I WONDER PICTURES e
Unipol Biografilm Collection annunciano che a partire dal
12 novembre distribuiranno sugli schermi italiani la
commedia La Padrina – Parigi ha una nuova
regina con Isabelle Huppert, Hippolyte Girardot,
Farida Ouchani, Liliane Rovere, Iris Bry, Nadja Nguyen, Rebecca
Marder, Rachid Guellaz, Mourad Boudaoud, Abbes Zahmani, Yann
Sundberg, Youcef Sahraoui.
Tratto dal romanzo “La
Daronne” di Hannelore Cayre ed edito in Italia da Edizioni
leAssassine, La Padrina – Parigi ha una nuova
regina vede protagonista la splendida Isabelle
Huppert nei panni di Patience Portefeux, interprete franco-araba
(per il ruolo ha dovuto imparare la fonetica araba), specializzata
in intercettazioni telefoniche per la squadra narcotici, che
casualmente si ritrova a dirigere un vasto traffico di droga.
L’occasione fa l’uomo ladro e Pacience decide di cogliere
l’occasione che potrebbe cambiargli la vita: entra in un enorme
giro di droga, divenendone indiscussa protagonista sotto lo
pseudonimo “La Padrina”.
Un ruolo inedito per la splendida
Isabelle Huppert che I Wonder Pictures e Unipol
Biografilm Collection portano nei cinema italiani a
partire dal 12 novembre.
Patience (Isabelle Huppert),
traduttrice specializzata in intercettazioni telefoniche per la
squadra antidroga, frustrata e annoiata da un lavoro duro e mal
pagato, durante un’intercettazione viene a conoscenza dei traffici
poco raccomandabili del figlio di una donna a lei cara. Decide così
di dare una svolta alla sua vita e intrufolarsi nella rete dei
trafficanti, per proteggere il giovane. Quando si trova tra le mani
un grosso carico di droga, non si fa sfuggire l’occasione e diventa
La Padrina, una “trafficante all’ingrosso”. Fa esperienza sul campo
e poi… riporta tutte le informazioni in ufficio al servizio della
sua squadra!
Oggi Disney+ ha rilasciato i nuovi
poster dei protagonisti di The Mandalorian 2, l’attesissima
seconda stagione della serie Lucasfilm acclamata dalla critica,
The
Mandalorian.
Il Mandaloriano e il Bambino
continuano il loro viaggio, affrontando nemici e radunando alleati
mentre si fanno strada attraverso una galassia pericolosa nell’era
tumultuosa dopo il crollo dell’Impero Galattico. The
Mandalorian è interpretata da
Pedro Pascal, insieme alle guest star
Gina Carano, Carl Weathers e Giancarlo
Esposito. I registi della nuova stagione sono
Jon
Favreau, Dave Filoni, Bryce Dallas Howard, Rick Famuyiwa, Carl
Weathers, Peyton Reed e Robert
Rodriguez.
Lo showrunner Jon
Favreau è il produttore esecutivo insieme a Dave Filoni,
Kathleen Kennedy e Colin Wilson, con Karen Gilchrist nel ruolo di
co-produttore esecutivo. La nuova stagione parte venerdì 30 ottobre
in streaming solo su Disney+.
The Mandalorian 2
è la seconda stagione della serie tv
The Mandalorian live action basata
sull’universo di Star
Wars prodotta dalla LucasFilm per la piattaforma
streaming Disney+.
Ambientata nell’universo di Guerre
stellari dopo le vicende de Il
ritorno dello Jedi e prima di Star
Wars: Il risveglio della Forza, racconta le avventure
di un pistolero mandaloriano oltre i confini della Nuova
Repubblica. Dopo la caduta dell’Impero, nella galassia si è diffusa
l’illegalità. Un guerriero solitario vaga per i lontani confini
dello spazio, guadagnandosi da vivere come cacciatore di taglie.
Ambientata dopo la caduta dell’Impero e prima della comparsa del
Primo Ordine, The
Mandalorian racconta le difficoltà di un
pistolero solitario che opera nell’orlo esterno della galassia,
lontano dall’autorità della Nuova Repubblica. La serie ha come
protagonista Pedro Pascal nei panni del Mandaloriano.
La
serie è prodotta e scritta da Jon
Favreau (già produttore de Il Re
Leone e delle saghe
di Avengers e Iron Man). Nel cast
anche Gina
Carano (Deadpool, Fast
and Furious); Carl Weathers (Apollo
Creed nella saga
di Rocky), Nick
Nolte (Cape Fear, Il Principe delle
maree), Emily Swallow (Supernatural, Le regole del delitto
perfetto), Taika
Waititi (premio Oscar 2019 per JoJo
Rabbit), Giancarlo
Esposito (Fa’ la cosa
giusta, Breaking Bad) e Omid
Abtahi (24, Homeland, Star
Wars: The Clone Wars).
The
Mandalorian, prodotta in esclusiva per Disney+ da Lucasfilm, è
la prima serie live-action di Star Wars e, nei suoi 8 episodi,
racconta vicende ambientate dopo la caduta dell’Impero, quando
nella galassia si è diffusa l’illegalità. Protagonista è un
guerriero solitario che vaga per i lontani confini dello spazio,
guadagnandosi da vivere come cacciatore di taglie. A
interpretarlo Pedro
Pascal (Game of
Thrones, Narcos).
Caterina D’Aragona torna ad essere
la protagonista della scena in The Spanish Princess
2, seconda
parte della miniserie sequel di The White Queen e
The White Princess e basata sui romanzi di
Philippa Gregory. La serie è disponibile su
Starzplay, da domenica 11 ottobre, con un episodio nuovo a
settimana e visibile, in Italia, su Apple
TV e Rakuten TV. A dare il volto alla regista spagnola c’è
sempre Charlotte Hope, al fianco di Ruairi
O’Connor, nei panni di un giovane Enrico VIII.
La trama di The Spanish Princess
2
Avevamo lasciato la giovane
Caterina in procinto di sposarsi con il re d’Inghilterra,
quell’Enrico che tanto l’aveva indispettita al suo arrivo oltre la
Manica. Adesso, alla luce della morte di Arturo, il secondogenito
maschio ed erede al trono (che scavalca la più grande Meg Tudor) è
il partito più appetibile e, al netto della passione che Caterina
sembra davvero provare per il giovane Enrico, è senza dubbio il
prossimo obbiettivo da raggiungere. Caterina convola a nozze con un
terribile segreto. L’inizio della seconda stagione la vede felice e
innamorata, ma con delle terribili minacce all’orizzonte.
Caterina deve fare i conti con la
difficoltà di mettere al mondo un erede, principale ed enorme
preoccupazione che, come sappiamo, metterà a rischio e poi
determinerà la fine del suo matrimonio con Enrico VIII. Ma la
giovane regina deve anche affrontare la politica del padre, Re di
Spagna, completamente ostile all’Inghilterra e alla sua stessa
figlia.La donna si conferma un’ottima diplomatica, una combattente
persino sul campo di battaglia, una regina degna, che onora il
marito e sovrano e ispira il popolo, ma sappiamo che la Storia la
vedrà vittima di quello stesso Re che lei ama e per il quale
combatte.
Un donna moderna alla corte
d’Inghilterra
La storia di Caterina è sempre
stata raccontata dal punto di vista di Enrico VIII. Abbiamo sempre
incontrato il personaggio nelle vesti di una regina anziana e non
più fertile, incapace quindi di dare un erede maschio al re e messa
da parte per una donna più giovane e potenzialmente capace di
assolvere al compito che Caterina non aveva portato a termine. La
serie Starzplay invece ci offre la possibilità non solo di
ribaltare la prospettiva, ma anche di assaporare la giovinezza, la
risolutezza e la ferocia di una donna che lotta con tutta se
stessa, assumendosi il peso di tradimento e menzogna, pur di
raggiungere il suo scopo.
The Spanish Princess
2 ci mette di fronte ad un personaggio femminile che porta
avanti le sue battaglia dentro e fuori dai confini della sua casa,
ma anche dentro e fuori i confini di se stessa, dimostrandosi
estremamente moderna nonostante sia una regina vissuta molto tempo
fa, alla corte del re passato alla storia come un tipo che non
aveva poi in grande considerazione le sue mogli (Caterina è solo la
prima di sei). Caterina ha tutto ciò che serve a regnare, molto più
del marito, ma per lei i tempi non sono maturi, e lo diventeranno,
paradossalmente, solo pochi anni più tardi, quando la figlia della
sua “rivale” salirà al trono come prima Regina regnante
d’Inghilterra.
Tra temi attuali e dinamiche invece
legate al contesto storico, The Spanish Princess 2
trascina lo spettatore dentro agli intrighi di palazzo e alle
brutali battaglie con un piglio per forza di cose romanzato,
arricchendo la Storia in favore della storia e regalando un
ritratto di donna tragico, ricco e magnifico. Costumi, set, stile e
gusto fanno il resto.
Dal 13 ottobre,
l’iconica collana “Warner Bros. Horror Maniacs” si
arricchisce di 5 nuovi terrificanti titoli capaci
di spaziare tra le mille sfaccettature del genere, da “IT
Capitolo Due” e “La Llorona – Le lacrime del
male”, passando per “Nightmare – Dal Profondo
della notte” e “Poltergeist – Demoniache
presenze”, fino ad “Annabelle 3”. Tutti questi nuovi titoli
saranno disponibili in DVD e Blu-Ray con speciali grafiche inedite
ispirate ai grandi classici del cinema dell’orrore.
Sempre il 13
ottobre, per celebrare la Collana, uscirà, in esclusiva
per Amazon, il prezioso Cofanetto Horror Maniacs
Collection in edizione limitata numerata
(in sole 550 copie), che include 8 film in formato blu-ray: IT
(2017), IT capitolo 2, The Conjuring – L’Evocazione, Nightmare –
Dal Profondo della Notte (1984), Poltergeist – Demoniache Presenze,
Shining – Extended Edition, Venerdì 13, L’Esorcista – Versione
cinematografica originale e Versione integrale (2 dischi).
All’interno anche 9 Art Card che riproducono le bellissime
grafiche illustrate dei film e che possono essere assemblate per
creare un poster di misure 40×50.
A partire dal 19
ottobre, sarà inoltre disponibile l’esclusivo “IT
– 2 Film Collection”, il cofanetto in metallo in
edizione speciale limitata con i due capitoli diretti da
Andy Muschietti – “IT” e “IT:
Capitolo Due” – in 4K UHD, versione Steelbook,
original Fan Art e 2 Poster dedicati. L’edizione include 5
Dischi, i film in formato Blu-ray e 4K e un secondo disco Blu-ray
di contenuti speciali relativi a “IT: Capitolo Due”.
Non è finita qui, dal 13
ottobre in arrivo anche l’atteso super cofanetto
“DC 8 Film Collection Box Set”, in edizione limitata e
numerata (per un totale di 550 copie). Faranno parte del
cofanetto 8 film in edizione Blu-Ray: “Batman v Superman”,
“Wonder Woman”, “Aquaman”, “Shazam!”, “Suicide Squad”, “Justice League”, “L’Uomo d’Acciaio”, “Birds of Prey (e la fantasmagorica rinascita di
Harley Quinn)”. Ad impreziosire questa edizione limitata, anche
9 Art Card che celebrano i personaggi DC nelle più
belle città italiane, realizzate in collaborazione con Panini
Comics dai più grandi comic authors italiani (tra cui spiccano
Wonder Woman a Verona, firmata da Milo Manara e Harley Quinn a
Venezia di Giorgio Cavazzano).
Le 9 Art Card, che possono essere
assemblate per creare un poster di misure 40×50, ritraggono:
Wonder Woman – Artista: Milo Manara (Verona)
Aquaman – Artista: Emanuela Lupacchino (Polignano a Mare)
Secondo quanto emerso in precedenza,
il titolo di lavorazione del film
sarà Amsterdam e la trama, nonostante sia
ancora sotto chiave, ruoterà attorno alla storia di un improbabile
accordo tra un dottore e un avvocato. Matthew Budman,
produttore di numerosi film per la Annapurna Pictures, si occuperà
della produzione del film per la New Regency. Le riprese
dovrebbe partire a Los Angeles il prossimo Gennaio.
Gli ingredienti per un film horror
che si rispetti includono, generalmente, un mostro, un assassino o
una “final girl”. Alcuni dei migliori film horror mai realizzati,
però, presentano un elemento chiave ai fini della trama: la figura
della madre. Le mamme dei film horror possono essere davvero
spaventose, come in Psycho, oppure essere confortanti e
parecchio potenti, come in Poltergeist o A Quiet
Place. Dalle madri che salvano alle madri che uccidono, siano
esse umane o mostri, Screen Rant
ha raccolto le 10 migliori mamme dei film horror:
Mother Firefly (La casa dei 1000 corpi)
Ne La Casa dei 1000
Corpi, vera e propria lettera d’amore di Rob Zombie al genere
horror, Karen Black interpreta la matriarca di una delle famiglie
più sanguinose nella storia del cinema dell’orrore. Mother Firefly
ha mantenuto il dominio sulla casa degli orrori e sugli omicidi
della sua famiglia. Black ha interpretato il personaggio servendosi
di un sorriso fiducioso ma al tempo stesso malvagio, permettendo
alle vittime di sentirsi al sicuro nella sua casa della morte.
Il personaggio di Black è
estremamente popolare tra i fan dell’horror. Purtroppo, mentre il
personaggio sarebbe dovuto apparire anche nel sequel, La casa
del diavolo, Karen Black ha rifiutato a causa di alcuni
problemi legati alla retribuzione ed è stata sostituita da Leslie
Easterbrook, che ha reso suo il personaggio pur rispettando la
performance di Black.
Grace (The Others)
Nella storia di fantasmi
del 2001,
The Others,Nicole Kidman interpreta la madre di due
bambini piccoli la quale crede che la sua antica casa di famiglia
sia infestata dagli spiriti. A mano a mano che gli spettri
diventano presenze sempre più reali, Grace fa quello che serve,
mettendo da parte le sue paure per proteggere i suoi figli.
Kidman ha ricevuto una nomination ai
Golden Globe per il ritratto di Grace, una madre in difficoltà che
è disposta a combattere pur di mantenere i suoi figli al sicuro.
Mentre il film gioco molto con le atmosfere e si tiene alla larga
da sangue e jumpscare, il mondo di Grace diventa sempre
più spaventoso. La performance di Kidman è considerata una delle
grandi interpretazioni di un’attrice in un film horror.
Chris MacNeil (L’esorcista)
Una delle migliori madri nei film
dell’orrore che, purtroppo, non è stata in grado di aiutare sua
figlia da sola. Ellen Burstyn è stata candidata all’Oscar per il
ruolo di Chris MacNeil, la madre della giovane Regan che viene
posseduta da un demone nel rivoluzionario film horror del regista
Willaim Friedkin,
L’esorcista.
Chris è una madre
tanto fisica quanto emotiva, poiché è incapace di salvare l’anima e
il corpo di sua figlia dal Diavolo e dai suoi demoni. Alla fine,
consultando un prete, MacNeil si rifiuta di rinunciare a sua figlia
e non mancherà di salvarla, a qualunque costo.
Donna Trenton (Cujo)
Nell’adattamento di successo
Cujo di Stephen King, Dee Wallace Stone interpreta una
madre che, insieme al suo giovane figlio, è intrappolata in una
macchina durante una calda giornata estiva mentre il cane rabbioso
del titolo li insegue dall’esterno. Anche se la morte aleggia in
ogni momento, Donna Trenton cerca disperatamente di assicurarsi che
lei e suo figlio sopravvivano.
La performance di Dee Wallace Stone
è una delle più acclamate nei film horror degli anni ’80 , on molti
critici che la citano addirittura come la sua prova migliore.
L’attrice interpreta Donna sia come una vittima sia, alla fine,
come una feroce mamma guerriera che prende il destino nelle sue
mani per combattere contro un mostro e salvare suo figlio. La
performance di Stone e l’abile adattamento hanno aiutato il film ad
essere uno dei titoli che parlano di “animali killer” più popolari
e rispettati di tutti i tempi.
La Regina (Aliens – Scontro finale)
Non tutte le madri sono
umane, ma tutte le madri esistono per proteggere la loro prole. Nel
classico Aliens di James Cameron, la Ripley di Sigourney Weaver affronta il suo più grande
avversario, la Regina. Il mostro è un cattivo ma, come farebbero
tutte le madri, vuole “solo” proteggere le sue uova dagli invasori
umani.
L’ampio utilizzo di
burattinai ha migliorato la “performance” della Regina e l’ha resa
ultra realistica, rendendo le battaglie tra la Regina e Ripley
davvero terrificanti. Il suo assalto continuo agli umani non è un
semplice istinto omicida, ma il desiderio di tenere al sicuro le
sue uova e i futuri Xenomorfi.
Norma Bates (Psycho)
Poiché non tutte le madri
dei film dell’orrore sono umane, è anche naturale che non tutte
siano “vive”. Nel classico del genere horror/thriller
Psycho, Alfred Hitchcock ha creato una delle rivelazioni
più terrificanti della storia del cinema dell’orrore quando, verso
il finale del film, si scopre che la madre di Norman Bates è morta
da diverso tempo.
Norman è ossessionato da sua madre e
dalla sua figura, con la donna che lo “abita” quando l’uomo si
eccita sessualmente. L’influenza edipica che Norma ha avuto su suo
figlio ha generato non solo un mostro assassino e sessualmente
traumatizzato, ma anche una delle madri più terrificanti di tutta
la storia dell’horror.
Annie (Hereditary – Le radici del male)
Il regista Ari Aster è
diventato un nome di punta dell’horror moderno grazie al suo
lungometraggio d’esordio nel 2018, Hereditary
– Le radici del male.Toni Collette interpreta Annie, una madre che
vede la sua famiglia autodistruggersi a causa di alcuni malvagi e
tragici fantasmi manovrati da una forza invisibile. Annie è un
personaggio interessante, poiché è una madre che sembra prendersi
cura della sua famiglia ma, a mano a mano che vengono rivelati i
segreti della storia, diventa più ambigua nelle sue azioni.
Di scena in scena il pubblico si
chiede se Annie sia una salvatrice o semplicemente una cattiva. La
performance di Collette è stata elogiata dalla critica, con molti
che hanno addirittura chiesto una nomination all’Oscar non solo per
l’attrice ma anche per il film stesso. Il fatto che gli spettatori
non possano fidarsi di Annie rende il suo personaggio una parte
essenziale del terrore al limite che circonda il film.
Margaret White (Carrie – Lo sguardo di Satana)
Piper Laurie ha acquisito
un posto d’onore nella storia dei film horror grazie al suo
ritratto della madre di Carrie White, Magaret, nell’adattamento di
Brian De Palma del romanzo Carrie di Stephen King. La mamma di Carrie è una
fanatica religiosa contraria a qualsiasi forma di sessualità che
terrorizza sua figlia adolescente, interpretata da Sissy Spacek.
Margaret crede che i poteri di Carrie siano empi e cerca di
purificare l’anima di sua figlia attraverso un’estrema tortura
mentale.
Laurie ha affrontato il ruolo con
grande abilità ed è diventata il simbolo terrificante di una madre
folle era decisamente pazza. Margaret e Carrie sono figure tragiche
e danno tristezza al racconto dell’orrore di King e De Palma. Sia
Laurie che Spacek sono state nominate all’Oscar per le loro
interpretazioni.
Wendy Torrance (Shining)
Un’altra grande madre
dell’universo di Stephen King. Wendy Torrance è, forse, la più
terrorizzata di tutte le madri dei film horror. Il suo tormento è
inesorabile per tutto il film. Nell’adattamento di Stanley Kubrick di Shining di Stephen King, Wendy è terrorizzata dai
fantasmi dell’Overlook Hotel e alla fine dal suo stesso marito, che
cerca di ucciderla insieme al loro giovane figlio Danny dopo essere
stato manipolato dal mondo degli spiriti dell’hotel. Wendy piange,
urla, sembra impotente, ma alla fine trova il coraggio di
combattere e sopravvivere per salvare suo figlio.
Il romanzo di Shining è uno
dei più popolari di King e l’autore ha spesso elogiato la
performance di Shelley Duvall. Anche i critici e i fan dell’horror
considerano la performance dell’attrice una delle più belle del
cinema horror eppure, per qualche strana ragione, è stata nominata
(insieme allo stesso Kubrick) per i Razzie Awards.
Diane Freeling (Poltergeist)
Poltergeist di
Tobe Hooper e Steven Spielberg è uno dei film horror più
popolari di tutti i tempi e una delle storie di fantasmi più
venerate al cinema. La famiglia Freeling è infestata da diversi
fantasmi che finiscono per rubare la loro figlia e portarla negli
inferi. I Freelings assumono un sensitivo e un team di ricercatori
sul paranormale per trovare la loro figlia, ma è la madre, Diane,
che è implacabile nel suo tentativo di volerla salvare in prima
persona.
Combattendo fantasmi, mostri
demoniaci e cadaveri nella sua piscina, Diane è la madre
dell’orrore per eccellenza, mentre combatte tantissimi e
diversissimi elementi spettrali fino a quando finalmente entra lei
stessa nell’altra dimensione per salvare sua figlia. Il film è
stato un enorme successo e la performance di Jobeth Williams ed è
stata elogiata dalla critica. Willams ha vinto un premio Saturn per
la sua interpretazione.
Un nuovo report di
Screen Rant fa luce sul perché Doctor
Strange in the Multiverse of Madness potrebbe essere
il film degli Avengers della Fase 4 del MCU. Quando i Marvel Studios hanno annunciato la
lista dei film della Fase 4 del loro universo condiviso, non c’era
alcuna traccia di
Avengers 5. La cosa era comprensibile fino a un certo
punto: il MCU ha appena realizzato i due più grandi film dedicati
agli Avengers e ha bisogno di concedere una pausa prima del
prossimo team-up, nonostante le trame interconnesse della Fase 4
siano inevitabili. I film si collegheranno ad altri film o alle
attesissima serie tv Disney+ (e viceversa), ed è evidente
che il Multiverso giocherà un ruolo importante in questa nuova
linea narrativa.
La presenza del Multiverso nella
Fase 4 del MCU è diventata palese quando è stato rivelato il titolo
del sequel di Doctor
Strange, ossia Doctor Strange in
the Multiverse of Madness. I fan sono stati subito
entusiasti in merito alla possibilità di esplorare il Multiverso in
Doctor
Strange 2, ma ora sappiamo che anche altre proprietà della
Fase 4 se ne occuperanno in maniera alquanto specifica. È
confermato che WandaVision
spianerà la strada al sequel, mentre in Spider-Man 3 ci sarà Doctor
Strange e in Loki farà il suo debutto la Time Variance
Authority.
Queste molteplici storie potrebbero
culminare con proprio l’arrivo di Doctor
Strange 2, dando al sequel, nella Fase 4, una
posizione simile a quella che in passato hanno avuto i film
dedicati agli Avengers. Ci sono diverse caratteristiche che
definiscono un film dedicato ai Vendicatori. Oltre a ricollegare
più storie che sono state create in precedenza nelle diverse Fasi,
presentano sempre importanti team-up tra gli eroi del MCU e
un’enorme minaccia che potrebbe cambiare il futuro dell’universo
come lo conosciamo. Questo è anche il motivo per cui
Captain America: Civil War viene spesso definito un
film degli Avengers ed ecco perché anche Doctor Strange
in the Multiverse of Madness potrebbe “ambire” a questo
titolo.
Il sequel sarà un film solista di
Doctor Strange: presenterà il ritorno di diversi personaggi del
primo film, ma ci saranno anche altri personaggi Marvel. È stato
confermato che Scarlet Witch apparirà nel sequel dopo gli eventi di
WandaVision, e ci sono molte speculazioni sul fatto che
Loki, Spider-Man e persino versioni precedenti dei personaggi
Marvel potrebbero apparire nel sequel di Doctor
Strange. Inoltre, diversi personaggi di alto profilo (come
Fratello Voodoo, Clea e America Chavez) dovrebbero fare il loro
debutto proprio nel film, rendendo così chiaro l’aspetto relativo
al “gioco di squadra” di Doctor
Strange in the Multiverse of
Madness.
In Doctor Strange 2 una minaccia
ancora più grande di quella affrontata in Infinity War e
Endgame?
La Marvel non ha confermato chi o
quale sarà la minaccia che Doctor Strange e compagni dovrà
affrontare, ma è altamente probabile che ci sarà una minaccia di
altissimo livello proveniente proprio dal Multiverso, andando così
ad alzare ancora di più la posta in gioco rispetto a quanto
affrontato in Avengers:
Infinity War o Avengers:
Endgame. I fan hanno teorizzato che Scarlet Witch
potrebbe essere il villain del film, soprattutto in considerazione
di una teoria che vorrebbe che l’intera Fase 4 come adattamento
della serie a fumetti “House of M”. Nel frattempo, c’è anche la
possibilità che Kang il Conquistatore, Dormammu o un nuovo essere
magico creino tra gli eroi.
L’aspetto legato al Multiverso di
Doctor
Strange 2 consentirà inoltre al film di continuare o
completare le trame impostate in diversi progetti della Fase 4.
WandaVision potrebbe vedere Scarlet Witch aprire il
multiverso; Spider-Man 3 potrebbe portare l’Electro di
Jamie
Foxx da un’altra dimensione; Loki, dal canto suo, è già
ambientato in un universo alternativo. Doctor Strange in
the Multiverse of Madness potrebbe seguire tutte queste
storie grazie all’attuale Fase 4. Potremmo davvero vedere un
multi-progetto narrativo in cui la follia del Multiverso inizia in
WandaVision, porta minacce nella vita di Peter Parker e
forse trova anche una versione alternativa di Loki che riappare
nella timeline principale del MCU: il tutto, prima che Doctor Strange
2 risolva presumibilmente cosa è andato storto con il
Multiverso. Quindi, se c’è un film di livello “Avengers” nella Fase
4, tutte le prove e le teorie suggeriscono che sarà proprio
Doctor
Strange in the Multiverse of Madness.
Kevin Bacon e il cult Footloose sono
stati citati in diverse occasioni nell’Universo Cinematografico
Marvel, lasciando così i fan con
una domanda fondamentale: quando Star-Lord si troverà finalmente
faccia a faccia con il suo idolo?
Secondo il regista James Gunn, Peter Quill odia la Terra, e si
dice che probabilmente l’eroe abbia trascorso il minor tempo
possibile sul pianeta dopo che Thanos fu sconfitto e gli “Asgardiani della Galassia”
lanciati nello spazio. Per questo motivo, è improbabile che
Star-Lord abbia imparato molto su quello che era diventato Bacon
dopo uno dei suoi ruoli più memorabili.
Parlando di recente con Yahoo,
Bacon ha detto di essere disponibile a interpretare se stesso nel
MCU. “Prima di lasciarti andare, volevo chiederti qualcosa a
proposito dei supereroi. Ha fatto parte di un film degli X-Men
e sei anche presente nel MCU, dove vieni spesso indicato come uno
dei più grandi eroi della Terra. C’è una possibilità che Kevin Bacon sia Kevin Bacon in uno di quei
film?”, ha chiesto il giornalista all’attore statunitense.
“Dillo alla Marvel, amico. Sono pronto a farlo. Finora non ne
ho sentito parlare, ma mi piacerebbe.”, ha dichiarato
l’attore.
È altamente improbabile che i
Marvel Studios chiedano davvero a Kevin Bacon di interpretare se stesso nel
MCU, ma un piccolo cameo nell’attesissimo Guardiani
della Galassia Vol. 3 potrebbe davvero essere molto
divertente.
Non c’è persona più o meno
appassionata di sport a cui non sia familiare la storia di
Marco Pantani, il “pirata” del ciclismo che
cavalcava le curve tortuose dei circuiti (e della sua difficile
vita privata) come un vero filibustiere. Specialista nella scalata
– un bisogno fisico, dirà nella storica intervista con
Gianni Mura, che poteva abbreviare la sua agonia
interiore – Pantani guidò le prime pagine della cronaca sportiva
italiana negli anni Novanta vincendo di tutto, affrontando gravi
infortuni e riuscendo a compiere un’impresa condivisa con solo
altri sette eletti: centrare la doppietta Giro d’Italia-Tour de
France nel 1998.
Ma alla luce corrisponde sempre
l’ombra, e nel rispetto delle migliori tradizioni archetipiche del
viaggio dell’eroe, anche il pirata dovette affrontare l’ostacolo
più difficile al culmine del successo: l’accusa di doping nel 1999,
dalla quale scaturiranno l’incapacità di tornare ai livelli di una
volta, il peso dell’opinione mediatica, le verità scomode, la
depressione, l’abuso di droghe e, infine, la tragica morte nel
2004.
Il Caso Pantani – L’omicidio di un
campione, un titolo sistematico
Il titolo del film di
Domenico Ciolfi (che arriva dopo la riduzione
televisiva di Claudio Bonivento con
Rolando Ravello nei panni del protagonista) è
sistematico e mette subito in chiaro l’intenzione di leggere la
scomparsa del ciclista come un assassinio impunito, e per farlo si
serve delle prove scritte e delle testimonianze raccolte nel
processo giudiziario come linee guida del racconto. Il Caso
Pantani – L’omicidio di un campione inizia infatti dallo
sguardo di un avvocato (Francesco Pannofino)
rivolto a pile di procure e materiale d’archivio e si allarga nel
tempo a quello del Pantani uno e trino interpretato da tre diversi
attori per tre momenti specifici della sua esistenza:
Brenno Placido nei giorni precedenti allo
scandalo; Marco Palvetti a Cesenatico, luogo
metafisico di incontro con il vecchio e il nuovo sé;
Fabrizio Rongione nelle ultime ore nella camera
d’hotel a Rimini.
Nel mezzo ci sono i volti più o meno
a fuoco che hanno avuto un ruolo determinante o marginale nella
discesa verso l’abisso, sullo schermo restituita con costante
disagio e toni noir, proprio per appurare la tesi di un
mistero mai realmente risolto, di un mito a cui mancano pagine
fondamentali e di un’icona che abbiamo imparato a conoscere grazie
al punto di vista di abili, e spesso disonesti, sciacalli
scribacchini. Come nello splendido I,
Tonya di Craig Gillespie, anche qui è
facile avvertire il fascino che certi personaggi sportivi
esercitano nell’immaginario pubblico, specie se negativi o contrari
al significato più universale del termine “eroe”; i media e il
ciclismo avevano bisogno di Pantani, Pantani aveva bisogno di un
palcoscenico su cui esistere e competere. Un rapporto di reciproca
necessità, insomma. Ma cosa succede quando una delle due parti si
ribella alla tossicità della relazione?
Un Marco difficile,
impossibile da raggiungere
Tuttavia in Il Caso Pantani
– L’omicidio di un campione prevale la volontà di mettere
ordine alla logica degli eventi, e in questa ricerca maniacale del
dettaglio (scandita da didascalie con giorno e ora) ci si dimentica
a volte del fattore umano e dell’imprevedibilità che rende
fallibile anche il più vincente dei campioni. Si ha quindi la
sensazione che i tre Pantani del film siano simulacri di una storia
piuttosto che persone reali, e i documenti d’archivio inseriti da
Ciolfi non fanno che ricordarci quanto fosse già cinematografico,
eterno e terribilmente umano il Marco delle interviste, delle
scalate e delle ricadute. Forse davvero impossibile da raggiungere,
allora come adesso.
Un nuovo libro di Star
Wars ha finalmente risolto il mistero legato alle
origini del Leader Supremo Snoke. Introdotto per la prima volta ne
Il Risveglio della Forza, Snoke è stato oggetto di molte
speculazioni nei giorni che seguirono l’uscita del film in sala.
Data la ben nota inclinazione di J.J. Abrams nei confronti delle
storie particolarmente intricate, all’epoca ci furono molte teorie
misteriose su chi potesse essere in realtà Snoke. Tuttavia,
Il Risveglio della Forza non ha fatto molta luce sulla
sua storia passata. Inoltre, il personaggio è stato ucciso ne
Gli
Ultimi Jedi, lasciando così una serie di misteri
irrisolti.
Quando Abrams è tornato alla regia
de
L’Ascesa di Skywalker, ha tentato di sistemare tutto ciò
che era stato lasciato in sospeso all’inizio del film, rivelando
che Snoke era in realtà una creazione dell’Imperatore Palpatine.
Quando Kylo Ren trova l’Imperatore su Exegol, cammina accanto a più
corpi deceduti di Snoke, il che implica che Palpatine ha creato
numerosi cloni nel corso degli anni. Sebbene questo abbia chiarito
alcune cose, c’erano ancora alcune domande molto importanti che il
film non ha avuto il tempo di sviscerare. Ora, un nuovo libro
sembra avere le risposte.
Un utente Twitter, tale
Old Man Blinks, ha condiviso alcune pagine dello Star Wars Book
che svelano alcuni dettagli fondamentali sulla vita di Snoke. Un
passaggio degno di nota menziona che si tratta di un “costrutto
genetico artificiale inventato dal risorto Darth Sidious per essere
il suo delegato al potere. Snoke è dotato di libero arbitrio, ma le
sue azioni e i suoi obiettivi sono sempre orchestrati da
Sidious”.
Snoke e l’esempio dell’immenso
potere di Palpatine nella saga di Star Wars
È interessante notare che Snoke sia
dotato di “libero arbitrio”. Ciò significa che è un’entità
separata da Palpatine, nonostante l’Imperatore usasse ancora
quest’essere artificiale come un burattino mentre cercava di
riprendere il controllo della galassia. Con il corpo del clone di
Palpatine che si deteriorava su Exegol, Snoke era molto più
utilizzabile per fungere da sostituto mentre Sidious complottava
nell’ombra. È stato solo quando Kylo Ren ha ucciso Snoke che
Palpatine si è finalmente rivelato e ha annunciato il suo ritorno.
Snoke è un altro esempio dell’immenso potere dell’Imperatore,
poiché era in grado di controllarlo e manipolarlo da lontano,
facendogli eseguire i suoi ordini mentre il Primo Ordine si
concretizzava.
Durante il panel di Hunger Games in occasione del Comic-Con di New
York, la produttrice Nina Jacobson ha parlato di cosa dovranno
aspettarsi i fan dall’adattamento cinematografico del romanzo
prequel della saga, The Ballad of Songbirds and Snakes, uscito lo
scorso Maggio.
Nonostante il romano sia ambientato
diversi anni prima dei fatti narrati nella serie
principale, Jacobson ha spiegato come il “tessuto
connettivo” tra le due storie migliorerà ulteriormente i film
originali. Dopotutto,
The Ballad of Songbirds and Snakes racconta la storia
delle prime esperienze di Snow con il Distretto 12 prima ancora che
venisse eletto presidente di Panem, il che sicuramente influenzerà
le sue azioni successive.
Jacobson ha spiegato: “Adoro,
per i fan, che ci sarà un tessuto connettivo tra Lucy e il
Distretto 12 che si unirà a quello tra Katniss e i film di Hunger
Games. Ho adorato il fatto che Suzanne abbia creato quel tessuto
connettivo e che la storia di Snow con il Distretto si ricollegherà
poi a quanto avvenuto con Katniss. Penso che i primi film verranno
ancora più ricchi arricchiti dal mondo che si racconterà in questo
prequel.”
Il personaggio di Lucy menzionato da
Jacobson è quello di Lucy Gray Baird, co-protagonista della storia
e membro del Distretto 12 a cui Snow farà da mentore. Al momento
non ci sono molti altri dettagli sul progetto: sappiamo però che
Francis Lawrence, già regista di quasi tutti i
film della saga cinematografica originale (ad eccezione del primo),
tornerà dietro la macchina da presa.
Nina Jacobson ha anche parlato delle
differenze che ci saranno tra il film prequel e gli episodi del
franchise originale, dichiarando: “Si svolgono in tempo molto
diversi. Nel prequel racconteremo della decima edizione degli
Hunger Games. All’epoca erano qualcosa di molto meno sfarzoso
rispetto a ciò che abbiamo visto, ad esempio, ne La Ragazza di
Fuoco. Sarà molto divertente vedere come erano e come sono
diventati. Penso che narrare la storia dal punto di vista di un
personaggio di Capitol sia qualcosa che non abbiamo mai fatto
veramente. Abbiamo avuto tanti grandi personaggi di Capitol, ma non
li sempre visti attraverso gli occhio del protagonista di quel
Distretto. Non abbiamo mai visto il mondo attraverso gli occhi di
un personaggio di Capitol. Sicuramente, non abbiamo mai visto il
mondo attraverso gli occhi di Snow.”
Un nuovo report di
Screen Rant fa luce sul perché Nick Fury (Samuel
L. Jackson) abbia impiegato così tanto tempo prima di
assemblare gli Avengers del MCU dopo gli eventi di
Captain
Marvel. Quando l’Universo Cinematografico Marvel ha
debuttato per la prima volta nel 2008, era già palese che l’intento
della Casa delle Idee fosse quello di realizzare una serie di film
che potessero essere in qualche modo interconnessi tra di loro
(esattamente come avviene nei fumetti): già nel primo
Iron Man, infatti, abbiamo visto un cameo
dell’allora direttore dello SHIELD. Da quel momento, Fury è
diventato uno dei personaggi chiave quando si è trattato di riunire
gli eroi più potenti della Terra per il primo grande crossover del
MCU, ossia The Avengers. Tuttavia, è assai
curioso il motivo per cui abbia aspettato così tanto prima di
farlo: a quanto pare, Fury aveva redatto il programma “Avengers
Initiative” già nel 1995.
Captain
Marvel, il film di Anna Boden e Ryan Fleck, ha
ufficialmente introdotto il personaggio di Carol Danvers
(interpretato da
Brie Larson) nel MCU. Ambientato a metà degli anni ’90, il film
precede gli eventi di Iron Man, il che significa che l’eroina era
già in azione da molto prima del rapimento di Tony
Stark (Robert
Downey Jr.) in Afghanistan. L’incontro di Carol con un Fury
ancora giovane (e soprattutto con ancora due occhi), avvenuto
perché gli umani erano stati coinvolti nel conflitto Kree/Skrull,
aveva dato a Fury l’idea di riunire un gruppo di supereroi che
avrebbero potuto aiutare a proteggere la Terra nel caso in cui
un’altra minaccia extraterrestre fosse diventata imminente.
Fu solo dopo quando Tony rivelò al
mondo intero di essere Iron Man che Fury – almeno apparentemente –
decise di lavorare attivamente alla realizzazione dell’iniziativa
Avengers. Al di fuori di ciò che è accaduto sul grande schermo, la
spiegazione potrebbe apparire ovvia: la storia di Captain Marvel
non è stata decisa fino allo sviluppo della Fase 3 del MCU.
Realizzare quel film ha permesso ai Marvel Studios di riempire
alcuni buchi nella sua storia, ma al tempo stesso ha portato ad una
nuova serie di domande sulla continuity del franchise.
Sebbene non sia mai stata fornita una ragione esplicita in merito,
alcuni eventi passati potrebbero fornire una risposta al motivo per
cui Fury ha posticipato per anni “l’Avengers Initiative”.
Avengers Initiative nel MCU: un
progetto difficile da far decollare per Nick Fury
In The Avengers è stato rivelato che Fury
stava sperimentando il Tesseract con l’intento di sviluppare armi
attraverso il suo potere. Come ha spiegato a Iron Man e Captain
America (Chris
Evans) sulla scia della presunta morte di Phil Coulson
(Clark
Gregg), quello era il suo modo di proteggere la Terra nel caso
in cui si verificasse un altro attacco di portata mondiale. Fury
menzionò anche l’idea “dell’Avengers Initiative”, ma ammise che si
trattava di uno stratagemma più rischioso, considerando che avrebbe
dovuto spingere un gruppo di eroi straordinari a lavorare insieme
per combattere battaglie che da soli non avrebbero mai potuto
affrontare.
In una scena eliminata dello stesso
film, vediamo Fury mentre parla con il Consiglio di sicurezza
mondiale, un’organizzazione internazionale che ha il compito di
supervisionare le azioni dello SHIELD, e spiegava cosa sta
succedendo con l’attuale debacle di Loki (Tom
Hiddleston) in corso. Fury viene interrogato sul coinvolgimento
dei Vendicatori da un personaggio femminile, quando un suo collega
interviene dicendo che “la Avengers Initiative è stata
chiusa”. Anche se non è mai stato rivelato il motivo per cui
hanno deciso di “staccare la spina”, era chiaro che non tutti erano
convinti dell’idea (descritto nel migliore dei casi come
un’operazione fin troppo generica). Ciò offre un’idea di come deve
essere stato difficile per Fury far decollare il progetto. Ammesso
che abbia pensato davvero all’idea nel 1995, è probabile che sia
stata più volte respinta dai suoi ufficiali, ma in qualità di
maestro stratega e convinto sostenitore della causa, Fury ha
continuato a lavorarci lentamente fino a raggiungere una certa
posizione nello SHIELD che gli ha permesso di poter perseguire
completamente l’idea.
Dati gli eventi accaduti durante la
Battaglia di New York, è stato un miracolo che Fury sia stato
impegnato nell’iniziativa Avengers, al di là degli ostacoli che ha
dovuto affrontare per trasformare il suo progetto in realtà.
Sebbene non sia chiaro cosa riserverà il futuro del MCU dopo la
fine della Saga dellInfinito, Fury resterà certamente coinvolto
nell’assicurarsi che la Terra continui ad essere sicura, o per lo
meno pronta nel caso in cui si presenti un altro attacco alieno.
Questo è il motivo per cui ha reindirizzato i suoi sforzi nella
creazione dello SWORD, una nuova organizzazione che monitora le
minacce aliene.
Secondo una delle teorie più
accreditate, una delle due scene post-credits di Justice
League – quella in cui appare Lex Luthor insieme
a Deathstroke – avrebbe dovuto prepare il terreno per The
Batman, quando il progetto – ovviamente – era ancora nelle
mani di Ben Affleck. È probabile che Luthor avesse
reclutato il mercenario Slade Wilson per eliminare il Cavaliere
Oscuro e vendicarsi così della sua prigionia all’Arkham Asylum.
Adesso Joe Manganiello, che interpretato proprio
Deathstroke in quella scena post-credits, ha parlato con
Collider della possibilità che il suo personaggio appaia
nell’attesissima
Snyder Cut di Justice
League, in arrivo il prossimo anno su HBO
Max. Sfortunatamente, Manganiello non ha né confermato né
smentito il suo coinvolgimento: “Se ne facessi parte, non
sarebbe compito mio annunciarlo”, ha dichiarato l’attore.
“Quello sarebbe compito di Zack Snyder. Sia che io ne faccia
parte sia che non ne faccia parte. Una risposta del genere è al di
sotto del livello del mio accordo di non divulgazione.”
L’attore ha poi parlato della scena post-credits della versione
cinematografica di Justice
League, rivelando: “Sui miei profili social ho parlato
del fatto che in origine quella scena era molto diversa e che è
stata modificata in vista della versione cinematografica. Una volta
che il film di Affleck è stato cancellato, hanno modificato quella
scena. Le cose sono andate così, ma ne ho parlato anche sui social
media. Spero che prima o poi quella scena venga ripristina e
mostrata com’era in origine.”
Il budget per le riprese aggiuntive
della Snyder Cut di Justice League
Le riprese aggiuntive
della Snyder
Cut di Justice
League dovrebbero avere luogo questo mese e durare
soltanto per una settimana. Nonostante la breve durata, il budget
sarà comunque elevato: pare infatti che saranno necessari 70
milioni di dollari per girare il nuovo materiale. Le riprese
aggiuntive coinvolgeranno Ben Affleck (Batman), Henry
Cavill (Superman), Gal
Gadot (Wonder Woman) e probabilmente
anche Ray
Fisher (Cyborg). Al momento non sappiamo se
anche Jason
Momoa (Aquaman) e/o Ezra
Miller (Flash) saranno coinvolti nei reshoot.
Vi ricordiamo che
la Snyder
Cut di Justice
League uscirà nel 2021 sulla piattaforma
streaming di Warner Bros HBO Max che è disponibile negli USA
dall’Aprile scorso. Attualmente non sappiamo se in Italia la
versione debutterà su qualche piattaforma streaming dato che HBO
MAX non è disponibile nel nostro paese. Ma sappiamo che HBO in
Italia ha un accordo in esclusiva con SKY, dunque potrebbe essere
una valida teoria pensare che in Italia il film possa essere
programmato su SKY CINEMA o su SKY ATLANTIC. Tuttavia, quest’ultima
è solo una supposizione dunque non ci resta che aspettare ulteriori
notizie.
In attesa di vederle all’opera per
Wonder
Woman 1984, dove, rispettivamente, recitano e
dirigono,
Gal Gadot e
Patty Jenkins torneranno a far squadra in un
gigantesco blockbuster dedicato alla regina
Cleopatra, figura storica di grande fascino. La
sceneggiatura del film è scritta da Laeta Kalogridis, mentre la
produzione è affidata a Paramount che ha battuto in corsa Warner
Bros e Netflix.
Nella storia del cinema, Cleopatra è
stata interpretata da Liz Taylor nella sua rappresentazione
cinematografica più celebre, ma anche da Monica Bellucci, da
Lyndsay Marshal, da Vivien Leigh e da moltissime altre attrici che
hanno dato volto e corpo alla regina d’Egitto e ad una delle figure
storiche più affascinanti di sempre.
Il film sulla vita di Cleopatra era
in cantiere da tanto tempo con Angelina Jolie e Lady
Gaga che sono state corteggiate per il ruolo e con
registi del calibro di James Cameron, Denis Villeneuve e
David Fincher avvicinatisi al progetto. La
coppia
Gal Gadot– Patty
Jenkins è più che collaudata e promettente, aspettiamo
aggiornamenti in merito al progetto.
Vincitore dell’Orso D’Argento al
settantesimo Festival di Berlino, esce il 15 ottobre
Imprevisti Digitali, una commedia non
convenzionale di Benoît Delépine e Gustave
Kervern. I registi francesi rinnovano il sodalizio che li
ha portati alla fama con Mammuth (2010), in cui
Gerard Depardieu interpretava un pensionato in
disarmo che riassapora la vita alla ricerca di un po’ di giustizia
sociale. Proprio le tematiche sociali trattate in chiave satirica e
politicamente scorretta sono anche al centro di
Imprevisti digitali, prodotto da
Delépine e Kervern assieme a
Sylvie Pialat e Benoît
Quainon.
Periferia francese. Marie, Bertrand
e Christine sono vicini di casa. Si trovano improvvisamente nei
guai quando Marie, Blanche Gardin, scopre di
essere protagonista di un video hard finito su internet dopo una
notte di bagordi con un giovane, Vincent Lacoste,
che ora la ricatta. La donna non vuole che il figlio veda il video,
terrorizzata da ciò che il ragazzo potrebbe pensare di lei.
Bertrand, Denis Podalydès, si invaghisce della
voce di una centralinista e intanto vuole sbarazzarsi di un video
apparso su internet in cui la figlia adolescente viene bullizzata a
scuola. Infine, Christine, Corinne Masiero, è
un’autista privata e il suo gradimento da parte dei clienti viene
misurato in base al numero di stelle che riceve sul sito
dell’azienda, regolarmente fermo a una. Demotivata e avvilita, fa
di tutto per far migliorare la sua valutazione. I tre intraprendono
così una crociata contro i colossi di internet, che ritengono
colpevoli di aver stravolto le loro vite.
Il film è dissacrante e divertente,
con un buon ritmo. Le interpretazioni riescono a unire verità e
grottesco senza essere ridicole, e non è facile. Blanche
Gardin è bravissima nel trasformarsi in una sorta di
Janis Joplin pasticciona e madre di famiglia, che
spesso perde il controllo e non è responsabile di sé.
Corinne Masiero dà corpo molto bene alla frustrata
Christine, alienata e dipendente dalle serie tv. A causa di
questa dipendenza ha perso il marito e il precedente lavoro. Mentre
Denis Podalydès è un goffo vedovo solo, alle prese
con una figlia adolescente. L’uomo si invaghisce di una voce al
telefono, per poi rendersi conto di aver preso un grosso abbaglio.
Personaggi un po’ fantozziani , un po’ “scapigliati”, un misto di
goffaggine, frustrazione e rabbia in cui ci si può facilmente
rivedere. L’approccio comico dei registi, trasposto nella
sceneggiatura di Cécile Rodolakis è più affidato a
brevi battute, a situazioni comiche e all’uso del corpo, che non a
lunghi dialoghi e dissertazioni, come spesso accade nella commedia
francese. Una sceneggiatura che offre finalmente due figure
femminili non subordinate a protagonisti maschili, ma che anzi
emergono con forza, ognuna con la sua specificità, nelle
interpretazioni di Gardin e
Masiero.
Imprevisti digitali e
satira sociale
A giudicare dal titolo,
Imprevisti Digitali (Effacer
l’historique è il titolo originale), si potrebbe
pensare che si tratti di un film leggero e superficiale, che si
limiti a far ridere con delle gag su tre protagonisti imbranati, ma
non è così. Il film non si limita a descrivere tre persone di mezza
età che hanno a che fare con la tecnologia e sono in seria
difficoltà perché non ne conoscono i meccanismi. Se così fosse,
risulterebbe poco interessante e ormai ampiamente superato da una
realtà in cui i quarantenni e i cinquantenni hanno imparato a
destreggiarsi fin tropo bene con la tecnologia. Si tratta invece di
un lavoro che non rinuncia alla passione dei registi: quella per le
tematiche sociali e le dinamiche collettive.
Ecco dunque che assume un ruolo
centrale la satira sociale, che mostra in modo efficace, anche con
alcune esasperazioni un po’ grottesche, quanto la vita di ciascuno
sia ormai dominata dalla tecnologia, ma non solo. Anche questo tema
infatti è stato già più volte trattato. Qui si pone l’attenzione
anche sui risvolti più spesso sottaciuti e a volte semplicemente
assurdi, che però sembrano qualcosa di ineluttabile e vengono
sovente acriticamente accettati. Si pensi ai dati, alle
informazioni personali e riservate che sono oggi in mano alle
grandi multinazionali dell’informatica e che peraltro siamo noi
stessi a fornire, più o meno consapevolmente.
Nel film si parla anche dello
sfruttamento cui sono sottoposti i lavoratori delle multinazionali
dell’e-commerce. Più in generale si fotografa una società
in cui tutto è monetizzato e disumanizzare, mentre i rapporti umani
si sgretolano. I registi sono capaci di unire l’alto e il basso,
stimolando una riflessione su questo, utilizzando abilmente mezzi
farseschi, come un rocambolesco viaggio dei protagonisti, chi in
Irlanda e chi a Palo Alto, in California – sede di molte aziende
leader mondiali dell’IT – per andare a recuperare “alla fonte” i
video incriminati, persi nel “cloud”. Oppure la
figura quasi mitica e al tempo stesso ridicola di un Dio/haker,
interpretato da Bouli Lanners, a cui i
protagonisti si rivolgono per risolvere i loro problemi.
Vi è dunque anche una riflessione
sul raffreddamento dei rapporti umani, ormai troppo mediati dal
virtuale, e sul conseguente senso di alienazione che, suggeriscono
i registi, si può superare solo tornando al caro, vecchio, reale
contatto umano. Esemplari in questo senso la vicenda di Bertrand
con la centralinista, ma anche quella di Christine, che riceve
valutazioni negative sul suo lavoro, senza che però nessun cliente
si lamenti mai direttamente con lei per ciò che non va nei suoi
servizi.
Lo sguardo disincantato sui
movimenti
Parzialmente ispirato al Movimento
dei Gilet Gialli, Imprevisti Digitali offre in realtà
uno sguardo disincantato sui movimenti. Ciò che si percepisce è una
voglia di portare i temi trattati in una dimensione collettiva.
Marie, Bertrand e Christine sono stati militanti dei Gilet Gialli
e, sebbene disillusi, tornano qui a sentirsi paladini di una causa
collettiva. Tuttavia la loro lotta appare troppo improvvisata per
portare a dei risultati, si mantiene in un orizzonte privato,
nonostante le intenzioni. I registi sembrano guardare dunque con
occhio smagato alla protesta sociale, ancora lontana dall’essere
davvero collettiva, soprattutto su questi temi. I protagonisti
però, a loro modo, ci provano. In maniera goffa, improvvisata,
pasticciona, ma provano a non subire, a reagire, e già solo per
questo si sentono un po’ meglio, ritrovano il sorriso.
Delépine e
Kervern continuano dunque a trattare il sociale in
maniera scanzonata, acuta e molto realistica. È probabilmente per
questo che la commedia si è aggiudicata l’Orso d’Argento a Berlino:
per la sua eccentricità e il suo non essere commedia pura, ma anche
satira sociale a tratti feroce, che fa riflettere. A
qualcuno potrà non piacere perché è molto esplicita e politicamente
scorretta, ma è efficace. Un po’ sgualcita, come l’immagine
sgranata scelta nella fotografia di Hugues Poulain, ma perciò più
vera, sconclusionata forse, come i suoi protagonisti, ma permeata
da una grande voglia di rivincita.
Ispirato a fatti realmente accaduti,
il film Twentieth Century Studios, New Regency e Film4
Tutti Parlano di Jamie, tratto dal
musical di successo inglese, arriverà prossimamente nelle sale
italiane distribuito da The Walt Disney Company Italia. Oggi, in
occasione del Coming Out Day, sono disponibili il primo trailer e
il primo poster del film. Tutti Parlano di Jamie è
interpretato dall’esordiente Max Harwood, Sarah Lancashire,
Lauren Patel, Shobna Gulati, Ralph Ineson, Adeel Akhtar, Samuel
Bottomley, con Sharon Horgan e Richard E. Grant.
Il regista della produzione
teatrale, Jonathan Butterell, fa il suo esordio alla regia di un
lungometraggio, con la sceneggiatura e i testi firmati da Tom
MacRae, le canzoni di Dan Gillespie Sells e una colonna sonora
composta da Sells e Anne Dudley.
Il film è prodotto da Mark Herbert,
p.g.a., Peter Carlton, p.g.a., e Arnon Milchan, mentre Yariv
Milchan, Michael Schaefer, Natalie Lehmann, Daniel Battsek, Ollie
Madden, Peter Balm, Niall Shamma e Jes Wilkins sono i produttori
esecutivi.
Tutti Parlano di Jamie, la
trama
Jamie New ha sedici anni e non
si sente come gli altri: invece di dedicarsi a una “vera” carriera,
sogna di diventare una drag queen. Incerto sul suo futuro, Jamie è
sicuro di una cosa: sarà sensazionale. Supportato dalla sua
amorevole madre e dai suoi fantastici amici, Jamie supererà i
pregiudizi, sconfiggerà i bulli e uscirà dall’oscurità… sotto i
riflettori.
Considerato un vero e proprio
sex symbol – tanto da concorrere contro Jamie
Dornan per il ruolo di Christian Grey nella
saga di Cinquanta
sfumature – Alex Pettyfer è molto più
del semplice belloccio di turno. Oltre ad alcuni progetti
considerati un po’ più commerciali, nella sua carriera l’attore ha
anche l’occasione di recitare al fianco di grandi attori e registi
come Matthew
McConaughey, Steven
Soderbergh, Kevin
spacey, Forest
Whitaker, Robin
Williams e molti altri ancora.
Scopriamo quindi insieme
tutto quello che c’è da sapere su Alex Pettyfer,
sulla sua incredibile carriera di attore (e regista) diviso tra
cinema e televisione.
Alex Pettyfer film
10. Nato il 10
aprile 1990 a Stevenage, nell’Hertfordshire, Regno Unito, Alex
Pettyfer è figlio di Lee Ireland, una famosa decoratrice d’interni
e dell’attore Richard Pettyfer. Spronato fin da bambino a
partecipare a provini per spot pubblicitari, Alex inizia a sette
anni la sua carriera come modello. Fondamentale
per lui è l’incontro con Ralph Lauren in un
negozio di giocattoli a New York, incontro che gli frutta un lavoro
come modello per Gap.
9. In quegli anni,
oltre ai suoi lavori come modello d’abbigliamento e in alcuni spot
pubblicitari, il piccolo Alex partecipa anche a molte
rappresentazione teatrali per bambino. Uno dei suoi ruoli più
famosi è quello di Willy Wonka nella produzione de
La Fabbrica di Cioccolato.
La sua istruzione continua nelle migliori e più prestigiose scuole
private del paese fino al conseguimento del diploma superiore. Con
la fine del liceo. Pettyfer si trasferisce a Londra per entrare
nella scuola privata Sylvia Young Theatre School, dove
studia teatro e recitazione.
8. La sua carriera
come attore comincia nel 2006 quando Alex viene scelto come
protagonista del film per ragazzi dal titolo
Stormbreaker.
Diretto da Geoffrey
Sax, il film racconta la storia di Alex Rider
(Alex Pettyfer), nipote di un famoso agente
dell’IM6, i servizi segreti britannici. Dopo essere rimasto orfano
di entrambi i genitori, Alex viene affidato allo zio Ian Rider
(Ewan
McGregor) che lo addestra come un fututo agente. Fin
da bambino, infatti, Alex studia le lingue straniere e impara a
combattere utilizzando le arti marziali più disparate.
Quando suo zio Ian viene ucciso dal
pericoloso mercenario Yassen Gregorovich (Damian
Lewis) durante una missione, i servizi segreti
britannici arruolano Alex e gli affidano un importante missione. Il
ragazzo dovrà portare a compimento il lavoro iniziato da suo zio e
nel frattempo ottenere giustizia per la sua morte.
Alex Pettyfer ed Emma Roberts
7. A due anni di
distanza da Stormbreaker, Alex Pettyfer continua la sua scalata nel
mondo del cinema e partecipa al film, sempre per ragazzi,
Wild Child.
Diretto da Nick Moore, il film ha
come protagonista Poppy Moore (Emma
Roberts), una sedicenne californiana viziata e
ribelle, orfana di padre e allergica alle regole. Vivendo una vita
fin troppo agiata, Poppy è abituata da sempre ad avere ciò che
desidera su di un piatto d’argento. Quando però il padre decide che
è il momento giusto per risposarsi, Poppy non riesce ad accettare
l’idea di avere una matrigna.
Decisa a rendere la vita nella nuova
arriva una vero inferno, Poppy oltrepassa ogni limite, tanto una
festa gigantesca e distruggendo quasi tutta la casa. Questa per suo
padre è l’ultima goccia. La ragazza viene infatti spedita nel
collegio inglese Abbey Mount School, lontana da suo padre, dai suoi
amici e soprattutto dalle sue comodità.
Incredibilmente snob e fuori dal
mondo, Poppy fa fatica a integrarsi perché tratta le sue compagne
come esseri inferiori e perché non rispetta le regole della scuola.
Decisa a tornare a casa in un modo e nell’altro, la ragazza
escogita un piano per farsi espellere, ovvero sedurre Freddie
(Alex Pettyfer), figlio della direttrice.
6. Grazie a questo
film, Alex Pettyfer ed Emma Roberts
hanno cominciato a frequentarsi e la loro storia d’amore è riuscita
a infiammare i cuori di milioni di adolescenti. Nonostante avessero
molte cose in come, prima fra tutti la passione per il cinema e la
recitazione, Alex ed Emma sono rimasti insieme per poco tempo. La
loro storia è durata infatti circa un anno.
4. Nel 2012 arriva per Alex Pettyfer
la vera svolta; l’attore viene infatti scelto per partecipare al
fil evento dell’anno Magic
Mike.
Diretto dal grande Steven
Soderbergh, il film racconta la storia di Mike
(Channing
Tatum), un ragazzo di trentanni con un sacco di sogni
nel cassetto e che tira avanti facendo diversi lavori. Oltre a
lavorare in un lavaggio auto e in un’impresa edile, Mike lavora
anche come ballerino e spogliarellista nel night club Xquisite, che
rappresenta la maggior parte delle sue entrare. Il club è gestito
da Dallas (Matthew
McConaughey), deciso a espandere il suo impero anche a
costo di rovinare la sua amicizia con Mike e con gli altri della
squadra.
Un giorno Mike al cantiere incontra
Adam (Alex Pettyfer) un diciannovenne dal passato
difficile, scansafatiche e fin troppo attaccabrighe. Dopo essere
stato licenziato il primo giorno di lavoro, Adam segue il consiglio
di Mike e comincia a lavorare al club insieme a lui e al resto del
team formato da Ken (Matt
Bomer), Tarzan (Kevin Nash), Tito
(Adam Rodriguez) e “Birillone” Richie (Joe
Manganiello).
Nonostante la sua diffidenza
iniziale, Adam comincia a lavorare stabilmente al club e ben presto
viene risucchiato dalla vita notturna dello Xquisite fatta di
musica a tutto volume, donne sempre disponibili, alcol e
droghe.
3. Negli anni
successivi la carriera di Alex Pettyfer continua con film come
The
Butler (2013), Un Amore Senza
Fine (2014), Elvis &
Nixon (2016), The Strange Ones
(2017), Back Roads (2018) – di cui è anche il
regista – e The Last Witness (2018).
Alex Pettyfer serie tv
2. A differenza di
molti altri suoi colleghi attori, Alex Pettyfer non sembra molto
interessato a espandere la sua carriera anche in tv. Dal 2005 a
oggi, infatti, l’attore ha preso parte a solo due progetti per il
piccolo schermo.
Il primo è un dramma in costume dal
titolo Tom Brown’s Schooldays (2005), diretto da
Dave Moore, ambientato nell’Inghilterra
vittoriana. Il film racconta della vita di alcuni ragazzi alla
Rugby School, costretti a subire le angherie di un preside fin
troppo severo e ad accettare passivamente episodi di bullismo.
Nel 2019, a distanza quindi di quasi
quindici anni, Alex partecipa alla miniserie The
I-Land, creata da Neil LaBute per
Netflix. La serie racconta la
storia di un gruppo di dieci persone che si risvegliano su di
un’isola deserta senza alcun ricordo delle loro vite passate né di
come siano giunti lì. Per cercare di tornare a casa dovranno
affrontare sfide estreme sia fisiche che psicologiche per
abbandonare l’isola e scoprire cosa c’è dietro quello strano
mondo.
The I-Land,
rilasciata il 12 settembre 2019, è disponibile in
streaming sulla piattaforma a pagamento di Netflix.
Alex Pettyfer 2020
2. A causa della
pandemia da Coronavirus ancora in corso, purtroppo
molte delle produzioni internazionali si sono bloccate. Come
tantissimi attori anche Alex Pettyfer ha diversi
progetti in sospeso che saranno rilasciati tra la fine del 2020 e
presumibilmente l’inizio del 2021.
Il primo fra questo è Echo
Boomer, un film action crime con Alex Pettyfer e
Michael Shannon, diretto da Seth
Savoy. Tratto da una storia veria, il film racconta di
cinque ragazzi appena usciti dal college che, per sopravvivere
all’economia altalenante del paese e vivere le vite che hanno
sempre sognato, cominciano a rubare alle famiglie più ricche di
Chicago.
Il film Echo
Boomer, a differenza degli altri, dovrebbe arrivare in
sala negli States il prossimo 13 novembre.
A non avere ancora una data d’uscita
è purtroppo il film Warning, uno sci-fi thriller,
diretto da Agata Alexander e con
Annabellle Wallis, Alice Eve e
Rupert Everett. Del film, ancora avvolto nel
mistero, si sa solo che è ambientato in un futuro prossimo e che le
vite e i destini dei suoi protagonisti sono irrimediabilmente
intrecciati.
A far compagnia a Warning c’è anche Collection, un
altro thriller che stavolta vede Alex Pettyfer nel ruolo del
protagonista. Diretto da Marianna Palka, il film
racconta la storia di un padre alle prese con un grave lutto
personale, impantanato nello squallido mondo della riscossione
debiti. Anche questo film, fermo in post-produzione, non ha ancora
una data d’uscita.
Lo stesso destino tocca anche a
Hunters in the Dark, annunciato nel 2019 ma la cui
produzione è ancora ferma. Si tratta anche in questo caso di un
thriller, diretto da Simon Evans, che racconta la
storia di un insegnante d’inglese trasferitosi grazie a una borsa
di studio in Cambogia. Qui dovrà lottare contro una serie di loschi
individui per sopravvivere.
Alex Pettyfer Instagram
1. Nel corso degli
anni, Alex è stato sempre considerato un playboy anche a causa
della sua lunga lista di fidanzate. Tra queste ricordiamo – oltre
che Emma
Roberts, sua fiamma momentanea nonché collega sul set
di Wild Child – sicuramente l’attrice
Dianna Agron, una della protagoniste della serie
Glee e collega di Pettyfer nel film Sono
Il Numero Quattro (2011).
Dopo Dianna Agron, con cui è stato
per quasi un anno, è stata la volta di Riley
Keough, nipote del celebre Elvis Presley,
conosciuta sul set di Magic
Mike. Purtroppo anche questa relazione è naufragata
dopo soli sei mesi. Due anni più tardi a far girare la testa di
Alex è stata la modella di Sport IllustratedMarloes Horst. I due si sono frequentati per bene
tre anni ma purtroppo nel 2017 la loro relazione si è interrotta
bruscamente.
Oggi però l’attore pare abbia
finalmente trovato la sua anima gemella. Dal 2019 infatti frequenta
la modella Toni Garrn con la quale è convolato a
giuste nozze proprio qualche giorno fa. Il matrimonio è stato
celebrato in gran segreto ed entrambi hanno condiviso la bella
notizia attraverso una foto via social.
Per essere sempre aggiornati sulla
vita privata e professionale dell’affascinante attore britannico,
vi consigliamo di seguire l’account ufficiale Alex Pettyfer
Instagram.
Ricordato come uno dei più celebri e
affascinanti artisti del Novecento, Amedeo
Modigliani era consapevole del potere indiscusso degli
occhi. Nei suoi ritratti, infatti, questi sono ricolmi di colore.
Un particolare capace di turbare, ma che sembra permettere di
scrutare l’anima dei suoi personaggi, proprio come vorrebbe il
celebre aforisma. Allo stesso modo, con il documentario
Maledetto Modigliani, diretto da
Valeria Parisi, ci si addentra nella travagliata
vita del celebre pittore, scoprendone passioni, affanni e desideri.
In sala soltanto dal 12 al 14 ottobre, il film arriva in occasione
del centenario della morte di Modigliani, avvenuta nel 1920 per le
su precarie condizioni di salute.
La sua vita e le sue opere sono qui
narrate con quello stesso impeto che caratterizzava il pittore. A
raccontarle è l’inedito punto di vista di Jeanne
Hébuterne, l’ultima amante di Modigliani, a cui lui
giurò amore eterno. È proprio a partire dalla figura di lei, qui
ricostruita anche grazie alla presenza di un’attrice, che prendono
forma i principali eventi accaduti all’artista nel corso della sua
breve esistenza. Modigliani arriva infatti a Parigi nel 1906, a 22
anni, iniziando a dar sfogo alla propria creatività. Nel giro di
breve si guadagnerà il soprannome di “maledetto”, per poi trovare
la morte nel 1920 a soli 35 anni, all’apice del successo. La
Hébuterne, straziata dal dolore, lo seguirà suicidandosi due giorni
dopo, all’età di 21 anni e con il loro figlio in grembo.
Modigliani, tra la vita e
l’eccesso
Tentare di mettere ordine riguardo a
quanto si sa della vita di Modigliani non è compito facile. Pur
avendo avuto una breve esistenza, all’artista sono attribuiti
eventi, curiosità ed opere spesso poi smentiti nel tempo.
Consapevole di tale difficoltà, la Parisi si affida alla
testimonianza dell’amante di lui, certa che tramite i suoi diari
sarà possibile comprendere nuove sfumature della vita del pittore.
Si scopre così un uomo tutt’altro che “maledetto”, perfettamente
conscio della bellezza della vita e desideroso di viverla fino
all’ultimo respiro. Per giungere a tale consapevolezza è sì
necessario seguire un ordine cronologico, dalla tubercolosi
contratta durante la giovane età fino al viaggio verso Parigi;
dall’esordio artistico fino al successo postumo. Ma a parlare più
di questi fatti, come spesso accade, sono proprio le opere del
pittore.
Attraverso l’analisi dei suoi
ritratti più conturbanti si può infatti riscoprire l’animo
dell’artista. Figure semplici, quasi elementari, caratterizzate dal
lungo collo e dagli occhi vacui. In esse sembra racchiudersi
l’anima di Modigliani, qui riscoperta pezzo dopo pezzo. A guidare
in questo percorso di scoperta vi sono ovviamente preziose immagini
e video di repertorio, come anche l’intervento di alcuni dei
maggiori esperti d’arte a livello mondiale. Si annovera anche la
partecipazione del regista Paolo Virzì, che
condivide con Modigliani la città di nascita, Livorno. L’autore di
film come Il capitale
umano e La pazza gioia
svela la sua profonda passione per il pittore, che arriva a
definire “artista arcaico e ultra moderno”.
Una modernità tutta racchiusa nella
semplicità delle sue forme e nella potenza dell’invisibile. Ed è
proprio il discorso sulla semplicità del suo tratto che apre uno
dei capitoli più affascinanti del documentario, quello relativo
alle copie. Risulta infatti che Modigliani sia uno degli artisti
più copiati della storia. Numerosi falsi sono nei decenni stati
spacciati per veri, dando vita a numerosi dibattiti circa gli
strumenti per riconoscere gli uni dagli altri. Tale curiosità
permette una volta di più di comprendere l’influenza nella storia
dell’arte di questo autore. Ancora oggi molto di lui rimane un
mistero, molte delle sue opere un vero e proprio arcano. Grazie a
questo documentario, e ai contributi in esso presenti, un po’ più
di luce è certamente stata fatta su Modigliani.
Maledetto Modigliani: la
recensione
Maledetto Modigliani è così
un documentario che gioca con le forme, intrecciando storie e
ricercando la loro origine in modo originale. Ciò che ne emerge è
un ritratto appassionato, proprio come fosse realizzato
dall’artista in questione. La sua vita viene spogliata delle
leggende per far spazio all’uomo che dipinse e amò fino alla fine,
e che seppe trarre da queste attività risultati ancora oggi
insuperati. Il tono si accende dunque di epica, di quell’energia
che solo le grandi storie hanno la capacità di possedere. Il
documentario della Parisi dà dimostrazione concreta della
possibilità di raccontare vicende e vite conosciute in modo
originale e sempre nuovo. La regista riesce infatti ad andare oltre
la maschera di Modigliani, proprio come egli cercava di andare
oltre la maschera dei personaggi ritratti.
Maledetto Modigliani è una
vera e propria lettera d’amore. La Parisi ridà vita e voce alla
Hébuterne affinché questa possa parlare direttamente al suo amato.
A colui che ha promesso di ritrovare anche oltre la morte. Basando
il racconto del film su questo amore fortissimo, si costruisce un
documentario che ha la capacità non solo di educare e far scoprire
elementi nuovi, ma anche di emozionare sinceramente. Si rimane
avvolti dalla meraviglia che una vita tanto breve ha saputo
muovere, e si rimane quasi delusi nel momento in cui il racconto
termina. Ma dove termina il film può iniziare una nuova scoperta.
Merito del film è infatti quello di non lasciare indifferenti, ma
anzi di suscitare un genuino interesse nei confronti di un artista
tanto chiacchierato quanto in realtà misterioso.
Il film Il destino di un
cavaliere è stato uno dei primi titoli a far
conoscere al mondo il talento dell’attore Heath Ledger. Questi si sarebbe infatti
affermato di lì a poco come uno dei migliori interpreti della sua
generazione, fino a vincere l’Oscar postumo per la sua
interpretazione del Joker in Il cavaliere
oscuro. Nel film scritto e diretto da Brian
Helgeland, egli è invece William Thatcher, scudiero dalle
grandi aspirazioni. Realizzato nel 2001, questo è uno dei primi
grandi film dell’attore, che ha qui potuto sfoggiare doti comiche e
una buona presenza scenica, richiesta per le epiche scene presenti
nella storia.
Il film è ambientato nella seconda
metà del 1300, ma si avvale di una narrazione anacronistica. Il
regista scelse infatti di utilizzare un linguaggio molto moderno,
avvalendosi anche di una colonna sonora comprendente celebri brani
rock degli anni Settanta. Tali elementi contribuirono al successo
del film, che si affermò negli anni come un vero e proprio cult. Al
momento della sua uscita, infatti, Il destino di un
cavaliere guadagno un totale di oltre 117 milioni a fronte di
un budget complessivo di circa 65. Tale risultato permise al film
di diventare un dei titoli più forti del suo anno.
Il titolo scelto da Helgeland,
inoltre, si riferisce ad uno dei racconti contenuti in
Canterbury Tales, la raccolta di scritti di
Geoffrey Chaucer, composta sul finire del 1300. La
trama non ha però nulla a che fare con tale racconto, seguendo
piuttosto una propria storia originale. Diverse sono le curiosità
legate a questa, dall’ambientazione fino al ricco cast di attori.
Di seguito sarà possibile scoprire le principali di queste, come
anche le piattaforme dove è possibile ritrovare in streaming il
film.
Il destino di un cavaliere: la
trama del film
Ambientato sul finire del 1300, il
film ha per protagonista il giovane William Thatcher, giovane
scudiero che sogna per sé grandi avventure. L’occasione di
dimostrare il proprio valore arriva nel momento in cui il suo
padrone muore improvvisamente nel bel mezzo di una giostra
medievale. Il ragazzo si trova così a cogliere l’opportunità
decidendo di indossare l’armatura del defunto e terminare per lui
il torneo a cui stava partecipando. Vincere questo comporterebbe
infatti ottenere un ricco premio, con cui il giovane potrebbe
concretamente dare una svolta alla propria vita. Aiutato dagli
amici Wat e Roland, egli riesce infine ad ottenere quanto sperato.
Tale evento lo carica di emozioni e adrenalina, e lo porta a voler
partecipare ad altri tornei per poter diventare un vero e proprio
cavaliere.
C’è solo un problema che può frenare
le sue aspirazioni: le sue origini non sono nobili. Sulla strada
verso una nuova sfida, egli si imbatte casualmente nel poeta
Geoffrey Chaucer. Questi, in cambio di farsi mantenere come araldo,
promette al giovane di fornirgli una falsa patente di nobiltà. Egli
acquisisce così il nome di Sir Ulrich Von Lichtenstein. Giunto in
Inghilterra per partecipare ad un nuovo importante torneo,
l’aspirante cavaliere incontra la bella damigella Jocelyn, di cui
si innamora subito. Prima di ottenere quanto desidera, però, dovrà
sfidarsi con il conte Adhemar, il quale sembra essere a conoscenza
del suo segreto.
Il destino di un cavaliere: il cast
del film
All’epoca delle riprese del film, il
giovane Heath
Ledger era pressocché sconosciuto presso il grande
pubblico. L’attore aveva infatti da poco iniziato a recitare e si
stava formando una reputazione solo in quello stesso periodo. Il
regista, infatti, rimase colpito dalla forza della sua
interpretazione in Il patriota, del 2000, e decise di
offrirgli il ruolo del protagonista nel suo film. Affascinato dal
personaggio, Ledger iniziò a studiare il ruolo del cavaliere di
quel periodo, al fine di poter essere più realistico nella sua
rappresentazione. Egli imparò inoltre ad eseguire una serie di
complesse acrobazie, come anche ad eseguire quanto richiesto dai
giochi dei tornei. Fu proprio durante una simulazione di questi che
Ledger finì con il colpire con una finta lancia il regista,
rompendogli un dente.
Accanto all’attore sono poi presenti
una serie di altri celebri interpreti statunitensi ed europei.
Paul
Bettany, oggi noto per il ruolo di Visione nel
Marvel Cinematic Universe, ricopre
il ruolo del poeta Geoffrey Chaucer. Questo venne scritto
appositamente pensando a Bettany, e il regista dichiarò che non
avrebbe girato il film se questi non avesse acconsentito a
partecipare. Per interpretare il personaggio, però, l’attore finì
con il contrarre una forte laringite, dovuta alle numerose scene in
cui era richiesto che urlasse. L’attrice Shannyn
Sossamon interpreta invece il ruolo della damigella
Jocely, che conquista il cuore del protagonista. Rufus
Sewell, invece, noto per la serie The Man in the
High Castle, dà vita al perfido conte Adhemar. Infine, si
ritrovano anche Alan
Tudyk nei panni di Roland e Bérénice
Bejo in quelli di Christiana.
Il destino di un cavaliere: la
colonna sonora, il trailer, e dove vedere il film in streaming e in
TV
Come anticipato, all’interno del
film sono presenti diversi brani di genere rock, il più dei quali
appartenenti agli anni Settanta del Novecento. Tra questi si
annoverano Golden Years di David Bowie,
You Shook Me All Night Long degli AC/DC e
Crazy on You degli Heart. È inoltre
presente una cover di We are the Champions realizzata dal
cantante Robbie Williams. Celebre è invece il
brano We Will Rock you dei Queen, udibile
durante il primo torneo del protagonista. Il regista dichiarò che
la decisione di usare tali brani invece di musiche ispirate
all’epoca in cui è ambientato il film è dovuta al desiderio di far
trasparire in modo più chiaro le emozioni provate dai
personaggi.
Per gli appassionati del film, o per
chi desidera vederlo per la prima volta, sarà possibile fruirne
grazie alla sua presenza nel catalogo di alcune delle principali
piattaforme streaming oggi disponibili. Il destino di un
cavaliere è infatti presente su Rakuten TV, Chili
Cinema, Google Play, Apple iTunes, Netflix e Amazon Prime Video. In base alla
piattaforma scelta, sarà possibile noleggiare il singolo film o
sottoscrivere un abbonamento generale al catalogo. In questo modo
sarà poi possibile fruire del titolo in tutta comodità e al meglio
della qualità video. Il film è inoltre in programma in televisione
per sabato 10 ottobre alle
ore 21:15 sul canale
La7.
Dopo aver diretto Lo sceicco
bianco nel 1952, il grande Federico Fellini
torna al cinema con una storia particolarmente personale. I
vitelloni è infatti il racconto di un gruppo di amici alle
prese con una piatta esistenza nella città di Rimini, dove il
regista nacque. Presentato alla Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica di Venezia, il film vinse il Leone d’argento,
affermandosi da subito per la sua forza narrativa e comunicativa.
Con il tempo sarebbe infatti diventato uno dei più acclamati titoli
nella filmografia del celebre regista, e uno di quelli che meglio
di altri riesce a racchiuderne la poetica.
I vitelloni ottenne
importanti riconoscimenti anche all’estero, dove si affermò come un
grandissimo successo. Oltre a ricevere una nomination al premio
Oscar per la miglior sceneggiatura, il film venne indicato dalla
critica statunitense come uno dei migliori film dell’anno. In molti
riconobbero la nascita di un nuovo autore, destinato a fare grandi
cose all’interno del panorama cinematografico mondiale. Con questo
film, infatti, Fellini iniziò ad ottenere numerosi ammiratori in
ogni parte del mondo, ispirando generazioni di registi.
Sono molte le curiosità relative al
film, dal casting alla sceneggiatura e fino al titolo del film.
Questo infatti non andava a genio ai produttori, ma Fellini
insistette per mantenerlo. Vitellone indicava infatti un
buono a nulla, e sembra fosse il modo in cui Fellini venne
apostrofato dalla vittima di un suo scherzo. Un titolo semplice ma
che racchiude tutto il senso del film e dei suoi personaggi
protagonisti. Continuando nella lettura, sarà possibile scoprire
tutto ciò che c’è da sapere sul film, come anche dopo è possibile
ritrovarlo in streaming.
I vitelloni: la trama del film
Protagonisti del film sono un gruppo
di cinque amici romagnoli, ognuno con le proprie particolarità ma
tutti accomunati da una certa noia nei confronti della vita di
provincia e dalla ribellione verso ogni forma di responsabilità.
Questi sono l’intellettuale Leopoldo, il donnaiolo Fausto, il
maturo Moraldo, l’infantile Alberto e l’inguaribile giocatore
Riccardo. Le loro vite si snodano attraverso una serie di episodi
nell’amata e odiata città di Rimini. Il gruppo tenta in tutti i
modi di inseguire il divertimento ad ogni costo, ma dovranno ben
presto scontrarsi con la necessità di entrare a far parte del mondo
adulto.
Alberto, in particolare, si ritrova
a doversi cercare un lavoro dopo che la sorella, unica della casa a
lavorare, abbandona lui e la madre. Fausto, invece, finisce con il
mettere incinta la fidanzata Sandra, ritrovandosi così a dover
onorare l’amore nei suoi confronti portandola all’altare. Allo
stesso modo anche gli altri tre si renderanno conto che forse è
giunto il momento di cercare il proprio posto nel mondo. Tra
scorribande e goliardiche feste, si ritroveranno ad avvertire la
fine di un periodo importante della loro vita. L’unica possibilità
di salvezza potrebbe allora essere il lasciare la città, oppure
rimanere e continuare la vita di sempre.
I vitelloni: il cast del film
Per dar vita al suo gruppo di
vitelloni, Fellini decise di affidarsi ad una serie di attori con
cui aveva già collaborato, i cui nomi erano però ancora pressocché
sconosciuti all’epoca. Egli affidò infatti a Franco
Interlenghi il ruolo di Moraldo, a Franco
Fabrizi quello di Fausto, a Leopoldo
Trieste quello di Leopoldo e a suo fratello
Riccardo Fellini quello di Riccardo. Il ruolo di
Alberto venne invece interpretato dall’amico Alberto
Sordi, con cui Fellini aveva già collaborato per il
precedente film. Tali scelte portarono il regista a scontrarsi
duramente con il produttore Lorenzo Pegoraro.
Questi lamentava infatti l’assenza di un attore di fama nel cast.
L’unico più noto, Sordi, si era invece rivelato un fiasco al
botteghino con i film precedenti, e rappresentava dunque un
rischio.
Fellini fu però irremovibile
riguardo la scelta degli attori. Pegoraro gli chiese allora di
bilanciare la cosa coinvolgendo almeno un noto attore. Il regista
allora si rivolse al celebre Vittorio De Sica,
offrendogli la parte dell’anziano attore di teatro Sergio Natali.
De Sica si dimostrò interessato al ruolo, salvo poi rifiutare. Al
suo posto venne allora scelto Achille Majeroni, il
quale vantava una buona fama. Nel film si ritrovano poi anche
Leonora Ruffo nei panni di Sandra e l’attrice
austriaca Claude Farell in quelli di Olga, sorella
di Alberto. Nel film è inoltre presente un inaspettato cameo di
Fellini. La sua voce doppia infatti l’ultima battuta di Moraldo
alla fine del film. Ciò sottolineo il carattere autobiografico del
momento della sua partenza dalla città natale.
I vitelloni: il trailer e dove
vedere il film in streaming e in TV
Per gli appassionati del film, o per
chi desidera vederlo per la prima volta, sarà possibile fruirne
grazie alla sua presenza nel catalogo di una delle principali
piattaforme streaming oggi disponibili. I vitelloni è
infatti disponibile su Infinity. Per vederlo,
basterà sottoscrivere un abbonamento generale, avendo poi accesso a
questo come a tutti gli altri titoli del catalogo. Una soluzione di
questo tipo permetterà di non avere tempi di scadenza sul titolo, e
di poterlo dunque vedere ogni volta che lo si vorrà. Il film è
inoltre in programma in televisione per sabato 10
ottobre alle ore 21:10 sul canale
Rai Storia.
Iain Glen ha
illuminato con il suo sorriso il
Social World Film Festival. La nota kermesse, giunta con
successo alla decima edizione, ha luogo nella magnifica cornice di
Vico Equense nel cuore della penisola sorrentina. Il festival del
cinema sociale si svolge, di solito, in piena estate; quest’anno ,
però, in seguito alla pandemia da Covid-19 è slittato ad ottobre.
L’organizzazione, guidata dal direttore Giuseppe Alessio
Nuzzo coadiuvato dal coordinatore artistico
Gaetano Affinito, ha optato per un’edizione
ibrida, a metà strada tra eventi in presenza e dirette streaming.
La formula sembra funzionare perché riesce ad accontentare tutti
gli appassionati permettendo di vedere online anche l’intera
selezione dei film in concorso.
Ad arricchire il già fitto
programma è stato annunciato a sorpresa Iain Glen,
l’attore scozzese è stato il protagonista indiscusso della giornata
di giovedì 8 ottobre, ricevendo il Golden Spike Award per la sua
incredibile carriera. Dopo essersi concesso ampiamente agli scatti
dei fotografi che lo hanno immortalato sulla splendida terrazza di
Castello Giusso, Iain Glen non si è risparmiato in conferenza
stampa rispondendo con entusiasmo e dedizione a tutte le
domande.
Iain Glen, annunciato a
sorpresa al Social World FIlm Festival
D: “ Tra gli ultimi lavori
di Iain c’è il Batman di Titans? Com’è stato interpretare
uno dei personaggi più famosi e più amati dal
pubblico?”
R: “ È stato divertente, è
stato bello! Quando cominci a lavorare in una serie che è già
iniziata da tempo sei sempre un po’ preoccupato ma ho guardato la
prima stagione e loro volevano un Bruce Wayne piuttosto vecchio, ho
letto la sceneggiatura e mi è piaciuta. Ho capito che è inutile
preoccuparsi troppo perché se si pensa al ruolo dell’attore puoi
divertirti come un matto.”
D: “ Lei vanta una ricca
carriera tra teatro, cinema e televisione ma è entrato in contatto
con il giovane pubblico grazie al personaggio di Jorah Mormont di
Game of Thrones. Come si è approcciato a
questo personaggio e come è stata questa esperienza in una delle
serie televisive più importanti?”
R: “ Ehm… quando abbiamo
cominciato non sapevamo che sarebbe diventata una cosa così grande,
non ne avevamo la percezione. Anzi c’era molta agitazione perché il
genere fantasy funzionava al cinema ma non attirava molto in TV e
poi anche il pilot non andò molto bene. Poi è stata realizzata la
prima stagione e ha riscosso un discreto successo. Quando ho avuto
la parte ero felice di averla ottenuta ma allo stesso tempo ero
nervoso per come sarebbe andata la serie. Mentre lavori ad un
progetto non ti rendi conto ma guardandomi indietro sono molto
contento di come è andata. A volte però capita che metti tanto in
un personaggio che credi arrivi al successo e non succede. Sono
molto orgoglioso di questo personaggio e di questa serie anche
perché hanno incontrato il favore di un pubblico giovane e a 50
anni conquistare le nuove generazioni mi ha colpito!”
D: “ Oggi lei riceve un
importante premio alla carriera e proprio all’inizio di questa ha
recitato nel film di Tom Stoppard Rosencrantz e Guildenstern
sono morti, cosa le ha insegnato quell’esperienza e come ha
influenzato il prosieguo della sua carriera?”
R: “ Uh… Rosencrantz e
Guildenstern sono morti, ti è piaciuto il film? ( si soprattutto il
suo particolare Amleto) Quando ho interpretato Rosencrantz e
Guildenstern sono morti ero molto giovane. Avevo interpretato
Amleto a teatro e Tom Stoppard, il regista e sceneggiatore, mi
aveva visto recitare in quel ruolo e mi chiese di partecipare al
film a cui stava lavorando. Girammo nell’ex- Jugoslavia con
Gary
Oldman e Tim Roth che erano entrambi molto “difficili”, mi
piacciono tanto ma ne ero consapevole. Sapevo che erano agitati per
me perché io avevo recitato molto Shakespeare a teatro ed ero
abbastanza bravo e, invece, per loro era la prima volta. Quindi,
mentre io giravo la mia scena, loro sbirciavano sul monitor quello
che stavo facendo e Tom mi disse: « Sono molto agitati perché sei
bravo!». Questo mi rendeva felice perché loro sono due bravissimi
attori. Ho bei ricordi di quel film e Tom Stoppard sarà un amico
per sempre.”
D: “ Nel 2009 ha
interpretato un ruolo nel film di Faenza Il caso dell’infedele
Klara, cosa ricorda di quell’esperienza e se le piacerebbe
ritornare a lavorare in Italia?”
R: “ Si certo mi piacerebbe
molto. Avevo già lavorato con Faenza nel film Prendimi l’anima dove
interpretavo lo psicanalista Carl Gustav Jung, il film andò molto
bene soprattutto in Italia. Fu un bel periodo della mia vita e,
quindi, fui felice di tornare anche per il secondo film. Con
Roberto Faenza tutti i dettagli erano curati: la regia, la
fotografia, i costumi… tutte le sfaccettature del progetto mi
piacevano. Mi ritengo fortunato perché ho avuto la possibilità di
venire in Italia e di recitare in inglese cosa che non viene
permessa agli attori italiani all’estero”.
L’amore per il teatro, Game of
Thrones e Downton Abbey
Sui complimenti all’Italia e in
particolare agli attori italiani, che Glen ritiene più predisposti
all’introspezione, l’attore è tornato anche nel corso della serata
di premiazione. Accolto con un bel videotributo che ha celebrato
tutte le tappe fondamentali del suo percorso artistico, Iain Glen
si è concesso ad un’altra breve intervista in cui si è citata anche
la sua partecipazione a Downton Abbey, altra serie televisiva di punta,
mettendo in relazione il suo Sir Richard Carlisle proprio con il
suo Jorah Mormont di Game of Thrones. Entrambi i personaggi, come
ha sottolineato lo stesso attore, sembrano due facce della stessa
medaglia, ambedue servitori fedeli di una donna potente. Però,
mentre il primo non si distingue per correttezza, il personaggio di
Jorah riabilita la sua vita proprio in funzione di quello che è
disposto a compiere per la sua Daenerys.
Glen ha, infine, parlato del suo
grande amore per il teatro e della nostalgia per le tavole del
palcoscenico che un po’ per pigrizia e un po’ per esigenze
familiari ha trascurato negli ultimi anni della sua carriera,
dichiarando la sua forte intenzione di tornare a calcare le
scene.
Al termine della cerimonia di
premiazione Iain Glen non si è sottratto all’affetto dei fan giunti
a Vico Equense per incontralo, sempre però nel rispetto delle
distanze di sicurezza secondo la normativa anti-covid.
Incentrato sull’ideatore della
clownterapia, Hunter Doherty “Patch”
Adams, il film del 1998 con protagonista Robin
Williams ripercorre i momenti salienti della vita del
medico, fino al momento della sua massima popolarità. Patch
Adams è diretto da Tom Shadyac, autore di
celebri commedie degli anni Novanta, e mescola umorismo a momenti
di grande drammaticità. La storia, infatti, contiene tematiche
forti, come la malattia e la morte, ma trattate con il sorriso che
Adams ha sempre professato quale arma migliore.
La sceneggiatura scritta da
Steve Oedekerk è basata su ricerche condotte sulla
vita di Adams ma anche sul libro da lui scritto e intitolato
Salute! Curare la sofferenza con l’allegria e l’amore, al
cui interno si racchiude la sua filosofia. La pellicola, però, non
ricevette una buona accoglienza da parte della critica. Le maggiori
accuse vennero rivolte al marcato sentimentalismo, che finisce con
il risultare fuori luogo rispetto alla storia di Adams. Ciò non
impedì però al film di affermarsi come un grande successo al box
office. Con un budget stimato di 90 milioni, Patch
Adams arrivò infatti ad incassarne oltre 200 a livello
mondiale.
Il film riuscì inoltre ad ottenere
diversi importanti riconoscimenti nel corso della stagione dei
premi. La colonna sonora firmata da Marc Shaiman
ottenne infatti una nomination all’Oscar, mentre Williams fu
candidato ai Golden Globe come miglior attore in un film commedia.
Ancora oggi Patch Adams è ricercato da molti come
una delle più toccanti interpretazioni dell’attore, e permette di
conoscere di più del celebre medico e della sua idea di medicina.
Proseguendo nella lettura, si potranno scoprire altre curiosità
legate al film.
La storia di Hunter “Patch” Adams ha
inizio con il suo tentativo di suicidio. Questo arriva a
conclusione di un periodo particolarmente drammatico nella vita
dell’uomo, che però fortunatamente fallisce nel suo intento.
Compreso il suo precario stato mentale, Adams decide dunque di
auto-internarsi in un istituto mentale, sperando di trovare aiuto.
Qui inizia a sperimentare l’umorismo come rimedio ai mali che lo
affliggono e attanagliano anche i suoi nuovi amici all’interno
della struttura. Desideroso di diffondere le proprie idee e fare
del bene agli altri, Adams decide di uscire dall’istituto e
iscriversi all’Università per diventare medico. Qui fa la
conoscenza di diversi colleghi di corso, dal serioso Mitch Roman
alla bella Carin Fisher, devota all’arte della medicina.
Le sue teorie circa la necessità del
dottore di sviluppare un rapporto umano con i pazienti portano però
Adams ad inimicarsi il decano Walcott. Duro e insensibile, questi
non vede di buon occhio le pratiche dell’aspirante medico e farà di
tutto per farlo espellere. Nel frattempo, Adams realizza il suo
sogno aprendo una sua clinica di medicina in un cottage immerso nel
verde. Qui aspira a curare i suoi pazienti grazie alle sue teorie
sugli effetti benefici del sorriso. Più il suo nome e i suoi metodi
acquistano fama, però, più egli dovrà inevitabilmente scontrarsi
con l’austerità del mondo accademico e medico. Adams, inoltre,
scoprirà sulla sua pelle che non sempre il sorriso è praticabile, e
i momenti difficili sono talvolta più difficili del previsto da
superare.
Il cast del film
Per il ruolo di Patch Adams erano
stati considerati diversi noti attori di Hollywood. Tra questi vi
sono anche Bill
Murray e Tom Hanks.
Entrambi però rifiutarono la parte, con Hanks che preferì recitare
in Salvate il soldato
Ryan. Il ruolo fu allora offerto a Robin Williams, che proprio in quel periodo
stava ottenendo grandi successi grazie a Will Hunting – Genio ribelle. L’attore fu da subito
affascinato dal personaggio, sentendolo vicino alle proprie corde.
Egli studiò dunque a lungo la vita del vero Adams, così da potersi
calare meglio nella parte. Inoltre, non mancò di dar sfogo alle
proprie capacità di improvvisazione. Nei momenti in cui le riprese
si facevano più stressanti, infatti, egli si esibiva in sketch
comici per tirare sul morale al cast con una risata.
Nel film è poi presente anche
l’attore Philip Seymour Hoffman nel ruolo di Mitch
Roman. Questi è il compagno di stanza di Adams alla scuola di
medicina, e si afferma come un impeccabile studente modello.
L’attrice Monica Potter, invece, recita nel ruolo
di Carin Fisher, compagna di studi di Adams e in seguito anche sua
amante. Bob Gunton, infine, è il decano Walcot.
L’attore era diventato particolarmente celebre grazie al ruolo del
direttore del carcere del film Le ali della libertà. Nel film sono inoltre presenti
diversi bambini realmente malati di cancro. I produttori del film,
come anche lo stesso Williams, lavorarono infatti a stretto
contatto con la fondazione Make-A-Wish, permettendo loro di
partecipare alle riprese.
Robin Williams in Patch Adams
Le differenze tra il film e la
storia vera
Come ogni film tratto da una storia
vera, anche Patch Adams presenta delle inevitabili
differenze rispetto a quanto realmente accaduto. I punti salienti
della vita di Adams sono effettivamente presenti nel film, ma
talvolta in forma rivista per fini cinematografici. Il medico,
infatti, tentò davvero il suicidio a causa di un periodo difficile
della sua vita, e decise realmente di internarsi presso una
clinica. Qui fondò le proprie idee, arrivando in seguito ad
iscriversi alla scuola di medicina. Nel film tutto ciò viene visto
accadere ad un Patch Adams adulto, ma nella realtà egli sperimentò
tutto ciò avvenne tra i 22 e i 26 anni. Lo spostamento in avanti
nell’età del personaggio è dato naturalmente dalla necessità di
adattare questo all’età di Williams, che al momento delle riprese
aveva 47 anni.
Differente rispetto a quanto narrato
nel film è anche ciò che riguarda la sua attività di medico. Egli,
infatti, aprì la sua struttura, battezzata come Gesundheit
Institute, soltanto dopo la laurea, nel 1971, e non prima come
mostrato nel film. Qui ha poi offerto assistenza sanitaria gratuita
a circa 15 mila persone. Una consistente differenza rispetto al
film è quella che riguarda il personaggio di Carin. Benché
vagamente ispirata alla vera moglie di Adams, questa non esiste
nella realtà, e serve nel film solo per dar vita ad un’ulteriore
evoluzione nell’animo del personaggio. Nonostante tali libertà
narrative, e l’aver affermato di non aver gradito il film, il vero
medico disse di essere soddisfatto dall’interpretazione di
Williams, e che ritrovava in essa i valori da lui sempre
perseguiti.
Il trailer di Patch
Adams e dove vedere il film in streaming e in TV
Per gli appassionati del film, o per
chi desidera vederlo per la prima volta, sarà possibile fruirne
grazie alla sua presenza nel catalogo di alcune delle principali
piattaforme streaming oggi disponibili. Patch
Adams è infatti presente su Rakuten TV,Chili Cinema, Google Play, Netflix e Apple iTunes. In
base alla piattaforma scelta, sarà possibile noleggiare il singolo
film o sottoscrivere un abbonamento generale al catalogo. In questo
modo sarà poi possibile fruire del titolo in tutta comodità e al
meglio della qualità video. Il film è inoltre in programma in
televisione per venerdì 9ottobre alle ore 21:10 sul
canale TV 2000.
A volte erroneamente pensiamo che
alcuni paesi siano migliori di altri nello sviluppo di serie tv di
successo. Gli Stati Uniti, per esempio, da anni detengono il
primato delle serie action, spy, crime ma adesso tutto sta
cambiando. Non è più solo l’America a sfornare prodotti televisivi
interessanti. Uno dei titoli che sta spopolando al momento è
infatti quello di Teheran, nuova serie di
spionaggio prodotta in Israele.
Creata da Moshe
Zonder e Omri Shenhar per il network
israeliano Kan 11, la serie, diretta da
Daniel Syrkin, ha come protagonista un’agente
segreto del Mossad e racconta del conflitto tra Israele e Iran da
un inedito punto di vista. Da più di dieci anni, infatti, in Medio
Oriente c’è una guerra in atto di cui si sente spesso parlare ma di
cui non si conosce bene l’origine.
Il conflitto tra Israele e
Iran, che va avanti già da molto tempo, negli ultimi
anni è degenerato anche a causa degli accordi sul
nucleare fatti con gli Stati Uniti. Durante
l’amministrazione Obama, USA e Iran nel 2015 hanno firmato un patto
anti proliferazione degli armamenti nucleari. Questo ha permesso
agli USA di dare un taglio agli equipaggiamenti dell’Iran che però
ha cominciato la sua politica espansionista aggressiva in tutto il
Medio Oriente. E Israele, preoccupato per l’avanzamento delle
truppe iraniane, ha cominciato a rispondere al fuoco nemico.
[fonte:
Panorama]
In questo clima di assoluto caos,
prende vita la serie Teheran che segue le vicende
di una spia dei servizi segreti israeliani a cui è affidata
un’importante missione…
Teheran serie tv episodi e
trama
La protagonista della serie è Tamar
Rabinyan (Niv Sultan), una giovane donna ebrea,
nata in Iran ma cresciuta in Israele, arruolata dal Mossad, i
servizi segreti israeliani, come hacker. Grazie alla sua capacità
di infiltrarsi in qualunque sistema operativo, Tamar viene inviata
in missione segreta nella capitale iraniana con l’obbiettivo di
disarmare uno dei reattori nucleari. Nello specifico, la sua
missione è quella di neutralizzare la difesa aerea dell’Iran, cosi
da permettere agli aerei da guerra israeliani di bombardare gli
impianti nucleari nemici, fermando la loro corsa agli
armamenti.
La missione di Tamar è molto
pericolosa poiché, a causa delle tensioni tra i due paesi, i
controlli sono sempre più serrati. Il governo iraniano è in allerta
costante e i servizi segreti sono sempre alla ricerca di spie
nemiche. Tamar arriva quindi a Teheran, assumendo l’identità di
Zhila Gorbanifar, un’impiegata musulmana della compagnia elettrica
locale. Grazie alla sua posizione, l’agente del Mossad riesce a
collegarsi alla rete di computer della società per manomettere così
il flusso di energia elettrica.
Tamar tenta quindi di bloccare
tutti i generatori di corrente della città e di manomettere il
sistema elettrico che alimenta i radar iraniani. Questo dovrebbe
facilitare l’attacco israeliano. Purtroppo però, proprio nel
momento più delicato e decisivo della missione, il capo di Tamar la
aggredisce e tenta di violentarla. La ragazza si difende con le
unghie e con i denti e uccide l’uomo.
Avendo fallito nella sua missione e
ucciso un uomo a mani nude, Tamar è costretta a fuggire e a
nascondersi. Durante la sua fuga riscopre così i luoghi della sua
infanzia e le sue radici iraniane ed entra in contatto con alcuni
attivisti democratici. Nel frattempo però Faraz Kamali (Shaun
Toub), capo dei Guardiani della rivoluzione, ovvero le
milizie iraniane, è sulle sue tracce.
Teheran serie tv recensione e
polemiche
Nel panorama televisivo
internazionale, Teheran è senza dubbio uno dei
prodotti più audaci e rivoluzionari degli ultimi anni. La serie
sfida i signori della guerra e della politica e fornisce al
pubblico una nuova visione del conflitto tra Israele e Iran.
Pur essendo solo serie tv, Teheran
è riuscita a bucare lo schermo e a compromettere ancora più
profondamente i rapporti tra i due paesi. La serie, infatti, è
stata creata in Israele e dipinge l’Iran come un paese che
approfitta della situazione per i propri interessi personali.
Inoltre, la protagonista è di fatto una donna nata in Iran ma
cresciuta in Israele e che difende il suo paese adottivo lavorando
per il Mossad.
A causa quindi di conflitti
ideologici, religiosi e politici, in Iran la serie è stata
censurata e definita dai media iraniani come un vero affronto.
Nonostante l’atteggiamento di totale chiusura dell’Iran, la serie
ha ottenuto il rispetto e l’approvazione del pubblico e della
critica internazionale. L’attore Navid Negahban –
che nella serie interpreta il contatto iraniano del Mossad – ha
dichiarato:
“In persiano esiste un
proverbio che dice che si possono chiudere le vie di una città, ma
non si può chiudere la bocca ad una persona ”.
Anche per il regista Daniel
Syrkin, la serie segna un punto di svolta sia per le
produzioni israeliane.
“Tehran è forse la produzione più ambiziosa che il
cinema israeliano abbia mai visto […] Vedere un attore musulmano
che recita la parte del traditore della patria impegnato ad aiutare
il Mossad, e un attore ebreo che recita invece la parte dell’agente
iraniano che vede nell’esistenza dello Stato d’Israele il male
assoluto, è di per sé una conquista” [fonte: BET Magazine
Mosaico]
Teheran serie tv streaming
Per il momento la serie
Teheran è disponibile in streaming solo ed
esclusivamente sulla piattaforma a pagamento di Apple
TV+. I primi 5 episodi, degli 8 totali, sono già
disponibili per lo streaming mentre le restanti 3 puntate andranno
in onda ogni venerdì.
Vi lasciamo ora all’entusiasmante
trailer di Teheran. Enjoy!
L’eccitante notizia che l’Electro di
Jamie Foxx apparso in The Amazing Spider-Man 2 apparirà nel prossimo film
dedicato a Spider-Man e collegato al MCU ha generato una serie di onde
d’urto in tutto il fandom. Al momento pochi dettagli sul ritorno di
Electro sono stati rivelati, ma la sua presenza nel film sembra
suggerire la possibilità di un Multiverso che andrà poi a
caratterizzare le successive Fasi del franchise, qualcosa già già
anticipato nel titolo ufficiale del sequel di
Doctor Strange. Electro apre quindi la porta al possibile
ritorno di altri personaggi di altri franchise Marvel. Dopotutto,
J.K. Simmons nei panni di J. Jonah Jameson è già
tornato in Spider-Man:
Far From Home, quindi nulla – in teoria – impedisce il
ritorno nel MCU anche di altri personaggi agli altri.
Screen Rant ha raccolto 10 personaggi Marvel che probabilmente
molti fan vorrebbero vedere tornare nel MCU:
La Cosa (I Fantastici Quattro)
Davvero poco ha realmente
funzionato dei film dedicati ai Fantastici Quattro e realizzati
dalla Fox. Detto questo, una delle cose migliori dei due film dei
Fantastici Quattro usciti nei primi anni 2000 è sicuramente Michael
Chiklis nei panni di Ben Grimm, noto anche come La Cosa.
La versione MCU del personaggio sarà
probabilmente realizzata tramite la CGI, come lo è stata la
versione del disastroto reboot del 2015. Ciò non significa che
Chiklis non possa tornare a dare la voce al personaggio e ottenere
una sorta di riscatto su quella che è stata indiscutibilmente una
versione promettente de La Cosa.
Peter Parker (The Amazing Spider-Man)
Una cosa che la maggior
parte del pubblico ha apprezzato del franchise The Amazing Spider-Man ha apprezzato è stato
sicuramente Andrew Garfield nei panni di Peter Parker. Ha
enfatizzato gli aspetti più nerd di Peter, mantenendo allo stesso
tempo quel tocco irriverente che ha Spider-Man, lanciando anche
alcune rimonte spiritose nel bel mezzo dei combattimenti.
Inoltre, l’attore aveva anche una
grande chimica con Emma
Stone nei panni di Gwen Stacy. Garfield potrebbe non essere il
migliore Spider-Man in assoluto, ma in un’epoca in cui tutto e
tutti vengono considerati per determinati ruoli (anche
improbabili), sarebbe bello concedergli una seconda possibilità con
un personaggio in cui può palesemente eccellere.
Quicksilver (Il franchise di X-Men)
Uno dei momenti salienti di
X-Men: Giorni di un futuro passato è sicuramente la
scena in cui compare Quicksilver. Si tratta di uno dei migliori
film degli X-Men
di sempre, ma un ringraziamento speciale è doveroso riservarlo
proprio alla comparsata di Quicksilver (Evan
Peters), anche perché la scena che lo vede protagonista può
tranquillamente essere considerata un classico per il genere.
I sequel hanno provato a ripetere
quella scena con risultati ovviamente minori. Ciononostante, Evan
Peters si è dimostrato straordinario nei panni del personaggio,
candidandosi con estrema facilità ad un ipotetico crossover nel
Multiverso.
Mary Jane Watson (La trilogia di Spider-Man)
Una Mary Jane Watson più
anziana si è dimostrata una figura fondamentale nell’eccezionale
film d’animazione Spider-Man:
Un Nuovo Universo, e lo stesso concetto potrebbe
funzionare in un live-action. Una delle cose migliori della
trilogia originale di Sam Raimi su Spider-Man era proprio Kristen
Dunst nei panni di Mary Jane.
La versione del personaggio di Dunst
ha reinventato radicalmente Mary Jane. È diventata l’amica
d’infanzia di Peter Parker (si sono incontrati da adolescenti nei
fumetti) e le loro storie sono diventate molto intrecciate. Sarebbe
bello vedere come i due vissero felici e contenti… o forse no.
Peter Parker (La trilogia di Spider-Man)
Vedere Kristen Dunst di nuovo nei
panni di Mary Jane sarebbe certamente un motivo per includere anche
Tobey Maguire come Spider-Man. La versione
cinematografica originale dell’iconico personaggio rimane nel cuore
dei fan di tutto il mondo, e se Michael Keaton può tornare nei panni di Batman
in un nuovo film DC, anche Tobey Maguire può farlo.
La sua interpretazione di Peter
Parker che scopre il suo potere e la sua responsabilità rimane un
punto di riferimento per i film Marvel in generale. Un Peter Parker
più anziano e più saggio potrebbe creare una storia interessante
all’interno del MCU, come già fatto in Spider-Man:
Un Nuovo Universo.
Gwen Stacy (The Amazing Spider-Man)
Un grande vantaggio del
concetto di Multiverso che apre le porte ad altri franchise
cinematografici è l’opportunità di rimediare agli errori del
passato. I film del franchise The Amazing Spider-Man della Sony hanno lottato
con troppe idee ed una cattiva resa, ma hanno caratterizzato
un’eccezionale Emma Stone nei panni di Gwen Stacy. Proprio come
accaduto nei fumetti, Gwen è tragicamente morta alla fine del
secondo film.
Ciò non significa,
però, che la sua storia sia necessariamente finita. Tra le molte
altre cose, Spider-Gwen è diventata una delle nuove eroine più
popolari nei fumetti e potrebbe persino essere il soggetto del
prossimo film di Olivia Wilde. O la morte di Gwen potrebbe essere
annullata nel MCU, o Emma Stone potrebbe avere la possibilità di
interpretare il personaggio in modo diverso.
L’originale Howard il Papero
Una versione di Howard il
Papero più fedele ai fumetti è già apparso nel MCU grazie ai
Guardiani della Galassia, ma se possono esserci più
versioni di Spider-Man in giro, possono esserci anche più versione
del celebre papero. Il personaggio preferito dai fan è stato
protagonista nel classico cult del 1986, Howard e il destino
del mondo, ed è stato quasi il soggetto di una serie
televisiva Marvel.
Questa versione
animatronica/live-action di Howard sarebbe meravigliosa da rivedere
nel MCU, anche in un breve cameo. Includiamoci anche Lea Thompson e
sarebbe la gioia di tutti i fan nostalgici!
Sandman (Spider-Man 3)
L’inclusione dell’Electro
di The Amazing Spider-Man 2 nel MCU suggerisce molte
cose. Una di questa è che l’arrivo dei Sinistri Sei è proprio
dietro l’angolo. La squadra originale nei fumetti era composta da
Electro, Mysterio, Vulture, Doctor Octopus, Kraven il Cacciatore e
Sandman. Fortunatamente, nei film esiste già un grande Sandman.
Thomas Hayden Church ha reso Sandman
un cattivo empatico e avvincente in
Spider-Man 3. In effetti, era una delle cose migliori del
sequel e sarebbe un candidato ideale per un crossover nel MCU.
Tutto ciò, insieme alla CGI usata per portare il personaggio in
vita, sono state tra le cose più impressionanti di quel film.
Deadpool
L’acquisizione di Fox da
parte di Disney è stata fantastica per i fan della Marvel sotto
molti aspetti. Finalmente porta gli X-Men e i Fantastici Quattro
potranno coesistere sotto lo stesso tetto. Tuttavia, non è un
accordo privo di svantaggi, e uno di questi è rappresentato proprio
da Deadpool.
L’esilarante Mercenario
Chiacchierone che rompe la quarta parete si è rivelato un successo
per Fox, ma il suo destino è purtroppo ancora in una sorta di limbo
dopo la fusione. La preoccupazione sembra essere tanto il modo in
cui un personaggio R-Rated possa essere inserito nel MCU (i
cui film sono generalmente vietati ai minori di 13 anni), ma anche
come la meta-prospettiva di Deadpool possa funzionare nel contesto
di un universo cinematografico che non è consapevole di sé come lo
è stato Deadpool
2. Data la prospettiva del del Multiverso, tuttavia, la
sua inclusione avrebbe più senso.
Wolverine (Il franchise di X-Men)
L’unico personaggio che i
fan hanno voluto vedere nel MCU fin dai primi sussurri
dell’acquisizione della Fox è certamente Wolverine.
Hugh Jackman è Logan e sebbene si sia effettivamente ritirato
dal ruolo, ha suggerito che sarebbe tornato per avere la
possibilità di collaborare con i Vendicatori. Fortunatamente, c’è
un modello già pronto se il MCU volesse farlo.
Anche se è probabile che il
Wolverine del MCU sarà un nuovo attore, sarebbe un regalo
appropriato per i fan vedere Jackman consegnare la torcia e gli
artigli a chiunque prenderà il suo posto. Anche una breve
apparizione di Jackman che sfoggia per l’ultima volta gli artigli
di adamantio sarebbe più che sufficiente per i fan.
Arriva la conferma via social
ufficiali di Disney e Pixar, che Soul
salterà l’uscita in sala anche in Italia. Il nuovo film di
Pete Docter arriverà direttamente in streaming su
Disney+, in abbonamento, senza costi
aggiuntivi.
Soul,
il nuovo film Pixar che sarà l’apertura della Festa di Roma 2020,
salterà negli States l’uscita in sala e finirà direttamente su
Disney+ in tempo per Natale. La fonte
di
Variety riferisce, testualmente, che “nei paesi in cui
Disney Plus non è disponibile, il film sarà distribuito in sala in
date da determinare”. Questo dovrebbe lasciare intendere che,
visto che in Italia Disney+ c’è, il film arriverà in
piattaforma.
Soul era inizialmente pianificato
per giugno, ma è stato poi spostato a novembre 2020 a causa della
pandemia.
Soul
è prodotto da Dana Murray, nominata all’Academy Award® per il
cortometraggio Lou, e codiretto dal drammaturgo Kemp
Powers (“One Night in Miami”). Il film ospita alcune composizioni
jazz firmate dal celebre pianista Jon Batiste mentre ai vincitori
dell’Oscar® Trent Reznor e Atticus Ross (The Social Network) dei Nine Inch
Nails è affidata la colonna sonora originale.
“Ritengo che la Pixar
rappresenti una delle novità più entusiasmanti e rivoluzionarie
avvenute nel cinema negli ultimi trent’anni – ha detto
Antonio Monda– Sono orgoglioso ed
estremamente felice di poter inaugurare la quindicesima edizione
della Festa del Cinema con un film straordinario che riesce a
parlare a tutti: Soul esalta la dimensione internazionale che
abbiamo dato in questi anni alla Festa. Ancora una volta, la Pixar
riesce a commuovere, divertire, far riflettere e, soprattutto,
a raggiungere la profondità nella leggerezza”.
Ballo
ballo di Nacho Álvarez sarà il film
d’apertura del 38° Torino Film Festival, l’esordio
alla regia di Nacho Álvarez è una sfavillante commedia musicale,
una celebrazione in technicolor della libertà
d’espressione attraverso i più grandi successi di
Raffaella Carrà.
“Sono entusiasta di
presentare la mia opera prima in Italia, in particolare al
prestigioso Torino Film Festival. Con “Ballo Ballo” vorrei rendere
omaggio, con uno sguardo latinoamericano, a quella straordinaria
donna che gli italiani sono così fortunati ad avere.Questo film è un inno alla libertà e alla gioia di vivere, due
cose che purtroppo quest’anno abbiamo perso ma che è tempo di
ritrovare! Olé Raffaella, Olé Ballo Ballo!”–
Nacho Álvarez
Una commedia musicale
con i grandi successi di Raffaela Carrà
Ballo
ballo è una commedia musicale ambientata negli
sfavillanti anni ’70 in Spagna, periodo segnato però anche da una
rigida censura dei costumi. Maria è una ragazza piena di vita e
voglia di libertà, con la grande passione del ballo. Dopo avere
abbandonato il suo promesso sposo davanti all’altare di una chiesa
di Roma, torna a Madrid per scoprire cosa vuole davvero dalla vita.
Va a vivere con la sua amica Amparo e con un colpo di fortuna
riesce a entrare nel corpo di ballo del programma di maggior
successo del momento, “Las noches de Rosa”. Lì si innamora di
Pablo, figlio del temibile censore televisivo Celedonio, che sta
seguendo le orme del padre nell’emittente televisiva. Accompagnati
dai più grandi successi di Raffaella Carrà, in un turbinio di
musiche e di coreografie in technicolor, scopriremo se vale davvero
la pena andare contro ogni regola e avere il coraggio di cambiare
radicalmente la propria vita.
I WONDER PICTURES ha diffuso
il trailer italiano di Palm
Springs – Vivi come se non ci fosse un domani, in
arrivo nei cinema italiani a partire dal 22 ottobre e
presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma. La
commedia è diretta da Max Barbakow e vede protagonisti
Andy Samberg, Cristin Milioti, J. K. Simmons, Meredith Hagner,
Camila Mendes, Tyler Hoechlin e Peter Gallagher.
Palm
Springs – Vivi come se non ci fosse un domani è
diventato in breve tempo un cult negli USA, forte del successo di
critica e pubblico raccolto in occasione del Sundance Film
Festival, dove la pellicola è stata acquistata per oltre 17 milioni
e mezzo di dollari da Neon e Hulu, segnando il record storico di
vendita per un film al Sundance. La scatenata commedia sarà
presentata alla quindicesima Festa del Cinema di Roma per poi
arrivare sugli schermi italiani dal 22 ottobre grazie ad
I WONDER PICTURES.
Romantica e divertente, Palm
Springs – Vivi come se non ci fosse un domani,
segue le vicende di due sconosciuti, Nyles (Andy Samberg) e Sarah
(Cristin Milioti), che si incontrano casualmente a un matrimonio a
Palm Springs e restano bloccati in un loop temporale tra amore,
disillusione e confusione.
SINOSSI: Mentre è bloccato a un
matrimonio a Palm Springs, Nyles (Andy Samberg – Brooklyn
Nine-Nine, SNL) incontra Sarah (Cristin Milioti – How I Met Your
Mother, Modern Love), damigella d’onore e pecora nera della
famiglia. Dopo essere stata salvata da un brindisi disastroso,
Sarah inizia ad essere attratta da Nyles e dal suo nichilismo
insolito. Ma quando il loro incontro improvvisato è ostacolato da
un’interruzione surreale, anche Sarah deve cominciare ad
abbracciare l’idea che nulla ha davvero importanza e cominciare a…
vivere come se non ci fosse un domani!
Preparati ad incontrare la
supereroina che è in te. Warner Bros. Entertainment Italia e KIKO
Milano annunciano la nuova “KIKO MILANO Wonder Woman
Collection” in arrivo dal 9 ottobre negli store europei e
dal 12 ottobre su www.kikocosmetics.com. Un tributo alla powerful
beauty, una nuova linea limited edition per viso, labbra, occhi,
prodotti per la cura della pelle e accessori che potenzierà
l’energia e la bellezza, offrendo colori intensi e texture ad alte
prestazioni, perfette per una warrior princess.
Sono queste le nuove armi di
bellezza create da KIKO Milano in collaborazione con Warner Bros.,
in attesa dell’80esimo anniversario di Wonder Woman che ricorrerà
nel 2021, quando la più amata supereroina di tutti i tempi, simbolo
per eccellenza dell’empowerment femminile sarà la protagonista di
un anno di festeggiamenti e celebrazioni. Il packaging rosso
regale, blu e oro sovrano con l’iconico logo Wonder Woman veste
tutti i nuovi prodotti di collezione, l’aggiunta perfetta
all’arsenale di bellezza di tutte le supereroine.
LA COLLEZIONE
Pronti all’azione
È il momento di prepararsi per la
giornata che inizia, a cominciare dalla pelle. Aumenta la tua
luminosità applicando Brightening Gold Prep Face Mask, la maschera
viso personalizzata con il logo blu di Wonder Woman che andrà a
posizionarsi esattamente sulla tua fronte, approfittane, scatta una
foto per il tuo Insta e dimostra che fai sul serio. A questo punto,
usa la crema viso Dazzling Glow arricchita di perle per illuminare
la pelle e donarle un aspetto sano e radioso. Quindi, usa Power
Fierce Prep Face Primer per sfumare le imperfezioni e uniformare il
tono dell’incarnato.
Feroce, impavida … impeccabile
Fai partire di slancio tutta la tua
bellezza con una base che non si muoverà, indipendentemente dalle
sfide che la giornata ti pone. Afferra il fondotinta Born To Last
24H e usa il Duo Face Brush per sfumarlo su tutto il viso e
ottenere una coprenza leggera dal finish naturale che durerà tutto
il giorno. Successivamente, aggiungi un colore morbido e dona
definizione agli zigomi e alle labbra con una piccola quantità di
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o Paradise Island, mescola la texture setosa per avere un accenno
di colore mat. Coprilo con una spolverata di Starlight Blush in
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nostro Duo Face Brush. A questo punto, usa Water Resistant Face &
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diadema di Wonder Woman. Sei forte, bella e indistruttibile: è ora
di conquistare il mondo.
Un nuovo report di
Screen Rant prova a fare luce sul perché il MCU non fornisce ai
suoi eroi delle identità segrete. Nel 2018 i Marvel Studios hanno lanciato
quello che sarebbe diventato il primo di una lunga serie di film
che avrebbero poi dato vita all’universo cinematografico che oggi
tutti noi conosciamo e amiamo: Iron Man.
All’epoca il personaggio non godeva
ancora del riconoscimento che ha poi acquisito con gli anni, ma
poiché la maggior parte dei diritti sui personaggi più importanti
della Marvel, come Spider-Man e gli X-Men, erano stati venduti ad altri studi, Kevin Feige e il suo team decisero comunque di
correre il rischio, iniziando proprio con la storia di Tony
Stark a tessere una trama che col tempo si sarebbe rivelata
molto più interconnessa del previsto. Naturalmente il successo del
film con Robert Downey Jr. è stato dovuto a molteplici
fattori, incluse tutta una serie di scelte non convenzionali che
vennero prese dalla Marvel e dal regista Jon
Favreau, come il fatto che Tony Stark abbia annunciato al mondo
che è lui a nascondersi dietro l’armatura di Iron Man.
Ciò ha stabilito in maniera alquanto
efficace una verità: il MCU non avrebbe mai fatto diventare le
identità segrete dei supereroi un grosso problema. Bruce Banner
(Edward
Norton) è uscito allo scoperto come Hulk ne L’incredibile Hulk;
Thor (Chris
Hemsworth) non ha assunto l’identità di Don Blake quando è
arrivato sulla Terra; Steve Rogers (Chris
Evans) era già praticamente conosciuto come Captain America. Da
allora, il MCU ha scelto di non affrontare il tradizionale tropo
dei fumetti su larga scala, fino a quando non è arrivato Spider-Man
(Tom
Holland). Anche se la scena a metà dei titoli di coda di
Spider-Man: Far From Home mette efficacemente questo
problema al centro della storia di Peter Parker, il giovane eroe
non è mai stato davvero entusiasta di tenere nascosto il suo alter
ego, in particolare quando ha iniziato ad essere circondato dagli
altri eroi del MCU.
Il MCU e il “problema” relativo
alle identità segrete dei supereroi
Ora, dopo più di un decennio e dopo
23 film realizzati, i Marvel Studios restano ancora indifferenti
alle identità segrete dei supereroi e, finora, le cose sono sempre
andate bene. È un qualcosa che non li ha mai trattenuti in termini
di adattamento delle storie tratte dai fumetti che si sono
concentrate sulla questione. Un esempio? Civil War. Il
fumetto ha introdotto il “Superhero Registration Act”, che impone a
tutti gli eroi di rivelare i loro alter ego per una maggiore
responsabilità. I registi
Anthony e Joe Russo sono stati comunque in grado di affrontare
quella trama in
Captain America: Civil War del 2016, ma hanno
sostituito il “Superhero Registration Act” con gli accordi di
Sokovia. Qual è stata la vera ragione dietro questa scelta
creativa?
Tutto risale a Iron Man del 2008 e
all’inclinazione di Downey per l’improvvisazione. Il momento del
film che ha cambiato le sorti dell’interno franchise, in cui Stark
rivlea di essere Iron Man, non era presente nella sceneggiatura ed
è stata una battuta che l’attore ha detto a caso durante le riprese
di una scena. Il feedback dei fan è stato così positivo da spingere
i Marvel Studios a rinunciare al problema dell’identità segreta
dei supereroi del MCU. In un’intervista del 2013 con Bleeding
Cool,Kevin Feige ha fornito una spiegazione
adeguata sulla mancanza delle identità dei supereroi nell’universo
condiviso, dichiarando: “Ho pensato che si fosse esagerato per
molto tempo, motivo per cui abbiamo fatto uscire Tony Stark allo
scoperto alla fine del suo primo film. Stavamo in qualche modo
annunciando al pubblico che non avremmo più seguito quella strada
nei film.
Col senno di poi, impedire ai
supereroi di avere delle identità segrete si è rivelato vantaggioso
per il MCU. Ha permesso al franchise di differenziarsi da altre
saghe dedicate ai supereroi che sono venute sia prima che dopo.
Come ha sottolineato Feige, il problema era in un tropo decisamente
abusato e rinunciare ad affrontarlo ha permesso allo studio di
essere maggiormente creativi in relazione ai conflitti personali
degli eroi.
Il sesto senso – The Sixth
Sense non è solo il film che ha dato lanciato
l’incredibile carriera di M. Night Shyamalan, facendolo conoscere subito
a livello internazionale, ma è anche universalmente riconosciuto
come uno dei migliori thriller/horor mai realizzati nella storia
del cinema.
Nel 2016 il regista indiano ha
stupito tutti con la sequenza finale del film Split
in cui appariva David Dunn, il personaggio interpretato da
Bruce Willis in Unbreakable – Il predestinato del 2000. Si è
così scoperto che i film erano collegati e lo scorso anno è uscito
nelle sale Glass,
sequel e crossover di entrambe le pellicole.
Sulla base di ciò, molti fan
dell’opera di Shyamalan hanno cominciato a chiedersi se non potesse
esistere anche un universo basato su Il sesto senso – The
Sixth Sense e, di conseguenza, un nuova pellicola
collegata alla storia alla storia dello psicologo Malcolm Crowe e
del piccolo Cole Sear.
In una recente intervista con
ComicBook, è stato proprio Haley Joel Osment
(che proprio grazie al ruolo di Cole ricevette una nomination agli
Oscar come miglior attore non protagonista) a parlare di questa
possibilità, ammettendo che sarebbe assolutamente disposto ad
interpretare una versione adulta di Cole Sear in un eventuale film
collegato a Il sesto senso.
“Dubito che realizzerebbe un
terzo crossover, ma ogni volta che Night chiama, quello è il suo
universo, quindi sarei certamente disponibile a tuffarmi con lui
nel progetto”, ha spiegato Osment. “È folle: abbiamo
festeggiato il ventesimo anniversario del film lo scorso autunno,
abbiamo fatto una proiezione all’Hollywood Forever. È davvero
incredibile che siano trascorsi così tanti anni.”
Il sesto senso – The Sixth
Sense è uno dei più grandi incassi della storia del
cinema, nonché il film horror dal maggior successo di sempre
al botteghino fino al 2017, quando è stato superato
da IT
di Andy Muschietti. Il film è uscito nelle
sale statunitensi il 6 agosto 1999 e nelle sale
italiane il 29 ottobre 1999. Ha ottenuto 6 candidature agli
Oscar e nel 2007 l’AFI lo ha inserito nella classifica
dei migliori cento film americani di tutti i tempi.