La signora Tahereh
Saeidi, moglie del famoso regista cinematografico iraniano
Jafar Panahi, ha annunciato in una telefonata a
Mansour Jahani, reporter cinematografico
indipendente e internazionale, che con gli sforzi del signor
Saleh Nikbakht e Yusef Moulai, i
suoi avvocati, alle 19.00 di venerdì 3 febbraio 2023, Jafar
Panahi è stato rilasciato dalla prigione di Evin a
Teheran.
Saleh Nikbakht, un
noto avvocato iraniano, ha dichiarato in un’intervista a
Mansour Jahani, un giornalista cinematografico
indipendente, sull’ultimo stato del caso Jafar
Panahi:“Sebbene io sia felice del rilascio del signor
Panahi, va detto che la sua scarcerazione sarebbe dovuta avvenire
tre mesi fa, a seguito dell’accoglimento della nostra opposizione
alla sua precedente decisione giudiziaria. Sono sorpreso da questi
“incontri a mazza” con il signor Panahi e altri artisti, scrittori,
intellettuali e giornalisti e in generale i contestatori dello
status quo. Poiché trascurano persino di attuare la decisione della
massima autorità giudiziaria.”
La Dott.ssa Nikbakht ha continuato
il suo discorso e ha detto: La decisione della Corte Suprema è
stata emessa in seguito alla nostra obiezione alla precedente
sentenza del Sig. Panahi il 18 ottobre 2022, e il Sig. Panahi
avrebbe dovuto essere rilasciato immediatamente su cauzione.
Ci sono storie personali talmente
travagliate o ricche di eventi da risultare perfette per un romanzo
o un film. Quella di Jeanette Walls è diventata
prima l’uno e poi l’altro. Il suo romanzo The Glass Castle
è infatti stato trasportato sul grade schermo nel 2017 con il
titolo italiano Il castello divetro. Scritto e diretto da
Destin Daniel Cretton, già autore di Shot Term
12, questo è incentrato sulla difficile infanzia dell’autrice.
In particolare si concentra sui continui spostamenti da un luogo
all’altro e nel difficile rapporto con il padre alcolizzato.
Viaggiando nella memoria, sarà così possibile tanto per la
scrittrice quanto per lo spettatore trovare la cura ad ogni
ferita.
Attento nel trattare eventi e
tematiche tanto delicate, il film offre così una storia famigliare
particolarmente coinvolgente, capace di essere tanto specifica
quanto universale. Per raccontare la sua storia, il regista sceglie
di strutturare il tutto su due piani temporali, spostandosi
continuamente dal presente al passato per mostrare gli effetti del
secondo sul primo. Lo stretto intrecciarsi delle due narrazioni
permette così di dar vita ad un intenso dramma, dove il cuore si
ritrova nell’arte di perdonare e saper rimediare. Girato nello
stato della Virginia Occidentale, Il castello di vetro
esalta dunque la fragilità presenti in ognuno di noi, accentuate o
meno dal proprio vissuto.
Apprezzato per le interpretazioni
dei protagonisti, è questo un film che troverà negli amanti di
storie intime e personali il suo pubblico di riferimento. Passato
in sordina al cinema, Il castello di
vetro chiede ora di essere riscoperto in ogni suo più
affascinante aspetto. Prima di intraprendere una visione del film,
però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali
curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà
infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, al cast di attori e alle
differenze tra il libro e il film. Infine, si
elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
La trama di Il castello di vetro
Protagonista del film è
Jeannette, seconda di quattro fratelli, la quale
si ritrova a cresce con la madre Rose Mary
Walls dal carattere particolarmente immaturo, e con
il padre Rex Walls, affettuoso ma con gravi
problemi di alcolismo, a causa dei quali non riesce a mantenere
neanche un lavoro. Quando non è ubriaco, Rex si getta in progetti
sconsiderati, elabora complesse strategie di guadagno e infarcisce
la mente dei figli di aneddoti bizzarri e fantasiosi, che col tempo
alle due sorelle maggiori non bastano più. Spostandosi da un luogo
all’altro, la famiglia sarà costretta a riflettere sulla propria
esistenza, trovandosi a scegliere tra il rimanere o lo scappare e
tentare di sopravvivere. Ormai cresciuta, Jeannette si trova a
ripensare alla propria infanzia, ricercandovi un ordine attraverso
cui poter giungere a nuove consapevolezze.
Il castello di vetro: il
cast del film
Originariamente, ad interpretare i
protagonisti avrebbero dovuto essere gli attori Jennifer
Lawrence, nei panni dell’adulta Jeannette, e Mark Ruffalo e
Claire Danes in quelli dei genitori Rex
e Rose. Tuttavia, a causa di diversi ritardi nella produzione, i
tre si sono trovati a dover rinunciare ai ruoli. Il regista decise
allora di affidare la parte dell’adulta Jeannette alla premio Oscar
Brie Larson,
con la quale aveva già lavorato per il suo precedente film.
L’attrice accettò entusiasta il ruolo, e si preparò a questo
intrattenendo lunghe conversazioni con la vera Jeannette. Parlando
con lei ebbe infatti modo di apprendere tutti i maggiori retroscena
sulla vicenda da raccontare, calandosi emotivamente in quel
contesto. Ad interpretare Jeannette da bambina vi è invece
Ella Anderson, già nota per la serie Henry
Danger.
Il candidato all’Oscar Woody Harrelson
è invece presente nei panni del padre Rex. Per l’attore è stato
particolarmente affascinante dar vita ad un personaggio tanto
complesso, che presenta tanto aspetti positivi quanto altri più
negativi. Naomi Watts è
invece la madre Rose Mary, mentre i tre fratelli Lori, Brian e
Maureen sono interpretati da Sarah Snook, Josh
Caras e Bridgette Lundy-Paine. La
versione adolescente di Lori ha il volto dell’attrice
Sadie Sink, divenuta celebre per aver interpretato Max
nella serie NetflixStrangerThings.
Iain Armitage, ora celebre per il ruolo di Sheldon
Cooper in Young Sheldon, è invece Brian all’età di 6
anni.
Il castello di vetro: le
differenze tra il libro e il film
Nell’approcciarsi all’adattamento
della Walls, gli autori del film hanno deciso di mantenersi quanto
più fedeli possibile a quanto da lei raccontato. Ciò è dovuto anche
al fatto che, trattandosi di una storia vera ed estremamente
personale, sarebbe stato particolarmente irrispettoso attuare
cambiamenti che snaturassero la storia e le sue tematiche. Vi sono
però ovviamente alcune differenze, dovute alla necessità di
adattare il romanzo ai canoni del racconto cinematografico. Mentre
il libro procede in ordine cronologico, partendo dall’infanzia
della protagonista fino ad arrivare alla sua vita da adulta, il
film procede invece in ordine differente. Il regista ha infatti
scelto, come anticipato, di dar vita a due linee narrative che
permettessero di vedere tanto la giovane quanto la adulta
Jeannette.
Il film, inoltre, sceglie di
concentrarsi sul turbolento rapporto della protagonista con il
padre. Ciò ha naturalmente portato a sacrificare una serie di
dettagli ed eventi relativi alla madre e ai fratelli. Alcuni degli
eventi relativi al padre e alla figlia sono inoltre confluiti in
episodi più brevi, come quello relativo ai tentativi di Rex di
insegnare a sua figlia a nuotare. Similmente a quanto raccontato
nel libro è invece l’episodio relativo alla richiesta di Jeannette
al padre di smettere di bere. Piccole differenze si ritrovano anche
nei vari spostamenti della famiglia, con Rex che nel film viene
raramente visto lavorare. Nel romanzo, invece, viene più ampiamente
descritto come questi cercasse continuamente lavoro, faticando però
a tenerne uno in modo stabile.
Il castello di vetro: il
trailer e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di
Il castello di vetro grazie alla sua
presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming
presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi
di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play e Apple
iTunes. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di
riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un
abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale
comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre
presente nel palinsesto televisivo di venerdì 3
febbraio alle ore 21:10 su canale
Rai Movie.
Dopo aver realizzato nel corso degli
anni Novanta film come La recluta, Un mondo perfetto, I ponti di Madison County,
Potere assoluto e, in
particolare, Gli spietati, il
regista premio Oscar Clint Eastwood
è entrato nel nuovo millennio da vera e propria leggenda del cinema
mondiale. Nel nuovo decennio realizzerà poi ulteriori grandi opere
come Mystic River, Million dollar
Baby e Gran Torino. Prima di
queste, però, Eastwood ha portato al cinema Debito di
sangue, un nuovo thriller poliziesco sulla scia di
quelli già interpretati nei precedenti anni. Arrivato in sala nel
2002, questo ha inoltre permesso al regista di tornare a vestire i
panni di un antieroe duro e senza regole, personaggio ricorrente
nella sua filmografia.
Dagli anni Settanta in poi, infatti,
Eastwood ha in più occasioni recitato nei panni del detective o
dell’agente di polizia, e ad attrarlo di Debito di sangue
vi era proprio la possibilità di dar vita, per l’ultima volta, ad
un nuovo personaggio di questo genere. Fu così che con la sua casa
di produzione, la Malpaso Productions, egli acquisì i diritti
dell’omonimo romanzo di Micheal Connelly,
pubblicato nel 1998. Pur seguendo inizialmente la trama di questo,
il film finisce però con il discostarsene in modo netto, giungendo
anche ad un diverso finale. Molti dei cambiamenti, in particolare,
furono attuati per permettere ad Eastwood di poter interpretare il
protagonista, nel romanzo in realtà molto più giovane.
Girato con la classica rapidità per
cui il regista è noto, Debito di sangue venne terminato in
soli 38 giorni. Il risultato in sala non fu però dei migliori,
arrivando un incasso di soli 31 milioni di dollari a fronte di un
budget di 50. Ad oggi è considerato un film minore del regista,
eppure si tratta di un film con una serie di caratteristiche che
provano l’esatto contrario. Prima di intraprendere una visione del
film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle
principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama e al cast di
attori. Infine, si elencheranno anche le principali
piattaforme streaming contenenti il film nel
proprio catalogo.
La trama di Debito di
sangue
Protagonista del film è
Terry McCaleb, veterano dell’FBI e tra i migliori
agenti di questa nonostante la sua età. Questi è ora sulle tracce
di un pericoloso serial killer, il quale lo provoca con messaggi
cifrati scritti con il sangue delle sue vittime. Grazie alla sua
esperienza, McCaleb riesce a ottenere importanti indizi, arrivando
ad un passo dalla cattura dell’assassino che è intanto divenuto
noto come “The Code”. A rovinare i suoi piani, però, arriva un
infarto improvviso, che lascia esamine l’agente e al killer la
possibilità di scappare. Salvato grazie ad un tempestivo trapianto
di cuore, McCaleb decide di riconoscere quello come un segnale
inequivocabile della sua sopraggiunta anzianità.
Decide pertanto di abbandonare il
proprio mestiere e ritirarsi in pensione. Ha così per lui inizio
una tranquilla esistenza sul porto di San Diego, dove vive nella
sua barca. Il richiamo della sua precedente vita non manca però di
manifestarsi in più occasioni, in particolare attraverso la visita
di Graciella Rivers. Questa chiede infatti all’ex
agente di aiutarla a trovare l’assassino di sua sorella, il cui
cuore batte ora nel petto di McCaleb. Deciso ad onorare questo
debito di sangue, l’uomo torna così a vestire i panni del
detective, riprendendo la sua ricerca di “The Code”. Affiancato dal
collega Buddy Noone, ha così per lui una caccia
all’uomo altamente rischiosa.
Debito di sangue: il cast
del film
Consapevole di non essere più
giovanissimo, Clint Eastwood ha fatto in modo di
poter rendere evidente la differenza che intercorre tra l’agente
Terry McCaleb da quelli precedentemente interpretati. Per l’attore
si è trattata infatti di una sfida non da poco, che lo ha portato a
dover rendere credibili i problemi di cuore del personaggio,
impossibilitato anche per età a fare molte delle cose che Eastwood
era solito fare. Ad oggi si tratta dell’ultimo agente di polizia da
lui interpretato, anche proprio a causa dell’età raggiunta e che
rende difficile dar vita a personaggio di questo tipo. Accanto a
lui, nei panni del collega Buddy Noone si ritrova invece l’attore
Jeff Daniels. Questi conobbe Eastwood giocando a
golf nel corso degli anni Novanta, e il regista si disse
interessato a lavorare con lui in futuro.
Ad interpretare la cardiologa Bonnie
Fox vi è invece la premio Oscar AnjelicaHuston. Qualche anno prima Eastwood aveva
realizzato il film Cacciatore bianco, cuore nero, dedicato
proprio al padre dell’attrice, John Huston. Per lei fu dunque un
grande onore poter lavorare con colui che aveva interpretato il
genitore con tanto rispetto. L’attrice Wanda DeJesus, nota per le serie CSI:
Miami e Sons of Anarchy, interpreta
Graciella Rivers, mentre Dylan Walsh è il
detective John Waller. L’attore Rick Hoffman,
celebre in particolare per la serie Suits, è qui James
Lockridge, e Tina Lifford la detective Jaye
Winston. Infine, con un piccolo cameo nei panni di una giornalista,
è presente anche la ex moglie del regista, Dina
Eastwood.
Debito di sangue: il
trailer e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di
Debito di sangue grazie alla sua presenza
su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten
TV,Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes e
Amazon Prime Video. Per vederlo, una
volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il
singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così
modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità
video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
venerdì 3 febbraio alle ore 21:00
sul canale Iris.
Il prequel di “Yellowstone”
di Taylor Sheridan1923
che ha come protagonisti Harrison Ford nei panni del patriarca
di Dutton Jacob e Helen Mirren nei panni della moglie di origine
irlandese Cara è stato rinnovato per una seconda stagione da
Paramount+. La serie segue la loro
generazione della famiglia Dutton mentre affrontano pandemie,
siccità e la fine dell’era del proibizionismo nel Montana degli
anni ’20.
1923
si è rivelato un successo fin dall’inizio, diventando la premiere
di Paramount+ più vista di tutti i tempi negli Stati Uniti con 7,4
milioni di spettatori. Ha anche ricevuto recensioni positive. Oltre
a Ford e Mirren, lo spettacolo è interpretato da Brandon
Sklenar, Darren Mann, Michelle Randolph, James Badge Dale, Marley
Shelton, Brian Geraghty, Aminah Nieves, Jerome Flynn e Julia
Schlaepfer. Robert Patrick, Sebastian Roché e
Kerry O’Malley sono i personaggi ricorrenti e le guest
star hanno incluso quest’anno volti del calibro di James
Badge Dale, Jennifer Ehle, Tim DeKay, Nick Boraine, Alexandra
Grossi, Michael Spears, Amelia Rico, Jessalyn Gilsig, Peter
Stormare e Jacques Schembri.
1923 è
prodotto da MTV Entertainment Studios, 101 Studios e Bosque Ranch
Productions, e prodotto dal co-creatore di “Yellowstone” Taylor Sheridan, David C. Glasser,
John Linson, Art Linson, Ron Burkle, David Hutkin, Bob Yari e Ben
Richardson.
La lista di show Paramount+ firmati da
Sheridan include anche altri prequel di “Yellowstone”
“1883”, “Mayor of Kingstown” e
“Tulsa King”. Ha tre spettacoli in fase di sviluppo:
“Bass Reeves“, “Lioness” e “Land Man”. “1923”
ritornerà con un nuovo episodio il 5 febbraio 2023.
Alla giovane attrice
Thomasin McKenzie sono bastati una manciata di
ruoli per affermarsi come un’interprete dotata di carisma e
capacità di passare con naturalezza da un genere all’altro,
sperimentando dunque ogni volta con personaggi e contesti nuovi. Ad
oggi è dunque considerata uno dei giovani promettenti volti della
recitazione e i diversi film di rilievo in cui ha avuto modo di
recitare con successo sembrano confermare tale previsione.
2. Ha preso parte anche ad
alcune serie TV. Oltre ad aver recitato per il cinema, la
McKenzie si è distinta anche per alcuni progetti televisivi a cui
ha partecipato. Si annoverano tra questi la soap opera
Shortland Street (2015), e serie come End of Term
(2015), Bright Summer Night (2016), the Cul De
Sac (2017) e Lucy Lewis Can’t Lose (2017). Nel 2022 è
invece tra le protagoniste della serie Life After Life,
dove interpreta Ursula.
Thomasin McKenzie in Jojo
Rabbit
3. Conosceva il regista da
tempo. Prima di sceglierla per il ruolo di Elsa Korr nel
suo film JojoRabbit, Taika Waititi
conosceva la McKenzie sin da quando era molto piccola, poiché amico
dei suoi genitori, provenienti dalla scena teatrale neozelandese.
Dopo averle assegnato la parte, Waititi l’ha poi incaricata di
guardare Schegge di follia (1988), per farle capire
l’atmosfera che stava cercando per il suo personaggio.
4. È stata candidata ad un
importante premio. Grazie alla sua interpretazione in
Jojo Rabbit, la McKenzie ha avuto modo non solo di
ottenere grande popolarità, ma anche di ricevere una candidatura
come miglior giovane interprete ai prestigiosi Critics’ Choice Awards. A
vincere il premio poi stato il giovane Roman Griffin
Davis, suo collega nel film di Waititi, ma anche solo il
fatto di essere stata candidata ha permesso alla McKenzie di farsi
notare ulteriormente e ottenere nuovi importanti ruoli.
Thomasin McKenzie in
Old
5. Ha avuto una parte
importante nel film. Nel film thriller Old, la
McKenzie ricopre il ruolo di Maddox all’età di 16 anni. Il suo
personaggio è la figlia maggiore dei due adulti protagonisti,
interpretati da Gael Garcia
Bernal e Vicky Krieps. Benché
interpreti una fase di passagio del suo personaggio, l’attrice ha
dato vita alla versione di Maddox che compare per più tempo in
scena, partecipando dunque ai principali risvolti narrativi.
Thomasin McKenzie in Ultima
notte a SoHo
6. Ha guardato diversi film
per prepararsi al ruolo. Dopo averla vista in Senza
lasciare traccia, il regista Edgar Wright ha
fortemente voluto la McKenzie per il ruolo di Eloise, personaggio
co-protagonista del film insieme alla Sandie di Anya
Taylor-Joy. Per prepararsi al ruolo, l’attrice ha
guardato, su consiglio di Wright, i 50 film preferiti del suddetto
regista. La McKenzie ha però affermato di averli visti tutti tranne
uno, Suspiria (1977) diretto da Dario
Argento, grande ispirazione nella carriera cinematografica
di Wright, ma da lei giudicato troppo spaventoso.
Thomasin McKenzie in Lo
Hobbit
7. Ha avuto una parte nel
terzo film della trilogia. In Lo Hobbit – La battaglia delle
cinque armate, il terzo film della trilogia diretta da
Peter Jackson, la McKenzie, in una delle sue prime
prove come attrice, compare brevemente nei panni di Astrid, giovane
abitante di Ponte Lago Lungo. Per lei fu un esperienza
particolarmente importante, che le permise di confrontarsi con un
set imponente. L’attrice ha inoltre raccontato che proprio su quel
set ha sviluppato una forte passione per gli elfi, aspirando ad
interpretarne uno un giorno.
Thomasin McKenzie ha un
fidanzato?
8. È molto
riservata. Da quando è diventata popolare grazie a
Jojo Rabbit e Senza lasciare traccia, la McKenzie
si è da subito distinta per il suo tenerci molto affinché la
propria vita privata rimanga estranea ai riflettori della
notorietà. Non ha infatti mai condiviso molti dettagli sulla
propria vita personale e ancor meno su quella sentimentale. Ad oggi
infatti non si sa nulla riguardo possibili relazioni passate, né di
eventuali attualmente in corso.
Thomasin McKenzie è su
Instagram
9. È presente sul social
network. L’attrice è presente sul social network
Instagram, con un proprio profilo verificato seguito da 391 mila
persone e dove attualmente si possono ritrovare circa 400 post.
Questi sono principalmente immagini relative a suoi lavori da
attrice, inerenti il dietro le quinte di tali progetti o
promozionali nei loro confronti. Ma non mancano anche curiosità,
momenti di svago, eventi a cui ha preso parte e altre situazioni
ancora. Seguendola, si può dunque rimanere aggiornati su tutte le
sue novità.
Thomasin McKenzie: età e altezza
dell’attrice
10. Thomasin McKenzie è nata
il 26 luglio del 2000 a Wellington, in Nuova Zelanda.
L’attrice è alta complessivamente 1,65 metri.
Ambientato su una remota
isola al largo della costa occidentale dell’Irlanda, Gli
Spiriti dell’Isola segue le vicende di due amici di
vecchia data, Padraic e Colm, che si ritrovano in un’impasse quando
Colm decide bruscamente di porre fine alla loro amicizia. Padraic,
sbalordito, non accetta questo rifiuto e tenta di ricucire la
relazione, aiutato dalla sorella Siobhan e da Dominic, un giovane
isolano tormentato. I ripetuti sforzi di Padraic, tuttavia, non
fanno che rafforzare la determinazione dell’ex amico e, quando Colm
lancia un disperato ultimatum, gli eventi precipitano rapidamente,
con conseguenze scioccanti.
Se indagare nelle paure
e nei dubbi della psiche umana è un’abitudine dello sceneggiatore e
regista irlandese, con Gli Spiriti
dell’Isola McDonagh racconta anche quel sottile
confine che traccia la separazione tra ingenuità e inettitudine,
tra depressione e noia, attraverso i personaggi di
Farrelle
Gleeson che proprio non riescono a trovare un
terreno di incontro di fronte a un cambiamento dello status
quo.
Colm e Padraic, tra profondità e
superficie
È questo il gap che si
crea trai due: Colm, forse perché più anziano e più prossimo alla
morte, sente avvicinarsi la fine e con essa l’urgenza e la
necessità di lasciare qualcosa al mondo, vuole sopravvivere a se
stesso e non gli basta il ricordo e l’affetto di chi lo ha
conosciuto. Vuole creare musica e rimanere trai vivi, come è
successo, ad esempio, a Mozart, che viene più volte citato nel
film. Padraic invece si esaurisce nel qui e ora, si trascina lungo
le coste dell’isola, beve birra, intrattiene conversazioni futili
con chi incontra e questo lo soddisfa, perché non ci sono domande o
paure, nella sua vita, almeno non fino a che Colm non comincia ad
ignorarlo.
I due interpreti
regalano due performance misurate ed eleganti, dando corpo a due
personaggi quasi antitetici che prendono la vita molto diversamente
ma che sono entrambi sovrastati dalla paura del domani. Se da una
parte c’è chi sente l’approssimarsi della fine, dall’altra non ci
si pone nessun tipo di domanda e si prova ad andare avanti come se
niente fosse, come se la vita fosse immobile in un eterno presente
senza prospettive né cambiamenti. Cosa che non sta bene alla
sorella di Padraic che invece vuole lasciare l’isola e costruire
qualcosa per se stessa, per la sua vita e il suo futuro.
Martin McDonagh firma anche la
sceneggiatura
La scrittura di
Martin McDonagh è ancora una volta ironica e
drammatica allo stesso tempo, tratteggia con grande precisione non
solo i protagonisti, ma anche tutti i personaggi di contorno,
creando un microcosmo realistico e coerente seppure immerso in un
mondo ai margini che sembra non essere mai esistito e su cui
aleggia un velo di antica magia. La decisione scatenante di Colm fa
piombare Padraic in una depressione travolgente che non conosce
rimedio se non la continua ricerca del confronto, la richiesta di
spiegazioni e, di fronte al rifiuto dell’altro, la frustrazione
totale.
Un elemento importante
della storia è senza dubbio l’ambientazione, che grazie all’occhio
di McDonagh si mostra sempre come essenziale e fondamentale. Perché
abbraccia le storie narrate, perché si erge a sfondo e testimone
impassibile e perché il regista stesso riesce a sfruttarne la
bellezza selvaggia senza farne una cartolina dell’azienda Soggiorno
e Turismo ma rendendo il territorio uno strumento narrativo. Le
lunghe traversate delle colline verdi e desolate sembrano
simboleggiare la noia, la fatica, l’insoddisfazione che regna in
quei luoghi, nonostante la bellezza naturale, e ogni personaggio,
anche gli splendidi comprimari, trova il suo momento e il suo
spazio per brillare, immerso com’è in una natura che dialoga con
chi la abita.
Gli Spiriti
dell’Isola racconta di un’amicizia, di chi è capace di
porsi nel mondo in maniera critica e di chi invece si lascia
soltanto trascinare dalla contingenza, il film di Martin
McDonagh lo fa con realismo, intelligenza e delicatezza,
dimostrandosi una delle opere più coese e compiute del regista. Un
film piccolo con lo spirito di una bellissima novella.
SKY ha diffuso il trailer
di Maria Antonietta, la nuova serie che racconta
la storia della giovane regina austriaca che sconvolse la corte di
Francia per la sua mentalità moderna e all’avanguardia. Creata e
scritta da Deborah Davis, sceneggiatrice del film
La Favorita (per cui è stata candidata agli Oscar del
2018), e con protagonista l’attrice tedesca Emilia
Schüle, la serie in 8 episodi andrà in onda in esclusiva
su Sky e in streaming solo su NOW dal 15 febbraio, con due nuovi
episodi ogni mercoledì su Sky Serie (disponibili anche on
demand).
La trama di Maria
Antonietta
Maria Antonietta,
attraverso uno sguardo contemporaneo, esplora il lato oscuro e
misogino della corte di Versailles della seconda metà del XVIII
secolo, quando la futura regina, allora solo 14enne, lasciò
l’Austria per diventare la moglie del Delfino di Francia (Luigi
XVI). All’inizio inibita dallo stretto protocollo di corte, dalle
rigide regole imposte dalla società, e sotto la pressione di una
nazione straniera che avrebbe dovuto accettarla come sovrana, Maria
Antonietta riuscì a rivoluzionare la sua immagine, grazie alla sua
indole testarda e il suo grande carisma. Con coraggio e dignità la
regina si scagliò contro il sistema decidendo di vivere in modo
innovativo malgrado il disappunto francese.
Il cast
Nel cast anche James
Purefoy (A
Discovery of Witches), Jack Archer (The Bay), Roxane Duran
(Riviera), Jasmine Blackborow (Shadow and Bone) e Louis Cunningham
(Bridgerton). Maria Antonietta è prodotta da
Alban Étienne e Stéphanie Chartreux di Banijay Studios France,
Claude Chelli e Aude Albano di Capa Drama e Christophe Toulemonde
di Les Gen
Ancora una volta
le 3 Concessionarie (DCA, MovieMedia, Rai Pubblicità) che curano il
mezzo cinema in Italia si sono riunite per raccontare in modo coeso
il ‘valore’ del media e del sistema cinema stesso e le prospettive
per i prossimi mesi, alla luce dei positivi segnali del 2022 appena
concluso e dei trend significativi che stanno emergendo per la
nuova stagione cinematografica.
La proiezione in
prima visione del pluricandidato agli Oscar Gli Spiriti dell’Isola, dal 2 febbraio
in sala distribuito da The Walt Disney Company Italia, è stata
l’occasione per l’evento tenutosi ieri 2 febbraio presso il
Notorious Cinemas di Sesto San Giovanni alla presenza di centinaia
di ospiti provenienti da Aziende e Centri Media e
organizzato da FCP – Federazione
Concessionarie Pubblicità in collaborazione con ANEC e Anica,
Associazioni che rappresentano l’esercizio e la distribuzione
cinematografica.
Durante la
serata sono stati presentati alcuni dati relativi alla scorsa
stagione e all’anno appena iniziato direttamente dai Responsabili
delle Concessionarie – Alessandro Maggioni (DCA), Fabio
Poli (MovieMedia) e Vittorio Perina (Rai Pubblicità) –
che gestiscono gli spazi sullo schermo e nei foyer di tutta
Italia.
Emerge in prima
istanza dai dati rilevati da CINETEL il ritorno del pubblico al
cinema, con un + 81% di presenze 2022 vs 2021, con un trend
in continua crescita dallo scorso luglio a dicembre, e anche il
mese di gennaio 2023 continua a confermare il trend positivo;
un aumento di prodotti usciti in sala – 498 nuovi film al
cinema nel 2022 (+141 vs 2021) e 126 contenuti complementari
extra-film (+45 vs 2021); infine un maggior numero di
strutture censite 1.121 cinema e 3.412 schermi, ossia un numero
superiore al 2021 (+33 cinema, +63 schermi) grazie anche all’uso
del tax credit per le sale e le produzioni.
Relativamente ai
trend di fine 2022 e inizio 2023 si può affermare che Avatar La via dell’Acqua ha riacceso l’attenzione sul
3D, il cinema italiano continua ad ottenere importanti
risultati e di quota di mercato sul totale box-office grazie ai
recenti successi de Il Grande
Giorno,
Le Otto Montagne, Tre di Troppo, Grazie Ragazzi e altri
titoli. Avatar La via dell’Acqua è stato un successo
planetario nonostante la situazione odierna così differente
rispetto al primo film: in Italia ad oggi è a oltre 43 milioni di
incasso destinati ancora a crescere ed è il 7 incasso di sempre,
nel mondo è a oltre 1.7 miliardi di dollari).
Nel 2023
aumenteranno però anche i dati di profilazione da
mettere a disposizione dei possibili investitori: la novità più
importante riguarda infatti CINEXPERT, un progetto di
ricerca realizzato da Cinetel a cui Audimovie ha aderito. Il
monitoraggio settimanale di CINEXPERT ha lo scopo di profilare nel
dettaglio chi frequenta le sale e che cosa sceglie per la visione
in sala, anche in relazione alle variabili storiche del momento.
Per la sua realizzazione sono state utilizzate le metodologie di
rilevazione e di analisi più accreditate a livello internazionale,
anche attraverso il coinvolgimento di importati operatori
stranieri. L’obiettivo è fornire un’analisi del mercato completa,
integrando le informazioni quantitative sul numero di spettatori
con dati qualitativi.
Paramount+ annuncia l’inizio delle
riprese di Miss
Fallaci, la nuova serie Paramount+ original con
protagonista Miriam Leone, che debutterà prossimamente in
esclusiva sul servizio di streaming.
Miss
Fallaci è la serie in 8 episodi
prodotta da Paramount e Minerva Pictures che racconta un periodo
molto intenso e poco esplorato della vita di Oriana Fallaci,
quando, alla fine degli anni ’50, inizia a viaggiare tra New York e
Hollywood per intervistare le star del cinema, prima di diventare
la prima inviata di guerra e una delle più importanti scrittrici e
firme del giornalismo italiano nel mondo, con 20 milioni di copie
vendute e tradotte in 25 lingue.
Nella serie, ambientata tra il 1956
e il ‘59 tra Milano, New York, Los Angeles, Roma, Londra, Firenze,
Oriana Fallaci – interpretata da Miriam Leone – è una giovane inviata de
L’Europeo, intelligente, brillante, dal piglio polemico e
insofferente alle dinamiche di una redazione di soli uomini che
possono occuparsi di politica mentre lei è relegata al ruolo della
“ragazza del cinema”. Grazie alla sua determinazione, Oriana riesce
a ottenere un viaggio a New York, con la promessa di intervistare
la star più ambita e irraggiungibile:
Marilyn Monroe.
Mettere a soqquadro la città,
tuttavia, non l’aiuta a trovare l’attrice. Scrive invece di come
non ce l’ha fatta, un articolo che le fa assegnare una serie di
reportage da Hollywood. Con sguardo disincantato e l’inconfondibile
stile caustico e irriverente della sua penna, Oriana racconta la
“fabbrica dei divi”, smascherando le contraddizioni della società
americana, in bilico tra moralismo ed emancipazione.
Miss
Fallaci è la storia degli inizi della brillante
carriera di Oriana, che affronta e racconta per la prima volta la
società americana degli anni Cinquanta. Ma è anche la storia di
come una giovane e testarda donna di Firenze diventerà l’impavida
reporter per cui è oggi ricordata e di che cosa ha sacrificato
sulla strada del successo. Seguiremo Oriana nel suo viaggio per
diventare una giornalista politica, un’autrice di best seller,
un’icona mondiale che ha reinventato il giornalismo e la scrittura,
documentando il mondo con l’obiettivo di cercare la verità, in una
società dominata principalmente dagli uomini.
Miss Fallaci
è una coproduzione Paramount e Minerva Pictures, prodotta da Santo
Versace e Gianluca Curti, in associazione con
RedString. La serie è basata su eventi raccontati
dalla stessa Fallaci ne “I sette peccati di Hollywood” e “Penelope
alla guerra”, editi da Rizzoli.
Scritta da un team internazionale,
guidato dai creator e head writer Viola Rispoli
(CIRCEO, “Il commissario Ricciardi”, “Doc nelle tue mani”,
“Non uccidere”) e Thomas Grieves (“Safe Space”,
“Dracula”), di cui fanno parte la stessa Miriam Leone, Laura Grimaldi (“Nero a
metà”, “Mental”), Alice Urciuolo (“Skam”, “Prisma”), e
Alessandra Gonnella, autrice e regista di “A cup
of coffee with Marilyn”, il corto vincitore del Nastro
d’Argento sulla giovane Fallaci che cerca di intervistare
l’imprendibile diva, che ha ispirato la serie. Edoardo
Perazzi, nipote ed erede di Oriana Fallaci, è tra i
consulenti del progetto. Produttore creativo Francesca de
Michele. Head Director è Luca Ribuoli,
che dirige i primi 4 episodi, mentre la regia degli altri è
affidata a Giacomo Martelli (episodi 5-7-8) e
Alessandra Gonnella (episodio 6). Ivan
Casalgrandi è direttore della fotografia, Eva
Coen è la costumista, Paolo Bonfini lo
scenografo. Casting di Maurilio Mangano, Montaggio di Pietro
Morana, Marco Spoletini. Produttore associato Diego
Loreggian. Head Line Producer Gabriele Guidi, produttore Gianluca
Curti.
Hulk, l’amatissimo
personaggio Marvel creato dai geniali Stan Lee
e Steve Ditko, lo scorso anno ha compiuto 60 anni e – per celebrare
questo grande traguardo – Panini Comics presenta
Hulk: 60 incredibili anni, un imperdibile
volume dedicato alla sua storia editoriale e alle sue avventure più
importanti, disponibile in libreria, fumetteria e su panini.it.
Nato per caso durante un
esperimento fallito coi raggi gamma, Hulk è l’alter ego del
dottor Bruce Banner, uno scienziato mite e
riservato che si trasforma, contro la sua volontà, nel gigante
dalla pelle verde quando è sottoposto a particolare stress e
pressione. Ispirato allo sdoppiamento della personalità di
Jekyll/Hyde e connotato da tratti di potenza
incontrollata, il Golia Verde è in realtà un personaggio la cui
rabbia nasconde una profonda tristezza. Inevitabilmente spinto a
mescolarsi agli umani, infatti, Hulk rivela un cuore di
mostro buono, capace di difendere i più deboli e
appianare i torti come di lasciare una scia di distruzione dietro
di sé.
Ma chi è Hulk? Un mostro in grado
di devastare qualunque cosa sul suo cammino o un uomo maledetto dai
suoi stessi traumi? Hulk: 60 incredibili
anni, realizzato dalla collaudata coppia formata da
Marco Rizzo e Fabio Licari – già
autori di alcuni volumi retrospettivi come Marvel: 80
meravigliosi anni, Capitan America: I primi 80 anni e
Spider-Man: 60 stupefacenti anni – cerca di dare una
risposta a questa domanda, ripercorrendo i sessant’anni di
avventure del personaggio attraverso la sua storia
editoriale e i grandi autori che l’hanno raccontato, come
Bill Mantlo, Peter David e
Al Ewing. Grazie a interviste,
retroscena, curiosità e un
apparato formato da infografiche di approfondimento e immagini
rare, il volume è un must have che non potrà mancare nella
libreria di ogni vero appassionato
Marvel.
GLI AUTORI
Marco Rizzo,
giornalista e scrittore, è editor Panini Comics dal 2009, per cui
cura le testate del mondo degli
X-Men, gli eventi Marvel e altro ancora. Come sceneggiatore è
tra gli autori italiani più rappresentativi nel filone del “graphic
journalism”. Ha ricostruito, a fumetti, le vite di Peppino
Impastato, Che Guevara, Marco Pantani, Jan Karski, Mauro Rostagno e
Ilaria Alpi, principalmente in collaborazione con il disegnatore
Lelio Bonaccorso. Sempre con Bonaccorso ha pubblicato due reportage
a fumetti, Salvezza, racconto dell’esperienza a bordo di
una nave di soccorso migranti, e …A casa nostra –
Cronaca da Riace, inchiesta sul sistema accoglienza. Rizzo
è anche autore di fiabe di impegno civile su mafia, immigrazione ed
ecologia, ha fondato il sito di critica Comicus la rivista di
fumetti sperimentale Mono e ha firmato numerosi articoli
sul fumetto, oltre a saggi, inchieste, testi teatrali e il romanzo
Lo scirocco femmina.
Fabio Licari è
nato nel 1967 a Palermo e, dal 1988, è giornalista della
Gazzetta dello Sport. Le sue passioni sono diventate il
suo lavoro: il calcio (segue la Nazionale, la Champions League, il
campionato) e i fumetti. È il supervisore delle collane allegate
alla Gazzetta e al Corriere della Sera e ha
curato Le Grandi Saghe Marvel,
LeggendeMarvel, SuperEroiIl Mito, LeggendeAvengers, Ultimate
Spider-Man Collection, Le Grandi Battaglie Marvel,
Spider-Man La Grande Avventura, Thor La Saga del
Tuono, X-Men
Le Storie Incredibili e Super Eroi Classic.
Prime Video ha svelato oggi
il trailer e le prime immagini della seconda stagione
dell’innovativo food travelogue Original di produzione
italiana Dinner Club, disponibile in
esclusiva su Prime Video dal 17 febbraio 2023 con i primi quattro
episodi, seguiti dagli ultimi due il 24 febbraio.
Dopo il successo della prima stagione, Dinner
Club torna per la seconda stagione con lo Chef stellato
Carlo Cracco in viaggio per l’Italia assieme a quattro compagni
speciali, gli attori Antonio
Albanese, Paola
Cortellesi, Marco
Giallini e Luca
Zingaretti, alla scoperta delle ricette e dei tesori
più nascosti del nostro Paese. Mete di questo nuovo viaggio sono la
Sila in Calabria, la Romagna, il Sud Tirolo e la Sicilia. Una volta
rientrati al Dinner Club, i viaggiatori si uniranno a
cena con le due socie onorarie Sabrina
Ferilli e Luciana
Littizzetto regalando sei puntate piene di rivelazioni,
buona cucina e tante risate. Dinner Club è
prodotto da Banijay Italia per Amazon Studios, scritto da Magda
Geronimo, Alessandro Saitta e Ugo Ripamonti e diretto
da Riccardo Struchil e Caterina
Pollini.
La prima stagione di Dinner
Club con Diego Abatantuono, Fabio De Luigi, Pierfrancesco Favino, Sabrina Ferilli,
Luciana Littizzetto e Valerio Mastandrea è disponibile su Prime
Video. La seconda stagione di Dinner Club si
unirà a migliaia di film, show e serie già presenti nel catalogo di
Prime Video, tra cui le produzioni italiane Original The Bad
Guy, Prisma, Bang Bang Baby, Gianluca Vacchi:
Mucho Más, Laura Pausini – Piacere di conoscerti, The Ferragnez –
La serie, All or Nothing: Juventus, Anni da cane, Dinner Club, Vita
da Carlo, FERRO, Celebrity Hunted – Caccia all’uomo S1, S2 e
S3, e LOL: Chi ride è fuori S1 e S2; le serie
pluripremiate Fleabag e The Marvelous Mrs. Maisel e i grandi successi come
Jack Ryan, The
Boys, Borat – Seguito di film cinema, Il principe
cerca figlio, Senza Rimorso, Good Omens e Carnival
Row, oltre a contenuti in licenza disponibili in più di 240
paesi e territori nel mondo, e le dirette in esclusiva in Italia
delle 16 migliori partite del mercoledì sera della UEFA Champions League, oltre
che della Supercoppa UEFA, per tre stagioni dal 2021/22. Altre
produzioni Original già annunciate sono la serie Original italiana
dall’universo Citadel, Everybody Loves Diamonds e The
Ferragnez – La Serie Stagione 2.
Colin Farrell si
appresta ad affrontare per la prima volta in carriere una
nomination all’Oscar, grazie alla performance nell’acclamato film
Gli spiriti dell’isola (The Banshees of Inisherin), che abbiamo
avuto il piacere di vedere e recensire all’ultima Mostra
d’Arte Cinematografica di Venezia. Ebbene l’attore è tutt’ora
impegnato in varie interviste in vista dell’attesissima serata a
Los Angeles e mentre l’attore è in attesa, come molti di voi già
sapranno – l’attore si sta preparando a riprendere il ruolo di Oz –
alias il Pinguino – per la serie The
Penguin, lo spin-off televisivo di “The
Batman” di Matt Reeves, che inizierà a girare il 28
febbraio.
“Sarà una cosa in otto parti“, ha
detto Colin Farrell al
podcast del circuito di premi di Variety . “Racconterà l’ascesa al potere di Oz, che ha
riempito quel vuoto di potere creato quando Falcone è stato ucciso.
L’idea di Matt era di far iniziare lo spettacolo The
Penguin circa una settimana dopo la fine del film
di
Batman. E se funziona, se la traiettoria è interessante, e il
pubblico lo accetta, e noi facciamo bene il nostro lavoro, il
secondo
lungometraggio riprenderà da dove finirà lo show della
HBO.”
Come coloro che ci seguono sapranno
in realtà due giorni fa i DC Studios hanno confermato che
The Batman
– Parte 2 arriverà al cinema nel 2025, e non dipenderà
proprio dal successo della menzionata serie. In questo
episodio del podcast, Farrell discute di aver ricevuto la sua prima
nomination all’Oscar per aver interpretato Pádraic, il coltivatore
di latte con un adorabile asino in “Gli
spiriti dell’isola (The Banshees of Inisherin)“. Inoltre,
la star irlandese 46enne parla del suo anno di successi, che
includeva acclamate interpretazioni in “After Yang”,
“Thirteen Lives” e appunto “The
Batman”, dove ha interpretato il malvagio
Pinguino.
Cosa sappiamo sulla serie tv The Penguin
The
Penguin è una serie limitata di prossima
uscita e uno spin-off di The
Batman che sarà presentato in anteprima su
HBO
Max. La serie seguirà Oswald
Cobblepot mentre tenta di impossessarsi della malavita
criminale di Gotham City all’indomani degli eventi del film.
Infiesto è l’ultimo
film Netflix che uscirà sulla piattaforma il 3
febbraio. Due detective vengono chiamati in una piccola città
mineraria sulle montagne delle Asturie dove una giovane donna, data
per morta da mesi, è improvvisamente apparsa. Mentre il mondo si
sgretola, i detective si rendono presto conto che il virus potrebbe
non essere l’unica forza oscura all’opera. Scritto e diretto da
Patxi Amezcua, interpretato da Isak Férriz, Iria del Río e
Luis Zahera, viene girato in diverse località
della zona mineraria asturiana e della Galizia.
Infiesto, la recensione
Un piccolo paesino della Spagna di
cui sappiamo poco. Una ragazza si muove verso la telecamera,
visibilmente sconvolta. Tutto a partire dall’atmosfera, i colori e
la colonna sonora non lasciano intendere altro: siamo di fronte a
un thriller Netflix in piena regola. L’unica eccezione: il
film è ambientato a Marzo 2020 all’alba della pandemia da Covid-19.
La narrazione del Covid però non ha nulla a che vedere con la
trama, in realtà il film si concentra su un altro argomento. La
storia di Infiesto è raccontata attraverso le
indagini di due detective che vanno in contro a un soggetto
spietato che rapisce giovani donne e giovani uomini. Questi ultimi
diventano le vittime di un sacrificio in nome di un “potere
superiore”. Presto, il film si concentra proprio sulla caccia
all’uomo e nel giro di un’ora e mezza porta a compimento l’indagine
– con alcuni colpi di scena discutibili.
Alcuni aspetti secondari della trama
sono lanciati nel marasma di informazioni investigative e
successivamente vengono abbandonate. Nonostante, a volte, manchi di
un filo conduttore lineare, Infiesto si presenta
allo spettatore come un thriller dai colori freddi che vuole
trasmettere a chi lo guarda la sensazione di immersione in un mondo
surreale. La trama che scrive e dirigere Patxi
Amezcua cammina su un lungo e sottile filo sfidando gli
eventi. Isak Férriz e Iria del
Río danno i volti ai protagonisti di questo film come due
agenti di cui sappiamo poco. A eccezione di qualche informazione
lasciata intendere, avrebbe fatto comodo una caratterizzazione dei
personaggi.
Questo è solo l’inizio
Infiesto, che
arriverà su Netflix dal 3 febbraio, è un thriller a tutti
gli effetti. Il genere che più su tutti trionfa sulla piattaforma
che porta sul piccolo schermo il mix di azione, suspense e
adrenalina. Il film spagnolo, infatti, intrattiene lo spettatore –
complice i 90 minuti di cui si compone la pellicola – che però non
può non porsi delle domande. La città che fa da ambientazione al
film è deserta, sembra un mondo post-apocalittico dove da un
momento all’altro potrebbe comparire uno zombie. Mentre i due
agenti, Garcia e Castro lavorano
incessantemente al caso della ragazza ritrovata, i giorni di
isolamento aumentano e i primi casi di Covid mettono a tappeto la
piccola città dell’Asturia.
Non ci è concesso empatizzare con i
due protagonisti: dobbiamo volutamente saper poco delle loro
storie. Il detective Castro cerca di arrivare brevemente alla
soluzione di questo violento crimine mentre il compagno contrae il
Covid. A parte questo accenno, non si entra in merito alle
dinamiche dei governi o alla gestione internazionale della
pandemia. Il Covid scandisce il racconto della storia dividendo il
film nelle varie giornate di lockdown. Il crimine che ha colpito la
città, infatti, si svolge nei primi 10 giorni di reclusione forzata
dovuta alla diffusione crescente del virus.
Anche la storia di Garcia,
interpretato da Isak Férriz, è poco articolata.
Sappiamo che accudisce la madre in una casa di riposo e che ha un
passato tormentato che riemerge in una delle scene più cruente del
film. La violenza con cui interrogherà uno dei principali
sospettati dell’indagine di rapimento sarà un campanello
dall’allarme per le sorti del suo personaggio.
La fine del mondo
Parallelamente alla velocità con cui
si diffonde il virus in Infiesto, il mistero
riguardo la ragazza scomparsa si infittisce. I detective tentano di
seguire le tracce partendo dal luogo di ritrovamento
dell’adolescente. Partendo da quello e seguendo una lunga scia di
possibili sospettati, subito all’occhio dell’attento spettatore si
percepisce qualcosa che non va. Fuori da ogni logica che prevede
l’inclusione della polizia locale all’interno di questo tipo di
indagine, proprio un poliziotto (che non vedremo mai a volto
scoperto, se non alla fine) si dimostra disponibile ad aiutare i
detective – addirittura da fornire un biglietto da visita ai
detective.
Dopo una serie di colpi di scena più
o meno apparenti, in Infiesto l’adrenalina sale
perché stiamo per trovarci di fronte l’indiziato numero uno: Il
Profeta – ovvero proprio quel Ramos che ci era parso così strano.
La storia di questo Profeta, così si fa chiamare, appartiene a un
tempo passato dove aveva già colpito numerose vittime. Come una
sorta di Charles Manson riusciva ad attirare a sé giovani uomini e
donne nella sua setta. Inizialmente, però tutto avveniva in maniera
consensuale fino a quando non è arrivata la pandemia. Da quel
momento, il Profeta – come chiamato da questo suo dio – ha lavorato
per un bene superiore, un fanatico che marchiava a fuoco le sue
vittime.
La fine del mondo è vicina ed è
rappresentata dagli ultimi istanti del film, nello scontro finale.
È quel viaggio al centro della terra che Castro compie
nell’ascensore della miniera che porta Castro al centro degli
Inferi, nel nucleo della terra. Lì il personaggio di Iria
del Río affronterà il Profeta in un combattimento non
molto avvincente, anzi abbastanza lineare e scontato.
Infiesto inizialmente sfrutta bene i primi colpi
di scena, un crescendo che rende l’indagine abbastanza articolata,
seppur con qualche sbavatura. La realizzazione però lascia a
desiderare ed è in balia dello spettatore che si trova alla fine
del film vista senza una spiegazione che non sia riferita al
classico “bene superiore”.
Il nuovo film di Andrea
Papini, I nostri ieri,
presentato ad
Alice nella città, nella diciassettesima edizione
della Festa del Cinema di Roma lo
scorso ottobre, è in uscita il 9 febbraio. Dopo un thriller e un
noir, il regista sceglie una storia di riscatto e seconde
possibilità, ambientata all’interno di un carcere, e affida ancora
un ruolo centrale a Peppino Mazzotta
(Anime
nere, Il commissario
Montalbano), come nei suoi precedenti lavori
La misura del confine e La
velocitàdella luce. Papini
cura anche il soggetto e la sceneggiatura, quest’ultima con
Emanuela Tovo, oltre a produrre il lavoro con la
sua Atomo Film.
La trama de I nostri
ieri
Luca, Peppino
Mazzotta, è un documentarista prestato all’insegnamento in
carcere. In questo contesto nasce l’idea di coinvolgere un gruppo
di detenuti in prima persona, come attori, in un film che
ricostruisca le vicende che hanno portato ciascuno di loro dietro
le sbarre. Il primo a dover raccontare e mettere in scena la sua
storia è il nuovo arrivato, Beppe,
Francesco di Leva. È così che questo detenuto schivo
si apre al racconto di quanto commesso, l’omicidio di una ragazza,
descrivendo luoghi e persone.
Sulla scorta di questo racconto,
Luca si reca a fare le riprese in esterna nelle location indicate.
Qui, incontra per caso Lara, Daphne
Scoccia, che scopre essere la sorella della vittima,
oltre che una talentuosa fotografa. Luca conosce poi la moglie di
Beppe,
Teresa Saponangelo, e la sua famiglia, che non ha più
avuto contatti con lui da quando è in carcere. Nel frattempo, Luca
riceve anche la visita di sua figlia Greta, Denise
Tantucci, che non vede da molto e che gli annuncia la
volontà di andare a studiare in America. Ecco che il film in
lavorazione diventa un’occasione per il protagonista, Beppe, per il
regista Luca, e per tutti quanti sono coinvolti nel progetto, per
riannodare i fili con il proprio passato, magari rileggendolo alla
luce di ciò che sono oggi.
Il potere catartico del cinema
Ne I nostri
ieri Papini mette in scena una visione del cinema
come elemento catartico. I protagonisti, in particolare Beppe,
rappresentando le vicende che li riguardano si riconciliano col
loro passato. Beppe riesce a restituire il proprio punto di vista
su ciò che accadde nel giorno che segnò la sua vita per sempre. Non
è in discussione la sua colpevolezza, ma Beppe riesce in qualche
modo a rappacificarsi col passato. Anche Lara, la sorella della
ragazza uccisa da Beppe, lo fa, grazie a quell’incontro casuale con
Luca. Il film è un’occasione per rielaborare il suo dolore.
Accostarsi per la prima volta alla
realtà del carcere, le fa capire che questo dolore lo condivide in
qualche modo con loro, che non è l’unica a soffrire. Lì c’è una
sofferenza che non può ignorare e che non vale meno della sua. La
moglie di Beppe, invece, grazie a questo progetto, trova finalmente
il coraggio di parlare col marito dopo tanto tempo. Anche Luca, il
regista, fa un passo in più nella sua storia personale. Quel passo
che non era riuscito a fare con il suo film autobiografico. Questo
lo aiuta anche nel rapporto con la figlia.
Un universo carcerario non
stereotipato ne I nostri ieri
I nostri
ieri è il secondo film che in questo periodo approda
nelle sale per affrontare il tema del carcere in modo non
convenzionale, dopo
Grazie Ragazzi di Riccardo
Milani. Questi due lavori raccontano il mondo del carcere
in modi diversi, con budget diversi, essendo il primo un film
indipendente, con due registri diversi, uno comico, l’altro
drammatico, ma entrambi danno la parola ai detenuti. Entrambi
attraverso la recitazione fanno sì che il mondo del carcere non
resti chiuso fra quattro mura, ma si apra all’esterno e che lo
spettatore possa entrarvi in contatto.
Entrambi non giudicano e invitano a
non giudicare, a guardare a queste storie cercando di capire.
Perché anche chi è in carcere è persona, con debolezze, errori che
sta pagando, ma pur sempre persona. Con I nostri
ieri il cinema si conferma finestra sul mondo, anche
mondi chiusi. In particolare, qui si insiste sul mondo “fuori” che
entra all’interno del carcere, mentre nel lavoro di Milani sono i
detenuti ad uscire. Fa piacere, ad ogni modo, che entrambi i film
affrontino il tema del carcere distaccandosi dallo stereotipo del
mondo carcerario come luogo truce, di violenza e umanità perdute,
per abbracciare una visione più umanamente autentica.
Un dramma minimalista e un cast ben
scelto
La scelta di Papini
nel raccontare il dramma e il delitto è quella di farlo con molta
delicatezza e pudore, tanto che il momento dell’omicidio commesso
da Beppe non viene mostrato, ma lasciato all’immaginazione dello
spettatore. Una corsa sulla spiaggia è tutto ciò che egli vede. È
una forma di rispetto da apprezzare. Non si cerca la
spettacolarizzazione. Papini, che viene dal noir e dal thriller,
poi, riesce bene a creare curiosità e aspettativa.
Lo spettatore vuole sapere cosa è
successo davvero, man mano che si ricostruisce la vicenda. Poi, il
regista scioglie efficacemente la tensione in maniera elegante e
minimalista. Si avvale poi di un cast ben scelto e in particolare,
oltre alle interpretazioni solide di Mazzotta,
Saponangelo e Di Leva, da
segnalare sono le caratterizzazioni dei detenuti, cui danno corpo,
tra gli altri, Marta Pizzigallo e Domenico
Gennaro. Anche Daphne Scoccia
caratterizza bene il ruolo di Lara. I nostri
ieri non è solo una riflessione sul potere catartico
del cinema, ma anche un invito allo spettatore a guardare senza
pregiudizi al mondo del carcere e ad affrontare i propri traumi,
anziché metterli da parte o rimuoverli. Solo così è possibile
superarli e iniziare un nuovo percorso di vita.
Dove e quando vedere I nostri
ieri
I nostri
ieri è al cinema dal 9 febbraio, prodotto da
Atomo Film del regista Andrea
Papini con il sostegno di MiC Direzione Generale
Cinema e Audiovisivo, Emilia Romagna Film
Commission, Regione Lazio Fondo Regionale per il
Cinema e l’Audiovisivo.
HBO ha rilasciato un primo sguardo
alla sua prossima serie limitata “The
Palace”, che vedrà protagonistaKate Winslet. La nuova serie
“racconta la storia di un anno tra le mura del palazzo di un
moderno regime europeo mentre inizia a disfarsi“, secondo la
sua logline ufficiale.
Diretta da Stephen
Frears e Jessica
Hobbs , la nuova serie è interpretata anche
da Matthias
Schoenaerts, Guillaume Gallienne, Andrea
Riseborough, Martha Plimpton e Hugh
Grant. Will Tracy è lo
sceneggiatore, produttore esecutivo e showrunner.Seth
Reiss, Juli Weiner, Jen Spyra, Gary Shteyngart e
Sarah DeLappe stanno scrivendo insieme a
Tracy. Winslet, Frears, Hobbs, Frank
Rich e Tracey Seaward sono anche produttori
esecutivi.
In occasione della presentazione dei
progetti DC Studios, James
Gunn aveva annunciato che l’arrivo di The
Flash con Ezra Miller avrebbe
resettato il DCEU e avrebbe fatto partire il DCU. Ma cosa significa, esattamente?
Lo stesso Gunn lo ha spiegato meglio
(anche se non a soddisfazione), nelle risposte al suo ultimo post
di Instagram. The
Flash resetterà gran parte di quell’universo. Alcuni
personaggi rimarranno, tipo Amanda Waller per la
quale
è stata annunciata una serie, e altri saranno rivoluzionati.
Ecco di seguito il testo originale:
The
Flash arriverà finalmente nelle sale il 23 giugno
2023. Il film vede
Ezra Miller riprendere il ruolo di Barry Allen da
Justice League e sarà affiancato da
Sasha Callie nei panni di Supergirl e Michael Keaton nel suo grande ritorno nei
panni di Batman, 31 anni dopo la sua ultima apparizione in
Batman Il Ritorno.
Tutto quello che c’è da sapere su
The Flash con Ezra Miller
Confermata anche la presenza
di Michael
Keaton e Ben
Affleck, che torneranno entrambi a vestire i panni di
Batman. Kiersey Clemons tornerà nei
panni di Irish West dopo essere apparsa in Zack
Snyder’s Justice League (il personaggio era stato
tagliato dalla versione theatrical). Nel cast ci saranno anche
l’attrice spagnola Maribel Verdú (Il
labirinto del fauno), che interpreterà Nora Allen (la
madre di Barry) e l’attrice statunitense Sasha Calle(Febbre
d’amore) che interpreterà Supergirl.
Mentre “Avatar: La
via dell’acqua” continua a dominare il
botteghino mondiale (è attualmente il quarto film di maggior
incasso di tutti i tempi con 2,13 miliardi di dollari), il futuro
del franchise Na’vi di James Cameron sta diventando sempre più
chiaro. Cameron ha già girato “Avatar
3” e parti di “Avatar
4” e “La
via dell’acqua” si è comportato abbastanza bene al box
office, il che rende sempre più probabile che anche “Avatar 5” vada avanti.
In una nuova
intervista con la rivista
Empire , il produttore di
“Avatar” Jon Landauha rilasciato alcuni nuovi dettagli su ciò che i fan possono
aspettarsi dai prossimi tre sequel. James Cameron aveva anticipato che “Avatar
3” avrebbe introdotto una razza più antagonista dei
Na’vi. Landau ha detto che quel gruppo sarà “il
popolo delle ceneri”, descritto da Empire come “una razza
aggressiva e vulcanica” di Na’vi il cui leader è
Varang, interpretato dalla star di “Game
of Thrones” e nipote di Charlie Chaplin, Oona Chaplin.
“Ci sono umani buoni e ci sono
umani cattivi“, ha detto Landau. “È la stessa cosa
nei Na’vi. Spesso le persone non si considerano cattive. Qual
è la causa principale di come si evolvono in ciò che percepiamo
come cattivo? Forse ci sono altri fattori di cui non siamo a
conoscenza“.Sebbene il casting di Oona
Chaplin sia noto
da un po’ di tempo, questa è la prima conferma che i fan hanno
ottenuto che lei avrà un ruolo da leader del Popolo delle Ceneri.
Oona Chaplin ha elogiato il franchise di
“Avatar” nel
2018 e lo ha descritto come “cinema a cavallo
di Troia” a causa del modo in cui Cameron utilizza il cinema
ad alto budget “per esplorare cose che trova importanti… come
il nostro rapporto con la natura, il nostro rapporto con le
persone, il nostro rapporto con noi stessi e lo
spirito”.
Nell’intervista a EmpireLandau ha anche rivelato che ci sarà “un grande
salto temporale” per “Avatar
4“, che porterà poi ad “Avatar 5” e
alla sua ambientazione parziale sulla Terra. Il produttore
aveva precedentemente confermato che “Avatar 5”
avrebbe visitato la Terra , dicendo: “Ci
dirigeremo in modo da aprire gli occhi delle persone, aprire gli
occhi di Neytiri, a ciò che esiste sulla Terra“.
Come sarà esattamente la Terra nel
mondo di “Avatar”?
Sappiamo già che nel franchise la
Terra sta morendo, motivo per cui la Resources Development
Administration (RDA) è arrivata su Pandora per creare un nuovo
pianeta sostenibile per gli umani. Landau ha detto a Empire
“c’è una sovrappopolazione e un esaurimento delle nostre
risorse naturali che rendono la vita più difficile” nella versione
della Terra di “Avatar”.“Ma non vogliamo
dipingere un quadro desolante per dove sta andando il nostro
mondo”, ha aggiunto il produttore. “I film parlano anche
dell’idea che possiamo cambiare rotta“.Avatar:
La via dell’acqua è tuttora nelle sale
cinematografiche.
Il progetto che nel 2023 riporterà
L’esorcista
al cinema ha scelto l’attrice che potrebbe interpretare la nuova
vittima di Pazuzu. Il film – che arriverà nelle sale il 13 ottobre
– sarà diretto da David Gordon Green e si presenta
come l’inizio di una trilogia di sequel del
classico del 1973, proprio come la trilogia di Halloween
iniziata nel 2018 sempre a firma Gordon Green. Il
progetto attualmente senza titolo vede protagonista Leslie
Odom Jr. nei panni di un padre il cui figlio è afflitto
dalla possessione di forze demoniache che lo portano a credere che
potrebbe aver bisogno di un esorcista.
Secondo Deadline, Lidya
Jewett è stata appena scelta per un ruolo importante
L’esorcista. La giovane attrice si unisce a una formazione che
include anche la star di Hereditary e The Handmaid’s TaleAnn
Dowd. Il suo personaggio non è stato ancora specificato,
ma considerando che Jewett è il primo giovane attore ad essere
scelto per il film, potrebbe benissimo interpretare la figlia
posseduta di Odom Jr., ossia una nuova Regan.
In vista dell’uscita di giugno di
Spider-Man: Across the Spider-Verse,
Bosslogic ci regala una bellissima e convincente
fan-art di Milly Alcock, la giovane Rhaenyra
Targaryen, nei panni di Spider-Gwen.
Il franchise animato sullo
Spider-Verse è iniziato con Spider-Man: Un nuovo
universo, vincitore del premio Oscar nel 2018. Il film
ha presentato il personaggio principale Miles Morales a diverse
varianti di Spider-Man dal multiverso, inclusa Spider-Gwen. Dal suo
debutto in
Spider-Verse, il personaggio è stato da subito amatissimo e la
curiosità su chi potrebbe interpretarlo in live action enorme. Ora,
sappiamo che a darle la voce è Hailee Steinfeld, ma è molto improbabile che
l’attrice di Bumblebee possa interpretare il
personaggio in carne e ossa.
L’artista digitale Bosslogic ha condiviso su
Instagram una fan art di come potrebbe apparire Milly Alcock come
Spider-Gwen dal vivo.
Sony Pictures Animation ha
ingaggiato Joaquim Dos
Santos(Voltron: Legendary Defender, La leggenda
di Korra), il candidato all’Oscar Kemp
Powers(Soul) e Justin
K. Thompson(Piovono polpette) per
dirigere il film, utilizzando una sceneggiatura scritta
da Phil Lord e Chris
Miller (che tornano anche come produttori insieme a
Amy Pascal, Avi Arad e Christina Steinberg) in collaborazione
con David Callaham(Shang-Chi
e La Leggenda dei Dieci Anelli, Wonder Woman
1984).
Non è stato ancora confermato, ma
sia Shameik Moore che la candidata
all’Oscar Hailee
Steinfeld dovrebbe tornare a doppiare
rispettivamente Miles Morales e Gwen Stacy. Nel sequel dovrebbero
ritornare anche gran parte degli attori che hanno prestato le loro
voci nel primo film, tra cui Jake
Johnson, Brian Tyree Henry, Lily Tomlin, Luna Lauren Velez,
Zoë Kravitz, John Mulaney,
Oscar Isaac e Kimiko Glenn. La
voce del villain sarà, in originale, doppiata da Jason
Schwartzman.
In qualità di produttore di
“The
Boys” per Prime
Video,Seth Rogenha avuto una serie di
esperienze nel mondo degli adattamenti di fumetti. In una
nuova intervista con la rivista Total
Film, l’attore ha ammesso che “The
Boys” “non esisterebbe né sarebbe interessante” senza
ilMarvel Cinematic
Universe, ma ciò non significa che guardi i film
Marvel. L’attore ha detto che da adulto senza figli, trova
difficile entrare nel MCU, perché è un po’ troppo
“orientato verso” i bambini per i suoi gusti personali.
“Penso che
Kevin Feige sia un ragazzo brillante, e penso che molti dei
cineasti che ha assunto per realizzare questi film siano grandi
cineasti“, ha detto
Rogen. “Ma come qualcuno che non ha figli… È [tutto]
orientato verso i bambini, sai? Ci sono momenti in cui
dimenticherò. Guarderò una di queste cose, da adulto senza
figli, e dirò, ‘Oh, questo non fa per me.”
Parte del motivo per cui Seth Rogen voleva che la sua società di
produzione lanciasse “The Boys” è dovuto al fatto che si era reso
conto che gli adulti non avevano film a fumetti o spettacoli con
una prospettiva adulta e più matura. Tuttavia, non è un colpo
contro la Marvel. E mentre l’MCU ha i suoi
detrattori di alto profilo, da Martin Scorsese a Quentin Tarantino, Rogen affronta il dibattito sui film con una
prospettiva più distensiva.
“In verità, senza la Marvel, ‘The
Boys’ non esisterebbe né sarebbe interessante. Ne sono
consapevole”, ha detto Rogen. “Penso che se fosse
solo Marvel [sul mercato], sarebbe un male. Ma penso che non
lo sia – chiaramente. Un esempio che cito sempre è che c’è un
punto nella storia in cui un gruppo di cineasti sarebbe rimasto
seduto a dire: “Pensi che faremo mai più un film che non sia un
western?” Tutto è un western! I western dominano
i fottuti film. Se non ha un cappello, una pistola e una
carrozza, la gente non andrà più a vederlo.’”
“La situazione, purtroppo, è che
ora abbiamo due campi separati: c’è l’intrattenimento audiovisivo
mondiale e c’è il cinema“, ha aggiunto Rogen. “Si
sovrappongono ancora di tanto in tanto, ma sta diventando sempre
più raro. E temo che il dominio finanziario di uno venga
utilizzato per emarginare e persino sminuire l’esistenza
dell’altro”.The Boys non solo
tornerà per la sua quarta stagione entro la fine
dell’anno, ma riceverà anche la sua prima serie spin-off
live-action. La serie si intitolerà “Gen
V” e sarà ambientata al college e dovrebbe debuttare su
Prime Video nel corso di quest’anno.
James
Gunn continua a parlare dei suoi annunci per il
DCU e continua anche a essere molto generoso con
i fan che lo tartassano di domande. In un nuovo post di Instagram, in cui il regista, sceneggiatore e co-CEO
dei DC Studios condivideva la sua emozione per il progetto
Creature Commandos, Gunn si è trovato
a dare alcuni indizi su quello che potrebbe essere il futuro di
Ezra Miller e Gal
Gadot nel franchise.
Di seguito potete leggere sia il
post originale, sia lo scambio tra Gunn e i suoi follower in cui
dice chiaramente che se il film di Miller è già stato girato e
uscirà, Gal Gadot è tra coloro che il regista ha incontrato e con
le quali vuole lavorare, anche se non sa ancora in che modo.
Quasi un anno dopo l’ormai
famigerato scontro tra Will Smith e Chris Rock agli Academy
Awards del 2022, la leggenda del tennis Serena
Williams condivide i suoi pensieri sugli eventi che hanno
portato Smith alla vittoria dell’Oscar per Una famiglia Vincente – King Richard. Il film
è una biografia in cui Smith recita nei panni di Richard Williams, il
padre delle iconiche sorelle giocatrici di tennis Serena
(Demi Singleton) e Venus Williams (Saniyya
Sidney).
La tennista ormai ritiratasi
dall’attività ha detto che pensava che King
Richard fosse un film incredibile e che l’incidente ha
sicuramente messo in ombra il film di Ahmir “Questlove”
Thompson, Summer of Soul, che ha vinto il premio
al miglior documentario subito dopo l’incidente di Smith. Ha anche
affermato che è importante che tutti passino oltre ciò che è
accaduto e ha invitato le persone a comprendere l’errore di Smith.
Il suo messaggio morale era di amore, pace e accettazione.
“Ho pensato che fosse un film
così incredibile, e sento che quel gesto in quel momento ha messo
in ombra il film di Questlove che ha vinto subito dopo. Ma sento
anche di essere stata in una posizione in cui sono stata molto
sotto pressione e ho commesso un’enorme quantità di errori, e sono
il tipo di persona che dice: “Ci sono stato”. Ho commesso un
errore. Non è la fine del mondo.’ Siamo tutti imperfetti, e siamo
tutti umani, e cerchiamo solo di essere gentili gli uni con gli
altri. Spesso viene dimenticato.”
L’incidente dello schiaffo di Will Smith a Chris
Rock ha gettato una luce negativa sul film,
soprattutto dopo che lo stesso Smith ha vinto il suo primo Oscar
dopo 5 candidature. Quello che doveva essere un momento toccante
sia per l’attore che per la famiglia Williams improvvisamente è
stato un grande momento per tutte le ragioni sbagliate. In un modo
bizzarro, lo schiaffo ha dato al film più pubblicità, poiché lo
schiaffo è stato il momento di cui si è parlato di più nella
recente storia degli Oscar.
Dopo il grande successo riscosso da
Il Gatto con Gli Stivali: l’Ultimo desiderio,
Antonio Banderas è pronto a tuffarsi
nell’avventura insieme a Harrison
Ford in Indiana
Jones e la Ruota del Destino.
In una conversazione con il podcast
Inside di Total Film (tramite
Collider), Antonio
Banderas ha fornito alcuni dettagli del personaggio per il
suo ruolo imminente nel quinto film del franchise Lucasfilm. Ha
anche discusso della sua esperienza di lavoro con Harrison Ford.
“È stato bello anche solo essere
vicino a [Harrison Ford].
Alcuni intervistatori oggi mi dicono: “Oh mio Dio, avevo 7 anni
quando è uscito Shrek 2, quindi ora ne ho 27 e ti sto intervistando
e da allora guardo i tuoi film”. Ma la stessa cosa è successa a me
con Harrison. Ricordo la prima volta che ho visto Indiana Jones e
sono andato fuori di testa. Quindi solo essere lì, è stato
bellissimo. Il mio personaggio è molto piccolo. Non è un cattivo
ragazzo, è un amico di Indiana, a cui chiede aiuti a un certo punto
del film. Ma non è molto grande.”
Banderas aveva già
avuto modo di dire che il suo personaggio era marginale, nel film,
ma se da un lato sappiamo che il suo carisma ne farà sicuramente un
altro ruolo incredibile, dall’altro scalda il cuore vedere quando,
anche ai massimi livelli dell’industria cinematografica, l’emozione
di essere accanto a Harrison
Ford accomuna personaggi famosi e fan comuni.
Indiana
Jones e la Ruota del Destinoè in gestazione
da diversi anni, con il progetto inizialmente sviluppato da
Steven Spielberg, prima che egli si
ritirasse dal progetto. Il regista di Le Mans ‘66 e LoganJames
Mangold è poi stato chiamato a dirigere il film, con
Harrison Ford
confermatissimo nei panni dell’iconico avventuriero.
Con lui ci sono Phoebe
Waller-Bridge (Fleabag), Antonio
Banderas (Pain and Glory), John
Rhys-Davies (Raiders of the Lost Ark),
Shaunette Renee Wilson (Black Panther), Thomas
Kretschmann (Das Boot), Toby
Jones (Jurassic World: Fallen Kingdom),
Boyd Holbrook (Logan), Oliver
Richters (Black Widow), Ethann
Isidore (Mortel) e Mads Mikkelsen (Animali
Fantastici: I Segreti di Silente). Il
film ha una data d’uscita attualmente
fissata al 30 giugno 2023.
La Fase 5 dell’MCU sta per iniziare
con il trequel diretto da Peyton Reed, e il film
continuerà l’esplorazione del Team Ant-Man del Regno Quantico.
Questa volta alla banda si unisce anche Cassie Lang, la figlia di
Scott, e la relazione tra i due è una dinamica centrale nel
film.
Mentre il marketing per continua per
vie classiche, Marvel sta tentando anche strade insolite e un nuovo
teaser di Ant-Man and the Wasp: Quantumania è stato
diffuso dalla Marvel Entertainment per rivelare ciò che Scott ha
fatto dai tempi Avengers:
Endgame.
Come dice
Paul Rudd nella clip, il libro intitolato
Look Out For The Little Guy sarà una release tie-in con
Ant-Man and the Wasp: Quantumania. Questo
racconta che dopo essere diventato una superstar pubblica in
seguito alla sconfitta di Thanos in Avengers:
Endgame, Scott ha dedicato il suo tempo e i suoi
sforzi a raccontare la sua storia attraverso un’autobiografia.
Il nuovo film Marvel Studios
Ant-Man and the Wasp: Quantumania, che dà il
via alla Fase 5 del Marvel Cinematic
Universe, arriverà il 15 febbraio nelle sale italiane,
distribuito da The Walt Disney Company Italia. L’epica avventura
presenta l’antagonista più potente del MCU fino ad ora:
Kang il Conquistatore.
Nel film, che dà ufficialmente il
via alla
Fase 5 del Marvel Cinematic Universe, i Super Eroi
Scott Lang (Paul
Rudd) e Hope Van Dyne (Evangeline
Lilly) tornano per continuare le loro avventure
come
Ant-Man and The Wasp. Insieme ai genitori di Hope,
Hank Pym (Michael
Douglas) e Janet Van Dyne (Michelle
Pfeiffer), la famiglia si ritrova a esplorare
il Regno Quantico, a interagire con nuove strane creature e a
intraprendere un’avventura che li spingerà oltre i limiti di ciò
che pensavano fosse possibile. Diretto da Peyton
Reed e prodotto da Kevin Feige, p.g.a. e Stephen Broussard,
p.g.a.,Ant-Man
and the Wasp: Quantumania è interpretato anche da
Jonathan Majors nel ruolo di Kang,
David Dastmalchian nel ruolo di Veb, Katy O’Brian nel ruolo di
Jentorra, William Jackson Harper nel ruolo di Quaz
e Bill Murray in quello di Lord Krylar.
In un’intervista con IGN,
Michael B. Jordan afferma che Creed 4 ci sarà
“sicuramente”. L’attore protagonista e regista di Creed
3 non conferma alcun progetto specifico, ma afferma di
voler espandere l’universo dei film e di questo personaggio che,
dal primo film si è rivelato vincente.
Gli eventi di Creed
2 hanno visto Adonis approcciarsi con cautela al ring per
scontrarsi con Viktor Drago, il figlio di Ivan Drago. La storia del
franchise ci insegna che tra Creed e Drago non corre decisamente
buon sangue, dal momento che Ivan ha sconfitto e ucciso Apollo sul
ring, in Rocky IV, e questo rendeva la sfida di Creed
2 molto emozionante. Il prossimo film sarà ambientato
diversi anni dopo da quegli eventi, creando una nuova sfida in
Creed 3 che potrebbe portare a spin-off o
follow-up diretti. “Voglio solo espandere il franchise di
Creed entro limiti ragionevoli – ha spiegato
Michael B. Jordan – ma mi aspetto sicuramente
altre cose intorno a Creed.”
Creed 3 – la trama ufficiale
Dopo aver dominato il mondo della
boxe, Adonis Creed (Michael
B. Jordan) ha prosperato sia nella sua carriera che
nella vita familiare. Quando un amico d’infanzia ed ex prodigio
della boxe, Damian (Jonathan Majors), riemerge dopo aver scontato
una lunga pena in prigione, è ansioso di dimostrare di meritare il
suo posto sul ring. Il confronto tra ex amici è più di una semplice
rissa. Per regolare i conti, Adonis deve mettere in gioco il
suo futuro per combattere Damian, un combattente che non ha nulla
da perdere.
Michael B. Jordan si siede per la prima volta dietro
la macchina da presa per dirigere questo terzo capitolo del
franchise drammatico di boxe. Tessa Thompson e
Phylicia Rashad riprenderanno i rispettivi ruoli,
ma Sylvester Stallone non tornerà come Rocky
Balboa. Zach Baylin e Keenan Coogler hanno scritto la
sceneggiatura. Prodotto da Irwin Winkler, pga, Charles
Winkler, William Chartoff, David Winkler, Ryan Coogler, Michael B. Jordan, Elizabeth Raposo,
Jonathan Glickman e Sylvester
Stallone, Creed 3
uscirà nei cinema 2 marzo 2023. Distribuito da Warner Bros.
Pictures.
James
Gunn ha fatto il suo annuncio, e ora il mondo è
semplicemente in attesa, febbrile, di quello che verrà
(qui
tutti gli annunci). Dopo aver dato ai fan i titoli su
cui sta lavorando insieme a Peter Safran e alla squadra dei
DC Studios, Gunn ha anche elencato i fumetti
originali che ha usato come base di partenza per le storie che
racconterà al cinema.
In un post su Twitter, James
Gunn ha spiegato che, dopo aver parlato molto di
Woman of Tomorrow, che racconterà la storia di
Supergirl, quelli che mostra in foto sono i
fumetti che hanno fornito una prima ispirazione per i film in
sviluppo. “Questo non significa che adatteremo proprio quelle
storie, ma che il mood di partenza è questo”. Ecco il tweet di seguito:
We're talked a lot about Woman of Tomorrow,
but these are more of the comics inspiring
#DCStudios and the new #DCU
in these early days. That doesn't mean we're adapting all these
comics, but that the feel, the look, or the tone of them are
touchstones for our team. Check 'em out! pic.twitter.com/34KrVPeEL5
Pokémon: Detective Pikachu 2 è stato oggetto di un
aggiornamento sorprendentemente positivo da Legendary
Entertainment. Primo film dedicato ai Pokémon in
live-action, Detective Pikachu segue Justice Smith nei panni di un
aspirante allenatore che si allea con il Pokemon elettrico del
titolo (doppiato da Ryan Reynolds) per risolvere il
mistero del padre scomparso. Mesi prima dell’uscita del film nel
2019, Legendary stava già sviluppando un sequel con Oren
Uziel di 22 Jump Street assunto per scrivere
la sceneggiatura. Tuttavia, da allora non ci sono stati
aggiornamenti sostanziali.
Ora, Pokémon: Detective
Pikachu 2 ha ricevuto un aggiornamento sorprendentemente
promettente. Secondo un rappresentante di Legendary Entertainment
(tramite
Polygon), il progetto è ancora “in fase di sviluppo attivo”. I
rappresentanti di Uziel hanno dichiarato che lo sceneggiatore non è
più coinvolto, sebbene abbia già consegnato una sceneggiatura.
Tuttavia, Legendary è rimasta in silenzio su chi sta attualmente
lavorando Pokémon: Detective Pikachu 2.
Pokémon: Detective Pikachu, la
trama del film
La storia inizia quando il geniale
detective privato Harry Goodman scompare
misteriosamente, costringendo il figlio di 21 anni
Tim a scoprire cosa sia successo. Il giovane, che
aveva da sempre desiderato diventare un allenatore di Pokémon si
trova dunque ora alle prese con qualcosa di molto più grande e
pericoloso del previsto. Ad aiutarlo nelle indagini, vi è però
proprio un Pokémon ed ex compagno di Harry, il Detective
Pikachu: un adorabile, esilarante e saggio
super-investigatore che sorprende tutti, persino sé stesso. Dato
che Tim è l’unico essere umano in grado di parlare con Pikachu, i
due decidono di unire le loro forze in un’avventura elettrizzante
per svelare l’intricato mistero.
I due si trovano così ad inseguire
gli indizi lungo le strade illuminate al neon di Ryme City, una
moderna e disordinata metropoli dove umani e Pokémon vivono fianco
a fianco in un iperrealistico mondo live-action. Pikachu, tuttavia,
non ha memoria di cosa sia accaduto al padre di Tim e dovrà dunque
indagare attivamente con lui per scoprire cosa si nasconde dietro
quella morte misteriosa. Nel corso delle loro indagini
incontreranno una serie di Pokémon, alcuni pacifici altri meno,
scoprendo una trama sconvolgente che potrebbe distruggere la loro
coesistenza pacifica con gli umani e minacciare l’universo stesso
dei Pokémon.
Chris
Hemsworth ha dimostrato grande attaccamento al ruolo
di Thor,
riuscendo in quello in cui altri suoi colleghi hanno fallito, cioè
a reinventarsi il personaggio e ad aprirlo ad una serie di
possibilità infinite, complice anche la collaborazione con
Taika Waititi che ne ha plasmato e promosso la
natura comica.
Adesso, Hemsworth ipotizza
come potrebbe apparire un Old Thor sempre
interpretato da lui con delle simpatiche foto modificate su
Instagram. L’attore appare invecchiato, sia in
compagnia della moglie, l’attrice
Elsa Pataky, sia da solo che con il costume di Thor.
Che ne pensate?
Chris
Hemsworth interpreta Thor dal 2011,
anno di uscita del primo Thor del MCU diretto da Kenneth Branagh. Nel corso degli
anni ha partecipato a ben otto film del franchise, promettendo
sempre più avventure, dopo la conclusione di Thor: Love and
Thunder in cui compare affiancato da una figlia
adottiva che si presta molto bene allo sviluppo di ulteriori viaggi
e missioni per il Dio del Tuono.
Affermatosi come uno dei maggiori
flop di box office della storia del cinema, Macchine
mortali (qui la recensione) è in realtà
uno dei più recenti film di
fantascienza distopica di maggior fascino. Uscito in sala nel 2018
per la regia di Christian Rivers, autore degli
effetti speciali della trilogia di Il Signore degli Anelli
e King Kong, il film è
infatti un connubio tra generi diversi che ben si mescolano tra
loro, regalando azione, suspence, emozioni e avventure fantastiche.
A fronte dell’immeritato insuccesso, si tratta di un’opera da
riscoprire e rivalutare, possedendo questa tutte le caratteristiche
giuste per competere con i tanti titoli simili nel genere.
Macchine mortali: il libro da cui è tratto
Macchine mortali è tratto
dall’omonimo romanzo di Philip Reeve, pubblicato
nel 2001. Si tratta del primo racconto facente parte del ciclo noto
come Quartetto delle macchine mortali, a cui sono poi
seguiti L’oro dei predoni, Congegni infernali e
Pianura oscura. Questi sono ambientati in un contesto
futuro post-apocalittico, ricco di elementi steampunk e dove le
città sono state trasformate in enormi macchine mortali in continuo
movimento. Ad aver fortemente voluto l’adattamento di questo primo
romanzo, è stato il regista premio Oscar Peter
Jackson. Fu lui a compare nel 2009 i diritti sul libro,
affidando poi la regia a Rivers.
Jackson si è invece occupato di
scrivere la sceneggiatura e produrre il film. Nel dar vita a questo
adattamento, egli non mancò di operare una serie di modifiche per
quanto riguarda il contesto e i personaggi principali. Le città, ad
esempio, hanno un design originale, mentre la protagonista ad
esempio, presenta una cicatrice sul volto molto meno grave rispetto
a quanto descritto nel film. Nonostante queste e altre modifiche,
lo scrittore del libro si è dichiarato estremamente soddisfatto dal
risultato finale, avendo ritrovato in questo tutti i temi e il
cuore narrativo del suo libro.
La trama di Macchine
mortali
Ambientata molti anni dopo una
devastante guerra, la storia ha luogo su un pianeta Terra che è
ormai una sterminata landa desolata, percorsa da gigantesche
metropoli su ruote che attaccano e depredano le piccole città
rimaste. In questo contesto selvaggio, il giovane Tom
Natsworthy viaggia a bordo della città di Londra, la più
grande e temibile tra le tante macchine mortali. Coinvolto in uno
scontro improvviso, egli si ritrova a finire fuori dalla metropoli,
sulla terra ricca di pericoli, insieme ad una misteriosa ragazza di
nome Hester Shaw, che cerca vendetta nei confronti
di Thaddeus Valentine, spietato governatore di
Londra.
Macchine mortali: il cast del film
Ad interpretare la protagonista del
film, Hester Shaw, si ritrova l’attrice Hera
Hilmar, già nota per aver interpretato Vanessa Moschella
in Da Vinci’s Demons. Per interpretare tale personaggio
l’attrice si è preparata allenandosi a lungo nel combattimento
corpo a corpo e con l’utilizzo di armi. Inizialmente, inoltre, la
Hilmar avrebbe dovuto sfoggiare la cicatrice che caratterizza
l’intero volto del personaggio, ma poiché ciò richiedeva un trucco
troppo invasivo che rischiava di rovinarle la pelle, si decise di
ridurre lo sfreggio. Accanto a lei, nel ruolo di Tom Natsworthy vi
è invece l’attore Robert Sheehan, celebre per le
serie Misfits e The Umbrella Academy.
Lo spietato Thaddeus Valentine è
invece interpretato da Hugo Weaving,
attore che aveva già collaborato con Jackson per la trilogia di
Il Signore degli Anelli nel ruolo di re Elrond.
Stephen Lang, attore noto per i film Avatar e Man in the Dark, è Shrike, un
cyborg legato al passato di Hester. Per tale personaggio, tra i più
apprezzati dai fan, l’attore ha contribuito con numerose idee
sull’aspetto e sulla caratterizzazione. Nel film sono poi presenti
le attrici Jihae nel ruolo della guerriera Anna
Fang e Leila George in quelli di Katherine
Valentine, la donna amata da Tom. Completano poi il cast gli attori
Colin Salmon nel ruolo del dottor Chudleigh
Pomeroy e Patrick Malahide in quelli di
Magnus Crome.
Il sequel di Macchine
mortali, il trailer e dove vedere il film in streaming e in
TV
Tra le intenzioni originali vi era
quella di dar vita ad una nuova saga cinematografica, adattando
dunque tutti i romanzi della serie scritti da Reeve. Il forte
insuccesso economico, che ha portato la Universal a perdere circa
175 milioni di dollari, tuttavia, spinse i produttori ad
abbandonare tale idea. Ad oggi, dunque, non vi sono piani per dar
vita ad un “Macchine mortali 2″ e il film sembra destinato
a rimanere un unicum. Il finale a suo modo conclusivo non fa però
avvertire il peso di ciò, permettendo al film di funzionare anche
come opera a sé. Rimane però certamente la delusione di non poter
approfondire ulteriormente l’affascinante contesto narrativo e i
personaggi.
È possibile fruire di
Macchine mortali grazie alla sua presenza
su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten
TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Amazon Prime Video e Tim
Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di
riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un
abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale
comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre
presente nel palinsesto televisivo di giovedì 2
febbraio alle ore 00:10 sul canale
Italia 1.
Con l’arrivo nelle sale di tutto il
mondo del film Harry Potter e la pietra
filosofale prese vita una delle saghe fantasy più
celebri e dal maggior successo di sempre. È il 2001 quando gli
spettatori vengono condotti alla scoperta di Hogwarts e del magico
mondo dei maghi. Un mondo nato dalla penna di J. K.
Rowling e che ha negli anni conquistato sempre più fan in
ogni parte del mondo per le sue tematiche legate alla crescita,
all’amicizia e al coraggio. Nel 2005 il viaggio prosegue con
Harry Potter e il Calice di Fuoco, diretto da
stavolta da Mike Newell e basato come sempre
sull’omonimo romanzo della Rowling.
Con questo quarto capitolo si entra
sempre più nel vivo della narrazione. Il grande nemico del giovane
mago protagonista, Lord Voldemort, è pronto a tornare in scena.
L’atmosfera si incupisce ancor di più, i personaggi e le situazioni
diventano ulteriormente sinistre, e ciò ha portato questo film ad
essere il primo della saga a venire etichettato negli Stati Uniti
come vietato ai minori di 13 anni non accompagnati. Si tratta anche
del primo film a prendere particolari distanze rispetto a quanto
narrato nel romanzo. La mole di questo ha infatti costretto gli
sceneggiatori ad operare una serie di modifiche nella storia.
Nonostante tali limiti, il film si
è affermato come uno dei più grandi successi della saga, arrivando
ad un incasso complessivo a livello mondiale di circa 900 milioni
di dollari, a fronte di un budget di appena 150. Ciò spinse
ovviamente i produttori a proseguire nella costruzione della saga,
preparando da subito i successivi sequel. Prima di vedere questi
come anche questo quarto capitolo, però, può essere utile
approfondire quest’ultimo, scoprendo tutte le principali curiosità
ad esso legate. Dalla trama al
cast e fino alle differenze con il
romanzo, proseguendo nella lettura sarà possibile
ritrovare tutto ciò.
La trama di Harry Potter e
il calice di fuoco
Per Harry Potter
ha inizio il quarto anno nella Scuola di Magia e Stregoneria di
Hogwarts. Il suo ritorno in quel luogo fuori dal mondo è tuttavia
quanto mai turbolento. Ogni notte, infatti, il giovane mago si
trova ad essere perseguitato da incubi che sembrano preannunciare
il ritorno del suo grande nemico, Lord Voldemort,
colui che uccise i suoi genitori. I suoi tentativi di tranquillità
vengono però ulteriormente sconvolti da un inaspettato evento,
ospitato proprio da Hogwarts. Si tratta del Torneo Tremaghi, a cui
partecipano studenti di magia provenienti anche da altre parti del
mondo. Il torneo è riservato soltanto ai maghi che abbiano compiuto
i diciassette anni d’età, per questo tutti rimangono sconvolti nel
momento in cui il calice di fuoco seleziona proprio il nome di
Harry.
Per la prima volta, dunque, ad
affrontare le pericolose prove previste dal torneo saranno quattro
maghi. Ad aiutarlo nel superare le varie prove, tuttavia, vi sarà
il nuovo insegnante di Difesa contro le Arti Oscure, il leggendario
Alastor Moody. Allo stesso tempo, però, Harry si
troverà coinvolto anche in alcune spinose questioni di cuore, che
metteranno alla prova il suo legame d’amicizia con
Ron ed Hermione. Mentre è
travolto da tutta questa serie di eventi, Lord Voldemort sembra
sempre più prossimo al ritorno. Tale notizia viene però rifiutata
da tutti, che ritengono impossibile un tale evento. Ben presto
maghi e streghe dovranno ricredersi, e l’oscurità calerà sul mondo
della magia.
Il cast del film
Protagonista del film è nuovamente
l’attore Daniel
Radcliffe, che ricopre ancora una volta con grande
successo il ruolo di Harry Potter. Per questo film in particolare,
però, l’attore dovette sostenere alcune lezioni di danza in vista
di una complessa e importante scena di ballo. A causa delle
numerose altre riprese in cui occorreva la sua presenza, però, egli
si trovò a non avere molto tempo a disposizione per imparare a
danzare. Ecco perché nel film, in quella scena, egli è sempre
ripreso dalla vita in sù. Ciò nascondeva infatti i suoi goffi
passi. Accanto a lui si ritrovano poi Rupert
Grint nei panni di Ron Weasley, ed Emma Watson
in quelli di Hermione Granger. Michael
Gambon riprende per la seconda volta il ruolo del
preside Albus Silente, che diventa sempre più presente nelle
vicende di Harry.
Tra i più celebri personaggi della
saga, Severus Piton è interpretato dal grande Alan
Rickman, mentre Tom
Felton torna nei panni di Draco Malfoy, e
Maggie Smith in quelli della professoressa
McGranitt. Robbie Coltrane, invece, è l’interprete
del fidato Hagrid. Timothy Spall è qui
presente nei panni di Peter Minus, il quale si rivelerà poi un
personaggio ricorrente nei futuri film della saga. Fa poil suo
ingresso nella saga Brendan Gleeson nei panni del professor Alasto
Moody, altro personaggio di grande rilievo. Per darvi vita, questi
dovette portare una parrucca al quale era collegato il dispositivo
elettronico che permetteva il movimento dell’occhio finto del
personaggio.
Robert
Pattinson ottiene qui il suo primo grande ruolo al
cinema, recitando nei panni di Cedrig Diggory. In seguito, egli
raccontò di aver sofferto il fatto di non poter tornare in tali
panni, essendosi particolarmente affezionato al personaggio. La
francese Clémence
Poésy è invece Fleur Delacour, una delle partecipanti
al torneo. Di particolare rilievo è invece l’arrivo in scena di
Lord Voldemort, interpretato dal grande attore Ralph
Fiennes. Questi lavorò molto per costruire il
carattere del personaggio, arrivando anche a stabilire una serie di
personali cambiamenti. Egli richiese infatti che i suoi occhi
venissero lasciati al naturale, e non tramutati dunque in quelli
simili ad un serpente. Ciò gli permetteva di poter comunicare la
follia del personaggio anche tramite il proprio vero sguardo.
Le differenze tra il libro e il
film
Come precedentemente anticipato,
Harry Potter e il calice di fuoco è il primo film
della saga a presentare maggiori differenze tra quanto narrato nel
libro e quanto nella sua trasposizione cinematografica. Tra le più
significative si ritrovano il sogno di Harry Potter all’inizio sia
del romanzo che del film. Nel primo di questi si ritrovano i
personaggi di Voldemort, Codaliscia, e il guardiano Frank. Non è
invece presente Barty Crouch Jr., che compare invece in tale scena
del film, anticipando così la sua minaccia. Altra grande differenza
è presente nella reazione che Silente ha nel momento in cui il nome
di Harry viene estrato per il torneo.
Nel romanzo, il saggio preside
mantiene una certa calma nel rivolgersi al giovane mago, mentre nel
film una reazione particolarmente più concitata aggiunge
drammaticità all’evento. Nello specifico del Torneo Tremaghi, la
prima prova prevede un confronto con un pericoloso drago. Nel
romanzo, questo, per ovvi motivi di sicurezza non ha possibilità di
lasciare l’arena, mentre nel film è l’esatto contrario. Ha così
luogo la scena dell’inseguimento di questo ai danni di Harry
intorno al castello.
Gli eventi che hanno luogo nel
romanzo tra la seconda e la terza prova, vengono invece nel film
particolarmente ridotti, e molti non hanno proprio trovato spazio
nella trasposizione. Al momento dell’arrivo in scena nel film di
Lord Voldemort, il malvagio stregone non racconta di cosa gli sia
accaduto nei tredici anni in cui si erano perse le sue tracce. Tale
racconto è invece presente nel romanzo, e permette di scoprire
ulteriori dettagli su un personaggio altrimenti molto criptico e
dal misterioso passato.
Il trailer di Harry Potter
e il calice di fuoco e dove vedere il film in
streaming
Per gli appassionati del film è
possibile fruire di questo grazie alla sua presenza su alcune delle
più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete.
Harry Potter e il calice di fuoco è infatti
disponibile nel catalogo di Rakuten TV, Chili Cinema,
Google Play, Infinity, Apple iTunes, Tim Vision e Amazon Prime Video. Per
vederlo, basterà sottoscrivere un abbonamento generale o noleggiare
il singolo film. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità
e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel
palinsesto televisivo di giovedì 2 febbraio alle
ore 21:20 sul canale Italia
1.