Il CEO della Warner Bros. Discovery
ha annunciato con entusiasmo il prossimo ritorno dello studio nella
Terra di Mezzo con Il Signore degli Anelli: The Hunt for Gollum.
Previsto nelle sale nel dicembre 2027, il prossimo capitolo della
fortunata saga fantasy vedrà l’attore Andy Serkis, interprete di
Gollum, assumere il ruolo di regista, mentre
Peter Jackson scriverà e produrrà il film insieme
a Fran Walsh e Philippa Boyens.
Annunciato nel maggio 2024, il film sarà il primo film live-action
della saga dal 2014, quando uscì Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate.
Inizialmente previsto per il 2026,
l’uscita del film è stata poi posticipata di 12 mesi per consentire
la finalizzazione della sceneggiatura. Durante una conference call
sui risultati finanziari, il CEO della Warner Bros. Discovery
David Zaslav ha a tal proposito rivelato di avere
“una sceneggiatura fantastica” per il prossimo film del
Signore degli Anelli. Questa ultima rivelazione fa seguito alla
precedente affermazione di Serkis secondo cui a febbraio di
quest’anno erano solo all’inizio del processo di scrittura e
speravano di iniziare la produzione nel 2026.
Sebbene non siano mancati nuovi
contenuti sulla Terra di Mezzo dopo la conclusione della trilogia
de Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli: The Hunt for Gollum segnerà un
attesissimo ritorno alla versione di Jackson del mondo fantastico
di Tolkien. Considerato lo scarso successo al botteghino di
La guerra dei Rohirrim del 2024, sarà anche un
importante banco di prova per la longevità del franchise. Pertanto,
è fondamentale che la sceneggiatura del nuovo film non solo
richiami il fascino degli originali di Jackson, ma offra anche una
storia in grado di giustificare la sua creazione come film spin-off
a sé stante.
Sebbene molti fan abbiano già
familiarità con la ricerca di Aragorn per rintracciare Gollum, il
racconto originale è stato in gran parte relegato alle appendici
dei libri di Tolkien e impallidisce rispetto alla vasta ricchezza
di materiale originale che ha contribuito a forgiare i film
originali. La fiducia di Zavlaz nella sceneggiatura è un segnale
promettente, ma i fan hanno ancora buoni motivi per essere cauti.
Per poter abbassare la guardia, occorrerà attendere le riprese del
film, con prime immagini e comunicazioni ufficiali riguardo il
progetto.
Il mondo costruito da Tolkien ne
Il Signore degli Anelli è vasto e comprensivo, con
molte storie lasciate in sospeso attraverso la Prima, la Seconda e
la Terza Era. Descrivendo la regia del prossimo film come “un
sogno che si avvera“, Andy Serkis ha rivelato che il progetto è
quello di raccontare le storie non sfruttate di questo mondo.
“Abbiamo iniziato a parlarne circa otto mesi fa“, ha
ricordato l’attore. “Dicevano: ‘Andy vogliamo davvero
rinvigorire la Terra di Mezzo. Ci sono così tante storie nuove che
vogliamo coinvolgere“.
Dato che Gollum incontra la sua fine
tra le fiamme del Monte Fato verso la fine de Il ritorno del Re, è lecito aspettarsi che il film si
svolgerà prima di quegli eventi, idealmente anche prima che Frodo
intraprenda il suo viaggio. Questo suggerisce che personaggi
iconici come Aragorn, Boromir,
Gandalf e Legolas potrebbero
tornare in qualche modo, come suggerisce Serkis. Viggo Mortensen, che ha interpretato Aragorn
nella trilogia originale, si è
detto interessato se la trama è quella giusta, e anche Ian McKellen si è detto
pronto a riprendere il personaggio di Gandalf.
Non ci sarà una terza stagione di
Piccoli
Brividi (qui
la recensione della stagione 1) su Disney+. Fonti confermano a
Variety che l’antologia horror
basata sulla serie di libri di R.L. Stine è stata
cancellata dopo due stagioni. Secondo una persona informata sui
fatti, il produttore della serie Sony Pictures
Television ha però intenzione di proporre lo show ad altri
canali e di esplorare diverse direzioni creative per l’IP.
Di cosa parla la serie Piccoli
Brividi?
Prodotta da Disney Branded
Television e Sony Pictures Television, la serie era basata sulla
serie bestseller Scholastic di Stine e ogni stagione presentava una
nuova storia, ambientazione e cast. La seconda stagione seguiva due
fratelli adolescenti che scoprono una minaccia in agguato,
innescando una serie di eventi che svelano un mistero profondo.
Mentre si addentrano nell’ignoto, i due si ritrovano coinvolti
nella storia agghiacciante di quattro adolescenti scomparsi
misteriosamente nel 1994.
Il cast fisso della serie (stagione
2) comprendeva David Schwimmer (nel ruolo di
Anthony), Ana Ortiz (nel ruolo di Jen),
Jayden Bartels (nel ruolo di Cece), Sam
McCarthy (nel ruolo di Devin), Elijah M.
Cooper (nel ruolo di CJ), Francesca Noel
(nel ruolo di Alex) e Galilea La Salvia (nel ruolo
di Frankie). Il cast della stagione 1 comprendeva Justin
Long, Rachael Harris, Zack
Morris, Isa Briones, Miles
McKenna, Ana Yi Puig e Will
Price.
Nicholas Stoller
(The Muppets) e Rob Letterman
(Pokémon: Detective Pikachu) hanno sviluppato la serie e
hanno ricoperto il ruolo di produttori esecutivi, insieme alla
showrunner Hilary Winston (Community),
Neal H. Moritz (Fast & Furious),
Iole Lucchese della Scholastic Entertainment
(Clifford the Big Red Dog), Pavun Shetty
(The
Boys), Conor Welch (Platonic),
Caitlin Friedman della Scholastic Entertainment
(Stillwater) ed Erin O’Malley (New
Girl).
Deadline riporta che l’attore
Dave Bautista sia pronto per firmare un
contratto per due film della Amazon MGM Studios: Highlander
di Chad Stahelski, prodotto anche dalla UA, e
Road House 2. Bautista reciterà così al fianco di
Henry Cavill nel remake del classico film di
cappa e spada degli anni ’80 diretto da Shahelski. A quanto pare
interpreterà Kurgan, il personaggio reso famoso da
Clancy Brown nel film originale con Sean
Connery e Christopher Lambert.
Kurgan era un immortale in lizza per
il Premio, ovvero il potere di tutti gli immortali che fossero mai
esistiti. Durante la sua vita, Kurgan era un cattivo ragazzo,
uccideva e violentava, e decapitava molti immortali. Nel film
originale, è un nemico di Connor MacLeod, interpretato da Lambert.
Stando a ciò, Dave Bautista avrà dunque un ruolo da villain
nel film.
Per quanto riguarda Road
House 2, Bautista reciterà al fianco di Jake Gyllenhaal, che tornerà nei panni dell’ex
lottatore UFC Dalton, da una sceneggiatura di Will
Beall (Bad Boys: Ride
or Die). Come già riportato, Guy Ritchie
non è più il regista, ma piuttosto Iya Naishuller
di Io sono nessuno. Uscito lo scorso anno su Prime Video, il film ha attirato 80
milioni di spettatori in tutto il mondo nelle prime otto settimane
di servizio, uno dei film più visti di Amazon MGM Studios. Per il
sequel, però, non è noto quale ruolo Bautista andrà a
ricoprire.
Dove abbiamo visto Dave Bautista di
recente?
Dave Bautista ha recentemente fatto un cameo
nella commedia della Paramount Una pallottola spuntata, al
fianco di Liam Neeson. A giugno è stato scelto come
protagonista di The Romantic, una commedia romantica di
Deborah Kaplan e Harry Elfont. La
star della saga di Dune e Guardiani della Galassia ha poi
in programma il film d’azione Trap House della Aura
Entertainment e la commedia d’azione poliziesca della Amazon MGM
The Wrecking Crew al fianco di Jason Momoa. Ha anche recitato nel film
acclamato dalla critica The Last Showgirl, interpretato da
Pamela Anderson. Bautista ha anche in
programma la commedia sugli alieni Alpha Gang dei fratelli
Zellner.
Il
discorso perfetto (qui
la recensione) è una commedia romantica francese del 2020
diretta da Laurent Tirard, che
combina ironia, introspezione e sentimento in una narrazione
brillante e coinvolgente. Il film si distingue per la sua struttura
originale e per il modo in cui affronta le nevrosi contemporanee,
seguendo il protagonista Adrien, un uomo alle
prese con l’ansia, la solitudine e un discorso da preparare per il
matrimonio della sorella. Attraverso uno stile narrativo che
alterna pensieri interiori e realtà, il film regala momenti di
comicità intelligente e profonda riflessione emotiva, mantenendo
sempre un tono leggero ma mai superficiale.
La pellicola è tratta dal romanzo
Le discours di Fabcaro
(pseudonimo di Fabrice Caro), celebre autore di
graphic novel e romanzi satirici. L’umorismo surreale e la
sensibilità emotiva dell’autore permeano anche l’adattamento
cinematografico, che riesce a restituire fedelmente il senso di
inadeguatezza e il flusso continuo di pensieri che caratterizzano
il protagonista. Come accade in altri film che ruotano intorno a un
discorso importante — si pensi a Il discorso del re per la tensione da prestazione o a
Questione di tempo per la componente sentimentale —
anche Il discorso perfetto usa il pretesto del
discorso per parlare, in realtà, di comunicazione, di amore e di
crescita personale.
Nel corso del film, Adrien riflette
infatti sulla sua relazione finita, sull’amore perduto e sulla
paura di esporsi davanti agli altri. Questo lo porta a un viaggio
interiore che si sviluppa parallelamente alla preparazione del
discorso, culminando in un finale che, come vedremo nel resto
dell’articolo, racchiude il vero significato della storia.
Il discorso perfetto si interroga infatti su cosa
significhi dire la cosa giusta al momento giusto, e soprattutto
sull’importanza di essere sinceri con sé stessi e con gli altri,
anche quando le parole sembrano mancare.
Benjamin Lavernhe in Il discorso perfetto
La trama di Il
discorso perfetto
Il filmracconta la storia di
Adrien (Benjamin Lavernhe), un
uomo di 35 anni che viene invitato a una lunga e boriosa cena di
famiglia, tra convenevoli e conversazioni forzate. L’uomo si è di
recente lasciato con la sua fidanzata, Sonia
(Sara Giraudeau) che si è presa una pausa per
pensare, ma lui spera in un suo messaggio per fare pace e tornare
insieme. Adrien però non ce la fa ad aspettare e decide lui di
inviare un messaggio alla donna, scritto e riscritto più volte,
nella speranza di mettere fine a quella interminabile pausa fra
loro, ma l’attesa del sms di risposta coincide proprio con la lunga
cena familiare.
Questo momento così delicato per la
sua relazione e questa attesa infinita di una replica, lo rendono
ansioso, irritabile, intrappolato in un limbo mentale, ma c’è
qualcos’altro che inaspettatamente arriva a turbarlo: sua sorella e
suo cognato, durante la cena, gli chiedono di far un discorso al
loro matrimonio. Ma si può scrivere un discorso sull’amore, quando
si è stati appena lasciati? Questa richiesta diventa un altro
pensiero opprimente per Adrien, che ancora non riceve nessuna
risposta da Sonia e continua a tormentarsi tra mille ipotesi. E se
questo discorso si rivelasse, in verità, la cosa migliore che
potesse succedergli, un’occasione per chiarirsi dentro e
ricominciare?
La spiegazione del finale del
film
Nel terzo atto de Il
discorso perfetto, Adrien finalmente affronta la
situazione che ha evitato per tutto il film: il tanto temuto
discorso di nozze al matrimonio della sorella. Dopo aver lottato
con le sue insicurezze, l’ansia sociale e il cuore spezzato, decide
di salire sul palco e parlare davanti a tutti. Il suo intervento,
inizialmente incerto, prende presto una piega ironica e
profondamente toccante. Adrien racconta apertamente della sua
sofferenza, del silenzio della sua ex fidanzata Sonia, e di come
quel messaggio tanto atteso – un semplice “E tu come stai?” – sia
bastato a riaccendere in lui una speranza, un’apertura verso il
futuro.
Benjamin Lavernhe e Sara Giraudeau in Il discorso
perfetto
Il discorso culmina in un
riferimento a una scena vista in precedenza nel film: lui e Sonia
seduti su una panchina al parco, intenti a osservare un bambino che
prova ad andare in bicicletta. Sonia propone una sorta di scommessa
del destino: “Se cade prima di arrivare dalla madre, allora staremo
insieme per sempre”. Il bambino cade, e quel momento diventa per
Adrien il simbolo di una promessa silenziosa ma potente. Sul palco,
Adrien dedica il suo discorso proprio a quel bambino e a quella
caduta. E lì, tra il pubblico, vediamo Sonia. Non è una proiezione
mentale: è davvero tornata, commossa, ad ascoltare le parole
dell’uomo che forse non ha mai smesso di amare.
Dal punto di vista tematico, il
finale del film è dunque una riflessione dolceamara sulle fragilità
umane, sulla paura di soffrire e sulla possibilità di rinascere.
Adrien, che all’inizio del film sembrava emotivamente bloccato, ha
attraversato un percorso di accettazione che lo ha portato a
comprendere che il coraggio non è non cadere mai, ma scegliere di
restare anche dopo essere caduti. Il film ci dice che l’amore non è
sempre lineare, non è sempre facile, ma è spesso fatto di momenti
imperfetti, di attese, di silenzi e poi, a volte, di ritorni
inaspettati.
Cosa ci lascia il finale di Il discorso
perfetto
Il discorso finale di Adrien è
dunque anche una metafora sul valore dell’espressione sincera: nel
momento in cui Adrien si apre davvero, riesce finalmente a
comunicare — non solo con gli altri, ma con sé stesso. L’intero
film ruota attorno al concetto di comunicazione emotiva, e il
finale suggella l’idea che talvolta basta un gesto, una frase o un
ricordo condiviso per rimettere in moto ciò che sembrava perduto.
Il discorso perfetto ci lascia così con un
messaggio di speranza: l’amore può farci cadere, ma anche aiutarci
a rialzarci, se solo abbiamo il coraggio di affrontare il silenzio
e trasformarlo in parole.
Belle
& Sebastien (qui
la recensione) è un film d’avventura per famiglie diretto da
Nicolas Vanier e uscito nel 2013, che ha
conquistato il pubblico con la sua ambientazione mozzafiato, la
tenerezza del rapporto tra un bambino e il suo cane, e una
narrazione semplice ma coinvolgente. Ambientato durante la Seconda
guerra mondiale sulle Alpi francesi, il film racconta la storia di
Sébastien, un orfano solitario che stringe un legame profondo con
una grande cagna dei Pirenei, Belle, inizialmente temuta dagli
abitanti del villaggio. Il film mescola così elementi di
formazione, melodramma storico e avventura naturalistica, con un
tono emotivo e genuino che lo rende adatto a spettatori di tutte le
età.
Il successo del film ha portato alla
realizzazione di due sequel e a un reboot animato, a conferma della
potenza narrativa dell’universo creato. Belle &
Sebastien ha infatti ricevuto consensi per la sua capacità
di raccontare il coraggio, l’amicizia e la libertà con uno stile
visivo fortemente ancorato al paesaggio alpino, diventato esso
stesso protagonista del racconto. Per tematiche e atmosfere, può
essere accostato ad altri film che valorizzano il legame tra
bambini e animali in contesti storici o naturali, come Il mio
amico Nanuk, Zanna Bianca o Il
richiamo della foresta. Ma rispetto a questi titoli,
Belle & Sebastien mantiene una forte impronta
europea, più delicata e contemplativa.
Nel prosieguo dell’articolo,
approfondiremo una delle domande più frequenti che il film solleva
nello spettatore: Belle & Sebastien è tratto da una storia
vera? Vedremo insieme quali sono le origini del racconto,
analizzando le fonti letterarie e audiovisive che hanno ispirato
questa emozionante storia, e chiariremo se alla base di questo
legame speciale tra un ragazzo e il suo cane si nasconda anche un
nucleo di realtà storica o personale.
Tchéky Karyo, Urbain Cancelier, Andreas Pietschmann e Félix Bossuet
in Belle & Sebastien
La trama di Belle &
Sebastien
Nel pieno dell’occupazione tedesca,
gli abitanti del piccolo villaggio di Saint-Martin-de-Queyrières
aiutano segretamente gli ebrei a raggiungere la Svizzera. Tuttavia
i soldati nazisti non sono l’unico pericolo che devono affrontare:
il paesino, infatti, è sotto il continuo attacco di una bestia
misteriosa che distrugge senza pietà le greggi indifese. Nel
frattempo le giornate di Sebastien, rimasto orfano
di entrambi i genitori, scorrono sui monti senza grandi colpi di
scena, facendolo diventare sempre di più un bambino solitario e
triste.
La sua vita cambia radicalmente
quando un giorno, sulla via per Saint-Martin, incontra un grande
cane selvatico ricoperto di fango. Quella che da tutti è
considerata la famigerata bestia, in realtà, diventa in poco tempo
la migliore amica del ragazzino, che la chiamerà
Belle. I due diventano inseparabili, anche se
Sébastien sceglie di tenere per sé la loro amicizia, con l’intento
di proteggere l’animale. Il loro segreto, però, viene alla luce
quando, durante una passeggiata, si imbattono in due soldati
nazisti.
Uno di questi è il tenente
Peter (Andreas Pietschmann),
arrivato nel villaggio per porre fine alla fuga degli ebrei:
durante lo scontro, Belle cerca di difendere a tutti i costi il suo
amico, finendo per aggredire una delle guardie. È proprio allora
che la pattuglia tedesca decide di aprire una battuta di caccia per
stanare e uccidere la bestia, coinvolgendo anche gli abitanti del
paese. Sébastien tenterà l’impossibile per salvare la sua fedele
compagna di viaggio.
Félix Bossuet in Belle & Sebastien
Belle &
Sebastien è una storia vera?
Nonostante la sua ambientazione
storica e il tono realistico, Belle & Sebastien
non è tratto da una storia vera. Il film si basa sull’omonimo
romanzo per ragazzi scritto da Cécile Aubry,
pubblicato nel 1966. L’autrice, nota anche per il suo lavoro come
attrice e sceneggiatrice, ideò questa storia ispirandosi all’amore
per la natura e per gli animali, ma anche alla figura di suo
figlio, Mehdi El Glaoui, che interpretò il
protagonista nella serie televisiva originale francese trasmessa
tra il 1965 e il 1970. Il personaggio di Sébastien nasce quindi più
da un immaginario personale e poetico che da un fatto di cronaca,
anche se inserito in un contesto storico realistico come quello
della Seconda guerra mondiale.
Aubry dichiarò poi in più occasioni
di essersi ispirata ai paesaggi montani dei Pirenei, dove amava
trascorrere del tempo, e al fascino delle grandi razze canine da
montagna, come i Patou, fedeli e protettivi. Il romanzo, così come
la serie televisiva e i successivi adattamenti cinematografici,
costruisce quindi una storia dal forte impatto emotivo, ma del
tutto romanzata. Il successo del racconto ha attraversato i
decenni, grazie alla sua semplicità narrativa e ai valori
universali di amicizia, lealtà e libertà che trasmette, soprattutto
attraverso il legame tra il giovane protagonista e la sua
cagna.
Detto ciò, sebbene Belle &
Sebastien sia frutto di finzione, non mancano nella realtà
storie simili, soprattutto nei contesti rurali o montani durante
periodi di guerra, dove cani e bambini si trovavano a condividere
esperienze di sopravvivenza, fuga o resistenza. Durante la Seconda
guerra mondiale, in particolare, molte famiglie e comunità nelle
zone alpine ebbero un ruolo attivo nel proteggere rifugiati e
partigiani, e il coinvolgimento di animali in queste dinamiche,
come sentinelle o compagni fedeli, è ben documentato. Tuttavia, la
vicenda di Sébastien e Belle rimane una narrazione originale e
simbolica, più che una ricostruzione storica.
Il finale de Il
Padrino è uno dei più iconici nella storia del cinema, e
ha consolidato la reputazione di Francis Ford
Coppola come regista, oltre a preparare il terreno per gli
eventi de Il Padrino – Parte II. Basato sul
romanzo originale del 1969 di Mario Puzo,
Il Padrino è incentrato sulla famigerata famiglia
mafiosa dei Corleone di New York e inizia con Don Vito
Carleone, interpretato da Marlon Brando, e Michael
Corleone, interpretato da Al Pacino, il figlio integerrimo che non ha
alcun interesse per gli affari del padre. Tuttavia, alla fine del
film, Michael è diventato il capo dell’impero dei Corleone ed è
spietato proprio come suo padre, se non di più.
La trasformazione di Michael si
completa però solo nell’atto finale de Il Padrino.
Con una raffica di sangue, una fotografia mozzafiato, violenza e
dialoghi iconici, il finale soddisfa ogni aspettativa e, a dopo più
di 50 anni dalla sua uscita nelle sale, continua a rappresentare il
punto di riferimento per i finali cinematografici culminanti. A
testimonianza della sottigliezza della regia di Coppola e della
profondità della sceneggiatura di Puzo, il finale de Il
Padrino viene infatti ancora analizzato e sviscerato a
distanza di decenni dalla sua uscita. Ma soprattutto, i momenti
finali consacrano Michael come il prossimo Padrino e dimostrano che
ha pienamente accettato la sua nuova posizione di Don della mafia
senza compromessi.
Cosa succede alla fine de
Il Padrino
Il finale de Il
Padrino inizia dopo la morte di Vito Corleone nel comfort
del suo giardino. Prima della sua dipartita, tuttavia, Vito e
Michael, ora indiscusso boss della famiglia, avevano elaborato un
grande piano per eliminare tutti i loro nemici e consolidare
l’eredità dei Corleone per gli anni a venire. Il piano inizia il
giorno del battesimo del nipote e figlioccio di Michael. Michael
Corleone organizza l’eliminazione di diversi rivali della famiglia
nello stesso giorno, assicurando così il futuro dell’impero dei
Corleone e inviando un chiaro messaggio ai loro rivali. Il primo a
morire è Victor Stracci, capo della famiglia
Stracci, che Clemenza uccide in un ascensore.
Marlon Brando in Il padrino
Sebbene non sia la minaccia più
grande per la famiglia Corleone, Stracci è alleato con
Barzini, il principale rivale di Vito. La figura
intrappolata e uccisa nella porta girevole è un altro capo meno
importante delle Cinque Famiglie, Carmine Cueno.
Tuttavia, alla fine de Il Padrino Michael non ha
eliminato solo i gangster rivali. Si assicura anche che chiunque
abbia fatto del male alla famiglia Corleone venga rapidamente
punito. Insieme a Victor Stracci, Moe Greene viene
colpito all’occhio in un salone di massaggi. Era un ostacolo agli
interessi dei Corleone a Las Vegas e, cosa ancora più importante,
aveva aggredito fisicamente il fratello di Michael, Fredo
Corleone, in pubblico.
Un membro della cerchia ristretta di
Michael, Rocco Lampone, spara a Philip
Tattaglia mentre questi si diverte a letto con una
prostituta. La famiglia Tattaglia era responsabile dell’attentato
alla vita di Vito all’inizio del film, così Michael si assicura che
la vendetta sia servita anche a lui. Il futuro braccio destro di
Michael, Al Neri, indossa la sua vecchia uniforme
da poliziotto e uccide Emilio Barzini, il nemico
giurato della famiglia Corleone e la forza trainante dietro la
morte di Sonny. Dopo i festeggiamenti, Michael fa
infine uccidere Tessio e Carlo,
suo cognato, per i loro rispettivi tradimenti.
Come il finale de Il
Padrino mostra le differenze tra Vito e Michael
Il finale de Il
Padrino è senza dubbio iconico. Tuttavia, il motivo per
cui è così apprezzato non è dovuto alla violenza della malavita o
all’intricato schema machiavellico di Michael Corleone, ma alle
immagini e al simbolismo che lo caratterizzano. Il frequente
alternarsi di scene con immagini religiose e passaggi biblici e
atti di violenza brutale e mortale rende il famigerato montaggio
del “battesimo di sangue” intenzionalmente sconvolgente e consolida
il tipo di Don che Michael è diventato, senza lasciare spazio a
dubbi. Il figlio minore di Vito rinuncia al diavolo all’altare e
promette di proteggere suo nipote in nome di Cristo.
Contemporaneamente, una serie di omicidi viene compiuta in suo
nome.
Al Pacino e Marlon Brando in Il padrino
Questa contrapposizione crea uno
sfondo di ipocrisia che troverà il suo compimento nell’ultima scena
de Il Padrino. Mentre Vito e Michael assumono
esattamente lo stesso ruolo di capo dell’organizzazione criminale
dei Corleone, la sequenza del battesimo getta una luce molto
diversa sul personaggio di Pacino rispetto a quella di suo padre.
Nel primo atto, il film descrive Don Vito come un padre di famiglia
devoto. Balla al matrimonio di sua figlia, vuole che la foto di
famiglia sia perfetta e si prende cura di coloro che si rivolgono a
lui per chiedere aiuto e lo chiamano Padrino. Il pubblico è a
conoscenza delle attività criminali di Vito e del suo ricorso alla
violenza letale contro i capi banda, ma la sua iniziale
presentazione come padre di famiglia attenua l’impatto.
Quando Michael mette in atto il suo
grande progetto il giorno del battesimo del figlio di Connie e
completa la sua trasformazione nel nuovo Padrino, viene dipinto in
una luce molto più crudele. Michael viene smascherato come un uomo
che mente di fronte a Dio, un uomo che non ha remore a partecipare
a un evento familiare mentre i suoi scagnozzi commettono omicidi su
suo ordine, e un leader dal cuore di ghiaccio e dal volto
impassibile. Anche Vito era tutte queste cose, ma l’oscurità
intrinseca che avvolge la posizione di Don diventa pienamente
chiara solo quando Michael assume il ruolo.
In tutto Il
Padrino, il sound design è utilizzato per rappresentare lo
stato d’animo di Michael. Ad esempio, i rumori sempre più forti del
treno che culminano nel primo omicidio di Michael. Man mano che i
cadaveri si accumulano e Michael continua a sembrare sempre più
distante, la musica dell’organo e i pianti dei bambini raggiungono
un crescendo, stabilendo che questo momento è il suo battesimo come
nuovo Don Corleone. Questo uso del suono durante il finale del film
mostra il conflitto al centro del suo personaggio: la guerra tra la
persona che era e il Don che deve essere, ed è chiaro quale parte
sta vincendo la battaglia.
Al Pacino nel finale di Il padrino
La spiegazione della scena della
porta che si chiude
Nella scena finale de Il
Padrino, Connie affronta Michael in modo isterico riguardo
alla morte di Carlo, supponendo correttamente che suo marito sia
stato ucciso per ordine del fratello. Michael non conferma né
smentisce le accuse di Connie, ma si limita ad abbracciarla, prima
di mandare sua sorella al piano di sotto da un medico. Il confronto
avviene sotto gli occhi della moglie di Michael,
Kay (Diane
Keaton), che ha ricevuto precise istruzioni di non
fare mai domande sugli affari di famiglia da quando suo marito ha
assunto il controllo. Incapace di trattenersi, Kay chiede però a
Michael se è davvero coinvolto nella morte di Carlo.
Inizialmente reagisce con rabbia, ma
poi Michael si calma e permette a Kay di fargli una sola domanda
sui suoi affari. Lei lo fa, e Michael, freddo e risoluto come
sempre, nega qualsiasi coinvolgimento nella morte di Carlo.
Un’ondata di sollievo si diffonde sul volto di Kay, ma dopo aver
lasciato la stanza e essersi voltata indietro, vede Michael
circondato dai suoi tre capi, tutti abbracciati al loro leader e
che gli baciano la mano. Guardando direttamente Kay, Al
Neri si avvicina lentamente alla porta dell’ufficio e la
chiude, lasciando Kay con un misto di sfiducia e cruda
consapevolezza.
Questa scena nel finale de
Il Padrino è la vera fase finale dell’evoluzione
di Michael in un boss mafioso. La palese menzogna alla moglie è un
segno che il loro rapporto è diventato molto più distante rispetto
alle prime scene trascorse a fare shopping natalizio ed è un
presagio di ciò che verrà, dato che Michael continua a condurre una
doppia vita come boss criminale e onesto padre di famiglia.
Chiudendo la porta a Kay, il finale sottolinea sia la decisione di
Michael di escludere la moglie dai suoi affari, sia l’atteggiamento
generale della mafia nei confronti del ruolo della donna. Mentre
all’inizio del film Michael trattava Kay con dignità, rispetto e
un’aria di uguaglianza (per l’epoca, almeno), ora Michael è
l’archetipo del Don.
John Cazale e Al Pacino in Il padrino
Egli gestisce gli affari di famiglia
con i suoi capi in un ufficio chiuso, mentre le donne della casa si
occupano dei loro doveri materni e domestici, due mondi che non
devono mai scontrarsi. Kay, ovviamente, è una donna istruita e
professionale, e non è disposta a chiudere un occhio sulle attività
di Michael come potrebbero fare altre mogli di mafiosi.
L’espressione sul volto di Diane Keaton che funge da scena finale
de Il Padrino indica che, nonostante inizialmente fosse sollevata
dalla smentita di Michael, la sua fiducia nei suoi confronti è
stata irrimediabilmente compromessa. Kay non sente più di conoscere
veramente che tipo di uomo sia suo marito, né di cosa sia capace, e
vede il mondo all’interno di quelle mura come il divario tra lei e
l’uomo di cui si è innamorata.
Cosa ci lascia il finale di Il
padrino
Il finale de Il
Padrino ci lascia dunque con una riflessione profonda su
cosa significhi davvero il potere, e su quanto esso possa
trasformare un uomo. Michael Corleone inizia la storia come un
figlio devoto e distante dagli affari illeciti della sua famiglia,
ma termina il film come un Don freddo e calcolatore, capace di
mentire alla moglie e ordinare l’uccisione di parenti e nemici. Il
film ci parla del prezzo dell’ambizione e del sacrificio
dell’identità personale in nome del dovere familiare. Il
Padrino mostra che per ottenere il controllo, Michael deve
rinunciare alla sua umanità. E lo fa, senza guardarsi indietro.
Non è una novità che Matthew McConaughey si fosse proposto per
il ruolo di Jack Dawson in Titanic,
ruolo poi andato a Leonardo
DiCaprio. Tuttavia, dopo anni, è ora stato svelato il
perché McConaughey sia stato scartato per la parte. Secondo
Puck, che riporta un estratto
dal libro di memorie del compianto produttore di quel film,
Jon Landau, The Bigger Picture,
McConaughey perse il ruolo da protagonista perché non voleva
abbandonare il suo accento texano. Mentre la Winslet era
“affascinata da Matthew, dalla sua presenza e dal suo
charme”, Cameron suggerì un approccio diverso, che McConaughey
però rifiutò.
Ecco lo scambio riportato
nell’estratto dal libro: “Lo abbiamo fatto venire per girare
una scena con Kate Winslet. Volevamo verificare l’alchimia tra
i due, non solo come apparivano sullo schermo, ma anche come
interagivano. Kate era affascinata da Matthew, dalla sua presenza e
dal suo fascino. Matthew ha girato la scena con il suo accento.
“Ottimo”, ha detto Jim Cameron. “Ora proviamo in un altro modo”.
Matthew ha risposto: “No. Era abbastanza buono. Grazie”. Diciamo
solo che per McConaughey era finita lì“.
Cosa significa questo per Matthew
McConaughey
Lo scambio tra McConaughey e Cameron
sembra suggerire che l’attore ritenesse che il suo provino fosse
andato nel miglior modo possibile e che quindi il suggerimento del
regista di provare “in modo diverso”, probabilmente
allegerendo il suo accento, fosse superfluo. In un’intervista del
2018 con The Hollywood Reporter, McConaughey ha espresso proprio
questo, affermando di “aver fatto un buon provino. Me ne sono
andato abbastanza sicuro di avercela fatta”.
Sebbene McConaughey abbia recitato
in numerose commedie romantiche, il che suggerisce che avesse le
potenziali emotive per Titanic, il suo accento strascicato
era qualcosa che Cameron riteneva non adatto al personaggio, tanto
da suggerire qualcosa di “diverso” e decidere infine per DiCaprio.
Fortunatamente, il fatto che McConaughey abbia perso il ruolo da
protagonista in Titanic non ha influito molto sull’attore, che è
diventato poi famoso grazie ad altri film di successo ed ha infine
vinto l’Oscar per Dallas
Buyers Club.
Rebecca Ferguson è la protagonista della nuova
immagine tratta da A House of
Dynamite. Diretto da Kathryn Bigelow,
vincitrice di due Oscar per The Hurt Locker, con una sceneggiatura scritta da
Noah
Oppenheim (Zero
Day di Netflix), il thriller politico di prossima
uscita segue un team di funzionari della Casa Bianca mentre corrono
contro il tempo per rispondere a un imminente attacco missilistico
contro gli Stati Uniti.
Il film vanta un cast stellare che
include oltre a Ferguson anche Idris Elba, Gabriel
Basso, Jared Harris, Tracy
Letts, Anthony Ramos, Moses
Ingram, Jonah Hauer-King, Greta
Lee e Jason Clarke. Ora, tramite La
Biennale di Venezia su X, è stata dunque rivelata la prima
immagine di Rebecca Ferguson nel film, mostrando l’attrice
nei panni di un personaggio di nome Olivia Walker,
apparentemente un’agente governativa che coordina un’operazione in
un centro di comando, trasmettendo con urgenza informazioni mentre
mappe e dati lampeggiano dietro di lei.
Il post definisce poi
A House of Dynamite “un
viaggio nella follia di un mondo sotto la costante minaccia di
annientamento”. Come noto, il film sarà presentato in concorso
al Festival di Venezia, per poi arrivare su
Netflix a
partire dal 24 ottobre 2025. La sinossi ad oggi riportata recita:
“Quando un singolo missile, non attribuito ad alcuna nazione,
viene lanciato contro gli Stati Uniti, ha inizio una corsa contro
il tempo per scoprire i responsabili e decidere come
reagire“.
Cosa la nuova immagine ci dice di
A House Of Dynamite
Questa è la seconda immagine di
A House of Dynamite che è stata rivelata, la prima
mostrava due agenti dei servizi segreti, armati di fucili
d’assalto, che scortavano un uomo in giacca e cravatta con un
borsone attraverso un corridoio di cemento scarsamente illuminato.
Ora, la seconda immagine ha invece rivelato una delle protagoniste
del film, Rebecca Ferguson.
L’attrice ha avuto un periodo
piuttosto intenso recentemente con Dune, Mission: Impossible – Dead Reckoning
e Silo. In A House of Dynamite,
sembra interpretare un’ufficiale dei servizi segreti di alto rango,
forse della CIA o della Homeland Security, incaricata di
supervisionare la crisi nazionale in rapida escalation. A giudicare
dall’intensa ambientazione del centro di comando, il suo
personaggio potrebbe coordinare gli sforzi per rintracciare la
minaccia interna.
Avengers:
Doomsday vedrà la partecipazione di diversi attori
originali degli X-Men, e uno di loro ha finalmente deciso di
parlare della sua apparizione nel Marvel Cinematic Universe. Con la
Saga del Multiverso che volge al termine, diversi eroi saranno
come noto presenti nel prossimo film sugli Avengers, dove si
uniranno per affrontare il Dottor Destino interpretato da Robert Downey Jr.. A marzo, i Marvel Studios
hanno fatto forse uno degli annunci più importanti di tutti i
tempi, rivelando che diversi attori degli X-Men
dell’era Fox-Marvel riprenderanno i rispettivi personaggi in
Avengers:
Doomsday.
Con la timeline dell’MCU che
incrocia quella dell’universo cinematografico degli X-Men, i
mutanti e gli Avengers potranno così finalmente condividere lo
schermo insieme. In una nuova intervista con Vanity Fair, James Marsden ha dunque ora finalmente parlato
del suo ritorno nei panni di Ciclope nel film attualmente in
produzione. Marsden, che è stato il primo attore a dare vita a
Ciclope in un film live-action, ha chiarito di essere entusiasta di
avere l’opportunità di tornare, come ha dichiarato che “Sto
diventando un po’ troppo vecchio per indossare il costume da
supereroe“.
Ha poi continuato affermando:
“Ero entusiasta perché fai parte di qualcosa di gigantesco, e
ho passato 20 anni ad ascoltare la gente che mi diceva: “Quando
torni? Quando torni? Tornerai?”. Sono morto. Beh, forse no. Avrei
avuto difficoltà a infilarmi nel costume se avessero aspettato
ancora un paio d’anni. Quindi è stato fantastico. Davvero. È stato
un bel ritorno a un ruolo che mi ha davvero reso famoso. È stato il
primo vero progetto importante a cui ho partecipato, e un
personaggio molto amato, questa icona dei fumetti. Quindi tornare a
interpretare quel ruolo è stato piuttosto speciale”.
Marsden, come ben sapranno i fan, ha
ripreso il ruolo di Ciclope l’ultima volta nel 2014 in X-Men – Giorni di un futuro passato, dopo che la linea
temporale è stata resettata, cancellando la sua morte da X-Men – Conflitto finale. Mentre diversi membri del
cast di Avengers: Doomsday sono stati
annunciati nel marzo 2025, Kevin Feige ha confermato che non tutti sono
stati ancora rivelati. Per cui c’è ancora molta curiosità e attesa
nei confronti dei nomi ancora da annunciare e che potrebbero
aggiungere al film altri degli X-Men dell’era Fox.
Cosa significano i commenti di
James Marsden su Ciclope per Avengers:
Doomsday
Dato che il franchise degli X-Men
non ha sempre fornito a Ciclope, interpretato da Marsden, il
materiale migliore con cui lavorare, i suoi commenti sul ritorno al
ruolo Marvel sono perfettamente comprensibili. Ciclope è
riconosciuto come uno dei personaggi più popolari degli X-Men di
tutti i tempi, ma i film Fox-Marvel non sempre gli hanno reso
giustizia. Ciò include anche il fatto che il Ciclope di Marsden non
ha mai potuto indossare il suo costume tradizionale dei fumetti. Ma
con la sua apparizione in Avengers: Doomsday, i
Marvel Studios potrebbe finalmente dare all’eroe di Marsden tutto
ciò che non ha mai avuto nei film originali degli X-Men.
Il primo sguardo a Zendaya in
Spider-Man: Brand New Day è stato finalmente rivelato
attraverso nuove foto dal set del Marvel Cinematic Universe.
@justbuzz.exe ha recentemente pubblicato nuove foto (si possono vedere qui) dal set
del nuovo film dedicato all’Uomo Ragno, che finalmente mostrano
(confermandone il ritorno) Zendaya nei panni di MJ, dopo gli eventi di
Spider-Man:
No Way Home. Nelle foto dal set, MJ è stata avvistata
insieme a Peter Parker, interpretato da Tom Holland, mentre entrambi visitano la tomba
di May Parker, dopo la sua tragica morte in Spider-Man:
No Way Home. Resta da vedere se MJ non sappia ancora chi
sia Peter, sulla base di queste foto dal set.
Ad oggi, una sinossi generica di
Spider-Man: Brand New Day è emersa all’inizio di
quest’anno, anche se non è chiaro quanto sia accurata.
Dopo gli eventi di Doomsday,
Peter Parker è determinato a condurre una vita normale e a
concentrarsi sul college, allontanandosi dalle sue responsabilità
di Spider-Man. Tuttavia, la pace è di breve durata quando emerge
una nuova minaccia mortale, che mette in pericolo i suoi amici e
costringe Peter a riconsiderare la sua promessa. Con la posta in
gioco più alta che mai, Peter torna a malincuore alla sua identità
di Spider-Man e si ritrova a dover collaborare con un improbabile
alleato per proteggere coloro che ama.
L’improbabile alleato potrebbe
dunque essere il The Punisher di Jon Bernthal –
recentemente annunciato come parte del film – in una situazione
già vista in precedenti film Marvel dove gli eroi si vedono
inizialmente come antagonisti l’uno dell’altro salvo poi allearsi
contro la vera minaccia di turno.
Di certo c’è che il film condivide il titolo con un’epoca
narrativa controversa, che ha visto la Marvel Comics dare all’arrampicamuri un nuovo
inizio, ponendo però fine al suo matrimonio con Mary Jane Watson e
rendendo di nuovo segreta la sua identità. In quel periodo ha
dovuto affrontare molti nuovi sinistri nemici ed era circondato da
un cast di supporto rinnovato, tra cui un resuscitato Harry
Osborn.
Il film è stato recentemente posticipato di una settimana dal 24
luglio 2026 al 31 luglio 2026. Destin Daniel
Cretton, regista di Shang-Chi e la Leggenda
dei Dieci Anelli, dirigerà il film da una
sceneggiatura di Chris McKenna ed Erik Sommers. Tom Holland guida un cast che include
anche Zendaya, Mark Ruffalo, Sadie Sink e Liza Colón-Zayas
e Jon Bernthal. Michael Mando è
stato confermato mentre per ora è solo un rumors il coinvolgimento
di
Charlie Cox.
Will Smith e Michael Bay non
lavoreranno più insieme per Fast and Loose. Il
film vedrà ancora Smith nei panni di un uomo che si risveglia a
Tijuana senza alcun ricordo e lentamente scopre di aver vissuto una
doppia vita come boss della malavita e agente segreto della CIA, ma
Bay non ne sarà il regista. Il film, basato su una sceneggiatura
scritta da Jon Hoeber, Erich
Hoeber, Chris Bremner ed Eric
Pearson, aveva guadagnato Bay come regista nell’ottobre
2024. Secondo Deadline, tuttavia, Bay ha però
ora lasciato Fast and Loose a causa di divergenze
creative con Smith.
Secondo il rapporto, il film
contiene momenti sia comici che d’azione, ma il duo regista-attore
non era d’accordo sul bilanciamento di questi due aspetti. Bay
voleva concentrarsi maggiormente sulle sequenze d’azione, mentre
Smith era più interessato alla commedia. Non riuscendo a risolvere
le loro divergenze, Bay ha quindi lasciato il film. Questo
costringerà Netflix a cercare un nuovo regista, poiché il
progetto sta comunque andando avanti e lo studio spera di poter
girare il film nell’ottobre di quest’anno.
Cosa significa questo
per Fast and
Loose con WillSmith
Si tratta di una notizia spiacevole
per i fan di Will Smith e Michael Bay,
poiché sarebbe stata una reunion entusiasmante. Bay ha diretto i
primi due film di Bad Boys, che hanno contribuito a
lanciare Smith come star del cinema e ad elevare Bay stesso come
regista. Quest’ultimo non è poi tornato per gli altri due film di
Bad Boys, quindi è passato molto tempo dall’ultima volta
che lui e Smith hanno lavorato insieme. Fast and
Loose avrebbe dunque rappresentato la loro nuova
collaborazione come attore-regista dopo oltre vent’anni dalla
precedente.
Inoltre, sarebbe stato divertente
vedere la coppia collaborare ancora una volta in un film d’azione
come Fast and Loose. Detto questo, i fan di Bay
non dovranno preoccuparsi della mancanza di contenuti del regista
nei prossimi anni. Il regista ha recentemente discusso di un
ritorno all’universo di
Transformers. Anche se la reunion con Smith non avverrà, questo
potrebbe essere un modo per Bay di tornare a lavorare con uno dei
suoi franchise più importanti.
La sceneggiatura di Dune –
Parte Tre riceve un aggiornamento promettente da
Josh Brolin, che parla del ruolo del suo
personaggio nel prossimo film. Dopo l’enorme successo del primo e
del secondo capitolo della versione di Denis
Villeneuve del romanzo Dune di Frank Herbert, è stato
rapidamente annunciato un terzo capitolo. Timothée Chalamet tornerà a guidare il cast di
Dune –
Parte Tre nei panni di Paul Atreides, con Zendaya, Rebecca Ferguson, Florence Pugh e Jason Momoa a loro volta pronti a riprendere i
propri ruoli. Il film, attualmente in produzione, dovrebbe arrivare
nelle sale a dicembre 2026.
Durante una recente intervista al
podcast Happy Sad Confused di
Josh Horowitz, Brolin ha dunque elogiato la
sceneggiatura di Dune –
Parte Tre, definendola “molto buona. Davvero. È
molto buona. È super buona”. L’attore ha poi risposto riguardo
alla marginalità o meno del suo ruolo, suggerendo che per questo
terzo film avrà un ruolo minore. “Ci sono. Sì. Ma non sono
richiesto sul set al momento. Ok. Ho ricevuto messaggi da persone
che sono anche loro nel film e che apparentemente non hanno letto
la sceneggiatura o hanno letto solo le loro parti, cosa che non
capisco, perché è per questo che ho contattato Denis“.
“Mi sono chiesto: “Perché tutte
queste persone pensano: ‘Ehi, sei già qui? Andiamo alle terme di
Budapest?’” E io ho risposto: “Amico, leggi la sceneggiatura. Fai
il tuo lavoro”. Brolin ha poi accennato anche a come il terzo
film concluderà la saga, anticipando che sarà un finale “in
grande stile. In grandissimo stile. Ho appena parlato con uno dei
dirigenti della Warner Brothers e sono molto, molto entusiasti, in
modo viscerale. È una cosa positiva. Sì. Ho detto qualcosa del
tipo: “Ho sentito che i giornalieri sono davvero buoni”. E lui mi
ha risposto: “Come lo sai?”. E io ho detto: “Perché lo
so”.
Cosa significa questo per
Dune – Parte Tre
Brolin ha avuto un ruolo
relativamente importante nei primi due film di Dune, con Gurney che
fungeva da mentore di Paul. Nel secondo film, fa un ritorno
trionfale per guidare un assalto terrestre contro la Casata
Harkonnen. Messia di Dune di Herbert, tuttavia, si svolge
12 anni dopo gli eventi descritti nel finale del primo libro, e
Gurney ha un ruolo meno attivo poiché la storia rimane incentrata
su Paul come sovrano. Il secondo romanzo, dal punto di vista del
tono e della trama, è piuttosto diverso dal primo, sollevando una
serie di domande su come Villeneuve lo adatterà.
È possibile che il regista apporti
modifiche sostanziali al materiale originale per rendere Dune –
Parte Tre più simile a una conclusione epica della
saga. Il fatto che Gurney abbia un ruolo minore nel film, tuttavia,
suggerisce che Villeneuve continuerà ad attenersi al romanzo almeno
in parte. Al di là del ruolo di Gurney, però, i commenti di Brolin
sulla sceneggiatura del terzo film sono un segnale promettente che
il film sarà all’altezza in termini di qualità. Dune – Parte Due è stato acclamato dalla critica e ha
avuto un grande successo al botteghino, e ha evidentemente creato
grandi aspettative per la conclusione della storia di Paul.
In precedenza, parlando con la
rivista Time, Villeneuve ha confermato che Dune
3 sarà basato sul secondo romanzo della serie di Frank
Herbert, “Messia di Dune“. Il regista ha diviso il primo
romanzo in due metà per adattarlo in due film. Ma il terzo film
coprirà Messia di Dune nella sua interezza.
In Dune – Parte
Tre, tratto dal romanzo Messia di Dune di Frank
Herbert, possiamo aspettarci una narrazione molto più intima e
politica rispetto all’epica espansiva di Parte Due. Dopo
aver conquistato Arrakis e assunto il ruolo di Imperatore, Paul
Atreides dovrà affrontare le conseguenze del jihad scatenato in suo
nome e il peso del potere assoluto. Il film esplorerà la
disillusione di Paul, i suoi dubbi morali e le macchinazioni di chi
vuole distruggerlo dall’interno. La storia si muoverà dunque tra
intrighi religiosi, crisi identitarie e visioni profetiche, aprendo
un nuovo capitolo più cupo e riflessivo nell’universo di
Dune.
Leggi anche tutti gli
approfondimenti sul secondo capitolo:
Il film Superman
di James Gunn è il primo della serie e finora ha
ottenuto risultati positivi al botteghino, con un successo
particolarmente forte sul mercato interno. Grazie anche alle
recensioni positive, il futuro sembra roseo per l’Uomo d’Acciaio e il suo cast di supporto,
ma anche per l’intero DC
Universe, a cui prossimamente si aggiungeranno numerosi altri
titoli tra film e serie.
Durante una conference call sui
risultati finanziari, il CEO della Warner Bros. Discovery
David Zaslav ha dunque confermato che James
Gunn sta lavorando a una sorta di sequel di Superman, affermando:
“James Gunn si sta già preparando a scrivere il prossimo
capitolo della famiglia Super”. Con
Supergirl in uscita nel 2026 dopo che
Superman ha introdotto l’eroina interpretata da
Milly Alcock, forse i due personaggi
potrebbero unirsi in un capitolo della “famiglia
Super”.
Cosa significano le parole di
Zaslav sul prossimo film DC di James Gunn dopo
Superman
Sebbene i nuovi commenti di Zaslav
confermino che il prossimo film DCU di Gunn è un progetto della
“famiglia Super”, questa non è la prima volta che sentiamo parlare
del film. Gunn sta anticipando il segreto progetto DC già da tempo,
avendo precedentemente confermato che Superman avrebbe avuto un
ruolo importante nel film.
Tuttavia, quando gli è stato
chiesto, Gunn ha spiegato che il suo prossimo film era un sequel di
Superman, ma non in senso stretto, affermando: “Non direi
necessariamente”. Sulla base della conferma del progetto da
parte di Zaslav e del commento di Gunn sulla scrittura di un
episodio della “Super famiglia”, sembra che il film potrebbe essere
una collaborazione tra Superman, Supergirl e forse altri eroi.
Il cameo di Supergirl nel
Superman di James Gunn ha preparato perfettamente
il terreno per il suo film da solista. L’Uomo d’Acciaio di David Corenswet ha spiegato l’atteggiamento da
ragazza festaiola della cugina, con la Supergirl di Milly Alcock che ama andare sui pianeti con un
sole rosso, il che indebolisce i suoi poteri e le permette di
ubriacarsi. È stato anche confermato che Supergirl è la
proprietaria di Krypto. Entrambi sono fondamentali per il film DC
del 2026 e chissà cosa riserverà loro il futuro.
Il blindato
dell’amore è l’ultima commedia d’avventura prodotta di
Prime
Video, con Eddie Murphy e Pete Davidson nei
panni di due colleghi improbabili che finiscono per aiutare e
favorire una rapina da 60 milioni di dollari contro la loro
volontà. Proprio come i migliori film di Murphy, anche questo offre
un affascinante mix di commedia slapstick e personaggi eccentrici
che intrattengono il pubblico dall’inizio alla fine. La trama
principale ruota attorno a Russ, interpretato da
Murphy, e Travis, interpretato da Davidson.
Il loro camion viene rapinato da
Zoe (Keke Palmer) e dalla sua
banda, che intendono utilizzarlo per compiere una rapina in un
casinò di Atlantic City. Travis e Russ sono inizialmente costretti
ad aiutarli, ma la loro disponibilità a collaborare con i criminali
evolve man mano che il film procede. Il blindato
dell’amore potrebbe non essere all’altezza degli altri
grandi ruoli di Murphy, ma è comunque un’aggiunta divertente alla
filmografia del comico, che sa esattamente cosa vuole essere e, per
lo più, ci riesce. Il finale del film fa infatti un ottimo lavoro
nel riunire tutti i fili della trama, lasciando però alcuni
dettagli aperti alla speculazione.
Come è riuscita Zoe a fuggire e
perché Russ e Travis l’hanno lasciata andare?
Durante tutto il film, Zoe fa di
tutto per mettersi al sicuro e seminare la polizia. Tuttavia, nei
momenti finali del film, i poliziotti riescono a raggiungere la sua
banda mentre arrivano alla pista di atterraggio dove lei ha
preparato un aereo per scappare dal paese. Zoe ammette di aver
pianificato questa rapina per quasi due anni, quindi non sorprende
che la sua fuga sia stata pianificata nei minimi dettagli, con
anche un aereo pronto a portarla a Bali poche ore dopo la rapina.
Sebbene ci siano alcuni intoppi lungo il percorso, il piano alla
fine funziona perché Russ e Travis sono disposti a lasciarla
scappare mentre loro si prendono la colpa della polizia.
Nonostante tutto quello che lei ha
fatto loro passare, Russ ha sviluppato un certo rispetto per Zoe e
probabilmente si sente in debito con lei perché ha impedito a
Miguel e Banner di ucciderli tutti. C’è molta comicità in
Il blindato dell’amore, ma il finale del film
cattura anche un senso di amicizia e sentimentalismo che è
fondamentale per comprendere questi personaggi e le loro azioni.
Russ non ha perdonato Zoe per tutti i suoi crimini, ma ha iniziato
a vedere l’essere umano dietro la facciata e ha preso la rapida
decisione di lasciarla andare libera.
Russ e Travis hanno evitato le
accuse per la rapina?
Nonostante abbiano rubato 60 milioni
di dollari da un casinò e apparentemente causato la morte di molte
persone con la loro guida pericolosa, sembra che Russ e Travis
siano tornati a casa senza conseguenze dopo gli eventi del film.
Travis prevede accuratamente all’inizio del film che saranno
considerati innocenti perché costretti, ma è sicuramente
sorprendente che non sembrino subire alcuna conseguenza.
Nella sequenza prima dei titoli di
coda, Travis riesce finalmente a mettersi in contatto con Zoe e si
scopre che sta continuando la sua formazione nella polizia, o
almeno lo stava facendo. Questo non sarebbe stato possibile se
avesse dovuto affrontare accuse gravi per la rapina, quindi è
lecito supporre che sia lui che Russ (che ha cambiato carriera per
diventare proprietario di un hotel) siano riusciti a spiegare
adeguatamente la loro situazione.
Zoe e Travis riusciranno finalmente
a stare insieme?
La storia d’amore tra Zoe e Travis è
una delle sottotrame più divertenti di Il blindato
dell’amore, e la coppia ottiene finalmente il suo lieto
fine nei momenti finali del film. Sebbene molte recensioni del film
abbiano criticato la scrittura di questa relazione, essa apporta
una dinamica molto divertente alla storia complessiva che viene
ricompensata nella scena finale del lungometraggio.
Dopo che Travis finalmente ricorda
il numero di Zoe, riesce dunque a mettersi in contatto con lei e
scopre che è fuggita a Bali con tutti i soldi. Lei lo invita
sull’isola, e si capisce che finalmente potranno stare insieme
senza la pressione della rapina che incombe su di loro. Il
biglietto che hanno inviato a Russ insieme ai suoi soldi reca le
loro iniziali, il che suggerisce che alla fine si sono
effettivamente incontrati.
Perché Zoe e Travis hanno mandato i
soldi a Russ?
Il modo in cui i personaggi di
Il blindato dell’amore si riuniscono nonostante
tutto quello che si sono fatti passare è quindi uno dei temi più
avvincenti del film, dimostrando che nessuno può essere facilmente
classificato come “buono” o “cattivo” in questa vicenda. Russ lo
riconosce in Zoe, ed è per questo che alla fine del film la lascia
scappare dalla polizia. Si superano così le più semplicistiche
etichette in nome di riscatti personali e nuove possibilità di
vita.
La spiegazione più plausibile per
cui Zoe ha inviato una parte dei suoi soldi a Russ e Natalie è che
vuole ripagarlo per averle permesso di essere libera e per averla
vista per quella che è veramente. Naturalmente, Travis avrebbe
incoraggiato questa decisione, poiché chiaramente vuole essere suo
amico in futuro. Si tratta dunque di una sorta di risarcimento per
ciò che Russ ha compiuto nei suoi confronti e che le ha permesso di
rifarsi una vita.
Il vero significato del finale
di Il blindato dell’amore
Nonostante il punteggio deludente
ottenuto da Il blindato dell’amore su Rotten
Tomatoes, c’è qualcosa di molto divertente e avvincente nel modo in
cui questi personaggi improbabili riescono a vedere oltre le loro
dure apparenze nei momenti finali del film. Russ e Travis non sono
certamente gli eroi che verrebbero tradizionalmente presentati in
qualsiasi altro film d’azione, come già detto nemmeno Zoe è proprio
la cattiva che viene descritta.
Al di là della commedia slapstick e
delle sequenze d’azione ad alto rischio, Il
blindato è dunque un film su quanto saremmo disposti a
spingerci oltre per i nostri cari. Che si tratti di Russ che cerca
di proteggere Natalie dal pericolo, Travis che accetta di
partecipare alla rapina di Zoe a causa dei suoi sentimenti per lei,
o Zoe che ruba i soldi per vendicare la morte ingiusta di suo
padre, ognuno di questi personaggi sta servendo qualcosa che va
oltre se stesso ed è questo che il film vuole lasciarci.
Il nuovo film di Zach
Cregger con Julia Garner, Josh
Broline Benedict Wong dal
titolo Weapons
segna il ritorno del regista dopo il suo acclamato debutto con
Barbarian. Questa volta, però, Creggers affronta il
tema della drammatica realtà dei bambini scomparsi. Con l’uscita
del
trailer di Weapons, i fan hanno dunque
mostrato interesse verso le ispirazioni reali (se ce ne sono state)
alla base del film. Sebbene sia un’opera di finzione, il film
presenta effettivamente alcuni elementi ispirati a storie vere.
Il film narra di una piccola città
americana dove un’intera classe di studenti delle elementari si è
inspiegabilmente alzata e se n’è andata nel buio della notte. Il
film si concentra poi sui genitori dei bambini scomparsi, che
puntano il dito contro l’insegnante (interpretata da Julia
Garner) come principale sospettata. Parlando con Entertainment Weekly, il regista
ha ammesso che, sebbene il nuovo film sia una storia completamente
fittizia, è stato ispirato da alcune esperienze personali e da casi
reali di bambini scomparsi.
Cregger ha in quell’occasione
descritto cosa ha portato alla scrittura del suo secondo film,
raccontando: “ho vissuto una tragedia nella mia vita che è
stata davvero molto dura. Una persona molto, molto, molto cara è
morta improvvisamente e, onestamente, ero così affranto dal dolore
che ho iniziato a scrivere Weapons, non per ambizione, ma solo come
un modo per fare i conti con le mie emozioni“. Il regista ha
poi definito Weapons “una storia
incredibilmente personale”, aggiungendo che ci sono elementi
che sono “autenticamente autobiografici, che mi sembra di aver
vissuto”.
Come descrive il regista
Zach Cregger, Weapons non è
necessariamente una storia vera, ma è saldamente radicato in
esperienze di vita reale. Il famoso regista horror ha dunque
utilizzato alcune delle sue esperienze personali (qualunque esse
siano) come spunto per iniziare a scrivere il nuovo film. Tuttavia,
come da lui dichiarato in altre interviste, si è basato su alcuni
reali casi di scomparsa di bambini per la scrittura del film ed il
racconto di come i genitori gestiscono l’evento.
Secondo il Centro statunitense per
la prevenzione dei crimini contro i minori e la loro sicurezza,
ogni 20 secondi negli Stati Uniti un bambino scompare o viene
rapito. Tra i tanti casi di questo genere si possono citaer quello
di Madeleine McCann, scomparsa mentre era in
vacanza a LAgos con la sua famiglia, o ancora quello di
Etan Patz. Perdere un figlio è il peggior
incubo di un genitore, quindi Weapons pone la
domanda: cosa succederebbe se decine di bambini scomparissero tutti
in una volta?
Per il film, Cregger ha dunque
esaminato casi di questo genere, dando vita a quest’incubo nel suo
nuovo film. Non si è però ispirato a nessun caso in particolare,
preferendo partire da questo scenario per dar vita ad un film che
sfocia poi nel puro horror, con situazioni agghiaccianti e misteri
ancor più spaventosi. È il racconto di una comunità sconvolta e
senza risposte, proprio come quella che potrebbe presentarsi
qualora si verificasse uno scenario simile a quello narrato dal
film. In Weapons, dunque, ritroviamo il
dolore e la paura per la scomparsa di qualcuno a fare da motori
dell’intero racconto.
The Vampire Diaries ha accompagnato per anni
gli spettatori in un viaggio emotivo ricco di colpi di scena, con
due fratelli che ripetono il loro destino di lottare per la stessa
ragazza attraverso le epoche, morti in famiglia e esseri
soprannaturali malvagi che cercano di fare del male ai loro cari.
Anche le complessità morali dell’essere un vampiro succhiasangue
entrano in gioco nella trama. Alcuni si sono adattati bene al
vampirismo, mentre altri hanno lottato con l’idea di soffrire per
l’eternità.
Seguendo un gruppo di amici in una
piccola città chiamata Mystic Falls, The Vampire Diaries
approfondisce dunque le loro vite altamente insolite attraverso gli
occhi di Elena Gilbert (Nina
Dobrev), una ragazza del posto che ha perso i genitori
in un incidente d’auto. Si innamora di un vampiro e viene coinvolta
nel mondo soprannaturale, scoprendo di essere lei stessa un
fenomeno soprannaturale chiamato doppelganger. Si ritrova quindi
divisa tra due amori che sono fratelli e la scelta di essere umana
o vampira.
Damon ed Elena hanno avuto il loro
lieto fine
All’inizio della serie, Elena, che è
umana, si innamora di Stefan, ma la sua epica storia d’amore si
complica gradualmente quando si ritrova ad innamorarsi di Damon
mentre sta attraversando la transizione per diventare un vampiro.
Proprio quando Elena sta per legarsi a Damon come
la coppia umana che aveva sempre desiderato, viene messa a dormire
da una magia che lega la sua vita a quella di Bonnie. Senza una
soluzione, le ultime due stagioni di The Vampire
Diaries presentano una trama senza Elena.
Il finale della serie riporta però
in scena Elena, così come la sua doppelgänger malvagia,
Katherine, che trova un modo per tornare nel mondo
umano dall’inferno. Bonnie e i suoi amici mirano a fermare il
piano di Katherine di scatenare il fuoco infernale sulla terra e
rimetterla al suo posto. Nonostante sia una sopravvissuta, viva o
morta che sia, il piano malvagio di Katherine fallisce.
Bonnie riesce a riportarla all’inferno insieme al
fuoco infernale. Trova anche un modo per aggirare la magia che ha
fatto addormentare Elena e riesce a svegliarla.
Stefan passa poi la
cura a Damon, che lo rende umano. Elena finalmente si sveglia e si
ricongiunge con Damon dopo essere stati separati per gran parte
della serie. Dopo aver lottato con se stessa per capire chi voleva
essere, Elena diventa un medico come suo padre. Nonostante il fatto
che essere umano spaventasse Damon, lui lo diventa per Elena. I due
si sposano e poi si ricongiungono con i loro cari nell’aldilà.
Così, Elena si ricongiunge con sua zia Jenna, sua
madre e suo padre, che erano morti in un incidente d’auto
all’inizio di The Vampire Diaries.
Il destino di Stefan
Elena è l’amore epico di
Stefan, ma lui è destinato a perdere la ragazza a
favore di suo fratello Damon. Dopo Elena, Stefan passa la maggior
parte del tempo a lavorare sul rapporto molto complicato che aveva
con il fratello. Ha avuto alcune avventure, ma nessuna è durata
fino a quando non si è innamorato di Caroline, che
aveva rifiutato nella prima stagione. Naturalmente, il rapporto tra
loro è complicato. Quando Joe viene ucciso, le
streghe trasferiscono i suoi gemelli nel corpo di Caroline. Stefan
viene invece marchiato dalla Cacciatrice e deve fuggire per
salvarsi la vita, mentre Caroline mette su famiglia con
Alaric, dopo aver dato alla luce i gemelli.
La situazione non si risolve alla
fine di The Vampire Diaries. Caroline, che è
diventata madre e compagna di Alaric, vuole continuare a far parte
della famiglia nonostante non provi più sentimenti romantici per
lui. Prova invece ancora amore per Stefan, ma stare con lui
significherebbe separarsi dalla sua famiglia. Anche Stefan diventa
umano e non può unirsi a Caroline nell’eternità. Tuttavia, i due si
sposano nel finale, ma poco dopo Stefan sacrifica la sua vita per
salvare Elena e la città da Katherine. Si unisce così alla sua
amica Lexie nell’aldilà, mentre Caroline e Alaric
trasformano la Salvatore Boarding House in una scuola per bambini
dotati di poteri magici. Sebbene Stefan non riesca a trascorrere il
resto della sua vita con Caroline, i due ottengono comunque la loro
versione di lieto fine.
Per Stefan, l’evoluzione del suo
personaggio ha sempre ruotato attorno al suo rapporto con Damon. I
due hanno avuto una storia complicata, essendo entrambi innamorati
della stessa ragazza. Stefan ha sempre voluto salvare Damon, mentre
quest’ultimo ha sempre combinato pasticci. Stefan, percepito come
l’eroe, ha sempre conquistato la ragazza, mentre Damon, essendo il
cattivo, raramente ci è riuscito. Il loro conflitto è durato per
secoli, ma alla fine della serie viene finalmente risolto con Damon
che salva Stefan. Per Caroline, si tratta di responsabilità e
impegno nei confronti dei suoi figli e dei suoi studenti. Caroline
è la figlia dello sceriffo, che è anche un membro attivo della
società. Il finale la vede proprio in questo ruolo.
Bonnie è invece
sempre quella che si sacrifica per garantire la sicurezza dei suoi
amici. Nel corso della serie, perde le persone che ama; muore e
torna in vita; diventa un punto di collegamento tra il mondo dei
vivi e l’aldilà, sentendo il dolore di ogni anima soprannaturale
che passa; e perde Enzo, l’uomo con cui vorrebbe
trascorrere il resto della sua vita. Bonnie tiene molto ai suoi
amici, ma raramente si prende cura di sé stessa. Fa fatica a
gestire la magia, le sue capacità e la responsabilità di essere una
strega. In quanto tale, viene avvicinata da persone con cattive
intenzioni che cercano di sfruttarla a proprio vantaggio.
Dopo aver vissuto esperienze
traumatiche e aver perso le persone che amava, blocca mentalmente
anche la propria capacità di praticare la magia. Bonnie è quindi
senza dubbio la persona che soffre di più in The Vampire
Diaries. Mentre le lezioni degli altri, come Damon ed
Elena, riguardano la ricerca dell’amore e della famiglia, la
lezione di Bonnie Bennett riguarda l’amore per se stessa. Il finale
la vede finalmente libera dai limiti che si era imposta, ma senza
voltare le spalle a ciò che la rende ciò che è: la sua empatia e il
desiderio di aiutare gli altri.
Bonnie salva la città un’ultima
volta respingendo il fuoco infernale da dove è venuto. Dopo aver
affrontato la sua paura della magia, rompe l’incantesimo del sonno
per assicurarsi che le persone che ama abbiano il loro lieto fine.
E dopo aver aiutato i suoi amici, Bonnie inizia finalmente a
concentrarsi sui propri bisogni e desideri, il che significa anche
lasciarsi Enzo alle spalle. A differenza di altri, l’amore
romantico non è al centro dell’evoluzione del personaggio di
Bonnie. Ha vissuto grandi storie d’amore con Jeremy ed Enzo, ma
questi servono allo scopo di darle forza. Alla fine, il viaggio di
Bonnie consiste nel trovare e amare se stessa.
Molti volti familiari sono
riapparsi nel finale di The Vampire Diaries
Le serie soprannaturali come
The Vampire Diaries fondono realtà e magia, dove
esistono esseri come fantasmi e guardiani, ma la serie trasmette
anche un messaggio commovente sull’amore e la famiglia: coloro che
se ne sono andati non se ne vanno mai veramente. Rimangono ancora e
guidano i loro cari attraverso le difficoltà. L’ultimo episodio di
The Vampire Diaries è infatti pieno di volti
familiari, anche se non tutti i fantasmi sono amichevoli.
Vicki Donovan si unisce all’esercito di Katherine
per scatenare l’inferno sulla Terra e liberarsi dalla sua
infelicità. Il finale la vede suonare la campana di famiglia con
suo fratello Matt Donovan che cerca di
fermarla.
Matt, dopo aver vissuto una vita da
umano in una città piena di vampiri, decide di intraprendere il
proprio viaggio fuori da Mystic Falls. La nonna di Bonnie,
Grams, che ha sostenuto Bonnie per tutta la serie,
riappare un’ultima volta insieme ai loro antenati per aiutare
Bonnie nell’incantesimo. Anche la madre di Caroline, morta di
cancro, fa un breve ritorno per far sentire la sua presenza quando
Caroline consegna alcuni documenti alla nuova Salvatore Boarding
School. Così facendo, la serie rende omaggio a tutti i suoi
principali personaggi, a quelli che ci sono ancora e a quelli che
non ci sono più, regalando ai fan un’ultima grande emozione.
Con una storia che si svolge 50 anni
dopo la fine di Blade
Runner 2049, la serie Blade
Runner 2099 di Prime Video amplierà infatti
ulteriormente l’iconico universo fantascientifico che esplora gli
individui bioingegnerizzati noti come Replicanti. Il cast è guidato
dalla vincitrice dell’Oscar Michelle Yeoh e dalla star di EuphoriaHunter Schafer. Ridley Scott, che ha diretto il film originale
Blade Runner del 1982, è coinvolto come produttore
esecutivo insieme a Zucker, mentre Silka Luisa di
Shining Girls è la showrunner.
La produzione si è conclusa ormai
nel dicembre 2024 e da quel momento non ci sono stati molti altri
annunci. Il produttore esecutivo David Zucker ha
però fornito qualche dettaglio in più sull’uscita della serie
ambientata nel mondo dei replicanti. Durante un’intervista con Liam
Crowley di ScreenRant per Alien: Pianeta
Terra, a Zucker è infatti stato chiesto se potesse
rivelare quando uscirà Blade Runner 2099.
Il produttore ha dunque affermato:
“Dipende da quando Amazon vorrà mandare in onda la serie. Ma
siamo nel pieno della post-produzione. Non credo che la vedremo
sugli schermi prima della fine del prossimo anno”. Questo
indica che ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che Blade
Runner 2099 possa essere disponibile in streaming. Il
lavoro di post-produzione è ancora in corso, Prime Video non ha
ancora deciso di divulgare una finestra di rilascio e “alla
fine del prossimo anno” è solo una stima a questo punto, anche
se le cose potrebbero cambiare.
Sebbene l’incertezza possa essere
deludente per coloro che attendono con impazienza il seguito in
formato serie di due grandi film di fantascienza di tutti i tempi,
questa non è una situazione insolita nel settore dello streaming.
Blade Runner 2099 avrà un alto valore di
produzione, il che significa un periodo di post-produzione più
lungo per rendere giustizia al suo mondo fantascientifico sul
piccolo schermo.
Prime Video e altri servizi di
streaming apportano costantemente modifiche man mano che il settore
continua a evolversi. Ciò comporta spesso che le finestre di
rilascio rimangano segrete per lungo tempo, cosa che probabilmente
continuerà ad essere il caso di Blade Runner 2099,
la cui data di uscita non sembra essere stata annunciata nel
prossimo futuro. Tuttavia, è incoraggiante sapere che i lavori
proseguono e che, indicativamente, presto si potrebbero avere
maggiori dettagli.
La musica gioca un ruolo
significativo nella seconda stagione di Mercoledì,
con tante canzoni divertenti e cover da scoprire. La prima parte,
composta da 4 episodi (i successivi 4 arriveranno il 3 settembre) è
ora disponibile su Netflix,
con la commedia horror che amplia il fantastico mix di generi della
prima stagione, utilizzando la musica come potente strumento per
sottolineare proprio questo mix di toni.
Mentre il pubblico attende la
seconda parte della seconda stagione di Mercoledì, la colonna sonora dello show,
che include maestri classici come Mozart e
Wagner, oltre a icone del rock come Bruce
Springsteen, è decisamente un modo entusiasmante per
rimanere nell’atmosfera di Nevermore. Andiamo allora a scoprire
tutte le canzoni presenti nei primi 4 episodi e quando possiamo
ascoltarle!
“My Favorite Things” – The
Lennon Sisters: La cover delle Lennon Sisters di questa
canzone classica tratta da The Sound of Music può essere
ascoltata in sottofondo durante la sequenza di apertura della
seconda stagione di Mercoledì, episodio 1, in cui
la protagonista è seduta legata nel seminterrato di un serial
killer. È un uso piuttosto minaccioso di una canzone tipicamente
allegra, dato che Mercoledì è imbavagliata a un tavolo di
bambole.
“Un Mundo Raro” – Chavela
Vargas: Questa è la seconda volta che Chavela Vargas
appare in Mercoledì, con la sua canzone “La
Llorona” in sottofondo nella premiere della prima stagione. La
canzone può essere ascoltata durante la prima scena insieme di
Mercoledì e Morticia Addams, in cui quest’ultima
chiede a sua figlia quando le sarà permesso di leggere il suo
romanzo.
“Tropical Island” – Berry
Lipman Singers: Lungo l’autostrada, la famiglia Addams
supera un altro veicolo, dal quale si sente la canzone
“Tropical Island” dei Berry Lipman
Singers. Il suono è ovattato, proveniente dall’interno
dell’auto.
“Kiss Me” – Sixpence None
the Richer: Poco dopo la canzone precedente, la prima auto
arriva in un’area picnic, dove un uomo sta ascoltando Kiss
Me alla radio. In linea con la scelta della canzone, una donna
esce dall’auto e bacia appassionatamente l’uomo sul posto.
“Um Oh Ah Yeh” –
MAMAMOO: La canzone accompagna la prima apparizione di
Enid nella seconda stagione, e Netflix Tudum ha
rivelato che è stata scelta appositamente per rispecchiare la
personalità della giovane licantropa.
“The Dance Of The Knights” –
Prokofiev: Mercoledì riprende a suonare il violoncello da
dove aveva interrotto con un’esibizione dal Romeo e
Giulietta di Prokofiev nella premiere della
seconda stagione. Suona da sola in una stanza buia mentre lo show
passa a un montaggio di Morticia, Pugsley, lo stalker di Mercoledì
e altri personaggi.
“No Time to Cry” – Sisters
of Mercy: La canzone suona in sottofondo durante l’evento
Nevermore Founder’s Pyre, quando Mercoledì ed Enid arrivano per la
prima volta alla ricerca del manoscritto del romanzo. La canzone in
stile gothic si adatta perfettamente al tono della serie,
aggiungendo un senso di cupezza ed eccitazione.
“Nevermore Alma Mater” –
Pitch Slaps: Il brano corale è cantato dal coro della
Nevermore, di cui fa parte anche Bianca Barclay.
La canzone è stata scritta appositamente per la serie ed è
interpretata dai Pitch Slaps.
“Dancing in the Dark” –
Bruce Springsteen: Poco dopo Nevermore Alma Mater, il
preside Dort cambia l’atmosfera con un po’ di
Bruce Springsteen, suonando uno dei classici di
tutti i tempi mentre balla sul palco. Mentre la folla di studenti
festeggia la canzone, cala il silenzio totale quando Dort annuncia
il proprio nome.
“You Really Got Me” – The
Kinks: I Kinks sono una delle rock band
più iconiche di tutti i tempi e uno dei loro successi è utilizzato
nel secondo episodio della stagione. Dopo che Enid ha introdotto
l’idea del Prank Day, lo vediamo in pieno svolgimento quando la
scena si sposta nel cortile della Nevermore, dove gli studenti
usano i loro poteri in modi assurdamente pericolosi per prendersi
in giro a vicenda.
“Voi Che Sapete” –
Mozart: Anche se si sente solo molto debolmente in
sottofondo, l’incontro tra Morticia Addams e Bianca al cottage
all’inizio dell’episodio 2 è accompagnato da “Voi Che
Sapete” di Mozart.
“Dies Irae” –
Verdi: L’episodio 2 presenta anche un altro brano d’opera,
il “Dies Irae” di Verdi, in una delle
scene più divertenti della serie fino ad oggi. Mercoledì prende il
posto dell’allieva e dell’insegnante nella lezione di guida di
Enid, sottoponendo l’istruttore di guida a un viaggio terrificante.
L’opera intensa e potente aggiunge umorismo alla scena.
“La Cumparsita” – Roberto
Alagna: Il richiamo della tristezza si apre
con una scena in cui Morticia e Gomez Addams affrontano lo stress
materno della prima, prima di lanciarsi in un ballo appassionato.
Il loro tango è accompagnato da un classico brano del 1916,
eseguito da Roberto Alagna nel 2012.
“I Walked with a Zombie” –
Roky Erickson: Una delle storie della seconda stagione di
Mercoledì vede Pugsley diventare compagno di uno zombie di nome
Slurp, e la canzone accompagna Pugsley mentre
arriva al Camp Jericho con lui.
“La cavalcata delle
Valchirie” – Wagner: Da Apocalypse Now a numerosi altri film, l’opera epica di
Wagner è uno dei brani cinematografici più famosi di tutti i tempi.
Nella seconda stagione di Mercoledì, durante la
partita Cadets vs Outcasts, viene riprodotta “La cavalcata
delle Valchirie” quando Mercoledì chiama i rinforzi aerei.
Questo comporta il coinvolgimento delle api di Eugene e
l’eliminazione dei giovani cadetti.
“Bad Moon Rising” –
Creedence Clearwater Revival: L’episodio 3 della seconda
stagione presenta un altro classico del rock, questa volta dei
Creedence Clearwater Revival, cantato da Catherine Zeta-Jones e Billie
Piper rispettivamente nei panni di Morticia Addams e
Miss Capri. La versione folk di questo brano viene
eseguita attorno al falò al Camp Jericho mentre Mercoledì conduce
le sue indagini separatamente.
“Bésame Mucho” – Pedro
Vargas: Morticia non è l’unica genitrice della famiglia
Addams ad avere un numero musicale nella seconda stagione. Anche
Gomez ha l’opportunità di cantare, anche se in un ambiente più
isolato, sotto la doccia. Almeno fino a quando Slurp non interrompe
il suo bagno.
“Losing My Religion” –
R.E.M. (cover di GnusCello): Dopo il duello di scherma
alla cieca tra Mercoledì e Morticia, l’episodio si conclude con un
montaggio finale. Il montaggio è accompagnato dalla voce di
Mercoledì e da una versione classica di Losing My Religion
dei R.E.M. Il pubblico potrebbe riconoscere la
melodia, anche se lo stile musicale è molto diverso
dall’originale.
“I Want to Know What Love
Is” – Foreigner: Fred Armisen, ex membro
del cast di SNL, è uno dei guest star preferiti dai fan di
Mercoledì e torna nella seconda stagione nei panni
dello zio Fester. Quando la polizia irrompe nella
sua stanza di motel, lo trova che canta questa classica canzone
rock in una vasca da bagno piena di bolle.
“Ain’t That a Kick in the
Head” – Dean Martin: Il viaggio dello zio Fester verso
l’istituto psichiatrico inizia con un po’ di alta tensione, poiché
questa canzone di Dean Martin viene riprodotta
durante la sua terapia elettroconvulsivante.
“The Andante di Molto” –
Mozart: Questo brano di Mozart può essere
ascoltato in sottofondo durante la lezione di arte all’aperto di
Fester, anche se è molto debole e difficile da sentire senza
prestare particolare attenzione.
“Dream Weaver” – Gary
Wright: Fester ha un nuovo interesse amoroso nella seconda
stagione di Mercoledì: la signora Louise, addetta
alla mensa. Questa appassionata canzone d’amore suona in sottofondo
quando si incontrano per la prima volta, poi di nuovo pochi istanti
dopo, quando iniziano a baciarsi in un ripostiglio vicino.
“All by Myself” – Eric
Carmen: Miss Capri guida lungo l’autostrada, cantando a
squarciagola “All by Myself” di Eric
Carmen, mentre Mercoledì ascolta dal bagagliaio,
intrufolandosi a Willow Hill.
“Zombie” – The Cranberries
(cover originale al pianoforte): Offrendosi di guarire le
ferite che la medicina non può curare, Miss Capri esegue una
versione al pianoforte di “Zombie”, un altro classico del
rock. Suona per la comunità di Willow Hill mentre Mercoledì e
Fester mettono in atto il loro piano, facendo scattare gli allarmi
e interrompendo il brano. Ovviamente, c’è uno zombie vero in
libertà.
“Scene D’Amour” – Bernard
Herrmann: La colonna sonora di La donna che visse due
volte viene utilizzata per la parte successiva della storia
d’amore di Fester e Louise a Widow Hill, verso la fine
dell’episodio 4 della seconda stagione di
Mercoledì, mentre stanno in piedi sotto la pioggia
mentre intorno a loro scoppia la rivolta nel manicomio.
La prima stagione della serie
Disney+Daredevil:
Rinascita (qui
la recensione della Stagione 1) ha visto il Matt
Murdock interpretato da Charlie Cox tornare dalla pensione come
vigilante quando Wilson Fisk (interpretato da
Vincent D’Onofrio), è stato eletto sindaco di
New York City. Nella serie recita anche Hunter
Doohan nel ruolo di Bastian Cooper,
un paziente tormentato di Heather Glenn,
interpretata da Margarita Levieva. Nell’episodio 7
viene anche rivelato che Cooper è Muse, il serial
killer mascherato che crea opere d’arte con il sangue delle sue
vittime a New York.
L’episodio si è poi concluso con
Muse ucciso da Glenn dopo che Daredevil le ha salvato la vita per
un soffio. Ora, in un’intervista con IndieWire per discutere della
seconda stagione di Mercoledì
(dove interpreta Tyler), a Doohan è stato chiesto del suo
potenziale ritorno nella seconda stagione di Daredevil:
Rinascita. L’attore ha affermato che “mi
piacerebbe molto. Quel personaggio era così divertente. Non so,
primo, perché la gente mi vede così tanto come un serial killer, o
secondo, perché mi sembra di essere ucciso in ogni singolo
programma televisivo che faccio“.
“Ci sono alcuni “investigatori”
là fuori, perché alcune persone l’hanno capito molto presto. Avevo
persino paura di pubblicare qualcosa al riguardo o qualsiasi altra
cosa per non rovinare la sorpresa. Adoro mantenere i segreti.
Quando ho recitato in “Your Honor” e sono morto alla fine della
prima stagione, non l’ho detto a nessuno. È stato davvero
divertente vedere le reazioni di tutti i miei amici e della mia
famiglia. Mia madre mi ha chiamato ed era così arrabbiata con
me“.
Al di là delle dichiarazioni
dell’attore, dato che Muse sembrava essere morto nella sua ultima
apparizione nella prima stagione, sarebbe logico che Doohan non
tornasse nella seconda stagione. Il focus narrativo della prossima
sarà chiaramente incentrato su Matt e il suo esercito che
sconfiggono Fisk dopo aver dichiarato la legge marziale sulla città
e aver messo fuori legge il vigilantismo, il che lascerebbe poco
spazio per il ritorno di Muse.
L’altro motivo chiave per cui
l’assenza di Doohan sembra confermata è che i suoi commenti
indicano che è disposto a tornare nei panni di Muse, ma non lo ha
ancora fatto. Le riprese della seconda stagione di
Daredevil:
Rinascita si sono concluse all’inizio di luglio e, a
meno di un’altra importante revisione creativa della serie come
avvenuto per la prima stagione, è improbabile che ci siano
ulteriori riprese sufficienti per inserirlo.
Detto questo, ci sono ancora modi in
cui Doohan potrebbe ritrovarsi a ricomparire nella seconda
stagione. La Marvel è nota per assicurarsi che i
suoi attori non rivelino i suoi segreti, e il ritorno di un
personaggio morto sarebbe una cosa piuttosto importante. Inoltre,
dato che Matt è ancora sconvolto dal fatto che Muse abbia quasi
ucciso Glenn nella prima stagione, potrebbe avere incubi o visioni
allucinatorie del cattivo.
In Daredevil:
Rinascita della Marvel Television, Matt Murdock
(Charlie
Cox), un avvocato cieco con capacità straordinarie,
lotta per ottenere giustizia nel suo vivace studio legale, mentre
l’ex boss mafioso Wilson Fisk (Vincent
D’Onofrio) persegue le sue iniziative politiche a New
York. Quando le loro identità passate iniziano a emergere, entrambi
gli uomini si ritrovano inevitabilmente su una rotta di collisione.
Entrambi torneranno nella Stagione 2.
La serie vede la partecipazione
anche di Margarita Levieva, Deborah Ann Woll, Elden Henson,
Zabryna Guevara, Nikki James, Genneya Walton, Arty Froushan, Clark
Johnson, Michael Gandolfini, con Ayelet
Zurer e Jon
Bernthal. Dario Scardapane è lo
showrunner.
L’interpretazione di Joe
Taslim (The Raid, The Night Comes For Us)
del gelido assassino Sub-Zero è stata innegabilmente un momento
clou di Mortal Kombat, e sebbene il suo
personaggio abbia incontrato la morte per mano (beh, per mano del
respiro del teschio infuocato) di Scorpion nella battaglia
culminante del film, il recente teaser trailer di Mortal
Kombat 2 ha confermato che Taslim tornerà nei panni di
Noob Saibot.
Come ogni fan della longeva serie di
videogiochi saprà, Bi-Han è stato resuscitato come
l’oscuro ninja da Quan Chi dopo essere stato ucciso nel primo
gioco, e alla fine del primo film c’era un chiaro indizio che Shang
Tsung avesse piani simili per il personaggio. Durante un’intervista
del 2021 con THR, a Taslim è stato chiesto della possibilità di
vestire i panni di Saibot in Mortal
Kombat 2.
“Sì, questa è la prossima
trasformazione del personaggio, ma ovviamente non lo sappiamo
ancora. Se i fan vogliono che questo franchise continui, allora ci
sono forti probabilità che il prossimo passo per Bi-Han sia
interpretare Noob Saibot. Incrocio le dita, ma spero che accada
perché voglio assolutamente interpretare quel personaggio. Ma a
essere onesti, la strada più interessante, secondo me, è quella di
realizzare un prequel. Sarebbe una storia su Bi-Han e il suo
addestramento nei Lin Kuei. Quando è stato rapito dai Lin Kuei, i
suoi genitori sono stati uccisi. Quindi racconterebbe il processo
di lui e suo fratello che diventano assassini, e penso che anche
questo sia piuttosto interessante.”
Nei giochi, il fratello più
onorevole di Bi-Han, Kuai Liang, assume il ruolo di Sub-Zero,
quindi anche se non avremo un film prequel completo, c’è una forte
possibilità che Taslim realizzi il suo desiderio di una storia
sulle origini tramite dei flashback.
Ecco cosa ha detto il regista Simon
McQuoid sull’adattamento del personaggio per il live-action.
“Per tradurre il suo
caratteristico aspetto da ‘spettro ombra’ nel film, ci siamo
ispirati principalmente alla recente versione del gioco. Cappi ha
avuto la brillante idea di creare materiali e finiture unici che
riflettessero la luce, pur rimanendo fedeli all’idea singolare di
Bi-Han di essere un’ombra. Il suo corpo era realizzato in gomma
nera testurizzata e poco lucida, mentre la sua armatura aveva uno
stile organico e presentava una finitura riflettente perlescente
grigio scuro. Il clone ombra al suo interno è un personaggio
diverso, quindi avevamo bisogno di un costume e di un colore
diversi, ma condividevano i materiali, assicurando che il suo
aspetto unico fosse chiaramente distinto dal suo clone ombra, pur
essendo sempre nato dallo stesso personaggio.”
Date un’occhiata a Noob Saibot qui sotto (via Collider).
Il cast di Mortal Kombat
2
Mortal Kombat 2 è
diretto da Simon McQuoid da una
sceneggiatura scritta dallo sceneggiatore di Moon
Knight Jeremy Slater. Il sequel
vedrà il ritorno di Lewis Tan come Cole
Young, Jessica McNamee come Sonya
Blade, Josh Lawson come
Kano, Tadanobu Asano come Lord
Raiden, Mehcad Brooks come
Jax, Ludi Lin come Liu
Kang, Chin Han come Shang
Tsung, Joe Taslim come Bi-Han e
Sub-Zero, Hiroyuki Sanada nei panni di
Hanzo Hasashi e Scorpion e Max Huang nei
panni di Kung Lao.
Il sequel d’azione introdurrà anche
una serie di nuovi personaggi oltre al Johnny Cage di Karl Urban, ovvero Adeline
Rudolph (Resident Evil) nei panni di
Kitana, Tati Gabrielle (You)
nei panni di Jade, Martyn
Ford (F9) nei panni dell’imperatore Shao
Kahn, Damon
Herriman di Mindhunter nei panni
del demone di Netherrealm Quan Chi, Desmond
Chiam (The
Falcon and the Winter Soldier) nei panni del Re Edeniano
Jerrod e Ana Thu Nguyen (Get
Free) nei panni della Regina Sindel. Ulteriori dettagli sulla
trama sono ancora tenuti nascosti. Il film è prodotto
da James Wan, Michael Clear, Todd Garner e E. Bennet
Walsh.
Le riprese sul set di
Spider-Man: Brand New Day a Glasgow, in Scozia, sono
state sospese perché la troupe si sta ora trasferendo in una nuova
location, ma sono emerse online un paio di nuove incredibili
immagini di Tom Holland che si dondola tra i grattacieli.
Condivise dalla pagina Spider-Man: Brand New Day
Updates e dal fotografo @lifearielly, queste foto (si
possono vedere qui, qui e qui) ci offrono una nuova
incredibile visione della controfigura di Tom
Holland in costume completo mentre si muove attraverso la
città.
Ad oggi, una sinossi generica del
film è emersa all’inizio di quest’anno, anche se non è chiaro
quanto sia accurata.
Dopo gli eventi di Doomsday,
Peter Parker è determinato a condurre una vita normale e a
concentrarsi sul college, allontanandosi dalle sue responsabilità
di Spider-Man. Tuttavia, la pace è di breve durata quando emerge
una nuova minaccia mortale, che mette in pericolo i suoi amici e
costringe Peter a riconsiderare la sua promessa. Con la posta in
gioco più alta che mai, Peter torna a malincuore alla sua identità
di Spider-Man e si ritrova a dover collaborare con un improbabile
alleato per proteggere coloro che ama.
L’improbabile alleato potrebbe
dunque essere il The Punisher di Jon Bernthal –
recentemente annunciato come parte del film – in una situazione
già vista in precedenti film Marvel dove gli eroi si vedono
inizialmente come antagonisti l’uno dell’altro salvo poi allearsi
contro la vera minaccia di turno.
Di certo c’è che il film condivide
il titolo con un’epoca narrativa controversa, che ha visto la
Marvel Comics dare all’arrampicamuri un nuovo
inizio, ponendo però fine al suo matrimonio con Mary Jane Watson e
rendendo di nuovo segreta la sua identità. In quel periodo ha
dovuto affrontare molti nuovi sinistri nemici ed era circondato da
un cast di supporto rinnovato, tra cui un resuscitato Harry
Osborn.
Il film è stato recentemente
posticipato di una settimana dal 24 luglio 2026 al 31 luglio 2026.
Destin Daniel Cretton, regista di
Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli,
dirigerà il film da una sceneggiatura di Chris McKenna ed Erik
Sommers. Tom Holland guida un cast che include
anche Zendaya, Mark Ruffalo, Sadie Sink e Liza Colón-Zayas
e Jon Bernthal. Michael Mando è
stato confermato mentre per ora è solo un rumors il coinvolgimento
di
Charlie Cox.
Spider-Man: Brand New
Day uscirà nelle sale il 31 luglio 2026.
In una delle prime foto dal set di
Spider-Man: Brand New Day,
abbiamo notato un carro armato con un simbolo demoniaco sul lato.
Molti fan si sono affrettati a concludere che il mezzo appartenesse
agli Inner Demons, ma a quanto pare Mister Negative non apparirà
nel film.
Sebbene sia un po’ deludente, se quel simbolo significa ciò che
pensiamo, potrebbe essere un punto di svolta per l’MCU e, più specificamente,
per
The Punisher.
Si suppone che sia lui a guidare quel carro armato, e il
simbolo assomiglia vagamente a quello della
Mano.
Si era già parlato di cattivi di ispirazione giapponese in
Spider-Man: Brand New Day,
e il ritorno della Mano probabilmente porterebbe direttamente alla
terza stagione diDaredevil: Rinascita.
Nei fumetti, a Frank Castle fu offerta la possibilità di guidare la
Mano, ma accettò solo quando promisero di resuscitare sua moglie,
Maria. Utilizzando le immense risorse dell’organizzazione ninja, il
Punitore dichiarò guerra agli inferi, uccidendo il Signore della
Guerra e il Mercante d’Odio, oltre a sterminare gli Apostoli della
Guerra, un gruppo di trafficanti d’armi fondato dal Dio della
Guerra Ares per perpetuare la guerra in tutto il mondo.
Frank ordinò loro anche di catturare
pedofili, stupratori e assassini che erano stati liberati e di
giustiziarli lui stesso. Inevitabilmente, il vigilante si rese
presto conto che stavano uccidendo anche innocenti e, con grande
sforzo, riuscì a liberarsi dalla loro influenza.
Questa storia si adatta a
Spider-Man: Brand New Day? Si tratta di molto
materiale da raccontare in un solo film, certo, ma Peter Parker
potrebbe essere tentato dalla promessa di riportare in vita Zia May
in un mondo che lo ha dimenticato? Diremmo che c’è una possibilità,
e sappiamo che Frank farebbe qualsiasi cosa nella sua guerra al
crimine, oltre al fatto che in vista di Punisher Special
Presentation possiamo aspettarci molto dal Frank!
Cosa aspettarsi da Punisher Special
Presentation
Considerando come Daredevil:
Rinascita ha lasciato il personaggio, era solo
questione di tempo prima che Frank Castle,
interpretato da Jon Bernthal, mettesse insieme un nuovo
ensemble tattico, anche se la foto dal set di
Punisher Special Presentation offre alcuni spunti
intriganti. Per cominciare, nella scena post-credits, in cui Castle
è fuggito dalla prigione di Kingpin a Red Hook, il personaggio era
ancora rasato, senza quasi nessuna traccia di barba.
Dato che la foto dal set mostra Bernthal con la
barba folta, sembra probabile che Punisher Special
Presentation sia ambientato mesi dopo la prima stagione di
Daredevil:
Rinascita. Ciò è ulteriormente confermato da un
recente
video dal set in cui è stato visto con lo stesso aspetto
durante una sequenza di combattimento diurna.
Indipendentemente dalla sua linea
temporale, tuttavia, il nuovo costume di Punisher indica che sta
imparando da ogni battaglia precedente come affrontare al meglio la
prossima. Nella sua apparizione nella serie con Daredevil lo
abbiamo visto usare principalmente un giubbotto antiproiettile, una
cintura porta munizioni e fondine alla vita, ma dopo essere stato
sconfitto dall’Anti-Vigilante Task Force, probabilmente sta
cercando di prepararsi meglio.
Questo gli tornerà utile anche per
affrontare le minacce che lo attendono nel suo futuro nell’MCU.
Oltre all’AVTF, che ha deciso di stravolgere l’ideologia di
Punisher per i propri scopi,
Punisher Special Presentation lo vedrà infatti
affrontare l’iconica cattiva dei fumetti Ma
Gnucci, mentre Spider-Man: Brand New Day
lo metterà probabilmente contro un Hulk furioso,
anch’egli confermato nel film.
I
Fantastici Quattro: Gli Inizi ha subito un calo del
66% al botteghino nazionale durante il suo secondo weekend nelle
sale dopo un debutto di successo. Ciononostante, il film ha ormai
superato la soglia dei 200 milioni di dollari in Nord America e sta
ottenendo risultati migliori rispetto alle precedenti uscite dei
Marvel Studios del 2025,
Captain America: Brave New
World e Thunderbolts*.
Certo, non si tratta esattamente di
un risultato eccezionale. È impossibile negare che i film Marvel (e
i film di supereroi in generale) non siano più gli enormi incassi
al botteghino di un tempo, con successi da 1 miliardo di dollari
come Deadpool e Wolverine che ora rappresentano
l’eccezione piuttosto che la norma. Mentre Marvel/Disney speravano
quasi certamente che I
Fantastici Quattro: Gli Inizi sarebbe stato un
successo maggiore, è ragionevole affermare che i dirigenti degli
studios siano ora in preda al panico?
Circolano articoli catastrofici di
fronte alla realtà che un film Marvel non tenga più il botteghino
come nel pre-pandemia, e l’ultimo di The Wrap – “Il crollo al
botteghino dei Fantastici Quattro è un cattivo presagio per il
futuro della Marvel” – afferma che l’attrattiva del MCU al di
là di quella dei suoi fan più accaniti deve ora essere messa in
discussione.
È una valutazione abbastanza
ragionevole dopo l’anno trascorso dallo studio, ma non sembra che
la Marvel abbia intenzione di apportare correzioni significative al
corso degli eventi a breve.
Durante la conference call sui
risultati finanziari di oggi, Bob Iger della
Disney ha affermato che I
Fantastici Quattro hanno “lanciato con successo
questo importante franchise nell’Universo Cinematografico
Marvel“, il che potrebbe indicare che altri film dei
Fantastici Quattro sono nelle prime fasi di
pianificazione. Anche se non lo fossero, sappiamo che i personaggi
principali torneranno per Avengers: Doomsday e
Secret Wars.
“Continuiamo a concentrarci
sulla creazione di nuove IP”, ha continuato Iger.
“Ovviamente, questo è di grande valore per noi a lungo termine.
Ma sappiamo anche che la popolarità delle nostre vecchie IP rimane
significativa, e le opportunità di produrre sequel o convertire ciò
che prima era animazione in live action, come stiamo facendo con
‘Oceania’ nel 2026, rappresentano una grande opportunità per
l’azienda e sostengono il nostro franchise. Quindi non direi che
abbiamo una priorità in un senso o nell’altro. La nostra priorità è
realizzare grandi film che alla fine abbiano un impatto positivo
sui consumatori.”
“Certo, stiamo sviluppando
proprietà originali sotto il marchio 20th Century e sotto il
marchio Searchlight. E guarda, si potrebbe anche sostenere che la
Marvel continui a esplorare il suo repertorio di personaggi per
trovare proprietà originali. Anche se, ad esempio, ci sono già
stati film sui Fantastici Quattro, consideriamo quello che abbiamo
realizzato una proprietà originale sotto molti aspetti, perché
stiamo presentando quei personaggi a persone che non li conoscono
affatto.”
Leggi qui i nostri approfondimenti su I Fantastici
Quattro: Gli Inizi:
Nella
nostra recensione abbiamo scritto: “I Fantastici
Quattro: Gli Inizi conferma ciò che già si pensava in
seguito alla diffusione dei materiali promozionali: è un progetto
ben pensato, ben diretto, che sa dosare l’intimità e l’azione, che
grazie ai suoi variegati protagonisti si rivolge ad un pubblico
ampio, dai più giovani fino ai padri e alle madri.”.
Il giovane attore emergente
Cary Christopher (Days of Our Lives, Mr.
Mom) sarà guest star in Lanterns,
la serie basata sui personaggi dei fumetti DC. La serie, ideata da
Chris Mundy, Damon Lindelof e
Tom King, segue le vicende del nuovo recluta
John Stewart (Aaron Pierre) e
della leggenda delle Lanterne Verdi Hal Jordan
(Kyle Chandler), due poliziotti intergalattici
coinvolti in un oscuro mistero sulla Terra mentre indagano su un
omicidio nel cuore dell’America.
Stando a quanto riportato da
Deadline, Christopher
interpreterà il giovane Noah,
un ragazzo educato e affascinante di una piccola città. Molto
dotato per la sua età e bravo in tutto ciò che fa, è felice
soprattutto quando gioca a football. Resta da vedere quale sarà il
ruolo effettivo di questo personaggio nella serie. Che possa a sua
volta affermarsi come futura Lanterna Verde? Per il momento non
resta che attendere maggiori novità sulla serie.
Lanterns è la
storia di una coppia di Lanterne Verdi
“Questa è la storia di una
coppia di Lanterne Verdi John Stewart e Hal Jordan”, ha detto
Gunn del progetto quando è stato annunciato per la prima volta.
“Ci sono altre Lanterne Verdi sparse qua e là, ma questa è in
realtà una serie TV ambientata sulla Terra, quasi come True Detective, con un paio di Lanterne Verdi
che sono poliziotti spaziali che sorvegliano Precinct Earth e
scoprono un terrificante mistero che si collega alla nostra più
grande storia del DCU.”
Il creatore di Lost e
Watchmen, vincitore di un Emmy Award, Damon
Lindelof, sta lavorando alla sceneggiatura dell’episodio
pilota insieme allo showrunner di OzarkChris
Mundy e all’acclamato scrittore di fumetti Tom
King. James Hawes di Slow
Horses ha diretto i primi due episodi.
Chris Mundy
(True Detective: Night Country) è showrunner e
produttore esecutivo e scriverà Lanterns con Damon
Lindelof (Watchmen) e lo sceneggiatore di fumetti
Tom King (Supergirl). Il cast include
Aaron Pierre nel ruolo di John Stewart,
Kyle Chandler in quello di Hal Jordan
(precedentemente interpretato da Ryan Reynolds nel famigerato film del 2011
Lanterna Verde) e Ulrich
Thomsen in quello di Sinestro. Kelly Macdonald,
Garret Dillahunt, Poorna Jagannathan, Nicole Ari Parker, Jason
Ritter, J. Alphonse Nicholson e Jasmine Cephas
Jones completano il cast di supporto. Sappiamo infine che
il Guy Gardner di Nathan Fillion, che ha fatto il suo debutto
nel reboot di Superman
di James Gunn, avrà un ruolo di supporto nella
serie.
James Cameron starà pur esplorando come
l’intelligenza artificiale possa aiutare nella regia di film di
successo, ma è comunque consapevole che la sua serie
Terminator potrebbe diventare realtà se l’IA
finisse nelle mani sbagliate. In un’intervista con Rolling Stone per promuovere
l’uscita del libro “Ghosts of Hiroshima”,
che intende adattare in un film, il regista premio Oscar ha
affermato che una corsa agli armamenti basata sull’IA è uno
scenario estremamente pericoloso.
“Penso che ci sia ancora il
pericolo di un’apocalisse in stile ‘Terminator’ in cui si combinano
l’IA con i sistemi d’armi, anche fino al livello dei sistemi d’arma
nucleari, della difesa nucleare, di tutto questo”, ha detto
Cameron. “Poiché il teatro delle operazioni è così rapido, i
tempi di decisione sono così veloci, ci vorrebbe una super
intelligenza per essere in grado di elaborarli, e forse saremo
intelligenti e manterremo un essere umano nel circuito. Ma gli
esseri umani possono fallire e sono stati commessi molti errori che
ci hanno portato sull’orlo di incidenti internazionali che
avrebbero potuto portare a una guerra nucleare. Quindi non lo
so”.
“Mi sembra che siamo a un punto
di svolta nello sviluppo umano, in cui ci sono tre minacce
esistenziali: il clima e il degrado generale del mondo naturale, le
armi nucleari e la superintelligenza”, ha aggiunto. “Si
stanno manifestando e raggiungendo il picco tutte
contemporaneamente. Forse la superintelligenza è la risposta. Non
lo so. Non lo sto prevedendo, ma potrebbe essere”.
La serie di film
Terminator di Cameron è iniziata nel 1984 con
Arnold Schwarzenegger nel ruolo del protagonista. Il film è
ambientato in un mondo in cui una rete di difesa dotata di
intelligenza artificiale chiamata Skynet ha acquisito autocoscienza
e ha conquistato l’umanità. A quarant’anni di distanza da quel
primo film, Cameron torna dunque a lanciare un monito a riguardo,
che dati i recenti e rapidi sviluppi nel campo delle intelligenze
artificiali inizia a suonare tutt’altro che esagerato.
James Cameron e l’intelligenza
artificiale applicata ai film
Per quanto riguarda Hollywood e
l’intelligenza artificiale, James Cameron ha dichiarato in un’intervista
divenuta virale con CTV News nel 2023 che dubitava che
l’intelligenza artificiale potesse mai inventare una “buona storia”
in grado di sostituire gli sceneggiatori. “Personalmente non
credo che una mente disincarnata che si limita a rigurgitare ciò
che altre menti incarnate hanno detto – sulla vita che hanno
vissuto, sull’amore, sulla menzogna, sulla paura, sulla mortalità –
e che mette tutto insieme in un miscuglio di parole per poi
rigurgitarlo… Non credo che questo potrà mai avere qualcosa in
grado di commuovere il pubblico“.
“Bisogna essere umani per
scrivere qualcosa del genere. Non conosco nessuno che stia anche
solo pensando di affidare la scrittura di una sceneggiatura
all’intelligenza artificiale“. Cameron sta piuttosto
riflettendo su come l’intelligenza artificiale possa aiutare a
facilitare la realizzazione di film di successo in un contesto di
costi di produzione alle stelle. Il regista ha annunciato nel
settembre 2024 che sarebbe entrato a far parte del consiglio di
amministrazione di Stability AI, la società dietro il modello di
conversione da testo a immagine Stable Diffusion.
All’inizio di quest’anno, nel
podcast “Boz to the Future”, ha affermato che il futuro della
produzione di film di successo dipende dalla capacità di
“dimezzare i costi degli effetti speciali”. “Se
vogliamo continuare a vedere il tipo di film che ho sempre amato,
che mi piace realizzare e che andrei a vedere – Dune,
Dune – Parte Due o uno dei miei film o film con effetti speciali e
CG – dobbiamo capire come dimezzare i costi”, ha detto Cameron
parlando di come l’IA potrebbe essere utile.
“Non si tratta di licenziare
metà del personale della società di effetti speciali. Si tratta di
raddoppiare la loro velocità di completamento di una determinata
ripresa, in modo che il ritmo sia più veloce e il ciclo di
produzione più rapido, e gli artisti possano passare ad altre cose
interessanti e poi ad altre cose interessanti, giusto? Questa è la
mia visione al riguardo”.
L’annuncio è arrivato in un momento
in cui si temeva che il film, che per il momento sembra
ufficialmente intitolato The
Batman – Parte II, potesse essere stato cancellato o
aver subito un’altra significativa posticipazione, con continue
speculazioni sul fatto che i co-direttori dei DC Studios, James Gunne
Peter Safran, potrebbero scegliere un nuovo Batman
per The Brave and The Bold,
oppure integrare Robert Pattinson del BatVerse anche
nel DCU.
Gunn rimane irremovibile sul fatto che il piano sia ancora quello
di andare avanti con un altro attore per il Crociato Incappucciato
nel DCU, ma è chiaro che vedremo almeno un altro capitolo della
“Epic Crime Saga” di Reeves, e ora abbiamo un aggiornamento sui
progressi del sequel.
Secondo Productionlist.com,
The
Batman – Part II è entrato nella fase di
pre-produzione e ha iniziato il processo di assunzione per la
scenografia, la direzione artistica, il coordinamento degli stunt,
i costumi, gli effetti visivi, ecc. Secondo il sito, l’inizio delle
riprese principali è “confermato per il 1° gennaio 2026 presso
i Warner Bros. Studios Leavesden a Londra, Regno Unito”.
“Sarebbe una considerazione.
Dovremmo pensarci”, ha detto Gunn quando gli è stato chiesto
della possibilità che Pattinson rimanesse nel
ruolo di Batman del DCU durante una recente intervista a Rolling
Stone. “Dovremmo pensarci. Non è che non ne abbiamo mai
parlato. Non direi mai zero [probabilità], perché non si sa mai. Ma
non è probabile. Non è affatto probabile.”
Sembra un po’ strano che Gunn non
escluda semplicemente la possibilità, e molti fan credono che stia
semplicemente coprendo tutte le basi nel caso in cui alla fine
decidesse di mantenere l’attore come il Crociato Incappucciato di
The Brave and the Bold.
Tutto quello che sappiamo su
The Batman – Parte II
The
Batman – Parte II è uno dei film più attesi del nuovo
panorama DC, ma il suo percorso produttivo non è stato privo di
ostacoli. Inizialmente previsto per ottobre 2025, il sequel diretto
da Matt Reeves è stato rinviato al 1°
ottobre 2027, alimentando speculazioni sul futuro del
progetto. I ritardi sono stati giustificati da esigenze legate alla
scrittura della sceneggiatura e al calendario riorganizzato della
DC sotto la nuova guida di James Gunn e Peter Safran,
che stanno ristrutturando l’intero universo narrativo. Nonostante
ciò, Reeves ha confermato che le riprese inizieranno entro
il 2025, e Gunn ha recentemente letto la sceneggiatura,
definendola “grandiosa”, un segnale incoraggiante per i fan.
Sul fronte del cast, è confermato il
ritorno di Robert Pattinson nei panni di Bruce
Wayne/Batman, all’interno dell’universo narrativo alternativo noto
come “Elseworlds”, separato dal DCU principale. Dovrebbero tornare
anche Jeffrey Wright come il commissario Gordon e
Andy Serkis nel ruolo di Alfred. I rumor più
insistenti ruotano attorno alla possibile introduzione di
Harvey Dent/Due Facce e Clayface (che avrà inoltre un film tutto suo)
come villain principali, anche se nulla è stato ancora
ufficializzato. C’è chi ipotizza un ampliamento del focus sulla
corruzione sistemica di Gotham, riprendendo i toni noir e
investigativi del primo capitolo, con Batman sempre più immerso in
un mondo in cui la linea tra giustizia e vendetta si fa
sottile.
Per quanto riguarda la
trama, le indiscrezioni suggeriscono un’evoluzione
psicologica per Bruce Wayne, alle prese con le conseguenze delle
sue azioni e un Gotham sempre più caotica, anche dopo gli eventi
della serie spin-off The Penguin con Colin Farrell (anche lui probabile membro del
cast). Alcune fonti parlano di un possibile scontro morale con
Harvey Dent, figura ambigua per eccellenza, o di un Batman
costretto a confrontarsi con i limiti del suo metodo. Al momento,
tutto è però ancora avvolto nel riserbo, ma la conferma della
sceneggiatura completa e approvata lascia ben sperare per l’inizio
delle riprese entro l’autunno e per un sequel che promette di
essere ancora più cupo, ambizioso e introspettivo.
Reeves spera naturalmente che il suo
prossimo film su Batman abbia lo stesso successo del primo.
The Batman del 2022 ha avuto un’ottima performance
al botteghino, incassando oltre 772 milioni di dollari in tutto il
mondo e ottenendo un ampio consenso da parte della critica. Queste
recensioni entusiastiche sono state portate avanti nella stagione
dei premi, visto che il film ha ottenuto quattro nomination agli
Oscar. Nel frattempo, Reeves ha espanso la serie DC
Elseworld con la già citata serie spin-off di Batman,
The Penguin, disponibile su Sky e NOW, per
l’Italia.
All’inizio di quest’anno, DC Studios
ha annunciato lo sviluppo di una nuova serie animata di Lanterna
Verde incentrata su Jessica Cruz, e i primi
dettagli della storia sono stati rivelati adesso grazie a un
casting call per il ruolo principale (tramite MTTSH). My Adventures with
Green Lantern è alla ricerca di un’attrice latina di età
pari o superiore a 18 anni per interpretare una ragazza di 14-15
anni, che sappia cantare.
La storia di Jessica
Cruz
Jessica ha avuto un’infanzia
normale: giocava a softball, usciva con i suoi migliori amici Kyle
e Nikki e si teneva lontana dai guai. Ma la vita di Jess è crollata
quando tutti intorno a lei hanno raggiunto la pubertà e sono
diventati cattivi. Tradita dagli amici e allontanata dal softball,
Jess si è chiusa in se stessa. Meglio essere piccoli e al sicuro
che essere se stessi e farsi male. Incontriamo Jess alla fine del
liceo: una matricola cronicamente ansiosa che inizia l’anno
sperando di tenere la testa bassa e cavarsela… ma che finisce per
essere scelta da un anello magico per essere la campionessa cosmica
di tutta la vita: Lanterna Verde. Nonostante la sua paura, l’ansia
e la bassa opinione di sé, Jess scoprirà di avere la tenacia e il
coraggio per affrontare questa sfida, per diventare la più grande
eroina del mondo.
Ambientata nello stesso universo
della serie animata My Adventures With Superman con
Jack Quaid come voce di Clark Kent, questa serie è
descritta come “orientata ai giovani” ed è stata
annunciata insieme ad altre due serie animate DC: DC Super
Powers e Starfire.
Nonostante la serie sulla carta non
generi troppe aspettative, dato che è chiaramente rivolta a un
pubblico molto più giovane, abbiamo comunque visto che My
Adventures with Superman ha dimostrato di essere popolare
tra un pubblico molto più ampio di quanto ci si potrebbe
aspettare.
Non sorprende che My
Adventures with Green Lantern rivisiterà l’origine di
Jessica nei fumetti, in cui l’Anello di Volthoom cerca la giovane
donna traumatizzata dopo aver assistito al brutale assassinio dei
suoi amici durante una battuta di caccia.
La trama di My Adventures with Green
Lantern
My Adventures with Green
Lantern seguirà la studentessa liceale Jessica Cruz, la
cui vita viene sconvolta quando un Anello del Potere di Lanterna
Verde cade dal cielo e sceglie Cruz come suo campione. Le cose
peggiorano ulteriormente quando arrivano altri detriti dell’antica
guerra spaziale delle Lanterne, insieme ai loro nemici alieni.
La serie non si collega con Lanterns, la serie in live action in arrivo
quest’anno.
In occasione dell’uscita in Digital
Home Video di Jurassic
World – La Rinascita, ecco tutte le scene eliminate
dal montaggio cinematografico del film insieme anche a una scena
alternativa d’apertura che forse avrebbe dato all’intero film un
mood differente.
Una scena in particolare presenta il
ritorno di quello che è probabilmente il dinosauro più popolare del
franchise, il Velociraptor: un gruppo di rettili letali si avvicina
ai protagonisti del film. Quando il cattivo di Rupert
Friend alza la pistola, i Raptor si ritirano (“è meglio
che scappiate”), ma in realtà stanno fuggendo dall’avvicinarsi del
Distortus Rex.
A parte il fatto che la sequenza
presenta una delle “battute” più abusate della storia del cinema,
molti fan sono scontenti del fatto che i Raptor vengano utilizzati
in questo modo, per una scena che non compare nemmeno nella
versione cinematografica del film.
Diretto da Gareth Edwards, il film è il quarto
del nuovo corso del franchise e dati i buoni risultati al
botteghino forse il primo di una nuova trilogia.
In Jurassic
World – La Rinascita, il rappresentante di una casa
farmaceutica, Martin Krebs (Rupert Friend),
ingaggia un gruppo di mercenari, insieme al paleontologo Dr. Henry
Loomis (Jonathan
Bailey), per recuperare tre campioni di DNA di
dinosauro da una terza isola precedentemente inesplorata, l’Île
Saint-Hubert.
La squadra, guidata da Zora Bennett
(Scarlett
Johansson), incontra infine la famiglia Delgado e la
salva da un Mosasaurus. Scoprono anche di avere a che fare con
dinosauri geneticamente modificati, considerati troppo pericolosi
per Jurassic Park, ma raccolgono i campioni
necessari (anche quando tutto inizia ad andare storto) e progettano
una fuga dall’isola.
Più facile a dirsi che a farsi
quando vengono braccati da mutanti inferociti. Mentre la situazione
peggiora, l’avido Krebs si ammanetta la valigetta contenente i
campioni al polso nel tentativo di assicurarsi che non vadano persi
e che la sua compagnia tragga profitto da ciò che è stato
recuperato.
Nel tentativo di fuggire attraverso
un tunnel, la giovane Isabella Delgado riesce a raggiungere un
pannello di controllo che aprirà loro la strada verso una barca
vicina. Il D-rex prende di mira Krebs, divorandolo in un solo
boccone… ma lasciandogli il braccio e i campioni. Zora afferra la
valigetta e Duncan Kincaid (Mahershala
Ali) distrae il mostro abbastanza a lungo da
permettere a tutti di scappare.
Fortunatamente, Kincaid si rivela
sopravvissuto e il gruppo salpa verso la salvezza. Krebs aveva
pianificato di trarre grandi profitti dai campioni, ma mentre Henry
e Zora discutono su cosa farne, concludono che dovrebbero essere
resi open source, in modo che tutti possano beneficiare
degli enormi benefici medici che offrono. Meglio così che vengano
usati per consolidare i profitti di una grande multinazionale
farmaceutica.
Arriverà a novembre Wicked – Parte
Due, la seconda e conclusiva parte dell’adattamento
cinematografico dell’omonimo spettacolo di Broadway dei record (sia
a teatro che al cinema). Ecco di seguito un first look del sequel
di successo in cui vediamo tornare Cynthia Erivo e Ariana Grande nei panni
rispettivamente di Elphaba e Glinda.
Diretto ancora una volta dal
pluripremiato regista Jon M. Chu e con il ritorno dello
spettacolare cast guidato dalle superstar candidate all’Oscar®
Cynthia Erivo e Ariana Grande, il capitolo finale della storia mai
raccontata delle streghe di Oz inizia con Elphaba e Glinda che si
allontanano vivendo le conseguenze delle loro scelte.
Elphaba (Cynthia
Erivo), ormai demonizzata come la Strega Malvagia
dell’Ovest, vive in esilio nella foresta di Oz, continuando la sua
lotta per la libertà degli animali di Oz e cercando disperatamente
di rivelare la verità sul Mago (Jeff
Goldblum).
Glinda, nel frattempo, è diventata
l’emblema della bontà per tutta Oz, vive nel palazzo della Città di
Smeraldo e gode dei vantaggi della fama e della popolarità. Sotto
le direttive di Madame Morrible (il premio Oscar®
Michelle Yeoh), Glinda viene scelta come brillante
punto di riferimento per il popolo di Oz, rassicurando le masse che
tutto va bene sotto il governo del Mago.
Mentre la celebrità di Glinda cresce
e si prepara a sposare il Principe Fiyero (il vincitore del premio
Olivier e candidato agli Emmy e ai SAG
Jonathan Bailey) in uno spettacolare matrimonio
oziano, è tormentata dalla separazione da Elphaba. Tenta una
riconciliazione tra Elphaba e il Mago, ma i suoi sforzi falliranno,
allontanando ulteriormente Elphaba e Glinda. Le conseguenze
trasformeranno Boq (il candidato al Premio Tony Ethan Slater) e
Fiyero per sempre, e metteranno in pericolo la sicurezza della
sorella di Elphaba, Nessarose (Marissa Bode),
quando una ragazza del Kansas si intrometterà nelle loro vite.
Mentre una folla inferocita si
solleva contro la Strega Malvagia, Glinda ed Elphaba dovranno
riunirsi un’ultima volta. Con la loro singolare amicizia al centro
del loro futuro, dovranno confrontarsi con sincerità ed empatia, se
vorranno cambiare se stesse, e tutta Oz, per sempre.
Wicked – Parte
Due è basato sul musical che ha segnato una
generazione, con le musiche e i testi del leggendario compositore e
paroliere Stephen Schwartz, vincitore di Grammy e Oscar®, e sul
libro di Winnie Holzman, tratto dal romanzo bestseller di Gregory
Maguire. La sceneggiatura è di Winnie Holzman e Winnie Holzman &
Dana Fox. La colonna sonora del film è di John Powell & Stephen
Schwartz, con musiche e testi di Stephen Schwartz.
Dai produttori di Monkeypaw
Productions e dal Premio Oscar® Jordan Peele
— autori di successi cult come Scappa – Get Out, Noi,
Candyman e Nope — arriva HIM,
un inquietante viaggio nei lati oscuri della fama, del potere e
dell’ossessione per l’eccellenza. Protagonista di questa intensa
parabola è Marlon Wayans (Air, Respect), in un’interpretazione
sorprendente e drammatica.
La trama di HIM
HIM segue la storia di Cameron Cade
(Tyriq Withers, Atlanta, So Cosa Hai Fatto), un
promettente quarterback che ha sacrificato tutto per il football.
Alla vigilia del celebre scouting Combine della NFL, un’aggressione
violenta da parte di un fan gli provoca un trauma cranico che
rischia di porre fine alla sua carriera.
Quando ogni speranza sembra svanita,
il leggendario campione Isaiah White (Marlon
Wayans), icona indiscussa del football con otto titoli
all’attivo, gli offre un’ultima possibilità: allenarsi nel suo
misterioso compound, dove vive con la moglie Elsie (Julia
Fox, Diamanti Grezzi, No Sudden Move), celebre influencer.
Ma l’allenamento prende una piega inquietante: il carisma di Isaiah
inizia a mostrare un lato oscuro, e Cam si ritrova intrappolato in
una spirale di controllo, manipolazione e paura.
Il cast include anche Tim Heidecker,
leggenda della comicità alternativa (Noi), il
comico australiano Jim Jefferies, la star dell’hip hop Guapdad
4000, il lottatore Maurice Greene, e la candidata ai Grammy Tierra
Whack, tutti al loro debutto cinematografico.
Diretto da Justin Tipping
(Kicks), il film è tratto da una sceneggiatura della Black
List firmata da Zack Akers & Skip Bronkie (Limetown) insieme allo
stesso Tipping. A produrre il film, Ian Cooper, Jordan
Peele, Win Rosenfeld e Jamal M. Watson per Monkeypaw
Productions, con David Kern e Kate Oh come produttori.