“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”, cantava Antonello Venditti in Amici mai, uno dei suoi brani più famosi. Una frase che rispecchia a pieno il rapporto di Emma e Dexter, protagonisti già conosciuti nel 2011 con il film One Day diretto da Lone Scherfig, che Netflix ripropone in formato seriale con l’omonimo titolo. Sempre loro al centro di una storia in cui amore e dolore si intrecciano, e il tempo e la lontananza invece di separare avvicinano sempre più, perché ci sono alcuni legami destinati a esistere (e resistere) nonostante la vita prenda pieghe diverse. One Day, la serie, doveva essere il momento, o meglio l’occasione, per focalizzarsi su concetti e incastri su cui, per questioni di lunghezza, il lungometraggio precedente non si era potuto soffermare, scavando nelle profondità d’animo dei personaggi e cogliendone le sfumature più nascoste.
Un’operazione però non del tutto riuscita, e lo diciamo a malincuore, considerato che le carte in regola per essere un prodotto di assoluto valore narrativo le aveva, ma non ha saputo sfruttare al meglio le sue potenzialità e distaccarsi da quelle narrazioni romantiche in cui si è detto già tutto e allo stesso identico modo. Neanche i protagonisti, astri nascenti del panorama cinematografico britannico, sono riusciti a sollevare le sorti di One Day, che come spiegheremo in questa recensione fatica a brillare, soffocato in primis da uno script che non esalta né gli attori – Leo Woodal (Dexter) e Amika Mod (Emma) – né il contenuto trasposto dal romanzo di David Nicholls.
One Day, la trama
15 luglio 1988, Edimburgo. Emma e Dexter hanno raggiunto una delle prime tappe più importanti della vita: la laurea. Ballano, bevono, si divertono nel cortile dell’università dopo aver tagliato il traguardo, prima di pensare a ciò che sarà il domani, fatto di responsabilità e lavoro. Soprattutto perché il domani, almeno per Emma, segna l’ingresso nell’età adulta, un passaggio che la porterà a raggiungere, magari, uno dei suoi sogni più grandi: vivere di scrittura. Sono giovani, Emma e Dexter, sono pieni di speranze, idee, desideri e proprio in quella calda notte di divertimento puro si incontrano e hanno un momento di intimità insieme, che però non sfocia nell’atto sessuale.
Si baciano sì, ma parlano anche del futuro, su ciò che diventeranno. Dopo quella sera, i due si ripromettono di vedersi, ma per una strana coincidenza del destino si incontreranno nuovamente solo ogni 15 luglio successivo, che andrà a scandire non solo il tempo che passa e la loro crescita personale, ma anche il loro rapporto, diventato un’amicizia indissolubile nonostante le loro differenti personalità, ambizioni e ceti sociali. Fino a quando, ad un certo punto, l’amore non bussa alla porta…
Una narrazione che non va da nessuna parte
Sin dal primo episodio di One Day ci si rende conto che nei confronti del materiale cartaceo di partenza non ci si è voluti quasi per nulla discostare, preferendo al contrario – e purtroppo – seguirne pedissequamente gli eventi in maniera fin troppo didascalica e noiosa. Nessuna licenza poetica, e quanto pare nemmeno la voglia di esprimere una propria visione artistica riguardo l’opera da cui la serie saccheggia ogni minimo particolare senza però da una parte elaborarlo per il medium televisivo, e dall’altra lasciare spazio a una fresca o quanto meno studiata messa in scena, trasformandosi invece nel solito racconto dall’estetica patinata – e facilmente scartabile – già visto in piattaforma.
Non aggiunge niente di nuovo, One Day, neppure rispetto al “fratello gemello” del 2011, seppur il formato seriale dia modo – per tempi e linguaggi – di poter approfondire certi aspetti tematici, come poteva essere in questo specifico caso la storia di crescita di due giovani che maturano insieme nonostante la distanza, i rapporti di amicizia, l’amore che va oltre l’estrazione sociale, l’alcolismo di Dexter o la determinazione di Emma nel trovare il proprio posto nel mondo e far avverare i suoi sogni, andandoli tuttavia a sacrificare tutti.
Argomenti, in realtà veri e propri pilastri della narrazione, che avrebbero meritato un’attenzione in più e soprattutto un impegno maggiore da parte dei vari comparti tecnico-artistici, presentando invece dialoghi dalla bassa qualità, scarni di contenuto e per nulla incisivi, una regia poco ispirata ed episodi dal minutaggio breve – pur essendo 14 – che parlano di tutto non soffermandosi mai davvero su niente che possa innalzare la portata drammatica e amorosa della serie, o dare tridimensionalità ai protagonisti con i quali non si crea un ponte empatico a tal punto da restare coinvolti emotivamente a pieno nel finale.
Il risultato è un’occasione mancata su ogni fronte: da un lato la possibilità di raccontare una generazione che si evolve, le difficoltà che si incontrano lungo il cammino, la caducità dell’esistenza, dall’altro regalare un prodotto che pur parlando d’amore non si fermasse allo stereotipo – lui bello, ricco e biondo, lei umile e sfortunata, che pensa siano troppo diversi – ma guardasse oltre, superando un confine che ancora forse per questo genere di opere non si è pronti a scavalcare.
















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A dare battaglia a
Il ragazzo e l’airone sarà 
All’interno della lista
dei 5 competitors per aggiudicarsi la prestigiosa statuetta
troviamo anche il nome di Nimona, pellicola
animata diretta da Nick Bruno e Troy
Quane. Prodotto da Annapurna Pictures a
seguito di diversi passaggi del testimone – iniziati nel 2015 con
l’acquisizione dei diritti da parte di 20th Century
Animation, il coinvolgimento di The Walt Diney
Company e infine l’approdo ad Annapurna –
il film è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo
grafico di ND Stevenson e, dopo una distribuzione
limitata in sala avvenuta il 23 giugno 2023, è stato distribuito da







Quale è stata la sfida
maggiore nel mettere in piedi un progetto come This is
Me…Now?



























Constellation
sembra quasi una produzione che non ha saputo distribuire con
equilibrio il proprio budget, dedicandone una gran parte ai momenti
spettacolari per poi ritrovarsi a realizzare altri momenti in
evidente povertà di mezzi. Anche a livello narrativo la storia
soffre di evidenti e inutili lungaggini, salvo poi riservare scene
di elevata potenza emotiva, coinvolgenti nel tono e credibili
nell’esporre il dilemma dei personaggi. Merito principale va
attribuito senza alcun dubbio alla protagonista