Arriva da
Deadline la notizia che è in sviluppo per Netflix una
serie basata sul romando Talisman di Stephen King. I creatori di Stranger
Things, i Duffer Brothers, la Amblin Television
di Steven Spielberg e i Paramount Television
Studios stanno adattando il libro come una serie per Netflix. La
serie a dire il vero è in sviluppo da moltissimo tempo ma ora con
l’ingresso di Netflix sembra
che il progetto possa avere uno sviluppo rapido.
The Talisman, co-scritto da King e
Peter Straub e racconta la storia di Jack Sawyer, un ragazzino di
12 anni che parte per un viaggio epico per salvare la vita della
madre morente. È alla ricerca del Talismano, una potente reliquia
che può non solo guarire sua madre ma, come impara, salvare il
mondo. Il viaggio di Sawyer incrocia due realtà: l’America che
conosciamo e il suo pericoloso gemello del mondo fantastico, i
Territori.
Lo scrittore e produttore esecutivo
di Stranger
Things, Curtis Gwinn, scriverà e servirà come
showrunner del progetto. Netflix
co-produrrà in associazione con Amblin TV e Paramount TV Studios.
Matt e Ross Duffer saranno i produttori esecutivi tramite la loro
Monkey Massacre Productions, insieme a Spielberg, Darryl
Frank e Justin Falvey per Amblin TV. Stephen King sarebbe anche stato
produttore esecutivo, insieme a Paramount Television. Todd
Cohen supervisionerà il progetto per Amblin, insieme a Spielberg,
Frank e Falvey.
Ci sono guerre che è difficile
raccontare. Se per eventi storici come i due conflitti mondiali o
la guerra del Vietnam è possibile fare riferimento ad un vasto
patrimonio dell’immaginario comune, per guerre come quella condotta
in Iraq ciò risulta invece molto più complesso. Si è infatti
trattato di un evento bellico senza precedenti, dove l’assenza di
un nemico tangibile ha reso ancor più complessa tanto la
metabolizzazione quanto la rappresentazione di quanto avvenuto. Uno
degli esempi più brillanti di come la guerra in Iraq abbia
sconvolto i soldati coinvolti lo si ritrova nel film del 2008
The Hurt Locker, diretto dalla regista
Kathryn Bigelow.
Scritto dal giornalista Mark
Boal, questo porta lo spettatore a vivere sulla propria
pelle lo smarrimento di coloro che si ritrovano gettati a
combattere una guerra priva di reali punti di riferimento. Il
deserto e le città in rovina diventano infatti un tutt’uno con i
corpi dei soldati, esplorando tanto l’umanità quanto il costante
bisogno di porsi in pericolo per soddisfare l’adrenalina richiesta
dalla guerra. Lo stesso titolo, The Hurt Locker, è
una locuzione del gergo militare indicante quei territori
particolarmente rischiosi, ma “l’armadietto del
dolore” è anche quel luogo simbolico dove i soldati sono
chiamati a riporre i sensi di colpa, lo sconforto e la paura,
privandosi così di sentimenti che definiscono l’essere umano.
Accolto in modo estremamente
positivo dalla critica e dal pubblico, il film è arrivato a vincere
ben 6 Oscar, tra cui quello per il miglior film e la miglior
regista, la prima donna a vincere tale riconoscimento. La Bigelow
ha infatti confezionato un film che, a distanza di più di un
decennio, ancora racconta in modo tristemente attuale le derive
dell’umanità. Prima di intraprendere una visione del film, però,
sarà certamente utile approfondire alcune delle principali
curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà
infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
pellicola. Infine, si elencheranno anche le principali
piattaforme streaming contenenti il film nel
proprio catalogo.
La vicenda del film si svolge in
Iraq, dove un gruppo di artificieri dell’esercito americano si
trova a svolgere vari compiti al fine di preservare la sicurezza
del luogo loro assegnato. Ognuno di loro è addestrato per
affrontare qualsiasi tipo di pericoloso, gestendo lo stress e la
paura che da questi possono generarsi. A capo dell’unità di soldati
protagonisti vi è il sergente Will James. Questi,
insieme ai compagni Sanborn ed
Eldrige si destreggiano in operazioni incentrate
sul disinnescare le numerose mine disseminate in tutto il
territorio. Tra le opposizioni dei civili e gli affetti rimasti
negli Stati Uniti, la loro esistenza risulta essere tutt’altro che
tranquilla.
I tre uomini sanno bene che ogni
loro missione potrebbe essere l’ultima e che un loro errore
potrebbe costare la vita a più uomini di quanti se ne potrebbe
immaginare. Le vite di questi soldati sono letteralmente appese ad
un filo, costrette a ripetersi attraverso ordini e compiti sempre
uguali. Sarà in questo contesto di malsana routine che inizieranno
a riflettere sul senso delle loro azioni e su ciò che stanno
lasciando alle loro spalle. L’assenza di un vero obiettivo è ciò
che sembra turbarli di più, ma missione dopo missione capiscono
anche di essere ormai assuefatti da quell’ambiente. Il verificarsi
di una serie di incidenti li costringerà ancor di più a
confrontarsi con questa realtà.
Il cast del film
Per permettere allo spettatore di
immedesimarsi ulteriormente nelle vicende dei soldati protagonisti,
la regista ha deciso di affidarsi ad una serie di attori all’epoca
ancora sconosciuti. I loro volti, che non avevano ancora l’aura dei
divi di Hollywood, hanno effettivamente favorito quel senso di
crudo realismo che permea l’intera opera. Ad interpretare il
protagonista Will James vi è Jeremy Renner.
Oggi noto per essere Occhio di Falcon nei film Marvel, questi si trovò con
The Hurt Locker ad affrontare una delle sue prove
più complesse. L’attore dovette infatti allenarsi al fine di poter
sorreggere la pesante tutta da artificiere, spendendo anche diverso
tempo a contatto con veri soldati di questo tipo. Apprese così i
segreti per disinnescare una bomba e come maneggiare gli
esplosivi.
Accanto a lui, nel ruolo del
sergente Sanborn vi è l’attore Anthony Mackie,
mentre Brian Geraghty
è lo specialista Owen Eldridge. Entrambi hanno a loro volta
descritto l’esperienza come estremamente faticosa, tanto per le
difficili condizioni climatiche quanto per la complessità delle
azioni richieste. L’attrice Evangeline
Lilly compare invece brevemente nei panni di Connie
James, moglie di Will, rimasta ad attendere il marito negli Stati
Uniti. Compaiono poi gli attori Ralph Fiennes e
Guy Pierce
rispettivamente nei panni del capo squadra e del sergente Thompson.
La loro presenza è in realtà ridotta a poco più che un cameo. Ciò
conferma la volontà della regista di non avvalersi di nomi noti che
possano distrarre l’attenzione dello spettatore.
La regia di Kathryn
Bigelow
Nel realizzare il film, la Bigelow
aveva il chiaro obiettivo di rendere il film quanto più realistico
e crudo possibile. Per riuscirvi, ha imposto che le riprese si
svolgessero in Giordania, così da potersi avvalere di territori
simili a quelli dell’Iraq. Oltre all’ambientazione, però, la
regista ha riposto molta cura nella scelta dello stile. Questo
doveva essere il più adeguato a dar vita al senso di disequilibrio
che governa le vite dei personaggi. Ha così realizzato con la sua
troupe riprese “sporche”, con frequente utilizzo di camera e mano e
numerosi punti di vista sulla stessa scena. Il dinamismo così
raggiunto, merito anche di un montaggio premiato con l’Oscar, ha
permesso di dare l’impressione di essere proprio sul campo, accanto
ai soldati. Ciò che si vede nel film e il modo in cui lo si vede
lasciano dunque emergere perfettamente lo smarrimento generale.
Il trailer di The Hurt
Locker e dove vedere il film in streaming e in TV
Per potersi immergere in tutto ciò,
è possibile fruire di The Hurt Locker
grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei
cataloghi di Apple iTunes, Netflix e Amazon Prime Video. Per vederlo, una
volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il
singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così
modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità
video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
venerdì 4 marzo alle ore 21:10
sul canale Rai Movie.
Si apre nel segno del grande cinema
italiano la 30° edizione del Noir in Festival, che
inizierà ufficialmente lunedì 8 marzo (in programma fino a sabato
13) ma che celebra il cinema noir di casa nostra con una
straordinaria giornata di pre-apertura, prevista
per domenica 7 marzo.
Durante questa giornata il Noir in Festival proporrà una
maratona con i sei titoli in lizza per il Premio Caligari, che sarà
assegnato al miglior noir italiano dell’anno. Dal cinema di un
maestro come Antonio Capuano (Il buco in testa) alle
consacrazioni di autori più giovani come i Fratelli D’Innocenzo
(Favolacce) e Marco D’Amore (L’Immortale), dalla
cronaca borghese a tinte noir di Ivano De Matteo (Villetta con
ospiti) agli esordi nel lungometraggio di Giacomo Cimini
(Il talento del calabrone) e Alessandro Tonda (The
shift): sono questi i sei film protagonisti della
speciale maratona di domenica 7 marzo su
MYmovies.
I film saranno disponibili in streaming gratuito sulla piattaforma
del Noir in Festival (www.mymovies.it/ondemand/noir-in-festival/)
dalla mezzanotte di sabato fino alla mezzanotte di domenica. Il
Premio Caligari sarà assegnato da una giuria presieduta da
Claudio Giovannesi e composta da un pubblico di
studenti dell’Università IULM di Milano e il verdetto sarà
annunciato venerdì 12 marzo, nel corso della cerimonia di chiusura
del Noir in Festival.
Ma le sorprese non sono finite: alle ore 19.00 di domenica 7
andrà infatti in scena (in streaming su MYmovies) una speciale
opening night, per festeggiare il trentennale del
Noir in Festival insieme a tanti ospiti che negli anni sono
diventati veri e propri amici del festival. Accanto ai direttori
del festival Giorgio Gosetti, Marina Fabbri e
Gianni Canova, che apriranno virtualmente il
sipario su questa 30ma edizione, interverranno anche
Claudio Giovannesi, Carlo Lucarelli,
Antonio Monda e Cecilia
Scerbanenco. Ospiti della serata saranno anche
Gabriele Albanesi, Luca Poldemengo e Marco
Bocci, regista, sceneggiatore e protagonista del crime
adrenalinico Bastardi a mano armata, film di apertura
fuori concorso (ore 21.00).
A chiudere questa domenica di cinema italiano sarà
l’omaggio a Lucio Fulci, con il primo film della
retrospettiva che il Noir in Festival vuole dedicare al maestro del
genere, tra mystery, thriller, horror e splatter. A introdurre il
primo film della rassegna Una sull’altra (ore 22.00,
MYmovies) sarà una live notturna sui social del festival con il
direttore Giorgio Gosetti e lo youtuber
Federico Frusciante (ore 22.00, su Facebook e
YouTube). L’omaggio a Lucio Fulci proporrà altri 4 titoli della sua
filmografia: Non si sevizia un paperino (1972), Sette
note in nero (1977), Quando Alice ruppe lo specchio
(1988) e il film di commiato Le porte del silenzio (1991),
oltre all’anteprima di Fulci Talks, conversazione con il
maestro realizzata da Antonietta De Lillo con Mauro Garofalo.
Il Noir in Festival si svolgerà in streaming gratuito su tutto
il territorio nazionale sulla piattaforma MYmovies.it e sui canali social del
festival (Facebook, YouTube, Instagram). Tutti i film saranno
disponibili per 24 ore dalla data di prima programmazione, previa
prenotazione.
Bucky Barnes è uno
dei personaggi più complessi del MCU. L’ex Soldato d’Inverno ha una storia
davvero lunga e complicata alle spalle e, in base all’entusiasmante
ultimo trailer di The Falcon and the Winter Soldier, pare che il
suo futuro sarà altrettanto travagliato. Tuttavia, la sua storia
nei fumetti potrebbe servire da guida a ciò che potrebbe accadere
nella serie. Ecco quindi 10 cose – raccolte da
Screen Rant – che solo i fan dei fumetti potrebbero sapere sul
suo conto e che potrebbe rivelarsi necessarie ai fini della
comprensione degli eventi che vedremo nello show Disney+:
Un ruolo da spalla
Nell’universo
cinematografico Marvel, Steve Rogers e Bucky Barnes
sono leggermente diversi rispetto alla controparte fumettistica.
Nel film
Captain America: Il primo vendicatore, Bucky è amico e
pari di Rogers, ma per molti versi è più esperto di lui. Nei
fumetti, invece, è stato presentato come il giovane aiutante di
Captain America.
È stato creato dal leggendario
autore di fumetti Joe Simon e dall’artista Jack Kirby ed è apparso
per la prima volta in “Captain America #1” del marzo 1941, celebre
anche per la copertina in cui Cap prende a pugni Hitler. In quel
fumetto, Bucky era un uomo più giovane e ammirava profondamente
Rogers.
La morte
Il momento decisivo nella
storia di Captain America è sicuramente la morte scioccante di
Bucky. Il personaggio ha servito più o meno come molte delle altre
celebri spalle dei fumetti e dei rispettivi adattamenti
cinematografici (come ad esempio Robin nel franchise di Batman), ma
mentre Captain America è stato portato avanti nella
continuity della Marvel nei primi anni ’60, Bucky è stato
lasciato indietro.
Captain America è
stato visto come un personaggio più avvincente, anche a causa del
suo passato tragico; così, la morte di Bucky è stata descritta
retroattivamente in “The Avengers #56” del 1968.
La resurrezione
A differenza della maggior
parte delle morti dei personaggi dei fumetti, quella di Bucky è
stata permanente. Sebbene sia apparso in qualche flashback qua e
là, Bucky non sarebbe dovuto tornare. Tuttavia, le cose sono
cambiate all’inizio degli anni 2000.
Proprio come in una
delle migliori retcon cinematografiche della storia, il ritorno di
Bucky nel 2005 come assassino potenziato e sottoposto al lavaggio
del cervello dai russi durante la Guerra Fredda ha funzionato alla
perfezione. Invece di sminuire la sua morte, il suo ritorno ha dato
nuova vita al fumetto di Captain America e ha costituito la basi
dei film del MCU che seguirono.
“Sputnik”
Lo scrittore Ed Brubaker ha
riportato in vita Bucky, lasciandosi ispirare dall’headcanon in
Bucky è sopravvissuto al suo incidente ed è stato salvato dai
soldati russi. I russi hanno fatto il lavaggio del cervello a un
Bucky ferito e hanno attivato le sue capacità letali con una
semplice frase: “Sputnik”.
Questo era ovviamente un riferimento
al primo satellite artificiale lanciato dall’Unione Sovietica. Nel
MCU, le parole chiave di Bucky Barnes sono più numerose e
complicate.
La storia con Vedova Nera
Bucky Barnes ha avuto
un’intera vita come Soldato d’Inverno di cui nessuno era a
conoscenza. Parte di essa ha coinvolto una storia d’amore con
un’altra importante spia russa, Natasha Romanoff, ossia Vedova
Nera.
Ci sono un certo numero di eroi
Marvel che amano Vedova Nera e Bucky, almeno nei fumetti, figura
tra questi. La loro relazione è iniziata mentre Nata si stava
allenando nel programma Vedova Nera, quando entrambi erano agenti
segreti. Dopo che entrambi disertarono e Bucky tornò dai
Vendicatori, si riaccese brevemente la loro storia d’amore.
Ha ucciso la moglie di Wolverine
Wolverine è stato
innamorato di alcune donne nei fumetti Marvel. Molte di quelle
relazioni, tuttavia, finirono tragicamente. Una delle peggiori è
stata proprio per mano del Soldato d’Inverno. Durante il suo
mandato come assassino russo segreto, Bucky Barnes ha ucciso Itsu
Ashkiro, l’amante di Wolverine in Giappone.
Era incinta del loro figlio in quel
momento e Wolverine pensava che anche il bambino fosse morto. In
seguito avrebbe scoperto che era sopravvissuto e che era cresciuto
fino a diventare Daken, che è stato sia un cattivo che un alleato
del padre.
È diventato Captian America
Il passato di Bucky è stato
molto difficile. Il suo presente non è stato di certo migliore. Non
molto tempo dopo essere tornato ed aver scelto di servire la verità
e la giustizia, il suo migliore amico Steve Rogers sembrava essere
morto.
Il film Captain
America: Civil War ha cambiato molte circostanze rispetto
al fumetto su cui era basato. Uno di queste era Steve che morira e
Bucky che assumeva il ruolo di Captain America. Bucky inizialmente
detiene lo scudo per impedire a qualcun altro di perderlo, ma in
seguito scopre che Steve Rogers ha sempre voluto che fosse lui ad
ereditare il mantello.
La seconda morte
Il percorso
di Bucky nei panni di Captain America è stato piuttosto tortuoso.
Ha gestito le cose in modo diverso rispetto a Steve Rogers, ma ha
anche compiuto l’ultimo sacrificio, in un grande evento crossover
chiamato “Fear Itself”.
I personaggi muoiono
nei film del MCU tutto il tempo, ma Bucky ne ha fatto una sorta di
“abitudine” nei fumetti. Bucky è stato ucciso dalla figlia del
Teschio Rosso, Skadi, e questa volta non sarebbe rimasto morto per
decenni. Non molto tempo dopo, infatti, Bucky è stato riportato in
vita dalla Formula Infinity, un farmaco creato dallo S.H.I.E.L.D
per rallentare l’invecchiamento. Anche Rogers era tornato a questo
punto; Bucky tornò quindi a essere il Soldato
d’Inverno.
Ultimate Bucky
Sappiamo che WandaVision avrà un impatto importante sulla Fase 4
del MCU, inclusa l’introduzione del concetto del Multiverso, che a
sua volta ha un ruolo importante nei fumetti. Anche Bucky Barnes ha
già visto alcune vite alternative.
Una, in particolare, è l’universo
“Ultimate Comics” di Earth-1610. Qui, Bucky sopravvive alla Seconda
Guerra Mondiale, mentre Steve – apparentemente – muore. Bucky si
sposa, ha una famiglia e vive una vita lunga e felice nel presente,
senza la violenza e la tragedia narrate in Earth-616.
Legione della
Libertà
Bucky
“morì” durante la Seconda Guerra Mondiale, ma le sue avventure nei
fumetti si espansero comunque. A partire dagli anni ’70, Bucky
venne riconvertito a capo della Legione della Libertà, un gruppo di
supereroi della Seconda Guerra Mondiale che seguirono il classico
team dell’era della guerra, gli Invasori.
Questa squadra
comprendeva una serie di eroi ed eroine del periodo. In particolare
tra loro c’era The Whizzer, il personaggio che era stato
identificato come il padre di Wanda e Pietro Maximoff fino a
quando, negli anni ’80, attraverso una retcon, divenne Magneto il
loro padre.
Alla fine di Avengers:
Endgame, Steve Rogers (Chris
Evans) ha ufficialmente passato lo scudo di Captain
America a Sam Wilson/Falcon. Tuttavia, sappiamo che nella serie –
almeno all’inizio – sarà John F. Walker (meglio conosciuto come
U.S. Agent) a brandire il potente oggetto immaginario, combinazione
di attacco e difesa.
Sappiamo però che alla fine sarà Sam
a diventare il nuovo Cap del MCU e in una recente intervista con
Variety, è stato proprio Anthony Mackie a parlare dell’evoluzione del
suo personaggio, soprattutto in relazione alla pesante eredità
raccolta alla fine del cinecomic di Anthony e Joe Russo. “Sono rimasto
davvero sorpreso e colpito dall’idea di ottenere lo scudo e
diventare Captain America”, ha ammesso l’attore. “Lavoro
in questo settore da molto tempo e l’ho fatto nel modo in cui mi
dicevano che avrei dovuto farlo. Non sono andato a Los Angeles
pretendendo di diventare. Sono andato alla scuola di teatro, ha
fatto spettacoli Off-Broadway, ha fatto film indipendenti… insomma,
mi sono fatto strada. Ci è voluto molto tempo prima che le cose
andassero come volevo che andassero, ed ora sono estremamente
felice.”
Anthony Mackie e la responsabilità di un ruolo Marvel
Mackie è consapevole che assumere un
ruolo così importante all’interno del MCU comporta una certa dose
di responsabilità, ammettendo di essersi sentito parecchio sotto
pressione durante la realizzazione di The Falcon and the Winter Soldier. “Non
pensavo che saremmo riusciti a fare in televisione quello che
avevamo fatto sul grande schermo”, ha aggiunto. “Non
volevo essere il volto del primo franchise Marvel a fallire. Già
immaginavo i commenti: ‘Hanno scelto il tizio nero ed ecco questa
m***a è davvero orribile’. Era la mia paura più grande… c’è sempre
un’enorme responsabilità nell’interpretare un personaggio
Marvel.”
Mackie ha poi rivelato che non ci
sono state discussioni per una seconda eventuale stagione di
The Falcon and the Winter Soldier e che,
allo stato attuale, non è certo di cosa il futuro abbia in serbo
per Sam Wilson. Resta che Captain America sarà per sempre una
figura fondamentale nel MCU (anche perché – ricordiamo – Chris Evans è in trattative per ritornare
nell’universo condiviso), quindi è probabile che dopo la serie ci
sarà ancora spazio – magari in altri progetti – per le avventure di
Falcon in qualità di nuovo Cap.
Sappiamo tutti che Zack Sndyer decise di abbandonare la
produzione di Justice
League a causa della tragica morte di sua figlia.
Tuttavia, nel corso degli anni è diventato sempre più chiaro che ad
influenzare la scelta del regista sono stati anche i dissapori con
la Warner Bros., dal momento che lo studio aveva idee molto diverse
su come sarebbe dovuto essere il film rispetto alla visione di
Snyder.
Durante un’intervista con
Total Film, Zack Snyder ha ribadito di non aver mai visto
la versione cinematografica di Justice
League, ma che durante le riprese aggiuntive ad opera
di Joss Whedon è stato informato sulle modifiche apportate da
alcuni membri della sua troupe che hanno continuato a lavorare al
film, anche dopo il suo abbandono. “Immagino abbiano utilizzato
circa un’ora del mio girato, per poi ritoccare ogni mia ripresa, al
di là che si trattasse di ADR o altro”, ha detto Snyder.
“Penso che il mio taglio sia un’opportunità per entrare nel
profondo di questa storia e di questi personaggi.”
Snyder ha poi confermato che lo
studio gli avrebbe spesso fatto pressioni per alleggerire il tono
del film e aggiungere più umorismo. “I piano originali sono
stato completamente stravolti durante la produzione, ma io ero lì
per combattere. Ero comunque sotto pressione, perché volevano che
lo rendessi più divertente. Volevano che lo alleggerissi, ma io
cercavo di resistere e di mantenere il più possibile il tono che
volevo. Ho aggiunto un sacco di cose per loro, ed ero sempre
attento a cercare di soddisfare sia loro che me stesso.
L’importante era non influenzare la trama del film. Speravo che, in
fase di post-produzione, sarei stato in grado di imporre loro la
mia volontà.”
Zack
Snyder’s Justice League uscirà in
streaming uscirà il 18 marzo 2021 in
esclusiva digitale, disponibile per l’acquisto su
Amazon Prime Video, Apple
Tv, Youtube, Google Play, TIMVISION, Chili, Rakuten TV,
PlayStation Store, Microsoft Film & TV.
La produttrice Osnat
Shurer e la co-sceneggiatrice Adele Lim
di Raya e
l’Ultimo Drago raccontano com’è nata la nuova
principessa Disney. Il film è disponibile su Disney+ (con accesso VIP) dal 5
marzo.
Raya e
l’Ultimo Drago, il nuovo lungometraggio d’animazione
targato Walt Disney Animation Studios, arriverà in Italia a marzo
al cinema e dal 5 marzo su Disney+ con Accesso VIP.
Diretto da Don Hall (Big Hero 6) e
Carlos López Estrada (Blindspotting) e
prodotto da Osnat Shurer (Oceania) e Peter Del Vecho
(Frozen
– Il Regno di Ghiaccio,
Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle), il film trae
ispirazione dalle culture e dai popoli dell’Asia sudorientale.
Nella versione italiana del film, il
cast di voci include l’attrice Luisa Ranieri
(Virana), l’attrice e doppiatrice Jun Ichikawa
(Namaari), l’attore e conduttore Paolo Calabresi
(Tong) e l’attrice Vittoria Schisano (Generale
Atitaya).
Gli influencer Emanuele
Ferrari, Vatinee Suvimol e
Maryna hanno prestato la propria voce per un
cameo, insieme alla cantante Camille Cabaltera
che, inoltre, interpreta il brano nei titoli di coda della versione
italiana del film.
Raya e l’Ultimo
Drago viaggia nel fantastico mondo di Kumandra, dove molto
tempo fa umani e draghi vivevano insieme in armonia. Ma quando una
forza malvagia ha minacciato la loro terra, i draghi si sono
sacrificati per salvare l’umanità. Ora, 500 anni dopo, quella
stessa forza malvagia è tornata e Raya, una guerriera solitaria,
avrà il compito di trovare l’ultimo leggendario drago per riunire
il suo popolo diviso. Durante il suo viaggio, imparerà che non
basta un drago per salvare il mondo, ci vorrà anche fiducia e
lavoro di squadra.
Il cast della trilogia de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson si riunirà in occasione del
20esimo anniversario dell’uscita del primo capitolo, La compagnia dell’anello del 2001. L’adattamento del
capolavoro di J.R.R. Tolkien ad opera di Jackson
rimanere ancora oggi una delle saghe più amate della storia del
cinema, che proprio quest’anno compirà vent’anni.
I fan bramavano da tempo i
festeggiamenti per l’importante ricorrenza, ma l’attuale pandemia
di Covid-19 ha spento qualsiasi speranza in merito alla possibilità
di onorare l’uscita del primo film in maniera tradizionale,
attraverso proiezioni speciali o reunion con il cast al completo.
Tuttavia, il famoso cinema Alamo Drafthouse,
situato ad Austin (in Texas), ha comunque deciso di celebre
l’evento e di regalare ai fan non soltanto la possibilità di
ritornare in sala – ovviamente, in assoluta sicurezza – ma anche di
rendere omaggio all’amatissima saga fantasy.
A partire dal 25 marzo, per tre
settimane consecutive, Alamo Drafthouse accoglierà i membri del
cast della trilogia de Il Signore degli Anelli, che saranno
protagonisti di alcune conversazioni sui film e di alcune sessioni
di Q&A. Tutti gli incontri saranno moderati dal comico e
conduttore televisivo statunitense Stephen Colbert
(grande fan della saga). Tra i membri del cast che avrebbero già
confermato la loro presenza figurano, oltre a Peter Jackson, anche
Sean Astin,
Cate Blanchett,
Orlando Bloom, Billy Boyd,
Ian McKellen,
Dominic Monaghan,
Viggo Mortensen,
Andy Serkis,
Liv Tyler e Elijah Wood. Di seguito il trailer che
annuncia l’iniziativa, diffuso attraverso il canale YouTube
di Alamo:
Il Signore degli Anelli compie 20 anni
Uno degli aspetti più interessanti
dell’iniziativa promossa da Alamo è il fatto che tutto il materiale
che verrà proposto durante gli incontri – quindi interviste,
commenti e filmati inediti – saranno messi a disposizione, per
gentile concessione della catena americana, per qualsiasi cinema
del mondo che ne faranno richiesta per eventuali proiezioni.
Inoltre, considerata l’attuale emergenza sanitaria, il cinema
offrirà al pubblico la possibilità di affittare delle sale private
per poter godere dell’evento nell’intimità del proprio “gruppo
familiare”.
Nella descrizione che ha
accompagnato il video caricato sull’account YT
di Alamo, si legge: “Queste icone del cinema si riuniranno non
solo per raccontare storie e rispondere a domande scottanti, ma
anche per supportare i cinema di tutto il mondo che stanno lottando
per sopravvivere all’era COVID. Da ora fino alla fine di aprile,
Alamo Drafthouse si impegnerà a condividere questi contenuti
speciali con ogni cinema che vorrà partecipare, in qualsiasi parte
del mondo”. Inoltre, Alamo ha già fatto sapere che tutti gli
eventi saranno poi resi disponibili sulla piattaforma VOD della
catena entro la fine dell’anno.
A quanto pare, la Paramount avrebbe
messo in cantiere un nuovo film di Star Trek che
sarà scritto da Kalinda Vazquez, che ha già
lavorato alla serie Star Trek:
Discovery. Dopo la conclusione della trilogia di J.J. Abrams, la celebre saga fantascientifica
ha trovato una rinnovata dimensione grazie al piccolo schermo e
alle serie Discovery
(disponibile su Netflix) e Picard
(disponibile su Prime Video).
Nonostante il successo di entrambe
le serie, la Paramount ha faticato parecchio per trovare la giusta
direzione da far seguire alla saga sul versante cinematografico.
Star
Trek: Beyond è stato un flop al botteghino: proprio per
questo, la major ha cercato invano un modo per rimpolpare nella
maniera più giusta le avventure dell’universo fantascientifico sul
grande schermo. Per lungo tempo, il celebre regista Quentin Tarantino ha provato a sviluppare un
nuovo film della saga, così come Noah Hawley, creatore delle serie Legion e
Fargo; per non parlare dello sfortunato
Star Trek 4, sequel diretto di Beyond,
che è prima annunciato, poi cancellato, poi annunciato ancora una
volta, e infine accantonato definitivamente.
Tuttavia, la Paramount sembra
intenzionata a non mollare la presa, convinta che Star
Trek possa ancora regalare forti emozioni al pubblico. In
un nuovo report di
Deadline, infatti, viene confermato che la major ha affidato a
Kalinda Vazquez il compito di scrivere un nuovo
film, dato il suo precedente contributo in qualità di consulente e
di autrice alla terza stagione di Star Trek:
Discovery. Tra le altre serie a cui Vazquez ha
collaborato, figurano Prison Break, C’era una volta e
Fear the Walking Dead.
Un nuovo film di Star Trek è in
sviluppo
I dettagli sul nuovo film non sono
stati rivelati, ma sappiamo che si baserà su un’idea originale di
Vazquez e che la produzione è stata affidata alla Bad Robot di
J.J. Abrams. Al momento non sappiamo se questo
nuovo progetto andrà a sostituire definitivamente quello di Hawley,
né tantomeno che tipologia di film sarà: se un sequel di Beyond o
un reboot a tutti gli effetti. Naturalmente vi terremo aggiornati
su tutti gli sviluppi.
Nel finale di Avengers:
Endgame abbiamo visto la linea narrativa di Steve
Rogers volgere al termine: l’eroe ha deciso di tornare nel passato
per vivere finalmente la sua vita insieme a Peggy Carter, lasciando
in eredità lo scudo di Captain America a Sam Wilson. Come
quest’ultimo affronterà l’enorme responsabilità lo scopriremo
soltanto nell’attesissima serie The Falcon and the Winter Soldier, ma stando a
quanto dichiarato da Chris Evans, la scelta del nuovo Cap del
MCU non poteva che ricadere su
Falcon.
In una recente intervista con
Variety, la star di
Cena con delitto – Knives Out e del prossimo The Gray
Man ha affrontato proprio il passaggio del personaggio
interpretato da Anthony Mackie da supporting a leading. Evans
sostiene che Falcon sia sempre stato pronto all’azione nel corso
della sua storia nel MCU, e questo è uno dei motivi che lo rendono
assolutamente degno di raccogliere l’eredità di Cap. “Ha
dimostrato coraggio, lealtà e affidabilità in tutti i film in cui è
apparso”, ha spiegato Evans. “Sam ha dato tanto, ma ha
anche perso molto. Crede in qualcosa di più grande di lui e quel
tipo di umiltà è necessaria per portare lo scudo.”
Nei fumetti, numerosi personaggi
hanno assunto il mantello di Captain America, tra cui anche Bucky
Barnes. Proprio per questo, all’inizio la scelta di Sam come nuovo
detentore dello scudo ha destato numerose perplessità. Tuttavia,
Bucky è un super soldato che sarebbe certamente più vicino a
eguagliare le capacità fisiche di Steve, ma non bisogna dimenticare
che è ancora un ex assassino che sta cercando di rivendicare la sua
identità.
Il futuro di Chris Evans nel MCU
Al contrario, Sam è stato al fianco
di Steve per la maggior parte delle Fasi 2 e 3 dell’universo
condiviso, e ha più e più volte dimostrato di possedere tutte le
caratteristiche che chiunque vorrebbe vedere in Captain America.
Dalle prime indiscrezioni sulla trama di The Falcon and the Winter Soldier, sappiamo
che Sam dovrà lottare contro un senso di inadeguatezza nei
confronti dell’importante eredità che gli è stata tramandata: sarà
quindi interessante scroprire come il personaggio, alla fine, si
renderà conto di essere più che degno di portare lo scudo.
Ricordiamo che
The Falcon and the Winter Soldierdebutterà il 19
marzo in esclusiva su Disney+. Per quanto riguarda, invece,
Chris Evans, di recente è stato annunciato che
l’attore sarebbe in trattative con i Marvel Studios per tornare in
almeno due progetti futuri del MCU, ma ad oggi non ci sono più
stati aggiornamenti in merito.
Prima di addentrarci nei dettagli, è
doveroso sottolineare che allo stato attuale si tratta di un
semplice rumor: secondo quanto riportato da The
Illuminerdi, i Marvel Studios hanno iniziato a
lavorare all’attesissimo reboot cinematografico degli X-Men, il cui titolo ufficiale sembrerebbe
essere The Mutants.
Dopo l’acquisizione da parte della
20th Century Fox da parte dei Walt Disney Studios, il Marvel
Cinematic Universe avrà finalmente la possibilità di introdurre al
suo interno le storie e i personaggi dell’amatissima saga dedicata
ai mutanti creati da Stan Lee e disegnati da Jack Kirby. Tuttavia,
fino ad oggi, a parte l’agognata conferma del collegamento di
Deadpool 3 al MCU, nulla era stato svelato in
merito al futuro degli X-Men
sul grande schermo.
Dopo la conferma del film dedicato
ai Fantastici Quattro (che sarà diretto da
Jon Watts, regista della trilogia di
Spider-Man con
Tom Holland), sembra che le cose stiano iniziando finalmente a
muoversi anche in merito agli
X-Men. Nonostante l’apparente conferma dello sviluppo del
progetto, non sono stati rivelati ulteriori dettagli: né
sceneggiatori, né registi, né tantomeno membri del cast. Allo stato
attuale, il film sembrerebbe avere soltanto un titolo provvisorio:
The Mutants.
Come verranno introdotti gli X-Men nel MCU?
In
attesa di eventuali smentite o conferme, ricordiamo che la saga
degli
X-Men sotto l’egida della Fox si è ufficialmente conclusa
conThe New
Mutants, che dopo
una produzione eccessivamente travagliata, è riuscito finalmente ad
arrivare nelle sale di tutto il mondo lo scorso anno (nonostante la
pandemia di Covid-19 in corso).
Al momento, considerato anche quanto
visto nella serie WandaVision, è alquanto difficile immaginare
in che modo i mutanti verranno ufficialmente introdotti nel MCU: sé
direttamente con il film a loro dedicato o magari attraverso film o
serie imminenti.
Scritta dal celebre
StephenKing tra il 1982 e il
2012, quella di La torre nera è la saga che l’autore per
primo considera come la summa di tutto il suo lavoro. Composta da
otto libri, questa ha rielaborato l’immaginario fantasy e western
per dar vita ad un mondo in decadenza, dove l’eterna lotta tra Bene
e Male è ormai prossima alla definitiva conclusione. Per anni si è
cercato di portare al cinema la storia del pistolero Roland e della
sua realtà nota come Tutto-Mondo, ma tali tentativi si sono più
volte rivelati fallimentari. Soltanto nel 2017 il film, intitolato
semplicemente La torrenera, è riuscito ad arrivare al
cinema.
Estremamente complesso da
rappresentare, quello del romanzo di King è un mondo che ha dato
non pochi problemi ad Hollywood. Numerosi sceneggiatori, produttori
e registi si sono alternati nel tentativo di realizzare la
trasposizione, ma solo il danese Nikolaj Arcel è
infine riuscito nell’impresa di dirigere il film. Questo raccoglie
al suo interno eventi tratti dai primi due romanzi della saga,
L’ultimo pistolero e La chiamata dei tre. Il film
era inoltre stato concepito per essere il primo capitolo di un
franchise che si sarebbe poi espanso grazie ad ulteriori progetti,
come sequel e serie televisive.
Il mancato successo economico del
film, però, ha costretto a rivedere tali piani, manifestando una
volta di più la complessità di rendere giustizia alla storia
narrata dal maestro del brivido. Nonostante i suoi
difetti, La torre nera presenta però diversi
elementi di fascino, meritevoli di essere riscoperti. Prima di
intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile
approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama, al
cast di attori e alle differenze con
ilromanzo. Infine, si elencheranno anche
le principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
La torre nera: la trama del film
La storia del film si svolge a metà
tra il pianeta Terra e una misteriosa dimensione parallela. A
sognare di quest’ultima è il giovane Jake
Chambers, il quale ormai da tempo non fa che avere incubi
incentrati su una misteriosa torre nera. Ben presto, il ragazzo
scoprirà che quanto credeva fosse immaginario è invece realtà. In
prima persona si ritroverà ad entrare in contatto con il pericoloso
Medio-Mondo, un luogo segnato dalla morte e dalla paura, dove il
misterioso strego Walter O’Dim, noto anche come
l’Uomo Nero, regna incontrastato. Nel momento in
cui tale dimensione si avvicinerà al collasso, la stessa vita sulla
Terra sarà messa a rischio. A fermare il malvagio Walter vi è però
il leggendario pistolero noto come Roland
Deschain, da tempo in missione per raggiungere e
proteggere la Torre Nera.
La torre nera: il cast del film
Dopo lunghe ricerche, per
interpretare il pistolero Roland è stato scelto l’attore Idris Elba.
Questi, che si era dichiarato entusiasta di poter lavorare ad un
progetto e un personaggio tanto complessi, svolse diverse attività
al fine di calarsi nella parte. Prese infatti lezioni per poter
essere credibile nello sparare, costruendo poi il carattere del
personaggio anche guardando diversi tra i più celebri film western
di sempre, tra cui quelli con Clint Eastwood.
Accanto a lui, nei panni del giovane Jake Chambers, vi è invece
Tom Taylor. Con La torre nera questi ha
così avuto modo di debuttare sul grande schermo, avendo fino a quel
momento recitato prevalentemente per la televisione.
A dar vita al celebre Uomo in Nero,
villain per eccellenza dell’opera di King, è invece l’attore premio
Oscar Matthew McConaughey.
Questi rivelò di aver accettato per via della possibilità di
lavorare da zero ad un potenziale franchise, con la libertà di
sperimentare sulla costruzione del personaggio. Nel film si ritrova
poi l’attrice KatherynWinnick, celebre per la serie
Vikings, qui presente nei panni della madre di Jake. Gli
attori Jackye Earle Hale, Abbey Lee e
Franz Kranz interpretano invece Sayre, Tirana e
Pimli, tre degli scagnozzi dell’Uomo in Nero. Claudia
Kim, attrice sudcoreana nota per la serie Marco
Polo, è invece presente con il personaggio di Arra, una
veggente alleata di Roland.
La torre nera: le differenze tra il
libro e il film
Come accennato, il film La torre
nera comprende eventi presenti nei primi due romanzi della
saga. Nonostante ciò, la storia narrata dal film risulta
particolarmente differente da quella dei libri per alcuni
significativi aspetti. Per quanto rimanga l’alternanza tra il mondo
di Jake e quello di Roland, la maggior parte degli eventi hanno
luogo nel primo dei due. Nei libri, invece, la dimensione in cui si
trova il pianeta Terra appare sempre brevemente, il più delle volte
solo per introddurre alcuni personaggi o elementi. Data la
difficile rappresentazione della realtà di Roland, si è optato di
ambientare la maggior parte della storia sulla Terra, così da
rendere più semplice la realizzazione del film.
Ulteriore grande mancanza è il
concetto del Ka, assimilabile al nostro destino.
Quella che è una forza imprescindibile della realtà di Roland viene
qui ad essere accantonata, anche questa perché di complessa
rappresentazione. Diverso è inoltre il rapporto che Roland
intrattiene tanto con Jake quanto con l’Uomo in Nero. Il primo di
questi, estremamente importante, viene nel film ad essere
estremamente semplificato e gli stessi eventi che coinvolgono il
pistolero e il ragazzo differiscono da quelli del libro. Per quanto
riguarda l’Uomo in Nero, nel romanzo egli più che un villain è
rappresentato come una fonte preziosa di informazioni per Roland. I
due infatti non giungeranno mai ad un vero e proprio scontro quanto
piuttosto ad un lungo conciliabolo.
La torre nera: il trailer e dove
vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di La
torre nera grazie alla sua presenza su alcune delle più
popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è
infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili
Cinema, Google Play, Infinity, Apple iTunes, Tim Vision e Amazon Prime Video. Per
vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà
noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo
di giovedì 4 marzo alle ore 21:30
sul canale TV8.
Don Hall, Carlos Lopez
Estrada e Qui Nguyen parlano di
Raya e l’Ultimo Drago, il nuovo film della Walt
Disney Animation Studios, ambientato nel Sud Est Asiatico,
disponibile dal 5 marzo su Disney+ con accesso VIP.
Raya e
l’Ultimo Drago, il nuovo lungometraggio d’animazione
targato Walt Disney Animation Studios, arriverà in Italia a marzo
al cinema e dal 5 marzo su Disney+ con Accesso VIP.
Diretto da Don Hall (Big Hero 6) e
Carlos López Estrada (Blindspotting) e
prodotto da Osnat Shurer (Oceania) e Peter Del Vecho
(Frozen
– Il Regno di Ghiaccio,
Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle), il film trae
ispirazione dalle culture e dai popoli dell’Asia sudorientale.
Nella versione italiana del film, il
cast di voci include l’attrice Luisa Ranieri
(Virana), l’attrice e doppiatrice Jun Ichikawa
(Namaari), l’attore e conduttore Paolo Calabresi
(Tong) e l’attrice Vittoria Schisano (Generale
Atitaya).
Gli influencer Emanuele
Ferrari, Vatinee Suvimol e
Maryna hanno prestato la propria voce per un
cameo, insieme alla cantante Camille Cabaltera
che, inoltre, interpreta il brano nei titoli di coda della versione
italiana del film.
Raya e l’Ultimo
Drago viaggia nel fantastico mondo di Kumandra, dove molto
tempo fa umani e draghi vivevano insieme in armonia. Ma quando una
forza malvagia ha minacciato la loro terra, i draghi si sono
sacrificati per salvare l’umanità. Ora, 500 anni dopo, quella
stessa forza malvagia è tornata e Raya, una guerriera solitaria,
avrà il compito di trovare l’ultimo leggendario drago per riunire
il suo popolo diviso. Durante il suo viaggio, imparerà che non
basta un drago per salvare il mondo, ci vorrà anche fiducia e
lavoro di squadra.
Sono state diffuse le prime immagini
ufficiali di Space Jam: A New
Legacyche vedrà protagonista LeBron
James.
1 di 5
Questi sono i personaggi del sequel:
Dom, uno dei figli
di LeBron, giovane promessa del basket, preferisce giocare per
divertimento che per ambizione. Ha un talento speciale per i
videogiochi e cerca disperatamente di trovare un legame con suo
dare al di là della pallacanestro.
Malik, il
direttore commerciale di LeBron, il suo migliore amico e braccio
destro. I due sono cresciuti insieme nello stesso quartiere e si
conoscono da quando erano bambini.
Darius, il figlio
maggiore di LeBron e un giocatore di pallacanestro. Protettivo,
nonostante i caratteri diversi, verso il fratellino Dom, molto
vicino a suo padre mentre sogna di diventare un giorno un suo
compagno di squadra.
Xosha, la figlia
più giovane di LeBron, oltre che il suo pupillo. Adora stare sul
campo e studiare le statistiche di gioco di suo padre.
Vi ricordiamo che pellicola vanterà
la produzione di Ryan Coogler, regista
di Black Panther, Creed e Fruitvale
Station, e uscirà nelle sale il il 16 Luglio
2021. Nell’originale del 1996, Bugs Bunny arruolava il
campione di basket americano Michael
Jordan e altre superstar dell’NBA per sfidare sul
campo l’alieno Swackhammer e riconquistare la sua libertà e quella
degli amici.
Continuano le nomination dei
sindacati di settore a Hollywood e oggi è il turno dei CDG Awards
2021, Costume Design Guild Award di quest’anno. Di
seguito i titoli considerati eleggibili. Come per la gilda degli
scenografi, anche quella dei costumisti ha incluso il
Pinocchio di Matteo Garrone nei
suoi titoli.
Excellence in Sci-Fi/Fantasy Film
Dolittle
Jenny Beavan
Jingle Jangle: A Christmas Journey
Michael Wilkinson
Cynthia Erivo e Joseph Gordon-Levitt sono
entrati a far parte del cast di Pinocchio nei
panni, rispettivamente, della Fata Turchina e del Grillo Parlante.
Sappiamo già che in questo live action che adatterà la fiaba di
Collodi Tom
Hanks sarà Geppetto, mentre Luke
Evans è stato scelto per interpretare il
Cocchiere.
Uno dei film più amati della Disney,
il classico per eccellenza, tornerà in una nuova versione in live
action su Disney+,
diretto da Robert Zemeckis e con Tom
Hanks, Luke Evans, Cynthia Eviro, Joseph
Gordon-Levitt.Pinocchio sarà
protagonista di un nuovo racconto in carne e ossa.
Dopo lo speciale appuntamento di
pre-apertura domenica 7 marzo con una giornata interamente dedicata
al cinema italiano di genere, lunedì 8 marzo si alza il sipario
sulla 30° edizione di Noir in Festival, in
programma fino al 13 marzo in streaming gratuito su tutto il
territorio nazionale sulla piattaforma MYmovies.it e sui canali social del
festival (Facebook, YouTube, Instagram).
Per celebrare questo importante anniversario in un’edizione che
non potrà godere del calore del pubblico ma che avrà un ricco
programma di proiezioni, talk e masterclass tutte disponibili
online, il Noir in Festival non rinuncia a presentare in cartellone
grandi nomi internazionali del cinema e della letteratura a tinte
noir.
Nel segno della donna, cui è idealmente dedicata questa edizione
che prende il via proprio l’8 marzo, saranno tra le protagoniste di
questa edizione: Jennifer Kent, regista
australiana che con Babadook e The
Nightingale è riuscita ad imporsi come una delle voci più
interessanti del panorama cinematografico attuale (8 marzo ore
17.00, Mymovies/ Facebook/ Youtube); la scrittrice
svedese Camilla Läckberg (9
marzo ore 17.00, Mymovies/ Facebook/ Youtube), indiscussa regina
del giallo scandinavo, qui in veste di autrice della serie
tv Hammarvick di cui il Noir ospiterà in
anteprima le prime due puntate prima della messa in onda a maggio
su laF; accanto a lei altre due straordinarie autrici
ovvero Alicia Giménez-Bartlett (11 marzo
ore 18.00, Facebook/ Youtube) e Charlotte
Link con il suo nuovo best seller Senza
Colpa (12 marzo ore 11.00, Facebook/ Youtube). Il
parterre internazionale si completa con il vincitore del Premio
Chandler John Banville (12 marzo ore
12.00, Facebook/ Youtube), l’autore best
seller Anthony Horowitz noto anche per
il suo grande successo con la serie tv Alex
Rider (11 marzo ore 19.00, Facebook/ Youtube), l’Honorary
Award di questa edizione Kurosawa
Kiyoshi (10 marzo ore 17.00, Mymovies/ Facebook/
Youtube) e il regista Brian Yuzna, che
riceverà invece il Premio Luca Svizzeretto (11 marzo ore 17.00,
Mymovies/ Facebook/ Youtube).
Ma si daranno appuntamento sul palco
virtuale del festival anche i protagonisti italiani tra cinema e
letteratura noir. I Manetti Bros., veterani
del Noir in Festival, che nella serata di chiusura saranno
protagonisti di un incontro dedicato al loro cinema con alcune
immagini inedite del nuovo attesissimo Diabolik,
grazie alla collaborazione con Rai Cinema e 01 Distribution (12
marzo ore 19.30, Mymovies/ Facebook/ Youtube); l’incontro con le
tre menti creative delle factory Groenlandia e Ascent
Films, Matteo Rovere, Andrea
Paris e Sydney Sibilia, che
riceveranno il Premio Speciale Caligari (12 marzo ore 16.00,
Mymovies/ Facebook/ Youtube); Antonietta De
Lillo che sarà tra i protagonisti del focus dedicato
a Lucio Fulci (9 marzo ore 11.00, Facebook/ Youtube) e presenterà
in anteprima il suo Fulci Talks, conversazione
omaggio al maestro del cinema di genere Lucio Fulci cui è dedicata
la retrospettiva di quest’anno; Luca
Miniero e Lunetta Savino,
regista e interprete della fortunata serie targata Rai
1 Lolita Lobosco, che dialogheranno insieme
all’autrice dei romanzi Gabriella
Genisi (8 marzo ore 11.00, Youtube/ Facebook); le
protagoniste del panel tutto al femminile sulle “donne in
nero” Margherita Oggero, Grazia Verasani, Rosa
Teruzzi, Antonella Lattanzi e Francesca
Serafini (8 marzo ore 18.00, Facebook/ Youtube). E
poi ancora, tre maestri del genere come Roberto
Costantini (9 marzo ore 18.00, Facebook/
Youtube), Gianrico Carofiglio (12 marzo ore
18.00, Mymovies/ Facebook/ Youtube), Maurizio De
Giovanni (10 marzo ore 18.00, Facebook/
Youtube); Nicola Lagioia, autore
de La città dei vivi, uno dei casi letterari
dell’anno (11 marzo ore 11.00, Facebook/
Youtube); Chiara
Lalli e Cecilia Sala, autrici
dell’acclamato podcast Polvere, in una conversazione
con Gaetano Savatteri (10 marzo ore 11.00, Facebook/ Youtube); i
nuovi romanzi di Paolo Roversi (12 marzo
ore 19.00, Mymovies/ Facebook/ Youtube), Silvio
Danese (8 marzo ore 18.00, Facebook/
Youtube), Livia Sambrotta, l’esordio
letterario
di RobertoCimpanelli (8
marzo ore 19.00, Facebook/ Youtube) e il focus
di Federico
Greco sull’universo Star
Wars in dialogo con Elisabetta
Sgarbi (11 marzo ore 12.00, Facebook/ Youtube).
Infine le masterclass di Adrian
Wotton su John Ford (9 marzo ore 12.00, Facebook/
Youtube) e di Mario Serenellini sulle
sedute di sceneggiatura di Marnie di Alfred
Hitchcock (10 marzo ore 11.00, Facebook/ Youtube).
Accanto alle conversazioni e alle masterclass, il programma del
Noir in Festival si completa con il vasto palinsesto
cinematografico: i 6 titoli del Premio
Caligari per il miglior noir italiano dell’anno
assegnato da una giuria presieduta da Claudio
Giovannesi (presentati in una speciale maratona
domenica 7 marzo e disponibili per 24 ore dalla mezzanotte di
sabato fino alla mezzanotte di domenica), la proiezione dei film di
apertura e chiusura, Bastardi a mano armata di
Gabriele Albanesi (7 marzo ore 21.00) e Les
Apparances di Marc Fitoussi (12 marzo ore 21.00), gli
eventi speciali, la retrospettiva dedicata a Lucio Fulci e,
ovviamente, i film del Concorso Internazionale in lizza per
il Black Panther Award assegnato da
una giuria composta da Carlo Degli Esposti, Camilla
Filippi e Gianluca Maria
Tavarelli, tutti disponibili in streaming gratuito su
Mymovies solo per 24 ore dal momento di programmazione.
ATTENZIONE –
L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER SUI PRIMI 8 EPISODI DI WANDAVISION
A un solo episodio di distanza
dalla fine di WandaVision e
alla luce dei tanti misteri che ancora aleggiano nella serie
Disney+, ecco tutte le
cruciali domande con cui ci ha lasciati l’episodio numero 8 e che
dovrebbero trovare una risoluzione in WandaVision
9.
Chi è “Fietro”?
Da quando Evan
Peters si è presentato alla porta di Wanda come un ragazzo che
afferma di essere il suo caro defunto fratello gemello, Internet è
esploso, ospitando una serie di teorie sul perché Pietro fosse
interpretato da Peters (che lo interpreta nel franchise della Fox
degli X-Men) e non da Aaron Taylor-Johnson (che invece è stato
Pietro in Avengers: Age of Ultron).
Peters era lì in veste del Peter
Maximoff e segnalare che l’MCU stava già iniziando a lacerare
il tessuto del multiverso? Oppure stava solo interpretando un
ragazzo a caso posseduto da Agatha Harkness (Kathryn Hahn) per
fingere di essere Pietro, una specie di meta-scherzo pensato dalla
produzione ai danni degli spettatori?
Consideriamo che Elizabeth Olsen apparirà in Doctor Strange e
il Multiverso della Pazzia e anche in Spider-man: No Way Home, il
multiverso sta effettivamente arrivando nel MCU. questo:
dimentica il multiverso. Ma c’è già tanta carne al fuoco in
WandaVision,
e mentre l’idea che Fietro venga strappata dall’universo di “X-Men”
sembra divertente in generale, in realtà incorporare quel punto
della trama in questa storia sembra una complicazione superflua.
Per cui sembra proprio che i Marvel Studios ci abbiano soltanto
tirato uno scherzo bello e buono.
I gemelli sono reali?
In una delle storie a
fumetti su cui si sono basati gli showrunner di WandaVision,
Agatha spiega a Wanda che i gemelli che ha avuto con Vision –
gemelli che non dovrebbero esistere biologicamente, dato che Vision
è un essere sintetico – scompaiono dall’esistenza quando lei non è
in prossimità per evocarli e farli esistere. Si tratterà della
stessa dinamica anche in WandaVision?
La portata della magia di Wanda è
vasta (Agatha dice a Wanda che l’esagono magico è in esecuzione su
“pilota automatico” ai margini della città), ma non perfetta
(Vision vede i cittadini bloccati in loop o completamente
congelati). Quei cittadini di Westview, tuttavia, erano reali prima
che arrivasse Wanda. Billy e Tommy sono stati concepiti all’interno
dell’esagono, sono stati concepiti in meno di un giorno e sono
cresciuti fino a 10 anni in circa 48 ore, non esattamente nel modo
in cui si comportano gli esseri reali. Possiamo ipotizzare che sia
stata Agatha l’artefice del loro rapido invecchiamento quando ha
spruzzato “lavanda” su di loro da bambini? O ha semplicemente
approfittato della situazione per manipolare Wanda?
Un’altra piega: vediamo Billy e
Tommy molto presenti nella casa di Agatha, senza Wanda in giro.
Billy dice anche ad Agatha che la sua mente è “tranquilla”,
suggerendo che non è una proiezione magica della psiche di Wanda,
ma un essere senziente.
Nei fumetti, Billy e Tommy
finiscono per essere riassorbiti nell’anima di Mephisto, il
diabolico Big Bad della Marvel che alcuni hanno ipotizzato sia
dietro le macchinazioni di Agatha. È solo più tardi che le anime di
Billy e Tommy vengono liberate e collocate all’interno di veri
ragazzi umani, che diventano i supereroi Marvel Wiccan e Speed.
Come farà la serie a risolvere questo punto?
Nell’episodio numero 8, vediamo che
Wanda crea Visione da sé, è un essere senziente con una propria
mente e consapevolezza. È anche chiaro, tuttavia, che questa
Visione può esistere solo all’interno dell’esagono. È logico che lo
stesso valga per Billy e Tommy: sono totalmente reali, ma se Wanda
dovesse porre fine alla maledizione, allora perderà anche loro,
insieme a Visione.
Monica Rambeau (Teyonah Parris)
torna in vita dopo cinque anni dallo SNAP di Thanos e trova la sua vita sottosopra: sua madre e migliore amica di Captain
Marvel, Maria “Photon” Rambeau, è morta di cancro e lo S.W.O.R.D. è
ora nelle mani del direttore ad interim Tyler Hayward, che le
“impedisce” di andare in missione nello spazio. Inoltre, Rambeau
finisce nell’ESA e rimane intrappolata nei viaggi decennali di
Wanda nel mondo delle sit-com. Monica sa che la sua struttura
cellulare non è in grado di sopportare la quantità di radiazioni
emesse dal perimetro anomalo, ma essendo di temperamento eroico da
sempre, si tuffa dentro il perimetro una seconda volta per tentare
di sistemare le cose. Vediamo poi che Monica sviluppa una serie di
superpoteri.
Tutte le prove sembrano indicare
che Monica Rambeau è diventata il supereroe Photon, che nei fumetti
è stato anche chiamato Spectrum, The Lady of Light, Sun Goddess e
persino in alcune trame Captain Marvel. Ma potrebbe essere Monica
la prima mutante del MCU?
Nei film e nei fumetti degli X-Men,
la biologia mutante è spiegata come derivante da un Gene X – una
mutazione genetica reale posizionata sul 23° cromosoma. Quel gene
viene quindi “attivato”, di solito dalla pubertà, dallo stress o da
un trauma. Il primo film del 2000 mostra, ad esempio, come il primo
bacio di Rogue (Anna Paquin) inneschi i suoi
poteri di assorbimento. Ma WandaVision e
il MCU storicamente non si sono preoccupati molto di attenersi al
materiale originale, prendendosi delle libertà rispetto ai
fumetti.
Se la radiazione che sta colpendo
tutti gli umani di Westview riesce a non ucciderli tutti e, invece,
dà loro dei superpoteri, allora Monica Rambeau sarebbe tecnicamente
una delle prime mutanti ad essere stata “attivata”. Tuttavia, ciò
non prende in considerazione il personaggio di Wanda in quanto
mutante nata con l’X-Gene. Se i Marvel Studios in qualche modo si
legano al fatto che Wanda è, in effetti, una mutante, allora Monica
Rambeau non sarebbe tecnicamente la prima.
Come Monica Rambeau, il resto delle
vittime residenti di Westview (e coloro che in seguito sono stati
involontariamente risucchiati a Westview, come la dottoressa Darcy
Lewis di Kat Dennings), potrebbero essere stati colpiti a livello
cellulare dalle enormi quantità di radiazioni cosmiche e dalla
magia cosmica che avvolge ora la cittadina.
Questo potrebbe essere il modo
intelligente dei Marvel Studios per introdurre il concetto di
mutanti nell’MCU, aumentando la popolazione di esseri umani
superpotenti in un modo che è lineare e segue la progressione
graduale del franchise di film e serie TV. Anche se questo non
significa necessariamente che i personaggi di WandaVision
debbano poi comparire per forza nei film successivi.
Piuttosto, questa ipotesi pone le
basi per la Disney per giocare con una pletora di personaggi dei
fumetti che non erano stati esplorati solo nei film degli X-Men
della 20th Century Fox e che non hanno mai ricevuto il trattamento
del grande (o piccolo) schermo.
Cos’è il libro di Agatha?
Nel settimo e ottavo
episodi di WandaVision,
vediamo un libro nel seminterrato di Agatha Harkness con antiche
rune scolpite sulla copertina, che emanano una misteriosa aura
arancione. Il modo in cui la telecamera ha girato e messo a fuoco
questo libro non può essere una semplice coincidenza: si tratta di
un oggetto su cui i Marvel Studios vogliono che si concentri
l’attenzione dello spettatore.
Ci sono molti libri magici che
finiscono per essere importanti nei fumetti Marvel, inclusi
Darkhold, Necronomicon e Tome of Zhered-Na, ma nessuno di questi
testi è stato esplorato finora nei film MCU (sebbene Darkhold sia
apparso in “Runaways” che in “Agents of SHIELD” della Marvel). Una
delle ipotesi più probabili è che sia il Libro di Cagliostro, il
libro del misticismo oscuro che è stato rubato dalla biblioteca
privata dell’Antico (Tilda Swinton) nel primo film Doctor
Strange e questo potrebbe essere un buon ulteriore collegamento con
il secondo film del personaggio interpretato da Benedict Cumberbatch.
Per quanto orecchiabile sia “Agatha
All Along”, non è la prima volta che un personaggio sembra essere
il responsabile di quanto accade e si scopre poi che invece il
responsabile vero è un altro. Sembra dunque possibile che né Wanda
né Agatha siano colpevoli al 100% e che una terza entità non ancora
svelata abbia agito, o almeno influenzato, entrambe le ragazze
magiche per tutto questo tempo.
Potrebbe essere tutto semplice come
sembra, ovvero è stata davvero Agatha a tirare tutte le fila dietro
le quinte per scoprire la verità dietro i poteri di Scarlet Witch
mantenendo il più stabile possibile l’illusione della sitcom.
Indipendentemente dal fatto che Agatha abbia o meno alleanze con
altri Big Bad dei fumetti Marvel che potrebbero diventare rilevanti
in questa attuale fase del MCU – come Mephisto, the Grim Reaper,
Nicholas Scratch, Salem’s Seven, Nightmare, Chthon, Ghost Rider,
ecc. – non sembra che ci siano i tempi per inserire un nuovo
cattivo.
Chi è la misteriosa guest
star?
Per settimane, Paul Bettany ha ripetutamente scherzato sul
fatto che WandaVision
avrà un attore strabiliante in un ruolo non annunciato. A
IndieWire, Bettany ha detto che “ha sempre voluto lavorare
con” questo attore, che “abbiamo fatto fuochi d’artificio
insieme” e che “le scene sono piuttosto intense“.
Dopo l’apparizione a sorpresa di Evan Peters, Bettany ha detto a
Esquire che il misterioso cameo di cui stava parlando non
era ancora stato svelato né trapelato, e sembrava persino suggerire
che non si stesse riferendo a Doctor Strange di Benedict
Cumberbatch. “Abbiamo alcune scene incredibili
insieme, e la chimica tra di noi è, penso, straordinaria”, ha
detto.
Naturalmente, le speculazioni non
si sono lasciate attendere. Bettany stava parlando di se stesso.
Con la rivelazione che il Visione dell’ESA è stato creata da Wanda,
mentre S.W.O.R.D. aveva usato la magia di Wanda per ricostituire il
corpo reale di Visione trasformandolo semplicemente in un’arma
senziente simile a un fantasma, è inevitabile che Visione e Visione
fantasma di Wanda si scontreranno. Questo potrebbe dire che Paul
Bettany, ancora una volta trollando tutti, stava parlando di sé e
si troverà a combattere contro se stesso. Occasione davvero rara
nella vita.
WandaVision,
prima di tutto, parla del dolore e di come le perdite di Pietro e
di Visione si siano accumulate nella psiche di Wanda per portarla a
creare il mondo delle sitcom di Westview come rifugio dal baratro
che quelle morti hanno causato in lei. Se la serie dovesse finire
questa stagione senza che Wanda si confrontasse con quello che ha
fatto, e finalmente permettesse a se stessa di accettare la morte
di Visione e andare avanti, questo sicuramente non sarebbe quello
che ci aspettavamo.
Naturalmente questo si riferisce
solo al Visione creato da Wanda, perché la versione bianca
spettrale di Vision resuscitata da S.W.O.R.D. è reale in un modo in
cui la versione di Wanda non lo è: ha un corpo. Se Wanda è stata in
grado di ricreare la Visione una volta, cosa le impedisce di farlo
di nuovo, questa volta con un corpo che non ha bisogno della sua
magia del caos per sopravvivere? A meno che la Visione di Wanda non
sconfigga prima la Visione fantasma. Tuttavia sembra che l’esito di
questo punto sia scontato: Visione morirà.
Le pubblicità false prefigurano
qualcosa?
Un tostapane Stark, un
orologio Strücker, una barretta di sapone HYDRA Soak, un rotolo di
asciugamani di carta Lagos, uno yogurt Yo Magic e una confezione di
antidepressivi
Nexus: gli spot che abbiamo visto in WandaVision
sembrano davvero un cesto intero di Easter Eggs. Ogni spot si
riferisce a un particolare momento nel passato di Wanda. I più
evidenti sono il tostapane (che ricorda la bomba che ha ucciso i
genitori Maximoff); i prodotti Strücker e HYDRA che ricordano la
sperimentazione e il lavaggio del cervello effettuati su Scarlet
Witch e Quicksilver da giovani adolescenti; gli asciugamani di
carta di Lagos che fanno riferimento al pasticcio che Wanda e gli
altri Vendicatori hanno commesso in Nigeria durante gli eventi di
Captain America: Civil War. Meno
chiari, tuttavia, sono lo yogurt Yo Magic e gli antidepressivi
Nexus: potrebbero avere un collegamento con il futuro di
Wanda?
Invece di prefigurare qualcosa che
deve accadere, i marchi fittizi di yogurt e antidepressivi
spiegheranno elementi di WandaVision
e la storia delle origini di Scarlet Witch che devono ancora essere
menzionati sullo schermo, vale a dire, come Wanda Maximoff è in
grado di attingere alla Magia del Caos, ovvero se quella magia le è
stata conferita da un mutante superiore o da un’entità cosmica?
Wanda è un essere
Nexus o una Mutante?
Secondo la tradizione canonica
Marvel Comics, gli Esseri
Nexus sono individui rari con la capacità di influenzare la
probabilità (e quindi il futuro) e possono alterare il flusso
dell’Universal Time Stream. Possono anche produrre una prole
incredibilmente potente. Sappiamo che, nei fumetti, appartenenti a
Esseri
Nexus sono Jean Grey e Odino.
Doctor Strange si farà vivo nel
finale? O altri Vendicatori?
Sappiamo già che Scarlet Witch farà
un’apparizione in Doctor Strange e il Multiverso della
Follia, in cui Benedict Cumberbatch
riprenderà il suo ruolo di Stregone Supremo. Il film sarà diretto
dall’ex regista di Spider-Man, Sam Raimi. Finora
non si sa molto sulla trama del sequel, previsto per il 25 marzo
2022 nelle sale cinematografiche, solo che segue le avventure di
Strange e le sue ricerche sulla pietra del tempo. Il coinvolgimento
di Wanda nella narrazione rimane poco chiaro, ma inizierà ad avere
più senso entro la fine del nono e ultimo episodio della sua serie
indipendente.
Il capo dei Marvel Studios
Kevin Fiege ha ripetutamente osservato che
WandaVision si
collega direttamente agli eventi del sequel di Doctor
Strange 2. Inoltre, il film era stato programmato in
anteprima subito dopo la conclusione di WandaVision
su Disney+, prima che la pandemia
costringesse lo studio a spostarne l’uscita. Quindi, sembra che un
cameo di Cumberbatch nel finale sia logico, ma i motivi che ha
Strange per quella probabile apparizione sono in gran parte un
mistero. Dovrà occuparsi di Wanda dopo che si sarà svegliata dal
suo mondo di sit-com per convincerla a viaggiare attraverso il
multiverso con lui? Cercherà di insegnare a Wanda i poteri della
Magia del Caos e della Gemma della Mente? Conoscendo la Marvel, il
cameo di Doctor Strange probabilmente aprirà solo più porte a
teorie, piuttosto che concludere con precisione gli imbrogli che
distorcono la realtà di Scarlet Witch per tutta la serie.
Per quanto riguarda altri
Vendicatori (come Hulk, Vedova Nera, Falcon, Soldato d’Inverno,
Ant-Man, Spider-Man, Thor), sembra davvero meno probabile che
appaia qualcuno che non sia Strange, anche se forse Falcon
(Anthony Mackie) e il Soldato d’Inverno
(Sebastian Stan) potrebbe presentarsi dato che
il loro show spinoff sarà presentato in anteprima a breve sullo
streamer Disney. Anche Captain Marvel di Brie
Larson potrebbe apparire nella serie, poiché ha legami con
Monica Rambeau, anche se, secondo lo show, la loro relazione è
attualmente tesa.
MAX3MIN, festival
di cortometraggi alla prima edizione in streaming
gratuito worldwidedal 10 al 21
marzo ideato e diretto dalla scenografa
italo-argentina Martina Schmied, ha
sfidato i creators di immagini a rimettere in
discussione i modi abituali che usiamo per raccontare, superando le
categorie prevalenti di questo tempo: la lunghezza “classica” del
cinema come i tempi rigidi della serialità televisiva, la
concisione elegante delle short story ma anche
la frammentarietà superveloce delle Instagram
stories. Come un libro di haiku da vedere,
il programma di MAX3MIN sorprenderà per le innumerevoli strategie
messe in campo dagli autori per cogliere la vita in un così breve
tempo. Che si tratti di dipingere mondi giganteschi o entrare nel
profondo delle relazioni più intime, di descrivere la realtà con
immagini lampanti ed essenziali o manipolare quelle stesse immagini
per stimolare reazioni forti nella parte irrazionale di chi guarda,
l’unico comune denominatore resta uno solo: siate brevi.
Ma MAX3MIN è anche un grande esperimento
di worldwide festival: i 100
cortometraggi selezionati saranno disponibili online gratuitamente
e visibili in tutto il mondo, dal 10 al 21 marzo,
sulla piattaforma proprietaria MAX3MIN, senza i limiti di
carattere geografico che molti festival traslocati online a causa
del COVID-19 hanno dovuto introdurre. La scelta di un festival
“globale” è coerente anche con lo spirito della selezione:
i 100 corti in programma sono stati
selezionati tra oltre 2.700 iscrizioni da 97
Paesi, e tra differenze e sensibilità agli antipodi, il
programma mette in evidenza divergenze e tratti comuni, modi
opposti e insieme affini per raccontare.
Il programma di proiezioni del festival segue un principio
di loop screening: tutti i giorni,
dal 10 al 21 marzo, un gruppo di 10 cortometraggi sarà
disponibile per 24 ore, così da consentire a
tutti i fusi orari di poter assistere alla proiezione e votare i
propri preferiti, su una piattaforma realizzata appositamente per
il concorso. Ogni gruppo di 10
corti permetterà allo spettatore un’intensa
esperienza di visione, catapultandolo in meno di mezz’ora dai
ghiacci siberiani alla campagna balcanica, da Buenos Aires a
Mumbai, da Brooklyn a Roma, passando per luoghi che esistono
soltanto nell’immaginazione dei loro autori. Una fruizione inedita
e stimolante che mette in crisi i tempi dilatati della serialità
televisiva, la lunghezza classica del cinema e persino la velocità
senza traccia dei contenuti per il web.
Un festival-playlist, che punta a
stimolare lo spettatore a guardare e riguardare i film anche più e
più volte. Come si fa con le canzoni.
Il 21 marzo, infine, si terrà
la cerimonia di premiazione live, in cui la
giuria del concorso presenterà una classifica dei 10 migliori
cortometraggi, che verranno proiettati. Tra questi film, il primo
classificato vincerà il Premio per il Miglior Film del valore di
3.000 euro per la produzione di un nuovo cortometraggio.
La Giuria Internazionale è composta
da: Tony Kaye, regista di American
History X; Elisa Bonora, montatrice; la
fumettista e plastic artist
sudamericana PowerPaola; Enrico
Gabrielli, fondatore della band Calibro
35; Martina Pastori, regista e filmmaker
specializzata in videoclip e fashion film.
Ma quali sono le storie di MAX3MIN?
Ecco alcune parole chiave per descriverle (senza fare troppi
spoiler).
1 di 60
COVID-19. Se il virus ha trasformato la
società, anche le immagini che essa produce non possono sfuggire
alla sua influenza. La grande rivelazione di MAX3MIN è che il
trauma del virus è realmente globale: dall’India all’Argentina, da
Taiwan all’Italia, sono centinaia le storie che scavano nel
rapporto tra l’individuo e il cambiamento forzato. Storie di
distanziamento, isolamento, desiderio di contatto, nostalgia del
caos. Ma anche modi creativi e sorprendenti per raccontarlo, non
schiavi dell’iperrealismo dei telegiornali ma immersi
nell’immaginazione: Threesome di
Nyko Piscopo usa la danza per scherzare (ma non troppo) sul sesso e
sul desiderio durante l’era del distanziamento
sociale; The New World: Variations on Stay-home
Activities di Hong Ning e Zhao Xiaofeng è
un’esilarante rielaborazione in forma di new media
art dei mille passatempi “da remoto” che il lockdown ha
scatenato; Mad Mask – Fury
Roll di Stéphane Berla trasforma il cult movie
di George Miller in un inseguimento animato tra il virus e la
mascherina, di grande spettacolarità (il regista ha già realizzato
un lungometraggio prodotto da Luc Besson che ha vinto numerosi
premi).
IDENTITA’. Il razzismo, la conquista dei
diritti delle persone afroamericane, le dinamiche di genere, il
rifiuto dei nazionalismi: le storie dei giovani talenti di MAX3MIN
pulsano delle tensioni sociali in corso nel pianeta, sollevando
interrogativi importanti e stimolando la nostra necessità di
rimettere in discussione le nostre certezze, mostrando quanto a
volte possano essere illusorie. On the Other Side
of Rightdi Russell Brownley mette insieme gli
scontri di St. Augustine Beach nel 1964, determinanti nel processo
di conquista dei diritti degli afroamericani, con il presente
del Black Lives
Matter. A.M.I.A. di Matyas
Doyle, nella forma di un feroce video musicale in 3D, ripercorre
gli anni Novanta bui dell’Argentina. Noi cinesi in
realtà siamo tutti dei cloni di Alessio Wong, in
soli 2 minuti, smonta tutti gli stereotipi più triti sulla comunità
cinese.
IMMAGINAZIONE. MAX3MIN è anche un trionfo della
fantasia più libera e sfrenata. Una quota garantita soprattutto
dalle molte animazioni presenti in concorso, che spaziano dalla
tradizione (stop motion, disegno, illustrazione) al contemporaneo
(3D, computer graphics) fino alle tecniche più incredibili anche
solo da immaginare: Confettidi
Àngel Estois, Mercè Sendino e Lucía Hernández racconta un party
finito malissimo usando esclusivamente
coriandoli; Montauk di Harry
Rubin-Falcone mescola collage e disegno a mano con effetti
digitali, per un piccolo ed emozionante quadro
sull’amicizia; Wake Updi
Martín Jemes racconta il disagio della routine in un gioco di
montaggio e accelerazioni fulminante.
SCUOLE E TALENTI. Grande attenzione nella
selezione di MAX3MIN è stata posta verso la ricerca e la scoperta
dei talenti che saranno gli autori di domani, attraverso un’opera
di scouting e relazione fitta con le più importanti scuole di
cinema italiane e internazionali (NABA, Civica Scuola Luchino
Visconti, Satyajit Ray Film Institute) e distribuzioni
specializzate (Av-ArKKI, Sixpack). Alcuni nomi: Alessio Wong
(Noi cinesi in realtà siamo tutti dei
cloni), già autore di alcuni dei videoclip più
acclamati della scena cloud rap italiana (Garage Gang, Ariete);
Ludovica De Feo (Eggshell); Mattia Chicco
(Artico).
Dopo aver raccontato l’altra faccia
dell’iconica storia dei criminali Bonnie e Clyde
in
Highwaymen – L’ultima imboscata, John Lee
Hancock torna a proporre una storia che si immerge nelle
atmosfere del crime drama, offrendo un omaggio al noir, laddove in
precedenza aveva tenuto presente principalmente il western. Lo fa
firmando regia e sceneggiatura di
Fino all’Ultimo Indizio, il suo ultimo film che arriva
direct to digital per Warner Bros Distribution. Il film, che ha già
riscosso un discreto successo negli Stati Uniti, ha anche
conquistato una prestigiosa nomination ai Golden Globes 2021 per il
migliore attore non protagonista, Jared Leto (premio andato poi a Daniel
Kaluuya per Judas and the Black
Messiah).
La trama di Fino all’Ultimo
Indizio
Fino all’ultimo indizio racconta la
storia del vice-sceriffo di contea californiana di Kern, Joe Deacon
(Denzel
Washington), che viene inviato a Los Angeles per una
raccolta di prove. Quello che doveva essere un veloce incarico si
trasforma in un’indagine impegnativa, quando Deacon si ritrova
coinvolto nella caccia al serial killer che sta seminando il panico
in città. È lo stesso sergente Jim Baxter (Rami
Malek), che si occupa del caso, a richiedere l’aiuto
del vice-sceriffo, perché colpito dalla sua capacità di prestare
attenzione anche alle “piccole cose” e scovare indizi difficili da
intuire. Baxter, nel corso delle indagini, ignora totalmente, però,
che il caso sembra svelare alcuni segreti di Joe, appartenenti a un
oscuro passato e con cui l’uomo deve ancora fare i conti, un caso
irrisolti con risvolti tragici. La collaborazione trai due porterà
all’identificazione di un sospettato che si rivela essere molto
diverso da un criminale normale, un soggetto scaltro, intelligente,
un reietto della società che però ha delle sue regole. Contro di
lui Baxter concentrerà le sue forze. Ma nel finale a sorpresa il
giovane sergente capirà che la realtà non è sempre quella che
sembra, e che la legge e la legalità raramente vanno di pari passo
con ciò che è giusto fare.
Le dinamiche narrative
messe in scena da Hancock sono tradizionali, da una parte c’è un
detective anziano, disincantato disposto a far passare il suo
sapere anche se con una reticenza sospettosa, dall’altra un giovane
sergente, un uomo tutto d’un pezzo che ha grande fiducia nei mezzi
che la legge gli fornisce. Tra di loro un sospettato che imparerà
con un certo gusto a giocare con i suoi accusatori. Sembra la
dinamica vista in Seven di David
Fincher, o in altri mille thriller di investigazione,
eppure Fino all’ìUltimo Indizio assume una dimensione
esistenzialista seguendo da vicino i personaggi, le loro ambizioni,
le loro paure e il loro modo di approcciare alla vita, così diverso
e condizionato dalle rispettive esperienze. Più che la caccia
all’assassino, al regista sembra importare qual è lo stato d’animo
con cui i personaggi si approcciano alle loro giornate.
Un tris incredibile di
protagonisti
A questo scopo, particolare valore
assume la scelta di in trittico di attori di spessore. Denzel Washington offre la sua quasi ovvia
solidità da attore consumato e si confronta con un Rami
Malek che, nonostante sembra sia fuori parte il più del tempo,
riesce comunque a comunicare le sfumature del carattere che gli
viene affidato. Jared Leto, dal canto suo, seppure in meno
tempo, riesce a infondere tutto il suo metodo in un personaggio
affascinante e sfuggente, diverso da altri psicopatici (forse)
omicidi che abbiamo visto sullo schermo.
È interessante come, per Hancock, il
luogo prediletto per portare avanti le indagini non sembra essere
la strada, la scena del crimine, ma la mente stessa del detective.
Se il giovane e metodico Baxter si affida alle prove, ai rilievi,
alla scienza dietro l’investigazione, l’approccio di Deacon è più
intuitivo e allo stesso tempo più analitico: il personaggio
magistralmente interpretato da Denzel Washington
si ferma, immagina, soppesa, razionalizza, osserva tanto e prevede
gli scenari e i momenti nei quali è possibile cadere in fallo.
Deacon è capace di calarsi davvero nella mente dell’omicida che i
due cercano, ma allo stesso tempo è afflitto dal rimorso e da una
storia personale oscura, è un personaggio con diversi strati e
piani, e l’idea che ci dà
Fino all’Ultimo Indizio è che alla fine della storia,
Baxter sarà un po’ meno ligio e fiducioso e un po’ più simile al
suo collega anziano.
Più concentrato sull’ambiente e
sulle atmosfere che sulla narrazione intesa come progressione di
eventi, Fino
all’Ultimo Indizio è un thriller efficace ed
affascinante, che si avvale di ottime interpretazioni e di un ritmo
dilatato e ipnotico.
Il mese di Marzo
2021 porterà tante novità su Prime Video. Infatti sono
tanti i film e le serie tv in arrivo per tutto il mese. Trai titoli
più attesi Il
principe cerca figlio, l’atteso sequel che vedrà Eddie Murphy tornare nei panni di Re Akeem. Di
seguito tutte le novità in arrivo.
I film in arrivo a Marzo 2021 su Prime Video
Il principe cerca figlio dal 5 marzo in esclusiva su Prime
Video
Nel rigoglioso regno di Zamunda, Re
Akeem (Eddie Murphy) è appena stato incoronato e con il suo fidato
consigliere Semmi (Arsenio Hall) intraprende una nuova ed
esilarante avventura che li porta ad attraversare il globo partendo
dalla loro meravigliosa nazione africana fino al Queens, il
quartiere di New York dove tutto è iniziato. Il film è diretto da
Craig Brewer su una sceneggiatura di Kenya Barris, Barry W.
Blaustein e David Sheffield. Il principe cerca figlio è basato sui
personaggi creati da Eddie Murphy.
Due coppie in una vacanza sulle
rive dell’oceano iniziano a sospettare che il padrone della casa
apparentemente perfetta che hanno affittato li stia spiando. Ma non
ci vuole molto per trasformare quello che doveva essere un festivo
weekend fuori porta in qualcosa di molto più sinistro, con lo
svelarsi di segreti che erano da tempo celati e che ora fanno sì
che i quattro amici di vecchia data si vedano sotto una luce
completamente diversa.
Bastardi a mano armata – dall’11
marzo
Michele vive in uno chalet tra le
montagne con la moglie Damiana e la figliastra Fiore,
un’adolescente con cui ha una relazione piuttosto complicata. Una
notte, Sergio irrompe nella loro abitazione prendendoli in
ostaggio. Si trova lì per una missione particolare: deve recuperare
per conto di Caligola il prezioso bottino di un furto di tempo
prima. Nel cast Marco Bocci, Fortunato Cerlino, Peppino Mazzotta,
Amanda Campana e Maria Fernanda Campano. Con la regia di Gabriele
Albanesi, il film è prodotto da Santo Versace, Gianluca Curti,
Minerva Pictures con Rai Cinema in collaborazione con Amazon Prime
Video.
Adam (Charlie Plummer, Premio
Marcello Mastroianni come miglior attore emergente a Venezia 74°
per Lean on Pete) è un adolescente brillante ma
introverso, con il sogno nel cassetto di diventare chef.
L’amico del cuore – Dal 18
Marzo
L’amico del cuore (Our Friend)
racconta la straordinaria storia vera della famiglia Teague – il
giornalista Matt (Casey Affleck), la sua vivace moglie Nicole
(Dakota Johnson) e le loro due figlie piccole – e di come le loro
vite siano sconvolte dalla straziante diagnosi di cancro terminale
di Nicole.
La verità è che non gli piaci abbastanza | 18 marzo
The Divergent Series: Insurgent | 19 marzo
The Queen of Spain | 22 marzo
Il giorno sbagliato | 24 marzo
Cosa sarà | 27 marzo
Le serie tv in arrivo su Prime Video
La Templanza
La Templanza è un drama romantico basato sull’omonimo romanzo
di successo di María Dueñas (The Time in Between, Las Hijas del
Capitán) ambientato alla fine del XIX secolo. Racconta la storia di
Soledad Montalvo e Mauro Larrea, una self-made woman e un uomo i
cui destini si incontrano in un luogo e un tempo affascinanti. Una
storia incentrata sul superamento delle avversità e la ricerca del
proprio posto nel mondo, su come viene costruito un impero e su
come in un solo giorno tutto può essere perduto, una storia di
avventure in luoghi esotici e di seconde occasioni.
Invincible
Invincible
è una serie animata per adulti dal creatore di The Walking Dead Robert Kirkman e dagli
omonimi fumetti della Skybound/Image firmati da Kirkman, Cory
Walker e Ryan Ottley, e racconta la storia del diciassettenne Mark
Grayson (Steven
Yeun), un ragazzo come tanti alla sua età, se non
fosse per il fatto che suo padre è Omni-man (J.K. Simmons), il più potente supereroe del
pianeta. Ma man a mano che Mark inizia a sviluppare i suoi super
poteri, scopre che l’eredità di suo padre potrebbe non essere così
eroica come sembra.
Altre serie in arrivo non inedite
Supercar – le 4 stagioni | 1 marzo
Il principio del piacere – la prima stagione | 1 marzo
Eddie Murphy ha rivelato che la Paramount,
all’epoca della realizzazione de Il principe cerca moglie, fece pressioni per
l’inclusione di un attore bianco nel film. Diretto da John Landis,
la commedia del 1988 è stata un enorme successo commerciale,
diventando il film della Paramount più redditizio di
quell’annata.
La popolarità del film è riuscita a
resistere allo scorrere degli anni, tant’è che un sequel, dal
titolo Il principe cerca figlio, debutterà
ufficialmente su Amazon Prime proprio domani 5 marzo. Durante
un’ospitata da Jimmy Kimmel in occasione della promozione del
sequel, Eddie Murphy ha rivelato che all’epoca della
realizzazione del primo film, la Paramount fece pressioni per avere
un attore bianco nel film, composto in gran parte da attori
neri.
Le dichiarazioni di Murphy sono
state riportate da
CinemaBlend: “Erano gli anni ’80 e il cast era composto
prevalentemente da attori neri. Ma la Paramount ce lo impose: ‘Deve
esserci una persona bianca nel film’. Io dissi: ‘Che cosa?’. Alla
fine pensammo a Louie Anderson, che era davvero forte. Ecco com’è
entrato a far parte del film.”
Ne
Il principe cerca moglie,Louie Anderson,
attore e comico statunitense, interpreta Maurice, uno dei ragazzi
che lavorano con Akeem (Murphy) e Semmi (Arsenio
Hall) al fast food di Cleo McDowell (John
Amos). Anderson tornerà nei panni del personaggio anche
nel sequel.
La trama del sequel de Il principe cerca moglie
Il principe cerca figlio è diretto
da Craig Brewer e si basa su una
sceneggiatura scritta da Kenya Barris, Barry W. Blaustein e David
Sheffield e sui personaggi creati da Eddie Murphy. Nel rigoglioso regno di Zamunda,
Re Akeem (Murphy) è appena stato incoronato e con il suo fidato
consigliere Semmi (Hall) intraprende una nuova ed esilarante
avventura che li porta ad attraversare il globo partendo dalla loro
meravigliosa nazione africana fino al Queens, il quartiere di New
York dove tutto è iniziato.
Searchlight
Pictures ha annunciato oggi i seguenti piani di rilascio
per l’Italia dell’acclamato lungometraggio diretto da Chloé
Zhao, Nomadland,
vincitore del Golden Globe nelle categorie Miglior film drammatico
e Miglior regia, del Leone d’Oro come Miglior film alla Mostra
Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e del People’s
Choice Audience Award al Toronto International Film Festival.
La pellicola arriverà prossimamente
al cinema. Nomadland debutterà
il 30 aprile 2021 su Star all’interno di
Disney+ e sarà
disponibile per tutti gli abbonati Disney+
senza costi aggiuntivi.
Nomadland
è interpretato dalla due volte vincitrice dell’Academy Award
Frances McDormand (Fargo; Tre manifesti a Ebbing,
Missouri), dal candidato all’Academy Award David
Strathairn (Good Night, and Good Luck), e dai
veri nomadi Swankie, Bob Wells e Linda May, i quali sono apparsi
nell’acclamato libro di Jessica Bruder “Nomadland. Un racconto
d’inchiesta” (edito in Italia da Edizioni Clichy), adattato per lo
schermo da Chloé Zhao. Nomadland è incentrato su Fern
(McDormand) che, dopo il collasso economico di una città aziendale
nel Nevada rurale, carica i bagagli sul proprio furgone e si mette
in strada alla ricerca di una vita fuori dalla società
convenzionale, come una nomade moderna.
Il film è stato prodotto da
McDormand (Olive Kitteridge), Peter Spears (Chiamami
col tuo nome), Dan Janvey (Re della terra selvaggia),
Mollye Asher (The Rider – Il sogno di un cowboy) e Chloé
Zhao (The Rider – Il sogno di un cowboy). Zhao si è
inoltre occupata del montaggio, con il direttore della fotografia e
scenografo Joshua James Richards (La terra di Dio – God’s Own
Country) e insieme al team addetto al suono composto da M.
Wolf Snyder (The Rider – Il sogno di un cowboy), Sergio
Diaz (Roma) e Zach Seivers (Assassins).
Fino All’Ultimo Indizio, il thriller con protagonisti
i premi Oscar Denzel Washington, Rami Malek e Jared Leto, che per la sua interpretazione nel
film ha ricevuto la nomination ai Golden Globe come “Miglior attore
non protagonista”, arriva in Italia in esclusiva digitale
da venerdì 5 marzo, disponibile per l’acquisto e
il noleggio premium su Amazon Prime Video, Apple
Tv, Youtube, Google Play, TIMVISION, Chili, Rakuten TV,
PlayStation Store, Microsoft Film & TV e per il noleggio
premium su Sky Primafila e Infinity.
In occasione dell’arrivo in Italia
della pellicola, che John Lee Hancock dirige da una sua
sceneggiatura originale, sul canale Youtube ufficiale di Warner
Bros. Italia sono già disponibili 10 minuti in anteprima
del film:
Il Vice Sceriffo della Kern County,
Joe “Deke” Deacon (Washington) viene mandato a Los Angeles per
quello che doveva essere un veloce incarico di raccolta di prove.
Al contrario, si trova coinvolto nella caccia al killer che sta
terrorizzando la città. A guidare l’indagine, il Sergente Jim
Baxter (Malek) che, colpito dall’istinto di Deke, richiede il suo
aiuto non ufficiale. Ma mentre danno la caccia al killer,
Baxter ignora che l’indagine sta riportando a galla alcune
situazioni vissute in passato da Deke, svelando segreti scomodi che
potrebbero mettere a repentaglio molto più che il suo caso.
Il cast principale di
Fino All’Ultimo Indizio include anche Natalie Morales,
Terry Kinney, Chris Bauer, Joris Jarsky, Isabel Arraiza e Michael
Hyatt. Fino All’Ultimo Indizio è prodotto dal
premio Oscar ed Emmy, Mark Johnson e Hancock, con Mike Drake e
Kevin McCormick come produttori esecutivi.
Dietro la cinepresa, Hancock ha
chiamato a lavorare con lui alcuni dei suoi collaboratori di lungo
corso, tra cui il direttore della fotografia candidato all’Oscar,
John Schwartzman, lo scenografo candidato all’ Oscar, Michael
Corenblith, il montatore Robert Frazen e il costumista Daniel
Orlandi. Le musiche sono del compositore più volte candidato
all’Oscar, Thomas Newman. Warner Bros. Pictures presenta una
produzione Gran Via,
Fino All’Ultimo Indizio, che sarà distribuita in tutto
il mondo da Warner Bros. Pictures.
Nonostante la tragica scomparsa di
Chadwick Boseman, avvenuta ad agosto dello
scorso anno, i Marvel Studios proseguono con lo
sviluppo di Black
Panther 2, e la speranza dei fan è il sequel possa
rendere omaggio all’incredibile eredità sia dell’attore che del
personaggio di T’Challa.
Resta da vedere quale forma assumerà
effettivamente il nuovo film, ma sappiamo già che un nuovo eroe è
destinato a conquistare il mantello di Pantera Nera. Ci sono report
e opinioni contrastanti su chi potrebbe essere, ma in una recente
intervista con
Good Morning America, all’interprete di Nakia, il premio Oscar
Lupita Nyong’o, è stato chiesto cosa dovranno
aspettarsi i fan dal sequel.
“Seguendo la tradizione dei film
Marvel, non posso rivelare nulla. Sarà difficile. Sarà diverso,
ovviamente, senza il nostro re, tornare in quel mondo. Ma so che
tutti noi ci stiamo impegnando per reinventare o comunque portare
avanti la sua eredità in questo nuovo Black Panther, e Ryan Coogler ha alcune idee
davvero, davvero eccitanti che non vedo l’ora di portare in vita
con il resto della famiglia.”
In
Black Panther del 2018, Nakia è stata presentata come
l’interesse amoroso di T’Challa, quindi è probabile che la morte
del personaggio l’abbia colpita duramente. Ovviamente, è anche un
membro dei War Dogs e una guerriera a pieno titolo, quindi sarà
interessante vedere cosa porterà Nakia in questo sequel e come si
evolverà il suo arco narrativo.
Tutto quello che sappiamo su Black Panther 2
Black
Panther 2, che sarà ancora una volta scritto e diretto
da Ryan
Coogler, arriverà nelle sale l’8 luglio 2022. Di
recente è stato annunciato che l’attore Tenoch
Huerta è in trattative con i Marvel Studios per
interpretare il villain principale del sequel. Huerta è noto per il
ruolo di Rafale Caro Quintero nella serie Narcos:
Mexico; il prossimo anno sarà tra i protagonisti
di The Forever Purge, quinto e ultimo capitolo
del celebre franchise horror/distopico. Al momento i dettagli sul
personaggio che l’attore interpreterà nel sequel
di Black
Panther non sono stati svelati.
Il presidente dei Marvel Studios,
Kevin Feige, ha confermato che T’Challa, il
personaggio interpretato al compianto Chadwick
Boseman nel primo film, non verrà interpretato da
un altro attore, né tantomeno ricreato in CGI. Il sequel si
concentrerà sulle parti inesplorate di Wakanda e sugli altri
personaggi precedentemente introdotti nei fumetti Marvel.
Letitia
Wright (Shuri), Angela
Bassett (Ramonda), Lupita
Nyong’o (Nakia), Danai
Gurira (Okoye), Winston
Duke (M’Baku) e Martin
Freeman (Everett Ross) torneranno nei panni dei
rispettivi personaggi interpretati già nel primo film.
Il MCU è chiaramente uno dei franchise di maggior
successo di sempre. Con dozzine di film e ancora più titoli in
arrivo, l’universo continuerà a crescere e ad espandersi ancora per
molto tempo. Tuttavia, la maggior parte dei fan è consapevole che
il MCU non rappresenta un’operazione
perfetta e che, in merito a determinate “questioni”, la strada da
percorrere è ancora lunga. Screen
Rant ha raccolto i più grandi difetti relativi all’universo
cinematografico Marvel che i fan hanno “scelto” di ignorare:
I personaggi maschili
Questo tropo è qualcosa che
sempre più persone hanno iniziato a sottolineare. E, sebbene non
sia solo un problema relativo al MCU, è qualcosa che è accaduto nei
suoi film più e più volte. Gli uomini bianchi, ricchi e
intelligenti vengono etichettati come di successo e meravigliosi,
nonostante siano sprezzanti, maleducati e sessisti.
Due esempi lampanti sono Tony
Stark e Stephen Strange, e anche se nel corso della loro storia
sembrano “riformarsi”, i film li fanno apparire sempre come
“ambiziosi” e alla fine li ricompensano per il loro comportamento,
giusto o sbagliato che sia.
La rappresentazione LGBTQ+
Una delle critiche e delle
lamentele più coerenti da parte di molti fan e critici è che il MCU
è parecchio indietro rispetto ai tempi quando si tratta di
personaggi LGBTQ+. Questo è un problema a livello Disney molto più
generale, ma dal momento che così tanti grandi franchise sono ora
di proprietà della Casa di Topolino, significa che la maggior parte
dei grandi film non ha rappresentazioni queer.
Nonostante abbiano
parlato per anni di includere questi personaggi, tutte le scene
finora sono state tagliate. Per ora, i fan stanno aspettando di
vedere se riusciranno effettivamente a portare a termine quanto
promesso, rendendo Valchiria apertamente
bisessuale.
L’identità dei personaggi
Ovviamente, quasi tutti i
personaggi del MCU sono basati sulle controparti fumettistiche.
Poiché sono mezzi diversi raccontati da creatori diversi, i
personaggi spesso hanno un aspetto molto diverso nei film, e questo
è spesso un grande problema. Ad esempio, il MCU ha cancellato
l’identità romaní di Scarlet Witch e ha anche perso l’opportunità
di scegliere una persona disabile per il ruolo di Occhio di
Falco.
C’è anche il fatto che personaggi
come Captain America sono stati creati originariamente per
combattere il fascismo, e storie importanti come questa sono spesso
annacquate per rendere i film più appetibili.
Le interpretazioni del pubblico
Non è un
segreto, come detto sopra, che questi film non hanno personaggi
queer. Tuttavia, ci sono alcune relazioni così piene di sottotesto
che molte persone le hanno interpretate come possibilmente
queer. L’esempio più notevole in tale senso è
rappresentato dal legame tra Steve Rogers e Bucky Barnes, poiché il
pubblico ha spesso sottolineato gli elementi omoerotici della loro
amicizia.
Tuttavia, la Disney
ha deciso di rispedire Steve nel passato per stare con Peggy
Carter, nonostante il fatto che andasse contro la sua
caratterizzazione e i suoi ideali. Sembra che il MCU non voglia
nemmeno che i fan interpretino questi personaggi come
vogliono…
La propaganda militare
Un altro
problema con i film dei MCU che il pubblico sottolinea
continuamente è il modo in cui ritraggono le forze armate degli
Stati Uniti come un’entità unilateralmente benevola e degna di
fiducia.
Molti dei personaggi
sono membri dell’esercito e sono ritratti come fantastici, come
badass. È anche un dato di fatto che questi film, come Captain
Marvel ad esempio, hanno spesso fatto ricorso alla
promozione incrociata con le forze armate. Ancora, in Iron Man c’è un messaggio alquanto problematico,
secondo cui l’esercito americano era “il bravo ragazzo” rispetto ai
terroristi in Medio Oriente.
La politica
Quando
iniziò il MCU, i messaggi politici non erano così schierati verso
una parte o l’altra. In
Captain America: The Winter Soldier, ad esempio, c’era
persino l’idea che i sistemi governativi fossero corrotti e
dovevano essere messi in discussione.
Ora, qualsiasi
messaggio sulla politica è stato per lo più cancellato o è pensato
per essere così annacquato da non significare nulla. A differenza
degli show rivoluzionari come Watchmen, la Disney è
diventata stereotipata.
La quantità rispetto alla qualità
Il MCU
sembra aver ridotto le cose a una scienza che combina dialoghi
spiritosi, momenti divertenti e grafica accattivante, ma alcuni fan
non vogliono che si perda l’individualità nelle storie. La cosa
buona è che ci sarà più diversità in futuro, ma alcuni fan temono
che questa quantità significhi che le storie più diverse verranno
eliminate per prime.
Il tema della diversità
Anche se il MCU sta
finalmente compiendo sforzi per includere personaggi sempre più
diversi, anche a livello di personaggi principali, sicuramente non
è ha fatto da pioniere in tal senso.
Abbiamo dovuto
aspettare l’uscita di Black
Panther nel 2018 per vedere un protagonista nero, e molti
personaggi prima di T’Challa, come Sam Wilson e Rhodey, sono stati
usati per lo più come spalle o aiutanti. Ecco perché molte persone
sperano che il franchise si impegni per una maggiore diversità che
possa rivelarsi duratura col tempo.
Molti più protagonisti maschili
Insieme alla mancanza di
una diversità razziale, un altro grosso problema è quanto tempo ha
impiegato il MCU per avere un film diretto da donne. Non è stato
fino al 2019 con Captain
Marvel, e fino a quel momento, il personaggio femminile
spesso passava in secondo piano rispetto agli uomini o erano solo
interessi amorosi.
Anche con personaggi complessi e
amati come Vedova Nera, più uomini bianchi hanno ottenuto tre
interi film prima di una donna. E solo di recente, con Captain
Marvel 2, abbiamo avuto il primo film del MCU diretto da
una regista nera.
Rian Johnson ha
confermato che non era a conoscenza dei piani per Star Wars 9 durante la realizzazione di
Star Wars: Gli ultimi Jedi. Una delle critiche più
comuni che vengono mosse alla trilogia sequel è l’apparente
mancanza di una strategia narrativa coesa.
Sia Johnson che J.J. Abrams hanno goduto di un’ampia libertà
creativa durante la realizzazione degli episodi a loro affidati,
con il risultato che alla fine, proprio a causa di una palese
mancanza di comunicazione tra le parti coinvolte, la trilogia si è
spesso rivelata in contrasto con sé stessa.
In una recente intervista con la
giornalista
Sariah Wilson, a Johnson è stato chiesto se sapeva che Ben Solo
sarebbe morto in Star Wars 9 durante lo sviluppo de Gli ultimi
Jedi. Il regista ha risposto: “No, non lo sapevo
affatto”, e ha continuato spiegando che voleva lasciare che la
Saga degli Skywalker potesse seguire più direzioni dopo quella
tracciata dal suo film.
Al di là della polarizzazione dei
singoli spettatori, Il risveglio della forza e Gli
ultimi Jedi sono stati comunque ben accolti dalla critica,
quindi è evidente che il modello impostato da Lucasfilm abbia
funzionato per i primi due film. La mancanza di un piano concreto è
diventata un problema con
L’ascesa di Skywalker, la cui produzione è stata
particolarmente travagliata (anche per l’uscita di scena di Colin
Trevorrow) e le cui numerose storyline non sono state approfondite
a dovere (come il ritorno dell’Imperatore Palpatine).
Il futuro della saga di Star
Wars
Di recente è stato
confermato Rogue
Squadron, primo film ad arrivare nelle sale dopo la
conclusione della saga degli Skywalker. Il film, diretto
da Patty Jenkins (regista
di Wonder
Woman), verrà distribuito nelle sale a dicembre
2021.
Oltre a Rogue
Squadron, sappiamo che a Rian
Johnson, regista de Gli
Ultimi Jedi, è stata affidata la scrittura di una
nuova trilogia basata su nuove storie e nuovi personaggi, ma su
quel progetto non si hanno aggiornamenti da diverso tempo. In
passato, anche ai creatori di Game of Thrones,David
Benioff e D.B. Weiss, era
stato affidato lo sviluppo di una trilogia parallela:
sfortunatamente, il duo ha deciso poi di abbandonare il
progetto.
L’abbiamo conosciuta tutti come la
Serena van der Woodsen di
Gossip Girl, la amiamo per la relazione con il marito
Ryan Reynolds, e la seguiamo da anni: Blake
Lively è una forza della natura. Una star di fama mondiale, sa
bene come proteggere la propria vita privata, e sa che “voler fare
l’attore e voler essere famosi sono cose diverse”.
Cosa non sapete su Blake Lively?
Ecco dieci curiosità su di lei:
Blake Lively: filmografia e
carriera
1. Blake Lively aveva sogni
diversi da Hollywood. È nata a Los Angeles, in una famiglia di
attori. Ma Blake Lively aveva interessi diversi: crescendo, sognava
infatti di studiare a Stanford piuttosto che recitare. La madre la
aiutò a cominciare gli studi con una marcia in più, facendola
cominciare con tre anni d’anticipo: “Mia madre disse che avevo sei
anni, dato che ero molto alta,” ha raccontato. Ma, piano piano,
Blake cominciò a seguire le orme dei genitori: fece l’audizione per
il ruolo di Natalie Hillard in Mrs. Doubtfire, e per 4
amiche e un paio di jeans (2005), aggiudicandosi il ruolo di
Bridget. Due anni dopo, poi, si aggiudicò la parte che la rese
famosa, quella di Serena in Gossip Girl.
2. Blake Lively:
filmografia. La carriera dell’attrice è decollata dopo
Gossip Girl e, negli anni successivi, ha recitato in 4
amiche e un paio di jeans 2 (2008), The Town (2010),
Lanterna Verde (2011), Hick (2011), Le belve
(2012), Adaline – L’eterna giovinezza (2015), Café Society (2016),
Paradise Beach: Dentro l’incubo (2016), Chiudi gli
occhi (2016). E Blake Lively ha film in arrivo, tra il 2018 e
il 2019: Un piccolo favore e
The Rhythm Section. Nel
2020 è stata protagonista nel ruolo di Stephanie Patrick in The
Rhythm Section.
3. Blake Lively, Instagram, e le
Spice Girls. A quanto pare, anche Blake è una fan delle Spice
Girls. Qualche giorno fa, una ragazza ha pubblicato una foto di se
stessa a cinque anni, ad un concerto delle Spice Girls, con
un’altra fan del gruppo, vestita da Baby Spice, E… la ragazza in
questione è proprio Blake Lively! Quando Blake Lively, su
Instagram, ha riportato la foto, non sapeva chi avrebbe risposto:
Baby Spice in persona! E la reazione di Blake, da vera e propria
fangirl, ha fatto innamorare i fan.
Blake Lively hot
4. Blake Lively hot in un
controverso servizio fotografico. Per il numero del marzo 2009
di Rolling Stone, Blake Lively ha posato per la rivista
insieme a
Leighton Meester, per un servizio fotografico scattato dal
controverso fotografo Terry Richardson. In un servizio esclusivo
per la rivista, le due appaiono insieme, leccando gelati,
succhiandosi le dita, e lasciandosele mordere dal fotografo stesso.
Le foto erano parte di un servizio realizzato con l’interno cast,
quando il gruppo di giovani attori era ovunque, su ogni rivista, su
ogni tabloid.
5. Blake Lively non ha mai
bevuto. Nonostante, sullo schermo, Blake interpreti party girls
incallite, l’attrice ha raccontato a Vogue di non aver mai
bevuto in vita sua. Ma ha infranto la legge: importa spezie dagli
altri Paesi nascondendole in orsacchiotti di peluche. “Viaggio
spesso, e quindi mi emoziono quando trovo una nuova spezia o una
nuova salsa. È da pazzi, ma volevo una salsa da New Orleans, e loro
non la potevano spedire perché non era approvata dal FDA. Ho
chiamato il ristorante e ho detto: “Ok, potete comprare un
orsetto di peluche, tagliarlo, inserivi la salsa e spedirlo?”
E loro hanno detto: “No, non siamo un cartello della droga; non
ti mandiamo la salsa di patate dolci in un orsacchiotto”.
Blake lively: chi è il
marito?
6. Blake Lively: il marito e il
matrimonio. Blake Lively è sposata con Ryan Reynolds,
conosciuto sul set di Lanterna Verde. i due si sono sposati
in segreto, in modo da tenere i paparazzi alla larga. Non solo:
hanno sempre tenuto la propria relazione per sé, limitandosi ad
alcune brevi apparizioni insieme sul red carpet. Dopo un anno
passato insieme, Blake Lively e il marito si sono sposati alla
Boone Hall Plantation nella California del Sud, e fu solo nel
weekend successivo che i media scoprirono la cosa. Fu solo allora
che furono rivelati alcuni dettagli: Blake ha indossato un vestito
Marchesa, e la cerimonia privata si è svolta davanti ad amici e
familiari, tra cui
America Ferrera, Amber Tamblyn e
Alexis Bledel.
Blake Lively: figlie
7. Blake Lively: la figlia James
è identica all’attrice da piccola.
Ryan Reynolds e Blake Lively hanno avuto due figlie, e una di
loro, la piccola James Reynolds, è davvero una copia della madre
quando aveva la stessa età. Reynolds ha sempre parlato molto delle
figlie, dell’amore per Blake, e del suo apprezzamento nei confronti
di quello che la moglie fa per la famiglia: “Voglio ringraziare
mia moglie Blake, che è seduta qui e vuol dire tutto per me. Sei la
migliore cosa che mi sia mai successa” ha detto durante il
proprio discorso di accettazione della stella sulla Hollywood Walk
of Fame, “Rendi tutto migliore. Rendi tutte le cose nella mia
vita migliori. Mi hai dato due delle bambine più incredibili che
abbia mai potuto sperare di avere”.
8. Blake Lively: a quanto pare,
ci saranno tanti altri figli in futuro. Sembra che le piccole
Ines e James non saranno le sole. Infatti, entrambi i genitori
hanno parlato del loro desiderio di avere una famiglia grande:
“Ho sempre voluto una famiglia grande” ha raccontato Blake
nel 2012, “Oh, vorrei 30 bambini, se potessi”. Nel 2013,
poi, Ryan ha parlato con Details a riguardo: “Vorremmo
una famiglia grande. Veniamo entrambi da famiglie numerose: i miei
genitori ebbero quattro figli, quelli di Blake ne ebbero cinque. In
tanti dicono che è da pazzi, ma lo sapremo solo quando ci
arriveremo”. Ma affronterebbero le difficoltà con gioia, ha
aggiunto.
Ryan Reynolds e Blake Lively
9. Ryan Reynolds e Blake Lively
si sono incontrati quando entrambi stavano già con qualcun
altro. Ryan e Blake sanno benissimo cosa vuol dire essere
una coppia di Hollywood: quando si sono incontrati sul set di
Lanterna Verde nel 2010,
lei era impegnata da tempo con la star di Gossip Girl Penn
Badgley, e lui era sposato con
Scarlett Johansson. Blake e Penn furono i primi a lasciarsi e,
un mese dopo, Ryan e Scarlett decisero di divorziare. Quando Ryan
Reynolds e Blake Lively si riunirono, nel 2011, per promuovere il
film, erano ancora amici, ma tutti cominciarono a notare quanto i
due, insieme, fossero adorabili. Prima di mettersi insieme, però,
entrambi frequentarono altre star: sembra che lei abbia frequentato
Ryan Gosling e
Leonardo DiCaprio, e si dice che lui abbia frequentato
Charlize Theron.
10. Il primo appuntamento di
Ryan Reynolds e Blake Lively. Poi, sono scoccate le scintille,
e i due hanno realizzato di essere più che amici (come in Harry
ti presento Sally, ci piace pensare). Ryan ha raccontato la
storia del loro primo appuntamento nel 2016: “Allora, eravamo
amici. Mi ricordo che fu divertente, perché un anno dopo
Lanterna Verde eccetera, eravamo entrambi single. Andammo ad
un appuntamento a quattro: lei era ad un appuntamento con un tizio,
e io con un’altra ragazza: e quello fu l’appuntamento più
imbarazzante per tutti quanti, perché noi due eravamo come due
fuochi d’artificio”.
Sebastian Stan è famoso per
aver interpretato Soldato d’Inverno, ed è stato uno di quelli che,
grazie al Marvel
Universe, sono stati capaci di far parlare di sé. Ma la sua
carriera va ben oltre Captain America: non solo ha
recitato in telefilm di successo come Gossip Girl e Once Upon a
Time – C’era una volta, ma anche in alcuni film
particolarmente interessanti degli ultimi anni. Per alcuni è da
sposare, per altri è uno dei nuovi fenomeni di Hollywood.
Cosa non sapete su Sebastian
Stan? Ecco dieci curiosità su di lui.
Sebastian Stan: film e
carriera
1. Sebastian Stan: chi è? La
carriera. È nato il 13 agosto 1982 in Romania, per poi
trasferirsi a Vienna all’età di otto anni, e poi a New York all’età
di dodici. Ha cominciato a recitare sin da giovane: partecipò a
tantissime recite scolastiche, e andò addirittura ad un campeggio
estivo dedicato al teatro. Dopo il liceo, si è iscritto alla
Rutgers University, dove si è laureato in recitazione. Ai tempi
dell’università, inoltre, ha passato un anno a Londra, per studiare
al famoso Globe Theatre. Al suo ritorno a New York, ha recitato in
Law and Order – I due volti della giustizia e in piccoli
film come Tony ’n’ Tina’s Wedding (2004) e Red
Doors (2005). Verso la fine dell’università, inoltre, ha
recitato in The Covenant (2006), The Architect
(2006), ma non solo: ha recitato a teatro ed ha interpretato Carter
Baizen in Gosspi Girl (2007). Tra i progetti successivi, ci
sono Toy Boy – Un ragazzo in vendita (2009), Kings
(2009), Un tuffo nel passato (2010), e Il cigno nero
(2010). Nel 2011, poi, ottiene il ruolo di Bucky Barnes in Captain America – Il primo
vendicatore (2011). Nel 2012, poi, Sebastian è parecchio
impegnato, con Scomparsa, Political Animals, The Apparition,
C’era una volta e Labyrinth. È nel 2014 che diventa poi
Soldato d’Inverno in Captain America – The Winter Soldier.
Più di recente, poi, ha recitato in Sopravvissuto – The
Martian (2015), Captain America: Civil War
(2016), Tonya (2017), I’m Not Here (2017), Avengers: Infinity War (2018).
Nel 2019 è tornato a vestire i panni di Bucky Barnes nell’epilogo
della cosiddetta Saga dell’infinitivo che si è chiusa con Avengers: Endgame. Nello stesso anno ha interpretato
Frank nel film Endings, Beginnings, Scott Huffman in
Era
mio figlio. Nel 2020 invece ha interpretato Mickey in
Monday e Lee Bodecker in Le strade del male. Nel 2021 sarà un anno importante
per l’attore The 355 al fianco di un cast al femminile che però è
stato posticipato al 2022.
Sebastian Stan in The Falcon e The Winter Soldier
Quest’anno Sebastian
Stan ritornerà a vestire i panni di Bucky Barnes/Winter
Soldier nell’attesa nuova serie tv The Falcon and the Winter Soldier. La serie
debutterà su Disney+ a
partire dal 19 marzo.
2. Sebastian Stan ha
firmato un contratto per nove film con la Marvel. Sebastian Stan, con la
Marvel, ha firmato uno dei suoi contratti più duraturi, accettando
un accordo che comprende ben nove film. Finora, è apparso in
quattro film, oltre al cameo di Black Panther (che probabilmente non
conta).
Sebastian Stan: Gossip
Girl
3. Sebastian Stan e Gossip
Girl: relazioni sul set. In Gossip Girl, Sebastian
Stan aveva interpretato Carter Baizen nella stagione 1 e 2, dopo le
quali lascia la serie. Nella serie, il personaggio diventa uno dei
fidanzati di Serena van der Woodsen, mentre nella vita reale,
Sebastian trovò un’altra fidanzata sul set, ovvero
Leighton Meester. Ma per lui, ci sono state altre ragazze
incontrate sul lavoro:
Jennifer Morrison, la star di Once Upon a Time, e Margarita Levieva,
di Spread.
4. Sebastian ha passato più di
due anni senza recitare. È difficile immaginare un Sebastian
Stan senza successo, o senza lavoro. E invece, subito dopo aver
finito l’università, ha passato quasi tre anni senza ottenere un
ruolo. “Penso sempre alle audizioni non come ad ottenere un lavoro,
ma come un tentativo di creare una connessione con il direttore del
casting, perché si ricordi di me la volta successiva”.
Sebastian Stan: Once Upon a Time
– C’era una volta
5. Sebastian Stan è stato
il Cappellaio Matto di Once Upon a Time. Lui si era
dichiarato molto soddisfatto a riguardo: “Una delle cose che (gli
autori) hanno fanno davvero bene, tra le altre cose, è che hanno
reinventato tutti i personaggi in modo nuovo. Li hanno presentati
ad una nuova generazione. Il Cappellaio Matto non era mai come
quello del cartone animato”. Non era apparso però nello spin-off
dedicato ad Alice nel Paese delle Meraviglie. Inizialmente, si
pensò che la sua assenza fosse dovuta agli impegni che oramai
l’attore aveva con la Marvel. Si diceva sarebbe stato sostituito,
ma la cosa fu negata: a causa dell’opposizione dei fan riguardo
alla sostituzione, e per rispetto nei confronti del lavoro di
Sebastian Stan, Once Upon a Time in Wonderland non avrebbe
avuto un Cappellaio.
Sebastian Stan in
Avengers
6. Sebastian Stan vorrebbe un
film Marvel dedicato. Con un contratto che comprende nove film,
è facile immaginare che, ad un certo punto, un film “in solitario”
arriverà. In un’intervista ad Esquire, infatti, ha espresso
il proprio interesse alla realizzazione di un film con un unico
supereroe: “Non so quando – tocchiamo ferro – ma sarebbe
un’esperienza straordinaria. Sarei disponibile in qualunque
momento. C’è sicuramente molto da esplorare. È divertente, ed è un
tizio con dei problemi d’identità”.
7. Sebastian Stan: non
solo Marvel. Nel MCU, ci sono
parecchi attori di talento, ma forse pochi (tranne le star già
molto conosciute) hanno avuto modo di dimostrarlo al di fuori di
esso quanto Sebastian Stan. Ad esempio, ha interpretato Jeff
Gillooly, l’amante della protagonista, in I
Tonya. Purtroppo, non venne nominato all’Oscar, ma molti
se la legarono al dito. Riguardo alla sceneggiatura del film,
Sebastian ha raccontato: “Dal punto di vista di un attore, il
copione fu come trovare l’oro. Non trovo spesso molte cose come
questa. Aveva questo stile da documentario e così tanti elementi
divertenti, ma c’erano anche delle sequenze spaventose e violente.
Non avevo mai interpretato una persona reale, e la cosa mi
emozionava”.
8. Sebastian Stan è su
Instagram? La risposta è sì: ha 3.1 milioni di follower,
pubblica foto di eventi, servizi, articoli riguardanti la sua
carriera. E, ogni tanto, arriva puntualmente un post
esilarante.
9. Sebastian Stan e Mark Hamill:
“Io sono tuo padre”. Insomma, in tantissimi si sono accorti
della sorprendente somiglianza tra Sebastian Stan e Mark Hamill. Al
punto che Hamill l’ha riconosciuto come proprio “figlio” con un
post su Twitter: “Mi dispiace deludervi, ma mi rifiuto di dire
“Sebastian Stan, IO SONO TUO PADRE!” (anche se poi, in realtà, lo
sono)”. Per l’occasione, ha pure lanciato l’hashtag
#MySonSebastian.
10. Sebastian Stan, Mark Hamill,
e il giovane Luke Sywalker. La somiglianza tra i due è tale da
aver spinto i fan a suggerire Sebastian Stan come possibile Luke
Skywalker per un eventuale spin-off sul personaggio. A proposito,
però, Hamill non ha dato la propria benedizione, dichiarando: “Non
ha bisogno di me. È un attore abbastanza realizzato da poterlo
ottenere da solo, non dovrei mettermi in mezzo perché non è una
scelta che mi riguarda”.
La promozione della Snyder
Cut di Justice
League si sta rivelando per Zack Snyder l’occasione perfetta per parlare
anche di quelli che erano i piani originali in merito al progetto e
al suo coinvolgimento nel DCEU. È risaputo che, in origine, Snyder
aveva pianificato almeno cinque film dedicati alla squadra DC,
piani che sono poi cambiati quando il regista ha dovuto abbandonare
la produzione del cinecomic nel 2016.
In una recente intervista con
Total Film, il regista ha spiegato che in realtà nella sua
mente c’era la volontà di realizzare una trilogia dedicata alla
Justice League. Snyder ha detto di aver
immaginato quei film come una vera e propria trilogia in stile
Il Signore degli Anelli, con il primo film che
avrebbe dovuto gettare le basi per quello che sarebbe poi accaduto
in futuro all’interno del DCEU.
“Per me, esiste una sorta di
trilogia di film su cui mi appoggio. L’uomo d’acciaio, Batman v Superman e
Justice League fanno parte di una continuity. All’interno di
quell’arco di tre film c’è un tono coerente. Onestamente, Justice
League è sempre stato concepito come base per altri due film, ma
non credo che questi altri due film verranno mai realizzati. Ad
ogni modo, rimane comunque fedele a quel concetto. Doveva essere
come Il Signore degli Anelli, non un pezzo unico. È così che ho
sempre concepito quel film.”
In passato, Snyder aveva spiegato
che un sequel di Justice
Leaguesarebbe stato ambientato interamente nel
futuro impostato dal Knightmare, che viene solamente accennato nel
film originale. Snyder è pronto a rivisitare della parte di mondo
nella Snyder Cut, con la sequenza del Joker di Jared Leto che sarà ambientato proprio in
quello scenario. Sfortunatamente, potrebbe davvero essere per i fan
la sola e unica occasione di dare uno sguardo a quel futuro
apocalittico.
Zack
Snyder’s Justice League uscirà in streaming uscirà il
18 marzo 2021 in esclusiva
digitale, disponibile per l’acquisto su Amazon Prime Video, Apple
Tv, Youtube, Google Play, TIMVISION, Chili, Rakuten TV,
PlayStation Store, Microsoft Film & TV.