Da molti considerato il film di
carattere erotico più riuscito del regista Tinto
Brass, La chiave si
inserisce perfettamente all’interno del suo genere. Come per il
successivo Monella,
essa costruì un immaginario che ancora oggi, come nell’anno della
sua uscita, il 1983, non manca di suscitare dibattiti per via dei
suoi contenuti giudicati scandalosi. Il regista però, che da sempre
è considerato uno dei maestri del genere erotico, non
ebbe dubbi sull’importanza di portare al cinema tale storia,
contribuendo così una volta di più alla rivoluzione dei costumi nel
paese. Ciò fu possibile anche grazie alla figura della protagonista
femminile, decisamente fuori dal canone.
L’idea per il lungometraggio nacque
in Brass in seguito alla lettura dell’omonimo romanzo dello
scrittore giapponese Jun’ichirō Tanizaki,
pubblicato nel 1956. Nel realizzare un adattamento di questo, il
regista decise di apportare delle considerevoli modifiche, a
partire dal contesto della storia. La vicenda è infatti qui
ambientata in Italia, durante il periodo fascista e alle soglie
della Seconda guerra mondiale. Il film, dunque, mescola elementi
piccanti con i reali eventi storici dell’epoca, rivelatisi
traumatici per l’Italia e gli italiani. Ancora una volta, Brass
sembra così servirsi del genere erotico per distrarre lo
spettatore, scatenare la sua immaginazione, raccontandogli però
anche di un concreto contesto e delle sue difficoltà.
Per Brass, La chiave fu un
successo senza precedenti. Si tratta infatti del suo film più
acclamato e ricompensato, che è divenuto in breve il suo maggior
trionfo commerciale. La pellicola, infatti, si affermò come il
titolo italiano dal maggior incasso nella stagione cinematografica
del 1983-1984, e secondo in assoluto solo al film statunitense
Flashdance. Ancora oggi, il titolo è estremamente
ricercato e consigliato per la comprensione della poetica di Brass.
Ad ogni suo passaggio in televisione, questo viene infatti scoperto
o riscoperto da numerosi spettatori, attratti dalle vicende e dal
modo in cui vengono raccontate.
La chiave: la trama del film
Ambientato a Venezia in pieno
periodo fascista, il film ha per protagonista un anziano professore
inglese, direttore della Biennale d’Arte. Questi ha una giovane
moglie, Teresa, la quale gestisce una piccola pensione nel centro
della città. La coppia, però, nasconde diversi problemi dal punto
di vista coniugale, dove sono ancora alla ricerca di un equilibrio.
Le cose iniziano a cambiare nel momento in cui Teresa scopre una
chiave, volutamente lasciata in bella vista, e che apre un cassetto
della scrivania del marito dove è contenuto un misterioso diario.
Leggendolo, ella scopre aspetti del marito sconosciuti. In esso,
infatti, sono contenuti tutti i suoi desideri sessuali più
sfrenati.
La moglie, comprese le intenzioni
del marito, inizia a sua volta a scrivere un diario, a cui confida
della propria passione per il giovane Laszlo, fidanzato ungherese
della figlia Lisa. Tra i due coniugi prende così vita un ambiguo e
perverso dialogo tramite i rispettivi diari. Un gioco che permette
ai due di ristabilire un intesa sessuale grazie alle reciproche e
indicibili confessioni. Andando avanti nel loro gioco, i due
coniugi rivoluzioneranno la loro storia d’amore, non senza
incontrare diversi ostacoli. Intanto, mentre loro portano avanti
ciò, la Storia va avanti, fino ad arrivare al drammatico annuncio
di Mussolini riguardante l’ingresso in guerra dell’Italia.
La chiave: il cast del film
Come per molti dei suoi film, Brass
fu aiutato anche in questo caso dall’adorata moglie
CarlaCipriani. Fu lei a
consigliargli di realizzare una trasposizione del romanzo
giapponese, sin dalla pubblicazione di questo in Italia nel 1964.
Brass, infine, si convinse e tentò per anni di realizzare il film.
La sua attesa fu in realtà legata al suo desiderio di avere come
protagonista l’attrice Stefania Sandrelli. Lei era
l’unica attrice presa in considerazione per il ruolo di Teresa, ma
poiché il personaggio è indicato come una donna sulla quarantina,
il regista aspettò che l’attrice avesse all’incirca quell’età. Una
volta compiuti 37 anni, la Sandrelli poté finalmente recitare nel
film, dando vita inoltre a delle memorabili scene di nudo.
Nel corso di interviste successive
all’uscita del film, la Sandrelli dichiarò di essere stata
inizialmente spaventata dalla trama del film. Essa ruotava
grossomodo intorno al sesso, e le richiedeva una performance
inedita. L’attrice, però, non si tirò indietro. Determinata a
recitare ogni ruolo possibile, affermò che le scene di nudo non
furono un particolare problema per lei. Al contrario, fu sorpresa
di constatare come nonostante fosse svestita rimase ugualmente a
suo agio, a tal punto da non avere l’impressione di essere
realmente nuda. Accanto a lei, poi, per il ruolo del marito Brass
volle l’attore inglese Frank Finlay. Il regista lo
trovò a Londra, mentre era alla ricerca del giusto interprete,
intento a recitare nello spettacolo
teatrale Amadeus.
Nel cast del film si annovera poi
la presenza degli attori Franco Branciaroli nel
ruolo di Laszlo e di Barbara Cupisti in quelli di
Lisa. Come in ogni suo film, infine, anche in La chiave
Brass appare in un celebre cameo. Questi può essere infatti
identificato nel ruolo del padre confessore che ascolta i peccati
della protagonista. Altri due celebri comparse nel film sono anche
quelle degli attori Ugo Tognazzi nei panni di un
ubriaco di strada, e del figlio Ricky Tognazzi,
che dà invece volto ad uno degli studenti presenti nel film. Grazie
alla popolarità degli interpreti che vi partecipavano, il film
ottenne così ulteriore pubblicità. La Sandrelli, in particolare, si
affermò nuovamente come icona di bellezza e di bravura.
La chiave: il trailer e dove
vedere il film in streaming
Per gli appassionati del film, o
per chi desidera vederlo per la prima volta, La
chiave sarà trasmesso in televisione sabato 26
settembre, alle ore 21:20 sul canale
Cielo. Il film però disponibile anche all’interno
delle piattaforme streaming Chili Cinema e
Google Play. Per vedere il film, sarà sufficiente
aprire il sito e selezionare il titolo, procedendo con il noleggio
o l’acquisto al costo di 3 o 6 euro. In questo modo sarà poi
possibile fruire del titolo in tutta comodità e al meglio della
qualità video. In alternativa, il film è disponibile completo anche
su YouTube, dove si può trovare in lingua italiana.
Sarà Gaia
Girace la madrina della decima edizione
del Social World Film Festival, che si terrà
a Vico Equense dal 6 all’11 ottobre. L’attrice nota al grande
pubblico per aver indossato i panni di Lila nella serie “L’Amica
Geniale” sarà presente alla serata di apertura proprio in quella
che è la sua città. Tra i primi ospiti internazionali annunciati
spiccano quelli provenienti dal mondo Netflix come Maria Isabel Diaz
Lago, la Sole della serie “Vis a Vis”,
e Alvaro Rico, il Polo di “Elite.
Sarà una annata caratterizzata da eventi in presenza e
iniziative online per adeguarsi alle disposizioni di sicurezza per
il contrasto al Nuovo Coronavirus. «La nostra mission è da sempre
quella di avvicinare ed educare il pubblico all’audiovisivo, e il
lungo lockdown ha snaturato il rapporto tra cinema e fruitori. Ci
adegueremo alle disposizioni di sicurezza da Covid-19 per incontri
e proiezioni in presenza e per agevolare la partecipazione di
tutti, dovuto al recente aumento di casi in Campania, il Festival
avrà quattro dirette streaming quotidiane, quest’anno anche in VR
360° 3D grazie alla collaborazione con “The Virtual Reality
Production”» così il regista e produttore Giuseppe
Alessio Nuzzo, direttore generale del festival.
«Siamo felici di poter dar vita ad uno degli eventi che da 10
anni ha caratterizzato la nostra città che per l’occasione si veste
a festa perché diventa epicentro del cinema sociale nel mondo. Per
di più quest’anno le serate si terranno nel magnifico Castello
Giusso, uno dei simboli della città, e siamo molto orgogliosi che
la madrina di quest’anno sia una vicana doc, Gaia Girace, volto
oramai noto in tutto il mondo» così Andrea
Buonocore, sindaco di Vico Equense.
«Sarà un evento in totale sicurezza, gli ospiti internazionali
seguiranno un rigido protocollo fin dal loro Paese di partenza e
l’innovativa piattaforma online ci permetterà di raggiungere la
cittadinanza ed il pubblico che non potranno godere dell’evento in
loco. L’industria dello spettacolo e la cultura sono state
duramente colpite dal Covid-19. Promuovere il festival anche
quest’anno significa contribuire alla loro ripresa e creare un
indotto per l’economia locale» spiega Annalisa
Donnarumma, assessore alla cultura e al turismo del
Comune di Vico Equense.
Il perno saranno come sempre i giovani che parteciperanno alle
giurie, ai workshop, ai dibattiti anche attraverso una
community online, un social network sicuro e
protetto esclusivamente dedicato all’evento dove
potranno discutere all’indirizzo www.socialfestival.com/live/.
Sul portale è già possibile iscriversi per poter accedere alle
proiezioni secondo il calendario del festival.
Selezionate 450 opere tra lungometraggi,
documentari, cortometraggi e opere audiovisive, molte delle quali
in anteprima assoluta ed europea, provenienti da 46 paesi dei 5
continenti. Tra le 19 sezioni, tra competitive e non, si segnalano
i presidenti di giuria il regista americano Gavin Michael
Booth (giuria Lungometraggi), lo sceneggiatore Maurizio Braucci
(giuria cortometraggi), il direttore della fotografia Luca
Bigazzi (giuria di qualità Focus).
Saranno 80 gli eventi aperti al pubblico fin dal mattino tra i
quali la mostra fotografica alla S.S. Trinità e
Paradiso dedicata ai 100 anni dalla nascita del regista italiano
Premio Oscar Federico Fellini con 39 scatti della
Cineteca Nazionale in collaborazione con Centro Sperimentale di
Cinematografia.
In dieci anni di storia il Festival, che annovera come
presidente onorario Claudia Cardinale, ha
ospitato grandi nomi della cinematografia nostrana e internazionale
come Giancarlo Giannini, Ornella Muti, Luis Bacalov,
Michele Placido, Stefania Sandrelli, Katherine Kelly Lang, Valeria Golino, Leo Gullotta, Franco Nero,
Maria Grazia Cucinotta, e nel 2019 Stefano Accorsi, Abel Ferrara e Itziar Ituno,
l’ispettrice della “Casa di Carta”.
Non solo una rassegna cinematografica ma
un momento di aggregazione culturale e sociale per
giovani unico nel suo genere, un’esperienza di
cooperazione e integrazione, un format cinematografico
di denuncia e riflessione: il cinema sociale inteso
come mezzo di comunicazione internazionale, confronto oltre che
contenitore di critica, sviluppo e promozione. Il
Social ha organizzato più di 500 giornate di
attività cinematografica in Campania e nell’intera
nazione, 40 eventi internazionali che
hanno toccato 30 città dei cinque
continenti da New York a Sydney passando per Tokyo,
Los Angeles, Rio de Janeiro, Tunisi e Londra, coinvolgendo migliaia
di spettatori e centinaia di protagonisti e istituzioni della
cinematografia mondiale tra cui l’Academy degli
Oscar (Margaret Herrick Library), le Università di
Los Angeles UCLA e USC insieme a decine di Istituti Italiani di
Cultura nel mondo.
Chris Hemsworth, Miles Teller e la scoperta di
Lovecraft Country, Jurnee Smollett, sono
stati scelti per entrare a far parte del cast del nuovo film di
Joseph Kosinski, che sarà prodotto da Netflix e sarà un adattamento di
Spiderhead, storia breve di George Saunders. La
sceneggiatura è firmata da Rhett Reese & Paul Wernick
(Deadpool). Kosinski ha già lavorato con Teller nel suo
ultimo film, Top Gun: Maverick con
Tom
Cruise.
Spiderhead è
ambientato in un vicino futuro, in cui ai detenuti viene offerta la
possibilità di offrirsi volontari come cavie da laboratorio nella
speranza di abbreviare la pena. L’attenzione si concentra su due
prigionieri che diventano pazienti per farmaci che alterano le
emozioni che costringono i detenuti a cimentarsi con il loro
passato in una struttura gestita da un brillante visionario che
supervisiona il programma.
Il film sarà prodotto da
Eric Newman per Screen Arcade attraverso il primo
accordo del produttore con Netflix, insieme a Chris Hemsworth; Oren Katzeff e Geneva
Wasserman per The New Yorker Studios; Reese & Wernick, Tommy Harper
e Jeremy Steckler. Il racconto di Saunders è stato pubblicato
per la prima volta sul New Yorker e successivamente raccolto nella
sua antologia bestseller, Tenth Of December.
Chris Hemsworth ha appena scritto
Extraction, il film d’azione prodotto da AGBO che
è diventato il film Netflix più visto di sempre, con un sequel in
arrivo. Smollett, che ha esordito nelle ultime stagioni di Friday
Night Lights, ha recentemente recitato sul grande schermo in
Birds Of Prey. Teller è molto noto sin
da piccolo, i suoi film di maggiore successo sono stati
Whiplash, The Spectacular Now e
per la tv Too Old to Die Young.
Il regista M. Night
Shyamalan ha svelato via Twitter il titolo e il primo
artwork del suo nuovo film, un thriller che come apprendiamo oggi
si intitolerà OLD. “Mi
sembra come un miracolo che io sia qui a girare la prima
inquadratura del mio nuovo film. Si chiama Old” così Shyamalan
ha commentato le due immagini pubblicate oggi su Twitter.
L’artwork di OLD mostra
una clessidra che vede scivolare via non granelli di sabbia ma
piccole persone stilizzate e la didascalia recita: un nuovo viaggio
dallo sceneggiatore e regista M. Night Shyamalan.
È solo questione di tempo. La foto invece mostra
il regista stesso, con tanto di mascherina chirurgica, mentre tiene
in mano il ciak del film.
Deadline ha riportato di recente
che il cast del film è formato da Rufus Sewell, Embeth
Davidtz e Emun Elliott, in aggiunta a
Gael Garcia Bernal, Eliza Scanlen, Thomasin McKenzie, Aaron
Pierre, Alex Wolff, Vicky Krieps, Abbey Lee, Nikki
Amuka-Bird e Ken Leung.
Shyamalan sarà ancora una volta
produttore, sceneggiatore e regista del film, che si intitola Old.
I dettagli della trama sono segreti, ma sembra che possiamo
aspettarci una storia interconnessa con i suoi film precedenti.
Secondo Collider, il nuovo film è ispirato al fumetto francese
Sandcastle di Pierre Oscar Levy e
Frederik Peeters. L’uscita del film è al momento
fissata per il 23 giugno 2021.
Il regista James Cameron ha dichiarato che le
riprese di Avatar
3 sono quasi completate. È passato più di un decennio
da quando il primo film di grande successo è stato presentato in
anteprima nelle sale, diventando il film con il maggior incasso di
tutti i tempi fino a quando Avengers:
Endgame lo ha superato l’anno scorso.
I fan hanno atteso con ansia
l’arrivo di Avatar
2 da allora, ma Cameron è stato impegnato ad
affrontare non solo uno, ma quattro sequel del campione d’incassi
allo stesso tempo. La produzione dei film ha subito diversi rinvii
e rallentamenti, non ultimo quello causato dalla pandemia di
coronavirus, ma Cameron ha avuto la possibilità di riprendere le
riprese a giugno.
Il primo film della serie di
fantascienza segue il veterano disabile Jake Skully
(Sam Worthington), che viene inviato
in missione a Pandora, dove incontra i Na’vi, i nativi altamente
evoluti del pianeta. Mentre i dettagli che circondano Avatar 2 sono stati principalmente
tenuti nascosti, nuove immagini del film rivelano un mondo
sottomarino su Pandora, con report che affermano che gran parte del
film si svolgerà sott’acqua. Nessuna informazione su
Avatar 3 è stata diffusa, a
parte il fatto che la sua data di uscita è stata posticipata al
2024. Tuttavia, Cameron ha fornito un piccolo aggiornamento sui
progressi del film.
Durante un’intervista con
Arnold Schwarzenegger per
promuovere il Vertice mondiale austriaco del 2020, Cameron conferma
che le riprese di Avatar 3 sono quasi completate.
Cameron ha spiegato che poiché circa quattro mesi e mezzo di
produzione sono andati persi a causa del coronavirus,
Avatar 2 è stato rinviato a dicembre 2022, ma che
Avatar 3 si concluderà proprio a ruota. “Il
giorno in cui consegneremo Avatar 2, inizieremo a lavorare per
finire Avatar 3 – ha detto Cameron – Quindi in questo
momento, sono impegnato nelle riprese in Nuova Zelanda. Stiamo
girando il resto del live-action. Abbiamo da girare circa il dieci
percento. Abbiamo completato al 100% le riprese di Avatar 2 e siamo
quasi al novantacinque per cento per Avatar 3.”
Avatar
2debutterà il
16 dicembre 2022, seguito dal terzo capitolo il
20 dicembre 2024, il quarto il 18 dicembre
2026 e il quinto il 22 dicembre 2028.
Il cast della serie di film è
formato da Kate
Winslet, Edie
Falco, Michelle Yeoh, Vin
Diesel, insieme ad un gruppo di attori che
interpretano le nuove generazioni di Na’vi. Nei film torneranno
anche i protagonisti del primo film, ossia Sam
Worthington, Zoe
Saldana, Stephen
Lang, Sigourney
Weaver, Joel David
Moore, Dileep
Rao e Matt Gerald.
La nuova fan art di Occhio di Falco
in Avengers: Endgame riproduce il suo
alter ego “vendicativo” Ronin prendendo ispirazione da un recente
poster per il remake in live action targato Disney di Mulan.
Interpretato da Jeremy Renner, il personaggio di Clint
Barton, alias Occhio di Falco, ha fatto il suo breve debutto nel
MCU in Thor del
2011 prima di diventare un elemento chiave dell’MCU in The
Avengers, Avengers:
Age of Ultron, Captain America: Civil
War e Avengers:
Endgame dell’anno scorso. Renner dovrebbe anche
riprendere il ruolo nella serie tv per Disney+ Hawkeye che debutterà nel
2021.
Dato che non ha superpoteri, il
personaggio è stato oggetto di battute da parte dei fan del Marvel
Cinematic Universe in passato. Tuttavia, quando Barton ha assunto
l’identità di Ronin in Avengers:
Endgame dopo che la sua famiglia è stata cancellata
dall’esistenza da Thanos (Josh
Brolin), il personaggio è stato riscattato agli occhi
di molti. Nuovo look e nuovo approccio hanno reso il personaggio
sicuramente più cool e, immaginiamo, Renner più soddisfatto
dell’accoglienza.
Ora, l’utente di Reddit
T_Hawkeye007 ha condiviso un fan poster che mostra entrambi i
lati della personalità di Barton. Il poster è stato ispirato dal
poster del personaggio di Mulan, che mostrava il suo alter ego da
soldato riflesso nella sua spada. L’artwork fa la stessa cosa con
Barton, che immerge Occhio di Falco nella luce viola e mostra Ronin
in costume riflesso nella sua spada. Eccolo:
La Disney ha scelto Yara
Shahidi, star di Grown-ish, per interpretare
Campanellino nel prossimo live action Peter Pan &
Wendy. Anche l’adattamento animato del classico di
James Matthew Barry subirà quindi un trattamento
“dal vivo”, come accaduto a molti classici, tra cui l’ultimo
Mulan, che è arrivato direttamente su Disney+, saltando l’uscita in sala
(Cina a parte).
Stando a quanto riportano i
principali siti americani, l’attrice sarà adesso incaricata di
interpretare la piccola e dispettosa fatina amica di Peter Pan, che
in passato era stata interpretata da Julia Roberts, nel Hook di Steven Spielberg.
Yara Shahidi è diventata una
brillante giovane stella a Hollywood negli ultimi anni dopo aver
interpretato con successo il ruolo di Zoey Johnson nel dramma della
ABC Black-ish. Da allora ha recitato nello spin-off, Grown-ish ed è
apparsa anche in un altro spin-off Mixed-ish. Con questo casting,
Shahidi sarà la prima attrice nera a interpretare Campanellino.
Peter Pan and
Wendy sarà diretto da David
Lowery, già regista del live action deIl
Drago Invisibile.
L’esordiente Alexander Molony avrà il
ruolo di Peter, mentre l’esordiente Ever
Anderson sarà Wendy. La Anderson è la figlia
diMilla Jovovich e del
regista Paul W.S. Anderson, ed è apparsa
brevemente in Resident
Evil: The Final Chapter nei panni di una giovanissima
Alice. Jude Law sarà Capitan Uncino.
Peter Pan and Wendy
dovrebbe arrivare al cinema: al contrario di quanto accaduto con
Lilli e il
Vagabondo, dunque, non sarà destinato a
Disney+. Il film d’animazione originale, prodotto da Walt
Disney e basato sull’opera teatrale “Peter e
Wendy” di J. M. Barrie, è il 14°
Classico Disney e venne distribuito nei cinema americani il 5
febbraio 1953.
Mentre cresce l’attesa per il debutto di The Good Doctor 4, la quarta
attesa stagione di The Good
Doctor, oggi sono stati resi noti i titoli dei primi
tre episodi della nuova stagione. I primi episodi si
intitoleranno rispettivamente Frontline, Part 1, Frontline, Part 2
e il terzo episodio dal titolo “Newbies”:
The Good Doctor 4
The Good Doctor 4
è la quarta stagione della serie tv The Good
Doctor creata da David Shore per il network americano
della ABC.
In The Good Doctor
4 Dr. Shaun Murphy (Freddie Highmore), un
giovane chirurgo con autismo e sindrome dei savant, continua a
usare la sua straordinaria regali medici presso l’unità chirurgica
dell’ospedale San Bonaventura. Mentre le sue amicizie si
approfondiscono, Shaun lavora più duramente di quanto abbia mai
fatto prima di iniziare a uscire, mentre naviga nel suo ambiente e
nelle sue relazioni per dimostrare ai suoi colleghi che il suo
talento come chirurgo salverà delle vite. La serie è di David
Shore (“House”), e “Lost” e “Hawaii Five-0” star Daniel Dae
Kim.
In The Good
Doctorprotagonisti Freddie Highmore come Dr. Shaun Murphy,
Antonia Thomas come Dr. Claire Browne,
Nicholas Gonzalez come Dr. Neil Melendez,
Hill Harper come Dr. Marcus Andrews,
Richard Schiff come Dr. Aaron Glassman,
Christina Chang come Dr. Audrey Lim, Fiona
Gubelmann nel ruolo del Dr. Morgan Reznick, Will
Yun Lee nel ruolo del Dr. Alex Park, Paige
Spara nel ruolo di Lea Dilallo e Jasika
Nicole nel ruolo del Dr. Carly Lever.
Nei primi anni duemila ha fatto
impazzire le ragazzine di tutto il mondo grazie alla serie
Greek per poi diventare il doppleganger
televisivo di Bradley
Cooper in Limitless.
Di chi stiamo parlando? Ma ovviamente di Jake
McDorman l’attore texano più adorabile di Hollywood e
dintorni.
Oggi scopriamo quindi insieme
tutto quello che c’è da sapere su Jake McDorman,
sulla vita privata e sulla sua entusiasmante carriera.
Jake McDorman film
10. Nato l’8
luglio del 1986 a Dallas, in Texas, Stati Uniti, Jake
McDorman sin da bambini mostra un particolare interesse
per il mondo dello spettacolo. Dopo aver fatto parte dei Boy Scouts
of American – una delle più grandi associazioni boy scout degli
Stati Uniti -, Jake abbandona l’associazione per cominciare a
studiare recitazione ai Dallas Young Actors
Studio. Una volta ottenuto il diploma, Jake si trasferisce a Los
Angeles per intraprendere la carriera d’attore.
9. E’ il 2005
quando McDormand, dopo una lunga gavetta, ottiene la sua prima
parte in un film. Si tratta di Echoes of
Innocence, diretto da Todd Sims, un
supernatural drama per teenagers
che racconta la storia di una ragazza tormentata da visioni proprio
come Giovanna d’Arco. Divisa tra due amori e con una madre
schizofrenica paranoide, Sarah potrà fare affidamento solo sulla
sua fede per superare tutte le avversità.
Dopo questa prima prova, superata a
pieni voti con il ruolo del co-protagonista maschile, Jake McDorman
continua la sua scalata verso l’olimpo hollywoodiano. Negli anni
successivi, continua con il cinema e ottiene alcuni piccoli ruoli
nei film Ragazze nel Pallone – Tutto o Niente
(2006), Die Hard – Vivere o Morire (2007) e
Aquamarine (2006).
Jake McDorman in Aquamarine
8. Uno dei film
più amati dagli adolescenti dei primi anni duemila è senza dubbio
Aquamarine, diretto da Elizabeth
Allen, con un giovanissimo Jake McDorman
al fianco di Emma Roberts, la cantante
JoJo e Sara Paxton.
Il film – liberamente ispirato
all’omonimo libro per bambini di Alice Hoffman –
racconta la storia di Claire (Emma
Roberts) e Hailey (JoJo), amiche per
la pelle che vivono i Florida e passano le loro giornate sulla
spiaggia, fantasticando sul bagnino Raymond (Jake
McDorman) per il quale entrambe hanno una cotta.
Purtroppo però, la madre di Hailey,
famosa biologa marina, ha deciso di accettare un nuovo importante
lavoro e di trasferirsi in Australia con la famiglia alla fine
dell’estate, costringendo così la figlia a cambiare scuola e a
lasciare i suoi amici in Florida. Questa notizia sconvolge Hailey
che teme, andando così lontano, di perdere la sua amicizia con
Claire.
Durante l’estate, dopo una tremenda
tempesta abbattutasi sulla Florida, le due amiche Hailey e Claire
incontrano una sirena, Aquamarine (Sara Paxton),
sulla spiagga e decidono di aiutarla in cambio di un desiderio. La
sirena, costretta da suo padre a un matrimonio marino combinato,
sogna invece di sposarsi per amore e con il bel Raymond. Nonostante
entrambe le ragazze abbiano una cotta per il bagnino, decidono di
aiutare Aquamarine a conquistare il cuore di Raymond e provare a
suo padre, il re Tritone, di poter vivere una vita da umana. Le
ragazze saranno quindi ricompensate con un desiderio, quello di una
promozione per la madre di Hailey a Bay Bridge, in Florida,
permettendo così alle amiche di restare unite.
Basato sull’omonima autobiografia
di Chris Kyle, il film di Clint Eastwood racconta della storia di
Chris Kyle (Bradley
Cooper), un cecchino particolarmente dotato del corpo
dei Navy Seal. Sposato con la bella Tanya (Sienna
Miller), dopo il durissimo addestramento, Chris viene
mandato in missione a Falluja, in Iraq, con il compito di
proteggere i suoi colleghi dagli attacchi dei terroristi.
Chris riesce nell’impresa ma un
particolare episodio lo lascia profondamente turbato. Il cecchino,
infatti, per proteggere i suoi è costretto a uccidere una mamma e
suoi figlio che stavano per attaccare i suoi commilitoni con una
granata. Il suo sangue freddo gli permette di salvare molti dei
suoi e Chris si guadagna il soprannome di Leggenda.
Nonostante in Iraq i terroristi
abbiano messo una taglia sulla sua testa, Chris continua il suo
lavoro e per ben quattro volte torna in guerra per mettere il suo
talento al servizio del suo paese. Missione dopo missione, Chris
continua a fare il suo lavoro, eliminado i nemici, proteggendo i
suoi compagni d’armi – come Ryan “Bombarda” Job (Jake
McDorman) – e consolidando la sua reputazione di cecchino.
Ma alla fine del suo quarto turno in Iraq, stanco di essere sempre
lontano da casa, da sua moglie Tanya e suo figlio Colton, Chris si
allontana dai Navy Seal.
Grazie alla sua dedizione al lavoro
e al suo incredibile sangue freddo, Chris Kyle diventa il cecchino
più letale della storia delle forze armate americane. Una volta
congedato, Chris prova a dare un nuovo senso dalla sua vita,
aiutando i reduci come lui a superare il trauma della guerra.
Jake McDorman in Lady Bird
6. Dopo il
successo ottenuto con American Sniper, Jake
McDorman continua la sua carriera con film Lady
Bird (2017), diretto da Greta
Gerwig, con Saoirse Ronan, e presentato al
Telluride Film Festival.
Il film racconta la storia di
Christine McPherson (Saoirse
Ronan), una ragazza che frequenta l’ultimo anno di un
liceo cattolico della periferia di Sacramento. Christine – che si
fa chiamare Lady Bird – vive con i suoi genitori, il fratello
adottivo e la ragazza di quest’ultimo; in famiglia non c’è armonia
e la ragazza non riesce ad andare d’accordo con i genitori che non
sanno più cosa fare.
Il sogno di Christine è quello di
lasciare Sacramento una volta finito il liceo e poter studiare in
una delle prestigiose università della costa est degli Stati Uniti.
La madre di Christine, Marion (Laurie Metcalf) non
vuole assolutamente che la figlia vada così lontano da casa in
un’università, inoltre, decisamente fuori dalla loro portata
economica. Nonostante il disappunto della madre e i piccoli drammi
dell’adolescenza, la piccola Lady Bird farà qualsiasi cosa pur di
riuscire a realizzare i proprio sogni e fuggire da quella realtà
provinciale che le sta fin troppo stretta.
In questo film – la cui storia è
liberamente tratta dalla vita della stessa Greta Gerwig – Jake McDorman
intepreta un ruolo secondario ma non per questo meno importante. In
un’intervista a Dujour,
l’attore ha dichiarato di sentirsi molto vicino al personaggio di
Lady
Bird e alla stessa regista.
“Dal momento in cui ho letto lo
scrip ho capito che era qualcosa di speciale […] La mia generazione
e quella di Greta erano alla disperata ricerca di un’identità e
volevano essere parte di qualcosa di grande”. [fonte:
Dujour]
Jake McDorman serie tv
5. Parallelamente
alla sua carriera cinematografica, Jake McDorman
comincia la sua scalata anche sul piccolo schermo. Nei primi anni
duemila, infatti, vediamo l’attore texano impegnato con ruoli
minori o comparsate in alcune delle più famose serie tv dell’epoca.
Tra queste ricordiamo Run of The House (2003),
Give Me Five (2004-2005), CSI:
Miami (2006), Cold Case – Delitti
Irrisolti (2007) e molti altri ancora.
Tra le comparsate più famose
ricordiamo quella di Jake McDorman in Dr. House –
Medical Divisione. L’attore ha preso parte
all’episodio 2×16, dal titolo
Safe (in italiano Al Sicuro), andato in onda nel
2006. In questa puntata Melinda (Michelle
Trachtenberg), dopo aver subito sei mesi prima un
trapianto di cuore, viene portata in ospedale in preda a un
violento shock anafilattico. Nonostante sia tenuta in una camera
quasi sterile e controllata a vista dalla madre, Melinda continua
ad avere queste crisi ed è compito di House e del suo team
scoprirne la causa prima che sia troppo tardi.
Nell’episodio 2×16
Safe, Jack McDorman interpreta il ruolo
di Dan, il fidanzato di Melinda che si intrufola
di notte nella stanza della ragazza, rinchiusa in casa dalla madre.
Sarà proprio grazie ai racconti delle scappatelle notturne dei due
ragazzi che i medici di Melinda riusciranno ad arrivare a un
diagnosi.
Jake McDorman in Greek – La
Confraternita
4. A lanciare il
talento televisivo di Jake McDorman è sicuramente
la serie tv Greek – La Confraternita, andata in
onda dal 2007 al 2011 per 4 stagioni e 74 episodi. La serie,
trasmessa dalla ABC Family e da b, racconta delle
vicende di una matricola che sogna di entrare a far parte di una
famosa confraternita studentesca.
Rusty Cartwright (Jacob
Zachar) è al suo primo anno alla Cyprus-Rodhes University,
lo stesso college frequentato da sua sorella maggiore Casey
(Spencer Grammar), decisa a tenere il fratello
alla larga per non rovinare la sua reputazione. Mentre Casey,
infatti, è estremamente popolare, Rusty è il tipico secchione a cui
tutti stanno alla larga, compresa sua sorella il lizza per la
carica di presidente della sua confraternita, la ZBZ (Zeta Beta
Zeta).
Convinto di aiutare la sua
fidanzata Casey, Evan Chambers (Jake McDorman),
presidente della ΩΧΔ (Omega Chi Delta), offre un posto a Rusty che
però il ragazzo rifiuta. Durante le sue prime settimane al campus,
infatti, Rusty scopre che Evan tradisce sua sorella Casey
regolarmente ed è deciso a smascherare il suo gioco.
A salvare il destino di Rusty al
campus ci pensa Cappie (Scott Michael Foster), ex
ragazzo di Casey nonché presidente della ΚΤΓ (Kappa Tau Gamma), una
delle confraternite più pazze del college. Cappie offre a Rusty un
posto nella Kappa Tau con l’intento di aiutare il ragazzo ad
ambientarsi al college e di riavvicinarsi così a Casey.
Jake McDorman in Shameless
3. La carriera
televisiva di Jake prosegue con un’altra grande serie tv, diventata
un cult della televisione americana. Nel 2013 l’attore viene
‘castato’ per un ruolo secondario nella famosa serie
Shameless,
ideata da Paul Abbott.
La serie, racconta della vita di
una sfortunata famiglia di un quartiere malfamato di Chicago. I
Gallagher sono una famiglia molto povera e disfunzionale che
combatte tutti i giorni con miseria, alcolismo e tossicodipendenza.
A capo dei Gallagher c’è Frank (William H. Macy),
drogato e alcolizzato, e che passa la maggior parte del suo tempo a
ubriacarsi ni bar invece di occuparsi dei suoi sei figli.
Jake McDorman in
Shameless interpreta
Mark Pratt,
capo di Fiona (Emmy
Rossum) e suo fidanzato nella terza stagione della
serie. Il personaggio di Mark Pratt compare in un arco di dieci
episodi, andati in onda dal 2013 al 2014, dalla 3×09 “Frank
the Plumber” alla 4×06 “Iron City”.
Jake McDorman in Limitless
2. A due anni da
Shameless, Jake torna in tv ma stavolta con una serie che
lo vede finalmente nei panni del protagonista. Stiamo parlando
della serie Limitless,
ideata da Craig Sweeny per la CBS
e tratta dal romanzo Territori Oscuri di
Alan Glynn.
La serie – considerata come un
sequel dell’omonimo film del 2011 con
Bradley
Cooper – racconta la storia di Bryan Finch
(Jake McDorman), un ragazzo ordinario che sviluppa
capacità straordinarie. Dopo aver vissuto i primi trent’anni della
sua vita da mediocre, fallendo in ogni cosa, per Bryan arriva
finalmente la svolta. Un suo vecchio amico di scuola, incontrato
per caso per strada, lo introduce a una nuova sostanza stupefacente
chiamata NZT.
Questa droga, a differenza delle
altre, ha il potere di sovrastimolare il cervello umano aumentando
le capacità intellettive della persona che la assume. In poche
parole, basta una semplice pillola trasparente di NZT per diventare
la persona più intelligente al mondo. Ma come spesso accade, c’è
sempre un lato negativo. Gli effetti collaterali di questa droga
sono devastanti per il corpo umano che non può assumerla in eterno
senza deteriorarsi lentamente.
Durante la sua prima esperienza con
l’NZT, Bryan resta coinvolto in un’indagine dell’FBI ma, grazie
all’aiuto dell’agente Rebecca Harris (Jennifer
Carpenter), viene presto scagionato. I federali quindi
decidono di assumere Bryan come consulente a patto che continui a
utilizzare quella droga e metta le sue capacità al servizio della
legge.
La serie, nonostante il suo
incredibile protagonista e i camei di Bradley
Cooper, è stata purtroppo cancellata dalla CBS dopo
una sola stagione di 22 episodi.
Jake McDorman Instagram
1. Grazie ai suoi
ultimi ruoli in serie tv e film di successo, Jake
McDorman oggi sembra essere al lavoro su nuovi
interessanti progetti che dovrebbero arrivare a partire dal
prossimo anno.
Tra questi il più importante è
sicuramente The Right
Stuff (in italiano Talenti Spaziali),
serie tv prodotta da Disney e National
Geographic. Ispirata all’omonimo libro del 1979 di
Tom Wolfe, la serie racconta la storia degli
astronauti selezionati dalla NASA nel 1960 per
partecipare al Progetto Mercury.
Il progetto
Mercury è stato il primo programma di volo spaziale umano
degli Stati Uniti, dal 1958 al 1963. L’obiettivo di questo
programma era di lanciare per la prima volta l’uomo in orbita
attorno alla Terra e riportarlo in sicurezza, prima dell’Unione
Sovietica. Il gruppo di astronauti, chiamato Mercury Seven, era
formato da Scott Carpenter, Gordon Cooper, John
Glenn, Gus Grissom, Wally Schirra, Alan
Shepard e Deke Slayton.
La serie ripercorre tutte le tappe
della missione della NASA e vanta nel suo cast, oltre a
Jake McDorman, anche Patrick J.
Adams, James Lafferty, Aaron
Staton, Colin
O’Donoghue e molti altri ancora. The Right
Stuff (Talenti Spaziali) sarà disponibile a partire
dal 9 ottobre 2020 solo sulla piattaforma streaming di
Disney Plus.
Se volete essere sempre informati
sulla vita privata e professionale di Jake
McDorman, vi consigliamo di seguire il suo
account Instagram, costantemente in
aggiornamento.
Arriva dal The Hollywood
Reporter la notizia che l’attore e astro nascente
Aldis Hodge si è unito al cast di Black
Adam, il film dell’UNIVERSO DC di Warner Bros prodotto
da New Line Cinema. L’attore fattosi notare per i suoi ruoli in
Straight
Outta Compton; Jack Reacher: Never Go Back; The Invisible
Man, è stato ingaggiato per interpretare Carter Hall.
Carter Hall, alias
il supereroe perennemente reincarnato Hawkman e sarà anche un
membro chiave della Justice Society of America,
che avrà un ruolo significativo da svolgere nel prossimo film
campione d’incassi dei supereroi DC Comics del 2021 con
Dwayne Johnson (Red
Notice; Fast
& Furious Presents: Hobbs & Shaw; Jumanji: The
Next Level ) nel ruolo di protagonista.
A far
parte di Black Adam ci sarà anche il promettente
Noah
Centineo (Charlie’s Angels ; To All
The
Boys I’ve Loved Before;Masters of the Universe ),
che interpreterà il suo compagno di squadra Atom
Smasher. Ulteriori ruoli principali di Doctor
Fate e Cyclone sono ancora in fase di casting, quindi
ci aspettiamo di ricevere ulteriori notizie su questo fronte in un
futuro non troppo lontano.
Black Adam sarà diretto da Jaume Collet-Serra
(Jungle Cruise; The Commuter ) e si baserà su una
sceneggiatura scritta da degli Adam Sztykiel
( Rampage; Scoob! ), riscritta da Rory Haines e
Sohrab Noshirvani. Black Adam è
attualmente previsto per arrivare sale cinematografiche il 22
dicembre 2021, ma con la produzione che improbabile che inizi fino
all’inizio del prossimo anno, quella data di uscita è molto
probabile possa cambiare.
La produzione dell’attesissima
Justice League Snyder Cut è in totale
fermento e secondo il report del The Hollywood
Report il regista Zack Snyder ha ottenuto
l’ok per ritornare sul set ad ottobre con l’intero main cast. Tra
le cose però che affascinano ci sono alcuni dettagli rivelati, come
ad esempio il budget, che attualmente si aggirerebbe ad una cifra
di 70 milioni di dollari. Inoltre le riprese aggiuntive
trasformeranno la “Snyder Cut” in una serie limitata di
quattro episodi, che dovrebbero riportare Ben Affleck nei panni di Batman, Henry Cavill nei panni di Superman e Gal Gadot nei panni di Wonder Woman per nuove
scene. Anche Ray Fisher nei panni di Cyborg è
pronto a riprendere il ruolo per quello che dovrebbe essere una
serie di riprese di una settimana o più. Anche se va detto che al
momento non c’è nessuna conferma ufficiale in merito al ritorno di
tutti gli attori.
Per quanto riguarda il personaggio
di Cyborg, sempre grazie alla fonte apprendiamo che Fisher sarebbe
in trattative per un’apparizione in The
Flash di Andy Muschietti. Pare che le trattative
siano adesso in una fase di stallo per questioni puramente
economiche, legate al ruolo che Cyborg avrebbe dovuto avere nella
storia e allo screen time che sarebbe stato
dedicato al personaggio: inizialmente Cyborg doveva avere un ruolo
di rilievo nel film, ma in seguito la sua apparizione sarebbe stata
ridotta soltanto a tre scene.
Vi ricordiamo che
la Snyder
Cut di Justice
League uscirà nel 2021 sulla piattaforma
streaming di Warner Bros HBO
Max che è disponibile negli USA dall’Aprile scorso.
Attualmente non sappiamo se in Italia la versione debutterà su
qualche piattaforma streaming dato che HBO MAX non è disponibile
nel nostro paese. Ma sappiamo che HBO in Italia ha un accordo in
esclusiva con SKY, dunque potrebbe essere una valida teoria pensare
che in Italia il film possa essere programmato su SKY CINEMA o su
SKY ATLANTIC. Tuttavia, quest’ultima è solo una supposizione dunque
non ci resta che aspettare ulteriori notizie.
Nata in Italia, l’attrice
Greta Scacchi ha avuto modo di perseguire una
carriera internazionale, comparendo in noti film e al fianco di
celebri colleghi. Dagli anni Ottanta ad oggi, ha infatti dato prova
di grande versatilità destreggiandosi con naturalezza tra generi e
personaggi molto diversi. Non le sono poi mancati anche ruoli in
apprezzati film italiani, che le hanno permesso di ottenere
popolarità anche nel proprio paese d’origine.
Ecco 10 cose che non sai di
Greta Scacchi.
Greta Scacchi: i suoi film e le
serie TV
10. Ha recitato in noti
film internazionali. L’attrice debutta al cinema nel 1982
con il film La moglie… gli uccelli, per poi acquistare
notorietà grazie a Coca Cola Kid (1985), Good Morning
Babilonia (1987), La donna della luna (1988),
Presunto innocente (1990), con Harrison
Ford, I protagonisti (1992), Emma
(1996), Il ronzio delle mosche (2003), Beyond the
Sea (2004), di Kevin
Spacey, Flightplan – Mistero in volo (2005),
L’amore nascosto (2007), con Isabelle
Huppert, Ritorno a Brideshead (2008), Un
altro mondo (2010), La tenerezza
(2017), con Micaela
Ramazzotti,La ragazza nella
nebbia (2017), Operation Finale (2018), con
Oscar
Isaac, Un viaggio indimenticabile (2018) e
Waiting for the
Barbarians (2019), con Johnny
Depp.
9. È nota anche per i suoi
ruoli televisivi. Parallelamente all’attività per il
cinema, l’attrice non ha mancato negli anni di prendere parte anche
a diverse produzioni televisive. Tra le prime e più celebri si
ricordano il film Rasputin – Il demone
nero (1997), e le serie Waterfront (1984),
L’Odissea (1997), dove interpretava
Penelope, e Daniel Deronda (2002). In seguito ha poi
recitato in alcuni episodi delle serie Broken Trail – Un
viaggio pericoloso (2006), Miss Marple (2006),
Incubi e deliri (2006), Poirot (2013), A.D. –
La Bibbia continua (2015), Guerra e pace (2016) e
Versailles (2017). Nel 2018 ha invece interpretato Lady
Jane Franklin nella prima stagione di The Terror.
8. Ha ottenuto importanti
riconoscimenti. Nel corso della sua carriera l’attrice è
stata in grado di conquistare critica e pubblico grazie ad alcune
sue note interpretazioni. In particolare, una delle sue più
apprezzate è quella nel film televisivo Rasputin – Il demone
nero. Per questo titolo venne infatti nominata al Golden Globe
come miglior attrice non protagonista, mentre vinse l’Emmy Awards
nella medesima categoria. Per Broken Trail è invece stata
candidata nuovamente a tale premio, a cui si è aggiunta una
candidatura agli Screen Actors Guild Awards come miglior attrice
protagonista.
Greta Scacchi, Vincent D’Onofrio e
la figlia
7. Ha conosciuto l’attore
sul set. Nel 1991 l’attrice aveva da poco iniziato ad
ottenere popolarità, e venne chiamata a recitare per il
film Ardore, dove conosce l’attore Vincent
D’Onofrio, celebre per aver recitato in Full Metal
Jacket. In breve, i due intraprendono una relazione, arrivando
poi recitare nuovamente in Il sale sulla pelle, dove lei
interpreta George McEwan, una giovane attratta da un pescatore
scozzese di nome Gavin McCall, interpretato da D’Onofrio. La
relazione tra i due aiutò certamente a dar vita all’intenso
rapporto amoroso dei due personaggi protagonisti.
6. Hanno avuto una
figlia. La relazione tra i due attori non è durata molto.
D’Onofrio e la Scacchi sono stati insieme soltanto dal 1991 al
1993. Non sono noti i motivi della loro separazione, ma è noto che
dal loro amore nacque nel 1992 la figlia Leila George. Questa è
oggi nota per essere la fidanzata dell’attore Sean
Penn, da lei conosciuto nel 2016 in seguito ad un
lavoro comune. Nonostante i genitori si siano separati quando lei
era ancora piccola, sono comunque rimasti in buoni rapporti per
poterla crescere nel migliore dei modi.
Greta Scacchi e Carlo
Mantegazza
5. Ha un nuovo
compagno. Dalla fine degli anni Novanta, l’attrice ha una
relazione con Carlo Mantegazza, da cui ha avuto un secondo figlio
nel 1998, chiamato Matteo. I due sono stati sempre piuttosto
riservati circa la loro vita privata, e per evitare ulteriori
intromissioni da parte dei media sono andati a vivere in Australia,
dove la Scacchi era cresciuta insieme alla madre e al compagno di
lei. Ad oggi sembra che la relazione con Mantegazza prosegua
tranquillamente, ma non è possibile ritrovare particolari novità
riguardo ai due.
Greta Scacchi non è su
Instagram
4. Non possiede un profilo
personale. Molti fan dell’attrice hanno più volte provato
a cercarla sui social network, in particolare Instagram, molto
frequentato dalle celebrità. Tuttavia, la Scacchi ha in più
occasioni affermato di non possedere un proprio profilo su tale
piattaforma, non apprezzando il suo funzionamento né l’esposizione
mediatica che porta con sé. Risulta perciò difficile per i fan
dell’attrice poter ottenere novità sulla sua vita privata o
lavorativa. Molti attori utilizzano infatti Instagram per
promuovere i propri lavori e tenere aggiornati i propri follower
riguardo questi. Con la Scacchi ciò non è invece possibile, ed è
necessario ricercare altrove tali informazioni.
Greta Scacchi in Versailles
3. Ha interpretato uno dei
personaggi principali. Nella serie Versailles,
incentrata sulla figura di re Luigi XIV di Francia, la Scacchi ha
recitato nel ruolo di Madeleine de Foix. Questa compare nel corso
della seconda stagione, e si afferma come uno dei personaggi
principali più affascinanti. L’attrice è stata in particolare
lodata per la sua grande presenza scenica, e i fan sono rimasti
piuttosto delusi nel non vederla tornare anche nella terza
stagione. La serie è comunque disponibile sulla piattaforma
Netflix, e sarà così possibile rivederla ogni volta
che lo si vorrà.
Greta Scacchi nel 2020
2. Sarà tra i protagonisti
di un film horror. Negli ultimi anni l’attrice sembra aver
ripreso a recitare per il grande schermo con maggior frequenza.
Sono infatti diversi i titoli per il cinema che l’hanno vista
recitare in ruoli di rilievo. Attualmente, la Scacchi è al lavoro
sul suo nuovo progetto cinematografico. Si tratta del film horror
intitolato Shepherd, di cui non è però stata resa nota la
trama. Qui l’attrice reciterà nel ruolo di Glenys Black, in un cast
di giovani attori. Il film, che si trova attualmente in fase di
post-produzione, dovrebbe trovare distribuzione per i primi mesi
del 2021.
Greta Scacchi: età e altezza
1. Greta Scacchi è nata a
Milano, Italia, il 18 febbraio del 1960. L’attrice è alta
complessivamente 173 centimetri.
Warner Bros Home
Entertainment Italia per la collana Titans of cult ha reso
disponibile per l’home video 2001 – Odissea nello Spazio. Il folgorante
successo di Stanley
Kubrick, vincitore di un Premio Oscar, è un dramma
suggestivo dell’uomo contro la macchina, un’incredibile fusione di
musica e movimento. Kubrick (che ha scritto la
sceneggiatura insieme ad Arthur C. Clarke) inizia dai nostri
antenati preistorici, poi attraversa i millenni (con uno dei jump
cut più strabilianti della storia del cinema) no allo spazio
colonizzato per poi scaraventare l’astronauta Bowman (Keir
Dullea) nelle profondità ignote dello spazio, forse
addirittura verso l’immortalità. “Apri la saracinesca esterna
HAL”. E che abbia inizio un incredibile viaggio senza
precedenti.
l’incredibile edizione da
collezione presenta inoltre oltre al film 2001: Odissea nello
Spazio in edizione Steelbook da collezione (4K ULTRA HD: 3 DISCHI
4K UHD, BLU-RAY E BLU-RAY BONUS DISC), un’esclusiva spilletta
smaltata e in ‘patch’ in tessuto per i più appassionati. Da
segnalare invece che l’audio è quello restaurato e remixato in 5.1
e l’audio originale dell’edizione cinematografica del 1968 adattato
pr il 5.1.
Estremamente ricco di contenuti è
invece il disco bonus che contiene contenuti speciali davvero degni
di nota come il commento di Keir Dullea e Gary Lockwood. Il
documentario di Channel Four 2001: the making of a Myth. Corredati
ci sono ben 4 inserti speciali: Sulle spalle di Kubrick: l’eredità
di 2001 – Visioni di un futuro passato: un film profetico – Uno
sguardo oltre il futuro – cosa c’è lassù ?. Infine 2001: effetti
speciali e progetto grafico e look Stanley Kubrick.
Sarà un’edizione ibrida quella
del Carbonia Film Festival 2020, che in un
anno così particolare non rinuncia a presentare il meglio della
produzione cinematografica internazionale dedicata alle tematiche
di lavoro e migrazioni. In programma dal 6 all’11
ottobre, accanto ai consueti appuntamenti cittadini, il
Carbonia Film Festival metterà a disposizione la propria
programmazione gratuitamente online su tutto il territorio
nazionale.
Da oggi la piattaforma streaming del
Carbonia Film Festival è disponibile
all’indirizzo online.carboniafilmfest.org con tutto il
programma del festival. Ancora una volta saranno due
le sezioni competitive, dedicate rispettivamente ai
lungometraggi e cortometraggi che meglio hanno saputo raccontare i
temi cardine della manifestazione, declinati nelle maniere più
disparate. Tutti i film del Carbonia Film Festival saranno
disponibili gratuitamente sulla piattaforma streaming. L’accesso è
molto semplice, per poter vedere i film è necessaria
una registrazionecon indirizzo mail e password.
“In questo 2020 fatto di
incertezze e di scenari inediti, le sezioni competitive del
Carbonia Film Festival porteranno in Italia in prima nazionale
quanto di meglio il nuovo cinema d’autore internazionale ha
prodotto nell’ultimo anno. 16 film a nostro
avviso assolutamente imperdibili per una selezione compatta e
di alto profilo che, come nostra tradizione, concilia
l’ancoramento ai temi che da sempre caratterizzano la nostra
manifestazione con una ricerca attenta sui nuovi talenti del cinema
mondiale” dichiara il direttore del CFF, Francesco Giai
Via “Grazie poi alla nostra piattaforma streaming
finalmente potremo mostrare la nostra selezione anche al di fuori
dei confini isolani, permettendo così al pubblico di tutta Italia
di apprezzare un lavoro di programmazione fatto con attenzione e da
sempre improntato alla qualità non solo cinematografica, ma anche
politica e umana”
Otto saranno i titoli
del Concorso Internazionale Lungometraggi,
per un vero e proprio viaggio attraverso le culture e le
contraddizioni della nostra contemporaneità.
C’è l’America di BLOODY NOSE, EMPTY
POCKETS di Bill e Turner Ross, i
gemelli prodigio del documentario targato Usa, che
costruiscono un mosaico di vite nel corso dell’ultima notte
alcolica in un bar di Las Vegas prima della chiusura definita.
Presentato all’ultimo Festival di Berlino e acclamatissimo
anche al Sundance, il film è stato girato durante le ultime fasi
della campagna elettorale che ha portato all’elezione di Trump e
racconta perfettamente uno spaccato di vita americana. E poi la
Colombia di LOS CONDUCTOS di
Camilo Restrepo, vincitore del premio per la Miglior Opera Prima
all’ultimo Festival di Berlino, storia di un uomo in fuga da una
setta che, nel tentativo di ritornare a una vita normale, è
costretto a confrontarsi con i fantasmi del passato per un racconto
fantastico sulla strumentalizzazione della religione e della
violenza. Il confronto tra cultura ancestrale e modernità è
centrale, seppur con linguaggi e storie completamente differenti,
in due pellicole del concorso: MOGUL
MOWGLI di Bassam Tariq che vede Riz Ahmed
(Venom, The Night of) nei panni di Zed, un giovane rapper
britannico trasferito a New York che alla vigilia del suo tour
mondiale scopre di essere affetto da una malattia autoimmune che lo
costringe a tornare a casa dalla sua famiglia in un costante
dissidio tra desiderio di carriera e rispetto delle tradizioni,
e DAYS OF CANNIBALISM di Teboho
Edkins, documentario che è una sorta di western contemporaneo sulla
globalizzazione capitalista e la presenza economica cinese nel
mercato del bestiame in Africa, in uno scontro tra tradizioni
locali e supremazia economica. Pellicola al femminile
è WORKING GIRLS di Anne
Paulicévich e Frédéric Fonteyne, storia di tre donne francesi unite
da un crimine, tre eroine del quotidiano che conducono una doppia
vita per sbarcare il lunario e che ogni mattina si ritrovanoin
un parcheggio per attraversare insieme il confine e raggiungere il
bordello in cui prende vita la loro seconda identità.
Anche OVERSEAS di Sung-a Yoon
offre uno sguardo sulla condizione femminile, con un documentario
girato all’interno di un centro di formazione ai lavori domestici
nelle Filippine, che racconta la vita di queste donne disposte ad
abbandonare talvolta per sempre il loro paese. Trova spazio anche
la commedia, con l’esordio dell’indiano Prateek
Vats, EEB ALLAY OOO, una riuscita
satira sulla condizione dei migranti attraverso le vicissitudini
del protagonista, ingaggiato per scacciare le scimmie fastidiose di
Nuova Delhi fuori dagli edifici governativi, riuscendo con umorismo
a raccontare le dinamiche di potere nella capitale indiana. Chiude
la selezione EUROPA “BASED ON A TRUE
STORY” di Kivu Ruhorahoza, una storia d’amore
che rispecchia le tensioni sociali e razziali in Gran Bretagna e in
Europa, in cui la finzione narrativa si alterna ad immagini di
scontri sociali e manifestazioni per le strade di Londra. Girato
prima del voto alla Brexit, il film offre una visione dello stato
socio-politico della città documentando tensioni legate
all’immigrazione e violenze che negli ultimi mesi hanno portato
alla nascita del movimento Black Lives Matter.
Saranno otto anche i film del Concorso
Internazionale Cortometraggi, che completano il
viaggio ideale della selezione del Festival 2020, in un
percorso che va dai Paesi Arabi attraverso l’Europa, passando per
l’Africa fino a Buenos Aires.
Mahdi Fleifel con 3 LOGICAL
EXITS torna in Libano, dopo il suo lavoro
precedente, per far visita ad un amico in un campo
profughi, compiendo una riflessione sociologica sulle scelte dei
giovani palestinesi che ci vivono. Anche THE BLUE
STAR di Valentin Noujaïm è la storia di un uomo
libanese, stanco di sentirsi straniero, che implora il cielo
affinché lo aiuti a trovare il proprio posto nel mondo. Vincitore
del Gran Premio della Giuria al Sundance 2020, SO
WHAT IF THE GOATS DIE di Sofia Alaoui segue il
giovane pastore Abdellah che vive in alta montagna con il padre.
Per far fronte ad un’epidemia di capre, Abdellah deve raggiungere
il villaggio più vicino, dove scopre che si sono verificati strani
fenomeni soprannaturali. Riflette sul potere della voce individuale
e collettiva SOUTH di Morgan
Quaintance, prendendo come spunto di partenza due movimenti di
protesta antirazzisti e antiautoritari nel sud di Londra e nel
South Side di Chicago. GENIUS
LOCI, animazione diretta da Adrien Mérigeau, segue la
giovane Reine attraverso il caos urbano di una città notturna.
Realizzato intrecciando estetiche differenti, questo lavoro
prodotto su carta con inchiostro e acquerello ha richiesto oltre
tre anni di lavorazione. Il risultato è un lavoro delicato fatto di
animazioni fluide. Mark Metcalf, noto per i celebri villain e i
caratteri autoritari che ha interpretato nella sua carriera sia al
cinema che in tv, da Animal
House a Buffy l’Ammazzavampiri, è il
protagonista di CHARACTER. In questo
corto la regista Vera Brunner-Sung offre uno sguardo critico
dell’attore che riflette sulla sua carriera e sul concetto di
potere. La cultura musicale come collante tra le persone è al
centro di SALSA di Igor
Dimitri, il racconto di un normale pomeriggio nel salone di un
parrucchiere dominicano a Buenos Aires, dove clienti,
artisti, attori e cantanti si incontrano a ritmo di musica.
Ultimo dei corti in concorso èTHE NAMES HAVE CHANGED,
INCLUDING MY OWN AND TRUTHS HAVE BEEN ALTERED in
cui Onyeka Igwe cerca di ricostruire la storia di suo nonno a
partire dal materiale trovato negli archivi personali, coloniali e
televisivi della Nigeria, alla ricerca di una verità che, come
suggerisce il titolo del film, può essere modificata.
Ancora prima che diventassero il
superteam più popolare al mondo grazie al
MCU, gli
Avengers erano già il più grande gruppo dell’Universo Marvel grazie ai fumetti. Tuttavia,
nel corso degli anni si è sempre discusso se gli
X-Men fossero altrettanto importanti quanto i Vendicatori,
essendo anche loro una delle squadra più popolari in circolazione.
Sulla scia dell’imminente introduzione dei mutanti nell’Universo
Cinematografico Marvel, CBR.com ha
stilato una lista di 10 grandi membri degli
X-Men che sarebbe perfetti per il team degli
Avengers.
Gambit
Gambit è uno di quei
personaggi che non sembra avere molto a che fare con i Vendicatori,
e per molto tempo sembrava fosse davvero così. Gambit è sempre
stato un personaggio abbastanza stereotipato, un tipico ragazzaccio
degli anni ’90 che si faceva beffe dell’autorità e in genere creava
sempre problemi alla X-Mansion. Tuttavia, nel corso degli anni,
Gambit è cresciuto molto ed oggi si adatterebbe perfettamente agli
eroi più potenti della Terra.
Ha l’esperienza e l’abilità
necessarie per diventare un grande Vendicatore e ha anche imparato
a prendere ordini nel corso degli anni. Il suo set di poteri lo
renderebbe una grande risorsa in qualsiasi battaglia in cui si
trovassero coinvolti i Vendicatori.
M
Monet St. Croix è uno dei
giovani X-Men
più potenti che si sia unito alla squadra nel corso degli anni. A
partire da “Generation X”, M ha sostenuto il suo atteggiamento
altezzoso e superiore con poteri incredibili: volo, super forza,
invulnerabilità, poteri psionici e tanto altro ancora. Poteva anche
unirsi alle sue sorelle gemelle per assumere altre forme e poteva
anche lei stessa assumere la forma di Penance, con la pelle simile
a quella di un diamante e gli artigli affilati.
M è cresciuta molto
da quando era un’adolescente ed è ora una risorsa preziosa per
qualsiasi X-team in cui viene coinvolta. Il personaggio è più che
semplice giocatore all’interno di una squadra e con il suo set di
poteri sarebbe davvero un grande Vendicatore.
Uomo Multiplo
Uomo Multiplo è un altro
X-Men che ha subito enormi cambiamenti nel corso degli anni.
Sebbene possa assumere ancora un atteggiamento alquanto
impertinente riguardo alle cose, è passato dall’essere un ragazzo
sullo sfondo degli avvenimenti che si perde in battute all’essere
un leader di squadra ed un grande detective, usando i suoi seguaci
per una varietà di funzioni oltre che come semplice esercito per
sopraffare i suoi avversari.
Uomo Multiplo, che nel corso della
sua storia è stato anche il leader della X-Factor, può
tranquillamente prendere il comando se le cose vanno male, ma è
anche abbastanza intelligente da sapere quando prendere ordini. I
suoi doppi gli concedono anche molta utilità, rendendolo perfetto
per tutti i tipi di ruoli all’interno di una squadra.
Polaris
Polaris è sempre stata
all’ombra: che si tratti del fidanzato Havok o di suo padre
Magneto, è sempre stata definita dagli uomini della sua vita.
Tuttavia i suoi poteri magnetici, sebbene non così grandi come
quelli di suo padre, la rendono un eroe davvero potente, pronta per
il “suo grande momento” ormai da anni.
Unirsi ai Vendicatori le
permetterebbe di allontanarsi da tutte le persone che l’hanno messa
in ombra e le darebbe la possibilità di entrare finalmente in
azioni grazie a quello che sa fare meglio: in questo caso, usare i
suoi poteri per aiutare gli eroi più potenti della Terra.
X-23
Clone di Wolverine, X-23
una volta era un membro dell’Accademia dei Vendicatori. Ha inoltre
un legame con Logan, cosa che potrebbe garantirle una buona parola
con il suo amico Capitan America. Inoltre, X-23 si è dimostrata
brava al pari di Wolverine, mostrando agli eroi dell’Universo
Marvel cosa era in grado di fare.
Diventare un Avenger sarebbe un
altro fiore all’occhiello, un altro grande passaggio per la già
stellare carriera da supereroe di X-23. Le consentirebbe anche di
entrare in possesso di una posizione privilegiata, dal momento che
tra gli X-Men ci sono comunque diversi mutanti con fattori di
guarigione.
Nightcrawler
Nightcrawler ha superato
molte avversità per diventare uno dei migliori X-Men in
circolazione. Abile combattente acrobatico con pochi eguali,
Nightcrawler è anche uno dei membri più gentili e puri della
squadra. Sotto il suo aspetto demoniaco batte il cuore di un vero
eroe, uno che non si fermerà davanti a nulla pur di salvare la vita
degli innocenti.
Come Avenger, Nightcrawler
porterebbe al team un set di abilità unico – i Vendicatori non
hanno mai avuto molti teletrasportatori – che darebbe loro nuove
opzioni di combattimento. L’entusiasmo di Nightcrawler per il suo
status di eroe che proteggere gli innocenti, gioverebbe senza
dubbio alla squadra e lo aiuterebbe anche a fronteggiare le minacce
più grandi.
Colosso
Tra i membri più forti
degli X-Men, Colosso ha la capacità di trasformarsi in acciaio
organico, cosa che lo rende uno dei più grandi punti di forza di
una squadra: è un carro armato in tutti i sensi. È stato un eroe
per molto tempo, ha sopportato tutti i tipi di prove e
tribolazioni, ma non ha mai perso il senso del bene e del male.
Colosso è un vero eroe.
È proprio quella natura eroica che
lo rende un Vendicatore ideale. La sua capacità di subire e
infliggere enormi quantità di danni gli renderebbe giustizia, senza
dimenticare le cosiddette fasi intangibili che lo renderebbero
davvero un grande Vendicatore.
Iceman
Tanto per essere chiari,
Iceman è uno dei mutanti più potenti sulla faccia della Terra. La
sua criocinesi gli consente una vasta gamma di opzioni, sia per il
combattimento che per proteggere gli innocenti. Sebbene sia un po’
un fanatico del campo di battaglia, ha anche agito in qualità di
supereroe per gran parte della sua vita, dimostrandosi molto
bravo.
Iceman ha più esperienza come
supereroe di qualsiasi membro degli Avengers. Gli X-Men si allenano
religiosamente e Iceman lo fa da anni, affinando i suoi poteri e
abilità. È un burlone ma sa come prendere gli ordini ed è ora che
abbia la possibilità di brillare su un palco più grande.
Jean Grey
Jean Grey porta molto
all’interno di questa discussione. È uno degli X-Men più potenti,
con vaste capacità telepatiche e telecinetiche. È un esempio di
virtù e di cosa significa essere davvero un mutante. È stata la
prima studentessa di Xavier ed è ancora una delle sue allieve più
potenti. È fondamentalmente la donna perfetta… anche se non bisogna
darle mai troppo filo da torcere.
Jean Grey darebbe ai Vendicatori
qualcosa che non hanno mai veramente avuto: un grande talento
psionico. Unendosi alla squadra, potrebbe diventare automaticamente
uno dei membri più potenti. È anche una professionista comprovata,
un personaggio che sicuramente merita la possibilità di essere
parte della squadra più grande di tutte.
Ciclope
Ciclope è sempre stato uno
degli X-Men più importanti di tutti. Eppure, non ha mai ricevuto
abbastanza credito per quanto è bravo nei panni dell’eroe. Uno dei
migliori leader in azione nell’Universo Marvel, Ciclope combina le
sue abilità tattiche con una volontà indomabile, e spesso ha tirato
fuori la squadra da alcune delle peggiori situazioni mai affrontate
nei fumetti.
Ciclope e i Vendicatori non hanno
sempre avuto un ottimo rapporto, ma se c’è un X-Men che merita la
possibilità di unirsi alla grande squadra, quello è certamente lui.
È uno dei migliori e lo è da molto tempo. Siamo certi che
combatterebbe in modo straordinario al fianco degli eroi più
potenti della Terra.
Sedicicorto Forlì
International Film Festival, in programma dal 2
all’11 ottobre annuncia l’offerta streaming disponibile
sul canale dedicato di MyMovies.it. Nel frattempo, gli abbonamenti
per assistere agli eventi live alla Sala San Luigi sono già quasi
sold out.
Su MyMovies.it sarà possibile
accedere a cinque sale virtuali, i cui nomi sono stati scelti per
omaggiare il Maestro Federico Fellini nel centenario della sua
nascita. La Sala Roma è dedicata alla sezione
Movie, ovvero il concorso internazionale. A CortItalia, il concorso
per le produzioni italiane, è riservata la Sala
Amarcord. Animalab, la competizione per i cortometraggi
animati, avrà come luogo virtuale deputato la Sala
Fellini. Sala Casanova sarà il
palcoscenico di CortInLoco, il concorso per le produzioni
realizzate in Emilia Romagna. Infine, la Sala
Giulietta sarà dedicata a una selezione dei cortometraggi
animati per gli spettatori più piccoli, opere che hanno fatto parte
della 10° edizione di Animare Cartoon Film Festival.
Un’offerta ricchissima di
cortometraggi tutti disponibili per il periodo del festival per chi
si collega dall’Italia e con un’ampia selezione disponibile anche
per chi risiede fuori dai confini nazionali. Sedicicorto abbatte le
frontiere per dieci giorni, offrendo ai cinefili appassionati di
cinema breve una selezione di alto livello della produzione degli
ultimi dodici mesi, con molte opere premiate nei più importanti
festival del mondo.
Tre le tipologie di abbonamento:
BASIC, SOSTENITORE e
PARTNER. Per acquistare l’accredito:
Palm Springs di
Max Barbakow sarà presentato alla quindicesima
edizione della Festa del Cinema di Roma. Il primo
lungometraggio di finzione del regista e scrittore californiano
arriva alla Festa dopo un sorprendente esordio negli Stati Uniti,
forte del successo di critica e pubblico raccolto in occasione del
Sundance Film Festival. Il film segue le vicende di due sconosciuti
che si incontrano casualmente nel corso di un matrimonio a Palm
Springs: le cose si complicano quando lo spensierato Nyles e la
riluttante damigella d’onore Sarah restano bloccati in un loop
temporale, impossibilitati a scappare dal ricevimento, da sé stessi
e, soprattutto, l’uno dall’altra.
La quindicesima edizione della
Festa del Cinema di Roma si svolgerà da 15 al 25 ottobre 2020
presso l’Auditorium Parco della Musica. La manifestazione, con la
direzione artistica di Antonio Monda, è organizzata dalla Fondazione Cinema per Roma presieduta da Laura
Delli Colli, Direttore Generale Francesca Via.
Oltre ad essere una delle pellicole
più iconiche del cinema degli anni ’90, Forrest Gump è anche annoverato tra i ruoli
più amati di Tom Hanks, che di fatto riuscì a conquistare
per quell’interpretazione il suo secondo Oscar come migliore attore
protagonista nel 1995, eguagliando un record detenuto nella storia
soltanto dall’iconico Spencer Tracy: riuscire a vincere due Oscar
al migliore attore consecutivamente (già l’anno precedente infatti,
nel 1994, Hanks era stato premiato per
Philadelphia).
Adesso, è stato lo stesso attore a
rivelare un dettaglio alquanto particolare sul film di Robert Zemeckis, a dimostrazione di quanto il
progetto fosse davvero importante per entrambi. Il dettaglio in
questione fa riferimento ad una memorabile scena del film:
svegliatosi e resosi conto della fuga della sua amata Jenny,
Forrest si alza ed inizia a correre, partendo da casa sua e
arrivando fino alla fine della strada, poi della città, poi
dell’Alabama; corre quindi fino all’oceano Pacifico e poi
indietro fino a quello Atlantico, suscitando l’attenzione
mediatica e l’ammirazione della gente.
Ebbene, come rivelato da Tom Hanks in una recente intervista con
Graham
Bensinger, quella scena non sarebbe neanche dovuta esistere. A
quanto pare la Paramount Pictures non aveva intenzione di stanziare
fondi per la sua realizzazione, mentre Zemeckis riteneva che la
scena in questione fosse di vitale importanza ai fini della storia.
Per questo motivo – come spiegato proprio da Hanks -, sono stati
lui e Zemeckis a mettere a disposizione dei soldi per realizzare la
sequenza. Di seguito le dichiarazioni complete dell’attore:
“Lo studio disse semplicemente:
‘Non possiamo affrontare economicamente la corsa interstatale, non
puoi girarla’. E Bob Zemeckis disse: ‘È una parte del film troppo
importante, non posso toglierla. Dobbiamo trovare un modo per far
funzionare la cosa economicamente’. Ma loro continuavano a dire di
no. Venni a sapere della cosa e rimasi spiazzato, perché Bob mi
disse: ‘C’è questa corsa che costerà X dollari. Io e te ci
accolleremo la spesa e la recupereremo’. Dicemmo allo studio che
avremmo recuperato la cifra, ma che loro dovevano condividere con
noi una porzione maggiore dei profitti. Lo studio accettò. Durante
le riprese, però, si presentò una situazione analoga. Ci dissero:
‘Non possiamo assicurarci la copertura dell’assicurazione per via
delle condizioni meteo. Non potete girarla’. E io e Bob ci
accollammo tutto. Alla fine fu tutto molto più facile.”
In una recente intervista riportata
da
The Sun, Jim Carter, interprete di Mr Carson in
Downton Abbey, ha confermato non solo che il
sequel del film basato sulla celebre serie anglo-statunitense si
farà, ma anche che le riprese partiranno ufficialmente nel
2021.
Durante l’intervista, Carter ha
anche rivelato di aver già avuto modo di leggere la sceneggiatura
del nuovo film, dichiarando: “Abbiamo già visto la
sceneggiatura. È molto divertente. Ci saranno di nuovo tutti i
personaggi ricorrenti della serie. Credo che, Covid-19 permettendo,
inizieremo a girare il prossimo anno.”
Il film di Downton Abbey, uscito nelle sale nel 2019, ha
incassato ben 190 milioni di dollari a livello mondiale, a fronte
di un budget di soli 13 milioni.
Un sequel era già stato anticipato tempo fa dal produttore
esecutivo Gareth Neame, il quale aveva dichiarato:
“Ovviamente siamo ancora nelle fasi iniziali del progetto, ma
stiamo andando avanti con il nostro pensiero su quale sarebbe la
prossima storia e quando potremo essere in grado di realizzarla.
Non abbiamo il semaforo verde, non è confermato, ma il film è stato
fatto così bene che credo che tutti, compresi gli attori,
tornerebbero sul set con piacere. Quindi cercheremo sicuramente di
andare avanti e, speriamo, entro il prossimo o due anni, ne faremo
un altro.”
Tutto quello che sappiamo su Downton Abbey
DowntonAbbey segna il
ritorno della “saga” familiare dei Crawley e del personale al loro
servizio, esplorata già nell’omonima serie tv e ambientata nel
suggestivo contesto della loro casa in stile edoardiano situata
nella campagna inglese. Nel corso delle sei stagioni, lo show ha
ottenuto 3 Golden Globes, 15 Emmy, 69 candidature complessive agli
Emmy, diventando il programma televisivo non-americano più nominato
nella storia degli Emmy.
Tornano nel cast Maggie
Smith, Hugh Bonneville, Laura Carmichael, Michelle Dockery e Elizabeth
McGovern più alcune new entry
come Tuppance Middleton, Simon Jones e
Imelda Staunton. Scritto da Julian Fellowes, il
creatore dello show, Downton
Abbey è stato diretto da Michael Engler. Di seguito
trovate il trailer in lingua originale.
È di pochi giorni fa la
notizia che Black Widow, l’attesissimo
cinecomic Marvel con protagonista il
personaggio di Vedova Nera interpretato da Scarlett
Johansson, arriverà ora nelle sale il 7 Maggio 2021, a
quasi un anno esatto di distanza dal debutto inizialmente fissato
per il film nei cinema americani (1 Maggio 2020).
A lungo si è parlato della
possibilità che Black Widow potesse
arrivare direttamente su Disney+ come accaduto con il live
action di Mulan, e
all’epoca di questa teoria sempre più insistente anche David
Harbour, interprete di Guardiano Rosso nel film, aveva
sostenuto l’ipotesi. Adesso, attraverso il suo account Instagram, la star di
Stranger Things ha rivoluto un messaggio a tutti i fan
del MCU, scusandosi per l’ulteriore rinvio del cinecomic ed
invitandoli ad essere pazienti.
“Mi dispiace”, ha esordito
l’attore. “Dovrete aspettare fino a Maggio 2021 prima di poter
infilare una cannuccia nella mia testa con l’elmetto e sorseggiare
la vostra Diet Coke, e meravigliarvi di come il Guardiano Rosso
riesca ad infilare il suo corpo eccessivamente carnoso in quel
super costume”. Le parole di Harbour fanno riferimento
all’immagine con la quale ha scelto di accompagnare il suo
messaggio: il copribicchiere dedicato al suo personaggio, parte del
merchandising ufficiale ispirato a Black Widow.
La regia di Black Widow è stata
affidata a Cate Shortland, seconda donna
(dopo Anna Boden di Captain
Marvel) a dirigere un titolo dell’universo
cinematografico Marvel, mentre la sceneggiatura è stata riscritta
nei mesi scorsi da Ned Benson(The
Disappearance of Eleanor Rigby). Insieme a Scarlett
Johansson ci saranno anche David
Harbour, Florence
Pugh e Rachel
Weisz.
In Black Widow, quando sorgerà
una pericolosa cospirazione collegata al suo passato, Natasha
Romanoff dovrà fare i conti con il lato più oscuro delle sue
origini. Inseguita da una forza che non si fermerà davanti a nulla
pur di sconfiggerla, Natasha dovrà affrontare la sua storia in
qualità di spia e le relazioni interrotte lasciate in sospeso anni
prima che diventasse un membro degli Avengers.
Arriva da
Variety la notizia che SEGA è attualmente al lavoro sullo
sviluppo di un live action basato su Yakuza, il
celebre videogioco creato dalla società multinazionale giapponese.
SEGA sta collaborando al progetto insieme a 1212 Entertainment e
Wild Sheep Content. Erik Barmack, Roberto Grande e Joshua Long
figureranno in qualità di produttori. Al momento il live action è
alla ricerca di uno sceneggiatore.
Yakuza è il secondo
franchise più redditizio di SEGA dopo Sonic the Hedgehog (anche
questo arrivato di recente sul grande schermo grazie ad un adattamento live
action che ha visto nel cast, tra gli altri, anche
Jim Carrey). Il primo capitolo della saga videoludica è stato
pubblicato nel 2005 e da allora sono stati realizzati ben sette
sequel e otto spin-off, quasi tutti acclamati dalla critica e dalla
comunità nerd.
È probabile – ma non ancora
confermato – che l’adattamento cinematografico si concentrerà sulla
storia del protagonista Kazuma Kiryu, che viene scarcerato dopo
essere stato incastrato per un omicidio che in realtà non ha
commesso. Da lì tornerà a far parte della Yakuza (la mafia
giapponese), alla disperata ricerca di una fortuna dal valore di 10
miliardi di yen.
“Yakuza ci offre un nuovo
terreno di gioco in cui ambientare storie avvincenti con personaggi
complessi in un ambiente unico che il pubblico ha raramente visto
prima”, ha dichiarato in una nota ufficiale 1212
Entertainment. “La saga di Kazuma Kiryu ha un fascino
cinematografico incorporato: un mix di azione cinetica con
esplosioni di commedia, molteplici trame convergenti e un
avvincente viaggio verso la redenzione.”
Il produttore Erik Barmack ha
aggiunto: “Con la nostra esperienza nel raccontare storie
globali, siamo entusiasti di portare questo enorme progetto sulle
piattaforme di tutto il mondo”.
Jurassic
World: Dominion chiuderà ufficialmente la nuova
trilogia dedicata ai celebri dinosauri, ma al tempo stesso punterà
nuovamente i riflettori sul cast originale della saga. Sappiamo
infatti da diverso tempo che Sam Neill,
Laura Dern e
Jeff Goldblum torneranno nei panni dei rispettivi
personaggi già interpretati nel primo iconico Jurassic Park del 1993.
Sappiamo anche, però, che i ruoli
del Dr. Alan Grant, il Dr. Ellie Sattler e il Dr. Ian Malcolm non
saranno ridotti alla stregua di brevi cameo. In una recente
intervista con
Games Radar, il regista Colin Trevorrow – che tornerà dietro la
macchina da presa dopo aver già diretto Jurassic
World del 2015 – ha sottolineato ancora una volta
l’importanza dei personaggi originali della saga all’interno della
storia di Dominion.
“Questo è il film che stavo
aspettando di fare fin dall’inizio”, ha ironizzato Trevorrow.
“È quello al quale i due film precedenti ci stavano portando.
Fa davvero parte di una storia più ampia, di un disegno molto più
grande.”
“Penso che le persone stiano
sottovalutando l’importanza dei personaggi di Sam
Neill, Sam Neill e Jeff Goldblum in questo film”, ha
continuato il regista. “È un film di gruppo che avrà la
capacità di prendere questi personaggi amati da oltre 30 anni e di
far capire come interagiscono tra loro nel contesto di un mondo che
non abbiamo mai visto prima, di cui non siamo stati testimoni fino
ad oggi.È un aspetto davvero molto eccitante per me.”
Nella giornata di ieri è arrivata la
notizia che ad
Ottobre si terrà una sessione di riprese aggiuntive della
Snyder Cut di Justice
League, l’attesissima versione di
Zack Snyder del cinecomic uscito nelle sale nel 2017.
A differenza però di quanto appreso ieri, pare che
Henry Cavill, l’interprete di Superman, non sarà coinvolto
nei reshoot.
THR aveva specificato che ad essere coinvolto nella
realizzazione del nuovo materiale utile a terminare i lavori sulla
Snyder Cut sarebbero stati Ben Affleck (Batman), Henry
Cavill (Superman), Gal
Gadot (Wonder Woman) e probabilmente
anche Ray
Fisher (Cyborg). Adesso, però, è stato proprio Cavill
a smentire il suo coinvolgimento in una recente intervista con
Collider in occasione della promozione del film Enola
Holmes (disponibile sulla piattaforma di streaming dallo
scorso 23 Settembre).
“Non girerò alcuna scena
aggiuntiva”, ha specificato Cavill. “Almeno per quanto
riguarda il mio personaggio, ci saranno tutte cose già realizzate
in passato. Ovviamente non so in che modo di evolveranno le cose,
come cambieranno e come verranno adattate in base alla durata della
nuova versione o a qualsiasi altra cosa che accadrà in fase di
post-produzione. Se c’è una cosa che ho imparato in questi quattro
anni dall’uscita di Justice League? La reazione dei fan! Per
quanto mi riguarda… adesso voglio soltanto godermi la
festa.”
Collider sottolinea però che l’intervista in questione è stata
realizzata prima che venisse ufficializzata la notizia delle
riprese aggiuntive di Justice
League. È probabile dunque che Henry Cavill sapesse già dei reshoot, ma al
momento dell’intervista non gli era ancora stata concessa la
possibilità di parlarne pubblicamente. Non ci resta che attendere
ulteriori dettagli in merito.
Il budget per le riprese aggiuntive
della Snyder Cut di Justice League
Le riprese aggiuntive della
Snyder Cut di Justice
League dovrebbero avere luogo ad Ottobre e durare
soltanto per una settimana. Nonostante la breve durata, il budget
sarà comunque elevato: pare infatti che saranno necessari 70
milioni di dollari per girare il nuovo materiale. Al momento non
sappiamo se anche Jason
Momoa (Aquaman) e/o Ezra
Miller (Flash) saranno coinvolti nei reshoot.
Vi ricordiamo che
la Snyder
Cut di Justice
League uscirà nel 2021 sulla piattaforma
streaming di Warner Bros HBO
Max che è disponibile negli USA dall’Aprile scorso.
Attualmente non sappiamo se in Italia la versione debutterà su
qualche piattaforma streaming dato che HBO MAX non è disponibile
nel nostro paese. Ma sappiamo che HBO in Italia ha un accordo in
esclusiva con SKY, dunque potrebbe essere una valida teoria pensare
che in Italia il film possa essere programmato su SKY CINEMA o su
SKY ATLANTIC. Tuttavia, quest’ultima è solo una supposizione dunque
non ci resta che aspettare ulteriori notizie.
La
morte di Chadwick Boseman, star di Black Panther, ha lasciato una ferita profonda
nell’industria cinematografica di Hollywood, ma anche nel cuore di
tutti i fan del personaggio del MCU incarnato dall’attore
statunitense. Proprio per l’importanza che l’attore ha ricoperto
grazie all’interpretazione del primo supereroe di colore, gli
omaggi alla memoria di Boseman continuano ad arrivare da ogni parte
del mondo.
In tal senso, l’ultimo arriva
direttamente dall’artista Nikkolas Smith,
responsabile della creazione di un bellissimo murale in cui è
possibile vedere Boseman che si scambia il tradizionale saluto di
Wakanda con un bambino che indossa una maschera di Pantera Nera. Il
murales è stato esposto presso il Downton Disney sito nel
Disneyland Resort ad Anheim, in California.
“Questo è speciale. Il mio
tributo al re Chad è adesso su un muro in mostra a Downtown
Disney”, ha scritto Smith sul suo profilo Instagram
ufficiale. “Per me è un momento che chiude un cerchio: i miei
ultimi due progetti in qualità di Disney Imagineer risalgono alla
scorsa estate e riguardavano il Children’s Hospital e l’Avengers
Campus. Per milioni di bambini, T’Challa era una leggenda più
grande della vita stessa, e non c’era nessuno più degno di assumere
quel ruolo di Chadwick Boseman.”
“Sono veramente grato di aver
potuto onorare la vita e la missione di Chadwick in questo modo.
Sono grato alla famiglia Disney per essere stata così solidale nei
confronti del mio viaggio come artista”, ha concluso Smith. Il
Disneyland Resort è ancora oggi chiuso a causa della pandemia di
COVID-19, ma il complesso di Downtown Disney è invece aperto, ed è
lì che è possibile ammirare il commovente murale.
Dal 9 settembre è disponibile su
NetflixThe Social Dilemma, un
documentario ibrido che racconta, in maniera chiara e per certi
versi aggressiva, qual è l’impatto che i social media hanno sulla
vita di ognuno di noi, un impatto che ha molto poco di conscio da
parte degli utenti e si basa su delle logiche che fanno appello
alla psicologia, alla sociologia, ad una parte irrazionale
dell’utente stesso che finisce per essere l’oggetto del mercato di
Facebook, di Instagram, di Pinterest, di Twitter, ecc.
Di che parla The Social Dilemma
Il documentario è formato da una
parte classica, che riporta una serie di interviste e testimonianze
di ex dirigenti e impiegati delle aziende social, e da una parte di
fiction, in cui seguiamo la vita di un adolescente sempre più perso
all’interno del suo smartphone, il quale grazie ad un espediente
visivo prende forma in una specie di consolle gestita da tre
piccoli omini che modificano le impostazioni di pubblicità e
cockies delle sue schermate social, proprio per tenere sempre più
alta l’attenzione del ragazzo sul suo aggeggio elettronico. Un
espediente che abbiamo visto in Inside Out della Pixar, per intenderci, ma che
questa volta dà voce non più alle 5 emozioni primarie di ognuno di
noi, ma ad un infido sistema operativo di un cellulare
intelligente.
A dirigere The Social
Dilemma c’è Jeff
Orlowski, giovane regista già vincitore di un Emmy
Award con Chasing Ice, documentario sullo
scioglimento dei ghiacciai del 2012. Orlowski si sposta nella
Silicon Valley, culla di tutte le sedi delle grandi aziende che
controllano la vita social di ognuno di noi, per raccogliere
interviste di ex dipendenti che spiegano il funzionamento e
l’influenza che i social hanno nella vita di tutti.
Perché i social sono gratuiti?
L’assunto del documentario è
semplice: come mai questi social sono gratuiti? È presto detto, lo
sono perché non vogliono venderci nulla, dal momento che il
prodotto in vendita siamo proprio noi utenti con i nostri dati. Ma
i dati, in questo caso, e dopo molteplici scandali e denunce per
appropriazione indebita degli stessi, non sono una merce che frutta
di per sé, sono un ponte verso la definizione di un tipo di
cliente.
Le due linee narrative di
The Social Dilemma, quella fiction e quella
prettamente documentaristica, rappresentano le due principali
conseguenze dei social nella vita degli utenti. Se da una parte
sono responsabili dell’ossessione che, soprattutto trai giovani,
essi esercitano sulla menti e sul comportamento sociale, dall’altra
sono in grado di manipolare gli stessi utenti arrivando ad
innescare meccanismi che sono in grado addirittura di indirizzare
non solo la scelta di comprare un prodotto piuttosto che un altro,
ma anche di condizionare la scelta di voto. Questo tipo di
influenza è stata scandagliata in un altro documentario,
The Great Hack (trai
nominati ai BAFTA 2019), sempre disponibile su Netflix e datato
2019, in cui si indagano i ruoli di Facebook e degli adv nelle
elezioni presidenziali del 2016 negli USA che hanno visto trionfare
Trump.
La bolla dei social crea la nostra verità
In questo caso, questo
tipo di discorso si svincola dalla contingenza delle elezioni, in
particolare, e diventa una riflessione più grande su quello che
significa per la democrazia perpetrare nell’utilizzo dei social
così come facciamo oggi. Numerose, nel film, sono le sequenze in
cui vengono mostrati i leader politici del mondo che utilizzano i
social non solo per comunicazioni diretta ma anche per basarsi
sulle strutture ad algoritmi di questi social, che formano per ogni
fruitore una bolla, un mondo in cui si costruisce una propria
verità e proprie motivazioni. Per questo è così facile che in rete
si riuniscano persone come i terrapiattisti, ad asempio, o i
negazionisti del COVID-19, i complottisti in generale.
Il film si serve di The
Truman Show per spiegare un concetto molto semplice: noi
tutti siamo Truman e non ci accorgiamo del mondo fittizio che ci
viene propinato perché quello che i social ci mostrano ci piace,
sono una sintesi perfetta di interessi, rispondono alle nostre
curiosità, tutto perché sono regolati da un meccanismo a cui
parliamo costantemente, a cui diamo costantemente indicazioni
attraverso like, commenti, visualizzazioni e ricerche.
L’influenza socio-politica involontaria dei social
E questo vuole dire che niente di
ciò che vediamo in rete è vero, perché niente è privo di influenza
rispetto a chi ha utilizzato un account, un canale social, e ha
così disegnato, attraverso le sue scelte, un profilo di dati che
attivano l’algoritmo che involontariamente ci manipola. Sì, si
tratta di una manipolazione non volontaria dei comportamenti
socio-politici, dal momento che invece nasce per spingere il
soggetto al consumismo, e quello che avviene di conseguenza è una
effetto collaterale non calcolato a monte. In questo senso, i
social sono gratuiti perché l’introito vero è rappresentato da noi
utenti.
Questo processo non è irreversibile,
ma per cambiare direzione si dovrebbe mettere in moto una serie di
processi che scardinerebbero la maniera di questi colossi di
utilizzare i loro stessi strumenti, una serie di precauzioni che
possano contrastare l’assuefazione e stimolare il libero arbitrio
senza alcun tipo di condizionamento. Servirebbe, insomma, che
Facebook, ad esempio, rinunciasse al suo profitto. Tuttavia lo
stesso The Social Dilemma è un prodotto offerto da
una piattaforma che ci suggerisce ogni giorno dei prodotti in base
a “ciò che hai guardato”, per cui, chi lo sa, forse è già
troppo tardi e forse l’unica soluzione è fare come Truman,
scegliere di varcare quella porta azzurra nel cielo del suo mondo,
ed uscire a vedere cosa c’è fuori.
Il lungo periodo di lockdown a
causa della pandemia ha provocato danni enormi sotto tutti i punti
di vista ma ha anche rafforzato il sentimento di unione e di
collaborazione tra le persone. Fare squadra per cercare di
recuperare il terreno perso! Questo è il senso alla base della
campagna promozionale pensata da Univideo,
l’associazione di categoria che rappresenta gli Editori
Audiovisivi su media digitali (DVD, Blu-ray, 4K Ultra HD)
e online (piattaforme di distribuzione digitale) insieme a
Feltrinelli, uno dei principali player nella vendita di prodotti
per l’Entertainment. L’obiettivo è far ripartire i consumi
attraverso una maggiore presenza, in totale sicurezza, degli
italiani nei punti vendita.
Sino al 31 ottobre,
acquistando un qualsiasi prodotto DVD, BLU-RAY, 4K Ultra HD presso
un punto vendita Feltrinelli e online su laFeltrinelli.it, si avrà
la possibilità di vincere subito migliaia di gift card dal valore
unitario di 30 €. Non solo, per chi non è immediatamente
baciato dalla fortuna, sarà possibile concorrere al super premio
finale, una smart TV Hisense ULEDTV 4K da 65 pollici.
“RIACCENDIAMO LE EMOZIONI” questo è
il titolo della campagna, mette al centro alcuni dei prodotti
culturali e di intrattenimento da sempre apprezzati dal grande
pubblico: i DVD e i Blu-ray, con i loro contenuti emozionali ad
altissima qualità, hanno tenuto compagnia a migliaia di famiglie
italiane, anche nei giorni più bui del lockdown, tendenza che
si è poi mantenuta al termine della quarantena e che ha allargato a
nuove componenti della popolazione con una accelerazione verso la
riduzione del divario generazionale nella fruizione dei media.
“Si tratta di
un’iniziativa –spiega Lorenzo Ferrari Ardicini,
Presidente di UNIVIDEO e di CG Entertainment –molto
importante, pensata per sostenere i consumi di prodotti culturali e
di intrattenimento in un periodo complicato sia per le nostre
imprese, sia per i negozi sia per i consumatori. La risposta è fare
sistema, collaborare per cercare di far tornare i clienti ad
acquistare visitando in punti vendita. Una promozione come –
Riaccendiamo le Emozioni – ha proprio questa finalità, ovvero
favorire l’acquisto di un oggetto da sempre considerato speciale,
come il Dvd o il Blu-ray e concorrere per aggiudicarsi
immediatamente una gift card dal valore di 30 euro da spendere in
altri prodotti presenti nei negozi Feltrinelli”.
UNIVIDEO è
l’associazione di categoria che rappresenta gli Editori Audiovisivi
su media digitali (DVD, Blu-ray, 4K Ultra HD) e online (piattaforme
di distribuzione digitale) www.univideo.org.
La 38° edizione del Torino
Film Festival si presenta rinnovata sia nella struttura
che nella fruizione: per la prima volta, alla presenza in sala si
affiancherà un programma online.
Grazie a una sala virtuale di 500
posti, realizzata in collaborazione con MyMovies, sarà infatti
possibile vedere tutti i film in concorso. Saranno inoltre
disponibili online le masterclass, le conferenze stampa, numerosi
contributi video inediti, le attività didattiche e alcuni incontri
in via di definizione.
Un progetto pilota destinato a
diventare una delle caratteristiche del festival e un’opportunità
per ripensare in maniera creativa a come renderlo più accessibile e
fruibile a un pubblico sempre più ampio.
“Siamo consapevoli che si tratta di
un grande cambiamento – afferma Enzo Ghigo, presidente del Museo
Nazionale del Cinema -, che però tiene il passo con i tempi. Il
cinema nasce per essere fruito in sala, è quello il suo posto, ma
le nuove tecnologie ci permettono di arrivare ovunque,
moltiplicando la forza comunicativa della settima arte. È con
questo spirito che il TFF sbarca online, senza rinunciare alle sue
origini, quando si chiamava ancora Cinema Giovani, trattando molti
temi tra cui giustizia sociale e inclusione, visti attraverso
l’occhio creativo di giovani cineasti”.
“Proporre contenuti sia online che
in presenza, creare sinergie con il territorio, tentare nuove
sfide, uscire dagli spazi fisici, utilizzare tecnologie avanzate –
sottolinea Domenico De Gaetano, direttore del Museo Nazionale del
Cinema. Questi sono alcuni degli obiettivi che il museo si è
proposto in questo anno in cui, insieme a Film Commission Torino
Piemonte, ha festeggiato il ventennale. Il Torino Film Festival li
rappresenta tutti, con una nuova linfa, pronto ad aprirsi ai
molteplici linguaggi del cinema”.
LA NUOVA IDENTITÀ VISIVA
Nel guardare avanti, progettando un
festival che data la situazione attuale ha scelto di accettarne la
sfida, si è voluto anche ripensarne in toto l’identità visiva,
riannodando i fili col passato, con la città e con quello che ne è
l’edificio simbolo e dal 2000 sede del Museo Nazionale del Cinema:
la Mole Antonelliana e in particolare la stella a dodici punte che
ne costituisce il punto più alto.
Oggetto complesso, sfaccettato,
misterioso e quindi icona perfetta per rappresentare la nuova
identità visiva del Torino Film Festival e segnarne il nuovo passo.
La stella diventa l’emblema della manifestazione, il nuovo logo che
in sé racchiude la memoria della città, della nascita del cinema,
dell’operosità e dell’ingegnosità del nostro territorio, mirabile
rappresentazione del nuovo corso del Torino Film Festival.
UN FESTIVAL DIFFUSO
Mantenendo forte il legame con il
territorio, il Torino Film Festival si presenta come un vero e
proprio festival diffuso sia grazie all’applicazione della
tecnologia digitale che a una capillarizzazione delle proposte. Tra
proiezioni, eventi e iniziative speciali, il festival arriverà
infatti in molti punti della città (e non solo) ampliando il suo
impatto su tutto il territorio e raggiungendo zone mai prima d’ora
coinvolte dalla manifestazione.
“L’edizione di quest’anno avrà
questa doppia anima – racconta Stefano Francia di Celle, direttore
del Torino Film Festival. All’apertura verso il web si affiancherà
un forte e rinnovato legame con le realtà cinematografiche e
culturali locali. Il mio obiettivo è di declinare i contenuti del
festival anche in luoghi insoliti, coinvolgendo interlocutori e
pubblici nuovi, alla (ri)scoperta di quello che Torino può dare. 12
punti, 12 luoghi che, disegnando la mappa del festival, evocano le
12 punte della Stella della Mole, il dodecaedro protagonista della
nuova identità visiva della manifestazione”.
I luoghi del festival
1. Mole Antonelliana – Museo
Nazionale del Cinema
2. Le sale: Cinema Massimo, Ambrosio Cinecafè, Cinema Classico
3. Le sale di Comunità Acec: Teatro Monterosa, Cinema Teatro
Agnelli, Cineteatro Baretti
4. Film Commission Torino Piemonte
5. Accademia Albertina di Belle Arti
6. Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
7. Fondazione per la Scuola della Compagnia San Paolo
– IC Rita Levi Montalcini Scuola Pascoli
8. Xké. Il laboratorio della curiosità
9. MUSA
10. Le Roi Dancing
11. Villa d’Agliè
12. La Stella in città
“Torino non rinuncia al suo Torino
Film Festival. La Fondazione ha riprogrammato l’evento e si
presenta all’appuntamento con proiezioni diffuse in presenza e
tramite i canali digitali in cui proporre anteprime e film in
concorso sullo schermo – dichiara Francesca Leon, Assessora alla
Cultura Città di Torino. Grazie a quanti hanno fatto in modo che
nell’anno del ventennale della Film Commission e del Museo del
Cinema la città mantenesse uno dei suoi progetti più noti ed
apprezzati dal pubblico e dagli operatori. Buon festival a tutti e
tutte”.
EVENTO SPECIALE THE TRUFFLE
HUNTERS
Uno degli eventi speciali di questa
edizione del TFF è l’anteprima italiana del film The Truffle
Hunters, il docufilm diretto e prodotto da Michael Dweck e Gregory
Kershaw, con la produzione esecutiva di Luca Guadagnino e la sua
Frenesy Film Company. Presentato in anteprima mondiale al Sundance
Film Festival il 30 gennaio 2020, il film racconta la vita di
alcuni anziani cercatori del tartufo d’Alba, dei loro rituali, del
loro rapporto con i cani e con il territorio. L’evento è realizzato
in collaborazione con la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco
d’Alba e con l’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero.
Il film verrà distribuito in Italia
da Sony Pictures.
“È un film importante, di respiro
internazionale, che racconta uno dei prodotti dell’eccellenza del
nostro territorio attraverso un mestiere poco conosciuto che
conserva un fascino antico – sottolinea il Presidente della Regione
Piemonte. Sono andato personalmente al Sundance per vedere e
celebrare questo importante momento, e ho visto l’entusiasmo
suscitato da questo emozionante racconto”.
“Il cinema – continuano il
Presidente della Regione e l’Assessore regionale alla Cultura – è
fatto di simboli e contiene sempre un messaggio. È doveroso
sottolineare quanto sia importate soprattutto in momenti come
questo scendere in campo e se possibile con più determinazione di
prima, per trasmettere il messaggio della resilienza umana di
fronte alle avversità. Il Piemonte c’è e oggi riparte dai suoi
simboli in Italia e nel mondo”.
IL PREMIO STELLA DELLA MOLE
La stella diventa il nuovo simbolo
del Torino Film Festival e l’istituzione del Premio STELLA DELLA
MOLE la renderà il riconoscimento massimo con cui saranno premiati
i vincitori del festival, al pari del Leone di Venezia, la Palma di
Cannes, l’Orso di Berlino, il Pardo di Locarno.
Il Premio avrà una componente
tecnologica del tutto unica: grazie alla collaborazione del
Politecnico di Torino e con il coinvolgimento di Competence
Industry Manifacturing 4.0 – polo costituito dai due atenei
torinesi insieme a 23 partner industriali per la diffusione di
competenze legate all’Industria 4.0 – il riconoscimento che verrà
consegnato ai vincitori del festival è realizzato in alluminio
attraverso la tecnologia avanzata dell’Additive Manufacturing.
“Viviamo in un mondo che sta
effettivamente ‘cambiando passo’”, ricorda il Rettore del
Politecnico di Torino Guido Saracco. “In un quadro come quello
attuale, il ruolo di una grande università come il Politecnico di
Torino è anche quello di creare sempre più contatti tra il mondo
della ricerca e la società civile e questa collaborazione va
proprio in questa direzione: il coinvolgimento del CIM 4.0, centro
altamente tecnologico della nostra città, in un’operazione
culturale come il Premio Stella della Mole è il simbolo del fatto
che la ricerca e l’innovazione possono permeare davvero il nostro
tessuto sociale e arricchirlo con modalità del tutto nuove”. “Aver
contributo alla realizzazione del Premio destinato alla premiazione
del Torino Film Festival 2020, ci rende felici e orgogliosi –
sottolinea Enrico Pisino, Ceo del CIM 4.0 – ma soprattutto dimostra
come le nuove competenze e tecnologie, che caratterizzano le
attività del nostro centro focalizzato sulla industria 4.0, possano
contribuire a ideare oggetti bellissimi e di design, destinati
anche ad altri settori rilevanti come ad esempio quelli
rappresentati dal cinema e dal turismo”.
LE MASTERCLASS
Sono sei le masterclass confermate
del 38° Torino Film Festival, una serie di incontri con i grandi
protagonisti e autori del cinema contemporaneo internazionale, una
chiacchierata in libertà che non si limita ad una lezione di cinema
ma che va oltre, mettendo in luce particolarità meno conosciute dei
protagonisti.
Imprevedibile Stefania con Stefania
Sandrelli e Andrea Occhipinti, a cura di Massimo Sordella
Spedizione torinese con Aleksandr
Sokurov e i suoi allievi, a cura di Alena Shumakova
La natura nel cinema con Giorgio
Diritti e Paolo Pejrone, a cura di Gian Luca Favetto
Formare le nuove generazioni di
filmmaker e attivisti con Mohsen Makhmalbaf, a cura di Fedra Fateh
e Vahid Rastgou
Cinema e uguaglianza sociale per un
mondo più giusto e sostenibile con Waad Al Kateab e Taghi Amirani,
a cura di Fedra Fateh
Women in film: le voci in
evoluzione delle donne nel cinema, ospiti in via di definizione, a
cura di Fedra Fateh
In linea con gli obiettivi di
sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, la
Fondazione Compagnia di San Paolo guarda all’attrattività dei
territori con il sostegno a progetti e modelli in cui la proposta
dell’offerta culturale incontra profondamente l’identità del
territorio.
Il cinema rientra a pieno titolo tra
i driver per accrescere, accreditare, posizionare e promuovere
l’offerta di Torino in una prospettiva di attrattività e sviluppo
ed in quest’ottica la Fondazione riconosce nel Torino Film Festival
un player fondamentale del comparto culturale cittadino con un
progetto culturale forte, identitario, capillare e, da quest’anno
anche diffuso.
Xkè? Il laboratorio della curiosità,
centro per la didattica situato in via Gaudenzio Ferrari, a pochi
passi dalla Mole Antonelliana, ospiterà infatti per la prima volta
un calendario di eventi volto a rafforzare l’attenzione del Torino
Film Festival per i temi fondamentali dell’istruzione e della
formazione, mentre nelle aule della Rotonda del Talucchi
dell’Accademia Albertina, oggetto di un recente restauro della
Fondazione, si svolgerà la serata inaugurale del festival. Il
festival dimostra inoltre di rivolgere un occhio di riguardo ai
temi della didattica con il progetto Una sala cinematografica per
la scuola – realizzato insieme alla Fondazione per la Scuola della
Compagnia di San Paolo che utilizza il cinema – e il documentario
in particolare – come strumento di partecipazione, crescita,
inclusione e innovazione.
La Fondazione CRT sperimenta per la
prima volta un percorso di collaborazione con il Torino Film
Festival e con il Museo Nazionale del Cinema focalizzato sulla
raccolta fondi, secondo due direttrici: da un lato, grazie alle
professionalità del TFF, l’attivazione di un modulo ad hoc sui
festival cinematografici nell’ambito del corso Talenti per il
Fundraising della Fondazione CRT, per ampliare le competenze di 50
giovani aspiranti professionisti della raccolta fondi; dall’altro,
al termine di questo percorso di formazione, l’inserimento di due
Talenti del Fundraising nella struttura del TFF e del Museo
Nazionale del Cinema a partire da gennaio 2021, con borse di
tirocinio sostenute da Fondazione CRT.
La Rai conferma anche per il 2020 il
suo ruolo di main media partner del Torino Film Festival.
L’iniziativa fa parte di Torino
Città del Cinema 2020, un progetto di Città di Torino, Museo
Nazionale del Cinema e Film Commission Torino Piemonte, con il
sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il
Turismo, in collaborazione con Regione Piemonte, Fondazione per la
Cultura Torino www.torinocittadelcinema2020.it
Ecco il trailer e il poster
italiani di Quello
che tu non vedi, il film che arriverà nelle nostre
sale a partire dal prossimo 3 dicembre. Il film è diretto
da Thor Freudenthal e
scritto da Nick Naveda. Nel cast
Charlie Plummer, Taylor Russell, Andy Garcia, AnnaSophia
Robb, Beth Grant. Basato sull’omonimo romanzo
di Julia Walton edito in Italia
da Sperling&Kupfer (in uscita
il24 Novembre 2020)
In Quello
che tu non vedi Adam (Charlie Plummer, Premio Marcello
Mastroianni come miglior attore emergente a Venezia 74° per
Lean on Pete) è un adolescente brillante ma introverso,
con il sogno nel cassetto di diventare chef. Adam soffre di
allucinazioni visive e vive circondato da amici immaginari che si
presentano nei momenti meno opportuni. Espulso a metà del suo
ultimo anno di liceo a causa di un incidente durante la lezione di
chimica,si trasferiscein una scuola
privata per finire l’anno. Adam ha poche speranze di riuscire ad
adattarsi e vorrebbe solo mantenere il segreto sulle sue continue
visioni fino a quando non prenderà il diploma e potrà iscriversi
all’università di cucina. Ma quando incontra Maya (Taylor
Russell, Escape Room), schietta e tremendamente
intelligente, scatta un’intesa istantanea alla quale non potrà
resistere. Man mano che la loro storia d’amore diventa più
importante, lei lo spinge ad aprire il suo cuore e a non chiudersi
nella sua condizione. Grazie all’amore e al sostegno sia della sua
ragazza che della famiglia, Adam lotta per la prima volta per
uscire dal tunnel e per fronteggiare le sfide che lo attendono.
L’introduzione di Smart Hulk è stata
una mossa alquanto intelligente in relazione all’arco narrativo di
Bruce Banner nel
MCU, ma sappiamo ormai da tempo che il tradizionale Gigante
Verde tornerà ben presto nell’universo condiviso. Sebbene sia una
delle figure più emblematiche nel mondo dei film di supereroi, la
presenza di
Hulk sul grande schermo ha sempre percorso una strada
accidentata. Da quando la Marvel ha venduto i diritti
cinematografici di molte delle sue proprietà a diversi studi negli
anni ’90,
Hulk ha avuto una serie di problemi con le storie autonome in
live action, a dispetto invece della maggior parte dei suoi
compagni Vendicatori.
Il
MCU ha sempre accolto
Hulk come personaggi di supporto nei film dedicati agli
Avengers e persino in Thor:
Ragnarok, nonostante non sia mai stato in grado di
raggiungere un accordo con la Universal per realizzare un nuovo
standalone dopo il film del 2008 con
Edward Norton. Tuttavia, il potenziale inesplorato del Gigante
di Giada sembra adesso essere nuovamente limitato proprio
dall’introduzione di Smart Hulk.
Alcune precisazioni
Insieme a
Iron Man,L’incredibile Hulk ha contribuito a lanciare il MCU
nel 2008, ma ad oggi quel film ha rappresentato il primo ed unico
standalone dedicato a Bruce Banner. A differenza di
Iron Man, il film ha riassunto la storia delle origini di
Hulk nella sequenza di apertura – attingendo pesantemente dagli
eventi del film di Ang Lee del 2003 – e ha rappresentato
essenzialmente il personaggio come uno scherzo della natura alle
prese con la sua tragica dualità tra uomo e bestia.
Quando
Edward Norton ha abbandonato il franchise dopo una serie di
differenze creative con lo studio, il ruolo è stato affidato a
Mark Ruffalo ed i piani attorno al personaggio si sono spostati
verso un approccio più orientato all’azione e alla commedia. Questa
si è rivelata una formula di successo, dal momento che Hulk ha
avuto la possibilità di interagire con il resto dei Vendicatori e
Bruce Banner ha iniziato ad avere un maggiore controllo sul suo
alter ego. Alla fine di Avengers:
Age of Ultron, il suo arco narrativo ha puntato verso una
sorta di riconciliazione con la sua “metà”, mentre Thor:
Ragnarok ha anticipato un drastico cambiamento in
merito alla loro relazione. Hulk era ancora il feroce assemblaggio
di muscoli che i fan hanno sempre amato, ma tutto è cambiato in
Avengers:
Infinity War.
Quando Thanos (Josh
Brolin) ha sconfitto Hulk senza il minimo sforzo nei primi
minuti di Infinity
War, le aspettative del pubblico di vedere un atto di
legittima vendetta erano alle stelle. Dopotutto, il materiale
promozionale del film aveva già anticipato che Hulk si sarebbe
impadronito dell’Hulkbuster e si sarebbe riunito con i Vendicatori
a Wakanda. Tuttavia, il personaggio è stato assente per il resto
del film. Avengers:
Endgame ha poi sorpreso tutti con Smart Hulk, la fusione
tra lo scienziato e il mostro, e per lo più è stato utilizzato per
genere la risata, ponendo così fine ad un conflitto di lunga durata
completamente fuori dalla storia principale. Ma Hulk ha ancora
molte potenziali storie da vivere e il MCU potrebbe riportare in
vita la sua forma originale attraverso molti modi creativi.
She-Hulk
Con la notizia che Tatiana
Maslany interpreterà She-Hulk nell’annunciata serie Marvel destinata a
Disney+, una connessione significativa
con suo cugino Bruce Banner è inevitabile. Nei fumetti, Jennifer
Walters è un’avvocato che viene uccisa mentre difende il suo
cliente da un boss del crimine. Fortunatamente per lei, suo cugino
è in città e le esegue una trasfusione di sangue d’emergenza,
iniettando i raggi gamma che contribuirono alla sua trasformazione
nel corpo della ragazza.
A causa della loro somiglianza
genetica, Jennifer acquisì la capacità di trasformarsi e presto
adottò il soprannome di She-Hulk per combattere il crimine non solo
in aula, ma che fisicamente, sul campo di battaglia. La serie
She-Hulk trarrà sicuramente ispirazione dalle origini
del personaggio nei fumetti, e questa potrebbe anche diventare
l’occasione perfetta per riportare l’Hulk originale nel MCU. Il
processo della trasfusione di sangue potrebbe avere effetti
collaterali su Smart Hulk, risvegliando la bestia dormiente che lo
scienziato pensava di essere finalmente riuscito a domare.
Thunderbolt Ross
Il generale Ross (William
Hurt) è l’unico personaggio de
L’incredibile Hulk ad essere tornato nel MCU. Ha fatto
pressioni sugli Avengers per firmare gli Accordi di Sokovia in
Captain
America: Civil War e ha contribuito alla rottura della
squadra. Ora, è pronto ad apparire in Black
Widow, almeno come personaggio di supporto, in versione
giovane, nelle sequenze di flashback. La sua maggiore influenza
negli eventi più recenti del MCU punta ad una presenza ancora più
grande lungo la strada ed i fan attendono con impazienza, da tempo
ormai, l’eventuale trasformazione di Ross in Red Hulk. Nonostante
sia diventato un po’ più indulgente con gli Eroi più potenti del
mondo, la sua sete di potere sembra ribollire da decenni e la sua
fissazione per l’incommensurabile potere del suo ex genero, Bruce
Banner, non è una qualcosa che può scrollarsi di dosso
facilmente.
Anche se il MCU dedicerà di
introdurre Red Hulk prima o poi, il ritorno dell’Hulk originale è
una possibilità che vale la pena considerare. Ross può finalmente
soddisfare il suo desiderio di diventare molto più forte di Smart
Hulk, che si troverebbe costretto a trovare un modo per tornare al
suo stato di gigante di Giada ed affrontare la sua vecchia nemesi.
Senza i membri originali degli Avengers (che Ross ha spinto ad
allontanarsi attraverso le sue richieste in Civil
War), gli unici personaggi abbastanza forti da
sottomettere il suo Red Hulk sarebbero Thor (Chris
Hemsworth) e Hulk. Tutto ciò sarebbe in linea con i fumetti,
dove entrambi questi Vendicatori sono gli unici in grado di fermare
Red Hulk.
Le varie incarnazioni di Hulk
A vari livelli, il MCU ha
già trasposto le trame più importanti di Hulk. L’incredibile Hulk ha mostrato la sua persecuzione da
parte dei militari; i film degli Avengers hanno rappresentato la
lotta per controllare il suo potere come membro dei Vendicatori;
Thor:
Ragnarok ha mostrato il suo breve periodo come un
gladiatore su un pianeta extraterrestre. Tuttavia, manca ancora una
parte importante del materiale di partenza: lo scontro tra le
numerose incarnazioni di Hulk. Nei fumetti, Bruce Banner non ha a
che fare solo con il classico Gigante Verde (originariamente
chiamato Savage Hulk), ma anche con personaggi del calibro di Grey
Hulk, Joe Fixit e Devil Hulk. Ognuna di queste personificazioni ha
la propria personalità, il proprio insieme di abilità e la propria
faida personale con Banner. Finora, il MCU ha presentato solo
l’originale Hulk e la sua controparte intelligente, basata sul
Professor Hulk dei fumetti.
La trama attorno a cui potrebbe
ruotare la prossima apparizione di Bruce Banner (e forse l’ultima)
potrebbe basarsi proprio su un disturbo della doppia personalità.
Mentre cerca di riparare il suo braccio carbonizzato dai tentativi
di maneggiare il Guanto dell’Infinito, Smart Hulk potrebbe finire
per danneggiare la sua psiche. Questa sarebbe l’occasione perfetta
per riportare in vita l’Hulk originale e vedere finalmente Bruce
Banner trovarsi letteralmente faccia a faccia con il suo più grande
tormento. Come da tradizione per il personaggio, ciò potrebbe
accadere nel corso di più film per evitare nuovamente tutti quei
problemi tra Marvel e Universal legati ai diritti di
sfruttamento.
Il Multiverso
WandaVision
ha trovato un modo creativo per riportare in vita Visione, anche se
la sua morte per mano di Thanos in Avengers:
Infinity War sembrava essere nientemeno che
definitiva. La Fase 4 ci permetterà di approfondire ancora di più
il Multiverso all’interno del MCU, offrendo la possibilità di
portare tantissimi nuovi personaggi Marvel sul grande schermo,
indipendentemente dalle linee temporale o dalle origine. I viaggi
nel tempo saranno quindi un fattore chiave in questa nuova fase, a
partire dall’introduzione nell’universo condiviso di
Kang il Conquistatore in
Ant-Man 3. Proprio per questo, l’originale Hulk potrebbe
essere una delle armi più pericolose strappate per caso da una
sequenza temporale alternativa. Mettere l’Hulk di Edward Norton e l’Hulk del primo film sugli
Avengers l’uno contro l’altro, e Smart Hulk come loro arbitro, non
sembra un’ipotesi così inverosimile dopo il debutto di WandaVision e
Doctor Strange in the Multiverse of Madness.
È importante
ricordare che è stato Smart Hulk a parlare con l’Antico (Tilda
Swinton) durante il viaggio nel tempo di Avengers:
Endgame, ed è stato lui a ricevere sia la Gemma
del Tempo che l’avvertimento secondo cui armeggiare con timeline
alternative potrebbe portare a risultati catastrofici (o almeno a
risultati molto diversi e inaspettati). Questo è molto importante
per il personaggio perché, proprio come Tony
Stark (Robert
Downey Jr.) e sua figlia Morgan, Bruce Banner aveva finalmente
raggiunto il suo obiettivo: venire a patti con Hulk dopo che Thanos
ha spazzato via metà della vita nell’universo. Viaggiare nel tempo
per recuperare le Gemme dell’Infinito e offrirsi volontario per
sacrificare il suo braccio e riportare indietro tutti gli eroi
caduti è sempre stato un grosso rischio per lui. Il ritorno
dell’originale Hulk potrebbe essere il più grande culmine del suo
arco narrativo nel MCU, richiedendogli di porre fine alla sua vita
per porre fine al “mostro”.
L’Hulk originale è indispensabile per la Fase 5
Il nuovo team di Avengers 5 è ancora un mistero, ma sarà sicuramente
composto da eroi per lo più inesperti che hanno bisogno di un
mentore a sua volta esperto. Ancora una volta, Thor e Hulk sono i
personaggi più appropriati per ricoprire questo ruolo, poiché sono
entrambi vivi e attivi: essendo però Hulk l’unico grande supereroe
a rimanere attivo durante i cinque anni del “Blip”, potrebbe essere
più preparato.
Mentre il MCU cerca di superare
l’impatto di Thanos, potrebbe diversificare le sue forze
antagoniste con una mente nascosta (cioè Kang) che trasforma
davvero l’Hulk originale nel cattivo principale di un film degli
Avengers, ottenendo finalmente ciò che Loki (Tom
Hiddleston) ha sempre voluto.
Dopo il grande successo ottenuto
alla 35. Settimana Internazionale della Critica di
Venezia dove è stato presentato come evento speciale,
arriva al cinema solo il 26, 27, 28 ottobreTHEROSSELLINIS di Alessandro
Rossellini, prodotto da B&B Film, coprodotto da VFS
Films con Rai Cinema in associazione con Istituto Luce
Cinecittà.
Roberto Rossellini è stato un genio
del cinema e un padre spiccatamente anticonformista. I suoi amori
hanno riempito le prime pagine dei giornali di tutto il mondo,
scandalizzando la rigida morale degli anni Cinquanta e dando alla
luce una famiglia numerosa, orgogliosamente multietnica e
decisamente allargata. Alessandro, primo nipote del grande regista,
ha avuto una carriera traballante da fotografo e un lungo passato
di tossicodipendenza. Come primo nipote di un genio, non si sente
all’altezza del cognome. Decide così di girare a 55 anni il suo
primo film, affrontando con ironia la saga dei Rossellini e
obbligando i parenti sparsi in tutto il mondo a un’impossibile
terapia familiare davanti alla macchina da presa.
IN THEROSSELLINIS si trovano così le testimonianze di
Renzo, Robin, Isabella, Ingrid, Gil e Raffaella
Rossellini che Alessandro guida on the road in un racconto
intimo e ironico capace di appassionare lo spettatore.
Alle interviste si alternano le
immagini di repertorio, tra cui quelle
dell’Archivio Privato della Famiglia Rossellini e dell’Istituto
Luce Cinecittà, e le scene di alcuni capolavori di Roberto
Rossellini, come ROMA CITTÀ APERTA, LA PRESA DEL POTERE DA
PARTE DI LUIGI XIV, EUROPA ’51, VIAGGIO IN ITALIA oltre a quelle di
MY DAD IS 100 YEARS OLD di Guy Maddin e Isabella Rossellini e KILL
GIL, Vol. 1 di Gil Rossellini.
Spiega Alessandro Rossellini:
“Con il titolo del film ho voluto prendere in giro
un cognome che per me è stato da sempre molto ingombrante,
passato alla storia del cinema per le idee rivoluzionarie di nonno
Roberto, regista venerato ancora oggi come
un profeta dai cinefili di tutto il mondo. Nonno fu
però un personaggio ben noto anche per la sua vita privata,
parecchio avventurosa. Il suo genio e il suo carisma hanno
affascinato i cronisti del tempo, creando un grande circo
mediatico attorno alla sua figura. Il nostro album di
famiglia si è così composto con bellissime
fotografie patinate e cinegiornali dai toni
scandalistici. Tutto questo ha avuto per me e gli altri
discendenti un peso enorme, influenzando le nostre vite, anche dopo
la scomparsa di nonno. Ogni famiglia mitizza il proprio
passato, denso di storie e gioie, nascondendo a volte sotto il
tappeto i conflitti più dolorosi. In questo
senso, forse noi Rossellini siamo l’iperbole di una
famiglia: affascinante, appassionata ed anche bugiarda. L’arte
di narrarsi al meglio è forse l’unico pezzetto di genio creativo
che abbiamo ereditato da nonno Roberto. Questo film
documentario è il mio personale tentativo di
restituire un’immagine sincera della mia
grande, amata e complicata famiglia”.