Nel corso del tempo, Marvel e DC hanno quasi creato un
duopolio nel campo dei film sui supereroi. Ciò ha portato alla
nascita di due stili e toni distinti, ma in qualche modo
mainstream, per questo genere. Tuttavia, film come Priest,
che non appartengono a nessuna delle due fazioni, finiscono per
offrire agli spettatori un’esperienza nuova. Il film del 2011 può
anche essere classificato come fantasy/fantascienza speculativa e
narrativa sui vampiri.
Il film è basato su un fumetto
coreano omonimo ed è ambientato in un universo alternativo. Priest
è diretto da Scott Stewart e interpretato da Paul Bettany, Karl
Urban, Cam Gigandet e Maggie Q. Il film ha ricevuto
elogi per il suo stile visivo, la regia e alcune sequenze
d’azione.
La trama di Priest
Priest è ambientato in un universo
alternativo in cui umani e vampiri sono in guerra da secoli. Di
conseguenza, gli umani hanno iniziato a vivere in città fortificate
sotto il dominio della Chiesa, un’organizzazione teocratica.
Guerrieri esperti chiamati Sacerdoti sono stati addestrati dalla
Chiesa per combattere i vampiri e hanno contribuito a ridurre quasi
completamente la minaccia dei vampiri. Tuttavia, con gli umani
relativamente più al sicuro, i sacerdoti non erano più necessari e
hanno iniziato a essere emarginati. La Chiesa ha ricordato alla
gente che la minaccia dei vampiri era stata completamente sradicata
e ha esercitato il potere in modo totalitario.
Tuttavia, alcune persone vivevano
in città periferiche, lontane dal controllo della Chiesa. In una di
queste città, una ragazza di diciotto anni di nome Lucy viene
rapita da un’orda di vampiri che uccidono la sua famiglia. Lo
sceriffo della città, Hicks, chiede l’aiuto di un Sacerdote (che
nel film viene chiamato “Sacerdote”) per salvare Lucy. Il padre di
Lucy era il fratello del Sacerdote.
Il sacerdote sfida gli ordini della
Chiesa per andare a salvare Lucy. La Chiesa manda altri tre
sacerdoti e una sacerdotessa per riportare indietro il sacerdote,
vivo o morto. In seguito si scopre che Lucy è in realtà la figlia
del sacerdote che lui aveva dovuto abbandonare. Durante la sua
ricerca di Lucy, Hicks raggiunge l’alveare di Sola Mira dove il
sacerdote e alcuni dei suoi compagni avevano perso un uomo, Black
Hat, a causa dei vampiri. Qui incontrano la sacerdotessa, che
informa il sacerdote che gli altri sacerdoti inviati per catturarlo
sono andati in un altro posto.
Il sacerdote, la sacerdotessa e
Hicks scoprono che i vampiri hanno causato una rivolta in una città
chiamata Jericho. Il capo è Black Hat, che è stato trasformato in
un “vampiro umano” e ha ucciso gli altri tre sacerdoti. Rapisce
Lucy per attirare i sacerdoti fuori dalla città principale. Ora è a
bordo di un treno pieno di vampiri diretto a distruggere la città
principale.
Dopo una sequenza ricca di azione,
i tre riescono a uccidere Black Hat, a salvare Lucy e a far saltare
in aria il treno prima che raggiunga la città principale. Il
Sacerdote si reca al consiglio comunale con la testa di un vampiro
per dimostrare che la minaccia dei vampiri è reale. Ancora una
volta, sfida l’ordine del leader della Chiesa e lascia la città
perché pensa che la Regina dei Vampiri stia pianificando un altro
attacco. Alla fine, il Sacerdote e la Sacerdotessa vengono mostrati
mentre cavalcano in direzioni separate per fermare la Regina. La
Sacerdotessa dice al Sacerdote che gli altri Sacerdoti sono stati
avvisati.
Il finale di “Priest” è più che
altro un’introduzione a un possibile sequel. Per cominciare, va
notato che la Regina, che appare solo in una scena (sfocata), è
stata descritta come residente nell’alveare di Sola Mira quando il
Sacerdote e gli altri hanno perso Black Hat. Inoltre, è descritta
come dotata del potere di trasformare gli esseri umani in “vampiri
umani”, un incrocio mortale in grado di uccidere anche i Sacerdoti.
Quindi, la Regina deve essere stata molto più potente.
Tuttavia, quando Priest e Hicks si
recano all’alveare di Sola Mira, lo trovano quasi vuoto. La Regina
se n’è andata. È quindi ragionevole supporre che abbia già iniziato
a mettere in atto il suo piano. L’alveare di Sola Mira aveva un
tunnel attraverso il quale il vampiro è fuggito nella città di
Jericho. Forse una parte dell’esercito si è diretta a Jericho con
Black Hat, mentre altri sono partiti con la Regina verso altre
destinazioni.
Fortunatamente, il finale rassicura
gli spettatori sul fatto che ci sono altri sacerdoti. La
sacerdotessa li ha già avvisati e ora tutti si sono diretti in
direzioni diverse per trovare la regina. Tutti concordano di
incontrarsi in un determinato punto di ritrovo.
Molti spettatori si saranno chiesti
cosa significhi questo finale. Ebbene, il finale ripristina l’onore
dei sacerdoti. Essi hanno giurato di proteggere l’umanità come loro
dovere. Continueranno a farlo anche se non riceveranno alcun
riconoscimento. Questo è diventato un po’ un cliché nella narrativa
sui supereroi: il supereroe che non ottiene alcun riconoscimento ma
continua a proteggere le persone. Dopotutto, un’opera moralmente
buona perde la sua moralità se viene compiuta con l’aspettativa di
una ricompensa. Durante tutto il film, i sacerdoti vengono mostrati
come emarginati. I bambini non possono parlare con loro per ordine
dei genitori. Sono stati separati gli uni dagli altri nonostante i
loro sacrifici e non hanno nessuno con cui parlare. Tuttavia,
scelgono comunque di servire l’umanità. Scelgono comunque di
correre il rischio di sfidare la Chiesa per occuparsi della
minaccia imminente.
Uscito nel 1990 con la regia di Penny Marshall, Risvegli (Awakenings) è uno dei film più commoventi e
intensi interpretati da Robin Williams
e Robert De Niro. La pellicola racconta
la straordinaria vicenda di un gruppo di pazienti catatonici
risvegliati temporaneamente grazie a un nuovo trattamento
farmacologico, offrendo loro la possibilità di vivere, anche solo
per un breve periodo, un ritorno alla vita.
Il
film è universalmente considerato un classico del cinema
drammatico, capace di unire rigore medico e sensibilità umana. Ma
una delle domande più frequenti tra spettatori e cinefili riguarda
le sue origini: Risvegli è
basato su una storia vera? La risposta è sì.
Il libro di Oliver Sacks
La sceneggiatura di Steven Zaillian si ispira direttamente al libro
Awakenings
(1973) del neurologo britannico Oliver Sacks. Nel volume, lo scienziato racconta la
propria esperienza al Beth Abraham Hospital del Bronx alla fine degli
anni ’60, dove seguì un gruppo di pazienti sopravvissuti
all’encefalite letargica, un’epidemia che aveva colpito negli anni
’20.
Questi pazienti, rimasti per decenni intrappolati in una condizione
simile al parkinsonismo estremo, apparivano immobili e silenziosi,
ma conservavano coscienza. Sacks decise di sperimentare l’uso della
L-Dopa, un
farmaco all’epoca usato per il morbo di Parkinson. I risultati
furono sorprendenti: alcuni pazienti si “risvegliarono” dopo
decenni, tornando a parlare, muoversi, ridere, riconoscere i propri
cari.
Tuttavia, l’effetto non fu permanente. Col tempo, gli effetti
collaterali e l’adattamento del corpo al farmaco portarono a una
nuova regressione. Il libro di Sacks è un racconto scientifico ma
anche profondamente umano: non solo osservazioni cliniche, ma
riflessioni sulla dignità, sull’identità e sul valore del
tempo.
Dal memoir al grande schermo
Il film di Penny Marshall prende spunto dal libro ma costruisce una
narrazione più concentrata e drammatica. Il personaggio del medico
Malcolm Sayer,
interpretato da Robin Williams, è ispirato allo stesso Sacks,
sebbene reso più timido e introverso per accentuare il contrasto
tra la sua vita privata e la passione per i pazienti.
Il paziente principale, Leonard Lowe (Robert De Niro), è basato su diversi
casi reali raccontati da Sacks, in particolare quello di Leonard
L., un uomo realmente seguito dal neurologo. La pellicola unisce
quindi varie esperienze cliniche in un’unica vicenda simbolica,
così da concentrare l’impatto emotivo sul pubblico.
Molti dettagli sono rimasti fedeli alla realtà: l’uso della L-Dopa,
il risveglio improvviso dopo decenni di immobilità, l’euforia dei
primi giorni, gli effetti collaterali e il ritorno graduale allo
stato catatonico. Altri elementi, come la relazione tra Leonard e
Paula, sono invece invenzioni narrative per sottolineare i temi del
desiderio, dell’autonomia e della vita negata dal tempo.
Una storia di ricerca e umanità
La forza di Risvegli non
risiede solo nella sua base scientifica, ma nella capacità di
trasformare una vicenda clinica in una riflessione universale. La
domanda che attraversa il film è semplice e sconvolgente: cosa
significa davvero vivere?
Per i pazienti del Bronx, il “risveglio” non è solo un esperimento
farmacologico, ma l’occasione di riaffermare la propria identità.
Hanno perso decenni della loro vita, ma anche poche settimane di
coscienza diventano preziose. Nel film, Leonard si confronta con
desideri rimasti in sospeso: l’amore, l’indipendenza, la
possibilità di decidere del proprio destino.
Il dottor Sayer, alter ego di Sacks, attraversa a sua volta un
risveglio interiore. La vicenda lo spinge a uscire dal guscio di
scienziato solitario e a riscoprire l’importanza delle relazioni
umane. È questo doppio livello – medico e personale – che rende la
storia tanto potente.
Il significato di un “miracolo temporaneo”
Il
finale del film, fedele allo spirito del libro, non offre un
lieto fine classico. I pazienti tornano progressivamente al loro
stato iniziale, ma il tempo trascorso da svegli lascia un’impronta
indelebile su chi li ha visti vivere di nuovo.
Oliver Sacks sottolineava che, pur nella brevità, quei momenti
avevano avuto un valore inestimabile: “Il dono di qualche settimana
o mese di vita non è meno importante di un dono più lungo”. La
pellicola raccoglie questa lezione, rifiutando la retorica del
“miracolo” e scegliendo di mostrare la dignità della fragilità.
Risvegli (Awakenings) è
dunque un film basato su
una storia vera, che parte dall’esperienza clinica di
Oliver Sacks per costruire una narrazione universale sul dolore,
sulla speranza e sulla necessità di riconoscere l’umanità nascosta
dietro ogni malattia.
Il successo del film – tre candidature agli Oscar e l’ammirazione
di critica e pubblico – dimostra che la combinazione di scienza e
empatia può trasformarsi in grande cinema. Ancora oggi, a oltre
trent’anni dall’uscita, Risvegli resta una testimonianza commovente del potere
della cura, anche quando non porta guarigione definitiva.
Risvegli (Awakenings) è un
dramma biografico del 1990 diretto da Penny Marshall, con
Robin Williams e Robert De Niro, ispirato al
libro-inchiesta di Oliver Sacks. Racconta la breve, intensa
“rinascita” di pazienti catatonici grazie alla L-Dopa e ciò che
quel miracolo temporaneo lascia a medici, familiari e agli stessi
malati.
Negli Stati Uniti di fine anni ’60, il timido neurologo Malcolm
Sayer (Robin Williams) accetta un posto in un
ospedale pubblico del Bronx popolato da sopravvissuti
all’encefalite letargica rimasti da decenni in uno stato di
immobilità apparente. Sayer, più abituato alla ricerca di
laboratorio che ai pazienti, intuisce che dietro quei corpi
“spenti” c’è ancora coscienza.
Basato sul
memoir Awakenings (1973)
del neurologo Oliver Sacks, il film ottenne tre candidature
all’Oscar (Miglior Film, Attore protagonista a Robert De Niro,
Sceneggiatura non originale). È un’opera che combina rigore clinico
e umanità, sostenuta da due interpretazioni memorabili.
Cosa succede nel film Risvegli (Awakenings)
Arrivato al Bainbridge Hospital, Sayer comincia a osservare i
pazienti “statue”: non reagiscono al dialogo, ma rispondono a
stimoli specifici (una palla lanciata, righe in movimento, musica).
Intuisce che non sono “assenti”, bensì imprigionati in un
parkinsonismo post-encefalitico.
Venuto a conoscenza dei risultati della L-Dopa nel Parkinson,
ottiene con fatica fondi per una sperimentazione. Sceglie come
primo caso Leonard
Lowe (Robert De Niro), ammalatosi da adolescente e
divenuto catatonico da anni. Dopo un avvio prudente, la dose giusta
produce l’“impossibile”: Leonard si risveglia. Muove gli occhi,
parla, cammina. Davanti allo stupore dello staff, Sayer estende la
terapia agli altri pazienti e il reparto si anima: chi scrive, chi
balla, chi telefona ai parenti dopo decenni.
Leonard assapora la vita sospesa nel tempo: i rapporti con la madre
iperprotettiva, l’amicizia con Sayer e la tenera frequentazione con
Paula (Penelope
Ann Miller), giovane che viene a trovare il padre in reparto. Ma la
L-Dopa rivela presto il suo lato oscuro: tolleranza, discinesie,
tic, agitazione. Per mantenere l’effetto, Sayer aumenta i dosaggi,
innescando un circolo di alti e bassi sempre più rapidi.
Consapevole del limite, Leonard chiede che la sua esperienza sia
filmata “perché serva a qualcuno”. Prova a guadagnarsi autonomia
(uscire da solo, ballare con Paula), ma i tremori e l’irrequietezza
lo travolgono. Nonostante i tentativi di modulare la cura, i
sintomi rimbalzano fino a riportarlo, lentamente, alla rigidità.
Anche gli altri pazienti regrediscono: i “risvegli” erano reali, ma
temporanei.
I temi del film
La coscienza
intrappolata. Il film rende visibile l’idea che dentro il
“paziente cronico” resti un sé integro, solo imprigionato. Il
dettaglio clinico (gli stimoli, i riflessi, la finestra
farmacologica) diventa metafora: la mente c’è, chiede di essere
“raggiunta” con pazienza e inventiva.
Il tempo rubato e
restituito. Leonard vive una mezza età concentrata in
poche settimane: desideri, pudori, prime volte. Il suo risveglio
non è solo clinico; è la ripresa di un cammino interrotto. L’opera
interroga il valore delle esperienze brevi ma piene: vale la pena
vivere un dono destinato a finire? La risposta è nel modo in cui
quel tempo cambia tutti.
Etica della cura e
relazione medico-paziente. Sayer non insegue la “cura”
come trofeo, ma l’accesso alla persona. Il consenso, la gestione
del rischio, il confronto con i familiari (la madre di Leonard)
mettono in scena l’etica concreta della medicina: decidere insieme,
documentare, accettare i limiti senza rinunciare alla dignità
dell’oggi.
Il finale di Risvegli
(Awakenings) spiegato
Quando la L-Dopa non regge più, Leonard chiede a Sayer di
continuare a “vederlo” anche nella ricaduta: non vuole tornare un
caso clinico, ma restare una persona. Le crisi motorie e
l’iperattività lasciano spazio a una nuova rigidità; Leonard, con
enorme sforzo, prova ancora a parlare, a scrivere, a fissare chi
ama. È un congedo consapevole. La sua storia non viene “undo”, ma
sedimenta negli altri come memoria e responsabilità.
Sul piano simbolico, l’“awakenings” più profondo è quello di
Sayer: il medico
schivo e ascetico capisce che la vita non può restare in
laboratorio. Nell’ultima parte lo vediamo cambiare postura: si
concede di prendere la mano dell’infermiera Eleanor (Julie Kavner), di uscire,
di “stare” con gli altri. Ha imparato dai suoi pazienti che il
nutrimento essenziale sono lavoro, gioco, amicizia, famiglia: la
relazione, non solo la cura.
Il film non indulge nel cinismo (“tutto è stato inutile”) né nella
favola (“torneranno tutti come prima”). Sceglie una
terza via:
ammettere il limite farmacologico e, insieme, affermare che quelle
settimane hanno avuto un senso pieno. I pazienti hanno riso,
camminato, telefonato; i familiari li hanno riabbracciati; i medici
hanno visto oltre la diagnosi. La ricerca continua – su dosi,
protocolli, alternative – ma l’eredità immediata è umana: la
conferma che, oltre la chimica, c’è una comunità che può accogliere
il dolore senza negarlo.
Per questo
Risvegli commuove
ancora: non celebra un miracolo mancato, ma l’etica dell’attenzione. Ci ricorda
che “risvegliarsi” non significa guarire per sempre; significa,
anche solo per un tempo breve, essere visti, chiamati per nome,
ricollocati nel mondo. E che, qualche volta, sono i medici e i
caregiver a destarsi, cambiando per sempre il modo in cui guardano
i loro pazienti — e la propria vita.
Dopo aver lavorato all’adattamento
del videogioco Until
Dawn, David F. Sandberg ha firmato
ora un contratto per occuparsi di un altro amato franchise, come
regista di un nuovo film della serie AmityvilleHorror in fase di sviluppo presso gli Amazon MGM
Studios. Sulla scia del successo di The Conjuring
– Il rito finale, uscito nelle sale lo scorso fine
settimana e che ha già incassato 187 milioni di dollari in tutto il
mondo, Ian Goldberg e Richard Naing sono stati scelti per scrivere
la sceneggiatura, descritta come una rivisitazione del classico
horror originale. Ulteriori dettagli sulla trama sono ancora
segreti.
Deadline riporta che
Peter Safran e John Rickard della
Safran Company produrranno il film insieme a Sandberg, mentre
Natalia Safran della Safran Company sarà
affiancata da Lotta Losten come produttrice
esecutiva. Sandberg arriva al progetto dopo aver collaborato con la
Safran Company a progetti come Annabelle
2: Creation, che ha incassato oltre 300 milioni di dollari
al botteghino mondiale, e Shazam!. Si tratta così di
un nuovo progetto horror per Sandberg, che ha costruito la proprio
popolarità proprio su questo questo genere a partire da Lights Out.
La saga di Amityville Horror
Risalente alla fine degli anni ’70,
la serie Amityville Horror ha avuto origine con un
film di Stuart Rosenberg, che adattava sia il
libro omonimo di Jay Anson del 1977, sia la
leggenda paranormale al centro della trama. La storia ha inizio nel
1974, quando Ronald DeFeo Jr. uccide i suoi
genitori e i suoi quattro fratelli nella loro casa al 112 di Ocean
Avenue ad Amityville, New York. Circa un anno dopo l’orribile
crimine, George e Kathy Lutz,
insieme ai loro tre figli, si trasferiscono nella casa, ignari del
suo oscuro passato. Poco dopo essersi sistemati, affermano di aver
vissuto una serie di inquietanti fenomeni paranormali.
Chiaramente, c’è un grande interesse
per Amityville in questo momento come punto di partenza per nuovi
film. Solo un paio di mesi fa era stato riportato in esclusiva che
BoulderLight Pictures e Divide/Conquer, rispettivamente produttori
di Weapons e Heart Eyes, stanno sviluppando un
nuovo progetto su Amityville che si discosta dal canone
cinematografico, con radici nella tradizione popolare di dominio
pubblico. Joseph e Vanessa
Winter, la coppia di sceneggiatori e registi sposati
dietro il film horror Deadstream, lo dirigeranno sulla
base di una loro sceneggiatura.
La notizia dei progetti su
Amityville arriva in un momento opportuno, dato che è da un po’ che
non si vede un vero e proprio successo nella serie. L’ultimo
episodio semi-notevole è stato Amityville: Where the Echo
Lives, uscito lo scorso anno, un titolo della Lionsgate con un
cast sconosciuto che è andato direttamente su Max. Prima di quello,
Dimension Films e Blumhouse erano tra i produttori di Amityville – Il risveglio, un titolo distribuito da
RADiUS-TWC che aveva un cast discreto con Bella
Thorne, Cameron Monaghan,
Jennifer Jason Leigh, Mckenna
Grace e Thomas Mann, ma che ha incassato
poco più di 8 milioni di dollari.
L’ottava stagione di
Dexter è forse ricordata soprattutto per aver
regalato uno dei finali di serie TV più insoddisfacenti di sempre.
Sebbene New Blood abbia in qualche modo compensato
questo aspetto, molti fan sono rimasti comprensibilmente delusi
quando il revival si è concluso con la morte del serial killer.
La breve serie Dexter:
Original Sin ha confermato che l’uomo era sopravvissuto a
un colpo di arma da fuoco al cuore, ma si è concentrata
principalmente sui suoi anni formativi. La serie era stata
rinnovata per una seconda stagione, ma è stata recentemente
cancellata; sebbene ciò abbia suscitato una certa delusione, molti
fan vorrebbero vedere più Dexter: Resurrection in futuro.
In quella serie, abbiamo seguito il
Macellaio di Bay Harbor mentre si recava a New York City per
riunirsi al figlio e sgominare un gruppo di serial killer riuniti
per volere del miliardario sociopatico e appassionato di serial
killer, Leon Prater.
Il finale ha visto Dexter
sconfiggere Prater e rubare i suoi file sugli assassini che operano
in tutto il paese. Se questa fosse l’ultima volta che vediamo
Dexter, sarebbe stato un gran finale. Tuttavia, i fan sono
comprensibilmente ansiosi che la storia continui, con l’ex analista
di schizzi di sangue che si propone di dispensare giustizia letale
ai serial killer che prendono di mira gli innocenti.
Mentre Variety ha recentemente
riportato che “Paramount sta imminentemente pianificando di
aprire una writers room per una potenziale seconda stagione di
‘Dexter: Resurrection'”, lo scooper Daniel
Richtman (tramite FearHQ.com) ha rivelato: “Ho sentito
dire che Dexter è stato rinnovato per la seconda
stagione”.
Ha perfettamente senso che la serie
sia stata ufficialmente rinnovata, soprattutto dopo l’improvvisa
cancellazione di Dexter: Original Sin. Si è
parlato di uno spin-off incentrato sull’evoluzione di Arthur
Mitchell nel Trinity Killer, ma con Dexter:
Resurrection che sta ottenendo recensioni entusiastiche e
alti indici di ascolto, questa è probabilmente la priorità per
Showtime.
Al momento non abbiamo ancora
notizie ufficiali sul futuro del franchise di Dexter, ma tutti i
soggetti coinvolti hanno espresso entusiasmo per la prospettiva di
continuare questa storia.
Mentre i lavori su Avengers:
Doomsday proseguono, i fratelli Russo hanno condiviso su Instagram un’altra
criptica anticipazione. Accompagnata dall’hashtag
#DoomsdayIsComing, questa foto sfocata ha lasciato i fan
perplessi.
A un esame più attento, crediamo che
si tratti della lavagna di Reed Richards in I
Fantastici Quattro: Gli Inizi. Le incisioni bianche su
sfondo nero sono state il nostro primo indizio, anche se la linea
gialla sembra essere la rivelazione.
Nel reboot, abbiamo scoperto che
Mister Fantastic stava conducendo ricerche su dimensioni parallele,
ed è probabilmente a questo che Joe e Anthony stanno alludendo.
Ricordate, la scena post-credits di Thunderbolts*, diretta dal duo,
mostrava l’astronave Excelsior in arrivo nell’atmosfera della Terra
616.
Stiamo ancora aspettando il seguito
della rivelazione del cast di Avengers:
Doomsday di marzo, e non possiamo fare a meno di
chiederci se i prossimi nomi potrebbero essere rivelati su questa
lavagna allungata.
Il tempo ce lo dirà, ma con il film
ancora a più di un anno di distanza, potrebbe volerci un po’ prima
di vedere qualcosa di ufficiale dal blockbuster.
Durante l’estate, il regista di
I
Fantastici Quattro: Gli Inizi, Matt
Shakman, ha parlato di Reed come protagonista degli
Avengers (si riferiva ai fumetti, ma molti lo hanno interpretato
come un’indicazione che fosse nei piani per Avengers:
Doomsday). Pedro Pascal è poi intervenuto sulla questione
dicendo: “È una grande novità per me, per prima cosa. Credo che
Matt Shakman stesse facendo un’intervista e quando ha parlato di
Reed.”
“C’è qualcosa che accade nei
fumetti in cui lui viene in qualche modo attratto dalla famiglia
degli Avengers e gli viene chiesto di ricoprire una posizione di
leadership. È qualcosa che accade nei fumetti. Non è
necessariamente qualcosa che comporta il futuro del mio
personaggio”, ha continuato. “Sono onesto in questo. Non
sto nemmeno cercando di evitare spoiler. È un po’
fuorviante.”
I DC Studios non hanno ancora
trovato il loro Cavaliere Oscuro, e mentre The
Batman Parte II sta andando avanti, e sarà una storia
di Elseworlds e separata da The Brave and the Bold.
Creature Commandos ha anticipato
la presenza di Batman a Gotham City, ma Clayface sarà
la prima volta in cui esploreremo più a fondo la casa di Bruce
Wayne. Il Crociato Incappucciato farà un’apparizione a sorpresa?
Non è impossibile, ma James
Gunn deve sbrigarsi a trovare l’attore per il ruolo, o
comunque sbrigarsi a comunicarcelo!
Tuttavia, con The Brave and
the Bold che ruoterà attorno a Batman che addestra il
figlio decenne appena ritrovato, Damian, per interpretare Robin, è
chiaro che l’eroe protegge Gotham da un po’. Questo probabilmente
significa che molti dei suoi cattivi esistono già, incluso il
Joker.
In una nuova foto dal set di
Clayface a Liverpool, in Inghilterra, vediamo
un manifesto che dichiara: “La corruzione è il NEMICO del
popolo”. Aggiunge che le persone dovrebbero “marciare
contro il GCPD” e termina con le parole: “UNISCITI AL
JOKER“.
È difficile dire come dovremmo
interpretarlo, ma se il Joker del DCU è un agente del caos, forse molti
abitanti di Gotham City concordano con la sua visione e usano il
nome del cattivo come grido di battaglia per combattere la
corruzione percepita.
Abbiamo visto molte iterazioni del
Principe Clown del Crimine sullo schermo nel corso degli anni,
inclusa quella in The Batman del 2022. Se questo
manifesto è più di una semplice decorazione del set che non
riusciremo mai a vedere sullo schermo, sembra implicare che nel DCU
ci troveremo di fronte a una nuova, audace interpretazione del
Joker…
Al momento sono stati rivelati pochi
dettagli sulla trama, ma abbiamo appreso che Matt Hagen sarà al
centro dell’attenzione. Nei fumetti, era il secondo
Clayface, un avventuriero che si è
trasformato in un mostro dopo aver incontrato una pozza radioattiva
di protoplasma. Questo è cambiato in Batman: The Animated
Series, dove è stato ritratto come un attore che usava una
crema anti-età per sembrare più giovane. Dopo essersi scontrato con
il suo creatore, Roland Daggett, Hagen viene immerso in una vasca
di quella sostanza e diventa il “classico” Clayface che tutti
conoscete dai fumetti.
Stando ad alcuni rumor emersi
online, la storia di Clayface sarà
incentrata su un attore in ascesa il cui volto è sfigurato da un
gangster. Come ultima risorsa, il divo si rivolge a uno scienziato
eccentrico per poter ottenere nuovamente il suo fascino. All’inizio
l’esperimento ha successo, ma le cose prenderanno presto una piega
inaspettata.
Poiché Clayface
sarà ambientato nell’universo DC, i fan dovrebbero aspettarsi molti
collegamenti con l’universo più ampio, e saremmo molto sorpresi se
Batman apparisse o fosse anche solo menzionato. Il produttore
Peter Safran ha condiviso alcuni nuovi dettagli
sulla sceneggiatura di Flanagan, sottolineando che il film sarà
effettivamente un film horror in piena regola, sulla scia di La
mosca di David Cronenberg, ma si dice
trarrà anche ispirazione dal successo horror di Coralie
Fargeat, The
Substance.
“Clayface, vedete, è una storia
horror hollywoodiana, secondo le nostre fonti, che utilizza
l’incarnazione più popolare del cattivo: un attore di film di serie
B che si inietta una sostanza per rimanere rilevante, solo per
scoprire che può rimodellare il proprio viso e la propria forma,
diventando un pezzo di argilla ambulante”, ha dichiarato
Safran.
Tom Rhys Harries interpreterà il personaggio
principale di Clayface,
il film dei DC Studios. Il film vedrà anche la partecipazione di
Max Minghella nel ruolo di John, un detective di
Gotham City che inizia a nutrire sospetti sulla relazione tra la
sua fidanzata Caitlin e Matt Hagen. Naomi Ackie
interpreta invece proprio Caitlin Bates, amministratrice delegata
di un’azienda biotecnologica che cura Matt dopo che questi è stato
sfigurato.
Il film è basato su una storia di
Mike Flanagan, attore di La caduta della casa
degli Usher (l’ultima bozza è stata firmata da Hossein
Amini, sceneggiatore di Drive), con James
Watkins, regista di
Speak No Evil, alla regia.
Clayface è attualmente previsto per l’arrivo
nelle sale l’11 settembre 2026.
Jurassic
World – La Rinascita ha diviso le opinioni della
critica quando è uscito nelle sale a luglio (letteralmente; ha il
50% di stime su Rotten Tomatoes). Nonostante ciò, il film è
riuscito a respingere la concorrenza di Superman e I
Fantastici Quattro: Gli Inizi, consolidandosi come il più
grande successo dell’estate.
Con un incasso di 861 milioni di
dollari al botteghino mondiale, il film diretto da Gareth
Edwards ha rappresentato un nuovo inizio di successo e ha
dimostrato che c’è ancora molto da fare nel longevo franchise dei
dinosauri.
Scarlett Johansson ha guidato il cast nei
panni dell’eroica Zora Bennett, e sembra che non abbiamo ancora
visto nulla del suo personaggio. Secondo l’indiscreto
Daniel Richtman (tramite SFFGazette.com), “Un
nuovo film di Jurassic World con [Johansson] di nuovo protagonista
è già in lavorazione”.
Immaginiamo che torneranno anche
Mahershala Ali e
Jonathan Bailey. Il primo avrebbe dovuto essere
eliminato, ma è stato salvato dall’intervento dei dirigenti della
Universal Pictures. Tuttavia, al momento non si hanno notizie né su
di loro né sul potenziale coinvolgimento di Edwards.
“Questo film, per me, è davvero
unico. È un pezzo a sé stante”, ha detto Johansson all’inizio
di quest’anno. “E si spera che questo film resti autonomo senza
il supporto dei film precedenti e che non abbia bisogno di
estendersi oltre ciò che è.”
“Voglio dire, il film si
intitola Rebirth, ovviamente, ma Gareth [Edwards, regista], e credo
Frank [Marshall, produttore] e Steven [Spielberg, produttore
esecutivo] e tutti i creativi di questo progetto, volevano che
questo film fosse un’opera a sé stante, autonoma.” Ha aggiunto
Scarlett Johansson: “Sono una grandissima
fan dell’universo di Jurassic, e ci sono sicuramente un sacco di
meravigliosi ammiccamenti nostalgici, o cenni, o Easter egg o come
li volete chiamare, ai film di Steven e ai film di Jurassic
precedenti. Credo che la speranza sia che se non avete mai visto
nessuno degli altri Jurassic, questo sia quello giusto. Questo è
l’obiettivo, comunque.”
Jurassic
World – La Rinascita avrebbe potuto essere concepito
come un film a sé stante, ma incassare quasi 900 milioni di dollari
in un momento in cui il pubblico non affolla più i cinema è
un’impresa impressionante, e praticamente garantisce che questo
seguito di cui si vocifera si realizzerà.
Dopo la vittoria del Leone d’Argento
come Miglior Regista da parte dello sceneggiatore e regista
Benny Safdie, abbiamo un nuovo trailer (tramite
TheRingReport.com) per
The Smashing Machine di A24.
Questa anteprima ci mostra meglio la
trasformazione di
DwayneJohnson nel
lottatore di MMA Mark Kerr, ed è piena di elogi per una performance
che molti critici ritengono possa valergli una nomination
all’Oscar. Quanto sia probabile resta da vedere, ma se non altro,
contribuirà a reinventare la star di Fast & Furious agli occhi
degli spettatori.
The Smashing Machine ha ricevuto recensioni
positive da quando è stato presentato a Venezia, e si attesta
all’83% su Rotten Tomatoes. Mentre Johnson entra in una nuova fase
della sua carriera, cerca di cimentarsi in film più drammatici e
sembra desideroso di affermarsi come attore “serio”.
Johnson ha subito una significativa
trasformazione fisica per interpretare Kerr, e di recente ha fatto
notizia per aver rivelato la sua figura snella prima al Lido e poi
al Toronto International Film Festival. Ora, sappiamo che questa
trasformazione sarà per il suo prossimo film con Safdie, Lizard Music annunciato ieri.
Nell’adattamento del romanzo di
Daniel Pinkwater, Johnson interpreterà un
settantenne il cui migliore amico è una gallina di 70 anni.
“Benny mi ha proposto questo ruolo dopo”, ha spiegato
Johnson. “E dopo circa 45 minuti, il discorso è finito e ho
detto: ‘Sono il tuo Chicken Man’.”“Ho ancora molta strada
da fare”, ha detto l’attore a proposito della sua perdita di
peso. “Sono così entusiasta di avere la possibilità di
trasformarmi di nuovo, spero, come sono riuscito a fare in
‘Smashing Machine’. [Significa] mangiare meno pollo.”
“Per alcuni anni mi sono sentito
etichettato perché ho permesso che accadesse”, ha continuato
Johnson. “‘Smashing Machine’ è per me. Speri che sia tipo,
‘Ehi, abbiamo fatto questa cosa. Ci piace. Speriamo che piaccia
anche a te, e se non ti piace, va bene. Forse ti piacerà il
prossimo.'”
Ha aggiunto: “I film che ho
fatto in passato, li adoro. Tornerò a farli di nuovo.” Con
questo, Johnson ha confermato che inizierà a girare un terzo film
di Jumanji insieme a Kevin Hart
questo novembre.
Non si sa se The Rock intenda
tornare in WWE, anche se sembra sempre più improbabile.
Analogamente alla sua incursione nel DC
Extended Universe per Black
Adam, la sua esperienza in WWE ha ricevuto recensioni
contrastanti, nonostante sia stata salvata da una divertente
interpretazione del malvagio “Final Boss”. Il coinvolgimento
creativo di Johnson è stato accolto male, così come il suo
tentativo di costruire diversi show e trame attorno a sé.
La storia del leggendario lottatore
di arti marziali miste e UFC Mark Kerr, “The Smashing
Machine” vede protagonisti Dwayne Johnson, Emily Blunt, Ryan Bader, Bas Rutten e
Oleksandr Usyk.
La doppia vita di Madeleine Collins
(qui
la nostra recensione) è un film del 2021 diretto da Antoine
Barraud che si muove tra
dramma psicologico e
thriller intimo, costruendo una narrazione tesa e avvolgente
attorno a una donna divisa tra due esistenze parallele. La
protagonista, interpretata da Virginie Efira, conduce una
vita apparentemente normale, ma nasconde un segreto che lentamente
si riflette sulle sue relazioni e sulla sua identità. Il film si
distingue per il modo in cui intreccia suspense e introspezione,
portando lo spettatore in un viaggio emotivo che si addentra nel
cuore della menzogna e del desiderio.
Il genere a cui appartiene è quello del dramma
psicologico con sfumature da thriller, un terreno in cui il cinema
francese ha saputo muoversi con grande efficacia. Barraud,
attraverso una regia sobria ma incisiva, ricorda atmosfere tipiche
del cinema di autori come Claude Chabrol o François
Ozon, ma anche di film internazionali che esplorano la
costruzione e la dissoluzione dell’identità, come Gone
Girl di David Fincher. La tensione non nasce da
scene d’azione, ma dall’ambiguità del quotidiano, dalle scelte che
la protagonista compie e dalle conseguenze inevitabili che ne
derivano.
Temi come la doppiezza, la fragilità dei legami
familiari, l’inganno e la ricerca di sé sono al centro di una trama
che mette in discussione l’idea stessa di verità e di autenticità.
La doppia vita di Madeleine Collins non è solo il ritratto
di una donna divisa tra due mondi, ma una riflessione universale
sulla difficoltà di conciliare desideri personali e responsabilità
verso gli altri. Nel resto dell’articolo, ci concentreremo sul
finale del film, analizzandone il significato e cercando di
spiegare quali risposte – e quali nuove domande – lascia nello
spettatore.
Virginie Efira in La doppia vita di Madeleine Collins
La trama di La doppia vita di Madeleine
Collins
Il film racconta la storia di Judith
(Virginie Efira), una donna che conduce una doppia vita: in
Svizzera è la compagna di Abdel (Quim Gutiérrez), da
cui ha avuto una figlia; in Francia, invece, vive con Melvil
(Bruno Salomone), con cui ha avuto due figli. Questo
precario equilibrio che Judith mantiene in piedi, grazie a bugie e
segreti, inizierà a sgretolarsi pericolosamente, rischiando di
mandare in frantumi entrambe le sue vite. Trovandosi all’angolo e
apparentemente senza vie di uscita, la donna decide di darsi alla
fuga, finendo in una spirale vertiginosa da cui è impossibile
tornare indietro.
La spiegazione del finale del film
Nel terzo atto del film, il fragile equilibrio
che Judith era riuscita a mantenere tra le sue due vite si sgretola
in modo definitivo. I sospetti dei figli e l’imprevisto incontro
con i genitori di Abdel spingono la protagonista in una spirale di
tensione sempre più incontrollabile. La fuga improvvisa in auto,
l’arresto e la scoperta della sua falsa identità da parte della
polizia segnano un punto di non ritorno: Judith è costretta a
confrontarsi con il peso delle sue menzogne, mentre emerge
chiaramente la verità sulla morte della sorella Margot e sulla
scelta di appropriarsi della sua identità per crescere la piccola
Ninon.
Da quel momento, la vita di Judith va in pezzi.
Perde il lavoro, decide di separarsi dal marito Melvil e affronta
lo scontro più doloroso: quello con Abdel e con Ninon, la bambina
che l’ha sempre creduta sua madre. La discussione violenta con
Abdel e il rifiuto di Ninon, che inizia a ripetere che lei non è la
sua vera madre, rappresentano la definitiva caduta del suo doppio
inganno. Judith, spezzata, confessa la verità e riporta la bambina
da Abdel, prima di allontanarsi per sempre. L’ultimo atto la vede
ricevere da Kurt una nuova identità: quella di Madeleine Collins,
segno che la fuga e la reinvenzione di sé sembrano per lei l’unica
via possibile.
Virginie Efira e Quim Gutiérrez in La doppia vita di Madeleine
Collins
Il finale, in questo senso, lascia lo spettatore
sospeso tra realtà e illusione. Judith, che ha vissuto divisa tra
due vite, sceglie ancora una volta di cancellarsi e di rinascere
sotto un nuovo nome. È un epilogo che non offre catarsi né
redenzione: piuttosto, sottolinea il carattere irrisolto e tragico
della protagonista, incapace di affrontare le conseguenze delle
proprie scelte se non inventando un’ennesima maschera. La
trasformazione in Madeleine Collins non appare come una
liberazione, ma come l’ennesima fuga da se stessa.
Allo stesso tempo, il film apre la porta a
interpretazioni più simboliche. Alcuni spettatori hanno letto
l’ultima scena come la rappresentazione di un ciclo senza fine,
dove l’identità diventa un abito da indossare e da cambiare secondo
necessità, ma mai da abitare davvero. Judith diventa così una
figura emblematica della società contemporanea, dove il desiderio
di essere “tutto” – madre, moglie, amante, professionista – rischia
di tradursi in una perdita totale di sé. La sua metamorfosi finale
non è tanto una scelta consapevole, quanto l’espressione della sua
incapacità di trovare un nucleo autentico.
La doppia vita di Madeleine Collins, nel
suo epilogo, ci lascia con un messaggio amaro: la verità, per
quanto dolorosa, è l’unico terreno su cui costruire relazioni
autentiche. L’inganno, anche quando nasce dall’amore o dal
desiderio di proteggere, non può che condurre alla frattura e alla
solitudine. Antoine Barraud firma un film che non cerca facili
risposte ma che, con il suo finale enigmatico e disturbante, invita
lo spettatore a riflettere sulla fragilità dell’identità e sul
prezzo delle menzogne che scegliamo di raccontare a noi stessi e
agli altri.
Lo chef Julian Slowik proietta la sua
rabbia e la sua frustrazione sugli ignari ospiti attraverso i suoi
piatti in The
Menu, ma fa una sorprendente eccezione quando serve con
amore un cheeseburger a Margot. Ma andiamo con ordine. Ogni portata
del film è stata preparata da Slowik e dal suo staff di cucina
all’Hawthorne e mentre le prime tre portate e i relativi monologhi
suscitano sospetti tra gli ospiti, la quarta instilla panico e
paura quando un sous chef si spara davanti alla clientela d’élite.
Con ciò che segue, Slowik semina il caos all’Hawthorne rivelando il
suo sinistro piano omicida per la serata.
Si scopre infattiche lo chef Slowik ce l’ha con
l’intero settore della ristorazione di lusso e con chiunque ne
faccia parte, che si tratti di critici gastronomici o di ricconi
che non capiscono nulla di cibo e vogliono solo quella foto da
postare su Instagram. Slowik intende ucciderli tutti. Ma proprio
quando sembra che ogni speranza sia perduta, Margot gli chiede un
cheeseburger, che non è nel menu. Lo chef Julian acconsente alla
richiesta di Margot preparando il cheeseburger e aspettando poi con
ansia il giudizio della ragazza. Slowik permette a quel punto a
Margot di andarsene prima di dare fuoco al locale, lasciando
intendere che c’è un significato particolare in quel cheeseburger,
molto più di quanto si potrebbe credere.
Quando Margot irrompe nella stanza privata di
Julian, trova un premio come Impiegato del mese del suo primo
lavoro all’Hamburger Howie’s. Nella foto sul trofeo, Julian è quasi
irriconoscibile, con un sorriso piacevole e l’atteggiamento di un
uomo allegro e spensierato. Il trofeo diventa l’ultimo tassello del
puzzle che circonda le motivazioni di Slowik, poiché rivela che lo
chef ha avuto umili origini nel mondo culinario. Nel corso del
tempo, il personaggio di Ralph Fiennes in The Menu è cresciuto sempre più
come chef e alla fine si è guadagnato l’opportunità di cucinare per
le élite.
Tuttavia, quella che era iniziata come una
ricerca appassionata e soddisfacente di preparare hamburger per i
clienti dell’Hamburger Howie’s ha preso una piega sinistra quando
ha iniziato a cucinare per i ricchi. Slowik lo mette in luce nel
film, rivelando come i suoi clienti d’élite non sappiano nulla di
cibo e siano all’Hawthorne solo per vantarsi del loro status
sociale. Mentre Richard e sua moglie mangiano lì solo perché non
hanno niente di meglio da fare con i loro soldi, Lilian fa metafore
insensate sul cibo, ma si preoccupa poco del sostentamento dei
lavoratori del settore.
Bryce e i suoi amici finanzieri non sanno nulla
di arte culinaria, ma hanno l’audacia di minacciare Slowik. La star
del cinema John Leguizamo, d’altra parte, diventa
solo un frustrante riflesso dell’incapacità di Slowik di rimanere
fedele alla sua arte. Peggio ancora, Tyler si rivela un foodie
egocentrico dei social media che sminuisce il cibo dello chef
elencando ogni ingrediente senza comprendere lo sforzo che c’è
dietro la sua preparazione. Margot alla fine si trova d’accordo con
lo chef e si rende conto che lui desidera ardentemente la
gratificazione dei primi tempi della sua carriera culinaria.
Margot collega quindi i puntini e chiede il
cheeseburger perché capisce che ricorderebbe a Slowik il periodo in
cui amava sinceramente cucinare. Come previsto, Slowik mette tutto
il suo cuore e la sua anima nella preparazione del cheeseburger,
poiché lo vede come un’opportunità per riscattarsi e rimediare ai
piatti privi di passione che ha preparato per la classe alta.
Quando Margot assaggia l’hamburger e lo apprezza, lo chef si sente
orgoglioso e soddisfatto perché capisce che lei non è come gli
altri che mangiano e lodano il suo cibo solo per convenienza.
Perché lo chef lascia andare Margot dopo il
cheeseburger
Chiedendo invece il cheeseburger con patatine
fritte, Margot dimostra che il suo rapporto con il cibo non ha
secondi fini e che desidera solo un pasto sostanzioso che soddisfi
la sua fame. Questo fa sì che lei si distingua dagli ospiti
dell’alta società dell’Hawthorne e dà allo chef Julian la
soddisfazione che desidera. Di conseguenza, Julian non può fare a
meno di trattare Margot come una cliente abituale, come quelle che
frequentavano l’Hamburger Howie’s ai suoi tempi, e le permette di
andarsene quando lei chiede di poter portare via il resto del suo
hamburger.
Cosa significa l’ultima scena di The Menu
Uno dei motivi per cui Margot si identifica con
le difficoltà di Julian verso la fine di The Menu è che anche lei
lavora nel settore dei servizi. Proprio come Julian, sembra
svolgere il suo lavoro solo perché viene pagata per farlo, ma non
ne è soddisfatta. Analogamente allo chef, anche Margot si sente
tradita quando si rende conto che Tyler ha abusato del suo servizio
di accompagnatrice non dicendole che sarebbe morta accompagnandolo
a Hawthorne. Lei e Julian diventano semplici vittime dei ricchi,
che danno per scontati i loro servizi senza mai dare nulla in
cambio.
Chiedendo il cheeseburger, Margot riscopre
l’aspetto del dare e avere di ogni servizio e aiuta Julian a fare
lo stesso. L’ultima scena di The Menu cattura questo
concetto mostrando come il personaggio di Anya Taylor-Joy assapori ogni boccone del cheeseburger
mentre guarda Hawthorne bruciare in rovina. Margot, come Julian,
attinge a un sentimento dimenticato di appagamento nella scena
finale e l’hamburger lo simboleggia.
Ci sono teorie azzardate sul cheeseburger di
The Menu
Sebbene la richiesta di Margot abbia portato
alla sua fuga, ciò non ha impedito ai fan di creare teorie
azzardate sul finale di The Menu. Una teoria suggerisce che
il cheeseburger sia fatto di carne umana, il che aggiungerebbe un
interessante elemento horror al film. Prima dell’uscita del film,
si ipotizzava che avrebbe trattato il tema del cannibalismo, dati i
suoi chiari riferimenti all’uccisione dei ricchi e il fatto che
fosse pubblicizzato come un thriller satirico sulla cucina
raffinata. Purtroppo, non ci sono prove evidenti che l’hamburger
sia fatto di carne umana.
Tuttavia, una teoria ha effettivamente un certo
fondamento, poiché alcuni hanno sostenuto che lo chef Slowik abbia
usato il cheeseburger per avvelenare Margot. Mentre Margot e Slowik
legavano, lei ha anche costantemente interrotto il suo piano molto
specifico e ucciso la sua sous chef, Elsa, quindi è improbabile che
Slowik le permettesse semplicemente di andarsene. All’inizio, Elsa
rivela che se la carne di manzo di 152 giorni fosse stata lasciata
un giorno in più, chi l’avesse mangiata sarebbe stato avvelenato
dai batteri e sarebbe morto rapidamente. Slowik avrebbe potuto
usare carne di manzo di 153 giorni per il cheeseburger, uccidendo
Margot. Anche in questo caso, però, non ci sono prove evidenti a
riguardo.
Il finale di Retribution spiega un
importante colpo di scena che avrebbe dovuto sorprendere gli
spettatori, ma la conclusione del recente
thriller di Liam Neeson è stata sorprendentemente prevedibile. Terzo
remake del film spagnolo di successo del 2015 El
desconocido, Retribution di Nimrod Antal vede
Neeson nei panni di un banchiere la cui vita viene sconvolta
durante il tragitto verso la scuola con i suoi figli. Dopo essere
salito in macchina, Matt Turner ignora i figli mentre
conclude un importante accordo di lavoro con il suo collega
Anders. Matt termina la telefonata e un secondo telefono
misterioso inizia a squillare.
Matt risponde alla chiamata e una voce distorta
lo avverte che sotto il suo sedile c’è una bomba. Nella trama di
Retribution, Matt deve seguire i comandi del suo aguzzino
per evitare che la sua auto e i suoi occupanti vengano fatti a
pezzi se cerca di lasciare il veicolo. Quello che segue potrebbe
essere un mix tra Speed e Crank, ma la trama rimane convenzionale e banale. Anche
il collega di Matt, Sylvain, viene preso di mira, dimostrando così
che questa situazione non è uno scherzo elaborato, e Matt viene
infine costretto a incontrare Anders.
Come Anders ha simulato la propria morte in
Retribution
Anders, interpretato da Matthew Modine, è
stato il secondo collega coinvolto nel losco piano del cattivo.
L’antagonista ha detto a Matt di sparare ad Anders, ma l’eroico
personaggio interpretato da Neeson non è riuscito a farlo. A causa
della sua indecisione, il killer ha eliminato ogni possibilità di
scelta facendo esplodere l’auto di Anders. Con un colpo di scena,
il finale di Retribution ha però spiegato che Anders è il
vero cattivo. Inscenando un’esplosione che non lo ha ucciso, Anders
ha evitato il raggio d’azione della bomba e allo stesso tempo ha
convinto Matt che l’assassino al telefono faceva sul serio.
Anders usa la sua finta morte per costringere
Matt a seguire le sue richieste, tra cui il trasferimento di una
notevole somma di denaro su un conto bancario offshore. Anders
spera di iniziare una nuova vita dopo aver usato Matt per portare a
termine la sua rapina potenzialmente letale. Matt ha però altri
piani. Quando una barricata della polizia ferma la sua auto,
convince gli agenti che sta seguendo le istruzioni di un cattivo
invisibile. Una volta che la polizia ha portato in salvo i suoi
figli dall’auto, Matt li semina e si incontra con Anders. Con
l’uomo finalmente nella sua macchina, Matt guida fuori da un ponte
mentre esce dal veicolo, attivando così la bomba.
La maggior parte dei personaggi di
Retribution sopravvive all’azione del film, anche se Anders
muore nella seconda esplosione culminante. Matt, tuttavia, emerge
dal fiume dove si è schiantato con la sua auto. Quando esce
dall’acqua, diventa chiaro che la polizia sa che è innocente e che
Anders lo ha usato come pedina. Questo non spiega come Matt sapesse
che sarebbe sopravvissuto all’esplosione. Sopravvive come Anders,
allontanandosi dal raggio dell’esplosione (nuotando più in
profondità nel fiume sotto il ponte). Matt non sa che questo
funzionerà, ma è disposto a sacrificarsi.
Il vero motivo per cui Anders ha preso di mira
Matt
All’inizio della storia di Retribution,
sembra che il lavoro di Matt come banchiere abbia un legame con il
suo aguzzino. In effetti, gli spettatori più attenti potrebbero
aver supposto che il cattivo avesse preso di mira una figura
moralmente ambigua come Matt, proprio come i cattivi assassini di
Saw prendono di mira agenti assicurativi, banchieri corrotti
e altri professionisti inaffidabili. Tuttavia, anche il cattivo di
questo film è un banchiere e la sua motivazione è meno complessa
dal punto di vista morale. Anders e Matt sono gli unici banchieri
autorizzati ad accedere a un conto bancario offshore segreto e a
trasferirvi denaro.
Tuttavia, per farlo devono autorizzare insieme i
trasferimenti su questo conto. Anders ha bisogno di fingere la sua
morte e mettere in atto questo piano elaborato ed esplosivo per
poter rubare il denaro. Sebbene sembri improbabile che un banchiere
faccia fatica a sottrarre fondi con un metodo più semplice, questa
è l’unica ragione che Anders offre per incastrare Matt in
Retribution. È difficile capire come il personaggio pensi di
poterla fare franca, dato che la polizia non penserebbe che Matt
abbia fatto esplodere la sua auto dopo aver rubato i soldi.
Liam Neeson nel film Retribution
Come Zach ed Emily sono scappati
Nei primi due terzi della storia di
Retribution, la posta in gioco rimane alta per Matt, che
guida con i suoi due figli, Zach ed Emily, sul sedile posteriore
dell’auto. I due passano molto tempo a rifiutarsi di credere che
l’auto sia stata sabotata con un ordigno esplosivo, anche molto
tempo dopo che il padre si è abituato a questa scioccante realtà.
Fortunatamente, alla fine i bambini si rendono conto della gravità
della situazione. Vengono salvati quando Matt guida dritto contro
una barricata della polizia alla fine di un lungo tunnel.
La polizia aiuta Zach ed Emily a uscire
dall’auto e si offre di disinnescare la bomba e salvare Matt se lui
si costituisce. Tuttavia, Matt se ne va per riabilitare il proprio
nome una volta che i suoi figli sono fuori pericolo. Matt, infatti,
non vuole che il suo aggressore invisibile la faccia franca e lo
tormenti di nuovo. Non sa ancora che Anders è il cattivo, ma se
fosse stato in grado di identificarlo come il suo aggressore,
avrebbe potuto uscire dall’auto e risparmiarsi alcune ferite
lasciando che se ne occupasse la polizia.
Il vero significato del finale di
Retribution
Il finale di Retribution fatica in realtà
a trovare un messaggio profondo tra l’azione mozzafiato e le scene
di inseguimento frenetiche del film. Si potrebbe sostenere che
Anders rappresenti i peggiori eccessi dell’industria finanziaria
contemporanea, con il cattivo spietato che tenta di uccidere per
denaro. Tuttavia, Matt ha lavorato a stretto contatto con Anders
per anni ed è ritratto come un eroe. Questa spiegazione è
complicata. In definitiva, il finale di Retribution spiega
che Matt deve passare meno tempo al telefono e più tempo con la sua
famiglia.
Arriva nelle sale italiane dal 9
ottobre La ragazza del coro, opera prima
della regista Urška Djukić, premiato al 75°
Festival di Berlino con il prestigioso
Premio FIPRESCI nella sezione Perspectives. Un riconoscimento che
conferma la forza e l’originalità di una voce autoriale tra le più
interessanti del panorama europeo.
La ragazze del
coroè il candidato sloveno alla 98a edizione
degli Academy Award®, dove
concorrerà nella categoria Best International Feature
Film.
Protagonista è Lucia, una ragazza
dall’animo particolarmente sensibile che canta nel coro di una
scuola cattolica. In un contesto fatto di regole, silenzi e
aspettative, Lucia si ritrova ad affrontare per la prima volta
domande profonde e scomode: a chi appartiene il mio corpo? Come si
imparano le regole del cuore e della vita?Attraverso le
interpretazioni autentiche di Jara Sofija Ostan e Mina Švajger, il
film mette in scena con delicatezza e forza la scoperta della
sessualità, i conflitti interiori e le dinamiche sociali che
accompagnano la crescita. “Cercavo una ragazza che si trovasse in
quella fase di transizione tra la fanciullezza e la femminilità –
ha raccontato la regista – Volevo qualcuno che avesse grazia, che
irradiasse qualcosa, che fosse luminoso. Ho scelto Jara Sofija
Ostan perché ho capito subito che aveva qualcosa di magico:
sembrava un’anima antica intrappolata in un corpo di ragazza che si
stava lentamente risvegliando”.
La ragazza del
coro è una produzione SPOK Films (Slovenia), in
co-produzione con Staragara IT (Italia), 365 Films (Croazia),
Non-Aligned Films (Serbia), Nosorogi (Slovenia), OINK (Slovenia).
Produzione associata: Sister Production (Francia), con il supporto
di Friuli Venezia Giulia Film Commission – PromoTurismoFVG.
La ragazza del corosarà
distribuito al cinema dal 9 ottobre da Tucker Film.
La
Festa del Cinema di Roma
2025 celebra Franco Pinna (1925-1978),
fotografo italiano fra i più importanti del secolo scorso, con
alcune iniziative in occasione del centenario della sua
nascita.
L’immagine
ufficiale della ventesima edizione della Festa, in programma dal 15
al 26 ottobre, proviene infatti dalla sua straordinaria produzione.
Si tratta di una ripresa effettuata sul set del film Giulietta
degli spiriti, di cui ricorre il sessantenario dall’uscita,
capolavoro di Federico Fellini, con cui Pinna stabilisce il
rapporto umano e professionale più rilevante. La scena, onirica e
divertente, si riferisce al ricordo di Giulietta (Masina) relativo
alla fuga in biplano del suo amato nonno (Lou Gilbert) insieme a
un’affascinante circense (Sandra Milo), inseguiti vanamente da
parenti e conoscenti benpensanti che vorrebbero evitare lo
scandalo. Una sequenza, al limite fra realtà e fantasia, che
si conclude in una memorabile corsa verso la libertà e contro le
convenzioni sociali, dove appare Federico Fellini di spalle, con il
megafono in mano, pronto a dare il via alle riprese.
La ventesima
edizione della Festa del Cinema ricorda inoltre Franco Pinna
attraverso un programma di tre mostre parallele (FRANCO PINNA
FOTOGRAFO. OMAGGIO PER UN CENTENARIO), ideate e realizzate da
Archivio Franco Pinna e OfficinaVisioni, a cura di Paolo
Pisanelli. Le mostre, in collaborazione con Cinema del reale,
Erratacorrige, Big Sur, saranno esposte in alcuni fra i luoghi
più emblematici della manifestazione.
La prima, dal
titolo Franco Pinna – MONDOCINEMA, sarà aperta dal 15 al
27 ottobre presso il foyerdella Sala Sinopoli
dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, presentando una
selezione di un centinaio di immagini in rappresentanza del
formidabile repertorio cinematografico sviluppato dal fotografo nel
glorioso ventennio fra i Cinquanta e i Settanta del secolo scorso.
In mostra, molti dei protagonisti del periodo, italiani e
stranieri, con esponenti del cinema più popolare così come di
quello d’avanguardia.
La seconda esposizione,
Franco Pinna e Pier Paolo Pasolini – VIAGGIO AL TERMINE DEL
MANDRIONE, si terrà presso la Casa del Cinema dal 10 ottobre
al 30 novembre. Per la circostanza, il noto
reportagerealizzato da Pinna a contatto con la
popolazione d’origine Rom e le prostitute della borgata romana del
Mandrione (1956), capolavoro assoluto della fotografia
neorealistica che per la prima volta viene presentato attraverso
una cinquantina di immagini, si ritrova abbinato, con attinenza
anche sorprendente per comunanza di visione, ad alcuni testi di
Pasolini, tratti da una sua inchiesta giornalistica, Viaggio
per Roma e dintorni, pubblicata sul settimanale “Vie Nuove”
(1958).
La terza mostra,
Franco Pinna – FELLINI IN SCENA!, si svolgerà all’aperto
lungo Via Veneto, la leggendaria strada de La dolce
vita di Fellini, in collaborazione con il I Municipio,
l’Associazione Via Veneto e il sostegno di Molinari – la sambuca
italiana che proprio quest’anno celebra l’80° anniversario. In Via
Veneto tutta l’attenzione sarà rivolta alla figura di Fellini,
colto nei momenti di lavoro e di pausa durante le riprese di film
quali, fra gli altri, Fellini. A Director’s
Notebook/Block-notes di un regista, Fellini
Satyricon, I clowns, Roma,
Amarcord, Il Casanova di Federico Fellini, oltre
il già citato Giulietta degli spiriti. Ne viene fuori un
Fellini di strabordante personalità e di meticolosa
professionalità, secondo modi imprevedibili anche per i suoi più
devoti ammiratori, istrionico nell’ammaestrare gli attori e nel
governare la troupe, ma anche scanzonato nel prendersi
gioco del fotografo, bravissimo a simboleggiarne il carisma in
immagini folgoranti, facendo leva sulla profonda amicizia con lui
stabilita.
I film sui
supereroi non sono per tutti. Molti attori hanno
indossato mantelli, cappucci e spandex, ammettendo poi di non aver
apprezzato l’esperienza e di non volerla più ripetere. Tuttavia,
una piccola manciata di attori è tornata a ruoli che
apparentemente odiava.
Alcuni lo hanno fatto perché
obbligati contrattualmente. Altri, invece, volevano una seconda
possibilità o hanno ricevuto offerte sufficienti a mettere a tacere
il loro orgoglio. Alcuni erano forse non hanno saputo dire “no”.
Eccoli di seguito:
Alan Cumming – Nightcrawler
Alan
Cumming ha fatto un’apparizione unica nel franchise
X-Men della 20th Century Fox, offrendo
un’interpretazione memorabile nei panni del teleporter Nightcrawler
in X-Men 2. Non è tornato per X-Men:
Conflitto finale, ma tornerà a vestire i panni di Kurt
Wagner per Avengers:
Doomsday dei Marvel Studios. Tuttavia, quello
che non avevamo capito è che il suo debutto nel MCU sta fungendo da
esperienza “curativa” per l’attore.
“È stato fantastico. È stato
davvero… in un certo senso appiccicoso, è stato davvero curativo ed
è stato davvero bello tornare a qualcosa che era stata
un’esperienza terribile quando l’ho fatto la prima volta”, ha
detto Cumming del suo ritorno nei panni di Nightcrawler.
“[Avengers: Doomsday è un] film grandioso,
grandioso. Lo adoro.” Non è un segreto che il regista
Bryan Singer abbia creato un ambiente tossico sul
set, e siamo fortunati che questo non abbia scoraggiato l’attore
dal riprendere il ruolo più di vent’anni dopo.
James Franco – Harry Osborn
James
Franco si è fatto conoscere interpretando Harry Osborn
nella trilogia di Spider-Man di Sam Raimi. Il suo
miglior lavoro è arrivato nel sequel, ma quando è uscito il
deludente terzo capitolo, sembrava che stesse interpretando una
parodia del personaggio (e non solo per quel buffo costume da
“Goblin” che indossava). Franco ha poi chiarito ampiamente di non
essersi divertito a interpretare Harry dopo quel primo film,
dicendo: “Ci ho lavorato molto duramente, ma non erano film che
mi interessavano. E dopo la loro uscita, mi sono sentito
malissimo.”
In seguito ammise che far parte del
franchise di Spider-Man gli aveva fatto capire
che, come attore, “devi fare solo progetti che ti interessano,
in cui credi, e quell’idea è nata da una brutta esperienza in quei
film”. L’attore ha poi lavorato di nuovo con Raimi in
Il grande e potente Oz, ma si è pentito di essere
stato bloccato in un contratto per tre film come parte della prima
trilogia per il grande schermo dell’arrampicamuri.
Jennifer Garner – Elektra
Jennifer
Garner ha interpretato Elektra in
Daredevil del 2003 e, nonostante sia stata uccisa
alla fine di quel film, l’attrice è tornata due anni dopo per
un’uscita da solista. Che ci crediate o no, Affleck, che ha
apertamente criticato Daredevil e ha detto quanto
odiasse interpretare l’Uomo senza paura, è tornato nei panni di
Matt Murdock per una scena eliminata, probabilmente perché era
obbligato contrattualmente a farlo. Nel frattempo, la Garner si
trovava nella stessa situazione e si è ritrovata costretta a
recitare in questo intero film orribile, invece di avere la fortuna
di finire sul pavimento della sala di montaggio.
Ha descritto l’uscita del 2005 come
“orribile”, mentre il suo ex fidanzato Michael
Vartan ha rivelato: “Ho sentito dire che [Elektra] era
orribile. [Jennifer] mi ha chiamato e mi ha detto che era orribile.
Doveva farlo per via di Daredevil. Era nel suo contratto”.
Nonostante ciò, Garner ha indossato almeno un’altra volta i panni
di Elektra in Deadpool & Wolverine,
uscito la scorsa estate. Nonostante una terribile esperienza a metà
degli anni 2000, è stata tentata di tornare per una terza volta nei
panni dell’assassina.
Ryan Reynolds – Deadpool
Ryan
Reynolds non ha mai odiato Deadpool;
in effetti, lo amava così tanto da essere responsabile della
diffusione del filmato di prova, che ha contribuito alla
realizzazione del film del 2016. Tuttavia, non è un segreto che
l’attore odiasse la versione di Wade Wilson che aveva interpretato
in X-Men Origins: Wolverine del 2009. Questo
“Deadpool” fu introdotto come il mercenario spiritoso in una serie
di scene d’azione sdolcinate – tagliava a metà un proiettile con
una spada – solo per poi diventare Arma XI, alias “Barakapool”,
nell’atto finale del film stroncato dalla critica.
“È stata un’esperienza molto
frustrante”, ha ricordato in seguito Reynolds. “Ero già
legato al film di Deadpool. A quel punto non avevamo ancora scritto
una sceneggiatura. Arrivò [Wolverine] e la cosa fu tipo,
‘Interpreta Deadpool in questo film o lo faremo fare a qualcun
altro’. E io dissi semplicemente, ‘Lo farò io, ma è la versione
sbagliata. Deadpool non è corretto’.” Fu un disastro
innegabile, e Reynolds dovette persino inventarsi le sue battute.
Dobbiamo credere che sia tornato solo perché sapeva di poter
interpretare Deadpool.
Idris Elba – Heimdall
Nemmeno il Marvel Cinematic
Universe è immune dal lasciare gli attori insoddisfatti dei
personaggi che hanno interpretato. Solo uno sarebbe tornato
ripetutamente, e nessuna delle sue apparizioni successive avrebbe
migliorato significativamente la situazione. Heimdall di Idris Elba non è stato un fattore determinante
in Thor e, nella migliore delle ipotesi, una
delusione in Thor: The Dark World. Ripensando alle
riprese aggiuntive di quel sequel, l’attore ricorda di aver
pensato: “Questa è una tortura, amico. Non voglio farlo”. Il
mio agente mi disse: “Devi farlo, fa parte del patto”. E poi eccomi
lì, con questa stupida imbracatura, con questa parrucca, questa
spada e queste lenti a contatto. Mi ha spezzato il cuore.”
Nonostante ciò, è tornato in
Thor: Ragnarok di Taika
Waititi, ottenendo solo un ruolo leggermente migliore. I
Marvel Studios hanno finalmente liberato Elba in Avengers: Infinity War,
quando Thanos ha ucciso l’Asgardiano. Tuttavia, l’attore non
può aver nutrito troppi rancori, visto che è apparso nella scena
post-credit di Thor: Love and Thunder.
Ben Affleck – Batman
Dopo aver avuto difficoltà
a interpretare Daredevil, tutti sono rimasti scioccati quando
Ben
Affleck ha deciso di firmare per interpretare il
Cavaliere Oscuro in Batman v Superman: Dawn of
Justice del 2016. Sfortunatamente, anche quel film è stato
stroncato dalla critica (così come Suicide Squad, un film in cui Affleck ha fatto
un paio di cameo), e Justice League del 2017 non ha avuto molto
meglio. Spinto al limite, Affleck ha finalmente deciso di chiudere
i conti, abbandonando sia il ruolo di Bruce Wayne che The
Batman, un progetto che inizialmente stava scrivendo, dirigendo
e interpretando.
Le pressioni e le reazioni negative derivanti
dall’interpretazione di questo personaggio della DC Comics hanno
coinciso anche con i problemi pubblici dell’attore con l’alcol, ed
è chiaro che Batman è un ruolo di cui si è disamorato e che voleva
abbandonare (The Batman era ormai abbastanza avanti che ha persino
condiviso un filmato di prova di Deathstroke). Sorprendentemente,
alla fine avrebbe accettato di indossare il costume non una o due
volte, ma tre. Questi cameo sono stati in Justice League di Zack
Snyder, The
Flash e in una scena tagliata da Aquaman e il Regno Perduto. Ora,
scommettiamo che Affleck si sia finalmente ripreso dalla storia del
mantello.
Dave Bautista – Drax
Inizialmente, la star di
Aquaman Jason Momoa era stata presa in
considerazione per interpretare Drax nell’MCU, ma il ruolo è andato
al wrestler professionista diventato attore Dave Bautista (meglio conosciuto come Batista
nella WWE). L’attore ha rubato la scena sia nei franchise dei
Guardiani della Galassia
che in quelli degli Avengers, ma mentre tutti noi abbiamo
apprezzato l’ilarità che ne è seguita, Bautista no. Ha detto che è
stato un “sollievo” concludere la sua esperienza da eroe nel Vol. 3
e ha ammesso: “Non è stato tutto piacevole. È stato difficile
interpretare quel ruolo… Non so se voglio che Drax sia la mia
eredità: è un’interpretazione sciocca e voglio fare cose più
drammatiche”.
In seguito avrebbe definito la sua
uscita dall’MCU “perfetta”, ma ha affermato che i Marvel Studios
hanno tradito il personaggio e la trama più seria che ci era stata
promessa quando il Distruttore giurò di vendicare la morte di sua
figlia uccidendo Thanos. A un certo punto, i Marvel Studios e
James
Gunn hanno riconosciuto che Bautista aveva delle buone
capacità comiche e hanno scelto di etichettare il personaggio. Di
conseguenza, Bautista ha continuato a tornare a un ruolo che lo
disilluse e lo frustrava sempre di più.
George Clooney – Batman
Batman e
Robin del 1997 è stato un fiasco deludente e scadente,
nato solo per vendere giocattoli. George Clooney ha ripetutamente riflettuto sul
film nel corso degli anni, ammettendo di aver odiato l’esperienza e
confessando di aver sbagliato con il Crociato Incappucciato.
“Mio figlio, il nuovo personaggio che adora è Batman”, ha
confessato Clooney in una recente intervista. “Gli ho detto:
‘Ero Batman’, e lui ha risposto: ‘Non proprio’, e io: ‘Non hai idea
di quanto hai ragione’.
Ciononostante, l’attore deve aver
dovuto un favore a qualcuno, visto che è tornato nei panni di Bruce
Wayne in The Flash del 2023. Si trattava di una
scena imbarazzante in cui Barry Allen incontrava il Batman della
sua nuova realtà, solo per ritrovarsi con un dente in computer
grafica che gli cadeva dalla bocca. Non ci sorprende che Clooney
non abbia indossato il costume per il suo breve ritorno, ma il
fatto stesso che sia tornato è sbalorditivo. Tuttavia, non
scommetteremmo sul fatto che interpreterà di nuovo Bruce (non si è
nemmeno preso la briga di radersi per questo cameo).
Ritorna Uno splendido errore, il teen
drama Netflix tratto dai romanzi di Ali Novak, con
novità in arrivo sul fronte della produzione. Dopo il successo
delle prime due stagioni, ambientate tra il folklore rurale del
Colorado e le turbolenze del cuore adolescenziale, la serie è
pronta a ripartire con nuovi sviluppi.
La terza stagione è già in fase di
produzione e le riprese, iniziate lo scorso 6 agosto presso il
Calgary Stampede Ranch in Canada, proseguiranno fino a dicembre.
Nel frattempo, Netflix ha confermato che il mondo di Jackie, Alex e
Cole continuerà oltre: anche una quarta stagione è già approvata,
un’eccezione rara per un teen drama.
Ultime news su Uno splendido
errore – Stagione 3 e 4
Netflix ha
rinnovato ufficialmente Uno splendido errore per una terza stagione
già prima del
debutto della seconda. L’annuncio è stato reso pubblico in
occasione degli Upfront di maggio 2025, segnale della fiducia della
piattaforma nell’adattamento del romanzo di Ali Novak. La
produzione è attualmente in corso: le riprese sono iniziate il 6
agosto 2025 nel ranch di Calgary (Canada) e proseguiranno fino a
dicembre, con l’uscita prevista per il 2026.
Terza stagione già confermata
Netflix ha rinnovato la serie YA ancora prima del debutto della
seconda stagione. L’annuncio, avvenuto nell’agosto 2025 con un
video social delle star, ha confermato che la terza stagione arriverà nel
2026.
Secondo i documenti della Directors Guild of Canada, la
pre-produzione è partita a giugno 2025, mentre le riprese sono
iniziate il 6 agosto e si protrarranno fino a dicembre. Seguendo i
tempi della stagione precedente, è probabile che i nuovi episodi
arrivino nell’estate del 2026.
Il cast di ritorno e le new entry
Il trio centrale formato da Nikki Rodriguez, Noah
LaLonde e Ashby Gentry tornerà sicuramente. Con loro, quasi tutta
la famiglia Walter: Katherine (Sarah Rafferty), Danny (Connor Stanhope),
Will (Johnny
Link), Nathan
(Corey Fogelmanis), i cugini Isaac (Isaac Arellanes) e Lee (Myles
Perez). Nonostante i problemi di salute di George, anche Marc
Blucas dovrebbe essere presente.
Tra i personaggi secondari della comunità di Silver Falls,
rivedremo Skylar (Jaylan Evans), Haley (Zoë Soul), Tara (Ashley
Tavares), Jordan (Dean Petriw), Parker (Alix West Lefler), Benny
(Lennix James), Erin (Alisha Newton), Grace (Ellie O’Brien), Dylan
(Kolton Stewart), Kiley (Mya Lowe), Olivia (Gabrielle Jacinto), il
coach Allen (Jesse Lipscombe) e Mato (Nathaniel Arcand).
Inoltre, Netflix ha annunciato una new entry: Chad Rook, che apparirà come guest
star ricorrente in almeno quattro episodi. I dettagli sul suo
personaggio non sono ancora stati rivelati.
Cosa aspettarsi dalla terza stagione
Con soli due libri all’attivo, la serie continuerà a muoversi su un
terreno inedito. Le prime anticipazioni della showrunner
Melanie Halsall
confermano che il destino di George sarà “una questione enorme” per
la trama. Le sue condizioni di salute potrebbero avere
ripercussioni sui già precari equilibri finanziari della famiglia e
sul futuro del ranch.
Intanto, alla Silver Falls High School, Jackie diventerà
vicepresidente del consiglio studentesco, una scelta che la metterà
in rotta di collisione con le “mean girls” locali. Sul fronte
sentimentale, il triangolo amoroso resterà al centro della storia:
Jackie ha ammesso di amare entrambi i fratelli, e qualcuno
inevitabilmente finirà col cuore spezzato.
Cole sembra avviato verso il college, Alex prosegue il suo percorso
nel rodeo, mentre Jackie dovrà fare i conti con le conseguenze
delle sue parole. La showrunner ha anticipato che “tutti avranno
del lavoro emotivo da fare per superare quella notte”.
E
se Alex decidesse di guardare altrove? Halsall ha accennato a una
possibile intesa con Blake, condividendo con ironia: “Chissà cosa
potrebbe succedere?”. Un segnale che la terza stagione non smetterà
di sorprendere.
Dopo una disastrosa serie di flop di
critica e pubblico, la Warner Bros. Pictures è
riuscita a ribaltare la sua situazione, quest’anno. Lo scorso fine
settimana, The
Conjuring – Il Rito Finale ha incassato 83 milioni di
dollari in Nord America, il miglior incasso della saga, diventando
la settima uscita consecutiva dello studio a superare i 40 milioni
di dollari.
Un film Minecraft
ha incassato 957 milioni di dollari in tutto il mondo quest’anno,
con F1: Il Film che ha superato le aspettative con
un incasso di 617 milioni di dollari.
Si è parlato molto di quanto poteva
essere redditizio Superman,
grazie a un budget complessivo di produzione e marketing di oltre
330 milioni di dollari. Il co-CEO dei DC Studios, James
Gunn, ha dichiarato che sarebbe stato felice che il
film raggiungesse il pareggio, ma l’esito finale sembra aver
superato le sue aspettative.
Secondo l’articolo,
“‘Sinners’ dovrebbe generare circa 60 milioni di
dollari di profitti al cinema; ‘Superman’ circa 125 milioni di
dollari; ‘Final Destination: Bloodlines’ circa 75 milioni di
dollari; ‘Weapons’ circa 65 milioni di dollari (e in aumento),
secondo fonti attendibili.”
“Per ‘F1’, alla Warner Bros. è
stata pagata una quota di distribuzione fissa e una percentuale dei
ricavi in linea con determinati parametri di riferimento al
botteghino, con conseguenti profitti al cinema di circa 34 milioni
di dollari”, aggiunge l’articolo. Una fonte interna allo
studio ha contestato queste cifre senza fornire cifre specifiche;
la fonte ha aggiunto che la Warner Bros. ha incassato circa 600
milioni di dollari di profitti cinematografici complessivi
dall’inizio dell’anno, prima di contare l’ultimo “Conjuring”.
Questi non sono numeri ufficiali, ma
se Superman avesse davvero incassato oltre 125
milioni di dollari di profitti cinematografici, sarebbe un
risultato stellare per il primo film del DCU. Questo potrebbe anche spiegare perché i DC
Studios stiano procedendo con Man of Tomorrow, un palese sequel di Superman
senza essere pubblicizzato come tale, già nel 2027.
Nell’episodio
3 di The Terminal List: Lupo Nero, Hastings ed
Edwards si sono riuniti con Farooq e Landry. Erano stati reclutati
da Haverford, insieme a Ish, per un’operazione congiunta con Varon
e Perash volta a indagare su ciò a cui stava lavorando Danawi.
Danawi avrebbe dovuto incontrare un uomo chiamato Professor Molnar,
ma dato che Danawi era morto, Farooq ha assunto il compito di
fingersi lui e partecipare all’incontro. La sua missione è stata
messa da parte per un po’ dalla rivelazione che Danawi aveva una
figlia. Gli era stato ordinato di ucciderla, ma lui l’ha lasciata
vivere perché era stanco di togliere la vita a persone
innocenti.
Poi è tornato alla missione che
doveva svolgere e, più parlava con Molnar, più diventava evidente
che l’ISIS stava collaborando con membri del governo iraniano, in
particolare Cyrus e Vahid, per costruire una bomba nucleare. Ma
poiché una “terza parte” stava per intervenire, Farooq ha pagato
Molnar quanto gli spettava, ha intascato la “prova di concetto” che
Molnar gli aveva fornito e se n’è andato. Edwards, Hastings e Ish
affrontarono questa terza parte. Ish morì e Edwards uccise l’uomo
che aveva ucciso Ish. Il quarto episodio di
The Terminal List: Lupo Nero ha rivelato chi fosse
questa terza parte? Scopriamolo.
Vahid e Cyrus hanno un
disaccordo
L’episodio 4 di The Terminal
List: Lupo Nero si apre con Haverford che impacchetta le
cose di Ish e Hastings ed Edwards che cercano di entrare in empatia
con Haverford, perché è chiaramente sofferente. Pochi istanti dopo,
però, Hastings chiama un vecchio amico di suo padre per saperne un
po’ di più su Haverford, perché non ci sono quasi informazioni su
di lui. E Hastings chiaramente non è disposto a fidarsi ciecamente
di qualcuno. Questo sconosciuto assicura a Hastings che ci si può
fidare di lui perché ha dedicato la sua vita a garantire che gli
iraniani non costruiscano mai un’arma nucleare. Inoltre, sembra che
abbia una risorsa che lavora nel governo iraniano, chiamata
Shepherd. Ma dato che l’episodio passa a Vahid, che sta
partecipando alla festa di compleanno del figlio di suo fratello,
Babak, a Ginevra, presumo che sia lui la spia di Haverford. Vediamo
Vahid superare il ministro Yousef in termini di regali a Babak:
Yousef gli regala il pugnale di un guerriero, mentre Vahid gli
regala un iPhone, con grande disappunto di Cyrus, che non vuole
finire nelle grazie di Yousef.
Mentre se ne va, Yousef si
congratula con Cyrus per tutto il lavoro che ha fatto, ma consiglia
a Vahid di tornare a Teheran. Vahid dice che lo farà entro una
settimana. Una volta che Yousef se ne è andato, Vahid esprime
apertamente il suo disappunto per la decisione di Cyrus di
collaborare con il ministro sulle armi nucleari. Dice che Cyrus è
bravissimo nella diplomazia e che dovrebbe continuare su quella
strada se vuole migliorare il suo Paese. Sottolinea che i loro
connazionali hanno già causato molti danni a se stessi e agli altri
con “bastoni e pietre”. Pertanto, le atrocità che commetteranno se
metteranno le mani sulle armi nucleari saranno inimmaginabili.
Il piano di Haverford in The
Terminal List: Lupo Nero
Qualcuno a Monaco riceve un
messaggio criptato e, quasi contemporaneamente, Haverford informa
la sua squadra che il loro piano è stato approvato. Cosa comporta
questo piano? Si parla molto di un gruppo di proliferazione
nucleare del mercato nero chiamato Khalid Network, di un accordo
nucleare che “li farà tornare indietro di decenni”, di falchi che
sostengono questo scambio nucleare, di una struttura nascosta a
Teheran, di una piccola finestra di opportunità per introdurre
nuove tecnologie e altro ancora, ma la maggior parte di queste
informazioni è irrilevante perché, secondo Haverford, non hanno
alcuna informazione concreta al riguardo. Quello che sa è che la
rete Khalid sta trasportando i cuscinetti (la “prova di concetto”
che abbiamo visto nell’episodio precedente) forniti loro da Molnar
da Budapest a Ginevra su strada nella prossima settimana. La
squadra di Haverford intercetterà il carico, sostituirà i
cuscinetti veri con quelli falsi (forniti loro dall’informatore di
Haverford) e poi guarderà la centrifuga dell’impianto di Teheran,
fondamentale per la creazione dell’arma nucleare, fallire
clamorosamente.
Haverford assegna i ruoli a ciascun
membro della sua squadra e poi chiede a Hastings di venire a
parlargli in privato perché è lui che ha molte domande sui metodi
di Haverford. Informa Hastings che sa che quest’ultimo ha cercato
di scoprire le origini e le alleanze del maestro delle spie e gli
dice che, invece di fare tutto questo, può chiedergli direttamente
dei chiarimenti. Hastings vuole sapere quanto sia affidabile questo
Shepherd, e Haverford risponde che lavora con lui da decenni e
quindi si fida di lui. Edwards e Perash escono per perlustrare il
luogo in cui colpiranno il carico e il percorso attraverso il quale
fuggiranno dopo aver sostituito le coordinate reali con quelle
false. Durante questo processo, diventa evidente che Edwards ha
iniziato a provare qualcosa per Perash.
Hastings ha qualche
dubbio
Hastings e Varon incontrano
Mordechai Ofer, che fornisce loro i cuscinetti falsi. Hastings
solleva un punto interessante: hanno scoperto solo pochi giorni fa
cosa stava costruendo Molnar per Danawi. Allora come ha fatto
Mordechai a procurarsi centinaia di cuscinetti falsi in così poco
tempo? Mordechai non dà una risposta credibile, ma suppongo che
nell’era della stampa 3D non sia così difficile realizzare versioni
false di un oggetto reale. Basta una scansione dettagliata
dell’oggetto originale e il gioco è fatto. Per quanto riguarda il
fatto che Mordechai sia o meno il Pastore, non credo, perché non
sembra un tipo che ha lavorato con Haverford per decenni.
Dopo essere tornati alla loro base,
Hastings e Varon vedono che Farooq e Landry sono riusciti a mettere
al sicuro un enorme deposito di armi che tornerà utile durante la
missione. Hastings, come qualsiasi persona sana di mente, è
sospettoso su come siano riusciti a farlo in così poco tempo, e
tutte le risposte che ottiene non sono affatto soddisfacenti.
Mentre discutono il loro piano d’azione per attaccare il convoglio,
Hastings fa notare che i danni collaterali saranno immensi. Nessuno
lo ascolta, nemmeno Edwards. Quindi, Hastings, frustrato, esce per
fare un po’ di buon vecchio taglio della legna. È allora che viene
avvicinato da Edwards, che vuole sapere cosa passa per la testa al
suo “fratello”. Hastings non usa mezzi termini e afferma
esplicitamente che il loro lavoro è finito nel momento in cui
Danawi è morto.
Il loro lavoro contro l’Iran è
qualcosa che nessuno dei due aveva accettato di fare, e sembra che
Haverford li stia usando perché è disperato di ottenere un addio
onorevole. Questo spinge Edwards a lanciarsi in una lunga
invettiva, che termina quando Hastings accetta la sua opinione su
tutta la missione. Mentre si preparano per l’attacco, Landry, che
si è comportato in modo inquietante dall’inizio dell’episodio,
entra nella stanza di Varon con la scusa di darle una pistola che
ritiene perfetta per lei e poi procede a molestarla sessualmente.
Questo porta a una colluttazione tra i due, che si riversa nei
corridoi, spingendo Perash a balzare su Landry e quasi tagliargli
la gola. Edwards e Hastings riescono a calmare la situazione, ma
non rimproverano Landry; lo fissano semplicemente finché lui non si
vergogna e lascia la scena per il momento. Perché? Perché Edwards è
più preoccupato di come sta Perash.
Edwards viene colpito alla
schiena
Alla fine dell’episodio 4 di The
Terminal List: Lupo Nero, il convoglio proveniente da Ginevra
parte per Budapest con le coordinate autentiche, che si trovano in
una valigetta. Una volta raggiunto il tunnel, la banda di Haverford
attacca l’auto e ruba la valigetta, mentre Haverford uccide Molnar
e fa sembrare che si tratti di un suicidio. Tuttavia, prima che la
banda riesca a raggiungere la zona sicura, viene attaccata da
alcuni assalitori sconosciuti. Nessuno di loro viene ucciso, ma si
ritrovano intrappolati in quel tunnel che tutti, tranne Hastings,
avevano approvato come il luogo migliore per sferrare l’attacco.
Poiché è fondamentale mettere al sicuro i cuscinetti, Edwards è
costretto a lasciare che i suoi compagni se la cavino da soli e a
imboccare la via di fuga prestabilita con Perash. Ma viene tradito
da Perash, che gli spara letteralmente alla schiena e scappa con i
cuscinetti. Quando Haverford torna alla base e controlla il
telefono che usa per parlare con Shepherd, scopre che il
caricabatterie del suo telefono contiene un dispositivo di ascolto.
Credo di dover chiarire quattro cose.
In primo luogo, no, Edwards non è
morto. Indossava un giubbotto antiproiettile. Perash gli ha sparato
per metterlo fuori combattimento in modo da poter rubare i
cuscinetti. Penso che la serie creerà una sorta di relazione
tossica tra questi due, che probabilmente finirà con la morte di
Perash o con una rottura “straziante” tra i due. In secondo luogo,
perché Perash ha rubato i cuscinetti? Perché al Mossad, o a
chiunque lei lavori effettivamente, non importa se l’Iran fallisce
o ha successo; vogliono usare quei cuscinetti per costruire la
propria arma nucleare. Ho la sensazione che, in previsione di
questo tradimento, Edwards abbia già sostituito i cuscinetti
autentici con quelli falsi durante il caos della sparatoria.
Quindi, ciò che Perash ha rubato sono i cuscinetti falsi, e i suoi
capi le faranno pagare questo tradimento.
In terzo luogo, chi erano quegli
aggressori sconosciuti? Non lo so. Potrebbe essere stata una
trappola di Perash, o potrebbe essere quella terza parte che ha
cercato di infiltrarsi nell’incontro tra Farooq e Molnar. E infine,
chi ha messo la cimice nel caricabatterie di Haverford? Beh,
abbiamo visto Varon lavorare su un dispositivo che sembrava
esattamente quello che si trovava nel caricabatterie di Haverford.
Se Perash è capace di tradire, allora lo è anche Varon. Immagino
che ne sapremo di più su questo “colpo di scena” la prossima
settimana. Se avete qualche opinione sull’episodio di questa
settimana, sentitevi liberi di condividerla nella sezione commenti
qui sotto.
Le riprese di Clayface continuano
a Liverpool, in Inghilterra, e un enorme spoiler è appena comparso
online. Abbiamo già visto il
volto deforme di Matt Hagen, insieme alla maschera che usa per
coprire le sue ferite, ma qui scopriamo che l’attore è destinato a
morire!
Un titolo di giornale dichiara:
“L’ATTORE MATT HAGEN È MORTO!”. Sappiamo che in realtà
sopravvive al brutale pestaggio che lo costringe a cercare un modo
per recuperare il suo bell’aspetto, portando alla sua
trasformazione nel mostruoso Clayface, ma sembra che il cattivo potrebbe essere
un caso isolato per il DCU.
Naturalmente, il mondo potrebbe
semplicemente sospettare che Hagen sia morto, mentre lui in realtà
diventa uno dei nemici di Batman. Tuttavia, questo sembra
uno spoiler piuttosto significativo per il finale di
Clayface. Nei fumetti, Hagen era il secondo Clayface, un
avventuriero che si è trasformato in un mostro dopo aver incontrato
una pozza radioattiva di protoplasma.
Questa storia di origine cambia in Batman: The Animated
Series, dove è stato ritratto come un attore che usava una
crema anti-età per sembrare più giovane. Dopo essersi messo nei
guai con il suo creatore, Roland Daggett, Hagen è stato immerso in
una vasca di quella roba ed è diventato il “classico” Clayface che
tutti conosciamo dai fumetti.
Mike Flanagan, che ha scritto la prima bozza di
Clayface, ha precedentemente confermato che
Batman: The Animated Series è stata una fonte
d’ispirazione fondamentale. In particolare, l’episodio in due parti
intitolato “L’impresa di Clay“.
“Certo che lo era. Voglio dire, è la storia perfetta.
‘L’impresa di Clay’, di Ron Perlman, per me, è tutto“, ha
detto Flanagan. “Quella storia in due parti mi ha letteralmente
travolto. La risposta breve è che è stata proprio quella a ispirare
la mia sceneggiatura.” “Quello è il mondo in cui volevo
vivere. Batman: The Animated Series, quando ero bambino, era il mio
Batman. Per quanto [Michael] Keaton fosse il mio Batman, The
Animated Series era davvero il mio Batman”, ha aggiunto.
Al momento sono stati rivelati pochi
dettagli sulla trama, ma abbiamo appreso che Matt Hagen sarà al
centro dell’attenzione. Nei fumetti, era il secondo
Clayface, un avventuriero che si è trasformato in
un mostro dopo aver incontrato una pozza radioattiva di
protoplasma. Questo è cambiato in Batman: The Animated
Series, dove è stato ritratto come un attore che usava una
crema anti-età per sembrare più giovane. Dopo essersi scontrato con
il suo creatore, Roland Daggett, Hagen viene immerso in una vasca
di quella sostanza e diventa il “classico” Clayface che tutti
conoscete dai fumetti.
Stando ad alcuni rumor emersi
online, la storia di Clayface sarà
incentrata su un attore in ascesa il cui volto è sfigurato da un
gangster. Come ultima risorsa, il divo si rivolge a uno scienziato
eccentrico per poter ottenere nuovamente il suo fascino. All’inizio
l’esperimento ha successo, ma le cose prenderanno presto una piega
inaspettata.
Poiché Clayface
sarà ambientato nell’universo DC, i fan dovrebbero aspettarsi molti
collegamenti con l’universo più ampio, e saremmo molto sorpresi se
Batman apparisse o fosse anche solo menzionato. Il produttore
Peter Safran ha condiviso alcuni nuovi dettagli
sulla sceneggiatura di Flanagan, sottolineando che il film sarà
effettivamente un film horror in piena regola, sulla scia di La
mosca di David Cronenberg, ma si dice
trarrà anche ispirazione dal successo horror di Coralie
Fargeat, The
Substance.
“Clayface, vedete, è una storia
horror hollywoodiana, secondo le nostre fonti, che utilizza
l’incarnazione più popolare del cattivo: un attore di film di serie
B che si inietta una sostanza per rimanere rilevante, solo per
scoprire che può rimodellare il proprio viso e la propria forma,
diventando un pezzo di argilla ambulante”, ha dichiarato
Safran.
Tom Rhys Harries interpreterà il personaggio
principale di Clayface,
il film dei DC Studios. Il film vedrà anche la partecipazione di
Max Minghella nel ruolo di John, un detective di
Gotham City che inizia a nutrire sospetti sulla relazione tra la
sua fidanzata Caitlin e Matt Hagen. Naomi Ackie
interpreta invece proprio Caitlin Bates, amministratrice delegata
di un’azienda biotecnologica che cura Matt dopo che questi è stato
sfigurato.
Il film è basato su una storia di
Mike Flanagan, attore di La caduta della casa
degli Usher (l’ultima bozza è stata firmata da Hossein
Amini, sceneggiatore di Drive), con James
Watkins, regista di
Speak No Evil, alla regia.
Clayface è attualmente previsto per l’arrivo
nelle sale l’11 settembre 2026.
Spike Lee reinterpreta
High and Low di Kurosawa
con uno sguardo moderno sulle disuguaglianze sociali.
Il rapimento diventa un pretesto
per mostrare come ricchezza, reputazione e ambizione influenzino i
rapporti umani.
David King comprende che il
denaro lo ha allontanato dalla musica e dalla famiglia.
Il
finale segna la sua redenzione: abbandona il potere per fondare una
nuova etichetta indipendente, sostenendo artisti autentici e
dimenticati dall’industria.
L’ultimo lavoro del regista newyorkese Spike Lee è un adattamento del film di
Akira Kurosawa del 1963 High
and Low. Con Highest 2 Lowest, Lee
propone una visione sorprendentemente moderna delle disuguaglianze
sociali, aggiungendo ulteriori livelli al dramma e offrendo un
risultato potente e coinvolgente.
La
trama segue David
King, magnate della musica di New York, il cui piano di
acquistare la quota del suo socio si intreccia con il rapimento del
figlio, evento che scatena panico nella sua famiglia e rivela
tensioni profonde tra ambizione, classe sociale e rapporti
personali.
Di cosa parla il film?
David King (Denzel
Washington)è un produttore musicale di successo, fondatore
della Stackin’ Hit
Records, etichetta diventata la più grande della città e
tra le più importanti del Paese. Anni prima aveva venduto la sua
quota di maggioranza, ma ora vuole riconquistarla, deciso a
rilanciare la sua carriera e a contrastare l’avanzata della musica
prodotta con intelligenza artificiale.
Questa scelta, però, lo allontana ulteriormente dalla moglie Pam,
che vorrebbe vederlo più presente in famiglia, e soprattutto dal
figlio adolescente Trey, con cui non ha mai costruito un vero
legame. La situazione precipita quando Trey sembra essere rapito:
un evento che costringerà David a ridefinire le sue priorità.
Trey è stato davvero rapito?
Il panico esplode quando uno sconosciuto chiama David chiedendo un
riscatto di 17,5 milioni di dollari. La polizia interviene subito,
trattando il caso come un’emergenza di alto profilo. I sospetti
cadono immediatamente su Paul Christopher, autista e amico d’infanzia di
David, segnato da un passato difficile e precedenti penali.
Gli investigatori, spinti anche da pregiudizi islamofobi (Paul è
musulmano praticante), lo considerano il principale indiziato. Ma
la verità si rivela diversa: Trey non era mai stato rapito. I
rapitori avevano in realtà preso Kyle, figlio di Paul, scambiandolo per
Trey a causa di una fascia verde che i due ragazzi si erano
scambiati durante l’allenamento di basket.
Perché David decide di pagare il riscatto?
Quando Trey torna a casa e si scopre che l’ostaggio è Kyle, David
si trova davanti a un dilemma morale: pagare per il figlio del suo
amico significherebbe rinunciare ai milioni di dollari destinati
all’acquisto dell’etichetta discografica.
Pam insiste per pagare, Trey supplica il padre di salvare il suo
migliore amico, ma David esita. Le sue priorità restano legate al
denaro e alla reputazione. Alla fine, decide di pagare il riscatto,
spinto più dall’immagine pubblica e dal timore di un danno alla sua
carriera che da autentico altruismo.
La caccia al rapitore
Il piano della polizia fallisce: i rapitori riescono a scambiare il
denaro e a fuggire. Kyle viene liberato, ma solo grazie ai suoi
ricordi di alcune frasi musicali ascoltate in cattività si scopre
l’identità del vero colpevole: Yung Felon, giovane rapper emergente della scena
underground.
Fan di David e respinto più volte dall’industria musicale, Yung
trasforma la frustrazione in rabbia criminale. Con l’aiuto dei suoi
contatti nel mondo della malavita, Paul e David riescono a
rintracciarlo. Lo scontro finale è violento: Yung ferisce Paul,
tenta la fuga, ma viene catturato dopo un duro confronto con
David.
Cosa succede a Yung Felon alla fine?
Yung Felon confessa di aver rapito Kyle per ottenere visibilità.
Voleva che David ascoltasse la sua musica, ma i ripetuti rifiuti lo
hanno spinto verso il crimine. Dopo l’arresto, le sue canzoni
scalano le classifiche, alimentando il mito dell’artista
maledetto.
Nonostante la popolarità, Yung viene condannato a 25 anni di
carcere. Crede che il successo lo renderà comunque desiderabile per
le etichette discografiche, ma David rifiuta categoricamente di
lavorare con lui: non vuole premiare né la sua condotta criminale
né la sua musica, giudicata mediocre.
Il finale di Highest 2 Lowest spiegato
Dopo aver recuperato il denaro del riscatto, David riflette sulla
sua vita e decide di abbandonare la Stackin’ Hit Records. Troppo legata
alla logica del profitto e al futuro della musica generata dall’IA,
non rappresenta più ciò in cui crede.
Fonda così una nuova etichetta indipendente, più piccola e
familiare, coinvolgendo Pam e Trey. Offre un’opportunità anche a
Sula, giovane cantante ignorata dall’industria mainstream, segno
del suo desiderio di riscoprire la musica autentica e sostenere
talenti emergenti.
Paul, invece, sceglie di non unirsi all’impresa, desideroso di
costruire un futuro diverso per sé e per suo figlio. La loro
amicizia resta, ma le strade professionali si dividono.
Highest 2 Lowest si
chiude con David che ascolta la voce di Sula, colpito dalla sua
autenticità: un ritorno alle radici della musica, lontano dai
compromessi del potere e del denaro.
Diretto da Ben Goodger, Year 10
– Sopravvivenza letale è un dramma horror di sopravvivenza che
si svolge in un futuro in cui gli esseri umani hanno esaurito le
risorse, dando vita a istinti cannibalistici. Il film disponibile
su Prime Video ruota attorno a una famiglia
composta da un padre, un figlio e una ragazza, e alle misure
disperate che adottano per sopravvivere. Sebbene non sia
chiaramente indicato nel film, sembra che una malattia possa essere
stata la causa dell’apocalisse.
La famiglia viveva in una piccola
capanna nascosta; il padre e il figlio, Jake, uscivano regolarmente
per procurarsi il necessario. La ragazza era ferita e l’infezione
continuava a diffondersi. Prendeva delle pillole, probabilmente
medicinali risalenti al periodo precedente all’apocalisse. La
ragazza era forse la sorella di Jake o la sua compagna, o forse una
sconosciuta che avevano deciso di aiutare; il loro rapporto non
viene spiegato nel film. Le cose si complicano quando una tribù
scopre il loro nascondiglio. Sono lì per ucciderli e il padre
sacrifica la sua vita per proteggere Jake e la ragazza. Jake e la
ragazza riusciranno a sopravvivere senza la guida del padre?
Perché Jake ha chiuso la
ragazza nella capanna?
Jake guardò la banda di selvaggi
trascinare via il corpo di suo padre per divorarlo. In quel
momento, perse ogni speranza. Pensò che non sarebbero sopravvissuti
e tentò di soffocare la ragazza. Forse voleva alleviare il suo
dolore e pensava che nella morte avrebbe trovato la pace. Ma non
riuscì a farlo. Tutti i suoi vestiti e i suoi effetti personali
erano stati rubati e non riusciva a immaginare di ricominciare da
capo. Senza speranza, Jake lasciò la capanna e sbarrò la porta con
un grosso ramo. Forse era una misura di sicurezza: aveva protetto
la capanna in modo che nessuno potesse entrare, o forse era
semplicemente un gesto suicida; pensava che sarebbe morto congelato
e che la ragazza sarebbe morta senza cibo e acqua.
Jake vide un barlume di speranza
quando notò un ragazzino che gli passava accanto. Seguì il ragazzo
fino a un magazzino. Il ragazzo viveva con suo nonno, e pensavano
che Jake volesse nutrirsi di loro. Ma Jake non aveva tali
intenzioni; rubò i loro vestiti e se ne andò. Con indosso abiti
caldi, si sentì un po’ più ottimista. Mentre camminava nella
foresta, si imbatté nei resti di suo padre. Seppellì il teschio e
gli rese omaggio. Jake non aveva altra scelta che passare quella
notte nella foresta. Anche se aveva trascorso gran parte della sua
vita all’ombra di suo padre, la sua spedizione in solitaria lo
aiutò a capire che aveva il coraggio di vivere nella natura
selvaggia e proteggersi dal pericolo. La mattina seguente, Jake
vide un membro della banda di selvaggi raccogliere acqua dal
torrente. La seguì fino al loro accampamento, tenendo una pietra
vicino a sé. Una volta raggiunta la loro base, Jake iniziò a rubare
i loro averi. Quando la donna scoprì Jake nella roulotte, tentò di
attaccarlo, ma Jake reagì rapidamente, riuscì a placcarla e la
colpì con la pietra, causandone la morte immediata. Jake trascinò
il suo corpo fuori dall’accampamento. Aspettò il momento giusto per
fuggire, ma presto notò un selvaggio ferito che ingoiava una delle
pillole di sua sorella. Avevano rubato le medicine e Jake era
determinato a riprenderle.
Jake sarebbe riuscito a
recuperare le medicine?
Jake aveva notato che il capo
nascondeva le medicine in un baule, ma non era facile accedervi.
Quando il capo si rese conto che una donna della sua banda era
scomparsa, partirono alla sua ricerca. Avevano rapito il ragazzino
che Jake aveva incontrato in precedenza e intendevano banchettare
con lui. Dopo che la banda se ne fu andata, Jake slegò il ragazzo,
che scappò per salvarsi la vita. Jake cercò di aprire il baule, ma
con sua grande delusione scoprì che era chiuso a chiave. La banda
trovò il corpo della donna e capì che chi l’aveva uccisa era
responsabile della fuga del ragazzo che avevano catturato. Jake
rimase nascosto sotto la roulotte, osservando il capo, che aveva
una chiave appesa a un cordino intorno al collo. Si addormentò lì e
quando si svegliò era l’alba.
Jake raccolse il coraggio e entrò
nella roulotte. Accese un fiammifero per individuare il capo e,
anche se sembrava un’impresa impossibile, riuscì a mettere le mani
sulla chiave. Dopo aver aperto il bagagliaio, fu sollevato nel
trovare la medicina. La mise nella sua borsa e stava per andarsene,
ma decise di chiudere a chiave la porta della roulotte prima di
uscire. Il capo si svegliò al rumore della fuga di Jake. Radunò la
sua banda e si prepararono a dargli la caccia. Dopo un lungo
inseguimento, riuscirono a catturare Jake.
Jake era sotto shock dopo aver
visto il corpo sventrato del vecchio che viveva con il ragazzino.
Per un attimo si era dimenticato dei selvaggi e forse gli era
tornata in mente la possibile minaccia che anche sua sorella
avrebbe potuto affrontare. I selvaggi lo legarono e si prepararono
a ucciderlo. Jake trovò un fischietto per terra e lo usò per
allertare i cani selvatici. Un branco di cani accorse sul posto e i
selvaggi non ebbero altra scelta che scappare per salvarsi la vita.
Jake riuscì a liberarsi e a fuggire.
Cosa è successo al
capo?
Anche dopo tutte le difficoltà che
aveva affrontato, Jake dimostrò di essere estremamente forte e
coraggioso. Si era reso conto che finché i selvaggi fossero stati
nei paraggi, non gli sarebbe stato permesso di vivere in pace.
Quindi, aspettò il momento giusto per sconfiggere gli uomini. Dei
tre, era riuscito a sconfiggerne due, ma il capo era sia fortunato
che impavido. Jake cercò di abbatterlo con l’arco che aveva rubato.
Mentre la prima freccia trafisse la gamba del capo, quando Jake
tirò indietro l’arco per un secondo colpo, questo si spezzò. Ancora
una volta, i cani selvatici interruppero il duello e Jake fuggì
dalla scena. Aveva supposto che il capo fosse stato sbranato dagli
animali affamati.
Mentre camminava nella foresta,
Jake si imbatté in una casa di legno. La proprietaria era morta
sulla veranda e aveva una pistola carica in mano. Jake tenne la
pistola con sé mentre entrava in casa. Con sua grande sorpresa, la
casa era ben attrezzata: dall’acqua pulita al cibo in scatola, la
proprietaria sembrava essersi preparata all’apocalisse. Ma cosa
aveva portato alla morte della proprietaria? Forse una malattia, o
forse si era suicidata per la solitudine e la frustrazione. Jake si
sentì pieno di speranza quando entrò in casa; pensò che fosse il
posto perfetto dove stare per lui e la ragazza. Non avrebbero
dovuto preoccuparsi di procurarsi il cibo per un po’ di tempo. Ma
Jake si sentì minacciato quando il capo entrò nella casa. Solo uno
dei due poteva vivere nella casa, e Jake era disposto a tutto pur
di sopravvivere. I due iniziarono a lottare e alla fine
dell’anno 10 Jake riuscì a spingere via il capo, afferrò la
pistola che giaceva al suo fianco e sparò al capo, uccidendolo.
Jake era euforico: finalmente poteva tornare a casa e portare la
ragazza nella nuova casa che aveva appena scoperto. Sulla strada
verso la capanna, Jake lasciò alcune lattine di cibo fuori dal
magazzino per il ragazzino.
La ragazza è
sopravvissuta?
Mentre Jake affrontava le avversità
fuori casa, la ragazza doveva superare le difficoltà di essere
rinchiusa all’interno. Aveva finito l’acqua potabile, l’infezione
aveva iniziato a diffondersi, riusciva a malapena a camminare e i
cani selvatici le impedivano di vivere in pace. Una mattina i cani
selvatici si erano radunati in gran numero fuori dalla sua casa e
uno di loro stava per entrare nella capanna attraverso una
fessura.
Alla fine dell’Year 10 –
Sopravvivenza letale, quando Jake tornò a casa, fu devastato
nello scoprire che la ragazza era scomparsa. Pensò al peggio: forse
era stata rapita da un selvaggio o gli animali selvatici avevano
smembrato il suo corpo. Il tempo che aveva trascorso nella natura
selvaggia cercando di trovare cibo e vestiti per sé e per la
ragazza sembrava essere andato sprecato. Jake era in lacrime,
quando all’improvviso una mano gli toccò la spalla. Non riusciamo a
vedere chi fosse, ma dai vestiti possiamo dedurre che fosse la
ragazza.
Il finale di Year 10 –
Sopravvivenza letale lascia spazio all’immaginazione del
pubblico su cosa possa essere successo alla ragazza. Forse, proprio
come Jake aveva imparato alcune lezioni sulla sopravvivenza nella
natura selvaggia, anche lei aveva capito come sopravvivere. Forse,
quando i cani selvatici hanno attaccato, è riuscita a scappare ed è
sopravvissuta. La ragazza riusciva a malapena a camminare quando
Jake l’ha lasciata nella capanna, ma alla fine non sembrava avere
le stesse difficoltà di prima. L’altra possibilità è che Jake
stesse immaginando lo scenario. Aveva scoperto il posto perfetto
dove stare, le aveva portato delle medicine, aveva raccolto vestiti
e cibo sufficienti per un bel po’ di tempo, aveva eliminato la
minaccia, eppure era stato tutto inutile. Jake sperava di
ricongiungersi con la ragazza e forse aveva immaginato lo scenario
per consolarsi.
Absolution – Storia
criminale con Liam Neeson è la solita vecchia storia di un
gangster che cerca di redimersi dai propri errori passati. Detto
questo, sapete già come finisce il film. Il nostro gangster ormai
anziano, di nome Thug, era un tempo un pugile famoso. Dopo la fine
della sua carriera professionale, Thug si è dato al mondo del
crimine e ha abbandonato la sua famiglia. Per 30 lunghi anni ha
lavorato per un mafioso, Charlie Conner, e ha anche trascorso un
periodo in prigione. La vita di Thug procedeva bene, finché un
giorno gli è stata diagnosticata la CTE (encefalopatia traumatica
cronica).
Questo disturbo colpisce
solitamente gli atleti che hanno subito troppi colpi alla testa.
Durante il suo incontro con la dottoressa, Thug le racconta di aver
ricevuto il suo primo colpo alla testa quando aveva sei o sette
anni. Beh, non era una sorpresa che Thug fosse cresciuto con un
padre severo e tossico, che non riusciva a controllare la sua
rabbia la maggior parte delle volte.
Ovviamente Thug era destinato a
finire come il suo vecchio. Forse era questo il motivo per cui Thug
aveva lasciato la sua famiglia, perché non voleva che i suoi figli
vedessero il mostro che era in lui. Ma ora, quando i suoi giorni
sono contati, Thug vuole ricongiungersi con l’unica figlia che gli
è rimasta. La domanda è: Daisy perdonerà mai suo padre per quello
che ha fatto?
Perché Thug ha ucciso Charlie
Conner in Absolution – Storia
criminale?
Charlie aveva chiesto a Thug di
fare da babysitter a suo figlio Kyle, un ragazzo spericolato e
impulsivo che voleva diventare un duro per poter prendere il posto
di suo padre nell’impero criminale. Ma già al primo lavoro, Thug
capì che Kyle non era tagliato per questo tipo di attività. Disse a
Charlie senza mezzi termini che suo figlio aveva molto da imparare.
Ora, non so se Charlie abbia rimproverato Kyle o qualcosa del
genere, ma lui si è davvero offeso per come Thug lo aveva trattato.
Voleva essere trattato come il “figlio del capo”, ma Thug non era
il tipo di persona che avrebbe massaggiato l’ego di qualcuno solo
perché era insicuro nella vita. Thug stesso aveva i suoi problemi
di salute, quindi non aveva tempo di preoccuparsi di ciò che il
figlio del suo capo pensava di lui.
Per farla breve, Kyle immaginò che
Thug lo avesse denunciato e, quindi, assunse tre uomini con l’aiuto
della sua nuova guardia del corpo per sbarazzarsi di Thug sul
lavoro. Thug riuscì a sopravvivere all’attacco. Quando interrogò
uno degli aggressori su chi li avesse mandati, questi gli disse
solo che li aveva assunti un tizio con un grande tatuaggio di uno
scorpione sul collo. Più tardi, Thug vide lo stesso tizio nello
studio di Charlie e fu certo che fosse stato Kyle a cercare di
farlo uccidere. In quel momento, Thug era andato da Charlie per
chiedergli dei soldi per aiutare Daisy a comprare una casa, ma
prima che Thug potesse fare la sua richiesta, Charlie lo licenziò.
Aveva scoperto della malattia di Thug e di come continuasse a
dimenticare nomi e cose. Era diventato un peso per l’azienda e
quindi Charlie aveva deciso di licenziarlo. Per Thug, quello era
l’uomo a cui era stato fedele per 30 anni e dal quale non aveva mai
rubato un solo centesimo. Avrebbe potuto prendere i 20.000 dollari
che aveva raccolto per Charlie durante la sparatoria per strada. Ma
non lo aveva fatto, ed era così che Charlie avrebbe ripagato la sua
lealtà?
Thug non ci pensò due volte e sparò
a Kyle alla gamba, ordinando a Charlie di svuotare la cassaforte e
consegnargli tutti i soldi. Charlie sapeva che la sua fine era
vicina, perché se Thug lo avesse lasciato in vita, ovviamente
avrebbe cercato di vendicarsi di lui o di Daisy. Thug non voleva
correre rischi, sapeva che i suoi giorni erano contati e, nelle sue
condizioni, non sarebbe stato in grado di proteggere Daisy
dall’esercito di scagnozzi di Charlie.
Thug sparò a Charlie e lo uccise
sul colpo, ma esaudì l’ultimo desiderio di un padre e lasciò Kyle
in vita. Kyle, essendo un imbecille, non rappresentava una grande
minaccia e, dopo ciò a cui aveva assistito, non avrebbe osato dare
la caccia alla famiglia di Thug dopo la sua morte. Inoltre, nessuno
sapeva che Thug avesse una famiglia. Era sempre sembrato un tipo
“solitario”. E sì, se vi state chiedendo se quello fosse il piano
di Thug fin dall’inizio, cioè rubare a Charlie, la risposta è no.
Ha improvvisato quando ha scoperto che il suo capo e suo figlio lo
avevano pugnalato alle spalle e avevano cercato di ucciderlo.
Come ha fatto Thug a salvare la
donna?
Il personaggio di Yolonda Ross,
accreditato come “Woman” nel film, funge da specchio nella vita di
Thug. Con lei, lui può condividere le cose che avrebbe voluto dire
a sua figlia ma che non è riuscito a confessarle a causa della sua
educazione. Vedete, Thug era un uomo completamente diverso prima di
incontrare Woman. E quando lei gli ha raccontato dei suoi ex
fidanzati violenti, Thug ha ricordato il proprio passato. Immagino
che fosse il padre di Thug a picchiare sua madre, e lui temeva che
un giorno sarebbe diventato come lui, il che potrebbe essere uno
dei motivi per cui è scappato di casa. È possibile che Thug temesse
di avere una relazione con qualcuno perché non voleva che il mostro
dentro di lui venisse fuori. È successo una volta quando Thug si è
arrabbiato con Woman per aver detto a sua figlia della sua
condizione. In preda alla rabbia, Thug alzò le mani contro di lei,
ma si rese subito conto del suo errore quando vide suo nipote, Dre,
in piedi vicino alla porta. In passato, Thug aveva visto sua madre
picchiata da suo padre e ricordava quanto questo lo avesse segnato,
motivo per cui dopo l’incidente andò da Dre e cercò di scusarsi con
lui per ciò che aveva dovuto vedere. Thug non voleva che Dre
diventasse come lui o come suo padre.
Nel finale di
Absolution – Storia criminale,
Thug scoprì che Woman stessa soffriva di depressione e bassa
autostima. Aveva detto a Thug che le piaceva il rumore intorno a
lei perché, ovviamente, il silenzio la faceva sentire sola.
Immagino che anche lei fosse suicida e che frequentare un maschio
alfa tossico fosse diventato il suo modo per sfuggire alla
solitudine. Quando Thug entrò nella sua vita, le cose migliorarono,
ma la tragedia era che Thug stesso non aveva molto tempo da vivere.
Voleva aiutare, ma non poteva. Alla fine, Thug scoprì che lei si
bruciava con le sigarette perché, con il tempo, si era abituata a
quel dolore e a quegli abusi. Thug era un tipo diverso, e quando
cercò di alzare le mani su di lei, Woman perse di nuovo ogni
speranza. Lei disse a Thug che lui la aiutava semplicemente stando
lì, ma lui non poteva restare a lungo. Aveva sparato a un mafioso e
il giorno dopo tutti lo avrebbero cercato. Thug dovette andarsene,
ma immagino che, prima di uscire dalla vita di Woman, le lasciò dei
soldi affinché potesse sottoporsi alle cure di cui aveva
bisogno.
Come è morto Thug?
Thug disse a Dre che era stato
mandato in prigione una volta per non essersi “allontanato”.
Immagino che Thug abbia finito per uccidere un uomo a un certo
punto e abbia scontato una pena in prigione per questo. Da quel
momento in poi, aveva fatto della sua missione di vita quella di
fare il suo lavoro e distogliere lo sguardo. Se ne andava sempre
prima di cedere alla rabbia, che molto probabilmente aveva
ereditato dal padre. Ma questa volta le cose erano diverse. Thug
non voleva ignorare il fatto di aver consegnato un camion pieno di
ragazze innocenti a un uomo di nome Gamberro. Quest’ultimo gestiva
un giro di traffico sessuale e aveva rinchiuso le ragazze contro la
loro volontà. Thug voleva aiutare, ma non aveva i soldi per
farlo.
Tuttavia, dopo aver rubato a
Charlie, Thug decise di comprare la libertà di Araceli, in modo che
almeno una ragazza potesse essere liberata dalla prigione di
Gamberro. Ma si scoprì che Thug era arrivato troppo tardi. Uno dei
clienti aveva strangolato Araceli nella sua follia. Ancora una
volta, Thug non riuscì a controllare la sua rabbia e voleva sparare
a Gamberro sul posto, ma rifiutò di cedere agli istinti che aveva
ereditato da suo padre. Invece, Thug decise di fare ciò che era
meglio per queste ragazze e ordinò a Gamberro, puntandogli contro
la pistola, di lasciarle andare tutte. Chiese persino a Gamberro di
consegnare loro una mazzetta di banconote che aveva portato con sé,
insieme al denaro che si trovava all’interno della casa. Ma
Gamberro non era dell’umore giusto per vedere il suo impero
crollare davanti ai suoi occhi e, quindi, decise di reagire per
salvare ciò che poteva.
Durante il finale di
Absolution – Storia criminale, Gamberro pugnalò
Thug più volte con un coltello da cucina e stava per tagliargli la
gola quando una delle ragazze prese la pistola di Thug e sparò a
Gamberro alla testa, ponendo così fine alla sua malvagità. Ma anche
se Thug aveva salvato le ragazze, era evidente che avrebbe ceduto
alle ferite, ma prima di allora aveva ancora un piccolo compito da
svolgere. Cercando di fermare l’emorragia, Thug arrivò rapidamente
a casa di Daisy e chiamò Dre fuori. Voleva avere un’ultima
conversazione con lui.
Vedete, durante tutto il film, Thug
aveva cercato di fare solo una cosa: proteggere Dre dal diventare
una persona come suo padre, o suo nonno, o l’“uomo” prima di lui.
Thug voleva che Dre diventasse un uomo migliore, non un maschio
alfa violento che trattava gli altri come se non contassero nulla.
Non voleva che Dre finisse in prigione per aver ceduto alla sua
rabbia. Thug voleva che Dre avesse una vita migliore, ed era
l’unica ragione per cui Thug aveva cercato di cambiare se stesso,
in modo da poter lasciare un esempio migliore a Dre. Non sappiamo
se Thug sia riuscito nel suo intento, ma voleva solo che Dre
sapesse che “ci aveva provato”.
Nel finale di Absolution –
Storia criminale, Thug guidò fino alla casa che guardava
spesso dalla sua finestra. Ogni mattina sentiva qualcuno suonare la
chitarra in quella casa, ma quando finalmente vi entrò, con sua
grande sorpresa, era vuota. Nessuno ci viveva da molto tempo. Beh,
forse avrete notato dei campanelli eolici blu fuori dalla casa, ma
immagino che nemmeno quelli fossero reali. Forse era un ricordo
dell’infanzia di Thug che il suo cervello voleva fargli vedere e la
musica che voleva fargli sentire. Forse ha qualcosa a che fare con
suo padre. Anche nei suoi sogni, Thug vedeva suo padre alla guida
del motoscafo perché suo padre non lo aveva più portato a pescare
dopo che lui aveva preso la barca da solo mentre suo padre era
rinchiuso in una cella per un fine settimana.
Il rapporto di Thug con suo padre
dopo che aveva “rubato” la barca una domenica non era più stato lo
stesso. Thug si sentiva in colpa per quello che aveva fatto e per
tutta la vita si era incolpato per un errore stupido, ma suo padre
(molto probabilmente) non lo aveva perdonato. Nel sogno di Thug,
suo padre alla fine diventava Caronte, il traghettatore, che
portava la sua anima negli inferi.
Quindi, Thug è morto? Beh, morirà.
Ma ha ottenuto l’assoluzione? Beh, questo dipende dalle due donne
della sua vita, se lo perdoneranno o meno. Prima di morire, Thug ha
lasciato un assegno circolare di 70.000 dollari a Daisy, affinché
potesse pagare l’acconto per la casa. E penso che dopo aver saputo
della morte di suo padre e di ciò che lui aveva fatto per lei,
Daisy non solo lo perdonerà per le sue azioni passate, ma prenderà
anche i soldi per poter vivere il resto della sua vita in
agiatezza, proprio come voleva Thug.
Ice Road – La
vendetta è un thriller d’azione del 2025 che funge da
sequel al film Netflix del 2021, Ice Road, dove abbiamo conosciuto per
la prima volta il personaggio di Mike McCann. Liam
Neeson torna nei panni del protagonista, Mike, che ora
intraprende un viaggio molto personale in Nepal, con l’imponente
Everest come destinazione finale.
Purtroppo, non c’è davvero nulla
che valga la pena guardare in questo sequel indesiderato, poiché la
trama inconsistente e la sceneggiatura terribile deludono in ogni
momento del film. Il fatto che il leggendario Neeson appaia molto
più vecchio e fragile di quanto non sia in realtà non aiuta la
causa: Ice Road – La vendetta sembra
davvero un film d’azione di serie B che è meglio evitare.
Di cosa parla il film
Ice Road – La vendetta?
Ice Road – La vendetta
inizia con Mike McCann che scala un versante pericolosamente ripido
del Needles, quando la caduta di massi dall’alto lo fa precipitare,
salvato solo dall’imbracatura che ha intorno alla vita. Nonostante
abbia ormai superato il suo apice, Mike non si spaventa per questa
battuta d’arresto, ma è piuttosto irritato dal fatto di essere ora
molto più lontano dalla vetta rispetto a prima. Decide quindi di
percorrere il resto della distanza senza imbracatura, il che può
essere terribilmente pericoloso, poiché un solo errore lo farebbe
precipitare verso la morte. Ciononostante, il protagonista riesce a
superare il pericolo e a salire su un crinale, dimostrando che le
sue abilità di scalatore sono più che straordinarie, e festeggia il
successo con un forte ruggito.
Tuttavia, quando la scena si sposta
all’interno di una clinica, lo psichiatra di Mike non è molto
contento di sentire delle sue avventure spericolate. Lo psichiatra
è convinto che Mike soffra del senso di colpa del sopravvissuto,
poiché non riesce a superare la recente morte di suo fratello
Gurty. Nel profondo, Mike desidera che fosse stato lui a morire al
posto di suo fratello, e questo è il motivo del suo comportamento e
della sua mentalità innaturali. Anche se lei vorrebbe prescrivergli
dei farmaci, a causa della sua età, Mike è assolutamente contrario
all’assunzione di farmaci, in qualsiasi forma, e quindi rifiuta
gentilmente il trattamento. Invece, decide di svuotare la vecchia
casa di Gurty, ed è qui che trova una busta con il suo nome
sopra.
Essendo un soldato in servizio
attivo nell’esercito statunitense, Gurty aveva già preparato il suo
testamento, in cui aveva espresso il suo ultimo desiderio di essere
cremato in modo che le sue ceneri potessero essere sparse sul Monte
Everest. Entrambi i fratelli McCann erano stati avidi avventurieri
con un amore speciale per l’alpinismo, e poiché Gurty non era
ancora riuscito a scalare la montagna più alta del mondo durante la
sua vita, voleva raggiungere spiritualmente la vetta dell’imponente
Everest dopo la morte. Nonostante la sua età e le sue condizioni
mentali, Mike decide immediatamente di volare a Kathmandu e
raggiungere il Monte Everest con le ceneri di suo fratello, e si
imbarca in un’avventura molto personale. Tuttavia, altri tipi di
pericoli lo attendono, e Mike viene rapidamente coinvolto in una
missione per aiutare altre persone nella nazione montuosa del
Nepal.
Cosa vuole Rudra Yash dalla
famiglia Rai?
Quando Mike arriva a Kathmandu e
incontra la guida escursionistica che aveva ingaggiato online,
Dhani, Ice Road – La vendetta ci presenta un altro
gruppo di personaggi fondamentali per la trama. Essendo un paese in
via di sviluppo con infrastrutture in crescita e, quindi, molte
opportunità lucrative per i capitalisti orientati al profitto,
secondo il film le zone remote del Nepal sono prese di mira da tali
uomini d’affari. Una trama di questo tipo si sviluppa nel piccolo
villaggio di Kodari, situato vicino al confine tra Tibet e Nepal.
Il villaggio è attraversato da un fiume potente e, naturalmente, il
corso d’acqua è estremamente importante nella vita quotidiana degli
abitanti. Essi dipendono da questo fiume per soddisfare tutte le
loro esigenze idriche, dalla gestione della casa all’irrigazione
dei campi. Si suggerisce che gli abitanti del villaggio venerino il
fiume, che è anche una figura centrale nella loro cultura, come
spesso accade in luoghi così direttamente dipendenti dalla
natura.
Tuttavia, negli ultimi tempi, un
uomo d’affari di nome Rudra Yash ha messo gli occhi su Kodari, e in
particolare sul fiume, perché vuole costruirvi un’enorme diga
moderna che genererebbe 4000 megawatt di energia idroelettrica. Nei
suoi ripetuti discorsi davanti agli abitanti del villaggio, Rudra
continua a ricordare loro che questa elettricità sarà utilizzata
per scopi industriali, il che significa che insieme alla diga sarà
costruita anche una centrale elettrica. Secondo lui, questo tipo di
industria non solo porterà migliori servizi al piccolo villaggio,
ma creerà anche molti posti di lavoro per gli abitanti e li aiuterà
a guadagnarsi da vivere. C’è ovviamente un motivo per cui parla
così spesso dei vantaggi della costruzione della sua diga, poiché
il progetto potrà essere realizzato solo se gli abitanti del
villaggio cederanno volontariamente i loro terreni alla sua
azienda, per cui sarà necessario convincerli.
Sebbene molti abitanti del
villaggio abbiano già accettato di cedere i loro terreni, ci sono
molti che riconoscono le intenzioni avide di Rudra Yash ed è chiaro
per loro che nessuno dei benefici promessi li riguarderà
effettivamente. Si crede che una volta che gli abitanti del
villaggio avranno lasciato le loro terre, saranno trasferiti in
baraccopoli e ghetti dove saranno costretti a lavorare per le
industrie americane ed europee, mentre le loro vite tranquille
saranno distrutte e le loro terre saranno utilizzate per arricchire
i ricchi. Invece di lasciarsi convincere dalle parole subdole di
Rudra, continuano a riporre la loro fiducia nei leader originari
del villaggio, la famiglia Rai, che ha finanziato la maggior parte
degli sviluppi, come le strade e altre infrastrutture, a
Kodari.
Sebbene la famiglia Rai sia
attualmente guidata da Ganesh Rai, egli considera ancora suo padre,
Raj, come il vero decisore. Tuttavia, Rudra ha già messo in atto un
piano brutale contro la famiglia, poiché i Rai non solo si
rifiutano di vendergli la loro terra (possiedono la maggior parte
dei terreni tra gli abitanti del villaggio), ma incoraggiano anche
gli abitanti a rifiutare il progetto della diga. All’inizio di
Ice Road – La vendetta, Rudra fa uccidere Raj facendo
precipitare il suo autobus da una strada in alto su una scogliera,
in modo che sembri uno sfortunato incidente. Successivamente,
decide di uccidere Ganesh e suo figlio Vijay, in modo da spazzare
via la famiglia Rai e poter prendere il controllo dell’intero
villaggio. Ma Ganesh capisce cosa sta succedendo non appena viene a
sapere della presunta morte accidentale di suo padre e si nasconde
insieme a Vijay, frustrando ancora di più Rudra.
Perché Mike McCann decide di
aiutare Vijay?
Durante il viaggio verso il campo
base dell’Everest, Mike e Dhani salgono su un autobus guidato da un
australiano sfacciato di nome Spike, che si è trasferito in Nepal e
attualmente si diverte a portare gli stranieri in gita
sull’Everest. Ma è qui che il loro piano va in fumo, perché un
altro giovane, Vijay Rai, sale sull’autobus nel tentativo di
sfuggire ai suoi inseguitori, Jeet e il suo scagnozzo. Jeet era
stata assunta da Rudra Yash per trovare Vijay e rapirlo, quindi la
donna segue Vijay sull’autobus e cerca di catturarlo con l’aiuto
del suo scagnozzo. Mike interviene per aiutare Vijay, solo perché i
teppisti tengono in ostaggio anche tutti gli altri passeggeri
dell’autobus e costringono Spike a guidare verso Kodari invece che
verso il campo base dell’Everest. Pertanto, Mike, con l’aiuto di
Dhani, crea un diversivo e attacca i due scagnozzi, riuscendo
persino a catturare Jeet e a consegnarla alla polizia nepalese.
Ma, come spesso accade, anche il
capo della polizia, il capitano Shankar, è in combutta con Rudra e
prende il controllo della situazione fingendo di arrestare Jeet e
di tenere Vijay al sicuro. In realtà, però, consegna Vijay a Rudra,
mentre Jeet è libera di eseguire gli ordini del suo capo. Fino a
questo punto, Mike non è a conoscenza della situazione, ma alla
fine viene a saperlo dal professor Myers, un altro passeggero
dell’autobus. Myers è un rappresentante del Dipartimento di Stato
degli Stati Uniti che lavora a stretto contatto con alcune
organizzazioni di difesa dei diritti umani ed è ben informato sugli
sviluppi a Kodari. Quando chiede di parlare con Vijay, però, la
polizia non lascia avvicinare Myers, il che suscita i suoi
sospetti, e così chiede aiuto al protagonista.
Così, Mike decide di aiutare Rudra
e la sua famiglia, senza avere tecnicamente alcun motivo per farlo.
Non è che il suo piano di andare sull’Everest sia ora interrotto,
dato che gli agenti di polizia avevano organizzato un altro mezzo
di trasporto per riportare i turisti al loro programma di viaggio
originale. Tuttavia, Mike, Dhani, Spike, Myers e la figlia del
professore, Starr, decidono di rimanere e salvare Vijay dalle
grinfie del cattivo, dopodiché partono per ricongiungerlo con suo
padre, Ganesh, che si nasconde da qualche parte in alto sulle
montagne. Il desiderio di Mike di aiutare i membri della famiglia
Rai è puramente guidato dal complesso di Dio che la maggior parte
degli occidentali come lui ha in film come Ice Road – La
vendetta.
Cosa succede a Rudra e
Ganesh?
Sebbene Mike e i suoi amici salvino
Vijay dal campo di Rudra e lo portino al rifugio di Ganesh sulle
montagne, il telefono di Vijay rimane nelle mani del cattivo, che
glielo aveva sottratto durante l’interrogatorio. Poiché Rudra vuole
catturare Ganesh e ucciderlo, con le buone o con le cattive, usa il
telefono di Vijay per mandargli un messaggio, fingendo di essere
suo figlio. Con questo stratagemma, riesce a scoprire la posizione
del rifugio di Ganesh, o almeno così crede, e manda un assassino a
eliminarlo. Ma Ganesh, intelligente e prudente, si era già
preparato all’eventualità che il suo legame con il figlio potesse
essere usato contro di lui.
Aveva quindi ideato una sorta di
codice da utilizzare nei messaggi di testo tra lui e Vijay, in cui
il figlio avrebbe sempre inviato un’emoji in meno rispetto al padre
quando rispondeva ai messaggi. Rudra, che non ha idea di questo
codice, inserisce delle emoji nei messaggi di testo per farli
sembrare scritti da Vijay, il che rende immediatamente sospettoso
Ganesh. Pertanto, l’uomo fornisce una posizione errata nel
messaggio di testo, conducendo l’assassino in una dependance che è
stata minata per uccidere gli intrusi. In questo modo, Ganesh
riesce a mettersi al sicuro da Rudra e dai suoi scagnozzi, ma alla
fine decide di sacrificarsi verso la fine del film.
L’unico modo per Mike e Vijay di
sfuggire a Rudra e ai suoi uomini sarebbe quello di attraversare il
confine con il Tibet e chiedere aiuto al governo cinese; per farlo
è necessario attraversare un fiume senza ponti. È necessario
utilizzare una gru vecchio stile come traghetto tra le due sponde,
e Ganesh decide di rimanere indietro e azionare la gru in modo che
gli scagnozzi non possano raggiungere suo figlio e Mike. Nel farlo,
Ganesh viene ucciso da Rudra, che continua a inseguire il
protagonista e i suoi amici. In uno scontro finale, Mike sconfigge
gli scagnozzi e decide di agire contro Rudra. Alla fine, l’auto di
Rudra Yash viene spinta giù dalla scogliera dall’autobus di Mike ed
esplode in aria, indicando che l’antagonista è morto.
Mike ha esaudito l’ultimo
desiderio di suo fratello?
Una volta eliminato Rudra, la
minaccia del progetto della diga viene finalmente affrontata e gli
abitanti del villaggio di Kodari tirano un sospiro di sollievo.
Accolgono Vijay, che ora è l’unico membro maschio rimasto della
famiglia Rai, e lui assume la responsabilità di diventare il capo
del villaggio. Sebbene all’inizio del film si fosse in qualche modo
prospettata la possibilità di una relazione romantica con Starr,
alla fine non si verifica alcun sviluppo in tal senso. Vijay e
Starr rimangono buoni amici e quest’ultima torna a casa dal Nepal
con sua madre.
Nel frattempo, Mike e Dhani
intraprendono il loro viaggio verso il Monte Everest, poiché lui
vuole finalmente esaudire l’ultimo desiderio di Gurty. Durante la
lotta con i cattivi, Mike aveva accidentalmente usato l’urna
contenente le ceneri di Gurty per sconfiggere un teppista, il che
gli aveva dato molta gioia, poiché gli era sembrato che suo
fratello lo stesse aiutando in una situazione difficile. Sia questa
gioia che il fatto di poter spargere le ceneri di Gurty al campo
base dell’Everest lo aiutano finalmente a superare la morte del
fratello, e ora può tornare serenamente alla sua vita.
Mike rimane in Nepal?
Nel finale di Ice Road – La
vendetta, Dhani accompagna Mike all’aeroporto di Kathmandu, da
dove sta per tornare negli Stati Uniti. Tra i due personaggi si era
già creato un certo legame, più di amicizia che di amore, ma Dhani
era chiaramente attratta da Mike dal punto di vista sentimentale.
Tuttavia, ogni volta che Dhani aveva cercato di esprimere il suo
interesse, Mike aveva cambiato argomento o aveva gentilmente
rifiutato le sue proposte. Le loro ultime parole all’interno
dell’auto di Dhani rivelano che, sebbene entrambi avessero
sviluppato un’attrazione reciproca, erano ancora un po’ confusi sul
fatto di agire in base a questi sentimenti.
Mike entra in aeroporto dopo aver
salutato Dhani, ma prima di registrarsi per il volo fa una breve
sosta in un negozio. Qui, vede un rotolo di corda da arrampicata,
che gli ricorda immediatamente le spedizioni alpinistiche che lui e
Gurty intraprendevano. Gurty sottolineava sempre la necessità di
godersi il presente e di cogliere con entrambe le mani tutte le
opportunità di divertimento. Questi pensieri portano a un
cambiamento nella mente di Mike, che decide di rimanere in Nepal e
di intraprendere una relazione con Dhani. Dopotutto, Mike non ha
familiari o affari che lo aspettano negli Stati Uniti, e il Nepal è
un paese molto più adatto a un avventuriero come lui. Così, Mike
McCann lascia l’aeroporto, chiama Dhani e si ricongiunge con lei,
con grande gioia di quest’ultima, poiché ora stanno sicuramente per
diventare amanti.
Quando il primo trailer di
28 Anni Dopo di Danny Boyle è
stato pubblicato lo scorso dicembre, i fan si sono subito
concentrati su uno zombie che assomigliava in modo impressionante a
Cillian Murphy (che ha interpretato Jim,
il personaggio principale di 28 Giorni Dopo, nel
2002).
L’attore non è apparso in 28
Settimane Dopo, e la prospettiva che fosse morto per il
Virus della Rabbia era triste, così come la decisione di rivelare
un momento così importante nel trailer. Ciononostante, è stato un
episodio virale che ha fatto parlare di un ritorno del franchise,
anche se ci sono voluti solo un giorno o due per smentirlo. In
seguito abbiamo appreso che Angus Neill, un
mercante d’arte specializzato in dipinti antichi, era stato notato
da Boyle e gli era stato offerto un ruolo nel film come
“Infetto Emaciato”.
Boyle ha poi confermato che Murphy
tornerà nei panni di Jim in 28 anni dopo – Il Tempio delle Ossa di
Nia DaCosta, con un lungo cameo che dovrebbe
conferirgli il ruolo principale nel terzo capitolo, pianificato e
ancora in fase di sviluppo.
Parlando con The Observer
(tramite FearHQ.com), al premio Oscar è stato chiesto il suo
parere sulle speculazioni online sul suo apparente ritorno come
zombie. Rivelando che suo figlio gliel’aveva fatto notare, Murphy
ha risposto impassibile: “Fantastico, la gente pensa che io
assomigli a un cadavere zombie. È molto lusinghiero”.
Parlando del suo effettivo ritorno
in Il Tempio delle Ossa, ha confermato di esserci
“solo per un breve periodo” e che “tutti devono andare
a vedere il secondo”, per assicurarsi che Boyle arrivi al
finale della sua trilogia. “Sono sicuro che lo faranno”,
ha osservato, “è davvero, davvero bello”. Riflettendo su
28 giorni dopo, Murphy ha aggiunto: “La gente
ama ancora quel film. È lo stesso con Peaky Blinders, non ci rendevamo conto che
sarebbe diventato così amato”.
Parlando del tanto atteso ritorno di
Murphy nel franchise, Boyle aveva precedentemente anticipato:
“Alla fine, si sente un po’ Cillian. Tutto quello che posso
dire è che bisogna aspettare Cillian, ma spero che ci aiuti a
ottenere i finanziamenti per il terzo film”.“Prometti
[allo studio] Cillian Murphy, che è un bel modo per evitare
qualsiasi preoccupazione tecnica, se ne dimenticano presto”,
ha continuato. “Sì, l’abbiamo usato apertamente per ottenere
ciò che volevamo. Quale promessa migliore avresti potuto
fare?”
Cosa sappiamo di 28
anni dopo – Il Tempio delle Ossa
Girato subito dopo il suo
predecessore, 28 anni dopo – Il Tempio delle
Ossa riprenderà gli eventi del film precedente, che
ha incassato 150,4 milioni di dollari in tutto il mondo e ha visto
protagonisti nomi come Alfie Williams, Aaron Taylor-Johnson, Jodie Comer e Ralph Fiennes. Tuttavia, è stato anche
annunciato in precedenza che Bone Temple vedrà il ritorno
– nel finale – di Cillian Murphy, che riprende il ruolo di Jim
da 28 giorni dopo.
Descrivendo come 28 anni
dopo – Il Tempio delle Ossa sia il seguito del film
horror di successo del 2025, DaCosta rivela che il giovane Spike è
il filo conduttore tra i due film, costretto a unirsi alla setta di
Jimmy, pronta a scontrarsi con il dottor Kelson. Inoltre, secondo
DaCosta, la storia del dottor Kelson e la dinamica generale con
Samson saranno ulteriormente approfondite, poiché costituiscono
“una parte importante del film”.
28 anni dopo – Il Tempio
delle Ossa sembra dunque voler espandere il franchise in
modo significativo, non solo in termini di dimensioni, ma anche di
tono e filosofia. Con Nia DaCosta che ha preso il
posto di Danny Boyle alla regia e Alex
Garland che continua a guidare la storia, la serie si sta
evolvendo in qualcosa di più ambizioso e ricco dal punto di vista
tematico, approfondendo le strutture formatesi all’indomani del
virus.
L’attenzione a personaggi come il
dottor Kelson e Sir Jimmy Crystal introduce due visioni molto
diverse della sopravvivenza: una clinica e ossessionata dal
controllo, l’altra caotica e settaria. Nel frattempo, Spike funge
da ponte emotivo e narrativo tra i film, radicando la storia man
mano che diventa più strana, più oscura e più imprevedibile.
Tuttavia, è interessante notare che non si fa ancora menzione di
Cillian Murphy.
28 anni dopo – Il Tempio delle Ossa uscirà al
cinema il 16 gennaio 2026.
I film di The
Conjuring sono sempre stati molto popolari tra il grande
pubblico, ma non siamo sicuri che qualcuno avrebbe potuto prevedere
quello che è successo. Dopo un weekend di apertura molto migliore
del previsto al botteghino mondiale, l’ultimo (ne sapremo di più)
capitolo della saga horror soprannaturale, The
Conjuring – Il Rito Finale, ha ottenuto il più grande
incasso globale nella storia del cinema horror.
Il nono capitolo della saga di
Warner Bros. e New Line (il quarto della serie principale) ha
incassato 194 milioni di dollari in tutto il mondo
nel suo primo weekend di uscita, posizionandosi significativamente
al di sopra della stima di domenica di 187 milioni di dollari in
tutto il mondo. Questo supera It del 2017, che era
stato il precedente incasso horror più alto con 190 milioni di
dollari. Il
Rito Finale ha anche stabilito un nuovo record a
livello internazionale con un debutto da 110 milioni di dollari,
superando It: Capitolo due del 2019 (92 milioni di
dollari).
Si è rivelato un anno molto positivo
per la Warner Bros., dopo che lo studio ha attraversato un periodo
difficile con titoli come Joker:
Folie à Deux, Mickey
17 e The Alto Knights. La WB ha ora
fatto la storia del botteghino diventando il primo studio ad avere
sette film consecutivi con incassi superiori ai 40 milioni di
dollari.
Daisy Ridley tornerà nella Galassia Molto,
Molto Lontano nei panni di Rey “Skywalker” in
almeno un prossimo film di Star
Wars, ma sembra che l’attrice britannica potrebbe
anche essere in lizza per un ruolo da protagonista nel suo primo
franchise tratto da un fumetto.
In precedenza era stata collegata al
film di Spider-Woman della Sony Pictures, firmato
dalla regista Olivia Wilde, ma il progetto è ormai defunto,
poi è stato detto che era nel mirino dei Marvel Studios per un ruolo non
ancora reso noto. Tuttavia, non si tratta di uno dei grandi
franchise di supereroi a cui si dice che Ridley sia legata.
Secondo Daniel Richtman, Daisy Ridley è in trattative per recitare in
un adattamento della graphic novel del 2013 di Tony Cliff,
Delilah Dirk and the Turkish Lieutenant. La Disney
detiene i diritti su questa proprietà dal 2016, ma da allora non ci
sono stati sviluppi sul progetto. Si dice che il personaggio di
Ridley, Delilah, sia “addestrato in 47 tecniche di
combattimento con la spada” e venga descritto come
“un’Indiana Jones al femminile“. Roy Lee, Mark
Mower e Justin Giritlian erano stati
scelti come produttori nel 2016, ma non siamo sicuri che siano
ancora coinvolti.
Secondo una sinossi ufficiale:
“L’adorabile Delilah Dirk è un’avventuriera del XIX secolo. Ha
viaggiato in Giappone, Indonesia, Francia e persino nel Nuovo
Mondo. Utilizzando le abilità acquisite lungo il cammino, le
avventure di Delilah continuano mentre trama per derubare un ricco
e corrotto sultano di Costantinopoli. Con l’aiuto del suo
idrovolante e del suo nuovo amico, Selim, elude le guardie del
sultano, fa mangiare la polvere ai pirati inferociti e si fa strada
combattendo attraverso la campagna. Per Delilah, un’avventura porta
all’altra in questa emozionante e divertente puntata della sua vita
emozionante.”
Che il ruolo di Delilah Dirk vada in
porto o meno, c’è sempre la possibilità che Ridley possa fare il
salto nell’MCU o nel DCU in futuro. Parlando con ComicBook.com del suo
recente film d’azione, The Cleaner, Ridley ha ammesso di essere
“aperta a tutto” quando si tratta di interpretare un ruolo basato
sui fumetti.
“Lavoro con questo fantastico
secondo assistente alla regia di nome Matthew Sharp, e mi scrive
perché sta lavorando ad Avengers, e mi dice: ‘Se mi chiamano’.
Quindi ho risposto: ‘Se mi chiamano, assolutamente’. Poi,
ovviamente, adoro Batman, adoro Il Pinguino. Sono una fan di
tantissimi film. Sì, sono aperta a tutto.”
Cate Blanchett
sarà la protagonista di Sweetsick, il nuovo film scritto e diretto da
Alice Birch, al
suo debutto alla regia di un lungometraggio. La storia seguirà una
donna dotata di uno strano potere: la capacità di vedere ciò di cui
le persone hanno più bisogno nella vita.
Alice Birch al debutto dietro la macchina da presa
Alice Birch, nota per la sceneggiatura di Lady Macbeth e per gli adattamenti televisivi
dei romanzi di Sally
Rooney (Normal People e Conversations with Friends), firmerà con
Sweetsick il suo primo
film da regista.
Il
progetto, sostenuto da Searchlight Pictures, sarà girato questo autunno tra
Regno Unito e Grecia. Birch ha dichiarato:
“Non potrei essere più entusiasta di debuttare come regista con
un team di cineasti e collaboratori così straordinario. Avere
l’impareggiabile Cate Blanchett al centro del progetto è
emozionante”.
La trama e la produzione di Sweetsick
La pellicola seguirà una donna volubile (Blanchett) con un “dono
strano e penetrante” che intraprende un viaggio verso casa. Il
resto del cast sarà annunciato prossimamente.
La produzione è affidata a Tessa Ross, Juliette Howell e Theo Barrowclough di
House Productions, insieme a Blanchett e alla sua
Dirty Films.
Lee Groombridge
sarà produttore, mentre Film4 partecipa come co-finanziatore e produttore
esecutivo.
Tessa Ross ha sottolineato la fiducia nel talento di Birch:
“Crediamo tutti molto in Alice Birch ed è stato meraviglioso vedere
il fantastico team che ha riunito intorno a sé. Non da ultimo, la
straordinaria Cate, attratta dalla sua visione audace e
bellissima”.
Blanchett e Birch: due carriere di successo
Cate Blanchett, due volte vincitrice dell’Oscar per Blue Jasmine e
The Aviator, ha firmato
interpretazioni memorabili in film come Diario di uno scandalo, I’m Not There, Carol e Tár.
Alice Birch, oltre a Lady
Macbeth, ha scritto sceneggiature per The Wonder e Mothering Sunday. Per la serie Succession ha vinto un
WGA Award.
Il progetto sarà supervisionato per Searchlight da Pete Spencer e Cameron Chidsey, mentre per
Film4 da
Farhana Bhula e
Alice
Whittemore.
Dopo anni di attesa, Leonardo DiCaprio ha finalmente
coronato il sogno di lavorare con Paul Thomas Anderson. Alla premiere di
Una
battaglia dopo l’altra (One Battle After Another) al TCL
Chinese Theatre di Hollywood, l’attore ha raccontato la sua
emozione e il nervosismo del primo giorno sul set.
“Il primo giorno sono sempre nervoso,
davvero”, ha dichiarato a Variety. “Ma all’ora di pranzo mi ero già ambientato,
perché quando sei sul set non hai tempo per esserlo”.
Un
ruolo inedito ispirato a Il
grande Lebowski
In
Una
battaglia dopo l’altra (One Battle After Another),
DiCaprio interpreta Bob
Ferguson, un ex rivoluzionario ormai in declino costretto
a riunirsi con i suoi vecchi complici per salvare la figlia. Al suo
fianco, un cast corale che include Sean
Penn, Benicio Del Toro,
Regina Hall e
Teyana
Taylor.
DiCaprio ha descritto il personaggio come “uno che sta a casa e
fuma erba tutto il tempo”, spiegando di essersi ispirato a
Jeff Bridges e al suo iconico
The Dude ne Il grande Lebowski
(1998).
“Abbiamo fatto un sacco di cose folli in
questo film”, ha raccontato l’attore. “Ma questa è la differenza
con Paul: vuole vedere il tizio cadere”.
Pur avendo tratto ispirazione dal consumo di marijuana, DiCaprio ha
chiarito di non aver mai fatto uso sul set: “Non posso farlo.
Non riesco a recitare”.
Per DiCaprio, lavorare con Anderson era un obiettivo da oltre
vent’anni, da quando aveva
rifiutato il ruolo da protagonista in Boogie Nights. L’attore ha ammesso che
avrebbe accettato qualunque progetto pur di collaborare con
lui:
“Avrei fatto qualsiasi film mi avesse
proposto, perché è un regista unico, interessante e bravo. Ma sono
felice che sia stato proprio questo, un film che ha sviluppato
negli ultimi vent’anni. Quando incontri qualcuno che vuole
realizzare un’odissea spettacolare, non puoi lasciarti sfuggire
l’occasione”.
Con One Battle After
Another, DiCaprio mostra un lato inedito di sé, lontano dal
fascino che il pubblico è abituato a vedere, e conferma ancora una
volta la sua volontà di mettersi alla prova con ruoli complessi e
registi di culto.
Sulla scia della première al Toronto
International Film Festival di
Frankenstein, con Oscar Isaac e Jacob Elordi, Guillermo del
Toro ha annunciato un nuovo progetto in fase di sviluppo
intitolato Fury, che vedrà protagonista Isaac e viene
descritto come un film “violento” sulla falsariga del
feroce My Dinner with
André (1981).
“Sto scrivendo un progetto che
ha a che fare con Oscar”, ha detto il regista al pubblico del
TIFF. “Lo sto scrivendo proprio ora, si intitola Fury e, in
sostanza, riprende gli aspetti thriller di Nightmare Alley: molto
crudeli, molto violenti. Come My Dinner with Andre, ma con
l’uccisione di persone dopo ogni portata.”
Ha continuato, citando il motivo per
cui è stato attratto dal progetto: “Perché sono molto
interessato alla violenza che ci facciamo a vicenda, e la facciamo
con la mente, la facciamo con l’anima e la facciamo fisicamente. E
penso che siano nuove domande [che mi pongo]; ora ho 60 anni,
quindi sono passato dal chiedermi dove sto andando e dall’essere
padre e figlio al provare rimpianti. Sono nel decennio dei
rimpianti, quindi aspettatevi molti rimpianti”.
Guillermo del Toro annuncia il suo
nuovo progetto
Inoltre, il tre volte vincitore
dell’Oscar ha confermato che adatterà un romanzo fantasy scritto
dal premio Nobel Kazuo Ishiguro, annunciato in
esclusiva da Deadline due anni
prima: “Sto preparando un adattamento in stop-motion di Il
gigante sepolto, il romanzo di Kazuo Ishiguro. E sarà uno
stop-motion epico che non sarà per bambini. Esplorerà davvero la
capacità di recitare di un progetto in stop-motion e di fondere un
mondo come si farebbe se fosse un live-action”.
Naturalmente, questo non è un
territorio nuovo per il regista di Pinocchio, con la storia del burattino di
legno che si trasforma in un adattamento decisamente non per
bambini, per il quale lo studio di stop-motion di ShadowMachine è
stato anche la base di produzione.
Con riferimenti a Nightmare Alley del 1947, un film noir pieno
di inganni e tragedie, e a My Dinner With Andre,
che racconta la biforcazione tra due vecchi amici che si ritrovano
a cena per discutere di filosofie di vita e rimpianti, è chiaro che
il prossimo progetto di del Toro non sarà per i deboli di
cuore.
Frankenstein, presentato in anteprima mondiale a
Venezia il mese scorso, debutterà in sale selezionate il 17 ottobre
e su Netflix il 7 novembre.
Dopo una carriera di successo in televisione con serie come
Pushing Daisies e Hannibal,
Bryan Fuller è
pronto a fare il suo debutto alla regia cinematografica. Il suo
primo film, Dust Bunny, avrà l’anteprima mondiale
al Toronto International
Film Festival 2025, nella sezione Midnight Madness.
Con alle spalle una carriera da sceneggiatore e showrunner iniziata
con Star Trek: Deep Space
Nine nel 1997, Fuller non aveva mai avuto il tempo di
dedicarsi alla regia. Ma questa volta ha deciso di affrontare la
sfida, trovando grande soddisfazione soprattutto nel lavoro con la
giovane protagonista Sophie Sloan:
“Con Sophie abbiamo scoperto insieme il
film, trovando personaggio e ritmo dei dialoghi in modo giocoso. È
stato come un appuntamento di gioco creativo, un ambiente sano e
sicuro in cui esplorare”.
Il regista ha portato nel film il suo tipico approccio visivo e
cromatico, collaborando con la direttrice della fotografia
Nicole Hirsch
Whitaker. Per descrivere l’estetica di Dust Bunny, Fuller ha usato un paragone
culinario:
“Se Pushing Daisies è dolce e Hannibal è
saporito, Dust Bunny è pollo al mango: dolce e speziato allo stesso
tempo, con un profilo dinamico e ricco”.
La
trama di Dust Bunny
Il
film segue Aurora
(Sophie Sloan), una ragazzina che scopre sotto il suo letto la
gigantesca creatura magica e sanguinaria del titolo. Per
affrontarla, decide di ingaggiare un killer, interpretato da
Mads Mikkelsen
(già protagonista di Hannibal). C’è solo un problema: convincerlo che la
minaccia sia reale.
Fuller ha rivelato che la storia era nata come un episodio di
Amazing Stories (Apple
TV+, 2020), ma il progetto venne accantonato. Da lì la
decisione di trasformarlo in un lungometraggio, con un omaggio ai
“traumatici film per bambini” degli anni ’80 come Poltergeist e Gremlins.
Un horror per tutta la
famiglia
Nonostante le atmosfere cupe e
alcune scene spaventose, Fuller considera Dust Bunny un film pensato anche per i più
giovani, nello spirito dei cult anni ’80 che hanno fatto avvicinare
i bambini all’horror.
“Penso che sia il film horror perfetto da
guardare insieme in famiglia, proprio come è stato per tanti con
Gremlins”.
Con la sua miscela di humour,
immaginazione e brividi, Dust
Bunny segna un nuovo capitolo nella carriera di Bryan Fuller,
pronto a portare la sua poetica televisiva sul grande schermo.