Home Blog Pagina 1645

L’ultima missione: Project Hail Mary, il nuovo trailer con Ryan Gosling

0

Il nuovo trailer de L’ultima missione: Project Hail Mary, diretto dai premi Oscar® Phil Lord e Christopher Miller (Spider-Man – Un nuovo universo) con i candidati al premio Oscar® Ryan Gosling (BarbieLa La Land) e Sandra Hüller (Anatomia di una cadutaLa zona d’interesse).

Il film è basato sul romanzo “Project Hail Mary” di Andy Weir, autore di “The Martian”. Nel cast anche Lionel Boyce (The Bear), Ken Leung (A.I. – Intelligenza artificiale), Milana Vayntrub (A cena con il lupo – Werewolves Within). L’ultima missione: Project Hail Mary sarà nelle sale italiane dal 19 marzo 2026 distribuito da Eagle Pictures.

La trama di L’ultima missione: Project Hail Mary

L’insegnante di scienze Ryland Grace (Ryan Gosling) si sveglia su un’astronave lontano da casa anni luce e senza alcun ricordo di chi sia o di come sia arrivato lì. Con il riaffiorare della sua memoria, torna alla luce lo scopo della sua missione: risolvere l’enigma della misteriosa sostanza che sta causando il collasso del Sole. Dovrà fare affidamento sia sulle sue conoscenze scientifiche che sulle sue capacità di pensare fuori dagli schemi per salvare dall’estinzione la vita sulla Terra… ma un’inaspettata amicizia gli farà capire che non è solo in questa impresa.

L’ultima missione: Project Hail Mary – COrtesia di SONY

L’ultima missione: Project Hail Mary, Agenzia Spaziale Italiana e Sony Pictures ti invitano alla proiezione in anteprima il 17 marzo

0

L’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e Sony Pictures presenteranno in anteprima il film L’ultima missione: Project Hail Mary martedì 17 marzo nell’Auditorium dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), in via del Politecnico snc. Il film, che uscirà ufficialmente in tutte le sale il 19 marzo distribuito da Eagle Pictures, è interpretato da Ryan Gosling e diretto dai premi Oscar® Phil Lord e Christopher Miller.

L’ingresso nella sede dell’Agenzia Spaziale Italiana è consentito a partire dalle ore 18:45, l’inizio della proiezione sarà alle ore 20; per partecipare è necessario compilare il presente form entro e non oltre il 15 marzo: FORM

L’insegnante di scienze Ryland Grace (Ryan Gosling) si sveglia su un’astronave lontano da casa anni luce e senza alcun ricordo di chi sia o di come sia arrivato lì. Con il riaffiorare della sua memoria, torna alla luce lo scopo della sua missione: risolvere l’enigma della misteriosa sostanza che sta causando il collasso del Sole. Dovrà fare affidamento sia sulle sue conoscenze scientifiche che sulle sue capacità di pensare fuori dagli schemi per salvare dall’estinzione la vita sulla Terra… ma un’inaspettata amicizia gli farà capire che non è solo in questa impresa.

L’ultima missione: Project Hail Mary supera Avatar: Fuoco e Cenere

0

Il 2026 ha un nuovo re al box office: L’ultima missione: Project Hail Mary con Ryan Gosling conquista la vetta e batte un rivale d’eccezione come Avatar: Fuoco e Cenere.

L’adattamento del romanzo di Andy Weir, diretto dal duo Phil Lord e Christopher Miller, continua a macinare numeri impressionanti. Nel suo secondo weekend negli Stati Uniti, il film è proiettato a incassare 54,5 milioni di dollari, raggiungendo un totale domestico di circa 164,3 milioni.

Un risultato che gli permette di diventare il film con il maggior incasso negli USA nel 2026, superando i 153,7 milioni raccolti da Avatar: Fuoco e Cenere dall’inizio dell’anno.

Numeri solidi e recensioni entusiastiche

Il successo di Project Hail Mary non si basa solo sugli incassi, ma anche su un’accoglienza critica e del pubblico estremamente positiva. Il film ha ottenuto il 95% su Rotten Tomatoes da parte della critica e un eccellente 96% dal pubblico, confermandosi come uno dei titoli sci-fi più apprezzati degli ultimi anni.

Risultati ancora più notevoli considerando che si tratta di un film originale, non appartenente a un franchise consolidato. Inoltre, il calo contenuto nel secondo weekend lo posiziona tra le migliori performance di sempre per un film di fantascienza non seriale.

La sfida della redditività e la concorrenza in arrivo

Nonostante l’ottimo andamento, il film dovrà ancora affrontare una sfida importante: rientrare nei costi. Con un budget stimato intorno ai 200 milioni di dollari, il punto di pareggio potrebbe aggirarsi sui 500 milioni globali. Attualmente, Project Hail Mary ha già raggiunto circa 263 milioni di dollari a livello mondiale, un dato incoraggiante che lascia ben sperare per le prossime settimane.

All’orizzonte però si profila una concorrenza importante: l’arrivo di Super Mario Galaxy – Il film, previsto per inizio aprile, potrebbe conquistare il primo posto globale. Tuttavia, il film con Ryan Gosling sembra destinato a mantenere una forte presa sul pubblico adulto, continuando la sua corsa al successo.

Un nuovo punto di riferimento per la fantascienza?

Se il trend positivo dovesse proseguire, Project Hail Mary potrebbe diventare uno dei rari esempi recenti di fantascienza originale capace di imporsi al botteghino dominato dai franchise. Un segnale importante per Hollywood e per il futuro del genere.

L’ultima luna di settembre: recensione del film di Amarsaikhan Baljinnyam

L’ultima luna di settembre è il film d’esordio dell’attore mongolo Amarsaikhan Baljinnyam che, oltre ad aver scritto la sceneggiatura, ha anche ricoperto il ruolo da protagonista. Durante la sua carriera, vissuta prevalentemente nel suo Paese, si era già sperimentato nella scrittura di lungometraggi con Under the turquoise sky  del 2021, ma questa volta sceglie di spostarsi dietro la macchina da presa per il profondo legame con la sua terra e il bisogno di raccontarlo. La storia è tratta da un romanzo breve scritto da T. Bum-Erden intitolato Tuntuulei, che è il nome dell’altro giovane protagonista, interpretato dal piccolo e talentuoso Tenuun-Erdene Garamkhand. Il regista è venuto a conoscenza del libro quasi dieci anni fa mentre collaborava con lo scrittore ad alcune produzioni. Interrogandosi su come mettere in scena certe tematiche, si è trovato il romanzo tra le mani ed è stato amore a prima lettura.

Amarsaikhan Baljinnyam, noto anche per la sua interpretazione del personaggio Ariq Boke nella serie Netflix Marco Polo del 2014, decide così di rielaborare il testo di Tuntuulei e trasformarlo ne L’ultima luna di settembre con lo scopo di mostrare la Mongolia al mondo occidentale o, meglio, raccontare l’incursione dell’uno attraverso l’altra.

L’ultima luna di settembre, la trama

Tulga (Amarsaikhan Baljinnyam) è quasi un uomo di mezza età che vive in città e lavora come capo chef in un hotel a cinque stelle. Viene contattato da un conoscente del padre che lo avvisa essere in fin di vita e di affrettarsi a raggiungerlo.

Si spalanca così uno scenario che non abbandonerà la macchina da presa nemmeno per un momento. Un mondo fatto di praterie sconfinate, poche capanne, pascoli a perdita d’occhio, mandrie. Un luogo fuori dal tempo, con suoni e ritmi impensabili, dove il cellulare non prende se non sopra una montagna, e comunque tenendolo su un’asta stando in bilico sulla sella di un cavallo.

È geniale l’uso di brevi e asciutti elementi che narrano l’invadenza della produttività e della modernità, perché è evidente che siano mostrate da un autore che ha vissuto in prima persona la dilatazione di quegli spazi la durata delle giornate, ad oggi inconcepibile.

L’uomo è ospitato dalla natura

Ne L’ultima luna di settembre è descritto un mondo rurale del quale l’uomo è ospite che, pur non essendo né selvaggio né inospitale, lo fa adeguare a una vita fatta di agricoltura e allevamento e, più di tutto, ogni azione non è finalizzata all’accumulo, bensì alla semplice sussistenza.

Ciò in cui riesce impeccabilmente il regista, considerando l’aspetto contenutistico del film, è far calare perfettamente lo spettatore nella logica di quel tipo di vita che è, di fatto, più simile alle inclinazioni esistenziali, mostrando parallelamente e con chiarezza il disorientamento di un uomo che ha imparato a preferire la città.

Lontano dalla retorica industrializzata pentita

Tulga viene a salutare il padre e s’impegna per qualche settimana a falciare un prato per mettere da parte del fieno destinato al bestiame. In quei giorni farà la conoscenza del piccolo pastore Tuntuulei e dei suoi nonni e tante cose si scioglieranno nel suo cuore. L’ultima luna di settembre è lontanissimo dalle retoriche di uno sguardo industrializzato pentito sulla natura selvaggia, non ha nulla di rievocazioni hippie on the road. È una battuta d’arresto di fronte al silenzio tombale di un paesaggio sterminato rotto solo dal ronzio di qualche insetto, ma è soprattutto l’angoscia dell’uomo moderno disperso e infantilizzato che fugge con immaturità da qualunque cosa lo faccia stare davanti a se stesso, soprattutto la semplicità di un ragazzino che ha ben presente ciò che conti nella vita: costruire relazioni autentiche.

Per alcuni aspetti è straziante il film di Amarsaikhan Baljinnyam, ma riesce a consegnare risposte molto lineari allo spettatore, palesando l’impronta di un autore che sa intimamente ciò che sta facendo vedere attraverso le immagini che sceglie.

L’ultima discesa: a febbraio al cinema il film con Josh Hartnett

0
L’ultima discesa: a febbraio al cinema il film con Josh Hartnett

L’ultima discesa è una storia vera, coinvolgente e mozzafiato, basata sull’esperienza estrema vissuta dal campione olimpico di hockey su ghiaccio Eric LeMarque, poi raccontata nell’omonima biografia edita in Italia da Sperling & Kupfer.

Una desolazione selvaggia, una tormenta di neve e condizioni ai limiti della sopravvivenza, fanno da sfondo allo straziante tentativo di Eric di sfuggire alla morte nella remota e gelata zona dell’High Sierra in California, dopo essere stato sorpreso da una tormenta di neve mentre faceva snowboard fuori pista.

Il campione non solo dovrà vincere la sfida contro una natura tanto affascinante quanto implacabile, ma dovrà sostenere una prova ancora più grande, venire a patti con il suo passato e le scelte autodistruttive che lo hanno portato a rimanere bloccato, per otto giorni, nella tundra ghiacciata.

Il film, diretto da Scott Waugh (Need for SpeedAct of Valor) che ha lavorato con estrema cura affinché il film fosse il più realistico possibile, è stato realizzato con il nuovo formato panoramico Escape che dà vita a un’esperienza in grado di far immergere totalmente lo spettatore nella storia.

Nel cast troviamo Josh Hartnett (Penny DreadfulSlevin – Patto criminale, Black Dahlia), la vincitrice dell’Oscar Mira Sorvino (La dea dell’amore) e Sarah Dumont (The RoyalsManuale scout per l’apocalisse zombieDon Jon).

L’ultima discesa mostra la rinascita di un uomo, un campione, costretto a una continua lotta per la sopravvivenza per imparare a vivere non solo per se stesso.

L’ultima discesa, trama

Eric LeMarque (Josh Hartnett), un ex giocatore di hockey professionista, dopo aver causato un incidente automobilistico fugge sulle montagne in cerca di adrenalina facendo dello snowboard. Dovendo fare i conti con una dipendenza da metanfetamine e una vita che gli sta sfuggendo di mano, Eric decide di prendersi un giorno per staccare, ignorando i numerosi avvertimenti sull’imminente arrivo di una tempesta. Durante un’imponente tormenta di neve LeMarque si allontana dalla pista perdendo l’orientamento. Nessuno sa che si è perso, nessuno sa dove si trova. È completamente solo.

In un primo momento il campione non si rende conto di quanto la situazione sia disperata e cerca di trovare un riparo e dell’acqua. Le sue condizioni precipitano quando è inseguito da un branco di lupi e precipita in un ghiacciaio.

Intanto Susan (Mira Sorvino), la madre di Eric, intuisce che qualcosa non va e inizia a ripercorrere i movimenti del figlio.

Con l’avanzare del congelamento e la continua lotta per la sopravvivenza, Eric è costretto a mangiare la sua stessa carne, mentre la preoccupazione della madre la porta e mettere in atto un disperato tentativo di salvataggio, anche se la squadra di recupero pensa sia ormai troppo tardi.

Quando Eric si rende conto dell’arrivo dei soccorsi, la sua unica chance di farsi localizzare dai soccorritori è arrampicarsi su una parete rocciosa alta 1300 metri, ma il suo corpo inizia a cedere.

L’orto americano: recensione del film di Pupi Avati

0
L’orto americano: recensione del film di Pupi Avati

Dopo il sincero omaggio a Dante Alighieri e il malinconico La quattordicesima domenica del tempo ordinarioPupi Avati torna a confrontarsi con il genere che ha segnato la sua carriera: l’horror gotico. Con L’orto americano, tratto dall’omonimo romanzo da lui stesso scritto, il regista bolognese confeziona un’opera densa di riferimenti letterari e cinematografici, in bilico tra la memoria storica e il perturbante.

La trama di L’orto americano

La storia segue un giovane aspirante scrittore bolognese (interpretato da Filippo Scotti) che, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, si innamora perdutamente di una giovane infermiera americana incontrata per caso in una bottega di barbiere. Il loro fugace incontro segna l’inizio di un’ossessione amorosa che lo porterà fino in Iowa, dove il protagonista si trasferisce per scrivere il suo romanzo. Lì, accanto alla casa della ragazza, si trova uno strano orto abbandonato, nel quale rinviene una teca di vetro contenente i genitali di una donna e una criptica citazione del poeta greco Bacchilide. Da quel momento, il giovane si troverà invischiato in un inquietante mistero che lo costringerà a fare ritorno in Italia, dove l’orrore troverà la sua compiutezza.

L’orto americano riprende molte delle tematiche care ad Avati: la follia come varco tra il reale e il soprannaturale, la memoria storica come terreno fertile per l’orrore, il gotico padano come cifra stilistica inconfondibile. Il protagonista, segnato da un ricovero in un istituto psichiatrico perché sosteneva di parlare con i defunti, incarna un’umanità fragile e tormentata ma comunque aperta alla meraviglia e al richiamo dello extra-ordinario, anche lui porta d’accesso verso un mondo in cui si può trovare la pace solo nelle “vie di mezzo”, “tra l’acqua dolce del Po e il mare”. Un personaggio delicato e sfumato che Scotti ritrae con grande sensibilità.

Il bianco e nero: narrazione e esperimento

Visivamente, Avati compie una scelta audace adottando il bianco e nero, che conferisce al film un’estetica espressionista e sospesa nel tempo. Le atmosfere oniriche e inquietanti, arricchite da un sapiente uso delle ombre e delle inquadrature, rimandano ai maestri del gotico, da Mario Bava a Carl Theodor Dreyer e la scelta fotografica, un unicum nella carriera di Avati, segnala non solo un’esigenza legata al racconto ma anche una volontà di sperimentare viva e propositiva. La fotografia diventa fondamentale per amplificare il senso di straniamento e la tensione narrativa, sostenendo il costante contrasto tra lirismo e brutalità.

Uno degli aspetti più interessanti di L’orto americano è la sua natura metaforica che ripercorre una discesa agli inferi, un percorso di discesa nel lato oscuro dell’animo umano che richiama la tradizione dantesca (un ritorno!). Il protagonista si muove tra l’amore idealizzato e la crudele realtà della morte, tra il Midwest americano e la Bassa Padana, tra il mito dei testi classici e la cronaca nera. Un continuo ossimoro che trova un equilibrio perfetto in un racconto avvincente, oltre che ammaliante.

Con L’orto americanoPupi Avati rappresenta ancora una volta quanto sia importante raccontare l’inspiegabile, firmando un film che si impone come uno dei suoi migliori lavori in assoluto. Un’esperienza cinematografica sospesa tra sogno e allucinazione, come quegli incubi confusi, che si dissipano al mattino, ma che lasciano un segno di sé sul cuore.

L’oro di Napoli di Vittorio De Sica è la pre-apertura di Venezia 81

L’oro di Napoli del 1954 con Vittorio De Sica, con Eduardo De Filippo, Sophia Loren, Silvana Mangano, Paolo Stoppa e Totò, il film di Preapertura di martedì 27 agosto dell’81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, in occasione dei 50 anni dalla scomparsa di Vittorio De Sica e dei 70 anni del film.

In Sala Darsena al Lido, alle ore 20.30 del 27 agosto è stato proiettato, L’oro di Napoli in prima mondiale nella versione restaurata digitale 4K a cura di Cinecittà per iniziativa della Filmauro Srl di Aurelio e Luigi De Laurentiis, a partire dal negativo scena 35mm e dal negativo colonne ottiche 35mm mono, e con la supervisione artistica di Andrea De Sica.

Alla serata di Preapertura del 27 agosto è stato invitato il pubblico di Venezia attraverso la collaborazione con i quotidiani Il Gazzettino, La Nuova di Venezia e Mestre e il Corriere del Veneto.

L’81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia si terrà al Lido dal 28 agosto al 7 settembre 2024, diretta da Alberto Barbera.

L’Oro di Napoli

L’oro di Napoli, suddiviso in 6 episodi tratti dall’omonima raccolta di racconti di Giuseppe Marotta, sceneggiato insieme al regista da Cesare Zavattini e prodotto da Carlo Ponti e Dino De Laurentiis, racconta alcune delle tante facce di Napoli attraverso i capitoli: Il guappo, Pizze a credito, Il funeralino, I giocatori, Teresa e Il professore. Presentato in concorso a Cannes nel 1955, venne premiato ai Nastri d’argento per la miglior attrice a Silvana Mangano e per il miglior attore a Paolo Stoppa e selezionato fra i 100 film italiani da salvare.

L’oro di Napoli – ricordava Martin Scorsese – a New York era trasmesso a quei tempi in televisione, e tutti nel quartiere lo rivedevano ogni volta e lo amavano molto. […]  È un film che offre una meravigliosa gamma di stili comici e incorpora qualcosa che apprezzo molto nel cinema italiano: il modo in cui si muove senza sforzo tra la commedia e la tragedia” (M. Scorsese, My Voyage to Italy, 1999).

Su L’oro di Napoli Carlo Lizzani ha scritto: “De Sica […] realizzerà dal bel libro di Marotta un film dalle alte qualità, pieno anche di pagine ispirate e di momenti degni del miglior De Sica. Il funerale del bambino (tagliato nella versione presentata al pubblico) e quel gioiello che è la partita a carte tra De Sica stesso in veste d’attore e il bambino, potrebbero figurare degnamente in un’antologia del cinema italiano.” (C. Lizzani, Storia del cinema italiano, Parenti, Firenze, 1961).

Note su restauro

Il negativo scena presentava numerose macchie, vecchie giunte riparate a scotch e una grande quantità di righe, graffi e spuntinature. Alcuni strappi e rotture importanti hanno reso indispensabile la ricostruzione di diversi fotogrammi. È stato necessario il trattamento per la rimozione del flicker su molte inquadrature. Un color grading accurato ha ricreato contrasti e look originale della fotografia. Sulla colonna sono stati eliminati i classici difetti presenti in un supporto dell’epoca, intervenendo sul rapporto segnale-rumore per ricreare il giusto equilibrio tra suono d’ambiente e dialoghi. La presenza di una rottura del supporto ha reso necessaria la ricostruzione di una battuta.

L’ombra di Stalin: la storia vera dietro il film

L’ombra di Stalin: la storia vera dietro il film

Il film L’ombra di Stalin, diretto da Agnieszka Holland (regista anche di In DarknessGreen Border), si presenta come il racconto di una delle inchieste giornalistiche più importanti del XX secolo: quella del reporter gallese Gareth Jones, tra i primi a denunciare la grande carestia che colpì l’Unione Sovietica negli anni ’30. Interpretato da James Norton, il protagonista viene raccontato come un uomo coraggioso, disposto a rischiare tutto pur di far emergere una verità scomoda, occultata dal regime di Joseph Stalin. Il film si inserisce quindi nel filone delle opere che trasformano eventi storici in narrazione cinematografica, promettendo allo spettatore una storia vera potente e rivelatrice.

Tuttavia, proprio questa promessa apre la questione centrale: quanto L’ombra di Stalin è realmente fedele ai fatti? La pellicola utilizza una base storica solida, ma introduce numerose modifiche narrative che alterano il senso stesso dell’esperienza vissuta da Gareth Jones. Comprendere il grado di accuratezza del film significa distinguere tra ciò che il giornalista vide davvero durante il suo viaggio nell’URSS e ciò che invece è stato costruito per esigenze drammatiche. Il risultato è un caso emblematico di come il cinema possa influenzare la percezione storica, soprattutto quando si presenta esplicitamente come “storia vera”.

James Norton e Vanessa Kirby in L'ombra di Stalin
James Norton e Vanessa Kirby in L’ombra di Stalin

La vera storia di Gareth Jones e la scoperta della carestia sovietica

Gareth Jones era un giovane giornalista con una straordinaria capacità di trovarsi al centro degli eventi cruciali del suo tempo. Dopo aver studiato a Cambridge e lavorato come consigliere per David Lloyd George, sviluppò un forte interesse per le dinamiche politiche europee, in particolare per l’ascesa dei totalitarismi. Nel 1933, durante uno dei suoi viaggi nell’Unione Sovietica, riuscì a eludere le restrizioni imposte ai giornalisti stranieri e a muoversi clandestinamente tra le campagne, osservando in prima persona le condizioni di vita della popolazione.

Ciò che documentò nei suoi diari fu una realtà devastante: fame diffusa, villaggi in condizioni estreme, contadini privi di risorse e costretti a sopravvivere senza pane. Questa carestia, oggi nota come Holodomor, non colpiva soltanto l’Ucraina, ma vaste aree dell’URSS, inclusi regioni russe e dell’Asia centrale. Jones registrò meticolosamente testimonianze dirette, trasformandole in articoli che denunciavano una tragedia umanitaria ignorata o negata dalla propaganda sovietica. Il suo lavoro rappresenta ancora oggi una delle poche testimonianze dirette indipendenti di quella crisi, rendendolo una figura chiave nella ricostruzione storica di quegli eventi.

Quanto il film altera la realtà dei fatti e semplifica la complessità storica

Il film L’ombra di Stalin mantiene il nucleo centrale della vicenda – il viaggio del giornalista e la scoperta della carestia – ma modifica in modo significativo le modalità con cui questi eventi vengono rappresentati. Una delle principali distorsioni riguarda la geografia della crisi: la pellicola suggerisce che la carestia fosse un fenomeno principalmente ucraino, mentre le testimonianze di Jones indicano chiaramente una diffusione molto più ampia. Questa semplificazione riduce la complessità storica e rischia di alterare la comprensione delle politiche sovietiche dell’epoca.

Inoltre, il film introduce elementi drammatici non documentati: inseguimenti, scene di violenza estrema, episodi di cannibalismo e situazioni di pericolo immediato che Jones non descrisse mai nei suoi diari. Nella realtà, il giornalista si mosse con una certa libertà, grazie alla sua conoscenza delle lingue e alla sua capacità di interagire con le persone incontrate lungo il percorso. Non fu imprigionato, non partecipò a eventi estremi e non visse l’esperienza come una fuga costante. Queste aggiunte cinematografiche trasformano una testimonianza giornalistica in un racconto di sopravvivenza, spostando il focus dalla documentazione alla spettacolarizzazione.

James Norton in L'ombra di Stalin
James Norton in L’ombra di Stalin

Tra finzione e verità: il rischio di riscrivere la memoria storica

Un altro elemento critico riguarda l’introduzione di relazioni e connessioni non verificate, come il presunto incontro tra Gareth Jones e George Orwell o l’idea che il giornalista abbia ispirato direttamente La fattoria degli animali. Sebbene suggestiva, questa narrazione non ha basi storiche solide e contribuisce a creare una mitologia attorno al personaggio che va oltre i fatti documentati. Allo stesso modo, il film attribuisce a Jones il ruolo di testimone diretto di eventi che, pur plausibili nel contesto generale della carestia, non sono supportati dalle sue testimonianze scritte.

Queste scelte sollevano una questione più ampia: fino a che punto è legittimo modificare la realtà in nome della narrazione? Quando un film si presenta come “storia vera”, lo spettatore tende ad attribuirgli un valore documentaristico, anche in presenza di disclaimer finali. Il rischio è che la versione cinematografica finisca per sostituire quella storica nella memoria collettiva, creando una percezione distorta degli eventi. In questo senso, L’ombra di Stalin diventa un caso emblematico di come il cinema possa contribuire tanto alla diffusione della conoscenza quanto alla sua alterazione.

Tra divulgazione e responsabilità narrativa

La storia di Gareth Jones è già di per sé straordinaria e non avrebbe bisogno di amplificazioni per risultare significativa. Il suo lavoro giornalistico ha permesso di portare alla luce una tragedia ignorata, offrendo una testimonianza preziosa e difficile da contestare. Il film, pur contribuendo a far conoscere questa figura a un pubblico più ampio, introduce elementi che rischiano di compromettere la precisione storica e la credibilità del racconto.

In definitiva, L’ombra di Stalin dimostra quanto sia sottile il confine tra divulgazione e distorsione. Da un lato, il cinema ha il merito di accendere i riflettori su eventi e personaggi dimenticati; dall’altro, deve confrontarsi con la responsabilità di rappresentare la storia in modo accurato. Nel caso di Gareth Jones, la realtà – fatta di osservazione, rigore e coraggio – è forse meno spettacolare, ma molto più potente di qualsiasi invenzione narrativa. È proprio in questa tensione tra verità e racconto che si gioca il valore reale del film e la sua eredità culturale.

L’Italia vista da Roma: all’Arena Forlanini, dal 28 agosto al 13 settembre

0

Dal 28 agosto al 13 settembre, per tre weekend consecutivi, l’Arena Forlanini ospiterà la rassegna L’Italia vista da Roma, durante la quale saranno presentati i migliori film italiani delle passate edizioni della Festa del Cinema. Le proiezioni, a ingresso gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili (previo ritiro di un coupon), saranno accompagnate da incontri aperti al pubblico con autori e attori.

L’evento rientra nelle attività di CityFest, il grande contenitore di eventi speciali, intrattenimento e formazione della Fondazione Cinema per Roma presieduta da Piera Detassis, e si svolgerà in collaborazione con la Regione Lazio che ha realizzato l’Arena Forlanini con l’obiettivo di portare nell’area dell’ex ospedale nuovi funzioni utili per il miglioramento della qualità della vita nel quartiere.

Il programma della rassegna – realizzato grazie a Warner Bros. Entertainment Italia, 01 Distribution, Medusa Film, Microcinema, Bim Distribuzione, Mikado/Lucky Red – sarà inaugurato e si chiuderà con le opere di due fra i più importanti e apprezzati sceneggiatori italiani, passati poi dietro la macchina da presa: La kryptonite nella borsa di Ivan Cotroneo e L’ultima ruota del carro di Giovanni Veronesi. Ci sarà inoltre spazio per film di celebri autori come La giusta distanza di Carlo Mazzacurati e L’uomo che verrà di Giorgio Diritti; per il cinema di genere con Una vita tranquilla di Claudio Cupellini, Song’e Napule dei Manetti Bros., e Si può fare di Giulio Manfredonia; per le pellicole di alcuni giovani interessanti autori come L’aria salata di Alessandro Angelini e Alì ha gli occhi azzurri di Claudio Giovannesi. In occasione delle proiezioni, il pubblico potrà incontrare registi e protagonisti dei film in rassegna, da Claudio Bisio a Giovanni Veronesi, da Ivan Cotroneo a Antonio Manetti da Alessandro Angelini al produttore Domenico Procacci.

“La rassegna ‘L’Italia vista da Roma’ è una straordinaria opportunità per celebrare i primi dieci anni della Festa attraverso le scoperte del nostro cinema nelle precedenti edizioni – ha spiegato Piera Detassis, presidente della Fondazione Cinema per Roma – Nove film, nove piccole e grandi rivelazioni, tanti modi diversi di raccontare il Paese”.

IL PROGRAMMA DELLA RASSEGNA

La rassegna “L’Italia vista da Roma” inizierà venerdì 28 agosto alle ore 21 con La kryptonite nella borsa: l’esordio alla regia di Ivan Cotroneo, sceneggiatore e scrittore di successo, racconta da un’originale prospettiva le vicissitudini di un’affollata e scombinata famiglia napoletana. Il regista sarà protagonista di un incontro con il pubblico.

Sabato 29 agosto alle ore 21 sarà la volta di Si può fare: la commedia, presentata a Roma nel 2008, porta in scena la storia vera della cooperativa “Noncello” di Pordenone, nata per dare lavoro ai pazienti dimessi dai manicomi in seguito alla Legge Basaglia. Il protagonista, Claudio Bisio, incontrerà il pubblico.

Domenica 30 agosto alle ore 21 sarà proiettato La giusta distanza di Carlo Mazzacurati: sullo sfondo dell’immutabile provincia italiana, il pluripremiato cineasta padovano filma gli eventi inaspettati e dolorosi che vedono protagonisti un meccanico tunisino e una giovane maestra con il volto di Valentina Lodovini, premio “Guglielmo Biraghi” per la sua interpretazione. Il produttore Domenico Procacci presenterà la proiezione.

Venerdì 4 settembre alle ore 21 CityFest presenterà L’aria salata, primo lungometraggio di Alessandro Angelini, che narra l’incontro-scontro fra figlio e padre, il primo educatore sociale, il secondo detenuto, interpretati da Giorgio Pasotti e Giorgio Colangeli, quest’ultimo premiato alla Festa come miglior interprete e poi al David di Donatello come miglior attore non protagonista. Il regista incontrerà il pubblico della rassegna.

Sabato 5 settembre alle ore 21 si terrà la proiezione di Alì ha gli occhi azzurri di Claudio Giovannesi, fiaba contemporanea in bilico fra finzione e documentario che punta lo sguardo sulla vita, le contraddizioni e le difficoltà di un adolescente proveniente da una famiglia egiziana stabilitasi a Ostia. Alla Festa, il film ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria e quello alla Migliore opera prima e seconda.

Il secondo weekend di programmazione si chiuderà domenica 6 settembre alle ore 21 con L’uomo che verrà di Giorgio Diritti: l’autore bolognese porta sul grande schermo la strage di Marzabotto, attraverso uno stile realista e una ricostruzione rigorosa delle vicende e dei dettagli di vita quotidiana. A Roma, giuria e pubblico lo hanno premiato come miglior film, stesso riconoscimento ricevuto ai David.

Venerdì 11 alle ore 21, si terrà la proiezione di Una vita tranquilla, opera seconda di Claudio Cupellini, un torbido noir in cui il passato, sotto le sembianze di un figlio dimenticato e ora improvvisamente riapparso, rischia di mettere a soqquadro un’esistenza famigliare ordinata e prospera. Protagonista uno straordinario Toni Servillo, Marc’Aurelio della Giuria come miglior attore.

Il giorno successivo, sabato 12 settembre, alle ore 21, l’Arena Forlanini ospiterà la proiezione di Song’e Napule dei Manetti Bros. L’ultimo film prodotto da Luciano Martino è, naturalmente, una pellicola di genere, in grado però di ampliare e riscrivere con intelligenza e ironia il filone del poliziottesco. Song’e Napule, molto applaudito a Roma nel 2013, ha ricevuto il Nastro d’Argento come migliore commedia. Il regista Antonio Manetti sarà al centro di un incontro con gli spettatori.

La rassegna si chiuderà domenica 13 settembre alle ore 21 con L’ultima ruota del carro di Giovanni Veronesi: il regista e sceneggiatore toscano, che incontrerà il pubblico della rassegna, racconta trent’anni di storia italiana attraverso lo sguardo di Ernesto Fioretti (Elio Germano), trasportatore che gira la penisola in lungo e in largo con il suo camion.

L’attività di CityFest è realizzata grazie ai Soci Fondatori della Fondazione Cinema per Roma, Roma Capitale, Regione Lazio, Camera di Commercio, Istituto Luce Cinecittà (in rappresentanza del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo), Fondazione Musica per Roma, Città metropolitana di Roma Capitale e con il supporto di BNL Gruppo BNP Paribas.

L’Italia è un punto focale strategico per Netflix?

L’Italia è un punto focale strategico per Netflix?

Nei primi giorni di Netflix in Italia, iniziati nel 2015, c’era un certo grado di scetticismo. Infatti, come avrebbe potuto una realtà americana cogliere e soddisfare la complessità della cultura italiana? Tuttavia, Netflix ha persistito, puntando fermamente sui contenuti originali italiani e dimostrando che i dubbi iniziali erano infondati. Ne è prova ‘Suburra: sangue su Roma’, la prima opera che ha dimostrato al pubblico globale il fascino universale delle storie italiane.

Il successo di Netflix non sarebbe stato tale se non si fossero verificate delle condizioni tecnologiche particolari, che hanno permesso al servizio di streaming di diffondersi con facilità nel grande pubblico: smartphone performanti e connessioni da mobile stabili.

Il successo tecnico delle slot online e della TV in streaming

Negli anni della diffusione di Netflix, un’altra industria ha registrato una crescita importante: quella del gaming online. Grazie alla facilità di accesso da mobile attraverso dispositivi sempre più potenti, si sono affacciate e consolidate sul mercato italiano piattaforme di gaming online che mettono a disposizione tantissimi giochi come, ad esempio, le slot. La facilità di accesso a questi casinò online, così come quella di poter vedere un film in o una serie tv in qualsiasi momento, ha decretato il successo di queste due tipi di piattaforme.

Inoltre, proprio come Netflix, le piattaforme di gioco online hanno ottenuto un notevole successo grazie alla loro capacità di comprenderne e adattarsi al mercato italiano.

Crescita e domanda del pubblico

L’introduzione di Netflix in Italia non è stata esente da sfide. Inizialmente, la piattaforma ha dovuto fronteggiare una forte concorrenza da parte di Sky Italia e Mediaset. L’elemento decisivo per il successo di Netflix è stata la sua capacità di unire un’offerta internazionale a contenuti locali di rilevanza, rispondendo a una domanda che gli altri service provider sembravano incapaci di soddisfare.

Secondo uno studio condotto da Variety, il numero di abbonati Netflix in Italia è passato da 1,4 milioni nel 2017 a oltre 2,3 milioni nel 2020, con un aumento di quasi il 64%. Questi dati riflettono l’abilità di Netflix di catturare efficacemente l’immaginario collettivo italiano, consolidando la posizione dell’Italia all’interno della strategia globale di Netflix.

Modifiche normative come catalizzatori di crescita

Le modifiche alla normativa italiana rappresentano un ulteriore motivo per cui Netflix guarda all’Italia come a un punto strategico importante. La riforma del 2018 ha richiesto ai servizi di streaming di investire il 30% dei loro profitti in Italia nella produzione locale,  spingendo Netflix a intensificare la creazione di contenuti specificamente orientati al pubblico italiano, incrementando così la sua attrattiva locale. Netflix ha reagito con rapidità, non solo rispettando questi obblighi, ma superandoli con l’investimento in varie produzioni originali.

Il contributo di Netflix all’economia italiana

L’impegno di Netflix in Italia va oltre la semplice conquista di una quota di mercato, ma porta vantaggi concreti all’economia. Uno studio del 2020 del Boston Consulting Group ha calcolato che Netflix ha iniettato direttamente circa 110 milioni di euro nelle produzioni italiane e quasi 200 milioni in totale nella nostra economia, un contributo che ha generato quasi duemila posti di lavoro a tempo pieno in Italia.

In conclusione

In sintesi, l’Italia ha guadagnato una posizione chiave nelle ambizioni globali di Netflix. Interpretando e successivamente valorizzando l’enorme potenziale che il nostro paese rappresenta, Netflix ha saputo elaborare una strategia vincente. Oggi l’Italia non è solo un mercato per Netflix, ma anche un centro di creatività e una fonte di stimolo economico, evidenziando l’influente ruolo italiano nel panorama globale dello streaming.

Man mano che l’avventura italiana di Netflix si evolve, altre multinazionali potrebbero prendere atto delle opportunità che offre il panorama locale, posizionando la nazione come un importante protagonista nell’industria digitale globale. Con un’offerta unica di potenziale di mercato, talento creativo e normative favorevoli, l’Italia rappresenta una prospettiva vantaggiosa per le imprese pronte a investire tempo e risorse.

L’ispirazione di Nicolas Cage per Longlegs è strana quasi quanto il personaggio stesso

Longlegs sta per uscire finalmente in Italia, dopo aver incassato oltre 100 milioni di dollari al botteghino mondiale (il miglior risultato di sempre per il distributore Neon). Il film horror, di elegante fattura, vede protagonista Maika Monroe nel ruolo di una giovane agente dell’FBI a caccia del serial killer ossessionato dai codici cifrati interpretato da Nicolas Cage. Se avete visto il film, sapete che l‘interpretazione di Cage è profondamente inquietante. Dalla voce acuta alle labbra gonfie, fino al trucco bianco, il personaggio di Longlegs è assolutamente terrificante. Fin dalla prima del film, gli spettatori si sono chiesti cosa ci fosse esattamente dietro le scelte recitative di Cage. Come ha fatto Cage a creare un personaggio così strano? La risposta è inaspettata come il colpo di scena finale del film.

La risposta scioccante è stata rivelata durante la prima del film a Hollywood. In un’intervista sul red carpet per Extra (poi pubblicata da Forbes), a Cage è stato chiesto di spiegare il suo approccio al personaggio, e la sua risposta ha sollevato qualche sopracciglio. Cage ha effettivamente basato l’interpretazione sulla sua defunta madre, Joy Vogelsang, prestando i suoi modi e la sua voce all’antagonista androgino del film. Secondo le parole di Cage: 

Quando stavo leggendo questo personaggio, è diventato una sorta di mia madre. Ho sentito la sua voce – non era satanica – ma ne ha passate tante“, ha spiegato a Extra, ‘ho sentito la sua voce e il modo in cui si muoveva e all’improvviso ho pensato: ’Sai, potrei metterlo in questo personaggio”. È un’ispirazione che devo a lei. Se sono bravo nel film, lo devo a mia madre”.

Anche Nicolas Cage ha preso in prestito da un classico film italiano la sua interpretazione di “Longlegs”

Longlegs

Dopo aver deciso quale sarebbe stata la voce e i modi di fare di Longlegs, Cage ha cercato l’ispirazione visiva per il personaggio. Ha scelto Giulietta degli spiriti (1965), il classico di Federico Fellini incentrato su una donna offesa che trova la forza di lasciare il marito traditore. Il film, noto per i suoi forti temi di misticismo, è stato scelto da Cage quando si è ispirato a un personaggio in particolare, un profeta donna dall’aspetto unico. Ha spiegato a Hollywood Reporter:

Trovare questo personaggio molto androgino, con un look da lui e da lei, un look glam rock, era importante per me, in modo che non mi assomigliasse affatto e che trovassi liberatorio, che potessi parlare in questo modo, muovermi in questo modo e parlare di queste cose molto oscure. Volevo che il personaggio fosse un androgino quasi profeta, come nel film di Fellini Giulietta degli Spiriti”.

Il cattivo secondario di Longlegs è stato ispirato dalla madre di Osgood Perkins

LONGLEGS
Cortesia di © NEAN

Per pura coincidenza, Cage non è stato l’unico membro della produzione a inserire sua madre nella narrazione. Il regista Oz Perkins (figlio del leggendario attore di Psycho Anthony Perkinsha basato il cattivo secondario del film, Ruth Harker, sulla propria madre. Nel film, la modesta Ruth è costretta a mantenere segreta l’identità di Longlegs – un parallelo profondamente personale con la madre di Perkins, che ha mantenuto il segreto sulla sessualità del marito per decenni.

Mio padre era un attore che aveva una sorta di vita privata che non era accettabile nel mainstream, sia che lo si voglia chiamare gay o bisessuale”, ha spiegato Perkins a People, ‘Tua madre può proteggerti da una verità che lei ritiene sgradevole, e poi tu costruisci un film folle intorno a questo’. Quando gli è stato chiesto se prova risentimento nei confronti della madre per avergli tenuto nascosto il segreto del padre da bambino, Perkins ha risposto: “Neanche un po‘”. Ha poi aggiunto: “Nessuno lo fa bene. E mia madre è stata davvero fantastica… È quello che è, ed è quello che ti è stato dato, e cerchi di ricavarne qualcosa”.

L’isola e il maestro, recensione della nuova serie Netflix

0
L’isola e il maestro, recensione della nuova serie Netflix

Ambientata nella romantica isola greca di Passo, L’isola  e il maestro è una nuova serie ideata e diretta dal regista e attore greco Christoforos Papakaliatis. Composta, al momento, da una sola stagione di nove episodi, ognuno da circa cinquanta minuti, L’isola e il maestro è una storia che unisce insieme l’elemento romantico con il crime, aggiungendo riferimenti a problematiche attuali e reali. La serie è andata in onda per la prima volta in lingua originale lo scorso tredici ottobre. Nel cast ritroviamo figure emergenti nel cinema nazionale: lo stesso Papakaliatis qui interpreta Orestis, il maestro di musica, mentre Klelia Andriolatou è nel ruolo di Klelia, una giovane bella ed affascinante.

L’isola e il maestro, gli amori ed i delitti di Passo

Durante l’estate della rinascita dopo la pandemia, approda a Passo, piccola isola greca, Orestis, musicista e maestro di musica; questo ha il compito di organizzare il festival della musica. Il destino porterà Orestis ad incontrare Clelia, già conosciuta l’anno prima durante un viaggio, tramite un app di incontri. Tra i due scatta una passione incontrollabile, e contrastata da tutti gli abitanti dell’isola, dal padre di Clelia, Fanis, ed ,all’inizio, anche dallo stesso Orestis. Gli intrecci amorosi si mescolano con i traffici illegali dello stesso Fanis insieme a Haralambos, un uomo burbero e violento. A questo si uniscono a creare una cornice completa degli avvenimenti sull’isola le vicende di altri personaggi: la relazione clandestina tra Anthonis, figlio di Fanis, e Spyros, figlio di Haralambos, contrastata da entrambi i padri, con la manipolazione dal primo, e con la violenza dal secondo; l’amore extraconiugale tra Sofia ed il medico dell’isola, i soprusi subiti da Maria per mano del marito Haralambos. Tra amori e delitti i colpi di scena non vengono a mancare!

Due antagonisti, simili ed opposti

Ne L’isola e il maestro sono presenti due figure identificabili come i “cattivi” nello svolgimento delle vicende: si tratta di Fanis e di Haralambos. Questi sono due uomini con storie, caratteri e modi di fare ben diversi;  ciononostante, questi finiscono per avere alcuni elementi in comune, ed a sviluppare un importante collaborazione.

Fanis è un personaggio razionale, freddo e manipolatore; cerca in ogni modo di controllare la propria famiglia, proteggendo, a suo modo, i figli e Sofia, sua moglie. Haralambos, invece, è un uomo forte, burbero e violento; tende ad imporsi con la forza nella sua famiglia, tentando di trasformare Spyros in un uomo come lui, cercando di eliminare con la forza la sua omosessualità. Non ha rispetto per la moglie, sulla quale sfoga la sua rabbia.

Elemento interessante della serie è il connubio equilibrato di romanticismo e crime: la presenza di entrambe queste sfumature rende L’isola e il maestro una storia mai monotona. Molti degli episodi si focalizzano su singoli personaggi, venendo narrati allo spettatore in prima persona: questo permette di esplicitare al massimo i sentimenti delle singole figure, insieme ai loro antefatti. Alla fine di ogni episodio vengono mostrate delle scene su un omicidio avvenuto in un vicino futuro: puntata dopo puntata, vengono svelati tutti i misteri dietro il delitto, fino al finale di stagione, in cui tutti i pezzi vengono uniti insieme.

Altro intreccio narrativo interessante è la relazione tra il vecchio Dionysis e la nonna di Klelia: nei lontani anni 70, infatti, Dionysis era il maestro di musica della giovane. Si tratta di una storia speculare alla relazione tra Orestis e Klelia.

Inoltre, tutti questi avvenimenti hanno come sfondo una romantica e magica isola greca nel pieno dell’estate. Questo crea un clima ancora più avvolgente, riportandoci in una realtà in stile Mamma mia, anche se un po’ più dark.

Klelia AndriolatouLa narrazione della violenza domestica

Una tematica ricorrente è la violenza subita da  Spyros e Maria. Ne L’isola e il maestro viene riportata una rappresentazione puntuale di ciò che, per alcune donne, è la realtà quotidiana. Nell’episodio che ripercorre le vicende di Haralambos ci viene mostrato come la mentalità dell’uomo forte e violento viene innestata con la forza dal padre di Haralambos: questa estrema mascolinità tossica viene tramandata di generazione in generazione, sembra ad un certo punto raggiungere anche Spyros, che, grazie alla madre, riesce a resistervi.

Per quanto la triste situazione di questa famiglia fosse nota a tutti gli abitanti dell’isola, nessuno sembra preoccuparsene, tranne lo stesso Orestis. Maria prova a chiedere aiuto alle autorità, da cui non riceve alcun appoggio ed aiuto. Per quanto la donna cerchi di ergersi dinanzi al marito violento, finisce sempre per esserne sovrastata.

L’Isola del Cinema: la Basilicata protagonista

0
L’Isola del Cinema: la Basilicata protagonista

isola del cinemaLa Basilicata protagonista della ventiduesima edizione de L’Isola del Cinema (Isola Tiberina, Piazza San Bartolomeo all’isola – Roma): dopo il successo di pubblico degli eventi passati, saranno tre gli appuntamenti che quest’anno puntano i riflettori sulle eccellenze artistiche di questa incantevole regione.

L’Apt Basilicata e la Lucana Film Commission, impegnate insieme nella promozione del cineturismo lucano, ritornano per il sesto anno a Roma per presentare i lavori, corto e lungometraggi, che nel corso dell’ultimo anno hanno immortalato la Basilicata consacrandola al mondo del cinema. Ampia anche quest’anno la visibilità data a film, docufilm e cortometraggi, questi ultimi realizzati con il contributo della Lucana Film Commission.

Si parte domani, 19 luglio con “Corti lucani di sera”, alle ore 20.30 presso lo spazio Renault Lounge, quattro giovani registi mostreranno al pubblico de L’Isola i loro recenti lavori cinematografici, accompagnati in alcuni casi dal cast.

Adelaide De Fino, autrice, regista e sceneggiatrice presenterà Papaveri e papere, pellicola  ambientata nella Matera del 1952 che pone l’attenzione sulla sfida canora tra i pargoli di due famiglie che arriveranno a contrapporsi pur di averla vinta. Attraverso gli occhi innocenti di due bambini, la regista svela le bizzarrie e le contraddizioni del mondo degli adulti di un tempo antico eppure mai così attuale.

La riva è il cortometraggio di Nicola Ragone, vincitore nel 2015 del Nastro d’Argento per il Miglior Cortometraggio a Sonderkommando (in pellicola 35 mm con la sceneggiatura di Silvia Scola e la fotografia di Daniele Ciprì), che torna dietro la macchina da presa per raccontare l’evasione dal quotidiano di un uomo che attende la sua occasione in una commedia dal sapore grottesco.

Emanuela Ponzano, attrice e regista, sceglie per il suo secondo corto il tema dell’intolleranza: in La Slitta permette ad un bambino di superare letali pregiudizi sugli immigrati che, in modo insano, gli sono stati trasmessi da genitori intolleranti e repressi.

Infine, Cenere è l’ultimo lavoro di Gianni Saponara sui silenzi e i dialoghi vuoti che alimentano la crisi di una coppia, la cui relazione è minacciata da un insanabile corto circuito.

La serata, aperta dal video omaggio di giovani artisti lucani dal titolo “Inno alla Basilicata”, sarà moderata dal Presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, Laura Delli Colli; interverrà al suo fianco Paride Leporace, direttore della Lucana Film Commission. Agli spettatori sarà inoltre dedicato un Aperitivo Lucano.

“La scelta di considerare il cinema un asset fondamentale della strategia di promozione turistica della Basilicata – dice Mariano Schiavone, appena nominato Direttore Generale di Apt Basilicata – ha portato negli anni al raggiungimento di risultati positivi, sia per quanto attiene al posizionamento del brand ‘Basilicata Terra di cinema’ sia per la nascita dell’offerta legata al cineturismo da parte degli operatori turistici. Un percorso che asseconda la necessità di caratterizzare la nostra offerta con prodotti promozionali e comunicativi adatti alle esigenze del turista contemporaneo. Le location cinematografiche della Basilicata – continua -, a partire ovviamente da Matera, presentano dunque quelle unicità che, sulla scia delle produzioni cinematografiche nazionali e internazionali, invogliano i visitatori a venire in Basilicata per vivere ‘un’esperienza da film’”.

Il 1 agosto appuntamento con Un paese quasi perfetto diretto dal celebre sceneggiatore Massimo Gaudioso, per la prima volta regista, ed interpretato da Fabio Volo, Silvio Orlando, Carlo Buccirosso, Maria Paiato, Nando Paone e Miriam Leone. Il film, in programma alle ore 21.30 in Arena Groupama, si basa sulla pellicola La grande seduction scritta da Ken Scott e diretta da Jean-François Pouliot, ed è una commedia sulla voglia di restare e quella di cambiare e sull’unione che fa sempre la forza.  I protagonisti muovono i passi nel piccolo paese sperduto nelle Dolomiti lucane di Pietramezzana che rischia di scomparire visto l’abbandono dei giovani e le situazioni lavorative precarie dei pochi che ancora lo abitano e che, trascinati dal vulcanico Domenico (Silvio Orlando) non demordono e si attivano affinché il progetto di apertura di una nuova fabbrica vada a buon fine. Ospite della serata proprio Maria Paiato, attrice teatrale nel cast del film di Gaudioso, che in occasione dell’evento a L’Isola introdurrà la proiezione del film leggendo al pubblico alcuni estratti del libro “Vito ballava con le streghe” del giornalista, autore teatrale e scrittore lucano Mimmo Sammartino, che indaga e mette in scena una visione arcaica e magica dei suoi loghi d’origine, coincidenti con quelli di ambientazione del film. La serata sarà accompagnata inoltre dalla musica della band Musicamanovella, che suonerà brani del proprio repertorio e arrangiamenti originali composti appositamente per il reading della Paiato.

L’ultimo degli appuntamenti è dedicato alla cinematografia internazionale che con la Basilicata ha un solido legame: l’Arena Groupama accoglierà il 29 agosto, alle 21.30, il documentario The Family Whistle – Il fischio di famiglia diretto da Michele Russo che per anni si è documentato sulla famiglia Coppola. Presentato nella sezione Cannes Classics nel corso della 60esima edizione del Festival di Cannes, il lavoro si è aggiudicato l’Indie Spec Best Cinematography Award per la Miglior Fotografia al Boston International Film festival ed è stato girato tra l’Italia ( in Basilicata, in particolare nella zopna di Bernalda, luogo d’origine della famiglia Coppola) e gli Stati Uniti raccontando attraverso interviste, testimonianze e ricostruzioni storiche le origini della famiglia Coppola: quattro generazioni di talenti a cui appartengono Francis Ford, Sofia, Roman, Nicholas Cage e molti altri cineasti e musicisti, come il padre del regista di Apocalypse Now, Carmine. Michele, inoltre parente dei Coppola, è riuscito a ristabilire dopo più di un secolo i contatti con i cugini e a ricostruire l’albero genealogico di famiglia di Bernalda. In 65 minuti trasporta lo spettatore in un viaggio che percorre le radici dei Coppola con l’intenzione di svelare i segreti che ancora oggi continuano ad alimentare la loro vena artistica. La ricostruzione storica e antropologica, condotta attraverso archivi comunali, ecclesiastici e racconti popolari, si è avvalsa anche d’inserti tratti da vecchi documentari e reportage sulla Basilicata attinti dalla Cineteca Lucana di Oppido Lucano e canti tratti dalla collezione della fondazione Alan Lomax, un antropologo della musica popolare che nel dopoguerra raccolse dai contadini nelle terre lucane canzoni e ballate di tradizione millenaria.

“L’esperienza di Basilicata Terra di Cinema nella capitale del cinema italiano – afferma il direttore della Lucana Film Commission, Paride Leporace -, è un impegno che continua nel tempo e che certifica le buone politiche attuate sul versante della settima arte, riuscendo ad affrontare le sfide della modernità senza dimenticare la memoria. La consolidata presenza a L’Isola del Cinema testimonia una proposta editoriale apprezzata dagli spettatori romani che siamo certi risponderanno anche a questa ennesima chiamata. Cineturismo, valorizzazione dei giovani talenti e grande cinema internazionale sono gli ingredienti di una manifestazione che in forma leggera intrattiene, informa, diverte e fa riflettere”.

Fonte

L’Isola del Cinema: il programma dal 13 al 16 giugno

0
L’Isola del Cinema: il programma dal 13 al 16 giugno

La ventiduesima edizione de L’Isola del Cinema – Hollywood sul Tevere – propone questa sera, alle 21.30 presso l’Arena Groupama, la proiezione del lungometraggio Disney•Pixar più visto in Italia negli ultimi dieci anni, Inside Out, il capolavoro d’animazione diretto dal regista Premio Oscar® Pete Docter che condurrà gli spettatori in uno straordinario e inaspettato viaggio nel luogo più sorprendente di tutti: la mente umana. Sempre oggi il CineLab ospiterà, alle 22, Youth – La Giovinezza, l’ultima opera del regista italiano Premio Oscar® Paolo Sorrentino, con Michael Caine e Harvey Keitel. Nell’ambito di Cinema&Libri, alle 19 presso lo Schermo Tevere si terrà la presentazione di “Tragicamente rosso” di Michela Zanarella (ArteMuse, 2015), progetto editoriale che raccoglie quarantadue poesie ed il testo integrale di un intenso monologo che sarà interpretato dall’attrice Chiara Pavoni. Lo Schermo Tevere si tingerà di azzurro in occasione degli Europei di Calcio 2016: sarà possibile assistere all’esordio della Nazionale Italiana contro il Belgio, a partire dalle 21.

Martedì 14 giugno appuntamento alle 21.30, in Arena Groupama, con La Felicità è un sistema complesso, commedia a tratti speranzosa verso le nuove generazioni di Gianni Zanasi con Valerio Mastandrea e Giuseppe Battiston, presentata nel corso della 33esima edizione del Torino Film Festival. Il CineLab, alle 22, ospiterà invece Mirafiori Luna Park, storia diretta da Stefano Di Polito in cui tre operai in pensione – interpretati da Antonio Catania, Alessandro Haber e Giorgio Colangeli – progettano di costruire un luna park in una fabbrica abbandonata.

Il 15 giugno L’Isola potrà contare su una ricca programmazione: alle 21.30 Francesco Micciché presenterà al pubblico dell’Arena la sua opera prima Loro chi?, divertente commedia sugli equivoci diretta con Fabio Bonifacci ed interpretata da Marco Giallini ed Edoardo Leo. Inaugura la sezione Fuoco sul Reale, dedicata al genere documentaristico, la proiezione di Napolislam (alle 22 in CineLab), pellicola girata dopo gli attentati di Parigi del gennaio 2015 che racconta le vite di dieci napoletani convertiti all’Islam. La visione sarà preceduta dall’incontro con il regista Ernesto Pagano che con questo documentario si è aggiudicato nel 2015 il Biografilm Italia Award. Allo Schermo Tevere alle 19, sarà inoltre possibile prendere parte alla presentazione de “La Pianista di Van Gogh” di Carlo Ferrucci (Rogas, 2015), diario immaginario tenuto dalla giovane pittrice Margherita nei tragici e conclusi giorni della vita del grande pittore olandese.

Il regista Massimiliano Bruno, giovedì 16 giugno introdurrà al pubblico il commovente Gli ultimi saranno gli ultimi, storia drammatica sulle difficoltà di una coppia nel tempo della disoccupazione.

Inoltre, un’anteprima italiana sarà ospitata al CineLab: il regista Enzo Papetti ed i protagonisti di Calcolo Infinitesimale, Stefania Rocca e Luca Lionello, accompagneranno la proiezione del film, in occasione dell’uscita nelle sale prevista proprio il 16 giugno.

Sempre in questa data, alle 19, è prevista la presentazione del libro “Vite sotto assedio” di Nazzareno Pietroni (David and Matthaus, 2016), ambientato nella Roma criminale svelata dopo i fatti di Mafia Capitale; a seguire lo spazio de L’Isola ospiterà “Una finestra sui talenti del cinema mediterraneo. À première vue”, organizzato dall’Università Telematica Internazionale Uninettuno di Roma e dalla Copeam (Conferenza Permanente dell’Audiovisivo Mediterraneo). In questa occasione saranno proiettati in anteprima i migliori cortometraggi realizzati dai giovani registi delle scuole di cinema del Libano (ALBA), del Marocco (ESAV) e della Tunisia (ESAC) – Il lamento del pesce rosso (di Oubayd Allah Ayari, Tunisia), Sagar (di Pape Abdoulaye Seck, Marocco), Un grande film (di Mir-Jean Bou Chaaya, Libano). Prenderanno parte alla serata i registi dei film presentati e i direttori delle tre scuole, l’evento ha come obiettivo la promozione dei giovani talenti dell’area mediterranea, lo sviluppo della cooperazione internazionale e interculturale tra le nuove generazioni ed inoltre la facilitazione dell’accesso al mercato delle opere realizzate da una nuova generazione di cineasti provenienti dal Mediterraneo e dall’Africa.

L’Isola del Cinema: gli appuntamenti dal 15 al 17 luglio

0
L’Isola del Cinema: gli appuntamenti dal 15 al 17 luglio

L’Isola del CinemaContinua la programmazione cinematografica dell’edizione numero ventidue de L’Isola del Cinema, ospitata nell’esclusiva location dell’isola tiberina di Roma sino al 4 settembre. Questa sera, 15 luglio, l’Arena Groupama presenta alle 21.30 la proiezione di Room dell’irlandese Lenny Abrahamson basato sull’omonimo romanzo di Emma Donoghue, tra i film più apprezzati dell’ultima stagione. Interpretato da Brie Larson, che si è aggiudicata il Premio Oscar per la categoria Miglior Attrice, il film racconta di una madre e di un figlio costretti a vivere in una stanza di 9mq senza finestre fino a quando la forza di volontà e l’indissolubile legame li spingeranno a progettare la fuga. Dopo l’esordio di ieri, continua fino a domenica la quarta edizione della Rassegna Romana del Cinema Catalano organizzata da Atrium Film: stasera, alle 22 al Cinelab, proiezione in lingua originale di Barcelona nit d’ivern – Barcellona notte d’inverno, di Dani de la Orden in cui nel corso di una magica notte sotto il cielo di Barcellona vari personaggi si incrociano tra storie di amore passionali e agrodolci. Il lungometraggio sarà preceduto dal corto La inquilina; al termine gli spettatori potranno degustare vini e prodotti tipici di questa regione autonoma situata nel nord est della Spagna. Alle 19 prevista allo Schermo Tevere la presentazione del libro “Sfida all’ok Dakar” (Neo Edizione, 2015) di Otello Marcacci, romanzo beffardo e picaresco che rintraccia gli ingredienti alla base di ogni rinascita. A seguire Francesco Miccichè mostra Lino Miccichè, mio padre, documentario del 2013 che racconta della vita del noto critico e storico del cinema Lino Miccichè.

Domani, sabato 16 luglio alle 21.30 in Arena, è la volta del film campione di incassi Spectre, ultimo episodio della saga dedicata all’agente 007 (Daniel Craig) diretto da Sam Mendes (American Beauty, Era mio padre, Revolutionary Road, Skyfall) e girato anche a Roma, nei luoghi più iconici della Capitale e sulle sponde del Tevere dove sorge l’Isola Tiberina e dove la celebre Aston Martin DB10 ha sfrecciato a tutta velocità grazie alle doti memorabili dell’ammaliante ed abile agente segreto. Dalle ore 22, al CineLab, il terzo appuntamento con la Rassegna Romana del Cinema Catalano prevede la proiezione del corto 2037 seguito da El camí més llarg per tornar a casa – Il cammino più lungo per tornare a casa, film indipendente diretto dallo scrittore e regista Sergi Perez che, in questo suo lungometraggio di esordio, racconta del dolore della perdita e del bisogno di ricominciare. Il libro di Maria Castaldo e Michele Gardoni, “Il senno di noi” (David and Matthaus, 2016), sarà presentato alle 19 presso lo spazio letterario dello schermo; l’opera tratta argomenti delicati e purtroppo sempre attuali, come la violenza sulle donne in ogni sua forma, sia fisica che psicologica. Subito dopo, nello stesso spazio, atteso il convegno dedicato alle donne.

Chiude la settimana L’attesa, film diretto da Piero Messina tra le opere che si contenderanno il Premio Groupama Assicurazioni Opera Prima e seconda. Nel corso della serata il regista introdurrà il film ed al suo fianco ci sarà Giorgio Colangeli, tra i protagonisti di questo racconto a metà tra morte e sopravvivenza. Ultimo dei film in programma al CineLab, nell’ambito della Rassegna Romana del Cinema Catalano, è il documentario (in versione originale sottotitolato in italiano) del regista Albert Solè, Los recuerdos de hielo – I ricordi del ghiaccio, su una eccezionale scienziata che ha dedicato la vita alla ricerca in Antartide. La pellicola sarà inoltre preceduta dal cortometraggio El Corredor.

Allo Schermo Tevere, alle 19, presentazione de “Il bacio di Siviglia” (San Paolo Edizioni, 2016) di Davide Rondoni che ha voluto indagare sull’origine del celebre don Giovanni per comprendere l’animo di questo personaggio chiacchierato. Alle 22, infine, in programma il secondo incontro della terza edizione “Essere Donne e insegnare la Bellezza”, evento multidisciplinare dedicato alle donne che con il loro lavoro e l’impegno creano, ispirano, insegnano, conservano, riusano e valorizzano la “bellezza”. In questa occasione Cecilia Pagliarini presenta “L’amore in camera”, proiezioni di cinema vintage con musica swing e tip-tap live.

L’isola del Cinema: Festival Isola Mondo con il Brasile e l’Argentina

0

isola_del_cinemaisola_del_cinemal'isola del cinemaImperdibile appuntamento con il Brasile a L’Isola del Cinema. L’Ambasciata del Brasile, in collaborazione con L’Isola del Cinema, Verdeoro Produzione e l’Associazione Controluce, porta quest’anno sulle sponde del Tevere, ben tre film della sua recente e vivace produzione cinematografica, tutti non distribuiti nelle sale italiane.

Avrà inizio questa sera dalle ore 20.00 la serata L’ISOLA DEL BRASILE. Protagonista di due film su tre, tutti in lingua originale con sottotitoli italiano, il bravissimo attore brasiliano Rodrigo Santoro. Un’atmosfera travolgente vi trasporterà nel grande paese che ospita i Mondiali di Calcio 2014, grazie al ritmo della musica live sul palco dell’Arena, con il concerto Itinerario Brasile con Gianluca Persichetti e Stefano Rossini. Cosa ancora più importante, è che l’ingresso a tutti gli spettacoli è gratuito.

La sera seguente, venerdì 11, sarà il turno dell’Argentina, che proporrà alla rassegna de Il Festival Isola Mondo, una meravigliosa performance di tango e un film straordinario, LA GUERRA DEL PORCO di David Maria Putortì, a soli 6 Euroin Arena.

Programma dell’ARENA:

Questa sera –  ARENA

-ore 20.15 concerto Itinerario Brasile con Gianluca Persichetti e Stefano Rossini

-ore 21.30 presentazione sul palco dell’Ambasciatore del Brasile Sua Eccellenza Ricardo Neiva Tavares, il produttore Daniele Mazzocca della proiezione del film MEU PAIS (Il Mio Paese) di Andrè Ristum, una coproduzione Italia/ Brasile.Sinossi: Marcos (Rodrigo Santoro) è un uomo d’affari in Italia, sposato(con Anita Caprioli) e di successo. Dopo anni fuori dal Brasile, si trova costretto a tornare nel suo paese quando suo padre, Armando (Paulo José), viene colpito da un ictus. Al ritorno, trova suo fratello Tiago (Cauã Reymond) che, al contrario di lui, non è portato per gli affari. Durante il periodo del lutto, Marcos e Tiago devono convivere appianando le loro differenze. Ad aumentare il conflitto tra i due fratelli è la scoperta dell’esistenza di una sorellastra che soffre di problemi mentali, Manuela (Débora Falabella), una figlia che Armando ha sempre tenuto nascosta a tutta la famiglia. 

“Festival di particolare interesse per la vita culturale della Città 2014-2016, L’Isola del Cinema 2.0 – XX Edizione è realizzato con il sostegno di Roma Capitale in collaborazione con Acea e Siae ed è inserito nel programma  ESTATE ROMANA 2014”. 

Programma del CINELAB GROUPAMA:

Questa sera – CINELAB GRUPAMA

-Ore 22.00 Proiezione film HELENO (Heleno, Il principe Maledetto), regia di Josè Henrique Fonseca.

DRAMMATICO, BRA -2012 –V.O. SOTT. ITA

Sinossi:  Rio negli anni quaranta era un’oasi di pace in un mondo di guerra. La sua stella era Heleno de Freitas (Rodrigo Santoro), famoso calciatore del Botafogo. Girato in bianco e nero, l’ultimo film di José Henrique Fonseca evoca i giorni di gloria di Heleno, quando a Rio era il re sia della notte che del giorno, fino a raccontarne la sua fine solitaria in un ospedale. Fonseca ci mostra non tanto l’Heleno calciatore, quello che riempiva gli stadi bensì la sua figura umana, il cui temperamento violento dentro e fuori dal campo lo ha portato al declino verso la fine degli anni cinquanta.

-Ore 23.30 Proiezione film O PALHAçO (Il Pagliaccio) Regia di Selton Mello

COMMEDIA, BRA -2011 -90’ –V.O SOTT. ITA

Sinossi : Benjamim (Selton Mello)  lavora presso il circo Esperança, il cui direttore è suo padre. Insieme a quest’ultimo, recita nel ruolo del pagliaccio Fastidio, in uno spettacolo che sta girando per il Brasile, facendo tappa in diversi paesini di campagna. Il suo numero cambia ogni volta, adattandosi ai personaggi del luogo, e gli applausi non mancano mai. Tuttavia, mano, a mano, che la tournée procede, Benjamim si sente pervadere da un crescente malessere: lui desidera lasciare il circo per provare una vita che non ha mai avuto, una vita fatta di comune normalità, con una casa, dei documenti anagrafici, una donna da amare. Così se ne va via, portando con sé la sua malinconia e l’ossessione per i ventilatori nelle strade di una vita che spera nuova e diversa.

ARGENTINA

VENERDì 11 LUGLIO, il testimone passerà nelle mani di un altro grande paese: l’Argentina!

L’Isola del Cinema in collaborazione con l’Ambasciata dell’Argentina in Italia, presenta la serata dedica a questo straordinario paese.  Avrà inizio alle ore 21.15 presso l’Arena con l’esibizione di tango sul palco con Laura Casco Zorzon e Mario Sette, successivamente alle ore 21.30 seguirà la proiezione del film LA GUERRA DEL PORCO di David Maria Putortì, che sarà presente in sala per introdurre la pellicola al pubblico. Sinossi: La guerra del maiale, adattamento cinematografico del romanzo “Diario de la guerra del cerdo”, dello scrittore argentino Adolfo Bioy Casares, smonta la comune convinzione che l’uomo, invecchiando, finisca col maturare serenità e saggezza. In realtà ogni individuo, una volta superata la giovinezza, viene sopraffatto dalla paura, scadendo nell’egoismo e nella pavidità. Il paradosso vuole che siano proprio questi uomini a concentrare nelle loro mani poteri politici ed economici.  Costo dell’ingresso di 6 Euro intero – 5 Euro ridotto.

L’Isola del Cinema 2016: Liz Taylor protagonista della campagna

0
L’Isola del Cinema 2016: Liz Taylor protagonista della campagna

Liz Taylor è la protagonista della campagna di comunicazione della ventiduesima edizione de L’Isola del Cinema (9 giugno-4 settembre). Lo sguardo della diva dall’indefinibile colore degli occhi, nel ritratto fotografico di Gianni Bozzacchi, così intenso, riflessivo, attento, incisivo è lo sguardo del cinema e sul cinema, raccontato nelle sue varie forme nel corso di questa nuova edizione intitolata “Hollywood sul Tevere”.

Due volte Premio Oscar® per le sue interpretazioni in Venere in visione (1961) e Chi ha paura di Virginia Wolf? (1967), la pluripremiata attrice britannica si aggiudicò anche il Golden Globe alle carriera e numerosi riconoscimenti che la confermarono una tra le più grandi attrici della storia del cinema.

isola del cinema

L’Isola del Cinema – Hollywood sul Tevere: presentata la XXII edizione

Al via da domani, 9 giugno, Hollywood sul Tevere, ventiduesima edizione de L’Isola del Cinema, che dal 1995 ad oggi ha accolto oltre sei milioni di spettatori nella splendida cornice dell’isola Tiberina, salotto stellato simbolo per eccellenza dell’estate romana.

isola del cinemaNovanta giorni di proiezioni, incontri, eventi speciali ospitati in quattro sale – l’Arena Groupama, il CineLab, lo Schermo Tevere, la Sala dell’Assunta – con l’unico obiettivo di offrire visibilità a tutte le forme di cinematografia: dalle opere di registi emergenti ai documentari che riflettono sull’attualità, dal cinema indipendente alle grandi produzioni internazionali. L’Isola si trasformerà quest’anno anche in suggestiva vetrina per The Walt Disney Company Italia, Warner Bros. Pictures, Universal Pictures Italia, Adler Entertainment – tra le maggiori case di produzione e distribuzione italiane – e Comedy Central (Canale 124 di SKY) che presenteranno al pubblico contenuti esclusivi nel corso di queste settimane di cinema.

La programmazione, che comprende circa duecento opere scelte per qualità e varietà, dà spazio ad opere internazionali inedite nella sezione storica del Festival, Isola Mondo, realizzata in collaborazione con le Ambasciate e gli Istituti di Cultura. Oltre all’appuntamento con “Estate Giapponese”, anche il focus sulla cinematografia bulgara che, attraverso la proiezione di tre opere inedite, programmate nel corso dell’ultima settimana di luglio – Sadilishteto (Il Giudizio, 2014), Svetat e golyam i spasenie debne otvsyakade (Il  mondo è grande e la salvezza ci aspetta dietro l’angolo, 2008) e Tilt (2011) – indaga sul fenomeno attuale dell’immigrazione.

La Francia è il Paese protagonista della sezione European Woman Filmmaker (EWF) che celebra il talento registico femminile attraverso la selezione e visione di cinque opere recenti, tra cui l’ultima della cineasta Céline Sciamma (Diamante nero) che a Roma incontrerà il pubblico per discutere dell’apprezzato Naissance des pieuvres, film presentato a Cannes nel 2007 e mai distribuito in Italia. Con l’intento di valorizzare la connessione tra cinema ed enogastronomia, torna per la quarta edizione la Rassegna Romana del Cinema Catalano (RRCC): nel corso di quattro serate esclusive verranno mostrati tre lungometraggi ed un documentario preceduti ognuno da un diverso cortometraggio, a cui seguiranno degustazioni di vini e prodotti catalani. Il regista croato Dalibor Matanić incontrerà il pubblico per parlare di Sole alto, film vincitore del Premio Un certain regard.

Le pellicole selezionate comprendono i migliori film della stagione presentati in molti casi da autori, attori e filmmaker, tra i tanti: il film record di incassi Quo vado con Checco Zalone; Bella e perduta, visionaria opera di Pietro Marcello; ed ancora Revenant – Redivivo – diretto, co-scritto e co-prodotto da Alejandro González Iñárritu ed interpretato dal Premio Oscar® Leonardo Di Caprio; Room, toccante e applaudito lavoro di Lenny Abrahamson interpretato da Brie Larson, Premio Oscar® come Miglior attrice protagonista; il thriller di spionaggio Il Ponte delle Spie, di Steven Spielberg con Tom Hanks. Molti gli ospiti attesi, come Carlo Verdone per L’abbiamo fatta grossa, da lui diretto ed interpretato; il regista Massimiliano Bruno, che introdurrà al pubblico il commovente Gli ultimi saranno gli ultimi; Paolo Genovese e parte del cast di Perfetti Sconosciuti, Premio David come Migliore Film dell’anno e vincitore al Tribeca Film Festival per la migliore sceneggiatura straniera; il regista Gabriele Mainetti e il cast de Lo chiamavano Jeeg Robot, celebrato dalla critica e vincitore di sette Premi David di Donatello; Alessandro Borghi che svelerà le curiosità di Non essere cattivo, capolavoro di Claudio Caligari presentato postumo alla Mostra del Cinema di Venezia; Marco Giallini  racconterà cosa è successo dietro le quinte di Loro chi?; Laura Morante per il suo Assolo; la protagonista di Nemiche per la pelle Claudia Gerini; Stefania Rocca, Luca Lionello ed il regista Enzo Papetti con l’anteprima di Calcolo infinitesimale; Rossella Infanti per il film Una nobile causa; Stefano Sollima racconterà della sua Suburra ed ancora i registi Alberto Caviglia, Davide Grieco, Piero Messina.

La musica sarà protagonista di tre eventi dedicati ad altrettanti celebri talenti dalla creatività esplosiva, la cui tormentata vita ne ha determinato il destino: Janis: Little Girl Blue, il documentario che Amy J. Berg ha dedicato all’icona rock Janis Joplin; il documentario Premio Oscar® Amy – The Girl Behind the Name di Asif Kapadia, opera sulla ventisettenne jazz singer Amy Winehouse, piccola grande donna dalla voce atipica deceduta in seguito ad un arresto cardiaco; ed infine Jimi – All is By My Side scritto e diretto da John Ridley sul più grande chitarrista di tutti i tempi, Jimi Hendrix.

L’Isola è anche contaminazione, per questo anche l’arte sarà celebrata, attraverso la proiezione di Renoir – Oltraggio e seduzione, documentario di Phil Grabsky sul controverso espressionista, e Goya – Visioni di carne e sangue, alla scoperta dell’artista spagnolo precursore dell’arte moderna attraverso lo sguardo del regista David Bickerstaff.

Ampio spazio alla sezione Fuoco sul reale che farà luce sul genere documentaristico grazie alla proiezione di alcune tra le opere più apprezzate nei Festival Internazionali. Tra gli altri Napolislam, il lavoro di Ernesto Pagano sulla conversione all’Islam di dieci napoletani; Il Sale della Terra, capolavoro di Wim Wenders per “ritrarre con la luce” i capolavori di Sebastião Salgado; Fuocoammare, di Gianfranco Rosi vincitore dell’Orso d’Oro alla 66esima edizione della Berlinale; e The Look of Silence, del regista Joshua Oppenheimer che torna a volgere lo sguardo su un tragico capitolo della storia indonesiana.

Arricchiscono il programma il Premio Groupama Assicurazioni Opera Prima e Seconda, la cui specificità è la promozione e la diffusione delle opere prime e seconde di giovani talenti, e “Mamma Roma e i suoi quartieri”, concorso di cortometraggi prodotto in collaborazione con Biblioteche di Roma e Maiora Film. Tra le iniziative culturali: “I Mestieri e le Professioni del Cinema”, una serie di appuntamenti con i professionisti del settore, tra cui sceneggiatori, direttori della fotografia, tecnici degli effetti speciali; dal 18 al 24 luglio L’Isola ospiterà parte della 36esima edizione del Fantafestival, immancabile appuntamento per tutti gli appassionati di cinema fantastico che programmerà proiezioni in CineLab e gli incontri dedicati al 50esimo anniversario di “Star Trek” allo Schermo Tevere.

Inoltre, dal 25 al 31 luglio L’Isola ospiterà la seconda edizione degli UniVision Days, con un ricco calendario di appuntamenti fatto di incontri, dibattiti, confronti, proiezioni di anteprime per tutte le fasce di età e di spettatori, alla presenza di registi, attori ed editori audiovisivi per la promozione e la valorizzazione dell’home entertainment in Italia.

Grande risalto alla presentazione di libri e all’incontro con grandi autori del nostro tempo grazie alla collaborazione con la casa editrice David and Matthaus e il ricco calendario di eventi inseriti nel Festival Cinema&Libri. Due appuntamenti settimanali saranno inoltre dedicati al reading di poesie di autori emergenti e affermati, rispettivamente curati da Agostino Raff e Roberto Piperno. A partire dall’ultima metà del mese di agosto l’artista e performer Alessia Babrow proporrà agli ospiti de L’Isola l’installazione “Out of The Box”, il cui obiettivo è quello di indagare sul concetto di arte come funzione sociale, di fronte ad una crisi esistenziale nell’impresa collettiva dell’umanità.

Come ogni anno lo spazio dell’accoglienza e della solidarietà è coordinato dalla Comunità di Sant’Egidio che volgerà la sua attenzione verso tematiche solidali. Sempre attenta nel garantire pari servizi alle persone con disabilità, L’Isola volge particolare attenzione a questo tema con l’inserimento in programmazione di alcune pellicole dedicate e ancora assicura accessibilità alle proiezioni ai disabili sensoriali che potranno servirsi di MovieReading, un’applicazione per smartphone e tablet che favorisce l’ascolto dell’audio descrizione o della lettura dei sottotitoli senza bisogno di alcuna infrastruttura da installare nei cinema e senza alterare il processo di realizzazione e distribuzione dell’opera. Il servizio di sottotitolazione è garantito inoltre per tutte le proiezioni su Schermo Tevere, gratuite per il pubblico.

L’isola dei ricordi (Amrum): recensione del film di Fatih Akin

L’isola dei ricordi (Amrum): recensione del film di Fatih Akin

Con L’isola dei ricordi (Amrum), Fatih Akin affronta uno dei capitoli più delicati della storia tedesca scegliendo però un punto di vista insolito: quello dell’infanzia. Ambientato nella primavera del 1945, negli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale, il film segue la storia di Nanning, un ragazzo di dodici anni che vive con la madre e i fratelli sull’isola di Amrum, nel Mare del Nord. Qui la guerra sembra lontana, quasi un’eco che arriva solo attraverso gli aerei che sorvolano il cielo o i racconti dei soldati. Eppure la fine del Terzo Reich è ormai imminente e finirà per cambiare radicalmente la vita degli abitanti dell’isola.

La fine del Terzo Reich vista dagli occhi di un bambino

Nanning trascorre le sue giornate cercando di aiutare la famiglia a sopravvivere in un contesto segnato dalla scarsità di cibo. Pesca di notte, lavora nei campi e arriva perfino a cacciare foche pur di contribuire al sostentamento della casa. Quando alla radio viene annunciata la morte di Hitler, la madre – fervente sostenitrice del regime – cade in una profonda crisi e sviluppa un desiderio ossessivo: mangiare pane bianco con burro e miele, un lusso praticamente impossibile da trovare in pieno dopoguerra. Per il ragazzo quella richiesta diventa una missione quasi epica: procurarsi gli ingredienti necessari per restituire un briciolo di speranza alla madre e alla famiglia.

Il film nasce dai ricordi d’infanzia dello sceneggiatore Hark Bohm, che firma la sceneggiatura insieme ad Akin. L’idea è quella di raccontare il crollo del nazismo non attraverso le grandi vicende politiche o militari, ma attraverso lo sguardo confuso e ancora innocente di un bambino cresciuto all’interno di quell’ideologia. Nanning appartiene alle Gioventù hitleriane più per affetto verso la madre e il padre partito per il fronte che per reale convinzione politica. In questo senso L’isola dei ricordi cerca di interrogarsi su come un sistema ideologico possa infiltrarsi nella vita quotidiana e nelle relazioni familiari, soprattutto quando viene interiorizzato da chi è troppo giovane per comprenderne davvero il significato.

Un racconto di formazione tra ideologia e sopravvivenza

Il racconto assume quindi i contorni di un coming-of-age ambientato alla fine della guerra, in cui la crescita del protagonista coincide con la dissoluzione di un mondo. La caduta del regime nazista non rappresenta solo un evento storico: per Nanning è la fine di un universo familiare, di un sistema di certezze che fino a quel momento aveva dato senso alla sua esistenza. L’isola dei ricordi lavora proprio su questa dimensione intima, trasformando la Storia in un trauma domestico e privato.

Jasper Billerbeck in una scena del film L'isola dei ricordi
Jasper Billerbeck in una scena del film L’isola dei ricordi

Il giovane Jasper Billerbeck regge il peso del film

Uno degli aspetti più riusciti del film è senza dubbio l’interpretazione del giovane Jasper Billerbeck, al suo esordio sul grande schermo. Il suo Nanning riesce a tenere insieme ostinazione e fragilità, mostrando un personaggio che alterna momenti di determinazione quasi adulta a improvvise manifestazioni di vulnerabilità infantile. Attorno a lui si muove un cast solido, in cui spiccano Laura Tonke nel ruolo della madre Hille e Diane Kruger in quello della proprietaria della fattoria dove il ragazzo lavora. Tonke, in particolare, restituisce con efficacia il ritratto di una donna devastata dalla guerra ma incapace di rinunciare alla propria fede nel nazismo.

Anche l’ambientazione gioca un ruolo importante nella costruzione del film. L’isola di Amrum, con i suoi paesaggi ventosi e i grandi spazi aperti affacciati sul Mare del Nord, diventa quasi un personaggio a sé stante. Le dune, le maree e la fauna locale contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa, in cui la natura appare allo stesso tempo bellissima e indifferente alle tragedie umane. Questa dimensione paesaggistica è uno degli elementi più suggestivi del film, capace di restituire il senso di isolamento e precarietà che domina la vita dei protagonisti.

Il protagonista del film L'isola dei ricordi
Il protagonista del film L’isola dei ricordi

Un film elegante ma troppo controllato

Eppure proprio qui emergono anche i limiti dell’opera. Per quanto il tema sia interessante e il punto di vista originale, la regia di Akin appare sorprendentemente trattenuta. L’isola dei ricordi adotta uno stile molto classico, quasi accademico, che privilegia la ricostruzione storica e la linearità del racconto ma finisce per smorzare la forza emotiva della storia, senza restituire fino in fondo la durezza e l’ambiguità morale di quel periodo storico.

L’isola dei ricordi, sostanzialmente, funziona meglio come racconto di formazione che come riflessione storica. La missione di Nanning per trovare pane, burro e miele diventa una metafora efficace della ricerca di conforto e normalità in un mondo che sta crollando. Tuttavia, la narrazione procede spesso in modo prevedibile e non riesce a raggiungere quella complessità emotiva che il materiale avrebbe potuto offrire. Resta dunque un’opera interessante ma irrisolta nella filmografia di Fatih Akin. Il regista dimostra ancora una volta sensibilità nel raccontare personaggi sospesi tra identità e memoria storica, ma lo fa attraverso una forma più convenzionale rispetto alla radicalità di molti suoi lavori precedenti.

L’isola dei cani, l’esperienza virtuale alla Mangasia: Wonderlands of Asian Comics

0

L’isola dei cani, il nuovo film d’animazione in stop motion di Wes Anderson in sala dal 1 maggio, invade la mostra “Mangasia: Wonderlands of Asian Comics”, esposizione sull’evoluzione dell’arte del fumetto in Asia ospitata presso la Villa Reale di Monza.

Per i prossimi due fine settimana – 21 e 22 aprile ed ancora 28 e 29 aprile –, dalle 12 alle 17, gli spettatori della mostra potranno partecipare ad un’esperienza inedita: ovvero sperimentare la realtà virtuale realizzata per quest’opera alternativa ambientata in una città ed in un tempo inventato che con licenza artistica fonde il vecchio e il più moderno Giappone tutto filtrato attraverso lo sguardo del cineasta che per la realizzazione di questa sua opera ha deciso di servirsi dell’originalità e artigianalità della tecnica della stop motion, in cui anche il più piccolo elemento è differente dagli altri e con un proprio stile grafico.

Attraverso visori dedicati e l’applicazione “Isle of Dogs Behind the Scenes (in Virtual Reality)” disponibile nell’app Google Spotlight Stories, gli utenti potranno conoscere i cani protagonisti di questa avventura attraverso la voce originale di celebri doppiatori, muovere i passi sulle scene più suggestive del film e conoscere tutte le curiosità che hanno portato alla creazione di questo lungometraggio, grazie anche al coinvolgimento in alcune parti del regista. Dopo l’esperienza VR i partecipanti potranno ritirare l’esclusiva poster che Otomo, fumettista e regista, ha realizzato come omaggio al film di Wes Anderson.

L’Isola dei cani arriverà al cinema il 1 maggio distribuito da 20th Century Fox.

L’isola dei cani, la recensione del film di Wes Anderson

Sinossi:

Nel futuro 2037, la crescita incontrollata dei cani e la diffusione di una misteriosa “influenza canina” impone al sindaco della città di Megasaki, nell’arcipelago giapponese, di adottare una drastica misura d’emergenza: mettere in quarantena tutti i cani del Paese, segregandoli su un’isola destinata all’accumulo di rifiuti e immondizia. In seguito alla scomparsa del suo cane da guardia Spots, un dodicenne di nome Atari Kobayashi dirotta eroicamente un piccolo aeroplano e lo pilota fino all’Isola dei cani. Dopo il brusco atterraggio, viene soccorso da un manipolo di meticci, disposti a tutto pur di sfuggire alla deprimente condizione in cui versano. Commossi dal coraggio e dalla devozione del ragazzino nei confronti dell’animale domestico smarrito, Capo (voce originale di Bryan Cranston), Rex (Edward Norton), Boss (Bill Murray), Duke (Jeff Goldblum) e King (Bob Babalan), si impegnano a proteggerlo dagli uomini che gli danno la caccia e scortarlo nel pericoloso viaggio che deciderà il destino dell’intera prefettura.

L’invenzione della neve, il trailer del film di Vittorio Moroni

0
L’invenzione della neve, il trailer del film di Vittorio Moroni

I Wonder Pictures diffonde il trailer de L’invenzione della neve, il film diretto da Vittorio Moroni con Elena Gigliotti, Alessandro Averone, Anna Ferruzzo, Anna Bellato, Eleonora De Luca e con Carola Stagnaro in arrivo nelle sale italiane giovedì 14 settembre con I Wonder Pictures in collaborazione con Unipol Biografilm Collection.

Il film sarà presentato in anteprima mondiale alla Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, all’interno delle Notti Veneziane, sezione realizzata dalle Giornate degli autori in accordo con Isola Edipo.

L’invenzione della neve è prodotto da 50N in associazione con Crédit Agricole Italia (ai sensi delle norme sul tax credit) e con la collaborazione di Cinnamon Digital Cinema, con il contributo dell’Assessorato regionale Turismo, Sport e Spettacolo – Sicilia Film Commission, realizzato nell’ambito del Programma Sensi Contemporanei Cinema e con il contributo di Apulia Film Fund di Apulia Film Commission e Regione Puglia a valere su risorse del POR Puglia FESR-FSE 2014/2020, con la sponsorizzazione di VIS e il supporto di Ala Bianca Group.

L’invenzione della neve vede protagonista Carmen – interpretata magistralmente da Elena Gigliotti – una donna dalla forza ancestrale, eccessiva, invadente, sbagliata e, forse, pericolosa. Carmen agisce usando bugie, manipolazioni e seduzione, come ha imparato fin da piccola, per non perdere sua figlia e l’uomo che dice di amare, Massimo. Una favola, animata da Gianluigi Toccafondo, fa da fil rouge alla storia che strega lo spettatore e lo accompagna nelle vite di Carmen e Massimo, dalle tinte fosche, spietate e paradossalmente romantiche. “Il film, a suo modo un noir, un thriller dell’anima” dichiara il regista “cerca di portare alla luce l’umanità che si cela dietro il loro costante bisogno di aggredirsi e di amarsi. Nonostante la loro crudeltà, Carmen e Massimo sono creature giuste, a modo loro, all’interno del modello che si sono dati, nonché l’unico che conoscono per esistere”.

L’invenzione della neve è stato girato in 18 giorni e le 6 scene principali sono state riprese senza interruzioni per 30 minuti in media, chiedendo agli attori di considerare ogni imprevisto come un’opportunità, di abitare la scena come un documentario, come la vita.

Carmen ama troppo intensamente, troppo a modo suo e il mondo non glielo perdona. Lei e Massimo si sono lasciati, ma Carmen continua a considerarlo l’uomo della sua vita. Adora Giada, la figlia che hanno avuto insieme e che adesso ha 5 anni. La bambina è stata affidata al padre, alla madre il permesso di vederla una volta ogni quindici giorni. Carmen non ci sta: sa di aver commesso degli errori, ma anche di essere una buona madre e non permetterà che accada di nuovo quello che è successo a lei da bambina. Se il mondo la vuole distruggere, lei trasformerà il mondo.

L’invenzione della neve, sarà nelle sale italiane giovedì 14 settembre con I Wonder Pictures in collaborazione con Unipol Biografilm Collection, dopo l’anteprima mondiale all’interno delle Notti Veneziane, sezione realizzata dalle Giornate degli autori in accordo con Isola Edipo.

L’incredibile Vita di Norman: due clip dal film di Richard Gere

0
L’incredibile Vita di Norman: due clip dal film di Richard Gere

Arriva il 28 settembre il nuovo film con protagonista Richard GereL’incredibile Vita di Norman. Di seguito ecco due clip dal film:

L’incredibile Vita di Norman recensione del film con Richard Gere

Trama:

Se chiedi a Norman Opphennaimer quale sia il suo mestiere, la risposta sarà “se le serve qualcosa io gliela trovo!”. Norman (Richard Gere) è dunque un mercante di promesse, un trafficante di favori, un sistematico investitore di aspettative a lungo termine; la sua incredibile vita è una ragnatela di relazioni superflue, volte ad acquistare fama e potere a spese altrui, senza ombra di parassitismo, ma come riscossione di un antico debito non ancora saldato. In poche parole: il navigato affarista di New York fiuta una necessità, poi la soddisfa con l’astuzia e la lungimiranza che lo contraddistinguono. Quando Micha Eshel(Lior Ashkenazi), un giovane politico che alcuni anni prima ha ricevuto la solidale “consulenza” di Norman, viene eletto Primo Ministro, il giorno che l’uomo ha tanto desiderato sembra finalmente arrivato. Ma sarà davvero come lo immaginava?

L’incredibile Vita di Norman recensione del film con Richard Gere

Il prossimo 28 settembre verrà distribuito in 150 copie L’incredibile Vita di Norman, piccolo film indipendente diretto e sceneggiato da Joseph Cedar. Di origini israeliane, Cedar ha puntato sempre molto sulle tematiche proprie del suo paese di origine, e con questo film –il primo in lingua inglese –non fa eccezione.

Come recita il sottotitolo «La moderata ascesa e la tragica caduta di un faccendiere newyorchese», la pellicola è incentrata sulle vicende di un strambo tuttofare di nome Norman (Richard Gere). Non si sa bene perché, ma lo scopo di questo personaggio è regalare favori a personaggi di grande potere. Diviene amico del futuro Primo Ministro israeliano comprandogli un paio di scarpe. Intrattiene rapporti importanti con la comunità ebraica di New York promettendo laute donazioni. Insomma è un uomo che fa della condiscendenza il suo stile di vita, e dalla menzogna crea il suo personaggio, dal quale però non riesce più a distaccarsi. E la verità viene sacrificata in nome di un mondo fatto di illusioni.

Richard Gere L’Incredibile Vita di NormanGere interpreta questo personaggio sui generis senza troppi sforzi e con grande credibilità, sebbene si discosti di molto dai suoi ruoli precedenti. Imbruttito (se così si può dire) appositamente, gli sono state inserite delle protesi dietro le orecchie per renderle “a sventola”, e la folta chioma bianca è perennemente nascosta sotto un cappellino che fa da pendant con la mise infagottata nella quale Norman si nasconde.

Regista e attore hanno specificato quanto il personaggio di Norman, ovvero quello dell’ebreo “cortigiano” che si pone al servizio di un uomo potente, sia un personaggio tipico della cultura classica (dal Giuseppe biblico in poi), curiosamente dimenticandosi che anche la storia della cinematografia non è da meno.

Perché l’immediata impressione che si ha guardando L’Incredibile Vita di Norman non è quella di rivedervi personaggi come lo Shylock shakespeariano o il Fangin di Oliver Twist…ma più semplicemente i vari protagonisti di una commedia di Woody Allen. Norman è il classico anti eroe alleniano: un piccolo ebreo medio borghese dalle manie di controllo e vittima di una società nella quale non riesce mai ad inserirsi.

L’omaggio ad Allen è evidente anche nella colonna sonora – un allegro motivetto eseguito in clarinetto e flauti dolci – che è uno degli elementi tipici della commedia di Woody, scanzonata ma dal sapore dolce-amaro. Stesso dicasi per le inquadrature ravvicinate e i tempi suddivisi in Atti, a mo’ di piéce teatrale. A tal proposito è divertente notare come le scenografie spesso si confondano le une con le altre, proprio come su di un palcoscenico dove  – per motivi di tempistica – si mostrano due location contemporaneamente.

Pur non brillando quindi per originalità, L’incredibile Vita di Norman è una commedia godibile, dove Gere raggiunge uno dei punti più alti della sua carriera e l’importanza della trama lascia spazio alla serratezza dei dialoghi.

L’Immensità, recensione del film di Emanuele Crialese

0
L’Immensità, recensione del film di Emanuele Crialese

In un momento storico in cui registi affermati sembrano rivolgersi a se stessi per trovare ispirazione di nuove storie, anche Emanuele Crialese sceglie di raccontarsi con L’Immensità, film biografico presentato in concorso a Venezia 79.

L’Immensità, la trama

Roma, anni 70: un mondo sospeso tra quartieri in costruzione e varietà ancora in bianco e nero, conquiste sociali e modelli di famiglia ormai superati. Clara e Felice si sono appena trasferiti in un nuovo appartamento. Il loro matrimonio è finito: non si amano più, ma non riescono a lasciarsi. A tenerli uniti, soltanto i figli su cui Clara riversa tutto il suo desiderio di libertà. Adriana, la più grande, ha appena compiuto 12 anni ed è la testimone attentissima degli stati d’animo di Clara e delle tensioni crescenti tra i genitori. Adriana rifiuta il suo nome, la sua identità, vuole convincere tutti di essere un maschio e questa sua ostinazione porta il già fragile equilibrio familiare ad un punto di rottura. Mentre i bambini aspettano un segno che li guidi, che sia una voce dall’alto o una canzone in tv, intorno e dentro di loro tutto cambia.

Impossibile scindere la storia dalla persona con L’Immensità, film per cui Crialese ha rilasciato molte dichiarazioni, tutte attentissime nella scelta delle parole e nell’equilibrio delle affermazioni. Perché se da una parte è legittimo raccontarsi nel profondo attraverso il cinema, è altrettanto legittimo scegliere fino a che punto esporsi. E così il regista sceglie di raccontare la sua adolescenza alla ricerca di un corpo che lo rappresentasse, ma non solo. 

Penelope Cruz diventa la madre di Crialese

L’Immensità è un racconto di famiglie, di tempi che non esistono più, di ispirazioni e di voglia di libertà, di autenticità e di onestà, come comunica la scena molto intensa di Penelope Cruz in chiave almodovariana, che interpreta la madre (di Crialese) e che chiede al padre la libertà di lasciarsi, l’onestà di accettare che quel matrimonio è finito.

Forse proprio per il grande coinvolgimento emotivo che c’è dentro a L’Immensità, sembra che il racconto di Crialese sia spesso fuori fuoco, disorientato da tanti spunti, alcuni onirici altri terribilmente realistici, con la ferma intenzione di raccontare tanto senza però poi riuscire ad approfondire nulla.

Il racconto di sé

Il risultato è un film che procede per episodi e impressioni, ambientato in una calda luce estiva, affogato in un’emozione fortissima che si avverte ma che non riesce a fluire dallo schermo alla sala e che lascia disorientati. Tra musical e racconto drammatico, autobiografia romanzata e storia di formazione e accettazione, L’Immensità è un film che si fa sommergere dall’incertezza e della reticenza, come quando ci si sente costretti a raccontare un segreto che non si è pronti a condividere.

L’Immensità disponibile da oggi per l’acquisto e il noleggio in digitale

0

L’Immensità, il film di Emanuele Crialese che vede protagonista Penelope Cruz, sarà disponibile da oggi, giovedì 22 dicembre, per l’acquisto e il noleggio su tutte le principali piattaforme digitali per Warner Bros. Home Entertainment. Il film è stato presentato in concorso alla 79. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Nel cast anche Luana Giuliani, Vincenzo Amato, Patrizio Francioni, Maria Chiara Goretti, Penelope Nieto Conti, Alvia Reale, India Santella, Mariangela Granelli e Valentina Cenni.

L’Immensità è una produzione Wildside (una società del gruppo Fremantle), Warner Bros. Entertainment Italia, Chapter 2, Pathé, France 3 Cinema.

L’Immensità – la trama

Roma, anni 70: un mondo sospeso tra quartieri in costruzione e varietà ancora in bianco e nero, conquiste sociali e modelli di famiglia ormai superati. Clara e Felice si sono appena trasferiti in un nuovo appartamento. Il loro matrimonio è finito: non si amano più, ma non riescono a lasciarsi. A tenerli uniti, soltanto i figli su cui Clara riversa tutto il suo desiderio di libertà. Adriana, la più grande, ha appena compiuto 12 anni ed è la testimone attentissima degli stati d’animo di Clara e delle tensioni crescenti tra i genitori. Adriana rifiuta il suo nome, la sua identità, vuole convincere tutti di essere un maschio e questa sua ostinazione porta il già fragile equilibrio familiare ad un punto di rottura. Mentre i bambini aspettano un segno che li guidi, che sia una voce dall’alto o una canzone in tv, intorno e dentro di loro tutto cambia.

L’immagine e la parola: quattro giorni nell’universo di Blutch e Mattotti

0

È attorno alla Graphic novel che ruoterà l’evento primaverile del Festival del film Locarno, previsto dal 10 al 13 marzo 2016.

Dopo essersi concentrata sulla scrittura in prima persona di Emmanuel Carrère, la quarta edizione de L’immagine e la parola ha deciso di indagare il mondo della Graphic novel, accogliendo due tra i più stimolanti interpreti della contemporaneità. Se il cinema è l’arte del movimento, il fumetto – al suo opposto – utilizza immagini e parole per fermare l’attimo caricandolo di un forte significato. Come se si trattasse di fotogrammi rubati allo scorrere del tempo, le vignette sviluppano un linguaggio che con il cinema intrattiene un rapporto intimo e mai banale.

In questi anni il mondo della Graphic novel sembra aver invaso gli schermi cinematografici, portandovi il suo tratto iperrealistico e il suo graffio surreale. Guardando oltre le mode del momento e cercando di andare alle radici di un rapporto tra due strumenti espressivi da sempre in dialogo, abbiamo invitato due artisti unici cercando di vedere come guardano al cinema e come questo s’interfaccia con la loro pratica. Blutch e Lorenzo Mattotti – due tra i più visionari scrutatori del presente – più che ospiti sono i compagni a cui abbiamo consegnato le chiavi della prossima edizione de L’immagine e la parola, chiedendo loro di indicarci i film da mostrare, accostando due universi artistici senza volerli ridurre a unità. Ringrazio fin d’ora Blutch e Lorenzo Mattotti che con la loro generosità e con il loro contributo sapranno arricchire e intrattenere il pubblico della prossima edizione”. Carlo Chatrian, Direttore artistico

Blutch è uno dei principali autori della Graphic novel francese. Conosciuto per le avventure di Petit Christian, pubblicato per la prima volta nel 2008 su Charlie Hebdo, è stato tradotto in tutto il mondo vincendo il Grand prix del festival del fumetto d’Angoulême nel 2009. L’artista con un solido rapporto con il cinema, ha collaborato con Alain Resnais e con cineasti della nuova generazione come Mathieu Amalric e Bruno Podalydès. La sua pubblicazione Pour en finir avec le cinéma (Per farla finita con il cinema), definito dai Cahiers du Cinéma uno dei più grandi saggi teorici sul cinema, è una riflessione sulla settima arte all’alba del XXI secolo.

Lorenzo Mattotti esordisce alla fine degli anni ’70 all’interno del collettivo bolognese Valvoline, nel 1984 realizza Fuochi, storia della progressiva pazzia di un militare, tradotto in tutto il mondo vincendo importanti premi internazionali. Oggi Mattotti lavora come illustratore per le più importanti riviste internazionali, tra cui The New Yorker, Le Monde, Das Magazin, Süddeutsche Zeitung, Nouvel Observateur, Corriere della Sera e La Repubblica. Numerose le mostre personali a lui dedicate, tra cui la più recente inaugurata presso la fondazione Leclerc. Tra i suoi libri si ricorda Signor Spartaco, Doctor Nefasto, L’uomo alla finestra e Dr. Jekyll & Mr. Hyde. Famoso per il suo tratto onirico che ha attirato l’attenzione di grandi artisti contemporanei, il disegno di Mattotti apre un dialogo prolifico con il cinema. Nel 2000, realizza per il festival di Cannes il manifesto ufficiale e nel 2004 contribuisce al film Eros di Michelangelo Antonioni, Wong Kar-wai e Steven Soderbergh, realizzando i segmenti di collegamento fra i tre episodi. Assieme a Blutch partecipa nel 2007 al film d’animazione collettivo Peur(s) du noir e nel 2012 lavora al film d’animazione Pinocchio, diretto dal regista Enzo D’Alò, ideatore de La gabbianella e il gatto.

La quarta edizione de L’immagine e la parola, sotto la direzione artistica di Carlo Chatrian e a cura della critica cinematografica Daniela Persico fa parte del programma della Primavera Locarnese e avrà luogo al Teatro Kursaal di Locarno e al Monte Verità di Ascona.

L’immagine e la parola 2022: uno sguardo al futuro e ai confini dell’audiovisivo

0

Si terrà dal 12 al 13 marzo al PalaCinema di Locarno la nona edizione di L’immagine e la parola, l’evento primaverile del Locarno Film Festival. L’iniziativa quest’anno sarà dedicata al futuro delle immagini in movimento e ai territori di frontiera dell’audiovisivo. Per l’occasione, Michelangelo Frammartino presenterà in anteprima svizzera il suo ultimo lavoro, Il buco (2021), con la fotografia di Renato Berta.

Alberto Barbera, direttore della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il professor Kevin B. Lee, lo scrittore e autore Bepi Vigna e il regista Stefano Knuchel, di cui sarà proposto Hugo in Argentina (2021), saranno gli altri ospiti con cui ci si interrogherà sulle nuove frontiere del cinema e della creazione. Il programma sarà arricchito da proposte formative rivolte alle giovani generazioni, con le attività di Locarno Kids e la Spring Academy.

Alla sua nona edizione, L’immagine e la parola si prepara a guardare avanti, riscoprendosi evento completamente dal vivo, in cui il pubblico potrà tornare a essere protagonista nella casa ticinese della settima arte, il PalaCinema di Locarno. Marzo sarà anche il mese che il Locarno Film Festival intende dedicare al futuro, e dunque il consueto appuntamento sarà arricchito da nuove iniziative legate alla riflessione sull’avvenire dell’audiovisivo e il coinvolgimento delle giovani generazioni.

Sabato 12 marzo alle ore 14.00 il “Locarno Film Festival Professor for the Future of Cinema and Audiovisual Arts” all’Università della Svizzera italiana (USI), Kevin B. Lee, terrà una masterclass dedicata al cinema all’ epoca di Netflix, seguita dalla proiezione del film di animazione Bombay Rose di Gitanjali Rao (2019), distribuito proprio dalla popolare piattaforma. Alle 18.30 il direttore artistico del Locarno Film Festival Giona A. Nazzaro si confronterà sul futuro dei festival cinematografici con un ospite d’eccezione, Alberto Barbera, direttore della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. All’incontro seguirà la proiezione, in anteprima svizzera, di uno dei titoli più entusiasmanti visti in laguna nel 2021: Il buco di Michelangelo Frammartino, vincitore del Premio speciale della giuria, fotografato dal maestro della luce bellinzonese Renato Berta. L’opera, capace di sondare i limiti dell’immagine cinematografica, a partire dal racconto della più grande impresa speleologica italiana di tutti i tempi, sarà presentata dal regista e dalla co-autrice Giovanna Giuliani. All’insegna delle scoperte avventurose sarà anche il programma di domenica 13 marzo, con il film Sasha e il Polo Nord (Tout en haut du monde, di Rémi Chayé, 2015), presentato nell’ambito dei Locarno Kids Screenings in collaborazione con Cinemagia, e, alle 10.30, con la masterclass di Michelangelo Frammartino, in collaborazione con il CISA e moderata dal direttore della fotografia de Il buco,Renato Berta. Alle 16.00, con il regista Stefano Knuchel ci si addentrerà nel linguaggio del fumetto, in un incontro con il creatore di Nathan Never Bepi Vigna dal titolo “La formazione di un artista”. Seguirà la proiezione del documentario di Knuchel Hugo in Argentina, nuova tappa di un meraviglioso viaggio cinematografico sulle tracce di Hugo Pratt, di cui Vigna ha raccontato la biografia nel volume La ballata di Hugo (2021).

Proiezioni e incontri della nona edizione de L’immagine e la parola sono gratuiti e non occorre la prenotazione. Anche le masterclass sono gratuite previa iscrizione obbligatoria, che può essere fatta online.

Le modalità di accesso all’intero programma saranno in linea con le disposizioni federali in merito alle sale cinematografiche e agli eventi al chiuso al momento della manifestazione.

L’illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t, la spiegazione del finale

Il finale di L’illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t (la nostra recensione qui) coinvolge giochi di prestigio e trucchi che i fan del franchise adorano dagli Horsemen. Tuttavia, c’è una svolta inaspettata: gli stessi Horsemen non hanno avuto nulla a che fare con l’ultimo trucco. Al contrario, un nuovo trio di maghi li ha coinvolti e ha poi portato a termine una grande truffa.

Come hanno fatto i Cavalieri a portare a termine il trucco finale di L’illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t?

Il problema più grande con il finale di L’illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t riguarda l’ultimo trucco, che alla fine è stato realizzato dal nuovo trio di maghi e non dagli Horsemen. La cosa più importante da ricordare è che è stato Charlie (Justice Smith) a organizzare l’intero piano e a portarlo a termine.

Quando Danny (Jesse Eisenberg) si presenta per affrontare Charlie, Bosco (Dominic Sessa) e June (Ariana Greenblatt), crede che l’Occhio lo abbia contattato chiedendogli di reclutare questo giovane trio per un nuovo lavoro. Tuttavia, l’Occhio non c’entrava nulla. Charlie ha falsificato gli inviti e li ha fatti arrivare a tutti gli Horsemen per coinvolgerli nel suo piano. Non ha rivelato nulla fino alla fine, per assicurarsi che seguissero la corrente.

Successivamente, ha organizzato l’intera villa dell’Occhio in Francia. Ha attirato Thaddeus (Morgan Freeman) per continuare a preparare il suo momento finale, quando avrebbe potuto incastrare Veronika Vanderberg, che stava continuando l’eredità del padre usando il loro impero di diamanti per riciclare denaro per nazisti e altri criminali.

Questo porta al momento finale, ingannando Veronika facendole credere di andare nel caveau a recuperare il Diamante del Cuore e trovando Charlie ad attenderla. Quando riesce a farle confessare tutto, tira indietro il sipario e le mostra di essersi appena auto-incriminata per omicidio e altri reati, mandandola in prigione.

Harrelson and Freeman in Now You See Me 3 Recensione
Crediti Katalin Vermes

Cosa è successo a Charlie per dare origine a questo piano di vendetta?

La grande rivelazione è che anche Charlie è un Vanderberg, un elemento di trama molto significativo nel film. La madre di Charlie era la domestica di Veronika quando quest’ultima era bambina, e Charlie è il risultato di una relazione con il padre di Veronika. Questo portò al suicidio della madre di Charlie, dopo il quale Veronika manomise i freni dell’auto della donna, provocandone la morte.

Questo è stato un piano di vendetta costruito per tutta la vita da Charlie, che era nell’auto e fu dato per morto nell’incidente, ma sopravvisse e finì in affidamento. Lui e Veronika erano molto legati da bambini, e fu proprio lei a insegnargli la magia. Quando Veronika vede Charlie al momento della rivelazione, rimane scioccata nel vederlo vivo e mostra rimorso. Ovviamente, poi prova anche a sparargli.

È un momento interessante, poiché Charlie aveva costruito l’intero piano per far cadere sua sorellastra. Aveva bisogno degli Horsemen affinché attirassero l’attenzione su di loro e non su di lui. Tuttavia, quando lei si mostra sorpresa nel vederlo, si apre uno dei più grandi buchi di trama del film.

Rosamund Pike in Now You See Me 3 Recensione
Crediti Katalin Vermes

Come ha fatto Veronika Vanderberg a non riconoscere il suo fratellastro?

Charlie era presente all’evento in cui Veronika ha subito il furto iniziale del Diamante del Cuore da parte degli Horsemen, di lui e dei suoi amici. Era lì per tutto il tempo; era presente anche alla promozione dell’auto da corsa, dove è stato concluso l’ultimo inganno. Tuttavia, Veronika non riconosce mai il suo fratellastro fino al momento in cui lo vede nel caveau.

Questo può essere spiegato in un modo importante. Veronika ha trascorso quegli eventi concentrata su tre cose: riceveva telefonate con minacce; vedeva Danny degli Horsemen aggirarsi e lo teneva d’occhio; infine, controllava costantemente il suo diamante per assicurarsi che fosse al sicuro.

Charlie ha coinvolto gli Horsemen per due ragioni. Primo, perché sapeva che potevano aiutarlo a far cadere Veronika. Secondo, perché erano perfetti come depistaggio, e Veronika era così concentrata sui loro piani da non immaginare che Charlie — o chiunque altro — stesse tirando le fila nell’ombra.

È il classico trucco da mago: Charlie ha spinto Veronika a guardare da una parte mentre il vero trucco avveniva altrove. Questa distrazione le ha fatto perdere ciò che aveva davanti agli occhi per tutto il tempo.

Che fine ha fatto Dylan dopo Now You See Me 2?

Ci sono alcuni commenti strani all’inizio di L’illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t riguardo ai motivi per cui gli Horsemen si sono sciolti. Il gruppo avrebbe cercato di fare qualcosa in Russia, che ha portato Dylan (Mark Ruffalo) a finire rinchiuso, senza possibilità di uscire.

Questo ha colpito tutti loro e li ha separati. Non è chiaro cosa stessero cercando di fare, e sembra solo un modo per eliminare il personaggio di Mark Ruffalo dalla storia. Tuttavia, come quasi tutto nel franchise, nulla è come sembra.

Nella scena post-credit, Dylan appare in un video dell’Occhio e dice che i tre nuovi arrivati fanno ora parte del gruppo e che l’Occhio ha dei piani per loro.

Now You See Me 3 Recensione
Crediti Katalin Vermes

Cosa riserva il futuro per I Nuovi Cavalieri e The Eye?

L’ultima scena implica che ci sia un piano in vista per Now You See Me 4, con Charlie, Bosco e June che si uniranno ai Quattro Horsemen originali e al ritorno di Lulu (Lizzy Caplan). Con una squadra di otto membri, sembra che il prossimo colpo possa essere più grande che mai, anche se resta da vedere quale sarà.

Detto ciò, ci sono alcuni elementi di L’illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t che un sequel dovrà affrontare. Il più grande è la morte di Thaddeus Bradley (Morgan Freeman) nella villa, che è stata completamente colpa di Charlie. Sebbene nessuno lo abbia accusato né lo abbia menzionato dopo l’evento, questo tornerà sicuramente in gioco nel prossimo film.

Now You See Me 4 è stato annunciato in sviluppo all’inizio del 2025, con Ruben Fleischer di nuovo alla regia. Si spera che l’intero cast ritorni, poiché rappresentano la parte migliore di questo nuovo film. Tuttavia, si spera anche che i buchi di trama e i momenti confusi vengano affrontati meglio rispetto a L’illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t.

L’horror secondo Tagliavini e il cast di Bloodline

L’horror secondo Tagliavini e il cast di Bloodline

Alla Casa del Cinema per la presentazione di Bloodline sono intervenuti il regista Edo Tagliavini, i produttori di Opencinema – anche autori del soggetto e di parte della sceneggiatura – Virgilio Olivari e Mario Calamita, Giovanni Costantino di Distribuzione Indipendente, gli attori: lo stesso Olivari, Francesco Malcom, Paolo Ricci. Assenti invece Francesca Faiella e Marco Benevento.

L’horror Blumhouse descritto come “Poltergeist incontra Lo Squalo” sta conquistando Netflix in tutto il mondo

Blumhouse Productions continua a dominare il panorama horror contemporaneo, e uno dei suoi film più discussi degli ultimi anni sta vivendo una seconda vita in streaming. Night Swim, horror soprannaturale uscito nel 2024 e spesso descritto come un incrocio tra Poltergeist e Jaws, è infatti diventato improvvisamente un successo globale su Netflix dopo un percorso piuttosto altalenante al cinema.

Diretto da Bryce McGuire e interpretato da Wyatt Russell e Kerry Condon, il film racconta la storia di una famiglia perseguitata da una presenza soprannaturale legata alla piscina della nuova casa. Nonostante recensioni molto divisive — con appena il 19% su Rotten Tomatoes — il film aveva comunque ottenuto un discreto risultato commerciale, incassando circa 54 milioni di dollari nel mondo a fronte di un budget da 15 milioni.

Ora però Night Swim sta trovando un pubblico completamente nuovo grazie allo streaming. Secondo i dati di FlixPatrol, il film è entrato nelle classifiche Netflix in numerosi Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, arrivando tra i titoli più visti in Repubblica Dominicana, Colombia, Messico, Argentina e diversi altri mercati internazionali.

Il successo streaming di Night Swim conferma che l’horror high concept oggi funziona molto meglio su Netflix che al cinema

Il caso di Night Swim racconta perfettamente una delle trasformazioni più evidenti del cinema horror contemporaneo. Film costruiti attorno a concept semplici ma immediatamente riconoscibili — in questo caso una piscina infestata — spesso fanno fatica nelle sale se non riescono a diventare veri eventi culturali. Ma sulle piattaforme streaming funzionano molto meglio, soprattutto quando hanno un’identità visiva forte e una premessa facilmente condivisibile.

Ed è probabilmente questo il motivo per cui il film sta esplodendo su Netflix nonostante l’accoglienza critica molto tiepida. Night Swim è esattamente il tipo di horror “da scoperta streaming”: breve, immediato, ad alta tensione e con un’idea centrale facilmente comprensibile anche dal trailer o da una singola immagine. Blumhouse ha costruito gran parte del proprio successo proprio su questo modello produttivo, trasformando paure quotidiane e ambienti familiari in spazi horror ad alta riconoscibilità.

La componente acquatica gioca inoltre un ruolo fondamentale. Hollywood continua raramente a produrre horror legati all’acqua o agli spazi domestici acquatici, e questo rende Night Swim immediatamente diverso rispetto alla maggior parte dei titoli horror recenti. Il paragone con Poltergeist e Jaws nasce proprio da qui: il film mescola infatti l’idea della casa infestata con quella della minaccia invisibile sotto la superficie.

Anche il cast contribuisce al successo streaming del film. Wyatt Russell e Kerry Condon riescono infatti a dare una credibilità emotiva superiore rispetto a molti horror PG-13 contemporanei, elemento che diversi spettatori hanno apprezzato molto più della critica specializzata.

Il successo di Night Swim conferma quindi ancora una volta quanto il concetto di “flop” sia ormai relativo nell’era streaming. Film che al cinema sembrano destinati a sparire rapidamente possono trovare mesi dopo un pubblico enorme online, soprattutto nel genere horror, dove il passaparola digitale continua ad avere un peso fortissimo.