Ecco il trailer e il poster di
Cosa
sarà, il nuovo film di Francesco
Bruni che chiuderà la 15° Festa del Cinema di Roma. Nel cast
del film Kim Rossi Stuart, Lorenza
Indovina, Barbara Ronchi, Giuseppe Pambieri,
Raffaella Lebbroni, Fotinì Peluso, Tancredi Galli, Nicola
Nocella.
SINOSSI
La vita di Bruno Salvati è in una
fase di stallo.I suoi film non hanno mai avuto successo e il suo
produttore fatica a mettere in piedi il prossimo progetto. Sua
moglie Anna, dalla quale si è recentemente separato, sembra già
avere qualcun altro accanto.E per i figli Adele e Tito, Bruno non
riesce a essere il padre presente e affidabile che vorrebbe.
Un giorno Bruno scopre di avere una
forma di leucemia. Si affida immediatamente a un’ematologa
competente e tenace, che lo accompagna in quello che sarà un vero
e proprio percorso a ostacoli verso la guarigione. Ilprimo
obiettivo è trovare un donatore di cellule staminali compatibile:
dopo alcuni tentativi falliti, Bruno comincia ad avere seriamente
paura,Cosa sarà di lui?
Suo padre Umberto, rivelandogli un
segreto del suo passato, accende in tutti una nuova speranza.
Bruno e la sua famiglia
intraprendono un inatteso percorso di rinascita, che cambierà i
loro rapporti e insegnerà a Bruno ad alzare gli occhi da sé
stesso e a guardare gli altri.
Arriva da
Deadline la notizia che
Ryan Gosling sarà il protagonista del nuovo progetto
di David Leitch nei panni di uno stuntman. Il film
in questione è stata ufficialmente acquistato dalla Universal dopo
una lotta apparentemente agguerrita con altri studi che hanno
cercato di accaparrarsi il progetto (tra cui Netflix, la Paramount e la MGM).
Ryan Gosling sarà coinvolto nel progetto anche in
qualità di produttore insieme a Guymon Casady della Entertainment
360. Al momento non sono stati svelati dettagli sulla trama del
film. Nonostante i numerosi progetti sia di Gosling che di Leitch,
pare che il film entrerà quanto prima in produzione.
Nonostante questa volta ci fosse
Gunn al timone del progetto e non più Ayer, Courtney ha spiegato
che il suo approccio al ruolo non è minimamente cambiato, così come
quello dell’intera produzione. “Probabilmente perché c’erano
davvero tante cose che erano già state stabilite, e penso che James
lo sapesse”, ha spiegato l’attore. “Sta facendo il suo
film, ma penso che nessuno abbia sentito il bisogno di abbandonare
ciò che era già stato stabilito. In sostanza, Boomerang è lo stesso
ragazzo.”
Jai Courtney ha poi specificato: “Sarà
diverso lo scenario e ovviamente ci saranno tantissimi personaggi
in più. Sarà un film che avrà un suo tono specifico, ma posso
assicurarvi che le persone si divertiranno lo stesso, esattamente
come ci siamo divertiti noi a realizzarlo”. L’attore ha
poi aggiunto che non pensa che Captain Boomerang riuscirà mai a
comportarsi bene nei confronti degli altri, etichettando il suo
personaggio come una sorta di “ostacolo” per la
squadra.
Nel franchise di James Bond i personaggi femminili sono stati
spesso oggetto di numerose critiche, dal momento che sono stati
quasi sempre utilizzati in qualità di tipiche damigelle in pericolo
o di femme fatale che puntualmente venivano sedotte da 007. A
quanto pare, però, nell’attesissimo No Time to Die pare
che il ritratto delle donne sarà gestito in maniera totalmente
diversa, e soprattutto in un modo più rappresentativo rispetto ai
tempi moderni.
La star di Captain
Marvel,Lashana Lynch, dovrebbe interpretare un ruolo
di rilievo nella 25esima avventura dell’agente più amato del grande
schermo. Parlando con
TechRadar, l’attrice ha spiegato di aver lavorato per
sviluppare il personaggio di Nomi in una donna che potesse essere
il più forte possibile. A quanto pare, Lynch è stata molto aiutata
dalla sceneggiatura, dal momento che gli autori pare avessero gli
stessi obiettivi in merito al suo personaggio.
“Il modo in cui le donne vedono
loro stesse e il modo in cui vengono rappresentate è completamente
autentico. Sono consapevoli di poter bastare a se stesse”, ha
spiegato l’attrice. “È un qualcosa che si potrà vedere in
questo nuovo film, e non soltanto in relazione ai personaggi
femminili che esistono già nel franchise, ma anche in quelli nuovi
di zecca come il mio.”
Lynch ha poi aggiunto: “Oggi c’è
un maggiore senso di empowerment, che è una cosa davvero importante
da percepire quando vai a lavorare. Ancora più importante, è
mostrare tutto ciò alle giovani generazioni.”
In No Time to Die, Bond si
gode una vita tranquilla in Giamaica dopo essersi ritirato dal
servizio attivo. Il suo quieto vivere viene però bruscamente
interrotto quando Felix Leiter, un vecchio amico ed agente della
CIA, ricompare chiedendogli aiuto. La missione per liberare uno
scienziato dai suoi sequestratori si rivela essere più insidiosa
del previsto, portando Bond sulle tracce di un misterioso villain
armato di una nuova e pericolosa tecnologia.
Si intitola Guida romantica a posti perduti il nuovo film
di Giorgia Farina, che torna alla regia a cinque
anni da Ho ucciso Napoleone e a otto da Amiche da morire.
Continuando a raccontare delle sfaccettature dell’animo femminile,
la regista si concentra questa volta più sul disagio, intimo e
sofferente, che sui toni comici, leggeri ma grotteschi delle
precedenti storie, scegliendo Jasmine Trinca come protagonista e mettendole
accanto un Clive Owen un po’ stropicciato ma comunque
affascinante.
Benno è un giornalista tv
trasferitosi in Italia, convive con una forma grave di alcolismo,
che nasconde con mille bugie e accorgimenti alla moglie infermiera
(Irène Jacob). Nel suo stesso condominio, al piano
di sotto, vive Allegra, travel blogger che, paradossalmente, ha
paura di uscire di casa ed ha una fervida immaginazione. Vive una
storia un po’ sbilenca con il giovanissimo Michele (Andrea
Carpenzano) a cui mente sulla sua paura. Benno e Allegra
si incontrano per caso, e partono insieme per un viaggio, su una
vecchia Volkswagen azzurra, in cui sperano di ritrovare se
stessi dietro alle loro bugie, facendo tappa in luoghi abbandonati
ma in qualche modo significativi, romantici, come dice il titolo
del film.
Guida romantica a posti perduti in GdA
2020
Presentato alle Giornate degli Autori nell’ambito di
Venezia 77, Guida romantica a posti perduti è un road
movie in pieno stile, con una coppia di protagonisti buffamente
assortita e un andamento incerto, proprio come quello di Benno e
Allegra. La storia vorrebbe adottare uno sguardo profondo e
introspettivo sul disagio dei due protagonisti, eppure risulta
sempre superficiale, ma davvero emozionante, tutto troppo poco
approfondito per risultare in qualche modo credibile.
Owen e Trinca sono
ottimi attori, ma questa volta non sembrano sostenuti a dovere da
una sceneggiatura che non lascia i due personaggi esprimersi come
potrebbero. Il ritmo è ondivago, la sceneggiatura procede per
episodi slegati ma soprattutto ogni tentativo di introspezione si
scontra con dialoghi superficiali e sciatti, che non rendono
giustizia né agli attori né alle intenzioni nobili della
regista.
Uno sguardo superficiale per quanto bene intenzionato
Le due solitudini si
incontrano in un finale musicale che dovrebbe essere liberatorio,
in cui i due dovrebbero finalmente entrare in contatto con se
stessi e con chi hanno di fronte, ma sembra tutto inutile, la regia
non affonda il coltello nel cuore della storia, e Benno e Allegra
rimangono due figurine a bordo di una Volkswagen azzurra, che
non hanno niente in comune e che non riescono a guarirsi.
Sembra interessante però
sottolineare quanto siano meglio riusciti, magari anche
involontariamente, i due comprimari, Carpenzano e Jacob, il primo
che conferma il suo carisma e la sua faccia da schiaffi venata di
una dolcezza infinita, la seconda che anche nelle sue poche pose
sfodera l’eleganza da fuoriclasse che la regista non riesce a
cavare dai suoi protagonisti.
Quando venne annunciato per la prima
volta che la
Snyder Cut di Justice
League sarebbe diventata realtà, venne anche
specificato che non sarebbero state girate nuove scene per la
versione del cinecomic che arriverà il prossimo anno su HBO
Max. A quanto pare, però, sembra che adesso i piani di Zack Snyder siano cambiati.
Stando infatti a quanto riportato da
THR, il regista tornerà sul set per alcune riprese aggiuntive
del suo taglio del film, riprese che coinvolgeranno Ben
Affleck (Batman), Henry Cavill (Superman), Gal Gadot (Wonder
Woman) e probabilmente anche Ray Fisher (Cyborg), nonostante quest’ultimo
si sia pubblicamente scagliato contro la Warner Bros. e il regista
Joss Whedon per aver alimentato un ambiente di
lavoro tossico durante le riprese aggiuntive della versione
cinematografica del film.
Per quanto riguarda il personaggio
di Cyborg, sempre grazie alla fonte apprendiamo che Fisher sarebbe
in trattative per un’apparizione in The Flash di Andy Muschietti. Pare che le
trattative siano adesso in una fase di stallo per questioni
puramente economiche, legate al ruolo che Cyborg avrebbe dovuto
avere nella storia e allo screen time che sarebbe stato
dedicato al personaggio: inizialmente Cyborg doveva avere un ruolo
di rilievo nel film, ma in seguito la sua apparizione sarebbe stata
ridotta soltanto a tre scene.
Il budget per le riprese aggiuntive
della Snyder Cut di Justice League
Le riprese aggiuntive dovrebbero
avere luogo ad Ottobre e durare soltanto per una settimana.
Nonostante la breve durata, il budget sarà comunque elevato: pare
infatti che saranno necessari 70 milioni di dollari per girare il
nuovo materiale. Al momento non sappiamo se anche Jason Momoa (Aquaman)
e/o Ezra Miller
(Flash) torneranno per le riprese aggiuntive della
Snyder Cut di Justice
League. Naturalmente vi terremo aggiornati.
Vi ricordiamo che
la Snyder
Cut di Justice
League uscirà nel 2021 sulla piattaforma
streaming di Warner Bros HBO Max che è disponibile negli USA
dall’Aprile scorso. Attualmente non sappiamo se in Italia la
versione debutterà su qualche piattaforma streaming dato che HBO
MAX non è disponibile nel nostro paese. Ma sappiamo che HBO in
Italia ha un accordo in esclusiva con SKY, dunque potrebbe essere
una valida teoria pensare che in Italia il film possa essere
programmato su SKY CINEMA o su SKY ATLANTIC. Tuttavia, quest’ultima
è solo una supposizione dunque non ci resta che aspettare ulteriori
notizie.
Notorious
Pictures, società quotata sul mercato AIM Italia,
organizzato e gestito da Borsa Italiana, attiva nella produzione,
acquisizione e commercializzazione dei diritti di opere filmiche
(full rights) attraverso tutti i canali di distribuzione (cinema,
home video, tv, digital) e nella gestione di sale cinematografiche
attraverso la controllata Notorious Cinemas, annuncia le
acquisizioni di 7 nuove opere cinematografiche presentate ai
recenti virtual markets di Cannes e Toronto.
Guglielmo
Marchetti, Presidente e Amministratore Delegato della
Società, ha così commentato: “In questo particolare periodo
Notorious continua ad arricchire il suo forziere di contenuti
audiovisivi con 7 nuovi film di elevato valore artistico e
commerciale. Tutti i film saranno valorizzati al meglio nello
sfruttamento nei diversi media, sfruttando tutte le nuove
opportunità che il mercato digitale ci mette a disposizione. In
particolare mi piace segnalare l’acquisizione di due grandi film
molto attesi: il ritorno sul grande schermo dopo il premio Oscar®
per Joker di Joaquin Phoenix con il suo nuovo film C’mon
C’mon e The Gerogetown Project con Russell Crowe e Sam Worthington”.
Notorious Pictures si consolida
nella distribuzione Theatrical con i seguenti nuovi film:
UNDERCOVER: Commedia musicale di Steve Pink con
Zachary Levi (Shazam!) e
con la star di Riverdale e A un metro da te
Cole Sprouse. L’ex cantante rock Jack, diventato padre
di famiglia, perde il lavoro. Con il mutuo da pagare e il prestito
da prendere per il college della figlia, nasconde alla moglie di
essersi licenziato e, per guadagnare, lavora come cantante per una
cover band di ventenni che si esibisce nei matrimoni. Scoperto
dalla moglie, il matrimonio va in crisi, ma Jack fa di tutto per
recuperarlo e intanto aiuta il chitarrista della cover band, Ben, a
tirare fuori il suo talento come cantautore, invece di nascondersi
dietro alla chitarra.
THE GEORGETOWN PROJECT: Horror su un
esorcismo scritto e diretto da M.A. Fortin e Joshua John Miller ed
interpretato da
Russell Crowe e
Sam Worthington. Un attore dalla vita travagliata ,
inizia a crollare psicologicamente mentre interpreta un film su un
esorcismo. Sua figlia comincia così a chiedersi se ci sia qualche
aspetto più sinistro dietro a questo crollo di cui non è a
conoscenza.
C’MON C’MON il nuovo film dell’ultimo premio
Oscar Joaquin Phoenix prodotto e distribuito dalla
A24. Regia di Mike Mills (Le donne della mia vita)
racconta la storia di Johnny, artista celebre alla radio per i suoi
documentari interviste, che parte intraprende un viaggio
attraverso l’America con il suo giovane nipote.
LANSKY: Thriller sulla vera storia di
Meyer Lansky, mafioso bielorusso naturalizzato statunitense,
esponente principale del cosiddetto “Sindacato ebraico”. Ritiratosi
a Miami sotto la protezione dell’FBI decide di raccontare la sua
storia al giornalista David Stone. Pian piano però si trasformerà
in un gioco al massacro organizzato da Lansky per continuare a
truffare tutto e tutti. Regia di Eytan Rockaway con Harvey
Keitel, Sam Worthington e Minka Kelly.
SONGBIRD: Thriller romantico girato a Los
Angeles durante il Lockdown. Protagonisti le star dei social
KJ Apa (Riverdale) e Sofia
Carson (Descendants) insieme ad un’importante cast che
comprende Demi
Moore,
Alexandra Daddario, Peter Stormare, Craig Robinson e
Bradley Whitford. Produce Michael Bay.
MAFIA INC: Thriller Mafioso di produzione
canadese con uno straordinario Sergio Castellitto nel ruolo del padrino Frank
Paternò. Il film è tratto dall’omonimo libro d’inchiesta e diretto
da Podz e narra la storia di un certo Vincent “Vince” Gamache,
figlio di un sarto quebecchese che lavora per conto del boss
mafioso Paternò. La sorella di Vince, Sofie, è fidanzata ad uno dei
figli di Paternò. La relazione tra le due famiglie diventa
particolarmente tesa quando Vince sarà cacciato dal clan siciliano
per aver commesso un grave errore.
GOD YOU ARE SUCH A PRIK: Teen Drama tratto
dall’omonimo libro, un caso letterario in Germania. La vita di
Steffi non potrebbe essere più perfetta: è giovane, è innamorata e
ha in programma un viaggio con destinazione Parigi. Tutto
cambia non appena riceve inaspettatamente una diagnosi devastante:
non ha molto tempo da vivere. Steve, un bad boy che ha appena
conosciuto, si offre di accompagnarla a Parigi. Senza ulteriori
indugi e con un’auto rubata, i due partono per un’incredibile
avventura. Basato su una storia vera.
Patrick Stewart ha ammesso di aver
fantasticato su un possibile crossover tra gli universi di
due delle più celebri e longeve saghe della storia del cinema:
Star Wars e Star Trek. L’attore britannico è noto per
tutta una serie di ruoli a dir poco iconici, tra cui quello di
Jean-Luc Picard nell’universo di
Star Trek, appunto, ma anche per quello di Charles Xavier
nella saga di X-Men.
Stewart ha interpretato il ruolo di
Picard per la prima volta nel 1989, nella serie tv Star Trek:
The Next Generation, personaggio che ha poi portato anche al
cinema in ben quattro film del franchise cinematografico. Più di
recente, è tornato nei panni del capitano dell’Enterprise nella
nuova serie Star Trek: Picard, la cui seconda stagione
dovrebbe arrivare nel 2021.
In una recente intervista con
Men’s Journal in merito alla collaborazione con la piattaforma
Uber Eats (per la quale ha realizzato uno spot in cui appare al
fianco di Mark Hamill, interprete di Luke Skywalker
nella saga di Star Wars),Patrick Stewart ha ammesso di aver
fantasticato sulla possibilità di un crossover tra i due universi
cinematografici, quello di Star Wars e quello di Star Trek.
Patrick Stewart entusiasta all’idea
di un crossover tra Star Trek e Star Wars
Definendo entrambi gli universi
“iconici”, Stewart ha anche ammesso di aver provato a lanciare a
chi di dover alcune delle sue idee, ma senza successo.
“Ammetto che, almeno noi di Star Trek, abbiamo
fantasticato su un universo combinato con Star
Wars”,ha ammesso l’attore.“Sono state lanciate molte idee per mettere
insieme questi due universi iconici e far entrare in contatto tutti
questi fantastici personaggi. Personalmente, ne sarei
entusiasta.”
Ovviamente, il desiderio di Stewart
è una semplice fantasia, dal momento che i due franchise sono di
proprietà di due studi concorrenti. Inoltre, si tratta di una
possibilità ancora più improbabile considerati i diversi focus di
ogni saga. Nonostante vengano spesso paragonati, Star Wars e Star Trek sono praticamente agli antipodi:
mentre Star Trek si rifà alla fantascienza nel senso più
canonico del termine, Star Wars è annoverabile più come un’avventura fantasy
ambientata nello spazio. Tuttavia, nel corso degli anni ciò non ha
mai impedito ai fan di entrambi i franchise – e a quanto pare
neanche a Stewart – di confrontare le due realtà, sperando che ad
un certo punto ci sarebbe potuto essere davvero un
crossover.
Ben Affleck ha parlato dell’attuale situazione
delle sale cinematografiche messe in ginocchio dalla pandemia di
Covid-19, spiegando che dal suo punto di vista l’emergenza
sanitaria ha ucciso ogni possibilità di ripresa per i film
indipendenti, e che il futuro delle sale sarà esclusivamente nelle
mani dei grandi blockbuster.
Nel corso della sua carriera,
Affleck ha sempre abbracciato un’idea di cinema a tutto tondo,
prendendo parte tanto a blockbuster campioni d’incassi quanto a
pellicole realizzate con budget meno dispendiosi. Intervistato di
recente da EW,
l’attore e regista ha condiviso i suoi pensieri in merito al futuro
di Hollywood e allo scenario che si presenterà a livello mondiale
dopo che la pandemia sarà ufficialmente cessata.
Secondo Affleck, il futuro delle
sale cinematografiche sarà esclusivamente dei blockbuster, e che
tutti gli altri film saranno destinati alle piattaforme di
streaming. “Penso che dopo il Covid-19, film come The Town o
Argo, tutti quelli che ho realizzato da regista, finiranno in
streaming”, ha dichiarato l’attore. “Probabilmente ci
saranno dai 20 ai 25 film all’anno che verranno distribuiti nelle
sale e saranno tutti grandi film, che si tratti della Disney, del
cinecomic Marvel o di Star
Wars… film che possono comunque garantire incassi che, nella
peggiore delle ipotesi, si aggirano sul mezzo miliardo di
dollari.”
Poi aggiunge: “Penso che sarà
molto, molto difficile per i film drammatici o per i film a medio
budget tipo The Town trovare uno spazio in sala. Vedremo o film
giganteschi che verranno distribuiti su larga scala o film piccoli
che magari troveranno posto in alcuni cinema per questioni di
prestigio e poi verranno proposti direttamente sulle piattaforme di
streaming. Ognuno può trarre le sue conclusioni in merito, ma nel
bene o nel male penso che sarà questa la direzione dell’industria.
Io mi baso su ciò che sto vedendo attualmente… e anche
sull’esperienza che ho avuto quando ho fatto i miei film da
regista.”
I prossimi progetti di Ben Affleck
Ricordiamo che tra i prossimi
progetti di Ben Affleck figurano DeepWater, thriller erotico di Adrian Lyne in cui
l’attore reciterà al fianco di
Ana de Armas, e The Last Duel, il nuovo dramma storico di
Ridley Scott in cui vedremo Affleck recitare insieme a
Matt Damon e
Adam Driver. Inoltre, come confermato di recente, l’attore
tornerà a vestire i panni di Batman in The Flash di Andy Muschietti.
Amatissimo dal pubblico sin dalle
sue prime apparizioni sul grande e piccolo schermo, negli ultimi
anni Dylan McDermott è tornato alla ribalta
partecipando ad alcuni entusiasmanti progetti televisivi.
Ma adesso scopriamo insieme
tutto quello che c’è da sapere su Dylan McDermott,
sulla sua movimentata vita privata e sulla sua lunghissima carriera
divisa tra cinema e tv.
Dylan McDermott vita privata: un
inizio difficile
10. Nato il 2
ottobre del 1961 a Waterbury, in Connecticut, Stati Uniti, Dylan
McDermott è figlio di Diane Marino, di origini italo-britanniche, e
Richard McDermott di origini irlandesi. Dylan nasce quando i suoi
genitori hanno rispettivamente 15 e 17 anni, ancora troppo giovani
per affrontare tutte le difficoltà della vita di coppia.
Dopo soli sei anni, infatti, nel
1967, Diane e Richard divorziano e Dylan, insieme
alla sorella minore Robin, va a vivere con sua madre. La
separazione dei genitori causa a entrambi i figli molto dolore ma
purtroppo il destino continua ad accanirsi sulla famiglia. Il 9
febbraio di quello stesso anno, purtroppo, Diane Marino
viene uccisa da John Sponza, l’allora compagno della
donna. Nonostante Sponza abbia sempre sostenuto che la donna si
fosse sparata accidentalmente mentre stava pulendo la pistola, la
polizia non ha mai creduto alla sua versione. John Sponza, infatti,
all’epoca era legato alla criminalità organizzata e pochi anni più
tardi, nel 1972, venne trovato ucciso da un colpo di pistola nel
bagagliaio di un’auto a Waltham, in Massachusetts.
Quando la madre muore, Dylan ha solo
5 anni e, insieme alla sorella Robin, viene affidato alla
nonna materna, Avis Rogers Marino. A Waterbury, McDermott
continua a studiare e si diploma alla Holy Cross High School. Nel
frattempo, Dylan riallaccia i rapporti con suo padre Richard, ormai
al suo terzo matrimonio, che vive e lavora nel quartiere newyorkese
di Greenwich Village. La terza moglie di suo padre, appena
ventitreene, è la drammaturga femminista Eve
Ensler, autrice dei famosi Monologhi della
Vagina. Sarà proprio quest’ultima, riconoscendo il talento
di Dylan, a incoraggiarlo a intraprendere la carriera d’attore.
Dopo l’ennesimo divorzio del padre,
Dylan decide di cambiare il suo nome di battesimo da Mark a
Dylan, in onore al figlio mai nato di Eve e suo
padre.
Dylan McDermott film
9. Grazie
all’incoraggiamento della matrigna Eve Ensler, Dylan comincia a
studiare recitazione e a partire dal 1987 inizia a ottenere i primi
ingaggi per il grande schermo. Tra la fine degli anni ottanta e
l’inizio degli anni novanta, Dylan McDermott
partecipa a film come Hamburger Hill: collina 937
(1987), Blue Iguana (1988),
Twister (1989), Fiori d’acciaio
(1989), Hardware – Metallo letale (1990),
Diario di un assassino (1991), Nel centro
del mirino (1993), Miracolo nella 34ª
strada (1994), Mister Destiny (1995) e
A casa per le vacanze (1995) – diretto da Jodie
Foster.
Tra questi film, i più importanti –
o comunque quelli che il pubblico ricorda con più attaccamento –
sono Miracolo nella 34ª strada, grande classico
natalizio per famiglie, e ovviamente Fiori
d’Acciaio. Quest’ultimo, diretto da Herbert
Ross nel 1989, è un film molto importante per Dylan
McDermott, sia per la sua carriera che per la sua vita privata.
Il film – tratto dall’omonimo dramma
teatrale di Robert Harling, anche
sceneggiatore del film – racconta della vita di un gruppo di donne,
nella cittadina immagina di Chinquapin, in Louisiana, che passa il
tempo a spettegolare nel salone di belleza di Truvy Jones
(Dolly Parton). Oltre alla proprietaria del
salone, di questo gruppo fanno parte la vedova Louise “Ouiser”
Boudreaux (Shirley
MacLaine) e la sua amica Clairee Belcher
(Olympia Dukakis), la devota aiutante di Truvy,
Annelle (Daryl Hannah), la signora Mary Lynn
Eatenton (Sally Field) e sua figlia Shelby
(Julia
Roberts). Queste donne sono tutte molto diverse tra
loro ma accomunate da problemi quotidiani.
La grave malattia di Shelby e i
tragici eventi che ne seguiranno, metteranno a dura prova le donne
del gruppo che dovranno farsi forza l’una con l’altra per andare
avanti senza spezzarsi, proprio come dei Fiori d’Acciaio.
Dylan McDermott e Julia Roberts in
Fiori d’Acciaio
8. Nel film,
diventato un classico del cinema degli anni ottanta, Dylan
McDermott interpreta Jackson Latcherie,
marito di Shelby, interpretata a sua volta da un giovanissima
Julia
Roberts. I due attori, che nel film interpretano la
perfetta coppia del sud nonostante i continui drammi familiari,
divennero all’epoca una coppia anche nella vita reale.
Grazie al loro incontro sul set di
Fiori d’Acciaio, Dylan e Julia cominciano infatti
a frequentarsi, facendo impazzire i paparazzi e i giornali
scandalistici dell’epoca. Nonostante siano una coppia molto
affiatata sia sul lavoro che nella vita privata, la loro storia non
dura che pochi mesi.
I due si conoscono, infatti, nel
1988, durante le riprese del film e da subito tra loro nasce
qualcosa. Il loro rapporto, definito come molto intenso e
passionale, si esaurisce purtroppo quasi subito. Pare sia stata
Julia Roberts, definita troppo volubile dai
giornali dell’epoca, a dire basta e a lasciare Dylan dopo pochi
mesi di fidanzamento.
Nonostante pare fosse un’ abitudine
quella della Roberts di cambiare spesso partner, nessuno dei suoi
fan prese molto bene la rottura con McDermott. Il motivo di un così
repentino cambio di rotta, viene rivelato qualche tempo più tardi.
Julia Roberts annuncia pochi mesi dopo il suo fidanzamento
ufficiale con l’attore Kiefer Sutherland che
abbandona successivamente nel bel mezzo dei preparativi del
matrimonio, per fuggire con un nuovo amore, Jason Patrick. [fonte: La
Repubblica]
Dylan McDermott filmografia
7. Tra gli anni novanta e duemila,
Dylan McDermott partecipa a tantissimi progetti
cinematografici tra i quali ricordiamo Solo se il
destino (1997), Appuntamento a tre
(1999), Texas Rangers (2001), Party
Monster (2003) Wonderland – Massacro a
Hollywood (2003), La maga delle spezie
(2005), The Messengers (2007), Have
Dreams, Will Travel (2007), Mercy (2009),
Noi siamo
infinito (2012), Candidato a sorpresa
(2012), Attacco al potere
– Olympus Has Fallen (2013), Freezer
(2013), Comportamenti molto… cattivi (2014),
Automata (2014),
Mercy (2014), Survivor (2015) e
Amore inaspettato (2017).
Nella maggior parte di questo film,
Dylan interpreta un ruolo secondario tranne che in un caso. Nel
film del 2013, Freezer, l’attore finalmente si
mette alla prova con un ruolo da protagonista.
Diretto da Mikael
Salomon, Freezer è un thriller che racconta la storia di
Robert Saunders (Dylan McDermott), che si sveglia
legato e rinchiuso in una cella frigorifera.
Robert non ricorda nulla di come si
arrivato lì ma solo di essere andato a cena con la sua ragazza e di
essersi risvegliato nella cella. Poco dopo scopre però di essere
stato rapito da due mafiosi russi convinti che sia stato proprio
lui a sottrarre loro ben 8 milioni di dollari. Saunders non ha idea
di cosa stiano parlando i due mafiosi ed è convinto si tratti di
uno scambio di persona. L’uomo dovrà quindi trovare il modo per
uscire dalla sua prigione di ghiaccio prima di morire congelato o
di essere torturato dai mafiosi russi.
Dylan McDermott serie tv
6. Parallelamente
alla sua carriera cinematografica, Dylan McDermott si dedica anche
alla televisione. I suoi primi esperimenti televisivi risalgono
alla fine degli anni novanta quando per la prima volta compare sul
piccolo schermo nel film The Neon Empire (1989),
diretto da Larry Peerce. Qualche anno più tardi,
nel 1991, è la volta di un secondo film, sempre per la tv, dal
titolo Terre Desolate (Into The Badlands), diretto da Sam
Pillsbury.
Dopo aver testato le sue capacità in
un paio di film per il piccolo schermo, Dylan comincia ad accettare
i suoi primi ruoli in alcune serie tv di successo come I
Racconti della Cripta (1992), Ally McBeal
(1998) e Will &
Grace (2003). Nel 1997, arriva per lui il primo ruolo
importante nella serie The Practice – Professione
Avvocati.
5. La serie, creata da David
E. Kelley per la ABC, racconta delle
vicende di un gruppo di talentuosi avvocati penalisti della città
di Boston. The Practice è andata in onda dal 1997
al 2004 per un totale di 8 stagioni e 168 episodi. Dylan
McDermott nella serie interpreta l’avvocato Bobby
Donnell, uno dei personaggi principali, e compare in ben
147 episodi. Considerato regular fino alla settima stagione,
nell’ottava e ultima, invece, passa al ruolo di semplice guest
star. In The Practice, McDermott recita al fianco di attori come
James
Spader, Jessica
Capshaw,Ron Livingston,
Camryn Manheim e molti altri ancora.
Dylan McDermott in AHR – American
Horror Story
4. Dopo aver
militato in alcune serie tv americane come Big
Shots (2007-2008), Dark Blue (2009-2010),
Hostages (2013-2014), Stalker (2014-2015) e
LA to Vegas (2018), Dylan si dedica a un progetto
assai ambizioso.
Nel 2011, Ryan
Murphy e Brad Falchuck, autori della
fortunata serie Glee, creano per il network della
FX, una serie tv horror dal titolo
American Horror
Story. La serie è stata ideata in modo tale che ognuna
delle sua stagione sia autoconclusiva e abbia trama, personaggi e
ambientazioni differenti. Il cast della serie raramente cambia ma
gli attori interpretano ruoli diversi a seconda delle stagioni.
Dylan McDermott, un
po’ come alcuni dei suoi colleghi, ha partecipato a quattro
stagioni differenti di American Horror
Story che nello specifico sono Murder
House (stagione 1), Asylum (stagione 2),
Apocalypse (stagione 8)
e 1984
(stagione 9). Tuttavia, i ruoli più complessi e duraturi per
l’attore sono stati quelli delle prime due stagioni.
American Horror Story – Murder
House
In Murder
House, Dylan interpreta il dottor Benjamin
Harmon, un psichiatra di Boston che vive con la moglie
Vivien e sua figlia Violet. A seguito dell’aborto spontaneo di sua
moglie, i coniugi entrano in crisi e Ben si lascia andare ad una
relazione extraconiugale con una sua studentessa, Hayden McClaine.
Quando però la ragazza resta incinta di suo figlio, per paura di
essere scoperto, Ben decide di trasferirsi a Los Angeles con la sua
famiglia per cambiare vita.
Ma i problemi purtroppo lo seguono
da Boston fino alla west coast. Qui la famiglia compra una casa che
più tardi si scopre essere infestata e in cui succedono cose molto
strane e pericolose. A complicare ulteriormente la vita di Ben c’è
la sua ex amante Hayden che, decisa a interrompere la gravidanza,
ha bisogno del supporto emotivo ed economico di Ben.
American Horror Story – Asylum
Se Muder House è ambientata nella
California dei giorni nostri, la seconda stagione di American Horror Story, Asylum, si
svolge invece contemporaneamente due epoche molte lontane tra
loro.
Una coppia di giovani amanti è in
vista al manicomio di Briarcliff, luogo ormai
chiuso e in rovina da molto tempo. La coppia, amante della macabro,
non vede l’ora di visitare le tetre stanze abbandonate della
struttura che ha la fama di essere un posto infestato dai fantasmi
dei suoi pazienti. Il manicomio, infatti, fu chiuso a causa
dell’altissimo numero di decessi tra i suoi pazienti, tutte morti
avvenute in modalità assai ambigue. Durante la loro visita di
piacere, gli amanti faranno purtroppo la conoscenza del malvagio
killer incappucciato…
Un flashback ci riporta al 1964,
anno in cui il manicomio di Briarcliff è in piena attività. La
struttura è gestita da Sorella Jude e da
Monsignor Timothy, che hanno creato un clima di
assoluto terrore tra i pazienti.
A Briarcliff ci sono tantissime
persone rinchiuse, come il giovane Kit Walker,
accusato di essere il serial killer “Bloody Face”; Grace
Bentrand, una psicopatica che ha trucidato la sua
famiglia; e Lana Winters, una giornalista
rinchiusa con la sola colpa di essersi dichiarata lesbica.
Tuttavia, a far più paura dei pazienti, sono proprio le persone che
gestiscono la struttura. Tra questi ci sono il dottor
Arden che si diverte a fare trani esperimenti sui paziente
e che pare nasconda un passato da nazista; e Sorella Mary
Eunice, apparentemente innocua ma in preda a possessioni
demoniache.
In Asylum,Dylan McDermott interpreta Johnny
Morgan, figlio di Oliver Thredson, medico ultimo
arrivato a Briarcliff, e di Lana Winters. Dopo aver passato la sua
infanzia a scuoiare e torturare piccoli animali, rimbalzando così
tra le tante famiglie adottive, da adolescente diventa un piccolo
criminale e viene arrestato.
Dylan McDermott in The
Politician
3. La
collaborazione tra Dylan e Ryan Murphy e soci continua anche nel
2019 quando l’attore viene scelto per entrare a far parte del cast
della nuova serie The
Politician, creata in esclusiva per Netflix.
Creata da Ryan
Murphy, Brad Falchuck e Ian
Brennan – trio inseparabile sin dai tempi d’oro di
Glee – The Politician racconta la
storia di Payton Hobart (Ben
Platt), uno studente del liceo di Santa Barbara deciso
a diventare presidente del corpo studentesco. Le aspirazioni di
Payton, tuttavia, non si limitano solo al controllo del liceo; il
ragazzo sogna infatti di poter diventare un giorno il nuovo
Presidente degli Stati Uniti.
Deciso a realizzare i suoi sogni un
passo alla volta, Payton comincia la sua campagna elettorale nella
scuola di Saint Sebastian, ma c’è chi è pronto a tutto pur di far
naufragare i suoi piani mettendogli i bastoni tra le ruote. Il
ragazzo dovrà quindi lottare per arrivare al traguardo e capire che
nel mondo della politica non sempre si può giocare pulito.
Nella serie – arrivata a 2
stagioni e 15 episodi – Dylan
McDermott interpreta Theo Sloane, padre
di Astrid
Sloane, fidanzata di River Barkley,
sfidante di Payton alle elezioni. Pur non avendo un ruolo
principale nella serie, il personaggio di Theo è fondamentale
poiché riesce sempre a influenzare il comportamento della figlia.
Lui è un uomo affascinante, arrogante, ricco e sicuro di sé, un
uomo che fa di tutto per ottenere ciò che vuole. Astrid, al
contrario, è meno combattiva, atteggiamento che manda il padre su
tutte le furie. In uno degli episodi chiave della stagione Theo
dice alla figlia:
“Sei una che molla, una perdente
e la più grande delusione della mia vita” [fonte:
Fandom]
Dylan McDermott in Hollywood
2. Squadra che
vince non si cambia. Ne sa qualcosa Ryan Murphy
che nel 2020, ancora un volta, arruola Dylan
McDermott per una nuova miniserie, sempre targata
Netfix, dal titolo Hollywood.
Creata dall’imbattibile coppia
Murphy-Brennan, la miniserie in sette puntate, è ambientata nella
Hollywood del secondo dopoguerra e segue le vicende di attori,
autori e registi emergenti che lottano contro i pregiudizi delle
major. Mescolando storie e leggende della Hollywood degli anni
d’oro, Ryan Murphy riscrive la storia del cinema dando al pubblico
un finale alternativo.
La serie, con l’aiuto dei suoi
personaggi così bizzarri e coloriti, affronta con leggerezza alcuni
dei temi più scottanti dei nostri giorni e della Hollywood di
quegli anni. Si parla di prostituzione, di razzismo, di corruzione
e ingiustizia sociale e di come, a volte, scegliere la strada più
difficile sia l’unica cosa saggia da fare.
Nella miniserie
Hollywood,Dylan McDermott
interpreta l’eccentrico Ernest “Ernie” West,
proprietario di una stazione di servizio, attività di copertura per
la sua rete di prostituzione. Ispirato a Scotty Bowers – un ex
marine diventato il magnaccia più famoso di Hollywood dagli anni
quaranta agli ottanta -, il personaggio di Ernie assume giovani
ragazzi di bell’aspetto per lavorare alla pompa di benzina e
vendere il proprio corpo al migliore offerente.
Dylan McDermott oggi
1. Grazie ai suoi
ultimi ruoli nelle serie AHS,The
Politician e Hollywood,Dylan McDermott oggi è di nuovo sulla cresta
dell’onda. L’attore è infatti impegnato con due progetti molto
importanti, un film e un cortometraggio, che dovrebbero arrivare
nelle sale a partire dal 2021.
Il cortometraggio, dal titolo
Proof of Loss, racconta la storia di una famiglia
devastata dalla perdita della propria causa, bruciata in un enorme
incendio. Si parla dell’elaborazione del lutto e della difficile
ricostruzione dell’equilibro emotivo di un intero nucleo familiare.
Il secondo progetto di Dylan, invece, riguarda il film dal titolo
King Richard, un biopic che racconta
della vita d Richard Williams, padre e allenatore
delle superstar del tennis Venus e Serena
Williams.
Purtroppo, a causa della
pandemia di Coronavirus ancora in corso, non
sappiamo ancora quando questi due progetti saranno rilasciati.
Tuttavia, se volete essere sempre informati sulla vita privata e
professionale di Dylan McDermott, vi consigliamo
di seguire il suo account Instagram, costantemente in
aggiornamento.
Come riportato da
Deadline, i Walt Disney Studios hanno annunciato le nuove date
di uscita dei loro prossimi progetti, alcuni dei quali sarebbero
dovuti arrivare nelle sale già quest’anno, ma che alla fine sono
stati posticipati a causa della pandemia di Covid-19. Partiamo
subito da Black Widow, l’attesissimo
cinecomic Marvel con Scarlett
Johansson, che non arriverà più nelle sale il prossimo
6 Novembre ma bensì il 7 Maggio del 2021.
Il film inaugurerà ufficialmente la
Fase 4 del MCU e di conseguenza sono stati posticipati anche i
successivi due cinecomic che sarebbero dovuti arrivare subito dopo
Black Widow:
stiamo parlando de Gli
Eterni, che dal 12 Febbraio 2021 slitta adesso al 5
Novembre 2021, e di Shang-Chi and the Legends of the Ten Rings,
che dal 7 Maggio 2021 arriverà adesso al cinema il 9 Luglio
2021.
Per quanto riguarda gli altri
titoli, l’uscita di Soul,
il nuovo film d’animazione Disney e Pixar, sembra essere confermata
per il prossimo 20 Novembre (il film non arriverà su Disney+ come ipotizzato nelle ultime
settimane, ma uscirà al cinema), mentre Assassinio
sul Nilo di Kenneth Branagh è stato leggermente
posticipato: dal 23 Ottobre di quest’anno, il film uscirà adesso il
18 Dicembre. Per quest’anno resta confermato anche
Free Guy – Eroe per gioco con Ryan Reynolds, che uscirà l’11 Dicembre.
Ancora,
The King’s Man – Le Origini, il prequel della saga di
Kingsman con Ralph Fiennes, arriverà il 12 Febbraio 2021,
mentre l’attesissimo West
Side Story di Steven Spielberg è stato posticipato di un
anno: inizialmente previsto per il prossimo 18 Dicembre, il nuovo
adattamento del celebre musical arriverà adesso nelle sale il 10
Dicembre 2021.
La regia di Black Widow è stata
affidata a Cate Shortland, seconda donna
(dopo Anna Boden di Captain
Marvel) a dirigere un titolo dell’universo
cinematografico Marvel, mentre la sceneggiatura è stata riscritta
nei mesi scorsi da Ned Benson(The
Disappearance of Eleanor Rigby). Insieme a Scarlett
Johansson ci saranno anche David
Harbour, Florence
Pugh e Rachel
Weisz.
In Black Widow, quando sorgerà
una pericolosa cospirazione collegata al suo passato, Natasha
Romanoff dovrà fare i conti con il lato più oscuro delle sue
origini. Inseguita da una forza che non si fermerà davanti a nulla
pur di sconfiggerla, Natasha dovrà affrontare la sua storia in
qualità di spia e le relazioni interrotte lasciate in sospeso anni
prima che diventasse un membro degli Avengers.
Nato come film per denunciare una
volta di più gli orrori della guerra in Vietnam,
Rambo è in breve diventato un grande
classico, nonché uno dei più apprezzati film del suo anno, il 1982.
È inoltre il film che, insieme a Rocky, ha contribuito a
lanciare la carriera dell’attore Sylvester
Stallone. Oggi inserito tra i più grandi personaggi
della storia del cinema, il combattivo veterano si è visto
diventare protagonista di un’intera saga, oggi composta da ben 5
film realizzati tra il 1982 e il 2019.
La sua storia ha però origine nel
romanzo del 1973 Primo sangue, dello scrittore
David Morrell. Quando ne vennero acquisiti i
diritti, per i produttori fu subito chiaro che a ricoprire il ruolo
del protagonista sarebbe dovuto essere Stallone. A lui fu inoltre
permesso di collaborare alla sceneggiatura, e durante la scrittura
di questa si operarono una serie di cambiamenti volti a rendere il
film meno violento rispetto al testo letterario. Riscontrando poi
un grandissimo successo di critica e pubblico, lo studios di
produzione decise di dar vita ad una trilogia, composta da
Rambo 2 – La vendetta (1985) e Rambo III
(1988).
A distanza di vent’anni da
quest’ultimo capitolo, il personaggio è infine stato riportato sul
grande schermo per un quarto capitolo, intitolato John
Rambo (2008). Ma la saga non si concludeva lì, e nel 2019 è
infatti stato rilasciato Rambo: Last
Blood, che apparentemente potrebbe essere il capitolo
conclusivo della saga. Nel corso degli anni il personaggio è
certamente evoluto e cambiato, ma il senso generale della sua
storia è rimasto presente in ognuno dei suoi film. Le cicatrici che
il veterano si porta dietro dal Vietnam non guariscono, rimangono
vive sul suo corpo e nella sua mente, diventando un monito per
tutti.
Rambo: la trama dei film
Rambo (1982)
Il primo film introduce il
protagonista: il veterano della guerra del Vietnam John Rambo. A
sette anni dal suo congedo, questi giunge in una piccola cittadina
per fare visita ad un vecchio commilitone. Qui scopre con profonda
tristezza che il suo amico è morto di cancro a causa
dell’esposizione a un erbicida durante la guerra. Ritrovatosi
sempre più solo, Rambo inizia allora un innocuo vagabondaggio nella
piccola città. La sua presenza non è però ben vista dal violento e
arrogante sceriffo Will Teasle, che finisce per arrestarlo. Portato
alla stazione di polizia, Rambo subisce le angherie e i soprusi
degli ufficiali. Tale violenza risveglia però in lui il ricordo
delle torture subite come prigioniero di guerra.
Assalito da tali memorie, Rambo
inizia a ribellarsi alla brutalità dei poliziotti, dimostrando una
forza immane e una grande capacità di rispondere agli attacchi. In
breve, riesce a fuggire dalla stazione, dirigendosi poi nel bosco.
Lo sceriffo non è però intenzionato a lasciarlo a piede libero, e
scatena così tutto il corpo di polizia a disposizione contro di
lui. Nel frattempo, Teasle scopre la vera identità dell’uomo e di
cosa egli sia capace. Se quanto viene detto di Rambo è vero,
nessuno ha alcuna possibilità contro di lui in un territorio a lui
famigliare come quello del bosco. Ma lo sceriffo non sembra
disposto ad arrendersi. La sua arroganza sarà però la sua rovina,
poiché nessuno è veramente attrezzato per dare la caccia al letale
Rambo.
Rambo 2 – La vendetta (1985)
Nel primo dei sequel, John Rambo si
ritrova condannato e costretto ai lavori forzati per via di quanto
compiuto nel precedente film. La sua sorte cambia però nel momento
in cui il colonnello Trautman gli offre l’opportunità di tornare in
Vietnam per una nuova missione. Rambo, che nella sua testa non ha
mai realmente abbandonato la giungla vietnamita, decide di
accettare l’incarico. Istruito sulla sua missione, che prevede il
recupero di alcuni prigionieri statunitensi, egli si reca dunque
sul luogo. Una volta lì, Rambo viene messo in contatto con Co Bao,
una ragazza vietnamita che lavora però per il governo
americano.
Grazie a lei, Rambo riesce ad
infiltrarsi in uno dei campi di concentramento, dove trova numerosi
prigioni in situazioni disperate. Davanti a quegli orrori, il
soldato decide di disubbidire agli ordini, e si impegna per salvare
uno dei prigionieri. Tentando di riportarlo alla base americana,
Rambo e Co Bao vengono però traditi da uno dei loro alleati, che li
vende al nemico in cambio della libertà. I tre riescono però a
sfuggire alla trappola, nascondendosi nella giungla. Ben presto,
Rambo capirà di essere stato abbandonato da Trautman e
dall’esercito. Per sopravvivere dovrà ora fare affidamento a tutte
le sue capacità, poiché nella giungla è estremamente facile cadere
nella trappola dei soldati vietnamiti.
Rambo III (1988)
Con il terzo film della serie,
scopriamo che ora Rambo vive in Thailandia, dove si è recato per
cercare una nuova pace interiore aiutato dai monaci buddhisti, ai
quali in cambio offre aiuto nel restauro del loro monastero. Qui
però il veterano non è dedito solo ad attività pacifiche. Egli
partecipa infatti regolarmente a degli incontri di lotta, donando
poi i soldi vinti ai suoi nuovi amici monaci. La sua tranquillità
viene però nuovamente spezzata da una nuova visita di Trautman.
Questi chiede infatti al soldato di prendere parte ad una missione
in Afghanistan per fornire ai locali delle armi per combattere
contro gli occupanti russi. Rambo però, memore delle esperienze
precedenti, decide di rifiutare l’incarico.
Si troverà tuttavia a cambiare idea
nel momento in cui verrà a sapere che Trautman è stato catturato
dai russi. Si reca così in Pakistan, dove alleatosi con un gruppo
di ribelli del luogo tenta un primo assalto per salvare il
colonnello. L’attacco non va però nel migliore dei modi. Pur
riuscendo a liberare Trautman, Rambo si ritrova con questi nel bel
mezzo del nulla, lasciati a piedi dall’elicottero con il quale
avevano tentato la fuga. Esposti agli attacchi del nemico, i due
uomini dovranno ora cercare di sopravvivere in un territorio a loro
pressoché sconosciuto. La loro unica salvezza sarà di nuovo le
grandi doti da stratega di Rambo.
John Rambo (2008)
Sono passati ormai molti anni dalle
sue ultime avventure. Rambo continua la sua pacifica vita lavorando
su un battello al confine tra la Thailandia e la Birmania. Su
questo riceve un giorno la visita di alcuni missionari, i quali gli
chiedono di accompagnarli nel territorio birmano dove si sta
svolgendo un conflitto, con l’intento di portare aiuti umanitari ai
soldati. Inizialmente riluttante, Rambo infine accetta, consapevole
che il territorio sia cosparso di pericolose mine antiuomo. A
missione compiuta, scopre però che quello stesso gruppo di
missionari è stato ora catturato e rinchiuso in un campo di
prigionia. Insieme ad un gruppo di mercenari, il veterano parte
allora in loro salvataggio.
La missione va a buon fine, e Rambo
riesce a salvare il gruppo di ostaggi, che durante la loro
prigionia avevano subito atroci torture. Durante la fuga, però,
l’esercito birmano scopre l’accaduto ed organizza una tempestiva
caccia all’uomo. Rambo è così costretto a rifugiarsi nella giungla,
dove darà nuovamente prova delle sue capacità di sopravvivenza e
combattimento. A finire nei guai sono però ora i mercenari che lo
avevano aiutato nell’impresa. Il suo nuovo obiettivo sarà dunque
ora quello di organizzare un ultimo colpo, annientando l’esercito
birmano e salvando i suoi alleati.
Rambo: Last Blood (2019)
Decisosi a tornare negli Stati Uniti
alla fine del precedente film, Rambo è ora in pace con sé stesso, e
vive una nuova tranquillità nel suo ranch, dove vive insieme alla
nipote di una sua cara amica. Quest’ultima è in procinto di partire
per il college, e l’ormai anziano veterano già manifesta una certa
malinconia per la cosa. Molto protettivo nei confronti della
giovane, non riesce a vivere senza il terrore che qualcosa di
brutto possa capitarle. Gli orrori visti nel corso della sua vita
non possono infatti essere dimenticati. Una sera quanto da lui
temuto si avvera. La ragazza non torna a casa, e Rambo inizia così
subito a cercarla. Rivoltosi ad un’amica di lei, scopre che la
nipote è stata venduta ad un cartello di trafficanti umani in
Messico.
Imbracciata l’artiglieria pesante,
si reca immediatamente nel paese, oltrepassando il pericoloso
confine. Arriverà infine a rintracciare la giovane, ma il gruppo di
messicani che la tiene in ostaggio si rivela essere più temibile
del previsto. Ridotto in fin di vita, Rambo dovrà trovare un altro
modo per penetrare nel lodo edificio e compiere la sua missione.
Aiutato da una giornalista del luogo, che ha un conto in sospeso
con il suddetto cartello, Rambo dimostrerà ancora una volta che
nonostante l’età è ancora il più temibile dei guerrieri.
Rambo: i guadagni dei film al box
office e dove vedere i film in streaming
Quella di Rambo è una delle serie
cinematografiche di maggior successo della storia. Dato il grande
successo dei film, questa si è posizionata infatti al 31° nella
classifica delle saghe più redditizie di tutti i tempi. Il suo
incasso complessivo è infatti quello di oltre 1.4 miliardi di
dollari, a fronte di un budget totale di circa 220 milioni.
Singolarmente, il primo film ha incassato circa 125 milioni nel
mondo. Il primo dei sequel è ad oggi il film con il maggiore
incasso, attestatosi intorno ai 300 milioni. Seguono i 189 milioni
del terzo e i 113 milioni del quarto capitolo. Il quinto capitolo è
invece stato il meno remunerativo, con un incasso globale di “soli”
91 milioni.
Per gli amanti della saga, o per chi
volesse vederla per la prima volta, è possibile fruirne grazie alla
sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming
presenti oggi in rete. I film di Rambo sono infatti
presenti nei cataloghi di Rakuten TV, Google Play,
Microsoft Store, Apple iTunes, Now TV, Tim Vision, e Netflix. Per vederli, una volta scelta la
piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o
sottoscrivere un abbonamento generale, avendo così modo di
guardarli in totale comodità e al meglio della qualità video. È
bene notare che con un abbonamento generale non si hanno tempi di
scadenza entro cui guardare i film.
Quella che doveva essere una
manifestazione pacifica alla convention del partito democratico
statunitense del 1968 si è trasformata in una serie di scontri
violenti con la polizia e la Guardia nazionale. Gli organizzatori
delle proteste, tra cui Abbie Hoffman, Jerry Rubin, Tom Hayden e
Bobby Seale, sono stati accusati di cospirazione e incitamento alla
sommossa in uno dei processi più noti della storia americana.
Prodotto da: Marc Platt, Stuart Besser, Matt
Jackson e Tyler Thompson
Humans è la serie
di fantascienza creata dal team britannico Sam Vincent e Jonathan
Brackley, per Channel 4 basata sul dramma di
fantascienza svedese Real Humans. la serie
esplora i temi dell’intelligenza artificiale e della robotica,
concentrandosi sull’impatto sociale, culturale e psicologico
dell’invenzione dei robot antropomorfichiamati “sintetizzatori”. La
serie è prodotta congiuntamente da AMC negli Stati Uniti e da
Channel 4 e Kudos nel Regno Unito. In Italia è stata acquistata e
trasmessa da Tim Vision.
Humans: dove vederla in
streaming
La serie Humans in streaming in Italia è
disponibile su Tin Vision
Humans: la trama e il cast
In un futuro parallela
contemporanea, il dispositivo tecnologico più in voga del momento è
il cosiddetto synth, un avanzato androide dalle sembianze molto
simili a quelle umane, ideato allo scopo di diventare un badante
domestico per famiglie o un operaio per compiti più umili. Persone
come George Millican, un anziano rimasto vedovo, lo usano non solo
per essere aiutati nella vita quotidiana, ma anche come un
dispositivo da compagnia, verso il quale può svilupparsi un legame
affettivo. Nel Regno Unito una famiglia dei sobborghi, la famiglia
Hawkins, ne compra uno ricondizionato, scoprendo presto che tale
modello possiede capacità molto più avanzate di quelle
pubblicizzate, comportandosi e pensando in modo simile ad un essere
umano, con una propria volontà.
Il synth degli Hawkins non è
l’unico esemplare con tale caratteristica, ma è membro di un
ristretto gruppo di dispositivi che alcuni, come Leo, figlio del
professore che ha ideato il codice in grado di far sviluppare una
libera volontà ai robot, cercano di proteggere, mentre altri, in
particolare l’ingegnere Edwin Hobb, cercano di neutralizzare
profetizzando un’imminente singolarità tecnologica.
In Humans
protagonisti sono Manpreet Bachu nei panni di
Harun Khan (serie 1), un’amica di Mattie, che la aiuta ad hackerare
i sintetizzatori. Emily Berrington nei panni di
Niska, un sintetizzatore consapevole costruito da David Elster per
essere la sorella di Leo. Ruth Bradley nel ruolo
di Karen Voss (serie 1–3), un ispettore investigativo e partner del
sergente investigativo Pete Drummond. Lucy Carless
nel ruolo di Mattie Hawkins, la figlia adolescente di Laura e Joe.
Gemma Chan come Anita / Mia, un synth servile
appartenente alla famiglia Hawkins. Pixie Davies
nei panni di Sophie Hawkins, la figlia minore di Laura e Joe.
Jack Derges nel ruolo di Simon (serie 1),
l’attraente assistente sintetizzatore e fisioterapista di Jill
Drummond.
Sope Dirisu nel ruolo di Fred
(serie 1), un sintetizzatore consapevole costruito da David Elster
per essere un fratello di Leo. Rebecca Front nei panni di Vera
(serie 1), un sintetizzatore medico del NHS che dovrebbe sostituire
Odi come badante di George Millican. Tom Goodman-Hill nel ruolo di
Joe Hawkins, il marito di Laura. Jill Halfpenny nel ruolo di Jill
Drummond (serie 1), la moglie disabile di Pete. Ivanno Jeremiah
come Max, sintetizzatore e confidente cosciente di Leo Elster,
costruito da David Elster per essere un fratello di Leo. Neil
Maskell nei panni di Pete Drummond (serie 1–2), un infelice
sergente detective della Special Technologies Task Force che è
sempre stato sospettoso dei sintetizzatori.
Colin Morgan nei
panni di Leo Elster, figlio di David Elster, un fuggitivo in parte
sintetizzatore ritenuto dal resto del mondo morto in un incidente
d’auto; Katherine Parkinson nei panni di
Laura Hawkins, un avvocato e madre di tre figli che si sente a
disagio con i sintetizzatori. Theo Stevenson
nei panni di Toby Hawkins, il figlio adolescente di Laura e Joe,
che è attratto ed è diventato protettivo nei confronti di Anita.
Will Tudor nel ruolo di Odi (serie 1–2), il malfunzionante
assistente di sintetizzatori di George Millican. Danny
Webb nel ruolo di Edwin Hobb (serie 1–2), un ricercatore
di intelligenza artificiale. William Hurt
nei panni di George Millican (serie 1), un ricercatore di
intelligenza artificiale in pensione e vedovo che soffre di perdita
di memoria e disabilità fisiche secondarie a un ictus.
Marshall Allman
nei panni di Milo Khoury (serie 2), Sonya Cassidy
nei panni di Hester (serie 2), Carrie-Anne Moss nei panni di Athena Morrow
(serie 2) Billy Jenkins nel ruolo di Seraph Sam. Holly Earl come
Agnes (serie 3), Ukweli Roach come Anatole (serie 3), Mark Bonnar
nel ruolo di Neil Sommer (serie 3), Dino Fetscher nel ruolo di
Stanley (serie 3) e Phil Dunster nel ruolo di Tristan (serie
3).
Humans 3 stagione
Terza stagione per la serie di
fantascienza che ci porta nel mondo dei synth, androidi umanoidi
creati da David Elster. Un anno dopo “Day Zero”, in cui migliaia di
umani e androidi sono morti dopo la distribuzione del codice di
coscienza, i synth senzienti sono stati segregati in una comunità
guidata da Max, Mia e Flash, mentre Laura, separata da Joe, si
impegna per i loro diritti. Nel frattempo entrano in scena nuovi
synth dagli occhi arancioni.
Stagione 3 episodio 1 – Un anno
dopo l’alba della coscienza del synth, Leo è ancora in coma,
lasciando Max, Mia e Flash a mediare una difficile pace con lo
spaventoso mondo umano. La lotta di Laura per i diritti di synth
riceve una spinta inaspettata.
Stagione 3 episodio 2 – Un raid
della polizia nel Railyard lascia Max alle prese con la caduta
della sua decisione di vita o di morte. La situazione peggiora
quando Agnes inizia una campagna antiumana. Laura scopre
un’operazione che potrebbe minacciare la sopravvivenza del
sintetizzatore.
Stagione 3 episodio 3 – Laura
lotta per scoprire la verità sull’operazione Basswood; Mattie e Leo
confrontano i loro sentimenti l’uno per l’altro.
Stagione 3 episodio 4 – Laura
conduce una visita tesa della Commissione Dryden al Railyard, ma la
rabbia di Agnes potrebbe minacciare il successo. Mia affronta il
suo passato quando incontra Ed. Una serata fuori si trasforma in
tragedia.
Stagione 3 episodio 5 – Le verità
vengono rivelate e piani pericolosi vengono messi in atto al
Railyard.
Stagione 3 episodio 6 – Laura e
Leo scoprono verità scioccanti e dolorose; Niska continua il suo
viaggio misterioso.
Stagione 3 episodio 7 – Laura
vacilla dalla sua decisione straziante; Il viaggio di Niska prende
una svolta inaspettata.
Stagione 3 episodio 8 – Umani e
sintetizzatori vanno testa a testa; Laura, Niska e Mattie devono
affrontare decisioni importanti.
Humans 2 stagione
Seconda stagione per la serie di
fantascienza che ci porta nel mondo degli androidi. I “synth”, i
robot umanoidi creati da David Elster, si trovano in una nuova e
spaventosa condizione ed in perenne fuga da un mondo che non
capiscono. Avranno il coraggio di scegliere di essere umani in
tutto e per tutto? In questa stagione troviamo anche Carrie-Ann
Moss (”Matrix”) nel ruolo della dottoressa Athena.
Stagione 2 episodio 1 – Niska vive
come una fuggitiva a Berlino, mentre gli altri Synth sono a terra
nel Regno Unito.
Stagione 2 episodio 2 – Karen e
Pete scoprono che un Synth speciale viene venduto al mercato nero;
Mia rischia di svelare il suo segreto per aiutare Ed.
Stagione 2 episodio 3 – Athena
arriva nel Regno Unito; Iniziano le valutazioni della coscienza di
Niska.
Stagione 2 episodio 4 – La
relazione di Mia ed Ed è minacciata; Le cose sembrano cupe per
Niska quando Laura chiama un testimone a sorpresa.
Stagione 2 episodio 5 – Mia è
costretta a intraprendere un’azione drastica; Hester e Leo
individuano il silo;
Pete individua il prezioso Seraph rubato.
Stagione 2 episodio 6 – Athena
sfida Milo sulla sua etica, ed è scioccata quando rivela il suo
piano; Max avvia una nuova comunità di sintetizzatori.
Stagione 2 episodio 7 – Mattie
chiede a Max di aiutare a salvare Leo dall’influenza di Hester;
Toby riceve un messaggio inquietante.
Stagione 2 episodio 8 – Hester
cerca vendetta su Leo; Karen prende la situazione nelle sue mani;
Joe fa una confessione scioccante a Laura.
Humans 1 stagione
Avvincente serie britannica di fantascienza.
Jo Hawkins decide di acquistare un ”synth”, cioè un androide con
l’aspetto di una donna, senza consultare prima la moglie o la sua
famiglia. Anita, così si chiama il robot, suscita una serie di
inaspettate reazioni da parte dei figli mentre attraverso dei
flashback si capisce il suo passato. Il ”synth” potrebbe sapere
molto più di quello che sembra…
Stagione 1 episodio 1 – Laura Hawkins inizia
a sospettare che ci sia qualcosa di insolito nella loro famiglia
“Synth” Anita.
Stagione 1 episodio 2 – Niska organizza una
brutale fuga dal bordello; Il segreto di Leo viene rivelato; George
è inorridito all’idea di ricevere un nuovo Synth.
Stagione 1 episodio 3 – Anita salva la vita
a Toby; George cerca di liberarsi; Pete è arrabbiato per l’omicidio
del bordello.
Stagione 1 episodio 4 – Laura insiste che la
famiglia porti Anita per il test; Leo si avvicina di un passo alla
ricerca di Mia; Niska si vendica. Guarda su Prime Video incluso con Prime
Stagione 1 episodio 5 – Killer Synth è la
notizia dell’ultima ora e il panico pubblico sta crescendo; Il
segreto di Joe minaccia di distruggere la famiglia.
Stagione 1 episodio 6 – Con Joe in esilio ei
bambini stanchi delle bugie dei genitori, Laura decide che è ora di
dire la verità.
Stagione 1 episodio 7 – Karen si reca a casa
di George per trovare Niska; Pete è determinato a scoprire chi è
Karen.
Stagione 1 episodio 8 – Con i Synth in
cattività, il devastato Hawkins si rende conto di quanto Mia
significhi per loro.
Officine UBU è lieta di rilasciare
il trailer di IMPREVISTI
DIGITALI (Effacer L’historique / Delete History) che,
dopo il trionfo alla 70esima edizione della Berlinale, dove si è aggiudicato l’Orso
d’Argento, arriva dal 15 ottobre al cinema. Il film è diretto dalla
consolidata coppia di registi Benoît Delépine e Gustave Kervern che
raccontano, con il loro stile libero e dissacrante, le disavventure
di tre vicini di casa le cui vite vengono stravolte a causa della
loro inettitudine nel rapportarsi con le nuove tecnologie.
IMPREVISTI
DIGITALI è una commedia sociale dolce-amara,
parzialmente ispirata al Movimento dei Gilet Gialli, che mette a
fuoco in modo ironico e pungente alcune delle assurdità che
caratterizzano la deriva digitale della società moderna, ormai
globalizzata e intangibile.
Tre vicini di casa in un sobborgo
francese si ritrovano coinvolti in una serie di imprevisti causati
dalla loro inettitudine nel rapportarsi alle nuove tecnologie.
Marie ha paura di perdere il rispetto di suo figlio a causa di un
sex tape finito online, Bertrand s’invaghisce della voce di una
centralinista e cerca di proteggere la figlia dal cyber bullismo e
Christine, che ha perso il marito a causa della sua dipendenza
dalle serie tv, è disposta a tutto per far aumentare la sua
valutazione come autista privato. I tre si lanceranno così in una
battaglia contro i giganti di internet. Una battaglia ben al di
fuori della loro portata… forse.
IMPREVISTI DIGITALI
arriverà al cinema distribuito da Officine UBU da giovedì 15
ottobre.
Parte dei titoli che compongono la
Fase 4 del MCU cambieranno
drasticamente l’universo cinematografico così come abbiamo imparato
a conoscerlo fino ad oggi. Dopo la fine della Saga dell’Infinito, i Marvel Studios hanno ben pensato di
prendersi una breve pausa; purtroppo, a causa della pandemia di
Covid-19, questa pausa è durata ben più del previsto, dal momento
che Black
Widow non ha ancora debuttato al cinema (e quasi
sicuramente verrà posticipato al 2021).
Nella Fase 4 del MCU troveremo un mix
di sequel e storie originali. Ciò offrirà al pubblico e ai fan la
possibilità di rivedere sul grande schermo personaggi a cui sono
già affezionati e altri di cui farà la conoscenza per la prima
volta (almeno da un punto di vista cinematografico). Al momento non
sappiamo ancora quale sarà il nuovo assetto dei Vendicatori dopo i
tragici eventi di Avengers:
Endgame, né sappiamo come sarà il prossimo film
interamente dedicato all’amatissima squadra. Questo, unito
all’introduzione di tanti nuovi personaggi, porterà ad uno
stravolgimento del franchise dal punto di vista narrativo.
Quando i Marvel Studios potranno
ufficialmente dare il via alla Fase 4, data l’attuale crisi
sanitaria globale, è ancora un mistero. C’è ancora la possibilità
che la Fase 4 possa subire dei cambiamenti significativi, ma in
base ai titoli che sono stati confermati ad oggi,
Screen Rant ha provato a spiegare in che modo i prossimi film
del MCU
cambieranno l’assetto dell’universo condiviso:
Black Widow
I Marvel Studios daranno
ufficialmente il via alla Fase 4 con Black
Widow, il film standalone dedicato a Vedova Nera, il
personaggio interpretato da
Scarlett Johansson. Diretto da Cate Shortland, il film ignorerà
la morte di Natasha Romanoff avvenuta in Avengers:
Endgame, dal momento che sarà ambientato tra gli eventi
narrati in Captain
America: Civil War e quelli in Avengers:
Infinity War.
Il film ci permetterà di scoprire
cosa è successo a Nat prima che entrasse a far parte dello SHIELD e
prima che diventasse un Avenger, spiegando anche le ragioni di
alcune scelte che ha fatto più avanti nel corso della sua vita.
Probabilmente, i Marvel Studios utilizzeranno il film anche per
giustificare la decisione di uccidere Natasha in Endgame,
sicuramente uno dei momenti più tragici e controversi del
blockbuster.
In relazione al futuro del MCU, il
personaggio di Yelena Belova interpretato da
Florence Pugh è pronta ad assumere l’identità di nuova Vedova
Nera. Ciò significa che, anche se non sappiamo dove si trovava
durante lo schiocco di Thanos, il personaggio assumerà un ruolo ancora più
importante nei film a venire.
Eternals
Eternals
di Chloe Zhao introdurrà ufficialmente una nuova squadra di
supereroi all’interno del franchise che, apparentemente, esiste da
migliaia di anni. Creati dai Celestiali, gli
Eterni sono esseri potenti e immortali, cosa che giustificherà
perché la narrazione del film si estenderà per secoli, nonostante
la storia principale sarà ambientata ai giorni nostri.
I dettagli sulla trama del film non
sono ancora stati svelati, né la campagna marketing del film – a
causa della pandemia di Coronavirus – è ufficialmente partita.
Tuttavia, è già stato anticipato che l’arrivo degli Eterni potrebbe
cambiare in modo significativo la struttura del potere all’interno
del MCU. La loro connessione con i Celestiali, d’altra parte,
potrebbe rivelarsi un altro elemento fondamentale all’interno del
film. I Marvel Studios potrebbero aver deciso di raccontare
qualcosa di molto più complesso in relazione al loro legame,
piuttosto che limitarsi a raccontare che i Celestiali sono i
creatori degli Eterni.
Infine, data la sua
narrativa tentacolare, può anche darsi che Eternals
racconterà le origini di Thanos, un aspetto relativo al personaggio
a cui non è stata prestata molta attenzione in Avengers:
Infinity War. Tuttavia, Avengers:
Endgame ha confermato che il Titano Pazzo, come nei
fumetti, è il figlio di A’lars, un Eterno, collegandolo così in
maniera efficace ai nuovi eroi in arrivo nel MCU.
Shang-Chi and the Legend of the Ten Rings
Shang-Chi
and the Legend of the Ten Rings non solo introdurrà il
primo eroe asiatico dell’intero franchise, ma rivisiterà anche
l’esistenza del celebre Mandarino. Iron Man 3 di Shane Black ha usato il personaggio
dell’antagonista come una sorta di stratagemma, ma come hanno
appreso i fan grazie al corto della serie One Shot “All Hail
the King”, il leader del terrorismo internazionale esiste
davvero e la sua reale identità è pronta a debuttare nel film
diretto da Destin Daniel Cretton.
Considerando la loro esistenza già
nella Fase 1, i Dieci Anelli del titolo potrebbero essere coinvolti
in molti eventi legati all’universo, operando nell’ombra finché non
troveranno il momento giusto per emergere dalle loro attività
sotterranee. Da lì, potrebbero rappresentare un formidabile gruppo
malvagio all’interno del futuro del franchise.
A parte le
implicazioni narrative di Shang-Chi and the Legend of the Ten Rings nel MCU, il
film giocherà anche un ruolo importante nei confronti della spinta
alla diversità operata con intelligenza dai Marvel Studios negli
ultimi anni. Dopo il successo di Black Panther di Ryan Coogler,
l’introduzione di Shang Chi e tutti gli altri personaggi a lui
collegati stabiliranno in maniera solida dei personaggi (e degli
attori) asiatici all’interno del grande universo
cinematografico.
Spider-Man 3
Sebbene non sia stato rivelato molto
sul terzo film ancora senza titolo dedicato a Spider-Man, nel
precedessore Spider-Man:
Far From Home abbiamo visto che la vera identità di Peter
Parker (Tom
Holland) è stata rivelata al mondo intero. Voci sempre più
insistenti affermano che Kraven il Cacciatore sarà il principale
antagonista del film. Supponendo che sia così, Spider-Man
3 potrebbe rappresentare il prossimo passo dei Marvel
Studios e della Sony Pictures Entertainment nella creazione di un
film interamente dedicato ai Sinistri Sei. Altri cattivi che
potrebbero unirsi a Kraven nel gruppo sono già stati
introdotti.
Spider-Man
3 potrebbe anche confermare la connessione tra il MCU e lo
Spider-Verse ancora in sviluppo di Sony. Il primo trailer
di Morbius
con Jared
Leto – in arrivo al cinema il prossimo anno – ha rivelato un
legame tra i due franchise grazie ad un’apparizione di Adrian
Toomes/Avvoltoio (Michael
Keaton), ma non è ancora chiaro il modo in cui le due saghe si
collegheranno. Il terzo film sull’Uomo Ragno potrebbe chiarire la
questione una volta per tutte.
Thor: Love & Thunder
Il
regista
Taika Waititi e
Chris Hemsworth torneranno a lavorare insieme dopo il grande
successo di Thor:
Ragnarok. I dettagli sulla trama di Thor: Love &
Thunder non sono ancora stati svelati in profondità, ma
sappiamo per certo che Jane Foster (Natalie
Portman) non soltanto tornerà nel MCU, ma assumerà anche il
ruolo di “Mighty Thor”. Questo segnerà la sua prima apparizione nel
franchise dai tempi Thor: The Dark World (per il suo cameo in Avengers:
Endgame sono stati utilizzati del filmati inediti del
film di Alan Taylor uscito nel 2013). Il prossimo arco narrativo di
Jane dovrebbe trarre ispirazione proprio dalla serie a fumetti
“Mighty Thor” di Jason Aaron, pubblicata tra il 2015 e il
2018.
Con un nuovissimo Dio del Tuono nel
MCU tramite il personaggio di Jane e con Valkyria (Tessa
Thompson) che diventerà il nuovo Re ufficiale di Asgard (come
confermato alla fine di Avengers:
Endgame), il film di Waititi spiegherà
anche quale sarà il ruolo dell’originale Thor di Hemsworth nel
futuro dell’universo condiviso. L’attore australiano ha
recentemente rivelato che Thor: Love &
Thunder non sarà la sua ultima avventura nei panni
dell’eroe: ciò significa che continuerà a svolgere un ruolo
fondamentale nel MCU… bisognerà solo capire in che modo.
Doctor Strange in the Multiverse of Madness
Come
protettore della dimensione primaria del MCU, il lavoro di Doctor
Strange (Benedict Cumberbatch) sarà ancora più
significativo nella nuova avventura
Doctor Strange in the Multiverse of Madness. Affidato a
Sam Raimi dopo l’abbandono di Scott Derrickson (regista del
primo film), il sequel esplorerà ulteriormente il Multiverso, come
suggerisce anche il titolo. Ciò offrirà ai Marvel Studios una
maggiore apertura narrativa che potrebbe in qualche modo permettere
collegamenti con la famigerata introduzione gli X-Men
e dei Fantastici Quattro nell’universo condiviso, ma anche con
l’arrivo di altri personaggi come il Blade di
Mahershala Ali.
Doctor Strange in the Multiverse of Madness sarà anche
il primo film a connettersi ad una delle serie Marvel in arrivo su
Disney+, con il sequel che sarà
narrativamente collegato a WandaVision
e a Loki. Non si sa
ancora se lo Stregone Supremo apparirà effettivamente nei suddetti
programmi tv, ma anche se non farà un’apparizione fisica, sappiamo
che gli eventi di quel film avranno un impatto su entrambe le
serie. Ciò anticipa che le serie e il MCU saranno intimamente
connessi d’ora in avanti.
Cosa hanno in comune i cercatori di
“oro bianco” nelle sperdute isole della Nuova Siberia, a largo
dell’Oceano Artico, il direttore del Museo del Mammut, un genetista
di Harvard, il pioniere sud coreano della clonazione e un centro di
sequenziamento del DNA cinese? La risposta sembra semplice quanto
bislacca: l’interesse per il mammut lanoso, un
animale preistorico vissuto 30.000 anni fa. Lo spiega in maniera
dettagliata Christian Frei nel suo nuovo documentario
Genesis 2.0, presentato nella sezione
World Cinema Documentary del Sundance
Festival, che arriva in sala dal 24
settembre.
Frei,
documentarista svizzero candidato all’Oscar per il suo
The War Photographer (2001), sceglie
questo animale preistorico che un gruppo di studiosi sta cercando
di riportare in vita attraverso le moderne tecniche di
manipolazione del DNA e la clonazione con un’operazione simile a
quella intrapresa dai protagonisti di Jurassick
Park, per illuminare l’universo dell’ingegneria
genetica moderna e il livello al quale si è spinta. Quali sono le
sue possibili implicazioni in un futuro in cui il mondo potrebbe
essere del tutto nuovo rispetto a come oggi lo si conosce, in cui
l’uomo potrebbe avere il potere di manipolare e generare
artificialmente vita umana? Siamo pronti a una sorta di nuova
genesi, appunto una Genesis 2.0?
I più fortunati e gli
ultimi nello scenario tra fascino e inquietudine di Genesis
2.0
In uno scenario che inizialmente
appare straniante e fantascientifico, ma che poco a poco, con
sorpresa dello spettatore, assume i contorni del reale, il
regista, affiancato dal giovane ma capace Maxim Arbugaev,
che si occupa della parte più ardua delle riprese, quella in Nuova
Siberia, porta alla scoperta di un mondo affascinante e
inquietante al tempo stesso. Un mondo molto polarizzato,
dove la divisione tra chi fa il lavoro più duro, rischiando anche,
paradossalmente, la vita per avere un’opportunità di guadagno e di
sopravvivenza, e chi invece opera in contesti protetti traendo i
maggiori profitti, è netta. Un aspetto questo, che
Frei aveva già indagato nei suoi precedenti lavori
e su cui continua a puntare l’obiettivo.
I primi sono i cacciatori di
zanne di mammut nella tundra siberiana che, come un tempo
i cercatori d’oro, battono le impervie isole della Nuova Siberia
palmo a palmo nella speranza di trovare zanne di mammut grosse e
integre, che possano valere abbastanza sul mercato dell’avorio da
ripagare della fatica e del rischio della vita stessa, della
lontananza dai familiari per lunghi mesi. Tra loro c’è anche
Peter Grigoriev, cacciatore di zanne non solo per
denaro, ma anche per collaborare con suo fratello Semyon
Grigoriev, direttore del Mammoth Museum
dell’Università Federale Nord Orientale di Jakutsk, in Jakuzia.
Semyon vuole riportare in vita il mammut lanoso, estinto migliaia
di anni fa. Quando il fratello Peter gli annuncia che lì, nella
tundra siberiana, ne hanno trovato uno sorprendentemente integro,
pensa che il momento è finalmente arrivato. Se riuscirà a
convincere il patron della Sooam Biotech pioniere
nel campo della clonazione, Woo Suk Hwang, che in
Corea del Sud clona animali da compagnia, e se coinvolgerà la
BGI – Beijing Genomic Institute – principale
azienda cinese e ad oggi mondiale che si occupa di sequenziare il
genoma e trasformarlo in big data, allora il suo sogno di
veder nascere un nuovo mammut lanoso potrà forse diventare realtà,
aprendo la strada ad una vera e propria rivoluzione genetica.
Tante questioni in una
visione equilibrata
È evidente come un documentario di
questo tipo ponga infinite questioni, accenda i riflettori su
tantissime realtà. Fa riflettere sui limiti della ricerca, se ce ne
debbano essere e se sia giusto spingersi fino a sfidare la natura,
riscrivendo le sue stesse leggi. Questa dicotomia è efficacemente
rappresentata dal canto epico di origini antichissime presente nel
film, che mette in guardia l’uomo dal disturbare gli spiriti della
natura. Il canto si pone come un argine ideale all’opera dei
cacciatori, che cercano di placare gli spiriti facendo delle
offerte dopo aver estratto i resti dei mammut dal terreno. I
cacciatori stessi insistono infatti sulla valenza quasi mitica di
questo animale, i cui resti sono sacri e pertanto, secondo la
tradizione, non andrebbero toccati. Essi si muovono dunque
contravvenendo ai dettami dei padri. Perciò cercano poi di placare
gli spiriti affinché non si vendichino contro di loro, portando
malasorte.
Il lavoro di Frei e
Arbugaev, però, mette anche sotto gli occhi del
pubblico gli effetti del riscaldamento globale. Oggi che i ghiacci
si stanno sciogliendo, un numero sempre maggiore di zanne affiora e
viene rinvenuto dai cacciatori. Se per loro è un bene, perché
torneranno a casa con un buon bottino, per l’ambiente ciò segna un
punto di non ritorno. Ecco, di nuovo, la dicotomia uomo – natura.
Quali sono, poi, i rischi della manipolazione della vita? Cosa
accade quando un potere così grande è in mano a persone che
inevitabilmente cercano di trarne profitto? Cosa accade se l’uomo
si fa prendere dall’onnipotenza e dimentica i suoi limiti? E
ancora: gli studenti che a Boston in una convention sulle
biotecnologie sognano di salvare il mondo con l’ingegneria genetica
tengono nella dovuta considerazione i risvolti del loro lavoro?
Frei e Abrugaev non danno
giudizi, si pongono come testimoni equidistanti, pur non
nascondendo le emozioni suscitate in loro dagli incontri
che questo progetto li ha portati a fare: dal misto di curiosità e
inquietudine raccontato da Frei alla sensazione di
essere accolto come un membro del gruppo provata da
Arbugaev, che ha condiviso molto tempo con i
cacciatori di zanne in Nuova Siberia. I registi pongono
dubbi, lanciano molteplici spunti di riflessione e soprattutto
illustrano una realtà ancora oggi misconosciuta.
Il racconto attraverso le
voci degli attori della vicenda in Genesis
2.0
I due autori riescono a
far raccontare questo mondo così particolare direttamente dai suoi
protagonisti, riprendendoli in azione, chi in
laboratorio, chi all’università e chi tra i ghiacci artici.
Siapprende quale sia il loro quotidiano e
cosa li spinga a far parte di questo progetto. Le voci off
dei documentaristi fanno solo da raccordo ai vari momenti del
racconto, portato avanti con un’efficace alternanza tra la location
siberiana e quella dei laboratori americani, cinesi e coreani.
Peter Grigoriev,
cacciatore di zanne e fratello di Semyon
Grigoriev, racconta cosa spinge lui e i suoi colleghi a
mettere in gioco tutto pur di trovare le zanne: “Una volta che
ne trovi una non smetti più. Come fai a rinunciare? I soldi servono
sempre. È la natura umana non accontentarsi mai. Se le cose vanno
bene, l’uomo non riesce a fermarsi”. Raccontano che una grossa
zanna integra di prima qualità può valere dai 45.000 ai 90.000
dollari, per essere poi venduta sul mercato cinese, dopo essere
stata cesellata ed essere divenuta un’opera d’arte, a circa un
milione di dollari.
È attraverso il giovane cercatore
Spira Sleptsov, per la prima volta alla ricerca di
zanne, che si comprende come spesso dietro a un lavoro così
rischioso e difficile vi siano condizioni disperate: Spira è in
Nuova Siberia perché ha un grosso debito in banca e una zanna di
prima qualità è la soluzione su cui ha scelto di puntare. Se ne
trovasse una da 90 kg, dice, smetterebbe.
Semyon Grigoriev
illustra entusiasta il filmato del 2013 che documenta il
ritrovamento di un giovane mammut ghiacciato in una grotta artica e
il tentativo di estrarne il DNA. Trovare un mammut integro dopo
migliaia di anni, dice, “è come il primo volo nello spazio o la
grande muraglia cinese”.
Alla Genetically Engineered
Machine Competition di Boston è evidente l’entusiasmo dei
giovani che si affacciano stupiti e galvanizzati al mondo e alle
enormi potenzialità dell’ingegneria genetica. Si inseriscono nuovi
codici genetici in organismi viventi, in quello che a un occhio
profano sembra a tutti gli effetti un gioco con il codice della
vita. Si modifica e si progetta la vita stessa.
George Church, genetista
alla Harvard Medical School di Boston, che collabora al
progetto della resurrezione genetica del mammut lanoso, è convinto
che “la biologia di sintesi cambierà tutto” e aprirà le
porte di un nuovo mondo. “Sarà la prossima grande
rivoluzione” perché, afferma, “la nostra specie è pronta a
prendersi dei rischi”. Di fronte a queste parole si resta al
contempo affascinati e spaventati.
Alla Sooam
Biotech, azienda sud coreana che clona animali da
compagnia, si fa la conoscenza del fondatore , Woo Suk
Hwang, pioniere della clonazione. Fu il primo uomo a
clonare con successo un cane nel 2005, un levriero afgano di nome
Snuppy. Ancora oggi la Sooam Biothech è l’unica azienda al mondo
che lo può fare: “per 100.000 dollari la Sooam clona il vostro
cane, e avrete un secondo clone in omaggio!”, recita uno
slogan. È impressionante vedere come le persone siano disposte a
rivolgersi all’azienda pur di riavere l’animale d’affezione che
hanno appena perso, tale e quale, pur di non affrontare
l’elaborazione di un lutto. Hwang è interessato a recuperare una
specie estinta come il mammut lanoso.
Infine c’è la BGI
uno dei più grandi centri di sequenziamento del DNA del mondo, in
Cina. Una giovane addetta ha il compito di illustrare le finalità
dell’azienda. Quando le si chiede se facciano il loro lavoro
esclusivamente per preservare il DNA, lei risponde con un’innocenza
disarmante: “Per tutto!” e resta basita di fronte al
quesito riguardo alla questione etica derivante dalla manipolazione
del genoma, questione che per l’azienda sembra non porsi affatto.
Ciò lascia intravedere gli enormi margini di profitto che si
profilano dietro a un business di questo tipo, oltre al potere che
giace nelle mani di chi possiede un patrimonio come “quasi 2
milioni di campioni sulla popolazione per la diagnosi prenatale non
invasiva”.
Più si procede nel racconto, più ci
si rende conto che si ha a che fare con persone che, intervenendo
con l’ingegneria genetica sul processo della creazione della vita,
mirano a “rendere Dio perfetto!” Inevitabilmente ci si
chiede se sia prudente lasciare un potere così grande in mano a un
ristretto gruppo di persone, che possono disporne a loro
piacimento, sebbene dichiarino di farlo per i fini più nobili di
ricerca e prevenzione delle malattie.
Lo stile di Frei e
Abrugaev
Frei è asciutto nel
documentare il mondo della comunità scientifica che si muove
attorno al tema della clonazione, ma non per questo non coinvolge.
Mostra in modo eloquente le masse di studenti invasati, come
l’alacre lavorio dei laboratori di ricerca e la noncuranza
sorprendente per i risvolti etici. Tutto ciò è efficacemente
alternato, in un continuo ping pong che mostra le due facce di una
stessa medaglia, con il lavoro di Arbugaev in
Siberia, dove colpisce e domina il grigiore delle isole in parte
ghiacciate e disabitate. I colori desaturati accentuano questo
aspetto. Della fotografiain Nuova
Siberia si occupa lo stesso Maxim
Arbugaev. La desolazione, la disperazione dei cacciatori
che rischiano la vita è costantemente presente. Nell’ultima parte
del racconto l’alternanza tra questi due mondi, apparentemente così
distanti, opposti, ma legati da un filo ormai palese, si fa più
serrata e questo accresce un senso di angoscia nello spettatore. Il
montaggio è curato da Thomas
Bachmann.
Le musiche di
Max Richter e Edward Artemyev
accompagnano con atmosfere rarefatte e plumbee questo viaggio.
Genesis
2.0è illuminante
Genesis
2.0 è senz’altro un lavoro che merita la
visione, poiché fa luce su un mondo che altrimenti resterebbe
pressoché sconosciuto. Un mondo che sembra lontano anni luce dalla
realtà quotidiana, ma che invece promette ricadute nient’affatto
secondarie su di essa. Perciò vale la pena superare le
proprie remore e iniziare a riflettere su tematiche come quella
della clonazione e più in generale dell’ingegneria genetica, le cui
implicazioni riguardano il futuro dell’umanità.
Il titolo inglese del film
Il giorno sbagliato è Unhinged,
termine con il quale si indicano quelle persone mentalmente
instabili. Da subito, infatti, si introduce lo spettatore ad una
sequenza iniziale dove si affronta il tema del crescente nervosismo
sociale, il quale è alla base degli atti di violenza di ogni tipo.
Diretta da Derrick
Borte e scritto da Carl Ellsworth, la
pellicola tenta dunque di riflettere su una realtà
preoccupantemente sempre più radicatà, in particolare negli Stati
Uniti, affidandosi ai toni e alle caratteristiche del genere
thriller. Nonostante le premesse iniziali particolarmente
interessanti, il film finisce però per attrarre più per il cosa
racconta che non per il come.
Protagonista del film è Rachel
Hunter (Caren Pistorius), madre di Kyle e da poco
divorziata dal marito. Per lei il giorno che si appresta ad
iniziare è un giorno come un altro, ma quando per accompagnare il
figlio a scuola si trova bloccata nel traffico, con la conseguenza
di ritrovarsi anche licenziata dal suo unico lavoro, capirà che
quello è proprio un giorno sbagliato. I guai per lei non sono però
ancora realmente iniziati. In preda alla frustrazione, infatti,
commetterà l’errore di suonare con prepotenza il clacson al suv che
davanti a lei non parte allo scattare del verde del semaforo.
L’uomo alla guida del veicolo, Tom Cooper (interpretato da un
mastodontico Russell
Crowe), inizierà infatti ad inseguirla per tutta la
città, con il chiaro intento di fare del male a lei e alle persone
a lei care.
Un duel(lo) urbano
Era il 1971 quando il regista
Steven Spielberg dimostrava con
Duel quanto potesse essere avvincente il duello tra due
automobilisti. Una lotta per la sopravvivenza tra grande e piccolo,
tra spietato squalo e indifeso pesciolino, che è ora alla
base anche di Il giorno sbagliato. Per il film di Borte
l’opera di Spielberg sembra infatti essere una chiara fonte
d’ispirazione, la cui vicenda viene però ora ricollocata nella
snervante città di New Orleans. Il nuovo contesto permette così di
trattare una problematica sempre più diffusa (negli Stati Uniti in
particolare, ma non da meno anche nel resto del mondo), ovvero
quella della violenza al volante. La premessa di base è infatti
particolarmente intrigante. In una società sempre più afflitta da
nevrosi, non puoi sapere chi ti circonda in mezzo alla strada. Né
tantomeno come potrebbe reagire ad un tuo errore.
È così che quando avviene
l’incidente che scatena la furia dell’automobilista interpretato da
Crowe, ha inizio un thriller inquietante proprio perché non troppo
lontano da episodi realmente accaduti. Il pregio di Il giorno
sbagliato è infatti quello di costruire una vicenda che dà
sfogo a paure che ogni spettatore può aver vissuto mentre si
trovava al volante. Tutto ciò è inoltre avvalorato dalla semplicità
con cui il conflitto ha inizio, e da cui prendono poi piede
inaspettate conseguenze al limite dello splatter. È allora qui che
entra in gioco la lezione di Spielberg. Gli inseguimenti e i
depistaggi tra le due automobili protagoniste sono avvincenti,
lasciano lo spettatore con il fiato sospeso. Il mastodontico suv
guidato da Crowe, dal canto suo, sembra un vero e proprio squalo
della strada, imprevedibile e inarrestabile.
La lotta tra i due personaggi
risulta ancor più convincente per via delle loro simili vicende
personali. Rachel è una donna nel bel mezzo di un divorzio, Cooper
un uomo che dalla separazione coniugale ne è uscito in ginocchio e
mentalmente provato. Egli rivede così in Rachel la donna che lo ha
distrutto. Nel marito di lei sé stesso. La sua caccia diventa
allora personale e sempre più aggressiva. Da questo punto di vista,
il personaggio di Crowe è paragonabile al Bill Foster di
Michael
Douglasin Un giorno di ordinaria
follia, altra probabile fonte di ispirazione per il film.
Tematiche e personaggi con un gran potenziale narrativo, dunque,
che finiscono però con lo sprecarsi mano mano che la narrazione
prosegue.
Il giorno sbagliato: la
recensione
Come anticipato, la prima parte del
film risulta essere la più convincente proprio per via delle
premesse che vengono offerte allo spettatore. Quelle degli
inseguimenti tra i due protagonisti, come detto, risultano essere
tra le sequenze più emotivamente forti del film. La stessa regia di
Borte sembra particolarmente ispirata, dando vita ad un ambiente
claustrofobico e a un ritmo teso. Si rimane dunque contrariati nel
momento in cui ciò viene lentamente a trasformarsi per diventare
altro. È certamente interessante la scelta di far diventare
obiettivo di Tom Cooper anche le persone care a Rachel. Questa si
rivela però infine controproducente nel momento in cui ci si
allontana dal focus originale. Quando la storia si amplia,
assumendo risvolti eccessivi, si perde il controllo del mezzo,
finendo fuori strada.
Il giorno sbagliato rientra
a quel punto nei binari di un più classico thriller, non portando a
compimento quanto inizialmente promesso. La sensazione diventa
allora quella di star assistendo ad un film che, come detto in
apertura, risulta più affascinante per cosa racconta che
non per il come. Fortunatamente, la presenza dei due
interpreti principali aiuta a mantenere vivo l’interesse. Crowe è
quanto mai minaccioso, e sfoggia una presenza scenica raramente
vista nelle sue interpretazioni più recenti. La giovane Pistorius,
invece, permette di nutrire una certa empatia per il suo
personaggio, seguendone le disavventure fino all’ultimo. Giungendo
al finale, pur se non pienamente soddisfatti, il film riesce
comunque a lanciare il suo messaggio di allarme. E sarebbe bello
immaginare che dopo la visione de Il giorno sbagliato ci
si penserà due volte prima di suonare il clacson a sproposito.
A giugno avevamo appreso la
notizia che sarebbe stato il celebre compositore
olandese Junkie XL ad occuparsi della
colonna sonora di Godzilla
vs. Kong, l’attesissimo film della coppia
Legendary/Warner in cui vedremo scontrarsi i due iconici mostri
cinematografici.
“Sono un vero patito di
Godzilla. Ho tutte le versioni giapponesi dei film. Ad un certo
punto, solo per puro divertimento, ho anche scritto qualcosa per
Godzilla. Circa due anni fa, ho incontrato Adam perché ha mostrato
interesse per il mio lavoro. Gli ho detto: ‘Sai che sono il più
grande fan di Godzilla del pianeta e, anni fa, ho scritto anche
delle cose?. E lui mi ha risposto: ‘Mi prendi in giro?’. Così
abbiamo iniziato a parlare, ho modificato quello che avevo fatto,
gliel’ho fatto sentire e se n’è totalmente innamorato.”
Tutto quello che sappiamo su Godzilla vs. Kong
Inizialmente previsto per il
prossimo 20 Novembre, la data di uscita di Godzilla
vs. Kong è stata posticipata al 21 Maggio 2021 a causa
della pandemia di Covid-19. Il film ha ricevuto un PG-13, ossia un
divieto ai minori di 13 anni. La motivazione consiste nella
presenza nel film di “intense scene di violenza e distruzione e
di linguaggio volgare”. Nessun divieto ai minori di 17
anni, quindi, lasciando presagire che il film sarà molto meno crudo
di quanto i fan probabilmente si aspettano.
Monster
Hunter è uno dei tantissimi blockbuster di Hollywood
che sono stati posticipati a causa della pandemia di Covid-19.
Inizialmente previsto per il 4 settembre 2020, l’adattamento
cinematografico del celebre videogioco arriverà adesso nelle sale
il 23 aprile del prossimo anno.
Adesso la Sony Pictures ha diffuso
online (via
Comic Book) una nuova sinossi ufficiale del film che anticipa
non soltanto che il film sarà molto diverso dal videogioco, ma
anche che lo stesso lavoro di Paul W.S. Anderson sarà molto diverso
rispetto a ciò che il regista e sceneggiatore britannico ha fatto
con il franchise di
Resident Evil.
Nella nuova sinossi estesa si
legge: “Dietro il nostro mondo, ce n’è un altro: un mondo
fatto di mostri pericolosi e potenti che governano il loro dominio
con ferocia mortale. Quando un’inaspettata tempesta di sabbia
trasporta il tenente Artemis (Milla Jovovich) e la sua unità (TI Harris,
Meagan Good, Diego Boneta) in un nuovo mondo, i soldati restano
scioccati nello scoprire che questo ambiente ostile e sconosciuto
ospita mostri enormi e terrificanti, immuni alle loro armi da
fuoco.”
E ancora: “Nella loro disperata
battaglia per la sopravvivenza, l’unità incontra il misterioso
Hunter (Tony Jaa), le cui abilità uniche gli permettono di stare un
passo avanti rispetto alle potenti creature. Mentre Artemis e
Hunter iniziano a fidarsi l’una dell’altro, il tenente scopre che
l’unità fa parte di un squadra guidata dall’Ammiraglio (Ron
Perlman). Di fronte ad un pericolo così grande che potrebbe
minacciare di distruggere il loro mondo, i coraggiosi guerrieri
uniscono le forze per la resa dei conti finale.”
Tutto quello che sappiamo su
Monster Hunter
Monster
Hunter è l’adattamento dell’omonimo videogioco
sviluppato da Capcom. Il film, scritto e diretto da Paul
W.S. Anderson (regista della saga
di Resident
Evil), annovera nel cast Milla
Jovovich, Tony Jaa, T.I., Ron Perlman, Meagan
Good e Diego Boneta. L’uscita
nelle sale americane è fissata per il 23 aprile 2021.
Dietro il nostro
mondo, ce n’è un altro: un mondo di mostri pericolosi e potenti che
governano il loro dominio con ferocia mortale. Quando il tenente
Artemis (Milla
Jovovich) e i suoi fedeli soldati vengono trasportati
dal nostro mondo al loro, il tenente imperturbabile subisce uno
shock. Nella sua disperata battaglia per la sopravvivenza contro
enormi nemici con poteri incredibili e attacchi inarrestabili,
Artemis si unirà a un uomo misterioso che ha trovato il modo di
reagire.
Sappiamo ormai da diverso tempo che
la Paramount Pictures è impegnata nel cercare di capire quale sarà
il futuro cinematografico della saga Star Trek,
con la proprietà che attualmente sta riscuotendo un ritrovato
successo grazie alle serie tv Star
Trek: Discovery (disponibile su Netflix) e Stark
Trek: Picard (disponibile su Prime Video).
Star Trek 4, il quarto capitolo della saga rilanciata
da J.J. Abrams con il film del 2009, sembrava
essere stato ufficialmente accantonato dopo l’abbandono di Chris Pine e Chris Hemsworth a causa di alcune divergenze
con lo studio legate ai rispettivi compensi. Parallelamente, un
altro film del franchise sarebbe in sviluppo per conto di Noah Hawley – creatore della serie tv Fargo -,
che di recente ha confermato che il suo progetto non è stato
cancellato ma soltanto messo in stand-by.
In tutto questo, non può certamente
essere dimenticato il tanto chiacchierato film della saga a cui
Quentin Tarantino sembra aver lavorato per
lungo tempo: allo stato attuale, pare che il regista di
C’era una volta a… Hollywood abbia ufficialmente messo da
parte il suo desiderio di realizzare una personale interpretazione
dell’equipaggio dell’Enterprise, concentrandosi su altro.
Il futuro della saga di Star Trek al cinema
Di recente, proprio a causa
dell’evidente confusione che sembra circondare il futuro del
franchise, nelle ultime ore alcune voci emerse online hanno
sostenuto che la Paramount avesse definitivamente cancellato ogni
tipo di progetto legato al futuro cinematografico della saga per
concentrarsi esclusivamente sulla televisione, sperando che magari,
proprio grazie al successo di quelle serie, si sarebbe potuto
pensare in futuro di riportare nuovamente il franchise al
cinema.
Adesso è stata la stessa Paramount a
confermare a
Screen Rant che “i film di Stark Trek sono tutti ancora in
fase di sviluppo”. Ovviamente lo studio non ha aggiunto
ulteriori dettagli, quindi al momento non sappiamo di quali
progetti si tratti nello specifico. È probabile, comunque, che ad
essere stato definitivamente accantonato sia il film di Tarantino,
mentre Star Trek 4 e il film di Hawley restano ancora in
cantiere. Non ci resta che attendere ulteriori dettagli.
David F. Sandberg,
regista di Shazam!,
ha rivelato che inizialmente erano stati scelti due diversi attori
per interpretare Mr. Sivana. Dal momento che il Dr. Thaddeus Sivana
è uno dei più grandi nemici di Billy Batson nei fumetti, aveva
senso che anche il primo film da solista includesse il celebre
antagonista, che nel cinecomic uscito in sala lo scorso anno è
stato interpretato da
Mark Strong.
Nel film, il personaggio di Sivana è
perseguitato dai ricordi del padre violento, che viene mostrato
all’inizio del film attraverso un flashback. Il personaggio di Mr.
Sivana torna più avanti nel corso della storia, quando Thaddeus
scatena i Sette Peccati Capitali su di lui e sui membri della sua
compagnia. In entrambe le scene, Mr. Sivana è interpretato
dall’attore John Glover.
Tuttavia, quel ruolo era stato
pensato in maniera diversa all’inizio. Via
Twitter, un fan ha notato che, dal momento che Glover ha
interpretato Mr. Sivana sia negli anni ’70 che ai giorni nostri, il
personaggio non sembrava in realtà così vecchio. A questo punto è
intervenuto proprio David F. Sandberg, il quale ha
svelato: “Inizialmente avevamo scelto due attori diversi per
entrambe le versioni di Mr. Sivana, ma il pubblico presente agli
screen test non ha capito che si trattava dello stesso
personaggio”.
Sandberg ha poi spiegato che questo
può essere un problema anche se lo stesso attore modifca il proprio
aspetto in maniera drastica, quindi è importante “assicurarsi
che i personaggi di un film abbiano caratteristiche ben
distinte.”
Tutto quello che sappiamo su
Shazam!
Shazam!è
uscito nelle sale ad aprile 2019. Nel cast Zachary
Levi, Asher Angel, Mark
Strong, Jack Dylan Grazer, Grace Fulton, Faithe Herman, Ian
Chen, Jovan Armand, Cooper Andrews, Marta
Milans e Djimon
Hounsou.
Abbiamo tutti un supereroe dentro di
noi, ci vuole solo un po’ di magia per tirarlo fuori. Nel caso di
Billy Batson, basterà gridare una sola parola – SHAZAM! – affinché
questo ragazzo adottato di 14 anni si trasformi nel Supereroe per
gentile concessione di un antico mago. Ancora bambino all’interno
di un corpo divino, Shazam si diverte nella versione adulta di se
stesso facendo ciò che qualsiasi adolescente farebbe con i
superpoteri: divertirsi! Volare? Vedere a raggi X? Saltare i
compiti a scuola? Shazam vuole testare i limiti delle sue capacità
con la gioiosa imprudenza di un bambino, ma dovrà padroneggiare
rapidamente questi poteri per combattere le forze mortali del male
controllate dal Dr. Thaddeus Sivana.
Oh cazzo, è Peacemaker!
HBO
Max esplorerà le origini del personaggio di Peacemaker,
il maestro delle armi dell’attesissimo film di prossima uscita
The Suicide Squad, nella nuova serie di
Max Original action-adventure-comedy Peacemaker.
HBO
Max ha ordinato otto episodi per la prima stagione
dello show. John Cena riprenderà il suo ruolo dal
film The Suicide Squad per recitare nella serie, e
l’acclamato sceneggiatore/regista del film James
Gunn scriverà tutti gli otto episodi di Peacemaker
e dirigerà più episodi, incluso il primo. Il produttore di
Gunn e The Suicide Squad, Peter Safran,
servirà come produttori esecutivi della serie, con Cena come
co-produttore esecutivo. Basato sui personaggi di DC, Peacemaker
sarà prodotto da Gunn’s Troll Court Entertainment e The Safran
Company in associazione con Warner Bros. Television. Peacemaker dovrebbe
iniziare la produzione all’inizio del 2021, prima che Gunn inizi a
lavorare sul prossimo film dei Guardiani della Galassia.
Mentre i dettagli su Peacemaker
vengono tenuti nascosti, la serie esplorerà le origini del
personaggio che Cena interpreterà nel film in uscita, un uomo che
crede nella pace ad ogni costo, non importa quante persone debba
uccidere per ottenerla. La serie estenderà il mondo che Gunn sta
creando per il film The Suicide Squad, che
dovrebbe essere distribuito nelle sale da Warner Bros. Pictures il
6 agosto 2021.
James Gunn ha
dichiarato: “Peacemaker è
un’opportunità per approfondire le attuali questioni mondiali.
attraverso l’obiettivo di questo supereroe/supercattivo/e il più
grande coglione del mondo. Sono entusiasta di espandere
The Suicide Squad e portare questo
personaggio dall’universo cinematografico DC a tutta l’ampiezza di
una serie. E, naturalmente, poter lavorare di nuovo con John, Peter
e i miei amici alla Warner Bros. è la ciliegina sulla
torta”.
John Cena ha dichiarato: “Ho detto prima
che è stato un enorme onore e un’incredibile opportunità far parte
di The Suicide Squad e lavorare con James su
quello che sarà un film fantastico. Sono incredibilmente entusiasta
di avere la possibilità di collaborare di nuovo con lui per
Peacemaker. Non vediamo l’ora che i fan lo
vedano”.
“James Gunn ha la capacità
unica di creare un universo espansivo e allo stesso tempo dare vita
all’anima e all’arguzia di ogni personaggio. Non vediamo l’ora
di immergerci nel mondo di Peacemaker”, ha affermato Casey
Bloys, Chief Content Officer di HBO e HBO
Max.
John Cena è un attore, produttore,
imprenditore, autore, filantropo e superstar della WWE. Lo vedremo
prossimamente in F9, il nono capitolo della serie di film d’azione
Fast & Furious, che uscirà nell’aprile 2021. Lo seguirà con
The Suicide Squad della Warner Bros.
Pictures/DC nell’agosto 2021. Cena è anche l’autore numero 1 del
New York Times best-seller dei libri illustrati Elbow Grease,
ispirato dalle lezioni che ha imparato sul duro lavoro, sulla
perseveranza e sul lavoro di squadra crescendo con quattro
fratelli. Elbow Grease: Fast Friends, il terzo libro della serie,
uscirà a settembre 2020. È stato il volto della WWE per più di un
decennio, costruendo un marchio riconosciuto a livello
mondiale. Fuori dallo schermo e fuori dal ring, Cena dedica
gran parte del suo tempo e delle sue energie lavorando per numerose
cause di beneficenza, inclusa la Fondazione Make-a-Wish; la Fondazione FitOps,
che aiuta i veterani dell’esercito statunitense a riabituarsi alla
vita civile dopo il servizio; e Susan G. Komen, per la ricerca
e la consapevolezza sul cancro al seno. Ha anche recitato nel
cortometraggio “We Are America” per la campagna Love Has No
Labels dell’Ad Council, per promuovere il messaggio di accettazione
e inclusione nella società.
Il prolifico regista dietro ad
alcuni dei lungometraggi più importanti della cultura pop,
James Gunn porta la sua sensibilità distintiva al
prossimo film DC The Suicide Squad, che uscirà nelle
sale la prossima estate. Dopo Peacemaker,
andrà alla produzione del terzo capitolo del franchise dei
Guardiani della Galassia, che sta scrivendo e dirigendo ancora una
volta. In precedenza ha scritto e diretto Guardiani della Galassia
e Guardiani della Galassia Vol. 2, che hanno guadagnato
complessivamente oltre 1,6 miliardi di dollari al botteghino
globale. I suoi crediti cinematografici aggiuntivi includono
Scooby-Doo, Scooby-Doo 2: Monsters Unleashed, Dawn of the
Dead, Slither e Super.
Arriva da
Deadline la notizia che l’attrice Nicole Ari
Parker ha ottenuto un importante ruolo in Chicago PD 8, l’annunciata ottava
stagionediChicago
PD.
Nicole Ari Parker,
ex star di Empire, si unirà al cast di Chicago PD della NBC per un
importante ruolo ricorrente nella prossima ottava stagione della
serie drammatica firmata da Dick Wolf. L’attrice
interpreterà il vice sovrintendente Samatha Miller. Originario
di Atlanta, Miller è un fervente sostenitrice progressista della
riforma della polizia. Vuole aiutare Voight e l’intelligence ad
adattarsi alla nuova realtà, ma non tollererà le violazioni delle
nuove linee guida e protocolli della polizia.
Chicago PD 8
Chicago PD 8 è l’ottava stagione della
serie tv Chicago
PD creata da Dick Wolf e che fa
parte del franchise televisivo basato su Chicago trasmesso dal
network americano NBC.
In Chicago PD
8 ritorneranno i personaggi Henry “Hank” Voight
(stagioni 1-in corso), interpretato da Jason
Begheè il capo dell’Unità Intelligence del
Dipartimento di Polizia di Chicago. Voight è un poliziotto tosto
che finisce sempre quello che comincia, anche se significa non
rispettare le regole. La sua squadra lo rispetta, anche se è
sospettato di essere corrotto. Il suo defunto padre era un agente
di polizia, proprio come lui. È rimasto vedovo di sua moglie,
Camille. Jay Halstead (stagioni 1-in corso), interpretato
daJesse
Lee Soffer, è un membro dell’Intelligence, e partner
del Detective Erin Lindsay, che in seguito diventerà la sua
fidanzata. È stato un Ranger dell’Us Army. È uno dei pochi che
occasionalmente si oppone a Voight, trovando i suoi metodi troppo
discutibili, ma nonostante tutto tra i due vige un forte rispetto
reciproco. Adam Ruzek (stagioni 1-in corso), interpretata da
Patrick John Flueger, è il partner del
Detective Alvin Olinsky. Voight chiese ad Alvin di assumere un
agente dall’accademia, e lui scelse Adam vedendo in lui un grande
potenziale.
Kevin Atwater (stagioni 1-in
corso), interpretato da LaRoyce
Hawkins, è l’ex partner dell’agente Kim Burgess,
promosso all’Intelligence. Nonostante sia cresciuto in un brutto
quartiere, è un ragazzo onesto con un forte senso del
dovere. Kimberly “Kim” Burgess (stagioni 1-in corso),
interpretata da Marina
Squerciati, è l’ex partner dell’agente Kevin Atwater
ed è fidanzata con l’Agente Adam Ruzek. Prima di diventare un
agente di polizia, era un’assistente di volo. Sergente Trudy Platt
(stagioni 1-in corso), interpretata da Amy
Morton, Sean Roman (stagioni 2-3, guest 7), interpretato
da Brian
Geraghty, Hailey Upton (ricorrente stagione 4,
stagioni 5-in corso), interpretata da
Tracy Spiridakos, Detective dell’unità rapine-omicidi,
quando lavorerà insieme all’Intelligence in un caso di rapine in
banca si unirà temporaneamente alla squadra sostituendo Kim la
quale si era presa una pausa dal lavoro, per poi diventare un
membro ufficiale del team in seguito alla partenza di Erin. Vanessa
Rojas (stagione 7), interpretata da Lisseth
Chavez, agente sotto copertura, è afro-latina, si unisce
nell’Intelligence al posto del dimissionario Antonio Dawson. Quando
era giovane ha vissuto in diverse case-famiglia, inoltre, prima di
diventare un poliziotto, si metteva nei guai con la legge. È
intelligente, ma anche impulsiva.
Il leggendario costumista Jeffrey
Kurland ha dichiarato che il James
Bond di
Sean Connery ha influenzato in maniera preponderante il suo
lavoro su Tenet.
Il blockbuster di Christopher Nolan è incentrato sul concetto
dell’inversione del tempo e sulle avventure di un personaggio che
viene identificato soltanto come Il Protagonista, interpretato da
John David Washington. Nonostante la pandemia COVID-19
e i molteplici ritardi del film, alla fine Tenet ha
fatto il suo debutto nelle sale alla fine di Agosto in Europa e
all’inizio di Settembre negli Stati Uniti.
Nonostante i numeri
deludenti al botteghino, è innegabile quanto i costumi di Tenet
siano sbalorditivi. In una recente intervista con
Esquire, Jeffrey Kurland ha spiegato che gli abiti e i costumi
di James Bond lo hanno in parte ispirato: alla domanda se Bond
avesse influenzato le sue bozze, Kurland ha risposto in maniera
affermativa, dichiarando che “Bond è stato il fulcro”.
Sebbene Kurland sapesse di voler dare una svolta ai costumi di
Tenet, al tempo stesso sperava di riuscire a
catturare il look senza tempo e la totale sicurezza che hanno
sempre accompagnato il personaggio di James Bond nell’iterazione di
Sean Connery.
“Se stai girando
un film come questo, Bond è il fulcro”,ha spiegato Kurland. “Più che
altro, ho pensato al Bond di Sean Connery. Non necessariamente allo
stile del suo completo, ma al modo in cui il vestito viene
indossato dal personaggio, cercando sempre di andare oltre. Era più
una questione legata proprio al personaggio di Bond interpretato da
Sean Connery, non necessariamente ai vestiti che indossava, perché
ovviamente quelli sono stati fatti negli anni Sessanta. Era un
periodo totalmente diverso”,
Il costumista ha poi
aggiunto:“Ad ogni modo, si tratta di un
look senza tempo che funziona ancora oggi. Vuoi raggiungere
quell’essenza, senza rubarla, ma ottenere comunque la medesima
soddisfazione che è stata in grado di generare. Chiunque abbia
visto uno dei film di James Bond con Sean Connery avrà pensato:
‘Wow! Questo ragazzo è fantastico, voglio diventare così’. Ecco,
volevo riproporre quella sensazione e quel livello di
qualità.”
Un video deepfake immagina come
sarebbe il MCU se la scelta originale dei Marvel Studios per il ruolo di
Vedova Nera, ossia l’attrice Emily Blunt, avesse davvero ottenuto la parte.
Come sappiamo tutti, alla fine il ruolo è stato affidato a Scarlett Johansson, che ha debuttato
nell’universo condiviso in
Iron Man 2 del 2010.
In seguito l’abbiamo vista in
Captain America: The Winter Soldier e
Captain America: Civil War, ma anche in tutti i film
dedicati ai Vendicatori, incluso l’ultimo Avengers:
Endgame in cui il pubblico ha assistito alla
scioccante e controversa morte del personaggio. Tuttavia, Johansson
non ha ancora chiuso ufficialmente con Natasha Romanoff, dal
momento che nei prossimi mesi (forse Novembre, ma è probabile che
il film slitti direttamente al 2021) dovrebbe debuttare al cinema
l’attesissimo film in solitaria a lei dedicato, Black
Widow.
Scarlett Johansson non è stata la prima scelta
dei Marvel Studios per il ruolo di Vedova Nera. Inizialmente la
parte era stata pensata per Emily Blunt, che dovette però rinunciare ad
unirsi all’Universo Cinematografico Marvel a causa di altri impegni
lavorativi. Anche John Krasinski – che nella vita reale è
fidanzato proprio con la Blunt dal lontano 2009 – era stato
inizialmente pensato per il ruolo di Captain America, prima che la
parte venisse affidata a Chris Evans. Nel corso degli anni, comunque,
la coppia ha più volte ribadito di essere contenta di non aver
avuto, alla fine, la possibilità di unirsi alla grande famiglia
Marvel a causa degli enormi vincoli imposti dai contratti con lo
studio cinematografico.
Tuttavia, ciò non ha mai impedito ai
fan di speculare su come sarebbe stato il MCU con Blunt che
interpretava Black Widow. Proprio per questo, lo YouTuber Shamook
ha realizzato un video deepfake in cui la faccia di Blunt
sostituisce quella di Johansson in una serie di scene iconiche
relative al periodo di Natasha nell’universo condiviso, dalla sua
introduzione in
Iron Man 2 fino al suo confronto con Captain Marvel in
Avengers:
Endgame. Potete ammirare l’incredibile risultato finale di
seguito:
La regia di Black Widow è stata
affidata a Cate Shortland, seconda donna
(dopo Anna Boden di Captain
Marvel) a dirigere un titolo dell’universo
cinematografico Marvel, mentre la sceneggiatura è stata riscritta
nei mesi scorsi da Ned Benson(The
Disappearance of Eleanor Rigby). Insieme a Scarlett
Johansson ci saranno anche David
Harbour, Florence
Pugh e Rachel
Weisz.
In Black Widow, quando sorgerà
una pericolosa cospirazione collegata al suo passato, Natasha
Romanoff dovrà fare i conti con il lato più oscuro delle sue
origini. Inseguita da una forza che non si fermerà davanti a nulla
pur di sconfiggerla, Natasha dovrà affrontare la sua storia in
qualità di spia e le relazioni interrotte lasciate in sospeso anni
prima che diventasse un membro degli Avengers.
L’attore Ciaran
Hinds è attualmente impegnato con la promozione del suo
ultimo film The Man in the Hat.
NME ne ha approfittato per chiedere all’interprete di
Steppenwolf nella versione cinematografica di
Justice
League la sua opinione in merito all’arrivo della
Snyder Cut il prossimo anno su HBO
Max.
La versione del cattivo che abbiamo
visto nel taglio di Joss
Whedon ha deluso la maggior parte dei fan del
personaggio DC, ma stando alle
prime immagini della
Snyder Cut mostrate in occasione del DC FanDome pare che la
versione dello stesso che vedremo nel film di Zack
Snyder sarà molto diversa. Al momento non sappiamo se
Hinds ha dovuto registrare dei dialoghi aggiuntivi per il nuovo
taglio del cinecomic, ma è probabile che ciò sia già stato fatto
prima che Snyder abbandonasse il film all’inizio della
post-produzione.
Hinds non ha voluto commentare la
cosa, ma ha comunque condiviso la sua eccitazione per la visione
del film che Snyder potrà finalmente condividere con il suo
pubblico. “Era il suo sogno realizzarlo, e penso che sia
fantastico che abbia avuto l’opportunità di realizzare quello che
voleva fare fin dall’inizio”, ha spiegato l’attore. “Ha la
possibilità di ricreare quello che voleva fare e spero che resista
al processo mediatico che gli è stato fatto.”
L’interprete di Steppenwolf
commenta le accuse mosse da Ray Fisher alla produzione di Justice
League
Il sito ha anche chiesto a Hinds un
commento in merito alle accuse mosse da parte di Ray Fisher
(interprete di Cyborg) alla produzione di Justice
League e alla Warner Bros., ma dal momento che il suo
lavoro si è svolto principalmente in una sala di registrazione,
l’attore non ha avuto modo di vivere il set del film come magari è
stato fatto dagli altri interpreti. “Tutto il lavoro che ho
fatto era quasi completamente in solitaria”, ha spiegato.
“Non sono stato abbastanza coinvolto sul set per formarmi
un’opinione particolare. Ho solo cercato di fare il mio lavoro nel
migliore dei modi.”
Vi ricordiamo che
la Snyder
Cut di Justice
League uscirà nel 2021 sulla piattaforma
streaming di Warner Bros HBO Max che è disponibile negli USA
dall’Aprile scorso. Attualmente non sappiamo se in Italia la
versione debutterà su qualche piattaforma streaming dato che HBO
MAX non è disponibile nel nostro paese. Ma sappiamo che HBO in
Italia ha un accordo in esclusiva con SKY, dunque potrebbe essere
una valida teoria pensare che in Italia il film possa essere
programmato su SKY CINEMA o su SKY ATLANTIC. Tuttavia, quest’ultima
è solo una supposizione dunque non ci resta che aspettare ulteriori
notizie.
Divenuta celebre grazie al suo
ruolo nella saga degli X-Men,
l’attrice olandese Famke Janssen è nota per i suoi
ruoli in film prevalentemente di genere d’azione. Ma con le sue
interpretazioni ha sempre dimostrato di possedere una versatilità
non indifferente, che le ha permesso di distinguersi e rinnovarsi
continuamente. Negli anni, la Janssen ha così ricoperto varie
attività all’interno dell’industria cinematografica, compiendo
infine anche il passaggio dietro la macchina da presa.
Ecco 10 cose che non sai su
Famke Janssen.
Famke Janssen: i suoi film e le
serie TV
10. Ha recitato in celebri
lungometraggi. L’attrice debutta al cinema nel 1992 con il
film Presagio di morte, per poi ottenere fama
internazionale grazie al ruolo di Xenia Onatopp in
GoldenEye (1995), con Pierce
Brosnan. Successivamente, viene chiamata a recitare
per i film Conflitto d’interessi (1998),
Celebrity (1998), con Kenneth
Branagh, e Il mistero della casa sulla
collina (1999). La grande popolarità arriva però grazie a
X-Men (2000),
dove interpreta Jean Grey recitando accanto a Hugh
Jackman. Successivamente, riprende il ruolo anche in
X-Men 2 (2003) e
X-Men – Conflitto
finale (2006). In seguito, recita in Fa la cosa
sbagliata (2008), Io vi troverò (2008), con Liam
Neeson, Taken – La
vendetta (2012), Hansel & Gretel –
Cacciatori di streghe (2013), Taken 3 – L’ora
della verità (2015), e C’era una volta a Los Angeles
(2017). Nel 2020 è nel film romantico Endless, con gli attori
Alexandra
Shipp e Nicholas
Hamilton.
9. È nota per i suoi ruoli
cinematografici. Parallelamente all’attività per il
cinema, l’attrice ha preso parte anche ad alcune serie TV, come
Ally McBeal (2000-2001) e Nip/Tuck (2004-2010).
Negli ultimi anni si è poi dedicata maggiormente a recitare per il
piccolo schermo, comparendo da prima in Hemlock Grove
(2013-2015), con Bill Skarsgård, e in seguito in
Le regole del delitto
perfetto (2015-2020), con Viola
Davis, dove ricopre il ruolo di Eve Rothlo. Ha poi
interpretato Susan Hargrave in The Blacklist (2016), con James
Spader, e The Blacklist: Redemption (2017).
Nel 2019 ha invece recitato in due episodi della serie NetflixWhen They See Us.
8. Ha scritto e diretto un
film. Nel 2011, dopo anni di sola recitazione, l’attrice
decide di passare dietro la macchina da presa per il film
Bringing Up Bobby, da lei anche scritto e prodotto. La
pellicola ha per protagonista l’attrice Milla
Jovovich nel ruolo di Olive, un’artista europea in
cerca di un nuovo futuro nello Stato dell’Oklahoma. In sua
compagnia vi è il figlio Bobby, e i due si ritrovano ben presto a
vivere una stravagante avventura on the road, con la donna che si
rivelerà essere in fuga da un passato criminale e intenzionata a
proteggere il suo bambino.
Famke Janssen è Jean Grey in
X-Men
7. Non è stata la prima
scelta per il ruolo. All’interno del mondo degli X-Men, il personaggio di Jean Grey è particolarmente
importante. Per questo si svolsero degli attenti casting, per
ricercare l’interprete che potesse risultare più idonea.
Inizialmente, il ruolo era stato offerto alle attrici Peta
Wilson e Helen Hunt, ma entrambe
declinarono per via di altri impegni. Fu a quel punto che venne
scelta la Janssen per il ruolo. I produttori erano infatti rimasti
colpiti dalle sue qualità nel film GoldenEye, dove
sfoggiava grandi capacità per le sequenze d’azione e di
combattimento.
6. Era a conoscenza del
destino del suo personaggio. Quando al termine di
X-Men 2 il personaggio di Jean Grey muore, gli spettatori
rimasero particolarmente sorpresi dalla cosa. La Janssen, invece,
era a conoscenza del destino che sarebbe stato riservato al suo
ruolo. Il regista Bryan Singer, infatti, decise di
far morire il personaggio a riprese già iniziate, ma volle farlo
sapere solo all’attrice. Lei era infatti l’unica a sapere di questo
cambio di programma, ma sapeva anche il personaggio sarebbe poi
tornato nel terzo film sotto altre spoglie.
5. Ha condotto diverse
ricerche per il suo personaggio. Nel terzo film della
trilogia, infatti, Jean Grey torna in vita con la pericolosa
personalità di Fenice. Per poter rappresentare la scissione presente nel personaggio, che si ritrova
divisa tra l’una e l’altra parte di sé stessa, l’attrice condusse
diverse ricerche sui disturbi della personalità e sulla
dissociazione psicologica. Così facendo, ha avuto modo di
comprendere in modo più accurato i conflitti della mutante,
riuscendo a darne una più convincente interpretazione.
Famke Janssen: chi è suo
marito
4. Era sposata con un
regista. Nel 1995, quando doveva ancora ottenere i primi
successi cinematografici, l’attrice sposò il regista Tod
“Kip” Williams. Questi è oggi noto per aver diretto nel
2010 il film Paranormal Activity 2. La coppia rimase
sposata per cinque anni, fino al 2000, anno in cui divorziarono.
Durante questo tempo, i due mantennero la propria vita personale
piuttosto riservata, evitando di incorrere nell’esposizione
mediatica portata dai loro rispettivi mestieri. Gli stessi motivi
della loro separazione non sono stati resi noti, anche se diverse
voci parlano di differenze inconciliabili.
Famke Janssen: il suo fisico
3. Ha lavorato come
modella. Prima di diventare un’affermata attrice, la
Janssen è stata una nota modella nei Paesi Bassi. Qui ha infatti
iniziato lavorando per nomi come Chanel e Victoria’s Secret.
Successivamente si trasferisce negli Stati Uniti, dove continua per
un po’ l’attività prima di dedicarsi al cinema. A renderla celebre
come modella l’ha certamente aiutata il suo fisico prorompente, le
cui misure sono attestate a 92-61-92. La sua presenza scenica e il
suo carisma le hanno poi permesso di distinguersi dalle tante altre
modelle incontrate negli anni.
Famke Janssen: oggi
2. Ha nuovi progetti in
arrivo. L’attrice ha confermato di essere attualmente
impegnata nella lavorazione di due nuovi lungometraggi per il
cinema. Il primo di questi è il thriller action Way Down,
dove recita nel ruolo di Margaret accanto all’attore Freddie
Highmore. Sarà poi una duchessa nel film Redeeming
Love, basato sull’omonimo romanzo di carattere storico
ambientato intorno al 1835. Con questi progetti l’attrice avrà modo
di tornare all’attenzione del grande pubblico, dando prova di nuove
carismatiche interpretazioni.
Famke Janssen: età e altezza
1. Famke Janssen è nata ad
Amstelveen, in Olanda, il 5 novembre del 1964. L’attrice è
alta complessivamente 182 centimetri.
Benché venga ricordato
prevalentemente per il ruolo di Palla di Lardo nel film Full
Metal Jacket, Vincent D’Onofrio vanta una
lunga e ricca carriera, caratterizzata da personaggi memorabili e
grandi interpretazioni. L’attore, distintosi tanto al cinema quanto
in televisione, non ha poi mancato di dar prova di grande
versatilità ricoprendo anche il ruolo di produttore, regista e
sceneggiatore in diverse occasioni. Riscoprendo la sua filmografia,
si può ritrovare un interprete degno delle lodi e dei
riconoscimenti ricevuti negli anni.
Ecco 10 cose che non sai su
Vincent D’Onofrio.
Vincent D’Onofrio: i suoi film e le
serie TV
10. Ha recitato in celebri
lungometraggi. L’attore diventa celebre sin dalla sua
prima interpretazione cinematografica, quella per il film
Full Metal
Jacket (1987). In seguito, affermatosi come interprete di
gran livello, viene chiamato a recitare in Tutto quella
notte (1987), JFK – Un caso ancora aperto (1991), con
Kevin
Costner, I protagonisti (1992), Ed
Wood (1994), di Tim
Burton, Strange Days
(1995), Men in Black (1997), con Will
Smith, Amore a doppio senso (1998),
The Cell (2000),
Ti odio, ti lascio, ti… (2006), con Jennifer
Aniston, Sinister
(2012), Charlie Countryman deve morire (2013), Escape Plan – Fuga
dall’inferno (2013), The Judge
(2014), con Robert
DowneyJr., Run All Night
(2015), Jurassic World
(2015), I magnifici 7
(2016), con Denzel
Washington, Pelè (2016),
Il giustiziere della notte (2018) e The Kid
(2019), con Ethan
Hawke.
9. È stato anche produttore,
regista e sceneggiatore. Nel corso della sua carriera
D’Onofrio non ha mancato di ricoprire anche ruoli diversi da quello
dell’interprete. Ha infatti iniziato ad essere anche produttore di
titoli come Il mondo intero (1996), Guy – Gli occhi
addosso (1996), Amore a doppio senso e Mall
(2014). Il suo esordio come regista arriva nel 2005, con il
cortometraggio Five Minutes, Mr. Welles, dove interpreta
il grande regista Orson Welles. Il progetto lo
vede anche come sceneggiatore, e D’Onofrio ricoprirà nuovamente
entrambe le vesti per l’horror Don’t Go in the Woods
(2010) e il western The Kid.
8. È noto per i suoi ruoli
televisivi. A partire dal nuovo millennio, D’Onofrio si è
dedicato in particolare a recitare per la televisione, comparendo
in ruoli di rilievo in alcune celebri serie TV. La prima di queste
è stata Law & Order: Criminal Intent (2001-2011), dove ha
interpretato il ruolo di Robert Goren. Successivamente è il villain
Wilson Fisk, alias Kingpin in Daredevil (2015-2018). Ha
poi recitato in Emerald City (2017), Ghost Wars
(2017-2018), Godfather of Harlem (2019),
Interrogation (2020), e Ratched
(2020), nuova serie Netflix con Sarah
Paulson, dove interpreta il ruolo del governatore
George Wilburn.
Vincent D’Onofrio è Palla di Lardo
in Full Metal Jacket
7. Si è trasformato
fisicamente per il ruolo. Formatosi con il metodo
Stanislavskij, che prevede la totale immedesimazione dell’attore
nel personaggio, D’Onofrio decise di ingrassare di ben 35 chili per
ricoprire il ruolo del soldato Leonard Lawrence, soprannominato
Palla di Lardo per via del suo peso. Raggiungendo tale risultato,
l’attore superò il record stabilito sette anni prima da
Robert De Niro per il film Toro
scatenato, per il quale era ingrassato di 27 chili. A
D’Onofrio ci vollero sette mesi per guadagnare tale peso, e poi
nove mesi per smaltirlo del tutto. Al 2020, il suo record è ancora
imbattuto.
6. Non credeva di aver
ottenuto il ruolo. Prima di diventare una stella del
cinema, D’Onofrio lavorava come buttafuori di un locale. Dopo aver
sentito del casting per il nuovo film di Stanley Kubrick, decise di inviare
un video per candidarsi. Tuttavia, l’attore era molto scettico a
riguardo e non si aspettava minimamente di venire richiamato.
Infatti, quando il regista lo contattò per parlargli del ruolo,
l’attore pensò ad uno scherzo e riagganciò la chiamata.
Fortunatamente, Kubrick lo richiamò e riuscì a convincerlo che non
si trattava di uno scherzo. I due iniziarono così a parlare del
personaggio, e il resto è storia.
Vincent D’Onofrio è Thor in Tutto
quella notte
5. Ha interpretato un
personaggio ispirato al celebre supereroe. Prima di
iniziare le riprese di Full Metal Jacket, l’attore venne
chiamato a ricoprire il ruolo del meccanico Dawson nel film
Tutto quella notte. Il personaggio è rimasto
particolarmente impresso per essere stato costruito come un sosia
del supereroe Thor, del quale la bambina protagonista è una grande
fan. Per dargli vita, D’Onofrio, che compare in una sola scena,
sfoggiò un fisico muscolo e imponente. Subito dopo iniziò a
prepararsi per il film di Kubrick, iniziando a mettere su peso e
trasformando radicalmente la propria fisionomia, a tal punto che
non tutti riuscirono a riconoscere in lui l’interprete di
Dawson.
Vincent D’Onofrio è Edgar in Men in
Black
4. Ha studiato a lungo per
il suo ruolo. Nel celebre film di fantascienza Men in
Black l’attore ha interpretato il contadino Edgar, il quale si
rivela poi essere il travestimento di un mostruoso alieno dalle
sembianze di uno scarafaggio. Per la parte, D’Onofrio osservò
numerosi documentari su questi insetti, studiandone i movimenti.
Per dar vita alla caratteristica camminata del personaggio, che ne
contraddistingue la non appartenenza al genere umano, l’attore
decise inoltre di indossare delle ginocchiere e di fasciarsi le
caviglie, così da non poter eseguire dei normali movimenti con tali
parti.
3. Si è sottoposto a
numerose ore di trucco. Per poter assumere le inquietanti
caratteristiche del personaggio, che lasciano intuire la sua natura
aliena, l’attore si è sottoposto a circa sei ore di trucco ogni
giorno. Durante questa la sua fisionomia veniva totalmente
stravolta, e gli venivano applicate parti del corpo dell’alieno.
D’Onofrio decise di utilizzare questo tempo per lavorare sulla voce
del personaggio, che stando a quanto da lui dichiarato è stata
ispirata dagli attori George C. Scott e
JohnHuston.
Vincent D’Onofrio: le sue origini
italiane
2. Possiede origini
italiane. Come il cognome dell’attore può suggerire, egli
vanta infatti delle dirette origini italiane. Egli è infatti figlio
di Gennaro D’Onofrio, pilota statunitense figlio di immigrati
italiani. I nonni erano originari di Napoli, e pur non avendo
ulteriori legami con il Bel Paese, Vincent è cresciuto mantenendo
alcune delle tradizioni e delle radici culturali dei suoi parenti.
In seguito al divorzio dei genitori, però, ha trascorso la maggior
parte del tempo insieme alla madre, la quale non aveva a sua volta
tali origini.
Vincent D’Onofrio: età, altezza e
peso
1.Vincent D’Onofrio è nato a
New York, il 30 giugno del 1959. L’attore è alto
complessivamente 192 centimetri, e pesa circa 110 chili.
Considerata la più bella tra le
favole di Guillermo Del Toro, Il Labirinto del
Fauno è ricco di magia, amore e speranza, ma non
manca anche la sofferenza, il dolore e la paura, elementi dati dal
contesto storico in cui il film è ambientato. Il regista, come suo
solito, rielabora un dato periodo arricchendolo di elementi
fantastici, sempre simbolici e funzionali al racconto. Con questo
film del 2006, uno dei suoi più apprezzati e premiati, egli porta
lo spettatore nel bel mezzo della guerra civile spagnola. La
pellicola, insieme al precedente La spina del
diavolo, fa infatti parte di un duologia informale ambientata
proprio in tale contesto.
La storia del film si è formata
nella mente del suo autore nel corso di oltre vent’anni. Per tutto
questo tempo, infatti, Del Toro ha avuto con sé un prezioso
taccuino che riempì di aneddoti, bozzetti e appunti vari. Molto di
quanto si ritrova nel suo film proviene da eventi di violenza
realmente accaduti davanti ai suoi occhi, come anche da sogni da
lui fatti o antiche leggende popolari. Con il tempo, il tutto ha
iniziato ad assumere una forma sempre più organica, trovando poi
concretezza al momento della scrittura. Questa subì comunque
diverse modifiche nel corso del tempo, con il regista che però si
batté fino all’ultimo contro i produttori affinché il film venisse
realizzato così come l’aveva immaginato lui.
Nonostante fosse un progetto
difficile da commercializzare, data l’atmosfera sinistra e la
lingua spagnola, il film si rivelò un grande successo di pubblico e
critica. A fronte di un budget di circa 19 milioni di dollari, la
pellicola riuscì ad incassare globalmente circa 83 milioni.
Inoltre, ottenne riconoscimenti in tutto il mondo, tra cui sei
nomination al premio Oscar, dove vinse nelle categoria per la
miglior fotografia, miglior scenografia e miglior trucco. Con il
tempo, è diventato il titolo più celebre nella filmografia del
regista, e ancora oggi è considerato il film dove egli ha potuto
meglio infondere tutta la propria affascinante poetica.
Il Labirinto del Fauno: la trama
del film
La vicenda del film è ambientata
nel 1944, in Spagna, dove sono in corso gli scontri tra i ribelli e
i fedeli alla dittatura di Francisco Franco. Tra le fila di questi
ultimi vi è il crudele capitano Vidal, che ha il compito di
eliminare senza pietà i dissidenti. Questi, situatosi in un
avamposto nel bosco, ordina a sua moglie Carmen di raggiungerlo per
dare alla luce il loro bambino. La donna porta con sé anche la
figlia Ofelia, nata dal precedente matrimonio. Quest’ultima,
spaventata dal clima angosciante che abita in quel luogo, inizia a
ricercare una fuga dalla realtà nella fantasia. Ben presto,
scoprirà che quanto da lei immaginato è più reale del previsto.
Durante un’escursione nel bosco, infatti, si ritrova ad entrare in
un misterioso e antico labirinto.
Qui, dopo averne percorso le
disorientanti vie, si imbatte nel Fauno che vi abita. La creatura
si rivela però pacifica, e le confessa una serie di verità su un
passato che la bambina non sembra ricordare. Egli sostiene infatti
che Ofelia sia la reincarnazione della principessa di un mondo
fatato, smarritasi secoli prima. Per poter tornare in quel luogo, e
ricongiungersi con la sua vera famiglia, dovrà però superare tre
prove. Per lei non sarà facile eseguire quanto richiestole,
specialmente alla luce degli eventi che avvengono intorno a lei.
Quando il conflitto si farà più acceso, infatti, il tempo per
portare a termine la sua missione sembrerà venire meno. Tutto
sembra allora perduto, ma un macabro sacrificio potrebbe essere
l’unica salvezza per la giovane.
Il Labirinto del Fauno: il cast
del film
Il film è interpretato
prevalentemente da soli attori spagnoli, poco conosciuti
all’estero. Anche per questo i produttori erano preoccupati, non
avendo nomi di particolare richiamo su cui puntare. Per Del Toro
però, era important dar voce ai personaggi, e non ai volti di chi
li interpretava. Procedette così nel ricercare i giusti interpreti.
Per il ruolo della piccola Ofelia, in particolare, il regista
ricercava un’attrice tra gli 8 e i 9 anni. Dopo aver provinato
oltre cento candidate, rimase però colpito dall’allora undicenne
Ivana Baquero. Convintosi che fosse la giusta
attrice per il ruolo, le assegnò la parte, che riscrisse affinché
si adattasse alla sua età. Inoltre, l’attrice ricevette dal regista
diversi libri e fumetti di fiabe, con i quali poteva entrare
ulteriormente nel ruolo e nel mondo narrato.
Per la fondamentale parte del Fauno
e dell’Uomo Pallido, Del Toro si affidò ad un suo storico
collaboratore. Questi è l’attore Doug Jones, noto
per la sua capacità di dar vita alle creature più strane e
incantevoli. Egli aveva già lavorato con il regista per
Mimic ed Hellboy, e tornò in seguito a recitare
per lui anche in Crimson Peak
e La forma
dell’acqua. Jones accettò subito il doppio ruolo, ma fu
intimorito dal fatto che il film sarebbe stato recitato in sola
lingua spagnola. Egli decise allora di sfruttare le cinque ore
giornaliere di trucco per imparare i propri dialoghi. Il regista,
alla fine, preferì comunque farlo doppiare da un attore spagnolo,
ma gli sforzi di Jones resero certamente più semplice il lavoro di
questi.
Altro personaggio rimasto celebre
del film è quello del capitano Vidal. Del Toro, nonostante la
contrarietà dei produttori, offrì la parte all’attore Sergi
López, divenuto noto in quegli anni grazie ad alcuni film
internazionali. Lopez ottenne la parte un anno e mezzo prima delle
riprese del film, ed iniziò così a lavorarvi sopra. Rimase
impressionato dalla malvagità del personaggio, considerandolo
talmente tanto ben scritto da non dovervi aggiungere altro. Per lui
la sfida fu quella di rappresentare la sua natura risultando
realistico in questa. Gli fu anche difficile comprendere le sue
motivazioni, cosa che gli rese naturalmente complesso il processo
di immedesimazione.
Il Labirinto del Fauno: la
spiegazione del film
Il Labirinto del Fauno è
una favola, e va guardato tenendo bene a mente questo principio.
Ciò non significa però che quanto avviene nel film sia frutto
dell’immaginazione della protagonista, ma l’esatto opposto. Per Del
Toro, infatti, era importante lasciare una serie di indizi che
permettessero di capire la realtà di quanto avviene alla
protagonista, e lo stretto rapporto che c’è tra il mondo magico e
quello terrestre infestato dai conflitti bellici. Sapendo ciò, ci
si può approcciare alla visione con occhi diversi, specialmente in
vista di quanto avviene nello svolgersi della narrazione.
Tra le tante tematiche trattate, il
regista si è in particolare concentrato sul concetto di immortalità
e sulla necessità di guadagnarsi tale possibilità. Alla giovane
protagonista vengono infatti richieste tre prove da superare se
vuole tornare nel suo regno incantato. Le prove, come suggerisce lo
stesso fauno, sono pensate per stabilire se l’essenza della
principessa non sia andata perduta, e non sia quindi diventata una
mortale. Per quanto Ofelia si trovi a disubbidire a molte delle
raccomandazioni del fauno, fallendo di conseguenza le proprie
missioni, ella dimostra invece quanto si sperava. La disobbedienza,
che per il regista è una virtù, è infatti ciò che le permette di
manifestare le proprie qualità.
Lo scopo delle prove, infatti, si
rivela essere non il recuperare ciò che il fauno le chiede, quanto
prendere delle decisioni difficili se messa alle strette. Quando le
viene chiesto di uccidere per avere salva la propria anima, Ofelia
preferisce sacrificare sé stessa, e così facendo le viene concessa
l’immortalità. Alla luce di ciò, Del Toro sembra dunque raccontare
la necessità di perseguire la disobbedienza in un mondo di regole
dittatoriali, e, ancor di più, di agire secondo una morale umana,
caritatevole, volta al bene. Solo perseguendo tali valori, infatti,
si può pensare di sconfiggere il male, incarnato nel film dai
feroci fascisti spagnoli.
Il Labirinto del Fauno: il libro,
i premi, il trailer e dove vedere il film in streaming
Da sempre legato al film e alla sua
storia, Del Toro non manca mai di tornarvi su, approfondendone
aspetti e dettagli. Nel 2019, inoltre, ha annunciato la
pubblicazione di un’antologia di racconti che permetteranno di
approfondire ed espandere la mitologia alla base del film. Il libro
viene scritto dallo stesso Del Toro insieme alla scrittrice
Cornelia Funkle, celebre per i suoi racconti di
genere fantasy e d’avventura. Pubblicato poi in Italia nell’ottobre
dello stesso anno, il libro è diventato un oggetto particolarmente
imperdibile per i fan del film, che potranno grazie a questo
conoscere molti retroscena sulle fiabe narrate o accennate nel
lungometraggio.
Come anticipato in apertura, il
film è stato accolto con grande entusiasmo a livello globale, ed è
indicato come uno dei migliori film del 2006. Presentato
inizialmente all’interno del concorso ufficiale del Festival di Cannes, il film è stato poi
protagonista della stagione dei premi di quell’anno, arrivando
infine a vincere i già citati tre premi Oscar. Prima di ciò, però,
Il Labirinto del fauno fece incetta di vittorie anche al
premio Goya (gli Oscar spagnoli), dove si aggiudicò 7 premi su 13
nomination. Si annoverano anche 3 BAFTA Awards su 8 nomination, e 8
Ariel Award (gli Oscar messicani) su 12 nomination. Numerosissimi
sono poi i riconoscimenti ricevuti dai premi dedicati al cinema di
genere fantasy.
Per gli amanti del film, o per chi
volesse vederlo per la prima volta, è possibile fruirne grazie alla
sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming
presenti oggi in rete. Il Labirinto del Fauno è
infatti presente nel catalogo di Rakuten TV, Chili Cinema,
Google Play, Apple iTunes, Tim Vision, Rai
Play e Amazon Prime Video. Per vederlo, una
volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il
singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così
modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità
video.