La serie drammatica d’azione
francese di NetflixNéro (Néro the Assassin) è una storia di coraggio, magia,
fede e famiglia. Creata da Martin Douaire, Allan Mauduit,
Jean-Patrick Benes e Nicolas Digard, la serie segue le avventure di
Néro, un assassino che lavora in una città del XVI secolo nel sud
della Francia chiamata Lamartine. Mentre è al servizio di un uomo
importante di nome Rochemort, il protagonista viene coinvolto in un
conflitto a causa della figlia Perla, una quattordicenne che si
ritiene essere “l’ultima discendente del diavolo”. Mentre le forze
del male cercano di catturare Perla a causa del suo sangue
corrotto, Néro si trova diviso tra la sopravvivenza e l’amore.
Avendo vissuto tutta la sua vita
come un assassino solitario e libero, le sfide legate alla cura di
una figlia ricercata gli stravolgono la vita. Attraversando il
territorio della Francia meridionale afflitta dalla siccità, il
protagonista e sua figlia incontrano diversi individui e gruppi
pericolosi che affrontano le proprie crisi. La serie racconta
l’intensa storia del viaggio di un uomo attraverso terreni
insidiosi, affrontando anche elementi soprannaturali. SPOILER IN
ARRIVO.
Néro l’assassino è un racconto di
fantasia ambientato nella Francia del XVI secolo
Sebbene “Néro l’assassino” sia un
racconto di fantasia che coinvolge la magia e altri elementi
fantastici, riflette le emozioni umane reali attraverso
l’esplorazione del viaggio di Néro. Scritta dai suddetti creatori
insieme a Raphaëlle Richet, la storia approfondisce gli intrighi
che circondano i miti nella Francia meridionale del XVI secolo. Uno
dei principali elementi della trama della serie è la caccia
all’“ultimo discendente del Diavolo”. Sebbene non ci siano prove
storiche concrete che suggeriscano che il mito sia basato su una
credenza storica reale, esso riflette la paura provata dalle
persone a causa delle loro forti credenze religiose nel periodo in
cui è ambientata la serie.
Perla è braccata da varie forze, in
particolare dalla Strega con un occhio solo, che pensa che il
sangue di Perla sia il sangue del Diavolo e che lei sia in grado di
evocare il Diavolo sulla Terra per scatenare l’Apocalisse. La paura
del Diavolo e di eventi di estinzione di massa come l’Apocalisse è
stata un fattore determinante nella vita religiosa delle persone
nel corso della storia. La Strega con un occhio solo è una figura
importante nella serie, poiché rappresenta la percezione culturale
delle streghe, in particolare nel periodo medievale e nel primo
Rinascimento in Francia.
Secondo la Biblioteca del Congresso, prima della rivoluzione
scientifica, le persone si rivolgevano alla Chiesa per spiegare
misteri mondani come la paralisi, le convulsioni o i difetti
congeniti. Ciò significava anche che non c’erano risposte facili in
termini medici o scientifici. Alcuni elementi all’interno della
Chiesa attribuivano la responsabilità di questi problemi
all’esistenza del Diavolo. Questo spesso portava i fedeli ad
attribuire le condizioni di salute al Diavolo. Il viaggio di Perla
e Néro diventa estremamente pericoloso a causa della convinzione di
alcune frange della Chiesa che esse portino il sangue del Diavolo.
Tra il 1550 e il 1700, in Francia si svolsero circa 2.000 processi
alle streghe. La maggior parte delle donne negò le accuse, anche se
alcune confessarono di avere presunti poteri.
Sebbene non sia esplicitamente
dichiarato, lo spettacolo utilizza questi fenomeni
storico-culturali per mostrare come donne indipendenti come la
Strega Toccata e ragazze adolescenti libere pensatrici come Perla
siano soggette all’ira sociale a causa dei loro presunti poteri
negativi. Il legame padre-figlia tra Perla e Néro diventa
estremamente importante quando quest’ultimo cerca di salvare sua
figlia dalle forze che cercano di controllare il suo destino. In
conclusione, si può dire che la serie, nonostante abbia come
protagonista un assassino maschio, affronta in modo toccante le
prospettive femminili su questioni sociali storiche.
La narrazione commenta il
fondamentalismo religioso
La storia descrive il fervore
religioso di un gruppo di persone chiamato “Penitenti”. Il gruppo è
guidato da un uomo conosciuto solo come “Fratello Penitenza” e
crede nella resa assoluta a Dio. Prende di mira Perla perché crede
che lei abbia il sangue del diavolo. Il gruppo viaggia attraverso
il paese, terrorizzando gli abitanti dei piccoli centri e
biasimandoli per la loro mancanza di fede nel divino. Sebbene
esistano prove che
indicano l’esistenza di gruppi reali chiamati Penitenti nel passato
europeo, questi sono completamente diversi dai Penitenti visti
nella serie.
I veri Penitenti erano divisi in
diverse categorie o confraternite, che credevano principalmente in
idee come il digiuno e la ricerca della disciplina per compiacere
Dio. Nella serie, i Penitenti sono descritti come un gruppo
violento che aderisce a credenze fondamentaliste e all’idea di
salvare l’umanità dal diavolo. Credono fermamente che fenomeni
naturali come la siccità siano il risultato dell’ira di Dio verso
le persone irreligiose e che la penitenza sia necessaria per
placare l’eterno divino. Sebbene la serie sia ambientata nel XVI
secolo e coinvolga elementi fantastici e soprannaturali, essa getta
una luce significativa su questioni socio-religiose reali.
Eccoci di nuovo qui, con un’altra
uscita Lifetime. Questo film si intitola Ti vorrei come
mia figlia (The Replacement Daughter) e ha
tutto ciò che ci si aspetta da un thriller Lifetime: una
protagonista ingenua, personaggi stereotipati e un cattivo
assolutamente stupido che alla fine viene arrestato. Ma come
sempre, è molto guardabile in un modo “così brutto da essere
bello”. Questa è la vita!
Cosa succede nel film?
Jessica, studentessa con il massimo
dei voti, è in attesa di una borsa di studio completa dalla
prestigiosa Stelford University. Ne ha assolutamente bisogno,
poiché la sua situazione finanziaria non è delle migliori. La madre
di Jessica, Liza, gestisce un salone di bellezza. La sua attività
non va particolarmente bene e a peggiorare le cose c’è il
proprietario dell’immobile, Ray, che minaccia costantemente Liza di
sfrattarla. Non si sa molto della vita scolastica di Jessica,
tranne che ha una migliore amica molto solidale, Vanessa, e un
compagno di classe, Shane, che continua a guardarla in modo
strano.
Cosa succede a Liza?
Seguendo la formula classica della
maggior parte dei film Lifetime, Liza subisce un terribile
incidente e finisce in coma. La sua amica e socia Helen si assicura
che Jessica sia accudita, ma presto un misterioso sconosciuto
attacca e uccide Helen. Questo offre a Eva, una ricca cliente di
Liza, l’occasione per intervenire come tutrice di Jessica, dato che
ha diciassette anni, cioè è ancora minorenne. Jessica sembra un po’
preoccupata per l’intervento di Eva, ma non c’è motivo per cui non
debba fidarsi di questa donna e della sua generosità. Eva promette
anche a Jessica di aiutarla finanziariamente con la sua istruzione,
il che dimostra solo quanto questa persona sia una perla rara. Ma
non fatevi ingannare, questo è un thriller Lifetime e nulla è come
sembra.
Qual è il piano di
Eva?
La cosa migliore di qualsiasi film
Lifetime è decifrare ciò che è “sbagliato” in ciò che sembra
normale. Si sa per certo che c’è qualcosa che non va in qualcuno,
ed è divertente cercare di indovinare di cosa si tratta. In
Ti vorrei come mia figlia (The
Replacement Daughter), è ovviamente Eva a non essere ciò che
sembra. Il titolo del film è fin troppo ovvio e svela la trama. Nel
momento in cui Eva menziona sua figlia Sarah, che apparentemente
sta viaggiando in Europa durante il suo anno sabbatico, ci si rende
conto che sta mentendo. Sarah è ovviamente morta, e ciò che Eva
vuole fondamentalmente fare è sostituire Jessica con Sarah, per
quanto assurdo possa sembrare. C’è però un intoppo: Sarah e Jessica
sono molto simili fisicamente. E perché? Perché entrambe sono in
realtà figlie di Liza. È perfettamente logico che Liza abbia dato
in adozione una delle sue figlie, data la sua difficile situazione
finanziaria. È così che Sarah è finita con Eva, che desiderava
disperatamente avere un figlio ma non poteva averne. Sarah è
diventata il mondo di Eva fino a quando il destino non ha preso una
brutta piega e lei è morta di cancro. Anche il marito di Eva, un
uomo d’affari, è morto poco dopo per un infarto, lasciandola sola
al mondo. Tuttavia, questo chiaramente non giustifica le sue
azioni: stringere amicizia con Liza con il pretesto di essere una
cliente, per poi assumere un fallito per ucciderla. E quel fallito
non è altro che il padre giocatore d’azzardo di Shane, che ha
mandato all’aria il lavoro. Ha provato di nuovo all’ospedale, ma
anche questo tentativo è fallito. Shane, tuttavia, non fa parte
delle attività losche di suo padre. È riuscito a imbattersi nella
foto di Sarah, che lo ha lasciato perplesso perché la ragazza morta
assomigliava proprio alla sua compagna di classe, Jessica.
Cosa succede a Jessica alla
fine?
Grazie all’avvertimento di Shane,
Jessica affronta Eva riguardo a Sarah. Ma Eva ribalta la situazione
raccontando a Jessica l’intera storia con tono piuttosto
comprensivo. Per non parlare del fatto che omette la parte in cui è
lei la mente dietro l’incidente di Liza e l’omicidio di Helen.
Almeno per un po’, Eva riesce a presentarsi come una donna triste
che voleva solo far sapere a Liza della morte di sua figlia, ma non
ha avuto il coraggio di farlo.
Per un po’, Jessica stringe un
legame con Eva, grazie al gelato, al pianoforte e al bowling. Le
cose sarebbero andate bene per Eva se solo non avesse perseguito
questo piano terribilmente imperfetto! Eva ovviamente si rifiuta di
riconoscere che Jessica non è Sarah, ma solo la figlia di Liza.
Quindi l’idea di sostituire Sarah con Jessica solo perché le
assomiglia è decisamente stupida! Anche la signora Durant, la
vecchia governante che si è presa cura di Eva fin da quando era
bambina, cerca di farle capire questo. Ma Eva era destinata a
fallire fin dall’inizio, dato che è una cattiva di Lifetime.
Quindi Eva fa tutto ciò che una
persona sensata non dovrebbe mai fare. Quando Jessica trova il
mucchio di passaporti falsi, suoi e di Eva, con nomi diversi, ne
parla di nuovo con Eva. Questa volta Eva la droga (è la signora
Durant a farlo, nonostante tutte le sue riserve) e la rinchiude
nella stanza. Non è che Eva non avesse considerato il fatto che
qualcuno avrebbe cercato Jessica, soprattutto dopo che Vanessa era
venuta a casa loro in passato, in tempi più felici. Ma Eva aveva
già messo in atto il suo piano e pensava che quando la polizia
sarebbe venuta a cercarla, lei sarebbe stata già lontana. Questo è
esattamente il tipo di cosa che farebbe un cattivo di Lifetime, ed
Eva segue solo le norme. Come ci si potrebbe aspettare, Vanessa
diventa sospettosa e lei e Shane alla fine capiscono cosa sta
realmente succedendo. Non che Jessica abbia bisogno dell’aiuto di
qualcuno, dato che dimostra di essere abbastanza forte da
sconfiggere Eva.
Pensavo che le cose sarebbero
finite così, ma Ti vorrei come mia figlia
(The Replacement Daughter) ha un piccolo epilogo. Dopo
tutte le difficoltà che ha dovuto affrontare, Liza meritava di
risvegliarsi dal coma. Questa è sicuramente una buona notizia per
Jessica, anche se non so cosa ne sarà della sua istruzione alla
Stelford ora che Eva è fuori dai giochi. Troviamo anche Eva in
manicomio, vestita di arancione e che scambia il dottore per sua
figlia Sarah. Povera donna, ha davvero bisogno di una terapia
migliore, immagino!
Lorenzo Zurzolo è stato già mille e uno volti.
E’ stato Lodo, Vincenzo, Alessandro, è stato Niccolò e Daniele
(nella splendida serie Prisma), ma è stato anche un giovane
Diabolik e addirittura Italo Balbo. Lo aspettiamo in sala, a
partire dal 16 ottobre, quando arriverà sul grande schermo il suo
Max, protagonista di Squali,
nuovo film distribuito da Eagle Pictures.
Nonostante i soli 25 anni, Lorenzo Zurzolo è un volto che si è
trasformato tante volte e ha già raccontato moltissime storie, al
cinema, in tv e in streaming, mettendosi ogni volta alla prova con
ruoli sempre differenti che riuscissero a mettere in luce le sue
doti: volto pulito, da bravo ragazzo, ma accogliente verso le ombre
e gli aspetti più oscuri da mettere al servizio dei personaggi che
interpreta.
25 anni ma idee chiarissime,
soprattutto quando si tratta di recitazione. Il suo metodo è
decisamente istintivo e immediato, si potrebbe definire “umorale”,
ma più che altro sembra attingere a una grande sensibilità, nutrita
da continue letture e visioni (si definisce un collezionista di dvd
e di fumetti, come suo padre), e sul “metodo”, non ha molto da
aggiungere se non che va sul set… e recita.
“Tengo sempre presente
l’osservazione di Laurence Olivier a Dustin Hoffman, che – durante
le riprese di Il maratoneta – si ammazzava di fatica per
essere credibile: perché non ti limiti a recitare? (ride). Non
credo ci sia una strada assoluta per tutti e per tutto: a volte
alcune interpretazioni ti richiedono di entrare dentro l’emozione,
in altri casi ci puoi arrivare con la tecnica. Non è che se
interpreto un tossico, devo drogarmi…” ha dichiarato nel 2022
a Iodonna.it.
Sembra quindi improbabile che per
Squali,
di Daniele Barbiero, abbia approfondito
l’effettiva progettazione di applicazioni e altri device
tecnologici, ma non per questo non è stato in grado di portare
sullo schermo un Max convincente, un giovane di 19 anni pieno di
speranze e di talento, che insieme ai suoi amici ha pianificato
l’estate perfetta: un viaggio in Spagna, simbolo di libertà e fuga
dalla noia dopo l’esame di maturità. Un viaggio interrotto da
quella e-mail che ti cambia la vita: la possibilità di vedere
sviluppata e realizzata la propria idea, il proprio sogno che si
realizza.
Senza farsi intimidire dalla
presenza sul set di James Franco, che divide la scena con lui in
Squali, Zurzolo ha dato a un giovane che forse impreparato a quello
che sta per accadergli impara a navigare nell’oscurità e a non
fermarsi mai, pur di sopravvivere, proprio come gli squali del
titolo.
Insieme a Francesco
Centorame, Francesco Gheghi, Ginevra
Francesconi e ovviamente a James Franco,
Lorenzo Zurzolo sarà al cinema in
Squali dal 16 ottobre, grazie a Eagle
Pictures.
Si
è conclusa oggi l’undicesima edizione del MIA | Mercato Internazionale Audiovisivo,
promosso da ANICA
(Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche, Audiovisive e
Digitali), presieduta da Alessandro Usai, e APA (Associazione Produttori Audiovisivi),
presieduta da Chiara
Sbarigia, sotto la direzione di Gaia Tridente.
L’edizione 2025 ha confermato il ruolo del MIA come punto di
riferimento centrale per l’industria audiovisiva internazionale,
con circa 2.800
partecipanti provenienti da 64 Paesi e una crescita
qualitativa che si è tradotta in incontri mirati, maggiore presenza
di stakeholder strategici e programmi pensati per generare impatti
concreti a supporto dei processi creativi e produttivi.
A
sottolineare l’espansione globale della manifestazione, tra i Paesi
rappresentati figurano, oltre all’Italia, Regno Unito, Francia,
Stati Uniti, Brasile, Corea del Sud, Sudafrica, Giappone,
Australia, Germania, India, Spagna e molti altri, a testimonianza
della dimensione sempre più internazionale e intercontinentale del
mercato.
Il MIA continua inoltre a crescere anche sul piano digitale e
social: nell’ultimo anno i follower sono aumentati del
30,5% su
Instagram, 22,7%
su Facebook e 12% su LinkedIn, mentre il sito ufficiale ha
registrato un incremento del 5,3% nelle visualizzazioni di pagina e del
6,7% negli utenti
attivi, molti dei quali con profilo internazionale.
Quest’anno sono stati presentati oltre 100 progetti tra le varie sezioni
ufficiali del mercato, di cui 62 selezionati per il
Co-Production Market and
Pitching Forum (suddivisi in Animation, Documentaries,
Drama e Film) e 44 titoli inclusi nei cinque showcase dedicati.
Complessivamente, il MIA ha ricevuto circa 500 candidature, confermando la sua
centralità come piattaforma per lo sviluppo e la coproduzione
internazionale.
Nel corso della giornata conclusiva sono stati assegnati i
MIA Awards 2025,
tra cui i prestigiosi MIA
Development Awards, suddivisi per categoria.
Miglior progetto di animazione:The Golden Butterfly di
Goce Cvetanovski (Macedonia del Nord, Argentina, Brasile, Colombia,
Spagna).
Miglior progetto documentario:Edition 96 (Libano) di
Ahmad Naboulsi.
Miglior progetto drama:Aïnta! prodotto da Andreas Zoupanos
Kritikos, con una menzione speciale a Dyouf / Guests.
Miglior progetto film:I Have to Fuck Before the World Ends,
diretto da Andrea Benjamin Manenti.
Tra i riconoscimenti speciali anche il Sony Pictures Television Award (assegnato
a The Roaring Banshees),
il Paramount New Stories
Award (vinto dal progetto italiano POV – Point of View), il GEDI Visual Award (assegnato a
Pestiferus Lupus con
menzione a I pesci non
chiudono gli occhi di Audrey Gordon), lo Screen International Award (vinto
da The Circle / Cercul)
e il WIFTMI
Award (assegnato alla serie animata Roc e Lola di Andrea Giro).
Nel commentare i risultati, Alessandro Usai (ANICA) e Chiara Sbarigia (APA) hanno espresso
soddisfazione per la partecipazione e per la crescita qualitativa
dell’evento, sottolineando come il MIA rappresenti “uno dei
principali hub di networking per l’industria audiovisiva mondiale”
e una “piattaforma strategica per la collaborazione e lo sviluppo
di progetti internazionali”.
La direttrice Gaia
Tridente ha infine ricordato come il MIA stia affrontando
le trasformazioni globali del settore con una visione propositiva,
“trasformando la complessità del mercato in opportunità, grazie a
iniziative concrete a sostegno dei professionisti accreditati, dai
programmi dedicati all’intelligenza artificiale alle nuove
tecnologie immersive”.
Fondato nel 2015 come joint venture tra ANICA e APA, il MIA è
organizzato con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione
Internazionale, ITA – Italian Trade Agency, Ministero della Cultura,
Regione Lazio,
con il patrocinio di Eurimages e il supporto di Fondazione Roma Lazio Film Commission e
UniCredit.
L’evento si svolge sia in presenza, a Roma, sia sulla piattaforma
MIADIGITAL,
permettendo la partecipazione e la fruizione dei contenuti anche a
distanza.
Quando nel 2008 uscì Nessuna
verità (Body of
Lies), molti spettatori si chiesero quanto ci fosse di
autentico nella storia raccontata da Ridley Scott. Il film, con Leonardo DiCaprio e
Russell Crowe, racconta le operazioni
segrete della CIA in Medio Oriente durante la guerra al terrorismo,
alternando azione, politica e morale. La precisione dei dettagli, i
riferimenti alla realtà geopolitica e la rappresentazione
verosimile dei metodi di spionaggio indussero molti a credere che
fosse ispirato a fatti realmente accaduti.
In effetti, Nessuna
verità è un film che dialoga costantemente con la realtà.
Scott adotta un linguaggio documentaristico, fatto di colori
polverosi, immagini satellitari e un ritmo narrativo che imita la
complessità del mondo post-11 settembre. Ma, nonostante la
sensazione di verità, la storia di Roger Ferris non è mai esistita
davvero. Il film nasce invece da un romanzo di finzione — scritto
da un autore che conosce però da vicino le dinamiche del potere e
dell’intelligence americana. Se vuoi scoprire come la vicenda si
conclude e cosa significa davvero il gesto finale del protagonista,
leggi la
spiegazione del finale di Nessuna verità.
Questa ambiguità, tra realtà e finzione, è il cuore stesso del
progetto. Nessuna verità
non racconta una storia vera, ma utilizza un contesto autentico per
porre domande vere: fino a che punto possiamo fidarci delle
informazioni che riceviamo? Quanto la verità politica è manipolata
da chi la produce? E cosa resta dell’etica personale in un sistema
che vive di inganno e segretezza?
L’origine della storia e il
romanzo di David Ignatius
Nessuna verità è tratto
dal romanzo omonimo di David Ignatius, giornalista del Washington Post con una lunga esperienza nel
campo della politica internazionale e dei servizi segreti. Ignatius
ha seguito per anni la CIA e la diplomazia americana in Medio
Oriente, costruendo trame di finzione che riflettono fedelmente il
modo in cui l’informazione e la disinformazione operano nelle
guerre contemporanee. Il suo romanzo, pubblicato nel 2007, non
racconta fatti realmente accaduti, ma si ispira a
situazioni
verosimili e a pratiche effettivamente utilizzate nelle
operazioni sotto copertura.
Ridley Scott, attratto dal realismo del
materiale, decide di adattarlo in chiave cinematografica
accentuando la dimensione morale. Pur mantenendo la struttura di
spionaggio e l’intreccio politico, il regista concentra la
narrazione sul conflitto interiore del protagonista, Roger Ferris,
e sulla sua progressiva disillusione nei confronti del potere.
Scott e lo sceneggiatore William Monahan — già vincitore dell’Oscar
per The Departed —
lavorano insieme per trasformare un racconto di intelligence in una
riflessione universale sulla verità.
È
in questo intreccio di realtà e finzione che il film trova la sua
forza. Non c’è un “caso Ferris” documentato, né un’operazione
realmente condotta con le modalità descritte, ma ogni elemento del
film risuona di autenticità. Il linguaggio, i protocolli militari,
le tensioni tra CIA e servizi locali, persino il modo in cui
vengono pianificate le azioni terroristiche, derivano da fonti
giornalistiche e testimonianze dirette. Persino il finale del
film, in cui Ferris sceglie di spegnere il telefono e
tagliare ogni legame con la CIA, diventa un gesto profondamente
realistico: non un atto di eroismo, ma una ribellione morale
plausibile dentro un sistema che vive di menzogne e
compromessi.
Cosa c’è di vero in Nessuna
verità
Sebbene Nessuna verità non
sia tratto da una storia vera, molti dei suoi elementi derivano da
pratiche realmente adottate nel mondo dell’intelligence dopo l’11
settembre. L’uso di droni e sistemi di sorveglianza satellitare, la
creazione di reti di informatori, le alleanze precarie con i
servizi segreti locali e la manipolazione delle informazioni
mediatiche sono aspetti documentati della guerra al terrorismo.
Scott e Monahan li intrecciano in una trama di finzione, ma ogni
dettaglio — dal linguaggio dei briefing alla burocrazia dei
rapporti di missione — restituisce un realismo che va oltre la
cronaca.
Il
personaggio di Ed Hoffman, interpretato da Russell
Crowe, rappresenta in forma quasi simbolica un’intera
generazione di analisti e dirigenti CIA che, grazie alle tecnologie
di sorveglianza, conducevano operazioni globali senza mai spostarsi
dai propri uffici. Il suo modo di gestire la guerra come un
videogioco, alternando una telefonata a Ferris con la vita
domestica americana, non è fantasia: è una caricatura lucida di un
potere che ha smaterializzato la distanza etica dal conflitto. Al
contrario, Ferris, immerso sul campo tra le macerie e i mercati del
Medio Oriente, incarna l’altra faccia del sistema: quella degli
uomini che ancora mettono a rischio la propria vita per un’idea di
missione che non comprendono più fino in fondo.
Anche il finale del
film si inserisce in questo quadro di verosimiglianza. La
scelta di Ferris di spegnere il telefono e abbandonare la CIA,
rifiutando la logica del controllo, non è solo la conclusione di un
arco narrativo: è il gesto realistico di un uomo che decide di
sottrarsi a un potere invisibile ma totalizzante. In un mondo dove
le verità vengono costruite e distrutte in tempo reale, Ridley
Scott suggerisce che l’unico atto autentico possibile è quello del
rifiuto. Non esiste un “fatto vero” dietro Nessuna verità, ma il film riflette una realtà
in cui la menzogna è diventata linguaggio quotidiano del
potere.
Ridley Scott e il realismo
del potere
Ridley Scott ha sempre mostrato un’attenzione particolare per il
rapporto tra individuo e potere, e Nessuna verità ne è una delle espressioni più coerenti.
Anche se la storia non nasce da fatti realmente accaduti, il
regista la mette in scena come se lo fosse: adotta lo stile di un
reportage, alternando l’iperrealismo delle immagini digitali alla
durezza della guerra sul campo. Il suo obiettivo non è raccontare
“una storia vera”, ma mostrare come la verità — in politica come
nei media — sia diventata un terreno di scontro, manipolabile e
negoziabile a seconda di chi la possiede.
In
questo senso, Nessuna
verità appartiene alla stessa linea etica e visiva di film
come Black Hawk Down o
American Gangster, dove
Scott affronta il potere istituzionale smascherandone le
contraddizioni. La sua regia non idealizza mai i protagonisti:
Ferris non è un eroe, ma un uomo costretto a riconoscere la propria
impotenza dentro un sistema che usa la verità come arma. La sua
decisione finale — spegnere il telefono e allontanarsi — diventa il
gesto simbolico di un regista che invita lo spettatore a guardare
oltre la superficie, a dubitare delle versioni ufficiali, a cercare
un senso umano in un mondo dominato dall’informazione.
Proprio per questo, la domanda se Nessuna verità sia o meno una storia vera finisce per
essere secondaria. La forza del film non risiede nella fedeltà ai
fatti, ma nella sua capacità di restituire la verità del presente:
quella di una società che vive connessa, sorvegliata e informata,
ma sempre più distante dalla realtà. Ridley Scott trasforma la
finzione in uno specchio del reale, e ci ricorda che, anche quando
una storia non è vera, può comunque raccontare la verità più profonda del nostro
tempo.
Uscito nel 2008, Nessuna
verità (Body of Lies)
è uno dei film più complessi e sottovalutati di Ridley Scott. Scritto da William Monahan — già
sceneggiatore di The Departed — e
tratto dal romanzo di David Ignatius, il film mette in scena un
intrigo internazionale ambientato nel cuore della guerra al
terrorismo, dove il confine tra verità e manipolazione diventa
sempre più labile. Protagonisti due volti del cinema americano
contemporaneo: Leonardo DiCaprio nel ruolo
dell’agente della CIA Roger Ferris e Russell Crowe in quello del suo
superiore Ed Hoffman, simbolo del potere a distanza e della
spregiudicatezza morale dell’intelligence americana.
Ridley Scott affronta il tema dello
spionaggio in chiave morale e visiva, intrecciando geopolitica e
introspezione personale. Non è soltanto un film d’azione o un
thriller politico, ma una riflessione sul ruolo dell’informazione e
sulla perdita di umanità in un mondo dominato dalla tecnologia e
dal controllo remoto. Il regista costruisce un racconto che alterna
l’immediatezza del campo di battaglia in Medio Oriente con la
distanza emotiva di chi, come Hoffman, coordina tutto da una casa
nei sobborghi americani, mentre porta i figli a scuola.
Nessuna verità è anche
un film sull’inganno sistemico. Ogni personaggio, dal protagonista
agli alleati locali, vive immerso in una rete di menzogne, di
verità parziali, di compromessi che si travestono da scelte etiche.
Scott usa la forma del thriller per interrogare il nostro rapporto
con la realtà: in un mondo dove le immagini — come quelle dei droni
o delle telecamere satellitari — sembrano dirci tutto, la verità
resta un’ombra sfuggente, manipolata da chi ha il potere di
raccontarla.
Cosa succede nel film Nessuna verità
Il
film si apre con una sequenza cruda e immediata che stabilisce
subito il tono realistico dell’opera: un attentato suicida in Medio
Oriente, seguito da un’operazione della CIA per rintracciare il
mandante. Roger Ferris (Leonardo DiCaprio) è un
agente operativo che agisce sul campo, abituato a muoversi tra
città devastate, mercati affollati e campi profughi. Il suo
superiore, Ed Hoffman (Russell Crowe), coordina
invece le missioni dalla sicurezza del suo salotto in Virginia, tra
una colazione in famiglia e una partita di golf. Questo contrasto
diventa il cuore del film: l’azione sporca e reale contro la guerra
virtuale combattuta attraverso satelliti e telefonate.
Ferris si muove tra Iraq, Giordania e altri teatri di guerra,
cercando di infiltrarsi nelle reti terroristiche per scoprire la
posizione di Al-Saleem, un leader jihadista responsabile di
numerosi attentati. Durante la missione entra in contatto con Hani
Salaam (Mark Strong), capo dei servizi segreti giordani, un uomo
elegante, colto e ambiguo che impone una sola regola: «Mai
mentirmi». Ferris, invece, è costretto a farlo continuamente,
seguendo le istruzioni di Hoffman e costruendo false piste per
manipolare gli avversari. Questa tensione fra lealtà personale e
manipolazione politica diventa sempre più insostenibile.
Per smascherare Al-Saleem, Ferris e Hoffman inventano un piano
rischioso: creare un finto terrorista, Al-Khalid, e simulare
un’organizzazione rivale, diffondendo notizie false sui media e
online. È un inganno su larga scala che coinvolge anche innocenti e
che mette in discussione il concetto stesso di verità nel mondo
della guerra d’informazione. Ma il piano sfugge presto di mano, e
Ferris si ritrova solo, braccato da tutti, mentre le alleanze si
sgretolano e la fiducia viene tradita da entrambe le parti.
Nel frattempo, Ferris si lega sentimentalmente ad Aisha
(Golshifteh Farahani), un’infermiera giordana che
incarna per lui una possibilità di redenzione, un contatto umano
autentico in mezzo al caos. Ma anche questa relazione verrà
sfruttata come leva di potere: Aisha verrà rapita per spingerlo a
confessare, e Ferris capirà fino a che punto Hoffman sia disposto a
sacrificare tutto pur di ottenere risultati. L’ultima parte del
film si muove tra il disincanto e la rivelazione, fino a un finale
in cui il protagonista dovrà scegliere tra continuare a servire un
sistema corrotto o salvare ciò che resta della propria umanità.
Spiegazione del finale di
Nessuna verità
Nelle sequenze finali di Nessuna verità, Roger Ferris si ritrova completamente
isolato. Dopo che il suo piano per creare un falso terrorista è
crollato, l’agente della CIA viene catturato da un gruppo jihadista
legato ad Al-Saleem. Scott costruisce questa parte con un ritmo
serrato ma essenziale, privando Ferris di ogni protezione: non c’è
più copertura, non c’è più tecnologia che possa salvarlo. Le
immagini si stringono, la camera si fa instabile, e la violenza
della tortura diventa metafora visiva del crollo delle illusioni —
personali e politiche — che hanno sostenuto la guerra al
terrorismo.
Mentre Ferris è prigioniero, Hoffman continua a muovere i fili da
Washington, convinto di poter controllare la situazione attraverso
satelliti e microspie. Ma questa volta il potere della tecnologia
non basta: Hani, il capo dei servizi giordani, scopre la doppiezza
della CIA e decide di intervenire per salvare Ferris, non per
lealtà, ma per dimostrare la superiorità della sua intelligenza e
del suo metodo. In una delle scene più emblematiche, Hani organizza
un’operazione di salvataggio che si conclude con un messaggio
tagliente: la verità non può essere manipolata senza
conseguenze.
Dopo la liberazione, Ferris comprende che non può più fidarsi né di
Hoffman né del sistema che rappresenta. Ferito, esausto e
moralmente disilluso, rifiuta di tornare negli Stati Uniti. Chiede
invece di restare in Giordania, lontano dalla CIA, e di iniziare
una nuova vita, forse al fianco di Aisha, l’infermiera che ama. La
scena finale lo mostra camminare in un mercato, circondato dal
rumore della vita quotidiana. Hoffman lo osserva da lontano,
attraverso lo schermo di un computer, e prova ancora una volta a
impartirgli ordini via telefono. Ferris spegne il cellulare e si
allontana: un gesto semplice ma potentissimo, con cui taglia i fili
che lo legavano alla rete di menzogne in cui aveva vissuto.
Il significato del finale
di Nessuna verità
Il
finale di Nessuna verità
rappresenta il momento in cui Roger Ferris si libera, per la prima
volta, da ogni forma di controllo. Il suo gesto di spegnere il
telefono, dopo essere sopravvissuto a torture e tradimenti, è una
dichiarazione d’indipendenza morale. Non è un atto eroico nel senso
classico, ma un rifiuto della menzogna sistemica su cui si fondano
le istituzioni che lo hanno manipolato. Ferris sceglie la realtà —
con tutto il suo dolore, la sua imprevedibilità, la sua umanità —
al posto della verità filtrata dai monitor e dai rapporti di
intelligence. In quel momento smette di essere un soldato e diventa
un uomo.
Ridley Scott costruisce questa liberazione in chiave visiva e
simbolica. L’ultima immagine, quella di Ferris che cammina tra la
folla, contrasta con le inquadrature fredde e controllate che
dominano la prima parte del film. Dove prima c’era distanza e
sorveglianza, ora c’è prossimità e vita. È un ritorno alla terra,
alla materia, alla verità fisica che nessuna tecnologia può
sostituire. Lo sguardo del regista diventa quasi umanista: la
macchina da presa non osserva più da lontano, ma accompagna Ferris
nel suo cammino, come a riconsegnargli la libertà di essere parte
del mondo e non più un suo osservatore mediato.
A
livello tematico, Nessuna
verità è una riflessione sulla crisi dell’informazione e sulla
perdita di fiducia nelle strutture del potere. Hoffman, con la sua
capacità di dirigere operazioni militari mentre porta i figli a
scuola, incarna la disumanizzazione del controllo. È l’archetipo
del potere moderno: onnipresente ma invisibile, capace di decidere
la vita e la morte con un clic. Ferris, invece, attraversa la
parabola opposta: dal cinismo operativo alla consapevolezza morale.
La sua scelta finale mette in discussione il principio su cui si
fonda la guerra al terrorismo — quello della verità come arma — e
lo sostituisce con la verità come scelta personale.
Scott non offre un messaggio consolatorio. Il film termina con un
equilibrio fragile: Ferris è vivo, ma il sistema resta intatto.
Tuttavia, il regista suggerisce che la resistenza individuale è
ancora possibile, anche dentro un mondo che ha trasformato la
verità in merce e la moralità in algoritmo. Nessuna verità diventa così non solo un
thriller di spionaggio, ma una parabola sul nostro tempo,
sull’impossibilità di distinguere tra giustizia e propaganda, e sul
bisogno umano — forse disperato — di ritrovare un significato
autentico dentro un mondo costruito sulle menzogne.
Ridley Scott e la verità
come ossessione del potere
Con
Nessuna verità, Ridley
Scott affronta uno dei nodi centrali del suo cinema: la tensione
costante tra verità e potere, tra individuo e sistema. Fin dagli
anni di Blade Runner, il
regista ha interrogato la percezione della realtà e il modo in cui
essa viene costruita o distorta dal potere — che sia politico,
tecnologico o ideologico. In Body of Lies, questa riflessione assume una forma
contemporanea e terribilmente concreta: la guerra al terrorismo
come teatro di manipolazione globale, dove l’informazione
sostituisce l’esperienza diretta e l’immagine diventa più vera
della realtà stessa.
Ferris è, in questo senso, un discendente ideale dei protagonisti
di Scott: uomini divisi tra dovere e coscienza, tra ciò che il
sistema chiede loro di essere e ciò che vorrebbero diventare. Come
il Rick Deckard di Blade
Runner o il
Massimo Decimo Meridio de Il gladiatore, anche
Ferris è un personaggio in cerca di una verità interiore, costretto
a combattere un nemico invisibile — il meccanismo stesso del
potere. La sua ribellione non consiste nel vincere, ma nel
sottrarsi. Spegnere il telefono, alla fine del film, equivale a
spegnere la macchina del controllo: un gesto piccolo, ma
rivoluzionario.
Dal punto di vista registico, Scott utilizza lo spazio e la
tecnologia come strumenti narrativi per parlare di alienazione. I
droni, i satelliti, i computer che osservano tutto rappresentano la
modernità disumanizzante che trasforma la vita in dati. Ma allo
stesso tempo, il regista lascia spazio all’emozione, al corpo, alla
materia: la sabbia, il sangue, il sudore. È in questi elementi
fisici che Nessuna
verità trova la sua dimensione più autentica, ricordandoci che
la verità, come l’etica, non può essere filtrata attraverso uno
schermo.
In ultima analisi, Nessuna
verità è un film di guerra senza eroi, ma con una profonda
tensione morale. Ridley Scott mette in scena un mondo in cui tutti
mentono — governi, terroristi, agenti, amanti — ma suggerisce che
proprio nella consapevolezza della menzogna si può intravedere un
barlume di libertà. È un’opera che parla al nostro presente,
dominato dall’informazione istantanea e dalla propaganda digitale,
e ci ricorda che la verità, oggi più che mai, è una scelta.
Il conto alla rovescia è iniziato
per i fan di Superman, con l’Uomo d’Acciaio che entrerà ufficialmente
nel pubblico dominio nel 2034. Ma anche se ciò significa che
chiunque potrà creare un fumetto, una serie TV, un film o un
videogioco su Superman, la DC sottolinea un unico vantaggio
che avrà rispetto alla concorrenza futura.
Non è un argomento facile da
sostenere, dato che l’esclusiva proprietà della DC sul supereroe
più iconico (e prezioso) del mondo sta per scadere. Parlando del
futuro della DC durante il NYCC 2025 (tramite PopVerse), il presidente, editore e direttore creativo
della DC Jim Lee ha affrontato l’argomento scottante:
“Sì, i personaggi entreranno nel
pubblico dominio. Sta già accadendo. Abbiamo tutti visto queste
inquietanti imitazioni di Topolino che circolano online. Ma ecco la
verità: il personaggio non è la magia. La magia è la narrazione. La
magia è la costruzione del mondo.Possedere Superman non
è la stessa cosa che capire Superman, sapere come si
muove, come parla, cosa rappresenta.
Chiunque può disegnare un
mantello. Chiunque può scrivere di un eroe. È così da quando
esistono i fumetti, e si chiama fan fiction. Non c’è niente di male
nella fan fiction. Dimostra quanto profondamente questi personaggi
vivano dentro tutti noi. Ma Superman è perfetto solo quando è
nell’universo DC, il nostro universo, il nostro mito. È questo che
resiste. È questo che ci porterà nel prossimo secolo”.
Non è un argomento facile da
sostenere per nessuno, ma Lee offre una posizione chiara da parte
di chi presto non sarà più il proprietario di Superman. Anche se
Superman diventerà di dominio pubblico, l’universo a cui
“appartiene veramente” non lo sarà.
Quando Superman diventerà di
dominio pubblico, la DC continuerà a credere di avere l’unica
versione “giusta”
La chiave di Superman è
tutto tranne il nome del personaggio, sostiene la DC
Indipendentemente dal vostro punto
di vista, il momento in cui la DC perderà il copyright su Superman
e Batman cambierà per sempre il settore, trasformando (come minimo)
la cultura pop. In qualità di volto del marchio e dell’azienda, Jim
Lee non avrebbe mai potuto dare una risposta allarmata, estrema o
preoccupata al modo in cui la DC vedeva la questione.
Detto questo, Lee sottolinea un
aspetto spesso trascurato da chi sogna immediatamente che Superman
entri a far parte dell’universo Marvel o che qualcuno dia il via
libera a un film alternativo su Superman. Anche se ci fosse
un’esplosione di prodotti e intrattenimento non DC dedicati a
Superman, la serie di fumetti e film Superman della DC
continuerebbe come previsto.
È lecito aspettarsi che, una
volta che altri editori di fumetti o studi cinematografici
inizieranno i propri adattamenti (dato che “chiunque può disegnare
un mantello”), i consumatori continueranno a considerare la
versione DC come il Superman “vero, reale, canonico o principale”.
Come Lee ricorda agli scettici, quella sarà ancora l’unica versione
che esiste realmente all’interno del più ampio universo della
Justice League che i fan si aspettano.
Alcuni non saranno d’accordo con
le parole di Lee, indignandosi per l’insinuazione che la “fan
fiction” sia in qualche modo inferiore, intrinsecamente, con uno
scrittore che “conosce Superman”, una qualità che la DC continua a
rivendicare come un’abilità unica da identificare. Un’affermazione
intangibile come l’idea che una storia di Superman con protagonista
solo l’Uomo d’Acciaio possa essere meno preziosa o sembrare “meno
giusta”.
La DC possiede ancora il
Superman moderno per molto più di un decennio
La versione originale di
Superman dimostra che la DC ha ancora tempo per
pianificare
In precedenza, il mente della
DCUJames
Gunn aveva respinto l’ingresso di Superman nel pubblico dominio
come fattore determinante nelle decisioni relative alla trama più
ampia.
E considerando quanto un universo
cinematografico che include Superman possa cambiare in un decennio,
è facile crederci. Ma c’è un fatto che giustifica la mancanza di
panico o preoccupazione sia di Lee che di Gunn all’avvicinarsi del
2034.
Sebbene il copyright di Superman
raggiungerà il suo limite di 95 anni nel 2034, l’attuale versione
di Superman che ha debuttato nel 1938 è significativamente diversa
da quella odierna. Il famoso simbolo di Superman, le sue origini, i
personaggi secondari e persino la sua capacità di volare sono
ancora fuori discussione, e potranno essere utilizzati solo quando
scadrà il limite di 95 anni per ciascuna delle loro prime
apparizioni.
In questo senso, Lee ha ragione a
trasmettere pazienza da parte della DC. Ci vorranno ancora diversi
anni prima che gli aspetti più iconici di Superman possano essere
utilizzati dalla concorrenza. E anche se le basi di “ciò che
Superman rappresenta” erano già presenti fin dal primo giorno, la
maggior parte dei suoi fan non era ancora nata.
Il tempo continua a scorrere, il
che significa che la logica di Lee sarà messa alla prova prima o
poi. E non è possibile prevedere cosa significherà “Superman” per
il mondo quando non sarà più solo la DC a decidere quali storie
raccontare con questo personaggio.
Come riportato per la prima volta
da Page Six, Mel
Gibson sta attualmente incontrando alcuni attori a Roma per
affidare loro i ruoli di Gesù, originariamente interpretato da
Jim Caviezel, e Maria Maddalena, interpretata da
Monica Bellucci. La notizia arriva mentre la produzione dei
sequel di La Passione di Cristo si prepara a iniziare le
riprese per una data di uscita prevista nel 2027.
La Passione di Cristo
descriveva le ultime ore di vita di Gesù, compresa la sua
crocifissione. Ora, Gibson racconterà la
storia della resurrezione di Gesù nel corso di due film:
La resurrezione di Cristo: Parte prima, in uscita il 26
marzo 2027, e La resurrezione di Cristo: Parte seconda, il 6 maggio
2027; queste date corrispondono al Venerdì Santo e al giorno
dell’Ascensione nel calendario cristiano del 2027.
Una delle ragioni addotte per il
cambio di cast era legata a ciò che sarebbe stato necessario
fare per ringiovanire digitalmente gli attori. Come è noto, la
resurrezione di Gesù avvenne tre giorni dopo la sua crocifissione,
ma sono passati 21 anni dall’uscita di La Passione di Cristo. Anche la programmazione è stata
citata come un ostacolo.
Al momento della sua uscita,
La Passione di Cristo è stato il film vietato ai minori
con il maggior incasso di tutti i tempi al botteghino statunitense,
con 370 milioni di dollari. Ha mantenuto questo record fino a
quando Deadpool & Wolverine non lo ha
quasi raddoppiato nel 2024.
Sebbene il film di Gibson abbia
chiaramente colpito il pubblico, i critici sono stati meno
favorevoli. Il film ha ottenuto un punteggio del 49% su Rotten
Tomatoes. Tra le critiche mosse al film c’è il livello di
violenza utilizzato da Gibson. Il film ha comunque ricevuto tre
nomination agli Oscar per la migliore fotografia, la migliore
colonna sonora originale e il miglior trucco.
Oltre alla regia, Gibson sta
co-scrivendo la sceneggiatura di The Resurrection of the
Christ con Randall Wallace, che ha già lavorato con Gibson
in Braveheart e We Were Soldiers, ricevendo una
nomination all’Oscar per la sceneggiatura del primo film. Gibson ha
descritto la sceneggiatura come un “viaggio acido”.
Gibson è stato dietro la macchina
da presa come regista per l’ultima volta nel 2025 con Flight Risk. È degno di nota il fatto che abbia
realizzato The Resurrection of the Christ così rapidamente
dopo, considerando che prima di Flight Risk Gibson aveva
diretto solo due film nei 21 anni successivi alla Passione d
Cristo: Apocalypto nel 2006 e Hacksaw Ridge nel
2016.
In quel periodo, Gibson si è
trovato coinvolto in diverse controversie fuori dallo schermo a
causa del suo alcolismo e dei suoi commenti odiosi. Nel 2020 Gibson
ha dichiarato di essere sobrio da 10 anni. Lionsgate è la casa di
produzione che distribuisce i film The Resurrection of the
Christ.
Il gioco d’azzardo non è
solo un intrattenimento per appassionati, un passatempo che, con i
siti di gioco, è sempre più popolare e che, negli anni, è diventata
una vera e propria industria. L’azzardo è adrenalina pura e,
proprio per questa ragione, ha ispirato, e ispira, l’immaginario
cinematografico mondiale che ha dedicato, al tema e alle atmosfere
che vengono fuori, tanti e tanti film. Quali sono, dunque, i 10
migliori film sul gioco d’azzardo?
Il gioco d’azzardo è
emozione. Questo si percepisce nel crescente interesse nel
settore e nella diffusione gioco d’azzardo online che, da qualche
anno, copre più del 50% della spesa complessiva annua in Italia e
nel mondo. L’attrazione, però, nei confronti del gambling, della
scommessa, della partita di poker o del tentativo fugace alla slot
viene da lontano. Non abbiamo, infatti, solo i
migliori siti per giocare d’azzardo in Italia secondo il
metodo di classificazione utilizzato da Truffa.net, comodissimi,
popolarissimi, legali e protetti da ogni tipo di situazione
spiacevole grazie all’analisi delle piattaforme.
Abbiamo il mito,
l’adrenalina, la tensione, le storie da raccontare dentro e fuori
un casinò, gli intrighi, la vita. E questo, negli anni, il cinema
lo ha fatto più volte regalando storie di azzardo con grandi
protagonisti. In un anno come il 2025 che vede, tra gli altri,
DiCaprio e Del Toro attori principali di quello che viene già
definito il film dell’anno come “Una battaglia dopo l’altra” è bene
ricordare, ai più cinefili, i 10 film che hanno fatto la storia di
quello che può essere definito un vero e proprio sottogenere
cinematografico.
I 10 film che hanno
fatto la storia dell’azzardo nel cinema
La stangata
Questo film, diretto da
George Roy Hill nel 1973, è uno dei più famosi film sulle
truffe, vincitore di 7 Oscar. I due protagonisti, Paul Newman e
Robert Redford recentemente scomparso,
sono due imbroglioni che cercano di organizzare un grosso colpo per
fregare un noto gangster. Indimenticabile la colonna sonora di
Scott Joplin, molto divertenti e tensive le immagini al tavolo
verde, un cult per gli appassionati del genere.
California Split
La pellicola, meno
conosciuta al grande pubblico ma molto amata dai cinefili, è stata
diretta dal grande Robert Altman nel 1974. La trama segue le
vicissitudini di due giocatori compulsivi che seguono corse dei
cavalli, provano a vincere al casinò e hanno varie disavventure
amare. Nel tipico stile di Altman, il film è corale e alienante,
lontano dalle luci di Las Vegas.
Cincinnati Kid
Questo è considerato,
dagli appassionati, il film sul poker per eccellenza e vede un
giovanissimo Steve McQueen sfidare il vecchio campione in una
partita che è leggenda. Il film, diretto da Norman Jewison
nel 1975 ha reso iconico il Texas Hold’em per la prima volta, con
immagini ravvicinate del tavolo da gioco e le facce, appunto da
poker di McQueen che hanno ispirato un’intera generazione di
giocatori.
Atlantic City
Questo film, diretto
dallo straordinario Lous Malle nel 1980, vede insieme Burt
Lancaster e Susan Sarandon, mettendo in evidenza il lato
più poetico e malinconico delle scommesse. In una Atlantic City,
solitaria e tenera, l’uomo anziano Lancaster prova a ritrovare se
stesso e a rifarsi una vita grazie alle scommesse e alla vicinanza
della giovane Sarandon. Candidato a 5 Oscar, è una variazione molto
raffinata sul tema.
Casinò
Il film, un vero
capolavoro diretto da Martin Scorsese nel 1995, vede Robert De Niro, Sharon Stone e Joe Pesci,
gestire un casinò con le regole della criminalità organizzata. Come
tutti i film di Scorsese, la pellicola denuncia un certo modo di
vivere Las Vegas da malavitosi tra lusso, violenza e tanto gioco.
Ancora oggi, alcune scene girate nel casinò sono considerate le
migliori in questo genere.
Rounders – Il giocatore
Questo film, diretto da
John Dahl nel 1998, vede Matt
Damon ed Edward Norton giocare partite clandestine di
poker in una cupa New York della fine degli anni Novanta. Il film,
pieno di strategie e tecnicismi, è molto amato dagli appassionati e
la partita finale, contro John Malkovich, è una delle più belle e
amate nella storia del poker.
The cooler
La pellicola, diretta da
Wayne Kramer nel 2003, vede William H. Macy (diventato
successivamente famosissimo nel ruolo di Frank Gallagher in
Shameless) essere un “cooler” cioè un uomo che viene usato nei
casinò, come portasfortuna per frenare i clienti troppo vincenti.
Questo ruolo, per la prima volta, mostra, sul grande schermo, tutte
le piccole e grandi superstizioni che fanno parte del gioco
d’azzardo e che popolano, da sempre, le sale da gioco.
21
21, diretto da Robert
Luketic nel 2008, è una di quelle pellicole di cui si è molto
parlato e di cui si parla ancora (perché racconta una storia vera).
Un gruppo di studenti del MIT di Boston, supportati dal loro
professore, vincono milioni di dollari in un casinò di Las Vegas
contando le carte al tavolo del blackjack. Il film è stato così
tanto un successo che, successivamente, sono stati rafforzati i
sistemi di sicurezza contro il card counting.
Molly’s game
Questo film, diretto d
Aaron Sorkin nel 2017, è tratto dall’autobiografia di Molly
Bloom e vede Jessica Chastain nei panni di questa ex
sciatrice olimpica che diventa l’organizzatrice delle partite di
poker più esclusive di New York. La Chastain, già vincitrice di un
Oscar nel 2013 per Zero Dark Thirty, è stata nominata alla
prestigiosa statuetta per la sua interpretazione in questa
pellicola.
10.Uncut Gems
Il film, diretto da
Josh e Benny Safdie nel 2019, vede Adam Sandler alle prese con un ruolo drammatico
e molto intenso. Un gioielliere, compulsivo nelle scommesse
sportive, rischia anche la sua vita per raggiungere i suoi
obiettivi a costo di uccidere e di imbrogliare. La parabola, tra
droga e dipendenza, è molto intensa e ha confermato la propensione
di Sandler verso i personaggi difficili, quelli con cui un attore,
anche comico, può confrontarsi e uscirne assolutamente
credibile.
Anna Sawai, star
di Shogun, e Aimee Lou Wood,
rivelazione di The White Lotus (ma che ricordiamo bene anche
in Sex Education!), si candidano per i ruoli di
Yoko Ono e Pattie Boyd nel
prossimo biopic in quattro parti sui Beatles
diretto da Sam Mendes.
Ono, artista e cantautrice, è la
vedova di John Lennon e una delle sue più grandi
influenze creative. Sawai reciterà al fianco di Harrison
Dickinson nel ruolo di Lennon, sposato con Ono dal 1969
fino alla sua morte nel 1980. Lennon fu ucciso a colpi di arma da
fuoco da un fan squilibrato fuori dal loro condominio nell’Upper
West Side, il Dakota Building.
Boyd, modella, incontrò
George Harrison (che sarà interpretato da
Joseph Quinn) quando aveva 19 anni sul
set del film dei Beatles del 1964 “A Hard Day’s Night”, e divenne
una star a pieno titolo nella Swinging London degli anni ’60. Si
sposarono nel 1966; dopo lo scioglimento dei
Beatles nel 1970, il loro matrimonio iniziò a
deteriorarsi e alla fine divorziarono nel 1977. Successivamente fu
sposata con Eric Clapton dal 1979 al 1989. Il 10
ottobre, ha pubblicato sui social media che la prospettiva di avere
Wood come interprete era una “grande novità” e che “non vedeva
l’ora (sperando) di incontrare” l’attore “in futuro”.
I contratti per Sawai e Wood non
sono ancora stati firmati e non è certo che saranno scelti. Un
rappresentante della Sony Pictures non ha rilasciato
dichiarazioni.
Sappiamo ormai che gli attori
Harris Dickinson,
Paul Mescal,
Barry Keoghan e Joseph
Quinn sono ufficialmente stati scelti per
interpretare rispettivamente John
Lennon, Paul
McCartney, Ringo Starr
e George Harrison nei quattro biopic che
racconteranno la storia dei Beatles ognuno dal punto di vista di
uno dei membri della band. Keoghan, che è stato scelto per
interpretare Starr, ha raccontato in precedenza il suo incontro
“assolutamente incantevole” con il vero percussionista,
che “ha suonato la batteria per me”, ricordandolo come
“uno di quei momenti in cui rimani semplicemente a bocca aperta
e ti blocchi”.
Con l’uscita dei quattro film
attualmente fissata al 2028, è ancora presto per avere maggiori
novità su questo ambizioso progetto. La curiosità di scoprire come
il regista premio Oscar porterà al cinema la storia dell’iconica
band è però già alle stelle.
Prime Video ha pubblicato il primo teaser di
Invincible
– Stagione 4, la cui uscita è prevista per marzo 2026, in occasione
del New York Comic Con. È stato anche annunciato il ruolo di uno
dei cattivi più pericolosi della serie a fumetti: Lee
Pace darà la voce al malvagio Viltrumite Thragg.
La terza stagione di Invincible
è andata in onda con i suoi otto episodi a febbraio 2025 e ha
ricevuto un rinnovo anticipato per una quinta stagione a luglio al
San Diego Comic Con. È stato anche rivelato che Matthew
Rhys darà la voce a un personaggio sconosciuto nella
quarta stagione.
Dopo una pausa di quasi tre anni
tra le prime due stagioni della serie (più un’impopolare pausa a
metà stagione nella seconda), la terza stagione ha segnato un
ritorno in grande stile per la serie e ha entusiasmato i fan con la
sua azione ultra-violenta e le sue avvincenti trame tratte dai
fumetti.
La terza stagione si è conclusa con
diversi colpi di scena per Mark Grayson, alias Invincible,
interpretato da Steven Yeun. È sopravvissuto alla Guerra
degli Invincibili, in cui il cattivo Angstrom Levy
(Sterling K. Brown), che saltava da un universo
all’altro, ha reclutato un esercito di Invincibili provenienti da
dimensioni alternative per combattere sulla Terra. L’Invincibile
originale ha salvato la situazione, ma Rex Splode (Jason
Mantzoukas) è morto e diversi eroi sono rimasti gravemente
feriti. Si scopre anche che Angstrom Levy è sopravvissuto
teletrasportandosi in un altro universo.
Proprio mentre il mondo si sta
ricostruendo, un Viltrumite squilibrato di nome Conquest (doppiato
dall’ex co-protagonista di Yeun in “The Walking Dead” Jeffrey Dean Morgan) arriva
sulla Terra per assistere alla conquista del pianeta da parte di
Invincibile, non ancora iniziata. I due si affrontano in una feroce
battaglia, con la fidanzata di Mark, Atom Eve (Gillian
Jacobs), che si ritrova coinvolta nel fuoco incrociato.
Proprio quando sembra che Conquest abbia inferto un colpo fatale
sia a Eve che a Invincible, i poteri di Eve ricostruiscono il suo
corpo e lei neutralizza il malvagio Viltrumite. Con Conquest
sconfitto, Invincible rivela che adotterà una posizione più
favorevole all’uccisione per sconfiggere i suoi nemici. C’è anche
un esercito alieno di Sequid che si sta lentamente formando, Cecil
Stedman (Walton Goggins) tiene segretamente
incarcerato Conquest, la Bestia da Battaglia assetata di battaglia
è viva e il detective demoniaco Damien Darkblood sta evocando un
mostro infernale per combattere Invincible.
“Yellowjackets”
si concluderà con la sua quarta stagione, secondo quanto riporta
Variety. La serie Showtime/Paramount+ Premium, prodotta da Lionsgate TV, ha
debuttato originariamente nel 2021, e la terza stagione è andata in
onda tra febbraio e aprile 2025.
La quarta stagione debutterà nel 2026, con una data di uscita
precisa che verrà rivelata in seguito. La sala degli sceneggiatori
per la quarta stagione è ora aperta.
“Dopo tre stagioni incredibili
e un’attenta valutazione, siamo entusiasti di annunciare che
porteremo la storia di Yellowjackets alla sua contorta conclusione
in questa quarta e ultima stagione”, hanno dichiarato i creatori
della serie e co-showrunner Ashley Lyle e
Bart Nickerson. “Abbiamo sempre saputo che
sarebbe arrivato un momento in cui la storia ci avrebbe detto che
voleva finire, e crediamo che il nostro compito – la nostra
responsabilità – sia ascoltare. Raccontare questa storia
emozionante, selvaggia e profondamente umana è stata un’esperienza
profondamente significativa e un vero onore per noi, e siamo
profondamente grati al brillante cast, alla troupe e agli
sceneggiatori che hanno coraggiosamente intrapreso questo viaggio
con noi per darle vita. Soprattutto, vogliamo ringraziare i fan che
ci sono rimasti accanto in ogni momento, mistero e pasto: l’Alveare
non è nulla senza di voi! Non vediamo l’ora di condividere il
capitolo finale con voi e speriamo che lo troviate… delizioso. Un
caro saluto, A & B.”
Secondo una persona a conoscenza
della situazione, sono in corso trattative per la prosecuzione del
rapporto tra Lyle e Nickerson con Paramount anche dopo la fine
della serie.
Yellowjackets
è l’ultima serie di Showtime ad annunciare la sua conclusione in
seguito alla fusione tra Paramount e Skydance. Più di recente, è
stato riferito che “The Chi” sarebbe terminato dopo otto stagioni,
mentre Variety ha riferito in esclusiva che la serie prequel
“Dexter: Original Sin” era stata cancellata.
Pertanto, gli unici due originali Showtime rimasti al momento sono
“The
Agency”, che sta preparando la sua seconda stagione, e “Dexter:
Resurrection”, che ha recentemente annunciato il rinnovo per la
seconda stagione.
Megan Fox si è unita al cast di
Five Nights at Freddy’s 2 e interpreterà Toy
Chica, prestandole la voce. Il film, un sequel horror ambientato
nel locale infestato in stile Chuck E. Cheese noto come
Freddy Fazbear’s Pizza, arriverà nelle sale il 5
dicembre.
Tra i nuovi membri del cast
annunciati per il film Universal e Blumhouse figurano
MatPat come voce di Toy Bonnie e Kellen
Goff come Toy Freddy.
Per
Five Nights at Freddy’s 2, Emma
Tammi torna alla regia. Josh Hutcherson, protagonista del
primo film, torna anche per il sequel, che include membri del cast
come Matthew Lillard, Elizabeth Lail e
Piper Rubio.
Hutcherson ha recitato
nell’originale come guardia di sicurezza notturna al Freddys
Fazbear’s Pizza, dove le mascotte animatroniche sono inclini a
commettere omicidi. Lo studio non ha chiarito quali mostri
meccanici torneranno nel sequel, ma ha condiviso il nuovo slogan:
“Chiunque può sopravvivere a cinque notti. Questa volta, non ci
saranno seconde possibilità”.
La notizia del casting è stata
annunciata durante il panel di Jason
Blum al BlumFest al New York Comic-Con, che ha
celebrato diversi titoli in arrivo della Blumhouse, tra cui “Black
Phone 2”, il videogioco “Sleep Awake” e “Five Nights at Freddy’s
2”.
Megan Fox ha recentemente recitato al fianco
di Michele Morrone nel thriller di Millennium
Media “Subservience” ed è apparso nella serie
comica di Amazon “Overcompensating“. Altri suoi
recenti crediti degni di nota includono la commedia dark “Till
Death”, “Night Teeth”, “Big Gold Brick” e “The Expendables 4”.
Jean-Claude Van Damme torna su un terreno
familiare con Darkness of Man (2024), un
thriller di vendetta ambientato sullo sfondo crudo dei cartelli
della droga e di una giovane fuggitiva. In questo film, Van Damme
interpreta Russell, un agente speciale segnato dal
tempo e oppresso da una promessa inquietante fatta a un informatore
morente: proteggere suo figlio a tutti i costi. Diretto da James Cullen Bressack,
il film si affida naturalmente alla nostalgia per il periodo
d’oro di Van Damme come eroe d’azione, con titoli
come Lionheart
– Scommessa vincente o Hong
Kong colpo su colpo.
La trama di Darkness of
Man
La scena iniziale di
Darkness of Man ci catapulta nel cuore
dell’azione. Troviamo Russell disteso sul pavimento, tormentato dal
dolore per una ferita da arma da fuoco. Il film torna poi indietro
di due anni, rivelando un netto contrasto. Vediamo Russell,
apparentemente pulito, che aspetta pazientemente una donna di nome
Esther in un bar. Rifiuta educatamente un’offerta di alcolici,
alludendo a una lotta passata. Esther arriva, portando informazioni
che potrebbero smantellare un’operazione della mafia locale.
Tuttavia, questo atto di coraggio ha un prezzo mortale. Esther
viene messa a tacere proprio dalla mafia che intendono smascherare,
e Russell rimane gravemente ferito, con il peso della sua missione
che ora è un fardello pesante.
Durante il loro ultimo incontro,
Esther chiede a Russell di prometterle che, se le dovesse succedere
qualcosa, lui si assicurerà che suo figlio Jayden sia sempre
accudito. Due anni dopo, Russell riceve una telefonata dal nonno di
Jayden, il signor Kim, che gli dice che Jayden non è tornato a
casa. Russell chiama Jayden e va a prenderlo. Frustrato, Jayden
affronta Russell, chiedendogli di smettere di controllare ogni
aspetto della sua vita. Vede Russell solo come un autista, ignaro
del legame più profondo che li unisce. Russell, tuttavia, nasconde
un segreto pesante: il suo amore passato per la madre di
Jayden.
Russell consegna una scatola di
donazioni alla chiesa, dando una mano al signor Kim nel suo lavoro.
Ma sotto la superficie ribolle la tensione, poiché Russell
percepisce una frattura tra il signor Kim e suo figlio, Dae Hyun,
lo zio di Jayden. Dae, d’altra parte, non ama Russell perché pensa
che sia responsabile della morte di sua sorella Esther. Quando gli
viene chiesto del loro rapporto (il signor Kim e Dae), Jayden dice
a Russell che non sa molto delle questioni familiari. Tuttavia, più
tardi, vediamo Jayden incontrare Dae in segreto e persino uscire
con la sua banda, che fa uso di droghe continuamente.
Un giorno, il negozio del signor
Kim viene attaccato da due membri di una gang russa locale.
Fortunatamente, Russell è lì per intervenire. Russell ferisce un
uomo e insegue l’altro, affrontando poi la banda di Dae. Subito
dopo la rissa, Russell si siede a tavola con Dae e i suoi ragazzi,
che hanno preso una bella batosta da Russell. Dae racconta a
Russell di Lazar, che controlla la mafia russa e sta cercando di
prendere il controllo di tutti i negozi del quartiere. Lazar ha già
minacciato il signor Kim un paio di volte di vendergli il suo
negozio. Tuttavia, Dae e i suoi uomini stanno cercando di tenerlo
fuori dai loro affari.
Sapendo tutto questo, Russell
decide di aiutare Dae a porre fine alla situazione con Lazar una
volta per tutte. La preoccupazione di Russell per la sicurezza di
Jayden si intensifica. Avendo scoperto il legame di Jayden con la
banda di Dae Hyun, Russell teme che l’escalation del conflitto tra
Lazar e Dae Hyun possa mettere Jayden nel mirino. Il rischio di
gravi lesioni, o addirittura di morte, spinge Russell ad agire in
modo protettivo. Quindi, per tenere Jayden al sicuro da tutto
questo, Russell decide di prendere in mano la situazione e
mantenere la pace nel quartiere causando lui stesso un po’ di
caos.
Una notte, quando Russell torna a
casa, scopre che tutte le sue cose sono sparse ovunque. Attraverso
la sua telecamera di sicurezza, scopre che è stato Jayden a farlo.
Porta il suo vicino Chris a incontrare il suo fornitore perché
Russell sa che alla fine incontrerà gli uomini di Dae, dato che
sono loro a fornire la droga in questa zona. Immagina solo che
Jayden potrebbe essere con loro. Quando lo trova con loro, li
affronta e riporta Jayden a casa sua. Più tardi Russell si rende
conto che Jayden non aveva idea di chi fosse la persona a cui era
stato mandato.
Poco dopo, Jayden lascia il posto
correndo, molto deluso da se stesso. Pochi istanti dopo, un paio di
membri della banda russa entrano nella casa di Russell, ferendolo
gravemente. La veterinaria di Russell, Claire, lo porta in
ospedale. Il giorno seguente, Russell si scaglia contro la mafia
russa, cercando di scoprire dove si trova Jayden. Quando Russell
finalmente affronta Lazar, si rende conto di aver fatto parte del
piano fin dall’inizio, poiché lavorava solo per il signor Kim e
Dae.
Lazar gli spiega che non avevano
alcun motivo di rapire Jayden, poiché non avevano alcun problema
con Dae e il signor Kim. Sono loro che non vogliono condividere il
mercato e vogliono che i russi vengano eliminati. Questo è il
motivo per cui c’è una disputa tra loro. Ora, grazie a Russell, Dae
e Mr. Kim, non hanno più concorrenza sul mercato. Le cassette delle
offerte che Russell consegnava alla chiesa sono piene di Flakka, un
tipo di droga prodotta da Mr. Kim e dalla sua banda.
La spiegazione del finale del
film: Russell riesce a trovare Jayden?
Dopo aver ucciso Lazar, Russell
rimane sotto osservazione per un paio di giorni e viene accudito da
Claire e Chris. Quando finalmente riprende conoscenza, va
direttamente ad affrontare Dae e lì trova Jayden. Dae dà a Jayden
una pistola, dicendogli che Russell è responsabile della morte di
sua madre e che dovrebbe sparargli. Tuttavia, Russell dice a Jayden
che tutto questo è successo a causa di Dae, poiché è stato lui a
uccidere il padre di Jayden. Solo dopo questo episodio, Esther va
da Russell per chiedergli aiuto e distruggere questa banda per
salvare Jayden.
A questo punto, Jayden ha già
capito che Russell non farebbe mai nulla che potesse fargli del
male, quindi alla fine spara a Dae e inizia una sparatoria. Russell
spara a tutti gli uomini di Dae. Purtroppo, durante la sparatoria,
viene colpito anche lui. Con voce roca, Russell ordina a Jayden di
trovare Claire se lui non dovesse riprendere conoscenza. Rivela di
aver concordato con Claire che lei si sarebbe presa cura di Jayden
nel caso gli fosse successo qualcosa. Russell chiude gli occhi
mentre Claire prende il controllo della situazione, forse.
Cosa fa Russell al signor
Kim?
Alla fine del film, Russell fa
visita al signor Kim e gli dice che la sua presenza non è più
necessaria. Dopo la morte di suo figlio, il signor Kim si prenderà
cura di Jayden e non avrà più bisogno della protezione di Russell.
Mentre se ne va, Russell affronta il signor Kim. Sospetta che le
scatole delle donazioni contenessero Flakka, una droga pericolosa.
Il signor Kim, incoraggiato dall’apparente partenza di Russell e
dal loro controllo sul mercato, conferma i suoi sospetti. Poco
dopo, vediamo Russell consegnare questa confessione a uno dei suoi
colleghi, che farà in modo che il signor Kim finisca in
prigione.
Poiché non c’è più nessun tutore
che si prenda cura di Jayden, il ragazzo segue Russell mentre
lasciano la città. Nella scena a metà dei titoli di coda, vediamo
Jayden che si diverte con Russell. Le risate riempiono l’aria
mentre Jayden, Russell e Claire condividono un momento di calore,
un senso di famiglia che sboccia nonostante le difficoltà. Russell
è riuscito a mantenere la promessa che aveva fatto alla sua amata
Esther. Ha tenuto Jayden al sicuro e, non solo, gli ha dato una
nuova famiglia, che è ciò che Jayden ha sempre meritato.
Scopri anche il finale di altri film simili a Darkness
of Man con Jean-Claude Van
Damme
Shooter del 2007 è tratto dal romanzo
Point of Impact di
Stephen Hunter, noto per la sua precisione nella
rappresentazione del mondo dei tiratori scelti e della caccia. Il
film riprende la struttura del
thriller
d’azione con un protagonista solitario, concentrandosi sulla
preparazione meticolosa degli attacchi e sul gioco di inganni e
tradimenti che caratterizza la narrativa di Hunter. La
trasposizione cinematografica mantiene intatta l’intensità del
materiale originale, aggiungendo sequenze d’azione spettacolari e
un’attenzione particolare alla caratterizzazione del protagonista,
offrendo agli spettatori un’esperienza adrenalinica ma
credibile.
Per il regista Antoine Fuqua,
Shooter si colloca in un filone della sua
filmografia dedicato a thriller d’azione con protagonisti forti e
tormentati, simile a Training
Day e King Arthur. Il
regista si conferma abile nel mescolare tensione narrativa e
sequenze d’azione calibrate, dando grande risalto alla costruzione
dei personaggi. Mark Wahlberg, già noto per ruoli in action e
drammatici, interpreta il tiratore scelto Bob Lee
Swagger, riuscendo a coniugare il fisico atletico
necessario alle scene d’azione con la complessità emotiva del
personaggio. Il film segna quindi un momento significativo sia per
il regista sia per l’attore, rafforzando le loro credenziali nel
genere action-thriller.
Il film si inserisce
dunque nel genere action-thriller con forte componente
investigativa e suspense militare. I temi principali riguardano la
giustizia, il tradimento e la vendetta, esplorando le tensioni tra
l’individuo e le istituzioni governative, oltre al prezzo personale
della lealtà e dell’onore. Attraverso la vicenda di Swagger, il
film indaga anche la psicologia del tiratore scelto e il rapporto
tra abilità tecnica e morale. Nel resto dell’articolo si proporrà
una spiegazione dettagliata del finale, chiarendo come le scelte
del protagonista risolvano la vicenda e portino a compimento i temi
cardine della storia.
La trama del film
Shooter
Protagonista del film è Bob
Lee Swagger, un sergente dei Marines specializzato come
cecchino da campo. La sua carriera militare finisce quando, durante
una missione in Etiopia, perde il suo compagno, il caporale Donnie
Fenn. L’uomo decide a quel punto di ritirarsi sulle alture del
Wyoming e dar luogo ad una vita più tranquilla. Il suo isolamento
però dura poco, poiché ben presto viene contattato dal colonnello
Isaac Johnson della CIA. Questi vuole assumerlo
per proteggere il presidente degli Stati Uniti durante l’incontro
con l’arcivescovo etiope. Quello che gli viene chiesto, in pratica,
è di pianificare un ipotetico attentato per prevenire le mosse di
un eventuale cecchino.
L’ex marine accetta, inconsapevole
che in realtà quello che intendono fare è incastrarlo, accusandolo
di aver progettato l’omicidio in cui resterà ucciso l’uomo di
chiesa, il vero e unico bersaglio fin dall’inizio. Durante
l’operazione Swagger viene così ferito, riuscendo però lo stesso a
fuggire, trovando rifugio nell’appartamento di Sarah
Fenn, la compagna del suo amico scomparso Donnie. È qui
che, dopo essersi ripreso dalle ferite, progetterà la sua vendetta
contro coloro che hanno complottato nei suoi confronti. Il soldato
dovrà prima riuscire a dimostrare la propria innocenza,
smascherando i reali colpevoli e riabilitando così il proprio
nome.
La spiegazione del finale del
film
Nel
terzo atto di Shooter, Bob Lee Swagger prende
pieno controllo della situazione, mettendo in atto il suo piano per
smascherare e fermare i responsabili del complotto contro il
Presidente. Dopo aver raccolto tutte le informazioni necessarie e
aver identificato i mandanti, Swagger affronta direttamente il
tiratore serbo Mikhaylo Sczerbiak e il manipolatore della vicenda,
il colonnello Isaac Johnson, scoprendo il coinvolgimento del
senatore Meachum e delle compagnie petrolifere. L’azione culmina in
un assalto alla proprietà di Sczerbiak, dove Swagger libera Sarah,
affronta le guardie nemiche e ottiene le prove cruciali
dell’inganno, mentre Sczerbiak si suicida, incapace di sopportare
la verità e il tradimento subito.
La
vicenda si risolve con Swagger e l’agente Nick Memphis che,
insieme, organizzano l’incontro finale sulla montagna innevata,
dove il complotto viene definitivamente smascherato. Swagger
neutralizza i cecchini nemici, disarma Payne e permette a Sarah di
eliminare quest’ultimo. Meachum e Johnson vengono rivelati come i
veri artefici, ma poiché i loro crimini rientrano in giurisdizioni
extraterritoriali, la giustizia legale non può colpirli
direttamente. Swagger distrugge la registrazione compromettente,
pur assicurandosi che il dipartimento di giustizia sia informato,
mantenendo al tempo stesso la sua libertà e quella di Sarah.
Il finale porta a compimento i temi principali del film, incentrati
sulla giustizia, la vendetta e la morale personale. Swagger incarna
il giustiziere che agisce al di fuori delle regole per smascherare
la corruzione e proteggere gli innocenti, sottolineando il
conflitto tra legittimità istituzionale e responsabilità
individuale. La sua astuzia e le competenze da tiratore scelto gli
permettono di ribaltare la situazione, dimostrando come conoscenza,
preparazione e determinazione possano superare il potere dei
potenti e dei corrotti, portando a compimento la ricerca di verità
e giustizia.
Inoltre, il finale mette in luce la riflessione etica del film: la
giustizia legale non sempre coincide con la giustizia morale.
Swagger sceglie di prendere decisioni estreme per proteggere Sarah
e fermare i colpevoli, pur sapendo che la legge non interverrà. La
scena dell’esplosione finale rappresenta la chiusura simbolica
della corruzione, un atto catartico che libera il protagonista dal
peso della menzogna e della manipolazione. Il film evidenzia così
la necessità di bilanciare abilità, etica personale e pragmatismo
quando le istituzioni falliscono.
Il messaggio che
Shooter lascia agli spettatori è quindi
quello della resilienza, della giustizia individuale e della
responsabilità personale. Il film mostra come la conoscenza e la
preparazione possano ribaltare situazioni apparentemente
impossibili, e come la determinazione morale permetta di proteggere
gli innocenti anche in contesti dove le regole ufficiali non
bastano. Swagger diventa un simbolo di eroismo consapevole, un uomo
che affronta la corruzione con azioni concrete e calcolate,
ricordando al pubblico che il coraggio e la giustizia personale
sono strumenti fondamentali in un mondo complesso e spesso
ingiusto.
Il finale di Into Darkness – Star Trek è stato uno
spettacolo ricco di azione ma sconcertante, simile a una versione
distorta di Star Trek II: L’ira di Khan, in cui i ruoli
del capitano Kirk (Chris
Pine) e Spock (Zachary
Quinto) erano stranamente invertiti. Dopo aver ucciso
l’ammiraglio Alexander Marcus (Peter
Weller), Khan (Benedict
Cumberbatch) ha preso il controllo della USS Vengeance
e ha minacciato di distruggere la USS Enterprise se Spock non gli
avesse consegnato i 72 siluri fotonici contenenti i suoi seguaci
geneticamente modificati.
Spock ingannò Khan inviandogli i
siluri senza le persone criogenicamente congelate al loro interno e
fece esplodere le armi per danneggiare la Vengeance. Una volta che
Kirk, Scotty (Simon
Pegg) e la dottoressa Carol Marcus
(Alice
Eve) si teletrasportarono sull’Enterprise, l’astronave
perse potenza e iniziò a precipitare sulla Terra. Kirk entrò nel
nucleo di curvatura e lo allineò, ricevendo una dose letale di
radiazioni. Mentre Spock assisteva alla morte di Kirk, Khan fece
schiantare la USS Vengeance su San Francisco e cercò di
fuggire.
Spock si teletrasportò per uccidere
Khan, ma durante l’inseguimento il dottor Leonard “Bones”
McCoy (Karl
Urban) si rese conto che il “super sangue” di Khan
poteva riportare in vita Kirk, che aveva messo in una criocamera.
Uhura (Zoe
Saldana) si teletrasportò per aiutare Spock a
catturare Khan, e McCoy riuscì a sintetizzare un siero dal sangue
di Khan per salvare la vita di Kirk. Un anno dopo, la USS
Enterprise è stata rilanciata in una missione quinquennale con il
capitano Kirk al comando. Alla fine di Into Darkness – Star Trek, Kirk ha imparato
che la vendetta non è ciò che contraddistingue la Flotta Stellare e
la sua esperienza contro Khan, che è stato rimesso in criogenesi,
lo ha fatto maturare come capitano dell’Enterprise.
Khan era il cattivo principale di
Into Darkness – Star Trek, anche se per gran parte
del film si ribellava al fatto di essere vittima del corrotto
ammiraglio Marcus. L’obiettivo principale di Khan era uccidere
Marcus, distruggere la Flotta Stellare e riunirsi con i suoi 72
seguaci, ma la trama del film ha reso i suoi metodi confusi. Nel
primo atto del film, Khan, con la sua identità fittizia di
comandante John Harrison, ha orchestrato l’attentato dinamitardo
all’Archivio storico Kelvin di Londra. Ma l’archivio era una
copertura per la Sezione 31, l’agenzia segreta della Flotta
Stellare, che stava usando Khan per sviluppare armi per la Flotta
Stellare sotto gli ordini di Marcus.
Khan ha bombardato la Sezione 31
perché sapeva che il protocollo della Flotta Stellare imponeva a
Marcus e allo staff senior di riunirsi nella sala conferenze
Daystrom presso il quartier generale della Flotta Stellare. A bordo
di una nave da salto rubata, Khan ha attaccato i vertici della
Flotta Stellare, ma non è riuscito a uccidere Marcus. Invece, il
mentore di Kirk, il capitano Christopher Pike
(Bruce Greenwood), è morto nell’attacco. Khan ha
quindi utilizzato la tecnologia transwarp di Scotty per
teletrasportarsi su Kronos, il pianeta natale dei Klingon.
Kirk si è offerto volontario per
portare l’Enterprise nello spazio klingon e uccidere Khan, ma
quando il suo equipaggio ha contestato l’immoralità di questa
missione, Kirk ha cambiato idea e ha deciso di arrestare Khan per
sottoporlo a un processo. Khan, a sua volta, salvò la squadra di
Kirk dai Klingon e si arrese a Kirk, avendo intuito che il capitano
non sapeva di essere stato incastrato dall’ammiraglio Marcus e che
la Sezione 31 aveva sabotato il nucleo di curvatura
dell’Enterprise. Fingersi prigioniero era il modo più veloce per
Khan di arrivare a Marcus. Khan sapeva che Marcus sarebbe venuto di
persona quando avesse saputo che Kirk aveva disobbedito agli
ordini.
Quando Marcus arrivò a bordo della
USS Vengeance per distruggere l’Enterprise, Khan accettò di
collaborare con Kirk per infiltrarsi nella nave stellare di Marcus.
Ma Kirk tradì Khan per primo e fece stordire Khan da Scotty. Quando
Khan si risvegliò rapidamente, attaccò e uccise Marcus. A quel
punto, l’obiettivo di Khan era quello di riprendere i suoi seguaci
dall’Enterprise e usare la Vengeance per distruggere la Flotta
Stellare. Ma dopo che Spock lo ingannò e danneggiò la Vengeance,
Khan si accontentò di schiantare l’astronave di Marcus contro il
quartier generale della Flotta Stellare prima di fuggire. Se Khan
avesse avuto successo, lui e i suoi seguaci avrebbero usato la
Vengeance per distruggere sistematicamente la Flotta Stellare, ma
invece il tiranno geneticamente modificato fu riportato in
animazione sospesa.
Il piano malvagio dell’ammiraglio
Marcus
L’ammiraglio Alexander Marcus era
l’altro cattivo di Star Trek Into Darkness e, in un certo senso,
era peggiore di Khan. La storia di Marcus è che dopo che
Nero (Eric
Bana) distrusse Vulcano in Star Trek del
2009, l’ammiraglio temeva che la Flotta Stellare non fosse
preparata per una futura guerra con i Klingon. Marcus ha utilizzato
la Sezione 31 per cercare modi per “militarizzare” la Flotta
Stellare e hanno scoperto la nave che conteneva Khan e i suoi
seguaci nello spazio. Quando Marcus si rese conto che Khan era il
signore della guerra geneticamente modificato di 300 anni prima, lo
riportò in vita e lo costrinse a sviluppare armi e tattiche per
realizzare la sua visione di una Flotta Stellare militarizzata.
Come incentivo, Marcus tenne
prigionieri i seguaci di Khan e minacciò di ucciderli se non avesse
collaborato. Nei panni del “Comandante John Harrison”, Khan
contribuì allo sviluppo della USS Vengeance e degli speciali siluri
fotonici che finirono per ospitare i seguaci di Khan in animazione
sospesa. Ma quando Khan decise di vendicarsi di Marcus, distrusse
la struttura della Sezione 31 e gli agenti nell’Archivio Kelvin e
attaccò il quartier generale della Flotta Stellare, Marcus vide il
desiderio di vendetta di Kirk come un’opportunità per sbarazzarsi
di Khan.
Tuttavia, Marcus non aveva mai
avuto intenzione di far tornare Kirk e l’Enterprise dalla missione
su Kronos, e l’ammiraglio voleva iniziare una guerra con i Klingon,
ma alle condizioni della Flotta Stellare. Marcus fece sabotare
dalla Sezione 31 il nucleo di curvatura dell’Enterprise in modo che
la nave rimanesse bloccata nello spazio klingon dopo che Kirk
avesse compiuto la sua missione originale di lanciare 72 siluri
fotonici su Kronos dal confine della Zona Neutrale. Quando Marcus
scoprì che Kirk aveva disobbedito agli ordini e aveva catturato
Khan, guidò personalmente la Vengeance per distruggere Kirk, Khan e
l’Enterprise.
L’ammiraglio non aveva mai avuto
alcuna intenzione di lasciare Kirk in vita, e nemmeno le suppliche
di sua figlia Carol Marcus riuscirono a dissuaderlo. Se Marcus
avesse potuto fare a modo suo, avrebbe annientato l’Enterprise e
tutti quelli a bordo, compresi Khan e i suoi seguaci, rimediando
all’“errore” che aveva commesso risvegliandoli dal sonno
criogenico. Marcus avrebbe così ottenuto la guerra con i Klingon
che desiderava e l’ammiraglio era convinto che la Flotta Stellare
avrebbe sconfitto i nemici grazie alla Vengeance e alla tecnologia
della Sezione 31.
Cosa è andato storto in
Into Darkness – Star Trek
Into Darkness – Star
Trek presenta interpretazioni straordinarie da parte del
cast e scene d’azione emozionanti. I difetti del film derivano dai
suoi numerosi passi falsi creativi e da un errore fatale nel modo
in cui è stato commercializzato questo sequel di Star
Trek. J.J. Abrams e i suoi sceneggiatori,
Damon Lindelof, Alex Kurtzman e
Roberto Orci, hanno deciso che, nonostante
avessero carta bianca per fare ciò che volevano nella linea
temporale alternativa di Kelvin, avrebbero reso Khan Noonien Singh
il cattivo principale del film. L’inclusione di Khan ha quindi reso
necessario riproporre diversi aspetti di Star Trek II: L’ira di
Khan.
Ma la novità di questa scelta è
stata persa dalla maggior parte dei fan di Star Trek, che
hanno visto l’uso di Khan nel sequel come una decisione
creativamente fallimentare. Inoltre, non ha aiutato il fatto che
Khan, un personaggio di colore originariamente interpretato
dall’iconico Ricardo Montalbán, sia stato
“imbiancato” dalla scelta di Benedict Cumberbatch per il ruolo. A
difesa di Into Darkness – Star Trek, uccidere Kirk
e mettere Spock contro Khan aveva il vantaggio che il vulcaniano
era fisicamente all’altezza del superuomo geneticamente modificato,
cosa che Kirk semplicemente non era.
Ma alla fine del film, lo Spock
affranto che si scaglia come un pazzo violento contro Khan era
troppo lontano dal vulcaniano freddo e logico che Spock dovrebbe
essere. Molte altre scelte creative sconcertanti, come Kirk così
immaturo da infrangere senza scrupoli la Prima Direttiva e così
assetato di vendetta da impegnare l’Enterprise in una caccia
all’uomo immorale, la controversia scatenata da una scena inutile
in cui Carol Marcus si spoglia in mutande davanti a Kirk senza
motivo, Spock interpretato da Leonard Nimoy che
dice a Spock interpretato da Zachary Quinto come sconfiggere Khan, e la
morte di Kirk che viene immediatamente annullata grazie al “sangue
magico” di Khan hanno affossato il film agli occhi del pubblico,
nonostante i punti di forza del film.
Un viaggio intenso e personale nei
mesi che tra il 1981 e il 1982 portarono il Boss a comporre il suo
disco più intimo, Nebraska. E’ questo il centro
emotivo di Springsteen: Liberami dal
Nulla, nuovo film di Scott Cooper
che si avvale della performance di Jeremy Allen White e della benedizione di
Bruce Springsteen in persona per portare sul
grande schermo quel momento nella vita dell’icona del New Jersey in
cui tutto sembrava cadere a pezzi e lui trovò nella tranquillità di
Long Branch, luogo
della sua infanzia, l’ispirazione per un disco che ha fatto storia,
trai più importanti degli ultimi 50 anni.
Un disco che parla della solitudine
e dello smarrimento del Boss, che per tutta la vita ha combattuto
con lo spettro della depressione, tratto determinato e ereditato
dalla famiglia e dal rapporto conflittuale con il padre. Un disco
(e una condizione) che ancora oggi parla al presente:
“Il disco che Bruce ha
scritto nel 1982 potrebbe averlo scritto oggi, parla di malessere,
di una mancanza spirituale, di una ambiguità morale. Bruce
Springsteen è politico ma non dal punto di vista
partitico, da quello umano. Parla delle persone che vivono ai
margini della società, di quelli che non hanno nulla, che vivono
una vita di quieta disperazione. Persone che lottano per
raggiungere il sogno americano, ma non ci riescono. E queste cose
erano valide nel 1982, così come oggi. Credo che questo sia il
motivo per cui l’album è così pertinente per il periodo che stiamo
vivendo oggi in America.” Ha dichiarato il regista, alla presenza
della stampa romana.
“Credo che questo
disco sia il risultato dell’isolamento – aggiunge Jeremy Allen White – Ma quando lo ascolto
mi sento capito, c’è molta empatia in questo disco. C’è molta
rabbia e confusione, ma sento anche molta speranza.”
Foto di Chiara Guida
Springsteen:
Liberami dal Nulla è un biopic insolitamente
“autorizzato”. Mai prima di ora il Boss aveva dato il suo
appoggio completo a un film che intendesse raccontare la sua vita o
parte di essa. In merito a questo supporto, Cooper commenta: “È
incredibilmente gratificante. Dal 1986 gli viene chiesto di farsi
raccontare in un film, lui è molto geloso della sua storia, non la
concede facilmente ad altri. Jon Landau
(interpretato da Jeremy Strong) mi ha detto che questa
è la prima volta in 50 anni che Bruce ha lasciato il comando a
qualcun altro. Questo mi ha messo molta pressione, anche perché
questo album, per me, ha un valore affettivo molto importante: mio
padre, a cui è dedicato il film, mi ha fatto conoscere Springsteen
proprio attraverso Nebraska e lo ascoltavo ogni volta che avevo
bisogno di ispirazione. Poi incontrando di persona Jon e Bruce, ho
scoperto che sono entrambi cinefili, Bruce guarda tantissimi film,
Jon Landau è un ex critico cinematografico. Nel nostro primo
incontro abbiamo parlato di film, di cinema e di vita, e solo dopo
abbiamo messo sul tavolo il progetto di questo film, ed è stato un
rapidissimo “sì”. Sono molto grato.”
Non solo Cooper ha
avuto l’ok del Boss, ma anche Allen White è stato benedetto dal cantante,
che ha accettato la proposta e ha chiesto espressamente all’attore
di accettar ela parte. “È incredibile, all’inizio l’ho
immaginato come un compito molto pesante. Io sono intervenuto nel
progetto molto dopo, quando la storia e la sceneggiatura erano già
stati concordati da Jon, Bruce e Scott. Credo che abbia molto senso
che Bruce abbia scelto di raccontarsi in questo periodo della sua
vita, perché era a un crocevia. Credo che le scelte che ha fatto in
quel momento gli abbiano condizionato la vita. E poi il fatto che
mi abbiano voluto, che lui e Scott siano venuti da me per
coinvolgermi… mi sono sentito molto fortunato. Sono molto felice
del suo supporto al film.”
Bruce Springsteen ha
lavorato in solitudine per Nebraska, in condizioni insolite,
decisamente contrarie alle regole discografiche del tempo. Sarebbe
possibile, oggi?
Scott
Cooper:“Il processo creativo all’epoca era diverso,
bisognava andare in studio e li si componeva e si registrava.
Lavorare da solo a casa è stato non convenzionale. Oggi le cose
sono differenti. Non è raro trovare musicisti che registrano in
autonomia i loro brani e poi in studio perfezionano e ripuliscono.
Lui non voleva passare attraverso questo processo di rifinitura,
aveva catturato dei suoi unici, particolari. Era ossessionato dalla
ricerca di quel tipo di suoni che aveva creato nella sua camera da
letto.”
“All’epoca, il
comportamento di Bruce era radicale, pertanto il suono, l’intimità
di questo disco è diventata unica – ha dichiarato Jeremy Allen White – Non so se oggi fare
un disco così sia tanto radicale, ma questo è il disco più
punk realizzato da Bruce, non in termini di suono, ma di
spirito. E credo che questo distingua questo album da tutti gli
altri suoi lavori.”
Foto di Chiara Guida
Oltre alla musica di
Springsteen, il film si arricchisce di una colonna sonora originale
molto particolare, realizzata inseguendo l’imperfezione, per così
dire, grazie al lavoro di Jeremiah Fraites di The Lumineers, che ha
lavorato con Cooper alla ricerca di un suono che potesse emulare la
musica che accompagna Badlands, il film di Terrence
Malick, film che ha ispirato direttamente la composizione di
Nebraska. Come ha spiegato Cooper: “Essendo cresciuto in New
Jersey, Jeremiah Fraites è fan di Springsteen sin da piccolo.
Mentre scrivevo la sceneggiatura, nella narrazione sentivo che la
musica doveva venire fuori da Badlands di Terrence
Malick e sono stato fortunato perché Malick mi ha dato il
permesso di usare alcune scene del suo film. E così io e Jeremiah
abbiamo lavorato sulla base della colonna sonora di quel film,
usando solo un pianoforte di legno scordato. Il suono che sentivo
era imperfetto, molto simile alla ricerca di Bruce nel realizzare
Nebraska. La colonna sonora del film è quindi stata molto scarna, e
Bruce mi ha detto che anche se non c’è nessun piano nel suo disco,
lui ascoltava il pianoforte che veniva dalla colonna sonora
del film di Malick.”
L'attore Jeremy Allen White a Roma per l'anteprima italiana
di
Ma com’è stato diventare fisicamente e vocalmente il Boss? Jeremy Allen White racconta così il suo primo
incontro con Bruce Springsteen: “Quando ho
conosciuto Bruce, era già d’accordo con l’idea del film. Io l’ho
incontrato nel suo elemento, mentre si esibiva davanti a 90mila
persone e per me essere presente è stato un dono, ma mi ha anche
intimidito perché sapevo che di lì a pochi mesi avrei dovuto
catturare alcune delle cose che lui era in grado di trasmettere.
Conoscerlo e parlargli mi ha dato la possibilità di vedere la sua
performance sul palco, da vicino, e vedere tutta la passione e la
violenza che mette nelle sue interpretazioni. Ma quando gli parli
vedi che c’è anche tanta delicatezza nella sua presenza. Per me ha
avuto molto coraggio a metterci alla guida del racconto della sua
vita, permettendoci anche di parlare con persone a cui lui è stato
molto vicino. Lo abbiamo scoperto come cantante e artista ma anche
come persona.”
Ma come mai Bruce
Springsteen che da quasi 40 anni rifiuta di farsi
raccontare dal cinema di finzione ha detto sì al progetto di Scott
Cooper? “Bruce non avrebbe mai accettato di raccontare un film
che parlava di lui che compone Born in the USA o Born to Run –
ha spiegato il regista – Nebraska è il suo lavoro più personale
e lui lo considera il migliore. Per lui è il capitolo più doloroso
della sua vita e il pubblico ha capito questo dolore di Bruce nel
1982, quando è uscito il disco. Per questo ha detto di sì a questo
film con questo taglio.”
Lady Gaga ha messo a segno un altro colpo da
maestra! La vincitrice di Oscar e Grammy apparirà nel prossimo
Il Diavolo Veste Prada 2,
inserendo un’apparizione nel fashion film durante il suo
Mayhem Ball Tour.
Dopo aver concluso quattro serate
sold-out all’O2 Arena di Londra, Gaga è stata avvistata dai fan a
Milano, dove si sta girando il sequel della commedia di successo
del 2006 con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci. Il Diavolo Veste Prada
2 segna la prima apparizione sul grande schermo della
poliedrica superstar
dai tempi di Joker: Folie à Deux. All’inizio
di quest’anno, Gaga è
apparsa in un cameo in Mercoledì – Stagione 2
di Netflix. La sosta produttiva arriva prima
del concerto di Gaga all’Avicii Arena di Stoccolma, previsto per
domenica sera.
Cosa sappiamo su Il
diavolo veste prada 2?
Il
film originale del 2006, un cult classico per la sua satira
tagliente sul mondo spietato della moda, si concludeva con Andy che
lasciava Runway per un lavoro in un giornale di New York. Ora, i
fan potranno finalmente vedere cosa stanno facendo Miranda e Andy
in un panorama mediatico profondamente cambiato. Nel sequel,
Miranda, interpretata dalla Streep, si ritrova coinvolta in una
competizione ad alto rischio per ottenere importanti introiti
pubblicitari, trovandosi sorprendentemente a dover affrontare la
sua ex assistente dalla lingua tagliente Emily Charlton (Emily
Blunt), che ora è una potente dirigente nel settore
della moda.
David Frankel, che
ha diretto il primo film, è tornato alla regia di
Il diavolo veste Prada 2, lavorando su una
sceneggiatura di Aline Brosh McKenna, che ha
scritto anche l’originale. Le produttrici Wendy
Finerman e Karen Rosenfelt sono a bordo,
con la 20th Century Studios che ha in programma di distribuire il
film il 1° maggio 2026. Oltre a Meryl Streep, Anne Hathaway e Emily Blunt, nel cast si ritrovano anche
Stanley Tucci, che riprende il ruolo del
sempre solidale Nigel Kipling, insieme a Simone
Ashley, Pauline Chalamet e Helen
J. Shen. Tracie Thoms e Tibor
Feldman tornano sul set, mentre diversi volti nuovi si
uniscono al cast, tra cui Kenneth Branagh, che interpreterà il marito di
Miranda, insieme a Lucy Liu, Justin Theroux, B.J. Novak,
Pauline Chalamet, Rachel Bloom e
Patrick Brammall.
Il regista di Tyler Rake 3,
Sam Hargrave, fornisce un nuovo aggiornamento sul
sequel con Chris Hemsworth, rivelando finalmente quando
dovrebbero iniziare le riprese del film. Dopo aver debuttato nel
ruolo di Tyler Rake nel film del 2020, la star di Thor ha
ripreso il suo ruolo anche per il sequel di Netflix del 2023. Poi, il terzo film è stato
successivamente confermato, ma è stato difficile ottenere una
tempistica precisa per la sua realizzazione.
Ora, Hargrave ha dichiarato a
Collider che il piano è quello
di iniziare le riprese di Tyler Rake 3 nel corso del
prossimo anno. Tuttavia, non è chiaro esattamente quando nel 2026,
poiché il regista afferma che il coinvolgimento di Hemsworth
nell’MCU e nel prossimo film degli
Avengers complica la programmazione. “Il piano è di iniziare
nel 2026. […] Inizieremo le riprese nel 2026 e vedremo come
andrà”.
“Molto dipende dal suo
programma con Avengers, che ha molte variabili, ma il piano è di
girare nel 2026 e presumo che l’uscita sarà nel 2027. Ma,
ovviamente, non posso né confermare né smentire ufficialmente
queste date!“, ha concluso Hargrave. Se le riprese dovessero
iniziare il prossimo anno, l’uscita nel 2027 è probabile, ma il
momento specifico in cui il film potrebbe arrivare nel 2027 dipende
da quando inizieranno le riprese nel 2026.
Se le riprese non inizieranno prima
della fine del 2026, ad esempio, il film probabilmente non arriverà
prima della fine del 2027. In primavera, come noto, è stato
confermato che Hemsworth riprenderà il ruolo di Thor nel cast di
Avengers: Doomsday. Questo
ritorno nei panni del supereroe segna la sua ultima apparizione
nell’MCU dopo Thor: Love and Thunder nel
2022.
Le riprese di Doomsday sono
terminate il mese scorso, ma il modello di produzione Marvel
prevede solitamente molte riprese aggiuntive, quindi è possibile
che Hemsworth torni sul set all’inizio del prossimo anno per girare
altro materiale nei panni di Thor. Le “parti in movimento” a cui si
riferisce Hargrave includono probabilmente il tempo necessario per
le riprese aggiuntive, così come la promozione obbligatoria del
film da parte di Hemsworth prima della sua uscita il 18
dicembre.
L’aggiornamento di Hargrave, in
ogni caso, segue un commento dell’attrice Golshifteh
Farahani, che nei film interpreta Nik, che sembra aver
accennato al fatto che il terzo film potrebbe puntare a un inizio
delle riprese nell’aprile 2026. L’attrice non ha però descritto
questa finestra temporale come una certezza, e il commento di
Hargrave rafforza l’idea che la situazione sia ancora piuttosto
fluida. Questo nuovo sviluppo relativo al film sarà sicuramente una
buona notizia per molti, vista la risposta positiva a Tyler Rake
2.
Il sequel non ha eguagliato
l’originale in termini di audience su Netflix, ma ha ottenuto
risultati migliori dalla critica, con un punteggio dell’80% su
Rotten Tomatoes e dell’84% su Popcornmeter. Non sono ancora state
rivelate sinossi o logline per il terzo capitolo, ma il finale di
Tyler Rake 2 fornisce alcuni indizi su come potrebbe
svilupparsi la trama, che include un ruolo per il nuovo arrivato
Idris
Elba. Con le riprese previste per il prossimo anno,
nei prossimi mesi potrebbero essere rivelati ulteriori dettagli su
Tyler Rake 3.
Continuano le domande su chi altro
dell’universo cinematografico Marvel apparirà in Avengers:
Doomsday nel 2026, e Andrew Garfield è ancora una volta al centro
delle speculazioni. In una nuova intervista con GQ, Garfield ha infatti risposto a un fan che gli ha
chiesto se lui e il collega Tobey Maguire, anche lui interprete di
Spider-Man, torneranno nel prossimo grande evento Marvel. La star
britannica ha risposto: “No, inequivocabilmente, cazzo,
no!”. I due, come noto, sono apparsi l’ultima volta nel film
Spider-Man:
No Way Home del 2021.
Tuttavia, in un’intervista con MTV
il 7 ottobre 2025, il protagonista di The Amazing
Spider-Man ha affrontato la questione di un suo possibile
ritorno nell’altro film dedicato agli Avengers: Avengers:
Secret Wars. In questo caso Garfield non ha dato una
risposta definitiva, né positiva né negativa, e si è limitato a
dire al giornale: “Lo scoprirete!”. Il 19 settembre 2025,
il cast di Avengers: Doomsday ha
ufficialmente concluso le riprese principali, dirette da
Anthony e Joe Russo, dopo diversi
mesi di lavoro. Non è stata ancora fissata una data per le riprese
di Avengers: Secret Wars.
Il cast iniziale di
Avengers: Doomsday è stato rivelato il 26 marzo
2025, durante un live streaming a sorpresa della Marvel Studios che
ha svelato il ritorno di diversi personaggi della timeline MCU, ma
nessuno dei precedenti Spider-Man faceva parte dell’annuncio.
Tuttavia, Kevin Feige ha confermato che ci sono altri
personaggi che saranno aggiunti al film del 2026. Durante il
CinemaCon del 3 aprile 2025, alla presenza di ScreenRant, il
presidente della Marvel Studios ha sottolineato che sono in arrivo
ulteriori notizie sul cast di Avengers: Doomsday.
Non resta che attendere di scoprire se Garfield e Maguire saranno
tra le aggiunte.
Al cinema dal 16 ottobre con Eagle
Pictures, Squali di Daniele
Barbiero fa parte della selezione di Alice nella Città
2025, Panorama Italia Concorso. Il film, un coming of age del XXI
secolo, vede protagonisti alcuni dei giovani volti del cinema
italiano più importanti della loro generazione, insieme a
James Franco, star internazionale che sembra
sempre più a suo agio nel nostro Paese.
Ambientato tra la provincia veneta
e la frenesia di Roma, Squali esplora le tensioni adolescenziali
tra noia e ambizione, attraverso lo sguardo disincantato del
giovane Max (Lorenzo
Zurzolo) e l’incontro-scontro con il carismatico
Robert Price (James Franco). Con una messa in scena
visivamente potente e un respiro internazionale, Squali si
interroga sul futuro di un’intera generazione.
Lorenzo Zurzolo –
è protagonista del film. Volto caratteristico e impossibile da
dimenticare Zurzolo è stato una presenza constante nel cinema e
nella tv degli ultimi anni, passando da produzioni molto importanti
per grandezza e ambizione a progetti più piccoli e ricercati. In
ognuna di queste avventure, Lorenzo si è distinto per la sua
presenza scenica e il suo talento.
James Franco – la
guest d’eccezione. Conosciuto in tutto il mondo per la sua
partecipazione al franchise di Spider-Man di
Sam Raimi, ha poi costruito per sé una carriera
diversa, lontana dai blockbuster e più vicina a un cinema di
sperimentazione e ricerca, senza mai rinunciare a titoli leggeri e
divertenti, che hanno contribuito a rafforzarne lo status di star.
In particolare, negli ultimi anni della sua carriera, sta
acquisendo una grande familiarità con il nostro cinema, tanto che
Squali è il secondo film italiano a cui partecipa nell’arco di tre
anni.
Francesco
Centorame – diventato famosissimo grazie alla sua notevole
interpretazione di Elia in Skam, Centorame è
conosciuto ora principalmente per la sua partecipazione a C’è Ancora Domani di Paola Cortellesi. Volto pulito e
sveglio, ha già spaziato trai generi e i toni, passando dalla
spensieratezza frivola della commedia a ruoli in cui interpreta un
vero e proprio villain (nel successo di Cortellesi, ad
esempio).
Ginevra
Francesconi – reduce dall’incredibile successo della serie
Sara e Marti, fa il salto al cinema con
The Nest, film che le apre nuove possibilità sul
grande schermo. Nonostante la giovane età, è classe 2003, ha già
avuto la possibilità di collaborare con molti registi e autori,
spaziando dalla commedia al dramma con grande disinvoltura.
Francesco Gheghi – è forse il
giovane volto italiano più interessante di questo momento storico,
protagonista di Familia, film che rappresenterà l’Italia alla corsa
agli Oscar per il Miglior film Internazionale del 2026. Nonostante
sia ancora molto giovane, l’intensità delle sue interpretazioni gli
permettono un range che raramente è credibile in interpreti così
relativamente inesperti. Nel 2024 è stato premiato alla Mostra di
Venezia con il
Premio Orizzonti per
la miglior interpretazione maschile
per Familia.
Rapunzel avrebbe dovuto
essere
uno dei prossimi remake live-action della Disney, parte del
passaggio alla rivisitazione delle proprietà davvero moderne della
Disney, con nessun film degli anni 2010 che aveva ancora ricevuto
questo trattamento. Tuttavia, il progetto è stato accantonato a
tempo indeterminato nell’aprile 2025, nonostante le voci su diverse
star prese in considerazione per i ruoli principali di Rapunzel e
Flynn Rider.
Ora, Deadline riporta che il
live-action della Disney è di nuovo in fase di sviluppo, con la
star di Hollywood che ha incassato di più in trattative per
interpretare il cattivo: si tratterebbe di Scarlett Johansson, che sta valutando il ruolo
di Madre Gothel. Secondo quanto riferito, Michael
Gracey di The Greatest Showman è ancora alla
regia, sulla base della sceneggiatura di Jennifer Kaytin
Robinson.
Di cosa parla Rapunzel?
Rapunzel è stato distribuito
dalla Disney nel 2010 ed è una nuova versione della classica fiaba
di Raperonzolo. Il film d’animazione segue le vicende di una
giovane principessa, ignara del suo status reale, che fugge dalla
torre dove è cresciuta con un ladro che la incontra per caso e che
vuole realizzare il sogno di una vita. Il film vede protagonisti
Mandy Moore, Zachary
Levi e Donna Murphy, che offrono
fantastiche interpretazioni vocali.
I remake live-action dei classici
animati Disney del XXI secolo, tra cui Cenerentola, La
bella e la bestia, Aladdin e Lilo & Stitch, hanno
incassato miliardi in tutto il mondo. Tuttavia, dopo il drammatico
flop di Biancaneve del 2025, la Disney ha sospeso lo
sviluppo di Rapunzel. Ora le cose sarebbero
ripartite grazie al successo di Lilo & Stitch, il che
suggerisce che i remake di film più moderni potrebbero avere più
successo.
Le novità sul cast di Rapunzel
Precedenti notizie hanno rivelato
che la top model Gigi Hadid avrebbe fatto un
provino per il ruolo di Rapunzel, mentre Corey
Mylchreest di Bridgerton avrebbe sostenuto quello per il
ruolo di Flynn nel live-action, ma non è noto se saranno loro a
ricoprire i due ruoli. Madre Gothel, nel frattempo, sarebbe una
nuova sfida per la Johansson. Gothel è astutamente manipolatrice ed
è stata precedentemente interpretata dall’incredibile voce canora
di Murphy.
Tuttavia, la Johansson è anche due
volte candidata all’Oscar, una star del botteghino e ha esperienza
nel campo musicale. In precedenza ha recitato in un altro remake
live-action della Disney, doppiando Kaa nel film Il libro della
giungla del 2016. Secondo quanto riferito, la Johansson sta
anche lavorando a un nuovo film della Disney intitolato Tower
of Terror, confermando che il team era ancora al lavoro nel
luglio 2025.
La Disney, nel frattempo, ha in
programma il remake live-action di Oceania per il prossimo
anno. Rapunzel, ora nuovamente in fase di
sviluppo, segnala dunque l’intenzione della Disney di portare
avanti questa nicchia della tendenza dei remake live-action,
concentrandosi sulle principesse Disney degli anni 2010. Lilo &
Stitch è stato un buon segno per questi progetti, ma è ancora
un territorio nuovo e impegnativo per la Disney.
Il sequel di Minecraft
ha ora una data di uscita. Il film originale, che adatta il
popolare videogioco omonimo, ha debuttato il 4 aprile ed è
attualmente il terzo film di maggior incasso del 2025 a livello
mondiale. L’imminente Minecraft 2 è stato
annunciato in fase di sviluppo iniziale l’11 aprile, anche se per
qualche tempo non sono arrivate ulteriori notizie.
L’account ufficiale X ha però
confermato che il sequel debutterà nelle sale il 23 luglio
2027. Il loro post (lo si può vedere qui), che
include un riferimento al videogioco descrivendo il lavoro sul
sequel come “costruzione del terreno”, presenta anche un
poster teaser che mostra due picconi in stile Minecraft. Se fosse
vero, questa data di uscita significherebbe che il sequel arriverà
solo due anni e tre mesi dopo il debutto del primo film.
Si tratta di un tempo relativamente
breve per un blockbuster moderno che dà inizio a un franchise. Ad
esempio, mentre il sequel di Sonic del 2020 ha richiesto
solo due anni e due mesi per arrivare sul grande schermo, il sequel
di Dune del 2021 ha richiesto due anni e cinque mesi.
Nel frattempo, il sequel di The
Batman del 2022 è previsto per la prima più di cinque anni
dopo, mentre il sequel di Super Mario Bros. del 2023
dovrebbe debuttare tre anni dopo il grande successo originale.
Al momento della stesura di questo
articolo, i dettagli della trama del progetto rimangono
sconosciuti. Tuttavia, Deadline conferma che il regista
Jared Hess (Napoleon Dynamite, Nacho
Libre) tornerà alla regia del progetto, oltre a co-scrivere la
sceneggiatura con Chris Galletta. Non è ancora
noto se tornerà qualcuno del cast originale di
Minecraft. Il cast stellare del grande successo
originale includeva Jack Black, Jason Momoa, Danielle Brooks,
Rachel House, Matt Berry,
Jemaine Clement, Sebastian
Hansen, Emma Myers e Jennifer
Coolidge.
In ogni caso, questa data di uscita
garantisce al titolo della Warner Bros. un posto d’onore nel bel
mezzo della stagione cinematografica estiva del 2027, che potrebbe
farlo accedere ad incassi ancora maggiori. Uscendo nella primavera
di quest’anno, il film ha incassato ben 957,8 milioni di dollari a
fronte di un budget dichiarato di 150 milioni. Tuttavia, se il
programma attuale verrà rispettato, il sequel dovrà competere con
una serie di colossi in quello stesso periodo. Infatti, il 23
luglio è anche la data di uscita promessa per I Simpsons 2.
Questa data arriva anche poche
settimane dopo il debutto, il 9 luglio, di Man
of Tomorrow, il sequel di James
Gunn del film Superman del 2025.
Indipendentemente da questa concorrenza, il sequel di
Minecraft sembra destinato al successo, dati i
tempi di realizzazione rapidi e l’accoglienza commerciale
travolgente del film originale, che è diventato virale grazie alla
sua cavalcata di riferimenti al popolare gioco.
Scorpion è
finalmente pronto a colpire, come rivelano le nuove foto dal set di
Spider-Man: Brand New Day che mostrano l’attore
Michael Mando tornare nel ruolo del cattivo che
era stato anticipato otto anni fa in Spider-Man:
Homecoming. Un quartetto di foto dal set condivise da
@MyTimeToShineHello su X mostra infatti un paio di immagini di
Tom
Holland, tornato sul set
dopo l’infortunio, mentre altre due mostravano Mando nei panni
di Mac Gargan, alias Scorpion.
Nelle foto (le si può vedere qui) vediamo Mando
vestito con quella che sembra una tuta da detenuto bianca e poi
all’interno di un elicottero su quello che immaginiamo essere un
tetto. Nelle foto con Holland, quest’ultimo non indossa il costume
di Spider-Man, ma assume alcune pose tipiche dell’Uomo Ragno. C’è
inoltre grande attesa per le prime immagini del costume di
Scorpion.
Mando è apparso per la prima volta
come Mac Gargan in Spider-Man: Homecoming, dove veniva
arrestato dopo un incontro con Spider-Man. In una scena
post-credits, abbiamo visto Gargan incontrare Adrian Tooms,
interpretato da Michael Keaton, in prigione, dove
Gargan dimostrava di avere chiaramente un conto in sospeso con
Spider-Man. Otto anni e due film dopo, Gargan esce finalmente di
prigione e avrà la sua occasione contro Spider-Man.
Quello che sappiamo
su Spider-Man: Brand New Day
Ad oggi, una sinossi generica di
Spider-Man: Brand New Day è emersa all’inizio di
quest’anno, anche se non è chiaro quanto sia accurata.
Dopo gli eventi di Doomsday,
Peter Parker è determinato a condurre una vita normale e a
concentrarsi sul college, allontanandosi dalle sue responsabilità
di Spider-Man. Tuttavia, la pace è di breve durata quando emerge
una nuova minaccia mortale, che mette in pericolo i suoi amici e
costringe Peter a riconsiderare la sua promessa. Con la posta in
gioco più alta che mai, Peter torna a malincuore alla sua identità
di Spider-Man e si ritrova a dover collaborare con un improbabile
alleato per proteggere coloro che ama.
L’improbabile alleato potrebbe
dunque essere il The Punisher di Jon Bernthal –
recentemente annunciato come parte del film – in una situazione
già vista in precedenti film Marvel dove gli eroi si vedono
inizialmente come antagonisti l’uno dell’altro salvo poi allearsi
contro la vera minaccia di turno.
Di certo c’è che il film condivide
il titolo con un’epoca narrativa controversa, che ha visto la
Marvel Comics dare all’arrampicamuri un nuovo
inizio, ponendo però fine al suo matrimonio con Mary Jane Watson e
rendendo di nuovo segreta la sua identità. In quel periodo ha
dovuto affrontare molti nuovi sinistri nemici ed era circondato da
un cast di supporto rinnovato, tra cui un resuscitato Harry
Osborn.
Il film è stato recentemente
posticipato di una settimana dal 24 luglio 2026 al 31 luglio 2026.
Destin Daniel Cretton, regista di Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, dirigerà il
film da una sceneggiatura di Chris McKenna ed Erik Sommers.
Tom Holland guida un cast che include
anche Zendaya, Jacob Batalon,Mark Ruffalo, Sadie Sink e Liza Colón-Zayas
e Jon Bernthal. Michael Mando è
stato confermato mentre per ora è solo un rumors il coinvolgimento
di
Charlie Cox.
È un momento emozionante per la
serie Ocean’s: dopo che la star originale
George Clooney
ha confermato che Ocean’s 14 è in fase di
sviluppo e che le riprese potrebbero iniziare il prossimo anno,
c’è stato un importante cambiamento nei piani per il prequel di
Ocean’s Eleven. Il prequel, che sarebbe
ambientato nell’Europa degli anni ’60, era stato annunciato per la
prima volta nel 2022 con Margot Robbie come produttrice e
protagonista.
Anche Ryan Gosling, co-protagonista di Robbie
in Barbie, era in trattative per unirsi al cast. Tuttavia,
fonti hanno ora riferito a Deadline che Bradley Cooper è in trattative per unirsi al
cast, senza alcun riferimento a Gosling. Mentre Gosling sembra aver
abbandonato il progetto, Lee Isaac Chung di
Twisters sarebbe ancora alla regia.
Cooper sarebbe molto amico di
Robbie da anni e desidererebbe lavorare con lei da tempo; i due
candidati all’Oscar non hanno ancora recitato insieme in nessun
film. La notizia arriva prima dell’uscita del prossimo film diretto
da Bradley, la commedia Is This Thing On? con lui stesso,
Will Arnett e Laura
Dern, che uscirà nelle sale statunitensi il 19
dicembre.
Nel cinema d’autore, Cooper è noto
anche per aver recitato e/o diretto American
Sniper, A Star Is
Born, Il lato positivo e Maestro. Dopo il successo ottenuto con The
Wolf of Wall Street, la popolarità di Robbie è invece
cresciuta sempre di più, portando al fenomeno culturale di
Barbie. Grazie al successo ottenuto come produttrice di
questo progetto, Robbie ha ora la possibilità di cimentarsi in
progetti come il prequel di Ocean’s Eleven.
La serie di film sulle rapine è
stata per decenni una delle preferite da Hollywood e dai fan;
sebbene il franchise sia iniziato con Ocean’s Eleven del
1960, ha trovato nuova vita quando Steven
Soderbergh ha diretto la versione del 2001. Questo ha
portato a due sequel, Ocean’s Twelve del 2004 e Ocean’s Thirteen del 2007, oltre allo spin-off
Ocean’s
8 del 2018.
La serie ha sempre attirato talenti
di prim’ordine: tra le star dei film di Ocean’s figurano Clooney,
Brad
Pitt, Julia Roberts, Matt
Damon, Sandra Bullock, Cate Blanchett, Al
Pacino e molti altri. Margot Robbie e Bradley Cooper si inseriranno
perfettamente in questo elenco. Al momento però non sono noti
maggiori dettagli né sulla trama né su quando inizieranno le
riprese e, di conseguenza, su quando il film potrebbe uscire in
sala.
Un crimine
imperfetto di
Franck Dubosc è una commedia nera francese che ricorda fin
dalla locandina
Fargo, uno dei film più famosi dei fratelli Coen. Il
protagonista è lo stesso regista, che torna per la terza volta
dietro la macchina da presa ma stavolta è accompagnato dall’attrice
premio César
Laure Calamy. I due interpretano una coppia sposata in crisi,
logorata dal tempo e dalle difficoltà finanziarie, che si ritrova a
nascondere e occultare dei cadaveri per tenersi una grossa somma di
denaro.
Cosa racconta Un crimine
imperfetto
Questo film in originale si
intitola Un Ours Dans le Jura, che
tradotto dal francese vuol dire letteralmente ” Un orso nella Giura
” e il racconto parte proprio da questo insolito fatto. Un orso
bruno appare ad un gruppo di escursionisti, in realtà dei poveri
immigranti clandestini usati come corrieri della droga, che grazie
all’animale riescono a scappare dal trafficante che li usa e che
muore accidentalmente cadendo in un dirupo. Da qui si innescano una
serie d’eventi tragicomici in cui il protagonista
Michel con il suo pick up, per evitare sempre lo
stesso orso che si è trovato davanti sulla strada, sbanda ed urta
una BMW nera in sosta uccidendo una donna e provocando la morte del
suo compagno terrorizzato che inciampando si infilza da solo in un
tronco appuntito.
Michel spaventato dell’accaduto
torna a casa e racconta tutto alla moglie Cathy,
con cui tira avanti un’esistenza complicata a causa della loro poco
redditizia attività di vendita di abeti natalizi.
L’ incidente mortale si trasforma presto in un’occasione per
svoltare, soprattutto quando poi i coniugi trovano due
milioni di euro in un borsone nel portabagagli della
macchina abbandonata a confine con il bosco. La coppia quindi
deciderà di tenere i soldi e d’insabbiare l’incidente con insolite
trovate come ricoprire i cadaveri con del miele per farli mangiare
dal famoso orso e trovare un alibi pagando un ex compagna di scuola
dell’uomo, proprietaria di un locale a luci rosse della zona.
Michel e Cathy quindi riscopriranno la complicità e il sentimento,
che un tempo li univa, ma inizieranno ad attirare i sospetti della
polizia locale ma anche di un boss della droga che rivuole indietro
il suo bottino.
Un crimine imperfetto – Julien Panié (c) 2024 Gaumont – Pour toi
Public productions – France 2 Cinéma
Il cast di Un crimine
imperfetto
Ambientato durante le
festività natalizie, dal 20 dicembre a Capodanno, questo
film riesce a sfruttare il sano spirito natalizio mettendo al
centro una storia corale autentica grazie anche ad un ricco cast in
cui i due straordinari protagonisti sono solo il tocco finale.
Spicca fin dalla sua prima scena l’attore belga
Benoît Poelvoorde nei panni del gentile e paterno capo della
polizia con un personaggio, non solo centrale per l’evolversi della
trama, ma anche incarnazione stessa del cuore della commedia
francese a tinte noir. Un uomo semplice, padre divorziato,
difettoso e pieno di problemi quotidiani da affrontare, ma che di
fronte ad una situazione tanto paradossale quanto pericolosa sa
scegliere per il bene delle persone che lo circondano e che è
chiamato a proteggere, in tutti i sensi.
Ovviamente chi porta sulle spalle
l’intera riuscita del film sono i protagonisti interpretati da i
sempre bravissimi Dubosc e Calamy che possiedono sintonia tra di
loro e sono la perfetta spalla tragicomica per
entrambi. Laure Calamy è quella più versatile tra tutti perché è
credibile anche nel ruolo di una mamma di un dodicenne
problematico. I loro Michel e Cathy non sono solo divertenti, ma
anche tenerissimi nel modo in cui crescono come coppia e come
esseri umani nel cercare di risolvere il guaio in cui si sono messi
con le loro stesse mani.
Tra Fargo e Soldi sporchi ma in
francese
Un crimine
imperfetto trasporta lo spirito coeniano nelle
Alpi francesi realizzando un lungometraggio che si
rivela il giusto mix tra il già citato Fargo ma
anche Soldi sporchi di
Sam Raimi. Troviamo anche qua una location immersa nella neve e
un’occasione per i due protagonisti di svoltare vita ma in perfetto
stile francese dove però si sceglie di restare e comprare un
televisore nuovo al plasma. Il regista e attore Franck Dubosc è
bravissimo a dosare le dinamiche criminali lasciando sempre più
spazio alla commedia, ovviamente mai banale e che affronta anche
temi seri come l’immigrazione clandestina e la nostra stessa
società.
Un membro del cast della serie
drammatica della CBS Matlock
è stato licenziato dopo essere stato accusato di violenza sessuale.
Al suo debutto nel settembre 2024, Matlock ha riscosso un
successo immediato sia tra il pubblico che tra la critica, con un
punteggio attuale del 90% su Rotten Tomatoes.
A parte qualche dubbio sul fatto
che questo potesse essere l’ultimo ruolo di Kathy Bates, che l’attrice ha poi chiarito,
Matlock non ha affrontato alcuna controversia o notizia
scioccante fino ad ora.
Secondo Deadline, la star di MatlockDavid Del
Rio, che interpreta Billy Martinez, è stato licenziato
dopo essere stato accusato di violenza sessuale dalla
co-protagonista Leah Lewis, che interpreta Sarah
Franklin. Dopo la presunta aggressione del 26 settembre, Lewis ha
denunciato la situazione il 2 ottobre, il che ha portato all’avvio
di un’indagine condotta dalla CBS Studios e dai produttori della
serie.
Una volta chiusa l’indagine, Del
Rio è stato licenziato il 2 ottobre, lo stesso giorno in cui Lewis
ha parlato. Eric Christian Olsen, uno dei produttori esecutivi di
Matlock, e altri avrebbero accompagnato l’attore fuori dallo
studio e dalla sede.
Sembra che tutti coloro che
ricoprono una posizione di autorità in Matlock non abbiano
esitato a prendere sul serio l’accusa di Lewis e abbiano agito
rapidamente per indagare sulla presunta situazione e garantire che
il rapporto di lavoro di Del Rio con la serie fosse risolto il più
rapidamente possibile, in modo da evitare che si creasse un
ambiente di lavoro tossico sulla scia della presunta
aggressione.
La rapidità dell’indagine sulla
presunta aggressione sessuale dimostra che i produttori di
Matlock prendono molto sul serio questo tipo di accuse e che
saranno trattate con la severità che meritano.
Le riprese effettuate il 26
settembre erano per la seconda stagione di Matlock, che debutterà il 12
ottobre. Non è chiaro esattamente quanti episodi siano stati
girati, ma a questo punto circa metà della stagione è già stata
completata. Non è inoltre noto se il licenziamento di Del Rio
causerà ritardi nella produzione nelle prossime settimane.
Tuttavia, Matlock ha già in
programma una pausa nelle riprese a partire dalla settimana del 13
ottobre, e il cast e la troupe non torneranno sul set fino a dopo
il weekend del Ringraziamento per continuare con il resto della
seconda stagione.
Il personaggio di Del Rio, Billy
Martinez, e quello di Lewis, Sarah Franklin, sono colleghi che
lavorano alla Jacobson Moore. I due hanno regalato molti momenti
divertenti in Matlock, che probabilmente sarebbero
continuati anche nella seconda stagione.
Durante il finale della prima stagione di Matlock, Billy ha
scoperto che Claudia è incinta di suo figlio. Presumibilmente,
questa trama sarà affrontata in una certa misura nella seconda
stagione di Matlock, anche se gli sceneggiatori dovranno ora
trovare una spiegazione per l’assenza permanente di Del Rio.
La seconda stagione di
Matlock debutterà domenica 12 ottobre alle 20:30
EDT/20:00 PDT sulla CBS.
A Knight of the Seven Kingdoms
– stagione 1 è composta da 6 episodi e sarà trasmessa a gennaio
2026 su HBO e HBO
Max. Basata su tre romanzi brevi prequel di Game of
Thrones scritti da George R.R. Martin, A Knight of the Seven
Kingdoms adatta la prima storia, The Hedge Knight. Le
stagioni successive adatteranno The Sworn Sword e The
Mystery Knight.
A Knight of the Seven
Kingdoms è incentrato su Ser Duncan the Tall (Peter Claffey),
un cavaliere errante che sopravvive a Westeros. Ser Duncan incontra
un giovane ragazzo calvo di nome Egg (Dexter Sol Ansel), che diventa il suo scudiero.
Dunk ed Egg si scontrano con le
macchinazioni dei vari membri della Casa Targaryen, Baratheon e
altre grandi casate di Westeros della loro epoca.
A Knight Of The Seven Kingdoms
inizia nel 209 d.C.
A Knight of the Seven
Kingdoms inizia nel 209 d.C. (dopo la conquista di Aegon), un
periodo di relativa pace a Westeros. Ser Duncan l’Alto vaga per
Westeros in un’epoca governata da Aerys I Targaryen, circa 13 anni
dopo la ribellione di Blackfyre.
Un evento centrale nella stagione 1
di A Knight of the Seven Kingdoms è un torneo ad Ashford
Meadow, al quale Ser Duncan l’Alto partecipa nella speranza di
migliorare la propria sorte, e dove apprende anche di più su Egg,
che diventa il suo giovane scudiero.
Dopo The Hedge Knight, la
seconda stagione di A Knight of the Seven Kingdoms dovrebbe
adattare The Sworn Sword, ambientato circa un anno e mezzo
dopo (circa 210-211 d.C.). La terza stagione di A Knight of the
Seven Kingdoms adatterà poi The Mystery Knight,
ambientato nel 212 d.C.
George R.R. Martin intende scrivere
altri romanzi su Dunk ed Egg, ma qualsiasi ulteriore stagione di
A Knight of the Seven Kingdoms sarà basata sulle bozze di
Martin relative alle sue future storie su Dunk ed Egg.
A Knight Of The Seven Kingdoms
è ambientato circa 90 anni prima di Game Of Thrones
La prima stagione di Il Trono di
Spade inizia nel 298 d.C., circa 89-90 anni dopo la prima
stagione di Un cavaliere dei sette regni. Il Trono di
Spade inizia durante il regno di Re Robert I Baratheon (Mark
Addy), che si reca a Grande Inverno per reclutare il suo migliore
amico, Ned Stark (Sean Bean), e portarlo ad Approdo del Re.
L’era di Game of Thrones,
caratterizzata da un conflitto pluriennale per strappare il Trono
di Spade dalle mani della Casa Lannister, ha visto un cambiamento
significativo che ha riportato la magia e la rinascita dei draghi
sotto forma dei tre “figli” di Daenerys Targaryen (Emilia Clarke).
I White Walkers e il Re della Notte
alla fine invasero Westeros, e le 8 stagioni di Game of
Thrones hanno adempiuto alla profezia di A Song of Ice and Fire
introdotta in House of the Dragon.
A Knight Of The Seven Kingdoms
è ambientato circa 75-80 anni dopo House Of The Dragon
A Knight of the Seven
Kingdoms è ambientato circa 75-80 anni dopo la fine di House
of the Dragon, che copre un arco temporale di quasi 30 anni,
dal 101 d.C. al 129 d.C., culminando con la Danza dei Draghi.
Il brutale conflitto tra i Verdi
della regina Alicent Hightower (Olivia Cooke) e i Neri guidati dalla
regina Rhaenyra Targaryen (Emma
D’Arcy) pose fine al regno dei draghi nel Westeros e
decimò la stirpe dei Targaryen.
Dopo la morte dei draghi, la magia
scomparve dal Westeros e non tornò fino all’era di Game of
Thrones, più di un secolo e mezzo dopo. Dunk ed Egg vivono in
un’epoca in cui né la magia né i draghi sono nei pensieri della
gente di Westeros.
A Knight of the Seven
Kingdoms descrive un periodo relativamente più semplice, ma
non per questo meno complesso e pericoloso, a Westeros rispetto a
quello che è stato raccontato in House of the Dragon e a
quello che deve ancora venire in Game of Thrones.
La serie, proprio come House of the
Dragon, mirerà a riportare il franchise al suo antico splendore
dopo la natura controversa del
finale di Game of Thrones. Lo farà ridimensionando
l’attenzione dai draghi, dalla magia e dagli estranei bianchi a una
storia più leggera incentrata sui personaggi, basata sulla raccolta
di novelle di George R. R. Martin, Tales of Dunk and Egg.
Pertanto, le differenze tra
A Knight of the Seven
Kingdoms e Game of Thrones saranno piuttosto
evidenti, nonostante l’ambientazione comune. Una delle principali
differenze tra i due show sarà la scelta di concentrarsi
esclusivamente su due personaggi piuttosto che su una schiera di
membri delle grandi casate di Westeros: Ser Duncan l’Alto, noto
anche come Dunk, ed Egg.
Per quanto riguarda Egg, la sua
vera identità è estremamente intrigante e presenta forti legami con
Il Trono di Spade, House of the Dragon e il più ampio
mondo di Westeros.
Egg in Un cavaliere dei sette
regni è in realtà Aegon Targaryen
Egg è presentato come lo scudiero
di Ser Duncan l’Alto nei primi trailer di Un cavaliere dei sette
regni, ma la sua vera identità è ancora più interessante. Egg è
in realtà Aegon Targaryen, il quarto figlio del principe Maekar
Targaryen, a sua volta figlio del re Daeron II Targaryen.
Quest’ultimo occupa il Trono di
Spade all’inizio di A Knight of the Seven Kingdoms, prima
che alla fine passi a Maekar stesso.
Aegon Targaryen è stato cresciuto
come un principe, anche se alla fine è diventato lo scudiero
conosciuto solo come Egg. Quest’ultimo nome deriva dalla pronuncia
di Aegon nella serie Il Trono di Spade, “Egg-on”, dato che
suo fratello maggiore lo chiama Egg fin da quando era piccolo. In
A Knight of the Seven Kingdoms, verrà messo in evidenza il
primo viaggio di Egg come scudiero di Ser Duncan l’Alto.
Perché Egg nasconde la sua vera
identità
Per quanto riguarda il motivo per
cui Aegon Targaryen nasconde la sua vera identità e usa lo
pseudonimo di Egg, la risposta è legata alla trama principale della
prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms. La serie sarà
incentrata su un torneo ad Ashford Meadow, dove Aegon avrebbe
dovuto fare da scudiero al fratello maggiore, Daeron.
Tuttavia, nel materiale originale,
viene rivelato che Daeron non aveva alcun desiderio di partecipare
al torneo. Di conseguenza, Daeron fugge in una locanda vicina con
Aegon al seguito. Daeron rasa la testa di quest’ultimo in modo che
nessuno possa riconoscere i suoi tratti distintivi dei Targaryen,
permettendogli così di bere in incognito a suo piacimento.
È lì che Aegon, ora rasato e con il
nome d’arte Egg, incontra Ser Duncan l’Alto. Duncan era un
cavaliere errante, un mercenario che era stato precedentemente
nominato cavaliere, il che significava che non apparteneva al
servizio di nessuna casata del Westeros, e intendeva partecipare al
torneo ad Ashford Meadow. Egg, desideroso di adempiere ai suoi
doveri di scudiero, seguì Duncan.
Dopo il torneo, Egg pregò suo padre
di lasciargli continuare a fare da scudiero a Duncan, noto come
Dunk. Suo padre acconsentì con riluttanza, dando inizio alle
ulteriori avventure di Dunk ed Egg. Egg continuò a nascondere la
sua identità per non essere trattato in modo diverso a causa della
sua discendenza Targaryen, vivendo così la vera vita di uno
scudiero al servizio di un cavaliere errante.
Cosa succede a Egg durante le
sue avventure con Dunk
Il teaser di A Knight of the
Seven Kingdoms ha già accennato alle avventure di Dunk ed Egg,
con la stagione 1 che dovrebbe iniziare con il suddetto torneo ad
Ashford Meadow. È qui che Egg incontra Dunk, lo aiuta in una prova
per battaglia e convince Maekar a permettergli di fare da scudiero
a Dunk.
In seguito, Dunk ed Egg viaggiano
in varie regioni del Westeros, tra cui Dorne e Vecchia Città. La
seconda storia importante che coinvolge Dunk ed Egg è una disputa
su chi sia il proprietario di un fiume nella Reach: l’uomo che ha
assunto Dunk per i suoi servizi, Eustace Osgrey, o la signora di un
castello vicino, Rohanne Webber.
Dopo un’altra giostra, la disputa
viene risolta con il matrimonio tra Eustace e Rohanne, a cui Dunk
ed Egg partecipano prima di partire per un altro matrimonio nelle
Terre dei Fiumi, al castello di Whitewalls. A questo matrimonio
Dunk partecipa a un’altra giostra, che lo vede cadere da cavallo
quasi immediatamente.
A questo matrimonio, un uomo di
nome Ser John il Violinista viene rivelato essere un Blackfyre, un
gruppo di discendenti illegittimi di Aegon IV Targaryen, che furono
legittimati dal re sul letto di morte. Ciò portò alla Seconda
Ribellione dei Blackfyre contro il Trono di Spade, di cui Dunk ed
Egg si trovarono al centro.
Nel caos, la vera identità di Egg è
stata scoperta ed è stato tenuto in ostaggio da Lord Ambrose
Butterwell e Lord Frey, che sostenevano la ribellione dei
Blackfyre. Egg ha però ingannato i due, insistendo che stava
spiando per i Targaryen e che un grande esercito era in arrivo.
Ambrose si è ritirato nella cappella del castello, mentre Frey è
fuggito a casa sua ai Gemelli.
Il genero di Ambrose, Ser Tommand
Heddle, ha cercato di prendere Egg in ostaggio, portando Dunk a
ucciderlo e liberando Egg. Egg è tornato a Whitehalls la mattina
seguente con un esercito reale, guidato da Brynden Rivers,
dissipando la Seconda Ribellione dei Blackfyre con la stessa
rapidità con cui si era formata.
Come Egg diventa re e cosa
sappiamo del regno di Aegon V
Alla fine, dopo aver terminato il
suo apprendistato come scudiero, Aegon divenne uno dei tanti re
Targaryen nell’universo di Game of Thrones. Ciò nonostante
fosse il quarto figlio di Maekar I, Aegon V fu soprannominato
“L’Improbabile”. Il fratello maggiore di Aegon, Daeron, morì di
vaiolo, mentre il secondogenito, Aerion, era noto per la sua
crudeltà e follia.
Nella sua follia, Aerion bevve una
coppa di fuoco greco, pensando che lo avrebbe trasformato in un
drago. Ciò significava che, alla morte di Maekar I, solo Aemon, un
maestro, e Aegon gli succedettero. Fu convocato un Grande Consiglio
per decidere il prossimo re, durante il quale Aemon insistette
affinché Aegon sedesse sul Trono di Spade. È così che Egg divenne
Aegon V Targaryen.
Il regno di Aegon fu noto per gli
sforzi del re nell’aiutare la gente comune del Westeros. Ciò causò
qualche dissenso tra gli altri lord, e Aegon era anche noto per
aver represso diverse ribellioni, tra cui la Quarta Ribellione di
Blackfyre, durante il suo regno.
Verso la fine del suo regno, Aegon
sentì il bisogno del potere che i draghi avevano un tempo conferito
alla Casa Targaryen per convincere gli altri lord a sostenere i
suoi piani di aiuto alla gente comune. Purtroppo, i tentativi di
Aegon V di far schiudere le uova di drago portarono alla tragedia
di Summerhall, un incendio che uccise lui, suo figlio maggiore e
Ser Duncan l’Alto.
Come Game of Thrones ha fatto
riferimento a Egg
Considerando l’importanza del ruolo
che Egg avrà in A Knight of the Seven Kingdoms, è ovvio
chiedersi come sia stato citato in Game of Thrones. La
risposta è che Egg è stato citato alcune volte, in particolare da
Aemon Targaryen, suo fratello e maestro dei Guardiani della
Notte.
Nella prima stagione di Il Trono
di Spade, mentre Jon Snow sta pensando di abbandonare i
Guardiani della Notte per aiutare la sua famiglia, Aemon rivela di
essere
Aemon Targaryen, menzionando che suo fratello Aegon è diventato
re dopo che lui ha rifiutato il trono. Nella quinta stagione di
Il Trono di Spade, Aemon si ammala di demenza.
Sul letto di morte, Aemon dice:
“Egg, ho sognato di essere vecchio”. Questa è la prova che
la mente confusa di Aemon sta rivivendo i suoi giorni di gioventù
con Aegon, come dimostra il soprannome che Aemon gli ha dato. Dopo
che A Knight of the Seven Kingdoms ha approfondito la
storia di Egg, questi riferimenti in Game of Thrones
diventeranno probabilmente ancora più tragici dopo che avremo visto
le sue avventure svolgersi sullo schermo.
È stato pubblicato un nuovo trailer
di A Knight of the Seven Kingdoms. Lo spin-off di
Game of Thrones, che debutterà su HBO nel
gennaio 2026, è basato sulle novelle Tales of Dunk & Egg di
George R.R. Martin. Peter Claffey interpreta Ser Duncan the Tall
(Dunk), mentre Dexter Sol Ansell interpreta il principe
Aegon Targaryen (Egg).
Ora, un nuovo trailer è stato
presentato al panel A Knight of the Seven
Kingdoms del New York Comic Con. Il trailer rivela come
Dunk ed Egg si incontrano a Westeros 100 anni prima di Game of
Thrones. Il trailer conferma anche la data di uscita della
serie, domenica 18 gennaio su HBO e HBO
Max. Guarda il trailer qui sotto:
Il trailer spiega che Dunk era un
tempo lo scudiero di Ser Arlan di Pennytree, assumendo il ruolo di
cavaliere dopo la sua morte. All’arrivo in una città, incontra
Aegon, che promette di diventare il suo scudiero se lui porterà il
ragazzo ad Ashford. Dunk accetta, anche se all’inizio tra loro c’è
un po’ di diffidenza e di battibecchi.
Tuttavia, il trailer mostra che il
loro viaggio sarà pieno di pericoli, tra cui la rivalità tra Duncan
e Baelor Targaryen. La serie promette non solo un legame commovente
tra cavaliere e scudiero, ma anche tanta azione, con Dunk che
affronta altri cavalieri. Il suo tono comico la distingue come uno
spin-off unico di Game of Thrones.
È interessante notare che il
trailer non chiarisce l’identità di Egg come Targaryen, rendendo
probabile che il suo vero nome sarà cruciale per lo svolgimento
della trama. Non è chiaro perché debba arrivare ad Ashford, e il
fatto che Baelor non abbia scene con lui nel trailer sembra anche
significativo per la storia.
La serie sarà anche la prima a non
presentare draghi nella sua trama. Mentre House of the Dragon – stagione 3
colmerà questo vuoto nell’estate del 2026, A Knight of the Seven
Kingdoms mostra deliberatamente uno spettacolo teatrale con un
pupazzo sputafuoco, segnalando come questi siano diventati solo
storie per molti in Westeros dopo la guerra.
Con una storia in sei episodi che
sarà più unica di qualsiasi altro spin-off di Game of
Thrones finora, A Knight of the Seven Kingdoms
offre un trailer promettente che colma una lacuna comica e
avventurosa nel franchise. Con la premiere della serie a pochi mesi
di distanza, non passerà molto tempo prima che venga esplorata la
grande avventura intrapresa da Dunk ed Egg.