Ci sono voluti solo due film della
serie di Doctor Strange e finalmente Clea è entrata
a far parte del Marvel Cinematic Universe.
Introdotta nei momenti finali di Doctor Strange nel Multiverso
della Follia, la versione dell’MCU dell’amato personaggio
secondario del Maestro delle arti mistiche è stata interpretata da
Charlize Theron, la quale però, a
quanto pare, non sa cosa le riserverà il suo futuro nell’MCU.
Durante un’intervista con Josh Horowitz di MTV, in
occasione delle premiere a Roma di Fast
X, l’attrice premio Oscar ha rivelato che la Marvel
deve ancora chiamarla per apparire in un altro progetto.
“Io non ho ancora ricevuto una
chiamata… è un brutto segno? Lo è ?“, ha risposto la Theron
quando Horowitz le ha chiesto aggiornamenti a riguardo. Sappiamo
che attualmente c’è molta confusione e agitazione presso i Marvel
Studios e che il futuro di molti personaggi e linee narrative è
difficilmente prevedibile. Data però l’importanza che Clea, ora
introdotta, sembra ricoprire ai fini della protezione del
Multiverso, è lecito immaginare che prima o poi la si vedrà
ricomparire sul grande schermo.
La Charlize Theron, entrata ufficialmente
nell’MCU con
questo cameo, non ha ancora avuto la possibilità di fare un tuffo
più approfondito nella storia del personaggio. Idealmente potrebbe
comparire in un ancora non annunciato Doctor Strange
3, ma sia lei che lo Stregone interpretato da
Benedict Cumberbatch potrebbero
prima apparire altrove, probabilmente in uno dei prossimi film di
Avengers. Data la loro conoscenza del
Multiverso, si riveleranno certamente personaggi fondamentali
all’interno della saga. Di seguito, ecco il video dell’intervista
all’attrice, dove scherza riguardo il suo futuro nell’MCU.
Risale a più di un quarto
di secolo fa la prima volta di Aki Kaurismäki al Festival
di Cannes, dove il suo Kuolleet
Lehdet (il Fallen Leaves che
prossimamente vedremo anche in Italia, distribuito da Lucky Red in
associazione con Bim) concorre per la Palma d’Oro della 76°
edizione dopo quattro precedenti, tra il Nuvole in viaggio
del 1996 e l’ultimo Miracolo a Le Havre del 2011. Un grande
ritorno per un vecchio amico, non sempre interessato a sperimentare
un cinema nuovo e diverso, quanto piuttosto a raccontare le storie
che ama e nel modo che amiamo. Senza per questo rinunciare a
restare legato all’attualità, che permea tutta la storia, a partire
dalle condizioni di lavoro del mondo in cui viviamo fino
all’attenzione riservata alla guerra tra Russia e Ucraina che
ancora infuria.
Fallen Leaves: L’amore e le foglie morte
Ansa e Holappa
(Alma Pöysti, Jussi Vatanen) vivono a Helsinki, da
soli. Lei impiegata in un supermercato, dal quale viene licenziata
per aver permesso a dei senza tetto di mangiare il cibo destinato
alla discarica, lui in un cantiere, dove però viene scoperto a bere
sul lavoro, una notte i due si incontrano, per caso.
La speranza di trovare il
vero amore li avvicina, per poi svanire tra numeri di telefono
persi e l’impossibilità di riuscire a rintracciare la misteriosa
Ansa. Quando l’esito della reciproca ricerca sembra ormai scontato,
i due si ritrovano, salvo separarsi di nuovo a causa dei problemi
di alcolismo di Holappa. L’ennesimo – e forse definitivo – ostacolo
che una vita sempre più difficile sembra opporre a chi cerca la
felicità.
La
classe operaia nel Paradiso di Kaurismäki
Dopo Ombre nel
paradiso (1986), Ariel (1988)
e La fiammiferaia (1990), un ulteriore
capitolo prolunga la cosiddetta trilogia della classe operaia di
Aki Kaurismäki, che – come detto – conferma qui
l’attenzione per quanti vivono ai margini del mondo che ci piace
vedere. Un umanista gentile, tanto misurato quanto austero,
soprattutto nelle scelte formali. La geometria, l’uso degli spazi,
di colori netti ma non accesi e del silenzio sono quelle che da
sempre caratterizzano il suo cinema, come anche le speranze e la
lotta quotidiana della classe operaia.
Alla quale appartengono i
due protagonisti, senza nome per quasi tutto il film e
ostinatamente all’inseguimento di una speranza. Di un amore. Che li
risarcisca di tutte le delusioni e i dolori accumulati. Una critica
del capitalismo e una ricerca che il regista finlandese orchestra
con i suoi tempi, scelte musicali oculate, costruendole intorno un
contesto solo all’apparenza povero nel quale sono pochi – ma
fondamentali – gli elementi di spicco.
Quelli che segnano
l’avventura romantica dei suoi protagonisti, anche quelli
secondari, e di
Kaurismäki stesso, che qui e lì si diverte a fare il sentimentale.
Con le citazioni della prima volta di Superman, sulla copertina di
Action Comics, e quelle cinematografiche di Il continente
scomparso, Breve incontro e
Il disprezzo (nelle locandine sullo
sfondo), del Jarmusch di I morti non muoiono (il film scelto per
il primo appuntamento di Ansa e Holappa) e per i riferimenti
diretti a Il diario di un curato di
campagna di Robert Bresson e al
Bande à part di Jean-Luc
Godard che chiudono uno dei tanti dialoghi surreali e
divertenti di cui è fatto Fallen Leaves.
Che ogni tanto ci riporta
alla realtà, soprattutto con le notizie che sentiamo alla radio –
in tutte le case, dove nessuno ha la televisione, ma si usa il
telefono a disco – e che raccontano l’inizio della guerra tra
Russia e Ucraina. Un indizio evidente che il mondo che stiamo
vedendo non è così lontano da poter essere affrontato con
nostalgia, che il dramma non svanisce con i sorrisi e la dolcezza
di una tragicommedia che sembrava perduta, ma che nonostante tutto
c’è sempre spazio per l’amore, la redenzione, la felicità.
Nonostante al termine di Thor: Love and Thunder
una scritta conferma che “Thorritornerà“,
Chris Hemsworth
sembra incerto riguardo il suo interpretare di nuovo Thor nel
Marvel Cinematic Universe,
in un possibile Thor 5 o altrove. Nell’attuale MCU, ora
impegnato con la Multiverse Saga
e nella formazione della prossima generazione di Vendicatori, non
vi sono infatti piani ufficiali per il ritorno di Thor, annunciato
sì ma senza ulteriori specificazioni. Proprio questa mancanza di
notizie starebbe ora facendo dubitare lo stesso Hemsworth, che nel
mentre ha girato Tyler Rake2,
sequel del fortunato Tyler Rake disponibile
su Netflix.
Proprio parlando con Total Film Magazine
dell’esperienza vissuta sul set di questo sequel, Chris Hemsworth ha detto di aver affrontato
alcune degli stunt più impegnativi della sua carriera, esprimendo
poi appunto il desiderio di poter fare qualcosa del genere anche
per un film Marvel, se mai ci sarà l’occasione. “È stata la
cosa più difficile che abbia mai fatto. Non sto esagerando. Alla
fine di una ripresa, risucchi aria come non hai mai fatto prima e
tutti cadono in ginocchio per la stanchezza. Ma è molto più
gratificante. Mi piacerebbe prendere questo stile e integrarlo in
un film Marvel, se mai dovessi farne un altro”.
Sebbene Chris Hemsworth non stia
dando certezze riguardo il suo aver finito di interpretare Thor,
egli non conferma nemmeno un ritorno, lasciandolo solo come una
potenziale possibilità. Ciò solleva alcune domande su quando
potrebbe effettivamente tornare Thor. Love and Thunder ha
lasciato la porta aperta al ritorno del supereroe. La scena
post-crediti del film ha persino gettato l’idea per un Thor
5 con una sfida tra il dio nordico e il semidio greco
Hercules, interpretato da Brett Goldstein. I
commenti di Hemsworth potrebbero indicare solamente che al momento
non c’è alcun accordo tra l’attore e i Marvel Studios, ma è lecito
aspettarsi la presenza di Thor in Avengers: The Kang
Dynasty o Avengers: Secret Wars.
Una delle proposte più interessanti
del concorso del Festival
di Cannes2023 arriva direttamente
dalla Tunisia e corrisponde al titolo di Four
Daughters (Les Filles d’Olfa), della
regista Kaouther Ben Hania. Istinto protettivo e
ribellione sono le forze oppositive che attraversano la
quotidianità di tante famiglie arabe con figli. Un’educazione
all’insegna del rigore e che vieta la discussione di argomenti tabù
è ciò che ha segnato la crescita di chi è genitore ancora oggi e
che ha impartito alla prole. Un retaggio che connota profondamente
un sistema sociale, politico ed educativo e che, se perpetuato, può
portare a conseguenze irreversibili, come nel caso della famiglia
di Olfa.
Four Daughters, un esperimento
inedito di racconto
La vita di Olfa, donna tunisina e
madre di 4 figlie, oscilla tra luci e ombre. Un giorno, le due
figlie maggiori scompaiono. Per colmare la loro assenza, la regista
Kaouther Ben Hania arruola due attrici
professioniste e mette in piedi uno straordinario spettacolo
cinematografico per svelare la storia di Olfa e delle sue figlie.
Un viaggio intimo pieno di speranza, ribellione, violenza,
trasmissione intergenerazionale e sorellanza, che metterà in
discussione le fondamenta stesse delle nostre società.
Four Daughters
riflette sul concetto di mancanza giocando con la presenza. Siamo
di fronte a un esperimento di dialogo interattivo, in cui la
direzione artistica si fonde con il ricordo e il regista non è più
solo chi si pone fuori dal quadro ma anche, e soprattutto, chi
dentro a quel quadro vi ha vissuto. La regista Ben
Hania trasfigura l’assenza nei corpi di attrici che sono,
anzittutto, donne arabe. La recitazione e, dunque, la comprensione
vanno di pari passo nella riconsiderazione di un quadro familiare,
di una storia di vita che è anche la storia di innumerevoli
famiglie arabe, almeno nelle sue radici.
Four Daughters
diventa così anche un dialogo sul linguaggio cinematografico, sul
modo in cui le immagini possono raccontare qualcosa di vero
servendosi degli espedienti della finzione. Le ragazze diventano
attrici, le attrici sono figlie. Olfa è un doppio: è la madre che è
stata nel passato, ha un’attrice che la aiuta nel presente e
interviene nelle scene emotivamente più impegnative, ma è anche
un’Olfa che deve comprendere una nuova forma di racconto per la sua
storia, istruire le maschere che interpreteranno i ruoli. Al
contempo, la stessa attrice a cui è stato affidato il ruolo di Olfa
interviene, fa considerazioni sul suo modo di educare le figlie, dà
voce anche ai pensieri dello spettatore.
Essere figlie della Tunisia
Le figlie di Olfa sono figlie della
Tunisia, figlie di un paese che ha avuto una rivoluzione, ma che
queste non hanno vissuto in quanto troppo piccole. La loro
rivoluzione arriverà col tempo, seguendo il regolare corso
dell’adolescenza e al contempo distruggendola, pur di andare contro
all’essere una figlia di Olfa. Eya,
Tayssir le “finte” Rahma e
Ghofrane, forse, compiono la loro rivoluzione
prestandosi al progetto di Ben Hania,
avvicinandosi all’idea di due sorelle che se ne sono andate tramite
i loro doppi. A volte è doloroso, altre si tramuta in un gioco, in
più di un istante ci perdiamo anche noi nella finzione. Sono
quattro sorelle solo nella messa in scena, eppure Rahma e Ghofrane
per noi rimangono loro – nonostante l’inserimento di alcune foto e
materiale video delle stesse.
Four Daughters
riesce ad arrivare al cuore di un problema formativo e mettere in
bocca questa verità alle persone effettivamente coinvolte. Una
consapevolezza che diventa parola e che, unendo i margini della
realtà con quelli del racconto filmico, non ha paura di scavare
nella crepe e nelle zone più buie di un nucleo familiare distrutto
per riportare una dura verità sul come si viene educati in questi
paesi, sul tipo di confronto che c’è tra genitori e figli, su come
ogni piccolo atto di ribellione possa definire un percorso di vita
e allontanarlo non solo dagli affetti ma anche dalla ragione.
Il film di Ben
Hania è anche un racconto sul concetto di femminilità, su
come questa possa essere nascosta o esaltata nei paesi arabi, su
quanto l’aspetto estetico sia uno dei primi tramiti per dare voce a
una ribellione. Truccarsi, diventare goth, scegliere di indossare
l’hijab: qualsiasi cosa pur di non appartenere, di svincolarsi da
un territorio già battuto. Da questo punto di vista, è ancora più
interessante il fatto che Four Daughters renda le
vere Olfa, Eya e Tayssir delle attrici e che giochi
consapevolmente, sfruttando soprattutto la fotografia, con la loro
bellezza, i tratti fisionomici, messi ancora più in risalto
dall’abbigliamento total black che indossano per gran parte del
girato, per confondere ancora di più i confini tra realtà e
finzione, persona e personaggio. Il nero del niqāb viene tagliato e
ricucito per adattarsi ai corpi di giovani donne che, raccontando
una storia dolorosa, stanno anche crescendo. Sono divise tra
passato e presente, tra sorelle perdute e ritrovate sulla scena,
tra la Tunisia che hanno conosciuto e quella che verrà. Ma di una
cosa sono certe: sono figlie di Olfa.
Per celebrare l’arrivo
dell’attesissimo sequel, Spider-Man: Across the
Spider-Verse, in sala dal 1
giugno, ecco una nuovissima clip con Miles
Morales e Gwen Stacy intenti a discutere
del destino della loro relazione. La clip presenta i due personaggi
mentre siedono a testa in giù sullo sfondo dello skyline di New
York City, dove discutono delle loro potenziali difficoltà
relazionali, con Gwen che solleva un po’ di dubbi. “In ogni
altro universo, Gwen Stacy si innamora di Spider-Man, e in ogni
altro universo, non finisce bene“, dice lei a Miles.
Per tutti i fan di Spider-Man, i
commenti di Gwen sono ragionevolmente accurati, con le precedenti
interpretazioni del personaggio che in genere portano verso
risvolti piuttosto negativi. L’esempio più notevole è il destino
del personaggio alla fine di The Amazing Spider-Man 2,
dove è interpretato da Emma
Stone. Tuttavia, Miles contrasta la sua affermazione
con una visione più ottimistica, affermando: “Beh, c’è una
prima volta per tutto, giusto?“. Di seguito, ecco la clip in
questione:
Resta da vedere se la loro relazione
avrà qui un lieto fine o cadrà nello stesso destino di altre
interpretazioni dei personaggi, ma è certo che Spider-Man: Across the
Spider-Verse continuerà ad espandere la loro dinamica e
aggiungere anche qualche conflitto in più con l’introduzione di
Spider-Punk, doppiato da Daniel Kaluuya. Dato che
il personaggio è un musicista, lo Spider-Punk stringerà un’amicizia
con Gwen, il che creerà un po’ di gelosia da parte di Miles Morales
e potrebbe servire come interessante punto di conflitto tra il
personaggio e i tanti Spider-Men che saranno introdotto nel
film.
Tutto quello che c’è da sapere su
Spider-Man: Across the Spider-Verse
“Miles Morales ritorna per il
nuovo capitolo della saga di Spider-Verse, Spider-Man: Across the Spider-Verse“, si
legge nella sinossi. “Dopo essersi riunito con Gwen Stacy,
l’amichevole Spider-Man di quartiere di Brooklyn viene catapultato
attraverso il Multiverso, dove incontra una squadra di
Spider-People incaricata di proteggere la sua stessa esistenza. Ma
quando gli eroi si scontrano su come gestire una nuova minaccia,
Miles si ritrova a confrontarsi con gli altri Spider e deve
ridefinire cosa significa essere un eroe in modo da poter salvare
le persone che ama di più”.
Il film è diretto da Joaquim
Dos Santos, Kemp Powers e Justin K. Thompson. Nel
cast Shameik Moore nei panni di Miles Morales,
Hailee Steinfeld nei panni di Gwen Stacy.
Spider-Man: Across the Spider-Verse
introdurrà poi non solo l’anticipato villain La Macchia, doppiato
da Jason Schwartzman, ma anche oltre 200 varie
iterazioni dell’eroe titolare. Chris Miller, uno dei produttori del
film ha dichiarato nell’aprile 2022 che “in mezzo a questo
multiverso ci sono 240 personaggi unici … ma sono per lo più
personaggi minori o secondari“. Vedremo allora Jake Johnson nei panni di Peter B. Parker,
Issa Rae nei panni di Spider-Woman, Daniel
Kaluuya Spider-Punk, Karan Soni nei panni
di Spider-Man India, Oscar Isaac nei
panni di Spider-Man 2099, Brian Tyree Henry nei
panni di Jefferson Davis, Luna Lauren Velez nei
panni di Rio Morales, Greta Lee nei panni di Lyla.
Nel cast vocale originale anche Andy
Samberg , Rachel Dratch, Jorma Taccone, Shea
Whigham e altri.
Spider-Man: Across the Spider-Verse è
prodotto da Phil Lord, Chris Miller, Amy Pascal, Avi Arad e
Christina Steinberg con Alonzo Ruvalcaba. Aditya
Sood e il regista del primo film, Peter
Ramsey, sono i produttori esecutivi.
Mentre si attendono novità riguardo
Jonathan Majors
e il suo futuro nell’MCU, un insider ha fornito quello che, se
confermato, sarebbe una sorprendente cambiamento nella politica dei
Marvel Studios. Questi, infatti,
avrebbe completamente cambiato i propri progetti a lungo termine
per la Multiverse Saga
dopo aver visto la performance di Majors nei panni di Colui che
rimane nel finale della prima stagione di LOKI.
L’attore, che ha poi interpretato Kang il
Conquistatore in Ant-Man and the Wasp:
Quantumania, avrebbe dunque convinto tutti a fare di lui
il nuovo elemento centrale dell’MCU.
Parlando al podcast The Big
Picture, la scrittrice e autrice del libro in uscita
MCU: The Reign of Marvel StudiosJoanna
Robinson ha affermato che durante il suo lavoro le è stato
detto che non era mai stata intenzione dei Marvel Studios fare di
Kang il centro dell’MCU, ma quella performance di Majors ha fatto
cambiare idea a tutti. “Mi è stato detto da qualcuno che lavora
per la Marvel che non era nei piani fare di Kang il centro di tutto
fino a quando non hanno visto la sua performance in LOKI
e Quantumania, la quale era così forte che hanno detto, “Eccola
qui. Questa è la strada da percorrere. Abbiamo perso la nostra
squadra di eroi, ma mettiamoci attorno a questo ragazzo e a questo
personaggio a cui così tante persone stanno reagendo”
“È una cosa senza precedenti
per la Marvel, non hanno mai affidato così tanto di un franchise a
un attore, come hanno cercato di farlo con Jonathan Majors. Di
solito non si attaccano così tanto a una persona come hanno fatto
in questo caso. E questo li ha messi in difficoltà. Non sappiamo
cosa faranno. Ho sentito storie contrastanti sul fatto se lo
sostituiranno o meno”, ha concluso poi la Robinson. Come
confermato dalle sue parole, dunque, Kang è davvero il centro di
questa nuova fase dell’MCU e i suoi problemi legali
rappresentano ora un grosso problema per i Marvel Studios. C’è di
certo che rivedremo Major in Loki 2 e forse questa
seconda stagione fornirà maggiori indizi sul suo futuro,
in attesa di un verdetto al suo processo.
Nella serata di ieri si è svolta
una proiezione dei fan di The
Flashe alcune
reazioni sono state ora condivise online. Leggendo i commenti si
denota un coro estremamente positive su questo film, e anche se è
improbabile che questo particolare pubblico sia un pubblico
ritenuto particolarmente severo, questi ultimi Tweet suggeriscono
che la Warner Bros. potrebbe davvero avere un enorme successo tra
le mani.
Il primo monitoraggio al botteghino
indica che la prima uscita da solista di The
Flash potrebbe incassare fino a $ 140
milioni nel corso del suo weekend di apertura, ma dovremmo ottenere
un aggiornamento più accurato nelle prossime due settimane. Dai
un’occhiata alle reazioni di seguito insieme a un nuovo trailer con
un sacco di nuovi filmati, inclusa un’apparizione di Jeremy Irons nei panni di Alfred.
After all the delays, all the frustration and all nonsense that
DCEU fans have had to put up with, this film was absolutely worth
the wait!
It’s nothing short of one giant emotional love letter to the
character and DC itself. pic.twitter.com/cpvkMT8rln
— The Moonlight Warrior 🌙 (@BlackMajikMan90)
May 23, 2023
#TheFlash is not just PHENOMENAL it’s a full on celebration of
DC . An emotional action packed ride FULLY FOCUSED on Barry Allen!
Supergirl & Keaton’s Batman complement the film w/ applauded worthy
moments but this is a FLASH story. The good towers way over the
bad. I LOVED IT. pic.twitter.com/4YIPKhub08
Can’t believe I’m saying this… but it’s
true.
#TheFlash is FANTASTIC. Not only is this one of the most fun
comic book movies I’ve ever seen, but it is full to the brim with
SO much heart. This is one of the best DC films I’ve seen in a
while, and a MUST SEE in theaters! pic.twitter.com/YdxhHTbVmE
In The
Flashi mondi si incontreranno quando Barry
userà i suoi superpoteri per viaggiare indietro nel tempo e
cambiare gli eventi del passato. Ma quando il tentativo di salvare
la sua famiglia altera inavvertitamente il futuro, Barry rimane
intrappolato in una realtà in cui il generale Zod è tornato,
minacciando distruzione, e senza alcun Supereroe a cui rivolgersi.
L’unica speranza per Barry è riuscire a far uscire dalla pensione
un Batman decisamente diverso per salvare un kryptoniano
imprigionato…. malgrado non sia più colui che sta cercando. In
definitiva, per salvare il mondo in cui si trova e tornare al
futuro che conosce, l’unica speranza per Barry è ‘correre per la
sua vita’. Ma questo estremo sacrificio sarà sufficiente per
resettare l’universo?
Fanno parte del cast di The
Flash l’attore Ezra Miller nei panni
del protagonista, riprendendo dunque il ruolo di Barry Allen da
JusticeLeague, ma anche l’astro nascente
Sasha Calle nel ruolo
di Supergirl,
Michael Shannon (“Bullet Train”, “Batman v Superman: Dawn of
Justice”), in quelli del Generale Zod, Ron
Livingston (“Loudermilk”, “L’evocazione – The
Conjuring”), Maribel Verdú (“Elite”, “Y
tu mamá también – Anche tua madre”), Kiersey
Clemons (“Zack Snyder’s Justice League”, “Sweetheart”),
Antje Traue (“King of Ravens”, “L’uomo
d’acciaio”) e Michael Keaton (“Spider-Man: Homecoming”,
“Batman”), che torna nel costume di Batman dopo oltre 30
anni.
La regina Padmé Amidala ha
svolto un ruolo fondamentale nella trilogia
prequel diStar
Wars, prima di morire dando alla
luce i gemelli Luke e Leia alla fine di
Star Wars: Episodio III – La vendetta dei
Sith. La sua morte è ciò che
alla fine ha spinto Anakin Skywalker ad abbandonare completamente
il sentiero degli Jedi e a rivolgersi al lato
oscuro della Forza.
Gli spettacoli Disney+Star
Wars ci hanno permesso di rivisitare le
linee temporali precedenti nella Galassia Lontana Lontana, e
sebbene abbiamo visto sia Ewan McGregor che Hayden Christensen riprendere i rispettivi
ruoli di Obi-Wan Kenobi e Anakin/Darth Vader, Padmé deve ancora
fare un’apparizione. Amidala è apparsa nella serie animata di
The Clone Wars e in diversi romanzi di Star
Wars, ma non l’abbiamo vista in live-action dai tempi
di ROTS.
Onestamente, il personaggio non era
davvero necessario per la storia raccontata dalla serie
di Obi-Wan
Kenobi, ed è difficile immaginare un nuovo
spin-off o prequel incentrato su Padmé.
Anche così, sembra che Natalie Portman potrebbe essere interessata a
tornare se si presentasse l’opportunità. Durante un’intervista con
GQ, la vincitrice dell’Oscar ha affermato che non le è stato
chiesto di riprendere potenzialmente il ruolo, ma sarebbe “aperta”.
Amidala potrebbe mai tornare per una trama attuale? Supponiamo
che Lucasfilm non si spinga fino al punto di resuscitarla (non
vogliamo un altro momento “in qualche modo, l’Imperatore è
tornato”), ma un Force Ghost è una
possibilità? Padme non era una Jedi,
ovviamente, ma ciò non significa che non potesse presentarsi in una
sorta di visione o sogno. È una forzatura, lo sappiamo bene,
ma se Natalie Portman vuole tornare nei panni di
Padme, diciamo questo potrebbe essere un buon modo per riportarla
indietro!
Dopo essere tornato sul grande
schermo con Beau ha
paura di Ari Aster e in
attesa di poterlo vedere in Napoleon e
Joker 2, il premio
Oscar Joaquin Phoenixha
un altro progetto in lavorazione particolarmente interessante. Si
tratta di una storia d’amore gay diretta da ToddHaynes, regista di Carol attualmente in
concorso al Festival di Cannes con May December. Proprio
in occasione del festival il regista ha avuto modo di fornire
qualche dettaglio in più, dichiarando che “il prossimo film è
basato su una sceneggiatura originale che ho sviluppato con
Joaquin Phoenix, sulla base di alcuni
pensieri e idee che mi ha suggerito”, ha spiegato Haynes a
IndieWire.
“Fondamentalmente l’abbiamo
scritto con anche lui come sceneggiatore. Io, Jon Raymond e Joaquin
Phoenix condividiamo quindi il merito della storia. E speriamo di
girarla all’inizio del prossimo anno. È una storia d’amore gay
ambientata nella Los Angeles degli anni ’30”, afferma Haynes,
aggiungendo anche che “Joaquin mi ha anche spinto verso nuovi
confini dicendomi ‘No, andiamo oltre’. Questo sarà un film
NC-17”. Nel sistema di classificazione dei film della Motion
Picture Association (MPA), NC-17 è il punteggio più alto, che vieta
la visione ad un pubblico di meno di 18 anni.
Joaquin Phoenix non è estraneo a
ruoli intensi che si spingono oltre i limiti della recitazione,
mentre per quanto riguarda Haynes, tra Carol, Lontano
dal paradiso, Poison, Velvet Goldmine e il
suo ultimo May December, il regista non è estraneo al
dramma d’epoca romantico, né al film queer. Non resta dunque che
attendere maggiori informazioni riguardo questo loro nuovo
progetto, che dovrebbe dunque entrare in produzione all’inizio del
2024. Con l’approssimarsi di quel momento, potrebbe essere reso
noto il titolo, una prima sinossi e ulteriori membri del cast.
May December al Festival di Cannes
Presentato in concorso al
Festival di
CannesMay December, del regista
americano Todd Haynes riunisce Natalie Portman e Julianne Moore in un dramma romantico
introspettivo sul passato sulfureo di una coppia famosa. Per
prepararsi al suo nuovo ruolo, Elisabeth (Natalie
Portman), una famosa attrice, incontra Gracie
(Julianne
Moore), che interpreterà sullo schermo. Quest’ultima aveva
infiammato la stampa scandalistica e affascinato il paese due
decenni prima mantenendo una relazione con Joe (Charles
Melton), 23 anni più giovane di lei. Il film è vagamente
basato sullo scandalo americano di Mary Kay
Letourneau.
Sotto l’impulso della sceneggiatura
di Samy Burch, Todd Haynes mette in discussione le
scelte di due donne in due momenti della loro vita. Un doloroso
ritorno al passato per un’ex idolo sessantenne che vuole voltare
pagina, di fronte a una sincera e pericolosa ricerca della verità
per una star di Hollywood all’apice della sua carriera. Tra i due,
il personaggio maschile di Charles Melton
intreccia sottilmente i legami tra le due. Sul versante musicale,
le composizioni di Marcelo Zarvos si
alternano alle melodie di Michel
Legrandcomposte per la prima volta
per Le Messenger di Giuseppe Losey.
Prima
che Steven
Spielberg dirigesse il classico dramma
storico del 1993 Schindler’s List, era originariamente nelle
mani di Martin Scorsese. In occasione del festival di
Scorsese è tornato a parlare del film e del perché alla fine ha
riconsegnato il film a Spielberg.Parlando
con Deadlinein un profilo esclusivo, al leggendario regista è stato
chiesto del film, e perché Steven Spielberg gli ha offerto la possibilità
di dirigerlo. Mentre Scorsese ci è quasi riuscito, alla fine ha
restituito il progetto a Steven Spielberg e ha citato l’accoglienza del
suo film del 1988 L’ultima tentazione di Cristo come uno
dei fattori della sua decisione.
“Per Schindler’s List, ho
assunto Steve Zaillian, e io e Steve abbiamo lavorato alla
sceneggiatura”, ha detto Scorsese. “Stavo per
dirigerlo. Ma a un certo punto ho avuto delle
riserve. Non dimenticare, questo è il 1990, direi. Ho
fatto L’ultima tentazione di Cristo nel 1988. Il punto centrale di
quel film era iniziare un dialogo su qualcosa che è ancora
importante per me, che è la natura – la vera natura – dell’amore,
che potrebbe essere dio, potrebbe essere Gesù . Non sono
culturalmente ambivalente qui, è quello che c’è in noi. Dio è
in noi? Sono davvero così; Non posso farci
niente. Mi piace esplorarlo”.Scorsese ha
continuato dicendo che sentiva che la storia di Schindler’s List
sarebbe stata probabilmente meglio raccontata da un vero
ebreo.
“Nel caso di Schindler’s
List, il trauma che avevo attraversato era tale che mi sentivo di
affrontare quell’argomento… Sapevo che c’erano persone ebree
sconvolte dal fatto che lo scrittore de Il diario di Anna Frank
fosse gentile“, ha detto Scorsese. “Ho sentito che
c’erano persone che si lamentavano di Schindler, che usava i
detenuti per fare soldi con loro. Ho detto: ‘Aspetta un
attimo.’ Potrei… beh, non difenderlo, ma discutere chi
fosse. Penso che fosse un uomo straordinario, ma non sapevo se
ero attrezzato per questo in quel momento. Non avevo la
conoscenza. Ricordo che Steve Spielberg, nel corso degli anni,
me ne parlava sempre. Ha mostrato il libro mentre eravamo su
un aereo diretto a Cannes e ha detto: ‘Questo è il mio film oscuro
e lo farò‘”.
“Ho usato la frase in
quel momento, “non sono ebreo“. Quello che
intendevo era, è la vecchia storia secondo cui il viaggio doveva
essere intrapreso da una persona ebrea attraverso quel mondo, e
penso che anche Steven l’abbia imparato. Veniva da… [pausa] dov’è
ambientato The Fabelmans,
Phoenix? Mi ha detto che c’erano solo 200 ebrei a Phoenix. Non
potevo crederci. Perché vengo dal Lower East Side e sono cresciuto
con la comunità ebraica. Non ero altruista, ma per me aveva senso
che fosse lui la persona che avrebbe dovuto affrontare tutto
questo. Ero preoccupato di non essere in grado di rendere giustizia
alla situazione“.
Focus
Features ha rilasciato tre clip di Asteroid
City dall’imminente commedia
drammatica romantica di Wes Anderson, la cui
premiere è prevista per il 16 giugno in sale selezionate. Seguirà
un’ampia distribuzione il 23 giugno.I primi due video
danno entrambi un’anteprima del personaggio di Scarlett Johansson, una famosa attrice con una
figlia. Un terzo presenta un piccolo sguardo ai personaggi di
Tom Hanks,
Liev Schreiber e Hope Davis, mentre discutono dei
piani dell’esercito.
Asteroid
City aveva originariamente ricevuto una valutazione R
dalla Motion Pictures Association of America per “breve nudità”.
Tuttavia, Anderson e Focus Features sono stati in grado
di appellarsi con successo contro la decisione. La sua
attuale valutazione ufficiale è PG-13 per “per
brevi nudità esplicite, fumo e materiale suggestivo”. Dai
un’occhiata alle clip di Asteroid City qui sotto
Asteroid
City si svolge in un’immaginaria città americana nel
deserto nel 1955. Sinossi: L’itinerario di una convention di
giovani astronomi e cadetti spaziali (organizzata per riunire
studenti e genitori di tutto il paese per una competizione
accademica e di affiatamento) viene spettacolarmente sconvolto da
eventi che cambiano il mondo.
Con Fast X
(qui la recensione) attualmente
in sala, la star del franchise di Fast &
Furious, Vin
Diesel, conferma ulteriori spin-off e un
lungometraggio “femminile” in lavorazione. Parlando con Variety,
Diesel ha dichiarato quanto segue: “Ho iniziato a sviluppare lo
spin-off femminile… nel 2017, insieme con altri spin-off. Prima
consegno il finale della saga, prima posso lanciare tutti gli altri
progetti“. Diesel, che di recente ha rivelato che i due film a
conclusione della saga saranno in realtà tre, anticipa dunque
ulteriori progetti, che permetteranno ai fan di ritrovare alcuni
dei personaggi amati anche oltre il capitolo conclusivo
di Fast & Furious.
“Guardate quanti personaggi e
quanto grande talento c’è nel film… Questi personaggi sono
attraenti e dobbiamo vederne di più”, ha affermato l’attore.
Le voci su uno spin-off di Fast & Furious guidato da un
cast prevalentemente femminile circolano in realtà da anni a
Hollywood. La principale star del film dovrebbe essere Michelle
Rodriguez, il cui nome è stato associato a una tale
possibile produzione già nel 2019 con il suo personaggio Letty
Ortiz, tra i più popolari della saga, comparso sin dal primo film
del 2001. Ad oggi, come noto, l’unico spin-off arrivato al cinema è
Hobbs &
Shaw, nel 2019, ma sembra che le cose potranno
cambiare ben presto.
Tutto quello che c’è da sapere su Fast X
Fast
X è uscito nelle sale il 18 maggio
2023 ed è diretto dal regista di
TransporterLouis Leterrier, che ha raccolto il
timone dopo che Justin Lin ha improvvisamente abbandonato il
progetto a causa di divergenze creative. Il film è scritto da
Justin Lin e Dan Mazeau, con Justin Lin ancora impegnato come
produttore del film.
La fine della corsa ha inizio.
Fast
X, il decimo film della
saga di Fast & Furious, dà il via ai capitoli
finali di uno dei più leggendari e popolari franchise
cinematografici, giunto al suo terzo decennio e ancora sostenuto
dallo stesso cast e dagli stessi personaggi degli esordi. Nel corso
di molte sfide e contro ostacoli impossibili, Dom Toretto
(Vin
Diesel) e la sua famiglia hanno superato in astuzia,
coraggio e abilità tutti i nemici che hanno incontrato sul loro
cammino. Ora si trovano di fronte all’avversario più letale che
abbiano mai affrontato: una minaccia terribile che emerge dalle
ombre del passato, alimentata dalla vendetta, determinata a
disperdere la famiglia e a distruggere per sempre tutto e tutti i
suoi cari.
In Fast & Furious 5 del
2011, Dom e la sua squadra hanno eliminato il famigerato boss della
droga brasiliano Hernan Reyes e distrutto il suo impero su un ponte
di Rio De Janeiro. Quello che non sapevano è che il figlio di
Reyes, Dante (Jason
Momoa di Aquaman), ha assistito a tutto
questo e ha passato gli ultimi 12 anni a elaborare un piano per far
pagare a Dom il prezzo più alto. Il complotto di Dante spingerà la
famiglia di Dom da Los Angeles alle catacombe di Roma, dal Brasile
a Londra e dal Portogallo all’Antartide. Si stringeranno nuove
alleanze e torneranno vecchi nemici. Ma tutto cambia quando Dom
scopre che suo figlio di 8 anni (Leo Abelo Perry,
Black-ish) è l’obiettivo finale della vendetta di
Dante.
Con Fast X
(qui la recensione), decimo
capitolo della saga di Fast & Furious
finalmente in sala, emergono ora nuove notizie riguardo alla sua
genesi. Tra le varie voci emerse, ve ne è una, riportata
dall’attore Alan Ritchson, che nel film interpreta
Aimes, capo di The
Agency nonché uno dei principali villain del film, secondo il
quale tale ruolo era inizialmente stato offerto a Keanu Reeves.
“È stato solo un piccolo colpo di fortuna e un buon
tempismo“, ha detto Ritchson parlando dell’occasione di
recitare nel film. “Stavo lavorando ad un altro film
quandoho ricevuto una telefonata che mi informava che le
cose erano cambiate con Keanu Reeves, che penso fosse originariamente
destinato a recitare la mia parte.“
Il ruolo è così stato assunto da
Ritchson, ma non è la prima volta che si vocifera di Reeves come
possibile membro del cast di un film di Fast & Furious. Lo
sceneggiatore del franchise, Chris Morgan, ha
infatti condiviso in passato che Reeves era in trattative per
unirsi al film spin-off Hobbs & Shaw del 2019, dove
avrebbe interpretato la voce responsabile dell’organizzazione
Eteon. Il mancato accordo per portare Reeves in Fast X
potrebbe essere stato dovuto all’impegno dell’attore con
John
Wick: Capitolo 4, uscito nei cinema a marzo.
Chissà però che l’attore non trovi il modo di comparire in uno dei
due prossimi annunciati film, che rappresenteranno anche la
conclusione della saga.
Tutto quello che c’è da sapere su Fast X
Fast
X è uscito nelle sale il 18 maggio
2023 ed è diretto dal regista di
TransporterLouis Leterrier, che ha raccolto il
timone dopo che Justin Lin ha improvvisamente abbandonato il
progetto a causa di divergenze creative. Il film è scritto da
Justin Lin e Dan Mazeau, con Justin Lin ancora impegnato come
produttore del film.
La fine della corsa ha inizio.
Fast
X, il decimo film della
saga di Fast & Furious, dà il via ai capitoli
finali di uno dei più leggendari e popolari franchise
cinematografici, giunto al suo terzo decennio e ancora sostenuto
dallo stesso cast e dagli stessi personaggi degli esordi. Nel corso
di molte sfide e contro ostacoli impossibili, Dom Toretto
(Vin
Diesel) e la sua famiglia hanno superato in astuzia,
coraggio e abilità tutti i nemici che hanno incontrato sul loro
cammino. Ora si trovano di fronte all’avversario più letale che
abbiano mai affrontato: una minaccia terribile che emerge dalle
ombre del passato, alimentata dalla vendetta, determinata a
disperdere la famiglia e a distruggere per sempre tutto e tutti i
suoi cari.
In Fast & Furious 5 del
2011, Dom e la sua squadra hanno eliminato il famigerato boss della
droga brasiliano Hernan Reyes e distrutto il suo impero su un ponte
di Rio De Janeiro. Quello che non sapevano è che il figlio di
Reyes, Dante (Jason
Momoa di Aquaman), ha assistito a tutto
questo e ha passato gli ultimi 12 anni a elaborare un piano per far
pagare a Dom il prezzo più alto. Il complotto di Dante spingerà la
famiglia di Dom da Los Angeles alle catacombe di Roma, dal Brasile
a Londra e dal Portogallo all’Antartide. Si stringeranno nuove
alleanze e torneranno vecchi nemici. Ma tutto cambia quando Dom
scopre che suo figlio di 8 anni (Leo Abelo Perry,
Black-ish) è l’obiettivo finale della vendetta di
Dante.
L’attrice Sydney Sweeney,
che recita al fianco di Dakota Johnson
nell’imminente Madame Web della
Sony Pictures, è tornata a parlare proprio di tale
attesa pellicola, elogiando le sue co-protagoniste: la già citata
Johnson, che interpreta la protagonista Cassandra Web/Madame Web, Isabela Merced e Celeste
O’Connor, che appaiono nel film in ruoli attualmente
sconosciuti. “Non vedo l’ora di poter essere accanto alle
ragazze con cui ho girato: Dakota, Isabela e Celeste”, ha
detto Sweeney. “Ci siamo divertite così tanto insieme. E sono
davvero entusiasta che il mondo potrà finalmente vedere la squadra
di donne toste presente nel film”.
Il cast di Madame Web include però anche
Adam Scott ed Emma Roberts.
Mentre entrambi interpretano ruoli sconosciuti, la Roberts ha
almeno confermato che non interpreta un supereroe. “È davvero
diverso da qualsiasi altro film Marvel, è super radicato“, ha
detto. “Adoro il fatto che abbia così tante grandi attrici, è
davvero guidato dalle donne, e penso che non sarà quello che la
gente si aspetta“. La Sweeney recita invece in Madame
Web nei panni di Julia Carpenter, conosciuta
nell’Universo Marvel come la seconda Spider-Woman che ha assunto il
ruolo che era di Jessica Drew.
Creato da Jim
Shooter e Mike Zeck, il personaggio ha
debuttato in Secret Wars n. 6 del 1984 ed è anche
conosciuto come il successore dell’originale Madame Web. Nella
stessa intervista, Sweeney ha spiegato che è cresciuta andando a
vedere film di supereroi nei cinema. “I supereroi sono stati
tutta la mia vita!” ha detto, “penso di aver visto The
Avengers probabilmente più di 30 volte.” La Madame Web del
titolo è invece stata ideata dallo scrittore Denny
O’Neil e dall’artista John Romita Jr., ed
è una mutante chiaroveggente, malata terminale, dipendente da un
sistema di supporto vitale che ricorda una ragnatela.
La sua incarnazione originale della
Marvel Comics, Cassandra Webb, è ritratta come
una donna anziana ed è apparsa per la prima volta in The
Amazing Spider-Man #210 nel 1980. Con il suo arrivo sul grande
schermo, il personaggio si unirà all’universo cinematografico dei
personaggi Marvel gestito dalla Sony, che attualmente include film
come Venom, Venom: La furia di Carnage e Morbius. La Sony ha però in cantiere
anche
Kraven il Cacciatore con la star Aaron
Taylor-Johnson. Atteso in sala per il 16
febbraio2024, Madame Web deve ancora mostrarsi con un
primo trailer o immagini ufficiali e c’è dunque molta attesa a
riguardo, per un film che a quanto pare avrà una forza femminile
indiscutibile.
Festival
di Cannes ha sostenuto il cinema di Jessica
Hausner sin dal suo inizio. Il suo film scolastico
Inter-view ha ricevuto una Menzione Speciale
alla Cinéfondation nel 1999, il suo primo lungometraggio
Lovely Rita è stato selezionato per Un
Certain Regard nel 2001, e il suo primo ingresso in Concorso risale
al 2019 con Little Joe. Il regista austriaco è di
nuovo candidato alla Palma d’Oro con Club
Zero. Sulla croisette per l’occasione arriva
tutto il cast del film: Mia Wasikowska, la danese Sidse Babett
Knudsen, l’egiziana Amir El-Masry e la
francese Elsa Zylberstein. Di seguito tutte le
foto della sera ti ieri, in attesa della conferenza di oggi!
In un liceo privato, da qualche
parte, non sappiamo quando. La nuova arrivata nel team, Miss Novak,
offre un nuovo tipo di corso nutrizionale. I suoi studenti
diventeranno suoi adepti, sotto l’influenza, tutti riuniti nel
misterioso Club Zero. Jessica Hausner
continua qui a interrogare il nostro tempo. Nel sottotesto del
suo film c’è la responsabilità degli adulti nei confronti dei
bambini. Quella dei genitori da un lato, cui manca il tempo
dedicato alla prole, e dall’altro la fiducia delegata al corpo
insegnante, spesso svalutata. Il regista osserva una società
che stabilisce standard per il lavoro e il successo.
Per rafforzare la disconnessione
con i genitori, Jessica Hausner decide di mettere
i suoi studenti in un collegio. Club
Zero mette in discussione anche questioni
adolescenziali come il rapporto con il cibo e l’effetto
gang. Il film vuole essere fuori dal tempo, fuori dallo
spazio, effetto accentuato dalla scelta della lingua inglese,
universale, e da un cast internazionale. In cartellone, tra
gli altri: l’australiana Mia Wasikowska, la danese Sidse
Babett Knudsen, l’egiziana Amir
El-Masry e la francese Elsa
Zylberstein.
È arrivato il primo trailer del film
Il colore viola, secondo adattamento del
romanzo dopo l’iconico film di Steven
Spielberg del 1985. In esso si segue la lotta per
tutta la vita di una donna afroamericana nel sud all’inizio del
1900 che subisce abusi da suo padre e suo marito. Con Blitz
Bazawule di Black Is King che assume il ruolo di
regista, il cast di Il colore viola comprende la
vincitrice di American IdolFantasia
Barrino, Colman Domingo di Euphoria, la candidata all’Oscar Taraji
P. Henson, Corey Hawkins di Straight
Outta Compton, Danielle Brooks di
Peacemaker, Aunjanue Ellis-Taylor di
King Richard, il vincitore dell’Emmy Jon
Batiste e Halle Bailey,
protagonista di La sirenetta.
Presentato come una “nuova
interpretazione audace dell’amato classico“, il trailer di
Il colore viola si concentra sulla straordinaria
sorellanza condivisa dalle tre donne al centro della storia: Celie,
Nettie e Sofia. Il trailer mostra anche il cast di star del film,
alcuni dei quali stanno riprendendo i ruoli interpretati nella
versione teatrale dell’opera a Broadway. Il film è previsto per
un’uscita in sala il giorno di Natale, quasi 40 anni dopo
l’adattamento del 1985. A produrre questa nuova versione spiccano
inoltre lo stesso Steven Spielberg e Oprah
Winfrey, che nel film originale interpretava Sofia.
Con Bazawule al timone, il trailer
di Il colore viola presenta diversi
momenti visivamente sorprendenti, che offrono una visione della
prospettiva unica di Celie e del legame indissolubile condiviso
dalle tre donne nella storia. Arricchito da tutti gli elementi
maestosi di un film musicale, il trailer mostra infatti anche
molteplici numeri musicali e un design di produzione
impressionante. Il colore viola potrebbe facilmente
affermarsi come un nuovo grande successo, lanciando ulteriormente
la carriera della Bailey e presentandosi da come uno dei principali
concorrenti alla prossima stagione degli Oscar.
A partire dal 22 maggio
2023 sono finalmente disponibili in pre-order le esclusive edizioni
Home Video di Avatar: La via dell’acqua di James Cameron, il sequel del film campione
mondiale d’incassi del 2009, vincitore di un Premio Oscar, di un
BAFTA e candidato a due Golden Globes. Ambientato più di un
decennio dopo gli eventi del primo film, Avatar:
La Via dell’Acqua sarà disponibile nei formati
DVD, Blu-Ray a due dischi, 4K Ultra HD (con due dischi Blu-ray + un
disco UHD) e una Steelbook 4K da collezione sempre in edizione a
tre dischi. Le edizioni Blu-ray, 4K Ultra HD e Steelbook saranno
arricchite da oltre 3 ore di contenuti extra, tra cui numerose
featurette che mostrano le ricerche compiute da
James Cameron e dal team di artisti per costruire il mondo di
Pandora con nuovi personaggi, creature, clan e ambienti, svelando
inoltre i passi in avanti compiuti dalla tecnologia nell’ideazione
dell’ecosistema e delle creature marine del sequel.
In questo nuovo
avventuroso capitolo della saga ritroviamo i due protagonisti Jake
Sully
e Neytiri ancora insieme e con figli al seguito, pronti ad
esplorare nuove vette e profondità sconosciute sempre all’interno
dello sconfinato mondo di Pandora. Quando una vecchia, familiare
minaccia torna ad affacciarsi per terminare quel che era stato
iniziato un tempo, Jake dovrà nuovamente collaborare con Neytiri e
l’esercito dei Na’vi per proteggere il loro incredibile pianeta.
Jake e Neytiri saranno pertanto costretti a lasciare la loro casa
ed esplorare varie regioni di Pandora, facendo la conoscenza dei
Tulkun, maestose creature marine dell’oceano.
Il cast corale di
Avatar:
La via dell’acquarivede nei
panni degli iconici protagonisti
Sam Worthington e
Zoe Saldaña, mentre tra i nuovi personaggi spicca il
nome della straordinaria Kate Winslet che torna sul set di James Cameron a quasi venticinque anni di
distanza da “Titanic”. Con ben 2 miliardi di incassi a livello
globale, Avatar:
La via dell’acqua si posiziona al terzo posto nella
classifica dei film con il miglior boxoffice di sempre.
Infine, sarà
prossimamente disponibile in pre-order anche “AVATAR REMASTERED”, la spettacolare versione
rimasterizzata del film del 2009, che arriverà in Home Video a
luglio negli esclusivi formati Blu-Ray Remastered e 4K Ultra HD
(con doppio disco Blu-ray + UHD), entrambi contenenti un ulteriore
disco con gli imperdibili contenuti speciali.
Dopo lo straordinario successo che
ha segnato le prime tre stagioni della serie prodotta da Rai
Fiction e Picomedia, iniziano oggi le riprese della quarta
stagione di Mare
Fuori 4. Il cast torna a girare a Napoli, diretto
nuovamente da Ivan Silvestrini. La serie, una coproduzione Rai
Fiction – Picomedia e prodotta da Roberto Sessa, è nata da un’idea
di Cristiana Farina scritta con Maurizio Careddu.
Con un cast ricchissimo tra cui
Carolina Crescentini, Carmine
Recano, Nicolas Maupas,
Massimiliano Caiazzo, Valentina
Romani e Maria Esposito, la serie tv
targata Rai, diretta da Ivan Silvestrini, ha
iniziato il suo percorso in sordina nel 2020. Nel corso degli anni
ha raggiunto record pressoché inaspettati con milioni di
visualizzazioni sulla piattaforma italiana e un target di
spettatori al di sotto di venticinque anni. Così come il
giovanissimo gruppo di attori che vive ogni emozione portandola
alle estreme conseguenze, con tutto quello che può conseguirne:
considerando che l’ambientazione è sempre l’Istituto di detenzione
minorile.
Mare Fuori, coprodotta da
Rai Fiction e Picomedia, è la
serie italiana che ha appassionato il pubblico young adult italiano
e internazionale risultando tra le più apprezzate degli ultimi
anni. La terza stagione ha debuttato sulla piattaforma RaiPlay il 1 febbraio ed è stata trasmessa in prima
serata su Rai2 dal 15 dello stesso mese. Con risultati
travolgenti: “Mare Fuori 3” su RaiPlay al 1 marzo ha
totalizzato 110 milioni di visualizzazioni, con 47 milioni di ore
viste, pari ad un ascolto medio device di 3,7 milioni.
Complessivamente, tra tv e online, l’intera serie viaggia dunque
sui 5 milioni di ascolto medio e le visualizzazioni on demand non
accennano a fermarsi.
“Non c’è cosa che
quest’uomo non faccia” dice una delle concorrenti del gioco
televisivo nel quale l’ospite misterioso era proprio il
protagonista del
film diretto da Mary Harron che Plaion Pictures
distribuisce nei cinema italiani dal 25 maggio. Il suo
Dalíland era stato già presentato al Toronto
International Film Festival 2022 e fuori concorso al 40° Torino
Film Festival, sollevando interesse e curiosità sul biopic
interpretato dal Premio Oscar Ben Kingsley, con Barbara
Sukowa,
Ezra Miller, Christopher Briney e la
modella trans Andreja Pejić, nei panni della musa
dell’artista e icona pop del nostro secolo Amanda Lear.
Vita
e opere di Salvador Dalì, o una minima parte di
esse
Siamo nel 1974, appena
arrivato a New York dall’Idaho, James lavora presso la galleria
d’arte Dufresne che ospiterà la prossima esibizione del genio
Salvador Dalí. Quando l’artista in persona gli propone di diventare
suo assistente, il ragazzo sogna di coronare il sogno della sua
vita, per accorgersi presto che non è tutto oro quel che luccica.
Dietro allo stile di vita sgargiante, al glamour e ai party
sontuosi, un grande vuoto consuma l’ormai anziano pittore, divorato
dalla paura di invecchiare e dal dolore per il rapporto logoro con
la dispotica moglie Gala, un tempo sua musa e ora circondata da
giovani amanti e ossessionata dal denaro.
Luci
e ombre di Dalíland
Sul “Benvenuto a
Dalíland” del segretario di Salvador Dalí, la porta si apre su
un mondo difficile, quasi impossibile, da rappresentare. Ma un
genio strabordante ed egocentrico e come quello del poliedrico
artista di Figueres merita ogni omaggio possibile, per quanto
parziale e naturalmente limitato nel rendere il suo immenso amore
per la vita e la passione che metteva in ogni manifestazione del
suo talento. Un’impresa che forse non andava affidata a uno
sceneggiatore come John Walsh, attivo soprattutto
nel corto, e che l’esperta Mary Harron (American
Psycho) sembra aver affrontato più per piacere
personale, dopo aver inseguito in passato Andy
Warhol (1996), Bettie Page (2005) e
Charles Manson (2018).
Al netto del filtro
offerto dal James di Christopher Briney (testimone
della storia, come il Zac Efron di Me and OrsonWelles o l’Eddie
Redmayne del Marilyn di
Simon Curtis), il film – presentato come biopic –
rischia in partenza di spiazzare lo spettatore, concentrato com’è
su una porzione ben precisa della vita di Salvador Dalì. Vera icona
senza tempo alla quale Ben Kingsley rende giustizia con una
interpretazione fin troppo mimetica ma funzionale e riuscita, pregi
che purtroppo non si trovano nella versione giovanile dell’artista
affidata a
Ezra Miller (che la regista sembra volesse a
tutti i costi, nonostante lo si veda molto poco), anche a causa di
una forma discutibile che sembra cercare l’originalità a tutti i
costi.
Forse sentito come
obbligo, visto il tema trattato, oltre a certe scelte di casting
(ma non sarebbe stato facile per nessuno interpretare
Amanda Lear) è spesso la messa in scena a
convincere meno e a indebolire il complesso. Che certo avrebbe
tratto vantaggio dal mostrare qualcuna delle opere del pittore, se
i produttori ne avessero avuta la possibilità, piuttosto che
suggerirne l’ispirazione in maniera piuttosto goffa e
stilisticamente poco omogenea. Più interessante – insieme al
tentativo di rendere l’importanza e il temperamento della moglie
russa Gala e le citazioni di Buñuel, Magritte, Paul
Éluard e Alice Cooper – è l’accenno alla
collaborazione tra Dalì e Walt Disney, conosciutisi alla fine della
Guerra e rimasti per sempre amici, della quale ci resta il progetto
“Destino” rispolverato dopo la morte di entrambi e
trasformato in un corto da Roy Disney.
I film della saga Fast &
Furious non si erano mai conclusi – fin’ora – con un
cliffhanger. In Fast X,
decimo e penultimo capitolo del franchise, il pubblico si trova
davanti a un finale sospeso e sconvolgente. Questo artificio
narrativo è servito a Louis Leterrier per poter costruire un ponte
fra il film attualmente nelle sale e Fast & Furious 11, ossia la
seconda parte di Fast X. Il regista,
insieme a Justin Lin che firma la sceneggiatura, ha portato sullo
schermo uno dei migliori villain del franchise, Dante, protagonista
proprio del cliffhanger con Dominic Toretto e suo figlio Brian.
La costruzione dell’ultima –
sbalorditiva – scena mette a punto quello che lo spettatore
potrebbe aspettarsi nell’ultima corsa della Fast Family. C’è tutto,
nell’atto conclusivo: morte, pericolo, tradimenti. Un’esplosione di
dinamiche al limite dell’assurdo, accompagnate da un’ultima
sequenza adrenalinica che chiude Fast X
con una domanda: cosa accadrà e come si spiegano gli eventi
mostrati? Per capirlo, bisogna analizzare ogni situazione
affrontata nel
film e ogni ritorno, per arrivare alla spiegazione del
cliffhanger e del suo impatto su Fast & Furious 11.
Il piano di Dante Reyes
Iniziamo proprio da Dante, il nuovo
– insuperabile – villain di Fast X.
Determinato, sopra le righe, squilibrato quanto il
Joker, Dante per più di dieci anni ha messo a punto il suo
piano di vendetta contro Dominic Toretto dopo che questi, in
seguito ad una rapina con Brian O’ Conner a Rio de Janeiro, ha
ucciso il padre.
Compito di Dante nel decimo capitolo
è quello di sparpagliare la Fast Family in giro per il mondo, al
fine di indebolirla e impoverirla, fino a dare loro la caccia con
dei mercenari. Quello che però risulta essere realmente lo scopo di
Dante è voler dimostrare a Dominic di riuscire ad essere sempre un
passo avanti a lui, non importa cosa faccia, schernendolo e
beffeggiandosene, prima di ucciderlo.
Jakob è morto?
Il fratello ritrovato di Dom, che
nel nono capitolo era diventato il nemico, diventa un grande
alleato in Fast X. Nella scena finale,
prima del citato cliffhanger, Jakob si sacrifica per poter mettere
in salvo il nipote, Brian. Usa il tubo del carburante della sua
auto customizzata per poterla incendiare e subito dopo girare in
direzione di alcune altre macchine appartenenti a uno dei gruppi di
Dante, in modo tale da farle saltare in aria.
Così facendo, Jakob elimina alcune
delle minacce di Dom, affinché quest’ultimo possa essere
avvantaggiato per mettere al sicuro il figlio. In quella scena, il
pubblico può notare che l’uomo stringe fra le mani la collana con
la croce di Dom prima che l’auto esploda e perciò, con molta
probabilità, Fast & Furious 11 potrebbe rivelare la sua
sopravvivenza.
Perché Aimes ha tradito
l’Agenzia?
Sempre nel finale, vediamo anche il
tradimento di Aimes, leader dell’Agenzia. Il personaggio di Aimes
in Fast X è molto stratificato e agisce
gradualmente contro Dominc, tanto da disorientare lo spettatore.
Proprio all’inizio del
film, Aimes vuole eliminare tutta la Fast Family dopo gli
avvenimenti di Roma, e li etichetta come terroristi. Ma dopo che
Dominc gli dà prova della loro “innocenza”, dimostrandogli di
essere stati ingannati, Aimes decide di collaborarci, aiutandoli
nella lotta contro Dante.
È però proprio in uno degli ultimi
inseguimenti del terzo atto che, inaspettatamente, Aimes si rivela
cambiando le carte in tavola. Tradendo Dominic, vuole mandargli un
messaggio: non tutti possono diventare una famiglia. Fra l’altro,
come si vede in una delle sequenze finali, Aimes collaborava con i
Reyes già da molti anni, praticamente dai tempi di Fast
Five, e seppur non ne venga spiegata la ragione, la
motivazione più plausibile può essere la ricerca del potere. Oltre
che del denaro.
Il ritorno di Gisele
Nel finale di Fast X ci sono poi dei ritorni a sorpresa
decisamente inaspettati, che hanno lasciato molti fan a bocca
aperta e con tanto entusiasmo. Fra questi c’è il personaggio
interpretato da Gal Gadot, Gisele, la quale si scopre lavorare
per Chiper. Quando lei e Letty si trovano nel carcere segreto
dell’Agenzia in Antartide, Gisele arriva con un sottomarino per
salvarle. Ma come mai lo shock è così grande?
Il personaggio era morto alla fine
di Fast & Furious – Solo parti originali, dopo che lei era
caduta per salvare Han. Anche quest’ultimo, in realtà, era stato
ucciso, ma poi la saga è riuscita a trovare un escamotage per farlo
“resuscitare”, e un’operazione simile viene fatta con Gisele.
Potrebbe infatti essere che Gisele, alla fine, sia stata salvata da
Chiper e, in cambio, le abbia giurato fedeltà. Fast & Furious 11
chiarirà sicuramente tali dinamiche.
La preparazione di Fast & Furious
11
Arriviamo così al finale
sconvolgente di Fast X, che conclude la
sua
decima corsa con un cliffhanger da fiato sospeso e battito
cardiaco accelerato. La posta in gioco per la Fast Family non è mai
stata così alta, considerato che adesso in pericolo è proprio il
figlio di Dominic, l’unico – vero – innocente. Nella punch line,
tutti i componenti della famiglia sono arrivati al loro punto di
non ritorno, e sono tutti appesi al filo del rasoio. Quello che
Fast X lascia a Fast & Furious 11 è il
dover rispondere a tutte le domande su come ognuno di loro riuscirà
a uscirne vivo dalla lotta contro Dante. La Fast Family non è mai
stata così impotente e spaventata, e la partita che si andrà a
giocare nell’ultimo capitolo sarà decisiva e irreversibile.
Stando alle scene conclusive, si può
dire che Chiper e Letty fuggono con Gisele dalla prigione e, in
quel caso, l’ipotesi più accreditata è che si rechino da Dominic,
riorganizzandosi per poter dare la caccia a Dante e sconfiggerlo.
Un’altra supposizione, data dalla scena post-credits di
Fast X, è che Dom e Hobbs decidano di
allearsi per sconfiggere il nuovo – temuto – nemico. Il ritorno del
Signor Nessuno è un’altra tesi valida, se si considera il
tradimento di Aimes. Fast & Furious 11 avrà l’arduo compito di
risolvere ogni trama lasciata in sospeso, decidendo sul destino di
alcuni personaggi.
Cosa significa il cliffhanger di
Fast X?
La saga di Fast &
Furious, come dicevamo in apertura, non si era mai conclusa
con un cliffhanger. Il finale sospeso, questa volta, è funzionale
perché prepara il terreno all’ultima partita che si giocherà nel
capitolo conclusivo. La trama di Fast X,
infatti, si divide in due parti e sarà solo l’ultimo film a mettere
un punto e trovare una risoluzione. Come è accaduto per altri
franchise – Harry
Potter, Hunger Games per citarne alcuni – il cliffhanger è uno
stratagemma volto a incuriosire (e assicurarsi) il pubblico che, al
rilascio della seconda parte, dovrebbe così tornare al cinema per
vedere come finisce la storia.
Nel cliffhanger di Fast
X c’è tutto quello che dovrebbe esserci in un
espediente del genere: tensione, adrenalina, anticipazione di
quello che potrebbe essere. E suggerisce anche qualcosa di
spaventoso: Dante ha vinto, almeno per adesso. Facendo così
immaginare al pubblico che, in Fast & Furious 11, i personaggi
potrebbero ribellarsi ancora di più per distruggerlo e porre fine
alla sua follia. In un’ultima battaglia all’ultimo sangue.
The Weeknd e
Lily-Rose Depp sono stati i protagonisti
dell’ultimo red carpet di giornata del Festival
di Cannes 2023, in occasione della presentazione di
The Idol, la nuova serie ideata da Sam
Levinson(Euphoria) insieme a Abel “The
Weeknd” Tesfaye.
Con parallelismi neanche troppo
velati (sembra chiaro il riferimento alla storia di Britney Spears,
secondo Variety), la serie è la prima, quest’anno, a esordire sulla
croisette, e mette in scena, nei primi due episodi proiettati, foto
di fluidi corporei sul viso di Depp, masturbazione con cubetti di
ghiaccio, artisti della truffa proprietari di locali notturni e
vili adulatori di Hollywood.
La serie si incentra sul
personaggio di Lily-Rose Depp, un’icona pop che esce da una
crisi psicotica dopo la morte di sua madre. Parallelamente, un
branco di manipolatori succhiasangue (favolosamente interpretati da
Jane Adams, Hank Azaria e Eli
Roth) sono alla disperata ricerca di un nuovo album e di
un tour. Mentre la giovane donna si sfoga in uno squallido locale
di Hollywood, incontra il personaggio di Tesfaye, che interpreta il
proprietario del locale, che presto rivela ambizioni molto più
grandi per la sua carriera e i suoi profitti. Il personaggio di
Tesfaye, Tedros, è anche un leader di una setta moderna.
La produzione di The Idol è stata accompagnata da segnalazioni
di turbolenze sul set a causa di un ambiente di lavoro scadente,
riscritture della sceneggiatura dell’ultimo minuto e problemi di
budget. La regista Amy Seimetz ha lasciato la
produzione nell’aprile 2022 con diversi episodi già girati a causa
di un cambio di direzione creativa. Sembra che Tesfaye ritenesse
che la serie si appoggiasse troppo a una “prospettiva femminile”,
sebbene la pop star abbia negato tali affermazioni.
In una dichiarazione inviata a
Variety all’epoca, HBO ha sottolineato che “l’approccio
iniziale allo show e la produzione dei primi episodi,
sfortunatamente, non soddisfacevano gli standard HBO, quindi
abbiamo scelto di apportare un cambiamento”.
“Durante tutto il processo, il
team creativo si è impegnato a creare un ambiente di lavoro sicuro,
collaborativo e reciprocamente rispettoso e l’anno scorso il team
ha apportato modifiche creative che riteneva fossero nel migliore
interesse sia della produzione che del cast e della troupe”,
ha aggiunto la rete, confutando le affermazioni secondo cui la
produzione era un ambiente di lavoro tossico.
Difendendo Levinson da quelle
stesse accuse, Lily-Rose Depp ha dichiarato: “Sam è,
per tanti motivi, il miglior regista con cui abbia mai lavorato.
Non mi sono mai sentita più supportata o rispettata in uno spazio
creativo, o il mio contributo e le mie opinioni più apprezzate.
Lavorare con Sam è una vera collaborazione in ogni modo: per lui
conta, più di ogni altra cosa, non solo ciò che i suoi attori
pensano del lavoro, ma anche come ci sentiamo nel recitarlo. Assume
persone di cui stima il lavoro e ha sempre creato un ambiente in
cui mi sono sentita vista, ascoltata e apprezzata”.
The Idol arriverà in esclusiva su Sky e in
streaming solo su NOW dal 5 giugno
Ray Stevenson,
l’attore irlandese che ha recitato in film come Punisher:
War Zone, King Arthur, i film di Thor e
l’imminente serie Ahsoka, è morto. Lo apprendiamo da Variety
che ha avuto la notizia dall’addetto stampa dell’attore. Aveva 58
anni. Non ci sono informazioni o dettagli sulla causa della morte,
per il momento.
Stevenson ha iniziato la sua carriera apparendo in programmi
televisivi negli anni ’90, quindi ha iniziato a recitare, a partire
dagli anni 2000, in film che prediligevano l’action. Il suo primo
ruolo cinematografico importante è stato nel film d’avventura di
Antoine Fuqua del 2004 King
Arthur, dove interpretava Dagonet, uno dei Cavalieri della
Tavola Rotonda. Nel film, il suo personaggio si sacrifica in
battaglia per aiutare Arthur (Clive
Owen) e la sua confraternita di guerrieri.
Nel 2008, Stevenson ha ottenuto un
ruolo da protagonista nel film Marvel, Punisher: War
Zone, dove ha interpretato il mercenario titolare, alias
Frank Castle. Il film è stato distribuito da Lionsgate in Nord
America, prima che la Disney acquisisse i diritti dell’universo
Marvel e successivamente reintroducesse il personaggio nella serie
NetflixDaredevil.
Negli anni 2010, è apparso in film
d’azione come The Book of Eli, G.I. Joe:
Retaliation e franchise come Thor
della Marvel e l’adattamento Divergent della
Lionsgate. Nel suo secondo ruolo Marvel, Ray
Stevenson ha interpretato l’eroe asgardiano Volstagg, uno
dei Tre Guerrieri alleati del Thor di
Chris Hemsworth. È apparso nei primi tre film della
serie prima di essere ucciso da Hela di
Cate Blanchett in Thor:
Ragnarok.
Di recente, Stevenson è apparso nel
film di Tollywood candidato all’Oscar RRR nei
panni del malvagio governatore Scott Buxton. Apparirà anche nella
serie Disney + Star
Wars di questa estate Ahsoka nei
panni di un Jedi di nome Baylan Skoll, che si rivolge al lato
oscuro ed è un alleato del diabolico Grand’ammiraglio Thrawn.
Dopo aver lasciato il ring di
wrestling per il cinema, e aver recitato nei grandi successi Il
Re Scorpione e Il tesoro
dell’Amazzonia, Dwayne Johnson ha nel 2004 preso
parte ad un nuovo importante progetto basato su una storia vera. Si
tratta del film A testa alta, diretto da
Kevin Bray, crime d’azione incentrato su un uomo
deciso a portare ordine e pulizia nella sua città natale, invasa da
criminalità e corruzione. Una storia che si presentava dunque da
subito particolarmente adatta a Johnson, che con il suo fisico
imponente ha sfoggiato una volta di più una gran presenza
scenica.
Come accennato, il film è basato
sulle vicende riguardanti lo sceriffo della contea di McNairy, nel
Tennessee, anch’egli ex wrestler come Johnson. Questi è infatti
noto per la sue ferrea battaglia contro la prostituzione, il gioco
d’azzardo e altri vizi simili presenti nel suo territorio. Le sue
vicende divennero così note da aver ispirato libri, canzoni, serie
TV e diversi film, tra cui il più famoso è Un duro per la
legge, del 1974, di cui A testa alta è un
esplicito remake. Nonostante ciò, sono diversi gli elementi
differenti tra le due opere. In particolare, l’ambientazione è
naturalmente stata portata alla contemporaneità, con il
protagonista ora intento a combattere contro un traffico di
droga.
A testa alta si affermò
come un buon successo al momento della sua uscita, ottenendo un
guadagno di quasi 60 milioni di dollari. Per gli appassionati dei
film di questo genere, con il celebre The Rock come protagonista,
si tratta ancora oggi di un titolo imperdibile. Prima di
intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile
approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama e al
cast di attori. Infine, si elencheranno anche le
principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
A testa alta: la trama del film
Protagonista del film è
Chris Vaughn Jr., soldato in congedo delle forze
speciali che decide di ritornare al proprio paese natale per
ricominciare una nuova vita. Tuttavia, per il tempo che è stato
lontano le cose sono profondamente cambiate in città, la cui
atmosfera è ora particolarmente più cupa e meno piacevole. La
segheria dove lavorava il padre di Chris è ora stata chiusa e al
suo posto è stato istituito un ricco casinò, principale fonte di
reddito della città. Questo è gestito da Jay
Hamilton, vecchio rivale e compagno di liceo di Chris. Ben
presto, il protagonista si renderà conto di quanto profonda e
marcia sia l’influenza di Jay sulla città.
Non solo scopre che la sua ex fiamma
Deni lavora come spogliarellista sottopagata
all’interno del casinò, ma che in questo oltre al gioco d’azzardo
si commercia anche droga. Proprio a causa di questa sua nipote
Pete si riduce in fin di vita. È la goccia che fa
traboccare il vaso, e che spingerà Chris ad intraprendere una vera
e propria guerra contro Jay e il suo casinò. Consapevole del fatto
che anche gli uomini di legge sono dalla parte di quest’ultimo,
Chris potrà fare affidamento solo sulla propria forza. Deciso a
farsi eleggere come nuovo sceriffo, egli potrà solo così aver la
possibilità di sgominare dall’interno quel luogo di perdizione.
A testa alta: il cast del film
Protagonista del film, nei panni di
Chris Vaughn Jr. è dunque l’ex wrestler Dwayne Johnson.
All’epoca delle riprese di questo film egli era però ancora solito
calcare il ring, e l’allenamento che ciò gli richiedeva gli tornò
utile anche in vista delle riprese. L’attore poté però fare
affidamento su suo cugino, il quale partecipò come controfigura per
le scene più pericolose. Johnson ha in seguito raccontato di aver
accettato il ruolo poiché sentiva che era la cosa giusta da fare.
Grazie a questo ha potuto guadagnare ulteriore fama nel cinema,
ottenendo sempre più ruoli di rilievo.
Accanto a lui, nei panni del rivale
Jay Hamilton vi è invece l’attore Neal McDonough,
noto per le serie Justified, Arrow e Legends of Tomorrow.Johnny Knoxville, noto per essere la star
principale della serie televisiva Jackass, è qui presente
nei panni di Ray Templeton, amico fidato del protagonista.
Michael Bowen è invece presente nel ruolo dello
sceriffo Stan Watkins, mentre Kevin Durand è
Booth, capo della sicurezza del casinò. John
Beasley interprete Chris Vaughn Sr., Kristen
Wilson è Michelle Vaughn e Barbara
Tarbuck è Connie Vaughn. Il nipote Pete è interpretato da
Khleo Thomas, mentre Deni ha il volto di
Ashley Scott. Il film segna inoltre l’esordio di
Cobie Smulders,
qui indicata come “Bellezza Esotica”.
A testa alta: il trailer e
dove vedere il film in streaming e in TV
Prima di vedere tali sequel, è
possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle
più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete.
A testa alta è infatti disponibile nei
cataloghi di Apple iTunes e Now. Per vederlo, una
volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il
singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così
modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità
video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un
dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è
inoltre presente nel palinsesto televisivo di lunedì
22maggio alle ore 21:30
sul canale TV8.
Film d’apertura alla 72ª edizione
della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia,
Everest (qui la recensione) è
il thriller d’avventura firmato dal regista islandese
Baltasa Kormákur, ispirato alla reale spedizione
che si tenne nel 1996 in direzione della cima del monte Everest.
Prodotto dalla Universal, il film arrivò ad ottenere un budget di
circa 65 milioni di dollari per via della ricostruzione delle
location e del cast di stelle che lo compone, tra cui
Jake
Gyllenhaal e Josh
Brolin.
Per raccontare la storia degli
alpinisti che si cimentarono nell’impresa, gli autori hanno tratto
ispirazione da diversi saggi sull’argomento. Tra questi vi sono
Aria sottile, scritto da Jon Krakauer,
Everest 1996, scritto da Anatolij Bukreev
e Left for Dead, di Beck Weathers, uno
dei sopravvissuti alla tragedia. Tra questi, Krakauer accusò il
regista di aver stravolto gli eventi, ma questi sottolineo come per
il film la fonte di ispirazione principale sia stato lo scritto di
Weathers, il quale semplicemente presentava diversi elementi di
contrasto con quello di Krakauer.
Dopo la presentazione alla celebre
mostra veneziana, dove raccolse recensioni generalmente positive,
il film arrivò finalmente in sala, ottenendo un buon successo di
pubblico. A fronte del suo budget, infatti, Everest riuscì
a guadagnare circa 203 milioni di dollari a livello globale. In
particolare, gli effetti speciali utilizzati hanno ottenuto un buon
apprezzamento, giudicati realistici e in grado di rendere l’idea
della pericolosità del luogo e delle sue avversità
atmosferiche.
Everest: la trama e il
cast del film
Il film si concentra sul gruppo che,
sotto la guida di Rob Hall (Jason
Clarke,) proprietario dell’Adventure Consultants, si
accinge ad intraprendere la scalata dell’Everest. Allo stesso
tempo, un altro gruppo, formato dall’alpinista Scott
Fischer (Jake
Gyllenhaal ) si trova lì per una spedizione
“turistica”. Incontratisi al campo base, la presenza di più persone
del previsto rende il tentativo di scalata più affollato del
dovuto, complicando di conseguenza la preparazione della
spedizione. Per semplificare la scalata Rob e Scott decidono di
collaborare e fissano la data della partenza in comune per il 10
maggio 1996. Durante il loro percorso, tuttavia, un’improvvisa
bufera di neve mette in grave difficoltà gli scalatori, che si
ritrovano a fronteggiare ostacoli al limite delle loro
possibilità.
L’attore Christian
Bale aveva inizialmente ottenuto il ruolo di Rob Hall,
salvo poi lasciarlo per via di altri impegni. Al suo posto subentrò
Jason
Clarke, il quale espresse particolare entusiasmo per
la parte. Per prepararsi al meglio, infatti, decise anche di
dedicarsi ad alcune scalate sulle montagne della Scozia e della
Nuova Zelanda. Nel cast figura anche l’attore Josh
Brolin, nel ruolo del dottor Beck Weathers. Questi è
uno dei sopravvissuti alla spedizione, il quale tuttavia perse
l’utilizzo delle mani e del naso per via dell’estremo freddo
incontrato sulla montagna. Per prepararsi al ruolo, l’attore decise
anche di incontrare il vero Weathers, per avere da lui ulteriori
dettagli sul suo comportamento nel corso della vicenda.
Uno dei nomi più noti legati al
progetto è quello di Jake
Gyllenhaal . L’attore, che interpreta il ruolo di
Scott Fischer, venne inoltre contattato dai figli di questo. Ebbe
così modo di scoprire molti dettagli sulla persona che avrebbe
interpretato, e la sua performance fu infatti giudicata
particolarmente realistica dai parenti di Fischer. Nel film sono
inoltre presenti altri noti nomi di Hollywood, come Keira
Knightley, nel ruolo della moglie di Hall, Robin
Wright, come moglie di Weathers, Sam
Worthington, nella parte della guida Guy Cotter, e
Elizabeth
Debicki, che interpreta la dottoressa Caroline
Mackenzie.
Everest: la storia vera dietro al film
Nell’attingere alle fonti letterarie
citate in apertura, il film si dimostra particolarmente fedele alle
varie testimonianze del tragico evento. I due gruppi, Adventure
Consultants e Mountain Madness, partirono effettivamente poco dopo
la mezzanotte del 10 maggio, trovandosi da subito a fronteggiare
diversi imprevisti. La presenza di ben 34 scalatori fu infatti
motivo di confusione nell’organizzazione, e benché questi
riuscirono a raggiungere la vetta, il ritardo nella discesa si
rivelò essere l’elemento decisivo per la tragedia. Avendo iniziato
tale operazione dopo le ore 15:00, la luce iniziò infatti a
diminuire, con l’aggiunta di un’imprevista nevicata che portò il
gruppo a perdere l’orientamento.
Con fatica, l’alpinista Anatolij
Bukreev riuscì a riportare indietro quasi tutti i dispersi. Sulla
montagna restano però Doug Hansen, Andy Harris e Rob Hall. I primi
due alpinisti muoiono nel corso della notte, mentre Hall riesce a
mettersi in contatto con la moglie prima di spegnersi anche lui. Il
suo corpo viene poi ritrovato il 23 maggio, ma su volontà del
coniuge venne lasciato a riposare sull’amata montagna. Bukreev
ritrova poi Weathers, ma dandolo per spacciato si trova a doverlo
abbandonare. L’uomo riuscì tuttavia, motivato dal desiderio di
riabbracciare la propria famiglia, a discendere dalla montagna,
trovando poi salvezza in un soccorso tramite elicottero. All’epoca,
si trattò dell’operazione più ad alta quota compiuta con tale
mezzo.
I soccorsi ritrovano poi lo stesso
Scott, insieme ad altri alpinisti, ma le loro condizioni disperate
non permettono interventi di salvataggio. Scott, in particolare,
sembra soffrisse di mancanza di ossigeno e di edema cerebrale,
causato dagli eccessivi sforzi e dal mancato riposo. Viene infine
constatata la morte per assideramento, e anche i loro corpi si
trovano ancora sull’Everest. In totale, la spedizione registrò 4
dispersi e 8 morti, diventando l’evento con il maggior numero di
vittime verificatosi sulla montagna. Rimase tale fino al 2014,
quando una valanga causò 14 vittime.
Everest: il trailer e dove
vedere il film in streaming
Per gli amanti del film, o per chi
volesse vederlo per la prima volta, è possibile fruirne grazie alla
sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming
presenti oggi in rete. Everest è
infatti presente nel catalogo di Rakuten TV, Chili Cinema,
Google Play, Apple iTunes e Tim Vision. Per vederlo, una
volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il
singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così
modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità
video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
lunedì 22 maggio alle ore 21:00
sul canale Iris.
Questa
recensione de La
Sirenetta proverà a mettere da parte mesi, anzi anni
di lamentele social per concentrarsi sull’unica cosa che, in fatto
di cinema, dovrebbe davvero contare: la riuscita o meno di un film,
nel momento in cui viene finalmente proiettato sul grande schermo.
Ed è quello che faremo, dato che, a oltre cinque anni dall’annuncio
di Halle Bailey come protagonista del film di Rob
Marshall, il 24 maggio La Sirenetta arriva al
cinema, distribuito da The Walt Disney Company.
La Sirenetta, la trama
Come accaduto a quasi
tutti i remake in live action Disney degli ultimi anni, anche la
trama di questa versione de La Sirenetta ricalca
quella del classico animato, con l’adolescente Ariel, figlia più
giovane del Re del Mare, Tritone, appassionata del mondo degli
umani, mondo che il padre le dice essere pericolosissimo,
vietandole di andare in superficie. Niente di più matematico che
vietare a un adolescente di fare qualcosa per ottenere l’effetto
opposto, anche in fondo al mare. E così Ariel entra in contatto con
gli umani, salvandone addirittura uno da un naufragio. Il principe
Eric, il naufrago in questione, diventa l’ossessione di Ariel, e la
Strega del Mare, Ursula, desiderosa di prendere il potere di Re
Tritone, vede in questa figlia testarda e ribelle il grimaldello
con cui insinuarsi sul trono del Mare.
Nonostante ognuno abbia
un gusto personale che lo farà approcciare a questo live action con
un diverso grado di apertura o pregiudizio, è bene mettere
immediatamente le cose in chiaro: sebbene il casting di Halle Bailey abbia fatto molto discutere per
via dell’etnia della performer, una volta vista a schermo, la nuova
Ariel non può fare altro che far innamorate proprio tutti gli
spettatori. Dotata di una voce incredibile e di una fisicità molto
adatta al ruolo, Bailey è un’Ariel perfetta, che non ha certo
timore di confrontarsi con una titanica
Melissa McCarthy, nei panni tentacolari di Ursula.
Nominata due volte agli Oscar e capace di spaziare con agilità tra
il registro comico e quello tragico,
McCarthy dà voce e corpo a una Strega del Mare in
forma smagliante, ammaliatrice, calcolatrice e cattivissima. In
mezzo a due tali giganti è davvero difficile trovare spazio per
altri personaggi degni di nota, lo sa bene il buon
Javier Bardem, che forse è davvero l’unico pesce fuori
d’acqua del film, oppure Jonah Hauer-King che
interpreta un Eric inedito che brilla più in fase di scrittura che
in quella interpretativa.
Finalmente un’identità per il principe Eric
Uno dei cambiamenti più rilevanti del film è infatti relativo
proprio al principe Eric che in questo remake in live action de
La Sirenetta è un erede al trono adottato, orfano
di padre e desideroso di scoprire il mondo, affascinato dai mari
non ancora disegnati sulle mappe, grande collezionista di oggetti
riportati alla sua isola dai viaggi e cresciuto da sua madre, la
regina Selina (personaggio creato appositamente per il live action)
nel terrore del popolo del mare e della forza delle onde che, di
generazione in generazione, erode le coste dell’isola. Gli
sceneggiatoriJane
Goldman
e David Magee
sono stati attenti a dare una struttura al personaggio, un punto di
contatto emotivo con Ariel, un’affinità elettiva con questa figlia
ribelle del Re del Mare che vuole vedere il mondo e colleziona
oggetti trovati nei relitti dei galeoni. Su queste basi narrative,
la storia d’amore è molto più solida e strutturata, oseremo dire
più credibile se non avessimo paura di offendere i puristi del
film d’animazione.
Alan Menkel e Lin Manuel-Miranda
sulle musiche de La Sirenetta
Alan
Menkel ha messo di nuovo mano alla sua splendida colonna
sonora originale, aggiustando alcuni testi per adeguarli alla
sensibilità contemporanea, eliminando alcune canzoni che non
servivano al nuovo flusso del racconto, e scrivendo, insieme a
Lin Manuel-Miranda, altri brani nuovi, che
contribuiscono a dare solidità e ricchezza a diversi momenti del
racconto. Primo tra tutti l’arrivo di Ariel, con le sue gambe
nuove, al villaggio dei pescatori intorno al castello, oppure il
principe Eric che canta al mare la sua voglia di avventura e la sua
frustrazione per essere l’erede di un regno che non vuole
governare. Al netto però dei brani nuovi che danno spessore alla
storia, è innegabile quanto i grandi classici musicali del film, su
tutti “Parte del tuo mondo” e “In fondo al mar”,
siano ancora oggi potenti e immortali, rivisitati dalle nuove voci
scelte per il film.
Anche negli elementi
meno felici della realizzazione, ovvero gli amici animali parlanti
di Ariel, La Sirenetta riesce a trovare il modo di
addolcire quell’aspetto lievemente inquietante che assumono
Sebastian, Flounder e Scuttle
nella loro realizzazione in computer grafica indecisa tra un look
realistico e uno più cartoonesco, che si sposa certo meglio con il
fatto che questi animali parlano e cantano. Il segreto di questi
design incidentati che la Disney ha pensato potessero andar bene è
infatti il doppiaggio: Daveed
Diggs,
Jacob Tremblaye Awkwafina offrono delle performance deliziose.
E mentre Tremblay veicola alla perfezione la personalità dolce e un
po’ timida del pesciolino, Diggs e Awkwafina sono una coppia comica
irresistibile, un valore aggiunto importantissimo al film.
L’impressione che si potesse fare meglio in fase di progettazione
non passa, ma è innegabile che il contributo degli interpreti
regala ai personaggi uno spirito che travalica la pochezza del
design.
Il segreto di questo
La Sirenetta è tutto qui: il film ha
grande spirito che scaturisce principalmente dalla dolcezza e il
talento di una Ariel inedita e moderna, non tanto nel carattere,
che già in origine lo era, quanto nell’attitudine. Quello che
poteva essere un enorme passo falso della
Disney si rivela invece uno dei migliori remake in live action
di sempre della Casa di
Topolino, ai livelli de Il Re Leone di Jon Favreau. Un’avventura romantica, un
racconto di libertà e autodeterminazione che parla all’oggi e che
dà nuova vita a una magia e a delle note che negli anni ’90 hanno
fatto la storia del cinema.
In Gran Bretagna, agli studenti che
imparano la storia dei Tudor viene insegnata una pratica
filastrocca per ricordare l’ordine delle sei mogli di re Enrico
VIII: “Divorziata, decapitata, morta. Divorziata,
decapitata, sopravvissuta”.
Hollywood è stata per decenni
concentrata sulle “decapitate” e “divorziate”, essenzialmente le
mogli del sovrano che hanno sofferto, ma ciò che raramente viene
ricordato agli spettatori è la moglie che è sopravvissuta a Henry.
Il film in questione fa proprio questo, mettendo sotto i riflettori
Katherine Parr.
“Ciò che è stato maggiormente
drammatizzato sono le mogli che non ce l’hanno fatta”, afferma
la star svedese
Alicia Vikander, che interpreta la regina
sopravvissuta accanto al monarca malato di Jude
Law. “[Quando ho letto la sceneggiatura] ho subito
pensato: ‘Eh, non è interessante che la maggior parte delle persone
sappia di più sulle altre mogli?’ È quasi come se le persone
fossero attratte da storie piuttosto cupe”.
Più
Alicia Vikander leggeva Parr e la sua esperienza, più
era sconcertata dalla macabra narrativa che circondava le mogli di
Enrico VIII. “Ero tipo, ‘Come potrebbe [Parr] non essere più
conosciuta?’ Soprattutto considerando che, sì, è sopravvissuta più
anni delle altre, ma è stata anche la prima donna con il proprio
nome nella storia britannica a essere pubblicata” dice
Vikander.
La dotta e curiosa Parr pubblicò una
serie di testi religiosi a partire dal 1545. Ma come raccontato
dettagliatamente in Firebrand, la sua ricerca di
conoscenza e passione per il dibattito le costò quasi la vita
quando fu accusata di eresia. La particolare interpretazione della
storia di Aïnouz ha un tocco revisionista che conferisce agli
stanchi annali della storia un punto di vista moderno. (“Si
trattava di avere la libertà artistica di creare una storia forte e
di sorprendere le persone”, spiega Vikander.)
Sia l’attrice che il regista, una
svedese l’altro brasiliano, si sono sentiti abbastanza a loro agio
a rivisitare la Storia. “Se stessi raccontando una storia
svedese, potrebbe esserci una parte di me che sentirebbe una sorta
di obbligo di onorare una storia che fa parte della mia
cultura”, spiega
Alicia Vikander“Può essere una buona cosa quando
non hai quel riferimento così forte, perché provieni da un’altra
prospettiva.”
Arriva in prima tv su Sky l’avvincente
The Woman King, lunedì 29
maggioalle 21.15 su Sky Cinema Uno (e alle 21.45
su Sky Cinema Adventure), in streaming su NOW e disponibile on
demand.
Emblema del female empowerment
nella sua forma più pura, questo film racconta la storia delle
leggendarie guerriere Agojie. Con una regia e un incredibile cast
al femminile, il film è diretto Gina
Prince-Bythewood (nominata ai BAFTA 2023 per Miglior
Regia) e vede protagonista la vincitrice del Premio Oscar Viola Davis nei panni della guerriera
Nanisca, ruolo per cui l’attrice ha ricevuto una nomination ai
Golden Globe e ai BAFTA.
La trama del film The
Woman King
The Woman King è la straordinaria storia delle Agojie,
un gruppo di guerriere tutte al femminile che nell’Ottocento
proteggeva il Regno africano di Dahomey con un’abilità e una
ferocia mai viste al mondo. The Woman King segue l’epico ed emozionante
viaggio del generale Nanisca (il premio Oscar Viola Davis) mentre addestra la nuova
generazione di reclute e le prepara alla battaglia contro un nemico
determinato a distruggere il loro stile di vita. Per alcune cose
vale la pena combattere…
E, in occasione della prima visione
del film The Woman Kinge quella
de Le avventure di Errol FLynn, tratto dal libro
“Beam Ends” dello stesso Flynn (in prima tv domenica 28 mag. alle
21.15 su Sky Cinema Uno e alle 23.15 su Sky Cinema Collection –
Adventure), da lunedì 22 a mercoledì 31 maggio su Sky Cinema
Collection (canale 303) si accende Sky Cinema
Adventure, una selezione dei migliori film d’avventura con
oltre 70 titoli: un vero e proprio concentrato di
emozioni straordinarie, al fianco di viaggiatori, eroi fantastici e
uomini valorosi moderni e del passato.
Tra i titoli presenti nella
collezione, anche The Lost City, avventura dai
risvolti sentimentali con Sandra Bullock, Channing Tatum e un imperdibile cammeo di
Brad
Pitt; due film della saga con l’attore premio Oscar® 2023
Brendan FraserLA MUMMIA e
LA MUMMIA – LA TOMBA DELL’IMPERATORE DRAGONE,
rispettivamente primo e terzo capitolo della saga; i cult I
GOONIES, prodotto da Steven Spielberg e diretto da Richard
Donner, e JUMANJI con un Robin Williams intrappolato nei pericolosi
labirinti di un gioco da tavolo; il reboot da 3 Oscar, firmato
Peter Jackson, KINGKONG, con
Naomi Watts, Jack
Black e Adrien Brody; la versione di Ridley Scott sulle avventure dell’eroe popolare
britannico ROBIN HOOD con Russell Crowe nei panni dell’arciere; e
l’avventurosa commedia TUTTI PAZZI PER L’ORO con
Matthew McConaughey e Kate
Hudson.
Non mancheranno poi avvincenti
storie ispirate a romanzi, personaggi della letteratura o
videogiochi, tra cui: le nuove imprese dei tre moschettieri e
D’Artagnan in MOSCHETTIERI DEL RE: LA PENULTIMA
MISSIONE e TUTTI PER 1 – 1 PER TUTTI,
diretti da Giovanni Veronesi e interpretati da Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea e Rocco Papaleo;
VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA con Brendan Fraser e
VIAGGIO NELL’ISOLA MISTERIOSA con Dwayne Johnson e Michael Caine; il kolossal di Ron Howard
HEART OF THE SEA – LE ORIGINI DI MOBY DICK con
Chris Hemsworth; HOOK – CAPITAN
UNCINO di Steven Spielberg, in cui Robin Williams è un
Peter Pan ormai adulto e Dustin Hoffman il suo arcinemico; tra i
film tratti da noti videogame infine il blockbuster
UNCHARTED con Tom
Holland, Mark Wahlberg e Antonio Banderas, e i due
capitoli cinematografici che vedono protagonista l’archeologa
interpretata da Angelina JolieLARA CROFT: TOMB
RAIDER e LARA CROFT TOMB RAIDER – LA CULLA DELLA
VITA.
La notte scorsa in America è andato
in onda su HBO il penultimo episodio di Succession. Un episodio amaro e crudo che
raccoglie l’eredità di quei penultimi episodi storici di Game of Thrones: così puliti e completi da
potersi anche considerare finali in senso stretto. Eppure, in
Succession 4×09 non abbiamo l’impressione che sia
finita anzi non vorremmo che il prossimo episodio sia l’ultimo di
questa serie che regalerà tantissime emozioni agli Emmy Awards del prossimo anno. Come annunciato
in questo episodio si svolge il funerale di Logan
Roy (Brian
Cox) e come un’opera teatrale tutto si svolge
all’interno di una Chiesa. Tutte le persone più autorevoli sono
presenti all’evento, compreso il neopresidente degli Stati
Uniti.
“Stato e Chiesa” il titolo
su Succession 4×09 dove i colpi di scena non
mancano e dove è ancora troppo presto per buttare le carte in
tavola e stabilire chi si aggiudica la mano. Solo che nel mondo
multimiliardario della famiglia Roy perdere non è contemplato. Una
delle puntate più emozionanti e sorprendenti alla quale è affidato
il compito tenere lo spettatore con il fiato in sospeso fino a
domenica prossima. La spiegazione dell’episodio ci guida verso il
finale di un’ora e mezza.
Kendall e Logan: la custodia
legale dei figli
Il rapporto di Kendal (Jeremy
Strong) con i suoi figli e con l’ex moglie
Rava è stato una trama secondaria per tutta la
quarta stagione, ma diventa una parte importante del suo
personaggio in Succession 4×09. Dato che le
manifestazioni contro il nuovo presidente si fanno incontrollabili,
Rava decide di portare i figli fuori città.
Nell’episodio viene rivelato che
Kendall vuole ottenere la piena custodia dei suoi
figli e ha persino fissato un appuntamento con un avvocato di
famiglia. Sebbene Kendall abbia dichiarato di
voler essere diverso dal padre, le azioni di
Kendall nei confronti dei figli dimostrano che
diventerà proprio come lui, visto che Logan ha
strappato i figli alla madre per poi trascurarli lui stesso.
Marcia sostiene Kerry al funerale
di Logan
La relazione tra
Kerry e Logan è stata tenuta
sottobanco per tutta la scorsa stagione. Dopo la morte del
personaggio interpretato da Brian Cox, Kerry ne è uscita
devastata e durante la veglia funebre, Marcia
caccia di casa la doccia per gelosia. In Succession
4×09, durante il funerale avviene una piccola svolta:
moglie e amanti si riuniscono con il solo obiettivo di piangere
l’uomo che hanno amato in passato per l’ultima volta.
Marcia, infatti, cambia
atteggiamento nei confronti di Kerry, la consola e
si consolano a vicenda. Come sottolinea Shiv
(Sarah
Snook), Logan Roy era terribile nei
confronti delle donne ma questo non significa che non le abbia
amate a modo suo.
Il breakdown di Roman
Roman Roy (Kieran
Culkin), sicuramente tra i fratelli Roy è quello più
complesso. Il suo arco narrativo della stagione ha oscillato tra
alti e bassi. Avrebbe dovuto tenere un elogio funebre in
Succession 4×09 ma le cose sono andate
diversamente. Così la struttura stessa dell’episodio diventa un
ciclo: all’inizio Roman prova il suo discorso con
sicurezza e anche con un po’ di spavalderia. Alla fine, come
vedremo dopo ha un vero e proprio crollo emotivo. Una volta salito
sul palco, Roman scoppiando a piangere ha favorito l’ascesa al
fratello Kendall che ha preso il suo posto
dimostrando agli occhi esterni di essere il più lucido tra i
tre.
È comprensibile commuoversi al
funerale di un padre, ma nel mondo spietato di
Succession questo momento potrebbe rovinare le
possibilità di successo di Roman alla
Waystar Royco. Il video dell’elogio funebre di
Roman viene diffuso dopo il funerale e non solo i dipendenti della
Waystar ridono, ma anche il Presidente Mencken di
cui Roman stesso ha favorito l’ascesa adesso nutre dei dubbi. Per
loro, Roman è apparso debole, e questo ha danneggiato gravemente la
sua immagine.
Il discorso di Ewan Roy
Ewan (James
Cromwell), il fratello di Logan, ha
tenuto un elogio funebre a sorpresa durante il funerale di
rivelando molto del loro passato. Nonostante l’ambientazione,
Ewan non si trattiene e mette sotto accusa il
fratello. Ewan sottolinea che
Logan voleva essere percepito come generoso, anche
se era immensamente avido: la ricchezza di Logan
Roy superava di gran lunga i suoi contributi
caritatevoli.
Prima di questa Succession
4×09, già altre volte la serie tv HBO aveva esplorato il rapporto tra i due
fratelli. Questa volta Ewan con gli occhi lucidi sottolinea che
Logan ha smesso di cercare di essere una brava persona alla fine
della sua vita, causando un’immensa quantità di dolore e di
oscurità alle persone che gli stavano intorno.
Il vero significato dei discorsi
di Kendall e Shiv
Dopo il mancato discorso di
Roman, il fratello Kendall prende
il suo posto. Dopo di lui anche Shiv si alza in
piedi e cerca di ricordare il padre attraverso aneddoti divertenti
ma efficaci. Questi due discorsi sono estremamente rivelatori.
Entrambi i fratelli Roy disprezzavano il padre e
avevano molte parole poco carine da dire su di lui. Sebbene il loro
disgusto per Logan sia trapelato nei loro
discorsi, è stato sopraffatto da una motivazione molto più grande:
il denaro.
I discorsi di
Kendall e Shiv sono delle
disoneste trovate da parte delle pubbliche relazioni per la
Waystar Royco, in quanto acclamano falsamente
Logan Roy come un eroe e un titano dell’industria.
Un uomo che soffriva la presenza delle donne: “La sua testa non
riusciva a contenere una donna per intero”. Shiv soprattutto
ricorda quanto è stato difficile farsi largo in quel branco di
lupi, i suoi fratelli, per cercare di ottenere l’approvazione del
padre.
Il discorso di Connor
Alla sepoltura di Logan in
Succession 4×09, Connor (Alan
Ruck) rivela di essere a conoscenza della tomba di
famiglia da 5 milioni di dollari di Logan e si
stupisce che il padre non ne abbia parlato agli altri fratelli.
Connor voleva fare un discorso al funerale, ma è
stato tagliato da Shiv, e il dettaglio della
sepoltura lo rende ancora più triste.
Sembra che Logan
abbia parlato della sua morte solo con Connor,
dimostrando che forse avevano un rapporto più forte di quello degli
altri fratelli Roy.
L’esaurimento di Tom
Anche Tom
(Matthew
Macfadyen) ha un crollo emotivo in Succession
4×09 che potrebbe far riavvicinare lui e
Shiv o rovinare la sua vita. Il rapporto tra
Tom e Shiv è stato al centro di
questa quarta stagione tra alti e bassi. Questo momento di
connessione emotiva potrebbe essere risolutivo per il loro
rapporto.
Potrebbe però essere un’arma a
doppio taglio. Non sappiamo con quale intenzione Shiv abbia convito
Tom ad andare a dormire nel suo appartamento né
tanto meno cosa sia passato nella testa del personaggio
interpretato da
Matthew Macfadyen a rivelare di essere stato l’unico
in grado di dare l’ultimo saluto a Logan.
Perché Mencken sostiene il piano
CEO di Shiv e Matsson
Kendall e
Roman volevano che Jeryd Mencken
diventasse presidente della Succession in modo da bloccare
l’acquisizione di Waystar Royco da parte della
GoJo. Tuttavia, Shiv e
l’amministratore delegato della GoJo, Lukas
Matsson (Alexander
Skarsgård) escogitano un modo per mantenere
l’accordo.
Propongono a
Mencken che Shiv diventi
l’amministratore delegato delle attività americane della
GoJo, e Mencken apparentemente lo
appoggia. La piattaforma presidenziale di Mencken si basa sul
sostegno alle imprese americane e sulle paure xenofobe nei
confronti delle tecnologie straniere, e questo piano consente a
Mencken di far sembrare la GoJo
una parte forte dell’America.
Roman nel finale di Succession
4×09
In Succession 4×09
assistiamo anche ai vari disordini politici in seguito all’elezione
presidenziale di Mencken, con i manifestanti che
riempiono costantemente le strade di New York. Nella scena finale
dell’episodio Roman Roy si butta nella folla
mostrando quanto gli abusi di Logan lo abbiano
influenzato. Il giovane Roy non riesce a gestire
l’affetto genuino e cerca il conflitto e il dolore dei
manifestanti. Questo episodio evidenzia anche la sua crescente
radicalizzazione politica, che è stata solo favorita dal suo
sostegno al candidato di estrema destra Jeryd
Mencken.
Il suo personaggio è stato sempre
altalenante ma dalla morte del padre il pubblico aveva visto un
cambiamento. A quanto pare, il più piccolo dei fratelli non è
ancora in gradi di prendere le redini della compagnia. In questo
episodio lo vediamo fragile ed emotivo, quasi timido, il che è
l’esatto opposto di come viene ritratto alla fine dell’episodio. La
contrapposizione tra le due scene di Roman in
Succession 4×09 ritrae le due facce della medaglia
della serie stessa. La differenza tra le due scene mostra anche che
Roman è molto simile a suo padre, con forti sbalzi d’umore.
Succession 4×09 prepara il finale
di Kendall e Roman contro Shiv
Mentre i due fratelli si alleano e
rompono continuamente le alleanze, Succession 4×09
rompe finalmente le alleanze fittizie. Siamo in un altro mondo
rispetto a quello prospettato nella recensione del primo episodio:
i tre fratelli insieme che cercano in tutti i modi
di tenere testa al padre. Ma adesso il cattivo è morto e i tre sono
diventati nemici l’uno dell’altra.
Kendall e
Roman sono stati fermamente contrari all’accordo
con la GoJo, ma ora che Shiv
sembra aver mantenuto l’accordo, i due fratelli dovranno lottare
contro di lei. Kendall e Roman
decidono di rivolgersi al consiglio di amministrazione per agire
direttamente contro Shiv, e questo emozionante
confronto sarà una parte importante del finale di Succession.
Cosa succederà in Succession
4×10?
Il trailer del finale di
Succession anticipa la fine della serie
nell’episodio intitolato “With Open Eyes”. Il finale della serie
sarà il culmine della saga della vendita della
Waystar-GoJo che ha dominato l’ultima stagione.
Poiché il futuro dell’azienda di famiglia è in bilico, è difficile
essere sicuri di chi ne uscirà vincitore alla fine della stagione.
Ciascuno dei fratelli Roy è stato in qualche momento il favorito in
questa stagione, ma potrebbero rimanere a bocca asciutta.
La durata del finale di
Succession è di 90 minuti, come ha confermato il
compositore Nicholas Britell, assicurando che la
serie avrà tutto il tempo necessario per concludere con cura ogni
trama, anche se il fulcro del finale sarà il voto finale del
consiglio di amministrazione sull’accordo
Waystar-GoJo. Nell’anteprima c’è un’inquadratura
di Matsson che sembra furioso, suggerendo che l’accordo potrebbe.
L’eredità di uno show, come Game of Thrones, è spesso decisa dalla qualità
del suo finale di serie; quindi, nonostante tutte le basi gettate
finora da Succession, molto dipende dall’episodio
finale della prossima settimana.
Non è tra i film che
concorreranno alla vittoria della 62esima Semaine de la Critique
del Festival
di Cannes 2023, ma chissà se Le Syndrome des
Amours Passées non avrebbe potuto vincere il premio per la
commedia romantica più incredibile e divertente. Il secondo film di
Ann Sirot e Raphaël Balboni, scelto come Special
Screening di questa edizione, sarà prossimamente anche in
Italia (distribuito da Wanted Cinema) dopo
aver allietato le giornate del pubblico sulla Croisette e offerto –
forse utili, forse pericolose – idee nuove alle tante coppie che
cercano di avere un bambino.
“Sono curiosa di vedere
come sarà tradotto in Italia il titolo – dice la Sirot passando poi
a parlare della loro opera prima La folle
vita, distribuito da Wanted dal 29 giugno – In
originale è Une vie démente, ma il distributore ci ha sconsigliato
di usare il termine ‘demenziale’. Spesso la traduzione letterale
non è la più adatta, d’altronde, e bisogna davvero conoscere la
cultura locale per trovare il titolo migliore. Usare Sindrome non
era la cosa migliore, e alla fine abbiamo scelto questo anche per
l’assonanza con La dolce vita“.
The
(EX)perience of Love diRémy e Sandra
Questo l’obiettivo di
Rémy e Sandra (Lazare Gousseau e Lucie Debay), marito e moglie
avviati verso i quarant’anni e con il sogno di essere genitori. Un
esito niente affatto scontato, come sanno in molti, che spesso
passa attraverso un iter fatto di esami e consulti medici
interminabili. Eppure è proprio il dottore che sta seguendo il loro
caso che regala loro una speranza inattesa, una soluzione, che
passa però da un surreale tuffo nel passato, non solo sentimentale,
dei due.
Per guarire dalla
Sindrome degli amori passati, infatti, Rémy e Sandra saranno
costretti a ripercorrere la loro vita sessuale, tappa dopo tappa,
tornando a fare l’amore con ogni singolo ex (o meno) con il/la
quale abbiano avuto rapporti fisici. Un viaggio inedito e dal
risultato incerto, del quale i due si mostrano convinti,
sostenendosi a vicenda, nonostante gli ‘appuntamenti’ previsti
siano molto diversi nei numeri e nei generi. Un problema?
Chi
vuole un figlio (non) insiste…
Come anche nel loro film
precedente – presto in sala, come detto – anche qui si ritrova
l’ironia e lo humor con cui i due registi dimostrano di saper
affrontare temi delicati, persino dolorosi. Di nuovo approfittando
del contesto familiare di una giovane coppia costretta ad
affrontare prove che rischiano di cambiare molto della loro vita e
delle loro relazioni, e – in questo caso – sfruttando una premessa
che esula dai canoni del genere della commedia sentimentale al
punto dallo sfiorare il genere fantastico.
Ognuno di noi è diverso
dagli altri, in grado di decidere legittimamente e liberamente
della propria vita e delle proprie scelte, ma dubitiamo che
sarebbero molte le coppie pronte a condividere una
“Experience” (come la definisce il titolo internazionale del
film) come quella che offre la scusa e fa da spina dorsale a
un’esplorazione dell’amore nelle sue forme e declinazioni più
diverse, senza limite alcuno.
La scelta di mettere in
discussione l’eteronormatività (convinzione che l’eterosessualità
sia l’unico orientamento possibile) e l’abitudine all’esclusività
sessuale è dichiarata da parte dei due registi, che giocano in
primis con i codici del genere e con lo spettatore. Messo alla
prova da esplorazioni per adulti, animal party e giochi di ogni
sorta o invitato alla riflessione sulla mancanza di poesia nella
vita moderna e sul valore della scienza e la fiducia nella
medicina. Ma soprattutto premiato con gli inusitati e colorati
intermezzi che spezzano una narrazione abbastanza convenzionale e
segnano il procedere del conto alla rovescia, risparmiandoci un
numero spropositato di scene di sesso che rischiavano di essere
noiose e ripetitive e controbilanciando un finale forse un po’
troppo prevedibile.
Schietto, irriverente, dissacrante,
depresso, cazzone: tutto questo è
GIANCANE, al secolo Giancarlo
Barbati, pronto a tornare con un nuovo lavoro discografico
per Questo mondo non mi renderà cattivo. Dopo
“Una vita al top” (2015) e “Ansia e disagio”
(2017) e dopo “Strappati lungo i bordi” (2021), colonna
sonora della serie di animazione scritta e diretta da
Zerocalcare, sarà disponibile da venerdì 9 giugno sulle
piattaforme digitali e in diversi formati fisici TUTTO
MALE, nuovo album del cantautore romano. Il disco
uscirà per Woodworm e sarà distribuito da Universal Music Italia ed
è già in preorder.
Dopo l’annuncio dell’uscita
dell’album e la release del primo estratto VOGLIO
MORIRE, già in radio e sulle piattaforme digitali,
arriva oggi per GIANCANE un’altra importante
novità: si rinnova la collaborazione con ZEROCALCARE, che
ha scelto i brani del cantautore romano per la sua nuova serie
originale Netflix
Questo mondo non mi renderà cattivo, prodotta
da Movimenti Production – società del gruppo Banijay – in
collaborazione con BAO Publishing. Le 11
tracce saranno disponibili in digitale e in un doppio
vinile – in uscita sempre il 9 giugno –
che vedrà nel primo LP il nuovo album TUTTO
MALE, contenente la title track nonché sigla della
serie SEI IN UN PAESE MERAVIGLIOSO, che
dà il nome al secondo LP, la raccolta di canzoni scelte per la
serie. La cover del doppio LP è disegnata da ZEROCALCARE
stesso. Anche il doppio LP è disponibile da oggi in
preorder: https://giancane.lnk.to/TuttoMaleSIUPM
Così GIANCANE
commenta la rinnovata collaborazione con
Zerocalcare: “Sono molto onorato di aver
contribuito a musicare la nuova serie di Zerocalcare: ho composto
le musiche di alcune parti mentre finivo il mio nuovo disco e ho
potuto metterci un po’ di depressione accumulata nel tempo, che
nelle tracce del disco non ha trovato sbocchi. La cosa che mi ha
divertito molto è stata quella di poter dare ad alcune canzoni,
apparentemente divertenti, una veste minimale riprendendo i temi
solo con il pianoforte e provando ci siamo accorti che calzavano a
pennello su alcune scene”.
GIANCANE è pronto a
tornare sui palchi di tutta Italia e lo fa con le prime date
annunciate di TUTTO MALE TOUR ESTIVO 2023: gli
appuntamenti prenderanno il via il 9 giugno a
Fiorano Modenese, MO (Quarantenna Festival), per
poi proseguire il 10 giugno a
Casaleone, VR (Click Park Festival), il 27
giugno a Bologna (BOtanique Festival), il
30 giugno a Torino(Flowers
Festival), il 1 luglio a Teramo
(Remind Festival), il 5 luglio a
Padova (Sherwood Festival), il 6
luglio ad Arezzo(Men/Go Music Fest), il
7 luglio a Cenaia, PI (Melasòno
Music Fest), il 14 luglio a
Milano (Circolo Magnolia), l’8
agosto a SquillaceLido,
CZ (Ondarock Festival), l’8 settembre a
Bergamo (NTX Station).
Durante il tour i grandi classici
della carriera del cantautore, ma soprattutto i brani del nuovo
disco TUTTO MALE: “È il mio terzo
disco di inediti – racconta GIANCANE – e
racchiude 5 anni di vita, di tour, di depressione, di felicità, di
infelicità, di malattie, di autostrade, concerti, lutti, vabbè
insomma 5 anni di vita. È un disco un po’ depresso, un po’ cazzone
ed è una raccolta che racchiude anche tutto ciò che musicalmente
volevo fare”.
Giancarlo Barbati torna sulle scene
e lo fa in pieno stileGIANCANE,
decidendo di complicarsi la vita, ma solo per regalare ai
fan un disco che sia un vero e proprio oggetto di culto. Oltre al
doppio vinile, TUTTO MALE saràdisponibile infatti in diversi formati, tutti corredati da
un album di figurine, un booklet alternativo che comprende, oltre
alla cover, 10 illustrazioni – una per ciascun brano – di 8 artisti
diversi, coinvolti da GIANCANE nella
realizzazione dell’apparato grafico del disco. Primo tra tutti
ZEROCALCARE, con cui il sodalizio è già
consolidato dal 2018 per il video di Ipocondria che ha costituito
la colonna sonora degli short animati di “Rebibbia
Quarantine”, prodotti nel 2020, e per la OST della serie
“Strappare lungo i bordi”. Ma non solo, al team di lavoro
si sono presto aggiunti anche GLISCARABOCCHIDIMAICOLEMIRKO,
MARCELLO CRESCENZI, DOMENICO MIGLIACCIO (che ha disegnato
la cover), TIMIDESSEN,NOVA, SILVIA
SICKS e WALLIE.
L’album sarà disponibile nei
seguenti formati:
CD + album di
figurine
LP azzurro, in edizione
limitata con sticker numerato + album di figurine
LP verde con cover
alternativa, in edizione limitata con sticker numerato + card
autografata + album di figurine (esclusiva Discoteca
Laziale)
LP rosso, in edizione
limitata con sticker numerato + album di figurine (esclusiva
Amazon)
Doppio vinile con cover di
Zerocalcare che contiene “Tutto Male” e “Sei in un Paese
Meraviglioso”