Arriva dal The
Hollywood Reporter l’indiscrezione che un nuovo franchise
di Spy Kids è all’orizzonte. Infatti secondo il
noto sito americano il colosso dello streaming Netflix sta sviluppando un nuovo film con il regista
Robert Rodriguez. Il pezzo diffuso nella giornata
di ieri afferma che Netflix
e Rodriguez stanno collaborando per “rilanciare e reimmaginare” il
franchise pensando a una nuova generazione. Secondo quanto
riferito, Rodriguez scriverà, dirigerà e produrrà il nuovo progetto
cinematografico, con Netflix che annuncerà formalmente il progetto
esattamente 21 anni dopo l’uscita nelle sale del primoSpy Kids.
I dettagli della trama per il
nuovo film di Spy Kidssono tenuti nascosti, ma The Hollywood Reporter anticipa che
l’intenzione attuale è quella di introdurre una nuova famiglia di
spie. Non è chiaro se qualcuno del cast originale, inclusi Antonio Banderas o Carla Gugino, tornerà a riprendere i propri
ruoli a qualsiasi titolo.
Spy Kids,
l’originale
Il franchise originale
di Spy Kidsvedeva
Antonio Banderas e Carla Gugino nei panni di due spie che
vengono rapite, con i loro figli (interpretati da Alexa Vega e
Daryl Sabara) incaricati di salvarli mentre svelano anche il
passato segreto di spionaggio della famiglia. Originariamente
pubblicato nel 2001, il franchise ha generato tre sequel ufficiali,
l’ultimo dei quali è Spy Kids: All the
Time in the World del 2011, con Jessica
Alba e Joel McHale.
Il 2020 è stato un anno abbastanza
nefasto per tutti e anche il settore dell’intrattenimento ne ha
purtroppo risentito. Con cinema e teatri chiusi, le piattaforme
digitali sono diventate il canale principale di diffusione di nuovi
contenuti come film, serie tv, concerti e documentari. Inoltre,
piattaforme come Netflix,
hanno investito ancora di più sulla creazione di contenuti
originali tra cui serie come Racthed, Dash
and Lily, Cursed, La Regina degli
Scacchi e film come The Old
Guard, Enola
Holmes, Rebecca, The
Prom. Tra i tantissimi nuovi progetti targati Netflix, ce n’è uno in arrivo che porta la film di
Shonda
Rhimes, mamma dell’intrattenimento seriale. Si tratta
di Bridgerton, una serie in costume che ha
una nuova protagonista d’eccellenza Phoebe
Dynevor.
Famosa principalmente nel Regno
Unito, l’attrice ha una discreto curriculum alle spalle ma, è molto
probabile che Bridgerton rappresenti la svolta
decisiva nella sua carriera. Venite quindi a scoprire insieme a noi
tutto quello che c’è da sapere su Phoebe
Dynevor.
Phoebe Dynevor film e serie
tv
Phoebe Dynevor,
età 25 anni, nasce il 17 aprile del
1995 a Manchester nel Regno Unito ed è figlia dello
scrittore Tim Dynevor e dell’attrice Sally Dynevor. Sorella
maggiore di Samule e Harriet, Phoebe si approccia alla recitazione
sin da piccola. Grazie alla madre Sally, cresce circondata
dall’arte e, merito anche dell’educazione ricevuta alla Cheadle
Hulme School, a soli quattordici anni riceve il suo primo
ingaggio.
Nel 2009 Phoebe viene scelta per
entrare a far parte dell cast della famosa serie britannica
Waterloo Road. Creata da Ann
McManus e Maureen Chadwick per la
BBC One, la serie è ambientata nell’omonimo
istituto comprensivo e segue le storie di studenti e insegnanti. La
serie va in onda per la prima volta nel 2006 e finisce la sua corsa
nel 2015, contando al suo attivo ben 10 stagioni e
200 episodi.
A causa dell’esaurimento nervoso
del preside, il vicepreside Jack Rimmer (Jason
Merrells) viene promosso e prende il controllo della
Waterloo Road. Purtroppo per lui il lavoro sembra essere più duro
del previsto. La scuola è infatti a rischio chiusura a causa della
cattiva condotta dei suoi studenti e delle voci sul suo
predecessore. Rimmer dovrà tentare di riportare la Waterloo Road
sulla retta via e raddrizzare i suoi studenti perduti.
Nella serie, oltre al corpo
studenti e al preside, ci sono moltissimi studenti le cui storie
sono le più disparate e che cambiano da stagione a stagione. Ad
esempio, Phoebe Dynevor in Waterloo Road arriva
solo nel 2009, in occasione della quinta stagione. Nella serie
l’attrice quattordicenne interpreta Siobhan
Mailey, una ragazza di bell’aspetto proveniente da una
famiglia ricca e che guarda alla Waterloo Road con un certo
snobismo. Facendo fatica inizialmente a integrarsi, Siobhan decide
di entrare in una gang femminile, finendo per commettere azioni di
cui si pentirà. [fonte:
Fandom]
Phoebe Dynevor in Snatch
Grazie all’esperienza di Waterloo
Road, serie in cui resta per tutta la sua quinta stagione, Phoebe
continua spedita la sua carriera. Negli anni successivi, infatti,
l’attrice partecipa a diverse serie, per la maggior parte
britanniche, come Monroe (2011),
Prisoners’ Wives (2012-2013), The
Village (2014), The
Musketeers (2015), Dickensian
(2015-2016), Younger (2017-in
corso) e Snatch (2017-2018).
Quest’ultima è una serie
anglo-americana tratta dall’omonimo film del 2000, Snatch, scritto e
diretto da Guy
Ritchie, ispirata a fatti realmente accaduti. La
serie, creata da Alex De Rakoff, è andata in onda su Sony Crackle –
canale on demand della Sony Entertainment – dal 2017 al 2018 per un
totale di 2 stagioni e 20
episodi.
La serie Snatch, così come i film, è
ambientata nella Londra degli anni novanta e segue le vicende di un
gruppo di giovani truffatori, tutti più o meno ventenni, alle prese
con un camion pieno di lingotti d’oro rubati. Convinti di poterla
fare franca, ben presto i ragazzi si troveranno a dover aver a che
fare con il mondo del crimine organizzato londinese.
I protagonisti della serie sono
Albert Hill (Luke Pasqualino), figlio del famoso
ladro Vic (Dougray Scott) ormai in galera da
quindici anni. Albert è un piccolo spacciatore che vive la vita un
giorno alla volta. A fargli da spalla nelle sue avventure ci sono
Charlie Cavendish-Scott (Rupert
Grint), figlio di nobili decaduti, e Billy Ayres
(Lucien Laviscount) un pugile gitano che con gli
amici trucca gli incontri di box. Insieme, i tre ragazzi cercano di
far fortuna con le scommesse ma purtroppo finiscono col pestare i
piedi a Sonny Castillo (Ed
Westwick), un gangster locale che, truffato dal trio,
adesso rivuole i suoi soldi.
Nella serie Phoebe
Dynevor interpreta Lotti Mott, fidanzata
di Sonny Castillo ma alleata segreta di Albert e Charlie.
Phoebe Dynevor in Bridgerton: la
nuova serie di Shonda Rhimes
Ma lasciamo definitivamente le
atmosfere criminali della Londra degli anni novanta e torniamo
indietro nel tempo di più di duecento anni. La bella Phoebe
Dynevor, infatti, è la protagonista della nuova serie in
costume targata Netflix e
prodotta niente di meno che dalla regina della tv americana,
Shonda
Rhimes.
La serie in questione, dal titolo
Bridgerton, creata da Chris Van
Dusen e prodotta da Shonda, si ispira
sulla serie di romanzi di Julia Pottinger, tutti
pubblicati tra il 2000 e il 2013 con lo pseudonimo di Julia
Quinn. I romanzi della Bridgerton Series sono 9
in tutto e sono ambientati nella Regency Era
inglese, detta anche Età della Reggenza, periodo
che va dal 1811 al 1820, ultima fase dell’Era Georgiana. In quegli
anni Re Giorgio III, a causa della sua malattia, viene riconosciuto
inabile al governare e per un breve periodo la reggenza del regno
viene affidata a suo figlio, il Principe di Galles, Giorgio Augusto
Federico. Nel 2022 l’attrice è tornata per la
seconda stagione della serie Bridgerton.
Gli anni della reggenza del
Principe Giorgio sono particolarmente felici, segnati da una
schiacciante vittoria britannica nelle guerre napoleoniche e
caratterizzati da una cultura vivace e florida ma anche dagli
intollerabili eccessi dell’aristocrazia. In questo periodo così
contraddittorio, si inseriscono i romanzi di Julia
Quinn che, nel dettaglio, sono:
La serie
Bridgerton, disponibile dal 25 dicembre su
Netflix, è
ambientata quindi nella Londra del 1813 ed è il racconto di una
stagione fatta di feste, balli e storie d’amore. La giovane Daphne
Bridgerton (Phoebe Dynevor), figlia di una delle
più potenti famiglie dell’aristocrazia inglese, è pronta per fare
il suo debutto in società. Questo evento, oltre a segnare il
passaggio della ragazza all’età adulta, è uno step fondamentale e
che deciderà il suo futuro.
Il mercato matrimoniale è assai
competitivo e ogni giovane nobildonna inglese aspira ad
accaparrarsi lo scapolo più in vista. Ovviamente, mentre le
famiglie delle rispettive candidate guardano al debutto con occhio
cinico e calcolatore, molte delle ragazze vogliono semplicemente
partecipare alle feste e innamorarsi. Ma c’è chi si diverte a
creare scompiglio nell’alta società.
La potente e misteriosa
Lady Whistledown – interpretata da Julie
Andrews ma solo come voce narrante -, stanca dei
noioso debutti in società, infarciti di finto perbenismo e buone
maniere, crea un divertente diversivo. Periodicamente, durante la
stagione delle debuttanti, fa uscire un pamphlet scandalistico, che
rivela i segreti più torbidi dell’aristocrazia, sconvolgendo vite e
intere famiglie e cambiando continuamente le carte in tavola.
In una Londra frivola che ricorda
molto le atmosfere del film L’importanza di Chiamarsi
Ernest, c’è chi dietro le quinte muove astutamente i fili dei
burattini dell’alta società un po’ come la Marchesa de
Merteuil de Le Relazioni Pericolose.
Phoebe Dynevor Instagram
Per seguire la carriera di
Phoebe Dynevor e saperne di più sulla sua vita
privata, vi consigliamo di seguire il suo account ufficiale
Instagram.
In più, se volete aggiornamenti sulla nuova serie Bridgerton, in
arrivo il 25 dicembre, seguiti anche gli account ufficiali di
Netflix US e Bridgerton Netflix.
È passata quasi una settimana da
quando Bridgerton
è tornato per la sua seconda
stagione. Ora, il nuovo arrivato della serie
Simone Ashley ha finalmente parlato di ciò che
accadrà per Anthony e Kate in Bridgerton 3. Parlando con Deadline, l’attrice britannica
ha confermato che lei e il co-protagonista Jonathan Bailey stanno davvero tornando per la
prossima terza stagione di Bridgerton su
Netflix.
“Torneremo! Kate e Anthony
hanno appena iniziato”, ha detto Ashley. “Abbiamo la
straordinaria Jess Brownell che sta prendendo il comando come
showrunner nella terza stagione. Nella seconda, c’è stato un sacco
di tira e molla tra Kate e Anthony, ci sono state complicazioni con
la famiglia, e poi si sono ritrovati verso il fine. Penso che
tutto sia appena iniziato. Mi piacerebbe vedere Kate lasciarsi
andare un po’ di più e giocare di più nella terza stagione e
nuotare insieme in quel cerchio dell’amore. Penso che se lo
meritino entrambi”.
Ashley ha anche anticipato che Kate
ora avrà il controllo della famiglia Bridgerton
come nuova viscontessa, promettendo una Kate Sharma “più forte di
cuore”.
“Adesso è a capo della casa e
ha degli stivali grandi da mettere. Penso che possa
farcela”, ha scherzato Ashley. “Voglio mantenere
quella morbidezza e quella vulnerabilità a Kate, di sicuro, e lei
può condividerle con Anthony. Sono solo entusiasta che lei
abbia una casa e una famiglia. Sono entusiasta di vederla
crescere. Penso che mi piacerebbe vedere Kate molto più
coraggiosa, meno testarda e più forte di cuore”.
Dato che l’ultima stagione è ancora
così fresca, i dettagli sulla storia della terza puntata sono
ancora scarsi. Dopo Daphne e Anthony, non è ancora chiaro chi
sarà il prossimo personaggio principale tra i restanti fratelli
Bridgerton non sposati.
La seconda
stagione di Bridgertonè
basata sul secondo libro dei romanzi di Bridgerton di Julia Quinn,
intitolato Il visconte che mi amava . Il
romanzo è incentrato sulla ricerca di un matrimonio adatto per il
fratello maggiore Bridgerton, Anthony, interpretato nella serie da
Jonathan Bailey.
Il cast di Bridgerton comprende
Phoebe Dynevor, Golda Rosheuvel,
Jonathan Bailey, Luke Newton, Claudia Jessie, Nicola Coughlan,
Ruby Barker, Sabrina Bartlett, Ruth Gemmell, Adjoa Andoh, Polly
Walker, Bessie Carter e Harriet
Cains. Ritorna anche Julie Andrews come voce di Lady
Whistledown. Insieme a loro nell’ultima stagione ci sono
Shelley Conn, Calam Lynch, Charithra Chandran, Rupert Young e
Rupert Evans.
La serie è stata adattata dal
veterano di Scandal Chris Van
Dusen, che collabora con lo showrunner e produttore esecutivo
Shonda Rhimes e Betsy Beers di Shondaland.
Il 18 agosto, dal franchise
d’animazione più importante di tutti i tempi, arriva la storia
delle origini di come il più grande super cattivo del mondo ha
incontrato per la prima volta i suoi iconici Minions, forgiato l’equipaggio più spregevole del
cinema e affrontato la forza criminale più inarrestabile mai vista,
tutto in Minions
2 – Come Gru Diventa Cattivissimo.
Negli anni 70, molto prima di
diventare il maestro del male, Gru (il candidato all’Oscar Steve Carell doppiato in italiano da Max Giusti)
è solo un dodicenne di periferia, che trama di conquistare il mondo
dal suo scantinato, senza grossi risultati. Quando Gru incontra i
Minions, tra cui Kevin, Stuart, Bob e Otto— un nuovo Minion con un
apparecchio per i denti e un disperato bisogno di compiacere-
uniscono le forze come una famiglia strampalata. Insieme,
costruiscono il loro covo, sperimentando con le loro prime armi e
mettendo a segno le loro prime missioni.
Quando il famigerato super gruppo
di cattivi, i Malefici 6, spodesta il loro leader- il leggendario
lottatore Wild Knuckles (vincitore dell’Oscar Alan Arkin)- Gru,
loro fan sfegatato, si reca ad un colloquio per diventare il nuovo
membro del gruppo. I Malefici 6 inizialmente non sono impressionati
dall’aspirante cattivo, ma poi Gru li supera in astuzia, facendoli
infuriare ritrovandosi ad essere improvvisamente il mortale nemico
dei più cattivi al mondo. Con Gru in fuga, i Minions cercano di
imparare l’arte del kung fu per aiutare Gru che finalmente scoprirà
che anche i cattivi a volte hanno bisogno dell’aiuto degli
amici.
Con le scene d’azione più
spettacolari nella storia di Illumination, brulicante dell’umorismo
sovversivo che contraddistingue il franchise,
Minions 2 – Come Gru Diventa Cattivissimo dà il
benvenuto ad un nuovo, entusiasmante cast stellare di voci
originali che include i Malefici 6: Taraji P. Henson nei panni di
Belle Bottom, una leader cool e sicura di sé, la cui cintura
funziona anche da mazza letale; Jean-Claude Van Damme, il
nichilista Jean Clawed, armato (letteralmente) di un gigantesco
artiglio robotico; Lucy Lawless è Nunchuck, il cui tradizionale
abito da suora nasconde i suoi micidiali nunchaku; Dolph Lundgren è
Svengeance, il campione svedese di pattinaggio a rotelle, che
dispensa calci ai suoi nemici con pattini chiodati; e Danny Trejo
come Stronghold, le cui mani di ferro giganti sono una minaccia per
gli altri ma anche un peso per lui. Il film ha come protagonista
anche Russell Brand nei panni del giovane Dottor Nefario, un
aspirante scienziato pazzo, Michelle Yeoh nei panni di Master Chow,
un’agopunturista abile nel kung fu, e Julie Andrews, vincitrice
dell’Oscar, che interpreta l’egocentrica ed esasperante mamma di
Gru.
Con alla guida i creatori originali
del franchise,
Minions 2 – Come Gru Diventa Cattivissimo è prodotto
da Chris Meledandri, visionario fondatore e CEO della Illumination,
insieme ai suoi collaboratori di lunga data Janet Healy e Chris
Renaud. Il film vede il ritorno alla regia di Kyle Balda
(Cattivissimo Me 3, Minions), mentre Brad Ableson (I Simpson) e
Jonathan del Val (dai film Pets – Vita da animali) servono in veste
di co-registi, e sarà caratterizzato ancora una volta dall’iconica
voce di Pierre Coffin nei panni dei Minions, e da una pazzesca
colonna sonora anni ’70 curata dal leggendario produttore musicale
e vincitore dei Grammy Jack Antonoff. Con alla guida i creatori
originali del franchise, Minions 2: Come Gru Diventa Cattivissimo è
prodotto da Chris Meledandri, visionario fondatore e CEO della
Illumination, insieme ai suoi collaboratori di lunga data Janet
Healy e Chris Renaud. Il film vede il ritorno alla regia di Kyle
Balda (Cattivissimo Me 3, Minions), mentre Brad Ableson (I Simpson)
e Jonathan del Val (dai film Pets – Vita da animali) servono in
veste di co-registi, e sarà caratterizzato ancora una volta
dall’iconica voce di Pierre Coffin nei panni dei Minions, e da una
pazzesca colonna sonora anni ’70 curata dal leggendario produttore
musicale e vincitore dei Grammy Jack Antonoff.
La famiglia di Bruce Willis ha annunciato che l’attore si
ritirerà dalla professione dopo che gli è stata diagnosticata
l’afasia, un disturbo del linguaggio causato da un danno cerebrale
che colpisce la capacità di comunicare di una persona. I membri
della famiglia di Willis hanno pubblicato una dichiarazione
congiunta sui social media in cui annunciavano il ritiro
dell’attore.
“Agli straordinari sostenitori
di Bruce, come famiglia volevamo condividere che il nostro amato
Bruce ha avuto alcuni problemi di salute e gli è stata recentemente
diagnosticata l’afasia, che sta influenzando le sue capacità
cognitive”, si legge nella dichiarazione. “Di conseguenza,
e con molta considerazione, Bruce si sta allontanando dalla
carriera che ha significato così tanto per lui”.
“Questo è un momento davvero
impegnativo per la nostra famiglia e apprezziamo molto il vostro
continuo amore, compassione e supporto”, continua la
dichiarazione. “Stiamo attraversando questo come una forte
unità familiare e volevamo coinvolgere i suoi fan perché sappiamo
quanto lui significhi per loro, così come loro per lui. Come dice
sempre Bruce, “VIVI” e insieme abbiamo intenzione di fare proprio
questo”.
Variety ha contattato il rappresentante di Bruce Willis per ulteriori commenti, ma il suo
team non ha ulteriori dichiarazioni da fornire in questo momento
oltre alle parole della sua famiglia di seguito.
Leggi la dichiarazione completa
della famiglia di Willis nel post sui social media di seguito.
House
of the Dragon, l’attesissima serie HBO, debutterà su
Sky e in streaming su NOW il 22 agosto, in contemporanea assoluta
con la messa in onda della tv via cavo americana, in tutti i
territori in cui Sky è presente. Tratta dal romanzo “Fuoco e
sangue” di George R.R. Martin, la serie, di cui vengono rilasciate
oggi le nuove immagini, è ambientata 200 anni prima degli eventi
citati ne “Il Trono di Spade” e racconta la storia della
Casa
Targaryen.
I fan, ma anche quanti vogliano
arrivare preparati all’appuntamento di agosto senza aver ancora mai
visto la serie madre, possono recuperare tutte le stagioni de
Il
Trono di Spade on demand su Sky e in streaming su
NOW.
In dieci episodi girati nel Regno
Unito, House
of the Dragon vanta un grande cast che include
fra i protagonisti Paddy Considine, Matt
Smith, Olivia Cooke, Emma
D’Arcy, Steve Toussaint, Eve Best, Sonoya Mizuno, Fabien
Frankel, Rhys Ifans.
Nel cast anche Milly Alcock,
Bethany Antonia, Phoebe Campbell, Emily Carey, Harry Collett, Ryan
Corr, Tom Glynn-Carney, Jefferson Hall, David Horovitch, Wil
Johnson, John Macmillan, Graham McTavish, Ewan Mitchell, Theo Nate,
Matthew Needham, Bill Paterson, Phia Saban, Gavin
Spokes, Savannah Steyn.
Co-creatore e produttore esecutivo
della serie George R.R. Martin; co-creatore, co-Showrunner,
produttore esecutivo e sceneggiatore Ryan Condal; co-showrunner,
produttore esecutivo e regista Miguel Sapochnik; produttore
esecutivo e sceneggiatrice Sara Hess; produttori esecutivi Jocelyn
Diaz, Vince Gerardis, Ron Schmidt; registi Clare Kilner, Geeta V.
Patel; regista e co-produttore esecutivo Greg Yaitanes. Tratto dal
romanzo “Fuoco e Sangue” di George R.R. Martin.
La serie What
If…? della Marvel è senza alcun dubbio uno dei
progetti più ambiziosi che gli Studios hanno
voluto affrontare negli ultimi anni. Senza confondere la cronologia
della Sacra Linea Temporale, lo show si avventura nel concetto di
multiverso, proponendoci versioni alternative di storyline e
personaggi come Thor, Capitan
America e Iron Man. Ai fini narrativi,
per riuscire ad alterare il corso della
storia di questi eroi, bisogna che qualcosa cambi drasticamente,
nel bene e nel male, eppure, in alcuni di questi casi, la versione
alternativa si è rivelata la soluzione migliore per l’eroe in
questione.
Per quanto sia fantastico vedere
Loki combinare continuamente guai, è probabilmente
più felice e soddisfatto come re dei Giganti di Ghiaccio. Allo
stesso modo, suo fratello Thor è molto meglio inquadrato come
“Parthy Thor”, principe delle feste, piuttosto che Vendicatore; in
sostanza, se c’é qualcosa che What If…?
ci ha insegnato è che “diverso è
meglio“.
Captain Carter
Fin dall’episodio pilota, ai fan
viene presentata una nuova versione rispetto alla “formula”
standard del Capitan America che conosciamo: qui è Peggy
Carter che si scambia di posto con Steve
Rogers, nuovo Super-Soldato dell’Universo. Anche se non è
ciò che l’agenzia aveva originariamente pianificato, questo ha
conferito all’agente Carter un ruolo maggiormente eroico nella
guerra contro l’HYDRA.
In poche parole, Captain
Carter compie più azioni su larga scala rispetto alla sua
controparte del MCU; non solo diventa un membro
dello SHIELD, ma Carter e Rogers si “riuniscono” senza l’ausilio
delle Gemme dell’Infinito.
Steve Rogers
All’aspirante Capitan
America di What
If…? viene concesso un arco narrativo molto
interessante nella serie, che non ha a che fare con l’essere
iniettato con sostanze sperimentali. È vero, il mondo potrebbe aver
perso Capitan America, ma ha guadagnato lo Stomper dell’HYDRA e,
anche se non è l’eroe che conosciamo, a stelle e strisce e
con un piano sempre a portata di mano, siamo rimasti notevolmente
affascinati da questo studio sul personaggio.
È ancora pelle e ossa quanto lo era
prima della somministrazione del siero, ma l’immagine di un eroe
sfavorito che brandisce l’armatura di
Stark ha davvero un valore immenso. Inoltre, anche se
Steve potrebbe non essere famoso come Capitan America, riesce
comunque sia a stare con l’amore della sua vita che ad essere un
supereroe.
Principe T’Challa
Peter Quill
potrebbe essere stato lo Star-Lord più adorabile,
ma T’Challa è stato il più apprezzato.
Non solo ha indossato la maschera e il mantello del personaggio con
la stessa somma dignità e disinvoltura di Black Panther, ma il suo operato è
stato decisamente più di successo e ha dimostrato di possedere una
personalità notevolmente eroica, molto più di Quill.
Benché Quill fosse certamente un
amabile fuorilegge, le azioni di T’Challa hanno giovato beneficio
in tutto il multiverso. Non solo ha infatti aiutato a sconfiggere
Ultron, ma è riuscito a convincere Thanos a rinunciare ai suoi piani di
decimazione dell’universo con una semplice conversazione: già solo
per questo, merita di essere lodato.
Yondu
Per quanto toccante sia stata la
relazione di Yondu con Quill, la
sua carriera con T’Challa alla guida è stata
probabilmente molto più prospera e vantaggiosa. Non solo Yondu e il
resto dei Ravagers se ne sono andati con un bottino
infinitamente maggiore, ma è stato in grado di reinventare il corpo
come una forza per il bene piuttosto che per il crimine.
Alla fine dei conti Yondu è sempre
Yondu: è ancora una losca canaglia dalle frecce mortali e dalla
personalità disturbata, ma la sua energia e la sua natura riescono
ad essere canalizzate e sfruttate in maniera molto più efficace, il
che rende il Ravager decisamente più
felice.
Loki
Un fatto noto che molti fan della
Marvel tendono a dimenticare è che Loki non è un
Asgardiano, ma in parte un Gigante di
Ghiaccio. Come vediamo in parte dell’episodio “What
If Thor Were An Only Child”, Thor viene cresciuto
da solo senza Loki che “mantenga le cose vivaci“, come
descrive l’Osservatore. Anziché essere il dio ingannatore della
malizia, Loki ci viene presentato come un forte e sicuro re degli
Jotun.
In un certo senso, Loki ottiene
finalmente quello che ha sempre voluto: è un re con tutti i
fronzoli e i capricci che ne conseguono. E, per quanto gli
spettatori possano apprezzarlo o meno, nessun regno è
stato decimato in tutto ciò.
Thor
Anche se l’episodio di What
If…? dedicato a Thor non era né
il più profondo o il più stratificato, e probabilmente non
rispecchiava neanche al meglio l’atmosfera della serie nel suo
complesso, ha sicuramente regalato agli spettatori una visione
alternativa davvero divertente del Dio del
Tuono. Per questo, dire che non si tratta di una
versione di Thor più felice di sé stesso è, in fin dei conti, una
falsità.
Anche se il suo “didietro
asgardiano” è stato letteralmente messo a
nudo da Captain Marvel, Thor è
ancora il principe di Asgard che i fan conoscono e adorano. E, pur
essendo stato sicuramente un momento di definizione importante del
personaggio, è stato commovente vederlo riunito con
Frigga.
Ultron
La versione What
If…? di Ultron è stata una delle
migliori varianti in assoluto di un cattivo già convincente di per
sé: non solo ha vinto e ha quindi avuto successo nel suo obiettivo
finale di epurare il pianeta, ma lo ha fatto più volte
in più universi.
Sì, alla fine ha perso contro i
Guardiani del Multiverso, ma non si può negare che
nel suo universo di origine, la versione definitiva di
Ultron ha comunque vinto e conquistato tutta la
vita sulla Terra, adempiendo così al suo percorso di
sterminio.
Thanos
Non solo Thanos è
stato disarmato da una solida argomentazione di
Star-Lord/T’Challa, ma ha continuato a vivere
un’esistenza molto più felice,
riallacciando persino la relazione con sua figlia
Gamora. Mentre il Titano Pazzo di Terra 616 è
riuscito a spazzare via metà di tutta la vita conosciuta, la sua
versione nel multiverso possiede un valore differente.
Potrebbe ancora avere
quella teoria genocida, ma il suo potere
è sfruttato per il bene e il suo pianeta
è stato salvato da T’Challa e dai Ravagers. Dal momento
che non ha bisogno di inseguire le Gemme dell’Infinito, non c’è davvero motivo di
inaugurare un’era di distruzione; anzi, è molto più soddisfatto
della sua agricoltura, o almeno questo è ciò che dice T’Challa.
Sono in arrivo tante novità per gli
appassionati dell’Home Entertainment. West Side
Story, l’adattamento del celebre classico diretto
da Steven
Spielberg candidato a 7 premi Oscar, e finalmente
disponibili in Home Video. Oltre alle versioni Blu-Ray e DVD,
West
Side Story arriva anche in formato UHD e UHD
Steelbook.
Le versioni Blu-Ray e UHD includono
anche tanti contenuti extra inediti che trasporteranno gli
spettatori direttamente dietro le quinte dei film, per scoprire
retroscena, curiosità e Fun Facts con il commento del cast e dei
filmmaker.
Diretto dal vincitore dell’Academy
Award Steven
Spielberg, da una sceneggiatura del vincitore del
Premio Pulitzer e del Tony Award Tony Kushner, West Side Story racconta la classica
storia delle feroci rivalità e dei giovani amori nella New York del
1957. La rivisitazione dell’amato musical è interpretata da
Ansel Elgort (Tony), Rachel Zegler (María),
Ariana DeBose (Anita), David Alvarez
(Bernardo), Mike Faist (Riff), Josh Andrés Rivera (Chino), Ana
Isabelle (Rosalía), Corey Stoll (Tenente Schrank), Brian d’Arcy
James (Agente Krupke) e Rita Moreno (nel ruolo di Valentina,
proprietaria del negozio in cui lavora Tony). Moreno, una degli
unici tre artisti ad aver vinto i premi Oscar, Emmy, GRAMMY, Tony e
Peabody, è anche una dei produttori esecutivi del film.
La squadra creativa del film, che
unisce il meglio di Broadway e Hollywood, include Tony Kushner, che
è anche il produttore esecutivo; il vincitore del Tony Award Justin
Peck, che ha ideato le coreografie del film; il celebre direttore
d’orchestra della Los Angeles Philharmonic e vincitore del GRAMMY
Award Gustavo Dudamel, che ha curato le registrazioni dell’iconica
colonna sonora; il compositore e direttore d’orchestra candidato
all’Academy Award David Newman (Anastasia), che ha
composto la colonna sonora; la compositrice vincitrice del Tony
Award Jeanine Tesori (Fun Home, Thoroughly Modern
Millie), che ha supervisionato il cast per le parti cantate; e
il music supervisor candidato al Grammy Matt Sullivan (La Bella
e la Bestia, Chicago), produttore esecutivo delle
musiche del film. Il film è prodotto da Spielberg, dalla
produttrice candidata all’Academy Award Kristie Macosko Krieger e
dal produttore vincitore del Tony Award Kevin McCollum. West Side Story è l’adattamento cinematografico dello
spettacolo di Broadway originale del 1957, con libretto di Arthur
Laurents, musiche di Leonard Bernstein, testi di Stephen Sondheim,
e ideato, diretto e coreografato da Jerome Robbins.
Introduzione – Il regista Steven Spielberg intraprende un viaggio che
lo porterà a realizzare uno degli obiettivi della sua carriera:
dirigere un adattamento cinematografico di un musical iconico.
Un’avventura che si rivelerà ricca di sfide.
Prologue – Introduzione alla scena di
apertura del film e la sua ambientazione, dagli iconici schiocchi
di dita alle coreografie più complesse. La visione di Spielberg
prende forma.
Gli Sharks e i Jets – Incontro con gli
interpreti dei due gruppi rivali. Approfondimento su La
Borinqueña, inno nazionale del Porto Rico aggiunto alla nuova
versione della storia, e sul significato profondo del brano Jet
Song.
The Dance At The Gym – Analisi del
brano The Dance At The Gym con la coreografia di Justin
Peck, uno dei momenti chiave del film che conduce al primo incontro
tra Tony e Maria.
Storia d’Amore – Approfondimento sulla
nascente storia d’amore tra Tony e Maria attraverso le canzoni
Maria e Tonight. Rachel Zegler (Maria) e Ansel
Elgort (Tony) commentano l’esperienza durante i provini e ciò che
ha permesso loro di prendere parte a un film così importante per le
proprie carriere.
America – Durante una terribile
ondata di caldo, cast e filmmaker affrontano le riprese tra le
strade di New York per uno dei numeri di danza più importanti del
film: il brano America, con Ariana DeBose nei panni di
Anita.
Gee, Officer Krupke – Spielberg e i
Jets danno vita alla propria versione di Gee, Officer
Krupke attraverso nuove scenografie, coreografie e registri
vocali, mentre esplorano il significato dei testi di Stephen
Sondheim. Iris Menas (Anybodys) riflette sull’importanza del
proprio ruolo.
Cool – Durante la prima settimana di
riprese, Spielberg e il cast si immergono nell’impegnativo ed
elaborato set del numero musicale Cool.
Da Quintet a The Rumble –
Spielberg e il suo team alle prese con le scene collegate dei brani
The Quintet e The Rumble. La sequenza della lotta
tra le due gang rivali, tradizionalmente coreografata con grande
stile, assume ora maggiore autenticità e veracità.
I Feel Pretty – Lo sceneggiatore Tony
Kushner dà una luce completamente nuova al brano I Feel
Pretty. Nell’adattamento di Spielberg, la celebre canzone di
Stephen Sondheim assume un nuovo significato, legato
all’ambientazione nei grandi magazzini Gimbels.
Somewhere – La leggenda di Hollywood
Rita Moreno, acclamata per il ruolo di Anita nella versione del
1961, torna nei panni di Valentina, vedova proprietaria del negozio
in cui lavora Tony, oltre che come produttore esecutivo del film.
L’attrice è riuscita a trasmettere la sua straordinaria esperienza
durante le riprese e canta il brano Somewhere.
Finale – In una toccante testimonianza sul
talento del cast e dei filmmaker di West Side Story,
Spielberg ripercorre quella che è stata “una delle migliori
esperienze cinematografiche” della sua carriera.
Tributo – Una dedica allo stimato autore
Stephen Sondheim. In una delle sue ultime testimonianze, l’artista
riflette sulla sua carriera e l’esperienza di West Side
Story.
Le canzoni di West Side Story
L’elenco dei numeri musicali di West Side Story da vedere e
rivedere:
Prologue
La Borinqueña
Jet Song
Something’s Coming
The Dance At The Gym
Maria
Balcony Scene (Tonight)
America
Gee, Officer Krupke
One Hand, One Heart
Cool
Tonight (Quintet)
The Rumble
I Feel Pretty
Somewhere
A Boy Like That/I Have A Love
*I contenuti extra potrebbero
variare in base al formato
SPECIFICHE TECNICHE
Formati:
Blu-Ray, DVD, 4K UHD, UHD Steelbook
Durata:
156 minuti circa
Rating:
6+
Aspect Ratio:
2.39:1
Audio:
UHD: Inglese Dolby Atmos 7.1.4; Italiano, Tedesco,
Francese Dolby Digital Plus 7.1; Inglese audio descrittivo Dolby
2.0. Blu-Ray: Italiano e Tedesco Dolby Digital Plus 7.1; Inglese
DTS-HD MA 7.1; DVD: Italiano, Inglese e Tedesco Dolby Digital 5.1;
Sottotitoli:
UHD: Italiano, Tedesco, Inglese per non udenti, Danese,
Finlandese, Norvegese, Svedese, Francese. Blu-Ray: Italiano, Inglese per non udenti e Tedesco. DVD: Italiano, Inglese per non udenti e Tedesco.
Netflix rilascia il teaser trailer del nuovo di
Il mostro dei mari, film d’animazione Il mostro
dei mari, che debutterà venerdì 8 luglio in tutti i Paesi in cui il
servizio è attivo.
Con la regia del premio
Oscar Chris Williams (Oceania,
Big Hero 6, Bolt: un
eroe a quattro zampe), Il mostro dei
mari conduce lo spettatore ai confini del mondo, dove ha
inizio la vera avventura.
Il mostro dei mari, la trama
In un’epoca in cui
creature terrificanti solcano i mari, i cacciatori di mostri sono
considerati veri e propri eroi. E il grande Jacob Holland è di
certo il più osannato. Ma quando la giovane Maisie Brumble
s’imbarca clandestinamente sulla sua nave leggendaria, l’uomo trova
a sorpresa un’alleata. Insieme intraprendono un viaggio epico in
acque inesplorate ed entrano nella storia.
———-
Netflix è il più grande
servizio di intrattenimento in streaming del mondo, con 222 milioni
di abbonati paganti in oltre 190 paesi che accedono a un ampio e
variegato catalogo di serie TV, documentari, film e giochi per
dispositivi mobili in numerose lingue. Gli abbonati possono
guardare tutto ciò che vogliono in qualsiasi momento, ovunque e su
ogni schermo connesso a Internet. Possono mettere in pausa e
riprendere la visione a piacimento, senza interruzioni
pubblicitarie e senza impegno.
Avevamo già raccontato l’ironia con
cui David F. Sandberg, il regista di Shazam! Fury
of the Gods, aveva preso la notizia dell’anticipo
dell’uscita del suo film al periodo di Natale, dove però concorrerà
con Avatar 2, che finalmente
sarà in sala lo stesso giorno, il 12 dicembre 2022.
Adesso il regista risponde con
grande onestà alla domanda in merito a un eventuale timore di
scontrarsi con il film di James Cameron al box office. Sandberg
ha scritto su Instagram:
“Sono molto contento che il film esca quest’anno. Sarebbe
stato stupido finire il film e poi aspettare fino alla prossima
estate. Sicuramente non mi aspetto di aprire al primo posto al box
office contro Avatar, ma va bene lo stersso.”
Cosa sappiamo di Shazam! Fury of
the Gods
Shazam! Fury
of the Gods sarà diretto ancora una volta
da David F. Sandberg e vedrà il ritorno
di Zachary
Levi nei panni dell’eroe del titolo. Il film uscirà al
cinema il 12 dicembre 2022. Nel cast è confermato il ritorno
di Asher Angel, mentre i villain saranno
interpretati dalle new entry Helen Mirren, Rachel
Zegler eLucy
Liu. Mark
Strong non tornerà nei panni del Dottor Sivana,
mentre Djimon
Hounsou sarà ancora una volta il Mago. Il primo
film è uscito nelle sale ad aprile 2019.
Presente alla serata degli
Oscar 2022 in veste di presentatrice,
Zoe
Kravitz ha condannato duramente il gesto di
Will
Smith attraverso due post su Instagram.
Condividendo i suoi due look per la serata, l’attrice interprete di
Catwoman in The
Batman ha commentato le foto dicendo: “Questa è una foto
del mio vestito allo spettacolo dei premi, dove ora sembra che si
aggredisca la gente sul palco.” E poi: “e ecco qui una
foto del mio vestito alla festa dopo lo spettacolo dei premi, dove
ora sembra che si aggredisca la gente sul palco.”
https://www.instagram.com/p/Cbs9QLBPIY4/
https://www.instagram.com/p/Cbs-pDdvhkr/
Dopo le scuse pubbliche di Will
Smith e l’avvio di una indagine da parte dell’Academy, non sappiamo
se l’ormai famosa spiacevolissima situazione avrà degli altri
risvolti, che potrebbero anche arrivare al ritiro del premio da
parte dell’Academy a Will Smith.
The
Northman, il nuovo film di Robert
Eggers, il regista del film horror acclamato dalla
critica, The Witch, ha potenzialmente
messo insieme un cast stellare per il suo nuovo progetto,
The
Northman, prodotto dalla New Regency.
La vincitrice dell’Oscar
Nicole Kidman,
Alexander Skarsgård, Anya Taylor-Joy di
The Witch, Bill Skarsgård,
Björk e il candidato all’Oscar Willem Dafoe fanno parte del cast,
prodotto da Lars Knudsen (Hereditary, Midsommar).
The
Northman è descritto come una saga di
vendetta vichinga ambientata in Islanda all’inizio del X secolo.
Eggers ha scritto la sceneggiatura con il poeta e romanziere
islandese Sjón.
Presentato al Festival di Cannes, The Lighthouse, con Dafoe e
Robert Pattinson, è invece il
secondo film di Eggers, che aspetta di essere ancora distribuito
nel nostro paese. Il film in bianco e nero è stato nominato miglior
film alla Settimana della critica e alla Quinzaine des
Réalisateurs di Cannes dalla Federazione internazionale dei
critici cinematografici.
Le star Amy Adams e Patrick Dempsey hanno svelato che
Disenchanted, il sequel del film di
successo Come d’incanto, debutterà in streaming in
esclusiva su Disney+ nell’autunno del 2022.
David Fincher ha
concluso le riprese del suo prossimo film, The
Killer, realizzato con Netflix. The Killer è un film d’azione neo-noir
basato su una graphic novel francese con lo stesso titolo che segue
la vita di un assassino senza nome. Il nuovo film Netflix è diretto
da David Fincher e vede nei ruoli principali
Michael Fassbender e Tilda Swinton.
Di seguito, il post di Instagram
che conferma la conclusione delle riprese di The
Killer, con particolari ringraziamenti al Direttore della
Fotografia Erik Messerschmidt e ai protagonisti Swinton e
Fassbender.
A seguito della conferma di
James
Gunn sull’inizio dei lavori dello Holiday
Special di Guardiani della Galassia,
ecco le prime foto dal set, diffuse da The Direct. Le
foto, scattate ad Atlanta, in Georgia, mostrano delle scene che
saranno ambientate sulla Terra.
Jim Carrey si è detto disgustato dalla
standing ovation del pubblico per Will
Smith agli Oscar 2022, quando, poco
prima di ricevere il premio al miglior attore, aveva schiaffeggiato
il comico Chris Rock sul palco, in diretta.
Smith ha dovuto affrontare un’enorme
contraccolpo dopo aver colpito Rock in diretta TV durante la
trasmissione televisiva degli Oscar 2022, il che ha indotto
l’attore a scusarsi il giorno dopo e ha costretto l’Academy ad
avviare un’indagine formale sulla questione. Smith ha incolpato il
suo stato emotivo per uno scherzo personale nei confronti di sua
moglie, Jada Pinkett Smith, come motivo dello
sfogo violento.
In un’intervista con Gayle
King su CBS Mornings, Jim Carrey si è scagliato contro
Hollywood per il suo comportamento “smidollato” in
risposta alle azioni di Smith, dicendo che era “infastidito
dalla standing ovation“, che secondo lui era
“un’indicazione davvero chiara che noi non siamo più il club
alla moda“. L’attore ha inoltre spiegato che avrebbe reagito
in modo diverso se Smith lo avesse schiaffeggiato, dicendo che la
decisione di Rock di non reagire era probabilmente dovuta al non
volere “la seccatura” di affrontarla. Carrey ha detto che se fosse
stato lui, avrebbe annunciato che avrebbe “fatto causa a Will
per $ 200 milioni di dollari, perché quel video sarà lì per sempre.
Sarà onnipresente. Quell’insulto durerà a lungo. ” Carrey ha
ulteriormente sottolineato il punto, dicendo che mentre chiunque
può criticare dal pubblico o dai social media, nessuno ha il
diritto di attaccare fisicamente qualcuno per una battuta:
“Se vuoi urlare dal pubblico e
mostrare disapprovazione o dire qualcosa su Twitter, non hai il
diritto di salire sul palco e dare uno schiaffo in faccia a
qualcuno perché ha detto delle cose.”
Quando King ha detto che la
situazione sembrava una “escalation“, Carrey l’ha
interrotta rapidamente, dicendo: “Non è stata una
intensificazione di niente, è venuta dal nulla perché Will ha
qualcosa dentro di lui che è stato toccato”. Carrey ha
concluso, dicendo che ha augurato il meglio a Smith e non ha nulla
contro l’attore, notando che ha fatto grandi cose, ma che “non
è stato un buon momento” per il vincitore dell’Oscar, poiché
“ha gettato un drappo” sul resto dei vincitori e dei
candidati.
“Molte persone hanno lavorato
duramente per arrivare in quel posto. E per avere il loro momento
al sole, per ottenere il premio per il duro lavoro che hanno
svolto, non è un’impresa da poco passare attraverso tutte le cose
che devi fare per arrivare a essere nominato per un Oscar. È un
guanto di devozione che devi abbracciare. È stato un momento così
egoistico che ha gettato un drappo sull’intera faccenda”, ha
detto Jim Carrey, concludendo.
Deadline riporta che Sharon Stone è in trattative per unirsi al
film DC Blue
Beetlenei panni di un nuovo
personaggio con un lignaggio familiare. La Stone interpreterà
Victoria Kord, il cui cognome probabilmente farà girare la testa ai
fan dei fumetti, poiché sembra avere qualche relazione con Ted
Kord, il secondo Blue
Beetle. Tuttavia, la star di Basic
Instinct non è l’unica aggiunta al cast del film, perché
The Wrap riporta che Raoul Max Trujillo di
Mayans MC è stato scelto per il ruolo del cattivo
della DC Comics Carapax the Indestructible
Man.
Nel cast di Blue
Beetle ci sono Xolo Maridueña
che interpreta il protagonista, insieme a Harvey
Guillén, Bruna Marquezine, Sharon Stone, Raoul Max
Trujillo e Belissa Escobedo. Marquezine
interpreterà Penny, la protagonista femminile e l’interesse amoroso
di Jaime, mentre Escobedo interpreterà la sorella minore di Jaime,
Milagros. Stone è Victoria Kord mentre
Trujillo interpreterà il
villain. L’uscita
del film è prevista per il 18 agosto 2023.
Cosa sappiamo su Blue Beetle?
Blue
Beetle è un personaggio immaginario dei fumetti; venne
pubblicato negli Stati Uniti d’America da diverse case editrici a
partire dal 1940; è un supereroe che ha avuto nel tempo diversi
alter ego.
Kord “è saltato” nell’universo DC
Comics durante Cisis on Infinite Earths insieme a un
certo numero di altri personaggi di Charlton Comics. Il
secondo Blue
Beetle in seguito ha recitato nel suo fumetto di 24
numeri. Kord non ha mai avuto superpoteri, ma ha usato la
scienza per creare vari dispositivi che lo aiutassero a combattere
il crimine. È diventato un membro della Justice League of America ed è stato
successivamente ucciso durante il crossover Infinite
Crisis della DC Comics .
Il terzo Blue
Beetle, creato dalla DC Comics, è Jaime Reyes,
un adolescente che ha scoperto che lo scarabeo originale di
Blue
Beetle si è trasformato in una tuta da battaglia che
gli ha permesso di combattere il crimine e viaggiare nello spazio.
Nel corso degli anni Reyes è diventato un membro dei Teen Titans e
ha recitato in due serie a fumetti di Blue Beetle. Nel reboot “New
52” del 2011 della DC Comics, Jaime Reyes era il personaggio
principale di Blue Beetle, riferendosi solo occasionalmente alle
versioni precedenti. Con la successiva revisione di continuità “DC
Rebirth”, sono state ripristinate le versioni precedenti.
Kyle MacLachlan ha
condiviso una foto in cui compare con
Timothée Chalamet ad un Oscar Party e non ha
perso occasione di celebrare questo incontro con il nuovo
interprete di Paul Atreides, suo diretto erede
nella parte del protagonista di Dune.
L’attore aveva anche dichiarato che
era pronto a
tornare nel franchise nel secondo film anche in un cameo,
dichiarazione accolta con grande fervore da parte dei fan. Vedremo
cosa deciderà Denis Villeneuve, intanto ecco lo
scatto:
Viaggio mitico ed emozionante di un
eroe, Dune narra la storia di Paul Atreides,
giovane brillante e dotato di talento, nato per andare incontro a
un destino più grande della sua immaginazione, che deve raggiungere
il più pericoloso pianeta dell’universo per assicurare un futuro
alla sua famiglia e al suo popolo. Mentre forze malvage combattono
per l’esclusivo possesso della più preziosa risorsa esistente sul
pianeta — una spezia capace di liberare tutte le potenzialità della
mente umana — solo coloro i quali sapranno sconfiggere le proprie
paure sopravviveranno.
Denis
Villeneuve ha diretto Dune
e ha scritto la sceneggiatura insieme a Jon Spaihts ed Eric Roth,
basata sul romanzo omonimo scritto da Frank Herbert. Il film è
prodotto da Mary Parent, Denis Villeneuve, Cale Boyter e Joe
Caracciolo, Jr. I produttori esecutivi sono Tanya Lapointe, Joshua
Grode, Herbert W. Gains, Jon Spaihts, Thomas Tull, Brian Herbert,
Byron Merritt e Kim Herbert.
Dopo il debutto ufficiale di
Barry
Keoghan nei panni del nuovo
Joker, ecco una compilation vera e propria di
tutte le risate dei vari attori che hanno interpretato (anche solo
prestandogli la voce) il Clown Principe del
Crimine.
Prima di Keoghan gli attori
a interpretare Joker erano stati, tra gli altri, Cesar
Romero nella serie con Adam West,
Jack Nicholson nel 1989 per
TimBurton in
Batman, Heath Ledger ne Il Cavaliere
Oscuro, Jared
Leto in Suicide Squad, e Joaquin Phoenix in
Joker, oltre a Mark
Hamill che ha prestato la sua voce al personaggio.
Tra gli appuntamenti più
attesi per il Marvel Cinematic Universe,
Moon Knight occupa sicuramente un posto d’onore.
La mini-serie con protagonista Oscar Isaac arriva il 30 marzo su
Disney+ e genera moltissima
curiosità, perché il personaggio le cui storie si appresta a
raccontare è uno dei più intriganti e misteriosi della storia dei
fumetti Marvel, nonché uno dei più violenti.
Il giustiziere che ha
fatto un patto con il dio egizio della luna e della vendetta,
Khonshu, non è abituato a fare prigionieri e questa è una
caratteristica insolita per i personaggio che i Marvel Studios
scelgono di riadattare. Già dalla premessa, immaginiamo che il
viaggio di Moon Knight sarà un’avventura in luoghi
mai esplorati prima dal franchise, e con questo si intendono sia i
luoghi fisici, sia quelli più strutturati e insidiosi della mente
umana.
Moon Knight, la trama
La serie segue Steven
Grant, un tranquillo impiegato di un negozio di souvenir, che viene
colpito da vuoti di memoria e ricordi provenienti da una vita che
non è la sua. Steven scopre di avere un disturbo dissociativo
dell’identità e di condividere il suo corpo con il mercenario Marc
Spector, a sua volta posseduto dallo spirito del dio egizio
Khonshu. Mentre i nemici di Steven/Marc si avvicinano, i due devono
indagare sulle loro identità complesse mentre si addentrano in una
misteriosa e letale faida tra le antiche divinità egizie.
La serie, sviluppata da
Jeremy Slater e diretta da Mohamed Diab, Justin Benson e Aaron Moorhead, è
sviluppata in continuità con il franchise, ma rispetto alle altre
serie che abbiamo visto di recente, rivela molti pochi punti di
contatto diretto con la continuity del MCU, complice forse il fatto
che le vicende si svolgono principalmente tra Londra e l’Egitto. E
già la location ci dà un indice di quanto sia differente e in
qualche modo speciale Moon Knight, soprattutto
perché fa del realismo una cifra stilistica imprescindibile, e
questo non solo nella rappresentazione dei combattimenti corpo a
corpo e della copiosa quantità di sangue versato, ma anche nella
messa in scena dei luoghi e degli spazi che vengono occupati con
una padronanza senza pari da Oscar Isaac.
L’Oscar Isaac Show
La serie si può
tranquillamente identificare con il suo interprete, senza nulla
togliere agli altri protagonisti e senza sminuire il lavoro di
adattamento dai fumetti. Isaac mette in scena tre personaggi
completamente diversi, cambiando postura, accento, piglio e
confermandosi un attore di altissima categoria prestato a un
prodotto molto pop e che contribuisce ad alzarne il valore.
Quello che però è
interessante nella messa in scena e nella chiave di lettura che
Slater ha voluto dare a Moon Knight è
l’adozione della patologia dissociativa associata a un eroe
protagonista, il quale, siamo d’accordo, non è proprio un
personaggio positivo come lo sarebbe un eroe del calibro di
Captain America, ma che comunque cerca di fare gli
interessi dei buoni. Ebbene, Marc e Steven convivono nella stessa
testa, non si sa chi dei due sia il vero possessore del corpo né se
questo sia importante o meno, si sa però che come accaduto in
Wandavision,
dove la malattia mentale era protagonista almeno quanto l’eroina
stessa, anche in questo caso la normalità comportamentale
socialmente accettata viene messa ai margini per dare spazio a un
disagio.
Nel grande disegno della
rappresentazione della contemporaneità che cinema e televisione
stanno abbracciando sempre con maggiore adesione, Moon Knight si
colloca quindi nel puzzle in un posto lasciato fino a questo
momento vuoto, e lo fa coniugando a questo macro tema, tutta una
serie di caratteristiche che contribuiranno a rendere la serie
appetibile per il grande pubblico.
Con Moon
Knight, la grande famiglia Marvel diventa ancora più
grande, comprendendo non solo più attori di fama mondiale (con
Isaac, nel cast in veste di antagonista c’è Ethan Hawke) ma anche una ulteriore varietà di
punti di vista, di usi e costumi e di argomenti che rendono il
grande progetto di Kevin Feige un figlio prediletto del suo
tempo.
Dopo l’enorme e meritato
successo della docuserie The Last Dance dedicata a Michael Jordan e al suo ultimo titolo con i
Chicago Bulls nel 1998, Apple
TV “risponde” mettendo sul piatto un’altra leggenda del basket
americano, ovvero Earvin “Magic” Johnson. Divisa
in quattro capitoli, They Call Me Magic racconta
la carriera, la vita privata e le vicissitudini della stella che
negli anni ‘80 ha condotto i Los Angeles lakers a vincere cinque
titoli NBA, in quella che è stata definita l’era dello “Showtime”,
ovvero il gioco spettacolare e spumeggiante della
squadra.
They Call Me Magic è la “risposta” Apple a
The Last Dance
Impossibile dunque
evitare il paragone con The Last Dance, in quanto si tratta di un
prodotto che ha realmente settato (e molto in alto) dei nuovi
parametri per quanto riguarda l’estetica e la narrazione del
documentario sportivo. Scriviamo immediatamente che They
Call Me Magic possiede qualcosa in meno e qualcosa in più
rispetto a questo punto di riferimento: quando tenta infatti più o
meno volontariamente di misurarsi col prodotto dedicati ai Bulls
mostra evidenti pecche, purtroppo anche per coloro che magari non
hanno visto The Last Dance ma che sono comunque
minimamente appassionati ed esperti di basket NBA (lo
sappiamo, una contraddizione in termini…).
Magic Johnson non è Michael
Jordan
Partiamo dunque dalle
note dolenti: They Call Me Magic non possiede né
la tensione narrativa né la forza propositiva di The Last Dance. Il motivo principale è che
Magic Johnson non è Michael
Jordan, ma non si tratta soltanto di questo. Il regista
Rick Famuyiwa sceglie giustamente di adeguare il
ritmo della sua docuserie sull’indole e la natura di Johnson.
L’atmosfera dunque della narrazione è decisamente più rilassata, il
tono giocoso, nel tentativo di riprodurre almeno in parte il
mood che aveva caratterizzato i lakers degli anni ‘80.
Dove Jordan era un atleta pronto ad azzannare chiunque si mettesse
tra lui e la vittoria, Johnson al contrario pur possedendo un
agonismo enorme sapeva concedere ai “rivali” l’onore delle armi,
come dimostra il bel tributo concesso a Larry Bird
nel primo episodio A livello di reperti filmati, di tensione del
montaggio e costruzione del crescendo narrativo, They Call
Me Magic si rivela piuttosto deludente, non proponendo
nulla di veramente nuovo e non riuscendo ad amalgamare quanto già
visto in maniera realmente efficace.
They Call Me Magic non rende giustizia
all’atleta ma all’uomo
Ci sono poi un paio di
colpevoli e premeditati “buchi” di sceneggiatura come nel racconto
della rivalità con i Detroit Pistons, che affrontarono il Lakers
nelle Finals del 1988 e 1989, oppure nel rapporto tra Magic Johnson
e il suo miglior amico dell’epoca, il playmaker dei “Bad Boys”
Isiah Thomas. Non vogliamo rivelare troppo per evitare spoiler ma
possiamo tranquillamente scrivere che, per chi come noi quegli anni
e quelle partite li ha visti e vissuti da tifoso sulla propria
pelle, molti fatti fondamentali sono stati omessi. Insomma,
They Call Me Magic non rende veramente giustizia
al Magic Johnson straordinario giocatore quale è stato.
Dove They Call
Me Magic invece si rivela migliore, e nettamente, di
The Last Dance, è nel raccontare con sincerità
l’uomo dietro l’atleta, dietro la stella. Johnson non viene di
certo incensato dalla docuserie a lui dedicata, tutt’altro. Le sue
mancanze come uomo, soprattutto nei confronti di colei che dopo fin
troppe vicissitudini diventerà sua moglie Cookie, sono esposte con
(quasi) totale trasparenza. E questo diventa un fattore ancor più
importante per capire, quasi per contrappasso, l’importanza di
Earvin Johnson una volta smessa definitivamente la casacca dei
Lakers.
A partire dalla metà
della terza puntata infatti They Call Me Magic testimonia
l’importanza fondamentale di un uomo che ha adoperato il proprio
potere mediatico ed economico per metterlo al servizio della
comunità. Temi fondamentali che riguardano alcune piaghe (ancora)
aperte della società americana – dall’HIV al razzismo,
dall’omofobia al disequilibrio economico, tanto per citare quelli
maggiormente espliciti – vengono messi in scena senza fronzoli,
dimostrando quanto Johnson si sia adoperato per affrontarli, spesso
vivendoli in prima persona. They Call Me Magic,
oltre ad acquistare lo spessore emotivo che mancava nella prima
parte, diventa un manifesto sincero e non scontato che mostra come
si dovrebbe percepire e gestire la responsabilità del proprio
potere. E se Earvin “Magic” Johnson ha rapito il nostro cuore sul
parquet di un campo di basket, ha poi rapito anche l’anima una
volta che ne è uscito.
Man mano che il MCU
continua ad aggiungere altri personaggi alla sua lineup e
ad introdurre le tematiche dei viaggi nel tempo e del multiverso,
può risultare difficile tenere traccia dell’età dei personaggi,
anzi, viene da chiedersi se i loro compleanni siano mai stati
effettivamente rivelati: vediamo di fare un po’ di
chiarezza sull’età di alcuni dei nostri eroi preferiti, grazie a
ScreenRant.
Visione
Anche se Visione
potrebbe sembrare a prima vista un uomo di mezza età, in realtà è
incredibilmente giovane e nemmeno lontanamente vicino all’età
“standard” della formazione originale dei Vendicatori. È
“nato” nel 2012 durante gli eventi di Avengers: Age of Ultron, e sono stati
Bruce Banner e Tony
Stark a portare lui e Ultron in vita. Avengers: Infinity War si svolge sei anni
dopo, quando Visione viene distrutto da Thanos che gli stacca la Gemma della
Mente incastonata nella sua testa senza pietà; ecco
perché, nonostante la sua intelligenza, è ancora un eroe molto
ingenuo.
Monica Rambeau
Monica può sì aver
sperimentato l’inizio dell’acquisizione dei suoi poteri in WandaVision,
ma non ha ancora assunto lo status di supereroina. Sappiamo che ha
conosciuto Carol Danvers negli anni ’90, quando
era una bambina e, grazie al film Captain Marvel, il pubblico ha
potuto stimare l’anno di nascita di Monica al 1984. Questo fa sì
che dovrebbe avere circa 34 anni durante gli eventi di Avengers: Infinity War, e quando ritorna dopo
lo Snap cinque anni dopo in WandaVision, 39.
Shang-Chi
L’età di Shang-Chi
ha lasciato un po’ perplessi gli spettatori: gli indizi estrapolati
dal contesto circa la sua origin story in Shang-Chi e la Leggenda dei 10 anelli
indicherebbero che è nato approssimativamente nel 1999, tenendo
conto del fatto che si è diplomato nel 2017. Questo lo rende dunque
almeno 24enne, dato che il film è ambientato in un MCUpost-Snap. Potrebbe anche essere un anno o due più
anziano, se non è entrato al liceo subito dopo essere scappato da
suo padre, ma non è chiaro se questo range di età sia proprio
esatto. Non scompare durante lo Snap, ma l’attore Simu
Liu ha quasi dieci anni in più del personaggio, se l’età
stimata dal pubblico è accurata.
Scarlet Witch
Il pubblico non conosce la data
esatta del compleanno di Wanda Maximoff, ma è noto l’anno: sappiamo che
lei e Pietro sono nati all’inizio del 1989, quindi
ha circa 20 anni quando combatte per la prima volta i Vendicatori
in Age of Ultron.
Wanda ha circa 29 anni quando
combatte Thanos in Infinity War e scompare durante il suo
schiocco di dita. La serie tv WandaVision si
svolge cinque anni dopo che tutti sono tornati, ma lei ha ancora
circa 30 anni, poiché gli eventi della serie hanno luogo non molto
tempo dopo il loro ritorno. Cronologicamente, in realtà, Wanda
avrebbe 34 anni.
Captain America
Steve Rogers era un uomo già anziano
– almeno quando si prende in considerazione la sua data di nascita
– anche prima di diventarlo fisicamente. E’ nato il 4 luglio 1918,
il che lo rende un Cancro, per gli appassionati dello zodiaco.
Potremmo dire che, se c’è qualcuno che dovrebbe nascere il giorno
dell’Indipendenza, quello è proprio Capitan America; tuttavia,
poiché Steve è stato “congelato” nel 1945, era fisicamente solo
sulla ventina quando si è svegliato nel 2011 nel MCU,
nonostante cronologicamente abbia quasi 100 anni.
Falcon/Captain America
Anche se il compleanno Marvel di
Sam Wilson non è dichiarato sullo schermo, al
contrario di quello di altri personaggi, è riportato in un file
dello SHIELD facente parte del materiale promozionale di The Falcon and The Winter Soldier, e sarebbe
il 23 settembre 1978. Ovviamente, non è noto se questa possa essere
effettivamente la reale data del suo compleanno o no, ma si
adatterebbe in ogni modo alla linea temporale dei film; dnque,
cronologicamente, egli avrebbe dovuto avere 40 anni durante gli
eventi di Avengers: Infinity War nel 2018 e, poiché Sam
è una delle persone spazzate via dallo Snap di Thanos, ha ancora 40
anni quando ritorna in gioco nel MCU.
Bucky Barnes
Il migliore amico di Steve
Rogers, Bucky Barnes – poi conosciuto come il
Soldato d’Inverno – è un po’ più vecchio di
Capitan America: la sua data di nascita è il 10
marzo 1917, il che significa che è del segno dei Pesci. Poiché
Bucky è stato congelato criogenicamente dall’Hydra per periodi di
tempo limitati, e scongelato ogni volta che c’era bisogno di lui, è
ancora fisicamente giovane, ma più vecchio di Steve che è stato
congelato per 66 anni in totale. Dal momento che è stato appunto
occasionalmente attivo anche durante questi anni, manifesta molto
più spesso di Steve Rogers la sua stanchezza e il
suo disincanto nei confronti del mondo.
Iron Man
A differenza di alcuni dei suoi
colleghi supereroi, Robert Downey, Jr. è in realtà
più vecchio del personaggio che ha interpretato nei film del
MCU.
Downey, Jr. è nato nel 1965, ma il compleanno di Tony Stark
sarebbe il 29 maggio 1970, il che significa che è un Gemelli. Tony
Stark è inoltre morto nel 2023, a soli 53 anni, e non è nemmeno
scomparso durante lo Snap di Thanos, per cui la sua età al momento
della morte è di 53 anni esatti.
Spider-Man
Spider-Man è uno
dei supereroi più giovani del MCU – ed è probabile
che ciò non cambierà presto. La sua data di nascita nell’universo
cinematografico differisce dai fumetti ed è il 10 agosto 2001, come
abbiamo potuto notare quando Peter è andato a ritirare il suo
passaporto in Spider-Man: Far from Home (2019).
Questo renderebbe il personaggio più
giovane del suo attore Tom Holland, nato nel 1996. Dato che Spidey è
stato polverizzato per cinque anni dallo Snap di Thanos, aveva
ufficialmente 22 anni in Avengers: Endgame, ma solo 16/17 anni
fisicamente, ed è per questo che è dovuto tornare al liceo.
Thor
Anche se non sembra, Thor è di gran lunga uno dei supereroi più
vecchi del MCU
e, differenza dei suoi colleghi, non ha mai dimostrato
timidezza nel rivelare la sua vera età. In Avengers: Infinity War (2018), ha dichiarato
di avere circa 1.500 anni, anche se la data esatta della sua
nascita non viene mai rivelata al pubblico: di certo sappiamo che
ci dovrebbero essere tantissime candeline sulla sua torta di
compleanno!
Black Widow
Black Widow è una dei due Vendicatori
originali che hanno perso la vita in Avengers: Endgame. Sappiamo che
Natasha Romanoff è un personaggio misterioso, che
ama mantenere nascoste informazioni sulla sua vita privata;
tuttavia, è noto che condivide l’anno di nascita con la sua
attrice, Scarlett Johansson, ovvero il
1984, il che significa che aveva solo 39 anni quando ha sacrificato
la sua vita su Vormir.
War Machine
Il migliore amico di Tony
Stark, James ‘Rhodey’ Rhodes, non ha mai
avuto un ruolo di spicco nel MCU–
ma ora che Iron Man non c’è più, è possibile che
il pubblico veda Rhodey indossare la tuta da
supereroe più spesso.
In ogni caso,
Rhodes si è sempre comportato come l’amico più
anziano e responsabile di Stark, ed è esattamente così:
James Rhodes è nato il 6 ottobre 1968, il che lo
rende due anni più vecchio di Tony Stark.
Hawkeye
Clint Barton e
Natasha Romanoff possono essere stati buoni amici,
forse anche migliori amici, ma non tutti potrebbero aver capito che
c’era una differenza di età significativa tra loro; infatti, nel
MCUOcchio
di Falco è nato il 7 gennaio 1971, il che significa
che aveva 13 anni più di Natasha. Questo gli ha
concesso tempo sufficiente non solo per padroneggiare il tiro con
l’arco e diventare una spia, ma anche per sposarsi e mettere su
famiglia.
Groot
Come già detto,
Spider-Man è un eroe piuttosto giovane ma, in
termini di età, è Groot a batterlo. In realtà, dal
momento che Groot invecchia ad un ritmo diverso da quello degli
umani, è un po’ difficile confrontare la sua età con quella degli
altri. Tuttavia, questa versione di Groot è nata – o cresciuta, in
realtà – nel 2014, il che significa che aveva solo 4 anni umani
quando è apparso in Avengers: Endgame – dato che è stato anche
spazzato via da Thanos per cinque anni. Eppure,
anche se aveva solo 4 anni, ha comunque trionfato sul campo di
battaglia!
Hulk
Il gruppo originale dei
Vendicatori non sarebbe stato completo senza
Bruce Banner aka Hulk aka, più tardi,
Professor Hulk. A parte Thor e l’ingannevolmente
giovane Steve Rogers, Bruce era in realtà il
membro più vecchio dei sei originali, se si considerano tutti i
compleanni dei Vendicatori: è nato infatti il 18 dicembre 1969.
Tuttavia, anche se Banner è nato nel 1969, Hulk è venuto al
mondo solo nel 2005: in molti sensi, questo spiega perché
Banner si comporta in modo più maturo di Hulk,
almeno all’inizio.
Kerry Washington è
una di quelle attrici che ha contribuito a fare la storia del
cinema e della televisione recente grazie alla sua versatilità e
alle sue incredibili interpretazioni. L’attrice, che ha recitato
anche in diverse serie e ha sperimentato la produzione e la regia,
è entrata nel cuore degli spettatori sin da subito con il suo
grande talento.
Ecco dieci cose da sapere su
Kerry Washington.
Kerry Washington: i suoi film e le
serie TV
1. I film e la
carriera. La carriera cinematografica dell’attrice è
iniziata nel 2000 grazie al film Our Song. Ha poi recitato
in Save the Last Dance (2001), Bad Company –
Protocollo Praga (2002), Il delitto Fitzgerald
(2003), La macchia umana (2003) e Sin – Peccato
mortale (2003). In seguito, lavora in Against the
Ropes (2004), Lei mi odia (2004), Ray
(2004), Mr. & Mrs. Smith
(2005), I Fantastici 4 (2005),
Quel nano infame (2006), L’ultimo re di Scozia
(2006), The Dead Girl (2006), Manuale d’infedeltà per
uomini sposati (2007) e I Fantastici 4 e Silver
Surfer (2007). Tra i suoi ultimi lavori cinematografici,
vi sono Miracolo a Sant’Anna (2008), La terrazza sul
lago (2008), Mother and Child (2009), Night
Catches Us (2010), The Details (2011), Una bugia
di troppo (2012), Django Unchained
(2012), American Son (2019) e The Prom (2020).
2. Ha lavorato spesso anche
per il piccolo schermo. Oltre la carriera realizzata nel
mondo del cinema, l’attrice ha svolto anche un percorso recitativo
per quanto riguarda il piccolo schermo. Infatti, ha iniziato a
recitare proprio grazie alla serie ABC Afterschool
Specials nel 1994, per poi proseguire con Standard
Deviants (1996), New York PoliceDepartment
(2001), Deadline (2001), Law & Order – I due volti
della giustizia (2001), 100 Centre Street (2001),
The Guardian (2002), Wonderfalls (2004) e
Boston Legal (2005-2006). Successivamente, ha lavorato in
Psych (2008), Le regole del delitto
perfetto (2018) e Scandal (2010-2018).
Nel 2020 ha invece recitato in Tanti piccoli
fuochi.
3. È anche produttrice e
regista. Oltre al suo amore per la recitazione, l’attrice
ha esplorato diversi campi lavorativi, ad esempio, vestendo i panni
della produttrice e lavorando alla realizzazione dei film
Confirmation (2016), Man of the House (2018)
e 24-7 (2022), ma anche delle serie
Scandal e Tanti piccoli fuochi. Inoltre, in
quanto regista ha diretto un episodio di Scandal, uno
della serie SMILF (2019) e due della serie
Insecure (2021).
Kerry Washington in Save the Last Dance
4. In questo film ha avuto
il suo primo ruolo di rilievo. Il primo ruolo importante
nella carriera di Kerry Washington è arrivato grazie al film
Save the Last Dance, dove interpreta Chenille. All’epoca
l’attrice lavorava come supplente ed è stata pagata così poco per
il film che ha poi dovuto tornare a quel lavoro. È però andata ad
insegnare alle scuole elementari, perché, come da lei affermato,
gli studenti delle scuole superiori si presentavano continuamente
per incontrarla avendo visto il film. In seguito è stata contattata
per altri ruoli ed ha potuto proseguire la carriera di attrice.
Kerry Washington in Scandal
5. Ha avuto una nomination
ai Golden Globe. Grazie alle sue performance nella
popolare Scandal, serie creata da Shonda Rhimes, nella quale interpreta
l’avvocato Olivia Pope, l’attrice ha conquistato una nomination ai
Golden Globe del 2014 per la Miglior attrice protagonista in una
serie drammatica, senza però riuscire a vincere ma affermandosi
comunque una volta di più nel panorama seriale statunitense.
Kerry Washington in Django
Unchained
6. Il suo personaggio è
unico. L’attrice ha definito il suo personaggio in
Django Unchained,
Broomhilda, un donna davvero unica e con un tipo diverso di forza,
ovvero quella emotiva, spirituale e psicologica: “Una delle
cose che ho davvero amato di questo personaggio è che lei esiste in
un momento in cui, storicamente, le donne di colore erano forti per
necessità”. Tali elementi sono poi ciò che l’hanno spinta ad
accettare subito la parte.
7. Ha ricercato il massimo
del realismo per il suo personaggio. L’attrice ha cercato
di portare autenticità alla sua interpretazione in diversi modi.
L’attore che interpretava il suo supervisore usava una frusta
finta, ma la Washington ha insistito affinché venisse davvero
colpita alla schiena. Per rendere ancor più drammatica la sua
punizione all’interno di un contenitore di metallo sotterraneo
delle dimensioni di una bara, lei e Tarantino hanno convenuto che
avrebbe trascorso del tempo in questa già prima dell’inizio delle
riprese, in modo che la sensazione di reclusione fosse il più
realistica possibile.
Kerry Washington: chi è suo
marito
8. È sposata da qualche
anno. L’attrice si è sposata per la prima volta il 24
giugno del 2013, dopo essersi frequentata per circa un anno, con
Nnamdi Asomugha, ex giocatore di football
americano e anche attore. Dall’unione con il marito sono nati due
figli a distanza di due anni: infatti, il 21 aprile del 2014 è nata
Amarachi, mentre il 5 ottobre del 2016 è nato
Caleb.
Kerry Washington è su Instagram
9. Ha un profilo molto
seguito. L’attrice possiede un proprio account Instagram
che è seguito da 6.5 milioni di persone in tutto il mondo. Sulla
sua bacheca sono presenti molte foto che la vedono protagonista tra
momenti di lavoro e svago con colleghi e amici. Tuttavia, sono rare
le immagini che riguardano qualche componente della sua famiglia,
confermando la sua volontà di mantenere grande riservatezza circa
la sua vita privata.
Kerry Washington: età e
altezza
10. Kerry Washington è nata
il 31 gennaio del 1977 nel Bronx, a New York. La sua
altezza complessiva corrisponde a 163 centimetri.
Regista di struggenti melodrammi
come Lontano dal paradiso e Carol, Todd
Haynes ha nel 2017 portato sul grande un film che è tanto
un omaggio al cinema quanto un intrigante racconto sul mistero che
lega epoche e personaggi apparentemente privi di ogni collegamento
tra loro. Si tratta di La stanza delle
meraviglie (qui la recensione), il cui
titolo originale è Wonderstruck. Il film è basato
sull’omonimo romanzo di Brian Selznick, già
celebre per il libro da cui è stato tratto Hugo Cabret, e che firma
qui anche la sceneggiatura. Insieme lui e Haynes hanno lavorato per
tenere vivi gli elementi primari del racconto, tra i quali ciò a
cui il titolo fa riferimento.
La stanza delle meraviglie, anche
note come Wunderkammer, erano una sorta di museo dove
veniva accumulata senza ordine prestabilito qualsiasi cosa che
potesse destare stupore. Haynes pone così al centro del film un
qualcosa che diviene anche metafora stessa del cinema, ovvero quel
luogo che sembra poter contenere tutte le meraviglie possibili e
impossibili. Presentato in concorso al Festival di Cannes, il film ha poi
ottenuto una buona accoglienza di critica e pubblico. Merito anche
della natura del film, costruito sì come un toccante dramma ma
anche come un avvincente film per famiglie, pensato appositamente
per un pubblico di grandi e piccoli.
Composto da un cast di celebri
attori e alcuni sorprendenti esordienti, ricostruzioni
scenografiche strabilianti ed una fotografia stupefance, il film di
Haynes è davvero un titolo da non lasciarsi sfuggire, capace di
regalare la meraviglia che promette. Prima di intraprendere una
visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune
delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama, al libro e
al cast di attori. Infine, si elencheranno anche
le principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
La stanza delle
meraviglie: la trama del film e il libro
Protagonisti del film sono
Ben e Rose, due bambini sordi
nati e vissuti in epoche diverse, a distanza di cinquant’anni l’uno
dall’altro. La storia di Rose si svolge infatti nel New Jersey del
1927, districandosi tra l’assenza di amici, un padre eccessivamente
protettivo e il sogno di incontrare una celebre attrice del cinema
muto, di cui raccoglie foto e ritagli di giornale. Ben, al
contrario, abita nel Minnesota del 1977 e sogna di incontrare il
padre che non ha mai conosciuto. Le loro storie scorrono parallele,
fino a quando una serie di coincidenze li porterà ad avvicinarsi
sempre di più.
Entrambi, infatti, intraprendono una
ricerca che li porta a New York. Lì Rose spera di incontrare
finalmente l’attrice Lillian Mayhew, mentre Ben, a
partire da un indizio lasciatogli dalla defunta madre
Elaine, va alla ricerca del padre e delle sue
origini. Le loro rispettive avventure, caratterizzate da speranze,
pericoli e dalla difficoltà nel comunicare e nel farsi capire, li
porteranno sempre più lontani da casa, alla ricerca del proprio
posto nel mondo. Più si spingeranno oltre, più le loro storie si
legheranno e influenzeranno in modi tanto inaspettati quanto
sorprendenti.
Per quanto riguarda il libro di
Selznick, egli porta avanti con La stanza delle meraviglie
quanto già realizzato per La straordinaria invenzione di Hugo
Cabret. In questo, infatti, lo scrittore combinava testo
scritto ad illustrazioni. Ciò avviene anche per La stanza delle
meraviglie, ma in modo diverso. Egli ha infatti qui alternato
la storia scritta con quella illustrata, facendole intrecciare
soltanto alla fine. Ciò permette ai lettori di vivere la storia dei
due protagonisti attraverso i loro occhi, sperimentando quello
stesso silenzio che è una costante della loro vita.
La stanza delle
meraviglie: il cast di attori del film
Per il ruolo di Rose, Haynes ha
espressamente chiesto di avere una bambina realmente non udente,
che potesse pertanto dare più sincerità e credibilità al suo
personaggio. Dopo aver incontrato la comunità di non udenti e aver
valutato oltre 200 bambini, il regista decise di affidare il ruolo
a Millicent Simmonds, oggi nota anche per A Quiet Place. Pur non
avendo esperienze pregresse nella recitazione, la giovane convinse
da subito tutti con il suo videoprovino, dove si raccontava
utilizzando la lingua dei segni. Per il ruolo di Ben, invece, è
stato scelto Oakes Fegley, visto anche in Il drago invisibile e Il
cardellino.
L’attrice premio Oscar Julianne Moore
interpreta il doppio ruolo di Lillian Mayhew e della Rose ormai
adulta. Michelle
Williams, invece, è Elaine, la madre di Ben. Nel film
sono poi presenti gli attori Jaden Michael nei
panni di Jamie e Raul Torres in quelli di suo
padre. Cory Michael
Smith interpreta Walter, mentre Tom
Noonan è la versione di Walter da anziano. James
Urbaniak è il dottor Kincaid, mentre Amy
Hargreaves è la zia Jenny. A tutti gli attori principali,
il regista ha inoltre chiesto di passeggiare per New York
indossando degli speciali auricolari che isolavano ogni rumore. Ciò
ha permesso agli attori di mettersi nei panni di Ben e Rose,
comprendendo meglio la loro situazione.
La stanza delle
meraviglie: il trailer e dove vedere il film in streaming e in
TV
È possibile fruire di La
stanza delle meraviglie grazie alla sua presenza su
alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten
TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Amazon Prime Video e Tim
Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di
riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un
abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale
comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre
presente nel palinsesto televisivo di martedì 29
marzo alle ore 21:10 sul canale
Rai Movie.
La Fiera delle
Illusioni – Nightmare Alley, il film Searchlight Pictures
diretto da Guillermo del Toro candidato a 4 premi Oscar, è
disponibile disponibili in Home Video in versione Blu-Ray e DVD che
include anche tanti contenuti extra inediti che trasporteranno gli
spettatori direttamente dietro le quinte dei film, per scoprire
retroscena, curiosità e Fun Facts con il commento del cast e dei
filmmaker.
Quando si avvicina alla
chiaroveggente Zeena (Toni Collette) e a suo marito Pete (David
Strathairn), ex mentalista, in un luna park itinerante, il
carismatico ma sfortunato Stanton Carlisle (Bradley Cooper) vede
spianata la strada per il successo, usando le sue nuove conoscenze
per truffare la ricca elite della società newyorkese degli anni
Quaranta. Con la virtuosa Molly (Rooney Mara) lealmente al suo fianco, Stanton
trama per truffare un pericoloso magnate (Richard Jenkins) con
l’aiuto di una misteriosa psichiatra (Cate Blanchett) che però potrebbe essere la
sua più formidabile rivale.
CONTENUTI EXTRA La Fiera
delle Illusioni – Nightmare Alley
Il neo-noir di Del Toro – Lo
sceneggiatore-regista Guillermo del Toro e il suo eccezionale cast
decifrano il mondo complesso e oscuro di Nightmare Alley –
La Fiera delle Illusioni. Il filmmaker rivela come la sua
versione di noir affondi le radici nel cinema classico ma offra una
narrazione moderna e accessibile.
Sotto il tendone – La scenografa Tamara
Deverell e il suo team di talento hanno abilmente realizzato il
mondo decadente di una fiera itinerante e quello di una dorata alta
società art déco, di grande impatto visivo. Vediamo in che modo
questo aspetto abbia contribuito alla cinematografia a cavallo tra
più generi di Del Toro.
Cosa esiste ai margini – Il costumista Luis
Sequeira illustra la sua collaborazione con Guillermo del Toro e
rivela il simbolismo costantemente in gioco nel design degli abiti
di scena accuratamente realizzati per il film.
*I contenuti extra potrebbero
variare in base al formato
Non c’è dubbio che i
Jedi siano alcuni dei personaggi più importanti
della tradizione filmica e narrativa di Stars
Wars. Il loro grado di sensibilità alla
Forza e l’impegno come rappresentanti di un idea
di bene politico nella Galassia, sono caratteristiche essenziali
nelle più belle storyline della saga.
Per questo, molti spettatori si sono
chiesti, se fossero loro stessi un Padawan, quale dei
tanti Jedi di Star Wars
sarebbe il loro maestro: è lo schema dello zodiaco cinese a
fornirci una grande quantità di informazioni su quale Jedi sarebbe
un maestro adatto per ogni segno!
Topo – Ahsoka
Ahsoka Tano è uno dei personaggi più amati
del canone, e per buone ragioni. Come una delle allieve di
Anakin prima della sua caduta, è stata testimone
di alcuni dei peggiori eventi della storia della Galassia e, anche
nelle sue ultime apparizioni, mantiene lo spirito focoso che la
caratterizzava come Padawan.
Pertanto, si abbinerebbe bene con
l’arguto e affascinante Topo del calendario
cinese: i due sarebbero senz’alcun dubbio un’accoppiata
temibile!
Bue – Ki-Adi-Mundi
Ki-Adi-Mundi è uno
dei Jedi più affascinanti dell’universo di
Star
Wars, soprattutto grazie al suo approccio
rigorosamente logico al mondo, in parte legato alla sua stessa
natura. Tuttavia, sebbene questa caratteristica fosse utile in
alcune circostanze, ha rischiato anche di nascondere ai suoi occhi
diverse problematiche.
Questo significa che si abbinerebbe
molto bene con il segno del Bue, noto per il suo
punto di vista conservatore e talvolta testardo.
Tigre – Yoda
Il Maestro Yoda è
indiscutibilmente uno dei Jedi più potenti e
influenti apparsi in Star
Wars. È anche, in particolare, il più saggio, con una
profonda conoscenza del mondo che ha influenzato i grandi
avvenimenti della Galassia; sebbene sia conosciuto per il tono di
voce “dolce”, è spesso molto fermo e autorevole nei suoi
giudizi.
Sarebbe un buon maestro per la
Tigre, il segno cinese che presenta proprio queste
caratteristiche, e potrebbe fornire un utile equilibrio alla natura
emotiva della Tigre.
Coniglio – Rey
Rey è uno dei
migliori personaggi emersi della trilogia sequel di Star
Wars, nonché uno dei più forti. Fermamente motivata
dalle sue credenze e convinzioni, è il tipo di persona che
combatterà sempre per quello che crede sia giusto.
Il Coniglio, un
segno caratterizzato da forte capacità di compassione e sincerità,
sarebbe un buon Padawan per lei, poiché insieme
perseguirebbero sempre la giustizia.
Drago – Anakin
Ci sono pochi personaggi di Star Wars
così tragici come Anakin Skywalker, e
molte delle storyline principali della serie ruotano intorno a lui
e alle sue azioni. È anche un Jedi molto impetuoso
e appassionato, qualcuno che lascia che le sue emozioni
interferiscano troppo spesso con il suo buon senso.
Tuttavia, questo è ciò che lo
renderebbe un buon compagno per il Drago, la cui
cordialità sarebbe un ottimo compromesso per la tendenza di Anakin
a reagire con rabbia a qualsiasi tipo di contrattempo.
Serpente – Kit Fisto
In contrasto con altri
Jedi, piuttosto rigidi e testardi nei cambiamenti,
Kit Fisto è noto sia per il suo senso
dell’umorismo che per il suo approccio relativamente rilassato alla
maggior parte dei problemi della vita.
Il Serpente è
riconosciuto per essere sia molto socievole che molto intelligente,
perciò un Padawan di quel segno si combinerebbe bene con
la personalità di Fisto, e questo farebbe di loro un formidabile
duo Jedi.
Cavallo – Luke
Molti sarebbero d’accordo sul fatto
che Luke Skywalker è uno dei migliori personaggi
di Star
Wars nella storia del franchise: è il suo viaggio da
eroe, dopo tutto, che ha lanciato il fulcro narrativo della prima
trilogia. È un personaggio indipendente e, come ha dimostrato più
volte, a cui piace fare le cose a suo modo.
Luke sarebbe un buon maestro per il
Cavallo, e i due senza dubbio tirerebbero fuori il
meglio l’uno dall’altro, sia lavorando in maniera autonoma che
cercando allo stesso tempo di sostenersi a vicenda.
Capra – Mace Windu
Samuel L. Jackson ha interpretato
molti grandi ruoli, ma Mace Windu è uno dei suoi
migliori. Pragmatico e saggio ma anche impavido, Windu è il tipo di
persona che non avrebbe mai pensato di poter arrivare a sfidare
niente meno che Palpatine stesso (e lo avrebbe
anche sconfitto, se non fosse stato per
Anakin).
Anche se ha una personalità potente,
questa si abbinerebbe bene alla Pecora, un segno
caratterizzato dal suo atteggiamento pacifico e mite. Mace
aiuterebbe infatti un Padawan di questo segno ad uscire
dal proprio guscio e ad abbracciare il potere di un Jedi.
Scimmia – Yarael Poof
La personalità di
Yarael, come quella di molti altri
Jedi, possiede sfaccettature diverse: anche se è
spesso sereno e tranquillo, è capace di giocare brutti scherzi, il
che dimostra una nota di malizia nel suo carattere.
In questo caso, è logico che si
abbinerebbe bene con un PadawanScimmia,
dalla personalità energica e divertente, che avrebbe molto da
imparare da questo particolare Jedi.
Gallo – Qui-Gon
Qui-Gon è un altro
dei personaggi iconici di Star
Wars, e uno dei migliori ruoli in assoluto dell’attore
Liam
Neeson. E’ il tipo di Jedi che
sembrava amasse infrangere le regole, anche se ha mostrato
ripetutamente di riporre molta fiducia nei principi di empatia e
compassione.
Si associa quindi bene con il
Gallo, segno caratterizzato da una vena laboriosa
e pratica, che tenderebbe a mettersi spesso in competizione con il
proprio Jedi.
Cane – Obi-Wan
Durante la sua lunga
carriera come Jedi, Obi-Wan ha
affrontato molti nemici iconici, e di volta in volta ha dimostrato
di essere un uomo di formidabile integrità e potere. Nonostante la
sua mentalità tradizionalista e rigida, è stato anche capace di
profonda empatia, incredibilmente leale con coloro che si
guadagnano la sua fiducia.
Si troverebbe quindi bene alla guida
di un Padawan nato sotto il segno del
Cane, caratterizzato da onestà e
gentilezza.
Maiale – Plo Koon
Plo Koon è sempre
stato lodato per la sua saggezza come Jedi, che
tanti gli invidiavano; profondamente premuroso e gentile, si è
continuamente dimostrato disponibile ad aiutare gli altri.
Dato che il Maiale
è caratterizzato sia dalla sua natura amorevole che dalla sua
tolleranza, un Padawan di tale segno avrebbe molto da
imparare, e anche da insegnare, a Plo Koon.
Paola Malanga è la
nuova Direttrice Artistica della Festa del Cinema
di Roma. L’ha nominata oggi, martedì 29 marzo 2022, il
Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cinema per Roma presieduto da
Gian Luca Farinelli (in rappresentanza di Roma
Capitale) e composto da Valerio Toniolo (Camera di
Commercio di Roma), Laura Delli Colli (Regione
Lazio), Daniele Pitteri (Fondazione Musica per
Roma) e Nicola Maccanico (Cinecittà S.p.A. in
rappresentanza del Ministero della Cultura).
Giornalista e critica
cinematografica, tra i fondatori della rivista Duel e tra i
principali collaboratori di Paolo Mereghetti per
il Dizionario dei Film, autrice di celebri saggi su alcuni grandi
autori del cinema mondiale e vicedirettrice di Rai
Cinema, Paola Malanga sarà Direttrice Artistica della
Festa del
Cinema per il triennio 2022-2024.
“È per me un grande onore ricevere
quest’incarico, prestigioso e inaspettato, da Gian Luca Farinelli,
neo Presidente della Fondazione Cinema per Roma, che ringrazio,
insieme ai membri del Consiglio di Amministrazione, per la fiducia
e il coraggio di una scelta inedita – dichiara Paola Malanga –
Accolgo questa sfida importante con l’entusiasmo e l’amore per il
cinema che da oltre trent’anni caratterizzano il mio lavoro, nella
consapevolezza del momento storico che il settore cinematografico e
la città di Roma stanno attraversando per costruire un futuro al
passo coi tempi. Ci aspettano ora mesi di lavoro intenso,
sicuramente appassionante, il cui baricentro sarà il cinema in
tutte le sue sfumature, in una delle poche città al mondo
protagoniste della storia del cinema”.
PAOLA
MALANGA
Milanese, classe 1966, attualmente
è Vice Direttore di RaiCinema, Responsabile dell’Area Prodotto
(Produzione cinema, Acquisizioni cinema e tv, Prodotto estero per
la distribuzione), a diretto riporto dell’Amministratore
Delegato.
Di formazione umanistica, si è
specializzata in ambito cinematografico attraverso attività
giornalistiche, editoriali e di collaborazione ai festival di
cinema più importanti prima di approdare a Rai Cinema, nel 2000, in
qualità di dirigente esperta di prodotto.
Nel 1993, insieme a Gianni Canova,
è stata tra i fondatori di Duel, rivista di cinema e
televisione, dal 1992 al 2000 ha collaborato stabilmente al
Dizionario dei Film di Paolo Mereghetti e dal 1996 al 2000
a Ciak sotto la direzione di Piera Detassis; nel 1996 ha
pubblicato Tutto il cinema di Truffaut (Baldini e
Castoldi), riedito nel febbraio 2022 come Il cinema di
Truffaut in occasione dei 90 anni del regista, e nel 1998
Marco Bellocchio. Catalogo ragionato(edizioni Olivares)
per la prima retrospettiva mondiale dedicata all’autore tenutasi al
Festival di Locarno sotto la direzione di Marco Muller.
Nel 1999 ha fatto parte della
giuria del Festival Internazionale del Cinema di Cannes, presieduta
da Michel Piccoli, per l’assegnazione della Caméra d’or alla
migliore opera prima.
Dal 2000 al 2013 ha lavorato a Rai
Cinema come responsabile di Valutazione Prodotto Acquisti Free Tv,
Acquisizioni Full Rights e responsabile di Documentari e
Innovazione Prodotto.
Dal 2007 al 2011 ha fatto parte
del Consiglio di Amministrazione di 01 Distribution.
Dal 2013 al 2015 è stata Vice
Direttore di Rai5 in occasione del restyling culturale del
canale.
Nel 2015 è tornata a Rai Cinema in
qualità di Vice Direttore, Responsabile dell’Area Prodotto che
comprende Produzioni e Acquisizioni.
Nel 2016 ha partecipato per RAI al
Tavolo Tecnico sui Documentari, sezione Industria Creativa, in
occasione della Consultazione sul Servizio Pubblico Radio-Tv per la
nuova concessione, organizzata dal Ministero per lo Sviluppo
Economico.
Esperta di storytelling nelle sue
varie declinazioni editoriali, capace di dialogare efficacemente
con autori e produttori italiani e incisiva nell’individuare nuovi
talenti, profonda conoscitrice dei mercati nazionali e
internazionali e abile nel condurre negoziazioni complesse, valente
nell’organizzare e coordinare armoniosamente il lavoro di squadra
in settori diversi, coinvolgendo e motivando i collaboratori al
raggiungimento degli obiettivi, nel corso di oltre vent’anni di
esperienza dirigenziale presso Rai Cinema e Rai ha ampliato e
perfezionato le proprie competenze sia di prodotto che manageriali,
affrontando le sfide strategiche dei mutati scenari culturali e di
business con risultati agevolmente riscontrabili nel contesto
professionale in cui opera.
Tra le nuove tecnologie che hanno
rivoluzionato la nostra vita quotidiana negli ultimi anni ci sono
sicuramente le Virtual Private Network (VPN), reti private virtuali
in grado di garantire anonimato e sicurezza a chiunque decida di
sfruttare le loro infinite potenzialità. Questo tipo di navigazione
online è particolarmente in voga tra gli appassionati di
cinematografia internazionale, che hanno presto imparato a
raggirare i limiti imposti dalla geolocalizzazione alle piattaforme
di streaming online. L’uso di una VPN, infatti, permette di
migliorare le prestazioni di aziende come Netflix e Amazon Prime evitando filtri, superando
blocchi regionali e nascondendo l’identità di chi naviga.
Un’opportunità davvero imperdibile per chiunque sia appassionato di
cinema internazionale, che sfruttando questa tecnologia può
garantirsi l’accesso ad un catalogo illimitato di film e serie
tv.
L’utilizzo di VPN per piattaforme
di streaming online
Gli amanti del cinema conoscono
molto bene Netflix, la
piattaforma di streaming più famosa e diffusa nel nostro paese.
Nonostante la sua fama Netflix ha
impiegato diversi anni ad arrivare in Italia, nascendo prima di
tutto come servizio statunitense. Nonostante oggi l’azienda sia una
delle più importanti a livello nazionale, il catalogo italiano è
estremamente ridotto rispetto a quello messo a disposizione degli
utenti americani. Distributori di VPN come Surfshark
permettono di raggirare facilmente questa limitazione: localizzando
l’utente come se si trovasse in un altro paese la VPN riesce ad
aprire i cataloghi di cinematografia estera, mettendoli a piena
disposizione di chi usufruisce del servizio. Purtroppo Netflix da
qualche tempo a questa parte ha deciso di bloccare l’accesso alla
piattaforma ai clienti che usano VPN gratuite; restano
perfettamente funzionanti le VPN a pagamento, chiaramente più
efficienti di quelle disponibili gratuitamente.
La differenza tra VPN gratuite e a
pagamento
Diversamente da quanto si potrebbe
pensare le VPN non sono tutte uguali, e prima di tutto si dividono
in due grandi gruppi: quelle gratuite e quelle a pagamento. Le VPN
gratuite, seppur spesso funzionali, non sono mai troppo sicure e
limitano la velocità di navigazione dell’utente in maniera
significativa. Quelle a pagamento, invece, garantiscono tempi di
download ottimali e sono di gran lunga più efficienti delle
concorrenti gratuite. Per evitare inconvenienti i provider di VPN
offrono spesso ai clienti la possibilità di iniziare un periodo di
prova gratuito prima di acquistare una VPN più seria.
L’uso di VPN per gli italiani
all’estero
Come abbiamo visto le Virtual
Private Network servono soprattutto a raggirare i limiti geografici
e rendersi invisibili nella rete del web, e sono proprio questi due
i benefici più grandi che ricevono tutti coloro che utilizzano
questa tecnologia per guardare il cinema online. Abbiamo parlato a
lungo di come le VPN ci aiutino ad accedere ai cataloghi esteri, ma
la stessa cosa vale anche per i cittadini italiani che si trovano
all’estero. Sia Mediaset che Rai, per esempio, non permettono
l’accesso ai contenuti registrati sui propri siti web da parte di
chi si trova fuori dal nostro paese. L’utilizzo di una VPN
localizzata in Italia può riaprire le porte delle due società,
permettendo a tutti gli
expat e turisti in viaggio di continuare a guardare i propri
programmi preferiti senza problemi.
Sony Picture Italia dopo il teaser ha diffuso il trailer di
Hopper e il Tempio Perduto, il nuovo film
d’animazione che debutterà il 21 Aprile 2022 solo al cinema!
Hopper e il Tempio Perduto, la
trama
Hopper è il giovane e
coraggioso protagonista di questa storia, il cui più grande
desiderio è quello di essere accettato da tutti e diventare un
grande avventuriero al pari del suo padre adottivo, il re
Peter.
Quando suo zio Lapin, il “cattivo” del Regno, scappa di prigione e
minaccia di rovesciare il Re, Hopper mette da parte ogni esitazione
e decide di imbarcarsi in un’epica corsa contro il tempo insieme ad
Abe la tartaruga, suo sarcastico aiutante e amico, e Meg, una
spericolata puzzola esperta di arti marziali, per fermare le
ambizioni dello zio e scoprire così la sua vera natura di lepre un
po’ “speciale”. Hopper e il Tempio perduto racconta un viaggio
ricco di emozioni e avventure, ma anche una storia di crescita e
amicizia per tutta la famiglia.
Ecco il nuovo trailer di
Top Gun: Maverick, diretto da
Joseph Kosinski, scritto da Ehren
Kruger e Eric Warren Singer e
Christopher McQuarrie e interpretato da
Tom Cruise,
Miles Teller,
Jennifer Connelly,
Jon Hamm, Glen
Powell, Lewis Pullman, Charles Parnell, Bashir Salahuddin,
Monica Barbaro, Jay Ellis, Danny Ramirez, Greg Tarzan Davis con
Ed
Harris e Val Kilmer. Produttori
Jerry Bruckheimer, Tom
Cruise, Christopher McQuarrie, David Ellison.
Top Gun: Maverick, il poster
Tutto quello che sappiamo su Top
Gun: Maverick
Dopo più di trent’anni di servizio
come aviatore della Marina, Pete “Maverick” Mitchell
(Tom
Cruise) è nel posto che gli appartiene, spingendo
l’acceleratore nelle vesti di un coraggioso pilota collaudatore,
mentre ha schivato l’avanzamento di grado che lo avrebbe radicato
nel corpo. Quando si ritrova ad addestrare un distaccamento dei
diplomati di Top Gun per una missione specializzata che nessun
pilota vivente ha mai visto, Maverick incontra il tenente Bradley
Bradshaw (Miles
Teller), segnale di chiamata: “Rooster”, il figlio del defunto amico di Maverick e
ufficiale di intercettazione radar Ten. Nick Bradshaw, alias
“Goose”. Di fronte a un futuro incerto e confrontandosi con i
fantasmi del suo passato, Maverick viene coinvolto in uno scontro
con le sue paure più profonde, che culmina in una missione che
richiede il massimo sacrificio a coloro che saranno scelti per
volarci incontro.
Tom Cruise e Val
Kilmer torneranno nei rispettivi ruoli del capitolo
originale, ovvero Pete “Maverick” Mitchell e Tom
“Iceman” Kazinsky. Insieme a loro anche Jennifer
Connelly, Jon
Hamme Miles
Teller. Il film arriverà al cinema il 26 maggio
2022.