Un nuovo video dietro le quinte
offre uno sguardo inedito all’allenamento di Robert Pattinson per The
Batman. Con 677 milioni di dollari incassati
in tutto il mondo e oltre, The
Batman è il film con il maggior incasso del
2022 fino a dora. Il grintoso film DC si svolge in un universo
separato dal DCEU e introduce una Gotham che sta cadendo
a pezzi. Bruce Wayne (Pattinson) ha adottato un approccio
vendicativo per ripulire il crimine nei panni di Batman e, dopo due
anni, non è chiaro se stia effettivamente aiutando la città o meno.
The
Batman presenta anche un cast stellare che
include Zoe
Kravitz, Paul
Dano, Andy
Serkis, Colin Farrell, Jeffrey Wright e John Turturro.
Mentre tutti aspettano altre
notizie sul chiacchierato sequel film, sono stati diffuso dei video
per dare una piccola sbirciatina al dietro le quinte. In un video
condiviso sui social media da Erica Plano Arrias, Pattinson combatte con l’allenatore di
combattimento Daniel Arrias. Il video in sé è molto breve, eppure
Pattinson riesce a dare una grande quantità di pugni, mostrando
parte del lavoro che ha dovuto fare per prepararsi per
The
Batman. Di seguito il video.
The
Batman diretto da Matt Reeves
uscirà nelle sale il 4 marzo distribuito da Warner Bros Italia.
Protagonisti del film insieme a Robert
Pattinson nei panni di Bruce Wayne, ci saranno
anche Colin
Farrell (Oswald Chesterfield/Pinguino), Zoe
Kravitz (Catwoman), Jeffrey Wright (Jim Gordon), Paul
Dano (Enigmista) e Andy
Serkis (Alfred). Infine, John
Turturro sarà il boss Carmine Falcone. Nel cast
anche Peter
Sarsgaard che sarà Gil Colson, il Procuratore
Distrettuale di Gotham.
Due anni trascorsi a pattugliare le
strade nei panni di Batman (Robert
Pattinson), incutendo timore nel cuore dei criminali,
hanno trascinato Bruce Wayne nel profondo delle tenebre di Gotham
City. Potendo contare su pochi fidati alleati – Alfred Pennyworth
(Andy
Serkis) e il tenente James Gordon (Jeffrey
Wright) – tra la rete corrotta di funzionari e figure
di alto profilo della città, il vigilante solitario si è affermato
come unica incarnazione della vendetta tra i suoi concittadini.
Quando un killer prende di mira l’élite di Gotham con una serie di
malvagi stratagemmi, una scia di indizi criptici spinge il più
grande detective del mondo a indagare nei bassifondi, incontrando
personaggi come Selina Kyle / alias Catwoman (Zoe
Kravitz), Oswald Cobblepot / alias il Pinguino
(Colin
Farrell), Carmine Falcone (John
Turturro) e Edward Nashton / alias l’Enigmista
(Paul
Dano). Mentre le prove iniziano a condurlo più vicino
alla soluzione e la portata dei piani del malfattore diventa
chiara, Batman deve stringere nuove alleanze, smascherare il
colpevole e rendere giustizia all’abuso di potere e alla corruzione
che da tempo affliggono Gotham City.
L’attore Chris Pine commenta la possibilità che il
suo personaggio Steve Trevor potrebbe tornare o meno in
Wonder
Woman 3. Pine ha interpretato per la prima
volta Trevor in Wonder
Woman del 2017, un soldato che cerca di
reclutare una squadra per fermare il rilascio di armi a gas durante
la prima guerra mondiale. Trevor è stato creato nel 1941 dal
creatore di Wonder Woman, William Moulton Marston, e
da allora ha agito come partner e amante di Diana Prince,
nei fumetti.
Il Trevor di Pine è stato
ucciso alla fine di Wonder
Woman ma è riapparso nel sequel,
Wonder
Woman 84, quando Diana è stata in grado di
“desiderare” di farlo tornare in vita per un breve periodo. Il
ritorno di Trevor nell’84 è stato controverso,
poiché il suo personaggio ha praticamente preso il controllo del
corpo di un uomo vivente con solo Wonder Woman che lo vedeva come
Trevor e tutti gli altri lo vedevano come un ragazzo a
caso. La strana scelta della storia ha lasciato l’amaro in
bocca ai fan e la sua partenza improvvisa e senza cerimonie dal
sequel è stata ancora più sconvolgente, ma ha lasciato poco spazio
al suo ritorno a qualsiasi titolo.
In una nuova intervista
(tramite USA Today), a Chris Pine è stato chiesto cosa ha imparato
lavorando con la regista di Wonder Woman Patty
Jenkins con l’attore che ha rivelato di aver imparato “il
modo con il quale acquisisce fiducia sulle sue opinioni e uno
spirito collaborativo, che gli permette di ottenere ciò che vuole
fare.” Per quanto riguarda Wonder
Woman 3, tuttavia, Pine è meno fiduciosa nel vedere
Steve Trevor tornare, dando una risposta piuttosto schietta a la
domanda, dicendo “Penso che il povero Steve sia morto, ma
auguro loro tutto il meglio per il terzo“.
Chris Pine ha una serie di progetti in
lavorazione che non ruotano attorno ai supereroi, ma sta ancora
puntando su film sia ad alto budget che a basso budget. Oltre
a All The Old Knives e The
Contractor,Pine reciterà nel secondo film di Olivia Wilde, Don’t Worry
Darling, e reciterà nel prossimo tentativo di
adattamento di Dungeons & Dragons, diretto da
John Francis Daley e Jonathan Goldstein. Pine
dovrebbe anche tornare nel ruolo che lo ha reso noto al grande
pubblico, il
Capitano Kirk in Star Trek
4.
Una nuova sinossi di Doctor Strange nel Multiverso della
Follia rivela il vero cattivo del film. Il
prossimo film MCU dei Marvel Studios riporterà lo
stregone di
Benedict Cumberbatch sul grande schermo dopo
Spider-Man: No Way Home, ma questa volta sarà un film
standalone. Come molto di voi sapranno nel nuovo film Doctor
Strange dovrà affrontare le ramificazioni delle sue azioni compiute
in No Way Home mentre il suo incantesimo espone la
Terra a minacce interdimensionali.
A circa un mese dall’uscita nelle
sale di Doctor Strange nel Multiverso della Follia, i
Marvel Studios stanno intensificando gli sforzi di marketing per il
film. Dopo l’uscita del trailer ufficiale, sono state
rilasciate al pubblico maggiori informazioni sul progetto, in
particolare per quanto riguarda la storia del film. Sono stati
diffuso vari sguardi su un nuovo eroe del MCU, America
Chavez (Xochitl Gomez), e anche il ruolo di
Wanda Maximoff/Scarlet Witch (Elizabeth
Olsen) nella storia è stato preso in giro più volte.
C’è anche l’aspetto tanto atteso della versione
MCU degli Illuminati. Ma una cosa non è mai stata
chiarita: chi sarà il cattivo del sequel?
Man mano che i biglietti per
Doctor Strange nel
Multiverso della Pazzia diventano disponibili in
alcuni mercati internazionali, una catena di cinema nelle
Filippine, SM Cinemas, ha
pubblicato una nuova sinossi del film. Le nuove informazioni
rivelano che il blockbuster diretto da Sam Raimi vedrà Doctor
Strange collaborare con il suo fidato alleato, Wong (Benedict
Wong), e persino
Scarlet Witch per sconfiggere il vero cattivo, una versione
alternativa di se stesso. Di seguito trovate la sinossi
diffusa:
Il
Dottor Stephen Strange lancia un incantesimo proibito che apre le
porte al multiverso, inclusa una versione alternativa di se stesso,
la cui minaccia per l’umanità è troppo grande per le forze
combinate di Strange, Wong e Wanda Maximoff.
La sceneggiatura del film porterà
la firma di Jade
Bartlett e Michael Waldron.
Oltre a Cumberbatch e Olsen, nel sequel ci saranno
anche Benedict
Wong (Wong), Rachel
McAdams(Christine
Palmer), Chiwetel
Ejiofor (Karl Mordo) e Xochitl
Gomez (che interpreterà la new entry America
Chavez).
Doctor
Strange nel Multiverso della Follia arriverà al cinema il
25 marzo 2022. Le riprese sono partite a Londra a novembre 2020 e
avranno luogo anche a New York, Los Angeles e Vancouver. Nel sequel
dovrebbe apparire in un cameo anche Bruce
Campbell, attore feticcio di Sam
Raimi. Al momento, però, non esiste alcuna conferma in
merito.
Arriva da Deadline la notizia che
Apple Studios ha acquisito con successo i diritti
di un altro progetto cinematografico di alto profilo:
Project Artemis. Il film in uscita riunirà
le star di Avengers:
EndgameChris
Evans e Scarlett Johansson, che hanno firmato per
interpretare i ruoli principali della storia, con la star di
OzarkJason Bateman alla regia del film.
Il film Project
Artemis
Project Artemis è
scritto da Rose Gilroy e, secondo quanto riferito, sarà
ambientato contro la corsa allo spazio. Ulteriori dettagli sulla
trama e sui personaggi nono sono stati ancora rivelati. Secondo
quanto riferito, l’accordo di acquisizione è costato ad Apple più
di $ 100 milioni. Il progetto sarà prodotto da Jason Bateman attraverso la sua Aggregate
Films insieme a Scarlett Johansson, Jonathan Lia e Keenan
Flynn attraverso la loro società These Pictures.
Il romantico film d’azione e
avventura di Apple Ghosted
doveva inizialmente riunione di Chris Evans e Scarlett Johansson. Tuttavia, a causa di
conflitti di programmazione, la Johansson ha dovuto abbandonare il film ed è
stato sostituito da Ana
de Armas, che sta attualmente sta girando
Ghosted con Chris Evan.
Chris Evans e Scarlett Johansson
Project Artemis
segna l’ultima collaborazione di Chris Evans e Scarlett Johansson con Apple. La star
di Captain America ha già recitato nel
film drammatico dello streamer Defending
Jacob, mentre la star di Black
Widow sta anche lavorando con Apple e A24 nel film
drammatico di fantascienza Bride.
Prima di partecipare a ben sei film
del Marvel Cinematic Universe,
Chris Evans e Scarlett Johansson hanno recitato per la prima
volta in due commedie: il film di rapina adolescenziale del 2004
The Perfect Score, che vedeva il duo di successo
nei panni di studenti delle scuole superiori che cercavano di
rubare le risposte ai loro esami SAT, e il film drammatico del 2007
da babysitter Il diario di una tata.
Il Joker di
Barry Keoghan in The
Batmanpotrebbe segnare un enorme
allontanamento dalle iterazioni passate, ma la sua
caratterizzazione onora fedelmente il tratto più importante
del cattivo DC: un legame psicologico con il Cavaliere
Oscuro. Quando The
Batman di Matt
Reeves introduce il suo Joker, viene relegato ad un piccolo spazio al
ma in ogni caso sufficiente per rappresentarlo nel migliore dei
modi. Barry Keoghan fa una figura oscura come
prigioniero di Arkham, tendendo una mano di amicizia verso
l’Enigmista di Paul
Dano, ma pronuncia solo poche righe e non appare mai
per intero. La Warner Bros. ha ora rilasciato una
scena eliminata di 5 minuti di un incontro tra il Joker di
Keoghan e il Batman di Robert Pattinson, offrendo uno sguardo
maggiore alla sua personalità, al retroscena e ai modi di fare del
nuovo Principe Clown.
Chi conosce bene il personaggio
avrà compreso da subito che questo è un
Joker mai visto prima, una caratterizzazione estetica che non
ha nessun legame rispetto alle incarnazioni sul grande schermo del
passato. Questo Clown soffre di una condizione congenita che
costringe la sua bocca a sorridere (un dettaglio confermato da Matt
Reeves). Il viso di Joker non è solo gravemente sfregiato, ma
presente lesioni alla pelle che si estendono fino alle sue mani.
Sebbene Keoghan riesca a fare una risata maniacale, anche il
Joker diBatmanmostra una
personalità unica: un tipo di sadismo più casual, giovanile e
sprezzante, che ci suggerisce come il personaggio non sia ancora il
“Joker” maturo e formato, dunque calato alla perfezione al contesto
rispetto al Batman di Robert Pattinson.
Sebbene sia impossibile
negare che il Joker di Barry Keoghan rappresenti
un netto allontanamento dalla norma, una caratteristica comune del
cattivo DC traspare fortemente… ed è probabilmente il fattore più
importante di tutti. Anche se il personaggio ha iniziato la sua
storia sulla carta come poco più di un pagliaccio squilibrato, ma
negli ultimi 80 anni, il Joker è diventato non solo l’avversario
più famigerato di Batman, ma una sorta di immagine speculare
dell’alter ego di Bruce Wayne. Gli scrittori di fumetti si sono
dilettati nell’esplorare come Batman e Joker siano due metà della
stessa medaglia, intimamente familiari l’uno con l’altro in modi
che nessun altro cattivo, amico o persino un amante può
essere.The Killing Jokedi Alan
Moore, The
Batman Who Laughs, Il ritorno del
cavaliere oscurodi Frank Miller e “Death of the
Family” di Scott Snyder cheutilizza anche la stessa
ispirazione visiva) attingono a questa idea di dualità tra Batman e
il Clown.
Durante la scena del
Joker cancellata da The
Batman, il prigioniero di Arkham
impiega 4 minuti per dedurre come la sua nemesi incappucciata sia
terrorizzata da una fastidiosa sensazione che l’Enigmista possa
avere ragione e che le sue vittime meritano di morire. La
straordinaria capacità di Joker non solo di leggere la mente e il
pensiero di Batman, ma anche di prevedere quanto spaventi il
vigilante, dimostra come, nonostante sia una versione molto
radicale e precoce del personaggio, Joker conosca già Batman alla
perfezione e abbia sviluppato un legame che diventerà
indissolubile. Questa scena inoltre potrebbe anche indicare
che il Crociato incappucciato cerca l’assistenza investigativa di
Joker, il che rappresenterebbe una prova che la loro relazione è
già in atto ed è già una strada a doppio senso. Anche dopo aver
messo il cattivo dietro le sbarre, Batman è attratto da Joker,
chiedendo il suo punto di vista su un caso completamente
indipendente.
Ma che Joker sarà quello di Barry Keoghan?
Il Joker di Barry
Keoghan potrebbe avere un aspetto più orribile, basato su
protesi, e Matt Reeves potrebbe aver creato una storia di origine
diversa che coinvolge una “malattia congenita” piuttosto che una
vasca di acido, ma questa relazione simbiotica e radicata con
Batman, dimostra ancora una volta che la nuova storia abbia radici
profonde nei fumetti della DC. Le precedenti rappresentazioni hanno
già approfondito questa famosa dinamica, in particolare
Heath Ledger e
Christian Bale neIl cavaliere oscuro. Il joker di
Jack Nicholson invece non ha approfondito
questo aspetto, invece Jared Leto non ha avuto il tempo di
approfondirla mentre
Phoenix non aveva un Batman con cui confrontarsi. La
visione di Reeves introduce molta più enfasi su Batman e Joker come
una dicotomia disfunzionale, e questo non solo porta la fedeltà dei
fumetti a The
Batman su un altro livello, ma.
è l’elemento che secondo il nostro avviso manterrà il pubblico
incollato allo schermo ogni volta che riecheggia la caratteristica
risata di Keoghan.
The
Batman diretto da Matt Reeves
uscirà nelle sale il 4 marzo distribuito da Warner Bros Italia.
Protagonisti del film insieme a Robert
Pattinson nei panni di Bruce Wayne, ci saranno
anche Colin
Farrell (Oswald Chesterfield/Pinguino), Zoe
Kravitz (Catwoman), Jeffrey Wright (Jim Gordon), Paul
Dano (Enigmista) e Andy
Serkis (Alfred). Infine, John
Turturro sarà il boss Carmine Falcone. Nel cast
anche Peter
Sarsgaard che sarà Gil Colson, il Procuratore
Distrettuale di Gotham.
Due anni trascorsi a pattugliare le
strade nei panni di Batman (Robert
Pattinson), incutendo timore nel cuore dei criminali,
hanno trascinato Bruce Wayne nel profondo delle tenebre di Gotham
City. Potendo contare su pochi fidati alleati – Alfred Pennyworth
(Andy
Serkis) e il tenente James Gordon (Jeffrey
Wright) – tra la rete corrotta di funzionari e figure
di alto profilo della città, il vigilante solitario si è affermato
come unica incarnazione della vendetta tra i suoi concittadini.
Quando un killer prende di mira l’élite di Gotham con una serie di
malvagi stratagemmi, una scia di indizi criptici spinge il più
grande detective del mondo a indagare nei bassifondi, incontrando
personaggi come Selina Kyle / alias Catwoman (Zoe
Kravitz), Oswald Cobblepot / alias il Pinguino
(Colin
Farrell), Carmine Falcone (John
Turturro) e Edward Nashton / alias l’Enigmista
(Paul
Dano). Mentre le prove iniziano a condurlo più vicino
alla soluzione e la portata dei piani del malfattore diventa
chiara, Batman deve stringere nuove alleanze, smascherare il
colpevole e rendere giustizia all’abuso di potere e alla corruzione
che da tempo affliggono Gotham City.
Tom Cruise sarà presente a Cannes 2022, il 18 maggio,
per la proiezione di Top Gun: Maverick, in uscita il 25
maggio in Europa e il 27 maggio negli Stati Uniti. Il Festival
renderà anche un tributo speciale a
Tom Cruise per la sua carriera.
L’eroe di Top Gun:
Maverick tornerà nei cinema di tutto il mondo e
Tom Cruise tornerà al Festival di Cannes dove aveva già fatto
una apparizione: il 18 maggio 1992, per Cuori
Ribelli di Ron Howard, film di chiusura
di il 45° Festival. Quella sera aveva assegnato la Palma d’oro al
regista Bille August per il suo film Con
le migliori intenzioni.
Esattamente trent’anni dopo, il 18
maggio 2022, il Festival di Cannes gli renderà un omaggio
eccezionale per i suoi successi nella vita. In quel giorno
speciale,
Tom Cruise avrà una conversazione sul palco con
il giornalista Didier Allouch nel pomeriggio e
salirà i gradini del Palais des Festivals per la proiezione serale
di Top Gun: Maverick, diretto da Joseph
Kosinski.
Sono bastati una manciata di ruoli
all’attrice Simone Ashley per imporsi
all’attenzione di tutti. Grazie a due delle più popolari serie di
Netflix, ha infatti ottenuto una notorietà
particolarmente importante, che la rende ora una delle attrici più
richieste della sua generazione. Sempre più decisa a distinguersi e
a dare prova delle sue tante sfumature come interpreti, la Ashley
sembra avere davanti a lei un futuro particolarmente roseo.
Ecco 10 cose che forse non
sai di Simone Ashley.
Simone Ashley: i suoi film e le
serie TV
1 È celebre per alcune serie
TV. La carriera da attrice della Ashley è iniziata sul
piccolo schermo, con piccoli ruoli in alcuni episodi di serie come
Wolfblood (2016), Guilt (2016), Strike
(2017) e L’ispettore Coliandro (2017). Ottiene più
attenzioni con la sua partecipazione a Broadchurch (2017),
per poi conquistare maggior popolarità grazie alla serie Sex Education (2019-in
corso), dove recita accanto agli attori Asa Butterfield
e Emma Mackey. Ha
poi recitato nella miniserie The Sister (2020), nel ruolo
di Elise Fox, ed è ora protagonista della seconda stagione di
Bridgerton (2022).
2. Ha recitato in alcuni
film. La Ashley ha avuto in alcune occasioni di comparire
anche sul grande schermo, in film però o di poco conto o che
l’hanno vista apparire giusto per pochi secondi. Il suo primo
titolo cinematografico è stata la commedia musicale Boogie
Man (2018), dove ha interpretato Aarti, mentre ha poi recitato
nella commedia d’azione Kill Ben Lyk (2018). Ha poi avuto
un piccolo ruolo anche nel film Pokémon: Detective
Pikachu (2019).
Simone Ashley in
Bridgerton
3. È la protagonista della
nuova stagione. Dopo una prima stagione con il botto,
Bridgerton è tornata su Netflix con una
seconda stagione. Se l’attore Regé-Jean Page,
protagonista dei primi episodi, non è tornato a ricoprire il ruolo
del Duca Simon Basset, la serie si arricchisce ora di un nuovo
personaggio, ovvero la viscontessa Kate Sharma interpretata proprio
dalla Ashley.
4. Tornerà anche nella
prossima stagione. Kate Sharma è già tra i personaggi più
iconici e adorati della serie, specialmente per il suo carattere
forte. I fan potranno dunque tirare un sospiro di sollievo nel
sapere che la viscontessa tornerà anche nella
terza stagione della serie. La Ashley ha confermato la cosa,
fugando dunque le paure di quanti credevano, come avvenuto per
Simon Basset, di dover salutare anche questo personaggio al termine
della nuova stagione.
Simone Ashley è su Instagram
5. Ha un profilo molto
seguito. L’attrice ha un proprio account Instagram
ufficiale che è seguito da qualcosa come 1,1 milioni di persone in
tutto il mondo. Sulla sua bacheca, con appena 66 post, sono
numerose le immagini che la ritraggono protagonista di copertine di
moda o altri scatti che ne esaltano la bellezza. Diversi sono però
anche i post relativi a momenti di lavoro e svago. Seguendola si
potrà dunque rimanere sempre aggiornati sulle sue attività,
lavorative o meno, scoprendo anche tante altre curiosità.
Simone Ashley in
Broadchurch
6. Ha recitato in due
episodi della serie. Prima di diventare la popolare
attrice che è oggi, la Ashley ha preso parte a diverse produzioni
in ruoli di poco o scarso rilievo. Tra le sue partecipazioni più
note vi è però quella nella serie Broadchurch, dove nel
2017 ha recitato in due episodi della terza stagione,
rispettivamente il quarto e il settimo, nel ruolo di Dana.
Simone Ashley in Pokémon:
Detective Pikachu
7. Ha avuto un piccolo cameo
nel film. Non tutti avranno notato la Ashley nel film
Pokémon: Detective
Pikachu, e ciò è dovuto al fatto che l’attrice compare in
realtà soltanto per un breve cameo. È infatti la ragazza a cui il
protagonista si rivolge per capire se è l’unico che comprende il
linguaggio di Pikachu. Una comparsata dunque molto breve, che è
però ritrovabile anche nel trailer ufficiale del film.
Simone Ashley in Sex
Education
8. Ha un ruolo di rilievo
nella serie. Nella popolarissima serie Netflix Sex
Education l’attrice ricopre il ruolo di Olivia Hanan, la
migliore amica di Ruby, il personaggio interpretato da Mimi Keene.
Olivia, presente in tutte e tre le stagioni ad oggi realizzate, ha
avuto diversi episodi in cui le sue problematiche affettive e
sessuali sono state al centro delle attenzioni. Grazie a questa
serie la Ashley ha così potuto ottenere una prima notorietà.
9. Non tornerà nella nuova
stagione. Impegnata ora nella serie Bridgerton,
per la quale è stata confermata anche per la terza stagione, la
Ashley ha fatto intendere che non tornerà a riprendere i panni di
Olivia nella quarta di Sex Education. L’attrice ritiene
infatti che non ci sia più molto da raccontare sul suo personaggio
e il parallelo impegno sul set di Bridgerton le rende
difficile poter prendere parte ad entrambi i progetti. Una scelta
per lei sofferta ma inevitabile.
Simone Ashley: età e altezza
dell’attrice
10. Simone Ashley è nata il 30 marzo del 1995 a
Camberley, nella contea del Surrey, Inghilterra. L’attrice
è alta complessivamente 1.78 metri.
Chris Columbus ha
dunque dichiarato apertamente che l’unico modo in cui il franchise
potrebbe continuare sarebbe proprio un adattamento dell’opera
teatrale Harry Potter e la Maledizione dell’erede. Dato
che lo spettacolo si è già dimostrato molto popolare, è naturale
che i fan desiderino poter dare uno sguardo alla vita del loro trio
preferito, dopo la seconda guerra mondiale dei maghi, anche al
cinema. Un adattamento dello spettacolo, sceneggiato da JK
Rowling, Jack Thorne e John
Tiffany, molto probabilmente catturerebbe l’attenzione di
molti fan che forse non hanno potuto vedere la produzione dal vivo,
e si sono dovuti accontentare di leggere “solamente” la
sceneggiatura.
Chris Columbus vuole fare un film
su “La maledizione dell’erede”
Chris Columbus ha
menzionato per la prima volta il suo interesse nel fare un film su
Harry Potter e la Maledizione dell’Erede
durante un’intervista con Variety, in occasione della speciale
celebrazione del 20° anniversario di Harry Potter e la
Pietra Filosofale. Columbus ha dichiarato: “Mi piacerebbe
dirigere “La Maledizione dell’Erede“. È una grande
opera teatrale e i ragazzi hanno l’età giusta per interpretare quei
ruoli. È una mia piccola fantasia”. Anche se è vero che il trio
protagonista di Harry Potter può avere l’età giusta per
interpretare le loro controparti adulte, l’intenzione di Columbus
di cominciare a girare dipende dal fatto che il cast voglia o meno
tornare in scena e rivisitare Hogwarts.
Un film de La Maledizione dell’Erede semplicemente non
sarebbe lo stesso senza il cast originale, ed è improbabile che la
Warner Bros. accetti di fare un film senza la loro partecipazione;
detto questo, l’idea di fare il sequel di HP è assolutamente
intrigante. Il prequel di Animali Fantastici (che
non è necessariamente un prequel) ha ricevuto un sacco di critiche,
quindi potrebbe essere un’idea migliore muoversi in avanti nella
linea temporale, piuttosto che tornare indietro e proporre delle
storie antecedenti al franchise di Harry Potter. Inoltre, ci sono
stati molti fan della saga che non sono riusciti a vedere l’opera
in prima persona, dunque La Maledizione dell’Erede potrebbe svettare
con le prenotazioni al cinema, nel caso riuscissero a proporlo
nelle sale.
Potrebbe esserci un adattamento
cinematografico dell’opera “La maledizione dell’erede”?
Mentre JK Rowling e
la Warner Bros. hanno entrambi negato, in passato,
che Harry Potter e la maledizione dell’erede
sarebbe mai stato adattato per il grande schermo, ci sono molte
strade che un futuro progetto potteriano potrebbe prendere,
compresa una serie sui Marauders o sulla carriera
di Harry come Auror.
L’adattamento dell’opera teatrale in
film sarebbe davvero una grandiosa possibilità per i Potterheads
che non hanno potuto vedere l’opera teatrale dal vivo ma, tenendo
conto che l’opera è stata suddivisa in due parti proprio a causa
della sua lunghezza, molti sostengono che una versione
cinematografica di Harry Potter e la maledizione dell’erede non
funzionerebbe, e che il soggetto si adatterebbe molto meglio alla
formula della serie tv. Guarda caso, lo studio ha annunciato un
bando per scrittori per un potenziale spin-off show ambientato nel
mondo di Harry Potter…
Il cast originale di Harry Potter
tornerebbe?
Sebbene il recasting degli
amatissimi attori protagonisti della saga di Harry
Potter si rivelerebbe un’impresa impegnativa, lo studio
potrebbe essere costretto a farlo per garantire la continuità della
storia di Harry. I personaggi sono infatti considerevolmente più
adulti nell’opera: Harry, Ron ed
Hermione hanno più di trent’anni quando la trama
si svolge, mentre i tre attori originali Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint sono tutti sulla trentina, ancora
un po’ troppo giovani per dimostrarsi convincentemente a un passo
dai 40. Tuttavia, se lo studio dovesse decidere di adattare
Harry Potter e la maledizione dell’erede in
futuro, basterà aspettare qualche anno perché il trio originale si
adatti ai ruoli.
Di tutti gli attori di Harry Potter,
Tom Felton è quello che, molto probabilmente,
tornerebbe senza alcun dubbio: in un’intervista con People, Felton
non ha infatti mostrato altro che positività sulla possibilità di
tornare nella famiglia Malfoy: “Qualsiasi possibilità di essere di
nuovo un Malfoy sarebbe molto ben accetta dalla mia parte”. Afferma
anche che l’idea che qualcun altro “riempia” il ruolo
dell’antagonista minore Draco Malfoy sarebbe difficile da mandare giù,
dato che si ritiene (giustamente) responsabile di aver plasmato e
forgiato il personaggio nel corso di un decennio. Gli altri membri
del cast di Harry Potter non sono stati altrettanto disponibili
sulla prospettiva di riprendere i loro rispettivi ruoli.
Emma Watson ha fondamentalmente dichiarato che non
è davvero pronta ad essere di nuovo Hermione, mentre Rupert
Grint e Bonnie Wright sarebbero disposti
a tornare soltanto se tutti gli altri lo facessero. Matthew
Lewis tornerà, ma “solo se la trama sarà valida, non
nostalgica per il gusto di esserlo”. Lo stesso Harry
Potter, Daniel Radcliffe, ha dato la
risposta più sorprendente di tutto il cast.
Daniel Radcliffe non farà un film
su “La Maledizione dell’erede”…per ora
Daniel Radcliffe
non tornerà per un film su Harry
Potter ela maledizione dell’erede: di tutto il cast, è
stato infatti il più categorico sul fatto che non è ancora pronto a
tornare nel suo ruolo titolare. È comprensibile, dato che il
Radcliffe ha inizialmente faticato ad avviare una seconda fase
della sua carriera, post-Harry Potter, e ha “appena” iniziato a
liberarsi del personaggio nel suo complesso.
L’idea è stata proposta all’attore
durante un’intervista con il New York Times, in cui ha ammesso:
“Sto arrivando ad un punto in cui sento di essere uscito bene da
Potter, e sono davvero felice di dove sono ora”. Ha poi continuato
a paragonare il suo ruolo a quello di Mark Hamill
come Luke Skywalker e Harrison Ford come Han
Solo, dicendo fondamentalmente che gli sono stati concessi
almeno 30 anni prima di tornare alle loro iconici ruoli. Questo
dovrebbe almeno dare speranza al pubblico sul fatto chhe, anche se
Daniel Radcliffe non è interessato a fare un altro
film di Harry Potter a breve, potrebbe comunque essere aperto a
questa possibilità in futuro.
La trama di “La maledizione
dell’erede”
La trama di Harry Potter eLa maledizione dell’erede prende il via
quando Albus Potter e Rose
Granger-Weasley salgono sull’espresso per Hogwarts per la
prima volta. Il primo incontro di Albus si rivela determinante
proprio come fu per Harry: il giovane Potter sceglie infatti di
sedersi vicino al malvisto Scorpius
Malfoy, figlio di Draco, generando
del malcontento da parte di Rose. Come è già noto ai più,
l’intreccio vede tanto Albus quanto Harry tentare di gestire il
loro rapporto: una relazione che è sempre stata a dir poco
difficile. E mentre Albus deve affrontare la “prova” del cappello
parlante e i successivi anni nella scuola di magia con l’eredità
del padre a gravargli sulle spalle, Harry,
Hermione e altri personaggi ben noti agli amanti
della saga dovranno gestire il ritrovamento di un potente artefatto
illegale e prendere decisioni difficili nei confronti degli
ex-alleati di Voldemort.
La data di uscita di Harry Potter e
la maledizione dell’erede non è ancora confermata
Dal momento che nulla è stato
confermato né dalla Warner Bros. né da JK
Rowling, non c’è modo di prevedere quando un nuovo film o
uno serie televisiva a tema Harry Potter potrebbe
essere rilasciata. Tuttavia, un adattamento di Harry Potter e la
maledizione dell’erede non è del tutto fuori questione: è vero che
il franchise di Animali Fantastici ha
apparentemente “indebolito” l’universo di Harry Potter, ma
riportare Watson, Radcliffe e
Grint nei loro iconici ruoli, potrebbe invogliare
i fan a dare una possibilità a nuovi contenuti del mondo di
Hogwarts. Che Chris Columbus possa o meno vivere
la sua fantasia realizzando Harry Potter e la Maledizione dell’erede, o
qualche altro nuovo contenuto, dipenderà interamente
dalla disponibilità del trio originale di HP a voler tornare a
Hogwarts, e ciò non accadrà molto presto.
Il cinema di
fantascienza è ben consolidato: non solo si lega al
più antico genere narrativo, ma esiste in modo embrionale anche
negli elementi fantastici del cinema delle origini. La settima
arte, si pensi al cinema di Méliès, nasce con
l’intento di portare sullo schermo qualcosa di alternativo alla
realtà tangibile e quotidiana: vuole sorprendere, generare
meraviglia, visualizzare i sogni del genere umano. In una frase,
rendere possibile l’impossibile.
Affermatosi come genere a sé stante
a partire dagli anni Cinquanta – con film come Radiazioni BX:
distruzione uomo (The Incredible Shrinking Man,
1957) e La cosa da un altro mondo (The Thing from
Another World, 1951), oggi il cinema di fantascienza punta principalmente
sull’azione e sugli effetti speciali. Nell’enorme calderone del
genere, c’è un aspetto costante, riscontrabile in Star
Wars quanto nell’MCU:
l’elemento tecnologico cool.
Anche se oggi abbiamo a disposizione
qualsiasi gadget tecnologico, quelli inventati nei mondi
fantascientifici non perdono il loro fascino. Vediamo, secondo
Reddit, quali sono le tecnologie più interessanti e quali
il pubblico vorrebbe fossero reali.
J.A.R.V.I.S.
(Iron Man)
Iron Man è uno degli eroi
Marvel più amati. Non a
caso, è lui a lanciare l’MCU nel 2008 con il
film che prende il suo nome. Come ogni grande supereroe
fantascientifico, Iron Man possiede un
tecnologia speciale in grado di supportarlo:
J.A.R.V.I.S. La sigla sta per “Just a Really Very
Intelligent System” (Solo un Sistema Davvero Molto
Intelligente) ed indica l’Intelligenza Artificiale che
gestisce l’intera casa di Tony
Stark. Nei fumetti, Jarvis è una persona
reale, è Jon
Favreau ad avere l’idea di renderlo un A.I. nel primo
grande blockbuster dell’MCU.
L’utente di Reddit ImNotLudi crede
che avere un AI come J.A.R.V.I.S. porterebbe le
nostre esistenze ad un livello superiore. In realtà, oggi è
possibile inserire qualcosa di molto simile nelle nostre
abitazioni: da Google Home ad Alexa, non mancano gli assistenti
virtuali anche nella realtà. Certo, non hanno nulla a che vedere
con la fantascienzaJ.A.R.V.I.S.
Psychic Paper
nella serie di fantascienza Dottor Who
La serie di
fantascienza della BBCDoctor
Who ha reso possibili innumerevoli fantasie e tecnologie che
probabilmente non vedranno mai la luce del mondo reale. Per quanto
assurde possano sembrare, alcune invenzioni potrebbero essere
portate a compimento in futuro. La Psychic Paper di
Who è tra queste, visto il recente successo degli schermi
flessibili.
Per l’utente OctarineRacingStripe la Psychic
Paper sarebbe ”game-changer”: ”Un pezzo di carta che
sembra quello che vuoi. Di solito, qualsiasi documento ufficiale è
in grado di trasmettere autorevolezza a chi lo guarda. Ma non
provare a convincere nessuno di essere un adulto
responsabile”.
La serie di fantascienza per
eccellenza: Star Trek e il Replicatore
Il bello delle tecnologie della
fantascienza è che rendono istantaneamente
possibile uno specifico desiderio di chi le utilizza. Esemplare in
ciò è il Replicatore. Coniata in Star Trek,
questa macchina riorganizza la materia in qualsiasi cosa
l’operatore richieda: di solito si tratta di cibo.
Sì, stampare un pasto in 3D è
un’ottima idea, ma l’utente di Reddit
RustyCutlass immagina un uso più umanitario dela tecnologia:
”Qualunque cosa tu voglia fuoriesce, mentre la spazzatura torna
dentro! Nessuno spreco, nessun problema. Tutti sono nutriti.”
Addio fame nel mondo!
La serie di fantascienza per
eccellenza: Star Trek e l’FTL Drive
Bellissimo il Replicatore,
ma l’intera serie di Star Trek si basa sulla possibilità
di viaggiare ”più veloce della luce”(come ricorda Iarwain_ben_Adar and
Legion2024): per arrivare all’ultima frontiera,
Plutone, i personaggi devono riuscire ad infrangere la
velocità della luce. La possibilità di muoversi ”Faster Than
Light” è, al momento, fantascienza
pura.
Star Wars e le Bacta
Tanks
L’utente
Salvidor_Deli suggerisce che sono le Bacta
Tanks la tecnologia della fantascienza
di cui abbiamo bisogno nella vita reale. Le Bacta Tanks
compaiono già nei film di Star Wars, ma assumono rilievo con la serie Disney+The
Book of Boba Fett. Essenzialmente, la tecnologia crea una
vasca di deprivazione sensoriale che può guarire completamente chi
la utilizza da quasi tutte le ferite o malattie. Detto ciò,
è difficile non concordare con l’utente Reddit.
Teletrasporto
Adesso qui, tra un secondo da
tutt’altra parte: il teletrasporto è una delle tecnologie più
sfruttate e ricreate della fantascienza. La
scienza sta lavorando per renderlo reale ma, al momento, le
invenzioni sono in grado di creare soltanto una copia della materia
originale: la strada sembra essere ancora lunga.
Forse è una buona idea aspettare che
tutti i problemi (culturali e scientifici) siano risolti prima che
il teletrasporto reale arrivi al mercato pubblico. L’utente Reddit
TNerdy, scherzando
dice: “Immaginate per un errore di calcolo teletrasportarsi nel
corpo di qualcun altro!“.
L’idea di fantascienza
in Altered Carbon
Il problema della morte riguarda
tutti (e tutti generi). La fantascienza ha provato in diversi modi
a risolverlo: fin dagli inizi, la maggior parte delle storie
raccontate punta sulla possibilità di ringiovanire. Originale è la
soluzione proposta dalla serie
NetflixAltered Carbon: “E se
potessimo semplicemente scaricare noi stessi?“. L’utente
Scottrix propone su
Reddit un’idea simile e parla della possibilità di ”riservarsi un
altro corpo”.
Con Neural Link, scaricare la
coscienza su un computer potrebbe presto diventare realtà e non
essere una cosa solo di fantascienza. Mentre
l’immortalità non è esattamente il suo scopo, se questa nuova
tecnologia finisce per avere successo chissà che tipo di altre
applicazioni potrebbero sorgere in futuro.
Computer a
ologrammi
L’idea del computer a ologrammi ha
attraversato diversi mondi fantascientifici: da quello di Tom Cruise in Minority Report a quello di Tony Stark
in Iron Man. La capacità di controllare uno schermo
olografico con le proprie mani è una possibilità davvero cool.
L’utente Gwarrenster concorda
sul fatto che questa tecnologia meriterebbe di esistere, ma dice
anche che il mondo non ha davvero capito ancora come funziona
l’interfaccia del computer in Minority
Report. ”Ci sono alcune tecnologie che cercano di
imitarla, ma fanno ancora affidamento a periferiche indossabili:
averla nel mondo reale non sarà affatto semplice.”
Spade laser e la
fantascienza di Star Wars
Dal momento in cui Star Wars è
stato rilasciato nel 1977, ci sono state un sacco di persone che
hanno desiderato possedere una spada laser. L’idea stessa è così
cool: è impossibile negare il fascino di una spada con una lama
indistruttibile fatta interamente di energia. La tecnologia è stata
copiata nella fantascienza e nella cultura pop fin dalla sua
concezione, ma nessuno l’ha mai duplicata.
Come
RevanSal sottolinea, è un cliché necessario. Le spade laser
sono molto più di un’arma da Jedi, come sottolinea
scherzosamente
Adwordswizz, “Può tostare il pane mentre lo tagli!“.
Sono veramente il più acclamato strumento di
fantascienza dell’Universo.
Molti fan considerano i film di
Captain America come la migliore trilogia del
MCU
e una delle ragioni per cui questi tre film sono così amati sono i
suoi personaggi, molti dei quali introdotti fin dal primo film
dedicato all’eroe,
Captain America – il Primo Vendicatore.
Ma mentre protagonisti del calibro
di Steve Rogers, Bucky Barnes e
Peggy Carter hanno contribuito a dare il via alla
trilogia, i sequel hanno introdotto altri interessanti personaggi
nel MCU.
Anche se alcuni di loro li abbiamo poi visti approdare in altri
franchise, comprese le loro avventure da solisti, è giusto
ricordare che è grazie ai sequel di Capitan
America che li abbiamo conosciuti.
Batroc
Batroc Il
Saltatore non è mai stato il villain più imponente dei
fumetti di Captain America, ma il MCU
possiede un talento naturale nel rendere memorabili persino i
personaggi più strambi. Il personaggio di Batroc
viene dunque reinventato come terrorista internazionale che Cap
affronta nell’emozionante sequenza d’apertura di Captain America: The Winter Soldier.
Anche se non stiamo parlando di una
partecipazione considerevole all’economia del film, è comunque un
ottimo cattivo secondario. Riesce persino a tenere testa a Cap in
combattimento, meglio di quanto abbia fatto la maggior parte degli
altri criminali in passato.
Everett Ross
Quando Cap e gli altri infrangono
gli accordi di Sokovia, Everett Ross è l’uomo a
cui sono costretti a rispondere. Si tratta di un impiegato
governativo senza fronzoli, vice comandante della Task Force, che
lavora con Thaddeus Ross, e non ha alcuna pazienza
per i piantagrane.
L’apparizione di Everett in
Captain America: Civil War è in qualche modo
messa in ombra dal massiccio cast di supereroi, e funge soprattutto
da introduzione al personaggio, prima che ritorni in
Black Panther; tuttavia, la sua
rigidità e severa compostezza ci hanno davvero impressionati.
May Parker
Non solo uno degli eroi più amati
della Marvel è stato finalmente inserito
nel MCU
grazie a Captain America: Civil War, ma anche una delle
figure chiave del suo universo è stata inclusa. Infatti, anche se
appare solo in una scena (non considerando quella post-credit), i
fan sono stati deliziati con una nuova versione di Zia
May.
Marisa Tomei
interpreta una versione più giovane della zia di Peter
Parker, con cui Tony
Stark non si esime dal flirtare, mentre cerca di
reclutare Peter Parker per la sua squadra. Anche se la vediamo
molto più in azione nei film da solista, il personaggio di zia May
si è rapidamente consolidato come premuroso e di grande supporto
nella vita di Peter.
Brock Rumlow / Crossbones
In Captain America: The Winter Soldier,
Steve Rogers si trova circondato da persone di cui
non sa se può fidarsi: una di queste è Brock
Rumlow, il suo presunto alleato allo SHIELD che,
naturalmente, dimostra rapidamente di non essere così amichevole
come lascia intendere.
Brock guida l’attacco a Cap nella
famosa sequenza di lotta in ascensore dimostrando, da quel momento
in poi, quanto possa essere spietato come nemico e, anche se il suo
ritorno in Captain America: Civil War è una breve
comparsata, ci viene presentato come un nemico ancora più
formidabile nella sua modalità Crossbones.
Alexander Pierce
Vedere la leggenda di
Hollywood Robert Redford in un film di
Captain America è stata una grande emozione,
specialmente data l’atmosfera da thriller paranoico che
Captain America: The Winter
Soldier presentava.
Redford porta molta gravitas al suo
ruolo di alto dirigente dello SHIELD Alexander Pierce, ma la parte
davvero interessante è il momento in cui viene rivelata la fedeltà
di Pierce all’Hydra, svelando quindi la parte “da villain” del
personaggio: Redford rimane sempre affascinante, ma acquista anche
sfumature davvero intimidatorie, che lo rendono indubbiamente uno
dei cattivi più sottovalutati del MCU.
Sharon Carter
È vero che l’arrivo di
Sharon Carter nei sequel ha un po’ complicato la
storia d’amore tra Steve e Peggy
Carter, ma è comunque diventata un personaggio chiave a
tutti gli effetti. Anche se inizialmente viene presentata come
un’altra persona di cui Steve non può fidarsi, che si finge vicina
a lui ma lo sta in realtà tenendo d’occhio, si dimostra un membro
dello SHIELD molto leale.
Il suo coraggio traspare in alcuni
grandi momenti eroici ed è un personaggio sempre presente per Steve
nel momento del bisogno. Sarà interessante vedere la direzione che
prenderà il personaggio dopo le recenti rivelazioni di The Falcon e Winter Soldier.
Zemo
Anche se non ha
superpoteri, Zemo può vantarsi di essere uno dei
pochi cattivi che hanno effettivamente sconfitto i Vendicatori;
alimentato dal suo desiderio di vendetta dopo aver perso la
famiglia a Sokovia, mette in atto ferocemente il suo complesso
piano per distruggere i Vendicatori.
Zemo è un altro cattivo formidabile
poiché le sue motivazioni sono condivisibili, ma i suoi metodi e i
mezzi con cui tenta di raggiungerle sono terrificanti; combatte
questi potenti eroi servendosi di arguzia e intelligenza, piuttosto
che utilizzando la forza.
Sam Wilson / The Falcon
La sequenza in cui Steve
Rogers passa davanti a Sam Wilson e dice
“Alla tua sinistra” è diventata iconica nel MCU,
rivelandosi inoltre come l’inizio di una bellissima amicizia. La
connessione che questi due uomini formano è istantanea e Sam si
dimostra un eroe rischiando volentieri la sua vita per aiutare Cap
in seguito.
Come The
Falcon, Sam diventa un membro molto apprezzato dei
Vendicatori, che non è un super soldato ma dimostra costantemente
coraggio e lealtà, e vedere Sam in seguito assumere il mantello di
Capitan America chiude il cerchio della loro amicizia
meravigliosamente.
Peter Parker / Spider-Man
Se un tempo l’idea di vedere
Spider-Man approdare nel MCU
sembrava ridicola, Captain America: Civil War l’ha
trasformata in realtà; l’esordiente Tom
Holland si è calato nel ruolo dell’eroe teenager
lancia-ragnatele e ha immediatamente incantato il pubblico.
Anche se non è un personaggio
cruciale nel film, è rapidamente in grado di impostare un’inedita
versione di Spider-Man, estremamente divertente e desideroso di far
parte del mondo dei supereroi, dimostrando che valeva la pena
rivitalizzare il personaggio in questo nuovo universo.
T’Challa / Black Panther
Mentre il suo stand-alone sarebbe è
diventato un successo planetario che è riuscito a cambiare le carte
in tavola per l’MCU,
la prima apparizione di T’Challa in Captain America: Civil War rimane il
fiore all’occhiello di questa mastodontica produzione. Presentato
come un uomo stoico e devoto alla cultura e ai costumi del Wakanda,
prima di debuttare anche come Pantera Nera, ha
contribuito a rendere ancora più esaltante lo scontro fra i
Vendicatori.
Ritratto anche come eroe
interessante e complesso, determinato nella sua ricerca di
vendetta, ma anche in grado di individuare gli sbagli nel suo
atteggiamento verso la fine del film: grazie a queste
caratteristiche, è diventato una dei personaggi più importanti del
MCU.
Film, serie TV, calcio,
animazione: il 2022 prosegue con le innumerevoli novità
della Pay TV, da godersi davanti al piccolo
schermo.
Una passione senza fine per grandi
e piccini. Uno sguardo attento alla programmazione di marzo e
aprile ci permette di scoprire interessanti anticipazioni, e
svelare i palinsesti targati Netflix, Disney + e DAZN.
Garantirsi l’abbonamento su
misura non è difficile, un aiuto fondamentale ci arriva
delle proposte Pay TV su
Facile.it che semplificano la ricerca della soluzione
più conveniente, perfettamente allineata alla tipologia di
programmi preferiti.
Netflix, tante sorprese in
serbo nella programmazione di aprile
Fra film e serie TV, l’offerta
Netflix assicura una programmazione
straordinariamente interessante, con soluzioni a misura, in grado
di soddisfare le aspettative dei tanti fan.
Aprile svela due appuntamenti
straordinari, messi a calendario il 1° e il 22. Si tratta
rispettivamente di The Bubble e Along of
the Ride.
Per chi ama le serie
TV su Netflix, ad aprile arrivano
Anatomy of a Scandal (15 aprile 2022) e la seconda
parte della quarta stagione di Ozark (29 aprile
2022).
Marvel e Disney+ un
connubio di successo
Disney Plus
riunisce in un’unica piattaforma tutti i contenuti Marvel, con un’ampia
scelta di serie TV e film. Una proposta che si
arricchisce con continuità di nuovi titoli, per offrire alla
nutrita schiera di fan tanti personaggi e un ampio ventaglio di
storie, fra cui scegliere quelle più amate.
Il mese di marzo porta in dono ai
clienti di Disney + due graditi ritorni grazie ai
nuovi episodi delle serie TV Grey’s Anatomy, a
partire dal 23 marzo, e di The Resident dal 30
marzo.
Ancora tanto spazio per la
programmazione delle serie TV con la terza
stagione di Better Things, e di 911: Lone
Star, e l’undicesima di Bob’s Burgers.
Prima stagione al via per Star, Bless this Mess, Week-end
in Famiglia e Moon Knight.
A fine marzo l’attenzione è tutta
puntata sul finale della prima stagione di Queens – Regine
dell’Hip Hop.
Dal grande schermo alla prima
visione in TV il passo è breve, prova ne è l’arrivo a marzo di tre
grandi proposte per Disney Plus. Parliamo di
West Side Story, Gli occhi di Tammy
Faye e La fiera delle Illusioni.
DAZN svela date e orari
della Serie A TIM 2021/2022 fino alla 30ª giornata
Per chi non desidera perdere
neppure un minuto del campionato di calcio DAZN
offre in esclusiva le competizioni della Serie A TIM
2021/2022, disponibili sulla piattaforma in streaming live
e on demand.
Con l’avvio del mese di marzo
DAZN svela date e orari della Serie A TIM
2021/2022 fino alla 30ª giornata.
Chi si è perso qualche incontro
della stagione, o desidera rivedere una partita, può farlo
accedendo sull’area che DAZN dedica alla Serie A
TIM, oppure semplicemente scrivendo il nome delle due squadre che
si sono affrontate nella competizione, inserendole nella barra
della ricerca e cliccando sull’evento.
Si sentiva sempre più
forte muoversi nell’aria, investire i pronostici, balzare nelle
scommesse, e alla fine l’ipotesi si è fatta realtà,
concretizzandosi nella lettura dell’agognata busta. Dopo tre ore e
mezza di una cerimonia fiacca, meccanica e poco sentita, CODA – I segni
del cuore vince il premio Oscar 2022 come miglior film; una vittoria
annunciata, criticata, apprezzata, sintomo di un senso di
inclusione e sensibilità da parte dell’Academy per dei tempi che
cambiano. Ed è proprio partendo da quest’ultimo spunto che, a mente
fredda, quel premio nasconde alle spalle un moto anticipatore, una
predizione imbastita da scelte pregresse, vittorie precedenti, che
hanno indirizzato la vittoria verso un ambito più politicamente
corretto, che ancora una volta si ripetono. CODA è un film
godibile, di cuore, che affonda in ogni gesto un passo in avanti
verso l’interiorità dei propri spettatori. Ed è proprio all’ombra
di quei gesti, di quelle bocche che si aprono senza emettere suono
che si celano i motivi che hanno portato alla vittoria
finale.
Prima di stilare le
motivazioni che hanno portato l’opera di Sian
Heder (remake del francese La famiglia
Bélier) a trionfare in ben tre categorie (Miglior
film, Miglior sceneggiatura non originale e Miglior attore non
protagonista a Troy Kotsur, primo attore non
udente a vincere tale premio), è bene sottolineare una situazione
tanto scottante, quanto molto spesso sottovalutata: il cinema è una
finestra sulla nostra realtà, parla di noi anche in quei generi che
appaiono del tutto lontani dalla nostra contemporaneità come la
fantascienza o l’horror. Eppure, è in quel discorso anticipatore
puntato sul futuro che si parla del presente: i mostri, gli alieni,
i robot, non sono altro che contenitori metaforici di moniti di
denuncia nei confronti della società a loro contemporanea.
Attraverso la lente di una cinepresa, una realtà finzionale viene
sfruttata per parlare di un’altra realtà, quella vera, quella che
prende, modella, e influisce la vita dei propri
spettatori.
Nel buio della sala il
pubblico viene investito di storie e moniti circa la propria
condizione sociale e culturale, ed è proprio lanciandosi verso
questa direttrice di significato che l’Academy si è sempre più
allineata, finendo per premiare opere fortemente sensibili e
inclusive, che prediligano aspetti politici, piuttosto che
artistici.
Ed ecco che un film come
CODA si inserisce perfettamente in questa
galleria di pellicole intrise di argomenti politically-correct,
personaggi e storie inclusive e immersive, sebbene ignorando e
mettendo in secondo piano l’aspetto più tecnico e artistico. Sono
film che puntano a unire, piuttosto che a dividere, abbracciare il
giudizio unanime, piuttosto che quello separatista.
La trama di CODA – I Segni del
cuore
Al centro del film vi è
la diciassettenne Ruby, una ragazza, figlia udente di un’intera
famiglia di persone sorde. Ogni mattina, prima di andare in classe,
la giovane aiuta i genitori e il fratello a gestire l’attività di
pesca, facendosi al contempo referente principale per contrattare
la vendita del pesce. Ma tra le lezioni e le uscite in barca, Ruby
ha tempo anche per alimentare la sua grande passione: il canto.
Entra così nel coro della scuola diretto dal maestro Bernardo
Villalobos che nonostante la sua severità riconosce nella ragazza
un grande talento più unico che raro, tanto da prepararla per
l’audizione a una prestigiosa scuola. Ruby si trova ora a un bivio:
seguire i propri sogni o continuare ad aiutare la sua famiglia?
Basta dare una veloce
lettura alla sinossi per comprendere perché CODA è riuscito
a salire sul palco nel momento più importante della serata degli
Oscar vincendo come “miglior film”. Perché è un film innanzitutto
semplice, senza pretese, che riesce a parlare in maniera diretta al
cuore del proprio spettatore senza mezzi termini o attraverso
narrazioni e strumenti linguistici complessi. Sfruttando la
potenzialità di una regia altrettanto semplice, canonica, perlopiù
statica perché improntata su inquadrature fisse e prive di
virtuosismi tecnici, e di un montaggio altrettanto lineare, poco
composito, fatto soprattutto di campi e controcampi, CODA
comunica in maniera diretta a uno spettatore che non ha più bisogno
di elucubrazioni mentali, o processi complessi di interpretazione
per comprendere il senso del film.
Lontano da una struttura
pluri-semantica, quello che CODA mostra
corrisponde perfettamente a ciò che racconta, facilitando
l’immedesimazione spettatoriale e il processo di condivisione
affettiva tra il mondo dentro e fuori la cornice cinematografica.
Posti sullo stesso piano dei personaggi sullo schermo si crea tra
spettatore e la sua controparte filmica un rapporto privilegiato e
di complicità, il che va a confermare – enfatizzando – il secondo
motivo che ha permesso a CODA di trionfare sul palco dei
Dolby Theater: la componente emotiva. Lo stretto rapporto tra Ruby
(Emilia Jones) e la sua famiglia, ha innescato
nello spettatore quella parte più emotiva di animale sociale che a
seguito di un periodo complicato come quello della pandemia, e poi
quello drammatico della questione bellica tra Ucraina e Russia era
venuto meno. Ci stavamo dimenticando di essere umani, di essere
persone bisognose di sentimenti, di calore pronto a scorrere nelle
vene bruciando il cuore, e una pellicola come quello diretta da
Heder non ha fatto altro che ripristinare il processo fino a
bagnare le guance di lacrime dolci e riempire l’anima di
speranza.
Ponendo al centro della
storia una famiglia sordo-muta (CODA non è altro che l’acronimo di
“Children Of Deaf Adults”, cioè, “figli di genitori sordi”) il film
si discosta inoltre da quell’immagine di perfezione mediatica
impostaci e suggerita dalle mode di una società bombardata sui
social-media. Un’agiografia della diversità mai retorica, ma
onesta, che senza orpelli narrativi e suggerita da performance
sincere, di uomini e donne che a causa dei propri deficit gli
ostacoli della vita li affrontano con coraggio tutti i giorni (gli
attori sono veramente sordo-muti), colpiscono ancora più al
cuore.
Un elemento che di certo
non passa inosservato, soprattutto agli occhi di un meccanismo
alimentato da un’attenzione al giudizio degli altri, con fare a
volte ipocrita e bigotto come quello dell’Academy.
Il sacrificio della celebrazione
dell’arte
In tutta questa giostra
di buoni sentimenti e inclusione, che tanto piace ai membri
dell’Academy perché permette loro di perorare un discorso di
inclusione verso gli inascoltati e gli emarginati, continua a
sussistere un grande e gigantesco “ma”. Abbagliando il proprio
metro di giudizio da questo fumo di stampo politico, si sacrifica
uno dei motivi che sta alla base dell’istituzione stessa degli
Oscar: la celebrazione dell’arte. Stabilire quale sia in maniera
netta e oggettiva il migliore film della stagione è pressoché
impossibile. Essendo un film un’opera d’arte, è oggetto alla
sensibilità soggettiva del gusto personale di ogni
spettatore/votante.
Eppure, se è vero che
sussiste sempre una componente di giudizio soggettivo, ne esiste
un’altra più oggettiva, basata su elementi e strumenti tecnici che
permettono la valutazione dell’opera da un punto di vista
prettamente obiettivo. Fotografia, regia, montaggio, sonoro, si
elevano pertanto a strumenti di giudizio che aiutano a comprendere
la fattura artistica di un’opera cinematografica, a cui si andrà ad
aggiungere la sua controparte più sentimentale. In CODA a
prevalere nettamente è la sua componente emotiva, il cuore che
batte più veloce di quanto la mente possa creare e pensare. Questo
comporta un dislivello che finisce per rivestire l’intera pellicola
di un anonimato che a lungo andare rischia di farla cadere nel
dimenticatoio di quei film apprezzati nello spazio di una visione,
ma pronti a essere sostituiti da altri più immersivi, più
coinvolgenti, perché più in equilibrio tra tecnica ed emozione,
anima e corpo, corpo e mente.
Morbius è uno dei
cattivi di Spider-Man. Apparso per la prima
volta nel fumetto nel 1971, è stato rievocato dalla Sony sulla scia
di Venom del 2018, la quale ai tempi aveva
pensato ad una serie di film a sé stanti, che quindi non
s’integrassero con il Marvel Cinematic Universe, per poi
rinegoziare tutto e partecipare alla grande festa che l’anno scorso
è convogliata con
Spider-Man: No Way Home.
Morbius fa dunque
parte di quell’idea originaria della Sony di creare film meno
organici tra loro, in cui dare libero sfogo a generi e sottogeneri,
per quanto poi dovessero far parte della stessa famiglia allargata.
E così sorge l’eco vampiristica del personaggio succhia sangue che
dovrebbe aprire a scenari oscuri, e forse anche horror, chissà.
Sicuramente gli effetti speciali, le scelte sui colori dominanti
nella messa in scena e le note di neon ad intermittenza, creano la
perfetta suggestione da Transilvania cyber. E se potessero essere
questi gli elementi protagonisti della storia, sarebbe
l’ideale.
Morbius allarga lo Spider-verse SONY
Diretto da
Daniel Espinosa (Child
44 – Il bambino numero 44 del 2015 e Life – Non oltrepassare il limite del
2017) e scritto da Matt Sazama e Burk
Sharpless (già sceneggiatori di Dracula Untold, Gods
of Egypt e Power Rangers),
Morbius è decisamente un film debole,
poggiato su un impianto estetico ben fatto, efficace e che sfrutta
egregiamente slow motion, suoni tremanti, angoscianti e tutto il
carrozzone, ma che dilania la pazienza dello spettatore quasi di
più degli artigli del dottor Michael Morbius.
Morbius, la trama
Michael (Jared
Leto) è affetto da una rara malattia del sangue che lo
costringe a continue trasfusioni fin da bambino, per cui passa
tutte le sue giornate in un letto d’ospedale, facendo amicizia con
Milo (Matt
Smith) compagno della stessa patologia. Da grandi,
Milo diventa il facoltoso finanziatore del laboratorio di ricerca
di Michael, che nel frattempo ha studiato raggiungendo il titolo di
medico illustre, che ha avuto persino l’ardire di rifiutare il
Premio Nobel, ma che ancora non ha trovato la cura della malattia
che tanto affligge lui e il suo caro amico, ma forse, forse, gli
viene in mente un’idea.
Sotto gli occhi della
sua affasciante collega Martine Bancroft (Adria
Arjona) inizia a pensare alle proprietà dei vampiri – i
veri animaletti volanti simili ai pipistrelli – dando il via a
qualche rapido esperimento e, a colpi di provetta, in men che non
si dica tira fuori la fiala decisiva con l’antidoto tanto
agognato.
Purtroppo, però, non va
tutto come previsto. E non certo rispetto alla trama – magari –
bensì alla resa della storia, il suo sviluppo, la successione delle
scene (se non le scene stesse), la stesura dei dialoghi e, in
ultima analisi, ma non per importanza, la scrittura dei
personaggi.
Troppa libertà a Jared Leto?
Dr. Michael Morbius (Jared
Leto) in Columbia Pictures’ MORBIUS.
Il problema di Jared Leto è stato analizzato da tempo, ed
egli continua instancabilmente a confermarlo. Il lavoro facile per
un regista è avere degli attori che diano carattere e stile al
film, se questa è la sua personale scelta rispetto ad esso. Se,
viceversa, è necessario che l’impianto base del film venga da
altrove (una storia preesistente, una forte idea caratterizzante, o
il semplicissimo fatto che non possa ruotare tutto attorno ad un
solo attore), chi tiene le redini della baracca ha l’infelice
compito di suonare poderose vergate a chi, invece, insiste nel
voler fare di testa propria.
La faccenda, purtroppo,
è molto semplice. Jared Leto ha un suo apporto ai personaggi che
incarna che è estremamente definito e, per così dire, accurato.
Sarebbe stato un dottor Morbius senza sbavature se fosse stato
guidato a dovere, ma così non è stato. Il flusso della personalità
del film gli viene lasciata follemente in mano, concedendo ai suoi
lunghi ciuffi corvini, e alla sua svenente asessualità, di prendere
delle vie che né si compiono – figuriamoci – né si definiscono.
Come se attirasse l’attenzione su di sé promettendo fascino a
palate, per poi girarsi sui tacchi e andarsene.
Morbius non è un film fatto male, è solo
inconsistente.
ATTENZIONE: Questo articolo
contiene spoiler del primo episodio di Moon Knight
È arrivata su Disney+ l’ultima meraviglia
dell’MCU: stiamo parlando della
serie Moon Knight. Il protagonista è Oscar Isaac: l’attore di Scene da un matrimonio e Dune interpreta
Steven Grant, un gentile commesso del negozio di souvenir
della National Art Gallery di Londra. Steven, inizialmente
dice di “vagare” nella notte ma, come si scopre più avanti
nell’episodio, la sensazione è data da un Disturbo Dissociativo
dell’Identità: “Steven Grant” rappresenta solo una delle
molteplici identità interne al personaggio. Le altre personalità
sono decisamente più eccentriche: una di queste è il formidabile
mercenario conosciuto come Marc Spector (o
Moon Knight). Nei panni di Spector,
Isaac si muove da Londra alle Alpi, passando per
l’antico Egitto.
Come si può intuire, Moon
Knight
non è il tipico prodotto MCU – e questo vale
anche per la filosofia della serie nei confronti dei riferimenti al
resto del mondo Marvel. Diversamente da ciò a cui
i fan della Marvel sono abituati a vedere, nel
primo episodio dello show i riferimenti a figure ed eventi passati
dell’MCU sono davvero sporadici.
Se non fosse per il titolo
introduttivo, lo spettatore comune non avrebbe idea di star
guardando una creazione Marvel. Tuttavia, con uno
sguardo più attento, le avventure di Steven
Grant rimandano comunque ai fumetti e ai personaggi del
franchise e non escludono interessanti anticipazioni. Ecco gli
Easter Eggs e le references rintracciabili nell’episodio 1 di
Moon Knight, l’inquietante ”Il pesce
mono-pinna; Una presenza ingombrante; Amnesie”
Il primo riferimento alla Marvel
Comics: le scarpe piene di vetro di Arthur
L’intro di Moon
Knight ruota attorno al criminale interpretato da Ethan Hawke, Arthur Harrow. Il
personaggio, distrugge un bicchiere e si riempie le scarpe con i
vetri, per poi indossarle.
Questa sequenza introduttiva è
probabilmente un riferimento alla controparte di Harrow
dai fumetti Marvel. Introdotto nel 1985
con Moon Knight#2, Dr. Harrow è
uno scienziato esperto in “teoria del dolore” (studia come bloccare
la risposta neurale al dolore). L’uomo è anche affetto da una
patologia debilitante e incurabile che gli provoca costante agonia.
Per ora, la professione di Arthur Harrow non viene
menzionata in Moon Knight. La prova delle scarpe
piene di vetro potrebbe però indicare l’origine del personaggio nei
fumetti: anche nella serie, Harrow sembra
essere uno scienziato ossessionato dal dolore.
Una reference di Namor il
Sub-Mariner in Moon Knight?
Ancora una volta,
l’MCU inserisce in un suo prodotto un riferimento
a Namor il Sub-Mariner, il personaggio della Marvel Comics proveniente da
Atlantide. In Moon Knight, si vede
un negozio chiamato “Atlantis” quando
Steven corre per Londra cercando di prendere il suo
autobus.
Il luogo immaginario è stato già
citato in Iron Man 2 (con la mappa SHIELD) e in
Avengers: Endgame (con i “terremoti
sotterranei” di Okoye), e si dice che il personaggio di
Namor potrebbe essere una presenza significativa in
Black Panther: Wakanda
Forever. Forse allora il negozio che si vede in
Moon Knight è un’altro sassolino in questo
percorso?
Donna è l’adattamento di
un personaggio dei fumetti?
Il supervisore di Steven
Grant nel museo è Donna (Lucy
Thackeray). L’attrice forse non colpisce immediatamente
gli spettatori, ma il suo nome deriva da Donna
Kraft. Il personaggio della Marvel Comics ha debuttato nel
1992 con Moon Knight #39 come agente di
Marc Spector. La versione live-action condivide poco con
Kraft, ma è divertente il fatto che Moon
Knight trasformi Donna da dipendente di
Marc a capo di Steven.
Moon Knight cita l’Ennead, gruppo
di divinità egizie
Moon Knight include
nel primo episodio diversi riferimenti all’Ennead – un
“super-gruppo” che include le nove divinità della mitologia
egizia che incarnano tutte le forze presenti nell’universo. L’idea
esiste all’interno della vera mitologia egizia, ma i fumetti
Marvel hanno adattato l’Ennead nel
fumetto del 1950 Marvel Tales #96.
Questo stormo di divinità
originariamente proveniene da una dimensione conosciuta come
Eliopoli Celeste, ma può viaggiare sulla Terra attraverso
un portale: la porta si apre nell’antico Egitto e crea un rapporto
simile a quello tra la Norvegia e gli Asgardiani: i
visitatori diventano dei adorati dalla gente del posto. L’enfasi
posta sull’Ennead nell’episodio 1 di Moon
Knight suggerisce che la storyline nata nei fumetti
potrebbe essere trasposta in live-action.
La statua vivente di Moon Knight è
un personaggio Marvel
Non è solo la performance di
Oscar Isaac a conquistare lo spettatore
di Moon Knight. C’è anche un altro personaggio,
Crawley, un artista di strada, una statua vivente vestita
d’oro e muta. Interpretato da Shaun Scott, la
figura è il miglior amico di Steve.
La scelta non è casuale:
Crawley è preso direttamente dalle avventure di
Moon Knight nei fumetti Marvel.
Nello specifico, è un riferimento a Bertrand Crawley – un
senzatetto che funge da informatore di Marc Spector. Nella
serie, il personaggio passa da vivere per strada ad essere
un’artista di strada, similmente al passaggio di Donna da
dipendente di Marc a datore di lavoro di Steve:
in entrambi i casi, la serie onora il materiale d’origine pur
prendendo una direzione unica e nuova.
Layla di Moon Knight è Marlene
Alraune della Marvel Comics
Quando Steven Grant scopre
il telefono usa e getta di Marc Spector, vede che il suo
alter-ego sta ricevendo molte chiamate da una donna:
Layla. Anche se il nome è diverso, Layla (che
sappiamo negli episodi futuri sarà interpretata da May
Calamawy) è molto probabilmente la
versione live-action di Marlene Alraune. Il
personaggio debutta nei fumetti Marvel nel
1976: Marlene Alraune è un’archeologa ed è la
compagna di Marc Spector. Anche se non è ancora apparsa
sullo schermo, in Moon
Knight Layla sembra legata
romanticamente all’alter-ego di Marc ed è anche qui
un’archeologa.
Moon Knight e l’Easter Egg di
”Duchamp”
Nell’elenco delle chiamate perse di
Marc Spector, l’unico altro nome che compare è quello di
un certo ”Duchamp”. Decisamente più facile da decifrare di
Layla, Duchamp deve essere un riferimento a
Jean-Paul Duchamp – uno degli alleati di Moon
Knight nei fumetti. Questo ex membro della legione
straniera francese, non dovrebbe apparire nella serie: fino ad ora
non è stato annunciato nessun attore per la parte.
Forse il nome in rubrica che si vede
nell’episodio 1 è solo un Easter Egg per i fan dei fumetti, o forse
è il preludio per un’apparizione
a sorpresa di uno dei più popolari personaggi di Moon
Knight?
Lo specchio in Moon Knight
prefigura la trasformazione di Marc
Moon Knight si
affida fortemente alle immagini e al simbolismo per alludere ai
poteri interiori di Steven Grant – a volte sottilmente, a
volte apertamente. Steven indossa vestiti bianchi a letto
e copre il pavimento di sabbia. All’esterno si vede costantemente
la luna, mentre il suo appartamento è attraversato da
un cerchio bianco.
L’esempio migliore del simbolismo
della serie, tuttavia, arriva nel momento in cui Steven
Grant sente per la prima volta la presenza di Marc
Spector. Il mercenario appare al suo alter-ego in uno
specchio rotondo, circolare e bianco che ricorda molto la luna: una
bella rappresentazione visiva del segreto che Spector
sta nascondendo.
Arthur Harrow parla di Thanos (ma
non lo nomina)
Alcuni riferimenti mancanti in
Moon Knight sono studiati apposta per far pensare
al resto dell’MCU.
Esemplare è il discorso di Arthur Harrow che, nel
tentativo di convincere Steven Grant delle virtù di
Ammit, sostiene che se Ammit fosse stata libera, avrebbe
evitato l’ascesa di Hitler e la distruzione che ha compiuto, ma
anche Nerone, il genocidio armeno, il Pol Pot…
Sentendo ciò, non si può che pensare
a Thanos: il cattivo non ha raccolto ogni singola
Gemma dell’Infinito e non ha spazzato via metà di tutta la
vita sull’universo per essere lasciato fuori dalla lista. Non
menzionare il Titano Pazzo mantiene saggiamente,
almeno in questa fase iniziale, Moon Knight
separato dalla più ampia MCU, ma è abbastanza strano sentire un
personaggio Marvel snocciolare i momenti peggiori
dell’umanità e tralasciare gli eventi di Avengers: Infinity War.
Steven Grant inserisce Avatar
nell’MCU
Pochi istanti dopo il mancato
discorso su Thanos, Ethan Hawke si riferisce al fatto
che Ammit venga tradito dal suo “avatar”. Steven risponde con ironia ”Gli
Avatar, le persone blu, adoro quel film.” L’ovvio cenno al
blockbuster del 2009 di James Cameron è un dettaglio affilato
e sottile se si pensa che la Disney, a seguito
della sua acquisizione di Fox, ora possiede
Avatar.
Ancora, quando Harrow cerca
di spiegare cosa intenda veramente, Steven lo
interrompe con: “Intendi l’anime?“. Questa battuta fa
cenno ad un altro Avatar: la serie animata La
leggenda di Aang.
Il regista di Ambulance (in queste
settimana la cinema) Michael
Bay, ha rivelato che la leggenda di
HollywoodSteven Spielberggli
ha consigliato di smettere di girare i film diTransformers.
Ambulanceè l’ultima
avventura del regista nei
film d’azione. Il film, basato sul film danese
scritto da Laurits Munch-Petersen e Lars Andreas Pedersen, racconta
la storia di due rapinatori che rubano un’ambulanza come veicolo di
fuga dopo che una delle loro rapine in banca è andata terribilmente
male.
Ambulance è interpretato da
Jake Gyllenhaal, Yahya Abdul-Mateen II ed Eiza González.
Bay è uno dei più grandi nomi
del cinema d’azione e forse conosciuto meglio cheper
i suoi filmTransformersbasati sulle famose action figure e sugli omonimi cartoni
animati. Tra il 2007 e il 2017, Bay ha diretto un totale di cinque
film diTransformers,
con i primi tre con
Shia LaBeoufe gli ultimi due con
Mark Wahlberg. Sebbene la maggior
parte degli spettatori sia d’accordo sul fatto che i film siano
diminuiti di qualità dopo il terzo
film,Bay ha continuato a
sfornare sequel, che a loro volta hanno continuato a fare grandi
incassi al botteghino nonostante tutto. Successivamente Bay ha
lasciato il timone del regista dopo il quinto film, mentre la serie
è proseguita con uno spin-!off intitolato Bumblebee,
diretto dalregista Travis
Knight.
Ebbene oggi arriva un interessante
retroscena. Infatti, durante il tour promozionale dell’ultimo film
da regist, Michael Bay ha parlato del suo passato
alla guida dei Transformers e
ha ammesso di pensare la stessa cosa in merito alla qualità dei
film e che avrebbe dovuto limitarsi ad una trilogia, come suggerito
dal regista premio Oscar. Secondo Bay, Spielberg gli
consigliò di “fermarsi alle tre
opere”, cosa che inizialmente Bay aveva
accettato. Tuttavia, quando lo studio gli ha chiesto di
tornare per una quarta puntata di Transformers, ha accettato
contro il suo buon senso e il film ha incassato 1 miliardo di
dollari, risultato chelo ha ispirato a
realizzare Transformers
5. Tuttavia Bay in seguito ha
convenuto che “avrebbe dovuto
fermarsi”, ammettendo però che i film
erano“ancora divertente da fare.”. Di
seguito le sue parole:
“Ne ho fatti troppi. Steven
Spielberg ha detto: ‘Basta fermarsi alle tre pellicole’. E ho detto
che mi sarei fermato. Lo studio mi ha pregato di farne un quarto, e
poi anche quello ha fatto un miliardo. E poi ho detto anche a loro
che mi sarei fermato qui. E mi implorarono di nuovo. Avrei dovuto
fermarmi. Sono stati divertenti da fare”.
L’Academy of Motion Picture
Arts and Sciences ha mosso i primi passi verso un’azione
disciplinare contro Will Smith per il suo comportamento
agli Oscar. La star di King
Richard che ha vinto il suo primo Oscar ha
rovinato la sua serata ancor prima di avere in mano la statuetta,
quando ha aggredito Chris Rock durante la cerimonia degli Oscar
del 2022. Come molti di voi sapranno, dopo aver preso in giro la
moglie di Smith, l’attrice Jada Pinkett Smith per la sua testa
rasata, Rock è stato aggredito sul palco da Will
Smith che l’ha schiaffeggiato, difronte a tutto il pubblico
presente generando sia dal vivo che a casa quello che potremmo
definire uno shock collettivo.
Jada Pinkett Smith
ha l’alopecia, una condizione che impedisce la crescita dei peli
sul corpo o provoca la caduta dei capelli esistenti. In passato, si
è dimostrata aperta riguardo alle sue difficoltà, ma il tentativo
di Chris Rock di fare dell’umorismo sulla
questione non è certamente andato bene né a lei né a suo marito. Da
quando ha aggredito Rock, Will Smith si è rivolto ai social media per
scusarsi direttamente con il comico, cosa che non ha fatto dopo
aver vinto l’Oscar come miglior attore. C’è stato anche un
susseguirsi di reazioni da parte delle
celebrità, la maggior parte delle quali sembra ritenere che
Will Smith abbia avuto un atteggiamento
sconsiderato e che avrebbe dovuto gestire la situazione con un
maggiore grado di maturità e professionalità. Allo stesso tempo,
una domanda ha continuato ad aleggiare nell’ambiente: Smith
affronterà qualche effettiva conseguenze dell’Accademia per le sue
azioni?
Ebbene oggi per la prima volta da
quando Smith ha schiaffeggiato Rock, si è iniziato a parlare che
l’attore possa andare in contro a qualche ripercussione in seguito
alla condotta. Infatti, come riporta
Variety, il Consiglio dei governatori
dell’Academy ha rilasciato una dichiarazione che annuncia
che si
stanno prendendo in considerazione diverse possibilità per questa
situazione, tra cui “sospensione, espulsione o
altre sanzioni consentite”. Il rapporto chiarisce anche
che a Will Smith è stato chiesto di lasciare
il teatro dopo l’aggressione, ma si è rifiutato di farlo. La
decisione finale sulla linea d’azione dell’Accademia sarà rivelata
in una riunione del consiglio il 18 aprile.
In aggiunta a quanto sopra, la
dichiarazione rilasciata rinnova delle scuse a Chris
Rock per il comportamento di Smith, nonché ad altri
candidati, ospiti e spettatori. Dato che la situazione è piuttosto
senza precedenti nella storia della cerimonia di premiazione, è
difficile determinare dove questa situazione potrebbe portarci. Da
un lato, è difficile vedere l’Academy vietare a una delle più
grandi star di Hollywood di partecipare a una cerimonia degli Oscar
o di essere nominata di nuovo. D’altra parte,
tuttavia, lo status di Smith come una delle più grandi
star del mondo comporta alcune responsabilità. Una star
del suo calibro che prende a schiaffi uno dei comici più famosi del
mondo per uno scherzo, senza subire conseguenze potrebbe mandare un
messaggio sbagliato.
Ebbene oggi James Gunn ha rivelato che Guardiani della Galassia Vol. 3 sarà “la
fine” per questa squadra di Guardiani, e questo
dato di fatto ha il sapore di una missione agrodolce per il cast,
la troupe e gli stessi fan. Anche Dave Bautista ha fatto eco alle sue parole
riguardo a questo aspetto agrodolce del film, ma ha anche detto che
non vede l’ora di concludere il viaggio lungo 10 anni per
interpretare il personaggio della serie. Zoe Saldana ha
anche risposto alla dichiarazione di Gunn su Guardiani della Galassia Vol. 3, sottolineando
che le emozioni sono già iniziate, ma sottolineando anche il fatto
che arriveranno a finire il viaggio tutti insieme è una gioia
aggiungendo che Gunn sta dando a tutti loro un finale davvero
“bellissimo”.
Recentemente via Twitter a Gunn è
stato chiesto quali vibes regnassero sul set, domanda a cui il
regista ha dato una risposta molto onesta, dicendo le vibrazioni
provate sono “fantastiche” sottolineando perà che c’è
ancora tristezza nell’aria. Il regista ha aggiunto che ci sono
“lacrime quasi quotidiane” poiché il cast e la troupe
sanno bene che “questo è l’ultimo film dei Guardiani per la
maggior parte di loro“. Questo è lo stesso sentimento che Gunn
condivide da quando è iniziata la produzione. Ecco il tweet di
James Gunn:
Honesty they’re great, I love this cast and
crew, but there is also a lot of sadness and near-daily tears
knowing this is the last Guardians movie for most of us.
#gotgvol3https://t.co/FfsqQLu3rP
Mentre Guardiani
della Galassia Vol. 3 potrebbe essere
l’ultima volta che il pubblico vedrà insieme quella particolare
squadra, c’è ancora la questione del Guardians of the Galaxy Holiday Special, che
Gunn ha recentemente affermato essere la cosa più bella che
abbia mai fatto in vita sua. Il regista ha detto che sarà
“diverso da qualsiasi cosa qualcuno abbia mai visto
prima“, di cui il pubblico sarà testimone quando debutterà su
Disney+ durante le festività
natalizie. Vi ricordiamo che Star-Lord di Chris
Pratt apparirà in Thor: Love and
Thunder, quindi c’è almeno un’apparizione aggiuntiva per
il suo personaggio anche nell’MCU, ma non è chiaro quale destino
attende il resto di questo gruppo di Guardiani.
Chris Rock ha rotto il suo silenzio
sull’incidente tanto discusso accaduto agli Academy Awards la scorsa domenica, quando Will Smith è salito sul palco e lo ha
schiaffeggiato con sorpresa del pubblico. Il comico era sul palco per presentare
l’Oscar al miglior documentario quando ha fatto una battuta sulla
moglie di Smith, Jada Pinkett-Smith. La battuta non è stata
accolta molto bene da Smith che ha reagito alzandosi e andando sul
palco per dargli uno schiaffo per poi tornando al suo posto
continuando a gridare ad alta voce: “Tieni il nome di mia
moglie fuori dalla tua fottuta bocca! “
Da quando si è verificato
l’incidente, molte celebrità hanno espresso le loro opinioni in
merito. La co-conduttrice degli Oscar Amy
Schumer ha spiegato di essere ancora sotto shock dopo
l’accaduto, Jim Carrey ieri ha rivelato di essere
“disgustato” rispetto a quanto è successo e Adam Sandler ha espresso il suo sostegno a
Rock dopo l’incidente. La madre di Will Smith ha anche commentato l’accaduto,
ammettendo di essere sorpresa quanto il pubbliche e di non aver mai
visto suo figlio comportarsi in quel modo prima d’ora. Tuttavia, lo
stesso Rock non ne ha parlato, fino ad ora.
Le parole di Chris Rock
Ebbene oggi
Variety riporta le parole del comico che
ha affrontato l’accaduto per la prima volta da quando prima di
iniziare il suo spettacolo dal vivo a Boston mercoledì sera. Nell’occasione Rock sul palco del
teatro ha fatto riferimento all’incidente, spiegando che sta ancora
cercando di elaborare la cosa, ma che ne discuterà ancora solo
quando si sentirà pronto. Di seguito riportiamo le sue parole:
“Non ho un mucchio di cazzate da
dire su quello che è successo, quindi se vieni per sentire cosa ho
da dire su questo beh … ho un intero spettacolo che ho scritto
prima di questo fine settimana. Sto ancora elaborando quello che è
successo. Quindi, a un certo punto parlerò di quella merda. E sarà
serio e divertente”.
Sebbene la risposta di Rock sia
stata breve, è del tutto comprensibile che il comico abbia ancora
bisogno del tempo necessario per elaborare tutto. Per quanto
inaspettato sia stato lo schiaffo per i membri del pubblico e per
coloro che guardavano a casa, possiamo solo lontanamente immaginare
come si sia sentito Rock prima, durante e dopo quel momento.
Smith da allora si è scusato e sarà
interessante vedere se Rock ritornerà sull’argomento questo in modo
specifico.
Divenuto celebre di recente grazie
alla serie NetflixBridgerton, l’attore Regé-Jean
Page è oggi una star dello schermo estremamente richiesta.
Prima di questo titolo, però, egli aveva già preso parte a diversi
titoli di particolare rilievo, dimostrando di essere un interprete
capace di distinguersi tra ruoli e generi diversi e lasciando
dunque intravedere per lui un futuro particolarmente ricco di
occasioni.
Ecco 10 cose che non sai suRegé-JeanPage.
Regé-Jean Page: i suoi film e le serie TV
1. È noto per alcune serie
TV. La carriera dell’attore ha inizio nel 2001, quando
recita con il ruolo di Tanaka nella serie Gimme 6. In
seguito ricopre piccoli ruoli in alcuni episodi di serie come
Casualty (2005), Fresh Meat (2013) e Waterloo
Road (2015). Ottiene sempre maggior successo grazie alle serie
Radici (2016) e For the People (2018-2019), fino
a consacrarsi poi con Bridgerton (2020). Nel 2014
aveva invece avuto modo di recitare nel film TV Space
Ark.
2. Ha recitato in celebri
film. La prima apparizione di rilievo sul grande schermo
per l’attore è avvenuta nel 2015 con il film Survivor,
thriller d’azione con Milla Jovovich,
dove interpreta Robert Purvell. In seguito ha ottenuto il ruolo di
Captain Khora nel film fantasy Macchine mortali
(2018), per poi recitare da protagonista in Bridgerton (2020), con il ruolo
di Chico Sweetney. Prossimamento tornerà al cinema con i film
The Gray Man, con protagonista Ryan Gosling, e
Dungeons & Dragons, con Chris Pine.
3. È stato candidato ad
importanti premi. Per il suo ruolo in Bridgerton,
l’attore è stato candidato ai prestigiosi Emmy Awards (gli Oscar
per la televisione) in qualità di miglior attore protagonista in
una serie drammatica. Per questo stesso titolo ha poi ricevuto
anche candidature agli Screen Actors Guild Award, ai Satellite
Award e agli MTV Movie & TV Awards, dove ha poi vinto come miglior
performance rivelazione.
Regé-Jean Page in Harry Potter
4. Ha recitato in un
capitolo della saga. Prima di diventare celebre per
Bridgerton, Page ha debuttato sul grande schermo con un
cameo nel film Harry Potter e i Doni della
Morte – Parte 1. Egli può infatti essere brevemente visto
alle spalle di Hermione Granger, interpretata da Emma Watson,
nel momento in cui Kingsley manda il suo Patronus durante il
matrimonio. Un semplice cameo come invitato al matrimonio, per
quello che ora è invece un celebre attore protagonista.
Regé-Jean Page e la fidanzata Emily Brown
5. Ha una fidanzata non
famosa. A differenza di tanti altri suoi colleghi, Page è
fidanzato con una donna non appartenente al mondo dello spettacolo.
Si tratta di Emily Brown, copywriter e giocatrice
di calcio nella squadra londinese delle FBB Warriors. I due, molto
riservati, sono stati paparazzati insieme in diverse occasioni e
solo nel settembre del 2021 hanno fatto la loro prima apparizione
pubblica. La loro relazione sembra essere però nata nel 2020, anno
in cui sarebbero anche andati a convivere nella villa a Londra
acquistata dall’attore.
Regé-Jean Page in Bridgerton
6. È stato il protagonista
della prima stagione. Con l’arrivo nel 2020 della serie
Bridgerton, una delle più guardate di sempre su Netflix,
Page si è imposto come una vera e propria celebrità. Nella prima
stagione egli è il protagonista maschile indiscusso, con il ruolo
di Simon Basset, Duca di Hastings, di natura libertina e con un
difficile rapporto con il padre alle spalle.
7. Per lui le scene di sesso
erano come scene di combattimento. Regé-Jean Page ha
paragonato fare le famigerate scene di sesso presenti nella serie a
quelle di combattimento, affermando che si tratta di coreografie
ben ideate, nel senso che tutte le persone coinvolte “sanno
dove sta andando quella mano e come dovranno reagire ad essa“,
sottolineando come assolutamente nessuna azione sia improvvisata o
lasciata ad una scelta del singolo individuo. Si tratta sempre di
un gioco di squadra.
8. Non tornerà nella seconda
stagione. Per il dispiacere di tutte le sue fan, Page,
star della prima stagione, ha rivelato che non sarebbe tornato
nello show per una seconda stagione (qui la recensione della seconda
stagione di Bridgerton). Questo potrebbe dipendere dal
fatto che il Duca non ha più un ruolo particolarmente rilevante da
svolgere nei sette romanzi di Bridgerton che seguono. L’attore,
dunque, ha affermato che per il suo futuro si concentrerà su nuovi
progetti.
Regé-Jean Page è su Instagram
9.Ha un
account sul celebre social. L’attore ha deciso di aprire
un proprio account ufficiale su questo social che è oggi seguito da
qualcosa come 5,5 milioni di persone. La sua bacheca, con oltre 100
post, lo vede protagonista di momenti lavorativi, con retroscena e
curiosità dai set su cui è stato. Di tanto in tanto è solito
pubblicare anche qualche post relativo a momenti di svago, in
compagnia di amici o della sua famiglia. Seguendolo si può dunque
rimanere aggiornati sulle sue attività.
Regé-Jean Page: età e altezza dell’attore
10. Regé-Jean Page è nato a
Londra il 24 gennaio del 1988. L’attore è alto
complessivamento 1.80 metri.
Il regista Joe Russo in una recente intervista ha spiega
perché hanno scelto di far morire Iron Man (Robert
Downey Jr.) in Avengers: Endgamee
non Capitan America (Chris
Evans). Joe e suo fratello, Anthony, sono entrati nel
MCU nella Fase 2 con il thriller
politico Captain
America:
The Winter Soldier. Dopo
il successo della loro seconda collaborazione con i Marvel
Studios, Captain
America: Civil War,
la coppia è stata invitata a concludere la
saga Infinity
con Avengers:
Infinity War e Avengers: Endgame,
che non era certo una passeggiata semplice da intraprendere.
Fortunatamente, tutto il loro duro lavoro è stato ripagato poiché
entrambi i film sono diventati un successo di critica e
commerciale.
Oltre a presentare correttamente il
Thanos di Josh Brolin e poi culminare la narrativa
decennale dei Marvel Studios, i Russo avevano anche il compito di
trovare il modo migliore per concedare alcuni degli eroi fondatori
del MCU. La rosa dei papabili includeva i
co-leader degli Avengers, Tony
Stark e Steve Rogers. Ora, i personaggi sono
entrambi in pensione nel franchise, anche se le rispettive storie
sono finite in modo diverso in Avengers:
Endgame. Iron Man è morto sacrificando la sua vita
per sconfiggere il Titano Pazzo. Nel frattempo, Capitan
America ha avuto una seconda possibilità di vita quando ha deciso
di tornare indietro nel tempo per riunirsi con Peggy
Carter (Hayley
Atwell) negli anni ’40.
Quando gli è stato chiesto come i
Russo, insieme agli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen
McFeely, abbiano deciso questo, Joe ha rivelato che tutto risale a
quella che secondo loro sarebbe una narrativa più avvincente.
Parlando con Deadline mentre sta promuovendo un nuovo
festival cinematografico chiamato Sands International
Film Festival di St. Andrews, il regista ha spiegato
perché la morte di Tony ha avuto più impatto dell’idea del
sacrificio di Steve. Di seguito trovare il suo pensiero:
Se pensi a Capitan
America come a un personaggio, dici “Okay, la morte di Capitan
America è abbastanza ovvia”, giusto? Questo è, sai, qualcosa che il
personaggio farebbe con maggior prevedibilità. Sai, questo è un
tizio che, sai, si è offerto di fare da cavia in un esperimento
scientifico. È intrinsecamente un eroe. Come se non ci fosse molta
complessità lì. Potrebbe avere un impatto emotivo perché ti piace.
Sai che è un personaggio molto simpatico, ma questo non è
necessariamente l’arco narrativo più avvincente. Tony Stark è un
personaggio che doveva morire. Se guardi Iron Man, i primi cinque
minuti di quel film, sarebbe dovuto morire, ma non l’ha fatto, è
stato catturato e ha un ego, giusto? E quel primo film parla della
sottomissione del suo ego per farlo diventare un eroe. Ma quell’ego
poi lo alimenta, e a volte compete con questa idea di lui come un
eroe. Ci è sembrato un arco narrativo più interessante per noi
prendere un personaggio che aveva un ego smisurato che decide di
morire per gli altri, devi sconfiggerne i diritti. Star che muore
per gli altri ci è sembrato l’arco narrativo più avvincente, in
modo da rendere il film più ricco e complesso, ed è per questo che
lo abbiamo scelto.
Nel corso degli anni, le
decisioni prese dai Marvel Studios sia in Avengers:
Infinity War che in Avengers:
Endgame sono state esaminate dai
fan. Non tutti sono sono stati entusiasti della morte di Iron
Man, anche se conclude magnificamente il suo arco narrativo dato
che ha iniziato come un industriale egocentrico che non poteva
essere disturbato dai problemi delle altre persone. Premesso che la
sua morte è stata tragica, soprattutto da quando ha lasciato sua
moglie Pepper Potts (Gwyneth Paltrow)e la loro giovane figlia
Morgan (Lexi Rabe), il suo sacrificio funziona in termini di arco
personale in generale. Quanto al destino finale di Capitan America?
I fan si stanno ancora chiedendo che sviluppo avrà. I Marvel
Studios hanno giocato attorno alle domande in merito al suo destino
e ad oggi non è chiaro se mostreranno mai cosa gli è successo
esattamente alla fine del film. Per ora sappiamo che Sam Wilson
(Anthony Mackie) brandisce lo scudo ed eredita
ufficialmente il ruolo nel franchise.
Oggi l’MCU si sta allontanando
dalla saga dell’infinito mentre i Marvel Studios
continuano a costruire la Fase 4 e oltre. A questo punto, il
franchise è ancora lontano da un altro progetto simile alla saga
dell’infinito. Ma anche se il franchise si espande esponenzialmente
con l’arrivo di nuovi personaggi, i fan avranno sempre un debole
per i sei Avengers originali, in particolare per Iron
Man e Captain America.
Sofia Boutella è
una di quelle attrici che sta contribuendo alla rivoluzione del
cinema e delle serie tv, grazie alla sue performance ricche di
ricercatezza e dettagli. L’attrice, che ha iniziato come ballerina, ha dato subito prova delle sue abilità,
riuscendo a stupire lo spettatore sin dalle sue prime apparizioni
sullo schermo.
Ecco dieci cose da sapere su
Sofia Boutella.
Sofia Boutella: i suoi film
1. Ha recitato in celebri
film. La carriera cinematografica dell’attrice e ballerina
inizia nel 2002, quando appare nel film Le défi, per poi
apparire in StreetDance 2 (2012) e Kingsman – Secret
Service (2014), che le conferisce grande popolarità.
Recita poi in Monsters: Dark Continent (2014), Jet
Trash (2016) e Star Trek Beyond
(2016). Tra i suoi ultimi lavori, vi sono Tiger Raid
(2016), La mummia (2017),
Atomica bionda (2017),
Kingsman – Il cerchio
d’oro (2017, cameo), Hotel Artemis (2018),
Climax (2018), Settlers – Colonia Marziana (2021)
e Prisoners of the Ghostland (2021).
2. È apparsa anche sul
piccolo schermo ed è doppiatrice. L’attrice non si è
cimentata con la recitazione solo per il grande schermo, ma ha
anche lavorato per altri progetti. Infatti, ha partecipato alle
serie Il commissario Cordier (2004) e Modern Love
(2019), oltre che nei film tv Permis d’amier (2005) e
Fahrenheit 451 (2018). Prossimamente reciterà anche nelle
serie SAS: Rogue Heroes e Guillermo del
Toro’s Cabinet of Curiosities. Inoltre, ha lavorato anche come
doppiatrice, prestando la propria voce per il film Azur e
Asmar (2006).
Sofia Boutella in La mummia
3. Ha amato interpretare il
suo personaggio. Nel film La mummia, l’attrice e
ballerina ha interpretato proprio il personaggio della mummia ed è
rimasta colpita da come questo era stato pensato: “Quando mi
sono seduta con Alex [Kurtzman, regista del film], gli ho detto
“Come hai intenzione di fare questo? Quali sono i tuoi sentimenti e
pensieri?” Voleva rendere omaggio ai film originali e, allo stesso
tempo, adattarlo ai tempi moderni e alla tecnologia che abbiamo
ora. Questo è quello che mi ha fatto innamorare di più, perché amo
i film originali”.
4. Il suo passato di
ballerina l’ha aiutata. Per interpretare Ahmanet, è stato
utile rievocare il suo talento di ballerina e performer:
“Volevo trovare la sua dimensione, perché, anche se non è mai
diventata faraone, si comporta come tale. E pensa di essere una
regina e lo è. Ha quel tipo di potere e forza che ho voluto
restituire trovandole una dimensione e un certo tipo di
fisicità”.
Sofia Boutella in Star
Trek
5. Non conosceva la
saga. Prima di interpretare Jaylah in Star Trek:
Beyond, l’attrice non aveva mai visto la saga né era al
corrente della sua storia o delle sue innumerevoli trasposizioni
cinematografiche e televisive. Per recuperare questa mancanza, in
vista delle riprese del film, ha recuperato alcune delle serie
televisive trasmesse nel corso degli anni.
6. Secondo lei il film ha un
messaggio di pace. Grazie alla sua esperienza personale,
ovvero il fatto di essere scappa da Algeri a soli dieci anni con la
sua famiglia per arrivare in Francia, l’attrice ha capito che
dietro Star Trek: Beyond si nasconde un vero e proprio
messaggio di pace e di unione tra le varie culture. Una tematica
che l’ha spinta ad accettare subito il suo ruolo.
Sofia Boutella in Kingsman: Secret Service
7. Si è allenata duramente
per il film. Per interpretare la parte di Gazelle, letale
spia nel film Kingsman: Secret Service, l’attrice si è
dovuta sottoporre ad un durissimo addestramento fisico. “Mi
hanno insegnato la boxe thailandese, il taekwondo e come lavorare
con i cavi. Gazelle usa le gambe per uccidere, quindi ho dovuto
imparare diversi tipi di calci. Non avevo mai fatto niente di
simile prima“.
Sofia Boutella: chi è il suo
fidanzato
8. È fidanzata da
poco. L’attrice è fidanzata da circa un anno con
Keean Johnson. I due hanno 14 anni di differenza e
pare che si frequentino da circa un anno, anche se ci sarebbe già
stata una piccola crisi nel mezzo. Prima del suo attuale compagno,
l’attrice ha frequentato il cantautore M. Pokora
nel 2008, per poi iniziare una breve storia con Robert
Sheehan. Tra i vai flirt a lei attribuiti ci sarebbe anche
quello con Chris Pine, suo
collega in Star Trek.
Sofia Boutella è su Instagram
9.Ha un
account seguitissimo. Come la maggior parte dei suoi
colleghi, anche la giovane attrice ha aperto da qualche anno il
proprio profilo Instagram, seguito da qualcosa come 535 mila
persone. Il suo profilo, con oltre 800 post, è un tripudio di foto
che la ritraggono protagonista tra momenti lavorativi e di svago.
Seguendola, si potrà dunque rimanere aggiornati su tutte le sue
attività, dalla recitazione alla pubblicità, fino ai luoghi da lei
visitati e molto altro.
Sofia Boutella: età e altezza
10. Sofia Boutella è nata il
3 aprile del 1982 a Bab El Oued, in Algeria. La sua
altezza complessiva corrisponde a 165 centimetri.
Daredevil è molto
probabilmente uno dei migliori progetti Marvel mai prodotti. La
serie tv, una produzione che è nata nel 2015 dalla collaborazione
tra Netflix, la Marvel
Television, ABC Studios e Goddard
Textiles, ora trova un suo spazio
all’interno della biblioteca di Disney+. Precedentemente, le
tre stagioni di Daredevil erano disponibili
in streaming su Netflix, ma dalla fine
di febbraio 2022 sono state eliminate
dalla programmazione. Nonostante non sia prodotto interamente
dai Marvel Studios, lo show si trova
finalmente su Disney+
insieme ad ogni altra proprietà MCU.
Daredevil ha creato
il terreno per l’intrattenimento televisivo di alta qualità della
Marvel. In vista di un rewatching delle tre
stagioni, vi sveliamo alcuni segreti sulla realizzazione della
serie.
Charlie Cox ha provato a tingersi
di rosso per il ruolo, ma non ha funzionato
Uno degli elementi iconici del
Matt Murdock dei fumetti sono i suoi capelli rossi: è uno
dei pochi supereroi ad averli di quel colore. Tutti, prima
dell’uscita della serie, pensavano che anche la versione
live-action dell’eroe avrebbe avuto i capelli rossi, ma così non è
stato: Charlie Cox, interprete di Matt
Murdock in Daredevil, è
castano.
In realtà, l’opzione di un
Charlie Cox dai capelli rossi non è stata esclusa
a priori. Nel 2016, in un’intervista a
Dragon Con, l’attore ha dichiarato di aver provato a
tingersi i capelli, ma l’effetto risultava ”davvero troppo strano”.
In ogni caso, anche senza l’elemento distintivo del personaggio dei
fumetti, Cox incarna perfettamente il
personaggio.
Charlie Cox ama il Matt Murdock di
Ben Affleck (ma non Daredevil del 2003)
Non dimentichiamo che, prima della
serie Daredevil, è nato il film su Matt Murdock. Realizzato nel 2003 – era in cui i film
d’azione sono influenzati dall’universo di Matrix, degli
X-Men e dal feticismo della pelle – il
lungometraggio non ottiene minimamente successo, nonostante
il protagonista sia l’iconico attore Ben
Affleck.
Sorprendentemente, Charlie
Cox ha ammesso di non aver voluto vedere l’adattamento
cinematografico di Daredevil se non dopo l’uscita
della prima stagione su Netflix. In
un’intervista al Middle East Film and Comic Con (via
Youtube),
Cox ha inoltre dichiarato che, a parer suo,
Affleck ha interpretato bene il personaggio, ma è
rimasto comunque deluso dal resto del cast e dal terribile
costume del protagonista.
Il primo showrunner di Daredevil ha
lasciato la produzione della serie per il film di Sony Sinister
Six
Drew Goddard è il
creatore di Daredevil, nonché colui che avrebbe
dovuto svolgere il ruolo di showrunner per la prima stagione.
Tuttavia, Goddard ha abbandonato la
produzione ed è stato sostituito da Steven
DeKnight poco prima dell’uscita in anteprima dello show.
Il motivo per cui Goddard ha lasciato lo show non
ha nulla a che fare con le divergenze creative tra lui e la
Marvel: l’autore viene scelto per realizzare il
film Sinister Six, lungometraggio interno
all’universo Spider-Man di
Sony.
Sinister Six è stato
pensato come grande mossa da parte della Sony per
unire i vari personaggi malvagi in un’unica squadra di cattivi.
Alla fine, l’idea non ha funzionato: The Amazing Spider-Man
2 non ha avuto il successo sperato e ha portato ad un riavvio
del personaggio con Marvel
Studios. In un certo senso, il film di
Goddard è stata una delle cause dell’intero
sfacelo in casa Sony.
Il New York Bulletin al
posto del Daily Bugle
Nei piani originali
di Daredevil, il Daily
Bugle doveva essere la sede di lavoro del giornalista
investigativo Ben Urich. Alla fine però, si è optato per
il New York Bullettin. Lo showrunner Steven
DeKnight ha confermato il fatto in un
Tweet. A causa dei problemi sui diritti della Sony per
l’inclusione di elementi legati a Spider-Man, The
Daily Bugle era off-limits.
Come i fan della Marvel sanno bene, il Daily Bugle,
guidato dal famigerato J. Jonah Jameson, è una
testata giornalistica che opera a New York. È una parte chiave
del Mythos di Spider-Man, anche se spesso s’inserisce
nelle storie di altri eroi della città, tra cui
Daredevil.
Per Charlie Cox è stato un onore
rappresentare – con il suo personaggio – la popolazione non
vedente
Il ritratto che Charlie Cox riesce a fare dell’avvocato
cieco Matt Murdock è a dir poco fenomenale.
Cox cattura perfettamente tutte le sfumature di un
individuo non vedente, lavorando su molti piccoli dettagli che
potrebbero passare inosservati dai fan.
In effetti, per interpretare il
ruolo Cox ha lavorato con un consulente per
persone affette da cecità, in modo da garantire che il suo ritratto
fosse il più accurato possibile. La prestazione ha permesso a
Cox di ottenere un premio da parte della Fondazione americana per i non
vedenti (via
Variety). L’organizzazione ha onorato Cox per
la sua interpretazione del supereroe cieco in
Daredevil, ritenuta una rappresentazione
importante delle persone con disabilità nel cinema e in TV.
Il cameo del rooftop di Spider-Man
(2000)
In Daredevil, c’è
un luogo familiare di New York che forse non tutti hanno notato.
Siamo nell’episodio 10, intitolato “Nelson v. Murdock“,
quello in cui Wilson Fisk incontra Madame
Gao in cima ad un giardino pensile. Il luogo è lo stesso di
Spider-Man del 2002, si tratta del rooftop
dove Peter Parker lascia Mary Jane dopo
averla salvata dal Goblin Verde.
L’influenza dei film crime anni
Settanta per Daredevil
Invece di prendere ispirazione da
altri film di supereroi o da programmi televisivi recenti, nel
creare il mondo di Daredevil lo showrunner
Steven DeKnight si è ispirato ad alcuni dei
migliori film crime degli anni Settanta come Il braccio
violento dellalegge e Taxi Driver.
DeKnight ha
spiegato in un’intervista (via EW)
che in Daredevil ha voluto creare un
mondo grintoso, ben radicato e, soprattutto, diverso dai film
standard MCU. Nella stessa intervista, l’ex capo
della Marvel TVJeph Loeb ha aggiunto
“Non ci saranno persone che volano nel cielo. E nemmeno
martelli magici.”
Un accenno a Peter Parker e Miles
Morales anche in Daredevil
Daredevil ha sempre
avuto una stretta relazione con il personaggio di
Spider-Man. Entrambi gli eroi provengono da New York e
hanno spesso lottato fianco a fianco nei fumetti e in televisione.
Più recentemente, c’è stato tra i due un incontro live-action in
Spider-Man: No Way Home.
Daredevil contiene
un cenno ai due più famosi interpreti di Spider-Man: Peter
Parker e Miles Morales. Nell’episodio della
terza stagione “One Last Shot“, un poster promozionale di
un incontro di boxe tra Parker e
Morales può essere visto sullo sfondo della palestra
di Fogwell.
La serie TV Fallout di
Prime
Video ha appena ottenuto un altro membro del cast. Secondo
un nuovo rapporto, la star di Yellowjackets e Army
of the DeadElla Purnell si è unita alla serie
apocalittica in un misterioso ruolo da protagonista.
Secondo quanto abbiamo appreso da
Variety afferma che Amazon non ha fatto commenti su chi
avrebbe interpretato. Tuttavia, le fonti della notizia ha
indicato che il suo personaggio sarà “ottimista e
straordinariamente diretto con uno spirito tutto americano”. Il
solito periodo di Falloutcorrisponde
a quello americano trovato negli anni ’50, quindi questo non sembra
fuori luogo per la serie. Questo notizia arriva dopo poco più di un
mese da quella che ha confermato che Walton Goggins si è unito al
cast. Secondo quanto riferito, interpreterà un ghoul.
La serie su Fallout
Fallout si
svolge dopo una guerra nucleare e la serie televisiva vedrà come
showrunner Geneva Robertson-Dworet e Graham
Wagner. Robertson-Dworet ha partecipato alla scrittura di film
quali Captain Marvel e dei film Tomb
Raider del 2018 , mentre Wagner ha
esperienza come produttore esecutivo
in Portlandia , Silicon
Valley e Baskets. Il fratello di
Chris Nolan, acclamato sceneggiatore e showrunner di Westworld
Jonathan Nolan dirigerà la premiere.
Fallout segna l’ennesima serie fantasy o fantascientifica per
il gigante dello streaming. La compagnia ha già show annunciato di
genere in arrivo quali Il
Signore degli Anelli ,
Blade Runner e Mass Effect, un impulso partito
dallo storico debutto de La Ruota del
Tempo su Prime Video.
La
serie Fallout è stata lanciata nel 1997
su PC da Interplay Productions. Tuttavia, la sua popolarità è
aumentata vertiginosamente nel 2008 dopo che Bethesda ha
rilasciato Fallout 3 per
console e PC, cosa che gli ha conferito un ambizioso giro d’azione
simile ai suoi giochi fantasy The
Elder Scrolls . Da allora, Fallout
4 , Fallout 76 incentrato sul
multiplayer e un titolo
mobile Fallout Shelter sono
stati rilasciati.
Arriva da Variety la notizia che il premio
Oscar Daniel Kaluuya (Judas and The Black
Messiah) farà il suo debutto come sceneggiatore nel
thriller distopico in uscita intitolato The
Kitchen, con la star di Top
BoyKane Robinson e l’esordiente
Jedaiah Bannerman come protagonisti. La
produzione dovrebbe svolgersi a Londra e Parigi.
“Nel 2011, ero dal mio barbiere
e c’era un ragazzo che si vantava di smash and grabs: ragazzi che
facevano rapine da un milione di sterline in un minuto, pagando £
200 per farlo. Ho visto il potenziale per aprire una porta di
una storia unica verso la disuguaglianza, la paternità, la classe,
la gioia, la resilienza, il coraggio, la sfida e la cura di
Londra“, ha detto Kaluuya in una nota. “Ora, quasi un
decennio dopo, Kibwe Tavares, Daniel Emmerson ed io stiamo per
iniziare la produzione, immergendoci in una Londra distopica che
interroga cosa significhi ‘cura’, a casa e come società, e i
pericoli nel nostro futuro se rimanere indifferenti a tutto ciò che
ci circonda. Mi sento fortunato e onorato che il mio primo
credito come co-sceneggiatore cinematografico sia con questo
stimolante gruppo di creativi e con il supporto di Film 4 e
Netflix. Tutti noi siamo entusiasti di vedere
l’incredibile, cinematografica ed elettrica visione di Kibwe
prendere vita,”
The
Kitchen sarà diretto da Kibwe
Tavares al suo debutto alla regia da una sceneggiatura
co-scritta da Kaluuya e Joe Murtagh, basata su un’idea di Kaluuya,
Tavares e Daniel Emmerson. Descritto come un dramma distopico
futuristico, Robinson e Bannerman interpreteranno i rispettivi
ruoli di Izi e Benji.
“Ambientato a Londra, 2044, il film
racconta un futuro in cui il divario tra ricchi e poveri è stato
portato al limite”, recita la sinossi. “Tutte le forme di edilizia
sociale sono state sradicate e le classi lavoratrici di Londra sono
state costrette a vivere in alloggi temporanei alla periferia della
città, The
Kitchen è il primo e il più grande del suo
genere, è l’ultimo villaggio di Londra che ospita residenti che si
rifiutano di trasferirsi avanti e andate via dal luogo che chiamano
casa. È qui che incontriamo Izi, una residente della cucina che sta
cercando disperatamente di trovare una via d’uscita, e Benji, 12
anni, che ha perso sua madre e sta cercando una
famiglia. Seguiamo la nostra improbabile coppia mentre
combattono per sopravvivere in un sistema che è accatastato contro
di loro.”
I produttori esecutivi di The
Kitchen sono Kaluuya per 59% Productions,
Michael Fassbender e Conor McCaughan per
DMC Film, David Kimbangi e Ollie Madden, con la produzione di Theo
Barrowclough. Il film dovrebbe debuttare su Netflix nel
2023.
Arriva dal The
Hollywood Reporter l’indiscrezione che un nuovo franchise
di Spy Kids è all’orizzonte. Infatti secondo il
noto sito americano il colosso dello streaming Netflix sta sviluppando un nuovo film con il regista
Robert Rodriguez. Il pezzo diffuso nella giornata
di ieri afferma che Netflix
e Rodriguez stanno collaborando per “rilanciare e reimmaginare” il
franchise pensando a una nuova generazione. Secondo quanto
riferito, Rodriguez scriverà, dirigerà e produrrà il nuovo progetto
cinematografico, con Netflix che annuncerà formalmente il progetto
esattamente 21 anni dopo l’uscita nelle sale del primoSpy Kids.
I dettagli della trama per il
nuovo film di Spy Kidssono tenuti nascosti, ma The Hollywood Reporter anticipa che
l’intenzione attuale è quella di introdurre una nuova famiglia di
spie. Non è chiaro se qualcuno del cast originale, inclusi Antonio Banderas o Carla Gugino, tornerà a riprendere i propri
ruoli a qualsiasi titolo.
Spy Kids,
l’originale
Il franchise originale
di Spy Kidsvedeva
Antonio Banderas e Carla Gugino nei panni di due spie che
vengono rapite, con i loro figli (interpretati da Alexa Vega e
Daryl Sabara) incaricati di salvarli mentre svelano anche il
passato segreto di spionaggio della famiglia. Originariamente
pubblicato nel 2001, il franchise ha generato tre sequel ufficiali,
l’ultimo dei quali è Spy Kids: All the
Time in the World del 2011, con Jessica
Alba e Joel McHale.
Il 2020 è stato un anno abbastanza
nefasto per tutti e anche il settore dell’intrattenimento ne ha
purtroppo risentito. Con cinema e teatri chiusi, le piattaforme
digitali sono diventate il canale principale di diffusione di nuovi
contenuti come film, serie tv, concerti e documentari. Inoltre,
piattaforme come Netflix,
hanno investito ancora di più sulla creazione di contenuti
originali tra cui serie come Racthed, Dash
and Lily, Cursed, La Regina degli
Scacchi e film come The Old
Guard, Enola
Holmes, Rebecca, The
Prom. Tra i tantissimi nuovi progetti targati Netflix, ce n’è uno in arrivo che porta la film di
Shonda
Rhimes, mamma dell’intrattenimento seriale. Si tratta
di Bridgerton, una serie in costume che ha
una nuova protagonista d’eccellenza Phoebe
Dynevor.
Famosa principalmente nel Regno
Unito, l’attrice ha una discreto curriculum alle spalle ma, è molto
probabile che Bridgerton rappresenti la svolta
decisiva nella sua carriera. Venite quindi a scoprire insieme a noi
tutto quello che c’è da sapere su Phoebe
Dynevor.
Phoebe Dynevor film e serie
tv
Phoebe Dynevor,
età 25 anni, nasce il 17 aprile del
1995 a Manchester nel Regno Unito ed è figlia dello
scrittore Tim Dynevor e dell’attrice Sally Dynevor. Sorella
maggiore di Samule e Harriet, Phoebe si approccia alla recitazione
sin da piccola. Grazie alla madre Sally, cresce circondata
dall’arte e, merito anche dell’educazione ricevuta alla Cheadle
Hulme School, a soli quattordici anni riceve il suo primo
ingaggio.
Nel 2009 Phoebe viene scelta per
entrare a far parte dell cast della famosa serie britannica
Waterloo Road. Creata da Ann
McManus e Maureen Chadwick per la
BBC One, la serie è ambientata nell’omonimo
istituto comprensivo e segue le storie di studenti e insegnanti. La
serie va in onda per la prima volta nel 2006 e finisce la sua corsa
nel 2015, contando al suo attivo ben 10 stagioni e
200 episodi.
A causa dell’esaurimento nervoso
del preside, il vicepreside Jack Rimmer (Jason
Merrells) viene promosso e prende il controllo della
Waterloo Road. Purtroppo per lui il lavoro sembra essere più duro
del previsto. La scuola è infatti a rischio chiusura a causa della
cattiva condotta dei suoi studenti e delle voci sul suo
predecessore. Rimmer dovrà tentare di riportare la Waterloo Road
sulla retta via e raddrizzare i suoi studenti perduti.
Nella serie, oltre al corpo
studenti e al preside, ci sono moltissimi studenti le cui storie
sono le più disparate e che cambiano da stagione a stagione. Ad
esempio, Phoebe Dynevor in Waterloo Road arriva
solo nel 2009, in occasione della quinta stagione. Nella serie
l’attrice quattordicenne interpreta Siobhan
Mailey, una ragazza di bell’aspetto proveniente da una
famiglia ricca e che guarda alla Waterloo Road con un certo
snobismo. Facendo fatica inizialmente a integrarsi, Siobhan decide
di entrare in una gang femminile, finendo per commettere azioni di
cui si pentirà. [fonte:
Fandom]
Phoebe Dynevor in Snatch
Grazie all’esperienza di Waterloo
Road, serie in cui resta per tutta la sua quinta stagione, Phoebe
continua spedita la sua carriera. Negli anni successivi, infatti,
l’attrice partecipa a diverse serie, per la maggior parte
britanniche, come Monroe (2011),
Prisoners’ Wives (2012-2013), The
Village (2014), The
Musketeers (2015), Dickensian
(2015-2016), Younger (2017-in
corso) e Snatch (2017-2018).
Quest’ultima è una serie
anglo-americana tratta dall’omonimo film del 2000, Snatch, scritto e
diretto da Guy
Ritchie, ispirata a fatti realmente accaduti. La
serie, creata da Alex De Rakoff, è andata in onda su Sony Crackle –
canale on demand della Sony Entertainment – dal 2017 al 2018 per un
totale di 2 stagioni e 20
episodi.
La serie Snatch, così come i film, è
ambientata nella Londra degli anni novanta e segue le vicende di un
gruppo di giovani truffatori, tutti più o meno ventenni, alle prese
con un camion pieno di lingotti d’oro rubati. Convinti di poterla
fare franca, ben presto i ragazzi si troveranno a dover aver a che
fare con il mondo del crimine organizzato londinese.
I protagonisti della serie sono
Albert Hill (Luke Pasqualino), figlio del famoso
ladro Vic (Dougray Scott) ormai in galera da
quindici anni. Albert è un piccolo spacciatore che vive la vita un
giorno alla volta. A fargli da spalla nelle sue avventure ci sono
Charlie Cavendish-Scott (Rupert
Grint), figlio di nobili decaduti, e Billy Ayres
(Lucien Laviscount) un pugile gitano che con gli
amici trucca gli incontri di box. Insieme, i tre ragazzi cercano di
far fortuna con le scommesse ma purtroppo finiscono col pestare i
piedi a Sonny Castillo (Ed
Westwick), un gangster locale che, truffato dal trio,
adesso rivuole i suoi soldi.
Nella serie Phoebe
Dynevor interpreta Lotti Mott, fidanzata
di Sonny Castillo ma alleata segreta di Albert e Charlie.
Phoebe Dynevor in Bridgerton: la
nuova serie di Shonda Rhimes
Ma lasciamo definitivamente le
atmosfere criminali della Londra degli anni novanta e torniamo
indietro nel tempo di più di duecento anni. La bella Phoebe
Dynevor, infatti, è la protagonista della nuova serie in
costume targata Netflix e
prodotta niente di meno che dalla regina della tv americana,
Shonda
Rhimes.
La serie in questione, dal titolo
Bridgerton, creata da Chris Van
Dusen e prodotta da Shonda, si ispira
sulla serie di romanzi di Julia Pottinger, tutti
pubblicati tra il 2000 e il 2013 con lo pseudonimo di Julia
Quinn. I romanzi della Bridgerton Series sono 9
in tutto e sono ambientati nella Regency Era
inglese, detta anche Età della Reggenza, periodo
che va dal 1811 al 1820, ultima fase dell’Era Georgiana. In quegli
anni Re Giorgio III, a causa della sua malattia, viene riconosciuto
inabile al governare e per un breve periodo la reggenza del regno
viene affidata a suo figlio, il Principe di Galles, Giorgio Augusto
Federico. Nel 2022 l’attrice è tornata per la
seconda stagione della serie Bridgerton.
Gli anni della reggenza del
Principe Giorgio sono particolarmente felici, segnati da una
schiacciante vittoria britannica nelle guerre napoleoniche e
caratterizzati da una cultura vivace e florida ma anche dagli
intollerabili eccessi dell’aristocrazia. In questo periodo così
contraddittorio, si inseriscono i romanzi di Julia
Quinn che, nel dettaglio, sono:
La serie
Bridgerton, disponibile dal 25 dicembre su
Netflix, è
ambientata quindi nella Londra del 1813 ed è il racconto di una
stagione fatta di feste, balli e storie d’amore. La giovane Daphne
Bridgerton (Phoebe Dynevor), figlia di una delle
più potenti famiglie dell’aristocrazia inglese, è pronta per fare
il suo debutto in società. Questo evento, oltre a segnare il
passaggio della ragazza all’età adulta, è uno step fondamentale e
che deciderà il suo futuro.
Il mercato matrimoniale è assai
competitivo e ogni giovane nobildonna inglese aspira ad
accaparrarsi lo scapolo più in vista. Ovviamente, mentre le
famiglie delle rispettive candidate guardano al debutto con occhio
cinico e calcolatore, molte delle ragazze vogliono semplicemente
partecipare alle feste e innamorarsi. Ma c’è chi si diverte a
creare scompiglio nell’alta società.
La potente e misteriosa
Lady Whistledown – interpretata da Julie
Andrews ma solo come voce narrante -, stanca dei
noioso debutti in società, infarciti di finto perbenismo e buone
maniere, crea un divertente diversivo. Periodicamente, durante la
stagione delle debuttanti, fa uscire un pamphlet scandalistico, che
rivela i segreti più torbidi dell’aristocrazia, sconvolgendo vite e
intere famiglie e cambiando continuamente le carte in tavola.
In una Londra frivola che ricorda
molto le atmosfere del film L’importanza di Chiamarsi
Ernest, c’è chi dietro le quinte muove astutamente i fili dei
burattini dell’alta società un po’ come la Marchesa de
Merteuil de Le Relazioni Pericolose.
Phoebe Dynevor Instagram
Per seguire la carriera di
Phoebe Dynevor e saperne di più sulla sua vita
privata, vi consigliamo di seguire il suo account ufficiale
Instagram.
In più, se volete aggiornamenti sulla nuova serie Bridgerton, in
arrivo il 25 dicembre, seguiti anche gli account ufficiali di
Netflix US e Bridgerton Netflix.
È passata quasi una settimana da
quando Bridgerton
è tornato per la sua seconda
stagione. Ora, il nuovo arrivato della serie
Simone Ashley ha finalmente parlato di ciò che
accadrà per Anthony e Kate in Bridgerton 3. Parlando con Deadline, l’attrice britannica
ha confermato che lei e il co-protagonista Jonathan Bailey stanno davvero tornando per la
prossima terza stagione di Bridgerton su
Netflix.
“Torneremo! Kate e Anthony
hanno appena iniziato”, ha detto Ashley. “Abbiamo la
straordinaria Jess Brownell che sta prendendo il comando come
showrunner nella terza stagione. Nella seconda, c’è stato un sacco
di tira e molla tra Kate e Anthony, ci sono state complicazioni con
la famiglia, e poi si sono ritrovati verso il fine. Penso che
tutto sia appena iniziato. Mi piacerebbe vedere Kate lasciarsi
andare un po’ di più e giocare di più nella terza stagione e
nuotare insieme in quel cerchio dell’amore. Penso che se lo
meritino entrambi”.
Ashley ha anche anticipato che Kate
ora avrà il controllo della famiglia Bridgerton
come nuova viscontessa, promettendo una Kate Sharma “più forte di
cuore”.
“Adesso è a capo della casa e
ha degli stivali grandi da mettere. Penso che possa
farcela”, ha scherzato Ashley. “Voglio mantenere
quella morbidezza e quella vulnerabilità a Kate, di sicuro, e lei
può condividerle con Anthony. Sono solo entusiasta che lei
abbia una casa e una famiglia. Sono entusiasta di vederla
crescere. Penso che mi piacerebbe vedere Kate molto più
coraggiosa, meno testarda e più forte di cuore”.
Dato che l’ultima stagione è ancora
così fresca, i dettagli sulla storia della terza puntata sono
ancora scarsi. Dopo Daphne e Anthony, non è ancora chiaro chi
sarà il prossimo personaggio principale tra i restanti fratelli
Bridgerton non sposati.
La seconda
stagione di Bridgertonè
basata sul secondo libro dei romanzi di Bridgerton di Julia Quinn,
intitolato Il visconte che mi amava . Il
romanzo è incentrato sulla ricerca di un matrimonio adatto per il
fratello maggiore Bridgerton, Anthony, interpretato nella serie da
Jonathan Bailey.
Il cast di Bridgerton comprende
Phoebe Dynevor, Golda Rosheuvel,
Jonathan Bailey, Luke Newton, Claudia Jessie, Nicola Coughlan,
Ruby Barker, Sabrina Bartlett, Ruth Gemmell, Adjoa Andoh, Polly
Walker, Bessie Carter e Harriet
Cains. Ritorna anche Julie Andrews come voce di Lady
Whistledown. Insieme a loro nell’ultima stagione ci sono
Shelley Conn, Calam Lynch, Charithra Chandran, Rupert Young e
Rupert Evans.
La serie è stata adattata dal
veterano di Scandal Chris Van
Dusen, che collabora con lo showrunner e produttore esecutivo
Shonda Rhimes e Betsy Beers di Shondaland.
Il 18 agosto, dal franchise
d’animazione più importante di tutti i tempi, arriva la storia
delle origini di come il più grande super cattivo del mondo ha
incontrato per la prima volta i suoi iconici Minions, forgiato l’equipaggio più spregevole del
cinema e affrontato la forza criminale più inarrestabile mai vista,
tutto in Minions
2 – Come Gru Diventa Cattivissimo.
Negli anni 70, molto prima di
diventare il maestro del male, Gru (il candidato all’Oscar Steve Carell doppiato in italiano da Max Giusti)
è solo un dodicenne di periferia, che trama di conquistare il mondo
dal suo scantinato, senza grossi risultati. Quando Gru incontra i
Minions, tra cui Kevin, Stuart, Bob e Otto— un nuovo Minion con un
apparecchio per i denti e un disperato bisogno di compiacere-
uniscono le forze come una famiglia strampalata. Insieme,
costruiscono il loro covo, sperimentando con le loro prime armi e
mettendo a segno le loro prime missioni.
Quando il famigerato super gruppo
di cattivi, i Malefici 6, spodesta il loro leader- il leggendario
lottatore Wild Knuckles (vincitore dell’Oscar Alan Arkin)- Gru,
loro fan sfegatato, si reca ad un colloquio per diventare il nuovo
membro del gruppo. I Malefici 6 inizialmente non sono impressionati
dall’aspirante cattivo, ma poi Gru li supera in astuzia, facendoli
infuriare ritrovandosi ad essere improvvisamente il mortale nemico
dei più cattivi al mondo. Con Gru in fuga, i Minions cercano di
imparare l’arte del kung fu per aiutare Gru che finalmente scoprirà
che anche i cattivi a volte hanno bisogno dell’aiuto degli
amici.
Con le scene d’azione più
spettacolari nella storia di Illumination, brulicante dell’umorismo
sovversivo che contraddistingue il franchise,
Minions 2 – Come Gru Diventa Cattivissimo dà il
benvenuto ad un nuovo, entusiasmante cast stellare di voci
originali che include i Malefici 6: Taraji P. Henson nei panni di
Belle Bottom, una leader cool e sicura di sé, la cui cintura
funziona anche da mazza letale; Jean-Claude Van Damme, il
nichilista Jean Clawed, armato (letteralmente) di un gigantesco
artiglio robotico; Lucy Lawless è Nunchuck, il cui tradizionale
abito da suora nasconde i suoi micidiali nunchaku; Dolph Lundgren è
Svengeance, il campione svedese di pattinaggio a rotelle, che
dispensa calci ai suoi nemici con pattini chiodati; e Danny Trejo
come Stronghold, le cui mani di ferro giganti sono una minaccia per
gli altri ma anche un peso per lui. Il film ha come protagonista
anche Russell Brand nei panni del giovane Dottor Nefario, un
aspirante scienziato pazzo, Michelle Yeoh nei panni di Master Chow,
un’agopunturista abile nel kung fu, e Julie Andrews, vincitrice
dell’Oscar, che interpreta l’egocentrica ed esasperante mamma di
Gru.
Con alla guida i creatori originali
del franchise,
Minions 2 – Come Gru Diventa Cattivissimo è prodotto
da Chris Meledandri, visionario fondatore e CEO della Illumination,
insieme ai suoi collaboratori di lunga data Janet Healy e Chris
Renaud. Il film vede il ritorno alla regia di Kyle Balda
(Cattivissimo Me 3, Minions), mentre Brad Ableson (I Simpson) e
Jonathan del Val (dai film Pets – Vita da animali) servono in veste
di co-registi, e sarà caratterizzato ancora una volta dall’iconica
voce di Pierre Coffin nei panni dei Minions, e da una pazzesca
colonna sonora anni ’70 curata dal leggendario produttore musicale
e vincitore dei Grammy Jack Antonoff. Con alla guida i creatori
originali del franchise, Minions 2: Come Gru Diventa Cattivissimo è
prodotto da Chris Meledandri, visionario fondatore e CEO della
Illumination, insieme ai suoi collaboratori di lunga data Janet
Healy e Chris Renaud. Il film vede il ritorno alla regia di Kyle
Balda (Cattivissimo Me 3, Minions), mentre Brad Ableson (I Simpson)
e Jonathan del Val (dai film Pets – Vita da animali) servono in
veste di co-registi, e sarà caratterizzato ancora una volta
dall’iconica voce di Pierre Coffin nei panni dei Minions, e da una
pazzesca colonna sonora anni ’70 curata dal leggendario produttore
musicale e vincitore dei Grammy Jack Antonoff.
La famiglia di Bruce Willis ha annunciato che l’attore si
ritirerà dalla professione dopo che gli è stata diagnosticata
l’afasia, un disturbo del linguaggio causato da un danno cerebrale
che colpisce la capacità di comunicare di una persona. I membri
della famiglia di Willis hanno pubblicato una dichiarazione
congiunta sui social media in cui annunciavano il ritiro
dell’attore.
“Agli straordinari sostenitori
di Bruce, come famiglia volevamo condividere che il nostro amato
Bruce ha avuto alcuni problemi di salute e gli è stata recentemente
diagnosticata l’afasia, che sta influenzando le sue capacità
cognitive”, si legge nella dichiarazione. “Di conseguenza,
e con molta considerazione, Bruce si sta allontanando dalla
carriera che ha significato così tanto per lui”.
“Questo è un momento davvero
impegnativo per la nostra famiglia e apprezziamo molto il vostro
continuo amore, compassione e supporto”, continua la
dichiarazione. “Stiamo attraversando questo come una forte
unità familiare e volevamo coinvolgere i suoi fan perché sappiamo
quanto lui significhi per loro, così come loro per lui. Come dice
sempre Bruce, “VIVI” e insieme abbiamo intenzione di fare proprio
questo”.
Variety ha contattato il rappresentante di Bruce Willis per ulteriori commenti, ma il suo
team non ha ulteriori dichiarazioni da fornire in questo momento
oltre alle parole della sua famiglia di seguito.
Leggi la dichiarazione completa
della famiglia di Willis nel post sui social media di seguito.
House
of the Dragon, l’attesissima serie HBO, debutterà su
Sky e in streaming su NOW il 22 agosto, in contemporanea assoluta
con la messa in onda della tv via cavo americana, in tutti i
territori in cui Sky è presente. Tratta dal romanzo “Fuoco e
sangue” di George R.R. Martin, la serie, di cui vengono rilasciate
oggi le nuove immagini, è ambientata 200 anni prima degli eventi
citati ne “Il Trono di Spade” e racconta la storia della
Casa Targaryen.
I fan, ma anche quanti vogliano
arrivare preparati all’appuntamento di agosto senza aver ancora mai
visto la serie madre, possono recuperare tutte le stagioni de
Il
Trono di Spade on demand su Sky e in streaming su
NOW.
In dieci episodi girati nel Regno
Unito, House
of the Dragon vanta un grande cast che include
fra i protagonisti Paddy Considine, Matt
Smith, Olivia Cooke, Emma
D’Arcy, Steve Toussaint, Eve Best, Sonoya Mizuno, Fabien
Frankel, Rhys Ifans.
Nel cast anche Milly Alcock,
Bethany Antonia, Phoebe Campbell, Emily Carey, Harry Collett, Ryan
Corr, Tom Glynn-Carney, Jefferson Hall, David Horovitch, Wil
Johnson, John Macmillan, Graham McTavish, Ewan Mitchell, Theo Nate,
Matthew Needham, Bill Paterson, Phia Saban, Gavin
Spokes, Savannah Steyn.
Co-creatore e produttore esecutivo
della serie George R.R. Martin; co-creatore, co-Showrunner,
produttore esecutivo e sceneggiatore Ryan Condal; co-showrunner,
produttore esecutivo e regista Miguel Sapochnik; produttore
esecutivo e sceneggiatrice Sara Hess; produttori esecutivi Jocelyn
Diaz, Vince Gerardis, Ron Schmidt; registi Clare Kilner, Geeta V.
Patel; regista e co-produttore esecutivo Greg Yaitanes. Tratto dal
romanzo “Fuoco e Sangue” di George R.R. Martin.