Per
il grande pubblico, Andrew Garfield
resterà sempre legato al ruolo di Peter Parker nei film di The Amazing Spider-Man. Eppure, secondo
l’attore, c’è un titolo della sua carriera di cui va
particolarmente fiero e che molti fan non hanno mai visto.
In
una recente intervista concessa a GQ, Garfield
ha indicato Boy A come
il film più sottovalutato del suo percorso professionale. Un
progetto che risale agli inizi della sua carriera e che occupa un
posto speciale per l’attore.
«Un
film che amo molto e che non molte persone hanno visto è
Boy A. È stato
praticamente il secondo film che abbia mai fatto, ed è davvero un
grande film».
La trama di Boy A
Uscito nel 2007, Boy A
racconta la storia di Jack Burridge, un giovane condannato per
l’omicidio di un bambino. Dopo il rilascio da un centro di
detenzione minorile, Jack tenta di ricostruirsi una vita normale,
trovando lavoro come corriere e cercando di lasciarsi alle spalle
il passato.
Il suo fragile equilibrio viene però spezzato quando salva un
bambino durante una consegna e viene inizialmente celebrato come un
eroe locale. La situazione precipita quando un giornale rivela la
sua identità e il suo passato criminale, trasformando l’ammirazione
in ostilità e
paura, e costringendolo ad affrontare il giudizio di una
comunità che lo vede come una minaccia.
Un film poco visto, ma molto apprezzato
Nonostante sia rimasto relativamente di nicchia, Boy A ha ricevuto ottimi riscontri da critica e
pubblico. Il film vanta attualmente un 88% su Rotten Tomatoes, con
numerosi elogi rivolti alla performance intensa e misurata di
Garfield e alla scrittura, capace di costruire personaggi complessi
e moralmente ambigui.
Guardando al futuro, Garfield è impegnato in diversi nuovi
progetti. Tra questi spicca The Magic Faraway
Tree, adattamento cinematografico dell’amato
romanzo fantasy di Enid
Blyton.
Il film segue la famiglia Thompson, alle prese con un nuovo inizio
nella campagna inglese. Andrew Garfield interpreta Tim, affiancato
da Claire Foy,
nei panni di Polly. The Magic
Faraway Treeuscirà
al cinema il 27 marzo 2026.
Ryan Coogler ha
rivelato quale fosse la condizione imprescindibile per lui mentre
si preparava a realizzare il sensazionale successo I
Peccatori. Come molti ormai sanno, il film horror
d’azione sui vampiri vede protagonista Michael B. Jordan, collaboratore di lunga data
di Coogler, nei panni dei gemelli Smoke e Stack, che tornano nella
loro città natale nel delta del Mississippi per aprire un juke
joint, che viene assalito dai vampiri la prima sera stessa.
Il film vede anche la
partecipazione di Hailee Steinfeld, Wunmi
Mosaku, Miles Caton, Jack O’Connell, Delroy Lindo,
Li Jun Li, Jayme Lawson e
Omar Miller. È difficile sottovalutare il successo
di I
Peccatori, scritto e diretto da Coogler. Oltre al
successo quasi unanime della critica, il film ha incassato poco
meno di 368 milioni di dollari in tutto il mondo, un risultato
incredibile per un film horror originale vietato ai minori.
I Peccatori sarà
probabilmente anche uno dei favoriti agli Oscar 2026, con una
nomination praticamente garantita come miglior film. È anche un
forte contendente per il premio al Miglior Regista, alla Migliore
Sceneggiatura Originale, al Miglior Attore e in molte altre
categorie. Molti aspetti fanno risaltare il film nel panorama
cinematografico moderno, ma Coogler ne specifica uno che per lui
era imprescindibile prima di accettare di realizzare il film della
Warner Bros.
In una nuova intervista con
Happy Sad
Confused, Coogler ha infatti affermato: “Penso che, guarda,
le condizioni non negoziabili fossero, prima di tutto, che fosse
girato su pellicola. Quella era una condizione importante.
Probabilmente, tra tutti, quello era il punto che ritenevo più
importante. Immagino che una persona media interagisca ogni giorno
con centinaia, se non migliaia, di immagini digitali. Siamo così
abituati alle immagini digitali che quando vediamo qualcosa che è
stato catturato con la pellicola, ci sembra diverso”.
Il fatto che I Peccatori
fosse “girato su pellicola” era dunque il più importante dei suoi
“punti non negoziabili”. Le opzioni di visione del film sono il
risultato del fatto che è stato girato contemporaneamente su
pellicola Ultra Panavision 70 mm e pellicola IMAX 70 mm. Il regista
ha così ribadito la sensazione diversa che si prova con la
pellicola, in un’epoca in cui gran parte dei media è digitale.
Tom Hiddleston ha espresso alcune interessanti
riflessioni su Avengers:
Doomsday, condividendo ciò che il pubblico dovrebbe
aspettarsi dal film dell’universo cinematografico Marvel. Il Loki originale di
Hiddleston è stato ucciso da Thanos all’inizio del 2018 in Avengers: Infinity War. Un
anno dopo, Avengers: Endgame ha debuttato con
una nuova variante di Loki, che ha poi portato a una delle migliori
serie TV dell’MCU, Loki di Disney+, per due stagioni.
Quella versione del personaggio ha
vissuto un’avventura piuttosto movimentata, giocando un ruolo
chiave nella Saga del Multiverso dell’MCU come suo
nuovo protettore. In primo luogo, Loki ha lentamente svelato il
mistero di Kang il Conquistatore e delle sue numerose varianti.
Poi, l’eroe è diventato il personaggio incaricato di mantenere al
sicuro i fili del multiverso, fungendo da Dio delle Storie
dell’MCU. Il cast di Avengers: Doomsday ha però
confermato il ritorno di Loki.
Parlando con British GQ, Tom Hiddleston ha ora confermato di aver già
terminato le riprese del ruolo di Loki nel film dell’MCU, prima di
approfondire ciò che pensa della sceneggiatura. Secondo Hiddleston,
“Il centro della storia è assolutamente brillante”.
L’attore che interpreta Loki ha anche affermato che
Avengers: Doomsday fa qualcosa di sorprendente che
non si è mai visto prima.
Tom Hiddleston alla 49ª edizione dei People’s Choice Awards 2024.
Foto di Image Press Agency via Depositphotos.com
Finora, la Marvel Studios non ha
però ancora rivelato quale ruolo avrà Loki nel film dell’MCU. Il
personaggio non è apparso nei primi due teaser di Avengers:
Doomsday distribuiti nelle sale con le proiezioni di
Avatar: Fuoco e Cenere. Il
primo trailer ha invece confermato il ritorno di Chris Evans nei panni di Steve Rogers, mentre
il secondo trailer si è concentrato su Thor, interpretato da
Chris Hemsworth, e sulla sua figlia adottiva,
Love.
Dato che Thor ha avuto un teaser
tutto suo, il ruolo del Dio del Tuono in Avengers:
Doomsday dovrebbe essere importante. Questo aumenta le
possibilità che Loki abbia un ruolo di primo piano nel film MCU in
due modi. Da un lato, Thor pregava Odino di proteggerlo da un nuovo
nemico e, in quanto protettore del multiverso, Loki potrebbe
garantire la sicurezza di suo fratello.
La sinossi ufficiale conferma il ritorno di
Robert Downey Jr. all’interno dell’universo
Marvel, questa volta nel ruolo di Doom. La trama resta però al
momento sotto riserbo. Stephen McFeely e
Michael Waldron risultano accreditati come
sceneggiatori.
Il cast di Avengers: Doomsday è stato rivelato per
la prima volta durante una diretta streaming a sorpresa della
Marvel Studios, in cui diverse sedie hanno svelato il ritorno di
numerosi attori. Una delle grandi novità è il ritorno di diversi
attori degli X-Men
dell’era Fox-Marvel.
Arrivano le prime indicazioni concrete sul reboot di The
X-Files, affidato a Ryan
Coogler. Le voci su un nuovo corso della
storica serie sci-fi circolano dal marzo 2023, quando il creatore
originale Chris Carter
aveva confermato il coinvolgimento di Coogler, chiarendo però di
non essere direttamente parte del progetto, pur sostenendolo.
L’attenzione sul reboot è cresciuta rapidamente grazie al prestigio
del regista, reduce dal successo di film come Black
Panther e Creed, e
rilanciato quest’anno dall’ottimo riscontro del vampire movie
I
Peccatori (Sinners),
realizzato con il collaboratore di lunga data Michael B.
Jordan.
La struttura narrativa: ritorno alle origini
Intervenuto al podcast Happy Sad
Confused, Coogler ha spiegato quale sarà
l’impostazione della nuova serie. Pur evitando di confermare il
ritorno di David
Duchovny e Gillian Anderson nei
ruoli iconici di Mulder e Scully, il regista ha chiarito che il
reboot manterrà il doppio
binario che ha reso celebre l’originale:
«Non sarebbe
X-Files se non facessimo entrambe le cose. Avremo sia i “mostri
della settimana” sia una grande cospirazione orizzontale. È
esattamente quello su cui sto lavorando ora».
Un approccio che richiama direttamente la struttura classica della
serie, capace di alternare episodi autoconclusivi a una mitologia
più ampia e stratificata.
Il peso culturale di X-Files
Coogler ha parlato anche del legame personale con la serie,
raccontando di averla vista da ragazzo insieme a sua madre, e
sottolineando l’enorme influenza che X-Files ha avuto sulla televisione successiva.
In particolare, ha citato il modello “scettico/credente” incarnato
da Mulder e Scully, diventato un archetipo narrativo replicato in
molte produzioni, tra cui True Detective
(stagione 1).
Il regista ha inoltre ricordato come Vince
Gilligan, creatore di Breaking
Bad, abbia mosso i primi passi proprio come
sceneggiatore di X-Files, contribuendo a rafforzarne l’eredità
creativa.
Quando arriveranno nuove informazioni?
Coogler ha confermato di essere attualmente al lavoro sul reboot e
di dedicarsi in seguito a Black Panther 3.
Questo lascia intendere che casting ufficiale e dettagli più concreti sulla
trama potrebbero arrivare nel corso del prossimo anno. Al
momento, non esistono comunicati ufficiali o annunci formali, segno
che il progetto è ancora in fase di sviluppo.
Una cosa però sembra chiara: l’obiettivo è recuperare ciò che ha reso X-Files una serie
iconica, capace di durare nove stagioni e di tornare con
un revival negli anni 2010, grazie a un equilibrio unico tra
mistero episodico e grande racconto cospirativo. E, guardando alla
versatilità dimostrata da Coogler nella sua filmografia, il nuovo
X-Files potrebbe avere
le carte giuste per parlare a una nuova generazione senza tradire
lo spirito originale.
A
quasi vent’anni dall’addio, Malcolm (Malcolm
in the Middle) è pronto a tornare con
un revival attesissimo. Disney+ e Hulu hanno infatti diffuso il
primo trailer ufficiale di
Malcolm in the Middle: Life’s
Still Unfair, nuova miniserie evento che riporta
sullo schermo la famiglia Wilkerson.
Lo
sviluppo di un seguito della sitcom cult è in corso da diversi
anni: già nel 2016 Frankie
Muniz aveva espresso il desiderio di riunire
il cast, iniziativa poi sostenuta anche da Bryan Cranston. Oggi il
progetto è finalmente realtà.
Il
ritorno della famiglia Wilkerson
Il
revival sarà composto da quattro episodi e vedrà il ritorno di gran parte del
cast originale. L’unica assenza rilevante è quella di Erik Per
Sullivan, storico interprete di Dewey, che ha scelto di dedicarsi
al percorso accademico e sta conseguendo un master ad Harvard.
Alla scrittura ritroviamo il creatore originale Linwood Boomer, mentre la regia di
tutti gli episodi è affidata a Ken Kwapis, già produttore e regista della serie
madre.
Di cosa parla Life’s Still
Unfair
Nel trailer, Malcolm sembra aver finalmente raggiunto una vita
stabile e serena, con una nuova famiglia tutta sua. L’equilibrio
viene però sconvolto quando i suoi genitori, Lois e Hal,
costringono tutti a riunirsi per celebrare il 40º anniversario di matrimonio,
trascinando la nuova famiglia di Malcolm nel caos tipico dei
Wilkerson.
Il video mostra come la serie mantenga intatto lo spirito
originale: dalle rotture della quarta parete di Malcolm, alle
dinamiche familiari sopra le righe, fino a Lois e Hal, ancora più
ingestibili di quanto li ricordassimo.
I misteri del nuovo corso
Il trailer lascia volutamente irrisolti alcuni interrogativi. In
particolare, non viene spiegato quando e con chi Malcolm abbia avuto sua figlia
Leah, considerando che il finale della serie del 2006 lo
vedeva diretto ad Harvard, senza una relazione stabile. Un nodo
narrativo che il revival sembra intenzionato ad affrontare,
soprattutto alla luce della relazione con il personaggio
interpretato da Kiana Madeira.
Il filmato offre anche un primo sguardo a Kelly, la figlia più giovane di Lois e
Hal, interpretata da Vaughan Murrae, già anticipata nel finale
della serie originale. Il suo ruolo e la sua personalità restano
per ora un mistero.
Data di uscita
Malcolm in the Middle: Life’s
Still Unfairdebutterà il 10 aprile su Disney+ e Hulu,
riportando sullo schermo una delle sitcom più amate degli anni
Duemila.
Lo
scorso anno erano emerse voci secondo cui Jordan
Peele – regista di Scappa –
Get Out e
Nope –
aveva incontrato la Marvel per discutere la possibilità di dirigere
un film sugli X-Men. L’incontro non ha portato
a sviluppi concreti, ma secondo quanto riportato, Peele avrebbe
voluto mantenere contatti per futuri progetti Marvel. Ora (come riportato da
Word of Reel), secondo
Daniel Richtman, Peele sarebbe attualmente tenuto
in considerazione per un misterioso progetto Marvel, anche se non
sono stati forniti dettagli sul titolo o sul contenuto. In passato
il regista era stato accostato a film come Blade e
Midnight Sons.
Peele ha avuto recentemente alcune difficoltà come produttore:
Monkey
Man ha avuto scarso riscontro al box office, HBO ha
cancellato Lovecraft Country dopo una sola
stagione, il reboot di Twilight Zone non ha
ottenuto risultati significativi, e Candyman
di Nia DaCosta ha raggiunto a malapena il
pareggio. Nel 2025, anche HIM, con Marlon Wayans, non
ha ottenuto risultati rilevanti.
Riguardo al suo prossimo film, Peele ha dichiarato di non avere
ancora una sceneggiatura pronta. Il progetto,
originariamente previsto per il 23 ottobre 2026, è poi stato rimosso dal
calendario di Universal. In passato erano stati ipotizzati altri
titoli e date, come un’uscita a Natale 2024, ma nessuna di queste
opzioni è stata concretizzata. Secondo le indiscrezioni, Peele
potrebbe dunque approdare nel Marvel Cinematic Universe solo se gli
fosse garantita piena libertà creativa, una possibilità che Marvel
non ha però concesso a nessun regista dal 2008 con Iron
Man di Jon
Favreau.
Al momento, dunque, non ci sono conferme che Peele si unirà
effettivamente al Marvel Cinematic Universe come regista. Se ciò
dovesse avvenire, si tratterebbe molto probabilmente di un film
pensato per la Fase 7, quella che seguirà Avengers:
Secret Warse la Saga
del Multiverso. Con il quarto film di Peele ancora
incerto e non calendarizzato, realizzare un progetto Marvel
potrebbe essere per lui l’occasione per riaffermarsi e ottenere
maggiori finanziamenti per un suo prossimo e più personale
progetto.
Con
l’attesa per il capitolo conclusivo di Stranger Things sempre
più alta, molti fan si interrogano su chi riuscirà a sopravvivere
al finale della serie. Nel corso degli anni, lo show Netflix ha messo i suoi personaggi di fronte a
pericoli estremi, alimentando il timore di una conclusione
particolarmente cruenta.
A
fare chiarezza sono intervenuti i creatori della serie,
Matt Duffer
e Ross Duffer,
che hanno spiegato come il finale sarà sì emotivo e sorprendente,
ma non una
carneficina.
Un
finale intenso, ma non gratuito
La
quinta stagione ha alzato notevolmente la posta in gioco,
soprattutto con la rivelazione del legame di sangue tra Eleven e
Vecna.
Nel corso delle stagioni più recenti, diversi personaggi hanno
affrontato sacrifici importanti — basti pensare a Hopper e alle
prove traumatiche che ha dovuto superare — rendendo plausibile
l’idea che il finale possa richiedere un prezzo altissimo.
In un’intervista rilasciata a The Hollywood
Reporter, i Duffer Brothers hanno però
sottolineato che l’episodio conclusivo non punterà sulle morti per puro shock.
Pur ammettendo che alcune perdite potrebbero esserci, hanno
assicurato che non si arriverà mai a livelli paragonabili a quelli
di Game of Thrones.
«Non è Game of
Thrones. Non siamo a Westeros. È un tipo di show completamente
diverso. Non ci sarà una “Red Wedding”.Succederanno cose molto sorprendenti, ma non vogliamo
scioccare o devastare il pubblico. Speriamo che il finale sembri
inevitabile, non doloroso, ma soddisfacente».
I personaggi al centro, non lo shock
I
creatori hanno ribadito che Stranger Things è sempre stata una serie
guidata dai
personaggi, più interessata alla ricompensa emotiva che a
una brutalità fine a se stessa. Hanno anche espresso il timore che
l’ossessione per chi morirà possa oscurare l’arco narrativo dei
protagonisti, in particolare quello di Eleven, interpretata da
Millie Bobby Brown, vero cuore della
serie.
Il finale, spiegano, dovrà essere ricordato non per il numero di
vittime, ma per il senso di compimento del viaggio emotivo dei suoi
personaggi.
Appuntamento al gran finale
L’episodio conclusivo di Stranger Thingsdebutterà su Netflix il 31
dicembre 2025, mettendo la parola fine a una delle serie
più iconiche degli ultimi anni.
Una nuova immagine tratta da
28 anni dopo – Il Tempio delle Ossa offre
ai fan un primo sguardo scioccante a Ralph Fiennes nei panni del dottor Ian Kelson.
L’esclusiva foto di ScreenRant (la si può vedere qui) mostra
Fiennes apparentemente nel bel mezzo di un rituale. Il personaggio
dell’attore sembra inoltre essere in pessime condizioni. Già
anziano e sopravvissuto al virus della rabbia in una Gran Bretagna
post-apocalittica, Kelson ha gli occhi profondamente infossati e un
aspetto sciupato che offre agli spettatori un’immagine terrificante
di ciò che li aspetta nel film horror.
Diretto da Nia
DaCosta, 28 anni dopo – Il Tempio delle
Ossa amplifica il mondo creato da Danny
Boyle e Alex Garland. Tuttavia, invece di
concentrarsi esclusivamente sugli infetti, il film cambia la
minaccia principale della serie. Il film in uscita sembra suggerire
che la crudeltà e la disperazione umana possano essere ancora più
terrificanti del virus stesso.
Stando a quanto riportato, la
storia di Kelson prende una piega inquietante quando stringe una
nuova e sorprendente alleanza. La sua nuova partnership potrebbe
potenzialmente rimodellare la società già condannata in modo
terrificante. L’immagine appena rivelata sembra simboleggiare
questa potenziale trasformazione. Mostrare Fiennes nel mezzo di un
momento intenso suggerisce ulteriormente la trasformazione del suo
personaggio.
Nel frattempo, Spike (Alfie
Williams) si ritrova nel suo peggior incubo dopo aver
incrociato la strada dell’enigmatico Jimmy Crystal (Jack
O’Connell). Quello che inizia come un incontro casuale
sfugge rapidamente al controllo, intrappolando il primo in una
situazione che potrebbe essere peggiore della morte.
Ambientato in un mondo in cui gli
infetti non sono più la minaccia più grande, 28 anni dopo –
Il Tempio delle Ossa si concentra sull’idea che la civiltà
possa essere altrettanto malvagia, se non di più. Il sequel sarà
una ventata di aria fresca per i film. Reindirizzare l’attenzione
su qualcosa di diverso dal virus della rabbia sarà, si spera, un
cambiamento gradito per la fortunata serie horror.
Cosa sappiamo di 28 anni dopo – Il Tempio delle
Ossa
Girato subito dopo il suo
predecessore, 28 anni dopo – Il Tempio delle
Ossa riprenderà gli eventi del film precedente, che
ha incassato 150,4 milioni di dollari in tutto il mondo e ha visto
protagonisti nomi come Alfie Williams, Aaron Taylor-Johnson, Jodie Comer e Ralph Fiennes. Tuttavia, è stato anche
annunciato in precedenza che Bone Temple vedrà il ritorno
– nel finale – di Cillian Murphy, che riprende il ruolo di Jim
da 28 giorni dopo.
Descrivendo come 28 anni
dopo – Il Tempio delle Ossa sia il seguito del film
horror di successo del 2025, DaCosta rivela che il giovane Spike è
il filo conduttore tra i due film, costretto a unirsi alla setta di
Jimmy, pronta a scontrarsi con il dottor Kelson. Inoltre, secondo
DaCosta, la storia del dottor Kelson e la dinamica generale con
Samson saranno ulteriormente approfondite, poiché costituiscono
“una parte importante del film”.
28 anni dopo – Il Tempio delle Ossa uscirà
al cinema il 15 gennaio 2026.
Le relazioni sentimentali della
seconda stagione di Landman
sono state al centro dell’episodio di questa settimana e ciascuna
delle coppie della serie ha avuto un importante sviluppo. Quasi
tutto il cast di Landman è coinvolto in qualche tipo di relazione
sentimentale e, sebbene queste storie d’amore di solito passino in
secondo piano rispetto alla trama della serie, l’episodio di questa
settimana le ha messe in primo piano. Il lato commerciale di
Landman, dalla relazione tra Cami e Gallino alla piattaforma
petrolifera offshore, ha preso una pausa questa settimana.
Sebbene l’episodio 7 della seconda
stagione di Landman non abbia sviluppato molto il lato commerciale
della storia, ci sono stati comunque molti sviluppi importanti che
vale la pena esaminare più da vicino. Alcuni degli eventi di questa
settimana segnano grandi cambiamenti nei personaggi principali,
mentre altri potrebbero portare a ulteriori conflitti e litigi in
futuro. Inutile dire che è importante capire perché queste
relazioni stanno diventando più intense.
Cooper ha finalmente chiesto ad
Ariana di sposarlo nella seconda stagione di Landman, episodio
7
Dopo una serie di prove e sfide,
Cooper ha finalmente avuto la possibilità di chiedere ad Ariana
di sposarlo nella seconda stagione di Landman, episodio
7. Finora, Cooper ha dovuto lottare per tornare a casa di
Ariana dopo essere stato cacciato, guidare fino a Corpus Christi
per chiedere la benedizione del padre di Ariana e superare una
prova imposta dalla nonna di Elvio prima di poterle chiedere di
sposarlo. Finalmente, dopo aver superato tutte queste prove e aver
ottenuto l’anello di fidanzamento da Angela, Cooper ha compiuto il
grande passo.
Come mostrato nella seconda
stagione di Landman, episodio 7, Cooper ha chiesto la mano di
Ariana creando un sentiero di petali di rosa che conduceva al
portico sul retro. Una volta arrivata Ariana, le ha detto che
“l’eternità finirà prima che te ne accorga, quindi è meglio non
sprecare nemmeno un istante”.
La loro precedente conversazione,
in cui Ariana ha detto che il matrimonio non è la parte importante
di un’unione, potrebbe anche indicare che Cooper e Ariana si
sposeranno prima della fine della seconda stagione di
Landman.
Tommy ha ascoltato il consiglio
di TL e ha deciso di iniziare a godersi la vita
Emerson Miller / Paramount+
Uno dei cambiamenti più importanti
iniziati nella seconda stagione di Landman, episodio 7, ha
riguardato Tommy. Durante un viaggio con TL, il padre di Tommy gli
ha detto che stava sprecando la sua vita passando da un problema
all’altro senza mai fermarsi a godersi ciò che aveva. In seguito,
Tommy ha davvero preso a cuore il consiglio di TL, dicendo ad
Angela che avrebbe iniziato a godersi la vita e che le avrebbe
fatto capire quanto la amava.
La decisione di Tommy di ascoltare
TL e cercare di evitare di sprecare la sua vita come ha fatto suo
padre potrebbe avere importanti implicazioni per la seconda
stagione di Landman. Il suo rapporto con Angela migliorerà quasi
certamente, ma Tommy potrebbe anche iniziare a fare un passo
indietro rispetto alle sue responsabilità alla M-Tex per dedicare
più tempo alla sua famiglia. Potrebbe essere il momento perfetto,
dato che non sembra che
Tommy abbia ancora molto tempo come presidente della M-Tex.
Nate ha costretto Rebecca a
riconoscere la sua relazione con Charlie
Emerson Miller / Paramount+
Landman‘s newest romantic
pairing – between Rebecca and Charlie – also got a big update this
week. Rebecca slept over at Charlie’s camper in Landman
season 2, episode 6, and after calling Charlie instead of Charles,
Nate figured out that she was sleeping with him. Nate ha quindi
costretto Rebecca a firmare un modulo di conflitto per far sapere
alla dirigenza della M-Tex che aveva una relazione sessuale con un
subordinato.
Rebecca era molto turbata dal dover
firmare il modulo di conflitto, poiché si trattava di un documento
ufficiale che attestava che aveva violato la politica aziendale e
dormito con uno dei suoi dipendenti. Anche se Tommy le ha
assicurato che non sarebbe stata licenziata per questo, ciò
potrebbe comunque avere un grande impatto sulla Landman.
Tommy disse a Nate che avrebbe dovuto riconsiderare la decisione di
rendere pubblici i panni sporchi di Rebecca, e forse aveva
ragione.
Rebecca avrebbe potuto facilmente
interpretare il modulo di conflitto di Nate come un attacco. Come
disse Tommy, nessuno vuole Rebecca come nemica, e lei avrebbe
potuto decidere di vendicarsi di Nate dopo questo episodio. Anche
se non venisse licenziata, la sua relazione con Charlie verrebbe
registrata ufficialmente, e la carriera di Rebecca è la cosa più
importante della sua vita. Nate e Rebecca potrebbero entrare in
guerra prima che la stagione 2 di Landman
finisca.
Spiegazione della situazione
della piattaforma offshore nella seconda stagione di
Landman
Emerson Miller / Paramount+
Sebbene l’aspetto commerciale della
M-Tex non abbia avuto grande risalto nell’episodio 7, c’è stato uno
sviluppo chiave nella riparazione della piattaforma offshore per il
gas naturale. Charlie ha spiegato a Rebecca tutti gli aspetti
geologici della piattaforma offshore, e la conclusione della sua
spiegazione è stata che c’è solo il 10% di possibilità che la
piattaforma continui a produrre gas una volta rimessa in
funzione. Con un investimento di 420 milioni di dollari, la
M-Tex sta correndo un rischio enorme con la piattaforma.
Charlie ha anche dedotto che
l’esplosione della piattaforma non è stata causata dall’uragano, ma
potrebbe essere stata causata da una serie di altri problemi
geologici. Nate ha quindi capito che era quello il piano di Monty
fin dall’inizio: Monty sapeva che la piattaforma era una
scommessa rischiosa, quindi ha preso i soldi dell’assicurazione e
ha deciso che aveva più possibilità di vincere in tribunale che di
ricostruire la piattaforma offshore.
Ora, Nate e Rebecca hanno deciso di
seguire l’esempio di Monty e di avviare un procedimento legale per
frode assicurativa invece di procedere con la ricostruzione. Prima
di poterlo fare, però, devono spiegare tutto a Tommy e,
soprattutto, convincere Cami ad accettare il piano. Tuttavia,
potrebbe essere più facile a dirsi che a farsi, dato che Cami
sembra determinata a utilizzare i soldi di Gallino per completare
la ricostruzione della piattaforma.
Anche se riuscissero a convincere
Cami a intentare una causa invece di ricostruire, Nate, Rebecca e
Tommy potrebbero incontrare la resistenza di Gallino. Questa
piattaforma offshore è il suo biglietto d’ingresso nella M-Tex, e
ha espresso apertamente il suo desiderio di entrare nell’industria
petrolifera attraverso Tommy. Gallino potrebbe fare tutto ciò che è
in suo potere per convincere Cami a ricostruire il pozzo offshore,
il che prepara il terreno per una grande battaglia per i
protagonisti di Landman nella seconda stagione.
Nel
corso della sua quasi decennale storia, Stranger Things è
sempre stata sinonimo di successo di pubblico e critica. Tuttavia,
la quinta stagione sta mostrando crepe evidenti, e l’ultimo
episodio ne è la dimostrazione più chiara.
Secondo IMDb, “Chapter
Seven: The Bridge”, episodio appartenente al
volume 2 della stagione 5, è ufficialmente l’episodio con il
punteggio più basso dell’intera serie, fermandosi a
5,8/10. Il
precedente “record negativo” apparteneva a The Lost Sister (stagione 2), valutato
6/10, anch’esso
settimo episodio della stagione.
Reazioni contrastanti e critiche del pubblico
La
stagione finale di Stranger Things sta
ricevendo reazioni
fortemente divisive. Se la critica continua a premiare la
serie, il pubblico sembra decisamente meno convinto. Su Rotten
Tomatoes, la stagione 5 registra un 57% di Popcornmeter, contro un
84% di
Tomatometer da parte dei critici.
Con oltre 5.000
recensioni del pubblico, molti spettatori descrivono
questa stagione come “artificiale” e “priva di gioia”, accusandola
di aver perso l’anima emotiva che aveva reso la serie un fenomeno
globale.
Un finale ancora da scrivere
Al momento della scrittura, manca ancora l’episodio finale della serie, e l’attesa
è accompagnata da una certa apprensione. Nonostante le critiche, la
stagione 5 ha comunque offerto momenti ad alta intensità emotiva e
rivelazioni esplosive, con tutti i personaggi principali pronti a
un’ultima missione per salvare Hawkins, i loro affetti e l’umanità
stessa.
La domanda resta aperta: Matt e Ross Duffer riusciranno a consegnare un finale
all’altezza? Il timore di un epilogo deludente richiama
alla mente casi celebri come Game of Thrones,
spesso citata come esempio di serie amatissima penalizzata da
un’ultima stagione controversa.
L’ultima occasione per ribaltare il giudizio
C’è ancora la possibilità che Stranger Things riesca a cambiare il proprio destino.
Se le storie dei personaggi più amati troveranno una chiusura
soddisfacente e i misteri lasciati in sospeso verranno risolti,
l’opinione del pubblico potrebbe ribaltarsi.
Il volume 1 e il volume 2
della stagione 5 sono già disponibili in streaming su
Netflix, mentre
l’episodio
finale debutterà il 31 dicembre, segnando la conclusione definitiva di
una delle serie più iconiche degli ultimi anni.
La quarta stagione di Mayor
of Kingstown è giunta a una conclusione emozionante, ma
i fratelli McLusky non sono ancora fuori pericolo. Dopo una
stagione ricca di tensione, che ha visto due grandi bande
scontrarsi ripetutamente e il fratello del sindaco, Kyle McLusky,
subire ripetute minacce di morte nella prigione di Anchor Bay, la
quarta stagione di Mayor of Kingstown si è finalmente
conclusa con un finale ricco di suspense.
Kyle ha finalmente posto fine alla
vita dell’uomo che lo stava manipolando e che aveva ucciso sua
moglie dopo essere fuggito dalla prigione, Merle Callahan. Bunny ha
guidato con successo un attacco contro i colombiani sia all’interno
della prigione che a Kingstown, e Mike è riuscito a instaurare un
rapporto di fiducia con la nuova direttrice, Nina Hobbs.
Tuttavia, con la fuga di Sicario dall’interrogatorio di Bunny e le conseguenze
della rivolta carceraria che ha visto Kevin, l’uomo di Bunny
all’interno, morire tra le braccia di Cindy Stephens, c’è ancora
molto da sistemare prima che Kingstown, o Mike McLusky, possano
stare tranquilli.
Come il finale della quarta
stagione di The Mayor Of Kingstown ha dimostrato che Callahan era
un codardo
La storia di Callahan con i
fratelli McLusky risale al periodo in cui Mike era in prigione.
Durante questo periodo, Mike aveva bisogno di trovare una famiglia
all’interno per sopravvivere, e ne trovò una con la Aryan
Brotherhood, guidata da Callahan. Naturalmente, le convinzioni
fondamentali di Mike non erano esattamente in linea con quelle
della sua nuova confraternita, ma gli garantirono la sopravvivenza
in prigione.
Poi, anni dopo, Callahan ha avuto
la possibilità di provare a reclutare il fratello minore di Mike,
Kyle, quando i due sono finiti come vicini di cella nell’Ad Sec.
Durante tutto questo tempo, Merle Callahan è riuscito a mantenere
le apparenze, mostrandosi come un individuo coraggioso, forte e
senza paura.
Con un esercito di seguaci,
Callahan si è mantenuto saldo e ha ripetutamente seminato il
terrore nei cuori dei suoi detrattori attraverso azioni crudeli e
orribili. Anche nei suoi ultimi momenti di vita, Callahan ha
cercato di affermare il suo controllo su Kyle provocandolo riguardo
alla sua defunta moglie. Tuttavia, quando Kyle ha sparato a Merle
alla gamba, lui ha urlato di dolore. Tutta la sua spavalderia e la
sua gravitas sono scomparse, e ciò che è rimasto era un vecchio
codardo morente.
Perché la guerra per il
controllo di Kingstown è solo all’inizio
Dennis P. Mong Jr. / Paramount+
Durante tutta la quarta stagione di
Mayor of Kingstown, Bunny ha lavorato
per espandere il suo controllo sui territori di Kingstown
collaborando con Frank Moses. Ora, Frank ha tradito Bunny e, per
vendicarsi, Mike ha coordinato un piano per far rinchiudere Frank,
in modo che Bunny potesse ucciderlo una volta arrivato ad Anchor
Bay.
Tuttavia, anche i Crips hanno
dovuto affrontare una forte opposizione da parte del cartello
colombiano. Con le consegne interrotte e i rifugi sicuri attaccati,
i Crips hanno faticato a prendere il sopravvento. E mentre Bunny e
i suoi uomini sono riusciti a smantellare un’importante operazione
nel finale di stagione prima di catturare il tenace Sicario, la
guerra non è ancora finita.
Mentre interroga il giovane
Sicario, Bunny lascia brevemente la stanza per parlare con Mike, ma
quando torna, i suoi uomini sono stati uccisi e Sicario è fuggito.
Non si tratta di un assassino qualsiasi e, con i suoi potenti
alleati, una tempesta si sta abbattendo su Kingstown che potrebbe
mettere fuori gioco Bunny per sempre.
Perché il direttore Nina Hobbs
è in pericolo nella quinta stagione di Mayor of Kingstown
Nina Hobbs è arrivata all’inizio
della quarta stagione di Mayor of Kingstown e da allora si è
scoperto che lavora per i colombiani. Tuttavia, con i colombiani
che minacciano la vita di sua figlia, Nina ha iniziato a
collaborare con Mike, seguendo persino le sue istruzioni su come
gestire la prigione.
Mentre i piani di Mike e Bunny
avrebbero dovuto porre fine alla conquista del cartello a
Kingstown, la fuga del Sicario potrebbe rappresentare una grave
minaccia, soprattutto per Nina Hobbs dopo che ha tradito la sua
precedente lealtà per lavorare con Mike. Senza dubbio, è
improbabile che il cartello la lasci vivere dopo questo ultimo
tradimento.
Perché il futuro di Cindy
Stephens in Mayor of Kingstown potrebbe non essere ad Anchor
Bay
Dennis P. Mong Jr. / Paramount+
Cindy Stephens è arrivata ad Anchor
Bay contemporaneamente al nuovo direttore del carcere, ma il suo
periodo a Kingstown l’ha portata in una direzione molto diversa.
Cindy è rimasta sorpresa dalle cose terribili a cui ha assistito
come agente penitenziario, ma solo negli ultimi due episodi della
quarta stagione è stata costretta a uccidere un collega e ora a
vedere la vita spegnersi negli occhi di un altro.
Con diversi figli a casa e il suo
ruolo di madre single, Cindy probabilmente ha bisogno di soldi per
mantenere la sua famiglia, ma considerando quanto sia pericolosa
Anchor Bay, potrebbe scegliere di andare avanti. Resta da vedere se
questo significhi cercare di ottenere un trasferimento in un posto
vicino, come la prigione femminile, o in un posto lontano, ma
sembra improbabile che continui a lavorare ad Anchor Bay.
Cosa succederà a Mike McLusky a
Kingstown
Il ruolo di Mike come sindaco
implica che cerchi di essere imparziale, sostenendo la polizia
locale e le bande locali, al fine di mantenere l’equilibrio nella
comunità ed evitare inutili spargimenti di sangue. Tuttavia, Mike
ha dedicato molto tempo a sostenere Bunny grazie alla loro lunga
amicizia.
Mike si sente bloccato a Kingstown,
ma è sempre più stanco della città, che gli richiede sempre più
impegno. Tuttavia, non è tipo da tirarsi indietro di fronte a una
sfida o da lasciare un lavoro incompiuto. Per questo motivo, è
logico che Mike rimanga e affronti il conflitto con il cartello
prima di provare ad andare avanti.
Ci sarà una quinta stagione di
Mayor of Kingstown?
Dennis P. Mong Jr. / Paramount+
Al momento, la quinta stagione di
Mayor of Kingstown non è ancora stata annunciata. Nonostante
la conclusione della quarta stagione, la popolare serie di Taylor Sheridan non ha fornito alcun
aggiornamento o conferma sul futuro dello show. Tuttavia,
considerando i precedenti di Sheridan con le serie precedenti e il
suo rapporto continuativo con la Paramount, sembra altamente
probabile che lo show verrà rinnovato.
Per ora, dovremo accontentarci
delle quattro stagioni precedenti di Mayor of
Kingstown e, guardando indietro a tutto quello che è
successo, è chiaro che Kingstown attira tutta l’attenzione
sbagliata.
“La morte arriva per tutti noi,
questo è l’unico cosa che so per certo. La domanda non è se sei
pronto a morire, la domanda è chi saresti quando chiuderai gli
occhi?”, si ascolta dire nel terzo teaser di Avengers:
Doomsday. Il nuovo trailer (lo si può vedere qui) è infatti
trapelato nella sua interezza e ci porta in quelle che sembrano
essere le rovine della X-Mansion, dove tra le macerie si vede la
classica insegna “Xavier’s School for Gifted Youngsters”, prima di
trovare il Professor X e Magneto impegnati in una partita a
scacchi.
I due vecchi amici si stringono la
mano in un gesto fraterno e vediamo Charles Xavier sulla sua
classica sedia a rotelle a forma di “X” (come quella dei film
originali degli X-Men, non quella di Doctor Strange nel
Multiverso della Follia). Magneto, invece, sembra avere i
capelli lunghi e la barba incolta. Veniamo poi trasportati su un
campo di battaglia, dove un Ciclope insanguinato si toglie la
visiera e lancia i suoi raggi ottici verso il cielo. Sullo sfondo
si vede una Sentinella che cammina, suggerendo che Scott Summers è
l’ultimo mutante rimasto in piedi.
Il teaser si conclude con “Gli
X-Men torneranno in Avengers: Doomsday” e un altro conto
alla rovescia per l’uscita del film il prossimo dicembre. Tra la
nostalgia, il costume di Ciclope fedele al fumetto e la presenza
delle Sentinelle, tutto sembra indicare che i fratelli Russo daranno ai fan esattamente
ciò che desiderano da questo film. Per quanto riguarda il ruolo di
queste scene in Avengers: Doomsday, c’è ancora da
discutere, ma la realtà degli X-Men non sembra affatto rosea.
La sinossi ufficiale conferma il ritorno di
Robert Downey Jr. all’interno dell’universo
Marvel, questa volta nel ruolo di Doom. La trama resta però al
momento sotto riserbo. Stephen McFeely e
Michael Waldron risultano accreditati come
sceneggiatori.
Il cast di Avengers: Doomsday è stato rivelato per
la prima volta durante una diretta streaming a sorpresa della
Marvel Studios, in cui diverse sedie hanno svelato il ritorno di
numerosi attori. Una delle grandi novità è il ritorno di diversi
attori degli X-Men dell’era Fox-Marvel.
Una delle saghe più redditizie del
XXI secolo, Avatar ha recentemente debuttato nelle sale
con il suo terzo capitolo, Avatar: Fuoco e Cenere (leggi
qui la recensione). Diretto da James Cameron, il primo film è uscito nel 2009
e ha incassato la cifra sbalorditiva di 2,7 miliardi di dollari
nella sua prima uscita, con le riedizioni che hanno portato tale
cifra a 2,9 miliardi di dollari. Avatar vede protagonisti Sam Worthington,
Zoe Saldaña, Sigourney Weaver e Stephen
Lang.
La serie segue Jake Sully
(Worthington), un marine paraplegico che entra a far parte del
programma Avatar con il compito di esplorare il mondo di Pandora
alla ricerca di risorse, ma che invece trova l’amore e una comunità
tra la popolazione indigena, i Na’vi. Sebbene Cameron volesse un
attore sconosciuto per il ruolo, ha ora rivelato che lo studio ha
insistito affinché fosse una futura star dell’MCU a interpretare Jake.
“C’erano tre giovani attori che
all’epoca non avevano ancora una solida carriera”, ha detto
Cameron (tramite Collider). “Tutti e tre sono
poi diventati star del cinema”. Secondo Cameron, i candidati
favoriti sono stati sottoposti a “una serie di provini”,
tra cui un “audizione diretta”, diverse visite sul set e
una prova di chimica con Saldaña.
“Sam era quello su cui
continuavo a tornare”, ha continuato Cameron. “Lo studio
non era d’accordo. Ai ragazzi della Fox piacevano di più gli altri.
Vi dirò, uno di loro era Channing Tatum. Avrebbe potuto essere Channing
Tatum!”.
È interessante notare che, oltre a
parlare dell’audizione di Tatum per Avatar,
Cameron ha anche commentato le dichiarazioni di Matt Damon sul ruolo di Jake. L’attore aveva
precedentemente affermato che gli era stato offerto il ruolo e il
10% dei profitti. Cameron ha però ora negato le affermazioni
di Damon e ha fornito la sua versione di ciò che è accaduto durante
il casting di Avatar: “Non ricordo se gli ho mandato la
sceneggiatura o meno”, dice Cameron.
“Poi ci siamo sentiti al
telefono e lui mi ha detto: ‘Mi piacerebbe molto lavorare con te a
un film. Ho molto rispetto per te come regista. Avatar sembra
intrigante. Ma devo davvero fare questo film su Jason Bourne. Ho accettato, è un conflitto
diretto’. Ma non gli è mai stato offerto nulla. Non c’è mai stato
alcun accordo. Non abbiamo mai parlato del personaggio”.
Cameron non solo ha affermato che
non c’è stato alcun accordo, ma ha anche smentito qualsiasi
possibilità che Damon avrebbe ricevuto il 10% dei profitti del
film. “E se, nella sua mente, questo fosse stato il prezzo da
pagare per recitare in Avatar, allora non sarebbe successo”,
ha detto il regista di Titanic. Indipendentemente dagli altri
attori presi in considerazione, Cameron era sicuro che Worthington
fosse la scelta giusta, affermando che “è l’uomo che [lui]
seguirebbe in battaglia” e che “lo seguirebbe all’inferno”.
Il prossimo Heat 2
ha già avuto un percorso tortuoso prima di arrivare sul grande
schermo. Inizialmente era previsto per il 2025, ma la produzione è
stata ritardata a causa delle trattative sul budget con la Warner
Bros., che alla fine ha abbandonato il progetto. Ora è stato
affidato alla United Artists con un budget di 150 milioni di
dollari. Il produttore Jerry Bruckheimer ha
seguito la notizia suggerendo che le riprese principali sarebbero
iniziate nell’agosto 2026.
Secondo The Guardian, questa tempistica
di produzione (che è stata fissata in vista di un’uscita nel 2027)
è stata chiarita ulteriormente dallo stesso Michael Mann. Pur
dichiarando alla testata che “nessun film è realizzato finché
non viene realizzato”, ha confermato che “al momento
stiamo cercando di iniziare il 3 agosto”.
Finora non ha confermato altri
dettagli dietro le quinte del film, che sarà basato sull’omonimo
romanzo del 2022 scritto da Mann insieme a Meg
Gardiner. Tuttavia, supponendo che non sorgano altri
ostacoli per Heat 2, questa tempistica di
produzione potrebbe offrire qualche indicazione su quando il film
potrebbe arrivare nelle sale.
Il precedente stabilito
dall’originale Heat è un tempo di produzione
inferiore a un anno. Il film è entrato in produzione il 21 febbraio
1995, terminando 107 giorni dopo, l’8 giugno, in vista dell’uscita
del film il 15 dicembre.
Ciò non significa necessariamente
che il sequel debutterà 10 mesi dopo l’inizio della produzione,
perché il fatto che la storia sia un prequel che un sequel allo
stesso tempo potrebbe richiedere l’uso della CGI per aumentare il
trucco di invecchiamento e ringiovanimento, il che potrebbe
prolungare il processo di post-produzione.
In media, il tempo di realizzazione
dei film più recenti di Mann è di circa 17 mesi. Pertanto, se
Heat 2 seguirà una tempistica simile e inizierà
effettivamente la produzione il 3 agosto, potrebbe potenzialmente
arrivare nelle sale già nel gennaio 2028, mancando di poco la
finestra di uscita prevista per il 2027.
Una nuova immagine (la si può vedere qui) tratta dal
film Disclosure
Day di Steven Spielberg mostra Josh O’Connor ed Emily Blunt durante un incontro segreto. Il
titolo e persino i dettagli della trama dell’attesissimo film di
fantascienza di Spielberg erano stati tenuti segreti fino ad ora,
con poche informazioni disponibili se non che la storia avrebbe
coinvolto un elemento extraterrestre.
La nuova immagine riprende quanto
mostrato nel trailer di Disclosure Day, in cui la
Blunt inizia improvvisamente a emettere un suono inquietante e
alieno mentre riferisce le previsioni del tempo in diretta
televisiva sotto gli occhi di un mondo sbalordito. O’Connor insiste
quindi sul fatto che il resto dell’umanità deve sapere che non è
sola nell’universo e che il mondo merita di conoscere tutta la
verità.
Per ora, il marketing nasconde
qualsiasi alieno visibile e utilizza invece il dramma umano, il
mistero e un suono inquietante per creare tensione e suspense. Ciò
indica che Spielberg non sta solo tornando alla fantascienza, ma
potenzialmente anche al genere horror.
Dalla storia personale di The
Fabelmans all’adattamento del musical di Broadway West Side
Story, la maggior parte dei film diretti da
Steven Spielberg negli ultimi 15
anni non appartengono al genere fantascientifico o horror, il che
ha creato ancora più aspettative per il suo ritorno a questi
generi.
Oltre a O’Connor e Blunt, il cast
stellare di Disclosure Day include Colman Domingo, Colin Firth, Eve Hewson
e Wyatt Russell. La sceneggiatura è
stata scritta da David Koepp, che ha già lavorato
con Spielberg in Jurassic Park, Il mondo perduto:
Jurassic Park, La guerra dei mondi e Indiana
Jones e il regno del teschio di cristallo.
Il film uscirà nelle sale il 12
giugno e ha la particolarità di essere un blockbuster originale in
un’estate ricca di film di franchise. Nonostante non faccia parte
di un IP esistente, Disclosure Day ha già generato un notevole
clamore. La nuova immagine di O’Connor e Blunt si aggiunge a ciò
con uno sguardo allettante su ciò che verrà, preservando al
contempo il mistero che rende il film una prospettiva così
intrigante.
Se fermare Doctor Doom
porterà a un’epica battaglia finale, come molto probabilmente
accadrà, ciò dipenderà in gran parte da una manciata di personaggi
confermati per Avengers: Doomsday. A quanto pare,
eroi e cattivi provenienti da diverse realtà del multiverso si
uniranno per opporsi a Victor von Doom, interpretato da
Robert Downey Jr, nel prossimo film
Avengers.
La squadra degli Avengers di Sam
Wilson, i Thunderbolts, gli
X-Men dei film della Fox, i Fantastici Quattro e i
rappresentanti del Wakanda saranno tutti presenti quando Doctor
Doom inizierà a fare scalpore nel Marvel Cinematic Universe. Non si
sa molto dei piani della Marvel per lui, ma il numero di eroi che
avrà a disposizione la dice lunga su ciò di cui sarà capace e sul
suo livello di potere.
Per sconfiggerlo potrebbero essere
necessarie molte cose, dall’ingegnosità di Mr. Fantastic alla
leadership di Steve Rogers, fino alla tecnologia avanzata dei
Wakandiani. Ma non bisogna sottovalutare nemmeno l’importanza della
potenza pura.
Certo, la maggior parte dei
personaggi del film difficilmente riuscirà a scalfirlo. Nonostante
tutto ciò che hanno da offrire, Yelena Belova, Sam Wilson/Capitan
America, Steve Rogers, Ciclope, Nightcrawler, la Torcia Umana e
tanti altri non sono all’altezza di Doom. Tuttavia, ci sono alcuni
personaggi in Avengers: Doomsday che hanno ciò che serve per
sfidarlo in combattimento.
Magneto
Uno dei contemporanei del Dottor
Doom nei fumetti Marvel apparirà in qualche modo in Avengers:
Doomsday. Arcinemico degli X-Men, Magneto avrà un ruolo nel film. Interpretato da
Ian McKellan, ha fatto parte di entrambe le fazioni della squadra
degli X-Men del Professor Xavier, quindi è difficile dire quale
sarà il suo ruolo nella trama, ma come Namor, ha un passato sia di
collaborazione che di rivalità con Doom, quindi uno scontro è
certamente possibile, che si tratti di un’alleanza con gli eroi o
di un tradimento.
Da un lato, Magneto potrebbe
sembrare in grado di ricoprire il ruolo di arma segreta. Il
controllo del metallo è il suo superpotere principale, ed è
ovviamente qualcosa che potrebbe usare come arma contro Doom. Se
Doom non conta sul coinvolgimento di Magneto, questo è sicuramente
un modo valido per sconfiggere il pesantemente corazzato
Doctor Doom in Avengers: Doomsday.
Tuttavia, i fumetti hanno
dimostrato che le abilità di Magneto non sono un metodo infallibile
per fermarlo. La sua armatura è così avanzata che in passato ha
invertito la sua “polarità magnetica” per impedire che i
poteri di Magneto funzionassero su di lui. In teoria, potrebbe
ricorrere alla stessa tattica in Avengers: Doomsday.
Namor il Sub-Mariner
Tra tutti i personaggi di Avengers:
Doomsday, Namor il Sub-Mariner potrebbe avere la più facile
apertura contro Doctor Doom. Dopotutto, il Sub-Mariner non è un
supereroe a tutti gli effetti e quindi sarebbe qualcuno con cui
Doom potrebbe considerare di collaborare. Oltre ad avere un
esercito al suo comando, Namor è una delle persone più forti del
pianeta, e questo è uno dei motivi per cui Doom lo tiene in grande
considerazione.
Poiché i loro tradimenti reciproci
sono frequenti quanto le loro collaborazioni, c’è una buona
probabilità che finiscano per venire alle mani, mettendo Namor
nella posizione di usare la sua incredibile forza contro Doom. È
infatti in grado di causare gravi danni a Doom, ma è importante
notare che Doom, essendo il genio che è, sarà probabilmente
consapevole della debolezza di Namor e avrà un piano per
affrontarla nel caso in cui combattano.
Essendo uno dei personaggi più
potenti fisicamente dell’universo Marvel, la Cosa dei Fantastici
Quattro ha una forza bruta sufficiente per tenere testa anche a
Doom. Nei fumetti classici, la Cosa è stata fondamentale per molte
delle sconfitte del Dottor Doom, grazie alla sua forza che gli ha
permesso di sferrare colpi devastanti al cattivo.
Ma negli ultimi decenni, Doom è
diventato significativamente più resistente quando si tratta di
affrontare la semplice forza bruta grazie al maggiore uso della
magia e alla tecnologia ancora più avanzata della sua armatura.
Tuttavia, anche con l’armatura che amplifica la sua forza, di
solito non è allo stesso livello di La Cosa.
Grazie al vasto arsenale di Doom,
la Cosa probabilmente non sarebbe in grado di batterlo in un duello
uno contro uno in Avengers: Doomsday, ma potrebbe comunque
dare un contributo significativo al combattimento.
La Donna Invisibile
La forza pura non è l’unica cosa
che può essere efficace contro il Dottor Doom. Nonostante sia
carente in questo campo, Sue Storm è uno dei personaggi più letali
della Marvel, un’idea che I Fantastici
Quattro: Gli Inizi contribuisce notevolmente a
sostenere.
Con i suoi campi di forza, ha
compiuto un’impresa che sarebbe impossibile per la stragrande
maggioranza dei personaggi Marvel, ovvero ferire Galactus.
Chiunque sia in grado di
rappresentare una minaccia per personaggi come Silver Surfer e
Galactus è qualcuno che dovrebbe preoccupare anche Doctor Doom.
Ciò è rafforzato dai fumetti, che hanno mostrato la Donna
Invisibile usare i campi di forza per tagliare la sua armatura.
Se il Dottor Destino combattesse
contro le forze combinate degli eroi dell’MCU, la Donna Invisibile
potrebbe essere una delle prime che cercherebbe di eliminare. A
patto di avere l’elemento sorpresa, Destino potrebbe immediatamente
metterla fuori gioco prima che lei abbia la possibilità di
dispiegare i suoi campi di forza.
Thor
Un personaggio ancora più
pericoloso per Doom rispetto a La Cosa è il Dio del Tuono
interpretato da Chris Hemsworth. Ciò che eleva Thor al di
sopra della Cosa in termini di livello di minaccia è che non solo è
uno dei personaggi più potenti della Marvel, ma possiede anche una
delle sue armi più potenti, Mjolnir, e la capacità di sfruttare i
fulmini.
Il Dottor Doom, al massimo della
sua potenza, può sconfiggere Thor e lo ha già fatto, ma è vero
anche il contrario. Con tutto il suo potere, Thor è più che in
grado di tenere testa al Dottor Doom e potrebbe sopraffarlo in un
combattimento uno contro uno, a meno che il Dottor Doom non trovi
una fonte di potere esterna,
simile al suo stato di “Imperatore Doom”.
Sentry
Aggiunta relativamente recente al
MCU, Sentry, alias Bob Reynolds, è assolutamente in grado di fare
la differenza fisicamente se la squadra di Yelena dovesse
affrontare Doctor Doom. Fedele alla sua rappresentazione nei
fumetti, il Sentry del MCU è stato riconosciuto come una delle
forze più pericolose al mondo.
Sentry possiede una moltitudine di
abilità che lo rendono l’equivalente vivente più vicino a Superman nell’MCU in termini di
potenza pura. Con la sua forza colossale, Sentry può scambiare
colpi con i personaggi Marvel più forti, tra cui Thor e Hulk.
Questo lo renderà una risorsa preziosa nella lotta contro Doom,
anche se farlo comporterebbe il rischio di scatenare nuovamente il
Vuoto.
Il lato oscuro della personalità di
Sentry è una minaccia ancora più grande di Bob Reynolds, tanto che
è stata avanzata la teoria che Sentry possa essere una pedina nel
piano di Doom in Avengers: Doomsday.
Con
la conclusione
di Riverdale
nel 2023, il panorama delle serie mystery adolescenziali ha
lasciato scoperto uno spazio ben preciso: quello dei racconti teen
oscuri, sopra le righe e disposti a reinventare materiali
apparentemente innocui. Secondo molti osservatori, a colmare quel
vuoto potrebbe essere una prossima produzione Netflix: la serie live-action dedicata a
Scooby-Doo,
attualmente in sviluppo.
La
nuova serie, ancora priva di un titolo ufficiale, sarà composta da
otto episodi da
un’ora ed è guidata dagli showrunner Josh
Appelbaum e Scott
Rosenberg. Proprio come accaduto con
Riverdale – adattamento
libero e radicale dei fumetti Archie – anche questo progetto
promette una rilettura più cupa e adulta di un immaginario
storicamente associato a un pubblico familiare.
Uno Scooby-Doo più oscuro
per una nuova generazione di spettatori
Secondo la logline diffusa da Netflix, la
serie racconterà il primo incontro tra Shaggy, Daphne, Velma e Fred
in versione adolescente, uniti dall’arrivo di un misterioso
cucciolo e da un caso inquietante definito come un possibile
“omicidio soprannaturale”. Un’impostazione che richiama
direttamente l’approccio iniziale di Riverdale, dove il mystery fungeva da motore
narrativo prima di aprire la strada a derive sempre più
eccentriche.
La scelta di puntare su toni più seri segna una netta distanza
rispetto alle precedenti incarnazioni del franchise, in particolare
dai film cinematografici dei primi anni Duemila, noti per
l’impronta comica e autoconsapevole. Sarà inoltre la
prima serie live-action
televisiva di Scooby-Doo, un dettaglio che rafforza l’idea di un
progetto pensato per intercettare un pubblico nuovo, cresciuto con
produzioni teen ad alto tasso di suspense.
Perché un “nuovo
Riverdale” potrebbe funzionare
L’assenza di Riverdale
si è fatta sentire soprattutto tra gli spettatori affezionati alle
serie teen capaci di mescolare mistero, melodramma e deviazioni di
genere. In questo contesto, Scooby-Doo rappresenta una proprietà ideale:
estremamente riconoscibile, ma anche sufficientemente flessibile da
sostenere una reinterpretazione radicale.
Che la serie scelga una linea più coerente e inquietante, vicina a
titoli come Stranger Things, o che finisca per
abbracciare l’assurdo e l’eccesso che hanno reso Riverdale un cult, il progetto Netflix
sembra posizionarsi come il possibile erede spirituale di quel tipo
di racconto. Un’operazione rischiosa, ma potenzialmente strategica,
che potrebbe ridare centralità al mystery adolescenziale in chiave
seriale.
Mentre Stranger
Things si prepara a salutare il pubblico con
il suo episodio conclusivo su Netflix la notte di Capodanno,
una parte della fanbase sta manifestando un crescente malcontento
per la qualità produttiva della quinta stagione. In particolare,
sui forum e sui social – Reddit in testa – numerosi spettatori
hanno espresso perplessità sul comparto visivo e narrativo di
quella che dovrebbe rappresentare la chiusura definitiva della
serie.
Le
critiche si concentrano su uno stile giudicato eccessivamente
artificiale: illuminazione troppo marcata, uso massiccio del green
screen e un abuso della profondità di campo che sfoca costantemente
gli sfondi, rendendo molte scene poco credibili nonostante il
budget elevatissimo. Secondo diversi commenti, la riduzione degli
effetti pratici a favore di soluzioni digitali avrebbe contribuito
a dare alla stagione un aspetto “costruito” e poco immersivo.
Dal “Netflix look” alla
scrittura: perché il finale divide il pubblico
Oltre all’estetica, nel mirino dei fan è finita anche la scrittura.
Alcuni utenti lamentano dialoghi eccessivamente esplicativi, con
personaggi che tendono a verbalizzare ogni azione, spezzando il
ritmo e riducendo il coinvolgimento emotivo. Una scelta narrativa
che, unita a un impianto visivo definito “scialbo”, avrebbe
indebolito l’impatto di una stagione attesa per anni.
Tra le scene più contestate figurano alcune ambientate nel Sottosopra, in particolare le sequenze ambientate
nel laboratorio e la cosiddetta “grotta di Max”, ritenute poco
convincenti dal punto di vista scenografico. Il confronto con altre
produzioni di alto profilo non è mancato: alcuni spettatori hanno
citato serie come It: Welcome to
Derry e For All
Mankind come esempi di una gestione più
efficace di regia, scrittura e direzione artistica, nonostante
budget comparabili.
Il dibattito online riflette aspettative altissime per un capitolo
finale che arriva dopo una lunga attesa. Stranger Things resta uno dei titoli più
iconici dell’era streaming, ma la reazione di parte del pubblico
dimostra come, per una serie di questo calibro, ogni scelta
produttiva venga osservata e giudicata con estrema severità. Il
verdetto definitivo arriverà il 31 dicembre 2025, quando il finale debutterà su
Netflix e, in alcuni territori, anche in sale selezionate.
È
morta Brigitte
Bardot, leggendaria icona del cinema
francese e simbolo culturale del XX secolo. La notizia è stata
confermata oggi dalla Brigitte Bardot Foundation, l’organizzazione per la
protezione degli animali da lei fondata, che ha espresso profondo
cordoglio per la scomparsa della sua fondatrice all’età di
91 anni. Bardot —
conosciuta in tutto il mondo con le iniziali B.B. — si è spenta nella sua residenza nel sud
della Francia, dove negli ultimi anni aveva vissuto ritirata,
dedicandosi alla difesa degli animali.
Attrice, modella e cantante, Bardot divenne celebre negli anni
Cinquanta e Sessanta, incarnando un nuovo ideale di femminilità nel
cinema grazie a film come E
Dio… creò la donna. La sua immagine magnetica e indipendente
la rese un fenomeno di costume globale, segnando profondamente la
cultura popolare. Dopo aver lasciato il grande schermo negli anni
Settanta, Bardot dedicò gran parte della sua vita all’attivismo
animalista attraverso la fondazione che porta il suo nome,
contribuendo in maniera significativa alla tutela degli animali a
livello internazionale.
Una vita di cinema,
impegno e controversie che ha segnato un’epoca
La carriera di Bardot fu tanto brillante quanto complessa. Divenuta
celebre giovanissima, lavorò con alcuni dei registi più influenti
del suo tempo e divenne un simbolo di rivoluzione culturale,
ridefinendo i canoni della femminilità sullo schermo. Il suo ritiro
prematuro dal cinema non segnò la fine della sua influenza: negli
anni successivi la sua voce si fece sempre più forte nella causa
animalista, fondando nel 1986 la Brigitte Bardot Foundation,
impegnata nella protezione e nel welfare degli animali in Francia e
all’estero.
La sua figura è stata spesso al centro di dibattiti anche per prese
di posizione controverse su temi sociali e politici, che
suscitarono ampie reazioni nel corso degli anni. Nonostante ciò, il
riconoscimento della sua eredità culturale resta ampio: il
presidente francese Emmanuel
Macron ha reso omaggio a Bardot definendola
una “leggenda del secolo”, sottolineando il ruolo fondamentale che
ha avuto nel cinema e nella cultura francese nel corso della sua
vita.
Con la sua scomparsa si chiude un capitolo fondamentale della
storia del cinema europeo, lasciando un’eredità che spazia dalla
settima arte alla battaglia per i diritti degli animali.
Con
oltre cinque sequel e un intero ecosistema multimediale alle
spalle, Jurassic
Park resta uno dei titoli più iconici e
redditizi della storia del cinema. Diretto da Steven Spielberg e
tratto dal romanzo di Michael
Crichton, il film ha superato quota 1,1
miliardi di dollari al box office globale, diventando il maggiore
successo commerciale della filmografia del regista. Ma il destino
della saga avrebbe potuto essere molto diverso.
A
rivelarlo è James Cameron, che ha
raccontato di essere arrivato a un passo dall’acquistare i diritti
del libro prima di Spielberg. «Ho provato a comprare i diritti, ma
mi ha battuto di poche ore», ha spiegato il regista di
Avatar, riconoscendo però, dopo aver visto il
film finito, di non essere stato la persona giusta per portare
Jurassic Park sullo
schermo.
Un Jurassic Park più cupo e vietato ai minori: il
“what if” secondo Cameron
Secondo Cameron, la sua versione del film sarebbe stata
radicalmente diversa: più violenta, più spaventosa e decisamente
meno adatta a un pubblico giovane. «Il mio sarebbe stato un film
R-rated, qualcosa come Aliens con i dinosauri», ha ammesso, sottolineando come
l’approccio di Spielberg fosse invece perfettamente calibrato per
rendere i dinosauri accessibili anche ai bambini.
Il regista ha elogiato apertamente la sensibilità del collega,
ricordando come Jurassic
Park sia diventato un fenomeno globale proprio grazie alla sua
capacità di parlare a più generazioni. «I dinosauri sono per i
bambini di otto anni», ha dichiarato Cameron, riconoscendo che un
taglio più estremo avrebbe escluso una parte fondamentale del
pubblico e probabilmente compromesso la portata culturale del
progetto.
Guardando al successo duraturo del franchise – che nel corso degli
anni ha coinvolto star come Jeff Goldblum, Laura
Dern, Sam
Neill, Bryce Dallas Howard e molti altri –
l’idea di una versione più cupa resta un affascinante esercizio di
immaginazione. Un “what if” cinematografico che, pur intrigante,
conferma come la scelta di Spielberg abbia definito non solo un
film, ma un immaginario condiviso capace di attraversare
decenni.
Prima di diventare un’icona del cinema horror grazie a
Halloween, Jamie Lee
Curtis avrebbe potuto esordire sul
grande schermo in un altro classico del genere. In una recente
intervista concessa al The
Drew Barrymore Show, l’attrice ha
rivelato che, all’età di circa dodici anni, fu presa in
considerazione per il ruolo di Regan MacNeil, la protagonista de
L’Esorcista,
diretto da William
Friedkin.
A
contattare la famiglia fu il produttore Ray Stark,
convinto che la giovane Curtis potesse essere perfetta per il
personaggio. La risposta della madre dell’attrice, però, fu
immediata e definitiva: nessun provino. Una decisione che, col
senno di poi, Jamie Lee Curtis ha definito fondamentale
per la propria crescita personale.
Una scelta di protezione
che ha evitato i rischi della fama precoce
Curtis ha raccontato di avere, all’epoca, una personalità vivace e
spigliata, caratteristiche che probabilmente avevano colpito il
produttore. Nonostante l’enorme opportunità che il film avrebbe
rappresentato, sua madre scelse di proteggerla da un ruolo
estremamente intenso per una bambina di dodici anni, privilegiando
una crescita lontana dalle pressioni dell’industria
cinematografica.
Riflettendo oggi su quell’episodio, l’attrice ha espresso
gratitudine per non essere stata catapultata troppo presto sotto i
riflettori, sottolineando come la possibilità di vivere un’infanzia
“normale” abbia avuto un impatto positivo sulla sua vita e sulla
sua carriera. Nel dialogo con Drew Barrymore, Curtis ha anche
riconosciuto come non tutti abbiano avuto la stessa possibilità di
scelta, ricordando quanto la fama precoce possa lasciare segni
profondi.
La storia ha assunto nel tempo un significato ancora più forte alla
luce di ciò che accadde a Linda Blair,
che ottenne poi il ruolo di Regan a soli quattordici anni. Blair ha
successivamente raccontato le gravi conseguenze fisiche e
psicologiche affrontate dopo L’Esorcista, tra infortuni sul set, problemi di salute
mentale e l’impatto devastante di una celebrità improvvisa. Un
destino che conferma, secondo Curtis, quanto l’istinto protettivo
di sua madre fosse stato non solo comprensibile, ma anche
lungimirante.
Paramount+ ha diffuso il promo ufficiale
dell’episodio 2×08 di
Landman,
intitolato “Handsome Touched
Me”, anticipando un nuovo capitolo cruciale della serie. Il
breve filmato suggerisce un aumento della tensione narrativa, con
dinamiche personali e professionali sempre più intrecciate in un
contesto dove potere, ambizione e compromessi continuano a
ridefinire i rapporti tra i personaggi.
Dopo gli sviluppi dell’episodio precedente, la serie sembra pronta
a spingere ulteriormente sui conflitti interni al mondo
dell’industria energetica texana, mettendo in discussione equilibri
che apparivano consolidati. Il promo lascia intendere che alcune
decisioni recenti non resteranno senza conseguenze, aprendo la
strada a nuovi attriti e a rivelazioni destinate a incidere
sull’arco narrativo della stagione.
Un episodio che promette
di cambiare gli equilibri della stagione
Il titolo “Handsome Touched
Me” suggerisce un episodio fortemente incentrato sulle
relazioni interpersonali e sui non detti che attraversano la serie,
elementi che Landman ha costruito con progressione lenta ma
costante. Il promo punta più sull’atmosfera che sull’azione,
lasciando intravedere momenti di confronto e scelte difficili che
potrebbero segnare una svolta per alcuni personaggi chiave.
Con l’avvicinarsi al finale di stagione, Landman continua a consolidare la propria
identità come racconto adulto e realistico, capace di unire dramma
umano e riflessione sul potere economico. L’episodio 2×08 si
preannuncia quindi come un passaggio fondamentale, destinato a
preparare il terreno per le ultime mosse narrative della seconda
stagione.
Sky Cinema
presenta in prima TV Un film Minecraft,
l’attesissimo adattamento live-action ispirato al videogioco più
giocato al mondo, con Jason Momoa e Jack
Black, in arrivo domenica 29
dicembre alle 21:15 su Sky Cinema Uno,
in streaming su Now e disponibile on
demand. Su Sky il film sarà disponibile on demand
anche in 4K.
Diretto da
Jared Hess, il film vede nel cast Jason
Momoa, Emma Myers, Danielle Brooks, Sebastian Hansen
e Jack Black, che danno vita ai protagonisti
di un’avventura epica ambientata nell’universo di Minecraft. Nella
versione italiana, inoltre, Mara Maionchi
e Lazza prestano le voci a Malgosha e al
Generale Chungus.
Distribuito da
Warner Bros. Pictures, il film porta sullo schermo lo spirito
creativo e avventuroso del celebre videogame, trasformandolo in un
racconto ricco di humour, azione e immaginazione visiva che è stato
in grado di raggiungere le vette del box office mondiale.
Nel film, quattro
comuni ragazzi si ritrovano catapultati
nell’Overworld, un mondo dall’inconfondibile
estetica a blocchi dove ogni scelta può cambiare radicalmente la
realtà che li circonda. Guidati da
Steve (Jack Black), icona assoluta
dell’universo Minecraft, i protagonisti dovranno unire le forze e
imparare a sopravvivere tra Creeper, zombie, Piglins e
portali verso nuove dimensioni, affrontando sfide che
metteranno alla prova ingegno, coraggio e soprattutto spirito di
squadra.
Tra scenari che
richiamano fedelmente le ambientazioni del gioco – dall’Overworld
al Nether, fino alla Magione della Foresta – Un film
Minecraft è un’avventura mozzafiato, costruita su quegli
stessi valori di creatività e
collaborazione che hanno reso Minecraft un fenomeno
planetario con oltre 300 milioni di copie vendute.
Blade, uscito nel 1998 e diretto da
Stephen Norrington, rappresenta una svolta
significativa nel panorama dei cinecomic, inaugurando un tono più
cupo e violento rispetto ai precedenti adattamenti dei fumetti
Marvel. Il film si concentra sulle
avventure di Eric Brooks, alias Blade, un mezzo vampiro impegnato a
proteggere l’umanità dai vampiri assetati di sangue, combinando
horror,
azione e noir urbano. La sua estetica dark e le sequenze di
combattimento coreografate hanno anticipato lo stile dei cinecomic
moderni, aprendo la strada a interpretazioni più adulte e violente
dei personaggi dei fumetti.
Il
film si distingue anche per la scelta di Wesley Snipes nel ruolo del protagonista, la
cui presenza carismatica e fisicità hanno contribuito a definire
Blade come icona action-horror. La colonna sonora, l’illuminazione
notturna e la scenografia urbana contribuiscono a creare
un’atmosfera unica, lontana dal tono più leggero e ironico dei
successivi film Marvel. Questa combinazione di elementi ha fatto di
Blade un prodotto
innovativo, capace di attrarre sia gli appassionati di fumetti sia
il pubblico dei thriller soprannaturali.
A differenza dei
cinecomic tradizionali dell’epoca, Blade non si concentra sull’umorismo o sulle tematiche
adolescenziali, ma sull’eterno conflitto tra umani e vampiri,
esplorando tematiche di vendetta, identità e appartenenza. La
violenza grafica e le atmosfere gotiche lo rendono più vicino a un
film horror-action che a un classico film di supereroi. Nel resto
dell’articolo si proporrà una spiegazione dettagliata del finale,
evidenziando come esso apra la strada ai sequel e approfondisca il
conflitto tra Blade e il mondo dei vampiri.
La vicenda si apre alla fine degli
anni Sessanta, dove una donna incinta viene attaccata e morsa da un
vampiro. I medici riescono a salvare il bambino, ma la madre di
questo muore in seguito ad un’infezione. Trent’anni dopo, quel
bambino è ora cresciuto ed è diventato un letale cacciatore di
vampiri. Si fa chiamare Blade, e da quel morso
indiretto che ricevette mentre era nel grembo di sua madre ha
ereditato una serie di poteri speciali. Possiede infatti la stessa
forza, velocità e le abilità rigenerative dei vampiri, ma non le
loro debolezze.
Egli è infatti in grado di muoversi
anche con la luce del sole, e per questo viene chiamato “Il
Diurno”. Ora, egli è sulle tracce del pericoloso Diacono
Frost, uno spietato vampiro che aspira a diventare la
creatura più potente mai esistita. Per riuscirvi sta organizzando
un antico rito, che gli conferirà poteri illimitati. Fermarlo prima
che ciò avvenga è l’unica possibilità per Blade di scongiurare
quella che si preannuncia essere una vera e propria apocalisse.
Potrà ad ogni modo contare sull’aiuto del suo mentore
Abraham Whistler e di una donna di nome
Karen.
La spiegazione del finale del
film
Nel
terzo atto di Blade, l’azione raggiunge il culmine
quando Frost completa il rituale per evocare il “blood god” La
Magra, acquisendo poteri sovrumani. Blade, dopo aver subito
l’aggressione e la privazione del suo sangue, riesce a sopravvivere
grazie a Karen, che gli permette di nutrirsi temporaneamente del
suo sangue. Blade affronta quindi Frost nel Tempio della Notte
Eterna, dopo aver eliminato la maggior parte dei suoi seguaci. Lo
scontro è serrato: Blade affronta Frost in un combattimento che
combina le abilità sovrumane del protagonista con strategie basate
sulle vulnerabilità dei vampiri, preparando la scena per la resa
dei conti finale.
Blade utilizza le conoscenze di Karen e il siero EDTA per
indebolire Frost, somministrandogli un sovradosaggio che provoca
l’esplosione del vampiro, segnando la fine della sua minaccia. Il
sacrificio della madre di Blade e la distruzione dei membri del
Consiglio dei Vampiri amplificano il tono tragico e cupo della
conclusione, sottolineando il costo personale della lotta tra Blade
e i vampiri. Karen riesce a sopravvivere, offrendo supporto al
protagonista, che riconosce però di non poter essere curato
completamente, riaffermando la sua condizione di cacciatore in
eterno conflitto.
Questo finale porta a compimento i temi principali del film: la
lotta tra umanità e mostruosità, il conflitto identitario di Blade
come ibrido e il sacrificio personale necessario per proteggere gli
innocenti. La sua vittoria non è priva di costi emotivi, mostrando
che la giustizia richiede determinazione e resilienza. La
collaborazione tra Blade e Karen evidenzia anche l’importanza della
fiducia e della cooperazione tra esseri umani e “altri” per
superare minacce sovrumane, consolidando il tono dark e maturo del
film rispetto ad altri cinecomic Marvel dell’epoca.
Inoltre, il finale rafforza il senso di continuità narrativa verso
i sequel, introducendo elementi come la lotta di Blade contro
vampiri sempre più potenti e l’evoluzione del suo ruolo di
protettore dell’umanità. La sopravvivenza di Karen, la sua capacità
di sviluppare nuovi sieri e la risolutezza di Blade aprono la
strada a nuovi conflitti, nuovi antagonisti e a un approfondimento
della mitologia vampirica. L’epilogo a Mosca, con Blade già pronto
a confrontarsi con vecchi nemici, suggerisce un mondo più ampio e
pericoloso che sarà esplorato nei film successivi.
Infine, il film prepara
gli spettatori ai sequel mostrando Blade come un eroe instancabile
e in continua evoluzione. La combinazione di azione, horror e
elementi soprannaturali, unita alla costruzione di un universo
narrativo coerente, stabilisce le premesse per Blade II e
Blade: Trinity. La vittoria sul potente Frost, pur con
sacrifici personali, conferma la figura del cacciatore solitario e
oscuro, pronto a confrontarsi con minacce sempre maggiori,
consolidando il tono adulto della saga e creando aspettativa per
nuove avventure, scontri e sviluppi dei personaggi principali.
Uscito nel 2003, 2 Fast & 2 Furious rappresenta un
passaggio cruciale all’interno della
saga di Fast & Furious,
segnando la prima evoluzione del franchise dopo il successo del
film originale. Privo della presenza di Vin Diesel,
il secondo capitolo sposta il baricentro narrativo su Brian
O’Conner, interpretato da
Paul Walker, trasformandolo nel vero protagonista e
ridefinendo l’identità della serie. Il film si colloca come
un’opera di transizione, meno legata all’impianto crime del primo
episodio e più orientata verso uno spettacolo d’azione colorato,
veloce e dichiaratamente pop.
Dal punto di vista stilistico e narrativo, 2 Fast & 2
Furious accentua l’estetica da videoclip, con un uso
marcato di colori saturi, montaggio frenetico e una centralità
ancora maggiore delle corse clandestine. L’ambientazione di Miami
introduce un immaginario solare e glamour che distingue nettamente
il film dal tono più urbano e notturno del predecessore. Tra le
principali novità spiccano l’introduzione del personaggio di Roman
Pearce, interpretato da Tyrese Gibson,
e la nascita di una dinamica buddy movie che diventerà uno degli
elementi fondanti dei capitoli successivi.
Pur considerato a lungo
un episodio atipico o minore della saga, 2 Fast & 2
Furious ha avuto un ruolo determinante nel definire il
futuro del franchise, sperimentando una formula più leggera,
ironica e orientata al puro intrattenimento. Il film amplia
l’universo narrativo della serie, allontanandosi temporaneamente
dalla “famiglia” originale per gettare le basi di un mondo più
ampio e interconnesso. Nel resto dell’articolo verrà proposta una
spiegazione del finale, analizzando come questa conclusione
contribuisca a preparare il terreno per i sequel successivi.
La trama di 2 Fast 2
Furious
2 Fast 2 Furious è
incentrato prevalentemente su Brian O’Connor, il
quale dopo aver coperto gli illeciti di Dominic
Toretto si trova ora a condurre una vita da ricercato. I
tentativi di rimanere nell’anonimato falliscono però nel momento in
cui viene arrestato dalla polizia. Brian si vede però posto davanti
ad una scelta: andare in galera o collaborare con le forze
dell’ordine per catturare il malvivente Carter
Verone. Vedendo in ciò l’unica possibilità per non finire
dietro le sbarre, egli accetta di fare da infiltrato. Per riuscirci
si avvale della collaborazione con il vecchio amico d’infanzia
Roman Pearce, il quale a sua volta non è nuovo
alla vita criminale.
I due dovranno dunque infiltrarsi
nella squadra del facoltoso ricercato, il quale però per testarne
le capacità, li sottopone ad una gara d’auto. Piano piano, i due
amici riescono a conquistare la fiducia di Verone, attendendo il
momento giusto per poterlo incastrare. Brian e Roman, però, non
sanno che già da mesi un altro infiltrato mina l’interno del gruppo
di Verone. Si tratta di Monica Fuentes. Nel
momento in cui tutti e tre verranno inevitabilmente scoperti, la
fuga sembra essere l’unica possibilità di sopravvivenza. Ma
sfuggire al potente criminale si rivela essere più rischioso e
difficile del previsto.
La spiegazione del finale del
film
Nel
terzo atto di 2 Fast & 2 Furious il racconto
accelera verso una risoluzione costruita interamente sul doppio
gioco e sull’inganno. Brian e Roman partono per la consegna finale
del denaro a Carter Verone, consapevoli che il criminale intende
eliminarli una volta completato il lavoro. La sequenza della fuga
diventa un momento centrale del film: la deviazione verso il
magazzino, il caos orchestrato da Tej con decine di piloti e la
sostituzione delle auto permettono ai protagonisti di seminare le
forze dell’ordine e ribaltare la situazione.
La
tensione culmina quando i piani di Verone sembrano inizialmente
funzionare: l’aereo all’aeroporto è un diversivo, mentre la vera
resa dei conti avviene al porto turistico. Qui Brian scopre di
essere stato manipolato e rischia la vita, mentre Monica viene
presa in ostaggio. L’intervento tempestivo di Roman ristabilisce
l’equilibrio, trasformando la sequenza finale in una prova
definitiva della loro ritrovata alleanza. L’azione si chiude con
l’iconico salto dell’auto di Brian sullo yacht di Verone, che
sancisce la cattura del criminale e la conclusione spettacolare del
film.
Dal punto di vista tematico, il finale completa il percorso di
Brian come personaggio sospeso tra legalità e illegalità. Ancora
una volta sceglie di muoversi ai margini delle regole, ma lo fa per
affermare un codice morale personale, fondato sulla lealtà e sulla
fiducia reciproca. L’inganno orchestrato contro Verone riflette
l’idea che, in questo universo narrativo, l’intelligenza e
l’astuzia contino quanto la velocità. Il terzo atto conferma così
l’identità del film come racconto di anti-eroi, più interessati
alla libertà che all’obbedienza istituzionale.
Parallelamente, la risoluzione rafforza il tema centrale
dell’amicizia ritrovata tra Brian e Roman. Il loro rapporto,
inizialmente segnato dal rancore e dal sospetto, trova nel finale
una piena riconciliazione, costruita attraverso il rischio
condiviso e la fiducia reciproca. Roman non è più una spalla comica
o un peso, ma un alleato determinante, pronto a intervenire nel
momento decisivo. Il film chiude così il suo arco emotivo
trasformando una missione sotto copertura in una dichiarazione di
fratellanza, elemento destinato a diventare centrale
nell’evoluzione della saga.
Guardando oltre la
conclusione immediata, 2 Fast & 2 Furious prepara
il terreno per i capitoli successivi ampliando l’universo narrativo
della serie. La decisione di Brian e Roman di restare a Miami e
aprire un garage insieme suggerisce una nuova direzione, meno
legata all’infiltrazione e più orientata alla costruzione di una
comunità alternativa. Questo finale consolida l’idea di un mondo
popolato da personaggi ricorrenti e alleanze flessibili,
anticipando l’espansione corale e internazionale che caratterizzerà
i sequel e definirà l’identità definitiva del franchise.
Nel film The
Menu, ogni piatto servito allo Hawthorn dallo chef
Slowik è studiato nei minimi dettagli e i piatti del menu hanno un
significato specifico. Il menu è incentrato su un’esperienza
culinaria unica sull’isola chiamata Hawthorn, dove dodici ospiti
cenano in un ristorante esclusivo di proprietà del famoso chef
Julian Slowik. I dodici ospiti sono ricchi uomini
d’affari, celebrità, critici gastronomici e altre persone che
possono permettersi un’esperienza ristorativa così costosa, in
netto contrasto con il personale di cucina che vive e lavora
sull’isola con lo chef per guadagnarsi da vivere e fornire il
servizio che la ricca minoranza ha pagato.
Come suggerisce il titolo,
The Menu è dunque strutturato attorno a un menu
reale cucinato e pianificato dallo stesso Julian. Ogni piatto
racconta una storia, con un team che alla fine porterà alla
rivelazione del piano dello chef Slowik di uccidere tutti alla fine
del film. La maggior parte delle portate viene presentata dallo
stesso Slowik mentre i piatti vengono serviti e cucinati davanti
agli ospiti, spiegando gli ingredienti utilizzati e il significato
che si cela dietro di essi. Ogni piatto è un commento sul
significato del cibo, sull’industria alimentare stessa e sulla
ricca clientela che frequenta esperienze culinarie esclusive.
Caviale al limone servito su
ostriche crude con mignonette
Il primo dei piatti del film
The Menu non viene servito sull’isola, ma viene
offerto agli ospiti mentre si recano al ristorante centrale,
Hawthorn, dopo essere saliti a bordo della barca. Essendo l’unico
piatto senza spiegazione, gli spettatori non possono essere sicuri
del significato che si cela dietro questa portata. Tuttavia, il
film potrebbe aver accennato al piano e alla storia dello chef
nell’acidità del limone. Infatti, Tyler è entusiasta e condivide
una spiegazione superflua e forse errata del piatto.
Il pubblico che conosce bene il
piatto e ha colto la spiegazione pretenziosa di Tyler aveva già
un’idea di come sarebbero potute andare le sue interazioni con lo
chef. Tuttavia, dato che Slowik ha una vera passione per la buona
cucina, nonostante sia stata contaminata da forze esterne, è
possibile che questo fosse il vero e ultimo atto del suo talento
prima che il suo piano entrasse in azione.
Amuse Bouche. Il
primo indizio che lo chef Slowik ha il controllo
L’Amuse Bouche è
il primo piatto servito al cast di The Menu
sull’isola. Prima della cena, gli ospiti vengono accompagnati in un
tour dell’isola e viene loro mostrato come vengono raccolti e
presentati tutti gli ingredienti dei piatti del film. Vengono poi
accompagnati al ristorante dove viene loro offerto il piatto di
apertura gratuito, un bocconcino composto da melone cetriolo, neve
di latte e pizzo carbonizzato.
È interessante notare che l’Amuse
Bouche è un piatto che tradizionalmente non viene ordinato dai
clienti, ma servito esclusivamente in base alla scelta dello chef.
Pertanto, con questo piatto, il film preannuncia come l’intera
serata sia stata meticolosamente preparata da Julian e, a questo
punto, gli ospiti non hanno alcun controllo. Tuttavia, è anche un
piatto abbastanza standard da non destare sospetti fin
dall’inizio.
Primo piatto:
L’isola. Una metafora della natura fugace della
vita umana
Le varie location in cui è stato
girato The Menu sono state fondamentali per creare
l’isola, scenario di questo massacro artistico. È un luogo ideale
per un film horror, poiché inizialmente sembra un posto bello e
panoramico, anche se inquietante, dove aprire un ristorante, per
poi diventare una prigione da cui non c’è via di fuga. Il primo
piatto è anche il primo piatto presentato dallo chef Slowik, come
farà per tutti i piatti successivi del film.
Dalle alghe alle capesante fresche
crude, ogni ingrediente del piatto proviene dall’isola stessa, come
suggerisce il nome. Lo chef è chiaramente ispirato dalla natura, in
particolare dall’oceano e dall’intero ecosistema che lo circonda.
Ciò evidenzia l’importanza degli ingredienti freschi rispetto alla
fugace presenza della vita umana sull’isola, prefigurando ancora
una volta come finirà The Menu.
Secondo piatto: Piatto di
pane senza pane. Un commento velato sugli ospiti
dell’Hawthorn
Il secondo piatto è composto da
pane senza pane con solo contorni salati, definito geniale da
alcuni ospiti ma offensivo da altri. Come suggerisce Lillian Bloom
nel suo commento, il concetto del piatto è radicato nella storia
delle classi sociali, spesso evidenziata attraverso i commensali
privilegiati in The Menu. Tuttavia, è anche
possibile che non fosse questo lo scopo previsto e che si trattasse
semplicemente di una sua interpretazione pretenziosa.
Prima vera proposta insolita tra i
piatti del film, questo piatto di salse suggerisce che nessuno
degli ospiti dell’isola meriti il pane. Dopotutto, non sono clienti
ordinari e, come spiegato dallo Chef, il pane e il grano sono
sempre stati il cibo dei poveri nel corso della storia. Questo è
stato il primo indizio evidente dei piani insoliti dello Chef e del
suo disprezzo per i suoi ospiti.
Terzo piatto:
Memoria. Tacos di pollo con forbici all’interno.
Il piatto minaccioso con un passato agghiacciante
Julian chiama questo piatto
“Memoria”. Nel suo discorso, lo chef ricorda quando mangiava tacos
con la sua famiglia il martedì. Una sera, quando suo padre tornò a
casa ubriaco e ferì sua madre, Julian lo fermò pugnalandolo alla
coscia con delle forbici. Questo spiega perché il piatto viene
servito con un paio di forbici nel pollo. Julian aggiunge anche che
questo è un piatto che prepara sin dall’inizio della sua carriera
di chef. Tuttavia, come tutti i piatti del film The
Menu, anche questi gustosi tacos nascondono un lato
oscuro.
Gli ospiti scoprono presto che i
tacos contengono foto o documenti personali e talvolta
compromettenti di ciascuno di loro. In questo modo, i tacos svelano
i segreti degli ospiti, come il tradimento di Richard nei confronti
della moglie. In modo esilarante, le foto di Tyler lo ritraggono
mentre scatta foto durante la cena. Non solo, ma i tacos
personalizzati rivelano anche sottilmente il motivo per cui Julian
ha scelto proprio questi ospiti. La critica gastronomica Lillian,
ad esempio, ha causato la chiusura di molti ristoranti, la cui foto
è raffigurata sui suoi tacos. Tutti rappresentano il motivo per cui
Julian ha perso l’amore per il suo mestiere.
Quarta portata: Il
caos. Un commento sull’inutilità di perseguire la
perfezione
Jeremy è il sous chef di Julian,
che svolge un ruolo chiave in uno dei piatti del film The
Menu. Il quarto piatto inizia con Jeremy che si spara: non
sarà mai abbastanza bravo per essere al livello dello chef, come
spiegato da Julian nel suo discorso. Dopo che il suo corpo viene
portato via, agli ospiti vengono servite verdure cotte a pressione,
filetto arrosto, patate confit, manzo e midollo osseo.
Durante questa portata, il film
prende rapidamente una piega più cupa e horror. È ormai chiaro che,
al di là del tono ostile che lo chef e il suo team hanno nei
confronti degli ospiti, qui c’è anche un pericolo. Ciò viene
ulteriormente sottolineato quando Richard si taglia un dito mentre
cerca di andarsene. Il significato di “Il Caos” è semplice e
chiaro: la ricerca della perfezione culinaria per soddisfare degli
estranei mette gli chef sotto una pressione enorme, a volte
letale.
Palato pulito: tè
al bergamotto selvatico e trifoglio rosso. Gli ultimi momenti di
normalità della serata
Il tè non è solo un ottimo pulisci
palato, ma è anche una bevanda calmante. Potrebbe essere il piatto
più normale del film The Menu, ma questo solo per
garantire che gli ospiti rimangano calmi per la parte successiva,
anche dopo aver assistito al suicidio di Julian. Durante questo
piatto, Julian offre ai suoi ospiti la possibilità di fargli delle
domande, poiché il tè rappresenta l’ultimo momento di calma prima
della tempesta.
In questo caso, spiega che gli
ospiti rappresentano gli ingredienti di un concetto più ampio,
prefigurando la fine del film e l’intenzione dello chef di uccidere
tutti. Spiega perché disprezza ognuno di loro. In questo modo, il
“palato pulito” è un pezzo di commedia oscuramente ironico che si
adatta meravigliosamente al tono del film, con Slowik che si
comporta come se fosse un’aggiunta rilassante e utile alla serata,
ma allo stesso tempo lo usa come un’opportunità per far sapere ai
commensali che stanno per morire.
La follia
dell’uomo: granchio Dungeness, umeboshi, siero di yogurt,
alghe. Un’esplorazione culinaria dell’insicurezza maschile
Per il sesto piatto del film
The Menu, tutti sono invitati a lasciare il
ristorante e uscire sull’isola. Questo piatto non viene presentato
dallo chef Julian, ma dalla sous chef Katherine. Nel suo discorso,
lei ricorda come ha respinto le avance di Julian, che lo hanno
portato a ignorarla per otto mesi. Lo chef Slowik le dà
l’opportunità di discutere del suo maltrattamento come forma di
penitenza, consentendo al contempo a Katherine di pugnalarlo con
delle forbici da cucina.
Per quanto riguarda il piatto
stesso, si chiama “Man’s Folly” (La follia dell’uomo) e viene
servito solo alle donne. Mentre le ospiti femminili vengono
ricondotte nel ristorante, agli uomini viene data l’opportunità di
fuggire, dimostrando quanto siano disposti a scappare e ad
abbandonare egoisticamente i loro amici intimi, i loro capi o le
loro compagne. Ai loro tavoli, dal granchio Dungeness allo yogurt
fermentato, le donne banchettano con questa rappresentazione delle
pretenziose insicurezze degli uomini tossici. Realizzato
principalmente con ingredienti provenienti dal mare, simboleggia
anche l’inutilità di cercare di fuggire.
Uovo Passard:
uovo alla coque caldo-freddo, dolce e salato. Un piatto
tradizionale gourmet
Questo piatto speciale viene
servito alla fine, mentre tutti gli uomini tentano, senza
riuscirci, di fuggire. Si tratta di un uovo con crème fraîche e
sciroppo d’acero. Il fatto che Tyler venga messo in risalto
rispetto agli altri uomini in questa sequenza suggerisce ciò che
accadrà a Tyler nel resto del film: lui non tenta di fuggire e non
è esattamente come tutti gli altri ospiti. Contrariamente agli
altri, si scopre in seguito che Tyler sapeva fin dall’inizio che
gli ospiti della cena sarebbero morti.
Curiosamente, l’uovo Passard è un
piatto tipico servito nei ristoranti gourmet. Viene dato come
ricompensa all’ultimo uomo che viene catturato mentre cerca di
fuggire, trovato dallo staff dello chef nascosto all’interno del
pollaio dell’isola. A parte questo collegamento esilarante, servire
un uovo alla coque di lusso all’uomo che ha dato il meglio di sé in
un compito essenzialmente futile aggiunge la beffa al danno. Anche
se molto probabilmente era un piatto delizioso, il simbolismo
genitale è chiaro.
Le st**nzate di
Tyler: Terribile agnello cucinato da un essere umano
ancora peggiore
Sebbene inizialmente questo piatto
non fosse incluso tra quelli del film The Menu, in
un colpo di scena si scopre che Tyler sapeva che lui e chiunque lo
avesse accompagnato sarebbero morti e, nonostante ciò, aveva
consapevolmente portato Margot con sé. Tyler si considera un
intenditore ed era disposto a morire e a lasciar morire gli altri
per vivere un’esperienza culinaria esclusiva. Tuttavia, Slowik
dimostra che, nonostante la passione di Tyler, questi non ha
osservato nulla dell’arte della cucina.
Julian umilia Tyler, costringendolo
a cucinare mentre tutti lo osservano e definendo terribili il suo
agnello poco cotto e la sua salsa immangiabile. Ha così rovinato
l’arte della cucina. Dopo che Julian gli sussurra qualcosa
all’orecchio, Tyler se ne va per impiccarsi. Anche se gli
spettatori non sanno cosa sia stato detto a Tyler, si può
immaginare che la delusione dello chef nei suoi confronti e la sua
umiliazione lo abbiano portato al suicidio.
Torta di
compleanno: un momento surreale di leggerezza
Quando Margot viene autorizzata ad
andarsene alla fine di The Menu, diventa chiaro
che è diversa dagli altri ospiti, poiché Julian chiede a Margot di
aiutarlo con il dessert. Anche se questo non viene mostrato al
pubblico, c’è un altro piatto salato, a cui Margot però non
assiste. Quando Margot torna al ristorante, a uno dei commensali
dell’Hawthorn viene infatti offerta una torta per il suo
compleanno.
Che fosse stato pianificato in
anticipo o fosse solo un modo per guadagnare tempo prima del
ritorno di Margot, è semplicemente esilarante vedere il personale
omicida offrire una torta a un ospite e persino cantare la canzone
di compleanno come in un ristorante normale. Questo si aggiunge
perfettamente alla commedia dark di The Menu,
mentre Slowik e il personale presentano felicemente la torta al
festeggiato traumatizzato.
Portata supplementare:
cheeseburger
Il cheeseburger
non fa parte dei piatti originali del film The
Menu, ma è stato preparato su richiesta di Margot. Il
significato del cheeseburger nel film è semplice. Questo piatto
ricorda allo chef il suo amore per la cucina e per il fatto di
nutrire qualcun altro, qualcuno che ha fame e vuole solo gustare
cibo semplice e genuino. Pertanto, lascia andare Margot, che porta
con sé il suo cheeseburger.
In questo modo, l’ultimo ricordo di
Julian sarà quello del cibo che amava cucinare, motivo per cui ha
iniziato la sua carriera. In definitiva, questo piatto è il motivo
per cui Margot fugge in The Menu ed è l’unica a
sopravvivere. È un momento appropriato anche per il personaggio di
Margot, che riesce a dimostrare di non essere come gli altri
commensali egocentrici, poiché è stata in grado di riconoscere
Slowik a livello umano e intimo, facendo appello a un lato di lui
che gli altri non vedevano dietro il suo immenso talento.
Dessert finale: S’Mores
umani. La fine infuocata dell’ultimo pasto di Slowik
Dopo che tutti hanno pagato, il
personale prepara l’ultima portata, quella che, alla fine di
The Menu, causerà la morte di tutti sull’isola.
Gli S’Mores possono essere una portata semplice,
definita persino noiosa dallo chef, ma sono spesso associati
all’innocenza dell’infanzia e ai bei ricordi. Tra i piatti del
film, questo è stato anche il più epico, un finale appropriato per
tutti i personaggi coinvolti.
È interessante notare che, a questo
punto della serata, i commensali sembrano aver accettato il loro
destino e persino abbracciato lo spettacolo del piatto finale.
Offrono liberamente le loro carte di credito per pagare il pasto,
pur sapendo che non sarà necessario dato che tutti moriranno.
Quando Slowik accende il fuoco, è il primo a bruciare, dimostrando
che la sua morte era sempre stata parte di questa serata e, alla
fine, ha condiviso il momento con i commensali che odiava.
Ci sono diverse teorie sul cibo
presente in The Menu
Data la profondità tematica di
The Menu e quanto poco venga effettivamente
spiegato sul significato di ogni piatto nel film stesso, ci sono
numerose teorie su cosa significhino realmente i piatti selezionati
dallo chef Slowik per l’ultima serata dell’Hawthorn. Ad esempio,
una teoria popolare è che l’ultimo piatto di Margot, il
cheeseburger, possa essere stato preparato con carne umana, il che
significa che lei abbia letteralmente mangiato i ricchi. È persino
possibile che lo chef abbia preparato l’hamburger utilizzando il
corpo di Tyler. Si tratta solo di una teoria, per giunta piuttosto
oscura, ma che si adatterebbe bene a molti dei temi trattati in
The Menu e al tono generale del film.
Un’altra teoria sul cheeseburger di
Margot è che fosse avvelenato. Si tratta di una teoria più semplice
rispetto a quella del cannibalismo, poiché l’idea che fosse
avvelenato non gioca su nessuno dei messaggi più profondi del film.
Piuttosto, suggerisce semplicemente che lo chef Slowik abbia
avvelenato il cheeseburger per assicurarsi che Margot non
sopravvivesse. Tuttavia, date le loro interazioni, l’idea che
Slowik volesse uccidere Margot in questo modo non sembra del tutto
corretta, soprattutto perché, se davvero voleva ucciderla, avrebbe
potuto semplicemente rifiutarsi di lasciarla andare via
dall’Hawthorn e bruciarla insieme al resto degli ospiti.
Il cheeseburger di Margot è il
piatto di The Menu che ha dato origine al maggior
numero di teorie, ma molti spettatori hanno analizzato anche alcuni
degli altri piatti alla ricerca di significati nascosti. Ad
esempio, alcuni credono che il tè bevuto dagli ospiti all’inizio
della serata fosse drogato e che alcuni degli eventi del film
potrebbero non essere realmente accaduti. Ciò sembra però
improbabile, poiché minerebbe l’intero film, ma dimostra quanto
questa commedia nera del 2022 sia matura per interessanti teorie
dei fan.
Se la Disney decidesse di non
portare avanti Avatar
4 e Avatar5, il regista
James Cameron ha un piano di emergenza per
concludere la storia, in modo che il pubblico non rimanga con il
fiato sospeso dopo la recente uscita di Avatar: Fuoco e
Cenere(leggi
qui la nostra recensione). Durante un’intervista con Entertainment Weekly, Cameron ha
infatti rivelato che se il quarto e il quinto film di Avatar non
verranno realizzati, ha intenzione di tenere una conferenza stampa
e “dirvi cosa faremo”.
“Ecco come stanno le cose. Se
per qualsiasi motivo non riusciremo a realizzare il 4 e il 5, terrò
una conferenza stampa e vi dirò cosa avremmo fatto. Che ne
pensate?” Il regista vuole anche pubblicare delle versioni
romanzate della saga di
Avatar, che potrebbero continuare e poi
concludere la storia che aveva immaginato. “C’è così tanta
cultura, retroscena e dettagli secondari in questi personaggi che
sono stati elaborati”, ha detto. “Mi piacerebbe fare
qualcosa che abbia quel livello di dettaglio minuzioso”.
Cameron ha poi messo in dubbio che
i romanzi di Avatar possano funzionare perché,
come ha affermato, “Non esiste più un modello di business per
questo. La gente non legge più”. Nonostante ciò, Cameron
potrebbe comunque seguire quella strada in modo che ci sia una
“documentazione canonica di ciò che avrebbe dovuto
essere”. Nonostante la sua attuale incertezza sul futuro del
franchise di Avatar, Cameron spera però ancora che
la Disney gli dia il via libera per dirigere il quarto e il quinto
film.
Dopotutto, continua a smentire
tutti gli scettici con ogni nuovo film di Avatar. “Non so se la
saga andrà oltre questo punto. Spero di sì. Ma, sapete, dimostriamo
la validità di questo business ogni volta che usciamo”.
Avatar ha
incassato 2,923 miliardi di dollari al botteghino a fronte di un
budget di 237 milioni di dollari, mentre Avatar – La
via dell’acqua ha incassato 2,343 miliardi di
dollari.
Considerando che il primo sequel ha
registrato un calo di 580 milioni di dollari di incassi totali
rispetto al primo film, è possibile che Avatar: Fuoco e Cenere sia il
primo film di Avatar a non raggiungere i 2 miliardi di dollari. Ciò
non significa però che la Disney cancellerà il resto della serie.
Il terzo film potrebbe comunque incassare tra 1,5 e 2 miliardi di
dollari e giustificare comunque la realizzazione di Avatar
4 e Avatar5,
attualmente previsti rispettivamente per il 21 dicembre 2029 e il
19 dicembre 2031.
Avatar è uno di
quei franchise che resistono per tutta la loro permanenza nelle
sale cinematografiche, cosa di cui la Disney terrà conto. Finora,
Avatar: Fuoco e Cenere ha incassato oltre 500
milioni di dollari in una sola settimana. Ci è voluta poco meno di
una settimana perché i primi due film raggiungessero questo
traguardo, il che dimostra che il terzo capitolo sta ancora
ottenendo ottimi risultati, anche se non raggiunge gli stessi
livelli dei primi due.
Ogni volta che James Cameron parla del futuro di
Avatar, sembra abbassare le aspettative, per ogni evenienza. Anche
se ha altri progetti a cui vuole lavorare, come un nuovo film di
Terminator e l’annunciato Ghosts of Hiroshima,
non sarebbe affatto sorprendente se finisse per tornare su Pandora
per Avatar 4 e Avatar5. Probabilmente, la certezza a riguardo arriverà
già nelle prossime settimane, con i nuovi dettagli sugli incassi
del terzo film.
La star di Stranger Things,Sadie Sink considera il suo ruolo nel prossimo
Spider-Man: Brand New Day un “momento che
chiude un cerchio” per un motivo molto specifico. Durante
un’intervista con THR, Sink ha infatti rivelato
perché entrare a far parte del cast del quarto film di Spider-Man
con Tom
Holland è stato tanto significativo. L’attrice è stata
scritturata mentre era ancora sul set delle riprese della quinta
stagione di Stranger Things, un periodo “folle” per
lei.
“È stato pazzesco. L’ho
scoperto mentre stavamo concludendo la quinta stagione di Stranger
Things. Spider-Man è sempre stato il mio preferito. Adoro
Spider-Man. Adoro soprattutto lo Spider-Man di Tom. Essere fan di
qualcosa e poi entrarne a far parte è una sensazione familiare per
me, perché ero una fan di Stranger Things prima di entrare a far
parte dello show, ma ero super entusiasta di ciò che avevano in
programma”, ha raccontato Sadie
Sink.
“Ho anche lavorato con il
regista, Dustin Daniel Cretton, in uno dei primi film che ho girato
quando avevo 14 anni, quindi è un po’ come chiudere il cerchio. Mi
sono divertita tantissimo a lavorare a quel film. Non vedo l’ora di
parlarne ancora. Ci sono così tante cose che vorrei condividere.
Ecco perché mi sembra facile mantenere i segreti di Stranger
Things, dato che ho così tanti segreti su Spider-Man che mi
sembrano ancora più riservati”, ha concluso l’attrice.
Il personaggio di Spider-Man
interpretato da Sadie Sink non è ancora stato rivelato, ma questo
non ha impedito ai fan di speculare su come si inserirà nella
trama, con teorie che vanno da Jean Grey degli X-Men
a Mary Jane Watson. Al momento, tuttavia, i Marvel Studios sono riusciti a non
far trapelare nessun dettaglio a riguardo, facendo sì che il
segreto sia in vigore ancora oggi. È tuttavia possibile che qualche
indizio verrà fornito prossimamente con i primi materiali
promozionali del film.
Ad oggi, una sinossi generica di
Spider-Man: Brand New Day è emersa all’inizio di
quest’anno, anche se non è chiaro quanto sia accurata.
Dopo gli eventi di Doomsday,
Peter Parker è determinato a condurre una vita normale e a
concentrarsi sul college, allontanandosi dalle sue responsabilità
di Spider-Man. Tuttavia, la pace è di breve durata quando emerge
una nuova minaccia mortale, che mette in pericolo i suoi amici e
costringe Peter a riconsiderare la sua promessa. Con la posta in
gioco più alta che mai, Peter torna a malincuore alla sua identità
di Spider-Man e si ritrova a dover collaborare con un improbabile
alleato per proteggere coloro che ama.
L’improbabile alleato potrebbe
dunque essere il The Punisher di Jon Bernthal –
recentemente annunciato come parte del film – in una situazione
già vista in precedenti film Marvel dove gli eroi si vedono
inizialmente come antagonisti l’uno dell’altro salvo poi allearsi
contro la vera minaccia di turno.
Di certo c’è che il film condivide
il titolo con un’epoca narrativa controversa, che ha visto la
Marvel Comics dare all’arrampicamuri un nuovo
inizio, ponendo però fine al suo matrimonio con Mary Jane Watson e
rendendo di nuovo segreta la sua identità. In quel periodo ha
dovuto affrontare molti nuovi sinistri nemici ed era circondato da
un cast di supporto rinnovato, tra cui un resuscitato Harry
Osborn.
Il film è stato recentemente
posticipato di una settimana dal 24 luglio 2026 al 31 luglio 2026.
Destin Daniel Cretton, regista di Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, dirigerà il
film da una sceneggiatura di Chris McKenna ed Erik Sommers.
Tom Holland guida un cast che include
anche Zendaya, Jacob Batalon,Mark Ruffalo, Sadie Sink e Liza Colón-Zayas
e Jon Bernthal. Michael Mando è
stato confermato mentre per ora è solo un rumors il coinvolgimento
di
Charlie Cox.
Il
2026 si
preannuncia come un anno chiave per l’industria cinematografica.
Dopo una fase di assestamento segnata da pandemia, scioperi e
riorganizzazioni produttive, Hollywood e il cinema globale sembrano
pronti a rilanciare con progetti ambiziosi, spesso legati a grandi
franchise ma non privi di rischi creativi. È l’anno in cui molti
universi narrativi tenteranno una rinascita più che una semplice
continuazione.
Accanto ai blockbuster, il 2026 sarà anche un banco di prova per
capire se il pubblico è ancora disposto a seguire saghe di lunga
durata o se chiederà storie capaci di rinnovarsi davvero. Dai
cinecomic in fase di “reset” ai sequel attesissimi, passando per il
ritorno di grandi autori, questi sono i film che più di altri
stanno catalizzando l’attenzione.
Avengers:
Doomsday
Il nuovo capitolo degli Avengers rappresenta uno snodo cruciale per
il Marvel Cinematic Universe.
Doomsday non è pensato
come un semplice evento corale, ma come un film di ridefinizione
dell’universo narrativo post-Endgame. Il ritorno di volti storici e
l’introduzione di nuove dinamiche multiversali lo rendono uno dei
titoli più attesi e, allo stesso tempo, più delicati dell’intero
2026.
Più che Spider-Man 4,
questo film si presenta come un vero nuovo inizio per Peter Parker. Dopo la
frattura emotiva di No Way
Home, il personaggio interpretato da Tom Holland affronta una
fase più solitaria e matura. Un ritorno alle origini che punta a
ridefinire l’identità dello Spider-Man MCU, anche visivamente, con
un costume e un tono più essenziali.
Dune – Parte 3
Dopo il successo critico e commerciale dei primi due capitoli,
Denis Villeneuve porta sullo schermo la parte più controversa
dell’opera di Frank Herbert. Dune:
Messiah promette un racconto più politico, oscuro e
disilluso, mettendo in discussione il mito dell’eroe e il prezzo
del potere. Un film atteso non tanto per lo spettacolo, quanto per
il suo peso tematico.
L’Ultima Missione: Project Hail
Mary
L’ultima missione: Project Hail Mary – COrtesia di
SONY
L’adattamento del romanzo di Andy Weir (The Martian) è uno dei film di fantascienza più attesi del 2026.
Con Ryan Gosling protagonista
e la regia affidata a Phil Lord e
Christopher
Miller, Project Hail Mary promette di unire
spettacolo scientifico, introspezione e tensione esistenziale. La
storia di un uomo solo nello spazio, incaricato di salvare
l’umanità senza ricordare chi sia né perché sia lì, lo colloca a
metà strada tra il survival cosmico e la riflessione sull’identità,
rendendolo uno dei titoli più “cinematografici” dell’anno.
The Mandalorian &
Grogu
Il primo vero passaggio cinematografico dell’universo
The Mandalorian segna un punto di svolta
per Star
Wars. Il film ha il compito di dimostrare che le
storie nate in streaming possono funzionare anche al cinema,
mantenendo intatto il legame emotivo tra personaggi e pubblico. Un
test cruciale per il futuro del franchise.
Toy Story 5
Ogni nuovo capitolo di Toy
Story arriva con una domanda implicita: era davvero
necessario? Eppure, Pixar ha spesso dimostrato di saper trasformare
il rischio in opportunità narrativa. Il quinto film dovrà
giustificare la propria esistenza raccontando qualcosa di nuovo
sull’addio, sulla memoria e sul passare del tempo, temi sempre più
centrali nella saga.
La sposa!(The Bride!)
Il
nuovo film diretto da Maggie Gyllenhaal è
uno dei titoli più attesi e intriganti del 2026. Rivisitazione in
chiave gotica e autoriale del mito della Sposa di Frankenstein,
La
sposa! promette di rileggere l’immaginario classico
attraverso una lente contemporanea, femminile e politica. Con
Jessie Buckley
protagonista e un’estetica dichiaratamente fuori dagli schemi del
blockbuster tradizionale, il film si candida a essere uno degli
eventi più discussi dell’anno, a metà strada tra cinema d’autore e
grande produzione.
Shrek 5
Il ritorno di Shrek non è solo nostalgia, ma una
scommessa sul linguaggio della commedia animata contemporanea. Dopo
anni di spin-off e cambiamenti nel gusto del pubblico, il quinto
capitolo dovrà aggiornare il suo umorismo senza tradire lo spirito
dissacrante che ha reso il personaggio un’icona generazionale.
Supergirl: Woman of
Tomorrow
Uno dei progetti più interessanti del nuovo corso DC. Ispirato
all’acclamato fumetto di Tom King, il film promette un racconto di
formazione atipico, più vicino al western spaziale che al classico
cinecomic. Un titolo che potrebbe ridefinire il ruolo dei
personaggi femminili nell’universo supereroistico.
Odissea
Il ritorno di Christopher Nolan con un
adattamento dell’Odissea è, di per sé, un evento. Un progetto
che unisce mito, cinema epico e sperimentazione visiva, destinato a
essere uno dei film più discussi dell’anno, indipendentemente dal
risultato finale.
Dopo cinque anni segnati dalle
chiusure dovute al COVID e dagli scioperi WGA-SAG, le serie
TV stanno tornando alla ribalta, con programmi molto attesi in
arrivo nel 2026. Sebbene ci siano molte incredibili serie TV di
ritorno da guardare ora prima delle nuove stagioni del prossimo
anno, ci sono anche molte nuove entusiasmanti serie TV in anteprima
nel 2026.
Data di uscita: 18 gennaio 2026
(settimanale, 6 episodi)
A Knight of the Seven Kingdoms è la
prossima espansione dell’universo fantasy di HBO ambientato a
Westeros. Basato sui racconti Tales of Dunk and Egg di
George R.R. Martin, A Knight of the Seven Kingdoms è ambientato circa 75 anni
dopo House of the Dragon e circa 100 anni prima di
Game of Thrones, quando i Targaryen siedono ancora sul Trono
di Spade.
La storia segue Ser Duncan l’Alto,
un cavaliere errante ben intenzionato ma dai modi rudi,
interpretato da Peter Claffey. È accompagnato dal suo scudiero
astuto e riservato, il principe Aegon Targaryen, noto come Egg,
interpretato da Dexter Sol Ansell.
A differenza delle precedenti serie
HBO ambientate a Westeros, il materiale originale è più leggero.
Sulla base dei trailer, ci si può aspettare un tono più comico.
Prima della sua prima, A Knight of the Seven Kingdoms è
stato rinnovato per la seconda stagione.
The Fall and Rise of Reggie
Dinkins (NBC)
Data di uscita: 23 febbraio
2026 (prima di 2 episodi)
The Fall and Rise of Reggie
Dinkins vede Tracy Morgan nei panni di Reggie, un ex giocatore
di football fallito che tenta un ritorno pubblico e personale in
questa commedia sportiva incentrata sulla redenzione. Desideroso di
riparare alla sua reputazione, Reggie assume il serio regista
Arthur Tobin, interpretato da
Daniel Radcliffe, per documentare il suo viaggio verso il
ritorno nelle grazie sia dei fan che della famiglia.
In coppia con la commedia
cheerleading altamente sottovalutata della NBC Stumble, la
rete sembra perseguire la propria risposta feel-good e sportiva a
Ted
Lasso. La serie riunisce anche Morgan con i creatori di
30 Rock, Tina Fey e Robert Carlock.
Il coinvolgimento di Radcliffe in
Reggie Dinkins è particolarmente promettente perché quando
si dedica alla televisione, i risultati tendono ad essere strani,
creativi e inaspettatamente sinceri, come si è visto in Miracle
Workers. Questa combinazione rende Reggie Dinkins una
delle scommesse comiche più intriganti per il 2026.
Love Story (FX)
Data di uscita: febbraio
2026
Love Story è la prossima
serie antologica di Ryan
Murphy per FX, precedentemente intitolata American Love
Story. Il tema della prima stagione è la regalità americana: la
relazione destinata al fallimento e saturata dai media tra John F.
Kennedy Jr., interpretato da Paul Kelly, e l’icona di stile Carolyn
Bessette, interpretata da Sarah Pidgeon.
Love Story vede anche
Naomi Watts nel ruolo di Jackie Kennedy. I lavori migliori di
Murphy nascono spesso quando applica il suo istinto massimalista
alla storia reale, come si è visto in American Crime Story.
Se Murphy riuscirà a trovare il giusto equilibrio tra intimità e
spettacolarità, Love Story potrebbe diventare uno dei suoi
progetti più emozionanti e visivamente suggestivi fino ad oggi.
The Testaments (Hulu)
Data di uscita: aprile
2026
Fan di The Handmaid’s Tale: benedetto sia il
frutto! The Testaments porta su Hulu il tanto atteso sequel di
The
Handmaid’s Tale di Margaret Atwood, riprendendo la storia
circa 15 anni dopo gli eventi del romanzo originale.
La serie segna il ritorno della
formidabile zia Lydia interpretata da Ann Dowd, questa volta
protagonista di una storia di formazione incentrata su una nuova
generazione di giovani donne che navigano nella morsa del regime.
La rivelazione di One Battle
After Another Chase Infiniti interpreta Agnes, la versione
più anziana di June e la figlia di Luke, Hannah.
Blade Runner 2099 (Prime
Video)
Data di uscita: da
definire
Blade
Runner 2099 continua l’iconica saga fantascientifica con
una nuova storia ambientata decenni dopo Blade
Runner 2049. Michelle Yeoh interpreta Olwen, una replicante
che affronta la fine della sua vita in una Los Angeles futura
ancora caratterizzata da esseri umani artificiali, potere
corporativo e inquietudine esistenziale. Olwen collaborerà con una
fuggitiva umana, Cora, interpretata dalla star di Euphoria Hunter Schafer
Ispirata al romanzo di Philip K.
Dick Gli androidi sognano pecore elettriche?, la serie
mantiene il tono caratteristico del franchise: visivamente ricco,
filosoficamente profondo ed emotivamente sobrio. Aspettatevi
un’esplorazione lenta dell’identità, della mortalità e del
significato dell’umanità in un mondo costruito sull’imitazione.
Crystal Lake (Peacock)
Data di uscita: da definire (8
episodi)
Crystal Lake è la prossima
serie slasher di Peacock basata sul franchise Venerdì 13,
che funge da prequel del film del 1980. Crystal Lake vede
Linda Cardellini nei panni di Pamela Voorhees e Callum Vinson in
quelli del giovane Jason Voorhees.
Piuttosto che basarsi
esclusivamente sul gore, Crystal Lake sembra trarre ispirazione dai
thriller paranoici degli anni ’70, enfatizzando il terrore, la
psicologia e la tensione che cresce lentamente. Con lo showrunner
Brad Caleb Kane reduce da It:
Welcome to Derry, ci sono grandi aspettative che la serie
riesca a bilanciare la mitologia del franchise con una narrazione
horror di alto livello.
DTF St. Louis (HBO)
Data di uscita: da definire (7
episodi)
DTF St. Louis è una commedia
dark della HBO con Jason Bateman, David Harbour e Linda Cardellini. La serie
comica dark della HBO è incentrata su un contorto triangolo amoroso
tra tre adulti alle prese con le delusioni e le ansie della mezza
età, che alla fine porta alla morte prematura di uno di loro.
Non si sa molto della serie creata
da Steve Conrad, ma è stata ispirata dall’articolo di James Lasdun
pubblicato sul New Yorker intitolato “My Dentist’s Murder
Trial: Adultery, False Identities, and a Lethal Sedation” (Il
processo per omicidio del mio dentista: adulterio, false identità e
sedazione letale). Il tempo dirà se sarà uno dei migliori ruoli di
Bateman, ma Bateman, Harbour e Cardellini eccellono nei ruoli
impegnativi che bilanciano commedia e oscurità.
Dutton Ranch
(Paramount+)
Data di uscita: da
definire
Dutton Ranch continua la saga della famiglia
Dutton dopo la conclusione delle cinque stagioni di
Yellowstone. Questo spin-off di Paramount+ si concentra sui personaggi preferiti
dai fan Beth Dutton (Kelly Reilly) e Rip Wheeler (Cole Hauser) mentre
affrontano le sfide di preservare l’eredità di famiglia,
affrontando il pericolo, la lealtà e le dure realtà della vita nel
ranch.
La serie dà anche il benvenuto a
nuovi membri del cast, tra cui Annette Bening nel ruolo di Beulah Jackson ed
Ed
Harris nel ruolo di Everett McKinney. Mentre si sa già qualcosa
in più su Y:
Marshals (in uscita il 1° marzo), Dutton Ranch è lo spin-off più diretto che i fan
attendono con più impazienza.
Elle (Prime Video)
Data di uscita: da
definire
Elle esplorerà la giovinezza
di Elle Woods, molto prima della Delta Nu alla UCLA o della Harvard
Law School. Seguendo un percorso simile a quello di The Carrie
Diaries come prequel di Sex and the City, la serie
esplora gli anni formativi di un personaggio iconico. Cosa c’è di
difficile?
Lexi Minetree è la protagonista del
cast di Elle, benedetta da Reese Witherspoon per affrontare gli anni
del liceo di Elle. Prodotta dalla Hello Sunshine di Reese
Witherspoon, la serie promette un approccio fedele ma fresco.
La casa nella prateria
(Netflix)
Data di uscita: da
definire
La casa nella prateria è una
serie originale Netflix di prossima uscita che adatta i libri amati
di Laura Ingalls Wilder per una nuova generazione. Reboot della
classica serie della NBC, lo show reimmagina la vita della famiglia
Ingalls nella frontiera americana con un cast nuovo e valori di
produzione moderni.
Alice Halsey interpreta Laura
Ingalls, affiancata da Luke Bracey nel ruolo di Charles, Crosby
Fitzgerald nel ruolo di Caroline e Skywalker Hughes nel ruolo di
Mary, dando vita all’iconica famiglia. La serie offre sia ai fan di
lunga data che ai nuovi spettatori un dramma ricco e incentrato sui
personaggi, ambientato nell’America rurale del XIX secolo.
RJ Decker (ABC)
Data di uscita: da
definire
RJ Decker è basato sul
romanzo di Carl Hiaasen Double Whammy. Scott Speedman
interpreta un ex fotografo di giornale caduto in disgrazia che si
reinventa come investigatore privato, navigando nel mondo colorato
e pieno di crimini della Florida meridionale. Questo ultimo
adattamento letterario si aggiunge a una lista crescente di serie,
tra cui Bad Monkey di Apple
TV+ con Vince Vaughn.
Sebbene i dettagli sulla serie
siano ancora scarsi, i fan possono aspettarsi la tipica visione
satirica e le acute osservazioni sociali di Hiaasen. RJ
Decker promette un mix di crimine, commedia e acute
osservazioni nell’ambientazione caotica della Florida che
caratterizza l’opera di Hiaasen.
Spider-Noir
porta Nicolas Cage per la prima volta sul grande
schermo nei panni di Spider-Noir, ma non si tratta dello stesso
personaggio dei film Spider-Verse. Ambientato nella New York
degli anni ’30, Cage interpreta un investigatore privato sfortunato
costretto a confrontarsi con il suo passato come unico supereroe
della città. Tuttavia, in questa versione, Ben Reilly è
Spider-Noir.
Brendan Gleeson si è unito al cast di
Spider-Noir in un ruolo da cattivo non ancora rivelato. Le
riprese si sono svolte a Los Angeles, con una fotografia in bianco
e nero che cattura l’estetica cupa e ombrosa del classico film
noir. La serie di otto episodi promette una versione cupa, elegante
e incentrata sui personaggi dell’universo fumettistico di
Spider-Man Noir, segnando un progetto appassionante per
Cage, che ha lavorato raramente in televisione.
Stuart Fails to Save the
Universe (HBO Max)
Data di uscita: da
definire
Stuart Fails to Save the
Universe è una serie spin-off di HBO
Max ambientata dopo gli eventi di The Big Bang Theory.
Lo show riunisce i personaggi preferiti dai fan Stuart Bloom, Bert
Kibbler, Barry Kripke e Denise, ma porta il franchise in una
direzione inaspettata: l’avventura fantascientifica.
Stuart innesca accidentalmente un
Armageddon multiversale e deve collaborare con Denise, Bert e
Kripke per ripristinare la realtà, incontrando lungo il percorso le
versioni di un universo alternativo dei personaggi amati di The Big
Bang Theory. Questo è il primo spin-off di BBT su HBO Max
invece che su CBS, quindi ci saranno meno episodi per raccontare
una storia molto più serializzata.
VisionQuest (Disney+)
Data di uscita: da definire,
fine 2026 (8 episodi)
VisionQuest
è il terzo capitolo della “trilogia libera” che segue
WandaVision e Agatha All Along. La
serie è diretta da Terry Matalas (12 Monkeys), che prende il
posto di Jac Schaeffer. Paul Bettany torna nei panni di Vision, che
lotta per recuperare la memoria e la sua umanità dopo gli eventi di
WandaVision.
Nel cast di VisionQuest c’è
anche James Spader, che riprende il ruolo di Ultron,
apparendo sia in forma robotica che umana. Matalas ha descritto la
serie TV come cinematografica nella portata, con ogni
episodio che sembra un film diverso, riecheggiando il modo in cui
WandaVision ha utilizzato epoche sitcom distinte come
strumenti narrativi.