Cosa pensiamo quando guardiamo Claudia Cardinale? È la stessa Diva a chiedercelo, nel trailer del cortometraggio che la vede protagonista, di nuovo davanti alla macchina da presa a 84 anni, in questo caso quella di Manuel Maria Perrone. Solo l’ultima apparizione – per ora – di una carriera lunga oltre 70 anni che nei prossimi giorni (dal 3 al 21 febbraio) verrà celebrata dal MoMA di New York con Claudia Cardinale, l’indomabile, una retrospettiva organizzata insieme a Cinecittà di una ventina dei suoi film più celebri. Tra i quali spiccano i 12 restauri in 4K realizzati dai laboratori degli Studios romani, presentati dalla Presidente Chiara Sbarigi, “orgogliosa” del lavoro fatto e convinta che la presenza dell’attrice avrà un “valore eccezionale” per il pubblico statunitense che parteciperà all’evento.
L’omaggio del MoMa
“Celebrare un’attrice vivente è un omaggio straordinario che il MoMA ha dedicato a pochissimi eletti – spiega Joshua Siegel, senior curator del dipartimento cinema del Museum of Modern Art. – Siamo entusiasti di ammirarla nei suoi lavori italiani e internazionali, che daranno al nostro pubblico la possibilità di ritrovarla o scoprirla per la prima volta, grazie alla collaborazione con Cinecittà che, ogni anno, ci consente di proporre il meglio della produzione culturale italiana, in versioni restaurate magnificamente”.
“Uno splendido omaggio”, come lo definisce la stessa Claudia Cardinale, che si aprirà proprio con La ragazza di Bube di Luigi Comencini, che tra i suoi tantissimi “figli” rappresenta in maniera evidente “quel lato indomabile” del carattere dell’attrice, “cui ho sempre voluto dare ascolto e che mi ha permesso di vivere emozioni grandissime”, come dice lei. Che continua: “Sentire che sono ancora nei pensieri degli spettatori di tutto il mondo, mi emoziona e mi dona gioia e energia”, e si proietta al futuro con i suoi progetti, condiviso con i figli Claudia e Patrick, di “una Fondazione a mio nome e di aprire la nostra casa ad artisti provenienti da tutto il mondo”.
Il racconto della figlia, Claudia Squitieri
“Una fondazione che continui a portare nel mondo l’immagine di mamma, ma anche le sue battaglie e il suo impegno in difesa delle donne e dell’ambiente”, come dice la figlia Claudia. Che l’accompagnerà nella Grande Mela e che ha curato il libro edito da Cinecittà ed Electa che porta lo stesso titolo dell’omaggio, Claudia Cardinale, l’indomabile. Un libro non solo fotografico, ma tutto da scoprire, ricco di contributi, pubblici e privati, legati dal fil rouge di quella “indomabilità” che accompagna la Diva dalla sua Tunisia ai primi successi, alla Mostra di Venezia e al Festival di Cannes, dal matrimonio con Franco Cristaldi all’amore con Pasquale Squitieri. Che Luchino Visconti riconobbe, definendo la Cardinale “una splendida gatta soriana, che per il momento graffia i cuscini del salotto…” e prevedendo: “Ci si accorgerà che Claudia è una tigre”.
“Mamma sta benissimo, e ancora oggi è indomabile, dice ancora Claudia Squitieri. – Io stessa sono figlia di un incontro, di un atto di grande indomabilità tra indomabili. Quella sua parte selvaggia che i registi avvertivano e la invitavano a esprimere”. “E’ stato un lavoro su molti livelli – aggiunge, spiegando l’impegno che ha richiesto la realizzazione di questo percorso. – Decidere di fare un libro su mia madre, accompagnala nel processo, aveva tanti risvolti”. Come il vivere la vita che ha vissuto, o l’essere la figlia di Claudia Cardinale…
“E’ complicato – prosegue. – Questa situazione era la normalità. Ci sono cresciuta. Ed è stato un comprenderla sempre meglio più che un confrontarmici. Dalla nascita ero in una casa dove ogni tanto si faceva la pastasciutta e ogni tanto si andava al Festival di Cannes. Ci ho messo anni a capire cose fosse l’alterità, un percorso di comprensione delle cose che non è stato violento. E questo libro ha sicuramente contribuito a capire da dove venissimo e le nostre dinamiche familiari”.
Il ricordo delle origini e l’amore
Ovviamente traspare l’intenzione di “omaggiare papà, anche attraverso questo libro”, risponde la Squitieri a chi le cita il padre Pasquale. “Quando si sono incontrati le avevano fatto terra bruciata intorno, la chiamavano anche di meno, d’altronde dopo la separazione da Cristaldi nessuno osava metterselo contro… – ricorda. – Zeffirelli le diede una parte nel suo Gesù di Nazareth, come poi Comencini ne La storia; fu un momento difficile, di poco lavoro, del quale però ha approfittato. Anni complicati nei quali si stava divertendo con papà”.
“Si sono influenzati a vicenda, ma erano come l’acqua e l’olio. Lei, gentile, lui ‘denso’, pur se simpaticissimo – continua. – Il loro era uno scambio molto profondo, che non si vedeva tanto. E che papà mi svelò nello sue ultime ore di vita, in un momento di forze. Mi disse: ‘dì a claudia che veniamo dal Sud’ e io ci ho messo un po’ a capire meglio cosa intendesse. L’ho fatto quando è iniziata questa avventura, per lui il Sud era questo senso di libertà della gente per la strada, come il paesaggio, le città appartengano alla gente. Il modo in cui mamma ha attraversato la vita ha a che vedere con questa visione. Una cosa che avevano in comune, una stessa radice”.
Claudia Cardinale saluta il pubblico
I FILM DELLA RETROSPETTIVA DEL MOMA DI NEW YORK
- La ragazza di Bube, regia di Luigi Comencini (1963)
- Un maledetto imbroglio, regia di Pietro Germi (1959)
- La ragazza con la valigia, regia di Valerio Zurlini (1961)
- Rocco e i suoi fratelli, regia di Luchino Visconti (1960)
- Il bell’Antonio, regia di Mauro Bolognini (1960)
- La viaccia, regia di Mauro Bolognini (1961)
- Senilità, regia di Mauro Bolognini (1962)
- Il Gattopardo, regia di Luchino Visconti (1963)
- Vaghe stelle dell’Orsa…, regia di Luchino Visconti (1965)
- I professionisti (The Professionals), regia di Richard Brooks (1966)
- C’era una volta il West, regia di Sergio Leone (1968)
- Il magnifico cornuto, regia di Antonio Pietrangeli (1964)
- Piano, piano non t’agitare! (Don’t Make Waves), regia di Alexander Mackendrick (1967)
- Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata, regia di Luigi Zampa (1971)
- L’udienza, regia di Marco Ferreri (1972)
- Libera, amore mio!, regia di Mauro Bolognini (1975)
- L’estate prossima (L’été prochain), regia di Nadine Trintignant (1985)
- Atto di dolore, regia di Pasquale Squitieri (1990)
- 8½, regia di Federico Fellini (1963)
- Twice Upon a Time in the West, regia di Boris Despodov (2015)
- Gebo e l’ombra, regia di Manoel de Oliveira (2012)
- Enrico IV, regia di Marco Bellocchio (1984)

























La pellicola del
1954, diretta da Billy Wilder, segue la storia di
Sabrina, a cui Audrey Hepburn dà il volto, figlia
dell’autista di una famiglia ricca che, dopo essere stata per due
anni a Parigi, torna a casa completamente cambiata. La sua versione
più chic ed elegante fa innamorare uno dei due rampolli della
dinastia, Linus, seppur lei sia invaghita dell’altro, David. In
questo film la Hepburn fu affiancata da due attori importanti nel
panorama di Hollywood, Humphrey Bogart e
William Holden, con il quale ultimo ebbe una
relazione nel periodo della sua produzione.
In questa pellicola
diretta da Stanley Donen, e uscita nel 1957,
Audrey Hepburn interpreta Jo Stockton, una libraia
dalla bellezza irresistibile che strega un fotografo di moda di New
York, Dick Avery, interpretato da Fred Astaire.
Avery crede che Jo possa essere il nuovo volto della rivista di
moda Quality e così cerca di convincerla assieme alla direttrice
Maggie.
Un altro musical per
l’incantevole Audrey Hepburn, che in questa
pellicola interpreta una ragazza della classe operaia, la quale ben
presto si trasforma in una donna presentabile per l’alta società. A
insegnarle usi e modi corretti il professore Henry Higgins, un uomo
arrogante e presuntuoso. Il film, del 1964, ebbe in cabina di regia
George Cukor, cineasta molto famoso che diresse
anche Judy Garland nella pellicola cult È nata una
stella.
Un titolo che non ha
bisogno di commenti.
Diretta da
William Wyler del 1953, Vacanze
romane è la pellicola che porta Audrey Hepburn
sotto le luci della ribalta, decretandone la sua fama. Qui
l’attrice si aggiudica il suo primo ruolo da protagonista in una
storia ambientata in un’Italia la cui Roma edulcorata e soleggiata
fanno da magico sfondo. La storia tesse infatti la sua tela attorno
alla principessa Ann la quale, stanca del suo calendario pieno di
incontri e appuntamenti, decide di scappare nella Capitale per
avere un momento di libertà. Lì incontra il giornalista americano
Joe Bradley, interpretato da Gregory Peck, con cui
vive un’indimenticabile avventura.










