porta la nuova
moglie e il figlio di lei a vivere al ranch di famiglia, Phil li
tormenta finché non si ritrova vulnerabile alla possibilità di
innamorarsi.
Secondo una recente intervista con
EW, i fan di Matrix
Resurrections dovrebbero prepararsi per un nuovo
capitolo del franchise più apertamente divertente.
Jessica Henwick, che interpreta il nuovo personaggio
Bugs in Matrix Resurrections, afferma che il
progetto persegue un “nuovo tono” che lo rende più “gioioso”
rispetto ai suoi predecessori, e
Keanu Reeves sembra concordare. L’attore canadese è
stato “colpito da quanto umorismo c’è in esso”, ma rassicura i fan
che non si allontanerà troppo dallo stile degli originali:
Sta lanciando di nuovo il guanto
di sfida per Matrix; è super intelligente, brillante, pieno di
suspense e divertente. Ha dichiarato Reeves. Chissà cosa
ci sarà da aspettarsi!
Matrix
Resurrections vedrà nel cast il ritorno
di Keanu
Reeves, Carrie-Ann
Moss e Jada
Pinkett-Smith al fianco delle new
entry Yahya Abdul-Mateen II, Neil
Patrick Harris, Jonathan Groff, Jessica
Henwick, Toby
Onwumere e Christina Ricci.
L’uscita nelle sale è fissata per il 22 dicembre 2021. Il nuovo
capitolo del franchise sarà diretto da Lana
Wachowski. La sceneggiatura del film è stata firmata a sei
mani con Aleksandar Hemon e David Mitchell.
Nonostante siano apparsi insieme
nella serie di Harry Potter, Daniel Radcliffe ammette di avere una strana
relazione con Robert Pattinson. Prima di essere il
protagonista di un altro popolare franchise di film YA, Pattinson
ha fatto un’apparizione chiave in Harry Potter e il Calice
di Fuoco, nei panni di Cedric Diggory, un serio Tassorosso
che viene scelto per essere uno dei campioni del Torneo Tremaghi.
Pattinson ha condiviso alcune scene con Radcliffe (che ha
interpretato Harry in tutti e 8 i film), inclusa la morte di Cedric
nell’atto finale, che funge da importante punto di svolta per
l’intera serie.
Da allora, le carriere di Robert Pattinson e Radcliffe si sono divise.
Radcliffe è rimasto con Harry Potter fino alla fine e, negli anni
successivi alla conclusione del franchise, si è fatto un nome nella
sfera indie, lavorando tanto anche a teatro. Pattinson, nel
frattempo, ha continuato a interpretare il vampiro rubacuori Edward
Cullen nel franchise di Twilight. Una volta
terminato, Pattinson si è dedicato al cinema indipendente per
diversi anni. Nel 2022 tornerà nel mondo dei blockbuster con
The Batman.
Poiché sono apparsi insieme in un
importante franchise, alcuni fan potrebbero credere che
Pattinson e Radcliffe siano buoni amici. Non è
proprio così, come ha rivelato Radcliffe in una recente intervista
al The Jonathan Ross Show (tramite
CinemaBlend). L’attore ha spiegato che non si parlano da molto
tempo, anche se ha un buon ricordo del tempo condiviso sul set con
Pattinson.
“Ero a New York per fare Equus,
ed ero sulla Westside Highway e mi sono girato e ho visto questo
cartellone ed ero tipo, ‘Cosa, lo conosco quel ragazzo!’ Non avevo
sentito parlare dei libri di Twilight dell’epoca; non ero a
conoscenza di quel fenomeno. E quindi sì, è strano. Abbiamo una
relazione molto strana ora in cui sostanzialmente comunichiamo solo
attraverso i giornalisti. Non ci vediamo da secoli. Perché tutti
pensano che siamo grandi amici, ma l’ho incontrato, è stato un
ragazzo adorabile quando ho lavorato con lui.”
Conoscendo i soliti trucchi della
Marvel per impedire la fuoriuscita
di spoiler, probabilmente la produzione non gli ha fornito la vera
sceneggiatura completa a prescindere. Tuttavia, l’attore ha fatto
la sua scelta di non leggere l’intero script, così da potersi
godere il film quando lo vedrà nella sua forma completa.
“Sai che è un vicolo cieco
[chiedere spoiler], ma posso dirti questo: è un film tumultuoso.
Non voglio rivelare nulla – e in realtà non ho letto l’intera
sceneggiatura! L’ho fatto apposta perché voglio godermi il
viaggio.”
Anya-Taylor Joy condivide le sue aspettative
sul fatto che le riprese del prequel di Mad Max:
Fury Road, Furiosa,
la trasformeranno in una persona “notevolmente diversa”. Lo
sviluppo del progetto è stato un percorso difficile dal 2017,
quando la società di produzione del creatore del franchise
George Miller ha intentato una causa contro la
Warner Bros. per un controverso bonus di 7 milioni di dollari.
Sebbene Miller abbia mantenuto vive
le speranze confermando lo sviluppo di tre diversi film di Mad Max,
la causa non è stata risolta in modo appropriato fino alla fine del
2020, momento in cui Furiosa è stato annunciato ufficialmente, con
Miller destinato alla regia.
Il casting per Furiosa è iniziato
poco dopo, con Miller che si è incontrata con Jodie Comer e Anya-Taylor Joy per il ruolo titolare e
alla fine l’ha offerto a quest’ultima dopo aver visto
la sua interpretazione in Ultima notte a Soho. Il roster avrebbe
continuato a crescere poco dopo con l’aggiunta di Chris Hemsworth e Yahya
Abdul-Mateen II in ruoli sconosciuti, anche se la star di
Candyman ha recentemente lasciato a causa di un conflitto di
programmazione e sostituito da Tom Burke. A
seguito dei ritardi dovuti alla pandemia di COVID-19 in corso, la
produzione di Furiosa sta
cercando di iniziare nel primo trimestre del 2022.
In una recente intervista con
l’Associated
Press, Taylor-Joy ha parlato dell’imminente produzione del
prequel di Mad Max:
Fury Road, Furiosa.
La vincitrice del Golden Globe ha rivelato di aspettarsi che le
riprese del blockbuster d’azione la trasformeranno in una persona
diversa, ma in una direzione positiva e ha espresso la sua
eccitazione per quello che verrà.
“Sono così eccitata [di
interpretare Furiosa]. So che qualunque persona sarò alla fine
delle riprese, sarà notevolmente diversa dalla persona che sono ora
e sono eccitata per questo tipo di crescita. Penso che sia un tipo
di crescita che si ottiene solo sfidandoti intensamente e non
riesco a immaginare un ruolo migliore, un regista migliore e una
storia migliore con cui farlo. Non vedo davvero l’ora”.
Tutto quello che sappiamo su
Furiosa
Nonostante il grande successo di
Mad Max:
Fury Road, un nuovo film del franchise è stato
bloccato per anni a causa di una disputa legale tra Miller e la
Warner Bros. Tuttavia, lo scorso ottobre il progetto è stato
confermato ufficialmente attraverso la notizia del casting
di Anya-Taylor
Joy, la star di The
New Mutants e La
regina degli scacchi, che interpreterà una versione
più giovane del personaggio di Furiosa.
Oltre a lei, nel cast ci saranno anche Chris
Hemsworth(Thor:
Ragnarok) e Tom Burke, anche se al
momento i loro ruoli non sono stati ancora svelati.
George
Miller dirigerà, co-scriverà e produrrà Furiosa insieme
al suo partner di produzione di lunga data Doug
Mitchell. Il film sarà prodotto dal marchio australiano
Kennedy Miller Mitchell di Miller, insieme al partner
di Fury
Road, la Warner Bros. Pictures.
Tre anime per essere in linea con un
mondo in evoluzione, proseguendo un discorso iniziato
obbligatoriamente l’anno scorso a causa della pandemia, ma che è
servito a sviluppare un nuovo modo di organizzare e comunicare
eventi. Digital, Live & Hybrid come accadrà dal 3 all’8
dicembre. Digital su tre diverse piattaforme, Cartoons on
the Bay Channel, RaiPlay e MYmovies.it, che offriranno al pubblico e
agli accreditati altrettante diverse tipologie di contenuti, dalle
interviste con i protagonisti dell’animazione e del mondo dei
linguaggi transmediali alle opere selezionate per i concorsi
internazionali, il tutto organizzato con un palinsesto on
demand.
Un sistema già sperimentato con
grande successo nell’edizione 2020, che ha fatto registrare numeri
eccezionali per quanto riguarda gli accessi su RaiPlay e le ore di
visione, e che si espande quest’anno attraverso MYmovies, la
piattaforma streaming dei grandi festival italiani, compresa la
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, e dove
approda Cartoons on the Bay.
Inoltre dal 3 all’8 dicembre lo
schermo del Movieplex de L’Aquila si illuminerà con la magia del
cinema per ragazzi, in animazione e live action, un assaggio di
quello che sarà il programma di Cartoons on the Bay nella sua
edizione estiva.
CARTOONS ON THE BAY –
DIGITAL
Fusako Yusaki,
maestra dell’arte dell’animazione a passo uno in plastilina e le
cui opere televisive hanno fatto crescere quattro generazioni di
piccoli spettatori italiani attraverso le trasmissioni della RAI
dedicate al pubblico dei giovanissimi, ottiene l’accesso alla Hall
of Fame di Cartoons on the Bay dopo aver ricevuto il Pulcinella
Award alla carriera alcuni anni fa. Si ritroverà al fianco di Bruno
Bozzetto, Don Bluth e Guido Manuli nel museo virtuale del festival.
A lei sarà dedicata una ampia retrospettiva sulla piattaforma
RaiPlay.
Tommy Tallarico, il
più prolifico sviluppatore di videogiochi della storia, racconterà
la sua esperienza nell’industria che lo vede protagonista da
trent’anni, oggi con una nuova avventura che arriva dal
passato.
Dal Giappone arriva invece
Gōichi Suda, che offrirà una visione
diametralmente opposta al mondo videoludico rispetto al suo collega
statunitense.
Lev Manovich e
Henry Jenkins, due tra i maggiori esperti di
cultura digitale contemporanea, ci guideranno verso scenari futuri
sempre più vicini, in cui le arti e il mondo virtuale sono sempre
più legati, anche il cinema, quello che racconta Nicola
Guaglianone, sceneggiatore di
Lo chiamavano Jeeg Robot, Freaks
Out, La befana vien di notte, film che hanno
portato il cinema italiano in una dimensione più vicina al concetto
di entertainment hollywoodiano contemporaneo.
Tutto questo senza dimenticare di
fare il punto sulla situazione dell’animazione e dei mercati a essa
collegati in una congiuntura ancora fortemente influenzata dalla
pandemia. Tutte le masterclass che saranno visibili su Cartoons on
the Bay Channel, all’interno del sito ufficiale di Cartoonsbay.rai.it Su MYmovies.it sarà possibile
visionare, nella sala virtuale del portale di cinema leader in
Italia, i lungometraggi e i cortometraggi in concorso in questa
edizione di Cartoons on the Bay.
CARTOONS ON THE BAY –
LIVE
La multisala Movieplex de L’Aquila,
attraverso un accordo di partnership con il festival proporrà sei
film in sei giorni, dal 3 dicembre all’8 dicembre in visione
gratuita fino ad esaurimento posti. Si parte il 3 dicembre con
Trash,
di Luca Della Grotta e Francesco Dafano, animazione italiana
incentrata su temi ambientalisti che sta facendo il giro del mondo
tra festival e vendite internazionali.
Il 4 dicembre è la volta di
Wolfwalkers, film candidato sia all’Oscar
che allo European Film Award come miglior film d’animazione,
prodotto da Cartoon Saloon, la factory irlandese già studio
dell’anno 2020 per Cartoons on the Bay.
Il 5 dicembre Francesco Cinquemani
presenterà Ladri di Natale.
Il 6 dicembre una coppia
famosissima, Tom & Jerry, divertirà i
bambini in sala nella loro ultima avventura, in cui i due
personaggi animati si inseguono senza esclusione di colpi in uno
spazio live action.
Il 7 dicembre sarà la volta di
Yaya & Lenny: The Walking Liberty,
l’ultima creazione della MAD, factory napoletana vincitrice del
David di Donatello come miglior produzione per Gatta Cenerentola e
dell’EFA come miglior film d’animazione con L’arte della
felicità.
Gran finale l’8 dicembre con
La strega di Natale, il secondo film
diretto da Francesco Cinquemani che sarà questa volta accompagnato
da Tom Arnold, William Baldwin e Cristina Moglia, protagonisti del
film.
Ambientato nell’Italia degli anni
’30, 7 Donne e
un mistero racconta le concitate ore che seguono
l’inspiegabile omicidio di un+ imprenditore, nonché marito e
padre, al centro di un variopinto gruppo di donne che, dopo essersi
riunite nella villa di famiglia per celebrare insieme la vigilia di
Natale, si trovano costrette ad affrontare e rivelare l’un l’altra
segreti e sotterfugi per cercare di risolvere un mistero che in
qualche modo le riguarda tutte. Sono infatti tutte sospettate, chi
sarà l’assassina?