È da oggi disponibile
il trailer di Six Kings Slam,
l’attesissimo evento tennistico che riunisce sei tra i più grandi
campioni del circuito ATP. Il torneo sarà trasmesso per la prima
volta in assoluto live solo su Netflix, direttamente dalla ANB Arena di
Riyadh, in Arabia Saudita.
Il 15, 16 e 18 ottobre,
gli appassionati potranno assistere a incontri spettacolari tra
Jannik Sinner, Carlos Alcaraz, Novak Djokovic, Taylor Fritz,
Alexander Zverev, e Stefanos Tsitsipas. Le partite avranno inizio
alle 18:30 (ora italiana).
Apple
TV+ ha annunciato che l’emozionante terzo capitolo finale
dell’amata trilogia animata “WondLa”,
farà il suo debutto il 26 novembre. Prodotta da Skydance Animation
e basata sulla serie di libri bestseller del New York Times “The
Search for WondLa” di Tony DiTerlizzi, la serie è diretta e
prodotta da Bobs Gannaway.
Questo terzo e ultimo capitolo
rivoluzionario vanta un cast di doppiatori stellare, tra cui
Jeanine Mason (“Roswell, New Mexico”) nel ruolo di Eva, il
vincitore dell’Emmy Brad Garrett (“Tutti amano Raymond”) nel ruolo
di Otto, Gary Anthony Williams (“Tartarughe Ninja – Fuori dall’ombra”) nel
ruolo di Rovender, Alan Tudyk (“Resident Alien”) nel ruolo di Cadmus Pryde, John Ratzenberger
(“Toy Story”) nel ruolo di Caruncle, John Harlan Kim (“The
Librarians”) nel ruolo di Hailey, Ana Villafañe (“Castro’s
Daughter”) nel ruolo di Eva 8, Peter Gallagher (“The O.C”) nel
ruolo di Antiquus e molti altri. Tra i nuovi membri del cast
figurano Shohreh Aghdashloo (“La casa di sabbia e nebbia”),
vincitrice di un Emmy e candidata all’Oscar®, nel ruolo di Darius e
Arius, e Maz Jobrani (“The Axis of Evil Comedy Tour”) nel
ruolo di Zin.
Nell’epica stagione finale di
“WondLa”, scoppia la guerra tra umani e alieni. Con il destino di
Orbona in bilico, Eva deve intraprendere la sua missione più
pericolosa: recuperare il Cuore della Foresta che è stato rubato.
Lungo il percorso, riunisce vecchi amici e alleati inaspettati per
un’ultima battaglia. Ma per salvare Orbona, Eva deve fare di
più che trovare il Cuore; deve unire due mondi divisi e dimostrare
la verità ultima: “Non esistono ‘loro’. Esistiamo solo noi”.
La stagione finale è composta da sei
emozionanti episodi di mezz’ora prodotti da Tony DiTerlizzi e Bobs
Gannaway insieme a Ellen Goldsmith-Vein, Jeremy Bell, Julie
Kane-Ritsch e John Lasseter, David Ellison e Dana Goldberg della
Skydance Animation. La serie è prodotta anche da Tony
Cosanella.
1 di 5
Hostia (voce di Larissa
Gallagher) e Rovender (voce di Gary Anthony Williams) in “WondLa”,
disponibile dal 26 novembre 2025 su Apple TV+.
Antiquus (voce di Peter
Gallagher) e Azura (voce di Maya Aoki Tuttle) in “WondLa”,
disponibile dal 26 novembre 2025 su Apple TV+.
Cadmus Pryde (voce di Alan
Tudyk) in “WondLa”, disponibile dal 26 novembre 2025 su Apple
TV+.
Eva 8 (voce di Ana
Villafañe) in “WondLa”, disponibile dal 26 novembre 2025 su Apple
TV+.
“WondLa”, disponibile dal
26 novembre 2025 su Apple TV+.
Apple TV+ e Skydance Animation hanno
precedentemente collaborato al film d’animazione Apple Original
“Luck”. La pluripremiata offerta di serie e film originali per
bambini e famiglie su Apple TV+ comprende anche lo speciale ibrido
animato in live-action “Il coniglietto di velluto”, vincitore di un
Emmy, il cortometraggio animato vincitore di un Oscar® e di un
BAFTA “Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo” e il film
d’animazione vincitore di un BAFTA e nominato all’Oscar®
“Wolfwalkers – il popolo dei lupi”.
Recentemente aggiunte alla proposta
di Apple TV+ ci sono: “Le sorelle Grimm”, basato sulla serie di
libri bestseller del New York Times di Michael Buckley; la serie
musicale animata “BE@RBRICK” di DreamWorks Animation; “Goldie – Un
mondo a colori”, ispirata all’omonimo cortometraggio pluripremiato
di Emily Brundige del 2019; la serie dei Peanuts “In campeggio con
Snoopy”; la seconda stagione dell’amata serie animata “Rana e
Rospo”, basata sui libri vincitori dei premi Caldecott e Newbery;
la celebre serie per bambini e famiglie “Yo Gabba GabbaLand!”,
ispirata al fenomeno culturale di successo “Yo Gabba Gabba!”,
nominato agli Emmy Award “Essere Ben”, la serie live-action
per le famiglie di Barry L. Levy, e “Wonder Pets in città”, di
Jennifer Oxley.
Tra le offerte per ogni età ora
disponibili in streaming su Apple TV+ ci sono: “Supersorda”, serie
vincitrice del premio BAFTA e dell’Humanitas, “La nostra piccola
fattoria”, serie vincitrice del premio BAFTA, “Anatra e Oca”,
“Mettiamoci in moto, Otis!”, “I tuoi amici Sago Mini” di Spin
Master Entertainment, “Pigna e Pony”, la serie nominata al GLAAD
Media Award; “Rana e Rospo”; “Fraggle Rock: ritorno alla grotta” di
The Jim Henson Company, vincitore dell’Emmy Award; “Professione
spia”, “Slumberkins – Amici coccolosi”, “Helpsters” di Sesame
Workshop, “Wolfboy e la fabbrica del tutto” di Joseph Gordon-Levitt, HITRECORD e Bento
Box Entertainment; “Ciao, Jack! Che spettacolo la gentilezza”,
“Snoopy nello spazio” dei Peanuts e WildBrain, nominato agli Emmy
Award; “Le avventure di Snoopy”; “Le avventure di Eva” di
Scholastic e la serie vincitrice del Peabody e dell’Emmy
“Acquasilente”. Tra le offerte live-action ci sono “Ambra Chiaro”
la serie di Bonnie Hunt nominata ai premi DGA e WGA; la serie
vincitrice del premio DGA “Un passo alla volta”, “Le ragazze del
surf”, “La vita secondo Ella”, vincitrice del premio WGA; “Lo
scrittore fantasma” di Sesame Workshop, vincitore del premio Emmy e
“Cuccioli cercano casa” di Scholastic.
In questa rosa sono inclusi
anche “Noi siamo qui: dritte per vivere sul pianeta Terra”,
l’evento televisivo vincitore del Daytime Emmy Award basato sul
libro best-seller del New York Times e TIME Best Book of the Year
di Oliver Jeffers e speciali di Peanuts e WildBrain tra cui il
nominato all’Emmy “Le piccole cose contano, Charlie Brown”, “Snoopy
presenta: la scuola di Lucy”, il candidato all’Humanitas e all’Emmy
“A mamma (e papà) con amore”, “Snoopy presenta: Marcie, sei
unica!”, il vincitore dell’Emmy “Chi sei, Charlie
Brown?”, “Per Auld Lang Syne” e “benvenuto, Franklin”.
Apple TV+
ha svelato le prime immagini della seconda stagione della dramedy
multilingue franco-giapponese “Nettare
degli dei“, prodotta da Legendary Entertainment e
interpretata da Fleur Geffrier e Tomohisa Yamashita. Ambientata nel
mondo ad alta tensione della gastronomia e dei vini pregiati, la
serie vincitrice dell’International Emmy Award come miglior serie
drammatica è tratta dall’omonimo manga giapponese bestseller del
New York Times. La seconda stagione, composta da otto episodi, farà
il suo debutto il 21 gennaio 2026 con il primo episodio, seguito da
un episodio settimanale fino all’11 marzo 2026.
Nella seconda stagione di “Nettare
degli dei”, Camille (Geffrier) e Issei (Yamashita) affrontano
ancora una volta una sfida quasi impossibile: scoprire l’origine
del vino più buono del mondo, un segreto che nemmeno Alexandre
Léger è riuscito a svelare.
Quella che inizia come una ricerca dell’eredità, diventa una
ricerca della verità che attraversa continenti e secoli, portando
alla luce storie dimenticate, rivalità nascoste e segreti sepolti
da generazioni. Mentre la ricerca li spinge ai confini del mondo e
negli angoli più oscuri di se stessi, Camille e Issei devono
decidere quanto sono disposti a sacrificare. La risposta potrebbe
distruggere il loro legame di fratelli o distruggere entrambi.
Fin dal suo debutto, “Nettare degli
dei” ha ricevuto un ampio consenso da parte della critica e del
pubblico di tutto il mondo, ottenendo rapidamente il punteggio
massimo da parte della critica e la valutazione Certified Fresh su
Rotten Tomatoes. Questo “dramma insolito, elegante ed estremamente
divertente” è stato salutato come una “gemma nascosta”, una
serie “tesa, elegante e assolutamente divertente”, “scioccante e
ipnotica” ed “emozionante da guardare”.
Prodotta da Legendary Entertainment,
“Nettare degli dei” è realizzata da Les Productions Dynamic in
collaborazione con 22H22 e Adline Entertainment. La serie è
prodotta da Klaus Zimmermann, diretta da Oded Ruskin e creata da
Quoc Dang Tran. “Nettare degli dei” è ispirata alla serie manga
giapponese bestseller del New York Times, creata e scritta dal
pluripremiato Tadashi Agi, con illustrazioni di Shu Okimoto e
pubblicata da KODANSHA Ltd.
Kodansha Ltd. è la principale casa
editrice giapponese con sede a Tokyo, che sin dalla sua fondazione nel 1909 ha pubblicato un’ampia varietà
di contenuti: dai fumetti ai romanzi, dalle riviste di moda ai
giornali di attualità, dai libri illustrati per bambini alle anime
televisive, dai film alle serie e ai videogiochi, nello spirito di
“Ispirare storie impossibili”. Kodansha, Ltd. è riconosciuta a
livello internazionale come licenziataria di alcune delle IP di
fumetti più amate al mondo, come AKIRA, Attack on Titan e Ghost in
the Shell.
Jafar
Panahi, uno dei più grandi registi della storia del cinema
iraniano e uno dei maggiori autori contemporanei, premiato in tutti
i più importanti festival internazionali, con Un
semplice incidente offre l’ennesima testimonianza di
un’idea di cinema straordinariamente vitale, capace di coniugare
impegno civile, sperimentazione formale e una libertà d’invenzione
probabilmente senza pari.
Girato
clandestinamente, senza il permesso ufficiale delle autorità
iraniane, il film conferma l’impegno di Panahi a difendere
l’integrità artistica e l’indipendenza creativa. Un
semplice incidente unisce dramma e ironia, muovendosi
sul sottile confine tra tragedia e grottesco. L’ironia dissacrante,
cifra distintiva del suo cinema, diventa lo strumento attraverso
cui Panahi mette in scena l’assurdità dei meccanismi di potere e la
fragilità dei giudizi morali.
Dopo aver vinto la
Palma d’Oro al Festival di Cannes 2025, Un
semplice incidente è stato designato dalla Francia
come candidato ufficiale agli Oscar 2026 per il Miglior
Film Internazionale. Il film arriva il 6 novembre in sala con Lucky
Red.
La trama
breve di Un semplice incidente
Un semplice
incidente diventa la scintilla di una catena di conseguenze sempre
più travolgenti.
Nella
recensione di Agnese Albertini per
Cinefilos.it si legge: “Panahi costruisce
un’opera compatta, priva di orpelli, che lavora per sottrazione. La
tensione cresce con naturalezza, grazie a una regia che dosa con
precisione il tempo e lo spazio.”
TRON:
Ares arriverà nei cinema domani, 9 ottobre, e,
nonostante le prime recensioni contrastanti, i fan del
franchise sono comprensibilmente ansiosi di tornare alla Griglia.
Dopotutto, sono passati 15 anni dall’uscita di TRON: Legacy e un terzo capitolo si è
fatto attendere a lungo.
Avremo un quarto film? Dipenderà da
molti fattori, tra cui l’andamento del film al botteghino questo
fine settimana (previsioni riviste dovrebbero arrivare presto, ora
che l’embargo sulle recensioni è stato revocato).
I Marvel Studios hanno reso popolare
il concetto di scene post-credit e molti blockbuster moderni le
usano per preparare il terreno per le storie future. Quindi,
TRON:
Ares ha una scena post-credit e, senza spoiler, vale
la pena aspettare?
Sì, TRON:
Ares ha una scena post-credit. Tuttavia, viene
mostrata a metà dei titoli di coda, subito dopo la fine della prima
parte. È un momento piuttosto importante e avrà sicuramente un
significato per i fan di lunga data del franchise di TRON. Quindi,
se siete fan, non perdetevelo.
Il
film rappresenta una svolta importante per la saga, introducendo
per la prima volta una narrazione che si estende oltre il confine
digitale, con Ares che entra nel mondo reale. Questo cambio di
prospettiva permette alla saga di esplorare nuove tematiche legate
al rapporto tra intelligenza artificiale e società, con toni che
sembrano più cupi e riflessivi rispetto ai precedenti capitoli.
Le riprese di
Tron: Ares si sono concluse nella primavera del
2024 a Vancouver, dopo numerosi ritardi legati prima allo sviluppo
e poi agli scioperi dell’industria hollywoodiana. La produzione è
stata supportata da tecnologie all’avanguardia per effetti visivi e
scenografie digitali, promettendo un’esperienza visiva innovativa.
La speranza dei fan è che questo nuovo capitolo possa rilanciare
definitivamente il franchise, rimasto dormiente dal 2010, anno di
uscita di Tron:
Legacy.
Rebecca Ferguson ha confermato che tornerà nei
panni di Lady Jessica in Dune:
Parte III, nonostante il suo personaggio sia
menzionato solo brevemente nel romanzo di Frank
Herbert, Dune:
Messiah, su cui si baserà questo terzo film di
Denis Villeneuve.
“Sì! Ci sono”, ha detto la
Ferguson a Games Radar. “Un ruolo piccolo. Un po’
intermittente, perché non sono nei libri. Quindi non ci avevo
pensato. Denis [Villeneuve] mi ha chiamata e mi ha chiesto: ‘Perché
ho la sensazione che tu non sia nel film?’. E io ho risposto:
‘Perché non sono nei libri?’. E lui: ‘No, amico, ho un paio di
scene…'”.
“Non ho una parte importante in
questo, [è] solo a malapena nel libro”, ha detto in
un’intervista separata con IndieWire.com. “Non sono sicura che
avrei dovuto esserci e Denis aveva una piccola idea”, ha
detto. “La sceneggiatura è fenomenale. È davvero difficile
creare un film, è un libro così denso. C’è così tanto da
raccontare. [Denis] entra ed esce, ci prova e vuole avere certe
connessioni e tentacoli con il libro.”
Verso la fine di Dune: Parte
II, Jessica accetta il suo ruolo di Reverenda
Madre Bene Gesserit dei Fremen e riesce a comunicare con
la figlia non ancora nata Alia, che sarà interpretata da
Anya Taylor-Joy nella Parte III,
dopo un brevissimo debutto nel secondo film in forma di
flashforward.
In Messiah, apprendiamo che Jessica
è tornata sul pianeta natale degli Atreides, Caladan, e il
personaggio non ha un ruolo significativo nella saga fino a
Children of Dune. “Molto raramente mi capita di provare una
FOMO così forte”, ha aggiunto Ferguson. “Spesso mi sento
sollevata di non essere coinvolta in niente. Sono quella che arriva
e se ne va velocemente. Ma penso che [Dune] sia quello giusto… Sono
entrata sul set e ho visto [il direttore della fotografia] Linus
Sandgren e Denis, e c’era anche Timothée. E mi è sembrato un
momento commovente. Sapevo che me ne sarei andato il giorno dopo,
quindi c’era una certa tristezza. Ma so anche che il film è
epico.”
“Innanzitutto, è importante che
la gente capisca che per me è stato davvero un dittico”, ha
detto Villeneuve dei primi due film in una recente intervista.
“Si trattava in realtà di una coppia di film che sarebbero
stati l’adattamento del primo libro. Quello è fatto e quello è
finito. Se ne faccio un terzo, che è in fase di scrittura, non è
come una trilogia. È strano dirlo, ma se ci torno, è per fare
qualcosa che sia diverso e abbia una sua identità.”
Denis Villeneuve ha
dichiarato di non avere intenzione di dirigere altri film del
franchise, ma questo non significa che la Warner Bros. smetterà di
produrli! Secondo una recente indiscrezione, lo studio starebbe
pianificando di procedere con almeno un altro film di Dune, e
potrebbe puntare a Gareth Edwards (Rogue One, Godzilla, Jurassic
World Rebirth) per la regia.
I primi due film sono stati un
grande successo, ma un quarto capitolo sarebbe comunque
sorprendente, vista la direzione che prende la saga di
Frank Herbert dopo il secondo libro.
Dopo il successo dei primi due film
di Dune – che hanno incassato un totale di 1,12 miliardi di
dollari al botteghino mondiale, ottenuto 15 nomination agli Oscar e
vinto sette premi – Dune: Parte 3 sarà uno dei film più
importanti del calendario delle uscite del 2026.
Nel dicembre 2023, la star di
Loki e Ant-Man and The Wasp: Quantumania,
Jonathan Majors, è stato dichiarato colpevole di
aggressione di terzo grado e di molestie, spingendo i Marvel Studios a interrompere
immediatamente i rapporti professionali con lui.
I Marvel Studios potrebbero
però dargli una seconda possibilità nell’MCU nei panni di
Kang? La sua interpretazione del villain
viaggiatore nel tempo è stata ben accolta da fan e critica, e
stiamo ancora aspettando una spiegazione per quanto riguarda il
passaggio da Kang a Dottor Destino come grande
cattivo della Saga del Multiverso.
Come minimo, la speranza è di
scoprire come Destino ha gestito Kang, soprattutto perché
Loki e il terzo capitolo di Ant-Man lo hanno
presentato come una minaccia per il Multiverso prima di quella che
sembrava un’altra Guerra Multiversale.
L’U.S. Sun ha parlato con Majors,
che a quanto pare ha “sorpreso con un sorriso a trentadue
denti” quando gli è stato chiesto delle voci su un suo ritorno
nell’MCU. “Non posso dire nulla al riguardo”, ha
esordito, “cercando di fare il timido ma incapace di nascondere
il sorriso”, secondo il quotidiano. Incalzato sulla
possibilità che ci fosse qualcosa in lavorazione, Majors ha
risposto: “Beh, è un Multiverso, quindi c’è sempre quello. Ci
sono sempre molte opportunità per questo”, ha osservato,
aggiungendo di essere “molto contento” di sapere che molti fan lo
vogliono indietro.
All’inizio di quest’anno, l’attore
interprete di Colui che Rimane ha riflettuto su un
membro del suo team legale che gli ha dato la notizia che il suo
tempo nell’MCU era finito… pochi istanti dopo essere uscito dal
tribunale penale di Lower Manhattan.
“Lui mi ha detto: ‘Te lo
dico subito'”, ha ricordato Majors. “‘In questo modo non
rimarrai sorpreso e potrai iniziare a elaborare la cosa. Ti hanno
licenziato. La Marvel ti ha licenziato.'”“Ci sono stati
giorni in cui mi chiedevo: ‘È vero?'”, ha detto riferendosi
alle settimane successive. “È un dolore che non ho mai provato
e che si è aggravato sempre di più.”
“Nessuna relazione con i grandi
nomi, DC o Marvel, ma una storia piuttosto malvagia”, ha detto
Majors di un altro progetto di supereroi che sta attualmente
seguendo. “Sono contento di leggerlo”. Parlando della
ripresa della sua carriera, Majors ha aggiunto: “A volte sembra
che non accadrà. E a volte sembra che inizieremo la prossima
settimana”.
I piani originali prevedevano che il
prossimo film degli Avengers si intitolasse The Kang
Dynasty. Da allora è stato rinominato Doomsday,
anche se la Saga del Multiverso dovrebbe concludersi con Avengers:
Secret Wars. Un cameo di Majors,
sebbene altamente improbabile, è ancora possibile.
Le riprese di Harry
Potter della HBO sono attualmente in corso in Cornovaglia,
in Inghilterra, e la star di The
Crown, John Lithgow, è stato avvistato in costume
completo, barba e occhiali, nei panni del nuovo Professor
Albus Silente del Mondo Magico.
Vestito con una tunica blu scuro, la
sua barba è opportunamente lunga e, se si aggiungono gli occhiali,
questa versione di Silente sembra esattamente la versione di questo
personaggio che siamo sicuri molti di voi hanno immaginato leggendo
i romanzi di J.K. Rowling. La domanda è: cosa sta
succedendo qui?
Non ci sono scene in cui Silente è
in piedi su una spiaggia in Harry Potter e la Pietra
Filosofale. John Lithgow è stato avvistato mentre
leggeva da cartoncini delle scritte in latino, forse una formula
magica, e sembra proprio che stia lanciando un incantesimo.
“Il concetto generale di questo
reboot di Harry Potter è che un’intera stagione sia dedicata a un
singolo romanzo”, ha detto Lithgow a proposito della serie
all’inizio di quest’anno. “Sapete, Silente è… è una specie di
arma nucleare. Si presenta solo molto, molto occasionalmente. Non
credo che sarà un lavoro così difficile, e andremo avanti e
indietro.”
In seguito avrebbe affermato che il
ruolo che gli era stato assegnato “era stato una totale
sorpresa”, spiegando: “Ho appena ricevuto la telefonata al
Sundance Film Festival per un altro film, e non è stata una
decisione facile perché mi definirà per l’ultimo capitolo della mia
vita, temo. Ma sono molto emozionato. Alcune persone meravigliose
stanno tornando a dedicarsi a Harry Potter”.
“Ecco perché è stata una
decisione così difficile. Avrò circa 87 anni alla festa di fine
riprese, ma ho detto di sì”, ha concluso Lithgow, rivelando di
essersi immerso nei libri della Rowling per la prima volta per
conoscere meglio la maga.
Cosa sappiamo della serie HBO
su Harry Potter
La prima stagione sarà tratta dal
romanzo La pietra filosofale e abbiamo già visto alcuni
altri momenti chiave del romanzo d’esordio di J.K. Rowling essere
trasposti sullo schermo. La prima stagione di Harry
Potter dovrebbe essere girata fino alla primavera del
2026, mentre la seconda stagione entrerà in produzione pochi mesi
dopo. Ogni libro dovrebbe costituire una singola stagione, il che
significa che avremo sette stagioni nell’arco di quasi un
decennio.
HBO descrive la serie come un
“adattamento fedele” della serie di libri della Rowling.
“Esplorando ogni angolo del mondo magico, ogni stagione porterà
‘Harry Potter’ e le sue incredibili avventure a un pubblico nuovo
ed esistente”, secondo la descrizione ufficiale. Le riprese
dovrebbero avere inizio nel corso dell’estate 2025, per una messa
in onda prevista per il 2026.
La serie è scritta e prodotta da
Francesca Gardiner, che ricopre anche il ruolo di
showrunner. Mark Mylod sarà il produttore
esecutivo e dirigerà diversi episodi della serie per HBO in
collaborazione con Brontë Film and TV e Warner Bros. Television. La
serie è prodotta da Rowling, Neil Blair e
Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e
David Heyman di Heyday Films.
Come già annunciato, Dominic
McLaughlin interpreterà Harry, Arabella
Stanton sarà Hermione e Alastair Stout
sarà Ron. Il cast principale include John Lithgow nel ruolo di Albus Silente,
Janet McTeer nel ruolo di Minerva McGranitt,
Paapa Essiedu nel ruolo di Severus Piton, Nick Frost nel ruolo di Rubeus Hagrid,
Katherine Parkinson nel ruolo di Molly Weasley,
Lox Pratt nel ruolo di Draco Malfoy,
Johnny Flynn nel ruolo di Lucius Malfoy,
Leo Earley nel ruolo di Seamus Finnigan,
Alessia Leoni nel ruolo di Parvati Patil,
Sienna Moosah nel ruolo di Lavender Brown,
Bertie Carvel nel ruolo di Cornelius Fudge,
Bel Powley nel ruolo di Petunia Dursley e
Daniel Rigby nel ruolo di Vernon Dursley.
Si avranno poi Rory
Wilmot nel ruolo di Neville Paciock, Amos
Kitson nel ruolo di Dudley Dursley, Louise
Brealey nel ruolo di Madama Rolanda Hooch e Anton
Lesser nel ruolo di Garrick Ollivander. Ci sono poi i
fratelli di Ron: Tristan Harland interpreterà Fred
Weasley, Gabriel Harland George Weasley,
Ruari Spooner Percy Weasley e Gracie
Cochrane Ginny Weasley.
La serie debutterà nel 2027 su HBO e
HBO
Max (ove disponibile) ed è guidata dalla showrunner e
sceneggiatrice Francesca Gardiner (“Queste oscure materie”,
“Killing Eve”) e dal regista Mark Mylod (“Succession”). Gardiner e Mylod sono produttori
esecutivi insieme all’autrice della serie J.K. Rowling, Neil Blair
e Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e David Heyman di Heyday
Films. La serie di “Harry Potter” è prodotta da HBO in
collaborazione con Brontë Film and TV e Warner Bros.
Television.
Diretto da McG, 3 Days to Kill è un
film d’azione e avventura che racconta la storia dell’agente
della CIA Ethan Renner (Kevin Costner), costretto a ritirarsi
dall’agenzia dopo aver ricevuto una diagnosi di cancro al cervello
in fase terminale. Torna a casa a Parigi, sperando di trascorrere
il tempo che gli resta con la moglie Christine (Connie
Nielsen) e la figlia Zooey (Hailee
Steinfeld), da cui si era allontanato.
Sfortunatamente, il suo ultimo obiettivo prima del pensionamento,
un trafficante d’armi illegale conosciuto semplicemente come Wolf,
è ancora in libertà. Vivi Delay (Amber
Heard), un’assassina d’élite che lavora direttamente
per il direttore della CIA, gli propone un accordo.
Se accetta di uccidere Wolf per
lei, gli darà un farmaco sperimentale che potrebbe prolungargli la
vita. Non avendo alternative, Ethan accetta. Si imbarca così in un
viaggio che lo costringe a trovare un equilibrio tra la sua vita
professionale e quella personale. Quando 3 Days to Kill è
uscito nel 2014, ha ottenuto recensioni moderate da parte della
critica. Hanno elogiato la regia di McG, la performance di Costner
e la trama avvincente del film. Se le eleganti scene di spionaggio
del film vi hanno fatto chiedere se 3 Days to Kill sia
basato su una storia vera, ecco cosa abbiamo scoperto.
No,3 Days to Kill non è
basato su una storia vera. Il film è ispirato a una sceneggiatura
scritta dal leggendario regista Luc Besson insieme ad Adi Hasak. La
sceneggiatura, a sua volta, è basata su una storia scritta dallo
stesso Besson. La trama principale del film ricorda molto quella
della serie televisiva francese No Limit. È stata sviluppata da
Besson in collaborazione con Franck Philippon.
La serie ruota attorno a Vincent
Libérati (Vincent Elbaz), un agente segreto francese che lascia il
lavoro dopo aver ricevuto una diagnosi di tumore al cervello e si
trasferisce a Marsiglia per lavorare sui suoi rapporti con l’ex
moglie Alexandra (Hélène Seuzaret) e la figlia Lola (Sarah
Brannens). A Vincent viene detto che se entrerà a far parte di
un’organizzazione segreta di spionaggio chiamata Hydra, avrà
accesso a un farmaco sperimentale. Dopo averci riflettuto, accetta
le condizioni.
Durante la serie, scopre che Hydra
è stata creata dai servizi segreti per sconfiggere il crimine
organizzato in Costa Azzurra con metodi non proprio legali. A
differenza del film, in cui Christine sa che tipo di lavoro
svolgeva Ethan, la famiglia di Vincent ne è completamente
all’oscuro. All’inizio della serie, pensano che sia un installatore
di allarmi antifurto. Inoltre, non sanno nulla della diagnosi.
La relazione tra Ethan e Christine
è bloccata allo stesso modo di quella tra Vincent e Alexandra. Sono
ancora innamorati l’uno dell’altra, ma non sanno come stare
insieme. “3 Days to Kill” presenta anche alcune somiglianze con
“Taken”, il thriller d’azione del 2008 con Liam Nesson, scritto
anch’esso da Besson (insieme a Robert Mark Ramen). In entrambi i
film, una leggenda di Hollywood degli anni ’80 e ’90 interpreta una
spia altamente addestrata che è anche un padre affettuoso.
Il principe vichingo Amleth
interpretato da Alexander Skarsgård non è stato
l’unico personaggio memorabile di The
Northman, l’epico film di vendetta di Robert
Eggers che vanta personaggi come l’eccentrico Heimir The
Fool interpretato da Willem Dafoe e l’eroica maga Olga
interpretata da Anya Taylor-Joy. Il film è
incentrato su Amleth che intraprende una missione per vendicare la
morte di suo padre e conquistare il trono su cui siede il suo
intrigante zio. Olga della Foresta di Betulle è un personaggio
inquietante che elabora strategie e sostiene di avere poteri
soprannaturali. Rimane al fianco di Amleth fino alla fine e si
rivela un’alleata molto utile, con una forza di volontà sufficiente
per sopravvivere nel violento caos del mondo vichingo.
Anche se la storia di The
Northman attinge principalmente dalla leggenda scandinava di
Amleth e da altre tradizioni popolari vichinghe, il cast di
questo dramma fantasy d’azione può essere ricavato dai racconti
mitici esagerati di persone reali. Dati i suoi poteri di
stregoneria e l’ostracismo sociale che deve affrontare, Olga
potrebbe molto probabilmente derivare dalle praticanti delle
streghe Völva dell’antico norvegese o dalle praticanti della magia
conosciuta come seiðr, che si pensava vivessero nei paesi
scandinavi durante la tarda età del ferro. Le teorie degli
osservatori l’hanno anche collegata a una guerriera vichinga
diventata santa cristiana, facendo risalire le origini di Olga
all’era dell’alto Medioevo.
Olga potrebbe essere stata
ispirata dalle streghe dell’antico norvegese
Olga ha un ruolo importante nel
film di Robert Eggers e, dato il contesto vichingo di The
Northman, la caratterizzazione di Olga può essere paragonata a
quella delle streghe e delle maghe dell’antico norvegese e persino
delle tradizioni slave. La magia seiðr può essere attribuita a
uomini e donne della tarda età del ferro scandinava (circa dal 500
a.C. all’800 d.C.). Le pratiche includevano principalmente
l’incantesimo di formule magiche e i praticanti potevano essere
molto probabilmente leader religiosi nelle società vichinghe.
Questi incantesimi permettevano loro anche di connettersi con il
regno spirituale, con testi vichinghi che suggeriscono anche che i
rituali seiðr potevano essere usati per guardare al futuro in tempi
di crisi.
Olga non mostra esplicitamente
alcun potere di prevedere il futuro, ma le visioni profetiche di
Amleth in The Northman sorgono solo dopo averla incontrata.
A un livello semplicistico, la magia praticata dalle völva (termine
vichingo per strega o veggente) durante l’età del ferro era
considerata “sciamanica”, con un’alta probabilità che i praticanti
fossero generalmente venerati ma esclusi dalla società come
streghe, proprio come nel resto dell’Europa medievale. Di solito
incutevano paura tra la gente a causa del potere e della conoscenza
che possedevano. I loro poteri possono ovviamente essere ridotti a
fantasia, ma lo status storico di queste streghe è ciò che rende
Olga simile alle vere völva.
Santa Olga potrebbe aver
influenzato il personaggio?
Coloro che cercano di considerare
The Northman come una storia vera suggeriscono la
possibile influenza della santa guerriera Olga, un personaggio
storico con una storia cinematografica tutta sua. La vera Olga, o
Santa Olga di Kiev, come è popolarmente conosciuta, era di origine
varangiana (vichinga) e nacque a Pestov, in Russia. Proprio come la
vendetta di Amleth, Olga era temuta per la sua sanguinosa vendetta
sui Drevili, la tribù responsabile dell’omicidio di suo marito. Il
suo cosiddetto “spirito guerriero” l’ha trasformata in un’eroina
vichinga, ma nonostante la sua storia violenta, la sua finale
conversione al cristianesimo l’ha resa una santa. Ad oggi, alcune
chiese in Russia, Ucraina, America e Canada sono dedicate a Santa
Olga.
Santa Olga nacque tra l’890 e il
925 d.C., mentre The Northman inizia la sua storia dall’895
d.C. e prosegue nei primi decenni del X secolo. Le linee temporali
leggermente sovrapposte e le origini vichinghe della santa
potrebbero indicare un’influenza sul personaggio di Anya
Taylor-Joy. The Northman descrive Olga come una
stratega, mentre Santa Olga intervenne come regina reggente e
leader del suo popolo contro i Drevili. Olga nel film professa
anche credenze norrene e slave, al contrario della vera Santa Olga
che divenne una devota cristiana. Non ci sono conferme, ma Olga
potrebbe benissimo essere stata una figura reale.
Charlie Hunnam, protagonista di
Monster: La storia di Ed Gein, difende la controversa
rappresentazione di Ed Gein nella serie. La serie antologica
poliziesca di Ryan
Murphy ha debuttato con una stagione incentrata su
Jeffrey Dahmer, prima che Monster – stagione 2
raccontasse una versione romanzata dei crimini dei fratelli
Menendez.
Monster – stagione 3 è stata
pubblicata su Netflix il 3 ottobre e ha diviso critici e fan. Come
il resto del franchise, molto è stato fatto per sensazionalizzare e
glorificare i crimini di Gein, ma, più specificamente, la stagione
ha attirato critiche per la sua narrazione tortuosa e la violenza
esplicita.
In un’intervista con The
Hollywood Reporter, Hunnam ha reagito alle critiche ricevute
dalla stagione, in particolare per quanto riguarda le libertà prese
con gran parte della storia e alcune delle vittime. Hunnam ha
dichiarato di non essere d’accordo sul fatto che la serie
glorifichi l’omicidio e ha elogiato la stagione definendola
“sensazionalmente buona”:
Non ho mai avuto l’impressione
che lo stessimo sensazionalizzando. Sul set non ho mai avuto
l’impressione che stessimo facendo qualcosa di gratuito o per
creare shock. Tutto era finalizzato a raccontare questa storia nel
modo più onesto possibile.
Ha continuato chiedendosi se Ed
Gein sia il vero mostro della serie, o se lo siano i registi che
hanno sfruttato i suoi omicidi per realizzare film, o il pubblico
che guarda e apprezza la serie Netflix. Leggi il resto della difesa
di Hunnam della terza stagione di Monster qui sotto:
È Ed Gein che è stato
maltrattato e lasciato in isolamento, affetto da una malattia
mentale non diagnosticata, e che ha manifestato la sua condizione
in modi piuttosto orribili? Oppure il mostro è la schiera di
registi che ha tratto ispirazione dalla sua vita e l’ha
sensazionalizzata per creare intrattenimento e oscurare la psiche
americana nel processo? È Ed Gein il mostro di questa serie, o è
Hitchcock il mostro della serie? O siamo noi il mostro della serie
perché la guardiamo?
Anche il co-creatore Ian Brennan ha
difeso la serie, sostenendo che l’intento non è quello di sfruttare
la storia, ma che è importante raccontarla per intero, per quanto
possa essere inquietante. Ha anche affermato che Ed Gein è una
storia di malattia mentale e, come tale, ha cercato di evitare
qualsiasi tipo di narrazione “sensazionalistica”:
Questo show cerca sempre di non
essere sensazionalistico. Cerca di mostrare che si può esagerare
quando si racconta una storia macabra. È importante raccontare
tutta la storia, anche le parti difficili da guardare. Non credo
che questa stagione sia affatto sensazionalistica. Penso che sia
sensazionalmente buona, ma è un vero e proprio tuffo in un punto di
riferimento molto strano e importante del XX secolo. Si dà il caso
che fosse proprio questo uomo molto solo, strano e malato di mente
nel mezzo del nulla nel Wisconsin ad avere un’enorme impronta
culturale che ha cambiato la cultura pop. Ed è fondamentalmente una
storia di malattia mentale.
Brennan ha continuato affermando
che era importante che la serie si concentrasse sull’orrore della
sua vita interiore e sul fatto che il cervello di Gein funzionasse
in modo diverso, soprattutto perché la serie affronta il suo
rapporto con Ilse Koch, una criminale di guerra nazista che si
ritiene abbia influenzato le azioni dell’assassino:
Per noi era importante mostrare
l’orrore della sua vita interiore e la sorta di prigione in cui era
intrappolato il suo cervello per mostrare quell’orrore, così come
lo era mostrare questo o quell’omicidio in sé… Ed Gein aveva un
cervello diverso e non era in grado di avere la prospettiva
necessaria per guardare qualcosa e metterla da parte in un
compartimento. Vedeva delle immagini e ne era ossessionato. Vedeva
cose che il suo cervello non riusciva a dimenticare. Tutto è
iniziato con tutto ciò che è emerso dall’Olocausto, che il
personaggio di Vicky [Krieps] interpreta in modo così brillante,
proprio l’orrore della banalità di ciò che è accaduto nei campi di
concentramento nazisti. E lui non riusciva a toglierselo dalla
testa. Questa è la [stagione] che affronta in modo più diretto la
questione di cosa succede quando si vedono cose orribili.
Brennan ha concluso parlando di
come la rottura della quarta parete sia un tentativo di puntare la
telecamera sui creatori, così come sul pubblico, per mostrare e
guardare qualcosa che forse non dovrebbero guardare. Leggi il resto
dei commenti di Brennan qui sotto:
[La scena della rottura della
quarta parete è] anche un modo per noi di puntare la telecamera su
noi stessi per dire: “No, siamo consapevoli che anche noi stiamo
mostrando qualcosa che forse non dovreste guardare” … Psycho è
stato Albert Hitchcock che ha superato ciò che era venuto prima. E
poi Texas Chainsaw Massacre è stato Tobe Hooper che ha superato ciò
che aveva fatto Hitchcock. Quindi è questo processo di dover
continuamente spaventare noi stessi. E penso che volessimo davvero
approfondire la domanda: è questo che la gente dovrebbe
guardare?
Cosa significa questo per la
terza stagione di Monster
La serie antologica
Monster ha spesso camminato sul filo del rasoio
tra realtà e finzione, con imprecisioni e licenze creative
utilizzate per aggiungere drammaticità e narratività. I commenti di
Hannam e Brenner rivelano che l’obiettivo era quello di cercare di
realizzare il miglior show possibile, pur avendo qualcosa da dire
su diverse questioni importanti.
Hunnam ha ragione quando afferma
che la serie pone importanti interrogativi su chi sia il vero
cattivo della storia. E, come afferma Brennan, la serie cerca di
essere fedele piuttosto che strumentale. Entrambi hanno ragione nel
dire che la stagione ha molto da dire al di là del semplice focus
su Gein, soprattutto perché la terza stagione di Monster mostra una
forte allegoria dell’ossessione americana per i crimini
reali.
Netflix sta adattando uno dei giochi più popolari
di tutti i tempi in una serie TV, ma con una svolta importante
rispetto alla trama originale. Gli adattamenti televisivi di
Netflix di giochi popolari non sono una novità. Tra questi figurano
serie come Devil May Cry e Arcane, per quanto riguarda gli adattamenti di
videogiochi. Tuttavia, un mercato ancora in gran parte inesplorato
è quello dei giochi da tavolo.
Ora, Netflix ha
annunciato un adattamento televisivo di Clue, che sarà
presentato come una serie competitiva senza copione. La serie vedrà
la partecipazione di numerosi personaggi del popolare gioco da
tavolo, con i concorrenti sottoposti a “sfide fisiche e
mentali” per determinare la verità dietro al crimine centrale.
Il vincitore otterrà un “grande premio” alla fine:
Clue — the world’s most famous mystery board
game — is coming to life as an unscripted Netflix competition
series.
Viewers will encounter familiar suspects like Colonel Mustard,
Miss Scarlett, and Professor Plum as contestants face physical and
mental challenges to collect… pic.twitter.com/UVvP3ZP6rQ
Cosa significa Clue di Netflix
per l’adattamento dei giochi da tavolo
Clue è un gioco da tavolo di
mistero in cui i giocatori devono scoprire l’identità
dell’assassino, dove è avvenuto l’omicidio e quale arma è stata
utilizzata. Il franchise più ampio include un adattamento
cinematografico del 1985 con Eileen Brennan e Tim Curry; sebbene
all’epoca non sia stato ben accolto, da allora ha raccolto un
seguito di culto. Esistono anche molti altri adattamenti.
Clue di Netflix non sarà il
primo adattamento televisivo del gioco di mistero sotto forma di
serie competitiva. Esistono diverse versioni internazionali del
gioco in stile game show, tra cui la più nota è Cluedo, in
Australia e nel Regno Unito. Tuttavia, la serie originale di
Netflix promette di essere la prima del suo genere dagli anni
’90.
Lo show fa anche parte della
nascente partnership di Hasbro con Netflix nella produzione di
contenuti. Oltre al prossimo Dungeons & Dragons le due
società hanno anche stretto una partnership per creare un game show
basato su Monopoly. Clue è il prossimo progetto
annunciato in cantiere, a testimonianza della forte partnership tra
le due società per la creazione di contenuti futuri.
Un nuovo clip della stagione 23 di
NCISrivela il debutto di una star televisiva veterana nel
ruolo della sorella di Parker. Trasferitosi al martedì sera,
insieme a NCIS: Origins e NCIS: Sydney, NCIS – stagione 23 debutterà sulla CBS il 14 ottobre
alle 20:00 ET. Dovrà riprendersi dopo una perdita devastante per
Alden Parker, interpretato da Gary Cole, ancora sconvolto
dall’omicidio di suo padre.
Nancy Travis, star di The
Kominsky Method e Last Man Standing, si è unita al
longevo crime drama in queste circostanze cupe, interpretando il
vice ammiraglio della Marina Harriet Parker, sorella di Alden
Parker, in un ruolo da guest star. Travis farà il suo debutto nei
panni di Harriet nella premiere in due parti della prossima
stagione.
TVLine
ha svelato un’anteprima della premiere della stagione 23 di
NCIS, che mette in evidenza il debutto di Travis nei panni
di Harriet. Lei incontra Palmer (Brian Dietzen) e dalla loro
interazione nell’anteprima è chiaro che la situazione è tesa. Anche
se apparentemente è lì per occuparsi degli effetti personali di suo
padre, Harriet implicitamente critica suo fratello un paio di
volte. Guardate il video qui sotto:
Cosa significa l’arrivo di
Harriet per la stagione 23 di NCIS
Carla Marino (Rebecca De Mornay)
tradisce Alden e uccide suo padre. Considerando come la serie della
CBS fino a quel momento, e in particolare durante il finale, abbia
posizionato Carla come potenziale interesse amoroso di Alden, la
svolta è particolarmente scioccante. Carla incolpa Alden per la
morte di suo figlio avvenuta anni prima e vuole fargli del male
allo stesso modo.
Harriet potrebbe non essere la
presenza più rassicurante. Nella clip, è tutta concentrata sul
lavoro con Jimmy. E quando il discorso si sposta su Alden, lei è
sprezzante nei confronti del fratello e dell’idea che siano allo
stesso livello. A un certo punto dice che “mio fratello non avrebbe
potuto indossare l’uniforme, anche se lo avesse voluto”.
La trama dell’episodio suggerisce
che Alden mette a rischio se stesso, per non parlare della sua
squadra, nel tentativo di catturare Carla. Ma mettendo da parte
l’ovvia rivalità tra fratelli e i potenziali risentimenti,
l’aggiunta di Travis al cast di NCIS
potrebbe offrire uno spunto per qualcos’altro. Harriet trova
infatti un fascicolo relativo alla defunta madre di Alden, Eleanor,
il cui mistero rimane irrisolto.
La serie di Taylor SheridanLionessha aggiunto un attore di Yellowstone al suo cast, rivelando
nuovi dettagli sui personaggi all’inizio della produzione. Dopo una
lunga attesa, Lioness – stagione 3 è stata ufficialmente rinnovata da
Paramount+ ad agosto. L’annuncio, arrivato quasi
10 mesi dopo il
finale della stagione 2, ha confermato che le vincitrici
dell’Oscar Zoe
Saldaña e Nicole Kidman torneranno nei panni di
Joe McNamara e Kaitlyn Meade.
Il dramma si concentra sulle
operazioni della CIA, con Joe e Kaitlyn tra coloro che reclutano
nuovi agenti per affrontare nuove minacce. Ma lungo il percorso,
Joe si ritrova a chiedersi se i metodi e i suoi sacrifici personali
valgano la pena di essere il leader del programma Lioness, con
volti familiari che entrano ed escono dal grande ensemble.
Ora, Variety riporta che la
star di Yellowstone Ian Bohen si è unito al cast di
Lioness come personaggio fisso. Noto per i suoi ruoli di
Peter Hale nella serie Teen Wolf e Ryan in
Yellowstone, Bohen interpreterà Grady, un personaggio
descritto come un “operatore della Delta Force che segue le
regole alla lettera e addestratore di cani da combattimento,
esperto in tattiche di guerra”.
La notizia dell’aggiunta di Bohen
arriva insieme alla rivelazione che la produzione del dramma
d’azione è attualmente in corso presso gli SGS Studios in Texas.
L’attore, noto anche per i suoi ruoli in Mad Men e
Superman & Lois, si unisce
al cast di Lioness che include Laysla De Oliveira, Morgan Freeman, Michael Kelly, Genesis
Rodriguez, Dave Annable, Jill Wagner e LaMonica Garrett, tra gli
altri.
La nuova stagione di Lioness
segna il quarto progetto di Bohen con Sheridan. Oltre al ruolo di
Ryan in Yellowstone, Bohen è apparso nel film di Sheridan
Wind
River. Ha anche recitato in Sicario: Day of the Soldado, il sequel di
Sicario, scritto da Sheridan. Fa parte della cerchia di
attori con cui Sheridan lavora spesso, dato che è presente in tutte
le stagioni di Yellowstone.
Nel finale della seconda stagione
di Lioness, Joe e Kaitlyn compiono entrambi mosse
importanti. L’episodio conclude gran parte delle storie principali
della stagione, anche se rimane il suggerimento che Joe avrà molto
altro da affrontare in futuro. L’arrivo di Bohen nei panni di Grady
potrebbe complicare la situazione, a seconda di dove finiranno le
sue alleanze e di come influenzerà il ricorrente senso di disagio
di Joe riguardo al suo lavoro.
Gli show di Sheridan su Paramount+
definiscono essenzialmente lo streamer. Almeno in parte, ciò
dipende dal fatto che, oltre a scritturare volti molto noti, avrà a
disposizione un gruppo ricorrente di attori su cui potrà contare
per popolare i suoi show. Nel complesso, è troppo presto per dire
quale sarà l’impatto di Bohen sulla nuova stagione di
Lioness, ma le possibilità sono molte.
Il ruolo di Bohen in
Lioness lo mantiene anche nell’orbita generale di
Sheridan, aumentando la possibilità e la facilità con cui il
lavoratore del ranch Ryan potrebbe potenzialmente apparire in uno
qualsiasi degli attuali spin-off di Yellowstone, come la
prossima serie Beth and Rip. Nel complesso, è una buona notizia per
i fan di un volto familiare proveniente da un’ampia varietà di
drammi che spaziano dal soprannaturale e dai supereroi ai
western.
Aquaman e il Regno
Perduto (qui la recensione) chiude
ufficialmente il DCEU, ma come conclude il film il viaggio di
Arthur Curry? Per chi non conosce la storia del franchise, il film
riassume gli eventi dei precedenti film del DCEU, conferendo al
film uno strano senso di autosufficienza. Il motivo di ciò deriva
probabilmente dalle modifiche apportate al film tramite riprese
aggiuntive, che hanno fatto sì che questo sequel non entrasse in
conflitto con i progetti per il DC
Universe di James Gunn.
Sebbene queste riprese aggiuntive
siano state estese, il film riesce comunque a concludere il viaggio
di Arthur Curry nel DCEU prima che il franchise rebootato di Gunn
prendesse il via nel 2024. La storia di Aquaman e il Regno
Perduto descrive in dettaglio la battaglia dell’eroe
titolare con Black Manta, un antagonista del primo film che ritorna
per vendicarsi di Arthur Curry. Al momento della scena
post-credits, il conflitto con Manta è giunto al culmine. Poiché il
DCEU termina ufficialmente con la storia di questo film, molti
inizieranno a chiedersi come il finale concluda i personaggi, le
storie e i viaggi emotivi della serie di supereroi di Jason Momoa.
Il tridente nero e la maledizione
del regno perduto spiegati
La premessa centrale di
Aquaman e il Regno Perduto ruota attorno ai
tentativi di Black Manta di scoprire la civiltà del titolo.
All’inizio del film, il viaggio di Manta inizia con il ritrovamento
del minaccioso tridente nero. Il tridente racchiude lo spirito di
re Kordax, fratello di re Atlan. Kordax promette a Black Manta
vendetta contro Aquaman se troverà il regno perduto di Necrus e
solleverà la maledizione lanciata su di esso da re Atlan. La
maledizione ha visto Atlan condannare l’intera civiltà di Necrus a
rimanere congelata nel ghiaccio, nascosta sotto le calotte
dell’Antartide dopo che Kordax ha perso la guerra con suo
fratello.
Per quanto riguarda il modo in cui
Black Manta pianificò di spezzare la maledizione su Necrus e re
Kordax, la risposta sta nella linea di sangue reale di Atlantide.
La maledizione fu inizialmente lanciata da Atlan, che usò la magia
del sangue per imprigionare Kordax e Necrus. Pertanto, poteva
essere spezzata solo da qualcuno della stirpe di Atlan: Atlanna,
Arthur, Orm o Arthur Jr. Manta progettò di rapire Arthur Jr. e
sacrificare il bambino per liberare Kordax e Necrus. Questo avrebbe
sia realizzato il piano di Manta di uccidere la famiglia di
Aquaman, sia garantito l’esercito necessario per sconfiggere
Atlantide e il suo nemico giurato una volta per tutte.
Nel finale di Aquaman e il
Regno Perduto, Arthur riesce a salvare suo figlio, dando
vita a una lotta tra lui e Black Manta. Manta viene sconfitto da
Aquaman prima che lo spirito di Kordax possieda Orm. Orm ha la
meglio su Arthur e versa il suo sangue sull’altare, liberando così
Kordax dalla sua prigione. Tuttavia, Arthur sconfigge Kordax
lanciando contro il cattivo sia il Tridente Nero che il tridente di
Re Atlan, ponendo fine ai suoi piani malvagi una volta per
tutte.
Black Manta è morto?
Il caos che segue la sconfitta di
Kordax e la distruzione di Necrus vede Black Manta trascinato in
una fessura sotto il ghiaccio. Si aggrappa prima che Arthur gli
offra la mano per salvargli la vita. Black Manta rifiuta di
prendere la mano di Aquaman e cade nel baratro apparentemente
infinito in cui Necrus viene trascinato. Dato che Black Manta aveva
perso i poteri sovrumani concessigli dal Tridente Nero, è
estremamente improbabile che sia sopravvissuto alla caduta. Anche
se il finale non conferma la sua morte, allo stesso modo non
fornisce alcun indizio che il personaggio sia sopravvissuto,
segnando la fine dell’iconico antagonista dei fumetti nel DCEU.
Perché Black Manta non ha accettato
l’aiuto di Aquaman
La sequenza che vede Manta
precipitare verso la morte solleva la questione del perché non
abbia accettato l’aiuto di Aquaman. La ragione di ciò risale al
primo film di Aquaman e alle origini dell’odio di Manta per Arthur.
Nel primo film, Arthur attacca una nave guidata da Black Manta e
dalla banda di pirati di suo padre. Sconfigge i pirati, lasciando
il padre di Manta al giudizio del mare.
Mentre muore, il padre di Black
Manta fa promettere al figlio di uccidere Aquaman, cosa a cui si
dedica con determinazione in Aquaman e il Regno
Perduto. L’odio che Manta prova per Arthur è il motivo per
cui il primo non accetta la mano del secondo alla fine di
Aquaman e il Regno Perduto. Il personaggio
preferisce morire piuttosto che accettare la mano dell’uomo che ha
ucciso suo padre, lasciandosi reclamare dalla distruzione di
Necrus.
Cosa significa per Atlantide
rivelarsi al mondo
Uno dei punti più significativi
della trama del finale di Aquaman e il Regno
Perduto è che Arthur rivela la presenza di Atlantide al
mondo in superficie. Una sottotrama del film vede Arthur impedito
dal consiglio di Atlantide, poiché gli abitanti del mare
disprezzano quelli della terraferma. Tuttavia, Arthur ritiene che
una relazione tra gli Atlantidei e gli umani sarebbe reciprocamente
vantaggiosa, andando contro i desideri del consiglio e rivelando il
regno sottomarino a tutti.
Ciò significa che i sette regni del
mare e i paesi della Terra inizieranno ora a convivere. Se la trama
di Aquaman 3 fosse stata possibile, il terzo film
avrebbe probabilmente esplorato questo legame. Tuttavia, il reboot
della DCU previsto per il 2024 significa che le trame promesse dal
mondo di Atlantide che si mescola con la popolazione della Terra
non saranno mai esplorate. La rivelazione di Atlantide agli esseri
umani nel finale di Aquaman e il Regno Perduto
solleva la questione se questo sia stato preso dai fumetti DC
Comics o meno.
Nei fumetti, la presenza di
Atlantide è nota alla popolazione della Terra, anche se raramente
viene presa sul serio. Aquaman e il Regno Perduto
ha cambiato in parte questa situazione, facendo diventare Atlantide
una grande potenza mondiale grazie all’adesione alle Nazioni Unite.
Atlantide nei fumetti DC Comics è molto più autosufficiente,
sviluppando la sua civiltà sotto le onde e aiutando gli esseri
umani quando necessario attraverso i legami di Aquaman con la
Justice League.
La spiegazione del riferimento a
Iron Man in Aquaman
Uno degli elementi più divertenti
del finale di Aquaman e il Regno Perduto è il
riferimento a Iron Man nel film. Alla fine del film, Arthur tiene
un discorso al popolo della Terra annunciando la presenza di
Atlantide. Alla fine del discorso, Arthur guarda la telecamera e
dice “Io sono Aquaman” prima di lanciare il microfono in
aria e saltare fuori dallo schermo. Questo è un riferimento al
finale ormai iconico di Iron Man del 2008, in cui Tony
Stark rivela la sua identità di supereroe al mondo del Marvel Cinematic Universe.
Cosa significa il finale di
Aquaman e il Regno Perduto per il DCEU e il
DCU
Per quanto riguarda il significato
del finale di Aquaman e il Regno Perduto per lo
status del DCEU e del DCU, la risposta rimane poco chiara. Uno dei
problemi più grandi dei film DCEU del 2023 è stata la loro mancanza
di chiarezza su come il franchise passerà al DCU. The
Flash ha reso tutto ancora più confuso, così come questo
film, dato che diversi personaggi importanti della Justice League
sono interpretati dagli stessi attori DCEU alla fine dei film.
Tuttavia, la risposta più semplice è
probabilmente che il finale di Aquaman e il Regno
Perduto non influirà affatto su nessuno dei due franchise.
Per quanto riguarda il DCEU, questo film ha concluso il franchise.
Per quanto riguarda il DCU di Gunn, è già stato annunciato che
tutti i membri della Justice League del DCEU saranno sottoposti a
re-casting, il che significa che l’intera storia di Aquaman sarà
diversa. Ciò significa che il finale di questo film non avrà alcun
impatto sul futuro del DCU.
Cosa significa davvero il finale di
Aquaman e il Regno Perduto
Nonostante non abbia un grande
impatto sul futuro del DCU, il finale di Aquaman e il Regno
Perduto ha un significato tematico più profondo. Il tema
generale che permea il film è quello della costruzione di ponti. Da
Arthur che instaura un rapporto con Orm ad Atlantide che costruisce
un legame con il mondo in superficie, il finale riassume come
costruire ponti e connettersi con altre persone possa portare
benefici a tutti. Questo rende il finale di Aquaman e il
Regno Perduto agrodolce, in quanto i risultati di queste
relazioni non saranno sviluppati, ma anche adeguato, poiché il film
colma il divario tra il DCEU e il nuovo DCU di James
Gunn.
Il finale della seconda stagione di
Mindhunter sembrava
promettere una terza stagione esplosiva prima che la serie venisse
cancellata. Il dramma poliziesco di Netflix era una delle migliori serie
investigative di tutti i tempi, ma è stato criminalmente
sottovalutato, portando a una conclusione anticipata. La serie è
basata sull’omonimo libro di John Douglas e Mark Olshaker, che
documentava la nascita del profiling criminale all’FBI.
Mindhunter presentava
diversi serial killer, ma era una serie insolita rispetto alla
maggior parte dei polizieschi. Mostrava i personaggi principali
commettere errori, con molti degli assassini già dietro le sbarre.
La seconda stagione si è conclusa con una vittoria agrodolce e uno
sguardo nella mente di un nuovo antagonista che Bill e Holden
avrebbero dovuto affrontare. Purtroppo, non ne hanno mai avuto
l’opportunità.
Chi è l’uomo mascherato nei
terrificanti momenti finali della seconda stagione di
Mindhunter?
Mindhunter è una serie TV
estremamente inquietante, ma sorprendentemente poco violenta. Ciò
significa che, quando si verifica una scena violenta, è davvero
scioccante, e gli intensi momenti finali della seconda stagione di
Mindhunter ne sono un perfetto esempio. La scena finale dura
solo un minuto e nove secondi e mostra un personaggio che abbiamo
già visto in un fantastico esempio di anticipazione.
La scena mostra il tecnico
dell’ADT, che abbiamo intravisto in entrambe le stagioni di
Mindhunter. Questa volta è vestito con abiti femminili,
indossa una maschera con il volto di una donna, rossetto rosso e
una corda, che lega alla maniglia della porta. Mentre si china in
avanti per guardare le foto dei morti, si dà piacere mentre viene
strangolato.
Il personaggio, interpretato da
Sonny Valicenti, è accreditato come “ADT Serviceman.”
Tuttavia, gli appassionati di true crime si renderanno conto che
sembra essere Dennis Rader, noto anche come “il BTK
Killer,” anche se non sentono un altro personaggio
chiamarlo per nome. BTK ha scelto il suo nome in base ai suoi
crimini, in cui legava, torturava e uccideva le sue vittime.
Il finale della seconda stagione di
Mindhunter anticipa un ruolo più importante per lui nella terza
stagione.
Mindhunter presenta BTK come il
killer principale nella terza stagione
L’escalation delle scene di BTK,
che culmina in quel momento finale inquietante, lo presenta come un
formidabile antagonista. La trama della terza stagione di
Mindhunter avrebbe mostrato Bill e Holden in viaggio, con la
caccia a BTK come obiettivo principale. Poiché il vero Dennis Rader
giocava al gatto e al topo con le forze dell’ordine, la cattura
del suo omologo televisivo sarebbe stata un obiettivo importante
per la squadra.
BTK era diverso dagli altri
killer che la squadra aveva incontrato finora in
Mindhunter, portandoli a commettere un grave errore
nella terza stagione. Poiché lo studio di Bill e Holden si era
rivelato accurato, era probabile che cercassero un uomo antisociale
con problemi familiari. Ciò avrebbe reso difficile rintracciare il
killer, che in realtà era un marito e un padre con un lavoro ben
remunerato.
Come Bill e Holden hanno
finalmente catturato Wayne Williams
Mindhunter – stagione 2 si
concentra sugli omicidi dei bambini di Atlanta, con Bill e Holden
che lottano per far arrestare Wayne Williams. Sebbene Williams
corrisponda al profilo di Holden, che si è già dimostrato accurato
in altri casi, le prove sono circostanziali. Williams gioca con gli
agenti prima che questi ottengano finalmente un mandato di
perquisizione, che porta alla luce prove forensi che lo collegano a
diverse vittime.
Mentre Williams sembra avere una
spiegazione per ogni domanda posta dalla squadra, l’FBI trova in
casa fili di nylon e peli di animali che corrispondono alle fibre
trovate su molte delle vittime. Detto questo, Williams è stato
processato solo per due crimini e una nota sullo schermo ci informa
che, al 2019, nessuno dei restanti 27 casi è stato perseguito.
Cosa ha significato per Holden
e la sua squadra risolvere il caso Williams
Il caso degli omicidi dei bambini
di Atlanta sembra essere un successo per Holden e la sua squadra,
con Holden e Bill che incontrano il loro nuovo capo in un
aeroporto, dove vengono congratulati e ricevono un upgrade di
viaggio. Ai due viene detto che “Atlanta ha cambiato tutto”,
poiché sembra dimostrare la correttezza dei loro studi e fa
guadagnare loro rispetto. Tuttavia, questa è una vittoria vuota
per Holden.
Holden è consapevole che, sebbene
il profiling sembrasse funzionare, non ha davvero dato alle
famiglie dei bambini la chiusura o la giustizia che cercavano, e
lui non può fare nulla per cambiare questa situazione. Dopo aver
promesso alle famiglie che la squadra collegherà Williams ad altri
omicidi, l’FBI viene sollevata dal caso Williams. Holden china il
capo, guardando la notizia della chiusura del caso.
Holden è una carta jolly in
Mindhunter, che agisce regolarmente mentre Bill e Wendy lo
coprono. Anche se la squadra e i loro capi dell’FBI festeggiano la
vittoria di Atlanta, la questione molto probabilmente non è
finita per Holden. Dato che durante la serie soffre di attacchi
di panico, la combinazione tra il successo professionale e
l’ingiustizia di Atlanta non aiuterebbe il suo stato mentale.
Perché Wayne Williams non è
stato perseguito per tutti gli omicidi
Williams è stato processato solo
per due degli adulti uccisi contemporaneamente alla serie di
omicidi di bambini, e i giurati hanno impiegato solo 12 ore per
condannarlo. Mindhunter ha affrontato le gravi tensioni
razziali che hanno influenzato gran parte del caso e ha esposto le
prove fisiche. Tuttavia, non ha risposto completamente alla domanda
se Wayne Williams fosse davvero colpevole degli omicidi dei
bambini.
Le prove indiziarie contro Williams
erano convincenti, ma non sono state investigate a fondo. Come
riportato in una lettera al New York Times, il giudice George T. Smith della Corte
Suprema della Georgia, che ha avuto un ruolo fondamentale nel caso,
ha affermato: “La pratica del modello in questo caso è stata
distorta oltre ogni riconoscibilità”. Semplicemente non
c’erano prove sufficienti per processare un uomo già in
prigione per omicidio.
Perché Nancy ha finalmente
lasciato Bill
Alcuni dei migliori episodi di
Mindhunter utilizzano la tensione e l’incertezza per
trasformare una scena banale in un capolavoro di suspense. Questo
accade durante tutto il finale, ogni volta che Bill interagisce con
Brian, che è stato coinvolto in un crimine inquietante all’inizio
della stagione. Bill dà ancora una volta la priorità al lavoro
rispetto alla sua famiglia, lasciando Nancy che chiede di
trasferirsi per ricominciare da capo.
L’indisponibilità emotiva di
Bill ha avuto un impatto negativo sulla sua vita familiare, e
lui sembra negare il comportamento di suo figlio, che assomiglia a
quello di molti serial killer che sta intervistando. Sembra che
Nancy ne abbia avuto abbastanza quando Bill ha lasciato Brian a
friggere hamburger da solo, anche se è possibile che sia successo
qualcosa che l’ha spaventata, cosa che la terza stagione avrebbe
potuto rivelare.
Perché Mindhunter è stato
cancellato?
David Fincher ha spiegato la cancellazione di Mindhunter
in un’intervista a Première Magazine (tradotta da The
Fincher Analyst su X). Ha spiegato che lo show è stato
cancellato a causa dei costi elevati, con qualcuno che ha detto:
“Non ha senso produrre questa serie in questo modo, a meno che
non si riesca a ridurre il budget”. Mindhunter è
essenzialmente un dramma storico, e i costumi e gli effetti
accurati degli anni ’70 sono incredibilmente costosi.
Piuttosto che cambiare il formato e
lo stile visivo distintivo per renderlo più attraente per i fan di
serie poliziesche come True Detective, Fincher ha accettato la
cancellazione di Mindhunter da parte di Netflix. Trattandosi
di una delle serie più creative di Netflix, con un punteggio
positivo del 97% da parte della critica su Rotten Tomatoes,
la decisione non è stata accolta favorevolmente. Tuttavia, ha
permesso a Mindhunter di concludersi senza un calo di
qualità.
Mindhunter avrà un
reboot?
Con la maggior parte del team di
Mindhunter impegnato in altri progetti, un revival della
serie sembrava improbabile da tempo. Tuttavia, Holt McCallany (Bill
Tench) ha rivelato a CBR che, sebbene al momento non ci siano piani per la
terza stagione di Mindhunter, c’è un’altra possibilità. Lui
e Fincher hanno discusso della possibilità di rilanciare
Mindhunter sotto forma di tre lungometraggi.
Il progetto del film
Mindhunter ha ricevuto un aggiornamento da Charlize Theron, che ha lavorato come
produttrice esecutiva della serie. Ha spiegato a The Hollywood Reporter che la decisione spetta a David
Fincher, dicendo: “Lui fa le cose solo quando sente davvero che
hanno del potenziale”. Questo non esclude completamente la
possibilità di un reboot di Mindhunter, sia come film
che come serie.
La Marvel Studios ha solo iniziato a
sfiorare l’aspetto horror dell’MCU nella Saga del Multiverso, con Werewolf by Night che ha lasciato i fan
desiderosi di vedere altro (purtroppo Blade
rimane al momento bloccato nel limbo). Il progetto Midnight
Sons dovrebbe essere in arrivo, e la speranza è che Moon
Knight, Ghost Rider, Man-Thing e altri si riuniscano per affrontare
una minaccia soprannaturale come Dracula.
In un’intervista a The Direct,
David Dastmalchian, star di
Ant-Man e The Suicide Squad, ha confermato che gli
piacerebbe tornare nell’MCU nei panni di uno dei due vampiri
succhiasangue. “Adoro l’idea della versione Marvel di Dracula,
che ho sempre amato”, ha rivelato l’attore. “Ho pensato
che qualsiasi cosa riguardasse i mostri, i Midnight Suns, le cose
che facevano parte dei vecchi Defenders, sarebbe stata
fantastica”.
“Ho sempre voluto cimentarmi con
Morbius, il vampiro vivente. Mi piacerebbe avere
l’opportunità di interpretare il dottor Michael Morbius”, ha
detto del cattivo di Spider-Man. “Oh, mio Dio. Ci sono così
tanti personaggi fantastici nell’MCU, e sono sempre stato un fan
dell’horror e dei personaggi più strani. Qualsiasi personaggio dei
West Coast Avengers sarebbe divertente da interpretare per
me”.
Come noto, Jared Leto ha interpretato Morbius nello
sfortunato film del 2022. I fan non hanno apprezzato la sua
interpretazione del vampiro vivente, mentre Morbius stesso sarà probabilmente ricordato come uno
dei peggiori adattamenti cinematografici di un fumetto mai
realizzati. David Dastmalchian, che ha eccelso in ruoli horror come
Late Night with the Devil e The Boogeyman, sarebbe sicuramente perfetto in
entrambi i ruoli. Morbius potrebbe essere meno probabile, ma
l’ipotesi di Dracula rimane decisamente allettante.
Il pubblico cinematografico potrà
presto vedere per la prima volta il film biografico su
Michael Jackson, poiché sono stati rivelati i
dettagli relativi al primo trailer di Michael,
in uscita il 24 aprile 2026. Come riportato da Puck, il trailer del biopic sarà
presentato in anteprima a novembre, in concomitanza con le
proiezioni di Wicked: For Good, che uscirà nelle sale
cinematografiche il 21 novembre. Non è però chiaro se il trailer
sarà disponibile online prima di allora.
Il film biografico su
Michael Jackson vede protagonista il nipote di
Jackson, Jaafar Jackson, nel ruolo del Re del Pop,
con Colman Domingo, Miles Teller, Kat Graham,
Laura Harrier e Nia Long a
completare il cast. Il film è diretto da Antoine
Fuqua (The
Equalizer,
Southpaw), con una sceneggiatura di John
Logan.
Il debutto del trailer segnerà così
la fase finale del lungo percorso del film verso il grande schermo.
Michael era inizialmente previsto per l’uscita nelle sale il 18
aprile 2025, ma i ritardi nella produzione hanno portato a un
rinvio del film all’ottobre 2025. Sono poi sorti problemi legali
che hanno costretto a rielaborare il film e a rinviare la sua
uscita all’attuale data del 2026.
Michael sarà diviso in due film
Sempre secondo un articolo di Puck,
la questione relativa alla rielaborazione forzata riguarda
l’inclusione del caso che coinvolge Jordan
Chandler, il quale ha affermato che Michael Jackson
avrebbe abusato di lui quando Chandler aveva 13 anni. Jackson alla
fine ha pagato un risarcimento di 20 milioni di dollari al ragazzo,
ma secondo Puck c’è anche un accordo che vieta ai registi di
drammatizzare la storia dei Chandler.
Per questo motivo, è stato deciso di
dividere Michael in due film separati. Il primo
film, che sarà il trailer mostrato al pubblico a novembre, si
concentra sull’ascesa alla fama di Jackson, che ha raggiunto
l’apice negli anni ’80. Il secondo film coprirebbe l’ultima parte
della vita e della carriera di Jackson, compresi i suoi scandali
legali. Tuttavia, non è scontato che il secondo film verrà mai
distribuito.
Sebbene le riprese che verrebbero
utilizzate nella seconda parte siano state girate, con ulteriori
riprese ancora necessarie, l’approvazione della seconda parte
dipenderà dall’accoglienza che Michael riceverà
dal pubblico. Se il secondo film non verrà approvato, Puck afferma
che i produttori semplicemente “distruggeranno” tutte le riprese
inutilizzate. Si aggiunge che la Jackson Estate si sta occupando di
tutti i costi associati a queste questioni di produzione.
Ciò significa che i primi segnali
del parere del pubblico nei confronti del film biografico su
Michael Jackson arriveranno con l’uscita del primo trailer. Sulla
base dell’attesa per Wicked: For Good, il sequel di
Wicked del 2024 che ha incassato 756 milioni di dollari,
molte persone vedranno indubbiamente il trailer quando verrà
proiettato nei cinema e ciò stabilirà già una prima ricezione nei
confronti del biopic.
Dopo
l’annuncio che il progetto di Damien
Chazelle ambientato in un carcere e con possibili
protagonisti Cillian Murphy e Daniel Craig, emergono ora aggiornamenti su un
altro titolo rimasto in sospeso nella line-up del regista:
Evel Knievel Goes On Tour. Il film, le cui riprese
erano originariamente previste per l’estate appena passata e
prodotto da Paramount Pictures, resta in fase di sviluppo
nonostante l’uscita di Leonardo DiCaprio, inizialmente legato al
ruolo principale.
Secondo quanto riportato dal giornalista Daniel
Richtman, lo studio avrebbe però ora messo gli occhi
su Glen Powell come possibile protagonista del
biopic dedicato al leggendario stuntman americano Evel Knievel.
L’attore, reduce dal successo di Top Gun: Maverick e
prossimo interprete del remake di The Running Man diretto da Edgar
Wright, è considerato una delle figure più richieste del
momento a Hollywood. La proposta di interpretare Knievel
arriverebbe a lui dunque dopo il ritiro di DiCaprio, impegnato in
altri progetti. Non resta a questo punto che scoprire se l’accordo
andrà in porto.
Di cosa parla Evel
Knievel Goes On Tour?
Il
film, intitolato Evel Knievel Goes On Tour, sarà
scritto da due nomi di grande peso: William
Monahan, premio Oscar per The Departed – Il bene e il
male, e Terrence Winter, sceneggiatore de
The Wolf of Wall Street e della serie cult
I Soprano. A differenza
dei tradizionali biopic dedicati alle star americane, il progetto
non racconterà l’intera vita di Knievel, ma si concentrerà su un
solo anno cruciale della sua carriera: il 1974. In quel periodo, il
motociclista tentò la spettacolare – e fallimentare – impresa di
saltare il fiume Snake, nell’Idaho, con il suo razzo-moto “Skycycle
X-2”.
Evel Knievel, figura controversa e iconica della cultura pop
statunitense, divenne celebre negli anni ’60 e ’70 per le sue
imprese spericolate e per l’immagine da eroe ribelle del
motociclismo. Nel corso della sua carriera subì più di 430
fratture, guadagnandosi un posto nel Guinness dei Primati come uomo
con “il maggior numero di ossa rotte in una vita”. Tuttavia, la sua
carriera ebbe un brusco arresto dopo un episodio di violenza:
Knievel aggredì con una mazza da baseball l’autore di una biografia
non autorizzata, finendo in carcere per sei mesi e perdendo i suoi
contratti di sponsorizzazione.
Per Glen
Powell, l’eventuale interpretazione di Knievel rappresenterebbe
un nuovo passo nella sua ascesa a star di primo piano. L’attore
sarà presto sul grande schermo con The Running Man e ha da poco terminato le riprese del
nuovo film di J. J. Abrams. Inoltre, è
in trattative per affiancare Michael B. Jordan nel reboot di
Miami Vice diretto da
Joseph Kosinski, previsto per il 2026.
All’evento Brand Licensing Europe i
dirigenti di Amazon MGM e Mattel Greg Coleman e
Ruth Henriquez hanno promosso il prossimo revival
del franchise
Masters of the Universe. Ai partecipanti è stato
mostrato un concept art della Snake Mountain (lo si può vedere qui), la dimora
del malvagio Skeletor. Il design rimane fedele ai numerosi cartoni
animati e fumetti in cui è apparso nel corso degli anni,
confermando che, nonostante alcune parti del film siano ambientate
sulla Terra, i fan possono comunque aspettarsi una rappresentazione
fedele di Eternia.
Quanto tempo trascorreremo lì è
tutta un’altra questione, ma Coleman e Henriquez hanno promesso ai
fan una versione di He-Man che li renderà felici. “La proprietà
non è mai scomparsa, ha continuato a reinventarsi. Questo sembra il
momento perfetto”, ha detto Henriquez riguardo alla decisione
di riportare in vita il franchise di lunga data in un film
live-action. “I fan hanno chiesto di più e sappiamo che c’è una
tendenza alimentata dalla nostalgia. Ma soprattutto, abbiamo
aspettato il partner perfetto e il team creativo giusto per dare
vita a ‘Masters of the Universe’ in modo
epico”.
Coleman ha aggiunto: “Per
realizzare un film di questa portata e di questa ampiezza ci vuole
un grande impegno, e non è facile riuscirci. Il pubblico è molto
esigente. La grandezza del set e il livello di dettaglio erano
fuori dal comune”. “Skeletor è uno dei cattivi più
affascinanti di tutti i tempi, ma c’è anche la storia di Adam, che
è una persona normale e deve conquistare il potere. È sempre stato
dentro di lui e viene rivelato in modo potente“, ha
continuato. ”Abbiamo un cast completo e il regista Travis
Knight che aveva una visione. Anche se non avete mai visto ‘Masters
of the Universe’, è una storia divertente e piacevole“.
Il duo ha concluso dicendo: “Per
i fan di lunga data, ci sono delle sorprese nascoste nel film, ma
facendo un passo indietro, il punto di accesso per i fan è ampio.
Il punto di accesso sarà molto accessibile a tutti. Questo sarà il
film di cui tutti parleranno”. Hanno anche paragonato
Masters of the Universe a un altro recente
successo basato sui giocattoli, promettendo: “La gente
indosserà il merchandising, comprerà i giocattoli e ne parlerà
proprio come per ‘Barbie’”.
La versione live-action della
classica serie animata vedrà protagonista Nicholas
Galitzine, ma anche la partecipazione di Morena Baccarin nel ruolo della
Strega, e di James Purefoy e Charlotte
Riley nei ruoli dei genitori di Adam, Re Randor e la
Regina Marlena, insieme ad Alison Brie (GLOW, Community)
nel ruolo del braccio destro di Skeletor, Evil-Lyn, Idris Elba (Thor, Luther) in quello di
Man-At-Arms e Jared Leto (Morbius, Blade Runner 2049) in quello di Skeletor
stesso. Nel frattempo, Sam C. Wilson (House of the Dragon) interpreterà Trap
Jaw, con Kojo Attah (The Beekeeper) nei panni di
Tri-Klops e Jon Xue Zhang (Eternals) nei panni di Ram-Man.
Nel
panorama dei blockbuster fantasy, 47 Ronin è un caso
particolare: rilegge in chiave spettacolare la
leggenda più famosa del Giappone feudale — l’episodio di Akō —
innestandole stregonerie, demoni Tengu e un eroe outsider
interpretato da Keanu Reeves. Il risultato è un
racconto d’onore e vendetta che conserva il nucleo morale della
storia originale, pur piegandolo alle esigenze del cinema
d’avventura.
Il
finale, tragico e rituale, lascia nello spettatore domande
tutt’altro che banali: perché i ronin scelgono la morte proprio
dopo aver compiuto la loro missione? Qual è il senso del sacrificio
di Kai e del suo
amore impossibile per Mika? E in che modo la versione hollywoodiana
dialoga con il codice dei samurai (bushidō) e con la memoria collettiva giapponese? Andiamo
con ordine.
Scopri anche la storia vera che ha ispirato 47
Ronin, una delle vicende più leggendarie del Giappone
feudale.
Trama di 47 Ronin
Nel dominio del signore Asano (Min Tanaka), viene accolto
Kai (Keanu
Reeves), mezzosangue allevato dai Tengu e guardato con sospetto dai
samurai, in primis dal capo delle guardie Ōishi (Hiroyuki Sanada). L’equilibrio del
feudo è minato dalla strega Mizuki (Rinko Kikuchi), al servizio del rivale
Kira (Tadanobu
Asano), che strega Asano inducendolo ad “attentare” all’ospite:
secondo la legge, il signore è costretto al seppuku e i suoi uomini diventano
ronin (samurai
senza padrone). Mika (Kō Shibasaki), figlia di Asano e promessa a
Kai, viene promessa in sposa a Kira per sancire il nuovo
potere.
Passa un anno. Ōishi, imprigionato e umiliato, riemerge più
determinato: riunisce 47 fedelissimi, inclusi Kai, e orchestra una
missione impossibile per liberare Mika e vendicare Asano.
Travestimenti, magie, creature del folclore e duelli scandiscono la
risalita del gruppo verso il castello di Kira, in una progressione
che alterna azione e mito.
Nel terzo atto, i ronin irrompono nella roccaforte.
Kai affronta
Mizuki, che
manipola la realtà con illusioni serpentiformi: la sconfitta della
strega spezza l’incantesimo che sosteneva il potere di Kira.
Intanto Ōishi
combatte il rivale e lo decapita, compiendo l’atto simbolico della vendetta
rituale. Liberata Mika, la compagnia non fugge: si
consegna al
lo Shōgun (Cary-Hiroyuki Tagawa). Hanno
ristabilito la giustizia verso il loro signore, ma hanno violato la
legge uccidendo un nobile. Il verdetto è solenne: i 47 potranno
morire con onore tramite seppuku; Mika, sopravvissuta, guiderà il lutto del
feudo. L’ultimo sguardo tra Kai e Mika suggella un amore che non
può realizzarsi nel mondo degli uomini, ma che trova compimento
nella scelta sacrificale.
Il sacrificio dei ronin e il senso dell’onore
Il cuore del finale sta nel paradosso etico tipico della leggenda di Akō: la
fedeltà al proprio signore (giri) impone la vendetta, ma la legge dello Stato vieta
l’omicidio. I ronin accettano entrambe le verità: compiono il
dovere personale e assumono la pena, per non scalfire l’ordine
pubblico. Concedendo loro il seppuku, lo Shōgun riconosce la
purezza
dell’intento. È il bushidō nella sua forma più radicale: la reputazione
vale più della sopravvivenza, l’azione giusta richiede il
prezzo della
responsabilità. Per questo la morte dei 47 non è una
punizione “contro” i protagonisti, ma l’ultimo gesto coerente con i
valori che li definiscono.
Kai è un “liminale”: non del tutto samurai, non del tutto demone;
non pienamente accolto nella società degli uomini, ma neppure
appartenente al mondo soprannaturale. La sua scelta di morire
accanto ai compagni è identitaria prima che romantica: rifiuta
l’eccezione che lo separerebbe dagli altri e chiede di essere
riconosciuto
come uno di loro. L’amore per Mika diventa allora sacramento narrativo: non si realizza nel
matrimonio, ma nel consenso a un destino condiviso, che salva l’onore
della casata e restituisce dignità al suo popolo. In termini di
mito, Kai “riporta il fuoco” alla comunità e poi
scompare, come
gli eroi che appartengono più alla leggenda che alla cronaca.
Un finale tragico, ma profondamente giapponese
Pur aggiungendo streghe e Tengu, il film resta fedele al
senso memoriale
della vicenda: i 47 vengono sepolti insieme e venerati come
campioni di
lealtà. È il motivo per cui la storia dei ronin, nel
Giappone reale, è diventata sinonimo di virtù civica: non celebra la vittoria
militare (che nel film dura un istante), ma la coerenza morale di chi accetta le
conseguenze delle proprie azioni. La versione hollywoodiana
amplifica l’epica e la dimensione romantica, ma non svuota il
messaggio: l’onore è un atto pubblico e la morte rituale è la forma
narrativa con cui quel valore viene consegnato alla
memoria
collettiva.
In questo senso, il finale di 47 Ronin non è la sconfitta degli eroi, bensì la loro
trasfigurazione:
l’individuo scompare, resta l’esempio. È qui che mito storico e
fantasy si stringono la mano.
Il 2026 sarà l’anno in cui Timothée Chalamet vincerà finalmente un Oscar?
Il nuovo progetto del due volte candidato al premio, la commedia
sportiva liberamente ispirata a fatti reali Marty
Supreme, sta infatti suscitando grande interesse dopo
la sua anteprima mondiale al New York Film Festival.
Diretto da Josh
Safdie e interpretato anche da Gwyneth Paltrow, Odessa
A’zion e Kevin O’Leary, Marty
Supreme segue il percorso verso la grandezza del giocatore
di ping pong americano Marty Mauser. Le prime
reazioni al film sono dunque state per lo più positive,
concentrandosi su ciò che la performance di Chalamet significherà
in vista della stagione dei premi.
Liam Crowley di
ScreenRant ha definito Marty Supereme “il miglior film
dell’anno”, che ha “tutta l’energia maniacale tipica di
Safdie perfettamente infusa con il carisma generazionale del
principe promesso”. Nel frattempo, Ramin Setoodeh,
co-redattore capo di Variety, ha affermato senza mezzi termini
che questa è “la migliore interpretazione di Timothée Chalamet fino ad ora”.
Per alcuni, il tono del film di
Safdie non ha però funzionato del tutto: @jasonosia ha così recensito
Marty Supreme: “Safdie al 100%. Sudato,
veloce, tentacolare, divertente, tonalmente squilibrato ed
esasperante! […] Chalamet è straordinario ed è al massimo della sua
sicurezza di sé e della sua instabilità. È divertente e
modestamente saggio, ma la seconda parte è così incline alla mania
che può essere estenuante, nel bene e nel male“.
Marty Supreme
sembra dunque avere un’atmosfera molto folle, ma la maggior parte
dei critici riesce a capirlo. David Crow ha
detto che “è un’esplosione assoluta di adrenalina e il seguito
di Diamanti grezzi che stavamo aspettando”. Alcuni spettatori
stanno anche utilizzando i social media per sottolineare le
interpretazioni dei comprimari. Ad esempio, @realityysimp ritiene che
Odessa A’zion dovrebbe essere considerata una
candidata all’Oscar.
In particolare, David Canfield,
scrittore senior di The Hollywood Reporter, è d’accordo su
questo punto, menzionando “una straordinaria Odessa A’Zion alla
guida di un superbo cast di supporto”. Canfield sottolinea
ancora una volta cosa potrebbe significare questa svolta per
Chalamet, affermando che si tratta della “migliore
interpretazione della sua carriera: è nato per interpretare questo
personaggio”, elogiando al contempo la “regia importante
ed esaltante”.
La trama e il cast di Marty Supreme
La sinossi ufficiale del tanto
atteso film di Josh Safdie basato sulla vita del giocatore di ping
pong Marty Reisman recita: “Un giovane con un
sogno che nessuno rispetta attraversa l’inferno e torna indietro alla ricerca della
grandezza”. Il film, oltre a Timothée Chalamet e Gwyneth Paltrow vanta un cast composto da
Fran Drescher nel ruolo della madre di Marty e
ancora il rapper Tyler, the Creator, il mago
Penn Jillette, Odessa A’zion, il
personaggio di “Shark Tank” Kevin O’Leary
(alias Mr. Wonderful) e il regista Abel
Ferrara.
La commedia drammatica sportiva è un
racconto romanzato della vita reale di Marty
Reisman, cinque volte medaglia di bronzo ai Campionati
mondiali di tennis tavolo, scomparso nel 2012. Il direttore della
fotografia Darius Khondji ha dichiarato all’inizio
di quest’anno che Chalamet si è allenato a fondo per interpretare
la star del ping pong. “Voleva essere come un vero giocatore di
ping pong [professionista] quando ha iniziato le riprese”, ha
detto Khondji.
Secondo quanto riferito, è stato
rivelato il budget per la
quinta stagione di Stranger
Things. La quinta e ultima stagione della serie
fantascientifica di grande successo di Netflix sarà disponibile sulla piattaforma
di streaming a partire dal 26 novembre e vedrà il gruppo prepararsi
per una battaglia finale contro Vecna
e le forze malvagie che hanno afflitto Hawkins.
Stranger Things è stata acclamata come
una delle migliori serie televisive di tutti i tempi, ottenendo
numerosi riconoscimenti durante la sua messa in onda, e la stagione
culminante si preannuncia ancora più epica delle precedenti.
Tuttavia, nonostante la quinta stagione di Stranger Things abbia un numero
ridotto di episodi (otto rispetto ai nove della stagione
precedente), Netflix non risparmierà denaro.
Secondo Puck, lo streamer ha
speso dai 50 ai 60 milioni di dollari per episodio per la stagione
finale della serie, per un costo totale compreso tra i 400 e i 480
milioni di dollari. Si tratta di un aumento rispetto al budget
riportato per la quarta stagione, pari a 30 milioni di dollari per
episodio.
Questa cifra sbalorditiva illustra
l’evoluzione epica che la televisione ha subito negli ultimi tempi.
Anche se il costo per episodio non è abbastanza per competere con
Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere o la
prossima
serie TV Harry Potter, la rende comunque una delle
stagioni più costose nella storia della televisione.
Il costo totale della stagione,
compreso tra i 400 e i 480 milioni di dollari, supera quello della
stragrande maggioranza dei film realizzati. Jurassic World Dominion detiene ufficialmente il record
del film più costoso mai realizzato, con un budget netto di 465
milioni di dollari, e anche il budget degli episodi di Stranger
Things è superiore a quello di alcuni film di medio budget.
Il ritardo nell’uscita della quinta
stagione di Stranger Things, così come il numero ridotto di
episodi, ha probabilmente molto a che fare con la portata
astronomica degli episodi finali, ma, dal punto di vista narrativo,
questa è una notizia entusiasmante e promette una stagione finale
adeguatamente epica e sbalorditiva, con quelli che potrebbero
essere alcuni dei set più impressionanti mai realizzati per la
televisione.
Al momento, Stranger Things
ha un’eredità nella cultura popolare che molti franchise possono
solo sognare, e la quinta stagione, se realizzata con successo, non
farà che consolidarla ulteriormente. Resta da vedere se Netflix
realizzerà mai una serie più costosa, dato che l’era della
televisione ad alto budget sembra essere in declino, ma sembra che
questa serie chiuderà in modo adeguato quell’era di successi
televisivi, elevando ancora una volta l’ambizione creativa delle
serie in streaming.
Il nuovo trailer e le immagini
della quarta stagione di The
Witcher offrono la migliore anteprima finora di Geralt,
interpretato da Liam Hemsworth, e della sua ricerca
di Ciri (Freya
Allan). Dopo aver interpretato Geralt di Rivia nelle
prime tre stagioni, Henry Cavill ha lasciato la serie. Il
ruolo è stato riassegnato a Hemsworth per
la quarta e la quinta stagione di The Witcher,
quest’ultima delle quali segnerà la fine della serie.
La nuova interpretazione di Geralt
è stata già anticipata in alcune immagini e in un clip che lo
mostra in azione durante la prossima stagione. Il clip ha rivelato
la differenza più grande tra le versioni di Geralt interpretate da
Henry Cavill e Liam Hemsworth, ovvero le voci
distintive dei due attori.
Ora Netflix ha pubblicato un trailer che mostra
completamente il Geralt di Hemsworth. Il filmato inizia con la
narrazione del nuovo personaggio di Laurence Fishburne, Regis, mentre Geralt
sguaina la sua spada e combatte i mostri. L’attenzione si sposta
poi sulla ricerca di Ciri in tutto il continente, che osserva di
essere “sempre persa, mai trovata”. Geralt dice cinicamente:
“Che compagnia mi sono ritrovato”, riferendosi agli altri
personaggi che si uniscono alla sua missione.
Nel frattempo, una minaccia oscura
cresce mentre Vilgefortz (Mahesh Jadu) raduna un esercito e trama
un piano sinistro che coinvolge Ciri. Geralt grida: “Muoviamoci,
cazzo!” e si chiede cosa succederà se non riuscirà a salvare Ciri,
mentre Yennefer (Anya Chalotra) organizza una resistenza contro
Vilgefortz. Il trailer mostra scene ricche di azione in cui tutti e
tre i personaggi combattono i loro nemici. Guarda il trailer qui
sotto:
Oltre al trailer, Netflix ha
pubblicato nuove immagini di Geralt interpretato da Hemsworth,
Ciri, Yennefer, Regis e altri personaggi chiave. Guarda le immagini
qui sotto:
Cosa significa questo per la
quarta stagione di The Witcher
La reazione dei fan al fatto che
Hemsworth abbia preso il posto di Cavill nel ruolo principale è
stata in gran parte negativa. Nonostante ciò, il nuovo trailer e le
nuove immagini sono un ottimo motivo per guardare la quarta
stagione. Hemsworth sembra perfetto per la parte e trasmette lo
stoicismo, l’intensità, il cinismo, l’odio verso se stesso e il
codice morale che definiscono il personaggio, sia nei momenti più
tranquilli che in quelli ricchi di azione.
Anche se sono di nuovo separati,
Geralt, Ciri e Yennefer continueranno a essere il cuore dello show
nella quarta stagione. Allo stesso tempo, la serie sta chiaramente
entrando in una nuova era, che il personaggio di Laurence
Fishburne, Regis, sta contribuendo a inaugurare.
Regis che dice “The
Witcher è in uno stato di cambiamento” e che Geralt sta
“diventando qualcosa di nuovo” sembra riferirsi tanto al
protagonista quanto alla serie stessa. La serie avrà
inevitabilmente un aspetto e un’atmosfera diversi con Hemsworth al
posto di Cavill, e questo cambiamento significativo si rifletterà
anche nell’evoluzione del personaggio di Geralt in questa
stagione.
Heat
2, il sequel del classico poliziesco di
Michael Mann del 1995, ha ricevuto un
aggiornamento ufficiale e positivo nella giornata di martedì 7
ottobre, con l’ingresso di una nuova casa di produzione che intende
portare il progetto sul grande schermo. The Hollywood Reporter ha
infatti rivelato che la United Artists, che fa parte della Amazon
MGM Studios, è in trattative con la Warner Bros. per acquisire il
film. Inoltre, Jerry Bruckheimer e Scott
Stuber si sono uniti a Mann e Nick
Nesbitt come produttori del film, basato sul romanzo
Heat 2 scritto da Mann in collaborazione con
Meg Gardiner e pubblicato nel 2022.
Heat 2 è stato
inizialmente annunciato dalla Warner Bros. nel luglio 2022, ma da
allora il progetto ha dovuto affrontare molti ostacoli, tra cui
l’impossibilità di Mann e Warner Bros. di
trovare un accordo sul budget, secondo quanto riportato sempre
da The Hollywood Reporter. La Warner Bros. ha ora deciso di vendere
il progetto ad agosto e, sebbene molti studi cinematografici – tra
cui Paramount e Sony – fossero interessati, alla fine ha vinto la
United Artists.
L’originale Heat – La sfida vedeva Robert De Niro nei panni del calcolatore
maestro del crimine Neil McCauley, impegnato a pianificare una
grande rapina, mentre Al Pacino interpretava il poliziotto Vincent
Hanna incaricato di catturare McCauley. Con un cast che includeva
anche Val Kilmer, Jon Voight,
Tom Sizemore, Amy Brennenman,
Ashley Judd e una giovane Natalie Portman, Heat è ampiamente considerato
un classico del genere, con un punteggio dell’84% su Rotten
Tomatoes.
Il romanzo Heat 2
funge sia da prequel che da sequel della storia del film originale.
Una trama è incentrata su una versione più giovane di McCauley,
mentre lui e la sua banda compiono varie rapine, mentre la storia
ambientata dopo il film originale segue Chris Shiherlis, il
personaggio di Kilmer, e i suoi tentativi di ricongiungersi con la
sua ex fidanzata.
Secondo quanto riportato, molti
attori di primo piano sono interessati ai ruoli in Heat
2. Leonardo DiCaprio, Austin Butler, Adam Driver, Bradley Cooper e altri sono stati menzionati
in relazione al progetto, anche se al momento non sarebbero state
fatte loro offerte. Tuttavia, sembra che le trattative per comporre
il cast del film potrebbero iniziare a breve e che proprio questi
nomi potrebbero essere confermati per il progetto.
Per quanto riguarda il motivo per
cui Heat 2 è stato venduto dalla Warner Bros.,
come anticipato lo studio e Mann non erano d’accordo sul budget.
Secondo quanto riportato, Mann inizialmente voleva un budget di 230
milioni di dollari, ma alla fine è sceso a 170 milioni. La Warner
avrebbe realizzato il film per 135-140 milioni di dollari, o anche
150 milioni se Mann si fosse impegnato anche per un Heat
3, secondo THR.
La United Artists non ha al momento
fornito alcuna informazione sul potenziale budget, né ci sono
aggiornamenti sui tempi di uscita di Heat 2 nelle
sale cinematografiche. Tuttavia, considerando l’amore per il film
originale e il fatto che il romanzo è diventato un best-seller, è
probabile che ci sia un notevole interesse per lo sviluppo del film
in futuro.
Fast X:
Part 2 ha fatto pochi progressi da quando il suo
predecessore è stato rilasciato nel 2023, e un recente rapporto
solleva preoccupazioni sul fatto che il gran finale della serie
potrebbe non avvenire affatto. La
serie Fast era popolare fin dal suo esordio nel 2001, ma
Fast Five del 2011 l’ha trasformata in un fenomeno al
botteghino. È diventato uno spettacolo d’azione pieno delle più
grandi star d’azione di Hollywood.
Furious
7 e The Fate of the Furious hanno incassato oltre 1
miliardo di dollari al botteghino. Tuttavia, la popolarità della
serie è diminuita di recente, e gli incassi deludenti di F9 e
Fast
X dimostrano che il pubblico non è più così
interessato alla storia di Dominic Toretto e della sua famiglia
come un tempo. Nemmeno il folle cattivo interpretato da
Jason Momoa è riuscito a salvare
l’ultimo capitolo.
Essendo la prima parte di un finale
in due parti, Fast
X termina con un enorme cliffhanger, in cui Dom e suo
figlio cercano di sopravvivere a una gigantesca esplosione causata
da Dante, interpretato da Momoa. Tuttavia, il pubblico potrebbe non
scoprire mai cosa succede a Dom, dato che Fast 11 non ha
ancora una data di uscita e potrebbe non averla presto se la
Universal e Vin
Diesel non riusciranno a trovare un compromesso.
La Universal sta valutando di
non realizzare Fast and Furious 11
Fast X non è stato un flop
al botteghino, ma è stato una delusione per la Universal. Ha
incassato 704 milioni di dollari in tutto il mondo, una cifra
impressionante per qualsiasi film. Tuttavia, il film aveva un
budget dichiarato di 340 milioni di dollari, il che significa che
aveva bisogno di circa 850 milioni di dollari per andare in
pareggio. Non essendoci riuscita, la Universal sta adottando un
approccio più cauto per l’ultimo capitolo della serie.
In un nuovo articolo del The Wall Street Journal, è stato rivelato che il budget
di Fast 11 è una preoccupazione significativa per lo studio.
Secondo quanto riferito, la sceneggiatura iniziale richiederebbe un
budget di 250 milioni di dollari, ma la Universal non è disposta
a realizzare il film per più di 200 milioni di dollari. Parte
di quel budget è destinato al numeroso cast del film e alle spese
per le riprese in location internazionali.
Secondo l’articolo, la Universal
sta cercando di limitare le location delle riprese all’estero e di
ridurre il cast del film, ridimensionando i ruoli dei personaggi o
eliminandoli del tutto. Si tratta di una sfida importante per il
prossimo film, che ha già un cast imponente e dovrebbe vedere anche
il ritorno di Dwayne Johnson e Gal
Gadot.
Tutto ciò che Vin Diesel ha
detto sullo sviluppo di Fast & Furious 11 dopo Fast X
Diesel è uno showman nel cuore.
Vuole offrire la migliore esperienza possibile ai fan e rendere
giustizia ai personaggi di questa saga. Tuttavia, la sua visione
per Fast 11 potrebbe essere eccessiva per la Universal,
soprattutto se lo studio sta cercando di ridurre il budget. Ha
fatto diversi annunci, ma senza una sceneggiatura è difficile dire
quali si realizzeranno.
In un post su Instagram che
Diesel ha
condiviso per celebrare la Festa del Papà nel 2024, l’attore di
XXX ha condiviso il concept art di Fast 11 e l’ha
definito un “road trip americano”. Una trama incentrata
su un road trip potrebbe funzionare, dato che Dom e suo figlio
viaggiano attraverso gli Stati Uniti cercando di trovare il resto
della sua famiglia. Ciò consentirebbe anche alla Universal di
girare il film principalmente in location nazionali.
Le altre grandi rivelazioni sono
state condivise al FuelFest 2025 di Los Angeles (tramite HotCars).
L’attore ha detto di aver concordato con la Universal di realizzare
Fast 11 a tre condizioni. La prima era che avrebbe
ricevuto una data di uscita nell’aprile 2027. La seconda era
che avrebbe riportato le corse su strada a Los Angeles e la terza
era che Brian O’Conner di Paul
Walker sarebbe tornato.
Sulla base del rapporto del
WSJ, non sembra che la Universal abbia accettato queste
condizioni con Diesel, e l’attore stava semplicemente cercando di
entusiasmare il pubblico. Una data di uscita nell’aprile 2027 non è
realistica e il ritorno di Brian potrebbe essere vittima dei tagli
al budget. Tuttavia, le corse su strada potrebbero ancora essere
una parte essenziale di Fast 11.
Fast and Furious 11 vedrà la
luce?
L’ultimo capitolo della
saga Fast and Furious molto probabilmente verrà
realizzato per un paio di motivi. È ancora una delle serie di
maggior successo della Universal, e lo studio potrebbe trarne
profitto se il film finale venisse realizzato con un budget
ragionevole. L’articolo del WSJ afferma anche che gli
sceneggiatori e i dirigenti stanno ancora cercando modi per
continuare la serie con spin-off o serie TV.
Un altro motivo è l’effetto Diesel.
È incredibilmente appassionato di Dom Toretto e di questa serie. È
difficile credere che non sarebbe disposto a scendere a compromessi
se lo studio gli chiedesse di apportare alcune modifiche alla
trama. Concludere con un cliffhanger sarebbe un peccato, e
Diesel sa che ci sono ancora molti fan che vogliono vedere come
finisce questa storia.
La triste verità è che un budget
inferiore per Fast X: Part 2 potrebbe essere la
soluzione migliore. Il franchise è sfuggito al controllo e sta
perdendo pubblico e critici con le sue sequenze d’azione esagerate
e senza senso. È diventato una parodia di se stesso, e un ritorno
alle sue origini più modeste, legate alle corse su strada, potrebbe
essere proprio ciò di cui Fast 11 ha bisogno.
IN COPERTINA: Vin Diesel arriva al
Charlize Theron Africa Outreach Project
(CTAOP) 2023. Foto di Image Press Agency via DepositPhotos.com
La prossima serie Marvel Spotlight, Wonder
Man, arriverà su Disney+ questo dicembre e, nonostante
siano state mostrate alcune immagini promozionali e brevi frammenti
di filmato, Disney+ non ha ancora pubblicato un
trailer completo.
Si vociferava che il primo teaser
sarebbe uscito questo sabato durante il New York Comic-Con, e il
seguente post su Instagram della star
Yahya Abdul-Mateen II potrebbe averlo
confermato.
Sebbene l’attore di
Watchmen e Aquaman non menzioni
effettivamente il NYCC nel suo post, condivide la foto di un
berretto con un nuovo logo in stile animato per la
serie.
Il responsabile dello streaming,
della televisione e dell’animazione della Marvel, Brad
Winderbaum, ha recentemente confermato il numero di
episodi della serie, esprimendo anche il suo sostegno a Wonder Man
definendola “la migliore serie che nessuno abbia mai
visto”.
“Wonder Man è composta da otto
episodi. È una novità assoluta per la Marvel”, racconta il
dirigente a Collider. “Nasce direttamente dalle menti di Destin
Daniel Cretton e Andrew Guest. Onestamente, è una delle mie cose
preferite in assoluto. Penso che sia la serie migliore che nessuno
abbia mai visto, e sono molto emozionato di vedere la reazione del
pubblico. Penso che sia una lettera d’amore a ciò che facciamo come
registi. È una lettera d’amore alla recitazione come professione,
ed è una serie molto sincera e bella.”
I Marvel Studios
hanno rivelato ben poco su Wonder
Man, anche se sappiamo che Sir Ben Kingsley
riprenderà il ruolo di Trevor Slattery in Iron Man
3 e Shang-Chi e la leggenda dei dieci
anelli. Byron Bowers si è
recentemente unito al cast, mentre Ed
Harris, Bob Odenkirk e Courtney Cox sono tra coloro
che si dice possano apparire.
Stella Meghie (The
Photograph) si occuperà della regia di più episodi, mentre
Cretton sarebbe stato incaricato di dirigere le prime due puntate.
Wonder
Man è stato precedentemente descritto come
una “satira sui supereroi” e “una lettera
d’amore a Los Angeles e all’industria”.
I produttori Destin Daniel
Cretton e Andrew Guest stanno puntando su
un tono simile a serie come Silicon Valley, Dave e Barry. Per
quanto riguarda la durata degli episodi,
Winderbaum afferma che varierà. “C’è un po’ di
margine di manovra per quanto riguarda la durata degli episodi,
quindi penso che il nostro episodio più breve duri circa 20 minuti,
mentre il più lungo circa 40 minuti.”
Wonder Man ha fatto il suo debutto
nei fumetti Marvel Comics nelle pagine di Avengers
#9 nel 1964. Inizialmente un cattivo, fu poi ritrasformato in
un eroe (e in un Vendicatore) negli anni Settanta. Il
Tristo Mietitore è suo fratello e le sue onde cerebrali sono state
utilizzate da Ultron come base per la Visione; in seguito, si è
unito ai Vendicatori della Costa Ovest ed è diventato una star di
Hollywood.
Wonder
Man non ha ancora una data di messa in onda
confermata, ma arriverà a dicembre prossimo.
Sono iniziate il 26 settembre a
Otranto le riprese de L’ora di
tutti, esordio alla regia di Stefania
Rocca.
Tratto dall’omonimo romanzo di Maria
Corti sul sacco dei Turchi ad Otranto nel 1480, il film
reinterpreta il testo rendendolo una narrazione senza tempo che
mette al centro la forza delle comunità che non accettano di
soccombere al più forte.
Maria Corti, tra le voci più
originali della critica e della narrativa del Novecento, ha fatto
della pluralità dei punti di vista il centro della sua scrittura.
Nei suoi testi la storia si frammenta in una costellazione di voci,
rivelando la relatività della verità e della memoria. In L’ora
di tutti, dedicato alla strage di Otranto del 1480, un unico
evento si ricompone attraverso prospettive diverse, trasformandosi
in un mosaico di coraggio e paura, visioni individuali che
diventano racconto collettivo.
La dichiarazione di Stefania Rocca
“Ho lavorato sulle emozioni,
seguendole senza barriere narrative di tempo o di luogo
continuando, come avevo già fatto nella mia prima regia teatrale,
quel percorso di sperimentazione atto a fondere diversi linguaggi
che ho approfondito nei miei anni di carriera e che sento parte di
me.Per questo mi piace abbattere i confini tra cinema,
teatro, danza e musica. Usando liberamente i mezzi espressivi per
me più idonei a raccontare le tante piccole storie che sono dietro
ai grandi rivolgimenti, non in maniera didascalica ma
emozionale” Stefania Rocca.
Interpretato da Alice
Pagani, Simone Coppo, Eleonora De Luca, Ignazio Oliva, Giulia
Petrungaro con Alessio Boni, Dalila De
Marco Lorenzo Scalzo, Vincenzo Palazzo, Elena
Micchiché e con la partecipazione
di Timofej
Andrijashenko, l’étoile Nicoletta
Manni e l’Accademia Teatro alla
Scala, L’ora di
tutti è prodotto da Ora one
production srl e Louis Nero
film e sarà girato interamente in Salento.
Nuove foto dal set della prossima
serie TV di Harry Potter della HBO sembrano
rivelare un altro momento significativo della prima stagione,
adattamento di Harry Potter e la Pietra
Filosofale. Le riprese sono attualmente in corso in
Cornovaglia, in Inghilterra, con Dominic
McLaughlin (Harry Potter) e Bel Powley
(Petunia Dursley) entrambi avvistati in abiti anni ’90.
Si tratta di quello che sembra far
parte della preparazione al viaggio di Vernon
Dursley alla Catapecchia sullo scoglio,
dove crede che la famiglia e Harry a sfuggire all’infinita ondata
di lettere da Hogwarts che invitano il ragazzo a
entrare nel Mondo Magico. Tuttavia, come abbiamo sottolineato su
SFFGazette.com oggi,
sembra che la serie potrebbe espandere quella parte della storia
con materiale originale.
Secondo Redanian Intelligence,
“le riprese sono iniziate al Cadgwith Cove Inn prima di
spostarsi sulla spiaggia, dove è stata girata una scena drammatica
sotto una pioggia simulata, con un’auto circondata da barche da
pesca e comparse in tradizionali abiti da sud-ovest”. “La
scena, a quanto pare, mostrava Harry e forse Bel Powley nei panni
di zia Petunia, a cui veniva ordinato di uscire dal veicolo da un
uomo armato di pistola”.
Sebbene possa essere stato commesso
un errore riguardo a ciò che è stato girato, è possibile che si
tratti di una nuova scena aggiunta all’interpretazione della HBO
della serie di libri dell’autrice J.K. Rowling.
Ampliare il periodo di Harry con i Dursley darà sicuramente i suoi
frutti nelle stagioni future, dal momento che spesso sono stati
trascurati nei film, soprattutto nei capitoli successivi al primo
(e alla luce della loro importanza alla fine della storia!).
Sappiamo che il set della
Catapecchia sullo Scoglio è fondamentale perché è il luogo in cui
Harry conosce Hagrid e entra in contatto davvero, per la prima
volta, con il mondo della Magia e con una nuova concezione di sé.
E’ qui che il Custode delle chiavi e dei luoghi a Hogwarts gli
rivelerà che è, in definitiva, un mago! “E un mago coi fiocchi, una
volta che avrai studiato!”.
Inoltre, Variety ha appreso che la Warner
Bros. celebrerà il 25° anniversario di Harry Potter e la
Pietra Filosofale il prossimo anno con “una riedizione
cinematografica mondiale del film originale, prodotti in edizione
speciale e promozioni al dettaglio”.
Cosa sappiamo della serie
HBO su Harry Potter
La prima stagione sarà tratta dal
romanzo La pietra filosofale e abbiamo già visto alcuni
altri momenti chiave del romanzo d’esordio di J.K. Rowling essere
trasposti sullo schermo. La prima stagione di Harry
Potter dovrebbe essere girata fino alla primavera del
2026, mentre la seconda stagione entrerà in produzione pochi mesi
dopo. Ogni libro dovrebbe costituire una singola stagione, il che
significa che avremo sette stagioni nell’arco di quasi un
decennio.
HBO descrive la serie come un
“adattamento fedele” della serie di libri della Rowling.
“Esplorando ogni angolo del mondo magico, ogni stagione porterà
‘Harry Potter’ e le sue incredibili avventure a un pubblico nuovo
ed esistente”, secondo la descrizione ufficiale. Le riprese
dovrebbero avere inizio nel corso dell’estate 2025, per una messa
in onda prevista per il 2026.
La serie è scritta e prodotta da
Francesca Gardiner, che ricopre anche il ruolo di
showrunner. Mark Mylod sarà il produttore
esecutivo e dirigerà diversi episodi della serie per HBO in
collaborazione con Brontë Film and TV e Warner Bros. Television. La
serie è prodotta da Rowling, Neil Blair e
Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e
David Heyman di Heyday Films.
Come già annunciato, Dominic
McLaughlin interpreterà Harry, Arabella
Stanton sarà Hermione e Alastair Stout
sarà Ron. Il cast principale include John Lithgow nel ruolo di Albus Silente,
Janet McTeer nel ruolo di Minerva McGranitt,
Paapa Essiedu nel ruolo di Severus Piton, Nick Frost nel ruolo di Rubeus Hagrid,
Katherine Parkinson nel ruolo di Molly Weasley,
Lox Pratt nel ruolo di Draco Malfoy,
Johnny Flynn nel ruolo di Lucius Malfoy,
Leo Earley nel ruolo di Seamus Finnigan,
Alessia Leoni nel ruolo di Parvati Patil,
Sienna Moosah nel ruolo di Lavender Brown,
Bertie Carvel nel ruolo di Cornelius Fudge,
Bel Powley nel ruolo di Petunia Dursley e
Daniel Rigby nel ruolo di Vernon Dursley.
Si avranno poi Rory
Wilmot nel ruolo di Neville Paciock, Amos
Kitson nel ruolo di Dudley Dursley, Louise
Brealey nel ruolo di Madama Rolanda Hooch e Anton
Lesser nel ruolo di Garrick Ollivander. Ci sono poi i
fratelli di Ron: Tristan Harland interpreterà Fred
Weasley, Gabriel Harland George Weasley,
Ruari Spooner Percy Weasley e Gracie
Cochrane Ginny Weasley.
La serie debutterà nel 2027 su HBO e
HBO
Max (ove disponibile) ed è guidata dalla showrunner e
sceneggiatrice Francesca Gardiner (“Queste oscure materie”,
“Killing Eve”) e dal regista Mark Mylod (“Succession”). Gardiner e Mylod sono produttori
esecutivi insieme all’autrice della serie J.K. Rowling, Neil Blair
e Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e David Heyman di Heyday
Films. La serie di “Harry Potter” è prodotta da HBO in
collaborazione con Brontë Film and TV e Warner Bros.
Television.
Sebbene Serkis (Gollum) sia
l’unico attore confermato a riprendere il suo ruolo,
sembra probabile che SirIan McKellen (Gandalf) e Viggo Mortensen (Aragorn) torneranno, e
Orlando Bloom (Legolas) ha lasciato
intendere che potrebbe apparire anche lui. Ora, Elijah Wood ha lasciato intendere che
tornerà nei panni di Frodo Baggins.
Wood ha dichiarato quanto segue
durante un’apparizione al DesertCon in Messico durante il fine
settimana (tramite CBR). “Beh, non posso dire nulla al
riguardo. Ne so parecchio. L’ho letto. È davvero bello. Ci sono
delle persone meravigliose coinvolte. La cosa più emozionante è che
si tratta di riunire il team creativo. I cervelli dietro Il Signore
degli Anelli, Fran, Peter, Philippa, sono tutti fortemente
coinvolti.”
“E poi, gli stessi scenografi.
Sarà girato in Nuova Zelanda”, ha continuato. “Quindi,
porterà con sé una tale continuità con così tante persone che hanno
fatto parte de Il Signore degli Anelli, e ne sono davvero
entusiasta. È come rimettere in funzione quella vecchia macchina
con tutte le persone giuste.”
Non siamo sicuri che Elijah
Wood abbia rivelato più di quanto volesse, ma se
ha letto la sceneggiatura, ci sono ottime probabilità che sia a
bordo! Certo, potrebbe aver ricevuto la sceneggiatura per
sondare il suo interesse, ma qualcosa ci dice che vedremo Frodo in
questo film, anche se solo per un paio di scene.
Non siamo sicuri di come questi
attori saranno ringiovaniti per interpretare versioni più giovani
dei loro personaggi, ma Serkis ha precedentemente ipotizzato che
potrebbe essere utilizzata l’intelligenza
artificiale.
Le dichiarazioni di Peter
Jackson
“È un onore e un privilegio
tornare nella Terra di Mezzo con il nostro caro amico e
collaboratore, Andy Serkis, che ha un conto in
sospeso con quel puzzolente di Gollum!”, hanno dichiarato
Peter Jackson, Philippa Boyens e
Fran Walsh in una dichiarazione in occasione
dell’annuncio del film. “Come fan di lunga data della vasta
mitologia del Professor Tolkien, siamo orgogliosi di lavorare con
Mike De Luca, Pam Abdy e l’intero team della Warner Bros. per
un’altra epica avventura!”
“Sì … “Per oltre due decenni,
gli spettatori hanno abbracciato la trilogia cinematografica del
Signore degli Anelli per l’innegabile dedizione che Peter, Fran e
Philippa hanno dimostrato nel proteggere l’eredità delle opere di
Tolkien e per garantire che il pubblico potesse sperimentare
l’incredibile mondo da lui creato in un modo che onorasse la sua
visione letteraria”, hanno aggiunto i responsabili
cinematografici di WBD, Pam Abdy e Michael De Luca. “Siamo
onorati che abbiano accettato di essere nostri partner per questi
due nuovi film. Con Andy a bordo per dirigere Il Signore degli
Anelli: Caccia a Gollum (*WT), continuiamo un importante impegno
per l’eccellenza che è un vero segno distintivo di come tutti noi
vogliamo avventurarci in avanti e contribuire ulteriormente alla
storia cinematografica del Signore degli Anelli”.
Il mondo costruito da Tolkien ne
Il Signore degli Anelli è vasto e comprensivo, con
molte storie lasciate in sospeso attraverso la Prima, la Seconda e
la Terza Era. Descrivendo la regia del prossimo film come “un
sogno che si avvera“, Andy Serkis ha rivelato che il progetto è
quello di raccontare le storie non sfruttate di questo mondo.
“Abbiamo iniziato a parlarne circa otto mesi fa“, ha
ricordato l’attore. “Dicevano: ‘Andy vogliamo davvero
rinvigorire la Terra di Mezzo. Ci sono così tante storie nuove che
vogliamo coinvolgere“.
Dato che Gollum incontra la sua fine
tra le fiamme del Monte Fato verso la fine de Il ritorno del Re, è lecito aspettarsi che il film si
svolgerà prima di quegli eventi, idealmente anche prima che Frodo
intraprenda il suo viaggio. Questo suggerisce che personaggi
iconici come Aragorn, Boromir,
Gandalf e Legolas potrebbero
tornare in qualche modo, come suggerisce Serkis. Viggo Mortensen, che ha interpretato Aragorn
nella trilogia originale, si è
detto interessato se la trama è quella giusta.