Aaron Eckhart crede che Harvey Dent avrebbe
detto la verità alla fine de Il Cavaliere Oscuro. La trasformazione di Dent
in Due Facce avviene alla fine del film, dopo la tragica morte di
Rachel Dawes, con il villain che medita vendetta. I suoi piani
includo anche l’omicidio dei poliziotti che erano sul libro paga di
Joker e che hanno aiutato a portare Rachel nel luogo
dell’incidente.
Batman e Jim Gordon
fermano la furia omicida di Dent mentre questi tenta di uccidere la
famiglia del Commissario. Batman finisce per uccidere Dent,
spingendolo alla morte dopo che Dent gli ha sparato. Il film si
conclude con Batman che convince Gordon ad attribuire gli omicidi
di Dent al Crociato Incappucciato, per mantenere l’immagine eroica
di Dent agli occhi della gente di Gotham. Ciò preserverebbe il
fragile stato della città, dopo i giochi contorti di Joker
all’inizio del film.
In una nuova intervista con
THR, Aaron Eckhart ha parlato proprio della scelta
del personaggio di Batman di attribuire gli omicidi a sé stesso.
Nonostante le loro buone intenzioni, Eckhart pensa che Dent si
sarebbe opposto alla decisione del Crociato di Gotham e di Gordon,
citando l’intrinseca onestà di Dent come motivazione principale.
Eckart crede che, nonostante la trasformazione di Dent in Due
Facce, il centro morale del personaggio sia rimasto sempre vivo. In
qualità di procuratore distrettuale, Dent ha sempre combattuto per
la verità, ed Eckhart ritiene che non sarebbe stato diverso se
fosse sopravvissuto allo scontro con Batman.
“Avrebbe detto la verità. Questa
è la cosa più incredibile di Harvey Dent. Indipendentemente da ciò
che sta accadendo, rimane la bocca della verità. È un esempio di
moralità. Harvey Dent ha sempre combattuto per ogni uomo e donna,
per la verità e la giustizia, e si è sempre messo in gioco. Ma dopo
averlo fatto, è stato morso ed è stato cambiato per sempre. Ma non
vorresti mai perdere persone come Harvey Dent nella vita. Non
importa quanti soldi o pressione ci siano, non importa quanta
coercizione, controllo o corruzione ci siano: Harvey Dent rimarrà
fedele alla moralità e alla verità. Le persone possono fare
affidamento su questo e oggi è sempre più difficile
accorgersene.”
E se Harvey Dent fosse
sopravvissuto alla fine de Il Cavaliere Oscuro?
Se Dent fosse sopravvissuto alla
fine de Il Cavaliere Oscuro, l’intera narrativa
della trilogia sarebbe cambiata. Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno si apre con Batman
che è scomparso per otto anni e con Bruce Wayne che è diventato un
recluso. La decisione di mentire alla fine de Il Cavaliere Oscuro prepara il film all’arco della
redenzione di Batman, una parte cruciale del capitolo finale della
trilogia di Christopher Nolan. Senza la redenzione di
Batman e l’apparizione di Bane e Talia al Ghul, il film avrebbe
potuto perdere l’occasione di chiudere un cerchio ideale e di
ricollegarsi agli inizi della trilogia, quindi a Batman
Begins.
Il network americano
ABC ha diffuso promo e trama di Big Sky
1×04, il quarto episodio dell’annunciata nuova serie tv
Big
Sky in arrivo questo autunno.
In Big Sky 1×04
che si intitolerà “Unfinished Business” Insoddisfatte delle
indagini ora che la scomparsa delle ragazze ha fatto notizia,
Cassie e Jenny prendono le cose nelle loro mani, sfruttando i loro
punti di forza individuali per fare progressi nel caso. Nel
frattempo, Legarski cerca di mantenere la calma, ma Ronald adotta
un approccio diverso per proteggersi. Ancora prigionieri, Danielle
e Jerrie si prendono cura di Grace, che prende una decisione
dolorosa nel tentativo di salvarli tutti, nel nuovissimo episodio
di “Big Sky”, che debutterà martedì 8 dicembre, su ABC.
Big Sky in
streaming è disponibile su Star,
il nuovo canale per adulti di Disney+.
Big
Sky è la nuova serie tv creata da David E.
Kelley per il network americano ABC. David E. Kelley sarà
lo showrunner della prima stagione. Basato sulla serie di libri di
CJ Box, “Big Sky” è prodotto da David E. Kelley, Ross
Fineman, Matthew Gross, Paul McGuigan, CJ Box e
Gwyneth Horder-Payton, ed è prodotto da 20th
Television. 20th Television fa parte dei Disney Television
Studios, insieme a ABC Signature e Touchstone Television.
La serie racconta
degli investigatori privati Cassie Dewell e Cody Hoyt
uniscono le forze con la sua ex moglie ed ex poliziotta, Jenny
Hoyt, per cercare due sorelle che sono state rapite da un
camionista su una remota autostrada nel Montana. Ma quando scoprono
che queste non sono le uniche ragazze scomparse nella zona, devono
correre contro il tempo per fermare l’assassino prima che un’altra
donna venga rapita. Big Sky vede protagonisti
Katheryn Winnick nei panni di Jenny Hoyt,
Kylie Bunbury nei panni di Cassie Dewell,
Brian Geraghty nei panni di Ronald Pergman,
Dedee Pfeiffer nei panni di Denise Brisbane,
Natalie Alyn Lind nei panni di Danielle Sullivan,
Jade Pettyjohn nei panni di Grace Sullivan,
Jesse James Keitel nei panni di Jerrie Kennedy,
Valerie Mahaffey come Helen Pergman con
John Carroll Lynch come Rick Legarski e
Ryan Phillippe come Cody Hoyt.
Il regista Rian
Johnson ha rivelato di aver preso in considerazione l’idea
di includere il Fantasma di Forza di Anakin Skywalker in
Star Wars: Gli Ultimi Jedi. Uscito nel 2016, il film è
stato l’episodio centrale della trilogia sequel dell’amatissima
saga fantascientifica, riprendendo le fila del racconto proprio dal
finale de Il Risveglio della Forza di J.J. Abrams. Oltre a
portarea vanti la storia dei nuovi personaggi, ossia Rey, Finn, Poe
e Kylo Ren, il film ha finalmente rivelato cosa aveva fatto Luke
Skywalker dopo essersi ritirato in esilio.
Di recente, un fan a chiesto su
Twitter a Rian Johnson se ci fosse mai stato
un momento durante il processo creativo in cui ha pensato di
inserire nella storia de
Gli Ultimi Jedi il Fantasma di Forza di Anakin
Skywalker. Sorprendentemente, il regista ha risposto di sì,
spiegando anche in che tipo di contesto sarebbe tornato il
personaggio: “Brevemente, avevo considerato il Fantasma di
Forza di Anakin Skywalker per la scena dell’albero in fiamme ad
Ahch-To. Ma la relazione di Luke era con Vader, e non con Anakin,
quindi avrebbe reso le cose ancora più complicate. Quindi, alla
fine, mi sono reso conto che Yoda si sarebbe adattato meglio a
quella sequenza in termini di narrazione.”
Sempre via
Twitter, e in risposta alla curiosità di un altro fan, Johnson
ha anche rivelato di essere stato lui ad avere l’idea del titolo
del film, ossia Gli
Ultimi Jedi, e che lo stesso non gli è stato suggerito
dalla Lucasfilm. La domanda era piuttosto lecita, dal momento che i
ben informati sanno quanto la società di produzione abbia un
elevato controllo durante il processo creativo di uno dei suoi
progetti. La risposta di Johnson evidenzia ancora una volta come al
regista di una stata concessa parecchia libertà durante la
lavorazione di Episodio
VIII, libertà che ovviamente non si è limitata ad una
“semplice” titolo, ma che ha profondamente influenzato anche la
narrativa interna del longevo franchise.
Il futuro della saga di Star Wars
Per quanto riguarda il futuro della
saga di Star Wars, sappiamo che Rian
Johnson dirigerà un’ulteriore trilogia di film della saga
che non saranno legati alla storia degli Skywalker; tuttavia, è da
tempo ormai che non si hanno aggiornamenti in merito al progetto.
Sappiamo, inoltre, che Taika Waititi, l’acclamato regista di Thor:
Ragnarok e JoJo
Rabbit, è stato incaricato di scrivere e dirigere un nuovo
film del franchise. Inoltre, un altro progetto legato alla saga
dovrebbe essere in sviluppo per conto del regista JD
Dilliard e dello sceneggiatore Matt
Owens.
Che il genere western sia da sempre
uno dei più apprezzati e memorabili della storia del cinema è cosa
ormai nota. Con i suoi paesaggi e personaggi caratteristici, questo
influenza ancora oggi numerose opere più o meno esplicitamente ad
esso appartenenti. Tra i maggiori casi a riguardo vi è il film
d’animazione Rango, diretto
nel 2011 da Gore Verbinski. Divenuto un vero e
proprio caso cinematografico, questo ha permesso alle atmosfere del
vecchio west di prendere nuovamente vita sul grande schermo con
un’animazione che ne esalta tutte le principali caratteristiche,
dalla polvere alla natura macabra di certi particolari.
Per il regista, reduce dalla
complessa esperienza dei primi tre film dei Pirati dei
Caraibi, Rango era l’occasione di dar vita ad un
progetto più piccolo. Egli tuttavia sottovalutò la complessità
della realizzazione grafica richiesta, per il quale fu necessario
molto più lavoro del previsto. Il risultato è però particolarmente
sorprendente, e ancora oggi il film vanta un caratteristiche
estetiche che gli permettono di distinguersi tra i tanti film
d’animazione ogni giorno sempre più curati al minimo dettaglio. Il
successo fu tale che Rango arrivò ad ottenere alcuni dei
maggiori riconoscimenti cinematografici dell’anno.
A fronte di un considerevole budget
di circa 135 milioni di dollari, questo riuscì ad incassarne
complessivamente 245 in tutto il mondo. In seguito, il titolo
arrivò a vincere il premio Oscar come miglior film d’animazione.
Questo fu il primo film non prodotto dalla Disney o dalla Pixar a
vincere il premio dal 2006 a quel momento, e mantenne tale primato
sino al 2018. Numerose altre sono però le curiosità legate al film,
molte delle quali legate agli attori che prestarono la propria voce
per i personaggi principali del film. Proseguendo nella lettura
sarà qui possibile scoprire tutto ciò che c’è da sapere su
Rango.
Rango: la trama del film
Protagonista del film è il
camaleonte di nome Rango, il quale improvvisamente si ritrova
strappato dal suo tranquillo terrario in seguito ad una brusca
manovra dell’auto su cui stava viaggiando. Egli si ritrova così nel
bel mezzo della strada che attraversa il Deserto del Mojave.
Totalmente inadatto alla vita selvaggia, egli si trova sin da
subito a doversi scontrare con una serie di pericoli mortali, che
lo porteranno a comprendere la gravità della sua nuova situazione.
Ad aiutarlo, per sua fortuna, troverà Borlotta, una giovane iguana
con un involontario meccanismo di difesa che la porta a
paralizzarsi ogni volta che si arrabbia. Questa, attratta dai modi
di fare del camaleonte, decide di portarlo con sé nella cittadina
di Polvere, la quale è attraversata da una grave siccità.
Qui per Rango ha inizio una nuova
vita, e riuscito involontariamente ad uccidere il falco che
terrorizzava il paese si ritrova nominato sceriffo. Colto da un
eccesso di orgoglio, egli inizia così ad attribuirsi una serie di
gesta eroiche mai realmente compiute. C’è però una minaccia di cui
Rango non è a conoscenza, e che rischierà di far saltare i suoi
sogni di gloria. L’aver ucciso il falco, infatti, ha aperto la
strada ad un predatore ben più temibile e pericoloso, il quale è
pronto ad abbattersi su Polvere. Allo stesso tempo, in qualità di
sceriffo, Rango è chiamato a risolvere il problema della siccità,
per il quale scoprirà esserci un motivo particolarmente
inaspettato.
Rango: i personaggi e il cast di
attori
Per dare vita alle voci dei
personaggi protagonisti del film, il regista Verbinski decise di
riunire tutti gli attori in un unico ambiente, permettendo loro di
interagire concretamente nella loro attività di doppiaggio. Questo,
come anche il dotare gli interpreti di veri costumi western,
contribuì non solo ad una maggiore immedesimazione, ma anche a dar
vita ai brillanti scambi di battute presenti nel film. Per la voce
di Rango, il camaleonte protagonista, Verbinski
scelse l’attore Johnny
Depp, con cui aveva già collaborato per Pirati
deiCaraibi. L’attore, noto per il non riguardare i
propri film, ammise che Rango è la sua unica eccezione a
riguardo. Accanto a lui, nel ruolo dell’iguana
Borlotta, si ritrova invece l’attrice Isla
Fisher, mentre il celebre Ned Beatty
dà voce al sindacoJohn, una
tartaruga del deserto.
Alfred Molina è
invece la voce di Carcassa, un armadillo che fornirà a Rango una
serie di lezioni utili sotto forma di metafore. L’attore Bill
Nighy, già villain in Pirati dei Caraibi, dà
qui voce al temibile Jake Sonagli, un serpente che
al posto del caratteristico sonaglio al termine della coda vanta un
fucile mitragliatore a canne girevoli. Egli sarà il principale
problema di Rango all’interno del film. Sono poi presenti Abigail
Breslin nei panni del roditore
Priscilla, Harry Dean Stanton in
quelli della talpa Balthazar, e Ray
Winstone per il mostro di gila Bill.
Vincent Kartheiser, noto per la serie Mad
Men, è qui Ezechiele, figlio di Balthazar.
L’attore Timothy
Olyphant, infine, da voce al personaggio chiamato
Spirito del West, il quale viene raffigurato con
le sembianze di Clint
Eastwood all’epoca dei suoi primi film western.
Rango: il sequel, il trailer e dove
vedere il film in streaming e in TV
Dato il grande successo del film,
Rango divenne da subito un prodotto particolarmente
gettonato, ampliandosi anche al mercato dei giocattoli e dei
videogiochi. Era inoltre lecito aspettarsi la conferma di un
sequel, che avrebbe così ampliato l’universo narrativo da molti
apprezzato. Per anni, tuttavia, nessuna informazione concreta è
stata rilasciata a riguardo, e le speranze di rivedere sul grande
schermo il simpatico camaleonte sono così infine state messe a
tacere. Nel 2017, tuttavia, in occasione della presentazione del
suo nuovo film, La cura del
benessere, Verbinski ha dichiarato di non aver mai
pianificato un sequel, ma di essere aperto alla possibilità di
realizzarlo qualora la giusta idea si presentasse sul tavolo.
In attesa di ulteriori notizie, per
gli appassionati del film è possibile fruire di Rango
grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. Il film è infatti
disponibile nel catalogo di Rakuten TV,Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Netflix e Amazon Prime Video. Per vederlo, basterà
sottoscrivere un abbonamento generale o noleggiare il singolo film.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si ha soltanto
un determinato periodo di tempo entro cui vedere il titolo. Il film
sarà inoltre trasmesso in televisione il giorno martedì 1
dicembre alle ore 21:10 sul canale
Paramount Channel.
dalla serie Under The Dome -
Rachelle Lefevre [fonte: IMDB]
Facciamo insieme un piccolo viaggio
indietro nel tempo fino al 2008, anno in cui al cinema debuttava
Twilight, il primo film
della famosa saga sui vampiri ispirata ai libri di Stephenie
Meyer. Grazie alla tetralogia della scrittrice
americana, e ai successivi film, sono state lanciate le carriera di
tantissimi attori come Robert
Pattinson, Kristen
Stewart, Cam
Gigandet, Taylor
Lautner, Jackson
Rathbone, Nikki
Reed e molti altri ancora. In tanti hanno beneficiato
della fama di Twilight, eppure c’è chi come Rachelle
Lefevre ha abbandonato la nave troppo presto.
Oggi vi parliamo quindi delle
bellissima interprete di Victoria, la bella e letale vampira dai
capelli rossi. Scopriamo insieme tutto quello che c’è da
sapere su Rachelle Lefevre, sulla sia vita privata e
soprattutto sulla sua carriera post Twilight.
Rachelle Lefevre film e serie tv:
gli inizi della sua carriera
Nata a Montréal il
1º febbraio del 1979, Rachelle Marie Lefevre è
figlia di una psicologa e un insegnante d’inglese e ha tre sorelle.
Dopo aver studiato arti creative al Dawson College e teatro alla
Walnut Hill School, Rachelle comincia il suo percorso di studi alla
McGill University con indirizzo educazione e
letteratura. Impegnatissima negli studi, la
Lefevre intraprende la carriera d’attrice un po’ per caso.
Durante gli anni del college,
infatti, Rachelle lavora part time come cameriera in un famoso
sushi bar di Westmount, quando un cliente abituale le propone un
provino. Grazie al suo aiuto ottiene un’audizione per la sitcom
Student Bodies ma purtroppo non ottiene la parte.
Poco più tardi però, Rachelle riceve una telefonata dal direttore
del casting di un’altra serie tv canadese, Big Wolf on
Campus (1999), che le offre la sua prima parte. Rachelle
ottiene il ruolo di Stacey Hanson nella serie e continua a
recitare nonostante gli studi universitari.
Grazie al suo debutto con Big
Wolf on Campus, Rachelle continua a lavorare sul piccolo
schermo. Negli anni successivi la vediamo in serie tv come
The Hunger (2000) Undressed
(2002), Largo Winch (2003), Streghe
(2003), Bones (2005), Veronica
Mars (2006), The Class – Amici per
Sempre (2006), A Proposito di Brian
(2006-2007), How I Met Your
Mother (2007), The Closer (2007),
CSI: NY (2007), Boston Legal
(2008), CSI: Scena dei Crimine (2008), Eli
Stone (2008) e Better Off Ted – Scientificamente
pazzi (2009).
Rachelle Lefevre partecipa anche a
diversi film per la tv come The Legend of Sleepy
Hollow (1999), See Jane Date (2003),
Picking Up & Dropping Off (2003), Pool
Guys (2005), The Legend of Butch &
Sundance (2006), Life on Mars (2008),
Do You Know Me (2009) e Gimme
Shelter (2010).
Rachelle Lefevre in How I Met Your
Mother
Tra le ‘comparsate’ o i ruoli
minori più famosi di Rachelle c’è quella nella celebre sitcom
How I Met Your
Mother. Creata da Craig Thomas e
Carter Bays per la CBS, in onda
dal 2005 al 2014 per ben 9 stagioni e 208
episodi, HIMYM è diventata una delle sitcom più famose ed
amate dal pubblico in tutto il mondo.
Ambientata nella New York del terzo
millennio, la serie racconta delle vite e delle vicissitudini
sentimentali e non di cinque amici, Ted (Josh
Radnor), Robin (Cobie
Smulders), Marshall (Jason
Segel), Lily (Alyson Hannigan) e
Barney (Neil Patrick
Harris). In ogni episodio vediamo i ragazzi alle prese
con problemi lavorativi, familiari o di cuore, protagonisti di
avventure ai limiti della follia. Tuttavia, il filo conduttore
della serie è Ted, pasticcione e un po’ sfortunato in amore, alla
costante ricerca della sua anima gemella.
https://youtu.be/BzXJY_A0QBk
Rachelle Lefevre
compare come guest star nell’episodio 2×18 “Movin
Day “ (in italiano Il Trasloco) di
How I Met Your
Mother, e interpreta Sarah. In questo
episodio Ted e Robin decidono di vivere insieme nell’appartamento
di lei ma Barney darà loro del filo da torcere. Intanto anche a
Lily Marshall le cose non vanno meglio. Vivendo da poco da soli, si
rendono conto in fretta che molte delle commissioni relative alla
gestione della casa erano affidate a Ted e ora sono una loro
responsabilità.
Rachelle Lefevre in Twilight
Contemporaneamente alla sua
carriera in tv, Rachelle Lefevre comincia a muovere i primi passi
anche sul grande schermo. Il suo debutto cinematografico risale al
2000, anno in cui l’attrice partecipa al film
Stardom, diretto da Denys Arcand. Ma grazie alla
sua esperienza in tv, alla sua formazione e al suo talento per la
recitazione, Rachelle in breve tempo riesce a farsi largo tra la
folla.
Negli anni successivi la vediamo in
molti altri film come Abandon – Misteriosi Omicidi
(2002), Confessioni di Una Mente Pericolosa (2002)
– diretto da George
Clooney -, La Preda (2003),
Un Amore Sotto L’Albero (2004), The River
King (2005) e Fugitive Pieces (2007).
Tuttavia, il successo più grande
per Rachelle arriva nel 2008 quando l’attrice viene scelta per
entrare a far parte del cast di Twilight. Diretto
da Catherine
Hardwicke, Twilight è il primo di una saga di quattro
film, ispirati alla famosa tetralogia letteraria di Stephenie
Meyer dedicata ai vampiri.
Il film racconta la storia di Bella
Swan (Kristen
Stewart), una diciassettenne che da Phoenix si
trasferisce a Fork, una piccola cittadina piovosa nello stato di
Washington. A causa delle continue trasferte della madre e del suo
nuovo compagno, un giocatore di baseball di serie B, Bella viene
mandata a vivere a Fork da padre, Charlie Swan (Billy
Burke).
Durante il suo primo giorno nella
nuova scuola, Bella, nonostante il suo carattere un po’ introverso
e cupo, riesce subito a farsi degli amici. A darle il benvenuto ci
sono Jessica Stanley (Anna
Kendrick), Angela Weber (Christian
Serratos), Eric Yorkie (Justin Chon)
e Mike Newton (Michael Welch). Ma c’è qualcun
altro che riesce a catturare l’attenzione di Bella. Si tratta di
Edward Cullen (Robert
Pattinson), un ragazzo bellissimo e misterioso, figlio
del ricchissimo e famoso medico Carlisle Cullen (Peter
Facinelli).
Ma Bella non è la sola ad aver
notato Edward. Il giovane Cullen e i suoi fratelli e sorelle,
Rosalie (Nikki
Reed), Alice (Ashley
Greene), Emmett (Kellan
Lutz) e Jasper (Jackson
Rathbone), sono i più ammirati della scuola. Tuttavia,
sembra che il giovane Edward non sopporti neanche la vista di Bella
che, sconfortata e confusa, cerca di stargli alla larga.
Quello che però all’inizio sembra
essere ‘disgusto’, si rivela essere tutta un’altra cosa. I due
ragazzi si ritrovano spesso a interagire, dentro e fuori scuola,
imparando così a conoscersi meglio. E ben presto, una semplice ma
strana amicizia, si trasforma in attrazione travolgente. Eppure c’è
ancora qualcosa riguardo Edward che Bella non riesce a capire.
Con l’aiuto di Jacob Black
(Taylor
Lautner), membro della tribù dei Quileute e figlio di
un amico di vecchia data di suo padre, Bella impara a conoscere
molte delle leggende del posto e dell’antica lotta tra umani,
licantropi e vampiri. Grazie alle informazioni ottenute, la ragazza
capisce che dietro la facciata da bello e impossibile di Edward si
nasconde molto di più, un pericoloso e oscuro segreto che non vede
l’ora di scoprire.
Rachelle Lefevre in
Twilight
interpreta Victoria, una bellissima
vampira dai capelli rossi che diventerà l’antagonista principale di
Bella e dei Cullen in New
Moon ed Eclipse,
secondo e terzo capitolo della saga. In Twilight, Victoria viene
presentata come membro di un trio di vampiri assetati di sangue che
terrorizza lo stato di Washington. Insieme al suo compagno James
(Cam
Gigandet) e al terzo vampiro della congrega, Laurent
(Edi Gathegi), Victoria attacca gli esseri umani,
arrivando anche a minacciare Bella e mettendosi quindi contro i
Cullen.
Rachelle Lefevre e Bryce Dallas
Howard: l’evoluzione di Victoria
Forse pochi sanno che il ruolo di
Victoria non è stato assegnato a caso a
Rachelle Lefevre. Pare infatti che l’attrice fosse
una grande fan della saga della Meyer nonché di Catherine
Hardwicke e che, per ottenere una parte nel nuovo film
di Twilight, abbia
scritto una lettera particolarmente ispirata alla regista.
Appassionata di fantasy e
di vampiri da quando era stata abbastanza grande da leggere
Dracula di Bram Stoker, Rachelle
riesce a convincere la Hardwicke che le assegna il ruolo di
Victoria. Il suo personaggio, considerato come secondario nei film
Twilight e New
Moon, nel terzo capitolo della saga avrebbe invece
avuto maggiore importanza. Se nei primi due film le minacce alla
vita di Bella non arrivano mai a concretizzarsi, in Eclipse Victoria è al
centro dell’azione, pronta a sferrare il suo attacco mortale.
Nonostante però l’entusiasmo
iniziale, a sorpresa, Rachelle Lefevre rinuncia al ruolo di
Victoria in Eclipse
lasciando i suo fan senza parole. L’attrice, già impegnata in quel
periodo con tanti altri progetti, decide di abbandonare il treno di
Twilight. A prendere però il suo posto in Eclipse è Bryce Dallas
Howard, scelta dal regista David
Slade per dare nuova vita al personaggio di Victoria.
Rachelle Lefevre in Under The
Dome
Grazie alla notorietà acquisita con
Twilight e
New Moon,
Rachelle continua la sua carriera passando da un progetto
all’altro. In quegli anni la vediamo in moltissimi film tra i quali
ricordiamo La versione di Barney (2010),
Il Gioco dei Soldi (2010), Sotto Assedio –
White House Down (2013), Pawn Shop
Chronicles (2013), Homefront (2013),
Reclaim (2014), Il Volto della
Verità (2016) e Hollow In The Land
(2017).
Anche in tv la sua carriera
prosegue a gonfie vele. Dal 2011 la vediamo nelle serie tv
Off The Map (2011), A Gifted Man
(2011-2012), Law & Order –
Unità Vittime Speciali (2017), Philips K.
Dick’s Electric Dreams (2017) e Mary Kills
People (2018). Ma tra i suoi progetti televisivi più
importanti c’è di sicuro Under The Dome,
serie tv creata da Brian K. Vaughan per la
CBS, basata sul romanzo The Dome
di Stephen
King.
La serie racconta delle vicende
degli abitanti di Chester’s Mill, una piccola cittadina dello stato
del Maine, tagliati improvvisamente fuori dal mondo. Attorno alla
città infatti è comparso dal nulla uno strano e invisibile campo di
forza che impedisce ai cittadini di uscire e agli esterni di
entrare. Intrappolate e senza via di scampo, le persone cominciano
a cedere al panico e, in breve tempo, tutte le strutture sociali e
governative crollano. Sarà compito dei più audaci e illuminati
riportare l’ordine in città e trovare un modo per sorpassare la
barriera.
Nella serie Rachelle
Lefevre interpreta Julia
Shumway, una giornalista caduta in disgrazia che da
Chicago si trasferisce a Chester’s Mill per ricostruire la sua
carriera. Under The
Dome è andato in onda dal 2013 al 2015 per 3
stagioni e 39 episodi.
Rachelle Lefevre 2020
A causa della pandemia da
Coronavirus moltissime produzioni sia cinematografiche che
televisive sono state bloccate e molti attori, per cause di forza
maggiore, hanno dovuto smettere di recitare. Solo pochi progetti, a
cavallo tra il 2019 e il 2020, sono riusciti a vedere la luce e tra
questi c’è anche la miniserie drama thriller dal titolo
The Sounds con Rachelle
Lefevre.
Creata da Sarah-Kate
Lynch, la serie racconta la storia di una giovane coppia
di sposi alle prese con una famiglia invadente. Maggie
(Rachelle Lefevre) e Tom Cabbott (Matt
Whelan) si sono trasferiti nella città di Pelorus per
sfuggire all’influenza opprimente della famiglia di Tom. Ma quando
l’uomo scompare misteriosamente, Maggie è costretta a fare i conti
con una lunga serie di scoperte inquietanti che riapriranno vecchie
e dolorose ferite.
La serie The
Sounds è andata in onda sul canale canadese CBC
Television dal 3 settembre 2020 al 12 ottobre 2020, per
una sola stagioni di 8 episodi della durata di
circa 40 minuti ciascuno.
Rachelle Lefevre Instagram
Per essere sempre aggiornati sulle
ultime avventure professionali di Rachelle Lefevre
e sulla sua vita privata, vi consigliamo di seguire il suo account
Instagram
ufficiale.
Elliot Page, la
star nominata all’Oscar di
Juno e protagonista di The Umbrella
Academy, ha annunciato di essere transgender. Elliot,
precedentemente noto come Ellen Page, si è rivolto
ai suoi numerosi follower sui social media
dicendo:
“Ciao amici, voglio condividere
con voi che sono trans, i miei pronomi sono lui / loro e il mio
nome è Elliot. Mi sento fortunato a scrivere questo. Essere qui. Di
essere arrivato a questo punto nella mia vita. Sento un’incredibile
gratitudine per le persone incredibili che mi hanno sostenuto in
questo viaggio. Non riesco a esprimere quanto sia straordinario
amare finalmente chi sono abbastanza per perseguire il mio sé
autentico. Sono stato continuamente ispirato da così tanti nella
comunità trans. Grazie per il vostro coraggio, la vostra generosità
e il lavoro incessante per rendere questo mondo un luogo più
inclusivo e compassionevole. Offrirò tutto il supporto possibile e
continuerò a lottare per una società più amorevole ed equa”,
ha scritto.
“Adoro il fatto di essere
trans. E adoro il fatto di essere queer. E più mi tengo vicino e
abbraccio pienamente chi sono, più sogno, più il mio cuore cresce e
più prospero. A tutte le persone trans che ogni giorno si occupano
di molestie, disgusto di sé, abusi e minacce di violenza: ti vedo,
ti amo e farò tutto il possibile per cambiare questo mondo in
meglio”, ha continuato Page.
Nick Adams, Direttore di
Transgender Media di GLAAD, ha dichiarato: “Elliot Page ci ha
regalato personaggi fantastici sullo schermo ed è stato un schietto
difensore di tutte le persone LGBTQ. Ora sarà un’ispirazione per
innumerevoli persone trans e non binarie. Tutte le persone
transgender meritano la possibilità di essere loro stesse e di
essere accettate per quello che siamo. Celebriamo oggi lo
straordinario Elliot Page”.
Page ha recitato nel famoso film
indipendente di Jason Reitman e Diablo CodyJuno,
per il quale Page ha ricevuto una nomination all’Oscar, tra gli
altri riconoscimenti.
I suoi ruoli importanti includono
Kitty Pryde nella serie
X-Men,
Inception di Christopher Nolan. Ha prodotto e
interpretato film come Tallulah e
Freeheld e lo scorso anno ha segnato il suo
debutto alla regia esaminando il razzismo ambientale affrontato
dalle persone di colore e dalle comunità delle Prime Nazioni del
Canada.
Prima della transizione, Page era
uno degli attori gay più in vista di Hollywood. L’annuncio
arricchisce ulteriormente la sua eredità e lo aggiunge a un piccolo
ma crescente numero di creatori e star trans di Hollywood.
Otto anni dopo
Homecoming, Eugene Ashe,
regista, sceneggiatore ed ex musicista di Harlem, torna dietro la
macchina da presa con Sylvie’s Love, una produzione
originale Amazon Studios e iAm21
Entertainment in associazione con lo stesso
Ashe e la sua Seven Letters Word
Films.
Tessa Thompson e Nnamdi
Asomugha sono i protagonisti di una storia d’amore a suon
di jazz, ambientata nella New York degli anni ’50 e ’60.
La trama di Sylvie’s
Love
1962, Sylvie, Tessa Thompson, e Robert, Nnamdi
Asomugha, si rincontrano dopo cinque anni davanti a un
teatro newyorkese, dove lei aspetta qualcuno e lui ha appena finito
le prove col suo gruppo jazz, l’ormai famoso Dickie Brewster
Quartet. Un sorriso e un saluto riportano alla mente di entrambi
gli inizi della loro storia, che forse non si è ancora conclusa.
Dal primo incontro nel negozio di dischi del padre di Sylvie, Mr.
Jay, Lance Reddick, dove Robert si era fatto
assumere come aiutante, al loro amore sbocciato di lì a poco,
nonostante le differenze sociali e il fatto che Sylvie fosse in
procinto di sposarsi, mentre Robert suonava il sax sperando che
qualcuno notasse la sua band. Dal momento in cui le loro strade si
erano divise per la prima volta, a quel 1962 che li ha fatti
ritrovare, lui ormai famoso, lei sposata, in carriera e con una
figlia, ma con un matrimonio che non la soddisfa più. Cosa faranno
del loro amore? Quanto durerà il successo per Robert? Riuscirà a
dare a Sylvie tutto quello che ha sempre voluto?
La storia d’amore di
Sylvie secondo Eugene Ashe
Per Eugene Ashe
dirigere Sylvie’s Love è stato un modo per
coniugare due sue passioni: cinema e musica. Il cinema amato dal
regista è presente soprattutto a livello di ispirazione.
Ashe ha infatti dichiarato in una recente
intervista di aver tenuto presenti per questo lavoro film quali
Come eravamo di Sydney
Pollack (1973) e ParisBlues di Martin Ritt (1961),
volendo anche rendere omaggio a questa seconda pellicola, citandone
una scena all’interno di Sylvie’s Love.
Il film però non è una riproposizione, ma un’interpretazione
originale e più attuale. Ashe fa della
protagonista, una donna di colore, interpretata con aderenza e
coinvolgimento da Tessa Thompson, una figura forte e
determinata, che non insegue solo il proprio sogno d’amore, ma
anche la realizzazione di sé e delle proprie ambizioni.
Sylvie’s
Love, perfetta ricostruzione Sixties che
porta dritti all’attualità
Ciò che colpisce fin dai primi
fotogrammi del film e dalle prime note è l’accuratezza estrema
della ricostruzione d’epoca: l’ambientazione nella New York anni
Cinquanta e Sessanta è perfettamente ricreata, non solo attraverso
il tappeto sonoro jazz che percorre tutto il film, ma anche con le
scenografie, i costumi di Phoenix Mellow – in
particolare quelli indossati da Tessa Thompson sono davvero notevoli – ma
anche il trucco e le acconciature. Tutto concorre ad una messa in
scena veramente molto ben fatta, che ha la capacità di riportare lo
spettatore immediatamente indietro nel tempo. Da notare anche
l’accorto uso del flashback, coerente e non eccessivo, raccordato
dal montaggio di Dana Congdon.
Pur mantenendo il
focus sulla storia d’amore tra Sylvie e Robert,
Ashe, anche sceneggiatore e co-produttore del
film, decide dunque di mettere al centro la figura di una donna in
carriera, di colore, anticipatrice dei tempi, molto in sintonia con
un oggi in cui le donne fanno sentire la loro voce in molti modi,
attraverso una sempre maggiore affermazione professionale, ma anche
con movimenti di denuncia come Me Too, in cui le strade americane
si affollano di manifestanti uniti al grido di “black lives
matter”. Al tempo stesso Sylvie’s
Love è una storia d’amore di impianto classico
– i protagonisti che si lasciano e si ritrovano varie volte, un
amore che va in crisi ma che non muore mai – giocata sulla
disparità sociale tra i due che pone ostacoli e introduce
l’elemento dell’inadeguatezza, dell’insicurezza da parte di uno dei
due. Stavolta però è l’uomo a non sentirsi all’altezza, mentre la
donna non si sente affatto sminuita nello stare accanto ad un uomo
che non è altrettanto “vincente”.
Anche questo un segno dei tempi.
Thompson (Veronica Mars,
Westworld, Selma – la strada
per la libertà) e Asomugha, attore
ed ex giocatore di football americano, danno vita a questa coppia.
Lei con maggiore efficacia, dimostrando duttilità espressiva e
capacità di coinvolgere emotivamente lo spettatore, lui con qualche
limite in più, ma comunque in maniera dignitosa. Sylvie’s
love è dunque un inno all’amore, ma anche
all’emancipazione femminile e alla possibilità per la comunità
black di prendersi la scena da protagonista, dimostrando di saperla
gestire efficacemente.
Accanto a Tessa
Thompson e Nnamdi Asomugha, vi sono
Aja Naomi King (The birth of a nation
– Il risveglio di un popolo, Sempre
amici), che interpreta la cugina di Sylvie, il già
citato Lance Reddick (The
Wire, Fringe, Sotto assedio –
White House Down) nei panni del padre di Sylvie, Mr.
Jay, l’attore e stand-up comedian Tone Bell nel
ruolo di Dickie, leader del gruppo in cui milita Robert, la loro
manager soprannominata La Contessa, Jemima Kirke, e l’amica Carmen, Eva
Longoria (Desperate Housewives,
La sposa fantasma, Dora e la
città perduta).
La musica è anch’essa protagonista
del film con una robusta e più che appropriata colonna sonora. Non
poteva essere altrimenti, dal momento che Ashe
stesso è stato, oltre che musicista, compositore di svariate
colonne sonore. Inoltre, pare che abbia tratto in parte ispirazione
dal suo passato nella band dei Funky Poets e dalla musica della
cantante Nancy Wilson. La sua The nearness of
you è infatti nella colonna sonora ad opera di Fabrice
Lecomte. Al suo interno anche brani come Waltz for
Debby di Bill Evans, cantata da
Smantha Sidley,Quizás, Quizás, Quizás di
OsvaldoFarrés, cantata da
Eva Longoria, ma anche See You Later
Alligator, nella versione di Bill Haley,My Little Suede Shoes di Charlie Parker e
naturalmente Summertime di George
Gershwin, cantata da Sam Cook. Scelte
oculate, che accompagnano in maniera ottimale i diversi momenti del
film, traghettando lo spettatore in un’altra epoca.
Sylvie’s
Love, dove e quando vederlo in
streaming
Sylvie’s
Love sarà disponibile in streaming su
Amazon Prime Video dal 23 dicembre sia
negli Usa che in Europa.
Rilasciate oggi le prime immagini
de I DELITTI DEL BARLUME, la produzione
Sky Original coprodotta con
Palomar, che tornerà con due nuove storie
in prima tv su Sky Cinema e in streaming
su NOW TVl’11 e il 18 gennaio
2021, disponibili anche on demand.
Anche quest’anno due nuovi casi
scuotono la quotidianità dell’immaginaria cittadina di
Pineta (come sempre ambientata a Marciana
Marina, sull’Isola d’Elba), chiamata a fare i conti con la
pandemia che condizionerà la vita di tutti i suoi abitanti.
I due nuovi capitoli
“Mare forza quattro” e “Tana
liberi tutti”, sempre ispirati al mondo dei romanzi
di Marco Malvaldi editi da Sellerio Editore, sono
scritti da Roan Johnson, Davide Lantieri, Ottavia Madeddu e
Carlotta Massimi.
Confermata nuovamente la regia di
Roan Johnson, così come gli storici personaggi che
hanno reso famoso il “BarLume”: Filippo Timi veste ancora i panni di Massimo
Viviani, Lucia Mascino quelli del Commissario
Fusco, Enrica Guidi è la Tizi, mentre
Stefano Fresi e Corrado Guzzanti
sono ancora una volta Beppe Battaglia e Paolo Pasquali. Sempre
insieme, anche se questa volta con l’ausilio della tecnologia, il
“quartetto uretra”, capitanato da Alessandro
Benvenuti (Emo), insieme ad Atos Davini
(Pilade) Marcello Marziali (Gino) e
Massimo Paganelli (Aldo).
Le due
nuove storie de I DELITTI DEL BARLUME –“Mare forza quattro”e
“Tana liberi tutti” – saranno in
prima TV lunedì 11 e 18 gennaio alle 21.15
su Sky Cinema e disponibili
anche on demand su Sky e in
streaming su NOW TV
Si terrà dal 10 al 21
marzo la prima edizione di MAX3MIN, festival di
cortometraggi con film di breve durata, per un massimo di 3 minuti.
Il festival è diretto da Martina Schmied,
scenografa italo-argentina che nella sua carriera ha lavorato sia
come producer di video musicali per numerosi artisti tra cui Sting,
Bluvertigo, Milva, Gino Paoli, Zucchero e molti altri, che come
curatrice di mostre d’arte contemporanea.
MAX3MIN nasce
dall’idea di raccontare delle storie condensate in un tempo minimo,
che fanno della brevità il loro marchio di fabbrica: storie di
emozioni che non hanno bisogno di tempo, storie che si possono
rivedere come si riascoltano le canzoni, storie che non vogliono
proporre nient’altro fuorché loro stesse.
Il bando di selezione è aperto: c’è
tempo fino al prossimo 14 gennaio per poter inviare le opere da
sottoporre ai selezionatori tramite l’apposito form sul
sito www.max3min.com. I cortometraggi
potranno essere di ogni genere e lingua, girati in qualsiasi
formato e in qualsiasi tempo, con un unico limite ovvero la durata
di massimo 3 minuti, esclusi i titoli.
Tutti i film saranno disponibili
sulla piattaforma del festival nella sala virtuale a cui si potrà
accedere tramite una semplice registrazione. Il festival ospiterà
film di ogni genere, con il solo limite della durata, ma senza
limiti geografici: la programmazione di MAX3MIN, infatti, non sarà
disponibile solo entro i confini nazionali ma worldwide.
Dopo la serata inaugurale
di mercoledì 10 marzo 2021, anch’essa in
streaming sulla piattaforma del festival, ogni giorno la sala
virtuale ospiterà un gruppo di cortometraggi, fruibili
gratuitamente in tutto il mondo per 24 ore. Il festival MAX3MIN si
chiuderà domenica 21 marzo 2021 con
la cerimonia di premiazione in live
streaming, nel corso della quale verranno annunciati i
cortometraggi vincitori.
A decretare il film vincitore della
1° edizione di MAX3MIN sarà una Giuria
Internazionale composta da professionisti provenienti
da tutto il mondo. Tra i primi giurati
confermati, Tony Kaye, registra britannico di
film, tra cui l’acclamato American History X, nonché
pluripremiato regista di spot e videoclip, tra cui Dani
California dei Red Hot Chili Peppers e God’s
Gonna Cut You Down di Johnny Cash, per il quale ha vinto
nel 2008 il Grammy Award al Miglior Videoclip Musicale. Accanto a
lui, farà parte della giuria internazionale
anche Elisa Bonora, montatrice italiana ma di
base a Los Angeles, che nella sua carriera ha collaborato con
registi del calibro di Oliver Stone, Cameron Crowe, James Keach,
Jerry Sherr, Cecilia Peck, oltre che con Tony Kaye. Nelle prossime
settimane sarà annunciata la giuria completa.
La Giuria internazionale
stilerà una classifica dei migliori 10 cortometraggi, e
il vincitore riceverà un premio del valore di 3.000 euro per la
produzione di un nuovo film. Sarà inoltre assegnato il Premio del
Pubblico, che tramite votazione on-line decreterà il film
vincitore.
Secondo quanto riferito, i Marvel Studios starebbe assemblando
un cast in stile Avengers per Thor: Love
and Thunder. Ecco, quindi, che
Screen Rant ha stilato una lista di alcuni personaggi del MCU
che potrebbero apparire nell’attesissimo cinecomic di Taika Watiti in arrivo a febbraio del
2022.
1Eitri
Thor: Love and
Thunder potrebbe anche essere il film in cui Peter
Dinklage potrebbe tornare nei panni di comeEitri. Si è unito al MCU
in Avengers:
Infinity War e ha aiutato Thor a costruire la sua
nuova arma preferita, lo Stormbreaker.
Ci si aspettava che
Eitri sarebbe tornato anche in Avengers:
Endgame, ma non è successo. Con la possibilità
che il Mjolnir ritorni, Eitri potrebbe tornare in Thor
4 per ricostruire il martello o creare un’altra
potente arma da far usare a Thor.
Lashana Lynch, che ha interpretato il
personaggio di Maria Rambeau in Captain
Marvel, ha rivelato di recente di aver sostenuto
provini per altri ruoli nel MCU. Maria è un personaggio
fondamentale del cinecomic del 2019, in quanto svolge un ruolo
fondamentale nel viaggio di Carol Danvers. In qualità di amica del
supereroe e collega pilota dell’Air Force, Maria rappresenta un
collegamento con la vita di Carol sulla Terra. Anche la figlia di
Maria, Monica, appare nel film ambientato negli anni ’90, ed è
stato già confermato che avrà un impatto sul futuro del MCU:
l’attrice Teyonah Parris, infatti, interpreterà la versione adulta
di Monica nella prossima serie Disney+ della Marvel, l’attesissima
WandaVision.
Lashana Lynch è una star decisamente in ascesa
in questo momento. Sebbene Captain
Marvel sia stato il suo primo ruolo cinematografico di
spicco, aveva già recitato in Still Star-Crossed della ABC
nel 2017, nei panni di Rosaline Capulet. Tuttavia, la sua
performance più rivelante arriverà l’anno prossimo, quando
finalmente uscirà al cinema No Time to
Die, in cui Lynch interpreterà Nomi (che nel film
assumerà temportaneamente l’identità di nuovo 007).
Nonostante manchino ancora diversi
mesi all’uscita di No Time to Die, il
cast è già impegnato con la promozione del film. Recentemente,
Lashana Lynch ha parlato con la versione
inglese di
GQ del ruolo, condividendo anche alcuni dettagli sul percorso
che l’ha portata ad ottenere una parte in Captain
Marvel: “Ho fatto provini per anni”, ha
spiegato Lynch. “Il direttore casting della Marvel, Sarah Finn, mi
conosceva benissimo perché ho sostenuto provini sia per ruoli
importanti che per ruoli minori: per Black Panther (non dirò per
quale personaggio, perché ho degli amici nel film), Venom, un film
degli Avengers… ce ne sono stati davvero tanti.”
I commenti di Lynch fanno eco a
quelli della protagonista Brie Larson, che è stata altrettanto aperta
circa la sua esperienza con le audizioni, incluse quelle per il
MCU. Tuttavia, Larson e Lynch non si sono mai contese alcun ruolo,
poiché Larson è stata provinata sia per
Iron Man 2 che per Thor.
Come accaduto con Larson, è difficile immaginare per quali
personaggi si fosse candidata Lynch. In Black
Panther, ci sono tre personaggi principali intorno all’età
dell’attrice: Nakia (Lupita Nyong’o), Okoye (Danai Gurira) e Shuri
(Letitia Wright). È probabile che abbia sostenuto un provino per
uno di questi, anche se potrebbe essere stato per un ruolo ancora
più secondario.
Dopo circa 6
settimane di riprese si chiuderanno tra pochi giorni le riprese
dell’ultimo film di Davide Ferrario, Tutto
qua (titolo provvisorio) girato a Torino dal 26 ottobre
scorso. Moltissime le location utilizzate in città (OGR, Officine
Ferroviarie, Environment Park, Grattacielo di Intesa Sanpaolo,
Campus ONU ITC-ILO, l’Hotel Double Tree by Hilton del Lingotto),
insieme ad alcune località limitrofe come Pecetto, Villastellone,
Pianezza e ad altre della provincia di Asti (Castelnuovo Don Bosco,
Passerano Marmorito, Albugnano).
Un cast artistico
di rilievo che vede protagonisti Neri
Marcorè, Marco Paolini, Giovanni
Storti e Giorgio Tirabassi, con
un’importante presenza di attori piemontesi: Paolo
Giangrasso, Linda Messerklinger, Luca De Stasio, Marilina Succo,
Mauro Morittu, Chiara Cardea, Toni Mazzara, Zoe
Tavarelli.
Altrettanto
massiccia la presenza di professionisti piemontesi nel cast
tecnico, con una troupe formata per il 95% da maestranze locali: la
regia di Davide Ferrario naturalmente,
la fotografia di Emanuele Pasquet, le
scenografie di Francesca Bocca, insieme
a Ladis Zanini in qualità di
organizzatore generale, Cristina
Vecchio come direttore di
produzione, Davide Spina come location
manager, Vito Martinelli al suono e
molti altri.
Tutto
qua racconta la storia di un gruppo di amici adulti uniti
dal legame e dalla passione per la musica, che molti anni fa li
aveva fatti incontrare. The Boys, questo il nome
della band, aveva avuto un grande successo con un disco negli anni
Settanta. Nella loro routine, tra vicende amorose e familiari
irrompe una nuova possibilità per tornare al professionismo, ma
dovranno fare i conti con i sogni e le ambizioni di un tempo e il
mondo di oggi.
Il film – prodotto
da Lionello
Cerri e Cristiana Mainardi, una
produzione Lumière & Co. con Rai
Cinema – è realizzato con il contributo del POR FESR
Piemonte 2014-2020 – Azione III.3c.1.2 – bando “Piemonte
Film TV Fund” e il sostegno di Film
Commission Torino Piemonte.
“In un momento
segnato gravemente dalla pandemia che ha penalizzato il comparto
della Cultura e in particolare quello dello spettacolo con la
chiusura delle sale e dei teatri – ha sottolineato
l’assessore alla Cultura, Vittoria
Poggio – era importante dare un segnale di
vitalità con la prosecuzione delle attività che hanno coinvolto
tecnici e attori valorizzando molte professionalità
piemontesi.”. “Grazie al sostegno di Film Commission,
degli sponsor, di Rai Cinema e della casa di produzione Lumier &
Co – ha
aggiunto Poggio – il Piemonte
si conferma attrattore di progetti e fucina di idee a conferma
della propria vocazione in campo culturale a 360°”.
L’attribuzione del
contributo del “Piemonte Film Tv Fund” a “Tutto Qua”, è stata resa
nota proprio in questi giorni, insieme ad ulteriori 4 titoli, nella
graduatoria del Bando POR FESR “Piemonte Film Tv Fund”, Fondo della
Regione Piemonte per il sostegno alla produzione di cinema, film tv
e serie tv, con contributi a singolo progetto fino a 200 mila Euro
(misura di aiuto nell’ambito dei fondi strutturali POS FESR
2014-2020).
Oltre al film di
Davide Ferrario sono 2 i lungometraggi e 2 le serie TV, che
prevedono la realizzazione nel 2021 su territorio piemontese: la
società piemontese Indyca con il lungometraggio “The
Store”; la società milanese Casa delle Visioni con il
lungometraggio “Peripheric love”; IIF Italian
International Film con la serie TV “Guida astrologica per
cuori infranti”; Viola Film, già due volte in Piemonte con
il sostegno della Regione Piemonte e di FCTP, con una nuova serie
Tv tedesca dal titolo “Der Feind Meines
Feindes”.
In Grey’s Anatomy 17×06 che si
intitolerà “No Time for Despair (Winter Finale)” Il Grey
Sloan Memorial deve affrontare nuove pressioni mentre il Seattle
Pres è sovraccarico e il Grey Sloan Memorial è ora sottoposto al
protocollo di capacità di picco. Nel frattempo, Owen e Amelia
si trovano ad affrontare uno degli interventi chirurgici più
controversi della loro carriera nel nuovo episodio di Grey’s
Anatomy che andrà in onda giovedì 17 dicembre sulla ABC.
La diciassettesima stagione di
Grey’s
Anatomy debutterà giovedì 12 novembre 2020. In
Grey’s Anatomy 17ritorneranno i personaggi
Meredith Grey (stagioni 1-in corso), interpretata da Ellen
Pompeo, Alexander “Alex” Michael Karev (stagioni 1-in
corso), interpretato da Justin
Chambers, Miranda Bailey (stagioni 1-in corso),
interpretata da Chandra
Wilson, Richard Webber (stagioni 1-in corso),
interpretato da James
Pickens, Jr., Owen Hunt (stagioni 5-in corso),
interpretato da Kevin
McKidd, Teddy Altman (stagioni 6-8, 15-in corso,
ricorrente 14), interpretata da Kim
Raver, Jackson Avery (stagione 7-in corso,
ricorrente 6), interpretato da Jesse
Williams, Josephine “Jo” Alice Wilson (stagione 10-in
corso, ricorrente 9), interpretata da Camilla
Luddington, Margaret “Maggie” Pierce (stagione 11-in
corso, guest 10), interpretata da Kelly
McCreary, Greg
Germann come Tom Koracick, Benjamin Warren
(stagioni 12-14, ricorrente 6-in corso, guest 7), interpretato
da Jason George, Andrew DeLuca
(stagione 12-in corso, guest 11), interpretato da Giacomo
Gianniotti e Caterina
Scorsone nei panni di Amelia Shepherd.
Grey’s Anatomy 17 è stato creato ed è prodotto da
Shonda Rhimes (“Scandal”, “How to Get Away with Murder”, “Station
19”). Betsy Beers (“Scandal”, “How to Get Away with Murder”,
“Station 19”), Mark Gordon (“Saving Private Ryan”), Krista Vernoff
(“Shameless”), Debbie Allen, Zoanne Clack, Fred Einesman, Andy
Reaser e Meg Marinis sono i produttori esecutivi. “Grey’s Anatomy”
è prodotto da ABC Signature, che fa parte dei Disney Television
Studios, insieme a 20th Television e Touchstone Television.
Grey’s
Anatomy è stato creato ed è prodotto da Shonda Rhimes.
Betsy Beers, Mark Gordon, Krista Vernoff, Debbie Allen, Zoanne
Clack, Fred Einesman, Andy Reaser e Meg Marinis sono i produttori
esecutivi. “Grey’s Anatomy” è prodotto da ABC Signature, che fa
parte dei Disney Television Studios, insieme a 20th Television e
Touchstone Television.
Negli ultimi anni è stata prestata
molta più attenzione al modo in cui Hollywood racconta i personaggi
LGBTQ+ nei film e nelle serie tv. In passato, era abbastanza comune
per attori eterosessuali interpretare personaggi omosessuali ed
essere elogiati per quelle che venivano definite scelte di carriera
“coraggiose”.
Oggi assistiamo sempre più ad una
maggiore inclusione a livello di casting, con molti attori gay che
interpretano personaggi gay, aggiungendo forse più autenticità alle
loro performance. Uno dei titoli più recenti ad aver ricevere una
sorta di contraccolpo per le sue scelte di casting è stato
Falling, il debutto alla regia di Viggo Mortensen che vede l’attore candidato
all’Oscar interpretare proprio un uomo gay.
In un’intervista con il
Times (via
The Playlist), a Mortensen è stato chiesto proprio delle
critiche al fatto che, nel film, abbia deciso di interpretare il
protagonista Will, un uomo gay che vive a Los Angeles con suo
figlio John, il suo compagno Eric e la loro figlia, e che da sempre
ha un rapporto conflittuale con suo padre, il quale non ha mai
accettato la sua omosessualità. In risposta alle controversie, la
star de Il Signore degli Anelli e di
Green Book ha spiegato che le persone dovrebbero smetterla
di credere di sapere tutto a proposito della sua vita privata;
proprio per questo, dovrebbero smetterla di giudicare i ruoli che
decide di interpretare.
“Guarda, questi sono i tempi in
cui viviamo e penso che sia salutare che questi problemi vengano
sollevati”, ha detto Viggo Mortensen. “La risposta breve è che
non pensavo fosse un problema. Le persone poi mi chiedono: ‘E
allora Terry Chen (che interpreta mio marito nel film) è
omosessuale?’. La risposta è che non lo so. Non avrei mai il
coraggio di chiedere a qualcuno, durante un casting, se lo
sia.”
L’attore ha poi aggiunto: “E
poi… come fai a sapere qual è la mia vita? State dando per scontato
che io sia completamente eterosessuale. Forse lo sono, forse non lo
sono. E francamente non sono affari vostri. Voglio che il mio film
funzioni e voglio che il personaggio di John sia efficace. Quindi,
se non avessi pensato che fosse una buona idea, non l’avrei
fatto.”
Falling ha
debuttato al Sundance Film Festival di quest’anno ed è stato
ospitato in numerosi altri festival durante tutto l’anno.
Attualmente è in uscita in diversi mercati europei, ma deve ancora
essere annunciata una data di uscita ufficiale negli Stati
Uniti.
Il canale americano HBO ha diffuso
il promo ufficiale di Euphoria 2, l’attesa nuova
stagione della serie Euphoria
acclamata che ritorna con
due episodi speciali.
La serie drammatica della HBO
vincitrice di un Emmy EUPHORIA tornerà
con due episodi speciali, con il primo debutto DOMENICA 6
DICEMBRE alle 21:00 ET / PT. L’episodio andrà in onda su HBO e sarà
disponibile per lo streaming su HBO Max negli USA. In Italia non ha
ancora una collocazione su SKY.
https://www.youtube.com/watch?v=uY0_7wPGJlk
Dopo essere stato lasciato da Jules
alla stazione dei treni e ricaduta, il primo episodio speciale
segue Rue (interpretata dalla vincitrice dell’Emmy
Zendaya) mentre celebra il Natale. Scritto e diretto dal
creatore della serie Sam Levinson, l’episodio, intitolato “Trouble
Don’t Last Always”, è interpretato anche da Colman Domingo, che è
apparso nella prima stagione. Il titolo e la data del secondo
episodio sono in arrivo. Entrambi gli episodi speciali sono stati
prodotti sotto Linee guida COVID-19.
Euphoria ha
ricevuto tre Primetime Emmy quest’anno, tra cui Miglior attrice
protagonista in una serie drammatica (Zendaya),
Miglior trucco contemporaneo (non protesico) e Musica e testi
originali eccezionali.
Euphoria è
stato creato e scritto da Sam Levinson, che è anche produttore
esecutivo; i produttori esecutivi Ravi Nandan, Kevin Turen, Drake,
Future the Prince, Hadas Mozes Lichtenstein, Ron Leshem, Daphna
Levin, Tmira Yardeni, Mirit Toovi, Yoram Mokady e Gary Lennon; Will
Greenfield è co-produttore esecutivo. Prodotto in collaborazione
con A24 e basato sull’omonima serie israeliana, creata da Ron
Leshem e Daphna Levin, di HOT.
La Casa di Carta e Elité
ne hanno fatto un volto amatissimo in tutto il mondo, ma, dopo aver
lavorato con e per Netflix, Jaime Lorente è pronto per passare ad Amazon Prime Video, con un nuovo progetto seriale
che affonda le sue radici nella tradizione spagnola e presta il suo
volto a El Cid, il condottiero medievale,
leggendaria figura della Reconquista spagnola. La serie sarà
disponibile sulla piattaforma a partire dal 18 dicembre 2020, in
tempo per far compagnia agli spettatori in questo insolito periodo
natalizio che si sta approssimando.
La serie tv, che prende proprio il
titolo dal condottiero, El Cid, racconta la sua
storia, il suo epico viaggio, da ragazzino, a eroe di guerra e
scudiero del re, alla ricerca del proprio posto nella monarchia,
nel mondo, mentre si trova a vivere in un periodo storico che lo
mette a contatto con le diverse comunità religiose spagnole. Amore,
lealtà e coraggio forgiano lo spirito di un guerriero che è
diventato leggenda.
A creare la serie c’è José
Velasco, insieme a Luis Arranz e
Head Writer, mentre alla regia dei cinque episodi
c’è Adolfo Martínez. Zebra Producciones ha
affiancato Prime Video per realizzare un racconto storico, epico,
che infonde grande cura nei dettagli della messa in scena ma che,
come tutte le produzioni spagnole per la tv, sembra proporre una
recitazione stentorea che si allontana dai gusti più naturalistici
a cui il pubblico è abituato.
El Cid dal 18
dicembre su Amazon Prime Video
Nel cast, assieme a Jaime Lorente nel ruolo di El
Cid, ci sono anche José Luis
García-Pérez, nel ruolo di Re Ferdinando Primo Il Grande,
Elia Galera nei panni della Regina Sancha La
Bella, Juan Echanove nei panni del Vescovo,
Alicia Sanz nel ruolo dell’Infanta
Urraca, Juan Fernández nei panni di Rodrigo,
nonno del Cid, Pablo Álvarez nel ruolo di
Orduño, l’antagonista di Ruy, Ginés García Millán
nei panni del Re Ramiro di Navarra e Zohar Liba,
che interpreta Abu Bakr.
Indirizzata ad un pubblico che ama
la ricostruzione storica e il poema cavalleresco, El
Cid non trascura nemmeno un pizzico di modernità nella
messa in scena dei suoi personaggi, dai tratti eroici dei
protagonisti, e degli antagonisti, al tratteggio delle figure
femminili, volitive e passionali.
Sembra tuttavia scontato che la
serie avrà tutto il successo e il pubblico che il Denver de
La Casa di Carta riuscirà a trascinare, fino alla
fine del primo ciclo narrativo, perché se l’impegno produttivo e
artistico dello show si vede sin dalle prime battute, è anche vero
che il volto trascinatore di Lorente rappresenta almeno della metà
dell’interesse intorno al progetto.
In un nuovo video parodia con
Jeff Ward, star di Agents
of S.H.I.E.L.D.,Batman declassa la
Batmobile e perde la sua Batcaverna. Di recente, si è tornati a
parlare con un certo fervore del classico supereroe all’interno del
DC
Extended Universe. Ciò è dovuto all’uscita di The
Batman, che avrà come protagonista
Robert Pattinson nei panni di Bruce Wayne. Tuttavia, il Batman
originale del DCEU,
Ben Affleck, non ha ancora finito con il ruolo: apparirà,
infatti, nel film The Flash accanto al collega
Michael Keaton, interprete del Crociato di Gotham nei due film
realizzati da Tim Burton tra la fine degli anni ’80 e l’inizio
degli anni ’90. Affleck riprenderà il ruolo anche nell’attesissima
Snyder Cut di Justice
League, che debutterà su HBO Max il prossimo anno.
Essendo uno degli eroi più famosi
della DC, Batman è stato protagonista di questo distopico 2020
anche fuori dallo schermo. Prima, un uomo travestito da Cavaliere
Oscuro è sceso per le strade del Messico, con una Batmobile
improvvisata, per spingere le persone a seguire le precauzioni
contro il Coronavirus; dopo, un diverso cosplayer si è presentato
ad una protesta a Philadelphia, tra gli applausi generali dei
presenti. Tuttavia, entrambi gli esempi mostrano la popolarità
duratura del personaggio e il simbolo della speranza che ancora
oggi rappresenta.
Jeff Ward lo
dimostra perfettamente in un nuovo video intitolato “Fund the Bat”
(letteralmente “Finanzia il pipistrello”). Nel video, Ward
interpreta un Batman colpito dalla pandemia di Coronavirus,
costringendolo a rinunciare alla sua Batcaverna e a scambiare la
Batmobile con un’opzione più sensata. Scritto e diretto da Jeffrey
Bell, co-showrunner di Agents
of S.H.I.E.L.D., la parodia è stata realizzata in realtà
per provare ad incrementare le donazioni al Covid-19 Emergency
Relief Fund dell’MPTF, che sostiene i lavoratori di Hollywood
rimasti senza lavoro a causa della pandemia.
Arriva da
Deadline la notizia che Peter Dinklage, il celebre Tyrion Lannister
della serie Game of Thrones, sarà il protagonista
del reboot di The
Toxic Avenger, film del 1984 diretto da
Lloyd Kaufman e Michael Herz, primo film horror prodotto
dalla Troma.
Il film originale, a metà tra
commedia, fantascienza e horror, è ambientato nella città fittizia
di Tromaville, NJ, e racconta la storia di un custode in un centro
benessere che viene lanciato dalla finestra del secondo piano da un
gruppo di bulli, atterrando in un bidone di rifiuti tossici. I
prodotti chimici lo portano a trasformarsi nel “vendicatore
tossico” del titolo, che ha dimensioni e forza sovrumane e
contrasta i bulli e la corruzione.
Il reboot sarà diretto dall’attore
Macon Blair, che ha esordiato alla regia con I
Do Not Feel at Home in This World Anymore, presentato per la
prima volta nel 2017 e vincitore del Gran Premio della giuria al
Sundance Film Festival. Sullo schermo, Blair ha recitato in
Blue Ruin, Green Room, Murder Party, Gold, La truffa dei Logan,
American Woman e nel film horror di NetflixHold the Dark.
L’originale The Toxic
Avenger ha dato il via a un franchise, tra cui sequel,
The Toxic Avenger Part II, The Toxic Avenger Parte III: The
Last Temptation of Toxie e Citizen Toxie: The Toxic
Avenger IV, nonché a una strana produzione musicale, un film
per bambini, una serie di cartoni animati e persino un fumetto
Marvel.
Kaufman e Herz, registi del film
originale, figureranno come produttori al riavvio per Troma
Entertainment, mentre Alex
Garcia e Jay Ashenfelter
supervisioneranno il progetto per conto di Legendary. Lo studio non
ha ancora annunciato una data di uscita ufficiale.
I prossimi progetti cinematografici di Peter Dinklage
Tra i prossimi progetti
cinematografici di Peter Dinklage (che abbiamo visto l’ultima
volta al cinema in Avengers:
Infinity War e I Think We’re Alone Now, entrambi
del 2018) figurano
Brothers, la nuova commedia di Etan Cohen in cui reciterà
al fianco di
Josh Brolin, il remake de
Il Mucchio Selvaggio ad opera di
Mel Gibson che vedrà nel cast anche Michael Fassbender e Jamie
Foxx, ed una nuova versione della storia di
Van Helsing in cui Dinklage reciterà insieem a
Jason Momoa.
Il creatore di Fargo,Noah Hawley, non pensa che il suo film di
Star Trek verrà realizzato. Nel 2009,
J.J. Abrams ha riportato in vita il franchise sul grande
schermo grazie ad un nuovo film incentrato su versioni alternative
– rispetto alla saga originale – dell’equipaggio dell’Enterprise.
Il primo Star Trek di Abrams ha portato alla realizzazione
di ben due sequel, e sebbene ci fossero dei piani per un quarto
capitolo con il medesimo cast, tutto sembra essere caduto nel
dimenticatoio a seguito della tiepida accoglienza riservata a
Star Trek
Beyond del 2016. Da allora, il futuro del franchise di
Star Trek è rimasto in una sorta di limbo.
Lo scorso novembre, sembrava che si
stessero facendo dei progressi quando la mente creativa dietro la
serie tv Fargo,Noah Hawley, è stato scelto per scrivere e
dirigere il prossimo film di Star Trek.
All’inizio, i fan pensavano che sarebbe stato il tanto atteso
Star Trek 4, ma Hawley ha subito messo in dubbio tale
credenza quando ha descritto il progetto come un “nuovo inizio” per la saga. In seguito, alcuni report
volevano che il progetto fosse stato messo in stand-by dalla
Paramount, che stava parallelamente considerando altri due film
legati alla saga, uno dei quali avrebbe riportato sul grande
schermo il cast del reboot di Abrams.
Adesso, sembra davvero che lo
Star Trek di Hawley non sia più una priorità per lo
studio. In una nuova intervista con
Deadline in occasione del finale di stagione del quarto ciclo
di episodi di Fargo, a Noah Hawley è stato chiesto se crede ancora
che Star Trek sarà nel suo futuro: purtroppo, non
sembra essere così! Lo sceneggiatore statunitense ha risposto in
maneira diplomatica, citando le mutevoli priorità della Paramount
come motivo per cui il suo progetto è stato interrotto.
“Non sembra un progetto che farà
parte del mio prossimo futuro. Penso che quando Emma [Watts,
presidente della Paramount] è entrata, ha dato un’occhiata al
franchise e voleva andare in una direzione diversa. Ma sai, la vita
è lunga. Eravamo molto vicini alla produzione, ma in questo settore
può significare tutto o nulla. Devi essere in gara sin da subito,
se sai cosa intendo.”
Sembra quindi che Hawley ed il suo
Star Trek si siano avvicinati persino ad un inizio di
produzione, ma è evidente che la Paramount sia interessata a
muoversi in una nuova direzione. In realtà, si è sempre saputo
molto poco circa il progetto di Hawley, tranne che si sarebbe
concentrato su nuovi personaggi e non sulla timeline di Kelvin, e
che avrebbe avuto al centro un conflitto incentrato su un virus
mortale, qualcosa che molti avevano già bollato come “inadeguato”
da un punto di vista narrativo.
A quanto pare, Rosie
Perez non ha particolarmente gradito le battute sull’età
presenti in Birds of
Prey. Prima dello scoppio della pandemia di
Coronavirus, il cinecomic DC è stato uno dei pochi grandi
blockbuster ad uscire nelle sale all’inizio di quest’anno.
Nonostante non abbia raccolto i consensi sperati in termini di
incassi, Birds of
Prey è stato accolto generalmente bene dai fan e
dalla critica. Diretto da Cathy Yan, l’ultimo
episodio del DCEU (il primo classificato come vietato ai minori) ci
ha mostrato il personaggio di Harley Quinn (Margot
Robbie) dopo la rottura con il Joker (Jared
Leto), intenta a rivendicare la sua indipendenza.
Alla fine,
nonostante il titolo, gran parte di Birds of
Prey è stato incentrato su Harley anziché sul team,
nonostante i fan abbiano comunque risposto calorosamente ai nuovi
personaggi del DCEU, ossia Cacciatrice (Mary Elizabeth
Winstead), Black Canary (Jurnee Smollett)
e Renee Montoya (Rosie Perez). Nello specifico,
Montoya è un detective del dipartimento di polizia di Gotham City
che viene costantemente ignorato dai suoi colleghi maschi: quando
si alleerà con le Birds of Prey, giungerà ad una svolta
liberatoria.
Di recente Rosie Perez ha
recentemente proprio di Birds of
Prey in una nuova intervista con
UPROXX. All’attrice è stato chiesto per la prima volta se
sarebbe interessata a tornare per un eventuale sequel (la risposta
è stata che accetterebbe!), ma poi è andata ben oltre, condividendo
il suo più grande rammarico nei confronti del primo film: le
battute fatte sull’età del suo personaggio.
“Voglio dire, se un sequel
dovesse accadere, certo che accetterei. Quando me lo hai chiesto,
la prima cosa che mi è venuta in mente è stata: ‘Oh mio Dio! Devo
perdere peso e rimettermi in forma’. Spero soltanto che non ci
siano ancora una volta battute sull’età. Mi hanno chiamato ‘nonna’.
Quella era l’unica cosa che non mi è piaciuto. Ricordo di aver
esclamato: ‘Davvero ragazzi? Veramente?’. Ho pensato: ‘Avreste il
coraggio di dirlo a Helen Mirren, che ha fatto 50 milioni di film
d’azione?’.
La rappresentanza di genere in Birds of Prey
Non sorprende che
Rosie Perez abbia messo in discussione questo tipo
di battute. Birds of
Prey è stato lodato per la sua rappresentazione delle
donne, ma anche per i personaggi LGBTQ e di colore. Renee ha
sicuramente offerto il suo marchio di rappresentanza, poiché era il
membro più anziano del gruppo. Tuttavia, scherzando a buon mercato
sulla sua età, il film non ha dato al personaggio la stessa
rappresentazione positiva che hanno ricevuto gli altri, almeno dal
punto di vista della sua interprete…
Birds of
Prey, diretto
da CathyYan, è uscito
nelle sale il 7 febbraio 2020. Nel cast Margot
Robbie (Harley Quinn), Mary
Elizabeth Winstead e Jurnee
Smollett-Bell (rispettivamente Cacciatrice e Black
Canary), ma anche Rosie Perez (Renee
Montoya) e Ella Jay Basco (Cassandra
Cain). Ewan
McGregorinterpreta invece uno dei due principali
villain del film, Maschera Nera, alter ego di Roman
Sionis; l’altro villain principale, Victor Zsasz, è intepretato
da Chris Messina.
Kerry Condon, che
nel MCU ha prestato la voce a
F.R.I.D.A.Y., l’interfaccia utente di Iron Man, ha recentemente
parlato di una nota che ha ricevuto mentre lavorava alla scena
della morte di Tony Stark in Avengers:
Endgame. Sebbene sia uscito più di un anno e mezzo fa,
Endgame
continua ad essere oggetto di interesse per i fan della Marvel. Il
film ha segnato la fine del MCU come lo conoscevano gli spettatori,
grazie alle dipartite di alcuni degli Avengers originali, come
appunto Iron Man, ma anche Captain America e Vedova Nera. Sebbene
lo Steve Rogers di
Chris Evans abbia avuto un lieto fine, Natasha e Tony non sono
stati così fortunati: entrambi, infatti, si sono sacrificati
durante la narrazione. La morte di Iron Man è arrivata al culmine
del film, dopo aver impugnato il Guanto dell’Infinito.
Tony ha iniziato ad usare
F.R.I.D.A.Y. come sostituto di J.A.R.V.I.S., dopo che quest’ultimo
è stato impiegato per aiutare a creare Visione. F.R.I.D.A.Y. è
apparso accanto ad Iron Man in diversi film del MCU, tra cui
Avengers:
Age of Ultron, Captain
America: Civil War e gli ultimi due film degli Avengers,
Infinity
War ed Endgame.
F.R.I.D.A.Y. ha anche avuto un ruolo in Spider-Man:
Homecoming, accanto al Peter Parker di
Tom Holland. Sebbene J.A.R.V.I.S. rimane l’interfaccia più nota
di Tony, F.R.I.D.A.Y. ha comunque fatto parte di molte scene chiave
all’interno dell’arco narrativo del personaggio.
In un’intervista con
Collider, Kerry Condon ha parlato del suo
lavoro nel MCU in qualità di doppiatrice di F.R.I.D.A.Y.. L’attrice
irlandese ha spiegato che spesso si è ritrovata a dover utilizzare
la sua voce fuori campo e a lavorare di fronte ad uno schermo
vuoto, o per motivi di segretezza o perché la scena in questione
non era completa, con altre persone che puntualmente dovevano
spiegarle il contesto e ciò che accadeva in quella particolare
scena. Parlando nello specifico della morte di Tony, Condon ha
detto:
“L’ultima volta, quando è morto,
ricordo di aver pensato: ‘Oh mio Dio!’. Ogni volta era come: ‘Ma
c’è speranza, giusto? Non è veramente morto!’. Invece mi guardarono
e allora pensai: ‘Oh mio Dio!’. Sapevo che era tutto finito. E
allora mi dissero: ‘Prova a dirlo come se fosse la cosa più triste
che tu abbia mai detto in vita tua’. E allora risposi: ‘Beh, non
sarà difficile, c***o! È tutto finito’.”
La morte di Iron Man in Avengers: Endgame
Oltre a ricordare
quanto sia stata devastante la morte di Tony in Avengers:
Endgame, i commenti di Condon evidenziano anche la
natura sorprendente del momento. Sebbene molti fan sapevano che uno
degli Avenger originali sarebbe morto nel film, il devastante
sacrificio di Vedova Nera all’inizio di Endgame
ha fatto credere che il resto dei Vendicatori sarebbe
sopravvissuto; così non è stato, e la morte di Tony è diventato il
momento più straziante dell’arco narrativo del
personaggio.
Avengers:
Endgame è arrivato nelle nostre sale il 24 aprile
2019. Nel cast del film Robert
Downey Jr., Chris
Evans, Mark
Ruffalo, Chris
Hemsworth e Scarlett
Johansson. Dopo gli eventi devastanti di Avengers:
Infinity War, l’universo è in rovina a causa
degli sforzi del Titano Pazzo, Thanos. Con l’aiuto degli alleati rimasti in vita dopo
lo schiocco, i Vendicatori dovranno riunirsi ancora una volta per
annullare le azioni del villain e ripristinare l’ordine
nell’universo una volta per tutte, indipendentemente dalle
conseguenze che potrebbero esserci.
Per tutti coloro rimasti incantati
dalla Terra di Mezzo grazie alla trilogia de Il Signore degli
Anelli, il regista premio Oscar Peter Jackson
dà loro la possibilità di tornarvi grazie ad un nuovo film qui
ambientato. Si tratta di Lo Hobbit –
Un viaggio inaspettato, primo capitolo di una
trilogia prequel proseguita poi con La desolazione di
Smaug e La battaglia delle cinque
armate. Uscito nel 2012, il film ha visto il ritorno sul
grande schermo di numerosi personaggi già conosciuti e amati, come
anche l’introduzione di nuovi eroi tutti da scoprire, grandi o
piccoli che siano. Con questo è così ricominciata l’eterna lotta
tra il male e il bene, con quest’ultimo capace di nascondersi anche
nei luoghi più inaspettati.
Come già avvenuto per i precedenti
film, anche Lo Hobbit si basa sull’omonimo romanzo del
celebre scrittore J. R. R. Tolkien. Pubblicato per
la prima volta nel 1937, questo racconta le gesta dell’hobbit Bilbo
Baggins, e del suo incredibile viaggio verso terre e luoghi mai
visti prima. Nel film di Jackson, la missione di questi è quella di
aiutare un gruppo di nani a sconfiggere il terribile drago Smaug,
ma forze più grandi inizieranno ad agitarsi nell’ombra, riportando
alla luce l’Unico Anello, ricercato con grande avidità dal malvagio
Sauron. Originariamente, era proprio da questo racconto che Jackson
desiderava partire, ma per problematiche legali finì invece con il
concentrarsi sull’altra ben nota trilogia.
Arrivato in sala, il film raccolse
grandi consensi, in particolare da tutti quegli spettatori che non
vedevano l’ora di rivivere avventure simili a quelle già
conosciute. Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato arrivò così
ad un guadagno globale di oltre un miliardo di dollari a fronte di
un budget stimato tra i 200 e i 300 milioni. Con tale risultato, il
film è diventato il trentacinquesimo titolo di maggiore incasso
della storia del cinema, nonché il quarto del 2012. Molte sono le
curiosità da scoprire legate al titolo, specialmente in occasione
di una nuova visione. Proseguendo nella lettura si potranno
scoprire così dettagli sulla trama, il cast e molto altro.
Lo Hobbit – Un viaggio
inaspettato: la trama del film
La storia ha inizio con l’anziano
Bilbo Baggins intento a scrivere le proprie memorie nel Libro
Rosso, che intende poi donare a suo nipote Frodo. In particolare,
l’hobbit si concentra sull’avventura che lo vide coinvolto nella
liberazione di Erebor, roccaforte dei nani ora in possesso del
terrificante drago Smaug. Per Bilbo, tutto inizio nel momento in
cui riceve la visita di Gandalf il grigio, potente quanto
misterioso stregone. Questi gli offre la possibilità di partire con
lui per un grande viaggio, ma affezionato alla sua terra e poco
incline al rischio, Bilbo rifiuta categoricamente. Nel momento in
cui però alla sua porta si presentano 12 nani guerrieri, egli
comprende di non avere altre alternative se non quella di
partire.
Ha per lui inizio un viaggio
inaspettato, per buona parte del quale si sentirà un elemento di
troppo in mezzo ai coraggiosi nani che affrontano ogni pericolo
senza la minima esitazione. Eppure, Bilbo sembra poter essere
l’unico a compire il più indispensabile degli atti di quella
missione. Egli è infatti chiamato ad introdursi nella Montagna
Solitaria, dimora di Smaug, per farvi poi introdurre anche i suoi
compagni di viaggio. La strada verso questa è però lunga e
tortuosa, e durante il loro cammino il gruppo dovrà scontrarsi con
pericoli di ogni genere. Ciò che però non sanno, è che nell’ombra
forze oscure si stanno rianimando, attratte dalla ricomparsa di un
oggetto tanto prezioso quanto letale.
Lo Hobbit – Un viaggio
inaspettato: il cast del film
Per dar vita ai nuovi personaggi
presenti nel film, il regista ha condotto lunghi casting al fine di
individuare le personalità più adatte. Ad interpretare il giovane
Bilbo Baggins è così stato scelto Martin
Freeman, il quale aveva però inizialmente rifiutato la
parte per via di impegni già presi con la serie Sherlock.
Pur di avvalersi della sua partecipazione, però, Jackson decise di
riorganizzare le riprese. Per assumere i panni di Bilbo, Freeman
dovette inoltre sottoporsi a diversi tipi di allenamento, tra cui
anche quelli di combattimento con la spada. Accanto a lui, nei
ruoli dei nani si ritrovano attori come Richard
Armitage come Thorin Scudodiquercia, leader del
gruppo, Aidan Turner nei panni di Kili, e
Graham McTavish in quelli di Dwalin.
Nel film è poi presente Gandalf il
grigio, interpretato nuovamente da Ian
McKellen, il quale però non nasconde una certa
insoddisfazione. L’attore si trovò infatti a dover recitare
prevalentemente da solo circondato dal green screen, con il
risultato di sentirsi emarginato e umiliato dalla situazione.
McKellen considerò anche di lasciare il ruolo, salvo ripensarci
perché troppo legato ad esso. A seguirlo nei grandi ritorno vi è
poi Christopher
Lee che veste nuovamente i panni di Saruman il bianco.
Pur non essendo presente nel libro, Jackson ha inserito nel film
anche il personaggio di Galandriel, interpretata da
Cate
Blanchett.Hugo
Weaving torna invece nei panni di re Elrond, signore
di Gran Burrone. Ritorno altrettanto gradito è quello del celebre
Andy Serkis
nei panni di Gollum.
Lo Hobbit – Un viaggio
inaspettato: le differenze tra il libro e il film
Nel dar vita alla trasposizione
cinematografica di Lo Hobbit, Jackson si prese diverse
libertà rispetto a quanto in esso narrato. Egli non si fa infatti
problemi ad aggiungere personaggi non presenti nel romanzo, come
Galandriel o Legolas. La prima tra le differenze è però il prologo
dedicato alla caduta del popolo dei nani. Nel romanzo questo
racconto è solo accennato, mentre trova maggior approfondimento nel
film. Allo stesso modo il celebre Bian Consiglio viene qui ad
essere portato in scena pur non essendo presente nel testo di
Tolkien. Jackson se ne avvale per introdurre la questione del
Necromante, che si rivelerà poi essere il malvagio Sauron tornato
per reclamare il regno. Per poter dare al film un villain concreto,
si scelse infine di ampliare il ruolo di Azog il Profanatore.
Questi è un gigantesco orco che si
distingue per la sua pelle bianca. Da sempre acerrimo nemico dei
nani, questo diventa la loro maggior minaccia, desideroso di
uccidere Thorin, colpevole di averlo mutilato durante la Battaglia
di Nanduhirion. Nel romanzo, tuttavia, durante questa Azog viene
propriamente ucciso da Thorin, e al suo posto come capo degli Orchi
subentra il figlio Bolg. Per concludere, una delle scene più
celebri è certamente quella che vede Bilbo e Gollum sfidarsi ad una
serie di complessi indovinelli. Per dar vita a questo momento in
particolare, Jackson ha invece deciso di rimanere particolarmente
fedele a come viene descritto nel libro, dando vita ad una scena
particolarmente ricca di tensione e grande intrattenimento.
Lo Hobbit – Un viaggio
inaspettato: il trailer e dove vedere il film in streaming e in
TV
Per gli appassionati del film è
possibile fruire di questo grazie alla sua presenza su alcune delle
più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Lo
Hobbit – Un viaggio inaspettato è infatti disponibile nel
catalogo di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play,
Infinity, Apple iTunes, Tim Vision e Amazon Prime Video. Per vederlo, basterà
sottoscrivere un abbonamento generale o noleggiare il singolo film.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si ha soltanto
un determinato periodo di tempo entro cui vedere il titolo. Il film
sarà inoltre trasmesso in televisione il giorno lunedì
30novembre alle ore
21:30 sul canale TV8.
Si è conclusa con una
straordinaria partecipazione di pubblico la
decima edizione di
Divergenti, il più longevo festival
cinematografico in Italia e uno dei pochi in tutto il mondo,
interamente dedicato all’immaginario trans, che per la prima volta,
si è tenuto completamente online sulla piattaforma della DER –
Documentaristi Emilia Romagna docacasa.it,
con la direzione di Nicole De Leo e
Porpora Marcasciano.
Nella serata di sabato 28
novembre, in diretta Zoom e Facebook, la giuria composta
da dalla fotografa Lina Pallotta, dalla regista e
attivista Giorgina Pi e dallo scrittore e
giornalista Jonathan Bazzi, alla presenza della
direzione e dello staff organizzativo del festival, ha annunciato i
vincitori scelti tra gli undici titoli del
concorso internazionale: Alice Junior di
Gil Baroni è il Miglior Film della decima edizione
di Divergenti; mentre tre menzioni speciali vanno
a Indianara di Aude
Chevalier-Beaumel e Marcelo Barbosa,
Sunken Plum (Prugna d’acqua
dolce) di Xu Xiaoxi e
Roberto F. Canuto e Lingua
Franca di Isabel Sandoval. I film
vincitori sono disponibili sulla piattaforma fino alle ore 10 di
lunedì 30 novembre.
Successo anche per la nuova
sezione del festival dedicata ai Vlog, ovvero brevi
racconti video in forma di diario o blog, che come ha ricordato
Richard Thunder, presidente del comitato di
selezione, dimostra quanto la pratica dell’autonarrazione sia
importante soprattutto tra i giovani della comunità trans, per
riappropriarsi di una narrazione spesso lasciata a esperti, medici
e psicologi.
Di seguito tutti i film vincitori
con le motivazioni.
Miglior
Lungometraggio a:
Alice
Junior di Gil Baroni
Con la seguente motivazione:
Perché legge l’esperienza della transizione, dell’isolamento
adolescenziale e del bullismo in un Brasile differente da quello
più rappresentato, con una nuova generazione protagonista, le sue
pulsioni e i suoi linguaggi, senza il sistema giudicante verso gli
adolescenti e le loro abitudini, offrendo un’alternativa, anche
emotiva, alle narrazioni più classiche su questi temi. Un’opera pop
luminosa e intelligente, capace di parlare a tante e a tanti, con
delicatezza, originalità e ironia, ma senza mai penalizzare la
profondità dei temi in campo.
Menzione speciale
a:
Indianara
di Aude Chevalier-Beaumel e Marcelo
Barbosa
Con la seguente motivazione: Per
lo sguardo diretto, senza retorica, nel raccontare la vita di una
grande attivista contemporanea e il suo coraggioso progetto di
alleanza umana e politica nel Brasile di Bolsonaro. Le lotte, le
complicità tra amiche e amici, fino alla violenza della storia che
irrompe: Indianara è un inno alla resistenza attraverso l’amore che
tiene insieme le comunità. Un’opera che non rifiuta le
contraddizioni, ma le immette tutte nel movimento vitale che punta
a un mondo più libero e giusto.
Menzione speciale
a:
Sunken
Plum (Prugna d’acqua dolce)
di Xu Xiaoxi e Roberto F.
Canuto
Con la seguente motivazione: Per
la poesia che riverbera nella tensione tra la realtà poco
conosciuta della Cina rurale e la contemporaneità. Un intreccio tra
vita e esperienza onirica che racconta il difficile processo,
universale, di rimarginazione delle ferite, ambientandolo in una
comunità ancora così tanto oppressa com’è quella trans
cinese.
Menzione speciale
a:
Lingua
Franca di Isabel Sandoval
Con la seguente motivazione: Una
storia d’amore nell’ambiente politicamente corrotto dell’America
trumpiana che rompe stereotipi, nuovi autoritarismi e paure
normative. Un film che colpisce per la straordinaria adesione
psicologica e poetica tra estetica cine-fotografica e corpo della
protagonista-autrice.
La X edizione di Divergenti è
ideata e organizzata da MIT – Movimento Identità
Trans con la direzione artistica di Nicole De
Leo e Porpora Marcasciano. Con il
contributo di Regione Emilia-Romagna,
Fondazione del Monte di Bologna e
Ravenna, Transitional States,
University Of Lyncoln; econ il sostegno
di UNAR. In collaborazione con: Cineteca
di Bologna, Centro di Ateneo SInAPSi,
CENESEX (Cuban National Center for Sex Education),
DER- Documentaristi Emilia-Romagna,
Archivio OUT-TAKES dell’Associazione CESD,
StickerMule, Divine Queer
Festival, Lovers Film Festival,
USN|expo Sardinia Queer Short Film Festival. Con
il patrocinio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite
per i Rifugiati (UNHCR), e di Amnesty
International Italia.
Evento realizzato nell’ambito
del Patto di collaborazione generale per la promozione e la
tutela dei diritti delle persone e della comunità LGBTQI nella
città di Bologna.
Il festival ringrazia il
fotografo Paolo Titolo che ha dato la sua immagine
per il manifesto della decima edizione di Divergenti.
In un momento in cui i viaggi sono
assolutamente fuori discussione, si dovrà rinunciare al cenone di
Natale con la famiglia riunita, ai festeggiamenti di Capodanno e
alle uscite serali nelle cittadine addobbate a festa dalle
luminarie natalizie, su Netflix arriva non solo un film che ci trasporta in
un altro tempo e in un altro “stato” (autoproclamato, lo vedremo a
breve), ma anche un film che racconta una storia di libertà e
autonomia, l’utopia dell’ingegnere Giorgio
Rosa e di Sydney Sibilia che ne ha
raccolto la vicenda e l’ha trasformata ne L’incredibile storia dell’isola delle
Rose.
La trama de L’incredibile storia dell’Isola delle
Rose
Tratto da una storia incredibile,
appunto, realmente accaduta, il film racconta di Giorgio
Rosa, giovane ingegnere bolognese con la testa tra le
nuvole che, nella difficoltà di inserirsi in un contesto sociale e
lavorativo che non va certo in contro alle sue attitudini insolite,
decide di crearsi una nazione tutta per sé, un’isola fuori dalla
giurisdizione dello Stato italiano e di qualunque altro Stato
sovrano precostituito. Così, con l’aiuto e i fondi di un suo
collega, costruisce a largo delle acque territoriali italiane, a
largo della costa adriatica, una piattaforma di 400 metri quadrati
che chiama Isola delle Rose.
Era l’estate del 1968, il mondo
viveva un periodo di ferventi proteste, mentre la riviera romagnola
era affollata di sole e di vacanzieri, e l’Isola delle Rose diventa
un’attrazione, qualcosa di molto simile ad una discoteca in mezzo
al mare, come farà notare a Giorgio stesso Gabriella, sua
indimenticata ex che è pronta a convolare a nozze con un altro. Ma
il nostro eroe vuole di più, vuole una nazione in senso proprio,
libera e autonoma, con una moneta, un sistema postale, una lingua
addirittura, e così comincia la sua battaglia contro i poteri
costituiti per dare dignità di Stato alla sua piccola utopia.
Sydney Sibilia è
inciampato per caso in questa storia che sembra inventata e con la
collaborazione tra la sua Groenlandia (con Matteo
Rovere) e Netflix, ha realizzato una commedia leggera che
vede Elio Germano interpretare il bolognese Giorgio
Rosa. Scritto a quattro mani con Francesca Minieri, L’incredibile
storia dell’Isola delle Rose è un invito alla vita, ai sogni in
grande, per quanto siano folli o strambi, racconta una persona e le
sue strambe attitudini e aspirazioni, ma racconta anche di un Paese
in cui sognare così in grande poteva essere possibile e
fattibile.
Il film pone lo squinternato eroe
Giorgio, con la sua ciurma di separatisti, di fronte ad un nemico
inedito, quel Governo guidato da Giovanni Leone,
con Franco Restivo agli Interni, che nella storia
del nostro Paese è ammantato di un alone di nobiltà e reverenza, se
non fosse altro perché era formato da alcuni dei padri costituenti,
gli uomini che hanno vergato la nostra costituzione dopo la
proclamazione della repubblica. Proprio nella rappresentazione di
questi inediti villain che ostacoleranno l’eroe risiede l’aspetto
più comico e godibile del film, grazie soprattutto a Luca Zingaretti e Fabrizio Bentivoglio che, interpretando
rispettivamente Leone e Restivo, danno vita a siparietti
comici impagabili.
Non che il resto del cast sfiguri,
perché al netto di un accento bolognese un po’ forzato per alcuni
degli interpreti, Germano, Matilda De Angelis, Leonardo
Lidi e Tom Wlaschiha (che recita in un comico
italiano con forte accento tedesco) riescono a formare un gruppo
abbastanza convincente, a tratti grottesco, più che comico.
Dopo il successo della trilogia di
Smetto Quando Voglio, ci si aspettavano grandi
cose da Sibilia che, scegliendo di raccontare proprio questa
storia, conferma che come cineasta è interessato a raccontare
storie di singoli, di uomini che misurano il loro potere in
rapporto ad un potere costituito. La storia di Giorgio
Rosa è coerente con questo concetto, tuttavia si sviluppa
con un linguaggio di commedia quasi distaccato. Non sembra esserci
troppa intenzione di costruire empatia trai personaggi e lo
spettatore e il risultato è soltanto un racconto dei fatti avvenuti
tra il ’68 e il ’69, ai quali manca totalmente la dimensione epica
ed eroica del compimento dell’impresa impossibile.
L’immaginario pop di Sibilia è
intriso di cinema americano, il regista gioca con quei punti di
vista, con quello stile, perdendo troppo spesso di vista quello che
serve effettivamente alla storia, auto-compiacendosi di voli
acrobatici e inquadrature dall’alto. Il risultato è una visione
presuntuosamente grandiosa dello spazio raccontato che però perde
di vista il cuore della storia. Quello di Giorgio Rosa sembra
semplicemente un capriccio, una bravata venduta, a parole più che a
fatti, come un atto di ribellione in nome di un sogno, in nome
della libertà.
La coraggiosa impresa di Sydney Sibilia
L’incredibile storia dell’isola delle Rose
paga anche il prezzo di un budget non sufficiente a permettere la
messa in scena di alcuni dei momenti chiave della storia,
soprattutto nel finale, lasciando parte dell’azione più
spettacolare nel fuori campo, nell’immaginazione dello spettatore,
nello sguardo rassegnato di Elio Germano.
Nonostante ciò, l’impresa è coraggiosa, portata avanti
dall’ambizione di fare cinema con un linguaggio e un appeal che
possano essere apprezzati anche fuori dai confini nazionali,
possibilità che Netflix offre per sua stessa natura di piattaforma
globalizzante, che contribuisce ad abbattere i confini della
distribuzione tradizionale.
L’incredibile storia dell’isola delle Rose
vincerà l’attenzione e l’approvazione degli spettatori per la
storia fuori dall’ordinario che racconta, una storia che era
rimasta “sepolta in bella vista” e che la curiosità di Sibilia e
del suo team ha riportato alla luce.
La trilogia de Il Signore degli Anelli di Peter
Jackson si è rivelata un capolavoro cinematografico, ma
diversi registi avevano già provato – senza riuscirci – a
realizzare i film. J.R.R. Tolkien è stato uno dei
più grandi scrittori fantasy di tutti i tempi, e con il senno di
poi era inevitabile che i suoi libri diventassero dei successi.
Eppure, ci è voluto sorprendentemente molto tempo prima che le
opere di Tolkien trionfassero sul grande schermo.
1I primi tentativi di Peter
Jackson
Peter Jackson è stato coinvolto per la prima
volta nell’adattamento de Il Signore degli Anelli durante gli anni ’90, quando
iniziò a lavorare ad un possibile film per conto della Miramax.
Harvey Weinstein era convinto che Jackson stesse sprecando 12
milioni di dollari nel tentativo di realizzare il suo franchise:
secondo il produttore, avrebbe dovuto concentrarsi esclusivamente
su un singolo film della duranta di due ore.
In
effetti, Weinstein avrebbe minacciato di sostituire Jackson con
Quentin Tarantino se si fosse rifiutato di sottostare alle sue
regole. Jackson lavorò quindi ad un adattamento “ridotto”, dal
quale vennero eliminati alcuni passaggi fondamentali della storia,
tra cui il Fosso di Helm, i Balrog e perfino Saruman. Alla
fine, Weinstein accettò che Peter Jackson portasse la sua
sceneggiatura ad un altro studio; arrivò così alla New Line… il
resto è storia!
George Clooney ha confermato che non gli è
stato chiesto di tornare nei panni di Batman per l’atteso
The
Flash. Sono passati più di vent’anni da quando Clooney
ha indossato l’iconico costume del Cavaliere Oscuro nel bistrattato
Batman & Robin. Sebbene il film sia oggi ricordato
come uno dei peggiori mai realizzati sul personaggio, vista la
trama di The Flash (ricordiamo che il film
esplorerà il Multiverso e riporterà sullo schermo passate
iterazione cinematografiche del Crociato di Gotham), in molti hanno
ipotizzato che anche il Batman di Clooney potesse fare ritorno.
Sappiamo infatti che Michael Keaton tornerà nei panni di Batman
quasi trent’anni dopo aver interpretato l’ultima volta il ruolo in
Batman – Il ritorno di Tim Burton. Nel film tornerà anche
il più recente Batman di Ben Affleck, che abbiamo visto in Batman v Superman: Dawn of
Justice e in Justice League. Naturalmente, l’idea
dell’esplorazione del Multiverso e la possibilità di avere due
diverse versioni di Batman in un solo film, ha portato i fan a
chiedersi se anche altre passate incarnazioni cinematografiche del
personaggio potessero apparire nell’atteso cinecomic.
Si è parlato della possibilità di
rivedere Christian Bale, Val Kilmer,
George Clooney e anche il più recente Robert Pattinson (che debutterà nei
panni dell’eroe in The
Batman). Di recente, in un’intervista concessa ad Empire Magazine (via
Digital Spy), proprio Clooney è stato interrogato sulla
questione. Tuttavia, l’attore premio Oscar ha spento qualsiasi tipo
di entusiasmo, confermato di non essere stato contattato per
tornare nei panni di Batman, dichiarandosi anche piuttosto
fiducioso che le cose non cambieranno.
“È divertente: noterai che non
mi hanno chiamato! In qualche modo, non ho ricevuto quella
chiamata. Non hanno richiesto i miei capezzoli”, ha ironizzato
l’attore. “Ascolta, ci sono alcune cose che non puoi prevedere.
Questa, la dò per scontata (ride).”
In altre parole, George Clooney non tornerà in The
Flash e non si aspetta nemmeno una chiamata dalla Warner
Bros. Sarebbe molto divertente vederlo di nuovo nei panni del
personaggio, ovviamente; tuttavia, è difficile immaginare che
Clooney accetti un’offerta del genere dal momento che Batman & Robin è ancora oggi ricordato come il punto
più basso della sua carriera di attore.
Tutto quello che c’è da sapere su
The Flash
Ricordiamo che The
Flash arriverà al cinema il 1 luglio 2022. Il film
sarà diretto da Andy
Muschietti, regista di IT e IT
– Capitolo Due.Ezra
Miller tornerà a vestire i panni del Velocista
Scarlatto dopo un cameo in Batman
v Superman: Dawn of Justice e Justice
League. Confermata anche la presenza
di Michael
Keaton e Ben
Affleck, che torneranno entrambi a vestire i panni di
Batman. Il film dovrebbe essere ispirato alla serie a fumetti
“Flashpoint” del 2011, scritta da Geoff Johns e disegnata da Andy
Kubert.
“Avengers S.T.A.T.I.O.N.” è una
mostra interattiva che include vari oggetti di scena e informazioni
sull’Universo
Cinematografico Marvel. Anche se quest’anno è rimasta
per lo più chiusa, ha continuato a girare il mondo: ad esempio, la
mostra è stata aperta a Toronto, in Canada, fino all’inizio di
questo mese (quando è stata poi costretta a chiudere i battenti a
causa della pandemia di Covid-19).
Tuttavia, i ragazzi di
The Direct sono riusciti a visitare la mostra prima della sua
chiusura, e ora hanno condiviso alcune informazioni particolarmente
intriganti su Thanos, il villain principale della Saga
dell’Infinito che abbiamo finalmente visto in azione in Avengers:
Infinity War e Avengers:
Endgame, che potrebbero aver svelato un collegamento con
l’attesissimo Gli Eterni.
“Si dice che l’origine di
Thanos sia sulla luna più grande di Saturno, Titano,
rendendolo così un Titano in natura”, si legge in un display.
“Si dice, tuttavia, che Thanos sia l’ultimo di una specie
antica e altamente sofisticata conosciuta in tutto l’universo come
Gli
Eterni”. Questo spiegherebbe certamente l’aspetto unico
del Titano Pazzo e il fatto che sia in grado di brandire le Gemme
dell’Infinito.
È da molto tempo ormai che girano
parecchie voci sul fatto che
Thanos sarà legato al prossimo film Marvel dedicato agli Eterni:
guardando alla sua storia nei fumetti, la cosa non dovrebbe
sorprendere più di tanto. Proprio nei fumetti, infatti, il cattivo
era il figlio di due Eterni, A’lars e Sui-San, e Thena (che sarà
interpretata da Angelina
Jolie nel cinecomic) è proprio la cugina di
Thanos.
Quanto di questo verrà esplorato ne
Gli Eterni resta da
vedere. Purtroppo, a causa della pandemia, è improbabile che
scopriremo di più sul film fino a quando il cinecomic non farà
ufficialmente il suo debutto a novembre del 2021. La speranza è che
un primo teaser trailer venga rilasciato quanto prima.
Gli Eterni, diretto
da Chloe Zhao, vedrà nel cast Angelina
Jolie (Thena), Richard
Madden (Ikaris), Kit
Harington (Black Knight), Kumail
Nanjiani (Kingo), Lauren
Ridloff (Makkari), Brian Tyree
Henry (Phastos), Salma
Hayek (Ajak), Lia
McHugh (Sprite), Gemma
Chan (Sersi) e Don
Lee (Gilgamesh). La sceneggiatura è stata scritta
da Matthew e Ryan
Firpo, mentre l’uscita nelle sale è stata fissata al 12
febbraio 2021.
Secondo gli ultimi aggiornamenti, il
cinecomic includerà nel MCU gli esseri superpotenti e quasi
immortali conosciuti dai lettori come Eterni e i mostruosi
Devianti, creati da esseri cosmici conosciuti come Celestiali. Le
fonti hanno inoltre rivelato a The Hollywood Reporter che un
aspetto della storia riguarderà la storia d’amore tra Ikaris, un
uomo alimentato dall’energia cosmica, e Sersi, eroina che ama
muoversi tra gli umani.
È da tempo ormai che si parla della
possibilità che Namor il Sub-Mariner possa fare il
suo debutto nel MCU grazie a Black
Panther 2: se così fosse, alla Fase 4 del MCU
spetterebbe il compito di “impostare” ufficialmente il personaggio.
Namor è uno dei personaggi più affascinanti dei fumetti e,
tecnicamente, è uno dei primi mutanti ad aver fatto la sua
apparizione. Il suo atteggiamento feroce e il suo
comportamento severo lo rendono sia un degno sovrano del regno
sottomarino di Atlantide, sia un personaggio molto difficile con
cui andare d’accordo, dal momento che ha causato buona parte dei
conflitti tra i suoi compagni eroi e il mondo in superficie.
Una delle rivalità più famose di
Namor nei fumetti è con un altro re: il T’Challa
di Wakanda. Per anni avevano prestato servizio insieme come membri
degli Avengers, ma durante gli eventi di Avengers vs
X-Men, Namor (che era stato imbevuto dei poteri della Fenice),
tentò di distruggere la nazione di Wakanda. Ciò ha provocato una
sorta di “guerra fredda” tra i due personaggi, con ripetuti
attacchi contro le rispettive nazioni; alla fine, la regina Shuri
ha ordinato un feroce attacco alla nazione di Atlantide,
lascinadola in rovina. L’astio reciproco tra i due personaggi ha
continuato a crescere negli ultimi anni, dando vita ad una delle
rivalità dei fumetti più apprezzate di sempre.
A causa della loro storia, i fan del
MCU hanno ipotizzato (e sperato) che Namor potesse apparire in
Black
Panther 2 come villain principale. Anche se il
rapporto di Namor e T’Challa con il potere e la regalità sarebbe un
ostacolo interessante l’uno per l’altro, c’è un’enorme possibilità
che Namor possa effettivamente fare la sua prima apparizione o
essere menzionato molto prima nel MCU. A causa della narrativa
altalenante della Fase 4, Namor potrebbe fare il suo debutto ne
Gli
Eterni.
Un punto importante della trama del
film e dei personaggi, in generale, è che gli
Eterni sono immortali: una propaggine evolutiva creata dai
Celestiali per difendere la Terra dalle loro controparte malvagia,
i Devianti. A causa della loro longevità, gli Eterni hanno
interagito con i membri dell’antico pantheon divino della Marvel e
hanno persino interagito con gli antichi greci per conto di
divinità come Zeus e Atena. Essenzialmente, sono stati testimoni di
quasi tutta la storia umana, cosa che gli ha resi dei veri e propri
esperti di antiche conoscenze umane, oltre che supereroi.
Il MCU saprà sfruttare il
potenziale narrativo di un personaggio come Namor?
Con il film in uscita il prossimo
anno, non c’è dubbio che lo stesso mostrerà alcuni degli eventi che
gli Eterni hanno vissuto, solo per dare al pubblico un assaggio di
chi sono. Uno di questi eventi importanti potrebbe benissimo essere
la distruzione originale di Atlantide, l’evento cataclismico che la
fece collassare in mare e prosperare come società sottomarina.
Questo sarebbe il modo perfetto per impiantare l’idea di un regno
sottomarino nella mente degli spettatori in modo che, se
Namor il Sub-Mariner dovesse davvero fare
un’apparizione in Black
Panther 2, la civiltà atlantidea non sembrerebbe
uscire dal nulla.
Tuttavia, c’è anche la possibilità
che lo stesso sovrano di Atlantide possa apparire nel film. Con
Kit Harington destinato ad interpretare il
Black Knight del MCU, i fan non hanno ancora idea del tipo di
storia che il film racconterà, mentre è già stato confermato che
altri titoli della Fase 4 avranno toni e atmosfere tipiche di un
ensemble movie in stile Avengers. Se il MCU vuole davvero
capitalizzare il potenziale narrativo del personaggio all’inizio,
Gli
Eterni è il film perfetto dove farlo apparire e
perpettergli di lasciare un segno sul grande schermo prima del suo
arrivo in Black
Panther 2.
Cresce l’attesa per i prossimi
episodi di The Mandalorian 2 e dopo le rivelazioni
del quinto episodio, oggi Hal Hickel,
dirigente della LucasFilm ha postato una suggestiva dichiarazione
che lascia intendere quanto dovremo aspettarci dai prossimi
episodi.
Y’all in for a rollercoaster these last
three episodes. 🙂
#Mandalorian
Nel Tweet Hickel asserisce che dovremmo essere pronti alle
“montagne russe degli ultimi tre episodi”. Che dire, è
un’affermazione che lancia aspettative enormi per il prosieguo
della stagione.
The Mandalorian 2
è la seconda stagione della serie tv
The
Mandalorian live action basata sull’universo di
Star
Wars prodotta dalla LucasFilm per la piattaforma
streaming Disney+.
Ambientata nell’universo di Guerre
stellari dopo le vicende de Il
ritorno dello Jedi e prima di Star
Wars: Il risveglio della Forza, racconta le avventure
di un pistolero mandaloriano oltre i confini della Nuova
Repubblica. Dopo la caduta dell’Impero, nella galassia si è diffusa
l’illegalità. Un guerriero solitario vaga per i lontani confini
dello spazio, guadagnandosi da vivere come cacciatore di taglie.
Ambientata dopo la caduta dell’Impero e prima della comparsa del
Primo Ordine, The
Mandalorian racconta le difficoltà di un
pistolero solitario che opera nell’orlo esterno della galassia,
lontano dall’autorità della Nuova Repubblica. La serie ha come
protagonista Pedro Pascal nei panni del Mandaloriano.
La serie The
Mandalorian è prodotta e scritta
da Jon
Favreau (già produttore de Il Re
Leone e delle saghe
di Avengers e Iron Man). Nel cast
anche Gina
Carano (Deadpool, Fast
and Furious); Carl Weathers (Apollo
Creed nella saga di Rocky), Nick
Nolte (Cape Fear, Il Principe delle
maree), Emily
Swallow (Supernatural, Le regole
del delitto perfetto), Taika
Waititi (premio Oscar 2019 per JoJo
Rabbit), Giancarlo
Esposito (Fa’ la cosa
giusta, Breaking Bad) e Omid
Abtahi (24, Homeland, Star
Wars: The Clone Wars).
The
Mandalorian, prodotta in esclusiva per Disney+ da Lucasfilm, è
la prima serie live-action di Star Wars e, nei suoi 8 episodi,
racconta vicende ambientate dopo la caduta dell’Impero, quando
nella galassia si è diffusa l’illegalità. Protagonista è un
guerriero solitario che vaga per i lontani confini dello spazio,
guadagnandosi da vivere come cacciatore di taglie. A
interpretarlo Pedro
Pascal (Game of
Thrones, Narcos).
George Lucas si è unito alle legioni di fan,
attori e creativi legati all’universo di Star Wars che stanno rendendo omaggio al
compianto David Prowse, scomparso questo fine settimana.
Prowse è stato l’attore che ha indossato la memorabile armatura di
Darth Vader in tutti i film della trilogia
originale, dando così vita al celeberrimo villain (doppiato nei
film da James Earl Jones). Prowse è morto all’età
di 85 anni.
In seguito alla notizia della
scomparsa dell’attore, i tributi a David Prowse sono arrivati da ogni parte del
mondo. Senza il preziosissimo contribuito di Prowse, Darth Vader
non sarebbe certamente diventato l’iconico cattivo che rimane
ancora oggi, a circa quattro decenni dal debutto di
Una Nuova Speranza.Mark Hamill, che ha recitato al fianco di
Prowse nei panni di Luke Skywalker, ha spiegato come la loro
rivalità sul grande schermo abbia ceduto il passo a rispetto e
ammirazione profondi nella vita reale. Altre star che hanno reso
omaggio a Prowse attraverso i social media sono state
William Shatner, Warwick Davis, Joonas Suotamo
(che ha interpretato Chewbacca nella trilogia sequel) e Rosario Dawson, che proprio di recente ha
debuttato nei panni di Ahsoka Tano nell’acclamata serie
The
Mandalorian.
George Lucas, il creatore del franchise, si
ora espresso in merito alla morte di David Prowse. Nei commenti fatti a StarWars.com,
Lucas ha parlato di come la presenza fisica di Prowse si prestasse
perfettamente al tipo di personaggio che
Darth Vader doveva essere. “David ha portato una fisicità a
Darth Vader che era essenziale per il personaggio”, ha
spiegato Lucas. “Ha fatto saltare Vader fuori dalle pagine e
sul grande schermo, con una statura imponente e prestazioni di
movimento per abbinare l’intensità e la sottocorrente della
presenza di Vader. David era pronto a tutto e ha contribuito al
successo di quella che sarebbe diventata una figura tragica e
memorabile. Che riposi in pace.”
Prima di interpretare il personaggio
di
Darth Vader, David Prowse era un sollevatore di pesi e
bodybuilder, il che lo ha aiutato a creare quella fisicità che
sarebbe poi diventata il marchio del personaggio. Prowse ha anche
fatto un’audizione per un altro ruolo nel franchise che richiedeva
altrettanta forza e una statura a dir poco impressionante:
Chewbacca. Alla fine la parte è stata affidata a Peter Mayhew, purtroppo anche lui scomparso di
recente, nell’aprile del 2019.