Il racconto senza tempo de Il Mago di Oz sarà riletto dal punto di vista
di Toto, il cagnolino di Dorothy, suo compagno di avventure nel
mondo di Oz. Il romanzo di L. Frank Baum ha visto
nel 1939 il glorioso adattamento con
Judy Garland, e poi nel 1985 il sequel dark
Ritorno a Oz. Nel 2013, Sam Raimi
ha raccontato le origini del Mago, ne Il Grande e Potente
Oz, ma la versione dal punto di vista del cagnolino nero
mancava all’appello.
Un report di Deadline
riferisce che Alex Timbers, co-creatore di
Mozart in the Jungle, dirigerà il film che sarà a
sua volta basato su The Dog-Gone Amazing Story of the Wizard of
Oz di Michael Morpurgo. Il film sarà un
prodotto d’animazione in seno alla Warner Bros Animation e sarà un
musical con la sceneggiatura di John August, che
ha firmato Big Fish, La Sposa Cadavere, Charlie
e la Fabbrica di Cioccolato e, di recente, Aladdin.
Il film su Toto sarà il debutto alla
regia per Timber, che però nella sua lunga
carriera vanta prestigiose collaborazioni tra cui Moulin Rouge!
The Musical, American Utopia, e The Pee-Wee
Herman Show.
Le riprese di Thor: Love and
Thunder inizieranno a Gennaio 2021. I fan della
Marvel sono stati felicissimi
quando, lo scorso anno, è arrivata la notizia che il Dio del Tuono
interpretato da Chris
Hemsworth sarebbe tornato per una quarta avventura da
solista, così come il regista
Taika Waititi, che tornerà dietro la macchina da presa
dopo l’esperienza con
Thor: Ragnarok.
I dettagli sulla trama del film non
sono ancora stati resi noti, ma dal ritorno della Jane Foster di
Natalie Portman, che questa volta vestirà i
panni di Mighty Thor, sappiamo che Thor: Love and Thunder prenderà
ispirazione dalla famose serie a fumetti di Jason Aaron. Quando è
stato annunciato per la prima volta, il film sarebbe dovuto
arrivare nelle sale a Novembre del prossimo anno. Tuttavia,
l’attuale pandemia di Coronavirus ha portato all’alterazione
dell’intero calendario della Fase 4 del MCU, e così Love and Thunder è stato
ufficialmente spostato a Febbraio 2022.
Thor: Love and
Thunder è il titolo ufficiale del quarto capitolo
sulle avventure del Dio del Tuono nel MCU, ma ad impugnare il
Mjolnir stavolta sarà Jane Foster, interpretata di nuovo
daNatalie
Portman, come confermato sabato durante il
panel dei Marvel Studios al Comic-Con. L’uscita nelle sale è
fissata invece al 11 febbraio 2022.
Taika Waitititornerà alla regia di un film dei
Marvel Studios dopo Thor:
Ragnarok, così come Chris
HemswortheTessa
Thompson riprenderanno i rispettivi ruoli di Thor
e Valchiria dopo l’ultima apparizione in Avengers:
Endgame. L’ispirazione del progetto arriva dal
fumetto “The Mighty Thor”, descritto da Waititi come “la
perfetta combinazione di emozioni, amore, tuono e storie
appassionanti con la prima Thor femmina dell’universo“.
L’attesissimo sequel de Il
Principe Cerca Moglie, la commedia diretta da John
Landis nel 1989 con protagonista Eddie
Murphy, salterà la sala cinematografica e uscirà
direttamente in streaming il prossimo Dicembre. In origine, la
Paramount avrebbe dovuto distribuire il film al cinema, ma a causa
della pandemia di Covid-19 si è optato per una distribuzione on
demand.
Come riportato da
Deadline e
Variety, la Paramount ha venduto il sequel de Il
Principe Cerca Moglie agli Amazon Studios. L’accordo è
ancora in fase di finalizzazione, ma stando alle fonti ammonterebbe
a circa 125 milioni di dollari. Il risultato? Il sequel arriverà su
Prime Video il prossimo 18 Dicembre e si
aggiungerà a tutta una serie di altri titoli di alto profilo che
sono stati acquistati abbastanza di recente da Amazon, il sequel di
Borat con Sacha Baron Cohen o l’action Without
Remorse di Stefano Sollima.
Il sequel – il cui titolo ufficiale
è Coming to America 2 (in riferimento all’originale) – è
diretto da Craig Brewer(Dolemite Is My
Name) ed è stato scritto da Kenya
Barris, creatore di Black-ish. Nel film
il Principe Akeem, che sarà interpretato ancora una volta da
Eddie Murphy, tornerà negli Stati Uniti alla
ricerca di un figlio che scopre di avere e che si rivelerà un
improbabile erede al trono del regno di Zamunda.
Nel cast, oltre Murphy, figurano una
serie di volti già noti ai fan del primo film e di new entry, tra
cui Arsenio Hall, Jermaine Fowler, Leslie
Jones, Shari Headley, John Amos, Tracy
Morgan, Wesley Snipes e James Earl
Jones.
I piani originali per
Star
Wars 8 ad opera di George Lucas prevedevano la morte dell’iconico
personaggio di Luke Skywalker. Prima di vendere la Lucasfilm alla
Disney, Lucas ha trascorso circa un anno a sviluppare la sua
versione di Star Wars 7, arrivando a definire un
trattamento per la trilogia sequel. Lo studio ha però deciso di
intraprendere una decisione diversa, scartando le idee originali di
Lucas e continuando la saga degli Skywalker a modo loro.
Nonostante la trilogia sequel ad
opera della Disney abbia avuto un discreto inizio con Star Wars: Il Risveglio della Forza, i due
capitoli successivi, Gli Ultimi Jedi e L’Ascesa di Skywalker, sono stati parecchio
criticati per motivi differenti. Ciò ha spinto i fan della
leggendaria saga a chiedersi se la trilogia immaginata da Lucas
sarebbe stato diversa, se non addirittura migliore.
Nel tempo, sono stati rivelati
numerosi dettagli sulle idee di George Lucas per i sequel di Star Wars. Lucas voleva portare la storia in
una direzione diversa, anche se alcune tracce delle sue idee
possono essere intraviste nella trilogia Disney. Ad esempio, la
visione di Lucas di un vecchio Luke Skywalker aveva alcune cose in
comune con la controversa interpretazione del personaggio ad opera
di Rian Johnson, come andare in esilio in un mondo
in cui si trovava il primo Tempio Jedi. Una cosa è certa: Lucas e
Johnson erano sulla stessa lunghezza d’onda quando si è trattato di
determinare quando Luke sarebbe dovuto morire.
Luke Skywalker era destinato a
morire nella saga di Star Wars
Come rivelato nel libro
“Star Wars: Fascinating Facts” (via
Star Wars Net), il trattamento di Lucas per Star Wars
8 del 2012 prevedeva che Luke morisse nel film. Lucas era
ormai già stato allontanato dal franchise quando Johnson è stato
assunto per realizzare Gli Ultimi Jedi, quindi questo parallelo è
semplicemente una coincidenza. Quando Johnson ha iniziato a
lavorare al suo film (nel 2014, più o meno), aveva essenzialmente
tabula rasa, senza punti di trama preordinati da seguire (al di
fuori degli eventi de
Il Risveglio della Forza, ovviamente).
Tuttavia, è divertente scoprire che
Lucas ha avuto la stessa idea, e probabilmente ciò susciterà
interesse a saperne ancora di più sulla sua versione dei sequel.
Sarebbe affascinante vedere come Lucas aveva pianificato di
uccidere Luke e se l’idea presentava dei punti di contatto con
quando visto ne
Gli Ultimi Jedi. Nel canone ufficiale, Luke ha avuto una
morte epica e auto-sacrificale che lo ha cementato come una
leggenda nella galassia. È probabile che Lucas avrebbe trattato la
morte di Luke con la gravità che meritava. In entrambe le versioni
di Star Wars 8, Luke sarebbe certamente morto da eroe.
Jai Courtney, star dell’attesissimo The Suicide
Squad, ha ammesso che sarebbe interessato ad un film
del DCEU dedicato ad un possibile scontro tra Captain Boomerang e
The
Flash. L’attore ha debuttato nei panni di George “Digger”
Harkness in Suicide
Squad del 2016, diretto da David Ayer. Adesso tornerà a
vestire i panni del personaggio nella nuova iterazione della Task
Force X firmata da James Gunn.
Courtney sarà uno dei pochi attori
del primo film a tornare: insieme a lui ci saranno anche Margot
Robbie, Joel
Kinnaman e Viola Davis.
Nel primo Suicide
Squad del 2016 abbiamo visto un piccolo cameo del Flash di
Ezra Miller. Anche se breve, quell’apparizione
ha contribuito a definire il ruolo più ampio che il personaggio
avrebbe poi avuto in Justice
League. Per il 2022 è atteso l’arrivo al cinema di
The Flash, standalone dedicato al Velocista
Scarlatto che vedrà il ritorno di Michael Keaton e Ben Affleck nei panni delle rispettive
incarnazioni cinematografiche di Batman. Naturalmente, proprio
sulla base delle interessanti ed entusiasmanti premesse del film,
alcuni stanno già pensando al futuro di Barry Allen nell’universo
condiviso.
Intervistato da
Screen Rant, Jai Courtney ha rivelato che sarebbe
interessato ad un film del DCEU in cui si esplori cosa accaduto
dopo il breve cameo di Flash nel film di Ayer. Quando è stato
chiesto all’attore se amerebbe partecipare ad un re-team con il
personaggio di Barry Allen, Courtney ha risposto: “Lo spero
davvero. Sono le persone più in alto di me a prendere queste
decisioni, ma penso che i fan lo adorerebbero. Chi lo sa? Nessuno
conosce davvero come andranno le cose. Penso che ci siano un sacco
di proprietà in fase di realizzazione e penso che la DC si stia
preparando all’arrivo di un grande successo. Penso che stiano
optando per delle scelte davvero fantastiche. Quindi, vedremo!
Sarebbe fantastico. Se dipendesse da me, avrei già messo il
progetto in sviluppo. Ma ripeto, vedremo come andranno le
cose.”
Considerando la relazione tra Flash
e Captain Boomerang, un film incentrato su loro due sarebbe davvero
divertente. Inoltre, Suicide
Squad non è riuscito a sfruttare a pieno il
potenziale dei personaggi, anche a causa della natura del
coinvolgimento di Miller. Un intero film dedicato a Flash e Captain
Boomerang offrirebbe certamente molte più opportunità per esplorare
la loro complessa dinamica.
Quando si parla di tv
d’intrattenimento, gli Stati Uniti sono al primo posto. Tra film e
serie tv, negli States c’è sempre qualcosa di carino e divertente
da guardare per passare qualche ora di completa spensieratezza. In
particolare nella televisione americana non mancano mai le sitcom,
come The Big Bang
Theory, Will &
Grace, Modern
Family, How I Met Your
Mother e molti altre ancora, i contenuti
preferiti dal pubblico di ogni età. Tra le sitcom più amate c’è
senza alcun dubbio Due Uomini e Mezzo, in onda dal
2003 al 2015 sul canale della CBS.
Ideata da Chuck
Lorre – creatore, sceneggiatore e produttore esecutivo
anche di Mike &
Molly, Mom, Young
Sheldon – e Lee Aronsohn, la serie
nei suoi dodici anni di attività ha avuto tra i suoi protagonisti
Charlie
Sheen, Jon
Cryer, Angus T. Jone
e Ashton
Kutcher. Nonostante gli ascolti decisamente
altalenanti, la serie è riuscita a sopravvivere per ben 12
stagioni e 262 episodi, diventando una
delle sitcom più amate della tv americana.
Due Uomini e Mezzo cast e
trama
Protagonista della serie è Charlie
Harper (Charlie
Sheen), uno scapolo incallito di mezza età che ama
bere, divertirsi e rimorchiare le donne. Dotati di grande talento e
carisma, Charlie è un compositore di jingle pubblicitari molto
apprezzato e di successo. Grazie al suo strapagato lavoro vive in
una stupenda casa sulla spiaggia, dove c’è sempre un gran viavai di
donne bellissime e festaiole proprio come lui.
Charlie vive solo e ama potersi
godere la sua libertà. L’unica persona, infatti, ammessa in casa
sua è Berta (Conchata Ferrell), domestica e
governante tuttofare, dal carattere burbero e che non le manda a
dire. Nonostante sia una dipendente di Charlie, Berta è fin troppo
a suo agio sul suo posto di lavoro e a volte sembra più essere una
strana amica più che una governante.
La serie comincia tuttavia con una
separazione e un trasloco. Il fratello maggiore di Charlie, Alan
Harper (Jon
Cryer) si è appena separato dalla moglie Judith
Harper-Melnick (Marin Hinkle) e per ovvi motivi
economici e logistici, si trasferisce a casa del fratello. Insieme
ad Alan c’è anche suo figlio Jake Harper (Angus T.
Jones), un ragazzino pasticcione e paffutello, curioso ma
non troppo sveglio. Padre e figlio si trasferiscono quindi dallo
zio Charlie per un po’, in attesa che Alan possa di nuovo
permettersi un appartamento da solo.
Ma la convivenza dei due uomini e
mezzo, si rivela complicata sin da subito. Se Charlie è abituato a
una vita di stravizi, fatta di lusso, donne bellissime e notti di
fuoco, Alan è decisamente più tranquillo. Esperto chiropratico,
ancora in lutto per la fine del suo matrimonio, Alan è un uomo mite
e buono, con una scarsissima autostima e una ex moglie
impossibile.
I due fratelli, insomma, non
potrebbero essere più diversi eppure c’è qualcosa che li accomuna e
riesce a metterli d’accordo. Entrambi hanno un rapporto
conflittuale la loro madre, Evelyn Harper (Holland
Taylor), una donna prepotente e anaffettiva, molto più
attaccata ai soldi che ai suoi figli. Evelyn è infatti una
ricchissima agente immobiliare che ben poco s’interessa della sua
famiglia.
Da sempre in conflitto con i suoi
figli, la donna si tiene alla larga dai problemi della sua famiglia
e, un po’ come Charlie, si diverte a vivere una vita eccessi, in
totale libertà. Quando però raramente la donna decide di
intervenire e di aiutare Alan e Charlie a risolvere i loro
problemi, finisce sempre col peggiorare la situazione.
Nonostante le riserve iniziali di
Charlie, Alan e Jake si sistemano nella nuova casa e per i due
uomini e mezzo, comincia una convivenza forzata fatta di
incomprensioni e situazioni ai limiti della follia. Alan, così
puntiglioso e precisino, dovrà abituarsi allo stile di vita più
rilassato e libertino di Charlie. Jake invece, in piena fase
preadolescenziale, dovrò abituarsi alla sua nuova situazione
abitativa e al difficile divorzio dei suoi genitori. Il ragazzo
però potrà sempre contare sullo zio Charlie quando vorrà
allontanarsi dalla follia di sua madre e dal rigore a volte
eccessivo del padre.
Due Uomini e Mezzo Charlie muore:
il futuro della serie
Come tutte le serie che si
rispettino, soprattutto quelle più longeve, anche Due
Uomini e Mezzo ha subito negli anni parecchi
stravolgimenti di cast e storyline. La sitcom
della CBS è rimasta attiva per ben 12 stagioni
mantenendo ovviamente i suoi personaggi principali almeno fino alla
nona stagione.
A causa della condotta scorretta di
Charlie
Sheen sul set, il creatore della serie Chuck
Lorre, alla fine dell’ottava stagione, ha preso la
difficile decisione di eliminare il personaggio di Charlie Harper.
L’attore, infatti, proprio come il suo personaggio, ha sempre
condotto una vita a dir poco selvaggia che finiva con l’intaccare
la sua professionalità. Per anni Lorre ha accettato i colpi
di testa di Sheen perché in effetti Charlie era l’anima
della serie. Dopo però l’ennesimo ricovero in
riabilitazione dell’attore – episodio che ha
interrotto l’ottava stagione prima del tempo – Lorre ha licenziato
Sheen.
Alla notizia dell’abbandono di
Charlie
Sheen, il pubblico si aspettava la cancellazione della
serie che tuttavia non è mai arrivata. Nonostante il protagonista
della sitcom fosse tanto amato, Chuck Lorre ha deciso di sostituire
Sheen con un bizzarro stratagemma narrativo.
[SPOILER
ALERT]
https://youtu.be/sMDYdAB0MPs
La nona stagione
di Due Uomini e Mezzo si apre inaspettatamente con
un funerale, proprio quello di Charlie. L’eterno scapolo, che dopo
anni aveva ceduto alla corte spietata di Rose (Melanie
Lynskey), pare sia deceduto proprio durante la luna di
miele. Alla morte del fratello, Alan, visibilmente distrutto, è
purtroppo costretto a vendere la villa di Charlie, troppo grande e
costosa da mantenere.
Proprio quando sembra che non ci
sia più speranza, spunta il giovane miliardario Walden Schmidt
(Ashton
Kutcher), che acquista la casa e suoi inquilini. Il
nuovo padrone di casa, ricchissimo ma estremamene gentile e
altruista, adotta sia Alan che Jake e i tre cominciano una nuova
strana convivenza.
Due Uomini e Mezzo stagione
12
La serie dunque, nonostante il
brusco cambio di rotta e soprattutto di protagonista, prosegue fino
alla sua dodicesima e ultima stagione. Ashton
Kutcher si rivela incredibilmente all’altezza del
compito di sostituire Charlie Sheen al posto di comando. Il suo
personaggio, quello del miliardario Walden
Schmidt, viene accolto bene dal pubblico che sembra aver
trovato un alter ego positivo di Charlie Harper.
Mentre Charlie è un compositore,
Walden è invece un genio di internet che ha guadagnato con degli
investimenti giusti al momento giusto. Ma mentre Charlie sperpera
le sue ricchezza tra alcol e donne, Walden è molto più conservatore
e meno autodistruttivo.
Dopo il suo divorzio dalla moglie
Bridget, unica donna che abbia mai amato, all’inizio Walden non
sembra intenzionato a voltare pagina. Tuttavia, la convivenza con
Alan, corrotto negli anni dal fratello Charlie, porterà lentamente
Walden sulla ‘cattiva’ strada. Quest’ultimo infatti, oltre a essere
pieno di soldi, è anche molto affascinante e non farà di certo
fatica a trovare donne disponibili ad alleviare le sue sofferenze
emotive.
Pian piano quindi Walden dimentica
il suo mal d’amore e si avvicina sempre di più all’universo Charlie
Harper. Ma nonostante la passione di entrambi per le belle donne,
Walden si rivela comunque essere un personaggio meno egoista e
vanesio del suo predecessore.
I problemi cominciano con la
decima stagione che vede gli autori cascare
nuovamente nei vecchi schemi narrativi. A causa dell’inevitabile
calo di ascolti dopo la comparsa del protagonista, Lorre e compagni
fanno di tutto per sostituire Charlie nell’immaginario collettivo.
Ecco quindi che l’atteggiamento di Walden cambia e si trasforma in
una sorta di brutta copia dell’originale Charlie Harper. Tentando
di riacquistare la fiducia del pubblico, gli autori tornano a
riproporre vecchi sketch e storie, aumentando la ‘quota rosa’ e
facendo del sesso il nuovo co-protagonista della sitcom.
Due Uomini e Mezzo streaming: dove
vederla
Tutti gli episodi delle dodici
stagioni della sitcom Due Uomini e Mezzo sono
disponibili solo ed esclusivamente in abbonamento sulla piattaforma
streaming di Amazon Prime
Video.
Jessica Henwick, tra le new entry dell’attesissimo
Matrix
4, ha dichiarato che il film di Lana
Wachowsi potrebbe cambiare nuovamente l’industria
cinematografica, al pari di quanto fatto dal primo film della saga
del 1999. Ancora oggi il primo
Matrix, oltre ad essere diventato un grandissimo successo
al box office globale, è considerato un titolo rivoluzionario
all’interno del genere fantascientifico. Mescolando fantascienza,
azione, filosofia, kung-fu e qualche spolverata di thriller
paranoico, Matrix è riuscito a creare un mondo unico che ha
letteralmente stregato il pubblico di tutto il mondo.
In Matrix
4 ritroveremo, oltre a Wachowski dietro la macchina da
presa, anche
Keanu Reeves e
Carrie-Ann Moss, che torneranno a vestire i panni di
Neo e Trinity. Henwick figura tra le new entry del cast, insieme ad
altri nomi di spicco come Yahya Abdul-Mateen II(Watchmen) e
Neil Patrick Harris (How I Met Your
Mother). Già in passato Mateen II aveva parlato di
come il nuovo film si sarebbe collegata alla trilogia
originale; tuttavia, sono in molti a sostenere che il quarto
episodi potrebbe rappresentare a tutti gli effetti una sorta di
riavvio della saga, con i personaggi di Reeves e Moss che
probabilmente consegneranno le redini della storia alla coppia
formata proprio da Mateen II e Henwick.
Al momento non sappiamo ancora nulla
sulla trama del film, ma in una recente intervista con
ComicBook,
Jessica Henwick ha parlato del suo coinvolgimento
in Matrix
4, anticipando che Lana Wachowski sta
facendo cose che non ha mai visto fare prima sul set di un film.
Henwick, che in passato aveva già recitato in produzioni ad alto
budget come Star
Wars, Game of Thrones e Iron Fist, ha
affermato che il nuovo film della saga di
Matrix “cambierà di nuovo l’industria cinematografica”,
ovviamente in riferimento all’impatto profondo e duraturo che
l’originale ha avuto sul mondo del cinema.
Jessica Henwick parla dell’esperienza sul set di Matrix 4
L’attrice ha dichiarato: “Ci
sono stati dei momenti sul set in cui io e Yahya ci siamo guardati
e ci siamo limitiamo a dire: ‘Matrix 4’. Sono momenti in cui non
riesci a credere a quello che vedi. E questo perché Lana sta
facendo delle cose davvero interessanti a livello tecnico, nello
stesso modo in cui nel 1999 creò uno stile unico con il primo film.
Penso che questo nuovo capitolo cambierà di nuovo l’industria. Ci
sono alcune attrezzature che stiamo usando che non avevo mai visto
prima. Probabilmente è tutto quello che posso dire al
momento.”
Matrix
4 vedrà nel cast il ritorno
di Keanu
Reeves, Carrie-Ann
Moss e Jada
Pinkett-Smith al fianco delle new
entry Yahya Abdul-Mateen II, Neil
Patrick Harris, Jonathan Groff, Jessica
Henwicke Toby
Onwumere. L’uscita nelle sale è fissata per il 1 aprile
2022. Il nuovo capitolo del franchise sarà diretto da Lana
Wachowski. La sceneggiatura del film è stata firmata a
sei mani con Aleksandar Hemon e David Mitchell.
In occasione della presentazione del
trailer di The Show, il primo film da lui sceneggiato,
Alan Moore ha concesso una lunga intervista a
Deadline, in cui ha raccontato il suo progetto, ma ha anche
esternato il suo pensiero decisamente contrario al mondo dei
fumetti e dei cinecomics, oggi.
L’autore, che ha firmato alcune
delle opere più raffinate e importanti del fumetto mondiale, tra
cui Watchmen,V For Vendetta e
From Hell, si è ritirato ufficialmente dal mondo
del fumetto nel 2018 e vive nel rifiuto ostinato di associare il
suo nome alle opere di intrattenimento basate sulle sue storie.
I punti interessanti
dell’intervista, oltre alle dichiarazioni che Alan
Moore ha fatto in merito al suo nuovo progetto per il
cinema, riguardano principalmente lo stato attuale dei fumetti e la
considerazione che questi e i cinecomic hanno nel mondo di oggi,
facendo naturalmente anche un discorso politico molto preciso e
diretto.
Alan Moore: “Non sono più così interessato ai
fumetti”
“Non sono più così interessato
ai fumetti, non voglio avere niente a che fare con loro – ha
dichiarato Alan Moore – Facevo fumetti da circa 40 anni
quando finalmente mi sono ritirato. Quando sono entrato
nell’industria dei fumetti, la grande attrazione era che si
trattava di un mezzo popolare, creato per intrattenere la classe
operaia, in particolare i bambini. Il modo in cui il settore è
cambiato, ora si tratta di “graphic novel”, è interamente destinato
ad un pubblico di persone della classe borghese. Non ho nulla
contro la borghesia, ma il fumetto non era pensato per essere un
mezzo per gli hobbisti di mezza età. Doveva essere un mezzo per le
persone che non hanno molti soldi.”
E poi continua: “La maggior
parte delle persone identifica i fumetti con i film di supereroi
ora. Questo aggiunge un altro livello di difficoltà per me. Non ho
visto un film di supereroi dal primo film di Tim
Burton su Batman. Hanno rovinato il
cinema e in una certa misura anche la cultura. Diversi anni fa ho
detto che pensavo fosse un segno davvero preoccupante, che
centinaia di migliaia di adulti facevano la fila per vedere i
personaggi che erano stati creati 50 anni fa per intrattenere i
ragazzi di 12 anni. Sembrava una sorta di desiderio di sfuggire
alle complessità del mondo moderno e tornare a un’infanzia
nostalgica e ricordata. Sembrava pericoloso, stava infantilizzando
la popolazione.”
I fumetti “hanno rovinato il cinema e in una certa misura
anche la cultura”
Scendendo in territorio politico,
Moore infierisce pesantemente: “Questa potrebbe essere del
tutto una coincidenza, ma nel 2016, quando il popolo americano ha
eletto un satsuma nazionalsocialista e il Regno Unito ha votato per
lasciare l’Unione Europea, sei dei 12 film con il maggior incasso
sono stati film di supereroi. Non dico che i fenomeni siano
collegati, ma penso che siano entrambi sintomi della stessa cosa,
ovvero una negazione della realtà e un bisogno di soluzioni
semplicistiche e sensazionali.”
All’incalzante domanda del
giornalista sul guardare o meno film di supereroi, Alan Moore
replica: “Oh Cristo no, non ne guardo nessuno. Tutti questi
personaggi sono stati rubati ai loro creatori originali, tutti
loro. Hanno una lunga fila di fantasmi dietro di loro. Nel caso dei
film Marvel, Jack Kirby [l’artista e
scrittore Marvel]. Non ho alcun interesse per i supereroi, erano
una cosa che è stata inventata alla fine degli anni ’30 per i
bambini e sono perfetti come intrattenimento per bambini. Ma se
provi a realizzarli per il mondo degli adulti, penso che diventi un
po’ grottesco.”
Poi continua, sul Joker di
Philipps/Phoenix: “Mi è stato detto che il film di Joker non
sarebbe esistito senza la mia storia di Joker (Batman: The Killing
Joke del 1988), ma tre mesi dopo lo stavo rinnegando, è troppo
violento, la mia storia era su un ragazzo vestito da pipistrello,
per amor di Dio. Penso che la versione migliore di Batman sia
sempre stata quella di Adam West, che non l’ha presa affatto sul
serio.”
Il cinema non è sempre stato
una forma di evasione, in una certa misura?
“Lo era, tutte le forme d’arte
lo sono potenzialmente. Ma possono essere usati per qualcosa di
diverso dall’evasione. Pensa a tutti i film che hanno davvero
sfidato le ipotesi, film che è stato difficile accettare,
disturbanti nei loro messaggi. Lo stesso vale per la letteratura.
Ma questi film di supereroi sono troppo spesso evasione.”
The Show sarà
presentato al Sitges, e mentre speriamo che arrivi
anche da noi, vi proponiamo di seguito il trailer:
Taylor-Joy interpreterà il ruolo della
protagonista, una versione più giovane di Furiosa.
Miller aveva detto in un’intervista a maggio con il New York Times
che stava cercando un’attrice sulla ventina che potesse
interpretare il personaggio. Ha detto che all’epoca aveva preso in
considerazione l’utilizzo della tecnologia antinvecchiamento (vista
in The Irishman) per consentire a Theron – che ha 44 anni – di
recitare di nuovo la parte, ma ha deciso di non farlo. Taylor-Joy
ha 24 anni.
Miller dirigerà, co-scriverà e
produrrà Furiosa,
insieme al suo partner di produzione di lunga data Doug
Mitchell. Il film sarà prodotto dal marchio australiano
Kennedy Miller Mitchell di Miller, insieme al
partner di Fury Road, la Warner Bros. Pictures.
Nel preparare la sceneggiatura di
Fury Road, Miller e il co-sceneggiatore
Nick Lathouris hanno sviluppato storie di origine
per ogni personaggio, ma non è stato rivelato molto sul passato di
Furiosa
nel film del 2015. Adesso avremo la possibilità di vedere il
personaggio all’origine del suo mito.
Anya Taylor-Joy ha recitato di recente in
The New Mutants di Josh
Boone, l’abbiamo vista in The VVitch di
Robert Eggers e in Split di
M. Night Shyamalan.
Quanto abbiamo bisogno di un film
che ci riporti in sala? Quanto è grande la responsabilità di chi si
carica del compito di far uscire un film attesissimo in questo
momento storico nella tradizionale forma della distribuzione al
cinema? Ebbene, nessun film più di Freaks
Out poteva essere scelto per questo
difficilissimo compito.
Dopo il grande clamore suscitato dal
suo film d’esordio, il semplice eppure geniale Lo
chiamavano Jeeg Robot, Gabriele
Mainetti si è preso tutto il tempo che gli era necessario
per confezionare il film migliore con tutti i mezzi del caso, un
film che porta sullo schermo una storia e una visione che sembrano
assolutamente travolgenti, divertenti, cinematografici nella scala
e nello scopo.
Il trailer di Freaks Out che ha infiammato la
rete nelle ore di questo pomeriggio ha dimostrato che il film
riserva meraviglie e sicuramente ha generato moltissime aspettative
anche nei più scettici. Mainetti ha una mente che pensa in grande
e, grazia al suo primo film, è stato messo in grado di realizzare
esattamente il film che voleva.
L’attesa per il 16 dicembre adesso è
spasmodica. Di seguito, vi lasciamo alcune immagini dal trailer di Freaks Out, che mostrano i
misteriosi ed affascinanti protagonisti del film che troveremo
prestissimo sugli schermi di tutta Italia:
Nel cast di Freaks
Outprotagonisti sono
Aurora Giovinazzo,
Claudio Santamaria,
Pietro Castellitto, Giancarlo Martini, con la
partecipazione di Giorgio Tirabassi, Max Mazzotta,
Franz Rogowski.Freaks Out è
prodotto da Lucky
Red e Goon
Films con Rai Cinema, in
coproduzione con Gapfinders (Belgio).
Freaks Out, la trama
Matilde, Cencio, Fulvio e Mario sono
come fratelli quando il dramma della seconda guerra mondiale
travolge Roma. Siamo nel ‘43, nel pieno del conflitto, e la città
eterna ospita il circo in cui lavorano. Israel, il proprietario e
loro padre putativo, scompare nel tentativo di aprire una via di
fuga per tutti loro oltre oceano. I nostri quattro protagonisti
sono allo sbando. Senza qualcuno che li assista ma, soprattutto,
senza il circo, hanno smarrito la loro collocazione sociale
e si sentono solo dei fenomeni da baraccone, “a piede
libero” in una città in guerra.
Netflix rilascia il teaser della
quartastagione di
The
Crown 4, la serie originale
di successo mondiale che sarà disponibile in tutti i Paesi in cui
il servizio è attivo da domenica 15 novembre
2020.
The Crown 4: la trama
Ispirato dalla pluripremiata opera
teatrale The Audience, The
Crown racconta la storia del regno decennale
della regina Elisabetta II e della lotta tra il suo io privato e
pubblico. La serie si concentra sugli intrighi personali, le storie
d’amore e le rivalità politiche dietro i grandi eventi che hanno
plasmato la seconda metà del XX secolo. La serie non riguarda
semplicemente la monarchia, ma parla di un impero in declino, un
mondo in disordine e l’alba di una nuova era.
Sul finire degli anni Settanta, la
regina Elisabetta (Olivia
Colman) e la famiglia sono impegnati a garantire la
linea di successione al trono cercando la moglie giusta per il
principe Carlo (Josh O’Connor), che a trent’anni è
ancora scapolo. Mentre la nazione comincia a sentire l’impatto
delle politiche controverse introdotte da Margaret Thatcher
(Gillian
Anderson), la prima donna a ricoprire la carica di
primo ministro, le tensioni tra questa e la regina peggiorano
quando la premier conduce il paese nella guerra delle Falkland,
creando conflitti all’interno del Commonwealth. Anche se la storia
d’amore di Carlo e della giovane Lady Diana Spencer (Emma
Corrin) fornisce la distrazione ideale per unire il popolo
britannico, tra le mura del palazzo la famiglia reale è sempre più
divisa.
La quarta stagione della serie
The
Crown scritta da Peter Morgan
vede la partecipazione di
Helena Bonham Carter nel ruolo della Principessa
Margaret e Tobias Menzies in quello del Duca di
Edimburgo, mentre Josh O’Connor è il Principe Carlo,
Erin Doherty è la Principessa Anna, Emerald
Fennell è Camilla Parker Bowles, Marion
Bailey è la Regina Madre, Georgie Glen è
Lady Fermoy, con Tom Byrne che veste i panni del
Principe Andrea, Angue Imrie quelli del Principe
Edoardo e Charles Dance quelli di Lord
Mountbatten.
01
Distribution ha diffuso oggi il trailer ufficiale di
Freaks
Out, l’attesissimo film del regista Gabriele
Mainetti artefice del successo di Lo
chiamavano Jeeg Robot. Il film, una
produzione Goon Films, Lucky
Red con Rai Cinema, in
coproduzione con Gapbusters, in associazione
con Voo e Be Tv, uscirà nelle sale italiane
il prossimo 16 dicembre, distribuito
da 01 Distribution.
Nel cast di Freaks
Outprotagonisti sono
Aurora Giovinazzo,
Claudio Santamaria,
Pietro Castellitto, Giancarlo Martini, con la
partecipazione di Giorgio Tirabassi, Max Mazzotta,
Franz Rogowski.Freaks Out è
prodotto da Lucky
Red e Goon
Films con Rai Cinema, in
coproduzione con Gapfinders (Belgio).
Freaks Out, la trama
Matilde, Cencio, Fulvio e Mario sono
come fratelli quando il dramma della seconda guerra mondiale
travolge Roma. Siamo nel ‘43, nel pieno del conflitto, e la città
eterna ospita il circo in cui lavorano. Israel, il proprietario e
loro padre putativo, scompare nel tentativo di aprire una via di
fuga per tutti loro oltre oceano. I nostri quattro protagonisti
sono allo sbando. Senza qualcuno che li assista ma, soprattutto,
senza il circo, hanno smarrito la loro collocazione sociale
e si sentono solo dei fenomeni da baraccone, “a piede
libero” in una città in guerra.
Wonder
Woman 1984 sarà il prossimo film del DCEU ad arrivare
nelle sale e diversi altri titoli dell’universo condiviso
arriveranno a partire dal 2022. Tuttavia, non ci sono indizi che
qualcuno di questi film sarà ambientato principalmente nel passato,
proprio come Wonder Woman
1984. Tuttavia, molti eventi importanti del DCEU hanno già
avuto luogo prima dell’inizio della prossima avventura di Diana
Prince, come portato alla luce da
Screen Rant:
L’espansione kryptoniana
Dopo aver promosso la
società e la tecnologia di Krypton, gli scienziati kryptoniani
hanno creato navi da trasporto intorno al 98.000 A.C. per esplorare
l’universo. Queste navi erano piene di piccoli equipaggi altamente
addestrati e viaggiarono in tutta la galassia per trovare nuovi
pianeti da colonizzare.
Una volta che gli equipaggi
kryptoniani avessero trovato nuovi mondi, avrebbero usato i motori
del mondo per rimodellare qualsiasi cosa sull’ambiente per
soddisfare al meglio le loro esigenze. Ciò è andato avanti per
decine di migliaia di anni e ha persino visto personaggi di spicco
come Kara Zor-El unirsi alla Explorer Guild per prendere parte
all’esplorazione.
L’invasione della Terra da parte di Steppenwolf
Intorno al 3.000 A.C.,
Steppenwolf guidò le forze di Apokolips in un’invasione della
Terra. Lo zio di Darkseid è arrivato sulla Terra con un esercito di
Parademoni e tutte e tre le Scatole Madri, che possono essere unite
come “The Unity” per terraformare il Pianeta ed essere così più
simile ad Apokolips. Tutti gli eserciti della Terra – gli umani, le
Amazzoni, gli Atlantidei e gli Olimpi – si sono uniti per
combattere questa invasione. Alcuni importanti personaggi DC hanno
preso parte alla guerra, come la regina Ippolita di Themyscira, il
re Atlan di Atlantide, il dio dell’Olimpo Zeus e la prima Lanterna
Verde della Terra, Yalan Gur.
L’alleanza di queste forze è stata
sufficiente per fermare Steppenwolf, segnando la sua prima
sconfitta in battaglia. Dopo che Zeus fermò “The Unity”, le Scatole
Madri vennero divise tra umani, Amazzoni e Atlantidei per quanto
concerne la loro custodia. Alcune di queste cose sono state
modificate nella
Snyder Cut di Justice
League, poiché in quel film sarà un giovane Darkseid a
guidare l’invasione invece di Steppenwolf.
La guerra tra gli Dei
Poco dopo aver aiutato a
salvare l’umanità, gli dei dell’Olimpo iniziano una guerra degli
dei. Ares, che ha avuto un ruolo nella sconfitta dell’invasione di
Steppenwolf, è cresciuto fino a odiare gli umani. Dopo che il dio
della guerra fu coinvolto in una battaglia così importante, iniziò
ad influenzare l’umanità per portarla costantemente in guerra tra
loro.
La sua ribellione contro Zeus ha
scatenato una guerra tra gli dei. Ares si dimostrò incredibilmente
potente durante questo periodo e la guerra portò alla morte di ogni
altro dio dell’Olimpo. Ares uccise personalmente il resto degli dei
e sfidò Zeus, che lo cacciò dall’Olimpo e morì solo, proprio perché
Ares aveva utilizzato l’ultimo dei suoi poteri divini.
La nascita di Themyscira
La guerra tra gli dei si è
conclusa con la creazione di un luogo molto importante nel DCEU,
poiché è qui che viene creata Themyscira. Zeus creò l’isola
nascosta come luogo in cui le Amazzoni potessero vivere
pacificamente e privatamente fino al momento in cui dovevano
proteggere l’umanità.
Ciò accadde in concomitanza con Zeus
che generò una figlia con Ippolita, che avrebbe poi avuto il
suo potere, rendendola la guerriera in grado di sconfiggere Ares.
Diana è quella figlia, ed è nata non molto tempo dopo la creazione
di Themyscira.
Shazam sconfigge Black Adam
Migliaia di anni prima
degli eventi che saranno narrati in Wonder Woman
1984,Black
Adam venne creato e sconfitto dal primo Shazam. Teth-Adam era
uno schiavo di Kahndaq che ha ricevuto i poteri di Shazam dopo
essere stato selezionato come nuovo campione.
Ha usato le sue nuove capacità per
rovesciare la leadership del paese e prendere il controllo.
Tuttavia, ciò lo vide anche rilasciare i “Sette Peccati Capitali”
ed entrare in una battaglia con Shazam, che si concluse con Black
Adam imprigionato per 5.000 anni.
La caduta di Atlantide
All’inizio degli anni 1000,
il re Atlan fece affondare accidentalmente Atlantide nell’oceano.
Un esperimento con il Tridente di Atlan andò terribilmente storto e
distrusse le fondamenta della città. Atlantide affondò così sul
fondo dell’oceano e gli Atlantidei si evolsero per vivere
sott’acqua.
Nuove fazioni
sorsero anche dalle rovine di Atlantide, creando i sette regni
sottomarini. Atlan si è assunto la piena responsabilità di quanto
accaduto ed è andato in un esilio autoimposto nel Mare Nascosto,
portando con sé il suo potente tridente.
Gli eventi di Wonder Woman
Quasi la totalità del primo Wonder
Woman si svolge nel 1918. Al di fuori dei flashback
sull’infanzia di Diana, la storia principale è ambientata alla fine
della Prima Guerra Mondiale. L’arrivo di Steve Trevor su Themyscira
spinge Diana ad andare nel mondo degli umani per aiutare a fermare
la guerra.
La loro avventura globale porta
Diana a trovarsi finalmente faccia a faccia con Ares. Può
sconfiggere il dio della guerra, mentre Steve Trevor sacrifica la
sua vita per porre fine alla guerra.
Shazam convoca Thaddeus Sivana
Nel dicembre 1974, la vita
di Thaddeus Sivana cambia per sempre quando viene convocato alla
Roccia dell’Eternità. Mentre è fuori per un giro con suo padre e
suo fratello, la palla Magic 8 di Thaddeus inizia improvvisamente a
mostrare i simboli di Shazam. Quando incontra Shazam nella Roccia
dell’Eternità, Thaddeus è tentato dai Sette Peccati Capitali.
Questa tentazione porta Shazam a
decidere che Thaddeus non è adatto ai suoi poteri e lo rimanda in
macchina. Dopo aver realizzato di aver perso l’occasione di
sfruttare un tale potere, Thaddeus impazzisce e distrae suo padre
durante la guida, provocando un grave incidente d’auto. Thaddeus
trascorre i prossimi decenni cercando di trovare un modo per
tornare alla Roccia dell’Eternità.
La Distruzione di Krypton
Dopo migliaia di anni di
prosperità, la fine di Krypton arriva nel 1980. Jor-El scopre che
la decisione di estrarre il nucleo di Krypton ha destabilizzato il
mondo. Una volta che la notizia si è diffusa, il generale Zod
attacca il Consiglio dei Cinque con la speranza di prendere il
controllo del futuro di Krypton. Nel frattempo, Zod e i suoi
sostenitori cercano il codice kryptoniano, cosa che li porta ad
attaccare la casa di Jor-El.
Jor-El ha tenuto a
bada Zod all’inizio, permettendo a Kal-El e all’indice di essere
allontanati, ma Zod ha concluso il combattimento uccidendo Jor-El.
Essendo il suo piano fallito, Zod viene sconfitto e condannato a
vivere 300 cicli nella Zona Fantasma per il ricondizionamento.
Tuttavia, lui e i suoi alleati vengono rilasciati poco dopo, quando
Krypton implode.
Kal-El arriva sulla Terra
Poco dopo la distruzione di Krypton,
la nave di Kal-El si schianta sulla Terra come previsto. La nave
kryptoniana atterra vicino alla fattoria Kent, e Jonathan e Martha
Kent scoprono rapidamente il bambino al suo interno. Nonostante non
sappiano esattamente da dove provenga, i Kent decidono di crescere
Kal-El come loro figlio, chiamandolo Clark Kent.
L’omicidio di Thomas e Martha Wayne
L’anno successivo, nel
1981, Thomas e Martha Wayne vengono assassinati. La coppia
felicemente sposata vede La maschera di Zorro al cinema
con il figlio Bruce Wayne e torna a casa a piedi. Quando un ladro
si avvicina a loro in un vicolo, Thomas e Martha vengono entrambi
uccisi. Questo lascia Bruce come orfano e diventa responsabilità di
Alfred Pennyworth crescerlo da quel momento in poi.
Le damigelle in pericolo, al cinema,
sembrano essere ormai un lontano ricordo, e a quanto pare anche
The
Suicide Squad renderà fede a questa tradizione.
Da anni ormai i personaggi femminili hanno interpretato ruoli
chiave all’interno dei cinecomics, dimostrando di poter essere in grado
di reggere il confronto al box office anche con i film standalone.
Indipendentemente dal successo, però, c’è sempre la preoccupazione
che in un determinato film le eroine possano giocare un ruolo
secondario rispetto alla controparte maschile.
È rimasto ancora qualcuno che non
abbia elogiato l’attesissimo The Suicide
Squad e, soprattutto, il lavoro di James Gunn? Parlando con
Entertainment Tonight, l’attrice
Alice Braga, che di recente abbiamo visto al cinema
con The New Mutants e che nel nuovo film dedicato alla
Task Force X interpreterà Sol Soria, ha lodato Gunn per aver
inserito in un film con un ensemble di prima linea così tanti
personaggi femminili. “Penso che sia davvero importante per noi
essere rappresentate. Non solo per le donne, ma anche per la nostra
forza e per l’emancipazione femminile”, ha spiegato Braga.
L’attrice ha riconosciuto che il
film potrebbe essere considerato effettivamente “troppo
violento” per le ragazzine più giovani, ma trova comunque
importante che “vedano queste donne agire in maniera così
potente, in sequenze d’azione e tutto il resto”. Braga ha
anche sottolineato il suo entusiasmo per essere parte del mondo DC,
complimentandosi con lo stile registico di Gunn. “Amo davvero i
fumetti. Amo davvero il mondo DC. Sono un grande fan di James
Gunn. Penso che sia un regista fenomenale che ha portato tanta
gioia e tanto divertimento a questo mondo.”
Ad Aprile di quest’anno era arrivata
la
notizia che la Sentient Entertainment aveva acquistato i
diritti per riportare la storia di The Others sul
grande schermo. Stiamo ovviamente parlando dell’acclamatissimo
horror psicologico diretto dal cileno Alejandro
Amenábar e con protagonista una splendida Nicole
Kidman in uno dei ruoli più belli della sua
carriera.
Adesso, come riportato da
Deadline, sarà la Universal Pictures a occuparsi della
produzione e della distribuzione del film, che adesso è finalmente
pronto per entrare nelle prime fasi di sviluppo. Il remake, di
produzione americana (l’originale The Others era
una co-produzione che ha coinvolto gli Stati Uniti, la Spagna, la
Francia e anche l’Italia), sarà prodotto da Renee Tab e Christopher
Tuffin della Sentient insieme a Lucas Aksoskin della Aliwen
Entertainment.
Secondo le prime indiscrezioni, il
remake tenterà un approccio contemporaneo alla storia raccontata da
Amenábar nel suo film, ambientato nel 1945, subito dopo la fine
della Seconda guerra mondiale. L’obiettivo della Sentient, infatti,
sarebbe quello di coinvolgere un cast composti da volti più o meno
noti di Hollywood. Il film originale incassò circa 200 milioni di
dollari a livello mondiale ed è ancora oggi considerato uno dei
migliori horror prodotti nello scorso decennio. Grazie al ruolo di
Grace Stewart, Nicole Kidman ottene una nomination ai
Golden Globes, ai BAFTA, ai Saturn Awards e ai Goya come migliore
attrice.
The Others racconta
la storia di Grace e dei suoi due figli che vivono in una grande
casa isolata. Una strana malattia costringe i bambini a fuggire la
luce. Nell’oscurità che avvolge la loro vita sta per accadere
qualcosa di terribile e presto Grace dovrà affrontare la più
profonda e angosciante delle paure.
The Mandalorian 2
è la seconda stagione della serie tv
The
Mandalorian live action basata sull’universo di
Star
Wars prodotta dalla LucasFilm per la piattaforma
streaming Disney+.
Ambientata nell’universo di Guerre
stellari dopo le vicende de Il
ritorno dello Jedi e prima di Star
Wars: Il risveglio della Forza, racconta le avventure
di un pistolero mandaloriano oltre i confini della Nuova
Repubblica. Dopo la caduta dell’Impero, nella galassia si è diffusa
l’illegalità. Un guerriero solitario vaga per i lontani confini
dello spazio, guadagnandosi da vivere come cacciatore di taglie.
Ambientata dopo la caduta dell’Impero e prima della comparsa del
Primo Ordine, The
Mandalorian racconta le difficoltà di un
pistolero solitario che opera nell’orlo esterno della galassia,
lontano dall’autorità della Nuova Repubblica. La serie ha come
protagonista Pedro Pascal nei panni del Mandaloriano.
La
serie è prodotta e scritta da Jon
Favreau (già produttore de Il Re
Leone e delle saghe
di Avengers e Iron Man). Nel cast
anche Gina
Carano (Deadpool, Fast
and Furious); Carl Weathers (Apollo
Creed nella saga
di Rocky), Nick
Nolte (Cape Fear, Il Principe delle
maree), Emily Swallow (Supernatural, Le regole del delitto
perfetto), Taika
Waititi (premio Oscar 2019 per JoJo
Rabbit), Giancarlo
Esposito (Fa’ la cosa
giusta, Breaking Bad) e Omid
Abtahi (24, Homeland, Star
Wars: The Clone Wars).
The
Mandalorian, prodotta in esclusiva per Disney+ da Lucasfilm, è
la prima serie live-action di Star Wars e, nei suoi 8 episodi,
racconta vicende ambientate dopo la caduta dell’Impero, quando
nella galassia si è diffusa l’illegalità. Protagonista è un
guerriero solitario che vaga per i lontani confini dello spazio,
guadagnandosi da vivere come cacciatore di taglie. A
interpretarlo Pedro
Pascal (Game of
Thrones, Narcos).
Quando Katherine Langford è stata scritturata per
Avengers:
Endgame, i fan hanno immediatamente iniziato a
speculare su quale personaggio avrebbe potuto interpretare nel
film. Kate Bishop e Cassie Lang erano papabili nomi che
continuavano ad emergere, ma alla fine l’attrice non è mai apparsa
nel film e questo ha lasciato i fan particolarmente confusi.
Fortunatamente, le cose sono
diventate chiare quando è stata condivisa con l’arrivo di Disney+ una scena eliminata dal
cinecomic di Anthony
e Joe Russo, la quale ha rivealto che Langford ha
interpretato la versione adulta di Morgan Stark nel Regno
dell’Anima dopo che Iron Man ha usato il Guanto dell’Infinito.
È stata una scena fantastica, ma che
secondo quanto riferito ha confuso il pubblico che ha assistito
alle proiezioni di prova. Langford ha recentemente parlato
della decisione dei Marvel Studios di tagliare la sua scena, e
intervistata da
The Hollywood Reporter ha riferito che
Robert Downey Jr. è stato una fonte inestimabile
per la sua preparazione al ruolo, dato che guardavano insieme, sul
set, i giornalieri delle sue scene con Lexi Rabe, la bambina di 5
anni che ha interpretato Morgan Stark.
“Forse il giorno prima o
direttamente sul set, Robert Downey Jr. aveva un paio di
giornalieri e ne abbiamo visti alcuni solo per il contesto”,
ha spiegato l’attrice di Tredici.“Ma sì, è stato
davvero bello essere sul set e vedere un po’ di ciò che era stato
filmato prima che il resto del mondo lo vedesse”.
Il significato della scena con Tony e Morgan Stark tagliata da
Avengers: Endgame
La scena con
protagonista Robert
Downey Jr. e Katherine
Langford è in effetti molto toccante, perché mostra un
Tony
Stark tanto speranzoso quanto disilluso, e per lui, trovare la
figlia adulta, conoscerla, e sentirle dire che è felice, vale tutti
i patrimoni del mondo. In questa scena c’è la consacrazione di Tony
ad eroe ma anche a uomo, a padre, e non c’è niente di più lontano
da quel playboy filantropo che abbiamo conosciuto all’inizio
dell’avventura del MCU.
Avengers:
Endgame è arrivato nelle nostre sale il 24 aprile
2019. Nel cast del film Robert
Downey Jr., Chris
Evans, Mark
Ruffalo, Chris
Hemsworth e Scarlett
Johansson. Dopo gli eventi devastanti di Avengers:
Infinity War, l’universo è in rovina a causa
degli sforzi del Titano Pazzo, Thanos. Con l’aiuto degli alleati rimasti in vita dopo
lo schiocco, i Vendicatori dovranno riunirsi ancora una volta per
annullare le azioni del villain e ripristinare l’ordine
nell’universo una volta per tutte, indipendentemente dalle
conseguenze che potrebbero esserci.
Debutterà al cinema questo giovedì
Imprevisti
digitali, il film vincitore dell’Orso d’Argento e
distribuito da Officine UBU. Da oggi in palio per
i lettori di Cinefilos.it 5 inviti validi ognuno
per due biglietti gratuiti per il primo spettacolo serale per i
giorni sabato 17 e domenica 18 ottobre.
NOTA BENE: Per poter
richiedere il biglietto è indispensabile scrivere a
eventi[@]cinefilos.it scegliere la città e la sale e comunicare il
vostro nome e cognome. Gli inviti sono già validi per due persone,
coloro che riceveranno una risposta di conferma avranno ottenuto un
inviti. Chi non riceverà risposta è perché gli inviti saranno
esauriti. Le città e le sale che aderiscono sooo:
MILANO – CINEMA ELISEO
TORINO – CINEMA ROMANO
BOLOGNA – CINEMA ROMA
ROMA – CINEMA QUATTRO FONTANE
Imprevisti digitali, il film
Imprevisti
digitali è una commedia sociale dolce-amara,
parzialmente ispirata al Movimento dei Gilet Gialli, che mette a
fuoco in modo ironico e pungente alcune assurdità che
caratterizzano la deriva digitale della società moderna, ormai
globalizzata e intangibile.
Tre vicini di casa in un sobborgo
francese si ritrovano coinvolti in una serie di imprevisti causati
dalla loro inettitudine nel rapportarsi alle nuove tecnologie.
Marie ha paura di perdere il rispetto del figlio a causa di un sex
tape finito online, Bertrand s’invaghisce della voce di una
centralinista e cerca di proteggere la figlia dal cyber bullismo e
Christine, che ha perso il marito a causa della dipendenza dalle
serie TV, è disposta a tutto per far aumentare la sua valutazione
come autista privato. I tre si lanceranno così in una battaglia
contro i giganti di internet. Una battaglia ben al di fuori della
loro portata… forse.
CHILI lancia il
suo servizio AVOD (Advertising-based Video on
demand) con una vasta selezione di film e documentari visibili
gratuitamente, grazie all’inserimento di pubblicità. Nell’anno
dell’esplosione dei consumi streaming, CHILI conferma la leadership
nel suo segmento di mercato, proponendo il più importante catalogo
AVOD in Italia, disponibile attraverso Smart TV, Web,
Mobile e Tablet App.
Per Giorgio Tacchia (Founder & CEO
di CHILI) “Il 2020 è stato inevitabilmente, un anno di
enormi trasformazioni, le cui conseguenze lasceranno il segno nei
prossimi anni. In particolare, nei paesi che guidano le dinamiche
del mercato dell’intrattenimento (US & UK) c’è stato un grande
focus su nuovi servizi AVOD per cui si stima una crescita
importante nel prossimo futuro. CHILI deve rispondere inoltre allo
slittamento forzato di molte uscite nei cinema e vogliamo andare
incontro ai clienti offrendo un servizio aggiuntivo, accanto al
TVOD (Transactional video on demand) che resta il nostro core
business. Si tratta di un momento molto importante per la vita
della nostra azienda: siamo già leader nel mercato della
distribuzione di contenuti a noleggio ed in acquisto e vogliamo
ampliare l’offerta e il consumo di contenuti aggiungendo una nuova
offerta per il cliente finale, gratuita e
legale”.
Con la nuova offerta,
CHILI allarga le potenzialità di fruizione del
cliente, affermando nuovamente la sua visione olistica di
intrattenimento: il cliente infatti, oltre ai film in acquisto e a
noleggio, da oggi, accede ad una vastissima offerta di film
gratuiti e, anche per l’AVOD, sono disponibili moltissimi trailers,
video extra, il merchandising del film e tanti approfondimenti e
interviste grazie al digital magazine HotCorn di cui CHILI
è editore.
I clienti, una volta registrati
alla piattaforma ed effettuato l’accesso, trovano una vasta
selezione di film gratis con un mix tra blockbuster e titoli di
cassetta, film italiani e Hollywood, cinema d’autore e film
introvabili, tra grandi registi come Bergman, Truffaut, Godard,
Kubrick, Coppola e Antonioni a divi popolari come Alberto Sordi,
Totò, Terence Hill e Bud Spencer
Dal 2012 precursore del mercato
italiano del TVOD, CHILI ha deciso per il lancio del segmento AVOD
di rendere partecipe direttamente la propria base clienti. La
direzione marketing ha scelto infatti l’attivazione di un panel di
4.200 utilizzatori di CHILI che hanno contribuito alla definizione
del nuovo prodotto, dal naming ufficiale al look & feel completo
della sezione in AVOD. Per gli inserzionisti pubblicitari, la
gestione della pianificazione è affidata al dipartimento CHILI
MEDIA che opera sul mercato da giugno 2019
The Good Doctor 4
è la quarta stagione della serie tv The Good
Doctor creata da David Shore per il network americano
della ABC. In
The Good Doctor 4 Il dottor Shaun Murphy, un
giovane chirurgo con autismo e sindrome del savant, continua a
usare i suoi straordinari doni medici presso l’unità chirurgica del
St. Bonaventure Hospital. Man mano che le sue amicizie si
approfondiscono, Shaun continua ad affrontare il mondo degli
appuntamenti e delle relazioni romantiche e lavora più duramente di
quanto abbia mai fatto prima, navigando nel suo ambiente per
dimostrare ai suoi colleghi che il suo talento di chirurgo salverà
vite. La serie vede nel cast Freddie Highmore nei panni del dottor
Shaun Murphy, Antonia Thomas nei panni della dottoressa Claire
Browne, Hill Harper nei panni del dottor Marcus Andrews, Richard
Schiff nei panni del dottor Aaron Glassman, Christina Chang nei
pann
In The Good
Doctor protagonisti Freddie Highmore come Dr. Shaun Murphy,
Antonia Thomas come Dr. Claire Browne,
Nicholas Gonzalez come Dr. Neil Melendez,
Hill Harper come Dr. Marcus Andrews,
Richard Schiff come Dr. Aaron Glassman,
Christina Chang come Dr. Audrey Lim, Fiona
Gubelmann nel ruolo del Dr. Morgan Reznick, Will
Yun Lee nel ruolo del Dr. Alex Park, Paige
Spara nel ruolo di Lea Dilallo e Jasika
Nicole nel ruolo del Dr. Carly Lever.
È stata finalmente confermata la
storia canonica dei Sith, i principali cattivi dell’intera saga di
Star Wars. Darth Vader è stato presentato come
il “Signore Oscuro dei Sith” nel primo film del franchise; in
seguito l’Imperatore Palpatine si è rivelato essere il suo Maestro.
Naturalmente, il vecchio Universo Espanso ha sempre provato un
grande piacere nell’esplorare la storia dei Sith.
Quando George Lucas è tornato al timone della
trilogia prequel, le cose sono diventate molto più complicate. La
visione di Lucas dei Sith era molto diversa rispetto a quanto visto
nell’Universo Espanso, e di conseguenza gli sceneggiatori e i
montatori hanno dovuto fare di tutto per chiarire i problemi di
continuity. Quando la Disney ha acquisito Lucasfilm nel
2012, ha deciso abbastanza rapidamente che la soluzione più
semplice era spazzare via tutto il vecchio universo espanso e
ricominciare da zero. Da allora hanno gradualmente ri-canonizzato
gli elementi dell’Universo Espanso, con riferimenti “usa e getta” a
concetti come “L’oscurità dei cento anni”. Il risultato? Tutto ciò
che dovrebbe essere considerato canonico è diventato sempre meno
chiaro.
Per chiarire alcune cose, Lucasfilm
ha di recente pubblicato “The Star
Wars Book“, con il contributo di Pablo Hidalgo, Dan
Zehr e Cole Horton. Una sezione dell’opera, intitolata “Unlimited
Power”, presenta una storia notevolmente breve dei Sith,
confermando tutto ciò che pensavamo di sapere, ma anche
semplificando sostanzialmente le cose. Come leggiamo grazie a
Screen Rant:
“I Sith sono un ordine fondato
da un gruppo frammentato di Jedi che scoprono il potere grezzo che
può essere raggiunto dalla devozione al lato oscuro… A causa della
loro origine come un ramo dei Jedi, i Sith somigliano
superficialmente ai Cavalieri Jedi. Le loro vesti e i loro cappucci
mostrano forti influenze Jedi e la loro arma preferita è la spada
laser. I Sith riversano il loro odio e la loro rabbia nei cristalli
kyber che costituiscono il nucleo delle loro armi. Questo atto crea
una lama rossa, un colore che non si trova tra i Jedi.
Nonostante il loro numero, i
Sith non riescono a mantenere un ordine ben strutturato simile ai
Jedi. La filosofia guida dei Sith è l’ascensione ad ogni costo.
Qualsiasi struttura rigida crollerebbe inevitabilmente quando gli
ambiziosi Signori dei Sith si contendono il controllo. Colpi di
stato e intrighi sono comuni nei loro ranghi.
Questo segna il destino del
tentativo originale dei Sith di governare la galassia millenni
prima dell’era moderna. Anche se riescono quasi a conquistare la
Repubblica, i combattimenti accelerano la fine dei Sith, venendo
sconfitti dall’Ordine Jedi.”
La storia dei Sith all’interno del canone di Star Wars
È un racconto ampio, ma si adatta
perfettamente alla tradizione consolidata. I Sith sono immaginati
come una fazione di Jedi che cedette al lato oscuro e che fu
espulsa dall’Ordine fuggendo nell’ombra. Devono essersi stabiliti
sul pianeta Moraband (a volte chiamato Korriban), una potente
vergenza nella Forza immersa nel lato oscuro. Lì, padroneggiarono i
loro poteri e iniziarono a costruire un numero sufficiente per
tornare a vendicarsi e stabilire il primo impero Sith.
Sfortunatamente, il lato oscuro è competitivo piuttosto che
cooperativo, e alla fine si sono rivoltati l’uno contro l’altro.
Questo spiega chiaramente perché Darth Bane ha stabilito la “Regola
dei Due”, al fine di limitare e controllare il potenziale di tali
combattimenti.
Chiunque abbia familiarità con
l’Universo Espanso noterà che un elemento principale è stato
rimosso dal canone. Fino a
Star Wars: Episode I – La minaccia fantasma, gli autori
dell’UE pensavano che i Sith fossero in realtà una razza aliena.
Ecco perché hanno creato Korriban, letteralmente immaginato come il
pianeta natale dei Sith. Ciò ha portato ad alcuni retcon
decisamente goffi, ma l’intera questione è stata ora accuratamente
cancellata. Per quanto riguarda il nuovo canone, non c’è mai stata
una razza Sith di per sé, e la storia dei più grandi cattivi di
Star Wars è molto più semplice.
In una recente intervista con il
Wall Street Journal, Cary Fukunaga ha parlato
di No Time to Die,
l’attesissimo 25esimo capitolo della saga di James
Bond che, da Aprile 2020, è stato prima posticipato a Novembre
2020 e poi ad Aprile 2021. Il film è attesissimo, non solo per la
presenza nel cast di attori quali
Rami Malek e
Ana de Armas, ma anche perché sarà l’ultimo film della
saga in cui Daniel Craig vestirà i panni dell’iconico
agente segreto.
In passato
anche Craig aveva sostenuto il fatto che il film, considerata
l’attuale situazione mondiale, fosse stato posticipato, e lo stesso
ha fatto adesso anche Fukunaga. Come spiegato dal regista:
“All’inizio c’è stato il panico. Non volevo credere che stesse
accadendo davvero. Poi, abbastanza velocemente, sono andato avanti
con la mente e ho iniziato ad accettare l’idea. Purtroppo ci sono
cose molto più grandi e importanti che sfuggono al nostro
controllo. Ho amici che stanno perdendo il lavoro e altri che hanno
perso i loro cari. Il film uscirà quando sarà il momento
giusto.”
Sempre nel corso della medesima
intervista, Cary Fukunaga ha rivelato che amerebbe
girare un altro capitolo della saga, mentre sull’accoglienza che il
suo film riceverà ha dichiarato: “Non sono mai stato capace di
prevedere come sarebbe andato un mio lavoro. Potrebbe avere
successo o fallire miseramente. Ma questo non cambierà cosa penso
io del film. Il viaggio di No Time to Die non sarà compiuto fino a quando
non arriverà al cinema. Fino ad allora, è un segreto. Non l’ho mai
visto con il pubblico. Mi piacerebbe vederlo con gli spettatori non
appena sarà possibile. E quella sarà probabilmente la prima e
l’ultima volta che lo guarderò.”
In No Time to Die, Bond si
gode una vita tranquilla in Giamaica dopo essersi ritirato dal
servizio attivo. Il suo quieto vivere viene però bruscamente
interrotto quando Felix Leiter, un vecchio amico ed agente della
CIA, ricompare chiedendogli aiuto. La missione per liberare uno
scienziato dai suoi sequestratori si rivela essere più insidiosa
del previsto, portando Bond sulle tracce di un misterioso villain
armato di una nuova e pericolosa tecnologia.
Un nuovo report di
Screen Rant prova a fare luce sul perché Black
Adam non abbia più una data di uscita a seguito
dell’aggiornamento del nuovo calendario della Warner Bros. che ha
visto – ad esempio – The Batman slittare al 2022. Il DC Fan-Dome dello
scorso Agosto ha creato molto clamore attorno al cinecomic che avrà
come protagonista Dwayne
Johnson, ma il Covid-19 continua ad ostacolare la
produzione di tantissimi blockbuster hollywoodiani (e non solo). Il
film, che sarà diretto da Jaume Collet-Serra,
sarebbe dovuto arrivare nelle sale il 22 Dicembre 2021. Perché, se
ogni altro titolo del DCEU è stato opportunamente riprogrammato, a
Black
Adam non è toccata la medesima sorte?
Black
Adam è un progetto in sviluppo ormai da anni. Nel
2014, The Rock è stato ufficialmente scelto per interpretare il
personaggio del titolo, che nei fumetti DC è il nemico di un altro
celebre supereroe, Shazam. Per anni si è parlato della possibilità
di un debutto per Johnson nel DCEU proprio nel cinecomic con
protagonista Zachary Levi, voce poi smentita dallo stesso Johnson
nel 2017. Verso la fine del 2019, The Rock ha anticipato che le
riprese di Black Adam
sarebbero partite a Luglio 2020; tuttavia, la pandemia di
Coronavirsu ha ritardato la produzione fino al 2021.
Nel frattempo, Noah Centineo è stato ufficialmente scelto
come interprete di Atom Smasher nell’agosto 2020, mentre Aldis Hodge si è unito al cast nei panni di
Hawkman nel settembre 2020. Dopo tutti questi nuovi entusiasmanti
sviluppi, la Warner Bros. ha lanciato una nuiova bomba nell’ottobre
2020, posticipando l’uscita dell’attesissimo adattamento di
Dune ad opera di Denis Villeneuve da Dicembre 2020 a
Ottobre 2021. Di conseguenza, lo studio ha stravolto tutte le date
di uscita dei titoli del DCEU.
Nell’Ottobre 2020, Black
Adam ha ufficialmente “perso” la sua data di
uscita inizialmente fissata per Dicembre 2021, mentre la Warner
Bros. ha riprogrammato The
Batman per il 4 Marzo 2022 e The Flash per il 4 Novembre 2022. Wonder
Woman 1984 (almeno per ora) ha mantenuto lo slot relativo
a Dicembre 2020, mentre Shazam! Fury of
the Gods è stato spostato addirittura al 2 Giugno 2023.
Per quanto riguarda Black
Adam, il film è stato apparentemente messe in
stand-by: ad oggi, infatti, non ha più una data di uscita ed è
stato rimosso dal calendario WB.
È probabile che le riprese del
cinecomic inizieranno comunque all’inizio del 2021 e che la Warner
Bros. comunicherà la nuova data di uscita soltanto quando la
produzione sarà ufficialmente partita. In questo momento, ci sono
due slot DC ancora “liberi”: entrambi per il 2022, rispettivamente
il 3 Giugno e il 5 Agosto. Dato che Black
Adam aveva già una data di uscita stabilita, è
probabile che una riprogrammazione ufficiale sarà annunciata nella
prima metà del 2021, supponendo che le riprese procedano
effettivamente senza intoppi.
In tal caso, entrambi gli slot
“liberi” sono opzioni auspicabili. In passato, sia L’Uomo d’Acciaio sia Wonder
Woman sono stati entrambi presentati in anteprima a Giugno,
mentre Suicide Squad è uscito proprio ad Agosto.
Considerate le premesse, Black
Adam sembra prestarsi molto bene ad un’eventuale
uscita estiva, quindi è del tutto probabile che verrà riprogramma
per il 5 Agosto 2022. Aspettiamo notizie ufficiali in merito.
Tutto quello che sappiamo su Black
Adam
Black
Adam, affidato alla regia di Jaume
Collet-Serra(Orphan, Paradise Beach – Dentro
l’incubo), arriverà nelle sale il 22 Dicembre 2021. Il
progetto originale della Warner Bros. su Shazam! aveva
previsto l’epico scontro tra il supereroe e la sua
nemesi, Black
Adam, una soluzione esclusa dalla sceneggiatura per
dedicarsi con più attenzione al protagonista e alla
sua origin story. E come annunciato nei mesi
scorsi, i piani per portare al cinema uno standalone
con Dwayne
Johnson sono ancora vivi, e a quanto pare il film
dovrebbe ispirarsi ai lavori di Geoff Johns dei primi
anni duemila.
“Questo progetto ha comportato
dei rischi, ed è stato una sfida. Anni fa volevamo introdurre due
origin story in un’unica sceneggiatura, e chi conosce i fumetti e
la mitologia dei fumetti saprà che Shazam è collegato
a Black
Adam“, aveva raccontato l’attore in un
video. “Questo personaggio è un antieroe, o villain, e non
vedo l’ora di interpretarlo. Stiamo sviluppando il progetto che è
nel mio DNA da oltre dieci anni. Dovremmo iniziare a girare in un
anno e non potrei essere più eccitato all’idea.”
Mentre cresce l’attesa per il
ritorno in onda di Virgin River 2, l’annunciata
seconda stagione della serie originale NetflixVirgin
River, oggi sono stati rivelati i titoli degli episodi
che trovate di seguito.
Episode 2.01 – New Beginnings
Episode 2.02 – Taken by Surprise
Episode 2.03 – The Morning After
Episode 2.04 – Rumer Has It
Episode 2.05 – Can’t Let Go
Episode 2.06 – Out of the Past
Episode 2.07 – Breaking Point
Episode 2.08 – Blindspots
Episode 2.09 – Hazards Ahead
Episode 2.10 – Blown Away
Virgin River 2
In Virgin River 2
ritorneranno i protagonisti
Alexandra Breckenridge nel ruolo di Melinda “Mel”
Monroe, un’infermiera praticante che si è recentemente trasferita a
Virgin River; Martin Henderson nei panni di Jack
Sheridan, proprietario di un bar di un ristorante locale ed ex
Marine degli Stati Uniti che soffre di PTSD; Colin
Lawrence nei panni di John “Preacher” Middleton, un caro
amico americano di Jack che lavora come chef al Jack’s Bar;
Jenny Cooper nel ruolo di Joey Barnes, la sorella
maggiore di Melinda; Lauren Hammersley nel ruolo
di Charmaine Roberts, amica di Jack con benefici; Annette
O’Toole nel ruolo di Hope McCrea, il sindaco di Virgin
River e Tim Matheson nel ruolo di Vernon “Doc”
Mullins, MD, il medico locale.
Nei ruoli ricorrenti ritroveremo
Daniel Gillies nel ruolo di Mark Monroe, il marito
defunto di Mel. Benjamin Hollingsworth nei panni
di Dan Brady, un collega veterano più giovane che ha prestato
servizio nei Marines statunitensi con Jack e sta lottando per
riadattarsi alla vita civile. Grayson Gurnsey nei
panni di Ricky, un giovane che lavora al Jack’s Bar e che vuole
unirsi ai Marines statunitensi. David Cubitt è
Calvin, l’uomo che gestisce la fattoria illegale dall’altra parte
del Virgin River. Lexa Doig nel ruolo di Paige
Lassiter / Michelle Logan, proprietaria di un camion da forno
chiamato “Paige’s Bakeaway” e Ian Tracey è Jimmy,
il braccio destro di Calvin.
Il regista di Spider-Man:
Un Nuovo Universo, Peter Ramsey, sostiene che lo
Spider-Man del MCU non abbia bisogno di
Doctor Strange come nuovo mentore. Secondo quanto
riferito di recente, questo mese dovrebbero partire ufficialmente
le riprese di Spider-Man 3 in vista del debutto al cinema
della pellicola previsto per Dicembre 2021. I dettagli sulla trama
sono ancora scarsi, ma è probabile che la storia riprenderà dal
cliffhanger di Spider-Man: Far From Home, dove l’identità
di Peter è stata rivelata al mondo e dove il giovane veniva
incastrato per l’omicidio di Mysterio (Jake
Gyllenhaal). Il regista Jon Watts tornerà dietro la macchina da
presa, così come alcuni volti noti già apparsi nei primi due
episodi.
Proprio la scorsa settimana è
arrivata la
notizia che lo Stephen Strange di Benedict Cumberbatch avrà un ruolo nello
Spider-Man 3 collegato al MCU. Ciò si allinea in
qualche modo alla tradizione degli standalone dell’Uomo Ragno in
cui è sempre apparso un personaggio del MCU di un certo rilievo. In
Spider-Man: Homecoming c’era Tony
Stark (Robert
Downey Jr.), mentre in Spider-Man: Far From
Home abbiamo visto Nick Fury
(Samuel
L. Jackson). Sia Tony che Fury sono diventati mentori del
giovane Peter: proprio per questo, sembra che Doctor Strange sia
pronto a diventare l’ennesima figura guida per il simpatico
arrampicamuri.
Mentre alcuni potrebbero divertirsi
nel veder portare avanti questa sorta di “tendenza” del mentore,
altri ritengono che non sia affatto necessario. Peter
Ramsey, uno dei co-registi dell’acclamato Spider-Man:
Un Nuovo Universo, ha condiviso i suoi pensieri sul ruolo
di Doctor Strange in Spider-Man 3 attraverso il
suo profilo
Twitter. “Spero che sia solo una guest star speciale”,
ha scritto Ramsey. Il regista ha poi aggiunto che non sa perché
Peter abbia sempre bisogno di un mentore, sottolineando che
“una delle cose che mi sono sempre piaciute nei vecchi fumetti
era che era un solitario, alle prese con le sue cose da solo, non
amato o accettato come i Vendicatori o la FF.”
Cosa sappiamo di Spider-Man 3?
Di Spider-Man
3 – che arriverà al cinema il 17 Dicembre 2021 – si
sa ancora molto poco, sebbene la teoria più accredita è quella
secondo cui il simpatico arrampicamuri sarà costretto alla fuga
dopo essere stato incastrato per l’omicidio di Mysterio (e con il
personaggio di Kraven il Cacciatore che sarebbe sulle sue tracce).
Naturalmente, soltanto il tempo sarà in grado di fornirci maggiori
dettagli sulla trama, ma a quanto pare il terzo film dovrebbe
catapultare il nostro Spidey in un’avventura molto diversa dalle
precedenti…
Tom
Holland si è unito al MCU nei panni di Peter
Parker nel 2016: da allora, è diventato un supereroe chiave
all’interno del franchise. Non solo è apparso in ben tre film
dedicati ai Vendicatori della Marvel, ma anche in due standalone:
Spider-Man: Homecoming e Spider-Man: Far
From Home. La scorsa estate, un nuovo accordo siglato
tra Marvel e Sony ha permesso al personaggio dell’Uomo Ragno di
restare nel MCU per ancora un altro film
a lui dedicato – l’annunciato Spider-Man
3 – e per un altro film in cui lo ritroveremo al
fianco degli altri eroi del MCU.
Continuano le riprese
dell’attesissimo The
Batman e oggi arrivano le foto scattate dal set di
Liverpool, in Inghilterra e pubblicate da
JustJared. Sul set presente quasi tutto il cast
della pellicola e oltre ad ancora un irriconoscibile Colin Farrell, ci sono anche Robert Pattinson, Zoe Kravitz e per la prima volta John
Turturro come Carmine Falcone.
Da quello che sembra è stata una
giornata impegnativa sul set per gli attori! Anche Robert Pattinson è stato
fotografato sul set quel giorno. Anche John Turturro, che interpreta Carmine Falcone,
era sul set, e dagli scatti sembra che sia legato al personaggio di
Zoe
Kravitz nei panni di Catwoman/Selina Kyle. Come molti
di voi sapranno Batman arriverà al cinema il 4 marzo 2022 dopo
essere stato rinviato a causa della pandemia COVID-19.
“The
Batman esplorerà un caso di detective“, scrivono
le fonti. “Quando alcune persone iniziano a morire in modi
strani, Batman dovrà scendere nelle profondità di Gotham per
trovare indizi e risolvere il mistero di una cospirazione connessa
alla storia e ai criminali di Gotham City. Nel film, tutta la
Batman Rogues Gallery sarà disponibile e attiva, molto simile a
quella originale fumetti e dei film animati. Il film presenterà più
villain, poiché sono tutti sospettati“.
Sedicicorto Forlì
International Film Festival 2020, si chiude la
diciassettesima edizione del festival del cortometraggio romagnolo.
Un appuntamento che nel corso degli anni si è ritagliato un posto
importante nel panorama di settore internazionale, come dimostra la
selezione, ogni anno sempre più ricca numericamente e
qualitativamente. Quest’anno il festival diretto da Gianluca
Castellini può essere preso come “case history” per tutti gli
eventi che dovranno confrontarsi con il mondo nell’era del
Covid.
Alcuni numeri di questa
edizione: 4.758 Film iscritti da 128 Paesi, di cui 469
italiani ( 9,9%), 214 film selezionati da 48 Paesi, di cui 40
italiani, con una rappresentanza di genere pari al 64,7% di autori
uomini e il 36,3% di autrici donne.
Pensato come festival ibrido già da
aprile, Sedicicorto, come la Mostra Internazionale d’arte
cinematografica di Venezia, ha confermato che la sala
cinematografica è un posto sicuro, come dimostrato dal sold out
registrato per tutte le proiezioni e gli eventi live.
Gli oltre 300 abbonamenti
digitali acquistati su MyMovies.it, piattaforma
all’avanguardia e con margini di crescita enormi, hanno confermato
che l’interazione tra il mondo reale e quello virtuale offre
l’opportunità di rivoluzionare il concetto stesso di festival,
abbattendo confini fisici, sociali e culturali attraverso
l’utilizzo delle moderne tecnologie di comunicazione che il
lockdown ha portato in tutte le case.
Ancora numeri: Oltre 10.000
ore di visione, 30.000 utenti unici, un
festival che ha superato i confini territoriali, con il 21% degli
spettatori localizzati a Milano, a trecento chilometri dalla
Sala San Luigi di Forlì, dove da venerdì 2 a
giovedì 8 ottobre un pubblico in carne e ossa ha assistito alle
proiezioni dei programmi speciali, della terza edizione di
IranFest, rispettando le distanze di sicurezza, con la mascherina
sul viso, in una sala sanificata dopo ogni proiezione. Sala San
Luigi che ha riaperto il 15 giugno e che continua
la sua programmazione, a dispetto di chi afferma che il cinema sul
grande schermo ha fatto il suo tempo.
Non è così. Lo ha
dimostrato Venezia, lo ha ribadito Sedicicorto, lo confermeranno
tutti quei festival che nelle prossime settimane proietteranno i
loro programmi in una sala.
L’appuntamento con
Sedicicorto è per l’edizione 2021, la diciottesima,
festeggiando la maggiore età di un piccolo grande festival
riabbracciando una sala piena in ogni ordine di posti, ma anche
continuando a portare i suoi film in giro per il mondo grazie alle
proiezioni on line.
Come per tutti i festival, ci sono
anche i premi. Di seguito la lista di tutti i riconoscimenti, anche
se mai come quest’anno a Sedicicorto hanno vinto davvero
tutti.
IL PALMARES DI SEDICICORTO
2020
ANIMARE Sezione dedicata ai film di animazione
per bambini e ragazzi
Vince il premio LUMINOR 028 di Caussé, Collin, Grardel, Marchand, Merle,
Meyran (France, 2019)
NO+D2 Sezione internazionale dedicata ai film
brevissimi con durata non oltre i 2 minuti
Giuria composta da: 500 studenti tra
i 13 e i 18 anni delle scuole medie e superiori del territorio di
Forlì
Vince il premio LUMINOR
Électrique, di François Le Guen (France, 2020)
CORTOINLOCO Sezione dedicata ai film di autori
della regione E.R.
Giuria composta da: la scuola di
Cinema di Cesena diretta da Giampaolo Mai
Vince il premio LUMINOR:
Vomag di Riccardo Salvetti (Italy, 2020)
Vince il premio Womaninset:
Gas Station di Olga Torrico (Italy, 2020)
EXPERIA Sezione internazionale dedicata ai
film sperimentali. La giuria era composta da: I componenti
dell’Associazione sedicicorto di Forlì.
Vince il premio LUMINOR: How
to Disappear di Robin Klengel, Leonhard Mullner, Michael
Stumpf (Austria, 2020).
IRANFEST Sezione dedicata da autori di origine
Iraniana.
Sarà disponibile da 16 ottobre su
Disney+ il nuovo film
originale Disney, dal titolo Nuvole. Il film è diretto da Justin
Baldoni e scritto da Kara Holden che ha
basato la sua sceneggiatura su un soggetto che condivide con
Casey La Scala e Patrick Kopka.
L’idea è liberamente ispirata a Fly a Little Higher, un
libro scritto da Laura Sobiech, madre di
Zach Sobiech che, suo malgrado, è diventato famoso
per la sua incredibile e commovente storia.
La trama di Nuvole
Zach
Sobiech (Fin Argus) è uno studente diciassettenne che
ama divertirsi e dotato di un naturale talento musicale. La sua
vita però non è come quella di un normale adolescente, perché Zach
convive con l’osteosarcoma, un raro cancro alle ossa. All’inizio
del suo ultimo anno scolastico si sente pronto per affrontare il
mondo ma, quando riceve la notizia che la malattia si è diffusa,
lui e la sua migliore amica e coautrice di canzoni Sammy
(Sabrina Carpenter) decidono di trascorrere il
tempo limitato che gli rimane inseguendo i loro sogni. Con l’aiuto
del suo mentore e insegnante, il signor Weaver (Lil Rel
Howery), a Zach e Sammy arriva l’occasione della vita e
viene offerto loro un contratto discografico. Con il sostegno
dell’amore della sua vita, Amy (Madison Iseman), e
dei suoi genitori, Rob e Laura (Tom Everett Scott
e Neve Campbell), Zach intraprende un viaggio
indimenticabile che gli permetterà di vivere a pieno il tempo che
gli resta, un viaggio emozionante tra amicizia, amore e il grande
potere della musica che purtroppo non guarisce ma aiuta a sognare e
a sostenere le difficoltà.
Il titolo del film, Nuvole, viene
dal singolo che Zach postò su Youtube nel 2012, Clouds, e che con tre milioni di
visualizzazioni gli permise di riuscire a realizzare il suo sogno,
incidere l’album, Fix Me Up, che sulla scia delle visualizzazioni
su Youtube arrivò trai primi in classifica per vendite in Canada,
Stati Uniti e Regno Unito. Naturalmente, in una storia come quella
di Zach e come quella del film, il lieto fine è difficile da
trovare, perché è crudele che un ragazzo appena diciottenne debba
lasciare questa vita per una malattia così grave e aggressiva,
tuttavia la morale della storia sembra voler trasmettere più
ottimismo di quanto la situazione conceda.
La storia di Zach
La storia di Zach, raccontata in
Nuvole, è una storia d’ispirazione e
ottimismo, nonostante tutto, e così anche regia e scrittura si
aggrappano a questo messaggio, comunicando leggerezza e allegria,
ottimismo, nonostante tutto. I traumi dell’adolescenza sono
totalizzanti, sono traumi dai quali sembra non ci risolleveremo
mai, e soprattutto sono formativi, insegnano a vivere a pieno, ad
avere una marcia in più, a scollarsi di dosso l’apatia, ma
soprattutto responsabilizzano a coltivare la propria vita al
meglio, senza lasciarsi andare alle difficoltà, cercando il buono
sempre e comunque, combattendo per esso.
Con Nuvole, Disney+ dimostra di voler dare spazio
non solo ad un pubblico giovanissimo, ma anche a quel pubblico di
giovani adulti indirizzando loro prodotti dai toni accoglienti ed
educati anche se per niente rassicuranti. Quella di Zach è una
storia terribile e drammatica, che tuttavia ha un lato positivo,
cerca di strappare un sorriso, ed è quello di cui tutti abbiamo
bisogno, a qualsiasi età.
Disney+
ha rilasciato il secondo commovente trailer di
Nuvole. Ispirato a un’incredibile storia
vera, Nuvole offre uno sguardo profondo e
toccante sulla dualità della vita. Zach Sobiech (Fin Argus) è uno
studente diciassettenne che ama divertirsi, dotato di un naturale
talento musicale, che convive con l’osteosarcoma, un raro cancro
alle ossa.
All’inizio del suo ultimo anno
scolastico si sente pronto per affrontare il mondo ma, quando
riceve la notizia che la malattia si è diffusa, lui e la sua
migliore amica e coautrice di canzoni Sammy (Sabrina
Carpenter) decidono di trascorrere il tempo limitato che
gli rimane inseguendo i loro sogni. Con l’aiuto del suo mentore e
insegnante, il signor Weaver (Lil Rel Howery), a
Zach e Sammy arriva l’occasione della vita e viene offerto loro un
contratto discografico. Con il sostegno dell’amore della sua vita,
Amy (Madison Iseman), e dei suoi genitori, Rob e
Laura (Tom Everett Scott e Neve
Campbell), Zach intraprende un viaggio indimenticabile
sull’amicizia, l’amore e il potere della musica.
Nuvole è diretto
da Justin Baldoni e prodotto da Andrew Lazar,
Justin Baldoni e Casey La Scala. La sceneggiatura è di Kara Holden
su una storia di Casey La Scala & Patrick Kopka e Kara Holden. Il
film è prodotto dai Wayfarer Studios, Warner Bros. Pictures e Mad
Chance / La Scala Films.
Continua il sodalizio tra Disney e
National Geographic per la piattaforma Disney+ con la nuova serie, disponibile
dal 16 ottobre, dal titolo Vita da scimpanzé. La
serie documentaristica con un approccio divertente ed accattivante
conduce gli spettatori in una delle riserve naturali più grandi e
uniche al mondo, il cosiddetto Chimp Haven, il
Paradiso delle scimmie, un rifugio di oltre 80 ettari nascosto nel
cuore della foresta della Louisiana, che ospita oltre 300
scimpanzé.
Nella versione originale, la serie
è narrata da Jane Lynch, attrice vincitrice
dell’Emmy che senza dubbio riesce a regalare allo show energia e
dolcezza allo stesso tempo. Vita da scimpanzé è composta da sei
episodi e, come ogni prodotto targato National Geographic, è anche
un documento, per quanto patinato e rassicurante, di quella che è
la realtà a rischio del nostro Pianeta, in questo frangente con un
focus particolare proprio su questi meravigliosi animali.
Vita da scimpanzé, la nuova serie Disney+ e National
Geographic
La serie tiene traccia, racconta e
spiega le esistenze di questo straordinario gruppo di scimpanzé, la
cui vita viene restituita alla speranza grazie ad uno staff di
esperti, tra veterinari e volontari, la cui dedizione, compassione
e impegno non conoscono limiti. Le caratteristiche tecniche di Vita
da scimpanzé sono tutte quelle tipiche del documentario di
osservazione che si avvale delle immagini pulite e maestose tipiche
dei prodotti a marchio National Geographic e che in una miscela
perfetta tra storia naturale e occhio osservatore con metodo
scientifico, racconta in primo piano proprio questi animali, gli
unici veri e incredibili protagonisti della serie, le vere e
proprie stelle.
Quello che Vita da
scimpanzé riesce a fare è restituire un quadro vivido e
naturalmente realistico della vita di queste comunità di creature,
che non sono poi troppo diverse da quelle umane. Il range emotivo
dentro cui si muove la serie è vasto, ricco e sfaccettato e si
insinua in ogni piccolo racconto che ha per teatro Chimp
Haven. Tra dispute per il cibo, amicizie, amori, litigi,
gli scimpanzè non lasciano nessuna emozione esclusa dalla loro
vita, che sia la gioia o il dispiacere, e persino i capricci
amorosi.