Cattive notizie per chi attendeva il ritorno di Mel Gibson al cinema biblico con La passione di Cristo: Resurrezione (The Resurrection of the Christ). Il regista ha infatti confermato che entrambi i capitoli del progetto sequel di The Passion of the Christ subiranno uno slittamento nelle date di uscita, nonostante le riprese siano già terminate. Il primo film, inizialmente previsto per il 27 marzo 2027, arriverà ora nelle sale il 6 maggio 2027, mentre il secondo capitolo è stato rinviato al 25 maggio 2028.
La notizia arriva insieme alla diffusione della prima immagine ufficiale del film, che mostra una figura su una montagna erbosa seguita da una folla, in un’immagine che richiama immediatamente la dimensione spirituale e simbolica che Gibson sembra voler riportare al centro del racconto. Il progetto rappresenta il ritorno nell’universo narrativo di The Passion of the Christ, il controverso e discusso film del 2004 che raccontava le ultime ore della vita di Gesù Cristo interpretato da Jim Caviezel.
Mel Gibson definisce La passione di Cristo: Resurrezione (The Resurrection of the Christ) “la storia più importante della storia umana”
Nel comunicato diffuso insieme all’annuncio del rinvio, Mel Gibson ha voluto ringraziare cast e troupe per il lavoro svolto durante la produzione, definendo La passione di Cristo: Resurrezione (The Resurrection of the Christ) non semplicemente un film, ma una vera e propria “missione”. Il regista ha inoltre descritto il progetto come uno dei momenti più significativi della sua carriera, sottolineando quanto consideri centrale il racconto della resurrezione di Cristo.
Le parole di Gibson fanno capire chiaramente che il sequel non sarà concepito come una normale continuazione narrativa, ma come un’opera dal forte peso spirituale e simbolico. Del resto già The Passion of the Christ era stato pensato come un’esperienza profondamente immersiva e quasi rituale, puntando su realismo estremo, violenza fisica e rigore linguistico per raccontare le ultime dodici ore di Gesù. Con The Resurrection of the Christ, Gibson sembra voler spostare invece l’attenzione dal martirio alla dimensione metafisica della resurrezione, terreno narrativo molto più complesso e difficile da rappresentare cinematograficamente.
La scelta di dividere il progetto in due film suggerisce inoltre un’ambizione narrativa molto più ampia rispetto al film originale. Già negli anni scorsi erano emerse indiscrezioni sul fatto che Gibson volesse affrontare non soltanto il ritorno di Cristo, ma anche elementi spirituali, visioni ultraterrene e passaggi simbolici legati alla teologia cristiana. Questo potrebbe spiegare anche il rinvio delle uscite: un progetto di questa portata richiede probabilmente una lunga fase di post-produzione, soprattutto considerando il peso degli effetti visivi e dell’impianto scenografico.
La passione di Cristo: Resurrezione (The Resurrection of the Christ) potrebbe essere il progetto più ambizioso e divisivo della carriera di Mel Gibson
L’annuncio del rinvio arriva inevitabilmente accompagnato da enorme curiosità attorno al film. The Passion of the Christ rimane infatti uno dei casi cinematografici più controversi e clamorosi degli ultimi decenni: costato relativamente poco, incassò oltre 600 milioni di dollari nel mondo, diventando un fenomeno culturale globale capace di dividere critica, pubblico e comunità religiose.
Con The Resurrection of the Christ, Gibson si confronta ora con una sfida ancora più difficile. Se il primo film si basava infatti sulla fisicità della sofferenza e sulla brutalità della crocifissione, il sequel dovrà raccontare un evento che appartiene soprattutto alla dimensione spirituale e simbolica della fede cristiana. È proprio qui che il progetto rischia di diventare il film più personale e radicale del regista americano.
Anche la prima immagine ufficiale sembra muoversi in questa direzione. La composizione quasi sacrale della scena, con la figura centrale seguita dalla folla lungo il paesaggio montuoso, suggerisce un tono meno claustrofobico rispetto al film del 2004 e più vicino a un racconto epico e contemplativo. Resta però da capire quanto Gibson manterrà l’approccio realistico e violento che aveva caratterizzato The Passion of the Christ e quanto invece sceglierà di spingersi verso una rappresentazione più mistica e visionaria della resurrezione.
Al momento non sono stati diffusi ulteriori dettagli ufficiali sulla trama dei due capitoli, ma l’attesa attorno al progetto continua a crescere. Anche perché La passione di Cristo: Resurrezione (The Resurrection of the Christ) non rappresenta soltanto il sequel di uno dei film religiosi più discussi di sempre: potrebbe diventare anche l’opera definitiva con cui Mel Gibson prova a chiudere il percorso spirituale e cinematografico iniziato oltre vent’anni fa.







































































































































Il cosiddetto “VCU”
(Vought Cinematic Universe) non sta semplicemente
copiando il modello 






Considerando che lavorava
alla Vought fin dalla prima stagione, la sopravvivenza di Ashley
nel finale di The Boys è stata un miracolo, anche se l’esito della
sua vicenda non è stato completamente positivo. Dopo aver assistito
a molte delle atrocità commesse dalla Vought nel corso degli anni,
principalmente per paura, Ashley si è finalmente fatta avanti nel
finale aiutando i Boys a infiltrarsi nella Casa Bianca.
Avendo lavorato con i
Sette e i Boys, Stan Edgar ha affrontato numerose occasioni in cui
avrebbe potuto morire, eppure ha concluso la serie dove l’aveva
iniziata, al comando della Vought. Fin dalla prima stagione, Stan è
stato presentato come una figura astuta e uno dei pochi personaggi
abbastanza coraggiosi da opporsi a Homelander.
Sebbene Robert Singer sia
apparso piuttosto raramente in The Boys, il Presidente degli Stati
Uniti è naturalmente una figura importante e, in qualche modo, è
riuscito a rimanere in vita. Nonostante il suo atteggiamento
severo, Singer è sempre stato relativamente pragmatico e
ragionevole, consapevole del pericolo che i supereroi rappresentano
se non gestiti correttamente.
Dopo 

Perché Eric Kripke cambia
il finale dei fumetti di Garth Ennis















































